Rapporto annuale 2013 Cooperazione internazionale della Svizzera Indice Eventi salienti 2013 4 Editoriale di M. Dahinden / M.-G. Ineichen-Fleisch 7 Contesto politico di sviluppo 8 PREVENZIONE DELLE CRISI E AIUTO D’EMERGENZA • • • 12 Aiuto umanitario Interventi in situazioni di fragilità Resistenza alle crisi Carta Bianca 19 ACCESSO A RISORSE E SERVIZI 20 • • • • Sanità Utilizzazione sostenibile delle risorse idriche e igiene negli insediamenti Istruzione di base e formazione professionale Sfruttamento sostenibile del terreno agricolo Carta Bianca 27 Finestra culturale 28 Dove interveniamo 30 CRESCITA ECONOMICA SOSTENIBILE 32 • • • • Stabilità finanziaria e buongoverno Crescita continua del commercio Sviluppo del settore privato e potenziamento dei servizi finanziari Infrastruttura e sviluppo urbano DEMOCRAZIA ED ECONOMIA DI MERCATO • • • 38 Rafforzamento dei parlamenti, democratizzazione, riforma dello Stato Promozione dell’amministrazione locale Sviluppo di sistemi operanti in economia di mercato Finestra sulla ricerca 44 UNA GLOBALIZZAZIONE FAVOREVOLE ALLO SVILUPPO 46 • • • Protezione dell’ambiente e delle basi naturali della vita Energie rinnovabili ed efficienza energetica Utilizzazione efficiente delle risorse Partenariati della Svizzera 53 Cooperazione multilaterale 54 DSC e SECO in breve 58 Statistica 2013 59 Nota editoriale 60 3 Eventi salienti EVENTI SALIENTI 2013 DIALOGO POSITIVO SULLA MIGRAZIONE ELIMINARE LE CAUSE DELLA FRAGILITÀ LA SVIZZERA PARTECIPA ALLA DEFINIZIONE DELL’AGENDA INTERNAZIONALE Nel marzo 2013, in Bangladesh, 50 Paesi hanno sottoscritto la dichiarazione di Dhaka, affermando così la loro intenzione di inserire le tematiche della migrazione, dello sviluppo demografico e dell’urbanizzazione nella futura agenda per lo sviluppo sostenibile. La DSC, che ha contribuito in maniera decisiva al buon esito dei negoziati, s’impegna da tempo per inserire la migrazione in tutte le sue diverse sfaccettature nel dibattito sullo sviluppo. Sin dal 2006 la DSC sostiene la riforma degli uffici del registro fondiario nella provincia di Ngozi in Burundi. Grazie alla tecnologia GPS, a molti colloqui e al miglioramento delle strutture istituzionali, fino a oggi 10 000 famiglie hanno potuto registrare le proprie terre. In tal modo sono stati ridotti anche i conflitti per l’accesso ai terreni agricoli. Il Governo e altri donatori ora adottano questo approccio in altre province. La Svizzera contribuisce attivamente alla definizione della nuova agenda internazionale per lo sviluppo. Nel 2013 ha preso parte alla ricostituzione dei fondi della Banca mondiale a favore delle popolazioni più povere, il che le ha permesso di riservare un’attenzione particolare ai propri obiettivi prioritari in materia di sviluppo, tra cui l’impegno nei contesti fragili, la parità di genere e il cambiamento climatico. 4 Eventi salienti UNA MIGLIORE ASSISTENZA SANITARIA PER MADRI E FIGLI PROMUOVERE LA SOSTENIBILITÀ I 150 ANNI DEL CICR Negli ultimi anni la Svizzera ha contribuito notevolmente a migliorare l’assistenza di madri e figli, prima e dopo il parto, nella Repubblica di Moldova. Inoltre ha contribuito all’allestimento di servizi di pronto soccorso pediatrico specializzati in tutte le regioni del Paese. Questo impegno in Moldova ha permesso di raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio sulla diminuzione della mortalità infantile. Nel 2013 la SECO ha stretto un partenariato strategico con la fondazione olandese Sustainable Trade Initiative. Il Consiglio federale ha stanziato 30 milioni di franchi per i prossimi quattro anni a favore di questo progetto. Questa collaborazione sottolinea e rafforza l’impegno del nostro Paese nell’ambito delle catene agricole sostenibili di creazione di valore per prodotti come il cacao, il caffè, il cotone, l’olio di palma e la soia. Che si tratti della crisi siriana, dell’emergenza nella Repubblica Centrafricana o del tifone nelle Filippine, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è uno dei principali partner dell’Aiuto umanitario della Confederazione. Nel 2013 la Svizzera ha fatto un regalo particolare al CICR per il 150° anniversario della sua fondazione assumendosi i costi di selezione e formazione di 150 delegati supplementari. 5 I rischi globali, come il cambiamento climatico, la migrazione o le crisi economiche e finanziarie, colpiscono tutte le persone e tutte le regioni del mondo. I Paesi in via di sviluppo tuttavia sono spesso più vulnerabili e meno resistenti alle conseguenze di questi rischi, che possono incrinare le opportunità di sviluppo, la stabilità e gli sforzi nella lotta contro la povertà. La cooperazione internazionale della Svizzera si concentra in particolare su sei sfide globali. In tale contesto elabora soluzioni innovative e transfrontaliere, partecipa attivamente al dialogo politico multilaterale e promuove la diffusione del sapere. La rassegna fotografica del rapporto annuale offre una panoramica dei campi d’attività di questi programmi. 6 Editoriale Martin Dahinden direttore della DSC Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch segretaria di Stato e direttrice della SECO Editoriale di Martin Dahinden e Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch «UN APPROCCIO ADEGUATO A UNA REALTÀ MULTIFORME» Nel 2013 la quota di persone che vivono in situazione di estrema povertà nel mondo si è dimezzata rispetto al 1990. Per la prima volta quindi appare possibile sconfiggere la povertà estrema nel giro di una generazione. Numerosi Paesi in via di sviluppo ed emergenti registrano inoltre tassi di crescita economica impressionanti e acquisiscono importanza sul piano politico. ciale, cooperazione con l’Europa dell’Est, in modo da unire e coordinare le forze per affrontare al meglio le diverse problematiche. Nell’ambito della cooperazione internazionale la Svizzera resta chiaramente concentrata sulla lotta contro la povertà, ma si adatta anche ai mutamenti in atto nel mondo rivolgendo un’attenzione particolare agli Stati fragili e ai rischi globali. Pur essendo rassicuranti, questi dati rappresentano solo una faccia della realtà globale. Infatti ci siamo lasciati alle spalle un anno costellato di crisi e conflitti, segnato da forti disparità e da sviluppi contrari in molte parti del mondo. La Siria, il Sudan del Sud o la Repubblica centrafricana rispecchiano una realtà in netto contrasto rispetto alla crescita dei Paesi emergenti e ai successi nella lotta contro la povertà. Negli ultimi anni la DSC e la SECO hanno intensificato gli sforzi per rendere conto in modo più completo e sistematico dell’efficacia del loro lavoro. Questo si riflette anche nella struttura di questo Rapporto annuale, che si richiama ai cinque obiettivi strategici della Svizzera nell’ambito della cooperazione internazionale. Queste realtà contrastanti sono una sfida per la cooperazione internazionale. Occorre infatti trovare risposte a problemi molto diversi fra loro: dalla fragilità e dai rischi sovranazionali allo sviluppo sostenibile, ma anche al bisogno di libertà e di giustizia sociale. Una strategia uniforme Nel 2013 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) hanno elaborato per la prima volta una strategia comune, condensata nel Messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013–2016. Questa strategia ci consente di seguire un’unica linea nei vari ambiti: aiuto umanitario, cooperazione allo sviluppo, misure di politica economica e commer- Una tabella di marcia per lo sviluppo sostenibile Lo scorso anno I’OCSE ha esaminato e lodato il nostro lavoro e i risultati ottenuti. Pur godendo di ampia considerazione sia tra la popolazione sia in Parlamento, siamo consapevoli che le nuove sfide che ci attendono non semplificheranno il nostro compito in futuro. I problemi da affrontare sono complessi e per contribuire a risolverli occorrono flessibilità, tenacia e un impegno articolato e duraturo. Nei prossimi due anni la Svizzera parteciperà attivamente ai negoziati per la stesura di una nuova agenda globale per lo sviluppo. Con le nostre conoscenze e la nostra esperienza vogliamo contribuire a elaborare entro il 2015 un’agenda che funga da tabella di marcia universale per lo sviluppo sostenibile. 7 Contesto politico di sviluppo UNA COOPERAZIONE ADEGUATA ALLA REALTÀ GLOBALIZZATA Le aspettative nei confronti della cooperazione internazionale sono diventate più complesse. È aumentato il numero delle sfide e degli attori, i problemi sono sempre più intrecciati tra di loro e richiedono interventi transfrontalieri. La strategia della Svizzera tiene conto di questi cambiamenti e si impegna a livello internazionale a favore di un’agenda di sviluppo adatta a questa realtà globale e interconnessa. La carta geografica della povertà mondiale sta cambiando significativamente. L’anno scorso, nonostante la crisi finanziaria ed economica, numerosi Paesi in via di sviluppo hanno registrato una forte crescita economica. Stati come la Cina e l’India, ma anche il Ghana o l’Indonesia sono diventati Paesi a reddito medio. Nuova geografia della povertà Non tutti possono però approfittare in egual misura degli impressionanti valori di crescita esibiti da molti Paesi in via di sviluppo. I progressi in materia di sviluppo variano considerevolmente tra Paesi, regioni o gruppi sociali. Oggi la maggior parte delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà non si trova più nei Paesi in via di sviluppo più poveri, bensì negli Stati a medio reddito. Anche se questi ultimi dispongono, grazie alla crescita economica, di una maggiore quantità di mezzi propri da investire nello sviluppo, la ricchezza supplementare spesso non è sufficientemente ridistribuita e i più poveri non traggono praticamente alcun vantaggio dal progresso. Cooperazione internazionale sempre più complessa Tutt’oggi un terzo dei più poveri, circa 350 milioni di persone, vive in Paesi con strutture statali fragili. Conflitti, violenza, corruzione e instabilità rappresentano grandi ostacoli al debellamento efficace e duraturo della povertà. Degli oltre quaranta Stati fragili, soltanto un’esigua minoranza raggiungerà entro il 2015 gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. La fragilità non si limita soltanto ai Paesi più poveri, ma riguarda anche Paesi a medio reddito. Realtà tanto diverse dimostrano che le aree geografiche d’intervento della DSC e della SECO non costituiscono un blocco omogeneo. 8 Nell’ambito della cooperazione internazionale si nota un costante e forte aumento del numero di attori nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti. Un ruolo importante lo assumono, in particolare, nuovi Stati donatori provenienti dal Sud, ma anche attori della società civile e dell’economia privata acquistano sempre più peso. Nel contempo, sfide globali come il cambiamento climatico o la sicurezza alimentare richiedono soluzioni e partenariati internazionali. Fragilità e rischi globali al centro dell’impegno della Svizzera La DSC e la SECO hanno integrato questi mutamenti nella loro nuova strategia unitaria: il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013–2016. La scelta di concentrarsi maggiormente su contesti fragili è un importante investimento a lungo termine e permette di intervenire laddove è più necessario. La pazienza e la tenacia sono indispensabili nei contesti fragili: creare e stabilizzare le strutture statali e conquistare la fiducia della popolazione sono operazioni che richiedono tempo. Molte delle principali sfide della nostra epoca, come il cambiamento climatico, la migrazione, l’instabilità dei mercati finanziari o le epidemie, non conoscono frontiere nazionali. La Svizzera ha saputo riconoscerlo attraverso una maggiore ponderazione dei rischi globali. La lotta contro la povertà è in stretta correlazione con questi fenomeni. La Svizzera risponde alla crescente diversificazione degli attori nella cooperazione internazionale intensificando la collaborazione con l’economia privata e la società civile. Per la Svizzera si fa inoltre sempre più importante anche la cooperazione multilaterale. Contesto politico di sviluppo Grafico 1 Grafico 2 Grafico 3 Grafico 4 AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS) DELLA SVIZZERA 2013 (IN %) DSC BILATERALE RIPARTIZIONE GEOGRAFICA 20131 (IN %) SECO BILATERALE RIPARTIZIONE GEOGRAFICA 20131 (IN %) APS MULTILATERALE DELLA SVIZZERA 2013 (IN %) 4 8 14 14 11 15 36 13 26 31 38 9 63 25 9 12 18 54 ¢ DSC ¢ Africa subsahariana ¢ Africa subsahariana ¢ Organizzazioni delle Nazioni Unite ¢ SECO ¢ Nord Africa, Vicino e ¢ Nord Africa, Vicino e ¢ Istituzioni finanziarie internazionali ¢ Richiedenti l’asilo (UFM) Medio Oriente Medio Oriente ¢ Pace e sicurezza (DSU/DDPS) ¢ Asia ¢ Asia ¢ Altri ¢ America latina ¢ America latina ¢ Europa dell’Est e CSI ¢ Europa dell’Est e CSI ¢ Altre organizzazioni internazionali 1 Escl. contributi non ripartiti geograficamente e contributo all’allargamento dell’UE Verso una nuova agenda di sviluppo Nel 2013 hanno rivestito un ruolo importante anche i preparativi della nuova agenda di sviluppo (post2015), la cui approvazione da parte dell’Assemblea generale dell’ONU è prevista per la fine del 2015. Questa agenda raccoglierà la nuova generazione di Obiettivi del Millennio e gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile. Il fine ultimo è ambizioso: per la prima volta la dimensione ecologica, sociale ed economica – i tre pilastri dello sviluppo sostenibile – confluiranno in un’unica agenda di sviluppo globale. Il buon esito dell’agenda post-2015 è uno degli interessi prioritari della Svizzera, membro attivo del gruppo di lavoro a composizione aperta dell’ONU sugli obiettivi per uno sviluppo sostenibile. Nell’ambito delle consultazioni globali dell’ONU sulle questioni relative all’acqua e alla politica demografica, la Svizzera ha assunto un ruolo guida. All’interno dell’Amministrazione federale la DSC è responsabile del coordinamento dei lavori e, a livello nazionale, nel 2013 ha nuovamente tenuto ampie consultazioni con l’opinione pubblica sulla posizione della Svizzera. Entro l’estate 2014, la task force interdipartimentale competente affinerà queste posizioni. In autunno il Consiglio federale definirà un mandato negoziale e in inverno inizieranno le trattative intergovernative nel quadro dell’Assemblea generale dell’ONU. Rafforzare la coerenza Nell’ambito di queste trattative, una delle sfide sarà attenuare le discordanze tra obiettivi ambientali, economici e di sviluppo. I nuovi obiettivi, inoltre, non dovranno più essere validi soltanto per i Paesi in via di sviluppo, ma formare un quadro strategico universale. Nel mondo globalizzato le soluzioni durature richiedono infatti cambiamenti di comportamento da 9 Contesto politico di sviluppo parte di tutti gli attori interessati. Il nuovo messaggio tiene conto di questi intrecci globali rafforzando maggiormente la coerenza tra la politica di sviluppo e altri ambiti politici in Svizzera, come la migrazione, le questioni internazionali in materia finanziaria e fiscale e il commercio di materie prime. In particolare nell’ambito della politica estera migratoria e dell’impegno svizzero per uno sviluppo ecologico sostenibile e il rispettivo finanziamento, nel 2013 la cooperazione tra vari Uffici e Dipartimenti ha funzionato bene, a dimostrazione che la coerenza è un aspetto che la Svizzera prende molto sul serio. Una maggiore armonizzazione è necessaria anche a livello internazionale tra le politiche e le attività dei vari attori che lavorano per lo sviluppo a livello bilaterale e multilaterale. A tale scopo, l’elaborazione della nuova agenda globale di sviluppo costituisce un’importante opportunità. LODI ALLA SVIZZERA Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la cooperazione internazionale della Svizzera merita ottimi voti. Nell’ambito dell’ordinaria valutazione dei Paesi, il Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE ha valutato la qualità e l’efficacia dell’impegno della Svizzera nei Paesi in via di sviluppo, nei Paesi emergenti e nei Paesi in transizione. Complessivamente considera che la cooperazione internazionale della Svizzera ha ottenuto ottimi risultati. Il Comitato di aiuto allo sviluppo ritiene che la Svizzera soddisfa praticamente tutte le raccomandazioni fatte dopo l’ultimo esame realizzato nel 2009. Secondo l’OCSE, concentrandosi sulla riduzione della povertà e sull’attenuazione dei rischi globali e grazie al maggiore impegno in contesti fragili, alla cooperazione esemplare con le organizzazioni multilaterali e alla collaborazione rafforzata con il settore privato, la Svizzera tiene conto del nuovo contesto globale. Il Comitato di aiuto allo sviluppo sottolinea, in particolare, l’aumento dell’aiuto pubblico allo sviluppo a 0,5 per cento del reddito nazionale lordo entro il 2015 approvato dal Parlamento svizzero nonché la nuova strategia unitaria per la cooperazione internazionale. L’OCSE intravede margini di miglioramento nell’armonizzazione tra gli aspetti della politica di sviluppo e settori come la politica migratoria, agricola e ambientale. Invita inoltre la Svizzera a concentrare i suoi mezzi in aree geograficamente più circoscritte e ad assumere un ruolo più attivo all’interno di forum internazionali e organi multilaterali. 10 «Nel mondo globalizzato le soluzioni durature richiedono infatti cambiamenti di comportamento da parte di tutti gli attori interessati. Il nuovo messaggio tiene conto di questi intrecci globali.» La località uzbeca di Muinak un tempo viveva principalmente di pesca. Tuttavia, dove prima si estendeva il lago di Aral, oggi non resta altro che un deserto di sabbia. Il prosciugamento del lago, provocato dalle attività dell’uomo, ha sottratto all’agricoltura della regione gran parte dei suoi mezzi di sostentamento. In tutto il mondo si può osservare una domanda crescente di acqua, un bene prezioso e scarso. Il Programma globale Iniziative Acqua cerca di far fronte alle sfide legate alla gestione delle risorse idriche, che interessano sia l’accesso all’acqua potabile sia l’impiego dell’acqua nell’agricoltura, nell’industria e nelle famiglie. PREVENZIONE DELLE CRISI E AIUTO D’EMERGENZA • Aiuto umanitario • Interventi in situazioni di fragilità • Resistenza alle crisi La Svizzera viene in aiuto alle popolazioni colpite da conflitti armati, crisi e catastrofi naturali. L’aiuto prestato comprende la prevenzione e la riduzione dei rischi dovuti a pericoli naturali, la prevenzione dei conflitti armati, l’aiuto umanitario in situazioni d’emergenza, la gestione dei conflitti, l’organizzazione dello Stato e la ricostruzione e la riforma del settore della sicurezza. Il sostegno è perlopiù concepito come aiuto d’emergenza a corto termine e viene fornito finché l’aiuto si rivela necessario. Per l’impegno umanitario più prolungato (ricostruzione) e per le misure di sviluppo (occupazione, servizi sociali, organizzazione dello Stato) si definiscono interventi prioritari. IMPEGNO PER LE VITTIME DI GUERRE E DI CATASTROFI Salvare vite umane e alleviare le sofferenze: questo è il lavoro principale dell’aiuto umanitario. L’impegno della Svizzera va ben oltre gli aiuti d’emergenza. Soprattutto nei Paesi fragili, una cooperazione articolata e orientata sul lungo periodo è un presupposto per proteggere la popolazione e promuovere la stabilità economica e politica. Inizia tutto con una dimostrazione: nel mese di marzo 2011 i siriani scendono in strada. Ispirati dalle rivolte arabe, rivendicano riforme politiche. Dapprima sono soltanto pochi, ma in seguito alla dura reazione delle forze di sicurezza, la resistenza popolare aumenta rapidamente e sfocia in una guerra civile il cui bersaglio è la popolazione. La quotidianità siriana è segnata da gravi violazioni dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale. La situazione umanitaria è catastrofica: mancano acqua, generi alimentari e assistenza medica di base. Da tempo ormai la guerra ha 12 toccato anche i Paesi limitrofi. Sino alla fine del 2013 circa due milioni e mezzo di siriani hanno lasciato il loro Paese. Ma gli Stati stessi in cui si è rifugiata la maggior parte dei siriani in fuga, Libano, Giordania e Iraq, stanno lottando con una situazione di sicurezza disastrosa. Mancano le risorse per accogliere le persone in bisogno. Proteggere la popolazione civile La guerra in Siria ha raggiunto dimensioni senza pari, ma la lista di conflitti bellici in corso è lunga. Afgha- Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza nistan, Somalia o Repubblica centrafricana: gli attuali focolai di crisi mostrano che nei contesti fragili, dove le istituzioni sono deboli o instabili e la popolazione patisce estrema povertà, violenza, corruzione e arbitrio politico, i potenziali di conflitto sono maggiori. Le funzioni statali di base, come la sicurezza e lo Stato di diritto, non sono più garantiti. Conflitti locali possono così propagarsi rapidamente e provocare conseguenze devastanti per le persone colpite. La protezione della popolazione civile è al centro dell’operato dell’aiuto umanitario, che si impegna a favore delle persone colpite prima, durante e dopo conflitti, situazioni di crisi e catastrofi naturali. Poter accedere tempestivamente e senza ostacoli alle zone colpite è di primordiale importanza per la distribuzione degli aiuti umanitari e l’allestimento di un servizio di base. In contesti fragili tuttavia questo rappresenta spesso una vera e propria sfida. Cooperazione a tutti i livelli Protezione e aiuti d’emergenza da soli non garantiscono però alle popolazioni colpite prospettive durevoli; a tale scopo è necessario un approccio globale e a lungo termine che comprenda la stabilizzazione politica dei Paesi in questione e il rafforzamento dell’economia locale. Un simile approccio presuppone una stretta collaborazione con il Governo, le autorità locali, le organizzazioni multilaterali e gli operatori umanitari nonché con i rappresentanti della società civile. La cooperazione allo sviluppo a lungo termine riveste un ruolo importante nella lotta contro le cause della fragilità. È infatti riconosciuto da tempo che la fragilità costituisce uno dei principali ostacoli a una lotta efficace e duratura contro la povertà. Stando a indicazioni della Banca mondiale, gli Stati fragili sono colpiti dalla denutrizione e dalla mortalità infantile il doppio delle volte rispetto ad altri Paesi in via di sviluppo. Ma non sono soltanto i Paesi più poveri a essere colpiti dalla fragilità: circa la metà dei Paesi fragili oggi registra un reddito pro capite medio. «La protezione della popolazione civile è al centro dell’operato dell’aiuto umanitario, che si impegna a favore delle persone colpite prima, durante e dopo conflitti, situazioni di crisi e catastrofi naturali.» Approccio globale La cooperazione internazionale della Svizzera dispone di esperienza pluriennale in Paesi fragili e sa quant’è importante mettere in correlazione l’aiuto umanitario con programmi e progetti di sviluppo a lungo termine. La metà dei circa 30 Paesi e regioni in cui la Svizzera concentra principalmente il suo operato è considerata fragile: per sostenerli sulla via verso la stabilità, la Svizzera prevede un aumento del suo impegno finanziario pari anche al 20 per cento del valore attuale entro il 2016. L’ACQUA POTABILE PUÒ CAMBIARE LA VITA La DSC assicura accesso all’acqua pulita alle persone che ritornano nel Sudan del Sud, offrendo loro la speranza di iniziare una nuova vita nella loro patria. La speranza della gente era enorme nel 2011 quando, dopo 30 anni di guerra civile, il Sudan del Sud ha ottenuto l’indipendenza. Circa 1,9 milioni di persone sono tornate in patria. Alcune si sono stabilite in uno dei numerosi campi allestiti per i cosiddetti «ritornati», distribuiti soprattutto lungo la frontiera con il Sudan. Così hanno fatto Joseph e Santino, due giovani che dalla primavera del 2013 vivono in un campo per rifugiati nello Stato federale settentrionale di Bahr el Ghazal, dove circa un terzo della popolazione è costituita da «ritornati». i pozzi che permettono di attingere l’acqua del sottosuolo, a 80 metri di profondità. L’acqua potabile viene captata e condotta in superficie mediante una pompa manuale. Qui la realtà è dura e la miseria è immensa. L’unica fonte idrica è costituita da una pozza di acqua lurida, che espone le persone al rischio di contrarre gravi malattie. La DSC è una delle poche organizzazioni di aiuto internazionali presenti sul posto. Nel campo dove vivono Joseph e Santino la DSC perfora e ripara Grazie a questo progetto, più di 130 000 persone delle regioni circostanti hanno ottenuto accesso all’acqua potabile. La loro vita è cambiata: «L’acqua della pompa non mi fa ammalare e ha un sapore molto migliore rispetto a quella della pozza», spiega Santino. La regione di Bahr el Ghazal è toccata solo di striscio dal conflitto armato scoppiato alla fine del 2013. In collaborazione con le autorità locali, la DSC lavora senza sosta per garantire l’accesso all’acqua e alle infrastrutture sanitarie essenziali, coinvolgendo attivamente la popolazione. 