Dicembre 2015
Libretto pastorale/Numero Sette della Parrocchia di Ognissanti - Dicembre 2015.
Ognissanti
Speciale giubileo
della misericordia
LE CHIESE GIUBILARI
SANTUARIO DI MONTE BERICO
E’ il più noto e frequentato santuario mariano
della regione veneta ed è sorto nel XV secolo in
seguito alla liberazione dalla peste per un solenne voto dei vicentini alla Madonna.
Sul Monte Berico, la mattina del 7 marzo 1426,
la Madonna apparve alla popolana Vincenza Pasini chiedendo la costruzione di una chiesa consacrata al Suo Nome; solo così la città sarebbe
stata liberata dal flagello della peste.
Fu necessaria una seconda apparizione, il primo agosto 1428, perché i vicentini avviassero
la costruzione del sacro tempio. Il 25 agosto di
quello stesso anno fu posata la prima pietra e tre
mesi dopo la chiesa era giunta al tetto; la peste
era scomparsa.
L’edificio nel corso del tempo fu modificato e
ampliato. All’inizio del XVIII venne incorporato
nell’attuale santuario costruito su disegno di
Carlo Borrella e arricchito dalle preziose opere
plastiche dello scultore bassanese Orazio Mari-
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nali.
All’interno la venerata statua della Madonna
miracolosa del XV secolo attribuita a Nicolò da
Venezia e opere di Bartolomeo Montagna, Palma
il Giovane, Francesco Menageot.
Libretto pastorale/Numero Sette della Parrocchia di Ognissanti Dicembre 2015.
Redazione in Via Cavour 2 Arzignano (Vicenza).
Direttore: Mons. Mariano Lovato.
Coordinatore responsabile di redazione: Nicodemo Gasparotto.
Componenti della redazione: G. Corato, D. Concato, M. Pegoraro,
L. De Marzi, E. Motterle, R. Conzato, E. Roviaro, M.R. Scolari.
Questa pubblicazione è disponibile in www.ognissanti.org
LA CATTEDRALE DI VICENZA, la prima chiesa
Diocesi.
Il Duomo di Vicenza, dedicato a Santa Maria Maggiore poi diventata Annunciata tra il
VII e VIII secolo, si trova nella piazza omonima come imponente esempio di stile tardo
gotico. Costruita in tempi diversi, la parte
centrale risale al Duecento edificata su basilica paleocristiana e rifatta a cinque navate
nel X-XI. Per volontà del vescovo Marco Barbo, viene innalzata la nuova facciata nel 1467
mentre la risistemazione dell’abside, iniziata
nel 1482 su disegno di Lorenzo da Bologna,
rimane incompiuta. Un rivestimento temporaneo viene realizzato nel 1540, in vista della
possibilità che a Vicenza si tenga il Concilio
poi, in realtà, spostato a Trento. In seguito,
il progetto complessivo fu affidato a Andrea
Palladio, il quale opera in due fasi: dal 1558 al
1559 si imposta il cornicione sopra le finestre
e si realizza il tamburo, e dal 1564 al gennaio
giubilare della
1566 vengono cominciati i lavori sulla cupola sul cui vertice troviamo la caratteristica
forma della lanterna, presente anche sulle
cupole del coevo San Giorgio Maggiore a Venezia. Aperto nel 1565 per volere del conte
Paolo Almerico, anche il portale laterale settentrionale è attribuito a Palladio.
All’interno la chiesa si presenta a navata unica, suddivisa in cinque campate con
volte a crociera su colonne appoggiate alle
pareti dove risiedono sette cappelle per lato.
Grazie ai lasciti delle locali famiglie patrizie o per iniziativa di alcune confraternite
vicentine, vennero tutte costruite tra il XIV
e il XVI secolo. Nella Cappella Maggiore, al
fondo, si trova una grandiosa scalinata per
accedere alla Cripta dove gli studiosi hanno
riscontrato resti di edifici romani. La cattedrale fu restaurata nel dopoguerra per riparare i gravi danni subiti dal bombardamento
americano nel 1944.
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SANTA MARIA DELLA PIEVE - CHIAMPO
La chiesa di Santa Maria sorge accanto al
seminario francescano dei Frati Minori ed è
ricordata nei documenti sin dal 1263.
L’edificio attuale, costruito in marmi locali
è opera recente costruita tra il 1960 e il 1962.
In questo luogo di fede antica, nell’anno
1935 venne costruita dal beato fra Claudio la
riproduzione della Grotta di Lourdes.
Qui si venera la Madonna e i fedeli, numerosissimi, sono condotti a questa “Lourdes
italiana” da un lungo, doppio filare di cipressi e da un elegante arco di entrata sopra il
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cortile interno del seminario francescano
della Pieve. Oltre alla bella statua della Vergine, scolpita in marmo di Carrara, davanti
alla Grotta c’è il monumento a Bernardetta Soubirous opera dello stesso fra Claudio
sepolto accanto alla Grotta medesima. Importante è anche la Via Crucis con statue in
bronzo.
La Grotta è meta continua di numerosissimi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero. Qui si respira aria di
fede, arte e bellezza.
SANTA MARIA SALUS INFIRMORUM
- SCALDAFERRO
La chiesa-santuario della Vergine Salus infirmorum ebbe origine da un piccolo affresco raffigurante la Vergine col Bambino tra i
santi Francesco e Antonio di Padova che secondo tradizione era stato dipinto a fresco
su un muro da mano misteriosa.
Per custodire la sacra immagine i fedeli di
Scaldaferro realizzarono dapprima un capitello e successivamente, nel 1715 un tempietto ottagonale che venne successivamente
ampliato nel 1923.
L’altare maggiore, ancora nel XVIII secolo,
fu realizzato appositamente per accogliere
entro un riquadro marmoreo, l’immagine
della Madonna che indossa un grembiule da
infermiera.
La sentita devozione per questo luogo è
ora legata sia al suo ruolo di santuario mariano che al presepe che attualmente richiama molti pellegrini.
Dal 1993 la cura pastorale di Scaldaferro è
stata affidata ai Padri Marianisti.
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LE ICONE SIMBOLI
DEL GIUBILEO DELLA
MISERICORDIA
L’ICONA DEL GIUBILEO “MISERICORDIOSI antica, perché indica l’amore di Cristo che
COME IL PADRE”.
porta a compimento il mistero della sua incarnazione con la redenzione. Il disegno è
Il logo e il motto offrono insieme una sintesi realizzato in modo tale da far emergere che il
felice dell’Anno giubilare. Nel motto Miseri- Buon Pastore tocca in profondità la carne
cordiosi come il Padre (tratto dal Vangelo di dell’uomo, e lo fa con amore tale da cambiarLuca, 6,36) si propone di vivere la misericor- gli la vita. Un particolare, inoltre, non può
dia sull’esempio del Padre che chiede di non sfuggire: il Buon Pastore con estrema miserigiudicare e di non condannare, ma di perdo- cordia carica su di sé l’umanità, ma i suoi ocnare e di donare amore e perdono senza mi- chi si confondono con quelli dell’uomo. Crisura (cfr. Lc 6,37-38).Il logo – opera del gesuita sto vede con l’occhio di Adamo e questi con
Padre Marko I. Rupnik – si presenta come l’occhio di Cristo. Ogni uomo scopre così in
una piccola summa teologica del tema della Cristo, nuovo Adamo, la propria umanità e il
misericordia. Mostra, infatti, il Figlio che si futuro che lo attende, contemplando nel Suo
carica sulle spalle l’uomo smarrito, recupe- sguardo l’amore del Padre.
rando un’immagine molto cara alla Chiesa La scena si colloca all’interno della mandor-6-
la, anch’essa figura cara all’iconografia antica e medioevale che richiama la compresenza delle due nature, divina e umana, in Cristo.
I tre ovali concentrici, di colore progressivamente più chiaro verso l’esterno, suggeriscono il movimento di Cristo che porta l’uomo
fuori dalla notte del peccato e della morte.
D’altra parte, la profondità del colore più scuro suggerisce anche l’imperscrutabilità
dell’amore del Padre che tutto perdona.Nella
nostra parrocchia vorremmo durante l’anno
del Giubileo, evidenziare alcuni atteggiamenti misericordiosi di Gesù e collocarli nella vetrata centrale dei confessionali, come a rendere più “caldo e affettuoso” il nostro incontro
con il Padre nel sacramento del Perdono.
AVVENTO LA PRIMA ICONA DELLA
MISERICORDIA: GESÙ BUON PASTORE
È l’icona che riassume il gesto del pastore
che esce dal suo gregge per andare in cerca
della pecorella smarrita. Essa spiega e rivela
il mistero dell’incarnazione. “Ho visto la miseria del mio popolo” dice il Signore a Mosè.
Ho visto un “popolo che vagava nelle tenebre” dirà il Signore per mezzo del profeta
nella notte di Natale. Il mistero della misericordia del Padre si rivela prima di tutto attraverso l’attenzione, lo sguardo, l’osservazione del suo popolo che sta nelle tenebre,
che sta nella sofferenza, che sta nel dolore,
che sta oppresso dal peccato e dalla morte.
Il primo passo che dobbiamo compiere
nell’Avvento di quest’anno giubilare dedicato alla misericordia è prendere coscienza
del bisogno di misericordia. L’abbraccio caldo con cui il Pastore trattiene la pecorella
posta sulle spalle fa comprendere come il
contatto con Dio ci fa superare le difficoltà e
le paure che proviamo quando ci allontaniamo da lui. Sempre nell’accostarci al Signore per chiedere perdono e ricevere misericordia dovremmo sentire il calore del
perdono di Dio.
Attraverso il prezioso fascicolo preparato
della diocesi potremmo impegnarci nella
preghiera quotidiana in famiglia attraverso
un itinerario che ci porta alla scoperta del
bisogno di misericordia in noi e attorno a
noi.
NATALE SECONDA ICONA DELLA MISERICORDIA: GESÙ E PIETRO
Questa immagine rivela il gesto di Gesù
che, come narra il Vangelo di Giovanni, durante l’ultima cena, lava i piedi agli apostoli.
