RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO
1
1.
DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE
Herceptin 600 mg/5 ml soluzione iniettabile
2.
COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA
Un flaconcino da 5 ml contiene 600 mg di trastuzumab, un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato,
prodotto da coltura di cellule di mammifero (cellule ovariche di criceto cinese) in sospensione, purificate
mediante cromatografia di affinità e a scambio ionico, con specifiche procedure di inattivazione e
rimozione virale.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
3.
FORMA FARMACEUTICA
Soluzione per iniezione
Soluzione da chiara limpida a opalescente, da incolore a giallastra.
4.
INFORMAZIONI CLINICHE
4.1
Indicazioni terapeutiche
Carcinoma mammario
Carcinoma mammario metastatico
Herceptin è indicato per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario metastatico
(MBC) HER2 positivo:
-
in monoterapia per il trattamento di pazienti che hanno ricevuto almeno due regimi chemioterapici
per la malattia metastatica. La chemioterapia precedentemente somministrata deve aver contenuto
almeno un’antraciclina e un taxano, tranne nel caso in cui il paziente non sia idoneo a tali
trattamenti. I pazienti positivi al recettore ormonale devono inoltre non aver risposto alla terapia
ormonale, tranne nel caso in cui il paziente non sia idoneo a tali trattamenti.
-
in associazione a paclitaxel per il trattamento di pazienti che non sono stati sottoposti a
chemioterapia per la malattia metastatica e per i quali non è indicato il trattamento con antracicline.
-
in associazione a docetaxel per il trattamento di pazienti che non sono stati sottoposti a
chemioterapia per la malattia metastatica.
-
in associazione ad un inibitore dell’aromatasi nel trattamento di pazienti in postmenopausa affette
da MBC positivo per i recettori ormonali, non precedentemente trattati con trastuzumab.
Carcinoma mammario in fase iniziale
Herceptin è indicato nel trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario in fase iniziale
(EBC) HER2 positivo:
-
dopo chirurgia, chemioterapia (neoadiuvante o adiuvante) e radioterapia (se pertinente) (vedere
paragrafo 5.1).
-
dopo chemioterapia adiuvante con doxorubicina e ciclofosfamide, in associazione a paclitaxel o
docetaxel.
2
-
in associazione a chemioterapia adiuvante con docetaxel e carboplatino.
-
in associazione a chemioterapia neoadiuvante, seguito da terapia adiuvante con Herceptin, nella
malattia localmente avanzata (inclusa la forma infiammatoria) o in tumori di diametro > 2 cm
(vedere paragrafi 4.4 e 5.1).
Herceptin deve essere utilizzato soltanto in pazienti con carcinoma mammario metastatico o in fase
iniziale i cui tumori presentano iperespressione di HER2 o amplificazione del gene HER2 come
determinato mediante un test accurato e convalidato (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).
4.2
Posologia e modo di somministrazione
La misurazione dell’espressione di HER2 è obbligatoria prima di iniziare la terapia (vedere paragrafi 4.4 e
5.1). Il trattamento con Herceptin deve essere iniziato esclusivamente da un medico esperto nella
somministrazione di chemioterapia citotossica (vedere paragrafo 4.4) e deve essere somministrato
esclusivamente da un operatore sanitario.
È importante controllare l'etichettatura del prodotto per accertarsi di somministrare al paziente la
formulazione corretta (endovenosa o sottocutanea a dose fissa), secondo quanto prescritto. Herceptin
formulazione sottocutanea non è destinato alla somministrazione endovenosa e deve essere somministrato
unicamente mediante iniezione sottocutanea.
Attualmente sono disponibili informazioni limitate sul passaggio da una formulazione all’altra.
Al fine di evitare errori terapeutici è importante verificare le etichette dei flaconcini per assicurarsi che il
farmaco che si sta preparando e somministrando sia Herceptin (trastuzumab) e non trastuzumab emtansine.
Posologia
La dose raccomandata per Herceptin formulazione sottocutanea è 600 mg/5 ml indipendentemente dal peso
del paziente. Non è richiesto nessun aumento della dose. Questa dose deve essere somministrata per via
sottocutanea in 2-5 minuti ogni tre settimane.
Nello studio registrativo (BO22227) Herceptin formulazione sottocutanea è stato somministrato nel
contesto neoadiuvante/adiuvante a pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Il regime di
chemioterapia preoperatoria è consistito in docetaxel (75 mg/m²) seguito da FEC (5FU, epirubicina e
ciclofosfamide) a dose standard.
Vedere paragrafo 5.1 per la dose della chemioterapia di associazione.
Durata del trattamento
I pazienti con MBC devono essere trattati con Herceptin fino alla progressione della malattia. I pazienti
con EBC devono essere trattati con Herceptin per 1 anno o fino a comparsa di recidiva, a seconda
dell’evento che si verifichi per primo. Il prolungamento del trattamento nell’EBC per un periodo superiore
a un anno non è raccomandato (vedere paragrafo 5.1).
Riduzione del dosaggio
Non sono state effettuate riduzioni di dosaggio di Herceptin nel corso degli studi clinici. I pazienti
possono continuare la terapia durante i periodi di mielosoppressione reversibile indotta da chemioterapia,
ma devono essere attentamente monitorati durante questo periodo per la comparsa di complicazioni legate
alla neutropenia. Fare riferimento al Riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) di paclitaxel,
docetaxel o dell’inibitore dell’aromatasi per informazioni su come ridurre o ritardare il dosaggio.
Se la frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF) si riduce ≥ 10 punti di frazione di eiezione (EF)
rispetto ai valori basali E scende al di sotto del 50%, si deve sospendere la somministrazione e ripetere la
valutazione della LVEF a distanza di 3 settimane circa. Se la LVEF non migliora o fa registrare
un’ulteriore riduzione, oppure si sviluppa scompenso cardiaco congestizio (CHF) sintomatico, si deve
seriamente considerare l’interruzione di Herceptin, a meno che non si ritenga che i benefici per il singolo
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paziente siano superiori ai rischi. Tutti questi pazienti dovranno essere valutati da un cardiologo e seguiti
nel tempo.
Dosi dimenticate
Se il paziente dimentica una dose di Herceptin formulazione sottocutanea, si raccomanda di somministrare
la successiva dose di 600 mg (ovvero la dose dimenticata) il prima possibile. L’intervallo tra le
somministrazioni consecutive di Herceptin formulazione sottocutanea non deve essere inferiore a tre
settimane.
Particolari popolazioni di pazienti
Non sono stati condotti studi di farmacocinetica specifici negli anziani e nei soggetti con alterazione della
funzionalità renale o epatica. In un’analisi di farmacocinetica di popolazione, l’età e l'alterazione della
funzionalità renale non hanno inciso sulla disponibilità di trastuzumab.
Popolazione pediatrica
Non esiste alcuna indicazione per un uso specifico di Herceptin nella popolazione pediatrica.
Modo di somministrazione
La dose di 600 mg deve essere somministrata unicamente mediante iniezione sottocutanea in 2-5 minuti. Il
sito di iniezione deve essere alternato tra la coscia sinistra e quella destra. Le nuove iniezioni devono essere
somministrate ad almeno 2,5 cm dal precedente punto di iniezione e mai in zone in cui la cute è arrossata,
livida, sensibile o indurita. Durante il trattamento con Herceptin formulazione sottocutanea la
somministrazione per via sottocutanea di altri farmaci deve avvenire possibilmente mediante iniezione in
altri siti. I pazienti devono essere posti sotto osservazione per sei ore dopo la prima iniezione e per due ore
dopo le iniezioni successive per rilevare eventuali segni o sintomi di reazioni correlate alla
somministrazione (vedere paragrafi 4.4 e 4.8).
Per istruzioni sull’impiego e la manipolazione di Herceptin formulazione sottocutanea, consultare il paragrafo
6.6.
4.3
Controindicazioni


Ipersensibilità a trastuzumab, alle proteine murine, alla ialuronidasi o ad uno qualsiasi degli altri
eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Severa dispnea a riposo, dovuta a complicanze di neoplasie maligne avanzate o che necessita di
ossigeno-terapia supplementare.
4.4
Avvertenze speciali e precauzioni di impiego
Al fine di migliorare la tracciabilità dei farmaci biologici, la denominazione commerciale del prodotto
somministrato deve essere chiaramente registrata (o dichiarata) nella cartella clinica del paziente.
Il test per HER2 deve essere effettuato in un laboratorio specializzato che possa garantire un’adeguata
validazione delle procedure analitiche (vedere paragrafo 5.1).
Attualmente non sono disponibili dati ottenuti da studi clinici sul ri-trattamento di pazienti precedentemente
esposti a Herceptin nel trattamento adiuvante.
4
Disfunzione cardiaca
Considerazioni generali
I pazienti trattati con Herceptin sono maggiormente a rischio di sviluppare insufficienza cardiaca
congestizia (CHF) (classe II-IV secondo la New York Heart Association [NYHA]) o disfunzione cardiaca
asintomatica. Questi eventi sono stati osservati nei pazienti trattati con Herceptin in monoterapia o in
terapia di associazione a paclitaxel o docetaxel, in particolare dopo chemioterapia con antracicline
(doxorubicina o epirubicina), sono risultati di intensità da moderata a severa e sono stati associati a decesso
(vedere paragrafo 4.8). Inoltre, occorre osservare particolare cautela nel trattare pazienti con aumentato
rischio cardiaco, per es. ipertensione, coronaropatia accertata, CHF, frazione di eiezione del ventricolo
sinistro (LVEF) < 55%, età avanzata.
Tutti i candidati al trattamento con Herceptin, ma in particolare i pazienti precedentemente esposti a
trattamento con antraciclina e ciclofosfamide, devono essere sottoposti a valutazione basale dello stato
cardiaco, comprendente anamnesi ed esame obiettivo, elettrocardiogramma (ECG), ecocardiogramma e/o
scansione con acquisizione a gate multipli (MUGA) o risonanza magnetica. Il monitoraggio può aiutare a
identificare pazienti che sviluppano disfunzione cardiaca. La valutazione della funzionalità cardiaca, condotta
con le modalità di quella iniziale, deve essere ripetuta ogni 3 mesi durante il trattamento e ogni 6 mesi in
seguito alla sospensione del trattamento fino a 24 mesi dall’ultima somministrazione di Herceptin. Prima di
decidere per il trattamento con Herceptin deve essere effettuata un’attenta valutazione del rapporto rischiobeneficio.
Poiché l’emivita di trastuzumab è di circa 28-38 giorni, trastuzumab potrebbe permanere in circolo fino a 27
settimane dopo l’interruzione del trattamento con Herceptin. I pazienti che ricevono antracicline dopo la
fine del trattamento con Herceptin potrebbero essere a maggior rischio di disfunzione cardiaca. Se possibile,
i medici devono evitare una terapia a base di antracicline fino a 27 settimane dopo l’interruzione di
Herceptin. Se sono utilizzate antracicline, la funzione cardiaca del paziente deve essere monitorata
attentamente.
Si deve considerare una valutazione cardiologica formale nei pazienti nei quali si sono riscontrati problemi
cardiovascolari successivamente allo screening iniziale. In tutti i pazienti la funzionalità cardiaca deve
essere monitorata durante il trattamento (ad esempio ogni 12 settimane). Il monitoraggio può essere di aiuto
nell’identificazione di pazienti che sviluppano disfunzione cardiaca. I pazienti che sviluppano disfunzione
cardiaca asintomatica possono beneficiare di un più frequente monitoraggio (ad esempio ogni 6-8
settimane). Nei pazienti che fanno osservare una riduzione continua della funzione ventricolare sinistra, ma
rimangono asintomatici, il medico deve valutare la possibilità di interrompere la terapia se Herceptin non
ha apportato alcun beneficio clinico.
