Gli approcci collaborativi nella Supply Chain
1
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Da dove parte il problema
ƒ
ƒ
Supply Chain Management significa,
significa in termini generali
generali, collaborazione e coordinamento
tra i i differenti attori della Supply Chain al fine di ottenere benefici per tutti gli attori, quali
per esempio un miglior “matching” tra domanda e offerta, la riduzione dei costi delle
scorte, la riduzione dei lead time di consegna, etc.
G ti con efficacia
Gestire
ffi
i ed
d efficienza
ffi i
una Supply
S
l Chain
Ch i è però
ò complesso
l
e critico
iti per
diverse ragioni:
• Il coordinamento tra attori aventi obiettivi diversi e spesso conflittuali è critico
• La variabilità e l’imprevedibilità
l imprevedibilità della domanda di mercato è fonte di complessità
• L’esistenza di vincoli di diversa natura (di fornitura, di produzione, di spedizione,
etc.) ostacola la “perfetta” soddisfazione della domanda
• L’esistenza dei lead time richiede di dover anticipare le richieste di mercato
• La proliferazione dei portafogli prodotti, la riduzione del ciclo di vita dei prodotti, la
stagionalità della domanda, etc. sono altri elementi che aumentano la complessità
2
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Cosa si genera lungo la Supply Chain
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Analizzando il comportamento degli attori lungo la Supply Chain si può notare il
cosiddetto effetto Bullwhip (frusta) cioè l’incremento della fluttuazione (in frequenza e
dimensione) che si ripercuote da valle verso monte lungo la Supply Chain relativa a
scorte, backlog, quantità acquistate/prodotte
Pi
Piccole
l variazioni
i i i a valle,
ll cioè
i èd
della
ll d
domanda
d fifinale
l di mercato,
t producono
d
variazioni
i i i
amplificate e più frequenti verso monte relativamente a scorte, backlog, quantità
acquistate/prodotte
Oscillazioni e amplificazioni
p
crescenti di ordini di acquisto
q
ep
produzione causa g
grandi
inefficienze in termini di:
• Alti costi delle scorte e degli Stock-out
• Alti costi della produzione che deve “inseguire” una domanda altamente variabile
L causa principale
La
i i l di ttalili flfluttuazioni
tt
i i è lla mancanza d
della
ll visibilità
i ibilità d
della
ll d
domanda
d fifinale
l
del mercato da parte degli attori della Supply Chain i quali emettono gli ordini verso
monte sulla base degli ordini ricevuti dall’azienda a valle “più vicina”
3
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Esempio effetto Bullwhip
SC 1
SC 2
SC 3
SC 4
Ordini em
messi
Factory
Distributor
Wholesaler
Retailer
Sco
orte e back-lo
og
Factory
Distributor
Wholesaler
Retailer
Orders Placed and Net Inventory Positions of Typical Teams
4
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Alcune cause
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Lunghi Lead time (di processazione dell
dell’ordine
ordine, di approvvigionamento
approvvigionamento, di produzione e
di distribuzione) aumentano le fluttuazioni di ordini e scorte/backlog nella Supply Chain
perché il sistema è meno reattivo / flessibile a cambiamenti non previsti
Ordini per lotti (vincoli di lotto di approvvigionamento e di produzione) aumentano le
fl tt
fluttuazioni
i i di ordini
di i e scorte/backlog
t /b kl perché
hé aumenta
t il divario
di i ttra d
domanda
d e ffornitura
it
Ordini “eccessivi” emessi in anticipo rispetto alle effettive necessità, in periodi di bassa
scorta e per evitare rischi di stock-out, amplificano le fluttuazioni lungo la SC
La fluttuazione dei prezzi di mercato può indurre atteggiamenti speculativi che creano
perturbazioni verso monte relative a ordini e scorte/backlog
Un alto numero di anelli / attori della Supply Chain fa aumentare il Lead time complessivo
della Supply Chain; a variazioni di valle del mercato, gli attori di monte rispondono con un
maggior ritardo
L’inaccuratezza delle previsioni della domanda di mercato si ripercuote sulla variabilità
degli ordini e del livello delle scorte / backlog
Una bassa frequenza di pianificazione degli approvvigionamenti e della produzione, il
sistema è meno reattivo nel rispondere a variazioni della domanda di mercato di valle
5
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
E’ necessaria una visione d’insieme
ƒ
ƒ
ƒ
In presenza di performance scarse,
scarse la maggior parte delle persone da la colpa a fattori
quali:
• Eventi esterni quali la fluttuazione e l’imprevedibilità della domanda finale di
mercato
• Le decisioni prese da altre persone
• …. ma queste attribuzioni non sono corrette
Le reali ragioni di bassi livelli di performance risiedono nella struttura interna del sistema
e dei processi gestionali (gestione delle promozioni
promozioni, scambio di informazioni
informazioni, processo
decisionale, sistemi informativi, Lead time, numero di attori nella Supply Chain, etc..). Il
primo passo per il miglioramento consiste nel ri-progettare la struttura interna del
“sistema Supply Chain” e dei suoi processi
P
Prassi
i collaborative
ll b ti e partnership
t
hi strategiche
t t i h permetterebbero
tt bb
aglili attori
tt i della
d ll Supply
S
l
Chain di collaborare sinergicamente:
• Condividendo informazioni
• Integrando
g
ip
processi
• Condividendo i rischi di business
6
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
L’azienda estesa: un esempio
4PL
Materiali
• Materiali
• Livello giacenze
• Spedizioni
Fornitore
• Previsioni
• Piani di spedizione
• Previsioni
• Livello giacenze
• Segnali pull
• Piani spedizione
• Segnali pull
• Livello giacenze
ICT
• Misure di
performance
• Previsioni
• Piani spedizione
• Livello giacenze
• Previsioni
Azienda X
7
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Contract
manufacturer
Flussi informativi
ƒ La
L collaborazione
ll b
i
di fili
filiera sii ffocalizza
li
su d
due flflussii iinformativi:
f
ti i
FLUSSI TRANSAZIONALI
FLUSSI RELAZIONALI
Di supporto ai processi operativi (es.
