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Supplemento
al numero 35
di Percorsi di Integrazione
Anno XII
n. 2 - Inverno 2004
Il progetto Euridice
nel distretto industriale di Prato
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Questo
numero di
Euridice News
fa parte del
“Programma integrato
di prevenzione delle
tossicodipendenze nei luoghi
di lavoro” realizzato
in convenzione con il Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali.
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Supplemento
al numero 34
di Percorsi di Integrazione
Percorsi
di Integrazione
Clelia Boesi
e Giuseppe De Luca
sono affiancati da:
Gabriele Codini,
Camillo Valgimigli,
Graziella Marcotti,
Ernesto Veronesi, Carlo Casti,
Carlo De Risi, Antonio Scarlato,
Francesco Ripa di Meana,
Paola Mandelli,
Vincenzo D’Ambrosio,
Francesco Bova,
Giancarlo Vicinelli,
Aldo Visco-Gilardi,
Marcella Deluca, Stefano Piovanelli.
Segreteria di Redazione
Sisa Visco-Gilardi
Direttore responsabile
Iscrizione al Tribunale
di Como con decreto
n. 28/91 in data 11/12/1991
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accreditare sul c/c n. 100000000420
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del S. Paolo, Ag. di Lurago Marinone
Periodicità di Percorsi di Integrazione
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e Ricerca Sociale Marcella
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Editoriale
C
ambiano le sostanze, cambiano gli stili di vita e di consumo, cambiano i luoghi dove è possibile rifornirsi di droga: non solo la strada, non solo le discoteche, non solo le prigioni, non
solo le scuole ma anche i luoghi di lavoro.
Fino a qualche hanno fa questo contesto era ritenuto immune od esente da questo problema, oggi non
più. Non solo perché la stragrande maggioranza dei tossicodipendenti in carico ai servizi pubblici lavorano e quindi essi si portano nel mondo del lavoro abitudini, comportamenti, modi di pensare e di
agire che sono espressione della cultura della droga, ma anche perché un numero sempre più alto di
giovani lavoratori fa uso di nuove droghe sintetiche per reggere all’urto ed all’impatto delle caratteristiche della attuale organizzazione del lavoro. Questa tipologia di consumatori non si considera tossicodipendente, non è agganciata dai servizi pubblici per le tossicodipendenze e spesso rimane più o meno nascosta ed in balia di se stessa nel mondo del lavoro.
Così come è molto frequente avere a che fare con lavoratori che hanno figli/e tossicodipendenti, che si
portano sul lavoro ansie e preoccupazioni, che generano richieste di aiuto e di consigli che spesso non
sono raccolte dai colleghi oppure dai manager o dai delegati sindacali perché non hanno una sufficiente
preparazione e competenza per farvi fronte.
Possiamo dire che il mondo del lavoro è spiazzato di fronte al fenomeno della dipendenza da sostanze,
che pure è presente nella società e nella struttura della vita quotidiana, ma che crea sorpresa ed incredulità quando esso si manifesta in un luogo dove le persone sono impegnate a produrre beni e servizi
e quindi reddito.
È vero che ormai ogni contratto collettivo di lavoro prevede norme a tutela dei lavoratori che in maniera diretta o indiretta sono coinvolti nella dipendenza da sostanze, ma è anche vero che la quasi totalità delle imprese italiane non ha una politica scritta in materia di prevenzione, cura e reinserimento
di lavoratori coinvolti nella tossicodipendenza. Manca una cultura dell’inclusione sociale della persona
“diversa” ed attorno ad essa, anche nel mondo del lavoro, si costruisce un clima di fastidio e di paura
che è di ostacolo allo sviluppo dell’accoglienza, della comprensione e dell’aiuto. Così come la solidarietà espressa pienamente a parole va in crisi e si rompe nell’agire pratico e concreto di tutti i giorni,
quando, cioè, bisogna sviluppare relazioni e interazioni con chi esprime bisogni differenti da quelli che
abitualmente consideriamo nel nostro orizzonte culturale e personale.
Oggi possiamo affermare con certezza che i fenomeni di dipendenza patologica da sostanze sono diffusi nel mondo del lavoro. Essi si manifestano sotto forma di alcolismo, tossicodipendenza, abuso di
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psicofarmaci, di tabagismo ed ora anche di nuove droghe sintetiche. Questi fenomeni si manifestano a
differenti livelli:
• Le regole che governano le imprese,
• I comportamenti individuali e di gruppo nei luoghi di lavoro,
• Il clima culturale dell’impresa,
• I costi socio-economici.
Questi fenomeni producono perdita di giornate lavorative, aumento di infortuni e di assenteismo, richieste di trattamenti riabilitativi, riduzione della solidarietà, della cooperazione e del reciproco aiuto
tra i lavoratori.
Conseguentemente, questi fenomeni si riflettono su tutti i costi dell’impresa ed essi hanno un peso rilevante sui costi del sistema socio-sanitario pubblico; inoltre essi sono considerati un fattore di rischio
per un ambiente di lavoro sano e sicuro.
Una politica attiva delle imprese in questo settore, non solo contribuisce ad accreditarle come organizzazioni con un alto profilo di responsabilità etica e sociale, ma riduce sensibilmente gli oneri economici che la comunità deve sostenere per garantire ai cittadini pari dignità nell’accesso alle prestazioni
ed ai servizi erogate dal sistema sanitario e da quello sociale.
Il Progetto Euridice “Un programma integrato di prevenzione della tossicodipendenza nei luoghi di lavoro” realizzato in convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a norma della legge 45, si è posto come missione quella di contribuire a richiamare l’attenzione dei lavoratori e delle lavoratrici, delle parti sociali (imprenditori e funzionari sindacali), degli opinion leader e degli enti pubblici, sulla necessità di varare nel mondo del lavoro ampi programmi di prevenzione e riduzione della
domanda di droghe legali ed illegali, consapevole dell’influsso negativo che il loro abuso ha sull’individuo, sul gruppo e sull’organizzazione.
Fino a pochissimi anni fa il mondo del lavoro non era considerato nella programmazione degli interventi di prevenzione della tossicodipendenza sia a livello locale, regionale, nazionale e dell’Unione Europea come un contesto dove era possibile realizzare programmi di azione. Con il contributo e l’esperienza del progetto Euridice oggi a livello nazionale ed in alcune regioni italiane questa tendenza è stata invertita.
Infatti, il progetto Euridice testimonia che nel mondo del lavoro è possibile implementare programmi
di prevenzione e riduzione della domanda di droga a lungo termine che abbiano un alto valore aggiunto
ed un effetto moltiplicatore. Il valore aggiunto è determinato non solo dal fatto che i lavoratori in generale aumentano il loro livello di consapevolezza e sensibilità sociale, ma che si creano nei luoghi di
lavoro gruppi di lavoratori particolarmente attenti e preparati a promuovere forme di aiuto verso chi si
trova in difficoltà. L’effetto moltiplicatore è dato dalla necessità, una volta lanciato un programma di
prevenzione delle dipendenze da sostanze nel mondo del lavoro, di affrontare questioni più ampie che
hanno a che fare con il rischio e disagio psicosociale come sono lo stress ed il mobbing e le dipendenze patologiche da internet o da gioco di azzardo. Strada facendo, il Progetto Euridice è diventato un
modello di azione che può essere replicato e trasferito in molteplici contesti produttivi. Euridice si configura oggi come un programma di intervento a lungo termine sulle dipendenze da sostanze nei luoghi
di lavoro che dimostra come le relazioni industriali e l’ambiente di lavoro sono migliorati attraverso la
prevenzione ed investendo sulle persone.
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Le componenti di un modello
di prevenzione delle dipendenze
da sostanze per le piccole
e medie imprese
A
Prato il programma del progetto Euridice ha posto al centro
del suo interesse la costruzione di un
modello-tipo di intervento di prevenzione all’interno delle piccole e
medie imprese.
Al termine delle attività sono stati
identificati i seguenti fattori che possono essere considerati come le componenti di base per lo sviluppo di un
programma di prevenzione delle dipendenze da sostanze a questo tipo
di imprese.
Essi sono i seguenti:
1) Il concetto di rete: la costruzione ed il mantenimento della rete
sono strategiche per poter dare
continuità, coesione e stabilità al
programma. La rete riduce la dispersione e la frammentazione degli interventi, ha un effetto moltiplicatore e crea il sentimento di
appartenenza. Perché la rete possa funzionare come risorsa non è
solo necessario tenere i collegamenti tra le differenti realtà che
in essa convergono, ma è importante alimentarla continuamente
con materiali informativi, comunicati, circolazione di informazioni e con aggiornamenti sull’evoluzione del programma.
2) L’approccio dal basso: questo
fattore ha la funzione di radicare
il programma nel modo di sentire, agire e pensare dei lavoratori,
nella cultura e nella storia locale.
