„TTV – Tools of the Trade for Teaching in VET (vocational educational training)“ Leonardo Transfer Project :10/2011 – 09/2013 MATERIALI PER L’ATTIVITA’ DI COACHING A cura di Massimo D’Angelillo e Pietro Caporaso (Genesis srl) Parte 1 – LA FORMAZIONE COME PROCESSO Marzo-Luglio 2013 Premessa Il seguente elaborato è stato elaborato da Genesis allo scopo di fornire ai formatori coinvolti nel progetto, e in particolare nell’attività di Coaching, informazioni utili per lo svolgimento della loro attività. I materiali sono stati elaborati traducendo i testi metodologici forniti da IRIS, selezionandoli in base alle esigenze dell’utenza italiana, integrandoli con informazioni e osservzioni riguardanti la realtà italiana e l’attività di Coaching da svolgere negli enti che collaborano al progetto. Due approcci contrapposti L’approccio tradizionale Generalmente parlando il training è percepito come un processo di apprendimento. Tradizionalmente ci si riferisce al trasferimento di conoscenze dal formatore all’allievo. In un sistema tradizionale il formatore decide sulle seguenti questioni: chi deve essere formato? Su quali aspetti deve concentrarsi la formazione? Quale metodologia deve essere seguita? Qual è il beneficio atteso della formazione? In questa visione dominante il formatore è l’attore dominante e l’allievo è colui che riceve passivamente e in silenzio il messaggio. La relazione formatore-allievo è caratterizzata da un istruttore che non può essere messo in discussione e da un allievo obbediente. In questo processo non vengono fatte considerazioni per i bisogni formativi dell’allievo e tutta l’attività è dominata dalle decisioni del formatore. Questo approccio è molto simile a quello adottato nella scuola. Si pensa che il trasferimento di conoscenze dal formatore (che “possiede” le conoscenze) all’allievo (che le riceve) sia “automatico”. Si pensa che l’efficacia dell’attività dipenda dalla capacità del formatore di “istruire” o “insegnare”, mentre la corrispondente capacità dell’allievo dipende da come “impara” o “percepisce”. L’approccio partecipativo Un approccio differente mette l’accento sul trasferimento di conoscenza (knowledge/expertise) dal formatore all’allievo, e punta molto sulla promozione del cambiamento e sulla crescita dell’allievo. In questo approccio più moderno, l’enfasi non è sul trasferimento di conoscenze ma sul processo di crescita, che punta a un cambiamento delle conoscenze, delle attitudini e delle pratiche. In questo approccio l’enfasi è posta sulla promozione di una coscienza critica e sulla capacità di giudicare dell’allievo. Il processo inizia congelando (infreezing) le nozioni possedute, per procedere da un “delearning” a un “re-learning”. Le strutture e strategie della formazione sono definite alla luce di un Training Needs Assessment (TNA). Questo tipo di formazione: vede la partecipazione sia del formatore sia degli allievi (participatory training); genera nell’allievo un senso di auto-stima. Approccio tradizionale Approccio partecipativo L’apprendimento è un prodotto L’apprendimento è un processo Controllato dal docente Centrato sull’allievo Trasferimento di conoscenza Scoperta di principi da parte dell’allievo Formatore = espeIl formatore è un facilitatore, una risorsa Trainer = facilitator, resource person Allievo = non sa nulla Allievo = pieno di capacità e di conoscenza della realtà Incoragggia il conformismo Stimola indipendenza e creatività Formazione partecipativa e processo di apprendimento I modi in cui il “participatory training” aiuta il processo di apprendimento sono: L’allievo deve pensare e non deve essere passivo. Le attitudini dell’allievo sono influenzate dai suoi pari a dai gruppi dei suoi pari. Gli input dell’istruttore sono esaminati e valutati in contrapposizione all’apprendimento e ll’esperienza esistente. L’apprendimento è trasferito all’interno del cambiamento di comportamento e di abilità dell’allievo e può essere misurato e valutato dal formatore. Il pensare è stimolato in direzione di un’azione orientata al lavoro. Formazione e strategie formative Lo scopo principale della formazione è di facilitare l’apprendimento per arrivare a una buona esperienza di apprendimento. L’apprendimento è il risultato della esperienza di interazione con l’ambiente. L’apprendimento è quindi un processo continuo e attivo. L’apprendimento infatti: inizia con i problemi dell’allievo, non con l’insegnante; cresce con le esigenze e gli interessi dell’allievo; è una esperienza per l’allievo, e senza esperienza non c’è apprendimento; varia in ogni gruppo; è influenzato dagli elementi e dai fattori a cui l’allievo attribuisce importanza. Per facilitare l’apprendimento creare un’atmosfera che: incoraggia le persone ad essere attive; enfatizza la natura personale dell’apprendimento; considera la differenza come desiderabile; riconosce il diritto delle persone a sbagliare; tollera l’imperfezione; incoraggia l’apertura di sè e la fiducia in se stessi; fa sì che le persone siano rispettate e accettate; enfatizza l’autovalutazione in cooperazione con gli altri; permette il confronto. Formazione tradizionale A Formatore A A A Formazione partecipativa A A A F A A A Considerazioni sull’Italia (dal progetto Leonardo) Negli enti della formazione professionale: 1) Quanto viene utilizzato il metodo partecipativo? 2) Quanto si punta sulla promozione del cambiamento e sulla crescita dell’allievo? 3) Quanto viene effettuato un Training Needs Assessment (TNA)? Il formatore I compiti del formatore Il formatore occupa un posto centrale (“pivotal”) nel processo formativo. Gran parte del successo di un programma formativo dipende dalle sue competenze e capacità. I suoi compiti sono molteplici. Molto importante è la sua versatilità nello svolgere diversi ruoli. Il fatto di assumere molteplici ruoli puà generare ansia e preoccupazione, e comprometterne l’efficienza. E’ importante quindi che il formatori identichino se stessi con molta cura, ma anche che definiscano le loro priorità nel breve e nel lungo termine. Questo lo aiuterà a svolgere solo quei ruoli che sono prioritari. Questo ridurrà il suo carico di lavoro e aumenterà la sua efficienza. Le sue caratteristiche di base Alcuni tratti della personalità possono aiutare il formatore ad essere più efficace. (1) Il desiderio di svolgere questo lavoro. Chi vuole essere un formatore efficace deve avere alla base un forte desiderio di svolgere questo ruolo. La persona non deve solo avere il piacere di lavorare, ma anche sentirsi investito da una speciale responsabilità. (2) Conoscenza della materia specifica. Il formatore deve avere un’adeguata conoscenza della materia che dovrà trattare. Solo la conoscenza della materia può aiutarlo/la a selezionare quei metodi e materiali che sono più adatti a un determinato corso. (3) Conoscenza fondamentale del comportamento umano Un formatore deve avere l’attitudine a comprendere il comportamento umano. Questo infatti serve a capire perché un allievo o un gruppo di allievi reagiscono in un determinato modo, e perché ci sono differenti livelli di entusiasmo tra gli allievi o addirittura casi di indifferenza. Ci possono essere anche casi estremi in cui un gruppo di allievi può creare dei problemi, protestare o rendere difficile la continuazione della lezione. Un formatore che conosce un po’ della psicologia umana è meglio in condizione di conoscere la causa reale di questi fatti e risolvere la crisi con abilità. Allo stesso modo una conoscenza di base delle attitudini e degli interessi degli individui aiuterà a impostare una strategia formativa che promuova il coinvolgimento attivo degli allievi. (4) Conoscere gli allievi, il loro Background e le loro esigenze Un formatore efficace è quello che conosce bene I suoi allievi. E’ essenziale conoscere il loro Background sociale, economico e culturale, le loro competenze professionali, le loro esperienze, interessi, aspirazioni, motivazioni, orientamento, abilità, bisogni, aspettative e il loro futuro ruolo. Si tratta di aspetti che possono essere conosciuti non necessariamente attraverso un esercizio accademico, ma attraverso una intelligente osservazione, discussioni informali di gruppo e altri modi per guadagnare la loro fiducia. (5) Conoscere i tratti psicologici degli allievi Per essere efficace il formatore deve saper assicurare l’ambiente più adatto perché l’allievo abbia le migliori opportunità per imparare. L’esperienza di imparare infatti non è limitata al solo processo cognitivo. E’ anche un processo emozionale attraverso cui l’allievo è stimolato a cambiare. Analogamente, l’apprendimento è anche un processo psicologico che promuove la necessaria attitudine ad adottare nuove prassi. Perciò, un ambiente per imparare deve collegarsi a fattori mentali, emozionali e psicologici che accelerano i cambiamenti desiderabili nella conoscenza, nelle attitudini e nella pratica dell’allievo. (6) Una positiva e produttiva esperienza di apprendimento L’ambiente di apprendimento è fondamentale: ad esempio sarebbe impossibile impartire un insegnamento ad allievi refrattari. Analogamente, nessuna formazione può essere fruttuosa se il formatore non è adeguatamente formato. Altri fattori che possono avere un impatto positivo sono i mezzi di comunicazione e le attrezzature disponibili in classe. Il formatore deve adoperarsi per rendere gradevole e funzionante l’ambiente, anche perché così diventa più facile insegnare. Per creare un buon ambiente di apprendimento è importante che il formatore segua i seguenti passaggi: Scegliere un orario di lezione adatto alle esigenze degli allievi. Fare sedere gli allievi ad U. Proteggere gli allievi da disturbi esterni. Non fare lezioni più lunghe di 20-30 minuti. Variare gli strumenti di insegnamento per rompere la monotonia. (7) Preparare l’allievo a imparare Un altro fatto che il formatore deve tenere in mente è che la formazione, diversamente dalla scuola, coinvolge lo scambio di esperienza dell’allievo e del formatore. Un efficace formatore quindi ha la fondamentale responsabilità di preparare l’allievo a imparare, stando attento a fargli usare l’esperienza acquisita per arrivare a una conoscenza più profonda dei diversi compiti relativi al suo ruolo. (8) Collegare la formazione e l’asperienza acquisita. La formazione deve comprendere anche attività di informazione e comunicazione che contribuiscono a coivolgere l’allievo. Formare ai metodo di comunicazione diventa quindi importante. (9) Cercare un coordinamento tra tutte le agenzie coinvolte Tra tutte le agenzie coinvolte nel processo di formazione deve essere una stretta coordinazione, per assicurare che esse tentano verso lo stesso obiettivi. Occorre quindi stabilire efficaci canali di comunicazione e collaborazione tra i funzionari delle divrse agenzie. (10) Abilità multi-dimensionali Un formatore efficace deve dimostrare la sua abilità su molteplici fronti lavorativi. Egli/ella deve acquisire una competenza sufficiente svolgendo diversi ruoli. Sebbene egli/ella debba essere preparato nella sua attività formazione, che è quella di formare le persone, sugli altri compiti deve acquisire competenza di base. Ciò ad esempio in materia di comunicazione, essendo efficace tanto nell’inviare messaggi quanto nel riceverli. Un buon comunicatore deve essere quindi un abile parlatore e allo stesso tempo un buon ascoltatore. Deve essere anche bravo a utilizzare i diversi metodi e materiali, gestire strumenti come quelli audio-visivi condurre dimostrazioni, gestire viaggi di studio e visite professionali, svolgere un’attività di follow-up per giudicare le prove degli allievi. Il formatore come agente del cambiamento Per essere un agente di cambiamento il formatore deve possedere conoscenze variegate: capacità di diagnosi della conoscenza attingendo all’intero settore delle scienze comportamentali; conoscenza delle teorie e dei metodi del cambiamento organizzativo; conoscenza delle fonti di aiuto; orientamento alle funzioni etiche e valutative proprie del suo ruolo. Inoltre il formatore deve possedere capacità relazionali; di osservazione, ascolto, identificazione, rielaborazione, di costruzione di legami di fiducia; inoltre deve avere un alto grado di flessibilità nel comportamento. Inoltre deve essere capace di comunicare con se stesso/a e trovare le giuste motivazioni per il lavoro. In particolare, nella parte di lavoro che riguarda la diagnostica, deve sapere riconoscere il tipo di reazione dei suoi interlocutori. In altre parole l’agente del cambiamento deve essere sensibile e maturo/a. Infine, deve credere nel proprio sistama di valori per farli accettare ai suoi interlocutori. Il formatore non deve imporsi in modo autoritario. Egli/ella deve credibile e comportarsi in modo coerente con i suoi valori, per favorire nelle altre persone autentcità e collaborazione. L’influenza del formatore, infatti, cresce nella misura in cui egli/ella viene emulato/a come modello. Il ruolo supplementare dei formatori Come facilitatori del cambiamento I formatori devono cercare di favorire il cambiamento nelle persone con cui si relazionano. 