13 Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza È anche per questo che l’aiuto svizzero a favore delle vittime della crisi siriana nel 2013 ha raggiunto oltre 100 000 persone bisognose. In Libano, per esempio, grazie all’aiuto in contanti consegnato a 2400 famiglie ospitanti, circa 20 000 profughi siriani hanno potuto trovare un tetto sotto il quale ripararsi. In tutto il mondo nel 2013 circa un milione di persone ha beneficiato inoltre dell’aiuto alla ricostruzione da parte dell’Aiuto umanitario della Confederazione. Negli Stati fragili la DSC e la SECO operano in stretta collaborazione con organizzazioni internazionali, organizzazioni umanitarie svizzere e con autorità locali e nazionali. I programmi della Svizzera in Mali, ad Haiti e nel Nord Africa, dove gli interventi umanitari sono coordinati con progetti di sviluppo a lungo termine, costituiscono alcuni degli esempi dell’approccio globale dell’impegno svizzero. La DSC sostiene inoltre organizzazioni umanitarie che intervengono a favore della protezione della popolazione civile. Si impegna anche sul posto, affinché sia data voce alla popolazione colpita. La SECO sostiene in particolare gli sforzi volti a meglio preparare i Paesi partner a eventuali crisi e a renderli più resistenti. Contesto lavorativo rischioso L’impegno in contesti fragili non è privo di rischi: negli ultimi dieci anni sono state quasi 900 le persone uccise mentre esercitavano un lavoro umanitario. Nella maggior parte dei casi le vittime erano persone attive nel proprio Paese. La crescente politicizzazione dell’aiuto umanitario rappresenta infatti un rischio: sempre più spesso i gruppi politici cercano di strumentalizzare le organizzazioni umanitarie a favore dei propri scopi, ostacolandone il lavoro. Questo si ripercuote, spesso direttamente, sulla popolazione civile, che ha bisogno urgente degli aiuti umanitari. Rischi di questo genere sono particolarmente evidenti nella crisi siriana. Quindi l’indipendenza, l’imparzialità e la neutralità sono principi fondamentali per l’Aiuto umanitario della Svizzera. 14 RIDURRE I RISCHI DI CATASTROFE «Negli Stati fragili la DSC e la SECO operano in stretta collaborazione con organizzazioni internazionali, organizzazioni umanitarie svizzere e con autorità locali e nazionali.» Le siccità, le inondazioni, gli uragani e i terremoti causano povertà e miseria. Negli ultimi trent’anni il numero di crisi dovute a eventi naturali è triplicato, tra l’altro in seguito all’instabilità politica, alla carenza di risorse, a misure insufficienti, ma anche alle ripercussioni del cambiamento climatico. La riduzione dei rischi di catastrofe è uno dei presupposti per uno sviluppo sostenibile e uno dei temi prioritari della DSC. Nel quadro del cosiddetto programma di «Disaster Risk Reduction» la DSC persegue l’obiettivo di ridurre rischi esistenti e di far fronte a pericoli incombenti. Negli ultimi anni la DSC ha impiegato circa il dieci per cento dei contributi non vincolati dell’Aiuto umanitario (circa 10 milioni di franchi) per la riduzione dei rischi di catastrofe. Ne è indubbiamente valsa la pena: ogni anno si possono evitare danni per un ammontare compreso tra 40 e 70 milioni di franchi. La riduzione dei rischi tuttavia non è di rilievo soltanto in materia di catastrofi naturali. Come ha dimostrato la crisi finanziaria, anche i rischi in questo ambito possono avere gravi ripercussioni, nei Paesi industrializzati come pure in quelli in via di sviluppo. La SECO sostiene i suoi Paesi partner rafforzando la loro capacità di resistenza nei confronti di possibili tracolli. Ad esempio sostiene riforme delle amministrazioni volte a migliorare la gestione delle finanze pubbliche: grazie a una migliore pianificazione delle entrate e delle uscite, nonché a una migliore gestione dei debiti, i Paesi sono meglio preparati per far fronte a congiunture difficili. «LA VITA DELLE PERSONE DIPENDEVA DALLA QUALITÀ DEL MIO LAVORO» Heidi (37 anni) lavora come operatrice sociale a Daanbantayan nelle Filippine, una zona particolarmente colpita dal tifone Haiyan. In quel periodo ha fatto da interlocutrice del team d’intervento rapido della DSC. «Ho vissuto il tifone molto da vicino: ha spazzato via una parte del tetto di casa mia e mi sono presa un grosso spavento. Successivamente, quando ho saputo quante persone avevano perso la vita nella mia città di origine, ho capito che nonostante tutto eravamo stati fortunati, perché qui da noi sono andate distrutte solo abitazioni, palme da cocco e imbarcazioni da pesca. Dopo la catastrofe, il sindaco mi ha affidato la responsabilità di distribuire i beni di prima necessità. Io e il mio team di collaboratori abbiamo raccolto i dati delle persone che avevano bisogno urgente di aiuto. Avevo già lavorato direttamente con le persone del quartiere prima del tifone e questa esperienza mi è stata utile. Eravamo attivi quasi 24 ore su 24. Per la prima volta ho avuto la sensazione che la vita delle persone dipendesse dalla qualità e dalla velocità del mio lavoro. Ho incontrato per la prima volta il team della DSC quattro giorni dopo il tifone, in occasione di una riunione con il nostro sindaco. Nei primi giorni abbiamo distribuito insieme pacchi di cibo alle famiglie più indigenti. Poi abbiamo iniziato a consegnare alle famiglie colpite attrezzi e materiale di costruzione e rivestimento per consentirgli di riparare da sole le proprie capanne. Sono grata di aver potuto aiutare delle persone in difficoltà. Ora so che nel momento del bisogno sono in grado di assumermi delle responsabilità e questo mi motiva anche per il futuro.» «È IMPORTANTE ASSUMERSI UN IMPEGNO A LUNGO TERMINE» Sabine Rosenthaler è stata responsabile di programma ad Haiti dal 2010 al 2013 per il Corpo svizzero di aiuto umanitario. Qual è stata la sfida maggiore di quel periodo? Haiti era già fragile prima del sisma. Le strutture statali sono deboli e l’infrastruttura carente. Il nostro lavoro è stato inoltre ostacolato dal perdurare dell’instabilità politica, il che ha richiesto da parte nostra un’enorme dose di flessibilità e di tenacia. Per via della sua posizione geografica, Haiti è esposta alle catastrofi naturali. Dopo il terremoto, la DSC ha istituito un centro di competenza incaricato di analizzare i rischi, sensibilizzare la popolazione e le istituzioni sui potenziali pericoli e offrire consulenza. Ad Haiti lo standard delle costruzioni è molto basso e le norme edilizie sono pressoché inesistenti. Nel ricostruire le scuole abbiamo pertanto elaborato anche piani standard per queste strutture e sviluppato un corso di appro- fondimento sulla costruzione antisismica destinato ai muratori. A medio termine si prevede inoltre di introdurre provvedimenti per preparare meglio la popolazione ai pericoli degli uragani e degli smottamenti e allagamenti che ne conseguono. Dal 2013 Haiti è uno dei Paesi prioritari della DSC. Cosa implica questo per il lavoro in loco? In un Paese istituzionalmente fragile con emergenze umanitarie ricorrenti è importante assumersi un impegno a lungo termine. Inoltre associare l’aiuto umanitario alla cooperazione allo sviluppo è un presupposto indispensabile per poter contribuire in modo durevole al cambiamento e alla stabilità. 15 Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza 3 1 2 2 2 1 1 3 1 RISULTATI 2013 NORD AFRICA, VICINO E MEDIO ORIENTE 1 Nel 2013 oltre 100 000 vittime della crisi siriana hanno potuto beneficiare degli aiuti della DSC sia in Siria sia nei Paesi limitrofi. Gli aiuti sono stati destinati soprattutto a gruppi particolarmente vulnerabili, come le madri sole e i bambini, e comprendevano mezzi finanziari per partner attivi in ambito umanitario, interventi diretti, la messa a disposizione di esperti alle organizzazioni dell’ONU e la promozione del dialogo umanitario. 2 L’impegno della DSC nell’ambito della formazione delle squadre di ricerca e salvataggio nazionali nelle città sta portando i suoi frutti. Nel 2013 l’unità di salvataggio della Giordania ha ottenuto il certificato internazionale. sono inoltre stati stanziati 5 milioni di franchi per il soccorso d’inverno (abiti invernali, coperte termiche, stufe ecc.) a favore dei profughi siriani. 3 Grazie all’aiuto in contanti a 2400 famiglie ospitanti, circa 20 000 profughi siriani hanno ora trovato un alloggio duraturo in Libano. Alla fine del 2013 AMERICA LATINA 1 In Colombia è stato portato avanti il programma sostenuto dalla SECO per ridurre i rischi finanziari. Il programma comprende, tra l’altro, lo sviluppo di uno strumento che permette di mitigare i rischi finanziari in seguito ai danni causati da terremoti e permette inoltre di assicurare meglio gli edifici pubblici. ASIA 1 16 Nelle Filippine, in seguito al tifone Haiyan, la DSC ha potuto intervenire molto rapi- Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza damente per fornire i primi soccorsi. Esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario hanno installato impianti per l’approvvigionamento di acqua potabile e distribuito set di riparazione delle case acquistati sul posto. Hanno anche contribuito a rimettere in servizio le scuole e le infrastrutture sanitarie. Complessivamente nelle Filippine sono oltre 100 000 le persone che hanno potuto beneficiare dell’aiuto svizzero. 2 Nel 2013 la DSC ha sostenuto in Myanmar la ricostruzione di infrastrutture scolastiche e sanitarie danneggiate in seguito a conflitti armati. Nelle regioni colpite da conflitti o da catastrofi naturali, questo intervento ha rafforzato la capacità di resistenza alle crisi di circa 40 000 persone. zione del genocidio nella regione dell’ASEAN. L’hanno scorso ha sostenuto inoltre varie iniziative nazionali e regionali in materia di pace e di riconciliazione. 2 Nel 2013 la Svizzera è diventata membro del Consiglio esecutivo del Programma alimentare mondiale. La Missione permanente a Roma annovera ora anche un consulente svizzero per questioni umanitarie. La Svizzera ha partecipato attivamente alle discussioni sull’orientamento strategico dell’Organizzazione per gli anni 2014–2017. 3 A livello internazionale la Svizzera ha potuto posizionarsi come attore di spicco nell’ambito della prevenzione delle catastrofi. Nel 2013 ha presieduto il processo di sviluppo di un quadro generale per la riduzione dei rischi. E la terza conferenza globale riguardante il tema della riduzione dei rischi, tenutasi a Ginevra nel maggio 2013, è stata un successo: la gestione integrale dei rischi, una priorità della Svizzera, ha costituito uno dei temi centrali delle discussioni tra i circa 3500 rappresentanti di istituzioni internazionali, Governi, ONG, mondo accademico e settore privato. AFRICA SUBSAHARIANA 1 L’anno scorso in Somalia la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa somala hanno prestato cure mediche a oltre 2500 persone ferite in 11 ospedali. Altri 750 feriti sono stati curati in 55 posti di primo soccorso. Inoltre nelle strutture sostenute dalla DSC sono state eseguite 1200 operazioni e hanno avuto luogo 1300 nascite. 2 Nel Ciad, Paese in cui la pace poggia ancora su basi fragili, la Svizzera ha promosso il dialogo tra gli attori politici. Un programma di formazione sulle varie religioni ha inoltre contribuito a migliorare l’intesa tra gli appartenenti a confessioni diverse. 3 Nel Corno d’Africa la DSC ha sostenuto, in collaborazione con partner multilaterali e regionali, progetti nel settore dell’acqua, degli impianti sanitari e dell’igiene, che hanno migliorato l’accesso all’acqua per numerose persone. 4 L’anno scorso in tutto il mondo circa 2,2 milioni di persone hanno potuto beneficiare delle misure d’emergenza della DSC, mentre circa 1 milione di persone ha usufruito delle misure di ricostruzione. Il sostegno è stato fornito in maniera efficiente, orientata alle esigenze e nel rispetto delle specificità del contesto, grazie all’applicazione coerente di strumenti per la garanzia della qualità. NEL MONDO 1 La Svizzera ha partecipato all’organizzazione del IV Forum regionale sulla prevenzione del genocidio, tenutosi a Phnom Penh (Cambogia) nel febbraio 2013. La DSC ha così potuto contribuire alla creazione della rete per la preven- 17 In Libano lavorano migliaia di collaboratori domestici stranieri che spesso, senza protezione, sono alla mercé dei datori di lavoro. Allo stesso tempo, il denaro che inviano a casa è spesso di importanza centrale per la sopravvivenza delle loro famiglie. Nella foto si vede un centro di accoglienza per lavoratrici migranti a Beirut. Il Programma globale Migrazione è volto a integrare nello sviluppo gli aspetti positivi della migrazione e ad arginarne le conseguenze negative, facendo in modo che la migrazione avvenga nel rispetto dei diritti e degli interessi delle persone e degli Stati coinvolti. Per questo programma è inoltre importante che i trasferimenti di denaro e di conoscenze dei migranti siano utilizzabili in modo ottimale per lo sviluppo dei Paesi d’origine e che il potenziale della diaspora sia sfruttato meglio. Carta Bianca Di Katia Saleh, Libano La cineasta libanese Katia Saleh vive a Beirut. È una pioniera della produzione cinematografica sul web nel mondo arabo e collabora, tra l’altro, con Al Jazeera e la BBC. «CE LA FAREMO» Una madre che ha perso la figlia incinta in un’esplosione e che ora deve crescere i nipoti rimasti orfani; un ragazzo quattordicenne affetto da talassemia che necessita di una trasfusione ogni tre settimane; un ex ballerino che lavora come cuoco a Beirut; un musicista di Aleppo il cui studio è stato sgomberato; una donna malata di cancro che impartisce lezioni di ricamo in un centro per rifugiati per provvedere ai suoi sei figli… Queste sono le persone che ho incontrato nel corso del mio ultimo progetto: Days Away From Home è un sito Internet finanziato dall’ACNUR contenente documentari sui rifugiati siriani in Libano. Il progetto mi ha fatto ripensare a mia madre durante il periodo della guerra civile libanese. Come faceva a portarci da un luogo all’altro da sola e a trovare rifugio nelle case di altra gente mentre il nostro quartiere veniva bombardato? Ci metteva in auto ed esortandoci a non guardare indietro diceva: «Ce la faremo». Due volte, nel 1976 e nel 1981, siamo stati accolti da amici di familiari in Siria. Oggi io stessa sono madre di un bambino di 5 anni. Dopo la sua nascita ho smesso di accettare posti di lavoro in zone di conflitto, ma continuo a battermi per concretizzare i cambiamenti e garantire a tutti migliori condizioni di vita. Negli ultimi tempi la mia attenzione si è semplicemente spostata dalla televisione a Internet. Diversamente dai mezzi di comunicazione di massa, che impongono al pubblico immagini distorte, Internet offre la possibilità di opporsi alle tradizioni e di infrangere i tabù. Questo era l’obiettivo del mio primo progetto in rete, Shankaboot, insignito dell’Emmy Award. In questa prima web-serie in lingua araba, vista su YouTube da più di 1,5 milioni di persone, sono stati tematizzati argomenti controversi come la discriminazione, i bambini armati, la migrazione, lo sfruttamento della forza lavoro straniera e la violenza domestica. In Fasateen, un’altra serie Internet da me prodotta successivamente, abbiamo trattato altre problematiche legate soprattutto alla vita delle donne nel mondo arabo. Anche questa serie ha attratto 1,5 milioni di spettatori. Sin dall’inizio della crisi siriana la televisione riferisce dell’emergenza di milioni di profughi, ma si fa in fretta a dimenticare che ognuno di loro ha una storia particolare. Days Away From Home rivolge l’attenzione all’unicità e alla capacità di resistenza dei profughi. Artisti, professionisti e casalinghe, persone che fanno di tutto per rimanere in piedi e non lasciarsi andare allo sconforto. Persone che percorrono la propria strada nonostante i pregiudizi, nonostante le numerose occasioni in cui sono inserite in categorie alle quali non appartengono perché non sono semplicemente dei numeri. Scossa dal calvario di queste persone, ma al tempo stesso consapevole delle ripercussioni di questa situazione sul Libano non so più su cosa orientare il mio lavoro: sull’instabilità libanese e sulle sue fatiscenti infrastrutture o sul perdurare della crisi in Siria? Oppure dovrei protestare per la mancanza di acqua ed energia elettrica, per la disoccupazione e per l’impotenza del Governo libanese? Su cosa devo concentrarmi? Sulla montagna di rifiuti o sulle singole autobombe? Come potrei, io che in passato sono stata ospitata da Siriani, non fare tutto il possibile per aiutarli? Ma quello che più mi preoccupa è pensare a come farei a occuparmi del mio piccolo figlio se in Libano dovesse scoppiare nuovamente una guerra. Riuscirei a trovare un posto sicuro per me e per lui? Sarei in grado di gestire la situazione, come lo fece ai tempi mia madre e come fanno tutte le madri siriane? Lascerei il mio Paese per cercare rifugio in un altro? Se dico a mia madre: «Vieni, ce ne andiamo», si rifiuta. Nonostante tutto il dolore e le guerre che ha vissuto, mi risponde: «Sono come un vecchio albero dalle vecchie radici, a questa età non puoi più sradicarmi e ripiantarmi in un nuovo Paese». Per finire Shankaboot è stato vittima della criminalità organizzata su Internet e ha suscitato l’indignazione di coloro che associano il Libano alla vita notturna e alle feste in spiaggia senza voler vedere i problemi sociali che lo affliggono. Ciononostante Shankaboot è stato un successo. 19 ACCESSO A RISORSE E SERVIZI • Sanità • Utilizzazione sostenibile delle risorse idriche e igiene negli insediamenti • Istruzione di base e formazione professionale • Sfruttamento sostenibile del terreno agricolo Il miglioramento dell’accesso alle risorse e ai servizi è volto principalmente a ridurre la povertà in modo durevole. Per «risorse» si intendono alloggi, un’alimentazione sufficiente, acqua potabile e opportunità sul mercato del lavoro. Per «servizi» si intende il sistema educativo e sanitario di un Paese. La riduzione efficace della povertà richiede una cooperazione impostata sul lungo termine. In tale contesto, la Svizzera fissa delle priorità geografiche per ragioni di efficienza e di rapporti costo-efficacia, concentrando il proprio impegno su una selezione di Paesi e regioni prioritari. UN’ISTRUZIONE CHE NON ESCLUDE NESSUNO L’istruzione è un presupposto importante per lo sviluppo di una società. Nonostante i progressi raggiunti negli ultimi anni, in numerosi Paesi in via di sviluppo sussistono però considerevoli disuguaglianze per quanto riguarda l’accesso alla formazione e la sua qualità. Per la Svizzera, conscia del fatto che i miglioramenti in questo ambito richiedono un impegno mirato e a lungo termine, il settore dell’istruzione costituisce una priorità. Nel 2013 in tutto il mondo circa 57 milioni di bambini non hanno avuto accesso all’istruzione. La carente qualità dell’insegnamento, un elevato tasso di abbandono degli studi nonché un tragitto casa-scuola lungo e pericoloso segnano la vita quotidiana degli scolari in molte regioni. In numerosi Paesi in via di sviluppo la formazione è un bene raro. Eppure non vi è alcun dubbio: una solida istruzione di base può permettere di uscire dalla povertà. Non hanno forse ripagato gli investimenti nella formazione? 20 Accesso all’istruzione, riduzione delle disuguaglianze Osservando attentamente, i progressi saltano all’occhio: secondo le cifre fornite dall’ONU, tra il 2000 e il 2011 la quota di scolarizzazione è passata dall’83 al 90 per cento. Spesso tuttavia sussistono enormi disuguaglianze. Il numero di bambini senza formazione scolastica è particolarmente elevato nell’Africa subsahariana e nell’Asia del sud. Le differenze sono grandi non soltanto tra i Paesi, bensì anche all’interno dei Paesi: tra poveri e ricchi, ragazze e ragazzi, città e campagna o tra un’etnia e l’altra. Accesso a risorse e servizi L’istruzione di base è fondamentale per migliorare le opportunità professionali, soprattutto se combinata con un’adeguata formazione professionale. Nel lungo periodo però gli effetti positivi dell’istruzione vanno ben oltre, in particolare nel caso delle ragazze e delle giovani donne: permette di migliorare la salute, riduce le probabilità di un matrimonio precoce e implica anche la diminuzione della natalità. La chiave per l’uso del potenziale di milioni di persone che tutt’oggi partecipano in maniera insufficiente ai processi sociali ed economici sta in un investimento a lungo termine nell’istruzione. Qualità e applicabilità nella pratica La qualità dell’istruzione di base è importante al pari dell’accesso all’istruzione stessa. La qualità varia enormemente in tutto il mondo. In numerosi Paesi in via di sviluppo l’insegnamento è a volte impartito in classi con oltre cento bambini. In seguito alla carenza di insegnanti con una buona formazione spesso i contenuti didattici sono errati o non vengono affatto insegnati. Anche le barriere linguistiche possono essere d’ostacolo al proseguimento degli studi: se l’insegnamento viene svolto soltanto nella lingua ufficiale, le minoranze etniche spesso sono svantaggiate. La qualità dell’istruzione si misura anche in base al suo specifico valore sociale e alla sua utilità pratica. È indispensabile saper leggere, scrivere e far di conto, spesso però ciò non basta per poter accedere al mercato del lavoro. Delle materie d’insegnamento non orientate alla pratica, la mancanza di offerte passerella o la scarsa popolarità di professioni manuali in numerosi Paesi ostacolano il passaggio alla vita attiva. In molte regioni c’è un urgente bisogno di offerte di formazione che corrispondano alle esigenze locali. Promozione dell’istruzione di base e della formazione professionale L’alfabetizzazione capillare e l’istruzione di base vanno ben oltre il livello elementare. Ancora oggi in tutto il mondo circa 770 milioni di adulti non sanno né leggere né scrivere e mancano pertanto dell’accesso primario al sapere. «La chiave per l’uso del potenziale di milioni di persone che tutt’oggi partecipano in maniera insufficiente ai processi sociali ed economici sta in un investimento a lungo termine nell’istruzione.» La DSC continua a impegnarsi nell’ambito dell’alfabetizzazione e, per esempio in Benin, realizza dei programmi specifici in collaborazione con le autorità locali. La continuità e la stabilità dei programmi d’istruzione costituiscono un caposaldo del suo operato: la DSC è rimasta in Mali anche durante il conflitto, ha offerto corsi di recupero agli sfollati interni e ha sostenuto le scuole mobili. In questo modo ha contribuito a ridurre le conseguenze nel lungo peri- «FIDUCIOSO NONOSTANTE L’HIV» La Newlands Clinic di Harare nello Zimbabwe, sostenuta dalla DSC, ha dato a Jacob (33 anni) una nuova prospettiva di vita. Oggi segue altre persone affette da HIV e trasmette loro quello che a suo tempo hanno spiegato a lui. «Vivo nella periferia di Harare con mia moglie e la mia figliastra. Tutti e tre siamo sieropositivi. Oggi stiamo bene fisicamente grazie alla terapia che seguiamo presso la Newlands Clinic, ma non è sempre stato così. Mia sorella e io siamo cresciuti presso alcuni parenti perché i nostri genitori non potevano più occuparsi di noi. Mi maltrattavano: all’età di undici anni dovevo già occuparmi da solo degli animali e lavorare nei campi. Quando non ce l’ho più fatta sono scappato da mia madre a Harare. La gioia di ritrovarci è stata grande, ma il suo nuovo marito pretendeva che io contribuissi al reddito del nucleo familiare. Ho trovato un lavoro, ma nel giro di poco tempo il mio datore di lavoro ha dovuto trasferirsi a causa della riforma agraria. Gli anni successivi sono stati difficili. Avevo una rela- zione con una donna che improvvisamente si è ammalata. Solo allora abbiamo scoperto che era positiva al virus dell’HIV. Poco dopo è morta. Anche io sono dimagrito tantissimo, vomitavo spesso e soffrivo di attacchi di diarrea. Mia madre e i miei parenti mi evitavano sempre di più, per cui me ne sono andato. Nel nuovo posto, un’organizzazione locale si è accorta di me e mi ha convinto a sottopormi al test dell’HIV. Sono risultato positivo e, da allora, seguo una terapia antiretrovirale presso la Newlands Clinic, che mi fornisce anche la consulenza necessaria. Sarebbe bello se tutti nello Zimbabwe fossero assistiti come me. La Clinica è presente nel mio quartiere con stazioni mobili. In qualità di volontario spiego ai diretti interessati l’importanza della terapia, proprio come qualcuno a suo tempo ha fatto con me.» 21 Accesso a risorse e servizi odo di sospensione delle attività scolastiche a causa della guerra. «Nell’ambito del suo sostegno al settore privato la SECO promuove, tra l’altro, le competenze e le conoscenze delle persone nella vita lavorativa.» Per migliorare la qualità dell’istruzione la