CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE
PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
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RASSEGNA STAMPA
29 aprile 2008
Titoli dei quotidiani
Avvocati
Il Sole 24 Ore
Regione determinante nel reddito del legale
Il Sole 24 Ore
Marketing negli iper e in piazza
Professioni
Il Sole 24 Ore
Assegni, ultima “girata” libera
Il Sole 24 Ore
Meno intermediari abilitati
Il Sole 24 Ore
Con l’email il Fisco sorveglia i libretti
Il Sole 24 Ore
I clienti sotto esame in studio e allo sportello
Il Sole 24 Ore
Gli Albi a difesa del segreto professionale
Italia Oggi
Assegni, al via l'archivio telematico
Italia Oggi
Enti locali, stretta sui pareri legali
Italia Oggi
Ok alle consulenze alle pubbliche amministrazioni
Giustizia
Corsera
Italia ventre molle della Giustizia. Così importiamo criminalità
FLASH
Consiglio Nazionale Forense
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Avvocati
Legali e Mercato
Alessandro Galimberti, Il Sole 24 ore pag. 35
Regione determinante nel reddito del legale
180 mila professionisti che a breve sfonderanno quota 200mila –un quarto dei quali
neppure iscritti alla Cassa forense -. Un volume d’affari di 70.500 euro nel 2005, che
dovrebbe coprire anche i costi dello studio. Una forbice sempre più ampia tra i pochi
benestanti e i molti in lotta per la sopravvivenza. E le donne avvocato sembrano lavorare
a un ritmo ridotto, visto che la media dell’imponibile Iva è di poco più di 35mila euro. Infine,
l’incognita del quadro normativo, che restringe sempre di più gli spazi “artigianali” della
professione, insieme con i sistema economico in rapida trasformazione e la
liberalizzazione che sta in realtà operando una selezione per censo. Sono gli indicatori
contraddittori della realtà forense, stretta tra la congiuntura del sistema Paese, non proprio
felice, e l’attesa di una riforma delle professioni da troppi anni considerata
improcrastinabile. I dati forniti dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense
(relativi al 2005, ultima elaborazione disponibile) descrivono una categoria che replica le
differenze del Paese più generali (Nord e Nord Est più ricchi, Sud con volume d’affari
mediamente pari a un terzo) e che, dietro i numeri, nasconde comunque una crisi di
crescita e di adattamento. Se la Lombardia, tallonata dalla ricca provincia di Bolzano
mantengono la leadership del volume d’affari, in coda i dati di Molise, Calabria e Basilicata
descrivono condizioni di reddito da sottoccupazione. Per l’avvocato Riccardo Rossetto,
senior partner dell’omonimo studio rilevato da padre e associato da otto anni al britannico
Hammonds - la radice del problema è nell’università, che crea un eccesso di domanda,
despecializzata e impreparata ad affrontare un mercato che è cambiato a causa della
presenza delle associazioni professionali medi grandi, con organici da 20 a 100 avvocati.
Per il presidente dell’Oua, Michelina Grillo, oltre all’inflazione dell’offerta, sono le
liberalizzazioni e la riduzione delle prerogative professionali a complicare la situazione. Si
dovranno attendere i dati su redditi e Iva 2006 per iniziare a capire l’impatto delle
liberalizzazioni sugli sull’attività di studio. In ogni caso – continua Grillo –la “restrizione per
legge di settori di mercato professionale mette in difficoltà soprattutto le fasce deboli della
professione, in primis i giovani. L’abolizione dei minimi per le prestazioni è un ulteriore
colpo per chi, come gli under 40, non ha forza contrattuale con i grandi committenti, come
banche e grandi imprese”. Una speranza potrebbe arrivare dalla riforma delle professione:
“il nuovo governo – continua Michelina Grillo – dovrebbe pensare a intervenire anche sulla
leva fiscale per favorire la nascita, lo sviluppo degli studi di giovani avvocati. E riordinare
infine il lavoro dipendente dei professionisti, sempre più diffuso nella prassi”. Un buon
curriculum, l’eventuale master, il possesso delle lingue, la conoscenza delle tecnologie
informatiche e infine “l’occhio brillante” sono le carte su cui si può ancora scommettere.
