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U lettura
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AA Sbarazzarsi con rancore
Sentimenti
dell’abbandono
C
i siamo già occupati
anni fa del romanzo
La discarica di Paolo
Teobaldi (1998) dove
vengono esposte le vicende intervenute dopo la separazione
del protagonista, Tiziano Rossi,
detto Tizio, dalla moglie Natalìa Trecca, detta Lia. La prima
delle tre parti di questo romanzo è dedicata allo svuotamento
dell’appartamento che il protagonista aveva condiviso per
oltre trent’anni con la moglie
da cui ha finalmente deciso di
separarsi. In malo modo: “Dopo trent’anni si erano fatti la
dichiarazione di disamore, cioè
che nessuno dei due sopportava più l’odore dell’altro, il pulviscolo che ciascuno emanava
camminando per casa”.
Questa narrazione illustra come la difficoltà di scindere le
“cose” dal senso di cui sono
portatrici, cioè dai rimandi al
nostro e all’altrui vissuto, si
presenta con forza dirompente nel caso in cui il distacco
dagli oggetti che hanno contrassegnato il nostro passato
ispira o alimenta sentimenti
“cattivi”, di malevolenza. Soprattutto quando il distacco
da questi oggetti accompagna
l’addio senza rimpianti a una
lunga fase ormai conclusa della nostra vita; una fase in cui
le caratteristiche delle cose di
cui ci disfiamo hanno concorso
a definire un ambiente sociale,
uno stile d vita, una cultura,
una visione del mondo da cui
si intende prendere congedo.
Anche Lia, come molti di noi,
aveva l’abitudine di conservare
tutto e non buttare via niente;
ammassando però gli oggetti in
casa senza alcun ordine e con
pochissimo amore.
Da loro vigeva ormai da vent’anni uno speciale regime di comunione dei beni, il regime di Lia,
secondo il quale in casa tutto
era suo; tutto serviva o sarebbe potuto servire; tutto andava
gsa igiene urbana - aprile-giugno 2010
Il momento in cui ci separiamo da un oggetto
perché non ci serve più, non ci piace più, non
lo vogliamo o non lo possiamo più tenere
difficilmente si svolge nell’indifferenza. Nel
momento del distacco emerge il suo valore
affettivo, come se ci separassimo anche da una
parte della nostra vicenda esistenziale; o da quella
di una persona amata; o anche di chi caro non
ci è più. Ma non per questo il distacco ci lascia
indifferenti.
PP Guido Viale
conservato ma niente andava
tenuto in ordine; e nessun oggetto serviva per lo scopo per
cui era stato costruito.
Così, l’inventario degli oggetti
trovati mano a mano che Tizio
procede nella pulizia della casa, stanza dopo stanza, è un
catalogo di cose inutili; che
Tizio passa in rassegna diviso
tra un senso di liberazione e
un violento rancore nei confronti della ex-moglie, verso
le cui manie si pente di essere
stato troppo indulgente. Quella
rassegna di oggetti diventa così un’autoanalisi della propria
esistenza e ogni cosa gli ricorda un momento o un aspetto
della sua vita coniugale verso il
quale non riesce più a provare
che rancore e risentimento.
Nel distaccarsi da tutte quelle
cose, Tizio però non pensa e
non vuole recuperare alcunché:
né per sé né per chicchessia.
Vuole solo sbarazzarsi di quella montagna ormai inutile di
cianfrusaglie e allontanare con
essa i ricordi che quegli oggetti
richiamano. Così destina alla
di matrimonio lo costringe a
ricorrere a un’impresa specializzata. Rappresentata, nella
fattispecie, da un netturbino
che fa in proprio lo sgombero
cantine come secondo lavoro e
dal suo assistente di colore: due
personaggi che Tizio incontrerà
di nuovo nelle parti successive
del romanzo, quando, cacciato dalla scuola dove insegna,
troverà anche lui lavoro come
netturbino; prima di diventare
custode e direttore della locale
discarica e lì ritrovare l’amore
in una giovane trasportatrice di
rifiuti.
nettezza urbana e alla discarica tutto quello che metodicamente preleva da scaffali, armadi e ripostigli, e che di notte
va a depositare nei cassonetti
dei condomìni vicini, per non
intasare quelli del suo.
