ORCHESTRA DELLA SOCIETÀ FILARMONIA
CORO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
LA CENERENTOLA
o sia La bontà in trionfo
DRAMMA GIOCOSO IN DUE ATTI
LIBRETTO DI JACOPO FERRETTI
Musica di
GIOACCHINO ROSSINI
Circuito 2008
Presenta
Francesca Fransoni
Si ringrazia per la gentile collaborazione
il tenore Beniamino Prior
LA CENERENTOLA
Non ci sono fate né incantesimi in questa Cenerentola, niente topi,
zucche o fughe di mezzanotte. Nella scombinata famiglia della
protagonista troviamo un patrigno al posto della matrigna e due
pessime sorelle che nonostante le loro malefatte vengono perdonate nel finale. Molto meglio di altre cruente versioni in cui le
due bisbetiche vengono accecate da colombe sadiche, costrette
tra dolori infernali a smozzicarsi i piedi per farli entrare in una
scarpetta, purgate o bollite e offerte in pasto alla matrigna. C’è
un gioco serrato di apparenze e metamorfosi, se il principe si traveste da cameriere, il cameriere da principe e il filosofo tutore
del re ha le sembianze di un mendicante, secondo uno scambio
di abiti e ruoli che porta, nello svelamento finale, al colpo di
scena; la sorpresa, lo stupore, la meraviglia, sono tutti elementi
forti del linguaggio rossiniano. Uno «smaniglio», cioè un bracciale, prende il posto della famosa scarpetta di cristallo che la
protagonista affida al principe per essere ritrovata dopo il ballo.
E pare che la variante del braccialetto sia poi stata dettata anche
da ragioni di censura, dal momento che nei teatri romani era
proibito alle donne mostrare piedi e polpacci in scena.
Cenerentola, secondo l’estetica larmoyante di fine diciottesimo
secolo, trionfa per la sua virtù: non si lascia abbagliare dallo sfarzo e segue il cuore nelle sue scelte. La sua trasformazione da sottomessa fanciulla coperta di cenci a donna trionfante e regale - il
mutamento è sottolineato dalla musica che va dalla malinconica
canzone iniziale «Una volta c’era un re» alla superba e brillante
aria finale «Non più mesta» - è merito non di un qualsivoglia fortunato intervento della fatina, ma della sincera bontà della protagonista e della sua dolce timidezza che incantano il cuore del
principe. Rossini, contrariamente alla totalità giocosa dei personaggi del Barbiere di Siviglia, rimane qui legato al nucleo sentimentale delle prime farse. Seri sono Cenerentola e Don Ramiro;
Don Magnifico, Clorinda, Tisbe e Dandini sono prelevati direttamente dal mondo dell’opera buffa, mentre la figura di
Alidoro è quella del basso saggio, un deus ex machina che
muove gli eventi.
Il soggetto fu tratto non solo dalla celebre fiaba di Charles
Perrault Cendrillon ou La petite pantoufle de verre poi ripresa dai
LA CENERENTOLA
fratelli Grimm, ma anche da due libretti d’opera: Cendrillon di
Charles Guillaume Etienne per Nicolò Isouard (1810) e Agatina,
o la virtù premiata di Francesco Fiorini per Stefano Pavesi (1814).
L’archetipo delle tre sorelle di cui una è perseguitata poiché
diversa, rimanda anche al King Lear di Shakespeare (Cordelia
incarna il tipo di fanciulla virtuosa perseguitata) ma la storia è in
realtà dominio di molte antiche narrazioni e in Italia ne fu precursore il racconto di Basile La gatta cenerentola.
È lo stesso librettista Jacopo Ferretti nelle sue Memorie a descrivere le circostanze in cui nacque l’idea di musicare l’opera: nella
difficile notte del 23 dicembre 1816, Rossini si trovò in tutta fretta a scegliere insieme al librettista e all’impresario Cartoni, un
nuovo argomento da rappresentare al Teatro Valle di Roma,
dopo che la censura pontificia aveva bocciato la prevista Ninetta
alla corte. Un’infinità di titoli venne vagliata in questa lunga ed
estenuante veglia, fino a che la scelta non cadde su Cendrillon.
L’opera avrebbe dovuto chiamarsi poi Angiolina, ossia la bontà in
trionfo, ma anche qui la censura la fece da padrona: il nome
Angiolina coincideva con quello di una popolana romana che si
era all’epoca resa nota per i suoi comportamenti licenziosi. E così
si optò per La Cenerentola, o sia La bontà in trionfo.
«Miei fratelli!» scriveva Ferretti nell’avvertenza in prefazione al
libretto «Conosco la mediocrità de’miei versi non ritornati sull’incude: ma ho la fortuna di consegnarli al moderno Prometeo
dell’armonia, che saprà scaldarli con la favilla del sole». Il
«novello Prometeo», dotato di grande facilità di scrittura, ci mise
solo ventiquattro giorni a preparare la musica - terminando a
due giorni dalla prima rappresentazione - mentre il testo fu
pronto in ventidue giorni. Le arie meno importanti e i recitativi
secchi furono composti da Luca Agolini, assistente del maestro.
A Roma le opere erano spesso scritte in tempi record ma Rossini
era spinto anche da una forte ansia di affermazione. Gli impresari esigevano da lui un titolo dopo l’altro: la sua prodigiosa
capacità di lavoro lo porterà a produrre venti opere solo tra la
fine del 1815 e l’inizio del 1823. Con La Cenerentola il pesarese
chiude la grande stagione dell’opera buffa, nella piena consapevolezza che quello del dramma giocoso era un settore in via di
LA CENERENTOLA
esaurimento. All’epoca Rossini aveva solo venticinque anni e un
temperamento vulcanico ereditato forse dal padre (il cui soprannome, “Vivazza”, è sufficientemente esplicativo). Si narra che la
sua scatenata verve lo portasse anche a comporre seduto ai tavoli delle taverne, circondato da amici che festeggiavano e bevevano, come accadde per esempio quando scrisse l’aria «Nacqui
all’affanno e al pianto». Gli anni della depressione vissuta in tragica solitudine, nonostante fosse acclamato come il più grande
operista vivente, erano fortunatamente ancora di là da venire. I
successi veneziani del 1813 - Tancredi e L’Italiana in Algeri - e quelli napoletani inaugurati nel 1815 da Elisabetta, regina d’Inghilterra
con protagonista Isabella Colbran, sua futura moglie, lo avevano
già reso un compositore conosciuto e stimato. Barbaja aveva lanciato nel mondo la sua fama e Rossini era già monumento di se
stesso.
La prima de La Cenerentola ebbe dunque luogo il 25 gennaio 1817
al Teatro Valle di Roma, dove il Nostro già aveva rappresentato
la sua prima opera Demetrio e Polibio, e Torvaldo e Dorliska nel
1815. Il ruolo della protagonista fu affidato al contralto Geltrude
Righetti Giorgi, già prima interprete di Rosina nel Barbiere di
Siviglia (in seguito, la parte fu affrontata da altre straordinarie
prime donne come Adelaide Borghi Mamo e Barbara Marchisio.
Il ruolo fu anche della stimatissima Marietta Alboni, definita
scherzosamente da Rossini «l’ultimo dei castrati», donna dalla
voce corposa e robusta quanto la sua taglia - «un elefante che ha
ingoiato un usignolo» la si definì impietosamente). Primo Don
Ramiro fu il tenore Giacomo Guglielmi, niente meno che il figlio
del compositore Pietro Alessandro Guglielmi. Per il debutto
Jacopo Ferretti nelle sue memorie parla di «fiasco», soprattutto
perché non ci furono applausi durante la rappresentazione. A
parte il largo del sestetto, il rondò finale e poco altro, il resto
passò inosservato. Forse per l’allestimento frettoloso o per il conseguente nervosismo degli interpreti, l’accoglienza dei cantanti
da parte del pubblico fu tiepida. La fretta, del resto, era stata tale
da costringere Rossini a usare l’autoimprestito, riciclando la
sinfonia composta l’anno prima per La Gazzetta e, come finale, il
rondò del conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia «Cessa, di più
LA CENERENTOLA
resistere», diventato ne La Cenerentola il celeberrimo ed effervescente «Non più mesta» della protagonista.
Ma Rossini, memore della temporanea caduta del Barbiere di
Siviglia e conscio del valore de La Cenerentola, così si rivolgeva a
Ferretti, ancora stordito per il fiasco: «Sciocco! Non si termina il
carnevale senza che tutti se ne innamorino: non passerà un anno
che sarà cantata dal Lilibeo alla Dora e tra due anni piacerà in
Francia e farà meravigliare l’Inghilterra. Se la disputeranno gli
impresari e più ancora le prime donne». E così fu. La capitale che
l’aveva disapprovata, dopo poche recite l’applaudì fino a consacrarla come uno dei maggiori successi del maestro mentre era
ancora in vita. L’opera infatti divenne popolarissima, anche in
virtù del suo avvincente soggetto, e fu ripresa in Italia e all’estero; il suo trionfo eclissò addirittura quello del Barbiere. Fu solo a
Stendhal che l’opera non piacque: «Malgrado la bravura degli
interpreti e l’entusiasmo del pubblico, condizioni essenziali al
piacere musicale, la Cenerentola non mi ha dato alcun piacere»
scriveva nella sua celebre biografia di Rossini. «Il primo giorno
credetti di essere malato, ma fui costretto a riconoscere, nel corso
delle successive rappresentazioni che mi lasciavano sempre freddo e indifferente in mezzo ad un pubblico in delirio, che il mio
malessere era un fatto del tutto personale. La musica della
Cenerentola mi sembra mancare del bello ideale». Questo perché,
secondo Stendhal, l’opera sarebbe stata pervasa dalla vanità: tale
era la gioia di recarsi al ballo in abito elegante oppure l’essere
nominato maggiordomo da un principe. Stendhal era semplicemente stanco di vedere rappresentata sulle scene una passione
che lui riteneva estremamente volgare. Questa nota contraria fu
comunque mitigata dai giudizi positivi che lo stesso dette ad
alcune singole arie e duetti, e dall’elogio che fece all’interpretazione triestina di Giuditta Pasta. Il pubblico di Trieste, entusiasta
dell’opera, richiese addirittura cento repliche (ne erano previste
originariamente «solo» trenta).
Dopo un periodo di declino coincidente con il verismo, durante
il quale l’opera rischiò persino di uscire di repertorio, La
Cenerentola è tornata trionfalmente sulle scene, anche grazie al
lavoro di Alberto Zedda che verso la fine degli anni Sessanta ne
LA CENERENTOLA
ha curato l’edizione critica. È con questa edizione che, ad esempio, è stata recuperata l’aria virtuosistica di Alidoro «Là del ciel
nell’arcano profondo», a lungo rimasta sconosciuta e al tempo
scritta da Rossini per l’ottimo basso Gioacchino Moncada.
Quanto alla scrittura rossiniana, proprio il virtuosismo si manifesta qui come frequente chiave d’espressione dei personaggi:
basti pensare agli interventi della protagonista nel finale primo
«Parlare pensar vorrei», oppure all’aria di Dandini «Come un’ape ne’ giorni d’aprile». Cenerentola/Angelina canta su un’estensione di più di due ottave ed è scrigno inesauribile di figure acrobatiche, arpeggiati, volate che obbligano l’interprete ad avere
ottima tecnica per eseguire in maniera nitida e sgranata tutte le
agilità. Ritroviamo questo tipo di scrittura anche nel personaggio di Alidoro al momento di mostrarsi in tutta l’autorevolezza
del suo ruolo. L’ornamentazione vocale, estremamente fitta, non
è più un complesso di elementi che si aggiungono ad una struttura preesistente ed autonoma, ma piuttosto una componenente
costitutiva della struttura stessa; le fioriture sono parte integrante del tessuto melodico. Rossini scrive per esteso tutte le colorature, che sono in fondo un po’ specchio e biografia dei cantanti
per cui sono state scritte. La sua musica travolge la parola che è
ora ritmata e scandita, ripetuta e comprensibile, ora suono onomatopeico, privo di senso e completamente sfigurato. Celebre il
sestetto dell’atto secondo, «Questo è un nodo avviluppato», in
cui le erre vengono digrignate, pressate, fatte rimbalzare in una
danza surreale. I vorticosi scioglilingua applicati al canto creano
velocità e oltrepassano il ritmo della parola; il vocabolo viene
reso incomprensibile dalle sovrapposizioni dei concertati in cui
ciascuno parla per sé e nessuno capisce nulla: è il caos dei rapporti umani.
Con questo linguaggio Rossini si ferma alle soglie del
Romanticismo: all’ombra della sua produzione cresceranno poi
tutti i più grandi operisti, Pacini, Donizetti, Mercadante, Bellini
e lo stesso Verdi. Che proprio da lui mossero i primi passi.
CRISTINA SCUDERI
LA CENERENTOLA
LA TRAMA
Atto primo
In un salone del decadente castello di don Magnifico. Clorinda e Tisbe, figlie di don Magnifico
e sorelle, si pavoneggiano davanti allo specchio vantandosi e glorificandosi. Angelina,
figliastra di don Magnifico, canta una malinconica canzone (Una volta c’era un re), quasi
presaga dello strano futuro destino che sta per vivere. Le due sorelle la rimbrottano, ma
subito entra Alidoro, precettore del principe don Ramiro, mascherato da mendicante, per
spiare le tre sorelle. Chiede un po’ d’elemosina, ma viene insultato dalle due sorellastre:
Angelina di nascosto gli dà del caffè, ed Alidoro la ringrazia. Egli tiene d’occhio le tre per
segnalare al principe i comportamenti delle tre: infatti il principe cerca moglie. Dopo essere stato curato da Angelina, e maltrattato da Clorinda e Tisbe, Alidoro se ne va, mentre
alcuni cavalieri segnalano l’arrivo imminente del principe. Don Magnifico entra in scena,
svegliato dalle figlie (Miei rampolli femminini), che lo avvertono dell’arrivo del principe:
il padre raccomanda alle due figliole di comportarsi e vestirsi bene. Subito dopo entra don
Ramiro, in vesti di paggio. Egli infatti ha scambiato le sue vesti con quelle del servo
Dandini per spiare il comportamento delle sorelle. Cenerentola lo nota, e tra i due giovani scoppia l’amore (Un soave non so che). Subito dopo entra Dandini (Come un’ape nei
giorni d’aprile), seguito dalla famiglia. Né don Magnifico, né le tre sorelle si sono accorte
dello scambio di persona. Il cameriere vezzeggia le sorellastre, che elogiano il mascherato
Dandini. Angelina chiede al patrigno se può venire alla festa, dato che tutti vi stanno
andando. Ma don Magnifico la caccia sdegnatamente. Alidoro, vedendola, decide di aiutarla (Là del ciel nell’Arcano profondo). Intanto, nel palazzo, Ramiro e Dandini discutono
sulle figlie del barone, e decidono di metterle alla prova: Dandini afferma che la ragazza
scelta sarà sua sposa, mentre l’altra andrà a Ramiro. Le ragazze, sdegnate, rifiutano i vezzeggiamenti del principe mascherato: improvvisamente giunge una strana ragazza vestita splendidamente. Ella è Angelina, velata, venuta lì per partecipare al ballo. Tisbe e
Clorinda notano una certa somiglianza con la sorella. Anche il padre se ne accorge, ma le
loro idee vengono smentite. Dandini invita tutti a tavola, ma l’atmosfera è strana: tutti
hanno paura che il proprio sogno svanisca (...ho paura che il mio sogno vada in fumo a
dileguar!).