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Il Sole 24 ore pag. 35
Marketing negli iper e in piazza
L’avvocato esce dallo studio e fa marketing su pubblica piazza, o assistenza dentro i centri
commerciali. La catena Ipercoop Lombardia da tre anni offre consulenza legale gratuita ai
740mila cosi registrati nei 18 punti vendita in regione. “Dal 2005 abbiamo fornito risposte a
6mila utenti – dice Valter Molinaro, responsabile dei servizi “Per te” – un terzo su problemi
condominiali, il 30% sul diritto di famiglia, il resto su contratti e codice della strada”.
Ipercoop ha siglato un accordo con gli Ordini provinciali “arruolando” avvocati con più di 10
anni di anzianità, pagati a forfait con adesione a un codice comportamentale, nel rispetto
della deontologia delle toghe. Da gennaio invece l’Ordine di Milano ha aperto lo Sportello
del cittadino, pubblicizzato con brochure nelle stazioni della metropolitana. In poco più di
tre mesi ci sono stati 894 contatti telefonici, approdati a 354 colloqui con l’avvocato (95
legali che hanno aderito all’iniziativa)
Professioni
Antiriciclaggio
Rossella Cadeo, Il Sole 24 Ore pag. 6
Assegni, ultima “girata” libera
Scattano da domani le nuove regole sugli assegni, contanti e titoli al portatore previste dal
decreto 231/07 contenente misure volte a contrastare riciclaggio, evasone fiscale e
criminalità, riducendo il più possibile le transazioni tramite assegni e contanti. Assegni
nuovi: a partire da domani gli assegni (bancari, postali, circolari e cambiari) di importo pari
o superiore a 5mila euro devono riportare la clausola “non trasferibile” nonché il nome o la
ragione sociale del beneficiario. Resta possibile dotarsi di cheque in “forma libera” ma
andranno richiesti alla banca (o alle Poste) in forma scritta, costeranno 1,50 l’uno 8 a titolo
d’imposta di bollo) e potranno essere emessi per importi inferiori a 5mila euro e potranno
essere girati con l’indicazione, sul retro, del nome e del codice fiscale del girante, pena
nullità. Nessuna girata possibile per gli assegni intestati “a me medesimo”, “a me stesso”:
è ammesso all’incasso solo chi li ha emessi. Quanto ai “vecchi” assegni, si potranno
utilizzare liberamente per importi inferiori ai 5mila euro (senza imposta di bollo) mentre per
importi pari o superori andrà apposta la dicitura “non trasferibile”. Contanti e libretti: da
domani si riduce la possibilità di trasferire contante, libretti di deposito e titoli al portatore; il
limite massimo scende da 12.500 a 5mila euro (2mila se il trasferimento avviene tra
soggetti che svolgono attività di money transfer). Stesso limite per i libretti al portatore. Chi
al 30 aprile si trovasse in possesso di uno o più libretti oltre il valore soglia, avrà 14 mesi di
tempo (la deadline è il 30 giugno 2009) per mettersi in regola: o con l’estinzione, o con il
prelievo della somma eccedente, o con la trasformazione del libretto in “nominativo”.
Quanto all’eventuale cessione di un libretto, da domani occorrerà comunicare alla banca i
dati della persona cui lo cediamo e la data della cessione. Le sanzioni: in caso di
compilazione o scorretto utilizzo scorretto degli assegni vanno dall’1 al 40% dell’importo
trasferito; in caso di libretto non regolarizzato entro il termine stabilito si rischia di pagare
dal 10 al 20%.
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R.Razz.,Il Sole 24 Ore pag. 6
Meno intermediari abilitati
Non più contanti agli intermediari che non siano banche, poste o istituti di moneta
elettronica. Da domani, a parte le nuove soglie, si riducono gli intermediari cosiddetti
“abilitati”, cioè quelli che possono “valicare” il transito di contante che i cittadini vogliono
effettuare tra loro. Da domani Sim, imprese assicurative, Sgr, finanziarie saranno
considerati come “privati cittadini” ai fini antiriciclaggio e dovranno sottostare ai nuovi limiti
imposti dal decreto 231/07. Banche e poste diventeranno quindi la sede naturale delle
operazioni in contanti. Sia chiaro che le nuove limitazioni saranno meno invasive di
quanto possa apparire. Ciascuno di noi continuerà a effettuare i versamenti e i
prelevamenti di contante sul proprio conto corrente, o per operazioni di sportello senza
limiti di importo. Fatte salve le registrazioni negli archivi di questi intermediari, per
operazioni superiori ai 15mila euro,e la possibilità di questi di segnalare all’Uif operazioni
sospette, nessuna restrizione subisce chi varca la soglia di una banca o un ufficio postale
con il contante. Il prelievo rileva solo se si consegnano soldi ai privati (e a intermediari non
abilitati) dove bisognerà mantenersi sotto i 5mila euro. Anche gli assegni tratti “a me
medesimo potranno essere incassati e negoziati solo presso questi intermediari, senza
limiti di importo, ma non si potranno girare a terzi o a intermediari diversi da banche o
poste. Stesso discorso per quanto riguarda gli istituti di moneta elettronica.