Ma anche in questo caso il
compito risulta superiore alle
sue forze e quando Tizio passa
allo svuotamento della cantina,
la mole degli oggetti accumulati e mai buttati in tanti anni
Un
catalogo
degli orrori
La tonalità affettiva improntata al rancore che domina il
racconto di questo sgombero
trasforma l’inventario effettuato da Tizio in un vero e proprio catalogo degli orrori; che
ci spinge a condividere il suo
giudizio secondo cui niente o
quasi di ciò che incontra nella
propria casa merita di essere
lettura
della libreria: “Libri libri libri
tomi volumi cofanetti fascicoli
opuscoli estratti plaquettes, rilegati a filo di refe o brossurati
con uno sputo di colla presi dallo scaffale più alto e deposti sul
tavolo, preventivamente sgombrato e ricoperto di un telo di
plastica, per controllarli”. Anche il libro, investito dall’atmosfera ormai opprimente che si è
insediata da tempo nella casa,
perde la sua natura di libro:
Dopo i classici cominciavano
improvvisamente i non-libri
di Lia, libri di testo di quando frequentava la Ragioneria,
i libri di cucina di una donna
che non cucinava più e ormai
mangiava sempre fuori casa…
libri di divulgazione sessuale,
sesso orale cioè parlato chiacchierato illustrato fotografato,
tutto meno che praticato con
lui sotto le lenzuola…poi i libri
di giardinaggio e le dispenseomaggio dei settimanali ancora
da rilegare, mai rilegate perché
incomplete, e poi i libri omaggio ottenuti coi punti dei frollini dei formaggini dei salumi
dei cacciatorini e della pasta;
e poi i cataloghi dei prodotti
commercializzati dall’ingrosso
del suocero.
Di quella loro costipata libreria, conclude, “valeva la pena
di essere salvato non più del 5
per cento: per cui non gli restò
che inscatolare il rimanente
95 per cento per l’ultimo trasporto”. La compenetrazione
tra cose e sentimenti – in questo caso tutti negativi – è così
forte che la voglia di chiudere
definitivamente con il passato
si riverbera su tutti gli oggetti
che Tizio prende in mano durante lo sgombero. Nella foga
di cancellare il proprio vissuto, anche il destino delle cose sembra segnato: né lui ne
chiunque altro potrà o dovrà
più servirsene, perché quegli
oggetti sono portatori di una
sorta di peste in grado di seminare un contagio.
Uomini
e cose
E’ difficile sottrarsi all’idea che
la richiesta di una nuova vita,
di avere un nuovo padrone, di
essere ancora utilizzati, che alcuni di noi sentono provenire
dagli oggetti dismessi, abbia
a che fare con la cura con cui
sono stati a suo tempo scelti
e tenuti. Mentre la condanna
irrevocabile alla discarica che
sembra promanare dalle caratteristiche stesse degli oggetti
passati in rassegna da Tizio ha
molto a che fare con i suoi sentimenti per la moglie e per quella casa dove tutto era comunque
proprietà indiscussa di Lia.
Così, l’uso e il riuso delle cose della nostra come dell’altrui
vita quotidiana sembra saldarsi strettamente non solo con i
sentimenti che nutriamo e coltiviamo nei loro confronti, ma
anche e soprattutto con quelli
che proviamo nei confronti delle persone che le hanno avute
in uso o che potrebbero averle
in uso una seconda volta. Una
società solidale e conviviale è
anche un consorzio umano dove le cose “chiedono” di essere
usate da molti, di avere un nuovo padrone quando hanno perso
quello precedente.
Una società competitiva e rancorosa è violenta verso le cose
come lo è verso le persone e il
suo sogno è la periodica distruzione degli oggetti che costellano la vita quotidiana; premessa
e manifestazione di un oblio del
proprio passato, delle proprie
radici, del proprio essere.
Uno
spaccato della
società
Quando Tizio passa all’inventario del garage, la musica cambia. Non solo perché l’operazione verrà delegata a un uomo
del mestiere, e ci penserà lui a
decidere che cosa fare di ogni oggetto che trova, senza la rabbia
e il rancore da cui Tizio si lascia
sopraffare. Ma anche e soprattutto perché nel garage di Tizio
e Lia ritroviamo finalmente qualcosa che potrebbe avere a che
fare con le potenzialità del riuso. Se ne farà carico la piccola
impresa di sgombero. Quello che
ciascuno di noi – alla fine, nemmeno Lydia - non ha quasi mai
la forza, la capacità o la voglia
di portare a termine da solo, può
essere preso in carico da altri: da
persone o strutture che svolgono per mestiere o per vocazione
questo fondamentale ruolo di
intermediazione tra chi vuole o
deve disfarsi di un oggetto e chi è
disposto a riusarlo: nella stessa
o in una diversa funzione.
