Raphaël
P E R I O D I C O T R I M E S T RA L E D E L L A C O O P E RAT I VA S O C I A L E RA P H A Ë L
La macchina
da presa
N. 1/2000
FEBBRAIO
ANNO
2000
XVI
DON PIERINO FERRARI
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Periodico trimestrale
della coop. di solidarietà
Coop. sociale Raphaël
Clusane d’Iseo
via Risorgimento
tel. 030/ 9829136
Spedizione
in abbonamento postale
Art. 2 comma 20 lett. C)
legge 23.12.1996 n. 662
Filiale di Brescia
Tassa pagata
Autorizzazione
del Tribunale di Brescia
n° 25 del 7/8/1975
L. 1.000
Direttore responsabile:
Angelo Onger
Tipografia: F.lli Tagliani
via Cairoli, 9 - Calcinato
O
ggi si chiama cinepresa. Durante la lavorazione di Decameron, Pasolini, con la macchina a mano, andava dietro a Franco Citti, fratello di
Sergio, noto cineasta. Franco interpretava il ruolo di Ciappelletto.
A un certo punto della ripresa, finita la pellicola, Tonino Delli Colli, direttore della fotografia, disse a Pasolini: «Dottore, è finita la pellicola!».
Ma Pier Paolo, che non voleva essere interrotto nella sua attività di
regista, continuando ad andare dietro a Franco, rispose: «È uguale. È
uguale!».
Ecco, il mio asterisco, che non è cosa da poco: «La verità sta nella pellicola, oppure un po’ più in là, un po’ più in qua, di quello che essa ci
manifesta?»
CONTINUA A PAG.
4
Raphaël -
D
2
FEBBRAIO
a molti anni nel nostro
paese si parla, si discute, ci si scontra sul tema
delle riforme istituzionali. La ragione di fondo
che accompagna la richiesta e/o l’esigenza
delle riforme stesse è
legata ai grandi cambiamenti che sono intervenuti nei cinquant’anni
che sono trascorsi dall’entrata in vigore della
Costituzione.
La mia opinione personale è che il testo della
Costituzione non sia così vecchio come si vuol
far credere; anche perché non è mai stato tradotto in legge per alcuni
punti essenziali del suo
impianto originario. A
parte questo, non si può
negare che c’è bisogno
di aprire le finestre e
cambiare aria.
Tuttavia quando si passa dalla ipotesi di riforma alla esemplificazione dei cambiamenti, l’unica cosa certa è che
mancano i fondamenti
comuni su cui lavorare.
Perché uno dei segni
più evidenti del mutamento sociale è che viviamo in una realtà talmente frammentata che
se una volta si diceva
che due italiani fanno
un partito, adesso si
può ben dire che ogni italiano porta dentro di
sé (nei suoi pensieri,
nei suoi desideri, nei
suoi progetti) più di un
l’editoriale
2000
Libertà e
responsabilità
ANGELO ONGER
partito: si cambia facil- viceversa». Forse sono
mente idea dalla matti- io che non capisco, ma
na alla sera e a secon- vorrei che qualcuno mi
do delle circostanze o spiegasse che senso
degli interlocutori.
hanno ancora oggi le
In questa condizione è definizioni di destra o di
difficile che nascano al- sinistra. Per non parlare
leanze stabili, che si del centro che assomicondividano idee e pro- glia all'immagine del
grammi. Guardando al- matrimonio descritta da
l’ambiente partitico (ma un umorista francese: il
vale per tutte le realtà) paese in cui quelli che
ogni giorno c’è qualcu- ci abitano vorrebbero
no che grida al tradi- scappare e in cui quelli
mento. Secondo me so- che stanno fuori vorrebno reazioni esagerate, bero entrare (naturalperché non può sussi- mente vale per chi, del
stere tradimento laddove matrimonio come del
non ci sono impegni di centro, non ha ancora
fedeltà: non sanno per- capito di che cosa si
ché si mettono insieme,
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allora il serpente si morde la coda, perché più ci
si divide, più si sente il
bisogno di essere uniti.
Su questo terreno i riscontri sono tanti. Possiamo scegliere quello
dei rapporti tra il cittadino
e l’apparato amministrativo dello Stato.
La proliferazione dei
mezzi di comunicazione
e la loro innata vocazione allo scandalismo
hanno provocato alcuni
anni fa l’invocazione di
una maggior tutela della
vita privata (naturalmente tutti dicono e
scrivono privacy).
Il risultato è stato il varo
di una legge che non ha
diminuito di una virgola
gli scandalismi e ha
complicato la vita a tutti
gli operatori dei massmedia e degli enti pubblici e privati.
Questo è un problema
che tocca molti settori
delicati della vita pubblica. Come quello in cui
opera anche Raphaël. Il
sociologo Pierpaolo Donati nella sua relazione
alla XLIII Settimana sociale dei cattolici a Napoli (novembre 1999)
ha osservato fra l’altro:
«Il privato sociale non
può svilupparsi in senso
civile se, come è accaduto in Italia negli ultimi
decenni, il sistema politico amministrativo nega di fatto la soggetti-
l’editoriale
vità di queste sfere e,
conseguentemente, la
loro autonomia, anche
normativa, in quanto le
sottopone a vincoli che
condizionano pesantemente le loro possibilità
di iniziativa statutaria. In
Italia, negli anni novanta abbiamo assistito a
un progressivo riconoscimento del valore sociale di queste sfere,
ma ciò è avvenuto prevalentemente in funzione della risoluzione dei
problemi di uno Stato
sociale in crisi, che ha
chiesto di essere sussidiato dal volontariato».