DSC promuove programmi innovativi che coinvolgono non soltanto i bambini, bensì anche le loro famiglie, e prevedono inoltre l’insegnamento di conoscenze informali indigene, per esempio sui tipi di pesci o sulle piante medicinali. In vari Paesi inoltre la DSC sostiene la formazione degli insegnanti. Nel 2013, ad esempio, in Benin gli insegnanti hanno avuto modo di approfondire le nozioni pedagogiche. Il risultato è stato notevole: a livello di scuola elementare la quota di successo dei bambini è aumentata del 13 per cento, a livello secondario addirittura del 22 per cento. In Bolivia nel 2013 circa 400 insegnanti hanno beneficiato di una formazione continua specializzata, che gli ha permesso di ampliare le proprie conoscenze su tematiche come la parità di genere. Migliori prospettive sul mercato del lavoro La Svizzera si impegna inoltre in favore della promozione delle competenze pratiche. Nel Nepal la DSC finanzia la formazione come elettricisti, muratori o calzolai per giovani con poche possibilità. In Albania promuove l’accesso dei giovani al mercato del lavoro ammodernando gli iter della formazione professionale, collaborando con il settore privato e migliorando il collocamento in campo lavorativo. Nell’ambito del suo sostegno al settore privato la SECO promuove, tra l’altro, le competenze e le conoscenze delle persone nella vita lavorativa. In Colombia sostiene riforme del sistema formativo nazionale e nel Nord Africa contribuisce a offrire migliori prospettive sul mercato del lavoro a giovani disoccupati. Per rafforzare la domanda di posti di lavoro, la SECO sostiene inoltre nei suoi Paesi partner progetti volti a migliorare il contesto economico. Formazione lungo tutto l’arco della vita: un unico mezzo che soddisfa tanti obiettivi L’accesso per tutti a un’istruzione di buona qualità è un diritto dell’uomo. La formazione tra l’altro accelera lo sviluppo in numerosi altri ambiti. Nel lungo periodo ne beneficia l’intera società: l’istruzione abilita le persone a contribuire alla definizione della politica o a impegnarsi in favore dei diritti di cittadinanza. Un’istruzione di base per tutti, a prescindere dal genere, dalla provenienza o dall’età, resta una questione centrale della politica di sviluppo. «LE CONTROVERSIE FONDIARIE IRRISOLTE COMPROMETTONO IL NOSTRO LAVORO» Simon Zbinden lavora per la DSC a Cotonou come incaricato di programma nell’ambito dello sviluppo economico rurale. L’economia del Benin è prevalentemente agricola. Quali sono le priorità della DSC in questo ambito? La DSC lavora a stretto contatto con le associazioni dei contadini che propongono, per esempio, corsi sui metodi di coltivazione sostenibile e si impegnano anche nelle questioni relative all’accesso alla terra: in collaborazione con le organizzazioni degli allevatori segnalano i corridoi di passaggio attraverso i quali i pastori seminomadi conducono le loro mandrie. In tal modo le superfici coltivate dei contadini stanziali rimangono intatte, il che riduce anche il potenziale rischio di conflitti. Il progresso tecnologico nell’agricoltura può contribuire alla sicurezza alimentare. In che misura questo fenomeno si osserva nel Benin? Soltanto parzialmente, anche se vengono utilizzate sempre più spesso sementi resistenti alla siccità che 22 garantiscono il raccolto anche in caso di precipitazioni irregolari. Tuttavia non basta aumentare il raccolto nell’immediato per garantire la sicurezza alimentare: anche la salvaguardia della fertilità del suolo a lungo termine assume un forte significato in considerazione dell’elevato tasso di crescita demografica. Nell’Africa occidentale i conflitti a causa dei diritti fondiari costituiscono un grosso problema. Come li affrontate? Le controversie fondiarie irrisolte incidono costantemente sul nostro lavoro e compromettono la tenuta dei nostri sforzi. Spesso però ci ritroviamo con le mani legate. Spetta infatti al Paese partner trovare soluzioni di natura politica con i diversi gruppi d’interesse. Noi sosteniamo le organizzazioni di contadini, che meglio di tutti sanno come armonizzare il sistema dei diritti fondiari tradizionali con il diritto moderno. Accesso a risorse e servizi ISTRUZIONE PER TUTTI Oltre a dare sostegno a progetti educativi a livello nazionale e regionale, la Svizzera partecipa attivamente al dialogo politico internazionale sull’istruzione nei Paesi in via di sviluppo. Ne è un esempio il Partenariato globale per l’educazione (GPE): obiettivo di questa iniziativa, lanciata nel 2002 e intesa come programma per il finanziamento dell’istruzione di base e secondaria nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti, è garantire un’istruzione di base per tutti. Nel frattempo annovera tra le sue fila 60 Paesi partner e comprende anche rappresentanti della società civile e dell’economia. La Svizzera partecipa al partenariato con un importo pari a 20 milioni di franchi entro il 2015. Il successo ottenuto dal GPE negli ultimi undici anni è considerevole: finora ha consentito a 22 milioni di bambini di accedere a un’istruzione scolastica. Inoltre ha permesso di formare 300 000 insegnanti e di costruire o risanare 52 000 aule scolastiche. Un migliore accesso all’istruzione è tuttavia solo uno degli obiettivi di questa iniziativa: per questo programma sono fondamentali anche la qualità dell’istruzione e la parità di genere. Oltre a sostenere finanziariamente offerte formative nei Paesi partner, l’iniziativa interviene presso le autorità locali e i responsabili politici per fare in modo che, dove necessario, venga aumentata la spesa per l’istruzione e siano introdotte misure volte a migliorare il sistema educativo. «VOGLIO DIMOSTRARE ALLA MIA FAMIGLIA CHE POSSO GUADAGNARMI DA VIVERE ONESTAMENTE» Ferdinando* (16 anni) dell’Honduras si è confrontato con la criminalità fin da piccolo. Adesso, grazie al progetto «Projoven» cofinanziato dalla DSC, lavora come barbiere e ha nuove prospettive di vita. «In famiglia siamo dieci: cinque tra fratelli e sorelle, tre nipoti, padre e madre. Mia madre e una delle mie sorelle fanno pulizie, mentre un’altra sorella lavora nell’industria tessile. Mio padre non ha lavoro, beve troppo. A casa ci sono molti problemi e spesso non abbiamo niente da mangiare. stiere che fa per me e che nessuno può portarmi via. Da quando ho seguito la formazione non faccio più la fame. A volte mia madre mi chiede da dove prendo il denaro e quando le rispondo che taglio capelli non fa che ridere. Voglio dimostrare alla mia famiglia che posso guadagnarmi da vivere onestamente. Mia madre mi ha tolto dalla scuola elementare per offrire un’opportunità a mia sorella. Da allora ho trascorso molto tempo per la strada. È stata un’esperienza negativa. Alcuni dei miei amici sono morti in scontri tra bande rivali. Molti giovani sono armati e anche i più coraggiosi hanno paura. Di recente ho avuto la possibilità di lavorare dal miglior barbiere della zona. Mi pagava 420 lempiras al giorno (20 franchi). In futuro voglio lavorare come barbiere, pagare le mie cose e aiutare mia madre a finire di costruire la nostra casa. Molte persone vogliono farsi tagliare i capelli da me: trovano che ci sappia fare. Un giorno voglio aprire un negozio tutto mio e so che posso farcela se ci credo veramente.» Quando ho sentito parlare della possibilità di apprendere una professione, mi sono annunciato subito. Volevo andarmene dalla strada. Il barbiere è il me- *Il nome è stato modificato 23 Accesso a risorse e servizi 2 1 2 1 3 3 2 2 1 1 3 RISULTATI 2013 EUROPA DELL’EST E CSI 1 A fine 2013 in Asia centrale, in Ucraina e nella Repubblica di Moldova, grazie al sostegno della DSC, 103 000 persone hanno avuto per la prima volta accesso all’acqua potabile. Nel 2012 e nel 2013 in Bosnia e Erzegovina e in Kosovo 120 000 cittadini hanno beneficiato dei miglioramenti apportati alla rete di approvvigionamento idrico e delle acque di scarico. 24 AMERICA LATINA 2 In Kosovo oltre 5000 giovani hanno seguito programmi di formazione professionale cofinanziati dalla DSC. La metà dei diplomati ha in seguito trovato un posto di lavoro. Il successo è confermato da un tasso di occupazione tra i giovani del 30 per cento. 1 In Bolivia oltre 18 000 giovani, perlopiù donne, hanno beneficiato di programmi di formazione professionale sostenuti dalla DSC. Al termine della formazione il 56 per cento percepisce un reddito superiore allo stipendio nazionale minimo di 120 dollari al mese. 2 In varie regioni dell’America latina l’accesso della popolazione all’acqua potabile è migliorato grazie al sostegno della DSC. Dall’anno scorso 21 000 persone in America centrale, 26 0000 in Colombia e 95 000 in Perù dispongono per la prima volta di acqua potabile pulita. I Comuni e le cooperative per l’utilizzo delle risorse idriche garantiscono un approvvigionamento a lungo termine. 3 Ad Haiti il reddito agricolo di 800 famiglie è aumentato di circa il 90 per cento tra il 2011 e il 2013 grazie all’intervento della DSC. La promozione della coltivazione di prodotti ortofrutticoli e dell’allevamento ha migliorato anche la sicurezza alimentare. Accesso a risorse e servizi ASIA 1 In Nepal, il programma di formazione professionale della DSC ha permesso a circa 16 500 giovani di migliorare le proprie capacità professionali: il 73 per cento ha in seguito trovato un impiego. 2 In collaborazione con le amministrazioni locali, in Mongolia sono stati elaborati contratti relativi all’utilizzazione dei pascoli, che hanno permesso di ridurre considerevolmente il potenziale di conflitto e di promuovere la rigenerazione di vasti terreni da pascolo. 3 Il sostegno finanziario della DSC agli ospedali di Kantha-Bopha in Cambogia ha permesso nel complesso di offrire cure mediche a circa 687 100 bambini. Quasi 12 000 bambini gravemente malati sono stati assistiti in ospedale. NEL MONDO 1 La rete globale «Providing for Health», sostenuta dalla DSC, ha contribuito alla creazione di sistemi di casse malati in 22 Paesi in via di sviluppo. Tanzania, Ciad, Benin, Ruanda e Cambogia stanno ora mettendo a punto, o migliorando, le condizioni quadro e le politiche per la creazione di queste casse. 2 Grazie al sostegno offerto dalla DSC al consorzio delle ONG svizzere per l’acqua e i servizi igienici di base, in 16 Paesi 360 000 persone dispongono ora di un migliore accesso all’acqua potabile e 117 000 persone a gabinetti in buone condizioni. 3 In Tanzania il sostegno della DSC al programma nazionale per il debellamento della malaria nonché la promozione di un dialogo politico hanno permesso di creare un nuovo fondo globale per la distribuzione di zanzariere. 4 La Svizzera ha offerto il suo sostegno all’OMS per la creazione di un accordo quadro globale volto a finanziare la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci contro le malattie tropicali trascurate. AFRICA SUBSAHARIANA 1 Nel 2013, grazie al sostegno della DSC, in Malawi e in Zambia i relativi Ministeri della salute hanno introdotto in sei regioni servizi speciali destinati ai giovani su questioni legate alla salute sessuale e riproduttiva, tra i quali test dell’HIV, consulenze e accesso a mezzi contraccettivi. 2 In Benin la DSC sostiene il miglioramento della qualità dell’istruzione, per esempio favorendo la promozione delle conoscenze pedagogiche degli insegnanti. Grazie a questo intervento, la quota di successo degli scolari è aumentata del 13 per cento a livello elementare e del 22 per cento a livello secondario. 3 In Africa meridionale l’intervento della DSC ha consentito l’introduzione di 25 nuove specie di granoturco più resistenti alle condizioni atmosferiche. Nelle ultime tre stagioni l’impiego di specie di mais più resistenti nella regione si è decuplicato e oggi si aggira intorno al 30 per cento del totale. 25 I Paesi del Sahel sono regolarmente colpiti dalla siccità e dalla conseguente penuria di generi alimentari. La fotografia mostra una donna nel Niger durante la lavorazione del miglio, alimento di base del Paese. Il Programma globale Sicurezza alimentare si impegna a favore dell’impiego sostenibile delle risorse naturali. In particolare promuove l’aumento sostenibile della produttività dei piccoli agricoltori, rafforza la ricerca agricola applicata, patrocina servizi di consulenza e sostiene la difesa degli interessi dei piccoli agricoltori. Carta Bianca Di Gedion Onyango, Kenia Il keniota Gedion Onyango è politologo e dottorando presso la University of the Western Cape in Sudafrica. È inoltre Research Fellow presso il Centre for Research and Technology Development (RESTECH) del Kenia. LA RIPRESA IN AFRICA: MITO O REALTÀ? Gli impressionanti tassi di crescita registrati negli ultimi anni dall’Africa hanno innescato un cambio di percezione: l’Africa subsahariana non viene più vista unicamente come epicentro di crisi e catastrofi ma come un continente emergente, con le sue opportunità e le sue possibilità. Ma cosa c’è di vero in questa nuova, promettente immagine dell’Africa? Alcuni sostengono che quello che sta avvenendo in Africa ha poco a che vedere con uno sviluppo economico sostenibile. In effetti vi sono numerosi argomenti a sostegno di questa tesi: nella maggior parte dei Paesi la democrazia è ancora fragile e molti governi dispongono di capacità istituzionali limitate. L’Africa è il continente con il maggior numero di regimi repressivi su scala mondiale, soffre della grande povertà e del divario avvilente tra i possidenti e i nullatenenti. Molti dei suoi Stati sembrano inoltre aver perso la battaglia contro la corruzione e soltanto in Africa Paesi apparentemente stabili come il Kenia continuano a ricevere aiuti alimentari per la popolazione che soffre la fame. Ma l’Africa non è un’unità omogenea ed è fuorviante parlare in generale di progresso economico e politico o di stagnazione. Infatti, mentre Paesi come il Botswana e il Ruanda registrano elevati tassi di crescita con notevoli progressi in termini di sviluppo, Paesi come il Mali o il Sudan del Sud patiscono ancora le conseguenze della violenza armata. Benché a partire dagli anni Novanta nel continente si sia formata una classe media, in molti Paesi il numero dei poveri è ancora altissimo. Riassumendo: si denotano progressi soddisfacenti ma le sfide sono tante e vanno affrontate. È indubbio che a partire dagli anni Novanta numerosi Paesi dell’Africa subsahariana abbiano registrato progressi di natura democratica. Gli Stati monopartitici stanno lentamente scomparendo, in molti Paesi si organizzano elezioni democratiche regolari e si è instaurato un sistema di pacifico avvicendamento politico. mediatico vivaci. E anche regimi autocratici come l’Angola, il Camerun e l’Uganda si sono fatti più prudenti e tentano di adeguarsi agli standard internazionali per continuare a ottenere aiuti esteri. In Africa il processo democratico è stato avviato, anche se in molti Paesi è ancora agli inizi. Penso che stiamo assistendo a una lenta ma irreversibile scomparsa della forma di governo dittatoriale, che ha dominato così a lungo ampie parti del continente. Pur non essendo chiaro quali saranno gli effetti dei progressi democratici sul futuro dei Paesi africani, in generale nel continente è cresciuta la consapevolezza della democrazia. Regolarmente si sente dire che non ci sono nessi diretti tra la forma di governo e il grado di sviluppo di una nazione, pensando al modello ruandese o a quello etiopico oppure alle tigri asiatiche, cioè a quei Paesi che registrano uno sviluppo economico positivo nonostante siano privi di governi democratici. Ai miei occhi tuttavia la democrazia è l’unico modello politico che rafforza a lungo termine le istituzioni, che crea una cultura politica favorevole allo sviluppo e che presuppone una leadership tenuta a rispondere del proprio operato. La storia ci insegna che, in genere, in un regime repressivo il buon funzionamento delle istituzioni e i progressi in termini di sviluppo dipendono dalla figura di un dittatore forte e sono destinati a crollare dopo la sua morte. Dovremmo quindi stare molto attenti nel congratularci con Kagame in Ruanda o con Santos in Angola per i loro successi economici. Nel complesso l’Africa si è aperta e finalmente anche i media internazionali mostrano l’eterogeneità di questo continente che comprende più di 50 Paesi. Considerate le sue molteplici e variegate realtà, non è possibile confermare né smentire in modo assoluto che in Africa sia in atto la ripresa. Nello specifico la durabilità della tendenza positiva dipenderà dalla tenuta dei mutamenti strutturali e dei progressi economici. Negli ultimi anni molti Stati africani hanno adottato costituzioni democratiche, altri lo stanno facendo. Non a torto, molti di loro stanno mettendo in evidenza il proprio pluralismo politico che ha contribuito alla nascita di una società civile e di un panorama 27 Finestra culturale ARTE E CULTURA OLTRE OGNI CONFINE Cosa sarebbe la vita senza arte né cultura? La risposta sarebbe sicuramente la stessa sia nelle città più benestanti sia nei villaggi più poveri. Noi esseri umani abbiamo bisogno dell’arte e della cultura in quanto forgiano la nostra identità e ci infondono valori: esse ci permettono di esprimerci e sono in grado di modificare le nostre percezioni, oltre ogni confine. La Svizzera riconosce l’importanza dell’arte e della cultura per lo sviluppo sostenibile, in particolare in regioni caratterizzate da disordini e instabilità. La cooperazione internazionale svizzera sostiene il settore della cultura nei propri ambiti d’intervento e aiuta gli artisti a ottenere visibilità a livello internazionale. In tal modo contribuisce anche a tutelare e promuovere la pluralità delle forme di espressione culturale così come il dialogo e la pace interculturali. «Il mio compito è ridare dignità a queste donne.» Karina Muench, autrice dell’esposizione fotografica «El grito del silencio», La Paz, Bolivia «Le persone ritratte erano disposte a mostrare il proprio viso, a esprimere paura e vergogna e a denunciare violenza, maltrattamenti e discriminazione. Per il mio lavoro mi sono lasciata guidare dalla fiducia dimostratami e dall’intimità degli sguardi. Volevo ridare dignità a queste donne e non renderle vittime un’altra volta. Il mio lavoro è dedicato all’infinità di bambine, ragazze e donne che hanno fatto esperienze analoghe e a tutte quelle persone che osservando queste immagini sono pronte a interrogarsi sulle vite che si celano dietro a quei volti. 28 Finestra culturale «Dobbiamo lanciare progetti congiunti per ripristinare la fiducia e la stabilità nella regione.» Rusudan Pirvelli, cineasta e produttore georgiano 27 Missing Kisses, un film di Nana Djordjadze, presentato nel 2013 nell’ambito della sezione Open Doors al Festival del Film Locarno. Dopo il crollo dell’Unione sovietica e in seguito a vari conflitti, l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaigian erano isolati. L’arte può aiutare a ricostruire le relazioni? All’inizio del 2000 la DSC ha iniziato a sostenere l’industria cinematografica regionale. Nel 2013 la sezione Open Doors del Festival del Film Locarno si è concentrata sul Caucaso meridionale, presentando una nuova generazione di cineasti emergenti. Le pellicole affrontavano temi come le regole sociali, gli spazi vitali e la giustizia. Si trattava soprattutto di coproduzioni, che hanno dimostrato che è possibile creare cooperazioni in ambito culturale anche se la politica si trova in fase di stallo. «Gli artisti hanno avuto l’opportunità di fare da contraltare al nazionalismo e alla xenofobia» Milena Dragicevic-Sesic, scrittrice e professoressa serba «Grazie al programma culturale svizzero nell’Europa sud-orientale gli artisti (…) hanno avuto la possibilità di partecipare a programmi d’impegno sociale, di consapevolezza politica, di lotta al nazionalismo, allo sciovinismo e alla xenofobia. Il programma culturale svizzero ha sostenuto continuamente gli artisti con produzioni di alto livello ed elevati standard etici. Questo ha contribuito alla democratizzazione della società serba e alla creazione di una consapevolezza civica.» La guerra non distrugge solo la vita, ma anche la memoria e con essa la possibilità di pensare al passato e di costruire un futuro diverso. L’occupazione del Nord del Mali ne ha minacciato il patrimonio culturale, in particolare i manoscritti di Timbuctù, che per più di 800 anni sono stati custoditi da famiglie. Questi testi sono una testimonianza unica della storia africana. A partire da gennaio 2013 sono stati trasportati a Bamako 370 000 manoscritti di Timbuctù, dove vengono restaurati, registrati e digitalizzati in condizioni sicure. Quest’iniziativa è stata diretta dall’ONG maliana SAVAMA-DCI e sostenuta, tra gli altri, dalla DSC. «Un’eredità così preziosa è sotto la responsabilità dell’intera umanità.» Yves Rossier segretario di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri, 30 maggio 2013, in occasione della sua visita a Timbuctù 29 Dove interveniamo DOVE INTERVENIAMO AFRICA SUBSAHARIANA Nell’Africa subsahariana la DSC si impegna in particolare in favore dello sviluppo rurale, dell’accesso ai servizi pubblici e del miglioramento del buongoverno locale. Sostiene le popolazioni nella gestione sostenibile delle loro risorse. A tale scopo la DSC promuove le capacità tecniche delle autorità locali e sostiene la creazione di istituzioni statali rispettose delle esigenze dei cittadini. Il coinvolgimento della società civile è primordiale. Per quanto riguarda i servizi generali, nell’Africa occidentale la DSC mira alla formazione di base e professionale, mentre nell’Africa orientale e meridionale si concentra soprattutto sulla creazione di sistemi sanitari. Nel quadro della cooperazione economica allo sviluppo, nell’Africa subsahariana la SECO aiuta i Paesi partner soprattutto a consolidare una crescita economica sostenibile e rispettosa del clima e a favorirne l’integrazione nell’economia mondiale. NORD AFRICA, VICINO E MEDIO ORIENTE La cooperazione della Svizzera in Nord Africa comprende tre settori: la transizione democratica e il rafforzamento dei diritti dell’uomo; lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro; la migrazione e la protezione delle persone vulnerabili. I programmi sono realizzati dalla DSC e dalla SECO in collaborazione con la Direzione politica, la Direzione del diritto internazionale pubblico e l’Ufficio federale della migrazione. Grazie al rapido sviluppo del programma, negli ultimi anni la Svizzera ha potuto creare nel Nord Africa le basi necessarie per contri- buire al successo della transizione in questa regione. Nel Vicino e Medio Oriente la DSC si impegna per garantire condizioni di vita più sicure, stabili e pacifiche. La strategia per il Vicino Oriente della DSC prevede in particolare il rafforzamento dei servizi di base nonché la protezione e la riduzione dei rischi di catastrofe. L’obiettivo del programma a favore dei Territori palestinesi occupati è il rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti dell’uomo nonché il miglioramento dei servizi di base e della situazione economica. Dove interveniamo PAESI E REGIONI PRIORITARI DSC/SECO 2013 DSC Paesi e regioni prioritari Sud Africa subsahariana 2013 Mio. CHF 2012 Mio. CHF Africa australe1 34.4 30.8 1 Regione dei Grandi Laghi2 31.1 29.0 2 Mozambico 23.0 23.9 3 Tanzania 22.8 23.0 4 Burkina Faso 21.3 20.6 5 Mali 20.2 16.5 6 Niger 16.6 18.5 7 Benin 15.3 17.4 8 Ciad 14.3 11.7 9 Corno d'Africa3 8.1 2.5 10 Nord Africa, Vicino e Medio Oriente Nord Africa4/ Territorio Palestinense Occupato 26.5 38.8 1 America latina America centrale5 42.3 40.8 1 Bolivia 24.5 28.3 2 Asia Asia centrale12 27.8 21.4 Kosovo 12.2 10.6 Bosnia e Erzegovina 10.5 8.7 13 10.2 10.4 Albania 9.3 6.9 Serbia 9.2 7.3 Caucaso del Sud SECO Paesi prioritari Est Europa dell’Est e CSI Moldova 9.0 7.0 Macedonia 8.2 5.1 Ucraina 5.9 7.4 Albania 16.2 3.1 Tagikistan 14.7 11.1 Kirghizistan 11.8 11.2 Ucraina 9.7 5.9 Kosovo 7.1 8.5 6.0 6.3 4.4 2.9 Cuba 8.2 5.4 3 Haiti 6.9 5.4 4 Azerbaigian 49.8 40.6 1 Mekong6 38.2 33.4 Hindu Kush 30.9 27.4 3 Bangladesh 29.5 25.9 4 Mongolia 18.2 14.1 5 7 2 DSC/SECO Contributo all’allargamento dell’UE Europa dell’Est e CSI Bosnia e Erzegovina 3.0 2.7 Macedonia 2.8 0.8 Polonia 59.4 20.0 Romania 19.3 12.1 Estonia 9.0 8.2 8.0 5.1 25.0 15.5 11 Bulgaria Sudafrica 4.1 3.4 12 Repubblica Ceca 7.8 6.1 Nord Africa, Vicino e Medio Oriente Egitto 9.9 4.4 2 Ungheria 6.0 3.9 Lettonia 5.0 8.0 Slovenia 4.6 3.8 America latina Perù Lituania 4.1 1.2 Slovacchia 3.5 2.0 Africa subsahariana Asia DSC Aiuto umanitario Regioni principali d’intervento Europa dell’Est e CSI 2012 Mio. CHF Serbia Nepal SECO Paesi prioritari Sud DSC Paesi e regioni prioritari Est 2013 Mio. CHF Africa subsahariana Ghana Tunisia 9.1 3.6 3 10.7 7.0 5 Colombia 5.5 3.1 6 Vietnam 16.5 4.6 6 Malta 2.8 1.1 Indonesia 14.3 13.9 7 Cipro 0.1 0.2 Corno d'Africa8 20.5 21.1 A Sudan del Sud 12.5 8.6 B 1 Lesotho, Malawi, Sudafrica, Zimbabwe, Swaziland, Zambia Sudan 