Qui è manifesto il momento in cui Gesù lava
i piedi a Pietro, o comunque a un apostolo (e
potrei essere io, o qualunque discepolo di
Gesù). È significativo che il volto di Gesù si
rifletta sui piedi dell’apostolo. Questo mi ri-7-
vela come la bontà infinita del Padre che si
è rivelata nel volto di Gesù si rivela oggi nel
volto di Gesù riflesso nei piedi sporchi
dell’apostolo. Natale è proprio questo: riconoscere che Dio è tanto grande nell’amore
da incarnarsi in un piccolo bambino e oggi
continua ad incarnarsi nel piccolo, nel povero chi ha bisogno di aiuto, nel peccatore
che ha bisogno di perdono. Immedesimarsi
in loro fino a vedervi riflesso il volto del Padre.
Il dipinto di Sieger Koder ci aiuta a cogliere
la bellezza e l’importanza della Confessione
alla luce del mistero dell’incarnazione del
Signore. Vediamo i particolari dell’icona.
Un moto circolare avvolgere l’immagine
come un caldo abbraccio: il catino avvolge i
piedi. Il braccio avvolge il catino. Le spalle
avvolgono le ginocchia. Pietro avvolge
Gesù. Lo spazio oscuro e palpitante avvolge
tutto.
Ci sono tre vertici: il pane e il vino appena
donati; i piedi logori per la missione; il volto
di Gesù riflesso nell’acqua. Dio non ha altro
volto che quello dell’amore. Dio non ha altro
volto che quello del servizio. Lo scopre l’uomo che, finalmente, si lascia amare e, ancora incredulo, vede il volto di Dio ai suoi piedi.
Uno sguardo intenso ricco e pieno di tenerezza passa tra i due: ciò che si rivela è una
dimensione assolutamente imprevista che
sorpassa ogni pensiero umano.
I gesti sono talmente intensi e totalizzanti che non si vede il volto di Gesù, impegnato
nell’offrire il servizio.
- Pietro si china verso Gesù. La sua mano
sinistra sembra opporsi al servizio: “Tu Signore vuoi lavare i piedi a me?”. La sua
mano destra e la sua testa, in contrasto, si
affidano a Gesù.
- Gesù risponde a Pietro: “Quello che faccio
tu ora non lo capisci ma lo capirai dopo”….la
centralità della scena sta nell’incontro, nel
saper vivere appieno l’esperienza.
- Il volto di Pietro, rappresentante di tutti noi,
è radioso perché ha accettato l’aiuto e ha saputo ritrovare la sua purezza.
- Lo sguardo di Pietro è sui piedi di Gesù per
indicarci che nell’esperienza che sta vivendo,
intuisce una chiamata a offrire lo stesso servizio ad altri: “Vi ho dato un esempio, perché
come ho fatto io, facciate anche voi”.
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Don Mariano Lovato
GIUBILEO, IL PAPA
CONSEGNA LA BOLLA
D’INDIZIONE
Città del Vaticano - «Misericordiosi come
il Padre». Dice tutto il motto scelto da Papa
Francesco per l’Anno Santo della Misericordia e queste parole spiegano anche la scelta
davvero nuova di un Giubileo Straordinario
che verrà celebrato in tutte le diocesi e nei
principali santuari del mondo, così che non
ci sarà bisogno di recarsi a Roma per ottenerne i benefici spirituali.
«La parola del perdono possa giungere a
tutti e la chiamata a sperimentare la Misericordia non lasci nessuno indifferente. Faremo - scrive il Papa nella Bolla d’indizione l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono
nelle più disparate periferie esistenziali che
spesso il mondo moderno crea in maniera
drammatica».
«Questo - assicura il Papa nel documento
letto solennemente questo pomeriggio nei
pressi della Porta Santa di San Pietro - è il
momento di cambiare vita di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso anche a crimini gravi è il momento di ascoltare
il pianto delle persone innocenti depredate
dei beni della dignità degli affetti della stessa
vita».
Gesù «pur combattendo il peccato non ha
mai rifiutato nessun peccatore», ricorda Bergoglio che nel documento si rivolge direttamente «agli uomini e alle donne che appar-9-
tengono a un gruppo criminale, qualunque
sia: per il vostro bene vi chiedo di cambiare
vita. Lo stesso invito giunga anche alle persone fautrici o complici di corruzione. Questa piaga putrefatta della società è un grave
peccato che grida verso il Cielo».
Nel testo il Pontefice mette in guardia «dalla terribile trappola di pensare che la vita dipende dal denaro e che di fronte ad esso tutto diventa privo di valore e dignità». «Questa,
ammonisce, «è solo un’illusione». Per tutti i
peccatori Francesco ha una parola di speranza: «Dio va oltre la giustizia con il perdono. Se Dio si fermasse alla giustizia sarebbe
- spiega - come tutti gli uomini che invocano
il rispetto della legge. La giustizia da sola non
basta». Per il Papa, «chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine ma
l’inizio della conversione. Ciò non significa
svalutare la giustizia ma Dio la ingloba in un
evento superiore dove si sperimenta l’amore
che è fondamento di una vera giustizia».
Dunque l’apertura dell’Anno Santo a Roma
sarà replicata nella terza domenica di Avvento anche nelle chiese locali. Il Papa esorta poi
a cogliere l’Anno Santo Straordinario come
un’occasione di rinnovato dialogo con l’ebraismo, Israele infatti ha ricevuto per primo la rivelazione sulla Misericordia, e con
l’Islam, che invoca il Creatore come «Misericordioso e Clemente».
«Questo Anno Giubilare vissuto nella Misericordia possa favorire - chiede - l’incontro
con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci;
elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo
ed espella ogni forma di violenza e discriminazione». Lo spirito di Papa Francesco e del
«suo» Giubileo è quello del Concilio, tanto
che nella Bolla cita le bellissime parole di
Paolo VI nel discorso conclusivo del Conci-
lio: «Una corrente di affetto e di ammirazione
si è riversata dal Concilio sul mondo umano
moderno».
«Ho scelto la data dell’8 dicembre - spiega
il Papa nel testo letto dal padre rogazionista Leonardo Sapienza, reggente della Casa
Pontificia e protonotaro apostolico - perché
è carica di significato per la storia della Chiesa. Aprirò infatti la porta Santa nel 50esimo
anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il
bisogno di mantenere vivo quell’evento che
ha cambiato la sua storia». I padri conciliari,
ricorda, «avevano percepito forte, come un
vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare
di Dio agli uomini del loro tempo in un mondo più comprensibile. Abbattute le muraglie
che per troppo tempo avevano rinchiuso
la Chiesa in una cittadella privilegiata, era
giunto il momento di annunciare il Vangelo
in un modo nuovo. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno
vivo dell’amore del Padre».
Nella Bolla d’indizione del Giubileo Straordinario, intitolata «Misericordiae Vultus»,
Francesco annuncia la sua intenzione di inviare i Missionari della Misericordia. Soprattutto in Quaresima, sottolinea, «saranno
un segno della sollecitudine materna della
Chiesa» . Darò loro, rivela, «anche l’autorità di perdonare i peccati riservati alla Sede
Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del mandato. Si faranno artefici presso di
tutti di un incontro carico di umanità. Chiedo ai confratelli vescovi di accogliere questi
Missionari perché siano predicatori convincenti della misericordia. Si organizzino nelle
diocesi della missione al popolo».
Le chiese locali saranno protagoniste del
Giubileo di Francesco che nel documento
stabilisce che «sarà celebrato a Roma così
come nelle Chiese particolari quale segno
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visibile della comunione di tutta la Chiesa».
«Il pellegrinaggio - spiega nel documento è un segno particolare dell’Anno Santo perché è icona del cammino che ogni persona
compie nella sua esistenza. L’essere umano
è “viator”. Anche per raggiungere la Porta
Santa a Roma e in ogni altro luogo ognuno
dovrà compiere secondo le proprie forze un
pellegrinaggio» che sarà «segno del fatto che
anche la misericordia è una meta».
«L’Anno Santo dovrà mantenere vivo il desiderio di saper cogliere i tanti segni della
tenerezza che Dio offre al mondo intero e soprattutto a quanti sono nella sofferenza, sono
soli e abbandonati, e anche senza speranza
di essere perdonati e di sentirsi amati dal
Padre», ha raccomandato il Papa nell’omelia
pronunciata in San Pietro dopo la lettura della Bolla rilevando che oggi «la pace, soprattutto in queste settimane, permane come il
desiderio di tante popolazioni che subiscono
la violenza inaudita della discriminazione e
della morte, solo perché portano il nome cristiano».
«La nostra preghiera - ha aggiunto Bergoglio - si fa ancora più intensa e diventa un
grido di aiuto al Padre ricco di misericordia, perché sostenga la fede di tanti fratelli e
sorelle che sono nel dolore, mentre chiediamo di convertire i nostri cuori per passare
dall’indifferenza alla compassione». «Ecco ha spiegato infine - perché il Giubileo: perché questo è il tempo della misericordia. È
il tempo favorevole per curare le ferite, per
non stancarci di incontrare quanti sono in
attesa di vedere e toccare con mano i segni
della vicinanza di Dio, per offrire a tutti la via
del perdono e della riconciliazione». «Questo
- ha concluso - non è il tempo per la distrazione, ma al contrario per rimanere vigili
e risvegliare in noi la capacità di guardare
all’essenziale. È il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore
le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre».
Nicodemo Gasparotto
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COME VIVERE IN
PIENEZZA
L’ANNO GIUBILARE
La lettera pastorale del Vescovo Beniamino Pizziol, inviata alla Diocesi in occasione
dell’inizio del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco.
Di seguito riportiamo quanto il mensile “Collegamento Pastorale”,
del 1° Settembre 2015, nel suo Numero Speciale,
precisa per quanto riguarda la “celebrazione della misericordia”
in questo A nno Santo.
Per quanto riguarda l’apertura della Porta Santa e il pellegrinaggio, precisa quanto segue…
Ai fratelli e sorelle
della Chiesa di Dio
che è in Vicenza
ai consacrati e consacrate
ai preti e diaconi che la servono.
Mi rivolgo a voi care sorelle e cari fratelli in
Cristo e, attraverso voi, desidero raggiungere anche le donne e gli uomini che abitano
il territorio della nostra Diocesi. Questo messaggio accolto con gioia e cordialità può enCome gli anni scorsi, all’inizio del mese di trare nel tessuto dell’esperienza quotidiana
settembre, mi rivolgo a voi con una lettera e offrire una parola di speranza e di fiducia
che intende incoraggiare e sostenere il cam- anche a coloro che non partecipano più alla
mino della nostra Chiesa e promuovere un vita della comunità cristiana, mediante un
confronto che aiuti ciascun fedele e ciascuna dialogo aperto e costruttivo.
comunità a rinnovare la vita ordinaria e le
iniziative pastorali alla luce del vangelo che
ci chiama a convertirci e camminare con spirito nuovo.
