Luglio - Agosto 2013
A cura dello Spi-Cgil dell’Emilia-Romagna
E la chiamano
estate
cantone antimafia
leone sacchi
lusenti marcinelle
semaforo
Intervista
Argentovivo | pagine.
Sindacato mon amour
h Marco Sotgiu
Carla Cantone parla di sé, del suo amore per il sindacato, del rapporto con la
televisione. “Negli ultimi mesi mi hanno proposto di diventare senatore e anche
assessore alla regione Lazio. Ma io rimango allo Spi”
I
eri sera ti ho vista a Ballarò! Cominciamo così, un mercoledì pomeriggio, il colloquio-intervista con la segretaria generale dello Spi-Cgil. Non è una domanda, ed è
solo casualmente vero. È una piccola provocazione per vedere la reazione negli occhi e nel sorriso di Carla Cantone.
Ti ho vista a Ballarò: chissà quante volte ti sarai sentita
dire questa frase. Per te che sei il segretario generale
Spi più visibile di tutti i tempi, come è cambiata la vita?
“Guarda, in 35 anni di sindacato ho fatto migliaia di assemblee e ho incontrato migliaia e migliaia di persone. Ieri sera a Ballarò mi hanno vista quattro milioni e
800mila persone. Non so quanti altri anni di assemblee ci
sarebbero voluti per raggiungere così tante persone. Oggi
posso dire che lo Spi è conosciuto da tutti, è popolare per
così dire.
All’inizio ero anche un po’ arrabbiata, perché pensavo a
quei compagni che lavorano da anni, fanno migliaia di assemblee e sono sì conosciuti ma in un ambito limitato. Poi
vai un paio di volte in tv e subito ti riconoscono tutti. Non
è giusto, ma è questa la nuova società che fa della comunicazione un punto fondamentale”.
La gente ti ferma per strada?
“Tantissimi. Mi ringraziano perché parlo in modo schietto
dei problemi. È una grande soddisfazione. Una soddisfazione soprattutto per lo Spi-Cgil. Entro nelle case e porto
una voce diversa da quelle che di solito frequentano i talk
show. Attraverso internet ci arrivano tanti riscontri positivi. Al massimo qualche battutina tipo: la Cantone mi ricorda Orietta Berti, oppure le tagliatelle.
Mi fermano anche tantissimi giovani, che si vogliono fotografare con me, e poi magari mettono la foto su internet.
La scusa è che la fanno vedere alla mamma o alla nonna,
ma in realtà vogliono la foto con me. Sono diventata un po’
la zia d’Italia.
E ricevo anche tante lettere. Oltre ai complimenti, mi fanno domande e mi parlano, soprattutto i ragazzi, della loro
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voglia di formarsi una famiglia. E poi parlano dei nonni,
molto più che dei genitori”
Magari ti arriva anche qualche lettera d’amore! Carla
Cantone non risponde, anzi mi dà quasi un’occhiataccia…
“Il mio amore è per lo Spi, per il sindacato. Negli ultimi
mesi mi hanno proposto una candidatura al Senato e il
presidente Zingaretti mi ha chiesto di fare l’assessore al
lavoro della regione Lazio. Tutti e due incarichi importantissimi, ma ho detto no. Io rimango a fare il segretario dello Spi fino alla fine del mandato, poi mi riposo”.
Parliamo anche di Emilia-Romagna, naturalmente. Ieri
sera fino a tardi negli studi di Floris e stamattina già in
macchina per Bologna.
“Ci stiamo preparando per il congresso e stamattina, a
Ca’ Vecchia, abbiamo adottato un metodo un po’ anomalo: una relazione iniziale per avviare la riflessione, ma
poi niente conclusioni, tutti abbiamo parlato alla pari. Ci
siamo confrontati sul cambiamento, sui grandi temi della
partecipazione e della rappresentanza. Il cambiamento
che speravamo arrivasse dopo le elezioni non c’è stato.
Ma noi a questo cambiamento non rinunciamo affatto e il
ruolo del sindacato può essere fondamentale.
È stato un momento di ascolto, un ragionamento libero
dalle formalità, tra uguali, tra compagni che hanno a cuore il futuro del sindacato. Mi sembra che sia stato utile e
apprezzato. Io farò un vero e proprio giro d’Italia per raccogliere critiche e valutazioni e su questa base poi presenterò la mia proposta al congresso”.
In questo anno trascorso dal terremoto nella bassa sei
venuta tante volte in Emilia. Cosa è per te l’Emilia-Romagna?
“È una terra che sento molto mia e vengo sempre volen-
Le foto che illustrano queste pagine di Argentovivo
sono state realizzate da Matteo Angelini nel Centro
sociale Barca, uno dei più grandi e attivi di Bologna.
Ringraziamo Meris Melotti e tutti gli operatori e i frequentatori del centro per l’ospitalità.
La foto di Carla Cantone è invece opera di Mina Cilloni.
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Argentovivo | pagine.
