Dicembre 2015 Libretto pastorale/Numero Sette della Parrocchia di Ognissanti - Dicembre 2015. Ognissanti Speciale giubileo della misericordia LE CHIESE GIUBILARI SANTUARIO DI MONTE BERICO E’ il più noto e frequentato santuario mariano della regione veneta ed è sorto nel XV secolo in seguito alla liberazione dalla peste per un solenne voto dei vicentini alla Madonna. Sul Monte Berico, la mattina del 7 marzo 1426, la Madonna apparve alla popolana Vincenza Pasini chiedendo la costruzione di una chiesa consacrata al Suo Nome; solo così la città sarebbe stata liberata dal flagello della peste. Fu necessaria una seconda apparizione, il primo agosto 1428, perché i vicentini avviassero la costruzione del sacro tempio. Il 25 agosto di quello stesso anno fu posata la prima pietra e tre mesi dopo la chiesa era giunta al tetto; la peste era scomparsa. L’edificio nel corso del tempo fu modificato e ampliato. All’inizio del XVIII venne incorporato nell’attuale santuario costruito su disegno di Carlo Borrella e arricchito dalle preziose opere plastiche dello scultore bassanese Orazio Mari- -2- nali. All’interno la venerata statua della Madonna miracolosa del XV secolo attribuita a Nicolò da Venezia e opere di Bartolomeo Montagna, Palma il Giovane, Francesco Menageot. Libretto pastorale/Numero Sette della Parrocchia di Ognissanti Dicembre 2015. Redazione in Via Cavour 2 Arzignano (Vicenza). Direttore: Mons. Mariano Lovato. Coordinatore responsabile di redazione: Nicodemo Gasparotto. Componenti della redazione: G. Corato, D. Concato, M. Pegoraro, L. De Marzi, E. Motterle, R. Conzato, E. Roviaro, M.R. Scolari. Questa pubblicazione è disponibile in www.ognissanti.org LA CATTEDRALE DI VICENZA, la prima chiesa Diocesi. Il Duomo di Vicenza, dedicato a Santa Maria Maggiore poi diventata Annunciata tra il VII e VIII secolo, si trova nella piazza omonima come imponente esempio di stile tardo gotico. Costruita in tempi diversi, la parte centrale risale al Duecento edificata su basilica paleocristiana e rifatta a cinque navate nel X-XI. Per volontà del vescovo Marco Barbo, viene innalzata la nuova facciata nel 1467 mentre la risistemazione dell’abside, iniziata nel 1482 su disegno di Lorenzo da Bologna, rimane incompiuta. Un rivestimento temporaneo viene realizzato nel 1540, in vista della possibilità che a Vicenza si tenga il Concilio poi, in realtà, spostato a Trento. In seguito, il progetto complessivo fu affidato a Andrea Palladio, il quale opera in due fasi: dal 1558 al 1559 si imposta il cornicione sopra le finestre e si realizza il tamburo, e dal 1564 al gennaio giubilare della 1566 vengono cominciati i lavori sulla cupola sul cui vertice troviamo la caratteristica forma della lanterna, presente anche sulle cupole del coevo San Giorgio Maggiore a Venezia. Aperto nel 1565 per volere del conte Paolo Almerico, anche il portale laterale settentrionale è attribuito a Palladio. All’interno la chiesa si presenta a navata unica, suddivisa in cinque campate con volte a crociera su colonne appoggiate alle pareti dove risiedono sette cappelle per lato. Grazie ai lasciti delle locali famiglie patrizie o per iniziativa di alcune confraternite vicentine, vennero tutte costruite tra il XIV e il XVI secolo. Nella Cappella Maggiore, al fondo, si trova una grandiosa scalinata per accedere alla Cripta dove gli studiosi hanno riscontrato resti di edifici romani. La cattedrale fu restaurata nel dopoguerra per riparare i gravi danni subiti dal bombardamento americano nel 1944. -3- SANTA MARIA DELLA PIEVE - CHIAMPO La chiesa di Santa Maria sorge accanto al seminario francescano dei Frati Minori ed è ricordata nei documenti sin dal 1263. L’edificio attuale, costruito in marmi locali è opera recente costruita tra il 1960 e il 1962. In questo luogo di fede antica, nell’anno 1935 venne costruita dal beato fra Claudio la riproduzione della Grotta di Lourdes. Qui si venera la Madonna e i fedeli, numerosissimi, sono condotti a questa “Lourdes italiana” da un lungo, doppio filare di cipressi e da un elegante arco di entrata sopra il -4- cortile interno del seminario francescano della Pieve. Oltre alla bella statua della Vergine, scolpita in marmo di Carrara, davanti alla Grotta c’è il monumento a Bernardetta Soubirous opera dello stesso fra Claudio sepolto accanto alla Grotta medesima. Importante è anche la Via Crucis con statue in bronzo. La Grotta è meta continua di numerosissimi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero. Qui si respira aria di fede, arte e bellezza. SANTA MARIA SALUS INFIRMORUM - SCALDAFERRO La chiesa-santuario della Vergine Salus infirmorum ebbe origine da un piccolo affresco raffigurante la Vergine col Bambino tra i santi Francesco e Antonio di Padova che secondo tradizione era stato dipinto a fresco su un muro da mano misteriosa. Per custodire la sacra immagine i fedeli di Scaldaferro realizzarono dapprima un capitello e successivamente, nel 1715 un tempietto ottagonale che venne successivamente ampliato nel 1923. L’altare maggiore, ancora nel XVIII secolo, fu realizzato appositamente per accogliere entro un riquadro marmoreo, l’immagine della Madonna che indossa un grembiule da infermiera. La sentita devozione per questo luogo è ora legata sia al suo ruolo di santuario mariano che al presepe che attualmente richiama molti pellegrini. Dal 1993 la cura pastorale di Scaldaferro è stata affidata ai Padri Marianisti. -5- LE ICONE SIMBOLI DEL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA L’ICONA DEL GIUBILEO “MISERICORDIOSI antica, perché indica l’amore di Cristo che COME IL PADRE”. porta a compimento il mistero della sua incarnazione con la redenzione. Il disegno è Il logo e il motto offrono insieme una sintesi realizzato in modo tale da far emergere che il felice dell’Anno giubilare. Nel motto Miseri- Buon Pastore tocca in profondità la carne cordiosi come il Padre (tratto dal Vangelo di dell’uomo, e lo fa con amore tale da cambiarLuca, 6,36) si propone di vivere la misericor- gli la vita. Un particolare, inoltre, non può dia sull’esempio del Padre che chiede di non sfuggire: il Buon Pastore con estrema miserigiudicare e di non condannare, ma di perdo- cordia carica su di sé l’umanità, ma i suoi ocnare e di donare amore e perdono senza mi- chi si confondono con quelli dell’uomo. Crisura (cfr. Lc 6,37-38).Il logo – opera del gesuita sto vede con l’occhio di Adamo e questi con Padre Marko I. Rupnik – si presenta come l’occhio di Cristo. Ogni uomo scopre così in una piccola summa teologica del tema della Cristo, nuovo Adamo, la propria umanità e il misericordia. Mostra, infatti, il Figlio che si futuro che lo attende, contemplando nel Suo carica sulle spalle l’uomo smarrito, recupe- sguardo l’amore del Padre. rando un’immagine molto cara alla Chiesa La scena si colloca all’interno della mandor-6- la, anch’essa figura cara all’iconografia antica e medioevale che richiama la compresenza delle due nature, divina e umana, in Cristo. I tre ovali concentrici, di colore progressivamente più chiaro verso l’esterno, suggeriscono il movimento di Cristo che porta l’uomo fuori dalla notte del peccato e della morte. D’altra parte, la profondità del colore più scuro suggerisce anche l’imperscrutabilità dell’amore del Padre che tutto perdona.Nella nostra parrocchia vorremmo durante l’anno del Giubileo, evidenziare alcuni atteggiamenti misericordiosi di Gesù e collocarli nella vetrata centrale dei confessionali, come a rendere più “caldo e affettuoso” il nostro incontro con il Padre nel sacramento del Perdono. AVVENTO LA PRIMA ICONA DELLA MISERICORDIA: GESÙ BUON PASTORE È l’icona che riassume il gesto del pastore che esce dal suo gregge per andare in cerca della pecorella smarrita. Essa spiega e rivela il mistero dell’incarnazione. “Ho visto la miseria del mio popolo” dice il Signore a Mosè. Ho visto un “popolo che vagava nelle tenebre” dirà il Signore per mezzo del profeta nella notte di Natale. Il mistero della misericordia del Padre si rivela prima di tutto attraverso l’attenzione, lo sguardo, l’osservazione del suo popolo che sta nelle tenebre, che sta nella sofferenza, che sta nel dolore, che sta oppresso dal peccato e dalla morte. Il primo passo che dobbiamo compiere nell’Avvento di quest’anno giubilare dedicato alla misericordia è prendere coscienza del bisogno di misericordia. L’abbraccio caldo con cui il Pastore trattiene la pecorella posta sulle spalle fa comprendere come il contatto con Dio ci fa superare le difficoltà e le paure che proviamo quando ci allontaniamo da lui. Sempre nell’accostarci al Signore per chiedere perdono e ricevere misericordia dovremmo sentire il calore del perdono di Dio. Attraverso il prezioso fascicolo preparato della diocesi potremmo impegnarci nella preghiera quotidiana in famiglia attraverso un itinerario che ci porta alla scoperta del bisogno di misericordia in noi e attorno a noi. NATALE SECONDA ICONA DELLA MISERICORDIA: GESÙ E PIETRO Questa immagine rivela il gesto di Gesù che, come narra il Vangelo di Giovanni, durante l’ultima cena, lava i piedi agli apostoli. Qui è manifesto il momento in cui Gesù lava i piedi a Pietro, o