1) Capacità di iniziativa Quando si crea una nuova situazione, il formatore deve sapere prendere l’azione più appropriata, usando le opportune risorse. (2) Abilità organizzativa Il lavoro dello staff deve essere attentamente pianificato e organizzato. Una buona organizzazione porta al più efficace impiego di risorse limitate. (3) Abilità nel risolvere I problemi In base alle conoscenze e alla esperienza raggiunta, il formatore deve riuscire a suggerire le migliori soluzioni. Inoltre… (4) Capacità di giudizio Il formatore deve essere capace di valutare l’effetto delle azioni intraprese e il linguaggio da usare per farle accettare. (5) Automiglioramento Il formatore deve seguire il principio secondo cui l’apprendimento è un processo continuo per tutte le persone e applicarlo coscienziosamente con le sue attività. (6) Affidabilità Il formatore deve essere consapevole della importanza di mantenere le promesse date e limitarsi nel farne, in relazione alla capacità di rispettare gli impegni. (7) Saper parlare in pubblico Il formatore ha continuamente l’esigenza di parlare, in pubblico o individualmente, in modo formale o informale. Per svolgere questo compito efficacemente deve acquisire competenze nell’uso della parola. Il coordinatore Il sistema italiano Nel sistema italiano della formazione professionale l’insegnamento in aula è svolto da esperti che in molti casi sono esterni al centro di formazione. Il coordinatore ha il compito di garantire omogeneità e qualità nel processo formativo. Il coordinatore Contribuisce a selezionare gli insegnanti esterni. Li informa sulle esigenze degli allievi. Programma l’attività operativa del corso. Segue l’andamento del corso, anche partecipando in parte allo svolgimento delle lezioni. Il programma formativo Come organizzare un programma formativo I passi successive per organizzare un piano formative sono i seguenti: i) Valutazione dei fabbisogni (Training Needs Assessment - TNA) Questa è veramente la base della intera struttura dell’attività formativa, che deve essere compiuta in anticipo, per rendere forte il coinvolgimento dei partecipanti. ii) Fissazione degli obiettivi Solo definendo gli obiettivi è possibile impostare un’attività di successo. iii) Determinazione dei contenuti della formazione I contenuti di un corso devono essere definiti in accordo con l’insieme dei fini del programma formativo e considerando i fabbisogni del gruppo obiettivo. Questo è possibile: ♦ Elencando il livello atteso di cambiamento nelle conoscenze, nelle attitudini e nelle abilità del gruppo obiettivo a cui ci si rivolge. ♦ Dando priorità agli aspetti che riguardano tali materie. ♦ Selezionando questioni che dovrebbero entrare a fare parte dei contenuti del corso. ♦ Facendo l’elenco delle materie principali. ♦ Specificando la struttura dei contenuti del corso. ♦ Identificando gli input di conoscenza necessary per ogni materia e sott-materia. (iv) Sviluppare un piano di azione Il piano di azione deve essere basato sui seguenti punti: ♦ Programmazione temporale delle attività. ♦ Proposta ben chiara. ♦ Chiara definizione dei contenuti del corso. ♦ Elenco chiaro dei materiali e delle attrezzature da usare durante il corso. ♦ Identificazione di persone da impiegare nel corso. ♦ Selezione dei più appropriate metodi di formazione. ♦ Definizione dell’approccio migliore per coinvolgere gli allievi nei vari momenti dell’attività formativa. ♦ Elenco dei possibili punti critici nel rapporto con gli allievi. ♦ Definizione di un preciso piano di valutazione del corso, durante e dopo il corso stesso. ♦ Strategia per il follow-up. (v) Garantire la efficienza del lavoro durante la sessione formativa. Molto del successo di un corso dipende dalle prestazioni dei docenti e degli altri tecnici impiegati nel corso. Nei corsi avanzati l’efficienza del lavoro dipende anche dall’impiego di tecnologie multimediali impiegate. Rinforzo post-formazione Un rinforzo successivo alla formazione è essenziale per sostenere i benefici dell’azione formativa. Questo è possibile nel seguente modo. ♦ Visitando gli allievi nel loro nuovo luogo di lavoro. Queste visite possono essere utili per discutere della utilità dell’attività formativa svolta. ♦ Con un continuo feedback delle attività del centro di formazione attraverso mailing, neglette, ecc. ♦ Organizzando meeting e workshop in un luogo che sia facilmente raggiungibile da parte degli allievi. ♦ Organizzando gruppi formali di ex allievi, allo scopo di creare opportunità di intraprendere insieme attività di comune interesse. Questo può avvenire ad esempio formando un’associazione degli ex allievi. Feedback e follow-up Feedback I risultati del feeback dovrebbe essere tenuti presenti nelle successive edizioni del corso, ma anche più in generale nell’attività formativa. Follow-up Un piano di azione appropriato dovrebbe prevedere un significativo follow-up. A tale scopo potrebbero essere utili telefonate, e-mail, visite agli ex-allievi, e ancora di più regolari contatti tramite mailing list o newsletter. La Formazione dei formatori Formazione dei formatori (FdF) La FdF si definisce come un tipo di formazione impartita a una persona con lo scopo di prepararla al futuro ruolo di formatore. Il processo ha lo scopo di sviluppare le sue capacità effettive e potenziali di svolgere l’attività formativa in modo professionale. Parallelamente la FdF ha lo scopo di aiutare le organizzazioni a costruire i propri addetti alla formazione. Questi ultimi dovranno essere avere il necessario orientamento, consapevolezza e abilità per non svolgere soltanto un’attività formativa, ma per avere un ruolo di catalizzatori come facilitatori del cambiamento. Quindi la FdF ha un duplice ruolo: la crescita dell’individuo e la crescita dell’organizzazione. Y.P. Singh, Training of Trainers (ToT) Manual, Haryana Forest Department, 1999. FdF: gli approcci I due approcci fondamentali per la FdF sono: Metodi di istruzione: lezioni tradizionali in classe. Metodi di partecipazione di gruppo: discussioni, seminari, workshop, visite aziendali, viaggi di studio, ecc. La scelta dell’ approccio dipende da vari fattori quali: il background di conoscenze e di esperienze degli allievi; la necessità di aumentare la partecipazione al processo di apprendimento, altrimenti scarsa; Nessun approccio è in astratto migliore di altri. Una scelta efficace dipende dalla intelligenza e dalla abilità del formatore. Y.P. Singh, Training of Trainers (ToT) Manual, Haryana Forest Department, 1999. Pianificare un efficace programma formativo Valutare le esigenze formative Il principio guida della pianificazione deve essere che i corsi di formazione devono basarsi sulle esigenze degli utenti. In alter parole, l’intera struttura dell’attività formativa deve essere programmata in modo da andare incontro alle domande del target group a cui ci si rivolge. Per questo motivo occorre condurre un sistematico esercizio di valutazione delle esigenze formative. Nel caso in cui siano necessarie, possono essere svolte interviste agli allievi, per conoscere le loro esigenze. Un’altra tecnica per migliorare la conoscenza del target group può essere quella di fare un incontro con i futuri allievi. La conoscenza degli allievi In primo luogo il formatore deve conoscere gli allievi, allo scopo di assicurare il loro fruttuoso coinvolgimento nel processo di apprendimento, secondo la filosofia del participatory training. Gli allievi non sono oggetto dell’insegnamento, ma devono essere motivati ad apprendere nuove conoscenze, abilità e comportamenti. Gli allievi accettano ed usano più prontamente concetti che per loro hanno un chiaro significato e sono rilevanti per la loro vita, il loro lavoro e i loro problemi. Poiché l’apprendimento richiede una rinuncia a modi di pensare e agire comodi e consolidati, potrebbe non essere una esperienza piacevole per l’allievo. Le persone diventano indipendenti dopo avere sperimentato l’indipendenza; fiduciose dopo avere sperimentato la fiducia e responsabili do avere sperimentato la responsabilità. Ogni allievo/a ha un suo modo di imparare e risolvere i problemi. Se viene esposto a un metodo proposto da altri può ridefinire il suo per renderlo più efficace. Il background di esperienze dell’allievo costituisce una preziosa risorsa per imparare e risolvere i problemi. Gli allievi hanno sentimenti e pensieri. L’apprendimento viene massimizzato quando gli allievi capiscono e dicono cosa pensano e sentono. L’apprendimento non è solo un processo intellettivo, ma anche emozionale. Aiutarsi l’uno con l’altro ad imparare richiede una interdipendenza interattiva, quindi l’apprendimento va considerato un processo cooperativo e collaborativo. L’abilità di capire, avere fiducia, condividere, aiutare e valutare richiede un processo evolutivo. Non può essere imposta; quindi l’ apprendimento deve essere essenzialmente percepito come un processo evolutivo. Fissare specifici obiettivi Fissare obiettivi formative generali, e quelli di uno specifico corso in particolare, serve a definire le linee guida per impostare l’attività corsuale. Gli obiettivi specifici di ogni corso devono evolvere in relazione ai contenuti svolti e ai risultati raggiunti. Strutturare i contenuti del corso I contenuti del corso devono essere strutturati in base alle caratteristiche delle persone da formare. Il Background dei partecipanti è fondamentale: età, educazione, reddito, occupazione, ecc. Nel delineare I contenuti del corso vanno definiti i seguenti aspetti: ♦ Quale tipo di cambiamenti sono attesi nelle conoscenze, nelle attitudini e nelle abilità degli allievi. ♦ Quali aspetti e argomenti sarà opportune trattare. ♦ La disponibilità di risorse, compresi il tempo e il supporto tecnico. ♦ Scomporre gli argomenti del corso in sotto-argomenti e disporli secondo una sequenza logica. ♦ Decidere gli input di informazione e conoscenza necessary per il corso. Sviluppare il piano di azione Il piano di azione consiste dei seguenti aspetti: i) Calendario delle attività Devono essere definiti il titolo del corso, il gruppo target, la durata, la sede, il tipo di allievi, il numero delle sessioni, le date delle lezioni, ecc. Deve essere anche definito lo staff che seguirà il corso e il ruolo di ciascuno. ii) Budget Vanno stimate in dettaglio le spese previste, per le diverse voci: gli onorari per le docenze, il noleggio di materiali, servizi segretariali, cancelleria, trasferte, spese telefoniche e postali, media, ecc. iii) Revisione periodica I tempi di revisione periodica dell’attività formative devono essere decisi anticipatamente. Le revisioni servono a decidere le opportune misure correttive nel