Intervista
Argentovivo | pagine.
Intervista
tieri. Mi colpiscono la schiettezza, la concretezza, la volontà di essere sempre propositivi: al lavoro e alla lotta,
si diceva una volta! Io poi vengo da Pavia, che non è una
città lombarda, ma una città longobarda, che risente molto della cultura emiliana, come Cremona e Mantova. A parte la geografia culturale, mi sento a casa con i compagni
dell’Emilia-Romagna”.
Torniamo all’argomento attorno al quale continua purtroppo a girare tutto: la crisi.
“Io penso che questo governo deve affrontare dal verso
giusto le emergenze. Se fa degli errori come li ha fatti
Monti non solo è la fine del governo Letta, ma è la fine
del centrosinistra che sostiene questo governo di larghe
intese. Che per quanto mi riguarda è innaturale e mi fa
molto soffrire.
Bisogna affrontare le grandi emergenze: il lavoro, la tutela
dei redditi da pensione e da lavoro, la redistribuzione della
ricchezza, il welfare. Se invece ci si limita a un salvacondotto giudiziario per Berlusconi e a un minestrone di riforme
senza dare risposte concrete, allora sono guai per tutti”.
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Parliamo un attimo anche della novità politica di questi
mesi: il Movimento 5 Stelle. Si capisce che a te non sta
molto bene questa forza politica.
“Non mi convincono soprattutto i direttori, li chiamo così
e non dirigenti... ti piace? non li riconosco come dirigenti
politici. Vedo qualunquismo e populismo. Ma non ce l’ho
certo con gli elettori e con i giovani del Movimento 5 Stelle.
Da loro viene una domanda forte di cambiamento. E se i
politici non interpretano questa richiesta sono destinati a
sparire… e non so da chi saranno sostituiti. La classe politica ha la grande responsabilità di assumere il cambiamento per innovare questo Paese. Se non lo fa è solo colpa sua. La delusione di giovani, adulti e anziani arriva dal
vecchiume del gruppo dirigente, che non è una questione
di età, non è una questione anagrafica. Il centrosinistra
deve trovare un nuovo gruppo dirigente che sappia dare
passione e impulso e, ripeto, non è questione di età”.
L’intervista è finita, usciamo nel corridoio della Cgil regionale, un vecchio compagno si ferma, sorride a Carla Cantone e le dice: “Ieri sera ti ho vista a Ballarò!”
Memoria
h Bruno Pizzica
segreteria regionale Spi-Cgil Emilia-Romagna
“Tutti cadaveri”. Così i soccorritori risaliti dai tunnel della miniera di carbone di
Marcinelle, 57 anni fa diedero la notizia a mogli, figli, amici che aspettavano da ore di
vedere qualcuno uscire vivo da quell’inferno
E
rano le 3 del mattino del 9 agosto 1956; la tragedia si
era verificata poco dopo le 8 del mattino precedente,
mercoledì 8 agosto. Un carrello scivolato fuori dalla
“gabbia” di risalita, aveva tranciato di netto i cavi elettrici scatenando un incendio implacabile che, seguendo il
flusso dell’aria compressa che veniva pompata all’interno
dei tunnel (dai 785 ai 1175 metri di profondità), in pochi
minuti li invase completamente, lasciando 262 morti nelle
“celle” scavate nella roccia alte 50 o 80 centimetri, dove si
lavorava distesi, per 8 ore al giorno. Centotrentasei erano
italiani, abruzzesi (quasi 50), veneti, campani, siciliani,
marchigiani… 4 emiliani. Il più anziano dei morti aveva
53 anni, erano partiti con grandi speranze e tanta voglia
e bisogno di lavorare. Il Governo De Gasperi aveva concluso un accordo con il governo belga: uomini in cambio di
carbone, e partirono a migliaia da cento e cento dei nostri
paesi verso il bacino minerario di Charleroi.
