Assessorato alle Pari Opportunità
Assessorât ae Paritât om femine
Guida per la conciliazione in azienda.
Vuoi diventare
un’impresa “amica”
della famiglia
e delle pari opportunità?
Più tempo alla vita, più qualità al lavoro.
Nell’ambito della collaborazione fra l’Assessorato che rappresento e la Commissione provinciale per le pari opportunità, nasce la
volontà di diffondere, tramite il presente progetto, un messaggio di sensibilizzazione relativo a una questione sociale sempre
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più emergente, quella della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, alla quale la Commissione rivolge la propria fattiva
attenzione ormai da qualche anno.
A livello nazionale la problematica appare fra le priorità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Dipartimento per le pari opportunità della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, che hanno concordato un piano di interventi denominato “Italia 2020. Programma di azioni per l’inclusione delle
donne nel mercato del lavoro”, che delinea strategie e destina risorse al fine di favorire la conciliazione e le pari opportunità nel mondo del lavoro.
Cercare risposte a questo problema sociale dei nostri tempi ci sembra, anche a livello locale, una sfida necessaria: non solo per favorire una reale parità
fra lavoratori e lavoratrici, ma anche per mettere in moto meccanismi di sostegno al sistema famiglia. Una distribuzione equilibrata del tempo tra vita
familiare e vita lavorativa è il primo e fondamentale passo verso la costruzione di una società più serena ed equilibrata, ma anche più produttiva.
L’organizzazione del lavoro e la gestione delle risorse umane vanno dunque visti come ambiti principali di intervento, in quanto determinanti nel
penalizzare o, al contrario, favorire l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro, nel bloccare o agevolare le pari opportunità di carriera tra uomini e donne
e, più in generale, nel danneggiare o promuovere il benessere psicofisico delle persone.
Le ricerche evidenziano come nel nostro territorio persistano criticità di tipo gestionale e culturale che denotano uno scarso orientamento a
modelli “family friendly”, ovvero sistemi che possano favorire la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli della famiglia.
Buone prassi realizzate in Europa e in Italia dimostrano invece che esistono strategie e strumenti in grado di favorire un cambiamento nella
cultura e nell’organizzazione. A queste buone prassi è bene rifarsi per attivare anche nel nostro territorio modelli organizzativi moderni e
flessibili, in grado di adattarsi alle necessità articolate della società attuale.
Elena Lizzi
Assessore alle Pari Opportunità
Essere una famiglia è un’impresa da sostenere.
La pubblicazione di questo opuscolo rappresenta un passo di un lungo percorso iniziato nel 2006 con la realizzazione di una ricerca sociale denominata
“Tempi moderni - Per una nuova tutela della maternità”, voluta dalla Commissione Provinciale per far luce su una questione sempre più rilevante.
La ricerca mise in evidenza alcune criticità nel rapporto tra mondo femminile e mondo dell’impresa, sia in fattori di tipo gestionale (il costo organizzativo
delle assenze, dei rientri difficilmente programmabili, oltre che la necessità di aggiornamento di coloro che fruiscono di congedi lunghi), sia in fattori di tipo
culturale (il permanere di stereotipi, la presenza di culture organizzative non informate o non ancora pronte a cambiamenti organizzativi “family friendly”).
Rilevò la tendenza delle imprese, in particolare quelle medio-piccole, a vivere la possibile maternità delle dipendenti come un problema, mostrando
come il possibile costo della gestione di una maternità in termini produttivi e organizzativi rappresentasse ancora un freno all’assunzione di nuova
forza lavoro femminile.
Sulla base di tale analisi, la Commissione si è impegnata a immaginare possibili soluzioni alle criticità rilevate: da tale impegno nascono una serie
di iniziative, fra cui l’idea di questo strumento, che ripropone, aggiornandole nei contenuti e nello standard comunicativo, le informazioni già
contenute nella “Guida pratica all’utilizzo dei congedi parentali per mamme, papà e aziende”, pubblicata nel giugno 2007.
Esso nasce con due obiettivi: fornire le necessarie informazioni alle imprese relativamente alle opportunità di sostegno alle sperimentazioni
“family friendly”; innescare e sostenere processi di cambiamento culturale nella gestione di impresa, stimolando la sperimentazione di nuove
realtà organizzative che favoriscano il benessere delle singole persone, e quindi delle famiglie, aumentando in questo modo anche la solidità
dell’azienda.
Donata Cantone
Presidente della Commissione Pari Opportunità
1. Cosa significa essere
un’impresa “amica” della famiglia
e delle pari opportunità.
Il livello di modernizzazione del mercato del lavoro dipende anche dall’andamento
dell’occupazione femminile. Tale aspetto rappresenta una condizione imprescindibile
per favorire sviluppo economico e benessere sociale.
In un’ottica di aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro
e di miglioramento della qualità della vita di tutte le persone, è necessario ripensare
alle politiche di conciliazione e di organizzazione dei servizi e delle imprese.
Le difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro fanno di questo tema
una priorità “sociale”, non più solo individuale.
Le imprese si trovano ad operare in un contesto caratterizzato sempre
più da cambiamenti sociali, culturali e demografici che spesso comportano richieste da
parte dei lavoratori e delle lavoratrici che vanno a incidere
sulle modalità di organizzazione del lavoro.
Fare in modo che i propri dipendenti possano godere
di una qualità di vita migliore significa, in primo luogo,
offrire loro la possibilità di conciliare i tempi di lavoro
con quelli da dedicare alla famiglia.