Atto secondo
Don Magnifico riconosce nella misteriosa dama velata Cenerentola, tuttavia è sicuro che
il principe sceglierà o Clorinda o Tisbe, e svela alle figlie che, appropriandosi del patrimonio di Angelina, l’ha sperperato per permettere alle due di vivere nel lusso. Intanto
Cenerentola, infastidita da Dandini che cerca di sedurla, rivela di essere innamorata del
paggio. Ramiro è fuori di sé dalla gioia, ma Angelina gli dà un braccialetto, e gli dice che,
se vuole amarla, dovrà cercarla e ridarglielo; Ramiro, dopo la fuga di Cenerentola, annuncia che la ritroverà (Si, ritrovarla io giuro). Intanto, Dandini rivela a don Magnifico di essere in realtà il cameriere del re (Un segreto d’importanza), scatenando l’ira e l’indignazione del barone. Il barone si adira e torna a casa. Intanto Cenerentola, a casa, ricorda il magico momento vissuto alla festa, e ammira il braccialetto. Arrivano don Magnifico e le sorellastre, irate per la rivelazione di Dandini. Subito dopo si scatena un temporale, e la carrozza del principe (merito del maltempo, e di Alidoro) si rompe davanti alla casa. Ramiro
e Dandini entrano, e chiedono ospitalità. Don Magnifico, che pensa ancora di far sposare
una delle figlie al principe, ordina a Cenerentola di avvicinarli la sedia regale, e Angelina
la dà a Dandini, non sapendo che non è lui il principe. Il barone le indica Ramiro, e i due
giovani si riconoscono (Siete voi...questo è un nodo avviluppato). I parenti, irati, minacciano Cenerentola (Donna sciocca! Alma di fango!). Ramiro e Dandini la difendono,
annunciando vendetta e terribili punizioni sulla famiglia. Cenerentola allora invoca la
pietà del principe, ormai suo sposo, e dice che la sua vendetta sarà il loro perdono. Arriva
Alidoro, contento della sorte di Angelina. Clorinda s’indispettisce alle parole del vecchio,
ma Tisbe preferisce accettare la sorella come principessa. Alla fine dell’opera, Cenerentola,
salita al trono, concede il perdono alle due sorellastre e al patrigno (Nacqui all’affanno),
che, commossi, la abbracciano.
LA CENERENTOLA
THE PLOT
Act one
Late eighteenth or early nineteenth century. In the run-down mansion of Don Magnifico, Baron of
Montefiascone, his two daughters, Clorinda and Tisbe, try on finery while Cenerentola (Cinderella), his
stepdaughter, whose given name is Angelina and who serves as the family maid, sings a forlorn ditty
about a king who found a wife among the common folk. When a beggar appears, the stepsisters want
to send him away, but Cenerentola offers him bread and coffee. While he stands by the door, several
courtiers arrive to announce that Prince Ramiro will soon pay a visit: he is looking for the most beautiful girl in the land to be his bride. The sisters order Cenerentola to fetch them more jewels. Magnifico,
awakened by the commotion, comes to investigate, scolding the girls for interrupting his dream of a
donkey that sprouted wings. When he learns of the prince's visit, he exhorts the girls to save the family
fortunes by capturing the young man's fancy. All retire to their rooms, and Prince Ramiro - disguised as
his own valet - arrives alone, so as to see the women of the household without their knowing who he
is. Cenerentola is startled by the handsome stranger, and each admires the other. Asked who she is,
Cenerentola gives a flustered explanation about her mother's death and her own servile position, then
excuses herself to respond to her stepsisters' call. When Magnifico enters, Ramiro says the prince will
be along shortly. Magnifico fetches Clorinda and Tisbe, and they greet Dandini - the prince's valet,
disguised as the prince himself - playing his role to the hilt as he searches for the fairest in the realm.
The sisters fawn over Dandini, who invites them to a ball. Don Magnifico also prepares to leave, arguing
with Cenerentola, who does not want to be left behind. Ramiro notes how badly Cenerentola is treated.
His tutor, Alidoro, still dressed as the beggar who came earlier, reads from a census list and asks for the
third daughter of the household. Magnifico denies she is still alive. Once Dandini has left with
Magnifico, Alidoro tells Cenerentola she is to accompany him to the ball. Casting off his rags, he identifies himself as a member of the court and assures the girl that heaven will reward her purity of heart.
Dandini, still posing as the prince, escorts the two sisters into the royal country house and offers
Magnifico a tour of the wine cellar, hoping to get him drunk. Dandini disentangles himself from the
sisters and says he will see them later. In a drawing room of the palace, Magnifico is hailed as the prince's new wine counselor. No one, he decrees, shall mix a drop of water with any wine for the next fifteen years. Looking forward to the feast, he and his attendants leave. Dandini reports to the prince with
his negative opinion of the two sisters. This confuses Ramiro, who has heard Alidoro speak well of one
of Magnifico's daughters. Clorinda and Tisbe rejoin Dandini; when he offers Ramiro as an escort for one
of them, they turn their noses up at a mere groom. Alidoro announces the arrival of an unknown, veiled lady. Ramiro recognizes something in her voice. When she lifts her veil, he and Dandini, as well as
the sisters, sense something familiar about her appearance. Their confusion is shared by Magnifico, who
comes to announce supper and notices the newcomer's resemblance to Cenerentola. All feel they are in
a dream but on the verge of being awakened by some rude shock.
Act two
In a room of the palace, Magnifico stews over this new threat to his daughters' eligibility, telling them
not to forget his importance when either of them ascends the throne. He leaves with the girls, whereupon Ramiro wanders in, smitten with the newly arrived guest because of her resemblance to the girl he
met that morning. He conceals himself as Dandini arrives with the magnificently attired Cenerentola,
courting her. She politely declines, saying she is in love with someone else - his groom. At this the delighted Ramiro steps forth. To test his sincerity, she gives him one of a pair of matching bracelets, saying
that if he really cares for her, he will find her. After she leaves, Ramiro, with Alidoro's encouragement,
calls his men together, so that the search can begin. Once again the prince's valet, Dandini, faces
Magnifico, who still believes he is the prince and insists he decide which daughter to marry. Dandini
confesses he is a valet. When Magnifico turns indignant, Dandini orders him out of the palace. At
Magnifico's house, Cenerentola once more in rags, tends the fire and sings her ballad. Magnifico and the
sisters return, all in a vile mood, and order Cenerentola to prepare supper. She obeys, as a thunderstorm
rages. Dandini appears at the door, saying the prince's carriage has overturned outside. Cenerentola,
bringing a chair for the prince, realizes he is Ramiro; he in turn recognizes her bracelet. Confusion reigns as Magnifico and his daughters smart from their defeat; angered by such meanness, Ramiro threatens them, but Cenerentola asks him to show mercy. Her family still against her, Cenerentola leaves with
the prince, while Alidoro gives thanks to heaven for this happy outcome. In the throne room of Ramiro's
palace, Magnifico curries favor with the newly created princess, but she asks only to be acknowledged
at last as his daughter. Secure in her happiness, she asks the prince to forgive Magnifico and the two stepsisters; born to misfortune, she has seen her fortunes change. Chastened, her father and stepsisters
embrace her as she declares that her days of sitting by the fire are over.
LA SCENOGRAFIA PER “LA CENERENTOLA” DI ROSSINI
Le scene dipinte per “La Cenerentola” di Rossini attingono ad un’epoca in particolare - quella
barocca - ricca di spunti architettonici ed iconografici che sottolineano il “meraviglioso”, la fuga
prospettica, la sorpresa improvvisa e che riprendono il gusto tardo-rinascimentale del gioco illusionistico. La dimora dei Montefiascone conserva i segni di un importante passato medievale
che non c’è più, sul quale si sovrappongono elementi cinquecenteschi e seicenteschi: un grande
caminetto, corredato dallo stemma del casato, appare al centro della scena, per nulla concepito
a dimensione umana, addirittura monumentale nei confronti di Cenerentola.
Il caminetto è ornato ai lati - simmetricamente - da due grandi ante che costituiscono la quadreria di famiglia, rappresentando quasi una sorta di laico “Fluegelaltar”. Il messaggio offerto
dalle iconografie dei grandi “teleri” è significativo, in quanto le arti della dissimulazione e del
mascheramento d’epoca barocca - che nella vicenda si risolvono verso il “basso” a livello di ceto,
nel “gioco scambievole delle parti” tra nobile e cameriere, vengono ribadite dai temi delle pitture. Spesso, al di là dell’apparenza si cela la verità autentica: Cenerentola ha quotidianamente
davanti a sé uno spunto per una riflessione volta alla “soluzione” del caso, circa la vera identità
dell’amato. I motivi pittorici sono ricavati dalla tradizione epica e dalle “Metamorfosi” di
Ovidio. Ad una “Nuda Veritas” allo specchio, quest’ultimo sorretto da un ammiccante amorino
silvestre, si contrappongono le rappresentazioni pittoriche del “Cavallo di Troia”, scambiato per
omaggio degli dei, a dispetto dell’interpretazione del sacerdote Laocoonte, di “Atteone” trasformato in cervo da Diana, divorato dai propri cani - in quanto non riconosciuto affatto quale loro
padrone - ed un “Giano bifronte” che apre e chiude il giorno e la notte attraverso un’eterna, reiterata alternanza degli accadimenti umani.
La struttura centrale sopra descritta è pronta per una veloce mutazione camaleontica in padiglione, giocando con l’ambigua identità esterna-interna delle strutture architettoniche che completano la scena.
In fondo, è come sfogliare un libro di fiabe a lieto fine...
Michele Ugo Galliussi
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Clorinda provando uno sciassé; Tisbe acconciando un
fiore ora alla fronte ora al petto; Cenerentola soffiando
con un manticetto al camino per far bollire un cuccumo
di caffè; indi Alidoro da povero; poi seguaci di Ramiro.
CLORINDA
No no no: non v’è, non v’è
Chi trinciar sappia così
Leggerissimo sciassé.
TISBE
Sì sì sì: va bene lì.
Meglio lì; no, meglio qui.
Risaltar di più mi fa.
CLORINDA E TISBE
A quest’arte, a tal beltà
Sdrucciolare ognun dovrà.
CENERENTOLA
(con tuono flemmatico)
Una volta c’era un Re,
Che a star solo s’annoiò:
Cerca, cerca, ritrovò;
Ma il volean sposare in tre.
Cosa fa?
Sprezza il fasto e la beltà.
E alla fin sceglie per sé
L’innocenza e la bontà.
La la là
Li li lì
La la là.
CLORINDA E TISBE
Cenerentola, finiscila
Con la solita canzone.
ALIDORO
Un tantin di carità.
CLORINDA E TISBE
Accattoni! Via di qua.
CENERENTOLA
Zitto, zitto: su prendete
Questo po’ di colazione.
Versa una tazza di caffè, e la dà con un pane ad Alidoro
coprendolo dalle sorelle.
Ah non reggo alla passione,
Che crudel fatalità!
ALIDORO
Forse il Cielo il guiderdone
Pria di notte vi darà.
CLORINDA E TISBE
(pavoneggiandosi)
Risvegliar dolce passione
Più di me nessuna sa.
(volgendosi ad osservare Alidoro)
Ma che vedo! Ancora lì!
Anche un pane? anche il caffè?
(scagliandosi contro Cenerentola)
Prendi, prendi, questo a te.
CENERENTOLA
Ah! soccorso chi mi dà!
ALIDORO
(frapponendosi inutilmente)
Vi fermate, per pietà.
Si picchia fortemente; Cenerentola corre ad aprire, ed
entrano i cavalieri.
CENERENTOLA
Presso al fuoco in un cantone
Via lasciatemi cantar.
CORO
O figlie amabili - Di Don Magnifico
Ramiro il Principe - Or or verrà,
Al suo palagio - Vi condurrà.
Si canterà - Si danzerà:
Poi la bellissima - Fra l’altre femmine
Sposa carissima - Per lui sarà.
Una volta c’era un Re
Una volta...
CLORINDA E TISBE
Ma dunque il Principe?
CLORINDA
E due, e tre.
CORO
Or or verrà.
CLORINDA E TISBE
La finisci sì o no?
Se non taci ti darò.
CLORINDA E TISBE
E la bellissima?
CENERENTOLA
Una volta...
S’ode picchiare. Cenerentola apre, ed entra Alidoro da
povero.
CLORINDA, TISBE E CENERENTOLA
Chi sarà?
CORO
Si sceglierà.
CLORINDA E TISBE
Cenerentola vien qua.
Le mie scarpe, il mio bonné.
Cenerentola vien qua.
Le mie penne, il mio collié.
Nel cervello ho una fucina;
Son più bella e vo’ trionfar.
A un sorriso, a un’occhiatina
Don Ramiro ha da cascar.
CENERENTOLA
Cenerentola vien qua.
Cenerentola va’ là.
Cenerentola va’ su.
Cenerentola va’ giù.
Questo è proprio uno strapazzo!
Mi volete far crepar?
Chi alla festa, chi al solazzo
Ed io resto qui a soffiar.
ALIDORO
Nel cervello una fucina
Sta le pazze a martellar.
Ma già pronta è la ruina.
Voglio ridere a schiattar.
CORO
Già nel capo una fucina
Sta le donne a martellar;
Il cimento si avvicina,
Il gran punto di trionfar.
Non profanarci con sì fatto nome.
TISBE
(minacciandola)
E guai per te se t’uscirà di bocca.
CENERENTOLA
(Sempre nuove pazzie soffrir mi tocca.)
(entra a sinistra)
TISBE
Non v’è da perder tempo.
CLORINDA
Nostro padre
Avvisarne convien.
Questionando fra loro, ed opponendosl a vicenda d’entrare a destra.
TISBE
Esser la prima
Voglio a darne la nuova.
CLORINDA
Oh! mi perdoni.
Io sono la maggiore.
CLORINDA
(dando una moneta a Cenerentola, onde la dia ai seguaci del Principe)
Date lor mezzo scudo. Grazie. Ai cenni
Del Principe noi siamo.
(osservando il povero e raggricciando il naso)
Ancor qui siete?
Qual tanfo! Andate, o ve ne pentirete.
TISBE
No no, gliel vo’ dir io.
CENERENTOLA
(accompagnando Alidoro)
(Io poi quel mezzo scudo
A voi l’avrei donato;
Ma non ho mezzo soldo. Il core in mezzo
Mi spaccherei per darlo a un infelice.)
(marcato assai, e Alidoro parte)
TISBE
Oh! non la vincerai.
ALIDORO
(Forse al novello dì sarai felice.)
TISBE
Cenerentola, presto
Prepara i nastri, i manti.
CLORINDA
Gli unguenti, le pomate.
TISBE
I miei diamanti.
CENERENTOLA
Uditemi, sorelle...
CLORINDA
(altera)
Che sorelle!
Crescendo nella rabbia fra loro.
CLORINDA
È questo il dover mio.
Io svegliare lo vuo’. Venite appresso.
CLORINDA
(osservando fra le scene)
Ecco egli stesso.
SCENA SECONDA
Don Magnifico, bieco in volto, esce in berretta da notte
e veste da camera, e detti; indi Cenerentola.
DON MAGNIFICO
Miei rampolli femminini,
Vi ripudio; mi vergogno!
Un magnifico mio sogno
Mi veniste a sconcertar.
(ricusando di dar loro a baciar la mano)
Clorinda e Tisbe ridono quando non le guarda.
(da sé, osservandole)
Come son mortificate!
Degne figlie d’un Barone!
Via: silenzio ed attenzione.
State il sogno a meditar.
Mi sognai fra il fosco e il chiaro
Un bellissimo somaro.
Un somaro, ma solenne.
Quando a un tratto, oh che portento!
Su le spalle a cento a cento
Gli spuntavano le penne
Ed in alto, fsct, volò!
Ed in cima a un campanile
Come in trono si fermò.
Figlie, che dite!
Quel principon! Quantunque io nol conosco...
Sceglierà!.. v’invitò... Sposa... più bella!
Io cado in svenimento. Alla favella
È venuto il sequestro. Il principato
Per la spinal midolla
Già mi serpeggia, ed in una parola
Il sogno è storia, ed il somaro vola.
Si sentiano per di sotto
Le campane sdindonar.
Col cì cì, ciù ciù di botto
Mi faceste risvegliar.
Cenerentola entra, vota il caffè e lo reca nella camera di
Don Magnifico.
Ma d’un sogno sì intralciato
Ecco il simbolo spiegato.
La campana suona a festa?
Allegrezza in casa è questa.
Quelle penne? Siete voi.
Quel gran volo? Plebe addio.
Resta l’asino di poi?
Ma quell’asino son io.
Chi vi guarda vede chiaro
Che il somaro è il genitor.
Fertilissima Regina
L’una e l’altra diverrà;
Ed il nonno una dozzina
Di nepoti abbraccierà.
Un Re piccolo di qua.
Un Re bambolo di là.
E la gloria mia sarà.