comunque a un apostolo (e potrei essere io, o qualunque discepolo di Gesù). È significativo che il volto di Gesù si rifletta sui piedi dell’apostolo. Questo mi ri-7- vela come la bontà infinita del Padre che si è rivelata nel volto di Gesù si rivela oggi nel volto di Gesù riflesso nei piedi sporchi dell’apostolo. Natale è proprio questo: riconoscere che Dio è tanto grande nell’amore da incarnarsi in un piccolo bambino e oggi continua ad incarnarsi nel piccolo, nel povero chi ha bisogno di aiuto, nel peccatore che ha bisogno di perdono. Immedesimarsi in loro fino a vedervi riflesso il volto del Padre. Il dipinto di Sieger Koder ci aiuta a cogliere la bellezza e l’importanza della Confessione alla luce del mistero dell’incarnazione del Signore. Vediamo i particolari dell’icona. Un moto circolare avvolgere l’immagine come un caldo abbraccio: il catino avvolge i piedi. Il braccio avvolge il catino. Le spalle avvolgono le ginocchia. Pietro avvolge Gesù. Lo spazio oscuro e palpitante avvolge tutto. Ci sono tre vertici: il pane e il vino appena donati; i piedi logori per la missione; il volto di Gesù riflesso nell’acqua. Dio non ha altro volto che quello dell’amore. Dio non ha altro volto che quello del servizio. Lo scopre l’uomo che, finalmente, si lascia amare e, ancora incredulo, vede il volto di Dio ai suoi piedi. Uno sguardo intenso ricco e pieno di tenerezza passa tra i due: ciò che si rivela è una dimensione assolutamente imprevista che sorpassa ogni pensiero umano. I gesti sono talmente intensi e totalizzanti che non si vede il volto di Gesù, impegnato nell’offrire il servizio. - Pietro si china verso Gesù. La sua mano sinistra sembra opporsi al servizio: “Tu Signore vuoi lavare i piedi a me?”. La sua mano destra e la sua testa, in contrasto, si affidano a Gesù. - Gesù risponde a Pietro: “Quello che faccio tu ora non lo capisci ma lo capirai dopo”….la centralità della scena sta nell’incontro, nel saper vivere appieno l’esperienza. - Il volto di Pietro, rappresentante di tutti noi, è radioso perché ha accettato l’aiuto e ha saputo ritrovare la sua purezza. - Lo sguardo di Pietro è sui piedi di Gesù per indicarci che nell’esperienza che sta vivendo, intuisce una chiamata a offrire lo stesso servizio ad altri: “Vi ho dato un esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. -8- Don Mariano Lovato GIUBILEO, IL PAPA CONSEGNA LA BOLLA D’INDIZIONE Città del Vaticano - «Misericordiosi come il Padre». Dice tutto il motto scelto da Papa Francesco per l’Anno Santo della Misericordia e queste parole spiegano anche la scelta davvero nuova di un Giubileo Straordinario che verrà celebrato in tutte le diocesi e nei principali santuari del mondo, così che non ci sarà bisogno di recarsi a Roma per ottenerne i benefici spirituali. «La parola del perdono possa giungere a tutti e la chiamata a sperimentare la Misericordia non lasci nessuno indifferente. Faremo - scrive il Papa nella Bolla d’indizione l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica». «Questo - assicura il Papa nel documento letto solennemente questo pomeriggio nei pressi della Porta Santa di San Pietro - è il momento di cambiare vita di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso anche a crimini gravi è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni della dignità degli affetti della stessa vita». Gesù «pur combattendo il peccato non ha mai rifiutato nessun peccatore», ricorda Bergoglio che nel documento si rivolge direttamente «agli uomini e alle donne che appar-9- tengono a un gruppo criminale, qualunque sia: per il vostro bene vi chiedo di cambiare vita. Lo stesso invito giunga anche alle persone fautrici o complici di corruzione. Questa piaga putrefatta della società è un grave peccato che grida verso il Cielo». Nel testo il Pontefice mette in guardia «dalla terribile trappola di pensare che la vita dipende dal denaro e che di fronte ad esso tutto diventa privo di valore e dignità». «Questa, ammonisce, «è solo un’illusione». Per tutti i peccatori Francesco ha una parola di speranza: «Dio va oltre la giustizia con il perdono. Se Dio si fermasse alla giustizia sarebbe - spiega - come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola non basta». Per il Papa, «chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine ma l’inizio della conversione. Ciò non significa svalutare la giustizia ma Dio la ingloba in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è fondamento di una vera giustizia». Dunque l’apertura dell’Anno Santo a Roma sarà replicata nella terza domenica di Avvento anche nelle chiese locali. Il Papa esorta poi a cogliere l’Anno Santo Straordinario come un’occasione di rinnovato dialogo con l’ebraismo, Israele infatti ha ricevuto per primo la rivelazione sulla Misericordia, e con l’Islam, che invoca il Creatore come «Misericordioso e Clemente». «Questo Anno Giubilare vissuto nella Misericordia possa favorire - chiede - l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e discriminazione». Lo spirito di Papa Francesco e del «suo» Giubileo è quello del Concilio, tanto che nella Bolla cita le bellissime parole di Paolo VI nel discorso conclusivo del Conci- lio: «Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno». «Ho scelto la data dell’8 dicembre - spiega il Papa nel testo letto dal padre rogazionista Leonardo Sapienza, reggente della Casa Pontificia e protonotaro apostolico - perché è carica di significato per la storia della Chiesa. Aprirò infatti la porta Santa nel 50esimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento che ha cambiato la sua storia». I padri conciliari, ricorda, «avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un mondo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il momento di annunciare il Vangelo in un modo nuovo. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre». Nella Bolla d’indizione del Giubileo Straordinario, intitolata «Misericordiae Vultus», Francesco annuncia la sua intenzione di inviare i Missionari della Misericordia. Soprattutto in Quaresima, sottolinea, «saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa» . Darò loro, rivela, «anche l’autorità di perdonare i peccati riservati alla Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del mandato. Si faranno artefici presso di tutti di un incontro carico di umanità. Chiedo ai confratelli vescovi di accogliere questi Missionari perché siano predicatori convincenti della misericordia. Si organizzino nelle diocesi della missione al popolo». Le chiese locali saranno protagoniste del Giubileo di Francesco che nel documento stabilisce che «sarà celebrato a Roma così come nelle Chiese particolari quale segno - 10 - visibile della comunione di tutta la Chiesa». «Il pellegrinaggio - spiega nel documento è un segno particolare dell’Anno Santo perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. L’essere umano è “viator”. Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo ognuno dovrà compiere secondo le proprie forze un pellegrinaggio» che sarà «segno del fatto che anche la misericordia è una meta». «L’Anno Santo dovrà mantenere vivo il desiderio di saper cogliere i tanti segni della tenerezza che Dio offre al mondo intero e soprattutto a quanti sono nella sofferenza, sono soli e abbandonati, e anche senza speranza di essere perdonati e di sentirsi amati dal Padre», ha raccomandato il Papa nell’omelia pronunciata in San Pietro dopo la lettura della Bolla rilevando che oggi «la pace, soprattutto in queste settimane, permane come il desiderio di tante popolazioni che subiscono la violenza inaudita della discriminazione e della morte, solo perché portano il nome cristiano». «La nostra preghiera - ha aggiunto Bergoglio - si fa ancora più intensa e diventa un grido di aiuto al Padre ricco di misericordia, perché sostenga la fede di tanti fratelli e sorelle che sono nel dolore, mentre chiediamo di convertire i nostri cuori per passare dall’indifferenza alla compassione». «Ecco ha spiegato infine - perché il Giubileo: perché questo è il tempo della misericordia. È il tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti la via del perdono e della riconciliazione». «Questo - ha concluso - non è il tempo per la distrazione, ma al contrario per rimanere vigili e risvegliare in noi la capacità di guardare all’essenziale. È il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre». Nicodemo Gasparotto - 11 - COME VIVERE IN PIENEZZA L’ANNO GIUBILARE La lettera pastorale del Vescovo Beniamino Pizziol, inviata alla Diocesi in occasione dell’inizio del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Di seguito riportiamo quanto il mensile “Collegamento Pastorale”, del 1° Settembre 2015, nel suo Numero Speciale, precisa per quanto riguarda la “celebrazione della misericordia” in questo A nno Santo. Per quanto riguarda l’apertura della Porta Santa e il pellegrinaggio, precisa quanto segue… Ai fratelli e sorelle della Chiesa di Dio che è in Vicenza ai consacrati e consacrate ai preti e diaconi che la servono. Mi rivolgo a voi care sorelle e cari fratelli in Cristo e, attraverso voi, desidero raggiungere anche le donne