IRCCS OASI MARIA SS.
CONVEGNO
I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO E I BISOGNI
EDUCATIVI SPECIALI
SCREENING, DIAGNOSI E INTERVENTO
TROINA, La Cittadella dell’Oasi
13 -14 Settembre 2013
Con la collaborazione delle Università di Catania, Enna, Messina, Palermo.
Con il patrocinio di: Assessorati Regionali della Salute, della Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, della
Pubblica Istruzione e Formazione Professionale, AIRIPA, CNIS, Ufficio Scolastico Regionale per la
Sicilia, Ufficio Scolastico Provinciale di Enna, Ordine Psicologi Regione Sicilia, Centro Studi Erickson,
Associazione Italiana Dislessia AID, Federazione Logopedisti Italiani – sez. Sicilia.
PROGRAMMA
VENERDÌ 13 SETTEMBRE
Ore 8,45 - REGISTRAZIONE
Ore 9,15 - SALUTI
Mario Zappia
Michelangelo Condorelli
Maurizio Elia
Fabio Venezia
Lucia Borsellino
Paolo Bozzaro
Anna Maria Pepi
Maria Luisa Altomonte
Raffaele Zarbo
Lucia Lozupone
Maria Rosa Paterniti
Grazia Restuccia
(Direttore Generale IRCCS Oasi)
(Direttore Sanitario IRCCS Oasi)
(Vice Direttore Scientifico IRCCS Oasi)
(Sindaco di Troina)
(Assessore Regionale alla Salute)
(Ordine degli Psicologi Regione Sicilia)
(Università di Palermo, AIRIPA, CNIS Sicilia Occidentale)
(Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia)
(Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale di Enna)
(CNIS Sicilia Orientale)
(Presidente Federazione Logopedisti Italiani - Sicilia)
(AID Sicilia)
RELAZIONI
Moderatore: Serafino Buono (IRCCS Oasi)
Relatori
- Raffaele Ciambrone (Miur). La via italiana all’inclusione: strumenti di intervento
per i BES.
-
Giacomo Stella (Università di Modena e Reggio Emilia). La dislessia e le dislessie.
Un unico fattore e molteplici manifestazioni.
-
Pierluigi Zoccolotti (Università di Roma). Caratteristiche del disturbo della
scrittura nella lingua italiana.
-
Daniela Lucangeli (Università di Padova, Presidente CNIS). L’errore intelligente.
Ore 12,00 - 12,45 DIBATTITO
Ore 12,45 - 13,00 Indirizzo di saluto del Presidente e Fondatore
dell’Oasi Padre Luigi Ferlauto
Ore 13,00 - 14,30 Pausa
SIMPOSI: ore 14,30- 16,15
SIMPOSIO A
Eziologia e Comorbidità nei DSA
Moderatore: Sebastiano Musumeci (IRCCS Oasi)
A. 1 Correlazione tra i disturbi specifici del linguaggio e DSA
Biagio Rizzo e Vincenzo Neri
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
Nell’ambito dei disturbi dell’età evolutiva la patologia più diffusa è il Disturbo Specifico di
Linguaggio (DSL) che rappresenta circa un quarto della casistica di definizione. E’ un disturbo
dell’acquisizione del linguaggio che si manifesta con un ritardo di quest’ultimo in bambini con uno
sviluppo intellettivo non verbale nella norma, in assenza di deficit cognitivi, sensoriali, motori,
affettivi e di importanti carenze socio-ambientali.
Nel documento finale della Consensus conference (2007), è stata riconosciuta sul piano descrittivo
la consistente co-occorrenza tra più disturbi senza che si potesse stabilire e qualificare il tipo di
relazione che lega i vari disturbi tra di loro. Recenti studi confermano l’ipotesi di una comorbidità
tra i DSL e i DSA (McCarthy, Hogan 2012), la presenza di un deficit di elaborazione fonologica è
strettamente associato con la dislessia, ma non con DSL quando si verifica in assenza di dislessia.
La questione della comorbidità nei DSA pone importanti interrogativi sia di ordine clinico per la
diagnosi, che a livello teorico. Le difficoltà presentate dai dislessici evolutivi in compiti orali che
richiedono rappresentazioni fonologiche (come la ripetizione di non parole, la segmentazione
fonemica) hanno dato notevole supporto all’ipotesi del “core deficit” fonologico della dislessia
(Stanovich e Siegel, 1994). In uno studio su dislessici di lingua inglese Ramus e collaboratori
(2003) hanno dimostrato che il deficit cognitivo più significativo condiviso da tutte le persone con
dislessia, studiate con compiti diversi, era di natura fonologica (Brizzolara). Recenti studi
confermano che il rischio familiare di dislessia e DSL ha una maggiore incidenza di deficit
fonologici come ulteriore fattore negativo per un futuro disturbo di lettura (Nash HM et .al 2013).
A. 2 DSA e ADHD: comorbidità o continuum?
Antonella Gagliano & Eva Germanò
UOC di Neuropsichiatria Infantile, Università di Messina
[email protected]
Studi epidemiologici e clinici suggeriscono una frequente co-occorrenza, dal 25 al 40%, del Deficit
dell’Attenzione con Iperattività (ADHD) e dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Emerge
l’ipotesi che la condizione di comorbidità si esprima con un assetto neuropsicologico
qualitativamente distinto da quello dei due disturbi isolati. Si documenta, in più di uno studio, la
presenza di un profilo neuropsicologico nei soggetti comorbidi, caratterizzato dalla compromissione
di più domini cognitivi (funzioni esecutive, linguaggio, attenzione, memoria), con effetto di rinforzo
reciproco che porta a quadri a maggiore severità e a più ampia compromissione funzionale. Si
discute in letteratura anche la possibilità che esista una comunanza di cause tra i due disordini ed in
particolare si indagano potenziali fattori genetici comuni. Il presente lavoro propone una revisione
della letteratura sull’argomento. Data la frequente associazione tra ADHD e DSA, appare
importante definire le peculiarità dei diversi fenotipi per programmare percorsi abilitativi e didattici
più specifici ed efficaci.
A. 3 Genetica e DSA
Corrado Romano
UOC di Pediatria e Genetica Medica, IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
Sin dal 1907 la genetica ha avuto un qualche coinvolgimento nei Disturbi Specifici
dell’Apprendimento (DSA). L’aggregazione familiare, gli studi su gemelli e bambini adottati,
l’aumentato rischio di ricorrenza nelle suddette famiglie e l’ereditabilità variabile dal 9 al 78%
hanno contribuito a questo convincimento. Oltre 20 tra geni e loci genetici sono stati coinvolti nella
dislessia. Si conoscono anche associazioni genetiche con specifici endofenotipi. DYX1C1, DCDC2,
KIAA0319 e ROBO1 sono i principali geni candidati, ma nessuna mutazione causativa è stata mai
riscontrata nei suddetti geni. L’attuale consenso sposta il focus dalla genetica all’epigenetica: il
meccanismo patogeno non è legato alla mutazione di geni, ma a una modificazione patogenetica
della loro regolazione. Tale consenso deriva dai risultati già ottenuti per DCDC2 e KIAA0319. Alla
luce delle attuali conoscenze, si consiglia la consulenza genetica per gli adulti dislessici e le
famiglie di bambini dislessici o con altri DSA. Attualmente non sono disponibili test genetici
certificati per i DSA. La partecipazione a studi collaborativi di campionamento potrà fare luce sulle
basi genetiche dei DSA ed arrivare ad un test di diagnosi di suscettibilità genetica e ad una
maggiore conoscenza delle basi biologiche dei DSA.
A. 4 Aspetti neuropsichiatrici dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento
Mariagrazia Figura
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
Un buon inquadramento diagnostico dei Disturbi di Apprendimento prevede un approccio
interdisciplinare in considerazione dell’ampia variabilità clinica e della possibile presenza di
comorbilità.
Bisogna, inoltre, tenere presente che le difficoltà di apprendimento rappresentano il sintomo
comune di condizioni cliniche diverse. Risulta, quindi, importante riconoscere eventuali condizioni
mediche che possono sottendere le difficoltà di apprendimento per le quali il bambino viene
sottoposto all’attenzione. Pertanto, appare utile una attenta valutazione clinica, supportata da esami
di secondo livello, quali EEG, RMN encefalo e indagini genetiche, al fine di consentire il
riconoscimento di alterazioni neuropatologiche e neurofisiopatologiche, di sindromi note o di
condizioni genetiche nuove. Infine, l’identificazione di possibili geni coinvolti può ulteriormente
ampliare le conoscenze sui meccanismi neurobiologici che sottendono i disturbi neuroevolutivi.
SIMPOSIO B
DSA e BES: Diagnosi e supporti
Moderatore: Giuseppe Zanniello (Università di Palermo)
B. 1
DSA e BES: diritti e supporti
Carolina Tomasi
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
In Italia, i BES non sono definiti in alcuna normativa primaria; sono una categorizzazione
pedagogica, ripresa dalla normativa degli Special Educational Needs (Gran Bretagna) e degli
Special Educational and Disability Act del 2001(Irlanda).
Ianes, concettualizza il BES come macro-categoria includente ogni possibile difficoltà educativa e
dell’apprendimento affermando che i criteri dell’ICF possono servire per fotografare le diverse
difficoltà e la complessità dei reali bisogni presenti nella classe.
La Circolare Ministeriale n. 8/2013 specifica che ogni alunno, con continuità o per determinati
periodi, può manifestare bisogni educativi speciali, rispetto ai quali è auspicabile che le scuole
offrano adeguata e personalizzata risposta e le misure dispensative e compensative necessarie.
Esportare categorie normative di altri Paesi, però, è complesso e rischioso sul piano giuridicoamministrativo. La direttiva ministeriale sui BES parla di «applicazione degli strumenti
compensativi e delle misure dispensative», previste dalla Legge 170/2010, anche ai BES e della
necessità di certificazioni pubbliche di tali allievi.
Le misure dispensative e compensative, in applicazione alla normativa della personalizzazione di
cui alla Legge 53/2003 sono un diritto di tutti gli allievi (non soltanto di quelli certificabili), ai BES
cosi come ai DSA sono inoltre riconosciuti strumenti e misure che possono incidere sulla
valutazione finale (L.170/2010).
B. 2
Riabilitazione dei DSA ed attività teatrale
Sergio Messina1, Maria Saccone1, Vincenzo Branciforti1, Chiara Marchese, Angelo Russo,
Valentina Russo
1
Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile Distretto Sanitario di Caltagirone ASP 3 Catania
[email protected]
Nel 2006 l’UONPI di Caltagirone ha avviato un progetto di attività clinica di gruppo, rivolto a
minori di età compresa tra 11 e 18 anni, attraverso l’uso del teatro dei pupi siciliani. Fino ad oggi 63
minori hanno partecipato alle varie attività (realizzazione delle strutture scenografiche, scrittura dei
copioni, messa in opera degli spettacoli). Da un punto di vista diagnostico possiamo suddividere i
partecipanti in quattro gruppi, secondo la classificazione ICD-10: minori con disturbi del
comportamento (che rappresentato il 41,2%), con alterato e specifico sviluppo delle abilità
scolastiche (25,3%), con ritardo mentale e sindrome da alterazione globale dello sviluppo (20,6%) e
con sindromi affettive e fobiche (12,6%). Scopo di questa presentazione è quello di porre
l’attenzione sugli aspetti riabilitativi neuropsicologici di alcune di queste attività svolte in favore dei
minori affetti da disturbi dell’apprendimento (16 di cui 10 con disturbi della letto-scrittura, 5 della
lettura e calcolo ed solo 1 con disgrafia), descrivendone le possibili ricadute in rapporto sia alla
disfunzione di base che sul piano emotivo. Infatti l’obiettivo prefissato non è solo quello di provare
a migliorare le perfomance di apprendimento di questi ragazzi, ma anche di aiutarli a riconoscere ed
utilizzare al meglio le proprie potenzialità.
