Rapporto annuale 2013
Cooperazione internazionale della Svizzera
Indice
Eventi salienti 2013
4
Editoriale di M. Dahinden / M.-G. Ineichen-Fleisch
7
Contesto politico di sviluppo
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PREVENZIONE DELLE CRISI E AIUTO D’EMERGENZA
•
•
•
12
Aiuto umanitario
Interventi in situazioni di fragilità
Resistenza alle crisi
Carta Bianca
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ACCESSO A RISORSE E SERVIZI
20
•
•
•
•
Sanità
Utilizzazione sostenibile delle risorse idriche e igiene negli insediamenti
Istruzione di base e formazione professionale
Sfruttamento sostenibile del terreno agricolo
Carta Bianca
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Finestra culturale
28
Dove interveniamo
30
CRESCITA ECONOMICA SOSTENIBILE
32
•
•
•
•
Stabilità finanziaria e buongoverno
Crescita continua del commercio
Sviluppo del settore privato e potenziamento dei servizi finanziari
Infrastruttura e sviluppo urbano
DEMOCRAZIA ED ECONOMIA DI MERCATO
•
•
•
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Rafforzamento dei parlamenti, democratizzazione, riforma dello Stato
Promozione dell’amministrazione locale
Sviluppo di sistemi operanti in economia di mercato
Finestra sulla ricerca
44
UNA GLOBALIZZAZIONE FAVOREVOLE ALLO SVILUPPO
46
•
•
•
Protezione dell’ambiente e delle basi naturali della vita
Energie rinnovabili ed efficienza energetica
Utilizzazione efficiente delle risorse
Partenariati della Svizzera
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Cooperazione multilaterale
54
DSC e SECO in breve
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Statistica 2013
59
Nota editoriale
60
3
Eventi salienti
EVENTI SALIENTI 2013
DIALOGO POSITIVO SULLA
MIGRAZIONE
ELIMINARE LE CAUSE
DELLA FRAGILITÀ
LA SVIZZERA PARTECIPA
ALLA DEFINIZIONE DELL’AGENDA INTERNAZIONALE
Nel marzo 2013, in Bangladesh, 50 Paesi
hanno sottoscritto la dichiarazione di
Dhaka, affermando così la loro intenzione
di inserire le tematiche della migrazione,
dello sviluppo demografico e dell’urbanizzazione nella futura agenda per lo sviluppo
sostenibile. La DSC, che ha contribuito in
maniera decisiva al buon esito dei negoziati, s’impegna da tempo per inserire la
migrazione in tutte le sue diverse sfaccettature nel dibattito sullo sviluppo.
Sin dal 2006 la DSC sostiene la riforma
degli uffici del registro fondiario nella
provincia di Ngozi in Burundi. Grazie alla
tecnologia GPS, a molti colloqui e al miglioramento delle strutture istituzionali,
fino a oggi 10 000 famiglie hanno potuto
registrare le proprie terre. In tal modo
sono stati ridotti anche i conflitti per l’accesso ai terreni agricoli. Il Governo e altri
donatori ora adottano questo approccio
in altre province.
La Svizzera contribuisce attivamente alla
definizione della nuova agenda internazionale per lo sviluppo. Nel 2013 ha
preso parte alla ricostituzione dei fondi
della Banca mondiale a favore delle popolazioni più povere, il che le ha permesso di riservare un’attenzione particolare ai propri obiettivi prioritari in materia
di sviluppo, tra cui l’impegno nei contesti
fragili, la parità di genere e il cambiamento climatico.
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Eventi salienti
UNA MIGLIORE
ASSISTENZA SANITARIA
PER MADRI E FIGLI
PROMUOVERE
LA SOSTENIBILITÀ
I 150 ANNI DEL CICR
Negli ultimi anni la Svizzera ha contribuito
notevolmente a migliorare l’assistenza di
madri e figli, prima e dopo il parto, nella
Repubblica di Moldova. Inoltre ha contribuito all’allestimento di servizi di pronto
soccorso pediatrico specializzati in tutte
le regioni del Paese. Questo impegno
in Moldova ha permesso di raggiungere
l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio sulla
diminuzione della mortalità infantile.
Nel 2013 la SECO ha stretto un partenariato strategico con la fondazione olandese Sustainable Trade Initiative. Il Consiglio federale ha stanziato 30 milioni di
franchi per i prossimi quattro anni a favore
di questo progetto. Questa collaborazione
sottolinea e rafforza l’impegno del nostro
Paese nell’ambito delle catene agricole
sostenibili di creazione di valore per prodotti come il cacao, il caffè, il cotone, l’olio
di palma e la soia.
Che si tratti della crisi siriana, dell’emergenza nella Repubblica Centrafricana o
del tifone nelle Filippine, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è
uno dei principali partner dell’Aiuto umanitario della Confederazione. Nel 2013 la
Svizzera ha fatto un regalo particolare al
CICR per il 150° anniversario della sua
fondazione assumendosi i costi di selezione e formazione di 150 delegati supplementari.
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I rischi globali, come il cambiamento climatico,
la migrazione o le crisi economiche e finanziarie,
colpiscono tutte le persone e tutte le regioni del
mondo. I Paesi in via di sviluppo tuttavia sono
spesso più vulnerabili e meno resistenti alle
conseguenze di questi rischi, che possono incrinare le opportunità di sviluppo, la stabilità e gli
sforzi nella lotta contro la povertà.
La cooperazione internazionale della Svizzera si
concentra in particolare su sei sfide globali. In tale
contesto elabora soluzioni innovative e transfrontaliere, partecipa attivamente al dialogo politico
multilaterale e promuove la diffusione del sapere.
La rassegna fotografica del rapporto annuale
offre una panoramica dei campi d’attività di
questi programmi.
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Editoriale
Martin Dahinden
direttore della DSC
Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch
segretaria di Stato e direttrice della SECO
Editoriale di Martin Dahinden e Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch
«UN APPROCCIO ADEGUATO A UNA
REALTÀ MULTIFORME»
Nel 2013 la quota di persone che vivono in situazione
di estrema povertà nel mondo si è dimezzata rispetto
al 1990. Per la prima volta quindi appare possibile
sconfiggere la povertà estrema nel giro di una generazione. Numerosi Paesi in via di sviluppo ed emergenti registrano inoltre tassi di crescita economica
impressionanti e acquisiscono importanza sul piano
politico.
ciale, cooperazione con l’Europa dell’Est, in modo da
unire e coordinare le forze per affrontare al meglio le
diverse problematiche. Nell’ambito della cooperazione internazionale la Svizzera resta chiaramente
concentrata sulla lotta contro la povertà, ma si adatta
anche ai mutamenti in atto nel mondo rivolgendo
un’attenzione particolare agli Stati fragili e ai rischi
globali.
Pur essendo rassicuranti, questi dati rappresentano
solo una faccia della realtà globale. Infatti ci siamo
lasciati alle spalle un anno costellato di crisi e conflitti, segnato da forti disparità e da sviluppi contrari
in molte parti del mondo. La Siria, il Sudan del Sud o
la Repubblica centrafricana rispecchiano una realtà in
netto contrasto rispetto alla crescita dei Paesi emergenti e ai successi nella lotta contro la povertà.
Negli ultimi anni la DSC e la SECO hanno intensificato gli sforzi per rendere conto in modo più completo e sistematico dell’efficacia del loro lavoro.
Questo si riflette anche nella struttura di questo Rapporto annuale, che si richiama ai cinque obiettivi strategici della Svizzera nell’ambito della cooperazione
internazionale.
Queste realtà contrastanti sono una sfida per la cooperazione internazionale. Occorre infatti trovare risposte a problemi molto diversi fra loro: dalla fragilità
e dai rischi sovranazionali allo sviluppo sostenibile,
ma anche al bisogno di libertà e di giustizia sociale.
Una strategia uniforme
Nel 2013 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di Stato dell’economia
(SECO) hanno elaborato per la prima volta una strategia comune, condensata nel Messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013–2016.
Questa strategia ci consente di seguire un’unica linea
nei vari ambiti: aiuto umanitario, cooperazione allo
sviluppo, misure di politica economica e commer-
Una tabella di marcia per lo sviluppo sostenibile
Lo scorso anno I’OCSE ha esaminato e lodato il
nostro lavoro e i risultati ottenuti. Pur godendo di
ampia considerazione sia tra la popolazione sia in
Parlamento, siamo consapevoli che le nuove sfide
che ci attendono non semplificheranno il nostro
compito in futuro. I problemi da affrontare sono
complessi e per contribuire a risolverli occorrono flessibilità, tenacia e un impegno articolato e duraturo.
Nei prossimi due anni la Svizzera parteciperà attivamente ai negoziati per la stesura di una nuova
agenda globale per lo sviluppo. Con le nostre conoscenze e la nostra esperienza vogliamo contribuire a
elaborare entro il 2015 un’agenda che funga da tabella di marcia universale per lo sviluppo sostenibile.
7
Contesto politico di sviluppo
UNA COOPERAZIONE ADEGUATA ALLA
REALTÀ GLOBALIZZATA
Le aspettative nei confronti della cooperazione internazionale sono
diventate più complesse. È aumentato il numero delle sfide e degli
attori, i problemi sono sempre più intrecciati tra di loro e richiedono
interventi transfrontalieri. La strategia della Svizzera tiene conto di
questi cambiamenti e si impegna a livello internazionale a favore di
un’agenda di sviluppo adatta a questa realtà globale e interconnessa.
La carta geografica della povertà mondiale sta cambiando significativamente. L’anno scorso, nonostante
la crisi finanziaria ed economica, numerosi Paesi in via
di sviluppo hanno registrato una forte crescita economica. Stati come la Cina e l’India, ma anche il Ghana
o l’Indonesia sono diventati Paesi a reddito medio.
Nuova geografia della povertà
Non tutti possono però approfittare in egual misura
degli impressionanti valori di crescita esibiti da molti
Paesi in via di sviluppo. I progressi in materia di sviluppo variano considerevolmente tra Paesi, regioni o
gruppi sociali.
Oggi la maggior parte delle persone che vivono al di
sotto della soglia di povertà non si trova più nei Paesi
in via di sviluppo più poveri, bensì negli Stati a medio
reddito. Anche se questi ultimi dispongono, grazie
alla crescita economica, di una maggiore quantità di
mezzi propri da investire nello sviluppo, la ricchezza
supplementare spesso non è sufficientemente ridistribuita e i più poveri non traggono praticamente alcun
vantaggio dal progresso.
Cooperazione internazionale sempre più
complessa
Tutt’oggi un terzo dei più poveri, circa 350 milioni di
persone, vive in Paesi con strutture statali fragili. Conflitti, violenza, corruzione e instabilità rappresentano
grandi ostacoli al debellamento efficace e duraturo
della povertà. Degli oltre quaranta Stati fragili, soltanto
un’esigua minoranza raggiungerà entro il 2015 gli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio. La fragilità non si
limita soltanto ai Paesi più poveri, ma riguarda anche
Paesi a medio reddito. Realtà tanto diverse dimostrano
che le aree geografiche d’intervento della DSC e della
SECO non costituiscono un blocco omogeneo.
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Nell’ambito della cooperazione internazionale si
nota un costante e forte aumento del numero di
attori nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti. Un ruolo importante lo assumono, in particolare, nuovi Stati donatori provenienti dal Sud, ma
anche attori della società civile e dell’economia privata acquistano sempre più peso. Nel contempo,
sfide globali come il cambiamento climatico o la sicurezza alimentare richiedono soluzioni e partenariati internazionali.
Fragilità e rischi globali al centro dell’impegno
della Svizzera
La DSC e la SECO hanno integrato questi mutamenti
nella loro nuova strategia unitaria: il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013–2016.
La scelta di concentrarsi maggiormente su contesti
fragili è un importante investimento a lungo termine
e permette di intervenire laddove è più necessario. La
pazienza e la tenacia sono indispensabili nei contesti
fragili: creare e stabilizzare le strutture statali e conquistare la fiducia della popolazione sono operazioni
che richiedono tempo.
Molte delle principali sfide della nostra epoca, come
il cambiamento climatico, la migrazione, l’instabilità
dei mercati finanziari o le epidemie, non conoscono
frontiere nazionali. La Svizzera ha saputo riconoscerlo
attraverso una maggiore ponderazione dei rischi globali. La lotta contro la povertà è in stretta correlazione con questi fenomeni.
La Svizzera risponde alla crescente diversificazione
degli attori nella cooperazione internazionale intensificando la collaborazione con l’economia privata e la
società civile. Per la Svizzera si fa inoltre sempre più
importante anche la cooperazione multilaterale.
Contesto politico di sviluppo
Grafico 1
Grafico 2
Grafico 3
Grafico 4
AIUTO PUBBLICO
ALLO SVILUPPO (APS)
DELLA SVIZZERA 2013
(IN %)
DSC BILATERALE
RIPARTIZIONE
GEOGRAFICA 20131
(IN %)
SECO BILATERALE
RIPARTIZIONE
GEOGRAFICA 20131
(IN %)
APS MULTILATERALE
DELLA SVIZZERA 2013
(IN %)
4
8
14
14
11
15
36
13
26
31
38
9
63
25
9
12
18
54
¢ DSC
¢ Africa subsahariana
¢ Africa subsahariana
¢ Organizzazioni delle Nazioni Unite
¢ SECO
¢ Nord Africa, Vicino e
¢ Nord Africa, Vicino e
¢ Istituzioni finanziarie internazionali
¢ Richiedenti l’asilo (UFM)
Medio Oriente
Medio Oriente
¢ Pace e sicurezza (DSU/DDPS)
¢ Asia
¢ Asia
¢ Altri
¢ America latina
¢ America latina
¢ Europa dell’Est e CSI
¢ Europa dell’Est e CSI
¢ Altre organizzazioni internazionali
1 Escl. contributi non ripartiti geograficamente e contributo all’allargamento
dell’UE
Verso una nuova agenda di sviluppo
Nel 2013 hanno rivestito un ruolo importante anche
i preparativi della nuova agenda di sviluppo (post2015), la cui approvazione da parte dell’Assemblea
generale dell’ONU è prevista per la fine del 2015.
Questa agenda raccoglierà la nuova generazione di
Obiettivi del Millennio e gli obiettivi per uno sviluppo
sostenibile. Il fine ultimo è ambizioso: per la prima
volta la dimensione ecologica, sociale ed economica –
i tre pilastri dello sviluppo sostenibile – confluiranno
in un’unica agenda di sviluppo globale.
Il buon esito dell’agenda post-2015 è uno degli interessi prioritari della Svizzera, membro attivo del
gruppo di lavoro a composizione aperta dell’ONU
sugli obiettivi per uno sviluppo sostenibile. Nell’ambito delle consultazioni globali dell’ONU sulle questioni relative all’acqua e alla politica demografica,
la Svizzera ha assunto un ruolo guida. All’interno
dell’Amministrazione federale la DSC è responsabile
del coordinamento dei lavori e, a livello nazionale,
nel 2013 ha nuovamente tenuto ampie consultazioni con l’opinione pubblica sulla posizione della
Svizzera. Entro l’estate 2014, la task force interdipartimentale competente affinerà queste posizioni.
In autunno il Consiglio federale definirà un mandato
negoziale e in inverno inizieranno le trattative intergovernative nel quadro dell’Assemblea generale
dell’ONU.
Rafforzare la coerenza
Nell’ambito di queste trattative, una delle sfide sarà
attenuare le discordanze tra obiettivi ambientali,
economici e di sviluppo. I nuovi obiettivi, inoltre,
non dovranno più essere validi soltanto per i Paesi in
via di sviluppo, ma formare un quadro strategico
universale.
Nel mondo globalizzato le soluzioni durature richiedono infatti cambiamenti di comportamento da
9
Contesto politico di sviluppo
parte di tutti gli attori interessati. Il nuovo messaggio
tiene conto di questi intrecci globali rafforzando
maggiormente la coerenza tra la politica di sviluppo
e altri ambiti politici in Svizzera, come la migrazione,
le questioni internazionali in materia finanziaria e fiscale e il commercio di materie prime. In particolare
nell’ambito della politica estera migratoria e dell’impegno svizzero per uno sviluppo ecologico sostenibile e il rispettivo finanziamento, nel 2013 la cooperazione tra vari Uffici e Dipartimenti ha funzionato
bene, a dimostrazione che la coerenza è un aspetto
che la Svizzera prende molto sul serio.
Una maggiore armonizzazione è necessaria anche a
livello internazionale tra le politiche e le attività dei
vari attori che lavorano per lo sviluppo a livello bilaterale e multilaterale. A tale scopo, l’elaborazione della
nuova agenda globale di sviluppo costituisce un’importante opportunità.
LODI ALLA SVIZZERA
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la cooperazione internazionale della Svizzera merita ottimi voti. Nell’ambito dell’ordinaria valutazione dei Paesi, il Comitato
di aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE ha valutato la qualità e l’efficacia dell’impegno della Svizzera nei
Paesi in via di sviluppo, nei Paesi emergenti e nei Paesi in transizione.
Complessivamente considera che la cooperazione internazionale della Svizzera ha ottenuto ottimi risultati. Il Comitato di aiuto allo sviluppo ritiene che la Svizzera soddisfa praticamente tutte le raccomandazioni fatte dopo l’ultimo esame realizzato nel 2009.
Secondo l’OCSE, concentrandosi sulla riduzione della povertà e sull’attenuazione dei rischi globali e
grazie al maggiore impegno in contesti fragili, alla cooperazione esemplare con le organizzazioni multilaterali e alla collaborazione rafforzata con il settore privato, la Svizzera tiene conto del nuovo contesto
globale.
Il Comitato di aiuto allo sviluppo sottolinea, in particolare, l’aumento dell’aiuto pubblico allo sviluppo a
0,5 per cento del reddito nazionale lordo entro il 2015 approvato dal Parlamento svizzero nonché la
nuova strategia unitaria per la cooperazione internazionale.
L’OCSE intravede margini di miglioramento nell’armonizzazione tra gli aspetti della politica di sviluppo
e settori come la politica migratoria, agricola e ambientale. Invita inoltre la Svizzera a concentrare i suoi
mezzi in aree geograficamente più circoscritte e ad assumere un ruolo più attivo all’interno di forum
internazionali e organi multilaterali.
10
«Nel mondo globalizzato le soluzioni
durature richiedono
infatti cambiamenti di
comportamento da
parte di tutti gli attori
interessati. Il nuovo
messaggio tiene conto
di questi intrecci
globali.»
La località uzbeca di Muinak un tempo viveva
principalmente di pesca. Tuttavia, dove prima si
estendeva il lago di Aral, oggi non resta altro che un
deserto di sabbia. Il prosciugamento del lago,
provocato dalle attività dell’uomo, ha sottratto
all’agricoltura della regione gran parte dei suoi
mezzi di sostentamento.
In tutto il mondo si può osservare una domanda
crescente di acqua, un bene prezioso e scarso. Il
Programma globale Iniziative Acqua cerca di far
fronte alle sfide legate alla gestione delle risorse
idriche, che interessano sia l’accesso all’acqua
potabile sia l’impiego dell’acqua nell’agricoltura,
nell’industria e nelle famiglie.
PREVENZIONE
DELLE CRISI
E AIUTO
D’EMERGENZA
• Aiuto umanitario
• Interventi in situazioni di fragilità
• Resistenza alle crisi
La Svizzera viene in aiuto alle popolazioni
colpite da conflitti armati, crisi e catastrofi
naturali. L’aiuto prestato comprende la
prevenzione e la riduzione dei rischi dovuti a
pericoli naturali, la prevenzione dei conflitti
armati, l’aiuto umanitario in situazioni
d’emergenza, la gestione dei conflitti, l’organizzazione dello Stato e la ricostruzione e la
riforma del settore della sicurezza.
Il sostegno è perlopiù concepito come aiuto
d’emergenza a corto termine e viene fornito
finché l’aiuto si rivela necessario. Per l’impegno
umanitario più prolungato (ricostruzione) e
per le misure di sviluppo (occupazione,
servizi sociali, organizzazione dello Stato)
si definiscono interventi prioritari.
IMPEGNO PER LE VITTIME DI GUERRE
E DI CATASTROFI
Salvare vite umane e alleviare le sofferenze: questo è il lavoro principale
dell’aiuto umanitario. L’impegno della Svizzera va ben oltre gli aiuti d’emergenza. Soprattutto nei Paesi fragili, una cooperazione articolata e orientata
sul lungo periodo è un presupposto per proteggere la popolazione e promuovere la stabilità economica e politica.
Inizia tutto con una dimostrazione: nel mese di marzo
2011 i siriani scendono in strada. Ispirati dalle rivolte
arabe, rivendicano riforme politiche. Dapprima sono
soltanto pochi, ma in seguito alla dura reazione delle
forze di sicurezza, la resistenza popolare aumenta
rapidamente e sfocia in una guerra civile il cui bersaglio è la popolazione. La quotidianità siriana è segnata da gravi violazioni dei diritti dell’uomo e del
diritto internazionale. La situazione umanitaria è catastrofica: mancano acqua, generi alimentari e assistenza medica di base. Da tempo ormai la guerra ha
12
toccato anche i Paesi limitrofi. Sino alla fine del 2013
circa due milioni e mezzo di siriani hanno lasciato il
loro Paese. Ma gli Stati stessi in cui si è rifugiata la
maggior parte dei siriani in fuga, Libano, Giordania e
Iraq, stanno lottando con una situazione di sicurezza
disastrosa. Mancano le risorse per accogliere le persone in bisogno.
Proteggere la popolazione civile
La guerra in Siria ha raggiunto dimensioni senza pari,
ma la lista di conflitti bellici in corso è lunga. Afgha-
Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza
nistan, Somalia o Repubblica centrafricana: gli attuali
focolai di crisi mostrano che nei contesti fragili, dove
le istituzioni sono deboli o instabili e la popolazione
patisce estrema povertà, violenza, corruzione e arbitrio politico, i potenziali di conflitto sono maggiori. Le
funzioni statali di base, come la sicurezza e lo Stato di
diritto, non sono più garantiti. Conflitti locali possono così propagarsi rapidamente e provocare conseguenze devastanti per le persone colpite.
La protezione della popolazione civile è al centro
dell’operato dell’aiuto umanitario, che si impegna a
favore delle persone colpite prima, durante e dopo
conflitti, situazioni di crisi e catastrofi naturali. Poter
accedere tempestivamente e senza ostacoli alle zone
colpite è di primordiale importanza per la distribuzione degli aiuti umanitari e l’allestimento di un servizio di base. In contesti fragili tuttavia questo rappresenta spesso una vera e propria sfida.
Cooperazione a tutti i livelli
Protezione e aiuti d’emergenza da soli non garantiscono però alle popolazioni colpite prospettive durevoli; a tale scopo è necessario un approccio globale
e a lungo termine che comprenda la stabilizzazione
politica dei Paesi in questione e il rafforzamento
dell’economia locale. Un simile approccio presuppone una stretta collaborazione con il Governo, le
autorità locali, le organizzazioni multilaterali e gli
operatori umanitari nonché con i rappresentanti
della società civile.
La cooperazione allo sviluppo a lungo termine riveste
un ruolo importante nella lotta contro le cause della
fragilità. È infatti riconosciuto da tempo che la fragilità costituisce uno dei principali ostacoli a una lotta
efficace e duratura contro la povertà. Stando a indicazioni della Banca mondiale, gli Stati fragili sono colpiti
dalla denutrizione e dalla mortalità infantile il doppio
delle volte rispetto ad altri Paesi in via di sviluppo.
Ma non sono soltanto i Paesi più poveri a essere colpiti dalla fragilità: circa la metà dei Paesi fragili oggi
registra un reddito pro capite medio.
«La protezione della
popolazione civile è
al centro dell’operato
dell’aiuto umanitario,
che si impegna a favore
delle persone colpite
prima, durante e dopo
conflitti, situazioni di
crisi e catastrofi
naturali.»
Approccio globale
La cooperazione internazionale della Svizzera dispone di esperienza pluriennale in Paesi fragili e sa
quant’è importante mettere in correlazione l’aiuto
umanitario con programmi e progetti di sviluppo a
lungo termine. La metà dei circa 30 Paesi e regioni in
cui la Svizzera concentra principalmente il suo operato è considerata fragile: per sostenerli sulla via
verso la stabilità, la Svizzera prevede un aumento del
suo impegno finanziario pari anche al 20 per cento
del valore attuale entro il 2016.
L’ACQUA POTABILE PUÒ CAMBIARE LA VITA
La DSC assicura accesso all’acqua pulita alle persone che ritornano nel Sudan
del Sud, offrendo loro la speranza di iniziare una nuova vita nella loro patria.
La speranza della gente era enorme nel 2011 quando,
dopo 30 anni di guerra civile, il Sudan del Sud ha
ottenuto l’indipendenza. Circa 1,9 milioni di persone
sono tornate in patria. Alcune si sono stabilite in uno
dei numerosi campi allestiti per i cosiddetti «ritornati», distribuiti soprattutto lungo la frontiera con il
Sudan. Così hanno fatto Joseph e Santino, due giovani che dalla primavera del 2013 vivono in un campo
per rifugiati nello Stato federale settentrionale di
Bahr el Ghazal, dove circa un terzo della popolazione
è costituita da «ritornati».
i pozzi che permettono di attingere l’acqua del sottosuolo, a 80 metri di profondità. L’acqua potabile
viene captata e condotta in superficie mediante una
pompa manuale.
Qui la realtà è dura e la miseria è immensa. L’unica
fonte idrica è costituita da una pozza di acqua lurida,
che espone le persone al rischio di contrarre gravi
malattie. La DSC è una delle poche organizzazioni di
aiuto internazionali presenti sul posto. Nel campo
dove vivono Joseph e Santino la DSC perfora e ripara
Grazie a questo progetto, più di 130 000 persone
delle regioni circostanti hanno ottenuto accesso
all’acqua potabile. La loro vita è cambiata: «L’acqua
della pompa non mi fa ammalare e ha un sapore
molto migliore rispetto a quella della pozza», spiega
Santino.
La regione di Bahr el Ghazal è toccata solo di striscio
dal conflitto armato scoppiato alla fine del 2013. In
collaborazione con le autorità locali, la DSC lavora
senza sosta per garantire l’accesso all’acqua e alle
infrastrutture sanitarie essenziali, coinvolgendo attivamente la popolazione.