Interrompendosi e strappandosi Don Magnifico.
CLORINDA
Sappiate che fra poco...
TISBE
Il Principe Ramiro...
CLORINDA
Che son tre dì che nella deliziosa...
TISBE
Vicina mezzo miglio
Venuto è ad abitar...
CLORINDA
Sceglie una sposa...
TISBE
Ci mandò ad invitar...
CLORINDA
E fra momenti...
TISBE
Arriverà per prenderci...
Cenerentola, presto.
Portami il mio caffè. Viscere mie.
Metà del mio palazzo è già crollata,
E l’altra è in agonia. Fatevi onore.
Mettiamoci un puntello.
(andando e tornando, e riprendendo le figlie, che stanno
per entrare)
Figlie state in cervello.
Parlate in punto e virgola.
Per carità: pensate ad abbigliarvi;
Si tratta niente men che imprinciparvi.
Entra nelle sue stanze, Clorinda e Tisbe nella loro.
SCENA TERZA
Don Ramiro e Cenerentola.
Don Ramiro vestito da scudiero; guarda intorno e si
avanza a poco a poco.
RAMIRO
Tutto è deserto. Amici?
Nessun risponde. In questa
Simulata sembianza
Le belle osserverò. Né viene alcuno?
Eppur mi diè speranza
Il sapiente Alidoro,
Che qui, saggia e vezzosa,
Degna di me trovar saprò la sposa.
Sposarsi... e non amar! Legge tiranna,
Che nel fior de’ miei giorni
Alla difficil scelta mi condanna.
Cerchiam, vediamo.
SCENA QUARTA
Cenerentola cantando fra’ denti con sottocoppa e tazza
da caffe, entra spensierata nella stanza, e si trova a faccia a faccia con Ramiro; le cade tutto di mano, e si ritira in un angolo.
CENERENTOLA
Una volta c’era...
Ah! è fatta
RAMIRO
Cos’è?
CLORINDA
E la scelta
La più bella sarà...
CENERENTOLA
Che batticuore!
DON MAGNIFICO
(in aria di stupore ed importanza)
RAMIRO
Forse un mostro son io!
CENERENTOLA
(prima astratta poi correggendosi con naturalezza)
Sì... no, signore.
RAMIRO
Un soave non so che
In quegl’occhi scintillò!
CENERENTOLA
Io vorrei saper perché
Il mio cor mi palpitò?
RAMIRO
Le direi... ma non ardisco.
CENERENTOLA
Parlar voglio, e taccio intanto.
CENERENTOLA E RAMIRO
Una grazia, un certo incanto
Par che brilli su quel viso!
Quanto caro è quel sorriso.
Scende all’alma e fa sperar.
RAMIRO
Del Baron le figlie io chiedo
Dove son? qui non le vedo.
CENERENTOLA
Stan di là nell’altre stanze.
Or verranno. (Addio speranze.)
RAMIRO
(con interesse)
Ma di grazia, voi chi siete?
CENERENTOLA
Io chi sono? Eh! non lo so.
RAMIRO
Nol sapete?
CENERENTOLA
Quasi no.
(accostandosi a lui sottovoce e rapidissima, correggendosi ed imbrogliandosi)
Quel ch’è padre, non è padre...
Onde poi le due sorelle...
Era vedova mia madre...
Ma fu madre ancor di quelle...
Questo padre pien d’orgoglio...
Sta’ a vedere che m’imbroglio?
Deh! scusate, perdonate
Alla mia semplicità.
RAMIRO
Mi seduce, m’innamora
Quella sua semplicità.
CLORINDA, TISBE E DON MAGNIFICO
(dalle loro stanze, a vicenda ed insieme)
Cenerentola... da me.
RAMIRO
Quante voci! che cos’è?
CENERENTOLA
A ponente ed a levante,
A scirocco e a tramontana,
Non ho calma un solo istante,
Tutto tutto tocca a me.
(ora verso una, ora verso l’altra delle porte)
Vengo, vengo. Addio, signore.
(con passione)
(Ah ci lascio proprio il core
Questo cor più mio non è.)
RAMIRO
(da sé, astratto, osservandola sempre)
(Quell’accento, quel sembiante
È una cosa sovrumana.
Io mi perdo in quest’istante
Già più me non trovo in me.
Che innocenza! che candore!
Ah! m’invola proprio il core!
Questo cor più mio non è.)
SCENA QUINTA
Ramiro solo; indi Don Magnifico in abito di gala senza
cappello.
RAMIRO
Non so che dir. Come in sì rozze spoglie
Sì bel volto e gentil! Ma Don Magnifico
Non apparisce ancor? Nunziar vorrei
Fortunato consiglio!
Da semplice scudiero
Il core delle femmine
Meglio svelar saprò. Dandini intanto
Recitando da Principe...
DON MAGNIFICO
Domando
Un milion di perdoni.
Dica: e Sua Altezza il Principe?
RAMIRO
Or ora arriva.
DON MAGNIFICO
E quando?
RAMIRO
Tra tre minuti.
DON MAGNIFICO
(in agitazione)
Tre minuti! ah figlie!
Sbrigatevi: che serve?
Le vado ad affrettar. Scusi; per queste
Ragazze benedette,
Un secolo è un momento alla toelette.
(entra dalle figlie)
RAMIRO
Che buffone! E Alidoro mio maestro
Sostien che in queste mura
Sta la bontà più pura!
Basta basta, vedrem. Alle sue figlie
Convien che m’avvicini.
Qual fragor!.. non m’inganno. Ecco Dandini.
Scena sesta
Cavailieri, Dandini e detti; indi Clorinda e Tisbe.
CORO
Scegli la sposa, affrettati:
S’invola via l’età.
La principesca linea.
Se no s’estinguerà.
DANDINI
Come un’ape ne’ giorni d’aprile
Va volando leggiera e scherzosa;
Corre al giglio, poi salta alla rosa,
Dolce un fiore a cercare per sé;
Fra le belle m’aggiro e rimiro;
Ne ho vedute già tante e poi tante
Ma non trovo un giudizio, un sembiante,
Un boccone squisito per me.
Clorinda e Tisbe escono, e sono presentate a Dandini da
Don Magnifico in gala.
CLORINDA
Prence!
TISBE
Sire...
CLORINDA E TISBE
Ma quanti favori!
DON MAGNIFICO
Che diluvio! che abisso di onori!
DANDINI
Nulla, nulla;
(con espressione or all’una ora all’altra)
Vezzosa; graziosa!
(accostandosi a Ramiro)
(Dico bene?) Son tutte papà.
RAMIRO
(Bestia! attento! ti scosta; va’ là.)
DANDINI
(alle due sorelle che lo guardano con passione)
Per pietà, quelle ciglia abbassate.
Galoppando sen va la ragione,
E fra i colpi d’un doppio cannone
Spalancato è il mio core di già.
(da sé)
(Ma al finir della nostra commedia
Che tragedia qui nascer dovrà.)
CLORINDA E TISBE
(ognuna da sé)
(Ei mi guarda. Sospira, delira
Non v’è dubbio: è mio schiavo di già.)
RAMIRO
(sempre osservando con interesse se torna Cenerentola)
(Ah! perché qui non viene colei,
Con quell’aria di grazia e bontà?)
DON MAGNIFICO
(da sé osservando con compiacenza Dandini, che sembra
innamorato)
(E già cotto, stracotto, spolpato
L’Eccellenza si cangia in Maestà.)
DANDINI
(osservando Clorinda, Tisbe e Don Magnifico)
Allegrissimamente! che bei quadri!
Che bocchino! che ciglia!
Siete l’ottava e nona meraviglia.
Già tales patris talem filias.
CLORINDA
(con inchino)
Grazie!
DON MAGNIFICO
(curvandosi)
Altezza delle Altezze!
Che dice? mi confonde. Debolezze.
DANDINI
Vere figure etrusche!
(piano a Ramiro)
(Dico bene?)
RAMIRO
(piano a Dandini)
(Cominci a dirle grosse.)
DANDINI
(piano a Ramiro)
(Io recito da grande, e grande essendo,
Grandi le ho da sparar.)
DON MAGNIFICO
(piano alle figlie con compiacenza)
(Bel principotto!
Che non vi fugga: attente.)
DANDINI
Or dunque seguitando quel discorso
Che non ho cominciato;
Dai miei lunghi viaggi ritornato
E il mio papà trovato,
Che fra i quondam è capitombolato,
E spirando ha ordinato
Che a vista qual cambiale io sia sposato,
O son diseredato,
Fatto ho un invito a tutto il vicinato.
E trovando un boccone delicato,
Per me l’ho destinato.
Ho detto, ho detto, e adesso prendo fiato.
DON MAGNIFICO
(sorpreso)
(Che eloquenza norcina!)
CENERENTOLA
(entrando osserva l’abito del Principe, e Ramiro che la
guarda)
(Ih, che bell’abito!
E quell’altro mi guarda.)
RAMIRO
(Ecco colei! Mi ripalpita il cor.)
DANDINI
Belle ragazze,
Se vi degnate inciambellare il braccio
Ai nostri cavalieri, il legno è pronto.
CLORINDA
(servite dai cavalieri)
Andiam.
TISBE
Papà Eccellenza,
Non tardate a venir.
RAMIRO
(Che vorrà?)
DON MAGNIFICO
Vuoi lasciarmi?
CENERENTOLA
Una parola.
Signore, una parola:
In casa di quel Principe
Un’ora, un’ora sola
Portatemi a ballar.
DON MAGNIFICO
Ih! Ih! La bella Venere!
Vezzosa! Pomposetta!
Sguaiata! Cova-cenere!
Lasciami, deggio andar.
DANDINI
(tornando indietro, ed osservando Ramiro immobile)
Cos’è? qui fa la statua?
Sottovoce fra loro in tempo del solo di Don Magnifico.
Escono.
DON MAGNIFICO
(a Cenerentola voltandosi)
Che fai tu qui?
Il cappello e il bastone.
CENERENTOLA
Eh... Signor sì.
(scuotendosi dal guardar Ramiro, e parte)
DANDINI
Perseguitate presto
Con i piè baronali
I magnifici miei quarti reali.
(parte)
RAMIRO
Silenzio, ed osserviamo.
DANDINI
Ma andiamo o non andiamo!
RAMIRO
Mi sento lacerar.
CENERENTOLA
Ma una mezz’ora... un quarto.
DON MAGNIFICO
(alzando minaccioso il bastone)
Ma lasciami o ti stritolo.
DON MAGNIFICO
Monti in carrozza, e vengo.
(andando nella camera dove è entrata Cenerentola)
RAMIRO E DANDINI
(accorrendo a trattenerlo)
Fermate.
RAMIRO
(E pur colei
Vo’ riveder.)
DON MAGNIFICO
(sorpreso, curvandosi rispettoso a Dandini)
Serenissima!
(ora a Dandini ora a Cenerentola)
Ma vattene. - Altezzissima!
Servaccia ignorantissima!
DON MAGNIFICO
(di dentro in collera)
Ma lasciami.
RAMIRO
(La sgrida?)
CENERENTOLA
Sentite.
DON MAGNIFICO
(esce con cappello e bastone trattenuto con ingenuità da
Cenerentola)
Il tempo vola.
RAMIRO E DANDINI
Serva?
CENERENTOLA
Cioè...
DON MAGNIFICO
(mettendole una mano sulla bocca e interrompendola)
Vilissima
D’un’estrazion bassissima,
Vuol far la sufficiente,
La cara, l’avvenente,
E non è buona a niente.
(minacciando e trascinando)
Va’ in camera, va’ in camera
La polvere a spazzar.
DANDINI
(opponendosi con autorità)
Ma caro Don Magnifico
Via, non la strapazzar.
RAMIRO
(fra sé, con sdegno represso)
Or ora la mia collera
Non posso più frenar.
CENERENTOLA
(con tuono d’ingenuità)
Signori, persuadetelo;
Portatemi a ballar.
Ah! sempre fra la cenere
Sempre dovrò restar?
Nel momento che Don Magnifico staccasi da Cenerentola
ed è tratto via da Dandini, entra Alidoro con taccuino
aperto.
ALIDORO
Qui nel mio codice
Delle zitelle
Con Don Magnifico
Stan tre sorelle.
(a Don Magnifico con autorità)
Or che va il Principe
La sposa a scegliere,
La terza figlia
Io vi domando.
DON MAGNIFICO
(confuso ed alterato)
Che terza figlia
Mi va figliando?
ALIDORO
Terza sorella...
DON MAGNIFICO
(atterrito)
Ella... morì...
ALIDORO
Eppur nel codice
Non v’è così.
CENERENTOLA
(Ah! di me parlano.)
(ponendosi in mezzo con ingenuità)
No, non morì.
DON MAGNIFICO
Sta’ zitta lì.
ALIDORO
Guardate qui!
DON MAGNIFICO
(balzando Cenerentola in un cantone)
Se tu respiri,
Ti scanno qui.
RAMIRO, DANDINI E ALIDORO
Dunque morì?
DON MAGNIFICO
(sempre tremante)
Altezza sì.
Momento di silenzio.
TUTTI
(guardandosi scambievolmente)
Nel volto estatico
Di questo e quello
Si legge il vortice
Del lor cervello,
Che ondeggia e dubita
E incerto sta.
DON MAGNIFICO
(fra’ denti, trascinando Cenerentola)
Se tu più mormori
Solo una sillaba
Un cimiterio
Qui si farà.
CENERENTOLA
(con passione)
Deh soccorretemi,
Deh non lasciatemi,
Ah! di me, misera
Che mai sarà?
RAMIRO
Via consolatevi.
Signor lasciatela.
(strappandola da Don Magnifico)
(Già la mia furia
Crescendo va.)
ALIDORO
(frapponendosi)
Via meno strepito:
Fate silenzio.
O qualche scandalo
Qui nascerà.
DANDINI
Io sono un Principe,
O sono un cavolo?
Vi mando al diavolo:
Venite qua.
La strappa da Don Magnifico, e lo conduce via.
Tutti seguono Dandini. Cenerentola corre in camera. Si
chiude la porta di mezzo; un momento dopo rientra
Alidoro con mantello da povero.
SCENA SETTIMA
(cfr. pagina 23 - Versione scritta da Ferretti e musicata
da Rossini)
Dopo qualche momento di silenzio entra Alidoro in abito
di pellegrino con gli abiti da filosofo sotto, indi
Cenerentola.
Un uomo d’alto affar.
ALIDORO
Grazie, vezzi, beltà scontrar potrai
Ad ogni passo; ma bontà, innocenza,
Se non si cerca, non si trova mai.
Gran ruota è il mondo...
(chiama verso la camera di Cenerentola)
Figlia!
S’ode avvicinare una carrozza.
CENERENTOLA
(esce e rimane sorpresa)
Figlia voi mi chiamate? O questa è bella!
Il padrigno Barone
Non vuole essermi padre, e voi...
ALIDORO
Tacete.
Venite meco.
CENERENTOLA
E dove?
ALIDORO
Or ora un cocchio
S’appresserà. Del Principe
Anderemo al festin.
CENERENTOLA
(guardando lui, e le accenna gli abiti)
Con questi stracci?
Come Paris e Vienna? oh che bell’ambo.
Tra misteriose nuvole
Che l’occhio uman non penetra
Sta scritto quel carattere
Che devi recitar.
Odo del cocchio crescere
Il prossimo fragore...
Figlia, t’insegni il core,
Colui che devi amar.
Aprono la porta; vedesi una carrozza. Cenerentola vi
monta. Alidoro chiude la porta e sentesi la partenza della
carrozza.
Gabinetto nel casino di Don Ramiro.
SCENA OTTAVA
Dandini entrando con Clorinda e Tisbe sotto il braccio;
Don Magnifico e Don Ramiro.
DANDINI
Ma bravo, bravo, bravo!
Caro il mio Don Magnifico! Di vigne,
Di vendemmie e di vino
M’avete fatto una disertazione,
Lodo il vostro talento
Si vede che ha studiato.
(a Don Ramiro)
Si porti sul momento
Dove sta il nostro vino conservato
E se sta saldo e intrepido
Al trigesimo assaggio
Lo promovo all’onor di cantiniero
Io distinguo i talenti e premio il saggio.
