C.D.I. Centro di Documentazione per l'Integrazione "Le competenze assistenziali e comunicative di base" Corso di formazione rivolto a obiettori di coscienza impegnati nell'inserimento scolastico di ragazzi disabili Il • • • corso si proponeva di: fornire strumenti per la gestione di compiti di "cura" e assistenziali affinare le capacità relazionali e di comunicazione consolidare le conoscenze relative al funzionamento della organizzazione scolastica Il percorso formativo è stato articolato su tre livelli: • la missione e l'organizzazione della scuola • la disabilità e l'handicap • la relazione educativa PROGRAMMA: 1° incontro Organizzazione scolastica e storia dell’integrazione. Motivazioni e modalità dell’integrazione scolastica degli alunni disabili. Legge 104; Accordi di programma. Prof. . Curti Preside Scuola Media Statale "M.E.Lepido" - Reggio E. 2° incontro Disabilità ed handicap. La disabilità visitata nei suoi aspetti neurologici/organici e negli aspetti relazionali. Dott.ssa Giuliana Giachetti Neuropsichiatra Infantile - Settore Neuropsichiatria Infantile - AUSL di RE 3° incontro La scuola come possibile contesto di integrazione. La relazione con soggetti disabili all’interno del contesto educativo. Dott.ssa Ivana Soncini Pedagogista Scuole Comunali dell'Infanzia e Asili Nido di Reggio Emilia, Dott.ssa G. Fagandini Psicologa - Settore Psicologia Clinica - AUSL di Reggio Emilia 4° incontro La relazione con ragazzi disabili dal punto di vista della famiglia. Relatori: Dott. Carlo Vasconi Presidente FA.CE. (Ass.ne Famiglie Cerebrolesi) Davide Fignon Obiettore di coscienza FA.CE A distanza di due mesi, incontro di verifica con la consegna di presentare gli eventuali problemi incontrati. Alla fine dell'anno scolastico, somministrazione di un questionario 1 INDICE DEGLI INTERVENTI O rganizzazione e storia dell'integrazione. Motivazioni e modalità dell'integrazione degli alunni disabili……………………………………………………………………………………Pag. 4 Prof. Giuseppe Curti, Preside scuola media statale "M. E. Lepido" Reggio E. Premessa L'evoluzione della normativa in favore dei disabili Normativa per l'integrazione: schemi e riferimenti • Normativa in materia di diritto allo studio dei disabili • Legge 104/92 • Normativa per l'integrazione • Legge quadro 104/92: struttura • Art. 13 • Art. 14 • Interventi per il diritto allo studio • Provvedimenti statali: principali riferimenti • Assetto delle competenze istituzionali per l'integrazione scolastica • Gruppi di lavoro • G.D.L.: componenti e competenze • Valutazione • Attestazione dell'alunno in situazione di handicap • Diagnosi funzionale • Profilo dinamico funzionale • Piano educativo individualizzato • Art. 15 • Art. 16 • Art. 17 • All'alunno portatore di handicap è garantito… • Documentazione di base • Organizzazione attività • Personale scuola 2 Pag. Pag. 5 7 Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. 21 23 24 24 24 25 25 26 27 28 29 30 31 32 35 Organi collegiali • Documenti Pag. 36 Pag. 37 • D isabilità ed handicap. La disabilità visitata nei suoi aspetti neurologici/organici e negli aspetti relazionali……………………………………………………… Pag.38 Dott.ssa Giuliana Giachetti, neuropsichiatra infantile - Settore di Neuropsichiatria infantile - AUSL di Reggio Emilia Paralisi cerebrali infantili Disturbi associati nella PCI Insufficienza mentale Pseudoinsufficienza mentale L Pag. Pag. Pag. Pag. 39 40 42 44 a scuola come possibile contesto di integrazione. La relazione con soggetti disabili all'interno del contesto educativo………………………………………………………………………………… Pag.45 Dott.ssa Ivana Soncini, pedagogista Scuole Comunali per l'Infanzia e Asili Nido di Reggio Emilia; Dott.ssa Giuseppina Fagandini, psicologa - Settore di Psicologia clinica AUSL di Reggio Emilia Intervento della Dott.ssa Soncini Intervento della Dott.ssa Fagandini Pag. 46 Pag. 53 Pag. 57 Estratti da "Il libro di Alice" A llegato: sintesi dei risultati del questionario rivolto agli obiettori di coscienza……………………………………………………………Pag.60 3 Organizzazione scolastica e storia dell'integrazione. Motivazioni e modalità dell'integrazione scolastica degli alunni disabili. Prof. Giuseppe Curti Preside della scuola media "M.E. Lepido" - Reggio Emilia 4 Premessa Importanza di "attrezzarsi" per svolgere al meglio la funzione di obiettore nel ruolo di "assistente" per l'integrazione scolastica degli alunni disabili Vantaggi per l'utente (alunno e famiglia) e per l'obiettore stesso (significatività delle esperienze nel corso della vita) Attenzione a tre aspetti: sapere / saper fare / saper essere Contesto di conoscenze minime per facilitare: L'orientamento nell'ambiente La consapevolezza Cosa considerare come quadro di riferimento: A. Legge Quadro 104/'92 B. Accordo di Programma Provinciale C. Organigramma/Funzionigramma delle Scuole A. LEGGE QUADRO 104/92 Breve storia dell'integrazione attraverso le tappe normative essenziali: - Art. 1 Finalità - Art. 3 Cos'è l'handicap - Artt. 12-13-14-15-16-17 B. ACCORDO DI PROGRAMMA Tutto il testo C. ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA Organi collegiali: composizione e funzioni Importanza di : - Conoscere le procedure relative all'integrazione scolastica - Individuare i "passi" relativi all'integrazione contenuti nei vari documenti scolastici - Partecipare/essere coinvolti in tutto il processo di integrazione scolastica evidenziando la propria specificità e il proprio contributo 5 Questo incontro ha lo scopo di mettere a fuoco, in modo sintetico, la normativa riguardante l'integrazione delle persone disabili e, in modo particolare, l'integrazione scolastica. Lavorare per favorire l'integrazione di ragazzi disabili all'interno della scuola, è un compito abbastanza impegnativo, che ha un grosso impatto relazionale, organizzativo, emotivo: non basta che una persona sia inserita in un contesto, ciò che conta è che sia integrata. Ci si deve sforzare per trovare in ogni ragazzo disabile elementi da sviluppare, arricchire e potenziare anche se spesso non sono molto visibili: bisogna anzitutto valorizzare la persona in quanto tale a prescindere dal suo handicap. Un gruppo di giovani che presta servizio civile è una grande ricchezza sociale. Il servizio che voi svolgete nella scuola è un'esperienza di inserimento in un ambiente organizzato ed ha quindi tutte le caratteristiche di un ambiente di lavoro. Occorre dare un significato a questa esperienza e viverla in modo tale da renderla propria. Ogni esperienza, se fatta bene e "letta" adeguatamente, arricchisce la persona, la fa crescere e riesce a farle comprendere tutta una serie di cose che diversamente non avrebbe compreso. Essendo comunque un compito delicato occorre avere una preparazione di base, peraltro necessaria per svolgere un qualsiasi compito. Conoscere è un elemento indispensabile, ma bisogna anche saper fare, poiché il sapere, se non è tradotto in operatività e quindi applicato, serve a poco. Esiste anche un saper essere che è legato alla persona, allo stile personale, alla personalità, ai rapporti interpersonali: questi sono tre elementi fondamentali che devono essere messi a fuoco in breve tempo. Non esiste un'azione di "apprendistato", quindi sarà un'esperienza di autoformazione e, se questo servizio verrà svolto con serietà, sarà per tutti (obiettore-studentefamiglia-scuola) molto significativo. L’Evoluzione della normativa in favore dei disabili Il processo di integrazione dei cittadini disabili è stato accompagnato, nel nostro paese, da un’evoluzione legislativa che ha delineato un quadro sempre più ampio e completo dei loro diritti. Relativamente all’istruzione, il primo intervento dello Stato in materia di istruzione ai minori “anormali” risale alla Riforma Gentile del 1923, in cui si affronta il problema dell’istruzione dei ciechi e dei sordomuti in apposite istituzioni scolastiche. Solo con la promulgazione della carta costituzionale, si creano le premesse per una diversa evoluzione delle legislazioni scolastiche in favore dei cittadini handicappati. 6 LA LEGISLAZIONE PRIMA DELLA COSTITUZIONE (dal 1900 al 1948) Prima del '900 La persona handicappata non è considerata titolare di propri diritti soggettivi Anno 1917 Norme a favore dei "mutilati e invalidi di guerra" In seguito Primi interventi legislativi (assistenza economica, sanitaria e avviamento al lavoro) Principio della "sicurezza sociale" Principio del "risarcimento" Invalidi per lavoro Invalidi per servizio Ciechi Sordomuti Causa della disabilità Tipologia della disabilità criteri Anno 1923 Prime norme sull'istruzione scolastica (Riforma Gentile) Anno 1928 Istituzione classi differenziali e scuole speciali (T.U. delle leggi) Anni 30/40 Forme di assistenza a numerose e specifiche categorie CARATTERISTICHE Categorizzazione Settorialità e specificità Monetizzazione dell'handicap Avvio processo di istituzionalizzazione Normativa disorganica e frammentaria Fino alla fine degli anni sessanta, tuttavia, la legislazione conferma nella sostanza la prassi della separazione tra scuola per “handicappati” e scuola per “normali”. 7 LA LEGISLAZIONE DOPO LA COSTITUZIONE (dal 1948 al 1970) Anno 1948 Promulgazione della Costituzione • • Diritti civili uguali per tutti Disposizioni a favore dei disabili I principi costituzionali non trovano completo riscontro nella legislazione ordinaria. Anni '50 - '70 Emanazione di provvedimenti settoriali e specifici • Provvidenze economiche: - per i ciechi (L.66/62) - per i sordomuti (L.388/68) • Leggi scolastiche: istituzione - scuola materna (L. 444/68) - scuola media (L. 1859/62) • Leggi per l'inserimento lavorativo (L. 1539/62) • Collocamento obbligatorio (L. 482/68) CARATTERISTICHE Categorizzazione Settorialità e specificità Monetizzazione dell'handicap Intensificazione processo di istituzionalizzazione Iniziale applicazione della "sicurezza sociale" Nel 1971, con l’emanazione della legge 118, si riconosce per la prima volta il diritto all’istruzione nella scuola comune e si dispongono provvedimenti per assicurarne la frequenza. Negli anni seguenti vengono emanate diverse circolari ministeriali che offrono indicazioni sempre più precise per il graduale inserimento dei portatori di handicap nella scuola dell’obbligo. Col DPR 970/75 si dettano le norme per il conseguimento del titolo di specializzazione per l’insegnamento agli alunni portatori di handicap e si 8 consente che gli insegnanti specializzati delle scuole speciali siano assegnati a scuole normali ”per interventi di natura integrativa sia generalizzata che specifica”. La normativa resta tuttavia ancora lacunosa e contraddittoria fino al 1977, quando, con l’emanazione della legge 517/77 si delinea, per la scuola elementare e media inferiore, un quadro legislativo chiaro, preciso e fortemente innovativo. Si inizia a parlare di integrazione e non solo di inserimento. Numerose circolari applicative della legge 517/77 anticipano diverse disposizioni della legge-quadro, relativamente alla scuola dell’obbligo. Nel corso degli anni Ottanta, si registrano importanti provvedimenti per assicurare e migliorare la frequenza dei portatori di handicap anche nella scuola materna e nella media superiore. La sentenza della Corte Costituzionale n° 215/87, in cui si afferma che la frequenza scolastica dei disabili nella media superiore deve essere assicurata e non solo facilitata, fa registrare una svolta fondamentale (cui seguirà la traduzione a livello amministrativo da parte del Ministero della Pubblica Istruzione). Alla fine degli anni Ottanta la normativa statale in materia d’integrazione scolastica è senz’altro ricca e articolata, ma resta insufficiente da sola a garantire la piena partecipazione dei disabili alla vita scolastica. 