13
Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza
È anche per questo che l’aiuto svizzero a favore
delle vittime della crisi siriana nel 2013 ha raggiunto
oltre 100 000 persone bisognose. In Libano, per
esempio, grazie all’aiuto in contanti consegnato a
2400 famiglie ospitanti, circa 20 000 profughi siriani
hanno potuto trovare un tetto sotto il quale ripararsi. In tutto il mondo nel 2013 circa un milione di
persone ha beneficiato inoltre dell’aiuto alla ricostruzione da parte dell’Aiuto umanitario della Confederazione.
Negli Stati fragili la DSC e la SECO operano in stretta
collaborazione con organizzazioni internazionali, organizzazioni umanitarie svizzere e con autorità locali
e nazionali. I programmi della Svizzera in Mali, ad
Haiti e nel Nord Africa, dove gli interventi umanitari
sono coordinati con progetti di sviluppo a lungo termine, costituiscono alcuni degli esempi dell’approccio globale dell’impegno svizzero.
La DSC sostiene inoltre organizzazioni umanitarie che
intervengono a favore della protezione della popolazione civile. Si impegna anche sul posto, affinché sia
data voce alla popolazione colpita. La SECO sostiene
in particolare gli sforzi volti a meglio preparare i Paesi
partner a eventuali crisi e a renderli più resistenti.
Contesto lavorativo rischioso
L’impegno in contesti fragili non è privo di rischi:
negli ultimi dieci anni sono state quasi 900 le persone
uccise mentre esercitavano un lavoro umanitario.
Nella maggior parte dei casi le vittime erano persone
attive nel proprio Paese. La crescente politicizzazione
dell’aiuto umanitario rappresenta infatti un rischio:
sempre più spesso i gruppi politici cercano di strumentalizzare le organizzazioni umanitarie a favore
dei propri scopi, ostacolandone il lavoro. Questo si
ripercuote, spesso direttamente, sulla popolazione
civile, che ha bisogno urgente degli aiuti umanitari.
Rischi di questo genere sono particolarmente evidenti
nella crisi siriana. Quindi l’indipendenza, l’imparzialità
e la neutralità sono principi fondamentali per l’Aiuto
umanitario della Svizzera.
14
RIDURRE I RISCHI
DI CATASTROFE
«Negli Stati fragili la
DSC e la SECO operano
in stretta collaborazione
con organizzazioni
internazionali, organizzazioni umanitarie
svizzere e con autorità
locali e nazionali.»
Le siccità, le inondazioni, gli uragani e i terremoti causano povertà e miseria. Negli ultimi
trent’anni il numero di crisi dovute a eventi
naturali è triplicato, tra l’altro in seguito all’instabilità politica, alla carenza di risorse, a misure
insufficienti, ma anche alle ripercussioni del
cambiamento climatico.
La riduzione dei rischi di catastrofe è uno dei presupposti per uno sviluppo sostenibile e uno dei
temi prioritari della DSC. Nel quadro del cosiddetto programma di «Disaster Risk Reduction» la
DSC persegue l’obiettivo di ridurre rischi esistenti
e di far fronte a pericoli incombenti.
Negli ultimi anni la DSC ha impiegato circa il
dieci per cento dei contributi non vincolati
dell’Aiuto umanitario (circa 10 milioni di franchi) per la riduzione dei rischi di catastrofe. Ne
è indubbiamente valsa la pena: ogni anno si
possono evitare danni per un ammontare compreso tra 40 e 70 milioni di franchi.
La riduzione dei rischi tuttavia non è di rilievo
soltanto in materia di catastrofi naturali. Come
ha dimostrato la crisi finanziaria, anche i rischi
in questo ambito possono avere gravi ripercussioni, nei Paesi industrializzati come pure in
quelli in via di sviluppo. La SECO sostiene i suoi
Paesi partner rafforzando la loro capacità di resistenza nei confronti di possibili tracolli. Ad
esempio sostiene riforme delle amministrazioni
volte a migliorare la gestione delle finanze pubbliche: grazie a una migliore pianificazione delle
entrate e delle uscite, nonché a una migliore
gestione dei debiti, i Paesi sono meglio preparati per far fronte a congiunture difficili.
«LA VITA DELLE PERSONE DIPENDEVA
DALLA QUALITÀ DEL MIO LAVORO»
Heidi (37 anni) lavora come operatrice sociale a Daanbantayan nelle Filippine,
una zona particolarmente colpita dal tifone Haiyan. In quel periodo ha fatto
da interlocutrice del team d’intervento rapido della DSC.
«Ho vissuto il tifone molto da vicino: ha spazzato via
una parte del tetto di casa mia e mi sono presa un
grosso spavento. Successivamente, quando ho saputo
quante persone avevano perso la vita nella mia città di
origine, ho capito che nonostante tutto eravamo stati
fortunati, perché qui da noi sono andate distrutte solo
abitazioni, palme da cocco e imbarcazioni da pesca.
Dopo la catastrofe, il sindaco mi ha affidato la responsabilità di distribuire i beni di prima necessità. Io
e il mio team di collaboratori abbiamo raccolto i dati
delle persone che avevano bisogno urgente di aiuto.
Avevo già lavorato direttamente con le persone del
quartiere prima del tifone e questa esperienza mi è
stata utile. Eravamo attivi quasi 24 ore su 24. Per la
prima volta ho avuto la sensazione che la vita delle
persone dipendesse dalla qualità e dalla velocità del
mio lavoro.
Ho incontrato per la prima volta il team della DSC
quattro giorni dopo il tifone, in occasione di una riunione con il nostro sindaco. Nei primi giorni abbiamo
distribuito insieme pacchi di cibo alle famiglie più indigenti. Poi abbiamo iniziato a consegnare alle famiglie colpite attrezzi e materiale di costruzione e rivestimento per consentirgli di riparare da sole le proprie
capanne. Sono grata di aver potuto aiutare delle
persone in difficoltà. Ora so che nel momento del
bisogno sono in grado di assumermi delle responsabilità e questo mi motiva anche per il futuro.»
«È IMPORTANTE ASSUMERSI UN IMPEGNO
A LUNGO TERMINE»
Sabine Rosenthaler è stata responsabile di programma ad Haiti dal 2010 al
2013 per il Corpo svizzero di aiuto umanitario.
Qual è stata la sfida maggiore di quel periodo?
Haiti era già fragile prima del sisma. Le strutture statali sono deboli e l’infrastruttura carente. Il nostro
lavoro è stato inoltre ostacolato dal perdurare dell’instabilità politica, il che ha richiesto da parte nostra
un’enorme dose di flessibilità e di tenacia.
Per via della sua posizione geografica, Haiti è
esposta alle catastrofi naturali.
Dopo il terremoto, la DSC ha istituito un centro di
competenza incaricato di analizzare i rischi, sensibilizzare la popolazione e le istituzioni sui potenziali
pericoli e offrire consulenza. Ad Haiti lo standard
delle costruzioni è molto basso e le norme edilizie
sono pressoché inesistenti. Nel ricostruire le scuole
abbiamo pertanto elaborato anche piani standard
per queste strutture e sviluppato un corso di appro-
fondimento sulla costruzione antisismica destinato
ai muratori. A medio termine si prevede inoltre di
introdurre provvedimenti per preparare meglio la
popolazione ai pericoli degli uragani e degli smottamenti e allagamenti che ne conseguono.
Dal 2013 Haiti è uno dei Paesi prioritari della
DSC. Cosa implica questo per il lavoro in loco?
In un Paese istituzionalmente fragile con emergenze
umanitarie ricorrenti è importante assumersi un impegno a lungo termine. Inoltre associare l’aiuto umanitario alla cooperazione allo sviluppo è un presupposto indispensabile per poter contribuire in modo
durevole al cambiamento e alla stabilità.
15
Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza
3
1
2
2
2
1
1
3
1
RISULTATI 2013
NORD AFRICA, VICINO E
MEDIO ORIENTE
1
Nel 2013 oltre 100 000 vittime della
crisi siriana hanno potuto beneficiare
degli aiuti della DSC sia in Siria sia nei
Paesi limitrofi. Gli aiuti sono stati destinati
soprattutto a gruppi particolarmente vulnerabili, come le madri sole e i bambini, e
comprendevano mezzi finanziari per partner attivi in ambito umanitario, interventi
diretti, la messa a disposizione di esperti
alle organizzazioni dell’ONU e la promozione del dialogo umanitario.
2
L’impegno della DSC nell’ambito della
formazione delle squadre di ricerca e salvataggio nazionali nelle città sta portando i suoi frutti. Nel 2013 l’unità di
salvataggio della Giordania ha ottenuto il certificato internazionale.
sono inoltre stati stanziati 5 milioni di
franchi per il soccorso d’inverno (abiti
invernali, coperte termiche, stufe ecc.) a
favore dei profughi siriani.
3
Grazie all’aiuto in contanti a 2400 famiglie ospitanti, circa 20 000 profughi siriani hanno ora trovato un alloggio
duraturo in Libano. Alla fine del 2013
AMERICA LATINA
1
In Colombia è stato portato avanti il programma sostenuto dalla SECO per ridurre i rischi finanziari. Il programma
comprende, tra l’altro, lo sviluppo di uno
strumento che permette di mitigare i
rischi finanziari in seguito ai danni
causati da terremoti e permette inoltre
di assicurare meglio gli edifici pubblici.
ASIA
1
16
Nelle Filippine, in seguito al tifone Haiyan,
la DSC ha potuto intervenire molto rapi-
Prevenzione delle crisi e aiuto d’emergenza
damente per fornire i primi soccorsi.
Esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario hanno installato impianti per l’approvvigionamento di acqua potabile e
distribuito set di riparazione delle case
acquistati sul posto. Hanno anche contribuito a rimettere in servizio le scuole e le
infrastrutture sanitarie. Complessivamente nelle Filippine sono oltre
100 000 le persone che hanno potuto
beneficiare dell’aiuto svizzero.
2
Nel 2013 la DSC ha sostenuto in
Myanmar la ricostruzione di infrastrutture scolastiche e sanitarie danneggiate
in seguito a conflitti armati. Nelle regioni
colpite da conflitti o da catastrofi naturali, questo intervento ha rafforzato la
capacità di resistenza alle crisi di
circa 40 000 persone.
zione del genocidio nella regione
dell’ASEAN. L’hanno scorso ha sostenuto
inoltre varie iniziative nazionali e regionali in materia di pace e di riconciliazione.
2
Nel 2013 la Svizzera è diventata membro
del Consiglio esecutivo del Programma alimentare mondiale. La
Missione permanente a Roma annovera
ora anche un consulente svizzero per
questioni umanitarie. La Svizzera ha partecipato attivamente alle discussioni
sull’orientamento strategico dell’Organizzazione per gli anni 2014–2017.
3
A livello internazionale la Svizzera ha
potuto posizionarsi come attore di
spicco nell’ambito della prevenzione
delle catastrofi. Nel 2013 ha presieduto
il processo di sviluppo di un quadro
generale per la riduzione dei rischi. E
la terza conferenza globale riguardante
il tema della riduzione dei rischi, tenutasi
a Ginevra nel maggio 2013, è stata un
successo: la gestione integrale dei rischi,
una priorità della Svizzera, ha costituito
uno dei temi centrali delle discussioni tra
i circa 3500 rappresentanti di istituzioni
internazionali, Governi, ONG, mondo
accademico e settore privato.
AFRICA SUBSAHARIANA
1
L’anno scorso in Somalia la Croce Rossa
Internazionale e la Mezzaluna Rossa
somala hanno prestato cure mediche a
oltre 2500 persone ferite in 11 ospedali. Altri 750 feriti sono stati curati in
55 posti di primo soccorso. Inoltre nelle
strutture sostenute dalla DSC sono state
eseguite 1200 operazioni e hanno avuto
luogo 1300 nascite.
2
Nel Ciad, Paese in cui la pace poggia
ancora su basi fragili, la Svizzera ha promosso il dialogo tra gli attori politici.
Un programma di formazione sulle varie
religioni ha inoltre contribuito a migliorare l’intesa tra gli appartenenti a confessioni diverse.
3
Nel Corno d’Africa la DSC ha sostenuto,
in collaborazione con partner multilaterali e regionali, progetti nel settore
dell’acqua, degli impianti sanitari e
dell’igiene, che hanno migliorato l’accesso all’acqua per numerose persone.
4
L’anno scorso in tutto il mondo circa
2,2 milioni di persone hanno potuto
beneficiare delle misure d’emergenza della DSC, mentre circa 1 milione
di persone ha usufruito delle misure di
ricostruzione. Il sostegno è stato fornito
in maniera efficiente, orientata alle esigenze e nel rispetto delle specificità del
contesto, grazie all’applicazione coerente di strumenti per la garanzia della
qualità.
NEL MONDO
1
La Svizzera ha partecipato all’organizzazione del IV Forum regionale sulla
prevenzione del genocidio, tenutosi a
Phnom Penh (Cambogia) nel febbraio
2013. La DSC ha così potuto contribuire
alla creazione della rete per la preven-
17
In Libano lavorano migliaia di collaboratori
domestici stranieri che spesso, senza protezione,
sono alla mercé dei datori di lavoro. Allo stesso
tempo, il denaro che inviano a casa è spesso di
importanza centrale per la sopravvivenza delle
loro famiglie. Nella foto si vede un centro di
accoglienza per lavoratrici migranti a Beirut.
Il Programma globale Migrazione è volto a
integrare nello sviluppo gli aspetti positivi della
migrazione e ad arginarne le conseguenze negative,
facendo in modo che la migrazione avvenga nel
rispetto dei diritti e degli interessi delle persone e
degli Stati coinvolti. Per questo programma è
inoltre importante che i trasferimenti di denaro e di
conoscenze dei migranti siano utilizzabili in modo
ottimale per lo sviluppo dei Paesi d’origine e che il
potenziale della diaspora sia sfruttato meglio.
Carta Bianca
Di Katia Saleh, Libano
La cineasta libanese
Katia Saleh vive a
Beirut. È una pioniera della produzione cinematografica sul web nel
mondo arabo e
collabora, tra l’altro,
con Al Jazeera e
la BBC.
«CE LA FAREMO»
Una madre che ha perso la figlia incinta in un’esplosione e che ora deve crescere i nipoti rimasti orfani;
un ragazzo quattordicenne affetto da talassemia che
necessita di una trasfusione ogni tre settimane; un ex
ballerino che lavora come cuoco a Beirut; un musicista di Aleppo il cui studio è stato sgomberato; una
donna malata di cancro che impartisce lezioni di
ricamo in un centro per rifugiati per provvedere ai
suoi sei figli…
Queste sono le persone che ho incontrato nel corso
del mio ultimo progetto: Days Away From Home è un
sito Internet finanziato dall’ACNUR contenente documentari sui rifugiati siriani in Libano.
Il progetto mi ha fatto ripensare a mia madre durante
il periodo della guerra civile libanese. Come faceva a
portarci da un luogo all’altro da sola e a trovare rifugio nelle case di altra gente mentre il nostro quartiere
veniva bombardato? Ci metteva in auto ed esortandoci a non guardare indietro diceva: «Ce la faremo».
Due volte, nel 1976 e nel 1981, siamo stati accolti da
amici di familiari in Siria.
Oggi io stessa sono madre di un bambino di 5 anni.
Dopo la sua nascita ho smesso di accettare posti di
lavoro in zone di conflitto, ma continuo a battermi
per concretizzare i cambiamenti e garantire a tutti
migliori condizioni di vita.
Negli ultimi tempi la mia attenzione si è semplicemente spostata dalla televisione a Internet. Diversamente dai mezzi di comunicazione di massa, che
impongono al pubblico immagini distorte, Internet
offre la possibilità di opporsi alle tradizioni e di infrangere i tabù.
Questo era l’obiettivo del mio primo progetto in rete,
Shankaboot, insignito dell’Emmy Award. In questa
prima web-serie in lingua araba, vista su YouTube da
più di 1,5 milioni di persone, sono stati tematizzati
argomenti controversi come la discriminazione, i
bambini armati, la migrazione, lo sfruttamento della
forza lavoro straniera e la violenza domestica.
In Fasateen, un’altra serie Internet da me prodotta
successivamente, abbiamo trattato altre problematiche legate soprattutto alla vita delle donne nel
mondo arabo. Anche questa serie ha attratto 1,5
milioni di spettatori.
Sin dall’inizio della crisi siriana la televisione riferisce
dell’emergenza di milioni di profughi, ma si fa in
fretta a dimenticare che ognuno di loro ha una storia
particolare. Days Away From Home rivolge l’attenzione all’unicità e alla capacità di resistenza dei profughi. Artisti, professionisti e casalinghe, persone che
fanno di tutto per rimanere in piedi e non lasciarsi
andare allo sconforto. Persone che percorrono la propria strada nonostante i pregiudizi, nonostante le
numerose occasioni in cui sono inserite in categorie
alle quali non appartengono perché non sono semplicemente dei numeri.
Scossa dal calvario di queste persone, ma al tempo
stesso consapevole delle ripercussioni di questa situazione sul Libano non so più su cosa orientare il
mio lavoro: sull’instabilità libanese e sulle sue fatiscenti infrastrutture o sul perdurare della crisi in
Siria? Oppure dovrei protestare per la mancanza di
acqua ed energia elettrica, per la disoccupazione e
per l’impotenza del Governo libanese? Su cosa devo
concentrarmi? Sulla montagna di rifiuti o sulle singole autobombe? Come potrei, io che in passato
sono stata ospitata da Siriani, non fare tutto il possibile per aiutarli?
Ma quello che più mi preoccupa è pensare a come
farei a occuparmi del mio piccolo figlio se in Libano
dovesse scoppiare nuovamente una guerra. Riuscirei
a trovare un posto sicuro per me e per lui? Sarei in
grado di gestire la situazione, come lo fece ai tempi
mia madre e come fanno tutte le madri siriane? Lascerei il mio Paese per cercare rifugio in un altro?
Se dico a mia madre: «Vieni, ce ne andiamo», si rifiuta. Nonostante tutto il dolore e le guerre che ha
vissuto, mi risponde: «Sono come un vecchio albero
dalle vecchie radici, a questa età non puoi più sradicarmi e ripiantarmi in un nuovo Paese».
Per finire Shankaboot è stato vittima della criminalità
organizzata su Internet e ha suscitato l’indignazione
di coloro che associano il Libano alla vita notturna e
alle feste in spiaggia senza voler vedere i problemi
sociali che lo affliggono. Ciononostante Shankaboot
è stato un successo.
19
ACCESSO A
RISORSE
E SERVIZI
• Sanità
• Utilizzazione sostenibile delle risorse
idriche e igiene negli insediamenti
• Istruzione di base e formazione
professionale
• Sfruttamento sostenibile del terreno
agricolo
Il miglioramento dell’accesso alle risorse e ai
servizi è volto principalmente a ridurre la
povertà in modo durevole. Per «risorse» si
intendono alloggi, un’alimentazione sufficiente, acqua potabile e opportunità sul
mercato del lavoro. Per «servizi» si intende il
sistema educativo e sanitario di un Paese.
La riduzione efficace della povertà richiede
una cooperazione impostata sul lungo
termine. In tale contesto, la Svizzera fissa
delle priorità geografiche per ragioni di
efficienza e di rapporti costo-efficacia,
concentrando il proprio impegno su una
selezione di Paesi e regioni prioritari.
UN’ISTRUZIONE CHE NON ESCLUDE NESSUNO
L’istruzione è un presupposto importante per lo sviluppo di una società. Nonostante i progressi raggiunti negli ultimi anni, in numerosi
Paesi in via di sviluppo sussistono però considerevoli disuguaglianze
per quanto riguarda l’accesso alla formazione e la sua qualità. Per
la Svizzera, conscia del fatto che i miglioramenti in questo ambito
richiedono un impegno mirato e a lungo termine, il settore dell’istruzione costituisce una priorità.
Nel 2013 in tutto il mondo circa 57 milioni di bambini
non hanno avuto accesso all’istruzione. La carente
qualità dell’insegnamento, un elevato tasso di abbandono degli studi nonché un tragitto casa-scuola lungo
e pericoloso segnano la vita quotidiana degli scolari in
molte regioni. In numerosi Paesi in via di sviluppo la
formazione è un bene raro.
Eppure non vi è alcun dubbio: una solida istruzione
di base può permettere di uscire dalla povertà. Non
hanno forse ripagato gli investimenti nella formazione?
20
Accesso all’istruzione, riduzione delle
disuguaglianze
Osservando attentamente, i progressi saltano all’occhio: secondo le cifre fornite dall’ONU, tra il 2000 e il
2011 la quota di scolarizzazione è passata dall’83 al
90 per cento. Spesso tuttavia sussistono enormi disuguaglianze. Il numero di bambini senza formazione
scolastica è particolarmente elevato nell’Africa
subsahariana e nell’Asia del sud. Le differenze sono
grandi non soltanto tra i Paesi, bensì anche all’interno dei Paesi: tra poveri e ricchi, ragazze e ragazzi,
città e campagna o tra un’etnia e l’altra.
Accesso a risorse e servizi
L’istruzione di base è fondamentale per migliorare
le opportunità professionali, soprattutto se combinata con un’adeguata formazione professionale.
Nel lungo periodo però gli effetti positivi dell’istruzione vanno ben oltre, in particolare nel caso delle
ragazze e delle giovani donne: permette di migliorare la salute, riduce le probabilità di un matrimonio precoce e implica anche la diminuzione della
natalità.
La chiave per l’uso del potenziale di milioni di persone che tutt’oggi partecipano in maniera insufficiente ai processi sociali ed economici sta in un investimento a lungo termine nell’istruzione.
Qualità e applicabilità nella pratica
La qualità dell’istruzione di base è importante al pari
dell’accesso all’istruzione stessa. La qualità varia
enormemente in tutto il mondo. In numerosi Paesi
in via di sviluppo l’insegnamento è a volte impartito
in classi con oltre cento bambini. In seguito alla carenza di insegnanti con una buona formazione
spesso i contenuti didattici sono errati o non vengono affatto insegnati. Anche le barriere linguistiche possono essere d’ostacolo al proseguimento
degli studi: se l’insegnamento viene svolto soltanto
nella lingua ufficiale, le minoranze etniche spesso
sono svantaggiate.
La qualità dell’istruzione si misura anche in base al
suo specifico valore sociale e alla sua utilità pratica. È
indispensabile saper leggere, scrivere e far di conto,
spesso però ciò non basta per poter accedere al mercato del lavoro. Delle materie d’insegnamento non
orientate alla pratica, la mancanza di offerte passerella o la scarsa popolarità di professioni manuali in
numerosi Paesi ostacolano il passaggio alla vita attiva.
In molte regioni c’è un urgente bisogno di offerte di
formazione che corrispondano alle esigenze locali.
Promozione dell’istruzione di base e della
formazione professionale
L’alfabetizzazione capillare e l’istruzione di base
vanno ben oltre il livello elementare. Ancora oggi in
tutto il mondo circa 770 milioni di adulti non sanno
né leggere né scrivere e mancano pertanto dell’accesso primario al sapere.
«La chiave per l’uso del
potenziale di milioni di
persone che tutt’oggi
partecipano in maniera
insufficiente ai processi
sociali ed economici sta
in un investimento a
lungo termine nell’istruzione.»
La DSC continua a impegnarsi nell’ambito dell’alfabetizzazione e, per esempio in Benin, realizza dei
programmi specifici in collaborazione con le autorità
locali. La continuità e la stabilità dei programmi
d’istruzione costituiscono un caposaldo del suo operato: la DSC è rimasta in Mali anche durante il conflitto, ha offerto corsi di recupero agli sfollati interni e
ha sostenuto le scuole mobili. In questo modo ha
contribuito a ridurre le conseguenze nel lungo peri-
«FIDUCIOSO NONOSTANTE L’HIV»
La Newlands Clinic di Harare nello Zimbabwe, sostenuta dalla DSC, ha dato a
Jacob (33 anni) una nuova prospettiva di vita. Oggi segue altre persone affette
da HIV e trasmette loro quello che a suo tempo hanno spiegato a lui.
«Vivo nella periferia di Harare con mia moglie e la
mia figliastra. Tutti e tre siamo sieropositivi. Oggi
stiamo bene fisicamente grazie alla terapia che seguiamo presso la Newlands Clinic, ma non è sempre
stato così.
Mia sorella e io siamo cresciuti presso alcuni parenti
perché i nostri genitori non potevano più occuparsi di
noi. Mi maltrattavano: all’età di undici anni dovevo già
occuparmi da solo degli animali e lavorare nei campi.
Quando non ce l’ho più fatta sono scappato da mia
madre a Harare. La gioia di ritrovarci è stata grande,
ma il suo nuovo marito pretendeva che io contribuissi
al reddito del nucleo familiare. Ho trovato un lavoro,
ma nel giro di poco tempo il mio datore di lavoro
ha dovuto trasferirsi a causa della riforma agraria.
Gli anni successivi sono stati difficili. Avevo una rela-
zione con una donna che improvvisamente si è ammalata. Solo allora abbiamo scoperto che era positiva
al virus dell’HIV. Poco dopo è morta. Anche io sono
dimagrito tantissimo, vomitavo spesso e soffrivo di
attacchi di diarrea. Mia madre e i miei parenti mi evitavano sempre di più, per cui me ne sono andato.
Nel nuovo posto, un’organizzazione locale si è accorta di me e mi ha convinto a sottopormi al test
dell’HIV. Sono risultato positivo e, da allora, seguo
una terapia antiretrovirale presso la Newlands Clinic,
che mi fornisce anche la consulenza necessaria. Sarebbe bello se tutti nello Zimbabwe fossero assistiti
come me. La Clinica è presente nel mio quartiere con
stazioni mobili. In qualità di volontario spiego ai diretti interessati l’importanza della terapia, proprio
come qualcuno a suo tempo ha fatto con me.»
21
Accesso a risorse e servizi
odo di sospensione delle attività scolastiche a causa
della guerra.
«Nell’ambito del suo
sostegno al settore
privato la SECO
promuove, tra l’altro, le
competenze e le
conoscenze delle
persone nella vita
lavorativa.»
Per migliorare la qualità dell’istruzione la DSC promuove programmi innovativi che coinvolgono non
soltanto i bambini, bensì anche le loro famiglie, e
prevedono inoltre l’insegnamento di conoscenze
informali indigene, per esempio sui tipi di pesci o
sulle piante medicinali. In vari Paesi inoltre la DSC
sostiene la formazione degli insegnanti. Nel 2013,
ad esempio, in Benin gli insegnanti hanno avuto
modo di approfondire le nozioni pedagogiche. Il
risultato è stato notevole: a livello di scuola elementare la quota di successo dei bambini è aumentata del 13 per cento, a livello secondario addirittura del 22 per cento. In Bolivia nel 2013 circa 400
insegnanti hanno beneficiato di una formazione
continua specializzata, che gli ha permesso di ampliare le proprie conoscenze su tematiche come la
parità di genere.