Esso stimola l’adattamento continuo del programma alle mutate situazioni locali e favorisce
l’inserimento delle conoscenze
nella formazione di base della popolazione. Punti essenziali di
questo approccio sono stati la
conoscenza dei bisogni della comunità lavorativa e la personalizzazione dell’intervento.
3) Task force locale: essa consiste
nella costruzione di un team
multidisciplinare di esperti, operatori, manager, funzionari sindacali, ricercatori, amministratori e lavoratori formati che svolge
una funzione di promozione costante del programma di prevenzione. Questa task force locale dà
anche alle parti sociali il senso di
affidabilità del programma e fornisce un valore aggiunto in quanto integra conoscenze e competenze appartenenti a differenti livelli di responsabilità sociale. Essa fornisce il più possibile unitarietà e globalità all’intervento che
è uno dei requisiti più richiesti
dai programmi di prevenzione.
4) Il concetto di continuità: in virtù dell’alto indice di dispersione e
frammentazione che caratterizza
l’universo delle P.M.I., riuscire ad
accreditare un programma che sia
basato sulla stabilità e continuità
rappresenta un passo in avanti rispetto alla provvisorietà e discontinuità degli interventi preventivi.
La continuità poggia sulle seguenti azioni: identificazione permanente con il programma ed
apertura incessante di nuove prospettive di sviluppo. Perché ci
possa essere continuità ci deve essere il massimo di investimento
emotivo, sociale e culturale sul
programma proposto. Esso, cioè,
deve entrare non tanto nelle politiche sociali delle P.M.I., che sono
difficili da realizzare, quanto invece nella struttura delle relazioni
quotidiane tra datore di lavoro e
lavoratore, stimolare una formazione scientifica di base. La continuità deve dare luogo a sviluppo
di sapere. Alla base della continuità, vi è poi, la capacità degli
esperti e degli operatori di sincronizzare i tempi del progetto con
quelli della produzione delle imprese, prevenendo lo stereotipo
culturale che consiste nell’affermazione frequente da parte dei
manager e dei responsabili sindacali che siccome si è in competi-
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zione non c’è posto per altro che
non sia la produzione.
5) Partneriato attivo: da soli è difficile bersagliare un universo frammentato come quello delle
P.M.I., bisogna essere in più attori e saper lavorare insieme. Di
conseguenza, la costruzione di alleanze tra le parti sociali e di partneriati operativi tra i servizi pubblici, privati e le imprese, rappresenta un modo per integrare il
progetto nei piani di sviluppo locale e per inserire i risultati ottenuti nelle politiche delle singole
parti sociali.
6) Comunicazione sociale: questo
fattore consiste nel dare il massimo di visibilità e di trasparenza al
programma, sia attraverso conferenze locali, articoli sui giornali,
trasmissioni radio-televisive, organizzazione di seminari e partecipazione ad eventi pubblici. La
comunicazione sociale deve avere il carattere dominante della
promozione della salute e del benessere psico-fisico in contesti,
come quelli lavorativi, dove vengono sottostimati e sottorappresentati l’impatto dirompente dell’abuso di sostanze sulle relazioni
interpersonali e sulla vita del
gruppo sociale (G.d.L.).
Ruolo del Comitato
di Coordinamento
I
l Comitato di Coordinamento è
composto dall’Associazione degli
Industriali di Prato, da CGIL-CISLUIL, dalla Azienda Sanitaria Locale
e dalla Cooperativa Marcella. Questo organismo si è riunito mediamente due volte all’anno ed ha svolto la funzione di monitoraggio,
orientamento ed adattamento del
progetto alla realtà locale. Riteniamo
un successo significativo del progetto, quello di essere riuscito a sviluppare relazioni tra differenti parti sociali che, per motivi indipendenti
dalla strategia del progetto, si sono
trovati ad esprimere posizioni divergenti e conflittuali su un insieme di
problematiche che in questi anni
hanno caratterizzato il mondo del lavoro. Possiamo affermare che questo
approccio integrato e multilaterale
alla prevenzione nel mondo del lavoro è quello che sviluppa con maggiore efficacia processi di formazione
e di apprendimento continuo.
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Il Dipartimento delle Dipendenze
della ASL 4 Prato:
le attività di prevenzione
L’
ambito territoriale dell’Azienda
sanitaria 4 di Prato, comprende
il capoluogo e gli altri sei comuni
della provincia (Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio, Caiano e Vernio). Complessivamente la
popolazione residente si attesta intorno ai 230.000 abitanti su una superficie di 365 kmq.
Il Dipartimento per le Dipendenze è
strutturato in un’unica sede operativa che in un anno, fornisce assistenza a circa 600 persone, fra tossicodipendenti ed alcolisti. Nella provincia
sono presenti anche le sedi operative
di alcune associazioni onlus che svolgono la loro attività in stretta collaborazione con il Ser.T.
La prevenzione rappresenta, insieme
al trattamento, al reinserimento ed
alla riduzione del danno, uno dei pilastri dell’intervento pubblico e privato sulle dipendenze nella provincia.
Oltre alle normali attività istituzionali (educazione alla salute, supporto ai centri di informazione e consulenza negli istituti medi superiori),
sono numerosi i programmi finanziati attraverso il Fondo Lotta alla
Droga. Nello specifico, se consideriamo le risorse del fondo relative al
periodo 1997 – 2001 (1.300.000
Euro), oltre un terzo degli stanzia-
menti è stato destinato a progetti di
prevenzione realizzati in partnership
con il terzo settore e gli enti locali.
Queste attività tendono a svolgersi
prevalentemente nelle istituzioni
educative e nei luoghi di divertimento frequentati dai giovani. Gli
attori dei programmi sono gli insegnanti, i professionisti interni ed
esterni al mondo della scuola, gli
operatori dei servizi pubblici e del
terzo settore, i gestori e gli staff dei
locali di intrattenimento.
Si tratta soprattutto di iniziative di
prevenzione specifica ed aspecifica
(formazione, counselling, sensibilizzazione e promozione del benessere,
ecc.) che hanno come destinatari gli
adolescenti, i giovani, i genitori e gli
educatori in genere.
Da questi progetti rimane escluso il
mondo del lavoro, che invece costituisce uno dei luoghi in cui il problema delle dipendenze e del disagio
psico-sociale tende a manifestarsi
con sempre maggior frequenza. La
proposta d’adesione al Progetto Euridice ha rappresentato, per il nostro
Dipartimento, un’occasione per colmare questa lacuna ed avviare in
questo settore un’interessante esperienza progettuale. A circa tre anni
dall’avvio del programma nel nostro
territorio, malgrado ostacoli e diffi-
coltà iniziali, il bilancio può dirsi positivo. Le iniziative sviluppate stanno
facendo maturare lentamente negli
attori del sistema produttivo locale la
consapevolezza che, anche questi temi rivestono un ruolo decisivo nelle
opportunità di sviluppo, ponendo le
basi per una sempre più estesa e consolidata responsabilità sociale delle
imprese localizzate nel distretto.
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Il progetto Euridice e la prevenzione
delle dipendenze nel mondo
del lavoro
L
a maggior parte dei programmi
di prevenzione e riduzione della
domanda di sostanze stupefacenti è
svolta prevalentemente in ambito
scolastico o nei luoghi del tempo libero, focalizzando l’attenzione sugli
aspetti evolutivi del disagio adolescenziale e giovanile. Senza voler disconoscere l’importanza di questo tipo di interventi, ci sembra opportuno estendere le azioni di prevenzione anche ad un contesto come il
mondo del lavoro, poiché la stabilizzazione del consumo di droghe e l’uso problematico di molte sostanze legali ed illegali si verificano nel periodo post-scolare ed in età adulta.
Queste considerazioni hanno spinto
il Servizio per le Tossicodipendenze
(Ser.T.) di Prato ad avvicinarsi al
Progetto Euridice che rappresenta,
allo stato attuale, una delle poche
iniziative di intervento sulla tossicodipendenza nei luoghi di lavoro.
L’approccio proposto da questo progetto risulta particolarmente interessante perché, oltre a prevedere il coinvolgimento attivo delle parti sociali interessate (imprenditori ed organizzazioni dei lavoratori), definisce il
problema droga come un fenomeno
sociale capace di indurre conseguenze rilevanti sull’organizzazione delle
imprese e sul sistema complessivo
delle relazioni sindacali.
A questo stadio del progetto si sono
nuovamente ripresentate le difficoltà legate alla specificità del contesto
produttivo locale, caratterizzato da
una miriade di micro imprese.
In particolare, i principali ostacoli
incontrati hanno riguardato:
• La dimensione ridotta delle aziende,
• La dispersione territoriale delle
unità produttive,
• Il regime giuridico meno “garantista” presente nelle aziende con
meno di 15 dipendenti.