La sicurezza di continuare o riprendere la somministrazione di Herceptin in pazienti che manifestano
disfunzione cardiaca non è stata analizzata nell'ambito di studi prospettici. Se la LVEF si riduce ≥ 10 punti
di frazione di eiezione (EF) rispetto ai valori basali E scende al di sotto del 50%, si deve sospendere la
somministrazione e ripetere la valutazione della LVEF a distanza di 3 settimane circa. Se la LVEF non
migliora o fa registrare un’ulteriore riduzione, oppure si sviluppa CHF sintomatico, si deve seriamente
considerare l’interruzione di Herceptin, a meno che non si ritenga che i benefici per il singolo paziente siano
superiori ai rischi. Tutti questi pazienti dovranno essere valutati da un cardiologo e seguiti nel tempo.
Se durante la terapia con Herceptin si manifesta un’insufficienza cardiaca sintomatica, quest’ultima deve
essere trattata con le terapie farmacologiche standard per CHF. La maggior parte dei pazienti che hanno
sviluppato CHF o una disfunzione cardiaca asintomatica negli studi registrativi è migliorata con il
trattamento standard per CHF a base di un inibitore dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE) o
un bloccante dei recettori dell'angiotensina (ARB) e un beta-bloccante. La maggior parte dei pazienti con
sintomi cardiaci ed evidenza di un beneficio clinico associato al trattamento con Herceptin ha proseguito la
terapia senza ulteriori eventi clinici cardiaci.
Carcinoma mammario metastatico
Herceptin non deve essere somministrato in concomitanza alle antracicline nel contesto dell’MBC.
5
Anche i pazienti con MBC che hanno precedentemente ricevuto antracicline sono a rischio di disfunzione
cardiaca con il trattamento con Herceptin, sebbene tale rischio sia inferiore rispetto all’uso concomitante di
Herceptin e antracicline.
Carcinoma mammario in fase iniziale
Per i pazienti con EBC, la valutazione cardiologica, condotta con le modalità di quella iniziale, deve essere
ripetuta ogni 3 mesi durante il trattamento e ogni 6 mesi dopo l’interruzione del trattamento, fino a 24 mesi
dopo l’ultima somministrazione di Herceptin. In pazienti in trattamento con chemioterapia a base di
antracicline è raccomandato un monitoraggio ulteriore, che deve avvenire una volta all’anno fino a 5 anni
dopo l’ultima somministrazione di Herceptin, o più a lungo se si osserva una continua diminuzione della
LVEF.
Pazienti con anamnesi positiva per infarto del miocardio (MI), angina pectoris che richiede trattamento
medico, CHF (NYHA II–IV) precedente o in corso, LVEF < 55%, altra cardiomiopatia, aritmia cardiaca
che richiede trattamento medico, patologia valvolare cardiaca clinicamente rilevante, ipertensione
scarsamente controllata (ipertensione controllata da un trattamento medico standard idoneo) e versamento
pericardico con effetto emodinamico sono stati esclusi dagli studi registrativi sul trattamento adiuvante e
neoadiuvante dell’EBC con Herceptin. In tali pazienti il trattamento non può pertanto essere raccomandato.
Trattamento adiuvante
Herceptin non deve essere somministrato in concomitanza alle antracicline nel contesto del trattamento
adiuvante.
È stato osservato un aumento dell’incidenza degli eventi cardiaci sintomatici e asintomatici in pazienti con
EBC, quando Herceptin (formulazione endovenosa) era somministrato dopo chemioterapia a base di
antracicline rispetto alla somministrazione con un regime di docetaxel e carboplatino non contenente
antracicline ed era più marcato quando Herceptin (formulazione endovenosa) era somministrato in
concomitanza con i taxani rispetto a quando era somministrato sequenzialmente ai taxani.
Indipendentemente dal regime utilizzato, la maggior parte degli eventi cardiaci sintomatici si è verificata
entro i primi 18 mesi. In uno dei 3 studi registrativi condotti nel quale era disponibile un follow-up mediano
di 5,5 anni (BCIRG006) è stato osservato un aumento continuativo nella percentuale cumulativa di eventi
cardiaci sintomatici o di LVEF (fino a 2,37%) in pazienti a cui era somministrato Herceptin in concomitanza
con un taxano dopo terapia con antracicline rispetto a circa l’1% nei due bracci di confronto (antraciclina
più ciclofosfamide seguiti da un taxano e taxano, carboplatino ed Herceptin).
Quattro ampi studi condotti nel contesto adiuvante hanno identificato i fattori di rischio per un evento
cardiaco e tra questi: età avanzata (> 50 anni), LVEF bassa (< 55%) al basale prima o dopo l'avvio della
terapia con paclitaxel, riduzione della LVEF di 10-15 punti e uso precedente o concomitante di medicinali
antipertensivi. Nei pazienti trattati con Herceptin dopo il completamento della chemioterapia adiuvante, il
rischio di disfunzione cardiaca si è associato a una più elevata dose cumulativa di antracicline
somministrata prima dell'avvio della terapia con Herceptin e a un indice di massa corporea (IMC) > 25
kg/m2.
Trattamento neoadiuvante-adiuvante
In pazienti con EBC candidati al trattamento neoadiuvante-adiuvante, Herceptin dovrebbe essere
somministrato in concomitanza con le antracicline solo in pazienti naive alla chemioterapia e solo con
regimi a basse dosi di antracicline, ossia dosi cumulative massime di doxorubicina 180 mg/m2 o di
epirubicina 360 mg/m2.
Se i pazienti sono stati trattati in concomitanza con un ciclo completo di antracicline a basse dosi ed
Herceptin nel contesto neoadiuvante, dopo la chirurgia non deve essere somministrata alcuna ulteriore
chemioterapia citotossica. In altre situazioni la decisione circa la necessità di una chemioterapia citotossica
supplementare deve essere presa in funzione dei fattori individuali.
6
Ad oggi l’esperienza relativa alla somministrazione concomitante di trastuzumab e regimi a basse dosi di
antracicline è limitata a due studi clinici. Herceptin è stato somministrato in concomitanza a tre-quattro cicli
di chemioterapia neoadiuvante a base di un’antraciclina (dose cumulativa di doxorubicina 180 mg/m2 o
dose di epirubicina 300 mg/m2). L’incidenza di disfunzione cardiaca sintomatica era bassa nei bracci
contenenti Herceptin (fino a 1,7%).
L’esperienza clinica in pazienti al di sopra dei 65 anni d’età è limitata.
Reazioni correlate alla somministrazione
Con Herceptin formulazione sottocutanea, sono state osservate reazioni correlate alla somministrazione
(ARR). Per ridurre il rischio di ARR si può ricorrere a premedicazione.
Sebbene negli studi clinici con Herceptin formulazione sottocutanea non siano state riferite ARR gravi
come dispnea, ipotensione, respiro sibilante, broncospasmo, tachicardia, ridotta saturazione dell'ossigeno e
distress respiratorio, si deve prestare attenzione poiché tali reazioni si sono verificate con la formulazione
endovenosa. I pazienti devono essere monitorati per rilevare eventuali ARR per sei ore dopo la prima
iniezione e per due ore dopo le iniezioni successive. Queste reazioni possono essere trattate con un
analgesico/antipiretico come la meperidina o il paracetamolo, oppure con un antistaminico come la
difenidramina. Le reazioni gravi a Herceptin endovenoso sono state trattate con successo con una terapia di
supporto, quale ossigeno, beta-agonisti e corticosteroidi. In casi rari queste reazioni si sono associate a un
decorso clinico culminato in un esito fatale. I pazienti che manifestano dispnea a riposo, dovuta a
complicanze di tumori maligni avanzati e comorbidità, possono correre un rischio più elevato di manifestare
una ARR fatale. Questi pazienti non devono pertanto essere trattati con Herceptin (vedere paragrafo 4.3).
Eventi polmonari
Si raccomanda cautela con Herceptin formulazione sottocutanea poiché sono stati riferiti eventi polmonari
severi con l’uso della formulazione endovenosa nel contesto post-commercializzazione (vedere paragrafo 4.8).
Questi eventi sono risultati occasionalmente fatali e possono manifestarsi come parte di una reazione
correlata all’infusione o con insorgenza tardiva. Sono stati inoltre riferiti casi di malattia polmonare
interstiziale inclusi infiltrati polmonari, sindrome da distress respiratorio acuto, polmonite, pneumopatia,
versamento pleurico, distress respiratorio, edema polmonare acuto e insufficienza respiratoria. Fattori di
rischio associati a malattia polmonare interstiziale includono una terapia precedente o concomitante con
altri trattamenti anti-neoplastici come taxani, gemcitabina, vinorelbina e radioterapia, per i quali tale
associazione è già nota. I pazienti che manifestano dispnea a riposo, dovuta a complicanze di tumori maligni
avanzati e comorbidità, possono correre un rischio più elevato di manifestare eventi polmonari. Questi
pazienti non devono pertanto essere trattati con Herceptin (vedere paragrafo 4.3). In presenza di polmonite
occorre osservare cautela, specialmente in pazienti trattati in concomitanza con taxani.
4.5
Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione
Non sono stati effettuati studi formali di interazione farmacologica. Sulla base dei risultati di un'analisi
farmacocinetica di popolazione (HO407g, HO551g, HO649g e HO648g) non sono state osservate
interazioni clinicamente significative con i farmaci somministrati in associazione durante gli studi clinici.
Effetto di trastuzumab sulla farmacocinetica di altri agenti antineoplastici
I dati farmacocinetici emersi dagli studi BO15935 e M77004 condotti su donne affette da MBC HER2
positivo suggeriscono che l'esposizione a paclitaxel e doxorubicina (e ai loro metaboliti principali 6-αidrossipaclitaxel, POH e doxorubicinolo, DOL) non è alterata in presenza di trastuzumab (dose di carico da
8 mg/kg o 4 mg/kg EV seguita da 6 mg/kg ogni 3 settimane o 2 mg/kg settimanalmente EV,
rispettivamente).
Trastuzumab può però aumentare l'esposizione complessiva di un metabolita della doxorubicina (7-deossi13 diidro-doxorubicinone, D7D). La bioattività di D7D e l'impatto clinico dell'aumento di questo
metabolita non sono chiari.
I dati emersi dallo studio JP16003, uno studio a braccio singolo su trastuzumab (dose di carico da 4 mg/kg
ev e 2 mg/kg EV settimanalmente) e docetaxel (60 mg/m2 EV) condotto su donne giapponesi con MBC
HER2 positivo suggeriscono che la somministrazione concomitante di trastuzumab non provoca effetti
7
sulla farmacocinetica di una singola dose di docetaxel. Lo studio JP19959 è stato un sottostudio di
BO18255 (ToGA), condotto su pazienti giapponesi di ambo i sessi con tumore gastrico in stadio avanzato
per valutare la farmacocinetica di capecitabina e cisplatino usati con o senza trastuzumab. I risultati di
questo piccolo sottostudio hanno suggerito che l'esposizione ai metaboliti bioattivi (per es. 5-FU) della
capecitabina non risulta influenzata dall'uso concomitante di cisplatino o dall'uso concomitante di
cisplatino più trastuzumab. La capecitabina ha però mostrato concentrazioni più alte e un'emivita maggiore
quando associata a trastuzumab. I dati hanno inoltre indicato che la farmacocinetica di cisplatino non è
stata alterata dall'uso concomitante di capecitabina, né dall'uso concomitante di capecitabina più
trastuzumab.
