. UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA - VITERBO DIPARTIMENTO DI PRODUZIONI ANIMALI PROGRAMMA DI RICERCA AGRICOLA, AGROAMBIENTALE, AGROALIMENTARE E AGROINDUSTRIALE DEL LAZIO (PRAL) Area tematica 8.1: “Qualità della vita e gestione delle risorse del vivente” TITOLO DEL PROGETTO: “MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ IGIENICO SANITARIA DEL LATTE BUFALINO, OVINO E CAPRINO” (COD. 2003/57) RELAZIONE TECNICO-SCIENTIFICA FINALE Coordinamento: Prof. Bruno Ronchi (Dip. Di Produzioni Animali – Universita’ della Tuscia) - VITERBO 6 dicembre 2007 - INDICE 1. PREMESSE ......................................................................................................................... 3 2. VALUTAZIONE DELLO STATO IGIENICO SANITARIO DELLA MAMMELLA E CARATTERISTICHE REOLOGICHE DEL LATTE OVINO E CAPRINO ........................................... 4 2.1. Introduzione ...................................................................................................... 4 2.2. Studio epidemiologico: contenuto in cellule somatiche nel latte di massa ovino e caprino ................................................................................................... 5 2.2.1. PREMESSE .................................................................................................................. 5 2.2.2. MATERIALI E METODI .................................................................................................. 7 2.2.3. RISULTATI .................................................................................................................. 7 2.2.4. CONCLUSIONI ........................................................................................................... 10 2.3. Studio sperimentale: qualità igienico sanitaria del latte caprino ........................... 11 2.3.1. PREMESSE ................................................................................................................ 11 2.3.2. MATERIALI E METODI ................................................................................................ 11 2.3.3. RISULTATI ................................................................................................................ 14 2.3.4. CONCLUSIONI ........................................................................................................... 21 2.4. Studio sperimentale: qualità igienico sanitaria del latte ovino .............................. 22 2.4.1. PREMESSE ................................................................................................................ 22 2.4.2. MATERIALI E METODI ................................................................................................ 22 2.4.3. RISULTATI ................................................................................................................ 23 2.4.4. CONCLUSIONI ........................................................................................................... 32 3. ANALISI DELLE FRAZIONI CASEINICHE DEL LATTE OVINO .................................................. 33 4.1. Premesse ......................................................................................................... 33 4.1.1. Il latte ovino .............................................................................................................. 33 4.1.2. Metodi cromatografici per l’analisi delle proteine del latte ............................................... 36 4.2. Materiali e metodi ............................................................................................ 37 4.2.2. Campionamento ........................................................................................................ 37 4.2.3. Metodo RP-HPLC per le caseine del latte di pecora ......................................................... 37 4.2.4 Metodo per la produzione della γ-caseina ...................................................................... 40 4.3. Risultati e discussioni........................................................................................ 41 4. VALUTAZIONE DELLA QUALITA’ DEL LATTE DI BUFALA ....................................................... 52 3.1. Messa a punto conta differenziata cellule somatiche ........................................... 52 3.1.1. Metodo conta differenziata cellule somatiche ................................................................. 52 3.2. Analisi di qualità del latte bufalino ..................................................................... 56 3.2.1. Materiali e metodi ...................................................................................................... 56 3.2.2. Risultati .................................................................................................................... 57 3.2.3. Conclusioni ................................................................................................................ 67 3.3. Analisi genetica ................................................................................................ 67 4. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ............................................................................................. 75 1. PREMESSE Il presente elaborato costituisce relazione finale del programma di ricerca denominato “MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ IGIENICO SANITARIA DEL LATTE BUFALINO, OVINO E CAPRINO” e riporta nel dettaglio, per ogni unità operativa, i risultati ottenuti durante l’implementazione del programma idi cerca. Conformente ai presupposti proggettuali ed ai possibili risultati, in termini di vantaggi per gli operatori del sistema agricolo laziale e per la collettività, da ottenersi mediante l’attuazione del programma medesimo, le azioni elencate nel seguito, ed i risultati ottenuti, sono stati inquadrati al fine di: - mettere a punto metodiche analitiche ed ottimizzare gli strumenti utilizzati presso i laboratori per la determinazione delle cellule somatiche per l’ottenimento di risultati di prova accurati nell’applicazione al settore dell’allevamento ovi-caprino; - individuare parametri che permettono di effettuare una diagnosi accurata dello stato sanitario della mammella al fine di ridurre l’incidenza della mastite nelle specie animali considerate e di mettere in atto interventi appropriati con l’utilizzazione mirata e limitata di farmaci; - fornire dati di tipo genetico utili per avviare piani di selezione al fine di migliorare le capacità d’adattamento del bestiame allevato e ridurre l’impiego di trattamenti terapeutici, anche per le esigenze dell’allevamento di tipo biologico. Nel complesso, lo studio ed i relativi risultati nel seguito descrittI, potranno consentire il miglioramento della sostenibilità economica dei sistemi di allevamento di grande interesse per la Regione Lazio quali quelli del bufalo, della pecora e della capra, oltre che della qualità igienico-sanitaria del latte prodotto e destinato ai diversi tipi di trasformazione. 3 2. VALUTAZIONE DELLO STATO IGIENICO SANITARIO DELLA MAMMELLA E CARATTERISTICHE REOLOGICHE DEL LATTE OVINO E CAPRINO 2.1. Introduzione Il parametro cellule somatiche rappresenta uno dei sistemi di valutazione qualitativa del prodotto latte, sebbene per quel che riguarda il comparto ovi-caprino, attualmente, non esista un livello di cellule somatiche con valenza di requisito. Il contenuto in cellule somatiche (CCS) nel latte di massa dei piccoli ruminanti frequentemente è superiore a 106/ml, come evidenziato in un recente volto alla definizione del valore soglia nazionale di cellule somatiche nel latte di massa caprino e ovino (Rosati et al., 2004). Le mastiti subcliniche rappresentano il principale fattore di incremento del CCS e sono sostenute prevalentemente da Stafilococchi Coagulasi Negativi (SCN), Streptococcus spp. (non emolitici, S. uberis), Enterococcus spp., Escherichia coli ed altri enterobatteri quali Corynebacterium spp., Mannheimia haemolytica e Pseudomonas spp. Una modesta percentuale dei patogeni isolati da casi di mastite subclinica è rappresentata da Staphylococcus aureus, che ha rilevanza per la sicurezza alimentare essendo responsabile di forme di tossinfezione alimentare. La risposta cellulare nelle mastiti subcliniche dei piccoli ruminanti è più intensa rispetto al bovino, soprattutto nelle infezioni da SCN, con valori prossimi a 1,5.106/ml. Nella pecora, il CCS è un efficace parametro di valutazione dello stato sanitario della mammella. Nella capra la causa principale di variazione del CCS è rappresentata dalle infezioni intramammarie, sebbene sia riconosciuto che variazioni riconducibili anche a fattori fisiologici, incidono sulla sua efficienza quale indicatore sanitario. In generale, l’efficacia del CCS quale parametro diagnostico è spesso in discussione anche per le possibili difficoltà applicative. La relazione che segue esporrà i risultati ottenuti relativi all’attività svolta dal Centro Latte dell’IZS nell’ambito del progetto di ricerca “miglioramento della qualità igienico-sanitaria del latte bufalino, ovino e caprino”. Parte dell’attività, secondo gli obiettivi generali del piano, è stata svolta in collaborazione con il Dipartimento di Produzioni Animali della Facoltà di Agraria dell’Universitò degli Studi della Tuscia di Viterbo. 4 Il progetto di ricerca è stato articolato in una parte epidemiologica e una parte sperimentale. Lo studio epidemiologico è stato condotto su 400 allevamenti ovini da latte e 35 allevamenti caprini da latte distribuiti nelle province di Latina, Frosinone, Roma, Rieti e Viterbo con l’obiettivo di determinare il contenuto in cellule somatiche (CCS) nel di latte massa. Lo studio sperimentale è stato realizzato in due allevamenti, uno di pecore da latte ed un altro di capre da latte, con l’obiettivo di valutare i seguenti aspetti: • Individuazione degli indicatori idonei a diagnosticare precocemente le mastiti nella pecora e nella capra. • Valutazione dei parametri produttivi e delle caratteristiche chimico-fisiche e tecnologiche del latte ovino e caprino in relazione al contenuto in cellule somatiche. • Studio delle relazioni esistenti tra il contenuto in cellule somatiche e lo stato sanitario della ghiandola mammaria. • Caratterizzazione delle cellule somatiche (per la specie caprina). • Definizione di valori di riferimento di cellule somatiche nel latte di capra e di pecora. 2.2. Studio epidemiologico: contenuto in cellule somatiche nel latte di massa ovino e caprino 2.2.1. PREMESSE La Direttiva CE 92/46, normativa verticale comunitaria, indicava i limiti per i parametri chimico-fisici e igienico-sanitari, per il latte crudo delle specie bovina, ovina, caprina e bufalina. Tale norma, recepita in Italia con il D.P.R. n° 54 del 14 gennaio 1997 “Regolamento recante attuazione delle Direttive 92/46 e 92/47/CEE in materia di produzione e immissione sul mercato di latte e di prodotti a base di latte”, tuttavia non individua alcun valore soglia per il contenuto in cellule somatiche per il prodotto da pecore, capre e bufale e destinato al consumo umano. 5 La Direttiva CE 92/46 prevedeva che le norme riguardanti il contenuto in cellule somatiche, nel latte ovino e caprino, sarebbero state fissate a partire dal 1° gennaio del 1998 mediante studi tendenti ad individuare il valore soglia nel latte crudo di massa. Il Comitato Scientifico del Simposio Internazionale “Cellule somatiche e qualità del latte dei piccoli ruminanti”, tenutosi nel 1994 a Bella (Pz), ha proposto come obiettivo a termine, un valore soglia unico per i piccoli ruminanti pari a 1.500.000 cell./ml. Gli studi condotti nel nostro Paese sono stati effettuati su realtà territorialmente definite, che proprio per l’estrema variabilità del latte sotto il profilo del contenuto in cellule somatiche, hanno portato fino ad oggi ad individuare valori di riferimento molto eterogenei. Caria et al. (2000) hanno condotto alcuni studi regionali per individuare il contenuto medio in cellule somatiche nel latte ovino di massa; nella tabella che segue (Tab. 1) vengono riportati i risultati di quel lavoro. Tabella 1 - Valori medi del contenuto in cellule somatiche del latte ovino di massa in alcune regioni italiane. Da: Caria et al., 2000 REGIONE CELLULE SOMATICHE (cell./ml) Sardegna 1.700.000 Lazio 1.000.000 Toscana 1.700.000 Sicilia 1.655.000 Marche 1.463.000 Basilicata 945.000 Calabria 1.235.000 Per la valutazione delle cellule somatiche nel latte di capra, Aleandri et al. (1993) e Rosati et al. (1995; 1998), in riferimento a studi condotti su allevamenti intensivi di capre di razza Saanen ed Alpine, hanno dimostrato l’importanza dei fattori di allevamento nell’incremento delle cellule somatiche. Con un progetto di ricerca (Rosati et al., 2000) a cui hanno partecipato le regioni Lazio, Toscana, Sicilia e Sardegna, territori nei quali viene allevato oltre l’80% del patrimonio 6 ovino nazionale (FAOSTAT, 2003), è stato determinato il valore medio delle cellule somatiche nel campione di latte di massa che è risultato pari a 1.389.000 cell./ml come media aritmetica e a 1.133.000 cell./ml come media geometrica. Nello stesso lavoro è stato anche determinato il valore discriminante delle cellule somatiche tra mammelle sane ed affette da mastite che è risultato di 265.000 cell./ml, molto più basso rispetto a valori riscontrati nei campioni del latte di massa. Sulla scorta di tali informazioni, appare evidente quindi l’elevata diffusione delle mastiti negli allevamenti ovini, ed in particolare delle mastiti subcliniche, come dimostrato da numerosi studi a livello nazionale ed internazionale. 2.2.2. MATERIALI E METODI Negli anni 2005-2006 sono stato monitorati campioni di latte di massa provenienti da 425 allevamenti ovini e 5 allevamenti caprini dislocati nelle province di Roma, Viterbo e Latina. Durante il corso di due lattazioni sono stati analizzati in totale 2291 campioni di latte di massa ovino e 46 campioni di latte di massa caprino rappresentativi, in media, di 4 mungiture. I campioni di latte, addizionati di Bronopol (0,03% nel latte), sono stati analizzati entro 2436 ore dal prelievo per il contenuto in cellule somatiche mediante metodo opto-fluorometrico (Fossomatic 5000). 2.2.3. RISULTATI Ovini Nel presente studio, durante il primo anno, il valore medio più basso è stato registrato ad aprile (1.557.000 cell./ml) mentre il valore massimo a giugno (1.933.000 cell./ml). Nel secondo anno tale parametro ha oscillato tra 1.318.000 cell./ml e 2.407.000 cell./ml, valori riscontrati rispettivamente nei mesi di novembre 2005 e settembre 2006 (Fig. 1). 7 3000 2407 2500 2000 2280 1933 1788 1761 1502 1495 1414 1000 1318 1252 1562 1551 1557 1500 2117 1829 1751 1631 1653 1270 1208 1077 1444 1318 1676 1349 1861 1568 1271 1288 1200 1098 1611 1365 1087 500 0 gen- feb- m apr- m giu- lug05 05 ar- 05 ag- 05 05 05 05 . n dic- gen- feb- m apr- m giu- lug- setov- 05 06 06 ar- 06 ag- 06 06 06 05 06 06 C.S. med. Arit. C.S. med.geo. Figura 1 - Andamento del valore medio delle cellule somatiche per il periodo 2005/2006 Dividendo i campioni di latte in classi in base al contenuto in cellule somatiche (Fig. 2), il 48,23% dei campioni è risultato compreso tra 501.000 cell./ml e 1.500.000 cell./ml e il 30,25% si colloca nella classe oltre 2.000.000 cell./ml. Solo il 4,9% dei campioni ha fatto registrare valori inferiori a 500.000 cell./ml. 40,00 30,00 20,00 10,00 0,00 % camp. CS <500 501-1000 1001-1500 1501-2000 >2000 4,89 22,96 25,27 16,67 30,25 Figura 2. Distribuzione dei campioni di latte in base alle classi di contenuto in cellule somatiche nel periodo 2005/2006. Distribuendo il totale dei campioni, in base ai valori determinati per il latte di massa da Rosati et al. (2004) risulta che il 51,9% ed il 64,6% di questi, rispettivamente per la media aritmetica e per la media geometrica, supera questi limiti (Fig. 3). Considerando il totale dei campioni analizzati in tutto il periodo di studio, emerge un valore di cellule somatiche pari a 1,38.103 cel./ml, espresso come media geometrica, e di 1.718 . 