Antonio Crescione,Il Sole 24 Ore pag. 6
Con l’email il Fisco sorveglia i libretti
Viaggeranno per posta elettronica certificata le richieste di informazione sugli assegni in
forma libera. La risposta dovrà essere data da domani dalle banche e da Poste italiane. E’
quanto dispone il provvedimento dell’agenzia delle Entrate del 28 aprile 2008. A breve
dovrebbe arrivare una circolare delle Entrate per chiarire agli uffici alcuni argomenti della
procedura. Le rispose sugli assegni andranno date entro 30 giorni dal ricevimento della
richiesta da parte degli organi abilitati ad accedere all’archivio dei rapporti con gli
intermediari finanziari. Questi ultimi dovranno trasmettere i dati (codice fiscale compreso),
di coloro cui hanno rilasciato assegni bancari o posta in forma libera o che abbiano
richiesto assegni circolari, vaglia postali o cambiari liberi, ma anche di coloro che li
abbiano presentati all’incasso. La circolare delle Entrate dovrà dettare anche le regole per
evitare richieste eccessive degli intermediari, che potrebbero violare le regole generali
della privacy, mentre il provvedimento per il momento è relativo alle sole richieste che
provengono dalla stessa agenzia e dalla Guardia di finanza.
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Ranieri Razzante, Il Sole 24 Ore pag. 7
I clienti sotto esame in studio e allo sportello
Controlli più accurati sull’identità della clientela e sugli scopi delle operazioni finanziarie e
professionali. Le disposizioni sull’ “adeguata verifica della clientela” prevista dal decreto
231/07 in realtà è in vigore già dal 29 dicembre 2007 ma una proroga implicita è stata
concessa date le difficoltà interpretative e i tempi a disposizione per predisporre gli
strumenti più adatti all’assolvimento dell’obbligo. L’adeguata verifica: L’adeguata verifica
consiste in quattro adempimenti: 1) l’identificazione del cliente, e di colui per conto del
quale opera. Egli dovrà declinare le generalità complete di entrambi, soprattutto se
rappresenta una persona giuridica. In questo caso, l’intermediario o professionista
dovranno accertare i reali poteri di rappresentanza; 2) l’identificazione del “titolare
effettivo”, ossia della persona che detiene, di diritto o di fatto, il controllo della persona
giuridica-cliente. Si tratta della persona nel cui effettivo interesse l’operazione o il rapporto
chiesti all’intermediario o al professionista vengono effettuati; 3) la dichiarazione dello
“scopo e della natura” del rapporto instaurato con una semplice frase del cliente che
dichiara, per esempio, che apre il conto corrente “per esigenza di gestione della tesoreria
aziendale”, o che chiede il mutuo “per acquisto prima casa”, o che chiede assistenza
all’avvocato per la costituzione di una società !ai fini di inserire i figli in un’attività
lavorativa”. Sembra banale, ma non esiste uno schema tipo delle schede, né tantomeno
delle dichiarazioni da rilasciare, per cui ci si affiderà ala fantasia del cliente o
all’esperienza degli operatori; 4) il monitoraggio costante del rapporto. Si tratta
dell’archiviazione delle informazioni raccolte in un “contenitore” (ma nulla vieta che sia
cartaceo), onde verificarne nel tempo l’attendibilità con riferimento all’operatività del
cliente. Non bisognerà farsi carico di operazioni “investigative”, ma effettuare un controllo
sulla base delle informazioni già disponibili, poiché contenute nelle anagrafiche dei cliente
e negli archivi unici già obbligatori per la normativa antiriciclaggio. Il profilo di rischio; il
tutto confluirà in una sorta di “profilo di rischio” di esposizione al riciclaggio, anche
inconsapevole, del cliente all’utilizzo indebito dei canal tradizionali di operatività dei
riciclatori. Non si tratta di una “schedatura” anche perché in calce a ogni scheda dovrà
esserci l’informativa specifica sul trattamento di quei dati ai soli fini antiriciclaggio. La
compilazione e la sottoscrizione da parte della clientela sono obbligatorie sia nel caso di
accensione di rapporti nuovi, sia per rapporti già essenti (su richiesta dell’intermediario),
sia per operazioni occasionali pari o superori ai 15mila euro. In ogni caso intermediari e
professionisti saranno obbligati a chiedere la scheda, a prescindere dai valori in gioco
quando abbiano motivi di sospetto sull’operazione o non siano sicuri della veridicità e
completezza dei dati già forniti. Al mancata esplicitazione della dichiarazione della
dichiarazione del titolare effettivo, seguirà l’obbligatorio rifiuto, per intermediari e
professionisti, di instaurare il rapporto ovvero compiere l’operazione richiesta. Per
l’indicazione falsa o mendace da parte del cliente è previsto l’arresto da sei mesi a tre
anni.
