L I B R O VI.
CAPITOLO
I.
Raffaele Sansoni Riario — Commendatario della diocesi — Succede a Pietro Riario come cardinal nepote — Suoi precedenti —
Opinioni coutradittorie su di lui — È coinvolto nella congiura dei
Pazzi,— Peripezie subite in Firenze — Ya legato in Perugia ed in
Ancona — È promosso Camerlengo di S. Chiesa. — Conciaie per
la morte di Sisto IV — Elezione d'Innocenzo V i l i — Vita fastosa
del Riario — Suo mecenatismo — Il palazzo della Cancelleria — Il
cupido di Michelangelo — Uccisione del conte Girolamo — Gli succede il primogenito Ottaviano — Elezione di Alessandro V I — Benefici ed incarichi di fiducia ricevuti dal Riario — Persecuzione di
Cesare Borgia — Fuga del cardinale.
Alla morte del vescovo Cibo, la diocesi di Viterbo
e T u s c a n i a fu data in c o m m e n d a a Raffaele
Sansoni,1
s u c c e s s o nello dignità di cardinal n e p o t e a
Pietro
Riario, morto, c o m e fu veduto, a 28 a n n i , a s s u m e n d o n e altresì il c o g n o m e . 2 Avviato alla carriera eccle1
Nacque il 3 maggio 1460 da Antonio Sansoni di Savona e da
Violante Mario (UGHF/LLT. I 77 - CIACCONIO - O L D O I N O I H 70). L' anno
della nascita è confermato dall'età attribuitagli nel 1483 (Cod. Va tic.
5633 f. 86) e nel 1513 in SANUTO (Diari X V I I 30J, mentre alcuni
cronisti 1' anticipano o la ritardano.
2
A pag. 169 di questo Volume. La parentela fra i Riario e i
Della Rovere non è bene accertata. Comunemente si ritiene che una
figlia di Leonardo, padre di Sisto LV, fosse maritata a Paolo Riario.
Nei documenti ufficiali il Card. ì ietro era chiamato da quel Pontefice
« secandnm cameni nobis nepos »; ed il P L A T I N A (O chiunque altri fosse
l'autore della vita di Sisto IV, certamente contemporaneo) il cardinale è detto « ex consobrina nepos » (nuova ed. p. 406J. Cf. PASSERINI
Cont. a Litta Disp. 147 - Nota 3 a PLATINA p. 408. Non manca chi
insinua fosse il Riario unito a Sisto I V da più stretti vincoli di
sangue, I). TUCCIA (p. 103) riferisce la voce che fosse i l frutto di
sacrileghi amori coti una C l a r i s s a , tale Maddalena da Viterbo. Cf.
PASOLINI Caterina Sforza I p. 91.
Incerto è auche il vincolo di parentela che univa il Sansoni ai
Riario. Dai più si vuole che la suddetta Violante, madre di Raffaele,
fosse sorella di Pietro e Girolamo Riario (BERGOMENSE Chron. 252 -
294
LIBRO VI
s i a s t i c a e d a s c r i t t o fra i P r o t o n o t a r ì p a r t e c i p a n t i , 3 i l
Sansoni
a t t e n d e v a agli studi in P i s a , 4 allorché, p o c o
p i ù c h e d i e c i a s s e t t e n n e , nel c o n c i s t o r o del 10 d i c e m b r e
1 4 7 7 f u d a S i s t o IV, s u o a f f i n e , c r e a t o c a r d i n a l e d e l T o r d i n e d e i d i a c o n i e d i n v e s t i t o d e l t i t o l o di S. G i o r g i o
al velabro d ' o r o , 5 e r i c o l m o inoltre
d'innumerevoli
l u c r o s i b e n e f i c i e c c l e s i a s t i c i . 6 Si d i m o s t r ò e g l i d e g n o
di t a l e p r e d i l e z i o n e , di t a n t a r i m u n e r a z i o n e ? A l c u n i
c o n t e m p o r a n e i n ' e s a l t a n o l ' i n g e g n o , la d o t t r i n a , d o l cezza di carattere, b o n t à d ' a n i m o , l ' e s p e r i e n z a
negli
affari p u b b l i c i , sì da d i v e n i r e i n b r e v e u n o d e i p i ù
a u t o r e v o l i m e m b r i d e l S. C o l l e g i o . 7 V ' h a i n v e c e c h i
DE CONTI I , 2 0 - VOLA.TKRKA.NO 2 1 4 - PANVINIO 2 6 0 -
GARIMBERTO
370 - OLDOINO 1. c. - MONTI Comp. di meni, istor. della città di Savona
I p. 331). Ma dai documenti pubblicati da PASOLINI (op. cit. n. 78 e
82) risulta che la sunnominata Violante ebbe per marito Domenico
Riccio governatore d' Imola. Ya notato infine che i figli di Girolamo
chiamavano zio il cardinale, mentre, se questi avesse avuto a madre
la sorella del padre, sarebbe stato loro cugino.
3
BONACCORSI Antichità et excellentia del Protonotariato
Apostolico
p. 157. La sua effigie, riprodotta da un affresco di Melosso da Forlì
può vedersi in V E N T U R I (Storia delP Arte Italiana YII P. II p. 7-8;.
E' il personaggio iu piedi a destra di Sisto IV.
4
F A B R U T I U S Coli Mon Pisanae Accademiae in CALOGERÀ Opuscoli
X X X I V p. 190. Compiè i primi studi in Imola, avendo a condiscepolo
il decantato poeta Giov. Antonio Flaminio (Flaminiorum Epistola e
I n. 7).
5
Ada Consist. in EUBEL II p 18. In quell'occasione Marsilio
Ficino « secondo padre della filosofia Platonica » e capo della famosa
Accademia Fiorentina, che colmava di lodi il giovane studente « dalla
parola più soave dell' ambrosia e del nettare » (Episfolae - Ed. Basilea p. 795 - ed altre improntate tutte ad affetto e stima verso di lui a
p. 800 - 801, 811, 879) lo ammoniva che « così eccelso grado di dignità
non dovesse attribuire ai meriti suoi, che in sì giovane età non poteva
avere, nè al caso, perchè i sacri misteri e gli ordini divini dipendono
non dalla temerità della fortuna, ma dalla sapienza di Dio » (Veritas
de institntione principis - opera a lui dedicata).
6
Lorenzo De Medici riconosceva che 11011 potendo il pontefice
rendere la sua dignità ereditaria non può dir suoi, se non gli onori
ed i benefizi che fa ai suoi (FABRONIO Vita cit. II p. 390) Cf.
GREGOROVIUS I I I p. 8 3 6 .
7
Oltre quanto gli scriveva il Ficino, riferiamo qui altri giudizi
concordanti:
EGIDIO D A VITERBO nella Hist. XX Saec. (f. 313) dice di lui: Qui
nunc ecclesiae camerarius primus summo ingenio, summus operibns,
snmma authoritate; ed altrove lo chiama « Princeps optimus et virtntis
cujuscumque studiosissimns »/ ed ancora « Ego cum animi ingeniiqne
tui exploratum habeam et elegantiam et snavitatem, scribo ad te saepicnle (Lett. in Cod. 1001 Bibl. Angelica - SIGNORELLI II Card. Egidio
da Viterbo App. I doc. XXIII).
PIETRO MARSI, nel dedicargli la Recognitio in officia
Ciceronis,
esalta « eminentissimum celsitndinis tuae ingenium et snpra aetatem
in rebus omnibus jndicium » Cf. CORSIGNANI II nepotismo di Sisto IV
in Civiltà Cattolica 1868 Yol. I l i p. 412 e seg.
CAPITOLO I
295
scrive nulla in lui apparire del prete, a n n o v e r a n d o l o
fra i m o l t i cardinali del t e m p o , u n i c a m e n t e dediti
ad interessi m o n d a n i e n o n c u r a n t i d e l l e sorti della
C h i e s a . 8 E s a g e r a n o gli uni e gli altri. Ad ogni m o d o
i particolari che, pur b r e v e m e n t e , si d a r a n n o di lui,
o f f r i r a n n o ai lettori il m e z z o di f o r m a r s i un più esatto
concetto, di q u e l che n o n si sia fatto finora, di tale
i n s i g n e u o m o , il q u a l e si trovò c o i n v o l t o in tutti gli
a v v e n i m e n t i seguiti in un l u n g o periodo di tempo,
attraverso ben sei pontificati fra i più agitati e combattuti, d u r a n t e i quali aveva fine il m e d i o evo e
sorgeva una n u o v a età.
Il Riario i n v e r o n o n i n i z i ò f e l i c e m e n t e il cardinalato, trovandosi i m p l i c a t o nella f a m o s a c o n g i u r a dei
Pazzi diretta a sovvertire il d o m i n i o de' Medici in
Firenze; la q u a l e m a l i g n a m e n t e si disse aver costituito
per lui « il battesimo
di sangue da supplire il di fello
dell'età » . 9 Ma può, senza tema di errare, affermarsi
c h e egli n o n fu c o m p l i c e della c o s p i r a z i o n e c h ' e b b e
il s a n g u i n o s o e p i l o g o il 26 aprile 1478, bensì s t r u m e n t o
i n c o s c i e n t e in m a n o a coloro, che si valsero della sua
presenza per m e g l i o raggiungere il loro fine.10
Lo stesso Lorenzo de* Medici m o s t r ò di prestar fede
a l l e proteste d ' i n n o c e n z a del Riario, s o t t r a e n d o l o alle
i n g i u r i e della plebe e f a c e n d o l o c o n d u r r e sotto b u o n a
scorta nel palagio della Signorìa, ove fu trattenuto
« più qual m e d i a t o r e che c o m e ostaggio ». 11 Lasciato
libero, n o n tanto per t i m o r e delle p e n e spirituali min a c c i a t e da Sisto IV, il q u a l e m e n ò , n a t u r a l m e n t e ,
8
GIOVIO Vita Leonis X p. 88
SCHELTIÓRN Amoenitates hist. eccl.
9
- Z I E G L E R Hist. C/ementis V I I iti
II p. 319-320.
et per sanqiiinem Christianum defectum
in BOXI: c o r Congiura dei Passi doc.
« Voluit ut his primitiis
snppleret aetatis » (Inrectiva
X I I I p 148).
10
Di Montesecco, il teste principale che rivelò il piano della congiura, non lo nomina affatto. Poliziano, Scala ed altri, fca cui il
maledico Infessura, accennano soltanto alla parte di -comparsa che
gli si fece rappresentare. La stessa Invertiva (l. c. p. 149) pone in
dubbio la sua complicità. Innocente del tutto lo affermano BERGOMENSE (f. 283), CONTI (I p. 26), P A N V I N I O (p. 261) ed altri contemporanei. Of. G R E G O R O v r u s III p. 845 - P E R R E N S I p. 402 - ROSCOE
II p. 64 - AMSTRONG L. De Medici p. 197 - P A S T O R II p. 467 -469.
11
« Non tam guani obses sed intercessor servare tur * ( Invertiva
p. 163). Sull'intervento del Medici vedi ivi p. 153 - 155 e Itri
documenti in B O X U C C I (U. XLI e XIV).
296
LIBRO VI
g r a n d e s c a l p o r e p e r la c a t t u r a d e l c a r d i n a l e , 1 2
quanto
p e r c o n s i g l i o d e l l a r e p u b b l i c a V e n e t a , 1 3 il Rinvio
mani-
festava allo zio
usato
p o n t e f i c e il
v e r s o d i l u i d a l Medici
benevolo
contegno
e dalla Signorìa,14
affrettandosi
p e r ò a p a r t i r s i d a F i r e n z e e r a g g i u n g e r e 1' U r b e . 3 5
la c e r i m o n i a d e l l ' a p e r t u r a d e l l a b o c c a , f u i n v i a t o
L e g a z i o n e di P e r u g i a , 1 6 e di poi a q u e l l a
più
Dòpo
alla
lontana
e p i ù i m p o r t a n t e d i A n c o n a . 1 7 C i ò si f e c e p e r c h è
con
l a s u a i n g e n u i t à n o n i n t r a l c i a s s e i d i s e g n i c h e il c o n t e
Girolamo,
i Medici,
« deus
ex machina
molinava
teggiandosi
p e r il
» della trama ordita contro
capo, ed a
cui
quasi a vittima, consentiva
S i s t o IV, at-
c o l p r e t e s t o di
d i f e n d e r e la l i b e r t à d e l l a c h i e s a e d i v o l e r s o t t r a r r e i
Fiorentini
12
alla tirannìa.18 D o p o essere stato
provvisto
"Ne reclamò F immediato rilascio sotto pena della scomunica
doc. X - F A B R O N I O II p. 116,121 e seg. - ROSCOE I I doc. XI).
Lett. del Senato 22 maggio in ROMANIX (Storia documentata
di Venezia I V p. 389 - 90) « Pare a noi, si scriveva, che dal frappar
dimora alla liberazione del cardinale non possa conseguir alcun modo,
quando la liberazione toglie ad ognuno ogni occasione di straparlare e
di giustificare sè stessi d" ogni non buona operazione ed anche recida
ed amputi ogni offensiva d'animo che i cardinali potessero per una più
lunga ritenzione concepire.
14
Lett. 10 giugno inserita in Invertiva (p. 164).
15
Partì il 13 giugno consigliato ad andarsene dai frati di S. Gallo,
ov'erasi rifugiato fin dal 5 (Breve Cronaca e Ricordi di S. Gallo in
BONUCCI p. 84, 97 - L A N D ITOCI Diario p. 73). Chi lo vide in Siena
scrive eh' era « più morto che vivo per la gran paura, che gli pareva
tuttavia che li fosse messo il capestro alla gola » ( A L L E G R E T T I Diario
Senese in R. I. SS. XX[IL 784). G A R I M B E R T O (p. 370) aggiunge che
d'allora perde il colorito naturale del volto, divenuto di un cereo
pallore. Giunse il 20 in Roma (Ada Consist. in EITBEL II p. 41).
16
Ada Consist. in EITBEL II p. 386 -388 - PASTOR I I p. 471.
17
Acta Consist. in EITBEL II p. 4 3 - 4 4 - V O L A T E R R A N U S Diarinm
pag. 80.
18
Lett. di Sisto I V al duca d'Urbino ed al re di Francia
(FABRONTO II p. 130 e seg. - R A V X A L D I X 597). La bolla (1 giugno)
di scomunica fu data auche alle stampe. Significantissima è la protesta
fatta all' oratore del Papa dalla repubblica di Venezia, nella quale si
poneva in rilievo che F offesa non era fatta alla persona del Medici
ma « al presente stato e forma di governo de la città di Fiorenza
per sovvertirlo e ridurlo dove se pensa e tenta redur tutta Italia »
(ROMAXIX 1. c. p. 390-91). In quella lottasi trovarono, 1'una contro
F altra armate, due coalizioni di stati. Col Papa furono il re di Napoli
e il duca d' Urbino; contro, oltre Firenze e Venezia, i duchi di Milano
e Ferrara e taluue città pertinenti allo stato pontificio, tra cui Bologna.
E ad un certo momento la guerra parve assumere un carattere internazionale per l'intervento del re di Francia e dell'Imperatore di
Alemagua; ma, per la scaltrezza diplomatica di Lorenzo De Medici,
fulcro della vita politica italiana di quel tempo, iu breve si potè
concludere un accordo fra lui e Ferdinando di Napoli, a cui accedeva
il Papa, verso il quale sì personalmente, che a nome della repubblica
fiorentina, il Medici, almeno a parole, umiliavasi, prestandogli rive(BONUCCI
13
CAPITOLO I
297
delle r e n d i t e di vari vescovati sì in Italia c h e all'estero, 1 9 il 24 g e n n a i o 1483, r i t e n e n d o s i c h e il g i o v a n e
c a r d i n a l e avesse ormai acquistato una certa esperienza
e sagacità, fu c h i a m a t o ad esercitare le m a n s i o n i di
C a m e r l e n g o di S. Chiesa, 2 0 nel q u a l e alto ufficio i n v e r o
si m o s t r ò m o l t o attivo ed a n i m a t o da retto s e n s o di
giustizia, ed oltre ogni dire m u n i f i c o , accattivandosi
il favore dei R o m a n i , che lo c o n s i d e r a v a n o quasi < un
altro papa ». 2 1
A n c h e i Viterbesi ebbero prova della i m p a r z i a l i t à
e liberalità di lui, o t t e n e n d o , fra altro, il d i v i e t o di
rappresaglia da parte dei R o m a n i per certe loro pretese; 2 2 una larga s o v v e n z i o n e per la c o s t r u z i o n e del
palazzo del G o v e r n a t o r e ; 2 3 e la s e n t e n z a definitiva
nella i n t e r m i n a b i l e causa c o n t r o Montefiascone, dovuta
al s u o a u t o r e v o l e i n t e r v e n t o . 2 4
Alla m o r t e di Sisto IV il sacro c o l l e g i o si a d u n a v a
in casa del C a m e r l e n g o , cui spettava il g o v e r n o della
Chiesa nella sede vacante, da tutti rispettato e ben
v o l u t o , 2 5 m e n t r e R o m a era in grande s u b b u g l i o e la
plebaglia devastava e saccheggiava il palazzo del c o n t e
Girolamo ed i f o n d a c h i dei Genovesi. 26 Eletto a ponte-
renza, come a rappresentante della Chiesa * cunclorum fidelinm water
et magistra » (13 marzo 1480). Venezia, lasciata quasi in disparte,
stipulava un trattato a parte col Papa (17 aprile 1480).
19
KUBKL I I p. 118, 133, 20$, 216, 223,237, 254 e I I I p 1. Nella
tassazione della decima nel 1500 gli si calcolava un reddito annuo
di 18000 ducati uno dei maggiori quotati (RAYNALIH XI, 328 PASTO R I I I
20
404).
Reg. Vatic. 659 c 32 » - Cod. Vatic. 5633 f. 86 - PONTANO Diario
p. 24 - V O L A T E R R A N U S p. 114 - Lett. Lanti in Arch. Soc. Rom. St. I\
X I p. 609. Ufficio del Camerlengo era principalmente « patrimonim
ecclesiae curarti gerere et qui nervi reipublicae dicuntnr pecnniarutn
habere curam » FI» io II ad Martinum Maijer). Cf. MOROXI Y I I p. 61
e seg.
21
Relazione Giorgi in ALBI:RI (VII p. 55).
22 l'erg. 804 Coni. - Marg. I p'. 190.
2* Riforme X X I I f. 109 '- Cf. PASTOR I I p. 217.
24
Riforme cit. f. 113. L' oratore Senese Lami scriveva: Et papa
ha posto et tutto in lo governo del Conte et S. Giorgio et non mancherìa
judice che desse sententia ad modo loro (I. C. p. 610). Cf. PASOLINI
I pag. 134.
25
B U R C H A R D I p. 17 - CONTI I p. 207 - Disp Lanti 1. c. p. 618 Disp. Vespucci in T H U A S N E I p. 198 - PASOLINI doc. 221 - PASTOR ITI
155 - 156.
26
D E VASO H CO p. 5 1 4 - I X F KSS IJ R A 1 6 1 - 1 6 4 - PONTANO 3 8 - 4 1 P A S O L I N I doc. 221,
Lanti 1. c. p. 618, 621 -
298
LIBRO
VI
fice I n n o c e n z o V i l i , 2 7 q u a n t u n q u e il s i s t e m a di g o v e r n o
c a m b i a s s e d e l t u t t o p e r la p a r s i m o n i a d e l Cibo, tutt a v i a il n e p o t e d i S i s t o IV, a c u i f u m a n t e n u t o l ' u f f i c i o di C a m e r l e n g o , 2 8 n o n l a s c i ò di c o n d u r r e la s o l i t a
v i t a f a s t o s a , a c q u i s t a n d o s i i n tal m o d o v i e p p i ù il f a v o r e
d e l p o p o l o e la b e n e v o l e n z a d e i c o r t i g i a n i , n o n c h e la
g r a t i t u d i n e d e g l i artisti e letterati, di c u i f u u n o dei
p i ù s p l e n d i d i p r o t e t t o r i , s ì d a e q u i p a r a r l o ai Pisoni
ed
ai Mecenati d e l l ' a n t i c a R o m a . 2 9 S o t t o i s u o i a u s p i c i gli
A c c a d e m i c i i n t r a p r e s e r o la r e c i t a d i t r a g e d i e e c o m m e d i e antiche e m o d e r n e nel teatro a p p o s i t a m e n t e
f a t t o e r i g g e r e a p a l c o m o b i l e e c o n r e l a t i v i s c e n a r i 10
n e l c o r t i l e d e l p a l a g i o e d i f i c a t o d a l u i ex novo
presso
la c h i e s a d e i S S . L o r e n z o e D a m a s o , c h e r i u s c ì
uno
d e i p i ù b e l l i e m o n u m e n t a l i di q u e l l ' e p o c a , r i t e n u t o
anzi l ' u l t i m o geniale prodotto dell'arte quattrocentesca.
A q u e l l ' e d i f i c i o si r a p p o r t a u n e p i s o d i o , c h e
d i e o c c a s i o n e a Michelangelo
Buonarroti
d i v e n i r e iti
R o m a , ospitato dal Cardinale, a p r o f o n d e r v i i tesori
27
II Rinvio, eli' ebbe anch'egli qualche voto di ripiego (BITROIIARD
I p. 65), appoggiava sul principio il Borgia ma poi, dopo qualche
tergiversazione, riversò anch'egli i suoi suffragi sul Cibo (Lauti
p. 619 - Dispacci in FABRONTO I I p. 256-57,259, 262) Cf. P E T R U C CELLI I p. 306-307 - P A S T O u I I I p. 161.
2H
Gli sarebbe stato formalmente promesso dal Cibo, unitamente
al capitanato per il conte Girolamo ed alla protezione dello stato
[ Lett. Pandolfini in FABRONIO II p. 256, 262).
29
i». .MARSi dedica cit. Il FLAMINIO (Ep, 8 - 9 ; ebbe da Ini un
appannaggio in denari e cibarie anche per la famiglia e potò per la
sua liberalità aprire una scuola in Imola.
30
SULPIZIO DA v E R O L i pref. a Vitruvio dedicata al cardinale
Plauto
(TIRABOSCHI VI P. II pag. 215). Oltre quelle di Aristofane,
e Terenzio, erano in voga le commedie del Dovizi e Macchiavelli riboccanti, pur troppo, di situazioni immorali e frasi invereconde. Nel 1492
fu rappresentato un dramma di Carlo Verardi, segretario del cardinale, pubblicato per i tipi del Silber (iV ANCONA Origini del teatro
in Italia 2 p. 65 e seg. 347 e seg. - GREGOROVUTS I V p. 228, 247).
In quello stesso anno il Cardinale offrì 200 ducati per un torneo
in Piazza Navona a fine di festeggiare la conquista di Granata
( B U R O U A R D I p. 339 - CONTI I 374-75 - TE DAL LINI 317). Altra passione del lì in rio era di possedere i più bei cavalli. Si racconta
perfino che non avendo potuto averne uno magnifico posseduto dal
Senatore, glielo fece togliere a viva forza (INFESSURA p. 225).
:u
E quello della Cancelleria, il cui diseguo fu da alcuni attribuito
a Bramante Altri fauno il nome del Sangallo, di Giocondo da Verona,
di Andrea da Pregno, («NOLI II palazzo della cancelleria ecc. in Arch.
Star, dell- Arte V p. 177 e 331 - Bramante in Poma in Rivista d' Italia
15 aprile 1898 p 690 - LA VAGHINO II palazzo della Cancelleria e seg.
Cf. GR EGO uovi LTS IV 270, 329 - PASTOR III p. 461.
CAPITOLO I
299
d e l l a s u a m i r a b i l e a r t e . 3 2 A n c h e Raffaello
d' Urbino e b b e
p e r u n q u a d r o 33
c o m m i s s i o n e d a l Riario
U n t r a g i c o a v v e n i m e n t o t o l s e il C a r d i n a l e a g l i o z i
d i R o m a . Il 14 a p r i l e 1 4 8 8 d e c e d e v a i n F o r l ì il c o n t e
Girolamo,
v i t t i m a di u n a c o n g i u r a . 3 4 La v e d o v a
Caterina
Sforza,
c o n la s u a s c a l t r a e d i n t r e p i d a c o n d o t t a , s a l v ò
l a v i t a e l o s t a t o a s è e d ai figli. D o p o p o c h i g i o r n i
i n f a t t i il p r i m o g e n i t o Ottaviano
era a c c l a m a t o a s i g n o r e
35
di F o r l ì .
II C a r d i n a l e , c o l à a c c o r s o , vi g i u n g e v a a
c o s e a g g i u s t a t e , m a « c o i r a u t o r i t à d e l g r a d o e c o n la
s u a p r u d e n z a e d e s t r e z z a » si a d o p r ò a c a l m a r e o g n i
a g i t a z i o n e e d a c o n s o l i d a r e l o s t a t o a i c o n g i u n t i , 3 6 ot-
32
II cardinale, per adornare le vaste sale del palazzo, andava
acquistando qua e là oggetti d'arte e ricchi mobili; ma 11011 pare che
s'intendesse molto di anticaglie. Fatto sta che un bel giorno gli si
presentò un antiquario di Firenze ad offrirgli per 200 ducati mia
statuina raffigurante uu amorino dormiente, che asseriva fattura di
scultore greco o romano. Invece era opera di Michelangelo il quale,
con artificio a lui soltanto noto, le aveva dato il colore del marmo
antico. Il cardinale rimase facilmente gabbato, ma 'vi fu poi chi sollevò dubbi siili' autenticità della scultura. Fu quindi inviata persona
iu Firenze per conoscerne la provenienza, la quale, capitata nello
studio dei Buonarroti, apprese da lui stesso come fosse andata la
cosa, ed avesse ricevuto dei 200 ducati soltanto 20 per compenso della
sua opera. Meravigliato di tanta bravura, non che della ingenuità
dello scultore fiorentino, il cardinale lo fece invitare a recarsi ili
Roma presso di lui. Il Buonarroti annuì e fu accolto dal Riario con
grande cordialità ( B U O N A R R O T I Lettere - ed. Milanesi n. 342 - <;AYE
Carteggio di artis'i II p. 53 - CONDIVI Vita di M. Buonarroti c 10 («OTTI Vita di M. Buonarroti 1 p. 15 e seg. - doc. 3). Il Cupido, di
cui si fecero tante ricerche, non si sa ove sia finito (VENTURI in
Arch. Storico dell' Arte I p 1 e seg ). Giova anche ricordare che,
allorquando fu ritrovato il famoso gruppo di Lacoonte, il Cardinale
vi aveva messo l'occhio sopra, ma dovè arrendersi all' ordine di
Giulio II che fece trasportarlo in Vaticano, facendo dare dallo
stesso, qual Camerlengo, ai fortunati scopritori De Fredis i proventi
della porta Celimontana {Arch. Vatic. Arni. X X I X f. 57 p. 34 V E N T U R I A. in Arch. Stor. dell'. Arte I I I p 97 e seg.).