B. 3 Assessment neuropsicologico nei DSA: un confronto con il Disturbo della
Coordinazione Motoria
Santina Città
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
Diversi studi hanno mostrato un’associazione tra Disturbo della Coordinazione Motoria (DCM) e
Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): le persone con DCM presentano di fatti un
accresciuto rischio di deficit attentivi, lacune nella memoria di lavoro, nonché difficoltà di lettoscrittura e calcolo. Secondo alcune impostazioni teoriche (teoria “dell’embodied cognition”) i
processi cognitivi maturerebbero anche grazie all’interazione corpo-ambiente. Le attività motorie,
quali il conteggio sarebbero, ad esempio, alla base dello sviluppo di un’adeguata rappresentazione
mentale del concetto di numero; le abilità matematiche si accrescerebbero quindi anche in relazione
allo sviluppo dei processi sensori-motori. Diversi studi hanno anche esplorato la relazione tra DCM
e difficoltà di letto-scrittura. Il presente studio esplora le abilità sensori-motorie e prassicocostruttive, mediante appositi strumenti neuropsicologici standardizzati, in relazione alla presenza
di DCM, in campioni di persone con e senza DSA e DCM, diagnosticati secondo i criteri del DSM
IV-TR.
B. 4
Valutazione e trattamento degli aspetti metafonologici nei DSA
Grazia Silvana Suraniti; Vincenzo Neri
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
La dislessia evolutiva è generalmente definita come un disturbo caratterizzato da gravi difficoltà
nell’accuratezza e nella fluidità della lettura che sono persistenti e resistenti alle usuali misure di
insegnamento e agli sforzi di recupero.
Diverse evidenze scientifiche sostengono l’ipotesi che il deficit di base sta nella elaborazione
fonologica che deriva da rappresentazioni fonologiche mal specificate (Snowling, 2000).
Secondo numerosi autori, il deficit “nucleare”della Dislessia Evolutiva, consisterebbe in una
mancanza di automatizzazione dei processi di “decodifica” e, in qualche misura, di quelli di
“accesso lessicale”, (Gerson-Wolfensberger & Ruijssenars, 1997; Stella, 2004; van der Leij & van
Daal, 1999).
La competenza metafonologica viene definita come “capacità di percepire e riconoscere i suoni per
via uditiva e i fonemi che compongono le parole del linguaggio operando adeguate trasformazioni
con gli stessi (Bortolini, 1995).
All'interno della componente metafonologica, i compiti possono comprendere diverse sotto abilità
che possono essere collegate in vari modi per l'acquisizione delle competenze di lettura e di
ortografia (Treiman & Zukowski, 1996). L'uso di una tale varietà di compiti rende difficile
l’individuazione, l’interpretazione e il confronto dei risultati in relazione al trattamento di tali
disturbi. Il contributo propone una disamina rispetto all’efficacia dei programmi di trattamento
riportati in letteratura.
SIMPOSIO C
Ricerche
Moderatore: Rosalba Larcan (Università di Messina)
C. 1 Comprensione del testo scritto in bambini Poor Comprehenders:
Cognizione vs Metacognizione
Pina Filippello
Dipartimento Scienze Umane e Sociali
[email protected]
Le ricerche nell’ambito dei deficit della comprensione del testo hanno indagato la possibilità di
raggiungere progressi significativi attraverso la strutturazione di programmi di intervento di diversa
natura (Duff e Clarke, 2011): da quelli centrati prevalentemente sullo sviluppo della capacità di
comprensione testuale a quelli focalizzati sull’incremento delle competenze metacognitive
(Kangsepp, 2011). Questo studio si propone di indagare la capacità di comprensione del testo ed il
ruolo giocato dalle competenze cognitive e metacognitive sullo sviluppo dei processi sottostanti.
Alla ricerca hanno partecipato 60 bambini poor comprehenders, reclutati presso strutture
riabilitative del territorio. Ai fini della ricerca, i partecipanti sono stati suddivisi in tre sottogruppi,
due sperimentali, che hanno effettuato rispettivamente un training metacognitivo e uno di
comprensione (Nuova Guida alla Comprensione del Testo, 2003), ed un gruppo di controllo che si è
avvalso della normale didattica e con il quale non è stato effettuato alcun training.
I risultati mostrano che il training metacognitivo, rispetto a quello cognitivo, produce effetti
significativamente superiori sulla capacità di comprensione del testo [F(3,57) =11.054; p <.001] sia
nelle classi primarie [t(18)=10.022; p <.001] che secondarie [t(18)=7.261; p <.001].
C. 2 Attività motoria e sportiva e..... successo scolastico
Marianna Alesi
Dipartimento di Psicologia, Università di Palermo
[email protected]
Numerosi studi evidenziano il ruolo cruciale dell’attività fisica nel miglioramento del
funzionamento cognitivo degli adulti attraverso cambiamenti fisiologici cerebrali. Recentemente tali
effetti sono emersi anche durante l’infanzia; un’attività fisica regolare di moderata intensità
influenza la produzione di neurotrofine, la sinaptogenesi e l’angiogenesi con ricadute positive su
Q.I., abilità percettive e mnestiche, rendimento scolastico.
A partire da una rassegna della letteratura verrà presentato uno studio volto ad analizzare le
differenze nelle prestazioni cognitive e scolastiche in bambini sportivi e sedentari.
Hanno partecipato 82 bambini (età media 9.10), di cui 25 sedentari e i rimanenti praticanti
regolarmente calcio, basket e karate.
L’assessment del funzionamento cognitivo è stato svolto con prove della Batteria di Valutazione
Neuropsicologica per l’Età Evolutiva (Bisiacchi, Cendron, Gugliotta, Tressoldi, Vio, 2005):
discriminazione visiva, attenzione, memoria (memoria di cifre in avanti-indietro e visuo-spaziale),
funzioni esecutive. Il rendimento scolastico è stato misurato con le valutazioni curriculari di profitto.
Emergono differenze in matematica (F3, 81 = 4,716; p < .05) e materie antropologiche (F3, 81 = 5,59;
p = .042) in funzione dell’attività sportiva. Gli sportivi raggiungono risultati migliori rispetto ai
sedentari. Tali risultati sollecitano riflessioni sulla opportunità di impiegare misure più specifiche
per individuare le abilità sottese ai domini curriculari.
C3
Abilità di decodifica e decisione lessicale in bambini e adolescenti con BES
Francesco Di Blasi, Rosa Zuccarello, Antonia A. Costanzo, Maria Finocchiaro, Claudia Cantagallo,
Maria T. Amata
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
Il compito di decisione lessicale, riconoscere se una stringa di lettere sia una parola o meno,
costituisce un compito di lettura a tutti gli effetti. Esso può contribuire a definire le differenze
individuali delle abilità di decodifica che implicano sia processi fonologici sia meccanismi di
riconoscimento diretto.
Nel lavoro sono presentati i risultati alle prove di lettura e di decisione lessicale in un gruppo di
alunni e studenti con Bisogni Educativi Speciali.
C4
Abilità di Mental Imagery visivo e prestazioni di lettura
Maria Guarnera1, Sabrina Castellano2, Alessia Inturri2, Simona Longo2, Santo Di Nuovo2
1
Università Kore di Enna
2
Università di Catania
[email protected]
Il mental imagery può essere definito come una rappresentazione mentale di eventi esterni capace di
simulare un’interazione senso-motoria con l’ambiente in assenza di stimoli sensoriali reali.
Numerosi autori hanno studiato da tempo le relazioni tra mental imagery e abilità di lettura
(Fennema, 1959; Gambrell & Bales, 1986; Koenig, Kosslyn & Wolff, 1991) Sadoski, Paivio &
Paivio, (2001); è stata inoltre approfondita, anche se con esiti contrastanti, la relazione fra rotazione
mentale e dislessia (Corballis et al., 1985; Lachmann & Geyer, 2003; Eden et al., 1996; Del
Giudice et al., 2000).
Scopo della ricerca è indagare il ruolo delle abilità di imagery visiva nella prestazione di lettura, in
relazione con altre funzioni cognitive come span attentivo, memoria e percezione visivo-spaziale.
I partecipanti allo studio sono 122 bambini, 57 maschi e 65 femmine, di età compresa tra 8 e 11
anni, età media 9.23 (DS = 1.11).
Gli strumenti sono costituiti da una batteria di valutazione delle abilità di Mental Imagery (Di
Nuovo et al., 2013), da prove di span attentivo, memoria di oggetti e di posizione, e percezione
speculare visiva (Cornoldi et al., 1997).
La performance di lettura è valutata attraverso le Prove di lettura MT specifiche per ciascun anno
della scuola frequentato.
Dalle analisi di regressione multipla emerge che le abilità di mental imagery costituiscono il miglior
predittore della performance di lettura e dei suoi deficit.
SESSIONI PARALLELE: ore 16, 30 - 18,00
A) SCREENING E SCUOLA
Moderatore: Angela Rapicavoli
(Ufficio Scolastico Provinciale Catania)
A. 1 Progetto DOC (Dislessia-Opportunità-Crescita). Scuole in rete
Laboratori specializzati in attività dopo-scolastiche per DSA
Angela Colajanni e Dario Ruvolo
Associazione Vita Nova Onlus
[email protected]
Il progetto “DOC” è un laboratorio specializzato in attività di doposcuola ed educative rivolte a
studenti (8 anni in su) con difficoltà o disturbi specifici dell’apprendimento.
Le attività del doposcuola sono orientate a favorire l’acquisizione di efficaci strategie di studio che
tengano conto dei personali stili cognitivi e a trasmettere conoscenze di base sull’utilizzo corretto
degli strumenti compensativi tecnologici in grado di suppo rtare le abilità deficitarie. I “compiti per
casa” diventano così lo strumento per sperimentare le competenze apprese e raggiungere nel tempo
un’adeguata autonomia nello studio.
La metodologia è incentrata su un approccio metacognitivo, attraverso il quale lo studente impara a
riflettere sui propri processi cognitivi ed a esercitare un controllo sugli stessi.
Le attività sono state proposte all’interno di un contesto, preliminarmente strutturato, accogliente e
non giudicante, caratterizzato da un’atmosfera solidale di gruppo, dove i ragazzi con DSA hanno
potuto esprimere, senza remore, il proprio disagio.
Tale contesto, ubicato all’interno degli istituti scolastici, ha inoltre stimolato una proficua
collaborazione tra operatori del doposcuola e corpo docente, attraverso uno scambio di informazioni
che ha garantito continuità e coerenza tra l’attività curriculare e quella pomeridiana del doposcuola,
per un miglioramento della qualità della vita dei ragazzi e dei loro familiari.
A. 2 Screening e DSA
Marco M. Leonardi1, Serafino Buono2, Francesco Di Blasi2 e Santo Di Nuovo2,3
1
AID sezione di Caltanissetta,
2
IRCCS OASI Maria SS. Troina EN,
3
Università di Catania
[email protected]
Questo contributo descrive un progetto di screening sui DSA effettuato nella provincia di
Caltanissetta nell’anno scolastico 2011/2012, in 23 istituti. Il campione indagato è composto da
1870 alunni appartenenti alla 3° classe della scuola primaria ed alle prime classi della scuola
secondaria di primo e secondo grado. In tutti gli alunni sono state valutate le capacità di lettoscrittura e calcolo attraverso prove standardizzate. La percentuale dei casi emersi sospetti DSA è
stata del 6.7% pari a 125 alunni. A distanza di un anno dalla conclusione del progetto è stata
effettuata una seconda indagine che ha coinvolto 109 alunni dei 125 emersi a rischio. Questo
secondo step della ricerca ha messo in luce che soltanto 39 (pari al 35%) dei genitori degli alunni
segnalati hanno fatto effettuare l’iter diagnostico ai propri figli. Dei 39 alunni, 34 hanno consegnato
la diagnosi a scuola, mentre 5 non sono stati diagnosticati ufficialmente e gli insegnanti sostengono
che i genitori non abbiano, in realtà, presentato la diagnosi a scuola. Per quanto riguarda il
campione che non ha effettuato l’iter diagnostico, il 32% della scuola secondaria di primo grado ed
il 41% della scuola secondaria di secondo grado è stato bocciato , si è ritirato o ha cambiato scuola.
