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POVERTA' E DISUGUAGLIANZE NELL'UNIONE EUROPEA
I QUADERNI DI EAPN - 1
2009
INDICE
Introduzione
4
Povertà
5
Fattori e tendenze
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Disuguaglianze
14
Le cause della povertà e delle disuguaglianze
15
Fonti e dati
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3
Introduzione
Perché un quaderno su povertà e disuguaglianze
Benché l'Unione europea (UE) sia una delle zone più ricche del mondo, esistono al suo interno
grandi sacche di povertà: è infatti a rischio di povertà quasi una persona su 7, una cifra che
diventa ancora più alta se consideriamo alcuni gruppi specifici come, per esempio, i bambini o
gli anziani. C'è anche da rimarcare che né i decisori politici né, tanto meno, l'opinione pubblica
si rendono conto della vastità del problema e dell'urgenza di trovare soluzioni. Da qui deriva
senza dubbio la mancanza di impegno civile e politico per il suo sradicamento. Spesso siamo
tentati di pensare che la povertà sia un fenomeno estremo che incombe pericolosamente e
mette a rischio la vita stessa di molte persone ma che vada associata con le realtà dei paesi più
poveri o “in via di sviluppo”. Non si pensa al fatto che che la povertà è una realtà anche qui
nella ricca Europa, che è un fenomeno che incide pesantemente sulla vita di moltissime persone, un attacco diretto ai Diritti Fondamentali dell'Essere Umano che limita le nostre potenzialità; non si pensa all'altissimo costo sociale della povertà e a quanto essa limiti una crescita economica sostenibile. La povertà riflette l'incapacità dei nostri sistemi di ridistribuire equamente
le risorse e le opportunità che, non riuscendo a contrastare adeguatamente la concentrazione
della ricchezza nelle mani di pochi eletti, mentre tanti altri sono costretti a vivere vite marginali
e povere anche abitando in una delle aree più ricche del mondo, non fanno altro che aumentare le discriminazioni e fomentare le disuguaglianze tra cittadini.
Il dibattito sulla povertà nell'UE è spesso associato a quello sulla “esclusione sociale”, un termine
che si utilizza per mettere l'accento su quei processi che spingono gli esseri umani ai margini della
società, limitandone l'accesso alle risorse e alle opportunità, limitando la loro partecipazione alla
vita sociale e culturale e quindi emarginandoli, discriminandoli e lasciandoli senza potere .
Un altra parola spesso associata alla povertà è “vulnerabilità”. Le persone si trovano in condizioni
di vulnerabilità quando per i più svariati motivi è messo in forse il loro personale benessere: per
mancanza di risorse, perché rischiano di trovarsi o sono indebitati, perché godono di poca salute,
perché non hanno accesso ad un'istruzione e formazione adeguate, perché vivono in case e ambienti degradati. “Esclusione sociale” e “vulnerabilità” sono dunque concetti importanti, strettamente connessi alla povertà anche se non tutti coloro che definiamo con il termine di
“socialmente esclusi” o “vulnerabili” ricadono necessariamente nella “categoria” dei poveri. Con
questo primo Quaderno, EAPN intende mettere l'accento sulla specifica dimensione della povertà.
Le informazioni che troverete in questo Quaderno
Questa pubblicazione intende presentare il dibattito sulla povertà nell'Unione Europea, concentrandosi sulla sua natura e le sue dimensioni, sulle sue cause e i suoi legami con le disuguaglianze.
Con questa prima pubblicazione EAPN intende spiegare in modo semplice e comprensibile , cosa si
intende e come viene misurata la povertà nell'UE, mettendo in risalto alcune delle debolezze di
analisi di tutto questo processo. Il Quaderno che state leggendo ora è il primo di una serie che
EAPN intende pubblicare per rendere la povertà più visibile, più compresa e, quindi, meglio combattuta. Questo impegno è parte della campagna di EAPN in vista del 2010, l'Anno europeo contro
la povertà.
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Cos'è la povertà?
Uno dei primi problemi da affrontare è cercare di chiarire cosa si intende per povertà e
come possiamo definirla. Il dibattito odierno in seno all'UE generalmente divide la povertà
in due categorie: povertà assoluta o estrema e povertà relativa.
Povertà assoluta e povertà relativa
Si intende per povertà assoluta o estrema la mancanza delle necessità di base, al punto che
la sopravvivenza quotidiana diventa una battaglia da combattere ora per ora: fame,
mancanza di acqua potabile, mancanza di casa, di vestiario o di medicinali. E' la condizione di
vita di molti esseri umani che vivono nei paesi “in via di sviluppo” ma che esiste anche
nell'Unione europea: pensiamo qui ai senza fissa dimora o alle condizioni di vita in alcuni
campi Rom.
Sottolineiamo qui che tutti gli sforzi delle Nazioni Unite tendono a concentrarsi e a sradicare questo tipo di povertà. Infatti, il primo degli obiettivi del Millennio delle Nazioni
Unite (Millenium goals) è proprio lo sradicamento della povertà estrema e della fame.
Questo obiettivo si traduce nel cercare di ridurre della metà il numero di persone che
vive con meno di un dollaro al giorno. Ecco perché i paesi dell'UE quando parlano della
povertà presente sui loro territori si riferiscono, generalmente, alla povertà relativa.