Effetto degli agenti antineoplastici sulla farmacocinetica di trastuzumab
Confrontando le concentrazioni sieriche simulate di trastuzumab dopo somministrazione di trastuzumab in
monoterapia (dose di carico da 4 mg/kg /2 mg/kg settimanalmente EV) e le concentrazioni sieriche
osservate in donne giapponesi con MBC HER2 positivo (studio JP16003), non è stata rilevata alcuna
evidenza di un effetto sulla PK di trastuzumab derivante dalla somministrazione concomitante di docetaxel.
Il confronto dei risultati di PK di due studi di fase II (BO15935 e M77004) e di uno studio di fase III
(H0648g) nei quali i pazienti sono stati trattati in concomitanza con Herceptin e paclitaxel e di due studi di
fase II nei quali Herceptin è stato somministrato in monoterapia (W016229 e MO16982), in donne con
MBC HER2 positivo indica che le concentrazioni sieriche minime singole e medie di Herceptin intra- e
interstudio sono state diverse, ma non è emerso un chiaro effetto della somministrazione concomitante di
paclitaxel sulla farmacocinetica di trastuzumab.
Non sembra che la somministrazione concomitante di anastrozolo abbia avuto effetti sulla farmacocinetica
di trastuzumab.
4.6
Fertilità, gravidanza e allattamento
Donne in età fertile / Contraccezione
Le donne in età fertile devono essere informate sulla necessità di utilizzare misure contraccettive efficaci
durante il trattamento con Herceptin e per almeno 7 mesi dopo la fine del trattamento.
Gravidanza
Studi sulla riproduzione sono stati condotti nella scimmia cynomolgus con dosi fino a 25 volte superiori alla
dose di mantenimento settimanale nell’uomo di 2 mg/kg di Herceptin formulazione endovenosa e non hanno
rivelato alcuna evidenza di alterata fertilità o di danno fetale. È stato osservato passaggio placentare di
trastuzumab durante il periodo di sviluppo fetale precoce (giorni 20-50 di gestazione) e tardivo (giorni 120150 di gestazione). Non è noto se Herceptin possa avere effetti sulla capacità riproduttiva. Dato che gli studi
sulla riproduzione nell’animale non sono sempre predittivi degli effetti nell’uomo, la somministrazione di
Herceptin deve essere evitata in gravidanza a meno che i potenziali benefici per la madre siano superiori ai
potenziali rischi per il feto.
Dopo la commercializzazione, in donne in gravidanza trattate con Herceptin sono stati riportati casi di
alterazione della funzionalità e/o della crescita renale fetale in associazione a oligoidramnios, alcuni associati
a ipoplasia polmonare del feto ad esito fatale. Le donne che entrano in stato di gravidanza devono essere
informate circa la possibilità di danni al feto. È auspicabile un attento monitoraggio da parte di un gruppo
multidisciplinare nel caso in cui una donna in gravidanza sia trattata con Herceptin.
Allattamento
Uno studio condotto su scimmie cynomolgus durante l’allattamento, con dosi 25 volte superiori alla dose di
mantenimento settimanale nell’uomo di 2 mg/kg di Herceptin formulazione endovenosa, ha dimostrato che
trastuzumab è secreto nel latte. La presenza di trastuzumab nel siero della scimmia neonata non è stata
associata ad alcun effetto avverso sulla crescita o sullo sviluppo dalla nascita fino a 1 mese di età. Non è
noto se trastuzumab sia secreto nel latte materno umano. Poiché le IgG1 umane sono secrete nel latte
materno umano e non è noto il rischio potenziale di danno per il neonato, le donne non devono allattare al
seno durante la terapia con Herceptin e durante i 7 mesi successivi alla somministrazione dell’ultima dose.
8
Fertilità
Non sono disponibili dati sulla fertilità.
4.7
Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
Herceptin non ha alcuna influenza o ha un’influenza trascurabile sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso
di macchinari. Occorre tuttavia consigliare ai pazienti che sviluppano sintomi correlati alla
somministrazione (vedere paragrafo 4.4) di non guidare veicoli e di non utilizzare macchinari fino alla
scomparsa dei sintomi.
4.8
Effetti indesiderati
Riassunto del profilo di sicurezza
Tra le reazioni avverse più gravi e/o comuni riferite finora con l’uso di Herceptin (formulazione endovenosa e
formulazione sottocutanea) vi sono: disfunzione cardiaca, reazioni correlate alla somministrazione,
ematotossicità (in particolare neutropenia), infezioni e reazioni avverse polmonari.
Il profilo di sicurezza di Herceptin formulazione sottocutanea (valutato in 298 e 297 pazienti trattati
rispettivamente con la formulazione endovenosa e con la formulazione sottocutanea) nello studio
registrativo sull'EBC è stato complessivamente simile al profilo di sicurezza noto della formulazione
endovenosa.
Gli eventi avversi severi (definiti in base ai Criteri terminologici comuni per gli eventi avversi del National
Cancer Institute (grado NCI CTCAE ≥ 3) versione 3.0) sono risultati equamente distribuiti tra le due
formulazioni di Herceptin (rispettivamente 52,3% versus 53,5% per la formulazione endovenosa rispetto
alla formulazione sottocutanea).
Alcuni eventi/reazioni avversi/e sono stati/e riferiti/e con una frequenza maggiore per la formulazione
sottocutanea:
 Eventi avversi gravi (identificati per la maggior parte nell'ambito di un ricovero ospedaliero o di un
prolungamento di un ricovero): 14,1% per la formulazione endovenosa versus 21,5% per la
formulazione sottocutanea. La differenza nei tassi di SAE tra le formulazioni è stata principalmente
dovuta a infezioni associate o meno a neutropenia (4,4% versus 8,1%) ed eventi cardiaci (0,7%
versus 1,7%).
 Infezioni postoperatorie delle ferite chirurgiche (severe e/o gravi): rispettivamente 1,7% versus
3,0% per la formulazione endovenosa e la formulazione sottocutanea;
 Reazioni correlate alla somministrazione: rispettivamente 37,2% versus 47,8% per la formulazione
endovenosa e la formulazione sottocutanea a dose fissa.
 Ipertensione: rispettivamente 4,7% versus 9,8% per la formulazione endovenosa e la formulazione
sottocutanea.
Elenco sotto forma tabellare delle reazioni avverse manifestatesi con la formulazione endovenosa
In questa sezione sono state utilizzate le seguenti categorie di frequenza: molto comune (≥1/10), comune
(≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1.000, <1/100), raro (≥1/10.000, <1/1.000), molto raro (<1/10.000), non
nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ogni gruppo di
frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravità decrescente.
Nella Tabella 1 sono presentate le reazioni avverse che sono state riportate in associazione all’uso di
Herceptin endovenoso in monoterapia o in associazione a chemioterapia negli studi clinici registrativi e nel
contesto post-commercializzazione.
Tutti i termini inclusi si riferiscono alla percentuale più alta osservata negli studi clinici registrativi.
9
Tabella 1: Effetti indesiderati riferiti con Herceptin endovenoso in monoterapia o in associazione a
chemioterapia negli studi clinici registrativi (N = 8386) e nel periodo post-commercializzazione
Reazione avversa
Frequenza
Classificazione per sistemi
e organi
Infezioni ed infestazioni
Infezione
Molto comune
+
Polmonite
Comune
Sepsi neutropenica
Comune
Cistite
Comune
Herpes zoster
Comune
Tumori benigni, maligni
e non specificati (cisti e
polipi compresi)
Patologie del sistema
emolinfopoietico
Disturbi del sistema immunitario
Disturbi del metabolismo e della
nutrizione
Disturbi psichiatrici
Patologie del sistema nervoso
Patologie dell’occhio
Influenza
Rinofaringite
Sinusite
Infezione della cute
Rinite
Infezione delle vie respiratorie superiori
Infezione delle vie urinarie
Erisipela
Cellulite
Sepsi
Progressione di tumore maligno
Progressione tumorale
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Non comune
Non nota
Non nota
Neutropenia febbrile
Anemia
Neutropenia
Riduzione della conta dei
leucociti/leucopenia
Trombocitopenia
Ipoprotrombinemia
Ipersensibilità
+Reazione anafilattica
+Shock anafilattico
Riduzione di peso/perdita di peso
Anoressia
Iperkaliemia
Ansia
Depressione
Insonnia
Pensieri anomali
1Tremore
Capogiri
Cefalea
Neuropatia periferica
Parestesia
Ipertonia
Sonnolenza
Disgeusia
Atassia
Paresi
Edema cerebrale
Congiuntivite
Aumento della lacrimazione
Secchezza oculare
Papilledema
Emorragia retinica
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
10
Comune
Non nota
Comune
Non nota
Non nota
Comune
Comune
Non nota
Comune
Comune
Comune
Comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Raro
Non nota
Molto comune
Molto comune
Comune
Non nota
Non nota
Classificazione per sistemi
e organi
Patologie dell’orecchio e del
labirinto
Patologie cardiache
Reazione avversa
Frequenza
Sordità
Non comune
1Riduzione
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
Non comune
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Molto comune
Comune
Comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
Non comune
Raro
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
della pressione arteriosa
Incremento della pressione arteriosa
1
Irregolarità del battito cardiaco
1
Palpitazioni
1
Flutter cardiaco
Riduzione della frazione di eiezione*
+
Insufficienza cardiaca (congestizia)
+1Tachiaritmia sopraventricolare
Cardiomiopatia
Versamento pericardico
Shock cardiogeno
Pericardite
Bradicardia
Ritmo di galoppo presente
Vampate di calore
+1Ipotensione
Vasodilatazione
+1Respiro sibilante
+Dispnea
Tosse
Epistassi
Rinorrea
Asma
Affezione polmonare
Faringite
+Versamento pleurico
Polmonite
+Fibrosi polmonare
+Distress respiratorio
+Insufficienza respiratoria
+Infiltrato polmonare
+Edema polmonare acuto
+Sindrome da distress respiratorio acuto
+Broncospasmo
+Ipossia
+Riduzione della saturazione d’ossigeno
Edema laringeo
Ortopnea
Edema polmonare
Diarrea
Vomito
Nausea
1Rigonfiamento delle labbra
Dolore addominale
Dispepsia
Stipsi
Pancreatite
Emorroidi
Secchezza delle fauci
1
Patologie vascolari
Patologie respiratorie, toraciche e
mediastiniche
Patologie gastrointestinali
11
Classificazione per sistemi
e organi
Patologie epatobiliari
Patologie della cute e del tessuto
sottocutaneo
Patologie del sistema
muscoloscheletrico e del tessuto
connettivo
Patologie renali e urinarie
Condizioni di gravidanza,
puerperio e perinatali
Patologie dell’apparato
riproduttivo e della mammella
Patologie sistemiche e condizioni
relative alla sede di
somministrazione
Traumatismo, avvelenamento e
complicazioni da procedura
Reazione avversa
Frequenza
Danno epatocellulare
Epatite
Dolorabilità epatica
Ittero
Insufficienza epatica
Eritema
Rash
1
Rigonfiamento del viso
Alopecia
Alterazioni delle unghie
Acne
Cute secca
Ecchimosi
Iperidrosi
Rash maculopapulare
Comune
Comune
Comune
Raro
Non nota
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Prurito
Onicoclasia
Dermatite
Orticaria
Angioedema
Artralgia
1Tensione muscolare
Mialgia
Artrite
Dorsalgia
Dolore osseo
Spasmi muscolari
Mal di collo
Dolore alle estremità
Disordini renali
Glomerulonefrite membranosa
Glomerulonefropatia
Insufficienza renale
Oligoidramnios
Comune
Comune
Comune
Non comune
Non nota
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Comune
Non nota
Non nota
Non nota
Non nota
Infiammazione della mammella/ mastite
Comune
Astenia
Dolore toracico
Brividi
Affaticamento
Sintomi simil-influenzali
Reazione all’infusione
Dolore
Piressia
Infiammazione delle mucose
Edema periferico
Malessere
Edema
Contusione
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Molto comune
Comune
Comune
Comune
Comune
+ Indica le reazioni avverse riferite in associazione a un esito fatale.