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Angela Manganaro, Il Sole 24 Ore pag. 7
Gli Albi a difesa del segreto professionale
E’ difficile capire, quando si muove denaro, chi sta davvero dietro un’operazione; c’è
sproporzione tra controllo e possibile illecito; si potrebbe violare il segreto professionale,
quindi la Costituzione; troppi compiti investigativi per i professionisti che restano pur
sempre liberali. Sono i difetti delle norme antiriciclaggio vecchie e nuove ( le prime in
vigore da due anni,le ultime da domani) elencati dagli Ordini di notai, avvocati e
commercialisti. Da quando è entrato in vigore il decreto 56/2006 che recepisce la seconda
direttiva Ue sull’antiriciclaggio, i professionisti devono segnalare le operazioni se
sospettano “lavaggio” d denaro sporco e, da dicembre, di piani terroristici. Da domani
dovranno segnalare eventuali infrazioni perché la soglia di abbassa da 12.550 a 5mila
euro. Gli avvocati fanno presente che in Europa i nuovi obblighi stanno creando problemi
di costituzionalità. “Siamo favorevoli alla lotta al riciclaggio – dice Guido Alpa, presidente
del Consiglio nazionale forense – ma due sentenze delle Corti costituzionali belga e
francese hanno rilevato un contrasto tra segnalazione e segreto professionale. Anche se i
primi dati dicono che i legali ne fanno pochissime (7 su 174 segnalazioni fatte ai
professionisti nel 2007), perché meno coinvolti, stiamo studiando un modo per rendere le
direttive Ue compatibili con l’articolo 24 della Costituzione”. I notai guardano ai problemi
che crea l’indagine sul cliente. “Siamo soddisfatti per l’alleggerimento degli oneri di
raccolta dei dati rispetto al decreto 56/2006 – dice Cesare Licini che si occupa di
antiriciclaggio per il Consiglio del Notariato -. Con le nuove regole abbiamo però più
difficoltà perché è complesso capire il titolare effettivo, cioè la persona a cui fa capo la
situazione giuridica: non abbiamo né vorremmo avere poteri inquisitori”. I commercialisti
vedono nell’imposta di bollo di 1,50 euro per ogni assegno libero “un eccesso di delega”.
Per i commercialisti c’è troppa sproporzione tra oneri e onori:abbassare la soglia per
assegni vuol dire che i commercialisti dovranno segnalare anche pagamenti cash da 5.100
euro. La lettura delle regole sulle operazioni frazionate diverge tra le categorie. I notai
vorrebbero una interpretazione funzionale della norma, per i commercialisti chi paga in più
tranche e i contanti, una fattura superiore a 5mila euro si trova in infrazione.