9 LA LEGISLAZIONE ATTUALE (dal 1970 al 1990) "….nuove norme a favore dei mutilati e invalidi civili" Legge 118/71 Destinatari: gli invalidi civili (portatori di handicap esclusi da interventi di norme precedenti) "cittadini affetti da minorazioni congenite e acquisite…" Contenuti: • assistenza economica (pensioni - assegni per minori …) • assistenza sanitaria (protesi - riabilitazione…) • assistenza sociale • inserimento scolastico (frequenza scuola dell'obbligo) • formazione professionale (riserva posti - indennità…) • inserimento lavorativo (sistemi di lavoro protetto - congedi per cure…) • eliminazione barriere (edifici pubblici e mezzi di trasporto) CARATTERISTICHE È la prima legge che favorisce l'integrazione E' una disposizione settoriale, ma innovativa e completa E' una tappa fondamentale nell'evoluzione legislativa E' un riferimento per tutto il decennio successivo e oltre Alcune norme ancora attendono una completa applicazione La legge 104/92 costituisce una tappa fondamentale nell’evoluzione della normativa in materia di diritto allo studio dei disabili. Con la sua promulgazione, oltre a superare norme settoriali, limitate e in parte di dubbia interpretazione, vengono individuate 10 condizioni e strumenti affinché il diritto allo studio sia esigibile in ogni contesto scolastico (in sezioni e classi comuni della scuola di ogni ordine e grado e nelle università). Il diritto all’istruzione prescinde dalla situazione di gravità e deve essere assicurato senza alcuna eccezione. La legge 104/92 non si limita ad enunciazioni di principio, ma indica anche le specifiche procedure da seguire. Per assicurare la collaborazione tra scuola ed enti territoriali, la legge introduce esplicitamente il principio della programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio, gestite da enti pubblici e privati. Questa attività programmatoria deve realizzarsi attraverso Accordi di Programma. Gli Accordi di Programma sono strumenti giuridici per la “definizione ed attuazione di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione, l’azione integrata e coordinata di Comuni, Province, Regioni, Amministrazioni statali ed altri pubblici soggetti”. Negli Accordi di Programma, che possono essere realizzati a livello regionale, provinciale e comunale, devono essere chiaramente definite le competenze, i compiti, gli adempimenti e gli interventi che le amministrazioni stipulanti devono realizzare in materia di integrazione scolastica e sociale dei disabili. Gli Accordi di Programma sono atti vincolanti per le parti stipulanti. 11 Integrazione L. 118 / 1971 L. 517 / 1977 Sent. C.C./ 1987 12 NORMATIVA IN MATERIA DI DIRITTO ALLO STUDIO DEI DISABILI (Riferimenti principali) Legge 118/71 assistenza - mobilità inserimento scolastico D.P.R. 616/77 assistenza scolastica Legge 517/77 integrazione scolastica scuola dell'obbligo C.M. 119/79 forme particolari di sostegno Legge 270/82 integrazione scuola materna Legge 883/78 riforma sanitaria C.M. 258/83 - C.M. 50/85 intese tra scuola ed enti locali Sentenza Corte Costituzionale n. 215/87 integrazione scuola superiore C.M. 1/88 continuità educativa C.M. 262/88 applicazione sentenza Legge - quadro sull'handicap Legge 5.2.1992 n. 104 Diritto allo studio e integrazione in tutti i gradi dell'istruzione: asili nido, scuola materna, scuola dell'obbligo, scuole superiori, università 13 L. 104/92 Art. 12 : Diritto all'educazione e all'istruzione Obiettivi Sviluppo delle potenzialità Certificazione Diagnosi funzionale Profilo dinamico-funzionale Piano educativo individualizzato 14 NORMATIVA PER L'INTEGRAZIONE (riferimenti principali) Ecco le tappe principali di questo lungo e difficoltoso cammino, ancora non concluso… Legge 66/62 Assistenza economica ai ciechi Legge 482/68 Collocamento obbligatorio Legge 381/70 Assistenza economica ai sordomuti Legge 118/71 Invalidi civili: assistenza economica, sanitaria, protesica, inserimento scolastico Legge 517/77 Integrazione scolastica D.P.R. 384/78 Eliminazione barriere architettoniche Legge 180/78 Riforma psichiatrica Legge 18/80 Indennità di accompagnamento Legge 41/86 Eliminazione barriere edifici pubblici Legge 508/88 Modifiche norme ass. economica Legge 13/89 Eliminazione barriere edifici privati LEGGE 104/92 LEGGE-QUADRO SULL'HANDICAP 15 Legge 183/78 Riforma sanitaria LEGGE-QUADRO 104/92: STRUTTURA Principi Definizione persona handicappata Finalità Rispetto della dignità umana Diritti Massima autonomia e partecipazione Integrazione sociale Recupero funzionale e sociale Assistenza «È persona handicappata colui che presenta una menomazione fisica, psichica o sensoriale stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione» Superamento emarginazione Prevenzione Informazione - Diagnosi precoce - Educazione sanitaria Rimozione fattori di rischio prenatali, postnatali e ambientali Istituzione del libretto personale per ogni bambino Diritti civili delle persone con handicap Assistenza Integrazione scolastica Formazione professionale Integrazione nel mondo del lavoro Mobilità, tempo libero, sport e vacanze Accesso all'informazione e alla comunicazione 16 (art. 3, comma 1) Art. 13 : Integrazione scolastica Accordi di programma Programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socioassistenziali, culturali, ricreativi, sportivi… Dotazione di attrezzature Obbligo per gli enti locali di fornire l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali Attività di sostegno 17 Art. 14 : Modalità di attuazione dell'integrazione Il MPI prevede: - Formazione / aggiornamento personale - Orientamento - Attività educativa e didattica - Continuità educativa ( sino a 18 anni, 3° ripetenza ) - Docenti specializzati - Aggiornamenti comuni ( Scuola - Ausl - EE.LL.) 18 INTERVENTI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO IN APPLICAZIONE DELLA LEGGE 104/92 Amministrazione scolastica Famiglia Ministero P.I. Provveditorato Enti locali Scuola USL Richiesta di certificazione o diagnosi funzionale ai servizi della USL Formazione e aggiornamento del personale docente Presentazione alla scuola della certificazione e/o diagnosi funzionale Forme sistematiche di orientamento per studenti disabili Accordi di programma: promozione, stipula, attuazione, verifica e revisione Istituzione e funzionamento dei gruppi di lavoro e di studio Accordi di programma: partecipazione, verifica e revisione Disposizioni per l'organizzazione dell'attività educativa e didattica Istituzione e funzionamento dei G.L.I.P. e dei gruppi H. Attivazione forme di orientamento e forme di continuità educativa e didattica Certificazione dell'alunno in situazione di handicap Partecipazione al gruppo di lavoro e di studio istituito nella scuola Disposizioni per la continuità educativa Assegnazione di insegnanti di sostegno Richiesta agli enti locali ed utilizzazione di personale per l'assistenza e la comunicazione Elaborazione e rilascio diagnosi funzionale Collaborazione con la scuola per elaborazione, verifica e aggiornamento del P.D.F. e del P.E.I Disposizioni per inserire discipline attinenti l'integrazione nei corsi di studio Fornitura di sussidi ed attrezzature Partecipazione all'elaborazione, verifica e aggiornamento del P.D.F. e del P.E.I. Partecipazione all'elaborazione, verifica e aggiornamento del P.D.F. e del P.E.I. Disposizioni per i corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno Comune Provincia Iscrizione dell'alunno in situazione di handicap e richiesta forme di sostegno Aggiornamento dei docenti sulle tematiche della integrazione 19 Regione Promulgazione di normative sul diritto allo studio e in materia di integrazione scolastica Accordi di programma: promozione, stipula, attuazione, verifica e revisione Accordi di programma a livello provinciale: promozione, stipula, attuazione, verifica e revisione Assegnazione personale di assistenza Forme di assistenza a portatori di handicap sensoriali Accordi di programma a livello regionale: promozione, partecipazione, verifica e revisione NORMATIVA PROVVEDIMENTI STATALI: PRINCIPALI RIFERIMENTI TIPO Legge D.P.R. D.P.R. D.P.R. Legge D.P.R. C.M. (Istr) D.M. (Istr) Legge C.M. (Istr) D.M. (Istr) D.P.R. C.M. (Istr) C.M. (Istr) C.M. (Istr) C.M. (Istr) O.M. (Istr) Legge O.M. (Istr) Legge D.M. (Istr) C.M. (Istr) C.M. (Istr) Legge C.M. (Istr) C.M. (Istr) D.M. (Istr) D.M. (Istr) C.M. (Istr) D.P.R. C.M. (Istr) C.M. (Istr) O.M. (Istr) D.M. (Istr) O.M. (Istr) N. DATA CONTENUTI 118 416 970 616 517 384 199 30.03.1971 31.05.1974 31.10.1975 24.07.1977 04.08.1977 27.04.1978 28.07.1979 26.08.1981 20.05.1982 22.09.1983 10.12.1984 12.02.1985 12.06.1985 03.09.1985 04.01.1988 22.09.1988 02.06.1989 05.06.1990 19.09.1990 19.11.1990 03.06.1991 29.09.1991 31.12.1991 05.02.1992 18.06.1992 26.06.1992 09.07.1992 31.07.1992 23.03.1993 24.02.1994 11.04.1994 22.12.1994 09.03.1995 27.06.1995 14.02.1996 Invalidi civili: assistenza, istruzione, mobilità Istituzione e riordinamento organi collegiali Specializzazione docenti di sostegno Delega alle regioni delle funzioni amm.ve art. 117 Costituzione Integrazione scolastica scuola dell'obbligo Eliminazione barriere architettoniche Sostegno didattico scuola dell'obbligo Criteri orientativi prove di esame di licenza media Organici e sostegno didattico scuola materna Intese tra scuola, enti locali ed USL per l'integrazione scolastica Modifiche al D.M. 26.08.1981 Programmi didattici scuola primaria Esami licenza media alunni portatori di handicap Azione di sostegno didattico ed intese interistituzionali Continuità educativa processo integrazione alunni con handicap Applicazione Sent. 215/87 della Corte Costituzionale Scrutini istituti secondari Riforma scuola elementare Istituzione attività di sostegno scuola secondaria superiore Riforma ordinamenti didattici universitari Orientamenti attività educative nelle scuole materne Valutazione portatori di handicap psichico scuola secondaria Iscrizioni alunni scuole materne, dell'obbligo e superiori Legge-quadro sull'handicap Legge 104/92 - Valutazione del rendimento e prove Criteri costituzione e finanziamento dei G.L.I.P. Criteri per la stipula degli accordi di programma Modifiche ai criteri di costituzione dei G.L.I.P. Formazione classi nelle scuole di ogni ordine e grado Diagnosi funzionale, P.D.F., P.E.I. Gruppo di lavoro interistituzionale provinciale Iscrizione alunni alle scuole di ogni ordine e grado Norme per lo svolgimento degli scrutini e degli esami Nuovi programmi corsi di specializzazione ex D.P.R. 970/75 Istituzione ed organizzazione corsi biennali di specializzazione 270 258 104 189 250 1 262 193 148 241 341 139 400 104 199 216 94 123 363 80 226 72 20 ASSETTO DELLE COMPETENZE ISTITUZIONALI PER L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA INTERVENTI Accordi di programma COMPETENZE MODALITÁ Scuola (provveditorato) USL Enti locali (comuni, provincia) Stipula Assegnazione insegnanti di sostegno Provveditore agli studi Richiesta documentata della scuola e parere del gruppo H del provveditorato Assistenti per l'autonomia personale e la comunicazione Enti locali (comune) Provvedimenti Assistenza scolastica Comune Deliberazioni Certificazione alunno in situazione di handicap USL (specialista) Visita ed accertamenti clinici Completamento della scuola dell'obbligo fino al 18° anno di età Scuola L. 104/92, art. 14 c. 1 lett. c Scuola (capo d'istituto, collegio dei docenti) Trasmissione documenti, incontri, altre iniziative Deliberazioni Costituzione gruppi di lavoro a livello provinciale e di istituto Scuola (capo d'istituto, collegio dei docenti) Provveditore Provveditore Capo d'istituto Costituzione possibile di classi con meno di 25 alunni nella scuola superiore Scuola (capo d'istituto, collegio dei docenti) Provveditore Diagnosi funzionale USL (unità multidisciplinare) Eliminazione barriere architettoniche Comune (assessorato ai lavori pubblici) Fornitura sussidi ed attrezzature Provveditorato (G.L.I.P.) Comune USL Iscrizione di non più di due studenti con handicap per classe Scuola (capo d'istituto) Continuità educativa Costituzione di classi (scuola dell'obbligo) NORMATIVA L. 142/90, art. 27 L. 104/92 Art. 13 c. 1 lett. a D.M. 09.07.92 L. 517/77, artt. 2-7 (scuola dell'obbligo) L. 270/82, art. 14 (scuola materna) C.M. 262/88 (scuola superiore) L. 104/92, art. 13 c. 3 (scuole di ogni ordine e grado) L. 104/92, art. 13 c. 3 Leggi regionali D.P.R. 616/77, art. 42 Normative regionali D.L. 324/93, art. 2 L. 104/92, art. 12 c. 5 D.P.R. 24.02.94, c. 2 D.Lgs 297/94, art. 313 Provvedimenti Provvedimenti C.M. 1/88 (scuola dell'obbligo) C.M. 262/88 (scuola superiore) L. 104/92, art. 14 c. 1 lett. c L. 517/77, art. 7 C.M. 169/78 D.M. 08.05.96 L. 104/92, art.15 C.M. 216/92 C.M. 123/94 D.M. 11.04.94n. 122 Deliberazioni D.M. 08.05.96, art. 8 Provvedimenti Visita, documentazione L. 104/92, art. 12 c. 5 pregressa, accertamenti clinici D.P.R. 24.02.94, art. 3 D.L. 18.12.75 L. 118/71, art. 28 D.P.R. 384/78, tit. III-IV Provvedimenti L. 41/86, art. 32 L. 104/92, art. 24 Normative regionali L. 104/92, art. 13 c. 1 lett. b-d Normative regionali sul diritto Deliberazioni allo studio Normative regionali eventuali O.M. 363/94 Segue 21 Riprende dalla pag. precedente INTERVENTI COMPETENZE MODALITÁ Programmazione educativa e didattica Famiglia (genitori) Scuola (insegnanti) USL (operatori) Scuola (capo d'istituto, consiglio di circolo