A. 3 Esempio di progetto Screening per la rilevazione dei DSA in una scuola
secondaria di secondo grado
Patrizia Arrigo
Istituto Finocchiaro Aprile di Palermo
[email protected]
Il progetto di Screening per la rilevazione dei DSA in una scuola secondaria di secondo
grado prevede sei fasi da svolgersi fin dall’inizio dell'anno scolastico coinvolgendo tutti gli alunni
delle classi in entrata (che vengono sottoposti ad una prova di 30 minuti max come screening per
eventuali riconoscimenti di alunni DSA) e quelli segnalati come sospetto DSA dai docenti
(attraverso una scheda predisposta). Si porteranno i risultati del progetto realizzatio nell’anno
scolastico 2012/13.
A. 4 Casi di sospetto DSA nella Scuola Primaria
Alessia Catania, Livia Li Greci
I.C. Boccadifalco – Tomasi di Lampedusa di Palermo
[email protected]
Il presente contributo deriva dal percorso di tirocinio condotto in qualità di corsiste nell’ambito del
master in DSA attivato presso l’Università degli Studi di Palermo. Il relativo Project work, attuato
in una Scuola Primaria di Palermo allo scopo di effettuare uno screening per la rilevazione di
difficoltà di apprendimento e l’individuazione di eventuali casi di sospetto DSA, ha coinvolto n.80
alunni di classe terza e un piccolo gruppo di alunni di classe quinta segnalati dai rispettivi docenti.
Sono state utilizzate prove non standardizzate e standardizzate, tra queste ultime le Prove di lettura
MT (Cornoldi, Colpo & Gruppo MT, 1981), il test AC-MT di valutazione delle abilità di calcolo
per la classe terza (Cornoldi, Lucangeli & Bellina, 2002), il test PML per la misurazione della
memoria di lavoro (D’Amico & Lipari, 2012). Nel presente contributo si intende soffermare
l’attenzione su due casi di sospetto DSA, poiché all’iter di osservazione attivato a scuola non ha
avuto seguito la valutazione presso i servizi territoriali preposti, dato che gli alunni si sono trasferiti
presso altri Istituti. L’assenza di comunicazione tra scuole e, contestualmente, la scarsa
consapevolezza della problematica da parte delle famiglie possono costituire elementi di criticità
quali il rischio di vanificare i percorsi intrapresi e di esporre ulteriormente gli studenti a esperienze
negative di apprendimento.
A. 5 Ricerca-azione per prevenire la dispersione scolastica e promuovere il successo
formativo
Giuseppa Giambirtone
Direzione Didattica – Osservatorio d’area per la dispersione scolastica - Troina
[email protected]
Il lavoro nasce dall’attività di operatore psicopedagogico territoriale presso la Direzione Didattica di
Troina sede dell’ Osservatorio d’area per la dispersione scolastica (rete interistituzionale che
comprende le istituzioni scolastiche dei comuni di Troina, Cerami Gagliano e Nicosia, gli E.E.L.L.,
la NPI, associazioni territoriali e da questo a.s. anche l’Oasi fa parte dell’accordo di rete).
Da dieci anni circa vengono effettuate indagini conoscitive e ricerca-azione al fine di individuare e
prevenire difficoltà di apprendimento, sin dalla scuola dell’infanzia.
Saranno presentati i dati dell’IPDA somministrato nell’a.s. 2011/2012 agli alunni di 5 anni e le
prove di lettura e calcolo presentati agli stessi alunni nell’a.s. 2012/2013 - classe prima - , con i
relativi interventi didattici.
Inoltre saranno presentati i dati della ricerca azione avviata nella classi seconde, terze e quarte,
evidenziando come interventi precoci, anche riabilitativi presso l’Oasi, hanno favorito un
miglioramento nelle performance scolastiche.
Relativamente alla scuola dell’infanzia è stato somministrato agli alunni di 5 anni il CMF e avviato
un progetto per migliorare le abilità metafonologiche, attraverso attività ludico-didattiche.
In una sezione di scuola dell’infanzia di 4 anni è stato somministrato il test SR-SCHOOL a fine
anno scolastico, per avviare, con l’inizio del nuovo anno, interventi mirati a favorire le abilità
individuate nel test in riferimento a quanto previsto dalle nuove Indicazioni Nazionali 2012.
A. 6 La conoscenza implicita della lingua scritta nei bambini in età prescolare
Eleonora Pisani, Bartolomeo Favacchio
Scuola Infanzia Scicli
[email protected] - [email protected]
Il lavoro di ricerca, effettuato su un campione di 24 bambini della scuola dell’infanzia del comune
di Scicli (RG), ha avuto come obiettivo e finalità verificare le conoscenze che i bambini non ancora
scolarizzati possiedono del codice scritto. Imparare a leggere e scrivere è un processo che inizia
molto prima dell’ingresso a scuola, il bambino è un costruttore attivo delle conoscenze e sa
motivare le risposte sulla base di ciò che ha potuto esperire dal contatto con l’ambiente sociale.
Alla luce di precedenti ricerche già realizzate da Ferreiro e Teberosky, si è avviato uno studio-pilota
partendo da una classe di scuola dell’infanzia, proprio per comprendere e ricercare che tipo di
cognizione il bambino possiede prima dell’inizio della scolarizzazione. Si è creato uno strumento
formato da diverse prove:
- Riconoscimento di lettere e numeri;
- Principio della quantità minima dei caratteri;
- Principio della varietà dei caratteri;
- Riconoscimento di parole;
- Scrittura del proprio nome e scrittura spontanea.
L’approccio sperimentale è stato simile a quello piagettiano del dialogo, durante il quale lo
sperimentatore formula delle ipotesi e pone delle domande.
Scrivere non è semplicemente copiare, ma è un’attività di ordine concettuale costituita da tappe che
il bambino sperimenta attraverso l’esperienza attiva, guidato dall’adulto (educatore, insegnante) che
svolge la funzione di mediatore.
B) ASPETTI EMOTIVI E MOTIVAZIONALI
Moderatore: Francesca Cuzzocrea
(Università di Messina)
B. 1 Profili di Personalità in bambini dislessici: un’analisi tramite il Big Five
Questionnarie
Antonella Gagliano, Marco Lamberti, Maria Boncoddo, Rosamaria Siracusano, Tiziana Calarese,
Giovanna Ilardo, Domenica Fidi, Rosa Grosso, Massimo Ciuffo, Simona Rosina, Clemente Cedro,
Eva Germanò
Università degli Studi di Messina, Unità di Neuropsichiatria Infantile AOU Policlinico G. Martino
[email protected]
La nostra ricerca indaga i profili della personalità di 65 lettori dislessici (36 maschi e 29 femmine;
di età compresa tra 8 e 14 anni) e di 70 normolettori utilizzando il Big Five Questionnaire (BFQversione italiana). Il BFQ esplora cinque dimensioni principali dei tratti della personalità: Amicalità
(A), Stabilità Emotiva (I), Apertura Mentale (M), Energia (E) e Coscienziosità (C).
Comparati al gruppo di controllo, i soggetti dislessici del nostro campione presentano bassi
punteggi nelle dimensione M, C e A. Complessivamente mostrano tratti di personalità caratterizzati
da minore originalità e creatività, controllo meno efficace delle loro reazioni emozionali, umore
incostante e sentimenti negativi. Inoltre dai calcoli di correlazione tra le variabili esaminate emerge
che i lettori dislessici che avevano beneficiato di un supporto didattico pomeridiano per un periodo
più prolungato mostravano punteggi più elevati nelle dimensioni I, A e C (p<0.05). Ciò suggerisce
che un adeguato supporto può positivamente influire sullo sviluppo di tratti di personalità quali
coscienziosità ed amicalità e rinforzare la stabilità emotiva. Infine, emerge che il dominio I è
correlato (p<0.05) anche con l’età della diagnosi: il ritardo della formulazione della diagnosi
influenza la successiva stabilità emotiva.
Il nostro studio suggerisce che la dislessia e i fallimenti scolastici potrebbero a lungo termine
influenzare negativamente le esperienze emotive e i tratti di personalità.
B. 2 Ansia, Umore Depresso, Insicurezza e Autostima in bambini di scuola primaria
differenziati per profilo di apprendimento
Gaetano Rappo, Marianna Alesi, Annamaria Pepi
Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo
[email protected]
Ansia, umore depresso e insicurezza sono in relazione a variabili individuali quali l'autostima. La
letteratura sul tema evidenzia pochi studi che affrontano tale intreccio di variabili in bambini
frequentanti la scuola primaria con differenti profili di apprendimento.
Obiettivo di questo studio è indagare l’ansia, l'umore depresso, l'insicurezza e l'autostima in
bambini di terza e di quarta classe della scuola primaria con tre diversi profili di apprendimento
(DSA, Discalculia e Normo-apprendimento).
Da un gruppo di 262 studenti frequentanti la terza e la quarta classe della scuola primaria sono stati
selezionati 110 bambini, suddivisi in tre gruppi (33 bambini con DSA, 44 bambini con Discalculia e
33 bambini con Normo-apprendimento).
Il materiale comprendeva le scale per l’Ansia Scolastica, l'Umore Depresso e l'Insicurezza tratte dal
SAFA (Cianchetti e Sannio Fancello, 2001) e la Scala per il Successo Scolastico tratta dal Test di
Valutazione dell’Autostima TMA (Bracken, 1992).
L’Anova evidenzia differenze significative fra i tre gruppi nell'Ansia (F3,107 = 9,02; p < .001),
nell'Umore Depresso (F3,107 = 3,27; p = .042) e nell’Autostima Scolastica (F3,107 = 6,39; p = .002).
In particolare, il gruppo con Normo-Apprendimento presenta un maggiore livello di Autostima
Scolastica e un minore livello di Umore Depresso rispetto agli altri gruppi.
B. 3
Un caso di dislessia: interventi didattici tra emotività e prestazioni
Sabrina Schiavone
Libera professionista
[email protected]
Il lavoro descrive gli aspetti emotivi dei DSA e le implicazioni psicologiche possibili, focalizzando
l’attenzione sui disturbi esternalizzanti ed internalizzanti, con particolare considerazione degli
ultimi.
Con l’ausilio di un caso osservato, si individuano, mediante creazione di una check – list i
comportamenti di tipo internalizzante, che denotano bassa stima di sé e svalutazione delle proprie
capacità, caratteristica frequente nei DSA.
L’analisi degli errori offre una comprensione qualitativa per la strutturazione di attività inclusive
per favorire il senso di autostima ed autoefficacia, consentire il recupero e il potenziamento
dell’allievo. L’esperienza evidenzia il vantaggio della didattica inclusiva che considera la totalità
dell’alunno.
Un contesto classe cooperante, con accettazione della diversità, perchè modalità diversa di
apprendere, è utile e valido incentivo per ciascun alunno, che nella sua unicità ed irripetibilità è
diverso per definizione. Il lavoro sul piano emotivo rivela effetti positivi anche sul compito, poiché
alcune difficoltà sono conseguenza dell’ansia che agisce sul sistema cognitivo e ne rallenta o
inibisce i processi di memoria di lavoro. L’esperienza prova che le emozioni sono risorsa per la
formazione, terreno di innesto del processo di cambiamento, di apprendimento e di crescita per tutta
la classe e non meno per i docenti.