caso le cose non vadano come previsto. Sarà così possible modificare la strategia del corso. E’ importante notare che la revisione è cosa diversa da un monitoraggio dell’attività, e anche da una valutazione a un determinato intervallo. La revisione va condotta in modo formale e informale. La revisione formale può prevedere anche un sondaggio per acquisire il punto di vista degli allievi e dello staff formativo. Tale sondaggio dovrebbe prendere in considerazione l’utilità del corso, l’utilizzo del tempo, l’efficacia del metodo impiegato, l’appropriatezza dei materiali didattici, l’efficacia degli insegnanti, la distribuzione del tempo tra teoria e pratica, ecc. La revisione informale dovrebbe avvenire mediante discussioni di gruppo, con i partecipanti incoraggiati a prendervi parte e ad esprimere le loro opinioni con franchezza. Le loro considerazioni dovrebbero ricevere la dovuta considerazione senza pregiudizi o biasimo. iv) Benefici attesi dal corso I benefici attesi, se definiti al momento della pianificazione del corso, possono fornire linee guide alla progettazione e alla successiva valutazione dell’andamento del corso. I benefici attesi andranno definiti in termini di grado e di direzione nel cambiamento nelle conoscenze, attitudini e pratiche degli allievi. Check List per organizzare un programma formative efficace Per capire se la formazione sta andando nella giusta direzione, ci si può avvalere di una check list, che segua i seguenti criteri. ♦ Scopo: se la formazione è in corso per obiettivi e apiano di azione. ♦ Selezione dei partecipanti: se gli allievi sono stati selezionati in accordo alle regole e procedure previste. ♦ Contenuto: se I contenuti del corso vengono coperti in modo soddisfacente. ♦ Scelta delle persone: se I formatori e l’altro personale sono stati giustamente selezionati, a giudicare della performance che stanno dimostrando. ♦ Selezione dei metodi formative. Se sono stati selezionati ed usati metodi cherendano efficace e fruttuosa la formazione. ♦ Gestione organizzativa. Se il programma è stato organizzato bene, a giudicare dalle reazioni degi allievi. ♦ Valutazione. Se il programma di formazione è stato valutato durante il corso stesso e se questo è stato condotto in un modo tale che sia possibile una valutazione post-formazione. ♦ Feedback: se sono state raccolte presso gli allievi informazioni che possano essere uti per il miglioramento del corso. ♦ Follow-up: se sono state previste misure che assicurino che un’adeguata azione al termine della formazione. I passi necessari per condurre la formazione I passi necessari a rendere efficace la formazione devono essere pianificati e attuati in sequenza. Essi sono: i) Preparazione del formatore. Il formatore deve essere nelle migliori condizioni prima di iniziare il corso. Egli/ella deve essere preparato/a per svolgere gli argomenti e ad adottare l’approccio previsto. Inoltre deve avere le informazioni adeguate e abilità per svolgere efficacemente il suo lavoro. Deve avere familiarità con il Background degli allievi, conoscere il loro livello di preparazione e di esperienza professionale nell’area di formazione. ii) Preparazione degli allievi I futuri allievi devono essere essere mentalmente preparati a ricevere la formazione per la quale sono stati selezionati. Essi devono avere consapevolezza della importanza della formazione, devono essere motivati, ben informati sul programma della formazione, sulla sede, sulle cose che dovranno portare con sé, la strada e le modalità per raggiungere la sede del corso, onde evitare assenze o ritardi. (iii) Finalizzazione del programma del corso Prima dell’inizio del corso dovrà essere dato a quest’ultimo una forma definitiva. Questo significa: Lo specifico scopo della formazione. I contenuti del corso. Lo schema strutturato dell’uso dei metodi didattici previsti per il corso in generale e per le sue parti in particolare. I materiali formativi, che dovranno essere attentamente preparati e riprodotti. Le attrezzature che dovranno essere utilizzate durante la formazione. (iv) Follow-up L’attività di Follow-up action è molto importante per la utilizzazione fruttuosa degli input del corso. Questo può avvenire ad esempio tramite: ♦ Pubblicazione di una newsletter da inviare agli ex-allievi. ♦ Invio di e-mail agli ex-allievi. ♦ Invio di un questionario agli ex-allievi. ♦ Organizzazione di un breve incontro con gli allievi dopo la fine del corso. Considerazioni sull’Italia (dal progetto Leonardo) Negli enti della formazione professionale: Quanto si può dire che i futuri allievi sono “mentalmente preparati a ricevere la formazione per la quale sono stati selezionati”? 2) E in realtà si può dire che sono stati selezionati? 3) E quanti si può dire che essi abbiano consapevolezza della importanza della formazione? 1) I metodi formativi L’importanza dei metodi formativi L’uso di metodi formativi appropriati è un prerequisito indispensabile per la conduzione di un programma. La selezione e l’uso di questi metodi sono fondamentali per promuovere la partecipazione degli allievi e rendere la formazione stimolante. L’uso di singoli metodi efficaci o di combinazioni fra i metodi servono a promuovere la interazione tra formatore e allievi, creando una esperienza di apprendimento utile e fruttuosa. I metodi più usati (i) Lezione ii) Case study (iii) Discussione di gruppo (iv) Role playing (v) Dimostrazioni (vi) Workshop (vii) Viaggi e visite di studio Quale il migliore? Nessuno dei metodi ora citati è migliore degli altri. Ognuno di loro ha vantaggi e svantaggi. La selezione fra i metodi va fatta accuratamente tenendo conto di vari fattori. Va comunque sottolineato che l’efficacia del metodo dipende molto da quanto il formatore è preparato adeguatamente, con le relative abilità. (i) Lezione Questo metodo è quello più usato nella comunicazione tra formatore ed allievi. E’ relativamente facile da pianificare e da svolgere. L’efficacia di una lezione dipende dalla qualità del programma proposto e dalla efficienza nella presentazione degli argomenti. Il successo di questo metodo dipende molto dal livello di comprensione degli allievi e dal loro desiderio di apprendere gli argomenti trattati. L’uso del metodo è invece indebolito dall’effetto monotono che una lezione tende a produrre. Inoltre, la interazione tra il formatore e l’allievo è abbastanza ridotta. Come rendere la lezione più interessante Enunciare con chiarezza l’obiettivo della lezione. Introdurre il soggetto della lezione in modo appropriato Adattarsi agli interessi del gruppo. Cercare di essere innovative nella presentazione e nello svolgimento del tema. Suddividere la lezione in sezioni e sotto-sezioni secondo una sequenza logica. Concludere la lezione in modo convincente. Fare la lezione in modo vivace e diretto. Interagire con gli allievi durante la lezione, ponendo questioni e stimolando la discussione. Coinvolgere tutti gli allievi, non soltanto quelli più attivi. Assicurarsi che tutti capiscano il messaggio. Ricapitolare i contenuti, per assicurarsi che anche le persone più lente stiano imparando. Usare un efficace linguaggio del corpo. (ii) Case Study Il vantaggio di questo metodo è che offre agli allievi la possibilità di partecipare a una discussione libera e informale. Il metodo è particolarmente adatto per approfondire quegli argomenti collegati a situazioni concrete a cui devono essere date delle soluzioni. Lo svantaggio del metodo è invece che l’interesse del gruppo è difficile da sostenere, a meno che il caso presentato non sia particolarmente ricco di significato e il formatore non sia abile nell’approfondire tutti gli aspetti del caso. (iii) Discussione di gruppo Questo metodo aiuta i partecipanti a imparare anche attraverso lo scambio interpersonale di idee e di informazioni all’interno di una situazione di gruppo, dove possono partecipare anche 10-12 persone. Il metodo coinvolge il gruppo in un processo di pensiero attivo (active thinking), che stimola il pensiero critico fra i membri del gruppo. I limiti di questo metodo sono che il processo è lento da mettere in moto e c’è anche la probabilità che il processo sia alla fine dominato da quelli che parlano di più, mentre quelli abituati a pensare meno ma a pensare di più rischiano di essere emarginati. Più il gruppo è ampio, poi, e più l’opportunità di esprimersi diminuisce. Questo limite, tuttavia, può essere superato riducendo la dimensione del gruppo o conducendo la discussione tramite una “buzz session”, cioè dividendo il gruppo in piccoli sottogruppi, ciascuno dei quali lavora autonomamente sul problema da risolvere. In ogni caso, l’utilità della discussione di gruppo si ha solo quando la discussione è ben guidata e il leader della discussione fa in modo che essa non devi dal tema principale. Come rendere efficace una discussione di gruppo Prepara un ambiente accogliente in quanto a sedie, materiali, ecc. Dai una chiara spiegazione degli obiettivi della discussione. Fai una presentazione chiara degli argomenti, introducendo la discussione. Con circa 20 partecipanti, è meglio formare due gruppi. Ognuno deve individuare un leader e uno che avrà il compito di stendere il verbale della discussione. Fissa una durata precisa per la discussione (ad esempio 15-20 minuti). Crea un’atmosfera amichevole e rilassata. Favorisci una forte partecipazione e interazione all’interno dei gruppi. Assicurati che I leader non prevarichino gli altri membri del gruppo, ma vi partecipino come uguali agli altri. Evita un eccessivo uso di argomenti e discussioni private, e l’allontanamento dell’argomento principale. Alla fine chiedi a ogni gruppo di sintetizzare le discussioni in un cartello. Chiedi a ogni gruppo di presentare i suoi risultati alla classe. Invita i due gruppi a commentare ciascuno le conclusioni dell’altro. Concludi la discussione con una sintesi. (iv) Role Play E’ uno dei principali metodi formativi, dove gli allievi imparano partecipando a una situazione in cui devono mettersi in un ruolo che potrebbe essere quello reale che a loro potrebbe toccare. Il metodo offer agli allievi la opportunità di dimostrare la loro attitudine verso il problema e la loro volontà di risolverlo. Un vantaggio del metodo è che interessante sia per il formatore sia per gli allievi. Esso offer agli allievi l’opportunità di esprimere la loro personalità spontaneamente. Inoltre, il metodo è efficace nello stimolare la partecipazione degli allievi a una situazione di apprendimento. Per rendere efficace il metodo il formatore deve in primo luogo pianificare il gioco e descrivere le caratteristiche di chi dovrà essere coinvolto nel gioco. Dopo avere dato un po’ di tempo agli allievi per prepararsi, il role play inizia con l’azione e continua finché ogni allievo non svolge pienamente il suo ruolo. Il gioco è poi seguito da una discussione. L’efficacia del metodo è limitata dalla tendenza di una parte degli allievi a partecipare spontaneamente e a non entrare nello spirito del role playing. D’altra parte, alcuni allievi troveranno il metodo molto interessante. (v) Dimostrazione Il metodo si basa su una presentazione che insegna come compiere un atto o usare una procedura. E’ spesso seguito dallo svolgimento di un’attività sotto la guida di un istruttore (dimostrazione di metodo). Talvolta il metodo è anche usato per dimostrare l’impatto di una nuova pratica rispetto a una vecchia (dimostrazione di risultato). Il metodo ha il vantaggio di sortire un grande impatto sull’allievo, in termini di incremento del suo livello di conoscenza e di abilità. Il metodo si basa sui principi ““solo vedendo ci si può credere” (“seeing is believing”) e “imparare facendo”. Ovviamente, una dimostrazione di risultato non si può condurre in una classe. Si può in alcuni casi condurre in una visita aziendale, ad esempio mostrando i risultati di una coltivazione agricola. Il