Migliori prospettive sul mercato del lavoro
La Svizzera si impegna inoltre in favore della promozione delle competenze pratiche. Nel Nepal la DSC
finanzia la formazione come elettricisti, muratori o
calzolai per giovani con poche possibilità. In Albania
promuove l’accesso dei giovani al mercato del lavoro
ammodernando gli iter della formazione professionale, collaborando con il settore privato e migliorando il collocamento in campo lavorativo.
Nell’ambito del suo sostegno al settore privato la
SECO promuove, tra l’altro, le competenze e le conoscenze delle persone nella vita lavorativa. In Colombia sostiene riforme del sistema formativo nazionale
e nel Nord Africa contribuisce a offrire migliori prospettive sul mercato del lavoro a giovani disoccupati.
Per rafforzare la domanda di posti di lavoro, la SECO
sostiene inoltre nei suoi Paesi partner progetti volti a
migliorare il contesto economico.
Formazione lungo tutto l’arco della vita:
un unico mezzo che soddisfa tanti obiettivi
L’accesso per tutti a un’istruzione di buona qualità è
un diritto dell’uomo. La formazione tra l’altro accelera lo sviluppo in numerosi altri ambiti. Nel lungo
periodo ne beneficia l’intera società: l’istruzione
abilita le persone a contribuire alla definizione della
politica o a impegnarsi in favore dei diritti di cittadinanza. Un’istruzione di base per tutti, a prescindere
dal genere, dalla provenienza o dall’età, resta una
questione centrale della politica di sviluppo.
«LE CONTROVERSIE FONDIARIE IRRISOLTE
COMPROMETTONO IL NOSTRO LAVORO»
Simon Zbinden lavora per la DSC a Cotonou come incaricato di programma
nell’ambito dello sviluppo economico rurale.
L’economia del Benin è prevalentemente agricola. Quali sono le priorità della DSC in questo
ambito?
La DSC lavora a stretto contatto con le associazioni
dei contadini che propongono, per esempio, corsi sui
metodi di coltivazione sostenibile e si impegnano
anche nelle questioni relative all’accesso alla terra: in
collaborazione con le organizzazioni degli allevatori
segnalano i corridoi di passaggio attraverso i quali i
pastori seminomadi conducono le loro mandrie. In
tal modo le superfici coltivate dei contadini stanziali
rimangono intatte, il che riduce anche il potenziale
rischio di conflitti.
Il progresso tecnologico nell’agricoltura può
contribuire alla sicurezza alimentare. In che
misura questo fenomeno si osserva nel Benin?
Soltanto parzialmente, anche se vengono utilizzate
sempre più spesso sementi resistenti alla siccità che
22
garantiscono il raccolto anche in caso di precipitazioni irregolari. Tuttavia non basta aumentare il raccolto nell’immediato per garantire la sicurezza alimentare: anche la salvaguardia della fertilità del
suolo a lungo termine assume un forte significato in
considerazione dell’elevato tasso di crescita demografica.
Nell’Africa occidentale i conflitti a causa dei diritti fondiari costituiscono un grosso problema.
Come li affrontate?
Le controversie fondiarie irrisolte incidono costantemente sul nostro lavoro e compromettono la tenuta
dei nostri sforzi. Spesso però ci ritroviamo con le
mani legate. Spetta infatti al Paese partner trovare
soluzioni di natura politica con i diversi gruppi d’interesse. Noi sosteniamo le organizzazioni di contadini,
che meglio di tutti sanno come armonizzare il sistema
dei diritti fondiari tradizionali con il diritto moderno.
Accesso a risorse e servizi
ISTRUZIONE PER TUTTI
Oltre a dare sostegno a progetti educativi a livello nazionale e regionale, la Svizzera partecipa attivamente al dialogo politico internazionale sull’istruzione nei Paesi in via di sviluppo. Ne è un esempio il
Partenariato globale per l’educazione (GPE): obiettivo di questa iniziativa, lanciata nel 2002 e intesa
come programma per il finanziamento dell’istruzione di base e secondaria nei Paesi in via di sviluppo ed
emergenti, è garantire un’istruzione di base per tutti. Nel frattempo annovera tra le sue fila 60 Paesi
partner e comprende anche rappresentanti della società civile e dell’economia. La Svizzera partecipa al
partenariato con un importo pari a 20 milioni di franchi entro il 2015.
Il successo ottenuto dal GPE negli ultimi undici anni è considerevole: finora ha consentito a 22 milioni
di bambini di accedere a un’istruzione scolastica. Inoltre ha permesso di formare 300 000 insegnanti e
di costruire o risanare 52 000 aule scolastiche. Un migliore accesso all’istruzione è tuttavia solo uno degli
obiettivi di questa iniziativa: per questo programma sono fondamentali anche la qualità dell’istruzione
e la parità di genere.
Oltre a sostenere finanziariamente offerte formative nei Paesi partner, l’iniziativa interviene presso le
autorità locali e i responsabili politici per fare in modo che, dove necessario, venga aumentata la spesa
per l’istruzione e siano introdotte misure volte a migliorare il sistema educativo.
«VOGLIO DIMOSTRARE ALLA MIA
FAMIGLIA CHE POSSO GUADAGNARMI
DA VIVERE ONESTAMENTE»
Ferdinando* (16 anni) dell’Honduras si è confrontato con la criminalità fin da
piccolo. Adesso, grazie al progetto «Projoven» cofinanziato dalla DSC, lavora
come barbiere e ha nuove prospettive di vita.
«In famiglia siamo dieci: cinque tra fratelli e sorelle,
tre nipoti, padre e madre. Mia madre e una delle mie
sorelle fanno pulizie, mentre un’altra sorella lavora
nell’industria tessile. Mio padre non ha lavoro, beve
troppo. A casa ci sono molti problemi e spesso non
abbiamo niente da mangiare.
stiere che fa per me e che nessuno può portarmi via.
Da quando ho seguito la formazione non faccio più
la fame. A volte mia madre mi chiede da dove prendo
il denaro e quando le rispondo che taglio capelli non
fa che ridere. Voglio dimostrare alla mia famiglia che
posso guadagnarmi da vivere onestamente.
Mia madre mi ha tolto dalla scuola elementare per
offrire un’opportunità a mia sorella. Da allora ho trascorso molto tempo per la strada. È stata un’esperienza negativa. Alcuni dei miei amici sono morti in
scontri tra bande rivali. Molti giovani sono armati e
anche i più coraggiosi hanno paura.
Di recente ho avuto la possibilità di lavorare dal miglior barbiere della zona. Mi pagava 420 lempiras al
giorno (20 franchi). In futuro voglio lavorare come
barbiere, pagare le mie cose e aiutare mia madre a
finire di costruire la nostra casa. Molte persone vogliono farsi tagliare i capelli da me: trovano che ci
sappia fare. Un giorno voglio aprire un negozio tutto
mio e so che posso farcela se ci credo veramente.»
Quando ho sentito parlare della possibilità di apprendere una professione, mi sono annunciato subito.
Volevo andarmene dalla strada. Il barbiere è il me-
*Il nome è stato modificato
23
Accesso a risorse e servizi
2
1
2
1
3
3
2
2
1
1
3
RISULTATI 2013
EUROPA DELL’EST E CSI
1
A fine 2013 in Asia centrale, in Ucraina e
nella Repubblica di Moldova, grazie al
sostegno della DSC, 103 000 persone
hanno avuto per la prima volta accesso all’acqua potabile. Nel 2012 e
nel 2013 in Bosnia e Erzegovina e in
Kosovo 120 000 cittadini hanno beneficiato dei miglioramenti apportati alla
rete di approvvigionamento idrico e delle
acque di scarico.
24
AMERICA LATINA
2
In Kosovo oltre 5000 giovani hanno
seguito programmi di formazione
professionale cofinanziati dalla DSC. La
metà dei diplomati ha in seguito trovato
un posto di lavoro. Il successo è confermato da un tasso di occupazione tra i
giovani del 30 per cento.
1
In Bolivia oltre 18 000 giovani, perlopiù
donne, hanno beneficiato di programmi di formazione professionale
sostenuti dalla DSC. Al termine della formazione il 56 per cento percepisce un
reddito superiore allo stipendio nazionale minimo di 120 dollari al mese.
2
In varie regioni dell’America latina l’accesso della popolazione all’acqua potabile è migliorato grazie al sostegno della
DSC. Dall’anno scorso 21 000 persone in
America centrale, 26 0000 in Colombia
e 95 000 in Perù dispongono per la
prima volta di acqua potabile pulita.
I Comuni e le cooperative per l’utilizzo
delle risorse idriche garantiscono un approvvigionamento a lungo termine.
3
Ad Haiti il reddito agricolo di 800 famiglie è aumentato di circa il 90 per cento
tra il 2011 e il 2013 grazie all’intervento
della DSC. La promozione della coltivazione di prodotti ortofrutticoli e dell’allevamento ha migliorato anche la sicurezza
alimentare.
Accesso a risorse e servizi
ASIA
1
In Nepal, il programma di formazione professionale della DSC ha permesso a circa
16 500 giovani di migliorare le proprie
capacità professionali: il 73 per cento
ha in seguito trovato un impiego.
2
In collaborazione con le amministrazioni
locali, in Mongolia sono stati elaborati
contratti relativi all’utilizzazione dei
pascoli, che hanno permesso di ridurre
considerevolmente il potenziale di
conflitto e di promuovere la rigenerazione di vasti terreni da pascolo.
3
Il sostegno finanziario della DSC agli
ospedali di Kantha-Bopha in Cambogia
ha permesso nel complesso di offrire
cure mediche a circa 687 100 bambini. Quasi 12 000 bambini gravemente
malati sono stati assistiti in ospedale.
NEL MONDO
1
La rete globale «Providing for Health»,
sostenuta dalla DSC, ha contribuito alla
creazione di sistemi di casse malati in
22 Paesi in via di sviluppo. Tanzania,
Ciad, Benin, Ruanda e Cambogia stanno
ora mettendo a punto, o migliorando, le
condizioni quadro e le politiche per la
creazione di queste casse.
2
Grazie al sostegno offerto dalla DSC al
consorzio delle ONG svizzere per l’acqua
e i servizi igienici di base, in 16 Paesi
360 000 persone dispongono ora di
un migliore accesso all’acqua potabile e 117 000 persone a gabinetti in
buone condizioni.
3
In Tanzania il sostegno della DSC al programma nazionale per il debellamento
della malaria nonché la promozione
di un dialogo politico hanno permesso
di creare un nuovo fondo globale per la
distribuzione di zanzariere.
4
La Svizzera ha offerto il suo sostegno
all’OMS per la creazione di un accordo
quadro globale volto a finanziare la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci
contro le malattie tropicali trascurate.
AFRICA SUBSAHARIANA
1
Nel 2013, grazie al sostegno della DSC,
in Malawi e in Zambia i relativi Ministeri
della salute hanno introdotto in sei regioni servizi speciali destinati ai giovani su questioni legate alla salute
sessuale e riproduttiva, tra i quali test
dell’HIV, consulenze e accesso a mezzi
contraccettivi.
2
In Benin la DSC sostiene il miglioramento
della qualità dell’istruzione, per esempio
favorendo la promozione delle conoscenze pedagogiche degli insegnanti. Grazie a questo intervento, la
quota di successo degli scolari è aumentata del 13 per cento a livello elementare
e del 22 per cento a livello secondario.
3
In Africa meridionale l’intervento della
DSC ha consentito l’introduzione di
25 nuove specie di granoturco più
resistenti alle condizioni atmosferiche. Nelle ultime tre stagioni l’impiego di
specie di mais più resistenti nella regione
si è decuplicato e oggi si aggira intorno
al 30 per cento del totale.
25
I Paesi del Sahel sono regolarmente colpiti dalla
siccità e dalla conseguente penuria di generi
alimentari. La fotografia mostra una donna nel
Niger durante la lavorazione del miglio, alimento
di base del Paese.
Il Programma globale Sicurezza alimentare si
impegna a favore dell’impiego sostenibile delle
risorse naturali. In particolare promuove l’aumento sostenibile della produttività dei piccoli agricoltori, rafforza la ricerca agricola applicata,
patrocina servizi di consulenza e sostiene la difesa
degli interessi dei piccoli agricoltori.
Carta Bianca
Di Gedion Onyango, Kenia
Il keniota Gedion
Onyango è politologo
e dottorando presso
la University of the
Western Cape in
Sudafrica. È inoltre
Research Fellow
presso il Centre for
Research and
Technology Development (RESTECH) del
Kenia.
LA RIPRESA IN AFRICA:
MITO O REALTÀ?
Gli impressionanti tassi di crescita registrati negli
ultimi anni dall’Africa hanno innescato un cambio di
percezione: l’Africa subsahariana non viene più vista
unicamente come epicentro di crisi e catastrofi ma
come un continente emergente, con le sue opportunità e le sue possibilità. Ma cosa c’è di vero in questa
nuova, promettente immagine dell’Africa?
Alcuni sostengono che quello che sta avvenendo in
Africa ha poco a che vedere con uno sviluppo economico sostenibile. In effetti vi sono numerosi argomenti a sostegno di questa tesi: nella maggior parte
dei Paesi la democrazia è ancora fragile e molti governi dispongono di capacità istituzionali limitate.
L’Africa è il continente con il maggior numero di
regimi repressivi su scala mondiale, soffre della
grande povertà e del divario avvilente tra i possidenti
e i nullatenenti. Molti dei suoi Stati sembrano inoltre
aver perso la battaglia contro la corruzione e soltanto
in Africa Paesi apparentemente stabili come il Kenia
continuano a ricevere aiuti alimentari per la popolazione che soffre la fame.
Ma l’Africa non è un’unità omogenea ed è fuorviante
parlare in generale di progresso economico e politico
o di stagnazione. Infatti, mentre Paesi come il
Botswana e il Ruanda registrano elevati tassi di crescita con notevoli progressi in termini di sviluppo,
Paesi come il Mali o il Sudan del Sud patiscono ancora
le conseguenze della violenza armata. Benché a partire dagli anni Novanta nel continente si sia formata
una classe media, in molti Paesi il numero dei poveri
è ancora altissimo. Riassumendo: si denotano progressi soddisfacenti ma le sfide sono tante e vanno
affrontate.
È indubbio che a partire dagli anni Novanta numerosi
Paesi dell’Africa subsahariana abbiano registrato progressi di natura democratica. Gli Stati monopartitici
stanno lentamente scomparendo, in molti Paesi si
organizzano elezioni democratiche regolari e si è instaurato un sistema di pacifico avvicendamento politico.
mediatico vivaci. E anche regimi autocratici come
l’Angola, il Camerun e l’Uganda si sono fatti più prudenti e tentano di adeguarsi agli standard internazionali per continuare a ottenere aiuti esteri.
In Africa il processo democratico è stato avviato,
anche se in molti Paesi è ancora agli inizi. Penso che
stiamo assistendo a una lenta ma irreversibile scomparsa della forma di governo dittatoriale, che ha dominato così a lungo ampie parti del continente. Pur
non essendo chiaro quali saranno gli effetti dei progressi democratici sul futuro dei Paesi africani, in generale nel continente è cresciuta la consapevolezza
della democrazia.
Regolarmente si sente dire che non ci sono nessi diretti tra la forma di governo e il grado di sviluppo di
una nazione, pensando al modello ruandese o a
quello etiopico oppure alle tigri asiatiche, cioè a quei
Paesi che registrano uno sviluppo economico positivo
nonostante siano privi di governi democratici.
Ai miei occhi tuttavia la democrazia è l’unico modello
politico che rafforza a lungo termine le istituzioni,
che crea una cultura politica favorevole allo sviluppo
e che presuppone una leadership tenuta a rispondere
del proprio operato. La storia ci insegna che, in
genere, in un regime repressivo il buon funzionamento delle istituzioni e i progressi in termini di sviluppo dipendono dalla figura di un dittatore forte e
sono destinati a crollare dopo la sua morte. Dovremmo quindi stare molto attenti nel congratularci
con Kagame in Ruanda o con Santos in Angola per i
loro successi economici.
Nel complesso l’Africa si è aperta e finalmente anche
i media internazionali mostrano l’eterogeneità di
questo continente che comprende più di 50 Paesi.
Considerate le sue molteplici e variegate realtà, non è
possibile confermare né smentire in modo assoluto
che in Africa sia in atto la ripresa. Nello specifico la
durabilità della tendenza positiva dipenderà dalla
tenuta dei mutamenti strutturali e dei progressi economici.
Negli ultimi anni molti Stati africani hanno adottato
costituzioni democratiche, altri lo stanno facendo.
Non a torto, molti di loro stanno mettendo in evidenza il proprio pluralismo politico che ha contribuito
alla nascita di una società civile e di un panorama
27
Finestra culturale
ARTE E CULTURA OLTRE OGNI CONFINE
Cosa sarebbe la vita senza arte né cultura? La risposta sarebbe sicuramente la stessa sia nelle città più
benestanti sia nei villaggi più poveri. Noi esseri umani
abbiamo bisogno dell’arte e della cultura in quanto
forgiano la nostra identità e ci infondono valori: esse
ci permettono di esprimerci e sono in grado di modificare le nostre percezioni, oltre ogni confine.
La Svizzera riconosce l’importanza dell’arte e della
cultura per lo sviluppo sostenibile, in particolare in
regioni caratterizzate da disordini e instabilità. La
cooperazione internazionale svizzera sostiene il
settore della cultura nei propri ambiti d’intervento
e aiuta gli artisti a ottenere visibilità a livello internazionale. In tal modo contribuisce anche a tutelare e promuovere la pluralità delle forme di
espressione culturale così come il dialogo e la pace
interculturali.
«Il mio compito è ridare
dignità a queste donne.»
Karina Muench,
autrice dell’esposizione
fotografica «El grito
del silencio»,
La Paz, Bolivia
«Le persone ritratte erano disposte a mostrare il proprio viso, a esprimere paura e vergogna e a denunciare violenza, maltrattamenti e discriminazione. Per
il mio lavoro mi sono lasciata guidare dalla fiducia
dimostratami e dall’intimità degli sguardi. Volevo
ridare dignità a queste donne e non renderle vittime
un’altra volta. Il mio lavoro è dedicato all’infinità di
bambine, ragazze e donne che hanno fatto esperienze analoghe e a tutte quelle persone che osservando queste immagini sono pronte a interrogarsi
sulle vite che si celano dietro a quei volti.
28
Finestra culturale
«Dobbiamo lanciare
progetti congiunti per
ripristinare la fiducia e
la stabilità nella
regione.»
Rusudan Pirvelli,
cineasta e produttore
georgiano
27 Missing Kisses, un film di Nana Djordjadze,
presentato nel 2013 nell’ambito della sezione Open
Doors al Festival del Film Locarno.
Dopo il crollo dell’Unione sovietica e in seguito a vari
conflitti, l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaigian erano
isolati. L’arte può aiutare a ricostruire le relazioni?
All’inizio del 2000 la DSC ha iniziato a sostenere l’industria cinematografica regionale. Nel 2013 la sezione
Open Doors del Festival del Film Locarno si è concentrata sul Caucaso meridionale, presentando una nuova
generazione di cineasti emergenti. Le pellicole affrontavano temi come le regole sociali, gli spazi vitali e la
giustizia. Si trattava soprattutto di coproduzioni, che
hanno dimostrato che è possibile creare cooperazioni
in ambito culturale anche se la politica si trova in fase
di stallo.
«Gli artisti hanno avuto
l’opportunità di fare da
contraltare al nazionalismo e alla xenofobia»
Milena Dragicevic-Sesic,
scrittrice e
professoressa serba
«Grazie al programma culturale svizzero nell’Europa
sud-orientale gli artisti (…) hanno avuto la possibilità
di partecipare a programmi d’impegno sociale, di
consapevolezza politica, di lotta al nazionalismo, allo
sciovinismo e alla xenofobia. Il programma culturale
svizzero ha sostenuto continuamente gli artisti con
produzioni di alto livello ed elevati standard etici.
Questo ha contribuito alla democratizzazione della
società serba e alla creazione di una consapevolezza
civica.»
La guerra non distrugge
solo la vita, ma anche la
memoria e con essa la
possibilità di pensare al
passato e di costruire un
futuro diverso. L’occupazione del Nord del Mali
ne ha minacciato il patrimonio culturale, in particolare i manoscritti di
Timbuctù, che per più di
800 anni sono stati custoditi da famiglie. Questi testi sono una testimonianza unica della storia africana. A partire da gennaio 2013 sono stati trasportati a Bamako 370 000
manoscritti di Timbuctù, dove vengono restaurati,
registrati e digitalizzati in condizioni sicure.
Quest’iniziativa è stata diretta dall’ONG maliana
SAVAMA-DCI e sostenuta, tra gli altri, dalla DSC.
«Un’eredità così preziosa è sotto la responsabilità
dell’intera umanità.»
Yves Rossier
segretario di Stato del Dipartimento federale degli
affari esteri, 30 maggio 2013, in occasione della sua
visita a Timbuctù
29
Dove interveniamo
DOVE INTERVENIAMO
AFRICA SUBSAHARIANA
Nell’Africa subsahariana la DSC si impegna in particolare in favore dello sviluppo rurale, dell’accesso ai
servizi pubblici e del miglioramento del buongoverno locale. Sostiene le popolazioni nella gestione
sostenibile delle loro risorse.
A tale scopo la DSC promuove le capacità tecniche
delle autorità locali e sostiene la creazione di istituzioni
statali rispettose delle esigenze dei cittadini. Il coinvolgimento della società civile è primordiale. Per quanto
riguarda i servizi generali, nell’Africa occidentale la
DSC mira alla formazione di base e professionale,
mentre nell’Africa orientale e meridionale si concentra
soprattutto sulla creazione di sistemi sanitari.
Nel quadro della cooperazione economica allo sviluppo, nell’Africa subsahariana la SECO aiuta i Paesi
partner soprattutto a consolidare una crescita economica sostenibile e rispettosa del clima e a favorirne l’integrazione nell’economia mondiale.
NORD AFRICA, VICINO E MEDIO ORIENTE
La cooperazione della Svizzera in Nord Africa comprende tre settori: la transizione democratica e il
rafforzamento dei diritti dell’uomo; lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro; la migrazione e la protezione delle persone vulnerabili. I
programmi sono realizzati dalla DSC e dalla SECO in
collaborazione con la Direzione politica, la Direzione
del diritto internazionale pubblico e l’Ufficio federale della migrazione. Grazie al rapido sviluppo del
programma, negli ultimi anni la Svizzera ha potuto
creare nel Nord Africa le basi necessarie per contri-
buire al successo della transizione in questa regione.
Nel Vicino e Medio Oriente la DSC si impegna per
garantire condizioni di vita più sicure, stabili e pacifiche. La strategia per il Vicino Oriente della DSC
prevede in particolare il rafforzamento dei servizi di
base nonché la protezione e la riduzione dei rischi
di catastrofe. L’obiettivo del programma a favore
dei Territori palestinesi occupati è il rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti dell’uomo
nonché il miglioramento dei servizi di base e della
situazione economica.
Dove interveniamo
PAESI E REGIONI PRIORITARI DSC/SECO 2013
DSC
Paesi e regioni
prioritari Sud
Africa
subsahariana
2013
Mio.
CHF
2012
Mio.
CHF
Africa australe1
34.4
30.8
1
Regione dei
Grandi Laghi2
31.1
29.0
2
Mozambico
23.0
23.9
3
Tanzania
22.8
23.0
4
Burkina Faso
21.3
20.6
5
Mali
20.2
16.5
6
Niger
16.6
18.5
7
Benin
15.3
17.4
8
Ciad
14.3
11.7
9
Corno d'Africa3
8.1
2.5
10
Nord Africa,
Vicino e Medio
Oriente
Nord Africa4/
Territorio Palestinense
Occupato
26.5
38.8
1
America latina
America centrale5
42.3
40.8
1
Bolivia
24.5
28.3
2
Asia
Asia centrale12
27.8
21.4
Kosovo
12.2
10.6
Bosnia e Erzegovina
10.5
8.7
13
10.2
10.4
Albania
9.3
6.9
Serbia
9.2
7.3
Caucaso del Sud
SECO
Paesi prioritari
Est
Europa
dell’Est e CSI
Moldova
9.0
7.0
Macedonia
8.2
5.1
Ucraina
5.9
7.4
Albania
16.2
3.1
Tagikistan
14.7
11.1
Kirghizistan
11.8
11.2
Ucraina
9.7
5.9
Kosovo
7.1
8.5
6.0
6.3
4.4
2.9
Cuba
8.2
5.4
3
Haiti
6.9
5.4
4
Azerbaigian
49.8
40.6
1
Mekong6
38.2
33.4
Hindu Kush
30.9
27.4
3
Bangladesh
29.5
25.9
4
Mongolia
18.2
14.1
5
7
2
DSC/SECO
Contributo
all’allargamento
dell’UE
Europa
dell’Est e CSI
Bosnia e Erzegovina
3.0
2.7
Macedonia
2.8
0.8
Polonia
59.4
20.0
Romania
19.3
12.1
Estonia
9.0
8.2
8.0
5.1
25.0
15.5
11
Bulgaria
Sudafrica
4.1
3.4
12
Repubblica Ceca
7.8
6.1
Nord Africa,
Vicino e Medio
Oriente
Egitto
9.9
4.4
2
Ungheria
6.0
3.9
Lettonia
5.0
8.0
Slovenia
4.6
3.8
America latina
Perù
Lituania
4.1
1.2
Slovacchia
3.5
2.0
Africa
subsahariana
Asia
DSC
Aiuto umanitario
Regioni principali
d’intervento
Europa
dell’Est e CSI
2012
Mio.
CHF
Serbia
Nepal
SECO
Paesi prioritari
Sud
DSC
Paesi e regioni
prioritari Est
2013
Mio.