33
Lett. 5 settembre 1508 cit. da V E N T U R I Storia della pittura
del 500 I I p. 16.
34
Relazione in EABRONIO II p. 319 - T H U A S N E I p. 520 - 2 1 PASOLINI I p. 195 e seg., 245, secondo il quale la complicità di
Lorenzo Medici non potrebbe risultare più chiara. In quanto alla
parte che vi avrebbe avuto Innocenzo V i l i , Stefano di Castrocaro
asseriva l'uccisione avvenuta « conscio Ponti/ice », mentre Vespacci
scriveva che il Papa desiderava « la novità dello stato, sed solum
permettere » ( F A B R O N I O l i p. 316, 320 e seg.). Cf. P A S O L I N I I p. 248.
35
30 aprile (PASOLINI I p. 230 e seg. - 264 e seg.).
36
PASOLINI I p. 306 - 307 e doc. 283, 287. Vi si trattenne dal 21
maggio al 19 ottobre ed il 26 tornava in Roma (BURCHARD I p. 239 EUBEL II p. 49 n. 351). Recavasi di nuovo colà il Cardinale nell' anno
seguente per sottrarsi alle ire di Franceschetto Cibo, il quale, avendo
perduto una forte somma al giuoco, ebbe l'impudenza di accusarlo
300
LIBRO VI
tenendo
di
poi
l'investitura
Medici,
da
Innocenzo
Ottaviano,:r7
ad
V i l i la c o n f e r m a
e
tutt'altro che estraneo
Girolamo
suo
il d i l u i
successore.1,8
Alla
fiero
morte
dallo
mantenere,
d ' I n n o c e n z o , a s s u n s e il
durante
la s e d e
delLorenzo
a l l ' u c c i s i o n e del
n e m i c o , la p r o m e s s a d i
al s o l i t o , l e r e d i n i d e l g o v e r n o d e l l a
a
stesso
conte
proteggere
Riario,
come
Chiesa, riuscendo
vacante, una
relativa
t r a n q u i l l i t à . 3 9 E l e t t o A l e s s a n d r o V I , 4 0 o l t r e la c o n f e r m a
benefici,41 ed
d e l c a m e r l e n g a t o , si e b b e n u o v i l u c r o s i
altresì diversi incarichi
di f i d u c i a ,
fra i q u a l i
quello
d i e s s e r e i n v i a t o a C a r l o VIII p e r d i s s u a d e r l o d a l
posito
di
missione
venire
p e r la
i n R o m a ; 4 2 di f a r p a r t e d e l l a
riforma
della
Chiesa, allorché
p a p a i n u n m o m e n t o di r e s i p i s c e n z a d o p o
procomquel
l'uccisione
di baro. Chiarite ìe cose, il Riario potè di nuovo attendere ai doveri
del sno ufficio ( I N F E S S U K A p 251 - 5 2 - ARETINO Ragionamento della
certe) Cf. GREGOROVIUS I V p. 16, 64.
38
18 l u g l i o 1488 (PASOLINI I p. 307).
Lett. in FARRONTO (II p. 364) nella quale il Medici, fra altro,
scriveva: Per S. S Revdma faro sempre quanto farei per un padre et
protettor mio.
39
40
T H L A S N E I p. 5 5 7 , 5 7 0 e s e g . - PASTOR I I I
p
251.
Non è esatto che al Riario si dovesse principalmente 1' elezione
del Borgia (Vi a di Alessandro Y I e del duca Valentino Mss Bibl.
Comunale p 33). Risulta invece che egli nei primi scrutini votò per
il Carafa, sostenuto dallo Sforza (Prospetto dei voti ili DELLA TORRE
Del conclave di Alessandro V I - 1933). Tale scrittore tentò difendere
Alessandro V I dall'accusa di simonìa generalmente riconosciuta da
gravi scrittori ( P A N V I N I O , R A Y N A L D I ecc. sino a PASTOR I I I p. 253
e seg. - doc. 180 - e THIJASNE II doc. 2 e seg.).
41
Reg. Vatic 772 f. 40, 43 - 773 f. 230. Disp. Valori in THIJASNE I
p. 611. Si ebbe inoltre il palazzo del Card. Sforza, dando Borgia in
compenso il p r o p r i o ov'era la Cancelleria vecchia (i>. TORRE p. 57-58).
Secondo la Vita s c. (p. 30) avrebbe avuto anche 22000 ducati in
contanti.
Va ricordato che durante il solenne possesso ili Laterano Alessandro V I fu colto da sincope e sarebbe caduto in terra, se Riario,
che teneva uno dei lembi del manto pontificale, non 1Q avesse sorretto
( D E L F I N O Lettere TU p. 88 - THIJASNE II p 4 e doc 5 a p. 616.).
42
DE CONTI (II p. 88) riferisce i termini della fiera protesta
ch'ebbe a fargli, osservandogli, fra altro, * che la guerra a prò della
religione (di cui quel re vanta vasi) non poteva cominciare dall' oltraggio
a quella ». Ciò smentisce la notizia della succitata Vita (p. 132) che
il cardinale in concistoro perorasse in favore di Carlo V I I ! e tanto
meno l'asserzione del G I U S T I N I A N (Dispacci - editi dal VILLART - I
p. 85) che avesse contribuito a consigliare quel re a scendere in
Italia. È noto invece quanto egli parteggiasse per Alfonso (TRINCHERÀ
(yocl Aragonese l ì p 48 e seg.) per favorire il quale recossi presso
la Sforza a persuaderla di unire le sue forze a quelle regie e pontificie (PASOLINI TI p. 337). Fu inoltre fra I cardinali i quali, nel
ritorno di Carlo V U l <la Napoli, abbandonò Roma seguendo il Papa
in Orvieto (EITBEL II p. 52 u. 580 - PASTOR III p. 312).
CAPITOLO I
301
del duca di Gaudio, dichiarava di volersi u n i c a m e n t e
dedicare « al bene della r e l i g i o n e e della Santa Sede »;4*
n o n che d e l l ' a l t r a per la d i s a m i n a d e l l e a c c u s e fatte
al Savonarola, di c o l u i cioè che più di ogni altro e con
la m a g g i o r e sincerità p r o p u g n a v a la riforma ecclesiastica. 4 4 C o n t r a d d i z i o n i della politica di ogni tempo!
La remissività ai voleri di papa Borgia p r o c u r ò i n f i n e
al Riario l ' a m m i n i s t r a z i o n e della diocesi di Viterbo e
T u s c a n i a 4 5 a m b i t a per la v i c i n a n z a a R o m a e l ' i m portanza della città c a p o l u o g o del P a t r i m o n i o , se n o n
per la ricchezza della m e n s a .
Ma, in breve, c o t a n t o favore doveva a m a r a m e n t e
scontarsi d a l l ' o p e r o s o e leale porporato, dosare
Borgia,
d o p o aver tentato di s o s t i t u i r l e nel c a m e r l e n g a t o e
d'insidiargli* perfino la vita, 4 6 deposta la porpora, che
mal gli si addiceva, i m b r a n d i v a la spada per formarsi
u n o stato. 4 7 II s u o c u p i d o sguardo si volse princip a l m e n t e sulla R o m a g n a ove, fra i più floridi principati,
era q u e l l o di Forlì e d ' I m o l a governato, stante la giovinezza di Ottaviano, dalla m a d r e Caterina Sforza. Ed
A l e s s a n d r o VI, per s e c o n d a r e i disegni del figlio prediletto « oggetto e soggetto » di tutta la sua politica,
d i m e n t i c o di aver p r o m e s s o di essere altro padre per
il g i o v a n e principe, da Uri tenuto al fonte b a t t e s i m a l e , 4 8
lo dichiarava, senz' altro, d e c a d u t o da ogni diritto su
q u e l l a città, per trovarsi in mora nel p a g a m e n t o del
43
PASTOR I I I p. 341 e seg. - doc. 37 e 41 - Molte furono le riforme
suggerite, sulla scorta delle quali fu redatta una minuta di bolla,
che non fu mai pubblicata, rimanendo lettera morta. Cf. CELIER
Alexandre VI et la reforme de l'Eqlise in Melanges d? Archeol. et
d histoire X X V I I .
44
P E L L E G R I N I in Ardi. Soc. Eoiìi. St. P. x r . p. 719.
45
24 agosto 1498 (A. C. Canteri. I 67 - BIT BEL II p. 269). Cf.
IJGHELLI. 1 1410. È erronea l'asserzione di CORET INI. (p. 71), raccolta da MARIANI (p 274), C A P P E L L E T T I (VI p. 151) e CRISTOKORI
CTombe ecc. p. 257) che anche precedentemente il Cardinale avesse
avuta l'amministrazione della Diocesi.
Wel Camerlengato del Clero di quell'anno (Arch. Catt.) si registra
la spesa per il dono « D. Card S. (ieorgii Episcopo nostro in cjus
creatione » consistente in 4 torcie di 15 libre P una, 8 paia di p 1lastri, 8 libre di giaculotti; e l'altra per l'oratore inviato in Roma
con le lettere relative al sussidio caritativo.
46
Disp Scalori in GREGOROVIIIS (IV p. 144).
47
17 agosto 1498 (BURCHARD I I p. 115 - 1 1 6 - EI BEL I I 54).
48
PASOLINI I p . 2 3 2 .
302
LIBRO VI
c a n o n e d o v u t o alla Chiesa, c o l p e n d o l o altresì c o n le
censure ecclesiastiche.49
Lo zio c a r d i n a l e , con la sua a b i t u a l e prudenza,
cercò di stornare dal capo del c o n g i u n t o la t e m p e s t a ,
o p p o n e n d o motivi di nullità, a c c a m p a n d o la c o m p e n s a z i o n e c o n diversi suoi crediti verso V erario pontifìcio, e ricorrendo ad i n n u m e r e v o l i e c c e z i o n i dilatorie.
Il s u o m o d o di agire cauto, ma scaltro e persistente,
se destava V a m m i r a z i o n e della curia r o m a n a , 5 0 n o n
fece che irritare m a g g i o r m e n t e i Borgia, fermi nel
proposito di e s t i n g u e r e tutta « la progenie de la serpe
indiavolata ». A nulla giovò V essere stato c o t a n t o fedele
e s o m m e s s o ai voleri del Pontefice, aver c o l l a b o r a t o
alla di lui doppia politica, l ' a v e r e a m m i n i s t r a t o c o n
la m a s s i m a oculatezza e correttezza il tesoro della S.
Sede, p r o v v e d e n d o , oltre c h e al d e c o r o ed all' abbell i m e n t o d e l l ' U r b e , 5 1 a n c h e ad allestire le s o l d a t e s c h e
occorrenti alle i m p r e s e guerresche di Cesare
Borgia.
Assicuratosi costui d e l l ' a p p o g g i o di Luigi XII di
Francia e c o n t a n d o sulla neutralità di F i r e n z e e Venezia
a cui i n v a n o aveva fatto a p p e l l o la Sforza per stornare
il grave pericolo che le i n c o m b e v a , 5 2 u n po' con le
l u s i n g h e , un po' con le m i n a c c i e , riusciva a impadronirsi d ' I m o l a e Forlì. 5 1 Mentro la coraggiosa d o n n a ,
49
9 marzo 1499 (PASOLINI doc. 1012). Ha principio con la solita
formula: Cum itaque iniquitatis fllins. L'iniquo era lo spogliato, non
chi ne prendeva le spoglie !
50
51
PASOLINI doc.
1091.
Ebbe egli incarico in concistoro d'informarsi sullo stato delle
vie e ponti di Roma (26 novembre 1498). E sulla relazione da lui
fatta fu deliberata 1' apertura della nuova via, che fu chiamata Alessandrina, della quale il Cardinale ebbe la direzione dei lavori (Lib.
Concisi C p. 9, 29 e seg. - in PASTOR I I I p. 453). La nuova via fu
inaugurata col giubileo.
52
PASOLINI I I p. 9 2 e s e g . - doc.
1 0 7 6 , 1 0 9 0 - SANUTO I I 1 3 3 2 , 1 3 7 0 .
53
1044, 1049, 1051, 1061,
1067,
25 novembre - 17 dicembre 1499 (PASOLINI Caterina Sforza
p. 162 e seg., 170 - Nuovi doc. 62). Il Papa aveva inviato in Francia
il figlio « quo nihil carius » raccomandandolo a Luigi XII, il quale
lo assicurava della sua « filiale obbedienza » (Lett. 28 settembre
1498 - 4 febbraio 1499 in MOLINI doc. 11 e 13), e si accinse a far
da pronubo a Cesare, disposandolo ad una figlia del re di Navarra,
assegnandogli altresì il ducato di Valentinois ed il titolo di luogotenente generale, sicché quinci' innanzi questi si firmava: C. B de
Francia Dnx Valentinensis ac regis Christianissimi generalis locnm
tenens (Lett. in PKLISSIHR L' Alleanza fra Alessandro VI e Luigi XII
in Arch. Soc. liom. St. P X V I I I p. 2 1 2 - 2 1 3 ed altre) Lo si chiamava volgarmente il Duca Valentino. Quel re ipocritamente rispon-
CAPITOLO
303
I
d o p o aver m e s s o al s i c u r o i figli, resisteva i m p a v i d a
nella rocca di quest' ultima città agli sforzi .riuniti
d e l l e armi pontificie e francesi, 5 4 il Cardinale, inform a t o dai suoi fidi di q u a n t o si tramava in R o m a a
s u o d a n n o , sotto pretesto di recarsi ad una partita di
caccia, si rifugiava n e l l e terre degli Orsini.55 Eppure,
n o n ostante tale e tanta persecuzione, a d e r e n d o alla
richiesta del Papa, cercò di persuadere la Sforza alla
resa « a c c i ò n o n fosse la total disfatta de' figlioli »,
a g g i u n g e n d o Tofferta, da parte sua, di u n ' a n n u a rendila
di 4000 ducati per essa e famiglia, a che 1' eroica d o n n a
rispose con un rifiuto, t a c c i a n d o di viltà e pusillanim i t à il c a r d i n a l e . 5 6 Rimasta però con pochi u o m i n i
alla difesa della rocca quasi cadente, stremata di forze
e ferita, finì c o l i ' a r r e n d e r s i . 5 7
Per quell' i m p r e s a Cesare Borgia ebbe gli onori del
trionfo, ricevè il grado di G o n f a l o n i e r e della Chiesa e
perfino la rosa d ' o r o , solita a darsi ai più potenti
principi od ai più celebri capitani, 5 8 m e n t r e l ' i n t r e p i d a
« virago > era condotta prigione in R o m a e r i n c h i u s a
in Castel S. A n g e l o , 5 9 ed il c a r d i n a l e andava r a m i n g o
deva alla Sforza: Noi non siamo giudici del Papa che li possiamo
vetare che ne le sue terre non possa usar jurisdictione a suo modo
(PASOLINI doc. 1090).
Sì Venezia, che Firenze erano legate da speciali trattati al re
di Francia (15 aprile - 28 ottobre 1499 - LUX RI IL 1990 - MOLINE
doc. 14).
54
55
S A N i r r o I I I 4 9 - 5 0 , 5 6 - PASOLINI I I 1 4 1 , 1 5 4 - 5 5 .
21 novembre 1499 (BUEÌCHAKD II, 170 - E»ELESSEER l.-c. p 211).
Da Monterotondo, ove sostò dapprima, raggiunse poi Pitigliano, indi
Talauione e di là si recò in Savona, sua patria (SANUTO i l i 72 Lett. Catano 6 dicembre in PASOLINI doc. 1106); ma poi tornò in
Toscana, trovandosi il 29 in Lucca (IDEM C. Sforza Nuovi documenti
numero 64).
56
PASOLINI Nuovi doc. ii. 63 - 64. Secondo il P R I U L I (Diari p. 244)
il cardinale si sarebbe recato per la bisogna in Porli. Egli poco si
preoccupava, del resto, di Caterina, n a cercava salvare lo stato ai
nepoti, e vedendo la mala parata aveva indotto i Veneziani a ricett a r l i (SANUTO I I I 5 0 , 5 6 ) .
57
1 2 g e n n a i o 1 5 0 0 (PASOLINI
doc.
1117
-
II
p
223
c
s e g ).
Cf. BURCHA.UI) II 198 ed altri. Il generale Ludovico Marinelli pubblicò uno studio dal titolo - Caterina Sforza alla difesa dei suoi
domini della Romagna - in cui - constatata la lenta ed incompleta
organizzazione della difesa di lle due rocche, per quauto veri e propri
baluardi in quel tempo, l'azione fiacca e slegata dei difensori, l'incapacità di alcuni capi e la codardìa di altri - conclude che 1* eroismo
soltanto di una donna non poteva esser sufficiente per siffatta ardua
impresa (Atti e Doc. per le provincie di Romagna 1932 p. 95 e seg.j.
M
U IL NO il A un III 204- 206, 208 -212 - KIT BEL II p. 55 n. 126.
59
SANUTO I I I 5 8 , 8 9 , 1 4 1 - TEDALLINE 2 9 3 .
304
LIBRO
VI
in Italia, r e c a n d o s i di poi i n F r a n c i a a r i n g r a z i a r e di
p e r s o n a i R e a l i p e r la p a r t e a v u t a n e l l a
liberazione
d e l l a S f o r z a e p e r r a c c o ' m a n d a r l o r o la s o r t e d e i n e p o t i . 6 0 D i là t o r n ò i n I t a l i a al s e g u i t o d i L u i g i X I I ; 6 1
e, r i d o t t o s i p o s c i a i n P a v i a , vi r i m a s e s i n o a l l a m o r t e
di A l e s s a n d r o VI.62
60
SANUTO III 72, (399, 805, 848, 1095, 1548 - IV 136. Entrò in
Parigi ricevuto con tutti gli onori il 17 febbraio 1502 (ivi I V 176,
186, 258 - 59).
Il D' Allegre si era recato da Viterbo il 20 giugno 1501 in Roma
a reclamare la liberazione della Sforza, sotto minaccia di ricorrere
alla forza (PASOLINI II p. 284- 85). Scarcerata il 30, andò in Firenze
ove fu ospitata da Lorenzo Medici, nel cui palazzo visse (Nuovi
doc. n. 1152) Cf. .MARTAxr Del luogo ov' è morta Caterina Sforza Bologna 1880. È gratuita asserzione quella di GREGOROVIUS (IV
p. 108) e di altri che fosse segregata in una cella delle Murate.
61
Entrò in Milano il 2N luglio 1502 e segui poi il re a Genova
(i»' AVTOX I I p. 2 4 - 2 5 , 5 0 - I I I 5 0 , 8 3 - SANLTO
IV
290, 296,
299,
312 - TEDALLINI 299 - 300). Cf. XKRT ACHILLE La venuta di Luigi X I I
a Genova in Atti Soc. Ligure X I I I 967 e seg.
62
Secondo il G I I S T I N I A N (TI p. 85) SL il Hiario che il Card.
Della Rovere avevano rappresentato al re V Italia come un paradiso,
mentre egli vi trovò l'inferno (SAXITO IV 647, 752 - 53).
Non ostante che Alessandro V I gli avesse intimato di tornare
in Roma, sotto pena di decadenza da ogni ufficio, tuttavia, per non
imicarsi il re di Francia che lo proteggeva, non osò privarlo neppure
del Camerlengato. Gli atti continuarono ad essere emanati in suo nome
(Arch. di Stato di Roma - Mandati 1501 - 1502) Cf. DEL RE Discorsi
critici sui Borgia in Arch. Soc. Rom. St. r. IV p. 165 e seg. Ed inoltre
fu il Riario incaricato di procedere contro gli ecclesiastici del ducato
di Milano, che non riconoscevano 1' autorità di Luigi X I I (Bolla 1
ottobre 1500 in PELISSIER Documents sur le reqne de Louis X I I Montpellier 1912 - p. 297 - 98).
CAPITOLO II
305
CAPITOLO I I .
Lotta ad oltranza fra le fazioni Viterbesi — Indifferenza dei
Borgia — Rapina in danno del duca Talentino — Aggressione dell' ambasciatore Francese — Punizione del Comune — I Magari zesi
entrano in città — I Gatteschi sopraffatti - tentano la rivincita —
Cospirazione contro Cesare Borgia — Alessandro Y I in Viterbo —
Tradimento Borgiano — Dimostrazioni popolari per la pace — Indulto
papale — Venuta del Valentino — Frate Egidio rappacifica i concittadini — Morte di Alessandro V I — Baldassarre Simi e Adriano
Caprini ne curano la salina — Ritorno del Card. Riario — Pio I I I —
Giulio II.
Per l'assenza forzata del Cardinal Camerlengo e
Vescovo di Viterbo, veniva a mancare il più autorevole intermediario fra le fazioni cittadine, le quali,
rotto ogni freno alla loro irriducibile rivalità, si fecero
di una combattività sempre più aggressiva. I Gatteschi
si sarebbero acconciati ad una tregua, purché gli esuli
si tenessero a debita distanza dalla città, 1 ma costoro
non solo non accettarono tale condizione, avidi, come
erano, di una rivincita; ma sfogavano tutta la loro
rabbia nel depredare il territorio ed uccidere quanti
trovavano a coltivare i campi ed a custodire il bestiame, coinvolgendo nelle loro rapine anche viandanti
stranieri. 2 I rettori della città si vendicavano di tali
delitti, cacciando indistintamente parenti ed affini dei
fuorusciti; 3 i quali, a loro volta, a tale sistematico
ostracismo, contrapponevano la persecuzione dei partigiani dei Gatteschi, che vivevano in Roma ed altrove.
Andrea Spiriti, protonotario apostolico e chierico di
1 31 maggio 1499 (Riforme
X X V I f. 92). L a presenza ai patti
nuziali fra Laura Orsini e Federico Farnese (2 aprile) dei Viterbesi
Prospero de' Gatteschi, dottor Aristofilo Fiorendoli e letterato Cornelio
Benigni (GREGOROVIUS L. Borgia doc. 18) ci fa credere che fossero
essi incaricati delle trattative.
2 II 12 luglio furono uccise 20 persone e catturate oltre 600 bestie
grosse. Più tardi furono aggrediti taluni Senesi (Biforme cit. f. 99 1 ,
113). bell'agosto fu assalito un corriere lombardo sulla via di Roma
(Disp. in P E L L I S I E R / / alleanza ecc. 1. c. p. 190). JSe 1 gennaio 1500
presso Viterbo fu rapinato un ricco signore che andava al perdono
(LANDucci p. 205).
3
Biforme
cit. f. 100.
20
LIBRO VI
306
camera « degnissimo e molto reputato prelato » venne
aggredito e ferito p e r l e vie dell'Urbe, e sarebbe stato
ucciso, se non si fosse rifugiato nel palazzo del cardinale Orsini, mentre la propria casa era svaligiata. 4
Per rappresaglia i Gatteschi fecero una cavalcata contro
Veiano, castello degli Orsini, per l'aiuto che costoro
davano ai Maganzesi. 5
Le autorità governative in quelle lotte partigiane
rimanevano del tutto passive, seguendo forse in ciò
le istruzioni dello stesso Papa, il quale, meditando la
rovina di entrambe le potenti famiglie Colonna ed
Orsini e loro aderenti, considerate come « vere piaghe
dello stato della chiesa », vedeva di buon occhio che
si dilaniassero vicendevolmente, politica invero in certa
guisa giustificabile, 6 qualora non vi fosse stato a raccoglierne r eredità un Cesare Borgia, il quale doveva
formarne un primo nucleo per estendere il suo dominio
anche sul Lazio. 7 A scuotere l'indolenza del Papa e
dei suoi ufficiali era d'uopo che venisse dapprima
svaligiata, presso Bolsena, una carovana di muli carichi
di sete e broccati d' oro pertinenti al Valentino, di che
fu fatto carico ai Farnese, per essersi i ladroni rifugiati
nelle loro terre; 8 e di poi fosse aggredito sullo stradale
da Montefiascone a Viterbo 1' ambasciatore di Francia
Barone D'Aigremont, il quale, oltre che essere stato spo-
16 agosto 1499 - BURCHARD l i 160 - Giusiinian Dispacci I p. 31.
Prot. I I Spiri. Altobelli p. 90 - Riforme cit. f. 111.
6 MACCHIA.VELLI (Principe
cap. X I ) lo giustifica senz'altro, facendo rilevare che quelle due fazioni « stando con le armi in mano
in sugli occhi del pontefice, tenevano il pontificato debole ed
infermo ».
7 Ideile fortezze si ponevano castellani a lui devoti (PASTOR I I I
doc. 48). Nella rocca di Montefiascone pose egli un presidio spagnolo
( F I E R I BUTI p. 198). Il governatore del Patrimonio doveva da lui
prendere gli ordini (Breve 27 settembre 1501 - Riforme cit. f. 2 0 1 l ) .
Fin dal 1494, valendosi di persona a lui devota, aveva tentato di
avere il governo di Orvieto, a cui si sarebbero uniti Bagnoregio,
Montefiascone, Acquapendente, Girotte, facendone una legazione a
parte. Le sue pretese doverono però limitarsi alla sola Orvieto di
cuij(16 luglio 1495) fu fatto governatore perpetua (Riforme
d'Orvieto
C L X I I c. 293 e seg ). Nel 1496 (22 marzo) ebbe il governo a vita di
Bieda (PERUGI Codex Dipi. Bleranus doc. X X I V ) e nel 1498 (24 settembre) quello di Soriano (PENNAZZI p. 256). Si vociferava infine di
farlo dittatore perpetuo di Roma ( D E CONTI IT p. 267).
8 GREGORO viiis L. Borgia
p. 109.
4
5
CAPITOLO II
307
gliato di tutto il denaro e del bagaglio, fu ferito unitamente ad un suo famiglio 9 .
