APOSTOLATO UNIVERSALE. Continuità e sviluppo.
Rivista semestrale dell’Istituto S. Vincenzo Pallotti, anno IV, n. 8/2002
STORIA
NEL 10/ ANNIVERSARIO DELLA MORTE
DI ANSGAR FALLER SAC
João Baptista Quaini, SAC
Brasile, Santa Maria
INTRODUZIONE
Don Ansgar Faller è stato, senza dubbio, uno dei più grandi conoscitori di san Vincenzo Pallotti
e della sua fondazione, l’Unione dell’Apostolato Cattolico, ai quali dedicò la maggior parte della sua
vita e delle proprie forze intellettuali e spirituali. I suoi studi e ricerche compresero la dimensione
umana, spirituale e carismatica del Fondatore. È conveniente allora ricordare e aver presente questo
benemerito “figlio” di Vincenzo Pallotti.
1. LA VITA E LA FORMAZIONE
D. Ansgar Faller nacque il 5 dicembre 1910, a Wettelbrunn, nel sud della Germania, ove ha
fatto anche i suoi studi elementari. Da piccolo mostrava grande interesse per la lettura e per lo studio.
Studio e ricerca furono la più grande passione della sua vita. Studiò con grande serietà e impegno
ricercando la verità nelle sue più svariate espressioni.
Da ragazzo gli piaceva conoscere la storia dei missionari, specialmente di quelli che stavano
in paesi lontani dalla patria. Da adolescente, sentì nascere e crescere in sé il desiderio di esser
missionario.
Siccome i Pallottini, a quel tempo, erano conosciuti specialmente come una comunità religiosa
missionaria - chiamata, allora, Pia Società delle Missioni - don Faller si avvicinò a loro col desiderio
di farsi missionario. Nel 1923, è stato accettato nell’appena inaugurato seminario minore pallottino
di Bruchsal, nel sud della Germania. Qui ha svolto i suoi studi umanistici, concludendoli con
soddisfazione, nel 1931.
In quello stesso anno, ha iniziato il noviziato a Untermerzbach, una piccola città della Baviera,
vicina a Bamberga. Durante i due anni di noviziato ha conosciuto più da vicino il Pallotti, la sua vita,
la sua fondazione e la sua spiritualità. Fortemente attratto dal Pallotti, specialmente dal suo spirito
missionario, il 1º maggio 1936, fece la sua consacrazione perpetua nella Pia Società delle Missioni1.
Dopo aver concluso il noviziato e gli studi di filosofia a Untermerzbach, andò a Salisburgo, in
Austria, ove i membri della Provincia del Sacro Cuore di Gesù facevano gli studi teologici. L’11
luglio 1937, nella cattedrale di Salisburgo, don Faller è stato ordinato sacerdote2.
2. SPECIALIZZAZIONE MISSIONARIA A ROMA
Dopo aver finito la teologia, visto il suo vivo interesse per le missioni, nel 1938, i superiori
mandarono a Roma il giovane sacerdote don Faller per specializzarsi in missiologia. Frequentò la
Pontificia Università Urbaniana, università missionaria romana, nella quale conseguì, nel 1940, la
1
Cfr. Analecta PSM II (1936), p. 440.
2
Cfr. Analecta PSM II (1937), p. 573.
licenza in missiologia3.
Proseguendo i suoi studi in missiologia, si preparò per il dottorato in quel campo. Durante la
seconda guerra mondiale (1939-1945), alcuni membri del Consiglio Generale dovettero lasciare
Roma e la maggior parte degli studenti del nostro Collegio Internazionale dovette ritornare in patria.
Don Faller è rimasto a Roma ed ha assunto diversi impegni nella Casa Generalizia. Nel 1943, è stato
nominato Consigliere Generale ed è rimasto in carica fino al Capitolo Generale del 1947.
Nonostante le incombenze assunte, continuò a lavorare alla sua dissertazione su argomenti di
missiologia4. Non riuscì mai, però, a concludere i suoi studi e impegni missionari, ragione per la quale
non arrivò ad ottenere il dottorato in missiologia. Ma il suo interesse per gli impegni dei missionari
in tutto il mondo, per la vita e le attività di tutte le comunità missionarie pallottine non è mai
diminuito.
3. IL GRANDE STUDIOSO DI SAN VINCENZO PALLOTTI
Nonostante don Faller non abbia realizzato il suo desiderio di lavorare come missionario in un
paese di missione, ha dedicato la maggior parte della sua vita e del suo ministero alle indagini, alla
approfondita conoscenza e a far conoscere che grande missionario fu Vincenzo Pallotti, il cui più
grande desiderio era precisamente quello di propagare la fede cristiana in tutto il mondo.
Quando è arrivato a Roma, nel 1938, don Faller ha seguito il suo intento di conoscere più e
meglio il Fondatore, la sua fondazione e tutto quello che lo riguardasse. Oltre a leggere la collana di
scritti del Pallotti pubblicati da Giovanni Hettenkofer SAC, ha potuto conoscere molti scritti inediti,
scoprire e raccogliere materiale importante ancora sconosciuto. E mentre approfondiva la conoscenza
del Pallotti e della sua fondazione cresceva in lui anche il desiderio di rendere noto il materiale inedito
riguardante il Fondatore.
Nella Casa Generalizia, don Faller è stato prefetto agli studi dal 1938 al 1942 e membro del
Consiglio Generale dal 1943 al 1947. Nonostante questi incarichi, si è sempre impegnato nella
raccolta e nello studio minuzioso di documenti riguardanti il Pallotti. Dotato di forte e scrupolosa
passione scientifica, dominato dal suo amore per la verità e per la fedeltà storica, fu un eminente
ricercatore scoprendo alcuni dati importanti riguardanti il Pallotti e la sua fondazione.