trasmissione ordini, advanced shipping
notes, fatture, ecc.)
Di supporto ai processi
decisionali(condivisione piani di
produzione, piani di replenishment, livelli
di scorta, previsioni di domanda, ecc.)
Fortemente strutturati
Parzialmente strutturati
Implicano una stretta integrazione tra
sistemi informatici
Richiedono la partecipazione degli
operatori
EXECUTION
PLANNING
8
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
I contenuti dello scambio informativo
EXECUTION
PLANNING
9 Ordini
9 Piani di produzione
9 Fatture
9 Piani di replenishment
9 Tracking
T ki ordine
di
9 Livelli di scorta
9 Riconciliazione contabile
9 Dati POS
9 Previsioni di vendita
9 Pagamenti
9 Conferma d’ordine
9 Allineamento anagrafiche
9 Fattura elettronica
9 Catalogo elettronico
9 ……
9 Capacità
C
i à produttiva
d i
9 …..
9 Vendor Managed Inventory
9 Continuos Replenishment Program
9 Collaborative Planning
g Forecasting
g&
Replenishment
9
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
I vantaggi
EXECUTION
PLANNING
9 Diminuzione costo di transazione
9 Diminuzione livelli di magazzino
9 Maggior accuratezza delle transazioni
9 Diminuzione Stock-out a PV Î minori
vendite perse
9 Maggior sicurezza delle transazioni
9 Maggior “velocità burocratica”
9 …..
9 Miglior livello di servizio
9 Diminuzione leadtime di consegna
9 Miglior forecast accuracy
9 Diminuzione costi di trasporto
9 Diminuzione costi di planning
9 …..
10
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Quali attività hanno un maggior impatto sul ROI?
Retailers
M anufacturers
Dem and planning & forecasting
Inventory m anagem ent &
replenishm ent planning
Assortm ent planning
TPM
Price optim ization
New item introduction
Order m anagem ent
Marketing
Product developm ent
Transportation m anagem ent
0%
20%
40%
11
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
60%
Fonte: Forrester
80%
E quindi le aziende dove investono?
EXECUTION
PLANNING
75% del valore
25% del valore
totale di collaborazione
totale di collaborazione
Crescita del 38%
(2005 su 2004)
Crescita del 29%
(2005 su 2004)
Fonte: Politecnico di Milano
12
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Le prassi collaborative
ƒ Si stanno
t
progressivamente
i
t consolidando
lid d alcune
l
prassii collaborative
ll b ti
SUPPLIER COLLABORATION
Continuous
Program (CRP)
Collaborative Planning
Supplier
(SMI)
Managed
Consignment Stock
CUSTOMER COLLABORATION
Inventory
Replenishment
p
Vendor Managed Inventory (VMI)
Collaborative Planning,
Forecasting & Replenishment
(CPFR)
13
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Il Collaborative Planning
ƒ Il collaborative
ll b ti planning
l
i sii b
basa sulla
ll possibilità
ibilità di condividere
di id
ttra i di
diversii
attori della SC i fabbisogni prospettici tempificati dei materiali che saranno
utilizzati nelle attività di trasformazione.
ƒ Particolarmente
P ti l
t importante
i
t t è la
l possibilità
ibilità di segnalare
l
eventuali
t li variazioni
i i i
nelle richieste di consegna che il cliente ha pianificato in determinati orizzonti
temporali, in modo che il fornitore possa riorganizzare le proprie attività in
funzione delle nuove scadenze
scadenze.
ƒ Allo stesso modo, il fornitore impossibilitato a soddisfare un ordine può
comunicare al cliente in che misura è in grado di rispettare i termini della
consegna modificando le quantità e la data all’interno
all interno del sistema.
sistema
14
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Il Collaborative Planning
Settimane
Item
• Per ogni item, il report mostra:
• la quantità pianificata;
• la quantità confermata;
• la quantità consegnata.