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Cristina Bartelli, Italia Oggi pag, 37
Assegni, al via l'archivio telematico
Dal 30 aprile al via le nuove modalità di trasmissione telematica dei dati identificativi dei
cittadini a cui siano stati rilasciati o che abbiano incassato assegni trasferibili. Banche e
poste avranno 30 giorni di tempo dal ricevimento della richiesta da parte dell'Agenzia delle
entrate e della guardia di finanza per comunicare le informazioni tramite posta elettronica
certificata. Sono questi i contenuti del provvedimento (si veda quanto anticipato da
ItaliaOggi del 25 aprile 2008), firmato da Massimo Romano, direttore dell'Agenzia delle
entrate, che dà attuazione alla normativa antiriciclaggio (articolo 49 comma 11 dlgs
231/07). I dati, che saranno trasmessi sulla base di una richiesta dell'Agenzia delle entrate
o della guardia di finanza, riguarderanno il nome e il codice fiscale di coloro a cui siano
stati rilasciati o che abbiano presentato all'incasso carnet di assegni bancari o postali in
forma libera o che abbiano richiesto assegni circolari, vaglia postali o cambiari liberi. Per il
momento la possibilità di richiedere informazioni su chi ha chiesto o ha presentato
all'incasso l'assegno in forma libera è riservato solo all'Agenzia delle entrate e alla guardia
di finanza. Nel provvedimento si legge infatti che con successivi provvedimenti il direttore
dell'Agenzia delle entrate individuerà le modalità tecniche di trasmissione dei dati per gli
altri soggetti autorizzati a utilizzare le comunicazioni in oggetto e cioè Dia, magistratura,
Equitalia. Il 30 aprile è la data in cui entrano in vigore le nuove regole sulla circolazione
degli assegni. Andranno in pensione gli assegni in forma libera per importi superiori ai 5
mila euro. Il carnet degli assegni infatti diventa di regola non trasferibile; sarà possibile la
vecchia opzione dell'assegno trasferibile, ma solo per importi fino a 5 mila euro, facendone
espressa richiesta in banca e versando un'imposta di 1,50 per ogni modulo di assegno.
Attenzione poi alle girate, per ogni nominativo di giratario dovrà essere indicato il codice
fiscale e se l'ultima girata dovesse presentare delle inesattezze nel codice la banca potrà
rifiutare il pagamento. Chi emette o incassa assegni trasferibili, poi, sarà «registrato»
presso le banche e i suoi dati comprensivi di codice fiscale potranno essere inviati
all'Agenzia delle entrate in una sezione dell'archivio dei conti.
Guida Abi sulle novità
Assegni non trasferibili, maggiore sicurezza,, tetto al trasferimento di contanti, limiti ai
libretti al portatore. In vista del debutto, che avverrà domani, delle nuove regole sugli
assegni che puntano a contrastare riciclaggio ed evasione, sono oltre 2 milioni le guide
«Assegni: cambia tutto» che l'Abi ha preparato per i cittadini. Il vademecum contiene
istruzioni sulle nuove regole e consigli utili per conoscere nel dettaglio che cosa cambia e
come adeguarsi. La guida, realizzata dall'Associazione bancaria in collaborazione con il
ministero dell'economia e la Banca d'Italia, è in distribuzione gratuita nelle banche ed è
disponibile sul sito www.abi.it.
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Corte dei conti
Francesco Cerisano, Italia Oggi pag. 35
Enti locali, stretta sui pareri legali
Anche i pareri legali chiesti dal comune a un avvocato subiscono la stretta prevista dalla
Finanziaria 2008. Con la conseguenza che gli enti avranno le mani legate se prima non si
metteranno in regola con quanto previsto dalla legge 244/2007. Approvando il
regolamento obbligatorio che detta i limiti, le modalità e i criteri degli affidamenti e fissando
il tetto di spesa annua. In caso di patrocinio giudiziale le cose cambiano. Perché la
rappresentanza nelle liti “esorbita dalla nozione di consulenza” e quindi ad essa non
potranno applicarsi le norme della manovra. Il chiarimento è contenuto nelle linee di
indirizzo approvate dalla sezione autonomie della Corte dei conti e diffuse ieri. Un
vademecum interpretativo che dovrà essere seguito dalle sezioni regionali in modo da
garantire maggiore uniformità nella lettura delle disposizioni. L'esatta ampiezza delle
tipologie di incarichi e consulenze da inserire nella stretta ha infatti creato una vera e
propria diatriba tra la Funzione pubblica e la magistratura contabile, “accusata” dal
dipartimento di palazzo Vidoni di avallare interpretazioni troppo a maglie larghe delle