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dia, infatti, non è una “colorazione” della pastorale, ma è la sintesi della fede cristiana (MV
n.1), è il nome impronunciabile di Dio, fuoco
che non si consuma «Ho osservato la miseria
del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,9), è generosità infinita e perdono.
Siamo chiamati ad essere misericordiosi perché siamo stati perdonati (Mt 9,13).
Mons. Beniamino Pizziol, Vescovo di Vicenza
PREMESSA
Accogliendo l’invito di Papa Francesco dedicheremo l’anno pastorale al tema della
Misericordia. Un tema particolarmente significativo nel tempo che stiamo vivendo caratterizzato da tante incomprensioni e divisioni, che in alcune situazioni si trasformano
in gesti di violenza e in strutture di ingiustizia. Scrive Papa Francesco: «Ci sono momenti nei quali, in modo ancora più forte, siamo
chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che
ho indetto un Giubileo Straordinario della
Misericordia come tempo favorevole per la
Chiesa, perché renda più forte ed efficace la
testimonianza dei credenti» (MV n.3).
Sono convinto che la misericordia possa
rappresentare il nostro contributo per un
mondo più umano e fraterno, più giusto e pacifico da edificare insieme a tutti gli uomini
e le donne di buona volontà: ed è su questo
aspetto che maggiormente desidero soffermarmi nella presente lettera. La misericor-
Non mi stancherò mai di ribadire che l’alveo dentro il quale dobbiamo far scorrere la
proposta pastorale è l’anno liturgico perché
nell’incontro con il mistero di Cristo troviamo la forza dell’amore e della testimonianza.
Così è importante trovare un rapporto equilibrato tra pastorale ordinaria e pastorale degli eventi che non mancheranno in un anno
giubilare come quello che ci aspetta, a partire dal prossimo 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione.
Se la comunità è il luogo in cui veniamo
generati e rigenerati nella fede siamo anche
chiamati a un radicamento capillare nel territorio. Nessuna pastorale può essere fatta a
tavolino e per se stessa: a voi il compito di
tradurre, in una concreta azione pastorale
aperta al mondo, i pensieri e i suggerimenti
contenuti in questa lettera.
Voglio iniziare questo mio dialogo con voi a
partire da alcuni interrogativi che sento urgenti, sia a livello personale che a livello comunitario:
• Che significato ha la misericordia di Dio
nella mia vita e nelle mie relazioni personali?
• Come viviamo la misericordia nelle comunità ecclesiali?
• Come testimoniamo la misericordia di Dio
nel dialogo con i fratelli delle altre confessioni cristiane (ecumenismo) e con i fratelli di
altre fedi religiose (dialogo interreligioso)?
• Come esercitiamo la misericordia nelle relazioni con la comunità civile?
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Facciamo nostra questa preghiera:
Ti ringraziamo, Signore,
perché ci chiami in questo anno giubilare
della misericordia alla riflessione, alla meditazione e alla testimonianza:
fa’ che non sprechiamo, ma affrontiamo con
entusiasmo ogni giorno che ci doni di vivere
alla tua presenza misericordiosa.
Tu sei in mezzo a noi Signore:
tu sei qui per sostenerci, per confortarci
con la tua infinita misericordia.
Ti lodiamo, ti benediciamo e ti glorifichiamo per la tua gloria immensa.
UNA COMUNITÀ DI FRATELLI
Papa Francesco nella Bolla d’indizione del
Giubileo ha scritto: «Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace»
(MV n.2). Tutta la Storia della Salvezza è narrazione della misericordia divina, e in modo
particolare Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Per lasciarci illuminare
sul tema della misericordia ho scelto come
icona biblica la parabola del servo spietato.
Siamo all’interno del discorso sulla comunità
dei discepoli nel capitolo diciotto del vangelo
di Matteo in cui si parla della correzione fraterna e della necessità di perdonare. Ascoltiamo per intero la pericope evangelica.
21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio
fratello, se pecca contro di me? Fino a sette
volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino
a sette, ma fino a settanta volte sette. 23 A
proposito, il regno dei cieli è simile a un re
che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che
gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non
avendo però costui il denaro da restituire, il
padrone ordinò che fosse venduto lui con la
moglie, con i figli e con quanto possedeva, e
saldasse così il debito. 26 Allora quel servo,
gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi
pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27
Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò
andare e gli condonò il debito. 28 Appena
uscito, quel servo trovò un altro servo come
lui che gli doveva cento denari e, afferratolo,
lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il
suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo,
andò e lo fece gettare in carcere, fino a che
non avesse pagato il debito. 31Visto quel che
accadeva, gli altri servi furono addolorati
e andarono a riferire al loro padrone tutto
l’accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare
quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti
ho condonato tutto il debito perché mi hai
pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver
pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo
diede in mano agli aguzzini, finché non gli
avesse restituito tutto il dovuto.35 Così anche
il Padre celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello (Mt
18, 21-35).
“Se mio fratello pecca contro di me, quante
volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”
È la domanda che Pietro rivolge a Gesù dopo
aver ascoltato l’insegnamento del Maestro
sulla correzione fraterna e la necessità di perdonare. Ma Gesù risponde: “Non ti dico fino a
sette, ma fino a settanta volte sette”, che vuol
dire sempre. Immaginiamo lo stupore di Pietro che credeva di aver mostrato una disponibilità esagerata al perdono dicendo “fino a
sette volte”. E forse, proprio per questo, Gesù
racconta la parabola del servo spietato: vuole rendere ragione della sua dichiarazione
sulla necessità di perdonare sempre. Vediamo alcuni aspetti del racconto.1 La somma di
diecimila talenti è astronomica: un talento
vale all’incirca diecimila denari, sicché die-
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cimila talenti farebbero circa cento milioni
di denari (dove un denaro sta per una paga
media giornaliera). È una cifra esorbitante
e acquista un valore ancora più estremo se
paragonata al debito dell’altro servo di cento
denari. Eppure tale cifra enorme viene condonata dal re. Questa realtà di grande generosità è ribaltata da ciò che segue. Il servo
condonato trova subito dopo un altro servo,
uguale a lui, che gli doveva cento denari: una
cifra non piccola ma certamente risarcibile,
si tratta di cento giornate di lavoro. La prigione in cui viene messo il servo è un’azione
esagerata per quel debito.
Gli altri compagni, che assistono alla scena,
sono molto rattristati dell’accaduto, potremmo dire molto indignati. Lo vanno a raccontare al re la cui risposta è tanto severa quanto
era stata prima generosa. In entrambi i casi
troviamo l’espressione “mosso a”: “mosso a
compassione” e “mosso all’ira”. Il Signore è
compassionevole ma è anche esigente, e la
sua esigenza è precisamente la misericordia.
L’ira di Dio è l’altra faccia della sua misericordia, quella che si rivela a chi, pur essendo già
stato beneficiario della sua misericordia, ancora non la capisce, non la vive, non la pratica verso gli altri.
Il senso della parabola è dunque la misericordia di Dio che fonda la possibilità stessa
del perdono fraterno. Ecco la risposta di Gesù
a Pietro: si può perdonare sempre agli altri
solo nella gioiosa coscienza di aver ricevuto
da Dio un perdono immensamente più grande delle colpe del proprio fratello. E, inversamente, si può chiedere perdono al Signore
solo nella misura in cui si è disposti a perdonare ai nostri fratelli.
Al cuore di questo vangelo abbiamo il perdono, espressione dell’infinita generosità
(misericordia) del Padre, strettamente correlato ad alcuni altri temi.
1 Cfr. Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Edizioni Qiqajon, Magnano 1995, pp. 328332.
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La Fraternità.
Vivere la fraternità è una esperienza stupenda e faticosa insieme, perché la comunità,
luogo di condivisione e di comunione è tuttavia luogo di scoperta dei nostri limiti. Quando si vive da soli ci si può anche illudere di
essere capaci di amare, ma vivendo insieme
ci si rende conto di quanto sia faticoso l’amore, di come siano frequenti le incomprensioni
e le divisioni a causa dei nostri limiti e dei
nostri peccati. La fraternità non si fonda sulla
pretesa della perfezione, ma si confronta con
la fragilità e il peccato. Così il perdono fraterno è il frutto del lasciarsi completamente
avvolgere dall’azione misericordiosa di Dio:
«Non bisognava che anche tu avessi compassione del tuo compagno come anch’io ho
avuto compassione di te?» Il fondamento del
mio rapporto con l’altro è l’imitazione del
rapporto che Dio ha con me. Osserviamo nel
racconto della parabola come siano i servi
ad accorgersi del comportamento incoerente del primo servo verso il secondo, che non
offre la misericordia che lui invece ha potuto
godere perché non riesce a vedere se stesso
nell’altro. Questa incapacità di identificarci
nell’altro è spesso causa di tanti comportamenti spietati a cui assistiamo indifferenti
quotidianamente. Come avviare un processo
di superamento delle ingiustizie che offendono profondamente la dignità delle persone e
rendono retorica la nostra fraternità?
Il Male e il Peccato.
La comunità è chiamata a saper riconoscere le implicanze della forza del male e dell’ingiustizia che creano continuamente divisione e odio e contrastano il cammino della
misericordia e del perdono rendendolo ad un
- 16 -
tempo il caso serio e rischioso dell’esperienza umana e cristiana. Il peccato dunque va
riconosciuto e condannato e il perdono non
nega la realtà del male ma la affronta. Pertanto se nel perdono si celebra il trionfo dell’amore gratuito e incondizionato di Dio, non
vuol dire che questo non avvenga attraverso
una testimonianza impegnativa e drammatica fino al dono della vita. Se diciamo che l’amore che non perdona non è amore, dobbiamo anche comprenderne e assumerne con
responsabilità le conseguenze. “La vita fraterna è la rivelazione delle tenebre che sono
in noi” ha scritto Jean Vanier, definendo poi
la comunità “il luogo della festa e del perdono”.2 Ne consegue che parlare al mondo di
perdono vuol dire poi assumere fino in fondo
l’impegno di una coerente testimonianza, a
partire dal sapere concretamente “far festa
con” e “perdonare” nelle nostre relazioni ecclesiali, civili, sociali, ecc.
