Settimanale
Nuova serie - Anno XXXVIII - N. 37 - 16 ottobre 2014
Fondato il 15 dicembre 1969
STUDIARE IL MARXISMO-LENINISMOPENSIERO DI MAO
di Giovanni Scuderi
Alla direzione del PD
Renzi fa carta straccia
del diritto borghese del lavoro
Per lui i padroni sono dei lavoratori (il PD “si candida a rappresentarli”) e devono essere liberi di licenziare
quando vogliono, il lavoro nel capitalismo non è un diritto ma un dovere e i sindacati vanno emarginati
Più a destra di Berlusconi e simile a Mussolini
Comunicato dell’Ufficio stampa del PMLI
Condanniamo la repressione
dei manifestanti contro il vertice
dei banchieri europei a Napoli
PAG. 2
La Boldrini intervenendo difende l’operazione Mare Nostrum
I marxisti-leninisti catanesi diffondono
il volantino “Il potere politico spetta di
PAG. 12
diritto al proletariato”
Comunicato
dell’Organizzazione di Biella
del PMLI
Il PMLI
Volantinaggio: invita i giovani
il potere
a scendere in
politico spetta piazza in massa
di diritto al
il prossimo
proletariato
10 ottobre
Molto interesse
PAG. 11
Contestato Renzi
a Ferrara: “Vattene”
Cartelli di protesta e slogan contro il Jobs act
e le controriforme “fatte con Verdini”
PAG. 5
Nonostante il terrorismo mediatico per scoraggiare la partecipazione alla manifestazione promossa dai Movimenti campani contro la BCE
Sfilano in cinquemila contro il
vertice dei banchieri
EUROPEI a Napoli
PAG. 2
Combattivo corteo
contro la Nato
da parte degli
operai
Accolto con fischi e lancio di uova.
“Ecco il nuovo Berluschino”
L’urlo dei Block BCE: Jatevenne
In una Catania blindata
Alla Ferrari di
Maranello di Modena
PAG. 3
PAG. 16
Verrà diffuso il Documento della
Commissione giovani del CC davanti
alle scuole superiori biellesizzzzzzzzzzz
PAG. 11
Napoli, 2 ottobre 2014. Manifestazione contro il vertice della BCE a cui ha partecipato la Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI (foto Il Bolscevico)
➠
Come sei bugiardo, venduto
e rinnegato Saviano PAG. 2
Il dato più alto dal 1977
Il 44,2% dei giovani è disoccupato
Dalla crisi del capitalismo a oggi si sono persi un milione di posti di lavoro,
600 mila nel Mezzogiorno
La realtà smentisce Renzi. Occorre spazzarlo via
PAG. 4
Un altro nero tassello della seconda repubblica neofascista e piduista
La “riforma” di Renzi e Giannini
militarizza i lavoratori
della scuola come
durante il regime fascista
Il governo vuole cancellare la contrattazione nella scuola pubblica
PAG. 6
Le testimonianze
di alcuni precari
di Giordano provincia di Cosenza
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Impressioni
La Fiom firma l’accordo
della Ducati che introduce sulla
commemorazione
il lavoro domenicale
Il modello Marchionne arriva nella fabbrica
bolognese travestito da “modello tedesco”
di Mao
PAG. 11
PAG. 4
Un brutto segnale
PAG. 6
Migliaia di
lavoratori
in piazza a
Catanzaro,
Cosenza e Reggio
Calabria contro il
precariato e per
il lavoro
2 il bolscevico / no bce
N. 37 - 16 ottobre 2014
Nonostante il terrorismo mediatico per scoraggiare la partecipazione
alla manifestazione promossa dai Movimenti campani contro la BCE
Sfilano in cinquemila contro il
vertice dei banchieri EUROPEI a Napoli
Nel corteo che ha percorso quasi quattro chilometri disoccupati, precari, operai Fiat, movimenti sociali
e il PMLI. Applausi dalle finestre e dai balconi dei residenti. Fermato un attivista che con una scala
aveva cercato di scavalcare il muro della reggia. Selvagge cariche delle “forze dell’ordine”
‡‡Redazione di Napoli
Giovedì 2 ottobre 2014 si è riunito a Napoli il Governing Council
della Banca Centrale Europea. In
una città completamente blindata, soprattutto nel centro storico, i
18 governatori delle banche centrali dei paesi UE e i sei executive
director della BCE, fra cui il presidente Mario Draghi, si sono incontrati per concordare le politiche
di “rilancio economico”. La scelta della location napoletana non
avviene certamente con casualità, ma è stata presa ipocritamente
come emblema di un rilancio occupazionale, atteso che gli stessi
governatori non hanno potuto che
constatare gli altissimi livelli di disoccupazione, precarietà e lavoro
nero. Eppure proprio i parametri e
i diktat della famosa “troika” continuano a produrre un disastro sociale dalle dimensioni enormi, diventato un incubo senza fine per le
masse popolari, che vedono, giorno dopo giorno, sfaldarsi e frantumarsi i diritti che il proletariato e le
masse lavoratrici nel secolo scorso
erano riusciti a conquistare.
Per protestare contro la nuova ondata reazionaria delineata
dai banchieri e dai loro lacchè sul
fronte occupazionale ed economico, accogliendo l’invito dei Movimenti campani contro la BCE circa cinquemila manifestanti si sono
dati appuntamento, verso le 9,30,
nei pressi della metropolitana di
viale dei Colli Aminei, realizzando un combattivo e rumoroso
corteo di protesta con alla testa i
ragazzi e le ragazze dei Centri sociali, che hanno detto no alle ricette della UE imperialista.
Vi hanno partecipato anche disoccupati, precari, operai Fiat, movimenti sociali, migranti, famiglie
e la Cellula “Vesuvio Rosso” di
Napoli del PMLI, lanciando slogan antimperialisti e aggregando
le persone che di volta in volta solidarizzavano con i manifestanti.
Molto bella l’accoglienza delle
masse popolari che dai balconi e
Roberto Saviano, un presuntuoso e ambizioso intellettuale anticomunista della “sinistra”
borghese, nella sua rubrica settimanale de “L’Espresso” ha scritto un velenoso articolo contro i
coraggiosi e generosi manifestanti napoletani che hanno contestato il vertice dei banchieri europei.
L’ha intitolato “Come sei vecchia
sinistra radicale”.
Il pennivendolo al soldo del
magnate Carlo De Benedetti si è
addirittura dichiarato “sconvolto” nel “vedere sigle e volti eterni della estrema sinistra napoletana che esibiscono lo stesso logo
del No Global Forum del 2001,
quando i dirigenti della BCC sono
cambiati, il mondo è completamente mutato anche nelle sue iniquità, ma chi protesta, i loro metodi, i loro slogan, no”.
E aggiunge: “Già li sento declamare: la rivoluzione non invecchia. Forse è vero, ma voi sì.
E male, anche. Quei volti li cono-
L’urlo dei Block BCE: Jatevenne
Napoli, 2 ottobre 2014. A fianco, i combattivi manifestanti contro il
vertice del BCE sfilano acclamati dalla popolazione affacciata dalle
case lungo il corteo, sopra polizia e carabinieri bloccano e caricano la
manifestazione anche con un mezzo armato con un cannone d’acqua
dalle strade applaudivano i partecipanti al passaggio del corteo, in
polemica con il manipolo di tecnocrati che si sono appropriati del
bosco di Capodimonte.
Particolarmente calorosi gli applausi degli infermieri, dei medici e dei pazienti del Centro traumatologico ortopedico. Una banca
ha esposto un cartello all’esterno
con sopra scritto: “I dipendenti del
Banco di Napoli salutano i manifestanti. Jatevenne padroni”.
Sullo striscione di apertura c’era scritto: “Precarietà, povertà, disoccupazione, speculazione, liberiamoci dalla BCE”. Su un altro
striscione c’era scritto: “Contro la
dittatura della troika, delle banche,
dei profitti. Difendiamo i nostri diritti, 2 ottobre. Urliamo: Napoli libera”. Molti gli slogan, tra cui “Jatevenne”, cioè andatevene, rivolto
ai banchieri europei, e “Davide
vive”, dedicato al 17enne ucciso
recentemente da un carabiniere ad
un posto di blocco.
La reggia di Capodimonte,
dove si è svolto il vertice della
BCE, era protetta da due muraglie
formate da mille agenti della polizia con le telecamere sulla divisa e
da carabinieri in assetto di guerra.
Quando il corteo è arrivato all’al-
tezza della reggia, è partita una carica delle “forze dell’ordine” che
con idranti e lacrimogeni sparati
sulla folla senza alcun tipo di scrupolo hanno tentato di disperdere i
partecipanti alla protesta. Il corteo, per nulla intimorito dalle cariche, si è ricompattato continuando
a sfilare in altri quartieri della città gridando slogan contro lo scempio compiuto dalla Banca Centrale Europea.
La manifestazione si è conclusa verso le 15 in piazza Borsa solo
quando la questura ha rilasciato il
giovane che con una scala aveva
cercato di scavalcare il muro della reggia e di aprire uno striscione
con queste parole d’ordine: “No
BCE! Via gli affamatori e gli speculatori da Napoli”.
Ipocritamente il governatore della BCE, Mario Draghi, ha
detto: “Vi capisco, ma non è colpa nostra”. Mentre il governatore
di Bankitalia Visco, facendo il finto tonto ha detto: “Ci confondono
con le banche e la Troika”. Certo è
che gli idranti, i manganelli, i lacrimogeni, le telecamere e le pistole elettriche laser - usate per la
prima volta in assoluto a Napoli indossati dalle “forze dell’ordine”
potranno anche riuscire a difende-
re i banchieri europei, ma non potranno mai fermare la crescente
opposizione delle masse popolari
alla politica dell’austerità dell’U-
nione europea imperialista, dei
suoi governi e delle sue istituzioni. Come ha ribadito il tempestivo
comunicato stampa di solidarietà
Comunicato dell’Ufficio stampa del PMLI
Condanniamo la repressione dei
manifestanti contro
il vertice dei banchieri europei a Napoli
Gli idranti, i manganelli, i lacrimogeni, le telecamere indossate dalle “forze dell’ordine” possono riuscire a difendere i banchieri
europei, ma non potranno mai
fermare la crescente opposizione delle masse italiane alla politica dell’austerità dell’Unione europea imperialista, dei suoi
governi e delle sue istituzioni.
Il PMLI, presente ufficialmente
al corteo, solidarizza in maniera
militante con i manifestanti napoletani che, rappresentando la
volontà della parte più cosciente del popolo italiano, hanno coraggiosamente e generosamente contestato il vertice della Bce,
corresponsabile della crisi economica e finanziaria del capitalismo, della politica di lacrime
e sangue e della disoccupazione
senza precedenti, che colpisce
duramente le masse, specie giovanili e meridionali.
Al contempo il PMLI condanna risolutamente il governo
del nuovo Berlusconi Renzi, che
non sa offrire al proletariato e alle
masse popolari altro che repressione, oppressione, sfruttamento,
miseria, disoccupazione e guerra imperialista, fascistizzando lo
Stato di diritto e il diritto borghese del lavoro, secondo il piano fascista della P2 e di Berlusconi.
Come sei bugiardo,
venduto e rinnegato Saviano
sco perché da ragazzino ascoltavo le loro parole, perché credevo
mi aiutassero a capire, credevo
che anche grazie a loro la mia
coscienza civile e politica sarebbe maturata. Presto ho capito che
non è la protesta cieca a mostrare una strada, che lì si disimpara
solo”.
Che bugiardo! Che venduto!
La realtà dice esattamente il contrario. Il 13 maggio 1996, quando
egli prese contatto col PMLI professandosi marxista-leninista di
origine trotzkista, non era affatto
un ragazzino immaturo. Aveva 17
anni e 22 anni quando, da laureando in filosofia all’Università di
Napoli, richiese al PMLI, per email testualmente di “spedirgli in
contrassegno i volti dei maestri:
Karl Marx /Friederich Engels /
Vlad Lenin”. In precedenza, con
lettera del 25.02.1998, aveva richiesto otto libri di Marx e di Engels, includendoci un “saluto con
un rosso e caldo abbraccio”. Fino
a 19 anni è stato abbonato a “Il
Bolscevico”.
Nel suo velenoso scarabocchio
vuol far intendere che quando
pendeva dalla bocca dei rivoluzionari napoletani era immaturo.
Ma allora come si spiega che nella lettera del 18 novembre 1997
faceva la lezione “al compagno
Segretario Scuderi” sulla concezione della donna con queste parole?: “Perché parlate di donna
in genere, quasi fosse una categoria a se stante? Una classe sociale definita? Secondo me bisogne-
ai manifestanti del PMLI “È ora
che il potere passi al proletariato
che crea tutta la ricchezza del Paese. È ora che si sprigioni la lotta di
classe contro il capitalismo e per il
socialismo”.
I compagni della “Vesuvio
Rosso” hanno ricevuto con molto piacere “un ringraziamento profondo e riconoscente da parte dei
dirigenti nazionali del PMLI con
alla testa il compagno Giovanni Scuderi per aver rappresentato
al meglio il nostro amato Partito
all’importante manifestazione, di
valore nazionale e internazionale, contro il vertice dei banchieri europei. Ai quali i coraggiosi e
generosi manifestanti, voi compresi, hanno dato una forte dimostrazione dell’odio antimperialista
crescente della parte più cosciente del popolo italiano, degnamente ed esemplarmente rappresentato dai napoletani scesi in piazza”.
rebbe fare una grossa differenza
tra donna proletaria e donna borghese! La stessa festa dell’8 marzo dovrebbe, almeno nell’ambito
comunista, essere dedicata non
alla donna, bensì alla donna proletaria!”
Potremmo seppellirlo sotto
tante sue citazioni, ma per brevità
possiamo chiudere qui.
Non prima però di aver ricordato che il “ragazzino” a un certo punto se la fece sotto e sparì,
senza darne alcuna spiegazione,
forse andandosi a rifugiare sotto
le gonnelle più sicure e a lui allora più consone del PRC. Tra
l’altro non se la sentiva di continuare ad affiggere i manifesti del
PMLI “siccome, essendo Caserta
in questo momento sotto elezioni i
poliziotti vigilano i muri e portano
i ‘clandestini’ in questura”.
Con ciò dimostrava di essere un vigliacco, un uomo d’ordine della società borghese. Come
adesso, che, inopinatamente e irresponsabilmente, ha accusato la
“sinistra radicale napoletana”
di esser collusa con la camorra,
“una sorta di connivenza ideologica che andava oltre, e probabilmente intendeva giustificare
il quotidiano rifornirsi di tutte le
droghe possibili”.
Come adesso, che rivolge un
“invito ai ragazzi, quelli che ancora non si riconoscono nei fallimenti di questi ridondanti
agit-prop... a unirsi in nome di rivendicazioni comuni, non animati
dall’odio o dalle teorie del com-
Come ai tempi della dittatura di Mussolini, Renzi ha fatto
carta straccia della democrazia
borghese, con la connivenza dei
media che ignorano chi denuncia questo scempio, a cominciare
dal PMLI. Va spazzato via, prima
che metta le radici e ci imponga
un altro ventennio berlusconiano.
È ora che il potere passi al proletariato che crea tutta la ricchezza
del Paese. È ora che si sprigioni
la lotta di classe contro il capitalismo e per il socialismo.
L’Ufficio stampa del PMLI
Firenze, 2 ottobre 2014
plotto”. Che tradotto significa:
lasciate perdere la lotta di classe
e il cambiamento radicale della
società, pensate solo a migliorarla attraverso il riformismo, il parlamentarismo e la non violenza.
Ben retribuito dalla borghesia, ormai Saviano parla e scrive come un classico rinnegato e
venduto. Peccato perché così non
rende credibile il suo contributo
alla lotta contro le mafie, in particolare contro la camorra.
Non è la prima volta che egli
attacca gli anticapitalisti e i contestatori di questa società borghese per compiacere i suoi padroni
e la borghesia e le sue istituzioni.
Clamorosa la sua lettera aperta
“Ai ragazzi del movimento” che
avevano osato assediare il Senato. Ce ne siamo occupati sul n.
47/2010 de “Il Bolscevico”. Speriamo che non ce ne dia altre occasioni. Ci sono delle penne anticomuniste più importanti della
sua di cui dobbiamo occuparci.
diritto del lavoro / il bolscevico 3
N. 37 - 16 ottobre 2014
Alla direzione del PD
Renzi fa carta straccia
del diritto borghese del lavoro
Per lui i padroni sono dei lavoratori (il PD “si candida a rappresentarli”) e devono essere liberi di licenziare
quando vogliono, il lavoro nel capitalismo non è un diritto ma un dovere e i sindacati vanno emarginati
Più a destra di Berlusconi e simile a Mussolini
La Direzione del Partito democratico che si è tenuta il 29 settembre con al centro il tema della “riforma del lavoro” e dell’articolo
18, considerata l’ultima occasione
per la minoranza interna di marcare
la sua presenza e imporre uno stop
allo strapotere di Renzi, si è conclusa anche stavolta non solo con la
vittoria schiacciante del Berlusconi
democristiano, del resto ampiamente prevista, ma pure con la divisione del fronte avversario, che non è
nemmeno riuscito a presentare una
mozione alternativa, e l’isolamento
degli ex revisionisti capeggiati da
Bersani e D’Alema.
La mozione della maggioranza renziana ha ottenuto infatti 130
voti a favore, contro solo 20 contrari, tra cui D’Alema, Bersani,
Cuperlo, Fassina, D’Attorre e Civati, e 11 astenuti, tra cui i “giovani turchi” come il presidente del
partito Matteo Orfini e il ministro
della Giustizia Orlando e i “riformisti” ex bersaniani capeggiati dal
capogruppo dei deputati Speranza,
tutti saltati da tempo sul carro di
Renzi e da lui lautamente remunerati con poltrone di peso e la garanzia della rielezione. Per fornir loro
un alibi atto a motivare il loro voto
di astensione, al segretario è bastato offrire la foglia di fico del mantenimento dell’articolo 18 anche
per i licenziamenti per motivi disciplinari, oltre che per motivi discriminatori, più l’annuncio di voler riaprire la Sala verde di Palazzo
Chigi per riprendere i colloqui con
sindacati e Confindustria su rappresentanza sindacale, contrattazione aziendale e salario minimo.
E così il nuovo Berlusconi ha
potuto dichiarare trionfante di
aver asfaltato l’opposizione con
l’80% dei voti, “perché - ha detto si doveva spaccare la maggioranza
e invece si è divisa la minoranza”,
e che adesso la strada è spianata in
parlamento per l’approvazione del
Jobs act e l’emendamento del governo sull’articolo 18, dicendosi
sicuro che alla fine dei 40 senatori PD firmatari dei 7 emendamenti
che ne chiedono la modifica, alla
fine non ne rimarranno più che
6 o 7. E che comunque il governo avrebbe valutato se mettere la
fiducia sulla delega al provvedimento sul lavoro nel caso la sua
approvazione fosse a rischio.
grazie all’astensione di Forza Italia, e ora fa parte integrante della
legge delega sul lavoro in approvazione al Senato.
