MOVIMENTO ITALIANO CASALINGHE LA SICUREZZA ALIMENTARE: SALUTE E RISPARMIO Dalla produzione al consumo: l’integrazione tra natura e tecnica a tutela della sicurezza alimentare e del risparmio. Importanza delle scelte delle donne 1 La foto centrale e altre tre foto della copertina sono di Franca Piccinini, scelte tra quelle appositamente scattate per questo opuscolo. Ringraziamo Franca, che conosciamo perchè ampiamente presente con le sue foto in “Penelope”: il ricco corredo fotografico che documenta l’attività dei gruppi marchigiani è infatti opera sua. FRANCA PICCININI vive ed opera a Recanati; si è avvicinata alla fotografia fin dall’adolescenza, precisamente da quando a otto anni il padre le ha regalato una macchina fotografica. Dapprima è stato come un gioco, poi, man mano che ha scoperto il piacere di fissare in immagini attimi di vita familiare, volti e luoghi a lei cari, il gioco è diventato un’esigenza spirituale, una vera passione. E cresce così anche la sua competenza tecnica. Diventa esperta contabile e dirigente amministrativa nell’azienda del marito, il poco tempo libero lo dedica al volontariato accettando l’incarico di responsabile nel MO.I.CA./ Marche. Franca ha vinto l’innata ritrosia a far conoscere questa sua specifica capacità fotografica dall’esigenza di dover documentare con foto o riprese le molteplici attività del Movimento. Ha aderito anche alla Banca del Tempo, rendendosi disponibile ad insegnare l’uso corretto della macchina fotografica e della telecamera. Partecipa a concorsi nazionali e regionali promossi dall’Osservatorio Nazionale Banca del Tempo e dal MO.I.CA., classificandosi vincente in molte occasioni. L’affezione alla sua terra e la sua particolare sensibilità artistica l’hanno portata a fotografare Recanati dall’alto di un aereo, per presentare una città leopardiana inconsueta, emozionante, diversa comunque da come l’hanno ripresa tanti altri obiettivi, anche di professionisti. Attualmente Franca è il fotografo ufficiale del MO.I.CA./ Marche: la passione che alimenta questo suo hobby riesce a trasmetterla con uguale vigore nei rapporti umani in seno al nostro Movimento, sì che sempre la contraddistinguono generosità, allegria e concretezza. Tramite lei siamo presenti con le nostre iniziative nei media ed a lei va il nostro ringraziamento. Una emblematica fotografia di Franca Piccinini premiata a un concorso nazionale. La tranquilla signora, che bada ai fornelli con i figli che non la lasciano fare in pace e conversa al telefono, non rappresenta un’emergenza, è una situazione piuttosto comune della giornata di chi cura la famiglia e la casa. Ma il suo sguardo dolce e materno e la felice espressione dei bimbi rendono in modo straordinario, e altrimenti indescrivibile, l’atmosfera familiare e dicono più di tante parole cosa rappresenta la famiglia, di cui la donna è il cuore pulsante. 2 3 “LA SICUREZZA ALIMENTARE: SALUTE E RISPARMIO” PREMESSA Parlare di sicurezza alimentare e di sana alimentazione, che alla sicurezza è strettamente legata, vuol dire affrontare diverse problematiche. L’opuscolo quindi, oltre a quanto più attinente al “ménage” domestico, presenta argomenti di più ampia portata che riguardano appunto la sicurezza, come: Cause di deperibilità e metodi di conservazione degli alimenti, con le nuovissime tecniche industriali, argomento a cui è dedicato un ampio capitolo a cura della dott.ssa Marina Mariani; la comprensione di questi fattori è certamente importante per le donne di casa. Produzione, lavorazione e commercializzazione dei prodotti alimentari: -1 l’esigenza di armonizzare con l’ecologia lo sfruttamento del territorio, imposto dall’enorme aumento della produzione; -2 le conseguenze dei moderni metodi produttivi sulle caratteristiche organolettiche e sul valore nutritivo dei cibi; -3 OGM: le nuove sfide della scienza; -4 il ruolo essenziale dell’industria alimentare in rapporto alle grandi quantità di alimenti da gestire; -5 l’importanza dei contenitori, delle confezioni e delle etichette per la commercializzazione allargata nello spazio e nel tempo e l’impatto ambientale per il loro difficile smaltimento. Una miglior conoscenza di questo complesso apparato produttivo può aiutare i consumatori nelle loro scelte, che possono influenzare gli orientamenti del mercato, portando cambiamenti che impatteranno su problemi come la salute, la salvaguardia dell’ambiente, il miglior utilizzo delle risorse, la fame nel mondo, a beneficio delle generazioni future. Alimentazione e salute, dedicato alle esigenze alimentari del nostro organismo e alla corretta alimentazione. Una rapida panoramica su: carboidrati, proteine, grassi, fibre, minerali, vitamine, calorie, termini oggi correnti. I temi, per la loro ampiezza, sono solo succintamente proposti, e offrono possibilità di scelta per eventuali approfondimenti. Ci scusiamo se molto di quanto detto è risaputo, ma serve per una esposizione più organica. Il Movimento Italiano Casalinghe conscio di queste problematiche, con senso di responsabilità li ha voluti affrontare con l’impegno: ad una informazione capillare ed autonoma: molti sono stati gli incontri del Movimento su alcuni aspetti di tali temi: conservazione degli alimenti, lettura ed interpretazione delle etichette, valutazione dei prodotti, OGM ed altro; formazione: parimenti i corsi di formazione attivati hanno riguardato argomenti come la sana alimentazione, il bilancio familiare. Attenzione dunque alla vita di famiglia e di casa di tutti i giorni, ma anche al ciclo alimentare, che influisce notevolmente sulla qualità della vita. L’informazione e la sensibilizzazione sui consumi alimentari, gestiti in gran parte dalle donne di casa, che hanno riflessi anche sulla macro economia globalizzata, sono un impegno doveroso che il MO.I.CA. non intende eludere. TINA LEONZI, presidente nazionale 4 CONSERVAZIONE DEGLI ALIMENTI Dott.ssa MARINA MARIANI CAUSE DI DEPERIBILITA’ E METODI DI CONSERVAZIONE Gli alimenti lasciati all’aria e soprattutto a temperatura ambiente subiscono, presto o tardi, modificazioni delle loro caratteristiche organolettiche ed alterazioni del sapore, del colore, dell’odore e della consistenza. Alimenti non adeguatamente protetti e deperiti possono essere causa di disturbi e malattie, che colpiscono più frequentemente l’apparato digerente, e anche di gravi patologie a carico del sistema nervoso (in presenza di botulino). Per evitare tali inconvenienti e mantenere integri gli alimenti per un periodo più lungo, è quindi necessario conservarli in modo adeguato. Si definisce conservazione l’insieme delle tecniche a cui vengono sottoposti gli alimenti per preservarne il più a lungo possibile le caratteristiche originali, al fine di impedire i processi di alterazione e garantirne la sicurezza sotto il profilo igienico. Occorre conoscere le cause di alterazione per poter essere in grado di applicare in modo corretto le diverse tecniche di conservazione. CAUSE DI ALTERAZIONE L’ossigeno dell’aria e gli enzimi sono considerati cause chimiche dell’alterazione. Se si lascia una mela all’aria, dopo poco tempo imbrunisce; in alimenti ricchi di grassi, oltre all’alterazione del colore, si verificano fenomeni di irrancidimento, con formazione di odori sgradevoli. Questi esempi permettono di affermare che l’aria, o meglio l’ossigeno in essa contenuto, costituisce un fattore di alterazione dei cibi. Gli enzimi sono sostanze naturali contenute in alcuni alimenti; nel momento in cui un animale viene ucciso o una pianta viene recisa, gli enzimi innescano processi di demolizione delle strutture cellulari, con conseguente modifica della consistenza, rammollimento, avvizzimento e formazione di cattivi odori e sapori. Anche l’esposizione alla luce e al calore può dare origine a fenomeni di degradazione: questi fattori sono indicati come cause fisiche. Infine si hanno le cause microbiologiche: nell’ambiente in cui viviamo sono presenti microrganismi quali lieviti, muffe e batteri, che sviluppandosi sugli alimenti ne provocano l’alterazione. Alcuni di questi sono patogeni e possono originare malattie dette tossinfezioni alimentari. METODI DI CONSERVAZIONE Conservare significa, conoscendo le cause di alterazione degli alimenti e i fattori di crescita dei microrganismi, cercare di contrastarne gli effetti. Tale operazione deve essere condotta sia a livello di produzione industriale e di commercializzazione, sia dal consumatore. Metodi basati sulla temperatura – Il freddo Tra i fattori di crescita microbica la temperatura riveste particolare importanza, in quanto la maggior parte dei microrganismi che possono svilupparsi sugli alimenti ha una temperatura ottimale di crescita dai 20 ai 40 °C. 5 I metodi di conservazione che applicano il freddo hanno la caratteristica di rallentare l’attività dei microrganismi e degli enzimi. Quanto più basa è la temperatura, maggiore è la durata della conservazione. L’efficacia dei sistemi di conservazione che impiegano le basse temperature dipende dall’applicazione della catena del freddo, che consiste nel mantenere invariata la temperatura in tutte le fasi della commercializzazione. Questi sistemi sono la refrigerazione, il congelamento e la surgelazione. 1. Refrigerazione: implica temperature variabili in funzione dell’alimento, di norma comprese tra 0 e 7 °C. 2. Congelamento: l’alimento è portato gradualmente a temperatura di almeno 15 °C; 3. Surgelazione: il centro dell’alimento viene portato a una temperatura di almeno 18 °C nel più breve tempo possibile. Il congelamento e la surgelazione permettono di allungare notevolmente la durata degli alimenti e sono simili solo in apparenza, infatti la rapidità con cui la temperatura viene abbassata permette di evitare che i cristalli di ghiaccio interni alle cellule possano danneggiarne la parete. Un effetto evidente del danneggiamento cellulare è la fuoriuscita di liquido dall’alimento durante lo scongelamento. Questo fenomeno si presenta tipicamente solo nei prodotti congelati, mentre in quelli surgelati può indicare una tecnica imperfetta o un difetto di conservazione, così come anche la presenza di brina sulla confezione. Metodi basati sul calore Altri metodi di conservazione applicano il calore, che, a differenza del freddo, può uccidere i microrganismi e inattivare gli enzimi: sono la pastorizzazione e la sterilizzazione. Nella pastorizzazione le temperature impiegate, inferiori a quelle di ebollizione, uccidono solo alcuni microrganismi ma non hanno effetto sulle spore. Per questo motivo il prodotto pastorizzato, se particolarmente deperibile, (come il latte) deve essere riposto in frigorifero dopo aperto e utilizzato entro un breve periodo, come indicato in etichetta. La sterilizzazione applica invece temperature superiori all’ebollizione e determina l’eliminazione di ogni forma vivente. Il prodotto sterilizzato si mantiene per lungo periodo anche a temperatura ambiente, se chiuso ermeticamente in modo che non venga a contatto con l’aria, ma con questo sistema in qualche caso si può verificare una parziale riduzione del valore nutritivo. Dopo l’apertura dei contenitori, la contaminazione ambientale riprende il sopravvento, e se non consumati subito vanno conservarli in frigo per breve tempo. Metodi basati sull’eliminazione dell’acqua L’acqua è un fattore di crescita per i microrganismi, di conseguenza esistono sistemi di conservazione che si basano sulla sua eliminazione parziale o pressoché totale. Concentrazione: consiste nel ridurre l’umidità di un alimento impiegando temperature non molto elevate e di preferenza sottovuoto (concentrato di pomodoro, latte concentrato ...). Il prodotto deve però avere caratteristiche adatte (p. es. grado di acidità, contenuto di zuccheri), e non va esposto dall’aria. Essiccamento: ha lo scopo di eliminare quasi completamente l’umidità di un prodotto; può essere ottenuto sia naturalmente che per mezzo di un riscaldamento prolungato o dalla circolazione forzata di aria calda e secca. Liofilizzazione: si tratta di un metodo che consente di eliminare l’umidità di un alimento senza sottoporlo a riscaldamento; consiste in un rapido raffreddamento a temperatura inferiore allo 0 sotto vuoto. In queste condizioni avviene la “sublimazione” dell’acqua, ossia il passaggio diretto da ghiaccio a vapore. I prodotti liofilizzati sono particolarmente “igroscopici”, ovvero hanno una forte tendenza a riassorbire acqua, pertanto devono essere conservati in contenitori ermeticamente chiusi. 6 Metodi basati sull’eliminazione o trattamento dell’aria Per isolare i prodotti dall’aria è possibile ricorrere alla tecnica del confezionamento sottovuoto, oppure a quella del confezionamento in atmosfera protettiva. Nel primo caso viene semplicemente eliminata l’aria dalla confezione, mentre nel secondo caso avviene la sostituzione dell’aria atmosferica con una appropriata miscela di gas inerti, di norma azoto o anidride carbonica, che non interferiscono con le caratteristiche degli alimenti: i gas impiegati infatti tengono conto dei possibili effetti collaterali. In questo modo, sottraendo l’ossigeno, si limita fortemente lo sviluppo batterico e si impediscono fenomeni di ossidazione. L’anidride carbonica è un gas avente la proprietà di disciogliersi nell’acqua, come è facile verificare considerando le bibite gassate, la birra, gli spumanti. Un inconveniente che potrebbe verificarsi con le paste fresche è la formazione di bollicine sulla pasta durante la cottura, dovute alla liberazione del gas; in questo caso non si tratta di alterazione, ma semplicemente un fenomeno legato all’impiego elevato di anidride carbonica nella confezione. Ai fini dell’atmosfera protettiva ciò che conta inoltre è la sua capacità di formare acido carbonico e aumentare l’acidità di un alimento (abbassandone il pH) e provocando così ambienti acidi aventi proprietà fungicide e batteriostatiche. L’azoto è un gas inerte, ossia incapace di interferire con gli alimenti, ed è poco solubile in acqua. E’ indicato per tutti gli alimenti, specialmente per quelli contenenti sostanze aromatiche e grassi, proprio perché permette di evitare ossidazioni e irrancidimenti. Da un punto di vista tecnico quindi si tratta sia di un metodo di conservazione che di confezionamento, per il quale sono richiesti materiali in grado di fornire un perfetto isolamento e la possibilità di essere chiusi ermeticamente. Uno dei vantaggi di questo metodo, rispetto al sottovuoto, è la possibilità di evitare che i prodotti siano pesantemente schiacciati; nel caso p. es. degli affettati le singole fette si salderebbero indissolubilmente tra loro e non sarebbero più affettati. Il successo di questo sistema ha consentito, dopo un periodo nel quale era limitato ai prodotti da forno, paste fresche, salumi e insaccati, di estenderne l’impiego a tutti gli alimenti. Il metodo di conservazione in atmosfera protettiva non appare in etichetta, per questo, per quanto sia adottato per moltissimi prodotti è quasi sconosciuto per i consumatori. Sostanze che contrastano lo sviluppo batterico Anche i metodi tradizionali di conservazione sott’olio, sott’aceto, in salamoia, in alcol (elementi poco deperibili) si basano sui principi elencati: assenza di aria, sottrazione di acqua, La loro azione cambia radicalmente l’aspetto e il gusto dei cibi, rendendoli comunque appetibili o addirittura preferibili. L’uso di sale (a secco o in salamoia), zucchero o alcol, determina negli alimenti un effetto simile alla sottrazione di acqua, e si traduce in una azione conservante. In effetti il sale e lo zucchero si legano all’acqua presente rendendola inutilizzabile per i microrganismi. Per conservare gli alimenti è inoltre possibile impiegare acidificanti, ovvero sostanze che, come l’aceto, aumentano l’acidità di un alimento. Questo metodo è molto antico, determina un blocco della crescita microbica e si applica a numerosi alimenti, soprattutto a quelli di origine vegetale. Un altro modo di aumentare l’acidità di un alimento è la fermentazione lattica o acetica, che consiste nel promuovere lo sviluppo di alcuni microrganismi utili (fermenti lattici o acetici) che riescono a creare un ambiente acido che ostacola lo sviluppo di microrganismi dannosi. Nella moderna tecnologia vengono anche impiegati numerosi additivi (ora in misura sempre minore, perché considerati rischiosi per la salute), come gli antimicrobici (p. es. acido sorbico e i suoi sali, difenile, anidride solforosa, metabisolfito di potassio, ecc). – vedere più avanti il paragrafo relativo. Si ricorda che in etichetta devono sempre comparire gli additivi eventualmente contenuti. 