o d'istituto) Famiglia (genitori) Scuola (insegnanti) USL (operatori) Scuola (capo d'istituto, collegio dei docenti) Ripetenza per la terza volta Scuola (collegio dei docenti) Servizio medico-psicopedagogico USL Sperimentazioni Scuola Specializzazione docenti di sostegno Provveditorato Enti Associazioni Istituzione corsi Trasporto Comune Provvedimenti Piano educativo individualizzato (P.E.I.) Presenza auspicabile di un solo alunno con handicap in classe (scuola dell'obbligo) Profilo dinamico funzionale (P.D.F.) Incontri periodici L. 104/92, art. 12 c. 5 Incontri periodici C.M. 199/79 Incontri periodici L. 104/92, art. 12 c. 5,6,8 D.P.R. 24.02.94, art. 4 Incontri periodici D.P.R. 416/74, art. 3 D.P.R. 417/74, art. 4 Deliberazioni su proposta dei consigli di classe Interventi Servizi territoriali Deliberazioni Collegio dei docenti 22 NORMATIVA L. 104/92, art. 14 c. 1 lett. c L. 833/78, art. 2 Normative regionali D.P.R. 419/74, artt. 2-3 L. 104/92, art. 13 c. 5 D.M. 27.06.95 O.M. 72/96 O.M. 169/96 L. 118/71, art. 28 D.P.R. 616/77, art. 42 Normative regionali GRUPPI DI LAVORO I Gruppi di Lavoro sono organismi di supporto organizzativo, tecnico e metodologico per la realizzazione degli interventi in materia di integrazione scolastica. G.L.I.P. A livello provinciale (presso i Provveditorati agli Studi) Gruppi H A livello locale (presso ogni Circolo Didattico o Istituto) Gruppi di studio e di lavoro 23 GRUPPI DI LAVORO: COMPONENTI E COMPETENZE Componenti Competenze 1 ispettore tecnico GLIP (ambito operativo: extrascolastico) 1 docente esperto utilizzato in provveditorato 1 esperto designato dagli enti locali 2 esperti designati dalla USL 3 esperti designati dalle associazioni 1 ispettore tecnico 1 preside 1 direttore didattico GRUPPI H 1 docente esperto della scuola materna (ambito operativo: scolastico) 1 docente esperto della scuola elementare 1 docente esperto della scuola media 3 rappresentanti delle associazioni Insegnanti Collaborare per la redazione del P.D.F. Collaborare per l'elaborazione e la verifica del P.E.I. GRUPPI DI LAVORO Operatori dei servizi E DI STUDIO (ambito operativo: scolastico) Fornire consulenza e avanzare proposte al provveditore; Offrire consulenze alle scuole Collaborare con gli enti locali e con le USL per stipula, attuazione e verifica degli accordi di programma; Collaborare con gli enti locali per attività extrascolastiche; Redigere una relazione annuale da inviare al Presidente della Regione e al Ministro della Pubblica Istruzione. Vagliare le proposte della scuola per il sostegno didattico; Tenere i contatti con i servizi sul territorio; Raccogliere dati, documenti ed aggiornarli; Redigere documenti di proposte al provveditore; Esprimere al provveditore i pareri richiesti; Promuovere e curare attività di aggiornamento; Formulare proposte per progetti sperimentali; Formulare proposte per istituire posti in organico. Familiari Studenti (nelle scuole medie superiori) 24 VALUTAZIONE Con la legge-quadro vengono delineati, per la prima volta, criteri generali da seguire in ogni istituzione scolastica. “Nella valutazione degli alunni handicappati da parte degli insegnanti è indicato, sulla base del piano educativo individualizzato, per quali discipline siano stati adottati particolari criteri didattici, quali attività integrative e di sostegno siano state svolte, anche in sostituzione parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline” (Legge 104/92, art.16, comma 1). Nella scuola dell’obbligo la valutazione è riferita al Piano Educativo Individualizzato (PEI) e concerne i progressi in rapporto ai livelli di apprendimento iniziali e alle potenzialità soggettive, le discipline per le quali sono stati adottati particolari criteri didattici, i contenuti programmatici soggetti a parziale sostituzione. E’ un atto collegiale svolto da tutti gli insegnanti del consiglio di classe. ATTESTAZIONE DELL’ALUNNO IN SITUAZIONE DI HANDICAP Per avviare le procedure che attivano il processo di integrazione di un alunno disabile occorre innanzitutto la sua individuazione come persona handicappata. “All’individuazione dell’alunno come persona handicappata…..provvede lo specialista, su segnalazione ai servizi di base, anche da parte del competente capo d’istituto, ovvero lo psicologo esperto dell’età evolutiva, in servizio presso le UU.SS.LL. o in regime di convenzione con le medesime, che riferiscono alle direzioni sanitaria ed amministrativa, per i successivi adempimenti, entro il termine di dieci giorni dalle segnalazioni” (D.P.R. 24.2.94, art.2, comma 1). La norma vigente, pertanto, subordina gli interventi e le forme di sostegno all’esistenza di una situazione di handicap clinicamente accertata. DIAGNOSI FUNZIONALE “Per diagnosi funzionale si intende la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap” (D.P.R. 24.2.94, art.3, comma 1). E’ un atto di competenza esclusiva dei servizi specialistici della USL. Alla sua stesura provvede “l’unità multidisciplinare composta: dal medico specialista nella patologia segnalata, dallo specialista in neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione, dagli operatori sociali in servizio presso l’unità sanitaria locale o in regime di convenzione con la medesima” (D.P.R. 24.2.94, art.3, comma 2). 25 La diagnosi funzionale costituisce il risultato dell’acquisizione di elementi clinici e psico-sociali e, diversamente dalla certificazione medica, non si limita ad accertare il tipo e la gravità del deficit di cui è portatore l’alunno, ma pone in evidenza, dal punto di vista funzionale, le aree di potenzialità del soggetto. Gli elementi di valutazione delle difficoltà e delle possibili prestazioni nelle diverse aree di sviluppo della personalità dell’alunno devono essere esposte in forma di scheda riepilogativa, in modo da costituire il necessario presupposto per la compilazione del profilo dinamicofunzionale. PROFILO DINAMICO FUNZIONALE Il Profilo dinamico funzionale (P.D.F.) è conseguente alla diagnosi funzionale e preliminare al piano educativo individualizzato e, come si afferma nell’art. 4 del D.P.R. 24.2.94: “indica….il prevedibile livello di sviluppo che l’alunno in situazione di handicap dimostra di possedere nei tempi brevi (6 mesi) e nei tempi medi (due anni)”; “…viene redatto dall’unità multidisciplinare…., dai docenti curriculari e dagli insegnanti specializzati della scuola, che riferiscono sulla base della diretta osservazione…, con la collaborazione dei familiari degli alunni”; “sulla base dei dati riportati nella diagnosi funzionale…descrive in modo analitico i possibili livelli di risposta dell’alunno in situazione di handicap riferiti alle relazioni in atto e a quelle programmabili…”; “…comprende necessariamente….la descrizione funzionale dell’alunno in relazione alle difficoltà che l’alunno dimostra di incontrare in settori di attività”;…l’analisi dello sviluppo potenziale dell’alunno a breve e medio termine….” PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO Sulla base degli elementi desunti dalla diagnosi funzionali e dal profilo dinamico funzionale, nel P.E.I. vengono definiti gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all’educazione, all’istruzione e all’integrazione scolastica: “Detti interventi propositivi vengono, successivamente, integrati tra di loro in modo da giungere alla redazione conclusiva di un piano educativo che sia correlato alle disabilità dell’alunno stesso, alle sue conseguenti difficoltà e alle potenzialità dell’alunno comunque disponibili” (D.P.R. 24.2.94, art.5, comma 4). Il P.E.I. è quindi un atto programmatico, elaborato collegialmente e redatto all’inizio di ogni anno scolastico, verificato ed eventualmente aggiornato in itinere. Materiale tratto dalla pubblicazione “Handicap e legislazione: Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento per gli Affari Sociali. 26 diritti in gioco”. Art. 15 : Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica ispettore tecnico esperto della scuola due esperti EE.LL - Provveditorato consul./collab. due esperti Ausl tre esperti associazioni docenti operatori Ausl - Istituto criteri/monit. genitori studenti 27 Art. 16 : Valutazione del rendimento e prove d'esame PEI : - Criteri didattici - Attività integrative e sostegno svolte Scuola dell'obbligo Prove d'esame corrispondenti agli insegnamenti impartiti, idonee a valutare il progresso dell'allievo in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali Scuola Superiore prove equipollenti/tempi/ assistenti/ausili 28 Art. 17 : Formazione professionale Regioni inserimento in CFP - classi comuni - corsi specifici - corsi prelavorativi Attestato di frequenza ( graduat. colloc. obblig.) 29 All'alunno portatore di handicap è garantito a) Priorità di iscrizione b) Coinvolgimento famiglia c) Personale educativo - assistente di base docenti di sostegno d) Priorità attrezzature sussidi e) Eliminazione barriere architettoniche f) Incontri periodici operatori g) Valutazione 30 DOCUMENTAZIONE DI BASE Natura della disabilità CERTIFICAZIONE USL Descrizione analitica DIAGNOSI FUNZIONALE USL Sviluppo potenziale PROFILO DINAMICO FUNZIONALE Docenti USL Genitori Interventi integrati PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO Docenti USL Genitori 31 ORGANIZZAZIONE ATTIVITÁ Scuola USL Continuità Gruppi di lavoro presso l'Istituto (docenti - operatori servizi - genitori - studenti) 32 Risorse Personali, Ambientali, Strumentali Bilancio Istituto EE.LL USL Barriere architettoniche (EE.LL) Operatori specializzati (Provveditorato - USL) Ausiliari Personale per l'assistenza, l'autonomia, la comunicazione Sc. Mat. St. e Com. + Sc. E. St. + Ist. Mag. St. Ist. Tec. St., Com. e Geom. + Licei Sc. St. pers. ausil. com.le " " prov.le Obiettori: dopo averne accertata l'idoneità al servizio specifico, in aiuto al personale ausiliario ed educativo 33 Orientamento Attività/esperienze Uso laboratori (Ist. tec. - Ist. Prof. - Ist. Art.) Formazione professionale Aggiornamento Singole istituzioni Corsi comuni C.D.I. Gruppo interistituzionale 34 PERSONALE SCUOLA Dirigente scolastico (Doc. Vicario) Ufficio segreteria Assistenti Amministr.vi Collaboratori scolastici Tecnici di laboratorio Docenti 35 ATA Resp. Amministr.vo ORGANI COLLEGIALI Cons. di Circ./Ist ------- Giunta esecutiva Comitato genitori C. d. C./Inter C. d. C./Inter ……… C. d. C./Inter Gr. Lettere Équipe Gr. Mat. Commissioni ……… Team (modulo) Collegio Docenti ……… 36 ……… ……… DOCUMENTI Carta dei servizi Programmazione Educativa Programmazione Didattica Regolamento d'Istituto/Circolo ………………………… 37 Disabilità ed handicap. La disabilità visitata nei suoi aspetti neurologici/organici e negli aspetti relazionali Per saperne di più sulla patologia: Da "Volontariato: Gancio Originale - processi di informazione formazione trasformazione", a cura di L. Angelini, D. Bertani, M. Cantini; edito da: Provincia di R.E./AUSL di R.E., Reggio Emilia, anno 1995 Dott.ssa Giuliana Giachetti Neuropsichiatra Infantile Settore Neuropsichiatria infantile - AUSL di Reggio Emilia 38 PARALISI CEREBRALI INFANTILI Il termine Paralisi Cerebrale Infantile (PCI) sta per una patologia che coinvolge il movimento (paralisi) originata da un danno al cervello verificatosi prima, durante o poco dopo la nascita. Il danno (sofferenza fetale, durante il parto o poco dopo) produce una distruzione di sostanza cerebrale ed è irreversibile. A seconda della sede e della perdita di sostanza cerebrale si hanno le varie forme di PCI, con varie tipologie di disturbo del movimento e di problemi associati. La classificazione delle PCI a seconda della sede della paralisi riprende la classificazione delle paralisi negli adulti: EMIPLEGIA: paralisi degli arti di un lato del corpo (ad es. braccio e gamba destra) e, precisamente, il lato opposto a quello della lesione cerebrale che, in questo caso, coinvolge un solo emisfero. Proprio perché è colpita solo una metà del cervello, le regioni più elaborate della parte lesa possono con facilità, in un cervello ancora immaturo e plastico, essere sostituite dall'emisfero sano ed è per questo che, di solito, questi bambini non hanno complicazioni nella sfera cognitiva. La paralisi dell'arto inferiore non impedisce l'acquisizione del cammino autonomo, anche se questo appare incerto e asimmetrico per lo schema di spasticità della parte compromessa (piede in punta, ginocchio ed anca flessi). Anche l'arto superiore paretico presenta lo schema spastico: intrarotazione, flessione del gomito, del polso e delle dita. Il bambino impara ad usare per tutte le attività l'arto sano e a non coinvolgere, quasi q dimenticare, quello paralizzato. ATASSIA: in questa forma il danno ha sede nel cervelletto e si manifesta prevalentemente con difficoltà di equilibrio e di coordinazione nei movimenti. Il cammino viene acquisito con molto ritardo, quando il bambino riesce a trovare strategie per compensare le difficoltà. DIPLEGIA: sono colpiti i due arti inferiori, entrambi spastici, mentre la parte superiore del corpo appare indenne. Anche questi bambini imparano a camminare senza supporti, pur mantenendo una modalità di cammino molto particolare e caratteristica: in punta di piedi, con le ginocchia e le anche flesse ed il bacino oscillante. Molto spesso sono bambini di intelligenza normale. Talvolta possono essere presenti disturbi associati che descriverò in seguito. 