luogo migliore per una dimostrazione di risultato è però un luogo dove l’impatto dell’uso di una nuova tecnologia può essere dimostrato in una situazione “sotto controllo” e in un ambiente sperimentale. (vi) Workshop Con questo metodo un gruppo da 10 a 25 partecipanti condivide e discute un problema e cerca una soluzione tramite il consenso. E’ un metodo che offre una opportunità di crescita professionale, particolarmente in relazione al ruolo che una persona vuole avere all’interno di una comunità. E’ un metodo coinvolgente che prepara ad essere attivi e a contribuire alle soluzioni di un problema. L’efficacia del metodo sta nel tempo e nelle risorse organizzative che richiede. Inoltre, il successo del metodo dalla competenza dello staff che lo conduce e dal livello intellettuale degli allievi che partecipano, che senza avere un livello discreto non riescono ad apportare un contributo significativo alla discussione. Per condurre un workshop è necessaria una sala capace di accogliere adeguatamente un gruppo di 10-25 partecipanti. (vii) Viaggi e visite di studio Un gruppo da 10 a 25 partecipanti partecipa a una visita, più o meno lunga (da poche ore ad alcuni giorni) a un luogo considerato particolarmente interessante ai fini della formazione. E’ un metodo che offre una opportunità di crescita professionale, mettendo a contatto diretto con aziende e luoghi di lavoro, a differenza di quanto avviene con spiegazioni di tipo teorico. E’ un metodo coinvolgente che rende partecipe l’allievo di una esperienza memorabile (che verrà quindi ricordata per molto tempo). E’ un metodo che crea legami, soprattutto quando il viaggio è lungo, tra i membri del gruppo; questi legami potranno poi essere utili anche nella vita professionale. Il metodo più giusto Dipende da: l’obiettivo formativo il formatore il tipo di allievo il livello formative degli allievi la loro età ed esperienza l’ambiente socio-culturale l’ambiente di apprendimento il soggetto dell’insegnamento il tempo e gli altri fattori materiali il tempo e I costi della preparazione la lunghezza del corso l’andamento del corso il momento e l’ora della giornata la disponibilità di attrezzature Quando l’obiettivo è: Insegnare un’abilità manuale, punta su: La dimostrazione Il metodo della scoperta La pratica individuale La lettura di libri e schede di lavoro Le lezioni-dimostrazioni Favorire un cambiamento di attitudini, punta su: Trasferire conoscenze, punta su: Case study Il metodo della scoperta La discussione La lezione Le lezioni-dimostrazioni Lo studio e le letture private L’istruzione programmata I Tutorial Case study La discussione Il gioco Role play La simulazione I Tutorial Learning on-the-job 9 requisiti L’apprendimento sul lavoro può essere utile quando si verificano 9 particolari requisiti: a) Il lavoro viene svolto dall’allievo mostrandogli le fasi successive, facendogli capire il significato di ognuna, praticandola se necessario separatamente e poi ricomponendo le varie fasi mostrando il processo di insieme, quando l’allievo è in grado di capire pienamente. Ogni fase del programma di lavoro deve infatti essere pienamente compresa dall’allievo. b) Occorrono tempo e risorse tali da mettere in condizione l’allievo di trasformare l’evento lavorativo in una esperienza di vita importante. c) Occorre proteggere i partecipanti da incidenti ma anche l’azienda da possibili costosi errori derivanti dalla inesperienza degli allievi. d) E’ necessario rendere I partecipanti consapevoli di ciò che potranno imparare con l’esperienza in una nuova situazione. e) E’ necessario esporre I partecipanti a conoscenze e metodi che vanno oltre quelli di cui già dispongono. f) Occorre fare comprendere alla organizzazione che ospita gli allievi la possibile utilità della partecipazione degli allievi. g) E’ importante dare ai partecipanti la sensazione di appartenere a un gruppo professionale, che può favorire continui scambi di idee e lo sviluppo di alti standard professionali. h) E’ importante dare la opportunità di pensare al proprio lavoro come a un insieme, anziché come somma di compiti separati, e quindi mettere l’allievo nella condizione di analizzare le priorità e la migliore divisione del tempo e come il lavoro si adatta al modello di vita di ciascuno. i) Dare ai partecipanti l’esperienza di un impegno intenso anche dal punto di vista formativo. Considerazioni sull’Italia (dal progetto Leonardo) In Italia il training on the job (ToJ) è molto considerato, non solo dagli imprenditori. Viene visto come un metodo concreto e non teorico. Però, chiediamoci: 1) In quanti casi il ToJ avviene facendo capire il significato delle fasi e praticandole se necessario separatamente e poi ricomponendole in un processo di insieme? 2) In quanti casi l’azienda, ad esempio in un tirocinio, capisce una utilità del ToJ che non sia solo quella di avere a disposizione del lavoro gratuito? Formazione come comunicazione Il processo di comunicazione La formazione è anche un processo di comunicazione, che si basa su 4 aspetti: chi comunica una idea; il messaggio che deve essere inviato; il canale (mezzo di comunicazione) attraverso cui il messaggio viene inviato; chi riceve il messaggio. Un buon comunicatore: • conosce i suoi interlocutori, le loro esigenze e le loro volontà; • conosce il proprio messaggio e come presentarlo a un pubblico (audience) particolare; • conosce I canali di comunicazione più efficaci per raggiungere la sua audience; • conosce le proprie abilità e i propri limiti, sia tecnici sia nella comunicazione; • è interessato al suo pubblico, e alla utilità che i suoi messaggi possono avere;are; • è interessato a migliorare le sue capacità comunicative; • prepara i suoi messaggi con cura, usando i materiali più appropriati, per suscitare interesse e assicurare una ricezione di successo; • parla con chiarezza e usa espressioni e termini che il pubblico può capire; • è capace di ascoltare e interagire mentre parla (comunicazione a due vie”) • comunica con tutta la classe e non soltanto con la parte più attiva; • è consapevole che la maggiore responsabilità di un oratore è quella di creare una mutua comprensione con i suoi interlocutori; • è consapevole il periodo massimo di attenzione che chi ascolta gli/le offre; • non tenta di coprire per intero tutto il tema di cui parla, con il rischio di parlare troppo;; • seleziona solo le parti dell’argomento che possono essere appropriate in una determinata situazione; • non coinvolge il pubblico troppo a lungo, sfinendolo. Il messaggio Normalmente molti degli oratori credono che il loro messaggio debba essere recepito per il semplice fatto che contiene informazioni utili. Pertanto questi oratori rimangono scoraggiati dal fatto che le persone a cui parlano non reagiscano positivamente. Una valutazione obiettiva di tali esiti dovrebbe indicare che il messaggio comunicato contiene almeno uno dei seguenti errori: ♦ i contenuti sono incompleti; ♦ il significato è dubbio e/o il linguaggio è confuse; ♦ il messaggio è troppo diverso da quello normalmente usato dalle persone a cui si parla; ♦ la presentazione non suscita interesse; ♦ l’approccio non è convincente. Suggerimenti per un efficace messaggio Quando si decide il suo contenuto, bisogna avere chiaro il target a cui ci si rivolge. Bisogna concepire un messaggio che possa essere compreso da chi lo riceve. Il messaggio deve essere concepito sulla base delle esigenze di chi ascolta. Il messaggio deve essere chiaro da capire e convincente per chi lo deve utilizzare. Il messaggio deve essere tempestivo, per mettere in condizione gli interlocutori di utilizzarlo nei tempi necessari. Il messaggio non deve urtare le abitudini sociali e i valori tradizionali. Il messaggio deve essere preciso e puntuale. Troppi dettagli rischiano di rendere il messaggio più confuso che informativo. L’approccio dovrebbe segnalare un interesse reale a comunicare con le persone che ascoltano. Alcune strumentazioni possono essere utili, se predisposte in anticipo, per comunicare meglio il messaggio. Oltre a concetti teorici, chi parla dovrebbe anche usare la propria esperienza pratica per presentare il messaggio efficacemente. Il canale di comunicazione I canali attraverso cui passa la comunicazione possono essere visivi, parlati o scritti. Spesso vi è una combinazione fra questi canali. Proprio la combinazione fra diversi canali può rendere la comunicazione più efficace. Proprio allo scopo di rendere efficace la combinazione tra canali, possono essere utili le seguenti considerazioni: ♦ Solitamente la comunicazione visiva è più efficace di quella scritta o di quella parlata, in base al principio che “solo vedendo ci si può credere”, che è stato alla base di questo approccio per molto tempo. ♦ Questo però non è sempre vero. La comunicazione visiva, infatti, se non è supportata adeguatamente da una comunicazione parlata o scritta, non si dimostra così utile. Mezzo e target Mentre il metodo delle dimostrazioni è più convincente con interlocutori che hanno un livello culturale basso, forme di comunicazione visiva come diagrammi, video, ecc. sono efficaci con persone di tutti i livelli culturali. L’uso del colore nei materiali visivi rende l’impatto più efficace. Tuttavia, anche la selezione dei colori dovrebbe essere fatta con cura. Ci sono infatti dei colori che sono associate con determinati simboli. Il verde ad esempio è usato per indicare elementi della vegetazione e dell’ambiente. Usare un colore diverso sarebbe controproducente. La comunicazione parlata ha dei suoi vantaggi. Essa fornisce la possibilità di iniziare una comunicazione interattiva. Chi parla inoltre può adattare i contenuti alle esigenze che gli interlocutori manifestano in quel momento. Ci sono anche altre forme di comunicazione che offrono la possibilità di uno scambio di idee: ad esempio meeting, discussioni e visite aziendali. La comunicazione parlata, comunque, rimane quella in cui è più facile stabilire un legame personale con chi ascolta. La comunicazione scritta ha l’ovvio vantaggio di essere maggiormente efficace con le persone più scolarizzate. Quando le persone che ascoltano hanno un basso livello culturale, la comunicazione scritta non è molto efficace. Considerazioni sull’Italia (dal progetto Leonardo) In generale, nella comunicazione può bastare una parola incomprensibile per spezzare il flusso della comunicazione. Nella formazione oggi molti allievi possono essere considerati come persone che hanno un basso livello culturale, e che quindi hanno un vocabolario più ristretto. Questo a maggior ragione se gli allievi sono stranieri che faticano a seguire un discorso in italiano. Quindi, chiediamoci: Nell’attività didattica non si usano troppe parole di difficile comprensione? E in generale, proprio per questo target, la comunicazione scritta (ad esempio alla lavagna) e parlata non hanno troppa importanza, rispetto alla comunicazione visiva? Chi riceve il messaggio Allo scopo di assicurarsi che il proprio messaggio sia ricevuto dagli interlocutori, I passi da seguire sono: ♦ Conoscere gli interlocutori, le loro condizioni socio-economiche, il loro livello di educazione, le loro risorse disponibili, il loro interesse, la capacità di usare una determinata tecnologia. ♦ Conoscere il livello di conoscenza e di abilità che gli interlocutori hanno, al fine di comprendere il messaggio. ♦ Rispettare le tradizioni locali e i valori sociali. ♦ Identificare le necessità del gruppo degli interlocutori. ♦ Coinvolgere gli interlocutori nelle decisioni riguardanti il piano di azione che dovrà essere adottato. L’ apprendimento efficace da parte degli allievi La creazione di condizioni adeguate per un efficace apprendimento è resa possibile dalle seguenti condizioni: ♦ Coinvolgimento degli allievi sia da un punto di vista intellettuale sia da un punto di vista emotivo ♦ Clima amichevole e di