Abbiamo visitato Marcinelle qualche giorno fa; abbiamo
trovato, ad accogliere la nostra delegazione, Urbano, un
signore dritto sulla schiena, vestito esattamente come in
quel 1956; “sono di Pesaro”, si è presentato, “sono salvo
perché ero in ferie, sarei dovuto rientrare al lavoro il giorno dopo”. Urbano ci ha guidati nella visita alla miniera,
ci ha spiegato le condizioni nelle quali si lavorava, ci ha
raccontato di quel maledetto 8 agosto. “Qui nessuno aveva un nome, eravamo numeri di matricola: io ero il 709 e
tutti mi chiamavano così. 709.” Abbiamo visto gli ascensori per la discesa, mille metri in tre minuti con la gente
stipata all’interno, rannicchiata sul pavimento; abbiamo
visto le condotte dell’aria, quelle che hanno agevolato il
rapido propagarsi dell’incendio e del fumo; e poi le divise
(appese al soffitto con una catena e il numero di matricola, per farle scendere), le docce, il tunnel di lavoro, le
postazioni. La polvere che si sollevava ad ogni picconata,
l’odore della roccia e del carbone, il sibilo del grisù, non
è stato difficile da immaginare. Condizioni drammatiche,
che non impedivano ai minatori di socializzare tra loro:
“eravamo oltre 1.000 a lavorare qui; si proveniva da tutto
il mondo, si parlavano 11/12 lingue diverse”, dice Urbano mentre ci mostra le 262 foto dei caduti nella sala che
ospita il sacrario. Si commuove, “ho 78 anni ormai”, dice,
“ ma me li ricordo tutti i miei compagni di lavoro, uno per
uno”. Indica volti e nomi e per ciascuno ha un aggettivo,
una curiosità da raccontare, attimi di una vita - 262 vite inghiottite dal fumo, a Marcinelle. Urbano è il fondatore
della Associazione degli ex minatori di Marcinelle, grazie
a loro la miniera non è stata trasformata in un centro commerciale, ma è rimasta dov’era a raccontare un dramma
che continua a parlarci, perché anche “questo è stato”,
57 anni fa, in un mattino d’estate, nel cuore della terra a
Marcinelle, Belgio. Europa.
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Argentovivo | pagine.
Un mattino d’estate
In primo piano
Argentovivo | pagine.
Generazioni in campo
h Roberto Battaglia
segreteria regionale Spi-Cgil Emilia-Romagna
Anche questa estate giovani e anziani
insieme nei campi della legalità sorti
nelle terre confiscate alle mafie in
Sicilia, Puglia, Calabria e Campania
U
na ragazza, per raccontare la sua esperienza di volontariato nei campi della legalità 2012 ha scritto
nel suo diario: “Ci si sente uniti in questo lungo e
faticoso progetto di legalità. Questo futuro spetta e appartiene a tutti coloro che credono nella bellezza del cambiamento”.
È per questo credere nel cambiamento che, come Spi-Cgil,
aderiamo e sosteniamo i Campi Antimafia e i laboratori
della legalità democratica promossi da Arci e da Libera.
Laboratori e campi sorti sui beni confiscati alla grande criminalità organizzata, “strappati” a tutte le mafie, grazie
alle intuizioni e al sacrificio di Pio La Torre e divenute oggi
legge dello Stato e restituiti alla comunità democratica.
La pena e la condanna si sconta. Dal carcere si potrà anche uscire, ma il bene confiscato testimonia che anche in
quei luoghi dove la mafie hanno spadroneggiato è possibile cambiare e dare vita a imprese sane, creare lavoro nella
legalità, nel rispetto delle regole e dei diritti di chi ci lavora.
Ecco che allora i campi e i laboratori antimafia diventano
un’occasione straordinaria di promozione e luoghi di diffusione della cultura della legalità, del senso civico, dello
stare assieme per cambiare e restituire una speranza.
Ogni estate sono organizzati campi antimafia rivolti a giovani
studenti provenienti da tutto il paese. Tra aprile e ottobre di
quest’anno sono in programma trenta Campi in Sicilia, Puglia, Calabria, Campania ma anche in Lombardia, Liguria, Toscana e Veneto che accoglieranno circa mille giovani volontari
tra ragazzi e ragazze e oltre trecento volontari dello Spi-Cgil.
Dalla nostra regione circa cinquanta volontari dello Spi si
uniranno ai duecento giovani studenti per partecipare, a
partire dal mese di luglio, al programma “Estate Liberi”
nei campi di Cerignola e Torchiarolo e nel laboratorio di
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Bari in Puglia, a Riace e Isola Capo Rizzuto in Calabria, a
Campsirago in provincia di Lecco.
La presenza dei volontari dello Spi a fianco dei giovani non
è solo un supporto organizzativo ma intende tessere un
originale incontro tra generazioni, uno scambio tra esperienze diverse, una contaminazione tra idee, stili di vita,
un passaggio di testimone, una continuità nell’impegno
sociale e nel valore della solidarietà.
Il progetto “Estate Liberi” rappresenta un percorso educativo alla legalità lungo e complesso a partire dagli incontri
preparatori nelle scuole, al coinvolgimento durante il passaggio della Carovana Antimafia, sino alla scelta volontaria dei giovani di parteciparvi a proprie spese.
Fanno parte dell’insieme del progetto educativo, oltre al
lavoro agricolo a fianco dei soci delle cooperative, anche
la vita di comunità, lo stare assieme, gli incontri con le
persone e con i rappresentanti delle Istituzioni impegnate
contro le mafie.
Un modo nuovo, un’azione concreta di partecipazione
e di responsabilità per affermare legalità e democrazia
laddove le organizzazioni criminali avevano accumulato
illegalmente ricchezze ed espropriato un pezzo dello Stato
democratico.
In primo piano
Argentovivo | pagine.