Per Renzi la posta in gioco immediata è presentarsi al prossimo
vertice europeo di Milano sul lavoro con lo scalpo dell’articolo
18 per dimostrare che il suo governo fa effettivamente le “riforme” chieste dalla Ue, dalla Bce e
dal Fmi, e che è capace di mettere i sindacati con le spalle al muro
e governare praticamente senza
opposizione, viste quella finta di
Berlusconi e quella di cartone della “sinistra” interna al PD.
Dalla sua parte stanno risolutamente la Confindustria di Squinzi, il nuovo Valletta Marchionne,
che lo ha accolto a braccia aperte in America, il rinnegato Napolitano e il neoduce Berlusconi, che
appoggia incondizionatamente la
sua “riforma del lavoro” perché è
da sempre anche la sua, e gli ha
offerto i suoi voti in parlamento
per farla passare se ci fossero imboscate della fronda interna al PD.
Da parte sua Renzi ha utilizzato
tutta la potenza di fuoco dei super
compiacenti mass media di regime, per preparare la resa dei conti in Direzione e schiacciare ogni
pur minima opposizione al suo disegno di riscrivere da cima a fondo in senso mussoliniano il diritto
del lavoro borghese, così come si
era configurato dopo le grandi lotte e conquiste operaie e sindacali
degli anni ’60 e ’70.
E lo ha fatto non solo sfoggiando platealmente il suo asse privilegiato con Marchionne, il primo
non a caso che ha infranto tutte le
regole sindacali consolidate per
imporre nei suoi stabilimenti relazioni industriali di stampo apertamente mussoliniano, ma anche attaccando frontalmente i sindacati
e considerandoli ormai superati,
dichiarando per esempio al Wall
Street Journal che “la riforma del
mercato del lavoro è una priorità e
se i sindacati sono contro per me
non è un problema”. E dichiarando per esempio a Che tempo che
fa, che “il Paese sta con me e non
16 settembre 2014
con i sindacati”, e che “io non voglio che la scelta di chi deve assumere o licenziare sia in mano a un
giudice. L’imprenditore, se deve
fare a meno di alcune persone, siccome non è cattivo, deve avere il
diritto di lasciarne a casa alcune”.
Cioè, in altre parole, che lui se ne
frega dei dissensi e delle proteste
di piazza, e che è arrivato il momento che i diritti costituzionali
dei lavoratori cedano definitivamente il passo a quelli del mercato
e del profitto capitalistici.
La posta in gioco
strategica
In Direzione PD Renzi è stato
altrettanto sfrontato nel fare carta
straccia del diritto borghese del lavoro e perfino della terminologia
di “sinistra” che ancora sopravvive nella base di questo partito,
arrivando a sentenziare che con
questa riunione “noi oggi abbia-
mo detto con serenità che gli imprenditori sono dei lavoratori e
non dei padroni e che la sinistra si
candida a rappresentarli”. Questa,
ha aggiunto invocando una “profonda riorganizzazione del mercato del lavoro e anche del sistema del welfare”, è un’occasione
per “votare con chiarezza un documento che segni il cammino del
PD sui temi del lavoro e ci consenta di superare alcuni tabù che
ci hanno caratterizzato in questi
anni”. Quanto ai sindacati, ha rincarato le accuse sottolineando che
“non è accettabile che non si dica
che in questi anni hanno avuto una
responsabilità drammatica”, perché “hanno rappresentato una sola
parte”: sottinteso, quella che lui
chiama i “garantiti”, cioè i lavoratori iscritti al sindacato e con contratti non precari, quasi fossero dei
privilegiati e dei profittatori: “Il rispetto del diritto costituzionale”,
ha sentenziato infatti Renzi, ”non
è nell’avere o no l’articolo 18, ma
nell’avere lavoro”.
Il nuovo Berlusconi non fa nulla a caso ma si è costruito questa occasione a tavolino per dare
un’altra robusta spallata a destra al
PD e al Paese, stando però ben attento a trascinare dietro di sé tutte
le truppe, salvo un pugno di sbandati, sempre pronti comunque a
qualche accordo di compromesso. La sua “riforma del lavoro”
è ancor più a destra e pericolosa
di quelle di Craxi e di Berlusconi, perché mentre il primo la faceva su singoli temi, come sull’abolizione della scala mobile, Renzi
lo fa sull’intero fronte del diritto del lavoro e dello Stato sociale borghesi, mirando a smantellarli
completamente e definitivamente.
E rispetto a Berlusconi, egli sta riuscendo a realizzare da “sinistra”
quello che al suo maestro non è
riuscito da destra, e per di più tirandosi dietro quasi tutta la “sinistra” borghese, a costo di distruggere il PD come ex partito politico
di massa e trasformarlo in un comitato politico-elettorale al suo
esclusivo servizio, sul modello di
quello che è Forza Italia per Berlusconi: il cosiddetto “partito della nazione”, un partito interclassista che ha rotto ogni legame con
la storia della sinistra italiana e
guarda sempre più all’elettorato di
destra, infischiandosene se i militanti e l’elettorato di sinistra se ne
allontanano sempre più schifati.
Questa è per lui la posta in gioco a
livello strategico.
Lo stanno dimostrando tra l’altro gli ultimi dati sul tesseramento, crollato in un anno dai 539
mila iscritti del 2013 ad appena
100 mila a due mesi dalla chiusura della campagna di rinnovo delle
tessere. Un crollo di cui Renzi si
strafrega, contrapponendogli l’aumento dei consensi elettorali e suo
personale nei sondaggi. In questo senso il suo percorso è molto
simile a quello di Mussolini, il cui
esordio politico nel Partito socialista gli servì solo come trampolino di lancio per le sue smisurate
ambizioni politiche, utilizzando
La posta in gioco
immediata
Il braccio di ferro con la minoranza era nato dall’emendamento
del governo alla legge delega sul
Jobs act che gli dava carta bianca anche per l’abolizione definitiva della reintegra al lavoro per
i licenziamenti senza giusta causa prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Articolo già gravemente menomato due
anni fa dalla “riforma” Fornero,
anche con i voti del PD diretto allora da Bersani, che aveva sostituito la reintegra con un indennizzo
pure in caso di licenziamento per
motivi economici accertato come
pretestuoso dal giudice. L’emendamento del governo Renzi era
passato in commissione anche
Roma, 23 marzo 2002. Manifestazione nazionale in difesa dell’art. 18. Il PMLI partecipa con una nutrita delegazione nazionale guidata dal compagno Giovanni
Scuderi, Segretario generale del PMLI (foto Il Bolscevico)
prima la demagogia di “sinistra”
per farsi una base di massa per
conquistare il potere assoluto, e
poi coltivando il rapporto diretto
con “gli italiani” per conservarlo
a lungo.
La fronda di bottega
degli ex revisionisti
Tutto questo è possibile anche
grazie all’incapacità, all’opportunismo e alla complicità della minoranza degli ex revisionisti del
partito, che sull’articolo 18 non
gli hanno fatto certo un’opposizione di principio, ma puramente
strumentale e di bottega. E come
avrebbero potuto, dal momento
che sono stati proprio loro per primi a manomettere i diritti dei lavoratori e lo stesso articolo 18?
Inoltre hanno paura di tirare troppo la corda e far cadere il governo, perché Renzi li ricatta continuamente con lo spauracchio delle
elezioni anticipate, nel qual caso
non sarebbero ricandidati. E infatti si limitano a chiedere solo alcune modifiche al Jobs act, come il
reintegro dell’articolo 18 per i neo
assunti dopo un certo numero di
anni, anche superiore ai 3 proposti inizialmente dal provvedimento, chiedono che si condizioni la
sua cancellazione al reperimento
di stanziamenti certi nella Legge
di stabilità per finanziare gli ammortizzatori sociali per i licenziati, e così via.
Quanto ai loro leader storici, i rinnegati D’Alema e Bersani, non hanno fatto neanche questo, ma hanno cercato più che altro
di marcare il territorio per testimoniare di essere ancora in vita:
il primo, sebbene un po’ più forte di come ha fatto timidamente il
suo figlioccio Cuperlo, con un attacco puramente personalistico al
segretario, senza entrare in merito ai suoi programmi neofascisti,
piduisti, antioperai e antisindacali,
ma accusandolo solo di essere un
parolaio e propalatore di promesse a vuoto, chiedendogli “meno
slogan e meno spot e un’azione di
governo più riflettuta”. E il secondo piagnucolando come suo solito
sul trattamento da “metodo Boffo”
che starebbe subendo dagli uomini
di Renzi, riferendosi forse con ciò
alle accuse di sperperi durante la
sua passata gestione.
Comunque tutti costoro non
hanno il coraggio di contrapporsi frontalmente al nuovo Berlusconi, anzi respingono frettolosamente
qualsiasi voce di scissione, e Bersani, pur continuando a mugugnare, ha assicurato che alla fine si allineerà alla maggioranza e voterà sì
al provvedimento. E lo farà a maggior ragione, come tutti i suoi compari della minoranza PD, ora che
Renzi ha deciso di chiudere la partita mettendo la fiducia sulla legge
delega sul lavoro. Bisogna fermarlo, prima che sia troppo tardi. Ma
è impossibile senza la lotta di piazza e lo sciopero generale di 8 ore,
che nessun sindacato, a oggi, nemmeno la FIOM di Landini ha osato programmare. La manifestazione
nazionale del 25 ottobre promossa
dalla CGIL è solo un palliativo.
4 il bolscevico / interni
N. 37 - 16 ottobre 2014
Il dato più alto dal 1977
Il 44,2% dei giovani è disoccupato
Dalla crisi del capitalismo a oggi si sono persi un milione di posti di lavoro, 600 mila nel Mezzogiorno
La realtà smentisce Renzi. Occorre spazzarlo via
Nuovo record per la disoccupazione giovanile. L’Istat (Istituto nazionale di statistica) nel suo
bollettino rileva che il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ossia la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca
di occupazione, è pari al 44,2%
ed è ancora in crescita di 1 punto
percentuale rispetto al mese precedente.
Si tratta del dato più alto dal
’77, data di inizio delle serie storiche trimestrali.
I disoccupati, secondo l’Istat,
tra i 15-24enni sono 710 mila.
L’incidenza dei disoccupati sulla popolazione in questa fascia di
età è pari all’11,9%, stabile rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,7 punti percentuali su
base annua. Dal calcolo del tasso
di disoccupazione sono pertanto
esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non
cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi: questi
sono circa 4 milioni 372 mila, in
aumento dello 0,7% nel confronto congiunturale (+28 mila) e dello 0,2% su base annua (+9 mila).
Il tasso di inattività dei giovani tra
15 e 24 anni, pari al 73,2%, cresce
di 0,5 punti percentuali nell’ultimo mese e di 0,7 punti nei dodici mesi. Ad agosto 2014 risultavano occupati 895 mila giovani tra i
15 e i 24 anni, in diminuzione del
3,6% rispetto al mese precedente
(-33 mila) e del 9,0% su base annua (-88 mila). Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15,0%,
diminuisce di 0,5 punti percentuali rispetto al mese precedente e di
1,4 punti nei dodici mesi. Drammatica è poi la situazione del già
martoriato sud Italia dove la disoccupazione giovanile arriva a
contare 600 mila unità.
La situazione è confermata anche dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro
(Cnel) nel Rapporto sul mercato
del lavoro 2013/2014. In sette anni
(dal 2007) si sono persi 1 milione di posti di lavoro. I settori ad
aver risentito maggiormente della
crisi sono quello manifatturiero e
dell’edilizia, ma il trend caratterizza tutte le occupazioni.
Che non c’è futuro nel sistema
capitalista per le giovani generazioni, oramai è sotto gli occhi di
tutti, e per quanto la classe dominante borghese, attraverso i suoi
rappresentanti politici, in partico-
lare il governo del Berlusconi democristiano Renzi sia impegnata a ripetere come il problema di
dare un lavoro ai giovani disoccupati sia tra le priorità dello Stato
e del governo, finora i fatti concreti hanno dimostrato che il governo non ha il minimo interesse a risolvere questo drammatico
problema, anzi, venendo incontro
ai diktat dell’Unione Europea imperialista e del padronato italiano
con l’introduzione del Jobs Act
non solo non risolverà il problema
ma creerà in Italia una vera e propria condizione di schiavitù per i
giovani che entrano nel mondo del
lavoro.
Non un solo giorno in più le
masse giovanili operaie e studentesche in testa, possono tollerare
il governo antipopolare di Renzi
che va spazzato via, e per fare ciò
occorre scendere sul terreno della
lotta di classe, spingendo affinché
le organizzazioni che ne hanno la
forza, CGIL in primis proclamino subito lo sciopero generale di 8
ore con manifestazione nazionale
a Roma sotto Palazzo Chigi!
È del tutto attuale e valido quanto sostiene l’Appello del
PMLI “Giovani, date le ali al vostro futuro”: “Se si vuole un futuro migliore, infatti, occorre affrontare la questione fondamentale del
sistema economico vigente. Non
si può cambiare senza abbattere
il capitalismo e i governi che gli
reggono il sacco, anche se sono
espressione della ‘sinistra’ borghese, che ha prima ingannato e
poi tradito le speranze di tanti giovani. (...) Quale avvenire si può
immaginare senza fare piazza pulita del sistema capitalistico che
produce ciclicamente crisi come
quella che stiamo vivendo, che si
è dimostrato incapace di dare ai
giovani lavoro e istruzione pubblica e gratuita, che ha creato il mostro del precariato, che permette ai
padroni di chiudere le fabbriche e
delocalizzare la produzione, che
vorrebbe tagliare fuori dalla vita
politica i giovani, che chiude gli
occhi di fronte al problema della
droga, al lavoro minorile, all’emigrazione giovanile e continua,
macelleria sociale dopo macelleria sociale, a rubare il futuro a migliaia di giovani per ingrassare la
grande finanza, il grande capitale,
gli speculatori e i politicanti borghesi?”.
Un brutto segnale
La Fiom firma l’accordo della Ducati che
introduce il lavoro domenicale
Il modello Marchionne arriva nella fabbrica bolognese travestito da “modello tedesco”
L’azienda motociclistica Ducati e Cgil, Cisl e Uil hanno firmato il settembre scorso un accordo che riguarda i lavoratori delle
officine meccaniche: 66 persone
su un totale di oltre mille dipendenti impiegati nello stabilimento di Borgo Panigale, alle porte di
Bologna. L’accordo è stato siglato da tutte e tre i maggiori sindacati, anche da chi era inizialmente
contrario come i metalmeccanici
della Fiom-Cgil, in seguito ratificato dai lavoratori interessati; da
registrare comunque un 30% che
ha votato no a dimostrazione di un
dissenso piuttosto ampio.
Il fatto non ha avuto una grande
eco sui mass-media ma chi se n’è
occupato ha messo in risalto come
i lavoratori si siano adeguati alle
esigenze dell’azienda, la Fiom abbia piegato la testa e ha fatto sperticati elogi a quest’accordo presentandolo come un modello da
seguire sia per quanto riguarda le
relazioni industriali, sia per il rilancio e la produttività delle aziende italiane. In testa i fogliacci della
destra come il Giornale e Libero
ma anche quelli della sinistra borghese hanno rappresentato l’intesa
come un buon esempio di accordo sindacale, lo stesso è avvenuto
sull’informazione on-line. Chi ha
fatto qualche obiezione, specialmente sul web, è stato subito apostrofato come fannullone, privilegiato e antitaliano.
Ma vediamo la questione nel
concreto andando al di là della
propaganda fatta dai mezzi d’informazione borghesi che presentano l’accordo vantaggioso soprattutto per i dipendenti che
andranno a lavorare per 3 giorni
a cui seguiranno 2 di riposo (3+2)
per cui staranno in fabbrica in media 10 ore a settimana in meno
guadagnando oltretutto 100 euro
in più al mese. L’azienda però
pretende di lavorare a ciclo continuo sabato e domenica compresi,
7 giorni 7, 24 ore su 24, come se si
trattasse di un altoforno da tenere
sempre acceso. In base al cambiamento dei turni, questi non saranno più 3 per 5 giorni (totale 15)
ma 3 per 7 (totale 21).
Insomma non è oro tutto quel
che luccica e lo stesso referendum
si è svolto sotto il ricatto dei nuovi padroni della Ducati, i tedeschi
del gruppo Volkwagen-Audi, che
avevano minacciato di trasferire
in Brasile e Thailandia parte delle
lavorazioni se non venivano soddisfatte le esigenze aziendali. Anche sulle 30 ore pagate 40 servirebbe conoscere meglio il testo
dell’intesa poiché vengono usate
anche riduzioni d’orario già acquisite, mentre è il lavoro festivo,
anche notturno, a contribuire ad
alzare il salario. Per ora l’accor-
do è provvisorio ed entrerà a regime solo se entro la fine del 2015
sarà raggiunto un accordo integrativo aziendale per tutti i lavoratori
della Ducati.
Altro che modello tedesco, oltretutto in Germania il lavoro festivo è proibito in maniera molto più restrittiva che in Italia. Qui
si tratta di modello Marchionne,
dove le esigenze del padrone sono
sacre e intoccabili mentre quelle
del lavoratore non contano nulla.
Mangiare questa minestra o saltare la finestra è stata la linea della
Ducati alla quale la Fiom, pur con
qualche perplessità, si è adeguata mentre in un primo momento
aveva chiesto aiuto persino al vescovo di Bologna per convincere
l’azienda a non toccare la domenica. Molto più entusiasta Landini:
per lui questa intesa è il suo modo
di “cambiare verso” al sindacato,
sembra davvero un’adesione al
Iniziative di lotta in difesa dell’articolo 18
“È necessario che i lavoratori e
le RSU che già altre volte hanno
saputo reagire con forza e determinazione riprendano la mobilitazione per contrastare questa nuova
offensiva” è scritto nella convocazione all’assemblea provinciale
aperta a tutti i lavoratori Piaggio
di Pontedera (Pisa) per mercoledì 8 ottobre alle ore 21 “per discutere della situazione e di possibili
iniziative di lotta comuni sul territorio”. Una mobilitazione necessaria contro la legge delega sul lavoro del governo del Berlusconi
democristiano Renzi in votazione
proprio in questi giorni e in attesa della mobilitazione nazionale a
Roma del 25 ottobre organizzata
dalla Cgil e la Fiom.
I lavoratori della Necta (New
&Global Vending) di Valbrembo
(Bergamo) sempre contro il Jobs
Act hanno scioperato 4 ore merco-
ledì 1 ottobre.
Il Comitato direttivo della Fiom di Milano ha approvato
all’unanimità un ordine del giorno che esprime “un giudizio fortemente negativo sulle linee comunitarie in materia di lavoro e
sui contenuti del disegno di legge
del governo Renzi e da mandato
alla segreteria della Fiom di organizzare una mobilitazione a Milano per mercoledì 8 ottobre”. Ore
9.30 concentramento del corteo in
Piazzale Lotto. Sempre a Milano
ci sarà una settimana di mobilitazioni. Mercoledì 8 ottobre, quando in città si riuniranno i capi di
Stato e di governo europei, ci sarà
lo sciopero della Fiom. Venerdì 10
toccherà agli studenti e sabato 11
ci sarà il corteo promosso dalla
Rete Attitudine NoExpo.