Fu finalmente inviato un commissario con pieni
poteri, che prese di mira principalmente i Corsi, gente
di pessima fama, cacciandoli dalla provincia; ma furono
sospettati anche i fuorusciti ed i Colonnesi. 10 Ciò che
però passò il segno si fu l'aver ritenuto il Comune
civilmente responsabile dell' aggressione, per la ragione
che era accaduta nel territorio viterbese, e fu quindi
multato in mille ducati. 11 Giustizia veramente Borgiana! Il cattivo esempio veniva invece dall'alto, 1 2 e
non poteva davvero farsi uno speciale addebito a
Viterbo di una condizione di cose deplorata come una
triste prerogativa di quel periodo, in cui, a giudizio di
Egidio da Viterbo « giammai nelle città del dominio
pontificio più immani furono le sedizioni, più frequenti
le distruzioni, più cruente le stragi, più impunite le
grassazioni sulle vie, più pericoloso il viaggio dei pellegrini ». 13
9 12 inaggio 1500 - BURCHARD II 217
i n THUASNE I I I 4 5 - PINZI I V p. 3 8 6 .
- SANUTO|III 327 - Lett.
10 15 dei presunti autori del delitto furono catturati esimessi in
Roma (BURCHARD 1. c.). Circa i Corsi vedi Brevi 21 - 25 maggio 1500
ad Acquapendente (Arch. Soc. Hom. St. P I V p. 101), a Montefiascone
( P I E R I BUTI 199), a Nepi (RANGHIASCI 130), a Soriano (EGIDI n. 48),
a Tuscania (CAMPANARI doc. 83). Simile breve dovè inviarsi anche
a Viterbo, seppure non fu tenuto conto che il nostro Comune fin dal
1499 aveva licenziato quanti Corsi erano al suo servizio (Biforme cit.
f. 78 1 ). SANUTO (III 403) fa ascendere al numero di 80 i Corsi di
qua sfrattati. Non ostante tali ostracismi ne rimanevano nello stato
e perfino ai servizi del Bargello, uno dei quali rubò un cavallo^, al
Duca di Gravina (Atto 8 giugno 1501 nel Prot. 12 di Gir. Erculei
p. 75), Anche il Governatore di Roma emanò un bando al riguardo
(BURCHARD II 218). Sui Colonnesi vedi lett. 23 maggio in THUASNE
I I I 45.
11 Riforme
cit. f. 1 3 2 1 . Si conciliò per la metà. IlJ{Signore
D' Aigremont ebbe 1300 ducati e non se ne contentò (SANUTO I I I 403).
12 In un' Invertiva
contro Alessandro VI, deplorandosi i tumulti
e le stragi che ovunque avvenivano e particol arni ente in Viterbo,
gli si rimproverava di averne dato egli l'esempio (BURCHARD I I
p. 212 e seg. !. E non mancava chi attribuiva gli episodi briganteschi
agli ordini del Papa, che poi faceva mostra d'inviar gente a reprimerli (Disp. in P K L L I S I E R 1. c. p 172, 191). Va notato^ anche
quanto scriveva BURCHARD (II 217) a proposito dell'attentato allo
Spiriti. « S. D. JN". ernbuit et videbafnr valde dolere quod res acta esset
ita inecte ».
13 « Nunquam in rivi tati bus sacrae ditionis sediti o immanior,
nunque
direptio crebrior, nunque caedes cruenti or, numque in viis crassatorum vis
liberior, numque peregri no rum iter pericuìosius » (Hi st. X X Saec. f. 328,).
C f . GUICCIARDINI I p. 3 1 3 .
308
LIBRO VI
Tutti questi incidenti, e le conseguenze che ne derivarono, diminuirono il favore dei cittadini verso la
parte Gattesca, che da diversi anni, a dire dei suoi
detrattori, tiranneggiava, sempre nel timore di essere
scalzata da un momento all'altro dal potere. 14 Gli avversari infatti si preparavano ed un colpo di mano,
d'accordo con Cesare Borgia, i cui luogotenenti Vitellozzo Vitelli, Carlo Orsini e Giovati Paolo Baglioni prestarono loro valido aiuto, e con la complicità altresì
del castellano della rocca, a cui il pontefice stesso
avrebbe ordinato di lasciar libero ingresso agli assalitori. I Gatteschi, a capo dei quali era Giulio Colonna,
non seppero o non ebbero il tempo di organizzare
alcuna resistenza; ed i loro capi, avendo caro e grazia
di aver salva la vita, fuggivano per 1' usciolo di una
porta della città, abbandonando cavalli e roba all'avida
soldatesca, che non contenta di tal bottino, si diè a
saccheggiare le case, senza distinzione se di nemici o
di amici, disputandosi poi la preda a colpi di spada. 15
Ciò avvenne il 24 agosto 1500 e l'accaduto si gabellò
qual mutamento « dello stato ecclesiastico », la cui
ricorrenza venne poi annualmente celebrata con corse
di cavalli e con giostre di tori. 16
Naturalmente d' allora le parti s' invertirono. I
perseguitati ed i fuorusciti di prima, impadronitisi del
14 Silvestro di Fazio,
notaio di Canepina notava: MuHae angnstiae
et tribulationes passi sumus propter partialitates
Viterbii, quia Gattenses
Viterbium tenebant in maximum timo rem alterius partis quae erat
exul (Prot. 2 p. 138 l ) . E nelle Riforme ( X X Y I passim.) si accenna
al tempo « regiminis ac tyramnidis, tumultus et invasioni s Gattensium ».
15 II suddetto Kotajo scriveva: S. Pontifex
et Ursini ingredierunt
Viterbium et Gattenses fugam acceperunt cum D. Iulio Golumna qui
Viterbium tenebat contra uoluntatem Pontificis et D. Ursini cives statum
Viterbii optenti possiderunt
(f. 139). Cf. MATA RAZZO p. 131 - 32 SANUTO I I I 685, 713 - TOMM. DI S. SILVESTRO 1 4 1 - 4 2 - PINZI I V
387 -388. Devesi anche tener presente che Fa1)io Orsini nepote del
Card. G. Battista
aveva per moglie una Borgia (GREGOROVIUS L.
Borgia p. 160).
16 II giorno preciso si rileva da una testimonianza del 1532 (Cod.
49 Com. f. 13). PINZI ha il 27. Circa i festeggiamenti, oltre il Cod.
cit., Cf. Riforme X X V I I f. 34 * - 35 al 23 agosto 1501, ciò che conferma
la data sopraindicata.
CAPITOLO II
309
Comune 17 e protetti dagli Orsini,18 divennero i persecutori degli avversari, che doverono, a loro volta, esulare dalla patria, rifugiandosi parte in Bagnoregio,
parte in Umbria e nelle Marche. 19 Triste alternativa
di quei tempi di fazioni!
Nel settembre, avendo il Papa fatto pressione, per
i fini della sua doppia politica, a che Orsini e Colonnesi
si rappacificassero, posero questi ultimi per condizione
che si riammettessero in Viterbo i fuorusciti loro partigiani. Avviate le trattative, quantunque gli Ortani
garantissero per i Maganzesi, nulla si concluse. 20 Frattanto i Gatteschi, rimasti in città, tramarono un'insurrezione popolare, giovandosi del malcontento vivissimo
della popolazione per i danni subiti in occasione del
passaggio delle truppe pontificie e francesi dirette verso
Napoli, tanto che la città era stata « quasi per intiero
spogliata e derubata »;21 ma i Maganzesi messi sull'avviso, coli'aiuto del Baglioni e di altri fautori degli
Orsini, irruppero nelle case elei cospiratori (13 luglio
17 Biforme
X X Y I f. 149 e seg. Dei Priori fu anche il figlio di
Paiamone 1' uccisore di Princivalle Gatti ( X X V I I f, 3), e la custodia
della città era affidata a Rinaldo Monaldeschi ( X X Y I f. 180). Agli
eredi di Serafino Cerrosi, ucciso in uno dei trambusti, fu abbonato
il debito per 1' appalto di una gabella (ivi f. 158).
18 Carlo Orsini,
cui si dava l'appellativo di sua dominatio, fu
pregato di lasciar soldati a difesa della città, e di far liberare l'oratore degente nel carcere di Tordinona; al medesimo ed a Giordano
si raccomandava di adoprarsi a che non si subissero danni da parte
delle truppe francesi e così di seguito (Riforme X X Y I f. 164 e seg.,
172, 178 e seg.). Il Card. Orsini poi veniva nominato protettore della
città unitamente al Card. Borgia (ivi f. 159, 174).
19 Atti nel Prot. I I
di Spin. Altobelli (p. 99 - 126) per quanto
riguarda Bagnoregio, i cui rappresentanti, per liberarsi da qualsiasi
molestia, chiedevano che la città fosse aggregata al governo d' Orvieto
(Biforme d' Orvieto c. 3 5 1 0 8 1 cit. in nota a TOMM. DI SILVESTRO
p. 134). I ricoverati nell' Umbria si univano ai fuorusciti di Todi e
di altri paesi (MATERAZZO p. 161 e seg., 170). Alcuni presero ingaggio
contro Pesaro (SANUTO I I I 713).
20 Atto 1 dicembre 1500 in LEONCINI Fabrica
Oriana I Y p. 257 Ms. in Arch. d' Orte. Cf. SANUTO I I I 842.
21 Riforme cit. f. 177 1 e seg. 183 -84. Ciò avvenne nel giugno 1501.
Una vendita la si diceva fatta « propter annonam caram et alendi
rictus carior solito propter adventus exercitus et castrorum in civitate
Viterbii fere tota spoliata et derobata (Prot. 11 G. Erculei p. 45).
Sul contegno di quelle truppe sotto il comando di Berard
Stuart
d'Aubigny, giunte il 28 in Roma Cf. BURCHARD I I p. 288 e seg. -
CONTI I I 2 3 5 - 3 6 - SANUTO I Y 4 9 e s e g . 6 1 - 6 2
- TOMM. DI SILVESTRO
164-65. Però v'ha chi lodava i francesi per il loro ordine e la
puntualità nel pagar biade e vettovaglie (NARDI I p. 250 - TEDALLINI 2 9 4 ) .
6
LIBRO VI
1501) uccidendone parecchi, e rimanendo vittima della
loro efferatezza perfino un putto di 18 mesi, in modo
da togliere a chiunque la velleità di ulteriori mutamenti. 22
Per quanto Alessandro VI non si preoccupasse
troppo di tali lotte locali, pur tuttavia, a corto di
denari, avendone bisogno per combattere i Colonna
caduti in disgrazia, rei di aver prestato aiuto agli
Aragonesi, 23 impose una forte multa ai Viterbesi, i
quali cercarono, a mezzo dei loro protettori e di altri
influenti personaggi, di farla alquanto ridurre. 24 E dopo
tutto ciò, per colmo di misura, si ordinava al nostro
Comune di fare incetto di pollame e selvaggina per
onorare e festeggiare la comitiva che da Ferrara, con
a capo il Cardinal Ippolito, si recava in Roma in occasione del matrimonio della prediletta figlia di Ales-
2 2 BURCHARD I I 2 9 8 - TOMM. DI SILVESTRO 1 6 6 - SANUTO I V 7 6 SILV. DI Euzio 139. Il giorno dopo fu inviato in Roma un oratore a
significar ch'era cessata ogni turbolenza (Ri orme cit. f. 195J.
23 Federico
d' Aragona fu dichiarato decaduto dal regno con bolla
25 giugno 1501, che veniva diviso fra Luigi X I I di Francia e Ferdinando di Spagna (RAYNALDI X I 380 e seg), ciò che fu biasimato
da MACCHI A V E L L I (Principe c. 3J coinè uno degli errori commessi dal
sire francese il quale doveva occuparlo, se poteva, con le sue forze,
per la qual cosa non potè mai stabilmente possedere alcuno stato
d'Italia. Sulla parte presa da Egidio da Viterbo a favore del disgraziato re Federico vedi SIGNORELLI II card. Egidio da Viterbo p. 9 - 1 0
e nota a p. 132.
P I X Z I (IV p. 385) è in errore nel credere che i Gatteschi contassero sull'appoggio de' Francesi, i quali invece erano contrari ai
Colonnesi che parteggiavano per 1' Aragonese.
24 Fu fissata in lOOCfO ducati, e ridotta a 4500 (Riforme
cit. f. 199,
2 1 9 P e r pagare l'ultima rata di 2000 fu imposta una tassa sul
bestiame e furono impegnati i beni del Comune, non che le argenterie
della fabbrica di S. Lorenzo ( X X V I I f. 25 * - 27
PINZI (IV p. 389Ì
dubita che fosse questo il compenso pattuito dai Maganzesi per 1' occupazione della città. Ma riflettasi che se ne parla soltanto nell' ottobre
1501 e perciò deve quel pagamento riferirsi agli ultimi avvenimenti.
Inoltre si fa cenno di un istromento stipulato al riguardo; e, per
quanto si fosse in periodo Borgiano, non è verosimile che una convenzione sì obbrobriosa e compromettente si facesse per iscritto. Si
consideri infine che, nel trattare la riduzione d'ella somma, la si
qualifica composizione, e quindi doveva riferirsi ad una multa (Riforme
X X V I f. 218 e seg. - X X V I I f. 25). A dare esecuzione a tali sanzioni
fu incaricato Tommaso vescovo di Forlì di cui nel breve relativo (27
settembre) si diceva: Cum sit prelatus noster domesticus et a nobis
solis ac a dilecto fllio nobili viro Cesare Borgia duce
Romandiole
dependet (Riforme X X V I f. 201 » ).
CAPITOLO II
311
Sandro VI Lucrezia con Alfonso d'Este, transitata per
Viterbo il 21 dicembre. 2 5
Dopo i Colonna, dichiarati ribelli, colpiti dalle
censure ecclesiastiche e privati dei loro castelli che
vennero divisi fra i Borgia,26 gli Orsini, i quali avevano
cooperato alle imprese del Valentino, ben compresero
che sarebbe giunta anche per loro l'ora del « redde
rationem » e cercarono perciò di porre un riparo alla
strapotenza del Duce, facendo causa comune con quanti
signorotti condividevano con essi il timore di « essere
uno ad uno divorati dal dragone». 2 7 Alessandro VI,
per ogni evenienza, andava dal proprio canto fortificando la rocca di Civitacastellana, col forzoso concorso anche de' Viterbesi, i cui lavori sorvegliava
e sollecitava di persona, transitando, in una delle visite
che vi faceva, per la nostra città. 28 Per la troppa credulità e balorda cecità dei collegati, gli avvenimenti
però si svolsero a loro esclusivo danno; dappoiché,
dopo essersi concluso un accordo con la reciproca
intenzione di non osservarlo, il Valentino, più astuto
25 8 dicembre 1501 (Riforme
cit. f. 224 1 ). Simile richiesta facevasi
ad Acquapendente e Castro (Arch. Soc. Rom. St. P. I Y p. 104, 586;
a Corneto (App. a DE CONTI I I doc. 21;, a Montefiascone ( P I E R I RITTI
p. 45), a ]Nepi (IÌANGHIASCI 132) e Yetralla (PAOLOCCI - SCRIATTOLI
132). Le nozze seguirono il 28 (GREGOROVIUS L. Borgia doc. 32).
Anche nel natale 1502 il Papa chiedeva l'invio di capponi e selvaggina, per la cui abbondanza d' ordine del Duca Valentino si era
riservata la bandita della Cipollara (Riforme X X V I I f. 43 1 , 57;.
26 20 agosto 1501 (RAYNALDI X I 363 e seg.). Vi si ricordava
perfino l'affrónto fatto in Anagni a Bonifacio V i l i ! Dei beni loro confiscati si fecero due ducati, fra cui quello di Nepi dato ad un fanciullo
di 3 anui Giovanni figlio del Papa e di Giulia Farnese sfrontatamente
legittimato il primo settembre, dopo aver tentato di attribuirlo a
Cesare (GREGOROVIUS L. Borgia doc. 27-28). Cf PASTOR U t 412-413.
Qualche castello di poca importanza fu dato a Paolo Orsini (Reg.
Vatic 868 f. 183;. Con atti 25 novembre - 10 dicembre 1502 (Prof. 9
Ag. Almadiani f. 5 8 - 6 2 ) si ratificava in Palestrina la vendita di
Penne da Francesco Colonna a Giov. Corrado Orsini.
27 Così scriveva G. Paolo
Baglioni (VILLARI Macchiavelli I, 390).
È famosa 1' adunanza della Magione presso Perugia, alla quale
intervenne il Card. Orsini con altri della famiglia (GUICCIARDINI I I
p. 55 e seg. - DE CONTI I I 257 - MATARAZZO 204-205 - SANUTO I V
337, 366,377,382) - Cf. BALDI Vita di Guidobaldo da Urbino I I p. 15
e seg. - VILLARI Macchiavelli I 390 e seg. - PASTOR I I I 423 e seg.
28 Si chiesero all'uopo 100 uomini, ma poi si convenne di corrispondere 300 ducati, ridotti in seguito a 200 (Riforme cit. f. 171,177;.
Della sua venuta il Papa dava l'annunzio il 10 settembre per il
prossimo mercoledì (Riforme X X V I I f. 38 l ) . Cf. GREGOROVIUS IV
p. 127.
312
LIBRO VI
e adusto all'inganno ed al tradimento, 29 riuscì a trarli
nel tranello, facendoli imprigionare e poi uccidere. 30
E ad un tempo in Roma, per ordine del papa, era
arrestato anche il Card. Orsini coi suoi più intimi
famigliari, fra cui il viterbese Andrea
Spiriti.31
Della disgrazia capitata agli Orsini naturalmente
profittarono i Gatteschi, parecchi dei quali si aggiravano
ansiosi di rivincita nei paesi vicini, mentre i loro
fautori rimasti in città vi suscitavano continui tumulti. 32 Nel gennaio 1503 un forte numero di esuli
si riuniva presso le terme con lo scopo di tentare un
colpo di mano su Viterbo, per la qual cosa i Maganzesi
si posero sulle difese. 33 Ogni mena faziosa fu però
sventata dal popolo stanco di quelle lotte partigiane.
Un bel giorno un gruppo numeroso di donne e
fanciulli vestiti di bianco, che agitavano ramoscelli
d'olivo, dipartendosi dalla chiesa della SS. Trinità
percorse processionalmente le vie della città gridando:
2 9 EGIDIO
DA VITERBO (Hist. cit. f. 326) lo diceva t dolo ac
proditione potentissimus ». Invece MACOHIAVELLI (Principe c. 16, 18)
riteneva una necessità in un principe, massime nuovo, di operare contro
la fede per mantenere lo stato !.
30 Lo stesso Borgia
V annunziava al doge di Venezia (SANUTO I V
593); ed incaricava il Machiavelli,
inviato a lui dalla Signorìa di
Firenze (teste de visu) di render quella avvisata del successo « per
avere spento i nemici capita]issimi al re, a lui, e a voi e tolto via
ogni seme di scandolo e quella zizzania eh' era per guastare V Italia »
(MACCHIAVELLI Legazione
al duca Valentino lett. 44). Cf. del medesimo
la Belasione in Opere - ed. 1868 - p. 222 e seg. - BURCHARD II
354 - 356 - Lett. d> Isabella dy Est e in Arch. Stor. Ital. App. I I 236 ecc. GREGOROVIUS TV p. 129 - 131, 156-57, ove si riportano le congratulazioni fatte al Borgia chiamato prudente ed astuto, mentre oggi si
porrebbe al bando del mondo civile chiunque commettesse simile
delitto. Anche i più recenti critici sono alquanto benevoli a suo
riguardo considerandolo non peggiore di molti altri dei loro giorni,
dato che essi avevano la forza e perciò il diritto (SEMERAN Die Condottieri p. 312).
3 1 BURCHARD
I I 3 4 3 , 3 4 5 , 3 5 6 - 5 7 - GIUSTINIAN
SANUTO I Y 602 - T E DAL LI NI 302, 305. Non fu liberato
I
313 - 314 -
lo Spiriti che
alla morte di Alessandio V I e sotto cauzione, non ostante le migliaia
pagate per il riscatto. Ebbe la soddisfazione di presenziare il verbale
dei funeri fatti a quel Papa (THUASNE App. I I I n. 14).
32 iNelP agosto 1502 i Priori ricorrevano al Senato Romano contro
i Vitorchianesi che ricettavano i fuorusciti (Riforme X X V I I f. 33).
Nel Cod. 581 Com., contenente il registro del Camerlengo, nell' aprile
1502 e nel gennaio 1503 è segnata la spesa < in nocte qua fuit tnmultns
Gattensium * (f, 18 », 38 » ).
33 Biforme
cit. f. 61 * - 62.
CAPINOLO Ì1
pace pace con voi, pace vuole la Madonna.34 II governatore
Niccolò d' Esle, vescovo di Adria « amante della pace e
della quiete » colse la palla al balzo, adoprandosi a
tutf uomo per comporre ogni dissenso, in che trovò
consenziente Alessandro VI, che gli diè piena facoltà
di assolvere i colpevoli di qualsiasi delitto ed eccesso
compiuto nelle trascorse turbolenze, di restituire i beni
confiscati e riammettere ai pubblici uffici chiunque
ne avesse diritto. 35 Tale indulto, il quale per altri papi
avrebbe avuto il significato di un atto di vera e propria
indulgenza, per il Borgia non fu che un mezzo politico,
onde assicurarsi la neutralità, se non la benevolenza,
di chi avrebbe potuto intralciare i progetti ambiziosi
di suo figlio Cesare, deciso a snidare dagli aviti castelli,
ove s'erano rifugiati, i superstiti della famiglia Orsini,
volendo « tutta sradicarla questa casa ». 36 Per la bisogna
il Duca attendeva a radunare ingenti milizie nel Patrimonio, che andavano ovunque devastando e rubando
per soddisfarsi delle paghe arretrate. 37 Per circa quindici giorni pose egli il quartiere generale in Viterbo
con circa 6000 uomini, 1000 cavalli e 20 carri di artiChron. Conv. SS. Trinitàtis nel Cod. 28 Arch. Catt. p. 5 0 4 - 5 0 5 p. 291 - BONANNI II Santuario della Madonna Liberatrice
in
Viterbo p. 18 e seg. - Ànnales Angustin. I p. 31 e seg. - SIGNORELLI
Il Card. Egidio in Viterbo p. 11 -12. he donne offrirono un voto
d' argento alla Madonna Liberatrice, PINZI non fa cenno affatto di
tale episodio.
35 Breve 22 gennaio 1503 (Marg. I f. 126 1 - SIGNORELLI op. cil.
doc. L I X ) . Anche tale documento fu trascurato da PINZI, che pure
accennava al suo contenuto ed alla pace stabilita e giurata il 15 di
quel mese, desumendo la data, senza citarla, dalla Cronaca sopra
indicata, data, come sotto si vedrà, errata. Niccolò, nominato governatore fin dal 10 giugno 1502, era chiamato « amator pacis ac quietis »
(Biforme cit. f. 44 *, 62 » ).
36 Relazione in SANUTO (IY, 208). Il Valentino,
oltre minacciare
Pitigliano feudo di Niccolò Orsini, generale delle truppe venete,
faceva arrestare la moglie di Bartolomeo D' Alviano ed altre donne,
ricusandosi di rilasciarle, non ostante gli ordini del Papa ed i reclami
della repubblica della laguna («FUSTINIA.N I 333 - SANUTO I V 649 TE DA. L'UNI 302, 309 - IIO.MA.NRN V 160-161). Ippolita Baglioni,
vedova
di Giovanni .Gatti, donna « di sommo ingegno e prudenza e molto
onorata dai cittadini » (MATARAZZO p. 153), fuggiva con le sue figlie
in Firenze per sottrarsi ad ogni pericolo (Lett. Ardinghelli in Arch.
Stor. Ital. S. I l i Y . X T X p. 38).
3 7 BURCHARD I I 347 - COSTI I I 251 - TOMM. DI SILVESTRO 199-200 NARDI I 150. F r a gli altri paesi fu saccheggiato Yitorchiano (SANUTO
I Y 374), che s'era rifiutato a ricevere le soldatesche Borgia-ne, di
che in seguito, per intercessione del Senato Romano, ebbe da Cesare
34
BUSSI
il condono (BOVANI p. 41).
Lt&fcO VI
314
glieria, di cui fece la mostra con grande apparato. 38
La città rimase ancora una volta priva di qualsiasi
vettovaglia e spoglia di tutto, tanto che (come scriveva
T oratore veneto) i meschini abitanti si morivano di
fame 39
Quella lunga fermata neppure capacitò ad Alessandro VI, cui premeva che si fosse presa d'assalto
Bracciano, la rocca forte degli Orsini, per la quale
impresa aveva rimesso al Duca in Viterbo 40000 ducati,
a mezzo del cardinal San Severino, con severi rimbrotti
e perfino minaccie contro il figlio.40
Partito T ospite non desiderato, furono riallacciate
le trattative per la rappacificazione generale, a che
molto contribuì la parola calda e persuasiva del concittadino Egidio, che qua, fortunatamente, ebbe a trovarsi. 41 L'accordo, di cui si fecero garanti i giurati
delle Arti prestando una cauzione in denaro, fu sanzionato con pubblico rogito e festeggiato con un solenne
38 L a sua venuta « cum felici exercitu
ecclesiae » era da lui stesso
annunziata il primo febbraio, e quindi si deliberava di riceverlo
degnamente (Riforme cit. f. 65 1 ). Il 31 gennaio era in Acquapendente
da dove il 2 febbraio partì per Bolsena ove si fermò a desinare, e
da Montefiascone il 5 entrò in Viterbo (GIUSTI.NI.AN I p. 379 - Lctt.
in GREGOROVIUS L. Borgia doc. 45 - TOMM. DI SILVESTRO 199-200).
L a mostra si effettuò il nove (GIUSTINIAN p. 391 - SANUTO I V 740,
749). Del 12 è una lettera di lui da Viterbo (DE CONTI App. doc. 23).
Il 18 era ancora qua e il giorno seguente raggiungeva Su tri (GIUSTINIAN p. 402 - SANUTO I V 764). Non si sarebbe dunque fermato
in Viterbo soltanto 2 o 3 giorni, come riferisce TOMM. DI SILVESTRO
(1. c.) uè 20 come in Ricordi Sacchi p. 32 e BUSSI 291. Anche di tale
venuta (inconcepibile omissione) tace il PINZI.