norme (si veda ItaliaOggi del 4/4/2008). Con pronunce a volte fin troppo difformi da
regione a regione. Le linee guida, firmate dal presidente Tullio Lazzaro, puntano dunque a
mettere ordine in un “mare magnum” normativo che si è rivelato più complesso del
previsto. Vediamo tutte le precisazioni. Regolamento: La Finanziaria 2008 ha introdotto
regole procedimentali rigide a cui gli enti locali devono conformarsi per dare legittimità agli
incarichi. A cominciare dall'obbligo di dettare norme regolamentari per disciplinare limiti,
modalità e criteri di affidamento delle consulenze. Si tratta di un obbligo nuovo, visto che
prima dell'entrata in vigore della manovra, i comuni non erano tenuti a “cristallizzare” in un
regolamento ad hoc le regole sugli incarichi. La competenza ad adottare l'atto sarà della
giunta, nel rispetto dei criteri generali fissati dal consiglio. Il regolamento, secondo quanto
previsto dalla Finanziaria, dovrà poi essere inviato alla Corte dei conti. E qui nascono i
primi problemi, visto che la norma tace sulle potenziali ricadute dell'obbligo che dunque
vanno ricostruite in via interpretativa seguendo i principi generali. Cosa che la sezione
autonomie ha fatto. Innanzitutto, i magistrati contabili hanno chiarito che l'efficacia delle
disposizioni regolamentari non è subordinata all'esame da parte della Corte. Nessun
controllo preventivo di legittimità, dunque, che peraltro sarebbe incompatibile con la
riforma costituzionale del Titolo V. Il sindacato che le sezioni regionali di controllo potranno
svolgere sarà di natura “collaborativa”. Il che significa che la Corte potrà chiedere alle
amministrazioni di mettere in atto “misure correttive” dopo un attento confronto tra
fattispecie e parametro normativo, sulla falsariga di quanto previsto dal comma 168 della
manovra 2006 (legge 266/2005) in materia di patto di stabilità. Incarichi di
collaborazione: Sul punto la sezione autonomie distingue tra gli incarichi destinati a
integrare gli organi di staff del sindaco da quelli che sono destinati a supportare l'attività
ordinaria degli uffici. I primi possono essere conferiti “intuitu personae” sempre entro i limiti
di spesa predeterminati. Nel secondo caso il discorso è più complesso, perché, ricorda la
Corte, nel pubblico impiego non si può prescindere dal concorso. Resta fermo, in ogni
caso, chiarisce la Corte, che “qualora un atto rechi il nome di collaborazione coordinata e
continuativa, ma, per il suo contenuto, rientri nella categoria degli incarichi di studio o di
ricerca o di consulenza, il medesimo sarà soggetto al limite di spesa, alla motivazione, ai
controlli ed alle altre prescrizioni imposte dalla normativa generale sugli incarichi esterni”.
Incarichi di studio e consulenza. La Corte chiarisce che le disposizioni regolamentari non
si applicano agli appalti di lavori o servizi. E questo in quanto nell'incarico professionale (di
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consulenza, studio o ricerca) assume rilevanza la personalità dell'esecutore, cosa che
invece non accade nell'appalto di servizi che invece «ha ad oggetto una prestazione
imprenditoriale resa da soggetti con organizzazione strutturata e senza caratterizzazione
personale». Per quanto riguarda invece gli incarichi conferiti al libero professionista, per
esempio all'avvocato esterno, è necessario un ulteriore distinguo. La richiesta di una
consulenza, studio o ricerca che sfocia in un parere legale, chiarisce la sezione
autonomie, «rientra sicuramente nell'ambito di previsione dell'art. 3, commi 54-57 della
legge finanziaria per il 2008». Discorso diverso per la rappresentanza in giudizio che
«esorbita concettualmente dalla nozione di consulenza» e quindi sfugge alla stretta.
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Italia Oggi pag. 43
Ok alle consulenze alle pubbliche amministrazioni
Apertura sulle prestazioni di servizi dei professionisti nei confronti della pubblica
amministrazione. Dopo le prime interpretazioni restrittive della Funzione pubblica sulle
norme contenute nella legge finanziaria 2008, infatti, il problema dei servizi offerti da parte
di professionisti iscritti negli ordini professionali non in possesso del diploma di laurea
specialistica sembra trovare spazio. E in tal senso si era già espresso il Consiglio
nazionale dell'Ordine con una posizione ufficiale, che ora trova riscontro ed accoglimento.