B. 4
L’uso della metafora nel DSA: l’importanza del lavoro di Gruppo
Maria Carmela Laudani
ASP Catania
[email protected]
La conoscenza delle caratteristiche del DSA attraverso un linguaggio metaforico facilita una
maggiore consapevolezza del disturbo. Ciò consente al bambino con DSA di affrontare le difficoltà
correlate, riducendone gli effetti funzionali. Lo scritto "Una famiglia speciale" è una metafora che
introduce il lettore "nell'universo dislessico" con occhi incantati, aperti ad un mondo fantastico a cui
ogni bambino sente di appartenere. Presentare il racconto al gruppo classe in cui è inserito un
bambino con DSA permette di comprendere meglio gli aspetti neuropsicologici. Pertanto "la
famiglia modulo" o il vicino di casa "ADHD detto ADID" non rimangono concetti astratti ma si
arricchiscono di contenuti...Ed ancora la festa da ballo in cui vengono invitate tutte le letterine ed
escluse le sorelle tabelline... sollecitano l'attenzione di chi ascolta verso una problematica complessa
ed articolata. Lo scritto è stato arricchito da immagini eseguite da un soggetto affetto da severo
disturbo specifico. L'esperienza del gruppo di studio e del polo per la valutazione del DSA presso il
DSM - NPI dell'ASP di Catania ha utilizzato il suddetto scritto raggiungendo gli obiettivi prefissati.
B. 5
La Pedagogia Clinica: un intervento di aiuto per la persona con DSA/BES
Rita Calderone, Melissa Dinatale, Daniela Giuffrida, Silene Triscari
Associazione “CHInelCHE”
[email protected]
La Pedagogia Clinica considera la persona il primo Ambiente di Apprendimento.
Vivere gli apprendimenti in uno stretto collegamento tra corpo-mente-cuore, vuol dire rendere la
persona nella sua totalità consapevole dell’esistenza dell’Apprendimento come fonte della
conoscenza e dello sviluppo metacognitivo.
Per sostenere la persona con DSA/BES e migliorare l’Apprendimento, la Pedagogia Clinica
ponendo in rilievo il PAD, Potenzialità/Abilità/Disponibilità, rende fluido ed emotivamente
consapevole l’Ambiente di Apprendimento. Lo scopo è modificare il concetto che la persona ha di
sé, di liberarla dagli errori fino al raggiungimento del proprio equilibrio, funzionale all’atto di
apprendere, all’atto di partecipare concretamente alla vita e alla quotidianità. Occupandosi in modo
olistico della persona, l’intento è quello di delineare un mirato intervento di aiuto.
Nel presente lavoro, gli esperti di pedagogia clinica dell’Associazione CHInelCHE mettono in
evidenza come l’esperienza di L., con un evidente scialorrea presente durante la decodifica
scrittoria, e di M., con inibizione nelle relazioni sociali, ha permesso il miglioramento del disagio
attraverso metodi pedagogico clinici: Edumovement, Educromo, BonGeste, Prismograph,
Eucalculia, Ritmo Fonico, Coreografia Fonetica, Vibro-vocale. Di conseguenza l’intervento di aiuto
non guarda al “disturbo”, ma armonizza la persona nella sua globalità per avviarla alla conquista di
nuove abilità.
B. 6
La follia e l’apprendimento… Peter Pan e Wendy
Margherita Sferrazza, Giovanni Cardella, Elisa Cupani, Alice Napoli
Liberi professionisti
[email protected]
Il lavoro è la risultante dello screening, diagnosi e intervento su un campione di 10 bambini con
DSA.
Il senso della vita oscilla tra due estremi, l’attività vitale si svolge a livello psichico, comprendente
coscienza e incoscienza, in cui esiste un legame nascosto.
Siamo capaci di ascoltare i nostri…pazienti? Sono liberi di sognare? C’è qualcuno disposto ad
ascoltare la loro creatività?
Il dispositivo simbolico è dispositivo mentale accoppiato a quello concettuale…
A livello fisico abbiamo istinti definiti come azioni o tipi di azioni, allo stesso tempo, si creano
immagini mentali, emozioni che viviamo all’interno che sono caratteristiche collettive, come le
modalità dell’azione.
Lo psicodramma è energia primordiale e disgregazione anarchica dell’io, contro norme e
consuetudini che costringono l’essere umano ad indossare una maschera vivendo una“enorme
pupazzata”. Guardando dentro di noi oltre le ombre che ci agitano, le figure che la fantasia ha
colorato, nel profondo del nostro essere c’è sempre la stessa richiesta: per diventare uomo ho
bisogno di essere e sentirmi sollevato, altrimenti rischierò di confondermi nel buio della mia
infelicità e nell’inferno della follia.
C) RICERCHE
Moderatore: Franco Di Martino
(ASP Ragusa)
C. 1 Prima raccolta dati normativi per la valutazione degli errori ortografici su una
prova di dettato di testo e di frasi, relativamente ad un campione di studenti di scuola
secondaria di secondo grado
Bartolomeo Favacchio1, Corrado Severi2, Eleonora Pisani1, Edith Loretto Perotto1, Patrizia
Migliore2, Luisa Lucifora1, Andrea Candoni1, Alessandro Savarino1
1
C.M.F.- Centro Full Mind – Centro Clinico di Psicodiagnosi, Ricerca, Cura e trattamento
integrato del disagio psichico e fisico
2
GMH Gruppo Multidisciplinare di Modica - ASP 7 RG
[email protected]
L’esistenza di poche prove per la valutazione degli errori ortografici nelle Scuole Superiori ha
spinto gli Autori del lavoro a costruire uno strumento utile a trovare gli indici di posizione e di
variabilità. La finalità del presente contributo è quella di comunicare i primi valori normativi (media
e deviazione standard) relativi ad un dettato di testo e di frasi effettuato su una popolazione, molto
limitata, di adolescenti frequentanti il Liceo Scientifico e alcuni Istituti Tecnici, da utilizzare come
punto di riferimento all’interno del Distretto di Modica. L’attività, iniziata tardi – fine maggiodovrebbe essere ripresa per ampliare il campione e quindi costruire uno Strumento di Valutazione
degli errori ortografici nelle Scuole Superiori. È interessante anche il confronto tra errori effettuati
dagli alunni del Liceo Scientifico e quelli degli Istituti Tecnici.
C. 2 La validazione psicometrica preliminare della Batteria di Prove per le Abilità
Linguistiche e Numeriche di Base (ALN): un nuovo strumento per la valutazione dei
prerequisiti dell’apprendimento scolastico
Barbara Caci, Antonella D’Amico
Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo
[email protected]
È presentata la validazione psicometrica preliminare, condotta su un gruppo di 273 alunni
dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia (F=136; M=135; età media in mesi=68.2, DS=4.9), della
Batteria di Prove ALN che valuta mediante
15 subtest diverse abilità linguistiche , numeriche e
grafo-motorie di base che la letteratura e la più recente ricerca hanno indi viduato come prerequisiti
dell’apprendimento scolastico (p.e. Bull e Scerif, 2001; D’Amico e Guarnera, 2005; D’Amico e
Passolunghi, 2009; de Jong, 1998). I risultati di specifiche analisi delle intercorrelazioni tra tutte le
prove dimostrano che la batteria ALN possiede una buona validità di costrutto. Successive analisi
della regressione multipla, condotte su un sottogruppo di 35 bambini (F=14; M=21), testati
longitudinalmente a cinque anni, mediante la Batteria ALN, e a sei anni, mediante la
somministrazione di prove di livello di comprensione del testo e di apprendimento matematico (i.e.,
Prove di lettura MT- Cornoldi e Colpo, 1981; AC-MT - Cornoldi, Lucangeli e Bellina, 2002) e di
scale per la valutazione della presenza di disturbi comportamentali di disattenzione e iperattività (i.e.
SDA-I, Cornoldi et al., 1996), dimostrano anche una adeguata validità predittiva. In breve, si ritiene
che la Batteria ALN possa configurarsi come uno strumento per l’individuazione precoce dei casi a
rischio di Disturbi Specifici dell’Apprendimento o di altre tipologie di disturbi inclusi nella più
ampia categoria dei Bisogni Educativi Speciali.
C. 3 Relazione fra memoria di lavoro spaziale e abilità di calcolo in bambini con
Disturbo dello Spettro Autistico ad alto funzionamento
Giuseppe Edmondo Di Guardo, Rosa Zuccarello, Marinella Zingale, Grazia Trubia, Serafino Buono
IRCCS OASI Maria SS. Troina EN
[email protected]
Numerosi studi hanno evidenziato una stretta relazione tra memoria di lavoro spaziale e capacità
numeriche e di calcolo. Deficit nelle capacità di memoria di lavoro spaziale influenzerebbero il
livello di acquisizioni nell’ambito del calcolo. Pochi lavori hanno indagato la struttura della
memoria di lavoro dei bambini con Disturbi dello Spettro Autistico. I risultati sono, comunque,
controversi sebbene alcuni studi abbiano riscontrato deficit specifici nella memoria di lavoro
spaziale.
Questo studio si propone di prendere in esame l’eventuale rapporto fra le varie componenti di
memoria di lavoro e le acquisizioni di matematica, in un gruppo di bambini con Disturbo dello
Spettro Autistico ad alto funzionamento.
Il campione è composto da un gruppo di bambini con Disturbi dello Spettro Autistico, ai quali sono
stati somministrati la WISC-III per valutare il livello di funzionamento intellettivo, la ADI-R e
l’ADOS e una batteria di memoria di lavoro spaziale appositamente ideata per i bambini in età
evolutiva. Per quanto riguarda la valutazione delle abilità di calcolo sono state prese in
considerazione alcune prove del test AC-MT.
I risultati preliminari evidenziano una relazione fra le componenti specifiche del numero e del
calcolo e quelle relative alla memoria di lavoro spaziale.
C. 4 Decodifica e Comprensione: le abilità di lettura in bambini con Disturbo dello
Spettro Autistico. Uno studio di confronto
Rosa Zuccarello, Francesco Di Blasi, Maria Finocchiaro, Claudia Cantagallo, Angela Antonia
Costanzo, Marinella Zingale, Maria Teresa Amata
IRCCS OASI Maria SS. Troina EN
[email protected]
L’abilità di lettura richiede processi di decodifica e comprensione del significato. In letteratura,
riguardo la capacità di lettura nella popolazione con disturbi dello spettro autistico i dati riportati
relativi alla fluenza sono discordanti. Di contro appaiono unanimi nell’evidenziare le difficoltà di
comprensione del testo.
Gli studi che riguardano le abilità scolastiche dei bambini con Funzionamento Intellettivo Limite
sono esigui. Nonostante il profilo cognitivo e degli apprendimenti scolastici di questa popolazione
non sia ben delineato, generalmente essi mostrano difficoltà nell’area degli apprendimenti inclusa
l’abilità di lettura.
Lo studio si propone di confrontare le abilità di decifrazione e di comprensione del testo scritto tra
un gruppo di bambini con Disturbo dello Spettro Autistico e Funzionamento Intellettivo Limite con
un campione di controllo appaiati per età e Quoziente Intellettivo Verbale.
C. 5 Uno studio pilota per la rilevazione della velocità di lettura in modalità silente
Massimo Ciuffo1, Enrico Ghidoni2, Antonella Gagliano1, Massimo Ingrassia3, Damiano Angelini2,
Eva Germanò1, Loredana Benedetto3, Giacomo Stella4
1
UOC di Neuropsichiatria Infantile Università di Messina,
2
UOC di Neurologia, Struttura di Neuropsicologia Clinica, Disturbi Cognitivi e
Dislessia dell’Adulto, Arcispedale S. Maria Nuova Reggio Emilia,
3
Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Università di Messina,
4
Dipartimento Educazione e Scienze Umane Università di Modena e Reggio Emilia
[email protected]
La velocità di lettura è uno dei parametri tipicamente rilevati per la valutazione delle abilità di
decodifica. La misurazione del parametro velocità viene classicamente condotta con prove di lettura
ad alta voce che permettono all’esaminatore di misurare il rapporto tra il numero di sillabe lette e il
tempo impiegato. Poca attenzione è stata dedicata, tanto nella ricerca sui modelli neuropsicologici
della lettura quanto nelle procedura di valutazione dei disturbi ad essa correlati, alla misurazione
della velocità della lettura in modalità silente. Infatti la batteria di prove per valutazione delle abilità
di lettura, sia per l’età evolutiva che per l’età adulta, prevede l’utilizzo di una prova di lettura silente
al solo scopo di valutare la capacità di comprensione del testo.