Nella terra
di Di Vittorio
h Vincenzo Valentino
segretario generale Spi-Cgil Puglia
Da Torchiarolo a Cerignola lo Spi-Cgil
pugliese (insieme ad Arci, Libera, Flai e
Cgil) si prepara ad accogliere studenti
e pensionati emiliano-romagnoli
S
ono fortemente convinto dell’importanza politica
dell’iniziativa dello Spi sui campi della legalità, che
sono un valido contributo per la lotta alle mafie. È
un’esperienza diretta delle giovani generazioni per conoscere, valutare, combattere per una società libera da compromessi, ingiustizie, soprusi.
I campi della legalità sono anche occasione per tessere
rapporti tra esperienze e generazioni diverse, tra territori
diversi.
La Puglia è già impegnata da anni in questa iniziativa,
con i campi di Torchiarolo (Brindisi). Il giudizio, sia pure
tra luci e ombre, complessivamente positivo ha portato
a estendere l’esperienza in altre realtà della Puglia. A
Bari con la gestione di un laboratorio nella realtà di “Bari
Vecchia”, a Cerignola con l’individuazione di due aziende espropriate alla malavita locale e assegnate a due
cooperative di giovani. Tali cooperative, la “Coop Pietra
di scarto” e la “Coop Altereco” da anni sono impegnate
nella gestione dei Campi e nella produzione e commercializzazione di prodotti tipici quali ortaggi, vino, olio
d’oliva e soprattutto la preziosa oliva da tavola “Bella
di Cerignola”.
Non posso nascondere la mia grande soddisfazione della
scelta di Cerignola, come Segretario generale dello SpiCgil Puglia ma in particolare come “cerignolano”.
Le ragioni sono ovvie, viene data la possibilità di far conoscere a giovani dell’Emilia-Romagna e a compagne e
compagni dello Spi la terra che ha dato i natali a Giuseppe
Di Vittorio.
Avremo modo (con il concorso di Arci, Libera, Spi, Flai e
Cgil) di dar vita a iniziative finalizzate a conoscere il territorio, la sua storia, le lotte bracciantili di Cerignola, oltre
che il ruolo dei braccianti nelle lotte per l’emancipazione
del Mezzogiorno.
Inoltre non tralasceremo l’opportunità di far ascoltare testimonianze e vedere luoghi storici della formazione di Di
Vittorio, ma soprattutto di promuovere le attività dell’Associazione “Casa Di Vittorio” che possono rappresentare
momenti di iniziativa politica anche itinerante anche per
tutto l’arco dell’anno.
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Personaggi
Argentovivo | pagine.
Cent’anni da Leone
h M. So.
Incontro con un centenario bolognese e
con i ricordi della sua vita appassionata.
“La guerra ci sembrava così lunga, ma
a pensarci adesso - dice soffiandosi sul
palmo della mano - è durata solo un
attimo”
L
eone Sacchi ha compiuto cento anni il 20 febbraio. Lo
“attesta” anche un diploma del comune di Bologna,
firmato dal sindaco Virginio Merola, che ora è appeso
- insieme a decine di fotografie, riconoscimenti, documenti - alle pareti della casa che condivideva con l’amatissima
moglie Maria. Purtroppo Maria non c’è più, se l’è portata
via un malore improvviso qualche mese fa. Ma la sua presenza si sente, forte, accanto a Leone, nelle immagini che
tappezzano la casa, nelle sue parole.
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Leone ha tanta voglia di raccontarsi. Quelle due parole,
“cento anni”, le ripete spesso, come se anche lui non riuscisse fino in fondo a capacitarsi di esserci arrivato. I ricordi
di cento anni sono tantissimi, soprattutto se vissuti intensamente: la resistenza, il lavoro nei caseifici, l’impegno politico e sindacale. Ancora oggi Leone scrive sulla sua Olivetti,
con l’aiuto di una lente con la lampadina come quella degli
orafi; scrive corsivi, commenti, lettere, tutto su argomenti di
stretta attualità. Le ultimissime che ci fa leggere sono sulla
riduzione delle spese militari: “con le armi non si porta né
pace, né libertà, ma solo distruzioni e morte”. E poi un commento sulle parole di Papa Francesco: “speriamo che in una
futura nuova società… il valore fondamentale non sia la pietra ma l’esistenza umana”. E infine una lettera al sindaco
Merola sul referendum sulla scuola pubblica: ha prevalso il
sì e non credo sia saggio minimizzare la sconfitta. “Sostituisco Montanelli!”, scherza Leone.
I ricordi, tantissimi, sono come lampi di memoria nel racconto di Leone. Sono episodi piccoli e grandi della vita, slegati dalla cronologia ma uniti in un filo molto forte, quello di
aver sempre cercato di vivere pienamente le proprie vicende, con una passione che non si è mai spenta o attenuata.