Mentre nel modenese si preparano a tre giorni di scioperi iti-
Roma, 23 marzo 2002. I cartelli del
PMLI in difesa dell’art.18 (foto Il
Bolscevico)
neranti contro la riforma dell’articolo 18 e in difesa del lavoro. Da
lunedì 6 a mercoledì 8 una staffetta in bici attraversa il territorio da
Cavezzo sino alla prefettura. L’iniziativa, denominata “Diritti in movimento”, è stata organizzata dalla
rappresentanza sindacale unitaria
della Fiom di Modena. L’iniziati-
va nasce dalle fabbriche, dai delegati Rsu Fiom-Cgil delle aziende
metalmeccaniche modenesi, per
dare continuità agli scioperi spontanei dei giorni scorsi (19-22-23
settembre) contro il Jobs Act e per
presentare le proposte dei lavoratori alternative sulla riforma del
mercato del lavoro.
La Fiom aspetta Matteo Renzi
al varco venerdì 10 ottobre per la
posa della prima pietra della megafabbrica Philip Morris a Crespellano (Bologna). L’arrogante
presidente del consiglio, che non
vuole essere contestato e contrastato, troverà invece ad attenderlo
un nutrito gruppo di tute blu bolognesi a protestare per gli interventi
sull’articolo 18.
Sempre per venerdì 10 a Bologna la Fiom organizzerà uno sciopero orario contro la manomissione dell’articolo 18.
motto reazionario renziano! Non
è un caso che il leader della Fiom
non si è ancora pronunciato per lo
sciopero generale di 8 ore.
Ma soprattutto è un brutto segnale perché è un punto a favore della deregolamentazione del
rapporto di lavoro. A Pomigliano la Fiat ha decretato che il dissenso sindacale e diritti come le
pause e la mensa possono essere
cancellati, a Bologna la Ducati ha
deciso che la domenica si lavora,
il tutto in nome dello sfruttamento dei lavoratori e della competitività capitalistica. Dopo il commercio si vuole estendere a tutte
le categorie la libertà padronale di
scegliere sia gli orari sia il lavoro di domenica e per le festività.
Le possibilità ci sono già adesso potendo derogare (ovvero non
rispettare) il contratto nazionale, come del resto è avvenuto nel
caso della Ducati.
Il riposo domenicale, la settimana corta di 5 giorni lavorativi,
le festività, così come la giornata
di 8 ore sono tutti diritti acquisiti
con lunghe e sanguinose lotte dei
lavoratori che hanno caratterizzato il secolo scorso e che si vuole
nuovamente togliere tornando indietro a quando il rapporto di lavoro non aveva alcuna norma se
non l’arbitrio del padrone. Il diritto al riposo settimanale (e ferie
annuali retribuite) è sancito dalla
Costituzione (articolo 36, comma
3) e regolamentato dal Codice Civile (art. 2109), dal Dlgs 66/2003
e successive modificazioni e sancisce appunto la domenica, normalmente, come giornata di riposo a meno di particolari situazioni
che richiedono la presenza dei lavoratori nei giorni festivi e certamente la produzione di motociclette non rientra in questi casi
particolari.
CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI
E DEGLI SCIOPERI
OTTOBRE
10
24
25
Studenti e Cobas scuola
Sciopero generale con manifestazioni in 80 città
USB - Sciopero generale di tutte le categorie con
manifestazioni nelle principali città
FIOM e CGIL - Manifestazione nazionale a Roma
NOVEMBRE
8
14
CGIL-CISL-UIL - Manifestazione nazionale a
Roma dei lavoratori dei servizi pubblici
Cobas - CUB - USI - ADL Cobas - Centri sociali
e del territorio. Sciopero generale con
manifestazioni in molte città
interni / il bolscevico 5
N. 37 - 16 ottobre 2014
Accolto con fischi e lancio di uova. “Ecco il nuovo Berluschino”
Contestato Renzi a Ferrara: “Vattene”
Cartelli di protesta e slogan contro il Jobs Act e le controriforme “fatte con Verdini”
Ovunque si presenti con il suo
faccione beffardo a fronte della
politica di lacrime e sangue che
impone alle masse esplode l’insofferenza ed è contestazione
per Renzi: questa volta a Ferrara,
il 3 ottobre, dove era presente per
un’intervista al festival giornalistico di “Internazionale”.
Lunghissimi e sonori fischi, urla:
“Casa, lavoro, libertà”, “Buffone!
Buffone!” e “Vattene via!”, “Ecco
il nuovo Berluschino”, lancio di
uova, e cartelli “No TTIP” (Transatlantic Trade and Investment
Partnership, cioè Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti, un accordo commerciale
di libero scambio ultraliberista in
corso di negoziazione tra l’Unione
europea e gli Stati Uniti), “No F35,
No War”, “No governo non eletto,
Sì estensione articolo 18”, “Renzi
Taci e ascolta” e un sonoro “NO”
alle riforme fatte con Verdini (FI).
Decine i manifestanti presenti
nella Piazza Municipale, allontanati dalle “forze dell’ordine” in
borghese che hanno circondato il
palco, per consentire al Berlusconi democrisitano di concludere
l’intervista in corso.
Nel corso della repressione fascista del dissenso anti renziano,
Ferrara, 3 ottobre 2014. La contestazione al Berlusconi democristiano Renzi durante il suo intervento
un manifestante è stato fermato
per aver lanciato delle uova.
Nella sua sprezzante risposta
il premier ha deriso i manifestanti
“A chi non ha altri argomenti rispetto alle uova, noi continuiamo a rispondere con il sorriso”
e, continuando con il medesimo
atteggiamento arrogante, a una
donna che dalla piazza gli grida-
va di non volere gli 80 euro: “Me
li renda signora, non si preoccupi
qualcuno a cui darli si trova”.
Renzi nell’intervista ha difeso
a spada tratta i suoi provvedimenti di massacro sociale, ha attaccato l’articolo 18 e i sindacati
che “devono cambiare”, visto che
“il 54% degli iscritti sono pensionati”, insultando con questa
battuta gli ex-lavoratori. I vertici
sindacali hanno saputo soltanto
dall’intervista rilasciata da Renzi
a “Internazionale” che il martedì
successivo sarebbero stati convocati a Palazzo Chigi. Un atteggiamento antisindacale di stampo mussoliniano al di fuori delle
regole democratico-borghesi sui
rapporti tra governo e sindacati.
Da Palazzo Chigi nel tentativo di
coprire lo scivolone del premier
sono partite immediatamente
dopo l’annuncio di Renzi, le convocazioni ufficiali ai sindacati ad
appena 3 giorni dall’incontro.
Può continuare a “rispondere
col sorriso” il Berlusconi democristiano alle sacrosante contestazioni e alle richieste che vengono
dalle masse, la realtà è sotto gli
occhi di tutti. Le manifestazioni di
dissenso che sta raccogliendo,
nascono dalla coscienza sempre
più forte tra le masse che egli sta
portando avanti un attacco a tutto
campo e senza precedenti ai diritti
dei lavoratori e alle condizioni di
vita di milioni di donne, giovani e
meno giovani, lavoratori, studenti,
disoccupati e immigrati.
A conferma di ciò basti guardare a come sta facendo carta
straccia del diritto borghese del
lavoro col famigerato Jobs Act
che comprime ulteriormente i salari, aumenta lo sfruttamento e il
ricatto padronale a cui si è sottoposti in nome della “flessibilità”
in entrata e in uscita. E ancora la
controriforma dell’istruzione che
distrugge la scuola pubblica e il
Piano Casa firmato dal ministro
ex berlusconiano Lupi che rispon-
de all’emergenza abitativa attaccando le famiglie in difficoltà.
Che allora si moltiplichino le
manifestazioni e le contestazioni
contro Renzi, cui vanno sturate
le orecchie in ogni città, in ogni
piazza, in ogni occasione possibile in risposta agli attacchi che egli
sta sferrando alla classe operaia
e alle masse popolari. Parallelamente è necessario comprendere
che egli è una reincarnazione moderna e tecnologica di Mussolini
e Berlusconi; che le sue “riforme”
elettorali, istituzionali e costituzionali concordate con il neoduce
Berlusconi sono golpiste, antidemocratiche e piduiste; che il suo
nazionalismo è simile a quello di
Mussolini che voleva dare all’Italia “un posto al sole” per farla
contare nel mondo e tra le grandi
potenze imperialiste.
Se non si ferma subito, Renzi
durerà venti anni. Che si sveglino
allora anche i vertici dei sindacati
confederali, trattati a pesci in faccia e a calci nel sedere da Renzi e
i “sindacati di base”, raccogliendo la richiesta di lotta che viene
dalle piazze e proclamino unitariamente uno sciopero generale
di 8 ore con manifestazione nazionale sotto Palazzo Chigi.
Contro l’occupazione israeliana e gli accordi bellici dell’Italia
10 mila manifestano a Roma in solidarietà
col popolo palestinese
In dieci mila sono sfilati in una
Roma blindata nel pomeriggio
del 27 settembre contro lo stato
d’assedio di Gaza in Palestina,
in una manifestazione nazionale
organizzata dal Coordinamento della comunità palestinese in
Italia, cui hanno aderito le comunità palestinesi di Roma e
Lazio, Puglia, Campania, Toscana, Lombardia, Sardegna, Emilia Romagna, Abruzzo e Molise,
Veneto, l’Unione generale medici
e farmacisti palestinesi e diverse
organizzazioni politiche e culturali italiane impegnate nella difesa
dei diritti del popolo palestinese.
Aperto dal grande striscione
“Per la fine dell’occupazione israeliana”; il lungo corteo partito alle
15 da piazza della Repubblica
si è snodato attraverso il centro
storico per concludersi in piazza
Santi Apostoli.
Uno dei principali obbiettivi
della manifestazione era quello,
pienamente centrato, di mantenere accesi i riflettori sulla mattanza israeliana dei palestinesi di
Gaza, dove continua il criminale
stato d’assedio.
Tra le richieste il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese; la fine
all’occupazione militare israeliana; la libertà di tutti i prigionieri
politici palestinesi detenuti nelle
carceri israeliane; la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei
valichi.
Reclamando la fine dell’occupazione israeliana della Palestina,
i palestinesi presenti, hanno chiaramente detto: “Il nostro popolo
non si arrenderà mai” e quindi l’unica via d’uscita dopo 60 anni di
conflitto è che Israele se ne vada.
All’iniziativa erano anche presenti gli “Ebrei contro l’occupazione” solidali con la lotta del po-
polo palestinese.
Il lungo e combattivo corteo,
in cui sono risuonate anche parole d’ordine di lotta in arabo e
in inglese, dopo aver srotolato
una maxi-bandiera dello Stato
palestinese sotto occupazione,
ha attraversato una piazza Venezia blindata da un imponente
e provocatorio schieramento di
blindati e di agenti in assetto antisommossa.
In occasione di questa straordinaria giornata di lotta unitaria
che ha visto scendere in piazza
compatte tutte le comunità palestinesi in Italia e le organizzazioni
in appoggio alla lotta di liberazione di Gaza, il Coordinamento
nazionale della comunità palestinese in Italia ha avanzato alcune
precise richieste alle istituzioni,
peraltro del tutto assenti dalla
manifestazione.
All’amministrazione comunale
Roma. 27 settembre 2014. La manifestazione a sostegno della lotta del popolo palestinese e contro l’aggressione sionista
di Roma, guidata dal PD Ignazio
Marino, il presidente della Comunità palestinese a Roma, Salameh
Ashour, ha chiesto di intitolare
una piazza o una strada a Yasser
Arafat, uno degli storici capi della
lotta dei palestinesi, così come
fatto per Rabin, e che Roma accogliesse nei propri ospedali
qualche ferito di Gaza, a partire
dai bambini.
Al governo italiano, in quali-
tà di presidente del “semestre”
dell’UE, il Coordinamento ha
chiesto di ”adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi
diritti del popolo palestinese e
mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando
anche la pressione economica e
commerciale su Israele”. Il governo italiano è stato messo sotto
accusa per i progetti di cooperazione militare e strategica che
favoriscono la potenza militare
israeliana e consentono il proseguimento del criminale assedio di
Gaza.
Dopo questa grande e riuscita
iniziativa, il prossimo appuntamento del movimento è a Milano
per il 19 ottobre, dove si terrà
un’assemblea pubblica per costruire iniziative di lotta per il “No
all’ingresso di Israele all’Expo”.
A tempo record e su proposta del gerarca dell’Interno Alfano
Il prefetto di Napoli sospende De Magistris per l’inchiesta “Why Not”
ESULTANO LA DESTRA E LA “SINISTRA” DEL REGIME NEOFASCISTA
‡‡Redazione di Napoli
Non è passata nemmeno
qualche settimana dalla condanna per l’inchiesta “Why Not”
decisa nel dispositivo del Tribunale monocratico di Roma, che
il sindaco De Magistris è stato
sospeso con effetto immediato e per 18 mesi dal prefetto di
Napoli Francesco Musolino. Un
provvedimento fortemente voluto dal gerarca dell’Interno, Angelino Alfano, che ha dato una
accelerazione importante durante la mattinata del 1 ottobre
durante il “question time” alla
Camera. Una balzana interpretazione della contestata legge
Severino che non ha permesso
all’ex pm né di sapere in tempo le motivazioni con le quali
il giudice Ianniello condannava
lui e Genchi ad un anno e tre
mesi di reclusione, né, pertanto, di poter presentare appello
per ribaltare la pronuncia di primo grado. Fino al 2 aprile 2016,
ossia pochi giorni prima della
consiliatura e in piena campagna elettorale (guarda caso), De
Magistris sarà un “sindaco sospeso”. Immediata la risposta
giuridica e politica dell’ex magistrato che depositerà ricorso
immediato al Tar del Lazio per
chiedere la “sospensione della
sospensione” del provvedimento prefettizio e sollevando l’eccezione di incostituzionalità per
la norma Severino, ossia il combinato disposto degli articoli 10
e 11 della legge. De Magistris
ha poi convocato una conferenza stampa dove ha sottolineato
la volontà di fare il “sindaco di
strada tra i cittadini”, che non si
dimetterà nonostante gli ennesimi tentativi della casa del fascio e del PD di fargli mancare
i voti in consiglio comunale che
determinerebbero lo scioglimento anticipato degli organi
locali. Non a caso la senatrice
PD Angelica Saggese, in corsa
per le primarie regionali, chiede
a prefetto, ministro dell’Interno
e procuratore capo della Repubblica di “valutare un provvedimento di divieto di dimora
a Napoli per l’ex sindaco, prima che la situazione, alla luce
delle provocazioni che il dottor
de Magistris sta inscenando,
diventi incontrollabile con un
danno enorme per le istituzioni”. L’Italia dei Valori, il partito
di riferimento di De Magistris,
nonostante la solidarietà di Di
Pietro, torna a chiederne le di-
missioni: “la legge è uguale per
tutti - dice il segretario nazionale Ignazio Messina - chi è condannato dovrebbe dimettersi”.
Il vicecoordinatore campano
di Forza Italia, il plurinquisito e
condannato Amedeo Laboccetta, ha presentato un esposto in
Procura “per chiedere di accertare se continua a usare l’auto
di servizio e il cellulare comunale”. Ricalza il filo PD ex capogruppo SeL alla Camera ed ex
PRC, Gennaro Migliore, promotore della “Fonderia delle Idee”
a Napoli: “le affermazioni di De
Magistris sono inaudite, un atteggiamento di scontro istituzionale che fa male e trascina la
città in una vicenda personale”.
Diverse le parole espresse in
sala Giunta del Comune di Napoli per la conferenza stampa di
Luigi de Magistris. Il sindaco “sospeso” ha parlato che “in Italia vi
è una democrazia malata: e c’è
molta strada da fare per evitare
che diventi regime”. E ancora:
“Quando la mafia abbandona la
strategia delle bombe per penetrare all’interno delle istituzioni e
farsi legalità formale, il mafioso
non ha più bisogno di colludere
con la politica ma ne diventa un
tutt’uno. Non uso più il termine
legalità perché nelle democrazie
malate, e l’Italia è una democrazia malata - ha spiegato l’ex pm
- persone che hanno il coraggio
di fare attività contro un sistema
criminale, di mafia, corruzione,
apparati deviati dello Stato, non
solo non vengono premiati, indicati come esempio di ordine
professionale, ma additati come
cattivi magistrati. Quando la pe-
netrazione della corruzione arriva
fino ai gangli degli apparati deputati al controllo della politica,
e finanche della magistratura,
delle forze dell’ordine, la partita
diventa veramente pesante”.
Noi marxisti-leninisti ci siamo duramente opposti alle politiche antipopolari della giunta
De Magistris , che non ha fatto
assolutamente nulla per il lavoro, per le periferie urbane e
per risolvere gli annosi e irrisolti
problemi che affliggono le masse napoletane ma giudichiamo
grave la sospensione che gli è
stata comminata solo perché
aveva osato scoperchiare da
magistrato l’intreccio politicomafioso-imprenditoriale in Calabria e aveva osato toccare
boss politici come Prodi, Minniti
e Mastella.
6 il bolscevico / no alla riforma della scuola
N. 37 - 16 ottobre 2014
Un altro nero tassello della seconda repubblica neofascista e piduista
La “riforma” di Renzi e Giannini
militarizza i lavoratori della scuola
come durante il regime fascista
Il governo vuole cancellare la contrattazione nella scuola pubblica
Con la nera controriforma “La
buona scuola” del Berlusconi democristiano Renzi e della ministra Stefania Giannini (senatrice eletta con
la lista Scelta Civica di Mario Monti) il governo intende colpire a morte
i diritti normativi, economici e contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto scuola. Nel corposo documento composto da oltre
130 pagine, presentato dallo stesso
Renzi in uno show mediatico in cui
il nuovo Mussolini sguazza come
un topo nel formaggio, si delinea la
nera trama con cui il governo vuole militarizzare, come ai tempi di
Mussolini, i lavoratori della scuola
pubblica, privarli dei diritti sindacali e, con una gerarchia da caserma,
avere tanti soldatini ai propri ordini. Nell’articolo sulla controriforma
della scuola apparso ne “Il Bolscevico” n. 34 del 25 settembre scorso
abbiamo analizzato le caratteristiche
generali di questo nero progetto. Intendiamo ora soffermarci nel dettaglio sulle concrete ricadute ai danni
delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola.
L’ennesimo show
mediatico di Renzi,
“paravento” dei nuovi
tagli alla scuola
La nera controriforma della
scuola denominata “La buona scuola” è l’ennesimo esempio di come la
classe dominante borghese sia solita ingannare le masse con roboanti
slogan tesi a mistificare e a nascondere la realtà. Noi marxisti-leninisti
non dobbiamo avere alcun dubbio a
riguardo. Anche per quanto riguarda la scuola pubblica restano valide e scolpite nella roccia le parole
del Documento dell’Ufficio Politico dello scorso 25 febbraio: “Il governo del Berlusconi democristiano
non merita alcuna fiducia. Va spazzato via senza indugio e con la massima determinazione, conducendo
contro di esso una dura opposizione di classe e di massa nelle fabbriche, in tutti i luoghi di lavoro, nelle
scuole e nelle università, nelle piazze, nelle organizzazioni di massa,
specie sindacali e studentesche.” Il
testo de “La buona scuola” è stato
presentato in pompa magna dallo
stesso Renzi in un tripudio giornalistico di telecamere, riflettori e lancio di slogan in cui il Berlusconi democristiano ama cimentarsi. Servili
domande giornalistiche, sorrisi sornioni, proiezione di slides colorate.
