L2_DOL
Antonino Répaci
Tutor: Gabriella Nanni
Premessa:
Per le note efficienze organizzative del sistema scolastico, la mia assegnazione ad una classe, in
quanto soprannumerario, è avvenuta in data 30 settembre 2012. Fortuna ha voluto che ottenessi
oltre che la responsabilità dell’Ufficio Tecnico, ufficio di consulenza e raccordo tra i laboratori
tecnologici e la dirigenza scolastica e amministrativa, nonché di coordinamento didattico delle
attività che si svolgono all’interno delle aule d’informatica e non solo, l’incarico di docente di
laboratorio per 4 ore settimanali, divise su due prime classi, dell’ex istituto tecnico per geometri,
ora CAT (Costruzione, Ambiente e Territorio).
Dalla prima settimana di ottobre, coincidente la mia nomina ed assegnazione ufficiale, ho iniziato a
porre in essere le basi per lo svolgimento del progetto così come individuato e presentato a grandi
linee nel maggio us, La prima fase sarebbe consistita nell’individuare il gruppo da includere nel
progetto, il docente di teoria con cui svolgo attività formativa in codocenza e compresenza, si è
mostrato disponibile nell’offrirmi l’aiuto necessario perché potessi saltare alcuni aspetti teoricopratici che potevano essere trattati senza l’ausilio delle tecnologie informatiche, dei quali si sarebbe
occupato lui direttamente, lasciando al sottoscritto la possibilità di entrare subito nel vivo
dell’esperienza didattica progettata in e per il laboratorio. Due settimane mi sono state sufficienti
per capire che dovevo e potevo far partecipare solo una classe, includendone tutti gli allievi.
La composizione della classe scelta, 1B, è così riassunta:
24 studenti iscritti, 22 dei quali frequentanti. 4 i ripetenti, per la prima volta, dello stesso
corso di studi, 1 ripetente proveniente da altro indirizzo di studio. Le donne sono 4, tra loro
2 ripetenti. 2 allievi con problemi di dislessia non grave, 1 con disgrafia ed 1 con discalculia.
2 gli allievi extracomunitari con qualche problema di comprensione della lingua.
Descrizione del progetto:
Il progetto sviluppato si innesta in quello che è il percorso curriculare del piano di studi della classe.
L’area di sviluppo delle attività proposte è quella indicata e prevista dal Syllabus ECDL per
quanto attiene all’uso quotidiano delle nuove tecnologie e alle direttive ministeriali concernenti le
abilità e le competenze che deve conseguire l’allievo di un corso di studi qual è quello in cui
insegno.
L’orario settimanale consta di 3 ore, di cui 2 da svolgersi come attività laboratoriale assegnate al
sottoscritto. Le tematiche affrontate per il compimento del progetto base, hanno riguardato la
conoscenza del sistema operativo, in quanto interfaccia uomo-macchina, il suo sviluppo grafico e
l’essere user friendly. Gli strumenti adottati sono stati l’uso dell’aula multimediale, la rete didattica
NETSUPPORT, materiale software free (presentazioni PPT, PDF, Siti internet). È stato lasciato
libero l’allievo di scegliere, tra le varie modalità di fruizione dei saperi, quale per lui risultasse più
congeniale. La modalità di sviluppo adottata è quella dell’apprendimento per step successivi. Le
lezioni organizzate in unità didattiche a sé stanti, venivano esposte in elearning in presenza tramite
rete didattica, i singoli argomenti riassunti in verifiche orali e dimostrazioni che dal singolo allievo
venivano trasmesse in video condiviso su ogni singola postazione (learning by doing). L’ampiezza
dell’aula informatica, costituita da ben 26 postazioni allievi, rende possibile l’utilizzo individuale
dello strumento informatico.