Don Faller non riusciva più a sopportare che alcuni eventi della vita del Pallotti e della sua
fondazione fossero stati adombrati di leggende ed errori e così divulgati anche dai confratelli. Con
scrupolosa serietà scientifica cercò di disfare leggende, correggere errori e presentare una visione
oggettiva sul Pallotti e sulla sua fondazione. Dal momento del suo arrivo a Roma si mise a ricercare
nelle anagrafe e negli archivi ecclesiastici e civili i documenti storici concernenti la vita e la
fondazione del Pallotti, lavoro che continuò a svolgere fino alla fine della sua vita, poiché, anche
quando era gravemente malato, non cessò la ricerca negli archivi romani.
Don Faller inoltre partecipò attivamente alla fondazione dell’Istituto Pallotti. In seguito alle
molte grazie ottenute per intercessione del Venerabile Vincenzo Pallotti, i suoi figli si sentirono
stimolati a renderlo più conosciuto. In pieno svolgimento della seconda guerra mondiale, il Consiglio
Generale creò, nel 1943, nella Casa Generalizia, l’Istituto Pallotti, con la finalità di promuovere studi
scientifici su Vincenzo Pallotti e la sua fondazione. Don Faller stimolò la creazione dell’Istituto e ne
divenne il direttore fino alla sua morte, il 6 dicembre 1992.
Per ben 54 anni, egli si dedicò alla ricerca, alla raccolta e allo studio di documenti riguardanti
san Vincenzo Pallotti. Cercò minuziosamente in molte anagrafe, studi notarili e archivi, raccolse
moltissime lettere originali e anche dati biografici di persone che avevano avuto rapporti diretti o
indiretti con Vincenzo Pallotti. Scrisse anche molti contributi di carattere scientifico su ecumenismo,
liturgia, missioni, istituti secolari, vita consacrata, vita ed opere di importanti personaggi della Chiesa.
3
Cfr. Analecta PSM III (1941), p. 61.
4
Cfr. Analecta PSM III (1942), p. 180 e Analecta PSM III (1943), p. 211.
Dal 19515 iniziò a lavorare, e portò avanti questo lavoro per più di venti anni, nella
Congregazione dei Religiosi, oggi Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di
Vita Apostolica. Si dedicò anche a molti processi di beatificazione e di canonizzazione. Fu anche
assistente e consigliere di molte comunità religiose e direttore spirituale di tante persone.
Don Faller pubblicò opere originali del Pallotti e preparò molti altri studi che non sono stati
ancora pubblicati. Gran parte di essi aspettano la meritata pubblicazione. L’attuale direzione
dell’Istituto Pallotti è impegnata nell’ordinamento e catalogazione dell’immenso materiale raccolto
da don Faller. Sicuramente, al tempo opportuno, offrirà il frutto del lungo, intenso e scrupoloso
lavoro di don Faller. L’Istituto inoltre possiede un’ampia e valida raccolta di libri, riviste e documenti
riguardanti il Pallotti e la sua fondazione. Sono di grande valore per quanti vogliono approfondire
la propria conoscenza di san Vincenzo Pallotti o dedicarsi a uno studio più dettagliato sulla sua vita
e sulla sua fondazione. Per fare tutto ciò devono prendere in considerazione le ricerche e gli studi di
don Faller.
3.1. Ricerche sulla famiglia di Vincenzo Pallotti
Prima di tutto, don Faller voleva spazzare via le nuvole leggendarie intorno alla vita e alla
famiglia di Vincenzo Pallotti. Su questo tema diresse le sue prime ricerche e studi. Lui stesso
affermava che, negli anni 1938-1939, aveva esaminato molti uffici dell’anagrafe ed archivi. Nel 1941,
pubblicò un contributo sulla genealogia del Venerabile Vincenzo Pallotti come appariva in vari libri
e publicazioni. In questo contributo analizzò e criticò duramente quello che molti libri dicevano del
Pallotti e della sua famiglia6.
Egli intraprese questo lavoro minuzioso specialmente per quello che la scrittrice francese J.T. De Belloc aveva scritto sul Pallotti e sulla sua famiglia. Nella sua voluminosa opera “I santi di
Roma del secolo XIX - Vincenzo Pallotti”7, ella diffuse una strana leggenda sul Pallotti. Questo,
secondo lei, sarebbe stato discendente di una nota famiglia nobile di Norcia, la terra natale di san
Benedetto e di sua sorella santa Scolastica. Gli antenati del Pallotti sarebbero stati i duchi di Norcia,
i quali, a causa dei terremoti del 1701 e del 1703, avrebbero perduto tutto quello che possedevano
e sarebbero caduti in miseria, dopodiché si sarebbero trasferiti da questa città al villaggio di San
Giorgio, vicino alla città di Cascia. A causa della grande povertà, il padre del Pallotti dovette lasciare
San Giorgio e partire per Roma in cerca di un lavoro che gli permettesse di vivere e aiutare la propria
mamma rimasta vedova. La scrittrice francese affermava anche che il nome “Pallotti” proveniva da
“Pallotta”, una nobile famiglia normanna, che aveva dato alla Chiesa quattro cardinali.
La favola della scrittrice francese fu assunta e divulgata da una scrittrice inglese, Maria E.
Herbert, che, nel suo libro “La vita del Venerabile Vincenzo Pallotti”8, affermava che anche la madre
di Vincenzo Pallotti proveniva da una nobile famiglia romana. Altri scrittori, anche pallottini, hanno
divulgato e perfino ampliato la favola della provenienza nobile di Vincenzo Pallotti e della sua
famiglia. Don Faller si riferisce a Guglielmo Whitmee, Leonz Niderberger, Giovanni Vogel, Adolfo
Panzer, Eugenio Weber, Giuseppe Lucas, Icilio Felici9.