D’altro canto sappiamo
che avanzano, e hanno
sempre maggior peso,
forze che rivendicano la
libertà di movimento,
non in nome di un servizio bensì per dilatare i
profitti, per favorire gli interessi dei potenti. L’impressione è quella di essere in una morsa dalla
quale è difficile liberarsi.
Per parlarci chiaro: un
allentamento dei vincoli
burocratici può favorire
lo sviluppo di Raphaël;
ma se non c’è una vera
capacità di verifica da
parte dello Stato può favorire anche le cliniche
della speculazione.
Ci sarà una via di mezzo? Penso proprio di sì.
Il card. Martini l’ha indicata così: «Per dare vita
a un autentico Stato sociale, è necessario e ur-
Raphaël -
gente costruire una società adulta e amicale,
nella quale responsabilità, solidarietà e sussidiarietà costituiscano i
pilastri fondanti dell’intera convivenza. Ma perché ciò possa avvenire
la società deve fondarsi
sulla reciprocità, che è
anche il perno dell’amicizia. In essa, i patti fondamentali non scendono più dall’alto, bensì
sono stabiliti tra pari: le
regole, espressione di
quanto richiesto dal bene comune, esigono
sottomissione da parte
di tutti; delle stesse regole, ogni soggetto sociale deve condividere
le ragioni che le determinano; ad ogni persona, soggetto o istituzione è chiesta prontezza
e disponibilità a farsi carico attivamente e positivamente delle esigenze del bene comune,
provvedendovi gratuitamente e generosamente secondo le proprie disponibilità e possibilità»
(da L’etica dello Stato
sociale).
Lascio a ciascuno il compito di riflettere su come
e quanto siamo lontani
da un simile traguardo.
Eppure o andiamo in
quella direzione o non
andiamo da nessuna
parte. Sulle strade della
vita le scorciatoie facili ci
sono, ma non portano
mai al traguardo.
•
FEBBRAIO
2000
Mi sentirei onorato se tutti gli
amici di Raphaël fossero presenti al
Concerto di
Pianoforte
di Massimiliano Motterle
B r e s c i a , Te a t r o G r a n d e
10 marzo 2000, ore 20.30
organizzato dall’associazione
Amici di Raphaël.
Per la prevendita dei biglietti,
rivolgetevi all'ambulatorio Raphaël più vicino a voi o al
vostro capogruppo.
Don Piero
3
Raphaël -
FEBBRAIO
pensieri
2000
La macchina da presa - segue da pag. 1
Oggi si conoscono molte scene attraverso la
pellicola: films, rotocalchi, spot, messaggi via
internet. Sono cose che
si sanno teoricamente:
se si vede un film, si sa
che il regista ha scelto
quegli attori, quei luoghi, quei trucchi, quei
costumisti. In un film
molte scene sono artefatte.
Mi chiedo: «Qual è la
verità?».
È il messaggio che il regista intende offrire agli
spettatori! Uno lo inter-
4
C
preta in un
modo, l’altro in
un altro, fors’anche opposto al
precedente!
Ma… anche i nostri occhi sono una macchina
da presa, che salvo dolorosa eccezione, non
resta mai senza pellicola.
Il cogliere quel che giova è affidato alla regia
della persona, che usa
la macchina.
Tutta la questione ha,
quindi, la sua chiave di
aro Rev.mo don Pierino,
nell’imminenza delle feste natalizie non posso, assolutamente,
dimenticarmi di chi, con me, recita ogni sera il S. Rosario alle ore 20.30 e spesso anche la
Compieta alle 22. Mi ritiro presto
nella mia camera proprio per
questo, a dispetto della TV così
scialba e banale da dare solo tristezza.
E così, voi di Radio Raphaël, vi
considero tutti dei cari amici. Pur
non avendovi mai visti, mi sono
fatto di ognuno di voi un’immagine precisa e vi distinguo dalla
voce e dall’accento inconfondibili (si potrebbe definire conoscenza virtuale?).
Soprattutto Lei, così vivace ed
entusiasta convinto di ciò che
sostiene e, soprattutto nella preghiera che esprime con una freschezza e una forza sempre
lettura
nel regista. È lui che deve guardare oltre la pellicola e
dire: «È uguale. È uguale!».
I venditori di merce mi
mostrano questo; i politici mi raccontano quello; i giornali e i rotocalchi mi vogliono convincere di questo e di quello, ma la coscienza mi
suggerisce: «Vai più in
Anche
l’etere
unisce
CARMELO
nuove.
Certamente si tratta dell’energia
che le deriva dalla Fede.
La Sua musica, i suoi canti trascinano, tanto sono pervasi da
vera allegria, quella della pace
interiore. Il Suo pianoforte (forse
è un fortepiano antico?) sembra
cantare di gioia al minimo tocco;
e si fonde mirabilmente alla Sua
voce e, alternativamente, a quel-
là; stai più in qua!».
Ci si deve convincere
della necessità di andare oltre le apparenze, o
come scriveva, dopo
l’esperienza del deserto
Carlo Carretto: «Al di là
delle cose».