103 cell./ml, espresso come media aritmetica. 8 64,6 70 % ca mp ion i 60 50 51,9 48,1 35,4 40 30 20 10 0 <=1133 >1133 <=1389 >1389 Medie Figura 3. Distribuzione dei campioni in base ai valori medi di riferimento di cellule somatiche Caprini Per le cinque aziende oggetto di studio, è emersa una media geometrica pari a 1.508.000 cell./ml e una media aritmetica pari a 1.745.000 cell./ml (Tab. 2). Tabella 2 - Valori medi di cellule somatiche per il latte carpino di massa delle aziende considerate (cell. x 103/ml) N° aziende 5 N° Campioni Media Geometrica 46 1.508 M. Aritmetica ± D.S. 1.745 ±988 Nella Figura 4 è riportato l’andamento medio mensile delle cellule somatiche durante l’intera lattazione oggetto di studio. I valori più elevati si sono evidenziati all’inizio ed alla fine della lattazione rispettivamente con 2.367.000 cell./ml in gennaio e con 2.379.000 cell./ml nel mese di settembre. Il valore più basso, pari a 1.150.000 cell./ml, si è registrato nel mese di luglio. 9 Cellule Somatiche (x1000 /ml) Figura 4. Andam ento m edio m ensile delle Cellule Som atiche 2500 2250 2000 1750 1500 1250 1000 750 500 250 0 2379 2367 1341 G en Feb 1329 1310 M ar 1728 1612 1235 Apr M ag G iu 1150 Lug Ago Set M edia Geom etrica Figura 4 - Andamento del valore medio (media geometrica) delle cellule somatiche nel latte caprino di massa per il periodo 2005/2006 2.2.4. CONCLUSIONI Il valore medio del contenuto di cellule somatiche nel latte di massa ovino è risultato pari a 1.380.000 cell./ml (media geometrica) e di 1.718.000 cell./ml (media aritmetica). In accordo con quanto asserito nella letteratura consultata, sono stati evidenziati valori più elevati di cellule somatiche nelle fasi iniziali ed in quelle finali della lattazione. Per quanto riguarda l’allevamento caprino, è stato ottenuto un valore medio di cellule somatiche nel latte di massa pari a 1.508.000 cell./ml, considerando la media geometrica, e 2.004.000 cell./ml. espresso come media aritmetica. Anche per l’allevamento caprino nella fase iniziale e finale di lattazione si osserva un incremento del contenuto cellulare. Malgrado l’esiguità del campione considerato i valori ottenuti, sono risultati in linea con quanto altri precedenti lavori evidenziato. Il conteggio delle cellule somatiche nel latte di massa rappresenta anche per i piccoli ruminanti un valido ausilio per la valutazione e il monitoraggio dello stato sanitario del gregge. 10 2.3. Studio sperimentale: qualità igienico sanitaria del latte caprino 2.3.1. PREMESSE Le problematiche relative all’individuazione di un valore soglia di CCS nel latte di capra sono legate a diversi fattori non infettivi che contribuiscono a determinare un maggiore contenuto cellulare, fisiologico in questa specie, rispetto a quella bovina e ovina. La presenza di percentuali elevate di granulociti neutrofili polimorfonucleati nel latte di capra (45%-74%) suggerisce che la migrazione leucocitaria sia più sostenuta rispetto alle due specie di riferimento (2%-28%). La secrezione lattea nella capra è apocrina, e ciò conduce all’eliminazione nel latte di elevate quantità di particelle citoplasmatiche che costituiscono, sul piano qualitativo, la principale specificità citologica. Questo ha creato notevoli problemi di natura metodologica ed interpretativa del conteggio cellulare. Fattori di variazione non infettivi (stadio di lattazione, estro, vaccinazioni) causano ulteriori difficoltà nell’interpretazione corretta nel conteggio delle cellule somatiche. 2.3.2. MATERIALI E METODI La prova sperimentale è stata realizzata presso un allevamento, sito in Provincia di Viterbo, di circa 70 capre di razza Saanen al loro primo anno di attività. Gli animali sono allevati con sistema intensivo a stabulazione fissa in strutture coperte in muratura. L’alimentazione è rappresentata da foraggi misti di produzione aziendale, concentrati (micronizzati misti, polpe di barbabietola, mangime composto integrato del commercio) integrazione minerale e vitaminica. Gli animali sono stati sottoposti con regolarità a interventi di profilassi vaccinale e antiparassitaria raccomandati per tale sistema di allevamento. La mungitura, eseguita due volte al giorno, è di tipo meccanico con impianto lineare a 12 posti a linea bassa; l’impianto è controllato con regolarità dai tecnici del settore. Al termine delle operazioni di mungitura la sala e l’impianto sono sottoposti a rigorose operazioni di pulizia e disinfezione. 11 Per lo studio, sono stati selezionati 30 soggetti e monitorati da aprile a luglio. I prelievi di latte sono stati effettuati ogni tre settimane per un totale di 5 controlli. Per ogni soggetto sono stati prelevati campioni di latte di massa individuale e di emimammelle. Per i campioni di latte individuale sono stati determinati i seguenti parametri: produzione, grasso, proteine, lattosio, residuo magro (RM), urea, caseina, pH, °SH, cellule somatiche con metodo automatico e microscopico. Plasmina, plasminogeno e frazioni proteiche sono stati determinati dal Dipartimento di Produzioni Animali. Per i campioni di emimammelle sono stati eseguiti esami batteriologici per la ricerca di agenti mastidogeni e conteggio delle cellule somatiche con metodo automatico. Prelievo dei campioni Prima di procedere al prelievo ogni emimammella è stata pulita con garza sterile imbevuta di alcol etilico denaturato. Per i campioni di emimammelle, si è proceduto alla raccolta di circa 10 ml di latte, utilizzando contenitori sterili monouso, dopo l’eliminazione dei primi getti di latte. Per i campioni di latte individuale sono stati utilizzati lattoprelevatori e registrate le produzioni. I campioni prelevati sempre durante la mungitura della mattina, sono stati trasportati in laboratorio entro le 4 ore dalla raccolta in contenitori refrigerati. Esame batteriologico L’esame batteriologico è stato eseguito secondo quanto raccomandato dal National Mastitis Council (National Mastitis Council, 1987). Ciascun campione, in ragione di 10 µl , è stato seminato per strisciamento con ansa monouso calibrata su terreno Agar Sangue defibrinato sterile di montone al 5% (AS) e su terreno Edward’s medium modified (EMM). I terreni sono stati incubati a 37°C in aerobiosi con lettura delle piastre dopo 24 e 48 ore. Grasso, proteine, lattosio, caseina, urea e punto crioscopico La determinazione del contenuto di grasso, proteine, lattosio, caseina, urea, punto crioscopico è eseguita con Milko Scan FT 6000. Lo strumento usa un sistema infrarosso compatto a singolo raggio basato sulla tecnica FTIR (Fourier Transform Infrared Spectroscopy). 12 Conteggio in automatico delle cellule somatiche Il conteggio delle cellule somatiche viene effettuato con Fossomatic 5000, mediante citometria di flusso. Le cellule somatiche, colorate con bromuro di etidio, sono inviate all’interno della cella di flusso e sottoposte ad eccitazione luminosa. La luce fluorescente emessa è registrata e trasformata in valore numerico per 1000ml. Attitudine alla coagulazione del latte di pecora e di capra Il metodo lattodinamografico (Annibaldi et al., 1977; Zannoni & Annibaldi, 1981) permette la determinazione dell’attitudine alla coagulazione presamica del latte intero crudo, mediante la determinazione di tre parametri lattodinamometrici che misurano: il tempo di coagulazione del latte, la velocità di formazione del coagulo, la consistenza del coagulo. I campioni di latte termostatati a 35 °C vengono addizionati di caglio (200µl della soluzione consigliata secondo la specie) e posti nel modulo di registrazione per un tempo di 30 minuti. Come campione di riferimento è consigliato latte standard (FIL-IDF 110-87) come prova in bianco, per controllare il titolo del caglio e come riferimento nelle letture lattodinamografiche. La metodica permette la determinazione dei seguenti parametri: r: tempo di coagulazione o durata della reazione primaria tra presame e caseina, espresso in minuti primi, visualizzato in verticale fino all’aperture della forcella; k20: velocità di formazione del coagulo o tempo, espresso in minuti primi, che impiega la cagliata a raggiungere una resistenza meccanica tale da produrre uno spostamento di 20 mm. iniziare a misurare dall’apertura della forcella di 1 mm fino a quando la stessa apertura raggiunge i 20 mm; a30: consistenza del coagulo a 30 minuti, espresso in mm, come misura dell’ampiezza della forcella a 30 minuti dall’introduzione del caglio. Determinazione del numero di cellule somatiche per microscopia Il principio del metodo si basa sulla colorazione differenziale di una quantità prefissata di latte distesa su vetrino. Il film colorato con Pyronin-Y Methyl-Green è osservato mediante 13 microscopio a 1000 ingrandimenti. Tale colorazione permette di distinguere le cellule somatiche dai frammenti citoplasmatici per la specificità del Verde- Metile nei confronti del DNA cellulare. Il nucleo delle cellule somatiche appare di colore verde-bluastro, mentre i frammenti citoplasmatici assumono il colore rosso della Pyronin-Y. Nella lettura dei vetrini vanno contate solo le cellule con un nucleo colorato in verde-bluastro, ben identificabile e integro. Per i polimorfonucleati sono contate solo cellule che presentano due o più lobi. Per la parte di preparazione del vetrino, determinazione del campo microscopico, metodo di conteggio, calcolo del numero in cellule, si fa riferimento alla Gazzetta Ufficiale del 16/04/1992 n.90 – Attuazione della decisione n.91/180/CEE concernente la fissazione di metodi di analisi e prova relativi al latte crudo e al latte trattato termicamente-. Per quanto riguarda le modalità di colorazione e lettura microscopica si fa riferimento alla Food and Drug Administration : Direct Microscopic Somatic Cell Count (FDA 2400d). 2.3.3. RISULTATI Caratterizzazione del contenuto in cellule somatiche mediante lettura microscopica Nella caratterizzazione del contenuto in cellule somatiche, i leucociti polimorfonucleati (PMN) rappresentano la componente maggiore in tutti i controlli, oscillando dal 73 all’85% (Tab. 3). Tabella 3 - Medie stimate delle componenti cellulari durante l’arco della sperimentazione. % Residui Citoplasm. x10³/ml 77 21% 407 85% 97 15% 713 434 76% 133 24% 1006 713 536 75% 90 25% 936 720 531 73% 189 27% 680 556 433 77% 119 23% 745 Controllo CCS PMN x10³/ml x10³/ml 1° 381 304 79% 2° 423 360 3° 567 4° 5° Medie totali Linf/macr % x10³/ml 14 Considerazione le classi di ampiezza di CCS superiore ad 106cell./ml e inferiore a 106cell./ml la percentuale di PMN tende ad aumentare nella classe di CCS maggiore a 106cell./ml. La presenza in quest’ultima classe di soggetti con infezioni intramammaria può spiegare questo incremento poiché nelle emimammelle infette si ha un notevole richiamo di PMN dal circolo ematico in sede mammaria. Conseguentemente la percentuale di linfociti e macrofagi, che in questo studio sono stati considerati globalmente, tendono a diminuire nella classe di CCS maggiore a 106cell./ml. Tabella 4 - Medie stimate delle componenti cellulari suddivise nelle due classi di ampiezza (<1.000.000; >1.000.000) PMF CCSc % CCs x10³ Linf./macrof x10³ /ml x10³/ml Residui % /ml citoplasmatici % x10³/ml <1.000.000 326 238 73 88 26 715 ~doppio >1.000.000 1707 1436 84 21 16 909 53 Dalla Tab. 4 si può osservare come i residui citoplasmatici (di colore fucsia)(Figura 5), che costituiscono una specificità fisiologica di questa specie, sono maggiormente presenti nella classe di CSS inferiore a 106cell./ml. Infatti, in quest’ultima classe rappresentano circa il doppio del contenuto totale, mentre nella classe con CCS maggiori a 106cell./ml costituiscono il 53%. Figura 4 - Caratterizzazione microscopica delle cellule somatiche del latte di capra(1000 x) 15 Variazioni del contenuto cellulare in relazione allo stato sanitario della mammella Il contenuto medio di cellule somatiche (CCS) durante l’arco della sperimentazione ha mostrato un valore di 669.000 cell./ml, facendo registrare un aumento del CCS con l’avanzare della lattazione. L’esame batteriologico condotto sui campioni di emimammella ha evidenziato la presenza di S.aureus, S.coagulasi negativo e germi minori quali Aerococcus viridans, Enterococcus durans, Bacillus cereus, Streptococcus spp. non βemolitico(fig.2). Gli SCN sono stati i microrganismi maggiormente isolati durante la sperimentazione. 0,02 S.aureus S.coag.neg 0,22 pat.minori sane 0,03 0,73 Figura 5 - Prevalenza percentuale degli isolati batterici nel corso della prova Nella valutazione delle variazioni del CCS, sono state considerate le medie CCS divise per classi di animali: 1) capra sana in assenza di isolamento batterico nel latte delle due emimammelle; 2) capra infetta in caso di isolamento batterico in almeno una delle due emimammelle. Fra le capre infette sono state distinte, secondo l’origine dell’infezione: - le infezioni dovute a germi patogeni maggiori, S. aureus; 16 - le infezioni dovute a stafilococchi coagulasi negativi (SCN); - le infezioni dovute a patogeni minori. Considerando i contenuti medi di cellule somatiche e gli isolamenti batteriologici sono state individuate tre diverse classi, distinte da un differente grado di infiammazione mammaria. contenuti cellulari medi in funzione dello stato sanitario della mammella 3000 2573 x 1000 cell/ml 2500 sane 2000 Patogeni minori 1500 SCN 1000 500 422 615 396 S.aureus 0 1 Figura 5 - contenuti cellulari medi in funzione dello stato sanitario della mammella di capra Nella prima classe (Fig. 5) che comprende soggetti sani e soggetti positivi a patogeni minori, i contenuti medi cellulari hanno fatto registrare valori al di sotto di 400.000 cell./ml. Nella seconda classe, che comprende soggetti positivi a SCN, i contenuti medi cellulari sono stati più alti con un valore di 615.000 cell./ml. In ultimo, nella terza classe, che comprende gli animali positivi a S. aureus, sono stati osservati valori medi di CCS di 2.573.000 cell./ml. La Tabella 5 mostra come i CCS in presenza di S. aureus si mantengono elevati con forti oscillazioni durante il periodo di studio. Le variazioni di CCS nella classe di animali sani e positivi a patogeni minori hanno mostrato contenuti bassi nel corso dei 5 controlli. 