• Sono visualizzate le prime 3
settimane
con
dettaglio
giornaliero (la 1° è congelata).
• Il
lunedì
(settimana
W1
aggiornabile) le informazioni
schedulate sono esportate da
ERP sul PE permettendo la
conferma del piano da parte
dei Fornitori.
• Il Fornitore, in funzione della
sua capacità
p
di far fronte alla
domanda, può:
• aggiornare le quantità
confermate
per
ogni
item;
• confermare le quantità di
uno specifico item;
• confermare
l’intero
piano.
• Il martedì i dati confermati, e
non più modificabili, sono
esportati sull’ERP.
• Il Fornitore può modificare
solo i dati da confermare.
15
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Supplier/Vendor Managed Inventory (SMI / VMI)
ƒ I sistemi
i t i SMI prevedono
d
che
h sia
i il ffornitore
it
ad
d assumersii lla responsabilità
bilità di
gestire le scorte dei materiali o dei prodotti finiti per conto del cliente
ƒ Gli ordini per la ricostituzione dello stock non vengono emessi dal cliente come
generalmente
l
t avviene
i
iin un qualsiasi
l i i rapporto
t ttradizionale
di i
l di ffornitura;
it
è il
fornitore stesso che, sulla base delle informazioni ricevute elettronicamente dal
cliente, decide se e come procedere al reintegro delle scorte.
ƒ Ovviamente
O i
t il ffornitore
it
opera all’interno
ll’i t
di un margine
i di di
discrezionalità
i
lità che
h è
stato anticipatamente condiviso con il cliente durante una fase preliminare in
cui sono stati definiti gli obiettivi riguardanti i livelli desiderati di stock.
16
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Supplier/Vendor Managed Inventory (SMI / VMI)
1 – Emissione di un ordine aperto per la
quantità della commessa
2 – Definizione dei livelli di scorta minimi
e massimi necessari
3 – All’atto del prelievo del materiale, il
fornitore reintegra il materiale sulla base di
li lli di stock
livelli
t kd
definiti
fi iti
4 – Il fornitore produce quando e quanto
vuole ma soddisfando “le regole del gioco”
17
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Vantaggi di un sistema SMI / VMI
Pro
Contro
Incremento del fatturato per entrambi gli attori in
virtù di un migliore livello di servizio
Incremento dei costi amministrativi per il fornitore
che deve gestire più attività
Riduzione delle scorte presso il produttore, legata
essenzialmente alla progressiva diminuzione delle
scorte di sicurezza non più necessarie per
fronteggiare i rischi di stock-out del fornitore
Incremento della responsabilità per il fornitore, che
deve imparare a gestire questa nuova situazione
formando anche il proprio personale
Riduzione delle scorte presso il fornitore, derivante
da una migliore visibilità sulla domanda a valle
Riduzione dei benefici quando vi è una forte
influenza degli sconti d’ordine
d ordine
Riduzione dei tempi associati alla gestione degli
ordini e dei relativi costi amministrativi
Rischio per il cliente di perdere il controllo e la
flessibilità, specialmente quando si è nelle fasi iniziali
del progetto
Riduzione dei costi complessivi della supply chain
grazie alla condivisione delle informazioni che
permettono di ridurre l’incertezza
p
E’ essenziale sviluppare un rapporto basato sulla
reciproca fiducia
18
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Consignment stock
ƒ Un’evoluzione
U ’
l i
d
dell SMI
SMI, comunemente
t conosciuta
i t come C
Consignment
i
t St
Stock,
k
prevede che il materiale in giacenza presso il cliente rimanga di proprietà del
fornitore fino al momento del prelievo dello stesso.
ƒ Questo
Q
t passaggio
i di stato
t t costituisce
tit i
il presupposto
t per lla ffatturazione
tt
i
da
d
parte del fornitore a cui sono generalmente riconosciuti, a fronte di tale
servizio, termini di pagamento più favorevoli.
19
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Il Continuous Replenishment Program
ƒ Il CRP è un sistema
i t
di ricostituzione
i
tit i
d
delle
ll scorte
t iin b
base all quale
l il produttore
d tt
manda al centro di distribuzione (CeDi) carichi completi, la cui composizione
varia in funzione
•
•
delle
d
ll uscite
it
e in conformità a un livello di giacenza prefissato.
• Livelli di giacenza
• Uscito da CeDi
• Ordini dai PdV
Proposta d’ordine
Produttore
Conferma d’ordine
1
2
Distributore
3
20
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Un esempio di CRP: Barilla e PAM
ƒ Le
L azioni
i i chiave
hi
d
dell progetto
tt CRP tra
t Barilla
B ill e P
Pam:
•
•
•
•
trasmissione giornaliera da Pam a Barilla – per ogni referenza in assortimento – dei
dati di venduto, giacenza, inevaso e inevaso cumulato nei CeDi;
trasmissione da Barilla a Pam di una proposta di rifornimento per singolo CeDi;
eventuale variazione dell’ordine da parte dell’Ufficio Approvvigionamento del gruppo
Pam;
consegna ai CeDI da parte di Barilla nel giorno/ora concordati
concordati.