2 Jean Vanier, La comunità luogo della festa
e del perdono, Jaca Book, Milano 1980.i e io».
Rm 1,12.
La Giustizia.
La parabola presenta un regno dei cieli che,
a una lettura superficiale, sembra molto vicino a una pura contabilità. È spesso quello
che ci aspettiamo dalla nostra idea di Dio e
dal rapporto con lui. Ma poi Dio si comporta
come il re della parabola e non riusciamo a
capirlo. La cifra di diecimila talenti è una cifra enorme, un debito che non potrebbe essere pagato nemmeno con la vita. Quali sentimenti, ci possiamo chiedere, albergano nel
cuore di una persona che ha un debito così
grande? Smarrimento, sconforto, disperazione... Abbiamo visto persone togliersi la vita
per il peso dei debiti che a volte sono espressione di un fallimento di un progetto di vita.
Il re coglie questa disperazione e prova compassione, ciò che il primo servo non sa fare
verso il secondo pur essendo come lui: un
servo. C’è una immensa differenza tra la giustizia divina e quella umana, perché hanno
due punti di vista differenti: il re considera
il peso esistenziale del debito e prova compassione, mentre il servo considera il valore
dei soldi che non hanno cuore. La giustizia
del Figlio, che introduce nel Regno del Padre, non è quella che ristabilisce secondo la
regola del “chi sbaglia paga”. È una giustizia
superiore, propria di chi ama, e che si sente in debito verso tutti: all’avversario deve
la riconciliazione, al piccolo l’accoglienza,
allo smarrito la ricerca, al colpevole la correzione, al debitore il condono. La disparità
della giustizia divina, è data dalla misericordia: dono e perdono. San Paolo direbbe che
alla giustizia della legge che uccide, succede
quella dello Spirito che dà la vita (Cfr. 2Cor
3,6). Le colpe altrui nei miei confronti mi permettono di perdonare come sono perdonato:
mi fanno figlio perfetto come il Padre (2Cor
5,43-48).
La misericordia di Dio è come un fiume in
piena che non può essere arginato. Il primo
a essere travolto da questa generosità è colui
che si pone come argine. La misericordia di
Dio non conosce argini o confini e ad esserne
travolto anziché guarito è il primo servo che
ne ferma il flusso travolgente.
- 17 -
GIUBILEO O
ANNO SANTO
SIGNIFICATO STORIA SIMBOLI STRUMENTI
Origine e significato della parola
La maggior parte degli studiosi è concorde
nel ritenere che la parola giubileo derivi dal
vocabolo ebraico jobel che significa corno
di montone. Questo corno veniva suonato
per annunciare una solenne festa del popolo
ebraico.
Altri fanno derivare questo termine dalla
parola ebraica jobil ( ritorno ai valori delle
origini, conversione) oppure dalla parola
ebraica jobal ( remissione dei peccati).
Transitato nella lingua latina come jubileum
(gioia), oggi, nel mondo cristiano, sta ad
indicare la dimensione gioiosa di un anno
speciale carico di grazia e di sacralità.
Come si è proposto e si propone nella storia
Nella tradizione ebraica il giubileo nasce
come un anno particolare ( annunciato con
il suono del corno) nel quale non si doveva
lavorare ma vivere dei frutti spontanei
della terra, nel quale si doveva dar corso
alla liberazione dalla schiavitù per debiti,
nel quale le terre confiscate tornavano al
vecchio proprietario, nel quale si doveva
restituire l’uguaglianza e la pari dignità a
tutti i figli d’Israele.
Nella tradizione cattolica, che riprende e
rimodula la consuetudine ebraica, l ‘anno
giubilare è l’anno della remissione dei peccati,
è l’anno della riconciliazione tra oppositori,
è l’anno della conversione e della penitenza
sacramentale e, conseguentemente, di un
rinnovato e consapevole impegno a vivere
intensamente l’annuncio del Vangelo.
La Chiesa cattolica ha iniziato la indizione e
celebrazione dell’Anno Santo o Giubileo con
papa Bonifacio VIII nel 1300 prevedendo un
anno giubilare ogni cento anni poi ridotti
a cinquanta, finchè nel 1475 questa cadenza
cambia : non più ogni cinquanta anni ma
ogni venticinque per permettere ad ogni
generazione di partecipare ad almeno un
Giubileo. Sino ad oggi ( compreso quello
epocale del 2000 ) gli Anni Santi ordinari sono
stati 26 : ce ne sono stati anche altri ( a partire
dal XVI secolo ) definiti “ straordinari” perché
legati ad eventi di particolare importanza
: ne sono esempi gli anni santi legati alla
Redenzione : quello del 1933 indetto da Pio
XI per il suo 19° centenario e quello del 1983
indetto da Giovanni Paolo II per celebrarne i
1950 anni.
Il Giubileo oggi, ovvero il Giubileo della
Divina Misericordia ( 8 dicembre 2015 – 20
- 18 -
novembre 2016)
Perché proprio della misericordia? Perché,
come è stato scritto, mai, come in questo
nostro tempo, la Chiesa “ ...è chiamata ad
annunciare il mistero dell’infinita, eterna,
inesauribile Misericordia del Signore...
facendosi ospedale da campo dove offrire
alle ferite del mondo la medicina della
tenerezza misericordiosa. Lo stesso papa
Francesco scrive “ ...la Chiesa ha la missione
di annunciare la misericordia di Dio, cuore
pulsante del Vangelo, che per mezzo suo
deve raggiungere il cuore e la mente di
ogni persona. Essa sa che il suo primo
compito, soprattutto in un momento come il
nostro , colmo di grandi speranze e di forti
contraddizioni, è quello di introdurre tutti
nel grande mistero della misericordia di Dio,
contemplando il volto di Cristo”.
Segni, strumenti ed obiettivi :
Apertura della Porta Santa : che avviene,
anzitutto, nella basilica di San Pietro in
Roma alla quale seguel’apertura della porta
santa nelle altre tre basiliche romane : di
San Giovanni in Laterano, di San Paolo fuori
le mura e di Santa Maria Maggiore. Saranno
aperte anche le porte dei Santuari presenti
in ogni Diocesi del mondo. Nel vicentino i
santuari interessati sono : la basilica di Monte
Berico, la Pieve di Chiampo, il santuario di
Scaldaferro e, naturalmente, la Cattedrale di
Vicenza;
Le letture per le domeniche del tempo
ordinario : saranno prese, nell’anno santo,
dal Vangelo di Luca chiamato l’evangelista
della misericordia;
L’indulgenza ovvero il perdono generale
capace di liberarci da ogni condizionamento,
da ogni contraddizione e da ogni impronta
negativa rinnovando la nostra relazione
d’amore con Dio e il prossimo;
Il pellegrinaggio che porterà ad attraversare
le porte sante nei luoghi prefissati a Roma e
nei santuari presenti nelle diverse Diocesi
come pellegrini avviati alla riconciliazione;
Un particolare progetto di carattere
ecumenico, rivolto soprattutto all’Ebraismo
e all’Islamismo, è stato preannunciato da
papa Francesco nella Bolla di indizione del
Giubileo della Misericordia “ ...Israele per
primo ha ricevuto questa rivelazione ( della
misericordia) che permane nella storia come
inizio di una ricchezza incommensurabile
da offrire all’intera comunità. L’Islam, tra
i nomi attribuiti al Creatore pone quello
di Misericordioso e Clemente , e questa
invocazione è spesso sulle labbra dei fedeli
mussulmani. Possa quest’anno giubilare
favorire l’incontro con queste religioni e con
altre nobili tradizioni religiose;
Una giornata chiamata “ Giubileo dei
Carcerati” , da celebrarsi il 6 novembre 2016
non solo nelle singole case circondariali ma
anche a Roma : anche questo è nei propositi
del papa., ma non solo, Come scrive mons.
Fisichella ( incaricato della organizzazione
dell’anno giubilare) “...papa Francesco
compirà alcuni segni raggiungendo alcune
periferie esistenziali per dare testimonianza
della vicinanza e della attenzione ai poveri e
agli emarginati”.
A noi non resta che vivere con responsabilità e
gioia questa occasione irripetibile muovendo
da un esame approfondito della nostra vita
di battezzati ( che cosa sto facendo della mia
vita ?; se mi dico cristiano lo sono nei fatti?;
gli altri chi sono per me?; sono capace di un
pentimento sincero sapendo che ognuno di
noi ha di che pentirsi?
Solo così potrò vivere bene l’anno santo
sapendo che “ la gioia di ogni Giubileo è in
particolar modo la gioia per la remissione
delle colpe ed è la gioia della conversione”.
- 19 -
Egidio Motterle
APPUNTI SULLE COSE D’ARTE DEL DUOMO
Due dipinti su tela
in capitelli
- 20 -
E DI ALTRE CHIESE DELLA PARROCCHIA
votivi della
parrocchia
Sacra Famiglia di San Rocco
- 21 -
Nella Valle del Chiampo la tradizione di
dipingere immagini sacre, non solo sulle
parete interne delle abitazioni ma anche in
facciata, era un tempo molto diffusa. Ora
non restano che lacerti, visibili soltanto su
qualche vecchia abitazione o in capitelli
votivi delle contrade dell’Alta Valle.
Ad Arzignano personalmente ne ricordo
soltanto due, entrambi nella zona di Pugnello:
il primo, un bel Sant’Antonio, di cui conservo
una immagine fotografica, che è andato
completamente distrutto, mentre l’altro, una
raffigurazione della Madonna - forse ancora,
seppur fatiscente, sopravvive in Via Monte di
Pena Bassa.
Con buona frequenza si possono invece
ancora incontrare nicchie con immagini
scultoree, mentre del tutto rare sono sempre
state quelle che presentavano immagini
dipinte su tela. Anche di queste, ne conosco
ancora due: una più antica, della fine
dell’Ottocento ed una recentissima che,
quindi, rinnova un’usanza ormai scomparsa.