rispetto reciproco ♦ Atmosfera di fiducia ♦ Mutua comprensione ♦ Scambio di idee in modo libero ♦ Enfasi sull’autoscoperta e sull’autosviluppo ♦ Comprensione per i possibili errori degli allievi ♦ Accento sulla collaborazione e sull’autovalutazione all’interno dell’azione collettiva Misure per assicurare risultati fruttuosi alla formazione Alcune misure particolarmente utili sono le seguenti: • L’intera strategia deve essere orientate a un target preciso. • La formazione deve soddisfare le esigenze degli allievi. • La formazione deve costituire un esercizio di partecipazione, dove tutti gli allievi, non solo quelli che tendono ad andare più avanti, sono partner attivi del processo formativo. • La formazione deve puntare molto sulla consapevolezza, sulla motivazione, sulle conoscenze e sulle abilità degli allievi. • Le esperienze che gli allievi già posseggono nel campo specifico devono essere pienamente utilizzate. • “Disimparare” è la precondizione per imparare e l’allievo dovrebbe essere motivato a farlo. • L’ambiente di apprendimento dovrebbe essere interessante, motivante e stimolante. • L’ambiente di apprendimento dovrebbe essere tenuto al riparo dai disturbi esterni. • La disciplina deve essere tenuta in classe, evitando ad esempio le cattive abitudini di arrivare tardi e di andarsene prima della fine della lezione. • La gestione dei tempi di un corso è essenziale, mantenendosi nei tempi previsti dal programma. • Il trasferimento delle conoscenze nella vita di tutti i giorni è fondamentale per dare alla formazione una utilità pratica. • I contenuti della formazione devono essere socialmente coesivi e culturalmente compatibili. • La formazione dovrebbe essere usata come strumento di rafforzamento del gruppo. • Il formatore non dovrebbe avere un complesso di superiorità e una sensazione di autorità; in questi casi infatti si rischia di compromettere la funzione della formazione. • I corsi devono essere organizzati nel momento in cui sono necessari e quando gli allievi hanno il tempo per frequentarli. • I corsi dovrebbero iniziare con una seduta che serve a rompere il ghiaccio (ad esempio con un’auto presentazione degli allievi), seguita da una enunciazione delle aspettative di ciascun partecipante. • I corsi dovrebbero terminare con gli allievi che preparano un piano di azione. La valutazione della formazione Frequenti revisioni durante lo svolgimento dell’attività formativa e alla fine del percorso sono componenti essenziali dell’attività stessa. Esse devono essere accuratamente preparate. Durante il corso, meglio se verso la metà, deve esservi una verifica intermedia. Tale verifica deve essere tanto formale quanto informale. Mentre la verifica formale può essere condotta attraverso uno schema reimpostato, quella informale deve essere condotta tramite discussioni casuali con gli allievi nel momento in cui svolgono l’attività. La verifica intermedia dovrà essere usata per modificare se necessario i contenuti o l’approccio del corso. I differenti tipi di valutazione della formazione Nel valutare un programma formative bisogna concentrarsi su diversi punti (focus). Per valutare l’efficacia della formazione e la misura in cui i formatori hanno prodotto benefici per gli allievi, si può usare una “valutazione delle reazioni”. Per valutare invece l’impatto in termini di esperienza formativa, è preferibile usare una “valutazione dell’apprendimento”. Per valutare infime la prestazione di un docente, occorre procedere a una “valutazione delle performance”. Valutare la formazione tenendo conto di diverse situazioni La valutazione della formazione deve essere condotta tenendo conto delle differenti situazioni in cui può essersi svolta. Ad esempio, per valutare la formazione durante il suo svolgimento, occorre coinvolgere gli allievi e la valutazione deve riguardare le loro reazioni rispetto ai vari aspetti degli strumenti e delle tecniche impiegate in classe. Per valutare l’effetto della formazione occorre concentrarsi sulla comunità. Occorre capire in quale misura le conoscenze dei membri sono migliorate nel corso della formazione, in modo sostanziale oppure marginale. Questi livelli di incremento delle conoscenze possono essere anche quantificati. Indicatori di efficacia dell’attività formative possono essere le percentuali di allievi che dichiarano di avere ricevuto benefici attraverso il corso, nelle diverse misure individuate. In alcuni casi l’efficacia può essere misurata attraverso le persone che hanno trovato un lavoro o di quelle che hanno creato un proprio lavoro. Come capire l’efficacia di un’attività formativa I fatti che emergono dalla valutazione possono portare a concludere ch un’ attività può essere giudicata più o meno efficace. Gli allievi possono essere anche degli ottimi giudici delle singole parti in cui l’attività è stata organizzata. Gli allievi possono essere interpellati sui seguenti aspetti: ♦ Pianificazione e articolazione logica del programma formativo. ♦ Tempi, durata e articolazione della formazione. ♦ Sede e attrezzature. ♦ Contenuto del corso. ♦ Metodologie formative adottate. ♦ Materiali utilizzati e interesse da essi suscitato. ♦ Coinvolgimento degli allievi. ♦ Orientamento pratico del corso. ♦ Efficacia delle visite (se effettuate). ♦ Utilità complessiva della esperienza di apprendimento. „TTV – Tools of the Trade for Teaching in VET (vocational educational training)“ Leonardo Transfer Project :10/2011 – 09/2013 MATERIALI PER L’ATTIVITA’ DI COACHING A cura di Massimo D’Angelillo e Pietro Caporaso (Genesis srl) Parte 2 – COS’E’ IL COACHING Marzo-Luglio 2013 Premessa Il seguente elaborato è stato elaborato da Genesis allo scopo di fornire ai formatori coinvolti nel progetto, e in particolare nell’attività di Coaching, informazioni utili per lo svolgimento della loro attività. I materiali sono stati elaborati traducendo i testi metodologici forniti da IRIS, selezionandoli in base alle esigenze dell’utenza italiana, integrandoli con informazioni e osservzioni riguardanti la realtà italiana e l’attività di Coaching da svolgere negli enti che collaborano al progetto. Il termine “Coaching” Viene dalla parola ungherese Kocsi, che significa “carrozza”. Kocsi è il villaggio dove fu inventata la prima carrozza. Nel linguaggio comune il termine si è diffuso in molte lingue europee: Coche (Spain, France, Portugal), Cocchio (Italia), Coach (inglese), Kutsche (Germania). Dal mondo dei trasporti il termine si esteso, per significare il processo con cui portare una persona da dove è fino a dove vuole essere. Il primo uso a fini educativi è avvenuto a Oxford attorno al 1830 per significare il tutore che “trasporta” lo studente verso un esame. Negli stessi anni il termine viene introdotto anche nel linguaggio sportivo. “Il coaching professionale è un rapporto di partnership che si stabilisce tra coach e cliente con lo scopo di aiutare quest’ultimo ad ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo sia personale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita” Fonte: Federazione Italiana Coaching. “Il Coaching è la consulenza professionale, l’accompagnamento e il sostegno da parte di esperti all’interno delle organizzazioni. Il Coaching si basa anche sul sistema organizzativo e sociale in cui la persona è inserita. Tanto nel Coaching individuale quanto in quello di gruppo il contesto sociale e quello organizzativo devono essere tenuti in considerazione”. Fonte: Deutscher Bundesverband Coaching e.V., Coaching als Profession. Kompendium mit den Professionsstandards des DBVC, 2009. Il Coaching è un accompagnamento per persone all’interno di organizzazioni, per rendere il loro ruolo più efficace nel presente e nel futuro, intervenendo sulla struttura professionale, sull’aspetto relazionale e sull’azpetto personale. “Come Coach non vi offro nessuna soluzione, Attraverso le mie domande vi metto in condizione di trovare da soli le soluzioni “ Fonte: Vogelauer, Werner: Coaching-Praxis. Neuwied, 1999: p.121. Gli ambiti di applicazione Self-Coaching Life-Coaching Coaching aziendale Il Life-Coaching: quando… ... vi manca il tempo per riuscire a fare tutto quello che volete. …non riuscite a fare quello di cui potenzialmente sareste capaci. ... nella vita avete successo in un ambito, e in un altro meno. ... I risultati nella vostra vita mancano. ... non provate alcun entusiasmo per il lavoro che fate. ... non riuscite più a sviluppare le vostre capacità. ... spesso vi stupite per le reazioni di chi vi circonda. ... gli altri non reagiscono ai vostri comportamenti come invece vi aspetteresti. ... non siete più sicuri di ciò che fate, di ciò che siete, di ciò che volete. ... avete poche persone su cui fare affidamento ed esporre i vostri reali interessi. ... non siete sicuri di stare prendendo le giuste decisioni. ... vi trovate troppo spesso in situazioni conflittuali. ... in azienda venite esclusi dalle decisioni che contano. ... volete imparare a “vendervi” meglio. ...volete sapervi muovere meglio nelle situazioni conflittuali. ... vi piacerebbe avere una persona neutrale e professionale che vi dia un giudizio sui vostri comportamenti. ... volete gestire le situazioni con maggiore calma. ... volete avere un maggio ruolo di guida nelle situazioni. ... volete conoscervi meglio, per sviluppare meglio le vostre capacità. ... volete essere più consapevoli, per modificare il vostro comportamenti e avere migliori riscontri dall’ambiente che vi circonda. Il Coaching aziendale Il Coaching aziendale Il Coaching porta ai seguenti risultati: Migliore comprensione con il personale e gestione dei rapporti interni all’azienda. Miglior utilizzo del potenziale aziendale, migliore consapevolezza delle persone e capacità di riflettere su se stessi. Maggiore efficienza, maggiore conoscenza delle persone e maggiore comprensione fra le stesse. Non a caso nessuna delle grandi imprese tedesche quotate in Borsa rinuncia al Coaching. Fonte: Echter, Dorothee: «Coaching im Top-Management». In Rauen, Christopher: Handbuch Coaching, Göttingen, 2002. Il Coaching per il Top-Management Risultati: una conduzione più professionale delle “risorse umane”. Uno sguardo più fresco e critico dell’impresa. Maggiore positività e autenticità dei rapporti. Maggiore capacità di giudicare le situazioni e di prendere decisioni veloci. Utilizzo ottimale del tempo e più alto grado di efficacia delle attività delle persone. Più profonda comprensione e influenza sui processi di cambiamento culturale dell’azienda. Più chiarezza sui propri valori, fini e desideri. Gestione più facile dei conflitti sui fini e sui ruoli. Aumento dell’energia e delle prestazioni. Maggiore soddisfazione sul lavoro. Fonte: Echter, Dorothee: «Coaching im Top-Management». In Rauen, Christopher: Handbuch Coaching, Göttingen, 2002. Come i dirigenti aziendali giudicano il Coaching Il 99% giudica il Coaching positivamente. Il 96% lo giudica “efficace”, di cui il 58% “molto efficace”. Il Coaching viene giudicato particolarmente adatto per sviluppare le competenze di Leader (70%), per gestire meglio nuovi compiti (58%) e per gestire un cambio di lavoro (56%). Fonte: Studie «Bedeutung und Einsatz von Coaching in der Personalentwicklung » der PEF Privatuniversität für Management, 2004. Studie zu beziehen unter: www.pef.at/news.aspx. Il Coaching per un formatore Il Coaching può servire a un formatore per 3 principali motivi: 1. 2. 