e gli uomini che abitano il territorio della nostra Diocesi. Questo messaggio accolto con gioia e cordialità può enCome gli anni scorsi, all’inizio del mese di trare nel tessuto dell’esperienza quotidiana settembre, mi rivolgo a voi con una lettera e offrire una parola di speranza e di fiducia che intende incoraggiare e sostenere il cam- anche a coloro che non partecipano più alla mino della nostra Chiesa e promuovere un vita della comunità cristiana, mediante un confronto che aiuti ciascun fedele e ciascuna dialogo aperto e costruttivo. comunità a rinnovare la vita ordinaria e le iniziative pastorali alla luce del vangelo che ci chiama a convertirci e camminare con spirito nuovo. - 12 - dia, infatti, non è una “colorazione” della pastorale, ma è la sintesi della fede cristiana (MV n.1), è il nome impronunciabile di Dio, fuoco che non si consuma «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,9), è generosità infinita e perdono. Siamo chiamati ad essere misericordiosi perché siamo stati perdonati (Mt 9,13). Mons. Beniamino Pizziol, Vescovo di Vicenza PREMESSA Accogliendo l’invito di Papa Francesco dedicheremo l’anno pastorale al tema della Misericordia. Un tema particolarmente significativo nel tempo che stiamo vivendo caratterizzato da tante incomprensioni e divisioni, che in alcune situazioni si trasformano in gesti di violenza e in strutture di ingiustizia. Scrive Papa Francesco: «Ci sono momenti nei quali, in modo ancora più forte, siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti» (MV n.3). Sono convinto che la misericordia possa rappresentare il nostro contributo per un mondo più umano e fraterno, più giusto e pacifico da edificare insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: ed è su questo aspetto che maggiormente desidero soffermarmi nella presente lettera. La misericor- Non mi stancherò mai di ribadire che l’alveo dentro il quale dobbiamo far scorrere la proposta pastorale è l’anno liturgico perché nell’incontro con il mistero di Cristo troviamo la forza dell’amore e della testimonianza. Così è importante trovare un rapporto equilibrato tra pastorale ordinaria e pastorale degli eventi che non mancheranno in un anno giubilare come quello che ci aspetta, a partire dal prossimo 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione. Se la comunità è il luogo in cui veniamo generati e rigenerati nella fede siamo anche chiamati a un radicamento capillare nel territorio. Nessuna pastorale può essere fatta a tavolino e per se stessa: a voi il compito di tradurre, in una concreta azione pastorale aperta al mondo, i pensieri e i suggerimenti contenuti in questa lettera. Voglio iniziare questo mio dialogo con voi a partire da alcuni interrogativi che sento urgenti, sia a livello personale che a livello comunitario: • Che significato ha la misericordia di Dio nella mia vita e nelle mie relazioni personali? • Come viviamo la misericordia nelle comunità ecclesiali? • Come testimoniamo la misericordia di Dio nel dialogo con i fratelli delle altre confessioni cristiane (ecumenismo) e con i fratelli di altre fedi religiose (dialogo interreligioso)? • Come esercitiamo la misericordia nelle relazioni con la comunità civile? - 13 - Facciamo nostra questa preghiera: Ti ringraziamo, Signore, perché ci chiami in questo anno giubilare della misericordia alla riflessione, alla meditazione e alla testimonianza: fa’ che non sprechiamo, ma affrontiamo con entusiasmo ogni giorno che ci doni di vivere alla tua presenza misericordiosa. Tu sei in mezzo a noi Signore: tu sei qui per sostenerci, per confortarci con la tua infinita misericordia. Ti lodiamo, ti benediciamo e ti glorifichiamo per la tua gloria immensa. UNA COMUNITÀ DI FRATELLI Papa Francesco nella Bolla d’indizione del Giubileo ha scritto: «Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace» (MV n.2). Tutta la Storia della Salvezza è narrazione della misericordia divina, e in modo particolare Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Per lasciarci illuminare sul tema della misericordia ho scelto come icona biblica la parabola del servo spietato. Siamo all’interno del discorso sulla comunità dei discepoli nel capitolo diciotto del vangelo di Matteo in cui si parla della correzione fraterna e della necessità di perdonare. Ascoltiamo per intero la pericope evangelica. 21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. 23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. 31Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.35 Così anche il Padre celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello (Mt 18, 21-35). “Se mio fratello pecca contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?” È la domanda che Pietro rivolge a Gesù dopo aver ascoltato l’insegnamento del Maestro sulla correzione fraterna e la necessità di perdonare. Ma Gesù risponde: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”, che vuol dire sempre. Immaginiamo lo stupore di Pietro che credeva di aver mostrato una disponibilità esagerata al perdono dicendo “fino a sette volte”. E forse, proprio per questo, Gesù racconta la parabola del servo spietato: vuole rendere ragione della sua dichiarazione sulla necessità di perdonare sempre. Vediamo alcuni aspetti del racconto.1 La somma di diecimila talenti è astronomica: un talento vale all’incirca diecimila denari, sicché die- - 14 - cimila talenti farebbero circa cento milioni di denari (dove un denaro sta per una paga media giornaliera). È una cifra esorbitante e acquista un valore ancora più estremo se paragonata al debito dell’altro servo di cento denari. Eppure tale cifra enorme viene condonata dal re. Questa realtà di grande generosità è ribaltata da ciò che segue. Il servo condonato trova subito dopo un altro servo, uguale a lui, che gli doveva cento denari: una cifra non piccola ma certamente risarcibile, si tratta di cento giornate di lavoro. La prigione in cui viene messo il servo è un’azione esagerata per quel debito. Gli altri compagni, che assistono alla scena, sono molto rattristati dell’accaduto, potremmo dire molto indignati. Lo vanno a raccontare al re la cui risposta è tanto severa quanto era stata prima generosa. In entrambi i casi troviamo l’espressione “mosso a”: “mosso a compassione” e “mosso all’ira”. Il Signore è compassionevole ma è anche esigente, e la sua esigenza è precisamente la misericordia. L’ira di Dio è l’altra faccia della sua misericordia, quella che si rivela a chi, pur essendo già stato beneficiario della sua misericordia, ancora non la capisce, non la vive, non la pratica verso gli altri. Il senso della parabola è dunque la misericordia di Dio che fonda la possibilità stessa del perdono fraterno. Ecco la risposta di Gesù a Pietro: si può perdonare sempre agli altri solo nella gioiosa coscienza di aver ricevuto da Dio un perdono immensamente più grande delle colpe del proprio fratello. E, inversamente, si può chiedere perdono al Signore solo nella misura in cui si è disposti a perdonare ai nostri fratelli. Al cuore di questo vangelo abbiamo il perdono, espressione dell’infinita generosità (misericordia) del Padre, strettamente correlato ad alcuni altri temi. 1 Cfr. Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Edizioni Qiqajon, Magnano 1995, pp. 328332. - 15 - La Fraternità. Vivere la fraternità è una esperienza stupenda e faticosa insieme, perché la comunità, luogo di condivisione e di comunione è tuttavia luogo di scoperta dei nostri limiti. Quando si vive da soli ci si può anche illudere di essere capaci di amare, ma vivendo insieme ci si rende conto di quanto sia faticoso l’amore, di come siano frequenti le incomprensioni e le divisioni a causa dei nostri limiti e dei nostri peccati. La fraternità non si fonda sulla pretesa della perfezione, ma si confronta con la fragilità e il peccato. Così il perdono fraterno è il frutto del lasciarsi completamente avvolgere dall’azione misericordiosa di Dio: «Non bisognava che anche tu avessi compassione del tuo compagno come anch’io ho avuto compassione di te?» Il fondamento del mio rapporto con l’altro è l’imitazione del rapporto che Dio ha con me. Osserviamo nel racconto della parabola come siano i servi ad accorgersi del comportamento incoerente del primo servo verso il secondo, che non offre la misericordia che lui invece ha potuto godere perché non riesce a vedere se stesso nell’altro. Questa incapacità di identificarci nell’altro è spesso causa di tanti comportamenti spietati a cui assistiamo indifferenti quotidianamente. Come avviare un processo di superamento delle ingiustizie che offendono profondamente la dignità delle persone e rendono retorica la nostra fraternità? Il Male e il Peccato. La comunità è chiamata a saper riconoscere le implicanze della forza del male e dell’ingiustizia che creano continuamente divisione e odio e contrastano il cammino della misericordia e del perdono rendendolo ad un - 16 - tempo il caso serio e rischioso dell’esperienza umana e cristiana. Il peccato dunque va riconosciuto e condannato e il perdono non nega la realtà del male ma la affronta. Pertanto se nel perdono si celebra il trionfo