Attività d’aula:
Effettuato il rito dei tests d’ingresso e resa evidente la superficiale conoscenza di quanto già da
tempo utilizzato dagli allievi, si è iniziato con l’assegnazione della postazione di lavoro. Negli anni,
ho potuto notare quanto sia delicata questa fase, apparentemente banale, in termini di attenzione da
prestare e concentrazione sui lavori da svolgere. Ho fatto in modo che fossero loro a scegliere la
postazionei, avvisandoli delle regole comportamentali da seguire, in termini premiali e punitivi.
Solo dopo, ho avviato le attività di insegnamento con la tecnica dell’apprendimento collaborativo.
Selezionato l’argomento, si partiva dal loro sapere “grezzo”, fatto di esperienza nell’utilizzo, non
uniforme, spesso privo di riferimenti e notazioni linguistiche ad hoc, così che potevo intervenire per
rendere organico il discorso ed esaustivo l’argomento.
Il punto di partenza è stato: cos’è la
tecnologia e subito dopo, come ragiona e comunica il pc e come noi comunichiamo con lui. Lo
scopo, previsto ed accertato con le attività d’aula, era colmare tutti (esagerato) i loro gap linguistici
in riferimento alle terminologie in uso, alle tassonomie da usare, ai riferimenti trasversali di utilizzo
di tali tecnologie.
È tesi, credo condivisa, che non si possa descrivere un oggetto senza un
linguaggio appropriato .
Abilità e competenze degli allievi.
La maggior parte degli allievi provenienti dalla scuola secondaria di primo grado, ha già avuto
esperienze laboratoriali di sviluppo di progetti multimediali, tuttavia,
a sentir loro, la loro
partecipazione era di tipo passivo, tendente alla replicazione “meccanica” di quanto proposto dal
docente, senza nessuna possibilità di feedback propositivo, né di analisi dei singoli passi compiuti.
Si sono mostrati timorosi nell’apprendere che lo strumento informatico è supporto allo studio e allo
sviluppo della conoscenza in senso lato, non sostitutivo, ma ampliativo dei tradizionali strumenti
allo scopo considerati.
Hanno manifestato problemi nell’analisi di problemi anche banali per la ricerca di soluzioni. Fanno
uso di oggetti tecnologici con grande facilità e apprendono rapidamente nuove funzionalità,
ignorando completamente relazioni di causalità e dipendenza da altri fattori.
L’acquisizione di abilità “consapevoli” era e rimane l’ambizione principale del corso-progetto.
Ambiti di relazione verticale e orizzontale.
Non si è ravvisata nessuna difficoltà di amalgama tra gli allievi, le scuole e le classi di provenienza
sono numerose, questo non ha impedito che si formasse un gruppo con un’identità omogenea, con
dissapori e scontri latenti, da vigilare, ma al momento per nulla preoccupanti. Poiché, per il tipo di
argomenti trattati, le modalità di verifica consistono nel proporre ad uno studente un problema da
risolvere e che questi lo risolva mentre la sua schermata viene riprodotta sugli altri monitor, una
difficoltà è stata quella di far capire loro quanto sia importante garantire al loro compagno
chiamato,
adeguati tempi per la risposta. Specifico che la risposta consiste di due passaggi
contemporanei, simulare al pc l’operazione da eseguire e nel contempo spiegare con termini e frasi
appropriate la teoria di quello che si sta facendo, le eventuali relazioni, gli effetti dell’operazione.
Nessun problema particolare è stato ravvisato, i rapporti tra loro rimangono cordiali e collaborativi
nella maggior parte delle situazioni affrontate. In negativo c’è da segnalare che per alcuni, il tempo
della simulazione di operazioni effettuato da un compagno è causa di distrazione dal contesto, ma
questo lo giudico un problema legato all’età puberale, agli stimoli del compito da svolgere, ad una
sottovalutazione della soluzione richiesta e, per alcuni, ad un disinteresse generale.