1 Indica le reazioni avverse riferite in gran parte in associazione a reazioni correlate alla somministrazione. Per
queste non sono disponibili specifiche percentuali.
12
* Osservata con la terapia di combinazione a seguito del trattamento con antracicline e in combinazione con i
taxani.
Descrizione delle reazioni avverse specifiche
Disfunzione cardiaca
Lo scompenso cardiaco congestizio (classe NYHA II-IV) è una reazione avversa comune associata
all’impiego di Herceptin ed è stata associata a un esito fatale. In pazienti trattati con Herceptin sono stati
osservati segni e sintomi di disfunzione cardiaca come dispnea, ortopnea, aumento della tosse, edema
polmonare, S3 gallop, ridotta frazione di eiezione ventricolare (vedere paragrafo 4.4).
In 3 studi clinici registrativi sul trattamento adiuvante dell’EBC con Herceptin formulazione endovenosa
somministrato in associazione a chemioterapia, l’incidenza di disfunzione cardiaca di grado 3/4 (nello
specifico scompenso cardiaco congestizio sintomatico) era simile in pazienti in trattamento con la sola
chemioterapia (ovvero in quelli che non avevano ricevuto Herceptin) e in pazienti in trattamento con
Herceptin somministrato sequenzialmente a un taxano (0,3-0,4%). La percentuale è risultata maggiore nei
pazienti in trattamento con Herceptin somministrato in concomitanza con un taxano (2,0%). Nel contesto
neoadiuvante l’esperienza relativa alla somministrazione concomitante di Herceptin e regimi a basse dosi di
antracicline è limitata (vedere paragrafo 4.4).
Quando Herceptin è stato somministrato dopo il completamento della chemioterapia adiuvante, è stata
osservata insufficienza cardiaco di classe NYHA III-IV nello 0,6% dei pazienti del braccio trattato per un
anno dopo un follow-up mediano di 12 mesi. Dopo un follow-up mediano di 8 anni, l’incidenza di CHF
(NYHA III e IV) severa dopo 1 anno di terapia con Herceptin (analisi combinata dei due bracci di
trattamento con Herceptin) è stata dello 0,89% e il tasso di disfunzione del ventricolo sinistro lievemente
sintomatica e asintomatica è stato del 6,35%.
Nel 70% dei pazienti trattati con Herceptin è stata osservata reversibilità della CHF severa (definita come
una sequenza di almeno due valori consecutivi di LVEF ≥50 % dopo l’evento). Per l’83,1% dei pazienti
trattati con Herceptin è stata dimostrata reversibilità della disfunzione del ventricolo sinistro lievemente
sintomatica e asintomatica. Dopo il completamento del trattamento con Herceptin è stato raggiunto circa il
10% degli endpoint cardiaci.
Negli studi registrativi sul trattamento della malattia metastatica con Herceptin formulazione endovenosa
l’incidenza di disfunzione cardiaca è variata tra il 9% e il 12% quando il farmaco veniva somministrato in
associazione a paclitaxel rispetto all’1% - 4% per paclitaxel in monoterapia. Per quanto riguarda la
monoterapia, il tasso era di 6% - 9%. La più alta percentuale di disfunzione cardiaca si è osservata in
pazienti in trattamento con Herceptin somministrato in concomitanza ad antracicline/ciclofosfamide (27%),
significativamente maggiore rispetto ad antracicline/ciclofosfamide in monoterapia (7% - 10%). In uno
studio clinico successivo con monitoraggio prospettico della funzionalità cardiaca, l’incidenza di
scompenso cardiaco congestizio sintomatico è risultata essere 2,2% nei pazienti in trattamento con
Herceptin e docetaxel rispetto a 0% nei pazienti in trattamento con docetaxel in monoterapia. La maggior
parte dei pazienti (79%) che hanno sviluppato disfunzione cardiaca in questi studi clinici è migliorata dopo
aver ricevuto il trattamento medico standard per lo scompenso cardiaco congestizio.
Reazioni correlate alla somministrazione/ipersensibilità
Negli studi clinici su Herceptin sono state osservate reazioni correlate alla somministrazione (ARR)/
reazioni di ipersensibilità come brividi e/o febbre, dispnea, ipotensione, respiro sibilante, broncospasmo,
tachicardia, ridotta saturazione dell'ossigeno, distress respiratorio, rash, nausea, vomito e cefalea (vedere
paragrafo 4.4). Il tasso di ARR di tutti i gradi è variato tra gli studi in funzione dell'indicazione, del metodo
di acquisizione dei dati e della somministrazione di trastuzumab in concomitanza con chemioterapia o in
monoterapia.
Reazioni anafilattoidi sono state osservate in casi isolati.
Ematotossicità
13
Neutropenia febbrile si è osservata molto comunemente. Reazioni avverse che si sviluppano comunemente
hanno incluso: anemia, leucopenia, trombocitopenia e neutropenia. La frequenza degli episodi di
ipoprotrombinemia non è nota. Il rischio di neutropenia può essere lievemente aumentato quando
trastuzumab è somministrato con docetaxel dopo terapia con antracicline.
Eventi polmonari
Reazioni avverse polmonari severesi verificano in associazione all’uso di Herceptin e sono state associate ad
esito fatale. Queste comprendono, a titolo esemplificativo, infiltrati polmonari, sindrome da distress respiratorio
acuto, pneumopatia, polmonite, versamento pleurico, distress respiratorio, edema polmonare acuto e
insufficienza respiratoria (vedere paragrafo 4.4).
Descrizione di reazioni avverse selezionate associate alla formulazione sottocutanea
Reazioni correlate alla somministrazione
Nello studio registrativo l'incidenza delle ARR di tutti i gradi è stata del 37,2% con Herceptin formulazione
endovenosa e del 47,8% con Herceptin formulazione sottocutanea; eventi severi di grado 3 sono stati
riferiti rispettivamente nel 2,0% e nell'1,7% dei pazienti; non sono stati osservati eventi severi di grado 4 o
5. Tutte le ARR severe associate a Herceptin formulazione sottocutanea si sono manifestate durante la
somministrazione concomitante della chemioterapia. L'evento severo più frequente è stato l'ipersensibilità
al farmaco.
Le reazioni sistemiche hanno incluso ipersensibilità, ipotensione, tachicardia, tosse e dispnea. Le reazioni
locali hanno incluso eritema, prurito, edema e rash nel punto di iniezione.
Infezioni
Il tasso di infezioni severe (grado NCI CTCAE ≥ 3) è stato del 5,0% versus il 7,1%, rispettivamente nel
braccio trattato con Herceptin formulazione endovenosa e nel braccio trattato con Herceptin formulazione
sottocutanea.
Il tasso di eventi avversi seri in termini di infezioni (la maggior parte delle quali è stata identificata
nell'ambito di un ricovero ospedaliero o di un prolungamento di un ricovero ospedaliero) è stato del 4,4%
nel braccio trattato con Herceptin formulazione endovenosa e dell'8,1% nel braccio trattato con Herceptin
formulazione sottocutanea. La differenza tra le formulazioni è stata osservata principalmente durante la
fase di trattamento adiuvante (monoterapia) ed è stata dovuta soprattutto a infezioni di ferite postoperatorie,
ma anche a diverse altre infezioni, quali infezioni delle vie respiratorie, pielonefrite acuta e sepsi. Tutti gli
eventi si sono risolti in media entro 13 giorni nel braccio trattato con Herceptin endovenoso e in media
entro 17 giorni nel braccio trattato con Herceptin sottocutaneo.
Eventi ipertensivi
Nello studio registrativo BO22227 più del doppio dei pazienti ha riferito ipertensione di tutti i gradi nel
braccio trattato con Herceptin formulazione sottocutanea (4,7% versus 9,8% rispettivamente per la
formulazione endovenosa e per la formulazione sottocutanea), con una percentuale maggiore di pazienti
con eventi severi (grado NCI CTCAE ≥ 3) rispettivamente < 1% versus 2,0% per la formulazione
endovenosa e la formulazione sottocutanea. Tutti i pazienti, eccetto uno, che hanno riferito una severa
ipertensione presentavano ipertensione nell’anamnesi prima dell'ingresso nello studio. Alcuni degli eventi
severi si sono verificati il giorno dell'iniezione.
Immunogenicità
Nel contesto neoadiuvante-adiuvante, il 7,1% dei pazienti trattati con Herceptin formulazione endovenosa e
il 14,6% dei pazienti trattati con Herceptin formulazione sottocutanea hanno sviluppato anticorpi contro
trastuzumab (a prescindere dalla presenza di anticorpi al basale). Il 15,3% dei pazienti trattati con Herceptin
formulazione sottocutanea ha sviluppato anticorpi contro l'eccipiente ialuronidasi (rHuPH20).
14
La rilevanza clinica di questi anticorpi non è nota. Tuttavia, la farmacocinetica, l'efficacia (determinata in
base alla risposta patologica completa [pCR]) e la sicurezza di Herceptin formulazione endovenosa e di
Herceptin formulazione sottocutanea non sono sembrate compromesse da questi anticorpi.
Informazioni dettagliate sulle misure da adottare per minimizzare i rischi, in conformità con il Piano di
gestione dei rischi dell'UE, sono presentate nel paragrafo 4.4.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è
importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.
Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema
nazionale di segnalazione all’indirizzo http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.
4.9
Sovradosaggio
Sono state somministrate singole dosi di Herceptin formulazione sottocutanea fino a un massimo di 960 mg
senza aver riscontrato alcun effetto indesiderato.
5.
PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
5.1
Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: Agenti antineoplastici, anticorpi monoclonali, codice ATC: L01XC03
Herceptin formulazione sottocutanea contiene ialuronidasi umana ricombinante (rHuPH20), un enzima
utilizzato per aumentare la dispersione e l'assorbimento dei farmaci somministrati in concomitanza per via
sottocutanea.
Trastuzumab è un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato ricombinante contro il recettore 2 del fattore di
crescita epiteliale umano (HER2). L’iperespressione di HER2 si osserva nel 20-30% dei tumori mammari
primari. Studi svolti indicano che i pazienti affetti da tumore mammario con iperespressione di HER2 hanno
una sopravvivenza libera da malattia più breve rispetto ai pazienti affetti da tumore senza iperespressione di
HER2. Il dominio extracellulare del recettore (ECD, p105) può essere rilasciato nel flusso sanguigno e
misurato nei campioni di siero.
Meccanismo d’azione
Trastuzumab si lega con un’elevata affinità e specificità al subdominio IV, una regione perimembranosa del
dominio extracellulare di HER2. Il legame di trastuzumab con HER2 inibisce la segnalazione ligandoindipendente di HER2 e impedisce il clivaggio proteolitico del suo dominio extracellulare, un meccanismo
di attivazione di HER2. Conseguentemente, trastuzumab ha dimostrato, sia in vitro che nell’animale, di
essere in grado di inibire la proliferazione delle cellule tumorali umane che iperesprimono HER2. Inoltre
trastuzumab è un potente mediatore della citotossicità anticorpo dipendente cellulo-mediata (ADCC). In
vitro la ADCC mediata da trastuzumab ha dimostrato di essere esercitata in maniera preferenziale sulle
cellule tumorali con iperespressione di HER2, rispetto alle cellule tumorali che non iperesprimono HER2.