dell’amore gratuito e incondizionato di Dio, non vuol dire che questo non avvenga attraverso una testimonianza impegnativa e drammatica fino al dono della vita. Se diciamo che l’amore che non perdona non è amore, dobbiamo anche comprenderne e assumerne con responsabilità le conseguenze. “La vita fraterna è la rivelazione delle tenebre che sono in noi” ha scritto Jean Vanier, definendo poi la comunità “il luogo della festa e del perdono”.2 Ne consegue che parlare al mondo di perdono vuol dire poi assumere fino in fondo l’impegno di una coerente testimonianza, a partire dal sapere concretamente “far festa con” e “perdonare” nelle nostre relazioni ecclesiali, civili, sociali, ecc. 2 Jean Vanier, La comunità luogo della festa e del perdono, Jaca Book, Milano 1980.i e io». Rm 1,12. La Giustizia. La parabola presenta un regno dei cieli che, a una lettura superficiale, sembra molto vicino a una pura contabilità. È spesso quello che ci aspettiamo dalla nostra idea di Dio e dal rapporto con lui. Ma poi Dio si comporta come il re della parabola e non riusciamo a capirlo. La cifra di diecimila talenti è una cifra enorme, un debito che non potrebbe essere pagato nemmeno con la vita. Quali sentimenti, ci possiamo chiedere, albergano nel cuore di una persona che ha un debito così grande? Smarrimento, sconforto, disperazione... Abbiamo visto persone togliersi la vita per il peso dei debiti che a volte sono espressione di un fallimento di un progetto di vita. Il re coglie questa disperazione e prova compassione, ciò che il primo servo non sa fare verso il secondo pur essendo come lui: un servo. C’è una immensa differenza tra la giustizia divina e quella umana, perché hanno due punti di vista differenti: il re considera il peso esistenziale del debito e prova compassione, mentre il servo considera il valore dei soldi che non hanno cuore. La giustizia del Figlio, che introduce nel Regno del Padre, non è quella che ristabilisce secondo la regola del “chi sbaglia paga”. È una giustizia superiore, propria di chi ama, e che si sente in debito verso tutti: all’avversario deve la riconciliazione, al piccolo l’accoglienza, allo smarrito la ricerca, al colpevole la correzione, al debitore il condono. La disparità della giustizia divina, è data dalla misericordia: dono e perdono. San Paolo direbbe che alla giustizia della legge che uccide, succede quella dello Spirito che dà la vita (Cfr. 2Cor 3,6). Le colpe altrui nei miei confronti mi permettono di perdonare come sono perdonato: mi fanno figlio perfetto come il Padre (2Cor 5,43-48). La misericordia di Dio è come un fiume in piena che non può essere arginato. Il primo a essere travolto da questa generosità è colui che si pone come argine. La misericordia di Dio non conosce argini o confini e ad esserne travolto anziché guarito è il primo servo che ne ferma il flusso travolgente. - 17 - GIUBILEO O ANNO SANTO SIGNIFICATO STORIA SIMBOLI STRUMENTI Origine e significato della parola La maggior parte degli studiosi è concorde nel ritenere che la parola giubileo derivi dal vocabolo ebraico jobel che significa corno di montone. Questo corno veniva suonato per annunciare una solenne festa del popolo ebraico. Altri fanno derivare questo termine dalla parola ebraica jobil ( ritorno ai valori delle origini, conversione) oppure dalla parola ebraica jobal ( remissione dei peccati). Transitato nella lingua latina come jubileum (gioia), oggi, nel mondo cristiano, sta ad indicare la dimensione gioiosa di un anno speciale carico di grazia e di sacralità. Come si è proposto e si propone nella storia Nella tradizione ebraica il giubileo nasce come un anno particolare ( annunciato con il suono del corno) nel quale non si doveva lavorare ma vivere dei frutti spontanei della terra, nel quale si doveva dar corso alla liberazione dalla schiavitù per debiti, nel quale le terre confiscate tornavano al vecchio proprietario, nel quale si doveva restituire l’uguaglianza e la pari dignità a tutti i figli d’Israele. Nella tradizione cattolica, che riprende e rimodula la consuetudine ebraica, l ‘anno giubilare è l’anno della remissione dei peccati, è l’anno della riconciliazione tra oppositori, è l’anno della conversione e della penitenza sacramentale e, conseguentemente, di un rinnovato e consapevole impegno a vivere intensamente l’annuncio del Vangelo. La Chiesa cattolica ha iniziato la indizione e celebrazione dell’Anno Santo o Giubileo con papa Bonifacio VIII nel 1300 prevedendo un anno giubilare ogni cento anni poi ridotti a cinquanta, finchè nel 1475 questa cadenza cambia : non più ogni cinquanta anni ma ogni venticinque per permettere ad ogni generazione di partecipare ad almeno un Giubileo. Sino ad oggi ( compreso quello epocale del 2000 ) gli Anni Santi ordinari sono stati 26 : ce ne sono stati anche altri ( a partire dal XVI secolo ) definiti “ straordinari” perché legati ad eventi di particolare importanza : ne sono esempi gli anni santi legati alla Redenzione : quello del 1933 indetto da Pio XI per il suo 19° centenario e quello del 1983 indetto da Giovanni Paolo II per celebrarne i 1950 anni. Il Giubileo oggi, ovvero il Giubileo della Divina Misericordia ( 8 dicembre 2015 – 20 - 18 - novembre 2016) Perché proprio della misericordia? Perché, come è stato scritto, mai, come in questo nostro tempo, la Chiesa “ ...è chiamata ad annunciare il mistero dell’infinita, eterna, inesauribile Misericordia del Signore... facendosi ospedale da campo dove offrire alle ferite del mondo la medicina della tenerezza misericordiosa. Lo stesso papa Francesco scrive “ ...la Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. Essa sa che il suo primo compito, soprattutto in un momento come il nostro , colmo di grandi speranze e di forti contraddizioni, è quello di introdurre tutti nel grande mistero della misericordia di Dio, contemplando il volto di Cristo”. Segni, strumenti ed obiettivi : Apertura della Porta Santa : che avviene, anzitutto, nella basilica di San Pietro in Roma alla quale seguel’apertura della porta santa nelle altre tre basiliche romane : di San Giovanni in Laterano, di San Paolo fuori le mura e di Santa Maria Maggiore. Saranno aperte anche le porte dei Santuari presenti in ogni Diocesi del mondo. Nel vicentino i santuari interessati sono : la basilica di Monte Berico, la Pieve di Chiampo, il santuario di Scaldaferro e, naturalmente, la Cattedrale di Vicenza; Le letture per le domeniche del tempo ordinario : saranno prese, nell’anno santo, dal Vangelo di Luca chiamato l’evangelista della misericordia; L’indulgenza ovvero il perdono generale capace di liberarci da ogni condizionamento, da ogni contraddizione e da ogni impronta negativa rinnovando la nostra relazione d’amore con Dio e il prossimo; Il pellegrinaggio che porterà ad attraversare le porte sante nei luoghi prefissati a Roma e nei santuari presenti nelle diverse Diocesi come pellegrini avviati alla riconciliazione; Un particolare progetto di carattere ecumenico, rivolto soprattutto all’Ebraismo e all’Islamismo, è stato preannunciato da papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia “ ...Israele per primo ha ricevuto questa rivelazione ( della misericordia) che permane nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile da offrire all’intera comunità. L’Islam, tra i nomi attribuiti al Creatore pone quello di Misericordioso e Clemente , e questa invocazione è spesso sulle labbra dei fedeli mussulmani. Possa quest’anno giubilare favorire l’incontro con queste religioni e con altre nobili tradizioni religiose; Una giornata chiamata “ Giubileo dei Carcerati” , da celebrarsi il 6 novembre 2016 non solo nelle singole case circondariali ma anche a Roma : anche questo è nei propositi del papa., ma non solo, Come scrive mons. Fisichella ( incaricato della organizzazione dell’anno giubilare) “...papa Francesco compirà alcuni segni raggiungendo alcune periferie esistenziali per dare testimonianza della vicinanza e della attenzione ai poveri e agli emarginati”. A noi non resta che vivere con responsabilità e gioia questa occasione irripetibile muovendo da un esame approfondito della nostra vita di battezzati ( che cosa sto facendo della mia vita ?; se mi dico cristiano lo sono nei fatti?; gli altri chi sono per me?; sono capace di un pentimento sincero sapendo che ognuno di noi ha di che pentirsi? Solo così potrò vivere bene l’anno santo sapendo che “ la gioia di ogni Giubileo è in particolar modo la gioia per la remissione delle colpe ed è la gioia della conversione”. - 19 - Egidio Motterle APPUNTI SULLE COSE D’ARTE DEL DUOMO Due dipinti su tela in capitelli - 20 - E DI ALTRE CHIESE DELLA PARROCCHIA votivi della parrocchia Sacra Famiglia di San Rocco - 21 - Nella Valle del Chiampo la tradizione di dipingere immagini sacre, non solo sulle parete interne delle abitazioni ma anche in facciata, era un tempo molto diffusa. Ora non restano che lacerti, visibili soltanto su qualche vecchia abitazione o in capitelli votivi delle contrade dell’Alta Valle. Ad Arzignano personalmente ne ricordo soltanto due, entrambi nella zona di Pugnello: il primo, un bel Sant’Antonio, di cui