Sulla base delle molte indagini eseguite all’anagrafe, negli archivi e sui libri, don Faller dimostrò
l’infondatezza di questa favola. Il documento più antico che fu presentato nel processo di
5
Cfr. Acta SAC II (1951), p. 167.
6
Cfr. Ansgarius Faller PSM, De genealogia ven. Vincentii Pallotti in litteratura, in Analecta PSM III
(1941), pp. 84-96.
7
J. -T. De Belloc, Les saints de Rome au XIX siècle - Vincent Pallotti, Téqui, Librairie-Editeur: Paris
1890, pp. IV-382; cfr. anche Ansgarius Faller PSM, De genealogia, op. cit., pp. 87-91.
8
Mary E. Herbert, Life of the venerable Vincent Pallotti, London, 1894, p. XIII-156; cfr. anche
Ansgarius Faller PSM, De genealogia op. cit., p. 91.
9
Cfr. Ansgarius Faller PSM, De genealogia, op. cit., pp. 91-93.
beatificazione, quando ancora viveva un compagno del Pallotti, Carlo Maria Orlandi, diceva che
Vincenzo Pallotti era figlio di Pietro Paolo Pallotti e di Maddalena De Rossi. Il padre proveniva dal
villaggio di San Giorgio, diocesi di Spoleto, e la madre da Roma. Ambedue erano di famiglia
semplice e povera e di conseguenza don Faller considerava senza nessun fondamento la presunta
nobiltà del Pallotti divulgata nei libri10.
Sulla madre del Pallotti, don Faller, nel 1954, pubblicò un ampio articolo nel quale dimostrava
che la nobiltà della madre del Pallotti proveniva dal suo cuore e non da qualche sangue nobile11.
Anche i genitori di Maddalena De Rossi provenivano dalla regione di Cascia. Maddalena De Rossi
nacque a Roma, il 10 agosto 1765, fu battezzata nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina,
e morì a Roma il 19 luglio 182712.
Nel 1947, don Faller espresse il suo grande desiderio di scrivere una monografia sulla famiglia
di Vincenzo Pallotti per confutare gli errori divulgati al suo riguardo. Voleva chiarire dubbi,
correggere errori e riempire lacune. Voleva anche fornire dati sicuri per i possibili biografi del
Pallotti. Diceva anche che negli anni 1938-1939 era stato a Cascia e aveva fatto ricerche all’anagrafe.
Aveva consultato anche gli archivi di Agriano, Albano, Cascia, Civitavecchia, Frascati, Logna, Monte
Romano, Norcia, San Giorgio, Spoleto, Velletri e molti archivi di Roma.
Nel 1945, mentre svolgeva le sue ricerche nella Pia Casa di Carità, don Faller scoprì il più
antico quadro di Vincenzo Pallotti, dipinto da Domenico Cassarotti, nel 1864. Cassarotti conosceva
molto bene Vincenzo e per questo il suo quadro può essere ritenuto come il ritratto più fedele del
nostro Fondatore13.
3.2.Vincenzo Pallotti e la sua fondazione
Sull’attività apostolica propria del Pallotti, don Faller scrisse, nel 1945, un contributo intitolato
“Il Presepio e l’Ottavario dell’Epifania”14. In questo importante articolo voleva correggere gli errori
di un autore, suo contemporaneo, riguardo all’Ottavario dell’Epifania e al presepio esposto durante
questa celebrazione.
Nell’articolo, in primo luogo, don Faller dimostrò che la festa dell’Epifania è “la festa della
Società dell’Apostolato Cattolico”15 e poi che l’Ottavario è “il simbolo della Società dell’Apostolato
Cattolico”, nella quale si esprime perfettamente la sua idea e la sua struttura16. In seguito indicò e
corresse gli errori di Angelo Stefanucci, che, nel 1944, aveva pubblicato un’ampia storia sul
presepio17. Questo autore affermava che il Pallotti aveva fondato la Pia Società delle Missioni nel
1835, poi, la Congregazione dell’Apostolato Cattolico, che dall’anno 1854 si chiamò Pia Società
delle Missioni. Sono affermazioni infondate, poiché fu nel 1835 che il Pallotti fondò la pia Società
10
Cfr. Ansgarius Faller PSM, De genealogia, op. cit., p. 95. Nel 1947, Ansgar Faller pubblicò un
contributo sulla genealogia della famiglia di Vincenzo Pallotti. Cfr. Id., Notae genealogicae de familia Ven.
Vincentii Pallotti, in Acta SAC I (1947), pp. 90-94.
11
Cfr. Ansgarius Faller SAC, De matris B. Vincentii Pallotti familia, in Acta SAC II (1954), pp. 470478 e pp. 539-543.
12
Cfr. Ibidem.
13
Cfr. Ansgar Faller SAC, De pictura antiquissima Ven. Vincentii Pallotti detecta, in Analecta PSM
III (1947), pp. 566-571.
14
Cfr. Ansgar Faller PSM, De praesepio et octiduo Epiphaniae, in Analecta PSM III (1946), pp. 339-
15
Ibidem, pp. 342-343.
16
Ibidem, pp. 343-344.
17
Angelo Stefanucci, Storia del presepio, Casa editrice “Autocultura”: Roma 1944, pp. 570.
346.
dell’Apostolato Cattolico18.