Non si improvvisa questa
modalità di leggere gli eventi; la si acquisisce con
l’esperienza di una vita,
vissuta nella quotidiana
ricerca con Chi sta oltre
la pellicola. Soltanto allora si potrà rispondere, a
chi ci sollecita di fermarci
alle apparenze: «È uguale. È uguale!».
•
filo diretto
la della signorina, alta, dai capelli neri a trecce.
Le Sue litanie della Beata Vergine sono fuochi d’artificio bellissimi, multicolori e ogni sera sono
ansioso di sentirli nella loro continua novità espressiva.
Buon Natale a Lei e a tutti Voi,
amici di Radio Raphaël. Un Natale nuovo che non sia l’ennesima, superficiale ripetizione di
un rito, ma l’occasione che ancora ci è concessa di liberare il
cuore da ciò che l’opprime: l’angoscia, la solitudine, l’egoismo,
per poter rivolgere la nostra
premura a chi ci sta accanto
nella sofferenza.
Vi ringrazio per il bene che mi date, e vi saluto tutti cordialmente.
Albino, 19 dicembre 1999
Amici di Raphaël
Raphaël -
FEBBRAIO
2000
I nostri lutti
Ci hanno lasciato fisicamente, ma continuano ad assisterci dal Cielo
Bertelli Anna
Daini Maria
Chiari, novembre 1999
Montichiari, gennaio 2000
Castioni Maria Antonietta
Ferrari Teresa
Rivoltella del Garda, novembre 1999
Erbusco, gennaio 2000
Biemmi Teresa
Pasini Carla
Botticino Sera, dicembre 1999
Castiglione d/S, gennaio 2000
Del Barba Paolina
Brescia, dicembre 1999
Piacentini Luigi
Carpenedolo, dicembre 1999
5
Carla Pasini
Luigi Piacentini,
deceduto improvvisamente
il 23 dicembre 1999
È
molto difficile parlare di una
persona preziosa quando da poco o da tanto tempo non c'è più
e ne senti la pesante mancanza.
Ma è anche bello ricordare la nostra carissima Carla su questo foglio per la forza che ha sempre
dimostrato in questa sua battaglia, affrontata fin dall'inizio con
speranza e combattuta con il coraggio di una incrollabile volontà.
Ogni volta che la malattia riaggrediva, Carla alzava le spalle e
ricominciava la sua lotta con la
forza e la dignità che potevano
venirle solo da una grande fede.
Ci ha lasciato una ricca eredità
di sentimenti come amorevole
sposa, attenta ed insostituibile
mamma, preziosa sorella ed a-
mica molto attiva ed amata dalla
comunità.
Un GRAZIE riconoscente vogliamo rivolgere a tutto lo staff medico del Centro Raphaël per il
suo prodigarsi in tutti questi anni
della malattia di Carla, per la disponibilità che è andata oltre la
professionalità e la competenza
con le quali svolge la sua grande
missione.
Consentiteci ancora di occupare
due righe per rivolgere il nostro
GRAZIE al personale tutto del
reparto di Oncologia dell'Ospedale S. Chiara di Trento. In quelle stanze dove è solo sofferenza
e dignità, operano persone di
forte professionalità, umanità e
comprensione, rivolte anche ai
familiari che assistono i propri
cari nella fase terminale del loro
calvario terreno.
Abbiamo la certezza che Iddio illuminerà sempre questi operatori ed a noi darà il coraggio di accettare il suo incomprensibile disegno: in questo ci aiuta il ricordo del forte esempio di vita Iasciatoci dalla nostra Carla.
STEFANO, MARIA ROSA, MARGHERITA
Raphaël -
FEBBRAIO
testimoni
2000
Un eroico esempio
di donna e di madre
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ianna Beretta Molla ha sempre suscitato una
profonda ammirazione per quella sua scelta, nelle
mie valutazioni di studente alle prime armi nella facoltà di Medicina.
Era di Mesero, un piccolo paese non tanto distante da Abbiategrasso, la cittadina nella quale vivevo. Certe notizie corrono velocemente sulla bocca
di tutti, quella si era fermata anche nel cuore.
AI terzo mese della quarta gravidanza, le venne
diagnosticato un voluminoso tumore uterino.
Fu l’inizio del suo olocausto.
Si preparò serenamente all’intervento chiedendo
esplicitamente che il tumore fosse asportato senza compromettere la vita della creatura che portava in grembo, pur consapevole del rischio
mortale al quale poteva andare incontro.
Senza che le venisse meno il sorriso, visse in
preghiera e disponibilità d’animo gli ultimi sei mesi che la separavano dalla nascita di Gianna Emanuela, avvenuta presso I’ospedale di Monza.
Ancora qualche giorno prima aveva detto al
marito: «Se dovete scegliere tra me e il bambino, nessuna esitazione, scegliete, e lo esigo,
il bimbo. Salvate lui».
Dopo una settimana dall’intervento a causa di
gravi complicazioni settiche, Gianna morì nella
casa di Ponte Nuovo. Aveva 39 anni. Questa
«madre eroica», come la definì Giovanni Paolo Il, seppe offrire in sacrificio la propria vita affinché potesse venire alla luce la creatura che
portava in grembo.