Presentiamo qui i dati di uno studio pilota, condotto su dislessici e normolettori, che si avvale di una
nuova prova di lettura strutturata in modo da consentire la misurazione della velocità di decodifica
in modalità silente. Tale prova, pur indagando la capacità di comprensione del testo, consente
contemporaneamente di ottenere una misura precisa della velocità di lettura silente, espressa in
sillabe per secondo. La rilevazione di tale parametro che, nella gran parte dei normolettori del
nostro campione supera le 10 sillabe al secondo, può risultare un utile completamento del profilo
funzionale del lettore dislessico. Al tempo stesso può costituire uno elemento di riflessione sulle
abilità che sostengono la letto-scrittura e la comprensione del testo, tanto nei normolettori che nei
lettori con dislessia.
C. 6 Il ruolo di un’attività ludico-motoria nella Sindrome di Down: analisi di casi
Giuseppe Battaglia, Marianna Alesi, Michele Roccella, Davide Testa, Antonio Palma, Annamaria
Pepi
Università degli Studi di Palermo
[email protected]
Una recente meta-analisi condotta da Shin e Park (2012) per valutare gli effetti di programmi
motori in individui con disabilità intellettiva evidenzia benefici relativi al benessere, alle strategie di
coping, alla socializzazione con i pari, al miglioramento dei tempi di reazione, all’incremento nelle
dimensioni motivazionali, in particolare nella fiducia in sé e nel tono dell’umore.
Obiettivo dello studio è valutare l’influenza di un programma motorio strutturato e regolare sulle
competenze psicomotorie e sul funzionamento cognitivo in tre ragazzi con Sindrome di Down, di
età cronologica pari a 10 e 14 anni.
Al pretest e al retest sono state somministrate le seguenti prove:
• Test TGM (Ulrich, 1992) per valutare il livello di sviluppo psicomotorio.
• Subtest tratti dalla batteria Prove di Working Memory (Lanfranchi, Cornoldi e Vianello,
2002), Prove di Attenzione e Concentrazione della BVN 5-11 Batteria di Valutazione
Neuropsicologica per l’Età Evolutiva (Bislacchi, Cendron, Gugliotta, Tressoldi, Vio, 2005)
e subtest di “Attenzione e Concentrazione” (Di Nuovo, 2009).
E’ stato proposto un programma motorio integrato svolto congiuntamente da allenatore e genitori.
I confronti pretest e retest evidenziano diminuzione del BMI, incremento delle abilità psicomotorie
e miglioramento dell’attenzione.
Verranno discussi tali risultati in funzione delle ricadute sull’apprendimento scolastico.
D) FAMIGLIE E INSEGNANTI
Moderatore: Vita Mongelli
(IRCCS Oasi)
D. 1
L’associazione italiana dislessia ed il supporto alle famiglie
Grazia Restuccia
Associazione Italiana Dislessia
[email protected]
L’intervento verterà sulla presentazione dell’associazione italiana dislessia, della sua mission e sul
contributo che, attraverso le sezioni territoriali, offre agli iscritti e non. Contemporaneamente e
trasversalmente si evedenzieranno i percorsi che i genitori, individuati i primi sospetti, dovranno
seguire. Il percorso scolastico con la stesura del P.D.P. e successivo monitoraggio, per giungere agli
adempimenti di fine ciclo scolastico.
D. 2 Valutazione longitudinale delle strategie di coping in genitori con figli con
diagnosi di DSA, nel post – sisma aquilano
Emanuele Legge, Marta Prosperi, Myriam Santilli, Irene Petruccelli, Valeria Verrastro
A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Università degli Studi di L’Aquila, Università Tor
Vergata di Roma, ISP Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Roma, Università Kore di Enna,
Università di Cassino e del Lazio Meridionale
[email protected]
Lo studio ha esaminato le strategie di coping di un campione di genitori con almeno un figlio con
diagnosi di DSA, i quali hanno vissuto un evento emotivamente e socialmente critico, come il sisma
che ha colpito la città di L’Aquila nell’Aprile del 2009.
L’indagine ha riguardato 60 coppie di genitori che si sono rivolte all’Ambulatorio di Psicologia
Distrettuale della A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Area L’Aquila per la diagnosi ed il
trattamento del Disturbo Specifico dell’Apprendimento dei propri figli. Tale gruppo è stato seguito
longitudinalmente negli anni 2009, 2010, 2011 e 2012.
L’analisi dei dati ha rilevato l’inefficacia di alcune strategie di coping, mantenuta nel corso delle
quattro annualità di rilevamento e pertanto ha suggerito l’opportunità di un intervento
psicoeducativo a favore di questi genitori, indipendentemente da accadimenti straordinari, quali
catastrofi naturali.
D. 3 Primi esiti di una ricerca sull’opinione degli insegnanti al riguardo
dei DSA e dei BES
Biagio Caruso, Ines Giunta, Giuseppina Pellegrino, Maria Grazia Sotera,
Riccardo Tangusso, Simon Villani
Università di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione
[email protected]
La ricerca ha riguardato un campione di 250 insegnanti curricolari di Scuola dell’infanzia, di Scuola
primaria e di Scuola secondaria di primo grado. Gli esiti appaiono, ad una prima valutazione, assai
significativi e caratterizzanti la diversa formazione e ottica degli insegnanti presenti nei differenti
ordini e gradi scolastici.
Infatti, gli insegnanti di scuola dell’infanzia appaiono più attenti a cogliere e ad individuare i segnali
che caratterizzano o possono precorrere i DSA, costituendone segnali premonitori, e generalmente
considerano tutti gli alunni potenzialmente portatori di BES. Gli insegnanti di Scuola primaria, dal
canto loro, si mostrano, nella maggior parte dei casi, disponibili a intervenire con gli alunni che
presentano DSA, a patto di essere adeguatamente sostenuti dagli esperti, mentre per i BES si
attengono alle indicazioni contenute nel POF o proposte dal Collegio docenti. Gli insegnanti di
Scuola media, invece, mostrano un evidente disagio al riguardo degli alunni con DSA e, in taluni
casi, lamentano di non avere a disposizione né i mezzi, né le competenze, per intervenire; quanto ai
BES, spesso vengono confusi con i DSA o associati a questi.
Il successo scolastico dei BES negli istituti superiori: apprendimento strategico
ed insegnamento efficace
D. 4
Nicotra Giovanna
Insegnante
[email protected]
Il numero di alunni in situazione di disagio scolastico e sociale nella scuola secondaria superiore
risulta sempre più considerevole e i docenti stessi non riescono a riconoscere le cause,
accomunando difficoltà di natura svariata nella definizione di alunni a rischio, difficili, demotivati,
viziati,…
L’analisi del caso di bisogno educativo speciale che viene proposto sottolinea
• da un lato, la primaria esigenza di promuovere la disponibilità al cambiamento nell’alunno,
rimuovendo tutti quegli ostacoli psicologici creatisi nel decennale percorso scolastico, e la
opportunità di indirizzare le forze verso un atteggiamento metacognitivo;
• dall’altro, l’efficacia della formazione in servizio degli insegnanti come disposizione a
ripensare e trasformare i criteri della professione per essere promotori di cultura e garanti di
esperienze di successo formativo per tutti gli alunni.
I comportamenti tipici di soggetto con modesto senso di autoefficacia infatti sono stati sostituiti da
interesse ed impegno in itinere, concentrazione per raggiungere gli obiettivi, stile attributivo
funzionale, riconoscimento della figura di coach.
In conclusione una didattica inclusiva necessita di competenze metodologico-didattiche e
conoscenze delle neuroscienze, realizzabili tramite una reale ed efficace comunicazione tra
Università e Scuole: i docenti sono caricati di ulteriori responsabilità educative, talora eccessive se
gli interventi sono iniziativa del singolo.
D. 5 Un caso clinico di fobia scolastica associata a DSA trattato con la psicoterapia
strategica
Irene Petruccelli1, Valeria Verrastro2
1
Università di Enna “Kore”
2
Università di Cassino e del Lazio Meridionale
[email protected]
I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) spesso comportano disagi familiari o scolastici. In
questi casi al trattamento del DSA è opportuno affiancare una psicoterapia.
Gli Autori presentano un caso clinico in cui hanno trattato una fobia scolastica, con concomitanti
DSA, mediante l’approccio strategico.
Mario è un bambino di 7 anni con una diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia.
Non vuole andare a scuola, piange, urla, si butta a terra e si avvinghia alle gambe della mamma che
lo accompagna.
I genitori si dichiarano impotenti, non riescono a convincerlo nonostante i premi che gli promettono.
Dopo aver raccolto l’anamnesi familiare e analizzato le tentate soluzioni, ai genitori viene dato il
compito di riflettere su quale utilità abbia il comportamento sintomatico: devono scoprire il
vantaggio di Mario nel comportarsi così.
Nella seduta successiva i genitori riportano che l’utilità può consistere in una serie di attenzioni che
il figlio non avrebbe se non si comportasse così.
Successivamente è stato proposto un intervento paradossale di prescrizione del sintomo ed è stato
sugge rito ai genitori di comportarsi come se Mario non avesse alcun sintomo.
Il trattamento si è concluso positivamente in dieci sedute più due controlli dopo sei e dodici mesi.
D. 6
“Luci abbaglianti celate in piccole lucerne: i dislessici”
Massimiliano Minaudo
D.D.S. “G. Rodari” – Villabate (PA)
[email protected]
Il mio PROJECT WORK (“Luci abbaglianti celate in piccole lucerne: i dislessici”) si è così
articolato:
-status quaestionis (in cui ho esposto le definizioni teoriche e le caratteristiche dei disturbi, quindi,
un accurato excursus storico degli studi sulla dislessia);
- un capitolo dedicato alla normativa sui DSA;
- esperienza formativa personale, ossia, partecipazione al corso di Formazione sui Disturbi
Specifici di Apprendimento, svoltosi presso la Scuola Secondaria di Primo Grado “R. Franchetti” di
Palermo (sede di coordinamento), predisposto dall’Osservatorio di Area sul Fenomeno della
Dispersione Scolastica e per la Promozione del Successo Formativo; esposizione pubblica dei
risultati di alcuni questionari somministrati agli alunni di una classe quinta con plauso dei colleghi e
dei formatori unitamente al compiacimento dei Docenti dell’Università degli Studi di Palermo
intervenuti all’Osservatorio;
- screening, somministrazione delle Prove per la misurazione della Memoria di Lavoro (batteria
composta da 14 test) alias PML;
- PDP, presentazione del Piano Didattico Personalizzato;
- Il caso “S.” (il lavoro svolto con un alunno dislessico di una classe terza); il nucleo del lavoro si è
dispiegato, in concreto, nella gestione sistematica delle relazioni scolastiche che gravitavano intorno
all’alunno (principalmente con insegnanti curricolari e compagni di classe) per favorire, monitorare
e costruire la sua inclusione e il suo successo scolastico, ovvero, il raggiungimento degli obiettivi
minimi previsti per il resto della classe, trattandosi proprio di un percorso “non differenziato” ma
calibrato e soprattutto considerando sempre l’interlocutore come persona con le sue specificità e/o
caratteristiche e con il sacrosanto diritto dell’identificazione e valorizzazione delle medesime.
E) CLINICA E INTERVENTI
Moderatore: Maria Teresa Amata
( IRCCS Oasi )
E. 1
DSA e ADHD: casi clinici
Anna Maria Torrisi, Giuseppa Di Vita, Maria Teresa Amata, Rosa Zuccarello, Angela Antonia
Costanzo, Santina Città e Giuseppe Di Guardo
IRCCS OASI Maria SS. Troina EN
[email protected]
La comorbidità tra DSA e ADHD è ormai ampiamente riconosciuta mentre si hanno poche evidenze
sugli aspetti del trattamento. Nella relazione saranno presentati due casi clinici di bambini con
diagnosi di DSA e ADHD seguiti longitudinalmente e secondo un ottica pluridisciplinare che
prevede anche il trattamento farmacologico.
Le prestazioni sono state rilevate con test specifici per le funzioni cognitive ed attentive, per le
competenze scolastiche e per il comportamento.