Trasmissione dati
1
Proposta d’ordine
2
Conferma/Variazione
3
Consegna
4
PAM
BARILLA
Fonte: Barizza. S, Hosp M., Vinelli A., ECR nell’area Logistica, Economia & Management, n°6, 2000
21
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Dal Forecasting al Collaborative Forecasting
Definizione di CPFR
« Un insieme di processi aziendali in cui i partner
commerciali si accordano per definire
reciproche misure e obiettivi di business, per
sviluppare piani di vendita e politiche di
gestione
ti
d i materiali
dei
t i li e collaborare
ll b
‘ elettronicamente ’ per generare e mantenere
previsioni di vendita e piani di riordino
riordino.. »
Il CPFR è definito da un insieme di linee guida standard messe a punto dal VICS
(Voluntary Interindustry Commerce Standard)
22
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Dal Forecasting al Collaborative Forecasting
ƒ I primi
i i progetti
tti di C
Collaborative
ll b ti Forecasting
F
ti sono nati
ti perché
hé alcune
l
aziende
i d
hanno capito che più i dati su cui si basa l’attività di forecasting derivano da fonti
vicino al cliente e più saranno affidabili
ƒ Infatti
I f tti il normale
l processo previsionale
i i
l h
ha ancora d
deii punti
ti d
deboli
b li che
h senza
collaborazione sono difficilmente risolvibili:
• La maggior parte delle aziende creano delle previsioni indipendenti tra di loro e spesso
con obiettivi differenti
• Le previsioni operative di breve e medio termine sono spesso relative all’interazione
solo tra due nodi della Supply Chain e non sono fasate dal punto di vista temporale
• I produttori adottano spesso una logica PUSH sulla base di economie di tipo produttivo
e non adottano logiche PULL sulla base della domanda reale di mercato
23
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Dal Forecasting al Collaborative Forecasting
ƒ
Normalmente
N
l
t ognii d
domanda
d llungo lla Supply
S
l Chain
Ch i è gestita
tit in
i maniera
i
iindipendente;
di
d t
questo porta ad avere continue amplificazione (bullwhip
bullwhip effect)
effect verso gli attori a monte
della Supply Chain
Incertezza domanda
Modello di costo
Ciclo di pianificazione
……
24
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Le opportunità di business
ƒ Aumento
A
t di ffatturato
tt t
* Coca Cola Retail Council independet Study
ƒ
ƒ
ƒ
Da una ricerca sul mercato USA risulta che il valore degli stockout è pari al 6,5% del fatturato dei retailers; il 3,4
si ripercuote in un acquisto di un altro prodotto similare mentre il 3
3,1
1 sono vendite perse
La insoddisfazione del cliente si ripercuote anche in una disaffezione verso i prodotti del produttore (del 6,5 %
delle vendite perse, solo l’1,5 % si traduce nell’acquisto di un altro prodotto della stessa marca, il 5% rimanente
diventa opportunità per i concorrenti)
Se un retailer va ripetutamente in stockout può allocare lo spazio libero ad altri produttori
25
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Le opportunità di business
ƒ Riduzione
Rid i
magazzini
i i
Stock
Produttore
Stock
Distributore
$ 450 B
Stock
Retailer
$ 200 B
Nel mercato USA si stima che a fronte di $ 2,6 T di
vendite ci sia un valore di stock complessivo nella
Supply Chian di $ 1 T
$ 350 B
Si stima che le iniziative CPFR possano ridurre
gli stock del 1515-25%
Fonte: U.S. Commerce Department
26
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Le opportunità di business
ƒ Le
L misure
i
di prestazione
t i
più
iù frequentemente
f
t
t utilizzate
tili
t per misurare
i
efficacia
ffi
i ed
d
efficienza della collaborazione
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
27
Stock-out a livello di singolo negozio/distributore
I di di rotazione
Indice
t i
d
deii DC
Indice di rotazione « consolidato » lungo tutta la Supply Chain
Lead time cumulato dell’intera Supply Chain
A
Accuratezza
t
delle
d ll previsioni
i i i di vendita
dit
Accuratezza delle previsioni di riordino
Livello di servizio a ogni singolo negozio/distributore
L d time
Lead
ti
per ognii attività
tti ità d
dell processo
Costo del processo
Incremento di redditività (del canale, della linea di prodotto ecc.)
...