Questa santa della quotidianità ha vissuto
nelle condizioni di una adolescente, di una
giovane, di una sposa, di una madre di famiglia, di un medico facendo luogo di crescita per l’amore e per il dono di sé tutto ciò
che incontrava, persone e avvenimenti.
testimoni
Raphaël -
Gianna ha vissuto la santità anche nella sua professione di medico, che per lei era una missione.
Ad essa si donò senza risparmio di tempo: il mattino si dedicava alle visite dei malati, che andava a
trovare a domicilio o all’ospedale di Magenta, nel
pomeriggio era nel suo ambulatorio di Mesero pronta a ricevere chiunque le si rivolgesse per aiuto.
Anche di notte rispondeva sollecitamente alle chiamate, accorrendo nelle case dei malati. Un giorno
ebbe a dire ad una donna di Magenta: «Ci sono
purtroppo alcuni medici che per i soldi fanno di tutto. Secondo me la medicina deve essere una missione».
E infatti la esercitò quasi fosse un ministero sacerdotale.
Ebbe anche a scrivere: «Noi abbiamo delle occasioni che il sacerdote non ha. La nostra missione
non è finita quando le medicine più non servono:
c’è l’anima da portare a Dio».
Così descrisse la bellezza di questa missione: «Tutti nel mondo lavorano in qualche modo a servizio
degli uomini. Noi lavoriamo direttamente sull’uomo.
Il nostro oggetto di scienza e di lavoro è l’uomo, che
ci chiede di aiutarlo, aspettando da noi la pienezza
della sua esistenza».
Agli ammalati particolarmente poveri oltre alle medicine dava dei soldi di tasca sua.
Ascoltava tutti con molta pazienza e disponibilità
infondendo coraggio a ciascuno.
Aveva un sorriso per tutti.
Non posso non essere riconoscente a questo medico, mamma di famiglia che tanto mi ha insegnato!
FEBBRAIO
2000
Alla mamma
Ho sentito la morte bussare alla porta,
una volta e poi un’altra volta,
non ho aperto per farla passare,
ma lei è lì fuori ad aspettare,
sa che un giorno potrà entrare,
senza permesso, senza suonare.
Io faccio guardia a quel corpo stanco,
ma la sento che è sempre lì accanto.
Io la guardo, nulla posso fare,
perché nessuno la può fermare,
lei è lì paziente attende il suo tempo
come sopita,
ma d’un tratto si desta,
allarga le braccia e ruba una vita.
Ecco è fuggita con il prezioso bottino
un’anima rubata in un freddo mattino,
ho pianto chiedendomi perché e dove fosse andata
d’un tratto mia figlia si è avvicinata
con l’innocenza che solo un bambino può avere,
mi ha detto: «Non ti preoccupare
è andata a trovare il Signore».
Ho smesso di piangere e per la mamma
ho incominciato a pregare,
perché lei ci stia vicino,
come solo un angelo custode può fare,
per il presente e per il futuro
che senza di lei sarà più duro
e per ricordagli che nulla andrà perso
nulla andrà dimenticato,
quello che lei ci ha insegnato.
MARA
ANGELO BIANCHI
Avviso
I gruppi locali degli Amici di Raphaël che desiderano comunicare prossime iniziative o informare su
manifestazioni effettuate, oppure i lettori che desiderano la pubblicazione della fotografia di un congiunto deceduto, sono pregati di inviare il materiale
a: Ambulatorio Raphaël - via Vittorio Emanuele II Calcinato, all’attenzione di Beatrice.
Maria Antonietta Castioni in Memini
7
Raphaël -
FEBBRAIO
testimoni
2000
Le letterine al «caro Gesù»
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l’asilo delle suore a due passi da casa. «Ci anNennolina, mor
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dava volentieri – racconta la sorella – e spesga
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scuola mi diverto tanto… ci andrei anche la
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notte!"». Si affezionò subito alla maestra e le
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suore dicevano a mia madre: «È il moto pere
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Sono stata invita
petuo! Ma è molto sveglia e impara subito. È
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renza, in una giocos
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una bambina matura per la sua età».
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Non aveva ancora compiuto cinque anni
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nocchio sinistro, pensano ad una delle sue
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solite cadute. Dopo qualche diagnosi e cure
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sbagliate, la sentenza: osteosarcoma.
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Potrebbe esse
Il colpo fu tremendo. Ma più per i genitori
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salirà agli onori degl
che per Antonietta, che, superato il primo
uciana
L
periodo, nonostante l’intervento e le difficoltà provocate dall’apparecchio ortopedi-
testimoni
co, continua la sua vita di sempre: i giochi, la scuola. I suoi genitori, con grande contentezza della
bambina, decisero di anticipare la data per farle fare la prima comunione e così, alla sera, la mamma
le iniziò a fare un po’ di catechismo.
È da questo momento che Antonietta comincia
dapprima a dettare alla mamma e poi a scrivere le
sue letterine che ogni sera metterà sotto la statuina di Gesù Bambino ai piedi del suo lettino «perché lui di notte venisse a leggerle».
«Iniziò per gioco – così sua madre testimonia al
processo – quando suggerii ad Antonietta di scrivere una letterina alla madre superiora delle suore
sue educatrici per domandarle il permesso di fare
la prima comunione nella loro cappella la notte di
Natale. Così, poi, spesso la sera, dopo aver detto
la preghiera all’angelo custode, Antonietta prese
l’abitudine di dettarmi delle "poesie" (così le chiamava lei) prima per me, poi per il papà e Margherita, poi a Gesù e alla Madonnina. Prendevo il primo
pezzo di carta che mi capitava sotto mano e non facevo che scrivere sotto dettatura, sorridendo, indulgente a quello che mi dettava con tanta semplicità e sicurezza».