Insomma, un nuovo ennesimo show
mediatico per Renzi, il nuovo Mussolini in chiave moderna e tecnologica, che proprio come il suo degno
antesignano cerca il rapporto diretto
e plebiscitario con le masse. Ancora una volta Renzi dimostra di farsi beffa del parlamento e degli organi elettivi borghesi che sono sempre
più svuotati del loro ruolo. La “riforma” non è stata varata in parlamento, il luogo che dovrebbe essere deputato a legiferare in uno stato
borghese, bensì nelle chiuse stanze
del governo. A dimostrazione che la
seconda repubblica neofascista è già
una realtà: il parlamento è privato di
ogni potere, che viceversa viene accentrato dal governo.
Efficienza, merito, innovazione,
tecnologia, incrementi stipendiali,
carriera e fine del precariato. Non si
sono davvero sprecate le promesse
nell’inganno mediatico operato dal
neofascista in camicia bianca. Per
garantire una parvenza di consultazione democratica ancora una volta
il ricorso di sondaggi. Nel suo stile ormai consolidato Renzi si rivolge direttamente alle masse di cui si
fa diretto interlocutore. Dal 15 settembre (anche se nessuno se ne è
ancora accorto) sono state aperte le
consultazioni con i cittadini che entro il 15 novembre potranno esprimere la propria opinione sulla riforma. A tutti questi roboanti slogan
non sono seguite cifre di copertura
finanziaria. In nessun momento della “presentazione” così come in nessuna parte del corposo documento si
è parlato del “dove prendere i soldi”.
Solo successive interpellanze parlamentari e dichiarazioni di ministro e
sottosegretari hanno chiarito la realtà dei fatti: nessuna risorsa aggiuntiva ed anzi ulteriore razionalizzazione dell’esistente. In un “botta e
risposta” in parlamento il sottosegretario Toccafondi ha così affermato: “Il meccanismo di carriera
proposto nella discussione ‘La buona scuola’ non comporta spese aggiuntive, dal momento che le risorse attualmente destinate agli scatti
stipendiali per il personale docente
verranno utilizzato per il nuovo sistema di progressione non più basato solo sull’anzianità di servizio ma
sul merito, sulla valutazione e sulle competenze acquisite nel tempo.”
Le indiscrezioni si sono succedute e
sugli stessi quotidiani borghesi che
sostengono il governo si parla di una
nuova terribile “spending review”
che sta per abbattersi sulla pubblica
istruzione. Il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” del 26 settembre scorso è entrato nel dettaglio
parlando chiaramente di nuovi tagli
su università e ricerca e sulla scuola.
Le prime si vedranno letteralmente
dimezzati i fondi mentre nuovi tagli
di personale, soprattutto per gli Ata
(ausiliari, tecnici ed amministrativi)
spetteranno alla scuola. Il personale di segreteria quello maggiormente nel mirino e che, a seguito della “digitalizzazione” delle pratiche,
vedrebbe la propria pianta organica
decurtata. La nera linea della controriforma è chiaramente tracciata:
finanziare i cambiamenti della scuo-
I simpatizzanti e gli amici del PMLI sono calorosamente invitati a unirsi alla Delegazione nazionale del PMLI che
parteciperà sabato 25 ottobre alla manifestazione nazionale indetta dalla CGIL e dalla FIOM per la mattina a Roma.
Questo invito è esteso con lo stesso calore alle lavoratrici e ai lavoratori, alle pensionate e ai pensionati, alle precarie e ai precari, alle disoccupate e ai disoccupati, alle studentesse e agli studenti, alle ricercatrici e ai ricercatori che
vogliono esprimere con maggior forza la loro opposizione al governo Renzi e al capitalismo.
Non aspettare l’ultimo giorno per prendere contatto col Partito, occorre sapere al più presto su quanti simpatizzanti e amici possiamo contare.
Prenotate per tempo il posto in treno o in pullman.
Per ritrovarci a Roma prendete accordi fin da ora con le Istanze locali o col Centro del PMLI. In quest’ultimo caso
telefonate o mandate un fax allo 055 5123164, oppure scriveteci a: [email protected]
Arrivederci a Roma.
la classista, meritocratica ed elitaria
della seconda repubblica neofascista spillando sangue alle lavoratrici
ed ai lavoratori colpendone non solo
i diritti economici ma anche quelli
normativi e sindacali.
Colpiti a morte i diritti
delle lavoratrici e dei
lavoratori della scuola
La controriforma Renzi-Giannini sulla scuola pubblica colpirà pesantemente le lavoratrici ed i lavoratori del comparto, già messo in
ginocchio dagli ultimi governi borghesi. Con un contratto fermo normativamente dal 2007 ed economicamente dal 2009 (quindi da 5
anni!) la controriforma dice chiaramente che saranno aboliti gli scatti
stipendiali come sistema che regola la progressione economica degli
stipendi del settore. L’unico meccanismo che garantisce degli adeguamenti stipendiali, per quanto minimi, alle lavoratrici e ai lavoratori
Ata e agli insegnanti verrà cancellato in favore di nuovi meccanismi
ancora ignoti ma che, nelle intenzioni del governo, dipenderanno dal
giudizio di una commissione di valutazione interna guidata dal nuovo
preside manager. Riguardo ai potenziali beneficiari di questi aumenti la controriforma prevede una situazione ancora peggiore di quella
che era stata a suo tempo delineata
dalla controriforma Brunetta! Mentre quest’ultima prevedeva il blocco totale degli aumenti per il 25%
del personale (i fannulloni) il nero
progetto “La buona scuola” esclude
aprioristicamente da un qualsivoglia
aumento ben il 33% del personale!
A quanto pare il governo ritiene, nonostante la continua politica di lacrime e sangue, che i fannulloni stiano
aumentando nella scuola. Sul fronte del reclutamento vengono sbandierate, senza peraltro alcuna copertura economica nell’ambito delle
leggi di stabilità borghesi, 150.000
assunzioni ma non si prevede, anzi
si esclude a priori, una progressione
stipendiale per i nuovi assunti. Mentre l’Unione europea si appresta a
sanzionare l’Italia per la reiterata
ignoranza dei regolamenti europei
sulla stabilizzazione dei precari (se
i governanti borghesi italiani sono
minacciati di sanzioni da quelli borghesi dell’unione europea possiamo
avere una idea della portata del fenomeno del precariato nella scuola
italiana) il governo Renzi si appresta, da buon imbroglione, a stabilizzare i precari ma continuando a
pagarli per tali. “La buona scuola”,
buona per la borghesia ma non di
certo per il proletariato, gli studenti
e le masse popolari, prevede in realtà di falcidiare i precari cancellando
le supplenze inferiori alla settimana,
e forse anche quelle superiori. La
necessità di supplenti potrà venire
meno con quello che la controriforma definisce l’organico funzionale.
Quali saranno gli effetti sui lavoratori della scuola è chiaro: aumento
delle ore lavorate (a parità di stipendio) per garantire la copertura, funzionale appunto, di ogni “buco” che
verrà a crearsi per assenze e malattie.
Gerarchia, merito
ed efficienza. La
militarizzazione dei
lavoratori della scuola
La scuola, così come la disegna
la controriforma nera e piduista del
Berlusconi democristiano Renzi, è a
tutti gli effetti una scuola classista,
meritocratica e gerarchica che bene
si addice alla seconda repubblica neofascista. Il personale che ci lavora
dovrà sottostare ad una vera e propria disciplina di tipo militare ed ubbidire agli ordini del governo e del
suo preside manager. L’abolizione
degli scatti stipendiali e la loro sostituzione con meccanismi legati alla
valutazione di una specifica commissione, terrà sotto costante ricatto
i lavoratori. I più risoluti e battaglieri, quelli non disposti a piegare la testa alla scuola di regime, rischieranno di vedersi bloccato ogni aumento
di uno stipendio già di per sé misero ed eroso dall’inflazione. La creazione di una anagrafe nazionale dei
docenti, così come previsto dalla riforma, sa molto di lista di proscrizione. Quale migliore strumento per
schedare i docenti sulla base di criteri meramente burocratici e nozionistici? I più allineati al sistema, carichi di
prestigiosi titoli accademici borghesi,
saranno collocati in vetta alle liste con
la certezza di trovare un posto nei licei più prestigiosi così da mantenere
ed anzi aumentare la natura classista
della scuola. La schedatura di massa
dei docenti farà poi in modo di garantire, o meglio acuire, l’imposizione
della cultura borghese, elemento determinante con cui la borghesia mantiene il proprio dominio economico,
nell’insegnamento.
La struttura gerarchica della nuova scuola sarà garantita da una profonda revisione degli attuali organi
collegiali. Per quanto essi siano già
impostati secondo criteri reazionari che garantiscono l’impostazione
fascista e borghese del sistema scolastico, questo non è ancora abbastanza per quella che, nel disegno
del governo, dovrà essere la scuola della seconda repubblica neofascista. La controriforma “La buona
scuola” prevede una loro integrale
soppressione e sostituzione con una
nuova governance scolastica, al pari
del consiglio di amministrazione di
una azienda capitalistica. Una scuola meritocratica e classista il cui primo compito, servendosi di personale disciplinato e selezionato, sarà la
trasmissione nozionistica della cultura borghese così da formare i dirigenti e i tecnici del domani e, nel
contempo, una massa di lavoratori
schiavi, imbevuti dalla cultura dominante borghese. Dai futuri organi di governo, saranno totalmente
esclusi gli studenti mentre risulterà
ridimensionato l’attuale collegio dei
docenti il cui ruolo sarà circoscritto a mere questioni legate alla didattica. All’interno della nuova scuola
che la nera controriforma disegna la
figura chiave sarà quella del preside manager. Novello amministratore delegato della propria scuola,
a tutti gli effetti trasformata in una
fabbrica capitalistica impegnata a
produrre pochi prodotti di alta qua-
lità (i manager borghesi del domani
nelle scuole di serie A) e tanti, uniformi pezzi di bassa qualità (i proletari ed i lavoratori nelle scuole delle
serie più infime) il preside manager
sarà l’alto ufficiale predisposto alla
sorveglianza ed alla vigilanza della
caserma-scuola. Ampia, se non totale, la discrezionalità nella scelta
degli insegnanti. Primo responsabile delle commissioni che decideranno i pochi a cui spetteranno aumenti
stipendiali, supervisore per la propria scuola dell’anagrafe nazionale in cui verranno schedati i docenti. Tanti, davvero tanti gli strumenti
di cui questo kapò potrà servirsi per
mantenere la disciplina nella propria scuola-azienda e per piegare la
didattica e l’insegnamento agli interessi del regime neofascista. Un preside con questi poteri, assieme ad
una rigida applicazione della normativa Brunetta che prevede sanzioni e punizioni per i non-allineati,
non mancherà di mezzi per piegare
ogni opposizione interna e per attaccare frontalmente gli studenti più
avanzati che, per motivi disciplinari,
potranno essere sanzionati e finanche espulsi.
Occorre lo sciopero
generale di 8 ore e
battersi per spazzar via
il governo Renzi
La nera controriforma “La buona scuola” sembra fatta apposta per
cancellare i diritti contrattuali dei
lavoratori della scuola. In luogo
dell’attuale contratto nazionale con
la controriforma si imporrà un modello basato su leggi e decreti che,
con mirati interventi dall’alto, terranno sotto costante scacco le lavoratrici ed i lavoratori che, senza un
contratto, non avranno alcuna tutela
normativa per i propri diritti.
Che aspetta ancora la FLC CGIL
a mobilitare i lavoratori della scuola
per impedire l’approvazione di questa nera controriforma? Che aspetta
ancora la CGIL a indire lo sciopero
generale di 8 ore con manifestazione
a Roma per controbattere alla devastante politica antioperaia e antipopolare del governo?
Ecco perché per impedire che
il progetto del Berlusconi democristiano Renzi, un democristiano
dalla vocazione mussoliniana, vada
in porto è necessario costituire un
fronte unito che si batta per la difesa dell’istruzione pubblica, gratuita
e governata dalle studentesse e dagli
studenti. Un fronte unito di studenti, docenti e personale Ata disposto a
lottare per impedire l’approvazione
di questa nera controriforma e più in
generale a dare il proprio contributo
per spazzar via il governo Renzi prima che faccia danni ancor più devastanti e ripiombi l’Italia in un altro
nero ventennio.
La scuola come la intendiamo
noi marxisti-leninisti è agli antipodi di quella del regime neofascista e
deve essere considerata quale un servizio sociale che abbia come padroni le studentesse e gli studenti, protagonisti attivi da sottrarre al controllo
del governo, del padronato e della classe dominante borghese, della
Chiesa e del regime neofascista.
N. 23 - 12 giugno 2014
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GRATUITA E GOVERNATA
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PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO
Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE
Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected]
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8 il bolscevico / PMLI
N. 37 - 16 ottobre 2014
I dirigenti del PMLI
devono essere
i migliori militanti
del Partito
di Giovanni Scuderi
“Noi dirigenti nazionali del PMLI dobbiamo essere i migliori militanti del PMLI. I primi
in tutto: nell’applicazione del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, nella lotta contro il capitalismo e per il socialismo, nella lotta contro il revisionismo, l’individualismo, il frazionismo e
il liberalismo, nella lotta contro il riformismo, l’elettoralismo, il parlamentarismo, il governismo, il pacifismo e il legalitarismo, nello studio rivoluzionario, nel sacrificio, nell’esempio, nel
finanziare il Partito, nel gioco di squadra, nella disciplina proletaria, nel centralismo democratico, nella critica e nell’autocritica, nello stile di lavoro, nella vigilanza rivoluzionaria.
Noi dirigenti nazionali del PMLI dobbiamo rafforzare la nostra unità rivoluzionaria collettiva e personale parlandoci di più e consigliandoci a vicenda, non dando peso alle questioni
caratteriali che non si riflettono in politica. In particolare devono farlo i membri della futura
Segreteria generale del Partito. Dobbiamo assolutamente evitare che si verifichino casi come
quelli di cui abbiamo parlato nella precedente relazione di questa mattina. Dobbiamo essere
coscienti che è necessario aprire una nuova fase di unità e collaborazione rivoluzionarie a livello politico e personale nel Comitato centrale per imprimere uno slancio rivoluzionario e marxista-leninista ancora più forte al nostro lavoro, per dare un corpo da Gigante Rosso al PMLI.
Tutti noi dirigenti nazionali del PMLI dobbiamo interessarci e curare gli affari generali del
Partito. E’ un errore capitale lasciarli in mano a pochi dirigenti o al solo Segretario generale.
I più giovani dirigenti nazionali devono cominciare a pensare che arriverà inevitabilmente il
giorno in cui dovranno succedere ai compagni che lasceranno le massime cariche dirigenti, e
quindi devono prepararsi adeguatamente.
Tutti noi dirigenti nazionali del PMLI dobbiamo diventare degli specialisti rossi nelle materie di cui ci occupiamo. Per rendere il Partito più forte, autorevole ed efficace in più campi e
per accrescere la cultura rivoluzionaria di tutto il Partito.
Statuto alla mano, noi dirigenti nazionali del PMLI dobbiamo rinfrescarci le idee sulla
linea organizzativa del Partito per applicarla e farla applicare correttamente.”
dal Rapporto pronunciato da Giovanni Scuderi alla 4ª Sessione plenaria allargata del 5° Comitato centrale del PMLI il 5 aprile 2014
dal titolo: “La situazione del Partito e le elezioni europee e amministrative”
Mao su Mao
16 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI
Continuiamo la pubblicazione, iniziata sul numero 32/2014 de “Il Bolscevico”, di alcune citazioni autobiografiche di Mao in occasione del
38° Anniversario della sua scomparsa. La maggior parte di esse pubblicate fin qui sono tratte
da opere non ufficiali, e sono totalmente o parzialmente inedite in Italia, esse risalgono al periodo della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (GRCP) e sono state tradotte dal cinese dal
PMLI.
Nemmeno io sono poi così saggio,
dato che credevo
a tutto quello che leggevo
Non nascondere i miei errori. Non darmi protezione. Gli arresti ci sono stati perché li ho approvati anche io, ma adesso sono d’accordo con
i rilasci. (…)
Io comunque non ho alcuna paura di combattere. Il solo sentir parlare di combattimento mi entusiasma. Che razza di battaglie si combattono a
Pechino? Ci sono soltanto armi bianche e qualche
fucile. Nel Sichuan sì che si combatte: entrambe
le parti schierano decine di migliaia di persone armate di tutto punto. Ho sentito dire che avevano
addirittura delle radio.
In futuro, i comunicati andranno diffusi su vasta scala non appena pubblicati. Chi non obbedisce va arrestato o eliminato. Si tratta di controrivoluzionari! (…)
Il problema principale è che io mi sono comportato da burocrate. Non vi ho ricevuti nemmeno una volta. Se non vi foste scagliati contro la
“mano nera”, non vi avrei nemmeno convocati
qui. Diamo uno scossone a Kuai Dafu. (…)
Nemmeno io sono poi così saggio, dato che
credevo a tutto quello che leggevo. Successivamente studiai per altri sette anni, compresi sei
mesi di studio del capitalismo alla scuola media, e non sapevo assolutamente nulla del marxismo. Non sapevo nemmeno che nel mondo esistesse un tale chiamato Marx. Conoscevo soltanto
Napoleo­ne e Washington. Studiare in biblioteca
era meglio che andare a lezione e un tortino di sesamo era sufficiente a sfamarmi. Il bibliotecario e
io andammo presto d’accordo.
lumbia. (…)
Davvero sgradevole! Io accolgo con favore tutte le invenzioni scientifiche, come Darwin,
Kant, persino i vostri scienziati americani, principalmente Morgan, lo studioso dell’origine della società. Marx ed Engels apprezzarono molto il
suo lavoro. È grazie a lui se sappiamo della società primitiva.
Ci sarà sempre un culto della personalità! Tu,
Snow, saresti felice se nessuno ti adorasse? Se
nessuno leggesse i tuoi articoli e i tuoi libri, saresti forse felice? Ci sarà sempre un pizzico di culto
della personalità. Tu non fai eccezione! (…)
Nixon tempo fa ha scritto chilometri di lettere
dicendo che invierà un rappresentante. Noi, per
salvaguardarne la confidenzialità, non le abbiamo
pubblicate. Dice di non essere interessato ai colloqui di Varsavia e di avere intenzione di venire a
parlare di persona.
Pertanto, io dico che se Nixon è disposto a venire, io sono disposto a incontrarlo. Il nostro colloquio potrà avere successo così come concludersi in un nulla di fatto, potremo litigare così come
non litigare. Se vuole può venire come turista, oppure come presidente, a lui la scelta. In breve, ci
va bene tutto. Secondo me non litigheremo. Certo, voleranno delle critiche. Dovremo anche fare
autocritica e parlare dei nostri errori e dei nostri
punti deboli, ad esempio il fatto che il nostro livello di produzione è inferiore a quello degli Stati
Uniti. Non abbiamo altro da autocriticarci.
