IRCCS OASI MARIA SS. CONVEGNO I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO E I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI SCREENING, DIAGNOSI E INTERVENTO TROINA, La Cittadella dell’Oasi 13 -14 Settembre 2013 Con la collaborazione delle Università di Catania, Enna, Messina, Palermo. Con il patrocinio di: Assessorati Regionali della Salute, della Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, della Pubblica Istruzione e Formazione Professionale, AIRIPA, CNIS, Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, Ufficio Scolastico Provinciale di Enna, Ordine Psicologi Regione Sicilia, Centro Studi Erickson, Associazione Italiana Dislessia AID, Federazione Logopedisti Italiani – sez. Sicilia. PROGRAMMA VENERDÌ 13 SETTEMBRE Ore 8,45 - REGISTRAZIONE Ore 9,15 - SALUTI Mario Zappia Michelangelo Condorelli Maurizio Elia Fabio Venezia Lucia Borsellino Paolo Bozzaro Anna Maria Pepi Maria Luisa Altomonte Raffaele Zarbo Lucia Lozupone Maria Rosa Paterniti Grazia Restuccia (Direttore Generale IRCCS Oasi) (Direttore Sanitario IRCCS Oasi) (Vice Direttore Scientifico IRCCS Oasi) (Sindaco di Troina) (Assessore Regionale alla Salute) (Ordine degli Psicologi Regione Sicilia) (Università di Palermo, AIRIPA, CNIS Sicilia Occidentale) (Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia) (Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale di Enna) (CNIS Sicilia Orientale) (Presidente Federazione Logopedisti Italiani - Sicilia) (AID Sicilia) RELAZIONI Moderatore: Serafino Buono (IRCCS Oasi) Relatori - Raffaele Ciambrone (Miur). La via italiana all’inclusione: strumenti di intervento per i BES. - Giacomo Stella (Università di Modena e Reggio Emilia). La dislessia e le dislessie. Un unico fattore e molteplici manifestazioni. - Pierluigi Zoccolotti (Università di Roma). Caratteristiche del disturbo della scrittura nella lingua italiana. - Daniela Lucangeli (Università di Padova, Presidente CNIS). L’errore intelligente. Ore 12,00 - 12,45 DIBATTITO Ore 12,45 - 13,00 Indirizzo di saluto del Presidente e Fondatore dell’Oasi Padre Luigi Ferlauto Ore 13,00 - 14,30 Pausa SIMPOSI: ore 14,30- 16,15 SIMPOSIO A Eziologia e Comorbidità nei DSA Moderatore: Sebastiano Musumeci (IRCCS Oasi) A. 1 Correlazione tra i disturbi specifici del linguaggio e DSA Biagio Rizzo e Vincenzo Neri IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] Nell’ambito dei disturbi dell’età evolutiva la patologia più diffusa è il Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL) che rappresenta circa un quarto della casistica di definizione. E’ un disturbo dell’acquisizione del linguaggio che si manifesta con un ritardo di quest’ultimo in bambini con uno sviluppo intellettivo non verbale nella norma, in assenza di deficit cognitivi, sensoriali, motori, affettivi e di importanti carenze socio-ambientali. Nel documento finale della Consensus conference (2007), è stata riconosciuta sul piano descrittivo la consistente co-occorrenza tra più disturbi senza che si potesse stabilire e qualificare il tipo di relazione che lega i vari disturbi tra di loro. Recenti studi confermano l’ipotesi di una comorbidità tra i DSL e i DSA (McCarthy, Hogan 2012), la presenza di un deficit di elaborazione fonologica è strettamente associato con la dislessia, ma non con DSL quando si verifica in assenza di dislessia. La questione della comorbidità nei DSA pone importanti interrogativi sia di ordine clinico per la diagnosi, che a livello teorico. Le difficoltà presentate dai dislessici evolutivi in compiti orali che richiedono rappresentazioni fonologiche (come la ripetizione di non parole, la segmentazione fonemica) hanno dato notevole supporto all’ipotesi del “core deficit” fonologico della dislessia (Stanovich e Siegel, 1994). In uno studio su dislessici di lingua inglese Ramus e collaboratori (2003) hanno dimostrato che il deficit cognitivo più significativo condiviso da tutte le persone con dislessia, studiate con compiti diversi, era di natura fonologica (Brizzolara). Recenti studi confermano che il rischio familiare di dislessia e DSL ha una maggiore incidenza di deficit fonologici come ulteriore fattore negativo per un futuro disturbo di lettura (Nash HM et .al 2013). A. 2 DSA e ADHD: comorbidità o continuum? Antonella Gagliano & Eva Germanò UOC di Neuropsichiatria Infantile, Università di Messina [email protected] Studi epidemiologici e clinici suggeriscono una frequente co-occorrenza, dal 25 al 40%, del Deficit dell’Attenzione con Iperattività (ADHD) e dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Emerge l’ipotesi che la condizione di comorbidità si esprima con un assetto neuropsicologico qualitativamente distinto da quello dei due disturbi isolati. Si documenta, in più di uno studio, la presenza di un profilo neuropsicologico nei soggetti comorbidi, caratterizzato dalla compromissione di più domini cognitivi (funzioni esecutive, linguaggio, attenzione, memoria), con effetto di rinforzo reciproco che porta a quadri a maggiore severità e a più ampia compromissione funzionale. Si discute in letteratura anche la possibilità che esista una comunanza di cause tra i due disordini ed in particolare si indagano potenziali fattori genetici comuni. Il presente lavoro propone una revisione della letteratura sull’argomento. Data la frequente associazione tra ADHD e DSA, appare importante definire le peculiarità dei diversi fenotipi per programmare percorsi abilitativi e didattici più specifici ed efficaci. A. 3 Genetica e DSA Corrado Romano UOC di Pediatria e Genetica Medica, IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] Sin dal 1907 la genetica ha avuto un qualche coinvolgimento nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). L’aggregazione familiare, gli studi su gemelli e bambini adottati, l’aumentato rischio di ricorrenza nelle suddette famiglie e l’ereditabilità variabile dal 9 al 78% hanno contribuito a questo convincimento. Oltre 20 tra geni e loci genetici sono stati coinvolti nella dislessia. Si conoscono anche associazioni genetiche con specifici endofenotipi. DYX1C1, DCDC2, KIAA0319 e ROBO1 sono i principali geni candidati, ma nessuna mutazione causativa è stata mai riscontrata nei suddetti geni. L’attuale consenso sposta il focus dalla genetica all’epigenetica: il meccanismo patogeno non è legato alla mutazione di geni, ma a una modificazione patogenetica della loro regolazione. Tale consenso deriva dai risultati già ottenuti per DCDC2 e KIAA0319. Alla luce delle attuali conoscenze, si consiglia la consulenza genetica per gli adulti dislessici e le famiglie di bambini dislessici o con altri DSA. Attualmente non sono disponibili test genetici certificati per i DSA. La partecipazione a studi collaborativi di campionamento potrà fare luce sulle basi genetiche dei DSA ed arrivare ad un test di diagnosi di suscettibilità genetica e ad una maggiore conoscenza delle basi biologiche dei DSA. A. 4 Aspetti neuropsichiatrici dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Mariagrazia Figura IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] Un buon inquadramento diagnostico dei Disturbi di Apprendimento prevede un approccio interdisciplinare in considerazione dell’ampia variabilità clinica e della possibile presenza di comorbilità. Bisogna, inoltre, tenere presente che le difficoltà di apprendimento rappresentano il sintomo comune di condizioni cliniche diverse. Risulta, quindi, importante riconoscere eventuali condizioni mediche che possono sottendere le difficoltà di apprendimento per le quali il bambino viene sottoposto all’attenzione. Pertanto, appare utile una attenta valutazione clinica, supportata da esami di secondo livello, quali EEG, RMN encefalo e indagini genetiche, al fine di consentire il riconoscimento di alterazioni neuropatologiche e neurofisiopatologiche, di sindromi note o di condizioni genetiche nuove. Infine, l’identificazione di possibili geni coinvolti può ulteriormente ampliare le conoscenze sui meccanismi neurobiologici che sottendono i disturbi neuroevolutivi. SIMPOSIO B DSA e BES: Diagnosi e supporti Moderatore: Giuseppe Zanniello (Università di Palermo) B. 1 DSA e BES: diritti e supporti Carolina Tomasi IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] In Italia, i BES non sono definiti in alcuna normativa primaria; sono una categorizzazione pedagogica, ripresa dalla normativa degli Special Educational Needs (Gran Bretagna) e degli Special Educational and Disability Act del 2001(Irlanda). Ianes, concettualizza il BES come macro-categoria includente ogni possibile difficoltà educativa e dell’apprendimento affermando che i criteri dell’ICF possono servire per fotografare le diverse difficoltà e la complessità dei reali bisogni presenti nella classe. La Circolare Ministeriale n. 8/2013 specifica che ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare bisogni educativi speciali, rispetto ai quali è auspicabile che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta e le misure dispensative e compensative necessarie. Esportare categorie normative di altri Paesi, però, è complesso e rischioso sul piano giuridicoamministrativo. La direttiva ministeriale sui BES parla di «applicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative», previste dalla Legge 170/2010, anche ai BES e della necessità di certificazioni pubbliche di tali allievi. Le misure dispensative e compensative, in applicazione alla normativa della personalizzazione di cui alla Legge 53/2003 sono un diritto di tutti gli allievi (non soltanto di quelli certificabili), ai BES cosi come ai DSA sono inoltre riconosciuti strumenti e misure che possono incidere sulla valutazione finale (L.170/2010). B. 2 Riabilitazione dei DSA ed attività teatrale Sergio Messina1, Maria Saccone1, Vincenzo Branciforti1, Chiara Marchese, Angelo Russo, Valentina Russo 1 Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile Distretto Sanitario di Caltagirone ASP 3 Catania [email protected] Nel 2006 l’UONPI di Caltagirone ha avviato un progetto di attività clinica di gruppo, rivolto a minori di età compresa tra 11 e 18 anni, attraverso l’uso del teatro dei pupi siciliani. Fino ad oggi 63 minori hanno partecipato alle varie attività (realizzazione delle strutture scenografiche, scrittura dei copioni, messa in opera degli spettacoli). Da un punto di vista diagnostico possiamo suddividere i partecipanti in quattro gruppi, secondo la classificazione ICD-10: minori con disturbi del comportamento (che rappresentato il 41,2%), con alterato e specifico sviluppo delle abilità scolastiche (25,3%), con ritardo mentale e sindrome da alterazione globale dello sviluppo (20,6%) e con sindromi affettive e fobiche (12,6%). Scopo di questa presentazione è quello di porre l’attenzione sugli aspetti riabilitativi neuropsicologici di alcune di queste attività svolte in favore dei minori affetti da disturbi dell’apprendimento (16 di cui 10 con disturbi della letto-scrittura, 5 della lettura e calcolo ed solo 1 con disgrafia), descrivendone le possibili ricadute in rapporto sia alla disfunzione di base che sul piano emotivo. Infatti l’obiettivo prefissato non è solo quello di provare a migliorare le perfomance di apprendimento di questi ragazzi, ma anche di aiutarli a riconoscere ed utilizzare al meglio le proprie potenzialità. B. 3 Assessment neuropsicologico nei DSA: un confronto con il Disturbo della Coordinazione Motoria Santina Città IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] Diversi studi hanno mostrato un’associazione tra Disturbo della Coordinazione Motoria (DCM) e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): le persone con DCM presentano di fatti un accresciuto rischio di deficit attentivi, lacune nella memoria di lavoro, nonché difficoltà di lettoscrittura e calcolo. Secondo alcune impostazioni teoriche (teoria “dell’embodied cognition”) i processi cognitivi maturerebbero anche grazie all’interazione corpo-ambiente. Le attività motorie, quali il conteggio sarebbero, ad esempio, alla base dello sviluppo di un’adeguata rappresentazione mentale del concetto di numero; le abilità matematiche si accrescerebbero quindi anche in relazione allo sviluppo dei processi sensori-motori. Diversi studi hanno anche esplorato la relazione tra DCM e difficoltà di letto-scrittura. Il presente studio esplora le abilità sensori-motorie e prassicocostruttive, mediante appositi strumenti neuropsicologici standardizzati, in relazione alla presenza di DCM, in campioni di persone con e senza DSA e DCM, diagnosticati secondo i criteri del DSM IV-TR. B. 4 Valutazione e trattamento degli aspetti metafonologici nei DSA Grazia Silvana Suraniti; Vincenzo Neri IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] La dislessia evolutiva è generalmente definita come un disturbo caratterizzato da gravi difficoltà nell’accuratezza e nella fluidità della lettura che sono persistenti e resistenti alle usuali misure di insegnamento e agli sforzi di recupero. Diverse evidenze scientifiche sostengono l’ipotesi che il deficit di base sta nella elaborazione fonologica che deriva da rappresentazioni fonologiche mal specificate (Snowling, 2000). Secondo numerosi autori, il deficit “nucleare”della Dislessia Evolutiva, consisterebbe in una mancanza di automatizzazione dei processi di “decodifica” e, in qualche misura, di quelli di “accesso lessicale”, (Gerson-Wolfensberger & Ruijssenars, 1997; Stella, 2004; van der Leij & van Daal, 1999). La competenza metafonologica viene definita come “capacità di percepire e riconoscere i suoni per via uditiva e i fonemi che compongono le parole del linguaggio operando adeguate trasformazioni con gli stessi (Bortolini, 1995). All'interno della componente metafonologica, i compiti possono comprendere diverse sotto abilità che possono essere collegate in vari modi per l'acquisizione delle competenze di lettura e di ortografia (Treiman & Zukowski, 1996). L'uso di una tale varietà di compiti rende difficile l’individuazione, l’interpretazione e il confronto dei risultati in relazione al trattamento di tali disturbi. Il contributo propone una disamina rispetto all’efficacia dei programmi di trattamento riportati in letteratura. SIMPOSIO C Ricerche Moderatore: Rosalba Larcan (Università di Messina) C. 1 Comprensione del testo scritto in bambini Poor Comprehenders: Cognizione vs Metacognizione Pina Filippello Dipartimento Scienze Umane e Sociali [email protected] Le ricerche nell’ambito dei deficit della comprensione del testo hanno indagato la possibilità di raggiungere progressi significativi attraverso la strutturazione di programmi di intervento di diversa natura (Duff e Clarke, 2011): da quelli centrati prevalentemente sullo sviluppo della capacità di comprensione testuale a quelli focalizzati sull’incremento delle competenze metacognitive (Kangsepp, 2011). Questo studio si propone di indagare la capacità di comprensione del testo ed il ruolo giocato dalle competenze cognitive e metacognitive sullo sviluppo dei processi sottostanti. Alla ricerca hanno partecipato 60 bambini poor comprehenders, reclutati presso strutture riabilitative del territorio. Ai fini della ricerca, i partecipanti sono stati suddivisi in tre sottogruppi, due sperimentali, che hanno effettuato rispettivamente un training metacognitivo e uno di comprensione (Nuova Guida alla Comprensione del Testo, 2003), ed un gruppo di controllo che si è avvalso della normale didattica e con il quale non è stato effettuato alcun training. I risultati mostrano che il training metacognitivo, rispetto a quello cognitivo, produce effetti significativamente superiori sulla capacità di comprensione del testo [F(3,57) =11.054; p <.001] sia nelle classi primarie [t(18)=10.022; p <.001] che secondarie [t(18)=7.261; p <.001]. C. 2 Attività motoria e sportiva e..... successo scolastico Marianna Alesi Dipartimento di Psicologia, Università di Palermo [email protected] Numerosi studi evidenziano il ruolo cruciale dell’attività fisica nel miglioramento del funzionamento cognitivo degli adulti attraverso cambiamenti fisiologici cerebrali. Recentemente tali effetti sono emersi anche durante l’infanzia; un’attività fisica regolare di moderata intensità influenza la produzione di neurotrofine, la sinaptogenesi e l’angiogenesi con ricadute positive su Q.I., abilità percettive e mnestiche, rendimento scolastico. A partire da una rassegna della letteratura verrà presentato uno studio volto ad analizzare le differenze nelle prestazioni cognitive e scolastiche in bambini sportivi e sedentari. Hanno partecipato 82 bambini (età media 9.10), di cui 25 sedentari e i rimanenti praticanti regolarmente calcio, basket e karate. L’assessment del funzionamento cognitivo è stato svolto con prove della Batteria di Valutazione Neuropsicologica per l’Età Evolutiva (Bisiacchi, Cendron, Gugliotta, Tressoldi, Vio, 2005): discriminazione visiva, attenzione, memoria (memoria di cifre in avanti-indietro e visuo-spaziale), funzioni esecutive. Il rendimento scolastico è stato misurato con le valutazioni curriculari di profitto. Emergono differenze in matematica (F3, 81 = 4,716; p < .05) e materie antropologiche (F3, 81 = 5,59; p = .042) in funzione dell’attività sportiva. Gli sportivi raggiungono risultati migliori rispetto ai sedentari. Tali risultati sollecitano riflessioni sulla opportunità di impiegare misure più specifiche per individuare le abilità sottese ai domini curriculari. C3 Abilità di decodifica e decisione lessicale in bambini e adolescenti con BES Francesco Di Blasi, Rosa Zuccarello, Antonia A. Costanzo, Maria Finocchiaro, Claudia Cantagallo, Maria T. Amata IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] Il compito di decisione lessicale, riconoscere se una stringa di lettere sia una parola o meno, costituisce un compito di lettura a tutti gli effetti. Esso può contribuire a definire le differenze individuali delle abilità di decodifica che implicano sia processi fonologici sia meccanismi di riconoscimento diretto. Nel lavoro sono presentati i risultati alle prove di lettura e di decisione lessicale in un gruppo di alunni e studenti con Bisogni Educativi Speciali. C4 Abilità di Mental Imagery visivo e prestazioni di lettura Maria Guarnera1, Sabrina Castellano2, Alessia Inturri2, Simona Longo2, Santo Di Nuovo2 1 Università Kore di Enna 2 Università di Catania [email protected] Il mental imagery può essere definito come una rappresentazione mentale di eventi esterni capace di simulare un’interazione senso-motoria con l’ambiente in assenza di stimoli sensoriali reali. Numerosi autori hanno studiato da tempo le relazioni tra mental imagery e abilità di lettura (Fennema, 1959; Gambrell & Bales, 1986; Koenig, Kosslyn & Wolff, 1991) Sadoski, Paivio & Paivio, (2001); è stata inoltre approfondita, anche se con esiti contrastanti, la relazione fra rotazione mentale e dislessia (Corballis et al., 1985; Lachmann & Geyer, 2003; Eden et al., 1996; Del Giudice et al., 2000). Scopo della ricerca è indagare il ruolo delle abilità di imagery visiva nella prestazione di lettura, in relazione con altre funzioni cognitive come span attentivo, memoria e percezione visivo-spaziale. I partecipanti allo studio sono 122 bambini, 57 maschi e 65 femmine, di età compresa tra 8 e 11 anni, età media 9.23 (DS = 1.11). Gli strumenti sono costituiti da una batteria di valutazione delle abilità di Mental Imagery (Di Nuovo et al., 2013), da prove di span attentivo, memoria di oggetti e di posizione, e percezione speculare visiva (Cornoldi et al., 1997). La performance di lettura è valutata attraverso le Prove di lettura MT specifiche per ciascun anno della scuola frequentato. Dalle analisi di regressione multipla emerge che le abilità di mental imagery costituiscono il miglior predittore della performance di lettura e dei suoi deficit. SESSIONI PARALLELE: ore 16, 30 - 18,00 A) SCREENING E SCUOLA Moderatore: Angela Rapicavoli (Ufficio Scolastico Provinciale Catania) A. 1 Progetto DOC (Dislessia-Opportunità-Crescita). Scuole in rete Laboratori specializzati in attività dopo-scolastiche per DSA Angela Colajanni e Dario Ruvolo Associazione Vita Nova Onlus [email protected] Il progetto “DOC” è un laboratorio specializzato in attività di doposcuola ed educative rivolte a studenti (8 anni in su) con difficoltà o disturbi specifici dell’apprendimento. Le attività del doposcuola sono orientate a favorire l’acquisizione di efficaci strategie di studio che tengano conto dei personali stili cognitivi e a trasmettere conoscenze di base sull’utilizzo corretto degli strumenti compensativi tecnologici in grado di suppo rtare le abilità deficitarie. I “compiti per casa” diventano così lo strumento per sperimentare le competenze apprese e raggiungere nel tempo un’adeguata autonomia nello studio. La metodologia è incentrata su un approccio metacognitivo, attraverso il quale lo studente impara a riflettere sui propri processi cognitivi ed a esercitare un controllo sugli stessi. Le attività sono state proposte all’interno di un contesto, preliminarmente strutturato, accogliente e non giudicante, caratterizzato da un’atmosfera solidale di gruppo, dove i ragazzi con DSA hanno potuto esprimere, senza remore, il proprio disagio. Tale contesto, ubicato all’interno degli istituti scolastici, ha inoltre stimolato una proficua collaborazione tra operatori del doposcuola e corpo docente, attraverso uno scambio di informazioni che ha garantito continuità e coerenza tra l’attività curriculare e quella pomeridiana del doposcuola, per un miglioramento della qualità della vita dei ragazzi e dei loro familiari. A. 2 Screening e DSA Marco M. Leonardi1, Serafino Buono2, Francesco Di Blasi2 e Santo Di Nuovo2,3 1 AID sezione di Caltanissetta, 2 IRCCS OASI Maria SS. Troina EN, 3 Università di Catania [email protected] Questo contributo descrive un progetto di screening sui DSA effettuato nella provincia di Caltanissetta nell’anno scolastico 2011/2012, in 23 istituti. Il campione indagato è composto da 1870 alunni appartenenti alla 3° classe della scuola primaria ed alle prime classi della scuola secondaria di primo e secondo grado. In tutti gli alunni sono state valutate le capacità di lettoscrittura e calcolo attraverso prove standardizzate. La percentuale dei casi emersi sospetti DSA è stata del 6.7% pari a 125 alunni. A distanza di un anno dalla conclusione del progetto è stata effettuata una seconda indagine che ha coinvolto 109 alunni dei 125 emersi a rischio. Questo secondo step della ricerca ha messo in luce che soltanto 39 (pari al 35%) dei genitori degli alunni segnalati hanno fatto effettuare l’iter diagnostico ai propri figli. Dei 39 alunni, 34 hanno consegnato la diagnosi a scuola, mentre 5 non sono stati diagnosticati ufficialmente e gli insegnanti sostengono che i genitori non abbiano, in realtà, presentato la diagnosi a scuola. Per quanto riguarda il campione che non ha effettuato l’iter diagnostico, il 32% della scuola secondaria di primo grado ed il 41% della scuola secondaria di secondo grado è stato bocciato , si è ritirato o ha cambiato scuola. A. 3 Esempio di progetto Screening per la rilevazione dei DSA in una scuola secondaria di secondo grado Patrizia Arrigo