La Teresina
Si parla tanto del fatto che questa estate è anomala, troppo
piovosa. E si dice che non succedeva da duecento anni. Ma,
ribatte Leone, mio nonno mi parlava di un’estate in cui non
si era neppure raccolta l’uva e che chiamavano, non ricordo
più perché, “l’estate della Teresina”. La figlia (Leone ha due
figli, tantissimi nipoti e anche pronipoti già adolescenti) gli
ha fatto notare che magari suo nonno si riferiva a un ricordo
del padre e quindi… i duecento anni ci sono tutti!
I vietnamiti
È l’inizio del 1945, Leone da un anno e mezzo almeno partecipa alla lotta partigiana, è il responsabile dell’assistenza
ai giovani in armi, quella che oggi sarebbe la logistica, gli
approvvigionamenti. Un partigiano viene fermato e costretto a “tradire”, si mobilita la Brigata Nera, il caseificio dove
lavora Leone viene circondato. Ma per un felice contrattempo lui non c’è, vede l’agguato e riesce a fuggire. Si nasconde
con gli altri in una casa di campagna: si stava chiusi dentro
i camini oppure nelle gallerie sotto terra. Proprio come i vietnamiti durante la guerra contro l’intervento americano!
Le mondine
Maria, dai 14 ai 19 anni, andava in Piemonte nelle risaie. Era
un periodo duro, dormivano nelle stalle dei cavalli sopra la
paglia. L’ultimo anno si è ammalata di “orecchioni” e non
poteva entrare in acqua. Era disperata perché avrebbe perso 10-15 giorni di lavoro e un bel po’ di quei preziosi (pochi)
soldi che riusciva a portare a casa. L’ultimo giorno aspetta
le compagne che tornano dalle risaie. Ha preparato da mangiare ma non si vede nessuno, passano i minuti e Maria si
preoccupa: dove saranno? Quando arrivano le dicono: oggi
abbiamo lavorato un’ora in più così ci sono i soldi anche per
chi si è ammalata e non ha potuto lavorare sempre!
Mille episodi, ognuno sarebbe un racconto, insieme ci si
potrebbe fare un romanzo. Ogni tanto Leone si commuove. Poi tira fuori il violino: “Guarda: il riccio è innestato al
manico. Vuol dire che è stato fatto prima della fine del Settecento, dopo li hanno fatti con un pezzo di legno unico”.
Le mani scorrono ancora veloci sulle corde, l’archetto si
muove con un’energia che non diresti possibile in quelle
mani fragili. Leone suona “Fischia il vento”, non sbaglia
una nota. Lara, la signora moldava che lo aiuta nelle cose
di tutti i giorni, sottovoce canta in russo: “Rastsvetali iabloni i grushi…”, i peri e i meli sono in fiore, “Vykhodila
na bereg Katyusha”, Katyusha aspetta in riva al fiume…
Maria
Era l’inizio del 1930. Sono andato al ballo e ho conosciuto
una ragazzina nuova… cinque anni di fidanzamento, 76
anni di matrimonio…
Eccola lassù, in quella foto con il mitra in mano. Ma non è suo
il mitra, era il 23 aprile 1945 e con il gruppo di donne che aveva
formato per aiutare i partigiani era entrata a Carpi e nella foto
sono in posa per far vedere che anche loro erano partigiane.
Il Partito
In sezione si decide sull’espulsione di un iscritto perché
i carabinieri lo avevano trovato mentre rubava una fascina di legna secca. Erano ben altri tempi e il senso morale
molto diverso da oggi. Leone però si oppone con forza. A
te, dice a un compagno, se prendi qualcosa in caseificio
per mangiare e nessuno se ne accorge non ti espellono
certo… è vero, ha sbagliato ma la legna gli serviva per riscaldare la famiglia. E alla fine niente espulsione.
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Personaggi
Dai territori
Argentovivo | pagine.
Semaforo verde
h Paola Guidetti
“Se c’è il verde e passi con attenzione, di
certo sarai a casa per colazione!”.
Progetto sicurezza stradale a Reggio
Emilia: una festa della scuola animata
da pensionati Spi, poliziotti e vigili del
fuoco
“Q
uando guidi sei solo in attesa di tornare a
camminare. Una città più civile cammina
sui piedi di tutti. Anche dei tuoi”. A scrivere
queste parole è Massimo Gramellini, giornalista ed editorialista del quotidiano La Stampa. Uno dei tanti volti più
o meno noti e uomini di cultura che hanno aderito alla
campagna di informazione nazionale per la sicurezza degli utenti deboli della strada SIAMO TUTTI PEDONI: un’iniziativa davvero importante che viene promossa ogni anno
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sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica dalla
Regione Emilia-Romagna con la collaborazione di Amministrazioni Provinciali e Comunali, Aziende Sanitarie e una
moltitudine di Associazioni, tra cui il sindacato Spi-Cgil.
E proprio i pensionati della Cgil hanno dato gambe a questo progetto a Reggio Emilia organizzando incontri e iniziative sulla sicurezza stradale in molte scuole primarie
del territorio con la collaborazione degli insegnanti e dei
dirigenti scolastici. L’obiettivo è quello di informare ed
educare i più piccoli alla conoscenza e al rispetto delle
regole della strada.