9.4 7.4 C 2 Burundi, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo Repubblica Democratica del Congo/Kivu 9.1 5.6 3 Etiopia, Eritrea, Gibuti, Kenia, Somalia, Sudan del Sud, Sudan, Yemen 4 Libia, Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria Zimbabwe 6.2 6.5 E 5 Nicaragua, Honduras Sahel9 6.2 6.0 F 6 Myanmar, Cambogia, Laos, Vietnam 7 Afghanistan, Pakistan 8 Etiopia, Eritrea, Gibuti, Kenia, Somalia 9 Mali, Africa occidentale regionale D Nord Africa, Vicino e Medio Oriente Nord Africa11 7.2 8.0 H America latina Colombia 9.3 8.2 I 10 Siria, Iraq, Giordania, Libano, Territori Palestinesi Occupati Haiti 7.8 6.5 J 11 Libia, Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria 12 Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan 13 Azerbaigian, Armenia, Georgia Asia Vicino Oriente10 Corea del Nord 49.2 10.0 33.5 6.5 G K Sri Lanka 8.2 6.5 L Myanmar 7.7 6.5 M 3 1 4 3 F J 6 7 1 5 11 6 I 5 2 30 8 3 7 9 1 5 10 9 6 8 2 7 5 6 3 2 8 4 4 5 11 12 1 K 10 11 12 G 3 H 2 2 4 M 1 9 6 C B 10 A L 7 2 D 4 3 E 1 12 31 Dove interveniamo DSC/SECO – RIPARTIZIONE GEOGRAFICA E TEMATICA 2013 (VERSAMENTI BILATERALI, IN MILIONI DI CHF) DSC – COOPERAZIONE CON I PAESI DEL SUD E CON L’EUROPA DELL’EST 0 35 70 105 140 Riforma dello Stato, amministrazione locale e partecipazione dei cittadini Agricoltura e sicurezza alimentare Salute Acqua Istruzione di base e formazione professionale Cambiamenti climatici e ambiente DSC – AIUTO UMANITARIO Sviluppo settore privato e servizi finanziari 20 Trasformazione dei conflitti e resistenza alle crisi 6 80 37 Migrazione 59 Altri temi SECO – COOPERAZIONE CON I PAESI DEL SUD E CON L’EUROPA DELL’EST 0 35 Sviluppo delle infrastrutture urbane Politica economica e finanziaria Settore privato e imprenditorialità Commercio sostenibile Crescita rispettosa del clima Misure di attuazione e di funzionamento ¢ Africa subsahariana ¢ Nord Africa, Vicino e Medio Oriente ¢ Asia ¢ America latina ¢ Europa dell’Est e CSI 70 105 140 Dove interveniamo AMERICA LATINA In America latina la DSC si concentra, in primo luogo, su tematiche come clima, impiego, reddito e buongoverno. La DSC contribuisce ad attenuare le conseguenze negative del cambiamento climatico e delle catastrofi naturali e a migliorare l’occupazione e la formazione professionale. Promuove inoltre servizi finanziari e lo sviluppo del settore agricolo, i diritti dell’uomo e i processi di decentralizzazione. I Paesi andini godono infine di un sostegno negli ambiti dell’acqua e del cambiamento climatico. L’operato della SECO in America latina riguarda soprattutto le sfide in ambito di politica economica e commerciale. In particolare contribuisce a rafforzare il settore privato e a diversificare le economie nazionali, fortemente dipendenti dalle materie prime. Tra le priorità della SECO vi sono inoltre il rafforzamento delle istituzioni pubbliche, lo sviluppo urbano sostenibile e l’attenuazione delle conseguenze del cambiamento climatico. EUROPA DELL’EST E CSI La cooperazione svizzera con l’Europa dell’Est della DSC e della SECO è attiva in particolare nel quadro della cooperazione alla transizione e dei contributi all’allargamento negli ex Paesi socialisti nell’Europa orientale, nel Caucaso del Sud e nell’Asia centrale. Nei Paesi dei Balcani occidentali e nei Paesi postsovietici della Comunità degli Stati indipendenti (CSI) la Svizzera sostiene la transizione verso una democrazia duratura e regimi di economia di mercato. La cooperazione mira a realizzare riforme in ambito di democratizzazione e decentralizzazione, a migliorare i sistemi sanitari, ad ampliare l’approvvigionamento idrico ed energetico e i sistemi di scolo delle acque. Si adopera inoltre per rafforzare la politica economica e finanziaria, le riforme a favore di sistemi di formazione professionale orientati al mercato e per promuovere il settore privato. Attraverso il contributo all’allargamento, che non rientra nel quadro dell’aiuto pubblico allo sviluppo, la Svizzera contribuisce a eliminare le disparità sociali ed economiche nell’Unione europea allargata. Si impegna a favore del consolidamento dell’economia, dell’incremento della sicurezza sociale e pubblica, della tutela dell’ambiente e del rafforzamento della società civile. ASIA I programmi della DSC nell’Asia meridionale riguardano la promozione dei diritti dell’uomo e della pace, il rafforzamento della società civile e del buongoverno locale e si concentrano sullo sviluppo rurale, sulla formazione professionale e sul cambiamento climatico. La DSC intende inoltre contribuire alle riforme nazionali e a una transizione pacifica nelle regioni colpite da conflitti. Nell’Asia orientale la DSC si impegna a favore di una riduzione delle notevoli disparità politiche, sociali ed economiche. La riduzione della povertà, la promo- zione dei diritti dell’uomo e il rafforzamento dello Stato di diritto, in particolare in ambito rurale, sono tra i principali pilastri del suo operato. La DSC si adopera inoltre nell’ambito della formazione professionale, dell’agricoltura, della salute e della società civile. Nel Sudest asiatico la SECO sostiene i suoi Paesi partner nel migliorare le condizioni economiche quadro e la competitività delle PMI locali e interviene inoltre a favore di infrastrutture più ecologiche. CRESCITA ECONOMICA SOSTENIBILE • Stabilità finanziaria e buongoverno • Crescita continua del commercio • Sviluppo del settore privato e potenziamento dei servizi finanziari • Infrastruttura e sviluppo urbano Una crescita economica costante è una condizione indispensabile per la riduzione della povertà e delle disparità. Il settore privato è il principale motore di questa crescita. L’integrazione nel mercato mondiale dischiude ai Paesi in via di sviluppo l’accesso a mercati di sbocco e a fonti di investimento. Nei Paesi partner la Svizzera si impegna a favore di una crescita economica sostenibile e a larga diffusione. In particolare si occupa di gestione delle risorse pubbliche, di condizioni quadro per gli investimenti privati, di stabilità del settore finanziario, di finanziamento di servizi pubblici, di infrastruttura, di utilizzo delle risorse, di liberalizzazione del commercio e di mercato del lavoro. CRESCITA COSTANTE In numerosi Paesi in via di sviluppo ed emergenti i tassi di crescita economica sono impressionanti. Spesso però il benessere supplementare non è condiviso in maniera equa. Affinché tutta la popolazione possa trarne vantaggio è necessario creare posti di lavoro. È altrettanto importante che siano rispettati gli standard di sostenibilità sociali ed ecologici nonché i principi della governance economica. La Svizzera si impegna a favore di questi obiettivi. Povero, disoccupato o ambedue le cose: in tutto il mondo circa 1,2 miliardi di persone in età lavorativa non hanno un impiego o guadagnano talmente poco che vivono al di sotto della soglia di povertà. Avere un’occupazione però non è tutto: deve anche poter consentire di vivere e lavorare in condizioni dignitose. Creare posti di lavoro per una crescita a vantaggio di tutti Negli ultimi anni numerosi Paesi in via di sviluppo hanno potuto passare alla categoria degli Stati con 32 un reddito medio. Non sempre però questa incredibile crescita economica si riflette positivamente sui gruppi più poveri della popolazione. È indispensabile creare posti di lavoro, soltanto così potranno beneficiarne tutti. Ma proprio nei Paesi più poveri la creazione di impiego resta una sfida centrale: dal 2000 la crescita economica media negli Stati con i redditi più bassi è stata del 7 per cento, mentre il tasso di occupazione è cresciuto soltanto del 3 per cento. La forza trainante dell’occupazione è il settore privato. Un maggiore collegamento tra crescita e occu- Crescita economica sostenibile pazione richiede però misure di politica economica mirate: ne fanno parte un’amministrazione pubblica delle finanze trasparente, un’economia nazionale stabile con un settore finanziario robusto, una legislazione chiara per le attività imprenditoriali e un migliore accesso al mercato internazionale. nei Paesi industrializzati, emergenti e in via di sviluppo, è una condizione indispensabile per una crescita economica che, nel lungo termine, sarà proficua per tutti. A tal fine sono necessari consistenti investimenti finanziari, ma sono altrettanto importanti i cambiamenti di mentalità, sia al Sud sia al Nord. Miglioramento delle condizioni di lavoro e degli standard ambientali Al pari della creazione di posti di lavoro duraturi, è importante anche garantire condizioni lavorative eque. In Africa la situazione di circa l’80 per cento della popolazione attiva è precaria: spesso i lavoratori sono mal pagati o impiegati nel settore informale. Impegno svizzero Nei suoi Paesi partner la SECO si impegna per promuovere un ambiente commerciale favorevole alle aziende e aiuta a migliorare l’accesso ai crediti, ai prestiti e ai capitali d’investimento a lungo termine. La SECO sostiene inoltre i Paesi nell’introduzione di metodi di produzione più efficienti e rispettosi nell’uso delle risorse e si spende per migliorare l’accesso ai mercati internazionali e facilitare le formalità doganali. Queste misure consentono di aumentare gli scambi commerciali e gli investimenti e, di conseguenza, di creare posti di lavoro. Grazie al sostegno della SECO nel 2013, per esempio, quattro imprese macedoni hanno potuto partecipare a fiere internazionali e aprirsi così a nuovi mercati. La Svizzera inoltre si è adoperata, con successo, in favore dell’ammissione del Laos e del Tagikistan nell’Organizzazione mondiale del commercio. È possibile uscire dalla povertà soltanto se il lavoro viene corrisposto in maniera congrua e sono rispettati gli standard internazionali. Presupposti che, tra l’altro, contribuiscono a rafforzare l’autostima, la coesione sociale e il progresso della società. Solo chi è sgravato dalle preoccupazioni quotidiane della sopravvivenza può impegnarsi a favore di questioni sociali o di diritti in tema di libertà individuale. Al contempo, per una crescita economica durevole, è necessario tener conto anche di fattori ecologici. Un nuovo orientamento ecologico dell’economia, nel senso di attività rispettose dell’ambiente e del clima «È possibile uscire dalla povertà soltanto se il lavoro viene corrisposto in maniera congrua e sono rispettati gli standard internazionali.» In materia di miglioramento delle condizioni di lavoro la SECO tra l’altro, in collaborazione con produttori AMMINISTRAZIONI EFFICIENTI PER MIGLIORARE I SERVIZI DI BASE In Perù molte autorità locali fanno fatica a garantire un’erogazione costante dei servizi fondamentali ai cittadini. La SECO li aiuta nell’affrontare questa sfida. Con la decentralizzazione avviata negli anni 1990, la responsabilità delle autorità comunali e regionali peruviane in materia di finanze pubbliche è aumentata considerevolmente. Oggi amministrano più del 40 per cento della spesa complessiva in ambiti come la formazione, la salute, l’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici, lo sviluppo urbano e la sicurezza. Per sopperire a queste carenze, la SECO ha lanciato un programma teso a sostenere le autorità nell’ affrontare queste sfide che contempla molteplici misure adeguate alle esigenze locali specifiche. Il personale viene formato attraverso corsi di perfezionamento e seguito tecnicamente con l’ausilio di consulenze, per esempio nell’elaborazione di riforme legislative. Spesso le autorità locali sono sopraffatte da queste competenze perché non dispongono delle risorse e mancano di personale adeguatamente formato e dell’infrastruttura necessaria. Questo incide direttamente sulla lotta alla povertà in quanto non è possibile garantire i servizi fondamentali se l’amministrazione è inefficiente. Al momento il programma è attuato presso tre amministrazioni regionali e tre comunali. Alla fine i benefici dovrebbero però estendersi all’intero Paese: i risultati di una gestione finanziaria e contabile efficiente verranno diffusi su scala nazionale per contribuire al miglioramento dei servizi di base a livello locale in tutte le regioni del Perù. 33 Crescita economica sostenibile internazionali di articoli di marca, sostiene un programma che introduce e attua norme fondamentali del lavoro nel settore tessile di Paesi partner selezionati. I risultati raggiunti sinora sono promettenti e dimostrano che la sostenibilità si rivela proficua per tutti gli attori coinvolti: i collaboratori delle imprese partecipanti al progetto sono più soddisfatti e di conseguenza più motivati sul lavoro, si verificano meno incidenti, si riducono le assenze per malattia e le fluttuazioni del personale. Allo stesso tempo si notano miglioramenti a livello della qualità dei prodotti realizzati e un aumento della produttività. La DSC lavora per garantire alle fasce più povere della popolazione accesso a mercati locali e a crediti, a un lavoro migliore nonché a un reddito più elevato. In Tanzania e in Mozambico, ad esempio, promuove la realizzazione di adeguamenti strutturali che consentono ai piccoli produttori di cotone e di soia di smerciare il proprio raccolto sul mercato a prezzi equi. Nei Balcani, grazie a misure di formazione professionale mirate e volte a migliorare il collocamento, programmi specifici migliorano le opportunità dei giovani sul mercato del lavoro. La Svizzera sostiene infine varie iniziative multilaterali il cui obiettivo è sensibilizzare le imprese internazionali presenti nei Paesi in via di sviluppo a impostare le loro attività in modo sostenibile. In tale contesto, la maggiore iniziativa al mondo è la «Global Compact» dell’ONU per una gestione aziendale sostenibile. Riduzione delle disparità La creazione di posti di lavoro e la promozione di condizioni di lavoro eque contribuiscono alla riduzione delle disparità sociali. Sono aspetti di primordiale importanza per la prosperità economica e lo sviluppo politico a lungo termine di un Paese. Di fronte alle crescenti disparità in numerose regioni del mondo, la riduzione del divario tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri resta un’obiettivo prioritario della politica di sviluppo. Quando i progressi della crescita non implicano un appianamento delle disparità economiche e quindi portano a tensioni sociali, si è di fronte a una minaccia per la stabilità e la tenuta dello sviluppo di un Paese. Questo vale in particolare per Paesi in via di sviluppo con una considerevole massa giovanile fortemente colpita dalla disoccupazione. Creando posti di lavoro sicuri ed equi in grado di offrire una prospettiva a questi giovani uomini e donne, cresce l’economia e aumenta il benessere della popolazione. 34 «Quando i progressi della crescita non implicano un appianamento delle disparità economiche e quindi portano a tensioni sociali, si è di fronte a una minaccia per la stabilità e la tenuta dello sviluppo di un Paese.» ACCORDO DI BALI DELL’OMC: UN’OPPORTUNITÀ PER I PAESI IN VIA DI SVILUPPO? Roberto Azevêdo, direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), ha definito l’accordo commerciale approvato a Bali nel dicembre del 2013 «un grande passo in avanti per i Paesi in via di sviluppo.» La breccia aperta dalla Conferenza dei ministri dell’OMC è un vero e proprio successo dopo anni di ristagno. Ciononostante, in quale misura i Paesi in via di sviluppo beneficeranno di questo accordo? Gli accordi prevedono che, grazie a una riduzione delle barriere doganali, i Paesi in via di sviluppo più poveri abbiano un accesso facilitato ai mercati dei Paesi industrializzati ed emergenti. A tale scopo è necessario rafforzare la cooperazione allo sviluppo nel settore del commercio. È inoltre prevista l’abolizione delle sovvenzioni all’agricoltura. Per numerosi Paesi in via di sviluppo l’agricoltura è di fondamentale importanza. Finora l’accesso al mercato globale per questi Paesi è stato ostacolato da barriere commerciali internazionali. Su questo fronte gli accordi di Bali promettono un miglioramento. L’OMC parte dal presupposto che, attraverso la liberalizzazione, nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti verranno creati milioni di nuovi posti di lavoro. Il Consiglio federale ha giudicato la conclusione di questo pacchetto una tappa importante, uno stimolo per nuove trattative in seno all’OMC. Rappresentanti di organizzazioni della società civile fanno tuttavia notare che l’accordo potrebbe essere contrario agli interessi dei Paesi in via di sviluppo. In particolare deplorano che in futuro non sarà consentito adottare misure statali articolate a sostegno dei piccoli contadini. Inoltre gli obblighi per gli Stati industrializzati sarebbero talvolta formulati in maniera troppo vaga. CRESCITA ECONOMICA GRAZIE A UN APPROVVIGIONAMENTO DI ENERGIA ELETTRICA AFFIDABILE Grazie al sostegno della SECO, il Tagikistan orientale dispone ora di energia elettrica in ogni momento della giornata. Le condizioni di vita della popolazione sono sensibilmente migliorate. Prima i negozi, i ristoranti e le fabbriche della provincia autonoma del Gorno-Badachšan nel Tagikistan orientale erano aperti solo in estate, mentre in inverno rimanevano chiusi per mancanza di elettricità. Oggi sono aperti tutto l’anno, a scuola le lezioni si tengono anche d’inverno e i ragazzi possono fare i compiti anche dopo che cala la sera. Questo progresso è stato reso possibile dal progetto «Pamir Private Power», cofinanziato dalla SECO, nell’ambito del quale sono stati risanati gli impianti delle centrali idroelettriche e le condotte della rete elettrica. Parallelamente sono state introdotte tariffe vantaggiose e sussidi per i meno abbienti. La fornitura di energia elettrica 24 ore su 24 ha rinvigorito l’economia del capoluogo della provincia: le panetterie sono passate da nove a trenta e i ristoranti da due sono diventati undici. La produzione di latticini è aumentata del 56 per cento grazie all’apertura di tre nuove latterie e inoltre è stato inaugurato un impianto di acque minerali che intende insediarsi ben presto anche nella capitale Dušanbe. Il progetto ha avuto effetti positivi anche sull’ambiente e sulla salute. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per molto tempo l’energia elettrica è stata prodotta con generatori diesel, mentre si usava la legna per cucinare e per il riscaldamento. Questo ha causato la distruzione di circa il 70 per cento delle foreste della provincia. Grazie al migliore approvvigionamento energetico nel frattempo le foreste si sono rigenerate e la qualità dell’aria negli edifici è notevolmente migliorata. «INCENTRATO SULLE PRIORITÀ E SULLE ESIGENZE DEL PAESE» Thierry Buchs è il capo della cooperazione allo sviluppo economico della SECO in Colombia. La Colombia è teatro di un conflitto armato da più di quarant’anni. Quali sono le ripercussioni della guerra sulla crescita economica del Paese? Il conflitto con i guerriglieri delle FARC ha segnato profondamente il Paese, che conta circa cinque milioni di sfollati interni rifugiatisi nelle città. La Colombia è il Paese che, dopo Haiti, registra le maggiori disparità di reddito dell’Emisfero occidentale: questa situazione acuisce il divario tra città e campagna e tra economia formale e informale. In che modo la Svizzera può contribuire a migliorare la situazione? La Svizzera è uno dei pochi Paesi donatori che dispongono di un programma di cooperazione economica in Colombia. Si tratta di un programma incentrato primariamente sulle priorità e sulle esigenze del Paese: lo sviluppo urbano sostenibile e la creazione di posti di lavoro. Questo impegno è completato dal programma di aiuti umanitari e dal programma per la promozione dei diritti dell’uomo. L’interconnessione di questi strumenti, che tengono conto delle diverse realtà e problematiche in loco, è molto apprezzata dai nostri partner colombiani. La SECO si impegna anche nel settore delle infrastrutture. Quali sono le maggiori sfide in questo campo? La rete viaria è insufficiente e le sue condizioni sono deplorevoli. Inoltre è urgente investire nello smaltimento dei rifiuti, nel trattamento delle acque di scarico e nella pianificazione del territorio, in modo da promuovere lo sviluppo sostenibile delle città. 35 Crescita economica sostenibile 5 1 4 1 3 2 1 3 3 2 1 1 2 4 RISULTATI 2013 NORD AFRICA, VICINO E MEDIO ORIENTE 1 Grazie al sostegno della SECO in Egitto 6800 nuclei familiari hanno ottenuto accesso a un sistema centralizzato di scolo delle acque reflue. Oltre all’ampliamento quantitativo e qualitativo dell’infrastruttura, l’intervento ha permesso di migliorare la sostenibilità finanziaria degli impianti. 36 EUROPA DELL’EST E CSI 1 Grazie al sostegno della SECO, quattro imprese macedoni hanno potuto partecipare a fiere internazionali, creando nuovi contatti e aprendo così nuovi mercati esteri per i loro prodotti. 2 In Tagikistan, con l’aiuto della SECO, circa 3050 nuclei familiari sono stati dotati di contatori dell’acqua e 10 000 di contatori dell’elettricità. L’azienda idrica e l’azienda elettrica sono ora in grado di allestire una fatturazione corretta, migliorando la sostenibilità finanziaria. 3 In Georgia 19 000 contadini hanno potuto aumentare il loro reddito grazie al sostegno della DSC e sono stati creati circa 300 impieghi a tempo parziale e a tempo pieno nel settore agricolo. Anche in Armenia 3000 contadini hanno visto aumentare il loro reddito. In Azerbaigian sono stati creati almeno 70 nuovi posti di lavoro, incrementando al contempo il reddito di circa 650 contadini. 4 Dal 2010 l’impegno svizzero per la promozione del settore privato nella Serbia meridionale ha consentito un aumento pari al 10 per cento dei posti di lavoro nell’industria della lavorazione del legno (da 12 000 a 13 130). Crescita economica sostenibile 5 Il sostegno della DSC alle riforme sanitarie e a progetti specifici in materia di salute in Asia centrale, nei Balcani occidentali, in Ucraina e nella Repubblica di Moldova ha permesso di migliorare sensibilmente l’assistenza sanitaria. In Tagikistan, per esempio, dal 2011 sono stati offerti corsi di formazione e perfezionamento a medici di famiglia che servono un bacino di 500 000 persone. verso piccole cooperative. In particolare ha lavorato per far migliorare le condizioni di lavoro e gli stipendi della manodopera nonché per ridurre l’inquinamento da mercurio dei corsi d’acqua utilizzati per il lavaggio dell’oro. 2 In Vietnam la SECO ha sostenuto la riforma del registro di commercio. Sono stati semplificati il processo di registrazione per le imprese e l’accesso del pubblico alle informazioni riguardanti le aziende. Ora all’88 per cento delle imprese di nuova registrazione bastano soltanto tre giorni per ottenere una licenza aziendale e non più quindici come in precedenza. Di riflesso sono diminuiti di circa il 60 per cento anche i costi correlati. 3 Grazie ai crediti messi a disposizione dalla SECO alle banche vietnamite e all’offerta di un adeguato supporto tecnico, sono state create nuove centrali idroelettriche di piccole dimensioni che generano ulteriori 261 gigawattora di corrente all’anno, cioè il consumo annuo di 35 750 nuclei familiari di quattro persone in Svizzera. AMERICA LATINA 1 2 In Colombia la SECO ha sostenuto un progetto volto a semplificare i permessi di costruzione e le ispezioni edilizie. Il tempo necessario per l’ottenimento di un permesso di costruzione ha potuto così essere ridotto di quasi l’80 per cento, mentre le risorse necessarie a tal fine sono state ridotte del 45 per cento. La semplificazione delle procedure amministrative consente al settore privato colombiano di risparmiare sette milioni di dollari all’anno. In Perù la SECO ha contribuito a migliorare il processo di pianificazione strategica del Ministero del commercio estero e del turismo. Tra l’altro è stato introdotto un software di monitoraggio che consente al Ministero e alle autorità amministrative regionali di meglio controllare i piani di esportazione. 3 Grazie all’aiuto della DSC, in Nicaragua è stato possibile migliorare le catene di creazione del valore dei prodotti agricoli e far aumentare così di circa 500 dollari il reddito di oltre 8000 famiglie nel 2013. 4 Tra il 2010 e il 2013 in Bolivia ca. 6000 persone hanno ottenuto l’accesso a servizi finanziari innovativi, come i microcrediti, grazie all’aiuto della DSC. Nello stesso periodo 15 500 produttori locali, attraverso misure di formazione e di sostegno tecnico, hanno potuto perfezionare le proprie competenze professionali. ASIA 1 In Mongolia la DSC ha sostenuto la riforma dell’estrazione d’oro attra- 2 Alla fine del 2013 l’«International Finance Corporation» della Banca mondiale, sostenuta dalla SECO, ha concluso un programma quadriennale con un forte effetto leva: per ogni dollaro finanziato da un donatore, le banche hanno investito 49 dollari in tecnologie ecologiche a favore delle PMI. AFRICA SUBSAHARIANA 1 La SECO ha sostenuto in Ghana la creazione del primo registro africano dei pegni. Dopo sei mesi dall’entrata in funzione erano già stati assegnati crediti per un ammontare complessivo di 3 miliardi di dollari: 5000 piccole e medie imprese nonché 22 000 microimprese hanno così avuto accesso al credito. NEL MONDO 1 Grazie al progetto sostenuto dalla SECO «Better Work», che fa applicare le norme fondamentali sul lavoro dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nel settore tessile, si sono potute ridurre considerevolmente le disparità salariali tra i lavoratori migranti di sesso maschile e femminile. Dato che le migranti trasferiscono alle proprie famiglie fino al 25 per cento in più degli uomini del denaro guadagnato, il progetto contribuisce al contempo direttamente alla riduzione della povertà. 