39 TETRAPLEGIA: sono interessati dalla paralisi tutti e quattro gli arti. A seconda della sede e della gravità della lesione, che comunque coinvolge entrambi gli emisferi cerebrali, gli arti superiori possono essere poco interessati, oppure possono essere anch'essi molto compromessi. Spesso è presente una differenza di gravità fra i due lati del corpo. Nella tetraplegia è sempre presente il coinvolgimento del tronco che è ipotonico, mentre gli arti sono rigidi, ipertonici (cioè spastici) o distonici (con un tono fluttuante fra rigidità e ipotonia). La mancanza di un sufficiente tono del tronco è la causa principale dell'incapacità del bambino ad assumere posizioni sempre più verticali, come dovrebbe avvenire nello sviluppo normale. Quindi, il bambino con tetraparesi impara molto tardi a reggere e a controllare la testa nello spazio, a sollevarla da prono, a stare seduto e poi in piedi. Queste tappe nei casi più gravi non vengono mai raggiunte. E' quasi sempre compromessa la motilità degli occhi (strabismo, incapacità di muovere gli occhi intenzionalmente) e della bocca (difficoltà ad inghiottire, masticare, parlare). Se la compressione degli arti superiori è seria da entrambi i lati, questi non possono venire usati per manipolare, conoscere, mangiare, giocare, scrivere, ecc. Questo, insieme all'incapacità di spostamento autonomo, rende questi soggetti completamente dipendenti. DISTURBI ASSOCIATI NELLA PCI In modo spesso indipendente dalla gravità della compromissione motoria fin qui descritta, ma dipendente dalla sede del danno che, in queste forme, è spesso esteso sia alle zone sottocorticali del cervello che ad aree della corteccia cerebrale, sono spesso presenti, in modo variamente combinato, disturbi associati. DISTURBI PERCETTIVI: cioè della percezione del corpo nello spazio come corpo separato, autonomo. Questi bambini hanno una grande angoscia rispetto alla separazione dal corpo della madre, che li contiene e sostiene, angoscia che si manifesta come continua paura di cadere e che interferisce pesantemente con la loro iniziativa, intenzionalità ad agire, motivazione all'autonomia e, quindi, con le possibilità di riabilitazione, per lo meno per i primi sei/sette anni di vita. AGNOSIE: incapacità di integrare i dati della percezione per attribuire significato ai dati trasmessi al cervello dagli organi di senso: sento un rumore, ma non riconosco lo squillo del telefono, vedo un oggetto metallico con quattro punte, ma non so che serve per mangiare e si chiama forchetta. Le agnosie visive, in particolare, sono abbastanza frequenti e producono una notevole difficoltà a conoscere la realtà e, quindi, ad acquisire autonomie. 40 DIPRASSIE: si riconoscono clinicamente dalla impossibilità di eseguire un gesto su comando o su imitazione. La difficoltà è di programmare la sequenza motoria necessaria a raggiungere uno scopo. Per questi bambini è estremamente difficile imparare a fare qualsiasi cosa (compiere un percorso, aprire una scatola, usare un giocattolo, accendere un fiammifero, copiare un quadrato o una lettera dell'alfabeto) finché non sia stata insegnata in modo specifico, in ogni componente, e ripetuta infinite volte, fino a diventare automatica e a non richiedere, quindi, più il pensiero e la coscienza per essere compiuta. DISTURBI DEL LINGUAGGIO: il linguaggio è una competenza complessa della mente umana e richiede per realizzarsi l'integrità di varie strutture che, nella PCI, possono essere alterate in modo settoriale o variamente combinato: • Può essere alterata la capacità articolatoria per la compromissione motoria della strutture fonatorie ed articolatorie necessarie; il linguaggio è presente, ma risulta incomprensibile perché la pronuncia è pessima. • Può essere compromessa la capacità di programmare in corrette sequenze i suoni all'interno della parola o le parole nella frase: la pronuncia può essere corretta, ma ci sono inversioni di suoni o di parti del discorso. • Ci possono essere difficoltà ad esprimersi in modo grammaticalmente o sintatticamente corretto: mancano articoli e preposizioni, i verbi sono mal coniugati, la frase è molto semplificata e scorretta. • Può mancare la capacità simbolica necessaria allo sviluppo del linguaggio, cioè la capacità di considerare un suono articolato (parola) come segno di qualcos'altro (ad es. un oggetto). Per esempio: vedo una cosa che si mette nel piede. Sia quelle che si mettono al mio piede che quelle della mamma, che quelle che ho visto illustrate sul giornale, vengono chiamate da tutti "scarpe", quindi anch'io cercherò di imparare ad usare questo suono quando voglio designarle. Se il bambino non compie questo salto cognitivo, non può sviluppare la competenza linguistica. Queste difficoltà possono essere presenti isolatamente o, più spesso, combinate fra loro, come pure con difficoltà settoriali di lettura, scrittura, logica, concettualizzazione, ecc. Va anche considerato che il serio problema motorio, di per sé, (intervenendo su un individuo in sviluppo in una fase in cui la motricità è il mezzo privilegiato di conoscenza e di definizione di sé e del mondo, strumento di autonomia e di crescita psicologica) incide pesantemente sulla maturazione e sullo sviluppo dei processi cognitivi e sull'armonico sviluppo della personalità. 41 INSUFFICIENZA MENTALE Può essere anche definita: Ritardo mentale, Deficit Intellettivo, Deficit Cognitivo, a seconda degli autori e delle scuole. In effetti, durante l'età evolutiva, si manifesta in gran parte come ritardo di tutte le acquisizioni maturative dell'individuo e, dall'entità del ritardo, si può misurare la gravità del deficit intellettivo e, quindi, valutare la prognosi. Oltre al ritardo è, però, sempre presente una certa disarmonia o eterocronia, cioè le varie linee di sviluppo(motricità, linguaggio, capacità di gioco, capacità sociale, sviluppo psico-affettivo) non hanno un ritardo omogeneo e questo complica ulteriormente il rapporto del ritardato mentale col mondo della conoscenza e degli affetti. Il concetto di insufficienza mentale è storicamente associato all'uso dei test d'intelligenza, insieme di prove standardizzate, cioè tarate su migliaia di individui, che definiscono l'età mentale di un soggetto, ovverosia a quale età mentale corrispondono le sue prestazioni. Sono stati molto criticati perché è difficile che i risultati non risentano di implicazioni culturali (risponde meglio il soggetto meno svantaggiato dal punto di vista culturale o sociale); perché, essendo somministrati in modo rigido, non tengono conto della condizione emotiva e dell'aspetto della motivazione o interesse ad una attività (per cui io so che un bambino non ha risposto, ma non so perché, cioè se questo ha a che afre con l'intelligenza); perché non consentono di individuare come quel bambino può imparare meglio, cosa è pronto ad imparare, qual è la sua area di sviluppo potenziale. Per questi motivi i test sono inutili a catalogare soggetti ma non a riabilitarli. Stabilire in un sufficiente mentale le potenzialità e le modalità più idonee di apprendimento è, invece, indispensabile allo scopo forse più importante nell'educazione e nella riabilitazione di questi soggetti: fare le proposte giuste, adeguate alle capacità del soggetto; non troppo facili perché produrrebbero caduta di interesse, né troppo difficili perché causerebbero eccessiva frustrazione, oltre a non permettere un reale processo cognitivo. Per fare questo è comunque indispensabile farsi un idea della gravità del ritardo. Questa è stata storicamente definita per comodità di classificazione, in tre grandi categorie: ritardo mentale grave, medio e lieve anche se, naturalmente, il passaggio dall'una all'altra è sfumato. Il ritardo mentale grave comprende quei soggetti, che al termine dello sviluppo cognitivo (all'incirca alla fine dell'adolescenza), hanno raggiunto lo sviluppo di un bambino di 2-3 anni circa; talora anche meno per i soggetti gravissimi. Sono bambini che iniziano molto tardi a camminare e ad esplorare l'ambiente e continuano a farlo in modo goffo e poco efficiente. Il linguaggio può non venire acquisito o restare molto rudimentale, come appunto quello di un bambino piccolo. Non sono possibili acquisizioni di tipo scolastico convenzionale(lettura, scrittura, ecc.). 42 Lo sviluppo psicoaffettivo può essere disarmonico rispetto alle altre competenze, producendo confusione ed incertezza rispetto all'identità personale e al senso di realtà. Talora mancano le autonomie elementari personali(controllo degli sfinteri, alimentazione, cura della propria persona) che, comunque, sono tra gli obiettivi principali del programma educativo e riabilitativo, assieme alla promozione di una migliore comunicazione e di uno sviluppo della personalità il più possibile adattato ed armonico. Il ritardo mentale medio (distinguibile in medio-grave e medio-lieve) comprende soggetti che, al termine dello sviluppo, hanno raggiunto capacità fra i 4 e 7 anni circa di età mentale. L'evoluzione è anche qui molto lenta e spesso disarmonica fra le varie linee di sviluppo. Per esempio: un bambino, insufficiente mentale medio, di 5 anni d'età, potrebbe avere capacità motorie paragonabili ai 4 anni, il linguaggio di un bambino di 18 mesi(spesso il linguaggio è più compromesso rispetto alle altre competenze), capacità di gioco e rispetto delle regole sociali più vicine ai 3 anni. Questi bambini hanno uno sviluppo del linguaggio variabile ma, in genere, sufficiente ed una discreta capacità comunicativa, pur restando povero dal punto di vista sintattico e superficiale nel contenuto. E' acquisibile la capacità di compiere operazioni manuali finalizzate ed ordinate in sequenze, sia nell'ambito delle autonomie personali elementari (che vengono acquisite abbastanza bene se si svolge un buon lavoro educativo) sia, più tardi, rispetto ad autonomie più evolute: andare in un negozio a fare acquisti avendo una conoscenza superficiale dell'uso del denaro, prendere un mezzo pubblico per compiere un percorso definito e routinario, svolgere un'attività lavorativa ripetitiva, sia pure con modalità protette. Le capacità scolastiche saranno probabilmente limitate ad alcuni meccanismi: leggere in modo lento e poco funzionale o anche solo conoscere le lettere e scrivere sotto dettatura lettera per lettera, contare ma senza la capacità di operare con le quantità, disegnare in modo stereotipato. Tutto questo sarà possibile se il processo di crescita sarà accompagnato da un contesto di aspettative adeguate, che valorizzi le autonomie personali accettando, nel contempo, i limiti inevitabili. Il ritardo mentale lieve comprende ragazzi che possono raggiungere capacità paragonabili agli 8-11 anni circa di età mentale. In questi soggetti lo sviluppo motorio può essere abbastanza nelle norma. Il linguaggio, invece, è generalmente in notevole ritardo, ma viene poi acquisito in modo abbastanza completo, anche se possono mancare le strutture sintattiche più complesse. Le difficoltà diventano più pesanti con l'ingresso alla scuola elementare dove le competenze da acquisire si spostano sempre più dal piano pratico a quello simbolico e concettuale. 