Istituto Finocchiaro Aprile di Palermo [email protected] Il progetto di Screening per la rilevazione dei DSA in una scuola secondaria di secondo grado prevede sei fasi da svolgersi fin dall’inizio dell'anno scolastico coinvolgendo tutti gli alunni delle classi in entrata (che vengono sottoposti ad una prova di 30 minuti max come screening per eventuali riconoscimenti di alunni DSA) e quelli segnalati come sospetto DSA dai docenti (attraverso una scheda predisposta). Si porteranno i risultati del progetto realizzatio nell’anno scolastico 2012/13. A. 4 Casi di sospetto DSA nella Scuola Primaria Alessia Catania, Livia Li Greci I.C. Boccadifalco – Tomasi di Lampedusa di Palermo [email protected] Il presente contributo deriva dal percorso di tirocinio condotto in qualità di corsiste nell’ambito del master in DSA attivato presso l’Università degli Studi di Palermo. Il relativo Project work, attuato in una Scuola Primaria di Palermo allo scopo di effettuare uno screening per la rilevazione di difficoltà di apprendimento e l’individuazione di eventuali casi di sospetto DSA, ha coinvolto n.80 alunni di classe terza e un piccolo gruppo di alunni di classe quinta segnalati dai rispettivi docenti. Sono state utilizzate prove non standardizzate e standardizzate, tra queste ultime le Prove di lettura MT (Cornoldi, Colpo & Gruppo MT, 1981), il test AC-MT di valutazione delle abilità di calcolo per la classe terza (Cornoldi, Lucangeli & Bellina, 2002), il test PML per la misurazione della memoria di lavoro (D’Amico & Lipari, 2012). Nel presente contributo si intende soffermare l’attenzione su due casi di sospetto DSA, poiché all’iter di osservazione attivato a scuola non ha avuto seguito la valutazione presso i servizi territoriali preposti, dato che gli alunni si sono trasferiti presso altri Istituti. L’assenza di comunicazione tra scuole e, contestualmente, la scarsa consapevolezza della problematica da parte delle famiglie possono costituire elementi di criticità quali il rischio di vanificare i percorsi intrapresi e di esporre ulteriormente gli studenti a esperienze negative di apprendimento. A. 5 Ricerca-azione per prevenire la dispersione scolastica e promuovere il successo formativo Giuseppa Giambirtone Direzione Didattica – Osservatorio d’area per la dispersione scolastica - Troina [email protected] Il lavoro nasce dall’attività di operatore psicopedagogico territoriale presso la Direzione Didattica di Troina sede dell’ Osservatorio d’area per la dispersione scolastica (rete interistituzionale che comprende le istituzioni scolastiche dei comuni di Troina, Cerami Gagliano e Nicosia, gli E.E.L.L., la NPI, associazioni territoriali e da questo a.s. anche l’Oasi fa parte dell’accordo di rete). Da dieci anni circa vengono effettuate indagini conoscitive e ricerca-azione al fine di individuare e prevenire difficoltà di apprendimento, sin dalla scuola dell’infanzia. Saranno presentati i dati dell’IPDA somministrato nell’a.s. 2011/2012 agli alunni di 5 anni e le prove di lettura e calcolo presentati agli stessi alunni nell’a.s. 2012/2013 - classe prima - , con i relativi interventi didattici. Inoltre saranno presentati i dati della ricerca azione avviata nella classi seconde, terze e quarte, evidenziando come interventi precoci, anche riabilitativi presso l’Oasi, hanno favorito un miglioramento nelle performance scolastiche. Relativamente alla scuola dell’infanzia è stato somministrato agli alunni di 5 anni il CMF e avviato un progetto per migliorare le abilità metafonologiche, attraverso attività ludico-didattiche. In una sezione di scuola dell’infanzia di 4 anni è stato somministrato il test SR-SCHOOL a fine anno scolastico, per avviare, con l’inizio del nuovo anno, interventi mirati a favorire le abilità individuate nel test in riferimento a quanto previsto dalle nuove Indicazioni Nazionali 2012. A. 6 La conoscenza implicita della lingua scritta nei bambini in età prescolare Eleonora Pisani, Bartolomeo Favacchio Scuola Infanzia Scicli [email protected] - [email protected] Il lavoro di ricerca, effettuato su un campione di 24 bambini della scuola dell’infanzia del comune di Scicli (RG), ha avuto come obiettivo e finalità verificare le conoscenze che i bambini non ancora scolarizzati possiedono del codice scritto. Imparare a leggere e scrivere è un processo che inizia molto prima dell’ingresso a scuola, il bambino è un costruttore attivo delle conoscenze e sa motivare le risposte sulla base di ciò che ha potuto esperire dal contatto con l’ambiente sociale. Alla luce di precedenti ricerche già realizzate da Ferreiro e Teberosky, si è avviato uno studio-pilota partendo da una classe di scuola dell’infanzia, proprio per comprendere e ricercare che tipo di cognizione il bambino possiede prima dell’inizio della scolarizzazione. Si è creato uno strumento formato da diverse prove: - Riconoscimento di lettere e numeri; - Principio della quantità minima dei caratteri; - Principio della varietà dei caratteri; - Riconoscimento di parole; - Scrittura del proprio nome e scrittura spontanea. L’approccio sperimentale è stato simile a quello piagettiano del dialogo, durante il quale lo sperimentatore formula delle ipotesi e pone delle domande. Scrivere non è semplicemente copiare, ma è un’attività di ordine concettuale costituita da tappe che il bambino sperimenta attraverso l’esperienza attiva, guidato dall’adulto (educatore, insegnante) che svolge la funzione di mediatore. B) ASPETTI EMOTIVI E MOTIVAZIONALI Moderatore: Francesca Cuzzocrea (Università di Messina) B. 1 Profili di Personalità in bambini dislessici: un’analisi tramite il Big Five Questionnarie Antonella Gagliano, Marco Lamberti, Maria Boncoddo, Rosamaria Siracusano, Tiziana Calarese, Giovanna Ilardo, Domenica Fidi, Rosa Grosso, Massimo Ciuffo, Simona Rosina, Clemente Cedro, Eva Germanò Università degli Studi di Messina, Unità di Neuropsichiatria Infantile AOU Policlinico G. Martino [email protected] La nostra ricerca indaga i profili della personalità di 65 lettori dislessici (36 maschi e 29 femmine; di età compresa tra 8 e 14 anni) e di 70 normolettori utilizzando il Big Five Questionnaire (BFQversione italiana). Il BFQ esplora cinque dimensioni principali dei tratti della personalità: Amicalità (A), Stabilità Emotiva (I), Apertura Mentale (M), Energia (E) e Coscienziosità (C). Comparati al gruppo di controllo, i soggetti dislessici del nostro campione presentano bassi punteggi nelle dimensione M, C e A. Complessivamente mostrano tratti di personalità caratterizzati da minore originalità e creatività, controllo meno efficace delle loro reazioni emozionali, umore incostante e sentimenti negativi. Inoltre dai calcoli di correlazione tra le variabili esaminate emerge che i lettori dislessici che avevano beneficiato di un supporto didattico pomeridiano per un periodo più prolungato mostravano punteggi più elevati nelle dimensioni I, A e C (p<0.05). Ciò suggerisce che un adeguato supporto può positivamente influire sullo sviluppo di tratti di personalità quali coscienziosità ed amicalità e rinforzare la stabilità emotiva. Infine, emerge che il dominio I è correlato (p<0.05) anche con l’età della diagnosi: il ritardo della formulazione della diagnosi influenza la successiva stabilità emotiva. Il nostro studio suggerisce che la dislessia e i fallimenti scolastici potrebbero a lungo termine influenzare negativamente le esperienze emotive e i tratti di personalità. B. 2 Ansia, Umore Depresso, Insicurezza e Autostima in bambini di scuola primaria differenziati per profilo di apprendimento Gaetano Rappo, Marianna Alesi, Annamaria Pepi Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo [email protected] Ansia, umore depresso e insicurezza sono in relazione a variabili individuali quali l'autostima. La letteratura sul tema evidenzia pochi studi che affrontano tale intreccio di variabili in bambini frequentanti la scuola primaria con differenti profili di apprendimento. Obiettivo di questo studio è indagare l’ansia, l'umore depresso, l'insicurezza e l'autostima in bambini di terza e di quarta classe della scuola primaria con tre diversi profili di apprendimento (DSA, Discalculia e Normo-apprendimento). Da un gruppo di 262 studenti frequentanti la terza e la quarta classe della scuola primaria sono stati selezionati 110 bambini, suddivisi in tre gruppi (33 bambini con DSA, 44 bambini con Discalculia e 33 bambini con Normo-apprendimento). Il materiale comprendeva le scale per l’Ansia Scolastica, l'Umore Depresso e l'Insicurezza tratte dal SAFA (Cianchetti e Sannio Fancello, 2001) e la Scala per il Successo Scolastico tratta dal Test di Valutazione dell’Autostima TMA (Bracken, 1992). L’Anova evidenzia differenze significative fra i tre gruppi nell'Ansia (F3,107 = 9,02; p < .001), nell'Umore Depresso (F3,107 = 3,27; p = .042) e nell’Autostima Scolastica (F3,107 = 6,39; p = .002). In particolare, il gruppo con Normo-Apprendimento presenta un maggiore livello di Autostima Scolastica e un minore livello di Umore Depresso rispetto agli altri gruppi. B. 3 Un caso di dislessia: interventi didattici tra emotività e prestazioni Sabrina Schiavone Libera professionista [email protected] Il lavoro descrive gli aspetti emotivi dei DSA e le implicazioni psicologiche possibili, focalizzando l’attenzione sui disturbi esternalizzanti ed internalizzanti, con particolare considerazione degli ultimi. Con l’ausilio di un caso osservato, si individuano, mediante creazione di una check – list i comportamenti di tipo internalizzante, che denotano bassa stima di sé e svalutazione delle proprie capacità, caratteristica frequente nei DSA. L’analisi degli errori offre una comprensione qualitativa per la strutturazione di attività inclusive per favorire il senso di autostima ed autoefficacia, consentire il recupero e il potenziamento dell’allievo. L’esperienza evidenzia il vantaggio della didattica inclusiva che considera la totalità dell’alunno. Un contesto classe cooperante, con accettazione della diversità, perchè modalità diversa di apprendere, è utile e valido incentivo per ciascun alunno, che nella sua unicità ed irripetibilità è diverso per definizione. Il lavoro sul piano emotivo rivela effetti positivi anche sul compito, poiché alcune difficoltà sono conseguenza dell’ansia che agisce sul sistema cognitivo e ne rallenta o inibisce i processi di memoria di lavoro. L’esperienza prova che le emozioni sono risorsa per la formazione, terreno di innesto del processo di cambiamento, di apprendimento e di crescita per tutta la classe e non meno per i docenti. B. 4 L’uso della metafora nel DSA: l’importanza del lavoro di Gruppo Maria Carmela Laudani ASP Catania [email protected] La conoscenza delle caratteristiche del DSA attraverso un linguaggio metaforico facilita una maggiore consapevolezza del disturbo. Ciò consente al bambino con DSA di affrontare le difficoltà correlate, riducendone gli effetti funzionali. Lo scritto "Una famiglia speciale" è una metafora che introduce il lettore "nell'universo dislessico" con occhi incantati, aperti ad un mondo fantastico a cui ogni bambino sente di appartenere. Presentare il racconto al gruppo classe in cui è inserito un bambino con DSA permette di comprendere meglio gli aspetti neuropsicologici. Pertanto "la famiglia modulo" o il vicino di casa "ADHD detto ADID" non rimangono concetti astratti ma si arricchiscono di contenuti...Ed ancora la festa da ballo in cui vengono invitate tutte le letterine ed escluse le sorelle tabelline... sollecitano l'attenzione di chi ascolta verso una problematica complessa ed articolata. Lo