Nel momento che si volge, Alidoro gitta il manto.
ALIDORO
Osservate. Silenzio. Abiti, gioie,
Tutto avrete da me. Fasto, ricchezza
Non v’abbaglino il cor. Dama sarete;
Scoprirvi non dovrete. Amor soltanto
Tutto v’insegnerà.
CENERENTOLA
Ma questa è storia
Oppure una commedia?
ALIDORO
Figlia mia,
L’allegrezza e la pena
Son commedia e tragedia, e il mondo è scena.
Il mondo è un gran teatro.
Siam tutti commedianti.
Si può fra brevi istanti
Carattere cangiar.
Quel ch’oggi è un Arlecchino
Battuto dal padrone,
Domani è un signorone,
DON MAGNIFICO
Prence! L’Altezza Vostra
E un pozzo di bontà. Più se ne cava,
Più ne resta a cavar.
(piano alle figlie)
(Figlie! Vedete?
Non regge al vostro merto;
N’è la mia promozion indizio certo.)
(forte)
Clorinduccia, Tisbina,
Tenete allegro il Re. Vado in cantina.
(parte)
RAMIRO
(piano a Dandini)
(Esamina, disvela, e fedelmente
Tutto mi narrerai. Anch’io fra poco
Il cor ne tenterò. Del volto i vezzi
Svaniscon con l’età. Ma il core...)
DANDINI
(Il core
Credo che sia un melon tagliato a fette,
Un timballo l’ingegno,
E il cervello una casa spigionata.)
(forte, come seguendo il discorso fatto sottovoce)
Il mio voler ha forza d’un editto.
Eseguite trottando il cenno mio.
Udiste?
RAMIRO
Udii.
DANDINI
Fido vassallo, addio.
Parte Don Ramiro.
SCENA NONA
Dandini, Clorinda e Tisbe.
E non adopro occhiali
(a Tisbe)
Fidati pur di me,
Mio caro oggetto.
(a Clorinda)
Per te sola mi batte il core in petto.
(parte)
TISBE
M’inchino a Vostr’Altezza.
CLORINDA
Anzi all’Altezza Vostra.
Ironicamente fra loro.
DANDINI
(alle donne)
Ora sono da voi. Scommetterei
Che siete fatte al torno
E che il guercetto amore
È stato il tornitore.
TISBE
Verrò a portarle qualche memoriale.
CLORINDA
Lectum.
CLORINDA
(tirando a sé Dandini)
Con permesso.
(La maggiore son io, onde la prego
Darmi la preferenza.)
TISBE
Ce la vedremo.
TISBE
(come sopra)
Con sua buona licenza
(La minore son io.
M’invecchierò più tardi.)
TISBE
Poter del mondo!
CLORINDA
Scusi. (Quella è fanciulla.
Proprio non sa di nulla.)
TISBE
Oh! mi sprofondo!
CLORINDA
Forse sì, forse no.
CLORINDA
Le faccio riverenza!
Partono da parti opposte.
TISBE
Permetta. (Quella è un’acqua senza sale,
Non fa né ben né male.)
Deliziosa nel Casino del Principe Don Ramiro.
CLORINDA
Di grazia. (I dritti miei
La prego bilanciar.)
SCENA DECIMA
Don Magnifico a cui i cavalieri pongono un mantello
color ponsò con ricami in argento di grappoli d’uva, e gli
saltano intorno battendo i piedi in tempo di musica.
Tavolini con recapito da scrivere.
TISBE
Perdoni. (Veda,
Io non tengo rossetto.)
CLORINDA
Ascolti. (Quel suo bianco è di bianchetto.)
TISBE
Senta...
CLORINDA
Mi favorisca...
DANDINI
(sbarazzandosi con un poco di collera)
Anime belle!
Mi volete spaccar? Non dubitate.
Ho due occhi reali
CORO
Conciosiacosaché
Trenta botti già gustò!
E bevuto ha già per tre
E finor non barcollò!
E piaciuto a Sua Maestà
Nominarlo cantinier.
Intendente dei bicchier
Con estesa autorità.
Presidente al vendemmiar.
Direttor dell’evoè;
Onde tutti intorno a te
S’affolliamo qui a saltar.
Don Magnifico
Intendente! Direttor!
Presidente! Cantinier!
Grazie, grazie; che piacer!
Che girandola ho nel cor.
Di piastre sedici
A chi più Malaga
Si succhierà.
Partono saltando attorno a Don Magnifico.
Si venga a scrivere
Quel che dettiamo.
Pongonsi intorno ai tavolini, e scrivono.
Sei mila copie
Poi ne vogliamo.
CORO
Già pronti a scrivere
Tutti siam qui.
DON MAGNIFICO
Noi Don Magnifico...
(osservando come scrivono)
Questo in maiuscole.
Bestie! maiuscole.
Bravi! così.
Noi Don Magnifico
Duca e Barone
Dell ‘antichissimo
Montefiascone;
Grand’intendente;
Gran presidente,
Con gli altri titoli
Con venti etcetera,
Di nostra propria
Autorità,
Riceva l’ordine
Chi leggerà,
Di più non mescere
Per anni quindici
Nel vino amabile
D’acqua una gocciola.
Alias capietur
Et stranguletur
Perché ita etcetera
Laonde etcetera
Barone etcetera.
(sottoscrivendosi)
CORO
Barone etcetera;
È fatto già.
DON MAGNIFICO
Ora affiggetelo
Per la città.
CORO
Il pranzo in ordine
Andiamo a mettere.
Vino a diluvio
Si beverà.
DON MAGNIFICO
Premio bellissimo
SCENA UNDICESIMA
Dandini e Don Ramiro correndo sul davanti del palco,
osservando per ogni parte.
RAMIRO
(sotto voce)
Zitto zitto, piano piano;
Senza strepito e rumore:
Delle due qual è l’umore?
Esattezza e verità.
DANDINI
Sotto voce a mezzo tuono;
In estrema confidenza:
Sono un misto d’insolenza,
Di capriccio e vanità.
RAMIRO
E Alidoro mi dicea
Che una figlia del Barone...
DANDINI
Eh! il maestro ha un gran testone.
Oca eguale non si dà.
(Son due vere banderuole...
Mi convien dissimular.)
RAMIRO
(Se le sposi pur chi vuole...
Seguitiamo a recitar.)
SCENA DODICESIMA
Clorinda, accorrendo da una parte, e Tisbe dall’altra.
CLORINDA
(di dentro)
Principino dove state?
TISBE
Principino dove state?
CLORINDA E TISBE
Ah! perché mi abbandonate?
Mi farete disperar.
CLORINDA
Io vi voglio...
TISBE
Vi vogl’io...
DANDINI
Ma non diamo in bagattelle.
Maritarsi a due sorelle
Tutte insieme non si può!
Una sposo.
CLORINDA E TISBE
(con interesse di smania)
E l’altra?..
DANDINI
E l’altra...
(accennando Ramiro)
All’amico la darò.
CLORINDA E TISBE
Sarà bella?
ALIDORO
Sì e no.
CLORINDA E TISBE
No no no no no,
Un scudiero! oibò oibò!
ALIDORO
Ma non si sa.
RAMIRO
(ponendosi loro in mezzo con dolcezza)
Sarò docile, amoroso,
Tenerissimo di cuore.
CLORINDA E TISBE
(guardandolo con disprezzo)
Un scudiero! No signore.
Un scudiero! questo no.
CLORINDA
Con un’anima plebèa!
TISBE
Con un’aria dozzinale!
RAMIRO E DANDINI
Chi sarà?
CLORINDA
Non parlò?
ALIDORO
Signora no.
TISBE
E qui vien?
ALIDORO
Chi sa perché?
TUTTI
Chi sarà? chi è? perché?
Non si sa. Si vedrà.
Momento di silenzio.
CLORINDA E TISBE
(con affettazione)
Mi fa male, mi fa male
Solamente a immaginar.
RAMIRO E DANDINI
(fra loro ridono)
La scenetta è originale
Veramente da contar.
CLORINDA E TISBE
(Gelosia già già mi lacera,
Già il cervel più in me non è.)
ALIDORO
(Gelosia già già le rosica,
Più il cervello in lor non è.)
SCENA TREDICESIMA
Coro di cavalieri dentro le scene, indi Alidoro.
RAMIRO
(Un ignoto arcano palpito
Ora m’agita, perché?)
CORO
Venga, inoltri, avanzi il piè.
Anticamera non v’è.
DANDINI
(Diventato son di zucchero:
Quante mosche intorno a me.)
RAMIRO E DANDINI
Sapientissimo Alidoro,
Questo strepito cos’è?
Dandini fa cenno ad Alidoro d’introdurre la dama.
Scena quattordicesima
ALIDORO
Dama incognita qua vien.
Sopra il volto un velo tien.
CLORINDA E TISBE
Una dama!
ALIDORO
Signor sì.
CLORINDA, TISBE, RAMIRO E DANDINI
Ma chi è?
ALIDORO
Nol palesò.
Cavalieri che precedono e schieransi in doppia fila per
ricevere Cenerentola, che, in abito ricco ed elegante,
avanzasi velata.
CORO
Ah! se velata ancor
Dal seno il cor ci ha tolto,
Se svelerai quel volto
Che sarà?
CENERENTOLA
Sprezzo quei don che versa
Fortuna capricciosa.
M’offra chi mi vuol sposa,
Rispetto, amor, bontà.
RAMIRO
(Di quella voce il suono
Ignoto al cor non scende;
Perché la speme accende?
Di me maggior mi fa.)
DANDINI
Begli occhi che dal velo
Vibrate un raggio acuto,
Svelatevi un minuto
Almen per civiltà.
CLORINDA E TISBE
(Vedremo il gran miracolo
Di questa rarità.)
Cenerentola svelasi. Momento di sorpresa, di riconoscimento, d’incertezza.
TUTTI
(eccetto Cenerentola)
Ah!
Ciascuno da sé guardando Cenerentola, e Cenerentola
sogguardando Ramiro.
TUTTI
(tranne Alidoro)
(Parlar - pensar - vorrei.
Parlar - pensar - non so.
Questo è un inganno/è un incanto, o dei!
Quel volto mi atterrò.)
ALIDORO
(Parlar - pensar - vorrebbe
Parlar - pensar - non può.
Amar già la dovrebbe,
Il colpo non sbagliò.)
RAMIRO
(Mi guarda, e par che palpiti.)
DANDINI
Ma non facciam le statue.
Patisce l’individuo:
Andiamo presto in tavola.
Poi balleremo il Taice,
E quindi la bellissima...
Con me s’ha da sposar.
TUTTI
(meno Dandini)
Andiamo, andiamo a tavola.
Si voli a giubilar.
DANDINI
Oggi che fo da Principe
Per quattro io vuo’ mangiar.
TUTTI
Mi par d’essere sognando
Fra giardini e fra boschetti;
I ruscelli sussurrando,
Gorgheggiando gli augelletti,
In un mare di delizie
Fanno l’anima nuotar.
Ma ho timor che sotto terra
Piano piano a poco a poco
Si sviluppi un certo foco.
E improvviso a tutti ignoto
Balzi fuori un terremoto,
Che crollando, strepitando
Fracassando, sconquassando
Poi mi venga a risvegliar.
E ho paura che il mio sogno
Vada in fumo a dileguar.
SCENA ULTIMA
Don Magnifico accorrendo, e detti.
APPENDICE
DON MAGNIFICO
Signora Altezza, in tavola
Che... co... chi... sì... che bestia!
Quando si dice i simili!
Non sembra Cenerentola?
Scena scritta da Ferretti e musicata da Rossini per il
basso Gioacchino Moncada nel 1821 (Teatro
Argentina, Roma).
Rimpiazza la scena 7 originale, musicata da Luca
Agolini.
CLORINDA E TISBE
Pareva ancora a noi,
Ma a riguardarla poi...
La nostra è goffa e attratta,
Questa è un po’ più ben fatta;
Ma poi non è una Venere
Da farci spaventar.
SCENA SETTIMA
Dopo qualche momento di silenzio entra Alidoro, in
abito da pellegrino, con gli abiti da filosofo sotto; indi
Cenerentola.
DON MAGNIFICO
Quella sta nella cenere;
Ha stracci sol per abiti.
CENERENTOLA E ALIDORO
(Il vecchio guarda e dubita.)
ALIDORO
Sì, tutto cangerà. Quel folle orgoglio
Poca polve sarà, gioco del vento;
E al tenero lamento
Succederà il sorriso.
(chiama verso la camera di Cenerentola)
Figlia... Figlia...
CENERENTOLA
(esce e rimane sorpresa)
Figlia voi mi chiamate? Oh questa è bella!
Il padrigno Barone
Non vuole essermi padre; e voi... Peraltro
Guardando i stracci vostri e i stracci miei,
Degna d’un padre tal figlia sarei.
L’innocenza brillerà.
Aprono la porta; vedesi una carrozza. Cenerentola
vi monta, Alidoro chiude la porta e sentesi la partenza della carrozza.
ALIDORO
Taci, figlia, e vien meco.
ATTO SECONDO
CENERENTOLA
Teco, e dove?
ALIDORO
Del Principe al festino.
CENERENTOLA
Ma dimmi, pellegrino:
Perché t’ho data poca colazione,
Tu mi vieni a burlar? Va’ via... va’ via!
Voglio serrar la porta...
Possono entrar de’ ladri, e allora... e allora...
Starei fresca davvero.
ALIDORO
No! Sublima il pensiero!
Tutto cangiò per te!
Calpesterai men che fango i tesori,
Rapirai tutti i cuori.
Vien meco e non temer: per te dall’Alto
M’ispira un Nume a cui non crolla il trono.
E se dubiti ancor, mira chi sono!
Nel momento che si volge, Alidoro getta il manto.
Là del ciel nell’arcano profondo,
Del poter sull’altissimo Trono
Veglia un Nume, signore del mondo,
Al cui piè basso mormora il tuono.
Tutto sa, tutto vede, e non lascia
Nell’ambascia perir la bontà.
Fra la cenere, il pianto, l’affanno,
Ei ti vede, o fanciulla innocente,
E cangiando il tuo stato tiranno,
Fra l’orror vibra un lampo innocente.
Non temer, si è cambiata la scena:
La tua pena cangiando già va.
S’ode avvicinarsi una carrozza.
Un crescente mormorio
Non ti sembra d’ascoltar?..
Ah sta’ lieta: è il cocchio mio
Su cui voli a trionfar.
SCENA PRIMA
Cavalieri, Don Magnifico, entrando con Clorinda e
Tisbe sotto il braccio, ed osservando i cavalieri che partono.
CORO
Ah! Della bella incognita
L’arrivo inaspettato
Peggior assai del fulmine
Per certe ninfe è stato.
La guardano e tarroccano;
Sorridono, ma fremono;
Hanno una lima in core
Che a consumar le va.
Guardate ! Già regnavano.
Ci ho gusto. Ah ah ah ah.
(partono deridendole)
DON MAGNIFICO
(in collera caricata)
Mi par che quei birbanti
Ridessero di noi sotto-cappotto.
Corpo del mosto cotto,
Fo un cavaliericidio.
TISBE
Papà, non v’inquietate.
DON MAGNIFICO
(passeggiando)
Ho nella testa
Quattro mila pensieri. Ci mancava
Quella madama anonima.
CLORINDA
E credete
Che del Principe il core ci contrasti?
Somiglia Cenerentola e vi basti.
Tu mi guardi, ti confondi...
Ehi ragazza, non rispondi?!
Sconcertata è la tua testa
E rimbalza qua e là,
Come nave in gran tempesta
Che di sotto in su sen va.
DON MAGNIFICO
Somiglia tanto e tanto
Che son due goccie d’acqua, e quando a pranzo
Faceva un certo verso con la bocca,
Brontolavo fra me: per bacco, è lei.
Ma come dagli Ebrei
Prender l’abito a nolo! aver coraggio
Di venire fra noi?
E poi parlar coi linci e squinci? e poi
Starsene con sì gran disinvoltura,
E non temere una schiaffeggiatura?
Ma già il nembo è terminato,
Scintillò serenità.
Il destino s’è cangiato,
TISBE
Già già questa figliastra
Fino in chi la somiglia è a noi funesta.