I risultati raggiunti fino ad oggi indicano un miglioramento sia nell’aspetto comportamentale che in
quello degli apprendimenti.
E. 2
Intervenire sui Disturbi Specifici di Apprendimento
Giuseppa Cifalà
ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici)
[email protected]
Il DSA è un disordine qualitativo, senza compromissione intellettiva, in cui sono coinvolti i
processi cognitivi di coordinamento e organizzazione delle funzioni con mancato raggiungimento di
traguardi formativi. Tali disturbi sono dovuti a fattori congeniti non modificabili che possono
ridursi con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative. Di fondamentale
importanza è il riconoscimento precoce attraverso l’osservazione e la valutazione dei prerequisiti
che il bambino deve aver acquisito tra i cinque e i sei anni.
Sono presentati un gruppo di quattro bambini, nella fascia di età tra i cinque e gli otto anni, in
trattamento pedagogico clinico per la riabilitazione. Nel profilo clinico dei bambini compare
sempre: un Disturbo del Linguaggio, il mancato controllo oro-motorio e fonemico, e una
lateralizzazione non consolidata. Tra le manifestazioni sintomatiche si evidenziano: disordine
organizzativo spaziale, attenzione e faticabilità al di sotto della norma, noia, stanchezza, senso di
insicurezza.
Il trattamento ha favorito il potenziamento delle competenze percettive e grafiche e accelerato la
maturazione dei bambini in considerazione. Sono emerse positive ripercussioni sulla motivazione,
sul livello di autostima e di autoefficacia. Si conclude che le tecniche utilizzate con questi quattro
bambini hanno permesso di raggiungere il fine del trattamento.
E. 3 Valutazione dinamica del potenziale di apprendimento in un bambino con
Disturbo dello Spettro Autistico
Tommasa Zagaria, Maria Teresa Amata, Serafino Buono
Associazione IRCCS OASI Maria SS. Troina EN
[email protected]
La Valutazione Dinamica (VD) del potenziale di apprendimento rappresenta una procedura
diagnostica, i cui fondamenti teorici si possono riscontrare nel concetto di “Zona di Sviluppo
Prossimale”(ZSP) di Vygotskij e nella teoria dell’Esperienza di Apprendimento Mediato di
Feuerstein. La procedura di VD implica un esplorazione interattiva e dinamica dei processi di
apprendimento e di pensiero dell’allievo e ha lo scopo di individuare le strategie di apprendimento
utilizzate e di fornire indicazioni su come queste possono essere ampliate e potenziate, offrendo in
tal modo utili suggerimenti per l’insegnamento.
La batteria Learning Propensity Assessment Device (LPAD), ideata da Feuerstein nel 1979
rappresenta uno tra i più diffusi sistemi di diagnosi dinamica dei processi cognitivi e della capacità
della persona di modificarsi sulla base delle potenzialità presenti.
Viene presentato il percorso di Valutazione Dinamica effettuato con un bambino di 9 anni con
diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico, che ha avuto lo scopo di rilevare: a) la capacità del
bambino di estrapolare i principi sottostanti ad un problema e di risolverlo; b) il grado e la natura
dell’investimento richiesto per insegnare i principi sottostanti la soluzione del problema; c) la
misura con la quale i principi appresi sono stati applicati alla soluzione di problemi differenti
rispetto al compito iniziale (transfer); d) la preferenza del bambino in relazione alla modalità di
presentazione del compito.
E. 4 Stili attributivi, abilità di metacomprensione, disturbo specifico
dell’apprendimento. Studio preliminare
Claudia Cantagallo, Maria Teresa Amata, Francesco Di Blasi, Angela Antonia Costanzo, Maria
Finocchiaro, Rosa Zuccarello
IRCCS OASI Maria SS. Troina EN
[email protected]
Nelle situazioni di insegnamento-apprendimento fattori determinanti sono l’autostima e la
motivazione all’apprendimento che gli allievi sviluppano. Più essi hanno esperito, nel loro percorso
scolastico, insuccessi, intoppi e incapacità nello svolgimento dei compiti, più elaborano un
immagine di sé perdente, fenomeno legato strettamente allo stile attributivo. Le attribuzioni, sono
quell’insieme di credenze che una persona ha riguardo alle cause degli eventi, nel caso specifico, a
cosa lo studente attribuisce il suo successo o insuccesso scolastico.
L’obiettivo di questo studio è esaminare gli stili attributivi in un gruppo di persone con DSA e
l’interazione tra elementi cognitivi e metacognitivi.
Il gruppo esaminato è composto da alunni della scuola primaria, secondaria di I e II grado con
diagnosi di DSA.
E. 5 Abilitazione visiva e apprendimento
Rosaria Antonia Agozzino
ASP N. 4 Enna
[email protected]
Il presente contributo vuole illustrare come bambini sottoposti ad occlusione oculare a permanenza,
perché affetti da ambliopia e/o strabismo, subiscono un notevole danno a livello dei recettori retinici
inficiando di conseguenza sia la percezione visiva che l’apprendimento della letto-scrittura.
Anche nella valutazione sistematica di bambini dislessici si sono evidenziati problemi di visione
insieme a dominanza emisferica non strutturata, disomogeneità nella lateralità, problemi di
orientamento spaziale, disorientamento sinistra-destra, attenzione, concentrazione e apprendimento.
Grazie ad un intervento riabilitativo mirato, metacognitivo, psicomotorio e percettivo con
bendaggio oculare funzionale e molto circoscritto nell’arco della giornata è stato possibile
recuperare la motilità oculare, la visione, la percezione, l’attenzione, la motivazione, ……
l’apprendimento.
E. 6 Dislessia: dalla diagnosi specialistica all'intervento specifico
Gianluca Lo Presti
Servizio di Neuropsicologia e Psicopatologia dell’Apprendimento
[email protected]
Sono molti gli strumenti per la diagnosi e la valutazione specialistica della Dislessia, ed ancor di più
sono i materiali per l'intervento specifico. In questo intervento verrà presentato un ipotetico caso
clinico illustrando i vari passi.
Nella prima fase abbiamo l'aspetto diagnostico/valutativo, vedremo quali sono i principali strumenti
da usare in linea alla Consensus Conference sui DSA dell'istituto Superiore di Sanità. Nella seconda
fase vedremo come una diagnosi specialistica non si limita all'etichetta diagnostica "Disturbo
Specifico della Lettura (Dislessia)", ma che indica il locus funzionale deficitario. La terza fase è
quella in cui, partendo sempre dalla diagnosi, si arriva a rispondere alla domanda: quali strumenti
usare e come pianificare un intervento a casa, in studio ed a scuola?
Concetti sviluppati: forma e sostanza di una diagnostica “specialistica” per DSA secondo
indicazioni vigenti; piano di intervento sui DSA tanto specifico quanto se parte da una diagnosi
“specialistica”.
E. 7 Neuroscienze applicate alla diagnosi funzionale ed al trattamento integrato dei
disturbi specifici dell’apprendimento
Tullio Scrimali, Desirèe Arena
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ALETEIA, Centri Clinici ALETEIA Enna e Catania
[email protected]
Lo sviluppo delle Neuroscienze e delle metodiche ad esse associate contribuisce a chiarire i
meccanismi coinvolti nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. L’analisi dei potenziali cerebrali
lettura-correlati ha messo in evidenza, infatti, che, nei bambini dislessici, esistono un aumento della
latenza e una riduzione dell’ampiezza di alcune componenti rispetto ai soggetti normali nei vari
periodi di lettura (Kandel ER, 2000).
L’applicazione clinica di tali indagini comporta dei risvolti significativi, sia sullo sviluppo di
programmi riabilitativi che sul monitoraggio dei progressi conseguiti dai soggetti che seguono un
programma riabilitativo.
E’ utile, inoltre, prendere in considerazione, non solo i correlati neurofisiologici, ma anche quelli
psicofisiologici, emotivi e relazioni tra cui: maggiore ansia, scarsa autostima, scarsa persistenza al
compito, scarsa tolleranza alla frustrazione.
Nel corso della relazione verranno illustrati i risultati dell’utilizzo del monitoraggio dell’attività
elettrodermica exosomatica (Scrimali, 2010), sia nella fase di assessment psicofisiologico che come
metodologia tatticamente articolata all’interno di training di autoregolazione emozionale e cognitiva
strategicamente orientato.
Gli Autori presentano alcune nuove metodologie di lavoro, sviluppate da Scrimali , quali
NeuroSCAN, e MindSCAN, per l'area della psicodiagnostica complessa, e Neurofeedback, e
Psychofeedback, quali tecniche da inserire nel lavoro terapeutico e riabilitativo.
Ore 18,15 - 19,00 SPETTACOLO di Pupi siciliani “Centro diurno
adolescenti Caltagirone”
SABATO 14 SETTEMBRE
Ore 8,30 – 9,30 SESSIONE POSTER
1. Rendimento scolastico: relazione con le abilità cognitive e le abilità motorie
Marianna Alesi, Antonino Bianco, Francesco Paolo Vella, Giorgio Luppina, Gaspare Picone,
Giuseppe Provenzano, Antonio Palma, Annamaria Pepi
Facoltà di Scienze Motorie
[email protected]
Recenti studi evidenziano gli effetti positivi dell’attività fisica e sportiva sui processi di
apprendimento in età evolutiva.
Il presente studio si propone di analizzare la relazione tra le abilità motorie, le abilità cognitive e il
rendimento scolastico.
Hanno partecipato 119 bambini (età media 9.03), di cui 39 erano sedentari e i rimanenti
frequentavano regolarmente corsi di calcio, basket, karate.
Le abilità cognitive, indagate con prove tratte dalla Batteria di Valutazione Neuropsicologica per
l’Età Evolutiva (Bisiacchi, Cendron, Gugliotta, Tressoldi, Vio, 2005), erano: discriminazione visiva,
attenzione, memoria (memoria di cifre in avanti e indietro; Test di Corsi), funzioni esecutive (Torre
di Londra).
Le abilità motorie, valutate con specifici test motori, erano: forza esplosiva arti inferiori, velocità e
agilità motoria.
Il rendimento scolastico è stato misurato con i voti scolastici.
In linea generale, l’agilità motoria, misurata in termini di secondi, correla significativamente con lo
span diretto (r= -.223; p<.05), lo span inverso (r= - .335; p<.05), la memoria visuo-spaziale (r= .309; p<.05), le funzioni esecutive (r= .240; p<.05).
Correlazioni positive significative sono emerse, inoltre, tra l’agilità motoria e il rendimento in
matematica (r=.664: p <.05).
I risultati ottenuti suggeriscono interessanti indicazioni per la pianificazione di attività motorie e
sportive strutturate nel contesto scolastico.
2. Autostima, strategie difensive e intelligenza sociale come predittori del rendimento
scolastico in adolescenza
Azzurra Maria Giuseppa Alù, Marianna Alesi, Annamaria Pepi
Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo
[email protected]
L'autostima è legata alle strategie di protezione come le scuse proattive e retroattive. La tutela
dell’immagine di sé come persona competente, capace di ottenere buoni voti, richiama il modello di
personalità dell’intelligenza sociale.
Questo studio esamina le Scuse Proattive e Retroattive, l’Autostima e l’Intelligenza Sociale in
adolescenza, la relazione tra queste variabili e il loro valore predittivo sul rendimento scolastico.
Il campione ha incluso 786 adolescenti (M = 17,2 anni), 369 maschi (46,9%) e 417 femmine
(53,1%), frequentanti istituti superiori. Sono state somministrate la Scala dell’Autostima
(Rosenberg, 1965), le Scuse Proattive e Retroattive (Alesi e Pepi, 2011), la Tromsø Social
Intelligence Scale (Silvera et al., 2001) e sono stati raccolti i voti scolastici di ogni studente.
I risultati indicano come l'Autostima e le Scuse proattive correlino negativamente rispettivamente
con le strategie difensive e con tutte le dimensioni Intelligenza Sociale. Al contrario, emergono
correlazioni positive tra l’Autostima e le componenti comportamentale ed emotiva dell’Intelligenza
Sociale. Le Scuse Proattive e L’Elaborazione delle Informazioni Sociali predicono il rendimento
scolastico.