conservo una immagine fotografica, che è andato completamente distrutto, mentre l’altro, una raffigurazione della Madonna - forse ancora, seppur fatiscente, sopravvive in Via Monte di Pena Bassa. Con buona frequenza si possono invece ancora incontrare nicchie con immagini scultoree, mentre del tutto rare sono sempre state quelle che presentavano immagini dipinte su tela. Anche di queste, ne conosco ancora due: una più antica, della fine dell’Ottocento ed una recentissima che, quindi, rinnova un’usanza ormai scomparsa. Un vecchio capitello a San Rocco Il primo dipinto su tela, al quale ho fatto riferimento, raffigura la Sacra Famiglia ed è quindi un soggetto che si intona a questo periodo natalizio. Fino ad una trentina d’anni fa, si trovava in un incavo del muro di recinzione di casa Bussarello, nota anche come ‘Casa del ghiaccio’, perché all’interno ospitava la fabbrica del ghiaccio che serviva tutta Arzignano. L’immagine sacra era protetta da un vetro ed anche da una tenda ed era illuminata, come allora si usava per i capitelli votivi, da una debolissima lampadina. Quando quella bella abitazione passò ai Vergolani, il dipinto fu ritirato anche perché vi era il progetto, più tardi realizzato, di ridurre l’edificio per allargare la strada che in quel punto presentava una strettoia ed uno spuntone, mal visti dai patiti della velocità. La proprietaria aderì volentieri all’invito fattole di donare il quadro alla Parrocchia di Ognissanti e fu posta la condizione che rimanesse nelle vicinanze: la sede più idonea sembrò la chiesa di San Rocco, dove appunto oggi si trova, appeso alla parete di fondo. Il parroco don Angelo Bonente, accettando la donazione, si assunse anche l’onere di un intervento di pulizia del dipinto. In quella occasione ebbi modo di annotare che sulla parte retrostante del telaio era ancora adesa una vecchia etichetta delle Regie Ferrovie dello Stato che documentava il viaggio del collo da Verona ad Altavilla vicentina e il nominativo di Lorenzo Rizzi quale destinatario. Purtroppo il telaio fu improvvidamente sostituito nel corso del restauro e così la piccola ma preziosa annotazione è andata perduta. Peraltro l’assegnazione della Sacra Famiglia al Rizzi è molto plausibile anche per motivi stilistici. Di questo artista, abbastanza attivo in Arzignano, abbiamo già parlato come autore del completamento del trittico del Duomo(1). Ricordiamo comunque che nasce nel 1830, trasferendosi poi da Udine a Verona, dove nel 1857 sposa Maria Penso. Ad Arzignano viene chiamato dalla Fabbriceria di Ognissanti nel 1885. Successivamente nel 1887 il parroco di San Zeno, don Francesco Verza “d’accordo con i suoi fedeli” gli affida l’esecuzione del tondo con la Gloria del Santo patrono. Esegue anche l’affresco (ormai consunto) della nicchia posta sopra la porta laterale della chiesa di San Rocco, dove si intravvede il grande taumaturgo che assiste un appestato e sullo sfondo il panorama di Arzignano con il Castello e Santa Maria delle Grazie. Un altro suo quadro che si conserva sopra l’organo della parrocchiale di Altissimo, raffigura Santa Cecilia ed è firmato e datato 1890. In questo lustro temporale, dal 1885 al 1890, si deve quindi attribuirgli l’esecuzione di questa bella immagine della Sacra Famiglia, ora ricordata. Una tradizione rinnovata in Via Crocetta La nicchia, con dipinta all’interno un’immagine sacra, era coeva all’edificio molto antico che segnava la svolta della Via Crocetta verso Campo Marzio. Oggi la strada - 22 - (intitolata ad Antonio Giuriolo) tira diritto verso Via dei Mille. Ma non è la sola variazione del sito, perché tutto il contesto di abitazioni è stato modificato e modernizzato, compresa ovviamente la vecchia casupola ormai fatiscente come l’immagine devozionale divenuta pressoché illeggibile. Per quanto si potesse individuare che doveva trattarsi di una piccola rappresentazione dell’Annunciazione. Rimarrà invece, forse per sempre, un piccolo mistero toponomastico per quale motivo l’antica via, in dolce discesa, sia sempre stata indicata nei documenti, anche molto antichi, come ‘Crocetta’, scritta proprio così, in lingua italiana e non come ‘croseta’ o ‘crosara’, che rimangono località indicanti un incrocio di strade. Forse la nicchia anticamente ospitava una Croce scolpita o era protetta da una Croce in ferro? La famiglia del prof. Nicodemo Gasparotto, divenuta proprietaria del nuovo edificio di abitazione, ha voluto mantenere il segno devozionale rappresentato dalla nicchia che però per qualche tempo è rimasta vuota in attesa di individuare un artista gradito e valido per eseguire la rinnovata immagine. L’opportunità è maturata ad inizio del 2015(2) con la scelta del pittore Giorgio Scarato, artista di chiara fama, anche internazionale, come si può apprendere dal sito personale presente su Internet, ricco di notizie ed anche di immagini. Nativo di San Bonifacio ha conseguito la maturità presso il Liceo artistico di Bologna nel 1962, spostandosi quindi a Milano ed in altre sedi per acquisire esperienze e conoscenze nel mondo dell’arte, nel contempo frequentando anche la facoltà di architettura di Venezia e il corso di scenografia presso l’Accademia di Brera. E’ stato poi docente presso la scuola di Zimella per molti anni, aprendo nel frattempo uno studio personale dapprima a Cologna Veneta e quindi acquisendo una singolare e prestigiosa sede di lavoro nell’antica chiesa sconsacrata di Pressana, in precedenza ridotta a laboratorio di falegnameria Ha partecipato a numerose esposizioni d’arte sia in Italia che all’estero ottenendo riconoscimenti e premi. Ha lavorato molto come illustratore di libri e pubblicazioni varie: famosa è la sua illustrazione del volume delle “Avventure di Robinson Crosuè”, edito da Mondadori e i premiati lavori su Pinocchio. Nello specifico del dipinto dell’Annunciazione, si può osservare che la Vergine, delineata con un’impronta classica (anche belliniana), ha un atteggiamento silenzioso e riservato in ascolto del messaggio che l’Angelo le sussurra piano. I colori, stesi a volte quasi si voglia ricordare un dipinto in affresco, compresi tra il blu del manto e le variazioni dei gialli e dell’ocra dell’Angelo, rischiarano come un tempo quel piccolo angolo di muro e lo impreziosiscono. Il capitello verrà ufficialmente inaugurato e benedetto dal parroco don Mariano il giorno di marzo che ricorda il mistero dell’Annunciazione. Antonio Lora Una rarissima immagine dell’antica nicchia. Si riconosce a sinistra la figurina in veste azzurra della Vergine che ascolta il messaggio dell’Angelo. Questa ridipintura appare ottocentesca. Infatti è anche evidente un sottostante strato dipinto in affresco molto più antico che, probabilmente, raffigurava la stessa scena. Anche i lati della nicchia erano dipinti. - 23 - NOTE 1. Per qualche notizia in più su questo pittore si legga: LORA A., Un’utile testimonianza sul pittore Lorenzo Rizzi, ‘Corriere Vicentino’, n. 7, luglio 2.000. 2. Questo il testo del contratto esecutivo dai committenti. “ANNUNCIAZIONE NICCHIA FAM. GASPAROTTO IN VIA GIURIOLO, 22 In data 13.4.2015, Maria Ziliotto e Nicodemo Gasparotto, visionata la bozza del quadro, presso il pittore Scarato, confermano il mandato all’esecuzione dell’opera, “L’ANNUNCIAZIONE ALLA VERGINE MARIA DA PARTE DELL’ANGELO”, al pittore Giorgio Scarato di Pressana (VR), da posizionare nella nicchia collocata nella propria casa all’angolo di Via Crocetta, 1 con Via G. Giuriolo, 22 ad Arzignano (VI). L’annunciazione viene presentata come un incontro ravvicinato fra la Madonna e l’Angelo che, quasi confidenzialmente, Le annuncia la sua maternità. Maria accoglie l’annuncio con trepidazione e con un atteggiamento di riservatezza. Dalla finestra che dà sul paesaggio retrostante alla scena, appare lo S.S. che illumina della sua sapienza divina l’opera di Dio. L’opera viene consegnata in data 18 Maggio 2015 e viene posizionata nell’apposita nicchia.” Bozzetto della Nicchia di Crocetta - 24 - Nicchia di Crocetta - 25 - NELL’ANNO DEL GIUBILEO UN ABBRACCIO DALLA PARROCCHIA OGNISSANTI DI ARZIGNANO Santo Natale 2015 mente difficile per la sua famiglia. Poi ha conCari amici di “Cara Arzignano”, mi unisco a coloro che partecipano alla stesura di questo bollettino parrocchiale per inviarvi un pensiero speciale di auguri e di affetto nell’imminenza del Santo natale. Volevo comunicarvi un notizia di vecchia data del 2014. Parlo della nostra amica e “direttrice” del libretto che vi ha sempre informato sugli avvenimenti della nostra Città e che ha mantenuto con voi un bel rapporto di amicizia. Mi riferisco, in particolare, a Bruna Petucco Zorzanello che ha lavorato per ben 25 anni in canonica, dove ha profuso tutta la sua capacità di cuoca, donna delle pulizie, ma soprattutto è stata attenta all’accoglienza e all’informazione. Quando chiedevi chiarimenti su alcuni argomenti, su alcune attività parrocchiali, era sempre informata. Era bello andare in canonica e trovarla. Aveva iniziato la sua attività con Don Angelo Bonente, in un momento economica- tinuato con grande passione e competenza. Non so se qualcuno ricorda, ma i suoi genitori Petucco