CHF
Africa
subsahariana
Ghana
Tunisia
9.1
3.6
3
10.7
7.0
5
Colombia
5.5
3.1
6
Vietnam
16.5
4.6
6
Malta
2.8
1.1
Indonesia
14.3
13.9
7
Cipro
0.1
0.2
Corno d'Africa8
20.5
21.1
A
Sudan del Sud
12.5
8.6
B
1
Lesotho, Malawi, Sudafrica, Zimbabwe, Swaziland, Zambia
Sudan
9.4
7.4
C
2
Burundi, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo
Repubblica Democratica del Congo/Kivu
9.1
5.6
3
Etiopia, Eritrea, Gibuti, Kenia, Somalia, Sudan del Sud, Sudan, Yemen
4
Libia, Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria
Zimbabwe
6.2
6.5
E
5
Nicaragua, Honduras
Sahel9
6.2
6.0
F
6
Myanmar, Cambogia, Laos, Vietnam
7
Afghanistan, Pakistan
8
Etiopia, Eritrea, Gibuti, Kenia, Somalia
9
Mali, Africa occidentale regionale
D
Nord Africa,
Vicino e Medio
Oriente
Nord Africa11
7.2
8.0
H
America latina
Colombia
9.3
8.2
I
10
Siria, Iraq, Giordania, Libano, Territori Palestinesi Occupati
Haiti
7.8
6.5
J
11
Libia, Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria
12
Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan
13
Azerbaigian, Armenia, Georgia
Asia
Vicino Oriente10
Corea del Nord
49.2
10.0
33.5
6.5
G
K
Sri Lanka
8.2
6.5
L
Myanmar
7.7
6.5
M
3
1
4
3
F
J
6
7
1
5
11
6
I
5
2
30
8
3
7
9
1
5
10
9
6
8
2
7
5
6
3
2 8
4
4
5
11
12
1
K
10
11
12
G
3
H
2
2
4
M
1
9
6
C
B
10
A
L
7
2
D
4
3
E
1
12
31
Dove interveniamo
DSC/SECO – RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
E TEMATICA 2013
(VERSAMENTI BILATERALI, IN MILIONI DI CHF)
DSC – COOPERAZIONE CON I PAESI DEL SUD E CON L’EUROPA DELL’EST
0
35
70
105
140
Riforma dello Stato, amministrazione locale
e partecipazione dei cittadini
Agricoltura e sicurezza alimentare
Salute
Acqua
Istruzione di base e formazione professionale
Cambiamenti climatici e ambiente
DSC – AIUTO UMANITARIO
Sviluppo settore privato e servizi finanziari
20
Trasformazione dei conflitti
e resistenza alle crisi
6
80
37
Migrazione
59
Altri temi
SECO – COOPERAZIONE CON I PAESI DEL SUD E CON L’EUROPA DELL’EST
0
35
Sviluppo delle infrastrutture urbane
Politica economica e finanziaria
Settore privato e imprenditorialità
Commercio sostenibile
Crescita rispettosa del clima
Misure di attuazione e di funzionamento
¢ Africa subsahariana
¢ Nord Africa, Vicino e Medio Oriente
¢ Asia
¢ America latina
¢ Europa dell’Est e CSI
70
105
140
Dove interveniamo
AMERICA LATINA
In America latina la DSC si concentra, in primo
luogo, su tematiche come clima, impiego, reddito e
buongoverno. La DSC contribuisce ad attenuare le
conseguenze negative del cambiamento climatico e
delle catastrofi naturali e a migliorare l’occupazione
e la formazione professionale. Promuove inoltre servizi finanziari e lo sviluppo del settore agricolo, i diritti dell’uomo e i processi di decentralizzazione. I
Paesi andini godono infine di un sostegno negli
ambiti dell’acqua e del cambiamento climatico.
L’operato della SECO in America latina riguarda soprattutto le sfide in ambito di politica economica e
commerciale. In particolare contribuisce a rafforzare il settore privato e a diversificare le economie
nazionali, fortemente dipendenti dalle materie
prime. Tra le priorità della SECO vi sono inoltre il
rafforzamento delle istituzioni pubbliche, lo sviluppo urbano sostenibile e l’attenuazione delle
conseguenze del cambiamento climatico.
EUROPA DELL’EST E CSI
La cooperazione svizzera con l’Europa dell’Est della
DSC e della SECO è attiva in particolare nel quadro
della cooperazione alla transizione e dei contributi
all’allargamento negli ex Paesi socialisti nell’Europa
orientale, nel Caucaso del Sud e nell’Asia centrale.
Nei Paesi dei Balcani occidentali e nei Paesi postsovietici della Comunità degli Stati indipendenti
(CSI) la Svizzera sostiene la transizione verso una
democrazia duratura e regimi di economia di mercato. La cooperazione mira a realizzare riforme in
ambito di democratizzazione e decentralizzazione,
a migliorare i sistemi sanitari, ad ampliare l’approvvigionamento idrico ed energetico e i sistemi di
scolo delle acque. Si adopera inoltre per rafforzare
la politica economica e finanziaria, le riforme a
favore di sistemi di formazione professionale orientati al mercato e per promuovere il settore privato.
Attraverso il contributo all’allargamento, che non
rientra nel quadro dell’aiuto pubblico allo sviluppo,
la Svizzera contribuisce a eliminare le disparità sociali ed economiche nell’Unione europea allargata.
Si impegna a favore del consolidamento dell’economia, dell’incremento della sicurezza sociale e pubblica, della tutela dell’ambiente e del rafforzamento
della società civile.
ASIA
I programmi della DSC nell’Asia meridionale riguardano la promozione dei diritti dell’uomo e della
pace, il rafforzamento della società civile e del buongoverno locale e si concentrano sullo sviluppo
rurale, sulla formazione professionale e sul cambiamento climatico. La DSC intende inoltre contribuire
alle riforme nazionali e a una transizione pacifica
nelle regioni colpite da conflitti.
Nell’Asia orientale la DSC si impegna a favore di una
riduzione delle notevoli disparità politiche, sociali ed
economiche. La riduzione della povertà, la promo-
zione dei diritti dell’uomo e il rafforzamento dello
Stato di diritto, in particolare in ambito rurale, sono
tra i principali pilastri del suo operato. La DSC si
adopera inoltre nell’ambito della formazione professionale, dell’agricoltura, della salute e della società civile.
Nel Sudest asiatico la SECO sostiene i suoi Paesi partner nel migliorare le condizioni economiche quadro
e la competitività delle PMI locali e interviene inoltre
a favore di infrastrutture più ecologiche.
CRESCITA
ECONOMICA
SOSTENIBILE
• Stabilità finanziaria e buongoverno
• Crescita continua del commercio
• Sviluppo del settore privato e
potenziamento dei servizi finanziari
• Infrastruttura e sviluppo urbano
Una crescita economica costante è una
condizione indispensabile per la riduzione
della povertà e delle disparità. Il settore
privato è il principale motore di questa
crescita. L’integrazione nel mercato mondiale
dischiude ai Paesi in via di sviluppo l’accesso
a mercati di sbocco e a fonti di investimento.
Nei Paesi partner la Svizzera si impegna a
favore di una crescita economica sostenibile e
a larga diffusione. In particolare si occupa di
gestione delle risorse pubbliche, di condizioni
quadro per gli investimenti privati, di
stabilità del settore finanziario, di finanziamento di servizi pubblici, di infrastruttura, di
utilizzo delle risorse, di liberalizzazione del
commercio e di mercato del lavoro.
CRESCITA COSTANTE
In numerosi Paesi in via di sviluppo ed emergenti i tassi di crescita
economica sono impressionanti. Spesso però il benessere supplementare non è condiviso in maniera equa. Affinché tutta la popolazione possa trarne vantaggio è necessario creare posti di lavoro. È
altrettanto importante che siano rispettati gli standard di sostenibilità sociali ed ecologici nonché i principi della governance economica.
La Svizzera si impegna a favore di questi obiettivi.
Povero, disoccupato o ambedue le cose: in tutto il
mondo circa 1,2 miliardi di persone in età lavorativa
non hanno un impiego o guadagnano talmente
poco che vivono al di sotto della soglia di povertà.
Avere un’occupazione però non è tutto: deve anche
poter consentire di vivere e lavorare in condizioni dignitose.
Creare posti di lavoro per una crescita a
vantaggio di tutti
Negli ultimi anni numerosi Paesi in via di sviluppo
hanno potuto passare alla categoria degli Stati con
32
un reddito medio. Non sempre però questa incredibile crescita economica si riflette positivamente sui
gruppi più poveri della popolazione. È indispensabile
creare posti di lavoro, soltanto così potranno beneficiarne tutti. Ma proprio nei Paesi più poveri la creazione di impiego resta una sfida centrale: dal 2000 la
crescita economica media negli Stati con i redditi più
bassi è stata del 7 per cento, mentre il tasso di occupazione è cresciuto soltanto del 3 per cento.
La forza trainante dell’occupazione è il settore privato. Un maggiore collegamento tra crescita e occu-
Crescita economica sostenibile
pazione richiede però misure di politica economica
mirate: ne fanno parte un’amministrazione pubblica
delle finanze trasparente, un’economia nazionale
stabile con un settore finanziario robusto, una legislazione chiara per le attività imprenditoriali e un migliore accesso al mercato internazionale.
nei Paesi industrializzati, emergenti e in via di sviluppo, è una condizione indispensabile per una crescita economica che, nel lungo termine, sarà proficua
per tutti. A tal fine sono necessari consistenti investimenti finanziari, ma sono altrettanto importanti i
cambiamenti di mentalità, sia al Sud sia al Nord.
Miglioramento delle condizioni di lavoro e degli
standard ambientali
Al pari della creazione di posti di lavoro duraturi, è
importante anche garantire condizioni lavorative
eque. In Africa la situazione di circa l’80 per cento
della popolazione attiva è precaria: spesso i lavoratori
sono mal pagati o impiegati nel settore informale.
Impegno svizzero
Nei suoi Paesi partner la SECO si impegna per promuovere un ambiente commerciale favorevole alle
aziende e aiuta a migliorare l’accesso ai crediti, ai
prestiti e ai capitali d’investimento a lungo termine.
La SECO sostiene inoltre i Paesi nell’introduzione di
metodi di produzione più efficienti e rispettosi
nell’uso delle risorse e si spende per migliorare l’accesso ai mercati internazionali e facilitare le formalità
doganali. Queste misure consentono di aumentare
gli scambi commerciali e gli investimenti e, di conseguenza, di creare posti di lavoro. Grazie al sostegno
della SECO nel 2013, per esempio, quattro imprese
macedoni hanno potuto partecipare a fiere internazionali e aprirsi così a nuovi mercati. La Svizzera inoltre si è adoperata, con successo, in favore dell’ammissione del Laos e del Tagikistan nell’Organizzazione
mondiale del commercio.
È possibile uscire dalla povertà soltanto se il lavoro
viene corrisposto in maniera congrua e sono rispettati gli standard internazionali. Presupposti che, tra
l’altro, contribuiscono a rafforzare l’autostima, la coesione sociale e il progresso della società. Solo chi è
sgravato dalle preoccupazioni quotidiane della sopravvivenza può impegnarsi a favore di questioni sociali o di diritti in tema di libertà individuale.
Al contempo, per una crescita economica durevole, è
necessario tener conto anche di fattori ecologici. Un
nuovo orientamento ecologico dell’economia, nel
senso di attività rispettose dell’ambiente e del clima
«È possibile uscire
dalla povertà soltanto
se il lavoro viene
corrisposto in maniera
congrua e sono rispettati gli standard
internazionali.»
In materia di miglioramento delle condizioni di lavoro
la SECO tra l’altro, in collaborazione con produttori
AMMINISTRAZIONI EFFICIENTI PER
MIGLIORARE I SERVIZI DI BASE
In Perù molte autorità locali fanno fatica a garantire un’erogazione costante
dei servizi fondamentali ai cittadini. La SECO li aiuta nell’affrontare questa
sfida.
Con la decentralizzazione avviata negli anni 1990, la
responsabilità delle autorità comunali e regionali peruviane in materia di finanze pubbliche è aumentata
considerevolmente. Oggi amministrano più del 40
per cento della spesa complessiva in ambiti come la
formazione, la salute, l’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici, lo sviluppo urbano e la sicurezza.
Per sopperire a queste carenze, la SECO ha lanciato
un programma teso a sostenere le autorità nell’
affrontare queste sfide che contempla molteplici
misure adeguate alle esigenze locali specifiche. Il personale viene formato attraverso corsi di perfezionamento e seguito tecnicamente con l’ausilio di consulenze, per esempio nell’elaborazione di riforme
legislative.
Spesso le autorità locali sono sopraffatte da queste
competenze perché non dispongono delle risorse e
mancano di personale adeguatamente formato e
dell’infrastruttura necessaria. Questo incide direttamente sulla lotta alla povertà in quanto non è possibile garantire i servizi fondamentali se l’amministrazione è inefficiente.
Al momento il programma è attuato presso tre amministrazioni regionali e tre comunali. Alla fine i benefici dovrebbero però estendersi all’intero Paese: i
risultati di una gestione finanziaria e contabile efficiente verranno diffusi su scala nazionale per contribuire al miglioramento dei servizi di base a livello
locale in tutte le regioni del Perù.
33
Crescita economica sostenibile
internazionali di articoli di marca, sostiene un programma che introduce e attua norme fondamentali
del lavoro nel settore tessile di Paesi partner selezionati. I risultati raggiunti sinora sono promettenti e
dimostrano che la sostenibilità si rivela proficua per
tutti gli attori coinvolti: i collaboratori delle imprese
partecipanti al progetto sono più soddisfatti e di conseguenza più motivati sul lavoro, si verificano meno
incidenti, si riducono le assenze per malattia e le fluttuazioni del personale. Allo stesso tempo si notano
miglioramenti a livello della qualità dei prodotti realizzati e un aumento della produttività.
La DSC lavora per garantire alle fasce più povere della
popolazione accesso a mercati locali e a crediti, a un
lavoro migliore nonché a un reddito più elevato. In
Tanzania e in Mozambico, ad esempio, promuove la
realizzazione di adeguamenti strutturali che consentono ai piccoli produttori di cotone e di soia di smerciare il proprio raccolto sul mercato a prezzi equi. Nei
Balcani, grazie a misure di formazione professionale
mirate e volte a migliorare il collocamento, programmi specifici migliorano le opportunità dei giovani sul mercato del lavoro.
La Svizzera sostiene infine varie iniziative multilaterali
il cui obiettivo è sensibilizzare le imprese internazionali presenti nei Paesi in via di sviluppo a impostare le
loro attività in modo sostenibile. In tale contesto, la
maggiore iniziativa al mondo è la «Global Compact»
dell’ONU per una gestione aziendale sostenibile.
Riduzione delle disparità
La creazione di posti di lavoro e la promozione di condizioni di lavoro eque contribuiscono alla riduzione
delle disparità sociali. Sono aspetti di primordiale importanza per la prosperità economica e lo sviluppo
politico a lungo termine di un Paese. Di fronte alle
crescenti disparità in numerose regioni del mondo, la
riduzione del divario tra il reddito dei più ricchi e
quello dei più poveri resta un’obiettivo prioritario
della politica di sviluppo.
Quando i progressi della crescita non implicano un
appianamento delle disparità economiche e quindi
portano a tensioni sociali, si è di fronte a una minaccia per la stabilità e la tenuta dello sviluppo di un
Paese. Questo vale in particolare per Paesi in via di
sviluppo con una considerevole massa giovanile fortemente colpita dalla disoccupazione. Creando posti
di lavoro sicuri ed equi in grado di offrire una prospettiva a questi giovani uomini e donne, cresce
l’economia e aumenta il benessere della popolazione.
34
«Quando i progressi
della crescita non
implicano un appianamento delle disparità
economiche e quindi
portano a tensioni
sociali, si è di fronte a
una minaccia per la
stabilità e la tenuta dello
sviluppo di un Paese.»
ACCORDO DI BALI
DELL’OMC: UN’OPPORTUNITÀ PER
I PAESI IN VIA DI
SVILUPPO?
Roberto Azevêdo, direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC),
ha definito l’accordo commerciale approvato a
Bali nel dicembre del 2013 «un grande passo
in avanti per i Paesi in via di sviluppo.» La breccia aperta dalla Conferenza dei ministri
dell’OMC è un vero e proprio successo dopo
anni di ristagno. Ciononostante, in quale
misura i Paesi in via di sviluppo beneficeranno
di questo accordo?
Gli accordi prevedono che, grazie a una riduzione delle barriere doganali, i Paesi in via di
sviluppo più poveri abbiano un accesso facilitato ai mercati dei Paesi industrializzati ed
emergenti. A tale scopo è necessario rafforzare
la cooperazione allo sviluppo nel settore del
commercio. È inoltre prevista l’abolizione delle
sovvenzioni all’agricoltura.
Per numerosi Paesi in via di sviluppo l’agricoltura è di fondamentale importanza. Finora
l’accesso al mercato globale per questi Paesi è
stato ostacolato da barriere commerciali internazionali. Su questo fronte gli accordi di Bali
promettono un miglioramento. L’OMC parte
dal presupposto che, attraverso la liberalizzazione, nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti
verranno creati milioni di nuovi posti di lavoro.
Il Consiglio federale ha giudicato la conclusione di questo pacchetto una tappa importante, uno stimolo per nuove trattative in seno
all’OMC.
Rappresentanti di organizzazioni della società
civile fanno tuttavia notare che l’accordo potrebbe essere contrario agli interessi dei Paesi
in via di sviluppo. In particolare deplorano che
in futuro non sarà consentito adottare misure
statali articolate a sostegno dei piccoli contadini. Inoltre gli obblighi per gli Stati industrializzati sarebbero talvolta formulati in maniera
troppo vaga.
CRESCITA ECONOMICA GRAZIE A UN
APPROVVIGIONAMENTO DI ENERGIA
ELETTRICA AFFIDABILE
Grazie al sostegno della SECO, il Tagikistan orientale dispone ora di energia
elettrica in ogni momento della giornata. Le condizioni di vita della popolazione sono sensibilmente migliorate.
Prima i negozi, i ristoranti e le fabbriche della provincia autonoma del Gorno-Badachšan nel Tagikistan
orientale erano aperti solo in estate, mentre in inverno rimanevano chiusi per mancanza di elettricità.
Oggi sono aperti tutto l’anno, a scuola le lezioni si
tengono anche d’inverno e i ragazzi possono fare i
compiti anche dopo che cala la sera. Questo progresso è stato reso possibile dal progetto «Pamir Private Power», cofinanziato dalla SECO, nell’ambito
del quale sono stati risanati gli impianti delle centrali
idroelettriche e le condotte della rete elettrica. Parallelamente sono state introdotte tariffe vantaggiose e
sussidi per i meno abbienti.
La fornitura di energia elettrica 24 ore su 24 ha rinvigorito l’economia del capoluogo della provincia: le
panetterie sono passate da nove a trenta e i ristoranti
da due sono diventati undici. La produzione di latticini è aumentata del 56 per cento grazie all’apertura
di tre nuove latterie e inoltre è stato inaugurato un
impianto di acque minerali che intende insediarsi ben
presto anche nella capitale Dušanbe.
Il progetto ha avuto effetti positivi anche sull’ambiente e sulla salute. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per molto tempo l’energia elettrica è stata
prodotta con generatori diesel, mentre si usava la
legna per cucinare e per il riscaldamento. Questo ha
causato la distruzione di circa il 70 per cento delle
foreste della provincia. Grazie al migliore approvvigionamento energetico nel frattempo le foreste si
sono rigenerate e la qualità dell’aria negli edifici è
notevolmente migliorata.
«INCENTRATO SULLE PRIORITÀ E SULLE
ESIGENZE DEL PAESE»
Thierry Buchs è il capo della cooperazione allo sviluppo economico della
SECO in Colombia.
La Colombia è teatro di un conflitto armato da
più di quarant’anni. Quali sono le ripercussioni
della guerra sulla crescita economica del Paese?
Il conflitto con i guerriglieri delle FARC ha segnato
profondamente il Paese, che conta circa cinque milioni di sfollati interni rifugiatisi nelle città. La Colombia è il Paese che, dopo Haiti, registra le maggiori
disparità di reddito dell’Emisfero occidentale: questa
situazione acuisce il divario tra città e campagna e tra
economia formale e informale.
In che modo la Svizzera può contribuire a migliorare la situazione?
La Svizzera è uno dei pochi Paesi donatori che dispongono di un programma di cooperazione economica in Colombia. Si tratta di un programma incentrato primariamente sulle priorità e sulle esigenze del
Paese: lo sviluppo urbano sostenibile e la creazione di
posti di lavoro.
Questo impegno è completato dal programma di
aiuti umanitari e dal programma per la promozione
dei diritti dell’uomo. L’interconnessione di questi
strumenti, che tengono conto delle diverse realtà e
problematiche in loco, è molto apprezzata dai nostri
partner colombiani.
La SECO si impegna anche nel settore delle infrastrutture. Quali sono le maggiori sfide in
questo campo?
La rete viaria è insufficiente e le sue condizioni sono
deplorevoli. Inoltre è urgente investire nello smaltimento dei rifiuti, nel trattamento delle acque di scarico e nella pianificazione del territorio, in modo da
promuovere lo sviluppo sostenibile delle città.
35
Crescita economica sostenibile
5
1 4
1
3
2
1
3
3
2
1
1
2
4
RISULTATI 2013
NORD AFRICA, VICINO E
MEDIO ORIENTE
1
Grazie al sostegno della SECO in Egitto
6800 nuclei familiari hanno ottenuto
accesso a un sistema centralizzato di
scolo delle acque reflue. Oltre all’ampliamento quantitativo e qualitativo
dell’infrastruttura, l’intervento ha permesso di migliorare la sostenibilità finanziaria degli impianti.
36
EUROPA DELL’EST E CSI
1
Grazie al sostegno della SECO, quattro
imprese macedoni hanno potuto partecipare a fiere internazionali, creando nuovi
contatti e aprendo così nuovi mercati
esteri per i loro prodotti.
2
In Tagikistan, con l’aiuto della SECO, circa
3050 nuclei familiari sono stati dotati
di contatori dell’acqua e 10 000 di
contatori dell’elettricità. L’azienda idrica
e l’azienda elettrica sono ora in grado di
allestire una fatturazione corretta, migliorando la sostenibilità finanziaria.
3
In Georgia 19 000 contadini hanno
potuto aumentare il loro reddito grazie
al sostegno della DSC e sono stati
creati circa 300 impieghi a tempo
parziale e a tempo pieno nel settore
agricolo. Anche in Armenia 3000 contadini hanno visto aumentare il loro reddito. In Azerbaigian sono stati creati
almeno 70 nuovi posti di lavoro, incrementando al contempo il reddito di
circa 650 contadini.
4
Dal 2010 l’impegno svizzero per la promozione del settore privato nella Serbia
meridionale ha consentito un aumento
pari al 10 per cento dei posti di
lavoro nell’industria della lavorazione del legno (da 12 000 a 13 130).
Crescita economica sostenibile
5
Il sostegno della DSC alle riforme sanitarie e a progetti specifici in materia di
salute in Asia centrale, nei Balcani occidentali, in Ucraina e nella Repubblica di
Moldova ha permesso di migliorare sensibilmente l’assistenza sanitaria. In Tagikistan, per esempio, dal 2011 sono stati
offerti corsi di formazione e perfezionamento a medici di famiglia che
servono un bacino di 500 000 persone.
verso piccole cooperative. In particolare ha lavorato per far migliorare le
condizioni di lavoro e gli stipendi della
manodopera nonché per ridurre l’inquinamento da mercurio dei corsi d’acqua
utilizzati per il lavaggio dell’oro.
2
In Vietnam la SECO ha sostenuto la riforma del registro di commercio. Sono
stati semplificati il processo di registrazione per le imprese e l’accesso del pubblico alle informazioni riguardanti le
aziende. Ora all’88 per cento delle
imprese di nuova registrazione bastano soltanto tre giorni per ottenere una licenza aziendale e non più
quindici come in precedenza. Di riflesso sono diminuiti di circa il 60 per
cento anche i costi correlati.
3
Grazie ai crediti messi a disposizione
dalla SECO alle banche vietnamite e
all’offerta di un adeguato supporto tecnico, sono state create nuove centrali
idroelettriche di piccole dimensioni che
generano ulteriori 261 gigawattora
di corrente all’anno, cioè il consumo
annuo di 35 750 nuclei familiari di quattro persone in Svizzera.
AMERICA LATINA
1
2
In Colombia la SECO ha sostenuto un
progetto volto a semplificare i permessi
di costruzione e le ispezioni edilizie. Il
tempo necessario per l’ottenimento
di un permesso di costruzione ha
potuto così essere ridotto di quasi
l’80 per cento, mentre le risorse necessarie a tal fine sono state ridotte del 45
per cento. La semplificazione delle procedure amministrative consente al settore privato colombiano di risparmiare
sette milioni di dollari all’anno.
In Perù la SECO ha contribuito a migliorare il processo di pianificazione strategica del Ministero del commercio
estero e del turismo. Tra l’altro è stato
introdotto un software di monitoraggio
che consente al Ministero e alle autorità
amministrative regionali di meglio controllare i piani di esportazione.
3
Grazie all’aiuto della DSC, in Nicaragua è
stato possibile migliorare le catene di
creazione del valore dei prodotti agricoli
e far aumentare così di circa 500 dollari il reddito di oltre 8000 famiglie
nel 2013.
4
Tra il 2010 e il 2013 in Bolivia ca. 6000
persone hanno ottenuto l’accesso a
servizi finanziari innovativi, come i
microcrediti, grazie all’aiuto della DSC.
Nello stesso periodo 15 500 produttori
locali, attraverso misure di formazione
e di sostegno tecnico, hanno potuto perfezionare le proprie competenze professionali.
ASIA
1
In Mongolia la DSC ha sostenuto la riforma dell’estrazione d’oro attra-
2
Alla fine del 2013 l’«International Finance Corporation» della Banca mondiale, sostenuta dalla SECO, ha concluso
un programma quadriennale con un
forte effetto leva: per ogni dollaro finanziato da un donatore, le banche hanno
investito 49 dollari in tecnologie ecologiche a favore delle PMI.
AFRICA SUBSAHARIANA
1
La SECO ha sostenuto in Ghana la creazione del primo registro africano dei
pegni. Dopo sei mesi dall’entrata in funzione erano già stati assegnati crediti
per un ammontare complessivo
di 3 miliardi di dollari: 5000 piccole
e medie imprese nonché 22 000 microimprese hanno così avuto accesso al credito.