Concludiamo che l'impiego di strategie difensive contrasta con lo sviluppo dell'intelligenza sociale
e del rendimento scolastico. Gli adolescenti con livelli elevati di intelligenza sociale mostrano
un’immagine positiva di sé e un buon rendimento scolastico.
3. I “compiti a casa” in alunni con ADHD e DSA: il ruolo del monitoring genitoriale
Loredana Benedetto, Massimo Ingrassia, Paola Coppolino, Daniela Di Blasi
Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Messina
[email protected]
Gli studi empirici, non numerosi, sui problemi incontrati dagli alunni con deficit di
attenzione/iperattività (ADHD) o con disturbi dell’apprendimento (DSA) nello svolgimento dei
compiti scolastici hanno evidenziato, rispetto ai coetanei senza difficoltà, una maggiore frequenza
di evitamento, vissuti emozionali negativi, noia e scarso interesse, ai quali si accompagnano
reazioni di controllo e rimprovero da parte dei familiari (Bryan e Nelson, 1994; Roger set al., 2009).
La ricerca, con un confronto tra alunni di scuola primaria con ADHD, DSA e senza difficoltà
d’apprendimento, indaga le strategie di monitoring dei genitori nello studio a casa (supporto
positivo, come stile caloroso, incoraggiamento ecc.; intervento diretto mirato all’esecuzione del
compito e interferenza, ad esempio critiche negative), le loro associazioni con il profilo
comportamentale del bambino (SDQ, Goodman, 1997) e con i problemi nello svolgimento dei
compiti rilevati attraverso una checklist. I risultati evidenziano negli alunni con ADHD o DSA,
rispetto al gruppo senza difficoltà, più frequenti comportamenti di evitamento, disagio ma anche
ricerca di supporto dall’adulto. Inoltre, in presenza di DSA o di disattenzione/iperattività, è più
frequente negli adulti l’intervento diretto sulle attività scolastiche; quest’ultima strategia, tuttavia,
correla significativamente con i problemi emozionali e con livelli più bassi di rendimento scolastico
degli alunni.
4. “Abilità Savant” e Disturbo Autistico. Un case report
Maria Finocchiaro, Francesco Di Blasi, Rosa Zuccarello, Angela Antonia Costanzo, Maria Teresa
Amata, Claudia Cantagallo, Marinella Zingale
IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN
[email protected]
La “sindrome Savant”, è una condizione in cui persone con alterazioni dello sviluppo dimostrano
straordinarie abilità in alcuni ambiti specificamente circoscritti che risaltano per il loro spiccato
contrasto con la gravità del livello di disabilità. La sindrome Savant, già nelle prime descrizioni,
veniva definita come un’abilità straordinaria nella lettura, nella musica o nel calcolo in persone con
disabilità intellettiva di diverso grado.
Vari studi hanno osservato che l'incidenza di abilità Savant è più elevata nell’autismo rispetto ad
altre disabilità, infatti, circa il 50% delle persone con tali abilità sono affette da disturbo dello
spettro autistico. Il profilo delle abilità nei Savant spesso è molto disomogeneo, con eccezionali
competenze (es. memoria, calcoli, calcolo di calendario, musica, lettura, visuo-spaziali) ed aree
significativamente compromesse (es. area relazionale, motoria).
La specificità di tali abilità, inoltre, limitata ad alcuni settori è ritenuta da vari autori come prova di
una teoria modulare della memoria per cui moduli diversi trattano materiali, modalità di ricordo,
livelli di consapevolezza e rappresentazioni semantiche differenti.
Nel lavoro si analizza la fenomenologia delle abilità Savant in uno studente con Autismo che
presenta capacità aritmetiche eccezionali per l’età e il livello di funzionamento intellettivo.
5. Competenze numeriche e di calcolo: confronto tra persone con disturbo dello
spettro autistico ad alto funzionamento e persone con deficit dell’attenzione ed
iperattività
Angela Antonia Costanzo, Rosa Zuccarello, Maria Finocchiaro, Francesco Di Blasi, Maria Teresa
Amata, Claudia Cantagallo
IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN
[email protected]
I Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) costituiscono un gruppo di condizioni cliniche che si
caratterizzano per le anomalie nella comunicazione, nella socializzazione e nelle attività ed interessi.
Sintomi di iperattività o di mancanza di attenzione sono frequenti nel Disturbo Autistico. Rispetto
alle abilità matematiche gli studi effettuati sugli ASD hanno evidenziato difficoltà in quest’area e
nello specifico a livello di ragionamento aritmetico e di concettualizzazione numerica.
Anche i bambini in età scolare con Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività (ADHD)
mostrano, così come confermato da numerosi studi, difficoltà di apprendimento in misura maggiore
nell’area logico-matematica. In particolare, sono stati osservati deficit riferibili alla mancata
automatizzazione di fatti numerici, alla conoscenza numerica, alla procedura di calcolo e al
problem-solving.
Il presente lavoro riporta i dati preliminari di uno studio, che vuole indagare quanto le difficoltà di
attenzione nei bambini con ASD ad alto funzionamento incidano sull’apprendimento della
conoscenza numerica e di calcolo, per tale motivo si propone di confrontare le prestazioni in tali
aree riportate da un gruppo di questi bambini, con quelle di un gruppo di bambini con solo ADHD.
6. Un Progetto pilota a Palermo: Attività fisica in bambini con pregressa neoplasia
Antonino Patti1, Romilda Palma1, Paola Guadagna3, Maria Cristina Maggio4, Giovanni Corsello4,
Paolo D'angelo3, Giovanni Caramazza2, Antonino Bianco1,2, Antonio Palma1,2
1
University of Palermo, Sport and Exercise Sciences Research Unit, Italy
2
School of Sport (CONI Sicilia)
3
Pediatric Hematology and Oncology Unit , Oncology Department , A.R.N.A.S. Civico , Di
Cristina and Benfratelli Hospitals, Palermo
4
Pro.Sa.M.I. "G. D'Alessandro" Department, University of Palermo.
[email protected]
Le neoplasie pediatriche e il loro trattamento incidono negativamente sul benessere fisico e mentale
di un bambino condizionando il suo profilo di apprendimento. Lo studio valuta i cambiamenti a
breve e lungo termine del livello di fitness di un bambino con pregressa neoplasia, in "off-therapy",
dopo un programma di attività motoria.
Materiali e metodi: al programma di attività fisica, della durata di 13 settimane, hanno partecipato 9
bambini (età: 8,3 ± 2,7 aa) in "off-therapy" da 6 mesi (GOT). I test fisici validati che abbiamo
somministrato 3 volte in 2 settimane sono: salto in lungo da fermo (LJ), test navetta 4 x 10 m, sit up
test and handgrip strength test. I test sono stati somministrati anche ad un gruppo di controllo (GC)
di 32 bambini (8,12±1,56 aa) che non svolgevano regolarmente attività fisica.
Risultati: una differenza prestativa è stata rilevata nel LJ (GOT: 112,55±32,80 cm; GC:
124,18±22,19 cm; p=0,11), e nel test navetta (GOT: 16,27±0,83 secondi; GC: 14,02±0,25 secondi;
p=0,001). Nessuna differenza significativa è stata trovata nei test restanti.
Discussione: questi dati preliminari confermano l’utilità di programmi di esercizi specifici per i
pazienti in off-therapy con pregressa neoplasia, al fine di migliorare la qualità della vita.
7. Intervento metacognitivo sulle difficoltà di attenzione
Tommasa Zagaria, Serafino Buono, Paola Occhipinti, Flaviana Elia, Bernadette Palmigiano, Maria
Teresa Amata
IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN
[email protected]
Nel contributo viene descritto il percorso abilitativo effettuato da una bambina, con diagnosi di
Distrurbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (tipo Disattenzione prevalente), posta secondo i
criteri del DSM-IV-TR.
Il profilo cognitivo, rilevato attraverso l’applicazione di test di efficienza intellettiva, prove
neuropsicologiche e scale comportamentali risulta caratterizzato prevalentemente da ridotta
funzionalità dei processi attentivi, impulsività e difficoltà di pianificazione.
L’intervento, della durata di circa un anno articolato in 20 incontri è stato centrato sugli aspetti del
potenziamento dei processi di attenzione, pianificazione e integrazione visuo-motoria. Gli strumenti
utilizzati sono stati Organizzazione di Punti e Percezione Analitica, estrapolati dal Programma di
Arricchimento Strumentale di feuerstein (Feuerstein 1979), e il Training per il potenziamento di
Attenzione e Concentrazione (Di Nuovo, 2000).
La valutazione di re-test effettuata a distanza di un anno, attraverso la riapplicazione del test WISCIII e della Batteria di Attenzione e Concentrazione, ha evidenziato cambiamenti positivi nel profilo
cognitivo e a carico di specifiche funzioni attentive.
8. Intervento metacognitivo sulle difficoltà di produzione del testo scritto
Maria Teresa Amata, Claudia Cantagallo, Angela Antonia Costanzo, Francesco Di Blasi, Maria
Finocchiaro, Rosa Zuccarello, Tommasa Zagaria
IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN
[email protected]
La composizione di un testo scritto è un attività cognitiva complessa che richiede il controllo di
molteplici variabili, quali convenzioni ortografiche e grammaticali, pianificazione, trascrizione e
revisione.
Nel contributo viene descritto il percorso abilitativo effettuato con una bambina con difficoltà
specifiche nella produzione del testo scritto.
È stato effettuato un training, articolato in 20 incontri, basato sull'incremento delle competenze
lessicali e ortografiche e sulla promozione dei processi di pianificazione, trascrizione, revisione. Per
il trattamento è stato utilizzato il materiale tratto da "Lessico e ortografia" di Boschi e al. (1999) e
da "Scrittura e Metacognizione" di Cisotto (1998).
A seguito dell’intervento, centrato sulle funzioni cognitive e metacognitive e sulle procedure
implicate nei processi di scrittura, sono stati evidenziati effetti positivi nelle prestazioni di scrittura.
9. Aspetti psicologici e comportamentali associati ai DSA
Damiana Schillaci, Serafino Buono, Anna Maria Vasta, Giovanni Belfiore
IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN
[email protected]
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono talvolta associati a problematiche emotivo-affettive e
comportamentali che, nel tempo, possono condizionare negativamente il benessere e lo sviluppo
psicologico dell’individuo.
In particolare, si possono riscontrare difficoltà inerenti l’autostima, l’ansia, il tono dell’umore e
l’attenzione, nonché comportamenti disfunzionali, quali instabilità, impulsività, condotte oppositive
e difficoltà socio-relazionali.
Nel poster si presenta un’analisi dei principali aspetti affettivo-comportamentali riscontrati in un
campione seguito presso l’U.O.C di psicologia dell’I.R.C.C.S. Oasi.
10. Attenzione, ansia e atteggiamenti nei confronti della matematica, e abilità di
calcolo
Elena Commodari, Andrea Di Stefano, Fabio Digrandi
Università di Catania
[email protected]
Benché il ruolo dell’attenzione sulle performance aritmetiche sia stato ampiamente studiato in
letteratura, raramente è stato analizzata la relazione tra i diversi aspetti delle funzioni attentive e le
componenti delle abilità di calcolo. La ricerca si è proposta di analizzare in che misura i diversi
aspetti dell’attenzione (tempi di reazione, selettività, mantenimento, attenzione divisa e shifting)
influenzano le abilità di calcolo in bambini che hanno già acquisito i fondamenti dell’aritmetica.
Inoltre, lo studio ha indagato anche il ruolo, sull’abilità di calcolo, di alcune variabili emozionali
quali l’ansia, gli atteggiamenti e le credenze verso la matematica.
Partecipanti: 103 bambini frequentanti la terza classe della scuola primaria.