gestivano un piccolo bar al mattarello. Perciò Bruna aveva sempre respirato aria di “Mattarello”. E’ stata un dono per la nostra parrocchia. Alla fine di ottobre mi ricordava: “Comincia a preparare l’articolo per i nostri migranti”. Poi piano piano coinvolgeva anche altri autori di articoli ed informazioni sul nostro territorio, appunto “Cara Arzignano”. Ora è in pensione……si sa….. gli anni passano. Non possiamo non dirle il nostro grazie per quello che ha saputo dare sempre generosamente. Ora la vedo in compagnia del suo “Luciano” a Messa e qualche volta anche a passeggio. Lo ha meritato. Vi mando, con queste righe, anche il suo saluto e augurio di ogni bene accompagnati da un fraterno BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO 2016!!! - 26 - Mariarosa Scolari LE PARABOLE DELLA MISERICORDIA Non possiamo fare un cammino di ricerca del Gesù storico senza porre l’attenzione su quello che gli studiosi d’oggi considerano un elemento essenziale della missione del Maestro di Nazareth: il carattere sapienziale del suo insegnamento. Ed è proprio in questo ambito, che ora poniamo l’accento, considerando in particolare le parabole della misericordia. In questa nostra ricerca vedremo innanzitutto il messaggio di Gesù contenuto in queste parabole. Poi cercheremo di verificare la loro storicità e, infine, trarremo le somme verificando ciò che queste parabole ci dicono di Gesù e della sua identità. Le parabole in questione sono: la pecorella smarrita, la dramma ritrovata ed il figliuol prodigo. Ma prima di prestare attenzione a questi testi, è importante inquadrare la cornice storico-sociale, cioè il tipo di uditorio a cui è rivolto il messaggio delle tre parabole di Luca. E’ la folla di Galilea, quella composta da ogni tipo di persone, soprattutto la gente semplice ed umile. C’è anche l’élite della società ebraica: Gli scribi ed i farisei. Infine ci sono, in mezzo agli altri, due categorie di persone associate sempre nella condanna del mondo religioso: i pubblicani ed i peccatori: «Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, - 27 - chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte»”(Lc 15,1-10). Un pastore s’avvede di aver lasciato per strada una delle cento pecore. E allora lascia le 99 per andare alla ricerca della pecorella smarrita. E una volta ritrovata corre dai suoi amici per dare la buona notizia. Al termine di questo brano Gesù conclude: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”. La seconda parabola narra della donna che custodisce gelosamente il suo patrimonio di denaro (dieci dramme). S’avvede di aver smarrito una dramma e subito si mette a cercarla, rovistando per tutta la casa. E quando la trova invita le amiche a rallegrarsi con lei. Anche qui c’è il commento conclusivo di Gesù: Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte»(Lc 15,1-10). Ed ecco la terza parabola, la più rappresentativa delle tre: «Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella - 28 - regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E‘ tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»»(Lc 15,12-28). Mentre nelle parabole precedenti i protagonisti sono il buon pastore e la donna di casa, qui, invece, è il Padre. Appare chiaro come Gesù si rivolga ai due gruppi che sono presenti in questo momento della sua predicazione: i peccatori, che individua nel figlio perduto e poi ritrovato, ed i farisei che identifica nel primo figlio, quello che non ha abbandonato il Padre. Nell’insegnamento di Gesù, anche se il figlio è peccatore, il Padre non lo ha dimenticato e quando è ancora lontano il padre lo vede e commosso gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia. Gesù identifica il fratello maggiore negli scribi e farisei, coloro cioè che si considerano fedeli alla Torah, eppure hanno smarrito il volto stesso di Dio e “al suo posto se ne - 29 - hanno costruito uno senza volto e senza cuore, esattore scrupoloso, e, proprio per questo, impietoso di quanto gli deve ogni uomo. Un Dio simile rende atei gli uomini. Ma il Dio di Gesù è diverso: è vero Dio, cioè Padre”(Antonio Fanuli, Le parabole della misericordia, in Storia di Gesù, 3° vol. Ed. Rizzoli, 836). L’abbraccio del Padre significa, per il Figlio ritrovato, la restituzione dell’antica dignità perduta, la riammissione al posto d’onore della famiglia, l’intimità familiare. L’amore ed il perdono del Padre vuol dire proprio questo: l’amore di Dio non conosce confini, ma si china misericordioso sull’uomo e sull’uomo peccatore. E’ qui il cuore della rivelazione, il centro di quel messaggio di salvezza che Gesù annunzia, non solo agli scribi, ai farisei e ad ogni pio israelita; ma soprattutto ai pubblicani ed ai peccatori, alle meretrici ed a tutti coloro che si sentono “lontani” dallo sguardo Amoroso di Dio (Cfr. Donato Calabrese, Il rosario delle beatitudini, Beati i misericordiosi, Ed. Paoline). Costatata, allora, la sublimità di questo messaggio, ci chiediamo ora se esso ha un suo fondamento storico e cosa ci dice a riguardo di Gesù. Due delle tre parabole della misericordia, la dramma ritrovata ed il figliuol prodigo, sono riportate solo nel vangelo di Luca, mentre quella della pecorella smarrita è menzionata, seppur con delle piccole variazioni, anche nel Vangelo di Matteo. E’ chiaro che in questi racconti c’è un primo fondamento storico evidenziato dal fatto che il messaggio - 30 - annunciato, quello di un Dio che va in cerca del peccatore, seppur presente nell’Antico Testamento (Cfr. Sal 103, 8-18; 130,3-4; Ger 31,20; Ez 18,21-23; 33,11; cfr. Is 55,7 ed altri ancora. Cfr. A Sisti, Misericordia, Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Ed. Paoline, 981) è estraneo all’ambiente giudaico del tempo di Gesù. Quindi abbiamo un primo indizio in quanto “si possono considerare come appartenenti a Gesù quelle parole o quei fatti che non si possono attribuire né al pensiero, né alle abitudini, né alle tendenze dell’ambiente ebraico” (Cfr. Conzelmann, Jesus, in 3/RGG III, 623, in Pius-Ramon Tragan, La preistoria dei vangeli, tradizione cristiana primitiva. Ed. Servitium, 87). Anzi nel mondo sociale e religioso degli ebrei i pubblicani “sono odiati dal popolo e considerati alla stessa stregua dei peccatori e delle prostitute (Cfr. pubblicano, in Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo Biblico, Ed. Massimo, 616). C’è un’altra testimonianza a favore della storicità delle parabole della misericordia, specialmente di quella della pecorella smarrita. La testimonianza proviene da una fonte molto considerata dagli studiosi contemporanei: il Vangelo apocrifo di Tommaso, una collezione di detti sapienziali di Gesù, un testo molto antico giunto a noi in copto ma, originariamente di lingua siriaca. Secondo Pius-Ramon Tragan, l’origine della raccolta di lógia, detti di Gesù, contenuta in questo Vangelo va ricercata nella predicazione degli itineranti galilei, coloro cioè che iniziarono a trasmettere l’insegnamento del Nazareno dopo la sua scomparsa dall’area geografica in cui egli era ben conosciuto (Pius-Ramon Tragan, La preistoria dei vangeli, tradizione cristiana primitiva. Ed. Servitium, 172). Ed è proprio il Vangelo di Tommaso a contenere tra le altre parabole, quella della pecorella smarrita. Non solo, ma anche in un altro testo antico apo- crifo, chiamato il Vangelo della verità, troviamo presente la medesima parabola della pecorella smarrita (Cfr. Emilio Rasco, Evoluzione nella tradizione: un esempio, in Storia di Gesù, vol. 3, Ed. Rizzoli, 832). Quindi, a parte i limiti, per due parabole, della sola attestazione di Luca, controbilanciati peraltro dallo spirito di ricerca storica indicato dallo stesso evangelista quando nel prologo sostiene chiaramente di aver fatto ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi (Lc 1,3), possiamo ben pensare che queste parabole della misericordia abbiano un solido fondamento storico, comprovato soprattutto dal fatto che la premura di Gesù verso i peccatori è un atteggiamento originale del Gesù storico, specialmente nella sua qualità di Rabbi, di Maestro. Inoltre, il fatto che la parabola della pecorella smarrita sia attestata da Matteo (Mt 18,1214) e Luca (Lc 15, 4-7), dimostra che quasi certamente i due vangeli sono partiti da una fonte comune alla quale, più tardi, faranno riferimento il Vangelo apocrifo di Tommaso ed il Vangelo della verità (Cfr. Emilio Rasco, Evoluzione nella tradizione: un esempio, in Storia di Gesù, vol. 3, Ed. Rizzoli, 832). Una fonte ovviamente più antica dei due vangeli. E allora, cosa ci dicono del Gesù storico, le parabole della misericordia? Cosa ci rivelano della sua identità? Un dato è sicuro al cento per cento. Il Gesù storico ha il volto misericordioso verso i piccoli (Mt 18,12-14) e verso i peccatori(Lc 15,4-7). Una premura che dimostra l’originalità di un sentimento sublime e paterno che invita i peccatori alla conversione perché anche loro sono invitati al banchetto del Regno. Nicodemo Gasparotto - 31 - IL CAMMINO DI SANTIAGO un cammino a piedi di 850 km. Tra Francia e Spagna, attraversando i Pirenei Nella primavera del 2013, assieme a mia moglie Marisa, siamo