11 2 marzo qua transitavano altre milizie (Riforme cit. f. 68J e
vi rimaneva di guarnigione una compagaia col capitano Borso (6od.
581 p. 44). Erano forse i berrovieri assunti dal Governatore a spese
metà del nostro Comune e per l'altra della Provincia (Riforme
cit.
f. 6 2 ' ) .
3 9 GIUSTINIAN I p. 402 - SANUTO I V 758. Per ogni evenienza il
Comune aveva consegnato ad un privato gli oggetti preziosi e 1' argenteria « ut in loco tnto portaret in transita, ecclesiastici exercitns »
che doverono poi oppignorarsi per far fronte a spese urgenti (Riforme
cit. f. 82 -83). In un atto si diffalca un affitto « castris Ducis t e
Valentia et soldatis adventis » (Prot. 15 G. Erculei p. 108J.
4 0 TOMM. DI SILVESTRO
p. 201 - Lett. 1 marzo al duca d' Este
(<J 1 LEGO ROVI US I V p.
157).
Chron. Conv. SS. Trinitatis p. 507. Il 15 gennaio (data ivi indicata). Ma è errata, poiché Frate Egidio iu quel mese fu dapprima in
Siena e quindi in Bologna (Leti, nel God. 1001 B. A. f. 62 - 63 SLGNOIÌELLI li Card. Egidio n. 65 a p. 176).
41
capìtolo
tt
banchetto. 42 II governatore, a sua volta, pronunciava
la sentenza di assoluzione., secondo il mandato ricevuto. 43 E per qualche mese sembrò invero che finalmente la pace regnasse in Viterbo.
Il 18 agosto 1503, dopo alcuni giorni di malattia,
moriva Alessandro VI, sul quale, a parte quanto narrò
la cronaca spìcciola o inventò la leggenda, gli storici
imparziali hanno emesso il loro severo giudizio a cominciare da Egidio da Viterbo44 sino al Pastor, che
nella sua retta coscienza scriveva: La longanimità di
Dio era esaurita.45 E a figurarsi se lo fosse la pazienza
dei sudditi! Roma cadde in piena anarchia e pareva
che « fosse tutta per andare in rovina ». 46 Cesare Borgia,
gravemente malato, si era rinchiuso e fortificato nel
Vaticano da dove, a mezzo de' cardinali a lui fedeli,
cercava di far pressione sul Sacro Collegio per la elezione di un papa, che continuasse l'opera del padre. 47
Ma ormai egli era esautorato, di modo che nulla o
ben poco si aveva più a temere da lui. Visto pertanto
inutile qualsiasi tentativo per conservare il potere, non
42 II 7 marzo si nominavano due oratori a ringraziare il Papa
della concordia raggiunta; ed il 2 aprile si adunava per sanzionarla
il consiglio generalissimo in S. Francesco (Biforme cit. f. 69 1 , 74).
Il banchetto fu indetto per il 18 (ivi f. 78)
L ' a t t o fu stipulato dal JNot. Napoleone di Ser Angelo cancelliere
del Comune (Chron. Conv. Trin. p. 508), ma non si ritrova nè nelle
Riforme, ove (al fol. 60 1 ) si ha soltanto l'intestazione del Bannimentum Gubernatoris
super pace habito, senza riferirne il contennto, nè
nei protocolli di quel Notaio conservati nell' Archivio
Notarile.
La garanzia delle Arti si rileva da atto 2 giugno con cui quella
dei Calzolai accede alla richiesta fatta dal Governatore « prò pace
et bono civitatis ne factiones amplius vigeant » (Prot. 9 Ag. Almadiani
pagina 103).
43 4 aprile (Marg. I p. 126 1 ). Non ne fa menzione PINZI.
In memoria del fausto avvenimento è rimasta 1' epigrafe apposta
sull'architrave della porta del palazzo già Gatti in Piazza S. Stefano
ora V. Emanuele: CONCORDIA CIVIIJM INSTAURATA MDIII.
. 44 Hist. cit. f. 327 - riferito da GREGOROVIUS I V p. 343 - ed in
volgare da PINZI I V p 394.
45 I I I p. 429. L'illustre storico gabella i tentativi di salvarne la
fama quale « indegno travolgimento
della verità » (p. 434). Anche
DELLA TORRE (op. cit. p. 125) riconosce che niun apologista riuscirà
mai a togliere ogni macchia dalla memoria del Borgia e ninna difesa
potrà cancellarne le colpe. PASOLINI (C. Sforza I I p. 309) osservava:
Se la chiesa non gli era morta fra le braccia è proprio segno che Dio
la protegqev
Cf. anche PICOTTI Alessandro V I in Enciclopedia
Treccani
I I p. 344.
46
EGIDIO DA VITERBO 1. C. C f .
GREGOROVIUS
I V p. 3 4 6 e
seg.
Più volte fu dato per morto (SANUTO V 68, 76). Presso di lui
erano 11 cardinali (GIUSTINIAN I I 134, 157 - SANUTO V 106).
47
316
LtfìRO VI
badò che a serbare le ricchezze accumulate ed a schivare le insidie tesegli dai nemici, concludendo un
accordo col Sacro Collegio, per il quale obbligavasi a
lasciar Roma entro breve termine. 48
In mezzo a tanto affannarsi del Valentino e dei
partigiani suoi per porre in salvo, con le proprie persone, le loro robe, 49 e nell'abbandono del Vaticano da
parte dei più intimi cortigiani, va rilevato V atteggiamento caritatevole di due viterbesi: Baldassarre Si mi,
allora semplice sostituto del sacrista, divenuto poi
cerimoniere pontifìcio, che prestò volonteroso l'opera
sua per lavare e vestire il cadavere del defunto Pontefice; e Adriano Caprini, chierico di camera, che assunse
In direzione delle onoranze funebri. 5 0
Durante il conclave giungevano in Viterbo truppe
Francesi, le quali pretesero di avere in pegno la rocca,
minacciando altrimenti di prenderla d'assalto. Il Governatore, che vi si rinchiuse, rifiutò dichiarando che
r avrebbe soltanto consegnata qualora ne ricevesse gli
ordini del sacro Collegio che, a sua volta, negò T autorizzazione richiesta. 51 Per fortuna sopraggiunse il
Card. Riario, il quale, quantunque sollecitato a recarsi
in Roma fin da quando Alessandro VI si considerava
beli' e spacciato, non si era mosso da Pavia, temendo
Cesare Borgia, da cui cercavasi infatti d'impedire ad
ogni modo la venuta dell' insigne porporato sì per
mare che per terra. 52 Rassicurato però dall' accordo
concluso da costui col S. Collegio, in base al quale si
obbligava di ritirarsi in Nepi, si affrettò a raggiungere
l'Urbe, ove, dopo una breve sosta nella nostra città
V
4 S BURCHARD I I p. 3 5 2 , 3 6 1 - GÌ IT STI XI A * I I App.
doc. 5 - SAVI'TO
8 0 - BALAX V 4 2 5 .
49 Dispacci in PASTOR III App. doc. 50-51.
5 0 BURCHARD li 352, 361. Il Caprini era stato nominato Segretario
apostolico il 31 marzo ed aveva fama di persona molto destra (cirSTINIAX II p. 30). Su entrambi vedi SIG S O R E L L I II Card. Egidio da
Viterbo App. II cap. IY n. 6 e 10 È certo esagerata la narrazione
che faceva il Marchese di Mantova sui funeri del Borgia avvenuti
« senza molto honore » avendo un facchino trascinato il cataletto con
ima corda legata al piede del cadavere (Lett. 23 settembre in CHECORO vi uà L. Borgia doc. 44).
51 2 settembre ( T O M I , NI SILVESTRI) p. 228 - BURCIIAIÌD TI 363 GUICCIARDINI l i 1 0 0 ) .
5 2 GIU3TIXI A.N I I p. 1 1 3 - CONTI I I
290.
CAPITOLO II
317
ov' era cotanto atteso, 53 pervenne il 9 settembre, accolto
trionfalmente, oltre che dai rappresentanti del S. Collegio e del Senato, da numeroso popolo che lo acclamava, quasi se fosse « papa o re ». 54 Qual Camerlengo immediatamente assunse la presidenza del celo
cardinalizio e la custodia del conclave, di cui fu segretario il sullodatò Adriano Caprini, mentre altri prelati
e professionisti viterbesi vi assistevano al seguito dei
più influenti cardinali. 5 5
Non pare che fra i papabili si facesse anche il
nome del Iìiario. La sua nomina in quel momento
sarebbe stata il segnacolo di una troppo brusca reazione
alla politica Borgiana e la prevalenza assoluta della
fazione francese, 56 mentre i cardinali italiani intendevano evitare il sopravvento sì di questa, che della
spagnuola, le quali si contendevano il papato. Tuttavia
ebbe anch'egli alcuni voti. 57 Dopo alquanti scrutini,
il ventidue di quel mese risultò eletto il
Piccolomini,
degno invero della massima stima ed accolto con
sommo giubilo sì in curia che dal popolo; ma, pur
troppo, era così malandato in salute che dopo 27 giorni
di pontificato passò all'altra vita. 58
Sì il periodo del primo conclave, che quello del
breve regno di Pio III, non che l'altro del secondo
53 Fin dal 29 agosto (TOMM. DI SILVESTRO p. 224); ina il 4 settembre era tuttora in Firenze (LANDUCCI 259). Cf. Riforme d' Orvieto
165 f. 301.
54 Ada
Concist 14 - BURCHARD II 308 - GIUSTINIAN II 187 -
SANUTO Y
8 4 - T ED AL LINI 3 0 7 .
Furono costoro: Giov. Battista Almadiani scrittore apostolico
al seguito del Card. Cara fa; Fazio San tori col Della Rovere, e Niccolò
Bonelli medico del Card. Casteldensi ed inoltre il Si mi familiare del
sacrista (BURCHARD II 372 -73, 379, 383 - GIUSTINIAN II 197 55
SANUTO Y 8 6 , 9 3 ) .
5 6 PASTOR (III
p. 470) fa anche il nome di lui fra gli esclusi,
basandosi sopra un dispaccio riferito al Doc. 53, nel quale però non
se ne fa cenno. Del resto il favorito dei francesi era V Amboise, il
quale, facendosi forte della vicinanza dell'esercito francese, minacciava di ricorrere alla forza contro gli avversari (GIUSTINIAN II 150
e seg. - 185 e seg).
R>7 BURCHARD II 382 - SANUTO V 9 3 - 9 4 .
58 II 18 ottobre (BURCHARD I I 393). Y i fu chi insinuò che appunto per essere vecchio ed infermo fu eletto (GUICCIARDINI I I p. 104).
EGIDIO DA VITERBO, che pronunziò un prolisso discorso in Siena, ove
trovavasi, sul tema « fecit lumen in tempore suo » (TIZIO Ilist
Senensis
f. 365) lo diceva Sacri Se natii s lux et gloria din habitus (Hist. X X Saec.
f 329). Cf. PICCOLOMINI PAOLO II pontificato di Pio III in Ardi. Star,
Ital. S Y. T 32 p. 102 e seg. - L-ASTOR III p. 473 e seg.
318
LIBRO VI
conclave per Viterbo segnarono una ripresa della lotta
delle fazioni. A turbare la calma, durata qualche giorno
dopo la morte di Alessandro VI, sotto la minaccia dell'occupazione straniera, proprio il dì in cui si adunava
il conclave per la scelta del successore (16 settembre),
entrava in città uno degli Orsini, Renzo da Ceri, che
dava la caccia ai seguaci di Cesare Borgia. I Maganzesi
ne profittarono per lanciare il grido di guerra O/so,
Orso ! Allarmati di ciò, i Gatteschi si armarono e scesero
sulla via, ed incontratisi cogli avversari, ne nacque
una rissa furibonda, che il Governatore con le sue
poche guardie non riuscì a sedare. Molti furono gli
uccisi da ambe le parti; e la zuffa micidiale terminò
soltanto a sera con la espulsione degli Orsini.™ Ai
primi di ottobre costoro tentarono di prendersi la rivincita. Fu questa volta Bartolomeo d' Alviano, il celebre
condottiero, che si presentò a chiedere la consegna
della rocca; 60 ma, incontrata seria resistenza da parte
dei cittadini, tirò innanzi con la mira di catturare il
duca Valentino,61 al quale Pio III aveva avuto la dabbenaggine di perdonare, permettendogli di rientrare
in Roma da Nepi, ed assicurandolo che 1' avrebbe
protetto dall'ira popolare e dalle insidie degli Orsini/2
non ostante 1'opposizione dei cardinali e specialmente
del Riario.63
5 9 TOMM. DI SILVESTRO p. 228. Furono
uccisi perfino il nepote
del Governatore e 15 guardie (Ivi e SANUTO V, 147) Cf PINZI IV
p. 399-400. Ili atti 25 settembre e 3 ottobre a riguardo di un cavallo
consegnato a Renzo di Ceri, a titolo di rappresaglia sul
Valentino,
si accenna a « multa homicidia et derobationes in civitate commissa *
(Prot. 12 Gir. Erculei p. 270 - Divers. Th. De Antiquis
11 Borgia
aveva fatto man bassa del castello di Ceri (Testimonianze in atto di
ricognizione del corpo di S. Felice papa in C A P P E L L E T T I X p. 539).
6 0 GIUSTINIAN 11 p. 228 - SANUTO V 168 Nelle Riforme
(XXY1I
f. 95) all' otto ottobre si registrano i provvedimenti « prò tutela civitatis attentis quae noviter occurrerunt hiis snperioribus diebus ».
61 Costabili
in BALAN V 426 - TEDALLINI 309. Secondo notizie
raccolte da M A C C H I A V E L L I (Legazione
Prima alla corte di Roma
Lett. 18) alcuni soldati dell' Alviano si trattennero alquanto in Viterbo,
in attesa della paga per raggiungerlo. Aveva egli, a quanto si diceva,
un odio particolare contro il Borgia, per avergli catturata e violentata
la moglie (SANUTO IV 649, 763); e quindi corrispose con la massima
buona volontà agli inviti dei suoi congiunti (GUICCIARDINI II p. 99).
62
CONTI
II
293
-
GIUSTINIAN
II
218,
226
-
GUICCIARDINI
li
104-105 - SANUTO V-148, 1 8 7 - 8 8 - T E D A L I J N I 308. Lett. del Duca
da Nepi nell' Arch. Gonzaga soìio citate da GREGOROVIUS (IV p. 410).
BURCHAR1) li 390 - GIUSTINIAN 11 237 - SANUTO V 160,169,177.
CAPITOLO II
319
I Viterbesi, sicuri di trovare altrettanta indulgenza
presso il buon Pio, a mezzo di speciali oratori chiesero
a loro volta la remissione di tutti i delitti perpetrali
durante i tumulti popolari, ed il condono di una parte
del tributo, onde rifarsi dei danni sofferti dalle genti
del Borgia e dai Francesi « che avevano estenuato la
città in modo che vi era rimasto appena di che vivere ».64 Allorché giunse in Roma Y ambascerìa, Pio III
spirava. Intesa la morte del Pontefice, Micheletto, ministro del Borgia, rimasto nella rocca di Soriano a
guardia del tesoro del padrone, il 20 ottobre scendeva
con la sua soldatesca in Viterbo a liberare i Gatteschi
che si erano rifugiati nella rocca per timore degli
Orsini65 ignari, al certo, che costoro, per mediazione
del cardinal Riario, ed in odio a Cesare Borgia, si
erano accordati coi Colonna di non venire in contrasto
fra loro e di proteggere la libera elezione del nuovo
Pontefice. 66
Anche nel conclave che seguì tornò a farsi il nome
del Riario, quale probabile successore al pontificato; 67
ma il più favorito era quello del cugino Della Rovere,68
con cui aveva condiviso l'esilio, il quale, avendo
avuto questa volta maggior agio di preparare T ambiente, dopo poche ore risultò eletto il primo novembre
con T unanimità dei suffragi, avendovi concorso sì
Francia che Spagna, Orsini e Colonnesi e perfino il
duca Valentino coi suoi partigiani. 69 Al Riario, che fu
64 « Propter damna intollerabilia
et incomoda in presenti anho tum
propter adventum D. Yalentini, tum per transitimi Gattorum qui adeo
ipsam ex'enuarunt ut vix vitam ducere et se alere possimi » (Riforme
cit. f. 97).
65
TOMM.
DI
SILVESTRO
f.
233
-
SANUTO
V
356.
TE DALLI NI
(p. 305 - 306) lo chiama « Boja suo » adattandosi egli perfino a strangolare le persone designate
6 6 (il USTI NI A. N li 237 - GUICCIARDINI II 1 0 6 - 1 0 7 - MACCHI A VELLI
Leg cit Lett. 1 e 3 - SANUTO Y 127, 177. Cf. GREGOROVIUS IV
p. 349 - 50
6 7 SANUTO V 204. Lo stesso re di Francia non aveva più in Ini
fiducia (Disp. Nasi in P E T R U C C E L L I p. 459).
68
Si scommetteva su di lui al 90 per 100 (MACCHIAVELLI 1. c.
lett. 4).
II 400 - CONTI II 296-97 - GIUSTI xi AN II 272 e seg. c. lett. 6. In quanto al Duca e fautori 1' oratore
Fiorentino così si esprime « L'uno ha bisogno di esser resuscitato,
gli altri d' essere arricchiti » (lett. 4). S'intende che larghe furono
6 9 BURCHARD
MACCHI AVÈLLI 1.
320
LIBRO VI
uno dei suoi principali fautori, spettò di proclamare
l'elezione di Giulio II (che si vuole scegliesse tal nome
per mostrare 1' alto concetto che aveva del pontificato,
del quale intendeva raffermare e consolidare il dominio
temporale), 70 e di porgli sul capo il triregno, 71 facendo
inoltre egli stesso le spese dell'incoronazione, poiché
la cassa pontificia si era trovata vuota. 72 E nel solenne
possesso in Luterano il medesimo fece eriggere un arco
trionfale simile a quello di Costantino, entro cui era
nascosto un giovane che al passaggio del pontefice uscì
fuori a recitar versi in lode di lui. Chi lo vide lasciò
scritto \che fu una « delle cose belle che mai furono
fatte in Roma ».7:{ Tanto zelo fu, come si vedrà, molto
male ricompensato da Giulio II.
le promesse (GUICCIARDINI II p. 108 - MACCHIAVELLI lett. 3 - 4 , 8)
Cf. PASTOR III p. 480 - p ET R UCCELLI p. 464 - LUZIO Isabella d'Èst e
e Giulio II in Rivista df Italia die 1909 p. 858 e seg.
70 Animus Cesareus
(Orazione gratulatoria dei Genovesi in Atti
della Società Savonese I 437).
71
72
73
BURCHARD l i 4 1 1 , 4 1 4 - SANI;TO V
At'ch Vatic. Intr. et exit 535 f. 156.
TE DALLI NI p 310.
470.
CAPITOLO
III
CAPÌTOLO
III.
321
Il Card. Kiario protegge Viterbo — È elevato a Vescovo di
Albano — Missione pacifica del Card. San Severino — Bolla papale
sulla conciliazione delle fazioni — Interpretazione e modifiche di
troppo severe sanzioni — Gita di Giulio I I — Morte del Card, di
Gurch, legato del Patrimonio — Fazio Santori cardinale — Altra
gita del Papa — Zuffe fra soldati della scorta — Matrimoni imposti.
Il cardinale Riario, naturalmente, fu uno dei più
intimi ed assidui confidenti del cugino salito alla cattedra di S. Pietro, 1 su di che contavano molto i Viterbesi, i quali, del resto, trovarono in lui ad ogni
occasione un protettore equanime e disinteressato. 2
Avendo egli avuta il 29 novembre 1503 la chiesa
di Albano, una delle suburbicarie, 3 in ossequio alle
regole canoniche, da semplice diacono, quale era rimasto sino allora, ritenne doveroso ordinarsi prete,
per poi esser consecrato vescovo. 4
Ciò non ostante, non lasciò T amministrazione
della diocesi viterbese (come da taluno si disse) per
fortuna della nostra città, che potè continuare ad
avere in lui un potente ausilio presso il Papa, specialmente per riparare alle tristi conseguenze delle
lotte partigiane, a causa delle quali, c o m ' e b b e a constatare lo stesso Giulio II, Viterbo, ch'era già « fra le
1
BURCHA.RD I I p . 4 0 3 e s e g . , 4 2 3 , 4 3 2 , 4 5 4 - G I U S T I N I A N I I 2 9 1 SANUTO V 333, 484, 504 e seg., 611 e passim. A l card. Grimani lo
stesso papa disse che qualunque cosa volesse si rivolgesse a colui
(ivi 483).
2
« Ex quo est maximae authoritatis
cnm D. iV. P. » (Riferme
X X V I I f. 100 -101). A mezzo degli oratori dottor Bernardino
Nini
e Raniero Capocci suoi familiari, si rinnovarono le istanze fatte a
Pio III, aggiungendosi la richiesta del Card. Medicia
legato, contenuta quest' ultima in un memoriale a parte da consegnarsi soltanto
al cardinale, mentre se ne taceva in quello rimesso direttamente al
Papa ! - Cf. PINZI I V p 403. Il Medici, fin dal 1492, aveva avuto il
governo di Bolsena (DOTTARELLI Storia di Bolsena p. 373); e brigava,
per riavere anche la legazione del Patrimonio.
3
B U R C H A R D II p. 412 - E U B E L III, 3 - CRISTOFORF Cronotassi 42.
4
1 - 9 aprile 1504 - e celebrò la prima messa il 26 maggio in
S. P i e t r o (BURCHARD I I p. 433, 452, 456).
322
LIBRO VI
più ricche e tranquille città dello stato della Chiesa > era
ridotta « quasi vuota di cittadini e di ricchezze ».5
A rappacificare i Viterbesi ed a salvarli da guai
ulteriori, il Ria rio ebbe a validi cooperatori dapprima
il Duca d ' U r b i n o che avrebbe avuto speciale incarico
al riguardo dal Papa, 6 e di poi il cardinal Federico
San Severino, al quale fu affidata la legazione del Patrimonio. 7
Nel recarsi questi nella nostra città (22 luglio 1504),
dopo avere imposto una forte contribuzione al Comune,
per mantenere un buon numero di armigeri necessari
ad assicurare V esecuzione dei suoi decreti, indusse i
Viterbesi ad eleggere quattro pacieri, 8 i quali però, sia
per poco zelo od insipienza, sia per la caparbietà dei
concittadini, nulla riuscirono a concludere. I Gatteschi,
molti dei quali vivevano qua e là in esilio, non si
fidavano dei loro avversari; e non fu, se non dopo
lunghe trattative e previe sicure garanzie, che si decisero a nominare i loro rappresentanti per comparire
dinanzi al Papa, che aveva a sè avocata la cosa. 9
5
Dal breve 28 settembre 1505 (Marg. I f. 197 ' ). Con atto 15 .
novembre il Comune era costretto a cedere il pascolo di una parte
del territorio « cum propter suas seditiones et factiones et parlialitaies et
rixas sit in maxima egestate et calamitate » (Prot. 14 Gir. Erculei p. 17).
6
Al novembre 1503 leggesi nelle Riforme ( X X V I I f. 104): Fama
est quod. Ili Dux Urbinns discedens ab Uibe et huc transiens habet in
commissis a S. D N. componere et quietare res civifatis. Lo si nominò
perciò protettore. Ma non si ha altro cenno di tale missione. Del
resto Giulio II, fin dall'inizio del pontificato, preoccupato delle pessime coudizioni in cui aveva trovato il Patrimonio, aveva emanato
un decreto contro i baroni ed i comuni, perchè provvedessero alla
sicurezza della provincia (8 novembre 1503 in Bull Rom. V 399 e
seg.). Con altro 22 luglio 1506 condannava tutti gli abusi, oppressioni,
ingiustizie da parte dei signori sì ecclesiastici che laici ed obbligava
tutte le autorità comunali di essere annualmente sottoposte a sindacato
(ivi 418) Cf. GOTTLOB Cam. Ap. 120 e seg., 145, 170 circa altri provvedimenti - e PASTOR I l i p. 492.
7
La nomina fatta fin dal 24 maggio 1504 (BU.RCHA.RD I I p 452 E U B E L III, 4) fu partecipata con breve 5 giugno (Riforme cit f. 118-
PINZI I V
p. 404).
s Riforme cit. f. 125 » -126, 130 - Ricordi Priori I I p. 6 1 . Insisteva egli principalmente per rimettere in città i fuorusciti, per la
qual cosa lo si accusava di essor favorevole ai Colonnesi (GIUSTINIAN
I I I p. 202).
9
« Asserentes de voluntate et parte Gattesca multos esse et in
variis locis morati et propterea difficile est illos simul in eodem loco
conveniri et congregari » (Dalla procura 28 dicembre 1504 fatta in
Bagnaia - Prot. 2 Spinello Altobelli p. 138 e segJ. PINZI (IV p. 417)
erra nell' attribuire tale atto al 1505. 11 suddetto notaio era fra coloro
CAPITOLO III
323
Giulio II, udite le parti contendenti, con bolla 10
gennaio 1505 impose ai Viterbesi « vera e perpetua
pace » con reciproco perdono di tutte le offese ed
ingiurie, assolvendo da ogni pena gli autori dei delitti
perpetrati nei trascorsi moti faziosi, ma ordinando nel
contempo che avesse piena esecuzione qualsiasi sentenza pronunciata o da pronunciarsi per i reati commessi fuori di quel periodo, e mantenendo altresì
lontano dalla città e dalla diocesi per cinquanta miglia
i condannati; ordinando inoltre che si restituissero i
beni a coloro, a cui erano stati indebitamente tolti od
ai loro discendenti, tranne quanto fosse stato preda di
truppe straniere; e tutto ciò, previa consegna delle
armi da chiunque detenute e sotto comminatoria della
scomunica e delle più severe pene pecuniarie e corporali ai contravventori, dichiarandoli rei di lesa maestà
e nemici del cristianesimo e ponendoli al bando del
civile consorzio col negar perfino la sepoltura in luogo
sacro ai loro resti mortali da gettarsi in un letamaio,
alla pari degli animali i m m o n d i ! 1 0 Ciò non ostante,
non si ristabilì pienamente la pace fra le fazioni, tanto
che lo stesso Giulio II, il quale riteneva « suo dovere
la giustizia verso chiunque » ed altrettanto reclamava
dai suoi sudditi, 1 1 trovò necessario mitigare in parte
le dette disposizioni, meglio determinando alcune clausole contenute nella bolla, estendendo V indulto ai
delitti commessi nei sei giorni consecutivi ai tumulti,
designando individualmente i cittadini da escludersi
dalla città, il luogo ove dovessero dimorare e la durata
della pena, fissando norme per la restituzione dei beni e
la consegna delle armi, è prescrivendo infine che niun
barone o signorotto potesse intrattenersi in Viterbo
oltre tre giorni e per più di tre volte T a n n o , 1 2 a ciò
che dimoravano fuori di Viterbo. Del 1503-04 si hanno parecchi atti
da lui stipulati in Roma nel palazzo apostolico ed in quello Colonna
(ivi p. 127 1 e seg.).