NEL MONDO
1
Grazie al progetto sostenuto dalla SECO
«Better Work», che fa applicare le norme
fondamentali sul lavoro dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nel
settore tessile, si sono potute ridurre
considerevolmente le disparità salariali tra i lavoratori migranti di sesso
maschile e femminile. Dato che le migranti trasferiscono alle proprie famiglie
fino al 25 per cento in più degli uomini
del denaro guadagnato, il progetto contribuisce al contempo direttamente alla
riduzione della povertà.
37
DEMOCRAZIA
ED ECONOMIA
DI MERCATO
• Rafforzamento dei parlamenti,
democratizzazione, riforma dello
Stato
• Promozione dell’amministrazione
locale
• Sviluppo di sistemi operanti
in economia di mercato
In Paesi del Sud e dell’Est, la Svizzera sostiene
la transizione verso sistemi improntati alla
democrazia, alla società, allo Stato di diritto e
all’economia di mercato con amministrazioni
locali orientate ai cittadini. In materia di
promozione della democrazia, la priorità è
data al rafforzamento dei parlamenti, della
giustizia e del buongoverno. In tale contesto la
Svizzera si concentra sulla prevenzione e
sulla lotta contro la corruzione. Inoltre, in
situazioni di transizione, l’impegno svizzero
attribuisce grande rilevanza anche a un
miglioramento delle condizioni quadro per il
settore privato.
LA DEMOCRAZIA COME REALTÀ VISSUTA
In numerose parti del mondo, l’aspirazione alla libertà e alla democrazia si fa sempre più forte; per soddisfarla però la via è ancora
lunga e tortuosa. Come dimostrano i Balcani occidentali, lo svolgimento di elezioni e la presenza di istituzioni formalmente democratiche non sono automaticamente sinonimi di democrazia. Per la Svizzera, la promozione della democrazia è di primordiale importanza.
Nel 2013 oltre 17 milioni di cittadini dei Balcani occidentali hanno avuto la possibilità di partecipare alle
elezioni comunali, parlamentari e presidenziali per
eleggere i propri rappresentanti. Si tratta di un successo considerevole in vista della democratizzazione
dell’area, che una volta rientrava nella sfera socialista.
Lo svolgimento di elezioni rappresenta però solo un
elemento della democrazia. Certo, Albania, Serbia,
Kosovo, Macedonia e Bosnia e Erzegovina hanno
fatto progressi nel processo di democratizzazione,
basta tuttavia osservare la situazione più da vicino per
constatare che la democrazia deve essere ulteriormente consolidata e, in molti posti, anche vivacizzata.
38
La transizione: un lungo cammino
Da quando è crollata la Jugoslavia socialista, gli Stati
dei Balcani occidentali si trovano in fase di transizione
verso la democrazia e l’economia di mercato. I processi di adesione all’UE hanno innescato importanti
riforme, la cui attuazione tuttavia resta incompleta e
in numerose regioni ostacolata dall’assenza di una
reale volontà politica.
Si registrano progressi a livello della decentralizzazione, dei servizi comunali e della partecipazione dei
cittadini. Spesso però le istituzioni politiche sono
ancora deboli e vulnerabili, il terreno da recuperare in
Democrazia ed economia di mercato
ambito economico è enorme, la disoccupazione è un
problema pressante. Oltre 20 anni dopo le prime elezioni democratiche, i Paesi dei Balcani occidentali
devono ancora affrontare sfide sostanziali sul cammino verso una democrazia e un’economia di mercato funzionanti.
Società civile e parlamento
L’esistenza formale di istituzioni dello Stato di diritto
e di strumenti democratici è importante, essenzialmente però potranno funzionare soltanto se la realtà
democratica è pienamente vissuta.
A questo scopo, è fondamentale una forte partecipazione politica della società civile. Unioni, associazioni
o organizzazioni non governative rafforzano la partecipazione democratica della popolazione e, nel lungo
periodo, le loro richieste inducono gli attori statali ad
agire in maniera trasparente e nell’interesse dei cittadini.
Una democratizzazione riuscita presuppone anche il
rafforzamento di tutti i pilastri portanti del sistema.
Oltre alla società civile, alla stampa, alle autorità di
governo nazionale e locale e alla giustizia, sono necessari anche i parlamenti, che esercitano un’importante funzione di controllo, sia a livello centrale che
periferico. Il parlamento non è soltanto il legislatore e
luogo di dibattito politico, è anche un organo di controllo democraticamente legittimato del Governo.
Il sostegno svizzero nel processo di
democratizzazione
La promozione della democrazia è una priorità della
cooperazione internazionale della Svizzera, che realizza programmi in tal senso non soltanto nei Paesi
dell’Est, ma in ogni contesto geografico.
Nei Balcani occidentali, oltre a costruire le capacità
statali e a promuovere la decentralizzazione, la Svizzera si impegna a favore del rafforzamento della società civile. I programmi della DSC promuovono le
procedure di coinvolgimento dei cittadini a livello
comunale e lo sviluppo di organizzazioni della società
civile che, per esempio, si impegnano per denunciare
i casi di corruzione. In Kosovo la DSC sostiene organizzazioni locali che operano negli ambiti delle iniziative civiche, della tutela delle minoranze o della promozione della donna. In Macedonia collabora con
organizzazioni non governative che, con sguardo
critico, controllano le spese pubbliche e le prassi
dell’economia privata.
«L’esistenza formale
di istituzioni dello Stato
di diritto e di strumenti
democratici è importante, essenzialmente
però potranno funzionare soltanto se la
realtà democratica è
pienamente vissuta.»
Recentemente la DSC si è inoltre impegnata maggiormente a favore del rafforzamento dei parlamenti. In
Macedonia e in Serbia ha lanciato progetti volti a in-
«SONO DOVUTO FUGGIRE BENCHÉ NON
AVESSI FATTO NULLA»
Vladimir Šćepanović ha dovuto lasciare tutti i suoi beni in Kosovo per fuggire dalla
guerra. L’Agenzia del Kosovo per la proprietà (KPA), sostenuta dalla DSC, l’ha
aiutato a far valere i suoi diritti. Finora l’Agenzia ha trattato circa 40 000 casi.
«Ho reclamato la restituzione di un locale commerciale
di 44 m2 che avevo comprato a Pristina per permettere
a uno dei miei figli di aprire una piccola attività. Mi
sono sposato a Skopje e lì ho una casa. Sono originario
del Montenegro, ma mi sono trasferito in Kosovo negli
anni 1970… sono un vero jugoslavo! Quando esisteva
la Jugoslavia sì che erano anni d’oro.
appreso che sconosciuti avevano fatto irruzione nel
mio locale e l’avevano occupato. Allora non c’erano
né tribunali né giustizia né leggi. Migliaia di persone
erano nella mia stessa situazione e hanno dovuto abbandonare tutto. Molte sono rimaste all’estero,
quelle che sono tornate hanno trovato spesso le loro
case o i loro negozi occupati da altri.
Fino allo scoppio della guerra dirigevo le centrali idriche di Gazivode, che erogavano acqua potabile per
Mitrovica, Srbica, Vučitrn e Pristina. Ero uno dei maggiori esperti di economia idrica del Kosovo. Quando
è scoppiata la guerra nel 1998 siamo stati tutti colti
di sorpresa. Nessuno l’aveva previsto nonostante la
propaganda. Sono dovuto fuggire benché non avessi
fatto nulla. Il giorno dopo aver lasciato il Kosovo ho
Dopo la guerra, mio figlio è venuto a sapere dell’esistenza dell’Agenzia del Kosovo per la proprietà. Si
tratta di un’istituzione che aiuta a chiedere la restituzione dei propri beni: case, terreni agricoli, negozi.
Ho dovuto presentare parecchie carte ed è stata una
procedura molto lunga, ma per finire nel 2012
l’Agenzia ha decretato che quel locale commerciale
mi appartiene.»
39
Democrazia ed economia di mercato
centivare la trasparenza e l’efficienza delle assemblee
nazionali e a sviluppare la loro funzione di controllo.
Contemporaneamente nel 2013 la DSC in quattro
regioni della Georgia ha rafforzato le capacità delle
amministrazioni locali in materia di pianificazione
dello sviluppo.
«I programmi della
DSC promuovono le
procedure di coinvolgimento dei cittadini a
livello comunale e lo
sviluppo di organizzazioni della società civile
che, per esempio, si
impegnano per denunciare i casi
di corruzione.»
La democratizzazione va di pari passo con il miglioramento della governance. Per tale motivo, nei suoi
Paesi partner la SECO si impegna in particolare per
l’introduzione di sistemi efficaci di gestione pubblica
delle finanze, per un settore finanziario solido e ben
regolato nonché per incoraggiare le autorità a fornire
rendiconti trasparenti del loro operato. La SECO interviene su vari livelli, partecipando al dialogo politico
ma anche sostenendo riforme concrete.
vello globale di democratizzazione negli ultimi anni
tende a regredire. Si osserva sì un aumento delle
proteste, ma solo in singoli casi riescono a innescare
mutamenti profondi.
La democrazia – il governo del popolo dal popolo per
il popolo – resta per molte persone la forma di Stato
privilegiata. La via per arrivarci è tuttavia spesso piena
di ostacoli. Ma come insegna la storia, vale la pena
percorrerla per garantirsi a lungo termine una stabilità politica e uno sviluppo economico di cui tutti
possano beneficiare.
Un cammino lungo e tortuoso
Basta un breve sguardo oltre le frontiere europee per
rendersi conto che il processo di democratizzazione
in numerosi Paesi deve ancora percorrere un cammino lungo e tortuoso. Egitto, Tunisia o Myanmar: la
storia recente di questi Paesi dimostra che in numerose parti del mondo il bisogno di libertà e di democrazia non si è placato. Al contempo la situazione
politica al Cario, a Tunisi, a Yangon e in diversi Stati
africani e latinoamericani mostra che spesso il divario
tra aspirazioni e realtà è ancora immenso. Non è soltanto un’impressione: secondo numerosi studi, il li-
BUROCRAZIA PIÙ SNELLA IN KIRGHIZISTAN
Grazie a un progetto sostenuto dalla SECO, oggi le ispezioni statali delle
aziende in Kirghizistan avvengono in modo molto più efficiente.
L’azienda di gioielleria Keldike di Tschingis Makeschow a Biškek, la capitale del Kirghizistan, dà lavoro
a 80 persone e produce gioielli tradizionali che le
donne indossano in occasione del matrimonio e lasciano in eredità alle loro figlie. Makeschow lavora da
otto anni nel settore e ha constatato che le ispezioni
statali negli ambiti della protezione antincendio,
dell’acqua e dei servizi sanitari sono diminuite notevolmente. Per lui è buon segno.
racconta Michail Chakwhaljuk, proprietario e direttore di un’impresa di costruzioni in acciaio nella
periferia di Biškek.
«Tutte quelle ispezioni generavano costi supplementari per l’azienda. Ora che sono diminuite abbiamo
ridotto i costi e dal 2010 la cifra d’affari è già raddoppiata», spiega Makeschow.
Grazie al finanziamento della SECO, la «International Finance Corporation» della Banca Mondiale ha
sostenuto le riforme del sistema d’ispezione kirghiso. Questo ha permesso praticamente di dimezzare il numero di controlli statali, che sono passati
da 21 000 nel 2011 a 13 500 nel 2013. Il Governo
ha inoltre ridotto il numero delle agenzie d’ispezione da 21 a 12.
«Nessuno mette in discussione l’importanza dei
controlli statali, ma quell’infinità di ispezioni costituiva un grosso ostacolo per l’attività aziendale»,
40
«La riduzione delle ispezioni ha effetti positivi
sull’economia, infatti le aziende hanno ricominciato
a crescere. Ed è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Vogliamo pagare le imposte, espanderci e
creare posti di lavoro», afferma Chakwhaljuk.
Democrazia ed economia di mercato
CONTRIBUTO ALL’ALLARGAMENTO
Nel quadro del contributo all’allargamento, la Svizzera sostiene i Paesi che dal 2004 sono entrati a far
parte dell’UE. Contribuisce così a ridurre le disparità sociali ed economiche in Europa. L’impegno della
Svizzera nell’ambito dell’UE allargata è un’espressione di solidarietà. Nel contempo la Svizzera rafforza
le basi per stabilire relazioni politiche ed economiche solide con i nuovi Stati membri dell’UE. Il contributo all’allargamento elargito dalla DSC e dalla SECO non rientra tuttavia nell’aiuto pubblico allo sviluppo. Dal 2007 al 2012 la Svizzera ha approvato complessivamente 210 progetti, con un contributo
finanziario pari a un miliardo di franchi.
Anche grazie alla buona collaborazione con i Paesi partner, nella maggior parte dei casi la realizzazione
dei progetti è soddisfacente e nel frattempo i primi risultati intermedi sono promettenti. Ad esempio in
Lettonia, il programma di microcredito nel 2013 ha superato le aspettative: invece dei 650 microcrediti
previsti, la banca per lo sviluppo Hipotˉeku Banka, responsabile dell’attuazione del programma, ne ha
già assegnati 800 per un valore complessivo di otto milioni di franchi, che hanno permesso la creazione
di circa 2000 posti di lavoro.
La cooperazione con la Romania e la Bulgaria è iniziata nel 2010 e il periodo d’impegno per i progetti
si conclude nel dicembre 2014. Il 93 per cento del budget totale di 257 milioni di franchi è stato vincolato e alcuni progetti sono già in corso di attuazione. In Romania per esempio è stato lanciato un programma di orientamento professionale che coinvolge gli studenti delle scuole secondarie e le imprese,
in Bulgaria è stato introdotto un servizio di cure extraospedaliere che si basa sul comprovato modello
Spitex svizzero.
«I CITTADINI VOGLIONO SAPERE IN CHE MODO
IL GOVERNO UTILIZZA IL LORO DENARO»
Katharina Häberli Harker lavora per la DSC a Belgrado, in Serbia, come
consulente regionale per le questioni relative alla governance.
In cosa consiste il Suo lavoro?
Nel 2013 il mio lavoro era incentrato sulla promozione
dello scambio di esperienze a livello regionale su tematiche come la pianificazione e la trasparenza del finanziamento ai Comuni o le prestazioni delle associazioni
di Comuni. Alla fine del 2013 abbiamo lanciato un interessante programma regionale, che prende spunto
dalla riscossione delle imposte immobiliari per incentivare i Comuni ad assumersi la responsabilità del proprio operato nei confronti della popolazione. Infatti le
cittadine e i cittadini vogliono sapere in che modo il
Governo utilizza il loro denaro.
Qual è l’avvenimento del 2013 che ricorda più
volentieri?
Tra i momenti salienti ricordo i nostri workshop regionali sulla governance, nell’ambito dei quali i collaboratori degli uffici nazionali e della Centrale sviluppano
insieme idee per programmi e partenariati e, nel contempo, potenziano la rete di esperti internazionali e
locali. Quest’anno ci siamo incontrati nel Sud della
Serbia. Abbiamo elaborato degli strumenti di sostegno alla società civile e cercato possibilità per consentire alla DSC di promuovere un adeguato finanziamento dei Comuni.
Quali sono, secondo Lei, le maggiori sfide
nell’ambito della governance nella regione?
Un fenomeno inquietante ma molto diffuso è quello del
clientelismo, in base a cui gli affiliati del partito al potere
sono ricompensati con impieghi pubblici a prescindere
dalle loro qualifiche. Questa pratica compromette la
qualità dei servizi. La DSC appoggia nuove iniziative a
favore di una riforma del settore pubblico orientata al
rendimento e rafforza il proprio sostegno ai parlamenti,
affinché sorveglino il lavoro degli esecutivi.
41
Democrazia ed economia di mercato
2
1
3
1
2
4
3
5
1
1
2
RISULTATI 2013
EUROPA DELL’EST E CSI
1
In Macedonia la DSC appoggia la cooperazione e lo scambio tra i Comuni. Grazie
al suo sostegno, dal 2013 il 70 per
cento dei cittadini di questi Comuni
sono parzialmente o totalmente soddisfatti della qualità dei servizi offerti dalle loro autorità locali.
42
2
I Paesi partner della SECO Ucraina,
Kosovo e Macedonia sono tra gli Stati il
cui contesto commerciale, in base al
recente rapporto della Banca mondiale
«Doing Business», ha registrato le riforme più incisive. Misure specifiche
volte a migliorare il contesto commerciale hanno incrementato sensibil-
mente l’efficienza delle imprese, fatto
che di riflesso ha consentito alle autorità interessate di realizzare risparmi o
di impiegare le risorse in maniera più
efficiente.
3
In Kirghizistan tra il 2011 e il 2013,
grazie all’aiuto della DSC, nelle regioni
di Issyk Kul e Jalalabad è stato sviluppato un modello per promuovere la partecipazione dei cittadini nei processi
politici. A livello comunale sono stati
sviluppati 146 piani d’azione in
un’interazione con la popolazione
che ha registrato una partecipazione femminile del 47 per cento.
Questo modello ora viene esteso anche
ad altre regioni del Paese.
Democrazia ed economia di mercato
AMERICA LATINA
1
In Perù l’attuazione del programma di
riforma nazionale della gestione pubblica delle finanze, cofinanziato dalla
SECO, ha registrato notevoli progressi. In
particolare si rilevano netti miglioramenti
negli ambiti dell’allestimento del bilancio preventivo e della gestione di
cassa. Il Ministero dell’economia e delle
finanze mostra particolare interesse per
ulteriori riforme anche a livello sub-nazionale.
ASIA
1
In Pakistan, nella regione del Malakand,
una serie di riforme ha permesso di rafforzare lo Stato di diritto. La DSC ha
fornito un notevole contributo in tal
senso, sostenendo l’impiego di tribunali mobili e di approcci alternativi
di risoluzione dei conflitti.
2
In Nepal è stato migliorato l’accesso
ai tribunali per le fasce di popolazione
marginalizzate. Grazie all’intervento di
organizzazioni partner della Svizzera,
24 casi hanno potuto essere deferiti al
tribunale nazionale e tre casi all’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i
rifugiati. La DSC ha inoltre finanziato la
consulenza e l’assistenza giuridica
offerta a 530 lavoratori migranti.
3
In Laos sono oltre 500 000 le famiglie
interessate dall’organizzazione dei
piani di sviluppo volti a offrirgli accesso
alla terra.
4
In Pakistan nel 2013 le elezioni si sono
svolte in un ambiente più pacifico rispetto a cinque anni prima. La partecipazione al voto, pari al 60 per cento, è
stata nettamente più alta rispetto al
2008 (45%). Prima delle elezioni la Svizzera ha sostenuto la formazione di
circa 25 000 agenti di polizia che
hanno contribuito all’andamento pacifico delle elezioni.
5
Grazie a un programma cofinanziato
dalla SECO, in Indonesia è stata potenziata la trasparenza dell’amministrazione
pubblica. Tra l’altro si rilevano progressi
nei settori degli appalti pubblici,
della rendicontazione e della preventivazione.
AFRICA SUBSAHARIANA
1
In Tanzania la DSC ha contribuito a rafforzare le organizzazioni della società
civile, che hanno così potuto approfondire il dialogo con il Governo a livello
nazionale e locale. Le decisioni dei
governi sono ora maggiormente conformi agli interessi dei cittadini, fatto
che si rispecchia anche nel progetto di
una nuova Costituzione lanciato nel
giugno 2013.
2
In Sudafrica è migliorato l’accesso ai tribunali. Grazie al sostegno della DSC
nelle township e nelle aree rurali
sono stati creati quindici nuovi tribunali locali.
43
Finestra sulla ricerca
RICERCA E INNOVAZIONE: LA CHIAVE PER
UNO SVILUPPO GLOBALE SOSTENIBILE
La ricerca e le innovazioni tecnologiche e sociali sono
imprescindibili per ridurre la povertà e i rischi globali.
La scienza contribuisce a risolvere i problemi di sviluppo e le incognite del futuro: approfondisce e analizza le problematiche, fornisce nuove conoscenze,
formula raccomandazioni fondate e crea i presupposti per un processo di trasformazione finalizzato a
uno sviluppo sostenibile di tutte le regioni del pianeta, nel rispetto degli equilibri climatici.
La DSC e la SECO collaborano parallelamente con istituti di ricerca locali e con numerosi partner nell’Eu-
Un primo mercato della ricerca
alla DSC
Nel giugno 2013, in occasione di un evento organizzato congiuntamente dalla DSC e dalla Commissione
per i partenariati scientifici con i Paesi in via di sviluppo (KFPE) ricercatrici e ricercatori hanno presentato prodotti innovativi che hanno messo a punto
insieme ai loro partner di ricerca africani, asiatici e
latinoamericani.
Un processo di spettrografia per la rilevazione delle caratteristiche del suolo, misure volte a garantire gli standard sanitari nei quartieri poveri, soluzioni per la riduzione delle emissioni di CO2 dal bestiame o sensori per
trovare acqua nelle zone aride: i molteplici esempi presentati alla prima Research fair evidenziano come la ricerca condotta nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti, con la loro collaborazione, possa contribuire a
individuare soluzioni ai problemi legati allo sviluppo.
44
ropa dell’Est, in Africa, in Asia e in America latina.
Sostengono soprattutto progetti di ricerca orientati
alle sfide globali come la povertà e la fame, le disuguaglianze, la penuria di risorse e il cambiamento climatico nelle regioni in via di sviluppo.
I risultati della ricerca fluiscono nella preparazione e
nell’attuazione di progetti di sviluppo. La DSC e la
SECO traggono vantaggio dalle conoscenze di esperti
del mondo accademico, che contribuiscono così
all’efficacia della collaborazione internazionale.
Polo di ricerca Nord-Sud:
storia di un successo
Sei istituti di ricerca
svizzeri e 140 organizzazioni partner in
Africa, Asia e America
latina hanno collaborato nell’ambito del
Polo di ricerca nazionale Nord-Sud, concluso con successo nel
2013. Una delle priorità di questo programma era la cooperazione Sud-Sud. Tra il
2001 e il 2013, circa 1250 ricercatrici e ricercatori si
sono dati da fare nel mondo intero per trovare soluzioni ai problemi legati alla povertà, ai conflitti, alla
migrazione, alla salute, alle acque di scarico, alle risorse naturali, allo sviluppo regionale e al buongoverno. Hanno redatto più di 2300 pubblicazioni, di cui
oltre 65 policy brief. Nel policy brief n. 14 Social resilience: a new approach in mitigation research, si illustrano per esempio i punti che accomunano la malaria
in Tanzania, la migrazione per motivi di lavoro in Pakistan e le gravidanze delle adolescenti nel Ghana.
La DSC ha sostenuto per dodici anni il Polo di ricerca
nazionale Nord-Sud con un totale di 42,5 milioni di
franchi.
«Il coinvolgimento
degli attori sociali nel
processo di ricerca
globale è una possibilità
non solo per generare
conoscenze utili, ma
anche per raggiungere
risultati che possono
essere integrati nelle
politiche pubbliche e
nella pratica.»
Elisabeth Jimenez,
Centro di ricerca per
lo sviluppo (CIDES),
Bolivia
Finestra sulla ricerca
«Ci aspettiamo che nei
prossimi anni la ricerca
fornisca risposte
originali, nuove
consapevolezze e
strumenti innovativi che
puntellino il processo di
trasformazione verso
uno sviluppo globale
sostenibile per tutti.»
Martin Dahinden,
direttore della DSC
r4d – Research for Development: un programma congiunto della DSC e del FNS
Per rispondere alle sfide globali della cooperazione
internazionale, la DSC ha lanciato nel 2012 insieme
al Fondo nazionale svizzero (FNS) il Swiss Programme
for Research on Global Issues for Development (r4d).
Il programma, che ha una dotazione di circa 100 milioni di franchi e si concluderà nel 2022, promuove i
partenariati scientifici tra gli istituti di ricerca svizzeri,
africani, asiatici e latinoamericani.
L’accento viene posto su tematiche importanti ai fini
dello sviluppo, come i conflitti, l’occupazione, la sicurezza alimentare, gli ecosistemi e la salute nelle
regioni povere e in via di sviluppo. Nel valutare le
domande di ricerca sono considerate in egual misura
le qualità scientifiche del progetto e la sua rilevanza
in termini di sviluppo. Nel 2013 sono stati decisi i
primi crediti. Per ognuna delle seguenti tematiche:
«Cause e meccanismi risolutivi per conflitti sociali in
presenza di istituzioni statali deboli» e «Occupazione
nel contesto dello sviluppo sostenibile» verranno
sostenuti tre progetti di partenariato scientifico per
una durata di sei anni. La DSC partecipa al programma con un importo complessivo di 72 milioni di
franchi.
Rendere applicabile la ricerca
Nell’ambito dell’impegno multilaterale della
Svizzera, la DSC sostiene il partenariato
globale di ricerca agricola CGIAR, che include 15 centri di ricerca internazionali. Il
lavoro e i risultati del
CGIAR hanno contribuito in molti casi a
uno sviluppo positivo
nel settore agricolo.
È quanto emerge dal volume apparso nel 2013 The
Story behind the Success. Il libro presenta dieci casi di
studio realizzati negli ultimi dieci anni dall’International Water Management Institute (IWMI) del CGIAR.
La pubblicazione illustra quali sforzi sono stati necessari per incentivare il recepimento dei risultati delle
ricerche e quale è stato l’effetto ottenuto.
«L’attuazione dei
risultati delle ricerche
(uptake) è una disciplina a sé stante, che
dev’essere integrata fin
dall’inizio nella ricerca
per garantire che le
raccomandazioni siano
recepite.»
Joanna Kane-Potaka,
autrice di libri ed ex
direttrice dell’Information and Knowledge
Group dell’IWMI
45
GLOBALIZZAZIONE
FAVOREVOLE ALLO
SVILUPPO
• Protezione dell’ambiente e delle basi
naturali della vita
• Energie rinnovabili ed efficienza
energetica
• Utilizzazione efficiente delle risorse
Grazie a regole internazionali a favore dello
sviluppo anche i Paesi piccoli o poveri hanno
l’opportunità di far valere i propri diritti. È
indispensabile che i dispositivi normativi della
comunità internazionale siano impostati in
modo tale da garantire a tutti la possibilità di
esercitare i propri diritti in ambito di politica
dell’ambiente e di integrarsi in maniera
sostenibile nel mercato mondiale.
La Svizzera si adopera attivamente in seno agli
organismi dell’ONU che si occupano di questioni
ambientali, alla Banca mondiale, alle banche
regionali di sviluppo e all’Organizzazione per
l’alimentazione e l’agricoltura FAO. Anche i
Paesi in via di sviluppo devono però fornire il
loro contributo e assumersi le loro responsabilità,
impegnandosi per uno sfruttamento sostenibile
dell’ambiente, per un uso efficiente delle risorse e
per utilizzare vettori energetici non fossili.