Un vecchio capitello a San Rocco
Il primo dipinto su tela, al quale ho fatto
riferimento, raffigura la Sacra Famiglia ed
è quindi un soggetto che si intona a questo
periodo natalizio. Fino ad una trentina
d’anni fa, si trovava in un incavo del muro
di recinzione di casa Bussarello, nota anche
come ‘Casa del ghiaccio’, perché all’interno
ospitava la fabbrica del ghiaccio che serviva
tutta Arzignano. L’immagine sacra era
protetta da un vetro ed anche da una tenda
ed era illuminata, come allora si usava
per i capitelli votivi, da una debolissima
lampadina. Quando quella bella abitazione
passò ai Vergolani, il dipinto fu ritirato anche
perché vi era il progetto, più tardi realizzato,
di ridurre l’edificio per allargare la strada che
in quel punto presentava una strettoia ed uno
spuntone, mal visti dai patiti della velocità.
La proprietaria aderì volentieri all’invito
fattole di donare il quadro alla Parrocchia
di Ognissanti e fu posta la condizione che
rimanesse nelle vicinanze: la sede più
idonea sembrò la chiesa di San Rocco, dove
appunto oggi si trova, appeso alla parete
di fondo. Il parroco don Angelo Bonente,
accettando la donazione, si assunse anche
l’onere di un intervento di pulizia del dipinto.
In quella occasione ebbi modo di annotare
che sulla parte retrostante del telaio era
ancora adesa una vecchia etichetta delle
Regie Ferrovie dello Stato che documentava
il viaggio del collo da Verona ad Altavilla
vicentina e il nominativo di Lorenzo Rizzi
quale destinatario. Purtroppo il telaio fu
improvvidamente sostituito nel corso
del restauro e così la piccola ma preziosa
annotazione è andata perduta. Peraltro
l’assegnazione della Sacra Famiglia al Rizzi
è molto plausibile anche per motivi stilistici.
Di questo artista, abbastanza attivo in
Arzignano, abbiamo già parlato come autore
del completamento del trittico del Duomo(1).
Ricordiamo comunque che nasce nel 1830,
trasferendosi poi da Udine a Verona, dove nel
1857 sposa Maria Penso. Ad Arzignano viene
chiamato dalla Fabbriceria di Ognissanti nel
1885. Successivamente nel 1887 il parroco di
San Zeno, don Francesco Verza “d’accordo
con i suoi fedeli” gli affida l’esecuzione del
tondo con la Gloria del Santo patrono. Esegue
anche l’affresco (ormai consunto) della
nicchia posta sopra la porta laterale della
chiesa di San Rocco, dove si intravvede il
grande taumaturgo che assiste un appestato
e sullo sfondo il panorama di Arzignano con
il Castello e Santa Maria delle Grazie. Un altro
suo quadro che si conserva sopra l’organo
della parrocchiale di Altissimo, raffigura
Santa Cecilia ed è firmato e datato 1890. In
questo lustro temporale, dal 1885 al 1890,
si deve quindi attribuirgli l’esecuzione di
questa bella immagine della Sacra Famiglia,
ora ricordata.
Una tradizione rinnovata in Via
Crocetta
La nicchia, con dipinta all’interno
un’immagine sacra, era coeva all’edificio
molto antico che segnava la svolta della Via
Crocetta verso Campo Marzio. Oggi la strada
- 22 -
(intitolata ad Antonio Giuriolo) tira diritto
verso Via dei Mille. Ma non è la sola variazione
del sito, perché tutto il contesto di abitazioni
è stato modificato e modernizzato, compresa
ovviamente la vecchia casupola ormai
fatiscente come l’immagine devozionale
divenuta pressoché illeggibile. Per quanto si
potesse individuare che doveva trattarsi di una
piccola rappresentazione dell’Annunciazione.
Rimarrà invece, forse per sempre, un piccolo
mistero toponomastico per quale motivo
l’antica via, in dolce discesa, sia sempre stata
indicata nei documenti, anche molto antichi,
come ‘Crocetta’, scritta proprio così, in lingua
italiana e non come ‘croseta’ o ‘crosara’, che
rimangono località indicanti un incrocio di
strade. Forse la nicchia anticamente ospitava
una Croce scolpita o era protetta da una
Croce in ferro?
La famiglia del prof. Nicodemo Gasparotto,
divenuta proprietaria del nuovo edificio di
abitazione, ha voluto mantenere il segno
devozionale rappresentato dalla nicchia che
però per qualche tempo è rimasta vuota in
attesa di individuare un artista gradito e
valido per eseguire la rinnovata immagine.
L’opportunità è maturata ad inizio del 2015(2)
con la scelta del pittore Giorgio Scarato,
artista di chiara fama, anche internazionale,
come si può apprendere dal sito personale
presente su Internet, ricco di notizie ed anche
di immagini.
Nativo di San Bonifacio ha conseguito la
maturità presso il Liceo artistico di Bologna nel
1962, spostandosi quindi a Milano ed in altre
sedi per acquisire esperienze e conoscenze nel
mondo dell’arte, nel contempo frequentando
anche la facoltà di architettura di Venezia e
il corso di scenografia presso l’Accademia di
Brera. E’ stato poi docente presso la scuola di
Zimella per molti anni, aprendo nel frattempo
uno studio personale dapprima a Cologna
Veneta e quindi acquisendo una singolare e
prestigiosa sede di lavoro nell’antica chiesa
sconsacrata di Pressana, in precedenza
ridotta a laboratorio di falegnameria
Ha partecipato a numerose esposizioni
d’arte sia in Italia che all’estero ottenendo
riconoscimenti e premi. Ha lavorato molto
come illustratore di libri e pubblicazioni varie:
famosa è la sua illustrazione del volume delle
“Avventure di Robinson Crosuè”, edito da
Mondadori e i premiati lavori su Pinocchio.
Nello specifico del dipinto dell’Annunciazione,
si può osservare che la Vergine, delineata
con un’impronta classica (anche belliniana),
ha un atteggiamento silenzioso e riservato
in ascolto del messaggio che l’Angelo le
sussurra piano. I colori, stesi a volte quasi
si voglia ricordare un dipinto in affresco,
compresi tra il blu del manto e le variazioni
dei gialli e dell’ocra dell’Angelo, rischiarano
come un tempo quel piccolo angolo di
muro e lo impreziosiscono. Il capitello verrà
ufficialmente inaugurato e benedetto dal
parroco don Mariano il giorno di marzo che
ricorda il mistero dell’Annunciazione.
Antonio Lora
Una rarissima immagine dell’antica nicchia. Si riconosce a sinistra la figurina in veste azzurra della Vergine che ascolta il messaggio dell’Angelo. Questa ridipintura appare ottocentesca. Infatti è anche evidente
un sottostante strato dipinto in affresco molto più antico che, probabilmente, raffigurava la stessa scena.
Anche i lati della nicchia erano dipinti.
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NOTE
1. Per qualche notizia in più su questo pittore si legga:
LORA A., Un’utile testimonianza sul pittore Lorenzo
Rizzi, ‘Corriere Vicentino’, n. 7, luglio 2.000.
2. Questo il testo del contratto esecutivo dai
committenti.
“ANNUNCIAZIONE NICCHIA FAM. GASPAROTTO IN VIA
GIURIOLO, 22
In data 13.4.2015, Maria Ziliotto e Nicodemo Gasparotto,
visionata la bozza del quadro, presso il pittore Scarato,
confermano il mandato all’esecuzione dell’opera,
“L’ANNUNCIAZIONE ALLA VERGINE MARIA DA PARTE
DELL’ANGELO”, al pittore Giorgio Scarato di Pressana
(VR), da posizionare nella nicchia collocata nella propria
casa all’angolo di Via Crocetta, 1 con Via G. Giuriolo,
22 ad Arzignano (VI). L’annunciazione viene presentata
come un incontro ravvicinato fra la Madonna e l’Angelo
che, quasi confidenzialmente, Le annuncia la sua
maternità. Maria accoglie l’annuncio con trepidazione
e con un atteggiamento di riservatezza. Dalla finestra
che dà sul paesaggio retrostante alla scena, appare lo
S.S. che illumina della sua sapienza divina l’opera di
Dio. L’opera viene consegnata in data 18 Maggio 2015 e
viene posizionata nell’apposita nicchia.”
Bozzetto della Nicchia di Crocetta
- 24 -
Nicchia di Crocetta
- 25 -
NELL’ANNO DEL
GIUBILEO UN
ABBRACCIO DALLA
PARROCCHIA
OGNISSANTI DI
ARZIGNANO
Santo Natale 2015 mente difficile per la sua famiglia. Poi ha conCari amici di “Cara Arzignano”,
mi unisco a coloro che partecipano alla stesura di questo bollettino parrocchiale per inviarvi un pensiero
speciale di auguri e di affetto nell’imminenza del Santo natale. Volevo comunicarvi un
notizia di vecchia data del 2014. Parlo della
nostra amica e “direttrice” del libretto che vi
ha sempre informato sugli avvenimenti della
nostra Città e che ha mantenuto con voi un
bel rapporto di amicizia. Mi riferisco, in particolare, a Bruna Petucco Zorzanello che ha
lavorato per ben 25 anni in canonica, dove ha
profuso tutta la sua capacità di cuoca, donna
delle pulizie, ma soprattutto è stata attenta
all’accoglienza e all’informazione. Quando
chiedevi chiarimenti su alcuni argomenti, su
alcune attività parrocchiali, era sempre informata. Era bello andare in canonica e trovarla. Aveva iniziato la sua attività con Don
Angelo Bonente, in un momento economica-
tinuato con grande passione e competenza.
Non so se qualcuno ricorda, ma i suoi genitori Petucco gestivano un piccolo bar al mattarello. Perciò Bruna aveva sempre respirato
aria di “Mattarello”. E’ stata un dono per la
nostra parrocchia. Alla fine di ottobre mi ricordava: “Comincia a preparare l’articolo per
i nostri migranti”. Poi piano piano coinvolgeva anche altri autori di articoli ed informazioni sul nostro territorio, appunto “Cara Arzignano”. Ora è in pensione……si sa….. gli anni
passano. Non possiamo non dirle il nostro
grazie per quello che ha saputo dare sempre
generosamente. Ora la vedo in compagnia
del suo “Luciano” a Messa e qualche volta anche a passeggio. Lo ha meritato. Vi mando,
con queste righe, anche il suo saluto e augurio di ogni bene accompagnati da un fraterno
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO 2016!!!