La povertà relativa è quando le persone hanno un tenore e uno standard di vita molto al
di sotto di quello del resto del paese in cui vivono; si tratta quindi di persone che lottano
per riuscire a condurre una vita normale partecipando a pieno titolo nelle attività economiche, sociali e culturali del proprio paese o del paese che le ospita. Il livello di povertà
relativa varia ovviamente da paese in paese, comparandosi con il tenore di vita medio
della maggioranza della popolazione. Benché gli effetti della povertà relativa siano meno
devastanti di quella estrema, essa è comunque un fenomeno gravissimo che si ripercuote
sia sulle persone che ne sono vittime sia sulla società nel suo insieme.
Il Processo dell'Unione europea per l'Inclusione Sociale utilizza una definizione specifica
per la povertà relativa
Cos'è la povertà relativa?
I termini "povertà" e "emarginazione sociale" sono utilizzati per indicare coloro ai quali è impedita la piena partecipazione alla vita economica, sociale e civile e/o quando il loro accesso
al reddito e ad altre fonti (personali, familiari, sociali e culturali) è talmente insufficiente da
escluderli da uno standard e da una qualità di vita considerate accettabili dalla società nella
quale vivono. Trovandosi in questa situazione spesso le persone non sono in grado di beneficiare pienamente dei loro diritti fondamentali.
Commissione europea, Rapporto congiunto sull'Inclusione Sociale 2004
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La realtà della povertà
Le definizioni ufficiali non catturano appieno la realtà e le battaglie di chi vive in povertà. Per
capire fino in fondo cosa vogliono dire questi due termini dobbiamo ascoltare la voce di chi
vive in povertà, coinvolgendoli nella discussione e chiedendo il loro apporto nel trovare soluzioni possibili e condivise. EAPN e le sue reti nazionali sono in prima linea nel dare voce a chi
non ce l'ha, nel promuovere la partecipazione attiva delle persone in povertà nello sviluppo,
la realizzazione e il monitoraggio di tutte quelle politiche che vanno a incidere sulla loro vita.
.
Isolamento
“Ho perso tutti gli amici perché non posso partecipare alle loro attività. Servono soldi e tempo anche per partecipare ai gruppi di autoaiuto: mi mancano soldi e tempo”
“Non mi posso permettere né giornali né libri, specialmente i saggi
scientifici che costano tantissimo”
Tanta burocrazia, nessuna informazione
“Il sistema è troppo complicato, non so dove chiedere cosa”
“Ho dormito sotto i cartoni e a un certo punto dovevo scegliere
se riprendermi la vita o morire per strada. Sono andato ai servizi a chiedere un aiuto per trovare casa e mi sono scontrato con
una burocrazia mostruosa. Ho dovuto raccontare la mia storia
decine di volte e ci sono voluti anni prima di avere una casa”
“Ogni volta che racconto la mia storia a un assistente sociale ricevo tanta solidarietà ma nessun aiuto concreto”
1 Testimonianze raccolte durante il quinto Incontro europeo delle persone in povertà organizzato sotto l'egida della
Presidenza UE di turno Austriaca nel 2006
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Senza le necessità di base
“Posso permettermi solo cibi a basso costo: frutta e verdura
sono troppo cari, il pesce non ne parliamo proprio. Il cibo sane,
per me, costa troppo”
“Il problema non è che ogni tanto rimaniamo senza soldi. Il problema è che tutta la nostra vita è un'emergenza continua. Il
peggio è che i nostri figli crescono in questa atmosfera”
“La Spagna è piena di appartamenti per turisti che tranne che per pochi mesi l'anno sono
vuoti... e però è pieno di persone che vivono senza un tetto sopra la testa. Come spiego
queste ingiustizie ai miei figli?”
Senza un lavoro decente
“Non ho né casa né lavoro: che speranze ho?”
“Devo ammettere che lavoro in nero e non perché penso sia
giusto così. Sono perfettamente consapevole dei rischi che
corro ma solo così riesco a lavorare”
Senza rispetto, senza speranza
“Come ti guarda la gente è umiliante: non sei un essere umano”
“A volte hai la sensazione che gli animali siano meglio protetti
perché se picchi un cane ti fanno la multa e puoi pure finire in
galera ma se picchi uno come me non sono proprio sicuro che
sarai punito... credo che i cani siano più rispettati e meglio
trattati di noi zingari”
“Sono anni che non vedo progressi e ormai non vedo neanche
un futuro possibile”
I nostri figli
“Non posso invitare gli amici dei bambini a casa perché viviamo in un buco. Quindi, i miei
figli non sono invitati a casa degli altri e sono esclusi. Siamo costretti a vivere di nascosto”
“I miei figli non vanno mai in gita scolastica, per sciare o imparare una lingua. La formazione permanente costa un occhio della testa e non posso permettermi nessuna attività culturale”
“I miei figli erediteranno la mia povertà”
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“Una battaglia giorno per giorno”
Essere poveri e vivere nell'Unione europea è una battaglia di tutti i giorni, uno dopo
l'altro, che può lasciare cicatrici vistose nella salute e nel benessere psicofisico delle
persone, marcando negativamente le relazioni tra le persone.