17 Tabella 5 - Contenuti cellulari medi (x 103) in funzione dello stato sanitario della mammella nel tempo. Stato sanitario 1° 2° 3° 4° 5° Sane 327 269 411 936 170 Patogeni minori 299 281 379 623 397 SCN 365 704 464 645 896 3560 1415 2329 3404 3158 S. aureus Caratteristiche chimico-fisiche e produzione del latte in funzione del contenuto in cellule somatiche Nella valutazione degli effetti del CCS sui parametri produttivi e quali-quantitativi del latte sono state considerate due classi di ampiezza di CCS: inferiore ad 1.000.000 cell./ml e superiore ad 1.000.000 cell./ml. Sono di seguito riportati i valori medi dei parametri misurati durante il periodo considerato. Tabella 6 - Medie stimate (± SE) di alcuni parametri chimico-fisici del latte di tutto il periodo considerato Grasso % Proteine % Lattosio % Caseina % pH °SH/50 ml 2,39 ± 0,055 2,59±0,016 4,42±0,02 2,08±0,024 6,72±0,008 2,78±0,042 Influenza del CCS sulla produzione La produzione media di latte per capo relativa alla mungitura della mattina nel periodo considerato è stata di 1707 g. Il minimo della produzione ha coinciso con il massimo contenuto cellulare registrato (Tabella 7). Tabella 7 - Produzione di latte di capra nel corso dei cinque controlli eseguiti duralte la lattazione e CCS 1° 2° 3° 4° 5° Prod. kg 1,747 1,808 1,718 1,529 1,838 103 cell./ml 571 632 557 833 782 18 Se si considera la produzione in funzione delle due classi di ampiezza di CCS risulta una differenza di circa 50 g di latte (1712 g vs 1661 g). Anche se la produzione di latte in funzione del CCS non è risultata statisticamente significativa, occorre evidenziare che se rapportata ad un intero ciclo di produzione la perdita produttiva può risultare rilevante. Influenza del CCS sulle caratteristiche chimico-fisiche del latte Il confronto dei parametri qualitativi in funzione del CCS nelle due classi di ampiezza hanno mostrato significative differenze per il contenuto in lattosio, e in grasso (Tabella 8). Tabella 8 - Valore medio (± ± ES) di alcune caratteristiche del latte di capra in relazione alla classe di CCS. Classe di CCS (103cell./ml) Grasso % Proteine % Lattosio % Caseina % pH °SH/50 ml <1.000 2,36*±0,05 2,59±0,01 4,42*±0,01 2,11±0,01 6,72±0,007 2,76±0,03 >1.000 2,54*±0,17 2,60±0,04 4,34*±0,05 2,07±0,04 6,69±0,022 2,79±0,096 Per quanto riguarda le frazioni caseiniche riduzioni significative della αs- caseina e ßcaseina si osservano nel latte con CCS maggiori a 106 cell./ml (Tabella 9) mentre aumenti significativi si evidenziano nella stessa classe a carico dei proteoso-peptoni (prodotti della degradazione caseinica). Anche l’indice caseinico (I-CN), ottenuto dal rapporto tra caseina totale e proteine totali, tende a diminuire significativamente con l’aumentare del contenuto cellulare. Tabella 9 - Valore medio frazioni caseiniche (α-, β- e γ-caseine), indice caseinico, prodotti della degradazione caseinica (proteso peptonei, PP) del latte di capra in relazione con la classe di CCS. Classe di CCS αs-CN (g/l) (103cell./ml) ß-CN (g/l) γ-CN (g/l) PP (g/l) I-CN (%) <1.000 9,7 15,9 0,9 0,69 81 >1.000 8,1 14,3 0,9 0,84 79 19 Influenza del CCS sulle caratteristiche lattodinamografiche In funzione del tempo di cogulazione, suddiviso in tre classi ( r<10 min’; 20 min’>r>10 min’; r>20 min’) sono stati elaborati i valori medi di: K10, A30, pH, SH, α-CN%, β-CN%, κCN%, CCS e produzione. Dal confronto tra classi (Tab. 10) è emerso che i campioni di latte con r inferiore a 10 minuti, hanno dato una risposta significativamente migliore alla coagulazione avendo tra l’altro una più veloce formazione del coagulo (K10), un maggior contenuto in α-CN ed un valore di pH più basso. Nei campioni di latte con valori di r superiori a 20 minuti, si sono avute differenze significative e un peggioramento qualiquantitativo del latte. Tabella 10 - Valori medi ± ES di alcune caratteristiche del latte di capra e della produzione quantitativa in funzione dei valori del tempo di coagulazione r. Significatività statistica delle differenze: A,B,C =P<0,01; a,b,c P<0,05. r < 10 min’ 10 min’<r< 20 min’ r >20 min’ K10 1,50±0,74A 4,89±0,68B 22,39±0,89C a30 14,65±0,88B 13,680,80±B 3,28±1,06A pH 6,64±0,16Aa 6,69±0,14b 6,71±0,19B °SH/50 ml 2,62±0,06B 2,68±0,05B 2,48±0,07A αs-CN (g/l) 5,03±0,37b 5,30±0,38b 4,73±0,26a β-CN (g/l) 11,40±0,58 12,43±0,61 11,79±0,69 k-CN (g/l) 1,80±0,14 1,91±0,24 1,89±0,15 CCS (103/ml) 608±108a 586±95a 771±145b Plasmina (U/l) 19,8±0,1 19,9±0,1 20,1±0,3 Produzione (ml/die) 2732±117 2645±106 2501±142 Influenza del CCS sul sistema plasmina – plasminogeno L’attività della plasmina e del plasminogeno hanno mostrato un graduale aumento con l’avanzare della lattazione. Confrontando l’attività di questi enzimi con le due classi di ampiezza di CCS si evidenziano differenze significative tra le due classi (Tabella 11). 20 Tabella 11 – Valori medi del contenuto in plasmina e plasminogeno del latte di capra in funzione della classe di CCS. CCS (cell./ml) Plasmina Plasminogeno < 1.000.000 19,33 3,09 > 1.000.000 20,35 3,23 Come riportato da altri autori lo stato sanitario della mammella influenza l’attività della plasmina e del plasminogeno, che aumenta durante i processi infiammatori-infettivi. 2.3.4. CONCLUSIONI I risultati ottenuti in questa sperimentazione hanno evidenziato un valore medio di CCS di 669.000 cell./ml. I granulaciti polimorfonucleati rappresentano la principale componente cellulare presente nel latte di capra (oltre il 70%). L’esame batteriologico ha evidenziato una maggiore prevalenza di SCN confermando quanto è emerso da altri studi. L’incidenza di S.aureus è stata bassa e ciò in accordo con altri studi circa la minore capacità di trasmissione che lo S.aureus ha negli allevamenti caprini. Gli animali positivi a S. aureus, oltre a presentare i più alti contenuti cellulari, hanno mostrato un notevole incremento dell’attività della plasmina e del plasminogeno. Pur essendo stata effettuata una adeguata terapia antibiotica, si è costantemente riscontrata nel latte la presenza di S. aureus. Da ciò si può dedurre l’estrema difficoltà nella lotta terapeutica contro tali infezione mammaria e la convenienza ad eliminare i soggetti positivi, quale presidio fondamentale per il risanamento dell’allevamento. Va ricordata inoltre la capacità che hanno alcuni ceppi di S. aureus di produrre enterotossine e di causare quindi tossinfezioni alimentari. In particolare un punto critico potrebbe essere l’utilizzo di latte crudo infetto per la trasformazione casearia. Per quanto riguarda le infezioni da SCN non sempre si sono osservati variazioni del CCS, della produzione e dell’attività della plasmina e del plasminogeno. Gli studi fatti fino ad oggi, non sono ancora in grado di chiarire il ruolo degli SCN come patogeni intramammari. 21 La presenza di altri microrganismi (minori) non ha fatto registrare variazioni significative del CCS e degli altri parametri, mostrando valori simili ai soggetti sani. Si conferma che il latte di capre non infette possono contenere fino a 2x106 cell./ml. Emerge che contenuti cellulari superiori a 106 cell./ml sono correlati con perdita produttiva, riduzione del lattosio e aumento degli enzimi caseinolitici i quali possono causare una degradazione della componente caseinica con conseguente peggioramento dell’attitudine alla caseificazione. L’indicazione di un valore soglia di CCS inferiore a 750.000 cell./ml può essere utilizzato per definire lo stato di sanità della ghiandola mammaria. Il livello di 1,5 x 106 cell./ml per il latte di massa sembra essere un limite appropriato per migliorare la condizione degli allevamenti di capre da latte. 2.4. Studio sperimentale: qualità igienico sanitaria del latte ovino 2.4.1. PREMESSE Come per la specie caprina, anche nella specie ovina, l’Unione Europea, non ha ancora stabilito un limite legale circa il contenuto di cellule somatiche (CCS) nel latte di massa. Nonostante le indicazioni reperibili dalla letteratura internazionale e nazionale ancora oggi non è chiaro quali siano i livelli di cellule somatiche a cui fare riferimento in condizioni di campo che possano dare informazioni sulla qualità totale del latte e quella tecnologica in particolare. 2.4.2. MATERIALI E METODI La prova sperimentale è stata realizzata presso un allevamento di tipo semintensivo costituito da 400 pecore di razza sarda sito in provincia di Viterbo. L’alimentazione è rappresentata da pascolo su erbai e prati, con integrazione di mangimi semplice al momento della mungitura. La mungitura, eseguita due volte al giorno, è di tipo meccanico con impianto lineare a 24 posti. Per tale prova sono stati selezionati 30 animali sani (sia primipare che pluripare) e monitorati per l’intera lattazione. I prelievi di latte sono stati effettuati ogni 4 settimane, durante la mungitura della mattina per un totale di 5 controlli. In ogni controllo è stata valutata la morfologia della mammella. Per ogni soggetto sono stati prelevati, dapprima, 22 campioni di emimammella per l’esame batteriologico e citologico. Subito dopo è stata misurata la produzione di ogni emimammella, mediante cilindri graduati, ed eseguito un prelievo di latte rappresentativo di ciascuna emimammella. Su tali campioni sono stati determinati i seguenti parametri: produzione, grasso, proteine, lattosio, residuo magro (RM), urea, caseina, pH, °SH, cellule somatiche con metodo automatico e microscopico. I parametri quali plasmina, plasminogeno e frazioni proteiche sono stati determinati dal Dipartimento di Produzioni Animali. Le metodiche d’analisi dei parametri sopra citati sono già descritte nel paragrafo riferito all’analisi del latte caprino, al quale si rimanda per le specifiche. 2.4.3. RISULTATI Variazioni del contenuto cellulare in relazione allo stato sanitario della mammella Il contenuto medio di cellule somatiche durante l’arco della sperimentazione ha mostrato un valore di 648 cell./ml. La percentuale di emimammelle infette, nel periodo considerato, è stata del 24,2%. I principali patogeni isolati sono risultati gli Stafilococchi coagulasi negativi (SCN) (Fig. 6). 18,8% 5,5% 75,7% CNS Other bacteria Negative Figura 6 - prevalenza percentuale di isolati batterici durante la lattazione Durante l’intera lattazione il 67,7% delle emimammelle infette sono risultate positive all’esame batteriologico in tre o più campionamenti consecutivi. La prevalenza di mastiti subcliniche è stata maggiore nei soggetti dalla terza lattazione in avanti rispetto agli animali in prima o seconda lattazione. Il 66,2% dei soggetti ha mostrato una infezione unilaterale. Confrontando emimammelle di soggetti con infezione unilaterale e bilaterale non sono state osservate differenze significative dei parametri produttivi e qualitativi, anche se i soggetti con infezione 23 bilaterale hanno mostrato una minore produzione di latte e un maggiore CCS rispetto ai soggetti con infezione unilaterale (Tabella 12). Tabella 12 - Media stimata e DS della produzione di latte nell’ovino e del CCS di emimammelle con infezione unilaterale e bilaterale CCS (log10) Produzione (Kg/mungitura) Infezione unilaterale Infezione bilaterale 5,80±0,73 6,04±0,74 0,302±0,138 0,250±0,149 Le emimammelle infette hanno mostrato un CCS significativamente superiore rispetto a quelle sane (871.000 cell./ml Vs 204.000 cell./ml), mentre per quanto riguarda la produzione si è osservata una riduzione di circa il 30% della quantità di latte. In termini quantitativi un’emimammella sana mediamente produce 410 g di latte per singola mungitura contro i 284 g prodotti da una emimammella infetta. Considerando una lattazione di 200 giorni, si avrebbe una perdita produttiva stimata di circa 45,4 litri di latte per animale corrispondente ad una perdita economica di ca. 34 Euro (prezzo del latte 0,75 euro/l). Tabella 13 - Medie della produzione, CCS e caratteristiche chimico-fisiche del latte ovino in base allo stato igienico.sanitario delle emimammelle. Significatività statistica delle differenze: A,B,C =P<0,01; a,b,c P<0,05. Emimammella infette CCS, cell./ml Produzione, kg/mungitura Grasso ,% Proteine, % Lattosio, % Indice di caseina, % pH °SH Tempo di coagulazione, min Consistenza coagulo, mm Velocità formazione, min a 871.000 0,284a 4,91 5,55 4,98a 77.32a 6,57a 8,55a 21,10 42,00 1,58 Emimammella sane 204.000b 0,410b 4,87 5,38 5,16b 78,48b 6,49b 10,53b 20,84 45,57 1,64 Relativamente alle caratteristiche chimico-fisiche del latte, le emimammelle infette hanno presentato un’acidità titolabile (°SH), un indice di caseina e un contenuto in lattosio più basso rispetto alle emimammelle sane (Tab. 13). La qualità tecnologica del latte ha fatto 24 registrare una elevata percentuale di campioni con scarsa attitudine alla coagulazione presamica. Nell’ambito dei soggetti che hanno presentato infezione unilaterale, sono state confrontate le emimammelle infette con le rispettive controlaterali sane. Dal confronto è emerso che le prime hanno mostrato un maggiore CCS, un aumento di pH e una minore acidità titolabile. Tuttavia non sono state osservate differenze significative per quanto riguarda la produzione e gli altri componenti. Per verificare l’effetto della emimammella infetta sulla controlaterale non infetta sono stati confrontati i parametri analizzati di emimammelle sane di soggetti con infezioni unilaterale e emimamelle sane di soggetti completamente sani. Risulta che le emimammelle di animali completamente sani hanno presentato una produzione significativamente maggiore e un minore CCS rispetto alle emimammelle sane di animali con mastiti unilaterali (Tabella 14). Ciò potrebbe significare un effetto sistemico della emimammella infetta sulla controlaterale sana. Tabella 14 - Medie della produzione, CCS e caratteristiche chimico-fisiche di emimammelle sane di soggetti con infezione unilaterale e di emimammelle di soggetti completamente sani. Significatività statistica delle differenze: A,B,C =P<0,01; a,b,c P<0,05. Controlaterale sane Completamente sane 871.000a 204.000b 0,309 a 0,416b Grasso, % 4,82 4,71 Proteine, % 5,76 5,31 Lattosio, % 5,01a 5,22b Indice di caseina, % 78.44 78,72 pH 6,50 6,49 °SH 11,12a 9,84b Tempo di coagulazione, min 20,05 21,55 Consistenza coagulo, mm 41,91 41,16 Velocità formazione, min 1,58 1,72 CCS, cell./ml Produzione, kg/mungitura 25 Caratteristiche chimico-fisiche e produzione del latte in funzione del contenuto in cellule somatiche. Nella valutazione dell’influenza che ha il CCS sui parametri produttivi e di composizione del latte di emimammella, sono state considerate quattro classi di cellule somatiche come di seguito riportate: 1) contenuto inferiore a 200.000 cell./ml 2) contenuto tra 200.000 e 400.000 cell./ml 3) contenuto tra 400.000 e 800.000 cell./ml 4) contenuto maggiore a 800.000 cell./ml La produzione media di latte per capo per giorno è di 1,149 Kg/die. Nella Figura 7 è riportata la variazione della produzione nel corso della lattazione. 1,600 1,400 1,400 1,351 1,173 1,156 1,200 kg/dì 1,000 0,827 0,800 0,600 0,400 0,200 0,000 30 58 86 114 142 gg dal parto Figura 7 - Variazione della produzione nel corso della lattazione. Considerando la produzione in funzione del CCS si può osservare che all’aumentare del contenuto cellulare corrisponde una riduzione significativa della quantità di latte prodotto (Figura 8). In particolare la riduzione risulta essere più marcata quando si passa dalla classe 1° alla classe 2° e dalla 2° alla 3°, mentre non si osservano differenze tra la classe con contenuti cellulari tra 400 e 800 x 103 e tra la classe con contenuti cellulari maggiori a 800 x 103. 26 0,450 0,400 0,350 0,300 0,250 0,200 0,150 0,100 0,050 0,000 0,404 A 0,335 B 0,278 C <200 0,273 C >=200 ;<400 >=400;<800 >800 Figura 8 - Produzione media (kg) di emimammella nell’ovino in funzione delle classi di CCS considerate. A,B,C P<0.01 In termini di perdita produttiva (Tab. 15), si può osservare la riduzione percentuale di latte per classi di CCS considerate. Le emimammelle che presentano contenuti cellulari superiori a 400 x 103 cell./ml producono mediamente il 31% in meno. Tabella 15 - Perdita produttiva nell’ovino in funzione delle classi delle classi di CCS. Classe CCS (103 cell./ml) Calo prod. (g/die) Calo prod. (%) 1° <200 - - 2° >200, <400 - 69 g - 17 3° >400-<800 - 125 g - 31 4° >800 - 131 g - 32 Influenza del CCS sulla composizione in grasso, proteine, lattosio I valori medi dei componenti del latte durante il periodo considerato sono risultati: grasso 5,13%, proteine 5,93, lattosio 4,77. Considerando tali parametri in funzione del contenuto cellulare (Fig. 9) risulta un aumento significativo del grasso (4,79% Vs 5,37%) e proteine (5,25% Vs 5,82%) nella classe di cellule somatiche maggiori a 200 x 103. Contrariamente il lattosio subisce una riduzione significativa (5,26% Vs 4,73%). Il lattosio, disaccaride di 27 stretta sintesi mammaria, risulta essere un indicatore molto sensibile della funzionalità della ghiandola mammaria. % grasso, proteine , lattosio <200 >=200 ;<400 >=400;<800 >800 5,60 7 5,40 6 5 5,20 4 5,00 3 4,80 2 4,60 1 0 4,40 <200 >=200 ;<400 >=400;<800 grasso proteine >800 lattosio Figura 9 - Contenuto in grasso, proteine e lattosio in funzioni delle classi di ampiezza di SCC. Influenza del CCS sulle caratteristiche lattodinamografiche L’attitudine del latte alla coagulazione presamica risulta influenzata dal contento cellulare. Infatti si può osservare (Tabella 16) un aumento significativo del tempo di coagulazione in campioni di latte con contenuti cellulari maggiori a 800 x 103 cell./ml e negli stessi una riduzione significativa della consistenza del coagulo. Tabella 16 - Parametri lattodinamografici in funzione delle classi di CCS. Significatività statistica delle differenze: a,b,c P<0,05. <200 >200- <400 >400-<800 >800 Tempo di coag. (min’) 20,57a 20,29a 18,42a 22,67b Consistenza coagulo (mm) 43,23a 43,63a 45,78a 33,67b Velocità formazione (min’) 1,63 1,53 1,49 1,90 28 Inoltre si assiste all’aumentare del contenuto cellulare un aumento dei campioni non reattivi alla prova della coagulazione (Figura 10). In particolare il 49% dei campioni con contenuti cellulari maggiori a 800 x 103 cell./ml non hanno reagito all’aggiunta del caglio nelle condizioni sperimentali (30 min). % campioni non reattivi 60% 49% 50% 40% 30% 28% 29% >=200 ;<400 >=400;<800 20% 10% 7% 0% <200 >800 Figura 10 - Percentuale di campioni di latte ovino non reattivi in funzione delle classi di CCS Influenza del CCS sull’indice caseinico, pH, °SH Anche i parametri più strettamente tecnologici quali l’indice caseinico il pH e i gradi °SH sono influenzati del CCS. Per quanto riguarda l’indice caseinico una riduzione significativa si osserva nella classe di campioni con cellule somatiche maggiori a 800 x 103 cell./ml (Figura 11) mentre non si osservano differenze significative nelle altre classi considerate. 