10
Marg. I p 197 t - P I N Z I I V p. 406- 407 - che la dà volgarizzata.
Nel 1506 fu destituito un Notaio per avergli trovato armi nascoste
in casa (Prot. I I Giov. Malvicini p. 125).
"•Dal breve 23 febbraio 1505 (Perg 820 Com.).
12
Breve 28 settembre 1505 (Marg. I p. 197 » - P I N Z I I V p. 410
e seg.).
Fra i banditi erano Giovanni di Palemoner Gregorio Monaldeschi,
a cui i Gatteschi non sapevano perdonare le antiche e nuove offese.
324
LIBRO VI
indotto dalle scorrerie continue che facevano nel territorio taluni messeri, pronti sempre a pescare nel
torbido. 1 3
E per meglio accertarsi quale fosse il vero stato
delle cose, dopo aver visitato Nepi, Civitacastellana,
Soriano, Caprarola ed altri paesi, si recò nella nostra
città nel settembre 1505, entrandovi trionfalmente il
19. Aveva egli desinato nel convento della Quercia, ove
era pervenuto il giorno innanzi, ospitato dal Cardinal
Ria rio. u Prese residenza nella rocca; 15 ed il 27 intervenne alle funebri onoranze rese nel tempio della
Trinità a Raimondo Perault, detto il cardinale di Gurk,
13
Principalmente Bartolomeo di Alviano, reduce dalla guerra di
Napoli, « cupido di cose nuove e impaziente di quiete » si aggirava
qua e là, danneggiando il territorio, più da predone che da soldato »
(GUICCIARDINI I I 1 5 5 - DE CONTI I I 3 4 0 - SANUTO V I 1 9 DI SILVESTRO 291). Il nostro Comune, per aggraziarselo, gli
TOMM.
fece un
dono (Cod. 581 p. 135;.
Nel luglio era presso Vetralla e di là si recò alla selva dei SS.
Giovanni e Vittore, ove si trattenne alquanto, volendosi assicurare
dell' aiuto di Gian Paolo Bagliori, eh' era in .Graffignano, e poi di
là, cedendo alle rimostranze del Papa, lasciò il Patrimonio transitando per Capodimonte, diretto a Pitigliano (MACCHIAVELLT Legazione
l i a biena Lett. 1 - 7 ) . Rifiutato da Firenze qual capitano, si volse
ai datini di quella repubblica, e correva voce che volesse ridurre la
Toscana sotto il dominio di Spagna (IDEM Lett. Familiari 1 giugno
1504). Ma il viceré Consalvo lo sconfessava avvisandolo di nulla
tentare sotto pena di ribellione (PITTI Dell' Istoria Fiorentina p. 88-89 Vita di Antonio Giacomini in Arch. Stor. Hai I Y P. I I p. 214-215).
Il condottiero « senza condotta » tanto per cominciare tentò liberare
Pisa, ma, sconfitto dai Fiorentini (17 agosto - SANUTO V I 213 - TOMM.
DI SILVESTRO 1. c.) se ne tornò al soldo de' Veneziaui dai quali fu nominato governatore generale dell' esercito. Fatto prigione nella battaglia d' Agnadello (14 maggio 1509) rimase in cattività sino al 1513
(ROMANIN V p. 184, 207 e seg.). Sotto le sue bandiere erano alcuni
Viterbesi, fra cui Ottavio Tignosini (Atto in Prot. II di Nap. Ser. Angeli
p. 189), mentre al soldo de' Fiorentini erano G. Battista Spiriti e Giulio
Colonna, (FITTI Vita cit. p. 211) richiamato nel settembre 1505 da
Viterbo, ove si trovava (MACCHIAVELLI Lett 3 aprile 1503 e Istruzioni 2 settembre 1505 - in Opere p. 928 e 945). Neil'agosto di quel1' anno era segnalata la presenza nel Viterbese del famigerato Micheletto, rimasto anch' egli senza padrone, associatosi ai Baglioni (TOMM.
1
DI SILVESTRO p. 292). Nel Cod. 581 (f. 197 ) si accenna infine a
certi Spagnoli, che pretendevano aver alloggio in città. Costoro erano
stati assoldati dai Fiorentini ed il 31 erano nella selva dei S. Giovanni e Vittore in attesa della paga (MACCHIAVELLI 1. c. p. 966).
14
B U R C H A R D I I 492 - 94. Avevalo già accompagnato in Frascati,
Ostia, Nepi e Civitacastellana, da dove lo precedè in Caprarola (Ivi
459, 477, 493-94 - SANUTO V I 148, 217, 222 - KUBKL I H p 9).
15
Ricordi Sacchi f. 34 - B U R C H A R D 1. c. - SANUTO V I 237, 239 TOMM. DI SILVESTRO 2 4 1 .
La rocca fu adobbata a spese del Comune, che dovè anche pagare
25 scudi, per il riscatto del baldacchino ai palafrenieri del Papa. A
sera s'incendiò la girandola (Cod. 581 f. 140 e seg.;.
CAPITOLO III
325
morto in Viterbo, 1 6 mentre vi esercitava le funzioni
di Legato. 17 II giorno seguente, celebrata la messa dello
Spirito Santo in S. Francesco, fece giurare e pubblicare
la pace cittadina. 1 8
Il primo ottobre il Pontefice andò in Toscanella
e di là proseguì per Corneto, Tolfa e Civitavecchia. 1 0
Il primo dicembre, non ostante la viva opposizione
del Sacro Collegio, 2 0 ebbe luogo una promozione di
vari prelati al cardinalato, fra i quali fu Fazio Santoli
Viterbese, Vescovo di Cesena e datario apostolico, che,
da familiare devoto e discreto, aveva seguito il Della
Rovere sì nella buona, che nella mala fortuna. 2 1
Nel febbraio 1506 Viterbo era di nuovo in subbuglio. Giovati Battista Spiriti, nel tornare da Roma
ov'erasi recato per talune incombenze del Comune, fu
aggredito e gravemente ferito; perciò si minacciavano
violente rappresaglie contro i presunti autori ed ispiratori del delitto. Dovè intervenire di nuovo il Papa
a calmare gli animi, riservando a sè la ricerca e pu-
16
Celebrò la messa il sacrista Niccolò di Acquapendente, Agostiniano, Arcivescovo di Durazzo (BUROHARD 1. c.).
17
Dal 30 maggio ( B U R C I U R D II 485, 492 - S A N U T O V I 230). Era
stato uno dei più fieri oppositori di Alessandro V I e grande amico
del Della Rovere, col quale lo vedemmo transitare per Viterbo al
seguito di Carlo V i l i (Pag. 197 di questo Volume). Giulio II se lo
tenne caro dicendolo « rectus et sedis apostolicae admodum utilis »
(Breve in PASTOR I I I 58). Cf. ivi a pag. 196 e seg. - passim - PINZI
I V n. 3 a p. 409 - SIGNORELLI II Card. Egidio 11. 115-116 a p. 143.
18
B U R C H A R D I I p. 494 - PINZI I V p. 410 - Napoleone di ISer
Angelo in S I G N O R E L L I op. cit. App. I doc. LX. Quel notaio diceva
Giulio II restaurator ac amator pacis. Due brevi da Viterbo del 23-30
settembre si riferiscono da PASTOR (III doc. 86).
19
B U R C H A R D 1. c. Non si trattenne dunque 14 giorni come nei
Ricordi Sacchi.
A Tuscania donò 130 ducati per il restauro di S. Pietro (TURIOZZI
Mem. p. 55). In Corneto celebrò la festa di S. Francesco ed il 6 tenne
concistoro, nominando Cesare Riario a Patriarca di Ale»sandria (EÙBEL
I I I p 9).
20
B U R C H A R D l i 499 -500 - SANUTO V I 103, 209 - Ada
Consist.
R. Riarii in PASTOR III 487. Nel novembre il Cardinale fu testimonio
agli sponsali di Laura Orsini figlia di Giulia Farnese con Niccolò
Della Rovere (GREGOROVIUS L. Borgia doc. 52).
21
Acta Consist. in E U B E L 1IL p. 11 - B U R C H A R D I I 501 -502 CONTI I I 343 - S A N U T O IL 266. Il Cardinale annunciò direttamente
ai Priori la sua esaltazione, offrendo i suoi servigi alla patria (Lett.
17 dicembre in Marg. I p 198). Cf. PINZI IV p. 433-34 - SIGNORELLI
G I O V A N N I Cenni intorno alla famiglia ed alla vita del Card. Santori
in Rivista Araldica fase. 20 agosto 1922 - SIGNORELLI II Card. Egidio
n. 109 a p. 171 -172.
326
LIBRO VI
nizione dei colpevoli; 2 2 ed allo scopo di prender più
esatta cognizione della situazione, nel muoversi da
Roma per l'impresa di Bologna, quantunque, ciò facendo, allungasse alquanto il viaggio, volle di qua
transitare. Giunse in Viterbo nella sera del 30 agosto
in forma ufficiale, ricevuto, oltre che dai cardinali,
dagli ambasciadori dei vari potentati, che ve lo avevano
preceduto, fra cui messer Niccolò Macchiavelli inviato
ad assicurare il Pontefice dell'appoggio della repubblica Fiorentina alla progettata spedizione. 2 3 A tre
miglia dalla città gli si fece incontro il Governatore
del Patrimonio con alquanti ufficiali; ed alla porta il
vicario vescovile, in assenza del Cardinal Riario, 2 4 accompagnato da tutto il clero, obbligato a trovarsi
presente sotto pena di scomunica, diè a baciargli la
croce col velo, intonando poi 1' Ecce Sacerdos magnus,
come di pragmatica. Il magistrato comunale, a sua
volta, presentavagli le chiavi della città, unendosi poi
al corteo già formatosi in S. M. in Gradi. Cavalcava
il Papa in abiti pontificali la tradizionale mula sotto
il baldacchino retto da giovani nobili e addottorati,
preceduto dal sacrista coli' Ostia consacrata, per le vie
22 Breve 21 febbraio 1506 (Perg. 824 Cotti.). Altri due brevi di
quel mese (2-4) sono nelle Perg 822-823, col primo dei quali si
approvò la lista degli ufficiali del Comune e si diminuì il numero
degli sbirri, e col secondo si riconosceva il diritto di pascolo e legnatico
nel Viterbese a prò degli agricoltori e possessori di bestiame ostacolato da alcuni signorotti e si ordinava la ricognizione dei confini
del territorio, PINZI (IV p. 417 - 418) riferisce quest'ultimo, non
facendo menzione degli altri due. Ha relazione a quello la protesta
di alcuni mercanti di bestiame (6 ottobre) con cui si minacciava di 11011
voler oltre pagare le tasse, non che di tenere il terzo delle bestie a
disposizione dei macellai, qualora non fossero loro assegnate le solite
bandite (Prof. 14 Ag. Almadiani p. 13 *).
Lo Spiriti era commendatario di Bieda (PKRUGI. Cod. Dipi, di
Bieda doc. 25). Uomo insigne nelle armi, dopo essere stato agli
stipendi di Firenze, fece parte dell'esercito imperiale contro Venezia
( B I A N C H I f. 305 - B U S S I Uom illustri p. 379 - 380).
23 t ii papa ha fatto oggi V entrata qui in Viterbo pontificalmente »
(MACCHIAVELLI Leg. 2 di Roma Lett. 2). Sono scritte pure da qua
lettere dell' Oratore Fiorentino, che aveva raggiunto il Papa in Nepi
il 27 e lo aveva seguito il giorno dopo in Civitacastellana, dal 31
agosto al 3 settembre (11. 3 - 6 ) .
24
Brasi egli recato in Orvieto per ricevere la sommissione dei
Baglioni di Perugia (TOMM. DI SILVESTRO p. 320). Del vicario vescovile
fa espressa menzione il D E GRASSIS (Diario - ed. Frati in Le due
spedizioni militari di Giulio I I - 1886 - p. 28). PINZI (p. 419) prende
abbaglio nel far presente il vescovo Ottaviano, che ancora non lo era.
CAPÌTOLO ì ì t
327
pavesate e qua e là adorne di archi trionfali, mentre
fanciulli bianco - vestiti osannavano agitando rami di
olivo, fra i P i t r o n o delle campane e lo scoppio delle bombarde. 2 5 Giunto alla cattedrale, fu cantato il
Tedeum; e poscia, impartita la benedizione al popolo,
il Papa si recò alla rocca. 2 6
A sera scoppiò una violenta zuffa fra balestrieri e
tedeschi della scorta papale, a causa della rivalità di
razza, per la scelta degli alloggi, rimanendo mortalmente feriti quattro di quest' ultimi col loro capitano,
e più o meno gravemente altri da ambe le parti. 27
Non era davvero questo un buon esempio che si dava
ai Viterbesi, i quali avrebbero potuto ritorcere le esortazioni alla concordia, che loro si facevano, alla comitiva papale.
Per cancellare le ultime vestigie delle inveterate
inimicizie, Giulio II, trattenendosi due giorni più di
quanto aveva fissato, ricorse ad una geniale trovata,
quella, cioè, di stringere col vincolo coniugale alcuni
giovani di famiglie rivali, ciò che si effettuò dinanzi
a lui medesimo e coir assistenza dei cardinali Santoli
e Alidosi.28 P e r m e g l i o poi raggiungere lo scopo, affidò
25
D E GRASSIS 1. c. p. 27 -28. B U R C H A R D , dal cui diario apprendemmo fin qui tante notizie, e che nel marzo era stato a curarsi nelle
nostre terme, fermali dovisi sino ai 6 aprile, inori il 16 maggio (App.
al Diario l i p. 507), lasciando esecutore testamentario il Card. Riario
( T H U A S N E I I p. 426). Qual maestro di cerimonie ne prese il posto
il 20 dello stesso mese Baldassarre Simi viterbese (DOLLINGER Beitrage zur politischen und Kirchlichen geschichte I I I p. 372 - F R A T I
Pref al Diario cit. p. X I - CONSTANT Les maitres des ceremonies da
XVI siecle in Melanges d'archeologie et d histoire 1903 - p. 164) Per
particolari sul medesimo vedi SIGNORELLI II Card. Egidio App. II
c. I Y n. 10.
26
I 17 cardinali presenti elargirono per l'occasione un'indulgenza C D E GRASSIS p 28).
Fu presentato al Papa un donativo di 40 paia di pollastri, 10 di
capponi e di oche, 10 sommate (carne insaccata) 10 prosciutti, 10
rubbia di grano, 50 d' orzo, 4 vitelle e 10 castrati (ivi p. 29 e in
DOLLINGER 1. c. p. 373 - Cod 581 p 162-63). Anche al Card. Santoli
fu offerto un vaso d' argento (ivi).
27
28
DE G R A S S I S
p.
29.
Furono Faustina di Domenico Bussi con Marsilio di Giov. Battista Spiriti, e Camilla di Ser Matteo de' Gatteschi con Francesco di
Domenico Cordelli (Prof. 14 Agost. Almadiani p. 2 - 3 e Y di Giov.
Antonio Bonsoni p 2). Cf. D E CONTI p. 348 - D E GRASSIS ed. Frati 29
ed. Dollinger 373 - A D R I A N us C A S T E L D E N S I S Iter Iulii I I in CIACCONIO - OLDOINO I I I 235 A riprova della distensione degli animi va
ricordato che Tiberio Tignosini con testamento 18 maggio 1507 disponeva per la restituzione al suddetto Matteo degli oggetti toltigli dai
328
LIBRO VI
la legazione del Patrimonio al Cardinale
Leonardo
Grosso della Rovere, suo nepote, con mandato di cassare dall'ufficio tutti i funzionari incapaci o neghittosi; 2 9 ed alla partenza condusse seco sei notabili
viterbesi, i quali fin dai tempi di Alessandro VI si erano
dimostrati i più fieri e rapaci faziosi, per confinarli
qua e là lungo il viaggio. 3 0 Ai confini del territorio i
Montefiasconesi, pretendendo che i nostri, i quali accompagnavano il Papa, li avessero violati, vennero con
questi alle mani, buscandosi parecchie bastonate. 3 1
Tale incidente, cui seguirono entro breve tempo
altri consimili, come si vedrà a suo luogo, doverono
far riflettere alquanto quel Papa, il quale, quantunque
di carattere veemente ed impetuoso tanto da essere
appellato « t e r r i b i l e » , 3 2 dovè persuadersi che i più
severi provvedimenti sono inutili di fronte alle competizioni di popolazioni rivali e di odi secolari, disponendosi invece a dirimerli con la prudenza e la man-
suoi servi « tempore tumnltus » (Prot. 2 Nap. Ser Angeli p. 22). Quella
di stringere alleanze familiari, a mezzo di matrimoni, era una specialità di Giulio IT, che ne dava il buon esempio egli stesso col
dare la propria figlia Felice a Giovanni Giordano Orsini del ramo di
Bracciano, una nepote a Marcantonio Colonna, ed il nepote Niccolò
ad una Orsini (GREGOROVIUS IV p. 364-65).
29
La bolla di nomina è del 2 settembre (Marg. I f. 198 » ) Cf.
D E GRASSIS - ed. Frati - p. 30 - TOMM. DI SILVESTRO 325.
Cooperò con lui Angelo Leoncini Vescovo di Tivoli (VIOLA I I I
p. 154).
Era stato nominato cardinale col Santori. Fu poi (1 febbraio 1507)
trasferito alla legazione di Perugia (Brevi nell' Archivio di Perugia
c i t . d a PASTOR ( I I I 5 2 0 n . 2).
30
Partì il quattro settembre (Acta
consist in Pasfor p. 517 7 - SANUTO V I
348) fa i nomi
dei sei, tutti di parte Orsina, compreso il figlio di Palemone con
GÌ eg orio di Monte Calvello, un Bussi, un Verreschi ecc. - Il 5 alloggiò a Montefiascone ed il giorno seguente giunse in Orvieto
(MACCHI A VELLI lett. cit). Durante la dimora che colà fece visitava
la Cattedrale, adorando il famoso corporale relativo al miracolo di
Bolsena (DE GRASSIS p. 40), ciò che smentisce la maligna accusa del
cronista locale di non averne il Papa fatto alcun conto, tacciandolo
da « poco captolico », raccolta anche dal PINZI (IV p. 422). A maggiormente esaltare quel miracolo Giulio II lo fece rappresentare
nel mirabile affresco di Raffaello d' Urbino nel Palazzo Vaticano, ed
in cui, oltre P effigie di quel Papa, nella figura di uno dei cardinali, secondo l'opinione dei più, si ravvisa il Riario ( P A S T O R I I I
p. 730).
D E GRASSIS - ed. cit. p. 30 - MACCHI A VELLI Leg. cit. leti.
414 - TOMM. DI SILVESTRO 326) - Il D E CONTI (II p.
31
32
108 -
DE G R A S S I S p . 3 1 .
EGIDIO DA VITERBO Hist.
S A N U T O X I 725 e passim
X X Saec. f. 333 - G U I C C I A R D I N I II
Cf. PASTOR III p. 482-83.
CAPITOLO III
329
suetudine, c o m ' e g l i stesso ebbe in seguito a vantarsi,
per far tacere i suoi censori, 3 3 su di che si formò anzi
una specie di leggenda intesa a far comparire la
provincia del Patrimonio divenuta quasi un oasi di
pace e di tranquillità. 3 4
33
Lett. 10 ottobre 1506 ai Veneziani e 9 agosto 1510 ad Alfonso
di Ferrara (RAYNALDI X I 486, 551).
Vi fu chi lo paragonò al Nettuno Virgiliano, il quale tranquillo
emerge dalle onde ed acqueta la furia della tempesta (Inghirami in
PEA Notizie intorno a Raffaele Sansio p. 57).
34
EGIDIO DA V I T E R B ) 1. c. - CONTR (II 297) che aggiunse: si
poteva da soli e sena' armi sì di giorno che di notte gire ovunque pure
coli'oro in mano sema temer violenza - ed altre testimonianze in
SIGNORELLI II card. Egidio 11. 9 a p. 145-146.
330
LIBRO
vi
CAPITOLO
IV.
O t t a v i a n o R i a r i o v e s c o v o di V i t e r b o - p r i m o g e n i t o di G i r o l a m o •
S i g n o r e di F o r l ì e d I m o l a — P r o g e t t i di n o z z e — C o n d o t t a eoi
F i o r e n t i n i ^ s ,_È p r i v a t o d e l l o s t a t o — T e n t a t i v i p e r r i c u p e r a r l o —
A c c e t t a la c e s s i o n e d e l v e s c o v a t o d a l l o zio c a r d i n a l e — N e p r e n d e
p o s s e s s o — I l c l e r o n e g a il s u s s i d i o c a r i t a t i v o — R i c e v e G i u l i o I I —
I l C o m u n e r e c l a m a 1' a b o l i z i o n e del P o d e s t à — I P r i o r i a b b a n d o n a n o
1' u f f i c i o — C o n t e s e di c o n f i n i — I l Card. A l i d o s i l e g a t o — C o n f l i t t o
di g i u r i s d i z i o n e
G i u l i o I I torna in V i t e r b o — L a r o c c a r e s t a u r a t a
dal B r a m a n t e — C o n t r i b u t o p e r q u e l l a di C i v i t a v e c c h i a - - I l g o v e r n a t o r e d e l P a t r i m o n i o o c c u p a il p a l a z z o c o m u n a l e — R a s s e g n a d e l l e
truppe d e s t i n a t e a l l ' i m p r e s a di F e r r a r a — C o n c i l i a b o l o d i P i s a —
Apertura del eoueilio vaticano.
Ottaviano Riario, a cai f a dallo zio c a r d i n a l e c e d a l o
il vescovato di Viterbo e T u s c a n i a il 16 s e t t e m b r e
1506, 1 n o n f a da molli scrittori bene identificato, facendosi g r a n d e c o n f u s i o n e sulla sua p e r s o n a l i t à e sulla
famiglia da cui d i s c e n d e v a . 2 Era egli il p r i m o g e n i t o
di Girolamo Riario e di Caterina Sforza, lo spodestato
signore d ' I m o l a e Forlì. Nato il 31 agosto 1479 in R o m a
e t e n u t o al sacro f o n t e d a l Card. Rodrigo
Borgia,3
1
u n i r e i . I t i p. 335. Il (i d i c e m b r e p a g ò i comnnia
servitici
(ivi).
E r r a n o <• WMMÌI.I.K.ITI ( V I p. 153) e <;\>is jp. X X I I I ) n e l porre la
r e s i g n a z i o n e del Card. liiario
a q u a n d o e b b e il v e s c o v a t o di A l b a n o ;
<'olì.IOTIS'I l p . 72>, B U S S I ( 3 6 9 ) , « I U S T O K O I U
(257) a f i s s a r l a al 1505; e d
r i n i K i . u (I, 1420) s e g u i t o d a T i n t i o z z r (Meni. p. 53 - Serie n . 5 4 ) a
r i t a r d a r l a al 15 OS
4
G e n e r a l m e n t e lo si f a d e l l a f a m i g l i a Visconti (ITIÌIIKLO, lu s s i ,
T l ' u i o z z r , ( At'i'Ki.i.KTTl) T a l e a t t r i b u z i o n e di c o g n o m e si d e v e al
f i r m a r s i e g l i in n u m e r o s i d o c u m e n t i Vicecomes, c i ò c h e si s p i e g a f a c i l m e n t e , q u a l o r a si c o n s i d e r i c h e , p e r d u t a la c o n t e a , g l i r i m a s e r o le
p r e r o g a t i v e del titolo, in v i r t ù di p r i v i l e g i o di S i s t o I V del 7 a p r i l o
Ì 4 8 3 a f a v o r e del c o n t e Girolamo
e del primogenito suo non che dei
d i s c e n d e n t i (è r i f e r i t o n e l l ' Extensorinm
d e l N o t . Domenico
Tondi a
)). 6 ) - 0 1 ) . AI Vicecomes però n e g l i atti d e i n o s t r i a r c h i v i è q u a s i
s e m p r e a g g i u n t o De
Mario.
Lett di Caterina
Sforza a Bona di S a v o i a (PA.SOl.fNrr Op cit.
(loc. 133). Il v e c c h i o p a l a g i o Riario i n R o m a e r a p r e s s o p i a z z a d e l l' A p o l l i i u u e (ora Altemps),
il q u a l e d a l C o n t e Girolamo,
essendosi
q u e s t i e d i f i c a t a una s u n t u o s a v i l l a al G i a n i c o l o (ora Corsini), f u c e d u t o
al p r i m o g e n i t o , c o s t i t u e n d o n e un m a g g i o r a s e o (20 m a g g i o 1 4 8 3 ) V e d i :
\IUNOI.KI La torre de' Sanguigni
e V Apollinare
p. 478 - iiHKuoifi>v 11 s
I V p. 321 - CELASI in nota al llilrchard
I p. 231.
N e l l a c h i e s a dei
del l'ahneggiani,
SS.