Un gruppo di volontari reggiani dello Spi, coordinato da
Marco Bonacini e Umberto Orlandini, ha viaggiato per la
provincia entrando nelle classi di Bibbiano, Brescello,
San Polo d’Enza, Montecchio, Reggio Emilia. I pensionati
del sindacato hanno incontrato i bambini, gli educatori, i
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Dai territori
genitori anche nelle piazze e li hanno coinvolti nelle iniziative di informazione sulla sicurezza stradale. Pensate
che addirittura a Fogliano il 31 maggio scorso la festa di
fine anno dei plessi scolastici Tricolore e Tassoni è stata
dedicata proprio a questo tema. Nel grande parco della
scuola elementare sono arrivati mezzi e uomini della Polizia Stradale e dei Vigili del Fuoco che, insieme ai pensionati volontari Spi, hanno coinvolto bambini e genitori in
iniziative di educazione stradale.
E’ stata allestita un’area denominata Pompieropoli, con
un vero e proprio percorso di addestramento in miniatura
per imparare a spegnere incendi domestici. Tanti minipompieri si sono misurati a superare la prova del fuoco
con piccole manichette, sono saliti sulle scale per poi atterrare su comodi materassi. La parola d’ordine di questa
giornata di festa era “Imparare divertendosi”. Una filosofia che tutti hanno adottato. Anche la Polizia Stradale di
Reggio Emilia, guidata dal Comandante Antonio Colantuono, ha permesso ai bambini di conoscere da vicino i mezzi
in dotazione alla Stradale. Tanti piccoli non hanno saputo
resistere alla tentazione di mettersi al volante delle auto
blu o in sella alla moto della Polizia. Accanto a loro i pensionati del sindacato Cgil, aiutati dalla musica e da un
gruppo di docenti, hanno invitato i ragazzi a leggere poesie sulla educazione stradale mentre venivano distribuiti gadget e opuscoli sulla sicurezza. Le poesie scritte dai
bambini invitano tutti a prestare più attenzione alle regole
della strada perché, come scrive il piccolo Francesco...
”Il semaforo verde tutti quanti fa passare
e il pedone piano piano fa andare.
Se il verde rispetterai
un buon cittadino diventerai.
Se il verde sorpassi distrattamente
tu non guidi normalmente.
Se c’è il verde e passi con attenzione,
di certo sarai a casa per colazione”.
Piero Angela, noto conduttore televisivo, ci ricorda che
quando ognuno di noi si mette alla guida di una autovettura non accende soltanto il motore, ma anche la testa.
E’ difficile crederci, ma negli ultimi dieci anni sono stati
uccisi settemila pedoni e più di 200mila persone sono rimaste ferite. Si tratta in prevalenza di anziani e bambini,
cioè quelli che vengono definiti oggi “gli utenti deboli della strada”. Ridurre questa strage è possibile. Le tragedie
sono in parte evitabili essendo figlie soprattutto del mancato rispetto delle regole da parte di chi guida.
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Territori
La battaglia per la
sanità pubblica
Pubblichiamo l’intervento dell’assessore
alle politiche per la salute della Regione,
Carlo Lusenti, a integrazione dello
speciale sanità dello scorso mese. Il
testo integrale dell’intervista si può
leggere sul sito dello Spi-Cgil EmiliaRomagna (www.spier.it)
N
el 2013 mancheranno alla sanità emiliana 260
milioni di euro. Siamo ormai di fronte ad una vera
e propria emergenza finanziaria: come pensa di
governare la situazione, tenendo conto che crescono bisogni e domanda di assistenza?
Sì, a dire il vero alla sanità emiliano-romagnola mancherebbero 410 milioni se la Regione non avesse deciso di intervenire con risorse dal proprio bilancio per 160 milioni.
Per far fronte a questa pesante riduzione di finanziamenti
Luglio - Agosto 2013
e, nel contempo, per continuare a difendere e a sviluppare
il nostro Servizio sanitario, abbiamo chiesto condivisione
e contributi ai diversi attori del nostro sistema. Devo dire
che abbiamo registrato una altissima consapevolezza e
una grande disponibilità. Abbiamo siglato una intesa con
i sindacati confederali Cgil Cisl Uil con la quale abbiamo
condiviso le politiche da mettere in atto, abbiamo riaffermato la necessità di mantenere quel fondamentale patrimonio che è rappresentato dalla fiducia dei cittadini nel
Servizio sanitario pubblico e abbiamo quindi assicurato il
nostro impegno a ricercare la migliore organizzazione per
rispondere in modo appropriato e tempestivo ai bisogni e
alle aspettative delle persone.
Abbiamo siglato importanti accordi con i medici di medicina generale e con l’associazione della spedalità privata
per il contenimento della spesa condividendo l’impegno a
non diminuire in alcun modo i servizi.