79,20 78,97 A 79,00 % indice caseina 78,80 78,65 A 78,52 A 78,60 78,40 78,20 78,00 77,81 B 77,80 77,60 77,40 77,20 <200 >=200 ;<400 >=400;<800 >800 Figura 11 - Indice caseinico del latte ovino in funzione delle classi di CCS (103 cell./ml). A,B P<0.01. 29 Riguardo l’acidità attuale (pH) un aumento significativo si registra in emimammelle con contenuti cellulari maggiori a 800 x 103 cell./ml ( 6,49 Vs 6,65) in corrispondenza l’acidità titolabile (°SH) tende a diminuire significativamente ( 10,20 Vs 8.64) (Figura 12). 6,7 10 6,65 9,5 6,6 6,55 9 8,5 pH °SH 10,5 6,5 8 6,45 7,5 6,4 <200 >=200 ;<400 >=400;<800 °SH >800 pH Figura 12 – Andametop del pH e di °SH nel latte ovino in funzione delle classi di SCC (103 cell./ml). Morfologia della mammella e parametri produttivi e di composizione del latte Ad ogni controllo prima della mungitura è stata eseguita la palpazione della mammella e valutata la morfologia come descritto nella Figura 13. Le mammelle definite come A presentavano circonferenza in corrispondenza degli attacchi ampia, simmetria delle emimammelle e angolazione dei capezzoli inferiore a circa 45°. Le mammelle classificate come C presentavano attacchi medi, pendenza della mammella e angolazione dei capezzoli maggiori a circa 45°. In ultimo le mammelle E, presentavano attacchi piccoli, asimmetria della mammella e capezzoli con angolazione maggiore a circa 45°. Sono stati confrontati i valori medi dei parametri produttivi e delle caratteristiche chimicofisiche e sanitarie (Tabella 17) del latte appartenente alle tre classi di mammelle. I risultati mostrano una riduzione della produzione di latte della mammella tipo C e tipo E rispetto alla mammella A. In particolare la mammella tipo E produce circa 0,300 Kg/mungitura in meno rispetto alla mammella tipo A, con una perdita percentuale di circa il 34,3%. 30 Figura 13 - Classificazione della mammella in base alla morfologia Da un punto di vista tecnologico il latte prodotto dalla mammella E presenta un minore contenuto in lattosio, un indice caseinico inferiore, una maggiore acidità attuale (pH) e una minore. Anche se i parametri determinati per valutare l’attitudine alla coagulazione non presentano differenze tra le tre classi, si osserva che il 22,8% del latte di mammelle tipo C e il 50% tipo E non coagulano dopo l’aggiunta di caglio. Tabella 18 - Produzione, composizione e caratteristiche lattodinamografiche in funzione della morfologia della mammella. Classe A Classe C Classe E kg/mungitura 0,874 0,684 0,574 Grasso (%) 4,35 5,08 4,84 Proteine (%) 5,35 6,05 5,96 Lattosio (%) 5,19 5,07 4,65 Caseina (%) 4,22 4,77 4,66 Ind.caseina (%) 78,95 79,09 77,68 Tempo coagulaz. (min’) 20,95 20,64 20,70 Consistenza coagulo (mm) 41,52 45,47 41,22 Velocità formaz. coag. (min’) 1,65 1,61 1,72 pH 6,50 6,53 6,60 10,04 10,20 8,68 204 295 617 % emimam. infette 21,05 22,8 45,65 % campioni non coag. 12,28 26,31 50 °SH 3 CCS m.geom. (10 cell./ml) 31 Per quanto riguarda lo stato sanitario il 45,65% delle mammelle E sono risultate positive all’esame batteriologico facendo registrare un contento cellulare di 617 x 103 cell./ml. Mentre la percentuale di mammelle tipo A e tipo C risultate positive all’esame batteriologico è stato rispettivamente del 21,05% e 22,8% con contenuti cellulari di 204 x 103 cell./ml per il tipo A e 295 x 103 cell./ml per il tipo E. 2.4.4. CONCLUSIONI I risultati ottenuti da questo studio permettono di fare le seguenti considerazioni. In prima analisi si evidenzia che elevati contenuti cellulari sono associati ad una notevole riduzione della produzione e ad un peggioramento delle caratteristiche chimico- fisiche e di coagulazione del latte. La riduzione della produzione di latte si osserva in emimammelle con contenuti cellulari superiori a 200 x 103 ( 17% al 33%). Anche il lattosio subisce una riduzione nel latte prodotto da emimammelle con contenuti cellulari >200 x 10^3, risultando un indicatore sensibile dello stato infiammatorio della ghiandola mammaria. Spostando l’attenzione sui parametri più tecnologici, quali indice caseinco, pH, °SH e indici lattodinamografici, peggioramenti della caratteristiche casearie si osservano nel latte di emimammelle con contenuti cellulari superiori a 800 x 10³. Riguardo allo stato sanitario della ghiandola mammaria, emerge che le forme di mastiti sub cliniche determinano un peggioramento della qualità del latte. In questo studio risulta come valore discriminante tra emimammella sana e infetta 200 x 10³ cell./ml, valore in linea con quanto riportato da nostri precedenti studi (Rosati et al., 2004). Tuttavia occorre considerare che un peggioramento della qualità tecnologica del latte si evidenzia quando i contenuti cellulari sono superiori a 800 x 10³. Di particolare importanza risulta essere il grado di persistenza dell’infezione, infatti contenuti cellulari elevati si osservano in emimammelle con tre o più isolamenti batteriologici. Inoltre sembra evidenziarsi un effetto sistemico dell’emimammella infetta sulla corrispondente sana. Il conteggio delle cellule somatiche rappresenta anche per i piccoli ruminanti un valido indicatore dello stato sanitario della mammella. Il fatto che questo parametro non venga per ora contemplato da alcuna specifica normativa non ne diminuisce a nostro avviso l’importanza alla luce della preoccupante diffusione di mastiti subcliniche da noi e da altri autori riscontrata. Per il controllo delle forme di mastite sub 32 clinica la determinazione ripetuta del contenuto in cellule somatiche e la conformazione della mammella può essere un valido strumento di screening per la selezione di soggetti da campionare per l’identificazione degli agenti eziologici di infezione e per indirizzare misure profilattiche e terapeutiche idonee. Le applicazioni dei controlli suddetti deve andare di pari passo con un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie dell’allevamento e delle operazioni di mungitura, con controlli periodici degli impianti di mungitura e con una maggiore attenzione agli aspetti nutrizionali e gestionali. 3. ANALISI DELLE FRAZIONI CASEINICHE DEL LATTE OVINO 4.1. Premesse 4.1.1. Il latte ovino La sintesi delle proteine avviene nella ghiandola mammaria a partire da aminoacidi veicolati dal torrente circolatorio. La componente proteica è costituita da due principali frazioni con caratteristiche diverse e di fondamentale importanza sia per la caseificazione che per il valore nutrizionale del latte: le caseine, che rappresentano circa l'80% della proteina totale nel latte di pecora, e le sieroproteine (o proteine solubili). Le caseine sono le proteine preponderanti nel latte di quasi tutte le specie di mammiferi e sono quelle che, sotto l’azione dell’enzima chimosina contenuto nel caglio, si addensano costituendo la "cagliata", complesso precipitativo che include anche i globuli lipidici. Le caseine sono un gruppo eterogeneo di proteine fosforilate presenti nel latte come complessi stabili fosfoproteici di calcio, denominati “micelle”. Nel caso della pecora, come in altri ruminanti, esse si compongono di 4 diverse frazioni complesse (αs1-, αs2-, β-, k-), La loro importanza è quindi fondamentale nel processo di caseificazione determinando la velocità di formazione del coagulo della cagliata e la sua consistenza. Il tenore in kcaseina, in particolare, gioca un ruolo determinante nel meccanismo di coagulazione presamica del latte; tale frazione caseinica ha un effetto marcato sulla velocità di aggregazione della micelle. Infatti, il diametro medio delle micelle è inversamente proporzionale alla quantità di k-caseina presente nel latte. 33 Le sieroproteine, le cosiddette proteine solubili (β-lattoglobulina, α-lattoalbumina e siero albumina), presentano peso molecolare inferiore alle caseine, non hanno la capacità di coagulare per azione del caglio e rimangono così in soluzione nel siero residuo. Per provocare la coagulazione di tali proteine occorrono temperature elevate. Riscaldando il siero, esse si separano sotto forma di flocculi che, affiorando, possono essere raccolti per la produzione della ricotta. Le sieroproteine sono presenti nel latte di pecora in percentuale più elevata rispetto al latte caprino e vaccino ed essendo ricche di amminoacidi essenziali, conferiscono al latte un alto valore biologico. In generale, la quantità della proteina risulta meno variabile rispetto al tenore in grasso, ma risente ugualmente del periodo della lattazione seguendo dinamica simile. Con il procedere della lattazione, il latte si osserva un arricchimento in caseina e proteine solubili (Fig. 13) a scapito delle forme azotate non proteiche. Nel latte di pecora il rapporto tra le proteine e la materia azotata totale è molto elevato (pari al 95%) ad indicare un contenuto in azoto non proteico molto basso. Importanti sono i fattori genetici e ambientali, in primis l'alimentazione. Figura 13 – Latte di pecora. Andamento del contenuto di proteine totali e caseine durante la lattazione (adattato da: Pugliese et al., 1998) Tabella 19 - Composizione media percentuale (p/p) del latte di pecora. Componenti % Acqua 81,75 Grasso 7,09 Proteine 5,75 Caseina 4,42 Frazioni % αs1 + αs2 29,60 β 55,10 34 k γ Proteine solubili 1,06 Azoto non proteico 0,265 8,90 6,50 β–lattoglobuline 51,40 α -lattoalbumine+sieroalbumine proteosi-peptoni 25,10 5,60 globulina 17,90 urea aminoacidi 44,80 15,70 creatinina 1,70 creatina 2,40 ammoniaca 0,10 ac. urico n.d. 2,10 33,30 Tabella 20 – Dati della letteratura sulle frazioni caseiniche per varie specie da latte. Frazione caseinica Latte Bovino Bufalino Caprinoa Caprinob Ovino Minore Caseina αs2-cas (%) αs1-cas (%) 12,1 39,5 37,2 11,2 - - 9,3 10,1 37,6 38,6 33,4 38,7 19,7 12,7 - 85,7 84,3 7,8 38,1 44,6 9,5 - 81,6 10,5 7,1 11,9a 12,8b 17,6 12,9 13,6 11,0 19,3 14,0 38,4 37,6 38,1 29,1 30,2 31,1 18,4 21,0 1,9 10,3 0,0 36,5 41,4 37,2 39,7 33,9 27,9 54,0 48,0 58,5 63,3 60,0 12,5 8,6 11,4 16,3 15,4 6,5 12,4 15,0 14,9 8,3 20,0 - - 1,6 5,0 5,4 6,0 - 8,0 35,0 38,0 17,0 - - 13,7 33,1 30,1 14,3 - - β-cas (%) Riff. κ-cas (%) Mora-Gutierrez et al. (1991) Bobe et al. (1998) Walstra et al. (1984) Cordeiro et al. (2001) Bordin et al. (2001) Zicarelli (2004) Bramanti et al. (2003) Mariani et al. (1993) Zicarelli (2004) Bramanti et al. (2003) Tziboula & Home (1999) Pierre et al. (1995) Tziboula & Home (1999) Bramanti et al. (2003) Pierre et al. (1995) Calavia & Burgos (1998) Dall’Olio et al. (1990) Papoff et al. (1993) Bramanti et al. (2003) a genotipo “αs1 alta” b genotipo “αs1 bassa” La differenziale presenza delle frazioni caseiniche ha diverse importanti implicazioni sulla qualità in senso lato del latte. Infatti, a seconda della maggiore o i minore quantità di alcune frazioni rispetto ad altre (Tabb. 19 e 20), le proprietà ci caseificazione del latte possono essere molto variabili. 35 Anche sotto il profilo dell’immunogenicità, la minore o maggiore presenza della frazione αs1-cas, riveste un ruolo importantissimo. Tale variabilità e di origine genetica. Nella capra, infatti, è noto che il locus genico per questa caseina è fortemente polimorfico con almeno 5 varianti alleliche cui corrispondo diverse capacità di sintesi della frazione αs1-cas: A, B e C 100%, E ca. 44%, D ed F ca. 17%, etc.). Anche per la vacca sono riportati in letteratura dati sulla variabilità di sintesi delle frazioni caseiniche su basi genetiche: ad es. il locus per la κ-caseina che presenta 2 varianteo alleliche (A e B) (Mariani & Pecorari, 1991) oppure la presenza di differenti genotipi per livello (ca. 10%) di sintesi dell’αs1-cas in vacche di razza bruna (Mariani et al., 1993). 4.1.2. Metodi cromatografici per l’analisi delle proteine del latte I metodi cromatografici, consentono la separazione e la quantificazione di composti di varia natura. Nello specifico, la cromatografia di proteine viene di norma condotta con la tecnica HPLC (High Pressare Liquid Chromatography) impiegando un fase stazionaria apolare (di norma resine o silice come supporto rivestite di molecole alifatiche a 4, 8 o 18 atomi di carbonio con o senza presenza di doppi legami). Una tipica fase stazionaria inversa è la C18 alchene legata a microsfere silicee di 5 µm di dimetro, nota anche come Octa-Decyl-Silane 2 - ODS2). Nel caso dell’analisi delle proteine del latte, in letteratura sono riportate altre tecniche cromatografiche d’analisi come il metodo ottimizzato da Bramanti et al. (2003) che sfrutta la capacità separativa di particolari colonne con fase stazionaria parzialmente idrofobia (Propyl HIC, 10 x 4,6 cm, 6,5 µm – 300 Å) e fase mobile a forza ionica decrescente in gradiente d’eluizione (Hydrophobic Interaction Chromatography – HIC). Sebbene questo tipo di tecnica offra buoni risultati con minimo pre-trattamento del campione, l’impiego di tamponi ad elevata forza ionica e ad elevata concentrazione di urea (8,0 M), rende l’approccio problematico da un lato per la preparazione dei tamponi (filtrazione e degasaggio) me soprattutto dall’altro per le complicazioni che insorgono con l’impiego in HPLC di tali tamponi che richiedono un’attenzione esecutiva piani di manutenzione particolarmente impegnativi. D’atro canto, le tecniche a fase inversa che impiegano fasi mobili più semplici e meno “aggressive” per le parti in movimento (valvole e pompe) e per le colonne, sono state con successo impiegate per l’analisi delle frazioni caseiniche e per le proteine del siero. Ad esempio Bordin e collaboratori (2001) hanno messo a punto e valicato un metodo in RP- 36 HPLC per la separazione e quantificazione delle proteine del latte a partire da campione sgrassato sottoposto ad un trattamento minimo. 