Oltre a tutto ciò, bisogna aggiungere la congiuntura economico-politica sfavorevole in cui si è svolta la fase iniziale del progetto.
Molti di questi ostacoli, sono stati
superati, attraverso l’individuazione
di un tutor di progetto, con funzioni d’interfaccia fra le forze sociali, la
realtà produttiva interessata al progetto ed i servizi socio-sanitari coinvolti.
I criteri di selezione utilizzati per la
scelta delle aziende sono stati:
1) La presenza di una rappresentanza sindacale unitaria (RSU),
2) Un buon clima nelle relazioni fra
le parti sociali.
L’avvio del progetto nelle 40 imprese, gestito dal tutor, si è sviluppato
attraverso quattro fasi:
a) Invio postale del materiale;
b) Contatto telefonico;
c) Incontro personale con gli imprenditori e/o i rappresentanti
sindacali;
d) Ottenimento dell’adesione al
progetto.
Gli incontri personali effettuati sono
stati 23, pari al 57,5% dei contatti
avvenuti nelle fasi a e b. Le imprese
che hanno aderito al progetto sono
state 20 (50% dei contatti iniziali).
Le principali ragioni di queste defezioni sono riconducibili a:
7) Rimozione del problema da parte dei responsabili aziendali. La
frase ricorrente era “nella mia
azienda questo problema non esiste”,
8) Eccesso di dispersione e frammentazione determinati da organigrammi aziendali poco strutturati e da orari e cambi di turno
frequenti,
9) I costi aziendali elevati, nonostante il progetto fosse a costo
zero,
10) La mancanza di tempo per lo
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svolgimento di queste attività in
orario lavorativo.
Nel quadro di questo progetto, sono
state realizzate finora:
• Una ricerca sulle dipendenze da
sostanze psicoattive nel mondo del
lavoro,
• Una campagna di informazione e
sensibilizzazione nei confronti delle aziende partecipanti al Progetto
Euridice,
• Un’azione formativa nei confronti
dei lavoratori,
• L’apertura di una linea telefonica
dedicata (Euridice-Line),
• Forme di aiuto verso i lavoratori
in difficoltà.
Allo stato attuale, il gruppo dei lavoratori formati (Gruppo Euridice),
sta sviluppando le proprie iniziative
in stretto contatto con gli operatori
che si occupano di prevenzione all’interno del Dipartimento.
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Un modello d’intervento
nelle piccole e medie imprese:
riflessioni su un’esperienza
C
redo che a questo punto, tutti
abbiano capito cosa sia il Progetto Euridice e quali obiettivi si pone. Nel nostro caso, però, vi sono alcune differenze che hanno connotato un modello d’intervento nelle
P.M.I. qual è stato il nostro. Un modello che naturalmente ha come presupposto fondante l’utilizzo della
metodologia di Euridice, intervenendo però in un settore d’imprese
dove questo progetto non aveva ancora visto la luce: la piccola e media
impresa. Il modello industriale italiano è incentrato prevalentemente
sulle P.M.I. Sembra un paradosso
ma, nel modello industriale prevalente in Italia non si era ancora riusciti ad intervenire con un programma di prevenzione informazione, quindi non esisteva un modello
d’intervento rivolto a questi particolari soggetti industriali. Le ragioni
sono sicuramente d’ordine pratico;
in altre parole è difficilissimo implementare qualsiasi tipo di progetto in
realtà connotate da tantissime sfaccettature, assolutamente diverse l’una dall’altra e così esposte dal punto
di vista competitivo, da non lasciare
molti spazi a cose che non riguardino strettamente la produzione e
quindi i ricavi immediati. A ciò si è
posto rimedio implementando il
progetto in una delle realtà industriali ed economiche ad oggi più
importanti della produzione italiana,
Prato ed il suo distretto industriale,
caratterizzato dalla produzione tessile. Un intervento che si è prospettato in un periodo di congiuntura
economica, (internazionale, nazionale e locale), sfavorevole. Il distretto pratese sta attraversando la più
profonda crisi strutturale da quando
esso si è caratterizzato come tale. Ma
non voglio certo addentrarmi in
considerazioni di carattere economico, perché dopo tanti illustri pronunciamenti al riguardo, si rischia di
essere querelati per diffusione di pessimismo ed appropriazione indebita
di teorie economiche. Mi soffermo
su tutto questo soltanto per affermare che ogni lavoro, di qualsiasi natura sia, tanto più uno come questo di
ricerca e prevenzione e non quindi
strettamente attinente alla realtà produttiva, si deve sempre calare in un
ambiente di regole ed equilibri dettati. Ciò, ad affermare che non esiste
una regola assoluta valida in generale, perciò la possibilità di successo è
stata nella capacità di “modellarsi”
ad uso e consumo dell’azienda.
Quindi il primo passo è stato il calarsi nella realtà del luogo e del settore in cui si è voluto intervenire. Ri-
mangono ferme infatti le regole generali, se vogliamo che l’applicazione del progetto ottenga un risultato
tangibile, si deve adattare alla realtà
materiale. La particolare flessibilità
d’intervento del modello ha fatto sì
che questo si sia potuto realizzare, in
quanto gli operatori hanno usato gli
strumenti giusti. Per calarsi nella
realtà, bisogna conoscerla e spesso
non è sufficiente conoscerne un livello ma è necessario conoscerne
molti, perché ciascuno interagisce
con gli altri e le loro interazioni creano il tutto. È necessario, quindi, soprattutto in queste realtà, la partecipazione di più competenze; un ruolo importante lo ha svolto il tutor,
che deve essere il collegamento di
tutte le professionalità presenti sul
territorio. L’interazione e la multidisciplinarietà sono stati aspetti basilari per la riuscita del progetto. Un
pregio del modello Euridice è quello
di cercare di eliminare i compartimenti stagni, il male peggiore e la
difficoltà più insormontabile per
chiunque voglia provare a fare qualcosa di utile. Perciò, tengo a rilevare
che il lavoro di gruppo e la compartecipazione, senza che esista prevaricazione dell’uno sull’altro, sono stati e saranno la chiave vincente per
l’implementazione del progetto a
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Prato ed in qualsiasi altra realtà si voglia applicare. Si è instaurata una
collaborazione fattiva con tutti coloro che hanno partecipato all’attuazione del progetto, alcuni apportando le proprie conoscenze e professionalità, altri fornendo appoggio logistico e così via ma, sempre tenendo conto del fine al quale si voleva
arrivare. Parafrasando un nostro celebre conterraneo, ”il fine giustifica i
mezzi” se questi tendono a migliorare la situazione. Quindi affermavamo che è assolutamente indispensa-
bile fare i conti con la realtà, non per
crearci delle difficoltà ulteriori ma,
per riuscire a capire meglio le necessità e come si possa intervenire nel
modo migliore. Questo perché, se
cerchiamo di fare qualcosa che sia
veramente utile, dobbiamo tenere
conto di tutte le variabili che possono essere moltissime e differenti tra
le varie realtà.
Si richiede quindi una notevole capacità di scelta, di giudizio e d’opportunità.
Volendo quindi sintetizzare un mo-
dello d’intervento, volendo soprattutto che questo sia replicato e che
sia utile, quindi che produca materialmente i suoi effetti, deve essere
creato ad uso e consumo di coloro
che ne saranno chiamati ad essere i
protagonisti, facendo in modo che
produca immediati effetti su di loro
e su ciò che li circonda. La realtà
produttiva e questo tipo in particolare è pragmatica, il “conto economico” viene prima d’ogni altra cosa,
dove si misurano costi e benefici.
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Conclusioni
D
urante tutto il progetto è stato
di fondamentale importanza
l’apporto fornito dalle varie professionalità presenti nei Ser.Te nel territorio. Tra il tutor ed il servizio é intercorso uno stretto legame che si è
concretizzato con periodici, ed in alcune fasi del progetto frequenti, incontri di verifica e scambio d’opinioni. È stata di centrale importanza la partecipazione di un rappresentante del Ser.T. agli incontri personali. Concludo quindi rilevando ancora la fondamentale importanza
dell’interdisciplinarietà dello scambio e della partecipazione di più soggetti istituzionali possibili, già dalle
fasi iniziali del progetto cercando
sempre di coinvolgerli in fasi successive.
Il lavoro sul territorio deve modellarsi alle esigenze dei destinatari e
come dicevamo le P.M.I. sono un
soggetto molto particolare e devono
avere cure particolari, per logica
quindi non è possibile agire con loro come con le grandi imprese. In
questo senso vanno anche le nostre
attenzioni al riguardo delle crisi economiche e quindi difficoltà produttive, di un sistema intero o anche
soltanto di una singola azienda. Il
progetto si deve modulare anche rispetto alle fasi cicliche della produ-
zione delle aziende, non è mai facile
parlare di queste problematiche, lo è
ancor più quando i destinatari delle
nostre parole hanno altro da pensare
e non sono certo problemi di secondo conto. Quindi prevedere delle fasi per così dire interlocutorie, non
perdendo mai i contatti, aspettando
il momento più adatto perché il tutto si materializzi nel migliore dei
modi e con la soddisfazione di tutti
(s.b.).