Tu hai detto che la Cina ha fatto enormi progressi, ma secondo me non è così, ha fatto solo
dei progressi. Se la rivoluzione americana fa progressi, io sono molto contento. Non mi ritengo
soddisfatto dei progressi della Cina, non lo sono
mai stato. Questo, naturalmente, non significa che
di progressi non ce ne siano proprio stati. Rispetto a trentacinque anni fa è ovvio che ci siano stati
dei progressi. Parliamo di trentacinque anni! (…)
Ma la tua concezione del mondo era ancora
borghese, non proletaria. Per molto tempo anche la mia concezione del mondo è stata borghese. All’inizio credevo in Confucio, poi nell’idealismo di Kant. Di Marx non conoscevo nemmeno
il nome. Mi piacevano Washington e Napoleone.
Successivamente Chiang Kai-shek venne in nostro soccorso e nel 1927 scatenò un massacro.
Certo, nel 1921 avevamo messo insieme settanta intellettuali e fondato il Partito comunista. Nei
giorni della fondazione del Partito comunista c’erano solo dodici delegati, eletti da settanta iscritti.
Fra questi dodici, alcuni sacrificarono la propria
vita, alcuni morirono, alcuni si persero per strada e alcuni divennero controrivoluzionari. Ora ne
rimangono solo due: uno è Dong Biwu, l’altro è
Mao Zedong. (…)
Allora io non avevo alcuna autorità nel Partito, nel lavoro di propaganda, nelle province, nelle
località, tipo il Comitato municipale di Pechino.
Perciò dissi che un po’ di culto della personalità non avrebbe fatto male a nessuno. In effetti,
c’era bisogno di un po’ di culto della personalità.
Ora le cose stanno diversamente. Il culto è
stato esagerato e ha prodotto molto formalismo.
Ad esempio, i “quattro volte grande” – great teacher, great leader, great supreme commander, great helmsman (grande maestro, grande dirigente,
grande comandante supremo, grande timoniere)
– sono odiosi. Dovremo sbarazzarcene completamente. Lasceremo solo teacher, che vuol dire
mae­stro, perché in passato sono stato un insegnante e quindi ora posso continuare ad esserlo.
Tutti gli altri andranno rimossi.(...)
Il problema è che non dice la verità. I disonesti
non possono permettersi la fiducia degli altri. Chi
gli crederà mai? Le relazioni amicali funzionano
allo stesso modo. Noi, ad esempio, da quando ci
siamo incontrati per la prima volta, trentacinque
anni fa, ad oggi, non siamo mai cambiati e ci siamo sempre trattati da amici. A volte c’è stato un
po’ di burocratismo, ma faccio autocritica! (…)
La Cina critica il loro revisionismo, e questo
gli fa paura. Ma chi è stato il primo a criticarci?
Chi è stato a sparare il primo colpo di questo conflitto? Loro ci definiscono dogmatici, noi li chiamiamo revisionisti. A noi non spaventa che ci accusino di dogmatismo e abbiamo pubblicato gli
articoli in cui ci rivolgono questa accusa. Loro, al
contrario, non hanno osato pubblicare gli articoli in cui li critichiamo: hanno avuto paura. Se mi
accusi di essere un dogmatico, dovrai pur avere
N. 23 - 12 giugno 2014
una qualche ragione! Il dogmatismo è contrario al
marxismo-leninismo e tutto ciò che è contrario al
marxismo-leninismo deve essere tolto di mezzo.
Loro, però, non hanno avanzato uno straccio di
motivazione. In un secondo momento hanno inviato i cubani a chiederci di fare la pace e di interrompere la polemica pubblica; successivamente hanno inviato i rumeni a fare lo stesso. Per me
così non va, se necessario dovremo discutere per
diecimila anni.
Infine Kossygin venne a Pechino e io lo incontrai. In quell’occasione gli dissi che non c’era nulla di male se volevano definirci dogmatici,
però avrebbe dovuto spiegarmi per quale motivo
volevano sbarazzarsi di un inventore come Krusciov. Nella loro risoluzione avevano scritto che
“il compagno Krusciov ha sviluppato creativamente il marxismo-leninismo”. Perché allora non
volevano più questo signore che aveva sviluppato
il marxismo-leninismo? Non riuscivo a capacitarmi. Se non lo volevano, potevamo invitarlo noi?
Avevamo il permesso di invitarlo all’Università
di Pechino a insegnare questo sviluppo del marxismo-leninismo? Kossygin non rispose. Allora aggiunsi: siccome sei il capo del governo dell’Unione Sovietica, dopo averti visto, rinuncio alla mia
posizione per cui dovremo discutere per diecimila
anni. Rinunciare è un grosso passo avanti, perché
potremmo anche non ridurre per niente questo periodo. Sono disposto a ridurre la nostra polemica
a mille anni! Kossygin mi disse che quell’incontro era finito bene.
I russi guardano i cinesi e molti altri popoli
dall’alto verso il basso. Credono di poter mettere bocca su tutto e che gli altri debbano fare come
dicono loro. Si dà però il caso che qualcuno potrebbe non essere d’accordo, e fra questi c’è, modestamente, il sottoscritto. (…)
In poche parole, torno a ripeterti quanto ti ho
già detto più volte. In trentacinque anni, il nostro
rapporto essenzialmente non è cambiato. Io sono
stato sincero con te, e mi sembra che tu sia stato
sincero con me.
(Conversazione con Edgar Snow - 18 dicembre 1970. Testo pubblicato in un verbale distribuito a tutte le cellule del PCC il 31 maggio 1971)
(Dialogo con i responsabili del Congresso delle guardie rosse di Pechino, 28 luglio 1968)
Per quel che riguarda le mie
citazioni, ne ho cancellate alcune:
erano del tutto inutili
Questo articolo è decisamente ottimo. L’ho già
letto, ma lo rileggerò una seconda volta. Mi sembra che così vada già bene. Lo si può pubblicare a
nome del Renmin Ribao, del Jiefangjun Bao e di
Hongqi. Per quel che riguarda le mie citazioni, ne
ho cancellate alcune: erano del tutto inutili e potevano produrre reazioni negative. Non ci serve
questo genere di citazioni: l’ho già detto un centinaio di volte, ma, non so perché, nessuno mi sta
a sentire. Invito tutti i compagni del Centro a ragionarci. Le citazioni utili, quelle che non rischiano di produrre reazioni negative, le ho mantenute,
non le ho assolutamente cancellate. Deliberate su
quanto sopra.
(Nota e aggiunte a Leninismo o socialimperialismo? - 3 aprile 1970)
Non posso ricoprire nuovamente
l’incarico di presidente
Non posso ricoprire nuovamente questo incarico. La proposta è inappropriata.
(Dichiarazione sulla proposta di ricoprire la carica di presidente
della Repubblica - 12 aprile 1970)
Alla fondazione del PCC non avevo
alcuna autorità
Ad esempio, si dice che esiste un culto della
personalità nei miei confronti. Ma vogliamo parlare di quanto culto della personalità fate voi americani? La vostra capitale si chiama Washington.
Il luogo dove sorge Washington si chiama Co-
Mao interviene alla Conferenza sulla letteratura e l’arte a Yan’an. (Maggio 1942)
10 il bolscevico / PMLI
N. 37 - 16 ottobre 2014
Parole d’ordine del PMLI per le manifestazioni
studentesche del 10 ottobre 2014 FFOSSIAMO
6) Istruzione pubblica / e gratuita /
a tutti gli studenti / garantita
7) Sconti tariffari / agevolazioni /
per gli studenti / forti riduzioni
8) Gli studenti / per poter contare /
scuole e atenei / devon governare
9) Il futuro ai giovani / che Renzi ha
preparato / è supersfruttato /
è disoccupato
10) Né flessibile / né precario /
lavoro a tutti / pari salario
11) Il Jobs Act / è da affossare /
governo Renzi / te ne devi andare
sta da fare altro, per noi, che continuare la nostra lotta lavorando
affinché vi sia in primis un’ottima
riuscita della manifestazione nazionale del 25 ottobre a Roma.
Con i Maestri e il PMLI niente
ci può fermare!
Un caro e rosso saluto.
Andrea, operaio
del Mugello (Firenze)
Con i Maestri
e il PMLI niente
ci può fermare
Care compagne e cari compagni del PMLI,
sono completamente d’accordo con il comunicato del Partito
sui fatti di Napoli. Piena e militan-
te solidarietà ai manifestanti coinvolti loro malgrado nei pestaggi.
Matteo Renzi con un piglio ducesco più che simile a quello di
mussoliniana memoria, davanti
alle rimostranze di una parte del
sindacato e di tante lavoratrici e
tanti lavoratori chiarisce bene qual
è il suo cattivo maestro con un sostanziale “Me ne frego!”. Non re-
Rincuorato
dalle posizioni
sinceramente
marxiste-leniniste
del PMLI
Carissimi compagni del PMLI,
sono un comunista, marxistaleninista, non iscritto al PMLI.
Simpatizzo per voi, pur essendo
stato iscritto in passato al PDCI.
12) Il lavoro ai giovani /
che va garantito /
è quello stabile /
e ben retribuito
13) A Roma / a Roma /
vogliamo andare /
sotto Palazzo Chigi /
a manifestare
14) Sciopero / sciopero / generale /
governo Renzi / dobbiam cacciare
15) Col nuovo Berlusconi /
non c’è democrazia /
governo Renzi / spazziamolo via
In passato sono stato abbonato per due volte a “Il Bolscevico”.
Non sapevo della sospensione delle pubblicazioni cartacee e mi dispiace molto. Dovessi eventualmente avere un po’ di disponibilità
sarei felice di aiutarvi economicamente.
Ho letto con attenzione il discorso del compagno Loris Sottoscritti. Lui ha una cultura gigantesca, così come è enorme il
bagaglio culturale di ogni compagno marxista-leninista (autentico) del PMLI in materia di storia
e/o attualità. Mi piace soprattutto la sua analisi sul PD-governo
Renzi, ma è bello anche leggere
del compagno Mao, molto spesso
denigrato, soprattutto dalle formazioni della “sinistra” pseudo-radicale, opportunista e fintamente comunista.
Ho votato PMLI, astenendomi da qualsiasi voto. Leggendo i
vostri articoli e il vostro volantino sul proletariato vengo rincuorato dai contenuti e dalla sincerità
con cui esprimete le vostre opinioni, sinceramente comuniste e realmente marxiste-leniniste.
Spero di vederci quanto prima:
farò tutto il possibile per essere
presente a Roma il 25 ottobre
Vi mando i più sinceri saluti
comunisti e marxisti-leninisti nella speranza che il socialismo possa rovesciare la dittatura borghese
e capitalista che calpesta quotidianamente i diritti di ognuno di noi.
Anche dinanzi alle difficoltà noi
comunisti non dobbiamo demordere, anzi dobbiamo continuare
le nostre battaglie per la difesa del
socialismo in Italia.
Con estrema simpatia.
Matteo - Cerignola (Foggia)
Aiutatemi nello
studio del marxismoleninismo-pensiero
di Mao e
potrò aderire
convintamente
al PMLI
Conto corrente postale 85842383 intestato a:
PMLI - Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 Firenze
Carissimi compagni,
da sempre comunista e figlio di
comunisti, in passato (10 anni fa
circa) mi ero avvicinato al movimento Lotta Comunista, che avevo abbandonato in quanto non ne
condividevo l’ideologia trotzkista
e anti-stalinista.
Successivamente non ho più
militato in nessun partito o movimento politico limitandomi a leggere e a documentarmi per conto
mio. Un mio caro amico sta provando a convincermi ad entrare
nel partito di Rizzo, ma anch’esso
A
SCUOLA PUBBLICVAERNATA
GRATUITA E GOTESSE
DALLE STUDEN NTI
E DAGLI STUDE
LE DI 8
GENERA
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RO mo via il governo
SCIOPESpa
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enzi
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POTERE
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IATO AL
IL
ETARIATO
PROLETAR
IL PROL
LISTA
SOCIALISTA
ROSSA EE SOCIA
ITALIA
UNITA,, ROSSA
ITALIA UNITA
non mi convince.
Ho letto con grande attenzione i documenti relativi allo Statuto, al Programma generale e alla
posizione elettorale astensionista
del PMLI, che condivido. Le vostre critiche al PC di Rizzo, che ho
letto attentamente, sono anche le
mie, nel senso che, quando incontrai tempo fa un rappresentante genovese di quel partito, rimasi perplesso quando questi mi disse che
(testuali sue parole) “la loro strategia elettorale era praticata in via
strategica anche se non la condividevano”. Bastò questa frase per
farmi allontanare da quel partito.
Personalmente non voto da anni.
I punti IX e X del Programma
LIANO
PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITA
ZE
- 50142 FIREN
Pollaiolo, 172a
i.it
Via Antonio del
Sede centrale:
: commissioni@pml
23164 e-mail
Tel. e fax 055.51
Stampato in proprio
1) No alla “riforma” / pro capitale /
Renzi e Giannini / alla scuola /
fate male
2) Ora Giannini / ieri Gentile /
stessa “riforma” / stesso regime
3) La meritocrazia /
di Renzi e Giannini /
riporta la scuola / a Mussolini
4) Scuola pubblica / non si tocca /
la difenderemo / con la lotta
5) Neanche un centesimo /
alle private / solo le pubbliche /
vanno finanziate
lla
ini su
Giann pitalisti
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www.pmli.it
generale del PMLI sono quelli che
più mi hanno entusiasmato. devo
riconoscere che il vostro programma è davvero “rivoluzionario” nel
senso che è totalmente diverso dai
programmi degli altri movimenti che si dicono comunisti, come
ad esempio quello di Rizzo, il cui
programma è intriso di berlinguerismo.
Ho bisogno di studiare il marxismo-leninismo-pensiero di Mao,
vi sarei grato se poteste aiutarmi.
Quando mi riterrete pronto, potrò
richiedere serenamente e convintamente il modulo di adesione.
Saluti marxisti-leninisti.
Grazie di tutto compagni.
Matteo - Genova
Il PD di Renzi
ha nel Dna
la cultura
della classe
dominante
borghese
Studiando l’opuscolo n. 9
di Giovanni Scuderi “Mao,
la concezione del mondo e le
due culture” (discorso pronunciato il 9/9/1986 per il
X Anniversario della morte di Mao) in uno dei passi del discorso del compagno Segretario generale si
legge: “Già Gramsci e Togliatti, che non si sono mai
liberati della loro origine e
formazione idealistica crociana, avevano accortamente e gradualmente svuotato
dei suoi contenuti di classe
e distorto il marxismo-leninismo, ma i loro successori Longo, Berlinguer e Natta –
hanno completato tale opera
cancellando nella mente del
proletariato – e non solo nello Statuto del loro Partito –
ogni traccia dell’ideologia e
della teoria comuniste. Fino
al punto che il proletariato italiano di oggi, specialmente le nuove generazioni,
non conosce quasi per niente
la concezione che gli è propria”.
Una parabola discendente del PCI fino al PD. Che
concezione del mondo ha il
PD? È evidente hanno ormai nel loro Dna la cultura
della classe dominante borghese. Si piacciono Sergio
Marchionne e Matteo Renzi.
Tanto che il recente tour al
quartier generale della FCA
di Auburn Hills si allungava oltre il previsto. Un edificio enorme, “secondo solo al
Pentagono” ricorda Renzi in
conferenza stampa. Un tempio per la Chrysler e per la
Motowin del Michigan, fallita qualche anno fa insieme
alle sue fabbriche di automobili. Quindicimila dipendenti solo a Detroit, e un solo
sindacato, lo UAW, che ha
accettato condizioni pesanti per i lavoratori, pur di non
chiudere. Cosa rende uguali Renzi e Marchionne, uno
con la camicia bianca arrotolata, l’altro col tradizionale
maglioncino blu? La stessa
concezione del mondo, quella borghese naturalmente.
Coi Maestri e il PMLI
vinceremo!
Da un rapporto interno
dell’Organizzazione di Civitavecchia (Roma) del PMLI
PMLI / il bolscevico 11
N. 37 - 16 ottobre 2014
Alla Ferrari di Maranello
di Modena
Volantinaggio:
il potere politico
spetta di diritto
al proletariato
Molto interesse da
parte degli operai
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di
Modena del PMLI
Giovedì 2 ottobre 2014
l’Organizzazione di Modena
del PMLI si è portata davanti
ai cancelli dello stabilimento
Ferrari di Maranello di Modena, cuore dell’industria di tutta
la provincia.
All’uscita degli operai i
compagni modenesi hanno diffuso centinaia di volantini dal
titolo “il potere politico spetta
di diritto al proletariato” in cui
sa di potere nel gruppo Ferrari da parte del nuovo Valletta
col maglione blu, Sergio Marchionne, porti alla delocalizzazione come successe con altre
fabbriche del gruppo Fiat, nonostante il cavallino rampante
porti a tutta la provincia fiumi
di capitale soprattutto estero.
Noi ci radichiamo e ci radicheremo sempre più nella
classe operaia, che produce
l’intera ricchezza nazionale,
affinché prenda coscienza di
sé, acquisca il marxismo-le-
Modena, 2 ottobre 2014. La diffusione realizzata dall’Organizzazione
di Modena del PMLI davanti ai cancelli dello stabilimento Ferrari di
Maranello (foto Il Bolscevico)
si invita a leggere il discorso
del compagno Loris Sottoscritti “Mao e la missione del proletariato” tenuto alla commemorazione di Mao del 7 settembre
2014 a Firenze a nome del Comitato centrale del Partito.
C’è stato molto interesse da parte degli operai, molti si sono fermati a leggere il
volantino, altri sono venuti incontro ai compagni cercandolo
volutamente, è stato un grande successo per il PMLI. Gli
operai Ferrari, come del resto
gli altri del gruppo Fiat, stanno passando momenti difficili,
bloccate le assunzioni, lavoro
domenicale e richiesta di maggiore produzione.
Noi marxisti-leninisti supponiamo che la nuova pre-
ninismo-pensiero di Mao e si
unisca sotto la bandiera gloriosa del PMLI per eliminare
il potere politico della borghesia che giorno dopo giorno sta
affamando il proletariato e instauri il socialismo.
Opponiamo le camicie rosse proletarie per il socialismo
alle camicie bianche borghesi
e capitaliste!
Tutti a Roma con il PMLI il
25 ottobre alla grande manifestazione promossa da CGIL e
FIOM, per il lavoro, l’art. 18
e il socialismo, contro il Jobs
Act, il governo del Berlusconi
democristiano Renzi e il capitalismo!
Viva la classe operaia!
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
Risoluzione dell’Organizzazione di Ischia del PMLI sul Rapporto di Scuderi al CC del PMLI
Una bella occasione per fare autocritica
e programmare nuove attività
Abbiamo letto e discusso il
Rapporto del compagno Scuderi
alla 4ª Sessione plenaria allargata
del CC del PMLI ed ecco alcune
nostre considerazioni.
In primo luogo, ci ha colpito
l’esemplare critica ed autocritica,
che caratterizza la forza del nostro Partito.