Individuazione dell’iperespressione di HER2 o dell’amplificazione del gene HER2
Individuazione dell’iperespressione di HER2 o dell’amplificazione del gene HER2 nel carcinoma
mammario
Herceptin deve essere utilizzato soltanto nei pazienti affetti da tumore con iperespressione di HER2 o con
amplificazione del gene HER2 come determinato mediante un test accurato e convalidato. L’iperespressione
di HER2 deve essere individuata tramite un esame immuno-istochimico (IHC) di sezioni tumorali fissate
(vedere paragrafo 4.4). L’amplificazione del gene HER2 deve essere individuata mediante ibridazione in
situ tramite fluorescenza (FISH) o ibridazione in situ cromogenica (CISH) di sezioni tumorali fissate. Sono
candidati al trattamento con Herceptin i pazienti che mostrino marcata iperespressione di HER2 con
indicazione di punteggio IHC pari a 3+ o un risultato positivo nel test FISH o CISH.
15
Per assicurare risultati accurati e riproducibili, gli esami devono essere effettuati in laboratori specializzati e
in grado di garantire la validazione delle procedure analitiche.
Il sistema raccomandato per l’assegnazione del punteggio ai modelli di marcatura IHC è quello riportato
nella Tabella 2:
Tabella 2: Sistema raccomandato per l’assegnazione del punteggio ai modelli di marcatura IHC
Punteggio
Modello di marcatura
Valutazione della
iperespressione di HER2
0
Negativo
Nessuna marcatura o marcatura di membrana
osservata in < 10% delle cellule tumorali.
1+
Negativo
Debole/appena percettibile marcatura della
membrana individuata in > 10% delle cellule
tumorali. Le cellule sono marcate soltanto in una
parte della membrana.
2+
Da lieve a moderata marcatura completa della
Equivoco
membrana individuata in > 10% delle cellule
tumorali.
3+
Forte marcatura completa della membrana
Positivo
individuata in > 10% delle cellule tumorali.
In generale, il test FISH è considerato positivo se il rapporto tra il numero di copie del gene HER2 per
cellula tumorale e il numero di copie del cromosoma 17 è maggiore o uguale a 2 o se ci sono più di 4 copie
del gene HER2 per cellula tumorale nel caso in cui non venga utilizzato il cromosoma 17 come riferimento.
In generale, il test CISH è considerato positivo se ci sono più di 5 copie del gene HER2 per nucleo in più del
50% delle cellule tumorali.
Per le istruzioni complete relative all’esecuzione e all’interpretazione dei test, fare riferimento ai foglietti
allegati alle confezioni di test FISH e CISH convalidati. Potranno essere applicate anche le raccomandazioni
ufficiali sul test HER2.
Per qualsiasi altro metodo utilizzabile per valutare l’espressione della proteina o del gene HER2, le analisi
devono essere effettuate esclusivamente da laboratori che garantiscono un’esecuzione ottimale di metodi
convalidati. Tali metodi devono essere chiari, precisi e abbastanza accurati da dimostrare l’iperespressione
di HER2, e devono essere in grado di distinguere l’iperespressione di HER2 moderata (di livello 2+) da
quella elevata (di livello 3+).
Efficacia clinica e sicurezza
Carcinoma mammario metastatico
Formulazione endovenosa
Herceptin è stato utilizzato negli studi clinici in monoterapia in pazienti affetti da MBC con tumori
caratterizzati dall’iperespressione di HER2 e dal fallimento di uno o più regimi chemioterapici per la
malattia metastatica (Herceptin in monoterapia).
Herceptin è stato utilizzato anche in associazione a paclitaxel o docetaxel nel trattamento di pazienti non
sottoposti a chemioterapia per la malattia metastatica. I pazienti pretrattati con una chemioterapia adiuvante
a base di antracicline sono stati trattati con paclitaxel (175 mg/m2 somministrati in infusione nell’arco di 3
ore) con o senza Herceptin. Nello studio registrativo con docetaxel (100 mg/m2 somministrati in infusione
nell’arco di 1 ora) associato o meno a Herceptin, il 60% dei pazienti aveva ricevuto in precedenza una
chemioterapia adiuvante a base di antracicline. I pazienti sono stati trattati con Herceptin fino alla
progressione della malattia.
L’efficacia di Herceptin in associazione a paclitaxel in pazienti non sottoposti in precedenza a terapia
16
adiuvante con antracicline non è stata studiata. Tuttavia, l’associazione Herceptin più docetaxel è risultata
efficace, a prescindere dal fatto che i pazienti fossero o meno stati sottoposti a precedente terapia adiuvante
con antracicline.
Il metodo utilizzato per analizzare l’iperespressione di HER2 e determinare l’idoneità dei pazienti a
prendere parte agli studi clinici registrativi sull’uso di Herceptin in monoterapia ed Herceptin più paclitaxel
ha impiegato la colorazione immunoistochimica di HER2 di materiale fissato prelevato da tumori mammari,
usando gli anticorpi monoclonali murini CB11 e 4D5. Tali tessuti sono stati fissati in formalina o in fissativo
di Bouin. Questo metodo di saggio utilizzato negli studi clinici ed eseguito in un laboratorio centrale ha
utilizzato una scala da 0 a 3+. I pazienti classificati da una colorazione 2+ o 3+ sono stati inclusi, mentre
quelli con una colorazione 0 o 1+ sono stati esclusi. Più del 70% dei pazienti arruolati presentava
un’iperespressione 3+. I dati acquisiti suggeriscono che gli effetti benefici sono stati maggiori nei pazienti
con livelli più elevati di iperespressione di HER2 (3+).
Il principale metodo di analisi utilizzato per determinare la positività a HER2 nello studio registrativo con
docetaxel, associato o meno a Herceptin, è stato l’immunoistochimica. Una minoranza di pazienti è stata
testata mediante ibridazione in situ tramite fluorescenza (FISH). In questo studio, l’87% dei pazienti
arruolati era caratterizzato da una malattia IHC3+ e il 95% da una malattia IHC3+ e/o FISH-positiva.
Somministrazione settimanale nel carcinoma mammario metastatico
Nella Tabella 3 sono riassunti i risultati di efficacia relativi a studi condotti in monoterapia e in terapia di
associazione:
Tabella 3: Risultati di efficacia relativi a studi condotti in monoterapia e in terapia di associazione
Parametro
Monoterapia
Terapia di associazione
1
Herceptin
Herceptin più Paclitaxel2 Herceptin più Docetaxel3
paclitaxel2
docetaxel3
N=172
N=77
N=94
N=68
N=92
Percentuale di
18%
49%
17%
61%
34%
risposta (IC al
(13-25)
(36-61)
(9-27)
(50-71)
(25-45)
95%)
Durata mediana
della risposta
9,1
8,3
4,6
11,7
5,7
(mesi) (IC al
(5,6-10,3)
(7,3-8,8)
(3,7-7,4)
(9,3-15,0)
(4,6-7,6)
95%)
TTP mediano
3,2
7,1
3,0
11,7
6,1
(mesi) (IC al
(2,6-3,5)
(6,2-12,0)
(2,0-4,4)
(9,2-13,5)
(5,4-7,2)
95%)
Sopravvivenza
16,4
24,8
17,9
31,2
22,74
mediana (mesi)
(12,3-n.a.)
(18,6-33,7) (11,2-23,8)
(27,3-40,8)
(19,1-30,8)
(IC al 95%)
TTP = tempo alla progressione; “n.a.” indica che non è stato possibile valutarlo o che non è stato ancora
raggiunto.
1.
Studio H0649g: sottopopolazioni di pazienti IHC3+
2.
Studio H0648g: sottopopolazioni di pazienti IHC3+
3.
Studio M77001: popolazione intent-to-treat, risultati a 24 mesi
Trattamento di associazione Herceptin con anastrozolo
Herceptin è stato studiato in combinazione con anastrozolo per il trattamento di prima linea delle pazienti in
postmenopausa con MBC iperesprimente HER2, positivo per i recettori ormonali (ad esempio recettore per
gli estrogeni (ER) e/o recettore per il progesterone (PR)). La sopravvivenza libera da progressione è
raddoppiata nel braccio di trattamento con Herceptin più anastrozolo rispetto al braccio con anastrozolo in
monoterapia (4,8 mesi rispetto a 2,4 mesi). Per gli altri parametri, i miglioramenti osservati nel braccio di
combinazione sono stati: risposta globale (16,5% rispetto a 6,7%), beneficio clinico (42,7% rispetto a
27,9%), tempo alla progressione (4,8 mesi rispetto a 2,4 mesi). Non si è potuta rilevare alcuna differenza tra
i due bracci per quanto riguarda il tempo alla risposta e la durata della risposta. La mediana della
sopravvivenza globale si è prolungata di 4,6 mesi per i pazienti nel braccio di combinazione. La differenza
non è stata statisticamente significativa, comunque più della metà dei pazienti arruolati nel braccio con
17
anastrozolo in monoterapia sono passati a un regime contenente Herceptin dopo progressione di malattia.
Somministrazione ogni tre settimane nel carcinoma mammario metastatico
Nella Tabella 4 sono riassunti i risultati di efficacia relativi a studi non comparativi condotti in monoterapia
e in terapia di associazione:
Tabella 4: Risultati di efficacia relativi a studi non comparativi condotti in monoterapia e in terapia di
associazione
Parametro
Monoterapia
Terapia di associazione
1
2
Herceptin
Herceptin
Herceptin più
Herceptin più
3
paclitaxel
docetaxel4
N=105
N=72
N=32
N=110
24%
27%
59%
73%
Percentuale di
risposta (IC al
(15-35)
(14-43)
(41-76)
(63-81)
95%)
Durata mediana
della risposta
(mesi) (intervallo)
10,1
(2,8-35,6)
7,9
(2,1-18,8)
10,5
(1,8-21)
13,4
(2,1-55,1)
TTP mediano
(mesi) (IC al
95%)
3,4
(2,8-4,1)
7,7
(4,2-8,3)
12,2
(6,2-n.a.)
13,6
(11-16)
n.a.
n.a.
n.a.
47,3
Sopravvivenza
mediana (mesi)
(32-n.a.)
(IC al 95%)
TTP = tempo alla progressione; “n.a.” indica che non è stato possibile valutarlo o che non è stato ancora
raggiunto.
1.
Studio WO16229: dose di carico 8 mg/kg, seguita da 6 mg/kg ogni 3 settimane
2.
Studio MO16982: dose di carico 6 mg/kg a settimana per 3 volte; seguita da 6 mg/kg ogni 3
settimane
3.
Studio BO15935
4.
Studio MO16419
Siti di progressione
La frequenza di progressione al fegato è stata significativamente ridotta nei pazienti trattati con
l’associazione Herceptin-paclitaxel rispetto a paclitaxel in monoterapia (21,8% versus 45,7%; p = 0,004).
Un numero maggiore di pazienti trattati con Herceptin e paclitaxel ha fatto rilevare una progressione a
livello del sistema nervoso centrale rispetto ai pazienti trattati con paclitaxel in monoterapia (12,6% versus
6,5%; p = 0,377).
Carcinoma mammario in fase iniziale (contesto adiuvante)
Formulazione endovenosa
Il carcinoma mammario in fase iniziale è definito come un carcinoma primario invasivo non metastatico
della mammella.