scritto è stato arricchito da immagini eseguite da un soggetto affetto da severo disturbo specifico. L'esperienza del gruppo di studio e del polo per la valutazione del DSA presso il DSM - NPI dell'ASP di Catania ha utilizzato il suddetto scritto raggiungendo gli obiettivi prefissati. B. 5 La Pedagogia Clinica: un intervento di aiuto per la persona con DSA/BES Rita Calderone, Melissa Dinatale, Daniela Giuffrida, Silene Triscari Associazione “CHInelCHE” [email protected] La Pedagogia Clinica considera la persona il primo Ambiente di Apprendimento. Vivere gli apprendimenti in uno stretto collegamento tra corpo-mente-cuore, vuol dire rendere la persona nella sua totalità consapevole dell’esistenza dell’Apprendimento come fonte della conoscenza e dello sviluppo metacognitivo. Per sostenere la persona con DSA/BES e migliorare l’Apprendimento, la Pedagogia Clinica ponendo in rilievo il PAD, Potenzialità/Abilità/Disponibilità, rende fluido ed emotivamente consapevole l’Ambiente di Apprendimento. Lo scopo è modificare il concetto che la persona ha di sé, di liberarla dagli errori fino al raggiungimento del proprio equilibrio, funzionale all’atto di apprendere, all’atto di partecipare concretamente alla vita e alla quotidianità. Occupandosi in modo olistico della persona, l’intento è quello di delineare un mirato intervento di aiuto. Nel presente lavoro, gli esperti di pedagogia clinica dell’Associazione CHInelCHE mettono in evidenza come l’esperienza di L., con un evidente scialorrea presente durante la decodifica scrittoria, e di M., con inibizione nelle relazioni sociali, ha permesso il miglioramento del disagio attraverso metodi pedagogico clinici: Edumovement, Educromo, BonGeste, Prismograph, Eucalculia, Ritmo Fonico, Coreografia Fonetica, Vibro-vocale. Di conseguenza l’intervento di aiuto non guarda al “disturbo”, ma armonizza la persona nella sua globalità per avviarla alla conquista di nuove abilità. B. 6 La follia e l’apprendimento… Peter Pan e Wendy Margherita Sferrazza, Giovanni Cardella, Elisa Cupani, Alice Napoli Liberi professionisti [email protected] Il lavoro è la risultante dello screening, diagnosi e intervento su un campione di 10 bambini con DSA. Il senso della vita oscilla tra due estremi, l’attività vitale si svolge a livello psichico, comprendente coscienza e incoscienza, in cui esiste un legame nascosto. Siamo capaci di ascoltare i nostri…pazienti? Sono liberi di sognare? C’è qualcuno disposto ad ascoltare la loro creatività? Il dispositivo simbolico è dispositivo mentale accoppiato a quello concettuale… A livello fisico abbiamo istinti definiti come azioni o tipi di azioni, allo stesso tempo, si creano immagini mentali, emozioni che viviamo all’interno che sono caratteristiche collettive, come le modalità dell’azione. Lo psicodramma è energia primordiale e disgregazione anarchica dell’io, contro norme e consuetudini che costringono l’essere umano ad indossare una maschera vivendo una“enorme pupazzata”. Guardando dentro di noi oltre le ombre che ci agitano, le figure che la fantasia ha colorato, nel profondo del nostro essere c’è sempre la stessa richiesta: per diventare uomo ho bisogno di essere e sentirmi sollevato, altrimenti rischierò di confondermi nel buio della mia infelicità e nell’inferno della follia. C) RICERCHE Moderatore: Franco Di Martino (ASP Ragusa) C. 1 Prima raccolta dati normativi per la valutazione degli errori ortografici su una prova di dettato di testo e di frasi, relativamente ad un campione di studenti di scuola secondaria di secondo grado Bartolomeo Favacchio1, Corrado Severi2, Eleonora Pisani1, Edith Loretto Perotto1, Patrizia Migliore2, Luisa Lucifora1, Andrea Candoni1, Alessandro Savarino1 1 C.M.F.- Centro Full Mind – Centro Clinico di Psicodiagnosi, Ricerca, Cura e trattamento integrato del disagio psichico e fisico 2 GMH Gruppo Multidisciplinare di Modica - ASP 7 RG [email protected] L’esistenza di poche prove per la valutazione degli errori ortografici nelle Scuole Superiori ha spinto gli Autori del lavoro a costruire uno strumento utile a trovare gli indici di posizione e di variabilità. La finalità del presente contributo è quella di comunicare i primi valori normativi (media e deviazione standard) relativi ad un dettato di testo e di frasi effettuato su una popolazione, molto limitata, di adolescenti frequentanti il Liceo Scientifico e alcuni Istituti Tecnici, da utilizzare come punto di riferimento all’interno del Distretto di Modica. L’attività, iniziata tardi – fine maggiodovrebbe essere ripresa per ampliare il campione e quindi costruire uno Strumento di Valutazione degli errori ortografici nelle Scuole Superiori. È interessante anche il confronto tra errori effettuati dagli alunni del Liceo Scientifico e quelli degli Istituti Tecnici. C. 2 La validazione psicometrica preliminare della Batteria di Prove per le Abilità Linguistiche e Numeriche di Base (ALN): un nuovo strumento per la valutazione dei prerequisiti dell’apprendimento scolastico Barbara Caci, Antonella D’Amico Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo [email protected] È presentata la validazione psicometrica preliminare, condotta su un gruppo di 273 alunni dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia (F=136; M=135; età media in mesi=68.2, DS=4.9), della Batteria di Prove ALN che valuta mediante 15 subtest diverse abilità linguistiche , numeriche e grafo-motorie di base che la letteratura e la più recente ricerca hanno indi viduato come prerequisiti dell’apprendimento scolastico (p.e. Bull e Scerif, 2001; D’Amico e Guarnera, 2005; D’Amico e Passolunghi, 2009; de Jong, 1998). I risultati di specifiche analisi delle intercorrelazioni tra tutte le prove dimostrano che la batteria ALN possiede una buona validità di costrutto. Successive analisi della regressione multipla, condotte su un sottogruppo di 35 bambini (F=14; M=21), testati longitudinalmente a cinque anni, mediante la Batteria ALN, e a sei anni, mediante la somministrazione di prove di livello di comprensione del testo e di apprendimento matematico (i.e., Prove di lettura MT- Cornoldi e Colpo, 1981; AC-MT - Cornoldi, Lucangeli e Bellina, 2002) e di scale per la valutazione della presenza di disturbi comportamentali di disattenzione e iperattività (i.e. SDA-I, Cornoldi et al., 1996), dimostrano anche una adeguata validità predittiva. In breve, si ritiene che la Batteria ALN possa configurarsi come uno strumento per l’individuazione precoce dei casi a rischio di Disturbi Specifici dell’Apprendimento o di altre tipologie di disturbi inclusi nella più ampia categoria dei Bisogni Educativi Speciali. C. 3 Relazione fra memoria di lavoro spaziale e abilità di calcolo in bambini con Disturbo dello Spettro Autistico ad alto funzionamento Giuseppe Edmondo Di Guardo, Rosa Zuccarello, Marinella Zingale, Grazia Trubia, Serafino Buono IRCCS OASI Maria SS. Troina EN [email protected] Numerosi studi hanno evidenziato una stretta relazione tra memoria di lavoro spaziale e capacità numeriche e di calcolo. Deficit nelle capacità di memoria di lavoro spaziale influenzerebbero il livello di acquisizioni nell’ambito del calcolo. Pochi lavori hanno indagato la struttura della memoria di lavoro dei bambini con Disturbi dello Spettro Autistico. I risultati sono, comunque, controversi sebbene alcuni studi abbiano riscontrato deficit specifici nella memoria di lavoro spaziale. Questo studio si propone di prendere in esame l’eventuale rapporto fra le varie componenti di memoria di lavoro e le acquisizioni di matematica, in un gruppo di bambini con Disturbo dello Spettro Autistico ad alto funzionamento. Il campione è composto da un gruppo di bambini con Disturbi dello Spettro Autistico, ai quali sono stati somministrati la WISC-III per valutare il livello di funzionamento intellettivo, la ADI-R e l’ADOS e una batteria di memoria di lavoro spaziale appositamente ideata per i bambini in età evolutiva. Per quanto riguarda la valutazione delle abilità di calcolo sono state prese in considerazione alcune prove del test AC-MT. I risultati preliminari evidenziano una relazione fra le componenti specifiche del numero e del calcolo e quelle relative alla memoria di lavoro spaziale. C. 4 Decodifica e Comprensione: le abilità di lettura in bambini con Disturbo dello Spettro Autistico. Uno studio di confronto Rosa Zuccarello, Francesco Di Blasi, Maria Finocchiaro, Claudia Cantagallo, Angela Antonia Costanzo, Marinella Zingale, Maria Teresa Amata IRCCS OASI Maria SS. Troina EN [email protected] L’abilità di lettura richiede processi di decodifica e comprensione del significato. In letteratura, riguardo la capacità di lettura nella popolazione con disturbi dello spettro autistico i dati riportati relativi alla fluenza sono discordanti. Di contro appaiono unanimi nell’evidenziare le difficoltà di comprensione del testo. Gli studi che riguardano le abilità scolastiche dei bambini con Funzionamento Intellettivo Limite sono esigui. Nonostante il profilo cognitivo e degli apprendimenti scolastici di questa popolazione non sia ben delineato, generalmente essi mostrano difficoltà nell’area degli apprendimenti inclusa l’abilità di lettura. Lo studio si propone di confrontare le abilità di decifrazione e di comprensione del testo scritto tra un gruppo di bambini con Disturbo dello Spettro Autistico e Funzionamento Intellettivo Limite con un campione di controllo appaiati per età e Quoziente Intellettivo Verbale. C. 5 Uno studio pilota per la rilevazione della velocità di lettura in modalità silente Massimo Ciuffo1, Enrico Ghidoni2, Antonella Gagliano1, Massimo Ingrassia3, Damiano Angelini2, Eva Germanò1, Loredana Benedetto3, Giacomo Stella4 1 UOC di Neuropsichiatria Infantile Università di Messina, 2 UOC di Neurologia, Struttura di Neuropsicologia Clinica, Disturbi Cognitivi e Dislessia dell’Adulto, Arcispedale S. Maria Nuova Reggio Emilia, 3 Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Università di Messina, 4 Dipartimento Educazione e Scienze Umane Università di Modena e Reggio Emilia [email protected] La velocità di lettura è uno dei parametri tipicamente rilevati per la valutazione delle abilità di decodifica. La misurazione del parametro velocità viene classicamente condotta con prove di lettura ad alta voce che permettono all’esaminatore di misurare il rapporto tra il numero di sillabe lette e il tempo impiegato. Poca attenzione è stata dedicata, tanto nella ricerca sui modelli neuropsicologici della lettura quanto nelle procedura di valutazione dei disturbi ad essa correlati, alla misurazione della velocità della lettura in modalità silente. Infatti la batteria di prove per valutazione delle abilità di lettura, sia per l’età evolutiva che per l’età adulta, prevede l’utilizzo di una prova di lettura silente al solo scopo di valutare la capacità di comprensione del testo. Presentiamo qui i dati di uno studio pilota, condotto su dislessici e normolettori, che si avvale di una nuova prova di lettura strutturata in modo da consentire la misurazione della velocità di decodifica in modalità silente. Tale prova, pur indagando la capacità di comprensione del testo, consente contemporaneamente di ottenere una misura precisa della velocità di lettura silente, espressa in sillabe per secondo. La rilevazione di tale parametro che, nella gran parte dei normolettori del nostro campione supera le 10 sillabe al secondo, può risultare un utile completamento del profilo funzionale del lettore dislessico. Al tempo stesso può costituire uno elemento di riflessione sulle abilità che sostengono la letto-scrittura e la