Il p
processo CPFR richiede ai partecipanti
p
p
non solo di raccogliere
g
le
misure di performance ma anche di condividerle con gli altri, sia i
risultati positivi sia quelli negativi
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Il Collaborative Planning Forecasting & Replenishment
(CPFR)
ƒ Il CPFR sii basa
b
su 9 step
t che
h interessano
i t
i seguentiti aspetti:
tti
Step 1
Sviluppo
pp di un accordo collaborativo (identificazione
(
obiettivi
comuni, metriche per misura performance, modalità risoluzioni
conflitti)
Step 2
Sviluppo piani per promozioni, modalità gestione scorte,
modalità inserimento nuovi prodotti
Step 3-5
Condivisione delle previsioni di domanda, identificazione e
risoluzione delle eccezioni
Step 6-8
Condivisione dei piani di ricostituzione delle scorte,
identificazione e risoluzione delle eccezioni
Step 9
Generazione degli ordini e gestione delle spedizioni,
identificazione e risoluzione delle eccezioni
28
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
I vari scenari
29
Sales
Forecast
Order
Forecast
Order
Generation
Scenario A
Retailer
Distributore
Retailer
Distributore
Retailer
Distributore
Scenario B
Retailer
Di t ib t
Distributore
Produttore
Produttore
Scenario C
Retailer
Distributore
Retailer
Distributore
Produttore
Scenario D
Produttore
Produttore
Produttore
04/05/2009
Marco Bettucci
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
29
I passi della metodologia CPFR
Fonte: VICS
30
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
1. Front
Front--end agreement
Fonte: VICS
I. Siglare l’accordo tra i partner e il committment per
raggiungere i macro obiettivi di progetto
II. Stabilire g
gli obiettivi del p
progetto
g
CPFR,,
le metriche per la loro misurazione e definire
i criteri di gestione delle eccezioni
III. Determinare le competenze, le risorse e i sistemi
che ogni parte deve fornire al processo
IV Mappare
IV.
M
i punti
ti di collaborazione
ll b
i
ed
definire
fi i lle
“funzioni” responsabili del processo
V. Determinare gli elementi informativi
condivisi (es. frequenze update, algoritmi
previsione,, tempi
p di risposta)
p
)
di p
VI. Definire i parametri di servizio del processo (es.
periodo di congelamento delle previsioni)
VII. Determinare le persone coinvolte e i tempi di
progetto
VIII Stabilire
VIII.
St bili le
l macro regole
l per gestire
ti
i punti di disaccordo
IX. Stabilire le regole di benchmarking per
definire se il progetto è di successo
X.Pubblicare l’accordo p
per g
guidare tutti
i partecipanti alprogetto
31
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
2. Business plan comune
I. Condividere le informazioni sugli obiettivi
periodici e le strategie per raggiungerli
II. Definire le regole e gli obiettivi specifici per
ogni categoria di prodotto
III. Identificare e sviluppare un’appropriata
strategia per ogni tipologia di prodotto
coinvolta, gli eventi promozionali sia locali,
sia nazionali
IV. Definire la tipologia di gestione di ogni
singolo articolo per supportare le azioni
definite (es. minimi e massimi dell’ordine,
leadtime, intervallo di riordino, orizzonte del
periodo “congelato”, livello della scorta di
sicurezza, ecc.)
V. Sviluppare (ogni attore in maniera
indipendente) dei piani basati sulle
informazioni condivise nei punti precedenti tra
i partners
VI. Confrontare i singoli piani per ottenere un
business plan comune
Fonte: VICS
32
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
3. Previsioni di vendita
I. Analizzare gli effetti potenziali del business plan
comune sulle vendite future
II. Analizzare i legami causa-effetto potenziali
b
basandosi
d i suii d
dati
ti storici
t i i ((es. una riduzione
id i
d
dell
10% del prezzo ha portato ad un aumento delle
vendite del 15%)
III. Raccogliere ed analizzare i dati POS. Essi
per g
generare le p
previsioni
devono essere utilizzati p
di vendita e, successivamente, le previsioni di
riordino
IV. Identificare gli eventi che influenzeranno le
vendite future (es. calendari di apertura dei negozi,
promozioni,
i i nuovii prodotti,
d tti ecc).
) Utili
Utilizzare lle
informazioni per redigere un calendario di eventi
comune
V. Consolidare le eccezioni delle previsioni di
vendita uscite dallo step
p5
VI. Generare le previsioni di vendita (possibilmente
supportati da software di Demand Planning)
tenendo in considerazione le informazioni dei punti
precedenti.