L’impiego di Herceptin nella terapia adiuvante è stato analizzato in 4 ampi studi multicentrici e
randomizzati:
Lo studio BO16348 era disegnato per confrontare il trattamento con Herceptin ogni tre settimane per
uno e due anni e la sola osservazione in pazienti con EBC HER2 positivo dopo chirurgia,
chemioterapia standard e radioterapia (se applicabile). È stato inoltre eseguito un confronto tra il
trattamento con Herceptin per un anno e il trattamento con Herceptin per due anni. Ai pazienti
destinati a ricevere Herceptin è stata somministrata una dose di carico iniziale di 8 mg/kg, seguita da
6 mg/kg ogni tre settimane per un anno o per due anni.
18
-
-
Gli studi NSAPB B-31 e NCCTG N9831 che comprendono un’analisi combinata erano disegnati per
valutare l’utilità clinica di associare il trattamento con Herceptin a paclitaxel dopo chemioterapia con
AC; inoltre lo studio NCCTG N9831 ha anche valutato l’aggiunta di Herceptin con modalità
sequenziale rispetto alla chemioterapia con AC→P in pazienti con EBC HER2 positivo dopo
chirurgia.
Lo studio BCIRG 006 era disegnato per valutare l’associazione del trattamento con Herceptin a
docetaxel dopo chemioterapia con AC o a docetaxel e carboplatino in pazienti con EBC HER2
positivo dopo la chirurgia.
Il carcinoma mammario in fase iniziale nello studio BO16348 era limitato all’adenocarcinoma mammario
primario, invasivo, operabile, con linfonodi ascellari positivi o linfonodi ascellari negativi, se con tumore di
almeno 1 cm di diametro.
Nell’analisi congiunta degli studi NSABP B-31 e NCCTG N9831, l’EBC era limitato a donne con
carcinoma mammario operabile ad alto rischio, definito come HER2 positivo e linfonodi ascellari positivi o
HER2 positivo e linfonodi ascellari negativi con caratteristiche di alto rischio (dimensione del tumore > 1
cm e ER negativi o dimensione del tumore > 2 cm, indipendentemente dallo stato ormonale).
Nello studio BCIRG 006 l’EBC HER2 positivo era limitato a pazienti con linfonodi positivi o con linfonodi
negativi ad alto rischio definiti come coinvolgimento linfonodale assente (pN0) e almeno 1 dei seguenti
fattori: dimensione tumorale maggiore di 2 cm, recettori per gli estrogeni e per il progesterone negativi,
grado istologico e/o nucleare 2-3 o età < 35 anni.
Nella Tabella 5 sono riassunti i risultati di efficacia emersi dallo studio BO16348 dopo un follow-up
mediano di 12 mesi* e 8 anni**:
19
Tabella 5: Risultati di efficacia dello studio BO16348
Follow-up mediano
di
12 mesi*
Parametro
Osservazione
Herceptin
N=1693
1 anno
N = 1693
Sopravvivenza libera da malattia
- N. di pazienti con eventi
219 (12,9 %)
127 (7,5 %)
- N. di pazienti senza eventi
1474 (87,1 %) 1566 (92,5 %)
Valore di p versus osservazione
< 0,0001
Hazard ratio versus osservazione
0,54
Sopravvivenza libera da recidiva
- N. di pazienti con eventi
208 (12,3 %)
113 (6,7 %)
- N. di pazienti senza eventi
1485 (87,7 %) 1580 (93,3 %)
Valore di p versus osservazione
< 0,0001
Hazard ratio versus osservazione
0,51
Sopravvivenza libera da malattia
a distanza
- N. di pazienti con eventi
184 (10,9 %)
99 (5,8 %)
- N. di pazienti senza eventi
1508 (89,1 %) 1594 (94,6 %)
Valore di p versus osservazione
< 0,0001
Hazard ratio versus osservazione
0,50
Sopravvivenza globale (decesso)
- N. di pazienti con eventi
40 (2,4 %)
31 (1,8 %)
- N. di pazienti senza eventi
1653 (97,6 %) 1662 (98,2 %)
Valore di p versus osservazione
0,24
Hazard ratio versus osservazione
0,75
Follow-up mediano
di
8 anni**
Osservazione
Herceptin
1 anno
N= 1697***
N = 1702***
570 (33,6 %)
471 (27,7 %)
1127 (66,4 %) 1231 (72,3 %)
< 0,0001
0,76
506 (29,8 %)
399 (23,4 %)
1191 (70,2 %) 1303 (76,6 %)
< 0,0001
0,73
488 (28,8 %)
399 (23,4 %)
1209 (71,2 %) 1303 (76,6 %)
< 0,0001
0,76
350 (20,6 %)
278 (16,3 %)
1347 (79,4 %) 1424 (83,7 %)
0,0005
0,76
*L’endpoint co-primario DFS di 1 anno versus osservazione ha raggiunto il limite statistico predefinito
**Analisi finale (comprendente il crossover del 52% dei pazienti dal braccio di osservazione a Herceptin)
***
E’ presente una discrepanza del campione complessivo a causa di un esiguo numero di pazienti
randomizzati dopo la data di cut-off per l’analisi di follow-up mediano di 12 mesi
I risultatidell’analisi di efficacia ad interim hanno superato il limite statistico predeterminato del protocollo
per il confronto Herceptin per 1 anno versus osservazione. Dopo un follow-up mediano di 12 mesi,
l’hazard ratio (HR) per la sopravvivenza libera da malattia (DFS) era 0,54 (IC al 95% 0,44 - 0,67) che si
traduce in un beneficio assoluto, in termini di tasso di sopravvivenza libera da malattia a 2 anni, di 7,6 punti
percentuali (85,8% versus 78,2%) a favore del braccio trattato con Herceptin.
Dopo un follow-up mediano di 8 anni è stata eseguita un’analisi finale che ha evidenziato che il trattamento
con Herceptin per un anno è associato a una riduzione del rischio del 24% rispetto alla sola osservazione
(HR=0,76, IC al 95% 0,67 - 0,86). Ciò si traduce in un beneficio assoluto in termini di un tasso di
sopravvivenza libera da progressione a 8 anni di 6,4 punti percentuali a favore del trattamento con
Herceptin per un anno.
In quest’analisi finale, il prolungamento del trattamento con Herceptin per una durata di due anni non ha
evidenziato alcun beneficio supplementare rispetto al trattamento per 1 anno [HR DFS nella popolazione
intent-to-treat (ITT) di 2 anni versus 1 anno = 0,99 (IC al 95 %: 0,87 - 1,13), valore di p=0,90 e HR
OS=0,98 (0,83 - 1,15); valore di p = 0,78]. Il tasso di disfunzione del ventricolo sinistro asintomatica è
risultato aumentato nel braccio di trattamento per 2 anni (8,1 % versus 4,6 % nel braccio di trattamento per
1 anno). Un numero maggiore di pazienti ha avuto almeno un evento avverso di grado 3 o 4 nel braccio di
trattamento per 2 anni (20,4%) rispetto al braccio di trattamento per 1 anno (16,3%).
Negli studi NSABP B-31 e NCCTG N9831 Herceptin è stato somministrato in associazione a paclitaxel,
dopo chemioterapia con AC.
20
Doxorubicina e ciclofosfamide sono state somministrate in concomitanza come segue:
-
doxorubicina in push endovenoso, 60 mg/m2, somministrata ogni 3 settimane per 4 cicli.
-
ciclofosfamide per via endovenosa, 600 mg/m2 in 30 minuti, somministrata ogni 3 settimane per
4 cicli.
Paclitaxel, in combinazione con Herceptin, è stato somministrato come segue:
oppure
-
paclitaxel per via endovenosa - 80 mg/m2 come infusione endovenosa continua, somministrato
una volta alla settimana per 12 settimane,
paclitaxel per via endovenosa - 175 mg/m2 come infusione endovenosa continua, somministrato
una volta ogni 3 settimane per 4 cicli (giorno 1 di ogni ciclo).
I risultati di efficacia dell’analisi combinata degli studi NSABP B-31 e NCCTG 9831 al momento
dell’analisi finale della DFS* sono riassunti nella seguente tabella 6. La durata mediana del follow-up era di
1,8 anni per i pazienti nel braccio AC→P e di 2,0 anni per i pazienti nel braccio AC→PH.
Tabella 6: Riassunto dei risultati di efficacia dell’analisi combinata degli studi NSABP B-31 e NCCTG
9831 al momento dell’analisi finale della DFS*
AC→P
(n=1679)
AC→PH
(n=1672)
Hazard ratio
versus AC→P
(IC al 95%)
valore di p
Sopravvivenza libera da
malattia
N° di pazienti con evento (%)
261 (15,5)
133 (8,0)
0,48 (0,39-0,59)
p<0,0001
Recidiva a distanza
N° di pazienti con evento
193 (11,5)
96 (5,7)
0,47 (0,37-0,60)
p<0,0001
Decesso (evento di OS):
N° di pazienti con evento
92 (5,5)
62 (3,7)
0,67 (0,48-0,92)
p=0,014
Parametro
A: doxorubicina; C: ciclofosfamide; P: paclitaxel; H: trastuzumab
Alla durata mediana del follow-up di 1,8 anni per i pazienti nel braccio AC→P e di 2,0 anni per i pazienti
nel braccio AC→PH.
**
Il valore di p per la OS non ha superato il limite statistico predeterminato per il confronto AC→PH versus
AC→P.
*
Relativamente all’endopoint primario, DFS, l’aggiunta di Herceptin alla chemioterapia con paclitaxel è
risultata in una riduzione del 52% del rischio di recidiva di malattia. L’hazard ratio si traduce in un beneficio
assoluto, in termini di sopravvivenza libera da malattia a 3 anni di 11,8 punti percentuali (87,2% versus
75,4%) a favore del braccio AC→PH (Herceptin).
Al momento di un aggiornamento sulla sicurezza, dopo un follow-up mediano di 3,5-3,8 anni, un’analisi
della DFS ha riconfermato l’entità del beneficio mostrato nell’analisi finale della DFS. Nonostante il crossover a Herceptin nel braccio di controllo, l’aggiunta di Herceptin alla chemioterapia con paclitaxel è
risultata in una riduzione del 52% del rischio di recidiva della malattia. L’aggiunta di Herceptin alla
chemioterapia con paclitaxel è anche risultata in una riduzione del 37% del rischio di decesso.
L’analisi finale prepianificata della OS emersa dall’analisi combinata degli studi NSABP B-31 e NCCTG
9831 è stata condotta nel momento in cui si sono verificati 707 decessi (follow-up mediano di 8,3 anni nel
gruppo AC→PH). Rispetto a quanto osservato con il trattamento AC→P, il trattamento con AC→PH ha
determinato un miglioramento statisticamente significativo della OS (HR stratificato = 0,64; IC al 95%
[0,55 – 0,74]; valore di p log-rank < 0,0001). A 8 anni è stato stimato un tasso di sopravvivenza pari
21
all’86,9% nel braccio AC→PH e al 79,4% nel braccio AC→P, con un beneficio assoluto del 7,4% (IC al
95%: 4,9% - 10,0%).
I risultati finali di OS emersi dall’analisi combinata degli studi NSABP B-31 e NCCTG 9831 sono riassunti
nella Tabella 7 sottostante.