IL CAMBIAMENTO CLIMATICO:
UN OSTACOLO ALLO SVILUPPO
Spesso l’utilità dei progetti di sviluppo in ambito climatico è molteplice: mitigano le cause e le conseguenze del cambiamento climatico e
nel contempo contribuiscono alla riduzione della povertà. È esemplare in tale contesto l’impegno per una gestione forestale sostenibile.
Per la cooperazione internazionale della Svizzera la sostenibilità ecologica rappresenta un principio guida.
Ogni anno in tutto il mondo vengono incendiati o abbattuti 13 milioni di ettari di bosco, una superficie pari
a tre volte la Svizzera. Gli effetti sul clima sono tangibili: quasi un quinto dell’aumento mondiale di anidride carbonica nell’aria è dovuto alla deforestazione.
I Paesi in via di sviluppo, proprio quelli in cui per numerose persone la foresta costituisce un’importante
base economica, sono particolarmente colpiti dall’ab-
46
battimento delle foreste. Secondo la Banca mondiale
il reddito di circa 400 milioni di persone povere dipende dalle risorse forestali.
L’accordo sulla protezione delle foreste:
un successo multilaterale
La protezione delle foreste non può essere disgiunta
dal cambiamento climatico globale e dalla lotta
Una globalizzazione favorevole allo sviluppo
contro la povertà. Ciononostante, per anni a livello
internazionale la deforestazione è stata ignorata.
Soltanto nel 2006, nel quadro della Conferenza sul
clima a Bali, è stata lanciata un’iniziativa volta a contenere la drastica diminuzione della superficie forestale globale. Il cosiddetto meccanismo REDD per la
salvaguardia delle foreste conferisce un valore economico all’anidride carbonica contenuta nel legno.
L’obiettivo è ricompensare le comunità locali, gli
utilizzatori e i Paesi che proteggono le proprie foreste, contribuendo così non solo a rallentare il cambiamento climatico, ma anche a tutelare le basi vitali
di milioni di persone.
La limitazione della deforestazione è il modo più conveniente per ridurre le emissioni e in questo senso il
REDD è indubbiamente un sistema economicamente
ragionevole. Ciononostante, le trattative hanno
potuto essere concluse soltanto nel novembre del
2013, in occasione della Conferenza sul clima di Varsavia: uno spiraglio di luce nel contesto dei difficili
negoziati sul clima.
Clima e sviluppo
Il cambiamento climatico è un fenomeno globale le
cui conseguenze sono però tangibili in particolare
laddove il sostentamento delle persone è strettamente legato alla natura. Di frequente i Paesi poveri
ne sono più fortemente colpiti, tanto più che spesso
non sono sufficientemente preparati ad affrontare
le sfide climatiche: mancano i mezzi finanziari, tec-
nici e politici per adattarsi alle nuove condizioni
climatiche.
Le siccità, le inondazioni, le ondate di calore, le fonti
idriche che si esauriscono o l’innalzamento del livello
dei mari possono rappresentare enormi problemi per
ampie fasce di popolazione e costituire una minaccia
per il loro futuro. Il Consiglio ONU sul clima teme
inoltre che le conseguenze del cambiamento climatico, in particolare l’esaurimento delle risorse idriche,
possano rafforzare l’instabilità politica e comportare
conflitti violenti.
La Svizzera si impegna nel mondo
Di fronte a queste sfide, negli scorsi anni la Svizzera
ha esteso il suo impegno internazionale nell’ambito
del cambiamento climatico. Nel 2011 il Parlamento
ha approvato circa 140 milioni di franchi per ulteriori
provvedimenti climatici nei Paesi in via di sviluppo,
con lo scopo di meglio equipaggiare le regioni interessate contro i cambiamenti climatici e di ridurre le
emissioni a effetto serra. Nella regione del Mekong,
in Colombia e in Perù, ad esempio, grazie a un programma di promozione di metodi di produzione più
rispettosi dell’ambiente 28 piccole e medie imprese
hanno sensibilmente ridotto il volume dei rifiuti.
«Il cambiamento
climatico è un fenomeno
globale. Di frequente i
Paesi poveri ne sono più
fortemente colpiti, tanto
più che spesso non sono
sufficientemente
preparati ad affrontare
le sfide climatiche.»
Inoltre negli altopiani del Perù, la DSC aiuta a meglio
prevedere le catastrofi naturali e a ridurne i rischi, che
si manifestano ad esempio sotto forma di carenze di
generi alimentari. Con l’intervento di esperti svizzeri
ENERGIA PULITA GRAZIE ALLA PULA
Le Minh Truong dirige un’azienda alimentare in Vietnam. Grazie a un progetto della SECO produce energia pulita con la pula di riso in esubero.
L’azienda alimentare Song Hau Food, con sede nel
Vietnam meridionale, produce ogni anno 200 000
tonnellate di riso destinate al mercato locale e internazionale. Una simile produzione richiede moltissima
energia, ma anche l’ottimizzazione delle risorse impiegate e dei processi lavorativi.
Tra il 2000 e il 2010, con il sostegno della SECO e
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), è stato allestito il centro
vietnamita per la produzione pulita. Gli esperti del
centro hanno analizzato attentamente la produzione
della Song Hau Food e hanno formulato una ventina
di misure facilmente attuabili che permettono di aumentare la produttività tutelando l’ambiente. Una di
queste misure consiste nell’impiego della pula in
esubero per produrre energia. Per l’azienda di Le
Minh Truong è un accorgimento redditizio: la Song
Hau Food riesce infatti a risparmiare ogni anno
230 000 chilowattora di energia, che rappresentano
15 000 dollari o 140 tonnellate di emissioni di CO2.
«Siamo molto riconoscenti del sostegno», afferma Le
Minh Truong. «Grazie a questo progetto abbiamo
aumentato nettamente la nostra produzione e allo
stesso tempo inquiniamo meno.»
Il direttore pensa già ad altri adeguamenti: vuole
produrre il calore necessario a essiccare il riso con i
rifiuti biodegradabili, un progetto ambizioso che gli
permetterebbe di risparmiare circa 500 000 dollari
all’anno.
47
Una globalizzazione favorevole allo sviluppo
la Cina, l’India e il Sudafrica nel 2013 hanno sviluppato nuove politiche nazionali in materia di clima e
nuove legislazioni. In India la DSC ha promosso fonti
rinnovabili di energia. Il dialogo politico è parte integrante di questo progetto: le autorità competenti
possono agire sul lungo termine soltanto se sostengono gli adeguamenti a livello politico. In Asia e in
Africa la DSC sostiene due programmi regionali di
sviluppo volti a rafforzare il ruolo della foresta nelle
strategie climatiche dei Paesi interessati.
La SECO si concentra invece sulla lotta contro le cause
del cambiamento climatico. La riduzione delle emissioni a effetto serra, un miglioramento dell’efficienza
energetica e la promozione di energie rinnovabili
sono esempi rappresentativi del suo operato. In seno
a istituzioni internazionali come la Banca mondiale, la
SECO inoltre contribuisce a rafforzare la lotta contro il
cambiamento climatico e a promuovere una crescita
economica rispettosa dei principi dell’ecologia.
Una cooperazione allo sviluppo utile a vari
livelli
Spesso i progetti in ambito climatico si riflettono positivamente su vari fronti: lottano contro le cause del
cambiamento climatico, ne attenuano le conseguenze e allo stesso tempo contribuiscono a ridurre
la povertà e ad assicurare le basi vitali. L’esempio del
passaggio a una gestione sostenibile delle foreste in
Brasile ne è la prova: la riduzione dell’80 per cento a
livello nazionale della deforestazione ha fortemente
contribuito a ridurre la povertà estrema. La DSC investe ogni anno circa 10 milioni di franchi in progetti
del settore boschivo.
Bisogno di soluzioni globali
La rilevanza del cambiamento climatico è globale e
non basta impegnarsi soltanto a livello locale. La Svizzera partecipa attivamente ai negoziati sul clima
dell’ONU e interviene in favore di condizioni politiche
quadro eque e vincolanti per i Paesi in via di sviluppo.
In collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente,
la DSC e la SECO si adoperano per la conclusione di
un nuovo accordo sul clima, la cui approvazione è
prevista nel 2015 a Parigi.
Per ora, i risultati dei negoziati sono ben lungi dagli
obiettivi auspicati. In particolare risulta difficile da risolvere la questione del finanziamento degli adeguamenti al cambiamento climatico. Secondo le stime,
nei soli Paesi in via di sviluppo più poveri sarebbero
necessari fino a 67 miliardi di dollari per attutire sensibilmente le più gravi conseguenze del cambiamento
climatico. Un fallimento dei negoziati comporterebbe
conseguenze fatali, sia per i Paesi in via di sviluppo sia
per i Paesi industrializzati. Più tardi sarà difficile correggere le occasioni mancate oggi. I boschi lo dimostrano in maniera chiara: un albero si abbatte in
fretta, ci vogliono però decine o persino centinaia di
anni perché raggiunga la sua altezza normale.
48
«Spesso i progetti in
ambito climatico si
riflettono positivamente
su vari fronti: lottano
contro le cause del
cambiamento climatico,
ne attenuano le
conseguenze e allo
stesso tempo contribuiscono a ridurre la
povertà e ad assicurare
le basi vitali.»
SFRUTTARE LE
RETI PER CREARE
SINERGIE
La DSC e la SECO si stanno impegnando in progetti climatici da oltre vent’anni. Ora dispongono di ricche esperienze e vaste conoscenze
alle quali possono attingere per progetti attuali e
futuri.
Lo scambio attraverso i continenti invece non è
sempre facile: il potenziale di sinergie e trasferimento di conoscenze, per esempio, tra i Paesi
andini, le regioni di montagna svizzere e le regioni di montagna dell’Himalaya è immenso, ma
deve essere sfruttato. A tale scopo la DSC cinque
anni fa ha creato reti a carattere tematico.
La rete Cambiamento climatico e ambiente della
DSC collega tra di loro oltre 200 membri svizzeri
e stranieri. Oltre agli uffici di cooperazione della
DSC e alla Centrale, comprende anche esperti e
istituzioni partner esterni. I periti locali hanno
così la possibilità di scambiare le informazioni
con colleghi di altri Paesi che vivono in contesti
diversi, di raccogliere e ampliare le loro competenze.
Recentemente i membri della rete sul clima
hanno elaborato una guida sul modo di affrontare i rischi ambientali e climatici («CEDRIG»).
Concepita come manuale pratico, questa guida
è accessibile a tutti e consente anche ad altre
istituzioni di sfruttare le esperienze e il know
how della rete. L’OCSE l’ha definita un ottimo
esempio di integrazione dei rischi ambientali e
climatici nei programmi umanitari e di cooperazione allo sviluppo.
Anche la SECO dispone di reti, tra cui quella per
la priorità tematica clima. Le attività in questo
settore hanno carattere trasversale. La rete sul
clima della SECO svolge un’importante funzione
di coordinamento tra le sezioni che si occupano
della tematica. Attraverso lo scambio e la creazione di punti di contatto tra modi di vedere diversi le questioni climatiche possono essere affrontate in modo olistico ed efficace.
API, ALBERI E RUSCELLI DI MONTAGNA:
INDENNIZZO PER LA PROTEZIONE DELLE
RISERVE IDRICHE
Il contadino boliviano Diovigildio Ayala è indennizzato dalla Fondazione
Natura, sostenuta dalla DSC, per la tutela delle riserve idriche naturali.
In cambio preferisce ricevere api, anziché denaro.
Diovigildio Ayala è cresciuto sugli aspri pendii della
valle di Santa Cruz, in Bolivia, dove ha imparato fin
da bambino a conoscere il valore delle api come impollinatrici, produttrici di miele e fonte di reddito.
Oggi è contadino sulle montagne di questa regione
che rifornisce d’acqua gli abitanti del fondovalle.
Per garantire acqua fresca e pulita anche ai nuclei
familiari del fondovalle, la Fondazione Natura, con
l’aiuto della DSC, cerca di ottenere l’appoggio dei
Comuni per un programma che indennizza i contadini in cambio della salvaguardia delle riserve naturali
d’acqua, come le golene o i boschi. I contribuenti del
fondovalle versano una tassa a un fondo per l’acqua
che è destinato a indennizzare per i loro sforzi i proprietari delle terre situate a monte.
Natura ha proposto un indennizzo finanziario anche
ad Ayala affinché adeguasse i suoi metodi di coltivazione in modo da proteggere il bacino idrografico. Di
denaro non ne ha voluto, ma in cambio ha chiesto
delle api. «I bolivianos li spenderei subito», afferma
Ayala, «mentre con questi indennizzi voglio creare
qualcosa che duri nel tempo.»
Natura attribuisce grande importanza alla sostenibilità dei progetti. Negli ultimi otto anni ha elaborato
ed esteso questo modello ad altre parti della valle.
Così facendo contribuisce a rifornire circa 1,5 milioni
di persone con acqua potabile e a meglio proteggere
i contadini della montagna dai dissodamenti. Il programma potrebbe rivelarsi una soluzione innovativa
per la regione delle Ande.
«SVILUPPO E PROTEZIONE DELL’AMBIENTE
DEVONO ANDARE DI PARI PASSO»
Janine Kuriger lavora per la DSC a Nuova Delhi, in India, come direttrice
della cooperazione in materia di cambiamento climatico.
Nuova Delhi è considerata una delle città con
l’aria più inquinata al mondo. A cosa è dovuto?
Le cause sono molteplici: gas di scarico delle auto,
generatori diesel, centrali a carbone, fuochi
all’aperto per difendersi dal freddo in inverno. L’inquinamento atmosferico non compromette solo la
salute ma anche il clima. Le particelle di polveri fini
liberate dai processi di combustione incompleti assorbono la luce solare e favoriscono il riscaldamento climatico. Le polveri fini vengono associate
anche allo scioglimento dei ghiacciai nell’Himalaya.
I depositi che si formano sul ghiaccio fanno sì che
vengano assorbiti più raggi solari e che i ghiacci
fondano più in fretta.
La popolazione locale ne è consapevole?
Una parte della popolazione ne è consapevole, ma
la maggior parte pensa soprattutto a migliorare la
propria situazione economica. La sfida consiste nel
trovare delle soluzioni che permettano di far avanzare di pari passo sviluppo economico e sociale da
un lato e protezione dell’ambiente dall’altro. Anche
il nostro programma sul clima persegue questo
obiettivo.
Quali competenze della Svizzera in ambito climatico sono utili anche in India?
La Svizzera vanta un’esperienza solida nella ricerca in
ambito climatico ed energetico. Sosteniamo pertanto
il trasferimento di conoscenze tra ricercatori, autorità
e attori del settore privato nel campo della glaciologia e delle costruzioni a basso consumo energetico.
Inoltre, grazie alla nostra lunga e apprezzata esperienza, svolgiamo in India un ruolo guida nel coordinamento dei donatori nel settore delle costruzioni e
delle PMI.
49
Una globalizzazione favorevole allo sviluppo
1
1
1
1
RISULTATI 2013
NORD AFRICA, VICINO E
MEDIO ORIENTE
1
La «Blue Peace Initiative» lanciata dalla
DSC ha dato il via in Libia, Giordania,
Siria, Turchia e Iraq a un dialogo politico sulla gestione transfrontaliera
dell’acqua.
AMERICA LATINA
1
La DSC sostiene il principio dell’impronta
idrica («Water Footprint»). In Perù e in
Cile sono numerose le imprese che hanno
potuto essere coinvolte in questo progetto che promuove una gestione più
efficiente dell’acqua.
ASIA
1
Attraverso la «Green Credit Line» la
SECO ha sostenuto in Vietnam provvedimenti volti a sostituire vecchie linee
di produzione con procedure di produzione più moderne ed ecologiche.
Questo progetto ha consentito di ridurre notevolmente il consumo di elettricità e le emissioni di gas a effetto
serra.
AFRICA SUBSAHARIANA
1
50
Attraverso la «Interact Climate Change
Facility», il «Swiss Investment Fund for
Emerging Markets» (SIFEM) sostenuto
dalla SECO, in Ghana ha finanziato un
progetto di efficienza energetica. Fino
alla fine del 2013 ha consentito di ridurre complessivamente 0,53 milioni
di tonnellate di emissioni di CO2, cioè
le emissioni di CO2 che possono causare
1000 persone con 230 voli di andata e
ritorno tra Zurigo e New York.
Una globalizzazione favorevole allo sviluppo
NEL MONDO
1
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4
5
6
Gli sforzi della DSC a favore di un’agricoltura ecologica hanno indotto l’Unione
Africana a lanciare un’iniziativa panafricana volta a promuovere un’alimentazione sana ed equilibrata e, per far
fronte alla forte pressione provocata dai
cambiamenti climatici, a passare a sistemi di produzione più sostenibili.
Per il tramite del SIFEM, la SECO appoggia un fondo africano per un settore forestale sostenibile che investe in piantagioni con certificazione FSC e che finora
ha consentito di risparmiare nel complesso 2,8 milioni di tonnellate di
emissioni di CO2. Questo corrisponde
alle emissioni di CO2 che produce una
centrale a carbone annualmente.
Grazie alle sue conoscenze specifiche e
alla sua pluriennale esperienza, in America centrale e nei Caraibi la DSC ha contribuito a rafforzare lo scambio globale
di conoscenze in materia di riduzione
delle perdite successive alla raccolta,
in particolare per quanto riguarda lo stoccaggio di cereali e leguminose. In dieci
Paesi africani ha lanciato nuove iniziative
in questo ambito.
La Svizzera ha avuto un influsso considerevole nel dibattito internazionale sulle
decisioni riguardanti l’Agenda post2015. È stato l’unico Paese ad assumere un ruolo di guida in due su
undici consultazioni tematiche globali dell’ONU. La posizione della Svizzera negli ambiti dell’acqua e delle dinamiche demografiche è stata discussa a
livello mondiale.
Nella regione del Mekong, in Colombia e
in Perù 28 piccole e medie imprese
hanno potuto ridurre il loro volume di
rifiuti grazie a un programma volto a
promuovere metodi di produzione
ecocompatibili. Nel 2013 si sono così
risparmiate circa 220 tonnellate di emissioni di CO2, cioè le emissioni che può
causare una persona con circa 440 voli di
andata e ritorno tra Zurigo e Atene.
La DSC ha contribuito a ottimizzare le
autovalutazioni dei suoi partner
multilaterali. Tra l’altro è stato creato
un ufficio indipendente di valutazione in
seno al Fondo dell’ONU per le attività in
materia di popolazione (UNFPA), mentre
l’UNICEF ha introdotto un sistema di valutazione. Queste misure facilitano alle istituzioni l’integrazione nel proprio lavoro
futuro delle esperienze e conoscenze acquisite.
7
Grazie alla presenza della DSC nel comitato del «Green Climate Fund» e nei
«Geneva International Finance Dialogues» la Svizzera ha potuto incrementare il coinvolgimento del settore privato
nei negoziati multilaterali sul finanziamento per il clima in ambito energetico.
8
In qualità di membro del consiglio di amministrazione di varie organizzazioni internazionali, la Svizzera ha potuto contribuire a
consolidare e a rafforzare l’uguaglianza
tra uomo e donna in seno agli organismi dell’ONU e della Banca mondiale.
9
La DSC ha sostenuto progetti innovativi
nell’ambito della consulenza agricola. I
contadini, mediante l’uso di nuove tecnologie di comunicazione come servizi
mobili o servizi di collegamento video
reciproco, hanno potuto essere maggiormente coinvolti nella ricerca e
nella consulenza agricola e migliorare
così la produzione.
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Con l’aiuto di esperti svizzeri la Cina, l’India e il Sudafrica hanno sviluppato nuove
politiche nazionali in materia di clima
e legislazione.
11
In partenariato con il think tank «Forest
Trend» e la rete globale «Katoomba
Group», la DSC si è impegnata a favore di
un’iniziativa internazionale che prevede
maggiori investimenti e retribuzioni
per le prestazioni offerte da bacini
idrografici transfrontalieri.
12
In collaborazione con la Banca mondiale,
la DSC ha lanciato una piattaforma globale delle conoscenze nei settori della
migrazione e dello sviluppo («KNOMAD»).
In una piattaforma di dialogo centrale, il
progetto metterà a disposizione degli
Stati e di altri attori studi, pacchetti di
dati e strumenti di sviluppo politico e
genererà nuovo sapere.
51
Sunda Kelapa è il più antico porto della capitale
indonesiana Giacarta. Rappresenta la porta di
accesso al mondo per circa 17’000 isole intorno a
Giava. Da questo porto si scambiano, mediante
imbarcazioni tradizionali, merci tra la capitale e
le isole.
La prosperità economica e una crescita che
coinvolga un’ampia fascia della popolazione sono
fattori cardini per uno sviluppo in grado di ridurre
la povertà. Il Programma globale Finanza e
commercio si impegna affinché le regole del gioco
globali e nazionali siano strutturate in modo da
favorire quanto più possibile lo sviluppo e la
sostenibilità: obiettivi centrali sono in particolare
eliminare gli ostacoli al commercio, utilizzare la
proprietà intellettuale e ottimizzare le condizioni
quadro necessarie per operare investimenti
redditizi e promuovere il transfer tecnologico.
Un’altra priorità è la creazione di un sistema fiscale
equo ed efficiente.
I nostri partner
Partenariati della Svizzera
COMPETENZE: LA BASE
DEI PARTENARIATI
La cooperazione allo sviluppo è efficace se contribuisce a cambiamenti politici, economici e sociali e crea nuove possibilità di azione.
Questo richiede il coinvolgimento di vari attori, il cui sapere e le cui
competenze sono complementari.
I partenariati con organizzazioni non governative
indipendenti (ONG) e il settore privato svizzero sono
una componente importante della cooperazione internazionale della Svizzera. La collaborazione operativa e lo scambio tematico con le ONG e le imprese
consentono di riunire esperienze, sapere e competenze. I partenariati sono un investimento nelle competenze in materia di politica di sviluppo di questi
attori e sostengono cambiamenti sociali, economici
e politici.
Il sapere quale elemento centrale
L’approfondimento delle conoscenze, le riflessioni
critiche sulle esperienze fatte e la promozione dei
processi di apprendimento sono fondamentali per i
partenariati della DSC e della SECO con le ONG svizzere. Tra l’altro, l’obiettivo dei partenariati è anche
dare la possibilità alle organizzazioni della società
civile nei Paesi partner, come le associazioni dei contadini o i movimenti sociali, di approfondire il loro
sapere analitico. Questo permette alle ONG di mobilitare gruppi sfavoriti della popolazione e rivendicare
l’ottenimento di prestazioni di base o il rispetto di
standard sociali ed ecologici. In questo modo si rafforzano le capacità delle organizzazioni locali di formulare proposte di soluzioni e di negoziare con i responsabili del potere decisionale a livello statale.
Le ONG svizzere hanno sviluppato competenze
uniche in svariati settori e messo in pratica numerose
innovazioni. Hanno contribuito così, per esempio, al
miglioramento di sistemi locali di informazione sanitaria o di forme educative nell’ambito della giustizia
minorile. Hanno trasmesso le competenze a partner
locali, contribuendo al radicamento delle soluzioni.
Queste conoscenze, acquisite con la pratica, costituiscono un elemento centrale dei partenariati.
Investimenti privati: un’opportunità
Anche l’influsso degli investimenti da parte di imprese è considerevole sullo sviluppo dei Paesi partner.
In collaborazione con varie aziende, la DSC e la SECO
perseguono un obiettivo comune: la promozione di
uno sviluppo sociale, ecologico ed economico al
quale possano contribuire tutti e di cui tutti possano
beneficiare. A tale scopo la Svizzera intrattiene un
dialogo strategico con varie imprese su questioni relative allo sviluppo e conclude partenariati operativi
adeguati nei Paesi partner.
In Colombia, per esempio, grazie a partenariati pubblico-privati per lo sviluppo le aziende beneficiano di
sostegno per ridurre la loro impronta idrica. Tale riduzione non solo permette di tutelare le risorse idriche
naturali, ma si ripercuote positivamente anche sull’inquinamento e sul consumo dell’acqua nel processo di
produzione. Il partenariato offre inoltre un importante contributo scientifico alla definizione di una
norma ISO per l’impronta idrica.
Grazie a questi partenariati la cooperazione allo sviluppo della Svizzera può accedere a competenze e
risorse che le consentono di incidere in modo durevole ed efficiente sullo sviluppo di un Paese. Allo
stesso tempo anche le imprese possono trarre beneficio da queste esperienze, consce del fatto che le
attività economiche possono fiorire sul lungo periodo solo in un contesto stabile ed esposto a uno
sviluppo sostenibile.
I partenariati, un fattore sempre più
determinante
Un’analisi delle sfide in materia di politica di sviluppo
rivela che l’approfondimento e il transfer delle conoscenze assumeranno in futuro un ruolo importante.
Di conseguenza anche i partenariati di cooperazione
tra Stato, società civile, ricerca ed economia privata
diventano sempre più importanti. Parallelamente aumentano anche le aspettative nei confronti delle
competenze degli attori coinvolti, ciò implica una
maggiore interazione tra questi ultimi e la promozione di uno spazio dedicato all’innovazione.
53
I nostri partner
Cooperazione multilaterale
PIÙ DELLA SOMMA DELLE SINGOLE PARTI
Le sfide con cui si confronta la cooperazione internazionale sono sempre
più complesse e intricate e per rispondervi adeguatamente è necessario
agire insieme. Le organizzazioni multilaterali svolgono un ruolo centrale in
tal senso e la Svizzera fornisce un importante contributo all’efficacia del
loro lavoro.
Le organizzazioni multilaterali sono attori centrali della
cooperazione internazionale. Dispongono del volume
tecnico e finanziario, del peso e dell’esperienza necessari per coordinare e attuare con successo, a livello
nazionale e internazionale, le misure concordate.
La Svizzera è membro attivo di diverse organizzazioni
multilaterali. In questa veste, contribuisce alla soluzione comune di problemi globali, alla lotta contro le
emergenze e la povertà e alla gestione delle crisi. È
presente negli organi direttivi e di vigilanza degli istituti finanziari internazionali e delle agenzie dell’ONU,
che sostiene con contributi finanziari.