La valutazione dei bisogni informativi e formativi dei lavoratori: la ricerca su “Dipendenza da sostanze e
nuove forme di consumo nei luoghi
di lavoro”
Da gennaio a maggio 2002 è stata
realizzata a Prato una ricerca sulle dipendenze da sostanze psicoattive nel
mondo del lavoro.
Per la raccolta delle informazioni è
stato utilizzato il questionario Euridice 2000, usato anche in altre realtà progettuali nazionali. Lo strumento di rilevazione, suddiviso in
cinque sezioni, mirava a raccogliere
dati su:
• Caratteristiche socio-anagrafiche
del lavoratore,
• Immagine della dipendenza,
• Conseguenze del consumo di so-
stanze,
• Droghe sintetiche,
• Forme di aiuto e comportamenti
dell’impresa.
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I risultati della ricerca
Chi ha risposto al questionario
Si è trattato di questionari a domande chiuse.
I questionari sono anonimi ed ogni
lavoratore è libero di decidere se
compilarlo o meno, l’adesione è stata quindi spontanea.
La ricerca su dipendenze da sostanze
e nuove forme di consumo, è stata
realizzata presso 20 piccole e medie
imprese sul territorio di Prato. Ad essa ha partecipato circa il 28% dei lavoratori.
Hanno risposto di più i lavoratori tra
i 31 e i 40 anni d’età, con un’anzianità di lavoro tra gli 11 e i 20 anni,
in grandissima maggioranza maschi
(82,6%), operai (83%), che lavorano prevalentemente nell’area produttiva (61,9%) e tecnico-industriale (28,4%), in possesso di licenza
media (57,6%), diploma di scuola
media superiore (25,2%) ed elementare (14,3%)
Cosa vuol dire dipendere da una sostanza?
La maggior parte dei lavoratori pensa che dipendere da una sostanza significhi che il bisogno di questa sostanza sia difficile da controllare
(34,6%), che non si possa fare a meno di averla (27,4%) e che una volta che si è iniziato è quasi impossibile smettere (26,2%).
Le sostanze che inducono una dipendenza molto forte sono le droghe
pesanti (55,3%) e le droghe sintetiche (32,3%); sigarette (47,3%), alcool (39,2%) e psicofarmaci
(26,3%) inducono uno stato di dipendenza forte. Molto rilevante la
percentuale dei “non so” riguardo alle conseguenze di psicofarmaci
(24,4%), droghe sintetiche (24,1%)
e droghe pesanti (19%). I lavoratori
sono divisi, rispetto agli effetti delle
droghe leggere che creano una dipendenza forte per il 27,5% degli intervistati e debole per il 23,9%.
I lavoratori pensano che le sostanze
con cui è più facile smettere siano le
sigarette (54,1%), le droghe leggere
(17,8%) e gli psicofarmaci (13,5%).
La maggior parte degli intervistati
considera la dipendenza come una
condizione psicofisica con conseguenze di cui occuparsi (32,2%),
mentre il 22% ritiene che sia come
una malattia e il 29,2% che sia una
piaga sociale da risolvere.
La maggior parte dei lavoratori ritiene che chiunque possa avere un problema di dipendenza (68,6%), che la
persona con problemi di dipendenza sia recuperabile (88,3%) e che lavora (60,4%).
IL 50,7% dei lavoratori non crede
che il solo intervento medico possa
aiutare, mentre il 41,6% considera la
comunità l’unica via d’uscita, contro
il 36,7% che si dichiara in disaccordo con quest’affermazione e il
21,6% che non si esprime.
Le conseguenze
Quali sono le conseguenze più rilevanti per chi consuma sostanze che
producono uno stato di dipendenza
fuori e dentro l’ambiente di lavoro?
La conseguenza più rilevante del
consumo di sigarette (73,2%), droghe sintetiche (43,4%), droghe pesanti (32,6%) e droghe leggere
(24,3%) è quella di rovinare la salute; l’alcool riduce la sicurezza nella
guida (52,9%), mentre gli psicofarmaci rendono l’individuo passivo
(41,7%).
Sul lavoro le sigarette fanno correre
rischi ai compagni di lavoro, alcool
(30,1%) e psicofarmaci (30,5%) così come droghe pesanti (20,4%),
droghe leggere (20,9%) e droghe
sintetiche (19,1%) riducono la capacità lavorativa e fanno correre rischi
all’interessato (droghe pesanti
32,2%, alcool 30,1%, droghe sintetiche 26,3%, psicofarmaci 21,3%).
Il 44,5% degli intervistati pensa che
la prima reazione di un lavoratore ri-
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spetto a un collega dipendente sia la
paura che crei situazioni di pericolo
per sé e per gli altri, il 16,6% esprime fastidio e, al contrario, un altro
16,6% prova il desiderio di aiutarlo.
Gli strumenti più efficaci per prevenire la dipendenza sono: informazioni sulle conseguenze (35,3%), informazioni sulle condizioni che portano alla dipendenza (26,4%) e sapere a chi rivolgersi (18,2%).
Nel mondo del lavoro serve avere una
conoscenza precisa dei comportamenti di chi dipende da sostanze
(31,7%), una politica aziendale che
favorisca chi ha problemi (18,1%) ed
esperti in campo psicologico (17%).
Il 15,2% ritiene importante potersi
rivolgere a un gruppo di lavoratori
preparati ad affrontare il problema.
Nuove droghe sintetiche e mondo
del lavoro
Il 34,7% dei lavoratori intervistati
ritiene di avere scarsa conoscenza
degli effetti delle droghe sintetiche,
mentre il 31,4% ritiene di averne
una sufficiente e il 18% buona.
Televisione (46,2%) e radio e giornali (30,7%) sono le fonti di queste
conoscenze, mentre solo l’1,9% ha
partecipato a corsi o lezioni sull’argomento.
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La grande maggioranza degli intervistati (69,1%) non sa se nel proprio
ambiente di lavoro esiste il consumo
di droghe sintetiche. Gli indicatori
di questo fenomeno sarebbero: furti
(21%), spaccio intorno all’azienda
(21%), siringhe abbandonate
(19,4%) e l’eccesso di assenze per
malattia (15,7%).
Secondo i lavoratori chi consuma
droghe sintetiche è giovane (66,9%),
vuole sfidare il senso del limite
(52,4%) ed ha un cattivo rapporto
con la famiglia (52,4%); è comunque una persona normale (48,6%) e
non si considera un tossicodipendente (50,1%). Tuttavia, non solo gli
adolescenti che vanno in discoteca
consumano droghe sintetiche
(72,7%). Infine la maggior parte di
coloro che consumano droghe sintetiche è convinta di poter smettere
quando vuole (67,5%).
Stress lavorativo (27,1%), mobbing
(17,1%), precarietà di lavoro (14%)
e rischio di disoccupazione (13%)
sono le condizioni di lavoro che possono contribuire al consumo di queste nuove droghe sintetiche.
Il 51% dei lavoratori intervistati
pensa che l’uso di droghe sintetiche
riduce la produzione di impresa,
mentre c’è indecisione rispetto all’influenza del consumo di droghe
sintetiche sull’assenteismo (45,8%
non so, 42,2% si) e sugli incidenti
sul lavoro (42,5% si, 42,1% non so)
Cosa può fare un lavoratore che
vuole farsi aiutare e qual è il ruolo
dell’impresa?
Se un lavoratore vuol farsi aiutare
deve rivolgersi: ad un centro specializzato (39,2%), ad un amico
(31,1%), al Ser.T. (21,8%). Solo il
5% dei lavoratori ritiene che se la
sbrighi da solo.
Infine la maggior parte dei lavoratori (61%) pensa che le imprese dovrebbero avere un programma di lotta alla droga e che i vantaggi sarebbero: rapporti di lavoro più equilibrati (34,2%), meno assenteismo
(22,5%) e meno infortuni (19,2%).
