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Aida piace ancora!
La riproposizione scaligera con la storica regia di Franco Zeffirelli, tra contestazioni ed applausi"
Paola De Ambrosis Vigna
Sarà che noi abbiamo seguito non la prima, ma la quarta delle nove recite previste dal
palinsesto del Teatro alla Scala, o sarà forse che non si possono mettere d’accordo i gusti di
tutti, o ancora sarà che siamo umani e sbaglare si può sempre, sarà poi infine che sempre
esisteranno fazioni di opposizione anche ai migliori artisti che non aspettano che un’occasione
per rivolgere critiche artisti presi di mira.
Fatto sta che l’Aida proposta non ci è sembrata per nulla poco apprezzabile; a conferma di ciò
va registrato il giudizio del pubblico che si è espresso persino in applausi a scena aperta.
Rispetto alla recita del 14 febbraio, lo spettacolo del 21 ha visto, come da programma, alcuni
cambiamenti tra gli interpreti. Il Re è stato Marco Spotti, mentre Roberto Tagliavini, che il 14
aveva questo stesso ruolo, ha impersonato il Capo dei Sacerdoti Ramfis, che era invece stato
interpretato da Giacomo Prestia per la prima ed altre date, e lo sarà per alcune di quelle
previste per il mese di marzo; Aida è stata Liudmyla Monastyrska, che si alterna ad Oksana
Dyka, soprano tra i protagonisti della prima. Anche Amonasro non è stato interpretato da
Andrzej Dobber, scritturato solo per alcune delle recite del mese di febbraio (tra cui la tanto
contestata del 14) ma il baritono Ambrogio Maestri.
Il pubblico non ha risparmiato applausi, in particolare all’entrata sul podio del M° Omer Meir
Wellber. Nella prima scena del secondo atto, ambientata in una sala dell’appartamento
di Amneris, ha suscitato molto apprezzamento la bellissima coreografia eseguita con bravura e
simpatia dai giovani allievi della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala diretta da Frédéric
Olivieri. Colori, gioia, movimenti frenetici, dei ballerini, nelle vesti degli schiavi etiopi, servi
presso la corte d’Egitto, esaltano il sogno d’amore che sta vivendo nella sua mente Amneris, in
attesa dell’arrivo di Radamès, vincitore sugli Etiopi, “Ah vieni, amor mio, m’inebria, fammi
beato il cor”, canta la principessa e poi ribadisce, “Ah! Vieni, amor mio, ravvivami d’un caro
accento ancor!”. Emozionante il rapporto tra le due rivali in amore Amneris e Aida, nel Duetto
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Estratto ad uso rassegna stampa dalla pubblicazione online integrale e ufficiale reperibile al link http://www.lindro.it/cultura/2012-02-29/7128-aida-piace-ancora
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che le vede protagoniste in questa stessa scena. La figlia del Re d’Egitto è ben interpretata
da Marianne Cornetti, che nella sensualità e passionalità delle sue calde note di
mezzosoprano esprime tutta la gelosia del suo personaggio nei confronti di Aida il cui
amore è ricambiato da Radamès. Interviene poi il coro con “Su! del Nilo al sacro lido” che
muove la scena e riporta la vicenda alla dinamicità del corteo trionfale ed alla realtà: Aida è la
schiava etiope, Amneris la potente principessa, che sta per accogliere il trionfo del vincitore
Radamès. Sorge spontanea e sentita la preghiera di Aida nel suo “Numi, pietà del mio martir,
speme non v’ha pel mio dolor! Numi, pietà del mio soffrir! Numi, pietà, pietà, pietà!”. In questa
conclusione della prima scena del secondo atto la Monastyrska raccoglie i sentiti applausi del
pubblico, che è poi proiettato, con un rapido cambio di scena, direttamente sul sontuoso
cammino del trionfo, in una scenografia che mira a porre in evidenza la ricchezza dei regnanti
d’Egitto. Una ricchezza che contrasta efficacemente con l’infelicità dell’animo della
principessa Amneris, tormentata nel suo amore non corrisposto.
La scena inizia sui versi dell’inno “Gloria all’Egitto”, in un tripudio di sontuose scenografie fatte
di statue di divinità con prevalenza di ocra e oro; esse culminano nella Marcia del trionfo di
Radamès. Cavalli e cavalieri sono portati sulla scena, dominano luminosità e tinte chiare, ad
esibizione dello sfarzo del Regno d’Egitto. Oltre alla sfilata di carri colmi delle armi dei vinti e di
oggetti preziosi e di culto, prendono corpo sul palcoscenico le danze dei prigionieri etiopici.
Una coreografia ariosa e dai movimenti rapidi, nella quale oltre ai giovani interpreti
dell’Accademia trova spazio la magistrale esibizione della coppia Sabrina Brazzo Gabriele
Corrado, nei panni di due selvaggi etiopi. Questi frequenti momenti di musica orchestrale
accompagnata dal balletto fanno di Aida un’opera originale ed innovativa rispetto alla
tradizione ottocentesca. Come scrive Claudio Toscani nel suo contributo al libretto della
rappresentazione scaligera di quest’anno, “L’ambientazione esotica… era il punto di partenza
per sperimentare quel rinnovamento dell’opera italiana che per Verdi, e per il pubblico
dell’intera penisola, era un’esigenza primaria di quegli anni”. Il risultato fu la nascita di “un
ibrido, una sorta di grand-opéra italiano”. Verdi, continua Toscani “fece propria la propensione
alla spettacolarità, esaltata dalle danze, dai cori e dalla celebre scena del trionfo; integrò
il balletto nell’azione drammatica; fece sfoggio di un’inedita ricchezza armonica e
timbrica; irrobustì la scrittura sinfonica, facendo circolare nella partitura una serie di motivi
ricorrenti” Queste caratteristiche costarono al compositore le accuse di “wagnerismo”, come
ricorda Giorgio Pestelli, ma è questa sua tendenza a non stare nei canoni precisi del suo
tempo, nel guardare al futuro e pensare alla musica non solo con gli occhi del contemporaneo,
ma con la mente dell’artista vate, che lo rendono ancora oggi attuale. Le scelte artistiche,
coreografiche, e le interpretazioni dei cantanti di questa produzione hanno seguito questi
principi e forse proprio per questo motivo sono state premiate dal pubblico, riscuotendo
calorosi applausi.
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