37 DEMOCRAZIA ED ECONOMIA DI MERCATO • Rafforzamento dei parlamenti, democratizzazione, riforma dello Stato • Promozione dell’amministrazione locale • Sviluppo di sistemi operanti in economia di mercato In Paesi del Sud e dell’Est, la Svizzera sostiene la transizione verso sistemi improntati alla democrazia, alla società, allo Stato di diritto e all’economia di mercato con amministrazioni locali orientate ai cittadini. In materia di promozione della democrazia, la priorità è data al rafforzamento dei parlamenti, della giustizia e del buongoverno. In tale contesto la Svizzera si concentra sulla prevenzione e sulla lotta contro la corruzione. Inoltre, in situazioni di transizione, l’impegno svizzero attribuisce grande rilevanza anche a un miglioramento delle condizioni quadro per il settore privato. LA DEMOCRAZIA COME REALTÀ VISSUTA In numerose parti del mondo, l’aspirazione alla libertà e alla democrazia si fa sempre più forte; per soddisfarla però la via è ancora lunga e tortuosa. Come dimostrano i Balcani occidentali, lo svolgimento di elezioni e la presenza di istituzioni formalmente democratiche non sono automaticamente sinonimi di democrazia. Per la Svizzera, la promozione della democrazia è di primordiale importanza. Nel 2013 oltre 17 milioni di cittadini dei Balcani occidentali hanno avuto la possibilità di partecipare alle elezioni comunali, parlamentari e presidenziali per eleggere i propri rappresentanti. Si tratta di un successo considerevole in vista della democratizzazione dell’area, che una volta rientrava nella sfera socialista. Lo svolgimento di elezioni rappresenta però solo un elemento della democrazia. Certo, Albania, Serbia, Kosovo, Macedonia e Bosnia e Erzegovina hanno fatto progressi nel processo di democratizzazione, basta tuttavia osservare la situazione più da vicino per constatare che la democrazia deve essere ulteriormente consolidata e, in molti posti, anche vivacizzata. 38 La transizione: un lungo cammino Da quando è crollata la Jugoslavia socialista, gli Stati dei Balcani occidentali si trovano in fase di transizione verso la democrazia e l’economia di mercato. I processi di adesione all’UE hanno innescato importanti riforme, la cui attuazione tuttavia resta incompleta e in numerose regioni ostacolata dall’assenza di una reale volontà politica. Si registrano progressi a livello della decentralizzazione, dei servizi comunali e della partecipazione dei cittadini. Spesso però le istituzioni politiche sono ancora deboli e vulnerabili, il terreno da recuperare in Democrazia ed economia di mercato ambito economico è enorme, la disoccupazione è un problema pressante. Oltre 20 anni dopo le prime elezioni democratiche, i Paesi dei Balcani occidentali devono ancora affrontare sfide sostanziali sul cammino verso una democrazia e un’economia di mercato funzionanti. Società civile e parlamento L’esistenza formale di istituzioni dello Stato di diritto e di strumenti democratici è importante, essenzialmente però potranno funzionare soltanto se la realtà democratica è pienamente vissuta. A questo scopo, è fondamentale una forte partecipazione politica della società civile. Unioni, associazioni o organizzazioni non governative rafforzano la partecipazione democratica della popolazione e, nel lungo periodo, le loro richieste inducono gli attori statali ad agire in maniera trasparente e nell’interesse dei cittadini. Una democratizzazione riuscita presuppone anche il rafforzamento di tutti i pilastri portanti del sistema. Oltre alla società civile, alla stampa, alle autorità di governo nazionale e locale e alla giustizia, sono necessari anche i parlamenti, che esercitano un’importante funzione di controllo, sia a livello centrale che periferico. Il parlamento non è soltanto il legislatore e luogo di dibattito politico, è anche un organo di controllo democraticamente legittimato del Governo. Il sostegno svizzero nel processo di democratizzazione La promozione della democrazia è una priorità della cooperazione internazionale della Svizzera, che realizza programmi in tal senso non soltanto nei Paesi dell’Est, ma in ogni contesto geografico. Nei Balcani occidentali, oltre a costruire le capacità statali e a promuovere la decentralizzazione, la Svizzera si impegna a favore del rafforzamento della società civile. I programmi della DSC promuovono le procedure di coinvolgimento dei cittadini a livello comunale e lo sviluppo di organizzazioni della società civile che, per esempio, si impegnano per denunciare i casi di corruzione. In Kosovo la DSC sostiene organizzazioni locali che operano negli ambiti delle iniziative civiche, della tutela delle minoranze o della promozione della donna. In Macedonia collabora con organizzazioni non governative che, con sguardo critico, controllano le spese pubbliche e le prassi dell’economia privata. «L’esistenza formale di istituzioni dello Stato di diritto e di strumenti democratici è importante, essenzialmente però potranno funzionare soltanto se la realtà democratica è pienamente vissuta.» Recentemente la DSC si è inoltre impegnata maggiormente a favore del rafforzamento dei parlamenti. In Macedonia e in Serbia ha lanciato progetti volti a in- «SONO DOVUTO FUGGIRE BENCHÉ NON AVESSI FATTO NULLA» Vladimir Šćepanović ha dovuto lasciare tutti i suoi beni in Kosovo per fuggire dalla guerra. L’Agenzia del Kosovo per la proprietà (KPA), sostenuta dalla DSC, l’ha aiutato a far valere i suoi diritti. Finora l’Agenzia ha trattato circa 40 000 casi. «Ho reclamato la restituzione di un locale commerciale di 44 m2 che avevo comprato a Pristina per permettere a uno dei miei figli di aprire una piccola attività. Mi sono sposato a Skopje e lì ho una casa. Sono originario del Montenegro, ma mi sono trasferito in Kosovo negli anni 1970… sono un vero jugoslavo! Quando esisteva la Jugoslavia sì che erano anni d’oro. appreso che sconosciuti avevano fatto irruzione nel mio locale e l’avevano occupato. Allora non c’erano né tribunali né giustizia né leggi. Migliaia di persone erano nella mia stessa situazione e hanno dovuto abbandonare tutto. Molte sono rimaste all’estero, quelle che sono tornate hanno trovato spesso le loro case o i loro negozi occupati da altri. Fino allo scoppio della guerra dirigevo le centrali idriche di Gazivode, che erogavano acqua potabile per Mitrovica, Srbica, Vučitrn e Pristina. Ero uno dei maggiori esperti di economia idrica del Kosovo. Quando è scoppiata la guerra nel 1998 siamo stati tutti colti di sorpresa. Nessuno l’aveva previsto nonostante la propaganda. Sono dovuto fuggire benché non avessi fatto nulla. Il giorno dopo aver lasciato il Kosovo ho Dopo la guerra, mio figlio è venuto a sapere dell’esistenza dell’Agenzia del Kosovo per la proprietà. Si tratta di un’istituzione che aiuta a chiedere la restituzione dei propri beni: case, terreni agricoli, negozi. Ho dovuto presentare parecchie carte ed è stata una procedura molto lunga, ma per finire nel 2012 l’Agenzia ha decretato che quel locale commerciale mi appartiene.» 39 Democrazia ed economia di mercato centivare la trasparenza e l’efficienza delle assemblee nazionali e a sviluppare la loro funzione di controllo. Contemporaneamente nel 2013 la DSC in quattro regioni della Georgia ha rafforzato le capacità delle amministrazioni locali in materia di pianificazione dello sviluppo. «I programmi della DSC promuovono le procedure di coinvolgimento dei cittadini a livello comunale e lo sviluppo di organizzazioni della società civile che, per esempio, si impegnano per denunciare i casi di corruzione.» La democratizzazione va di pari passo con il miglioramento della governance. Per tale motivo, nei suoi Paesi partner la SECO si impegna in particolare per l’introduzione di sistemi efficaci di gestione pubblica delle finanze, per un settore finanziario solido e ben regolato nonché per incoraggiare le autorità a fornire rendiconti trasparenti del loro operato. La SECO interviene su vari livelli, partecipando al dialogo politico ma anche sostenendo riforme concrete. vello globale di democratizzazione negli ultimi anni tende a regredire. Si osserva sì un aumento delle proteste, ma solo in singoli casi riescono a innescare mutamenti profondi. La democrazia – il governo del popolo dal popolo per il popolo – resta per molte persone la forma di Stato privilegiata. La via per arrivarci è tuttavia spesso piena di ostacoli. Ma come insegna la storia, vale la pena percorrerla per garantirsi a lungo termine una stabilità politica e uno sviluppo economico di cui tutti possano beneficiare. Un cammino lungo e tortuoso Basta un breve sguardo oltre le frontiere europee per rendersi conto che il processo di democratizzazione in numerosi Paesi deve ancora percorrere un cammino lungo e tortuoso. Egitto, Tunisia o Myanmar: la storia recente di questi Paesi dimostra che in numerose parti del mondo il bisogno di libertà e di democrazia non si è placato. Al contempo la situazione politica al Cario, a Tunisi, a Yangon e in diversi Stati africani e latinoamericani mostra che spesso il divario tra aspirazioni e realtà è ancora immenso. Non è soltanto un’impressione: secondo numerosi studi, il li- BUROCRAZIA PIÙ SNELLA IN KIRGHIZISTAN Grazie a un progetto sostenuto dalla SECO, oggi le ispezioni statali delle aziende in Kirghizistan avvengono in modo molto più efficiente. L’azienda di gioielleria Keldike di Tschingis Makeschow a Biškek, la capitale del Kirghizistan, dà lavoro a 80 persone e produce gioielli tradizionali che le donne indossano in occasione del matrimonio e lasciano in eredità alle loro figlie. Makeschow lavora da otto anni nel settore e ha constatato che le ispezioni statali negli ambiti della protezione antincendio, dell’acqua e dei servizi sanitari sono diminuite notevolmente. Per lui è buon segno. racconta Michail Chakwhaljuk, proprietario e direttore di un’impresa di costruzioni in acciaio nella periferia di Biškek. «Tutte quelle ispezioni generavano costi supplementari per l’azienda. Ora che sono diminuite abbiamo ridotto i costi e dal 2010 la cifra d’affari è già raddoppiata», spiega Makeschow. Grazie al finanziamento della SECO, la «International Finance Corporation» della Banca Mondiale ha sostenuto le riforme del sistema d’ispezione kirghiso. Questo ha permesso praticamente di dimezzare il numero di controlli statali, che sono passati da 21 000 nel 2011 a 13 500 nel 2013. Il Governo ha inoltre ridotto il numero delle agenzie d’ispezione da 21 a 12. «Nessuno mette in discussione l’importanza dei controlli statali, ma quell’infinità di ispezioni costituiva un grosso ostacolo per l’attività aziendale», 40 «La riduzione delle ispezioni ha effetti positivi sull’economia, infatti le aziende hanno ricominciato a crescere. Ed è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Vogliamo pagare le imposte, espanderci e creare posti di lavoro», afferma Chakwhaljuk. Democrazia ed economia di mercato CONTRIBUTO ALL’ALLARGAMENTO Nel quadro del contributo all’allargamento, la Svizzera sostiene i Paesi che dal 2004 sono entrati a far parte dell’UE. Contribuisce così a ridurre le disparità sociali ed economiche in Europa. L’impegno della Svizzera nell’ambito dell’UE allargata è un’espressione di solidarietà. Nel contempo la Svizzera rafforza le basi per stabilire relazioni politiche ed economiche solide con i nuovi Stati membri dell’UE. Il contributo all’allargamento elargito dalla DSC e dalla SECO non rientra tuttavia nell’aiuto pubblico allo sviluppo. Dal 2007 al 2012 la Svizzera ha approvato complessivamente 210 progetti, con un contributo finanziario pari a un miliardo di franchi. Anche grazie alla buona collaborazione con i Paesi partner, nella maggior parte dei casi la realizzazione dei progetti è soddisfacente e nel frattempo i primi risultati intermedi sono promettenti. Ad esempio in Lettonia, il programma di microcredito nel 2013 ha superato le aspettative: invece dei 650 microcrediti previsti, la banca per lo sviluppo Hipotˉeku Banka, responsabile dell’attuazione del programma, ne ha già assegnati 800 per un valore complessivo di otto milioni di franchi, che hanno permesso la creazione di circa 2000 posti di lavoro. La cooperazione con la Romania e la Bulgaria è iniziata nel 2010 e il periodo d’impegno per i progetti si conclude nel dicembre 2014. Il 93 per cento del budget totale di 257 milioni di franchi è stato vincolato e alcuni progetti sono già in corso di attuazione. In Romania per esempio è stato lanciato un programma di orientamento professionale che coinvolge gli studenti delle scuole secondarie e le imprese, in Bulgaria è stato introdotto un servizio di cure extraospedaliere che si basa sul comprovato modello Spitex svizzero. «I CITTADINI VOGLIONO SAPERE IN CHE MODO IL GOVERNO UTILIZZA IL LORO DENARO» Katharina Häberli Harker lavora per la DSC a Belgrado, in Serbia, come consulente regionale per le questioni relative alla governance. In cosa consiste il Suo lavoro? Nel 2013 il mio lavoro era incentrato sulla promozione dello scambio di esperienze a livello regionale su tematiche come la pianificazione e la trasparenza del finanziamento ai Comuni o le prestazioni delle associazioni di Comuni. Alla fine del 2013 abbiamo lanciato un interessante programma regionale, che prende spunto dalla riscossione delle imposte immobiliari per incentivare i Comuni ad assumersi la responsabilità del proprio operato nei confronti della popolazione. Infatti le cittadine e i cittadini vogliono sapere in che modo il Governo utilizza il loro denaro. Qual è l’avvenimento del 2013 che ricorda più volentieri? Tra i momenti salienti ricordo i nostri workshop regionali sulla governance, nell’ambito dei quali i collaboratori degli uffici nazionali e della Centrale sviluppano insieme idee per programmi e partenariati e, nel contempo, potenziano la rete di esperti internazionali e locali. Quest’anno ci siamo incontrati nel Sud della Serbia. Abbiamo elaborato degli strumenti di sostegno alla società civile e cercato possibilità per consentire alla DSC di promuovere un adeguato finanziamento dei Comuni. Quali sono, secondo Lei, le maggiori sfide nell’ambito della governance nella regione? Un fenomeno inquietante ma molto diffuso è quello del clientelismo, in base a cui gli affiliati del partito al potere sono ricompensati con impieghi pubblici a prescindere dalle loro qualifiche. Questa pratica compromette la qualità dei servizi. La DSC appoggia nuove iniziative a favore di una riforma del settore pubblico orientata al rendimento e rafforza il proprio sostegno ai parlamenti, affinché sorveglino il lavoro degli esecutivi. 41 Democrazia ed economia di mercato 2 1 3 1 2 4 3 5 1 1 2 RISULTATI 2013 EUROPA DELL’EST E CSI 1 In Macedonia la DSC appoggia la cooperazione e lo scambio tra i Comuni. Grazie al suo sostegno, dal 2013 il 70 per cento dei cittadini di questi Comuni sono parzialmente o totalmente soddisfatti della qualità dei servizi offerti dalle loro autorità locali. 42 2 I Paesi partner della SECO Ucraina, Kosovo e Macedonia sono tra gli Stati il cui contesto commerciale, in base al recente rapporto della Banca mondiale «Doing Business», ha registrato le riforme più incisive. Misure specifiche volte a migliorare il contesto commerciale hanno incrementato sensibil- mente l’efficienza delle imprese, fatto che di riflesso ha consentito alle autorità interessate di realizzare risparmi o di impiegare le risorse in maniera più efficiente. 3 In Kirghizistan tra il 2011 e il 2013, grazie all’aiuto della DSC, nelle regioni di Issyk Kul e Jalalabad è stato sviluppato un modello per promuovere la partecipazione dei cittadini nei processi politici. A livello comunale sono stati sviluppati 146 piani d’azione in un’interazione con la popolazione che ha registrato una partecipazione femminile del 47 per cento. Questo modello ora viene esteso anche ad altre regioni del Paese. Democrazia ed economia di mercato AMERICA LATINA 1 In Perù l’attuazione del programma di riforma nazionale della gestione pubblica delle finanze, cofinanziato dalla SECO, ha registrato notevoli progressi. In particolare si rilevano netti miglioramenti negli ambiti dell’allestimento del bilancio preventivo e della gestione di cassa. Il Ministero dell’economia e delle finanze mostra particolare interesse per ulteriori riforme anche a livello sub-nazionale. ASIA 1 In Pakistan, nella regione del Malakand, una serie di riforme ha permesso di rafforzare lo Stato di diritto. La DSC ha fornito un notevole contributo in tal senso, sostenendo l’impiego di tribunali mobili e di approcci alternativi di risoluzione dei conflitti. 2 In Nepal è stato migliorato l’accesso ai tribunali per le fasce di popolazione marginalizzate. Grazie all’intervento di organizzazioni partner della Svizzera, 24 casi hanno potuto essere deferiti al tribunale nazionale e tre casi all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. La DSC ha inoltre finanziato la consulenza e l’assistenza giuridica offerta a 530 lavoratori migranti. 3 In Laos sono oltre 500 000 le famiglie interessate dall’organizzazione dei piani di sviluppo volti a offrirgli accesso alla terra. 4 In Pakistan nel 2013 le elezioni si sono svolte in un ambiente più pacifico rispetto a cinque anni prima. La partecipazione al voto, pari al 60 per cento, è stata nettamente più alta rispetto al 2008 (45%). Prima delle elezioni la Svizzera ha sostenuto la formazione di circa 25 000 agenti di polizia che hanno contribuito all’andamento pacifico delle elezioni. 5 Grazie a un programma cofinanziato dalla SECO, in Indonesia è stata potenziata la trasparenza dell’amministrazione pubblica. Tra l’altro si rilevano progressi nei settori degli appalti pubblici, della rendicontazione e della preventivazione. AFRICA SUBSAHARIANA 1 In Tanzania la DSC ha contribuito a rafforzare le organizzazioni della società civile, che hanno così potuto approfondire il dialogo con il Governo a livello nazionale e locale. Le decisioni dei governi sono ora maggiormente conformi agli interessi dei cittadini, fatto che si rispecchia anche nel progetto di una nuova Costituzione lanciato nel giugno 2013. 2 In Sudafrica è migliorato l’accesso ai tribunali. Grazie al sostegno della DSC nelle township e nelle aree rurali sono stati creati quindici nuovi tribunali locali. 43 Finestra sulla ricerca RICERCA E INNOVAZIONE: LA CHIAVE PER UNO SVILUPPO GLOBALE SOSTENIBILE La ricerca e le innovazioni tecnologiche e sociali sono imprescindibili per ridurre la povertà e i rischi globali. La scienza contribuisce a risolvere i problemi di sviluppo e le incognite del futuro: approfondisce e analizza le problematiche, fornisce nuove conoscenze, formula raccomandazioni fondate e crea i presupposti per un processo di trasformazione finalizzato a uno sviluppo sostenibile di tutte le regioni del pianeta, nel rispetto degli equilibri climatici. La DSC e la SECO collaborano parallelamente con istituti di ricerca locali e con numerosi partner nell’Eu- Un primo mercato della ricerca alla DSC Nel giugno 2013, in occasione di un evento organizzato congiuntamente dalla DSC e dalla Commissione per i partenariati scientifici con i Paesi in via di sviluppo (KFPE) ricercatrici e ricercatori hanno presentato prodotti innovativi che hanno messo a punto insieme ai loro partner di ricerca africani, asiatici e latinoamericani. Un processo di spettrografia per la rilevazione delle caratteristiche del suolo, misure volte a garantire gli standard sanitari nei quartieri poveri, soluzioni per la riduzione delle emissioni di CO2 dal bestiame o sensori per trovare acqua nelle zone aride: i molteplici esempi presentati alla prima Research fair evidenziano come la ricerca condotta nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti, con la loro collaborazione, possa contribuire a individuare soluzioni ai problemi legati allo sviluppo. 44 ropa dell’Est, in Africa, in Asia e in America latina. Sostengono soprattutto progetti di ricerca orientati alle sfide globali come la povertà e la fame, le disuguaglianze, la penuria di risorse e il cambiamento climatico nelle regioni in via di sviluppo. I risultati della ricerca fluiscono nella preparazione e nell’attuazione di progetti di sviluppo. La DSC e la SECO traggono vantaggio dalle conoscenze di esperti del mondo accademico, che contribuiscono così all’efficacia della collaborazione internazionale. Polo di ricerca Nord-Sud: storia di un successo Sei istituti di ricerca svizzeri e 140 organizzazioni partner in Africa, Asia e America latina hanno collaborato nell’ambito del Polo di ricerca nazionale Nord-Sud, concluso con successo nel 2013. Una delle priorità di questo programma era la cooperazione Sud-Sud. Tra il 2001 e il 2013, circa 1250 ricercatrici e ricercatori si sono dati da fare nel mondo intero per trovare soluzioni ai problemi legati alla povertà, ai conflitti, alla migrazione, alla salute, alle acque di scarico, alle risorse naturali, allo sviluppo regionale e al buongoverno. Hanno redatto più di 2300 pubblicazioni, di cui oltre 65 policy brief. Nel policy brief n. 14 Social resilience: a new approach in mitigation research, si illustrano per esempio i punti che accomunano la malaria in Tanzania, la migrazione per motivi di lavoro in Pakistan e le gravidanze delle adolescenti nel Ghana. La DSC ha sostenuto per dodici anni il Polo di ricerca nazionale Nord-Sud con un totale di 42,5 milioni di franchi. «Il coinvolgimento degli attori sociali nel processo di ricerca globale è una possibilità non solo per generare conoscenze utili, ma anche per raggiungere risultati che possono essere integrati nelle politiche pubbliche e nella pratica.» Elisabeth Jimenez, Centro di ricerca per lo sviluppo (CIDES), Bolivia Finestra sulla ricerca «Ci aspettiamo che nei prossimi anni la ricerca fornisca risposte originali, nuove consapevolezze e strumenti innovativi che puntellino il processo di trasformazione verso uno sviluppo globale sostenibile per tutti.» Martin Dahinden, direttore della DSC r4d – Research for Development: un programma congiunto della DSC e del FNS Per rispondere alle sfide globali della cooperazione internazionale, la DSC ha lanciato nel 2012 insieme al Fondo nazionale svizzero (FNS) il Swiss Programme for Research on Global Issues for Development (r4d). Il programma, che ha una dotazione di circa 100 milioni di franchi e si concluderà nel 2022, promuove i partenariati scientifici tra gli istituti di ricerca svizzeri, africani, asiatici e latinoamericani. L’accento viene posto su tematiche importanti ai fini dello sviluppo, come i conflitti, l’occupazione, la sicurezza alimentare, gli ecosistemi e la salute nelle regioni povere e in via di sviluppo. Nel valutare le domande di ricerca sono considerate in egual misura le qualità scientifiche del progetto e la sua rilevanza in termini di sviluppo. Nel 2013 sono stati decisi i primi crediti. Per ognuna delle seguenti tematiche: «Cause e meccanismi risolutivi per conflitti sociali in presenza di istituzioni statali deboli» e «Occupazione nel contesto dello sviluppo sostenibile» verranno sostenuti tre progetti di partenariato scientifico per una durata di sei anni. La DSC partecipa al programma con un importo complessivo di 72 milioni di franchi. Rendere applicabile la ricerca Nell’ambito dell’impegno multilaterale della Svizzera, la DSC sostiene il partenariato globale di ricerca agricola CGIAR, che include 15 centri di ricerca internazionali. Il lavoro e i risultati del CGIAR hanno contribuito in molti casi a uno sviluppo positivo nel settore agricolo. È quanto emerge dal volume apparso nel 2013 The Story behind the Success. Il libro presenta dieci casi di studio realizzati negli ultimi dieci anni dall’International Water Management Institute (IWMI) del CGIAR. La pubblicazione illustra quali sforzi sono stati necessari per incentivare il recepimento dei risultati delle ricerche e quale è stato l’effetto ottenuto. «L’attuazione dei risultati delle ricerche (uptake) è una disciplina a sé stante, che dev’essere integrata fin dall’inizio nella ricerca per garantire che le raccomandazioni siano recepite.» Joanna Kane-Potaka, autrice di libri ed ex direttrice dell’Information and Knowledge Group dell’IWMI 