È stato ampiamente dimostrato che i vantaggi delle politiche
di pari opportunità a favore dell’azienda sono piuttosto consistenti:
minore turnover, meno assenteismo e maggiori livelli di partecipazione al lavoro; minore
conflittualità all’interno dell’azienda e una migliore immagine aziendale
(tanto per citarne alcuni).
2. Come si diventa
un’impresa “amica” della famiglia
e delle pari opportunità.
Il principale strumento legislativo a favore delle imprese per promuovere la conciliazione
dei tempi di vita e lavoro è rappresentato dall’articolo 9 della legge 8 marzo 2000,
n. 53, così come modificato dall’art. 38 della legge 69/2009.
Al fine di promuovere e incentivare azioni volte a conciliare tempi di vita
e tempi di lavoro, nell’ambito del Fondo per le politiche
per la famiglia è destinata annualmente una quota
individuata con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia,
al fine di erogare contributi in favore di datori di lavoro privati.
3. L’art. 9 della legge 53/2000:
le opportunita’ previste per le aziende.
Azioni ammissibili
Sono previste le seguenti tipologie di azioni positive:
a) progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro
quali part time reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o in uscita, sui turni e su sedi diverse,
orario concentrato, con specifico interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità,
sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e dei risultati;
b) programmi e azioni volti a favorire il reinserimento delle lavoratrici e dei lavoratori dopo un periodo
di congedo parentale o per motivi comunque legati a esigenze di conciliazione;
c) progetti che, anche attraverso l’attivazione di reti tra enti territoriali, aziende e parti sociali, promuovano interventi
e servizi innovativi in risposta alle esigenze di conciliazione dei lavoratori. Tali progetti possono essere presentati
anche da consorzi o associazioni di imprese, ivi comprese quelle temporanee, costituite o costituende,
che insistono sullo stesso territorio e possono prevedere la partecipazione degli enti locali
anche nell’ambito dei piani per l’armonizzazione dei tempi delle città.
Soggetti finanziabili
a) I datori di lavoro privati, ivi comprese le imprese collettive, iscritti in pubblici registri;
b) le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e le aziende ospedaliere universitarie.
I soggetti citati devono attuare accordi contrattuali che prevedano le tipologie
di azione positiva sopra riportate.
Destinatari e titoli preferenziali
Destinatari finali dei progetti di azioni positive sono le lavoratrici
o i lavoratori, inclusi i dirigenti, con figli minori, con priorità nel
caso di disabilità ovvero di minori fino a dodici anni di età,
o fino a quindici anni in caso di affidamento o di adozione,
ovvero con a carico persone disabili o non autosufficienti, ovvero
persone affette da documentata grave infermità.
Una quota delle risorse è inoltre impiegata per l’erogazione
di contributi in favore di progetti che consentano ai titolari
di impresa, ai lavoratori autonomi o ai liberi professionisti,
per esigenze legate alla maternità o alla presenza di figli minori
ovvero disabili, di avvalersi della collaborazione o sostituzione
di soggetti in possesso dei necessari requisiti professionali.
Scadenze e modalità di presentazione dei progetti
La documentazione utile per la presentazione delle domande di finanziamento può essere scaricata
dalle pagine istituzionali del Dipartimento per le Politiche della Famiglia (www.politichefamiglia.it).
4. Casi aziendali
da cui prendere spunto.
Molte imprese hanno messo in pratica le misure di conciliazione suggerite dall’art. 9 della legge 53/2000.
Le esperienze realizzate rappresentano delle buone prassi che possono essere tenute in considerazione
per trovare soluzioni da adattare al proprio contesto aziendale e spesso sono facilmente disponibili
anche on-line (con un qualsiasi motore di ricerca inserendo le parole: buone prassi di conciliazione
vita lavoro). Solitamente quelle che vengono definite le pratiche “family friendly” possono essere
classificate come segue:
a)
azioni per favorire la flessibilità nell’organizzazione del lavoro: ad esempio, flessibilità di orario
in entrata/uscita con recuperi su base settimanale, mensile o annuale; la banca delle ore;
il part-time; il telelavoro.
b) l’offerta diretta di servizi di cura e familiari: ad esempio, servizi di cura per l’infanzia
e/o per persone anziane/disabili; i servizi straordinari per il dopo-scuola e i periodi di vacanza;
l’accoglienza dei figli in ufficio; convenzioni con asili nido, nursery o spazi gioco;
servizi per le famiglie (convenzioni con strutture esterne quali lavanderie, rosticcerie ecc.).
c) le iniziative di sostegno alla famiglia: ad esempio, il sostegno finanziario alla famiglia
(borse di studio, sostegno alle tasse scolastiche, supporto per l’ottenimento
di prestiti, mutui, anticipazioni del TFR ecc.).
d) le azioni per favorire il supporto alla carriera in azienda: ad esempio, la consulenza
per la carriera, il mentoring, programmi formativi di sviluppo delle carriere o rivolti
al rientro al lavoro delle donne che si sono assentate per motivi di cura.
La conciliazione dei tempi è una questione destinata ad assumere un’importanza
sempre maggiore e una questione non più solo femminile. Come tutte le grandi
sfide, impone prima di tutto un cambiamento nel modo di pensare il tempo
in azienda e rappresenta una grande opportunità per tutti!
100369 | 04.2011
Assessorato alle Pari Opportunità
Assessorât ae Paritât om femine
Provincia di Udine
Area Lavoro Welfare e Sviluppo socio-economico
Servizio Politiche Sociali
Via della Prefettura, 16 - 33100 Udine
Tel. 0432.279921/33 - Fax 0432.279939
e-mail: [email protected]
www.provincia.udine.it/sociale/pariopportunita
Stampato: Aprile 2011
Aderiscono al progetto:
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