S T A G I O N E
D ’ O P E R A
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La Cenerentola
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Jacopo Ferretti
dal racconto Cenerentola di Charles Perrault
Musica di Gioachino Rossini
Personaggi
Angelina, sotto il nome di Cenerentola,
figliastra di Don Magnifico mezzosoprano
Don Ramiro, principe di Salerno tenore Dandini, cameriere di Don Ramiro baritono
Don Magnifico, barone di Montefiascone basso
Alidoro, filosofo, maestro di Don Ramiro basso
Clorinda, figlia di Don Magnifico soprano
Tisbe, figlia di Don Magnifico mezzosoprano
Interpreti
Speranza Scappucci
Alessandro Talevi
Madeleine Boyd
Matt Haskins
Andrea Anfossi
Anna Maria Bruzzese
Saverio Santoliquido
Claudio Fenoglio
Direttore d’orchestra e maestro al fortepiano
Regia
Scene e costumi
Luci
riprese da
Assistente alla regia
Direttore dell’allestimento
Maestro del coro
Chiara Amarù
Teresa Iervolino (19)
Daniela Pini*
Antonino Siragusa
Giorgio Misseri*
Paolo Bordogna
Davide Bartolucci*
Carlo Lepore
Marco Filippo Romano*
Roberto Tagliavini
Simon Lim*
Giuliana Gianfaldoni
Loriana Castellano
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Allestimento Teatro Regio (Produzione originale: Malmö Opera)
Novità per l’Italia
Marzo 2016: Martedì 15 ore 20, Giovedì 17 ore 20, Venerdì 18* ore 15, Sabato 19 ore 15,
Domenica 20 ore 15, Martedì 22* ore 15, Mercoledì 23 ore 20, Giovedì 24* ore 20
La Cenerentola
Argomento
Atto I
Angelina è la figliastra del barone Don Magnifico: costretta ai lavori più umili, è relegata in cucina
accanto al focolare, e per questo è soprannominata Cenerentola. Come spesso le accade, un giorno si
abbandona ai propri sogni a occhi aperti, perciò è sgridata dalle perfide sorellastre Clorinda e Tisbe.
Ma qualcuno bussa alla porta: è Alidoro, precettore del principe Don Ramiro, che lo ha incaricato
di trovare una ragazza degna di diventare sua moglie. L’uomo si presenta travestito da mendicante:
trattato in malo modo da Clorinda e Tisbe, è invece amorevolmente soccorso da Cenerentola. Poco
dopo sopraggiunge un gruppo di cavalieri ad annunciare una visita del principe, che verrà per invitare
il barone e le sue figlie al ballo nel corso del quale sceglierà la propria sposa. Elettrizzate, le sorellastre si
precipitano a prepararsi. Compare Don Magnifico. È seccato per essere stato svegliato dal trambusto,
ma il suo umore cambia non appena apprende dell’imminente arrivo del principe. Tutti quanti si
ritirano.
Don Ramiro si presenta. Anche lui è travestito – da scudiero – per poter osservare liberamente le
figlie del barone: s’imbatte in Cenerentola, e si sente attratto dai suoi modi gentili. Fa quindi il suo
solenne ingresso Dandini, il cameriere del principe, nelle vesti del padrone, e subito è circondato dalle
fastidiose premure di Clorinda e Tisbe. Cenerentola supplica il patrigno di lasciarla partecipare alla
festa, ma viene sgarbatamente respinta, e mentre tutti quanti escono per recarsi al ballo, si chiude nella
propria stanza. Alidoro, commosso per la sua sorte, la consola e decide di condurla comunque al ballo.
Nel palazzo del principe la festa è al culmine. Sopraggiunge un’elegantissima dama velata: tutti sono
colpiti dalla sua somiglianza con Cenerentola. Il principe ne è immediatamente affascinato.
Atto II
L’apparizione della dama misteriosa ha gettato nello sconforto le altre pretendenti. Anche Clorinda
e Tisbe sono preoccupate: ma Don Magnifico, nonostante tutto, è sicuro che la sorte favorirà la sua
famiglia, e la prescelta sarà una delle sue figlie. Intanto la dama velata confida a Dandini – che ancora
crede essere il principe – di amare non lui, ma il suo scudiero. Don Ramiro, che ha ascoltato non visto
il colloquio, si fa avanti e le chiede di sposarlo. Ma la ragazza lo invita a scoprire la sua vera identità:
solo allora, se ancora lei gli aggraderà, accetterà di sposarlo. Prima di abbandonare il palazzo, lo invita
a mettersi alla sua ricerca e gli consegna un braccialetto: un bracciale identico, da lei indossato, gli
consentirà di riconoscerla. Don Magnifico affronta il finto principe sollecitandolo ad affrettare la
scelta: ma Dandini rivela di essere soltanto il cameriere, e irride allo sdegno dello sbigottito barone.
Cenerentola, nel frattempo, ha ripreso il proprio posto accanto al focolare. Mentre infuria un temporale, Don Magnifico e le sorellastre rientrano di pessimo umore.