I medici di medicina generale si sono impegnati a perseguire appropriatezza nella prescrizione di farmaci e di
esami specialistici e a promuovere l’utilizzo dei farmaci
generici (farmaci che hanno lo stesso principio attivo, e
quindi la stessa capacità di cura, di quelli di marca, ma
che costano meno perché non più coperti dal brevetto);
abbiamo insieme deciso di costruire un sistema di monitoraggio sui risultati raggiunti e di iniziare il confronto sulla istituzione di uno specifico Fondo regionale da dedicare
alla cronicità, necessario per rafforzare l’attenzione alla
gestione delle patologie croniche.
L’Associazione degli ospedali privati (Aiop) ha saputo
dare un contributo responsabile alla qualificazione e alla
sostenibilità economica del Servizio sanitario concordando con noi sulla necessità di ridurre il budget a disposizione: l’accordo che abbiamo sottoscritto ci permetterà un
risparmio di 30 milioni di euro.
A tutto ciò si aggiungono tutte le azioni già realizzate
da ciascuna Azienda sanitaria che dovranno perseguire
obiettivi di sempre maggiore appropriatezza ed efficienza
nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Sono in atto importanti processi di riorganizzazione che
creano allarme nelle comunità coinvolte, in particolare
quando si prospettano chiusure di strutture ospedaliere
e costituzione di grandi Aziende sanitarie con competenze inter provinciali. Come risponde la Regione a queste
preoccupazioni?
Ripensare all’organizzazione complessiva del Servizio sanitario è una necessità che va ben oltre la questione economica.
Dicevo poc’anzi che dobbiamo mantenere la fiducia dei
cittadini e che il modo per farlo è quello - per quanto sta a
noi - di essere capaci di rispondere in modo appropriato
ai bisogni espressi e di utilizzare le risorse nel modo più
efficace ed efficiente possibile.
Per fare questo siamo impegnati a perseguire maggiore
integrazione tra i servizi perché vogliamo assicurare ancora meglio la continuità delle cure e la capacità di presa
in carico delle persone, con particolare riguardo a quelle
“più fragili” (anziani, persone con patologie croniche e
degenerative, non autosufficienti…). Vogliamo assicurare
qualità e sicurezza nei luoghi di cura e nei luoghi di lavoro.
Vogliamo assicurare equità di accesso ai servizi.
Dobbiamo, insomma, configurare una organizzazione che
sia capace di favorire il miglioramento e, al tempo stesso,
di minimizzare il più possibile i costi.
E’ in questo contesto che si colloca la discussione sulla
riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera o sulla costi-
tuzione di unica Azienda sanitaria in Romagna. Due parole su quest’ultima, prima di affrontare la riorganizzazione
dell’assistenza ospedaliera: abbiamo predisposto un progetto di legge regionale (che inizierà a breve il suo iter)
dopo aver discusso con gli Amministratori locali la necessità di arrivare ad una unica Azienda sanitaria; la condivisione è ampia, ma la discussione è ancora in atto poiché
vogliamo arrivare a una decisione davvero concordata con
tutti gli attori. In Romagna l’integrazione, a livello di Area
vasta, è già una realtà da molti anni e l’Azienda sanitaria
unica rappresenterà il compimento di un percorso avviato.
Sull’assistenza ospedaliera: l’obiettivo è di qualificare i
servizi erogati. Già da tempo stiamo sperimentando l’organizzazione dell’assistenza per intensità di cura: le persone in ricovero vengono riunite secondo l’intensità del
bisogno di assistenza e non secondo la disciplina a cui
afferisce la patologia di cui soffrono. Siamo poi impegnati
nell’analisi delle prestazioni erogate e dei loro effetti per
arrivare a garantire in ospedale prestazioni efficaci, che
assicurino risultati positivi in termini di salute. Ci saranno
prestazioni che, per il loro contenuto di alta specializzazione (ad esempio chirurgia oncologica complessa), saranno garantite in ambito di Area vasta o regionale; altre
prestazioni saranno invece garantite a livello di Distretto
o di Azienda sanitaria con ospedali che erogheranno le
principali funzioni di diagnosi e cura comprese quelle di
emergenza-urgenza di primo livello (ad esempio ospedali
dove si eseguono gli interventi più frequenti, come ernie,
colicistectomie…).
Dunque non stiamo pensando a delle chiusure, ma a delle
riorganizzazioni. Assumo fin da ora l’impegno a informare
i cittadini sugli esiti di queste riflessioni in corso.
Luglio - Agosto 2013
Argentovivo | pagine.