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La campagna di informazione
e sensibilizzazione
N
ei mesi novembre/dicembre
2002 sono state distribuite a
circa 2.000 lavoratori schede informative riguardanti:
• Il fumo: dipendenza da nicotina,
il test di Fogerstrom, gli effetti del
fumo, quando si inizia a fumare e
quando si deve assolutamente
smettere;
• L’alcol: il limite al bere, il consumo moderato, quando non bisogna bere, le differenze di genere,
strumenti diagnostici, alcoldipendenza ed assuefazione;
• Le nuove droghe sintetiche - L’ecstasy: caratteristiche, effetti, rischi
e conseguenze sanitarie, i trattamenti e la prevenzione;
• Gli psicofarmaci: cosa sono e
quando sono utilizzati, la farmacodipendenza, l’assuefazione e la
dipendenza fisica;
• Il mobbing e il disagio psico-sociale: definizione di mobbing, la
sua estensione, come individuarlo
e come prevenirlo, effetti psicofisici;
• Lo stress: definizione, effetti sulla
salute, chi ne è colpito e quali sono i suoi costi, stress e comportamenti di dipendenza, cosa si può
fare in un impresa
Su ciascuna scheda, erano riportate
inoltre coordinate telefoniche e telematiche che consentivano di prendere contatto con La Cooperativa
“Marcella” e con il locale Servizio
per le Tossicodipendenze.
I contenuti della campagna informativa riflettevano le lacune informative e le indicazioni emerse nella ricerca. I depliant sono stati consegnati ai lavoratori dalle RSU e dalle
Direzioni Aziendali secondo un calendario predefinito, in maniera tale
da massimizzare il più possibile l’efficacia del messaggio.
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L’impatto
della campagna informativa
S
i è cercato di misurare l’impatto
di questa campagna attraverso
821 questionari distribuiti in 10
aziende coinvolte nel progetto, quelli restituiti sono stati 252, pari al
30,7%.
Il 94% dei rispondenti ha aperto e
letto le schede informative (il 43%
attentamente, il 51% velocemente).
L’uso del materiale è stato prevalentemente personale (48%) ma molti
lavoratori, avendo figli adolescenti e
giovani, lo hanno utilizzato in ambito familiare (26%).
I lavoratori hanno valutato positivamente il contenuto del materiale informativo: il 29% lo ha giudicato
buono, il 28% discreto, il 33% sufficiente e solamente il 4% lo ha reputato insufficiente; le non risposte
si sono attestate al 6%.
Fra gli argomenti della campagna
maggiormente ricordati (ricordo aiutato), si segnalano le droghe sintetiche (34%), il mobbing (23%), l’alcolismo (22%), gli psicofarmaci
(18%); la dipendenza da nicotina è
stata menzionata solo dal 3% dei rispondenti.
Il 61% degli intervistati ha affermato che la campagna è un’iniziativa da
continuare, il 27% si è detto disponibile a partecipare ad un corso di
formazione sulle droghe, mentre per
un lavoratore su dieci il contenuto
della campagna dovrebbe essere divulgato “on line”.
AZIENDE PARTECIPANTI
AL PROGETTO
RIFINIZIONE S. STEFANO
JERSEY-MODE S.P.A
COMET S.P.A
A.B.C. S.R.L
PENTA-RIF. S.R.L
RIFINIZIONE VIGNALI S.P.A
RIFINIZIONE BERNOCCHI
SA.VA.
CONSIAG
EUROTINTORIA S.P.A.
LANIFICIO PECCI E.& C.
MA.VI. S.R.L
GUALCHIERANI S.A.S
FILOVERDE S.R.L
LUX S.R.L
OLIMPIAS
SAN GIOVANNI
L.A.I.P.
ASMIU
FIDIAS S.P.A.
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Il training per lavoratori-guida:
analisi di un esperienza
I
contatti con le aziende hanno evidenziato la difficoltà a svolgere le
attività formative all’interno dell’azienda ed in orari di lavoro. Per ovviare a queste limitazioni è stato deciso di effettuare la formazione presso la sede di un’organizzazione sindacale, disponibile a mettere a disposizione i propri locali.
Nel periodo febbraio-giugno 2003, è
stato realizzato un corso di formazione diretto a 10 rappresentanti sin-
dacali e lavoratori interessati al tema
delle dipendenze. L’obiettivo formativo era quello di metterli in condizione di saperne di più sulla dipendenza da sostanze e di aumentare le
loro competenze e abilità sociali.
In dodici sessioni (incluse le partecipazioni ai seminari pubblici) sono
stati affrontati argomenti inerenti al
consumo di droghe, agli aspetti legali del problema, alle possibili forme di aiuto da prestare al lavoratore
in difficoltà, al disagio psico-sociale
nel mondo del lavoro e alle tematiche del mobbing.
Al corso hanno partecipato come
docenti esperti del Ser.T., del DSM,
delle Organizzazioni Sindacali ed
operatori della Cooperativa “Marcella”, titolare del progetto Euridice.
Gli incontri sono stati improntati alla partecipazione attiva dei partecipanti (esperienze personali, discussione di casi concreti, ecc.).
Articolazione dell’intervento formativo
Supervisore
Dr Giuseppe De Luca, Psicologo, Responsabile del Progetto Euridice
Tutor del corso
Stefano Becocci, Marco Mascii
25 febbraio
Relatore
Co-progettazione del contenuto dell’azione formativa
Dr Giuseppe De Luca, Psicologo, Responsabile del Progetto Euridice
Durante l’incontro sono stati illustrati e meglio definiti, con il contributo dei partecipanti, contenuti e modalità didattiche del corso di formazione.
11 marzo
Relatori
Prima sessione: l’evoluzione del fenomeno droga a Prato, con particolare riferimento
al mondo del lavoro
Dr Giovanni Mattiolo, Sociologo Ser.T.
Sergio Ciappi, Assistente Sociale Ser.T.
In questa sessione è stata esaminata l’evoluzione del fenomeno droga nel territorio della provincia di Prato. Fenome-
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nologia, modelli di intervento ed approcci alla prevenzione sono stati dibattuti in termini problematici fra i relatori
e i corsisti.
25 marzo
Relatori
Seconda sessione: contratti collettivi di lavoro e leggi, opportunità d’intervento nell’area
delle dipendenze
Stefano Becocci, Tutor del Progetto Euridice
Dr.ssa Noemi Bermani, Sociologa Cooperativa Marcella
I relatori intervenuti hanno illustrato come i contratti collettivi di lavoro italiani affrontano le condizioni di disagio
psico-sociale dei lavoratori.
È stata effettuata una disamina approfondita delle tutele previste per i lavoratori tossicodipendenti in diversi settori
d’attività. Considerate le caratteristiche dei corsisti l’attenzione è stata posta in particolare sui contratti dei settori meccanico, tessile e chimico.
8 aprile
Relatori
Terza sessione: come costruire un programma d’aiuto verso un lavoratore in difficoltà;
presentazione della rete dei servizi per le dipendenze a Prato
Marco Mascii, Educatore Professionale Ser.T.
Luciano Bossa, Infermiere Professionale Ser.T.
In quest’incontro, sono state illustrate le difficoltà relazionali che s’incontrano nell’avvicinare o nel farsi avvicinare da
lavoratori in situazioni di disagio psicosociale. Sono stati presi ad esempio e discussi, casi presentati dai partecipanti.
Gli interventi si sono focalizzati principalmente sulle capacità e le modalità d’ascolto del “lavoratore-guida”, anche al
fine di effettuare un adeguato invio ai servizi disponibili sul territorio.
22 aprile
Relatori
Quarta sessione: le nuove droghe sintetiche e i giovani lavoratori; nuovi lavori e nuove
forme di dipendenza da sostanze
Dr.ssa Antonella Manfredi, Psichiatra Ser.T.
Stefano Becocci, Tutor del Progetto Euridice
È stato affrontato il tema del consumo di droghe sintetiche fra i giovani lavoratori, anche in relazione ai radicali cambiamenti avvenuti in questi anni nel mondo del lavoro.
Dopo aver esposto gli effetti e le conseguenze negative del loro utilizzo, la discussione si è soffermata sia sui pericoli
immediati per la sicurezza personale (infortuni) sia sui rischi d’eventuali d’esclusione/allontanamento dall’azienda (licenziamento, mancato rinnovo del contratto a termine, ecc.).
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6 maggio
Relatore
Quinta sessione: dipendenza da nicotina; legislazione sul divieto di fumo
Dr Giuliano Villani, Direttore Ser.T.
Delineato il quadro epidemiologico del problema nel territorio provinciale, si è passati ad esaminare le conseguenze
negative del fumo per la salute pubblica.
Illustrati i recenti sviluppi normativi si è discusso con i partecipanti su come questo problema sia affrontato a livello
aziendale. L’incontro si è concluso con una dimostrazione pratica dell’utilizzo dello spirometro.
20 maggio
Relatore
Sesta sessione: l’impatto dell’alcolismo nel mondo del lavoro e presentazione
della nuova legge
Dr Tommaso Vannucchi, Medico Ser.T.
Sono state esaminate le principali problematiche alcolcorrelate, sia a livello sanitario che sociale. È stato evidenziato
lo stretto rapporto esistente fra abuso d’alcolici e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sono state poi presentate le novità previste nella legge sull’alcol approvata nel 2001. L’incontro si è concluso con l’esame d’alcuni casi presentati dai corsisti.