Il grande intervento di Scuderi spazia su numerosi aspetti
dell’impegno politico dei compagni dirigenti e di quelli delle varie
istanze sparse in tutta Italia, un
impegno esaltante perché non è
facile rispettarlo in un Paese retto
da una “democrazia borghese”
che ci imbavaglia. Quello di zittirci
è solo un tentativo come la scritta
“W Lenin”, apparsa in una cella
russa e cancellata dagli aguzzini
dello zar prima con la pittura che
però la rese ancor più visibile, poi
con lo scalpello che la incise definitivamente sulla parete!
La notizia più confortante ed
esaltante è stata quella relativa
all’apertura della nuova Sede. Un
obiettivo grandissimo che la dice
lunga sulla qualità dei compagni
del PMLI, d’acciaio come il maestro Stalin che vuol dire appunto
“d’acciaio”!
Ha fatto benissimo il compagno Scuderi a soffermarsi sui tre
problemi aperti: quello economico, l’ampliamento del gruppo
di compagni al Centro, il radicamento locale.
Ovviamente è di primaria importanza la questione economica: senza benzina la macchina
non va… Sta quindi a noi la capacità di reperire il carburante,
con la nostra fantasia, con il nostro impegno ma soprattutto con
le iniziative che rappresentano il
radicamento locale. Ed è questo
l’argomento che sollecita riflessioni più concrete e soprattutto,
autocritica e impegni più seri che
non possono non trovare sostegno più valido che nelle parole
d’ordine “concentrarsi sulle priorità, radicarsi, studiare”. Parole
d’ordine che tracciano un percorso preciso, incredibilmente reale
e inconfutabile. Chi devia rischia
di non raggiungere alcun obiettivo. Un’indicazione quindi, estremamente lucida.
Per esempio: è vero, è importante la tecnologia, ma è innegabile il valore di un “comizio
volante”, di una comunicazione
a mezzo megafono, accompagnata da un capillare volantinaggio. Inoltre, l’analisi del Rapporto
di Scuderi ha permesso anche
di conoscere ciò che avviene
all’interno
dell’organizzazione
del nostro Partito. Avanziamo la
proposta di avviare un’attività di
Comunicato dell’Organizzazione di Biella del PMLI
Il PMLI invita i giovani a scendere in
piazza in massa il prossimo 10 ottobre
Verrà diffuso il Documento della Commissione giovani del CC davanti alle scuole superiori biellesi
Nei prossimi giorni l’Organizzazione biellese del PMLI volantinerà, davanti alle scuole superiori
biellesi, l’importante documento
della Commissione giovani del
Comitato centrale del Partito dal
titolo “Giovani, date le ali al vostro futuro”. In un momento storico in cui si acuisce la completa
differenziazione tra scuole private
costosissime d’eccellenza dove i
rampolli della borghesia nostrana
potranno prepararsi ad essere i
leader del futuro e scuole pubbliche fatiscenti dove, ammassati
come nei pollai, i figli del proletariato saranno parcheggiati prima
di essere destinati a diventare
disoccupati per colpa dell’odioso
sistema di sfruttamento capitalistico. Si rende urgentemente necessario che tutte le giovani studentesse e tutti i giovani studenti
biellesi, con alla testa i più coscienti e avanzati politicamente,
scendano in piazza per affossare
la “riforma” di Renzi e Giannini
sulla scuola meritocratica dei capitalisti e comprendano la necessità di lottare per una scuola pubblica, gratuita e governata dalle
studentesse e dagli studenti.
Pare assurdo, leggendo i giornali locali, che non sia più un diritto
garantito e tutelato quello di poter
frequentare scuole sicure, accoglienti e di qualità che garantiscano
una elevata formazione didattica,
ma che sia invece l’elemosinare,
del politicante borghese locale ai
vari ministeri romani, il punto di
svolta per ottenere almeno “quattro soldi” necessari per pagare il riscaldamento delle aule degli istituti
biellesi durante il prossimo periodo
invernale. Che vergogna!
L’Organizzazione biellese del
PMLI chiede esplicitamente ai
giovani biellesi di prendere le redini del proprio futuro e scioperare in massa venerdì 10 ottobre
2014, giornata di mobilitazione
generale delle studentesse e degli studenti.
per il PMLI.Biella
Gabriele Urban
Biella, 30 settembre 2014
formazione online, magari utilizzando uno spazio de “Il Bolscevico” o, se possibile, un canale
specifico riservato ai compagni
interessati, una volta registrati telematicamente.
la necessità di “creare le istituzioni rappresentative delle masse
fautrici del socialismo”. Un’affermazione che provoca fra chi ci
ascolta, l’immediata domanda:
“Sì, ma come?”. Ed è qui che an-
Ischia (Napoli). Un momento dell’attività di propaganda dell’Organizzazione di
Ischia del PMLI (foto Il Bolscevico)
È emerso ancora, che l’influenza del Partito è in crescita
e che questa è proporzionale alla credibilità dei compagni
che lo rappresentano. Bisogna
imporsi nella realtà del proprio
paese con un impegno politico,
culturale, sociale di rilievo, serio.
Ecco perché è indispensabile
che ogni compagno acquisti un
ruolo nell’ambiente in cui vive,
che diventi punto di riferimento
della lotta, e che tale impegno sia
rispettato e abbia una sua dignità, quale esempio di coerenza, di
onestà, di chiarezza, di lealtà.
Infine, ribadita la necessità di
distruggere questa Unione europea imperialista e di combattere
e abbattere il governo di Renzi
figlio della P2, la discussione sul
Rapporto di Scuderi ha toccato
cora una volta Scuderi ci rassicura: in un Paese in cui la rassegnazione, la sfiducia, la disaffezione
alla politica hanno preso il sopravvento, non è facile far capire
che la strada da percorrere, per
raggiungere tale obiettivo, è una:
quella di radicarsi nella propria realtà, di essere presenti sui problemi, senza discontinuità, per poter
aggregare il maggior numero di
giovani, donne, anziani, lavoratori
che condividano i principi fondamentali dell’antifascismo, dell’anticapitalismo, della lotta per una
società migliore, socialista.
Sappiamo bene che non è
possibile conseguire tali obiettivi a breve scadenza. E il lavoro
politico diventa ancora più duro
anche nel confronto sull’astensionismo perché, purtroppo, mol-
ti sono convinti che solo attraverso la competizione elettorale
è possibile offrire un’alternativa.
La crescita degli astensionisti sta
però dimostrando che siamo nel
giusto. Il percorso è certamente
lungo e lento ma siamo convinti,
come indica ancora Scuderi, che
ci porterà alla vittoria finale.
L’analisi del documento ha
infine permesso ovviamente di riflettere autocriticamente, sull’attività svolta sull’isola d’Ischia.
L’Organizzazione è intervenuta
sulle problematiche più importanti della vita politica isolana, anche
se non è apparsa sempre puntuale e incisiva su tutte le questioni. Non ha mai fatto mancare
il contributo sull’astensionismo in
occasione dei vari appuntamenti
elettorali, con banchini e volantinaggi. Fra gli appuntamenti più
significativi, l’iniziativa dedicata al
60° Anniversario della scomparsa
di Stalin che ha fatto guadagnare
un elogio del Partito. Sono anche da sottolineare le numerose
presenze sulla stampa locale di
comunicati, interventi, iniziative contro la politica squallida e
scellerata delle giunte di “centrodestra” e di “centro-sinistra”. Ovviamente, è sempre poco ciò che
si riesce a realizzare.
Da menzionare il rapporto che
il PMLI sull’isola è riuscito a stabilire con le altre forze di sinistra
e soprattutto, il rispetto che gli
viene riconosciuto. Ne è prova
la presenza dell’Organizzazione in vari Comitati di lotta, sorti
su questioni come il diritto alla
mobilità, la lotta in difesa dei diritti dei disabili, il coordinamento
delle forze a sinistra del PD, la
presenza attiva nella battaglia
per il Comune Unico. L’impegno
attuale è rivolto alla realizzazione
di una “Festa della Sinistra”, che
sarà una buona occasione di visibilità per il nostro Partito. È un
tentativo condiviso dalle diverse
forze politiche a sinistra del PD.
Dal mese di ottobre, l’Organizzazione dedicherà attenzione alla
scuola, ai giovani perché si avverte la necessità di acquisire nuove
energie. E non mancherà una iniziativa in occasione dei primi dieci anni di vita dell’Organizzazione
del PMLI sull’isola.
Impressioni sulla commemorazione di Mao
Auspico un forte
sviluppo del PMLI perché
conduca il proletariato
alla conquista del potere
politico
Nonostante la grave crisi economica in cui versa il Partito,
anche quest’anno è stata tenuta
vittoriosamente la 38° commemorazione della morte di Mao.
La presenza dell’Organizzazione
di Biella a questo evento, è stata
un’occasione per esprimere e per
mostrare sostegno al Partito.
Il discorso di Sottoscritti sottolinea giustamente la necessità
di ridare al proletariato la coscienza di classe per sé. Pensiamo a come era in Italia la situazione dopo la sconfitta del fascismo.
Larghe masse proletarie aspiravano al socialismo. Cosa capitò? Un falso partito comunista le
egemonizzò e invece di seguire la
via dell’Ottobre propose a loro la
gramsciana via italiana al socialismo. Si concluse come i revisionisti ben sapevano: con un nulla
di fatto.
Con il ’68 si aprì una nuova
fase. Di fronte a masse giovanili
decise a prendere la via rivoluzio-
naria, una quantità di gruppi sia
a destra che a sinistra del PMLI
delusero e bruciarono un’intera
generazione, per poi riciclarsi e
integrarsi nel sistema borghese
che contestavano.
Quando dopo due decenni di
“riflusso” nuovamente schiere
di giovani riempirono le piazze
contestando il sistema capitalista, ecco il nuovo inganno. Rifondazione e la sua appendice,
i “disobbedienti” egemonizzano
i movimenti, e ben consci delle dinamiche del passato, dopo
essere arrivati al governo, sanno
solo dare delusioni a chi aveva
creduto in loro, creando così un
nuovo riflusso.
Il mio auspicio è che le future schiere di anticapitalisti, che
presto o tardi riempiranno nuovamente le piazze, possano fare
tesoro delle esperienze del passato e smascherino i cialtroni che
fino ad oggi non hanno fatto altro
che infangare il socialismo, arrivando addirittura a dire che non
esiste più né il proletariato né la
borghesia, con l’unico obiettivo di
non fare prendere coscienza alla
classe operaia di classe per sé.
Auspico quindi un forte sviluppo del PMLI, conscio che solo
il vero Partito comunista in Italia
può dare uno sbocco rivoluzionario al proletariato e portarlo alla
conquista del potere politico che,
come diceva Mao, nasce dalla
canna del fucile.
Pier - Biella
Sottoscritti ha esposto
in maniera impeccabile
la nostra realtà
Cari compagni,
ho appena terminato di leggere la relazione del compagno
Sottoscritti alla commemorazione di Mao. Ci credo che è stato
interrotto da continui applausi:
espone in maniera impeccabile la
nostra realtà.
È inutile dirvi che, scusate il
gioco di parole, sottoscrivo in
pieno le sue idee, una lucida e
spietata visione della realtà, in
particolare nei riguardi del neoduce Renzi ma che individua
e descrive correttamente pure i
suoi scellerati predecessori (i più
recenti Berlinguer, Occhetto, D’Alema, Veltroni e quel merdone di
Vendola).
Saluti sovietici.
Maurizio, operaio
metalmeccanico –
provincia di Brescia
12 il bolscevico / cronache locali
N. 37 - 16 ottobre 2014
In una Catania blindata
Combattivo corteo
contro la Nato
La Boldrini intervenendo difende l’operazione Mare Nostrum
I marxisti-leninisti catanesi diffondono il volantino
“Il potere politico spetta di diritto al proletariato”
‡‡Dal
Corrispondente della
Cellula “Stalin” della
provincia di Catania
In una Catania blindata a Palazzo degli elefanti, sede del comune, nella centralissima piazza
Duomo, si è tenuto dal 2 al 4 ottobre, l’Assemblea parlamentare
della Nato, convocata per discutere di Mediterraneo e Medio oriente alla presenza del ministro degli
affari esteri Federica Mogherini,
del presidente del senato, Pietro
Grasso, e del presidente della Camera Laura Boldrini.
Per rispondere alla presenza
dei guerrafondai in città, a Catania il 3 ottobre si è tenuto un corteo, partito da via Etnea, di fronte Villa Belliuni, con centinaia di
combattivi manifestanti. Promotori la Rete antirazzista catanese,
il Comitato NO MUOS - NO Sigonella, i Cobas Scuola, Officina
Rebelde, ANPI-Catania, Catania
Bene Comune e tante altre associazioni. Il corteo ha percorso via
Etnea, con bandiere e striscioni
dei partecipanti No MUOS, e di
alcuni popoli in lotta.
I manifestanti hanno gridato
parole d’ordine contro la chiusura delle frontiere e le politiche
di guerra, contro l’ecatombe di
Lampedusa, la strage di un anno
fa in cui morirono 378 migranti.
Tanti gli slogan contro la Nato,
strumento di guerra dell’imperialismo, mentre un documento degli organizzatori denuncia: “Il governo delle larghe intese aumenta
le spese militari di 10 miliardi in
un anno, compra i micidiali F35
e contribuisce alla criminali strategie di guerra imperialista USANATO calpestando l’articolo 11
della costituzione borghese”.
Terminato il corteo in Piazza
Università, gli organizzatori hanno denunciato che la questura gli
ha vietato perfino una conferenza
stampa nella piazzetta La Basilica della Collegiata “perché area
sensibile”.
Il PMLI ha partecipato con la
Cellula “Stalin” della provincia
di Catania e i suoi simpatizzanti,
distribuendo i volantini “Il potere politico spetta di diritto al proletariato” e “Condanniamo la repressione dei manifestanti contro
il vertice della Banca centrale europea a Napoli”. Tanti i consensi
ricevuti. I marxisti-leninisti portavano la bandiera del PMLI e un
cartello con i manifesti pubblicati
da “Il Bolsevico” “ Fuori l’Italia
dai conflitti in Ucraina, Iraq, Af-
ghanistan, Siria e Libia...”, “Lavoro, sciopero generale di 8 ore.
Giù le mani dall’articolo 18 e dallo Statuto dei lavoratori. Abolizione del precariato e assunzione di tutti i precari. Rinnovo dei
contratti di lavoro del pubblico
impiego. Spazziamo via il governo del Berlusconi democristiano Renzi. Il proletariato al potere. Italia unita, rossa e socialista”
sul retro “Sciogliere la Nato, strumento di guerra dell’imperialismo americano ed europeo, Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato
dall’Italia”.
L’assemblea parlamentare della Nato è un’offesa alla città di
Catania che soffre un disagio sociale altissimo, dove un operaio
disoccupato si è suicidato dandosi fuoco, Di tutto questo è responsabile il neopodestà Bianco, PD,
come dice il manifesto che portavano i compagni il 26 settembre
2014 “Bianco dimettiti”, oggi ancora di più che ha promosso questa assemblea di guerrafondai imperialisti della Nato. È un altro
esempio di come la Sicilia, con la
complicità di Crocetta e dei sindaci come Bianco, sia un territorio
a disposizione per le operazioni di
guerra imperialista di UE e USA,
piena di basi militari USA e Nato
a Sigonella, il MUOS a Niscemi
(Caltanissetta), l’Arsenale militare marittimo di Augusta (Siracusa), l’aeroporto di Birgi a Trapani.
La Boldrini intervenuta sui
flussi migratori transnazionali ha
ricordato la strage dei migranti
del 3 ottobre 2013, come un evento tragico che ha fatto da “spartiacque” rispetto alla nuova fase
legata all’operazione “Mare Nostrum” Il suo è stato in sostanza
un intervento unicamente in appoggio alla politica imperialista
della Nato.
Se questi guerrafondai riuniti
in assemblea a Catania volessero veramente aiutare i migranti
e non servirsene strumentalmente, dovrebbero abolire la BossiFini e il reato di immigrazione
clandestina, la Turco Napolitano, che istituiva i Centri di Permanenza Temporanea, dei veri e
propri lager per migranti, e dovrebbero aprire le frontiere della UE.
L’alternativa per aiutare i migranti è la solidarietà e la lotta contro l’imperialismo USA ed
UE, in un fronte unito sempre più
ampio sulla base di quello sceso
in piazza il 3 ottobre a Catania.
I tracciati della tramvia a Firenze
Linea 2
Linea 3
Catania, 3 ottobre 2014. Manifestazione contro la Nato, cui ha partecipato la
Cellula “Stalin” della provincia di Catania del PMLI (foto Il Bolscevico)
Comunicato dell’Organizzazione
di Vicchio del Mugello (Firenze) del PMLI
I licenziamenti
alla Sabo
non devono passare!
L’Organizzazione di Vicchio del Mugello (Firenze) del
Partito marxista-leninista italiano esprime la propria solidarietà militante ai lavoratori della Sabo ammortizzatori
di Vicchio per l’arroganza dei
padroni, che in perfetto stile
Marchionne, di punto in bianco e per di più in modo ingiustificato hanno deciso di tagliare ben 10 posti di lavoro.
È necessario che si formi
un ampio fronte unito tra le
forze sindacali, politiche, sociali, religiose ecc. di sostegno
a questa importante vertenza.
10 posti di lavoro non sono
uno scherzo per la realtà vicchiese e mugellana dopo che
nello stesso comune si sono
recentemente persi altrettanti
posti di lavoro per la chiusura
del supermercato Despar.
Servono
provvedimenti
concreti a livello politico, ad
iniziare da parte della giunta
comunale di “centro-sinistra”
Izzo, sia per i lavoratori Sabo
che a livello generale per fronteggiare questa emorragia di
posti di lavoro, provvedimenti
che non si limitino ai soli “ammortizzatori sociali”. Pensiamo ad un piano straordinario
per l’occupazione per il Mugello.
Bisogna avere il coraggio
d’intaccare il profitto dei padroni a favore dei diritti dei lavoratori dopo che da vari decenni quest’ultimi sono stati
subordinati ai primi. Si rischia
altrimenti di veder cancellati
decenni di battaglie del movimento operaio e sindacale.
È necessario che quest’ultimo inizi a risalire la china
opponendosi a questo neofascismo imperante anche a livello sindacale, portato avanti
dal Berlusconi democristiano
Renzi col suo Jobs Act.
Ma ciò non basta, in generale è necessario che la classe operaia torni ad alzare lo
sguardo al socialismo come
unica via d’uscita da questa situazione e che può veramente
cambiare l’Italia!