- 26 -
Mariarosa Scolari
LE PARABOLE DELLA
MISERICORDIA
Non possiamo fare un cammino di ricerca del
Gesù storico senza porre l’attenzione su quello
che gli studiosi d’oggi considerano un elemento
essenziale della missione del Maestro di Nazareth: il carattere sapienziale del suo insegnamento. Ed è proprio in questo ambito, che ora
poniamo l’accento, considerando in particolare
le parabole della misericordia.
In questa nostra ricerca vedremo
innanzitutto il messaggio di Gesù contenuto
in queste parabole. Poi cercheremo di
verificare la loro storicità e, infine, trarremo
le somme verificando ciò che queste parabole
ci dicono di Gesù e della sua identità.
Le parabole in questione sono: la pecorella
smarrita, la dramma ritrovata ed il figliuol
prodigo.
Ma prima di prestare attenzione a questi
testi, è importante inquadrare la cornice
storico-sociale, cioè il tipo di uditorio a cui
è rivolto il messaggio delle tre parabole di
Luca.
E’ la folla di Galilea, quella composta da
ogni tipo di persone, soprattutto la gente
semplice ed umile. C’è anche l’élite della
società ebraica: Gli scribi ed i farisei. Infine
ci sono, in mezzo agli altri, due categorie di
persone associate sempre nella condanna del
mondo religioso: i pubblicani ed i peccatori:
«Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i
peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi
mormoravano: «Costui riceve i peccatori e
mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e
ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la
ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto
contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini
dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato
la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci
sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno
bisogno di conversione. O quale donna, se ha
dieci dramme e ne perde una, non accende la
lucerna e spazza la casa e cerca attentamente
finché non la ritrova? E dopo averla trovata,
- 27 -
chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che
avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti
agli angeli di Dio per un solo peccatore che si
converte»”(Lc 15,1-10).
Un pastore s’avvede di aver lasciato per
strada una delle cento pecore. E allora lascia
le 99 per andare alla ricerca della pecorella
smarrita. E una volta ritrovata corre dai suoi
amici per dare la buona notizia. Al termine
di questo brano Gesù conclude: “Rallegratevi
con me, perché ho trovato la mia pecora che
era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia
in cielo per un peccatore convertito, che per
novantanove giusti che non hanno bisogno di
conversione”.
La seconda parabola narra della donna che
custodisce gelosamente il suo patrimonio di denaro (dieci dramme). S’avvede di aver smarrito
una dramma e subito si mette a cercarla, rovistando per tutta la casa. E quando la trova invita
le amiche a rallegrarsi con lei. Anche qui c’è
il commento conclusivo di Gesù: Così, vi dico,
c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo
peccatore che si converte»(Lc 15,1-10).
Ed ecco la terza parabola, la più rappresentativa delle tre:
«Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il
più giovane disse al padre: Padre, dammi la
parte del patrimonio che mi spetta. E il padre
divise tra loro le sostanze. Dopo non molti
giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue
cose, partì per un paese lontano e là sperperò
le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando
ebbe speso tutto, in quel paese venne una
grande carestia ed egli cominciò a trovarsi
nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio
di uno degli abitanti di quella
- 28 -
regione, che lo mandò nei campi a pascolare i
porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube
che mangiavano i porci; ma nessuno gliene
dava. Allora rientrò in se stesso e disse:
Quanti salariati in casa di mio padre hanno
pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di
te; non sono più degno di esser chiamato tuo
figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre. Quando
era ancora lontano il padre lo vide e commosso
gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo
baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato
contro il Cielo e contro di te; non sono più
degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il
padre disse ai servi: Presto, portate qui il
vestito più bello e rivestitelo, mettetegli
l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il
vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e
facciamo festa, perché questo mio figlio era
morto ed è tornato in vita, era perduto ed è
stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la
musica e le danze; chiamò un servo e gli
domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo
gli rispose: E‘ tornato tuo fratello e il padre
ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché
lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò,
e non voleva entrare. Il padre allora uscì a
pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io
ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito
un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un
capretto per far festa con i miei amici. Ma
ora che questo tuo figlio che ha divorato i
tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui
hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose
il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto
ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa
e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era
morto ed è tornato in vita, era perduto ed è
stato ritrovato»»(Lc 15,12-28). Mentre nelle parabole precedenti i protagonisti sono il buon pastore e la donna di casa, qui,
invece, è il Padre. Appare chiaro come Gesù si
rivolga ai due gruppi che sono presenti in questo momento della sua predicazione: i peccatori,
che individua nel figlio perduto e poi ritrovato,
ed i farisei che identifica nel primo figlio, quello
che non ha abbandonato il Padre.
Nell’insegnamento di Gesù, anche se il figlio
è peccatore, il Padre non lo ha dimenticato
e quando è ancora lontano il padre lo vede
e commosso gli corre incontro, gli si getta al
collo e lo bacia.
Gesù identifica il fratello maggiore negli
scribi e farisei, coloro cioè che si considerano
fedeli alla Torah, eppure hanno smarrito
il volto stesso di Dio e “al suo posto se ne
- 29 -
hanno costruito uno senza volto e senza
cuore, esattore scrupoloso, e, proprio per
questo, impietoso di quanto gli deve ogni
uomo. Un Dio simile rende atei gli uomini.
Ma il Dio di Gesù è diverso: è vero Dio, cioè
Padre”(Antonio Fanuli, Le parabole della misericordia, in Storia di Gesù, 3° vol. Ed. Rizzoli, 836).
L’abbraccio del Padre significa, per il
Figlio ritrovato, la restituzione dell’antica
dignità perduta, la riammissione al posto
d’onore della famiglia, l’intimità familiare.
L’amore ed il perdono del Padre vuol dire
proprio questo: l’amore di Dio non conosce
confini, ma si china misericordioso sull’uomo
e sull’uomo peccatore. E’ qui il cuore della
rivelazione, il centro di quel messaggio di
salvezza che Gesù annunzia, non solo agli
scribi, ai farisei e ad ogni pio israelita; ma
soprattutto ai pubblicani ed ai peccatori,
alle meretrici ed a tutti coloro che si sentono
“lontani” dallo sguardo Amoroso di Dio (Cfr.
Donato Calabrese, Il rosario delle beatitudini,
Beati i misericordiosi, Ed. Paoline).
Costatata, allora, la sublimità di questo messaggio, ci chiediamo ora se esso ha un suo fondamento storico e cosa ci dice a riguardo di
Gesù.
Due delle tre parabole della misericordia, la
dramma ritrovata ed il figliuol prodigo, sono
riportate solo nel vangelo di Luca, mentre
quella della pecorella smarrita è menzionata,
seppur con delle piccole variazioni, anche
nel Vangelo di Matteo. E’ chiaro che in
questi racconti c’è un primo fondamento
storico evidenziato dal fatto che il messaggio
- 30 -
annunciato, quello di un Dio che va in cerca
del peccatore, seppur presente nell’Antico
Testamento (Cfr. Sal 103, 8-18; 130,3-4; Ger
31,20; Ez 18,21-23; 33,11; cfr. Is 55,7 ed altri
ancora. Cfr. A Sisti, Misericordia, Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Ed. Paoline, 981)
è estraneo all’ambiente giudaico del tempo
di Gesù. Quindi abbiamo un primo indizio in
quanto “si possono considerare come appartenenti a Gesù quelle parole o quei fatti che non
si possono attribuire né al pensiero, né alle abitudini, né alle tendenze dell’ambiente ebraico”
(Cfr. Conzelmann, Jesus, in 3/RGG III, 623, in
Pius-Ramon Tragan, La preistoria dei vangeli,
tradizione cristiana primitiva. Ed. Servitium,
87). Anzi nel mondo sociale e religioso degli
ebrei i pubblicani “sono odiati dal popolo e considerati alla stessa stregua dei peccatori e delle
prostitute (Cfr. pubblicano, in Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo Biblico, Ed.
Massimo, 616).
C’è un’altra testimonianza a favore della
storicità delle parabole della misericordia,
specialmente di quella della pecorella
smarrita. La testimonianza proviene da
una fonte molto considerata dagli studiosi
contemporanei: il Vangelo apocrifo di
Tommaso, una collezione di detti sapienziali
di Gesù, un testo molto antico giunto a noi in
copto ma, originariamente di lingua siriaca.
Secondo Pius-Ramon Tragan, l’origine della
raccolta di lógia, detti di Gesù, contenuta in
questo Vangelo va ricercata nella predicazione
degli itineranti galilei, coloro cioè che iniziarono a trasmettere l’insegnamento del Nazareno
dopo la sua scomparsa dall’area geografica in
cui egli era ben conosciuto (Pius-Ramon Tragan, La preistoria dei vangeli, tradizione cristiana primitiva. Ed. Servitium, 172). Ed è proprio il Vangelo di Tommaso a contenere tra le
altre parabole, quella della pecorella smarrita.
Non solo, ma anche in un altro testo antico apo-
crifo, chiamato il Vangelo della verità, troviamo
presente la medesima parabola della pecorella
smarrita (Cfr. Emilio Rasco, Evoluzione nella
tradizione: un esempio, in Storia di Gesù, vol.
3, Ed. Rizzoli, 832).
Quindi, a parte i limiti, per due parabole, della
sola attestazione di Luca, controbilanciati
peraltro dallo spirito di ricerca storica
indicato dallo stesso evangelista quando nel
prologo sostiene chiaramente di aver fatto
ricerche accurate su ogni circostanza fin
dagli inizi (Lc 1,3), possiamo ben pensare che
queste parabole della misericordia abbiano un
solido fondamento storico, comprovato soprattutto dal fatto che la premura di Gesù verso i
peccatori è un atteggiamento originale del Gesù
storico, specialmente nella sua qualità di Rabbi,
di Maestro.
Inoltre, il fatto che la parabola della pecorella
smarrita sia attestata da Matteo (Mt 18,1214) e Luca (Lc 15, 4-7), dimostra che quasi
certamente i due vangeli sono partiti da una
fonte comune alla quale, più tardi, faranno
riferimento il Vangelo apocrifo di Tommaso
ed il Vangelo della verità (Cfr. Emilio Rasco,
Evoluzione nella tradizione: un esempio, in Storia di Gesù, vol. 3, Ed. Rizzoli, 832). Una fonte
ovviamente più antica dei due vangeli.