Regione Emilia-Romagna
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L’unità sindacale
riprende il cammino
h Mayda Guerzoni
L’accordo tra Cgil, Cisl e Uil su
rappresentanza e democrazia è un
punto di svolta importante. Il segretario
regionale Cgil Vincenzo Colla: “Siamo di
fronte a un grande fatto di democrazia,
non solo per il mondo del lavoro, ma per
l’intera società italiana”
R
egole nuove per l’unità sindacale che ha ripreso il
cammino a lungo interrotto: le stabilisce l’accordo
su rappresentanza e democrazia siglato il 31 maggio scorso tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, sulla base
di un precedente documento unitario dei sindacati (30
Luglio - Agosto 2013
aprile). L’accordo è un punto di svolta importante nella
regolazione dei rapporti tra le parti: definisce le modalità
con cui misurare la rappresentanza dei sindacati e con cui
validare e rendere esigibili i contratti nazionali di lavoro.
Secondo Vincenzo Colla, leader Cgil Emilia Romagna, “si
tratta di un’intesa di portata storica, che innova le relazioni industriali e mette la parola fine alla stagione dei
contratti separati, portando in trasparenza il chi rappresenta chi, ovvero il peso di ogni organizzazione sindacale
che siederà ai tavoli dei rinnovi contrattuali. L’intento è di
estenderla alle altre associazioni di impresa”.
Con le nuove regole, in sintesi, sarà un ente esterno a misurare il grado di rappresentanza dei sindacati, in base a
un mix al 50% tra numero degli iscritti (con deleghe sindacali certificate) e voti raccolti nelle elezioni delle Rsu.
A loro volta le Rsu saranno elette in modo proporzionale
ai voti ottenuti, eliminando così la quota di un terzo di
diretta emanazione delle organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti nazionali, garantita finora. “Pesate” in
questo modo, saranno ammesse al tavolo della trattativa
le organizzazioni sindacali che superino la soglia del 5%.
L’accordo stabilisce che, per essere esigibile ed efficace,
un contratto nazionale deve essere sottoscritto da almeno
il 50% + 1 delle organizzazioni sindacali deputate a trattare e convalidato con il voto favorevole, certificato, della
maggioranza semplice dei lavoratori e delle lavoratrici,
attraverso modalità operative che saranno definite dalle
categorie (le quali dovranno anche fissare le regole per la
presentazione delle piattaforme contrattuali). Un contratto nazionale firmato seguendo questi passaggi sarà vincolante per entrambe le parti (l’accordo prevede che vengano concordate le eventuali procedure di raffreddamento).
L’accordo è arrivato proprio alla vigilia della manifestazione regionale che ha gremito il Paladozza di Bologna (1
giugno scorso), decisa da Cgil, Cisl, Uil Emilia Romagna in
preparazione dell’appuntamento nazionale del 22 giugno
a Roma. Un segnale preciso di volontà unitaria delle confederazioni regionali, tornate a mobilitarsi insieme (non
accadeva da circa dieci anni) sulla base di parole d’ordine
che ricalcano la piattaforma per l’emergenza presentata
al governo dalle confederazioni nazionali, i cui punti principali sono il rifinanziamento della cassa integrazione in
deroga e dei contratti di solidarietà, la salvaguardia degli
esodati, tutele per i precari, una nuova politica industriale, la revisione della riforma delle pensioni.
“Rilanciare l’unità tra Cgil, Cisl, Uil – spiega Vincenzo
Colla – risponde non a un posizionamento tattico, ma a
una domanda pressante che ci pongono gli stessi lavoratori. Direi che risponde a un imperativo dettato dalla crisi
gravissima che mette il lavoro sotto assedio ed esaspera
un senso di malessere e sfiducia che non va minimizzato. Nelle aziende in crisi dell’industria e dei servizi, tra i
dipendenti pubblici ingiustamente sviliti in questi anni,
è molto chiaro il valore dell’unità così com’è chiaro purtroppo il prezzo pagato in questi anni a causa di rotture e
accordi separati.”
Si apre ora lo spazio concreto per un rapporto più vero tra
i sindacati e i lavoratori, che può rivitalizzare le singole
organizzazioni e la stessa relazione unitaria. “Ma non c’è
nulla di scontato - conclude Colla -, anzi: tutta la Cgil deve
rimboccarsi le maniche e guadagnare sul campo forza e
credibilità per presentarsi al voto dei lavoratori con le carte in regola. Siamo di fronte a un grande fatto di democrazia, non solo per il mondo del lavoro, ma per l’intera
società italiana”.
Luglio - Agosto 2013
Argentovivo | pagine.
Cgil Emilia-Romagna
LOTTA ALLA MAFIA
SIGNIFICA DEMOCRAZIA,
LAVORO, SCUOLA, CULTURA.
PER QUESTO LO SPI-CGIL
SOSTIENE ED ORGANIZZA
I CAMPI DELLA LEGALITÀ
RIVOLTI AI GIOVANI CHE VOGLIONO
TESTIMONIARE CONCRETAMENTE
IL RISCATTO E L’IMPEGNO
CONTRO LE MAFIE
GIOVANI E PENSIONATI
INSIEME PER LA LEGALITÀ E CONTRO LE MAFIE NEI
CAMPI ANTIMAFIA
2013
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Le Pagine di Argentovivo - N. 7/8