DON MAGNIFICO
Ma tu sai che tempesta
Mi piomberebbe addosso,
Se scuopre alcun come ho dilapidato
Il patrimonio suo! Per abbigliarvi,
Al verde l’ho ridotto. È diventato
Un vero sacco d’ossa. Ah se si scopre,
Avrei trovato il resto del carlino.
CLORINDA
(con aria di mistero)
E paventar potete a noi vicino?
DON MAGNIFICO
Vi son buone speranze?
CLORINDA
Eh! niente niente.
TISBE
Posso dir ch’è certezza.
CLORINDA
Io quasi quasi
Potrei dar delle cariche.
TISBE
In segreto
Mi ha detto: anima mia,
Ha fatto un gran sospiro, è andato via.
CLORINDA
Un sospiro cos’è? quando mi vede
Subito ride.
DON MAGNIFICO
(riflettendo e guardando ora l’una ora l’altra)
Ah! dunque
Qui sospira, e qui ride.
CLORINDA
Dite, papà Barone
Voi che avete un testone:
Qual è il vostro pensier? ditelo schietto.
DON MAGNIFICO
Giocato ho un ambo e vincerò l’eletto.
Da voi due non si scappa; oh come, oh come,
Figlie mie benedette,
Si parlerà di me nelle gazzette!
Questo è il tempo opportuno
Per rimettermi in piedi. Lo sapete,
Io sono indebitato.
Fino i stivali a tromba ho ipotecato.
Ma che flusso e riflusso
Avrò di memoriali! ah questo solo
È il paterno desìo.
Che facciate il rescritto a modo mio.
C’intenderem fra noi;
Viscere mie, mi raccomando a voi.
Sia qualunque delle figlie
Che fra poco andrà sul trono
Ah! non lasci in abbandono
Un magnifico papà.
Già mi par che questo e quello,
Conficcandomi a un cantone
E cavandosi il cappello,
Incominci: sor Barone;
Alla figlia sua reale
Porterebbe un memoriale?
Prende poi la cioccolata,
E una doppia ben coniata
Faccia intanto scivolar.
Io rispondo: eh sì, vedremo.
Già è di peso? Parleremo.
Da palazzo può passar.
Mi rivolto: e vezzosetta,
Tutta odori e tutta unguenti,
Mi s’inchina una scuffietta
Fra sospiri e complimenti:
Baroncino! Si ricordi
Quell’affare, e già m’intende;
Senza argento parla ai sordi.
La manina alquanto stende,
Fa una piastra sdrucciolar.
Io galante: occhietti bei!
Ah! per voi che non farei!
Io vi voglio contentar!
Mi risveglio a mezzo giorno:
Suono appena il campanello,
Che mi vedo al letto intorno
Supplichevole drappello:
Questo cerca protezione;
Quello ha torto e vuol ragione;
Chi vorrebbe un impieguccio;
Chi una cattedra ed è un ciuccio;
Chi l’appalto delle spille,
Chi la pesca dell’anguille;
Ed intanto in ogni lato
Sarà zeppo e contornato
Di memorie e petizioni,
Di galline, di sturioni,
Di bottiglie, di broccati,
Di candele e marinati,
Di ciambelle e pasticcetti,
Di canditi e di confetti,
Di piastroni, di dobloni,
Di vaniglia e di caffè.
Basta basta, non portate!
Terminate, ve n’andate?
Serro l’uscio a catenaccio.
Importuni, seccatori,
Fuori fuori, via da me.
(parte)
TISBE
(accostandosi in confidenza)
Di’: sogni ancor che il Principe
Vada pensando a te?
CLORINDA
Me lo domandi?
TISBE
Serva di Vostr’Altezza.
CLORINDA
A’ suoi comandi.
RAMIRO
Ma il grado e la ricchezza
Non seduce il tuo core?
CENERENTOLA
Mio fasto è la virtù, ricchezza è amore.
Partono, scostandosi e complimentandosi ironicamente.
SCENA SECONDA
Ramiro, indi Cenerentola fuggendo da Dandini; poi
Alidoro in disparte.
RAMIRO
Ah! Questa bella incognita
Con quella somiglianza all’infelice,
Che mi colpì stamane
Mi va destando in petto
Certa ignota premura... Anche Dandini
Mi sembra innamorato.
Eccoli: udirli or qui potrò celato.
(si nasconde)
DANDINI
Ma non fuggir, per bacco! quattro volte
Mi hai fatto misurar la galleria.
CENERENTOLA
O mutate linguaggio, o vado via.
DANDINI
Ma che? Il parlar d’amore
È forse una stoccata!
CENERENTOLA
Ma io d’un altro sono innamorata!
DANDINI
E me lo dici in faccia?
CENERENTOLA
Ah! mio signore,
Deh! non andate in collera
Col mio labbro sincero.
DANDINI
Ed ami?
CENERENTOLA
Scusi...
DANDINI
Ed ami?
CENERENTOLA
Il suo scudiero.
RAMIRO
(palesandosi)
Oh gioia! anima mia!
ALIDORO
(mostrando il suo contento)
(Va a meraviglia!)
RAMIRO
Dunque saresti mia?
CENERENTOLA
Piano, tu devi pria
Ricercarmi, conoscermi, vedermi,
Esaminar la mia fortuna.
RAMIRO
Io teco,
Cara, verrò volando.
CENERENTOLA
Fermati: non seguirmi. Io tel comando.
RAMIRO
E come dunque?
CENERENTOLA
(gli dà un smaniglio)
Tieni.
Cercami; e alla mia destra
Il compagno vedrai.
E allor... Se non ti spiaccio... allor m’avrai.
(parte)
Momento di silenzio.
RAMIRO
Dandini, che ne dici?
DANDINI
Eh! dico che da Principe
Sono passato a far da testimonio.
RAMIRO
E allor... se non ti spiaccio... allor m’avrai.
Quali enigmi son questi?
(scopre Alidoro)
Ah ! mio sapiente
Venerato Maestro. Il cor m’ingombra
Misterioso amore.
Che far degg’io?
ALIDORO
Quel che consiglia il core
RAMIRO
(a Dandini)
Principe non sei più: di tante sciocche
Si vuoti il mio palazzo.
(chiamando i seguaci che entrano)
Olà miei fidi
Sia pronto il nostro cocchio, e fra momenti...
Così potessi aver l’ali dei venti.
Sì, ritrovarla io giuro.
Amore, amor mi muove:
Se fosse in grembo a Giove,
Io la ritroverò.
Clorindina o Tisbetta?
(contempla lo smaniglio)
Pegno adorato e caro
Che mi lusinghi almeno.
Ah come al labbro e al seno,
Come ti stringerò!
DON MAGNIFICO
Lo dica ad un papà.
CORO
Oh! qual tumulto ha in seno
Comprenderlo non so.
DON MAGNIFICO
Si sa; via, dica presto.
RAMIRO E CORO
Noi voleremo, - Domanderemo,
Ricercheremo, - Ritroveremo.
Dolce speranza, - Freddo timore
Dentro al mio/suo cuore - Stanno a pugnar.
Amore, amore - M’hai/L’hai da guidar.
(parte con i seguaci)
SCENA TERZA
Dandini, Alidoro; indi Don Magnifico.
DANDINI
Non giudicate in fretta.
DANDINI
Ma silenzio.
DANDINI
(andando ad osservare)
Non ci ode alcuno?
DON MAGNIFICO
In aria
Non si vede una mosca.
DANDINI
È un certo arcano
Che farà sbalordir.
ALIDORO
(La notte è omai vicina.
Col favor delle tenebre,
Rovesciandosi ad arte la carrozza
Presso la casa del Baron, potrei...
Son vicini alla meta i desir miei.)
(parte frettoloso)
DON MAGNIFICO
(smaniando)
Sto sulle spine.
DANDINI
(passeggiando)
Ma dunque io sono un ex? dal tutto al niente
Precipito in un tratto?
Veramente ci ho fatto
Una bella figura!
DON MAGNIFICO
Presto, per carità.
DON MAGNIFICO
(entra premuroso)
Scusi la mia premura...
Ma quelle due ragazze
Stan con la febbre a freddo. Si potrebbe
Sollecitar la scelta.
DON MAGNIFICO
(Che volesse
Maritarsi con me!)
DANDINI
È fatta, amico.
DON MAGNIFICO
(con smania che cresce)
Ma si lasci servir.
DON MAGNIFICO
(con sorpresa, in ginocchio)
È fatta! ah! per pietà! dite, parlate:
È fatta! e i miei germogli...
In queste stanze a vegetar verranno?
DANDINI
(alzandolo)
Tutti poi lo sapranno.
Per ora è un gran segreto.
DON MAGNIFICO
E quale, e quale?
DANDINI
(annoiato, portando una sedia)
Poniamoci a sedere.
DANDINI
Voi sentirete
Un caso assai bizzarro.
DANDINI
Mi raccomando.
DANDINI
Sia sigillato
Quanto ora udrete dalla bocca mia.
DON MAGNIFICO
Io tengo in corpo una segreteria.
DANDINI
Un segreto d’importanza,
Un arcano interessante
Io vi devo palesar.
È una cosa stravagante,
Vi farà strasecolar.
DON MAGNIFICO
Senza battere le ciglia,
Senza manco trarre il fiato
Io mi pongo ad ascoltar.
Starò qui petrificato
Ogni sillaba a contar.
DANDINI
(Oh! che imbroglio! che disdetta!
Non so come cominciar.)
DON MAGNIFICO
(Veh che flemma maledetta!
Si sbrigasse a incominciar.)
DANDINI
Uomo saggio e stagionato
Sempre meglio ci consiglia.
Se sposassi una sua figlia,
Come mai l’ho da trattar?
DON MAGNIFICO
(Consiglier son già stampato.)
Ma che eccesso di clemenza!
Mi stia dunque Sua Eccellenza...
Bestia!.. Altezza, ad ascoltar.
Abbia sempre pronti in sala
Trenta servi in piena gala,
Due staffieri, sei cocchieri,
Tre portieri, due braccieri,
Cento sedici cavalli,
Duchi, conti e marescialli
A dozzine convitati,
Pranzi sempre coi gelati
Poi carrozze, poi bombè,
Ed innanzi colle fiaccole
Per lo meno sei lacché.
DANDINI
Vi rispondo senza arcani
Che noi siamo assai lontani.
Ho un lettino, uno stanzino;
Ma piccino, ma meschino.
Io non uso far de’ pranzi;
Mangio sempre degli avanzi.
Non m’accosto a’ gran signori,
Tratto sempre servitori.
Me ne vado sempre a piè,
O di dietro una scappavia,
Se qualcun mi vuol con sé.
DON MAGNIFICO
Non corbella?
DANDINI
Gliel prometto.
DON MAGNIFICO
Questo dunque?
DANDINI
È un romanzetto.
È una burla il principato,
Sono un uomo mascherato.
Ma venuto è il vero Principe
M’ha strappata alfin la maschera.
Io ritorno al mio mestiere:
Son Dandini il cameriere.
Rifar letti, spazzar abiti
Far la barba e pettinar.
DON MAGNIFICO E DANDINI
Ah che questa è una sassata
Che fischiando inaspettata
Mi/Gli dà in fronte e all’improvviso
Mi/Lo fa in terra stramazzar.
DON MAGNIFICO
Di quest’ingiuria,
Di quest’affronto
Il vero Principe
Mi renda conto.
DANDINI
Oh non s’incomodi
Non farà niente.
Ma parta subito
Immantinente.
DON MAGNIFICO
Non partirò.
DANDINI
Lei partirà.
DON MAGNIFICO
Sono un Barone.
DANDINI
Pronto è il bastone.
DON MAGNIFICO
Ci rivedremo
Ci parleremo.
DANDINI
Ci rivedremo
Ci parleremo.
DON MAGNIFICO
Non partirò.
DANDINI
Lei partirà.
DON MAGNIFICO
Tengo nel cerebro
Un contrabbasso
Che basso basso
Frullando va.
Da cima a fondo,
Poter del mondo!
Che scivolata,
Che gran cascata!
Eccolo eccolo
Tutti diranno
Mi burleranno
Per la città.
DANDINI
Povero diavolo!
È un gran sconquasso!
Che d’alto in basso
Piombar lo fa.
Vostr’Eccellenza
Abbia prudenza.
Se vuol rasoio,
Sapone e pettine
Saprò arricciarla,
Sbarbificarla.
Ah ah! guardatelo,
L’allocco è là.
Partono.
SCENA QUARTA
Alidoro solo.
ALIDORO
Mi seconda il destino. Amor pietoso
Favorisce il disegno. Anche la notte
Procellosa ed oscura
Rende più natural quest’avventura.
La carrozza già è in pronto; ov’è Dandini?
Seco lo vuol nel suo viaggio. Oh come
Indocile s’è fatto ed impaziente!
Che lo pizzica amor segno evidente.
(entra)
Sala terrena con camino in casa di Don Magnifico.
SCENA QUINTA
Cenerentola nel solito abito accanto al fuoco.
CENERENTOLA
Una volta c’era un Re,
Che a star solo s’annoiò:
Cerca, cerca, ritrovò;
Ma il volean sposare in tre.
Cosa fa?
Sprezza il fasto e la beltà.
E alla fin sceglie per sé
L’innocenza e la bontà.
La la là
Li li lì
La la là.
(guarda lo smaniglio)
Quanto sei caro! E quello
Cui dato ho il tuo compagno,
È più caro di te. Quel signor Principe
Che pretendea con quelle smorfie? Oh bella!
Io non bado a’ ricami, ed amo solo
Bel volto e cor sincero,
E do la preferenza al suo scudiero.
Le mie sorelle intanto... ma che occhiate!
Parean stralunate!
(s’ode bussare fortemente, ed apre)
Qual rumore!
(Uh? chi vedo! che ceffi!) Di ritorno!
Non credea che tornasse avanti giorno.
SCENA SESTA
Don Magnifico, Clorinda, Tisbe e detta.
CLORINDA
(entrando, accennando Cenerentola)
(Ma! ve l’avevo detto...)
DON MAGNIFICO
(Ma cospetto! cospetto!
Similissime sono affatto affatto.
Quella è l’original, questa è il ritratto.)
Hai fatto tutto?
CENERENTOLA
Tutto.
Perché quel ceffo brutto
Voi mi fate così?
DON MAGNIFICO
Perché, perché...
Per una certa strega
Che rassomiglia a te...
CLORINDA
Su le tue spalle
Quasi mi sfogherei.
CENERENTOLA
Povere spalle,
Cosa c’hanno che far?
TISBE
Oh fa mal tempo!
Minaccia un temporale.
Cominciano lampi e tuoni, indi si sente il rovesciarsi di
una carrozza.
DON MAGNIFICO
Altro che temporale!
Un fulmine vorrei
Che incenerisse il camerier...
CENERENTOLA
Ma dite,
Cosa è accaduto? avete
Qualche segreta pena?
DON MAGNIFICO
(con impeto)
Sciocca! va’ là, va’ a preparar la cena.
DANDINI
(accennando Ramiro)
Lo conoscete!
CENERENTOLA
Vado sì, vado. (Ah che cattivo umore.
Ah! lo scudiere mio mi sta nel core.)
(parte)
DON MAGNIFICO
(rimanendo sorpreso)
Lo scudiero? Oh! guardate.
SCENA SETTIMA
Don Magnifico, Tisbe, Clorinda, indi Ramiro da
Principe e Dandini.
DON MAGNIFICO
Svergognata mia prole! (Ma che tempo!
Piove a diluvio!)
CLORINDA
Zitto... non sentite?
DON MAGNIFICO
Una carrozza.
RAMIRO
Signore perdonate
Se una combinazione...
DON MAGNIFICO
Che dice! Si figuri! mio padrone.
(alle figlie)
(Eh non senza perché venuto è qua.
La sposa, figlie mie, fra voi sarà.)
Ehi, presto, Cenerentola,
Porta la sedia nobile.
RAMIRO
No, no: pochi minuti. Altra carrozza
Pronta ritornerà.
Si sente cadere una carrozza.
CLORINDA
Che gran botto!
DON MAGNIFICO
È fatta.
Non si rialza più.
TISBE
Forse qualcuno
Rovesciato sarà.
DANDINI
(di dentro)
Soccorso... aita...