La prima letterina è datata
15 settembre 1936: «Caro
Gesù, oggi vado a spasso
e vado dalle mie suore e
gli dico che voglio fare la
prima comunione a Natale. Gesù vieni presto nel
mio cuore che io ti stringerò forte forte e ti bacerò. O Gesù, voglio che
tu resti sempre nel mio
cuore».
E dopo qualche giorno:
«Caro Gesù, io ti voglio
tanto bene, te lo voglio
ripetere che ti voglio tanto bene. Io ti dono il mio
cuore. Cara Madonnina,
tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e portalo
Raphaël -
FEBBRAIO
2000
a Gesù».
Ma c’era anche qualcosa di davvero non comune
per una bambina di cinque anni: «Mio buon Gesù,
dammi delle anime, dammene tante, te lo chiedo
volentieri, te lo chiedo perché tu le faccia diventare
buone e possano venire con te in Paradiso». E
questo Antonietta lo ripeterà moltissime volte.
«Vedevo che la bambina sapeva esprimersi molto
più di quello che mi aspettavo. Ma credo inutile dire – precisa la madre – che in casa non si dava la
minima importanza a queste letterine che andavano messe via senza riguardo e delle quali molte sono andate perse».
Questa noncuranza della madre è confermata dalla
sorella di Antonietta. «Mia madre – ricorda – era una donna riservata, prudente, concreta, una donna
coi piedi per terra insomma, non era certo una sentimentale o una credulona. A certi facili entusiasmi
tagliava corto: "Guardi, io ai santi non credo se non
quando la Chiesa li ha canonizzati".
Tendeva sempre a minimizzare gli elogi che si facevano di Antonietta e non le piaceva quando si
parlava di lei idealizzandola. Ricordo che poco
dopo la morte di mia sorella, un sacerdote tenne
alla radio una conferenza
sul senso della sofferenza e parlò anche di Antonietta. La mamma non ne
fu affatto contenta, anzi.
Commentò che si trattava di travisamenti, di esagerazioni. Dissero che
Antonietta declamava il
suo amore a Gesù con
larghi gesti… "Ma cosa!
No, mai!" ribattè la mamma. Dissero che Gesù fu
la prima parola pronunciata da Antonietta. E lei:
"No. Mamma, ha detto
mamma! Come tutti i
bambini!"».
(1.
CONTINUA)
•
9
Raphaël -
FEBBRAIO
Amici di Raphaël
2000
L’agenda
degli amici
di Raphaël
10
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essaggi in musica: Chiari (4 dicembre 1999
presso l’Oratorio), Nuvolento (domenica 23 gennaio 2000 presso l’Auditorium del Centro sociale «La
Casa» di Nuvolento), Desenzano (domenica 30
gennaio presso la parrocchia di S. Angela Merici).
Riportiamo, per far conoscere l’intraprendenza degli
amici di Raphaël uno stralcio della lettera che un imprenditore ha spedito ai suoi dipendenti al fine di stimolarli ad aderire alla battaglia contro il cancro:
«Oggetto: Natale di solidarietà.
Caro collaboratore,
si avvicina la fine dell’anno tempo di bilanci e di rendiconti, sia in azienda che in famiglia ognuno di noi
analizza il suo operato in termini lavorativi e soprattutto in
termini di relazioni umane.
Ed è proprio in questo clima "natalizio" che vorrei proporti di
aderire con me ad un’iniziativa di solidarietà.
Ho visitato in questi giorni il centro della Cooperativa
Raphaël, impegnata in prima linea nella lotta contro i tumori
(ti allego opuscolo che spiega le finalità del progetto) e la professionalità e la serietà degli operatori e dei medici che ho incontrato mi hanno convinto della bontà dell’iniziativa e della
necessità di farmi promotore con gli amici di queste righe.
Puoi aderire all’iniziativa (se vuoi) in due modi:
a) attraverso il versamento di £. 50.000 vieni a far parte dell’associazione "Amici di Raphaël" avendo anche diritto ad
una visita medica di prevenzione presso uno dei centri
Raphaël;
b) attraverso un versamento in denaro all’Associazione (la
ricevuta che ti verrà rilasciata è scaricabile dalla dichiarazione dei redditi) (…)».
La Redazione di Raphaël è
grata a quanti vorranno
comunicare le varie iniziative
che intraprendono in favore di
Raphaël, inviando materiale
(fotografie, cronaca, commenti)
nelle segreterie degli
ambulatori di Calcinato, di
Clusane e di Castel Goffredo.
8 dicembre 1999: mercatino pro-Raphaël a Paitone
Amici di Raphaël
C
hiari, ore 20.30, oratorio parrocchiale: nella
stanza illuminata in fondo
al cortile tutto è pronto
per dare inizio ai «Messaggi in musica». Gli
strumenti sono stati accordati, i cantanti scaldano la voce, mentre Don
Piero definisce le ultime
note organizzative con il
medico di Raphaël che
poi dovrà intervenire.
I primi amici si aggirano
nella stanza scambiandosi saluti in attesa che
qualcun altro arrivi e la
serata possa iniziare.