stati invitati in una agenzia di viaggi dove c’era un ragazzo che quella sera ha raccontato la sua esperienza dopo aver percorso il Cammino di Santiago. Quel racconto mi aveva molto colpito, faccio presente che fino ad allora io non sapevo niente del cammino di Compostela, quindi, tornato a casa, ho incominciato a interessarmi andando su internet e comperando libri vari fino a quando, spinto dallo spirito di mettermi in gioco e soprattutto dalla fede, ho maturato la decisione di andarci, ho deciso di fare anch’io il pellegrino. Ho incominciato ad allenarmi andando in giro per la valle, salendo e scendendo dai paesi circostanti fino al giorno della mia partenza il 4 maggio 2015 dove ho preso l’aereo a Venezia che mi ha portato sino a Biarrizt-Bayonne da dove un pullman mi ha condotto sino a Saint Jean Pied De Port, un paesino Francese ai piedi dei Pirenei da dove ho iniziato il mio cammino. Ho attraversato i Pirenei e tutto il nord della Spagna, ho fatto salite e discese infinite, attraversato pianure assolate ponti e fiumi, bellissimi boschi, paesi e città. Infine, dopo 41 giorni di cammino sono arrivato finalmente a Santiago De Compostela. - Sono stato via da casa complessivamente 46 giorni, di cui 41 impiegati per il Camino, dal 4 maggio al 18 giugno 2015. Tutto a piedi, metro dopo metro. Ho attraversato 4 regioni, 7 province, circa 140 tra città, paesi, villaggi, borghi e ho percorso oltre 1 milione di passi. E stato un viaggio ed un’esperienza bellissima che mi ha fatto trovare con me stesso e che mi avvicinato ancora di più a Dio, tante volte mi sono trovato a camminare da solo accompagnato solo dal fruscio del vento e dai miei pensieri. Durante il cammino ho conosciuto tantissime persone da tutto il mondo con le quali, anche se sapevo pochissimo l’inglese, abbiamo legato lo stesso condividendo assieme le camerate, la tavola e le impressioni di viaggio. Mi ha colpito molto il fatto che ci si salutava sempre quando ci si trovava lungo il cammino usando una parola che è diventata di dominio universale “HOLA” e poi l’augurio del pellegrino che si faceva quando se ne incontrava un altro che era “ BUEN CAMINO”. Fantastica è stata l’accoglienza dei cittadini spagnoli che ho trovato lungo il cammino, sempre cordiali (quasi tutti mi salutavano - 32 - e auguravano buen camino quando mi incrociavano, sia nelle grandi città che nei piccoli paesini), sempre disponibili a dare consigli e soprattutto avevano sempre un sorriso pronto. Non è stata certamente una passeggiata, ci sono stati giorni che sono arrivato con la schiena storta o con le gambe e piedi doloranti ma con l’aiuto di pastiglie antinfiammatorie, cerotti, massaggi e riposo sono sempre riuscito ad andare avanti. Devo dire che anche la fede mi ha aiutato molto, ho sempre pregato e invocato l’aiuto di Nostro Signore affinché mi accompagnasse durante il cammino facendomi arrivare alla meta. Man mano che mi avvicinavo alla meta, chilometro dopo chilometro, il mio cuore si riempiva di gioia e le gambe andavano da sole, non riesco a dirvi o descrivervi il momento in cui sono arrivato a Santiago perché è stata un apoteosi di emozione, felicità, contentezza, giubilo ed quant’altro. Ancora oggi non riesco a credere di averlo fatto, di sicuro ha lasciato un segno significativo nella mia vita in quanto, anche se siamo nel 2015, sono stato un pellegrino come lo sono stati tutti quelli che lo hanno percorso prima di me e che lo percorreranno dopo di me. “ Non c’è niente di più bello dell’istante che precede il viaggio. L’istante in cui l’orizzonte del domani viene - 33 - a renderci visita e a raccontarci le sue promesse” Milan Kundera. Grasso Vittorino Festa giovanissimi di AC MATTI DA LEGAME. Cosa combinano i giovani il sabato sera? C’è chi si diverte, chi sta con gli amici, chi é creativo... e chi é matto da legame. Si, avete capito bene, non “da legare”, ma “da legame”: matto, perché vive esperienze e incontri diversi dal solito... da “legame”, perché senza amicizie, senza legami forti non può vivere. É con questo spirito insolito che insieme ad una ventina di giovani della nostra parrocchia siamo partiti sabato 21 novembre per la festa giovanissimi di AC al Palasind di Bassano, “Matti da Legame, perché l’amicizia ti porta fuori”. E non la dimenticheremo facilmente. Ecco così il tocco di simpatia di Sammy, che con fare semplice ma profondo ci ha ricordato che gli amici «non si scelgono, ma si accolgono», perché in tutti c’è sicuramente qualcosa di bello da accogliere, oppure da tirar fuori... poiché a volte tenuto ben nascosto! Ma Sammy non si ferma alla consueta amicizia, sa andare oltre e vede «in Dio proprio un amico: è lui il primo che vuol essere nostro amico, non un essere superiore». Sammy ci ha lasciato senza parole, perché il suo sorriso profondo, il suo entusiasmo e la sua fortezza ci hanno parlato della tenerezza di Dio, come pochi riescono a fare. Un po’ per l’aria di gioia che si respirava. Un po’ per i testimoni che ci hanno aiutato a scavare dentro la miniera dell’amicizia: il grande Sammy Basso e l’insegnante e scrittore Alessandro D’Avenia. Poi lo scrittore Alessandro D’Avenia, che parla di amore e di amicizia partendo da «ciò che siamo, portatori di unicità, che non è altro che ricevere vita e amore e darla a qualcun altro». E se a volte l’amicizia sembra bloccata da alcune paure, la paura dello specchio, del- - 34 - Sammy Basso e Alessandro D’avenia. lo sguardo, del percepirsi imperfetti... è allora cha abbiamo bisogno di trovare uno sguardo che si innamori di noi, delle nostre imperfezioni. Come lo sguardo di Dio! Ciascuno di noi ha bisogno di «un legame che mi permette di essere imperfetto, di essere così come sono. La perfezione é l’imperfezione: bisogna farsi raggiungere da uno sguardo che ci faccia rinascere». Non dimenticheremo l’atmosfera calorosa della veglia di preghiera, accompagnata da Marta, Maria e Lazzaro, dall’atmosfera calorosa della casa di Betania e dalla gioia della risurrezione di Lazzaro, resa attuale dal profumo di nardo preziosissimo che ha avvolto le nostre mani. veri, amici che liberano la parte migliore di tutti. Non dimenticheremo, ma vivremo questi legami, perché chi viene toccato da Dio non può tacere... anzi, con la parole di Geremia: «nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo». Questo è il mio augurio per questi giovani, di non aver paura a svelare il fuoco di amicizia e bontà che portano dentro! Questa è la pazzia che dà slancio alla nostra comunità! Non dimenticheremo i canti, i balli, i sorrisi, i volti di gioia che incrociavamo ovunque, segno di una chiesa giovane che cerca amici - 35 - Don Andrea GRUPPO MINISTERIALE una realtà di corresponsabilità nuova, al servizio della comunità. Ogni tanto sul foglietto giallo si legge: “Sabato ore 9.00 incontro in canonica del Gruppo Ministeriale”. Più di qualcuno si è incuriosito e ha chiesto: “Ma che cos’è questo Gruppo Ministeriale?” Chiarisco subito, per quanto mi è possibile. Ad Ognissanti è un gruppo di 4 laici, che periodicamente, ogni quindici giorni o più, si incontra con il Parroco per pregare, per dare uno sguardo d’insieme alla comunità parrocchiale, per fermarsi a leggere la realtà, per scambiarsi i diversi punti di vista riguardo a qualche problema. Il Gruppo Ministeriale non è in conflitto con il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), che rimane sempre l’organismo di comunione e di partecipazione ecclesiale per eccellenza: egli si preoccupa di concretizzare le decisioni prese dal CPP e di fare da collegamento con il Parroco. I Gruppi Ministeriali sono nati una decina d’anni fa nella nostra Diocesi (e solamente nella nostra Diocesi per ora) per andare incontro alle necessità nate dalla formazione delle Unità Pastorali, costituite da tre, quattro e più comunità parrocchiali un tempo autonome, in cui è garantita la presenza di almeno un presbitero, che risiede in una parrocchia, ma che ha la cura pastorale anche di tutte le altre. Questi Gruppi fanno da collegamento, raccolgono proposte, garantiscono la cura delle liturgie, sono un punto di riferimento là dove il Parroco non può essere sempre presente: diventano corresponsabili della comunità cristiana, sollevano il Parroco dalle tante incombenze,ma l’aiutano anche a condividere preoccupazioni e decisioni, facendolo sentire meno solo. I laici del GM sono eletti dal CPP, devono partecipare ad un percorso formativo proposto dalla Diocesi e ricevere il Mandato dal Vescovo. Restano in carica 5 anni. Il buon funzionamento del GM richiede una “conversione” di mentalità sia da parte del presbitero, che è invitato a condividere parte della propria responsabilità con i laici, sia da parte dei laici, che passano da semplici collaboratori a corresponsabili, cioè capaci di rispondere personalmente di precisi ambiti pastorali. Se il GM non segue l’adozione di uno stile pastorale adeguato, si trasforma in un gruppo fra i tanti. Nella nostra comunità di Ognissanti il GM è in funzione da circa un anno. Non ha ancora avuto un riconoscimento ufficiale, dato che il periodo formativo si concluderà con due fine - 36 - settimana