4.2. Materiali e metodi 4.2.2. Campionamento I prelievi di latte ovino sono stati condotti mensilmente in un allevamento di pecore di razza Sarda in Provincia di Viterbo. Sono state considerate 30 pecore primipare in buone condizioni generali di salute senza, evidenti segni clinici di mastite. Il prelievo dei campioni individuali d’emimammella, è stato effettuato con cadenza mensile durante la mungitura mattutina. Il periodo di controllo ha avuto durata di 5 mesi, da Febbraio 2006 fino Giugno 2006. In totale 586 campioni di latte sono stati raccolti entro tubi da centrifuga in polietilene da 10 ml e conservati alla temperatura di -20°C fino al memento dell’analisi. Per l’analisi causale della variabilità del profilo caseinico sono stati considerati 107 campioni d’emimammella selezionati in base ai seguenti criteri: Criterio di selezione N. campioni Emimmelle affette bilateralmente 44 Emimammelle controlaterali sane 31 Emimammelle sotto 100000 SCC /ml 9 Emimammelle oltre 500000 SCC /ml 23 4.2.3. Metodo RP-HPLC per le caseine del latte di pecora I metodi cromatografici, consentono la separazione e la quantificazione di composti di varia natura. Nello specifico, la cromatografia di proteine viene di norma condotta con la tecnica HPLC (High Pressare Liquid Chromatography) impiegando un fase stazionaria apolare (di norma resine o silice come supporto rivestite di molecole alifatiche a 4, 8 o 18 atomi di carbonio con o senza presenza di doppi legami). Una tipica fase stazionaria inversa è la C18 alchene legata a microsfere silicee di 5 µm di dimetro, nota anche come Octa-Decyl-Silane 2 - ODS2). Nel caso dell’analisi delle proteine del latte, in letteratura sono riportate altre tecniche cromatografiche d’analisi come il metodo ottimizzato da Bramanti et al. (2003) che sfrutta la capacità separativa di particolari colonne con fase 37 stazionaria parzialmente idrofobia (es. Propyl HIC, 10 x 4,6 cm, 6,5 µm – 300 Å) e fase mobile a forza ionica decrescente in gradiente d’eluizione (Hydrophobic Interaction Chromatography – HIC). Sebbene questo tipo di tecnica offra buoni risultati con minimo pre-trattamento del campione, l’impiego di tamponi ad elevata forza ionica e ad elevata concentrazione di urea (8,0 M), rende l’approccio problematico da un lato per la preparazione dei tamponi (filtrazione e dagasaggio) e soprattutto, dall’altro, per le complicazioni che insorgono con l’impiego in HPLC di tali tamponi che richiedono un’attenzione esecutiva e piani di manutenzione particolarmente impegnativi e gravosi. D’atro canto, le tecniche a fase inversa, che impiegano fasi mobili più semplici e meno “aggressive” per le parti in movimento (valvole e pompe) e per le colonne, sono state con successo impiegate per l’analisi delle frazioni caseiniche e per le proteine del siero. Per la specifica applicazione al presente programma di ricerca, al fine di valutare lo studio della variabilità delle frazioni caseiniche in campioni di latte di pecora, è stato messo a punto un metodo con determinazione in RP-HPLC e fluorimetria, adattando il protocollo già sviluppato da Viesser e collaboratori (1986). Nella presente sperimenatazione, pertanto, si è preferito rivolgerci a tali tecniche per il loro grado di risoluzione e per la semplicità di gestione del sistema pompa-colonna dell’apparato HPLC: Il metodo prevede due fasi principali (Viesser et al., 1986): • preparazione delle caseine (pretarattamento del campione); • analisi cromatografia per RP-HPLC con rivelazion UV o fluorimetrica. Pretrattamento del campione Per la preparazione delle caseine, il campione di latte viene sgrassato per centrifugazione a 3500 rpm alla temperatura di 4°C per 10 min’. Dopo lo sgrassaggio, il campione preventivamente diluito 1:2 con acqua distillata, viene sottoposto ad acidificazione con l’aggiunta di acido acetico glaciale al 10% v/v fino a pH 4,6 (ca. 9 ml di acido per 50 ml di latte). In seguito all’acidificazione si osserva la precipitazione delle caseine. Per agevolare le fasi successive di trattamento del campione, la procedura viene eseguita entro tubi da 10 ml in polietilene come segue: 38 1. a 3 ml di latte sgrassato vengono aggiunti 3 ml d’acqua, ca. 0,7 g di glass beds (diametro nominale: 2 mm) e 0,5 ml di acido acetico al 10%; 2. il campione viene centrifugato a 1500 rpm per 3 min’ e, dopo aver scartato il surnatante, vengono aggiunti 5 ml d’acqua distillata tiepida (ca. 40-50°C); 3. al vortex viene spappolato e ri-sospeso il coagulo e nuovamente centrifugato a 1500 rpm per 3 min’; 4. eliminato il surnatante si procede ad effettuare due lavaggi come sopra (punti 2 e 3) con 5 ml di etanolo, due lavaggi con 5 ml acetone e due lavaggi con 5 ml di etere di petrolio; 5. al termine della procedura di purificazione, il campione viene essiccato sotto azoto a 40°C fino a completa eliminazione dell’etere (caseine inodori). Per la preparazione delle caseine e l’analisi in RP-HPLC sono necessari i seguenti tamponi e solventi: Solventi per HPLC MetCN (HPLC, Gradient Grade); H2O (ASTM Type I); TFA 1% in H2O Tampone bis-tris propane 0,5646 g di BIS-TRIS-PROPANE (Sigma) vengono pesati e posti in un matraccio da 100 ml con 24 g d’Urea e 0,24 ml di β-mercaptoetanolo. Si porta a volume con acqua ultrapura e si aggiusta il pH a 7.0 con HCl (37%) Tampone Urea 8 M 24 g d’Urea vengono pesati in matraccio da 50 ml portando a volume con miscela MetCN/H2O/TFA (9,95:89,95:0,1) (90:10 + TFA 0,1%), e filtrati su microfibra o filtri a membrana da 0,45 µm Preparazione del campione purificato Dieci grammi di caseine sono pesati entro tubi da 15 ml (falcon) e disciolti in 2 ml di tampone BIS-TRIS-PROPANE, vortexando per 1-2 min’ fino a completamento dissoluzione delle caseine. Si lascia riposare per 40-60 min’ e quindi si aggiungono 8 ml di TAMPONE UREA 8M. Infine 5 µl vengono iniettati in HPLC e la detezione dei picchi è ottenuta per confronto con i tempi di ritenzione di standard commerciali di α-, β- e k-caseina bovina (Sigma-Aldrich, Germany) 39 Sistema cromatografico e settaggi Il sistema HPLC impiegato per l’analisi delle frazioni caseiniche nel latte ovino, pretrattato come sopra riportato, è così composto e settato come segue: • Dispositivo di degasaggio dei solventi per la fase mobile: Thermo Finnigan Vaccum Degaser • Pompa quaternaria a gradiente: ThermoFinnigan Spectrasystem P4000 • Colonna separativa: Vydac C18 25 cm, 5 µm, 4,6 mmID 300 Å Cod 218TP54 (con blocco filtro precolonna da 0,2 µm) • Solventi: H2O, MetCN e TFA 1% (tutti di grado gradiente per HPLC o equivalenti, Sigma, Germany) • Programmazione del gradiente: MetCN/H2O/TFA1% da 32:48:20 fino a 44:36:20 in 17,4 min’, poi fino a 60:20:20 in 5 min’ e quindi ritorno alla fase iniziale a in 9,5 min’. Durata della corsa: 32 min’. • Fluorimetro: ThermoFinnigan Spectrasystem FL3000; λex=280 nm, λem=364 nm • Autocampionatore con settaggi tray/forno: Ttray = 4°C; Toven = 28°C • Software di gestione e calcolo: ChromQuest 3.0 4.2.4 Metodo per la produzione della γ-caseina Per la preparazione della frazione γ-caseinica si procede come delineato in Urech et al. (1998). Il metodo prevede l’idrolisi mediata da plasmina (PL) secondo il seguente schema di reazione: • α-cas: 20 mg sono posti entro microtubo da 2.0 ml con 0.5 g di glass beads. A questo sono aggiunti 900 µl di NaCl 0,85%(p/v). Si vortexa per alcuni minuti fino alla parziale dissoluzione dello standard. Si aggiungono 100 µl di plasmina [1 µgPL/ml in NaCl 0,85% (p/v)] e si vortexa nuovamente. Il preparato viene incubato per 18 ore a 37°C. • β-cas: 10 mg sono posti entro microtubo da 2.0 ml con 0.5 g di glass beads. A questo sono aggiunti 900 µl di NaCl 0,85%(p/v). Si vortexa per alcuni minuti fino alla parziale dissoluzione dello standard. Si aggiungono 100 µl di plasmina [1 40 µgPL/ml in NaCl 0,85% (p/v)] e si vortexa nuovamente. Il preparato viene incubato per 18 ore a 37°C. • k-cas: 3,8 mg sono posti entro microtubo da 2.0 ml con 0.5 g di glass beads. A questo sono aggiunti 200 µl di NaCl 0,85%(p/v). Si vortexa per alcuni minuti fino alla parziale dissoluzione dello standard. Si aggiungono 800 µl di plasmina [1 µgPL/ml in NaCl 0,85% (p/v)] e si vortexa nuovamente. Il preparato viene incubato per 18 ore a 37°C. Dopo l’incubazione i tre preparati per la γ-cas sono equalizzati a 3,8 mg cas equivalenti (titolo nominale della k-cas prima dell’idrolisi) portando 190 µl e 380 µl degli idrolizzati rispettivamente per l’α-cas e la β-cas a 1000 µl con NaCl 0,85% (p/v). 200 µl di idrolizzato della k-cas, degli idrolizzati diluiti dell’α-cas e della β-cas, 200 µl di PL (1mg/ml) preventivamente diluita ½ con NaCl 0,85% (p/v) e 200 µl di NaCl 0,85% (p/v) sono posti in vials da HPLC, essiccati in debole corrente d’azoto a 37°C e quindi risospesi 200 µl di tampone bis-tri-propane. Dopo 45 min’ d’incubazione si aggiungono 800µl di tampone Urea 8 M. Il volume d’iniezione, per mantenere la comparabilità con la normale procedura d’analisi delle caseine (compresi gli standard commerciali alla concentrazione d’iniezione di 1mg/ml), dovrà essere pari a: 5*5/3,8= 6,6 µl 4.3. Risultati e discussioni Sualla scorta d’informazioni relative allo stato di salute della mammella ottenuti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per le Ragioni Lazio e Toscana – Centro Latte, sono stati selezionati campioni di latte d’emimamella su cui effettuare lo screening cromatografico per le frazioni caseiniche. Per la valutazione della composizione percentuale delle frazioni caseiniche, s’è ricorso all’analisi della risposta strumentale (fluorimetro) per le frazioni commerciali assumendo analogo comportamento per le omonime frazioni del latte di pecora. Per tale motivo sono 41 stati analizzati standard cromatografici a titolo noto (1 mg/ml per le tre frazioni commerciali αsx-, β- e κ-caseina) e per ogni frazione è stato determinato il valore della risposta strumentale rispetto alla frazione con risposta maggiore (area somma dei picchi cromatografici, valore maggiore): β-caseina = 0,50 κ-caseina = 0,78 α-caseina = 1,00 Nella tabella successiva (Tab. 21) sono riportati, in percentuale, i contenuti per le diverse frazioni caseiniche nei campioni di latte ovino mentre in Tabella 22 sono riportate le statistiche di base. In termini percentuali, le frazioni caseiniche mediamente riscontrate nella popolazione campionaria saggiata, risultano in linea con quanto riportato in letteratura (cfr. ad es. l’esauriente rassegna in Bramanti et al., 2003). Tuttavia è da osservare come nei campioni saggiati sia risultata mediamente più elevata la presenza della frazione αs2 rispetto a quanto riportato in letteratura e mediamente inferiore, invece, il contenuto in κcaseina. Per questa componente caseinica, inoltre, la variabilità (CV%= 39,5) è risultata sensibilmente superiore alle altre frazioni a denotare probabilmente una maggiore dipendenza di tale frazione da condizioni quali, ad esempio, lo stato fisiologico della mammella e dell’individuo. In relazione alla k-caseina, va detto che proprio tale frazione risulta particolarmente suscettibile all’azione enzimatica indotta dal complesso plasmina-plaminogeno e che da tale azione ne risulta la formazione della frazione γ-cas, la cui presenza nei cromatogrammi acquisiti è tutt’ora in fase di accertamento. La presenza di questa componente, in quantità variabili da campione a campione, potrebbe giustificare il minorre contenuto medio della κ-cas rispetto a quanto rinvenuto in letteratura e soprattutto può contribuire a definire un plausibile quadro di riferimento per la casistica minus-variante. 42 Nel tentativo di indiduare eventuali fattori il cui effetto si esplica nel diverso assortimento delle frazioni caseiniche, su dati è stata condotta l’analisi della varianza per testare i seguenti fattori: 1) mese di campionamento; febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno; 2) ordine di parto; 3) salute della mammella: positiva ai patogeni e negativa; 4) contenuto in cellule somatiche: <500.000 e >1.000.000 Nelle successive Figg. 14-16 sono riportati i grafici ottenuti attraverso l’impiego del pacchetto Statistica 6.0 (StatSoft Inc.). L’analisi statistica ha consentito di evidenziare una riduzione della frazione corrispondente alla k-cas con il procedere della lattazione a vantaggio delle frazioni αs2 ed αs1. Va detto che all’aumento della feazione αs1 (fig. 17) corrisponde, molto probabilmente, anche l’aumento di prodotti di degradazione 43 (γ-cas e PP) che coeluiscono. Tabella 21 - Dati dell’analisi cromatoagrafica per le frazioni caseiniche del latte di pecora. Titolo nominale del purificato all’iniezione: 1000±50 µg/ml. Concentrazione corretta per la risposta strumentale (µg/ml all’iniezione) Area % (Fluorimetro) Caso Progr. 7 13 3 6 10 19 2 4 8 15 4 8 3 5 7 14 4 7 1 2 18 35 18 36 14 27 15 29 21 42 15 30 14 28 16 31 12 23 10 20 24 47 23 46 20 39 24 48 26 51 28 55 25 49 23 45 25 50 28 56 29 58 10 19 1 2 1 1 Matricola col_odp Emim. A097823 VERDE sx VG354 ROSSO dx A098530 BLU sx VG359 BLU dx A0144325 BLU sx VG313 ROSSO dx VG354 ROSSO sx A097823 VERDE dx VG313 ROSSO sx MA2261 VERDE dx A097678 VERDE sx A097678 VERDE dx 933487 ROSSO sx 996582 ROSSO sx A0191248 ROSSO dx 996582 ROSSO dx 933487 ROSSO dx MA2251 VERDE sx A0144267 VERDE sx A098530 BLU dx A0227634 VERDE sx 822715 ROSSO dx GR113 VERDE sx A0227634 VERDE dx VG031 ROSSO sx A098527 BLU sx A0227467 BLU sx 822715 ROSSO sx A0227467 BLU dx A098527 BLU dx VG465 VERDE dx A097678 VERDE sx A0227634 VERDE dx A0227634 VERDE sx κ 9,3 8,9 10,8 11,0 8,3 8,4 8,1 8,8 6,2 10,0 8,4 9,7 7,9 9,2 9,1 10,3 10,4 8,8 8,3 7,0 5,3 11,9 9,6 10,5 5,0 8,4 7,4 9,4 8,4 7,8 10,5 8,1 7,7 9,9 αs2 19,8 16,0 18,1 19,6 15,6 17,3 17,3 18,2 15,5 15,2 16,5 16,1 15,4 14,1 14,3 16,1 15,0 20,2 22,5 17,0 17,6 20,2 20,7 16,7 18,8 19,7 15,8 16,6 18,1 20,9 15,6 10,1 10,1 17,3 αs1 12,8 24,4 11,2 10,4 35,7 24,0 40,0 12,5 49,6 11,3 8,9 12,1 30,2 29,7 39,2 32,6 32,2 32,2 34,6 10,8 35,9 7,6 6,8 33,2 6,6 7,2 35,7 33,7 36,3 9,9 8,5 12,0 23,1 8,4 β 15,2 15,1 14,2 15,0 13,7 13,3 15,4 14,8 13,6 21,2 17,3 20,3 11,4 13,9 16,5 9,5 15,9 11,5 14,6 14,4 14,9 15,8 22,0 14,8 15,9 14,9 15,1 13,7 14,1 12,0 14,5 17,8 13,9 14,5 tot 57,1 64,4 54,3 56,0 73,3 63,0 80,8 54,3 84,9 57,7 51,1 58,2 64,9 66,9 79,1 68,5 73,5 72,7 80,0 49,2 73,7 55,5 59,1 75,2 46,3 50,2 74,0 73,4 76,9 50,6 49,1 48,0 54,8 50,1 44 κ 119 114 138 141 106 108 104 113 79 128 108 124 101 118 117 132 133 113 106 90 68 153 123 135 64 108 95 121 108 100 135 104 99 127 αs2 198 160 181 196 156 173 173 182 155 152 165 161 154 141 143 161 150 202 225 170 176 202 207 167 188 197 158 166 181 209 156 101 101 173 αs1 128 244 112 104 357 240 400 125 496 113 89 121 302 297 392 326 322 322 346 108 359 76 68 332 66 72 357 337 363 99 85 120 231 84 β 304 302 284 300 274 266 308 296 272 424 346 406 228 278 330 190 318 230 292 288 298 316 440 296 318 298 302 274 282 240 290 356 278 290 tot 749 820 715 741 893 787 985 716 1002 817 708 812 785 834 982 809 923 867 969 656 901 747 838 930 636 675 912 898 934 648 666 681 709 674 Concentrazione relativa % κ 16% 14% 19% 19% 12% 14% 11% 16% 8% 16% 15% 15% 13% 14% 12% 16% 14% 13% 11% 14% 8% 20% 15% 14% 10% 16% 10% 13% 12% 15% 20% 15% 14% 19% αs2 26% 20% 25% 26% 17% 22% 18% 25% 15% 19% 23% 20% 20% 17% 15% 20% 16% 23% 23% 26% 20% 27% 25% 18% 30% 29% 17% 18% 19% 32% 23% 15% 14% 26% αs1 17% 30% 16% 14% 40% 31% 41% 17% 49% 14% 13% 15% 38% 36% 40% 40% 35% 37% 36% 16% 40% 10% 8% 36% 10% 11% 39% 38% 39% 15% 13% 18% 33% 12% β 41% 37% 40% 40% 31% 34% 31% 41% 27% 52% 49% 50% 29% 33% 34% 23% 34% 27% 30% 44% 33% 42% 53% 32% 50% 44% 33% 31% 30% 37% 44% 52% 39% 43% 2 8 9 8 22 22 10 3 29 28 27 27 13 17 15 13 30 27 22 22 14 15 17 1 1 2 24 27 21 3 24 25 2 3 9 29 13 2 4 15 17 16 43 44 20 6 57 56 54 53 26 33 30 25 60 54 43 44 27 29 34 2 1 3 47 53 41 6 48 49 3 5 18 58 26 4 A098530 MA2251 A098636 MA2251 A098527 A098527 A097678 A0144311 A0227382 A098522 A0227467 A0227467 VG354 A097823 A0191248 VG354 A098527 933526 822715 822715 A097678 A0191248 A097823 VG313 VG313 VG359 VG031 A098527 A0191388 VG359 VG031 A098522 VG465 VG359 MA2251 VG313 MA2254 VG465 BLU VERDE ROSSO VERDE BLU BLU VERDE BLU BLU BLU BLU BLU ROSSO VERDE ROSSO ROSSO BLU ROSSO ROSSO ROSSO VERDE ROSSO VERDE ROSSO ROSSO BLU ROSSO BLU BLU BLU ROSSO BLU VERDE BLU VERDE ROSSO VERDE VERDE dx sx sx dx sx dx dx dx sx dx dx sx dx sx dx sx dx dx sx dx sx sx dx dx sx sx sx sx sx dx dx sx sx sx dx dx dx dx 10,4 7,1 6,5 8,9 5,8 8,8 7,8 7,0 7,0 6,6 7,7 5,3 6,4 7,3 5,8 6,7 5,0 9,0 8,2 9,0 7,6 8,3 8,5 7,5 6,8 7,6 6,5 6,6 6,5 6,4 8,6 10,3 8,0 5,3 8,4 3,4 7,0 6,9 13,0 9,9 12,2 23,8 11,1 13,4 13,6 9,1 9,5 8,6 15,5 7,5 8,0 10,2 9,2 7,5 14,0 15,5 13,1 14,6 11,4 10,3 10,3 11,3 11,2 12,6 22,0 22,8 24,1 21,5 20,7 17,5 25,1 23,4 25,5 23,8 21,5 24,2 9,9 