comprensione del testo, tanto nei normolettori che nei lettori con dislessia. C. 6 Il ruolo di un’attività ludico-motoria nella Sindrome di Down: analisi di casi Giuseppe Battaglia, Marianna Alesi, Michele Roccella, Davide Testa, Antonio Palma, Annamaria Pepi Università degli Studi di Palermo [email protected] Una recente meta-analisi condotta da Shin e Park (2012) per valutare gli effetti di programmi motori in individui con disabilità intellettiva evidenzia benefici relativi al benessere, alle strategie di coping, alla socializzazione con i pari, al miglioramento dei tempi di reazione, all’incremento nelle dimensioni motivazionali, in particolare nella fiducia in sé e nel tono dell’umore. Obiettivo dello studio è valutare l’influenza di un programma motorio strutturato e regolare sulle competenze psicomotorie e sul funzionamento cognitivo in tre ragazzi con Sindrome di Down, di età cronologica pari a 10 e 14 anni. Al pretest e al retest sono state somministrate le seguenti prove: • Test TGM (Ulrich, 1992) per valutare il livello di sviluppo psicomotorio. • Subtest tratti dalla batteria Prove di Working Memory (Lanfranchi, Cornoldi e Vianello, 2002), Prove di Attenzione e Concentrazione della BVN 5-11 Batteria di Valutazione Neuropsicologica per l’Età Evolutiva (Bislacchi, Cendron, Gugliotta, Tressoldi, Vio, 2005) e subtest di “Attenzione e Concentrazione” (Di Nuovo, 2009). E’ stato proposto un programma motorio integrato svolto congiuntamente da allenatore e genitori. I confronti pretest e retest evidenziano diminuzione del BMI, incremento delle abilità psicomotorie e miglioramento dell’attenzione. Verranno discussi tali risultati in funzione delle ricadute sull’apprendimento scolastico. D) FAMIGLIE E INSEGNANTI Moderatore: Vita Mongelli (IRCCS Oasi) D. 1 L’associazione italiana dislessia ed il supporto alle famiglie Grazia Restuccia Associazione Italiana Dislessia [email protected] L’intervento verterà sulla presentazione dell’associazione italiana dislessia, della sua mission e sul contributo che, attraverso le sezioni territoriali, offre agli iscritti e non. Contemporaneamente e trasversalmente si evedenzieranno i percorsi che i genitori, individuati i primi sospetti, dovranno seguire. Il percorso scolastico con la stesura del P.D.P. e successivo monitoraggio, per giungere agli adempimenti di fine ciclo scolastico. D. 2 Valutazione longitudinale delle strategie di coping in genitori con figli con diagnosi di DSA, nel post – sisma aquilano Emanuele Legge, Marta Prosperi, Myriam Santilli, Irene Petruccelli, Valeria Verrastro A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Università degli Studi di L’Aquila, Università Tor Vergata di Roma, ISP Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Roma, Università Kore di Enna, Università di Cassino e del Lazio Meridionale [email protected] Lo studio ha esaminato le strategie di coping di un campione di genitori con almeno un figlio con diagnosi di DSA, i quali hanno vissuto un evento emotivamente e socialmente critico, come il sisma che ha colpito la città di L’Aquila nell’Aprile del 2009. L’indagine ha riguardato 60 coppie di genitori che si sono rivolte all’Ambulatorio di Psicologia Distrettuale della A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Area L’Aquila per la diagnosi ed il trattamento del Disturbo Specifico dell’Apprendimento dei propri figli. Tale gruppo è stato seguito longitudinalmente negli anni 2009, 2010, 2011 e 2012. L’analisi dei dati ha rilevato l’inefficacia di alcune strategie di coping, mantenuta nel corso delle quattro annualità di rilevamento e pertanto ha suggerito l’opportunità di un intervento psicoeducativo a favore di questi genitori, indipendentemente da accadimenti straordinari, quali catastrofi naturali. D. 3 Primi esiti di una ricerca sull’opinione degli insegnanti al riguardo dei DSA e dei BES Biagio Caruso, Ines Giunta, Giuseppina Pellegrino, Maria Grazia Sotera, Riccardo Tangusso, Simon Villani Università di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione [email protected] La ricerca ha riguardato un campione di 250 insegnanti curricolari di Scuola dell’infanzia, di Scuola primaria e di Scuola secondaria di primo grado. Gli esiti appaiono, ad una prima valutazione, assai significativi e caratterizzanti la diversa formazione e ottica degli insegnanti presenti nei differenti ordini e gradi scolastici. Infatti, gli insegnanti di scuola dell’infanzia appaiono più attenti a cogliere e ad individuare i segnali che caratterizzano o possono precorrere i DSA, costituendone segnali premonitori, e generalmente considerano tutti gli alunni potenzialmente portatori di BES. Gli insegnanti di Scuola primaria, dal canto loro, si mostrano, nella maggior parte dei casi, disponibili a intervenire con gli alunni che presentano DSA, a patto di essere adeguatamente sostenuti dagli esperti, mentre per i BES si attengono alle indicazioni contenute nel POF o proposte dal Collegio docenti. Gli insegnanti di Scuola media, invece, mostrano un evidente disagio al riguardo degli alunni con DSA e, in taluni casi, lamentano di non avere a disposizione né i mezzi, né le competenze, per intervenire; quanto ai BES, spesso vengono confusi con i DSA o associati a questi. Il successo scolastico dei BES negli istituti superiori: apprendimento strategico ed insegnamento efficace D. 4 Nicotra Giovanna Insegnante [email protected] Il numero di alunni in situazione di disagio scolastico e sociale nella scuola secondaria superiore risulta sempre più considerevole e i docenti stessi non riescono a riconoscere le cause, accomunando difficoltà di natura svariata nella definizione di alunni a rischio, difficili, demotivati, viziati,… L’analisi del caso di bisogno educativo speciale che viene proposto sottolinea • da un lato, la primaria esigenza di promuovere la disponibilità al cambiamento nell’alunno, rimuovendo tutti quegli ostacoli psicologici creatisi nel decennale percorso scolastico, e la opportunità di indirizzare le forze verso un atteggiamento metacognitivo; • dall’altro, l’efficacia della formazione in servizio degli insegnanti come disposizione a ripensare e trasformare i criteri della professione per essere promotori di cultura e garanti di esperienze di successo formativo per tutti gli alunni. I comportamenti tipici di soggetto con modesto senso di autoefficacia infatti sono stati sostituiti da interesse ed impegno in itinere, concentrazione per raggiungere gli obiettivi, stile attributivo funzionale, riconoscimento della figura di coach. In conclusione una didattica inclusiva necessita di competenze metodologico-didattiche e conoscenze delle neuroscienze, realizzabili tramite una reale ed efficace comunicazione tra Università e Scuole: i docenti sono caricati di ulteriori responsabilità educative, talora eccessive se gli interventi sono iniziativa del singolo. D. 5 Un caso clinico di fobia scolastica associata a DSA trattato con la psicoterapia strategica Irene Petruccelli1, Valeria Verrastro2 1 Università di Enna “Kore” 2 Università di Cassino e del Lazio Meridionale [email protected] I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) spesso comportano disagi familiari o scolastici. In questi casi al trattamento del DSA è opportuno affiancare una psicoterapia. Gli Autori presentano un caso clinico in cui hanno trattato una fobia scolastica, con concomitanti DSA, mediante l’approccio strategico. Mario è un bambino di 7 anni con una diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia. Non vuole andare a scuola, piange, urla, si butta a terra e si avvinghia alle gambe della mamma che lo accompagna. I genitori si dichiarano impotenti, non riescono a convincerlo nonostante i premi che gli promettono. Dopo aver raccolto l’anamnesi familiare e analizzato le tentate soluzioni, ai genitori viene dato il compito di riflettere su quale utilità abbia il comportamento sintomatico: devono scoprire il vantaggio di Mario nel comportarsi così. Nella seduta successiva i genitori riportano che l’utilità può consistere in una serie di attenzioni che il figlio non avrebbe se non si comportasse così. Successivamente è stato proposto un intervento paradossale di prescrizione del sintomo ed è stato sugge rito ai genitori di comportarsi come se Mario non avesse alcun sintomo. Il trattamento si è concluso positivamente in dieci sedute più due controlli dopo sei e dodici mesi. D. 6 “Luci abbaglianti celate in piccole lucerne: i dislessici” Massimiliano Minaudo D.D.S. “G. Rodari” – Villabate (PA) [email protected] Il mio PROJECT WORK (“Luci abbaglianti celate in piccole lucerne: i dislessici”) si è così articolato: -status quaestionis (in cui ho esposto le definizioni teoriche e le caratteristiche dei disturbi, quindi, un accurato excursus storico degli studi sulla dislessia); - un capitolo dedicato alla normativa sui DSA; - esperienza formativa personale, ossia, partecipazione al corso di Formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento, svoltosi presso la Scuola Secondaria di Primo Grado “R. Franchetti” di Palermo (sede di coordinamento), predisposto dall’Osservatorio di Area sul Fenomeno della Dispersione Scolastica e per la Promozione del Successo Formativo; esposizione pubblica dei risultati di alcuni questionari somministrati agli alunni di una classe quinta con plauso dei colleghi e dei formatori unitamente al compiacimento dei Docenti dell’Università degli Studi di Palermo intervenuti all’Osservatorio; - screening, somministrazione delle Prove per la misurazione della Memoria di Lavoro (batteria composta da 14 test) alias PML; - PDP, presentazione del Piano Didattico Personalizzato; - Il caso “S.” (il lavoro svolto con un alunno dislessico di una classe terza); il nucleo del lavoro si è dispiegato, in concreto, nella gestione sistematica delle relazioni scolastiche che gravitavano intorno all’alunno (principalmente con insegnanti curricolari e compagni di classe) per favorire, monitorare e costruire la sua inclusione e il suo successo scolastico, ovvero, il raggiungimento degli obiettivi minimi previsti per il resto della classe, trattandosi proprio di un percorso “non differenziato” ma calibrato e soprattutto considerando sempre l’interlocutore come persona con le sue specificità e/o caratteristiche e con il sacrosanto diritto dell’identificazione e valorizzazione delle medesime. E) CLINICA E INTERVENTI Moderatore: Maria Teresa Amata ( IRCCS Oasi ) E. 1 DSA e ADHD: casi clinici Anna Maria Torrisi, Giuseppa Di Vita, Maria Teresa Amata, Rosa Zuccarello, Angela Antonia Costanzo, Santina Città e Giuseppe Di Guardo IRCCS OASI Maria SS. Troina EN [email protected] La comorbidità tra DSA e ADHD è ormai ampiamente riconosciuta mentre si hanno poche evidenze sugli aspetti del trattamento. Nella relazione saranno presentati due casi clinici di bambini con diagnosi di DSA e ADHD seguiti longitudinalmente e secondo un ottica pluridisciplinare che prevede anche il trattamento farmacologico. Le prestazioni sono state rilevate con test specifici per le funzioni cognitive ed attentive, per le competenze scolastiche e per il comportamento. I risultati raggiunti fino ad oggi indicano un miglioramento sia nell’aspetto comportamentale che in quello degli apprendimenti. E. 2 Intervenire sui Disturbi Specifici di Apprendimento Giuseppa Cifalà ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) [email protected] Il DSA è un disordine qualitativo, senza compromissione intellettiva, in cui sono coinvolti i processi cognitivi di coordinamento e organizzazione delle funzioni con mancato raggiungimento