Vivere in povertà può voler dire:
Essere isolato e rifiutato dalla famiglia e dagli amici
Non avere speranze per un domani migliore e sentirsi incapaci, inadeguati ed esclusi, con poco o nessun controllo sulle decisioni che incidono sulla vita di tutti i
giorni che, spesso, sono prese da altri
Non sapere dove cercare informazioni, aiuti e servizi
Non essere in grado di trovare risposte alle necessità di base
Non avere accesso a una casa decente, ai servizi sanitari, all'istruzione e alle opportunità formative
Vivere o in un quartiere degradato con un alto tasso di criminalità e cattive condizioni ambientali oppure in zone rurali o montane isolate
Vivere senza i servizi essenziali perché non ci sono i soldi per pagare l'acqua, il riscaldamento o la luce oppure per comprare cibi sani, vestiti nuovi o usare il trasporto
pubblico
Non potersi permettere di comprare le medicine o pagare un dentista
Vivere giorno per giorno, senza risparmi o riserve per i momenti difficili come, per
esempio, in caso di perdita di lavoro o di malattia e, di conseguenza, trovarsi facilmente pieni di debiti
Essere sfruttato e costretto ad accettare di vivere illegalmente
Provare sulla propria pelle razzismo e discriminazioni
Non essere in grado di partecipare alla normale vita sociale: non poter andare al bar o
al cinema, non poter andare allo stadio o a trovare amici, non avere soldi per comprare regali per amici o parenti .
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Possiamo affermare quindi che, senza dubbio, la povertà incide pesantemente su molti
aspetti della vita delle persone limitandone l'accesso ai diritti fondamentali. I poveri sono
spesso vittime di una serie di svantaggi che, incrociandosi tra loro, si rafforzano a vicenda, intrappolandoli in una strada a senso unico. Aggiungiamo inoltre che la povertà limita
le possibilità di esprimere tutto il proprio potenziale umano: per esempio, i bambini poveri sono di salute più cagionevole e raramente raggiungono gli stessi risultati scolastici
dei loro coetanei più fortunati. E così si ciba il ciclo della povertà generazionale: questi
bambini, che ereditano la povertà dei genitori, andranno a formare la prossima generazione di adulti poveri, disoccupati e spesso esclusi.
2 Per una visione più completa della povertà vista da chi la vive sulla propria pelle, consultare i Rapporti degli Incontri europei delle persone in povertà su: www.eapn.eu o www.cilap.eu (in italiano)
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Alcune questioni chiave
Perché l'UE si concentra poco sulla povertà assoluta?
Due i motivi per cui gli Stati membri pensano che la povertà assoluta sia un problema esclusivo dei
paesi “in via di sviluppo”. La sfida maggiore che l'UE deve affrontare è come assicurare a tutti i benefici
che derivano dal vivere in una zona prospera e non quella di far raggiungere a tutti una speranza di
vita accettabile, che, spesso, è invece l'obiettivo delle zone meno sviluppate del mondo. Questo modo
di pensare però impedisce agli Stati membri di vedere la povertà estrema in cui vivono alcuni gruppi
specifici come, per esempio, i Rom. C'è anche da considerare il fatto che lo standard di vita dipende in
larga misura dal livello generale di sviluppo economico e sociale raggiunto nel singolo paese. Il rischio è
che lo standard minimo per sopravvivere in un paese ricco sia comunque insufficiente a garantire alle
persone di partecipare alla vita sociale e culturale.
Il problema di comparare i livelli di povertà relativa
Paragonare i livelli di povertà relativa tra paesi non considera in maniera sufficiente le differenze nello
standard di vita e, più che altro, è un sistema utile per mettere a confronto le disuguaglianze esistenti.
Per esempio, una persona relativamente povera in un paese ricco spesso soffre di meno privazioni materiali di chi vive in un paese con uno standard di vita più basso. In questi paesi la povertà può essere
più estrema, è presente la possibilità di non riuscire a coprire neanche le le necessità di base, ma, visto
che lo standard di vita è più basso, ci può essere meno povertà relativa, cioè meno differenze tra il
povero e il livello di vita di tutti gli altri. Questo metodo di ragionamento falsifica facilmente, specialmente in alcuni Stati membri, le statistiche sulla povertà e genera una sottovalutazione della povertà
di alcuni gruppi. Ovviamente, la situazione peggiore si riscontra in quei paesi dell'UE che hanno uno
standard di vita basso e un alto livello di povertà. Per considerare le diverse condizioni economiche dei
vari Stati membri, l'UE ha concordato una serie di indicatori di inclusione sociale (Consiglio di Laeken
nel 2001) che mettono l'accento sul fatto che la soglia di rischio di povertà dove sempre accompagnare
l'indicatore di coloro che sono a rischio di povertà, cioè cosa le statistiche relative al potere d'acquisto.
Come si misura la povertà
Vivere sotto la soglia della povertà
Di norma l'UE misura la povertà utilizzando soglie relative di povertà di reddito. Prima, si calcola la
media o il reddito mediano equivalente3 per famiglia nei paesi presi in esame4, poi, si procede col stabilire una linea di povertà in percentuale al reddito medio. Generalmente, le soglie di povertà variano
tra il 40 e il 70% del reddito familiare. Il risultato di questa operazione offre uno spaccato globale della
soglia di rischio di povertà, cifre che possono anche essere aggregate per età, genere, tipo di famiglia
e condizione lavorativa così da ottenere un quadro più preciso delle categorie più vulnerabili. Così
facendo, si possono esaminare le condizioni specifiche di gruppi particolari come, per esempio, i bambini, gli anziani, i disoccupati o inoccupati. Nell'UE si considerano a “a rischio di povertà” tutti coloro
che sono al di sotto del 60% del reddito mediano.