45 GLOBALIZZAZIONE FAVOREVOLE ALLO SVILUPPO • Protezione dell’ambiente e delle basi naturali della vita • Energie rinnovabili ed efficienza energetica • Utilizzazione efficiente delle risorse Grazie a regole internazionali a favore dello sviluppo anche i Paesi piccoli o poveri hanno l’opportunità di far valere i propri diritti. È indispensabile che i dispositivi normativi della comunità internazionale siano impostati in modo tale da garantire a tutti la possibilità di esercitare i propri diritti in ambito di politica dell’ambiente e di integrarsi in maniera sostenibile nel mercato mondiale. La Svizzera si adopera attivamente in seno agli organismi dell’ONU che si occupano di questioni ambientali, alla Banca mondiale, alle banche regionali di sviluppo e all’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura FAO. Anche i Paesi in via di sviluppo devono però fornire il loro contributo e assumersi le loro responsabilità, impegnandosi per uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente, per un uso efficiente delle risorse e per utilizzare vettori energetici non fossili. IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: UN OSTACOLO ALLO SVILUPPO Spesso l’utilità dei progetti di sviluppo in ambito climatico è molteplice: mitigano le cause e le conseguenze del cambiamento climatico e nel contempo contribuiscono alla riduzione della povertà. È esemplare in tale contesto l’impegno per una gestione forestale sostenibile. Per la cooperazione internazionale della Svizzera la sostenibilità ecologica rappresenta un principio guida. Ogni anno in tutto il mondo vengono incendiati o abbattuti 13 milioni di ettari di bosco, una superficie pari a tre volte la Svizzera. Gli effetti sul clima sono tangibili: quasi un quinto dell’aumento mondiale di anidride carbonica nell’aria è dovuto alla deforestazione. I Paesi in via di sviluppo, proprio quelli in cui per numerose persone la foresta costituisce un’importante base economica, sono particolarmente colpiti dall’ab- 46 battimento delle foreste. Secondo la Banca mondiale il reddito di circa 400 milioni di persone povere dipende dalle risorse forestali. L’accordo sulla protezione delle foreste: un successo multilaterale La protezione delle foreste non può essere disgiunta dal cambiamento climatico globale e dalla lotta Una globalizzazione favorevole allo sviluppo contro la povertà. Ciononostante, per anni a livello internazionale la deforestazione è stata ignorata. Soltanto nel 2006, nel quadro della Conferenza sul clima a Bali, è stata lanciata un’iniziativa volta a contenere la drastica diminuzione della superficie forestale globale. Il cosiddetto meccanismo REDD per la salvaguardia delle foreste conferisce un valore economico all’anidride carbonica contenuta nel legno. L’obiettivo è ricompensare le comunità locali, gli utilizzatori e i Paesi che proteggono le proprie foreste, contribuendo così non solo a rallentare il cambiamento climatico, ma anche a tutelare le basi vitali di milioni di persone. La limitazione della deforestazione è il modo più conveniente per ridurre le emissioni e in questo senso il REDD è indubbiamente un sistema economicamente ragionevole. Ciononostante, le trattative hanno potuto essere concluse soltanto nel novembre del 2013, in occasione della Conferenza sul clima di Varsavia: uno spiraglio di luce nel contesto dei difficili negoziati sul clima. Clima e sviluppo Il cambiamento climatico è un fenomeno globale le cui conseguenze sono però tangibili in particolare laddove il sostentamento delle persone è strettamente legato alla natura. Di frequente i Paesi poveri ne sono più fortemente colpiti, tanto più che spesso non sono sufficientemente preparati ad affrontare le sfide climatiche: mancano i mezzi finanziari, tec- nici e politici per adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Le siccità, le inondazioni, le ondate di calore, le fonti idriche che si esauriscono o l’innalzamento del livello dei mari possono rappresentare enormi problemi per ampie fasce di popolazione e costituire una minaccia per il loro futuro. Il Consiglio ONU sul clima teme inoltre che le conseguenze del cambiamento climatico, in particolare l’esaurimento delle risorse idriche, possano rafforzare l’instabilità politica e comportare conflitti violenti. La Svizzera si impegna nel mondo Di fronte a queste sfide, negli scorsi anni la Svizzera ha esteso il suo impegno internazionale nell’ambito del cambiamento climatico. Nel 2011 il Parlamento ha approvato circa 140 milioni di franchi per ulteriori provvedimenti climatici nei Paesi in via di sviluppo, con lo scopo di meglio equipaggiare le regioni interessate contro i cambiamenti climatici e di ridurre le emissioni a effetto serra. Nella regione del Mekong, in Colombia e in Perù, ad esempio, grazie a un programma di promozione di metodi di produzione più rispettosi dell’ambiente 28 piccole e medie imprese hanno sensibilmente ridotto il volume dei rifiuti. «Il cambiamento climatico è un fenomeno globale. Di frequente i Paesi poveri ne sono più fortemente colpiti, tanto più che spesso non sono sufficientemente preparati ad affrontare le sfide climatiche.» Inoltre negli altopiani del Perù, la DSC aiuta a meglio prevedere le catastrofi naturali e a ridurne i rischi, che si manifestano ad esempio sotto forma di carenze di generi alimentari. Con l’intervento di esperti svizzeri ENERGIA PULITA GRAZIE ALLA PULA Le Minh Truong dirige un’azienda alimentare in Vietnam. Grazie a un progetto della SECO produce energia pulita con la pula di riso in esubero. L’azienda alimentare Song Hau Food, con sede nel Vietnam meridionale, produce ogni anno 200 000 tonnellate di riso destinate al mercato locale e internazionale. Una simile produzione richiede moltissima energia, ma anche l’ottimizzazione delle risorse impiegate e dei processi lavorativi. Tra il 2000 e il 2010, con il sostegno della SECO e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), è stato allestito il centro vietnamita per la produzione pulita. Gli esperti del centro hanno analizzato attentamente la produzione della Song Hau Food e hanno formulato una ventina di misure facilmente attuabili che permettono di aumentare la produttività tutelando l’ambiente. Una di queste misure consiste nell’impiego della pula in esubero per produrre energia. Per l’azienda di Le Minh Truong è un accorgimento redditizio: la Song Hau Food riesce infatti a risparmiare ogni anno 230 000 chilowattora di energia, che rappresentano 15 000 dollari o 140 tonnellate di emissioni di CO2. «Siamo molto riconoscenti del sostegno», afferma Le Minh Truong. «Grazie a questo progetto abbiamo aumentato nettamente la nostra produzione e allo stesso tempo inquiniamo meno.» Il direttore pensa già ad altri adeguamenti: vuole produrre il calore necessario a essiccare il riso con i rifiuti biodegradabili, un progetto ambizioso che gli permetterebbe di risparmiare circa 500 000 dollari all’anno. 47 Una globalizzazione favorevole allo sviluppo la Cina, l’India e il Sudafrica nel 2013 hanno sviluppato nuove politiche nazionali in materia di clima e nuove legislazioni. In India la DSC ha promosso fonti rinnovabili di energia. Il dialogo politico è parte integrante di questo progetto: le autorità competenti possono agire sul lungo termine soltanto se sostengono gli adeguamenti a livello politico. In Asia e in Africa la DSC sostiene due programmi regionali di sviluppo volti a rafforzare il ruolo della foresta nelle strategie climatiche dei Paesi interessati. La SECO si concentra invece sulla lotta contro le cause del cambiamento climatico. La riduzione delle emissioni a effetto serra, un miglioramento dell’efficienza energetica e la promozione di energie rinnovabili sono esempi rappresentativi del suo operato. In seno a istituzioni internazionali come la Banca mondiale, la SECO inoltre contribuisce a rafforzare la lotta contro il cambiamento climatico e a promuovere una crescita economica rispettosa dei principi dell’ecologia. Una cooperazione allo sviluppo utile a vari livelli Spesso i progetti in ambito climatico si riflettono positivamente su vari fronti: lottano contro le cause del cambiamento climatico, ne attenuano le conseguenze e allo stesso tempo contribuiscono a ridurre la povertà e ad assicurare le basi vitali. L’esempio del passaggio a una gestione sostenibile delle foreste in Brasile ne è la prova: la riduzione dell’80 per cento a livello nazionale della deforestazione ha fortemente contribuito a ridurre la povertà estrema. La DSC investe ogni anno circa 10 milioni di franchi in progetti del settore boschivo. Bisogno di soluzioni globali La rilevanza del cambiamento climatico è globale e non basta impegnarsi soltanto a livello locale. La Svizzera partecipa attivamente ai negoziati sul clima dell’ONU e interviene in favore di condizioni politiche quadro eque e vincolanti per i Paesi in via di sviluppo. In collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente, la DSC e la SECO si adoperano per la conclusione di un nuovo accordo sul clima, la cui approvazione è prevista nel 2015 a Parigi. Per ora, i risultati dei negoziati sono ben lungi dagli obiettivi auspicati. In particolare risulta difficile da risolvere la questione del finanziamento degli adeguamenti al cambiamento climatico. Secondo le stime, nei soli Paesi in via di sviluppo più poveri sarebbero necessari fino a 67 miliardi di dollari per attutire sensibilmente le più gravi conseguenze del cambiamento climatico. Un fallimento dei negoziati comporterebbe conseguenze fatali, sia per i Paesi in via di sviluppo sia per i Paesi industrializzati. Più tardi sarà difficile correggere le occasioni mancate oggi. I boschi lo dimostrano in maniera chiara: un albero si abbatte in fretta, ci vogliono però decine o persino centinaia di anni perché raggiunga la sua altezza normale. 48 «Spesso i progetti in ambito climatico si riflettono positivamente su vari fronti: lottano contro le cause del cambiamento climatico, ne attenuano le conseguenze e allo stesso tempo contribuiscono a ridurre la povertà e ad assicurare le basi vitali.» SFRUTTARE LE RETI PER CREARE SINERGIE La DSC e la SECO si stanno impegnando in progetti climatici da oltre vent’anni. Ora dispongono di ricche esperienze e vaste conoscenze alle quali possono attingere per progetti attuali e futuri. Lo scambio attraverso i continenti invece non è sempre facile: il potenziale di sinergie e trasferimento di conoscenze, per esempio, tra i Paesi andini, le regioni di montagna svizzere e le regioni di montagna dell’Himalaya è immenso, ma deve essere sfruttato. A tale scopo la DSC cinque anni fa ha creato reti a carattere tematico. La rete Cambiamento climatico e ambiente della DSC collega tra di loro oltre 200 membri svizzeri e stranieri. Oltre agli uffici di cooperazione della DSC e alla Centrale, comprende anche esperti e istituzioni partner esterni. I periti locali hanno così la possibilità di scambiare le informazioni con colleghi di altri Paesi che vivono in contesti diversi, di raccogliere e ampliare le loro competenze. Recentemente i membri della rete sul clima hanno elaborato una guida sul modo di affrontare i rischi ambientali e climatici («CEDRIG»). Concepita come manuale pratico, questa guida è accessibile a tutti e consente anche ad altre istituzioni di sfruttare le esperienze e il know how della rete. L’OCSE l’ha definita un ottimo esempio di integrazione dei rischi ambientali e climatici nei programmi umanitari e di cooperazione allo sviluppo. Anche la SECO dispone di reti, tra cui quella per la priorità tematica clima. Le attività in questo settore hanno carattere trasversale. La rete sul clima della SECO svolge un’importante funzione di coordinamento tra le sezioni che si occupano della tematica. Attraverso lo scambio e la creazione di punti di contatto tra modi di vedere diversi le questioni climatiche possono essere affrontate in modo olistico ed efficace. API, ALBERI E RUSCELLI DI MONTAGNA: INDENNIZZO PER LA PROTEZIONE DELLE RISERVE IDRICHE Il contadino boliviano Diovigildio Ayala è indennizzato dalla Fondazione Natura, sostenuta dalla DSC, per la tutela delle riserve idriche naturali. In cambio preferisce ricevere api, anziché denaro. Diovigildio Ayala è cresciuto sugli aspri pendii della valle di Santa Cruz, in Bolivia, dove ha imparato fin da bambino a conoscere il valore delle api come impollinatrici, produttrici di miele e fonte di reddito. Oggi è contadino sulle montagne di questa regione che rifornisce d’acqua gli abitanti del fondovalle. Per garantire acqua fresca e pulita anche ai nuclei familiari del fondovalle, la Fondazione Natura, con l’aiuto della DSC, cerca di ottenere l’appoggio dei Comuni per un programma che indennizza i contadini in cambio della salvaguardia delle riserve naturali d’acqua, come le golene o i boschi. I contribuenti del fondovalle versano una tassa a un fondo per l’acqua che è destinato a indennizzare per i loro sforzi i proprietari delle terre situate a monte. Natura ha proposto un indennizzo finanziario anche ad Ayala affinché adeguasse i suoi metodi di coltivazione in modo da proteggere il bacino idrografico. Di denaro non ne ha voluto, ma in cambio ha chiesto delle api. «I bolivianos li spenderei subito», afferma Ayala, «mentre con questi indennizzi voglio creare qualcosa che duri nel tempo.» Natura attribuisce grande importanza alla sostenibilità dei progetti. Negli ultimi otto anni ha elaborato ed esteso questo modello ad altre parti della valle. Così facendo contribuisce a rifornire circa 1,5 milioni di persone con acqua potabile e a meglio proteggere i contadini della montagna dai dissodamenti. Il programma potrebbe rivelarsi una soluzione innovativa per la regione delle Ande. «SVILUPPO E PROTEZIONE DELL’AMBIENTE DEVONO ANDARE DI PARI PASSO» Janine Kuriger lavora per la DSC a Nuova Delhi, in India, come direttrice della cooperazione in materia di cambiamento climatico. Nuova Delhi è considerata una delle città con l’aria più inquinata al mondo. A cosa è dovuto? Le cause sono molteplici: gas di scarico delle auto, generatori diesel, centrali a carbone, fuochi all’aperto per difendersi dal freddo in inverno. L’inquinamento atmosferico non compromette solo la salute ma anche il clima. Le particelle di polveri fini liberate dai processi di combustione incompleti assorbono la luce solare e favoriscono il riscaldamento climatico. Le polveri fini vengono associate anche allo scioglimento dei ghiacciai nell’Himalaya. I depositi che si formano sul ghiaccio fanno sì che vengano assorbiti più raggi solari e che i ghiacci fondano più in fretta. La popolazione locale ne è consapevole? Una parte della popolazione ne è consapevole, ma la maggior parte pensa soprattutto a migliorare la propria situazione economica. La sfida consiste nel trovare delle soluzioni che permettano di far avanzare di pari passo sviluppo economico e sociale da un lato e protezione dell’ambiente dall’altro. Anche il nostro programma sul clima persegue questo obiettivo. Quali competenze della Svizzera in ambito climatico sono utili anche in India? La Svizzera vanta un’esperienza solida nella ricerca in ambito climatico ed energetico. Sosteniamo pertanto il trasferimento di conoscenze tra ricercatori, autorità e attori del settore privato nel campo della glaciologia e delle costruzioni a basso consumo energetico. Inoltre, grazie alla nostra lunga e apprezzata esperienza, svolgiamo in India un ruolo guida nel coordinamento dei donatori nel settore delle costruzioni e delle PMI. 49 Una globalizzazione favorevole allo sviluppo 1 1 1 1 RISULTATI 2013 NORD AFRICA, VICINO E MEDIO ORIENTE 1 La «Blue Peace Initiative» lanciata dalla DSC ha dato il via in Libia, Giordania, Siria, Turchia e Iraq a un dialogo politico sulla gestione transfrontaliera dell’acqua. AMERICA LATINA 1 La DSC sostiene il principio dell’impronta idrica («Water Footprint»). In Perù e in Cile sono numerose le imprese che hanno potuto essere coinvolte in questo progetto che promuove una gestione più efficiente dell’acqua. ASIA 1 Attraverso la «Green Credit Line» la SECO ha sostenuto in Vietnam provvedimenti volti a sostituire vecchie linee di produzione con procedure di produzione più moderne ed ecologiche. Questo progetto ha consentito di ridurre notevolmente il consumo di elettricità e le emissioni di gas a effetto serra. AFRICA SUBSAHARIANA 1 50 Attraverso la «Interact Climate Change Facility», il «Swiss Investment Fund for Emerging Markets» (SIFEM) sostenuto dalla SECO, in Ghana ha finanziato un progetto di efficienza energetica. Fino alla fine del 2013 ha consentito di ridurre complessivamente 0,53 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, cioè le emissioni di CO2 che possono causare 1000 persone con 230 voli di andata e ritorno tra Zurigo e New York. Una globalizzazione favorevole allo sviluppo NEL MONDO 1 2 3 4 5 6 Gli sforzi della DSC a favore di un’agricoltura ecologica hanno indotto l’Unione Africana a lanciare un’iniziativa panafricana volta a promuovere un’alimentazione sana ed equilibrata e, per far fronte alla forte pressione provocata dai cambiamenti climatici, a passare a sistemi di produzione più sostenibili. Per il tramite del SIFEM, la SECO appoggia un fondo africano per un settore forestale sostenibile che investe in piantagioni con certificazione FSC e che finora ha consentito di risparmiare nel complesso 2,8 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Questo corrisponde alle emissioni di CO2 che produce una centrale a carbone annualmente. Grazie alle sue conoscenze specifiche e alla sua pluriennale esperienza, in America centrale e nei Caraibi la DSC ha contribuito a rafforzare lo scambio globale di conoscenze in materia di riduzione delle perdite successive alla raccolta, in particolare per quanto riguarda lo stoccaggio di cereali e leguminose. In dieci Paesi africani ha lanciato nuove iniziative in questo ambito. La Svizzera ha avuto un influsso considerevole nel dibattito internazionale sulle decisioni riguardanti l’Agenda post2015. È stato l’unico Paese ad assumere un ruolo di guida in due su undici consultazioni tematiche globali dell’ONU. La posizione della Svizzera negli ambiti dell’acqua e delle dinamiche demografiche è stata discussa a livello mondiale. Nella regione del Mekong, in Colombia e in Perù 28 piccole e medie imprese hanno potuto ridurre il loro volume di rifiuti grazie a un programma volto a promuovere metodi di produzione ecocompatibili. Nel 2013 si sono così risparmiate circa 220 tonnellate di emissioni di CO2, cioè le emissioni che può causare una persona con circa 440 voli di andata e ritorno tra Zurigo e Atene. La DSC ha contribuito a ottimizzare le autovalutazioni dei suoi partner multilaterali. Tra l’altro è stato creato un ufficio indipendente di valutazione in seno al Fondo dell’ONU per le attività in materia di popolazione (UNFPA), mentre l’UNICEF ha introdotto un sistema di valutazione. Queste misure facilitano alle istituzioni l’integrazione nel proprio lavoro futuro delle esperienze e conoscenze acquisite. 7 Grazie alla presenza della DSC nel comitato del «Green Climate Fund» e nei «Geneva International Finance Dialogues» la Svizzera ha potuto incrementare il coinvolgimento del settore privato nei negoziati multilaterali sul finanziamento per il clima in ambito energetico. 8 In qualità di membro del consiglio di amministrazione di varie organizzazioni internazionali, la Svizzera ha potuto contribuire a consolidare e a rafforzare l’uguaglianza tra uomo e donna in seno agli organismi dell’ONU e della Banca mondiale. 9 La DSC ha sostenuto progetti innovativi nell’ambito della consulenza agricola. I contadini, mediante l’uso di nuove tecnologie di comunicazione come servizi mobili o servizi di collegamento video reciproco, hanno potuto essere maggiormente coinvolti nella ricerca e nella consulenza agricola e migliorare così la produzione. 10 Con l’aiuto di esperti svizzeri la Cina, l’India e il Sudafrica hanno sviluppato nuove politiche nazionali in materia di clima e legislazione. 11 In partenariato con il think tank «Forest Trend» e la rete globale «Katoomba Group», la DSC si è impegnata a favore di un’iniziativa internazionale che prevede maggiori investimenti e retribuzioni per le prestazioni offerte da bacini idrografici transfrontalieri. 12 In collaborazione con la Banca mondiale, la DSC ha lanciato una piattaforma globale delle conoscenze nei settori della migrazione e dello sviluppo («KNOMAD»). In una piattaforma di dialogo centrale, il progetto metterà a disposizione degli Stati e di altri attori studi, pacchetti di dati e strumenti di sviluppo politico e genererà nuovo sapere. 51 Sunda Kelapa è il più antico porto della capitale indonesiana Giacarta. Rappresenta la porta di accesso al mondo per circa 17’000 isole intorno a Giava. Da questo porto si scambiano, mediante imbarcazioni tradizionali, merci tra la capitale e le isole. La prosperità economica e una crescita che coinvolga un’ampia fascia della popolazione sono fattori cardini per uno sviluppo in grado di ridurre la povertà. Il Programma globale Finanza e commercio si impegna affinché le regole del gioco globali e nazionali siano strutturate in modo da favorire quanto più possibile lo sviluppo e la sostenibilità: obiettivi centrali sono in particolare eliminare gli ostacoli al commercio, utilizzare la proprietà intellettuale e ottimizzare le condizioni quadro necessarie per operare investimenti redditizi e promuovere il transfer tecnologico. Un’altra priorità è la creazione di un sistema fiscale equo ed efficiente. I nostri partner Partenariati della Svizzera COMPETENZE: LA BASE DEI PARTENARIATI La cooperazione allo sviluppo è efficace se contribuisce a cambiamenti politici, economici e sociali e crea nuove possibilità di azione. Questo richiede il coinvolgimento di vari attori, il cui sapere e le cui competenze sono complementari. I partenariati con organizzazioni non governative indipendenti (ONG) e il settore privato svizzero sono una componente importante della cooperazione internazionale della Svizzera. La collaborazione operativa e lo scambio tematico con le ONG e le imprese consentono di riunire esperienze, sapere e competenze. I partenariati sono un investimento nelle competenze in materia di politica di sviluppo di questi attori e sostengono cambiamenti sociali, economici e politici. Il sapere quale elemento centrale L’approfondimento delle conoscenze, le riflessioni critiche sulle esperienze fatte e la promozione dei processi di apprendimento sono fondamentali per i partenariati della DSC e della SECO con le ONG svizzere. Tra l’altro, l’obiettivo dei partenariati è anche dare la possibilità alle organizzazioni della società civile nei Paesi partner, come le associazioni dei contadini o i movimenti sociali, di approfondire il loro sapere analitico. Questo permette alle ONG di mobilitare gruppi sfavoriti della popolazione e rivendicare l’ottenimento di prestazioni di base o il rispetto di standard sociali ed ecologici. In questo modo si rafforzano le capacità delle organizzazioni locali di formulare proposte di soluzioni e di negoziare con i responsabili del potere decisionale a livello statale. Le ONG svizzere hanno sviluppato competenze uniche in svariati settori e messo in pratica numerose innovazioni. Hanno contribuito così, per esempio, al miglioramento di sistemi locali di informazione sanitaria o di forme educative nell’ambito della giustizia minorile. Hanno trasmesso le competenze a partner locali, contribuendo al radicamento delle soluzioni. Queste conoscenze, acquisite con la pratica, costituiscono un elemento centrale dei partenariati. Investimenti privati: un’opportunità Anche l’influsso degli investimenti da parte di imprese è considerevole sullo sviluppo dei Paesi partner. In collaborazione con varie aziende, la DSC e la SECO perseguono un obiettivo comune: la promozione di uno sviluppo sociale, ecologico ed economico al quale possano contribuire tutti e di cui tutti possano beneficiare. A tale scopo la Svizzera intrattiene un dialogo strategico con varie imprese su questioni relative allo sviluppo e conclude partenariati operativi adeguati nei Paesi partner. In Colombia, per esempio, grazie a partenariati pubblico-privati per lo sviluppo le aziende beneficiano di sostegno per ridurre la loro impronta idrica. Tale riduzione non solo permette di tutelare le risorse idriche naturali, ma si ripercuote positivamente anche sull’inquinamento e sul consumo dell’acqua nel processo di produzione. Il partenariato offre inoltre un importante contributo scientifico alla definizione di una norma ISO per l’impronta idrica. Grazie a questi partenariati la cooperazione allo sviluppo della Svizzera può accedere a competenze e risorse che le consentono di incidere in modo durevole ed efficiente sullo sviluppo di un Paese. Allo stesso tempo anche le imprese possono trarre beneficio da queste esperienze, consce del fatto che le attività economiche possono fiorire sul lungo periodo solo in un contesto stabile ed esposto a uno sviluppo sostenibile. I partenariati, un fattore sempre più determinante Un’analisi delle sfide in materia di politica di sviluppo rivela che l’approfondimento e il transfer delle conoscenze assumeranno in futuro un ruolo importante. Di conseguenza anche i partenariati di cooperazione tra Stato, società civile, ricerca ed economia privata diventano sempre più importanti. Parallelamente aumentano anche le aspettative nei confronti delle competenze degli attori coinvolti, ciò implica una maggiore interazione tra questi ultimi e la promozione di uno spazio dedicato all’innovazione. 