TISBE
Corriamo a sollevarli.
CLORINDA
Scioccarella!
Che importa a te di chi si rompe il collo?
DON MAGNIFICO
Ma che! gli pare!
CLORINDA
(con premura verso le quinte)
Ti sbriga, Cenerentola.
SCENA OTTAVA
Cenerentola recando una sedia nobile a Dandini, che
crede il Principe.
CENERENTOLA
Son qui.
DON MAGNIFICO
Dalla al Principe, bestia, eccolo lì.
CENERENTOLA
Questo! Ah che vedo! Principe!
(sorpresa riconoscendo per Principe Don Ramiro; si
pone le mani sul volto e vuol fuggire)
Si sente bussare.
RAMIRO
T’arresta.
Che! Lo smaniglio! ... è lei! che gioia è questa!
DON MAGNIFICO
Diavolo! chi sarà!
(apre)
Siete voi?
Entra Dandini, indi Don Ramiro.
CENERENTOLA
(osservando il vestito del Prence)
Voi Prence siete?
DANDINI
Scusate, amico.
La carrozza del Principe
Ribaltò... ma chi vedo?
(riconoscendo Don Magnifico)
CLORINDA E TISBE
(fra loro, attonite)
Qual sorpresa!
DON MAGNIFICO
Uh! Siete voi!
Ma il Principe dov’è?
DANDINI
Il caso è bello!
DON MAGNIFICO
(volendo interompere Ramiro)
Ma...
RAMIRO
(Diventato è un mamalucco.)
CLORINDA, TISBE E DON MAGNIFICO
Ma una serva...
RAMIRO
Tacete.
RAMIRO
(facendo una mossa terribile)
Olà tacete.
L’ira mia più fren non ha!
DON MAGNIFICO
Addio cervello.
(prende a sé Ramiro e Dandini)
Se...
RAMIRO E DANDINI
Silenzio.
CLORINDA, TISBE, CENERENTOLA, RAMIRO, DANDINI
DON MAGNIFICO
Che sarà!
E
Questo è un nodo avviluppato,
Questo è un gruppo rintrecciato.
Chi sviluppa più inviluppa,
Chi più sgruppa, più raggruppa;
Ed intanto la mia testa
Vola, vola e poi s’arresta;
Vo tenton per l’aria oscura,
E comincio a delirar.
CLORINDA
(strappando Cenerentola con violenza dal suo sbalordimento)
Donna sciocca! Alma di fango!
Cosa cerchi? che pretendi?
Fra noi gente d’alto rango
L’arrestarsi è inciviltà.
DON MAGNIFICO
(come sopra, da un’altra parte)
Serva audace! E chi t’insegna
Di star qui fra tanti eroi?
Va’ in cucina, serva indegna,
Non tornar mai più di qua.
RAMIRO
(frapponendosi con impeto)
Alme vili! invan tentate
Insultar colei che adoro;
Alme vili! paventate:
Il mio fulmine cadrà.
DANDINI
Già sapea che la commedia
Si cangiava al second’atto;
Ecco aperta la tragedia,
Me la godo in verità.
CLORINDA E TISBE
Son di gelo.
DON MAGNIFICO
Son di stucco.
CENERENTOLA
(in ginocchio a Don Ramiro, che la rialza)
Ah! signor, s’è ver che in petto
Qualche amor per me serbate,
Compatite, perdonate,
E trionfi la bontà.
CLORINDA, TISBE E DON MAGNIFICO
(con disprezzo)
Ah! l’ipocrita guardate!
Oh che bile che mi fa.
RAMIRO E DANDINI
(a Don Magnifico e le figlie)
Quelle lagrime mirate:
Qual candore, qual bontà!
DON MAGNIFICO
Ma in somma delle somme,
Altezza, cosa vuole?
RAMIRO
Piano: non più parole.
(prende per mano Cenerentola)
Questa sarà mia sposa.
CLORINDA, TISBE E DON MAGNIFICO
Ah! ah! dirà per ridere.
(a Cenerentola)
Non vedi che ti burlano?
RAMIRO
Lo giuro: mia sarà.
DON MAGNIFICO
Ma fra i rampolli miei,
Mi par che a creder mio...
RAMIRO
(con aria di disprezzo, contraffacendolo)
Per loro non son io.
Ho l’anima plebea,
Ho l’aria dozzinale.
DANDINI
Alfine sul bracciale
Ecco il pallon tornò
E il giocator maestro
In aria il ribalzò.
RAMIRO
(tenendo con dolce violenza Cenerentola)
Vieni a regnar: lo impongo.
CENERENTOLA
(volendo baciar la mano a Don Magnifico ed abbracciare le sorelle, è rigettata con impeto)
Su questa mano almeno,
E prima a questo seno...
DON MAGNIFICO
Ti scosta.
CLORINDA E TISBE
Ti allontana.
RAMIRO
Perfida gente insana!
Io vi farò tremar.
CENERENTOLA
(passeggiando incerta, e riflettendo ed abbandonandosi a
vari sentimenti)
Dove son? che incanto è questo?
Io felice! oh quale evento!
È un inganno! ah! se mi desto!
Che improvviso cangiamento!
Sta in tempesta il mio cervello,
Posso appena respirar.
ALTRI
Quello brontola e borbotta,
Questo strepita e s’adira,
Quello freme, questo fiotta,
Chi minaccia, chi sospira;
Va a finir che a’ Pazzarelli
Ci dovranno trascinar.
RAMIRO E DANDINI
Vieni, vieni. Amor ti guida
A regnar e a trionfar.
Ramiro trae seco Cenerentola, ed è seguito da Dandini e
da Don Magnifico.
SCENA NONA
Tisbe, Clorinda, indi Alidoro.
TISBE
Dunque noi siam burlate?
CLORINDA
Dalla rabbia
Io non vedo più lume.
TISBE
Mi pare di sognar; la Cenerentola...
ALIDORO
(entrando)
Principessa sarà.
CLORINDA
Chi siete?
ALIDORO
(con alterigia)
Io vi cercai la carità.
Voi mi scacciaste. E l’Angiolina, quella
Che non fu sorda ai miseri,
Che voi teneste come vile ancella,
Fra la cenere e i cenci,
Or salirà sul trono. Il padre vostro
Gli è debitor d’immense somme. Tutta
Si mangiò la sua dote. E forse forse
Questa reliquia di palazzo, questi
Non troppo ricchi mobili, saranno
Posti al pubblico incanto.
TISBE
Che fia di noi, frattanto?
ALIDORO
Il bivio è questo.
O terminar fra la miseria i giorni,
O curve a piè del trono
Implorar grazia ed impetrar perdono.
Nel vicin atrio io stesso,
Presago dell’evento,
La festa nuziale ho preparata:
Questo, questo è il momento.
CLORINDA
Abbassarmi con lei! Son disperata!
Sventurata! mi credea
Comandar seduta in trono.
Son lasciata in abbandono
Senza un’ombra di pietà.
Ma che serve! tanto fa:
Sono alfine giovinetta,
Capitar potrà il merlotto.
Vo’ pelarlo in fretta in fretta,
E scappar non mi potrà.
Un marito, crederei,
Alla fin non mancherà.
(parte)
ALIDORO
La pillola è un po’ dura:
Ma inghiottirla dovrà; non v’è rimedio.
E voi, cosa pensate?
TISBE
Cosa penso?
Mi accomodo alla sorte:
Se mi umilio, alla fin non vado a morte.
(parte)
ALIDORO
Giusto ciel! ti ringrazio! I voti miei
Non han più che sperar. L’orgoglio è oppresso.
Sarà felice il caro alunno. In trono
Trionfa la bontà. Contento io sono.
(esce)
SCENA ULTIMA
All’alzarsi della tenda scorgesi un atrio con festoni di
fiori illuminato, e nel cui fondo su piccola base siedono
in due ricche sedie Ramiro e Cenerentola in abito ricco;
a destra in piedi Dandini, dame e cavalieri intorno. In
un angolo Don Magnifico, confuso, con gli occhi fitti in
terra. Indi Alidoro, Clorinda e Tisbe, mortificate,
coprendosi il volto.
CORO
Della fortuna istabile
La revolubil ruota
Mentre ne giunge al vertice
Per te s’arresta immota.
Cadde l’orgoglio in polvere,
Trionfa la bontà.
RAMIRO
(scuotendo Cenerentola)
Sposa...
CENERENTOLA
(stupida per la gioia)
Signor, perdona
La tenera incertezza
Che mi confonde ancor. Poc’anzi, il sai,
Fra la cenera immonda...
Ed or sul trono... e un serto mi circonda.
DON MAGNIFICO
(corre in ginocchio)
Altezza... a voi si prostra.
CENERENTOLA
Né mai m’udrò chiamar la figlia vostra?
RAMIRO
(accennando le sorelle)
Quelle orgogliose...
CENERENTOLA
Ah Prence,
Io cado ai vostri piè. Le antiche ingiurie
Mi svanir dalla mente.
Sul trono io salgo, e voglio
Starvi maggior del trono.
E sarà mia vendetta il lor perdono.
Nacqui all’affanno, al pianto.
Soffrì tacendo il core;
Ma per soave incanto,
Dell’età mia nel fiore,
Come un baleno rapido
La sorte mia cangiò.
(a Don Magnifico e sorelle)
No no; - tergete il ciglio;
Perché tremar, perché?
A questo sen volate;
Figlia, sorella, amica
Tutto trovate in me.
(abbracciandole)
TUTTI MENO CENERENTOLA
M’intenerisce e m’agita,
È un Nume agli occhi miei.
Degna del tron tu sei
Ma è poco un trono a te.
CENERENTOLA
Padre... sposo... amico... oh istante!
Non più mesta accanto al fuoco
Starò sola a gorgheggiar.
Ah fu un lampo, un sogno, un gioco
Il mio lungo palpitar.
CORO
Tutto cangia a poco a poco
Cessa alfin di sospirar.
Di fortuna fosti il gioco:
Incomincia a giubilar.
SABINA WILLEIT mezzosoprano
Nata a Bolzano, ha studiato canto al Conservatorio “Claudio Monteverdi” della sua
città diplomandosi con il massimo dei voti. Attualmente studia con il M° Beniamino
Prior. Nel 2001 ha vinto il Concorso As.Li.Co di Milano.
Ha interpretato le seguenti opere: L’Incoronazione di Poppea, Il Giocatore, Il Flauto
Magico, Così fan Tutte, Idomeneo, La Clemenza di Tito, L’Italiana in Algeri, Il Barbiere di
Siviglia, L’Aio nell’imbarazzo, I Capuleti e i Montecchi, Falstaff, Don Carlo, Contes
d’Hoffmann, Faust, Il Crepuscolo degli Dei, Arlecchino, Pulcinella, Ariadne auf Naxos.
È stata diretta da Maestri quali Metha, Armin, Rudner, Fagen, Neuhold, Zedda,
Rovaris, Frizza, Santi, Weikert, Kuhn, Manacorda, Fasciolo, Barchi, De Nadai, esibendosi nei seguenti Teatri: Maggio Musicale Fiorentino, Comunale di Bologna, Badkissingen, Ludwigsburg,
Cremona, Brescia, Pavia, Como, Pisa, Ravenna, Cagliari, Bolzano, Lucca, Lecce, Opera di Roma, Liège,
Pordenone al fianco del M° Beniamino Prior, Lussemburgo, festival di Wexford, La Coruna e Aix-enProvence. Prossimamente interpreterà L’oro del Reno, Le Valchirie, Don Carlo, Ariadne auf Naxos e Andrea
Chenier in Germania.
ALEJANDRO ESCOBAR tenore
Nato in Colombia. Ha studiato con il soprano Cecilia Nunez Albanese ed ha frequentato corsi d’interpretazione rossiniana con Robert Ketellson e Rockwell Blake.
Risulta vincitore d’importanti competizioni quali Concorso Teatro Nazionale di Tokio
(2000), A. Bonci di Cesena per L’Opera Don Pasquale (2001), XXXIV Concorso internazionale per cantanti Lirici Toti dal Monte di Treviso per L’Opera Il Barbiere di Siviglia
(2004). Risulta finalista al Giacomo Lauri Volpi (1997) e Marie Kraja in Albania (2004).
Nel 1993 debutta ufficialmente come “Orfeo” nell’ Orfeo ed Euridice di Monteverdi.
È stato co-protagonista nella Zarzuela Luisa Fernanda, Lucia di Lammermoor, Tosca,
Trovatore (Teatro Colon-Bogota). Partecipa al Musical Maria Callas Master Class con circa 200 recite in
Colombia. Dal 1997 intraprende un’intensa attività sia in Italia che all’estero con importanti performances
nel repertorio belcantista, in Turandot, Fanciulla del West, Fedora, Carmen, Adriana Lecouvreur e Aida (Teatro il
Rosetum-Milano), protagonista nella Sonnambula, Elvino (Alfa Teatro-Torino), La Vedova Allegra, Camille. L’elisir
d’amore, Nemorino (Teatro Comunale-Ovada; Teatro delle Colonne di San Lorenzo-Milano; Teatro Comunale-Lerici),
Don Pasquale, Ernesto (Teatro Comunale-Alessandria; Nizza M; Empoli; Teatro Alfieri-Asti; Teatro Colon-Bogota),
La Bohème, Rodolfo (Empoli), I Puritani, Arturo (Bergamo), Rigoletto, Il Duca (Teatro Toselli-Cuneo; Sociale Alba;
La crocetta-Torino; Sociale-Magenta), Romeo e Giulietta, Teobaldo (Teatro Colon-Bogota), Turandot, Pong (Teatro
Jorge E. Gaitan-Bogota) Il Piccolo Spazzacamino di Britten (Teatro Regio-Torino), Sly (Teatro Politeama-Nizza),
Forza del Destino, Carmen 2 Le Retour, Johannes Passion, Semiramide, La Fanciulla del West (Teatro Regio-Torino),
Turandot, Pang (Anfiteatro Romano-Fiesole; Teatro Antico-Taormina), La Traviata, Alfredo (Teatro Antico-Taormina;
Teatro Colon-Bogota; Teatro di Micheli-Copparo; Teatro Politeama-Venezia; Anfiteatro Isola d’Elba; Teatro
Arlecchino-Voghera), Nabucco (Teatro Sociale-Rovigo; Comunale-Bolzano; Sociale-Trento; Verdi-Pisa), Barbiere di
Siviglia, Conte d’Almaviva (Teatro Comunale-Treviso; Comunale-Gorizia; Teatro Sucre-Quito; Zvolen FestivaSlovacchia; Teatro Colon-Bogota; Teatro Coliseu-Porto; Teatro Comunale-Latina; Anfiteatro Minturno), Otello,
Cassio (Teatro Colon-Bogota), La Cenerentola, Don Ramiro (Teatro San Filippo-Boario; Teatro Manoel-Malta; Teatro
Palazzo dei congressi-Lugano). Don Giovanni, Don Ottavio (Salon de Provence; Fontanellato-Parma), Die
Zauberflute, Tamino (Teatro Coccia-Novara). Parallelamente la sua attività concertistica lo ha visto esibirsi con
importanti complessi ed include l’Oratorio drammatico Giovanna d’Arco di A. Honnegger e l’esecuzione
della Misa Criolla di Ariel Ramirez con L’Orchestra Sinfonica di Colombia, Liebes Lieder ed I Neue Liebes Lieder
Waltzer, Musica da Camera di Rossini, Homage to Leonard Bernstein per il programma il Regio Itinerante del
Teatro Regio di Torino. Partecipa al Festival “Pergine Spettacolo Aperto” con l’Oratorio in forma scenica
Catulli Carmina di Orff quale Catullo. Ad aprile 1999 canta nella Stagione di concerti del Teatro alla Scala di
Milano A Wedding Anthem di Britten. Numerose rappresentazioni di: Requiem di Mozart, Stabat Mater di
Haydn, Petit Messe di Rossini, Stabat Mater di Rossini, 9 Sinfonia di Beethoven, Messa di Gloria di Puccini,
Messa Brevis di Mozart, Carmina Burana di Orff. Partecipa ad un importante programma in collaborazione
con il servizio diplomatico Colombiano eseguendo Recital di grandissimo successo in diverse capitali europee quali Roma, Lisbona, Madrid, Parigi per diffondere la musica Latinoamericana. Invitato speciale nel
2006 per la commemorazione del 30° anniversario dell’Orchestra Filarmonica di Bogota ha partecipato
all’esecuzione della Creazione di J. Haydn.