43 Le autonomie personali e le capacità sociali di questi soggetti sono sufficientemente adeguate, anche se c'è il rischio di disturbi del carattere e del comportamento quando lo squilibrio tra potenzialità reali e richieste dell'ambiente pesa troppo su una struttura psicologica ancora immatura e fragile. Raggiungono le competenze scolastiche di base(lettura, scrittura, calcolo semplice) e, se viene mantenuta una discreta stabilità psicologica, anche una certa capacità lavorativa come svolgere semplici mansioni in modo autonomo e, in certa misura, produttivo. PSEUDOINSUFFICIENZA MENTALE Esprime il concetto di un ritardo di competenze dovuto, non ad una irreversibile mancanza di strutture cognitive, ma a carenze ambientali, culturali o sociali o a difficoltà psicologiche che impediscono il raggiungimento del potenziale intellettivo. Quando la difficoltà è di origine psicologica si usa il termine di inibizione intellettiva. L'importanza di una diagnosi corretta sta nel fatto che, un ritardo determinato da fattori ambientali, può essere compensato da interventi sul contesto ambientale(esperienze positive e stimolanti, provvedimenti sociali, recupero scolastico, intervento sull'ambiente psicoaffettivo, ecc.). Va comunque sottolineato che, col passare del tempo le carenze ambientali, determinando una grave povertà di esperienze, producono difficoltà cognitive non completamente reversibili, così che distinguere il vero ritardo mentale lieve da una pseudoinsufficienza mentale diventa ad una certa età molto difficile. 44 LA SCUOLA COME POSSIBILE CONTESTO DI INTEGRAZIONE. La relazione con soggetti disabili all'interno del contesto educativo. RELATRICI: Dott.ssa IVANA SONCINI Pedagogista S.C.I. e A.N. di Reggio Emilia Dott.ssa G. FAGANDINI AUSL di Reggio Emilia - Settore Psicologia Clinica 45 Dott.ssa Ivana Soncini Sono una psicologa, lavoro nell’équipe di coordinamento psicopedagogico dei nidi e scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia. In questi servizi educativi entrano bambini con età che va dai 3 mesi ai 6 anni. Nel mio ruolo mi occupo in modo particolare, insieme alle insegnanti, del progetto educativo-riabilitativo per l’integrazione dei bambini disabili. L’esperienza di integrazione nel nostro contesto educativo, è iniziata nei primi anni ‘70, quando ancora a livello nazionale non esisteva una legge (uscirà nel ‘77) che prevedeva l’inserimento di questi bambini nella scuola per tutti. I bambini portatori di handicap iniziano a frequentare il nido in genere entro il primo anno di vita; si pensa infatti che l’incontro con gli altri bambini, mobiliti bisogni, risorse, desideri in modo più piacevole e significativo di quello che possa fare l’adulto. Inoltre, per questi bambini in difficoltà il diritto ad incontrare più precocemente possibile favorenti opportunità di crescita è ancora più forte. Cosa significa costruire un progetto educativo-riabilitativo per il bambino con handicap? Significa soprattutto condividere tra scuola, servizi sanitari riabilitativi, famiglia, la responsabilità di saper pensare e realizzare i contesti relazionali favorenti la conoscenza del bambino che è nel bambino handicappato. La conoscenza, quindi, oltre la diagnosi. Significa utilizzare questa conoscenza, mai finita, per incontrare al meglio le risorse personali del bambino e le sue strategie di fronte alle difficoltà. La descrizione del soggetto con handicap, soprattutto nei primi anni dopo la nascita, viene esclusivamente dalla cultura medica che va alla ricerca di ciò che “non funziona ”in quel soggetto. Spesse volte l’immagine restituita ai genitori è un’immagine molto luttuosa, che anche dietro a diagnosi non definitive, porta con sé il senso dell’impotenza e dell’irrecuperabilità, poiché tiene conto solo delle parti del corpo del bambino. L’inserimento in una struttura educativa parte da un’altra cultura: non si tenta di individuare ciò che non va, questo lo si sa già, ma piuttosto si focalizza sulle potenzialità che emergono, sullo stare con gli altri bambini e gli altri bambini sono degli importantissimi coterapeuti per i bambini disabili. Il bambino piccolo, di 3-4 anni, si accorge delle differenze che può avere un loro compagno disabile, vedono che non cammina o non parla, ma i bambini non associano a questo un significato negativo di giudizio mortificante (siamo noi adulti ad avere questo pregiudizio); ai bambini non appartiene questo pregiudizio. 46 Di fronte alle differenze ogni bambino prova ad adeguarsi al compagno diverso da lui, utilizzando modalità comunicative molto più varie di quelle degli adulti, che hanno ridotto questa capacità di comunicazione più globale ed espressiva come l’espressione del viso, i movimenti del corpo, il movimento nello spazio... insomma l’analogico. Immaginate cosa può voler dire per il bambino con problemi poter vivere in un ambiente in cui gli sia consentito di relazionarsi con gli altri, dove la comunicazione e la relazione non viene evitata, bensì cercata. Capirete che in queste condizioni un bambino con difficoltà di movimento farà di tutto per poter muovere una manina, afferrare un oggetto offerto da un compagno proprio perché nasce la “motivazione” ad esistere con l’altro. Ogni nostra azione nasce da una motivazione a farla, non esiste un comportamento senza un desiderio, le emozioni. Esercizi riabilitativi meccanicistici spesso non ottengono nessun risultato, finiti gli esercizi non si è concluso nulla, perché tanto il bambino non ha una motivazione per essi, non trovando il senso di farli. È invece molto più efficace che un bambino si muova nel tentativo di raggiungere un amico o per andare a vedere un gioco... Questo per sottolineare in che modo un contesto scolastico e relazionale possa essere un efficacissimo contesto “riabilitativo”, forse molto più efficace di qualsiasi terapia riabilitativa svolta in un ambulatorio, proprio perché è un contesto naturale, di vita. Immaginate quindi che potenzialità riabilitativa possa avere un “contesto”! Vorrei che voi usciste di qui con alcune riflessioni in testa, sarebbe un grosso obiettivo... Una delle prime riflessioni è questa: quando si parla di differenza la domanda che sorge subito è “differenza rispetto a cosa?”. Si fa presto a dire “diverso”...ma diverso rispetto a chi? A seconda dei contesti storici sono state date diverse definizioni di “normalità” e si sono specificati diversi parametri secondo cui un individuo poteva essere ritenuto normale, e quindi accettato, oppure anormale, diverso ed escluso da percorsi di socializzazione. Spesso è stata la medicina a stabilire questa linea di demarcazione. Ad esempio, prima dell’avvento della cultura illuministica, l’handicap era nascosto, celato, non doveva essere visibile in alcun modo, era una vergogna. Successivamente, a seguito dell’Illuminismo, la medicina ha tentato di manipolare la differenza, ad esempio tramite interventi chirurgici o l’elettroshock, con un interventismo spesso eccessivo, per provare proprio questa idea del “potere della scienza” tipico di quel periodo storico. 47 In ogni caso è il contesto, che stabilisce chi è il diverso; ad esempio in una società in cui tutti hanno i capelli biondi verrebbe considerato diverso chi ha i capelli scuri. Il contesto determina anche il significato, il valore della differenza. Per contesto ovviamente si intende l’ambiente culturale, storico, i valori in mezzo a cui viviamo, i modi di comportarsi, il sistema politico, ecc... Uno dei contesti, soprattutto per voi , è rappresentato dalla scuola. Un contesto quindi, può dare un certo valore alla differenza amplificandola o diminuendola. La nostra città da un punto di vista urbanistico è una città che amplifica le differenze di chi ha difficoltà motorie e deambulatorie, non solo dei bambini disabili, ma anche per adulti, anziani che hanno difficoltà. Uno in queste condizioni si sente ancora più differente! Più è largo lo spettro delle proposte ed offerte, più si amplifica per ogni soggetto la possibilità di trovare e mettere in gioco risorse e strategie personali differenti. Come un pittore che deve dipingere un quadro...più è ampia la scelta di colori più si avrà libertà espressiva. Per cui un contesto determina quali differenze siano da leggere in negativo e quali in positivo: questo è un principio fondamentale! Chi gestisce il ruolo di formatore ha indubbiamente una responsabilità maggiore, deve prendersela tutta e deve anche gestirla eticamente...”ETICA”, altra parola in disuso, ma che andrebbe sempre sostenuta in tutta la sua importanza. La responsabilità consiste nel dovere, tipico dell’educatore, di dare valore a tutte le persone e a tutte indistintamente offrire la possibilità di scoprire, riconoscere le proprie risorse. L’educazione passa attraverso l’idea che una persona debba trovare, nel contesto scolastico, una possibilità di esprimere il meglio di se stesso, qualsiasi siano le sue competenze. Non deve trovare un ambiente ostile, giudicante...deve trovare un ambiente che lo aiuta, che tollera lo scarto dell’errore, come processo di apprendimento, come incertezza che produce nuove domande: l’apprendimento passa necessariamente attraverso l’errore! Dare quindi a tutti la possibilità di conoscersi, di capire se stessi, cosa si potrà fare nella vita, cosa si è capaci di fare meglio, quali sono le nostre potenzialità, le nostre immagini, i nostri desideri. Questa è la responsabilità educativa, e si deve invece evitare di far uscire dei soggetti da questo contesto con una brutta idea di loro stessi...pensare di uscire dalla scuola ritenendosi degli incapaci... Ci vuole sicuramente molta fantasia...occorrono certo delle regole, ma si deve trovare anche lo spazio per adeguarsi alle eccezioni, l’eccezione fa parte della vita. 48 Io ammetto che noi, all’interno delle istituzioni prescolastiche, siamo dei privilegiati...possiamo permetterci di dare molto valore allo spazio relazionale dei bambini, all’attività spontanea, al gioco, diamo la possibilità ai bambini di auto organizzarsi, offriamo varietà di materiali, di interessi, di proposte...per cui anche il bambino che non parla può scoprire delle possibilità nella manualità, il bambino che non vede può scoprire la tattilità; i bambini non sono costretti in canali prestabiliti...trovano una tavolozza molto larga di offerte! A volte però si scopre che avere a che fare con questi bambini, rompere le regole, cercare canali alternativi, ti aiuta anche nella pedagogia applicata ai bambini che non hanno difficoltà di questo tipo. Nei nostri servizi educativi i bambini disabili li abbiamo accolti, come ho già detto a partire dalla fine degli anni sessanta, quando si chiudevano le strutture manicomiali. A Reggio c’era uno dei più grossi manicomi d’Italia, in cui erano rinchiusi soggetti psichiatrici ma anche bambini disabili... In quel periodo in tutta Europa era andata in crisi l’idea della malattia vista come danno individuale, e si pensò che essa poteva nascere o essere influenzata dalla relazione e interazione con l’ambiente...si pensava che la follia potesse generarsi anche come risposta ad un disagio che il soggetto viveva nei confronti dell’ambiente. Si trattò di una svolta culturale importantissima; finalmente le responsabilità non erano addossate solo al singolo soggetto, ma si cominciava a guardare anche che cosa gli stava intorno. A seguito di questo vennero chiusi questi istituti manicomiali e i bambini sono stati inseriti nei servizi scolastici. L’inserimento di bambini con handicap ha qualificato la nostra pedagogia per tutti i bambini. Noi ci siamo dovuti interrogare, abbiamo dovuto pensare a come accogliere e interagire con questi bambini che spesso non possono usare questi organi. Ad esempio i bambini non vedenti usano principalmente il tatto, riuscendo ad acquisire conoscenze incredibili attraverso questo senso. Allora abbiamo dovuto cominciare a fare proposte che mettessero in gioco tutti gli organi di senso, arrivando ad una pedagogia più globale, che tenesse maggiormente conto della natura umana della connessione degli organi di senso, della mente, per conoscere. Per cui l’avere a che fare con questi bambini ci ha resi più attenti e sensibili anche con tutti gli altri bambini... Inoltre questa esperienza ci ha insegnato ad osservare, ad utilizzare un’osservazione non neutrale, esterna, da fuori (questo tipo di osservazione, così rigida, non porta a niente)...ci ha invece insegnato ad osservare mettendoci in gioco, mettendoci dentro il campo d’osservazione. Prima di giudicare, prima ad esempio di dire che uno non comprende o è “pigro”, io mi devo mettere in gioco, cioè devo aver proposto diverse possibilità, sondato diversi terreni, devo provare a creare per ogni soggetto un contesto vario, proprio perché uno 49 può funzionare meglio in un contesto piuttosto che in un altro...mi devo domandare se, una volta provato e riprovato, io non possa trovare un’ulteriore strategia, un 'altra strada ancora che possa funzionare meglio. Parliamo ad esempio di un caso eclatante, di un “gravissimo” inserito in una scuola... Ci si chiede cosa ci faccia un ragazzo che non può muoversi, parlare, in un contesto scolastico. Cosa attenderci? Da noi educatori sicuramente il fatto di non smettere mai di poter considerare piccoli obiettivi; dagli altri bambini che sia “tenuto in mente” che vivano la sua presenza, la sua persona. Questo è un obiettivo etico fondamentale. Ma come è possibile che in una struttura scolastica, con tante ore a disposizione, non si possano trovare momenti in cui anche un soggetto disabile possa avere un ruolo, uno spazio per la sua presenza? È inconcepibile pensare di progettare qualcosa che contenga, veda partecipe, anche questo bambino? Io penso di no...ci vuole sicuramente flessibilità, ma è possibile! Innanzitutto si deve eliminare l’idea primaria che di solito viene in mente, cioè il pensare a modalità affinché questo bambino non disturbi, che è la prima preoccupazione di molte insegnanti (“non disturbi il resto della classe!”). Ma non è più disturbante il negare una persona? Questo è sicuramente un modo rigido di pensare, che non considera il fatto che magari la ricerca dei modi per integrare questo bambino potrebbe essere una ricerca stimolante anche per gli altri bambini. Per cui l’idea che viene portata avanti è quella della separazione, della “irrecuperabilità” di questi soggetti allontanandoci dalla realizzazione di una “integrazione”; molti bambini disabili sono “inseriti” nella scuola, ma non sono certo “integrati”... Io spero che voi mai vi troviate da soli a pensare cosa poter fare con un bambino disabile, è un compito difficile che richiede una collaborazione...