3. Quando deve gestire cambiamenti nella struttura del lavoro, nelle qualificazioni richieste, ecc. Quando vuole migliorare le sue capacità di leadership. Quando vuole migliorare le sue capacità di auto-gestione. Le competenze hard e soft del Coach a) Competenze hard Uso approfondito delle domande. Capacità di analisi e scomposizione delle situazioni. Tecniche di problem setting e problem solving. Utilizzo del pensiero laterale. b) Competenze soft Attenta osservazione anche analisi di piccoli cambiamenti. Ascolto attivo. Capacità di sintonizzarsi con gli altri. Comunicazione efficace. Attenzione sistemica. Capacità di gestione delle proprie emozioni. Fonte: Tommasi Massimo: Manuale applicativo di Coaching. F.Angeli, 2007. La preparazione di base di un Coach Studi superiori (universitari o non) in materia di psicologia (psicologia del lavoro e delle organizzazioni) e/o scienze sociali e/o economia aziendale. Esperienza aziendale. Orientamento a valori etici quali quelli fissati dall’ EthikKodex del DBVC (Deutscher Bundesverband Coaching). Fonte: DBVC-Mitgliedschaftskriterien, 2009. La relazione tra Coach e cliente La relazione inizialmente è a-simmetrica: il Coach aiuta il cliente. Scopo del Coaching è però che alla fine del processo la relazione, che era iniziata come asimmetrica, si trasformi progressivamente in una relazione simmetrica. Fonte: Schreyögg, Astrid, Supervision. Ein integratives Modell. Wiesbaden, VS Verlag, 2004. Autoriflessione e percezione Una fondamentale caratteristica del Coaching professionale è la promozione dell’Autoriflessione (Selbstreflexion) e del rafforzamento delle capacità del clienti, nel percepire le proprie possibilità e nel comportamento concreto. Fonte: DBVC e.V. 2009, p. 19. La professionalità del Coach Il Coach deve sapere gestire con professionalità il triangolo Coach-ClienteOrganizzazione. Professionalità significa: la capacità di tenere una distanza critica e riflessiva dal Cliente e dall’organizzazione; il possesso di competenze specialistiche per assistere il cliente; avere autonomia e indipendenza di giudizio e di comportamento. Il dialogo del Coach con il cliente è interattivo, senza d’altra parte essere simmetrico. La qualità professionale del Coach non risiede in formule standardizzate (come avviene in ambito industriale), ma in una relazione competente e assolutamente non pianificabile con i problemi unici del cliente, che richiede una capacità di comprendere i problemi degli altri. Fonte: DBVC, Leitlinien und Empfehlungen für die Entwicklung von Coaching als Profession. Il Coaching è diverso dalla consulenza La consulenza d’impresa ha lo scopo di: cambiare le strategie dell’impresa e ottimizzare l’organizzazione aziendale; svolgere quei compiti che i membri dell’organizzazione non sono in grado di adempiere. Il Coaching invece: rafforza l’autoriflessione delle persone; mette in grado queste ultime di aiutarsi e di usare tutte le loro competenze; rafforza le capacità delle persone di svolgere in modo responsabile il loro ruolo e le loro funzioni. Fonte: Kompendium mit den Professionsstandards des DBVC. Le inclinazioni particolari del Coach a) Curiosità intellettuale. b) Creatività. c) Fiducia e atteggiamento positivo verso la vita e le altre persone. Fonte: Tommasi Massimo: Manuale applicativo di Coaching. F.Angeli, 2007. Il Pentagono delle questioni da affrontare a) Analisi della situazione Qual è la situazione in cui vi trovate attualmente? Descrivetela sinteticamente. b) Descrizione dei problemi Qual è il problema? Cosa vi disturba personalmente? Cosa volete cambiare e perché? E perché si tratta di un problema? Cosa vi disturba personalmente? Cosa volete cambiare e perché? c) Finalità Dove volete condurre la situazione? Quali alternative ci potrebbero essere? d) Ostacoli Cosa si frappone al raggiungimento degli obiettivi? Si tratta di piccoli o di grandi ostacoli? Cosa potreste fare perché le resistenze diminuiscano o spariscano? e) Tentativi già fatti Avete già intrapreso iniziative simili? Con quali risultati positivi o negativi? Fonte: Vogelauer, Werner: Coaching-Praxis. Neuwied 1999. La Prassi 1. Osservazione partecipata 2. Primo colloquio di approfondimento 3. Fase di accompagnamento 4. Conclusione e valorizzazione dei risultati (eventualmente prosecuzione) „TTV – Tools of the Trade for Teaching in VET (vocational educational training)“ Leonardo Transfer Project :10/2011 – 09/2013 MATERIALI PER L’ATTIVITA’ DI COACHING A cura di Massimo D’Angelillo e Pietro Caporaso (Genesis srl) Parte 3 – IL COACHING NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE PER L’ARTIGIANATO: L’ESPERIENZA TEDESCA E SPUNTI UTILI PER L’ITALIA Marzo-Luglio 2013 Premessa Il seguente elaborato è stato elaborato da Genesis allo scopo di fornire ai formatori coinvolti nel progetto, e in particolare nell’attività di Coaching, informazioni utili per lo svolgimento della loro attività. I materiali sono stati elaborati traducendo i testi metodologici forniti da IRIS, selezionandoli in base alle esigenze dell’utenza italiana, integrandoli con informazioni e osservzioni riguardanti la realtà italiana e l’attività di Coaching da svolgere negli enti che collaborano al progetto. L’artigianato in Germania Il 26% di tutte le imprese tedesche è formato da imprese artigiane. Le imprese artigiane operano per il 43,4 % nel settore Metallo/Elettricità, il 25,8 % nelle Costruzioni, il 15,6 % nella cura del corpo, della salute e in altri servizi alla persona, il 7,2% nel Legno, il 6,7 % nell’alimentazione, l’1 % nel Vetro-Ceramica, l’1% nell’Abbigliamento. Il 50 % delle imprese artigiane ha meno di 5 addetti e il 94% meno di 20. 967.200 imprese occupano circa 4,8 milioni di addetti. Si tratta del 12,2% degli addetti complessivi (Zentralverbandes des Deutschen Handwerks). Di questi 480.000 ricevono una formazione qualificata. Il 30,3% di tutte le persone che ricevuno una formazione professionale sono attive nell’artigianato (www.zdh.de) Il sistema duale Nel sistema duale la scuola professionale (Berufschule) e l’azienda sono entrambe incaricate nella formazione: i giovani apprendono in larga parte (3-4 giorni alla settimana) sul luogo di produzione e nel tempo rimanente sono tenuti a frequentare la Berufsschule. La formazione nel sistema duale è aperta a tutti. È necessario avere completato il ciclo dell’obbligo (a seconda dei Länder, dai 15/16 anni in poi). Il sistema duale offre circa 350 qualifiche riconosciute, che vengono annualmente implementate attraverso nuovi ordinamenti; il Ministero federale per la cultura, l’economia, la ricerca e la tecnologia (Bundesministerium für Bildung, Wissenschaft, Forschung und Tecnologie – BMBF), in stretta collaborazione con le parti sociali rappresentate dai sindacati e dalle associazioni degli imprenditori, è responsabile della definizione e della regolamentazione delle nuove figure professionali . I corsi possono avere una durata di 2-3 anni, a seconda della professione scelta. La formazione si svolge in base a un contratto di lavoro fra l'azienda che provvede alla formazione e lo studente interessato. Il contratto di formazione professionale definisce gli obiettivi della formazione (a seconda della professione prescelta), la durata, il numero di ore dedicate ogni giorno alla formazione, le modalità di pagamento e la remunerazione dello studente. È prevista la frequenza a tempo parziale di 12 ore settimanali (480 ore) in classe, 8 delle quali destinate all’insegnamento di materie specifiche relative alla professione di cui si è scelto l’indirizzo. Al termine della formazione il giovane deve superare un esame finale, che si terrà presso la Camera dell’Artigianato o la Camera del Commercio e dell’Industria. Le due figure chiave: Meister e Azubi Il Meister: la figura aziendale che ha i titoli riconosciuti per svolgere anche la formazione professionale nel suo specifico campo. L’Azubi (Auszubindender): l’allievo della formazione aziendale. La visita a Freiburg Nel giugno 2013, nell’ambito del progetto, è stata effettuata la visita alla Gewerbe Akademie di Freiburg, che fa capo alla Handwerkskammer. E’ stato possibile visitare i laboratori di meccanica auto, meccanica agricola, macchine per il legno, macchine utensili, elettrotecnica, odontotecnica. E’ stato possibile assistere ad alcune lezioni e parlare con alcuni insegnanti. Una importante novità per l’Italia? Dal Programma elettorale di Angela Merkel 2013 (nel capitolo “Europa”). „Das duale Ausbildungssystem, in Schule und Betrieb, soll in anderen europäische Ländern als Maßnahme für eine bessere berufliche Zukunft junger Menschen eingeführt werden“. „Il sistema di formazione duale, nella scuola e nell’impresa, deve essere introdotto anche negli altri paesi europei, come misura per un migliore futuro professionale dei giovani“. Cosa ci ha colpito 1. 2. 3. 4. 5. Unitarietà (e quindi dimensione) dell’ente. Molteplicità di specializzazioni (nella sola meccanica: macchine, agricole, m.utensili, autovetture, biciclette, bici elettriche, ecc.). Abbondanza di risorse e qualità delle tecnologie. Basso numero di allievi per classe. Clima d’aula. Scuola e formazione professionale Il rapporto formatore-allievo L’apprendimento professionale è molto diverso dall’apprendimento scolastico. L’allievo non è passivo, ma un soggetto in evoluzione e crescita professionale. L’allievo è un principiante che con passi graduali deve acquisire tutte le competenze professionali per diventare un Meister. Il formatore è un futuro collega. La formazione serve a strutturare nell’allievo le capacità necessarie a svolgere un compito all’interno di un processo produttivo, con modalità conformi agli standard del settore. Bremer, Rainer: Lernen in Arbeitsprozessen – Kompetenzentwicklung. In: Rauner, Felix (Hg.): Handbuch Berufsbildungsforschung, Bielefeld, 2005. S. 282 – 294. 4 differenze tra scuola e formazione professionale nell‘approccio tedesco 1. 2. 3. 4. Il tipo di sapere Sapere individuale e cooperativo Il ruolo sociale dell‘allievo Il ruolo del docente Schnabel, Kai: Psychologie der Lernumwelt. In: Krapp, Andreas / Weidenmann, Bernd (Hg.): Pädagogische Psychologie, München, 2001, p.506-510) Differenza 1: il tipo di sapere SCUOLA: l’insegnamento non è collegato alla esperienza quotidiana dell’allievo. FORMAZIONE: l’insegnamento è concreto e orientato alla prassi, ad esempio quando bisogna risolvere i problemi di un motore che non funziona. Differenza 2: sapere individuale e cooperativo SCUOLA: l’insegnamento è centrato sull’apprendimento individuale. FORMAZIONE: l’insegnamento è cooperativo, perché l’individuo collabora con altri ed è comunque inserito in un processo produttivo. Differenza 3: il ruolo sociale dell’allievo SCUOLA: l’allievo è una persona che deve imparare delle nozioni, senza un collegamento con una pratica applicazione. FORMAZIONE: l’allievo è comunque un lavoratore, inserito nella produzione e con doveri verso il processo produttivo. Differenza 4: il ruolo del docente SCUOLA: il ruolo dell’insegnante è dominante; l’insegnante deve curare anche lo sviluppo psicosociale del giovane. FORMAZIONE: l’insegnamento del Meister è orientato a rendere l’allievo progressivamente capace di autogestirsi e di collegare competenze e compiti pratici. Tutti gli allievi, come in un’azienda, devono contribuire allo svolgimento dei compiti. Il formatore come esperto L’esperto è un individuo che in determinato ambito è in grado di mostrare conoscenze che non siano singole, ma che siano riconducibili a modelli di conoscenza complessi. L’esperto è in grado di inserire l’esperienza dell’allievo, che questi può affrontare in modo superficiale, a principi astratti aventi validità generale. Gerstenmaier, Jochen: Domänespezifisches Wissen als Dimension beruflicher Entwicklung. In: Rauner, Felix: Qualifikationsforschung und Curriculum. Analysieren und Gestalten beruflicher Arbeit und Bildung. Bielefeld 2004. S. 151 – 163. Le 3 dimensioni dell’expertise 1. 2. 