WALTER FRANCESCHINI baritono
Nato a Trento, compie gli studi di canto a Bolzano, con il M° Vito Maria Brunetti.
Vincitore dei concorsi lirico internazionali: “Val di Sole” (TN) 2004, presieduto dal
M°Bruno Dal Monte, ”Città di Merano” (BZ) 2007 presieduto da Katia Ricciarelli, e
del “G. B. Velluti” (VE) 2007, presieduto da Magda Olivero.
Incide per la “Live Recording” la prima esecuzione assoluta del”Requiem for the
President” scritto da Antonio Busellato, in memoriam di John Fitzgerald Kennedy,
eseguito nel duomo di Bolzano.
Incide arie di Bellini e Tosti a Radio Vaticana, accompagnato al pianoforte dal M°
Giovanni Velluti. Ha interpretato: Traviata, Bohème, Elisir d’amore, Ariadne auf Naxsos, Cavalleria
Rusticana, Carmina Burana, Te Deum, e Requiem di Dvoràk, Stabat Mater di F. J. Haydn, Te Deum di
Carpentier.
È stato diretto da Maestri quali: Barchi, Fasciolo, Fagen, Bisanti, Montiglio, Salvalaio, De Nadai, Stefanescu.
Si è esibito nei teatri: Comunale di Vicenza, Bolzano, Giglio di Lucca, Bergamo, Udine, al Verdi di Pordenone
a fianco del tenore Beniamino Prior, Bologna, Praga, Râmnicu Vâlcea (Romania), Hull (UK).
EUGENIO LEGGIADRI-GALLANI basso
Nato a Gorizia, ha studiato canto con il soprano Cecilia Fusco, perfezionandosi poi
con Elena Baggiore, Katia Ricciarelli, Raina Kabainvanska, Luciana Serra. Dopo aver
cantato alla Televisione di Stato di Hulanbator (Mongolia), per la Settimana di
Musica Italiana, ha debuttato nel 1995 a Tarragona (Spagna), come Colline nella
Boheme, iniziando così una brillante carriera, ospite di importanti Enti e Teatri: III
Festival d’Art Lirique di Never (Francia), Nozze di Figaro (Teatro di Tirana Albania), Madame Butterfly (Teatro di Valencia - Spagna), Cenerentola (Teatro di
San Gallo - Svizzera; Tolone - Francia; Teatro di Istanbul - Turchia), La Scala di Seta
(Teatro di Manchester - Gran Bretagna; Hannover - Germania), Una Partita di Zandonai (Teatro Politeama
di Lecce), Carmen (Teatri di Piacenza e Como), Barbiere di Siviglia (Teatro di Salerno e Vittoriale di
Gardone), Il Campanello dello Speziale (Teatri di Novara, Lucca e Bergamo) sotto la direzione del M°
Carminati, Al Cavallino Bianco (Teatri di Adria, Rovigo e Bassano del Grappa), Festival dell’Operetta
(Teatro G. Verdi di Trieste).
Nel giugno 2004 ha cantato presso il Teatro Odeon Erode Attico di Atene (Grecia), nell’Opera “Le
Avventure di Pinocchio” (direttore M° Donato Renzetti), opera commissionata per rappresentare l’Italia
nell’anno olimpico. Si è inoltre esibito a Trieste, su invito del M° Daniel Oren, nella Cenerentola di Rossini,
nel Trovatore per l’inaugurazione del Teatro di San Severo (Foggia), dove ha anche sostenuto il ruolo di
Don Bartolo (Barbiere di Siviglia) con la regia del M° Michele Mirabella. Invitato a Spoleto nella produzione del Barbiere di Siviglia per i festeggiamenti del 60° Anniversario del Teatro Lirico ed ospite dell’Aslico
di Milano (Don Pasquale), è stato al Teatro Regio di Torino nella passata stagione lirica. Intensa anche l’attività concertistica, che lo vede interprete nel Requiem di Mozart (Napoli, Taranto, Roma, Foggia) e in recitals a Madrid, Malaga, Barcellona, Bilbao, Roma (Sagrestia del Borromini) Napoli (Teatro Diana), Bari
(Fondazione Piccinni), Firenze, Milano (Sala Barozzi), Torino, Pisa (Accademia Filarmonica), Lecce ( Teatro
Politeama), Messina (Auditorium dell’Università) ecc. Ha inciso il Te Deum di Charpentier per la RAI Radio Televisione Italiana e La Figlia del Reggimento di Donizetti per la Naxos.
LUCA TITTOTO basso
Il basso Luca Tittoto nato ad Asolo (Treviso) ha vinto nell’anno 2006 il XIII°
Concorso Lirico Internazionale Giuseppe Di Stefano città di Trapani per il ruolo
di Don Alfonso nel Così fan tutte di Mozart, dopo essere stato finalista al XXXV°
Concorso per giovani cantanti Toti Dal Monte di Treviso. Debutta nell’opera nel
2005 come Basilio nel Barbiere di Siviglia di G. Rossini con l’Orchestra della
Società Filarmonia di Udine, successivamente al Teatro Ponchielli di Cremona ha
interpretato Mercurio e Littore ne L’Incoronazione di Poppea di Monteverdi
diretto da Ottavio Dantone, spettacolo ripreso a Como, Brescia, Pavia, Ravenna e
Ferrara; il Lakkè in Ariadne auf Naxos di Strauss al Teatro G.Verdi di Trieste direzione Stefan Anton Reck, Uberto ne La Serva Padrona di G. B. Pergolesi, Don Annibale ne Il Campanello
dello Speziale di G. Donizetti, Filiberto ne Il Signor Bruschino di G. Rossini, Bacocco ne Il Giocatore di
L. Cherubini. In aprile 2006 ha partecipato alla produzione di Madama Butterfly al Teatro Carlo Felice
di Genova, regia di Renata Scotto. Nel giugno 2006 ha cantato al Teatro degli Arcimboldi di Milano nella
parte di Don Basilio ne Il barbiere di Siviglia di Paisiello direzione di Antonello Manacorda, Graßmusik
KV 42 di Mozart con l’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone al Festival Spontini di Jesi, a
Genova nel Flauto Magico direzione R. Frizza e Requiem fur Mignon di Robert Schumann, a Venezia
per il Teatro La Fenice ha cantato nella prima moderna dei Vespri di Natale di Galuppi nella Basilica di
San Marco inoltre Manfred di Robert Schumann nei Teatri di Udine e Trieste. Il 2007 lo ha visto impegnato alla Fenice di Venezia nella produzione di Vedova scaltra di Wolf Ferrari, successivamente al
Festival Monteverdi di Cremona come Plutone nell’Orfeo di C.Monteverdi diretto da Andrea Marcon e
nella stessa parte ha debuttato al Festival di Aix en Provence con Renè Jacobs sul podio. Nell’autunno
al Teatro Sociale di Rovigo ha interpretato Roucher nell’Andrea Chenier e al Teatro Lirico di Cagliari la
parte di Giove nell’ Orfeo all’Inferno di Offenbach. Il 2008 inizia con il dedutto all’ ABAO Opera di
Bilbao nel ruolo di Don Alfonso nel Così fan tutte di Mozart, debutta come Raimondo nella Lucia di
Lammermoor al Teatro Comunale di Bologna, Alidoro ne La Cenerentola di G. Rossini al Teatro
Rendano di Cosenza, Quince ne A Midsummer night’s Dream di B.Britten all’ Operà di Nizza.
Fra i prossimi impegni Figaro ne Le Nozze di Figaro al Teatro Olimpico di Vicenza,il ritorno al Teatro
Ponchielli di Cremona, all’ ABAO Opera di Bilbao, al Comunale di Bologna e al Festival di Aix en
Provance edizione 2009. Attualmente studia con il tenore Beniamino Prior.
MARIANNA PRIZZON soprano
Dopo gli studi musicali compiuti presso il Conservatorio di Musica della sua
città natale, Trieste, frequenta corsi di perfezionamento con importanti Maestri di
Canto, (Leone Magiera, Renata Scotto, Katia Ricciarelli, Luciana Serra, Gianni
Raimondi, Ernesto Palacio), affinando la sua tecnica e ampliando il suo repertorio lirico. Nel 2002 debutta al Teatro di Montecarlo nel “Forum Grimaldi” accanto a nomi internazi quali il grande tenore Luciano Pavarotti, e altri fra cui il
soprano Fiorenza Cedolins, il tutto sotto la direzione del noto pianista e direttore d’Orchestra il M° Leone Magiera. Da allora la sua attività artistica si è sviluppata in vari Teatri italiani ed esteri in ruoli di grosso spessore vocale. Di particolare rilievo è quello di Donna Anna (Don Giovanni - Mozart). Il positivo debutto
dell'impegnativo ruolo mozartiano con l'Opera Giocosa di Trieste gli ha aperto le porte del Teatro di
Massy di Parigi con repliche al Teatro di Como per la stagione 2006 - 2007 dell’As.li.co. con l'Orchestra
dei Pomeriggi Musicali di Milano, diretta dal M° Carlo Tenan (già assistente del M° Lorin Maazel ),
destando l'attenzione della critica musicale più qualificata. Dotata di una voce lirica ma anche con la
possibilità di agilità naturali, nel 2002 interpreta con grande successo il “proibitivo” ruolo della “Regina
della notte” ottenendo nella stagione del Puccini Festival di Lucca, con la produzione dell'Opera
Giocosa di Trieste, un entusiastico successo con repliche a Gorizia e Trieste. I ruoli che interpreta negli
ultimi tempi spaziano da Adina (Elisir), a Rosina (Barbiere), da Musetta (Bohème), a Lucia (Lucia di
Lammermoor) e a Violetta (Traviata), dal Messiah di Handel alla Sinfonia IX di Beethoven. Svolge
numerosi recital sia con programmi di musica da Camera che con “contaminazioni” di autori contemporanei, di rara esecuzione, sia di musica barocca, in particolare musiche di Haendel e Vivaldi. A
Febbraio 2008 ha debuttato con successo nel ruolo di Elisetta da Il Matrimonio segreto di D. Cimarosa a
Roma, Auditorium - Parco della Musica, e Rieti con l’Orchestra di Roma e del Lazio diretta dal M°
Francesco Vizioli.
Ha debuttato al teatro sociale di Como, al Teatro Grande di Brescia, Teatro Fraschini di Pavia, Teatro
Ponchielli di Cremona, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro degli Arcimboldi come Fiordiligi per il progetto Operadomani dell’Aslico, le cui repliche si svolgeranno prossimamente al Teatro Bibbiena di
Mantova e in ottobre al Teatro Verrdi di Trieste. È recente il suo debutto a Seoul in Korea dove è stata
interprete molto apprezzata nella IX Sinfonia - corale di L. van Beethoven al Sejong Art Center’ s, per il
concerto di inaugurazione della Korea W Philarmonic Orchestra diretta dal M° Nam Yun Kim (già direttore della New Jersey Philarmonic Orchestra degli U.S.A.).
Prossimi impegni: debutto nel ruolo di Susanna dalle Nozze di Figaro di W. A. Mozart e copertura di
Gilda dal Rigoletto di G. Verdi.
SIMONA FORNI mezzosoprano
Consegue il diploma di canto presso il Conservatorio “Nicolini” di Piacenza.
È stata prescelta tra i giovani cantanti che hanno partecipato al progetto “Mozart Da Ponte” presso l’Accademia di Fiesole, sotto la direzione del M° Claudio Desderi,
ed ha maturato significative esperienze frequentando i corsi di perfezionamento
vocale ed interpretativo con il soprano Elly Ameling, e con i mezzosoprano Gloria
Banditelli e Biancamaria Casoni. Nell’ambito della musica sacra ha cantato: Berlioz
“Enfance du Christ”, Haendel “Dixit Dominus”, Dvorak “Te Deum”, Perosi “Dies
Iste”, Rossini “Stabat Mater” - “Petite messe solennelle”, Mozart “Requiem” - “Sei
Notturni” - “Kronungs-Messe”. Ha cantato presso l’Auditorium “Verdi” di Milano i “Neue Liebeslieder”
di Brahms, in “Suor Angelica” il ruolo di Maestra delle Novizie, il ruolo della Moglie di Noè ne “L’Arca di
Noè” di Britten, “El amor brujo” di M. de Falla. Nel Maggio 2005 ha debuttato nell’opera di H. Purcell
“Dido and Aeneas” nel ruolo di Didone. Presso il teatro “Manoel” dell’Opera di Malta ha cantato il ruolo
di Mrs. Quickly nel “Falstaff” di Verdi e Tisbe ne “La Cenerentola” di Rossini.
Presso i teatri “”Fraschini” - Pavia, “Ponchielli”- Cremona, “Teatro Grande”-Brescia, “Teatro Sociale”Brescia, “Donizetti”- Bergamo, “Teatro Sociale” - Como, “Teatro Comunale”-Modena, “Alighieri”Ravenna, ha interpretato i ruoli di Contessa di Ceprano e Maddalena in “Rigoletto”, Flora in “Traviata”,
Mrs. Quickly nel “Falstaff” di G. Verdi e il ruolo di Marthe nel “Faust” di Gounod.
Collabora, in qualità di aggiunta, con il coro del Teatro alla Scala.
ALFREDO BARCHI - ORCHESTRA SOCIETÀ FILARMONIA
Titolare dal 1989 della cattedra di Esercitazioni Orchestrali presso il Conservatorio
“J. Tomadini” di Udine, ha studiato oboe con G. Siviero e direzione d’orchestra con
G. Massimi. Ha svolto attività concertistica con il Sestetto Poulenc. Nel 1979 è stato
premiato da Goffredo Petrassi al 2° Concorso Internazionale di Ancona ed è stato
invitato al Festival Internazionale di Langeais. Tra le registrazioni effettuate si annoverano Un concerto per domani, trasmesso sulla prima rete nazionale a cura di G.
Carli Ballola, e Nuovi Concertisti sulla terza rete R.A.I. In seguito ha scelto la strada
della direzione d’orchestra frequentando un corso di perfezionamento a Brescia
tenuto da Alceo Galliera. Ha collaborato come assistente preparatore di Daniel Oren
per l’allestimento di Lucia di Lammermoor al Teatro Regio di Parma, indi per Adriana
Lecouvreur al Teatro La Fenice di Venezia. La sua prima direzione risale al 1984 al Teatro dell’Aquila di
Fermo con il Requiem di Mozart. Dal 1991 al 1996 è stato direttore artistico e direttore principale
dell’Orchestra Filarmonica di Udine, alla direzione della quale ha eseguito il maggiore repertorio sinfonico, Don Pasquale (1995) e La Bohème (1996). Nel corso di questi anni ha accompagnato cantanti quali B. Prior,
L. Mazzaria, L. D’Intino, B. Giaiotti, A. Mariotti, M. Pecile ed altri. Per il ventennale del terremoto in Friuli
ha diretto il Requiem di Luigi Cherubini, trasmesso sulla prima rete nazionale.
Nel 1998 Alfredo Barchi è stato tra i fondatori di Società Filarmonìa, di cui è direttore artistico e direttore
d’orchestra principale per tutti i progetti concertistici promossi ed organizzati dalla stessa.
L’Associazione “Società Filarmonìa” è sorta con lo scopo di promuovere la cultura musicale e proporre concerti di alto profilo artistico riunendo esperienze e competenze musicali diversificate. Musicisti operanti
nelle maggiori orchestre italiane sono quindi entrati a far parte di una struttura assai duttile, al fine di assicurare la presenza di esecutori di elevato livello e di offrire opportunità ai talenti emergenti, sia in qualità
di solisti che di membri dei due organici sinfonici costituitisi al suo interno, l’Orchestra della Società
Filarmonia e “I Virtuosi di Aquileia”.