Don Faller indicò un altro errore dello stesso autore il quale diceva che l’Ottavario fu celebrato
dal 1841 sempre nella chiesa di Sant’Andrea della Valle. In verità, l’Ottavario fu celebrato per la
prima volta nel 1836, nella chiesa dello Spirito Santo dei Napolitani, a via Giulia e in altri luoghi.
Angelo Stefanucci scriveva anche che il Pallotti “aveva istituito la Società dell’Apostolato Cattolico
per diffondere la fede e la carità tra gli infedeli, eretici e scismatici”. Diceva ancora che il Pallotti
aveva promosso la celebrazione dell’Ottavario perché considerava la solennità dell’Epifania “una
festa eminentemente missionaria”. Che esiguo programma! - scrive don Faller - poiché così non
esprime neppure l’idea dell’unione delle chiese e nazioni e non cita neppure una parola del Fondatore.
Tanto meno dice che, istituendo l’Ottavario, il Pallotti ha voluto creare il simbolo della Società
dell’Apostolato Cattolico. Per Faller, questo autore misconosce la Società dell’Apostolato Cattolico,
l’Ottavario dell’Epifania e l’importanza del presepio, cioè, dell’arte per l’apostolato19.
Nello stesso articolo, don Faller lamentò che, passato un secolo, l’idea seminata dal Fondatore
non aveva prodotto i frutti desiderati. Pallotti ha voluto ardentemente l’Ottavario ed iniziò a
celebrarlo in modo molto solenne, ragione per la quale dovrebbe essersi sviluppato e aver prodotto
frutti illimitati. Don Faller constatò che i Pallottini non hanno fatto sviluppare ciò che era stato
iniziato dal Pallotti; avrebbero dovuto valorizzare maggiormente l’Ottavario ed esplorarne più
profondamente il significato. Lo stesso presepio è parte integrante dell’Ottavario. E l’Ottavario
dovrebbe uscire dalla Congregazione ed entrare, o meglio, ritornare alla Chiesa universale20.
L’Ottavario dell’Epifania è stato specialmente studiato da don Faller, che, nel 1951, pubblicò,
in lingua tedesca, un libretto di 80 pagine sulla “Festa dell’Epifania” 21 . È una delle migliori
esposizioni sull’Epifania e sull’importanza che il Pallotti attribuiva alla celebrazione solenne di questo
mistero.
Dopo aver studiato profondamente la famiglia del Pallotti, don Faller concentrò la sua
attenzione sul Pallotti e sulla sua fondazione. Nel 1948, scrisse un lungo articolo su quanto Pallotti
era sconosciuto e ignorato22. In questo articolo don Faller presenta una lista di 17 errori grossolani,
diffusi in libri e dizionari civili e ecclesiastici sul Pallotti e la sua fondazione. Ecco alcuni di essi: il
nome di Vincenzo appare sbagliato. Don Emidio Federici ha scritto che il nome del Pallotti era
Vincenzo Maria23.
Un’altra strana affermazione è che Vincenzo Pallotti sarebbe stato ordinato sacerdote ad
appena 18 anni. Questa rara affermazione apparve nel giornale ufficiale del Vaticano “l’Osservatore
Romano”, del 5 agosto 1948. Si tratta dell’articolo “Il precursore romano dell’A.C. - Don Vincenzo
Pallotti”24, scritto da P. Di Borgo, nel quale si afferma che, quando Pio VII è ritornato dall’esilio, nel
1814, Pallotti era ormai presbitero da un anno. Nello stesso articolo l’autore scrive che Pallotti è
stato l’ispiratore e il co-fondatore dell’Opera della Propagazione della Fede di Lione25. Invece Pallotti
18
Cfr. Ansgar Faller PSM, De praesepio, op. cit., p. 342.
19
Cfr. Ibidem, p. 343.
20
Cfr. Ibidem, pp. 343-345.
21
Ansgar Faller SAC, Die Epiphaniefeier, Volksliturgisches Apostolat: Klosterneuburg bei Wien 1951,
pp. 80. Joseph Liegle SAC ha fatto una recensione del libro, cfr. Id., De libro Epiphaniae octidui nuper edito,
in Acta SAC II (1951), pp. 163-165.
22
Cfr. Id., Ignoto Pallotti, in Acta SAC I (1948), pp.182-196; Acta SAC I (1949), pp. 238-246 e pp. 306-
23
Cfr. Ibidem, p. 191.
24
Cfr. “L’Osservatore Romano”, 5 agosto 1948, n. 180, p. 4.
25
Cfr. Acta SAC I (1948), p. 194.
310.
è stato ordinato sacerdote il 16 maggio 181826 e non ha lavorato con Paulina Jaricot nella fondazione
dell’Opera della Propagazione della Fede.
Un terziario francescano anonimo, in un libro pubblicato nel 1907, affermava che dal 1837 il
Pallotti dimorava nella casa adiacente alla chiesa di SS. Salvatore in Onda27 , mentre è noto che vi
andò ad abitare nel 1846. Aloisio Gaston de Ségur, un francese che dimorò molti anni a Roma e
lavorò nella Rota Romana (1853-1856), inoltre afferma, in un libro molte volte ristampato, che
Pallotti è morto sotto il pontificato di Gregorio XVI, quando questo papa è morto nel 184628 . La
data errata della morte del Pallotti si trova anche in un libro di preghiere, di padre Virgilio Valcelli
che scrisse che egli è morto nel 183729.
Si trovano anche molti errori riguardo all’opera dell’Apostolato Cattolico fondata da san
Vincenzo Pallotti. Si afferma, ad esempio, che egli ha fondato la Congregazione del Preziosissimo
Sangue30 e, nella biografia della beata Anna Maria Taigi, Pallotti è presentato come fondatore della
Congregazione delle Opere Pie31. Si dice anche che, nel 1835, Pallotti ha fondato la Pia Società delle
Missioni, comunemente chiamata “Pallottini”32 , e, nello stesso anno, papa Gregorio XVI ha
approvato la fondazione del Pallotti, cioè, “la Congregazione della Pia Società dell’Apostolato
Cattolico delle Missioni”33.