7 Col tempo però gli ingredienti conservati con questi metodi se tenuti nell’ambiente e non protetti in confezioni ermetiche, finiscono per contaminare l’agente e si deteriorano. Affumicamento Un effetto battericida si ottiene anche attraverso l’affumicamento, specialmente di carne e pesce. I prodotti (che devono essere però a scarso contenuto di acqua) vengono esposti ai fumi che si sprigionano dalla combustione di legni particolari. Nei fumi sono contenute sostanze aventi effetto batteriostatico, che impregnano gli alimenti e conferiscono un aroma tipico, oltre ad ostacolare i microrganismi indesiderati. Di questi alimenti è opportuno fare un consumo limitato, per possibili effetti indesiderati. L’aroma di affumicato può anche essere ottenuto con l’aggiunta di un additivo aromatizzante impiegato in forma liquida. Irraggiamento Una modernissima tecnica di conservazione è l’irraggiamento con radiazioni ionizzanti (raggi X, gamma, UV, catodici), che eliminano microrganismi e parassiti, usata specialmente per salumi e alimenti da conservare all’aria, oppure per sterilizzare i luoghi di conservazione di derrate deperibili. A quest’ultimo scopo si ricorre anche alla riduzione dell’ossigeno negli ambienti di stoccaggio per impedire la proliferazione batterica e dei parassiti. L’uso dell’irraggiamento non è riportato in etichetta. CONSERVAZIONE NELLA FASE VENDITA - CONSUMO Abbiamo visto quali e quanti metodi vengono normalmente impiegati per garantire la conservazione dei cibi. Sono sistemi diversi, che possono essere applicati singolarmente o in combinazione tra loro. Affinché le diverse tecniche di conservazione siano realmente efficaci è necessario che i singoli alimenti siano adeguatamente conservati in ogni passaggio del loro ciclo: produzione, imballo protettivo, trasporto, confezione, consumo. Il trasporto deve essere effettuato con mezzi adeguati, con container refrigerati se necessario per non interrompere la “catena del freddo”, e comunque protetti dagli agenti atmosferici, riducendo al minimo le soste e il tempo impiegato. Per le grandi distanze, via mare o su rotaia, le merci vanno stivate in ambienti attrezzati per la lunga conservazione. L’arrivo delle merci è estremamente importante, per lo standard qualitativo del prodotto che durante il trasporto è soggetto ad una sorta di shock. Pertanto, dopo una scrupolosa verifica dei documenti di trasporto, una particolare attenzione è da porre alla refrigerazione e al livello igienico dei mezzi coibentati che portano i prodotti alimentari, all’integrità degli imballi, all’aspetto delle derrate che non devono presentare alterazioni, ammaccature, bombature, marciumi, uova rotte e in genere tutto ciò che a vista e a naso non si presenta bene, cercando di ridurre al minimo i tempi di esposizione all’ambiente in questa fase di controllo. Occorrono ambienti appositi per il ricevimento e la sosta delle derrate, e la massima cura durante la fase di stoccaggio e quando i cibi preparati e ormai pronti per il consumo necessitano di una fase di attesa prima del passaggio al consumatore. Le uova Particolare attenzione per le uova, che viaggiano esposte all’ambiente. Il guscio, che è la protezione naturale dell’uovo, è poroso, permeabile ai microrganismi, il che lo rende facilmente deperibile. Per capire se un uovo è fresco, metterlo in acqua: se affonda lo è, se tende a mettersi in posizione verticale non lo è più tanto. Oggi comunque la vendita delle uova è regolata: la confezione deve riportare una serie di indicazioni a garanzia del consumatore. Le uova fresche o extra fresche portano in evidenza la scritta “Extra fino al ...” e la data di scadenza non può superare di 9 giorni la data di produzione, che in questo caso sarà indicata. Per gli altri tipi è sufficiente la data di scadenza. 8 Sono in vendita al dettaglio solo uova di categoria A, integre, pulite (le altre sono destinate all’industria). La grandezza può anche essere indicata con sigle: XL sono quelle grandissime (oltre 73 g); L grandi (da 63 a 73 g); M medie da 53 a 63 g); S piccole (meno di 53 g). Un’altra serie di indicazioni sono riportate con sigle, che proponiamo con un esempio: 0 IT 045 BO 001, da interpretarsi: il primo numero la modalità di allevamento, in questo caso 0 = biologico, ma anche 1 = all’aperto, 2 = a terra, 3 = in gabbia; IT sta per Italia; 045 è variabile, è il codice ISTAT del comune di produzione; BO (variabile) la sigla della provincia; 001 (variabile) è il codice dell’allevamento. Altre indicazioni: la ditta che ha provveduto all’imballaggio e codice dell’impianto; numero di uova contenute. Se le uova sono vendute sfuse, le indicazioni richieste devono essere indicate su un apposito cartello. Per una corretta conservazione, le uova vanno tenute in frigorifero da 5 a 18 gradi; non vanno surgelate. CONSERVAZIONE IN CASA Anche in cucina bisogna avere una particolare attenzione. La condizione ideale è disporre separatamente negli appositi scomparti del frigorifero ortofrutta, carni, salumi e formaggi. Ogni prodotto va tenuto, a seconda della tipologia, nel luogo appropriato. E’ importante tenere separato frutta, verdura e uova da carni e pesce, per evitare contaminazioni. Opportuno provvedere a isolare i diversi alimenti con pellicola plastica o di alluminio o in contenitori per alimenti. Da tenere presente che la contaminazione può avvenire solitamente dall’alto verso il basso e non viceversa, pertanto sui piani alti del frigorifero si metteranno gli alimenti cotti (già risanati dal calore), sotto quelli crudi e in basso verdure e uova. Una particolare cura va posta infine alla conservazione dei cibi già pronti in attesa di essere consumati. Alcuni di questi, soprattutto quelli che non subiranno cotture o ulteriori riscaldamenti, come arrosti freddi, maionese o salse, esigono maggiori riguardi. La temperatura ottimale del frigorifero varia da 0 gradi (vicino alla cella di refrigerazione) per carni, confezioni aperte, prodotti di non immediato consumo e in scongelamento, a 7 gradi (lo scomparto più basso) per verdura, frutta che non ha bisogno di maturare (solo le banane non vanno in frigorifero), prodotti in confezione ancora integra. Per un buon funzionamento il frigo non va stipato, è necessaria circolazione d’aria all’interno perché il freddo si diffonda in modo ottimale. Per il reparto freezer, scegliere la temperatura che si intende mantenere, e regolarsi secondo gli * asterischi: il tempo di perfetta conservazione dipende dalla temperatura adottata. I surgelati possono essere messi in commercio solo in confezioni sigillate e munite di regolare etichetta. Su questa devono essere riportati, oltre alle informazioni previste per tutti gli alimenti, anche i TMC o le scadenze riferite alle possibili modalità di conservazione. Pertanto l’etichetta può riportare le seguenti indicazioni: **** oppure *** (a 18 °C): da consumare preferibilmente entro la data sulla confezione. ** (a 12 °C): il prodotto non ha durata superiore al mese, anche se il TMC è maggiore. * (a 6°C): da consumare entro una settimana. Nello scomparto del ghiaccio del frigo (a 0 °C): da consumare entro 3 giorni. Nel frigorifero: da consumare entro 24 ore. Possono essere “congelati” in casa, semplicemente riponendoli nel freezer, carni e pesce. Verdura e frutta solo se cotte (crude vengono irrimediabilmente danneggiate); il pane per mantenerlo fresco. Tutto va tassativamente con gli involucri protettivi. E’ sconsigliabile ricongelare un alimento scongelato, perché i batteri, che non vengono uccisi dal freddo ma solo inattivati, presentano poi una velocità di moltiplicazione quasi doppia. 9 Vedere attentamente le indicazioni del libretto di istruzioni rilasciato dal costruttore: cosa che poche magari hanno fatto, ma che sarebbe molto utile fare. MARINA MARIANI TOSSINFEZIONI Un breve cenno per quanto riguarda le patologie più comuni che possono essere causate dagli alimenti. Specialmente nel cibo di origine animale, anche apparentemente buono, possono essere presenti batteri patogeni, causa di malattie specifiche, di solito a danno dell’apparato digerente (coliti, salmonellosi). Questi batteri possono essere identificati solo con analisi di laboratorio, e la sicurezza dipende dalla catena di produzione e dai controlli sanitari. Vengono di solito distrutti con una adeguata cottura. Le tossine invece sono sostanze nocive prodotte dall’attività batterica, quando non è inibita da corretti metodi di conservazione. Nel cibo avariato (che, ricordiamo, non sempre si presenta in modo inaccettabile), possono svilupparsi ceppi batterici, produttori di “tossine” altamente nocive. Alcune sono termolabili, ma la cottura non è sufficiente a eliminarle completamente, e la loro tossicità agisce anche dopo la morte dei batteri che le hanno prodotte. Le più pericolose sono le “esotossine”, rilasciate dagli agenti infettanti e attive anche senza di essi, prodotte da “clostridium”, “corynebacterium”, streptococchi e stafilococchi, responsabili tra l’altro del micidiale botulismo; e le “endotossine”, legate ai batteri che le producono, prodotte da “Escherichia coli”, brucelle, causa di febbre, coliti, brucellosi. Non fidarsi assolutamente se il prodotto non è perfettamente conservato, il rischio è elevatissimo. Sono disponibili vaccini specifici. Le “micotossine” sono di origine vegetale, prodotte da alcune muffe e funghi microscopici. Dal convegno MO.I.CA. di Treviso del 21 settembre 2005 apprendiamo che la “fumonosina” presente in una muffa del mais è tossica e cancerogena per reni, fegato e sistema nervoso. Non tutte le muffe sono nocive: basta ricordare quella che caratterizza il gorgonzola o il camembert e quelle dei formaggi in genere, anche se sgradevoli al gusto. Tossine sono prodotte anche da parassiti animali, come la piralide del mais. LA PRODUZIONE DEGLI ALIMENTI Dopo l’esauriente excursus di Marina Mariani sulle cause di alterazione degli alimenti e sui metodi di conservazione, vediamo come gli alimenti nascono (agricoltura, zootecnia, pesca), vengono preparati per il consumo (industria) e portati al consumatore (commercializzazione). L’AGRICOLTURA La produzione di generi alimentari si è negli ultimi decenni evoluta in modo straordinario. Fino ai primi anni del 1900, la coltivazione avveniva con metodi si può dire preistorici: si affidava la semente al campo arato, si eliminavano manualmente se possibile le infestanti, si arrivava al raccolto dopo un ciclo vegetativo esclusivamente naturale. Al tempo dell’antica Roma i “georgici” saggiamente affermavano: “La terra si riposa producendo cose diverse”. Una regola purtroppo dimenticata nei secoli seguenti: la coltivazione ripetuta dello stesso genere (monocultura), specialmente cereali, imposta dalle necessità alimentari, ha portato a un generale impoverimento dei terreni coltivati, a cui si rimediava con il dissodamento di nuovi campi fin che fu possibile. Ma la scarsità di alimenti di base (carestia) ha caratterizzato per secoli il vecchio mondo, anche per la devastante presenza di parassiti, che spesso compromettevano i raccolti. Solo alla fine del 1800, il bolognese Stanislao Solari riaffermava l’utilità della “rotazione”, confermata dalle esperienze sui campi del bresciano Padre Bonsignori, dando nuovo impulso all’agricoltura. La “rotazione”, cioè l’alternanza di grano ed erbai di leguminose che arricchiscono il terreno ridandogli fertilità, permette inoltre di allevare più bestiame con maggiore disponibilità di carni, latte e ... letame. Pratica perfettamente naturale, è oggi comune, ma l’uso di fertilizzanti chimici sta riportando le grandi aziende agricole alle 10 monocolture (cereali, barbabietola, soia), ritenute più redditizie, ma che stravolgono il naturale lavoro della natura. Esigenza delle moderne coltivazioni è l’uso di diserbanti e antiparassitari, sia per salvaguardare la produzione che per avere prodotti immuni da contaminazioni che ne sviliscono il valore, o addirittura costringono alla distruzione di quelli avariati. L’imponente ricorso ai prodotti chimici ha però causato gravi problemi di inquinamento: la tartrazina (per liberare dalle erbe infestanti) ha finito per contaminare il terreno e le falde acquifere, il DDT, usato come antiparassitario, è arrivato negli oceani; senza contare la massiccia presenza di residui nocivi nei cibi. Ora, grazie anche agli errori del passato, l’invadenza dei parassiti è drasticamente ridotta con ovvio minore impiego di pesticidi, e si cerca di limitarne le conseguenze negative con l’uso di agenti biodegradabili. Le coltivazioni intensive richiedono irrigazioni adeguate, soddisfatte con massicci prelievi dai fiumi, spesso in secca per l’andamento climatico. In molte regioni questa esigenza, aggiunta all’altissimo consumo personale di acqua, sta intaccando le risorse idriche, imponendo interventi tali da sconvolgere il territorio. Per ortaggi e frutta, dalle varietà originarie e dagli orti familiari si è passati a varietà frutto di pazienti selezioni, ma in numero piuttosto ristretto, a scapito della biodiversità: moltissime varietà anche pregiate e caratteristiche ma di minor resa produttiva potrebbero scomparire. La produzione degli ortaggi si è “specializzata”, con coltivazioni intensive a pieno campo riservate a poche varietà, tipiche della zona e contraddistinte da denominazione d’origine; ma in misura sempre maggiore fatta in serre che permettono prodotti fuori stagione al riparo dal clima, o in avveniristiche (non tanto!) colture idroponiche in cui le piante si sviluppano da tubi in cui scorrono gli elementi nutritivi. La frutta viene da immensi frutteti di varietà omogenee. L’introduzione di tecniche biologiche con l’uso di antagonisti naturali dei parassiti sta decisamente migliorando la sicurezza alimentare dei prodotti ortofrutticoli.. E’ innegabile che i moderni sistemi di coltivazione, grazie alla tecnologia e alla chimica, hanno enormemente incrementato la produzione di derrate. Di questo va tenuto conto prima di metterli sotto accusa, spesso in modo pregiudiziale e senza proposte alternative valide. C’è comunque un grande interesse per l’agricoltura “bio”. L’agricoltura biologica rappresenta un ritorno a metodi di coltivazione compatibili col naturale ciclo vitale di animali e piante (non certo un anacronistico totale ritorno all’antico), ed è controllata da enti abilitati, che seguono la produzione e certificano il rispetto delle regole fissate perché un prodotto possa essere classificato biologico, indicazione che deve risultare in etichetta con l’ente certificante. L’agricoltura “bio” non dà la resa dell’agricoltura intensiva, ed è possibile in un mercato contraddistinto dalla sovrabbondanza: il problema è se un ricorso esteso a questo sistema non provochi una significativa diminuzione delle disponibilità. GLI OGM (ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI) Ora c’è la sfida della biogenetica, con la creazione degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), il cui proliferare pone molti problemi di natura ambientale e riguardo alla salute, per la cui introduzione e coltivazione l’Unione Europea ha posto regole rigorose, compresa la distruzione (in Italia è avvenuta) di prodotti anche solo contaminati. L’eventuale presenza di OGM provenienti da derrate importate, comunque limitata da precise norme, deve apparire sulle confezioni. Molti produttori ne garantiscono l’assenza per esteso o con la sigla “OGM free”. Negli OGM viene alterato in laboratorio il codice genetico in modo da dare alla nuova varietà caratteristiche particolari: ad esempio, per la soia resistenza ad un potente erbicida, per il mais resistenza ad un parassita, per altri semplicemente migliori caratteristiche commerciali. Quali pericoli presentano queste nuove varietà vegetali per la nostra salute e per l’ambiente? Il primo interrogativo riguarda la loro stabilità. Le varietà esistenti si sono formate in un lunghissimo lasso di tempo, e sono pertanto “sicure”: quelle ottenute in tempi recenti con selezioni e incroci tramite fecondazione rientrano nell’ambito naturale, il risultato è spesso casuale, per cui sono, diciamo, un aiuto alla natura. Gli OGM sono invece specie “aliene”, alterazioni artificiali del DNA naturale con l’inserimento di geni estranei, a rischio, secondo alcuni studiosi, di “rigetto”, di impazzire creando una pericolosa instabilità per il nuovo DNA. E non si possono prevedere le reazioni dell’organismo (allergie ...) in presenza di sostanze “aliene”. 