3. Secondo Bremer l’expertise professionale riguarda 3 ambiti: La dimensione della tecnica: attrezzature e e metodi. La dimensione del lavoro specializzato: organizzazione e autoregolazione del lavoro. La dimensione sociale: la relazione con i colleghi e i superiori. Bremer, Rainer: Lernen in Arbeitsprozessen – Kompetenzentwicklung, p.292) Per un apprendimento in profondità Le ricerche hanno identificato due diversi approcci di approfondimento da parte degli allievi. Un apprendimento superficiale “surface learning”: basato sulla memorizzazione e sul copiare informazioni, senza capire i concetti, le loro connessioni e le implicazioni di ciò che viene imparato. Un apprendimento in profondità (“deep learning”) significa capire i singoli concetti e le relazioni; in questo modo l’allievo ricorda meglio i concetti ed è in grado di applicare le conoscenze in un contesto pratico. Prosser, M., & Trigwell, K. (1999). Understanding learning and teaching: The experience in higher education. Buckingham, England: Open University Press . Formazione dei formatori (FdF) La FdF si definisce come un tipo di formazione impartita a una persona con lo scopo di prepararla al futuro ruolo di formatore. Il processo ha lo scopo di sviluppare le sue capacità effettive e potenziali di svolgere l’attività formativa in modo professionale. Parallelamente la FdF ha lo scopo di aiutare le organizzazioni a costruire i propri addetti alla formazione. Questi ultimi dovranno essere avere il necessario orientamento, consapevolezza e abilità per non svolgere soltanto un’attività formativa, ma per avere un ruolo di catalizzatori come facilitatori del cambiamento. Quindi la FdF ha un duplice ruolo: la crescita dell’individuo e la crescita dell’organizzazione. Y.P. Singh, Training of Trainers (ToT) Manual, Haryana Forest Department, 1999. Coaching e Formazione dei formatori Coaching e FdF condividono lo scopo di sviluppare le capacità effettive e potenziali dell’allievo di svolgere l’attività formativa in modo professionale. Mentre però la FdF si rivolge a gruppi (anche piccoli) di allievi, il Coaching usa un approccio maggiormente individualizzato. La formazione in situazione L’apprendimento non è conseguenza dell’insegnamento, ma una pratica sociale a sé stante. E’ impossibile astrarre le conoscenze dal luogo in cui esse sono state sviluppate Lo sviluppo delle competenze avviene quindi in un luogo dell’apprendimento storicamente dato, all’interno di una definita prassi sociale. Le competenze vengono sviluppate da chi sarà un futuro collega. Lave, Jean / Wenger, Etienne: Situated learning: Legitimste peripheral participation. New York. Cambridge University Press, 1991. La Praxisgemeinschaft E’ una “comunità delle prassi”, in cui tutti gli attori partecipano alla riproduzione e alla trasmissione di determinate competenze Il processo di apprendimento però non ha solo compiti di riproduzione del sapere, ma anche di innovazione tramite lo sviluppo delle competenze esistenti Clases, Christoph / Wehner, Theo: Situiertes Lernen in Praxisgemeinschaften. Ein Forschungsgegenstand. In: Rauner, Felix (Hg.): Handbuch Berufsbildungsforschung, Bielefeld, 2005. S. 562 – 568. Il Coaching nell’artigianato Cenni storici Il Coaching è una forma di qualificazione del personale (e in particolare i Meister, addetti alla formazione aziendale) che, in Germania, ha riguardato finora più l’industria che l’artigianato. Nell’industria si hanno esperienze fin dagli anni ’80, spesso imposte dalle direzioni aziendali, come dimostrano gli studi di Dorando e Grün, J. (1993). Il progetto ADA di IRIS ha analizzato nel 2011 in Coaching riguardante 17 casi di Coaching nell’artigianato. Dorando, M. / Grün, J. (1993): Coaching mit Meistern – Erfahrungsbericht eines supervisorischen Abenteuers. In: Supervision, Heft 24. IRIS, Institut für regionale Innovation und Sozialforschung, Coaching im Handwerk – ein Essay und Resumée, Tübingen, 2011. Il Coaching deve essere visto come un dialogo con i formatori sulle loro esperienze e difficoltà nel lavoro quotidiano. Il Coaching è una forma di formazione superiore dei formatori e allo stesso tempo uno strumento di sviluppo personale. Fonte: ADA-Projekt di IRIS Tübingen; Migge 2007, p. 22; Schreyögg 2003, p. 66 “Il Coaching è una particolare e specializzata forma di conversazione, che il Coach conduce con il suo il suo cliente allo scopo di aiutarlo a impostare correttamente il suo percorso, in modo che riesca a trovare ciò che cerca”. Szabó, P. / Berg, I. K. (2006): Kurz(zeit)coaching mit Langzeitwirkung. Basel. „Il Coaching va condotto in un rapporto individuale o in piccoli gruppi. Solo in questo modo è possibile trattare con ogni interlocutore delle questioni specifiche e rilevanti che lo/la riguardano.“ (Schreyögg 2003, S. 58). Schreyögg, A. (2003): Coaching. Eine Einführung für Ausbildung und Praxis, Frankfurt, p.58. I metodi del Coaching non sono rigidi, ma devono essere adattati alle caratteristiche del cliente e del contesto, ad esempio a quelle dell’artigianato. Il Coaching è un ampliamento di altre modalità formative, per cui può essere utile combinarlo con con alcune di queste, ad esempio con seminari. Mäthner, E. / Jansen, A. / Bachmann, T. (2005): Wirksamkeit und Wirkfaktoren von Coaching. In: Rauen, C. (Hrsg.): Handbuch Coaching, Göttingen, S. 55 – 75. Coaching e problematiche degli allievi Il Coaching deve aiutare i formatori ad affrontare le situazioni critiche che si presentano con i giovani con condizioni di vita difficili. Il Coaching crea uno spazio per aiutare i formatori a riflettere sulle loro esperienze e per sviluppare i loro metodi didattici. Il primo colloquio di Coaching Come descriverebbe l’allievo? Quando si può dire che l’allievo non è interessato? Cosa le dà la massima soddisfazione nel rapporto con l’allievo? Quali sono le difficoltà nel lavoro quotidiano? Cosa potrebbe aiutarla? Cosa si può fare quando l’allievo non impara? Quali sono i suoi deficit scolastici? Quale dinamica di gruppo demotiva gli allievi? L’osservazione partecipata Il Coach segue l’assistito “come un’ombra” Deve infatti conoscere il modo di lavorare di quest’ultimo E’ importante seguire non solo il lavoro in senso stretto, ma anche le relazioni, ad esempio nelle pause. Questa fase puù richiedere da mezza a una giornata. Interviste tramite questionari Per rafforzare la conoscenza delle problematiche più sentite dai Coachee e per confrontare le loro risposte può essere utile condurre delle interviste con somministrazione di un questionario. Il questionario può contenere domande con risposta “chiusa” e/o domande con risposta “aperta”, dove si possono così raccogliere i commenti dei singoli Coachee intervistati. In questo modo è possibile capire quale sia la diffusione delle diverse problematiche e l’eventuale collegamento tra le opinioni espresse e le caratteristiche soggettive del Coachee. Dall’osservazione al rapporto individuale Il dialogo tra Coach e Coachee inizia già in fase di osservazione partecipata, con prime domande e prime osservazioni. Si passa poi a uno o più incontri individuali. Secondo l’esperienza tedesca, nel 40-50% dei casi è sufficiente un incontro. In circa il 30% servono 2 incontri. Nel 15-20% dei casi 3 incontri. Nel 10% circa dei casi servono 4 incontri. La durata degli incontri generalmente va dai 15 minuti a 1,75 ore. L’auto-osservazione E’ importante che durante il percorso di Coaching, il Coachee si sforzi di autoosservarsi. L’auto-osservazione aiuta l’auto-riflessione e una migliore percezione di sé. Un’auto-osservazione critica può dare importanti impulsi al processo di Coaching. Materiali informativi Fornire materiali informativi al Coachee può essere molto utile, e anche gradito. Tali materiali possono riguardare ad esempio: la gestione efficiente delle informazioni; la conduzione di una lezione; la comprensione delle difficoltà degli allievi; i modelli di insegnamento; i metodi di valutazione degli allievi; ecc. Addestramento all’uso di piattaforme per una comunicazione efficace Per rendere più efficace l’attività d’aula è possibile utilizzare piattaforme che impiegano strumenti quali mappe concettuali, icone/simboli, information design. Una mappa concettuale è una matrice visiva delle relazioni che esistono fra i nodi concettuali di un determinato ambito di conoscenza. Icone e simboli costituiscono linguaggi visivi che facilitano una comunicazione universale e multiculturale. L'information Design è una specifica branca del design visivo che ha il compito di concretizzare e specificare concetti astratti, cioè di facilitare la comprensione immediata e l'apprezzamento di trend e di confronti fra grandezze quantitative, attraverso la visualizzazione stessa delle grandezze in forma di grafici, framework, cluster, etc. Grazie a questi strumenti può scaturire l'eventuale aggiornamento della mappa originaria, e la creazione di nuove idee grazie alle connessioni e ai salti cognitivi laterali stimolati dall’approfondimento stesso. I risultati emersi dalla indagine in Italia L’indagine di Genesis Ai formatori che hanno partecipato, in Italia, al progetto Leonardo, Genesis ha somministrato un questionario dal quale sono emersi diversi risultati utili. I formatori sono stati 74, appartenenti a 10 enti con sede nelle province di Ravenna, ForlìCesena e Pesaro-Urbino. L’indagine ha consentito di individuare alcuni punti critici. Coerenza tra background educativo e attività professionale Coerenza alta 50,0% Media 10,8% Altro 33,8% Non risponde 5,4% Totale risposte (74) 100% Efficacia con gli allievi Trainees: capacity in achieving thei goals in training 45,0 40,0 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 - 39,0 25,4 18,3 9,2 8,2 Poor Scarce Sufficient Good Very good Difficoltà con gli studenti Ritardi sistematici nell’arrivare in classe. La “crisi” del lunedì mattina. Difficoltà a stare seduti e in silenzio durante la lezione. Gravi difficoltà nell’apprendimento di contenuti astratti (ad esempio operazioni basilari di matematica come la sottrazione o la moltiplicazione). Una cultura “machista” che porta alcuni studenti a fare proposte a insegnanti donna, specialmente quelle più giovani. Il fumo. Bevande energetizzanti che aumentano l’iperattività Consumo di alcool al di fuori della classe, ma in qualche caso anche in classe. Vandalismo (armadietti, bagni, porte, ecc.) Violenza verso altri studenti. Provocazioni tra differenti gruppi di studenti. Difficoltà nelle relazioni con le imprese durante gli stages e i periodi di apprendistato: puntualità di presenza, difficoltà nello svolgere i compiti assegnati, disciplina. Soddisfazione per l’ambiente di lavoro Il più basso grado di soddisfazione riguarda il“Supporto didattico” dove l’ 8,1% dei formatori dicono “Molto alto” e il 32,4% “Alto”. La più alta soddisfazione è espresso verso la “Comunicazione/Cooperazione tra colleghi”: il 20,3% afferma che la soddisfazione al riguardo è “Molto alta”; il 37,8% che è “Alta”. “Risorse”: 12,2% “Molto alta”, 33,8% “Alta”. “Attrezzature” (rispettivamente 20,3% e 31,1%). Strategie e approcci L’indagine (vedi testo completo) ha evidenziato le strategie dei formatori e gli approcci seguiti. Per i dati completi vedi “Italian Report, Risultati della indagine sul campo”, di Massimo D’Angelillo – Genesis srl. Temi e consigli per il Coaching Le difficoltà come opportunità Le difficoltà con gli allievi devono essere viste come un fattore che può aiutare il formatore a migliorarsi Questo nella gestione dei conflitti, nel miglioramento delle competenze didattiche della efficacia formativa Questo vale anche per eventuali difficoltà nei rapporti con i colleghi Il ruolo degli errori In una situazione lavorativa gli errori sono normali, parte della vita quotidiana di un’attività artigiana L’importante è individuarne le cause e le soluzioni Gli errori sono quindi una importante opportunità formativa 8 consigli per il Coaching 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. “Usare bene il linguaggio”. “Quando qualcosa (ad esempio un metodo) funziona, non ha senso ripararla”. “Quando una cosa ha già funzionato, vale la pena di riproporla. “Quando una cosa non ha funzionato, prova a fare qualcos’altro”. “Il futuro può essere gestito e creato”. “Piccoli passi possono portare a grandi cambiamenti”. “Spesso per risolvere un problema può essere utile fare una pausa”. “La capacità di valutare I fatti è fondamentale per riuscire ad orientarsi e a fare orientare le altre persone”. IRIS, Institut für regionale Innovation und Sozialforschung, Coachingmethoden im Handwerk, Tübingen, 2010. Usare bene il linguaggio Il linguaggio non serve solo per esprimersi. Il modo in cui parla e si ascolta serve a creare una relazione e a impostare l’analisi e la soluzione dei problemi. IRIS, Institut für regionale Innovation und Sozialforschung, Coachingmethoden im Handwerk, Tübingen, 2010. Il futuro può essere gestito e creato Il Coaching deve riuscire a orientare le persone verso il presente e il futuro. Le esperienze del passato sono importanti, ma ancora di più è riuscire a capire come costruire il futuro secondo i propri desideri. IRIS, Institut für regionale Innovation und Sozialforschung, Coachingmethoden im Handwerk, Tübingen, 2010. I 2 risultati del Coaching 1. 