Don Faller ha indicato anche alcune inesattezze sulla Pia Casa di Carità. In un libro del 1853
appare Giacomo Salvati come suo promotore principale, mentre non si menziona Vincenzo Pallotti
che fu veramente il fondatore di questa casa per le ragazze abbandonate34.
Don Faller ha constatato anche grande ignoranza ecclesiastica riguardo al Pallotti e alla sua
fondazione. Nel grande “Lessico ecclesiastico illustrato”, di quattro volumi, pubblicato nel 1900
dall’Editrice Vallardi di Milano, non si trova neppure una parola su Vincenzo Pallotti. Ma questo
“Lessico” dice che i Pallottini, fondati nel 1837, avevano nel 1900, due case in Inghilterra, una a New
York, alcune missioni nell’America del Sud e la Prefettura Apostolica in Camerun. Don Faller
lamenta che il canonico Oreste Pantolini, direttore di tutta l’opera, ignorasse del tutto Pallotti35. Egli
indicò anche alcuni errori contenuti nel volume 41 della “Enciclopedia universale illustrata europeoamericana”, stampato dopo il 1919. Vincenzo Pallotti avrebbe fondato la Pia Società dell’Apostolato
Cattolico poco dopo la sua ordinazione sacerdotale e sarebbe morto nel marzo 1854. La comunità
dei Pallottini sarebbe stata fondata a Roma nel 1834 ed approvata dal Cardinale Vicario il 14 luglio
183536.
Don Faller ha espresso anche un parere critico sulla pubblicazione delle Suore Pallottine
nordamericane. In questo libro si dice che il Pallotti, nell’aprile 1835, ispirato dallo Spirito Santo,
avrebbe fondato una nuova congregazione di sacerdoti e, nel luglio dello stesso anno, avrebbe
istituito la Società dell’Apostolato Cattolico; il Pallotti sarebbe stato dichiarato “L’antesignano
26
Nell’Enciclopedia italiana si afferma che Pallotti è stato ordinato sacerdote nel 1820, cfr. voci
Vincenzo Pallotti e Pallottini, in Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Istituto dell’Enciclopedia
italiana: Roma 1949, vol. XXVI, p. 129.
27
Cfr. Acta SAC I (1948), p. 186.
28
Cfr. Ibidem, pp. 184-185.
29
Cfr. Ibidem, p. 190.
30
Cfr. Ibidem, p. 183.
31
Cfr. Ibidem, pp. 183-184.
32
Cfr. Ibidem, pp. 190-191.
33
Cfr. Ibidem, p. 190.
34
Cfr. Ibidem, pp. 182-183.
35
Cfr. Ibidem, p. 186.
36
Cfr. Ibidem, pp. 188-189.
dell’Azione Cattolica del secolo XIX”, quando Pio XI non limita Pallotti al secolo XIX; il Pallotti
sarebbe stato aiutato da Giacomo Salvati per ottenere dal Cardinale il permesso di acquistare una
casa per le ragazze orfane, quando Pallotti in questo non è stato aiutato dal Salvati e non ha
comprato la casa, ma l’ha ricevuta in dono; la casa non era prevista per orfane ma per ragazze
abbandonate e in pericolo; non è vero neanche che il Pallotti, alcuni anni dopo l’inaugurazione della
Pia Casa di Carità, abbia sognato di fondare una congregazione di suore, quando era da prima del
1838 che pensava a questo37.
Nel suo contributo don Faller segnala anche che i libri stampati su Roma non sempre parlano
del Pallotti, specialmente quando descrivono i rioni ove lui è vissuto e ha lavorato38. Nel 1945,
Guglielmo Ceroni ha pubblicato il libro “Pietre di Roma, le case ove soggiornarono i santi, i poeti,
i genii”39. In questo libro l’autore dedica 15 pagine a Giuseppe Garibaldi e neppure un riferimento
al Pallotti. Nell’appendice, egli indica nomi di persone che hanno soggiornato a Roma, come
Vincenzo Gioberti, Enrico Heine, Bartolomeo Pinelli, Walter Scott, ma non dice niente del Pallotti40.
Don Faller si mostra anche critico verso l’opera dell’avvocato Giuseppe Leti (1867-1939)
intitolata “La rivoluzione e la Repubblica romana (1848-1849)”41. Questo autore è un politico
nazionalista, liberale e massone, che ripete le “notizie storiche” composte o immaginate dal
rivoluzionario medico e poeta Pietro Sterbini (1795-1863), che parla anche del Pallotti. Secondo
Sterbini, Pallotti sarebbe stato il sacerdote più fanatico, il più ignorante e, allo stesso tempo, il più
venduto alla Compagnia di Gesù. La sua più grande impostura sarebbe stata il fatto di presentarsi
come grande esorcista e taumaturgo. Quando si sarebbe presentato la prima volta a Pio IX, questo
avrebbe riso di quel prete originale, ma, la seconda volta, lo avrebbe ascoltato con molta attenzione
e la terza, l’avrebbe ricevuto con rispetto e ammirazione, perché i cortigiani l’avrebbero persuaso che
il Pallotti faceva miracoli ed esalava grande odore di santità. Quest’uomo si sarebbe impadronito del
cuore del Papa e gli avrebbe messo in testa tanti scrupoli e tanta paura dell’inferno, che avrebbe visto
aperto ai piedi se non avesse annientato tutto quello che aveva fatto e non avesse restituito subito
alla curia papale e alla diplomazia quella forza, che lui stesso aveva in gran parte distrutto42.