11 Il secondo interrogativo riguarda l’impatto sull’ambiente. Nei Paesi dove sono consentite, le coltivazioni degli OGM si estendono su aree omogenee e molto vaste. In Europa invece le colture sono molto più differenziate, e il rischio di contaminazioni tra le varietà originarie e le nuove varietà è elevato e incontrollabile. Il celebre apologo dell’apprendista stregone, travolto dalle magie da lui stesso suscitate, rende la situazione. Le risposte? Sono oltre 10 anni che gli OGM sono in produzione, e non si segnalano fenomeni dannosi. Le sementi sono prodotte da aziende in ambienti protetti, non è più il contadino che accantona una parte del raccolto per la semina. Quindi è possibile mantenere ben separate le linee di produzione. Solo col tempo si potrà conoscere le conseguenze sulla nostra salute, la stabilità di questi organismi e la loro interazione con i vegetali naturali: una diffusione indiscriminata al momento presenta rischi non prevedibili, anche se le prospettive sembrano allettanti. Ogni manipolazione fatta oggi è un azzardo per il futuro e non si deve guardare ciecamente al momento presente. Il dibattito purtroppo è viziato da una parte da forti interessi commerciali, dall’altra da radicati pregiudizi, mentre per una più obiettiva valutazione scientifica bisogna attendere una adeguata (e forse lunga) sperimentazione, rigorosamente controllata. Maria Laura Piva Pezzato, in collaborazione con il Consolato statunitense di Milano, ha organizzato a Treviso il 21 settembre 2005 un convegno internazionale sugli OGM, relatori tre dei più autorevoli scienziati che lavorano in questo campo, che hanno fatto il punto sulle più recenti acquisizioni in materia, evidenziando alcune prospettive di grande interesse: per esempio si sta sperimentando con successo una patata che protegge dall’epatite B. Ma al convegno è stato ribadito che la produzione alimentare odierna è frutto di un patrimonio di cultura e tradizioni che ha costituito, e costituisce, la base del nostro benessere attuale, patrimonio che non può essere trascurato, ma va tutelato e garantito per il futuro: per quanti vantaggi possa portare la manipolazione genetica, questo immenso patrimonio sarà sempre fondamentale per l’agricoltura e la zootecnia, e quindi per l’alimentazione umana. Il richiamo ai “non addetti ai lavori” è: la ricerca deve compiere studi mirati per evitare eventi dannosi, magari irreversibili. La nostra salute e l’ambiente naturale possono dipendere dalle scelte della scienza e della tecnica. C’è inoltre in avvio una ricerca per modificare specie animali a vantaggio della produttività, e c’è chi teme la comparsa di “mostri”. Molte quindi le perplessità. Gli OGM potrebbero portare una rivoluzione nella produzione alimentare. Rifiutarli a priori, però, vuol dire rinunciare anche ai possibili vantaggi che potrebbero portare. Il MO.I.CA. è sempre in prima fila quando si tratta di sicurezza e difesa dell’ambiente. Oggi grazie alla lungimiranza e all’ammirevole impegno di Maria Laura Piva Pzzato, possiamo dire che il problema OGM non ci vedrà semplici spettatrici. GLI ALLEVAMENTI L’allevamento a scopo alimentare risale alla preistoria. Col tempo alcuni animali sono stati abituati a vivere con l’uomo, malgrado la naturale diffidenza presente nel loro istinto, tanto che ora non sembrano mostrare alcuna insofferenza. Per molto tempo hanno potuto crescere secondo natura, pascolando o razzolando liberamente, chiusi all’occorrenza in recinti per difenderli dai predatori e assicurarsene la proprietà, e così sono ancora allevati dove esistono vaste praterie. In epoca storica nei Paesi più popolosi la parcellizzazione del territorio ha costretto a rinchiuderli in spazi sempre più ristretti, stalle, porcili, pollai, dando per mangime alimenti di poca utilità per l’uomo, e i poveri animali si sono adattati e assuefatti a una vita per nulla consona alla loro natura. E la sempre maggior richiesta di carni ha ultimamente esasperato i metodi di allevamento, costringendo gli animali in ambienti affollati, senza alcuna libertà, alimentati a forza e rimpinzati di additivi per accelerarne la crescita e la resa in prodotto finito: una industria vera e propria, con bovini, suini, pollame alla stregua di macchine, grazie alla selezione genetica che con la fecondazione artificiale ha prodotto soggetti ”specializzati” nel dare carne, latte, uova, secondo l’indirizzo aziendale. Questi allevamenti sono cresciuti senza limitazioni per decenni, con conseguenze negative anche per la salute pubblica. Infatti gli integratori usati nei mangimi (antibiotici, estrogeni, minerali e vitamine, farine animali) in superdosaggio, spesso senza una sperimentazione adeguata a garanzia della loro sicurezza per i consumatori, non smaltiti arrivavano fino sulle nostre tavole. Ora la somministrazione di integratori deve essere interrotta per un tempo 12 determinato prima della macellazione. I ripetuti allarmi sanitari, provocando regolarmente il crollo del consumo dei prodotti incriminati, hanno dato un primo freno a questo sistema. Poi il legislatore è intervenuto per fissare limiti di compatibilità, sia a tutela dei consumatori, sia per assicurare agli “ospiti” degli allevamenti un minimo di spazio e di vivibilità che in definitiva si traduce in un prodotto migliore. Un corsa ad ostacoli che ha portato la zootecnia a livello di scienza moderna. Questi sistemi riescono a soddisfare il fabbisogno di carni, latticini e uova nei Paesi a più alta densità abitativa, dove non ci sono pascoli a sufficienza per allevare i milioni di capi richiesti dal mercato. Le carni di animali allevati in condizioni estreme sono inferiori per proprietà nutritive a quelle di animali a crescita naturale, ma sono gradite perché più tenere (i soggetti sono macellati in tenera età, tenendoli di più la crescita non vale il costo dei mangimi), più magre, più digeribili e facili da preparare. In alternativa, carni d’importazione vantano sistemi di allevamento più naturale, a queste si affiancano quelle degli allevamenti “bio”, regolate da norme precise e certificate da enti di garanzia. Praticamente gli animali trasformano per noi in alimenti pregiati materia grezza: prodotti di coltivazioni erbacee e di pascoli, mais, soia ma anche mangimi opportunamente integrati a base di residui di lavorazione di cereali, latte, vegetali, per suini e pollame sottoprodotti di macelleria (le farine animali somministrate ai bovini sono sospette del morbo della mucca pazza). La resa in calorie però è solo il 15% di quanto potrebbero dare coltivazioni cerealicole destinate direttamente al consumo umano: cioè coltivando cereali si avrebbe la possibilità di nutrire 7 persone anziché una. Ma una dieta di soli cereali non è sufficiente (basti ricordare la pellagra diffusa tra chi si nutriva di polenta), e dagli allevamenti abbiamo latte che con i suoi derivati è una componente fondamentale dell’alimentazione moderna, uova e pellame, pure utilissimo. E non dimentichiamo che una agricoltura rispettosa dell’ambiente è basata sulla “rotazione” e i rifiuti organici animali, come letame o trattati in adeguati impianti di riciclaggio, costituiscono un ottimo fertilizzante naturale. PRODOTTI ITTICI Il pesce è un ottimo componente alimentare, e in alcune popolazioni addirittura l’alimento di base, essendo ricco di proteine, privo di grassi saturi e con salutari grassi insaturi. Gran parte del pesce consumato è frutto della pesca in mare, e la sempre maggior richiesta soddisfatta con mezzi sempre più efficienti e sofisticati sta sconvolgendo l’equilibrio ecologico degli oceani. Alcune specie sono decimate o addirittura rischiano l’estinzione, come le balene. Accordi internazionali, aggirati con disinvoltura, cercano di porre regole. Si sta diffondendo l’allevamento di alcune specie, come i salmoni, le spigole o branzini, le orate, i mitili. Il pesce di mare è allevato in spazi limitati per consentirne la facile cattura, ma con metodi abbastanza naturali, fornendo per cibo pesci di minor pregio, proteggendo i capi allevati dai predatori, e l’enorme capacità riproduttiva dei pesci, che depongono uova a migliaia, consente un continuo rimpiazzo di quanto prelevato. Nei Paesi più popolosi scarseggia anche il pesce d’acqua dolce, sufficiente a malapena per la pesca sportiva. L’allevamento di trote, storioni, anguille segue però le richieste del mercato. Il pesce d’acqua dolce è allevato generalmente in vasche con acqua costantemente ricambiata e ossigenata per sopperire alla fitta presenza e alimentato con mangimi specifici. L’INDUSTRIA ALIMENTARE L’importanza dei contenitori per la conservazione e la sicurezza alimentare L’industria alimentare rappresenta oggi una delle attività pIù diffuse ed è un passaggio essenziale per la sicurezza alimentare. Molto lavoro di trasformazione, preparazione e conservazione dei prodotti agricoli e degli allevamenti è ancora svolto in modo artigianale. Come industria vanno considerate le aziende la cui attività travalica l’ambito strettamente locale. Le prime attività industriali sono quelle dei formaggi, dell’olio, del vino, della birra, testimoniate in scritti antichissimi. I processi naturali che presiedono a queste trasformazioni sono ancora gli stessi, e perfino i moderni impianti sono parenti dei rudimentali mezzi antichi. 13 In questo campo il progresso è soprattutto tecnologico, e il prodotto di oggi non dovrebbe essere molto diverso da quello antico. L’industria molitoria ha probabilmente avuto inizio un po’ più tardi (i cereali erano commerciati in seme e pestati in casa per la preparazione di focacce e minestre), e con la farina è nato il pane, di cui si parla nella Bibbia, mentre della pasta parla Marco Polo nel XIII secolo, dopo averla gustata in Cina. Costituire riserve alimentari è stata un’esigenza primaria per le primissime comunità umane. I cereali (grazie all’essiccazione) e la frutta secca furono le prime riserve alimentari; anche gli allevamenti rappresentarono una preziosa disponibilità in ogni stagione. La conservazione sicura e prolungata degli alimenti si è perfezionata nei tempi moderni ed è diventata un fattore primario dell’industria alimentare. La moderna industria conserviera si è sviluppata quando la tecnologia ha potuto fornire contenitori sicuri e convenienti. Infatti il primo problema per una lunga e sicura conservazione sta nel contenitore, che deve essere assolutamente ermetico, non interagire col contenuto, prestarsi ai trattamenti di sterilizzazione, costare poco. Le confezioni oggi in commercio rispondono perfettamente a questi requisiti. Una nuova esigenza si è aggiunta oggi, data l’enorme quantità dei contenitori utilizzati: di riciclaggio o l’agevole smaltimento, problema di difficile soluzione. La sicurezza del vetro è assoluta, e anche la chiusura dei barattoli offre oggi le massime garanzie. Ed è un materiale perfettamente riciclabile. Lo scatolame in ferro è internamente stagnato o ottonato per evitare fenomeni di corrosione o interazione col contenuto; attualmente si usano anche speciali vernici atossiche. Tecniche collaudate da decenni e da miliardi di pezzi prodotti ne assicurano la massima affidabilità. Può essere riciclato, o recuperato nei termoutilizzatori. L’alluminio, inalterabile quando non c’è ossigeno, è utilizzato per le bevande ed è perfettamente riciclabile, per cui se ne incrementa la raccolta differenziata. Sotto la denominazione di plastica vengono raggruppati decine di materiali (tecnicamente “polimeri”), accomunati dalla loro “plasticità” a caldo. I termoindurenti col riscaldamento diventano stabilmente rigidi, i termoplastici restano inalterati. Qualche cenno su queste materie frutto dell’inventiva umana (non esistono in natura) che hanno assunto un ruolo di grande importanza nel mondo moderno. Nel 1842 in Inghilterra viene ottenuta la prima materia plastica, ricavata dalla cellulosa, che nel 1869 è perfezionata negli USA: è la celluloide. Nel 1907 un chimico belga negli USA inventa la bakelite, termoindurente sintetico prodotto dalla combinazione di fenolo e formaldeide, che per cinquant’anni ha dominato il settore. Nel 1912 uno svizzero produce il cellophan, tutt’ora in uso anche per confezioni di generi alimentari. Il politene, tra i più usati attualmente, è del 1933 (Inghilterra). Statunitense il nylon (1934). L’onnipresente PVC è realizzato negli USA nel 1943. Nel 1953 l’italiano Natta produce il polipropilene (Moplen), uno dei materiali più duttili e resistenti usato per un’infinità di prodotti. Acquisizione quindi recente la plastica usata attualmente, che ha però conquistato una grandissima diffusione, soprattutto per i generi da consumarsi a breve. Inalterabile, igienica, economica, si presta, con i suoi vari tipi, anche associata a materiale cartaceo, a confezioni di ogni tipo per la sua duttilità d’impiego. Bottiglie, flaconi, vaschette, vasetti, buste, sacchetti, scatole, vassoi, pellicole, la plastica contiene tutto, avvolge tutto, ha letteralmente invaso gli scaffali di vendita. E ha invaso l’ambiente, creando problemi di riciclaggio non ancora risolti. Il materiale plastico biodegradabile, da poco introdotto ricavato da amidi, non è per ora in grado di sostituire quello in uso. La sicurezza dei contenitori non può essere assoluta: gli eventuali “inconvenienti”, rispetto alla quantità prodotta, sono però statisticamente irrilevanti. E’ buona norma controllare comunque lo stato del contenitore e del suo contenuto prima di utilizzarlo. L’industria delle carni La macellazione degli animali provenienti dagli allevamenti è un’operazione delicata, dato il pericolo di contaminazioni presente nel materiale. Attualmente viene effettuata in strutture dotate di apparecchiature automatizzate per ottenere la massima igiene e celerità di lavorazione. Gli animali vengono visti dal veterinario dell’ASL, che ne certifica lo stato di salute e quindi di idoneità all’immissione in commercio (anche gli allevamenti vengono periodicamente controllati, e messi in quarantena se risultano animali portatori di germi pericolosi). Dopo la macellazione, i “quarti” dei bovini vengono tenuti in frigorifero a 0° per 14 circa 3 settimane per la frollatura, quelli dei suini per 4 giorni e vanno tenuti a questa temperatura in tutte le fasi successive, o surgelati se non destinati a una vendita veloce. Per la lunga conservazione la carne bovina viene cotta e inscatolata col suo brodo. Le scatolette saldate vengono sterilizzate in autoclave a temperatura superiore ai 100 gradi per il tempo necessario alla totale distruzione di ogni presenza batterica. I salumi sono preparati solitamente con carne di maiale macinata, secondo ricette antiche utilizzate anche dagli attuali produttori, tutte però basate sul principio della salatura, con eventuale aggiunta di spezie e aromatizzanti. Per i prosciuttii si utilizzano le cosce. Il “cotto” classico, fatto con le cosce disossate, richiede una laboriosa preparazione: viene iniettata la salamoia con speciali siringatrici (con fino a 100 aghi), tenuto in vasche in movimento per assorbire uniformemente la salamoia, e dopo pressatura cotto a vapore e raffreddato a 0 gradi. Comparso nel XV secolo, in Italia il consumo pro capite tocca i 5 kg. Qualità meno pregiate quello di spalla e quello ottenuto con pezzi di carne ricompattati. 