Biagio e
G i r o l a m o ili F o r l ì è u n a
o v e è r a f f i g u r a t a la M a d o n n a in trono c o l
tavola
Bambino
2
CAPITOLO IV 2
aveva di poco s u p e r a t o i nove a n n i allorché, c o m e f u
già n a r r a t o , gli fu p r o d i t o r i a m e n t e ucciso il padre, al
q u a l e successe nello stato, sotto la tutela della m a d r e
che con la sua intrepidezza e con la c o o p e r a z i o n e
p r u d e n t e ed attiva del Card. Ra/Jaele, glielo salvò e
per oltre dieci a n n i glielo c o n s e r v ò . 4
La previggente d o n n a volle altresì a s s i c u r a r e ad
Ottaviano la d i s c e n d e n z a col cercargli moglie; e non
m a n c a r o n o n a t u r a l m e n t e b u o n i p a r t i t i , 5 fra cui perfino
Lucrezia Borgia le fu proposta, e da essa r i f i u t a t a , 6
s f i d a n d o l ' i r à di A l e s s a n d r o VI, che a v r e b b e v e d u t o di
b u o n occhio quel m a t r i m o n i o , di cui si era fatto,
b e n c h é a m a l i n c u o r e , p r o n u b o Ludovico il inoro.'' Preocc u p a t a poi che il figlio gli crescesse « grassoccio, m o l l e
e fiacco », 8 p r o c u r ò di f a r n e un u o m o forte, b e n e add e s t r a t o alle a r m i , r i t e n e n d o s i o n o r a t a di a c c o n c i a r l o
ed alla cui sinistra si scorge la f i g u r a di un f a n c i u l l o dalle fattezze
regolari e dai c a p e l l i s p i o v e n t i s u l l e spalle. I n quest' a d o l e s c e n t e
furono ritratte le s e m b i a n z e di Ottaviano, c h e u n cointeinporaneo dic e v a « g e n t i l e come un g r a u e l l o d ' o r o » (PASOLINI I p. 193 ). Palmeggiani fu a l l i e v o di Melozzo da Forlì, coppiere di Caterina Sforza ( i v i
TI p. 3 8 9 - 9 0 ) , ed un f i g l i o di quest' ultimo, Antonio, r i m a s e al s e r v i z i o
di Ottaviano, quale m a g g i o r d o m o (Atti diversi nell' Archivio
Notarile).
4
V e d i a pag. 300 di questo V o l u m e .
5
F u promesso dapprima ad Isotta Bentivoglio,
clie però preferì
la v i t a c l a u s t r a l e a quella p r i n c i p e s c a (PASOLINI doc. 306, 672, 6X0).
C f . IOA.XXR KA.BA.IHXO
DE
I.I ALTI ENTI
Gi/nevra
de
le
elare
donne
in
ziT.witiNi: Sceìta di curiosità letterarie - disp. "273 - B o l o g n a 1885. N e l l e
M e m o r i e di S a v o n a ed in altre storie si dà i n v e c e c o m e a v v e n u t o
il matrimonio.
Si parlò quindi di una Gonzaga e di mia Medici (PASOLINI doc.
686, 731, 752).
" « Xon voglio, s c r i v e v a , dare a mio figlio una donna di altri » E d
a g g i u n g e v a : Quando vorrò dar moglie a mio figlio pensarò di
darli
persona che non habia ad esser repugnante » (Iiett. 31 m a g g i o 1498 in
PASOLINI
doc.
772).
T a l e g i u d i z i o di una d o n n a alquanto s p r e g i u d i c a t a in fatto d i
morale, c o i n c i d e con q u e l l o di tanti altri contemporanei e non dà
certo forza a g l i argomenti addotti da Gregorovius
e da altri recenti
scrittori, che tentarono r i v e n d i c a r e la f a m a della f i g l i a di A l e s s a n d r o
V I , d i c e n d o l a « v i t t i m a della storia » e facendone una f i g u r a quasi
simpatica. Ciò che non può n e g a r s i si è che n e g l i u l t i m i a n n i di sua
v i t a cercò e s p i a r e con opere di pietà e carità, le c o l p e d e l l a sua f r i v o l a
g i o v e n t ù . Cf in proposito PASTOU I I I p. 4 1 5 - 4 1 7 - SIGNOUELM 11
Card. Egidio n 92 a pag. 140.
7
PASOLINI doc. 577. CI', a n c h e lettera del Card. S f o r z a (doc. 777).
S e è v e r o quanto s c r i v e PASTOU ( I I I p. 391) che n e l l a v i s i t a fatta
da A l e s s a n d r o V I a Lucrezia in N e p i il 25 s e t t e m b r e 1499, fu decisa
la conquista d e l l o stato dei R i a r i , d e v e credersi che colei v o l e s s e
v e n d i c a r s i del r i f i u t o ricevuto.
8
UKUVA.KDI p. 402.
332
LIBRO
vi
agli s t i p e n d i di F i r e n z e in occasione della g u e r r a di
Pisa 8 sotlo la vigile g u a r d i a del p a d r i g n o Giovanni I)e'
Medici,10 m o r t o il q u a l e , 1 1 e m i n a c c i a n d o i V e n e z i a n i
lo stato, 1 2 la Sforza r e c l a m ò presso di sè Ollaviano, ma
i F i o r e n t i n i vollero t r a t t e n e r l o ai p r o p r i o r d i n i u n
a l t r ' a n n o a n c o r a . 1 3 E finalmente potè questi t o r n a r e
in Forlì, 1 4 m e n t r e i Borgia a n d a v a n o o r d e n d o il p i a n o
per togliergli lo stato.
Vani f u r o n o gli sforzi del c a r d i n a l Raffaele per
9
9 g i u g n o 1498 (xA.itl>r Istorie - ed. C e l l i - n. 2 a p. 142 - I\ASOMXI II p 2 3 e s e g . , doc. 776, 791). P r e c e d e n t e m e n t e e r a s i trattato
col Papa, c o n F r a n c i a e co' V e n e z i a n i ( I v i doc. 531, 535, 542, 589, 708).
L a c o m p a g n i a d e l Riario era tale « da non e s s e r v i c o n d o t t i e r o
che
la
p a r e g g i a s s e » (LAXDUOCI
p. 1 8 1 - SANUTO I 9 6 8 , 9 7 2 - 7 3 ) .
Al-
l' a n n u n z i o d e l l a p r i m a v i t t o r i a in c u i e b b e p a r t e il f i g l i o ,
f e c e c o n i a r e u n a m e d a g l i a c o m m e m o r a t i v a , il cui fac simile
Caterina
è ripro-
dotto
»
i n (ÌUEHOIÌOVIUS
IV
p. 2 0 4 - 2 0 5 .
10
I'ASOUXI TI p. 3 e s e g . D a q u e l m a t r i m o n i o t e n u t o s e g r e t o
q u a s i d u e a n n i da Caterina
per n o n p e r d e r e l a tutela dei f i g l i e la
s o v r a n i t à , n a c q u e il 6 a p r i l e 1498 il c e l e b r e Giovanni
Dalle
Bande
Nere. R e s o poi p u b b l i c o , la s i g n o r i a di F i r e n z e d i e a Caterina e f i g l i
la c i t t a d i n a n z a (29 l u g l i o 1498 - luiiiiEL I I I p. 73). Giovanni
era il
terzo m a r i t o di l e i , d a p p o i c h é in s e c o n d e nozze a v e v a s p o s a t o Giacomo
Feo, g i à s u o a m a n t e , il q u a l e f u v i t t i m a di u n a c o n g i u r a (27 a g o s t o
1495), a c u i n o n f u e s t r a n e o Ottaviano c h e o d i a v a q u e l l ' i n t r u s o , i n c o n trando l e i r e d e l l a m a d r e , d a l l a q u a l e f n r i n c h i u s o per v a r i o t e m p o
n e l l a r o c c a d i F o r l ì ( P A S O L I N I I p . 3 5 6 e s e g . - dor.
471.584,
1403-1404)
La condotta d e l l a Sforza
d i s p i a c q u e m o l t o al C a r d i n a l e , c h e i n t e r v e n n e a f a v o r e del n e p o t e , c e r c a n d o , a q u a n t o pare, di sottrarlo a l l a
tutela d e l l a m a d r e . D i c i ò i n d i s p e t t i t a , c o s t e i ricorse c o n t r o di lui
al D u c a di M i l a n o e d al Card. Asranio Sforza, c h e e b b e a r a s s i c u r a r l a
s u l l e i n t e n z i o n i del c o l l e g a , di cui a s s u n s e la d i f e s a a n c h e A l e s s a n d r o
V I , m e r a v i g l i a n d o s i d e l l e a c c u s e f a t t e al suo C a m e r l e n g o , n e l l e q u a l i
c e r c a v a e s s a u n a g i u s t i f i c a z i o n e all' opera s u a di r e p r e s s i o n i v i o l e n t e
e sanguinose
(ivi
doc.
606, 6 3 4 - 3 5 ,
643,
649).
11
14 s e t t e m b r e 1498 (I'ASOLISI I I p. 27). L o s o s t i t u ì col t i t o l o
di C o m m i s s a r i o il c o n t e Albertino
Boschetti
(BALAN Roberto Boschetti
I
p. 4 1 - 4 2 ) .
12
SANUTO
13
MACCHIAVHLLI
II 84 e
1 1 8 , 1 2 2 - !• A S O L I V I
seg.
Legazione
doc.
'919,
alla
935 - 9 6 1
Sforza
-
I s t r u z i o n i - SANUTO I I
Lett.
Casale in
IMU.ISSI Kit
Alcuni documenti su Caterina
Sforza i n Arch. Stor. Hai. 1898 p. 328-29
n. 6 - 7 .
14
L e t t . di C a t e r i n a (i-ASOl-lNt doc. 913, 918, 954, 961). I F i o r e n t i n i ,
d e l resto, oltre c h e n e g a r g l i la sua quota del bottino di g u e r r a , n o n
erano m o l t o p u n t u a l i a p a g a r g l i lo s t i p e n d i o ( L e t t . Ludovico
Sforza
i n r u r . i s s i B R 1. c. n. 4 p. 326).
A v v i a t e t r a t t a t i v e a m e z z o del Macchiavelli,
si d i c e v a n o e s s i
d i s p o s t i a r i f o r m a r e la c o n d o t t a ad Ottaviano,
ina a patti p e g g i o r i ,
c h e non si r i t e n e v a n o a c c e t t a b i l i , a cui t u t t a v i a , a n c h e p e r c o n s i g l i o
d e l l o Sforza
( i v i p. 336), Caterina
si s a r e b b e a c c o n c i a t a , p u r c h é la
S i g n o r ì a si o b b l i g a s s e ad a s s i c u r a r e a sò e d al f i g l i o lo stato, a c h e
q u e l l a non v o l l e i m p e g n a r s i , per t e n e r e il p i e d e in d u e s t a f f e (IIAIICHI WKI.i.r Legazione
cit. lett. 2 - 7 - i»ASOLISI I I p 90 e s e g . - doc.
1046, 1049, 1051, 10(11, 1007, 107(5).
CAPITOLO IV
333
a c q u e t a r e le b r a m o s ì e del Valentino ed a n u l l a rius c i r o n o u g u a l m e n t e le p r a t i c h e t e n t a t e dalla
Sforza
presso i F i o r e n t i n i , i Veneziani, il re di F r a n c i a , a che
n o n p e r m e t t e s s e r o q u e l l a p r e p o t e n z a , nè valse a scuotere l ' i n d i f f e r e n z a del duca di Milano l ' a v e r g l i i n v i a t o
lo stesso figliuolo ad i m p l o r a r n e aiuto, dopo a v e r visitata, in veste di pellegrino, il s a n t u a r i o di Loreto. 15
Nè Dio, nè i Santi, nè gli u o m i n i e b b e r o pietà di lei
e della f a m i g l i a . Da tutti a b b a n d o n a t a , niessi in salvo
i figli, la fiera virago attese i m p a v i d a lo scatenarsi della
b u f e r a . Altrove si n a r r ò q u a l e fu la sua triste sorte. 1 6
P e r d u t a p e r t a n t o ogni s p e r a n z a di r i a v e r e lo stato,
Ottaviano finì per u m i l i a r s i d i n a n z i A l e s s a n d r o VI.
i m p l o r a n d o da lui la grazia di un c a r d i n a l a t o , o alm e n o di un vescovato; 17 ma questi, che aveva elargito
tanti cappelli rossi e t a n t e m i t r e in r i m u n e r a z i o n e di
piccoli servigi od a chi meglio li pagasse, fece il sordo
alle richieste del p r o p r i o
figlioccio.
Alla m o r t e di quel P a p a , la m a d r e eccitava il prim o g e n i t o a r i c u p e r a r e lo stato, p r o n t a a l t r i m e n t i a
f a r l o per p r o p r i o conto; 18 ma costui, privo di energia
e più che mai reso t i t u b a n t e dai consigli dello zio
c a r d i n a l e , che i n t e n d e v a s c i n d e r e la causa del n e p o t e
da quella della Sforza invisa a molti, 19 ed assicurargli
un forte appoggio, tale da facilitargli il n o n facile
c o m p i t o , 4 0 n o n seppe agire a tempo, l a s c i a n d o sfuggire
15
L'ASOLIXI dot.
1 0 9 0 - SA.MITO
II
947.
111
V e d i a p a g . 305 di q u e s t o V o l u m e .
S u p p l i c a 27 m a g g i o 1500 (l'ASOLIVI doc. 1131). Ciò a v r e b b e
fatto per l i b e r a r e la m a d r e d a l l a p r i g i o n ì a (11 p. 255 - (toc. 1 1 2 7 , 1 1 2 9 ,
17
1141 - SANUTO I I I 419).
I» I\VSOI.INI doc. 1 1 9 2 , 1 1 9 6 , 1 1 9 9 ,
1201.
19
A n c h e I f r a t e l l i in c i ò c o n s e n t i v a n o (PASOLINI doc. 1189, 1195).
I n f a t t i sì F o r l ì , o v e g o d e v a un certo f a v o r e , c h e I m o l a si r i c u s a v a n o
di r i c e v e i e Ottaviano
p e r l ' o d i o v e r s o Caterina
(OIUSTINIAN I I 377 (IIIRCCIAIUUNI II 101 - MACCHIAVHI,U Legazione
I alla corte di Roma
lett. 31 - CANUTO V 138 - 3 9 , 1 9 4 . 2 2 3 - 2 5 , 3 5 1 e seg., 799, 833 p A s o LI Ni doc. 1 1 7 8 - 7 9 , 1182, 1 1 8 6 - 8 9 , 1198 - Nuovi documenti
p. 80
e seg.).
20
S i r i v o l s e ai F i o r e n t i n i , al d u c a d' U r b i n o e s p e c i a l m e n t e ili
V e n e z i a n i FU NI SITI MIA.* 1 1 1 8 8 , 2 0 5 , 2 1 1 , 2 4 9 , 2 6 9 , 2 9 3 e s e g
- MAOO H I A V K M . I 1. c . l e t t . 4 4 - S A X U T O V 1 5 5 , 1 7 8 e s e g . , 2 1 1 , 2 1 6 , 2 2 3
e
s e g , 294, 3 7 8 e s e g . , 3 9 0 , 570, 5 7 2 - ROMANI* V p. 1 6 2 e s e g . )
Il
p ° v e r o s p o d e s t a t o si s a r e b b e p e r f i n o adattato a s p s a r e i m a g e n t i l d o n n a d e l l a l a g u n a con p r o m e s s a , in d i f e t t o di p r o l e , di f a r e e r e d e
la R e p u b b l i c a ( S A N u r o V 108).
334
LIBRO
vi
le più favorevoli occasioni. Dopo il breve p o n t i f i c a t o
di Pio III, Ottaviano si decise finalmente a f a r e u n
tentativo su I m o l a , ma n o n vi riuscì. 21 Salito al seggio
s u p r e m o della Chiesa Giulio II, r i n u n c i a n d o a riocc u p a r e con u n colpo di m a n o lo stato, si affidò di
n u o v o alla tattica d i p l o m a t i c a dello zio per o t t e n e r l o
dal n u o v o pontefice, a cui era legato con vincoli di
sangue, i q u a l i si cercò di s t r i n g e r e m a g g i o r m e n t e ,
mercè un
rtiatrimonio
con la figlia del prefetto di
R o m a . S e m b r a v a , ad u n certo m o m e n t o , che la cosa
si avviasse ad u n a felice soluzione; 2 2 ma a n c h e q u e s t a
volta il m i s e r o Ottaviano r i m a s e gabellato, senza moglie
e senza stato. 2 3
Giulio II - il q u a l e , d o p o aver a v u t o verso Cesare
Borgia u n c o n t e g n o , a l m e n o in a p p a r e n z a , a l q u a n t o
i n d u l g e n t e , al m o m e n t o o p p o r t u n o si era s b a r a z z a t o
di colui, c h ' e r a il più t e r r i b i l e p r e t e n d e n t e al principi! to della R o m a g n a 24 - t r o n c ò ogni velleità, ogni que*» MA.0CH1A.VKLU. 1. c. lett. 16 - sani''F<> V 266, 384.
U e s e m p i o lo dierono g l i Ordelaffi
occupando F o r l ì (22 ottobre
1503; di c h e il Cardinale si g r a v ò c o l i ' o r a t o r e F i o r e n t i n o , r i t e n e n d o
c h e la S i g n o r ì a ii a v e s s e f a v o r i t i , la quale, pnr propensa a coloro,
era s e m p r e disposta a n c h e a f a v o r i r e Ottaviano e c h i u n q u e altri f o s s e
m a g g i o r m e n t e f a v o r i t o d a g l i abitanti, purché n o n s ' i m p a d r o n i s s e r o
di q u e l l a città i V e n e z i a n i (MACCHI A VELLI 1. c. lett. 1 - 2 e I s t r u z i o n i
22 agosto - 16 ottobre 1503 i n Opere p. 6!)3; Cf. SANUTO V 200, 206,
2 4 5 - P A S O L I N I doc.
1198.
n
II C a r d i n a l e f u s i n o all' u l t i m o l u s i n g a t o dal P a p a ; e corse
p e r f i n o v o c e c h e fossero pronti i b r e v i di c o n f e r m a (SA.NIJTO V 414,
421, 444, 484, 570).
23
E r a e g l i d i v e n u t o straordinariamente c b e s o (S.VNUTO V 799) e
lo si d i c e v a a n c h e « g r o s s o di c e r v e l l o » (Lett. in PASOLINI doc., 1235).
S i p r e f e r i v a però a l u i il fratello Galeazzo,
terzogenito ( e s s e n d o il
s e c o n d o g e n i t o Cesare n e l l a carriera ecclesiastica). A tale c o m b i n a z i o n e a d e r i v a a n c h e il Cardinale, a c e r b a m e n t e rimproverato d a l l a
Sforza
( G I U S T I NI A N I I 3 9 5 , 4 0 5 - S A N u r o V 4 8 3 , 5 8 3 , 6 0 6 e s e g . ,
7 1 1 , 742, 754, 7 9 9 , 1031, 1042, 1 0 5 9 - V I 39).
696,
B e n altra tempra s a r e b b e occorsa per resistere a G i u l i o I I « gig a n t e n e l corpo e n e l l o spirito » m e n t r e il Hiario, t i m i d o ed i n c e r t o
per natura, erasi p e n t i t o di e s s e r s i cacciato in q n e l l ' i m p i c c i o , l a m e n tandosi c h e g l i si f a c e v a perdere « roba e d onore » e f a c e v a propon i m e n t o di non p i ù occuparsene, lasciando al tempo di a g g i u s t a r le
cose. D i v e n u t o di tutti sospettoso, si appartò n e l l e s u e stanze, f a c e n dosi p e r f i n o c u c i n a r e da p e r s o n a di f i d u c i a , liei timore di e s s e r e
avvelenato
24
(GIUSTINIAN I I I
183, 344, 357,
398).
Molte e d i s p a r a t e erano le v o c i circa le promesse f a t t e al
Borgia
dal Pupa, per a v e r n e l ' a p p o g g i o i n c o n c l a v e , a cui l ' a s t u t o
segretario f i o r e n t i n o n o n p r e s t a v a fede, c o n c l u d e n d o col dire: bisogna
aspettare
il tempo che è padre della verità (MAOCHIAVELLI 1. c. lett. 8,
10 - 11) E d infatti G i u l i o I I , che v o l e v a la rovina di Cesare,
dopo
e s s e r s i v a l s o di lui per tenere a bada i V e n e z i a n i e g l i altri pre-
CAPITOLO IV
335
r i m o n i a a n c h e dei Iiiario, c o m e di c h i u n q u e altri, n o n
i n t e n d e n d o , nella sua inflessibile volontà, r i p r i s t i n a r e
g r a n d i e piccoli t i r a n n i nello stato della Chiesa. 2 5
Svanita così ogni s p e r a n z a del p r i n c i p a t o , Ottaviano, che lo si vide per q u a l c h e t e m p o aggirarsi in
R o m a e ne' d i n t o r n i « d i s p e r a t o e quasi m a t t o >,26 si
rassegnò i n f i n e a d i v e n i r e « u o m o di chiesa », s e c o n d o
il desiderio dello zio. E, n o n a v e n d o potuto o t t e n e r e
u n posto nel sacro collegio, b e n c h é ne avesse a v u t a
p r o m e s s a , 2 7 in m a n c a n z a di meglio, accettò la cessione
del vescovato di Viterbo e T u s c a n i a , fattagli dal card i n a l e , o n u s t o di benefici ecclesiastici e ricco di r e n d i t e
di ogni specie, c h ' e g l i però r i p a r t i v a g e n e r o s a m e n t e
f r a i nepoti. 2 l i
tendenti a l l e città di R o m a g n a , lo f e c e arrestare e condurre da Ostia
in R o m a (1 d i c e m b r e 1503) liberandolo di poi, sotto la custodia del
Card, i'arvajal,
a c o n d i z i o n e c h e entro b r e v e termine c o n s e g n a s s e
tutte le fortezze c h e ancora d e t e n e v a . 11 Borgia, i n v o c a t a la protezione di S p a g n a , riusci a f u g g i r e in N a p o l i , o v e però, non ostante il
s a l v a c o n d o t t o r i l a s c i a t o g l i dal v i c e r é , a richiesta del P a p a , f u di n u o v o
catturato ed i u v i a t o in S p a g n a o v e , dopo a l q u a n t e peripezie, morì i l
17 m a r z o
1507
(ti R E C O ROVI u s
IV
p. 351
e seg.
-
PASTOR
III
497
e
seg. - doc. 69). A l trattamento subito da colui c h e « s p e r i m e n t ò in sò
g l ' i n g a n n i coi quali il padre ed e g l i a v e v a n o tormentato g l i altri »
(liUtCCiARDiKi II p. 114, 136, 182), alquanto i n f l u ì il Card.
Mario.
a cui si attribuì a n c h e il proposito di togliergli la v i t a (OIUSTINIAN
I I I 27 - D i s p . I.ucido Cattaneo in i . r z i o Isabella d'liste
e Giulio 11
I. c. p. 844).
® F u perciò proclamato il s e c o n d o fondatore, o m e g l i o , il restauratore d e l l o stato e c c l e s i a s t i c o , di cui f e c e un v e r o principato libero
e
indipendente
(CRK<;ORO V I U S
IV
p. 3 6 0 - 6 1 ,
408 -
HANOKE I , 37
-
PASTOR I I I 4 8 4 - 8 5 ) . C o n v i e n e però o s s e r v a r e c h e u n ' e c c e z i o n e vi f u
c o l i ' a v e r confermato a Giovanni sforza il f e u d o di P e s a r o , restituito
i loro castelli ai Colonna ed Orsini e ripristinato i Caetani nel poss e s s o di S e r m o n e t a , di cui A l e s s a n d r o V I a v e v a fatto un ducato per
i B o r g i a ; 11011 c o s ì per l ' a l t r o di N e p i che v o l l e tornasse a l l ' i m m e diata s o g g e z i o n e d e l l a S. S e d e (29 m a g g i o 1505 - Li ber brevium 22
f. 2 9 5 - PASTOR
III
p.
510).
2(I
SANUTO V 7 7 5 - 7 7 6 , V I 119. D e l 25 m a g g i o è una sua lettera
(PASOLINI doc. 1268) e dell' 11 g i u g n o un atto da l u i s t i p u l a t o in
Caprarola, o s p i t e del Card. Galeotto Franciotto
Della Hovere (Prot. I
Fr. M. Tiqnosini p. 25).
27
PASOLINI
II
p. 3 . 1 6 - 1 7
e doc.
1235
- SANUTO V
745, 782,
799,
833, 848 G i u l i o II a v r e b b e detto di lui: nel sito gippone è poca bambaza. T u t t a v i a il Iiiario s p e r a v a n e l l ' i n t e r v e n t o dell' imperatore Massimiliano,
c h e a v e v a per m o g l i e Bianca Sforza, sorella di Caterina
(PASOLINI
20
doc.
1235, 1302, 1307,
1323).
Assicurò loro 4000 ducati l ' a n n o , in a g g i u n t a a quelli loro
dati dal P a p a ((ÌIUSTINIAN I I I 187, 189, 198, 222 . A Cesare a v e v a
f i n dal 3 g i u g n o 1499 ceduto 1' a r c i v e s c o v a t o di P i s a (EIJBHL I I p. 216)
e nel 1508 (6 ottobre) lo f e c e promuovere Patriurca d ' A l e s s a n d r i a
( I H , 102;.
LIBRO VI
Ottaviano Riario fece il s o l e n n e ingresso in Viterbo
il p r i m o g i o r n o del 1507 29 in abiti p r i n c i p e s c h i , n o n
a v e n d o p o t u t o a n c o r provvedersi delle vesti prelatizie,
e privo di libri sacri e p e r f i n o del sigillo episcopale.
A corto di d e n a r i dovè per la bisogna rivolgersi alla
m a d r e , a cui faceva urgenti sollecitazioni. 3 0 Del resto,
le r e n d i t e del vescovato in q u e l t e m p o n o n e r a n o tali
da far vivere chi n o n avesse altri cespiti d ' e n t r a t a ; 3 1
ed i n o l t r e il clero, e s t r e m a m e n t e povero, ricusava a!
n u o v o p r e s u l e il solito sussidio c a r i t a t i v o . 3 2 II giovane
prelato, i n e s p e r t o nelle cose ecclesiastiche, si trovò poi
m o l t o a disagio, n o n a v e n d o chi lo assistesse n e l disbrigo delle m a n s i o n i relative al suo m i n i s t e r o , e perciò
chiedeva i n s i s t e n t e m e n t e ai suoi di trovargli un b u o n
vicario, poiché, a suo m o d o di vedere ( n o n c o n f o r m e
20
Uiforme X X V I I I f. 80 - Cod. 581 p. 175. D e l 4 è il primo atto
da Ini c o m p i u t o (Prot. I Frane. M. Tignosini p. 2). F u questi il suo
c a n c e l l i e r e , da lui nominato, in g r a t i t u d i n e dei s e r v i g i r e s i g l i , a n c h e
Conte P a l a t i n o ( D a attestato nel Letterario
del Comune I I I p. 30).