Organizzazione di Vicchio
del Mugello del PMLI
Vicchio, 1 ottobre 2014
Una colata di cemento finanziata dallo “sblocca Italia” di Renzi
PARTONO I LAVORI PER LE FARAONICHE
LINEE 2Da subito
E 3 caos
DELLA
TRAMVIA
a
Firenze
cantieri e disagi per la popolazione
rivendichiamo TRASPORTO PUBBLICO E TRAMVIA LEGGERA PER FIRENZE, BUSVIE,
AUTOBUS ELETTRICI E NON INQUINANTI, EFFICIENTI E GRATUITI PER DISABILI,
PENSIONATI POVERI, DISOCCUPATI E PER SPOSTAMENTI DI LAVORO E DI STUDIO
‡‡Redazione di Firenze
Sono partiti nel caos più assoluto i cantieri per le linee due e tre
della tramvia a Firenze, per le quali, grazie al decreto “sblocca Italia” di Renzi dovrebbero essere
ora a disposizione altri 100 milioni, più di 400 milioni di euro in totale. Il problema per il neopodestà
Dario Nardella è arrivare alla scadenza del 2015 con i tracciati almeno cantierizzati per riscuotere i
contributi governativi. Una colata
di cemento e una quantità di soldi
notevoli, che andranno fondamentalmente a ingrassare la cordata di
imprenditori che ha in appalto la
costruzione delle nuove linee e la
gestione di tutta la tramvia.
E per fare questo ha ignorato le
annose proteste, in particolare per
il tracciato particolarmente invasivo nella zona di via dello Statuto, per il quale era stata chiesta una
moratoria, e un’ampia discussione con la popolazione del quartiere, addirittura Nardella ha aperto
i cantieri senza che i tracciati delle due linee siano definitivi. Ricordiamo che nel 2007-8 si aprì in città un ampio dibattito sulla tramvia
e un movimento di lotta; nel febbraio 2008 il progetto di tramvia
dell’allora sindaco Leonardo Domenici (PD) uscì sonoramente bocciato dalle astensioni e dai No al referendum strumentalmente indetto
da Mario Razzanelli, ora approdato in Consiglio comunale con Forza Italia. Gli abitanti della zona in
questi giorni hanno attaccatto car-
Firenze. Il plastico del progetto faraonico della tramvia: la linea 2 attraversa la
palazzina Mazzoni
telli di protesta agli alberi secolari
di via dello Statuto, che dovrebbero essere abbattuti per far passare i
cavi elettrici della tramvia.
Cantieri aperti esattamente alla
riapertura delle scuole causando
la paralisi del traffico in zone nevralgiche come la Fortezza, e considerati già in ritardo; in un clima
di emergenza alle ditte appaltatrici
è stato chiesto di raddoppiare i turni di lavoro.
Nonostante il tempo trascorso
dalla progettazione all’inizio dei
cantieri il menefreghismo e la superficialità che hanno accompagnato la pluriennale realizzazione
della linea 1 si ripropongono pari
pari per le linee 2 e 3. Contando
sui finanziamenti dello “sblocca
Italia” Nardella ripropone anche il
progetto, caro alla destra fiorentina, di far passare i binari anche sotto il centro storico.
Un tratto di 3,7 km dal costo
di 200-220 milioni, dalla stazione
dell’Alta velocità in costruzione
nell’area dei vecchi macelli in direzione Bagno a Ripoli fino a Lungarno della Zecca; un tunnel che
dovrebbe essere collocato a circa
20 metri sottoterra per evitare reperti archeologici e falda acquifera; costo a chilometro 40-50 milioni di euro.
Tutti e due i tracciati della tramvia sono stati progettati all’insegna
dello spreco; tratti in sopraelevata
si alternano a tratti interrati in trincea, l’attraversamento di viale Belfiore è progettato con un percorso che “entra” nella palazzina del
Mazzoni, un orrore fascista considerato storico perché collegato
alla Stazione di S.M. Novella negli
anni Trenta.
Si ripropone in pieno l’analisi
fatta nel 2008 dal Comitato provinciale di Firenze del PMLI che con
un apposito, articolato documen-
to, ha bollato la tramvia di Firenze “marcata dalla privatizzazione
e dal liberismo”, i “minitreni di 32
metri sovradimensionati rispetto
alla struttura urbanistica della città caratterizzata da strade strette”
e l’intera tramvia “Invasiva e deturpante”, destinata a “tagliare in
due interi quartieri, rendendo impossibile la sosta anche temporanea in molte delle strade interessate” (vedi Il Bolscevico n. 2/2008).
I marxisti-leninisti rivendicano altresì “trasporto pubblico e tramvia
leggera per Firenze, busvie, autobus elettrici e non inquinanti, efficienti e gratuiti per disabili, pensionati poveri, disoccupati e per
spostamenti di lavoro e di studio”.
Dobbiamo registrare un sostanziale disimpegno della “sinistra”
borghese in Consiglio comunale su
questo tema. Mentre in campagna
elettorale Tommaso Grassi, candidato dell’area SEL-PRC, aveva dichiarato: “Sulla questione del sottoattraversamento tramviario del
centro storico, se saranno presentati degli atti successivi, raccoglieremo le firme per un referendum
consultivo dei fiorentini”, ora, che
questo progetto sta prendendo corpo, tace.
Oggi, molto più di ieri, la popolazione fiorentina ha bisogno che
la stragrande maggioranza delle risorse venga destinata alla creazione di posti di lavoro, al sostegno
alle famiglie dei disoccupati e cassintegrati, ai servizi sociali e sanitari.
cronache locali / il bolscevico 13
N. 37 - 16 ottobre 2014
Corrispondenza delle masse
Questa rubrica pubblica interventi dei nostri lettori, non membri del PMLI. Per cui non è detto che
le loro opinioni e vedute collimino perfettamente, e in ogni caso, con quelle de “il bolscevico”
Migliaia di lavoratori
in piazza a Catanzaro, Cosenza
e Reggio Calabria contro
ilA Cosenza
precariato
e
per
il
lavoro
bloccato lo svincolo dell’autostrada. A Reggio
Calabria in centinaia davanti alla prefettura
Le testimonianze di alcuni precari
Mercoledì 1° ottobre scorso è
stata una grande giornata di lotta
per i precari calabresi.
Mobilitati da Cgil, Cisl e Uil
migliaia di lavoratori precari di
vari settori produttivi (dalla scuola ai call-center, alla sanità) hanno
manifestato a Catanzaro, Cosenza
e Reggio Calabria. Alla testa dei
manifestanti i lavoratori precari
Lpu-Lsu, gli ex articolo 7 e i percettori di “ammortizzatori sociali”
in deroga.
Particolarmente grave la situazione dei lavoratori di pubblica
utilità che non ricevono lo stipendio da 4 mesi da parte della Regione Calabria, presieduta attualmente dalla presidente facente funzioni
Antonella Stasi (NCD) subentrata
in seguito alle dimissioni del fascista mal-ripulito Giuseppe Scopelliti (NCD) condannato in primo
grado per il caso Fallara.
Ecco le testimonianze di alcuni
precari presenti in piazza: “Siamo
qui non solo per gli arretrati che ci
devono, ma anche perché non vediamo un reale impegno da parte
dei politici a risolvere la situazione. A breve non avremo nemmeno i soldi della mobilità e saremo
in mezzo ad una strada”. “Tutti i
30.000 lavoratori in mobilità calabresi hanno lavorato per molti anni
nelle fabbriche, negli uffici, nei
call-center, nei servizi socio-sanitari all’interno di aziende piccole,
medie e grandi, prima che l’attua-
Cosenza, 1° ottobre 2014. I precari bloccano lo svincolo di Cosenza-Sud dell’A3
nell’ambito della mobilitazione regionale contro il precariato e il lavoro
le crisi, nel giro di pochi mesi, li
lasciasse a casa in mobilità, in attesa di essere ricollocati in altra attività lavorativa’’. “Per troppi anni
abbiamo aspettato una risposta positiva, per troppi anni i responsabili e politici di turno ci hanno preso
in giro promettendo un ricollocamento lavorativo, per troppi anni
siamo andati a votare in elezioni
amministrative, regionali e politiche, sperando in una soluzione,
per troppi anni abbiamo visto colleghi sfrattati come bestie dalla
loro umile ma dignitosa casa per
trovare rifugio da parenti e amici, per troppi anni i nostri familiari ci hanno chiesto ‘ma vi pa-
gano?’, ‘ma il lavoro ve lo danno
di nuovo?’, ‘e questo mese come
facciamo a tirare avanti?’, ‘ma i libri della scuola per i figli come li
compriamo?’, ‘e la spesa?’”.
A Cosenza i manifestanti hanno bloccato per tutta la giornata
l’accesso allo svincolo CosenzaSud dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria. A Reggio Calabria
in centinaia hanno manifestato davanti alla prefettura, percorrendo
Via Marina e il Lungomare. Nel
capoluogo Catanzaro oltre 400
lavoratori hanno sfilato, bloccando via Lucrezia Della Valle, davanti all’assessorato regionale al
Lavoro chiedendo e ottenendo di
Un esempio del malgoverno
della “sinistra” borghese nell’Italia capitalista
I trasporti pubblici
collassano a Bari
‡‡Dal corrispondente
della Cellula “Rivoluzione
d’Ottobre” di Bari
La città di Bari, dopo aver subito per anni la gestione di Michele Emiliano il quale ora sta sgomitando per assurgere alla carica
di presidente della Regione Puglia, sconta decenni di malgoverno e nulla dà il segnale di un cambiamento reale delle condizioni in
cui per esempio versano i trasporti pubblici e le strade della città.
Qui la “sinistra” borghese dimostra chiaramente di cosa è capace: il settore dei servizi pubblici,
indispensabili per le masse, sono
non solo carenti ma sempre peggiori mentre vengono intensificati
gli sforzi per opere di facciata oppure utili unicamente alla borghesia e ai possidenti.
L’Amtab (Azienda mobilità
e trasporti autobus di Bari) è una
società per azioni che secondo la
propaganda di regime dovrebbe
essere sinonimo di efficienza e
puntualità ma la realtà dei fatti è
ben altra. La società è sommersa
da un debito gigantesco di 10 milioni di euro, le casse sono vuote
e oltre trenta mezzi sono perennemente bloccati ogni giorno in officina perché guasti o così logori
da non poter essere adoperati. I lavoratori dell’Amtab sono insufficienti, coloro che sono andati in
pensione non sono mai stati sostituiti e vi è un vero e proprio esercito di precari. Da tempo si attendono nuovi fondi promessi dalla
Regione, guidata dall’anticomunista Vendola, e allo stesso tempo si
spera che il nuovo Consiglio comunale stanzi i capitali necessari
nel bilancio: insomma, una società per azioni, con un enorme debito alle spalle che offre un servizio
scadente e sfrutta i suoi lavoratori,
va mendicando soldi pubblici.
È quasi ordinaria amministrazione, per esempio, che gli autobus
siano costretti a fermarsi a seguito
di avarie meccaniche: gomme che
scoppiano, copiose perdite d’olio
sull’asfalto o fusioni dei motori
vetusti ed esausti dei mezzi. Qualche settimana fa un guasto stava
per costar caro all’autista e ai passeggeri: sulla Statale 16bis a pochi
metri da una delle tremende curve
che collegano Bari a Palese, paesino costiero dove sorge l’aeroporto, il manicotto del motore di un
autobus esplode e il mezzo diventa ingovernabile. L’autista, un precario, riesce a controllare l’avaria e ferma il mezzo; sfidando la
sorte e il pericolo derivanti dalle
auto che sfrecciano sulla statale,
scende dall’autobus e posiziona il
triangolo a distanza per segnalare
il guasto agli automobilisti.
Adesso la città è governata da Antonio Decaro (PD): pupillo di Emiliano e assessore alla mobilità e al traffico nella prima giunta. Ma cambiano i
suonatori e la musica non cambia.
incontrare l’assessore regionale Nazzareno Salerno, oggi esponente del NCD di Alfano ma attualmente autosospeso per effetto
della lotta interna al partito in vista delle elezioni regionali del 23
novembre, in passato sindaco e
“uomo forte” del PDL di Serra
San Bruno (Vibo Valentia) ennesimo comune calabrese che potrebbe essere sciolto per mafia nei
prossimi mesi. L’assessore Salerno non ha però assunto alcun impegno contro il precariato in generale e per i Lsu-Lpu pagati dalla
Regione in particolare, infatti con
la solita politica dello scaricabarile ha “passato la palla” al governo
nazionale.
E proprio al governo nazionale del Berlusconi democristiano
Renzi si sono rivolti i rappresentanti sindacali, ottenendo grazie
alle proteste, l’attivazione di un
tavolo governo-regione-sindacati a Roma il prossimo 8 di ottobre
per affrontare la questione dei precari e la promessa del pagamento
di almeno 2 mensilità arretrate per
gli Lsu-Lpu.
Giordano - provincia
di Cosenza
Cazzola, campione
di trasformismo al
servizio della borghesia
e del capitalismo
di Eugen Galasso - Firenze
Tra i vari personaggi che si affollano nell’“Empireo” degli imbroglioni borghesi c’è anche Giuliano Cazzola: questo giurista
bolognese, un tempo dirigente del
ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, poi dirigente della CGIL, poi chiamato da Giorgio Benvenuto, allora segretario
del PSI (erano i primi anni Novanta), poi eletto deputato con il PDL
(sic!), anche quale consulente di
Renato Brunetta, ancora successivamente passato con Scelta Civica
di Mario Monti (sic!), sostenitore indefesso della “riforma” delle
pensioni targata Fornero - quella
della terribile macelleria sociale
e degli esodati - infine con Alfano nel Nuovo centrodestra, è un
esempio emblematico di trasformismo borghese.
Ora, in un articolo su “Il Garantista” del 4 settembre scorso
attacca la possibilità (remota, in
realtà) che il governo del Berluschino Renzi finisca per derogare
alla “riforma” Fornero, favorendo
qualche uscita anticipata: ciò creerebbe, secondo l’ex-sindacalista, ora armi e bagagli al servizio
del rigore merkeliano-confindustriale, problemi di ordine economico: “Le finanze pubbliche non
sarebbero più in grado di sopportare i maggiori oneri derivanti dal
prendersi in carico persone tuttora pienamente in grado di lavora-
re.” (art.cit., p. 18). L’altra riguarderebbe i giovani, che sarebbero
costretti a subire l’onta del precariato. Ora, se persino nell’ottica borghese non pochi criticano
la “riforma” Fornero, se fin dall’inizio molti sostenevano che la famosa lettera dell’estate 2011 non
conteneva riferimenti alla necessità di un’ulteriore riforma pensionistica, Cazzola non è l’unico ma
è uno dei principali fautori di “riforme” ispirate solo alla volontà
di ridurre ulteriormente gli spazi
vitali (e il tempo libero) dei lavoratori, con la scusa dell’allungamento dell’“attesa di vita” (che
sarebbe sempre “crescente”, un
dato tutt’altro che dimostrato, tra
l’altro).
Questo ex-sindacalista iperconfindustriale non è certo l’unico, ma uno dei principali mentitori
che la borghesia ha a disposizione
per proporre-imporre dati che poi,
purtroppo, cambiano la vita delle
persone.
Nell’ottica del socialismo dei
Maestri, figure/figuri e utili idioti del capitalismo come Cazzola
e altri verranno schiacciati. Intanto, però, dormono sonni tranquilli e scrivono su giornali vecchi e
nuovi (nuovi, in questo caso) senza mettersi mai in discussione, affermando di possedere il “verbo”
su una questione o un’altra.
Esempio dell’ingiustizia sociale nell’Italia capitalistica
A Bari una coppia
è costretta a vivere in auto
‡‡Dal corrispondente
della Cellula “Rivoluzione
d’Ottobre” di Bari
La morsa del capitalismo, sempre più ingiusto e infame mentre
tracolla in una crisi esponenziale,
colpisce sempre più i lavoratori e
le masse. Esempio concreto e reale di questa situazione è la storia di
una coppia costretta a vivere in automobile. I nomi reali non saranno rivelati per volontà degli stessi
protagonisti.
Gabriella ha 33 anni ed è nativa di Acquaviva delle Fonti (Bari)
mentre Federico, siciliano, ha 43
anni. Quando si conobbero, quattro anni fa, Federico lavorava
presso l’ipermercato “Auchan” a
Catania come magazziniere. Non
sapeva che la mannaia dell’ingiustizia sociale del capitalismo li
avrebbe colpiti e decise persino di
acquistare un’auto nuova, una Fiat
“Grande Punto”, con rate mensili
da 260 euro.
L’“Auchan” di Catania, così
come è avvenuto a Casamassima
(Bari), pretese con un “contratto
di solidarietà” di riversare sui lavoratori le spese e i costi per fronteggiare la recessione: lo stipendio di Federico fu quindi ridotto
da 1.200 euro mensili a 650. Ciò a
quanto pare non bastava visto che
l’azienda decise di far “trasferire”
i lavoratori in esubero da Catania
verso altre sedi come in Puglia.
Era evidente l’intento del colosso
degli ipermercati di far rescindere
il contratto da parte dei lavoratori costretti al trasferimento, vista
l’impossibilità per molti di sopportare gli oneri e i costi di uno
spostamento in una città distantissima, persino in un’altra regione.
Da quando sono stati costretti
a “trasferirsi” a Bari, per lavorare
a Triggiano, Gabriella e Federico
vivono nella Fiat, di cui stanno finendo di pagare le rate, parcheggiata vicino ad una rotatoria nei
pressi dell’ipermercato. Federico
si alza ogni mattina alle 5,30 e prepara il caffè con un pentolino posato su di un fornelletto da campo.
Quando entra a lavoro alle 6, adopera le docce messe a disposizione
dei dipendenti mentre la sua compagna cerca di arrangiarsi usando
i lavandini.
Federico dice di aver chiamato molte agenzie immobiliari ma
esse chiedono perlomeno 400 euro
mensili per un piccolo appartamento. Gabriella aggiunge: “dobbiamo presentare la busta paga
perché ce la chiedono e quando si
rendono conto di quanto guadagniamo la casa non ce la danno”.
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chiuso il 8/10/2014
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LAVORO
2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI
SCIOPERO
GENERALE DI
8
N. 23 - 12 giugno 2014
ORE
Giù le mani dall'articolo 18
e dallo Statuto dei lavoratori
Abolizione del precariato e
assunzione di tutti i precari
Rinnovo dei contratti di lavoro
del Pubblico impiego
Spazziamo via il gove
rno
del Berlusconi democris
tiano Renzi
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IL PROLETARIATO
AL POTERE
ITALIA UNITA, ROSSA
E SOCIALISTA
esteri / il bolscevico 15
N. 37 - 16 ottobre 2014
Per libere elezioni e la dimissione del capo del governo locale
Rivolta delle masse di Hong Kong
La cricca revisionista e fascista di Pechino ricorre a squadracce della mafia cinese per fermare la protesta
Il governo e i leader della protesta hanno annunciato il pomeriggio del 5 ottobre l’apertura formale
del dialogo fra le parti. L’inizio dei
colloqui segna il riconoscimento
dei rappresentanti degli studenti
da parte del governatore Leung
Chun-ying; “governo e studenti si
troveranno su un piano di parità”
ha spiegato il sottosegretario agli
Affari costituzionali, Lau Kong Wa,
che ha promesso che “se si troverà un consenso, il governo eseguirà le decisioni”. La sera del 5 ottobre scadeva anche l’ultimatum del
governo agli studenti di liberare le
strade occupate. L’intesa mette
momentaneamente fine a quella
che con la partecipazione dei lavoratori mobilitati dai sindacati aveva
assunto i caratteri di una rivolta
contro l’amministrazione filocinese
della regione autonoma.