15 Il “crudo” vanta origini antiche, sembra che i Celti installati nella pianura padana, ricca di suini per i floridi querceti che davano ghiande in abbondanza, mangiassero carne suina salata e stagionata 2500 anni fa. Il procedimento di produzione è semplice: le cosce di suino adulto, scelte con carne soda e magra, vengono salate e messe a maturare in ambienti idonei per umidità e temperatura, controllate periodicamente fino alla perfetta stagionatura. La mortadella è prodotta con carne suina (comprese le parti grasse) accuratamente omogeneizzata e aromatizzata con spezie e cotta. Anche i wurstel, per i quali si usano in genere carni suine o di pollo, sono omogeneizzati e cotti. L’uso di additivi (polifosfati) nei salumi sta scomparendo, la dizione “senza polifosfati” è evidenziata in etichetta. Molti salumi sono posti in commercio affettati in confezioni plastiche sigillate a atmosfera protettiva, garantendo igiene e freschezza. Latte e derivati Con l’addomesticazione prima degli ovini e poi dei bovini, l’uomo iniziò il consumo del latte, disponibile anche per l’uccisione di agnelli e vitelli da latte. Probabilmente in otri ricavati da stomaci di animali, in cui è presente un enzima specifico da cui si ricava il caglio tradizionale, si formarono casualmente i primi formaggi. Il caglio dà l’avvio ai processi di trasformazione operati da svariati ceppi batterici. La grande varietà esistente (in Italia ne esistono oltre 400) dipende, oltre che dalle stirpe batteriche, dalla lavorazione e dalla maturazione (“stagionatura”). Ma iniziamo dal latte, per la quasi totalità vaccino (il pecorino e quello di bufala danno prodotti di nicchia) proveniente da allevamenti specializzati esenti da malattie. I controlli all’origine effettuati dagli enti sanitari, la confezione in contenitori ermetici (quelli cartacei hanno internamente una pellicola di politene) in impianti automatizzati, dopo un processo di “pastorizzazione” (sterilizzazione a mezzo del calore, per il latte “fresco” da 20 a 40 secondi a 75 gradi, per quello a lunga conservazione pochi secondi a 140-150 gradi e subito raffreddato) sono garanzie di sicurezza igienica. Il primo derivato del latte è la panna, da affioramento (metodo tradizionale) o anticipata meccanicamente. Dalla panna viene il burro, che può anche essere fatto direttamente dal latte, condimento quindi genuino, ma come tutti i grassi di origine animale ricco di grassi saturi (causa dell’aumento del colesterolo nel sangue). Il latte risultante è detto “scremato” o “parzialmente scremato”, secondo i grassi residui. La gamma dei formaggi, dopo una prima distinzione tra quelli a latte intero o a latte scremato, si può riassumere in formaggi freschi, a pasta molle, semidura e dura. Quelli del primo tipo vengono fatto sgocciolare in apposite forme dopo la cagliata e sono pronti. Quelli a pasta molle richiedono un tempo di maturazione variabile, che a seconda del microclima e della microflora ambientali acquistano caratteristiche specifiche; per il gorgonzola c’è l’intervento di una muffa. La lavorazione dei formaggi freschi e molli richiede interventi manuali, sono le ditte produttrici ad assicurare il rispetto di tutte le esigenze igienico-sanitarie richieste dalla normativa e assicurate dai controlli degli organi di legge. Sono protetti con carte alimentari o confezionati in involucri di plastica (caratteristici quelli della mozzarella conservata con l’acqua), e spesso venduti sfusi al banco, nel qual caso sono da consumare subito. Questi tipi sono spesso arricchiti con erbe, peperoncino, olive, ed altro. Per tutti gli altri in generale dopo la cagliata sono necessarie operazioni di cottura e frullatura, e un periodo di stagionatura variabile da qualche settimana per i formaggi a pasta semidura di solito in piccole forme (a volte protette da uno strato di paraffina non commestibile) a molti mesi per quelli a pasta dura prodotti in grosse forme, che con la stagionatura formano una “crosta” protettiva; al dettaglio vengono porzionate e protette da film, meglio se sottovuoto per una conservazione più lunga. Per i più conosciuti (Parmigiano-reggiano, grana, gli svizzeri, protetti dalle norme di tutela dei prodotti tipici) consorzi di controllo assicurano il rispetto della provenienza e della qualità del latte impiegato, delle procedure di produzione e di maturazione, imprimendo solo sulle “forme” che hanno i requisiti richiesti il marchio di garanzia. La ricotta è ricavata dal siero del latte residuo della produzione dei formaggi, altrimenti destinato all’alimentazione dei suini, ed è il formaggio più magro. Lo yogurt, latte fermentato in presenza di bacilli salutari (volgarmente detti fermenti lattici) va consumato fresco, spesso arricchito con frutta ed altro. 16 L’uso di additivi e conservanti nei latticini è limitato, salvo che nei formaggi fusi (spesso riformati usando resti di altre produzioni casearie). La loro presenza deve risultare in etichetta. Cereali e derivati Un altro importantissimo settore dell’industria alimentare riguarda i cereali: la molitura del frumento per la produzione di farine, la preparazione del riso e dell’orzo, la produzione di pasta, i prodotti da forno di pronto consumo. La molitura è un’attività che oggi lavora nell’ombra, ma teniamo presente i milioni di tonnellate che passano nei moderni mulini per capire che non è cosa da poco. Anticamente le mole erano mosse dagli animali, poi sorsero i mulini azionati dall’acqua con le caratteristiche ruote, i mulini a vento tipici dell’Olanda con le pale, comunque un’attività primaria che veniva spesso avocata dai signorotti per ricavarne moneta sonante. Solo grazie ai moderni impianti questa, che fu per secoli un’industria capestro, è rientrata tra le tante attività concorrenziali. I cereali rappresentano, oggi come in passato, una riserva alimentare insostituibile, per cui le scorte di cereali sono un problema di capitale importanza per gli Stati moderni, che si fanno carico, in vario modo, di costituire riserve “strategiche” in grado di garantirne la disponibilità anche in caso di eventi avversi, mentre il libero mercato sopperisce alle esigenze correnti. Ogni anno, man mano vengono accantonate le quote previste, vengono “smaltite” le eccedenze, in modo che il prodotto non invecchi. La conservazione avviene con tutte le garanzie: perfetta essiccazione, assenza di parassiti, ambienti asciutti e aereati per evitare la formazione di muffe e funghi nocivi. Il frumento è l’alimento base per molte popolazioni fin dalla più remota antichità. La farina di frumento (ci limitiamo a parlare di questa) è classificata secondo il grado di finezza (quella comune per la panificazione è la 00). La semola ha una grana più consistente. La crusca, usata per l’alimentazione animale, è oggi rivalutata per il suo contenuto di fibre, il germe è un prezioso integratore; la farina integrale contiene tutti questi elementi, come il pane integrale, che è quindi raccomandabile. Per la fabbricazione della pasta, tradizionale piatto italiano, si usa semola o farina ricavata da grano duro (segnalato sulla confezione), varietà tradizionale che cresce in terreni asciutti e dà una resa minore; con questa è garantita miglior tenuta alla cottura, mentre la pasta fatta con farina di grano tenero scuoce e diventa collosa. L’impasto viene spinto attraverso una trafila che dà alla pasta la forma e poi passato in forni a 60-70 gradi fino all’essiccazione (umidità residua 12 % circa). Il valore nutrizionale della pasta (70-75 % carboidrati, 12 % proteine) è dato dalla farina impiegata; gli accorgimenti per renderla più appetibile sono valori commerciali, peraltro apprezzati dai consumatori. La pasta all’uovo, per chiamarsi tale, deve contenere 4 uova di gallina intere per kg. La pasta è confezionata in involucri di cartone o in sacchetti di plastica ermetici (più sicuri nel tempo) e la sua conservazione, nei limiti della data di scadenza, non presenta problemi se tenuta al riparo dall’umidità. Non può essere sottovuoto perché si sbriciolerebbe. Un accenno per le cosiddette “paste fresche”, che oltre alle classiche tagliatelle (un tempo appannaggio delle casalinghe) comprende oggi una vasta gamma di tortellini, ravioli e similari, il cui ripieno, sia vegetale che a base di carne o salumi, è facilmente deperibile, dato che non possono essere sterilizzati col calore: la confezione è anche per questi in plastica, meglio se in atmosfera protetta, e viaggiano con la catena del freddo fino sul banco di vendita. Possono essere conservati pochi giorni in frigorifero. Le confezioni riportano di solito in percentuale la quantità della pasta e degli ingredienti del ripieno. I prodotti da forno indicano una vasta gamma di cibi che passano in forno per la cottura: crackers, fette biscottate, biscotti dolci, brioches, prodotti dolciari in genere a base di farina (panettone, pandoro, torte ...). Sono prodotti ormai entrati nell’uso quotidiano per la praticità e le garanzie igieniche, essendo fatti con lavorazioni automatizzate esenti dal rischio di contaminazioni, in confezioni sigillate per cui arrivano direttamente al consumatore senza essere toccati da alcuna mano, e sono subito pronti all’occorrenza. Per i prodotti da forno è di rigore la plastica, oltre che protezione garanzia di freschezza. Sono confezionati appena usciti dal forno, che rappresenta una sicura forma di sterilizzazione. Quelli secchi si conservano a lungo tenendoli in ambiente asciutto, quelli freschi hanno tempi di scadenza 17 da rispettare, anche se le moderne tecniche d’impiego di atmosfera protettiva offrono le migliori garanzie. PRODOTTI A MARCHIO COOP: QUALITÀ E SICUREZZA Ecco, settore per settore, i criteri di produzione e controllo per i prodotti che hanno il marchio Coop. Carne 1. Scegliamo solo le razze che producono le carni migliori per qualità e sapore: quelle più tenere e gustose. Ad esempio: tra le razze di bovino adulto alleviamo solo la Limousine e la Charolaise, per assicurare il massimo piacere nel consumo. 2. Forniamo precise garanzie circa la dieta dei nostri animali: la loro alimentazione è priva di proteine e grassi di origine animale (ad esclusione del latte durante il periodo di svezzamento) e vagliata dai più avanzati sistemi di controllo per l’esclusione degli OGM. 3. Selezioniamo accuratamente gli allevamenti migliori, ponendo particolare attenzione al benessere degli animali e agli standard di igiene. Queste condizioni ci permettono di allevare animali sani e naturalmente resistenti alle malattie. Anche i macelli, snodo fondamentale del percorso che porta le nostre carni sulle vostre tavole, vengono scelti con particolare cura. 4. Le filiere di produzione della carne sono sottoposte ai controlli di legge eseguiti dalle ASL e dai veterinari pubblici all’interno dei macelli. Per tutelare ulteriormente i nostri clienti e garantire elevati standard di sicurezza alle nostre carni, abbiamo istituito controlli aggiuntivi: ogni anno, i nostri tecnici specializzati effettuano più di 80.000 analisi e oltre 1.700 ispezioni supplementari ad allevamenti e macelli. Pesce 1. Per il pesce di mare, allevamenti in mare aperto, a notevole distanza dalle coste, caratterizzati da acque pulite e da correnti costanti che garantiscono il benessere e la buona salute degli animali. Per il pesce di fiume, allevamenti situati in aree geografiche lontane dai grandi agglomerati urbani e ricche di acque di falda di qualità. 2. Una particolare alimentazione per ogni specie allevata, al fine di garantire ai nostri pesci caratteristiche nutrizionali simili a quelle del pesce selvaggio. In particolare ci assicuriamo che la loro dieta sia priva di sostanze con le quali difficilmente potrebbero venire a contatto in natura, come proteine e grassi di animali terrestri, oltre che di coloranti chimici e organismi vegetali geneticamente modificati. 3. Sistemi di allevamento particolarmente attenti al benessere animale, con una equilibrata densità nelle gabbie e frequenti controlli sanitari per garantire elevati standard di igiene. Grazie a queste condizioni i nostri pesci si sviluppano in modo armonico, sono più sani, più resistenti alle malattie, e necessitano di rari interventi farmacologici. 4. Oltre ai controlli di legge, eseguiti dalle ASL e dai veterinari pubblici, controlli aggiuntivi, al fine di tutelare i nostri clienti e di garantire i più alti standard di sicurezza al nostro pesce. Ogni anno i nostri tecnici specializzati effettuano più di 1.800 analisi e oltre 25 ispezioni supplementari agli allevamenti. Ortaggi e frutta Ecco le garanzie del prodotto che ha il marchio Coop: 18 1. La provenienza da produzione integrata: un sistema di coltivazione che privilegia procedimenti maggiormente rispettosi della natura, il cui obiettivo è la tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo. All’interno di questo tipo di colture l’utilizzo di sostanze chimiche è decisamente limitato, perché i trattamenti chimici vengono effettuati: -1 solo se strettamente necessari (quando si presenta chiaramente il rischio di un grave danno); -2 al momento giusto (ad esempio quando i parassiti sono più vulnerabili); -3 con prodotti mirati o alternativi alla risoluzione di problemi specifici e meno dannosi per l’uomo e l’ambiente. 2. L’applicazione di limiti più restrittivi, rispetto a quelli previsti dalla legge, alla presenza di residui chimici. 3. Il rispetto dei cicli naturali dei prodotti ortofrutticoli. Lo sviluppo dei nostri prodotti non viene forzato attraverso trattamenti chimici (antitraspiranti, antigermoglianti, diverdizzanti, antimarciume): l’ortofrutta a marchio Coop viene conservata solamente in modo naturale, attraverso l’utilizzo del freddo. 4. Oltre ai controlli di legge, eseguiti dalle ASL, controlli aggiuntivi, al fine di tutelare i nostri clienti e di garantire i più alti standard di sicurezza. Ogni anno i nostri tecnici specializzati effettuano più di 130.000 analisi e oltre 280 ispezioni aggiuntive, lungo tutta la filiera produttiva dell’ortofrutta. Le uova 1. La provenienza da allevamenti italiani. Sistemi di allevamento particolarmente attenti al benessere animale, con frequenti controlli sanitari per garantire elevati standard di igiene. Garanzia di utilizzo di animali nati ed allevati in Italia. 2. Una alimentazione curata. In particolare ci assicuriamo che la dieta sia priva di sostanze con le quali difficilmente potrebbero venire a contatto in natura, come proteine e grassi di animali terrestri, oltre che di organismi vegetali geneticamente modificati. 3. Il colore del tuorlo è del tutto naturale in quanto nel mangime delle galline non vengono utilizzati coloranti chimici di sintesi. La tonalità del colore deriva quindi dai carotenoidi, pigmenti naturali presenti nella dieta alimentare (contenuti nel mais). 4. Oltre ai controlli di legge, eseguiti dalle ASL e dai veterinari pubblici, controlli aggiuntivi, al fine di tutelare i nostri clienti e di garantire i più alti standard di sicurezza. Ogni anno i nostri tecnici specializzati effettuano numerose ispezioni aggiuntive, lungo tutta la filiera produttiva delle uova, dal pulcino alla vendita. Latte microfiltrato 1. La provenienza da produzione italiana e selezionata: allevatori che garantiscono una alimentazione completamente vegetale degli animali. L’alimentazione delle mucche è priva di Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Accurati controlli lungo tutta la filiera garantiscono ai consumatori un prodotto sano, senza rischi per la salute e per l’ambiente. 2. Gli allevamenti e i mangimifici sono accuratamente selezionati. Questi controlli garantiscono un latte con caratteristiche qualitative elevate, sicuro e buono. 