è molto scorretto affidare una responsabilità simile ad un singolo. Il progetto su un bambino dovrebbe essere concertato e seguito costantemente da più persone... Dato che i bambini restano tanto tempo all’interno della scuola io non posso esimermi dal cercare di indagare se questi individui vivono bene in essa... E’ possibile che si creino condizioni sfavorevoli attorno a questi soggetti, il che porta ad una loro sofferenza; la sofferenza esiste, alcuni la manifestano più apertamente di altri, a volte viene sottovalutata o non riconosciuta. Dobbiamo renderci conto che chi ha un ruolo di “formatore” ha il dovere di interrogarsi, ha il dovere di mettersi in discussione prima di giudicare. Questo atteggiamento aperto ti porta a tentare, a provare, a non scartare nessuna possibilità, a non chiuderti, ad “accreditare” l’altro, dargli possibilità! Si deve anche pensare che i nostri comportamenti di adulti, il nostro modo di comportarci con questi bambini, viene spesso imitato, preso ad esempio dagli altri bambini... 50 Il nostro obiettivo principale resta quindi quello di scoprire il bambino che “sta dentro” al bambino disabile, esaltare le diversità e le peculiarità che ogni bambino ha comunque, anche se gli mancano altre abilità! Nella nostra esperienza ricerchiamo la differenza e cerchiamo di riconoscerla. In realtà, per mia esperienza, io non ho mai visto un bambino down uguale ad un altro pur avendo questo tipo di disabilità certe caratteristiche “standard”, restano comunque individui, con le loro caratteristiche che li rendono unici... Questo concetto è relativamente nuovo: ad esempio in molti sistemi scolastici europei i bambini disabili vengono suddivisi e riuniti per tipo di handicap. Quest’idea, anche se portata avanti in buona fede, con l’intenzione di aiutarli presumendo che ragazzi con la stessa difficoltà si trovino meglio tra di loro, è comunque molto discutibile e ambigua. Innanzitutto questi bambini non sono solo casi clinici standardizzati da riunire in una classificazione. Seconda cosa, non è una situazione realistica, perché prima o poi comunque queste persone incontreranno dei diversi da loro durante la loro esistenza. Terza cosa, si deve dare almeno la possibilità a questi bambini di incontrare “degli altri possibili”. Dicevamo prima che l’incontro con la diversità fa scattare il bisogno di pensare. L’imprevisto genera un conflitto mentale che ci stimola a trovare nuove soluzioni e battere nuove strade alternative...in una situazione di “omogeneità”, di assenza di eccezioni si ricade invece in una sorta di apatia mentale! Anche per il bambino disabile l’incontro col “diverso”, con un bambino ad esempio che parla, può far crescere nel soggetto la voglia di provare a parlare, è nell’incontro con la differenza che scatta ciò che si chiama “bisogno di avanzare col pensiero”, una ricerca personale di una soluzione ad un problema...il problema e la diversità sono stimoli! Allora, perché non provare a mettere questi bambini con altri diversi da loro?! Quindi, tutto questo per dire che, quando ci viene posto davanti un bambino difficilissimo, anche molto grave, invece di adottare un atteggiamento di chiusura, prima di metterci le mani nei capelli, prima di dire “con questo non posso farci nulla”, si dovrebbe provare, sperimentare, ricercare... esistono sempre possibilità di socializzazione, intesa come accesso alla cultura. Spesso un rapporto, anche di amicizia, con questi bambini passa attraverso la “cura”, il prendersi cura di loro, avere certe attenzioni...e inoltre è importante tenerli in considerazione, ricordarseli! Passando ad un discorso relativo alle famiglie, indubbiamente l’ambiente familiare, il vissuto in quest’ambiente, condiziona ed “entra” nel ragazzo. La sua rappresentazione nella famiglia, corrisponde alla sua rappresentazione di sé, a come si percepisce. Ad esempio io ho visto bambini disabili più sereni in contesti familiari relativi a ceti medio bassi, piuttosto che in ceti elevati; spesso in contesti economici e culturali 51 elevati si sente maggiormente la differenza portata da un ragazzino disabile, magari i genitori avevano delle aspettative molto elevate per questo bambino, per cui la loro frustrazione è maggiore e il figlio ne risente maggiormente. La scuola può costituire per la famiglia un confronto ed affiancamento nella ricerca di strategie relazionali e propositive che permettano la crescita, l’apprendimento non solo del soggetto di disabile, ma anche quella di tutti i soggetti coinvolti nell’educatore. L’atteggiamento, anche e soprattutto nei confronti dei casi più gravi, deve essere di curiosità, avere la forza di sperimentare nuove vie, attraverso un’osservazione costante. Esistono incontri col possibile, bisogna farlo pensare anche ai genitori, trasferendo anche nel contesto extrascolastico questo tipo di mentalità. Questo può aiutare la famiglia a costruirsi una “seconda nascita psicologica”, un’immagine assolutamente inattesa e imprevista del proprio figlio. Spesso noi utilizziamo filmati proprio perché quando si descrivono i progressi fatti da un bambino a scuola i genitori tendono addirittura a non crederci, pensano che li vogliamo illudere o confortarli. Attraverso la documentazione video si rendono conto che, in realtà non compiamo miracoli, ma almeno proviamo, e spesso questo riesce a rompere la barriera mentale del “senso di irrecuperabilità” e a seguito di questo anche loro cominciano a credere che si possa fare qualcosa riequilibrando la rassegnazione, l’impotenza. È questo che penso che le famiglie apprezzino particolarmente: vedere che altri adulti non si perdono d’animo nel trattare col loro. Ogni famiglia ha percorsi psicologici e reazioni proprie per riorganizzare la vita col figlio disabile. 52 Dott.ssa Giuseppina Fagandini Io ho portato delle poesie di una bambina disabile...io lavoro come psicologa presso l’AUSL, e pensando al vostro rapporto di lavoro così diretto e a volte così intimo con questi bambini, rispetto magari all’insegnante che si può distaccare un po’ grazie al programma, alle attività che sono obbligatoriamente da fare...per voi invece il rapporto è estremamente concreto, il bambino ve lo richiede, proprio per il tipo di funzione che vi trovate a svolgere: portarlo in giro, portarlo in bagno, affrontare un momento critico fisico o psicologico...per cui questo ho pensato di portarvi le poesie di questa bambina, e poi, riguardo la famiglia, una lettera di un genitore... Questo per aiutarvi a riflettere sull’aspetto più prezioso del vostro lavoro che è il rapporto, la relazione umana con questi bambini, che, indipendentemente dal tipo di handicap e spesso a causa di sofferenze che hanno provato, hanno una ricchezza interiore molto forte. Il libro si chiama “Il libro di Alice”, ed è una raccolta di poesie. Questa era una bimba con una distrofia gravissima, tra l’altro morta a 12 anni, ha scritto queste poesie, che i genitori hanno poi raccolto e pubblicato...ve le ho portate proprio per mostrarvi, darvi un’idea, di quale sia l’atteggiamento, il “vissuto” di questi bambini nei confronti della propria malattia. Alice era una bambina estremamente grave ma intelligente, come sono spesso i bambini con handicap motorio...questa è la prima poesia e parla dell’handicap: “Forse senza le quattro ruote è più facile, è più facile divertirsi, è più facile muoversi, è più facile... È anche più facile conquistare i ragazzi. Ma io credo che le quattro ruote servano a conoscere tutta quanta la vita e saperla affrontare e vincere.” Rifacendomi alla mia esperienza, ed andando al di la della vita di questa bambina, io credo che pensieri ed emozioni come queste li abbiano provati tanti ragazzi disabili. Comunque hanno tutti la consapevolezza del proprio handicap e della propria malattia...mai far finta che non sappiano, che non si rendano conto, che non capiscano...mai trattarli da bambini piccoli che hanno solo bisogno di essere coccolati...la loro realtà la sanno perfettamente, la sofferenza la conoscono benissimo, più di noi. Una sofferenza che può però essere affrontata, se ne può parlare, e non deve essere compatita. Se un ragazzo disabile vi comincia un discorso o fa una battuta sulla propria malattia si deve avere il coraggio di starlo ad ascoltare...senza sminuire, o tentare di sdrammatizzare...normalmente loro non possono parlarne coi propri genitori perché 53 hanno il timore di farli star male ancora di più, e spesso non possono neppure con gli insegnanti... Con l’obiettore c’è questo vantaggio, voi siete li per aiutarli in termini concreti, e in situazioni particolari...voi siete ragazzi, siete vicini alla loro età, per cui forse con voi si possono permettere di lanciare messaggi di questo tipo. Se ve ne parlano non abbiate paura. Anche se non sapete cosa dire è lo stesso...non è necessario rispondere, a volte non è neppure possibile basta ascoltarli veramente. Ecco...poi la seconda poesia sulla “festa del malato”: “Ieri ho sentito dire che esiste la festa del malato. Andrea e Alessandro mi hanno invitata ad una festa organizzata dalla parrocchia. La mia mamma gli ha chiesto chi era il festeggiato, ma non hanno saputo rispondere. Poi invece abbiamo saputo che i festeggiati erano i malati. Ora non so se Alessandro e Andrea non hanno risposto perché davvero non lo sapevano, oppure perché gli scocciava dirlo a me. Comunque a me pare la festa più cretina che abbia mai sentito. Ma come...invece di incoraggiarci per superare questo problema, organizzi una festa del genere come per sottolineare che sei malato?! E poi c’erano le dame che invece di portare i malati, quelli che non si possono muovere punto a incontrare gli amici, li portano in questi “pipiumi” di gente stramba.” Questa poesia esplicita il discorso dell’ipocrisia , del nascondere il problema...e delle riposte sociali che a volte si danno, certo non in malafede, ma che tendono a negare la soggettività di questi ragazzi...non si ascolta cosa pensano, non sono loro i protagonisti...sono gli altri che pensano di fare qualcosa per loro! La prima riflessione è che qualcosa si fa se viene richiesto (e non imponendosi), e poi si dovrebbe sentire anche il loro parere... Questo vi da l’idea di quali possano essere le loro esigenze... E non è una bimba particolare, attenzione, tra i ragazzi che ho conosciuto ce ne sono tanti che pensano e dicono queste cose...molti in effetti lo pensano, anche se non lo dicono...ma sono pensieri diffusi. Un altra... “Ci sono tante cose che non puoi imitare, ci sono tante cose che tu puoi guardare come loro guardano te. Se tu guardi il sole in alto brillerà, brillerà se osservi che nel mondo c’è un altro mondo da amare.” Questa è una poesia molto complessa... Nella prima frase si sottolinea la sensazione di “impotenza”, la mancanza di motricità che ti impedisce di fare delle