30
Lett. in
i ' A S O L I M I doc.
1293, 1297, 1 3 0 2 - 1 3 0 3
- GUJSTINIAN
II
p. 197. .Nel m a g g i o 1507 f e c e e g l i , per s o l l e c i t a r e I' aiuto d e l l a madre,
u n a gita in F i r e n z e , c o m e risulta da atto dol 17 s t i p u l a t o « in populo
S. Laurentii
in domo olim Lanrentii
De Medicis » (Prot. 3 Frane. M.
Tignosini p. 12 * ).
;n
L a tenuta d e l l a Palenzana,
principale p o s s e d i m e n t o , era d i v i s a
i n d u e bandite, inferiore e superiore, c h e f r u t t a v a n o c o m p l e s s i v a m e n t e
circa 230 s c u d i l ' a n n o per pascolo e . g h i a n d a t i c o (Prot.
I I Fr. M.
Tignosini p. 17 1 e I V . p. 2 ' ). E r a n v i poi a l c u n e v i g n e intorno all ' a n t i c a A b a z i a , c h ' e r a ridotta a casa di v i l l e g g i a t u r a del V e s c o v o ,
restaurata nel 1518 (Prot. I l i di Bernardino
di Luca).'
11 c a s t e l l o di Bagnaja corrispondeva soltanto D u e . 9 e Ibaj 20 di
censo, mezzo porco del peso di L i b r e 80 e 12 s a l m e di l e g n a all' a n n o
(Libro dei livelli p. 2 e s e g . - Ardi. Com Sez. B a g n a l a ) .
L a tenuta di <V. Giuliano
in territorio di T u s c a n i a era a f f i t t a t a
per 70 s a l m e di g r a n o e 50 di orzo (l'rot. V Fr. M. Tignosini p 2 « ).
L a c h i e s a priorile di S. M. di C i v i t a v e c c h i a c o r r i s p o n d e v a la
quarta mortuaria (l'rot. 3 ed. p 2).
L a m e n s a a v e v a inoltre pochi fondi l i v e l l a r i in V i t e r b o , T u s c a n i a
e B i e d a , una mola in V e t r a l l a , un terreno in Comete» (Prot. 3 P.
Serfredi
p. 7 ' - 3 Fr. M. Tignosini p. 76 1 e d altri).
I fattori erano poi s e m p r e i n debito. U n o di costoro, c h e d o v e v a
450 ducati, f u carcerato (Prot. 3 Fr. M Tignosini p 12;. E nel 1512
il V e s c o v o si v i d e o b b l i g a t o a disfarsi d e l l a M a s s e r i a di pecore e
capre (Prot. 5 Bern. di Luca p. 95).
32
D a 100 ducati fu ridotto a 75 (Atto del 1508 in Ardi, di S.
Angelo). I rettori del clero doverono v e n d e r e uno s t a b i l e per pagarlo
(Prot. 3 Fr. M. Tignosini p. 7 ' ) . I più renitenti erano i canonici di
S. A n g e l o e S. S t e f a n o , c h e furono interdetti (Ricordi Priori I I p. 25 ' ).
CAPITOLO IV
337
a verità) in città n o n v ' e r a « h o m o licterato in j u r e
et che advochi ». 33
Il 13 m a r z o q u a v e n n e Giulio II 14 di r i t o r n o dalla
f o r t u n a t a spedizione in R o m a g n a , per la q u a l e i suoi
a d u l a t o r i lo e b b e r o a c h i a m a r e Giulio Cesare Secondo,
e che f u c o t a n t o m a g n i f i c a t a a n c h e dal Card. Riario,
poiché, a suo dire, aveva in tal m o d o « m i r a b i l m e n t e
r a f f o r z a t o ed accresciuto il credito dello stato ed agg i u n t o al suo n o m e u n a gloria i m m o r t a l e ». 35 La
d o m e n i c a s e g u e n t e d o p o la b e n e d i z i o n e , c o m e di pragm a t i c a , della rosa d ' o r o nella cappella della rocca,
celebrò il pontificale in cattedrale; e vi f u poi p r a n z o
a l l ' e p i s c o p i o di cui fece le spese, con la c o n s u e t a sontuosità, il s u d d e t t o c a r d i n a l e . 3 6
I P r i o r i del C o m u n e , ridotti a m a l p a r t i t o per le
ristrettezze f i n a n z i a r i e in cui si d i b a t t e v a n o , con la
c o n s e g u e n t e deficienza dei pubblici servizi, " profitta-
33
Lett. in iwsor.iMi doc. 1316, 1323. G l i si p r o m e t t e v a n o 60 ducati
1' anno ed il terzo d e l l a b a n c a e dei i n a l e f i z ì .
D o v è a l l ' i n i z i o adattarsi con Paolo De' Bossi di Canino, c h e
a v e v a g i à a s s i s t i t o il Cardinale (Prot. 3 Fr. M. Tignosini p. 66 e s e g . ed
altri) da Ottaviano ritenuto troppo superbo. M a era q u e g l i i n v e c e molto
esperto in materia. N e l 1509 f u L u o g o t e n e n t e del P a t r i m o n i o
(Prot.
cit. p. 1 3 7 ' ) e n e l 1512 d i v e n n e U d i t o r e del P a l a z z o A p o s t o l i c o (Prot.
•1 Nap. S. Angeli p 195). L o sostituì p r e s s o il V e s c o v o un tale di
F i r e n z e , Castellano
De' Castellani
{Prot. cit. Tignosini IVI - e d altri)
c h e poco qna restò. S e g u i r o n o altri, f r a i quali Landò de' Lanci di
Orto, c h e e s e r c i t ò qnell' u f f i c i o per d i v e r s i anni (Prot. 4 e seg. d e l l o
s t e s s o Notaio).
31
DB CHASSIS - E d . Prati - p. 166. F i n dal 7 s i a n n u n z i a v a la
v e n u t a (Riforme X X V I I I f. 99). È errata la data del b r e v e citato da
PASTOU ( I I I p. 666 n. 2) che sarebbe stato rilasciato da Viterbo. I l 3
v a corretto in 13. A l t r o b r e v e a T o s c a n e l l a u g u a l m e n t e citato dal detto
storico (1. c. n. 3) ò del 19, nel qual g i o r n o era il P a p a ancora n e l l a
nostra città. Cf. Riforme cit. f. 101 - DK CHASSIS p. 169.
33
Ada Consist. lì. Riarii
i n PASTOU p. 5 2 9 - 5 3 0 - DE CHASSIS
170 - TEDA LI.INI 313. A l ritorno però p r e c e d e v a il P a p a , f e r m a n d o s i
in F i r e n z e (I.ANIXICCI p. 280) e recandosi poi in R o m a , da d o v e e m a n ò
g l i atti per l a v e r t e n z a di C a u e p i n a e Soriano (23 - 27 f e b b r a i o - s. c.
in nota 46). D i là v e n n e in V i t e r b o incontro al P a p a (Atto 19 marzo
in Prot. 3 Fr. M. Tignosini p. 12 1 ).
A n c h e qua erasi f e s t e g g i a t a 1' entrata di G i u l i o I I i n B o l o g n a
ed al suo p a s s a g g i o g l i f u offerto un dono (Cod. 581. f. 173 e 181).
36
DE CHASSIS p. 1 6 7 - 1 6 8 - n e s s i 294 - PINZI I V 493. R e c o s s i
poi i n C i v i t a c a s t e l l a n a rientrando i n R o m a il 28 (PASTOU I I I doc.
113 - 114).
37
Con atto 15 n o v e m b r e 1505 n e l concedere u n a parto del territorio per pascolo d e l l e pecore si premetteva: Cam Comune
propter
snas seditiones
et factiones
et parlialitates
et rixas sit in
maxima
egestate....
miseriis
et paupertate
et cotidie fere alienavit omnia
bona
22
338
LIBRO
vi
r o n o di q u e l l ' o c c a s i o n e per d i m a n d a r e al Pontefice
che autorizzasse a l c u n e r i d u z i o n i di spese, fra cui
la soppressione, a l m e n o t e m p o r a n e a , dell' ufficio del
Podestà, n o n che il r i t i r o della soldatesca c h ' e r a a
custodia della città, la q u a l e , per la sua indisciplinatezza, piuttosto che t u t e l a r e l ' o r d i n e , provocava cont i n u i disordini. 1 , 8
Giulio II però volle che fosse m a n t e n u t a quella
larva di m a g i s t r a t o c o m a n d a t o , b e n c h é avesse p e r d u t o
tutto l ' a n t i c o prestigio, e c o n s e n t ì s o l t a n t o alla r i d u zione della g u a r d i a da 100 a 40 u o m i n i , s o p p r i m e n d o
piuttosto, per f a r f r o n t e alla spesa necessaria, l ' i n d e n nità g i o r n a l i e r a di cui godevano i P r i o r i , i q u a l i , in
segno di protesta, a b b a n d o n a r o n o la residenza c o m u nale; m a d o p o pochi giorni f u r o n o obbligati a r i p r e n d e r e
il loro posto, sotto c o m m i n a t o r i a di p e n e p e c u n i a r i e e
p e r s o n a l i . 3 9 Nè q u i si a r r e s t a r o n o le m e n o m a z i o n i del
potere m u n i c i p a l e , d a p p o i c h é chi teneva le veci del
Legato del P a t r i m o n i o , 4 0 f a c e n d o le viste di v e n i r e
i n c o n t r o ai d e s i d e r i della r a p p r e s e n t a n z a del C o m u n e ,
delegava le a t t r i b u z i o n i del Podestà al p r o p r i o u d i t o r e .
Se n o n che il r i m e d i o era peggiore del male, p e r c h è
il C o m u n e a v r e b b e d o v u t o c o n t i n u a r e a s o s t e n e r e la
spesa del giudice, senza il beneficio di avere a dispo-
sua immobilia et quod propter dictas faetiones sibi necesset et
expediat
habere et tenere custodes ligilias
noctumas
et diurnas ole. (l'rot.
14
Gir. Erculei p. 17).
E d i P r i o r i dell' u l t i m o b i m e s t r e 1506 l a s c i a v a n o scritto:' Tutte le
cose della Comunità sono mal disposte in modo che se altrimenti
non
si provvede sarà necessario abbandonare ci priorato
e serrar le case de'
Priori, che non si troverà homo che voglia stare in tale ufficio
(Uicordi
Priori l i p. 7 ' ) .
33
Riforme cit. f. 101 - 102.
39
5 - 14 a p r i l e (Biforme cit. f. 107 1 - 1 1 0 1 ). V e n i v a inoltre imposta
una tassa di 300 s c u d i a f a v o r e dei s e g r e t a r i apostolici, c h e v e n n e
ad e s i g g e r e apposito c o m m i s s a r i o , sotto m i n a c c i a di r a p p r e s a g l i a
(ivi 111 « ).
40
Era L e g a t o i l Card. Alidosi. nominato f i n dal 19 f e b b r a i o
(|>K I.RASSIS p. 148) e reso noto al nostro Comune il 5 marzo (Biforme
cit. f. 99).
V i c e l e g a t o era Bernardino
Fabi v e s c o v o di L e s i n a (Huar),
nomo
rigorosissimo, c h e f i n dall' inizio del suo g o v e r n o a v e v a emanato un
bando con cui p r o i b i v a q u a l u n q u e grido di Orso e Colonna, v i e t a v a
la d e t e n z i o n e di qualsiasi arma, o r d i n a v a clie c h i u n q u e non a v e s s e
rendite e s e r c i t a s s e un m e s t i e r e e si sfrattassero i forestieri; e con altro
c o m m i n a v a il taglio della m a n o a clii f e r i s s e qualcuno (Biforme
cit
f. 103, 142).
339
CAPITOLO IV
sizione dei c i t t a d i n i in apposita sede un m a g i s t r a t o
i n d i p e n d e n t e da q u a l s i a s i a u t o r i t à e s t r a n e a . I P r i o r i
si r i f i u t a r o n o di c o r r i s p o n d e r e lo s t i p e n d i o a quel
Podestà posticcio, ed i n o l t r e p r o c e d e r o n o alla n o m i n a
di chi lo assistesse ed al caso lo sostituisse, il cosiddetto
milite di mazza, prescritto dagli s t a t u t i m u n i c i p a l i .
Inde irne! I P r i o r i r e c a l c i t r a n t i f i n i r o n o per esser privati
del loro ufficio e c o n d a n n a t i i n o l t r e a l l ' e s i l i o ed alla
confisca dei beni ! 4 1 La m i s u r a era c o l m a !
Giulio II, n o n p o t e n d o recarsi di persona in Viterbo,
c o m e a v r e b b e voluto, t r a t t e n u t o in R o m a da u r g e n t i
i m p o r t a n t i s s i m i affari, 4 2 inviò q u a u n c o m m i s s a r i o dal
q u a l e i P r i o r i , d o p o essere stati c h i a m a t i a giustificarsi
d i n a n z i al P a p a , f u r o n o d e f i n i t i v a m e n t e cassati e sostituiti con altri scelti da lui stesso per delega a v u t a n e
dallo stesso Pontefice, m e n t r e le d e l i b e r a z i o n i relative
a q u e l l ' i n c i d e n t e v e n i v a n o a n n u l l a t e e deposto il cancelliere che le aveva verbalizzate. 4 3
L ' a u t o n o m i a c o m u n a l e ^ c o n siffatti p r o v v e d i m e n t i ,
era più che mai v u l n e r a t a ; m a , in seguito, lo stesso
c a r d i n a l Legato, r i c o n o s c e n d o l ' i l l e g a l i t à di q u a n t o
aveva p r a t i c a t o il suo l u o g o t e n e n t e , prescriveva che il
Podestà risiedesse nel palazzo all' uopo d e s t i n a t o , con
tutti gli o n o r i , a t t r i b u z i o n i ed obblighi i n e r e n t i , a ten o r e dello s t a t u t o c o m u n a l e . 4 4
41
12
Riforme
cit
f. 159 - 1 6 1 -
PINZI I V
p.
425.
II 27 g i u g n o si e m a n a v a u n bando per fornire g l i strami occorrenti n e l l a prossima v e n u t a del P a p a (Biforme cit. f. 1 4 3 ' ) e n e l
l u g l i o ed agosto se ne r i p a r l a v a (Lett. di Ottaviano Riario in PASOLINI
doc. 1293, 1302). Ma poi non si mosse da R o m a , trovandosi n e l l a p i ù
g r a n d e a n g u s t i a per le m i n a c c i e di F r a n c i a e S p a g n a fra loro collegate, coli' a d e s i o n e di alcuni c a r d i n a l i contrari alla politica papale,
e per 1' a n n u n c i a t a v e n u t a di M a s s i m i l i a n o , a c h e cercò porre riparo,
i n v i a n d o ambasciatori sì a l l e une che all'altro (PASTOR 111 p. 531 e seg).
43
B r e v i 12 a g o s t o (Riforme X X I X f. 1 - 2). I l c o m m i s s a r i o f u i l
l'rotonotario Maissimo
Orati.
« 27 m a g g i o 1508 (Riforme
cit. f. 46;. I n o l t r e il Card.
Riario,
quale C a m e r l e n g o (6 d i c e m b r e - Marg. I p. 2 0 0 ' ) , f a c e v a o b b l i g o al
G o v e r n a t o r e e d a g l i altri u f f i c i a l i di e s i g g e r e per l e e s e c u z i o n i , carcerazioni eco. le mercedi stabilite d a l l o statuto o secondo la c o n s u e tudine, e o r d i n a v a c h e al f i n e del loro u f f i c i o fossero sindacati, ciò
c h e fu sanzionato dal P a p a con b r e v e 18 d i c e m b r e (Perg. 877 Coiti.),
col quale altresì m i t i g a v a le p e n e per a l c u n e c o n t r a v v e n z i o n i a l e g g i
locali.
11 v i c e l e g a t o fu rimosso inviandolo, secondo il solito s i s t e m a
« promor.eatnr
ut amoveatur,
» in P e r u g i a . E di poi anche V Alidosi
lasciò il P a t r i m o n i o d e s t i n a t o a B o l o g n a con b r e v e 19 m a g g i o 1508
340
LIBRO
vi
Non a p p e n a poi potè assentarsi dall' Urbe, v e n n e
q u a il Pontefice, allo scopo p r e c i p u o di c o m p o r r e l ' a n nosa q u e s t i o n e con Soriano, 4 5 la q u a l e in quegli u l t i m i
t e m p i si era acutizzata, p r o d u c e n d o u n o stato di cose
q u a n t o m a i pericoloso per la p u b b l i c a quiete, ed a cui
i n v a n o sì il c a r d i n a l Rinvio, nella sua qualifica di
C a m e r l e n g o di S. Chiesa, 4 6 che f r a t e Egidio, leso a n c h e
(PASTOil I I I p. 541). Colà, f e c e c a t t i v a prova e f i n ì per cader v i t t i m a
del duca d' U r b i n o , « d e g n i s s i m o per i suoi v i z i enormi ed i n f i n i t i
di qualunque acerrimo s u p p l i c i o » (GUICCIARDINI I I 44(5). 11 duca f u
assoluto da quel delitto da una c o m m i s s i o n e cardinalizia di cui f e c e
parte anche il Mario (SANUTO X I I 371, 435, 567 - TRDAIXINJ 223).
Cf. siGNOHHLi.i Egidio n. a p. 162.
45
F i n dall' anno i n n a n z i a v e v a m a n i f e s t a t o l ' i n t e n z i o n e di v e n i r e
« ni differentias
inter Canapinenses
et Surianensts
fi ti i lì m
occasione
jvigentes componi faciamus » (Riforme
cit. f. 48 - ECIDI doc. 60). N e l ' agosto del 1508 s e n e r i p a r l a v a (Ric. Priori
I I f. 27J; ed il 3
.ettembre si a d u n a v a il C o n s i g l i o per decidere le solite onoranze
-Riforme
cit. f. 78;, D e l l a sua v e n u t a si ha notizia nei Ricordi
cit.
. 28 ed in lettera 23 settembre in SANUTO V I I 639. I n o l t r e dal 2 al
7 si h a n n o atti compiuti nel palazzo di S. S i s t o dal Card.
Sanseverino,
c h ' e r a al suo s e g u i t o (Prot. 2 Nap. Ser Angeli p. 1 6 0 - 6 2 - TARGIONI
TOZZETTI V i l i
256).
46
Già, nel 1505 (8 marzo) i V i t e r b e s i
restituire certi buoi tolti ai S o r i a n e s i (Perg.
Soriano
- ECIDI
doc.
erano stati obbligati a
820 Coni, e 47 Ardi, di
53j.
N e l 1507 il Iiiario a v o c a v a a s è la d e c i s i o n e d e l l a v e r t e n z a territoriale (Atti 23 f e b b r a i o - 14 aprile in ECIDI doc. 5 4 - 5 5 , 5 7 - 5 8 )
che poi d e l e g ò al V i c e l e g a t o del P a t r i m o n i o (Riforme cit. f. I l i ' ). I n
attesa della d e c i s i o n e , i S o r i a n e s i t a g l i a v a n o gran n u m e r o di v i t i in
quel di Canepina, per il qual danno furono condannati in 3900 ducati
(23 aprile - Riforme X X V I I I f. I l i ) ; e p o i c h é il b a r g e l l o sequestrò
loro alcuni buoi, e s s i se li ripresero a v i v a forza, f e r e n d o anche quel
f u n z i o n a r i o (Prot. 3 tìiov. Ma/vicini p. 4 1 ' ) . A loro v o l t a i V i t e r b e s i
decisero di a g i r e contro i prepotenti v i c i n i a mano armata
(Riforme
cit. f. 115, 1 1 8 - 1 1 9 ) . D i ciò informato, il P a p a con b r e v e del 29
o r d i n a v a che si d e p o n e s s e r o da entrambe le parti le armi (Marg. I
p. 199 - Perg. 52 Soriano - ECIDI doc. 59); ed i n v i a v a un c o m m i s s a r i o
con una scorta armata per dirimere ogni conflitto (Riforme cit. f. 116
118 ' ). E m a n a t a f i n a l m e n t e la sentenza (6 maggio) a f a v o r e di V i t e r b o
(Perg. 826 Coni.), per la quale furono regalati al v i c e l e g a t o , al comm i s s a r i o ed al g i u d i c e del P a t r i m o n i o se. 150 (Riforme
cit. f. 122),
i S o r i a n e s i si appellarono ( i v i f. 136J. N e l 1508 v e n n e qua Francesco Armellini,
c h i e r i c o di Camera ( c h e fu poi C a r d i n a l e ) per
fare un a c c e s s o ai c o n f i n i (Riforme
X X I X f. 95 e seg.). T u t t a v i a
continuarono hinc inde le rappresaglie. Soltanto il 23 s e t t e m b r e 1509
il C o m u n e d i Soriano, riconoscendo il torto, si o b b l i g a v a a pagare
2000 ducati con c a u z i o n e sui beni stabili (Prot. 3 C. Ma! vie ini p. 49 ' ),
ciò che v e n n e sanzionato da G i u l i o II con b r e v e 6 ottobre (ECIDI
doc. 61). C o n t e m p o r a n e a m e n t e si ebbero due v e r t e n z e col Comune di
V i t o r c l i i a u o in f a v o r e del quale i n t e r v e n n e r o i Conservatori di R o m a ,
e con V a l l e r a n o (Riforme
cit. f. 112, 122 ' ).
CAPITOLO
IV
341
nei suoi p a r t i c o l a r i interessi, 4 1 a v e v a n o cercato di p o r r e
riparo.
Quella gita p r o c u r ò alla nostra città altresì il beneficio della concessione del terzo del p r o v e n t o delle
p e n e de' malefici nel P a t r i m o n i o da impiegarsi nella
p e r f e z i o n e del palazzo del G o v e r n a t o r e , la cui f a b b r i c a
a n d a v a così a r i l e n t o , che le p r i m i t i v e c o s t r u z i o n i già
m i n a c c i a v a n o r o v i n a , 4 " t a n t o che u n bel g i o r n o Francesco Della Rovere, che presiedeva al governo della
p r o v i n c i a , con a t t o a u t o r i t a r i o , i n t i m a v a ai P r i o r i di
cedergli il palazzo c o m u n a l e e di trasferirsi essi, in
c a m b i o , in q u e l l o i n c o m p i u t o , p e r m u t a , che da provvisoria, d i v e n n e poi definitiva. 4 9
Neil' a n n o seguente da Civitavecchia, ove Giulio II
si era recato a p o r r e la p r i m a pietra della n u o v a fortezza 50 - affidata al Bramante ad opera del q u a l e era
stata a n c h e r e s t a u r a t a la rocca di V i t e r b o 5 1 - fu int i m a t o il n o s t r o C o m u n e a c o n t r i b u i r v i con 4000
d u c a t i di a r r e t r a t i dovuti alla C a m e r a Apostolica, i
q u a l i si era c o n f i d a t o che s a r e b b e r o stati a b b o n a t i ,
o r d i n a n d o s i , in c o m p e n s o , la s o s p e n s i o n e di t u t t e le
r a p p r e s a g l i e sì del fisco che de' privati c r e d i t o r i e relativi atti esecutivi, sequestri di b e s t i a m e e d e t e n z i o n i
di c i t t a d i n i r e s i d e n t i in R o m a . 5 2
47
G l i furono sequestrati certi asini adibiti al trasporto di m a teriali per la costruzione del C o n v e n t o di Soriano, c h ' e g l i reclamò.
T u t t a v i a n o n m a n c ò i n q u e l l a e d i n altre o c c a s i o n i d ' i n t e r p o r s i per
a g g i u s t a r e la v e r t e n z a (SICNORKL.I.I II Card. Egidio p. 4 0 - 4 1 , 44 note
a p. 162, 164 - App. I doc. X I X - X X , X X X I V ) .
48
B r e v e 18 d i c e m b r e 1508 (Perg. 827 Com.) Cf. Riforme
XXIX
f. 17, 46 « 8 1 1 , 1 1 4 ' , 118.
« Ciò f u nel 1510 (Cod. 34 Com. p. 54 - Ricordi Priori I I p. 44 45).
Cf. SKÌSORKUU II palazzo comunale di Viterbo i n Bollettino del Comune
di Viterbo l u g l i o 1929.
5,1
CAIASSK p. 397 - 398. V i g i u n s e il 2 e da V i t e r b o s ' i n v i a r o n o
oratori ad o s s e q u i a r l o (Riforme
cit. f. 102 ' ). V i tornò a n c h e n e l marzo
1509 u g u a l m e n t e r i v e r i t o dai nostri m e s s i , c h e g l i presentarono un
donativo (ivi f. 1 2 3 ' , 1 2 8 - 2 9 ) .
51
I n un mandato c a m e r a l e del primo f e b b r a i o 1508 g l i si pag a v a n o 50 ducati « prò totidcm per ettm expensis in reparatione
arcis
Viterbii ( D a l l ' A re li Camnccini).
A n c h e n e l 1511 G i u l i o I I parlava
di altri restauri da farsi ili V i t e r b o (SANUTO X I I 482). D i l a v o r i
fatti e s e g u i r e in C i v i t a c a s t e l l a n a e M o n t e f i a s c o n e f a c e n n o I»K <ÌUASSIS
(ed. D o l l i n g e r - 26, 32).
52
B r e v i 19 marzo 1508 (Riforme
cit. f. 129 - CALISSK p. 400 l'iNzr I V p. 427).
342
LIBRO
vi
Nel s e t t e m b r e poi il Pontefice q u a si recava di
nuovo, 5 : 1 per distogliersi dalle o r d i n a r i e o c c u p a z i o n i e
d a r s i un po' di riposo. Quivi 1' i n s t a n c a b i l e u o m o ,
c a v a l c a n d o , con foga giovanile, u n a m u l e t t a che « p a reva u n vento, t a n t o a n d a v a forte », 54 faceva m a n o v r a r e
s q u a d r o n i di cavalleggeri i t a l i a n i e s t r a n i e r i e s c h i e r e
di f a n t i che aveva seco condotti, 5 " a l t e r n a n d o a q u e l
l ' e s e r c i z i o e q u e s t r e lieti b a n c h e t t i e giuochi variati. 5 0
Non tralasciava t u t t a v i a di visitare le chiese, a cui
concedeva i n d u l g e n z e e soccorsi p e c u n i a r i per le più
urgenti necessità, i n t e r e s s a n d o s i a n c h e della canonizz a z i o n e di S. Rosa. 5 7
5:t
Ricordi
Priori
I I p. 38 - Cod. 5 8 1 p. '258. M a n c a n o , d i s g r a z i a t a m e n t e , le Riforme
p e r p a r t e del 1509 e per tutto il 1510.