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Il reddito della famiglia è “messo in equivalenza” per prendere in debito conto la grandezza e la composizione delle diverse famiglie in funzione della loro condizione di vita. Per reddito mediano equivalente si intende il reddito disponibile totale
della famiglia diviso per grandezza e composizione, bambini compresi. Per esempio, la scala di equivalenze dell'OCSE
attribuisce il valore 1 al primo adulto, 0,5 a tutti gli altri adulti e 0,3 a ogni bambino sotto i 14 anni.
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Il reddito familiare è composto dal denaro a disposizione di una famiglia secondo il numero di adulti e di
bambini che la compongono. Il punto mediano è situato al centro della forchetta del reddito, dal più basso al più alto.
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Uno dei limiti della soglia di povertà relativa basata sul reddito è che si tratta di un processo tutto
sommato arbitrario: benché questo sistema ci faccia sapere quale sia la proporzione delle persone in
povertà, esso non tiene sufficientemente conto di altri fattori che influenzano la vita delle persone
come, per esempio, quale sia la distanza che separa questa persone dalla soglia di povertà ufficiale o
da quanto tempo vivono in condizioni di povertà.
La misurazione del divario di povertà può risultare utile per valutare quale è la realtà di coloro che si
trovano sotto la soglia di povertà, ovvero, il grado di intensità della loro povertà. Il divario di povertà
misura la distanza tra il reddito (mediano equivalente) delle persone che vivono sotto la soglia della
povertà e il valore di questa soglia in termini di potere d'acquisto....
Durata del periodo di povertà
Di solito, coloro che da più anni si situano sotto la soglia “del rischio di povertà” sono più suscettibili di
vivere in condizioni di precarietà molto più estreme di chi si trova in questa condizione da meno tempo. E' quindi importante misurare anche da e per quanto tempo una persona vive in povertà, ossia, la
durata e persistenza della povertà. Purtroppo però al momento, sia nell'UE ma anche in molti altri
paesi, non esistono dati che coprano più anni consecutivi, risultandone quindi limitata la possibilità di
valutare le condizioni di vita di coloro che da più tempo vivono sotto la soglia di povertà relativa di
reddito e che, di conseguenza, molto probabilmente si trovano a vivere in condizioni peggiori. Per
quanto riguarda l'UE, questi dati dovrebbero essere reperibili a partire dal 2010.
Ma la povertà non è solo reddito
La misurazione della povertà unicamente attraverso il reddito riflette una visione parziale ed è lontana dall'offrire un quadro completo della sua complessità . E' importante quindi non limitarsi alla misurazione della sola povertà economica se si vuole comprendere al meglio le tante sfaccettature e la
natura multidimensionale della povertà. Si tratta di includere, per esempio, il grado di indebitamento,
l'eventuale disoccupazione e ricerca di lavoro, lo stato di salute o gli svantaggi in termini di istruzione
e formazione, il numero di persone che vivono in un alloggi non adeguati e in condizioni ambientali
poco sane e l'accesso ai servizi pubblici. La maggior parte delle reti nazionali di EAPN sono convinte
che sia necessario analizzare con più attenzione le tante sfaccettature della povertà partendo dal
punto di vista di coloro che ne sono vittime; un lavoro di analisi che dovrebbe essere inscritto nel
quadro del Metodo Aperto di Coordinamento per l'Inclusione Sociale.
I sostegni sociali riducono drasticamente la povertà
Nel misurare la povertà è interessante studiare anche i livelli di povertà prima e dopo i trasferimenti
di reddito messi in essere nel quadro del sistema di welfare dei singoli paesi perché questa operazione
offre una buona visione d'insieme dell'efficacia dei meccanismi di ridistribuzione dei redditi all'interno
dei paesi in esame. I livelli di rischio di povertà nei paesi dell'Unione sarebbero molto più alti se non
ci fossero i trasferimenti sociali. Nei sistemi più efficienti e più generosi i trasferimenti sociali riducono
del 50% o più il rischio di povertà mentre nei paesi meno efficienti questa riduzione si attesta al 20% o
meno.
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Misurare il grado di privazione
Gli indicatori di privazione costituiscono un altro strumento importante per misurare la povertà
relativa . Si tratta di indicatori che, tenendo conto dei livelli reali di vita, cercano di superare gli indicatori esclusivamente monetari. Questo approccio identifica i beni o le attività considerate necessità di
base nel paese dove si vive; si può trattare della possibilità di acquistare abiti e scarpe nuovi o solo di
seconda mano, di poter mangiare un pasto con carne o pesce almeno a giorni alterni, di avere la casa
sufficientemente riscaldata o meno, di possedere un televisore, di avere la possibilità di andare al bar
o di incontrarsi con gli amici almeno una volta alla settimana, di potersi permettere una vacanza
all'anno e così via. Alcuni paesi misurano il livello di povertà prendendo in considerazione sia le soglie
di reddito relativo sia gli indicatori di privazione.
Altri modi per misurare la povertà includono:
L'approccio basato su un reddito standard calcolato in base a un paniere di beni e servizi prestabilito (che copre spese quali il cibo, l'abbigliamento, la cura della persona, la salute, beni e servizi per
la casa, istruzione, casa, trasporti, energia, ecc.) che gli esperti o la società considerano rappresentare
al meglio i bisogni essenziali di una famiglia.