3 giugno
Relatore
Settima sessione: salute mentale e lavoro
Dr Carlo Battaglia, Pedagogista DSM
Il rapporto fra condizioni di lavoro e salute mentale è stato analizzato in una duplice prospettiva. Da un lato, è stata
rilevata l’importanza del clima lavorativo sulla salute psichica dei lavoratori, dall’altro sono state prese in esame le difficoltà relative al reinserimento lavorativo dei soggetti in trattamento presso i servizi di salute mentale.
17 giugno
Relatori
Ottava sessione: organizzazione del lavoro, stress e comportamenti di dipendenza
Stefano Becocci, Tutor del Progetto Euridice
Dr Giovanni Mattiolo, Sociologo Ser.T.
Si sono passati in rassegna i principali mutamenti intervenuti in questi anni nelle modalità d’organizzazione del lavoro, evidenziando come questi cambiamenti possano aver prodotto forme di disagio psicosociale fra i lavoratori.
L’attenzione è stata posta soprattutto sullo stress lavorativo e sul fenomeno del “mobbing”. I corsisti hanno presentato casi e situazioni che sono stati analizzati e discussi con i relatori.
1 luglio
Relatore
Nona sessione: chiusura e valutazione dell’azione formativa
Dr Giuseppe De Luca, Psicologo, Responsabile del Progetto Euridice
In quest’incontro è stata fatta, insieme ai partecipanti, una verifica approfondita dei risultati raggiunti dall’azione formativa.
La valutazione del training è stata fatta utilizzando come strumento il Locus of Control, un questionario composto
da 29 coppie di affermazioni che ha come obiettivo quello di misurare come il mondo esterno ed i suoi eventi influenzano il modo di pensare degli individui.
La somministrazione prima/dopo del test ai partecipanti al corso ha evidenziato mutamenti positivi sulle seguenti aree:
Responsabilità (minor peso attribuito al destino e alla sfortuna negli eventi negativi),
Apprendimento (la soluzione di un problema dipende dalla quantità d’impegno dimostrato nel risolverlo),
Partecipazione (le disfunzioni dipendono dal disinteresse verso i problemi, una maggiore partecipazione li riduce).
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GRUPPO LAVORATORI FORMATI
AZIENDA DI APPARTENENZA
Graziano Bruno
Rifinizione Bernocchi
Federico Canovai
Penta.Rif
Riccardo Cerchiari
Eurotintoria
Viliana Cianella
Filoverde Umberto
Gioffredi L.A.I.P
Alessio Langianni
Fidias Alessio Meoni
MA.VI
Luciano Sacchetti
Rifinizione Vignali
Mario Serafini
Jersey-Mode
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Svantaggio sociale
e reinserimento lavorativo
P
erché parlare di reinserimento,
all’interno di un progetto che ha
come elemento di fondo la prevenzione? Per almeno tre buoni motivi:
La prevenzione è un intervento prioritario, ma nessuno pensa di azzerare il problema della tossicodipendenza. Con questa e con le sue conseguenze, tra le quali la marginalità
sociale, dovremo continuare a fare i
conti;
Siamo convinti che nella tossicodipendenza un buon reinserimento sia
uno dei modi più concreti di fare
prevenzione;
La presenza delle forze sociali all’interno del progetto è una grossa occasione per parlare di reinserimento
lavorativo e dei suoi strumenti, forse
ancora poco conosciuti ed alcuni dei
quali a costo zero per le aziende.
casi, essenzialmente terapeutica e
formativa. L’inserimento prevede un
impegno part-time di venti ore settimanali ed è a costo zero per l’azienda che offre la disponibilità al soggetto svantaggiato quest’opportunità. Il “gettone di presenza” e l’assicurazione è a carico dell’Ente Locale.
Inserimento socio-terapeutico
Inserimento in cooperative sociali
(tipo b) – Legge 381/91
Permette l’inserimento lavorativo di
soggetti appartenenti a categorie
svantaggiate (detenuti in semilibertà,
tossicodipendenti, alcolisti, handicappati) in cooperative sociali di tipo B che hanno l’obbligo di avere
nel loro organico almeno il 30% di
soggetti svantaggiati. L’inserimento
ha come scopo la formazione e potenziamento delle risorse personali.
Le cooperative usufruiscono dei benefici previsti dalle normative nazionali e regionali.
È uno strumento utilizzato per avvicinare al mondo del lavoro soprattutto soggetti con handicap fisico o
mentale, che difficilmente avrebbero
la possibilità di reperire autonomamente un’occupazione. L’inserimento, come si evince dalla definizione
ha una finalità, almeno in parte dei
Borse lavoro
È uno strumento, di durata variabile da sei mesi ad un anno, utilizzato
per favorire la formazione e l’inserimento lavorativo in aziende private,
pubbliche o in cooperative. Le
aziende beneficiano di forme di de-
Strumenti operativi
contribuzione o di somme da destinare alla retribuzione del soggetto
inserito.
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Euridice Line: una linea d’aiuto
per il mondo del lavoro
E
uridice- Line è una linea d’aiuto
dedicata esclusivamente al mondo del lavoro.
Un numero telefonico nazionale, dal
lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle
19.00, fornisce informazioni su:
• Dipendenze tradizionali (alcol,
droga, tabacco),
• Nuove dipendenze (gioco d’azzardo, internet, disturbi alimentari),
• Altri problemi psico-sociali in ambito lavorativo (violenza, stress,
mobbing),
• Organizzazione dei servizi territoriali,
• Aiuto medico e legale,
• Programmi di trattamento,
• Agevolazioni previste da leggi e
contratti per i trattamenti.
Il servizio si rivolge a chiunque, a vario titolo, sia interessato a ricevere
informazioni, consigli e suggerimenti su questi argomenti.
Possono chiamare:
• Lavoratori/trici,
• Funzionari sindacali,
• Manager d’imprese private e pubbliche,
• Rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza,
• Assistenti sociali d’imprese,
• Servizi sanitari d’impresa,
• Medici competenti,
• Agenzie di lavoro interinale,
• Chiunque voglia fare domande
sulle dipendenze.
Euridice-Line offre inoltre una serie
di servizi Internet come Consulenza
telematica, Chat-line, Gruppi di discussione, Orientamento e Formazione a distanza attraverso moduli ed
unità didattiche.
In stretto raccordo con quest’iniziativa, un gruppo misto composto da
lavoratori di piccole e medie imprese di Prato ed operatori del Ser.T.
dell’Azienda Usl 4 è disponibile, il
martedì dalle 16.00 alle 18.00, a fornire telefonicamente informazioni
più dettagliate sul sulle realtà e le risorse locali.
Attraverso la diffusione d’opuscoli e
locandine nelle aziende del network,
il gruppo ha avviato una campagna
di comunicazione pubblica diretta
ad accrescere la notorietà della linea
telefonica fra i lavoratori. Materiale
informativo sarà inoltre distribuito
al maggior numero possibile d’aziende del distretto industriale, ai
sindacati territoriali e all’associazione
industriali. Saranno inoltre utilizzati
i media locali per far conoscere l’iniziativa alla comunità locale.
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Euridice - informa:
notiziario informativo
del Gruppo “Euridice-Prato”
È
un bollettino curato dal gruppo Euridice, avrà cadenza periodica e sarà utilizzato per diffondere le esperienze fatte e per
comunicare nuove proposte. Sarà
aperto alla possibilità d’interventi
esterni al gruppo, per chiunque
abbia voglia di proporre criticare
o semplicemente chiedere informazioni.
Il progetto Euridice a Prato esplora e sperimenta un modello tipo di
prevenzione delle dipendenze da
sostanze nelle piccole e medie imprese e coinvolge circa 2.000 lavoratori divisi in 21 aziende.
Quest’iniziativa fa parte del programma del Progetto Euridice
“Un modello integrato di prevenzione delle tossicodipendenze nei
luoghi di lavoro”, realizzato in
convenzione con il Ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali ai
sensi della Legge n. 45 del
18.02.1999.
Nel triennio 2001-2003 nei luoghi
di lavoro sono state realizzate le
seguenti attività:
– Ricerche sulla dipendenza
– Campagna informativa e di sensibilizzazione
– Azioni formative rivolte ai lavoratori
L’obiettivo è quello di colmare le
lacune conoscitive dei lavoratori
sui temi delle dipendenze e del disagio psico-sociale, all’interno degli
ambienti di lavoro. Tutto ciò in
funzione di migliorare le relazioni
aziendali per creare un ambiente il
più consapevole possibile e ridurre
al minimo alcune problematiche
che possono influire negativamente sulle persone e quindi sul corretto svolgimento dell’attività produttiva. Come è stato evidenziato
anche dalla nostra ricerca, tali problematiche, se non gestite in modo
adeguato, creano delle notevoli
diseconomie interne all’azienda,
che si possono manifestare in vari
modi.