3.3.Gli scritti di Vincenzo Pallotti
L’Istituto Pallotti a Roma è stato fondato quando don Faller era consultore generale della
Società dell’Apostolato Cattolico. Egli ha lavorato per conto dell’Istituto dal 1943 fino alla sua
morte. Si è impegnato a raccogliere il più grande numero possibile di libri, riviste, giornali e
enciclopedie del tempo del Pallotti, tutto quello che potesse contribuire a una migliore conoscenza
della sua persona, del suo ministero sacerdotale e della sua fondazione. È stato instancabile in questo
lavoro di quasi 50 anni, portato avanti quasi sempre da solo, poiché non era una persona che amava
lavorare in équipe. Sicuramente il frutto del suo lavoro sarebbe stato molto più ampio se avesse
lavorato in équipe.
L’inventario del materiale lasciato da don Faller, che attualmente è svolto dalla direzione
dell’Istituto San Vincenzo Pallotti, è molto impegnativo. Quello che don Faller ha raccolto è un vasto
materiale storico e rappresenta un valido aiuto per tutti coloro che vogliono approfondire la
conoscenza di san Vincenzo Pallotti e della sua fondazione.
Oltre a cercare e raccogliere i numerosi testi e documenti riguardanti il Pallotti e la sua vita,
37
Cfr. Ibidem, pp. 191-193.
38
Cfr. Ibidem, pp. 195-196.
39
Cfr. Id., Fratelli Palombi - Editori: Roma 1945, pp. 189.
40
Cfr. Ibidem, p. 196.
41
Cfr. Id., Casa editrice Dottor Francesco Vallardi: Milano 1948, pp. 531.
42
Cfr. Ibidem, p. 30; cfr. anche Acta SAC I (1948), pp. 186-188.
don Faller ha pensato anche a pubblicare integralmente tutti gli scritti del Fondatore e per realizzare
questo fine ha compiuto grandi passi. Ma la sua estrema e scrupolosa precisione scientifica ha reso
difficile e perfino impedito in parte la pubblicazione di molti documenti riguardanti il Pallotti.
L’edizione di tutti gli scritti del Pallotti è stata curata da don Francesco Moccia SAC43.
Don Faller si è dedicato fin dall’inizio a cercare e raccogliere lettere e biglietti firmati da
Pallotti. Questo lavoro gli è costato tante ore di ricerca in archivi, anagrafi e biblioteche pubbliche
e private. Già dal 1930 don Giovanni Hettenkofer SAC aveva pubblicato molte lettere e brani di
lettere del Pallotti44 , ma l’edizione a cura di don Faller sarebbe stata più ampia e più ricca, anche
grazie alle nuove lettere che aveva trovato. Si deve anche menzionare che don Faller ha fatto una
ricerca speciale sui destinatari delle lettere scritte dal Pallotti. La pubblicazione delle lettere, che
attualmente è a cura di don Bruno Bayer SAC, riporta anche i dati storici e biografici delle persone
con le quali il Pallotti manteneva rapporti di corrispondenza. Nella sua ricerca, don Faller raccolse
migliaia di schede con notizie biografiche dei destinatari. Don Bruno Bayer ha pubblicato ormai
quattro volumi di lettere del Pallotti45 e ne sta preparando altri due.
Il lavoro del Faller si è esteso anche allo studio e alla pubblicazione di altri scritti di Vincenzo
Pallotti. Desideroso di rendere più conosciuto il Fondatore, già nel 1943, ha pubblicato indicazioni
per chi volesse conoscere più e meglio il Pallotti46. Nel 1944, pubblicò “Regole fondamentali della
Società dell’Apostolato Cattolico”47, opera particolarmente elogiata dal Rettore Generale Carlo
Hoffmann SAC, che, oltre a dire che era un libretto piccolo di volume ma grande di valore, lo
considerava, per i Pallottini, come la Regola di san Benedetto per i benedettini e la regola di san
Francesco per i francescani48. Lo stesso Faller, nel 1946, fece una speciale presentazione di questa
eccellente opera del Pallotti49, la quale contiene “i testi principali che illustrano e chiariscono lo spirito
e la spiritualità della Società e delle Congregazione dell’Apostolato Cattolico”50. Un’altra opera
importante del Pallotti, pubblicata e curata da Faller è stata “Iddio, l’Amore infinito”, che nel 1948,
Faller pubblicò in lingua tedesca, con una ampia introduzione di 53 pagine, scritta da lui stesso51.
Sempre in quell’anno, pubblicò un articolo molto importante sulla Società dell’Apostolato Cattolico,
nella rivista dei religiosi e missionari52.
Nel 1951, ha pubblicato, in lingua tedesca, un ottimo studio sull’Ottavario dell’Epifania53, il
43
Cfr. San Vincenzo Pallotti, Opere complete, a cura di Francesco Moccia SAC, Curia Generalizia della
Società dell’Apostolato Cattolico: Roma 1964-1997, voll. I-XIII (= OOCC).
44
Cfr. Vincenzo Pallotti, Lettere e brani di lettere, a cura di Giovanni Hettenkofer PSM, Roma 1930,
pp. 417.
45
Cfr. San Vincenzo Pallotti, Lettere, a cura di Bruno Bayer SAC, Curia Generalizia della Società
dell’Apostolato Cattolico: Roma 1995-2002, voll. I-IV.
46
Cfr. Vincenzo Pallotti. Suggerimenti per chi vuole conoscerlo, Roma 1943, pp. 16.