•
• La differenza di spesa alimentare che distingue i poveri dai non poveri in relazione a quanta
parte del reddito è speso per le necessità di base come il cibo, i vestiti e la casa. In linea di massima, le
ricerche evidenziano il fato che le persone a basso reddito ne spendono la maggiore parte per assicurarsi le necessità di base e che quindi rimane loro pochissima o nessuna possibilità per altre attività
culturali o ricreative.
• L'Indice di povertà delle Nazioni Unite che utilizza un solo dato composito che comprende misurazioni quali, per esempio, l'aspettativa di vita, l'alfabetismo, la disoccupazione di lunga durata e il
reddito relativo. Per saperne di più: http://hdr.undp.org/hdr2006/statistics/indices/default.cfm
• La Report Card dell'UNICEF sul benessere dei bambini che non si accontenta di calcolare la
povertà in base al reddito ma che considera anche tutta una batteria di indicatori di benessere materiale, di salute e sicurezza, istruzione, relazioni famigliari e tra pari, comportamenti, rischi e benessere
soggettivo. Per saperne di più: www.unicef-irc.org/publications/pdf/rc7_eng.pdf
Alcuni punti chiave
Utilizzando il reddito famigliare equivalente si rischia di sotto-rappresentare la condizione dei componenti donne o adulti non autosufficienti dal momento che si presume che il reddito sia equamente
distribuito all'interno della stessa, ossia che ogni componente abbia accesso alla stessa quantità di
denaro. Esiste quindi il rischio concreto di nascondere la mancanza di reddito delle donne, una situazione molto grave perché spesso sono proprio queste ultime ad essere direttamente responsabili della
gestione delle spese per i bambini o degli altri membri della famiglia non autosufficienti.
C'è inoltre da aggiungere che i dati nazionali ed europei sui tassi di povertà in base al reddito relativo
(la soglia di rischio di povertà) generalmente non consentono di identificare alcuni gruppi ad alto rischio come, per esempio, coloro che vivono all'interno di istituzioni, dei senza fissa dimora o di altri
gruppi di difficile individuazione come le minoranze etniche, i migranti, i richiedenti asilo. E' necessario
quindi studiare e analizzare con più attenzione la condizione reale di questi gruppi.
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Per quanto concerne l'UE, gli indicatori di privazione relativa si scontrano con il fatto che ciò che si
considera essere necessità di base varia da paese in paese, secondo i livelli di ricchezza globale
raggiunti da quello specifico paese e che, di conseguenza, varia a mano a mano che i paesi diventano più ricchi. Ci sono poi altri fattori, come il clima o le modalità culturali e sociali che possono
far sì che beni che si considerano necessari in un paese, o in regioni urbane ma non rurali, siano
considerati superflui in un altro. Per esempio, in alcuni paesi può essere essenziale possedere un
cappotto ben mite che, in un altro paese dal clima più caldo può invece essere del tutto superfluo.
Ecco perché è così difficile fare paragoni tra i singoli Stati utilizzando gli indicatori di privazione.
Fattori e tendenze principali
Un quadro della povertà nell'UE5
I dati più recenti mostrano che il 16% della popolazione dell'Unione, ovvero circa 79 milioni di
persone, sono a rischio di povertà.6
Persistono comunque grandi differenze all'interno dei vari Stati membri: nella Repubblica ceca è a
rischio povertà il 10 – 12% della popolazione mentre nei Paesi bassi, Slovacchia, Svezia, Austria,
Danimarca, Ungheria e Slovenia ci si attesta intorno al 19%; l'Estonia, la Lituania, la Romania, il
Regno unito, la Grecia, l'Italia e la Lettonia registrano un tasso di povertà che varia dal 19 al 21%.
I bambini (0 – 17) hanno un tasso di povertà molto alto (19%). e sono le famiglie monoparentali e
quelle con bambini dipendenti che sono a più alto rischio di povertà (34%). Altri gruppi ad alto
rischio sono i giovani (18 – 24) con un tasso del 20% e gli over 65 (19%). In questo ultimo gruppo
sono le donne ad essere più ad alto rischio (il 22% contro il 16). Ovviamente, come già scritto,
questi dati non includono coloro che si trovano nella fascia della povertà estrema, cioè alcune
minoranze etniche, specialmente le comunità Rom, gli immigrati, gli immigrati senza documenti, i
senza fissa dimora, le persone che vivono in un'istituzione o l'hanno appena lasciata, ecc.
La povertà tende a essere più grave nella maggior parte, anche se non in tutti, quegli Stati membri dove il fenomeno coinvolge una grossa parte della popolazione. L'incidenza o la severità della
povertà si attesta nell'insieme dell'UE al 22%, dato che varia dal minimo finlandese del 14% al
massimo greco e lituano (26%).
La disoccupazione è una delle cause principali di povertà: il 42% delle persone minacciate dal rischio povertà sono disoccupate mentre i poveri che lavorano contano per un 8%, i pensionati per
un 17%. D'altra parte, se si considerano i gruppi delle persone sopra i 16 anni che sono a rischio di
povertà troviamo un 27% che lavora, un 25% che è in pensione, un 35% inattivo e un 14% di disoccupati. Il tasso di rischio di povertà per chi lavora nell'UE è pari all'8%. Ne consegue che benché il lavoro sia la strada principale per uscire o non trovarsi in povertà, non tutti i lavori pagano
abbastanza da garantire questa fuoriuscita.