Fonte: VICS
33
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
4. Eccezioni (previsioni di vendita)
I. Identificare i criteri di eccezione delle p
previsioni di
vendita (es. % stock del retailer o accuratezza delle
previsioni)
II. Identificare i cambiamenti necessari al piano
comune (es. un cambiamento al numero di negozi
coinvolti)
III. Confrontare i valori previsti di riordino con la
capacità del produttore di rispettarli e definire i vincoli
per le previsioni di vendita
IV. Confrontare i valori definiti p
per ogni
g singolo
g
articolo con i criteri di eccezione (es. stock presente
nel negozio per l’articolo X è del 83% a fronte del
valore di eccezione del 90%)
V. Identificare gli articoli che rappresentano le
eccezioni
Fonte: VICS
34
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
5. Risoluzione delle eccezioni
I. Raccogliere i dati del produttore e del
distributore. I dati necessari sono definiti
nell’accordo
nell
accordo iniziale e includono dati dipendenti
dal tempo (es. vendite passate) e dati non
dipendenti dal tempo (es. % di stock)
II. Selezionare gli articoli che presentano
determinati valori rispetto ai criteri di eccezione
(es. tutti gli articoli che hanno una % di stock
minore del 90%)
III. Ricercare una soluzione per le eccezioni
usando il calendario comune e le altre
informazioni di supporto
IV. Se la soluzione non si trova
automaticamente o non è soddisfacente, allora
i partner devono collaborare attivamente
((tramite telefono, mail, videoconference,
riunioni, ecc)
V. Se la soluzione è accettata allora vengono
cambiate le previsioni di vendita
Fonte: VICS
35
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
6. Previsioni di riordino
Fonte: VICS
I. Il produttore fornisce le previsioni di vendita
II-V. Il retailer/distributore fornisce i dati POS, gli
venti che impatteranno sui riordini (es, nuovi prodotti,
nuovi calendari, promozioni, ecc), le strategie di
gestione stock (es. aumenti di stock per stagionalità),
e attuale stock (on-hand, impegnato ed in arrivo)
VI-VII. Analizzare lo storico di domanda, dati di
spedizione e l’attuale
l attuale limite di capacità
(approvvigionamento, produzione, trasporto, ecc
VIII. Rivedere la tipologia di gestione di ogni singolo
articolo (es. minimi e massimi dell’ordine, leadtime,
intervallo di riordino, livello della scorta di sicurezza,
ecc.)
IX. Raccogliere i dati di evasione e di spedizione
degli ordini
X. Consolidare le eccezioni delle previsioni di riordino
uscite dallo step 8
XI. Generare le previsioni di riordino tempificate
prendendo in considerazione i dati dei punti
precedenti (Le previsioni all’interno del periodo
congelato non vengono toccate e saranno l’input per
la generazione degli ordini)
36
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
7. Eccezioni (previsioni di riordino)
I. Raccogliere i criteri di eccezione delle
previsioni di riordino (es. livello di servizio,
accuratezza delle previsioni di riordino, ecc.)
II. Identificare i cambiamenti necessari al piano
comune (es. un cambiamento al numero di
negozi coinvolti)
III. Confrontare i valori previsti di riordino con la
capacità del produttore di rispettarli e definire i
constraints per le previsioni di vendita
IV. Confrontare i valori definiti per ogni singolo
articolo con i criteri di eccezione (es. stock
presente nel negozio per l’articolo X è del 83% a
fronte del valore di eccezione del 90%)
V. Identificare gli articoli che rappresentano le
eccezioni
Fonte: VICS
37
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
8. Risoluzione eccezioni
I. Raccogliere dati del produttore e del
distributore. I dati necessari sono definiti
nell’accordo iniziale
II. Selezionare gli articoli che presentano
determinati valori rispetto ai criteri di
eccezione (es.
(es tutti gli articoli con un livello di
stock maggiore del 110% rispetto all’obiettivo)
III. Ricercare una soluzione per le eccezioni
usando il calendario comune e le altre
informazioni di supporto
IV. Se la soluzione non si trova
automaticamente o non è soddisfacente,
allora i partner devono collaborare
attivamente (tramite telefono, mail,
videoconference riunioni,
videoconference,
riunioni ecc)
V. Se la soluzione è accettata allora vengono
cambiate le previsioni di vendita
Fonte: VICS
38
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
9. Generazione degli ordini
I. Estrarre le previsioni di riordino congelate in
base all’orizzonte
all orizzonte di congelamento definito
nell’accordo iniziale
II. Trasferire la previsione congelata al
sistema di inserimento degli ordini
III. Inserire l’ordine, di acquisto e di vendita,
nel sistema
IV. Trasmettere l’ordine
Fonte: VICS
39
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Da dove partire con il Collaborative Forecasting
ƒ Prima
Pi
di partire
ti con un progetto
tt di Collaborative
C ll b ti Forecasting
F
ti sono da
d valutare
l t
3
fattori da associare al cliente con cui far partire il progetto:
• La complessità di prevedere
− U
Una b
buona proxy per identificare
id tifi
i clienti
li ti d
da cuii ricaveremmo
i
più
iù vantaggi
t
i sono il numero
di attività promozionali a cui è soggetto. Più la complessità è elevata e più i ritorni di
un’attività di tipo collaborativo è alta.
• L’importanza
p
del cliente
− Molto probabilmente i clienti di classe A sono quelli che ci permetteranno dei recuperi, in
termini economici, maggiori.
