N° 413
IL SUPPORTO DEL TEST DI RORSCHACH NEL LAVORO CON PAZIENTI IN LUTTO:
UN CASO CLINICO
Francesca Ricca1, Patrizia Colombari2, Luisa Fiorina3, Giorgio Delzanno4
Perdere una persona cara o accompagnarla durante l'ultima tappa di un percorso oncologico,
comporta il confrontarsi con una condizione importante di distress emotivo. Sebbene la sofferenza
in risposta ad una perdita attesa sia inevitabile, in alcune circostanze può determinare delle
modificazioni profonde del funzionamento della persona che possono perdurare per lungo tempo.
Valutare i bisogni espressi dal caregiver è sempre più un esigenza dei servizi specialistici di cure
palliative. Individuare ed attuare degli strumenti appropriati che aiutino ad evidenziare i casi in cui il
caregiver viva l'evento come una condizione stressante con conseguenze che si ripercuotono per
un lungo periodo sia a livello emotivo che fisico, rimane una sfida. In letteratura sono presenti
pochi studi che forniscono indicazioni sull'utilizzo di test proiettivi in quest'ambito, nonostante
questi strumenti permettano di affrontare il tema relativo alla separazione e alla perdita in termini
simbolici, risultando poco invasivi e minacciosi, oltre che in grado di aggirare le resistenze. Viene
qui proposto un caso clinico in cui l'applicazione del test di Rorschach, somministrato e siglato
secondo il metodo di Exner, ha permesso di individuare precocemente alcune difficoltà
nell’affrontare la separazione dalla persona cara, che se non affrontate possono causare un
disturbo da sofferenza prolungata (DSM V). Si è scelta l'applicazione del test di Rorschach in
quanto questo metodo proiettivo possiede, oltre ad elevate proprietà psicometriche, la capacità di
fornire informazioni su aspetti complessi della personalità e del suo funzionamento. L'impatto della
personalità sull'esperienza del dolore ha una indubbia rilevanza, poiché sia disturbi di personalità
che tratti caratteristici, come l'utilizzo di meccanismi di adattamento disfunzionali o disturbi affettivi,
complicano il decorso naturale del lutto. La comprensione di questi fattori diventa cruciale per
individuare già in fasi precedenti a perdite inevitabili, le persone a cui proporre percorsi
psicoterapici di sostegno nel tempo del lutto, al fine di limitare forme prolungate di dolore
patologico e favorire una nuova progettualità nel dolente.
Francesca Ricca, psicologa, Fondazione Edo ed Elvo Tempia (Biella); SSD Cure Palliative ed Hospice “Edo ed Elvo
Tempia”, ASL Vercelli
2
Patrizia Colombari, psicologa, psicoterapeuta, responsabile SOC Psicologia, ASL Vercelli
3
Luisa Fiorina, psicologa, psicoterapeuta, Fondazione Edo ed Elvo Tempia (Biella); SSD Cure Palliative ed Hospice
“Edo ed Elvo Tempia”, ASL Vercelli
4
Giorgio Delzanno, medico, responsabile SSD Cure Palliative ed Hospice “Edo ed Elvo Tempia”, ASL Vercelli
1
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