3. Lungo tutta la filiera Coop controlla le caratteristiche del prodotto. Al latte Coop sono applicati dei limiti più restrittivi, rispetto a quelli previsti dalla legge, alla presenza di Aflatossine. Tutto il nostro latte, per tutelare la salute del consumatore, viene controllato prima ancora di essere confezionato. 4. Il latte crudo, prima di essere sottoposto alla pastorizzazione, viene microfiltrato. La microfiltrazione è un processo fisico che permette di eliminare il 99% dei batteri presenti nella materia prima. Questo abbattimento permette di potere pastorizzare il latte a temperature molto basse con una conseguente conservazione delle migliori caratteristiche 19 nutrizionali del prodotto. Caratteristiche nutrizionali che vengono difese da una innovativa confezione, tetrapop, che unisce la comodità della bottiglia alla protezione del tetra. Il tutto con materiale, carta e politene, rispettoso dell’ambiente. 20 Il riso, pure coltivato dalla preistoria, è l’alimento più diffuso in Asia. Prima di essere messo in commercio richiede laboriosi interventi (“brillatura”). Il riso grezzo (risone) è liberato dalla buccia esterna, lasciando il riso integrale, poco usato. Altre fasi tolgono la pula, il germe e il “farinaccio”, destinati all’alimentazione animale, fino a rendere il chicco pulito e brillante. Il riso, al contrario degli altri cereali, è posto in commercio secondo qualità riconosciute, dal prezzo anche notevolmente variabile: Originario, Vialone, Arborio, Principe, Roma, Carnaroli, e gli esotici Basmati dai chicchi appuntiti profumati di sandalo, Venere, il riso degli imperatori della Cina di colore quasi nero che sa di pane appena sfornato, il Thai dall’aroma di spezie, il Red rosso, considerato nel Borneo il cibo dell’immortalità. Le qualità nutritive sono pressochè identiche per tutti. L’indicazione “parboiled” indica un trattamento grazie al quale il riso non scuoce. La farina di riso non si presta a panificazione perché senza glutine, serve come integratore per dolci e oggi anche per fare pasta. Il riso si conserva a lungo, se tenuto all’asciutto; le moderne confezioni sottovuoto sono le più sicure. Il mais, di origine americana, arrivato dopo la scoperta del nuovo mondo, è oggi meno usato nell’alimentazione umana. La polenta è rara anche nelle zone tradizionali, per il tempo di preparazione richiesto, malgrado le farine “istantanee”. Però trionfa coi corn flakes, chicchi cotti a vapore, schiacciati e essiccati in forno. E’ componente fondamentale dei mangimi per l’alimentazione animale destinati a suini e pollame (per i bovini si preferisce la pianta verde). Un parassita (piralide) produce una tossina che arriva nel latte degli animali alimentati col mais infestato, costringendo alla distruzione dei prodotti contaminati. Il mais OGM è resistente a questo parassita, ma è per ora escluso dall’area europea. L’orzo viene “perlato”, in pratica liberato della buccia. Si presta per minestre come il riso, ma richiede lunghi tempi di cottura. La sua utilizzazione principale è come malto, per la produzione della birra e di liquori. L’avena viene preparata in fiocchi, o destinata all’alimentazione animale. La segala, il farro, il miglio erano molto diffusi nell’antichità, perchè di crescita quasi spontanea e adatti a terreni poveri, pietrosi e secchi. Ora sono riproposti come alimenti alternativi dai cultori della macrobiotica.. Gli oli L’olio è conosciuto dalla preistoria, e anticamente era apprezzato anche come medicinale. Nell’area mediterranea l’elemento principe è l’oliva. L’olio d’oliva è ottenuto dalla “spremitura” meccanica del frutto intero. Il liquido che cola è “posato” o “filtrato” (termini che appaiono in etichetta) per ottenere limpidezza, ed è l’unico che può chiamarsi “Olio extra vergine di oliva”. I resti di questa operazione servono, con successive lavorazioni, di solito con procedimenti chimici, a produrre un olio che si dice semplicemente “Olio di oliva”, ed ha qualità organolettiche inferiori. Anche l’olio ha una data di scadenza. Le olive possono essere infestate da parassiti, per cui è opportuno spremerle prima che si sviluppino le larve. Alcune etichette segnalano, a garanzia, la spremitura appena colte. In altre zone sono usati oli di varia provenienza, ricavati da semi di vegetali adatti al territorio, tutti ottenuti mediante spremitura e decantazione. Ricordiamo l’olio di girasole, di arachidi, di soia, di colza (che sembra destinato a essere usato come carburante), di mais, di riso ricavati dal germe, e l’olio di semi vari, ovviamente una miscela.. Gli oli di semplice spremitura sono assolutamente naturali. Caratteristica degli oli di origine vegetale, è il contenuto di grassi insaturi, di omega 3 e di antiossidanti che combattono il colesterolo. Il valore calorico è identico per tutti i tipi, intorno alle 900 calorie per etto. Nell’area del Pacifico si fanno oli di palma e di cocco, che sono invece carichi di grassi saturi causa di colesterolo (oltre il 70 %). Sono usati dall’industria. Un accenno alla margarina, è prodotta con oli o grassi emulsionati in acqua e idrogenati mediante riscaldamento a 110-190 gradi in presenza di nichel come catalizzatore; acqua e grassi possono essere in percentuali variabili. La “margarina da tavola” è fatta utilizzando oli vegetali di qualità (di mais, arachidi, girasole), limitando al minimo gli additivi, ed è considerata più “leggera” per il basso contenuto di grassi saturi; porta l’indicazione di “margarina vegetale”. Se non è vegetale può essere fabbricata miscelando acqua, latte, sale, acido citrico, aromatizzanti artificiali, conservanti, emulsionati con un’insieme di grassi di vario genere, dal grasso di balena al sego al grasso di pollo all’olio di cocco. Il prodotto finale è impiegato in vari prodotti alimentari industriali (fritti, prodotti da forno). E’ opportuno vedere in etichetta l’eventuale impiego di margarina industriale. 21 Bevande Vino e birra sono noti fin dalla più remota antichità, e l’industria moderna ha perfezionato i processi di lavorazione, ma è la natura che fa il prodotto. E’ risaputo che il vino viene dalla fermentazione dello zucchero, trasformato in alcol ad opera dei saccaromiceti in presenza di ossigeno. La fermentazione deve essere fermata al momento giusto (altrimenti si avvia il processo di acetificazione): sottraendo al vino l’ossigeno chiudendolo in appositi recipienti la fermentazione si arresta, e il vino si mantiene per lungo tempo, secondo la qualità. Si ricorre anche alla pastorizzazione che influisce sul gusto, o a additivi come i solfiti che risultano in etichetta. Laboriose e complesse le procedure di produzione degli spumanti, per mantenere il gas della fermentazione (le bollicine). Il vino è tra i prodotti più certificati (IGP, DOC ...) e l’etichetta può riportare, oltre al produttore e al grado alcolico e zuccherino, provenienza, uve impiegate, metodo di vinificazione, indicazioni sul miglior modo di consumarlo. Il processo di fabbricazione della birra si basa sulla fermentazione di cereali, attualmente è impiegato l’orzo, messo in acqua 2-3 giorni finché si gonfia e germoglia, e lasciato poi 8-10 giorni per la formazione del malto, che viene essiccato, macinato e purgato dal germe. Questa farina ricca di amidi viene fatta fermentare in acqua calda ottenendo un mosto zuccherino. Raffreddato il mosto si aggiunge luppolo, che la rende amarognola, e si fa fermentare con aggiunta di lievito che propizia la produzione di gas rendendola spumeggiante. Tra i vari passaggi filtrazioni, alla fine riposo in vasche raffreddate per ottenere limpidezza prima di imbottigliarla o inscatolarla. La birra ha una gradazione alcolica da 3 a 6 gradi. Le bibite sono ottenute addizionando l’acqua con succhi di frutta (12% di solito) o aromatizzanti, zuccherate, o dolcificate con dolcificanti, raramente con l’aggiunta di coloranti. In etichetta la composizione, il dolcificante, gli additivi. I succhi di agrumi sono ricavati dalla spremitura degli agrumi in percentuali fino al 100 %; quelli di frutti polposi sono omogeneizzati, pastorizzati, integrati con zucchero o dolcificanti e correttivi. Tutto registrato sulla confezione. Al vetro, perfetto per la sua inalterabilità e la sua neutralità, tutt’ora preferito per i vini di rispetto, si affiancano ora le lattine di alluminio per birra e bibite, le confezioni cartacee protette da politene per succhi, bibite e vini di largo consumo. Le bottiglie di plastica adottate per bibite e acque minerali rappresentano, come già accennato, con i loro miliardi di pezzi, un problema ambientale che sembra ancora sottovalutato. I processi di lavorazione delle bevande, completamente automatizzati, offrono ogni garanzia. e il caso del topolino nella bottiglia, che ha fatto scalpore, è più unico che raro e statisticamente insignificante. Oggi teoricamente sarebbe possibile far controllare dopo l’imbottigliamento, a bottiglia tappata, prima dell’etichettatura, le bottiglie da un sensore tipo quelli usati per leggere i prezzi, che rivelerebbe corpi estranei. Comunque, ad evitare sorprese, evitare di bere direttamente dalla bottiglia, e controllare quello che si versa. Conserve Le conserve vegetali sono in genere prodotte con procedimenti semplici, che richiamano quelle fatte in casa: sottaceti, sottoli, salse fatte in proprio sono un hobby ancora diffuso. Le verdure, crude o appena cotte a vapore, sono messe in contenitori preferibilmente di vetro con salamoie semplici o aromatizzate con aceto, o con oli vegetali, chiuse ermeticamente e sterilizzate per la perfetta conservazione. Vasto però anche l’impiego di scatolame, come per il pomodoro, usato crudo e senza aggiunta d’acqua; e per i legumi che vengono lessati in acqua opportunamente salata e conservati nel loro brodo. L’offerta si è allargata a molte preparazioni alimentari più ricche, come sughi e salse con gli ingredienti più svariati. Per la conservazione della frutta si impiega lo zucchero, che ne esalta le caratteristiche di gusto. Lo zucchero in quantità dal 40 al 50% inibisce la proliferazione batterica, permettendo la conservazione per lungo tempo di marmellate, confetture, frutta candita e sciroppata, debitamente preparate e conservate in contenitori ermetici dopo sterilizzazione. Evitati conservanti e coloranti, si usano ancora correttori di acidità (acido citrico ...) e pepsina per ottenere densità e omogeneità. 22 Per le marmellate fatte in casa non lesinare con lo zucchero, e fare attenzione che i vasetti siano ben colmi per evitare la presenza di aria, dato che la sterilizzazione casalinga non sempre è totale e potrebbero svilupparsi muffe superficiali. Surgelati e gelati Abbiamo già visto come il freddo rallenti fortemente il deterioramento del cibo. Da qualche decennio si è imposto il sistema del surgelamento, propiziato dalle avanzate tecnologie che permettono di raggiungere rapidamente temperature molto basse. Gli alimenti portati a almeno 18 gradi sotto zero in breve tempo, mantengono integre le caratteristiche organolettiche, che riprendono col disgelo. Questo procedimento può essere adottato con ogni genere, compresi i piatti pronti (“primi” e “secondi” preparati secondo ricette tradizionali) che basta disgelare e all’occorrenza scaldare per mettere in tavola. La preparazione dei surgelati non richiede conservanti, e mantiene l’alimento nel suo stato naturale. I surgelati si possono conservare correttamente a lungo nel freezer, seguendo le indicazioni riportate in etichetta. I gelati, da prodotto artigianale personalizzato, che gode sempre di ampie preferenze, sono diventati alimento di largo consumo grazie alle tecniche di surgelazione. Due le versioni principali: quelli a base di frutta, e quelli a base di latte. I primi sono meno ricchi di valori nutritivi, e preferiti dai naturisti e per motivi dietetici. Per il secondo tipo, di più complessa elaborazione, la base è il latte, integrato con uova e arricchito a piacere secondo i gusti. Le materie prime sono emulsionate e omogeneizzate fino a ottenere una crema consistente, raffreddata in modo che si mantenga soffice. I gelati richiedono additivi per evitare che si “smontino” col tempo e durante lo scongelamento. Vedere le etichette. La plastica è il contenitore incontrastato per gli alimenti surgelati, spesso una semplice busta, di basso costo e pochissimo impatto ambientale Zuccheri e dolcificanti L’industria dello zucchero ha assunto un’importanza rilevante, sebbene sia piuttosto recente. Nell’antichità nell’area mediterranea si usava il miele. Una sostanza dolcificante era invece ricavata in Oriente dalla canna da zucchero, e lo storico Discoride al tempo di Nerone parla di un sale dolce che veniva dall’India, e qui si tratterebbe di zucchero. In Europa fu portato dagli Arabi nel 700 (col nome di “sakara”, da qui saccarosio e zucchero) che iniziarono a coltivare la canna da zucchero in Sicilia. E’ rimasto un prodotto di lusso per secoli, si vendeva dagli “speziali”. Una maggiore diffusione venne dopo la scoperta dell’America grazie alle estese coltivazioni di canna da zucchero nelle nuove terre. Solo alla fine del 1700 si ottenne industrialmente, in Francia, zucchero dalle barbabietole. Laboriosa la lavorazione delle barbabietole, ridotte in particelle immerse in un flusso d’acqua che ne “cattura” lo zucchero formando un succo. Seguono poi vari processi di cristallizzazione sotto vuoto e alla fine lo zucchero viene ripetutamente raffinato. In Italia il consumo supera i 30 kg annui pro capite. Lo zucchero comunemente usato è il saccarosio, combinazione di due zuccheri semplici, glucosio e fruttosio. Ricordiamo che il glucosio è l’unica fonte energetica usata dall’organismo, che trasforma in glucosio gli alimenti per le sue esigenze. Evidente quindi l’importanza di questo alimento. Il suo valore calorico lo rende sospetto a chi ha problemi di dieta, e l’industria ha trovato sostituti di grande potere dolcificante senza valore energetico. Data la loro presenza in molti alimenti e bevande e anche l’uso delle comode pasticche, ne diamo i valori con le dosi massime consigliate: potere dolcificante calorie per grammo dose giornaliera Zucchero 1 4 moderata Fruttosio 1,8 4 massimo 50 g Saccarina 500 0 milligrammi 2,5 Aspartame 180/200 4 milligrammi 40 Ciclamati fino a 140 0 milligrammi 4 Come si vede la saccarina è 500 volte più dolcificante dello zucchero, ma in Italia è vietata (permessa in farmaceutica). Il più diffuso è l’aspartame. Le pasticche comprendono eccipienti, quindi vedere l’effettivo contenuto della sostanza dolcificante. 23 Il fruttosio (zucchero di frutta), che si trova in commercio, è uno zucchero semplice naturale, con le stesse calorie del saccarosio ma con maggior potere dolcificante. In dosi limitate aiuta il fegato danneggiato da alcolici e farmaci, non aumenta la glicemia, ma non è ben tollerato dall’intestino, oltre la dose massima provoca diarrea. 