• Le caratteristiche del cliente
− E’ meglio collaborare con clienti che hanno una certa predisposizione, culturale e
tecnologica, verso l’introduzione di prassi collaborative (es. già rileva ed utilizza i dati
POS, utilizza già strumenti EDI o web-oriented, ha fatto progetti di VMI)
40
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Caso NabiscoNabisco-Wegmans
ƒ Prodotto:
P d tt nella
ll ffase 1
1, 22 tipi
ti i di noccioline
i li con il marchio
hi Pl
Planters;
t
nella
ll ffase
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
2, 20 tipi di snacks per cani e gatti
Stadio della Supply Chain: dal DC Nabisco al DC Wegmans
Tecnologia usata: all’inizio solo fogli elettronici e e-mail, successivamente
Manugistics e connessione EDI
Risorse coinvolte: team interfunzionale composto Vendite, Supply Chain
Management, Marketing, IT, Servizio Clienti
Durata del progetto: fase 1, 6 mesi; fase 2, 6 mesi; in fase di roll-out su altri
prodotti
Passi della metodologia:
•
•
•
•
41
Training&Education appoggiandosi ad una società di consulenza
Business Plan comune con identificazione dei p
prodotti p
pilota
Generazione delle previsioni di vendita e di riordino (considerando sia le previsioni
base sia le promozioni)
Esecuzione delle spedizioni
04/05/2009
Marco Bettucci
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
41
Caso NabiscoNabisco-Wegmans
ƒ Misure
Mi
di performance:
f
•
•
•
•
•
•
Fatturato
Livello di servizio dal DC Nabisco al DC Wegmans
Livello di servizio dal DC Wegmans ai retailers
Indice di rotazione nel DC Wegmans
Accuratezza delle previsioni
Percentuale di previsioni variate
ƒ Obiettivi raggiunti
•
•
•
42
Fatturato: +13%
Livello di servizio dal DC Wegmans ai retailers: da 93% a 97%
Indice di rotazione nel DC Wegmans: +18%
04/05/2009
Marco Bettucci
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
42
Caso HenkelHenkel- Eroski
ƒ Prodotto:
P d tt detergenti
d t
ti
ƒ Stadiodella Supply Chain: dal DC Henkel al DC Eroski
ƒ Tecnologia usata: Manugistics, Demand Planning + Networks Collaborate
(Henkel)
ƒ Risorse coinvolte: project leader, responsabile ECR, responsabile di area, 2
consulenti Manugistics (Henkel); project leader, responsabile delle previsioni,
responsabile approvvigionamenti, responsabile logistica (Eroski)
ƒ Durata del progetto: 10 mesi
ƒ Passi della metodologia:
g
•
•
•
43
Accordo iniziale: definizione di obiettivi, KPI, regole di eccezione del processo
Generazione delle previsioni di vendita (ogni 2 settimane) e congelamento delle
stesse nel sistema di planning di Henkel
Piano di produzione di Henkel basato sulle previsioni
04/05/2009
Marco Bettucci
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
43
Caso HenkelHenkel- Eroski
ƒ Misure
Mi
di performance
f
•
•
•
•
•
•
Livello di servizio dal DC Henkel al DC Eroski
Percentuale di stockout
Numero di promozioni
Indice di rotazione
Accuratezza delle previsioni
Percentuale di ordini urgenti
ƒ Obiettivi raggiunti
•
•
•
•
•
Livello di servizio dal DC Henkel al DC Eroski: 98%
Percentuale di stockout: 2%
Numero di promozioni: 15-20 referenze/mese
Accuratezza delle previsioni: 85%
Percentuale di ordini urgenti: 4%
“La collaborazione interna della forza vendita è stata un fattore di successo
fondamentale”
44
04/05/2009
Marco Bettucci
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
44
Due ricerche a confronto
45
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Il panel di due ricerche
ƒ Ricerca
Ri
SDA Bocconi
B
i “S
“Supply
l Ch
Chain
i Management
M
t nell settore
tt
F
Food
d&
Beverage”, 2005
•
29 aziende dell’industria Food & beverage (con fatturato maggiore di 30 mil € di
fatturato) corrispondenti a:
− 5,2 mld € di fatturato Italia, ovvero:
− il 9,5% del fatturato delle aziende con ricavi maggiori di 30 mil€ (57,7 mld € totale)
•
9 aziende retail (con fatturato maggiore di 200 mil € di fatturato)
ƒ Ricerca Forrester “The State of Manufacturer and Retailer Collaboration”, 2006
•
•
80 aziende dell’industria
dell industria CPG
89 aziende retail
46
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Prassi collaborative (Ricerca SDA Bocconi)
Prassi collaborative Industria
Prassi collaborative GDDO
Pra s s i co n e n tram b i;
0%
24%
N o n a d o ttan o p ra s s i
co lla b o rative ; 1 1 %
Pra s s i co n
e n tra m b i; 1 4 %
Pra s s i s o lo co n
clie n ti; 1 0 %
Pra s s i s o lo co n p u n ti
ve n d ita ; 5 6 %
Pra s s i s o lo co n
fo rn ito ri; 3 3 %
Pra s s i s o lo co n