La Società Filarmonìa è stata protagonista di numerosi appuntamenti concertistici di grande rilievo, tra i
quali vanno ricordati: il concerto inaugurale della stessa, tenuto nell’ambito del cartellone Udine d’Estate
1998, i concerti udinesi per il “FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano” del 1998 e 1999, il “Grande Concerto
d’Estate” per Udine d’Estate 1999, Rossiniana in collaborazione con Friuli Doc 1999. Tra marzo ed aprile 1999
Alfredo Barchi ha diretto la sua orchestra in Mozart, Concerti e Sinfonie al Teatro Nuovo di Udine (cinque
appuntamenti che hanno ottenuto il prestigioso patrocinio dell’Internationale Stiftung Mozarteum
Salzburg); nel novembre dello stesso anno è stato invitato nell’ambito del prestigioso cartellone della
Società dei Concerti del Teatro Regio di Parma presentando un analogo programma mozartiano. A questo
è seguita una seconda edizione di Mozart, Concerti e Sinfonie presso il Giovanni da Udine tra gennaio e
maggio 2001. Subito dopo è stato nuovamente invitato dalla Società dei Concerti di Parma nella stagione
2000-2001. Nell’aprile 2000 si è esibito nel concerto inserito nella stagione musicale del Teatro Nuovo di
Udine (solista, Stefan Milenkovich). Il mese seguente è stato varato il progetto culturale Musica per il Friuli
2000, ricerca d’archivio, trascrizione ed esecuzione, spesso in prima assoluta, di pagine del repertorio sinfonico e sinfonico-vocale di autori friulani, giuliani ed istriani. I tre concerti tenuti al Teatro Nuovo Giovanni
da Udine nel maggio 2000 e nel marzo 2003, gli appuntamenti al Teatro “Adelaide Ristori” di Cividale del
Friuli nel novembre 2000, presso la Chiesa di S. Francesco di Cividale del Friuli e la Sala Maggiore del
Mozarteum di Salisburgo nel giugno 2001, e le esecuzioni di pagine sacre in diversi contesti liturgici presso il duomo di Udine e il duomo di Pordenone, la basilica di Aquileia e l’abbazia di Rosazzo (Manzano),
hanno riportato alla luce pagine dimenticate dei più importanti compositori della Regione Friuli-Venezia
Giulia, contribuendo notevolmente all’attuale dibattito sulla cultura e l’arte in Friuli negli ultimi due secoli. A tutto questo si aggiungono: l’omaggio a Giuseppe Verdi nel centenario della scomparsa, concerti sinfonico-vocali tenuti nel luglio 2001 all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro, il concerto tenuto a Udine
per il cartellone di Udine d’Estate, (serata ripetuta ad Aquileia e Klagenfurt), il concerto per la Croce Rossa
Italiana al Teatro Nuovo di Udine nel novembre 2001, il progetto per l’estate 2002, “I’ mi trovai, fanciulle, un
bel mattino..., Un itinerario nella fiaba musicale”, interpretato da Paolo Villaggio. Nel 2003 ha realizzato il
CD Musiche in Friuli - Rare works of musicians from Friuli, per l’etichetta Bongiovanni. Nell’estate dello stesso anno ha presentato “Mediterraneo, Un itinerario fra poesia, canzone d’autore e…”, al quale hanno partecipato le voci di Pamela Villoresi e Omero Antonutti, il concerto svolto nell’ambito del “Mittelfest” di
Cividale del Friuli, edizione 2003, il progetto Suite 1797, dedicato alla figura di Napoleone in Friuli e ai compositori contemporanei Valter Sivilotti, Marco Sofianopulo e Daniele Zanettovich (progetto inserito nel cartellone 2003-2004 del Teatro Nuovo Giovanni da Udine), il concerto-intervista “Omaggio del Friuli a Fellini”
del 23 settembre 2004 con musiche di Rota, Bacalov, Plenizio eseguite da “I Virtuosi di Aquileia”, con l’intervista all’attrice Sandra Milo curata dalla giornalista Gloria De Antoni.
Nel maggio 2005 presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine ha diretto l’opera inedita multimediale Cagion
d’Honore di Walter Sivilotti su testo di Renato Stroili Gurisatti (Teatro Nuovo Giovanni da Udine). Il mese
seguente, per il progetto Carro di Tespi ha diretto l’opera lirica Il Barbiere di Siviglia, itinerante in sei piazze del Friuli Venezia Giulia.
Il 27 maggio per il cartellone 2006 del Teatro udinese, l’Orchestra della Società Filarmonìa è stata protagonista dell’evento musicale Il segreto della tredicesima luna del drammaturgo Renato Stroili Gurisatti, con le
musiche di Cristian Carrara, Daniela Terranova e Giulia D’Andrea (balletto-fiaba per attori, danzatori, solisti e orchestra che ha coinvolto le migliori risorse artistiche giovanili della regione Friuli-Venezia Giulia).
Nell’Estate 2006 nuovamente nell’ambito del Carro di Tespi ha realizzato l’opera lirica Cavalleria Rusticana
in cinque città della Regione Friuli Venezia Giulia tra cui Udine e Pordenone. Poco tempo dopo ha realizzato un concerto celebrativo per i cinquant’anni di fondazione della Banca Credem, filiale di Boretto (RE).
Ha poi inciso il disco Mozart, realizzato con l’Orchestra dei Virtuosi d’Aquileia, per l’etichetta Stradivarius.
Nel 2007, nuovamente per Carro di Tespi ha diretto L’elisir d’amore, e in occasione del Natale Celebri concerti per oboe con i solisti A. Negroni, S. Rava, L. Vignali. Il 21 maggio 2008, sempre con l’Orchestra Società
Filarmonia, ha diretto Lyric Concert presso il Teatro Nuovo di Udine. Incide per Bongiovanni e Stradivarius.
CORO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
Il Coro del Friuli Venezia Giulia è nato nel 2001. Al fianco dell’Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia
ha tenuto numerosi concerti in Regione con trasferte a Roma e Vienna. La collaborazione con l’orchestra ha
prodotto anche la registrazione di quattro dischi (Cori verdiani, Requiem di Mozart, IX Sinfonia di
Beethoven e brani sacri del giovane Mozart).
Tiene numerosi concerti con l’orchestra barocca ungherese Capella Savaria, L’Ensemble L’Aura Soave, la
Junge Philarmonie Wien, la Società Filarmonìa ecc. Ha inoltre preso parte, spesso inaugurandole, a stagioni
musicali tra cui Carniarmonie, Nei Suoni dei luoghi, Festival di Cremona, Stagione del Comunale di Modena,
Musica e Poesia a S. Maurizio di Milano, Talos Festival di Ruvo di Puglia, Musikverein di Klagenfurt, Stadttheater
di Klagenfurt, Mittelfest, Wien Musikwoche, Amici della Musica di Padova ecc.. Le performances, inoltre, con
celebri esponenti del Jazz quali Kenny Wheeler, John Surman, John Taylor, Markus Stockhausen, Enrico
Rava, Andrea Tofanelli, Klaus Gesing e Glauco Venier hanno permesso alla compagine di sperimentare
nuove forme di espressione. Significative anche le collaborazioni con cantanti pop quali Andrea Bocelli,
Edoardo De Angelis e Tosca. È stato diretto da E. Rojatti, P. Paroni, F. Belli, D. Pitis, P. Faldi, H. Moody, E.
Hoetzel, A. Barchi, D. De Lucia, R. Gessi, V. Sivilotti, A. Marchiol, M. Lessky, C. Coin, D. Cantalupi. Degne
di nota le collaborazioni e l'amicizia instaurate con il Maestro Gustav Leonhardt, che ha diretto un ciclo di
Cantate bachiane. Ha collaborato inoltre con solisti del calibro di Emma Kirkby, al fianco della quale è comparso in un documentario inglese andato in onda più volte in Inghilterra, e Luisa Castellani. Il coro tiene
circa 25 concerti all’anno e, fin dalla sua fondazione, è diretto da Cristiano Dell’Oste.
GIAMPAOLO ZENNARO
Regista internazionale, realizza le sue produzioni nei Teatri d’Opera più importanti del mondo, con proposte attuali, che ne esaltano il contenuto musicale, in una
ricerca storico emozionale, e traducono in immagini attraverso interpretazioni
gestuali l'intimo umano, in spazi scenici e architetture affascinanti di interesse e
ricerca culturale, provocando nuove letture, che seguono l’evolversi di un’esperienza maturata nel Teatro lirico d’oggi e la conoscenza profonda della partizione.
Nato a Venezia, ha studiato architettura, scenografia e coreografia all'accademia
Diaghilev diretta da Serge Lifar, teatro drammatico, e cinematografia a Roma. Inizia
l’attività di regista nei Teatri Emiliani ATER nel 1967 per poi proseguire verso gli
altri Enti Lirici Italiani e l'Opera di Genova, Teatro ove per dieci anni ricopre l'incarico di regista stabile firmando molte regie di nuove produzioni, prestigiose inaugurazioni e tournée internazionali.
Sempre a Genova assume per tre anni la direzione degli allestimenti del Festival Internazionale del Balletto
di Nervi. Fa seguito una carriera europea ed internazionale che lo porta in breve tempo ai grandi Teatri del
mondo, dal Colon di Buenos Aires all’Opera di Madrid, Barcellona, alle capitali francesi, al Teatro di Lipsia,
alle capitali dell'Est, alle grandi scene italiane, alla Fujara Opera Di Tokio ed all’Opera Metropolitan di
Seoul; numerose regie sono state riprese e trasmesse in televisione.
È stato Direttore Artistico di diversi Teatri Lirici di Tradizione, in Italia e all’estero, nominato membro ad
onore dell'Unione Europea di Relazioni Pubbliche a Bruxelles (U.E.R.P.).
Durante la sua carriera, accanto a Direttori d’orchestra prestigiosi, ha diretto la maggior parte dei più famosi interpreti lirici del mondo. Ha ideato e realizzato moltissime scenografie, sia per produzioni proprie che
per allestimenti di Enti Lirici.
EMMANUELA COSSAR
Nata a Palmanova nel 1978, ha conseguito il diploma di operatore della moda nel
1997 all’istituto Raimondo d’Aronco di Gemona del Friuli.
Successivamente, è stata ammessa al corso di laurea in Progettazione della moda specializzazione Costume teatrale dell’Università degli Studi di Firenze. Durante la
frequenza ha partecipato alla realizzazione di due sfilate, esponendo i propri costumi su modelli rinascimentali alla Mostra dell’Artigianato di Firenze (Fortezza da
basso). Inoltre, nel 1999 e 2000 ha partecipato, sempre nel capoluogo toscano, alla
realizzazione di trucchi e costumi per gli spettacoli Sogno di una notte di mezza estate e Striga. Ha partecipato anche a uno stage alla sartoria teatrale De Valle di Torino.
Nel 2002, poi, si è brillantemente laureata discutendo una tesi multimediale (costumi, testi e immagini
video) intitolata Il costume rock nelle copertine dei dischi dagli anni ’60 agli anni ‘80. Ha partecipato inoltre alla
realizzazione dei costumi per la Clavicola di re Salomone e Il giardino dei ciliegi per l’Accademia d’arte drammatica Nico Pepe di Udine.
Nel 2003 progetta i costumi per l’Otello di Giuseppe Verdi per la regia di Paolo Bosisio: i bozzetti sono stati
esposti al Teatro delle Erbe di Milano. Nel 2004 e nel 2005 ha lavora alla Jato, azienda di ricami per l’alta
moda, di San Lazzaro di Savena.
Nel 2006 progetta e realizza a Udine i costumi per lo spettacolo “Il segreto della tredicesima luna" con la regia
di Renato Stroili Gurisatti e nell’autunno dello stesso anno lavora come assistente costumista presso lo
“Stadttheather Klagenfurt” lavorando all´allestimento dell’opera “Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti con
la regia di Valentina Simeonova.
Nel 2007 collabora con la Società Filarmonia curando i costumi per l’Opera “L’Elisir d´amore” di Gaetano
Donizetti con la regia di Antonio Petris. Nel 2008 collabora con Il Piccolo Festival di Reana del Rojale curando i costumi per lo spettacolo “La Piccola Butterfly” per la regia di Antonio Petris.
Dal 2005 vive e realizza progetti in Austria, ma continua ad intrattenere proficui rapporti di lavoro con
diverse realtà culturali e creative del Friuli Venezia Giulia, collaborando fra l’altro con alcuni atelier friulani per i quali ha ideato più linee di accessori per l’abbigliamento.
MICHELE UGO GALLIUSSI
È nato a Udine nel 1963, ove vive e lavora. Divide il proprio tempo tra l'insegnamento di Lettere e Storia presso istituti superiori della provincia di Udine e le attività pittoriche e grafiche, da anni rivolte anche all'ideazione ed alla realizzazione di
scenografie teatrali. Dalle sue prime sperimentazioni scenografiche per le “via crucis” rappresentate sul sagrato del Duomo di Udine nel 1981 e 1982, si passa all'allestimento di sacre rappresentazioni a Ciconicco di Fagagna (1987-1992; 1999-2000;
2006) ed alla preparazione di scenari per l'epifania tarcentina (1993-2005). Nel 1987
realizza le scene per la commedia in lingua friulana “Il quilibrio”,di Alviero Negro,
rappresentata al Palamostre di Udine. Nel 1994 progetta l'allestimento cittadino di
Udine in occasione del “Palio di S. Giorgio”, dipingendo anche l'omonimo stendardo (ora conservato presso la parrocchia del Carmine).
La collaborazione con il M° Alfredo Barchi ha origine con le scene dipinte del “Don Pasquale” di Donizetti,
opera presentata a Udine, in piazza Matteotti, nel 1995. Nel 1996, invece, realizza scene per i “Diari delle
identità - testi di giovani friulani, giuliani, sloveni, istriani nel mondo”, opera presentata al Mittelfest di
Cividale del Friuli. Se per la “Cavalleria rusticana” di Mascagni (2006) le scenografie ricordavano un centro dell'entroterra catanese di fine Ottocento e per l'”Elisir d'amore” di Donizetti (2007) un piccolo centro
delle province basche del XVIII secolo, ora la “Cenerentola” richiama elementi tardo-rinascimentali e
barocchi, in relazione alla fiabesca versione del testo rossiniano.
Per la costruzione dei supporti, sui quali è poi intervenuto pittoricamente, Galliussi si è avvalso della collaborazione delle cooperative “La ragnatela” di Majano ed “Hattiva” di Colugna.
HATTIVA
È una Cooperativa nata nel 1997 per volontà di un gruppo di famiglie coinvolte nelle problematiche dell’handicap. La Cooperativa si occupa dell’inserimento lavorativo di persone con disabilità psico-fisica,
svantaggio sociale e della promozione di attività socio-educative e riabilitative.
Hattiva inoltre è nata per fornire servizi e prodotti nell’ambito della grafica pubblicitaria e, negli anni, ha
sviluppato anche una serie di servizi di assemblaggio e confezionamento in cui opera un cospicuo numero di persone con disabilità. Nel tempo i due settori sono stati aggiornati con attrezzature all’avanguardia
e potenziati con personale altamente qualificato attraverso cui possiamo attualmente rispondere alle più
svariate necessità progettuali e realizzative in ambito grafico e numerose esigenze di confezionamenti e
assemblaggi. Hattiva non è solo produzione. L’obiettivo con cui è nata la cooperativa è quello di dare una
risposta variegata e il più possibile completa alla disabilità adulta, occupandosi di molti aspetti della vita
dei soci svantaggiati e non solo, dunque di quello lavorativo. In questa prospettiva sono stati sviluppati
numerosi progetti di formazione e sostegno.
RAGNATELA
La cooperativa Ragnatela è nata nel 2000 su iniziativa dell’Associazione Nostro Domani Pontello Valentino
ONLUS, è costituita da famiglie di ragazzi disabili del territorio della Comunità Collinare del FVG. Si tratta di una cooperativa di tipo B che si propone come obiettivo l’integrazione e la crescita dell’autonomia dei
disabili attraverso l’inserimento lavorativo in un ambiente protetto.
Nell’ambito della cooperativa prestano la loro attività persone qualificate, tecnicamente preparate, che
garantiscono la realizzazione di prodotti competitivi per qualità e convenienza.
La prima attività lavorativa è sorta a S. Daniele del Friuli con l’apertura di un laboratorio tessile.
Nell’anno 2002 l’attività si è amplificata con l’apertura di un laboratorio di legno a Majano.
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Cenerentola - Società Filarmonia