Collaborare a nuove strategie
Sul piano multilaterale, il 2013 è stato caratterizzato
dalla ricostituzione dei fondi concessionali dell’Agenzia internazionale per lo sviluppo (IDA) e del Fondo
africano di sviluppo (AfDF), entrambi destinati al finanziamento di programmi di sviluppo. Nel 2013 la
Banca mondiale ha inoltre adottato una nuova strategia tesa a eliminare la povertà estrema nel mondo
e a raggiungere una prosperità che possa essere condivisa da tutti e, in particolare, dai più poveri.
Nell’anno in rassegna vari organi delle Nazioni Unite,
tra cui il Programma per lo sviluppo (UNDP), il Fondo
per la popolazione (UNFPA) e il Fondo per l’infanzia
(UNICEF), hanno adottato nuovi programmi quadro
strategici. Grazie al suo impegno attivo nelle discussioni preliminari, la Svizzera è riuscita a far includere
in tali programmi numerose priorità tematiche e istituzionali. Infatti, accanto al focus sulle popolazioni
più povere e vulnerabili, è stata attribuita maggiore
attenzione a tematiche come la fragilità, il buongoverno, la salute e la parità di genere.
La maggiore concentrazione tematica e lo sfruttamento delle sinergie dovrebbero consentire alle organizzazioni multilaterali di concentrarsi in modo più
mirato sui risultati auspicati.
54
Migliorare l’efficacia
L’efficacia del lavoro sul campo delle organizzazioni
multilaterali è tra le priorità della DSC e della SECO,
che si impegnano attivamente per migliorare il coordinamento tra le agenzie dell’ONU e la Banca mondiale
nelle zone d’intervento, contribuendo così a rendere
la cooperazione più efficiente e incisiva. Nello Yemen,
per esempio, l’appoggio della Svizzera ha permesso di
definire un obiettivo comune per la cooperazione allo
sviluppo tra i donatori, le organizzazioni multilaterali e
il Governo. Grazie al suo sostegno di lunga data, la
Svizzera ha potuto inoltre contribuire attivamente alla
riforma del sistema di sviluppo operativo dell’ONU. Le
misure concordate miglioreranno l’efficacia e la coerenza del sistema sia presso la sede principale dell’ONU
a New York sia sul campo.
Anche nell’anno in esame la Svizzera ha fornito un
contributo attivo alla Rete di valutazione dei risultati
delle organizzazioni multilaterali (MOPAN), una rete
internazionale di donatori il cui scopo è potenziare la
capacità delle organizzazioni internazionali di misurare la propria efficacia. In qualità di membro della
task force, nel 2013 la Svizzera ha partecipato in
modo sostanziale al riorientamento della MOPAN, finalizzato a migliorare la qualità delle valutazioni delle
istituzioni multilaterali.
Nel 2013 i membri della Commissione consultiva per la
cooperazione internazionale allo sviluppo hanno visitato la Banca mondiale come pure i fondi e programmi
dell’ONU prioritari per la Svizzera. Si sono detti impressionati dal lavoro che la Svizzera svolge in seno a queste
organizzazioni e dalla sua capacità di sfruttare al meglio
il proprio margine di azione a livello multilaterale.
Aiuto umanitario multilaterale
Come in passato, anche nel 2013 due terzi del
budget umanitario sono stati impiegati per finanziare
attività multilaterali. Nell’ambito di tali attività la Svizzera contribuisce a salvare vite e ad alleviare soffe-
Il Bangladesh è particolarmente colpito dall’innalzamento del livello degli oceani. Le due donne
osservano un fiume esondato a Khulna, un’area
regolarmente toccata dalle piene nella parte
sud-occidentale del Paese.
Nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti le
conseguenze del cambiamento climatico comportano un incremento della povertà, della fame e delle
catastrofi naturali. Sfide globali di questo tipo sono
al centro del Programma globale Mutamento
climatico. Con la promozione dell’accesso alle
forme di energia sostenibile e della capacità di
adattamento alle nuove condizioni ambientali, il
programma contribuisce alla riduzione della
povertà e a uno sviluppo ecocompatibile.
Al mercato di Lima, capitale del Perù, un uomo
aspetta i clienti con una bilancia e un apparecchio
per la misurazione della pressione. In molti Paesi in
via di sviluppo la possibilità di accedere agevolmente a un servizio sanitario di base adeguato resta
una sfida centrale.
La cooperazione internazionale della Svizzera si
impegna nel settore sanitario affinché i Paesi in via
di sviluppo siano in grado di offrire alla propria
popolazione prestazioni sanitarie accessibili e di
buona qualità. A tale scopo si basa sulla sua
pluriennale esperienza in questo settore e sulle competenze degli istituti di ricerca, delle organizzazioni
di assistenza specializzate e dell’industria.
I nostri partner
renze in molti Paesi e sostiene i propri partner internazionali con contributi finanziari e know-how
tecnico, in particolare in Siria e nei Paesi confinanti, in
Sudan e nel Sudan del Sud, nell’Africa centrale, in
Mali e nella regione del Corno d’Africa. Proprio in
contesti fragili come questi, spesso è possibile portare aiuti urgenti solo attraverso partnership multilaterali. Nel 2013 la Svizzera ha partecipato a progetti
che hanno erogato aiuti d’emergenza a circa 19 milioni di persone.
Un importante partner della Svizzera è il Comitato
internazionale della Croce Rossa (CICR). Nel 2013 il
consigliere federale Didier Burkhalter e il presidente
del CICR Peter Maurer hanno siglato un accordo,
teso a rafforzare la cooperazione, che permetterà di
approfondire ulteriormente il dialogo in ambiti come
il diritto internazionale umanitario, lo scambio di conoscenze e di know-how sul piano operativo e la
cooperazione multilaterale.
Neutralità, indipendenza, imparzialità
La Svizzera ha messo a disposizione delle organizzazioni multilaterali, ma anche di specialiste e specialisti, contributi finanziari e in natura. Quale membro
delle agenzie dell’ONU, si è impegnata attivamente a
favore del diritto internazionale umanitario e della
tutela di principi quali la neutralità, l’indipendenza e
l’imparzialità.
Con altri 41 Paesi donatori la Svizzera ha sostenuto
anche nel 2013 i principi della «Good Humanitarian
Donorship», che opera per garantire un aiuto il più
possibile coerente e coordinato.
Quali sono le organizzazioni multilaterali che la Svizzera sostiene in
via prioritaria?
Organizzazioni delle Nazioni Unite: UNDP – Programma per lo
sviluppo, UNICEF – Fondo per l’infanzia, UNRWA – Agenzia per il soccorso dei profughi palestinesi, UNFPA – Fondo per le attività in materia
di popolazione, UNHCR – Alto commissariato per i rifugiati, WHO –
Organizzazione mondiale della sanità, UNAIDS – Programma di lotta al
virus HIV ed all’AIDS, WFP – Programma alimentare mondiale, UNWOMEN – Fondo per la donna, UNISDR – Ufficio delle Nazioni Unite per
la riduzione dei disastri
Instituzioni finanziare internazionali: IDA – Associazione internazionale di sviluppo, AfDB – Banca africana di sviluppo, AsDB – Banca asiatica di sviluppo, IDB – Banca interamericana di sviluppo, IFAD – Fondo
internazionale per lo sviluppo agricolo
Ulteriori organizzazioni internazionali e reti: GFATM – Fonds mondial de lutte contre le sida, la tuberculose et le paludisme, CGIAR –
Partenariat mondial de recherche agricole, CICR – Comitato internazionale della Croce Rossa, FICR – Federazione internazionale della società
della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa
«È PRIORITARIO CHE LE VIOLENZE SESSUALI NON RESTINO PIÙ IMPUNITE»
Con il sostegno dell’UN Women Trust Fund to End Violence Against Women, cofinanziato dalla DSC,
in Kenia reti di medici, agenti di polizia e di organi giudiziari ricevono per la prima volta formazioni
nell’ambito della lotta contro la violenza sessuale.
In aree di crisi, ogni anno decine di migliaia di persone sono vittime di violenze sessuali. Soltanto in rari
casi tuttavia i colpevoli vengono tradotti davanti alla
giustizia. L’impunità dei responsabili rende difficoltosa la lotta contro la violenza sessuale e rafforza lo
stigma sociale che grava sulle vittime. «Aprirsi e raccontare quanto è accaduto è la cosa più difficile. Tutti
ti guardano in modo diverso, ti escludono dalla società», racconta Wangu, vittima di stupro. Anche se i
colpiti trovano la forza di denunciare i responsabili, le
probabilità di un fallimento della giustizia o della
mancanza di prove sono grandi.
Attraverso l’UN Trust Fund la DSC sostiene un progetto di Physicians for Human Rights (PHR) volto a
contrastare proprio questo problema. Sino ad ora
hanno beneficiato della formazione oltre 350 tra
medici, agenti di polizia, avvocati e giudici. «Non avevamo la minima idea di come lavorassero gli altri dipartimenti», afferma un medico dopo un corso. «Ora
so come devono essere documentate le prove, affinché possano essere utilizzate davanti alla giustizia:
tutti collaboriamo per lo stesso fine».
L’anno scorso PHR ha introdotto un’app per telefoni
mobili che permette ai medici di documentare correttamente le prove mediche e di trasmetterle rispettando tutti i requisiti di legge. «Il nostro problema
principale è la mancanza delle prove», precisa Michael Sang, procuratore pubblico in Kenia, «in futuro
saremo in grado di fornire queste prove e di arrivare
finalmente a delle condanne. Il Paese troverà il senso
della giustizia!».
57
DSC e SECO in breve
DIREZIONE DELLO SVILUPPO E
DELLA COOPERAZIONE (DSC)
SEGRETERIA DI STATO
DELL’ECONOMIA (SECO)
La DSC è l’agenzia del Dipartimento federale
degli affari esteri (DFAE) preposta alla cooperazione internazionale e interviene nei seguenti
settori.
La SECO fa parte del Dipartimento federale
dell’economia, della formazione e della ricerca
(DEFR). Il campo di prestazioni Cooperazione e
sviluppo economici elabora e attua misure di
politica economica e commerciale con una selezione di Paesi in via di sviluppo e Paesi in transizione avanzati nonché con i nuovi Stati membri
dell’UE (contributo all’allargamento).
La Cooperazione regionale affianca le organizzazioni e gli abitanti dei Paesi prioritari in Africa, Asia,
America latina, nonché in determinati Paesi e regioni
in conflitto, nei loro sforzi volti a superare i problemi
legati alla povertà e allo sviluppo. In tale contesto le
banche regionali di sviluppo sono partner importanti.
La Cooperazione con l’Europa dell’Est e la Comunità degli stati indipendenti (CSI) sostiene processi
di riforma politici ed economici nei Balcani occidentali, nella regione del Caucaso e nell’Asia centrale.
Congiuntamente alla SECO dà attuazione al contributo all’allargamento ai nuovi Stati membri dell’UE.
Nell’ambito della Cooperazione globale la Svizzera
offre il suo contributo programmatico e finanziario
alle organizzazioni dell’ONU, alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale, banche regionali)
e alle reti globali. Con i programmi globali la DSC
contribuisce inoltre alla gestione dei rischi globali
quali il cambiamento climatico, l’insicurezza alimentare, la carenza idrica e la migrazione, che compromettono fortemente le prospettive di sviluppo dei
Paesi poveri.
L’Aiuto umanitario della Confederazione collabora
con il Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) per
salvare vite umane e attenua le sofferenze delle vittime attraverso gli aiuti d’emergenza e l’attuazione di
misure di ricostruzione in seguito a catastrofi naturali
e in aree di guerra. L’Aiuto umanitario sostiene inoltre
l’adozione di misure di prevenzione e si adopera in
particolare a favore delle vittime di crisi e conflitti.
Alla fine del 2013, la DSC contava l’equivalente di
1651 posti a tempo pieno, dei quali 365 alla Centrale,
135 espatriati e 1151 impiegati locali. Le risorse impiegate nel 2013 ammontavano a due miliardi di
franchi. Il direttore della DSC è Martin Dahinden.
58
L’obiettivo principale del campo di prestazioni è la
promozione di una crescita economica, ecologica e sociale sostenibile, che crei nuovi posti di
lavoro, favorisca un aumento della produttività e contribuisca a ridurre la povertà, le disparità e i rischi
globali. Il campo di prestazioni coordina inoltre le relazioni che la Svizzera intrattiene con il gruppo della
Banca mondiale, le banche di sviluppo regionali e le
organizzazioni economiche dell’ONU.
Per promuovere l’integrazione dei Paesi partner
nell’economia mondiale e aumentare la loro competitività, il campo di prestazioni concentra le sue
attività sul rafforzamento della politica economica e
finanziaria, l’ampliamento dei servizi e delle infrastrutture urbane, il sostegno al settore privato e
all’imprenditorialità, la promozione del commercio
sostenibile e l’incentivazione di una crescita rispettosa del clima.
La SECO è diretta dalla segretaria di Stato Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch. Il campo di prestazioni Cooperazione e sviluppo economici della SECO contava
alla fine dell’anno 2013 l’equivalente di 186 posti a
tempo pieno, dei quali 89 alla Centrale, 19 espatriati
e 78 impiegati locali. Nel 2013 ha effettuato investimenti per 300 milioni di franchi. La direzione è affidata all’ambasciatore Beatrice Maser.
Statistica 2013
Cooperazione internazionale della Svizzera
1
Note tecniche
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS)
– L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) viene definito a livello internazionale come l’insieme dei
flussi finanziari accordati a Paesi e territori in via di sviluppo (attualmente 148) e a istituzioni
multilaterali attive nell’ambito dello sviluppo, i quali: (i) provengono dal settore pubblico; (ii)
sono destinati essenzialmente a favorire lo sviluppo economico e a migliorare le condizioni di
vita; (iii) vengono concessi a condizioni di favore.
– Il confronto tra le performance dei Paesi donatori è effettuato sulla base della parte percentuale
netta dell’APS in rapporto al reddito nazionale lordo (RNL).
– Per garantire la comparabilità e la trasparenza delle prestazioni di APS dei suoi 29 membri (28
Stati e l’Unione europea), il Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE ha stilato direttive
statistiche, adattate e aggiornate periodicamente, che definiscono le attività e i contributi ascrivibili all’APS.
– L’APS della Svizzera proviene principalmente dai budget della DSC e della SECO, i due uffici
incaricati di attuare la legge federale sulla cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario internazionali e la legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est. Partecipano
inoltre alla cooperazione internazionale della Svizzera anche altri uffici federali, 25 Cantoni e
circa 200 Comuni. Conformemente alle regole di notifica del CAS, dal 2003 la Svizzera include
nel suo APS anche le misure bilaterali di sdebitamento (negoziate nell’ambito del Club di Parigi)
nonché le spese per i richiedenti l’asilo provenienti da Paesi in via di sviluppo durante il loro
primo anno di soggiorno in Svizzera.
– La totalità delle spese annuali della DSC e della SECO non vengono riprese automaticamente
nelle statistiche dell’APS analogamente a quanto viene fatto nel consuntivo della Confederazione: infatti, per tenere conto delle direttive internazionali, devono essere apportate alcune
correzioni statistiche (esclusione dei versamenti destinati a Paesi o a organizzazioni non contemplati nella lista OCSE/CAS nonché di alcuni contributi multilaterali soggetti a un altro metodo di
notifica, cfr. commento alla tabella 4, pag. 15).
– Il contributo della DSC e della SECO all’allargamento dell’Unione europea (UE) non viene illustrato
nel dettaglio nel presente opuscolo.
Finanziamento dello sviluppo non contemplato nell’APS
– Le risorse non contemplate nell’APS rivestono una posizione preminente nel finanziamento dello
sviluppo. Nel caso della Svizzera si tratta di flussi di capitale privato a condizioni di mercato
(investimenti diretti all’estero, investimenti di portafoglio, crediti all’esportazione garantiti)
nonché donazioni private di organizzazioni non governative e fondazioni.
Segni utilizzati:
0.0 = importo inferiore a CHF 50 000
– = importo nullo
.. = non disponibile
p
r
= cifre provvisorie
= cifre riviste
Informazioni e cifre più dettagliate sono pubblicate nell’opuscolo statistico annuale sull’aiuto allo
sviluppo della Svizzera «Aide au développement de la Suisse» della DSC nonché sui siti Internet
della DSC e della SECO.
www.deza.admin.ch/it/Pagina_iniziale/La_DSC/Cifre_e_fatti
www.seco-cooperation.admin.ch/
Statistica del 15.05.2014
2
Pagine 4–17
AIUTO PUBBLICO
ALLO SVILUPPO (APS)
DELLA SVIZZERA
Pagine 20–34
SPESA DSC/SECO
3
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Tabella 1
EVOLUZIONE DELL’AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS)
E DELLE DONAZIONI PRIVATE DI ONG SVIZZERE 1960–2013
(IN MILIONI DI CHF)
1960
1970
1980
1990
APS
15.1
130.0
423.1
1 041.4
Confederazione
15.1
126.4
416.7
1 025.6
..
3.6
6.4
15.8
Cantoni e Comuni a
Reddito nazionale lordo
(RNL) b
APS in % del RNL
APS in % della spesa della
Confederazione
APS in % della spesa
pubblica c
Donazioni private delle
ONG
Donazioni private delle ONG
in % dell'RNL
37 066
92 570
177 270
347 228
0.04%
0.14%
0.24%
0.30%
0.56%
1.63%
2.38%
3.29%
0.23%
0.64%
0.90%
1.20%
..
50.8
106.6
148.6
..
0.05%
0.06%
0.04%
a Dati stimati per il 2013.
b Cifre RNL definitive fino al 2010 e provvisorie per il 2011 e il 2012 (UST, giugno/agosto 2012).
Stima dell’Amministrazione federale delle finanze per il 2013 (18.3.2014).
c Spesa delle amministrazioni pubbliche al netto delle doppie contabilizzazioni (UST/AFF).
4
2000
2009
2010
2011
2012 r
2013 p
1 510.9
2 503.9
2 398.0
2 706.7
2 864.6
2 963.8
1 488.6
2 460.0
2 350.4
2 664.5
2 800.3
2 903.8
22.3
43.9
47.6
42.2
64.3
60.0
463 558
566 836
610 174
590 441
611 979
634 779
0.33%
0.44%
0.39%
0.46%
0.47%
0.47%
3.21%
4.30%
4.05%
4.34%
4.64%
4.65%
1.23%
1.71%
1.60%
1.70%
1.80%
1.84%
272.0
380.9
431.6
413.3
443.1
..
0.06%
0.07%
0.07%
0.07%
0.07%
..
L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera è aumentato ancora nel 2013 e ha
raggiunto 2964 milioni di franchi, con un incremento di 99 milioni di franchi rispetto
al 2012. L’aumento è riconducibile alla decisione del Parlamento di aumentare progressivamente fino al 2015 l’APS in modo da raggiungere lo 0,5 per cento del reddito
nazionale lordo (RNL). Tuttavia la crescita dell’APS è stata attenuata da un minore
contributo per il soggiorno dei richiedenti l’asilo in Svizzera e dall’assenza di misure
bilaterali di sdebitamento nel 2013. In termini reali il tasso di crescita dell’APS è stato
pari al 3,4 per cento. In rapporto all’RNL, nel 2013 la quota dell’APS è rimasta stabile
allo 0,47 per cento rispetto all’anno precedente.
5
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Grafico 1
1.02
1.00
Svezia
Lussemburgo
1.1
1.07
LA SVIZZERA NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE 2013
(APS IN % DEL RNL)
0.9
0.72
0.8
0.3
0.28
0.34
0.4
0.38
0.41
0.45
Irlanda
0.5
0.45
0.47
0.6
Belgio
0.55
0.7
0.67
0.85
1.0
0.2
0.1
Austria
Australia
Germania
Francia
Svizzera
Finlandia
Paesi Bassi
Regno Unito
Danimarca
Norvegia
0
Dati provvisori per tutti i Paesi del CAS pubblicati dall’OSCE/CAS il 8 aprile 2014
Dopo le contrazioni dell’aiuto pubblico allo sviluppo complessivo dei 28 Paesi CAS
negli ultimi due anni, nel 2013 l’APS ha raggiunto in totale 134,8 miliardi di dollari, la
quantità più elevata finora. Si tratta di un incremento in termini reali del 6,1 per cento.
Di recente cinque nuovi Paesi (Islanda, Polonia, Repubblica ceca, Repubblica slovacca
e Slovenia) sono diventati membri del CAS e, insieme, raggiungono un importo APS
di 867 milioni di dollari. Cinque Paesi hanno superato l’obiettivo dello 0,7 per cento
6
Obiettivo fissato dall’ONU: 0.7%
0.10
Polonia
0.30
0.11
Repubblica Ceca
Totale CAS
0.13
Slovenia
0.09
0.13
Corea
Repubblica Slovacca
0.13
0.16
Spagna
Grecia
0.16
Italia
0.19
0.23
Stati Uniti
0.23
0.26
Nuova Zelanda
Portogallo
0.26
Islanda
Giappone
0.27
Canada
Prestazione media dei paesi del CAS: 0.40%
fissato dalle Nazioni Unite nel 1970, mentre altri sei (fra i quali la Svizzera) si collocano
al di sopra della performance media dei Paesi del CAS, pari allo 0,40 per cento.
Nonostante la stagnazione dell’APS sullo 0,47 per cento dell’RNL, la Svizzera raggiunge l’ottavo posto in classifica rispetto ad altri Paesi CAS e guadagna così due posizioni
(2012: 10° posto, 2011: 11° posto).
7
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Tabella 2
AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS) DELLA SVIZZERA
2012–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Confederazione
Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC)
Aiuto umanitario
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione con l'Est e la CSI
Segreteria di Stato dell'economia (SECO)
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione con l'Est e la CSI
Misure di sdebitamento (Club di Parigi)
Ufficio federale della migrazione (UFM)
Aiuto al rimpatrio
Assistenza ai richiedenti l'asilo in Svizzera
Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE)
Gestione civile dei conflitti e diritti umani
Altri contributi
Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione
e dello sport (DDPS)
Azioni di promozione della pace e della sicurezza
Ufficio federale dell'ambiente (UFAM)
di cui: contributi a organizzazioni internazionali
Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI)
Borse di studio per studenti stranieri in Svizzera
Altri uffici federali
Cantoni e Comuni a
Totale
APS in % del reddito nazionale lordo (RNL)
a Dati stimati per il 2013.
La quota di risorse della DSC e della SECO nell’APS è aumentata dal 67 per cento nel
2012 al 74 per cento nel 2013. Nel frattempo i costi per l’assistenza ai richiedenti
l’asilo provenienti dai Paesi in via di sviluppo durante il loro primo anno di soggiorno
in Svizzera sono diminuiti (14% nel 2013 rispetto al 21% dell’APS nel 2012). Rimasta
8
2013 p
2012 r
APS
bilaterale
APS
multilaterale
Total APS
APS
bilaterale
APS
multilaterale
2 266.0
Total APS
637.7
2 903.8
2 239.2
561.1
2 800.3
1 317.2
555.5
1 872.7
1 179.9
477.0
1 656.9
346.5
39.6
386.0
301.9
35.5
337.4
842.4
515.2
1 357.6
769.9
440.6
1 210.5
128.3
0.8
129.1
108.2
0.8
109.0
328.3
3.9
332.2
271.9
8.5
280.3
240.1
3.9
244.0
185.8
8.5
194.3
88.2
–
88.2
71.8
–
71.8
–
–
–
14.2
–
14.2
436.5
–
436.5
629.8
–
629.8
19.2
–
19.2
16.3
–
16.3
417.3
–
417.3
613.5
–
613.5
107.5
30.7
138.3
97.9
26.7
124.6
70.0
17.6
87.5
62.5
17.3
79.9
37.6
13.1
50.7
35.4
9.3
44.7
46.4
–
46.4
42.8
–
42.8
46.4
–
46.4
42.8
–
42.8
4.1
37.0
41.0
4.5
36.9
41.4
3.0
37.0
39.9
4.5
36.9
41.4
6.4
–
6.4
6.2
–
6.2
6.4
–
6.4
6.2
–
6.2
19.6
10.6
30.2
6.2
12.1
18.3
60.0
–
60.0
64.3
–
64.3
2 326.0
637.7
2 963.8
2 303.5
561.1
2 864.6
0.47%
0.47%
stabile fino al 2010, la proporzione tra l’APS bilaterale (75%) e l’APS multilaterale
(25%) si è modificata da allora a favore dei contributi bilaterali (78% nel 2013, 80%
nel 2012).
9
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Grafico 2
APS DELLA SVIZZERA PER CATEGORIE DI AIUTO 2004–2013
(IN MILIONI DI CHF)
3 000
2 500
2 000
1 500
1 000
500
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
0
¢ Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI DSC/SECO
¢ Cooperazione allo sviluppo DSC/SECO
¢ Aiuto umanitario
¢ Altri (incluso sdebitamento e richiedenti l’asilo)
Nel 2003 sono state introdotte correzioni statistiche (cfr. note tecniche, pag. 2) che
hanno avuto un’incidenza sulla crescita dell’APS e modificato la ripartizione nell’APS
delle singole categorie di aiuto negli anni.
– La cooperazione allo sviluppo della DSC e della SECO con i Paesi del Sud è passata
dal 60 per cento nei primi anni 2000 al 49 per cento nel 2012. Nel 2013 è risalita
al 54 per cento.
– La parte dell’APS inerente all’aiuto umanitario ha registrato una flessione, passando dal 18 per cento al 13 per cento nell’ultimo decennio.
– La cooperazione della DSC e della SECO con l’Est è aumentata al 7 per cento (2012
e 2011: 6%).
– Nel 2013 i contributi provenienti da altri Uffici federali come pure da Cantoni e
Comuni (11%) nonché le spese per i richiedenti l’asilo (14%) hanno rappresentato
il 25 per cento del totale. Nel 2013 non sono state attuate misure di sdebitamento.
Questa categoria di assistenza è molto volatile e negli ultimi dieci anni ha fluttuato
tra il 23 per cento del 2004 e il 33 per cento del 2012.