fo rn ito ri; 3 %
N o n a d o tta n o
p ra s s i
co lla b o ra tive ;
72%
47
33%
Fonte: SDA Bocconi
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Prassi collaborative (Ricerca SDA Bocconi)
ƒ Industria
I d t i - Prassi
P
i collaborative
ll b ti con i clienti
li ti GD
GD-DO
DO
•
•
•
24% delle aziende (10% CRP, 10% VMI, 4% CPFR)
Normalmente la collaborazione è attivata con pochi clienti (da 1 a 4)
In media le prassi coinvolgono circa 30 referenze per cliente (da 1 a 120)
ƒ GD-DO: Prassi collaborative con l’industria
•
•
•
48
66% delle aziende (CRP)
Mediamente la collaborazione è attivata con circa 15 fornitori (da 2 a 40)
In media le prassi coinvolgono circa 30 referenze per fornitore (da 7 a 140)
Fonte: SDA Bocconi
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Grado di introduzione Collaborative Planning Forecasting
& Replenishment (Ricerca Forrester
Forrester))
C P FR
10%
17%
15%
E valuating
P iloting
10%
Initial rollout
Fully deploy ed
Retailers
5%
U
Upgrading
di
No plans
Don't k now/c an't ans wer
17%
22%
21%
23%
49%
18%
8%
10%
5%
49
Manufacturers
37%
22%
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Fonte: Forrester
Tecnologie di integrazione informativa (Ricerca SDA
Bocconi)
Sistema di trasmissione dei dati con clienti e fornitori
100%
100%
90%
Fornitori
Clienti
90%
80%
70%
60%
50%
Industria
39%
40%
25%
30%
18%
20%
10%
3%
7%
25%
14%
7%
0%
Tradiz ionale
(telef ono/f ax )
EDI (rete
dedic ata)
Web EDI (c on Web EDI (c on
protoc ollo
protoc ollo
s tabilito dalle
XML)
parti)
Portali
az iendali
100%
A ltro (e-mail)
100%
89%
90%
80%
70%
60%
GDO
50%
40%
30%
22%
20%
10%
0%
0%
Fonte: SDA Bocconi
Tra d izio n a le
(te le fo no /fax/m a il)
ED I (rete
d e d ica ta)
We b ED I (co n
pro to co llo s tab ilito
d a lle p a rti)
50
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
We b ED (co n
p ro to co llo XML )
Po rta li a zie n d a li
Grado di introduzione tecnologia Web EDI (Ricerca
Forrester))
Forrester
E D I Internet
7%
17%
4%
7%
E valuating
P iloting
5%
Initial rollout
Fully deploy ed
R t il
Retailers
Upgrading
No plans
Don't k now/c an't ans wer
18%
20%
61%
4%
13%
Manufacturers
13%
47%
5%
29%
51
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Fonte: Forrester
68%
Grado di introduzione Web services
services/XML
/XML (Ricerca
Forrester))
Forrester
W eb S ervices / X ML
17%
24%
E valuating
P iloting
7%
Initial rollout
Fully deploy ed
R t il
Retailers
18%
6%
Upgrading
No plans
12%
Don't k now/c an't ans wer
15%
4%
Manufacturers
15%
12%
32%
38%
54%
6%
33%
52
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Fonte: Forrester
Oggetto della collaborazione informativa (Ricerca SDA
Bocconi)
Fornitori
Tipologia di informazioni condivise con metodi non tradizionali
Clienti
100%
90%
80%
75%
80%
70%
67%
Industria
60%
50%
50%
40%
30%
20%
15%
10%
10%
0%
O r d in i d i v e n d ita
F a ttu r e
Pr e v is io n i d i
v e n d ita
A ltr o *
100%
90%
80%
78%
67%
70%
GDO
60%
50%
40%
30%
20%
11%
10%
0%
Fonte: SDA Bocconi
53
Ordini di vendita
Fatture
P revis ioni di
vendita
A ltro*
*Altro: catalogo prodotti, pagamenti, inventory report per
gestione
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain
- LIUC VMI, bolle per fatturazione
Quali sono le barriere da abbattere?
ƒ Paura
P
di ““mancanza di sicurezza”
i
” nella
ll condivisione
di i i
d
delle
ll iinformazioni
f
i i
ƒ Paura di agevolare la parte avversa e/o i concorrenti
ƒ Meccanismi PUSH (premi, promozioni, ecc.) invece che PULL
ƒ Difficoltà/incapacità di percepire/misurare i benefici e di condividerli tra partner
ƒ Troppo spesso i progetti di integrazione sono visti come progetti IT
ƒ Raggiungere una “massa
massa critica
critica” per avere “economie
economie di scala”
scala
ƒ Processi interni non integrati che farebbero fallire il progetto o comunque non
ottenere benefici
ƒ Differenze tra policy aziendali su tecnologie,
tecnologie procedure e sistemi
54
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
Conclusioni - le determinanti della collaborazione
Interdipendenza delle
Supply Chain
Orientamento strategico di
lungo periodo
Stabilità e durata rapporto
risorse umane in funzioni
SCM
Numerosità e qualità delle
informazioni condivise
Trust & Committment
Fornitori di Information
Technology
Accentramento
coordinamento della Supply
Chain
Performance degli attori in
gioco
55
Marco Bettucci – Progettazione e Gestione della Supply Chain - LIUC
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