cose che gli altri fanno, è la prima cosa che ha scritto...e 54 poi...c’è la possibilità se non di “imitare” almeno di “guardare” quello che succede, c’è comunque lo sforzo di entrare in relazione, anche con quello che non possono fare. E poi, alla fine, l’altra frase bellissima, il prendere atto e l’invitare gli altri a “guardare oltre”, cercare di uscire dal nostro mondo e guardare più in la di quello che noi consideriamo “normalità”, verso la “diversità”... E poi ancora... questa è rivolta al padre...e da l’idea proprio del mondo interiore di questa bimba e dei sentimenti che prova: “Vorrei andare tra le stelle, e visitare lontane galassie. Vorrei conoscere animali fantastici, vorrei avere poter magici. Vorrei volare senza bisogno di aeroplani e che i bei sogni fossero realtà. Vorrei che nessuno litigasse al mondo, vorrei che i gemelli fossero più grandi di cervello. Vorrei che il babbo stesse più tempo con me. Vorrei tutte queste cose, ma so che sono impossibili.” Ecco, questo ci può far riflettere sul fatto che comunque questi bambini hanno dei desideri, spesso irrealizzabili. Però lo sanno che sono irrealizzabili, e parlandone insieme con loro si può valutare quello che possono desiderare e che è realizzabile, quello che non si può realizzare, ma che comunque noi non possiamo impedire loro di desiderare, di sognare. Lasciare loro questo spazio, specialmente a livello affettivo...ascoltarli e parlarne...parlare con loro del fatto che comunque, anche se impossibili, sono cose belle...lasciarli liberi di sognare... Per quanto riguarda il discorso sui genitori...spesso è molto più complicato il rapporto con loro rispetto al rapporto col ragazzo disabile... Molto spesso il primo atteggiamento dei genitori è di aggressività, di conflitto...cercate però sempre di tenere presente che dietro a questo ci sono sempre dei sentimenti molto profondi e spesso contrastanti... Questa è la lettera di un padre di una bambina con problemi psichiatrici, che per anni non si era fatto vedere a scuola, quindi era considerato non “presente”, sembrava che non si preoccupasse della bambina... Finalmente in quarta ha partecipato ad una festa scolastica...con tutti gli altri genitori. Dopo ha sentito il bisogno di scrivere agli insegnanti le sue emozioni di quella sera... dice: “Io ero un po’ emozionato, perché non sapevo che cosa mi aspettava, ed anche preoccupato per il fatto di non essere preparato ad un eventuale disastro, non ero molto sicuro del fatto che mia figlia riuscisse a reggere fino alla fine. E infatti, verso la fine ho temuto il peggio, quando l’ho vista agitarsi. Per fortuna una sua compagna è riuscita a calmarla. 55 Nel complesso mi sono divertito, anche se aleggiava una cappa di calore che ha fatto fare un bagno di sudore a tutti. Infine un giudizio positivo su tutti, e in particolare sui compagni di mia figlia che l’hanno aiutata in tutti i momenti in cui ce n’era bisogno.” Da queste parole si capisce bene che questo padre non andava a scuola perché non gli interessava la bambina o perché non approvava il lavoro delle insegnanti...non andava a scuola e alle feste perché aveva paura di quello che poteva accadere, di esporsi, di vedere come si comportava sua figlia davanti agli altri, aveva timore del confronto della figlia con gli altri bambini e di lui con gli altri genitori. Tenete conto che per questi genitori portare il proprio figlio a scuola può significare anche esporre il proprio dolore, la propria diversità come genitori, al confronto continuo con quelli che sono considerati normali. 56 Canzone (da "Il libro di Alice") Ci sono tante cose che non puoi imitare, Ci sono tante cose che tu puoi guardare, Come loro guardan te. Se tu guardi il sole in alto brillerà' Brillerà' se osservi che Nel mondo non c'è un altro mondo da amare (dicembre 1989, I elementare) Babbo io vorrei (da "Il libro di Alice") Vorrei andare tra le stelle, E visitare le galassie, Vorrei conoscere animali fantastici, Vorrei avere poteri magici, Vorrei volare senza bisogno di aeroplani E che i bei sogni fossero realtà', Vorrei che nessuno litigasse al mondo, Vorrei che i gemelli fossero più' grandi di cervello, Vorrei che il babbo stesse più' tempo con me. Vorrei tutte queste cose, Ma so che sono impossibili. (13 marzo 1992, III elementare) 57 La festa del malato (da "Il libro di Alice") Ieri ho sentito dire che esiste "la festa del malato". Andrea e Alessandro mi hanno invitato a una festa organizzata dalla parrocchia di Piazza Savonarola. La mia mamma gli ha chiesto chi era il festeggiato ma non hanno saputo rispondere. Poi, invece, abbiamo saputo che i festeggiati erano i malati. Ora non so più' se Alessandro e Andrea non hanno risposto perché' davvero non lo sapevano oppure perché' gli scocciava dirlo a me. Comunque a me pare la festa più' cretina che abbia mai sentita. Ma come? Invece di incoraggiarmi per superare questo problema organizzi una festa del genere come per sottolineare che sei malato? E poi c'erano le dame della U.N.I.T.A.L.S.I. Che invece di portare i malati, quelli che non si possono muovere punto, a incontrare gli amici, li portano in questi pipiumi di gente stramba. (16 maggio 1993, IV elementare) Handicap (da "Il libro di Alice") Forse senza le quattro ruote E' più' facile. E' più' facile divertirsi, E' più' facile muoversi, E' più' facile Conquistare i ragazzi. Ma io credo Che le quattro ruote 58 Servono a conoscere Tutta quanta La vita E saperla affrontare E vincere. (luglio 1995) 59 ALLEGATO Sintesi dei risultati del questionario rivolto agli obiettori di coscienza che hanno prestato servizio presso le scuole a supporto dell'integrazione degli alunni disabili 60 ALUNNO MASCHIO 26 Femmina 16% FEMMINA 5 Maschio 84% SCUOLA ELEMENTARE 10 Superiore 19% Elementare 32% MEDIA 15 SUPERIORE 6 Media 49% 61 1. QUALI ERANO LE TUE ASPETTATIVE NEI CONFRONTI DEL SERVIZIO CIVILE Non risponde (5) Poter svolgere un'attività utile nei confronti di persone in condizioni di sfavore; al contempo poter effettuare un esperienza formativa per se stesso. (2) Quelle di cui sono stato ampiamente soddisfatto; rendermi utile a persone disabili. Penso che quello che mi immaginavo che fosse, si sia realizzato nel migliore dei modi, e sia stato molto propositivo. Essere partecipe di un progetto costruttivo. Quelle di aiutare qualcuno. Imparare qualcosa di nuovo e conoscere meglio noi stessi. Capire come ci si sente ad essere utili ad un'altra persona! Le mie aspettative erano quelle di trovarmi bene, essere considerato e aiutare qualcuno. Le mie aspettative erano quelle di poter aiutare una persona nel modo migliore. Nessuna aspettativa. (4) Non avevo nessuna aspettativa nei confronti del servizio civile. Le mie aspettative nei confronti del servizio civile erano di prestare assistenza a persone disabili di qualsiasi età, o di svolgere un servizio di trasporti sempre per disabili. (2) All'inizio pensavo fosse un tipo di lavoro difficoltoso e richiedesse un enorme pazienza, e soprattutto mi aspettavo uno scarso aiuto da parte degli insegnanti. (2) Le mie aspettative sul servizio civile erano quelle di aiutare chi si trova in condizioni non ottimali. Sono state così soddisfatte. Le mie aspettative erano di rendermi il più utile possibile alla causa a cui sono stato destinato, e poi di fare un'importante esperienza. (2) Le mie aspettative erano di aiutare come meglio potevo i bambini assegnatimi Offrire un servizio utile a persone bisognose. (2) Pensavo di poter fare delle esperienze che comunque mi sarebbero servite anche per il futuro. N.B. I numeri tra parentesi indicano il numero di coloro che hanno individuato tale risposta come più confacente 62 2. LE TUE ASPETTATIVE INIZIALI, IN QUESTA ESPERIENZA SONO STATE: Parzialmen- Deluse te deluse 0% Altro 0% 6% COMPLETAMENTE SODDISFATTE 15 Diversa dalle aspettative iniziali, ma ugualmente soddisfacente Abbastanza 10% soddisfatte 35% ABBASTANZA SODDISFATTE 11 Completamente soddisfatte 3. PARZIALMENTE DELUSE 2 DELUSE ................................................................ ........... E’ STATA UN’ESPERIENZA DIVERSA DALLE ASPETTATIVE INIZIALI, MA UGUALMENTE SODDISFACENTE 3 49% NELLA SCUOLA IN CUI HAI PRESTATO SERVIZIO, RITIENI DI ESSERE STATO ACCOLTO: Con indifferen- ................................................................ ......... 0% \ ABBASTANZA BENE 8 CON INDIFFERENZA za za bene 26% MOLTO BENE 23 Abbastan- Molto bene 74% 63 4. NEI PRIMI GIORNI DI SERVIZIO Avuto gli strumenti TI SONO STATI FORNITI GLI STRUMENTI (Carta dei Servizi PEI - Regolamento...) PER COMPRENDERE L’ORGANIZZAZIONE DELLA SCUOLA 16 Non ti è ma solo stato dato dietro tua ne' hai richiesta richiesto 32% alcunchè 29% Ti sono stati forniti gli strumenti 39% 5. HAI AVUTO GLI STRUMENTI, MA SOLO DIETRO TUA RICHIESTA 3 NON TI E’ STATO DATO NE’ HAI RICHIESTO ALCUN STRUMENTO 12 QUALI DOCUMENTI HAI CONSULTATO RIGUARDO ALL’ALUNNO DI CUI TI OCCUPAVI Nessuno LA DIAGNOSI FUNZIONALE 11 IL PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO 14 NESSUN DOCUMENTO 11 Ho avuto un incontro con la psicologa che segue l'alunno.. 1 La la psicologa certificazio- 2% ne USL 18% 24% LA CERTIFICAZIONE USL 8 Il piano Incontro con 64 educativo individualizzato 32% La diagnosi funzionale 24% 6. I RAPPORTI CON L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO SONO STATI DI Indifferenza Conflittuali- COSTANTE COLLABORAZIONE 20 SALTUARIA COLLABORAZIONE 11 3% tà 0% Saltuaria Costante collabora- collabora- zione zione 48% 7. INDIFFERENZA 1 OSTILITA’/CONFLITTUALITA’ 2 ................................................................ .......................... I RAPPORTI CON GLI AUSILIARI SONO STATI DI 52% Indifferenza 0% COSTANTE COLLABORAZIONE 16 SALTUARIA COLLABORAZIONE 15 INDIFFERENZA OSTILITA’/CONFLITTUALITA’ ................................................................ 65 lità 0% Saltuaria collaborazione 48% Conflittua- Costante collaborazione 52% 8. CON GLI INSEGNANTI DELLA CLASSE Qualche contrasto 6% Altro 6% Non risponde 3% Mai TI SEI ACCORDATO SULLE COSE DA FARE E SUI COMPORTAMENTI DA TENERE NEI CONFRONTI DELL’ALUNNO 16 HAI COLLABORATO OCCASIONALMENTE 10 NON HAI MAI AVUTO OCCASIONE DI COLLABORARE 2 HAI AVUTO QUALCHE CONTRASTO 2 ALTRO 2 Ho scelto un metodo personale Non ho collaborato in quanto l'allieva non seguiva il programma della classe in quanto affetta da gravi problemi di microcefalia. Non risponde 1 66 collaborato 6% Collaborazione occasionale Accordato 49% 9. LE INFORMAZIONI MEDICHE SULL’ALUNNO Diretta- Altro mente 11% dall'operatore TI SONO STATE FORNITE DIRETTAMENTE DALL’OPERATORE U.S.L 7 USL Mai avute 18% in modo esaustivo Dalla 26% documen- 10. tazione a LE HAI REPERITE DALLA DOCUMENTAZIONE PRESENTE A SCUOLA 17 NON LE HAI MAI AVUTE IN MODO ESAUSTIVO 10 ALTRO 4 Mi sono state fornite dalla madre dell'alunno Anche da colloqui con l'insegnante di sostegno (2 volte) Le ha fornite l'insegnante di sostegno scuola 45% I CONTATTI CON IL CAPO D’ISTITUTO SONO STATI Non risponde COSTRUTTIVI E DI AIUTO 13 Inesistenti 23% 3% Costruttivi 42% SALTUARI E SUPERFICIALI 10 Saltuari e superficiali INESISTENTI 7 ................................................................ Non risponde 1 32% 67 11. CON I GENITORI DELL’ALUNNO 12. HAI AVUTO UN RAPPORTO COLLABORATIVO 8 55% COI GENITORI DELL’ALUNNO TI SEI SENTITO In conflitto 0% Non risponde 3 10% 3% Imbarazzato 10% Inutile 1 3% Non risponde to IMBARAZZATO 3 Inutile Inadegua- UTILE 23 IN CONFLITTO 26% occasio- Un rapporto a volte collaborativo, a volte conflittuale 1 tivo nalmente INADEGUATO 1 collabora- Visti solo TI SEI VISTO SOLO OCCASIONALMENTE 17 3% 16% NON TI SEI MAI VISTO 5 Rapporto Mai visti Altro 68 Utile 74% 13. I DOCENTI DI CLASSE E/O DI SOSTEGNO Mai consultato 6% TI CONSULTAVANO PERIODICAMENTE 16 Consulta- Consulta- zioni rare zioni 42% 14. TI CONSULTAVANO RARAMENTE 13 NON TI HANNO MAI CONSULTATO 2 ................................................................ ................ 52% AI DOCENTI DI CLASSE E /O DI SOSTEGNO Mai espresso il tuo parere periodiche Altro 3% 3% HAI ESPRESSO LE TUE OPINIONI E HAI FATTO PROPOSTE DI LAVORO 21 Espresso HAI MANIFESTATO IL TUO PENSIERO SOLO RARE VOLTE 8 NON HAI MAI ESPRESSO IL TUO PARERE 1 Ho espresso il mio pensiero con proposte solo all'insegnante d'appoggio 1 69 Manifesta- opinioni e to il tuo fatto pensiero proposte raramente di lavoro 26% 68% 15. SE SEI STATO POCO PROPOSITIVO E’ PERCHE’ Non Competen- Non 16. TI SENTIVI NON COMPETENTE 12 PERCEPIVI DI ESSERE POCO CONSIDERATO 4 te risponde 39% 48% Non ti Poco interessa- considera- va to 0% NON TI INTERESSAVA ESSERLO ................................................................ ................ Non risponde 15 DAGLI OPERATORI SCOLASTICI (Capi d’istituto, docenti, non docenti) TI SENTIVI 13% Ignorato Poco 6% Altro 3% considerato/ poco CONSIDERATO / APPREZZATO / UTILE 28 apprezzato/ poco utile 0% Considerato/ apprezzato/ utile POCO CONSIDERATO / POCO APPREZZATO / POCO UTILE IGNORATO 2 Da alcuni considerato utile, apprezzato, da altri il contrario 1 70 91% 17. PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO SENTIVI DI 18. Non ho avuto il Piano Educativo Individualizzato 2 NEI CONFRONTI DELL’ALUNNO HAI LAVORATO PREVALENTEMENTE SULL’ISTRUZIONE/APPRENDIMENTO 12 HAI CERCATO DI CONIUGARE ISTRUZIONE E ASSISTENZA 14 ALTRO 3 Ho lavorato su istruzione e sorveglianza specifico contributo 62% 29% 3% nalmente ESSERE ININFLUENTE 1 TI SEI OCCUPATO SOLO DI ASSISTENZA (USO DEI SERVIZI IGIENICI, ...) 3 6% re margi- ininfluente Contribui- CONTRIBUIRE SOLO MARGINALMENTE 9 Altro Dare il tuo DARE IL TUO SPECIFICO E VALIDO CONTRIBUTO 19 Essere 71 Lavorato Altro solo su 9% assistenza 9% Lavorato Cercato di su istruzio- coniugare ne/appren- istruzione dimento ed 38% assistenza 19. Solo assistenza (senza uso dei servizi igienici) Un po’ su tutto RITIENI CHE L’ASSISTENZA E L’ISTRUZIONE SIANO ASSOLUTAMENTE INSEPARABILI 7 INTRECCIATE 16 AssolutaNettamen- mente te distinte inseparabi- 23% li 23% Intrecciate 54% NETTAMENTE DISTINTE 7 ................................................................ ................ 72 20. QUANDO TI SEI OCCUPATO DI ASSISTENZA TI SENTIVI Umiliato COMUNQUE IMPORTANTE / UTILE 26 0% Altro Non 16% risponde 3% Poco utile 0% Comunque impor- POCO UTILE tante/utile 81% UMILIATO ALTRO 5 Non ho mai assistito Non ho mai fatto assistenza Dovere (2) Non mi sentivo importante e neanche umiliato. E' semplicemente il mio compito. Non risponde 1 73 21. I TUOI RAPPORTI CON L’ALUNNO DISABILE SONO STATI Conflittuali Altro 23% 0% MOLTO SERENI / LINEARI / COSTRUTTIVI 23 struttivi 74% Poco 3% CONFLITTUALI ALTRO 7 Generalmente sereni, ma a volte conflittuali a causa dei disagi di carattere psicologico e psichiatrico dell'alunno Divertenti Tranquilli sereni Poco sereni nei momenti iniziali, poi si sono linearizzati All'inizio conflittuali, poi costruttivi-gratificanti Con un alunno ho avuto un rapporto sereno, costruttivo, con l'altro alunno molto conflittuale 74 sereni/lineari/co- Gratificanti/ superficiali POCO GRATIFICANTI / SUPERFICIALI 1 Molto 22. RITIENI CHE L’ALUNNO TI ABBIA PERCEPITO COME Una persona che 23. UN INSEGNANTE PIU’ GIOVANE 7 Un 0% insegnante più giovane l'aiutava 21% 3% UN FRATELLO MAGGIORE 7 Un amico Un fratello 55% maggiore 21% UN AMICO 18 UNA PERSONA CHE L’AIUTAVA 1 INUTILE ................................................................ ................ OLTRE ALL’ALUNNO CERTIFICATO, HAI LAVORATO ANCHE CON ALTRI “ALUNNI PROBLEMATICI” Inutile Non Raramente 13% SI 17 Risponde 3% Sì No NO 9 RARAMENTE 4 ................................................................ ................ Non risponde 1 29% 75 55% 24. TUTTI GLI ALTRI ALUNNI DELLA CLASSE 25. TI CONSIDERAVANO COME UN ALTRO INSEGNANTE 11 TI CONSIDERAVANO COME UN AMICO 19 TI IGNORAVANO 1 Non lavoravo con la classe 1 DURANTE LE TUE ORE DI SERVIZIO A SCUOLA TI SEI SENTITO SEMPRE MOLTO ATTIVO E IMPEGNATO 28 Ti ignorava- Altro no 3% Ti considera- 3% vano come un altro Ti insegnante considera- 34% vano come un amico 60% Poco Non impegnato risponde 3% 6% Annoiato e passivo 0% Attivo ed impegnato 91% POCO IMPEGNATO 1 ANNOIATO E PASSIVO ................................................................ ................ Non risponde 2 76 26. NEL COMPLESSO LA TUA ESPERIENZA DI SERVIZIO CIVILE NELLA SCUOLA E’ STATA 27. MOLTO SIGNIFICATIVA 25 ABBASTANZA SIGNIFICATIVA 6 POCO SIGNIFICATIVA INSIGNIFICANTE ................................................................ ................ LA TUA ESPERIENZA DI SERVIZIO CIVILE NELLA SCUOLA E' STATA COMUNQUE: (MASSIMO DUE RISPOSTE) UTILE 31 Abbastan- Insignifi- za signifi- cante cativa 0% 19% Poco Molto significa- significa- tiva tiva 0% 81% Non gratificante GRATIFICANTE 24 INUTILE NON GRATIFICANTE 77 0% 0% Gratifican- Utile te 56% 44% Inutile 28. QUALI SUGGERIMENTI DARESTI ALLA SCUOLA PER MIGLIORARE L’INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI DISABILI? Non risponde (8) Nessuno (4) Bisognerebbe cercare di farlo partecipare di più all'attività di classe anche se disturba l'attività della classe stessa Per quanto riguarda la scuola dove sono in servizio non do nessun suggerimento, perché all'interno di essa si è fatto molto per i ragazzi disabili. Voglio solo fare un rimprovero al Preside, che è del tutto indifferente ai loro problemi. Suggerimenti da dare non ne ho perché ritengo che nella scuola dove ho prestato servizio gli alunni disabili sono ben integrati (2) Renderli più partecipi (2) Considerare di più il ragazzo dal punto di vista di essere umano che non un caso clinico. Considerarli il più possibile e cercando di ignorarli il meno possibile Nessuno, sono ottimi così. Alla scuola nessuno Trattarli un po’ più come alunni e un po’ meno come disabili Affiancare un insegnante d'appoggio in tutte le ore scolastiche. Dare più peso agli insegnanti di sostegno Una maggiore disponibilità nei servizi integrativi aventi il compito di migliorare il contatto dell'allievo anche con il mondo esterno (piscina, psicomotricità, ecc…) Nel mio caso un mezzo scolastico con tanto di accompagnatore sarebbe stato significante ma per la scuola un discorso di questo tipo era oltre i limiti Nessun suggerimento in quanto ritengo venga già fatto ogni sforzo possibile (2) Innanzitutto professori qualificati e competenti, un aula dove l'alunno possa trovarsi a suo agio e riesca così a stabilire un rapporto più sereno con l'ambiente e con le persone che lo circondano. La presenza dello stesso insegnante per tutto l'arco scolastico (per tutta la durata delle scuole elementari). (2) Considerarli il più possibile al pari degli altri N.B. I numeri tra parentesi indicano il numero di coloro che hanno individuato tale risposta come più confacente 78 29. QUALI SUGGERIMENTI DARESTI ALLE FAMIGLIE DEI RAGAZZI DISABILI PER MIGLIORARE L’INTEGRAZIONE DEI LORO FIGLI? Non risponde (9) Essere più vicino al ragazzo Avere una maggiore fiducia nelle insegnanti sia ausiliarie che di sostegno e nell'obiettore Avere più fiducia nelle insegnanti ausiliari, che sono splendide nei confronti di questi bambini Cercare almeno di mandarli a scuola (2) Nessun suggerimento (3) Il mio consiglio è di fidarsi molto della scuola e pensare che ci sono delle persone che faranno di tutto per aiutare il ragazzo (secondo il mio caso è stato così ed è funzionato bene) In questo caso nessuno. Creare un rapporto migliore con le insegnanti. Interessarsi di più del problema del figlio e consultare di più gli insegnanti Considerare la scuola non come un posto dove i ragazzi si sentono inutili e disprezzati ma anzi considerarlo un posto bellissimo e familiare. Conoscere bene gli insegnanti di sostegno e fare avvertire il costante interesse per il figlio Acquisire il diritto di scegliere quali insegnanti di sostegno debbano seguire il loro figlio, logicamente dopo averli conosciuti Una maggiore volontà di essere per tutte quelle attività extrascolastiche capaci di stimolare l'interesse del disabile o di migliorarne la predisposizione a quelli che sono i contatti con il mondo esterno Quella di avere fiducia nei prof. Di sostegno e nei futuri obiettori, come del resto c'è già stata. Ascoltare maggiormente i consigli e i pareri degli insegnanti di sostegno, consigli talvolta ignorati o comunque ascoltati con una certa superficialità. (2) Un buon rapporto con l'insegnante di sostegno e con il capo d'istituto. (2) Lasciarli liberi di agire e dare loro serenità ed allegria. N.B. I numeri tra parentesi indicano il numero di coloro che hanno individuato tale risposta come più confacente 79 30. IL CORSO DI FORMAZIONE SVOLTO IN OTTOBRE RITIENI SIA STATO MOLTO UTILE 2 Inutile 6% Non risponde 6% Molto utile 7% Poco utile 6% Abbastan- 31. za utile ABBASTANZA UTILE 23 POCO UTILE 2 INUTILE 2 ................................................................ ................ Non risponde 2 75% COSA PROPORRESTI PER MIGLIORARE IL CORSO DI FORMAZIONE Non risponde (13) Nessuna Bisognerebbe farlo iniziare prima che cominci il servizio, per preparare meglio l'obiettore a ciò che l'aspetta. Per migliorare il corso, dal mio punto di vista, proporrei di cominciarlo prima dell'inizio del servizio, in modo che i ragazzi siano più preparati nel momento in cui si trovano ad affrontare la realtà del bambino portatore di handicap. Dovrebbe cominciare prima dell'assistenza ai bambini per avere qualche base con cui partire. Ci dovrebbero essere più incontri. (2) Dovrebbero parlare più persone che hanno avuto esperienze personali (ad esempio altri obiettori). 80 Niente (2) Non so Più dialogo Più dialogo e meno lucidi. Non farlo più Conta solo l'esperienza pratica Più incontri con i genitori dei ragazzi disabili, meno con gli "esperti" (psichiatri, educatori, ecc…) Niente, mi è sembrato molto completo anche se poi i casi trattati possono non ricondursi a quello che realmente si sta vivendo con il soggetto disabile. Nulla in quanto ritengo sia già stato ben effettuato ed in quanto è impossibile affrontare gli argomenti in modo più specifico di quanto già fatto a causa delle specificità delle problematiche caratterizzanti il singolo alunno disabile. (2) Cercherei di coinvolgere maggiormente gli obiettori presenti per comprendere le loro situazioni e i loro problemi, affrontandoli insieme agli esperti presenti. N.B. I numeri tra parentesi indicano il numero di coloro che hanno individuato tale risposta come più confacente 32. COSA CONSIGLIERESTI AD UN TUO AMICO CHE VOLESSE FARE LA TUA ESPERIENZA Non risponde (4) Di provare a fare questa esperienza perché aiuti il prossimo. Gli direi solo di provarla perché è molto gratificante e ti da modo di comprendere come funziona realmente la vita Io non consiglierei niente di particolare se non di provarlo a fare, perché è un'esperienza bellissima ed utile, che ti fa capire come funziona realmente la vita. Innanzi tutto questo tipo di esperienza la consiglierei perché è molto utile e si possono imparare tante cose che sono utili per la formazione di una persona, per quanto riguarda i consigli, non saprei cosa dire. (2) Portare molta pazienza e non prendersela (2) A me personalmente è servita e spiegherei a lui come comportarsi in certi casi. Consiglierei di farla perché è molto utile e gratificante Gli consiglierei di fare domanda per le scuole, dopo capirà perché. Di farlo senza pensarci due volte Di prepararsi a tutto. Di seguire con attenzione tutto perché servirebbe senza dubbio ad aiutare il ragazzo 81 Consiglierei di fare i primi due mesi con serenità e volontà e poi si renderà conto da solo di quante cose puoi dare e quante altre puoi ricevere. Impegnati, con serenità. Mirare essenzialmente e prima di tutto ad instaurare un buon rapporto con i ragazzi seguiti E' una cosa che ti aiuta a capire quanto la vita di ogni giorno, che quotidianamente viviamo nasconda o soffochi la vita di persone che soffrono e che lottano per vivere, e ti fa capire quanto sia necessario il tuo aiuto per farle sorridere e renderle per un attimo persone come te, desiderose di assaporare la vita. Gli consiglierei di percorrere la mia stessa strada visto che è stata più utile e stressante del militare. Fare la domanda per lo svolgimento del servizio civile presso lo stesso ente presso cui l'ho fatta io in modo da poter vivere una analoga bellissima esperienza. (2) Ad un mio amico che volesse occuparsi di bambini affetti da handicap consiglierei innanzi tutto di avere molta pazienza, e di impegnarsi molto nei confronti di questi bambini perché ne hanno bisogno. (3) Gli consiglierei soprattutto di essere paziente e responsabile perché nell'arco dei dieci mesi ci saranno molte situazioni delicate da risolvere. E' fondamentale che stia bene coi bimbi e abbia molta pazienza, che non si aspetti dei risultati immediati ma che apprezzi le piccole cose conquistate giornalmente e che non dimentichi però la responsabilità dell'impegno preso. (2) Consiglierei di essere sereno. N.B. I numeri tra parentesi indicano il numero di coloro che hanno individuato tale risposta come più confacente 82