di traguardi formativi. Tali disturbi sono dovuti a fattori congeniti non modificabili che possono ridursi con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative. Di fondamentale importanza è il riconoscimento precoce attraverso l’osservazione e la valutazione dei prerequisiti che il bambino deve aver acquisito tra i cinque e i sei anni. Sono presentati un gruppo di quattro bambini, nella fascia di età tra i cinque e gli otto anni, in trattamento pedagogico clinico per la riabilitazione. Nel profilo clinico dei bambini compare sempre: un Disturbo del Linguaggio, il mancato controllo oro-motorio e fonemico, e una lateralizzazione non consolidata. Tra le manifestazioni sintomatiche si evidenziano: disordine organizzativo spaziale, attenzione e faticabilità al di sotto della norma, noia, stanchezza, senso di insicurezza. Il trattamento ha favorito il potenziamento delle competenze percettive e grafiche e accelerato la maturazione dei bambini in considerazione. Sono emerse positive ripercussioni sulla motivazione, sul livello di autostima e di autoefficacia. Si conclude che le tecniche utilizzate con questi quattro bambini hanno permesso di raggiungere il fine del trattamento. E. 3 Valutazione dinamica del potenziale di apprendimento in un bambino con Disturbo dello Spettro Autistico Tommasa Zagaria, Maria Teresa Amata, Serafino Buono Associazione IRCCS OASI Maria SS. Troina EN [email protected] La Valutazione Dinamica (VD) del potenziale di apprendimento rappresenta una procedura diagnostica, i cui fondamenti teorici si possono riscontrare nel concetto di “Zona di Sviluppo Prossimale”(ZSP) di Vygotskij e nella teoria dell’Esperienza di Apprendimento Mediato di Feuerstein. La procedura di VD implica un esplorazione interattiva e dinamica dei processi di apprendimento e di pensiero dell’allievo e ha lo scopo di individuare le strategie di apprendimento utilizzate e di fornire indicazioni su come queste possono essere ampliate e potenziate, offrendo in tal modo utili suggerimenti per l’insegnamento. La batteria Learning Propensity Assessment Device (LPAD), ideata da Feuerstein nel 1979 rappresenta uno tra i più diffusi sistemi di diagnosi dinamica dei processi cognitivi e della capacità della persona di modificarsi sulla base delle potenzialità presenti. Viene presentato il percorso di Valutazione Dinamica effettuato con un bambino di 9 anni con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico, che ha avuto lo scopo di rilevare: a) la capacità del bambino di estrapolare i principi sottostanti ad un problema e di risolverlo; b) il grado e la natura dell’investimento richiesto per insegnare i principi sottostanti la soluzione del problema; c) la misura con la quale i principi appresi sono stati applicati alla soluzione di problemi differenti rispetto al compito iniziale (transfer); d) la preferenza del bambino in relazione alla modalità di presentazione del compito. E. 4 Stili attributivi, abilità di metacomprensione, disturbo specifico dell’apprendimento. Studio preliminare Claudia Cantagallo, Maria Teresa Amata, Francesco Di Blasi, Angela Antonia Costanzo, Maria Finocchiaro, Rosa Zuccarello IRCCS OASI Maria SS. Troina EN [email protected] Nelle situazioni di insegnamento-apprendimento fattori determinanti sono l’autostima e la motivazione all’apprendimento che gli allievi sviluppano. Più essi hanno esperito, nel loro percorso scolastico, insuccessi, intoppi e incapacità nello svolgimento dei compiti, più elaborano un immagine di sé perdente, fenomeno legato strettamente allo stile attributivo. Le attribuzioni, sono quell’insieme di credenze che una persona ha riguardo alle cause degli eventi, nel caso specifico, a cosa lo studente attribuisce il suo successo o insuccesso scolastico. L’obiettivo di questo studio è esaminare gli stili attributivi in un gruppo di persone con DSA e l’interazione tra elementi cognitivi e metacognitivi. Il gruppo esaminato è composto da alunni della scuola primaria, secondaria di I e II grado con diagnosi di DSA. E. 5 Abilitazione visiva e apprendimento Rosaria Antonia Agozzino ASP N. 4 Enna [email protected] Il presente contributo vuole illustrare come bambini sottoposti ad occlusione oculare a permanenza, perché affetti da ambliopia e/o strabismo, subiscono un notevole danno a livello dei recettori retinici inficiando di conseguenza sia la percezione visiva che l’apprendimento della letto-scrittura. Anche nella valutazione sistematica di bambini dislessici si sono evidenziati problemi di visione insieme a dominanza emisferica non strutturata, disomogeneità nella lateralità, problemi di orientamento spaziale, disorientamento sinistra-destra, attenzione, concentrazione e apprendimento. Grazie ad un intervento riabilitativo mirato, metacognitivo, psicomotorio e percettivo con bendaggio oculare funzionale e molto circoscritto nell’arco della giornata è stato possibile recuperare la motilità oculare, la visione, la percezione, l’attenzione, la motivazione, …… l’apprendimento. E. 6 Dislessia: dalla diagnosi specialistica all'intervento specifico Gianluca Lo Presti Servizio di Neuropsicologia e Psicopatologia dell’Apprendimento [email protected] Sono molti gli strumenti per la diagnosi e la valutazione specialistica della Dislessia, ed ancor di più sono i materiali per l'intervento specifico. In questo intervento verrà presentato un ipotetico caso clinico illustrando i vari passi. Nella prima fase abbiamo l'aspetto diagnostico/valutativo, vedremo quali sono i principali strumenti da usare in linea alla Consensus Conference sui DSA dell'istituto Superiore di Sanità. Nella seconda fase vedremo come una diagnosi specialistica non si limita all'etichetta diagnostica "Disturbo Specifico della Lettura (Dislessia)", ma che indica il locus funzionale deficitario. La terza fase è quella in cui, partendo sempre dalla diagnosi, si arriva a rispondere alla domanda: quali strumenti usare e come pianificare un intervento a casa, in studio ed a scuola? Concetti sviluppati: forma e sostanza di una diagnostica “specialistica” per DSA secondo indicazioni vigenti; piano di intervento sui DSA tanto specifico quanto se parte da una diagnosi “specialistica”. E. 7 Neuroscienze applicate alla diagnosi funzionale ed al trattamento integrato dei disturbi specifici dell’apprendimento Tullio Scrimali, Desirèe Arena Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ALETEIA, Centri Clinici ALETEIA Enna e Catania [email protected] Lo sviluppo delle Neuroscienze e delle metodiche ad esse associate contribuisce a chiarire i meccanismi coinvolti nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. L’analisi dei potenziali cerebrali lettura-correlati ha messo in evidenza, infatti, che, nei bambini dislessici, esistono un aumento della latenza e una riduzione dell’ampiezza di alcune componenti rispetto ai soggetti normali nei vari periodi di lettura (Kandel ER, 2000). L’applicazione clinica di tali indagini comporta dei risvolti significativi, sia sullo sviluppo di programmi riabilitativi che sul monitoraggio dei progressi conseguiti dai soggetti che seguono un programma riabilitativo. E’ utile, inoltre, prendere in considerazione, non solo i correlati neurofisiologici, ma anche quelli psicofisiologici, emotivi e relazioni tra cui: maggiore ansia, scarsa autostima, scarsa persistenza al compito, scarsa tolleranza alla frustrazione. Nel corso della relazione verranno illustrati i risultati dell’utilizzo del monitoraggio dell’attività elettrodermica exosomatica (Scrimali, 2010), sia nella fase di assessment psicofisiologico che come metodologia tatticamente articolata all’interno di training di autoregolazione emozionale e cognitiva strategicamente orientato. Gli Autori presentano alcune nuove metodologie di lavoro, sviluppate da Scrimali , quali NeuroSCAN, e MindSCAN, per l'area della psicodiagnostica complessa, e Neurofeedback, e Psychofeedback, quali tecniche da inserire nel lavoro terapeutico e riabilitativo. Ore 18,15 - 19,00 SPETTACOLO di Pupi siciliani “Centro diurno adolescenti Caltagirone” SABATO 14 SETTEMBRE Ore 8,30 – 9,30 SESSIONE POSTER 1. Rendimento scolastico: relazione con le abilità cognitive e le abilità motorie Marianna Alesi, Antonino Bianco, Francesco Paolo Vella, Giorgio Luppina, Gaspare Picone, Giuseppe Provenzano, Antonio Palma, Annamaria Pepi Facoltà di Scienze Motorie [email protected] Recenti studi evidenziano gli effetti positivi dell’attività fisica e sportiva sui processi di apprendimento in età evolutiva. Il presente studio si propone di analizzare la relazione tra le abilità motorie, le abilità cognitive e il rendimento scolastico. Hanno partecipato 119 bambini (età media 9.03), di cui 39 erano sedentari e i rimanenti frequentavano regolarmente corsi di calcio, basket, karate. Le abilità cognitive, indagate con prove tratte dalla Batteria di Valutazione Neuropsicologica per l’Età Evolutiva (Bisiacchi, Cendron, Gugliotta, Tressoldi, Vio, 2005), erano: discriminazione visiva, attenzione, memoria (memoria di cifre in avanti e indietro; Test di Corsi), funzioni esecutive (Torre di Londra). Le abilità motorie, valutate con specifici test motori, erano: forza esplosiva arti inferiori, velocità e agilità motoria. Il rendimento scolastico è stato misurato con i voti scolastici. In linea generale, l’agilità motoria, misurata in termini di secondi, correla significativamente con lo span diretto (r= -.223; p<.05), lo span inverso (r= - .335; p<.05), la memoria visuo-spaziale (r= .309; p<.05), le funzioni esecutive (r= .240; p<.05). Correlazioni positive significative sono emerse, inoltre, tra l’agilità motoria e il rendimento in matematica (r=.664: p <.05). I risultati ottenuti suggeriscono interessanti indicazioni per la pianificazione di attività motorie e sportive strutturate nel contesto scolastico. 2. Autostima, strategie difensive e intelligenza sociale come predittori del rendimento scolastico in adolescenza Azzurra Maria Giuseppa Alù, Marianna Alesi, Annamaria Pepi Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo [email protected] L'autostima è legata alle strategie di protezione come le scuse proattive e retroattive. La tutela dell’immagine di sé come persona competente, capace di ottenere buoni voti, richiama il modello di personalità dell’intelligenza sociale. Questo studio esamina le Scuse Proattive e Retroattive, l’Autostima e l’Intelligenza Sociale in adolescenza, la relazione tra queste variabili e il loro valore predittivo sul rendimento scolastico. Il campione ha incluso 786 adolescenti (M = 17,2 anni), 369 maschi (46,9%) e 417 femmine (53,1%), frequentanti istituti superiori. Sono state somministrate la Scala dell’Autostima (Rosenberg, 1965), le Scuse Proattive e Retroattive (Alesi e Pepi, 2011), la Tromsø Social Intelligence Scale (Silvera et al., 2001) e sono stati raccolti i voti scolastici di ogni studente. I risultati indicano come l'Autostima e le Scuse proattive correlino negativamente rispettivamente con le strategie difensive e con tutte le dimensioni Intelligenza Sociale. Al contrario, emergono correlazioni positive tra l’Autostima e le componenti comportamentale ed emotiva dell’Intelligenza Sociale. Le Scuse Proattive e L’Elaborazione delle Informazioni Sociali predicono il rendimento scolastico. Concludiamo che l'impiego di strategie difensive contrasta con lo sviluppo dell'intelligenza sociale e del rendimento scolastico. Gli adolescenti con livelli elevati di intelligenza sociale mostrano un’immagine positiva di sé e un buon rendimento scolastico. 