E allora, cosa ci dicono del Gesù storico,
le parabole della misericordia? Cosa ci
rivelano della sua identità? Un dato è sicuro
al cento per cento. Il Gesù storico ha il volto
misericordioso verso i piccoli (Mt 18,12-14)
e verso i peccatori(Lc 15,4-7). Una premura
che dimostra l’originalità di un sentimento
sublime e paterno che invita i peccatori alla
conversione perché anche loro sono invitati al
banchetto del Regno.
Nicodemo Gasparotto
- 31 -
IL CAMMINO
DI SANTIAGO
un cammino a piedi di
850 km. Tra Francia e Spagna, attraversando i Pirenei
Nella primavera del 2013, assieme a mia
moglie Marisa, siamo stati invitati in una
agenzia di viaggi dove c’era un ragazzo che
quella sera ha raccontato la sua esperienza
dopo aver percorso il Cammino di Santiago.
Quel racconto mi aveva molto colpito,
faccio presente che fino ad allora io non
sapevo niente del cammino di Compostela,
quindi, tornato a casa, ho incominciato
a interessarmi andando su internet e
comperando libri vari fino a quando,
spinto dallo spirito di mettermi in gioco
e soprattutto dalla fede, ho maturato la
decisione di andarci, ho deciso di fare anch’io
il pellegrino.
Ho incominciato ad allenarmi andando in
giro per la valle, salendo e scendendo dai
paesi circostanti fino al giorno della mia
partenza il 4 maggio 2015 dove ho preso
l’aereo a Venezia che mi ha portato sino a
Biarrizt-Bayonne da dove un pullman mi ha
condotto sino a Saint Jean Pied De Port, un
paesino Francese ai piedi dei Pirenei da dove
ho iniziato il mio cammino.
Ho attraversato i Pirenei e tutto il nord della
Spagna, ho fatto salite e discese infinite,
attraversato pianure assolate ponti e fiumi,
bellissimi boschi, paesi e città. Infine, dopo 41
giorni di cammino sono arrivato finalmente
a Santiago De Compostela. - Sono stato via
da casa complessivamente 46 giorni, di cui
41 impiegati per il Camino, dal 4 maggio al
18 giugno 2015. Tutto a piedi, metro dopo
metro. Ho attraversato 4 regioni, 7 province,
circa 140 tra città, paesi, villaggi, borghi e ho
percorso oltre 1 milione di passi.
E stato un viaggio ed un’esperienza
bellissima che mi ha fatto trovare con me
stesso e che mi avvicinato ancora di più a Dio,
tante volte mi sono trovato a camminare da
solo accompagnato solo dal fruscio del vento
e dai miei pensieri.
Durante il cammino ho conosciuto
tantissime persone da tutto il mondo con le
quali, anche se sapevo pochissimo l’inglese,
abbiamo legato lo stesso condividendo
assieme le camerate, la tavola e le impressioni
di viaggio. Mi ha colpito molto il fatto che ci si
salutava sempre quando ci si trovava lungo il
cammino usando una parola che è diventata
di dominio universale “HOLA” e poi l’augurio
del pellegrino che si faceva quando se ne
incontrava un altro che era “ BUEN CAMINO”.
Fantastica è stata l’accoglienza dei cittadini
spagnoli che ho trovato lungo il cammino,
sempre cordiali (quasi tutti mi salutavano
- 32 -
e auguravano buen camino quando mi
incrociavano, sia nelle grandi città che nei
piccoli paesini), sempre disponibili a dare
consigli e soprattutto avevano sempre un
sorriso pronto.
Non è stata certamente una passeggiata,
ci sono stati giorni che sono arrivato
con la schiena storta o con le gambe e
piedi doloranti ma con l’aiuto di pastiglie
antinfiammatorie, cerotti, massaggi e riposo
sono sempre riuscito ad andare avanti. Devo
dire che anche la fede mi ha aiutato molto, ho
sempre pregato e invocato l’aiuto di Nostro
Signore affinché mi accompagnasse durante
il cammino facendomi arrivare alla meta.
Man mano che mi avvicinavo alla meta,
chilometro dopo chilometro, il mio cuore
si riempiva di gioia e le gambe andavano
da sole, non riesco a dirvi o descrivervi il
momento in cui sono arrivato a Santiago
perché è stata un apoteosi di emozione,
felicità, contentezza, giubilo ed quant’altro.
Ancora oggi non riesco a credere di
averlo fatto, di sicuro ha lasciato un segno
significativo nella mia vita in quanto, anche
se siamo nel 2015, sono stato un pellegrino
come lo sono stati tutti quelli che lo hanno
percorso prima di me e che lo percorreranno
dopo di me.
“ Non c’è niente di più bello dell’istante che
precede il viaggio.
L’istante in cui l’orizzonte del domani viene
- 33 -
a renderci visita
e a raccontarci le sue promesse”
Milan Kundera.
Grasso Vittorino
Festa giovanissimi di AC
MATTI DA LEGAME.
Cosa combinano i giovani il sabato sera?
C’è chi si diverte, chi sta con gli amici, chi é
creativo... e chi é matto da legame. Si, avete
capito bene, non “da legare”, ma “da legame”:
matto, perché vive esperienze e incontri diversi dal solito... da “legame”, perché senza
amicizie, senza legami forti non può vivere.
É con questo spirito insolito che insieme ad
una ventina di giovani della nostra parrocchia siamo partiti sabato 21 novembre per la
festa giovanissimi di AC al Palasind di Bassano, “Matti da Legame, perché l’amicizia ti
porta fuori”. E non la dimenticheremo facilmente.
Ecco così il tocco di simpatia di Sammy, che
con fare semplice ma profondo ci ha ricordato che gli amici «non si scelgono, ma si
accolgono», perché in tutti c’è sicuramente
qualcosa di bello da accogliere, oppure da
tirar fuori... poiché a volte tenuto ben nascosto! Ma Sammy non si ferma alla consueta
amicizia, sa andare oltre e vede «in Dio proprio un amico: è lui il primo che vuol essere nostro amico, non un essere superiore».
Sammy ci ha lasciato senza parole, perché il
suo sorriso profondo, il suo entusiasmo e la
sua fortezza ci hanno parlato della tenerezza
di Dio, come pochi riescono a fare.
Un po’ per l’aria di gioia che si respirava. Un
po’ per i testimoni che ci hanno aiutato a scavare dentro la miniera dell’amicizia: il grande
Sammy Basso e l’insegnante e scrittore Alessandro D’Avenia.
Poi lo scrittore Alessandro D’Avenia, che parla di amore e di amicizia partendo da «ciò che
siamo, portatori di unicità, che non è altro
che ricevere vita e amore e darla a qualcun
altro». E se a volte l’amicizia sembra bloccata
da alcune paure, la paura dello specchio, del-
- 34 -
Sammy Basso e Alessandro D’avenia.
lo sguardo, del percepirsi imperfetti... è allora
cha abbiamo bisogno di trovare uno sguardo
che si innamori di noi, delle nostre imperfezioni. Come lo sguardo di Dio! Ciascuno di noi
ha bisogno di «un legame che mi permette di
essere imperfetto, di essere così come sono.
La perfezione é l’imperfezione: bisogna farsi
raggiungere da uno sguardo che ci faccia rinascere».
Non dimenticheremo l’atmosfera calorosa
della veglia di preghiera, accompagnata da
Marta, Maria e Lazzaro, dall’atmosfera calorosa della casa di Betania e dalla gioia della
risurrezione di Lazzaro, resa attuale dal profumo di nardo preziosissimo che ha avvolto
le nostre mani.
veri, amici che liberano la parte migliore di
tutti.
Non dimenticheremo, ma vivremo questi
legami, perché chi viene toccato da Dio non
può tacere... anzi, con la parole di Geremia:
«nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo».
Questo è il mio augurio per questi giovani,
di non aver paura a svelare il fuoco di amicizia e bontà che portano dentro! Questa è la
pazzia che dà slancio alla nostra comunità!
Non dimenticheremo i canti, i balli, i sorrisi, i volti di gioia che incrociavamo ovunque,
segno di una chiesa giovane che cerca amici
- 35 -
Don Andrea
GRUPPO MINISTERIALE
una realtà di corresponsabilità nuova, al servizio della comunità.
Ogni tanto sul foglietto giallo si legge: “Sabato ore 9.00 incontro in canonica del Gruppo Ministeriale”. Più di qualcuno si è incuriosito e ha chiesto: “Ma che cos’è questo
Gruppo Ministeriale?” Chiarisco subito, per
quanto mi è possibile.
Ad Ognissanti è un gruppo di 4 laici, che
periodicamente, ogni quindici giorni o più,
si incontra con il Parroco per pregare, per
dare uno sguardo d’insieme alla comunità
parrocchiale, per fermarsi a leggere la realtà,
per scambiarsi i diversi punti di vista riguardo a qualche problema.
Il Gruppo Ministeriale non è in conflitto con
il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), che
rimane sempre l’organismo di comunione e
di partecipazione ecclesiale per eccellenza:
egli si preoccupa di concretizzare le decisioni
prese dal CPP e di fare da collegamento con
il Parroco.
I Gruppi Ministeriali sono nati una decina
d’anni fa nella nostra Diocesi (e solamente
nella nostra Diocesi per ora) per andare incontro alle necessità nate dalla formazione
delle Unità Pastorali, costituite da tre, quattro e più comunità parrocchiali un tempo
autonome, in cui è garantita la presenza di
almeno un presbitero, che risiede in una parrocchia, ma che ha la cura pastorale anche di
tutte le altre.
Questi Gruppi fanno da collegamento, raccolgono proposte, garantiscono la cura delle
liturgie, sono un punto di riferimento là dove
il Parroco non può essere sempre presente:
diventano corresponsabili della comunità
cristiana, sollevano il Parroco dalle tante incombenze,ma l’aiutano anche a condividere
preoccupazioni e decisioni, facendolo sentire
meno solo.
I laici del GM sono eletti dal CPP, devono
partecipare ad un percorso formativo proposto dalla Diocesi e ricevere il Mandato dal
Vescovo. Restano in carica 5 anni.
Il buon funzionamento del GM richiede una
“conversione” di mentalità sia da parte del
presbitero, che è invitato a condividere parte
della propria responsabilità con i laici, sia da
parte dei laici, che passano da semplici collaboratori a corresponsabili, cioè capaci di
rispondere personalmente di precisi ambiti
pastorali.
Se il GM non segue l’adozione di uno stile
pastorale adeguato, si trasforma in un gruppo fra i tanti.