53 I nostri partner Cooperazione multilaterale PIÙ DELLA SOMMA DELLE SINGOLE PARTI Le sfide con cui si confronta la cooperazione internazionale sono sempre più complesse e intricate e per rispondervi adeguatamente è necessario agire insieme. Le organizzazioni multilaterali svolgono un ruolo centrale in tal senso e la Svizzera fornisce un importante contributo all’efficacia del loro lavoro. Le organizzazioni multilaterali sono attori centrali della cooperazione internazionale. Dispongono del volume tecnico e finanziario, del peso e dell’esperienza necessari per coordinare e attuare con successo, a livello nazionale e internazionale, le misure concordate. La Svizzera è membro attivo di diverse organizzazioni multilaterali. In questa veste, contribuisce alla soluzione comune di problemi globali, alla lotta contro le emergenze e la povertà e alla gestione delle crisi. È presente negli organi direttivi e di vigilanza degli istituti finanziari internazionali e delle agenzie dell’ONU, che sostiene con contributi finanziari. Collaborare a nuove strategie Sul piano multilaterale, il 2013 è stato caratterizzato dalla ricostituzione dei fondi concessionali dell’Agenzia internazionale per lo sviluppo (IDA) e del Fondo africano di sviluppo (AfDF), entrambi destinati al finanziamento di programmi di sviluppo. Nel 2013 la Banca mondiale ha inoltre adottato una nuova strategia tesa a eliminare la povertà estrema nel mondo e a raggiungere una prosperità che possa essere condivisa da tutti e, in particolare, dai più poveri. Nell’anno in rassegna vari organi delle Nazioni Unite, tra cui il Programma per lo sviluppo (UNDP), il Fondo per la popolazione (UNFPA) e il Fondo per l’infanzia (UNICEF), hanno adottato nuovi programmi quadro strategici. Grazie al suo impegno attivo nelle discussioni preliminari, la Svizzera è riuscita a far includere in tali programmi numerose priorità tematiche e istituzionali. Infatti, accanto al focus sulle popolazioni più povere e vulnerabili, è stata attribuita maggiore attenzione a tematiche come la fragilità, il buongoverno, la salute e la parità di genere. La maggiore concentrazione tematica e lo sfruttamento delle sinergie dovrebbero consentire alle organizzazioni multilaterali di concentrarsi in modo più mirato sui risultati auspicati. 54 Migliorare l’efficacia L’efficacia del lavoro sul campo delle organizzazioni multilaterali è tra le priorità della DSC e della SECO, che si impegnano attivamente per migliorare il coordinamento tra le agenzie dell’ONU e la Banca mondiale nelle zone d’intervento, contribuendo così a rendere la cooperazione più efficiente e incisiva. Nello Yemen, per esempio, l’appoggio della Svizzera ha permesso di definire un obiettivo comune per la cooperazione allo sviluppo tra i donatori, le organizzazioni multilaterali e il Governo. Grazie al suo sostegno di lunga data, la Svizzera ha potuto inoltre contribuire attivamente alla riforma del sistema di sviluppo operativo dell’ONU. Le misure concordate miglioreranno l’efficacia e la coerenza del sistema sia presso la sede principale dell’ONU a New York sia sul campo. Anche nell’anno in esame la Svizzera ha fornito un contributo attivo alla Rete di valutazione dei risultati delle organizzazioni multilaterali (MOPAN), una rete internazionale di donatori il cui scopo è potenziare la capacità delle organizzazioni internazionali di misurare la propria efficacia. In qualità di membro della task force, nel 2013 la Svizzera ha partecipato in modo sostanziale al riorientamento della MOPAN, finalizzato a migliorare la qualità delle valutazioni delle istituzioni multilaterali. Nel 2013 i membri della Commissione consultiva per la cooperazione internazionale allo sviluppo hanno visitato la Banca mondiale come pure i fondi e programmi dell’ONU prioritari per la Svizzera. Si sono detti impressionati dal lavoro che la Svizzera svolge in seno a queste organizzazioni e dalla sua capacità di sfruttare al meglio il proprio margine di azione a livello multilaterale. Aiuto umanitario multilaterale Come in passato, anche nel 2013 due terzi del budget umanitario sono stati impiegati per finanziare attività multilaterali. Nell’ambito di tali attività la Svizzera contribuisce a salvare vite e ad alleviare soffe- Il Bangladesh è particolarmente colpito dall’innalzamento del livello degli oceani. Le due donne osservano un fiume esondato a Khulna, un’area regolarmente toccata dalle piene nella parte sud-occidentale del Paese. Nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti le conseguenze del cambiamento climatico comportano un incremento della povertà, della fame e delle catastrofi naturali. Sfide globali di questo tipo sono al centro del Programma globale Mutamento climatico. Con la promozione dell’accesso alle forme di energia sostenibile e della capacità di adattamento alle nuove condizioni ambientali, il programma contribuisce alla riduzione della povertà e a uno sviluppo ecocompatibile. Al mercato di Lima, capitale del Perù, un uomo aspetta i clienti con una bilancia e un apparecchio per la misurazione della pressione. In molti Paesi in via di sviluppo la possibilità di accedere agevolmente a un servizio sanitario di base adeguato resta una sfida centrale. La cooperazione internazionale della Svizzera si impegna nel settore sanitario affinché i Paesi in via di sviluppo siano in grado di offrire alla propria popolazione prestazioni sanitarie accessibili e di buona qualità. A tale scopo si basa sulla sua pluriennale esperienza in questo settore e sulle competenze degli istituti di ricerca, delle organizzazioni di assistenza specializzate e dell’industria. I nostri partner renze in molti Paesi e sostiene i propri partner internazionali con contributi finanziari e know-how tecnico, in particolare in Siria e nei Paesi confinanti, in Sudan e nel Sudan del Sud, nell’Africa centrale, in Mali e nella regione del Corno d’Africa. Proprio in contesti fragili come questi, spesso è possibile portare aiuti urgenti solo attraverso partnership multilaterali. Nel 2013 la Svizzera ha partecipato a progetti che hanno erogato aiuti d’emergenza a circa 19 milioni di persone. Un importante partner della Svizzera è il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). Nel 2013 il consigliere federale Didier Burkhalter e il presidente del CICR Peter Maurer hanno siglato un accordo, teso a rafforzare la cooperazione, che permetterà di approfondire ulteriormente il dialogo in ambiti come il diritto internazionale umanitario, lo scambio di conoscenze e di know-how sul piano operativo e la cooperazione multilaterale. Neutralità, indipendenza, imparzialità La Svizzera ha messo a disposizione delle organizzazioni multilaterali, ma anche di specialiste e specialisti, contributi finanziari e in natura. Quale membro delle agenzie dell’ONU, si è impegnata attivamente a favore del diritto internazionale umanitario e della tutela di principi quali la neutralità, l’indipendenza e l’imparzialità. Con altri 41 Paesi donatori la Svizzera ha sostenuto anche nel 2013 i principi della «Good Humanitarian Donorship», che opera per garantire un aiuto il più possibile coerente e coordinato. Quali sono le organizzazioni multilaterali che la Svizzera sostiene in via prioritaria? Organizzazioni delle Nazioni Unite: UNDP – Programma per lo sviluppo, UNICEF – Fondo per l’infanzia, UNRWA – Agenzia per il soccorso dei profughi palestinesi, UNFPA – Fondo per le attività in materia di popolazione, UNHCR – Alto commissariato per i rifugiati, WHO – Organizzazione mondiale della sanità, UNAIDS – Programma di lotta al virus HIV ed all’AIDS, WFP – Programma alimentare mondiale, UNWOMEN – Fondo per la donna, UNISDR – Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri Instituzioni finanziare internazionali: IDA – Associazione internazionale di sviluppo, AfDB – Banca africana di sviluppo, AsDB – Banca asiatica di sviluppo, IDB – Banca interamericana di sviluppo, IFAD – Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo Ulteriori organizzazioni internazionali e reti: GFATM – Fonds mondial de lutte contre le sida, la tuberculose et le paludisme, CGIAR – Partenariat mondial de recherche agricole, CICR – Comitato internazionale della Croce Rossa, FICR – Federazione internazionale della società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa «È PRIORITARIO CHE LE VIOLENZE SESSUALI NON RESTINO PIÙ IMPUNITE» Con il sostegno dell’UN Women Trust Fund to End Violence Against Women, cofinanziato dalla DSC, in Kenia reti di medici, agenti di polizia e di organi giudiziari ricevono per la prima volta formazioni nell’ambito della lotta contro la violenza sessuale. In aree di crisi, ogni anno decine di migliaia di persone sono vittime di violenze sessuali. Soltanto in rari casi tuttavia i colpevoli vengono tradotti davanti alla giustizia. L’impunità dei responsabili rende difficoltosa la lotta contro la violenza sessuale e rafforza lo stigma sociale che grava sulle vittime. «Aprirsi e raccontare quanto è accaduto è la cosa più difficile. Tutti ti guardano in modo diverso, ti escludono dalla società», racconta Wangu, vittima di stupro. Anche se i colpiti trovano la forza di denunciare i responsabili, le probabilità di un fallimento della giustizia o della mancanza di prove sono grandi. Attraverso l’UN Trust Fund la DSC sostiene un progetto di Physicians for Human Rights (PHR) volto a contrastare proprio questo problema. Sino ad ora hanno beneficiato della formazione oltre 350 tra medici, agenti di polizia, avvocati e giudici. «Non avevamo la minima idea di come lavorassero gli altri dipartimenti», afferma un medico dopo un corso. «Ora so come devono essere documentate le prove, affinché possano essere utilizzate davanti alla giustizia: tutti collaboriamo per lo stesso fine». L’anno scorso PHR ha introdotto un’app per telefoni mobili che permette ai medici di documentare correttamente le prove mediche e di trasmetterle rispettando tutti i requisiti di legge. «Il nostro problema principale è la mancanza delle prove», precisa Michael Sang, procuratore pubblico in Kenia, «in futuro saremo in grado di fornire queste prove e di arrivare finalmente a delle condanne. Il Paese troverà il senso della giustizia!». 57 DSC e SECO in breve DIREZIONE DELLO SVILUPPO E DELLA COOPERAZIONE (DSC) SEGRETERIA DI STATO DELL’ECONOMIA (SECO) La DSC è l’agenzia del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) preposta alla cooperazione internazionale e interviene nei seguenti settori. La SECO fa parte del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Il campo di prestazioni Cooperazione e sviluppo economici elabora e attua misure di politica economica e commerciale con una selezione di Paesi in via di sviluppo e Paesi in transizione avanzati nonché con i nuovi Stati membri dell’UE (contributo all’allargamento). La Cooperazione regionale affianca le organizzazioni e gli abitanti dei Paesi prioritari in Africa, Asia, America latina, nonché in determinati Paesi e regioni in conflitto, nei loro sforzi volti a superare i problemi legati alla povertà e allo sviluppo. In tale contesto le banche regionali di sviluppo sono partner importanti. La Cooperazione con l’Europa dell’Est e la Comunità degli stati indipendenti (CSI) sostiene processi di riforma politici ed economici nei Balcani occidentali, nella regione del Caucaso e nell’Asia centrale. Congiuntamente alla SECO dà attuazione al contributo all’allargamento ai nuovi Stati membri dell’UE. Nell’ambito della Cooperazione globale la Svizzera offre il suo contributo programmatico e finanziario alle organizzazioni dell’ONU, alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale, banche regionali) e alle reti globali. Con i programmi globali la DSC contribuisce inoltre alla gestione dei rischi globali quali il cambiamento climatico, l’insicurezza alimentare, la carenza idrica e la migrazione, che compromettono fortemente le prospettive di sviluppo dei Paesi poveri. L’Aiuto umanitario della Confederazione collabora con il Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) per salvare vite umane e attenua le sofferenze delle vittime attraverso gli aiuti d’emergenza e l’attuazione di misure di ricostruzione in seguito a catastrofi naturali e in aree di guerra. L’Aiuto umanitario sostiene inoltre l’adozione di misure di prevenzione e si adopera in particolare a favore delle vittime di crisi e conflitti. Alla fine del 2013, la DSC contava l’equivalente di 1651 posti a tempo pieno, dei quali 365 alla Centrale, 135 espatriati e 1151 impiegati locali. Le risorse impiegate nel 2013 ammontavano a due miliardi di franchi. Il direttore della DSC è Martin Dahinden. 58 L’obiettivo principale del campo di prestazioni è la promozione di una crescita economica, ecologica e sociale sostenibile, che crei nuovi posti di lavoro, favorisca un aumento della produttività e contribuisca a ridurre la povertà, le disparità e i rischi globali. Il campo di prestazioni coordina inoltre le relazioni che la Svizzera intrattiene con il gruppo della Banca mondiale, le banche di sviluppo regionali e le organizzazioni economiche dell’ONU. Per promuovere l’integrazione dei Paesi partner nell’economia mondiale e aumentare la loro competitività, il campo di prestazioni concentra le sue attività sul rafforzamento della politica economica e finanziaria, l’ampliamento dei servizi e delle infrastrutture urbane, il sostegno al settore privato e all’imprenditorialità, la promozione del commercio sostenibile e l’incentivazione di una crescita rispettosa del clima. La SECO è diretta dalla segretaria di Stato Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch. Il campo di prestazioni Cooperazione e sviluppo economici della SECO contava alla fine dell’anno 2013 l’equivalente di 186 posti a tempo pieno, dei quali 89 alla Centrale, 19 espatriati e 78 impiegati locali. Nel 2013 ha effettuato investimenti per 300 milioni di franchi. La direzione è affidata all’ambasciatore Beatrice Maser. Statistica 2013 Cooperazione internazionale della Svizzera 1 Note tecniche Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) – L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) viene definito a livello internazionale come l’insieme dei flussi finanziari accordati a Paesi e territori in via di sviluppo (attualmente 148) e a istituzioni multilaterali attive nell’ambito dello sviluppo, i quali: (i) provengono dal settore pubblico; (ii) sono destinati essenzialmente a favorire lo sviluppo economico e a migliorare le condizioni di vita; (iii) vengono concessi a condizioni di favore. – Il confronto tra le performance dei Paesi donatori è effettuato sulla base della parte percentuale netta dell’APS in rapporto al reddito nazionale lordo (RNL). – Per garantire la comparabilità e la trasparenza delle prestazioni di APS dei suoi 29 membri (28 Stati e l’Unione europea), il Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE ha stilato direttive statistiche, adattate e aggiornate periodicamente, che definiscono le attività e i contributi ascrivibili all’APS. – L’APS della Svizzera proviene principalmente dai budget della DSC e della SECO, i due uffici incaricati di attuare la legge federale sulla cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario internazionali e la legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est. Partecipano inoltre alla cooperazione internazionale della Svizzera anche altri uffici federali, 25 Cantoni e circa 200 Comuni. Conformemente alle regole di notifica del CAS, dal 2003 la Svizzera include nel suo APS anche le misure bilaterali di sdebitamento (negoziate nell’ambito del Club di Parigi) nonché le spese per i richiedenti l’asilo provenienti da Paesi in via di sviluppo durante il loro primo anno di soggiorno in Svizzera. – La totalità delle spese annuali della DSC e della SECO non vengono riprese automaticamente nelle statistiche dell’APS analogamente a quanto viene fatto nel consuntivo della Confederazione: infatti, per tenere conto delle direttive internazionali, devono essere apportate alcune correzioni statistiche (esclusione dei versamenti destinati a Paesi o a organizzazioni non contemplati nella lista OCSE/CAS nonché di alcuni contributi multilaterali soggetti a un altro metodo di notifica, cfr. commento alla tabella 4, pag. 15). – Il contributo della DSC e della SECO all’allargamento dell’Unione europea (UE) non viene illustrato nel dettaglio nel presente opuscolo. Finanziamento dello sviluppo non contemplato nell’APS – Le risorse non contemplate nell’APS rivestono una posizione preminente nel finanziamento dello sviluppo. Nel caso della Svizzera si tratta di flussi di capitale privato a condizioni di mercato (investimenti diretti all’estero, investimenti di portafoglio, crediti all’esportazione garantiti) nonché donazioni private di organizzazioni non governative e fondazioni. Segni utilizzati: 0.0 = importo inferiore a CHF 50 000 – = importo nullo .. = non disponibile p r = cifre provvisorie = cifre riviste Informazioni e cifre più dettagliate sono pubblicate nell’opuscolo statistico annuale sull’aiuto allo sviluppo della Svizzera «Aide au développement de la Suisse» della DSC nonché sui siti Internet della DSC e della SECO. www.deza.admin.ch/it/Pagina_iniziale/La_DSC/Cifre_e_fatti www.seco-cooperation.admin.ch/ Statistica del 15.05.2014 2 Pagine 4–17 AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS) DELLA SVIZZERA Pagine 20–34 SPESA DSC/SECO 3 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Tabella 1 EVOLUZIONE DELL’AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS) E DELLE DONAZIONI PRIVATE DI ONG SVIZZERE 1960–2013 (IN MILIONI DI CHF) 1960 1970 1980 1990 APS 15.1 130.0 423.1 1 041.4 Confederazione 15.1 126.4 416.7 1 025.6 .. 3.6 6.4 15.8 Cantoni e Comuni a Reddito nazionale lordo (RNL) b APS in % del RNL APS in % della spesa della Confederazione APS in % della spesa pubblica c Donazioni private delle ONG Donazioni private delle ONG in % dell'RNL 37 066 92 570 177 270 347 228 0.04% 0.14% 0.24% 0.30% 0.56% 1.63% 2.38% 3.29% 0.23% 0.64% 0.90% 1.20% .. 50.8 106.6 148.6 .. 0.05% 0.06% 0.04% a Dati stimati per il 2013. b Cifre RNL definitive fino al 2010 e provvisorie per il 2011 e il 2012 (UST, giugno/agosto 2012). Stima dell’Amministrazione federale delle finanze per il 2013 (18.3.2014). c Spesa delle amministrazioni pubbliche al netto delle doppie contabilizzazioni (UST/AFF). 4 2000 2009 2010 2011 2012 r 2013 p 1 510.9 2 503.9 2 398.0 2 706.7 2 864.6 2 963.8 1 488.6 2 460.0 2 350.4 2 664.5 2 800.3 2 903.8 22.3 43.9 47.6 42.2 64.3 60.0 463 558 566 836 610 174 590 441 611 979 634 779 0.33% 0.44% 0.39% 0.46% 0.47% 0.47% 3.21% 4.30% 4.05% 4.34% 4.64% 4.65% 1.23% 1.71% 1.60% 1.70% 1.80% 1.84% 272.0 380.9 431.6 413.3 443.1 .. 0.06% 0.07% 0.07% 0.07% 0.07% .. L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera è aumentato ancora nel 2013 e ha raggiunto 2964 milioni di franchi, con un incremento di 99 milioni di franchi rispetto al 2012. L’aumento è riconducibile alla decisione del Parlamento di aumentare progressivamente fino al 2015 l’APS in modo da raggiungere lo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo (RNL). Tuttavia la crescita dell’APS è stata attenuata da un minore contributo per il soggiorno dei richiedenti l’asilo in Svizzera e dall’assenza di misure bilaterali di sdebitamento nel 2013. In termini reali il tasso di crescita dell’APS è stato pari al 3,4 per cento. In rapporto all’RNL, nel 2013 la quota dell’APS è rimasta stabile allo 0,47 per cento rispetto all’anno precedente. 5 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Grafico 1 1.02 1.00 Svezia Lussemburgo 1.1 1.07 LA SVIZZERA NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE 2013 (APS IN % DEL RNL) 0.9 0.72 0.8 0.3 0.28 0.34 0.4 0.38 0.41 0.45 Irlanda 0.5 0.45 0.47 0.6 Belgio 0.55 0.7 0.67 0.85 1.0 0.2 0.1 Austria Australia Germania Francia Svizzera Finlandia Paesi Bassi Regno Unito Danimarca Norvegia 0 Dati provvisori per tutti i Paesi del CAS pubblicati dall’OSCE/CAS il 8 aprile 2014 Dopo le contrazioni dell’aiuto pubblico allo sviluppo complessivo dei 28 Paesi CAS negli ultimi due anni, nel 2013 l’APS ha raggiunto in totale 134,8 miliardi di dollari, la quantità più elevata finora. Si tratta di un incremento in termini reali del 6,1 per cento. Di recente cinque nuovi Paesi (Islanda, Polonia, Repubblica ceca, Repubblica slovacca e Slovenia) sono diventati membri del CAS e, insieme, raggiungono un importo APS di 867 milioni di dollari. Cinque Paesi hanno superato l’obiettivo dello 0,7 per cento 6 Obiettivo fissato dall’ONU: 0.7% 0.10 Polonia 0.30 0.11 Repubblica Ceca Totale CAS 0.13 Slovenia 0.09 0.13 Corea Repubblica Slovacca 0.13 0.16 Spagna Grecia 0.16 Italia 0.19 0.23 Stati Uniti 0.23 0.26 Nuova Zelanda Portogallo 0.26 Islanda Giappone 0.27 Canada Prestazione media dei paesi del CAS: 0.40% fissato dalle Nazioni Unite nel 1970, mentre altri sei (fra i quali la Svizzera) si collocano al di sopra della performance media dei Paesi del CAS, pari allo 0,40 per cento. Nonostante la stagnazione dell’APS sullo 0,47 per cento dell’RNL, la Svizzera raggiunge l’ottavo posto in classifica rispetto ad altri Paesi CAS e guadagna così due posizioni (2012: 10° posto, 2011: 11° posto). 7 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Tabella 2 AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS) DELLA SVIZZERA 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Confederazione Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) Aiuto umanitario Cooperazione allo sviluppo Cooperazione con l'Est e la CSI Segreteria di Stato dell'economia (SECO) Cooperazione allo sviluppo Cooperazione con l'Est e la CSI Misure di sdebitamento (Club di Parigi) Ufficio federale della migrazione (UFM) Aiuto al rimpatrio Assistenza ai richiedenti l'asilo in Svizzera Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Gestione civile dei conflitti e diritti umani Altri contributi Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) Azioni di promozione della pace e della sicurezza Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) di cui: contributi a organizzazioni internazionali Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) Borse di studio per studenti stranieri in Svizzera Altri uffici federali Cantoni e Comuni a Totale APS in % del reddito nazionale lordo (RNL) a Dati stimati per il 2013. La quota di risorse della DSC e della SECO nell’APS è aumentata dal 67 per cento nel 2012 al 74 per cento nel 2013. Nel frattempo i costi per l’assistenza ai richiedenti l’asilo provenienti dai Paesi in via di sviluppo durante il loro primo anno di soggiorno in Svizzera sono diminuiti (14% nel 2013 rispetto al 21% dell’APS nel 2012). Rimasta 8 2013 p 2012 r APS bilaterale APS multilaterale Total APS APS bilaterale APS multilaterale 2 266.0 Total APS 637.7 2 903.8 2 239.2 561.1 2 800.3 1 317.2 555.5 1 872.7 1 179.9 477.0 1 656.9 346.5 39.6 386.0 301.9 35.5 337.4 842.4 515.2 1 357.6 769.9 440.6 1 210.5 128.3 0.8 129.1 108.2 0.8 109.0 328.3 3.9 332.2 271.9 8.5 280.3 240.1 3.9 244.0 185.8 8.5 194.3 88.2 – 88.2 71.8 – 71.8 – – – 14.2 – 14.2 436.5 – 436.5 629.8 – 629.8 19.2 – 19.2 16.3 – 16.3 417.3 – 417.3 613.5 – 613.5 107.5 30.7 138.3 97.9 26.7 124.6 70.0 17.6 87.5 62.5 17.3 79.9 37.6 13.1 50.7 35.4 9.3 44.7 46.4 – 46.4 42.8 – 42.8 46.4 – 46.4 42.8 – 42.8 4.1 37.0 41.0 4.5 36.9 41.4 3.0 37.0 39.9 4.5 36.9 41.4 6.4 – 6.4 6.2 – 6.2 6.4 – 6.4 6.2 – 6.2 19.6 10.6 30.2 6.2 12.1 18.3 60.0 – 60.0 64.3 – 64.3 2 326.0 637.7 2 963.8 2 303.5 561.1 2 864.6 0.47% 0.47% stabile fino al 2010, la proporzione tra l’APS bilaterale (75%) e l’APS multilaterale (25%) si è modificata da allora a favore dei contributi bilaterali (78% nel 2013, 80% nel 2012). 