Don Piero con un caldo
sorriso invita i presenti
a prendere posto e con
una canzone manda il
primo messaggio. Le
melodie si alternano alle parole del temerario
sacerdote e dei testimoni, coinvolgendo gli
spettatori nel viaggio alla scoperta della realtà
di Raphaël e del suo impegno nella prevenzione del cancro.
La serata scorre veloce
e piacevole, generando
in coloro che hanno ascoltato i Messaggi il
desiderio di diventare amici di Raphaël.
Così anche a Chiari è
nato un gruppo di amici
pronto a dare il proprio
contributo per favorire la
sensibilizzazione delle
persone su un tema tanto importante per una migliore qualità della vita.
ELENA E GIAN PAOLO
Raphaël -
I «Messaggi
in musica»
volano
CHIARI, NUVOLENTO, DESENZANO
A
ltri messaggi sono La presenza di alcuni
stati lanciati, questa vol- ragazzi handicappati
ta a Nuvolento.
delle comunità di CarciDomenica 23 gennaio, na e Desenzano, ha dadon Piero e il suo staff, to forza alle parole che
su invito dell’Associa- venivano dette perché
zione «Amici della ca- rappresentavano il sesa» si sono recati all’auditorium del centro sociale «La casa», portando semi di speranza.
La partecipazione attenta di tutti i presenti
ha permesso non solo
di ascoltare ma anche
di riflettere sui messaggi che venivano lanciati.
In modo semplice e familiare, attraverso il
canto e gli interventi
sempre puntuali di Beatrice, sr. Liliana, dottoressa Capatà e dott.
Bianchi, si è parlato non
solo di cancro ma
Chi desiderasse
del valore della
proporre nel
vita di ogni uomo,
qualunque sia la
proprio paese
situazione in cui
«Messaggi in
si trovi.
FEBBRAIO
2000
gno visibile di vite donate per questo ideale.
Simpatica è stata una
signora anziana in prima fila che, coinvolta
dalla musica, ha sottolineato con la voce e con
i gesti il ritornello di una
canzone: «al di là del
bene più prezioso ci sei
Tu» mettendo così in evidenza l’ideale primo di
Raphaël: servire il Signore servendo il malato.
Questo è stato il messaggio che ho colto in
quel pomeriggio: servire il malato non significa
rispondere semplicemente ad un bisogno o
compiere un gesto di
generosità ma donare
gratuitamente ciò che
musica» si rivolga
a Beatrice, n. tel.
030/ 9969662
Roberto Zini, promotore della
serata «Messaggi in musica»,
svoltasi a Chiari
11
RAPHAËL -
FEBBRAIO
dal Signore abbiamo ricevuto gratuitamente,
ognuno secondo la posizione che ricopre.
CHIARA
D
12
omenica 30 gennaio
don Piero e gli amici di
«Messaggi in musica»
sono stati ospiti della Parrocchia di S. Angela Merici a Desenzano, in occasione della festa della
santa desenzanese e anche nel venticinquesimo
anniversario di fondazione della Parrocchia.
Proprio occasione di festa dunque, che si respirava appena varcata la
soglia del salone. E la
gente ha risposto con
entusiasmo... un pubblico vivace di mamme,
papà, bambini, qualche
giovane, qualche anziano, i ragazzi ospiti delle
comunità di Galgala e di
Montichiari, disposti e incuriositi ad ascoltare il
messaggio che don Piero fa giungere non solo
alle nostre orecchie ma
anche al nostro cuore...
È il messaggio della dignità della vita umana,
qualunque essa sia e
nella condizione in cui si
trova, soprattutto se malata, sofferente o limitata.
Raphaël compie questo
servizio ripercorrendo i
passi dell’angelo biblico,
inviato dal Signore ad accompagnare Tobi nel suo
Amici di Raphaël
2000
viaggio e ad operare la
guarigione del vecchio
padre, senza pretendere
ricompense, ma passando facendo del bene.
I messaggi esprimono
che l’incontro con la sofferenza può mettere alla
prova, ma può aprire a
scoperte positive e
profonde e va sostenuto
con una presenza attenta e competente, che
può infondere speranza.
Beatrice ha quindi presentato l’associazione
«Amici di Raphaël» che
esprime la volontà di
molti di non rimanere indifferenti davanti a chi ha
bisogno; e così anche
l’assistenza domiciliare
di coloro che «entrando
in punta di piedi» nella
casa dove c’è una sofferenza offrono una presenza attenta e premurosa, con il desiderio di alleviare, per quanto è
possibile l’ammalato e i
suoi famigliari dalla fatica
della quotidianità.
E l’incontro ha raccolto i
suoi primi frutti... il parroco, per primo, si è iscritto
invitando i presenti a fare
altrettanto!
Al di là di questo, credo
sia rimasta nella gente
l’immagine di chi ha reso la sua vita un dono
gratuito a servizio di Dio
e dei fratelli.., e ha la
gioia e il coraggio di
cantarlo!
STEFANIA
Teresa Biemmi
Botticino sera, 16 dicembre 1999
Teresa ci mancherà, mancherà soprattutto
alla sua famiglia, alle sue amiche e a quanti
l’hanno conosciuta ed apprezzata. Nella sua
semplicità e nella sua generosità, Teresa è
stata un bene prezioso per tutta la comunità.