6,3 28,5 34,7 29,0 27,7 28,7 25,0 20,5 20,5 27,1 8,3 21,0 21,4 27,2 17,4 27,1 20,2 20,5 22,4 22,8 22,3 21,9 22,7 21,2 18,8 31,7 38,0 27,9 29,2 36,4 32,1 33,6 31,7 34,6 31,8 33,3 34,5 32,4 46,0 16,4 18,0 16,4 34,5 19,9 20,3 17,5 14,6 15,4 12,0 16,6 17,1 15,0 15,0 15,0 16,6 24,3 17,5 18,0 17,4 16,2 15,0 14,7 16,1 17,9 18,2 10,6 16,9 15,1 14,8 18,8 19,0 16,8 14,8 22,2 20,7 65,7 69,3 63,6 85,4 62,3 84,4 70,0 61,4 54,5 50,3 65,7 33,1 52,0 56,0 42,2 46,6 61,1 44,7 66,1 46,0 59,8 58,3 56,9 41,5 53,9 55,1 78,1 85,6 69,1 74,0 80,8 74,7 85,5 79,4 85,3 73,8 84,0 86,3 45 133 91 83 114 74 113 100 90 90 85 99 68 82 94 74 86 64 115 105 115 97 106 109 96 87 97 83 85 83 82 110 132 103 68 108 44 90 88 130 99 122 238 111 134 136 91 95 86 155 75 80 102 92 75 140 155 131 146 114 103 103 113 112 126 220 228 241 215 207 175 251 234 255 238 215 242 99 63 285 347 290 277 287 250 205 205 271 83 210 214 272 174 271 202 205 224 228 223 219 227 212 188 317 380 279 292 364 321 336 317 346 318 333 345 648 920 328 360 328 690 398 406 350 292 308 240 332 342 300 300 300 332 486 350 360 348 324 300 294 322 358 364 212 338 302 296 376 380 336 296 444 414 1010 1173 818 1059 803 1214 921 837 740 668 833 466 704 752 438 635 775 472 927 485 799 780 755 436 705 733 978 1057 815 927 983 924 1066 999 1045 896 1082 1089 13% 8% 10% 11% 9% 9% 11% 11% 12% 13% 12% 15% 12% 12% 17% 14% 8% 24% 11% 24% 12% 14% 14% 22% 12% 13% 9% 8% 10% 9% 11% 14% 10% 7% 10% 5% 8% 8% 13% 8% 15% 22% 14% 11% 15% 11% 13% 13% 19% 16% 11% 14% 21% 12% 18% 33% 14% 30% 14% 13% 14% 26% 16% 17% 22% 22% 30% 23% 21% 19% 24% 23% 24% 27% 20% 22% 10% 5% 35% 33% 36% 23% 31% 30% 28% 31% 33% 18% 30% 28% 62% 27% 35% 43% 22% 46% 29% 29% 29% 52% 30% 26% 32% 36% 34% 31% 37% 35% 32% 32% 33% 36% 31% 32% 64% 78% 40% 34% 41% 57% 43% 49% 47% 44% 37% 52% 47% 46% 0% 47% 39% 0% 52% 0% 45% 45% 43% 0% 42% 44% 37% 34% 26% 36% 31% 32% 35% 38% 32% 33% 41% 38% 18 4 18 19 10 29 14 13 27 1 22 16 3 26 12 29 29 26 10 1 10 27 16 12 27 14 20 28 22 5 5 36 7 35 37 20 57 28 25 54 2 43 31 5 52 24 57 58 51 20 1 19 53 32 23 54 27 40 56 44 10 9 933487 A0191248 933487 MA2290 822715 VG313 A0143509 MA2253 A098527 VG465 VG313 A098530 MA2251 VG359 A0191388 933526 933526 VG359 VG354 VG465 VG354 A0227634 A098530 A0191388 A0227634 A0191248 822715 A098527 VG313 996582 996582 ROSSO ROSSO ROSSO VERDE ROSSO ROSSO BLU VERDE BLU VERDE ROSSO BLU VERDE BLU BLU ROSSO ROSSO BLU ROSSO VERDE ROSSO VERDE BLU BLU VERDE ROSSO ROSSO BLU ROSSO ROSSO ROSSO dx sx sx sx dx sx dx sx dx dx sx sx sx dx dx sx dx sx dx sx sx sx dx sx dx sx dx dx dx dx sx 6,0 7,6 2,6 6,3 6,6 6,8 7,5 8,0 9,6 10,6 5,1 5,3 6,0 7,7 3,7 6,1 9,4 5,2 4,8 4,8 3,4 5,3 6,1 3,8 5,1 1,2 5,6 3,6 3,2 4,2 3,3 23,1 22,3 25,0 24,4 23,8 24,4 23,5 22,3 25,0 19,5 20,8 24,3 21,7 24,6 24,3 29,0 25,5 27,3 21,7 23,8 22,8 18,4 26,6 23,5 20,7 19,1 27,3 24,7 19,9 21,8 30,5 33,3 33,0 22,5 34,6 31,8 18,8 31,8 34,3 35,5 41,9 28,9 43,8 40,2 31,2 44,5 33,1 32,1 35,6 44,2 35,5 42,8 37,9 37,9 44,2 38,5 47,7 33,1 36,2 42,3 41,8 34,6 18,0 18,8 16,2 21,3 3,6 16,4 13,3 17,5 19,0 18,0 19,1 14,0 15,8 16,2 15,1 16,5 2,4 16,8 19,0 13,9 18,9 21,0 13,7 17,8 21,7 19,1 18,3 18,9 16,6 16,0 15,0 80,4 81,7 66,3 86,6 65,8 66,4 76,1 82,1 89,1 90,0 73,9 87,4 83,7 79,7 87,6 84,7 69,4 84,9 89,7 78,0 87,9 82,6 84,3 89,3 86,0 87,1 84,3 83,4 82,0 83,8 83,4 46 77 97 33 81 85 87 96 103 123 136 65 68 77 99 47 78 121 67 62 62 44 68 78 49 65 15 72 46 41 54 42 231 223 250 244 238 244 235 223 250 195 208 243 217 246 243 290 255 273 217 238 228 184 266 235 207 191 273 247 199 218 305 333 330 225 346 318 188 318 343 355 419 289 438 402 312 445 331 321 356 442 355 428 379 379 442 385 477 331 362 423 418 346 360 376 324 426 72 328 266 350 380 360 382 280 316 324 302 330 48 336 380 278 378 420 274 356 434 382 366 378 332 320 300 1001 1026 832 1097 713 847 915 1019 1108 1110 944 1029 1012 981 1037 1029 745 1032 1101 933 1078 1051 997 1082 1091 1065 1042 1033 995 1010 993 8% 9% 4% 7% 12% 10% 11% 10% 11% 12% 7% 7% 8% 10% 5% 8% 16% 6% 6% 7% 4% 6% 8% 5% 6% 1% 7% 4% 4% 5% 4% 23% 22% 30% 22% 33% 29% 26% 22% 23% 18% 22% 24% 21% 25% 23% 28% 34% 26% 20% 26% 21% 18% 27% 22% 19% 18% 26% 24% 20% 22% 31% 33% 32% 27% 32% 45% 22% 35% 34% 32% 38% 31% 43% 40% 32% 43% 32% 43% 35% 40% 38% 40% 36% 38% 41% 35% 45% 32% 35% 43% 41% 35% 36% 37% 39% 39% 10% 39% 29% 34% 34% 32% 40% 27% 31% 33% 29% 32% 6% 33% 35% 30% 35% 40% 27% 33% 40% 36% 35% 37% 33% 32% 30% Tabella 22 – Statistiche di base delle frazioni caseiniche dei campioni di emimammella saggiati Concentrazione corretta per la risposta strumentale (µg/ml all’iniezione) κ αs2 αs1 Concentrazione relativa (%) β Tot. κ αs2 αs1 β Media 93,3 183,3 276,8 322,0 875,4 11,3% 21,1% 31,3% 36,3% DS 26,8 54,7 109,0 117,7 169,4 4,5% 5,6% 10,4% 11,8% SDR% 29% 30% 39% 37% 19% 39,5% 26,3% 33,3% 32,5% 63,0 Min 15,4 75,0 0,0 436,2 1,4% 8,4% 5,4% 0,0% Max 152,6 305,0 496,0 920,0 1213,8 24,4% 34,3% 62,0% 78,4% Mediana 96,2 184,0 312,0 320,0 900,9 11,1% 21,6% 32,6% 36,5% 25* p.le 76,9 144,5 207,5 290 747,9 7,9% 17,4% 28,1% 31,9% 75° p.le 112,8 229,5 360 1011,1 14,0% 25,2% 37,9% 42,6% 351 Figura 14 – Effetto del mese di campinamento e dell’ordine di parto sul valore della k:caseina nel latte ovino P<0,05 ABC P<0,01. MESE; LS Means Current effect: F(4, 96)=30,428, p=,00000 Effective hypothesis decomposition Vertical bars denote 0,95 confidence intervals 0,16 0,15 0,14 aA abA 0,13 k-cas% 0,12 bA 0,11 0,10 C 0,09 0,08 0,07 0,06 D 0,05 0,04 feb marzo aprile maggio giugno MESE ODP; LS Means Current effect: F(2, 96)=1,9005, p=,15507 Effective hypothesis decomposition Vertical bars denote 0,95 confidence intervals 0,130 0,125 0,120 a 0,115 k-cas% abc 0,110 a 0,105 a 0,100 0,095 0,090 0,085 I II-III ODP 47 >III Figura 15 – Effetto del mese di campionamento e dell’Ordine di Parto sulla percentuale di αs2 caseina nel latte ovino P<0,05 ABC P<0,01. MESE; LS Means Current effect: F(4, 96)=22,710, p=,00000 Effective hypothesis decomposition Vertical bars denote 0,95 confidence intervals 0,28 0,26 aA aA 0,24 as2-cas % 0,22 aA 0,20 0,18 bB 0,16 0,14 bB 0,12 0,10 feb marzo aprile maggio giugno MESE ODP; LS Means Current effect: F(2, 96)=,88542, p=,41588 Effective hypothesis decomposition Vertical bars denote 0,95 confidence intervals 0,23 0,22 0,21 as2-cas % abc aA 0,20 aA aA 0,19 0,18 0,17 I II-III ODP 48 >III Figura 16 – Effetto del mese di campionamento e dell’Ordine di Parto sulla percentuale di αs2 caseina nel latte ovino abc P<0,05 ABC P<0,01. MESE; LS Means 0,44 0,42 0,40 0,38 0,36 A as1-cas % 0,34 AB 0,32 0,30 C BC 0,28 C 0,26 0,24 0,22 0,20 0,18 feb marzo aprile maggio giugno MESE ODP; LS Means Current effect: F(2, 96)=2,1888, p=,11761 Effective hypothesis decomposition Vertical bars denote 0,95 confidence intervals 0,36 0,34 as1-cas % 0,32 A B B 0,30 0,28 0,26 0,24 0,22 I II-III >III ODP L’analisi elettroforetica delle singole frazioni HPLC raccolte è illustrata nella successiva Fig. 17. 49 Figura 17 – analisi elettroforetica dell frazioni caseiniche isolate per HPLC effettuata su due campioni di latte ovino relativa ai mesi di marzo (cromatogramma a sinistra) e giugno (cromatogramma a destra). Dei due campioni saggiati, il cromatogramma del primo campione (marzo) è risultato nettamente migliore rispetto al secondo (mese di giugno) nel quale i picchi risultano poco risolti rispetto alla linea di base. Per quanto riguarda la frazione f1 (tempo d’eluizione caratteristico della κ-cas nelle condizioni cromatografiche utilizzate) l’elettroforesi mostra una sola banda evidente per entrambi i campioni (B17 e B19) con, tuttavia, differenze per quanto riguarda il peso molecolare. Per quanto riguarda invece le due frazioni f2 ed f3 (corrispondenti rispettivamente alle frazioni αs2 ed αs1-cas) i pattern elettroforetici appaio relativamente differenti solo per la frazione αs2 che presenta due bande ravvicinate ma comunque con peso molecolare superiore a 30 kDa per il campione B17 e due bande caratterizzate da una migrazione elettroforetica nettamente differente per il campione B19 dove compare una banda a meno di 20,1 kDa che potrebbe rappresentare un prodotto di 50 degradazione (ad es. γ1-cas). Stessa valutazione può essere fatta per la quarta frazione (fl4) che analizzata elettroforeticamente produce nel campione B17 due bande distinte di cui una a meno di 14,4 kDa (peso molecolare compatibile con i proteoso peptoni) mentre nel campione B19 si osserva una sola banda attorno a 30 kDa. In conclusione si può affermare che una certa variabilità nella composizione in frazioni caseiniche è osservabile nel latte ovino in base al periodo della lattazione ed all’ordine di parte. Tali variazioni tendono a ridurre percentualmente soprattutto la frazione k-caseinica con un aumento dell’alfa caseina, con prbabili effetti diretti ed indiretti sulle caratteristiche reologiche. E’ probabile che diversi fattori concorrano a tale variazione, alcuni dei quali (ad esempio il management aziendale) dovranno essere attentamente valutati in occasione di ulteriori studi. 51 4. VALUTAZIONE DELLA QUALITA’ DEL LATTE DI BUFALA 3.1. Messa a punto conta differenziata cellule somatiche E’ stata affinata la messa a punto di metodi già in uso presso il laboratorio (conta differenziata delle cellule somatiche) confrontando i risultati dell’utilizzo di diversi tipi di colorazione. Inoltre, è stata curata la messa a punto di nuovi metodi (attività genetica). 3.1.1. Metodo conta differenziata cellule somatiche Le diverse classi di cellule somatiche nel latte si evidenziano mediante osservazione microscopica di strisci sottili, colorati, comunemente , secondo la metodica di MayGrunwald o di Wright. Si tratta di colorazioni “panottiche”, basate, entrambe, sulla reazione di Sali di Eosina/Blu di Metilene con i vari costituenti acidi e basici delle cellule stesse (detti pertanto acidofili, basofili, policromatofili). Dette colorazioni consentono di distinguere con chiarezza sia le diverse classi di granulociti (cellule polinucleate), sia i linfociti (cellule mononucleate). Inequivocabili e oramai universalmente accettati, infatti, sono i parametri per il loro riconoscimento, basati su caratteristiche tintoriali e morfologiche ben evidenziabili con le metodiche di colorazione suddette. D’altro canto, tali cellule del bufalo non si differenziano molto da quelle analoghe, presenti nel sangue umano, per le quali la conoscenza e la pratica di laboratorio sono consolidate da anni. Granulociti Neutrofili Nucleo plurilobato, citoplasma rosato con granulazioni rosa-lilla. Il nome è dato dal fatto che i granuli hanno affinità per i Sali neutri (esempio eosinato di blu di metilene, Fig. 18). Figura 18 – Granulociti neutrofili. Immagini acquisite presso i laboratori del CRA-ISZ. 52 Granulociti Eosinofili Polinucleati, con granuli citoplasmatici giallo-arancione ( affinità per l’eosina, Fig. 19). Figura 19 – Granulociti eosinofili. Immagine acquisita presso i laboratori del CRA-ISZ. Linfociti Cellule rotonde, dimetro 7-9-micron, nucleo intensamente colorato, con cromatina a volte a zolle, citoplasma scarsissimo (Fig. 20). Figura 20 – Linfociti. Immagini acquisite presso i laboratori del CRA-ISZ. Diverso è il caso, invece delle ultime due classi di cellule somatiche del latte bufalino: il macrofagi e le cellule epiteli. I dati esistenti in bibliografia per queste due ultime linee cellulari nel bufalo sono molto contraddittori e la loro morfologia è scarsamente descritta in letteratura. Nel nostro lavoro abbiamo fatto riferimento alla pubblicazione che ci è sembrata più completa in ordine alla descrizione morfologica delle cellule: Guarino et al. (1994), Valutazione quali-quantitativa delle cellule presenti nel latte di bufala, Atti della Società italiana delle scienze veterinarie , Volume XLVI In essa si afferma che i macrofagi rappresentano la grande maggioranza delle cellule somatiche del latte sano di bufala nelle diverse fasi della lattazione. Essi sono descritti come cellule di diversi aspetti morfologici, soprattutto del citoplasma: 53 • aspetto schiumoso : molteplici goccioline di grasso nel citoplasma; • aspetto ad anelo con castone: i globuli di grasso confluiscono in una cavità unica: il citoplasma è molto ridotto ed anche il nucleo di distingue difficilmente; • aspetto semplice: cellule prive di inclusioni lipidiche, con nucleo reniforme e citoplasma di colore azzurro chiaro. Figura 21 – Macrofagi nel latte. Immagini acquisite presso i laboratori del CRA-ISZ. Per quanto riguarda le cellule epiteliali, esse sono descritte di forma ovale, circolare o poligonale, a limiti netti; citoplasma rosato, diametro 14-18 µm. Isolate o in gruppi di 2 o 3, nucleo centrale e sferico. Si esclude, quindi, la presenza di vacuoli nel citoplasma. L’evidenza scaturita dalle analisi effettuate, tuttavia, non concorda perfettamente con quella sopradescritta. Si rilevano infatti, quali cellule epiteliali, cellule analoghe a quelle descritte nel lavoro suddetto, ma con citoplasma vacuolato, nucleo non centrale, sempre isoalte e mai in gruppi. Cellule di tale specie, inoltre, si presentano in quantità assolutamente ridotta. Le loro caratteristiche non sono spiccatamente dissimili da quelle dei macrofagi, con possibilità di essere classificate facilmente come tali. In Figuta 22 è riportata un’immagine “tipo” di probabile cellula epiteliale, rilevata nei nostri strisci di latte. Figura 22 – Cellula epiteliale di bufala. Immagine acquisita presso i laboratori del CRA-ISZ. 54 Per tale motivo s’è proceduto ad effettuare una colorazione citochimica, che si basa sull’evidenziazione di esterasi specifiche presenti nel citoplasma dei macrofagi, ma non in quello delle cellule epiteliali del latte. La colorazione utilizzata è quella che evidenzia l”α-naftil acetato esterasi”, enzima presente in prevalenza nel citoplasma dei macrofagi. Il principio consiste nel fornire il substrato specifico per l’esterasi (naftil-acetato) e un sale di diazonio; l’azione dell’esterasi sul substrato libera naftolo, che, in presenza di sali di diazonio, precipita sotto forma di granuli neri. L’intento era di verificare la presenza o l’assenza di granuli neri nelle cellule di tipologia dubbia. La tecnica sperimentata ha dato risultati insufficienti alla risoluzione del problema (Fig. 23). La colorazione, infatti, evidenzia con chiarezza la presenza di macrofagi per le granulazioni nere del citoplasma; tuttavia (forse a causa di un trattamento che risulta più aggressivo) le restanti cellule sono deformate, rotte, a volte con solo piccoli lembi di citoplasma, con difficoltà ad evidenziarne l’esatta morfologia. Figura 23 – Macrofagi nel latte alla colorazione selettiva per l’α-naftil acetato esterasi. Immagini acquisite presso i laboratori del CRA-ISZ. Per questo motivo, macrofagi e cellule epiteliali costituiscono un unico gruppo nelle nostre analisi. Sulla tipologia delle cellule somatiche in bibliografia sono riportati dati contraddittori. Il tipo cellulare dominante nel latte di bufala proveniente da mammelle sane sembra essere rappresentato dalle cellule epiteliali per Dhakal & Kapur (1991) o dai neutrofili per Silva & Silva (1994) o dai macrofagi secondo Guarino et al. (1994) o ancora dai linfociti seguiti immediatamente dai neutrofili (Piccinini et al., 2006). In caso di mastite, invece, è stato sempre osservato un aumento della percentuale dei neutrofili (Ranucci et al., 1988; Dhakal & Kapur, 1991; Guarino et al., 1994; Piccinini et al., 2006). I risultati ottenuti, come illustrato nelle tabelle riportate successivamente confermano i risultati ottenuti da Piccinini et al. (2006) e vale a dire che in caso di bufale non affette da mastite i linfociti sono il gruppo più numeroso, seguito a poca distanza dai neutrofili. Se le mammelle sono ammalate prevalgono i neutrofili. 