10
Grafico 3
RIPARTIZIONE DELL’APS BILATERALE PER CONTINENTI 2013
(IN %)
¢ Africa
19
21
¢ America latina
¢ Asia
6
18
¢ Europa
¢ Contributi di programma alle ONG svizzere
20
8
e al CICR
¢ Spese in Svizzera per richiedenti l’asilo
8
¢ Altri contributi non ripartiti per continenti
Grafico 4
APS BILATERALE PER CATEGORIE DI REDDITO 2013
(IN MILIONI DI CHF)
Paesi meno avanzati
(fino a USD 1005)
Paesi a medio reddito,
parte inferiore
(USD 1006–3975)
Paesi a medio reddito,
parte superiore
(USD 3976–12 275)
0
¢ DSC
100
200
¢ SECO
300
400
500
¢ Altro
Cfr. Lista dei Paesi destinatari per categorie di reddito:
http://www.oecd.org/dac/stats/49483614.pdf
11
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Tabella 3
RIPARTIZIONE GEOGRAFICA DELL’APS BILATERALE
PER CONTINENTI E PAESI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Africa
Mozambico
Burkina Faso
Ghana
Tanzania
Mali
Niger
Tunisia
Repubblica Democratica del Congo
Ciad
Zimbabwe
Sudan del Sud
Benin
Egitto
Somalia
Sudan
Burundi
Sudafrica
Kenia
Marocco
Etiopia
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
America Latina
Bolivia
Colombia
Perù
Nicaragua
Honduras
Haiti
Cuba
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
2013 p
2012 r
461.1
32.5
31.4
25.8
25.3
24.4
20.3
19.9
19.1
17.1
16.5
16.0
15.4
15.0
11.9
9.6
9.5
7.1
6.7
6.6
6.5
30.6
94.1
148.7
25.3
17.5
17.4
16.6
16.5
14.8
8.4
2.0
30.2
496.1
34.6
34.9
17.3
32.7
23.1
25.3
16.8
15.4
16.3
16.3
14.6
19.7
13.5
7.6
10.2
12.2
6.6
11.2
7.7
8.9
64.0 a
87.0
165.5
32.8
18.9
16.8
19.7
7.2
15.3
6.0
14.1
34.6
a Comprese le misure bilaterali di sdebitamento negoziate nel quadro degli accordi del Club di Parigi.
12
Asia
Nepal
Bangladesh
Tagikistan
Vietnam
Gaza e Cisgiordania
Afghanistan
Kirghizistan
Laos
Mongolia
Myanmar
Siria
Pakistan
Libano
Indonesia
Giordania
Sri Lanka
Cina
Corea del Nord
Georgia
Yemen
Cambogia
Iraq
India
Filipine
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
Europa
Kosovo
Albania
Bosnia e Erzegovina
Serbia
Ucraina
Macedonia
Moldavia
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
Altri contributi non ripartiti per continenti
Totale
2013 p
2012 r
459.1
39.6
30.3
27.1
26.2
24.5
24.2
22.1
19.5
18.5
18.2
18.1
16.4
14.1
12.0
11.5
10.4
10.3
10.1
9.6
7.6
7.2
6.7
6.7
5.9
18.5
44.1
188.8
61.8
25.6
19.6
16.6
16.0
11.4
9.4
0.5
28.0
1 068.3
2 326.0
399.8
37.6
30.6
21.7
16.2
27.4
26.6
21.4
19.4
14.3
11.4
10.0
12.9
6.9
12.1
6.6
8.0
9.2
6.7
9.5
4.8
5.5
5.8
10.0
2.0
19.4
43.7
169.4
60.4
10.6
17.6
19.2
13.9
6.4
8.3
1.9
31.2
1 072.7
2 303.5
13
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Tabella 4
APS MULTILATERALE DELLA SVIZZERA PER ORGANIZZAZIONI
2012–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Organizzazioni delle Nazioni Unite
Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS)
Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF)
Alto Comissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR)
Entità delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile (UN Women)
Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi
nel Vicino Oriente (UNRWA)
Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS)
Fondo internazionale dello sviluppo agricolo (FIDA)
Fondo centrale di risposta di emergenza (CERF)
Programmi speciali dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a
Programma alimentare mondiale (PAM)
Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUA)
Fondo delle Nazioni Unite per le attività in materia di popolazione (UNFPA) b
Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA)
Organizzazioni delle Nazioni Unite, contributi parzialmente ascrivibili all'APS c
Altre organizzazioni delle Nazioni Unite
Istituzioni finanziarie internazionali
Fondo africano di sviluppo (AfDF) d
Fondo asiatico di sviluppo (AsDF)
Associazione internazionale per lo sviluppo (AIS) d
Banca mondiale
Altri fondi e banche di sviluppo
Altre organizzazioni internazionali
Global Environment Facility (GEF)
Gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale (CGIAR)
Centro di Ginevra per il controllo democratico delle forze armate (DCAF)
Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tuberculosi e la malaria (GFATM)
Fondo d’adattamento al cambiamento climatico
Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario (GICHD)
Altre istituzioni
Totale APS multilaterale
a Escluso il contributo generale all’OMS, solo parzialmente contabilizzabile (cfr. nota c).
b Il contributo generale all’UNFPA per il 2013 è stato versato in due tranche:
10,6 mio. CHF nel 2012 e 4,1 mio. CHF nel 2013.
14
2013 p
2012 r
195.0
60.0
21.0
14.0
12.0
193.1
54.0
20.0
14.0
12.0
11.0
10.0
9.5
7.0
5.9
5.3
4.2
4.1
2.5
23.0
5.6
345.3
52.7
12.0
252.8
12.2
15.6
97.5
8.0
5.0
7.2
5.5
5.5
4.8
4.1
24.6
2.0
22.0
4.3
279.4
43.3
13.3
198.4
12.2
12.2
88.6
28.5
28.5
15.5
14.0
10.7
10.6
10.0
8.0
10.0
–
8.1
8.1
14.6
19.5
637.7
561.1
L’APS multilaterale comprende i contributi generali versati dalla DSC e da altri Uffici federali a
organizzazioni internazionali per lo sviluppo. La
quota dell’APS multilaterale della Svizzera ha raggiunto nel 2013 il 22 per cento, collocandosi sotto
il valore medio dei Paesi CAS (30%).
I contributi alle organizzazioni non governative
internazionali (tra cui il Comitato internazionale
della Croce Rossa, CICR) rientrano invece nell’APS
bilaterale.
La cooperazione multilaterale si concentra su tre
pilastri. Come durante gli anni precedenti, le istituzioni finanziarie internazionali (IFI) sono state le
beneficiarie principali dell’APS multilaterale anche
se in una proporzione maggiore (54% contro il
50% del 2012). Le agenzie del sistema ONU e le
altre organizzazioni internazionali hanno assorbito rispettivamente il 31 per cento e il 15 per cento
dell’APS multilaterale.
Conformemente alle direttive internazionali, i
contributi alle IFI della DSC vengono contabilizzati
nell’APS non al momento dell’incasso delle note
d’ordine, bensì al momento del relativo deposito, ragione per cui possono esservi non solo variazioni da un anno all’altro, ma anche differenze
rispetto a quanto figura nel consuntivo della Confederazione che tiene conto dello scaglionamento su più anni dei pagamenti delle note d’ordine
emesse anteriormente.
c Percentuali applicate conformemente alle direttive del CAS.
d Compresa l’iniziativa per la cancellazione del debito multilaterale (MDRI).
15
Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera
Grafico 5
COMPOSIZIONE DELL’APS (QUATRO CREDITI QUADRO
DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ALTRI COMPONENTI)
DSC Aiuto umanitario
DSC Cooperazione Sud a
DSC Coop. Est
SECO Coop. Est
SECO Cooperazione Sud
Richiedenti l’asilo
Misure di sdebitamento
Altri Uffici federali, Cantoni e Comuni
a La cooperazione multilaterale allo sviluppo e un compito commune DSC/SECO
In questo grafico è rappresentata in maniera schematica la composizione dell’APS e i
componenti principali sono illustrati in rapporto alle spese totali.
L’APS comprende in sostanza i quattro crediti quadro della cooperazione internazionale della Confederazione (qui vengono inoltre conteggiate, conformemente alle
direttive internazionali, le spese di altri Uffici federali come pure di Cantoni e Comuni
nonché le spese per i richiedenti l’asilo e le misure bilaterali di sdebitamento).
16
Finanziamento dello sviluppo
Grafico 6
FLUSSI FINANZIARI NETTI DALLA SVIZZERA VERSO I PAESI IN
VIA DI SVILUPPO 2003–2012 (IN MILIONI DI CHF)
30 000
25 000
20 000
15 000
10 000
5 000
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
2003
0
¢ Flussi di capitale privato a condizioni di mercato
¢ Donazioni private di ONG
¢ Aiuto pubblico allo sviluppo (APS)
Il contesto del finanziamento dello sviluppo è in fase di transizione. Le risorse non
contemplate nell’APS sono diventate più importanti e una grande quantità di Paesi in
via di sviluppo hanno accesso a fonti di finanziamento diversificate.
Le risorse finanziarie private (prevalentemente investimenti diretti, crediti all’esportazione garantiti) corrispondono a più dell’80 per cento dei flussi finanziari netti della
Svizzera a favore dei Paesi in via di sviluppo. Questi flussi sono completati da altri flussi
monetari, come le rimesse (trasferimenti di denaro effettuati dai migranti verso i loro
Paesi di provenienza), che non sono rilevate nelle statistiche del CAS, ma che ammontano ogni anno a circa 1 miliardo di franchi. In questo grafico non sono rappresentate.
17
Pagine 20–34
SPESA DSC/SECO
19
Spesa DSC/SECO
Tabella 5
PANORAMICA DELLA SPESA DSC E SECO
2009–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Spesa totale DSC
Aiuto umanitario
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione con l'Europa dell'Est e la CSI
Contributo all'allargamento dell'UE
Spesa totale SECO - Cooperazione e sviluppo economici
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione con l'Europa dell'Est e la CSI
Contributo all'allargamento dell'UE
La tabella e i grafici riproducono i risultati finanziari della DSC e della SECO come
figurano nel consuntivo della Confederazione. I flussi di ritorno non sono inclusi.
Grafico 7.1
SPESA DSC 2013 SECONDO IL SETTORE DI ATTIVITÀ (IN %)
6
5
19
¢ Aiuto umanitario
¢ Cooperazione allo sviluppo
¢ Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI
¢ Contributo all’allargamento dell’UE
70
20
2009
2010
2011
2012
2013
1 452.9
1 507.0
1 681.8
1 848.6
2 045.1
303.7
314.9
336.1
337.7
387.2
1 038.5
1 066.9
1 204.4
1 338.7
1 419.5
102.8
106.7
105.4
109.0
129.1
7.9
18.5
35.9
63.2
109.3
273.4
238.4
268.4
294.6
331.3
159.8
161.2
194.6
208.5
217.3
57.8
59.6
60.0
72.0
88.2
55.8
17.6
13.8
14.1
25.8
Grafico 7.2
SPESA SECO 2013 SECONDO IL SETTORE DI ATTIVITÀ (IN %)
8
27
¢ Cooperazione allo sviluppo
65
¢ Cooperazione con l’Europa dell’Est e la CSI
¢ Contributo all’allargamento dell’UE
21
DSC – Cooperazione allo sviluppo
Tabella 6
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO DELLA DSC PER PAESI E
REGIONI PRIORITARI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Paesi e regioni prioritari
Mekong
Africa del Nord e Vicino e Medio Oriente a
America centrale
Nepal
Africa australe
Regione dei Grandi Laghi
Hindukush
Bangladesh
Bolivia
Mozambico
Tanzania
Burkina Faso
Mali
Mongolia
Niger
Benin
Ciad
Cuba
Corno d'Africa
Haiti
Altre attività
Altri Paesi e regioni b
Contributi di programma a ONG
Mandati tematici/costi operativi
Cooperazione bilaterale allo sviluppo
Cooperazione multilaterale allo sviluppo
Totale
2013
2012
500.5
49.8
44.9
42.3
38.2
34.4
31.1
30.9
29.5
24.5
23.0
22.8
21.3
20.2
18.2
16.6
15.3
14.3
8.2
8.1
6.9
366.1
74.5
96.5
195.2
866.6
552.8
1 419.5
459.7
40.6
44.5
40.8
33.4
30.8
29.0
27.4
25.9
28.3
23.9
23.0
20.6
16.5
14.1
18.5
17.4
11.7
5.4
2.5
5.4
312.1
72.3
76.1
163.6
771.8
566.9
1 338.7
a Il contributo generale all’UNRWA di 1,2 milioni CHF del 2013 per Siria è contabilizzato sotto «cooperazione
multilaterale allo sviluppo».
b Questa categoria copre dei Paesi nei quali programmi globali sono implementati (Perù, India, Cina).
22
Grafico 8
COOPERAZIONE BILATERALE ALLO SVILUPPO DELLA DSC
PER TEMI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF) a
Trasformazione dei conflitti
e resistenza alle crisi
Agricoltura e
sicurezza alimentare
Acqua
Salute
Sviluppo settore privato
e servizi finanziari
Istruzione di base e
formazione professionale
Riforma dello Stato, amministrazione
locale e partecipazione dei cittadini
Cambiamenti climatici e ambiente
Migrazione
Altri temi
0
¢ 2013
20
40
60
80
100
120
¢ 2012
a Esclusi i contributi di programma a ONG svizzere, attività multisettorali e costi operativi
Il grafico illustra la ripartizione delle risorse fra i temi sui quali la DSC ha concentrato le
sue attività di cooperazione allo sviluppo bilaterale negli anni 2012 e 2013.
Attraverso i suoi programmi globali, la DSC si concentra sulla promozione di soluzioni
innovatrici nei quattro temi seguenti: cambiamento climatico, sicurezza alimentare, migrazione e acqua. I programmi globali non hanno una localizzazione geografica specifica ma sono implementati dove il loro impatto è suscettibile di essere il più forte.
23
SECO – Cooperazione allo sviluppo
Tabella 7
SECO COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO PER PAESI E PROGRAMMI
PRIORITARI 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Paesi e programmi prioritari
Ghana
Vietnam
Indonesia
Perù
Egitto
Tunisia
Colombia
Sudafrica
Altre misure
Programmi globali/regionali, altri Paesi, contributi diversi a
Costi operativi
Totale
2013
2012
95.1
25.0
16.5
14.3
10.7
9.9
9.1
5.5
4.1
122.2
112.3
9.9
217.3
55.5
15.5
4.6
13.9
7.0
4.4
3.6
3.1
3.4
153.1
144.1
9.0
208.5
a In Burkina Faso, Mozambico e Tansania, Paesi prioritari della DSC, sono stati realizzati importanti programmi
complementari alle misure della DSC.
Grafico 9
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO DELLA SECO
PER TEMI 2013 (IN %)
5
6
19
¢ Sviluppo delle infrastrutture urbane
¢ Politica economica e finanziaria
¢ Settore privato e imprenditorialità
26
31
13
24
¢ Commercio sostenibile
¢ Crescita rispettosa del clima
¢ Misure di attuazione e di funzionamento
DSC – Aiuto umanitario
Grafico 10
AIUTO UMANITARIO / CORPO SVIZZERO DI AIUTO UMANITARIO
(CSA): GIORNI DI MISSIONE ALL’ESTERO 2004–2013
50 000
45 000
40 000
35 000
30 000
25 000
20 000
15 000
10 000
5 000
¢ Azioni bilaterali
¢ Team di pronto intervento
¢ Secondments
¢ Catena svizzera di salvataggio
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
0
Grafico 11
AIUTO UMANITARIO PER COMPITI STRATEGICI 2011–2013
(IN %)
15
5 8
¢ Prevenzione
¢ Aiuto d’emergenza
21
51
¢ Ricostruzione
¢ Avvocatura («advocacy»)
¢ Spese di struttura e di personale
25
DSC – Aiuto umanitario
Tabella 8
AIUTO UMANITARIO DELLA DSC PER PAESI E REGIONI
D’INTERVENTO 2012–2013 (IN MILIONI DI CHF)
Africa
Sudan del Sud
Sudan
Repubblica Democratica del Congo
Somalia
Zimbabwe
Etiopia
Kenia
Niger
Marocco
Rep. Centro Africana
Madagascar
Liberia
Ciad
Algeria
Burundi
Mali
Costa d'Avorio
Burkina Faso
Angola
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
America Latina
Colombia
Haiti
Nicaragua
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
26
2013
2012
96.8
12.5
9.4
9.1
7.3
6.2
5.8
5.2
3.6
3.5
2.9
2.5
2.5
2.5
2.3
2.3
1.6
1.4
1.0
1.0
4.6
9.4
22.4
9.3
7.8
1.1
1.6
2.5
93.7
8.6
7.4
5.6
6.7
6.5
4.9
8.3
4.7
4.1
1.5
0.4
3.6
2.3
2.0
3.4
3.9
2.8
3.4
0.3
9.7
3.5
19.0
8.2
6.5
0.2
3.2
1.0
Asia
Libano a
Siria b
Corea del Nord
Gaza e Cisgiordania a
Giordania a
Sri Lanka
Myanmar
Yemen
Iraq
Afghanistan
Pakistan
Georgia
Filipine c
Tagikistan
Altri Paesi
Progetti regionali e non suddivisi per Paesi
Europa
Altre attività, non suddivise geograficamente
Contributo generale al Comitato internazionale
della Croce Rossa
Contributi ad organizzazioni internazionali a
Contributi di programma a ONG
Contributi diversi e costi operativi
Personale di struttura
Totale
2013
2012
104.2
12.4
11.6
10.0
9.9
8.2
8.2
7.7
7.2
6.0
4.9
4.8
3.3
2.8
1.6
4.0
1.7
0.4
163.5
79.0
5.3
8.3
6.5
8.3
4.0
6.5
6.5
4.4
3.6
5.3
5.2
3.2
0.9
1.2
5.7
4.2
1.7
144.2
70.0
39.8
10.5
38.2
5.0
387.2
70.0
35.8
5.7
26.1
6.6
337.7
a I contributi generali all’UNRWA, per un totale di 9.8 milioni CHF nel 2013 (8 milioni CHF nel 2012), sono
contabilizzati sotto «contributi ad organizzazioni internazionali» e ripartiti come segue: 5,8 milioni CHF a Gaza e
alla Cisgiordania, 2,4 milioni CHF alla Giordania, 1,6 milioni CHF al Libano.
b Esclusi 14 milioni CHF finanziati attraverso il credito di cooperazione allo sviluppo
c Esclusi 2 milioni CHF finanziati attraverso il credito di cooperazionel allo sviluppo
27
DSC – Aiuto umanitario
Tabella 9
PARTNER DELL’AIUTO UMANITARIO DELLA SDC 2013
(IN MILIONI DI CHF)
Organizzazioni delle Nazioni Unite
Programma alimentare mondiale (PAM)
Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR)
Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA)
Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei refugiati palestinesi
nel Vicino Oriente (UNRWA)
Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF)
Altre organizzazioni delle Nazioni Unite
Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR)
Altri partner e azioni dirette
ONG svizzere
ONG internazionali e estere
Azioni dirette del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) e della Catena di salvataggio
Settore privato e istituti di ricerca
Costi operativi e spese di personale
Totale aiuto umanitario 2013
Totale aiuto umanitario 2012
a L’importo comprende 20 milioni di CHF sotto forma di prodotti lattieri svizzeri e 14 milioni di CHF sotto forma di
cereali (2012: rispettivamente 19,5 e 13,6 milioni di CHF).
28
Contributi generali
Contributi specifici
Aiuto alimentare
Totale
39.3
70.7
27.0
137.0
5.3
17.2
27.0
49.4
14.0
20.3
–
34.3
9.5
10.5
–
20.0
14.6
9.8
4.8
–
–
6.1
–
6.1
0.8
11.9
–
12.7
70.0
46.1
–
116.1
0.5
126.6
7.0
134.1
–
21.8
5.4
27.3
0.5
28.5
1.3
30.3
40.5
–
40.2
0.3
–
2.0
–
2.0
–
34.1
–
34.1
109.8
243.4
34.0
387.2
105.8
198.7
33.1
337.7
a
29
DSC/SECO – Cooperazione con l’Est
Tabella 10
DSC COOPERAZIONE CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI
PER PAESI E REGIONI PRIORITARI 2012–2013
(IN MILIONI DI CHF)
Paesi e regioni prioritari
Asia centrale
Kosovo
Bosnia e Erzegovina
Caucaso del Sud
Albania
Serbia
Moldavia
Macedonia
Ucraina
Altre attività
Altri Paesi e regioni
Contributo all'IDEA
Contributi di programma a ONG
Contributi diversi e costi operativi
Totale
2013
2012
102.2
27.8
12.2
10.5
10.2
9.3
9.2
9.0
8.2
5.9
26.9
12.4
0.8
5.6
8.1
129.1
84.8
21.4
10.6
8.7
10.4
6.9
7.3
7.0
5.1
7.4
24.2
12.8
0.8
4.0
6.6
109.0
Grafico 12
COOPERAZIONE DELLA DSC CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI
PER TEMI 2013 (IN %) a
26
¢ Sviluppo rurale e sicurezza alimentare
16
¢ Acqua
¢ Salute
15
35
¢ Formazione professionale
¢ Democratizzazione, decentramento
e governance locale
6
20
¢ Migrazione
¢ Altri temi
a Esclusi i contributi di programma a ONG svizzere, attività multisettorali e costi operativi
30
Tabella 11
SECO COOPERAZIONE CON L’EUROPA DELL’EST E LA CSI
PER PAESI E REGIONI PRIORITARI 2012–2013
(IN MILIONI DI CHF)
Paesi e programmi prioritari
Albania
Tagikistan
Kirghizistan
Ucraina
Kosovo
Serbia
Azerbaigian
Bosnia e Erzegovina
Macedonia
Altri
Programmi regionali e altri Paesi
Costi operativi
Totale
2013
2012
75.8
16.2
14.7
11.8
9.7
7.1
6.0
4.4
3.0
2.8
12.4
8.5
3.9
88.2
52.5
3.1
11.1
11.2
5.9
8.5
6.3
2.9
2.7
0.8
19.5
16.7
2.8
72.0
Grafico 13
COOPERAZIONE DELLA SECO CON L’EUROPA DELL’EST
E LA CSI PER TEMI 2013 (IN %)
5
5 4
¢ Sviluppo delle infrastrutture urbane
¢ Politica economica e finanziaria
¢ Settore privato e imprenditorialità
20
56
10
¢ Commercio sostenibile
¢ Crescita rispettosa del clima
¢ Misure di attuazione e di funzionamento
31
DSC – Partner
Tabella 12
PARTNER DELLA DSC PER LE ATTIVITÀ BILATERALI 2013
(IN MILIONI DI CHF)
ONG svizzere e centri di competenza
tra cui:
HELVETAS Swiss Intercooperation
Swisscontact
Croce Rossa Svizzera
Caritas Svizzera
Terre des Hommes, Losanna
Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere (ACES)
Pane per tutti
Solidar Suisse
Swissaid
Sacrificio Quaresimale
MSF – Médecins sans Frontières
Enfants du Monde
Fondazione Villaggio Pestalozzi per bambini
Fédération genevoise de coopération (FGC)
Solidarmed
Università e istituti di ricerca svizzeri
Settore privato svizzero
Settore pubblico svizzero
Organizzazioni delle Nazioni Unite, azioni multi-bilaterali
Istituzioni finanziarie internazionali, azioni multi-bilaterali
Altre organizzazioni estere e internazionali
tra cui: Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR)
Organizzazioni del Sud e dell'Est
Totale partner
Azioni dirette, costi operativi
Totale 2013
Totale 2012
32
Contributi e mandati specifici
Contrib. progr. a
Aiuto uman.
Coop. svil.
Coop. Est
Totale b
112.6
16.8
106.2
15.3
250.8
10.7
0.3
53.3
9.9
74.2
4.3
0.3
21.1
1.0
26.7
8.5
4.4
–
1.9
14.9
11.0
2.0
–
–
13.0
10.5
0.5
1.4
0.4
12.8
7.4
–
–
1.5
8.9
6.4
–
–
–
6.4
3.2
1.1
2.1
–
6.3
6.2
–
–
–
6.2
5.6
–
–
–
5.6
5.0
0.3
–
–
5.3
2.5
–
1.5
–
4.0
3.5
–
–
–
3.5
3.3
–
–
–
3.3
2.2
0.1
–
–
2.3
–
0.4
30.3
11.1
41.8
40.9
–
1.2
32.6
7.2
–
0.3
8.4
0.7
9.4
–
97.7
115.1
15.3
228.1
–
0.4
27.6
5.4
33.4
–
138.7
111.5
24.5
274.7
–
116.1
3.3
–
119.4
–
7.8
173.2
23.1
204.1
112.6
263.2
604.8
102.6
1 083.2
–
73.8
164.9
20.1
258.8
112.6
336.9
769.7
122.7
1 342.0
86.3
296.2
695.1
104.2
1 181.8
a Contributi generali a ONG per programmi di sviluppo e interventi di emergenza umanitaria nei Paesi del Sud e
dell’Est e a centri di competenza per attività di sensibilizzazione.
b Escluso il contributo della DSC all’allargamento dell’UE (109,3 milioni di CHF nel 2013).
33
Cifre chiave
Grafico 14
PERSONALE DELLA DSC E DELLA SECO ALLA FINE DEL 2013
(QUANTITÀ DI POSTI)
Aiuto umanitario
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione con l’Europa
dell’Est e la CSI
Contributo all’allargamento dell’UE
Direzione, servizi centrali
0
200
400
600
800
1000
¢ Centrale ¢ Rete esterna: espatriati ¢ Rete esterna: personale locale
Al 31 dicembre 2013, la DSC contava l’equivalente di 1651 posti a tempo pieno,
dei quali 365 alla Centrale, 135 espatriati e 1151 impiegati locali.
Il campo di prestazioni Cooperazione e sviluppo economici della SECO contava al
31 dicembre 2013 l’equivalente di 186 posti a tempo pieno, dei quali 89 alla
Centrale, 19 espatriati e 78 impiegati locali.
QUANTITÀ DI PROGETTI IN CORSO AL 31.12.2013
0,5–1,0 mio CHF
1,0–3,0 mio CHF
3,0–5,0 mio CHF
Da 5,0 mio CHF
Totale
DSC
221
402
251
253
1127
SECO
15
79
44
93
231
QUANTITÀ DI RAPPRESENTANZE ALL’ESTERO AL 31.12.2013
Uffici di cooperazione a
Uffici di programma
Uffici per il contributo
all’allargamento dell’UE b
Totale
a
b
39
25
6
70
DSC: 31, SECO: 17 (tra cui 9 uffici condivisi)
Uffici DSC/SECO
34
Nota editoriale
Editore:
Dipartimento federale degli affari esteri DFAE
Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC
Freiburgstrasse 130
3003 Berna
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Segreteria di Stato dell’economia SECO
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Berna 2014
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Rapporto annuale 2013