24 Additivi Gli additivi alimentari sono sostanze di scarsa o nulla importanza nutrizionale aggiunte a cibi e bevande per migliorarne il gusto, l’aspetto, la consistenza, la conservazione. L’uso di additivi è regolato da norme di legge, dato che anche a dosi minime possono superare il limite della tollerabilità. Anche quelli usati in zootecnia possono arrivare come residui nelle carni sulle nostre tavole, e la legge impone il divieto di somministrare mangimi con additivi a cominciare da un congruo periodo prima della macellazione, e le carni sono sottoposte a controlli per assicurarsi dell’assenza di residui indesiderati. Il periodo dell’uso selvaggio e pressoché incontrollato degli additivi è fortunatamente finito. Attualmente quelli permessi, in dosi regolamentate, devono essere segnalati in etichetta. Additivi ancora di largo uso sono i dolcificanti, per ragioni dietetiche: meno zucchero, meno calorie. Gli additivi di solito sono indicati in etichetta con semplici sigle, che sarebbe bene conoscere. I numeri sono preceduti dalla lettera E maiuscola. Alcuni sono sostanze naturali o simili prodotte in laboratorio e possono essere genericamente indicati come “aromi naturali”. E 140 clorofilla (verde) - E 150 caramello – E 270 acido lattico - E 309 tocoferolo (vitamina E) – E 300 acido ascorbico (vitamina C) – E 322 lecitina di soia – E 330 acido citrico - E 422 glicerina – E 440 peptina – E 406 agar agar – E 901 cera d’api (protettiva). E 334 acido tartarico è usato come lievitante col bicarbonato di sodio. Gli additivi sospetti sono quelli chimici. Nitriti e nitrati: conservanti e antimicrobici, ma usati anche per mantenere un bel rosso a carni e salumi. Sono indiziati di essere cancerogeni. Le sigle: E 249 nitrato di potassio – E 250 – E 251 nitrato di sodio – E 252. Acido glutammico e glutammati. Vietati negli alimenti per l’infanzia, sospettati di causare disturbi neurologici. Base dei comuni dadi, farne un uso limitato. Le sigle: E 620 - E 621– E 622 – E 623 – E 624 – E 625. Coloranti. Possono causare allergie: E 102 tartrazina (giallo) – E 127 eritrosina, E 180 (rossi). Usati per le bibite. Polifosfati. Causano un eccesso di fosforo nell’organismo. E 430 - E 452 – E 470 sali di acidi grassi. Usati di solito per i salumi. Altri additivi: E 200 acido sorbico (conservante) – E 307 conservante - E 401 alginato (addensante) – E 407 carragenani (addensante) – E 903 cera carnauba (protezione esterna). Il sale comune non è considerato un additivo. Le indicazioni “Senza additivi” – “Senza conservanti” – “Senza polifosfati” appaiono ormai su molte etichette. Data di scadenza Quasi tutti gli alimentari sono a rischio di deperimento, anche se le moderne tecnologie offrono ampie garanzie. Per cui la legge prescrive l’indicazione di una data di scadenza, magari con l’indicazione “Da consumarsi preferibilmente entro il ...”, il che significa che vanno bene anche qualche tempo dopo, ma che comunque la vendita oltre quella data è vietata. Ecco in generale la situazione: Sono esclusi dall’indicare la data di scadenza alimenti notoriamente poco deperibili e di largo consumo (quindi che non invecchiano nei punti vendita) o che comunque non rappresentano un vero pericolo per il consumatore, che può regolarsi da sè se qualcosa non va: sale, zucchero, vino, aceto. Per alcuni alimenti, come le uova e i salumi, è necessario indicare anche la data di produzione o di confezionamento, cosa che molti produttori fanno per i loro prodotti anche se non prescritto. I prodotti da consumare entro 3 mesi devono riportare il giorno, il mese e l’anno di scadenza. Quelli da consumare entro 18 mesi mese e anno. I prodotti a lunga conservazione (oltre i 18 mesi) solo l’anno di scadenza (lo scatolame in genere). 25 E’ ovvio che il giorno dopo la scadenza il prodotto è ancora commestibile, come è preferibile evitare i prodotti a lunga conservazione al limite della loro scadenza. L’invecchiamento non porta miglioramenti, se non ai vini d’annata. COMMERCIALIZZAZIONE E VENDITA Il termine commercializzazione indica tutta una serie di operazioni per portare il prodotto dalla produzione al consumo: passaggi di mano, trasporto, stoccaggio, confezione, offerta nei punti vendita. Per quanto riguarda molti prodotti provenienti dall’industria alimentare abbiamo già visto, il compito dei rivenditori è solo di renderli disponibili al consumatore. Ma per gli alimenti “freschi” (carni, frutta e verdura, latticini) il compito dei commercianti è essenziale, perché dipende dal loro operato la sicurezza alimentare. La quota di produzione e di commercio gestita dal piccolo produttore e dal negozio tradizionale, spesso a conduzione familiare, è ancora alta, e regge bene soprattutto nei piccoli centri dove non è presente la grande distribuzione. La produzione artigianale, fedele ai metodi tradizionali, riguarda in particolare vino, formaggi, salumi di “nicchia” e specialità gastronomiche dal sapore casalingo. Il commercio “al minuto” permette una distribuzione capillare e fornisce servizi insostituibili come gli esercizi pubblici (bar, pizzerie, ristoranti, ecc.) che sono anche occasioni di socializzazione. Per queste attività ha un ruolo importante il commercio all’ingrosso, saldamente insediato tra produttori e dettaglianti. In passato (e ancora nelle società di stampo rurale) quasi tutti gli scambi avvenivano attraverso i mercati, che erano praticamente luoghi d’incontro tra produttori, rivenditori e consumatori. Ancora attivi i mercati rionali, quelli delle bancarelle. Passando alla società moderna, la sempre crescente mole delle merci ha favorito il sorgere di adeguate strutture, gestite da società e spesso da enti pubblici: i mercati ortofrutticoli, i macelli, i mercati ittici, dove confluiscono le merci e avvengono gli scambi. Iniziamo dal settore ortofrutticolo. Il contatto diretto tra contadino e dettagliante (nell’anteguerra c’era il “pesatore” che girava con la stadera e pesava la merce richiesta in vendita) si è evoluto, lasciando il prodotto ai grossisti, che dispongono di appositi stand. I produttori, per non riportare indietro la loro merce molto deperibile non venduta in giornata, la cedevano a prezzi stracciati a commercianti attrezzati per riceverla e conservarla convenientemente, che potevano poi rivenderla con profitto. Col tempo i produttori, gravati di molte incombenze, hanno cominciato a vendere subito ai grossisti per non perdere tempo e così il passaggio di mano si è generalizzato. Altro fattore determinante i grossi quantitativi provenienti da zone distanti, raccolti da cooperative agricole o da altri grossisti con un ulteriore passaggio, contrattati in precedenza, che devono essere scaricati all’arrivo. I macelli sono stati introdotti soprattutto per garantire igiene in un settore dove la possibilità di pericoli per la salute è molto elevata. Alcune malattie degli animali allevati sono realmente trasmissibili all’uomo (come la salmonellosi), altre, ed è frequente l’allarme (vedi mucca pazza, influenza aviaria) sono rischiose, e con la salute non si può rischiare. Gli animali vengono controllati dai veterinari addetti per escludere la presenza di germi patogeni, residui di additivi, lo stato di conservazione per quelli d’importazione che arrivano macellati. Tutti i processi di lavorazione devono avvenire secondo modalità di perfetta igiene, essendo alta la possibilità di contaminazioni, in particolare l’asportazione degli organi interni, delle interiora e del sangue (confezionati separatamente per la vendita) e l’animale pulito, tagliato in “mezzene”, “quarti” o grossi pezzi viene passato subito alla refrigerazione, dove resta un tempo variabile per la frollatura. Alla preparazione finale provvede il dettagliante. La macellazione avviene anche nel rispetto di regole per la tutela richiesta dagli animalisti. Per il pollame naturalmente ci sono modalità adeguate, ma sempre seguendo norme igieniche precise. La spennatura avviene con l’aiuto del vapore con macchine aspiranti, alla pulizia segue in generale la confezione secondo le richieste (interi, petto, quarti posteriori, carcasse) in vaschette di materiale plastico racchiuse in pellicola. Ai mercati ittici confluisce il pesce fresco dai pescherecci, protetto con ghiaccio secco, che viene avviato alla vendita in furgoni frigoriferi e tenuto sui banchi di vendita a temperature sotto zero. Il pesce d’altura, se non viene stivato con acqua di mare, viene in genere surgelato sulle navi che restano al largo lungo tempo. Per gli alimenti di origine animale, essenziale il mantenimento della catena del freddo. 26 Il “taglio” delle carni Le varie parti di carne hanno caratteristiche proprie di gusto, di valore nutrizionale, di prezzo, e si prestano a preparazioni diverse; il macellaio, sia il dettagliante che l’addetto del supermercato, devono prepararle con precisione. Ecco in sintesi come sono comunemente chiamate (con variazioni locali). Le etichette sulle carni riportano, in codice, il produttore, la località di produzione, la data di macellazione, la data di confezione, la data di vendita se ritardata. I dati sono soggetti a controlli periodici dai NAS (Nuclei Anti Sofisticazioni). La “grande distribuzione” Parte del commercio è oggi gestita dalle grandi catene di distribuzione, che attingono direttamente alla produzione a livello internazionale, trattando con le cooperative o i consorzi nati appunto per competere sui grandi mercati. L’eliminazione di passaggi intermedi, l’economia nei trasporti, i migliori prezzi spuntati all’acquisto hanno consentito a queste aziende di praticare prezzi concorrenziali e meno esposti agli sbalzi, e con la grande disponibilità e la comodità di offrire qualsiasi merce in un unico punto vendita (il supermercato), si sono assicurati una clientela sempre crescente. Non tutto il risparmio va a beneficio del cliente: gli investimenti da ammortizzare, le spese di gestione e pubblicitarie, ricadono comunque sui prezzi. Il maggior gruppo italiano del settore è la COOP, tra i leader della grande distribuzione. I grandi gruppi sono particolarmente attrezzati per smaltire enormi quantità di prodotti: dal trasporto allo stoccaggio, alla preparazione e confezione quando non effettuata all’origine, ai banchi di vendita a temperatura idonea a mantenere la catena del freddo. Frutta e verdura sono offerte sfuse, o in vassoi plastici filmati, cassette di legno o cartone con pezzi di grandezza omogenea (pezzatura – di solito preparate dai produttori), e hanno indicazione della provenienza, della qualifica di categoria per la qualità, a volte l’indicazione della data di raccolta; sono disponibili guanti di plastica per il prelievo della merce da parte degli acquirenti, da usare per rispetto di tutti. Tutti gli alimentari porzionati (carni, latticini, preparazioni gastronomiche artigianali) sono in genere protetti in vassoi filmati. Anche il pane preparato in loco è racchiuso in sacchetti di plastica, per garantire la massima igiene. Le etichette: carta d’identità dei cibi La sicurezza alimentare, da cui dipende anche la nostra salute, è tutelata da un’ampia legislazione, che viene costantemente aggiornata per adeguarsi agli sviluppi dell’agricoltura, della zootecnia, dell’industria alimentare e della distribuzione. Ormai quasi tutti gli alimenti hanno la loro “carta d’identità”, che ne indica la provenienza e il produttore, la composizione, 27 la presenza di additivi, il valore nutritivo e calorico, la data di produzione e di scadenza, e permette al consumatore di valutarli e a chi di dovere se necessario di risalire alla loro origine: dal campo, alla stalla, alle ditte trasformatrici (alcuni grandi gruppi hanno introdotto la “filiera alimentare” per indicare il prodotto seguito in tutto il suo cammino). Leggere le etichette è quindi importante: la presentazione, per quanto invitante, non dice nulla riguardo alla qualità del contenuto. Tra le indicazioni che appaiono sulle etichette, oltre a quelle già segnalate, ci sono indicazioni particolari per evidenziare particolarità del prodotto, a volte contrassegnate da semplici sigle. Queste indicazioni sono concesse, a livello nazionale e ora anche europeo, a prodotti che rispondono a determinati requisiti, difendono sia i produttori dalla concorrenza sleale e tutelano i consumatori che possono essere certi di acquistare il prodotto voluto. Moltissimi i prodotti che si avvalgono di queste sigle: vini, formaggi, ortaggi, salumi, carni. Tali indicazioni riguardano zone o modi di produzione tipici e sono comuni ai produttori che ne fanno parte e rispettano i parametri prescritti; per alcuni prodotti di grande fama è stato addirittura “brevettato” il nome, riservandone l’uso esclusivo a chi fa parte dei consorzi. D.O.P. o D.O.C. = Denominazione di Origine Protetta o Controllata. Designa, con il nome di una regione o di una località, un prodotto agricolo o alimentare originario di tale luogo, le cui qualità e caratteristiche siano dovute all’ambiente geografico comprensivo dei fattori naturali ed umani, e sia prodotto nell’area delimitata. Non si possono vendere con queste sigle prodotti che non rispondano a tutti questi requisiti; i marchi stabiliti per contraddistinguerli sono riservati. Vietato l’uso di termini ingannevoli come “tipo”, “gusto” o altri. I.G.P. = Indicazione geografica protetta. Indica il luogo di provenienza di un prodotto la cui qualità o reputazione sono attribuite al fatto che la produzione e la lavorazione avvengono in quell’area specifica. Anche questa denominazione è tutelata come la precedente. I consorzi di tutela. Sono enti privati, spesso di diritto pubblico, costituiti dalle aziende interessate, con il compito di controllare la qualità del prodotto, gestire il disciplinare di produzione, vigilare sull’uso corretto della denominazione, promuoverne il consumo, tutelare gli associati dalla concorrenza sleale. PRODUZIONE E GLOBALIZZAZIONE La “globalizzazione” ha ripercussioni ovunque. L’agricoltura in Europa sarebbe in gravi difficoltà senza interventi protettivi, oggi in discussione perché poco mirati, destinati in gran parte alle grosse proprietà terriere, trascurando i piccoli produttori di zone collinari e montuose che rischiano il totale abbandono non potendo reggere nel mercato globalizzato. La produzione di generi alimentari è un problema di interesse mondiale, dato che nella maggior parte del pianeta si soffre la fame. Il terzo mondo, che dipende dai paesi industrializzati per i prodotti tecnologici ad alto valore aggiunto, è costretto a pagarli con quello che è in grado di produrre, cioè prodotti agroalimentari, orientando la sua produzione sulle richieste del mercato internazionale, trascurando colture essenziali per l’alimentazione propria. Caffé, cioccolato, banane, arachidi, cotone, legnami, sono stati in passato i generi più richiesti dai Paesi industrializzati. La commercializzazione di questi prodotti è sempre stata monopolio delle grandi potenze coloniali, che ne hanno ricavato grandi benefici, mentre i vantaggi per i paesi produttori sono stati minimi, non permettendo loro un adeguato sviluppo. Per questo oggi c’è una situazione di enorme divario tra il mondo “industrializzato” (il 20% della popolazione mondiale consuma l’83% delle risorse mondiali) e i Paesi sottosviluppati (oggi detti graziosamente “in via di sviluppo”). Per far fronte alla bilancia commerciale, il terzo mondo è ora costretto ad esportare anche generi di prima necessità (carne, riso, soia, mais) che vengono sottratti al consumo locale, già deficitario, con ricavi del tutto inadeguati per i prezzi falsati dalle sovvenzioni dei Paesi industrializzati a sostegno dell’agricoltura, settore vitale da salvaguardare per ogni economia, per garantire la stabilità economica e sociale. Sovvenzioni che gravano tramite l’imposizione fiscale sui prodotti industriali e quindi sui loro acquirenti. Così lo sviluppo non decolla e cresce l’indebitamento verso i Paesi ricchi e il relativo carico di interessi passivi. Ma anche noi dovremmo ritenerci debitori nei confronti del terzo mondo. Recentemente si è parlato di ridurre il debito dei Paesi poveri, e l’iniziativa del commercio “equo e solidale” sta cercando di portare un maggior equilibrio a questa situazione. 28 I grandi incontri internazionali che si occupano del commercio mondiale hanno di fronte problemi difficilmente risolvibili con le solite strategie. D’altronde gli interessi in gioco sono tali che ogni decisione trova ostacoli insormontabili, ed è giocoforza ricorrere a compromessi. Nella sfida globale entra ora anche la produzione dei “biocombustibili” da fonti rinnovabili: le “biomasse” ottenute da coltivazioni arboree, l’olio di colza o di girasole da miscelare per il “biodiesel”, meno inquinante, perfino il mais da usare nelle caldaie. Secondo le direttive dei vertici europei, occorre destinare entro il 2010 il 20/30% della superficie agraria a queste colture, dai 15 ai 17 milioni di ettari, per arrivare al 5,75 % del fabbisogno di combustibili. 