Lei sapeva rapportarsi con tutti e in particolare con le persone più deboli, sole, anziane,
dimenticate, diventandone amica fidata.
Donna di grande sensibilità, ha sempre cercato di dare senza chiedere nulla.
Nel tempo della malattia quante persone sono andate a trovarla e quante si sono interessate delle sue condizioni!
La grande manifestazione che ha coinvolto la
comunità vuol dire che Teresa apparteneva
un po’ a tutti.
E se è vero che abbiamo perso quaggiù una
cara persona è pur vero che abbiamo guadagnato in cielo un’anima che prega e intercede per noi.
dai medici
Raphaël -
FEBBRAIO
2000
Attività ambulatoriale 1999
L
e visite di controllo sono aumentate, il che significa fiducia nel servizio offerto dagli ambulatori Raphaël.
È confortante pure l’elevato numero di prime visite, se si pensa che gran parte delle persone vengono agli ambulatori mediante «passa parola».
Sono diminuite le prestazioni rx ossee, per il seguente motivo: all’inizio dell’anno 1999 una circolare del
ministero della Sanità ha vietato la somministrazione di farmaci antiblastici in regime ambulatoriale.
Non potendo somministrare la chemioterapia ambulatoriale, Raphaël non ha potuto continuare quella serie di controlli radiologici, che eseguiva negli anni precedenti.
In conclusione, si deve constatare la diffusione della sensibilità, per quanto riguarda la prevenzione oncologica, da tutti gli scienziati riconosciuta l’arma vincente contro molte malattie oncologiche.
attività ambulatoriali cliniche
a t t i v i t à a m b u l a t o r i a l i s t r u m e n ta l i
in questo grafico
e in quello a fianco, le colonne
più scure rappresentano i dati del
1999, quelle più
chiare i dati del
1998
dati endoscopia
13
dati laboratorio
Raphaël -
M
14
FEBBRAIO
dai medici
2000
Dolore
e cure
palliative
olti malati di tumore prima
o poi nel corso della malattia
sperimentano dolori, più o
meno forti; ciò si verifica soprattutto nelle fasi più avanzate, ma spesso anche in
fasi precoci, ancora guaribili.
Al contrario di quanto comunemente si pensa o si
fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il
90% di questi malati potrebbe non avere dolore,
DOTT. CARLO
se opportunamente curati,
con un evidente miglioramento della qualità di vita.
Come?
Nel caso di dolore lieve si dovrebbero usare i farmaci antiinfiammatori; nel caso di dolori più intensi,
o che non rispondono agli antiinfiammatori si dovrebbero usare gli oppioidi deboli, come la codeina;
nel caso di dolori molto forti o che non sono scomparsi con i farmaci precedenti si dovrebbero usare
gli oppioidi forti, come la morfina, aumentando gradualmente le dosi, fino ad ottenere il controllo del
dolore, senza eccessivi effetti tossici. (v. fig. 1)
Poiché la maggior parte dei malati di tumore ha dolori di forte intensità, quasi sempre si deve usare la
morfina, che rappresenta quindi il cardine della terapia del dolore da cancro. Se usata correttamente, a
dosi adeguate, ad orari predeterminati, essa è infatti solitamente in grado di togliere il dolore, permetfigura 1:
IL DOLORE DA CANCRO
tendo al paziente una vita
tutto sommato normale.
Nella realtà, tuttavia, si è
molto lontani dall’uso abituale di questo schema,
che pure, quando applicato, ha dimostrato tutta la
sua validità: solo una minoranza di ammalati viene adeguatamente curata nel
mondo. In Italia pare che
solo circa il 20% dei malati
di cancro sia adeguataCERVIGNI *
mente curata per il dolore!
Perché questo avviene?
Principalmente per ignoranza e per i falsi pregiudizi che avvolgono la morfina e simili.
Spesso si pensa non esista rimedio ai dolori, e si ritiene «normale» che un malato di cancro li abbia:
ne è prova il fatto che, uno dei motivi della paura
nei confronti di tale malattia è proprio quello di morire fra atroci sofferenze.
Ci sono poi i falsi pregiudizi nei confronti della morfina, farmaco che, nel pensare comune, è sinonimo di
droga e tossicodipendenza. È molto difficile parlarne;
si crea subito disagio, imbarazzo o rifiuto, nei pazienti, nei familiari e a volte anche nei medici.
È giustificato questo atteggiamento?
No, certamente, poiché è risaputo che, nel malato
oncologico, l’uso cronico di morfina sotto controllo
medico, specialmente per via orale, non determina
mai tossicodipendenza.
Infatti il malato, nel caso non abbia
più dolori in seguito a un miglioramento della malattia (come dopo
un trattamento chirurgico, o una
radioterapia, o una chemioterapia)
può sospendere la morfina, e solo
raramente (1/3000 paz.) si verificano i temuti disturbi fisici (crisi di
astinenza), che tuttavia passano
con una sospensione graduale del
farmaco. Manca inoltre la ricerca
compulsiva del farmaco, anche in
assenza del dolore, caratteristica
invece della tossicomania.