Tabella 7: Analisi finale della sopravvivenza globale emersa dall’analisi combinata degli studi NSABP B31 e NCCTG 9831
Parametro
Decesso (evento di OS):
N. di pazienti con evento (%)
AC→P
(n=2032)
AC→PH
(n=2031)
Valore di p
versus AC→P
Hazard Ratio
versus
AC→P
(IC al 95%)
418 (20,6%)
289 (14,2%)
< 0,0001
0,64
(0,55 – 0,74)
A: doxorubicina; C: ciclofosfamide; P: paclitaxel; H: trastuzumab
L’analisi della DFS è stata condotta anche all’analisi finale della OS emersa dall’analisi combinata degli
studi NSABP B-31 e NCCTG N9831. I risultati aggiornati dell’analisi della DFS (HR stratificato = 0,61;
IC al 95% [0,54 – 0,69]) hanno mostrato un beneficio in termini di DFS simile a quello osservato
nell’analisi definitiva primaria della DFS, nonostante il 24,8% dei pazienti del braccio AC→P abbia
effettuato il crossover al trattamento con Herceptin. A 8 anni è stato stimato un tasso di sopravvivenza
libera da malattia pari al 77,2% (IC al 95%: 75,4% - 79,1%) nel braccio AC→PH, con un beneficio
assoluto dell’11,8% rispetto al braccio AC→P.
Nello studio BCIRG 006 Herceptin è stato somministrato in associazione con docetaxel, dopo chemioterapia
con AC (AC→DH) o in associazione con docetaxel e carboplatino (DCarbH).
Docetaxel è stato somministrato come segue:
docetaxel per via endovenosa - 100 mg/m2 come infusione endovenosa nell’arco di 1 ora,
somministrato ogni 3 settimane per 4 cicli (giorno 2 del primo ciclo di docetaxel, quindi giorno
1 di ogni ciclo successivo)
oppure
docetaxel per via endovenosa - 75 mg/m2 come infusione endovenosa nell’arco di 1 ora,
somministrato ogni 3 settimane per 6 cicli (giorno 2 del primo ciclo, quindi giorno 1 di ogni
ciclo successivo)
seguito da:
carboplatino – AUC target = 6 mg/ml/min somministrato come infusione endovenosa nell’arco
di 30-60 minuti ripetuto ogni 3 settimane per un totale di sei cicli.
Herceptin era somministrato una volta alla settimana in combinazione con la chemioterapia e
successivamente ogni 3 settimane per un totale di 52 settimane.
22
I risultati di efficacia dello studio BCIRG 006 sono riassunti nelle seguenti Tabelle 8 e 9. La durata mediana
del follow-up era di 2,9 anni nel braccio AC→D e di 3,0 anni in ognuno dei bracci AC→DH e DCarbH.
Tabella 8: Riassunto delle analisi di efficacia dello studio BCIRG 006 AC→D versus AC→DH
Parametro
AC→D
AC→DH
Hazard ratio
(n=1073)
(n=1074)
versus
AC→D
(IC al 95%)
valore di p
Sopravvivenza libera da
malattia
N° di pazienti con evento
195
134
0,61 (0,49-0,77)
p<0,0001
Recidiva a distanza
N° di pazienti con evento
144
Decesso (evento di OS)
N° di pazienti con evento
80
95
0,59 (0,46-0,77)
p<0,0001
0,58 (0,40-0,83)
p=0,0024
AC→D = doxorubicina in associazione con ciclofosfamide, seguiti da docetaxel; AC→DH = doxorubicina
in associazione con ciclofosfamide, seguiti da docetaxel in associazione con trastuzumab; IC = intervallo
di confidenza.
49
Tabella 9: Riassunto delle analisi di efficacia dello studio BCIRG 006 AC→D versus DCarbH
Parametro
AC→D
AC→DH
Hazard ratio
(n=1073)
(n=1074)
versus
AC→D
(IC al 95%)
valore di p
Sopravvivenza libera da
malattia
N° di pazienti con evento
195
145
0,67 (0,54-0,83)
P=0,0003
Recidiva a distanza
N° di pazienti con evento
144
103
0,65 (0,50-0,84)
p=0,0008
Decesso (evento di OS)
N° di pazienti con evento
80
56
0,66 (0,47-0,93)
p=0,0182
AC→D = doxorubicina in associazione con ciclofosfamide, seguiti da docetaxel; DCarbH = docetaxel,
carboplatino e trastuzumab; IC = intervallo di confidenza
Nello studio BCIRG 006 relativamente all’endpoint primario, DFS, l’hazard ratio si traduce in un beneficio
assoluto, in termini di sopravvivenza libera da malattia a 3 anni, di 5,8 punti percentuali (86,7% versus
80,9%) a favore del braccio AC→DH (Herceptin) e di 4,6 punti percentuali (85,5% versus 80,9%) a favore
del braccio DCarbH (Herceptin) rispetto a AC→D.
Nello studio BCIRG 006, 213/1075 pazienti nel braccio DCarbH (TCH), 221/1074 pazienti nel braccio
AC→DH (AC→TH) e 217/1073 nel braccio AC→D (AC→T) avevano un performance status di Karnofsky
≤90 (80 o 90). Non è stato osservato alcun beneficio in termini di sopravvivenza libera da malattia (DFS) in
questo sottogruppo di pazienti (hazard ratio = 1,16; IC al 95% [0,73; 1,83] per il braccio DCarbH (TCH)
versus AC→D (AC→T); hazard ratio 0,97; IC al 95% [0,60; 1,55] per il braccio AC→DH (AC→TH)
versus AC→D).
In aggiunta è stata condotta un’analisi post-hoc esplorativa sui dati derivanti dall’analisi congiunta (JA)
degli studi NSABP B-31/NCCTG N9831 e dallo studio clinico BCIRG006, combinando gli eventi di DFS e
quelli cardiaci sintomatici, così come riassunto nella Tabella 10.
23
Tabella 10: Analisi post-hoc esplorativa sui risultati derivanti dall’analisi congiunta (JA) degli studi NSABP
B-31/NCCTG N9831 e dallo studio clinico BCIRG006, combinando gli eventi di DFS e quelli cardiaci
sintomatici
AC→PH (versus
AC→DH (versus
DCarbH
AC→P) (NSABP
AC→D) (BCIRG
(versus AC→D)
B-31 e NCCTG
006)
(BCIRG 006)
N9831)
Analisi primaria di efficacia
DFS Hazard ratio
(IC al 95%)
valore di p
Analisi esplorativa post-hoc
con eventi di DFS e cardiaci
sintomatici
Hazard ratio
(IC al 95%)
0,48
(0,39-0,59)
p<0,0001
0,64
(0,53-0,77)
0,61
(0,49-0,77)
p< 0,0001
0,67
(0,54-0,83)
p=0,0003
0,70
(0,57-0,87)
0,71
(0,57-0,87)
A: doxurobicina; C: ciclosfosfamide; P: paclitaxel; D: docetaxel; Carb: carboplatino; H: trastuzumab
IC = intervallo di confidenza
*
Al momento dell’analisi finale della DFS. La durata mediana del follow-up è stata di 1,8 anni nel braccio AC→P e di
2,0 anni nel braccio AC→PH.
Carcinoma mammario in fase iniziale (contesto neoadiuvante-adiuvante)
Formulazione endovenosa
Ad oggi non sono disponibili risultati che confrontino l’efficacia di Herceptin somministrato con la
chemioterapia nel contesto adiuvante rispetto al contesto neoadiuvante/adiuvante.
Nel contesto neoadiuvante-adiuvante, lo studio MO16432, studio clinico multicentrico, randomizzato, era
disegnato per valutare l’efficacia clinica della somministrazione concomitante di Herceptin con la
chemioterapia neoadiuvante contenente sia un’antraciclina che un taxano, seguiti da Herceptin in adiuvante,
fino ad un totale di 1 anno di trattamento. Lo studio ha arruolato pazienti con nuova diagnosi di EBC
localmente avanzato (stadio III) o EBC infiammatorio. Pazienti con tumori HER2+ sono stati randomizzati a
ricevere chemioterapia neoadiuvante in concomitanza ad Herceptin neoadiuvante-adiuvante o chemioterapia
neoadiuvante da sola.
Nello studio MO16432 Herceptin (dose di carico di 8 mg/kg, seguiti da 6 mg/kg nel mantenimento ogni 3
settimane) è stato somministrato in concomitanza a 10 cicli di chemioterapia neoadiuvante come segue:
-
Doxorubicina 60 mg/m2 e paclitaxel 150 mg/m2, somministrati ogni 3 settimane per 3 cicli,
seguiti da
- Paclitaxel 175 mg/m2 somministrato ogni 3 settimane per 4 cicli,
seguiti da
- CMF il giorno 1 e 8 ogni 4 settimane per 3 cicli,
seguiti dopo la chirurgia da
- cicli aggiuntivi di Herceptin adiuvante (al completamento di 1 anno di terapia).
I risultati di efficacia dello studio MO16432 sono riassunti nella Tabella 11. La durata mediana del followup nel braccio contenente Herceptin era di 3,8 anni.
Tabella 11: Risultati di efficacia dello studio MO16432
24
Parametro
Chemioterapia + Sola chemioterapia
Herceptin
(n=116)
(n=115)
Sopravvivenza libera da eventi
N° di pazienti con evento
Risposta patologica completa
totale* (IC al 95%)
46
59
40%
(31,0-49,6)
20,7%
(13,7-29,2)
Hazard ratio
(IC al 95%)
0,65 (0,44-0,96)
p=0,0275
p=0,0014
Sopravvivenza globale
Hazard ratio
(IC al 95%)
N° di pazienti con evento
22
33
0,59 (0,35-1,02)
p=0,0555
* definita come l’assenza di carcinoma invasivo nella mammella e nei linfonodi ascellari
È stato stimato un beneficio assoluto di 13 punti percentuali a favore del braccio Herceptin in termini di
tasso di sopravvivenza libera da eventi a 3 anni (65% versus 52%).
Formulazione sottocutanea
Lo studio BO22227 è stato condotto per dimostrare la non-inferiorità di Herceptin formulazione
sottocutanea rispetto a Herceptin formulazione endovenosa sulla base degli endpoint coprimari di
farmacocinetica ed efficacia. Un totale di 595 pazienti con tumore mammario HER2 positivo, operabile o
localmente avanzato (LABC), incluso tumore mammario infiammatorio, hanno ricevuto otto cicli di
Herceptin formulazione endovenosa o Herceptin formulazione sottocutanea in concomitanza con
chemioterapia (4 cicli di docetaxel, 75 mg/m2 in infusione endovenosa, seguiti da 4 cicli di FEC ([5fluoruracile, 500 mg/m2 epirubicina, 75 mg/m2 ciclofosfamide, 500 mg/m2 per ogni bolo o infusione
endovenosi]), seguiti da chirurgia, e ha proseguito la terapia con Herceptin formulazione endovenosa o
Herceptin formulazione sottocutanea secondo la randomizzazione originaria per altri 10 cicli, per un totale
di un anno di trattamento.
L'analisi dell'endpoint coprimario di efficacia, pCR, definito come l'assenza di cellule neoplastiche invasive
nella mammella, ha fatto emergere tassi del 40,7% (IC al 95%: 34,7-46,9) nel braccio trattato con
Herceptin formulazione endovenosa e del 45,4% (IC al 95%: 39,2-51,7%) nel braccio trattato con
Herceptin formulazione sottocutanea: una differenza di 4,7 punti percentuali a favore del braccio trattato
con Herceptin formulazione sottocutanea. Il limite inferiore dell'intervallo di confidenza del 97,5% a una
coda relativo alla differenza nei tassi di pCR è stato -4,0, a dimostrazione della non-inferiorità di Herceptin
formulazione sottocutanea rispetto a Herceptin formulazione endovenosa. Per l'endpoint coprimario di
farmacocinetica, vedere paragrafo 5.2. Per il profilo di sicurezza comparativo, vedere paragrafo 4.8.