3. I “compiti a casa” in alunni con ADHD e DSA: il ruolo del monitoring genitoriale Loredana Benedetto, Massimo Ingrassia, Paola Coppolino, Daniela Di Blasi Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Messina [email protected] Gli studi empirici, non numerosi, sui problemi incontrati dagli alunni con deficit di attenzione/iperattività (ADHD) o con disturbi dell’apprendimento (DSA) nello svolgimento dei compiti scolastici hanno evidenziato, rispetto ai coetanei senza difficoltà, una maggiore frequenza di evitamento, vissuti emozionali negativi, noia e scarso interesse, ai quali si accompagnano reazioni di controllo e rimprovero da parte dei familiari (Bryan e Nelson, 1994; Roger set al., 2009). La ricerca, con un confronto tra alunni di scuola primaria con ADHD, DSA e senza difficoltà d’apprendimento, indaga le strategie di monitoring dei genitori nello studio a casa (supporto positivo, come stile caloroso, incoraggiamento ecc.; intervento diretto mirato all’esecuzione del compito e interferenza, ad esempio critiche negative), le loro associazioni con il profilo comportamentale del bambino (SDQ, Goodman, 1997) e con i problemi nello svolgimento dei compiti rilevati attraverso una checklist. I risultati evidenziano negli alunni con ADHD o DSA, rispetto al gruppo senza difficoltà, più frequenti comportamenti di evitamento, disagio ma anche ricerca di supporto dall’adulto. Inoltre, in presenza di DSA o di disattenzione/iperattività, è più frequente negli adulti l’intervento diretto sulle attività scolastiche; quest’ultima strategia, tuttavia, correla significativamente con i problemi emozionali e con livelli più bassi di rendimento scolastico degli alunni. 4. “Abilità Savant” e Disturbo Autistico. Un case report Maria Finocchiaro, Francesco Di Blasi, Rosa Zuccarello, Angela Antonia Costanzo, Maria Teresa Amata, Claudia Cantagallo, Marinella Zingale IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN [email protected] La “sindrome Savant”, è una condizione in cui persone con alterazioni dello sviluppo dimostrano straordinarie abilità in alcuni ambiti specificamente circoscritti che risaltano per il loro spiccato contrasto con la gravità del livello di disabilità. La sindrome Savant, già nelle prime descrizioni, veniva definita come un’abilità straordinaria nella lettura, nella musica o nel calcolo in persone con disabilità intellettiva di diverso grado. Vari studi hanno osservato che l'incidenza di abilità Savant è più elevata nell’autismo rispetto ad altre disabilità, infatti, circa il 50% delle persone con tali abilità sono affette da disturbo dello spettro autistico. Il profilo delle abilità nei Savant spesso è molto disomogeneo, con eccezionali competenze (es. memoria, calcoli, calcolo di calendario, musica, lettura, visuo-spaziali) ed aree significativamente compromesse (es. area relazionale, motoria). La specificità di tali abilità, inoltre, limitata ad alcuni settori è ritenuta da vari autori come prova di una teoria modulare della memoria per cui moduli diversi trattano materiali, modalità di ricordo, livelli di consapevolezza e rappresentazioni semantiche differenti. Nel lavoro si analizza la fenomenologia delle abilità Savant in uno studente con Autismo che presenta capacità aritmetiche eccezionali per l’età e il livello di funzionamento intellettivo. 5. Competenze numeriche e di calcolo: confronto tra persone con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento e persone con deficit dell’attenzione ed iperattività Angela Antonia Costanzo, Rosa Zuccarello, Maria Finocchiaro, Francesco Di Blasi, Maria Teresa Amata, Claudia Cantagallo IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN [email protected] I Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) costituiscono un gruppo di condizioni cliniche che si caratterizzano per le anomalie nella comunicazione, nella socializzazione e nelle attività ed interessi. Sintomi di iperattività o di mancanza di attenzione sono frequenti nel Disturbo Autistico. Rispetto alle abilità matematiche gli studi effettuati sugli ASD hanno evidenziato difficoltà in quest’area e nello specifico a livello di ragionamento aritmetico e di concettualizzazione numerica. Anche i bambini in età scolare con Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività (ADHD) mostrano, così come confermato da numerosi studi, difficoltà di apprendimento in misura maggiore nell’area logico-matematica. In particolare, sono stati osservati deficit riferibili alla mancata automatizzazione di fatti numerici, alla conoscenza numerica, alla procedura di calcolo e al problem-solving. Il presente lavoro riporta i dati preliminari di uno studio, che vuole indagare quanto le difficoltà di attenzione nei bambini con ASD ad alto funzionamento incidano sull’apprendimento della conoscenza numerica e di calcolo, per tale motivo si propone di confrontare le prestazioni in tali aree riportate da un gruppo di questi bambini, con quelle di un gruppo di bambini con solo ADHD. 6. Un Progetto pilota a Palermo: Attività fisica in bambini con pregressa neoplasia Antonino Patti1, Romilda Palma1, Paola Guadagna3, Maria Cristina Maggio4, Giovanni Corsello4, Paolo D'angelo3, Giovanni Caramazza2, Antonino Bianco1,2, Antonio Palma1,2 1 University of Palermo, Sport and Exercise Sciences Research Unit, Italy 2 School of Sport (CONI Sicilia) 3 Pediatric Hematology and Oncology Unit , Oncology Department , A.R.N.A.S. Civico , Di Cristina and Benfratelli Hospitals, Palermo 4 Pro.Sa.M.I. "G. D'Alessandro" Department, University of Palermo. [email protected] Le neoplasie pediatriche e il loro trattamento incidono negativamente sul benessere fisico e mentale di un bambino condizionando il suo profilo di apprendimento. Lo studio valuta i cambiamenti a breve e lungo termine del livello di fitness di un bambino con pregressa neoplasia, in "off-therapy", dopo un programma di attività motoria. Materiali e metodi: al programma di attività fisica, della durata di 13 settimane, hanno partecipato 9 bambini (età: 8,3 ± 2,7 aa) in "off-therapy" da 6 mesi (GOT). I test fisici validati che abbiamo somministrato 3 volte in 2 settimane sono: salto in lungo da fermo (LJ), test navetta 4 x 10 m, sit up test and handgrip strength test. I test sono stati somministrati anche ad un gruppo di controllo (GC) di 32 bambini (8,12±1,56 aa) che non svolgevano regolarmente attività fisica. Risultati: una differenza prestativa è stata rilevata nel LJ (GOT: 112,55±32,80 cm; GC: 124,18±22,19 cm; p=0,11), e nel test navetta (GOT: 16,27±0,83 secondi; GC: 14,02±0,25 secondi; p=0,001). Nessuna differenza significativa è stata trovata nei test restanti. Discussione: questi dati preliminari confermano l’utilità di programmi di esercizi specifici per i pazienti in off-therapy con pregressa neoplasia, al fine di migliorare la qualità della vita. 7. Intervento metacognitivo sulle difficoltà di attenzione Tommasa Zagaria, Serafino Buono, Paola Occhipinti, Flaviana Elia, Bernadette Palmigiano, Maria Teresa Amata IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN [email protected] Nel contributo viene descritto il percorso abilitativo effettuato da una bambina, con diagnosi di Distrurbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (tipo Disattenzione prevalente), posta secondo i criteri del DSM-IV-TR. Il profilo cognitivo, rilevato attraverso l’applicazione di test di efficienza intellettiva, prove neuropsicologiche e scale comportamentali risulta caratterizzato prevalentemente da ridotta funzionalità dei processi attentivi, impulsività e difficoltà di pianificazione. L’intervento, della durata di circa un anno articolato in 20 incontri è stato centrato sugli aspetti del potenziamento dei processi di attenzione, pianificazione e integrazione visuo-motoria. Gli strumenti utilizzati sono stati Organizzazione di Punti e Percezione Analitica, estrapolati dal Programma di Arricchimento Strumentale di feuerstein (Feuerstein 1979), e il Training per il potenziamento di Attenzione e Concentrazione (Di Nuovo, 2000). La valutazione di re-test effettuata a distanza di un anno, attraverso la riapplicazione del test WISCIII e della Batteria di Attenzione e Concentrazione, ha evidenziato cambiamenti positivi nel profilo cognitivo e a carico di specifiche funzioni attentive. 8. Intervento metacognitivo sulle difficoltà di produzione del testo scritto Maria Teresa Amata, Claudia Cantagallo, Angela Antonia Costanzo, Francesco Di Blasi, Maria Finocchiaro, Rosa Zuccarello, Tommasa Zagaria IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN [email protected] La composizione di un testo scritto è un attività cognitiva complessa che richiede il controllo di molteplici variabili, quali convenzioni ortografiche e grammaticali, pianificazione, trascrizione e revisione. Nel contributo viene descritto il percorso abilitativo effettuato con una bambina con difficoltà specifiche nella produzione del testo scritto. È stato effettuato un training, articolato in 20 incontri, basato sull'incremento delle competenze lessicali e ortografiche e sulla promozione dei processi di pianificazione, trascrizione, revisione. Per il trattamento è stato utilizzato il materiale tratto da "Lessico e ortografia" di Boschi e al. (1999) e da "Scrittura e Metacognizione" di Cisotto (1998). A seguito dell’intervento, centrato sulle funzioni cognitive e metacognitive e sulle procedure implicate nei processi di scrittura, sono stati evidenziati effetti positivi nelle prestazioni di scrittura. 9. Aspetti psicologici e comportamentali associati ai DSA Damiana Schillaci, Serafino Buono, Anna Maria Vasta, Giovanni Belfiore IRCCS Associazione Oasi Maria SS Troina EN [email protected] I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono talvolta associati a problematiche emotivo-affettive e comportamentali che, nel tempo, possono condizionare negativamente il benessere e lo sviluppo psicologico dell’individuo. In particolare, si possono riscontrare difficoltà inerenti l’autostima, l’ansia, il tono dell’umore e l’attenzione, nonché comportamenti disfunzionali, quali instabilità, impulsività, condotte oppositive e difficoltà socio-relazionali. Nel poster si presenta un’analisi dei principali aspetti affettivo-comportamentali riscontrati in un campione seguito presso l’U.O.C di psicologia dell’I.R.C.C.S. Oasi. 10. Attenzione, ansia e atteggiamenti nei confronti della matematica, e abilità di calcolo Elena Commodari, Andrea Di Stefano, Fabio Digrandi Università di Catania [email protected] Benché il ruolo dell’attenzione sulle performance aritmetiche sia stato ampiamente studiato in letteratura, raramente è stato analizzata la relazione tra i diversi aspetti delle funzioni attentive e le componenti delle abilità di calcolo. La ricerca si è proposta di analizzare in che misura i diversi aspetti dell’attenzione (tempi di reazione, selettività, mantenimento, attenzione divisa e shifting) influenzano le abilità di calcolo in bambini che hanno già acquisito i fondamenti dell’aritmetica. Inoltre, lo studio ha indagato anche il ruolo, sull’abilità di calcolo, di alcune variabili emozionali quali l’ansia, gli atteggiamenti e le credenze verso la matematica. Partecipanti: 103 bambini frequentanti la terza classe della scuola primaria. Strumenti: La ricerca è stata svolta attraverso la somministrazione di una batteria per la misurazione dell’attenzione, uno strumento di valutazione delle abilità di calcolo, e un test per la misurazione di ansia e atteggiamenti nei confronti della matematica. Risultati: Le analisi statistiche hanno evidenziato che diversi aspetti dell’attenzione, nonché gli atteggiamenti nei confronti della matematica, influenzano le componenti delle abilità di calcolo, come per esempio l’accuratezza, la velocità di esecuzione e la conoscenza numerica. 