5
6
I dati più recenti a nostra disposizione sono precedenti alla crisi finanziaria ed economica e quindi non considerano fattori
quali la rapida crescita del tasso di disoccupazione in molti Stati membri. Nei prossimi mesi sarà importantissimo poter
valutare in tempo reale l'impatto della crisi sulla povertà e sull'esclusione sociale.
Questi dati sono stati pubblicati nel Rapporto congiunto sulla protezione sociale e l'inclusione sociale, Documento di
Sostegno, 2007, solo in inglese (http://ec.europa.eu/employment_social/social_Inclusion/docs/2007/joint_report/
sec_2007_329_en.pdf). Statistiche più recenti sono disponibili sul sito di EUROSTAT (http://
epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/statistics/themes) .
12
La povertà sta diminuendo?
Dato l'impegno preso dall'UE di sradicare la povertà entro il 2010, molti sono coloro che vogliono
sapere se la povertà stia effettivamente diminuendo. Leggendo i dati a nostra disposizione è impossibile tracciare in maniera precisa la curva della povertà. I dati comparativi più recenti (2007) si basano
su una fonte relativamente nuova, EU SILC e mostrano che la percentuale di persone a rischio di povertà nel 2007 (16%) è esattamente come quella del 2005. Per ragioni tecniche, i dati di EU SILC non
possono essere comparati a rilevamenti antecedenti il 2005; rimane il fatto che la percentuale complessiva attuale delle persone a rischio di povertà (16%) non si discosta di molto da quelle registrate
nei vecchi Stati membri per le decadi precedenti (17% - 1995; 16% - 1997; 15% - 1999; 15% - 2001) o
per l'UE nel suo insieme (15% - 2002). Si può ragionevolmente desumere che il livello di povertà
nell'UE è rimasto stabile anche se ci possono essere state modifiche importanti in alcuni Stati membri,
particolarmente nella composizione della povertà, cioè di quali gruppi sono poveri.
Temi chiave e problemi
Il valore reale della soglia di povertà
I metodi attuali per misurare la povertà possono nascondere differenze significative nei livelli reali di
privazione tra gli Stati membri a meno che l'attuale valore della soglia di povertà non sia presa in debito conto. Infatti, se si verifica di quanti soldi siano necessari per vivere se si è sotto o al limite della
soglia di povertà nei diversi paesi, le differenze, specialmente tra vecchi e nuovi paesi dell'Unione,
possono essere eclatanti. Per esempio, una persona sola sulla linea della povertà in Lituania, Lettonia
o Polonia ha a disposizione solo tra i 1.966 e 2.101 euro l'anno mentre nel Regno Unito, Irlanda, Danimarca e Lussemburgo questa cifra è compresa tra i 12.572 2 i 17.929 euro. In Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia e Polonia si considerano a rischio povertà coloro che vivono con meno di 6 euro al
giorno.
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DISUGUAGLIANZA
Di cosa si tratta
Al contrario della povertà, che si concentra
sulla condizione di coloro che si trovano economicamente nella fascia più bassa della
società, le disuguaglianze riflettono chiaramente come sono distribuite le risorse all'interno di una società, dandoci un quadro di
insieme delle differenze tra il reddito medio,
quanto guadagnano i poveri e quanto i ricchi
mettendo in risalto come gli Stati membri
ridistribuiscono o condividono il reddito che
producono.
I dati sulle disuguaglianze sono essenziali nel valutare la povertà dal momento che la distribuzione
delle risorse di un paese incide direttamente sulla qualità e quantità della povertà. Questo è ancora più
importante nell'UE dato che il dibattito sulla povertà è generalmente indirizzato verso la povertà relativa e dato che i livelli di povertà sono calcolati in base al reddito medio. In termini generali, i paesi con
un alto tasso di disuguaglianza sono anche quelli dove esiste maggiore povertà e quelli con tassi più
bassi di disuguaglianza sono quelli con i tassi di povertà più bassi. Questo dimostra come la povertà
dipenda strettamente da come un paese distribuisce e ridistribuisce le proprie risorse.
Il rapporto S80/S20 è il rapporto tra il reddito totale ricevuto dal 20% della popolazione e il reddito
più alto di un paese con quello ricevuto dal 20% più basso: maggiore il rapporto, maggiore le disuguaglianze.
Il coefficiente di Gini è una metodologia per misurare le disuguaglianze della distribuzione di reddito in
un paese prendendo in conto tutta la distribuzione del reddito e non, come il rapporto S80/S20, solo la
parte più alta e la più bassa. Si tratta di una formula tecnica che identifica la relazione tra le proporzioni cumulative della popolazione classificata in base ai livelli di reddito e alle proporzioni cumulative del
montante totale ricevuto. Per raggiungere l'uguaglianza perfetta (se ognuno ricevesse lo stesso reddito), questo coefficiente sarebbe pari allo 0%. Se il reddito del paese fosse nelle mani di una sola persona, il coefficiente sarebbe pari al 100%: più alto il coefficiente, più grande le disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Per saperne di più: Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Gini_coefficient.
