“Miglioramento e diffusione della coltivazione di piccoli frutti
con metodo biologico nella provincia di Genova”
Mirtillo gigante americano
Poiché il drenaggio del suolo è essenziale per il successo della coltura, è stato consigliato il
posizionamento delle piante su terreno baulato e irrigazione localizzata lungo la fila. Inoltre con la
messa a dimora delle giovani piantine occorre togliere la dominanza apicale attraverso l’operazione
di cimatura anche se sono già presenti le gemme a fiore (riconoscibili perché più grosse e gonfie).
Gli interventi di “speronatura” sono infatti necessari per stimolare la formazione di una
chioma vigorosa.
Su piantine già a dimora se non si provvede alla potatura annuale, la troppo abbondante
fruttificazione va a scapito della dimensione dei frutti e dello sviluppo vegetativo e possono
verificarsi fenomeni di alternanza. Alle nostre latitudini la potatura può eseguirsi a fine marzo o a
vegetazione completa. Si sottolinea che si può sempre aspettare a potare, anche a primavera
inoltrata purché però questa operazione venga effettuata rinnovando sempre la vegetazione.
Le aziende che hanno adottato la tecnica della pacciamatura sotto la fila con tessuto antialga,
segatura stagionata, oppure torba e aghi di pino e inerbimento dell’interfila con sfalci ripetuti
dell’erba hanno raggiunto i molteplici vantaggi relativi al controllo delle malerbe, apporto di
sostanza organica riduzione del consumo idrico e abbassamento del pH del terreno. Nel caso invece
non si sia realizzata la pacciamatura il controllo delle infestanti lungo la fila è stato realizzato
mediante interventi manuali.
Per quanto riguarda le cultivar oggetto della presente attività, tra quelle che hanno suscitato
maggiore interesse per aver fornito buoni risultati in ambienti pedoclimatici diversi si segnalano:
Duke con cespuglio di buona vigoria, a portamento eretto e frutti ben distribuiti nella chioma, facili
da raccogliere. E’ il punto di riferimento come varietà precoce per i nuovi impianti. I frutti sono di
media pezzatura, consistenti, attraenti per il colore azzurro ricco di pruina, aromatici, con buone
caratteristiche organolettiche.
Nui presenta bacche di buona pezzatura, con eccellenti caratteristiche organolettiche. Interessante
per la precocità, forma del frutto leggermente più stretta rispetto a Duke e meno vigoroso.
Necessita di terreni ben dotati in sostanza organica e di una potatura di rinnovo frequente per
favorire la migliore disposizione dei rami che tendono a prostrarsi al suolo per il peso dei frutti
(raccolta non del tutto agevole).
Bluecrop con arbusto vigoroso ed eretto, resistente al freddo invernale e ai ritorni di gelo tardivi,
presenta elevata tolleranza alla siccità e buona produttività. La pianta, per esprimersi al meglio,
necessita di potature regolari. Molto adatto per la trasformazione con frutti di pezzatura medio
grande, consistenti, di colore azzurro, molto pruinoso, di ottime caratteristiche organolettiche. È la
cultivar più coltivata nel mondo per produttività e adattabilità al pedoclima.
Brigitta Blue con cespuglio molto vigoroso e portamento eretto, produce bacche di buona pezzatura
e grado zuccherino elevato, idonee alla conservazione in cella frigorifera dove mantengono a lungo
le caratteristiche qualitative.
Uva Spina
Sebbene tutte le aziende abbiano adottato la forma di allevamento a cespuglio irregolare questa si
è dimostrata assai critica in fase di raccolta per la difficoltà ad entrare pienamente nel cespuglio per
raccogliere i frutti più interni. Anche per questa specie è stata effettuata la speronatura a due gemme
delle barbatelle poste a dimora.
Il taglio va effettuato tanto più energico quanto più la pianta è debole. Bisogna lasciare sempre dei
getti che partano dal basso, ossia dal ceppo, altrimenti la pianta risulta male strutturata e
conseguentemente debole.
Si segnalano le varietà che si sono dimostrate più promettenti:
Hinnonmaki Rote con produttività elevata, frutto rosso scuro aromatico; resistente a oidio.
Captivator con frutto rosso, adatta anche a coltivazioni in prossimità del litorale marino perché a
fabbisogno in freddo minimo e particolarmente agevole nell’operazione di raccolta perché presenta
poche spine.
Hinnonmaki Gelb a frutto giallo, presenta caratteristiche di maggiore rusticità, essendo la più
adattabile ai diversi areali di coltivazione.
Rovo
I rovi coltivati sono tutti uniferi e le cultivar allevate con il presente progetto appartengono
tutte alla tipologia a forma eretta. I ricacci devono avvenire dalla base. La forma di allevamento per
tutte le cultivar e in tutte le aziende è a controspalliera, con l’impiego di una robusta palificazione e
fili di sostegno. Nell’intento di separare i polloni dai tralci fruttiferi e agevolare così le operazioni di
raccolta e potatura si è ritenuto un sistema assai razionale quello di orientare i tralci in un senso del
filare e i polloni in quello opposto. Una volta messo a dimora l’astone, si cima fino a 10 15 cm
circa; dalla parte basale delle giovani piante si sviluppano numerosi germogli (polloni): i migliori di
essi vengono allevati e legati ai fili di sostegno per la successiva fruttificazione. I polloni si
sviluppano in autunno e a fine inverno si tagliano lasciando al massimo due gemme.
L’unica segnalazione degna di nota in fatto di avversità e malattie è stata la presenza
dell’eriofide Acalitus esigi, che in alcuni casi ha impedito la regolare e completa maturazione del
frutto. La lotta contro gli eriofidi si è mostrata difficile perché una parte di essi rimane sempre
nascosta nella vegetazione.
Si è distinta in particolare la cultivar Loch Ness estremamente vigorosa, con tralci inermi,
raccolta scalare, e frutto di ottime qualità organolettiche, di colore nero lucente e sodo. Sebbene in
letteratura si legga che è molto sensibile alla peronospora sui frutti, in nessun impianto si sono
manifestati i sintomi di questa avversità fungina.
Da un punto di vista prettamente tecnico si è rilevato che per tutte le specie allevate la
microirrigazione rappresenta il sistema d’irrigazione preferito, perché consente di ottenere ottimi
risultati con modesti volumi e perché vengono minimizzate le perdite per evaporazione, e
ruscellamento. Gli apparati radicali di queste specie sono tutti superficiali pertanto non potendo
utilizzare riserve idriche disponibili in profondità, devono costantemente essere irrigati. Si è notato
infatti come la carenza idrica abbia inciso non solo sulla pezzatura del frutto e la sua consistenza
(quelli poco irrigati non sono succosi) ma anche sulla dimensione della pianta che risulta stentata e
sofferente.
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