55 3.2. Analisi di qualità del latte bufalino 3.2.1. Materiali e metodi Individuazione allevamenti bufalini Sono stati individuati gli allevamenti di bufali rispondenti alle esigenze della sperimentazione: distribuzione delle aziende scelte su tutto il territorio della regione, per rispondere alla richiesta d’elevata variabilità genetica e presenza di un elevato numero di bufale partorite nello stesso periodo dell’anno. Allo scopo, sono state scelte quattro aziende bufaline localizzate nelle province di Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. I gruppi d’animali individuati per la prova, omogenei per stadio di lattazione e ordine di parto, sono stati sottoposti a prelievo di sangue per l’estrazione del DNA (attività genetica) e a a prelievi di latte a partire da 30±10 giorni di lattazione. Tabella 23 – Parametri e metodiche impiegate per la valuta\zione del qualità del latte bufalino Parametri Metodiche Grasso, proteina e lattosio Infrarosso Caseina Kjeldhal Urea pHmetria differenziale Acidità pHmetria Attitudine alla coagulazione Lattodinamografia Conta totale cellule somatiche Metodo microscopico, citometria di flusso optofluoroelettronica e metodo CCD camera Conta somatiche differenziale cellule Metodo microscopico Esame batteriologico Metodo microbiologico e tipizzazione fenotipica Cloruri Metodo titrimetrico Carica batterica totale Citometria di flusso optofluoroelettronica Piano sperimentale per la valutazione della qualità del latte bufalino L’ndagine condotta presso quattro aziende bufaline (province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo) su gruppi di animali partoriti nell’arco di 38 giorni ha previsto: tre controlli durante la lattazione di cui il primo a 30±9 giorni di lattazione, il secondo a a 113±9 giorni di lattazione ed il terzo controllo a 174±9 giorni dall’inizio della lattazione. Il prelievo è stato effettuato durante la mungitura de del mattino ed è stata misurata la quantità di latte prodotto. 56 Analisi effettuate Sui campioni di latte bufalino sono state effettute le seguenti determinazioni (Tab. 23) sono indicati anche i metodi) Le analisi chimico-fisiche, la carica batterica e la lattodinamografia sono state eseguite dall’ISZ in collaborazione con il Laboratorio Standard Latte (LSL) dell’AIA, come previsto, la conta delle cellule somatiche con il metodo optofluorometrico è stata effettuata dal LSL, mentre la conta microscopica totale e quella differenziata sono state eseguite dall’ISZ. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) ha effettuato l’analisi batteriologica per la ricerca dei microrganismi responsabili di patologie della mammella. 3.2.2. Risultati Nelle Tabelle 24 - 39, riportate di seguito, si possono osservare i risultati delle analisi effettuate. Di seguito vengono riassunti sinteticamente i risultati ottenuti. Stadio di lattazione A fine lattazione, oltre alla diminuzione della produzione ed all’incremento del contenuto di grasso e proteina, sono da evidenziare: • • • • • • • Diminuzione dell’indice di caseina, ma aumento del contenuto totale di caseina Diminuzione del pH Aumento della consistenza del coagulo Incremento delle cellule somatiche Non varia il contenuto di neutrofili Leggero decremento del contenuto di lattosio La positività agli agenti mastitogeni non è elevata (11%) e prevalgono i patogeni Aziende Elevata variabilità del contenuto di cellule somatiche che si ripercuote sulle caratteristiche del latte; i tempi di coagulazione e di rassodamento del coagulo si allungano quando il contenuto di cellule somatiche è elevato In concomitanza del maggior numero di cellule somatiche si osserva anche la più elevata % di neutrofili e la maggiore presenza di patogeni 57 Tabella 24 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala. Stadio di lattazione (medie ± deviazione standard). Prelievo N. Giorni di lattazione Produzione (mungitura mattina, l) Grasso (%) Proteina (%) Caseina (%) Indice caseina (%) Lattosio (%) resa stimata mozzarella ( kg) 1°,2°,3° 140 102 ± 60 5,4 ± 2,0 7,47 ± 1,54 4,51 ± 0,42 3,62 ± 0,43 81,43 ± 4,31 4,78 ± 0,31 1,27 ± 0,42 1° 50 30 ± 9 6,5 ± 2,2 6,57 ± 1,10 4,47 ± 0,47 3,52 ± 0,58 81,16 ± 2,84 4,85 ± 0,23 1,45 ± 0,44 2° 46 113 ± 9 5,6 ± 1,6 7,53 ± 1,44 4,31 ± 0,32 3,58 ± 0,29 83,14 ± 2,99 4,88 ± 0,20 1,28 ± 0,43 3° 44 174 ± 9 3,9 ± 1,1 8,44 ± 1,50 4,74 ± 0,35 3,77 ± 0,38 79,54 ± 5,74 4,62 ± 0,40 1,03 ± 0,30 Tabella 25 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala. Stadio di lattazione (medie ± deviazione standard). Esame batteriologico Prelievo Cellule somatiche (*103/ml) (citometria di flusso) Cellule somatiche (*103/ml) (microscopia) Neutrofili (%) Linfociti (%) Macrofagi (%) 1°, 2°, 3° 259 ± 666 314 ± 717 49 ± 20 38 ± 18 13 ± 12 22 409 ± 646 1° 135 ± 345 218 ± 276 48 ± 22 38 ± 20 15 ± 12 34* 326 ± 397 2° 206 ± 426 195 ± 223 52 ± 20 37 ± 18 11 ± 9 18** 237 ± 298 3° 449 ± 1016 516 ±1143 46 ±19 39 ± 18 15 ± 13 11** 677 ± 972 *nel primo prelievo prevalgono gli agenti mastitogeni ambientali (~ 90%). **nel secondo e terzo prelievo prevalgono gli agenti mastitogeni patogeni (~ 80%). 58 (% campioni analizzati) Carica batterica totale (ufc*103/ml) Tabella 26 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala. Stadio di lattazione (medie ± deviazione standard). Prelievo pH Tempo di coagulazione Tempo di rassodamento Consistenza coagulo a 30' Consistenza coagulo al doppio di r r (min) k20 (min) A30 (mm) A2r (mm) Urea (mg/dl) Indice crioscopico (°C) 1°, 2°, 3° 6,67 ± 0,10 20,64 ± 6,01 2, 26 ± 1, 25 41,49 ± 10,85 50,163 ± 7,83 40,04 ± 9,73 -0,523 ± 0,027 1° 6,73 ± 0,10 19,71 ± 5,33 2,51 ± 0,87 38,82 ± 9,17 46,04 ± 5,78 37,47 ± 10,52 -0,509 ± 0,074 2° 6,68 ± 0,08 20,97 ± 5,56 2,36 ± 1,43 39,72 ± 10,95 48,50 ± 6,40 40,03 ± 9,76 -0,526 ± 0,006 3° 6,61 ± 0,10 21,05 ± 7,04 1,92 ± 1,25 45,51 ± 11,05 55,364 ± 8,04 41,99 ± 8,81 -0,524 ± 0,006 Tabella 27- Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala. Aziende (medie ± deviazione standard). Azienda N. Produzione mungitura mattina (l) Grasso (%) Proteina (%) Caseina (%) Indice caseina Resa stimata (%) Lattosio (%) mozzarella ( kg) 1 25 6,2 ± 1,9 7,35 ± 1,32 4,28 ± 0,32 3,52 ± 0,31 82,88 ± 3,37 4,88 ± 0,21 1,35 ± 0,46 2 36 5,2 ± 2,0 7,19 ± 1,13 4,56 ± 0,55 3,65 ± 0,63 83,05 ± 3,04 4,90 ± 0,23 1,21 ± 0,41 3 43 5,1 ± 1,3 8,25 ± 1,22 4,62 ± 0,30 3,77 ± 0,22 80,99 ± 3,55 4,77 ± 0,12 1,28 ± 0,27 4 36 5,3 ± 2,6 6,92 ± 2,01 4,46 ± 0,42 3,55 ± 0,40 79,53 ± 5,44 4,60 ± 0,44 1,22 ± 0,57 59 Tabella 28 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala. Aziende (medie ± deviazione standard). Azienda Cellule somatiche (*103/ml) (citometria di flusso) Cellule somatiche (*103/ml) (microscopia) Neutrofili (%) Linfociti (%) 1 175 ± 172 204 ± 193 52 ± 18 2 68 ± 119 142 ± 118 3 56 ± 72 4 761 ± 1175 Macrofagi (%) Esame batteriologico (% campioni analizzati) Cloruri (mg/ml) Carica batterica totale (ufc*103/ml) 32 ± 15 16 ± 13 8* 0,695 ± 0,158 1065 ± 1205 36 ± 17 53 ± 17 12 ± 8 30* 0,613 ± 0,135 155 ± 245 128 ± 66 43 ± 17 41 ± 14 16 ± 18 19* 0,585 ± 0,107 278 ± 310 708 ± 1245 61 ± 18 29 ± 16 11 ± 6 31** 1,066 ± 0,421 401 ± 412 * nelle prime tre aziende sono presenti solo agenti mastitogeni ambientali. ** nella quarta azienda sono presenti solo agenti mastitogeni patogeni. Tabella 29 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala. Aziende (medie ± deviazione standard). Tempo di rassodamento k20 (min) Consistenza coagulo a 30' A30 (mm) Consistenza coagulo al doppio di r A2r (mm) Urea (mg/dl) Indice crioscopico (°C) Azienda pH Tempo di coagulazione r (min) 1 6,66 ± 0,13 17,84 ± 5,61 2,12 ± 0, 51 40,08 ± 9,48 44,14 ± 4,40 32,44 ± 8,18 -0,524 ± 0,005 2 6,64 ± 0,11 18,94 ± 3,29 2,14 ± 0,73 44,40 ± 7,79 49,10 ± 5,91 44,83 ± 11,98 -0,525 ± 0,009 3 6,67 ± 0,05 21,66 ± 2,55 1,75 ± 0,53 44,21 ± 10,43 57,70 ± 5,20 39,81 ± 5,27 -0,525 ± 0,006 4 6,71 ± 0,10 23,74 ± 8,70 2,94 ± 2,06 36,33 ± 13,67 49,07 ± 8,84 40,29 ± 7,84 -0,518 ± 0,052 60 Tabella 30 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala secondo 3 classi di cellule somatiche (medie). Classi di cellule somatiche (*103/ml) < 200 Giorni di lattazione N. (%) 71 Produzione mungitura mattina (l) 99 Grasso (%) 5,5 Proteina (%) 7,49 Caseina (%) 4,54 Indice caseina (%) 3,66 81,79 Lattosio (%) 4,87 Resa stimata mozzarella ( kg) 1,31 200 ÷ 399 15 111 5,5 7,43 4,35 3,52 81,39 4,73 1,27 ≥ 400 14 109 4,3 7,42 4,49 3,58 79,90 4,39 1,00 Tabella 31 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala secondo 3 classi di cellule somatiche (medie). Classi di cellule somatiche (*103/ml) Cellule somatiche (*103/ml) (citometria di flusso) Cellule somatiche (*103/ml) (microscopia) Neutrofili (%) Linfociti (%) Macrofagi %) Esame batteriologico (% campioni analizzati) Cloruri (mg/ml) Carica batterica Totale (ufc*103/ml) < 200 48 119 41 45 14 22* 0,611 307 200 ÷ 399 300 304 58 30 11 26** 0,760 648 ≥ 400 1524 1210 71 16 13 28** 1,154 734 * nelle prima classe sono presenti circa il 5% di agenti mastitogeni patogeni. ** nelle seconda e terza classe sono presenti il 100% di agenti mastitogeni patogeni. 61 Tabella 32 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala secondo 3 classi di cellule somatiche (medie). pH Tempo di coagulazione r (min) Tempo di rassodamento k20 (min) Consistenza coagulo a 30' A30 (mm) Consistenza coagulo al doppio di r A2r (mm) Urea (mg/dl) Indice crioscopico (°C) < 200 6,66 19,81 2,03 43,56 50,99 39,73 -0,524 200 ÷ 399 6,66 21,32 2,80 36,13 46,34 41,15 -0,527 ≥ 400 6,72 24,25 2,84 36,05 50,16 40,31 -0,530 Classi di cellule somatiche (*103/ml) Tabella 33 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala secondo 4 classi di carica batterica totale (medie). Classi di carica atterica totale ufc*103/ml) N. (%) Giorni di lattazione produzione mungitura mattina (l) Grasso (%) Proteina (%) Caseina (%) Indice caseina (%) Lattosio (%) Resa stimata mozzarella ( kg) < 100 31 103 5,9 7,22 4,47 3,67 82,31 4,90 1,36 100 ÷ 199 22 102 5,4 7,60 4,51 3,95 89,33 4,83 1,27 200 ÷ 499 24 87 5,0 7,42 4,53 3,60 81,98 4,78 1,15 ≥ 500 22 118 5,0 7,78 4,53 3,62 80,18 4,53 1,23 62 Tabella 34 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala secondo 4 classi di carica batterica totale (medie). Classi di carica batterica totale (ufc*103/ml) Cellule somatiche (*103/ml) (citometria di flusso) Neutrofili (%) Linfociti (%) Macrofagi (%) Cloruri (mg/ml) Carica batterica totale (ufc*103/ml) < 100 158 42 45 14 0,629 48 100 ÷ 199 110 50 41 9 0,626 137 200 ÷ 499 143 53 32 15 0,611 324 ≥ 500 725 56 29 15 0,830 1382 Tabella 35 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala secondo 4 classi di carica batterica totale (medie). pH Tempo di coagulazione r (min) Tempo di rassodamento k20 (min) Consistenza coagulo a 30' A30 (mm) Consistenza coagulo al doppio di r A2r (mm) Urea (mg/dl) < 100 6,66 19,06 2,17 43,53 49,73 41,17 100 ÷ 199 6,68 20,93 2,16 41,43 52,10 39,83 200 ÷ 499 6,70 22,85 2,68 37,39 50,59 38,95 ≥ 500 6,64 20,61 2,04 42,35 48,02 39,52 Classi di carica atterica totale ufc*103/ml) 63 Indice crioscopico °C -0,526 -0,524 -0,525 -0,526 Tabella 36 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala in base alla positività ad agenti mastitogeni ambientali e patogeni (medie ± deviazione standard). N. (%) Giorni di lattazione Produzione mungitura mattina (l) Grasso (%) Proteina (%) Caseina (%) Indice caseina (%) Lattosio (%) Negativi 78 108 ± 63 5,3 ± 1,9 7,64 ± 1,54 4,55 ± 0,40 3,66 ± 0,42 81,79 ± 3,93 4,79 ± 0,24 Ambientali (S. uberis, S. coag. 13 43 ± 32 5,6 ± 2,0 6,78 ± 1,18 4,44 ± 0,54 3,57 ± 0,53 81,03 ± 2,95 4,84 ± 0,28 9 122 ± 56 4,9 ± 3,0 7,51 ± 2,45 4,43 ± 0,51 3,43 ± 0,49 76,90 ± 7,13 4,32 ± 0,54 Agenti mastitogeni neg.) Patogeni (S. aureus, S. agalactiae) Tabella 37 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala in base alla positività ad agenti mastitogeni ambientali e patogeni (medie ± deviazione standard). cellule somatiche (*103/ml) (citometria di flusso) Neutrofili (%) Linfociti (%) Macrofagi (%) Cloruri mg/ml) Carica batterica Totale (ufc*103/ml) 204 ± 435 49 ± 20 37 ± 17 14 ± 13 0,678 ± 0,206 448 ± 717 Ambientali (S. uberis, S. coag. neg. ) 25 ± 25 33 ± 12 54 ± 10 14 ± 12 0,608 ± 0,129 3701 ± 404 Patogeni (St. aureus, Str. agalactiae) 1279 ± 1705 65 ± 11 24 ± 10 10 ± 4 1,226 ± 0,476 601 ± 510 Agenti mastitogeni Negativi 64 Tabella 38 - Caratteristiche chimico-fisiche, igienico-sanitarie e tecnologiche del latte di bufala in base alla positività ad agenti mastitogeni ambientali e patogeni (medie ± deviazione standard). pH Tempo di Coagulazione r (min’) Tempo di assodamento k20 (min) Consistenza coagulo a 30' A30 (mm) Consistenza coagulo al doppio di r A2r (mm) Urea (mg/dl) Indice rioscopico °C 6,66 ± 0,10 20,38 ± 5,37 2,18 ± 1,24 42,02 ± 11,54 51,09 ± 7,52 38,78 ± 8,59 -0,521 ± 0,031 6,71 ± 0,11 19,73 ± 3,50 2,37 ± 0,64 39,46 ± 7,34 48,00 ± 7,57 42,30 ± 15,15 -0,528 ± 0,008 6,73 ± 0,12 27,89 ± 11,64 3,14 ± 2,09 34,89 ± 11,62 48,16 ± 14,07 40,24 ± 7,45 -0,529 ± 0,005 Agenti mastitogeni Negativi Ambientali (S. uberis, S. coag. neg.) Patogeni (S. aureus, S. agalactiae) Tabella 39 - Produzione, caratteristiche chimico-fisiche e tempo di coagulazione del latte di bufala a fine lattazione e con diversi contenuti di cellule somatiche. Produzione mungitura mattina (l) Lattosio (%) Indice caseina (%) pH tempo di coagulazione r (min) Neutrofili (%) Cloruri (mg/ml) Positività 3° prelievo 3,9 ± 1,1 4,62 ± 0,40 79,54 ± 5,74 6,61 ± 0,10 21,05 ± 7,04 46 ±19 0,832 ± 0,332 11* Cellule somatiche 200 ÷ 399 (*103/ml) 5,5 4,73 81,39 6,66 21,32 58 0,760 26** Cellule somatiche ≥ 400 (*103/ml) 4,3 4,39 79,90 6,72 24,25 71 1,154 28** * 80% di agenti mastitogeni patogeni. **100% di agenti mastitogeni patogeni. 65 Cellule somatiche Quando le cellule somatiche sono tra 200.000 e 400.000/ml (15% dei campioni) non ci sono effetti rilevanti sulla produzione e sulla qualità del latte Indicatori • Gli agenti mastitogeni presenti (26% dei campioni) sono tutti patogeni • La % di neutrofili è superiore al 50% • Il contenuto di lattosio e cloruri varia rispetto ai campioni contenenti meno di 200.000 cellule somatiche/ml Quando le cellule somatiche sono superiori a 400.000/ml (14% dei campioni) si hanno i seguenti effetti sulla produzione e qualità del latte: • • • • La produzione di latte diminuisce di circa un quarto rispetto a quella osservata per contenuti di cellule somatiche inferiori La resa giornaliera stimata in mozzarella è inferiore di circa un quarto L’indice di caseina è inferiore all’80% Il tempo di coagulazione si allunga di circa quattro minuti Indicatori • • • • • Gli agenti mastitogeni presenti (28% dei campioni) sono tutti patogeni Il pH è maggiore di 6,7 Il lattosio è inferiore a 4,5% Il contenuto di cloruri è superiore a 1 mg/ml Il contenuto di neutrofili è superiore al 60% Esame batteriologico In presenza di agenti mastitogeni patogeni si osserva che: • • • • • • • La produzione di latte è inferiore L’indice di caseina è inferiore all’80% Il tempo di coagulazione è più elevato Il pH è maggiore di 6,7 Il lattosio è inferiore a 4,5% Il contenuto di cloruri è superiore a 1 mg/ml Il contenuto di neutrofili è superiore al 60% 66 In concomitanza di un’elevata carica batterica (> 500.000/ml) si osserva anche un elevato numero di cellule somatiche (725.000/ml). Il numero medio di giorni di lattazione è più elevato e quindi si tratta prevalentemente dei campioni del terzo prelievo, che è stato effettuato in estate, quando le temperature elevate concorrono all’innalzamento della carica batterica. 