9 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Grafico 2 APS DELLA SVIZZERA PER CATEGORIE DI AIUTO 2004–2013 (IN MILIONI DI CHF) 3 000 2 500 2 000 1 500 1 000 500 2013 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 0 ¢ Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI DSC/SECO ¢ Cooperazione allo sviluppo DSC/SECO ¢ Aiuto umanitario ¢ Altri (incluso sdebitamento e richiedenti l’asilo) Nel 2003 sono state introdotte correzioni statistiche (cfr. note tecniche, pag. 2) che hanno avuto un’incidenza sulla crescita dell’APS e modificato la ripartizione nell’APS delle singole categorie di aiuto negli anni. – La cooperazione allo sviluppo della DSC e della SECO con i Paesi del Sud è passata dal 60 per cento nei primi anni 2000 al 49 per cento nel 2012. Nel 2013 è risalita al 54 per cento. – La parte dell’APS inerente all’aiuto umanitario ha registrato una flessione, passando dal 18 per cento al 13 per cento nell’ultimo decennio. – La cooperazione della DSC e della SECO con l’Est è aumentata al 7 per cento (2012 e 2011: 6%). – Nel 2013 i contributi provenienti da altri Uffici federali come pure da Cantoni e Comuni (11%) nonché le spese per i richiedenti l’asilo (14%) hanno rappresentato il 25 per cento del totale. Nel 2013 non sono state attuate misure di sdebitamento. Questa categoria di assistenza è molto volatile e negli ultimi dieci anni ha fluttuato tra il 23 per cento del 2004 e il 33 per cento del 2012. 10 Grafico 3 RIPARTIZIONE DELL’APS BILATERALE PER CONTINENTI 2013 (IN %) ¢ Africa 19 21 ¢ America latina ¢ Asia 6 18 ¢ Europa ¢ Contributi di programma alle ONG svizzere 20 8 e al CICR ¢ Spese in Svizzera per richiedenti l’asilo 8 ¢ Altri contributi non ripartiti per continenti Grafico 4 APS BILATERALE PER CATEGORIE DI REDDITO 2013 (IN MILIONI DI CHF) Paesi meno avanzati (fino a USD 1005) Paesi a medio reddito, parte inferiore (USD 1006–3975) Paesi a medio reddito, parte superiore (USD 3976–12 275) 0 ¢ DSC 100 200 ¢ SECO 300 400 500 ¢ Altro Cfr. Lista dei Paesi destinatari per categorie di reddito: http://www.oecd.org/dac/stats/49483614.pdf 11 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Tabella 3 RIPARTIZIONE GEOGRAFICA DELL’APS BILATERALE PER CONTINENTI E PAESI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Africa Mozambico Burkina Faso Ghana Tanzania Mali Niger Tunisia Repubblica Democratica del Congo Ciad Zimbabwe Sudan del Sud Benin Egitto Somalia Sudan Burundi Sudafrica Kenia Marocco Etiopia Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi America Latina Bolivia Colombia Perù Nicaragua Honduras Haiti Cuba Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi 2013 p 2012 r 461.1 32.5 31.4 25.8 25.3 24.4 20.3 19.9 19.1 17.1 16.5 16.0 15.4 15.0 11.9 9.6 9.5 7.1 6.7 6.6 6.5 30.6 94.1 148.7 25.3 17.5 17.4 16.6 16.5 14.8 8.4 2.0 30.2 496.1 34.6 34.9 17.3 32.7 23.1 25.3 16.8 15.4 16.3 16.3 14.6 19.7 13.5 7.6 10.2 12.2 6.6 11.2 7.7 8.9 64.0 a 87.0 165.5 32.8 18.9 16.8 19.7 7.2 15.3 6.0 14.1 34.6 a Comprese le misure bilaterali di sdebitamento negoziate nel quadro degli accordi del Club di Parigi. 12 Asia Nepal Bangladesh Tagikistan Vietnam Gaza e Cisgiordania Afghanistan Kirghizistan Laos Mongolia Myanmar Siria Pakistan Libano Indonesia Giordania Sri Lanka Cina Corea del Nord Georgia Yemen Cambogia Iraq India Filipine Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi Europa Kosovo Albania Bosnia e Erzegovina Serbia Ucraina Macedonia Moldavia Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi Altri contributi non ripartiti per continenti Totale 2013 p 2012 r 459.1 39.6 30.3 27.1 26.2 24.5 24.2 22.1 19.5 18.5 18.2 18.1 16.4 14.1 12.0 11.5 10.4 10.3 10.1 9.6 7.6 7.2 6.7 6.7 5.9 18.5 44.1 188.8 61.8 25.6 19.6 16.6 16.0 11.4 9.4 0.5 28.0 1 068.3 2 326.0 399.8 37.6 30.6 21.7 16.2 27.4 26.6 21.4 19.4 14.3 11.4 10.0 12.9 6.9 12.1 6.6 8.0 9.2 6.7 9.5 4.8 5.5 5.8 10.0 2.0 19.4 43.7 169.4 60.4 10.6 17.6 19.2 13.9 6.4 8.3 1.9 31.2 1 072.7 2 303.5 13 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Tabella 4 APS MULTILATERALE DELLA SVIZZERA PER ORGANIZZAZIONI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Organizzazioni delle Nazioni Unite Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS) Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) Alto Comissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) Entità delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile (UN Women) Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS) Fondo internazionale dello sviluppo agricolo (FIDA) Fondo centrale di risposta di emergenza (CERF) Programmi speciali dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a Programma alimentare mondiale (PAM) Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUA) Fondo delle Nazioni Unite per le attività in materia di popolazione (UNFPA) b Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) Organizzazioni delle Nazioni Unite, contributi parzialmente ascrivibili all'APS c Altre organizzazioni delle Nazioni Unite Istituzioni finanziarie internazionali Fondo africano di sviluppo (AfDF) d Fondo asiatico di sviluppo (AsDF) Associazione internazionale per lo sviluppo (AIS) d Banca mondiale Altri fondi e banche di sviluppo Altre organizzazioni internazionali Global Environment Facility (GEF) Gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale (CGIAR) Centro di Ginevra per il controllo democratico delle forze armate (DCAF) Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tuberculosi e la malaria (GFATM) Fondo d’adattamento al cambiamento climatico Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario (GICHD) Altre istituzioni Totale APS multilaterale a Escluso il contributo generale all’OMS, solo parzialmente contabilizzabile (cfr. nota c). b Il contributo generale all’UNFPA per il 2013 è stato versato in due tranche: 10,6 mio. CHF nel 2012 e 4,1 mio. CHF nel 2013. 14 2013 p 2012 r 195.0 60.0 21.0 14.0 12.0 193.1 54.0 20.0 14.0 12.0 11.0 10.0 9.5 7.0 5.9 5.3 4.2 4.1 2.5 23.0 5.6 345.3 52.7 12.0 252.8 12.2 15.6 97.5 8.0 5.0 7.2 5.5 5.5 4.8 4.1 24.6 2.0 22.0 4.3 279.4 43.3 13.3 198.4 12.2 12.2 88.6 28.5 28.5 15.5 14.0 10.7 10.6 10.0 8.0 10.0 – 8.1 8.1 14.6 19.5 637.7 561.1 L’APS multilaterale comprende i contributi generali versati dalla DSC e da altri Uffici federali a organizzazioni internazionali per lo sviluppo. La quota dell’APS multilaterale della Svizzera ha raggiunto nel 2013 il 22 per cento, collocandosi sotto il valore medio dei Paesi CAS (30%). I contributi alle organizzazioni non governative internazionali (tra cui il Comitato internazionale della Croce Rossa, CICR) rientrano invece nell’APS bilaterale. La cooperazione multilaterale si concentra su tre pilastri. Come durante gli anni precedenti, le istituzioni finanziarie internazionali (IFI) sono state le beneficiarie principali dell’APS multilaterale anche se in una proporzione maggiore (54% contro il 50% del 2012). Le agenzie del sistema ONU e le altre organizzazioni internazionali hanno assorbito rispettivamente il 31 per cento e il 15 per cento dell’APS multilaterale. Conformemente alle direttive internazionali, i contributi alle IFI della DSC vengono contabilizzati nell’APS non al momento dell’incasso delle note d’ordine, bensì al momento del relativo deposito, ragione per cui possono esservi non solo variazioni da un anno all’altro, ma anche differenze rispetto a quanto figura nel consuntivo della Confederazione che tiene conto dello scaglionamento su più anni dei pagamenti delle note d’ordine emesse anteriormente. c Percentuali applicate conformemente alle direttive del CAS. d Compresa l’iniziativa per la cancellazione del debito multilaterale (MDRI). 15 Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera Grafico 5 COMPOSIZIONE DELL’APS (QUATRO CREDITI QUADRO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ALTRI COMPONENTI) DSC Aiuto umanitario DSC Cooperazione Sud a DSC Coop. Est SECO Coop. Est SECO Cooperazione Sud Richiedenti l’asilo Misure di sdebitamento Altri Uffici federali, Cantoni e Comuni a La cooperazione multilaterale allo sviluppo e un compito commune DSC/SECO In questo grafico è rappresentata in maniera schematica la composizione dell’APS e i componenti principali sono illustrati in rapporto alle spese totali. L’APS comprende in sostanza i quattro crediti quadro della cooperazione internazionale della Confederazione (qui vengono inoltre conteggiate, conformemente alle direttive internazionali, le spese di altri Uffici federali come pure di Cantoni e Comuni nonché le spese per i richiedenti l’asilo e le misure bilaterali di sdebitamento). 16 Finanziamento dello sviluppo Grafico 6 FLUSSI FINANZIARI NETTI DALLA SVIZZERA VERSO I PAESI IN VIA DI SVILUPPO 2003–2012 (IN MILIONI DI CHF) 30 000 25 000 20 000 15 000 10 000 5 000 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 2003 0 ¢ Flussi di capitale privato a condizioni di mercato ¢ Donazioni private di ONG ¢ Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) Il contesto del finanziamento dello sviluppo è in fase di transizione. Le risorse non contemplate nell’APS sono diventate più importanti e una grande quantità di Paesi in via di sviluppo hanno accesso a fonti di finanziamento diversificate. Le risorse finanziarie private (prevalentemente investimenti diretti, crediti all’esportazione garantiti) corrispondono a più dell’80 per cento dei flussi finanziari netti della Svizzera a favore dei Paesi in via di sviluppo. Questi flussi sono completati da altri flussi monetari, come le rimesse (trasferimenti di denaro effettuati dai migranti verso i loro Paesi di provenienza), che non sono rilevate nelle statistiche del CAS, ma che ammontano ogni anno a circa 1 miliardo di franchi. In questo grafico non sono rappresentate. 17 Pagine 20–34 SPESA DSC/SECO 19 Spesa DSC/SECO Tabella 5 PANORAMICA DELLA SPESA DSC E SECO 2009–2013 (IN MILIONI DI CHF) Spesa totale DSC Aiuto umanitario Cooperazione allo sviluppo Cooperazione con l'Europa dell'Est e la CSI Contributo all'allargamento dell'UE Spesa totale SECO - Cooperazione e sviluppo economici Cooperazione allo sviluppo Cooperazione con l'Europa dell'Est e la CSI Contributo all'allargamento dell'UE La tabella e i grafici riproducono i risultati finanziari della DSC e della SECO come figurano nel consuntivo della Confederazione. I flussi di ritorno non sono inclusi. Grafico 7.1 SPESA DSC 2013 SECONDO IL SETTORE DI ATTIVITÀ (IN %) 6 5 19 ¢ Aiuto umanitario ¢ Cooperazione allo sviluppo ¢ Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI ¢ Contributo all’allargamento dell’UE 70 20 2009 2010 2011 2012 2013 1 452.9 1 507.0 1 681.8 1 848.6 2 045.1 303.7 314.9 336.1 337.7 387.2 1 038.5 1 066.9 1 204.4 1 338.7 1 419.5 102.8 106.7 105.4 109.0 129.1 7.9 18.5 35.9 63.2 109.3 273.4 238.4 268.4 294.6 331.3 159.8 161.2 194.6 208.5 217.3 57.8 59.6 60.0 72.0 88.2 55.8 17.6 13.8 14.1 25.8 Grafico 7.2 SPESA SECO 2013 SECONDO IL SETTORE DI ATTIVITÀ (IN %) 8 27 ¢ Cooperazione allo sviluppo 65 ¢ Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI ¢ Contributo all’allargamento dell’UE 21 DSC – Cooperazione allo sviluppo Tabella 6 COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO DELLA DSC PER PAESI E REGIONI PRIORITARI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Paesi e regioni prioritari Mekong Africa del Nord e Vicino e Medio Oriente a America centrale Nepal Africa australe Regione dei Grandi Laghi Hindukush Bangladesh Bolivia Mozambico Tanzania Burkina Faso Mali Mongolia Niger Benin Ciad Cuba Corno d'Africa Haiti Altre attività Altri Paesi e regioni b Contributi di programma a ONG Mandati tematici/costi operativi Cooperazione bilaterale allo sviluppo Cooperazione multilaterale allo sviluppo Totale 2013 2012 500.5 49.8 44.9 42.3 38.2 34.4 31.1 30.9 29.5 24.5 23.0 22.8 21.3 20.2 18.2 16.6 15.3 14.3 8.2 8.1 6.9 366.1 74.5 96.5 195.2 866.6 552.8 1 419.5 459.7 40.6 44.5 40.8 33.4 30.8 29.0 27.4 25.9 28.3 23.9 23.0 20.6 16.5 14.1 18.5 17.4 11.7 5.4 2.5 5.4 312.1 72.3 76.1 163.6 771.8 566.9 1 338.7 a Il contributo generale all’UNRWA di 1,2 milioni CHF del 2013 per Siria è contabilizzato sotto «cooperazione multilaterale allo sviluppo». b Questa categoria copre dei Paesi nei quali programmi globali sono implementati (Perù, India, Cina). 22 Grafico 8 COOPERAZIONE BILATERALE ALLO SVILUPPO DELLA DSC PER TEMI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) a Trasformazione dei conflitti e resistenza alle crisi Agricoltura e sicurezza alimentare Acqua Salute Sviluppo settore privato e servizi finanziari Istruzione di base e formazione professionale Riforma dello Stato, amministrazione locale e partecipazione dei cittadini Cambiamenti climatici e ambiente Migrazione Altri temi 0 ¢ 2013 20 40 60 80 100 120 ¢ 2012 a Esclusi i contributi di programma a ONG svizzere, attività multisettorali e costi operativi Il grafico illustra la ripartizione delle risorse fra i temi sui quali la DSC ha concentrato le sue attività di cooperazione allo sviluppo bilaterale negli anni 2012 e 2013. Attraverso i suoi programmi globali, la DSC si concentra sulla promozione di soluzioni innovatrici nei quattro temi seguenti: cambiamento climatico, sicurezza alimentare, migrazione e acqua. I programmi globali non hanno una localizzazione geografica specifica ma sono implementati dove il loro impatto è suscettibile di essere il più forte. 23 SECO – Cooperazione allo sviluppo Tabella 7 SECO COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO PER PAESI E PROGRAMMI PRIORITARI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Paesi e programmi prioritari Ghana Vietnam Indonesia Perù Egitto Tunisia Colombia Sudafrica Altre misure Programmi globali/regionali, altri Paesi, contributi diversi a Costi operativi Totale 2013 2012 95.1 25.0 16.5 14.3 10.7 9.9 9.1 5.5 4.1 122.2 112.3 9.9 217.3 55.5 15.5 4.6 13.9 7.0 4.4 3.6 3.1 3.4 153.1 144.1 9.0 208.5 a In Burkina Faso, Mozambico e Tansania, Paesi prioritari della DSC, sono stati realizzati importanti programmi complementari alle misure della DSC. Grafico 9 COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO DELLA SECO PER TEMI 2013 (IN %) 5 6 19 ¢ Sviluppo delle infrastrutture urbane ¢ Politica economica e finanziaria ¢ Settore privato e imprenditorialità 26 31 13 24 ¢ Commercio sostenibile ¢ Crescita rispettosa del clima ¢ Misure di attuazione e di funzionamento DSC – Aiuto umanitario Grafico 10 AIUTO UMANITARIO / CORPO SVIZZERO DI AIUTO UMANITARIO (CSA): GIORNI DI MISSIONE ALL’ESTERO 2004–2013 50 000 45 000 40 000 35 000 30 000 25 000 20 000 15 000 10 000 5 000 ¢ Azioni bilaterali ¢ Team di pronto intervento ¢ Secondments ¢ Catena svizzera di salvataggio 2013 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 0 Grafico 11 AIUTO UMANITARIO PER COMPITI STRATEGICI 2011–2013 (IN %) 15 5 8 ¢ Prevenzione ¢ Aiuto d’emergenza 21 51 ¢ Ricostruzione ¢ Avvocatura («advocacy») ¢ Spese di struttura e di personale 25 DSC – Aiuto umanitario Tabella 8 AIUTO UMANITARIO DELLA DSC PER PAESI E REGIONI D’INTERVENTO 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Africa Sudan del Sud Sudan Repubblica Democratica del Congo Somalia Zimbabwe Etiopia Kenia Niger Marocco Rep. Centro Africana Madagascar Liberia Ciad Algeria Burundi Mali Costa d'Avorio Burkina Faso Angola Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi America Latina Colombia Haiti Nicaragua Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi 26 2013 2012 96.8 12.5 9.4 9.1 7.3 6.2 5.8 5.2 3.6 3.5 2.9 2.5 2.5 2.5 2.3 2.3 1.6 1.4 1.0 1.0 4.6 9.4 22.4 9.3 7.8 1.1 1.6 2.5 93.7 8.6 7.4 5.6 6.7 6.5 4.9 8.3 4.7 4.1 1.5 0.4 3.6 2.3 2.0 3.4 3.9 2.8 3.4 0.3 9.7 3.5 19.0 8.2 6.5 0.2 3.2 1.0 Asia Libano a Siria b Corea del Nord Gaza e Cisgiordania a Giordania a Sri Lanka Myanmar Yemen Iraq Afghanistan Pakistan Georgia Filipine c Tagikistan Altri Paesi Progetti regionali e non suddivisi per Paesi Europa Altre attività, non suddivise geograficamente Contributo generale al Comitato internazionale della Croce Rossa Contributi ad organizzazioni internazionali a Contributi di programma a ONG Contributi diversi e costi operativi Personale di struttura Totale 2013 2012 104.2 12.4 11.6 10.0 9.9 8.2 8.2 7.7 7.2 6.0 4.9 4.8 3.3 2.8 1.6 4.0 1.7 0.4 163.5 79.0 5.3 8.3 6.5 8.3 4.0 6.5 6.5 4.4 3.6 5.3 5.2 3.2 0.9 1.2 5.7 4.2 1.7 144.2 70.0 39.8 10.5 38.2 5.0 387.2 70.0 35.8 5.7 26.1 6.6 337.7 a I contributi generali all’UNRWA, per un totale di 9.8 milioni CHF nel 2013 (8 milioni CHF nel 2012), sono contabilizzati sotto «contributi ad organizzazioni internazionali» e ripartiti come segue: 5,8 milioni CHF a Gaza e alla Cisgiordania, 2,4 milioni CHF alla Giordania, 1,6 milioni CHF al Libano. b Esclusi 14 milioni CHF finanziati attraverso il credito di cooperazione allo sviluppo c Esclusi 2 milioni CHF finanziati attraverso il credito di cooperazionel allo sviluppo 27 DSC – Aiuto umanitario Tabella 9 PARTNER DELL’AIUTO UMANITARIO DELLA SDC 2013 (IN MILIONI DI CHF) Organizzazioni delle Nazioni Unite Programma alimentare mondiale (PAM) Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA) Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei refugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) Altre organizzazioni delle Nazioni Unite Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) Altri partner e azioni dirette ONG svizzere ONG internazionali e estere Azioni dirette del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) e della Catena di salvataggio Settore privato e istituti di ricerca Costi operativi e spese di personale Totale aiuto umanitario 2013 Totale aiuto umanitario 2012 a L’importo comprende 20 milioni di CHF sotto forma di prodotti lattieri svizzeri e 14 milioni di CHF sotto forma di cereali (2012: rispettivamente 19,5 e 13,6 milioni di CHF). 28 Contributi generali Contributi specifici Aiuto alimentare Totale 39.3 70.7 27.0 137.0 5.3 17.2 27.0 49.4 14.0 20.3 – 34.3 9.5 10.5 – 20.0 14.6 9.8 4.8 – – 6.1 – 6.1 0.8 11.9 – 12.7 70.0 46.1 – 116.1 0.5 126.6 7.0 134.1 – 21.8 5.4 27.3 0.5 28.5 1.3 30.3 40.5 – 40.2 0.3 – 2.0 – 2.0 – 34.1 – 34.1 109.8 243.4 34.0 387.2 105.8 198.7 33.1 337.7 a 29 DSC/SECO – Cooperazione con l’Est Tabella 10 DSC COOPERAZIONE CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI PER PAESI E REGIONI PRIORITARI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Paesi e regioni prioritari Asia centrale Kosovo Bosnia e Erzegovina Caucaso del Sud Albania Serbia Moldavia Macedonia Ucraina Altre attività Altri Paesi e regioni Contributo all'IDEA Contributi di programma a ONG Contributi diversi e costi operativi Totale 2013 2012 102.2 27.8 12.2 10.5 10.2 9.3 9.2 9.0 8.2 5.9 26.9 12.4 0.8 5.6 8.1 129.1 84.8 21.4 10.6 8.7 10.4 6.9 7.3 7.0 5.1 7.4 24.2 12.8 0.8 4.0 6.6 109.0 Grafico 12 COOPERAZIONE DELLA DSC CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI PER TEMI 2013 (IN %) a 26 ¢ Sviluppo rurale e sicurezza alimentare 16 ¢ Acqua ¢ Salute 15 35 ¢ Formazione professionale ¢ Democratizzazione, decentramento e governance locale 6 20 ¢ Migrazione ¢ Altri temi a Esclusi i contributi di programma a ONG svizzere, attività multisettorali e costi operativi 30 Tabella 11 SECO COOPERAZIONE CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI PER PAESI E REGIONI PRIORITARI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) Paesi e programmi prioritari Albania Tagikistan Kirghizistan Ucraina Kosovo Serbia Azerbaigian Bosnia e Erzegovina Macedonia Altri Programmi regionali e altri Paesi Costi operativi Totale 2013 2012 75.8 16.2 14.7 11.8 9.7 7.1 6.0 4.4 3.0 2.8 12.4 8.5 3.9 88.2 52.5 3.1 11.1 11.2 5.9 8.5 6.3 2.9 2.7 0.8 19.5 16.7 2.8 72.0 Grafico 13 COOPERAZIONE DELLA SECO CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI PER TEMI 2013 (IN %) 5 5 4 ¢ Sviluppo delle infrastrutture urbane ¢ Politica economica e finanziaria ¢ Settore privato e imprenditorialità 20 56 10 ¢ Commercio sostenibile ¢ Crescita rispettosa del clima ¢ Misure di attuazione e di funzionamento 31 DSC – Partner Tabella 12 PARTNER DELLA DSC PER LE ATTIVITÀ BILATERALI 2013 (IN MILIONI DI CHF) ONG svizzere e centri di competenza tra cui: HELVETAS Swiss Intercooperation Swisscontact Croce Rossa Svizzera Caritas Svizzera Terre des Hommes, Losanna Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere (ACES) Pane per tutti Solidar Suisse Swissaid Sacrificio Quaresimale MSF – Médecins sans Frontières Enfants du Monde Fondazione Villaggio Pestalozzi per bambini Fédération genevoise de coopération (FGC) Solidarmed Università e istituti di ricerca svizzeri Settore privato svizzero Settore pubblico svizzero Organizzazioni delle Nazioni Unite, azioni multi-bilaterali Istituzioni finanziarie internazionali, azioni multi-bilaterali Altre organizzazioni estere e internazionali tra cui: Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) Organizzazioni del Sud e dell'Est Totale partner Azioni dirette, costi operativi Totale 2013 Totale 2012 32 Contributi e mandati specifici Contrib. progr. a Aiuto uman. Coop. svil. Coop. Est Totale b 112.6 16.8 106.2 15.3 250.8 10.7 0.3 53.3 9.9 74.2 4.3 0.3 21.1 1.0 26.7 8.5 4.4 – 1.9 14.9 11.0 2.0 – – 13.0 10.5 0.5 1.4 0.4 12.8 7.4 – – 1.5 8.9 6.4 – – – 6.4 3.2 1.1 2.1 – 6.3 6.2 – – – 6.2 5.6 – – – 5.6 5.0 0.3 – – 5.3 2.5 – 1.5 – 4.0 3.5 – – – 3.5 3.3 – – – 3.3 2.2 0.1 – – 2.3 – 0.4 30.3 11.1 41.8 40.9 – 1.2 32.6 7.2 – 0.3 8.4 0.7 9.4 – 97.7 115.1 15.3 228.1 – 0.4 27.6 5.4 33.4 – 138.7 111.5 24.5 274.7 – 116.1 3.3 – 119.4 – 7.8 173.2 23.1 204.1 112.6 263.2 604.8 102.6 1 083.2 – 73.8 164.9 20.1 258.8 112.6 336.9 769.7 122.7 1 342.0 86.3 296.2 695.1 104.2 1 181.8 a Contributi generali a ONG per programmi di sviluppo e interventi di emergenza umanitaria nei Paesi del Sud e dell’Est e a centri di competenza per attività di sensibilizzazione. b Escluso il contributo della DSC all’allargamento dell’UE (109,3 milioni di CHF nel 2013). 33 Cifre chiave Grafico 14 PERSONALE DELLA DSC E DELLA SECO ALLA FINE DEL 2013 (QUANTITÀ DI POSTI) Aiuto umanitario Cooperazione allo sviluppo Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI Contributo all’allargamento dell’UE Direzione, servizi centrali 0 200 400 600 800 1000 ¢ Centrale ¢ Rete esterna: espatriati ¢ Rete esterna: personale locale Al 31 dicembre 2013, la DSC contava l’equivalente di 1651 posti a tempo pieno, dei quali 365 alla Centrale, 135 espatriati e 1151 impiegati locali. Il campo di prestazioni Cooperazione e sviluppo economici della SECO contava al 31 dicembre 2013 l’equivalente di 186 posti a tempo pieno, dei quali 89 alla Centrale, 19 espatriati e 78 impiegati locali. QUANTITÀ DI PROGETTI IN CORSO AL 31.12.2013 0,5–1,0 mio CHF 1,0–3,0 mio CHF 3,0–5,0 mio CHF Da 5,0 mio CHF Totale DSC 221 402 251 253 1127 SECO 15 79 44 93 231 QUANTITÀ DI RAPPRESENTANZE ALL’ESTERO AL 31.12.2013 Uffici di cooperazione a Uffici di programma Uffici per il contributo all’allargamento dell’UE b Totale a b 39 25 6 70 DSC: 31, SECO: 17 (tra cui 9 uffici condivisi) Uffici DSC/SECO 34 Nota editoriale Editore: Dipartimento federale degli affari esteri DFAE Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC Freiburgstrasse 130 3003 Berna Telefono +41 (0)58 462 44 12 www.dsc.admin.ch [email protected] Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca DEFR Segreteria di Stato dell’economia SECO Holzikofenweg 36 3003 Berna Telefono +41 (0)58 464 09 10 www.seco-cooperation.admin.ch [email protected] Redazione / Coordinazione / Statistica: Stato maggiore DSC SECO Cooperazione Grafica / Concetto: Julia Curty, SUPERSCRIPT GmbH, Brügg b. Biel / Bienne www.superscript.ch Fotografie: Frontespizio: TAO Images / Getty Images Altre: DSC Stampa: galledia ag 9442 Berneck L’opuscolo statistico del rapporto annuale è disponibile in italiano, tedesco, francese e inglese. Ulteriori esemplari possono essere ordinati inviando un’e-mail all’indirizzo [email protected] o per telefono +41 (0)58 462 44 12 Berna 2014 Nota editoriale Editore: Dipartimento federale degli affari esteri DFAE Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC Freiburgstrasse 130 3003 Berna Telefono +41 (0)58 462 44 12 www.dsc.admin.ch [email protected] Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca DEFR Segreteria di Stato dell’economia SECO Holzikofenweg 36 3003 Berna Telefono +41 (0)58 464 09 10 www.seco-cooperation.admin.ch [email protected] Redazione / Coordinazione / Statistica: Stato maggiore DSC SECO Cooperazione Grafica / Concetto: Julia Curty, SUPERSCRIPT GmbH, Brügg b. Biel / Bienne www.superscript.ch Rassegna fotografica: Frontespizio TAO Images/Getty Images Pagina 6 Claudiad/Getty Images Pagina 11 Marcus Rose/Panos Pagina 18 Robin Hammond/Panos Pagina 36 Giacomo Pirozzi/Panos Pagina 52 Chris Stowers/Panos Pagina 55 Espen Rasmussen/Panos Pagina 56 Jacob Silberberg/Panos Altre fotografie: Pagina 4 Damian Gadal Pagina 21 Swiss Aids Care International Pagina 20 Sutikno Gindroz Pagina 24 Swiss Malaria Group/Jenn Warren Pagina 26 Karina Muench Pagina 27 Stanica Service for Contemporary Dance/Nenad Milosevic Pagina 32 Pamir Energy Pagina 38 Jorge Mejíra Peralta Pagina 39 Leart Zogjani Pagina 47 UNIDO Pagina 51 Swiss Malaria Group/Kerri Elisabeth Price Pagina 57 Physicians for Human Rights Altre DFAE/DSC, SECO Stampa: galledia ag 9442 Berneck Il rapporto annuale è disponibile in italiano, tedesco, francese e inglese. Ulteriori esemplari possono essere ordinati inviando un’e-mail all’indirizzo [email protected] o per telefono +41 (0)58 462 44 12 Berna 2014