29 ALIMENTAZIONE E SALUTE Esigenze alimentari del nostro organismo Dopo il lungo discorso sulla sicurezza alimentare, strettamente legata al ciclo produzione / commercializzazione, con uno sguardo ai metodi di trasformazione, di confezione e di conservazione, seguiti nel loro intrecciarsi, passiamo a quanto riguarda più da vicino le donne di casa, che al cibo dedicano molto impegno e grande professionalità (raramente gratificata ...) limitandosi a mettere a fuoco conoscenze senz’altro patrimonio di tutte, ma non sempre presenti nella memoria, e mirate alla salute. La scelta degli alimenti è fatta di solito secondo il gusto o l’ispirazione del momento, ma non vanno trascurati i valori nutrizionali. Zuccheri, carboidrati, grassi, proteine, vitamine, minerali, calorie sono elementi che hanno un ruolo importante nella nostra alimentazione. Vediamo il loro ruolo in quell’incredibile laboratorio che è il corpo umano, formato da migliaia di miliardi di cellule, ognuna con compiti propri ben definiti, che per funzionare hanno bisogno di energia, pezzi di ricambio e elementi equilibratori. L’energia per l’organismo è prodotta esclusivamente utilizzando glucosio, uno zucchero semplice ottenuto dal metabolismo utilizzando i carboidrati e i grassi con complesse trasformazioni chimiche. Queste funzioni sono regolate tramite l’insulina dal fegato, che funge da magazzino e libera il glucosio in rapporto alle necessità energetiche dell’organismo. Il normale zucchero (combinazione di glucosio e fruttosio) rende disponibile energia in breve. Le calorie sono il termine per indicare il fabbisogno energetico dell’organismo e quanta energia può essere fornita dal cibo, e sappiamo che le calorie in eccesso vengono immagazzinate sotto forma di tessuti adiposi. I pezzi di ricambio sono forniti dalle proteine, di cui sono ricchi gli alimenti di origine animale e i legumi. I minerali sono fondamentali per il funzionamento della “macchina” corporea: per esempio, il ferro è componente dell’emoglobina che trasporta l’ossigeno nel sangue; sodio e potassio provvedono alla trasmissione degli impulsi nervosi con l’interazione tra ioni positivi e negativi; il calcio è la base della nostra struttura ossea. Infine le vitamine, ognuna con compiti propri irrinunciabili, specialmente a livello cellulare. COMPONENTI DEGLI ALIMENTI Le calorie non sono un componente degli alimenti, ma il valore energetico attribuito agli stessi, che ci permette di regolarsi in base alle nostre effettive necessità di energia. Conoscere le nostre necessità energetiche e il valore calorico dei cibi è quindi importante per una corretta alimentazione. Carboidrati (o glucidi) – Indicano un gruppo di sostanze la cui struttura molecolare è formata da ossigeno, idrogeno (costitutivi dell’acqua) e carbonio. Usati per indicare i componenti dei cereali (amidi), ma comprendono zuccheri e glicogeno. Fonte primaria di energia, sono presenti quasi esclusivamente nei vegetali. Proteine – Formate da combinazioni di amminoacidi (molecole in cui entra con ossigeno, idrogeno e carbonio anche l’azoto). Una ventina di amminoacidi sono fabbricati dall’organismo, alcuni, detti “essenziali” (arginina, fenilalanina, letidina, leucina, lisina, metionina, treonina, triptofano, valina) sono ricavati dagli alimenti di origine animale e dalle proteine presenti nei vegetali, specie nei legumi (le uova intere li contengono tutti). Le proteine sono essenziali per la crescita e il ricambio cellulare, ne sono ricche le carni, il pesce, i latticini e i legumi. Grassi (o lipidi) – Gruppo di elementi che rappresentano una riserva di materiale cellulare, di energia (il metabolismo li trasforma in glicogeno e quindi in glucosio), formano le membrane cellulari e fanno circolare nel sangue proteine e vitamine “liposolubili” non sciolte dall’acqua. Prima distinzione: “saturi” (di origine animale) causano aumento di colesterolo; “insaturi” (oli vegetali) invece non danno problemi. Un’alimentazione non calibrata sulle esigenze personali provoca accumulo di grassi nell’organismo. 30 Fibre – Di origine vegetale (cellulosa), non digerite dal nostro organismo, ma utili per favorire il transito degli alimenti nell’apparato digerente. Non hanno valore calorico o nutrizionale. Sostanze minerali e vitamine sono presenti in minime quantità, non hanno valore calorico. 31 VALORI NUTRIZIONALI DEI PRINCIPALI ALIMENTI ogni 100 grammi Per i cibi composti da vari ingredienti i valori variano secondo il contenuto Carni magre Manzo, maiale, carni bianche Pollame intero Salumi (secondo i grassi) Prosciutto crudo magro Pesce - Tonno, salmone, anguilla Sgombro Sardina, Cefalo, Triglia, Acciuga Trota, branzino, sogliola, nasello Latte e latticini Scremato – parz. scremato – intero Formaggi freschi e molli Formaggi duri o stagionati Ricotta Yogurt magro/intero non zuccherato Uova – Intere – tuorlo Cereali e derivati Pane – pasta – riso – orzo Pane integrale Crackers, grissini (secondo i grassi) Legumi freschi – Cornetti Fagioli Fave, piselli Legumi secchi in genere Verdure in genere Carote – patate Frutta fresca in genere Fichi, pesche, uva, banane Frutta secca – Nocciole, noci Mandorle, arachidi Dolci – Marmellate Biscotti (secondo grassi e zucchero) Panettoni, torte, ecc. Miele Zucchero Cioccolato al latte – fondente Grassi – Oli Burro, margarina Bevande – Vino 10,5 – 12° Birra 3 – 5° Liquori 40° Proteine 18-21 16 20-36 28-30 20-21,5 17 16-21 15-17 Grassi 1,5-6 30 30-40 5 13-15-18 11 2,5 –4,5 1-3 Carboidrati ----------------- Calorie 100-140 190 350-470 160 200-260 170 100-140 75-85 3,5 17-25 25-33 12 3,5 13-16 0.5-1,5-3,5 20-25 25-38 8 0,5-3,5 11-32 5 (lattosio) ------5 --- 36-45-65 250-330 370-420 140 36-65 160-360 7-11 7,5 10-15 2 10 5-7 21-25 1-5 1-3 0,5-1,5 0,5-1,5 15-19 24-29 0,5-1 10-15 6-8 1 --6-10 --1 ------- 2-3,5 2 2-8 --1,5 0,5 2-5 --------60-70 50-52 --6-10 10-15 ----32-40 99-100 84 ------- 56-75 54 80-85 2 22 4-14 50-54 --10-16 7-13 15-17-18-22 3 3-8,5 60-70 80-85 55-60 75 100 45-60 --1 0,5-1 4-5 --- 270-350 240 380-420 16 144 37-90 320-344 8-37 50-82 26-54 70-72-76-90 600-700 555-600 250-290 400-460 340-440 310 410 530-570 900-910 770-780 70-80 40-60 240-280 LINEE PER UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE E’ importante la regolarità dei pasti: cinque sarebbero preferibili a tre giornalieri. La suddivisione calorica va pure presa in considerazione. Le abitudini personali consolidate possono essere altrettanto valide per chi si sente bene, perché l’organismo vi si è ben adattato. COLAZIONE: 20-25% delle calorie totali SPUNTINO: 5-10% della calorie totali PRANZO: 35-40% delle calorie totali MERENDA: 5-10% delle calorie totali CENA: 25-30% delle calorie totali La prima colazione deve essere ricca di elementi nutritivi perché le ore del mattino sono le più adatte per la metabolizzazione. Non fare la prima colazione raddoppia il rischio di essere in sovrappeso. E’ importante anche la masticazione, perché ci fa percepire il gusto di ciò che 32 mangiamo, incide sulla digeribilità e sul senso di sazietà. Come è composta una dieta equilibrata? Secondo le odierne esperienze della dietetica è preferibile suddividere gli alimenti in modo proporzionale e variato. I valori consigliati sono, in calorie: Carboidrati 50-55% Proteine 25-30% Grassi 20-25% In grammi (prima riga) – calorie (seconda riga) questi valori sono indicativamente quantificati, riferiti a un fabbisogno di 2200 calorie giornaliere, mediamente necessarie a adulti di taglia normale e attività moderata: Pane e Verdura Carne Formaggi Vino 1/4 Condimenti Altro pasta e frutta o pesce o salumi birra 1 lattina bibite, snack 300 400 300 100 20 900 200 400 400 20 180 100 Quante calorie servono giornalmente? Le calorie necessarie, come abbiamo visto, variano secondo l’età, la costituzione corporea, l’attività svolta, il metabolismo individuale, il sesso, il clima. Tabella indicativa per individui di altezza e corporatura normale e una vita attiva. Età Maschi - Calorie Femmine - Calorie 0-1 anno 550-1000 500-950 1-3 anni 1000-1450 950-1400 3-6 anni 1450-1850 1400-1650 6-9 anni 1850-2100 1650-1900 9-12 anni 2100-2200 1900-2000 12-15 anni 2200-2400 2000-2100 15-18 anni 2400-2500 2100-2200 18-30 anni 2300-2400 2000-2200 30-50 anni 2200-2300 1900-2200 50-60 anni 2000-2200 1700-1900 60-70 anni 1800-2000 1500-1700 oltre 70 anni 1600-1800 1400-1500 Per corporature esili, il fabbisogno si riduce fino al 10-15 % - Per corporature robuste, aumenta fino al 10-20%. - Per chi fa vita sedentaria, il fabbisogno diminuisce fino al 20-30 % - Per attività intensa, aumenta fino al 20-30 % - Per le donne in gravidanza servono circa 200 calorie in più al giorno - Per le donne che allattano fino a 500 calorie in più al giorno. La maggior parte delle calorie serve per il “metabolismo basale”, (respirazione, circolazione del sangue, digestione, tutte le funzioni della vita vegetativa). Se l’apporto calorico è insufficiente, l’organismo attinge alle riserve accumulate nei tessuti adiposi. Dopo di che il deperimento diventa pericoloso per la salute, come nei casi di anoressia prolungata. GRASSI E COLESTEROLO Per colesterolo si intende un grasso che si deposita nei vasi sanguigni con conseguenze dannose per la salute, accomunandolo ai grassi in genere. La situazione è però meno semplice; i grassi hanno un ruolo importante nel nostro metabolismo, e non tutti provocano un aumento del colesterolo. (Tra virgolette i termini che ricorrono più spesso nella dietetica). Il “colesterolo” è una sostanza grassa essenziale nella costituzione delle cellule e svolge nell’organismo importanti funzioni: immagazzinato nelle glandole surrenali e negli organi genitali viene trasformato nei vari ormoni steroidei (sessuali) e in acido colico, che entra negli acidi biliari utili per la digestione dei grassi. Le sostanze grasse che circolano nel corpo (“lipidi”) sono associazioni di grassi diversi: “trigliceridi” (costituenti la base dei normali grassi alimentari che si accumulano come riserve nei tessuti adiposi), “fosfolipidi” (associati al fosforo, costituenti delle membrane cellulari) e “steroli” (tra cui il colesterolo, prodotto in gran parte del fegato); questi ultimi nei processi vitali servono per produrre alcuni ormoni e le vitamine A, D, E e K (“liposolubili” cioè che si sciolgono nei grassi). Il colesterolo circola nell’organismo associato a trigliceridi e fosfolipidi in forma di “lipoproteine” diverse tra loro: quelle ad alta densità (HDL) dei grassi “insaturi” sono benefiche anche per la circolazione del sangue; quelle a bassa densità (LDL e VLDL) dei grassi “saturi” sono invece pericolose, depositandosi all’interno dei vasi sanguigni per ossidazione e 33 predisponendo a malattie cardiocircolatorie e ictus; per questo si combattono con gli “antiossidanti”. I cibi grassi hanno quindi una notevole influenza sul tasso e sulla qualità di colesterolo presente nel sangue. Mentre i grassi saturi presenti nelle carni di animali terrestri e in derivati del latte (burro, formaggi a latte intero) provocano aumento di colesterolo cattivo, i grassi insaturi e polinsaturi di origine vegetale e presenti nei pesci lo combattono e forniscono il colesterolo buono. Un’alimentazione ricca di pesce, in cui è presente Omega 3, un acido grasso antiossidante che contrasta il colesterolo, è ritenuta utile per chi è a rischio, ed è consigliabile specialmente in età matura. Secondo l’Associazione Italiana di dietetica e nutrizione clinica, due razioni settimanali di pesce possono costituire una protezione contro l’infarto e la trombosi. Tasso di colesterolo (milligrammi per etto) Cervello 1500 - 2500 Tuorlo d’uovo 1700-1900 Uovo intero 450-480 Carne magra manzo 90-120 Maiale magro 50-70 Carni bianche 40-80 Fegato di bovino e suino 270-350 Oli vegetali (oliva, mais, soia ...) 0 Burro 210 - 270 Margarina vegetale 105-120 Pollo intero 100-110 Formaggi stagionati 130-190 (no nel pecorino) Minerali I minerali devono essere introdotti perché l’organismo non è in grado di fabbricarli, essendo “materie prime”; sono presenti in vari composti e sotto forma di sali. Bastano pochi cenni per capirne l’enorme importanza per la nostra salute. Le carenze sono causate soprattutto da insufficiente alimentazione (frequenti nei casi di anoressia, che va attentamente seguita a questo riguardo); i casi di eccesso, estremamente rari con un’alimentazione normalmente variata, sono dovuti a condizioni patologiche interne, o a eccessivo uso di integratori. Fabbisogno giornaliero di alcuni minerali (mg = 1 millesimo di grammo). A scendere con l’età: 0-1 anno 3-10 anni Calcio mg 350-550 800 Iodio mg 40-50 70-120 Ferro mg 10-15 15-10 Magnesio mg 50-70 150-350 Fosforo mg 240-360 800 Zinco mg 3-5 10 I due valori seguono l’età. 11-19 - oltre Alimenti più ricchi 1200 - 800 Latte e derivati, uova, pesce, ortaggi verdi, frutta 150 Latticini, pesce 18 Fegato, uova, pesce, ortaggi, legumi, frutta secca M 400-F 300 Ortaggi verdi, frutta secca, latticini, cereali integrali 1200 - 800 Cereali, latticini, carne, uova 15 Pesci, uova, legumi, frutta secca, carne magra M = Maschi - F = Femmine. Ferro. Componente dell’emoglobina, molecola dei globuli rossi che fissa l’ossigeno che il sangue trasporta per fornire energia a tutte le cellule del corpo. Presente nelle cellule muscolari e in enzimi. La carenza di ferro è causa di anemia. Un eccesso di ferro può innescare una cirrosi epatica. Calcio. E’ il minerale più abbondante del nostro corpo (intorno al chilo per una corporatura media). Associato al fosforo (fosfato di calcio) forma le ossa e i denti. La presenza di calcio è regolata dai reni. L’osteoporosi (indebolimento delle ossa) è un inevitabile corollario della terza età, dovuto più che a carenza di calcio a scarso assorbimento da parte dell’organismo per la ridotta funzionalità cellulare e scarsità di vitamina D. Dopo i 70 anni il peso dello scheletro si riduce del 30%. Fosforo. Il fosforo è presente nell’organismo sotto forma di fosfati (di calcio nelle ossa, e altri). Serve al mantenimento dell’equilibrio chimico del sangue. Un composto di fosfati (ATP) fornisce energia per le reazioni chimiche che avvengono nelle cellule, è quindi di importanza fondamentale. Potassio. In combinazione con il sodio trasmette gli impulsi nervosi; regola il ritmo cardiaco, l’equilibrio idrico e il lavoro muscolare. Una persona normale ha circa 140 g di potassio. E’ controllato dai reni. 34 Selenio. Un “oligoelemento” quasi sconosciuto ma di grande importanza. Combatte il processo di invecchiamento contribuendo a conservare l’elasticità dei tessuti, aiuta il cuore apportandovi più ossigeno e favorisce la produzione di prostaglandine, che contrastano l’ipertensione. Zinco. Indispensabile per la crescita e lo sviluppo degli organi genitali, la guarigione di ferite, e soprattutto per la formazione di proteine e acidi nucleici, componenti del patrimonio genetico; coinvolto nell’attività di un centinaio di enzimi e dell’insulina. Sodio. Interagisce col potassio nella trasmissione degli impulsi nervosi da e per il cervello grazie a un sistema di scambi elettrici prodotti da ioni di carica opposta. Nell’organismo ne abbiamo circa un etto e mezzo; un suo eccesso provoca ipertensione e ritenzione idrica. Si trova nel comune sale da cucina associato al cloro: quest’ultimo agisce nei succhi gastrici. Cromo. Indispensabile per l’attività di parecchi enzimi. Iodio. Essenziale per la produzione degli ormoni della tiroide, che regolano i processi vitali, la crescita e lo sviluppo, il peso corporeo bruciando l’eccesso di grassi. Magnesio. Indispensabile nella formazione di ossa e denti, per l’attività muscolare e il sistema nervoso. La carenza, dovuta all’uso di diuretici e digitalici, è causa di disturbi nervosi. L’eccesso, possibile per uso di digestivi e lassativi contenenti magnesio, può causare danni al cuore e ai polmoni. Fluoro. E’ importante per la salute dei denti. Rame. E’ componente importante di vari enzimi. Presente in tracce in quasi tutti gli alimenti. Zolfo. Minerale di grande importanza, componente di amminoacidi di base per le proteine, necessario per la formazione di “collagene”, la proteina maggiormente presente nell’organismo, che tiene assieme le cellule e i tessuti corporei. Lo zolfo si trova soprattutto negli alimenti di origine animale, come