3.2.3. Conclusioni Le caratteristiche igienico-sanitarie del latte di bufala variano, come atteso, in funzione dello stadio di lattazione e dell’azienda. Il contenuto di cellule somatiche si conferma come indicatore attendibile per valutare la presenza di mastiti subcliniche nel latte di bufala. Sono state individuate due soglie di criticità per le cellule somatiche: >200.000/ml e >400.000/ml >200.000/ml • Alcuni indicatori di mastite sono positivi • Produzione e qualità del latte non variano >400.000/ml • Tutti gli indicatori sono positivi • Produzione e qualità del latte variano Tali risultati suggeriscono come sia auspicabile effettuare controlli più accurati sulla mammella quando il contenuto di cellule somatiche del latte supera 200.000/ml, mentre, per il pagamento secondo qualità, dagli effetti osservati sulla produzione e sulle caratteristiche del latte, è consigliabile adottare una franchigia di 400.000/ml 3.3. Analisi genetica L’identificazione il genotipo delle bufale della prova è stato effettuao in due regioni del gene NRAMP1 - (natural-resistance-associated macrophage protein), gene che condiziona la fase iniziale delle infezioni cellulari batteriche, in quanto controlla la proliferazione microbica negli organi reticolo-endoteliali attraverso una serie di effetti pleiotropici che regolano l'attivazione dei macrofagi e quindi la suscettibilità alle malattie infettive. 67 Il gene è stato sequenziato da autori diversi nel cervo, nella pecora, nel bovino e nella bufala. Nella regione 3’ non codificante la proteina (cioè trascritta nell’mRNA ma non tradotta) il gene ha una particolarità: è presente una sequenza microsatellite ripetuta (GT)n altamente polimorfa e informativa che è stata evidenziata nella pecora e nel cervo. Nel bovino e nel bufalo, nella stessa regione, i microsatelliti (GT)n sono tre, lontani l’uno dall’altro rispettivamente di 63 e di 24 nucleotidi. Un recente lavoro di Borriello & Iannelli (2006) afferma che i bufali per presentano nel genoma un numero maggiore di ripetizioni (GT)n sono resistenti alla brucellosi. Approfondimento della struttura genomica della regione 3’ contenente i microsatelliti. Questa regione è stata sequenziata in 12 buufale. Si è evidenziato che il primo microsatellite (MIC-1) contiene una seqeunza di (GT)12 oppure (GT)16; il secondo di (GT) 6; il terzo (MIC2) di (GT)14 oppure (GT)15. Prima di avere a disposizione i campioni di DNA delle bufale del PRAL, poichè il sequenziamento diretto comporta un’ analisi lunga e costosa, e poichè il sequenziatore del nostro laboratorio è dotato di una procedura veloce (GeneScan) per determinare la dimensione di ogni frammento, prima di sequenziarlo, abbiamo analizzato con quest’ultima 76 bufale di Tor Mancina ai due microsatelliti che si erano mostrati polimorfi al punto 1, cioè MIC-1 e MIC-2. E’ risultato che: • gli animali omozigoti con (GT)16 al MIC-1 erano sempre omozigoti (GT)14 al MIC-2; • gli animali omozigoti con (GT)12 al MIC-1 erano sempre omozigoti (GT)15 al MIC-2; • gli animali eterozigoti (GT)12 (GT)16 al MIC-1 erano sempre eterozigoti (GT)14 (GT)15 al MIC-2. Di tre soggetti (uno per ogni genotipo MIC-1 MIC-2) sono stati sequenziati tutti gli esoni (15) e parte delle rispettive regioni fiancheggianti (circa 5400 nucleotidi sequenziati) fino alla regione promotrice 5’. Sono state evidenziate le seguenti 8 mutazioni puntiformi: Tabella 40 – mutazioni evidenziate per bufale di genotipo MIC-1 e MIC-2 Porzione del gene N. mutazioni Posizione nel gene regione 5’ (promotore) 2 87 nt a monte dell’ATG. introne 1 3 esone 3 1 non cambia aa esone 4 1 non cambia aa introne 6 1 introne 7 1 68 Le sequenze del gene NRAMP1 nella bufala sono state pubblicate su GeneBank (NCBI) con i seguenti numeri di accessione: • DQ390205S1 (esoni 1 e 2 e parziale cds) • DQ441408 (esoni 7 e 8 e parziale cds) • DQ390205S2 (esoni 14 e 15 e parziale cds) Si è deciso quindi di genotipizzare tutte le bufale della prova PRAL per la mutazione della regione 5’ in quanto le altre mutazioni trovate sono localizzate negli introni oppure in posizioni nell’esone che non comportano la codifica di un diverso amino acido. Sono state sequenziate tutte le bufale della prova, con l’obiettivo di fare un’analisi statistica di associazione tra i polimorfismi individuati nel promotore del gene e la conta delle cellule somatiche, nonché l'insorgere di patologie (mastiti in particolare) e gli altri parametri fenotipici rilevati. Tutte le bufale della prova PRAL sono state tipizzate anche al microsatellite MIC1 al fine di procedere come sopra, correlando i genotipi trovati con i parametri fenotipici. E’ stata messa a punto una procedura veloce sul DHPLC per identificare i genotipi al MIC-1, senza così dovere ricorrere al sequenziamento diretto. Questo sistema utilizza una tecnica separativa in grado di risolvere, separandoli, i componenti di una miscela (nel caso specifico molecole di DNA). La separazione si basa sulle diverse velocità che le molecole hanno in una specifica colonna cromatografica: tale velocità è data dall’effetto combinato di temperatura, tamponi e tipo di sequenza. Il DHPLC permette di avere una grande precisione analitica – cioè di evidenziare, in una sequenza anche sconosciuta, la presenza di almeno un allele allo stato eterozigote. Abbiamo disegnato i primer per amplificare le due regioni del gene NRAMP1 contenenti i due polimorfismi già da noi identificati nella specie bufalina: 1. polimorfismo A/G nella regione 5’ del gene; 2. dimensione del microsatellite MIC1 nella regione 3’ del gene. Di seguito sono riportati i profili dei diversi genotipo ottenuti da analisi in DHPLC. Figura 24 – Regione 5’, omozigote AA (bufala 2507, azienda Tor mancina) 69 Figura 25 – Regione 5’, omozigote GG (bufala 3001, azienda Tor mancina) Figura 26 – Regione 5’, eterozigote AG (bufala 2777, azienda Tor mancina) Gli omozigoti AA e GG hanno un picco d’eluizione identico. Per tipizzare tutti i soggetti omozigoti, l’analisi è stata ripetuta mescolando i prodotti di PCR di ciascun omozigote con ciascuno dei due omozigoti noti; in questo modo si otteneva un profilo uguale a quello dell’omozigote quando i due campioni avevano lo stesso genotipo, uguale a quello dell’eterozigote quando i campioni avevano genitipo diverso. Figura 27 – Regione 3’, microsatelliti con 12 ripetizioni o 16 ripetizioni (alleli 12 e 16) allo stato omozigote I due alleli, allo stato omozigote, sono distinguibili dal diverso tempo di eluizione in quanto il 70 frammento più corto eluisce prima del frammento lungo. Figura 28 – Regione 3’, campione eterozigote al microsatellite (genotipo 1216) Figura 29 – Regione 3’, campione eterozigote al microsatellite (genotipo 912) Di tutte le bufale della prova PRAL è stato individuato il genotipo ai due loci indicati: gtyp-5' egtyp-mic1 con la tecnica DHPLC sopra descritta, e con conferma del genotipo di una parte dei campioni tramite sequenziamento diretto; i genotipi sono riportati nella seguente Tabella 37. Sono state fatte analisi di associazione utilizzando un’ analisi di regressione per stimare l’effetto di ciascun allele sulla conta di cellule somatiche risultate dai due controlli del latte effettuati sulle bufale della prova. L’analisi è stata fatta per i due loci separatamente. Nel caso del genotipo al locus 3’ (microsatellite), l’effetto dell’allele 9, non potendo essere stimato da solo per la bassa numerosità rilevata e perchè sempre solo presente allo stato eterozigote, è stato equiparato all’allele 12, come indicato da Borriello et al. (2006) che attribuiscono un diverso effetto immunitario alla dimensone del locus nel suo complesso. 71 Tabella 41 – Genotipi delle bufale impiegate per la sperimentazione Matricola azienda 1190 5090 5964 6517 6542 32617 34830 42627 12310 23919 35786 44147 44163 44164 75037 75044 85939 85941 85954 85961 21956 80352 13 19 63 gtyp-5' gtyp-mic1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 3 3 3 gg gg ag gg gg gg ag ag ag gg ag ag gg ag ag ag ag gg ag gg gg gg ag ag gg Matricola azienda 83 89 110 113 137 141 146 157 41816 41830 83414 140 5061 5117 5141 5179 5203 5204 5207 5211 5215 5221 5228 5148 5348 1616 1216 1216 912 1616 912 1212 1212 912 1216 1216 912 1212 1212 1216 1216 1212 1212 1212 1216 1216 1212 1212 1212 1212 gtyp-5' gtyp-mic1 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 3 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 gg gg gg gg gg gg ag gg ag gg gg ag ag ag ag ag gg ag ag gg gg gg 1216 1216 1216 1216 1616 1216 1216 1212 916 1212 1616 1216 1216 1212 1212 1212 1216 1216 1216 1212 1212 1616 1216 Dalla tabella risulta evidente che i due loci, distanti oltre 8000 bp l’uno dall’altro, non sono in disequilibio di linkage, pertanto l’analisi è stata fatta separatamente per ciascun locus. Non è risultato un effetto significativo del genotipo al locus del promotore (regione 5’) sulle cellule somatiche del latte. E’ risultato un effetto negativo significativo dell’allele 16 del microsatellite sulle cellule somatiche sia al primo controllo che al secondo controllo, e molto più accentuato al secondo controllo; precisamente, l’aumento di cellule somatiche dovuto alla presenza dell’allele 16 è risultato +10.710 (P=0.07) al primo controllo e +223.640 (P=0.03) al secondo controllo. Non si sono trovati in letteratura lavori in cui viene associato il genotipo al microsatellite alle cellule somatiche del latte; questo allele viene invece associato generalmente alle suscettibilità alle malattie causate da batteri. Ci sembra interessante approfondire la questione, anzitutto perchè l’allele 16 è risultato molto meno frequente dell’allele 12, non solo nella popolazione oggetto di sperimentazione dell’ambito del programma PRAL, ma anche nelle 76 bufale dell’azienda di Tor Mancina che erano state tipizzate precedentemente. Si potrebbe 72 ipotizzare quindi che le bufale portatrici dell’allele 16 vengano più facilmente eliminate a causa di mastiti. Riteniamo pertanto che sarebbe utile, prima di produrre risultati definitivi, analizzare una popolazione più numerosa. Stiamo cercando di individuare altri soggetti, nelle stesse aziende o in altre aziende, che abbiano genotipo omozigote per l’allele 16. Per verificare la diversa espressione del gene NRAMP1 nei soggetti con l’allele 16 e 12, oppure nei soggetti con genotipi diverso nella regione 5’ UTR, è già messa a punto la tecnica di estrazione di RNA da sangue ed è stata fatta una analisi di espressione semiquantitativa, tramite PCR e analisi dell’amplificato sul gel con densitometro. Sono stati analizzati inizialmente 3 animali con differente genotipo: matricola Bufala 5’UTR microsatellite 3651 gg 12/12 3662 aa 12/12 137 gg 16/16 L’RNA totale è stato estratto da sangue usando il kit.PureLink Total RNA Blood purification Kit. (INVITROGEN), la concentrazione e la qualità dell’RNA è stata determinata determinata sia mediante caricamento su gel di agarosio all’ 1% che con il fluorimetro: Qubit Quantitation INVITROGEN), utilizzando il Quant-iT RNA Assay Kit (INVITROGEN) L’RNA totale è stato retrotrascritto in cDNA utilizzando il ImProm-IITM Riverse Transcription System per RT-PCR (Promega) in un volume di reazione di 20µl. La qualità dell’ cDNA prodotto è stato valutata tramite elettroforesi su gel di agarosio all’1%.. E’ stata poi fatta un’amplificazione mediante PCR semiquantitativa (capace di valutare una differente quantità di amplificato fra animali di diverso genotipo) di una partre del gene di NRAMP, e per normalizzare i risultati attesi sono stati usati quattro housekeeping bovino (geni che si esprimono con la stessa intensità in tutti gli individui, indipendentemente dal genotipo): Glyceraldehyde-3Phosphate Dehydrogenase, GAPDH; ribosomal protein large P0, RPLPO; β-Actin e 18S ribosomal RNA component. I primer per amplificare il cDNA del gene NRAMP1 sono stati disegnati tra gli esoni 1 e 4. Con gli stessi primer è stata fatta anche un’amplificazione su DNA genomico per verificare che l’amplificato era di diversa grandezza rispetto all’amplificato ottenuto con il cDNA. 73 PCR Semiquantitativa Il cDNA è stato amplificato ottimizzando le condizioni PCR in modo tale da trovare il giusto numero di cicli che ci permettesse di evidenziare differenze quantitative dell’amplificato. La foto mostra l’amplificato dopo 30 cicli di PCR per NRAMP e 20 per il 18 S dove il genotipo 16/16-GG esprime di più rispetto al 12/12-GG, che a sua volta esprime di più rispetto al 12/12 AA. NRAMP MARKER 12/12-GG 12/12-AA 18S 16/16-GG 12/12-GG 12/12-AA 16/16-GG Figura 30 – Amplificati di NRAMP e 18s per tre genotipi differenti. I risultati preliminari ottenuti con la PCR semiquantitativa dovranno essere confermati dalla analisi dell’espressione quantitativa dell’RNA con PCR Real Time, ma già ad una prima analisi visiva si può notare come ci siano differenze di espressione tra i vari genotipi. opportuno effettuare l’analisi dell’espressione quantitativa dell’RNA Inoltre è con PCR Real Time, in quanto la conferma dell’effetto negativo dell’allele 16 sulla resistenza alle mastiti necessita di essere giustificata scientificamente da una differenza di espressione nell’RNA tra i due genotipi . 74 4. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Bramanti E., Sortino C., Onor M., Beni F., Raspi G., 2003. Separation and determination of denaturated αs1-, αs2, β- and k-casein by hydrophobic interaction chrimatography in cows’, ewes’ and goats’ milk mixtures and cheeses. J Chrom. A; 994: 59-74. Guarino A., (1994). Valutazione quali-quantitativa delle cellule presenti nel latte di bufala, Atti della Società italiana delle scienze veterinarie, Volume XLVI Mariani P., Pecorari M., 1991. Il ruolo delle varianti genetiche della κ-caseina nella produzione del formaggio. Sci. Tecn. Latt.-Cas.; 42:255-258. Mariani P., Anghiretti A., Seventi P., Fossa E., 1993. Frazionamento della caseina mediante RP-HPLC: sulla osservazione di alcuni latti individuali caratterizzati da una bassa proporzione di αs1-caseina in vacceh di razza bruna. L’industria del latte; 3-4:75-84. Pugliese C., Rapaccini S., Acciaioli A., Malvezzi R., Lucifero M., 1997. Caratteristiche tecnologiche del latte di pecore Massesi. Atti XII Congr. Naz. ASPA, Pisa, pp. 265-266. Zicarelli L., 2004. Buffalo milk: its properties, dairy yield and mozzarella production. Vet. Res. Comm.; 28:127-135. Urech, E., Puhan, Z., Schallibaum, M., 1998. Changes in milk protein fraction as effected by subclinical mastitis. J. Dairy Sci.; 12:2402-2411. Viesser S, Slangen K. J., Rollema H. S., 1986. High performance liquid chromatography of bovine caseins with the application of various stationary phases. Milchwissenschaft; 41:559562. 75 Allegato 1 Lista delle pubblicazioni G. Giacinti, A. Tammaro, R. Rosati, S. Amatiste, U. Bernabucci, B. Ronchi, 2007. Changes of milk yield and composition as affected by subclinical mastitis in sheep. Proc. of the 5th International Symposium of The International Dairy Federation (IDF) “Challenge to Sheep and Goats Milk Sectors”. Alghero - Sardinia, 18th–20th April (Poster). B. Moioli, L. Orrù, G. DeMatteis, M.C. Scatà, M.C. Savarese, F.Napolitano, 2007. Studio dei geni che influenzano la resistenza alle mastiti. Convegno “Caratteristiche igienico – sanitarie del latte bufalino, ovino e caprino - Risultati di ricerche condotte nella Regione Lazio”. Viterbo - 5 Ottobre 2007. S. Orlandini, M. Catta, M. Miarelli, L. Lattanzi, 2007. Metodi di routine per la determinazione delle cellule somatiche nel latte di bufala. Citometria di flusso & CCD camera. Convegno “Caratteristiche igienico – sanitarie del latte bufalino, ovino e caprino Risultati di ricerche condotte nella Regione Lazio”. Viterbo - 5 Ottobre 2007. U. Bernabucci, G. Giacinti, B. Ronchi, 2007. Studio dei fattori che influenzano le caratteristiche del alatte di capra. Convegno “Caratteristiche igienico – sanitarie del latte bufalino, ovino e caprino - Risultati di ricerche condotte nella Regione Lazio”. Viterbo - 5 Ottobre 2007. C. Tripaldi, G. Paolocci, M. Miarelli, M. Catta, S. Orlandini, S. Amatiste, G. Giacinti, A. Tammaro, 2007. Aspetti igienico-sanitari e loro effetti sulla produzione quanti-qualitativa del alatte di bufala. Convegno “Caratteristiche igienico – sanitarie del latte bufalino, ovino e caprino - Risultati di ricerche condotte nella Regione Lazio”. Viterbo - 5 Ottobre 2007. 76