47
Vincenzo Pallotti, Regole fondamentali della Società dell’Apostolato Cattolico, a cura di Ansgario
Faller PSM, Istituto Pallotti: Roma 1944, pp. 105; cfr. anche Analecta PSM III (1946), p. 415.
48
Cfr. Analecta PSM III (1946), pp. 321-322.
49
Id., De regulis fundamentalibus Societatis Apostolatus Catholici, in Analecta PSM III (1946), pp.
354-360.
50
Ibidem, p. 354.
51
Vinzenz Pallotti, Gott, die unendliche Liebe, herausgegeben von Ansgar Faller SAC, Verlag
“Apostolato Cattolico”: Roma 1948, pp. 207. Questa opera ha avuto una nuova e perfezionata edizione nel
1981, con un’introduzione ampliata e documentata: cfr. Vinzenz Pallotti, Gott, die unendliche Liebe,
herausgegeben von Ansgar Faller SAC, Pallotti Verlag: Friedberg bei Augsburg 1981, pp. 160.
52
Cfr. Id., De Societate Apostolatus Catholici, in “Commentarium pro Religiosis et Missionariis”,
XXIX, Romae 1948, pp. 112-119; cfr. anche Acta SAC II (1954), p. 441.
53
Cfr. Id., Die Epifaniefeier, op. cit., p. 80.
quale fu presentato da don Giuseppe Liegle SAC 54 . Con questo libretto, don Faller ha voluto
mostrare che il Pallotti, con l’istituzione dell’Ottavario dell’Epifania, intendeva portare i fedeli a
percepire ed a mettere in pratica l’idea chiara e sublime dell’apostolato della Chiesa. L’Ottavario
dell’Epifania dovrebbe essere visto come il simbolo e la festa dell’Apostolato Cattolico.
Nel 1982, don Faller ha pubblicato un’eccellente raccolta di preghiere del Pallotti55, con
un’ampia ed ottima introduzione di 56 pagine sullo spirito di preghiera del Pallotti. Questa
introduzione è stata molto elogiata dal suo grande amico, il sacerdote filosofo Cornelio Fabro, in un
articolo pubblicato sull’Osservatore Romano. Il volume di preghiere è stata l’ultima opera sul Pallotti
pubblicata da don Faller. Molte volte mi disse che aveva in mente di pubblicare altre opere, ma non
sempre si sono trovate le circostanze favorevoli a realizzarle. Pare strano, ma l’ultima opera che don
Faller ha pubblicato fu un’edizione critica degli scritti di Santa Angela Merici56.
Possibilmente, l’Istituto San Vincenzo Pallotti, nei prossimi anni, ci regalerà molti scritti di
questo grande figlio del Pallotti.
3.4. La fondazione di san Vincenzo Pallotti
Don Faller ha documentato scientificamente che la fondazione originale di san Vincenzo
Pallotti è la Società dell’Apostolato Cattolico e non la Congregazione dei sacerdoti e fratelli, che,
dal 1947, si chiama pure “Società dell’Apostolato Cattolico”. La Comunità dei sacerdoti e fratelli
(Pallottini) sta utilizzando come proprio il titolo che Pallotti diede a tutta la sua fondazione. Don
Faller non ha mai accettato questo cambiamento di nome. Per lui, la Società dell’Apostolato
Cattolico è il nome originale di tutta la fondazione e non solamente di una parte della stessa.
Le ricerche storiche e la documentazione raccolta da don Faller, hanno fatto sì che anche le
Suore dell’Apostolato Cattolico chiamano tutta l’opera del Pallotti col nome di “Società
dell’Apostolato Cattolico”. Oltre a ciò, è documentato storicamente che la fondazione della
Comunità dei sacerdoti e fratelli è posteriore alla fondazione delle Suore.
Per don Faller, i titoli di tutta l’opera del Pallotti e delle sue parti dovrebbero essere i seguenti:
- Società dell’Apostolato Cattolico: tutta la fondazione del Pallotti;
- Congregazione delle Suore dell’Apostolato Cattolico: la comunità delle pallottine originarie
dell’Italia;
- Congregazione delle Suore Missionarie dell’Apostolato Cattolico: la comunità delle suore
pallottine originarie della Germania;
- La Congregazione o Comunità dei sacerdoti e fratelli dell’Apostolato Cattolico: la comunità
dei sacerdoti e fratelli pallottini;
- Le altre associazioni sono associazioni dell’Apostolato Cattolico. Anche le persone vincolate
a Pallotti sarebbero persone dell’Apostolato Cattolico.
3.5. La dimensione missionaria della fondazione di Vincenzo Pallotti
In base agli scritti e all’apostolato del Pallotti, don Faller scrisse, nel 1945, un lungo articolo
su “Le opere missionarie che devono essere promosse secondo la mente del Venerabile Vincenzo
Pallotti”57 . In questo articolo egli ha mostrato che la prima idea originale del Pallotti, quando ha
54
Cfr. Id., De libro Epiphaniae, op. cit., pp. 163-165.
55
San Vincenzo Pallotti, Le preghiere, a cura di Ansgario Faller SAC, Libreria Editrice Vaticana: Città
del Vaticano 1982, pp. 309.
56
Angela Merici, Die Schriften, kritische Ausgabe von Ansgar Faller SAC, Johannes Verlag:
Einsiedeln-Trier 1988, pp. 152.
57
Cfr. Id., De operibus missionalibus promovendis secundum mentem ven. Vincentii Pallotti, in
Analecta PSM III (1946), pp. 346-350 e pp. 395-400.
fondato la Società dell’Apostolato Cattolico, era quella di promuovere la propagazione della fede
nei paesi di missione, per mezzo delle opere realizzate in patria58. Ma subito si è reso conto che, per
propagare efficacemente la fede in terra di missioni, era necessario ravvivare prima la fede dei popoli
già cristiani59 . Però la finalità remota ed ultima di tutta la fondazione di Vincenzo Pallotti era
missionaria.