Il rapporto verticale, alunno  docente, è di buona qualità. Il tipo di apprendimento collaborativo,
predispone l’allievo a vedere nella figura del docente un solutore e non un antagonista, spesso mi
capita di ricevere domande su problemi personali di utilizzo delle tecnologie e, per quanto di
competenza e comprensione, non mi sottraggo dal fornire risposte. L’ora didattica è divisa in tre
parti, nella prima si fa un sunto della e delle lezioni precedenti se collegate tra loro, nella seconda si
chiede a rotazione agli allievi di simulare soluzioni ai problemi e situazioni proposte, la terza parte
si prosegue con l’aggiunta di novità. In questa prima parte del corso di studi, le novità per i ragazzi,
non riguardano lo sviluppo di abilità e capacità di svolgere le azioni richieste, perché già note, ma
la conoscenza delle azioni stesse e soprattutto i cambiamenti di stato che provocano tali azioni.
Le valutazioni degli allievi al momento sono da considerarsi positive, il loro mondo di abitudini a
fare si amplia, si rafforza, si integra con quello di conoscere per fare. Mostrano interesse
nell’acquisire padronanza “cognitiva” dello strumento. Le attività, sono volontariamente orientate
a casi e situazioni pratiche quotidiane, restando aperto e disponibile qualunque approfondimento
culturale e di tipo specialistico dovesse essere richiesto.
Valutazione degli strumenti utilizzati.
L’aula multimediale utilizzata si mostra particolarmente adatta all’uso di diverse modalità di
distribuzione del sapere nonché dei vari
media utilizzati. La presenza di una rete didattica
distribuita, la possibilità di accedere in tempo reale a contenuti multimediali, rende molto versatile il
fare lezione. L’apprendimento collaborativo e per scoperta, utilizzando uno strumento non più
ritenuto ostico dalle nuove generazioni, non crea problemi di ansia e di rifiuto che succedeva di
osservare anni addietro con i giovani ed oggi con colleghi e persone in genere di una certa età. La
lim in alcune situazioni potrebbe integrarsi ed essere un surplus di tecnologia, ma la struttura del
laboratorio e la sua strumentazione sono più che sufficienti per obiettivi didattici di buon livello.
Pur non essendo tra gli obiettivi del progetto, l’uso di internet ha integrato in molte situazioni le
lezioni, sia come strumento metodologico di ricerca degli argomenti, sia come strumento di
comunicazione interpersonale tra gli allievi e tra loro e il docente. Spesso si è ricorsi ad internet per
dipanare dubbi interpretativi di lemmi informatici.
Valutazione professionale.
Mi sono imbattuto nel DOL nel mio primo anno di cambiamento professionale sia come posizione
giuridica (soprannumerario) che come indirizzo di scuola e classi di riferimento. L’approccio con
le prime classi è stato traumatico, dopo una ventennale esperienza con le classi terminali del
triennio e indirizzo di studio completamente diverso nei contenuti. Grazie al DOL, ho intrapreso un
nuovo metodo di organizzazione del lavoro, non basato solo e soltanto sulla prassi limitata alla
singola unità da far apprendere., ma più articolato e “razionale”, che riassumo
in tre fasi :
progettazione del percorso didattico, verifica allargata alle singole esperienze di formazione e
valutazione del metodo prima ancora che dei risultati; insomma, inserire nella didattica operativa
una pluralità di strumenti educativi, validi per tutti gli ambienti disciplinari, individuati ed adottati
perché ne risulti catturata l’attenzione dell’allievo e la suo desiderio di apprendimento. A prima
vista i tempi sembrano dilatarsi per avere dei risultati positivi, ma non è così e le ricadute sul campo
in termini di capacità di attenzione e partecipazione sono senz’altro migliorate. Con la didattica
multimediale l’alunno diventa il protagonista del suo processo di formazione, l’apprendimento
computerizzato, mediato dal docente-guida, trasforma le informazioni ricevute in una pluralità di
input per meglio organizzare e collegare le diverse discipline, non ultimo, come verificato da tanti
studi, si favorisce l’intuizione nella ricerca e soluzione del problema.
Mancando i riferimenti di lungo periodo, l’esperienza non può certo dirsi conclusa.
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Relazione finale: relazione_repaci