Popolazione pediatrica
L’Agenzia europea dei medicinali ha revocato l’obbligo di presentazione dei risultati degli studi con
Herceptin in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica nel carcinoma mammario (vedere paragrafo 4.2
per informazioni sull’uso pediatrico).
5.2
Proprietà farmacocinetiche
Carcinoma mammario
Herceptin è stato ampiamente studiato dopo somministrazione endovenosa nel trattamento dell'MBC e
dell'EBC. Le dosi endovenose utilizzate più frequentemente sono una dose di carico da 8 mg/kg il giorno 1
seguita da dosi di mantenimento da 6 mg/kg ogni 3 settimane. Queste dosi sono state scelte per mantenere
allo stato stazionario la concentrazione minima necessaria per la completa saturazione del ligando di HER2.
La farmacocinetica endovenosa è stata ben caratterizzata in tutti gli studi eseguiti e i risultati sono stati
ulteriormente analizzati utilizzando un approccio di farmacocinetica di popolazione. L’emivita di
eliminazione è di 28-38 giorni e di conseguenza il periodo di eliminazione è fino a 27 settimane (190 giorni
o 5 emivite di eliminazione). Lo stato stazionario deve essere raggiunto entro circa 27 settimane. In una
25
valutazione sulla farmacocinetica di popolazione (a due compartimenti, modello-dipendente) emersa in studi
clinici di fase I, II e III in MBC e EBC, il valore stimato della clearance tipica di trastuzumab (per un peso
corporeo di 68 kg) era 0,241 l/die. Nel paziente tipico, il volume di distribuzione dei compartimenti centrale
(Vc) e periferico (Vp) è stato, rispettivamente, pari a 3,02 l e 2,68 l. Sono stati valutati gli effetti delle
caratteristiche dei pazienti (come l’età o la creatinina sierica) sulla disponibilità di trastuzumab e i dati
indicano che la disponibilità di trastuzumab non è alterata in nessuno di questi gruppi di pazienti.
Formulazione sottocutanea
La farmacocinetica di trastuzumab di 600 mg somministrata per via sottocutanea ogni tre settimane è stata
confrontata con la via endovenosa (dose di carico 8 mg/kg, dose di mantenimento 6 mg/kg ogni tre
settimane) nello studio di fase III BO22227. I risultati di farmacocinetica dell'endpoint coprimario, Ctrough
pre-dose ciclo 8, hanno dimostrato la non-inferiorità di Herceptin sottocutaneo rispetto a Herceptin
endovenoso aggiustato in funzione del peso corporeo.
La Ctrough media durante la fase di trattamento neoadiuvante, al punto di rilevazione pre-dose del ciclo 8, è
stata superiore nel braccio trattato con Herceptin sottocutaneo (78,7 µg/ml) rispetto al braccio dello studio
trattato con Herceptin endovenoso (57,8 µg/ml). Durante la fase di trattamento adiuvante, al punto di
rilevazione pre-dose del ciclo 13, i valori medi osservati di Ctrough sono stati rispettivamente di 90,4 µg/ml e
62,1 µg/ml. Mentre lo stato stazionario con la formulazione endovenosa è stato raggiunto al ciclo 8, con la
somministrazione sottocutanea le concentrazioni hanno mostrato la tendenza ad aumentare ulteriormente
fino al ciclo 13. Il valore Ctrough medio al ciclo 18 pre-dose sottocutanea è stato di 90,7 µg/ml ed è simile a
quello del ciclo 13, a indicare l'assenza di un ulteriore incremento dopo il ciclo 13.
Il valore mediano di Tmax dopo somministrazione sottocutanea è stato di circa 3 giorni con un'elevata
variabilità interindividuale (range: 1-14 giorni). Come previsto, il valore medio di Cmax è stato inferiore con
trastuzumab formulazione sottocutanea (149 µg/ml) rispetto al braccio endovenoso (valore al termine
dell’infusione: 221 µg/ml).
Il valore di AUC0-21 giorni medio dopo la dose del ciclo 7 è stato di circa il 10% superiore con Herceptin
formulazione sottocutanea rispetto a Herceptin formulazione endovenosa, con valori di AUC medi
rispettivamente di 2268 µg/ml/die e 2056 µg/ml/die. Il valore di AUC0-21 giorni dopo la dose del Ciclo 12 è
stato del 20% circa superiore con Herceptin formulazione sottocutanea rispetto a Herceptin endovenoso,
con valori di AUC medi rispettivamente di 2610 µg/ml/die e 2179 µg/ml/die. In considerazione
dell’impatto significativo del peso corporeo sulla clearance di trastuzumab e dell'uso di una dose fissa per
la somministrazione sottocutanea, la differenza di esposizione tra la somministrazione sottocutanea e la
somministrazione endovenosa è risultata dipendente dal peso corporeo: nei pazienti con peso corporeo
< 51 kg, la AUC media di trastuzumab allo stato stazionario è stata più elevata dell'80% circa dopo
somministrazione sottocutanea rispetto alla somministrazione endovenosa, mentre nel gruppo con peso
corporeo più alto (> 90 kg) la AUC è stata inferiore del 20% dopo trattamento sottocutaneo rispetto al
trattamento endovenoso.
Per illustrare i dati che si osservano dopo somministrazione endovenosa e sottocutanea è stata utilizzata
un'analisi farmacocinetica di popolazione (PopPK) dove è stato elaborato un modello di base utilizzando i
dati ottenuti dallo studio di fase III BO22227 su pazienti con EBC HER2 positivo. La biodisponibilità della
formulazione sottocutanea è stata stimata pari all'82,2%, la clearance (CL) è stata pari a 0,216 l/die e il
volume del compartimento centrale (Vc) è stato di 2,89 l. Queste stime farmacocinetiche sono simili a
quelle osservate con la formulazione endovenosa di Herceptin nell’MBC e coerenti con i valori tipici
riferiti per un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato. Il peso corporeo ha dimostrato di avere un impatto
statisticamente significativo su questi parametri di farmacocinetica stimati per Herceptin.
5.3
Dati preclinici di sicurezza
Formulazione endovenosa
Non si è avuta alcuna evidenza di tossicità acuta o correlata a dosi ripetute, in studi di durata fino a 6 mesi,
né di tossicità a livello della riproduzione in studi sulla teratogenicità, sulla fecondità femminile o sulla
tossicità nell’ultimo periodo di gestazione/passaggio placentare. Herceptin non è genotossico. Uno studio
sul trealosio, uno dei principali eccipienti della formulazione, non ha evidenziato alcuna tossicità.
Non sono stati effettuati studi a lungo termine nell’animale per la determinazione del potenziale
carcinogenico di Herceptin o per determinare i suoi effetti sulla fertilità maschile.
26
Formulazione sottocutanea
È stato condotto uno studio a dose singola nei conigli e uno studio di tossicità a dosi ripetute di
13 settimane nelle scimmie cynomolgus. Lo studio sui conigli è stato condotto appositamente per
esaminare aspetti di tollerabilità locale. Lo studio di 13 settimane è stato condotto per confermare che il
cambiamento della via di somministrazione e l'impiego del nuovo eccipiente ialuronidasi umana
ricombinante (rHuPH20) non hanno alcun effetto sulle caratteristiche di sicurezza di Herceptin. Herceptin
formulazione sottocutanea è stato ben tollerato a livello sia locale sia sistemico.
La ialuronidasi si trova nella maggior parte dei tessuti del corpo umano. I dati non clinici relativi alla
ialuronidasi umana ricombinante non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi
convenzionali di tossicità a dosi ripetute, che hanno incluso endpoint di sicurezza farmacologica. Gli studi
sulla tossicità a livello della riproduzione condotti con rHuPH20 hanno rivelato embriofetotossicità nel
topo ad elevate esposizioni sistemiche, ma non hanno dimostrato un potenziale teratogeno.
6.
INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
6.1
Elenco degli eccipienti
Ialuronidasi umana ricombinante (rHuPH20)
L-istidina
L-istidina cloridrato monoidrato
α,α- trealosio diidrato
L- metionina
Polisorbato 20
Acqua per preparazioni iniettabili
6.2
Incompatibilità
Herceptin formulazione sottocutanea è una soluzione pronta all’uso che non deve essere miscelata o diluita con
altri prodotti.
6.3
Periodo di validità
18 mesi
Una volta trasferito dal flaconcino alla siringa, il medicinale è fisicamente e chimicamente stabile per
48 ore a una temperatura di 2°C – 8°C e successivamente per 6 ore a temperatura ambiente (massimo
30°C) alla luce del giorno diffusa.
Poiché Herceptin non contiene conservanti e antimicrobici, da un punto di vista microbiologico il
medicinale deve essere utilizzato immediatamente.
6.4
Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare in frigorifero (2°C – 8°C).
Non congelare.
Conservare il flaconcino nell'astuccio esterno per proteggerlo dalla luce.
Una volta tolto dal frigorifero, Herceptin formulazione sottocutanea deve essere somministrato entro 6 ore
e conservato a una temperatura non superiore ai 30°C.
Per le condizioni di conservazione dopo la prima apertura, vedere paragrafi 6.3 e 6.6.
6.5
Natura e contenuto del contenitore
Un flaconcino da 6 ml di vetro trasparente tipo I con tappo di gomma butilica laminata con film di fluororesina contenente 5 ml di soluzione (600 mg di trastuzumab).
Ogni confezione contiene un flaconcino.
27
6.6
Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione
Herceptin deve essere ispezionato a vista per la presenza di eventuali particelle o alterazione della
colorazione prima di essere somministrato.
Herceptin è unicamente monouso.
Poiché Herceptin non contiene conservanti e antimicrobici, da un punto di vista microbiologico il
medicinale deve essere utilizzato immediatamente. Se il medicinale non viene utilizzato immediatamente,
la preparazione deve avvenire in condizioni asettiche controllate e convalidate. Dopo il trasferimento della
soluzione nella siringa, si raccomanda di sostituire l'ago usato per il trasferimento con un tappo di chiusura
per siringa per evitare che la soluzione si secchi nell'ago e per non compromettere la qualità del medicinale.
L'ago ipodermico per iniezione deve essere attaccato alla siringa immediatamente prima della
somministrazione, procedendo poi ad aggiustare il volume fino a 5 ml.
Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla
normativa locale vigente.
7.
TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO
Roche Registration Limited
6 Falcon Way
Shire Park
Welwyn Garden City
AL7 1TW
Regno Unito
8.
NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO
EU/1/00/145/002
9.
DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/ RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE
Data della prima autorizzazione: 28 agosto 2000
Data dell’ultimo rinnovo: 28 agosto 2010
10.
DATA DI REVISIONE DEL TESTO
Febbario 2014
Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia europea dei
medicinali: http://www.ema.europa.eu.
Herceptin 600 mg/5 ml soluzione iniettabile - uso sottocutaneo - 1 flaconcino da 6 ml
AIC: 034949026 /E. Classe C n.n. / RNRL
Prezzo al Pubblico: € 4.029,45*
*Prezzo al netto delle riduzioni temporanee (suppl. nr. 161 alla G.U. nr. 156 del 7 luglio 2006 e G.U. nr.
227 del 29 settembre 2006) e aggiornato secondo quanto disposto dalla normativa relativa al pay-back
(determinazione AIFA 28 febbraio 2007) e successive proroghe.
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RCP Herceptin® formulazione sottocutanea