Alidoro provoca ad arte un incidente alla carrozza principesca in prossimità del palazzo di Don
Magnifico, e il principe entra con i suoi cortigiani per chiedere aiuto. Cenerentola è meravigliata
nell’apprendere che lo scudiero in realtà è Don Ramiro, il quale a sua volta è raggiante nel vederle al
polso il braccialetto della dama velata. Lo stupore è generale. Alle scornate sorellastre, Alidoro suggerisce di affidarsi fiduciosamente alla bontà di Cenerentola.
Il giorno delle nozze, nella sala del trono, Cenerentola riceve l’omaggio della Corte. A Don Magnifico
e alle sorellastre, che fanno atto di sottomissione, chiede di essere da loro considerata figlia e sorella, e
al principe chiede perdono per loro: dopo aver vissuto nella sofferenza, non vuole far soffrire gli altri.
Tutti quanti inneggiano alla bontà della nuova principessa.
Prima rappresentazione assoluta: Roma, Teatro Valle, 25 gennaio 1817.
Questa scheda di sala è scaricabile dal sito del Regio all’indirizzo www.teatroregio.torino.it/node/5269.
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La fortuna all’improvviso
Note di regia di Alessandro Talevi
La Cenerentola ha un fascino profondo e universale perché le sue radici affondano in fiabe antiche:
segue il consueto modello di un protagonista che deve subire prove e tribolazioni prima di raggiungere una condizione più elevata e fortunata. Come in tutte le fiabe, l’ascoltatore è invitato a
identificarsi con il protagonista e a sperimentare tutte le gioie e i dolori del suo viaggio.
Il noto studioso di fiabe Bruno Bettelheim evidenzia l’importanza di questi racconti nell’insegnare
ai bambini valori morali fondamentali: l’importanza della sofferenza per raggiungere qualcosa di
buono, la necessità di essere coraggiosi e di affrontare le difficoltà. Nella raccolta dei fratelli Grimm,
molte delle fiabe più antiche sono terribilmente violente e contengono temi inquietanti e immagini
di sofferenza e miseria. Ma Bettelheim sostiene che l’aspetto spaventoso di queste storie è essenziale
per aiutare i bambini a crescere, facendo fronte alla stranezza del mondo reale che li circonda e alla
paura che esso suscita in loro; inoltre, Bettelheim ritiene che escludere questi aspetti pubblicando
versioni emendate, con l’intenzione di creare un intrattenimento piacevole e non minaccioso, sia
del tutto sbagliato. Perché (si spera) è solo nel mondo delle fiabe che il bambino dovrà affrontare
queste vicende cupe o violente, ed è proprio l’opportunità di affrontare il lato negativo della psiche
attraverso queste narrazioni ad aiutare i bambini a diventare individui equilibrati.
A proposito della Cenerentola, non c’è dubbio che il pubblico è invitato a identificarsi con il personaggio principale del titolo; la morale della storia è che, per quanto siano difficili le circostanze
della vita, la bontà del carattere, la generosità e la modestia alla fine risplenderanno. L’ostentazione,
l’esibizionismo e la gretta bramosia di beni materiali (simboleggiati dalle due sorelle e dal padre
adottivo) sono, in ultima analisi, perdenti. Il messaggio contenuto in questa fiaba è che ciascuno di
noi, non importa chi siamo o quali siano le nostre condizioni, può avere (se si comporta bene) la
possibilità o la buona sorte di essere fortunato come Cenerentola.
Per me, un punto chiave nel deciderne l’interpretazione teatrale è stato il fatto che Rossini abbia evitato l’aspetto soprannaturale della storia originale; al posto del personaggio deus-ex-machina, la Fata
Madrina, Rossini e il librettista Ferretti introducono quello di Alidoro, l’onnisciente tutore del
principe Ramiro. Questo apre nuove prospettive di interpretazione di carattere sociale, e permette
di esplorare la possibilità di variazioni in chiave moderna del mito di Cenerentola.
Il sogno di un cambio di rotta della fortuna, proprio come accade nella vicenda di Cenerentola, non
è mai stato così attuale: i media sono invasi da programmi televisivi come L’isola dei famosi, Masterchef, Grande Fratello, X-Factor, e l’elenco potrebbe continuare. Allo stesso tempo, vi sono storie
che accendono le speranze di molti giovani (e non solo) aspiranti artisti: cantanti e attori sottratti
all’oscurità per diventare star per una notte.
Per mettere a fuoco l’impostazione fondamentale della messinscena, per me è stato decisivo stabilire
l’esatta natura del potere di Alidoro e la sua abilità nell’attrarre le persone giuste. Tenendo a mente
queste variazioni moderne del mito di Cenerentola, Alidoro è immaginato come un regista alla ricerca dell’esatta alchimia tra il suo protégé, il protagonista maschile, e una potenziale coprotagonista
donna. I registi spesso hanno dei metodi piuttosto insoliti nel trovare e lanciare gli attori e metterli
alla prova, e in questo Alidoro non è diverso.