Nella nostra comunità di Ognissanti il GM è
in funzione da circa un anno. Non ha ancora
avuto un riconoscimento ufficiale, dato che il
periodo formativo si concluderà con due fine
- 36 -
settimana di ritiro a gennaio e a febbraio 2016
Ogni componente del gruppo è incaricato di
seguire un diverso ambito pastorale, come ci
ha chiesto il Vescovo Beniamino, per mettersi
in ascolto della realtà, per coinvolgere il numero maggiore di persone con i loro carismi
nella realizzazione di iniziative, che aiutino
la comunità a sentirsi più unita nel vivere la
propria fede, nella cura che ogni cristiano è
chiamato ad avere verso i fratelli, nel dialogo
con tutto il territorio.
L’ambito LITURGICO CELEBRATIVO ha come
riferimento Giuliana Consolaro Zampiva
L’ambito CATECHISTICO MISSIONARIO ha
come riferimento Erica Bailo Bertinato
L’ambito CARITATIVO ha come riferimento
Luisa Priante Povoleri.
L’ambito POLITICO SOCIALE ha come riferimento Nicodemo Gasparotto
Nelle riunioni d’ambito, che abbiamo realizzato fino ad oggi, abbiamo convocato i responsabili di ogni gruppo che opera in parrocchia per chiedere consiglio riguardo alle
attività pastorali e alla realizzazione di esperienze (come la Settimana della Comunità).
Stiamo ancora imparando, ma bisogna dire
che le riunioni d’ambito possono essere ininfluenti se poi non si mettono in pratica i suggerimenti proposti.
Il rischio è di dire tante cose belle, ma di
non realizzarle mai, perché bisogna crederci
e bisogna rinunciare a coltivare solo il proprio orticello, come siamo tentati di fare tutti.
Per questo è indispensabile chiedere l’aiuto
del Signore e pregare tanto.
Prossimamente ci incontreremo negli ambiti per trovare il modo di vivere bene l’anno
giubilare.
La vita scorre come sempre, ma è importante cogliere le occasioni che ci vengono offerte per fermarci a verificare come e quanto siamo cristiani, come e quanto la fede in
Gesù Cristo trasformi la nostra vita.
- 37 -
Giuliana Consolaro Zampiva
“LA QUESTIONE
GENDER”
Approfondirla per Difendersi
2. LE TEORIE DI GENERE
Due sono le variabili da tener presente parlando del Gender: l’essenzialismo naturale e
il costruzionismo socio-culturale.
Per il primo le differenze di genere derivano dalla diversa natura psico-fisica dell’uomo e della donna, comprovate dalle differenze ormonali, cerebrali, riproduttive e a
livello psicologico.
Per il secondo orientamento le differenze
di genere sono un’elaborazione del cultura
sociale, cosicchè uomini e donne non lo si è
fin dalla nascita, ma lo si diventa in seguito.
L’incidenza del potere sociale gestito da famiglia, Stato e Chiesa è stata evidenziata e
criticata, negli anni sessanta e settanta del
XX secolo, dal pensiero marxista-freudiano,
sul quale si è sviluppato il movimento femminista, al quale si deve la maggiore incisività nell’elaborazione delle teorie di genere.
Le 4 fasi dello sviluppo del femminismo: a)
la parità di genere; b) la costruzione del gender; c) la decostruzione del gender; d) l’individualizzazione del gender.
Questa è un’operazione che deriva dalla
lettura e dalla sintesi pedissequa dei punti
salienti del ragionamento fatto dall’autore,
i concetti sono esposti in modo autonomo
senza commenti e collegamenti personali.
- 38 -
2.1 La parità di genere
Viene rivendicata fin dagli anni 50 a partire dal libro “Il secondo sesso” pubblicato
da Simone de Beauvoir dove spiega il suo
celebre motto “Donna non si nasce, ma si
diventa”
La rivendicazione femminista dell’uguaglianza mediante la lotta per la parità dei
– Una sfida antropologica –
Sintesi del Volume di
Aristide Fumagalli
Seconda parte
SINTESI CONCETTUALE A CURA DI: Nicodemo Gasparotto
diritti mira a demolire ogni differenza di genere che accampi una base naturale.
L’emancipazione femminile si traduce, a livello sociale, nella lotta contro il potere maschile, veicolato specialmente dall’istituzione matrimoniale e dalla struttura patriarcale
della società.
Nel primo femminismo della parità il genere
socio-culturale sopravanza il sesso biologico
e rivendica l’uguaglianza sociale del genere
femminile.
Il tratto distintivo del secondo femminismo è la rivendicazione della loro differenza,
che godrebbe di una consistenza ontologica
(Luce Irigaray).
Mentre in Europa si attesta il femminismo
della differenza, oltreoceano prende piede
il femminismo di genere, tramite la quale la
questione “gender” emerge in tutto il suo rilievo e guadagna la ribalta internazionale.
2.2 La costruzione del gender
Il rilievo assegnato dal primo femminismo alla cultura sociale nell’interpretazione
dell’emancipazione femminile, attira l’attenzione sui processi sociali.
In particolare nell’elaborazione della categoria del gender si evidenzia la teoria del
costruzionismo sociale, secondo il quale le
istituzioni e le strutture di una società sono
il prodotto dell’interazione tra le azioni degli
individui. L’interpretazione che da del gender
si avvale della distinzione tra sesso biologico
(sex) e identità di genere (gender) in ambito
medico (J. Money, 1955) e in ambito psicologico (Robert J. Stoller, 1968).
Da questi ragionamenti e dalla distinzione
tra sex e gender l’antropologia culturale propizia la tesi portante della “gender theory”
secondo la quale “le differenze tra l’uomo e la
donna non corrispondono …….. – al di là delle
ovvie differenze morfologiche – a una natura
“data”, ma sarebbero mere costruzioni culturali, “plasmate” sui ruoli e sugli stereotipi che
in società si attribuiscono ai sessi”.
L’invariabilità che si può ammettere per il
sesso biologico non potrebbe essere pretesa
anche per il genere sessuale, in quanto soggetto alla variabilità delle culture.
La costruzione socio-culturale del “gender”,
invece che sulla base del sesso, potrebbe essere elaborata sulla base di altre variabili,
quali, per esempio, l’orientamento sessuale.
Con il costruzionismo socio-culturale, il
gender prende congedo dal sesso biologico
ed assume configurazione molteplice.
Piuttosto che ricondurli all’uno o all’altro
sesso tramite tecniche chirurgiche, viene
avanzata l’idea di un ampliamento del numero dei sessi, riconoscendone almeno cinque:
oltre al sesso maschile e femminile e poi altri
tre …… Ferms, merms, herms, corrispondenti
a > pseudoermafroditismo femminile, al pseudoermafroditismo maschile, all’ermafroditismo vero.
Nicodemo Gasparotto
- 39 -
Martedì 8 dicembre 2015
Solennità dell’Immacolata
Concezione
Santa Messa di apertura della
Porta Santa della Basilica di San
Pietro
Piazza San Pietro.
Domenica 13 dicembre 2015
III domenica di Avvento
Apertura della Porta Santa delle
Basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le Mura e
nelle Cattedrali del Mondo.
Domenica 27 dicembre 2015
Solennità della Sacra Famiglia
Giubileo della famiglia
Venerdì 1 gennaio 2016
Solennità di Maria Santissima
Madre di Dio
Giornata mondiale per la pace.
Apertura della Porta Santa della
Basilica di Santa Maria Maggiore.
Lunedì 25 gennaio 2016
Festa della Conversione di San Paolo
Celebrazione ecumenica nella
Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Martedì 2 febbraio 2016
Festa della Presentazione del
Signore e Giornata della Vita
Consacrata
Giubileo della Vita Consacrata e
chiusura dell’Anno della Vita
Consacrata.
Mercoledì 10 febbraio 2016
Mercoledì delle Ceneri
Invio dei Missionari della Misericordia nella Basilica di San Pietro.
Sabato 13 febbraio 2016
Giubileo dei Gruppi di Preghiera di
Padre Pio
Lunedì 22 febbraio 2016
Cattedra di San Pietro
Giubileo della Curia Romana, del
Governatorato e delle Istituzioni
collegate con la Santa Sede.
Venerdì 4 e sabato 5 marzo 2016
“24 ore per il Signore” con celebrazione penitenziale a San Pietro nel
pomeriggio di venerdì 4 marzo.
Domenica 20 marzo 2016
Domenica delle Palme
A Roma la Giornata diocesana dei
Giovani.
Martedì 26 - domenica 31
luglio 2016
Fino alla XVIII Domenica
del Tempo Ordinario
Giubileo dei Giovani.
Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia.
Domenica 3 aprile 2016
Domenica della Divina Misericordia
Giubileo per quanti aderiscono
alla spiritualità della Divina
Misericordia.
Domenica 24 aprile 2016
V Domenica di Pasqua
Giubileo dei ragazzi e ragazze
(13 – 16 anni) Professare la
fede e costruire una cultura di
misericordia.
Domenica 4 settembre 2016
XXIII Domenica del Tempo
Ordinario Memoria della Beata
Teresa di Calcutta 5 settembre
Giubileo degli operatori e volontari della misericordia.
Domenica 25 settembre 2016
XXVI Domenica del Tempo
Ordinario
Giubileo dei catechisti.
Sabato 8 e domenica 9
ottobre 2016
Giovedì 5 maggio 2016
Solennità dell’Ascensione del Signore
Veglia per tutti coloro che hanno
bisogno di consolazione.
Sabato e domenica dopo la
memoria della Beata Vergine
Maria del Rosario
Giubileo mariano.
Venerdì 3 giugno 2016
Solennità del Sacratissimo Cuore
di Gesù
Giubileo dei sacerdoti.
160 anni dall’introduzione della
festa, introdotta nel 1856 da Pio IX.
Domenica 12 giugno 2016
XI Domenica del Tempo Ordinario
Giubileo degli ammalati e delle
persone disabili.
Domenica 13 novembre 2016
XXXIII Domenica del Tempo
Ordinario
Chiusura della Porta Santa
nelle Basiliche di Roma e
nelle Diocesi.
Domenica 20 novembre 2016
Solennità di Nostro Signore Gesù
Cristo, Re dell’Universo
Chiusura della Porta Santa a San
Pietro e conclusione del Giubileo
della Misericordia.
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BOLLETTINO WEB dicembre 2015