Strumenti: La ricerca è stata svolta attraverso la somministrazione di una batteria per la misurazione
dell’attenzione, uno strumento di valutazione delle abilità di calcolo, e un test per la misurazione di
ansia e atteggiamenti nei confronti della matematica.
Risultati: Le analisi statistiche hanno evidenziato che diversi aspetti dell’attenzione, nonché gli
atteggiamenti nei confronti della matematica, influenzano le componenti delle abilità di calcolo,
come per esempio l’accuratezza, la velocità di esecuzione e la conoscenza numerica.
11. Trattamento combinato Sublessicale – Neuropsicologico nella Dislessia Evolutiva:
descrizione e risultati tratti dall’esperienza clinica
Noemi Elvira Signore
Società Cooperativa Sociale “I Corrieri dell’Oasi” ONLUS
[email protected]
In riferimento agli attuali modelli teorici è possibile definire la lettura come un processo cognitivo
complesso e multifattoriale. Diversi studi in letteratura mostrano come l’apprendimento, soprattutto
quello della letto-scrittura, sia molto favorito da alcune abilità cognitive specifiche, tra cui la
consapevolezza fonologica, la memoria a breve termine, la memoria di lavoro, la velocità di
denominazione, le abilità visuo-spaziali e attentive. Tali abilità cognitive diventano correlati
neuropsicologici delle dislessia e degli altri disturbi dell’apprendimento.
In questo studio vengono presentati i risultati ottenuti con un gruppo di 9 bambini con dislessia,
associata e non associata ad altri disturbi specifici dell’apprendimento: i bambini sono stati seguiti
individualmente, in ambulatorio, con frequenza bisettimanale, attraverso un trattamento combinato
che comprende intervento sublessicale, tra i più validi per favorire il processo di automatizzazione
della lettura, intervento neuropsicologico sulle funzioni di attenzione e memoria (rievocazione
immediata e memoria di lavoro) e intervento sull’autostima. Alcune attività vengono poi riproposte
in ambiente domestico dai genitori. Vengono inoltre effettuate consulenze agli insegnanti.
I risultati ottenuti mostrano delle modifiche significative sia nella rapidità che nella correttezza della
lettura di parole, non-parole e di brano; il trattamento si mostra efficace sia nei casi di gravità
medio-lieve che severa, in quanto tutti i risultati relativi alla rapidità sono superiori rispetto a quelli
attesi in assenza di trattamento; anche per ciò che concerne la correttezza, i bambini migliorano le
proprie prestazioni in misura dal 78% all’89% nelle tre prove e una percentuale dal 67% all’86%
raggiunge livelli di errore superiori al 10° percentile di questi, oltre il 55% rientra nei parametri
della norma (superiore al 15° percentile).
12. Fattori di rischio associati ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento
Enrica Pettinato, Serafino Buono, Vita Mongelli, Giovanna Mascali, Fabio Scannella
IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN
[email protected]
I fattori di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell’apprendimento riportati in letteratura sono
molteplici. In atto si tende a distinguerli in due gruppi:
a) fattori con un’associazione positiva con lo sviluppo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento
(DSA);
b) fattori con un’associazione positiva con lo sviluppo di ritardi nelle abilità di lettura, scrittura e
calcolo.
Tra i primi si segnalano: due o più anestesie entro i quattro anni, presenza di disturbo del linguaggio,
genere maschile, storia genitoriale di alcolismo o di abuso di sostanze, familiarità positiva per
dislessia. Nel secondo gruppo di fattori sono individuati: il basso peso alla nascita e/o prematurità,
l’esposizione al fumo materno durante la gravidanza, l’esposizione a fattori psicologici
traumatizzanti durante l’infanzia, la familiarità.
Nel poster saranno presentati i risultati preliminari di uno studio condotto presso l’IRCCS Oasi
Maria SS. volto a rilevare nelle anamnesi di un gruppo di persone certificate con DSA e in un
gruppo con disturbi non specifici di apprendimento la presenza di particolari fattori di rischio.
13. Analisi trasversale delle capacità di adattamento di bambini e ragazzi con diagnosi
di Disturbo Specifico dell’Apprendimento
Emanuele Legge, Marta Prosperi, Myriam Santilli, Irene Petruccelli, Valeria Verrastro
A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Università degli Studi di L’Aquila, Università Tor
Vergata di Roma, ISP Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Roma, Università Kore di Enna,
Università di Cassino e del Lazio Meridionale
[email protected]
Il lavoro esplora la capacità di adattamento alle attività scolastiche, l'emotività, l'identità corporea,
l'adattamento sociale e le relazioni familiari di bambini e ragazzi che presentano un Disturbo
Specifico dell’Apprendimento (DSA) della scrittura, lettura e calcolo, diagnosticati presso
l’Ambulatorio di Psicologia Distrettuale della A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Area
L’Aquila. L’indagine, di tipo trasversale, mira ad evidenziare eventuali differenze o analogie
rispetto al vissuto di questi soggetti.
14. Il ruolo degli insegnanti nella prevenzione dei disturbi di apprendimento in
bambini di età prescolare e in contesti socio-culturali differenti
Lidia Scifo, Agata Maltese, Adriana Corbino, Annamaria Pepi,
Università degli Studi di Palermo
[email protected]
Nel presente studio mirato all’identificazione precoce dei predittori di rischio dei disturbi specifici
di apprendimento, è stato utilizzato il Questionario Osservativo IPDA che ha la finalità di uno
screening affidato agli insegnanti dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia. I partecipanti alla ricerca
sono 812 bambini frequentanti l’ultimo anno delle scuole dell’infanzia, equamente distribuiti per
genere e livello socio-culturale.
In generale, soprattutto i bambini appartenenti ad un contesto socio-culturale di livello medio-basso
(45%) si collocano nella fascia di prestazione “a rischio”. Il resto dei bambini appartenenti al
contesto socio-culturale medio-alto ha una prestazione nella media.
In particolare, l’analisi della varianza tra il gruppo di bambini appartenenti ad un contesto socioculturale medio-basso e medio-alto ha messo in luce un effetto multivariato significativo, F (3,304)
= 7.35, p < .001, η2=.07. Inoltre, l’analisi degli effetti univariati ha chiarito che all’interno dei
gruppi ci sono delle differenze di genere, le bambine hanno risultati migliori rispetto ai maschi
(femmine: F = 18.84, g.l.= 1,306, p < .0001, η2= .06; maschi: F = 7.16, g.l.= 1,306, p < .01, η2
= .023). I dati suggeriscono la rilevanza dello strumento utilizzato ai fini della pianificazione di
progetti di screening per la prevenzione dei DSA.
15. Dislessia come muoversi
Cettina Carnabuci
Istituto Comprensivo di S.Teresa di Riva
[email protected]
Assicurare il diritto all'educazione ed all'istruzione è, da sempre, l’impegno della scuola, la quale ha
il preciso compito di promuovere un’organizzazione educativa e didattica che assicuri ai singoli
alunni la piena formazione della personalità, nel rispetto delle loro identità personali, sociali,
culturali e professionali. L'autonomia didattica trova il suo senso e il suo campo d'azione nell'aula,
nella relazione quotidiana tra chi insegna e chi impara, nel miglioramento delle condizioni di
apprendimento. E’ nella quotidianità dell'aula, quindi, che si misura l'efficacia delle azioni e il buon
esito delle scelte; è negli interventi didattici di ogni giorno che acquistano senso la flessibilità,
l'organizzazione modulare dei percorsi formativi, i curricoli personalizzati, e ciò che dà senso e
valore alle trasformazioni in atto, sollecita gli insegnanti ad individuare strategie, comportamenti,
tecniche, modelli organizzativi, modalità di intervento, strumentazioni utili a rendere più sicuro
l'apprendimento, a garantire agli studenti e alle studentesse, ogni giorno e in ogni aula, il massimo
sviluppo delle loro potenzialità individuali. Da qui nasce l’esigenza di creare un opuscolo che dia
un’informazione minima ma indispensabile a genitori e insegnanti per muoversi in questo mondo
ancora poco conosciuto.
16. Valutazione della disgrafia in età scolastica in alternativa alla scala BHK
Daniela Baglieri, Bommarito Gabriella, Giovanni Di Martino, Bartolomeo Favacchio, Enza Latino,
Loretto Perotto, Eleonora Pisani, Giovanna Zocco
ASP 7, Servizio di Psicologia e Gruppo Multidisciplinare per l’Handicap, Modica
[email protected]
La Bhk è lo strumento principalmente utilizzato per la valutazione della disgrafia, si rivolge ai
bambini tra il 2° e il 5° anno di scuola primaria. Tuttavia, attualmente, si osservano sempre più
spesso casi di bambini con disgrafia che frequentano le scuole dell’obbligo, per tale motivo il
Servizio di Psicologia insieme al Gruppo Multidisciplinare per l’Handicap dell’ASP 7, del distretto
di Modica, stanno tentando di tarare una scala che colmi tale limite, cercando di rendere questo
nuovo strumento più veloce e di più facile applicazione.
17. Elementi di tecniche di COPAC Comunicazione Partecipata Creativa
Biagio Caruso, Ines Giunta, Giuseppina Pellegrino, Maria Grazia Sotera, Riccardo Tangusso,
Simon Villani
Università di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione
[email protected]
Il poster si propone di delineare, nei tratti essenziali, possibili strategie terapeutiche, impiegabili
particolarmente con minori affetti da difficoltà della comunicazione, in particolare dovuti a fattori
genetici o a carenza di assertività – ma anche impiegabili in presenza di particolari sindromi, quali
l’autismo – che si collocano a metà strada tra lo psicodramma analitico e le tecniche di animazione
teatrale. Lo scopo è quello di migliorare le capacità di comunicazione, rendendo la persona
consapevole delle proprie potenzialità e capacità al riguardo.
18. Pianificazione delle attività in un soggetto con ADHD nel contesto di strategie
concordate d’intervento scuola-famiglia
Biagio Caruso, Ines Giunta, Giuseppina Pellegrino, Maria Grazia Sotera, Riccardo Tangusso,
Simon Villani
Università di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione
[email protected]
Il poster delinea un piano d’intervento, in favore di persone con ADHD, con coprotagonisti
insegnanti e genitori, e incentrato sulla organizzazione di strategie di pianificazione del tempo –
della giornata e/o della settimana – e delle attività che vi si compiono.
Parallelamente vengono indicati i comportamenti corretti che gli operatori dovranno tenere.
19. Laboratorio metafonologico
Cirino Maria e Valeria Giannone
ASP 7 Ragusa - GMH Modica.
[email protected]
Da qualche anno il nostro Servizio offre ai bambini con DSL la possibilità di effettuare un training
specifico sugli aspetti metafonologici del linguaggio prima dell’ingresso in prima elementare.
Questa attività viene svolta in modo intensivo per tre ore settimanali in gruppo e permette
l’affinamento di alcune abilità (riconoscimento sillaba iniziale, sillaba finale, lunghezza delle parole,
riconoscimento delle rime, invarianza delle parole scritte ecc.) necessarie per l’apprendimento della
letto scrittura. I dati indicano un miglioramento alle prove CMF dei bambini ed un migliore
approccio alla letto scrittura.
Ore 9,30 RELAZIONI
Moderatore: Santo Di Nuovo (Università di Catania)
Relatori
- Michele Mazzocco (University of Minnesota, Institute of Child Development).
How dyscalculia differs from other mathematics difficulties.
-
Renzo Vianello (Università di Padova). Funzionamento Intellettivo Limite e Disturbi
Specifici dell’Apprendimento.
-
Dario Ianes (Università di Bolzano, Centro Erickson). Bisogni educativi speciali e ICF.
Ore 12,00 - TAVOLA ROTONDA
“DSA e BES criticità e punti di forza in ambito scolastico”
Moderatore: Anna Maria Pepi. Interventi di: Giombattista Amenta, Raffaele
Ciambrone, Agata Di Luca, Maurizio Gentile, Giuseppe Zanniello.
Ore 13,30 - CHIUSURA LAVORI E RITIRO ATTESTATI
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programma definitivo - IRCCS Oasi Maria SS.