Esistono dei percettori che sono utilizzati nel progetto, con la collaborazione
dell’azienda, che possono dare un segno
tangibile dell’esistenza di forme di dipendenza e, in seguito, dell’eventuale
miglioramento della situazione aziendale dopo l’implementazione del progetto.
Ospedale ASL, Prato
Attività del gruppo Euridice
Di seguito l’intervento:
“Quando mi è stata fatta la proposta di partecipare al progetto mi
sono reso subito disponibile, però
ero scettico sul suo esito. Sono stato smentito dai fatti: è stata ed è
un’esperienza formativa coinvol-
Seminario Regionale: “Stress,
Mobbing, dipendenza da sostanze nei luoghi di lavoro”
4 ottobre 2003, Sala delle Colonne,
È stato illustrato tutto il lavoro di
ricerca fatto sino ad oggi, con risultati e considerazioni mettendo
a confronto opinioni di sindacalisti, medici e imprenditori.
Seminario Europeo: “Dipendenza da sostanze sul lavoro. Un confronto europeo”
14-15 novembre 2003, Hotel Plaza, Piazza Principe Umberto I 23,
Napoli
Uno degli aspetti principali del
progetto, è la possibilità di confronto con una rete diffusa in Italia ed in Europa che permette di
avere uno scambio d’opinioni ed
un confronto sui lavori fatti all’interno delle imprese europee.
Il gruppo Euridice Prato ha portato il contributo di uno dei lavoratori che partecipa attivamente al
gruppo di formazione.
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gente ed entusiasmante.
Parlare di dipendenze nel mondo
del lavoro è molto difficile, la dipendenza principale fino a poco
tempo fa erano le ore di lavoro, almeno 12. Comunque la partecipazione aziendale è stata molto buona, i lavoratori hanno risposto al
questionario, anche se a volte sollevavano obiezioni del tipo: ma
che domande stupide oppure io so
tutto sulle droghe; altri erano infastiditi dall’argomento trattato,
mentre alcuni dicevano che per lavorare ci vuole un po’ di droga.
L’azienda non mi ha ostacolato
nella partecipazione ai corsi che si
sono tenuti. Dopo averli frequentati ho cominciato ad osservare
con maggiore attenzione i miei
colleghi e a fare alcune riflessioni.
Ho costatato che i fumatori fumano meccanicamente, che, dicono, lo fanno solo sul lavoro e che
prima o poi smetteranno.
Ho parlato con alcuni colleghi che
fanno uso di hashish o simili: nemmeno loro si ritengono dipendenti, ma lo considerano solamente
un diversivo che interrompe la
monotonia del lavoro. Ho provato
ad informarli sui rischi che corrono, ma non credo di aver raggiunto un risultato, almeno per il momento.
Per l’alcol, la situazione è ancora
più complessa. La cultura del
Chianti è ben radicata e si nota soprattutto dopo la pausa pranzo.
Spesso coloro che abusano in alcol
sono persone di una certa età e ricoprono anche ruoli di responsabilità, ma fondamentalmente di
responsabilità ne hanno poca perché mettono a repentaglio la propria e soprattutto l’altrui sicurezza.
Il problema che maggiormente mi
ha colpito è l’uso di psicofarmaci.
In azienda ci sono alcuni colleghi
strani che alternano periodi d’euforia a periodi di depressione.
Il comportamento dei colleghi sani, nei loro confronti, è di scherno
quando sono euforici e d’abbandono quando sono depressi. Parlando con alcuni ho scoperto che
dietro ai loro comportamenti ci
sono storie umane difficili, ma anche che essi, apparentemente, si
abbattono per piccole cose.
Concludendo, vi assicuro che non
è facile aiutare queste persone
perché, all’interno di una azienda,
questo aspetto è considerato una
perdita di tempo, quando c’è il lavoro da portare avanti. In ogni caso, spero che questa esperienza
continui e, credo anche, che mettere un po’ del nostro tempo a disposizione di chi ha bisogno sia un
buon investimento”.
Euridice-line
Questa è un’attività cominciata a
dicembre 2003. Consiste in un
punto d’ascolto telefonico, gestito
dagli stessi lavoratori formati dal
progetto ed assistiti da esperti in
materia e chiunque ne sente la necessità, può chiamare per chiarirsi
un dubbio, esporre un problema o
per avere semplici informazioni
sulla rete dei servizi disponibili sul
territorio.
Opportunità per le aziende che
assumono categorie svantaggiate
Proposta di: utilizzo d’ore in esubero destinate alle assemblee sindacali, in accordo con le associazioni di rappresentanza, per fare
formazione direttamente in azienda, con l’intervento di medici ed
esperti dei vari settori. Gli argomenti trattabili sono molteplici:
mobbing, alcol, nicotina, stress,
psicofarmaci e nuove droghe sempre attualizzati all’ambiente lavorativo e non solo, con possibilità
di formulare quesiti ai relatori.
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La divulgazione dell’esperienza
L’
esperienza del Gruppo Euridice
Prato è stata presentata nei seguenti Seminari:
Euroconferenza - Giovani lavoratori a rischio, apprendistato, droghe
sintetiche e mondo del lavoro, 2526 Ottobre 2001 - Colle Val d’Elsa
(Siena)
Nel corso dell’incontro è stata illustrata la fattibilità del progetto Euridice nella realtà produttiva del distretto pratese.
Workshop regionale - P.M.I.: come
costruire un ambiente di lavoro libero da alcol, droghe e sostanze che
provocano dipendenza, 27 Febbraio
2002 - Prato
Lo stato d’avanzamento del progetto
è stato mostrato ad un gruppo d’amministratori locali, europei e rappresentati della Rete Europea dei Progetti Euridice.
Seminario Regionale - Stress, mobbing, dipendenza da sostanze nel
mondo del lavoro, 4 ottobre 2003 Prato
È stato illustrato il lavoro svolto nelle aziende. I risultati emersi sono stati messi a confronto con le opinioni
di sindacalisti, imprenditori e operatori socio-sanitari.
Seminario Europeo - Dipendenza
da sostanze sul lavoro. Un confronto europeo, 14-15 novembre 2003
– Napoli
Il progetto Euridice Prato è stato
confrontato con le esperienze di prevenzione effettuate a livello italiano
ed europeo, consentendo uno scambio d’opinioni sui lavori svolti all’interno del network. Il gruppo Euridice - Prato ha portato la sua esperienza anche attraverso il contributo di
uno dei lavoratori che partecipano al
progetto.
Le testimonianze
Viliana Cianella - operaia tessile “Filoverde”
“Ho partecipato al corso avendo visto dei volantini in ditta dove lavoro. Gli argomenti mi sono sembrati
interessanti per le problematiche di
cui trattavano: droga, alcol, fumo,
psicofarmaci ed altro, quindi situazioni presenti nella vita quotidiana.
Premetto che sono curiosa su tutto
ciò che riguarda il sociale, e sono rimasta soddisfatta da quello che ho
appreso durante le specifiche lezioni
tenute e curate dai vari professionisti.
Personalmente credo di poter vedere
con un’altra ottica i miei colleghi, di
capire meglio le loro “situazioni” e
spero di poter essere per loro un aggancio, un indirizzo, a seconda delle
esigenze, anche se mi pare siano
molto diffidenti ad ammettere di
avere un problema, come se fosse
una debolezza. La maggior parte di
loro giudica con superficialità determinate situazioni e quindi pensa di
poterle “cambiare” da soli ed in
qualsiasi momento, anche se poi in
realtà non è così semplice”
Cerchiari Riccardo - operaio Tessile,
componente RSU “Eurotintoria”
“Quando mi è stata fatta la proposta
di partecipare al progetto, mi sono
reso subito disponibile ma ero scettico sull’esito. I fatti mi hanno smentito, è stata ed è un’esperienza formativa coinvolgente. Parlare di dipendenza nel mondo del lavoro non
è facile, la dipendenza principale fino a poco tempo fa erano le ore di
lavoro, almeno 12. La partecipazione aziendale è stata molto buona, i
miei colleghi si sono dimostrati in
larga parte disposti ad affrontare
questi temi anche se, non sono mancate le obiezioni. L’azienda non mi
ha posto ostacoli alla partecipazione
al corso di formazione. Dopo la formazione, ho osservato i comportamenti dei miei colleghi con maggiore attenzione. Ho costatato che chi
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fuma lo fa meccanicamente e assicura che “ fumo molto solo a lavoro e
prima o poi smetto”; ho parlato con
persone che fanno uso di Hashish e
nemmeno loro si ritengono dipendenti. Per l’alcol, la situazione è ancora più complessa, la cultura del
chianti è ben radicata. Sono rimasto
particolarmente colpito soprattutto
da chi fa uso di psicofarmaci perché,
parlando con loro, ho scoperto che
hanno storie umane molto difficili.