Resta difficile capire quale potrebbe essere l’esito degli incontri
a fronte delle posizioni difficilmente conciliabili all’origine della protesta iniziata con la mobilitazione
di migliaia di studenti che per due
settimane hanno occupato alcune piazze e strade di Hong Kong
chiedendo libere elezioni e le dimissioni del governatore.
A scatenare la protesta era stato il varo del meccanismo per le
elezioni del Capo dell’esecutivo di
Hong Kong, previste nel 2017; il
dispositivo deciso alla fine di agosto dalla cricca revisionista e fascista di Pechino prevede il suffragio
universale per la scelta tra candi-
dati selezionati precedentemente
da un comitato di 1.200 membri.
I membri del comitato saranno
nominati per la maggior parte dal
governo e dal parlamento cinesi e
dall’attuale esecutivo locale.
Una decisione che secondo
Pechino risponderebbe agli impegni presi l’1 luglio 1997, al momento della restituzione dell’ex colonia
britannica alla Repubblica popolare cinese, e riportati nella Legge
Fondamentale di Hong Kong; nella
Costituzione che concedeva un
alto grado di autonomia alla Regione autonoma speciale di Hong
Kong (Hksar, che include l’isola
omonima, Kowloon, l’isola di Lantau e i Nuovi Territori), abitata da
circa 7 milioni di persone e che restava una delle più importanti piazze finanziarie al mondo e diventava
anche porta d’accesso privilegiata
al mercato cinese.
L’ex colonia sarebbe diventata una regione amministrativa
speciale, secondo il principio “un
Paese, due sistemi”, cioè la zona
avrebbe mantenuto il suo sistema
economico e istituzionale capitalista, non mutuando quello cinese,
fino al 2047, al momento in cui è
previsto che la Cina si riprenda a
pieno titolo l’area. Erano inoltre
previste libere elezioni per la nomina del governatore entro il 2017
e l’elezione del nuovo parlamento
locale entro il 2020. Un piano che
ha permesso al governo cinese di
guadagnarsi il consenso dei capitalisti locali, principali beneficiari
Hong Kong. Una delle grandi manifestazioni di piazza contro la cricca revisionista, capitalista e fascista di Pechino
del mantenimento dello status
quo, garantito anche dal fatto che
dalle loro fila arriveranno la maggior parte dei membri del comitato
per la valutazione dei candidati a
governatore.
L’8 settembre gli studenti di
almeno 14 università e college di
Hong Kong annunciavano uno
sciopero di una settimana alla fine
del mese per ottenere “un vero
suffragio universale” denunciando
la farsa delle “libere elezioni”. L’iniziativa di lotta partiva il 22 settembre organizzata dalla Federazione
degli studenti e da altri gruppi
studenteschi con manifestazioni
e l’occupazione di alcune delle arterie più importanti della città nei
quartieri di Admiralty e Mong Kok.
Alla mobilitazione partecipava
successivamente Occupy Central,
l’organizzazione nata nel 2003 che
pure aveva per prima proposto
l’occupazione del distretto degli
affari e della politica della città se
le elezioni del 2017 non fossero
avvenute in base a un metodo “autenticamente democratico”.
I manifestanti tenevano la
piazza anche quando il governatore Leung Chun-ying spediva la
polizia a attaccare i presidi degli
studenti. Quello nel quartiere di
Admiralty era difeso dalle ripetute cariche della polizia che aveva
tentato di disperdere gli studenti
attaccandoli con gas lacrimogeni
e spray urticanti; quello nel quartiere di Mong Kok era difeso dagli
attacchi di squadracce legate alla
mafia cinese. Dopo gli scontri che
provocavano almeno 18 feriti a
Mong Kok la polizia comunicava di
aver arrestato una ventina di per-
sone fra le quali otto membri delle “triadi” cinesi, le organizzazioni
mafiose mobilitate da Pechino per
soffocare la protesta.
Il tentativo di repressione della
polizia e le aggressioni delle squadracce sortivano l’effetto opposto,
richiamando altri manifestanti nei
presidi difesi dagli studenti a sostegno delle loro richieste. Fino alla
decisione della Hong Kong Confederation of Trade Unions, il sindacato che si contrappone al filocinese Federation of Trade Unions,
di mobilitare le 21 sigle sindacali di
settore che si raccolgono sotto la
confederazione, alcune delle quali
come quella degli insegnanti e dei
lavoratori della Coca Cola avevano
già proclamato degli scioperi.
Il 4 ottobre il governatore Leung
alzava il tiro e lanciava un ultimatum ai manifestanti; dovevano porre fine al blocco delle strade principali entro il 5 ottobre per liberare
l’accesso alle sedi governative e
consentire la riapertura delle scuole altrimenti il governo e le forze di
polizia avrebbero preso “tutte le
misure necessarie per ristabilire
l’ordine sociale”. Esibiva il bastone
e sventolava la carota del riconoscimento formale dei rappresentanti studenteschi e l’apertura di
un tavolo di confronto. La protesta
però non smobilitava completamente con centinaia di studenti e
membri di Occupy Central che rimanevano nei presidi di Admiralty
e Mong Kok.
Firmato da Xi e Modi in India
Il presidente cinese Xi Jinping e
il premier indiano Narendra Modi,
eletto lo scorso maggio, hanno
firmato il 18 settembre una serie
di accordi di cooperazione economica e commerciale che nelle
intenzioni delle due superpotenze
imperialiste asiatiche punta a migliorare la collaborazione economica fra i due paesi.
L’accordo principale prevede
fra l’altro un investimento cinese di
20 miliardi di dollari in cinque anni
e nelle intenzioni di Delhi avrebbe
l’obiettivo di riequilibrare la bilancia commerciale tra i due paesi; la
Cina è il più grande partner commerciale dell’India ma l’interscambio commerciale, stimato intorno
ai 66 miliardi di dollari nel 2013, è
notevolmente sbilanciato a vantaggio di Pechino che registra circa
35 miliardi di dollari di attivo. Per
ridurre il disavanzo Modi vorrebbe
facilitare l’accesso di compratori
cinesi nel mercato ortofrutticolo e
dei medicinali a basso costo indiano e aumentare le esportazioni di
servizi per il terziario e il software.
Intanto gli investimenti cinesi andranno a potenziare le infrastrutture indiane, in particolare le ferrovie,
ma strategicamente importante è
Accordo di cooperazione economica
e commerciale tra Cina e India
la promessa di Pechino di aprire
il dialogo con Delhi per una partnership nell’utilizzo del nucleare
civile in India; al momento Delhi si
appoggia sugli Usa e i suoi alleati
come l’Australia con la quale ha
stipulato un accordo di fornitura di
uranio.
Uno degli accordi economici
sottoscritti prevede la partecipazione di capitalisti cinesi nella
costruzione di due nuovi poli industriali negli Stati di Maharashtra
e Gujarat, finanziati in parte dalle
casse di Pechino. Una decina di
accordi riguardano lo sviluppo di
scambi culturali, borse di studio,
facilitazioni nel rilascio di visto cinese per i pellegrini buddhisti indiani e per turismo. I due leader
hanno discusso anche di come
migliorare la cooperazione nel
settore energetico e in quello aerospaziale.
L’incontro tra i due leader è avvenuto a Ahmedabad, nello Stato
del Gujarat, di cui Modi è stato
primo ministro tra il 2001 e il 2014
facendolo diventare uno dei gioielli
del “miracolo economico” indiano;
il modello gujarati è basato sugli
incentivi agli investimenti dei capitalisti stranieri fra i quali spicca il
via libera a violare le leggi a tutela
dei lavoratori e dell’ambiente. Musica per le orecchie dei capitalisti
cinesi che potranno sentirsi come
a casa loro. Secondo la rivista Forbes, Ahmedabad è stata nel 2010
la terza metropoli al mondo per rapidità di crescita economica, dopo
le cinesi Chengdu e Chongqing e
l’Economist ha soprannominato il
Gujarat il “Guangdong indiano”,
paragonandolo a una delle regioni
alla base del “miracolo economico” cinese. Miracoli costruiti sul
supersfruttamento dei lavoratori e
sul mancato rispetto dell’ambiente; non è un caso quindi che i due
leader abbiano boicottato il vertice
Onu sul clima a inizio settembre.
Secondo fonti indiane Xi e Modi
avrebbero affrontato a porte chiuse, con promesse di risolvere rapidamente, la questione della contesa aperta sulla posizione della
Line of actual control (Lac, nella
sigla inglese), la linea di confine
che separa ufficialmente e provvisoriamente Cina e India lungo la
catena himalayana. Altri temi sono
attualmente più importanti nelle
due capitali.
La visita di Xi in India è avvenuta a meno di due settimane dalla
conclusione di quella di Modi in
Giappone che era stata salutata
come un evento importante per il
consolidamento dell’asse DelhiTokyo quale diga all’avanzata delle
ambizioni egemoniche regionali e
non solo di Pechino. Un asse basilare della politica dell’imperialismo americano di contenimento
in Estremo oriente della principale
concorrente imperialista. Senza
contare che la Cina è alleata del
Pakistan, il vicino antagonista
dell’India.
Cina e India hanno anche progetti economici e egemonici concorrenziali. Delhi sta sviluppando
il progetto Mausam che dovrebbe
fare dell’India il fulcro del commercio marittimo nell’Oceano Indiano,
per controllarlo, tra i paesi dell’Africa Orientale, la penisola arabica e
il Sud Est Asiatico; Pechino è impegnata nello sviluppo della Silk
road economic belt, la cosiddetta
nuova via della seta che segue le
orme delle rotte commerciali che
anticamente collegavano la Cina
all’Europa e si compone di un percorso terrestre e uno marittimo. Il
secondo parte dalle coste cinesi
e passa dai porti indiani per approdare nel Mar Mediterraneo. Ha
bisogno di un’intesa con Delhi e se
la può giocare dall’alto della sua
supremazia economica.
A Tokyo, dal vertice col primo
ministro Shinzo Abe, Modi ha portato a casa accordi che prevedono
investimenti nel suo paese pari a
37 miliardi di dollari nei prossimi 5
anni, 17 in più di quanto stabilito
con la Cina di Xi. Pare evidente che
Modi pensi a giocare una partita
anche per conto proprio, per dare
all’emergente imperialismo indiano
un ruolo di peso almeno nel continente asiatico e per questo non
può prescindere da accordi con
il vicino cinese. Che gli possono
aprire numerose porte; la prima è
quella della Shanghai Cooperation
Organization (Sco), l’organizzazione regionale della quale fanno parte Cina, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan e Uzbekistan.
L’India ha lo status di osservatore
e recentemente ha ufficializzato
la richiesta di diventarne membro
permanente; una richiesta che Xi
nell’incontro a Ahmedabad ha promesso di sostenere.
Grave accusa di una ex funzionaria licenziata della Banca americana
“La Fed era succube di Goldman Sachs”
Una nuova prova che nei paesi capitalistici comandano l’alta finanza, le banche e le borse, e i governi borghesi eseguono la loro volontà
L’esplosione del crac finanziario, un crac definito allora sistemico, che nel 2008 ha dato il via alla
persistente crisi economica, mise
tra l’altro in evidenza il fatto che
grandi banche e società finanziarie avevano potuto operare fino al
giorno prima del fallimento senza
che nessuno dei diversi controllori avesse lanciato alcun allarme
e men che mai adottato azioni
per fermare la loro corsa verso il
baratro. Incapacità o connivenza? Fra i primi chiamati in causa
quantomeno per “disattenzione”
fu la Federal Reserve americana,
la banca centrale che ha anche i
compiti di vigilanza sugli istituti di
credito, i cui organismi assistettero alla bancarotta della Lehman
Brothers responsabile di frodi su
una scala gigantesca. Ma non ci
furono conseguenze per i capi
della Fed, anzi uno dei colpevoli
della mancata vigilanza, Timothy
Geithner, sarebbe stato poco
dopo promosso da capo della
Fed di New York a ministro del Tesoro della prima Amministrazione
Obama. E la ragione di tale comportamento della Fed è stata denunciata recentemente da una ex
funzionaria licenziata dalla Banca
americana che ha fornito una serie di registrazioni a sostegno della sua accusa, quella che la Fed
era succube di grandi banche e
società finanziarie, nello specifico
della denuncia era succube della
Goldman Sachs.
La Goldman Sachs Group è
una delle più grandi banche d’affari del mondo e si occupa principalmente di investimenti bancari e
azionari, fornisce servizi di consulenza su piani di acquisizione e fusione fra aziende, su sottoscrizioni di titoli di debito e di altri servizi
finanziari; i suoi clienti sono prevalentemente grandi multinazionali e
governi. È anche autorizzata al
piazzamento di titoli di debito del
Governo americano. È stata una
degli importanti finanziatori della
campagna presidenziale di Obama del 2008.
I rapporti con l’amministrazione Usa sono ben più solidi a
partire dal fatto che ex dirigenti o
ex consulenti della banca sono diventati Segretari al Tesoro statunitensi come Robert Rubin nella seconda metà degli anni ’90 e Henry
Paulson passato dalla poltrona
di amministratore delegato della
banca, occupata dal 1999 al 2006,
alla poltrona governativa dal 2006
al 2009 sotto l’amministrazione
Bush. Dalla Goldman e Sachs è
passato tra gli altri il Governatore
della Banca centrale europea Mario Draghi, ex vicepresidente per
l’Europa dal 2002 al 2005; hanno
avuto rapporti sia l’ex Presidente
del consiglio italiano Mario Monti
che quello della Grecia Lucas Papademos chiamati entrambi nel
2011 a “salvare” i due paesi travolti dalla crisi economica.
Il successore di Geithner alla
testa della Fed di New York aprì
un’indagine su quello che non
aveva funzionato nell’organismo
di controllo, la cui conclusione fu
che la “cultura della Fed” era troppo “deferente e rispettosa” verso
banche e società che avrebbe
dovuto controllare, timorosa verso
i padroni di Wall Street. Nel 2011
il settore di vigilanza della sede
della Fed di New York venne potenziato con l’assunzione di nuovi
ispettori. Fra questi la funzionaria
cui venne affidata la pratica Goldman Sachs ma che dopo soli sette mesi di lavoro venne cacciata
perché non accettava di seguire il
metodo di lavoro imposto dai capi,
metodo servile verso clienti facoltosi e operazioni bancarie non del
tutto trasparenti. Fra i metodi non
accettati quello della sudditanza
verso la banca che avrebbe dovuto controllare. Il comportamento
complice dei controllori della Fed
sulla controllata Goldman Sachs è
dimostrato dalle molte ore di registrazioni di riunioni interne raccolte dalla funzionaria dove i dirigenti
della Fed definiscono “shadowy”,
cioè torbidi, alcuni comportamenti di Goldman Sachs ma non
muoveranno un dito neanche
per chiedere un chiarimento. La
stessa politica dello struzzo, che
nasconde la testa sotto terra per
non vedere, dell’amministrazione
Obama.
La denuncia della ex funzionaria licenziata dalla banca, resa
nota da un’inchiesta pubblicata
il 26 settembre scorso dal gruppo di giornalismo investigativo
ProPublica e raccontata nella
trasmissione radio This american
life, sulla National Public Radio
(Npr) americana, fornisce intanto
una nuova prova che nei paesi
capitalistici comandano l’alta finanza, le banche e le borse. E
che i governi borghesi eseguono
le loro volontà.
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di M
di Giovanni Scuderi
Comprovato in tutte le situazioni nei cinque continenti e verificato in mille e più battaglie, il marxismo-leninismo-pensiero di Mao è una potente arma, ma se non lo si studia e non
lo si applica è un’arma scarica, da museo. Tutti i rivoluzionari italiani, specie i marxisti-leninisti, hanno perciò il dovere di studiarlo e applicarlo. Più a fondo andranno in questo studio, più contributi apporteranno alla nobile causa del
socialismo. Non bisogna mai stancarsi di studiarlo e ritenere di conoscerlo a sufficienza. C’è sempre qualcosa di nuovo
da scoprire e poi c’è bisogno di tenerlo fresco nella memoria.
Non potremo mai avere una concezione proletaria del mondo
se non studiamo e applichiamo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Anche se fossimo dei bravi organizzatori, oratori,
trascinatori, scrittori ma non studiamo e applichiamo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao non faremo nemmeno il solletico alla borghesia e ai falsi amici del proletariato e delle masse.
Gli operai coscienti, avanzati e combattivi, in primo luogo,
devono studiarlo perché essi devono essere la testa e la colonna vertebrale del Partito, coloro che devono dirigere anche la lotta ideologica all’interno e all’esterno del Partito.
Studiare costa tempo, fatica e rinunce, specie agli operai e ai lavoratori che concludono la giornata spremuti come limoni dai capitalisti. Eppure bisogna studiare, costi quel che costi per essere sempre in prima linea nella lotta
di classe e con posizione d’avanguardia marxiste-leniniste.
Le opere dei nostri maestri riempiono decine e decine di volumi,
44 soltanto per Lenin, è quindi molto difficile riuscire a leggerle
tutte. Il nostro Partito ne ha selezionate cinque, ritenendole fondamentali per trasformare il mondo e se stessi. Esse sono: Marx
ed Engels “Il manifesto del Partito comunista”, Lenin “Stato e
rivoluzione”, Stalin “Principi del leninismo” e “Questioni del
leninismo”, Mao “Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in
seno al popolo”. Queste opere sono state ristampate dal PMLI.
Tutti i rivoluzionari, cominciando dai massimi dirigenti del
PMLI, dovrebbero tenere bene a mente questa esortazione di
Mao: “Dobbiamo scuoterci e studiare facendo duri sforzi.
Prendete nota di queste tre parole: ‘fare’, ‘duri’, ‘sforzi’.
Bisogna assolutamente scuoterci e fare duri sforzi. Adesso
alcuni compagni non ne fanno e alcuni impiegano le energie che restano loro dopo il lavoro soprattutto per giocare
a carte o a mahiong e per ballare: questa, secondo me, non
è una buona cosa. Le energie che restano dopo il lavoro dovrebbero essere impiegate soprattutto nello studio, facendo in modo che diventi un’abitudine. Che cosa studiare?
Il marxismo e il leninismo, la tecnologia, le scienze naturali. Poi c’è la letteratura, soprattutto le teorie artistico-letterarie: i quadri dirigenti devono intendersene un po’. C’è il
giornalismo, la pedagogia, discipline, anche queste, di cui
bisogna intendersi un po’. Per farla breve, le discipline sono
molte e bisogna almeno farsene un’idea in generale. Dobbiamo dirigere queste faccende, no!? Gente come noi in che
cosa è specialista? In politica. Come possono andare bene le
cose se non capiamo niente di queste faccende e non ci mettiamo a dirigerle? (Mao, Essere elementi di stimolo per la rivoluzione, [9 ottobre 1957], in Rivoluzione e costruzione, Giulio Einaudi Editore, p. 680).
Giovanni Scuderi, “Mao e le due culture” discorso pronunciato il 16 settembre 2001 a Firenze per il XXV Anniversario della morte del grande maestro del proletariato internazionale, in Giovanni Scuderi Opuscolo n. 9, pagg. 67-69,
www.pmli.it/scuderimaoeledueculture.htm
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