Questioni chiave
Povertà e ricchezza devono essere studiate insieme. Nell'UE la disuguaglianza è studiata attraverso la
lente della distribuzione del reddito, solo un aspetto del quadro generale. Un altro elemento chiave
nelle disuguaglianze è lo studio della ricchezza: da dove viene? Chi la detiene? Come la società la ridistribuisce? Altro aspetto importante è capire in quale misura le persone posseggono capitali investiti o
altri possedimenti come, per esempio, azioni o capitale finanziario. In Europa non esistono dati comparabili su questi aspetti della ricchezza e dal momento che si dipende unicamente dallo studio sulla distribuzione del reddito il rischio di commettere errori e sottostimare le disuguaglianze presenti in alcuni
Stati membri è molto alto.
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Fatti e tendenze
Se utilizziamo il rapporto S80/S20, troviamo nell'UE considerevoli disuguaglianze di reddito. Il rapporto S80/S20 per l'UE25 nel suo insieme si attesta su 4.8 (2007) ma il rapporto varia molto da paese a
paese: dal 3.3. al 6.53. La Slovenia, la Svezia, la Bulgaria, la Repubblica ceca, la Slovacchia, la Danimarca, la Finlandia e l'Ungheria hanno il rapporto più basso, tra il 3.3. e il 3.7; le disparità più alte si trovano in Estonia, Italia, Regno Unito, Lituania, Lettonia, Grecia e Portogallo (da 5.5. fino a 6.3). Nel suo
complesso le disuguaglianze sono significativamente cresciute a partire dal 2000 quando il rapporto
per l'insieme dei paesi dell'Unione era 4.5.
Il coefficiente di Gini mostra un andamento simile al rapporto S80/S20. Il dato generale per l'UE nel
2007 è 30, in decisa ascesa se si paragona al 20 del 2000. Il tasso più basso di disuguaglianza si trova in
Slovenia, Svezia, Slovacchia, Repubblica ceca e Danimarca (da 23 a 25) e il più alto nel Regno Unito,
Lituania, Grecia, Lettonia, Portogallo (da 33 a 37).
LE CAUSE DELLA POVERTA' E DELLE DISUGUAGLIANZE
Alcuni pensano che in una zona ricca come l'UE nessuno dovrebbe essere povero e, in caso contrario, i
motivi vanno ricercati in fallimenti del tutto personali. Ma le cose non stanno così. Il persistente livello di povertà nell'UE ci dice che essa è una conseguenza diretta del modo come la società è organizzata e di come sono distribuite le risorse, siano esse finanziarie o di altra natura come, per esempio,
l'accesso alla casa, alla sanità e ai servizi sociali, all'istruzione e formazione e agli altri servizi economici, sociali o culturali. In verità, il fatto che i livelli di povertà siano così diversi nei diversi Stati dell'Unione dimostra chiaramente che i risultati sono diversi a secondo di come si ridistribuiscono le risorse e
le opportunità. Le società europee con meno disuguaglianze tendono anche ad avere i più bassi
livelli di povertà perché i governi di questi paesi hanno scelto di assicurare un reddito minimo adeguato per tutti e l'accesso a servizi di qualità attraverso un sistema di welfare universale e salari minimi garantiti. Sono questi i governi che meglio ridistribuiscono la ricchezza attraverso la tassazione e
altri strumenti. Tutto ciò sta a significare che le decisioni su come sradicare la povertà derivano da
precise scelte politiche sul tipo di società che vogliamo costruire.
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Fattori chiave
Per quanto riguarda le singole persone, esistono alcuni fattori cruciali che aumentano il “rischio” di
cadere in povertà:
• disoccupazione o lavoro di bassa qualità (poco pagato o precario) perché queste due condizioni
impediscono l'accesso a un reddito decente e allontanano le persone dalle reti sociali;
bassi livelli di educazione e competenze perché limitano le capacità delle persone ad accedere a
lavori decenti per svilupparsi e partecipare appieno nella società;
•
numero di membri e tipologia della famiglia, cioè famiglie numerose e genitori soli sono a rischio
povertà perché i loro costi di mantenimento sono più alti, i redditi generalmente più bassi e incontrano
più difficoltà ad avere un lavoro ben pagato;
•
genere – le donne sono a più alto rischio di povertà degli uomini perché spesso ricevono salari più
bassi, tendono a maturare pensioni inferiori, sono più coinvolte nel lavoro di cura gratuito;
•
•
disabilità e cattiva salute perché limita le possibilità di lavorare e costringe a spese quotidiane più
alte;
• appartenere ad una minoranze etnica come i Rom o essere immigrato/immigrato senza documenti perché questi gruppi sono vittime di discriminazione e razzismo e quindi hanno meno possibilità
di trovare un lavoro, spesso sono costretti a vivere in condizioni precarie e hanno poco accesso ai servizi di base;
•
vivere in comunità remote o molto svantaggiate dove l'accesso ai servizi è pessimo.
Tutti questi fattori creano barriere e difficoltà addizionali ma devono essere lette all'interno del contesto strutturale di come un particolare paese sceglie di distribuire la propria ricchezza e superare le disuguaglianze.