Con tali affermazioni don Faller constatava la divergenza tra la mente del Fondatore e le
costituzioni allora vigenti nelle quali si parlava delle opere missionarie da realizzare in patria, ma non
si diceva nulla riguardo alla fondazione di collegi missionari, che furono la preoccupazione più grande
del Pallotti60.
CONCLUSIONE
In conclusione vorrei ringraziare Dio per il dono di aver potuto vivere con don Faller per molti
anni nella stessa comunità. Infatti ho vissuto con lui due anni come studente e sei anni come membro
del Consiglio Generale della Società e Rettore della comunità della Casa Generalizia. Molte volte ho
avuto occasione di stare con lui a tavola. Come era grande la sua soddisfazione, quando mi poteva
comunicare di aver trovato qualche cosa nuova riguardante il Pallotti! Dopo aver vissuto molti anni
con lui, posso dire che egli non solo cercava di conoscere Vincenzo Pallotti, ma anche si sforzava
di imitarlo.
Come il Pallotti, don Faller poneva l’Eucaristia al centro della sua vita e del suo ministero.
L’Eucaristia era il suo primo e più importante momento della giornata. Si svegliava presto, si
preparava per la celebrazione con la meditazione e l’orazione e, dopo aver celebrato, si tratteneva
del tempo per il ringraziamento. Celebrava molto presto di mattina e, dopo la colazione, se ne andava
agli archivi, alle biblioteche o ad appuntamenti nelle congregazioni romane. Generalmente celebrava
l’Eucaristia nella cripta della chiesa di SS. Salvatore in Onda. Sempre vi erano delle persone che vi
partecipavano. Gli piaceva anche celebrare presso l’altare maggiore. Era un uomo di preghiera e di
meditazione. Dio occupava il primo posto nella sua vita.
Nel corso della settimana dedicava la maggior parte del suo tempo al lavoro nelle biblioteche
e negli archivi. Sia nel lavoro quotidiano che nel possesso e nell’uso delle cose voleva imitare il
Pallotti. Si vestiva con semplicità e la sua camera era certamente la più povera di tutte, riguardo a
mobili, arredamento, apparecchi elettronici. Ma, senza dubbio, era la più ricca di tutte in materia di
libri, riviste, scritti, annotazioni, frutto di molte decine di anni di lavoro. Non era facile entrare nella
sua stanza. Quando qualcuno bussava alla sua porta, egli l’apriva furtivamente e raramente invitava
qualcuno ad entrare. Più che in una camera comune, egli viveva in una biblioteca.
Oltre a vivere la povertà, era grande amico dei poveri. Li aiutava con amore e generosità,
privandosi perfino del necessario per se stesso. Sull’esempio del Pallotti, sapeva evitare ogni spreco
e accontentarsi delle piccole cose, sfruttando fino all’ultimo ogni pezzo di carta. Ha scritto molti
appunti su ritagli di carta, sulle buste delle tante lettere che riceveva. Per raccogliere le sue notizie
e piccoli lavori scritti non aveva archivi d’acciaio, ma scatole di cartone e buste piccole e grandi, in
genere, usate.
Don Faller era una persona di silenzio e di riflessione. Più che parlare, ascoltava. Era anche
molto ricercato per ogni genere di consultazioni e direzione spirituale. Accoglieva tutti con molta
attenzione. Sull’esempio del Pallotti, amministrava con dedizione il sacramento della riconciliazione
ed accompagnava molte persone - sacerdoti, religiosi e laici - sulla via del Signore. Quando era a
casa, molte volte al giorno doveva andare nel parlatorio per ascoltare tutte quelle persone che
venivano da lui per chiedere consigli, direttive spirituali e, a volte, anche per chiedere aiuti materiali.
58
Cfr. OOCC III, pp. 144-150.
59
Cfr. OOCC IV, p. 177.
60
Cfr. Id., De operibus op. cit., pp. 348-350.
Come Pallotti, anche don Faller è stato oggetto di critiche e incomprensioni a causa del suo
modo di vivere, di lavorare e specialmente a causa delle sue ricerche. Ma non si scoraggiava. A
questo punto si deve dire che anche lui criticava severamente gli autori di affermazioni superficiali
su argomenti teologici, spirituali o pallottini.
Oltre alle sofferenze morali, don Faller ha sperimentato anche sofferenze fisiche. Gli ultimi anni
della sua vita furono contrassegnati dal dolore. Un tumore cerebrale gli ha tolto progressivamente
le forze fisiche e spirituali. Ha trascorso le sue ultime settimane di vita nella clinica delle Suore
Pallottine, Villa del Rosario, a Roma, ove il 6 dicembre 1992 ha concluso il suo pellegrinaggio su
questa terra. Il suo corpo è stato seppellito nella tomba dei Pallottini, al Campo Verano di Roma.
Ringraziamo Dio per il dono della vita e dei frutti dell’instancabile lavoro di don Ansgar Faller
che cercava di vivere sempre per la maggior gloria di Dio, sull’esempio del suo padre spirituale san
Vincenzo Pallotti. Sicuramente, col passare del tempo, la sua eredità sarà sempre più conosciuta e
il suo lavoro sempre più ammirato.
Tradotto dal portoghese all’italiano da don Dorvalino Rubin, SAC
Santa Maria/RS Brasile
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Nel 10̊ anniversario della morte di Ansgar Faller SAC, João