2. Ampliamento delle vedute e cambiamento di prospettiva nel comprendere la realtà, ad esempio per capire meglio le ragioni che rendono demotivati alcuni allievi. Cambiamenti del comportamento/ampliamento delle abilità dell’insegnante, ad esempio delle strategie per rendere più interessante la spiegazione di un argomento. Desiderio di formazione 1. 2. 3. 4. Spesso l‘attività di Coaching rende consapevole il Coachee della necessità di arricchire la propria formazione con: Competenze pedagogiche Competenze metodologiche Competenze individuali Competenze sociali 1. Competenze pedagogiche Esigenze di formazione ulteriore del Coachee riguardano ad esempio: Lo sviluppo di strategie nella gestione dei deficit scolastici degli allievi. La professionalità nelle relazioni con allievi con problemi personali. 2. Competenze metodologiche Sviluppo dei metodi di insegnamento Miglioramento delle competenze didattiche 3. Competenze individuali Ottimizzazione della fase di pianificazione delle lezioni. Aumento dell‘efficienza. Ottimizzazione della gestione delle informazioni Miglioramento delle proprie capacità di „difesa“ dai problemi personali degli allievi. 4. Competenze sociali Ampliamento delle capacità di gestione dei conflitti. Miglioramento del lavoro in Team. Miglioramento della collaborazione con altre istituzioni. La visita a Freiburg: spunti utili 1. 2. 3. 4. 5. La visita alla Gewerbe Akademie di Freiburg ha consentito di comprendere 5 aspetti fondamentali dell’attività formativa e di Coaching. L’importanza di una dotazione strumentale che consenta di seguire l’allievo ai massimi livelli tecnici. L’importanza di una efficace selezione degli allievi, selezionando solo quelli con adeguate motivazioni di studio e professionali. L’importanza della collaborazione con imprese che valutino positivamente l’utilità della formazione nella Gewerbe Akademie. L’importanza dello strumento linguistico e di una sufficiente preparazione di base per la comprensione delle spiegazioni. L’importanza di project work individuali per mettere a frutto in modo coordinato ed originale quanto appreso. I progetti individuali Ogni anno vengono premiati ed esposti nella scuola i “Meisterstuecke” prodotti dagli studenti (nella foto quello 2013 per Feinwerkmechaniker). Come migliorare il rapporto con le imprese? Un problema italiano Le imprese sono interlocutrici fondamentali per la formazione professionale: visite aziendali, tirocini, stage, inserimento lavorativo. In Italia non esiste il sistema duale, per cui il rapporto con le imprese non è istituzionalizzato ma deve essere “conquistato”. L’atteggiamento delle imprese spesso non favorisce il rapporto con la formazione professionale. Le imprese italiane Basso investimento (ma crescente) nella formazione dei dipendenti. Frequenti attacchi delle associazioni imprenditoriali alla scuola e alla formazione professionale (“non formano professionalità utili”). Mentalità degli imprenditori La mentalità (fattori culturali) “Quello della scuola è tempo perso, solo lavorando in azienda si impara!” (atteggiamento frequente tra le PMI). “I nostri dipendenti li formiamo noi!” (atteggiamento presente in alcune medio-grandi imprese). “La FP non forma esattamente le competenze che ci servono!” (imprese piccole e grandi). “Se però ci date persone che lavorano gratis, le potremmo anche prendere!” Tutto questo… Delegittima il lavoro della formazione professionale. Rende più difficili scambi con la FP, soprattutto per i tirocini. Come cambiano le visite aziendali Anche per le limitazioni imposte dalla legge italiana sulla sicurezza (i ragazzi sono anche minorenni), le visite aziendali sono sempre più asettiche. Un video aziendale esplicativo e auto-celebrativo (chi siamo e quanto siamo bravi). I reparti produttivi in funzione (rischi per gli studenti) vengono mostrati solo da lontano, se non per operazioni semplici non rischiose, quali piccoli montaggi. Alcune imprese, in alcuni territori, chiedono di essere pagate (a Ravenna ad es. 25 Euro per ogni allievo). Un tema emergente: la formazione degli studenti immigrati L’esempio di Ravenna Italia: sempre più abitanti, sempre meno risorse: il decennio più difficile 115,0 110,0 105,0 PIL POP RA 100,0 95,0 90,0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 In soli 10 anni Residenti (prov. RA): + 36.579 In % su pop 2002: + 10,5% Residenti stranieri: + 30.100 In % su res.str.2002: + 250,6% Crescita stranieri/crescita pop tot: 82,3% La rapida crescita della popolazione immigrata Im m igrati e lavoro 20,60% 17,60% 21,70% 8,70% Parasubordina ti Somministrazi one Dipendenti 8,30% Assunzioni Titolari imprese 11,90% Popolazione 25,00% 20,00% 15,00% 10,00% 5,00% 0,00% Immigrati e società 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% 45,90% 51,60% 23,80% 11,90% Popolazione 12,90% 14,10% Bambini con Edilizia residenziale Ricoveri al pronto M inori in carico ai Detenuti in carcere genitori stranieri pubblica soccorso servizi sociali Immigrati e istruzione 70,00% 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% 61,10% 11,90% 10,30% Popolazione Iscritti a nidi 17,40% 14,60% 6,50% Scuole primarie e secondarie Università (primo anno) Iscritti corsi formazione professionale Iscritti corsi obbligo formativo Iscritti a Scuola Arti e mestieri Pescarini - Obbligo formativo Nazione N. allievi % sul totale Italia 79 38,9% Marocco 23 11,3% Senegal 25 12,3% Albania 22 10,8% Macedonia 15 7,4% Romania 10 4,9% Bangladesh 9 4,4% Moldavia 5 2,5% Colombia 2 1,0% Cuba 2 1,0% Kosovo 2 1,0% Bulgaria 1 0,5% Burkina Faso 1 0,5% Costa D'Avorio 1 0,5% Etiopia 1 0,5% Giordania 1 0,5% Nigeria 1 0,5% Pakistan 1 0,5% Tunisia 1 0,5% Ucraina 1 0,5% 203 100,0% Totale Gli studenti non sono più quelli di una volta! E’ questo un tema ricorrente fra gli insegnanti più anziani Vi è nostalgia per l’epoca “eroica” degli anni ’60’70, quella in cui si formarono quei giovani che in gran parte diventarono gli odierni artigiani Dai giovani che nel garage smontavano i motorini” a quelli a cui il professore chiede: “Ma lo sai come funziona la tua moto?” che rispondono “No, non mi interessa”. Le motivazioni D: “Perché ti sei iscritto a questo corso?” R: “Mah…” D: “Perché hai scelto di fare il meccanico e non il pasticciere?” R: “Perché c’era posto nel meccanico, poi ci andava un mio amico” Il rapporto difficile con le famiglie La maggioranza dei genitori non viene alle riunioni e non si fa trovare. Qualcuno invoca maggiore autorità: “Professore, l’autorizzo a picchiarlo!” Altri difendono a tutti i costi il figlio (D: “Perché viene sempre in ritardo?”. R: “Poverino, gli piace dormire”. Altri lo denigrano (“Mio figlio è scemo”). Non solo problemi linguistici Problemi linguistici Omogeneità dell’aula (rischi di collisioni tra culture e/o di isolamento di ognuno nel suo mondo) Motivazioni professionali Omogeneità della preparazione di base (es. nozioni elementari di matematica per materie tecniche) Condizioni familiari che garantiscano stabilità di impegno (precarietà abitativa, lavorativa, profughi, ecc.) Una sfida enorme Il peso della questione sociale si scarica sulle istituzioni della formazione professionale (diversamente da quanto avviene in altri paesi, come la Germania) Specie sulla formazione professionale: snodo importante della forza produttiva di un paese Fenomeni da contrastare Disattenzione Isolamento nella musica Distrazioni da cellulari Dipendenza dai social network Conflitti tra gruppi Vandalismo Mentre la formazione… Il modello organizzativo della formazione però è rimasto sostanzialmente lo stesso E’ vittima di politiche di continuo taglio delle risorse E’ spesso snobbata da molti piccoli imprenditori (“perdita di tempo”) Alcune buone prassi. Fuori della classe Interazione con i servizi sociali. Attività comuni a scuola (es. tornei sportivi). SMS a genitori in tempo reale per assenze. Coinvolgimento genitori prima di applicare sanzioni. In classe Lavoro di gruppo (per spezzare numerosità della classe, integrare allievi, responsabilizzare su compiti precisi). Condivisione musica Partecipazione ad attività lavorative (es. team corse) Lezioni con approccio non teorico Però dimostrare che senza teoria non si risolvono problemi pratici. Uso della comunicazione visiva e multimediale. Le estetiste: esperienza pratica nella casa di riposo per anziani. Tirocini Project Work Simulazione di situazioni aziendali reali BES – Bisogni Educativi Speciali Il concetto di “Bisogni Educativi Speciali” (BES) è entrato in uso in Italia con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“. “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. In Italia i giovani con BES sono spesso affiancati da co-docenti, che li aiutano a tenere il passo degli altri studenti. Il ruolo del coordinatore e il Coaching Il ruolo cruciale del coordinatore Nella formazione professionale italiana il coordinatore (vedi parte 1) ha una funzione chiave nel garantire omogeneità e qualità del servizio didattico. Il coordinatore è responsabile del buon andamento dell’attività didattica. Il coordinatore può avere una funzione chiave nel seguire e sostenere i singoli docenti. E’ quindi una figura chiave che deve essere addestrata a svolgere un’attività di Coaching. La differenza tra scuola e formazione in Italia Nella scuola italiana è autonomo nell’insegnamento, pur dovendo rispettare un programma ministeriale. L’insegnante risponde solo al Direttore scolastico (Preside), che però ha una funzione burocratica. Sui contenuti l’insegnante non riceve nessuna assistenza dalla scuola, né alcuna forma di Coaching. Le lezioni si basano sul libro di testo e su metodologie tradizionali, spesso le stesse imparate dagli insegnanti all’Università, spesso alcuni decenni prima. Eventuali innovazioni devono essere introdotte autonomamente dal singolo insegnante, e non sempre sono accettate con favore dalla scuola. Questa “solitudine” nel rapporto con gli studenti produce spesso frustrazione negli insegnanti e contribuisce ad abbassare il livello qualitativo della didattica. L’efficacia del coordinatore Un coordinatore riesce ad essere efficace nel rapporto con il docente quando: non si lascia assorbire solo dai compiti organizzativi e burocratici. Ha il tempo di seguire gli andamenti anche critici dell’attività di insegnamento. Riesce a guadagnarsi la fiducia dei docenti che non lo/la vedono solo come una figura di controllo. Riesce ad acquisire le competenze minime relative a un corso, questo anche svolgendo il suo ruolo con continuità. Coordinatore, insegnante, Coaching Già oggi molti insegnanti chiedono di “non essere lasciati soli” nella difficile attività di aula. Altri invece sono gelosi della loro autonomia. Tramite il Progetto Leonardo si è cercato di trasferire ai coordinatori le competenze necessarie a svolgere in modo continuativo un’attività di Coaching verso gli insegnanti.