L’aspetto che prevale anche nel
garage d Tizio è comunque il
disordine:
Così riapparvero cinquant’anni
di accumulazione secondaria disposti su sbilenche scaffalature
metalliche che con gli anni si
erano completamente riempite
dei resti loro e dei loro antenati: i quali, morendo, oltre al
dolore, ai sensi di colpa e a un
gran vuoto, avevano lasciato in
eredità un gran pieno di oggetti
inservibili, ma non per la Lia! Di
mobili smontati soprammobili
vestiti biancheria tegami stoviglie attrezzi elettrodomestici
panni libri materassi bastevoli a una comunità: impossibili
da usare nel frattempo perché,
pur essendo partiti in ritardo di
venti-trent’anni, anche Natalia
e Tiziano, nel loro piccolo, avevano provveduto ad accumulare
qualcosa.
In primo piano c’è la “parte visibile” di questo vero e proprio
bazar. Ma dietro a questa prima
fila “c’era l’invisibile”: altri tre,
forse quattro strati contigui.
Quel “secondo girone” viene
raggiunto ed esplorato solo dopo cauti sondaggi effettuati con
un bastone da sci.
Appresso: il segmento dell’automobile, residui e accessori della
loro utilitaria…In quella specie
di supermercato degradato dove
nessun oggetto era funzionante
né in vendita, partiva poi un piccolo reparto Bagni&Sanitari…
In ultima fila, contro il muro
dell’inagibile collettore, c’erano
le cucine economiche a legna”
dei suoceri e del loro numeroso
parentado.
E, per completate il museo degli
orrori trovati in casa, ecco un
oggetto che, una volta buttato,
Tizio ritroverà poi nella discarica dove concluderà la sua
carriera di addetto all’igiene
urbana:
in terza e quarta fila, sempre
procedendo a naso e aiutandosi
col sondino, Tizio individuò anche i regali del cognato dentista…Era un orologio da parete
che riproduceva la dentatura
completa di un adulto senza
carie col quadrante circolare
in plastica viola composto da
due semicerchi, uno per l’arcata superiore della mascella,
l’altro per quello inferiore della
mandibola, con tutti i 36 denti
ben in rilievo: un oggetto mostruoso e minaccioso, con tutti
quei dentoni in rilievo, di notte
luminosi perché bagnati di fosforo, che somigliava alla bocca
spalancata di uno squalo in un
museo di storia naturale.
gsa igiene urbana - aprile-giugno 2010
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salvato. In cucina frigorifero
e congelatore sono intasati da
blocchi di ghiaccio (nessuno
dei due coniugi fa un grande
uso della cucina di casa da parecchio tempo) che, trasferiti
sul lavello, lasciano lentamente
emergere “forme, sentori e colaticci di volta in volta diversi:
pesce, baccalà, broccoli, sanguinaccio, costarelle di maiale;
e il siero già aveva cominciato a
raccogliersi nei solchi paralleli
in acciaio inox”. Ma è lo stesso
Tizio a rendersi conto che “non
erano i cibi che erano grevi, era
la grevità della sua vita”.
Sgombrando il bagno, Tizio rivede mentalmente “tutti i cessi
della sua vita”; quelli di tutti i
posti che ha dovuto frequentare: asili nido, scuole, distretto militare, caserme, stazioni,
stazioni di servizio, aeroporti,
casini, vespasiani di cemento,
roulotte, cantieri edili, ospedali
di un tempo.
In camera da letto ritrova,
“senza alcun piacere”, degli
scatoloni con i ricordi dei nonni, che sapeva benissimo di
aver buttato via e che adesso
ritornavano fuori, ripescati da
Lia nella spazzatura. Anche “il
lettone matrimoniale, che una
volta aveva sostenuto le capriole dei figli e prima ancora
le loro” non suscita ormai che
amarezza: “via la sopracoperta,
via la coperta, via le lenzuola
pulite, che anni addietro erano
meno immacolate e si capiva al
volo che cosa vuol dire scoprire
gli altarini, via la traversa di
spugna e il mollettone sotto i
materassi”.
Nel ripostiglio una pila di barattoli di salsa di pomodoro
preparata in casa gli dà la nausea, perché gli ricorda le giornate passate a imbottigliarla
nella casa dei suoceri (“Quello era il rito clanico della fine
dell’estate”). Negli ultimi piani
del ripostiglio Tizio trova “un
giacimento che stemperò la sua
rabbia dapprima in tenerezza
e riso, poi in rabbia e terrore”:
decine e decine di pappine dei
figli gemelli, vecchie di 25 anni,
omogeneizzati e latte in polvere
scaduti da altrettanto, biberon
a sfare, ciucciotti di gomma ed
altri ingredienti dell’alimentazione dei bebé.
Non sortisce risultati migliori, a differenza di quanto ci si
potrebbe aspettare nella casa
di un insegnante, l’ispezione
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