di ritiro a gennaio e a febbraio 2016 Ogni componente del gruppo è incaricato di seguire un diverso ambito pastorale, come ci ha chiesto il Vescovo Beniamino, per mettersi in ascolto della realtà, per coinvolgere il numero maggiore di persone con i loro carismi nella realizzazione di iniziative, che aiutino la comunità a sentirsi più unita nel vivere la propria fede, nella cura che ogni cristiano è chiamato ad avere verso i fratelli, nel dialogo con tutto il territorio. L’ambito LITURGICO CELEBRATIVO ha come riferimento Giuliana Consolaro Zampiva L’ambito CATECHISTICO MISSIONARIO ha come riferimento Erica Bailo Bertinato L’ambito CARITATIVO ha come riferimento Luisa Priante Povoleri. L’ambito POLITICO SOCIALE ha come riferimento Nicodemo Gasparotto Nelle riunioni d’ambito, che abbiamo realizzato fino ad oggi, abbiamo convocato i responsabili di ogni gruppo che opera in parrocchia per chiedere consiglio riguardo alle attività pastorali e alla realizzazione di esperienze (come la Settimana della Comunità). Stiamo ancora imparando, ma bisogna dire che le riunioni d’ambito possono essere ininfluenti se poi non si mettono in pratica i suggerimenti proposti. Il rischio è di dire tante cose belle, ma di non realizzarle mai, perché bisogna crederci e bisogna rinunciare a coltivare solo il proprio orticello, come siamo tentati di fare tutti. Per questo è indispensabile chiedere l’aiuto del Signore e pregare tanto. Prossimamente ci incontreremo negli ambiti per trovare il modo di vivere bene l’anno giubilare. La vita scorre come sempre, ma è importante cogliere le occasioni che ci vengono offerte per fermarci a verificare come e quanto siamo cristiani, come e quanto la fede in Gesù Cristo trasformi la nostra vita. - 37 - Giuliana Consolaro Zampiva “LA QUESTIONE GENDER” Approfondirla per Difendersi 2. LE TEORIE DI GENERE Due sono le variabili da tener presente parlando del Gender: l’essenzialismo naturale e il costruzionismo socio-culturale. Per il primo le differenze di genere derivano dalla diversa natura psico-fisica dell’uomo e della donna, comprovate dalle differenze ormonali, cerebrali, riproduttive e a livello psicologico. Per il secondo orientamento le differenze di genere sono un’elaborazione del cultura sociale, cosicchè uomini e donne non lo si è fin dalla nascita, ma lo si diventa in seguito. L’incidenza del potere sociale gestito da famiglia, Stato e Chiesa è stata evidenziata e criticata, negli anni sessanta e settanta del XX secolo, dal pensiero marxista-freudiano, sul quale si è sviluppato il movimento femminista, al quale si deve la maggiore incisività nell’elaborazione delle teorie di genere. Le 4 fasi dello sviluppo del femminismo: a) la parità di genere; b) la costruzione del gender; c) la decostruzione del gender; d) l’individualizzazione del gender. Questa è un’operazione che deriva dalla lettura e dalla sintesi pedissequa dei punti salienti del ragionamento fatto dall’autore, i concetti sono esposti in modo autonomo senza commenti e collegamenti personali. - 38 - 2.1 La parità di genere Viene rivendicata fin dagli anni 50 a partire dal libro “Il secondo sesso” pubblicato da Simone de Beauvoir dove spiega il suo celebre motto “Donna non si nasce, ma si diventa” La rivendicazione femminista dell’uguaglianza mediante la lotta per la parità dei – Una sfida antropologica – Sintesi del Volume di Aristide Fumagalli Seconda parte SINTESI CONCETTUALE A CURA DI: Nicodemo Gasparotto diritti mira a demolire ogni differenza di genere che accampi una base naturale. L’emancipazione femminile si traduce, a livello sociale, nella lotta contro il potere maschile, veicolato specialmente dall’istituzione matrimoniale e dalla struttura patriarcale della società. Nel primo femminismo della parità il genere socio-culturale sopravanza il sesso biologico e rivendica l’uguaglianza sociale del genere femminile. Il tratto distintivo del secondo femminismo è la rivendicazione della loro differenza, che godrebbe di una consistenza ontologica (Luce Irigaray). Mentre in Europa si attesta il femminismo della differenza, oltreoceano prende piede il femminismo di genere, tramite la quale la questione “gender” emerge in tutto il suo rilievo e guadagna la ribalta internazionale. 2.2 La costruzione del gender Il rilievo assegnato dal primo femminismo alla cultura sociale nell’interpretazione dell’emancipazione femminile, attira l’attenzione sui processi sociali. In particolare nell’elaborazione della categoria del gender si evidenzia la teoria del costruzionismo sociale, secondo il quale le istituzioni e le strutture di una società sono il prodotto dell’interazione tra le azioni degli individui. L’interpretazione che da del gender si avvale della distinzione tra sesso biologico (sex) e identità di genere (gender) in ambito medico (J. Money, 1955) e in ambito psicologico (Robert J. Stoller, 1968). Da questi ragionamenti e dalla distinzione tra sex e gender l’antropologia culturale propizia la tesi portante della “gender theory” secondo la quale “le differenze tra l’uomo e la donna non corrispondono …….. – al di là delle ovvie differenze morfologiche – a una natura “data”, ma sarebbero mere costruzioni culturali, “plasmate” sui ruoli e sugli stereotipi che in società si attribuiscono ai sessi”. L’invariabilità che si può ammettere per il sesso biologico non potrebbe essere pretesa anche per il genere sessuale, in quanto soggetto alla variabilità delle culture. La costruzione socio-culturale del “gender”, invece che sulla base del sesso, potrebbe essere elaborata sulla base di altre variabili, quali, per esempio, l’orientamento sessuale. Con il costruzionismo socio-culturale, il gender prende congedo dal sesso biologico ed assume configurazione molteplice. Piuttosto che ricondurli all’uno o all’altro sesso tramite tecniche chirurgiche, viene avanzata l’idea di un ampliamento del numero dei sessi, riconoscendone almeno cinque: oltre al sesso maschile e femminile e poi altri tre …… Ferms, merms, herms, corrispondenti a > pseudoermafroditismo femminile, al pseudoermafroditismo maschile, all’ermafroditismo vero. Nicodemo Gasparotto - 39 - Martedì 8 dicembre 2015 Solennità dell’Immacolata Concezione Santa Messa di apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro Piazza San Pietro. Domenica 13 dicembre 2015 III domenica di Avvento Apertura della Porta Santa delle Basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le Mura e nelle Cattedrali del Mondo. Domenica 27 dicembre 2015 Solennità della Sacra Famiglia Giubileo della famiglia Venerdì 1 gennaio 2016 Solennità di Maria Santissima Madre di Dio Giornata mondiale per la pace. Apertura della Porta Santa della Basilica di Santa Maria Maggiore. Lunedì 25 gennaio 2016 Festa della Conversione di San Paolo Celebrazione ecumenica nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Martedì 2 febbraio 2016 Festa della Presentazione del Signore e Giornata della Vita Consacrata Giubileo della Vita Consacrata e chiusura dell’Anno della Vita Consacrata. Mercoledì 10 febbraio 2016 Mercoledì delle Ceneri Invio dei Missionari della Misericordia nella Basilica di San Pietro. Sabato 13 febbraio 2016 Giubileo dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio Lunedì 22 febbraio 2016 Cattedra di San Pietro Giubileo della Curia Romana, del Governatorato e delle Istituzioni collegate con la Santa Sede. Venerdì 4 e sabato 5 marzo 2016 “24 ore per il Signore” con celebrazione penitenziale a San Pietro nel pomeriggio di venerdì 4 marzo. Domenica 20 marzo 2016 Domenica delle Palme A Roma la Giornata diocesana dei Giovani. Martedì 26 - domenica 31 luglio 2016 Fino alla XVIII Domenica del Tempo Ordinario Giubileo dei Giovani. Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia. Domenica 3 aprile 2016 Domenica della Divina Misericordia Giubileo per quanti aderiscono alla spiritualità della Divina Misericordia. Domenica 24 aprile 2016 V Domenica di Pasqua Giubileo dei ragazzi e ragazze (13 – 16 anni) Professare la fede e costruire una cultura di misericordia. Domenica 4 settembre 2016 XXIII Domenica del Tempo Ordinario Memoria della Beata Teresa di Calcutta 5 settembre Giubileo degli operatori e volontari della misericordia. Domenica 25 settembre 2016 XXVI Domenica del Tempo Ordinario Giubileo dei catechisti. Sabato 8 e domenica 9 ottobre 2016 Giovedì 5 maggio 2016 Solennità dell’Ascensione del Signore Veglia per tutti coloro che hanno bisogno di consolazione. Sabato e domenica dopo la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario Giubileo mariano. Venerdì 3 giugno 2016 Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù Giubileo dei sacerdoti. 160 anni dall’introduzione della festa, introdotta nel 1856 da Pio IX. Domenica 12 giugno 2016 XI Domenica del Tempo Ordinario Giubileo degli ammalati e delle persone disabili. Domenica 13 novembre 2016 XXXIII Domenica del Tempo Ordinario Chiusura della Porta Santa nelle Basiliche di Roma e nelle Diocesi. Domenica 20 novembre 2016 Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo Chiusura della Porta Santa a San Pietro e conclusione del Giubileo della Misericordia.