Aiutare queste persone è difficile, lo
è ancor più in un ambiente di lavoro. La mia esperienza all’interno del
progetto è proseguita anche con la
partecipazione ai vari seminari che si
sono tenuti, e mi hanno particolarmente colpito alcune esperienze riportate, come per esempio i cantieri
dell’alta velocità dove mi hanno impressionato moltissimo le condizioni
di lavoro, non sembrava di essere in
Italia nell’anno 2003. Ritengo molto utili i seminari organizzati perché
ci fanno mettere a confronto realtà
diverse che altrimenti non conosceremmo. La nostra esperienza sta
continuando attraverso un punto
d’ascolto che spero possa divenire un
riferimento per coloro che hanno un
qualche problema, stiamo facendo
dei piccoli passi in una società che
corre. Credo che spendere del tem-
po per questo progetto sia un’ottima
cosa, ultimamente alcuni problemi
come mobbing e dipendenze varie
hanno avuto maggiore risonanza,
spero sia un viatico per fare qualcosa di buono”.
Umberto Gioffredi - operaio meccanico rappresentante RLS “LAIP”
“Ho partecipato al corso di formazione del progetto Euridice perché,
gli argomenti di discussione riguardavano il mondo del lavoro e di conseguenza una buona parte della vita
quotidiana. Ho trovato personale
qualificato e umano, esempio gli
operatori del Ser.T. che trattando
problemi della tossicodipendenza ci
hanno fornito numerose informazioni. Un altro argomento interessante
di discussione è stato il mobbing,
una parola che ultimamente ne sentiamo parlare più spesso. Secondo
me è una problematica non indifferente visto che poi il lavoratore in
difficoltà non avendo o non volendo
chiedere aiuto sfocia i suoi problemi
in alcool, antidepressivi, situazioni
sicuramente difficili poi da recuperare. È stata una valida esperienza mi
ha lasciato qualcosa, non è finita li
visto che è stato istituito un numero
telefonico per coloro che hanno problemi, situazioni di disagio nel mondo del lavoro, spero possa essere
d’appoggio a qualcuno visto che
non è facile chiedere aiuto ad un collega in azienda. Potrei parlarne ancora ma dovrei scrivere un libro”.
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Profilo operativo della Cooperativa
di Studio e Ricerca Sociale Marcella
Organismi istituzionali di riferimento
1. Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue
2. Associazione Lombarda Cooperative Servizi e Turismo
3. Albo delle Cooperative Sociali e degli enti ausiliari-Regione Lombardia
Organismi internazionali alle quali è
iscritta
1. World Federation for Mental HealthWFMH
2. World Association for Cooperative Education-WACE
3. European Mediterranean Partnership
Against Drug Abuse-EMPASA (socio
fondatore)
Organismi internazionali di manifestazione di interesse
- European Foundation for the Improvement of Living and Working Condition,
Dublino
- European Monitoring Centre for Drug
and Drug Addiction di Lisbona
Attività di consulenza istituzionale
Regione Lombardia, Commissione HIV nel
mondo lavoro, 1997
Regione Lombardia, Commissione Settimana Europea di Prevenzione della Tossicodipendenza, 1998
Rapporti con le università
Convenzione con l’Università Cattolica di
Milano per un programma di tirocinio nell’ambito del progetto Euridice.
Obiettivi della Cooperativa
Oggi la Cooperativa di Studio e Ricerca Sociale Marcella si configura come un organismo che opera nel campo, della progettazione, della sperimentazione, della valutazione e
disseminazione di iniziative pilota nell’area
dei servizi alle persone ed in quello ecologico-ambientale.
Campi consolidati di sviluppo
A) La rete dei progetti Euridice
Euridice è un programma di intervento sulla tossicodipendenza e sulle dipendenze patologiche nei luoghi di lavoro, che si configura come un vero e proprio servizio a sostegno delle imprese in quanto ha ampliato
il suo raggio di azione fino a comprendere il
governo della diversità nei luoghi di lavoro.
II programma Euridice si compone di 5 sottoprogetti che possono essere realizzati nel
loro insieme o separatamente a secondo delle specifiche situazioni locali.
Attualmente la dimensione del progetto Euridice è europea con una forte presenza in
Italia, dove esso è stato sperimentato e lanciato.
All’interno della rete Euridice esiste un sotto
programma su “Giovani lavoratori a rischio.
Le droghe sintetiche nell’apprendistato e nei
lavori interinali”. Questo programma è scaturito a conclusione di una Euroconferenza
su “Giovani lavoratori a rischio”, tenutasi nel
2001 a Siena e sponsorizzato da UE, ILO,
CES, OMS, CDE, EMCDDA.
B) Job Integration
È un sistema integrato di progetti a sostegno
dell’integrazione nel mondo del lavoro delle
persone in difficoltà occupazionali per motivi bio-psico-sociali. Prevede l’apprendimento di tecniche di progettazione e la loro sperimentazione attraverso la realizzazione di
specifici programmi formativi assistiti da
computer (Computer Aided Instruction).
C) Lifelong learning program
È un programma innovativo di valutazione
cognitiva delle risorse umane impegnate nell’ambito produttivo che genera formazione
continua ed apprendimento permanente.
Esso è applicabile sia a chi lavora nelle imprese private sia a chi lavora nelle imprese e
servizi pubblici. Lo sviluppo di punti di apprendimento (point learning) viene adottato
come un criterio-guida per promuovere una
continuità di cambiamento nelle arti, nei
mestieri e nelle professioni.
D) Progetto Ambiente Globale
Il progetto ha come obiettivo quello di fornire consulenze su come costruire l’Agenda
21 Locale proponendo l’utilizzazione della
metodologia del coinvolgimento partecipativo nell’implementazione di programmi di
salvaguardia dell’ambiente.
La metodologia del coinvolgimento partecipativo che viene promossa dalla DG13 della
Comunità Europea nell’ambito dello sviluppo sostenibile, copre varie aree d’intervento
(ambiente urbano, biodiversità, protezione
civile, biotecnologie, ecc.) e consiste nel rendere i cittadini consapevoli e protagonisti
delle attività di riqualificazione e di costruzione dell’identità locale, intesa come riscoperta del sapere e della cultura locale come
risorse della valorizzazione del territorio.
E) Percorsi di Integrazione ed Euridice
News. Sono due strumenti ormai collaudati
che servono a divulgare i risultati degli studi, delle ricerche e dei progetti. Sono pubblicati quadrimestrali.
F) Substances at work è un bollettino on line in lingua inglese che aggiorna sullo stato
di sviluppo del programma Euridice a livello internazionale. È consultabile sul sito web
Euridice-network.org
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Index
Editoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Le componenti di un modello di prevenzione delle dipendenze da sostanze per le piccole e medie imprese . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ruolo del Comitato di Coordinamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il Dipartimento delle Dipendenze della ASL 4 Prato: le attività di prevenzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il progetto Euridice e la prevenzione delle dipendenze nel mondo del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Un modello d’intervento nelle piccole e medie imprese: riflessioni su un’esperienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
• La valutazione dei bisogni informativi e formativi dei lavoratori: la ricerca su “Dipendenza da sostanze e
nuove forme di consumo nei luoghi di lavoro” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
I risultati della ricerca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La campagna di informazione e sensibilizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
L’impatto della campagna informativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il training per lavoratori-guida: analisi di un esperienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
• Articolazione dell’intervento formativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Svantaggio sociale e reinserimento lavorativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
• Strumenti operativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Euridice Line: una linea d’aiuto per il mondo del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Euridice - informa: notiziario informativo del Gruppo “Euridice-Prato” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La divulgazione dell’esperienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
• Le testimonianze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Profilo operativo della Cooperativa di Studio e Ricerca Sociale Marcella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Questa pubblicazione fa parte del programma del progetto Euridice
“Un modello integrato di prevenzione delle tossicodipendenze nei luoghi di lavoro”, realizzato in convenzione con
il Ministero del Lavoro ai sensi della legge n. 45 del 18.02.1999
Essa è stata curata dal Gruppo EURIDICE – PRATO, lavoratori formati delle aziende partecipanti) e da:
G. Villani - Direttore Ser.T. Azienda Usl 4 di Prato
Giovanni Mattiolo - Sociologo Ser.T. Azienda Usl 4 di Prato
M. Mascii - Educatore professionale Ser.T. Azienda Usl 4 di Prato
S. Ciappi - Assistente sociale – Coordinatore Servizio Sociale Ser.T.
S. Becocci - Tutor Progetto Euridice Prato
Per informazioni sul Progetto “Euridice - Prato”
Referenti: Giovanni Mattiolo e Stefano Becocci
Tel. +39.0574.25 051 / 340.47 05 729
Fax. +39.0574.22 614
e.mail: [email protected] / [email protected]
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