11. Trattamento combinato Sublessicale – Neuropsicologico nella Dislessia Evolutiva: descrizione e risultati tratti dall’esperienza clinica Noemi Elvira Signore Società Cooperativa Sociale “I Corrieri dell’Oasi” ONLUS [email protected] In riferimento agli attuali modelli teorici è possibile definire la lettura come un processo cognitivo complesso e multifattoriale. Diversi studi in letteratura mostrano come l’apprendimento, soprattutto quello della letto-scrittura, sia molto favorito da alcune abilità cognitive specifiche, tra cui la consapevolezza fonologica, la memoria a breve termine, la memoria di lavoro, la velocità di denominazione, le abilità visuo-spaziali e attentive. Tali abilità cognitive diventano correlati neuropsicologici delle dislessia e degli altri disturbi dell’apprendimento. In questo studio vengono presentati i risultati ottenuti con un gruppo di 9 bambini con dislessia, associata e non associata ad altri disturbi specifici dell’apprendimento: i bambini sono stati seguiti individualmente, in ambulatorio, con frequenza bisettimanale, attraverso un trattamento combinato che comprende intervento sublessicale, tra i più validi per favorire il processo di automatizzazione della lettura, intervento neuropsicologico sulle funzioni di attenzione e memoria (rievocazione immediata e memoria di lavoro) e intervento sull’autostima. Alcune attività vengono poi riproposte in ambiente domestico dai genitori. Vengono inoltre effettuate consulenze agli insegnanti. I risultati ottenuti mostrano delle modifiche significative sia nella rapidità che nella correttezza della lettura di parole, non-parole e di brano; il trattamento si mostra efficace sia nei casi di gravità medio-lieve che severa, in quanto tutti i risultati relativi alla rapidità sono superiori rispetto a quelli attesi in assenza di trattamento; anche per ciò che concerne la correttezza, i bambini migliorano le proprie prestazioni in misura dal 78% all’89% nelle tre prove e una percentuale dal 67% all’86% raggiunge livelli di errore superiori al 10° percentile di questi, oltre il 55% rientra nei parametri della norma (superiore al 15° percentile). 12. Fattori di rischio associati ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento Enrica Pettinato, Serafino Buono, Vita Mongelli, Giovanna Mascali, Fabio Scannella IRCCS Associazione Oasi Maria SS. Troina EN [email protected] I fattori di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell’apprendimento riportati in letteratura sono molteplici. In atto si tende a distinguerli in due gruppi: a) fattori con un’associazione positiva con lo sviluppo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA); b) fattori con un’associazione positiva con lo sviluppo di ritardi nelle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Tra i primi si segnalano: due o più anestesie entro i quattro anni, presenza di disturbo del linguaggio, genere maschile, storia genitoriale di alcolismo o di abuso di sostanze, familiarità positiva per dislessia. Nel secondo gruppo di fattori sono individuati: il basso peso alla nascita e/o prematurità, l’esposizione al fumo materno durante la gravidanza, l’esposizione a fattori psicologici traumatizzanti durante l’infanzia, la familiarità. Nel poster saranno presentati i risultati preliminari di uno studio condotto presso l’IRCCS Oasi Maria SS. volto a rilevare nelle anamnesi di un gruppo di persone certificate con DSA e in un gruppo con disturbi non specifici di apprendimento la presenza di particolari fattori di rischio. 13. Analisi trasversale delle capacità di adattamento di bambini e ragazzi con diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento Emanuele Legge, Marta Prosperi, Myriam Santilli, Irene Petruccelli, Valeria Verrastro A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Università degli Studi di L’Aquila, Università Tor Vergata di Roma, ISP Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Roma, Università Kore di Enna, Università di Cassino e del Lazio Meridionale [email protected] Il lavoro esplora la capacità di adattamento alle attività scolastiche, l'emotività, l'identità corporea, l'adattamento sociale e le relazioni familiari di bambini e ragazzi che presentano un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) della scrittura, lettura e calcolo, diagnosticati presso l’Ambulatorio di Psicologia Distrettuale della A.S.L. 1 Avezzano – Sulmona – L’Aquila, Area L’Aquila. L’indagine, di tipo trasversale, mira ad evidenziare eventuali differenze o analogie rispetto al vissuto di questi soggetti. 14. Il ruolo degli insegnanti nella prevenzione dei disturbi di apprendimento in bambini di età prescolare e in contesti socio-culturali differenti Lidia Scifo, Agata Maltese, Adriana Corbino, Annamaria Pepi, Università degli Studi di Palermo [email protected] Nel presente studio mirato all’identificazione precoce dei predittori di rischio dei disturbi specifici di apprendimento, è stato utilizzato il Questionario Osservativo IPDA che ha la finalità di uno screening affidato agli insegnanti dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia. I partecipanti alla ricerca sono 812 bambini frequentanti l’ultimo anno delle scuole dell’infanzia, equamente distribuiti per genere e livello socio-culturale. In generale, soprattutto i bambini appartenenti ad un contesto socio-culturale di livello medio-basso (45%) si collocano nella fascia di prestazione “a rischio”. Il resto dei bambini appartenenti al contesto socio-culturale medio-alto ha una prestazione nella media. In particolare, l’analisi della varianza tra il gruppo di bambini appartenenti ad un contesto socioculturale medio-basso e medio-alto ha messo in luce un effetto multivariato significativo, F (3,304) = 7.35, p < .001, η2=.07. Inoltre, l’analisi degli effetti univariati ha chiarito che all’interno dei gruppi ci sono delle differenze di genere, le bambine hanno risultati migliori rispetto ai maschi (femmine: F = 18.84, g.l.= 1,306, p < .0001, η2= .06; maschi: F = 7.16, g.l.= 1,306, p < .01, η2 = .023). I dati suggeriscono la rilevanza dello strumento utilizzato ai fini della pianificazione di progetti di screening per la prevenzione dei DSA. 15. Dislessia come muoversi Cettina Carnabuci Istituto Comprensivo di S.Teresa di Riva [email protected] Assicurare il diritto all'educazione ed all'istruzione è, da sempre, l’impegno della scuola, la quale ha il preciso compito di promuovere un’organizzazione educativa e didattica che assicuri ai singoli alunni la piena formazione della personalità, nel rispetto delle loro identità personali, sociali, culturali e professionali. L'autonomia didattica trova il suo senso e il suo campo d'azione nell'aula, nella relazione quotidiana tra chi insegna e chi impara, nel miglioramento delle condizioni di apprendimento. E’ nella quotidianità dell'aula, quindi, che si misura l'efficacia delle azioni e il buon esito delle scelte; è negli interventi didattici di ogni giorno che acquistano senso la flessibilità, l'organizzazione modulare dei percorsi formativi, i curricoli personalizzati, e ciò che dà senso e valore alle trasformazioni in atto, sollecita gli insegnanti ad individuare strategie, comportamenti, tecniche, modelli organizzativi, modalità di intervento, strumentazioni utili a rendere più sicuro l'apprendimento, a garantire agli studenti e alle studentesse, ogni giorno e in ogni aula, il massimo sviluppo delle loro potenzialità individuali. Da qui nasce l’esigenza di creare un opuscolo che dia un’informazione minima ma indispensabile a genitori e insegnanti per muoversi in questo mondo ancora poco conosciuto. 16. Valutazione della disgrafia in età scolastica in alternativa alla scala BHK Daniela Baglieri, Bommarito Gabriella, Giovanni Di Martino, Bartolomeo Favacchio, Enza Latino, Loretto Perotto, Eleonora Pisani, Giovanna Zocco ASP 7, Servizio di Psicologia e Gruppo Multidisciplinare per l’Handicap, Modica [email protected] La Bhk è lo strumento principalmente utilizzato per la valutazione della disgrafia, si rivolge ai bambini tra il 2° e il 5° anno di scuola primaria. Tuttavia, attualmente, si osservano sempre più spesso casi di bambini con disgrafia che frequentano le scuole dell’obbligo, per tale motivo il Servizio di Psicologia insieme al Gruppo Multidisciplinare per l’Handicap dell’ASP 7, del distretto di Modica, stanno tentando di tarare una scala che colmi tale limite, cercando di rendere questo nuovo strumento più veloce e di più facile applicazione. 17. Elementi di tecniche di COPAC Comunicazione Partecipata Creativa Biagio Caruso, Ines Giunta, Giuseppina Pellegrino, Maria Grazia Sotera, Riccardo Tangusso, Simon Villani Università di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione [email protected] Il poster si propone di delineare, nei tratti essenziali, possibili strategie terapeutiche, impiegabili particolarmente con minori affetti da difficoltà della comunicazione, in particolare dovuti a fattori genetici o a carenza di assertività – ma anche impiegabili in presenza di particolari sindromi, quali l’autismo – che si collocano a metà strada tra lo psicodramma analitico e le tecniche di animazione teatrale. Lo scopo è quello di migliorare le capacità di comunicazione, rendendo la persona consapevole delle proprie potenzialità e capacità al riguardo. 18. Pianificazione delle attività in un soggetto con ADHD nel contesto di strategie concordate d’intervento scuola-famiglia Biagio Caruso, Ines Giunta, Giuseppina Pellegrino, Maria Grazia Sotera, Riccardo Tangusso, Simon Villani Università di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione [email protected] Il poster delinea un piano d’intervento, in favore di persone con ADHD, con coprotagonisti insegnanti e genitori, e incentrato sulla organizzazione di strategie di pianificazione del tempo – della giornata e/o della settimana – e delle attività che vi si compiono. Parallelamente vengono indicati i comportamenti corretti che gli operatori dovranno tenere. 19. Laboratorio metafonologico Cirino Maria e Valeria Giannone ASP 7 Ragusa - GMH Modica. [email protected] Da qualche anno il nostro Servizio offre ai bambini con DSL la possibilità di effettuare un training specifico sugli aspetti metafonologici del linguaggio prima dell’ingresso in prima elementare. Questa attività viene svolta in modo intensivo per tre ore settimanali in gruppo e permette l’affinamento di alcune abilità (riconoscimento sillaba iniziale, sillaba finale, lunghezza delle parole, riconoscimento delle rime, invarianza delle parole scritte ecc.) necessarie per l’apprendimento della letto scrittura. I dati indicano un miglioramento alle prove CMF dei bambini ed un migliore approccio alla letto scrittura. Ore 9,30 RELAZIONI Moderatore: Santo Di Nuovo (Università di Catania) Relatori - Michele Mazzocco (University of Minnesota, Institute of Child Development). How dyscalculia differs from other mathematics difficulties. - Renzo Vianello (Università di Padova). Funzionamento Intellettivo Limite e Disturbi Specifici dell’Apprendimento. - Dario Ianes (Università di Bolzano, Centro Erickson). Bisogni educativi speciali e ICF. Ore 12,00 - TAVOLA ROTONDA “DSA e BES criticità e punti di forza in ambito scolastico” Moderatore: Anna Maria Pepi. Interventi di: Giombattista Amenta, Raffaele Ciambrone, Agata Di Luca, Maurizio Gentile, Giuseppe Zanniello. Ore 13,30 - CHIUSURA LAVORI E RITIRO ATTESTATI