* Responsabile Cure Palliative
Ambulatori Raphaël
dai medici
Raphaël -
FEBBRAIO
2000
Così anche la necessità di aumentare la dose, che 21° posto in Europa nel suo uso a fini terapeutici,
talora si verifica, con il passare del tempo, non è mentre il consumo espresso come numero di dosi
tanto un fenomeno di «assuefazione», come suc- giornaliere/ milione di abitanti era 1/50 di quello delcede per i tossicodipendenti, quanto il segno del- l’Inghilterra e 1/100 di quello della Danimarca! (v.
l’aggravarsi progressivo della malattia con conse- fig. 2)
guente aumento dell’intensità dei dolori.
È probabile che oggi la situazione non sia cambiaMolti, anche medici, per paura di questa «assuefa- ta e ciò può essere anche imputato alle impegnatizione» ritardano ingiustificatamente l’inizio del tratta- ve adempienze burocratiche a cui il medico deve
mento con morfina, abbandonando il malato alla sua far fronte.
sofferenza, per timore che un precoce inizio della te- Se non è possibile cambiare le leggi, è auspicabile
rapia antidolorifica porti ad un aumento delle dosi che almeno un’evoluzione di mentalità, accettando senprecluda la possibilità di usarne nelle fasi finali di ma- za paura una terapia del dolore oramai convalidata
lattia per mancanza di efficacia ed eccessiva tossi- da anni di uso in altri paesi all’avanguardia, come
cità. Ma così si dimentica che la grande efficacia a- l’Inghilterra dove da decenni si è capito che se pronalgesica della morfina dipende proprio dalla man- prio non si può guarire dal tumore è possibile comcanza di una dose «tetto», cioè di una dose massima battere il dolore e condurre una vita e una morte più
al di sopra della quale non aumenta più l’effetto.
dignitose.
Un’altra paura infondata della morfina è data dalla Mi hanno molto colpito le parole senza speranza di
convinzione che questa abbrevi la vita e deriva forse Giobbe, che sembrano quelle di uno dei nostri madall’associazione fra overdose da eroina e morte, lati sofferenti:
che non ha nulla a che vedere con l’uso terapeutico «A me sono toccati mesi di illusione
della morfina. In realtà l’uso della morfina, specie e notti di dolore mi sono state assegnate.
nelle fasi precoci di malattia, quando il paziente è an- Se mi corico dico: "Quando mi alzerò ?"
cora autosufficiente, mentre lo libera dal dolore, gli Si allungano le ombre
permettere una maggiore autosufficienza, una mi- e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
gliore qualità di vita, gli facilita il riposo, l’assunzione I miei giorni sono stati più veloci di una spola,
di cibo, e quando è possibile, anche una più ricca vi- sono finiti senza speranza».
ta di relazione; gli consente a volte di muoversi, men- Facciamo in modo, noi medici e infermieri, insieme
tre prima, al minimo movimento, urlava dal dolore: ai familiari, che le parole di Giobbe non debbano
può perciò allungare la sopravvivenza.
essere anche le parole dei nostri malati, disperati
Un altro falso problema è l’assopimento indotto dal- per un dolore insopportabile, che potrebbe essere
la morfina; sebbene si possa presentare nei primi eliminato da una adeguata terapia.
giorni, di solito poi scompare: tra
l’altro spesso è dovuto semplicemente al fatto che un paziente senfigura 2: CONSUMO DI MORFINA IN EUROPA, 1993
za dolore finalmente riesce a dormire, fatto tutt’altro che negativo.
È quindi evidente che la maggior
parte delle paure nei confronti della morfina, usata per combattere il
dolore sono ingiustificate, mentre
un suo uso accorto, senza abusi,
è da promuovere per rendere più
sopportabile la malattia.
È perciò immotivato il suo scarso
utilizzo in Italia, che in una indagine effettuata nel 1995 figurava al
•
15
Raphaël -
FEBBRAIO
2000
Amici
CONVOCAZIONE DI
ASSEMBLEA ORDINARIA
DEI SOCI
Raphaël
periodico della coop.
di solidarietà sociale
Raphaël
n° 1 - febbraio 2000
In questo numero:
I Soci della Associazione di Volontariato
Amici di Raphaël,
con sede in Calcinato (Bs), via Vittorio Emanuele II,
sono convocati in assemblea ordinaria
– in prima convocazione –
per il giorno
25 marzo 2000 alle ore 13.00
16
in seconda convocazione
per il giorno
sabato 25 marzo 2000 alle ore 16.00
presso il «Laudato sì’»
di Rivoltella del Garda
via Agello, n. 1
per discutere e deliberare sul seguente
ordine del giorno:
1) Esame ed approvazione del bilancio al 31.12.1999 e relazione del
Consiglio Direttivo;
2) Esame e approvazione del bilancio preventivo anno 2000 e relazione del Consiglio Direttivo;
3) Rapporto del Collegio dei Revisori sul bilancio al 31-12-1999;
4) Varie ed eventuali.
Il Presidente
Roberto Marcelli
N.B.: È consuetudine intervenire direttamente alla seconda convocazione
La macchina da presa 1-4
Libertà e responsabilità 2-3
Anche l’etere unisce
4
I nostri lutti
5
Carla Pasini
5
Un eroico esempio
di donna e di madre
Alla mamma
6-7
7
Le letterine al «caro
Gesù»
8-9
L’agenda degli amici
di Raphaël
10
I «Messagi in musica»
volano
11-12
Teresa Biemmi
12
Attività ambulatoriale
1999
13
Dolore e cure
palliative
14-15
Convocazione assemblea
ordinaria dei soci
16
Scarica

Allegato : Febbraio 2000