Il problema, ricordiamo, deriva dall'entrata in vigore della legge finanziaria per il 2008 che
ha previsto una serie di misure per il contrasto al fenomeno delle consulenze esterne nelle
pubbliche amministrazioni. In particolare, il comma 76 dell'articolo 3 della legge 24
dicembre 2007, n. 277 ha apportato importanti modifiche al decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165. All'articolo 7 comma 6 di tale decreto, sono state sostituite le parole «di
provata competenza» con «di particolare e comprovata specializzazione universitaria» con
la conseguenza che le pubbliche amministrazioni possono conferire incarichi individuali
con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa per
esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, a esperti di particolare e
comprovata specializzazione universitaria. Il Dipartimento della funzione pubblica della
presidenza del consiglio dei ministri è intervenuto con la circolare 2 dell'11 marzo scorso
fornendo un'interpretazione estremamente restrittiva evidenziano che per specializzazione
universitaria debba intendersi il possesso della laurea specialistica, escludendo quindi
anche coloro che sono in possesso della laurea di primo livello e senza il benché minimo
cenno alle professioni regolamentate. Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del
lavoro aveva appunto ritenuto che la previsione della Finanziaria non fosse applicabile alle
prestazioni professionali consistenti nella resa di servizi o adempimenti, obbligatori per
legge, che restano disciplinati dalle rispettive disposizioni di natura pubblicistica o
privatistica, agli incarichi conferiti per la rappresentanza in giudizio e patrocinio
dell'amministrazione, agli appalti ed esternalizzazione di servizi necessari per raggiungere
gli scopi dell'amministrazione. Nella direzione dell'esclusione dal requisito dal comma 76
dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n.244 nei casi in cui i requisiti del prestatore
sono stabiliti per legge, pare andare ora anche il Dipartimento di funzione pubblica della
presidente del consiglio dei ministri, superando in parte l'interpretazione restrittiva
descritta. L'Ufficio personale pubbliche amministrazioni del Dipartimento, infatti,
rispondendo a un quesito dell'Arpat Agenzia regionale per la protezione ambientale della
Toscana, DFP 15280 - 31/3/2008 - 1.2.3, con la quale si chiedevano i requisiti per
l'affidamento dell'incarico al responsabile del Servizio di prevenzione e protezione alla luce
della legge n. 244/2007, ha risposto affermando che in caso di specifiche discipline che
dettano «in maniera puntuale e dettagliata tutti i requisiti e i titoli di studio e di formazione
professionale che debbono essere posseduti “omissis“ rimane vigente la specifica
disciplina richiamata». Alla luce del predetto parere, laddove una legge individua quali
sono i requisiti per lo svolgimento di quelle prestazione, dovrebbe prevalere quest'ultima.
E da ultimo è intervenuta la Corte dei conti la cui sezione Autonomia nella deliberazione
6/AUT/2008 del 24 aprile scorso, ha escluso dagli obblighi regolamentari l'appalto di lavori,
di beni o servizi e il patrocinio legale affidato a un avvocato esterno all'amministrazione.
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Giustizia
Vittorio Grevi, Corriere della Sera pag. 38
Italia ventre molle della Giustizia. Così importiamo criminalità
Il tema della sicurezza e quelli collegati dell'efficienza della giustizia e della certezza delle
pene sono stati al centro delle discussioni degli ultimi giorni, dopo essere affiorati solo per
alcuni aspetti settoriali durante il periodo pre-elettorale. A parte certe evidenti forzature
derivanti dalle particolari contingenze dell'odierno momento politico (si pensi, per esempio,
all'enfasi intorno al recente stupro subito da una giovane africana a Roma), è comunque
un bene che la «questione sicurezza» acquisti priorità nell'agenda del nuovo governo,
come del resto era previsto anche nei piani del governo Prodi. Il quale, pur non avendo
trascurato questi problemi, non era però riuscito a far convertire i decreti legge emanati a
fine anno (soprattutto in materia di espulsioni e di allontanamento per motivi di pubblica
sicurezza) né tantomeno a fare approvare il correlativo «pacchetto» dei disegni di legge a
tutela della collettività.Adesso è verosimile che il nuovo governo si muoverà in analoga
direzione (ad esempio in materia di inasprimenti sanzionatori, di misure di prevenzione, di
disciplina della sicurezza urbana, di banca dati del Dna), sebbene con prevedibili varianti
sul versante dell'immigrazione clandestina (ma nel caso dei cittadini della Ue, come i
romeni, ben poco ci sarà da fare). Staremo a vedere, nella speranza che si trovi una
giusta linea di equilibrio, tale da poter essere condivisa anche oltre i confini della futura