carne, uova, pesce; ma anche nella frutta secca e nei legumi, consigliati pertanto nelle diete vegetariane. Silicio. Componente delle ossa e dei capelli, è anche considerato anticancerogeno. Presente nei legumi, nella buccia della frutta, crusca, aglio. Bromo. Ha nota azione calmante (bromuro). In mandarini, melone, pomodoro, carote, cavoli, fragole. Manganese. Influisce sulla crescita. Nei cereali integrali, frutta secca, albicocche, sedano, cavoli. Nichel. Stimolante del pancreas. Nei cereali integrali, carote, cavoli, cipolle, arance. Cobalto. Utile per il sistema nervoso. In cereali integrali, fichi, uva, pere, carote. Vitamine Le vitamine, individuate e studiate da pochi decenni, sono elementi essenziali per i processi vitali, ma il loro ruolo non è ancora del tutto chiarito. Un gruppo (A, D, E, K) chiamate “liposolubili” sono assorbite dall’intestino assieme ai grassi e si conservano nei tessuti adiposi, specialmente nel fegato, costituendo una riserva di lunga durata. Le altre vitamine (C e gruppo B) sono solubili in acqua, non sono conservate dall’organismo (eccetto la B12 presente nel fegato); e siccome il nostro metabolismo non è in grado di sintetizzare vitamine (ad eccezione della D prodotta dalla pelle quando è esposta al sole, e della K prodotta da batteri presenti nel nostro intestino), vanno regolarmente assunte con un’alimentazione variata, perché disperse in vari alimenti, e nessun alimento le fornisce tutte. Di vitamine sono particolarmente ricchi il tuorlo d’uovo, il fegato, i cereali integrali. E’ assodato che la carenza di vitamine (anche di una sola, date le complesse interazioni con i vari fattori del metabolismo) ha effetti negativi ed è causa di disturbi di vario genere anche gravi: è un’evenienza che capita raramente, che può toccare a soggetti anoressici e per inadeguata alimentazione. E’ stato calcolato un fabbisogno indicativo giornaliero delle varie vitamine, espresso in mg (milligrammi = 1 millesimo di grammo) o mcg (microgrammo = 1 milionesimo di grammo). Sono quantità infinitesimali, ma assolutamente indispensabili al nostro benessere. Per le donne ne bastano meno. A (retinolo) B1 (tiamina) B2 (riboflavina) B3 o PP (niacina) B5 (acido pantotenico) B6 (piridossina) B9 o M (acido folico) B12 (cianocobalamina) C (acido ascorbico) D1, D2, D3 (calciferolo) 35 0-3 anni 3-10 anni da 11 anni mcg 400 500-700 1000 mg 0,3-0,5 0,9-1,2 1,4 mg 0,4-0,8 1-1,4 1,6-1,7 mg 6-8 9-16 18 mg 5-10 (indicativo) mg 0,3-0,6 0,9-1,6 1,8-2,2 mcg 30-50 100-300 400 mcg 0,5-1,5 2-3 3 mcg 35 45 50-60 mcg 10 10 10-5 Alimenti più ricchi Tuorlo, fegato, latticini, verdure gialle Cereali, legumi, carne di maiale Latticini, uova, ortaggi verdi, cereali Carni bovine, uova, cereali Fegato, tuorlo, pesce, carni, verdure Fegato, pollame, pesce, legumi, patate Ortaggi verdi, legumi, frutta secca Quasi solo in cibi di origine animale Agrumi, frutta e verdura in genere Pesce, fegato, uova, latticini E (tocoferolo) H (biotina) K (fillochinone) mcg 3-4 5-7 8-10 Fegato, uova, ortaggi verdi mcg 150-300 (indicativo) Fegato, arachidi, banane, fagioli mg 1 3 4 (indicativo) Fegato, uova, ortaggi verdi, maiale Le vitamine vengono degradate dalla cottura prolungata e dalla conservazione,. Fonte sicura sono gli alimenti crudi (frutta e verdura, latte e formaggi freschi); le carni preferibilmente fresche e di veloce cottura. Anche per le vitamine è utile un’informazione più dettagliata. Vitamina A - Favorisce i processi di differenziazione cellulare; è un antiossidante che combatte i “radicali liberi”, causa di stress e invecchiamento. Attuali studi clinici hanno associato l’insorgere di gravi neoplasie con la carenza di vitamina A. Una carota al giorno ne è una buona fonte. Vitamina B1 - Fondamentale nell’attività di diversi enzimi che trasformano carboidrati e zuccheri in sostanze essenziali ai processi vitali. Importante per l’attività del cuore, dei nervi, dei muscoli. In casi gravi la sua carenza causa il “beri-beri”. Vitamina B2 - Indispensabile per la produzione di energia nelle cellule, fondamentale per la respirazione, regola il funzionamento delle ghiandole surrenali. B3 o PP - Importante per la respirazione cellulare, difende dalle infezioni. Carenza: disturbi digestivi, in casi gravi la pellagra, malattia diffusa tra le classi povere del Nord Italia nel 1800. B5 - Attiva in molte funzioni metaboliche per l’utilizzazione di grassi e carboidrati. Stimola la produzione di corticosteroidi e ormoni sessuali. Aiuta il sistema nervoso e favorisce la crescita. B6 - Partecipa al metabolismo dei grassi e degli amminoacidi e alla produzione dei globuli rossi e degli anticorpi; importante per l’attività dell’apparato digerente e del sistema nervoso. B9 - Agisce su vari enzimi nella produzione di acidi nucleici (materiale genetico delle cellule), è un fattore di crescita e riproduzione. Importante nella formazione dei globuli rossi e per l’equilibrio del sistema nervoso. Carenza: può essere causata dall’uso prolungato di alcuni farmaci, come corticosteroidi, sulfamidici, estrogeni. B12 - Fondamentale per il sistema nervoso e immunitario, interviene nei processi di trasformazione delle proteine, degli zuccheri e dei grassi. E’ essenziale per la formazione dei globuli rossi e per la produzione degli acidi nucleici (DNA e RNA) che portano il codice genetico. Rimedio classico per la cura dell’anemia perniciosa. La carenza può derivare da una dieta vegetariana, la B12 essendo presente quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale. C - Partecipa alla crescita e conservazione di ossa, vasi sanguigni, legamenti, denti e gengive; è importante per la formazione di neurotrasmettitori, che trasmettono gli impulsi dal cervello, e di vari ormoni; è un fattore essenziale nella difesa dalle infezioni e nella guarigione delle ferite; favorisce l’assorbimento del ferro, indispensabile per i globuli rossi. La carenza causa lo scorbuto, malattia frequente in passato dei marinai in mare per mesi senza cibi freschi. Vitamine D - Questa vitamina è importante per l’utilizzo del calcio e del fosforo, facilita l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino. Essenziale quindi per la salute di ossa e denti. Combatte l’osteoporosi, malanno della terza età. L’equilibrio di questa vitamina è delicato. Una carenza indebolisce le ossa, causando rachitismo e crescita stentata nei bambini e osteomalacia negli adulti. Un eccesso provoca il depositarsi di calcio nei vasi sanguigni con conseguente indurimento, nei reni e nei tessuti molli con rischio di formazione di calcoli. Vitamina H - Indispensabile nell’attività di enzimi impegnati nell’eliminazione delle scorie metaboliche. Vitamina K - Indispensabile per la produzione di sostanze essenziali per la coagulazione del sangue. La carenza di questa vitamina è quindi causa del prolungato sanguinare delle ferite, sangue dal naso e dalle gengive. L’importanza di una dieta variata – La dieta vegetariana Risulta evidente che una dieta variata è la migliore per la salute, dato che gli elementi necessari sono variamente disseminati in tutti gli alimenti, anche se sono state proposte da varie correnti di studio diete di ogni genere, da quelle prevalentemente a base di alimenti di origine animale a quelle di un solo pasto al giorno, da quelle vegetariane (che escludono solo carni e pesce) a quelle “frugivore” limitate ai soli frutti, escluse le piante radicate. Questo per quanto riguarda la scelta dell’alimentazione, non contando l’infinità di diete mirate per perdere peso o per “gonfiare” la muscolatura, che spesso toccano la stravaganza e possono addirittura rappresentare un pericolo per la salute, se non seguite dal medico. La dieta “vegetariana” (magari integrata con latticini e uova) è praticata da molte persone, e non sembra presentare problemi. Tra i vegetariani ricordiamo Leonardo da Vinci, Ippocrate, Platone, Galilei, Tiziano, Tolstoi, Wagner, Edison, Gandhi, Einstein ... Per la conformazione del suo organismo, sembra che l’uomo si sia inizialmente nutrito soprattutto con semi e frutti 36 (non erba, gli erbivori hanno un’altra costituzione), non possedendo le caratteristiche fisiche dei carnivori (velocità e robustezza, artigli, dentatura). E’ diventato onnivoro col processo evolutivo, ma è ancora in grado di adattarsi a una dieta senza carni, cosa impossibile per i veri carnivori, anche domestici come il gatto di casa. 37 COTTURA E UTENSILI DALLE BRACE AL MICROONDE La cottura è stata una grande possibilità per l’alimentazione umana, adottata fin dalla preistoria, iniziando dalla cottura sulle brace, e evolutasi poi man mano erano costruiti recipienti adatti e resistenti al calore. I metodi di cottura sono importanti per la sicurezza, per la salute e per il risparmio. Le donne di casa sono ben preparate a questo compito. La scelta del tipo di cottura è di grande importanza per la salute. La cottura infatti influisce notevolmente sulla digeribilità e sul valore nutritivo del cibo, ed è fondamentale per la dietetica. E al giorno d’oggi, nei Paesi ricchi, uno dei problemi sociali che sta emergendo è quello del sovrappeso, che non ha solo risvolti estetici (pesanti anche quelli per le implicazioni psicologiche) ma anche ripercussioni sulla salute, predisponendo, con l’avanzare dell’età (e sappiamo che l’aspettativa di vita media è sulla soglia degli 80 anni, fino a poco tempo fa considerata un’età veneranda), a disturbi circolatori, cardiaci, articolari, ossei. Per qualcuno l’obesità, più o meno grave, è un retaggio genetico, e si spera che si scoprano cure adeguate. Ma per molti dipende dall’alimentazione, e vale la pena di tentare di nutrirsi correttamente senza ricorrere a digiuni di dubbia efficacia, perchè l’organismo reagisce a quello che ritiene uno scarso apporto di cibo “spremendo” quello che gli viene fornito. Non ci resta che ribadire quello che tutti sappiamo: La cottura ai ferri o alla griglia, su pietra o con le moderne antiaderenti senza aggiunta di grassi, è raccomandabile perché riduce i grassi contenuti nelle carni. L’arrosto richiede un’aggiunta di condimento, mantiene integro l’alimento e ne esalta il gusto senza appesantirlo troppo. Può essere cotto nel forno. I fritti invece impregnano di grassi, resi più pesanti dalla cottura ad alta temperatura, i cibi, specialmente con la impanatura, e sono pertanto da limitare. E’ meglio iniziare a friggere quando il condimento è ben caldo, l’assorbimento è così ridotto. Evitare di riutilizzare più volte l’olio di frittura, che ogni volta diventa meno digeribile. Cottura tradizionale per lesso e umido, che ricuperano i valori nutritivi, e che possono anche essere integrati con altri componenti. Limitare i grassi e insaporire preferibilmente con spezie o aromatizzanti può soddisfare il gusto senza gravare sull’organismo. La cottura a vapore, con il moderno sistema della griglia coperta dalla campana, evita la dispersione dei valori nutritivi, e arricchisce il gusto. La cottura a pressione è veloce ma riduce gli elementi nutritivi. E’ utile per alimenti ricchi di fibre o “duri” (come carni di animali vecchi), che l’alta temperatura del vapore sotto pressione riesce ad ammorbidire, cosa difficile anche con una lunga cottura tradizionale. La pentola a pressione va usata con attenzione, la valvola che scarica la pressione eccessiva deve essere ben pulita e perfettamente funzionante, come la valvola di sicurezza. Una moderna e rivoluzionaria forma di cottura è ottenuta col forno a microonde. Le microonde col loro passaggio nell’alimento provocano un’eccitazione dell’acqua presente che produce calore. L’uso di questa tecnica si sta generalizzando, e con l’esperienza anche il numero delle preparazioni adottate. E’ comodo, conveniente (non ci sono dispersioni) e salutare perché consente di evitare l’uso di grassi. Nel microonde non possono assolutamente essere usati recipienti metallici, solo ceramica e appositi recipienti di plastica resistenti al calore. Non si possono cuocere cibi asciutti o secchi se non in presenza di acqua, altrimenti brucerebbero in brevissimo tempo. Altri sistemi di cottura presentano soprattutto vantaggi tecnici per la sicurezza (evitando l’uso del gas) e la convenienza. L’induzione sfrutta l’interazione elettromagnetica tra la piastra di cottura (“induttore”) e la pentola (“indotto”), e necessita di apposite pentole in ferro, conduttore elettromagnetico, 38 per produrre calore, senza dispersione nell’ambiente. 39 Le stoviglie In casa si usano normalmente piatti e bicchieri in ceramica o vetro e posate di acciaio inox, l’argenteria appare raramente sulla tavola. Sono ottimi dal punto di vista igienico. La plastica e la carta sono permessi per ... i pic-nic. La possibilità di fabbricare recipienti resistenti al fuoco ha portato un grande cambiamento nelle abitudini alimentari. Coi recipienti si comincia a sfruttare tutte le componenti dei cibi senza dispersioni, la cottura in acqua permette l’utilizzo di cibi altrimenti difficilmente commestibili, in pratica si comincia a cucinare, non solo a cuocere. Nelle cucine oggi sono disponibili vari tipi di pentole. Per la scelta del recipiente più adatto a quello che si vuole preparare, ogni donna sa benissimo regolarsi in base alla propria esperienza. Ecco invece una sintetica classificazione riguardo la salute, che potrebbe orientare quando possibile nella scelta. I più sicuri sono: l’acciaio inossidabile, indistruttibile, inalterabile nel tempo e che non lascia residui nel cibo; il vetro da fuoco è pure assolutamente igienico, ma meno pratico; la porcellana da forno di qualità non decorata (le decorazioni possono rilasciare tracce, a volte col tempo infatti si sbiadiscono); le pellicole nuove in alluminio per cuocere al cartoccio. Qualche riserva per: l’alluminio, che forma un ossido assorbito con la cottura; il rame per il verderame che è velenoso; le antiaderenti al teflon molto diffuse, con l’uso cedono ai cibi lo strato protettivo; le terracotte nude la cui porosità favorisce l’annidarsi di microrganismi; la plastica per microonde che può rilasciare sostanze sospette. Naturalmente con un uso ridotto non si raggiunge la “soglia” pericolosa. Attenzione va dedicata alla pulizia delle stoviglie. Con il risciacquo manuale, possono restare residue tracce di detergenti, con possibili conseguenze dannose, come evidenziato dai congressi organizzati a Treviso dalla nostra M. Laura Piva Pezzato. Usare detergenti ipoallergenici, che offrono maggiori garanzie di sicurezza. Affidabile il ciclo prolungato di risciacquo con acqua calda delle lavastoviglie. RISPARMIO Lasciamo l’argomento risparmio all’esperienza delle donne di casa, che sanno come gestire le risorse nel miglior modo possibile. Ecco un “decalogo” basato appunto sull’esperienza quotidiana, che offre spunti per uno scambio di esperienze: 1. 2. Non acquistare generi deperibili in quantità eccessive, col rischio di sprechi. Valutare le offerte più convenienti di prodotti a lunga conservazione, organizzando una dispensa adeguata. 3. Non sprecare tempo (e magari benzina) alla ricerca di risparmi risicati. 4. Valutare bene il rapporto qualità-prezzo. 5. Non affidarsi esclusivamente a quanto propone la pubblicità; la suggestione pubblicitaria influenza la valutazione del prodotto, e il suo costo incide sul prezzo. 6. Dubitare che quello che costa di più valga sempre il maggior prezzo (naturalmente se qualcosa piace molto la spesa è giustificata). 7. Provare marche meno note e più convenienti, seguendo anche il passaparola. Molte piccole aziende lavorano coscienziosamente e offrono prodotti meno standardizzati. 8. Preferire frutta e verdura di stagione (qualche primizia si può comunque giustificare). 9. Le confezioni di lusso solo per i regali (ma qualche regalo ci si può concedere senza sbilanciarsi troppo). 10. I cibi pronti (surgelati e non) fanno risparmiare tempo. Se il tempo manca sono un’ottima soluzione. Ma non fanno certo risparmiare denaro. Concedetevi se possibile il lusso di ... cucinare, magari con l’aiuto di qualche ricetta originale. 40 41 42