L’origine dell’attuale ossessione per la celebrità si può ritrovare nell’esaltazione cinematografica di
massa degli anni Cinquanta e Sessanta, quando la televisione si diffuse ovunque e i nomi dei divi
del cinema divennero familiari a tutti. Andare al cinema per molti era diventata un’esperienza quasi
religiosa, e il mondo idealizzato descritto in quei film rappresentava una via di fuga dalla noia e
dall’austerità della vita quotidiana. I film accendevano nei giovani il sogno di scappare a Hollywood
(o a Roma!), essere “scoperti” da un grande regista e recitare nel ruolo di “Principessa” in un sontuoso film storico come Ben-Hur o come Cleopatra, innamorarsi del coprotagonista, il “Principe”,
e raggiungere fama e fortuna.
Non dobbiamo dimenticare, in ogni caso, che si tratta di una fiaba, e perciò siamo invitati a unirci
alla protagonista nel sognare il più perfetto tra i finali possibili: amore, ricchezza, felicità, fama, così
di rado (o forse mai) raggiungibili nella vita reale.
Teatro Regio
Walter Vergnano, Sovrintendente
Gastón Fournier-Facio, Direttore artistico
Gianandrea Noseda, Direttore musicale
Orchestra
Coro
Violini primi Stefano Vagnarelli*, Monica Tasinato,
Claudia Zanzotto, Claudia Curri, Elio Lercara,
Carmen Lupoli, Paolo Manzionna, Ivana Nicoletta,
Laura Quaglia, Marta Tortia, Giuseppe Tripodi,
Roberto Zoppi
Tenori
Janos Buhalla, Marino Capettini,
Gian Luigi Cara, Antonio Coretti,
Luigi Della Monica, Luis Odilon Dos Santos,
Alejandro Escobar, Giancarlo Fabbri,
Mauro Ginestrone, Roberto Guenno,
Vito Martino, Matteo Mugavero,
Matteo Pavlica, Dario Prola,
Gualberto Silvestri, Sandro Tonino,
Franco Traverso
Violini secondi Marco Polidori*, Bartolomeo Angelillo,
Maurizio Dore, Anna Rita Ercolini,
Fation Hoxholli, Marcello Iaconetti,
Roberto Lirelli, Anselma Martellono,
Valentina Rauseo, Seo Hee Seo
Viole Enrico Carraro*, Alessandro Cipolletta,
Andrea Arcelli, Clara María García Barrientos,
Franco Mori, Roberto Musso, Alessandro Sacco,
Giuseppe Zoppi
Violoncelli Amedeo Cicchese*, Davide Eusebietti,
Alberto Baldo, Alfredo Giarbella,
Armando Matacena, Luisa Miroglio, Marco Mosca
Baritoni / Bassi
Leonardo Baldi, Mauro Barra,
Lorenzo Battagion, Enrico Bava,
Giuseppe Capoferri, Umberto Ginanni,
Desaret Lika, Riccardo Mattiotto,
Gheorghe Valentin Nistor, Franco Rizzo,
Enrico Speroni, Marco Tognozzi
Contrabbassi Davide Ghio*, Atos Canestrelli,
Andrea Cocco, Michele Lipani, Stefano Schiavolin
Flauti Sonia Formenti*, Elisa Parodi
Oboi João Barroso*, Stefano Simondi
Clarinetti Alessandro Dorella*, Diego Losero
Fagotti Giuseppe Davì*, Niki Fortunato
Corni Ugo Favaro*, Eros Tondella
Trombe Ivano Buat*, Enrico Negro
Trombone Vincent Lepape*
* prime parti
Direttori di scena Riccardino Massa, Riccardo Fracchia, Carlo Negro • Maestri collaboratori di sala Luca Brancaleon, Andrea
Mauri • Maestro rammentatore Paolo Grosa • Maestro collaboratore alle luci Francesca Zamponi • Maestri collaboratori
di palcoscenico Giannandrea Agnoletto, Daniela Pellegrino • Assistente del maestro del coro Marco Rimicci • Archivio
musicale Alessandra Calabrese • Sopratitoli a cura di Sergio Bestente • Servizi tecnici di palcoscenico Antonio Martellotto
Realizzazione allestimenti Claudia Boasso • Servizi di vestizione Laura Viglione • Luci di scena e fonica Andrea
Anfossi • Coordinatore di progetto Enzo Busco
Scene e costumi Malmö Opera • Attrezzeria Malmö Opera e Teatro Regio • Calzature Epoca, Milano • Realizzazione
video Acuson, Torino • Trucco Mario Audello, Torino
Si ringraziano:
la Fondazione Pro Canale di Milano per aver messo i propri strumenti a disposizione dei professori Stefano Vagnarelli (violino
Francesco Ruggeri, Cremona 1686), Marco Polidori (violino Alessandro Gagliano, Napoli 1725 ca.), Enrico Carraro (viola
Giovanni Paolo Maggini, Brescia 1600 ca.) e Bartolomeo Angelillo (violino Bernardo Calcanius, Genova 1756)
la Fondazione Zegna per il contributo dato al vincitore del Concorso per Prima viola
Prada e il FAI per il nuovo sipario donato al Teatro Regio
© Teatro Regio Torino
Prezzo: € 0,50 (IVA inclusa)
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