maggioranza politica, senza estremismi di bandiera: perché il tema della sicurezza
corrisponde a un'esigenza di tutti, che dovrebbe essere affrontata e soddisfatta attraverso
l'intesa di tutti gli schieramenti politici. Accanto a queste prospettive di intervento, alcune
strettamente connesse ad emergenze di rilievo territoriale, merita tuttavia di essere
segnalata anche una diversa prospettiva, spesso trascurata dai nostri governanti, eppure
fondamentale in vista del controllo dei flussi di criminalità che — una volta cadute le
tradizionali frontiere — possono ormai spostarsi liberamente nell'intero territorio degli Stati
dell'Ue. È questa la prospettiva dell'auspicata armonizzazione tra i sistemi di giustizia
penale dei diversi Stat i membri. Una prospettiva doverosa non solo allo scopo di
assicurare la necessaria cooperazione giudiziaria tra i medesimi Stati (in base al principio
del «reciproco riconoscimento » delle rispettive decisioni penali) ma anche allo scopo di
evitare eccessivi squilibri tra i suddetti sistemi, tali da incoraggiare la migrazione di singoli
delinquenti o di organizzazioni criminali verso gli Stati dove più basso è il pericolo di
essere processati e puniti.Sotto questo profilo l'Italia si presenta oggi come uno Stato di
potenziale richiamo rispetto a determinati flussi di criminalità. Solo da noi, infatti, operano
meccanismi di prescrizione dei reati (sulla scorta di termini fortemente ridotti nel 2005 dalla
legge ex-Cirielli), tali da rendere assai elevata la probabilità dei colpevoli di rimanere
impuniti per la prematura estinzione dei processi. Solo da noi, inoltre, la presunzione di
non colpevolezza dell'imputato si estende fino alla condanna definitiva (non soltanto,
dunque, fino alla prima condanna, come negli altri sistemi), impedendo così qualunque
forma di esecuzione provvisoria della sentenza non definitiva. Solo da noi, ancora, i giudici
devono assolvere pur in presenza di prove (ad esempio una testimonianza, resa da chi
solo in seguito sia stato sottoposto a contraddittorio), sulla base delle quali negli altri
sistemi si può invece condannare, senza con ciò violare la Convenzione europea dei Diritti
dell'Uomo. Il discorso è delicatissimo, anche perché coinvolge diversi principi
costituzionali, sicché andrà approfondito e precisato. Ma occorre almeno essere
consapevoli che, in questo modo, l'Italia rischia di diventare una sorta di «ventre molle» tra
i sistemi di giustizia penale dell'Unione Europea. Con gravi conseguenze in chiave di
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incremento della delinquenza anche esterna e di minorata difesa sociale delle vittime dei
reati.
FLASH
Italia Oggi pag. 7
Scajola ministro della giustizia
Claudio Scajola dato fin qui come probabile ministro allo Sviluppo economico potrebbe
invece finire a via Arenula in qualità di Guardasigilli. Tra i candidati ministri l'esponente
politico ligure è quello che assomiglia maggiormente alla vecchia guardia democristiana: è
spendibile in varie caselle di governo. Così, è a lui che il futuro premier Silvio Berlusconi
ha pensato di fronte alla raffiche di veti che sono arrivati sul nome di Elio Vito Scajola ha
l'autorevolezza necessaria per riportare un clima sereno e allo stesso tempo offrire la
garanzia di un ruolo politico forte nei confronti della magistratura. Proprio i requisiti che
Berlusconi sta cercando. Ma l'operazione ha messo in moto parecchie caselle. Elio Vito,
infatti, a questo punto potrebbe andare a ricoprire il ruolo di ministro ai rapporti con il
parlamento già opzionato dal portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti. Oppure restare
proprio a bocca asciutta, perché a cascata Bonaiuti potrebbe ritornare sottosegretario alla
presidenza del consiglio con la delega alla comunicazione del governo e Daniele
Capezzone vedrebbe ridimensionato il suo ipotetico ruolo di portavoce unico. Ma La
conseguenza più importante dell'operazione-Scajola è decisamente l'arrivo di un ministero
di peso per la Sicilia che altrimenti sarebbe stata rappresentata in prima fila solo da
Stefania Prestigiacomo alle Pari opportunità. Nel ruolo pesante arriverebbe non l'ex viceré
Gianfranco Micciché, ma il quarantenne Angelino Alfano. A lui le Attività produttive nel
nuovo superministero che accorperà anche le Comunicazioni e il Commercio estero. Di lui
Berlusconi si fida ciecamente e ha anche tutta la stima del neo-governatore Raffaele
Lombardo. Fatto che ha un certo peso nella scelta. Con l'ex governatore della Puglia,
Raffaele Fitto, cercherà di portare avanti le rivendicazioni del Sud in un governo che forse
troppo in fretta è stato catalogato pericolosamente sbilanciato verso il Nord.
( a cura di Daniele Memola )
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