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FONTI E DATI
EU – SILC - Le Statistiche comunitarie sul reddito e le condizioni di vita, che hanno rimpiazzato l'European Community Household Panel, sono la fonte principale per dati comparativi annuali sul livello e la composizione della povertà e delle disuguaglianze nell'UE sono. I dati possono essere reperiti
su: http://epp.eurostat.ec.europa.eu
Eurostat - Ufficio centrale di statistica dell'UE che, insieme a EU-SILC, raccoglie molti dati importanti
su povertà e disuguaglianza. Il sito è: http://epp.eurostat.ec.europa.eu. Eurostat pubblica anche
volumi importanti come il bollettino Statistics in Focus, l'annuale Situazione Sociale nell'Unione
Europea e molte altre pubblicazioni di settore.
DG Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità - Pubblica analisi molto valide e puntuali sui dati
sulla povertà e l'esclusione sociale. Di particolare importanza sono i documenti di lavoro a supporto
del Rapporto congiunto annuale sulla Protezione Sociale e l'Inclusione Sociale che contengono analisi e tavole esplicative interessanti. Questa documentazione si trova su: http://ec.europa.eu/
employment_social/social_inclusion. Sempre su questo sito si possono trovare rapporti di ricerca
sui diversi aspetti della povertà e dell'esclusione sociale nell'UE, inclusi studi commissionati dalla
Commissione e rapporti preparati dalla rete di esperti indipendenti sull'inclusione sociale che sostengono il lavoro della Commissione.
Reti europee - EAPN, pubblica rapporti regolari, documenti di lavoro e “cassette per gli attrezzi” su
povertà ed esclusione sociale nell'UE, riflettendo il lavoro portato avanti dalle sue reti nazionali
(www.eapn.eu). Oltre ad EAPN esistono altre reti europee coinvolte nella lotta contro la povertà e
l'esclusione sociale che preparano e pubblicano rapporti importanti su aspetti specifici della povertà e dell'esclusione sociale.
Queste reti includono:
AGE (la piattaforma delle persone anziane – www.age-platform.org);
CARITAS EUROPA (una rete cattolica di sostegno , sviluppo e servizi sociali www.caritaseuropa.org);
EUROCHILD (una rete di organizzazioni e individui che lavorano in Europa per migliorare la vita dei
bambini e dei giovani – www.eurochild.org);
FEANTSA (la Federazione Europea delle organizzazione nazionali che lavorano con i senza fissa dimora – www.feantsa.org);
ATD QUART MONDE (Movimento Internazionale ATD QUART MONDE – www.atdquartmonde.org).
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Per altre reti europee, si veda l'elenco dei membri di EAPN,
Il sito della Commissione Europea sull'inclusione sociale ( http://ec.europa.eu
(employment_social/social_inclusion/networks_en.ht );
e il sito della SOCIAL PLATFORM (www.socialplatform.org;
La Fondazione europea - La Fondazione europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e
di Lavoro è un'agenzia europea incaricata di realizzare studi sulle condizioni sociali e professionali nei paesi dell'Unione.
Tra gli studi, pubblicati a cadenza regolare, segnaliamo Studio europeo sulla qualità della vita;
Studio europeo sulle condizioni di lavoro; Studio europeo sui tempi di lavoro e su un giusto
equilibrio tra vita professionale e vita familiare. Per maggiori informazioni e per leggere le conclusioni di questi studi: www.eurofound.europa.eu;
OCSE - L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico elabora statistiche comparative essenziali e rapporti sulla protezione sociale e altre materie collegate. Informazioni più
particolareggiate: www.oecd.org;
UNICEF - Il Centro di ricerca Innocenti dell'UNICEF di Firenze pubblica importanti rapporti sulla
povertà dei minori quale, per esempio, il recente rapporto Il benessere dei bambini nei paesi
ricchi. Per ulteriori informazioni: www.unicef.org;
UNDP - Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo pubblica annualmente il Rapporto sullo
Sviluppo Umano che contiene un indice composito di qualità della vita e indicatori di livello di
vita. Per maggiori informazioni: http://hdr.undp.org. L'ufficio regionale di UNDP per l'Europa e
per gli Stati indipendenti del Commonwealth pubblica statistiche e rapporti interessanti sulla
povertà in questi Stati. (http://europeandcis.undp.org);
GLI INDICATORI - Informazioni preziose e i risultati dei dibattiti sugli indicatori di povertà ed
esclusione sociale possono essere reperiti sul sito internet del sotto-gruppo Indicatori del Comitato europeo per la Protezione Sociale (http://ec.europa.eu/employment_social/spsi/
spc_indicators_subgroup).
Altre informazioni sui risultati delle discussioni sugli indicatori e statistiche nel quadro del processo europeo per l'inclusione sociale sono reperibili nell'opera The EU and Social Inclusion:
Facing the challenges di E. Marlier et al (The Policy Press, 2007).
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CILAP EAPN ITALIA
Traduzione dall'inglese a cura del CILAP EAPN Italia
Questo quaderno è il frutto di una stretta collaborazione tra Hugh Frazer e il
Gruppo di Monitoraggio Inclusione Sociale di EAPN, la Rete europea di lotta
contro la povertà. EAPN ringrazia vivamente Hugh Fazer per aver messo a
disposizione le sue conoscenze, per la sua pazienza e per il suo lavoro.
Il CILAP EAPN Italia ringrazia :
Alfredo Mojo Tattoo per la copertina di questo opuscolo
Stefano Iandiorio per la scelta delle foto e per l'impaginazione grafica.
Per maggiori informazioni sulle attività di EAPN in Europa e in Italia visitate i
siti:
EAPN: www.eapn.eu
CILAP EAPN ITALIA: www.cilap.eu
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