S e c o n d o SANIITO ( I X 130, 1 8 0 - 1 8 1 ) , d o l e v a p a r t i r e da R o m a il
2 s e t t e m b r e p e r s t a r e q u a l c h e g i o r n o in C i v i T a c a s t e l l a u a e v e n i r e poi
in V i t e r b o , ìua i n v e c e s i r e c ò in C i v i t a v e c c h i a e s o l t a n t o il 17 e r a
in V i t e r b o o v e s i t r a t t e n n e 13 g i o r n i (TOMM. I>I s . SII,VOSTRO p. 409).
I l p r i m o o t t o b r e t r a n s i t ò p e r T o s c a u e l l a e d il 4 da C o r n e t o r i l a s c i ò
mi b r e v e , col q u a l e r e i n t e g r a v a il n o s t r o C o n n i n e n e l l ' e l e z i o n e del
G u a r d i a n o d e l d a n n o d a t o e d a p p l i c a v a il p r o v e n t o di q u e s t o a l l a
p e r f e z i o n e d e l p a l a z z o d e l G o v e r n a t o r e (Perg. 828 Coni.) Cf. IIASTI
p. 267. I l 7 e r a di n u o v o i n C i v i t a v e c c h i a (SANCITO I X 242, 251).
54
TOMM. DI s . s u . vicsTUO ( t e s t e o c u l a r e - 1. c ).
55
Per riunire armati a v e v a fatto pubblicare mi bando con cui
v i e t a v a a c h i u n q u e de' s u o i s u d d i t i di a c c o n c i a r s i al s o l d o Mitrili,
s o t t o p e n a di r i b e l l i o n e e c o n f i s c a d e i b e n i , e p e r l ' o s s e r v a n z a di
tale o r d i n e a v e v a o b b l i g a t o Colonnesi
e d Orsini di p r e s t a r c a u z i o n e .
E per m e g l i o a s s i c u r a r s i d e l l e l o r o i n t e n z i o n i , a v e v a i n v i t a t o i p r i n c i p a l i e s p o n e n t i d e l l e d u e f a m i g l i e a d un c o n v i t o , v a l e n d o s i di Giulia
Farnese
q u a l e m e d i a t r i c e , c h e p e r ò f e c e s e r i e r i m o s t r a n z e al P a p a
p e r a v e r q u e s t i r i v o l t o l o r o a c e r b e p a r o l e , p e r f i n o m i n a c c i a n d o l i di
m o r t e ( i v i p. 394 - 9 5 ) . V a r i c o r d a t o c h e Laura Orsini, f i g l i a d e l l a
F a r n e s e , n e l 1505 s i e r a d i s p o s a t a a Niccolò Della Rovere u e p ò t e di
G i u l i o I I (<}iM'X)OitovTUS L. Borgia doc. 52).
56
De Grassis
i n BUSSI p. 295. L' oratore v e n e t o il 27 s e t t e m b r e
d a V i t e r b o s i g n i f i c a v a c h e il P a p a n o n v o l e v a m e n o m a m e n t e e s s e r e
i n f a s t i d i t o da c h i u n q u e , m a u n a d e p u t a z i o n e f r a n c e s e , a m e z z o di d u e
c a r d i n a l i , r i u s c ì a d e s s e r e i n t r o d o t t a n e l l a r o c c a (SANATO I X 197,
240, 252, 266 - X 74, 81).
57
11 23 e l a r g ì u n ' i n d u l g e n z a al S . L o r e n z o ; il 26 a c c o r d ò 2 0
d u c a t i al S . F r a n c e s c o p e r l ' o i g a n o e d i l p a v i m e n t o ; e d a l t r i 25 n o
d i e al m o n a s t e r o d i S R o s a . V i s i t ò a n c h e il c o n v e n t o d e l l a Q u e r c i a
(BOTTONIO App. a l l a Vita di Savonarola
p. 195). V a r i c o r d a t o c h e n e l
1512 (15 m a g g i o ) il C o n s i g l i o C o m u n a l e d e c r e t ò di f a r e o g n i a n n o
u n a s o l e n n e p r o c e s s i o n e n e l l a f e s t i v i t à d i S . R o s a , c o n s i d e r a n d o « quod
inter ceteras festivitates....
quae in civitate
celebrantnr,
illam
potissime
populns
viterbiensis
prue cunctis
honorare
et solemnisare
debet....
de
Beata
Rosa
Concìve
nostra....
ipsinsque
intercedentibus
meritis
cimi
miranda nonnulla a nummo Ninnine acceperimus
beneficia et in die recepturi
simii.i majora
(Riforme
X X I X f. 1 5 2 e s e g . - t r a s c r i t t o n e l
1702 s u c o p i a a u t e n t i c a e s i b i t a d a l l e M o n a c h e ) .
CAPITOLO
343
IV
T u t t o q u e l l ' a p p a r e c c h i o di a r m a t i era in prepar a z i o n e alla g u e r r a che Giulio li - per il q u a l e « non
era i n c r e d i b i l e progetto a l c u n o , per q u a n t o vasto e
s m i s u r a t o » - aveva in m e n t e d ' i n t r a p r e n d e r e allo scopo
di c a c c i a r e dall' Italia i F r a n c e s i , dei q u a l i erasi giovato
nelle s u e i m p r e s e , e che ora t r a t t a v a da barbari.58 Riav u t a la R o m a g n a , il suo sdegno c o n t r o i Veneziani, il
cui potere aveva voluto « s m i n u i r e , n o n d i s t r u g g e r e »
era svanito; ed anzi riconosceva che l ' e s i s t e n z a dello
stato della l a g u n a era necessaria si alla salvezza d'Italia,
c o s t i t u e n d o n e u n b a l u a r d o n a t u r a l e , che a g a r a n z i a di
q u e l l o della Chiesa, l i b e r a n d o l o da più molesti e pericolosi vicini. 5 9 P e r la r i c o n c i l i a z i o n e con la p o t e n t e
r e p u b b l i c a m o l t o si era a d o p r a t o il Card. Riario, dim e n t i c o a n c h ' e g l i dei torti fatti alla sua f a m i g l i a / ' 0
58
II famoso motto - fuori i barbari - 11011 è s t o r i c a m e n t e provato
c h e f o s s e da G i u l i o I I pronunziato, ma il s e n s o dei suoi discorsi era
quello. A l l ' o r a t o r e v e n e t o il 30 ottobre 1509 d i c e v a e s s e r g l i molto
d i s p i a c i u t o unirsi a F r a n c i a e S p a g n a « per la mina del vostro
sfato
con augumento
dei
barbari
- (UO.UA.MIN V
p. 2 3 6 ) .
Cf.
PASTOU
III
p. 5 5 1 - 5 5 2 . Frattanto però c h i a m a v a gli S v i z z e r i , c i ò c h e gli v e n i v a
rimproverato da «UICOIAUDI.NI ( I I I p. 27) c h e l i c h i a m a v a « barbari
contro barbari » e da altri (FOUNAIU Spositione
dell' Orlando
furioso
p. 575). 1 suoi a p o l o g i s t i lo d i f e n d o n o da tali accuse, d i c e n d o esservi
stato costretto prò liberiate
ecclesiae
(INCHIUAMI Oralio funibri.i
prò
lidio II). D e l resto era così penetrato n e l c o n v i n c i m e n t o g e n e r a l e la
necessità, di liberarsi da q u e l l e m i l i z i e straniere c h e MACOHIAVELI.I
n e l l a f i n e del Principe
i n v o c a v a da Lorenzo
Medici, a cui l ' a v e v a
dedicato, c h e liberasse 1' Italia da quella « puzza di barbaro d o m i n i o ».
5!T
Veneta
ECIDIO
DA V I T E R B O Hi st.
X X
Saec.
p. 953 e s e g . - DA p o l t r o Lettere
p. 137 - GUICCIARDINI I I 2 7 9 , 2 9 9 -
f. 3 3 3
storiche
Relazione
-
BARBARO
dal 1509
Trevisan
Storia
al
in
S. I I V o i . I l i p. 36. A v r e b b e e g l i detto: Se quella terra non
bisognerebbe farne un altra, e dichiarato altresì di gloriarsi
di
chiamato più presto veneziano che genovese.
«0 CONTI I I p. 4 0 0 e s e g . - SA.NUXO V i l i
392,
478,
490,
529
e
seg.,
X
74,
81
-
151S
ALBERI
fusse
esser
5 0 2 , 5 1 2 - I X 297 - 2 9 8 ,
TEDALLINI
319.
CAPPELLO
(ALBERI V I I p. 22) lo d i c e perciò amico d e l l a repubblica e n e m i c i s s i m o de' f r a n c e s i .
L ' a c c o r d o f u ratificato nel concistoro del 4 f e b b r a i o 1510 e d il
24 dinanzi il Riario, q u a l e Camerlengo, i rappresentanti d e l l a repubb l i c a fecero atto di piena s o m m i s s i o n e (CONTI 1. c. - GUICCIARDINI I I
3 3 0 - SANUTO I X
529
e seg.
- X
9 e s e g . - ROMANIN
V
p.
241).
S u l l a parte a v u t a dal nostro Egidio
per un a c c o m o d a m e n t o in
precedenza tentato fra il P a p a ed i V e n e z i a n i e del suo rammarico
provato per la battaglia d ' A g u a d e l l o in cui perì « i l valore, la forza
e d il fiore di tutta I t a l i a » pur rimproverando ai V e n e z i a n i di a v e r
troppo tirata la corda, attentando a n c h e a l l ' a u t o r i t à s p i r i t u a l e del
P a p a v e d i SIGNOUELLI II Card. Eqidio p. 25 - 2 6 , 4 5 - 46 e note a
p. 148, 165 - e App. I doc. X X X I l i . '
V a ricordato i n f i n e c h e all' esercito de' V e n e z i a n i era appartenuto
un Antoniasso
da V i t e r b o col grado di c o n n e s t a b i l e (SANUTO V I I
708, V i l i 155 e s e g . 220).
344
LIBRO
vi
Mentre a n d a v a n o m a t u r a n d o s i i g r a n d i o s i progetti
di Giulio II, ai q u a l i teneva b o r d o n e lo zio c a r d i n a l e ,
Ottaviano, a cui era m o r t a nel 1509 la m a d r e , 6 1 abb a n d o n a t o ornai a sè stesso, e p e r d u t a ogni s p e r a n z a
di m u t a r e stato, C 1 si accingeva a farsi o r d i n a r prete e
c o n s e c r a r vescovo, ciò che a v v e n n e nel m a r z o del 1510.
Neil' agosto di q u e l l ' a n n o t o r n a v a a n c o r a u n a volta
in Viterbo il Pontefice per p a s s a r e in rivista le t r u p p e
di terra, 0 4 d o p o aver i s p e z i o n a t o in Civitavecchia le
galee pontifìcie le q u a l i , u n i t a m e n t e alla flotta venez i a n a , d o v e v a n o l i b e r a r Genova d a l l ' e g e m o n i a dei f r a n cesi; 6 5 p r o s e g u e n d o poi alla volta di Bologna per Fittiel
28 m a g g i o (PASOLINI I I p. 340). Con testamento d e l l o stesso
giorno la Sforza l a s c i a v a a lui ed ai fratelli i beni fuori del d o m i n i o
fiorentino, e quelli in F i r e n z e e n e l l o stato a Giovanni
Medici altro
suo f i g l i o , al quale era fatto obbligo di curare 1' e d u c a z i o n e di Cornelia.
f i g l i a naturale di O t t a v i a n o a v u t i da una donna d' Imola, e dotarla
con 2000 s c u d i (PASOLINI I I p. 337 - e doc. 1335). Questi, a sua volta,
con atto 7 agosto 1512 si o b b l i g a v a a l e g i t t i m a r l a entro un anno
(Prof. I V Fr. Al. Tignosini p. (55). D a lettere del m e d e s i m o al Medici
risulta poi c h e i Mario lo a v r e b b e r o riconosciuto qual fratello, purché
d i v i d e s s e con essi a parti uguali l' eredità materna (GAUTIIIKit Nuovi
doc. intorno a Giovanni dalle Bande Nere in Arch. Stor. Ila!. S. V T.
X X X p. 7 3 - 7 4 ) . A d o g n i modo le relazioni fra loro si m a n t e n n e r o
buone. D e l 1518 (9 ottobre) è una lettera del Medici (la V i t e r b o , nella
quale s c r i v e v a e s s e r rimasto d' accordo con Ottaviano
di maritar
Cornelia (Arch. cit. N . S. V i l i P . I pag. 46).
62
D e l l e p r e r o g a t i v e del principato rimase a lui quella di far
conti palatini, nominar dottori, notaj, l e g i t t i m a r bastardi ecc (Atti
nei Prot. di Fr. M. Tignosini e d' altri).
f,:l
Iti quel m e s e è annotata nei registri del C a m e r l e n g o la spesa
per il dono D. Episcopo
quando celebravit missam
novam (Cod. 581
p. 274). R i s u l t a inoltre c h e il 12 c e l e b r ò i f u n e r i di Niccolò
Orsini
i n P i t i g l i a n o (TOMJI. DI SILVESTRO p. 423), ed il 25 f a c e v a . l e ordinazioni sacre (Prot. 3 Fr. M. Tignosini p. 161). Il 20 m a g g i o , a sua
volta, c o n s e c r a v a Bartolomeo
Della Rovere v e s c o v o di V i c e n z a per
d e l e g a del P a p a (ivi p. 162, 165 1 ).
N e g l i anni a n t e c e d e n t i le ordinazioni orano state fatte da altri
v e s c o v i , fra cui i V i t e r b e s i Nino Nini titolare di Potenza e Ludovico
di Segni ( i v i f. 102, 1 0 3 ' , 123).
Ricordi Priori I I p. 52. I l 24 era in Corneto ed il 27 in V i t e r b o ,
ripartendone il 30 (SANUTO X I 220, 262, 294). I l primo settembre si
m o s s e da M o n t e f i a s c o n e , p r o s e g u e n d o il v i a g g i o v e r s o la mèta (DE
CHASSIS - ed. D o l l i n g e r - 393 - Aita Consist. in PASTOR I H p. 558).
D a l l ' a n n o a v a n t i erano state i n v i a t e truppe i n V i t e r b o , p o n e n d o
a carico del Comune una parte dì e s s e ( B r e v e 19 marzo in
Riforme
X X I X f. 125 ' ) Cf. SANUTO V I I I 15, X 162 - 1 6 3 , 1 7 0 , 397. TI 4 m a g g i o
1' oste di S. Giovanni protestava per l ' i n s o l e n z a dei soldati ivi alloggiati, che gl' i m p e d i v a n o di a c c o g l i e r e i v i a n d a n t i (Prot.
I Seb.
Malagriccia
p. 72).
65
GUICCIARDINI I I , 3 6 7
GUGLIELMOTTI I p. 9 2 .
-
SANUTO
XI
188
e seg., 213 e seg.
-
A n c h e nel g i u g n o si era colà recato, transitando per R o n c i g l i o i i e ,
345
CAPITOLO IV
presa c o n t r o F e r r a r a , il cui duca si era a coloro alleato
ai d a n n i di Venezia, riuscita « faticosa e vana spediz i o n e » , e tale da m e t t e r e a r e p e n t a g l i o la stessa p e r s o n a
del Pontefice e dei C a r d i n a l i , che lo a c c o m p a g n a v a n o . c , i
T u t t a v i a Giulio II « c o m e i m p a v i d o aveva sfidato il
pericolo della g u e r r a », con uguale fermezza s o s t e n n e
l ' o n t a della sconfitta." 7
Luigi XII, f u r i b o n d o c o n t r o il suo ex alleato, d o p o
averlo c o m b a t t u t o con le a r m i , m i n a c c i ò di fal lo giud i c a r e da u n concilio, a n n u e n t e a n c h e
Massimiliano,
al q u a l e si a t t r i b u i v a p e r f i n o l ' i d e a di r i u n i r e sul
p r o p r i o capo al d i a d e m a i m p e r i a l e la tiara pontificia. 6 8
o v e prese parte ad una pesca sul lago di V i c o e per V e t r a l l a (SANUTO
X 566, 583 - 84, 630 - 31)
I n C i v i t a v e c c h i a c e l e b r a v a la presa di Modena, per la quale si acc e s e « mi fuoco d' e s u l t a n z a » a n c h e n e l l a nostra città (Cod. 581 p. 288).
cc
fiUICCIAUDiNl ( I I p 394) o s s e r v a c h e in quella c a m p a g n a
G i u l i o I I n o n a v e v a più del p o n t e f i c e « c h e l ' a b i t o ed il n o m e » .
I poeti lo e s a l t a v a n o qual n o v e l l o Marte (fi. A NT. FLAMINIO Cairn.
I V 357). Esorbita dal nostro compito di narrarla, DE ORASSIS e S ANUTO
( X I - X I I passim.) n e r i f e r i s c o n o le v a r i e fasi a cui a g g i u n g a n s i le
altre notizie in PASTOR ( H I p. 563 e seg.). N o t i a m o soltanto c h e il
Mario s e g u i il P a p a , m a f u fra coloro c h e lo c o n s i g l i a v a n o di aggiustarsi coi F r a n c e s i , q u a n t u n q u e suoi n e m i c i (SANUTO X I 504, 546
e seg., 586, 641). F u e g l i inoltre incaricato di trattare col m e s s o
dell' Imperatore ( f i n i r c i ARDINI I I p. 414), m a con n i u u risultato
(I-ASTOU p. 567). V a rilevato c h e questi a v e v a più v o l t e proposto al
re di F r a n c i a di d i v i d e r fra loro l ' I t a l i a , a che questi, dopo essersi
rifintato, nell' agosto 1510 si d i c e v a n e c e s s i t a t o a farlo per il c o n t e g n o
del P a p a (MAOCUIAVULLI Legazione 3 a di Francia lett. 9).
67
Così s c r i v e v a EOI I>IO DA VITERBO (Hist. X X Sa e e. f. 335), ciò
che v a l e a s m e n t i r e le m a n i f e s t a z i o n i di v i l t à , c h e da altri gli si
attribuiscono, n o n c o n f a c e n t i a l l a sua i n d o l e (SANUTO X I V f. 24-25 « i i o v i o Vita di Pompeo Colonna 56). I p a v i d i cardinali e gli ambasciatori di S p a g n a e V e n e z i a g l i c o n s i g l i a v a n o di abbandonar R o m a ,
ma e g l i si rifiutò, r i m a n e n d o i m p a v i d o in attesa degli a v v e n i m e n t i ,
che riuscirono a lui propizi ((UTICCTARDINI I I I p. 69, 78, 87 - 8 9 ) . P e r ò
il suo f i s i c o risentì alquanto d e l l e f a t i c h e sostenute. N e l l ' a g o s t o 1511
si r i p a r l a v a d e l l a solita gita iu V i t e r b o , m a poi si ammalò, ed anzi
il 23 s i d a v a
per morto
(SANUTO X T I
362, 434, 440, 456
-
FUMI
Car-
teggio del C. di Orvieto iu Arch. Sor. Rom. St. P . X I V 157 - 158). I l
P a p a r a c c o m a n d a v a i suoi c o n g i u n t i al Mario
(DE GRASSIS - ed.
D o l l i u g e r - p. 411).
fi
" « i R E i i o i i o v i u s ( I V 383, 418) dubita del mostruoso disegno, riten e n d o che si trattasse di una celia o di un a r t i f i c i o diplomatico,
liI.MANN (Kaiser
Ma.ximilien 's Absichten auf des Papsthnm
in den
Iahren 1507 - 1511) cercò u g u a l m e n t e sfatare q u e l presunto progetto,
s o s t e n e n d o c h e l ' i m p e r a t o r e t e n d e s s e a conquistare sì lo stato d e l l a
Chiesa, m a i n t e n d e v a lasciare ad altri la suprema autorità spirituale.
NITTI (l.a politica di Leone X p. 95) o s s e r v a che la critica, per quanto
acuta, d e l l o scrittore tedesco non g i u n s e a d i s t r u g g e r e l'interpretazione
c h e s g o r g a d a l l e s t e s s e lettere di M a s s i m i l i a n o . Cf. DE LEVA Storia
documentata
di Carlo V - I p. 1 2 3 - 1 2 4 - PASTOR I I I 572, 587 e s e g .
346
LIBRO
vi
P e r r i m u o v e r e q u e i potenti dalle loro m a c c h i n a z i o n i
m o l t o si a d o p r ò il c a r d . IUario,69 che s e c o n d ò altresì
il P a p a nella decisione d ' i n d i r e il concilio e c u m e n i c o
in R o m a , 7 0 in c o n t r a p p o s t o al c o n c i l i a b o l o di Pisa,
p a r o d i a di q u e l l o di Costanza, a cui a v e v a n o a d e r i t o
a l c u n i m e m b r i del sacro collegio. 7 1 A d u n a t o s i il sup r e m o consesso della cattolicità nel L a t e r a n o (3 maggio
1512), il Riario q u a l e c a m e r l e n g o di S. Chiesa e vescovo
d ' O s t i a , la più onorifica delle sedi s u b u r b i c a r i e a cui
aveva optato, 7 2 vi celebrava la messa dello S p i r i t o
Santo, 7 3 assistendovi, fra gli altri vescovi, q u e l l o della
diocesi Viterbese. 7 4
«• s a l u t o X I I 12+, 127, 148 - Lett. di Bernardo
da B i b i e n a in
Ardi. Sor. Jìom. St. P. X X I I I p. 563 e s e g . T u t t a v i a il Card. Riario
n o n trascurava di far la parte di paciere a n c h e n e l l a nostra P r o v i n c i a ,
fra altro, c o m p o n e n d o la v e r t e n z a fra V i t e r b o e B a g n o r e g i o ( D a l
Sommario del 1092).
70
B o l l a 18 l u g l i o 1511 (Af. Unii. Rom. V p 499 e s e g j .
71
SANUTO X I I 288 - L e t t . di Bernardo
da Bibiena 1. c. p. 503.
F r a gli altri era il San.se verino g i à legato del P a t r i m o n i o .
72
20 g e n n a i o 1511 (tctiUBi. I l i p. 3, 50). P r e c e d e n t e m e n t e a v e v a
optato per quelli di Sabina (10 settembre 1507), Porto (22 s e t t e m b r e
1508) -
I'.IIISHI, 3 , 5 5 , 5 8 - OIUSTOKCMU
Crono/assi
p. 1 3 , 3 5 , 4 2 ,
340-41.
E b b e altresì 1' a m m i n i s t r a z i o n e della c h i e s a di Areszo (7 l u g l i o 1508)
c h e c e d e nel 1511 al n e p o t e Girolamo Sansoni,
a v e n d o in c o m p e n s o
l ' a l t r a di Savona (5 dicembre 1511), c h e nel 1510 r e s i g n ò a f a v o r e di
altro parente (KCKKL 110, 291).
7;!
74
SANUTO X I V
203
-
RUDAI.I.INI
331.
Aria Concilii (irnKKi.K-iiKiKJKNiiOKTirF.u V i l i p. 497 e seg.). Era
ospitato nel palazzo del c a r d i n a l e (Atto in l'rot. Dom. Tondi V p. 66).
347
CAPITOLO V
CAPITOLO
V.
Improvviso mutar di fortuna di Giulio I I — Sua morte — Conclave — Riario fra i candidati — Elezione di Leone X — Sua munificenza — Nuove contese partigiane in Viterbo — Commissario
venuto a reprimerle — Mancata visita del Papa — Un Governatore
provocante — Leone X in Viterbo — Sua passione per la caccia —
11 parco della. Palenzana —• Bandita dal tevere al mare — Proteste
delle popolazioni — Compensi — Altri tumulti — Provvedimenti
contro 1' autonomia comunale — Matrimoni comandati — Politica di
equilibrio — Preliminari doli' accordo con Francia — Il trattato di
Viterbo — Uffici carpiti — Prepotenze del Tesoriere -— Remozione
dei Priori e sospensione del bussolo — Cauzione richiesta agli Orsini —
Atto di concordia — Il Comune reintegrato nella sua autonomia.
Dopo essere stato privato della Romagna, e trovatosi in procinto di perdere lo stato, la tiara e la
vita, le sorti di Giulio II, rimasto alla discrezione
della fortuna, inaspettatamente mutarono; ed il papato
tornò ad essere il centro di gravità d'Italia e del mondo
politico. La battaglia di Ravenna fu per i coalizzati ai
danni del pontefice una vera vittoria di Pirro. Genova
e Milano in breve si sottraevano al dominio di Francia,
le Romagne tornavano a far parte dello stato della
Chiesa, che s'ingrandiva altresì con Modena, Reggio,
Parma e Piacenza, lui tentativo di ribellione all'autorità papale in Roma si risolveva in un atto di concordia
fra Colonna, Orsini ed altre potenti famiglie, allo scopo
di non turbare la quiete nel prossimo concilio, la cui
autorità era riconosciuta anche dall'imperatore Mas1
2
11 re di Francia, in nome del concilio di Pisa, proponeva di
assaltar Roma; ed il suo generale in capo De Fox, prima della battaglia di Ravenna (in cui cadde ucciso) arringava le truppe, promettendo loro il saccheggio dell'Urbe. Il Sanse verino, il più accanito dei
cardinali scismatici, iniziava effettivamente la marcia su Roma, coll'intenzione di deporre il Papa. Roberto Orsini, con altri Romani,
nell' aprile, da Pitigliauo si mosse con cattive intenzioni verso il
pontefice, ma, per mezzo di Giovati Giordano e Giulio della stessa
famiglia, si sottomise (SANUTO X I V 158 - T E D A . L T . I N I 230).
28 agosto LÓLL ( F I O R A V . V N T K Antiqui Roman. Pont, denarii p.
l(il) Il 17 di quel mese, profittando della malattia del Papa, che si
dava per morto, Pompeo Colonna, a capo dei malcontenti, arringava
il popolo in Campidoglio, incitandolo a rivendicare la libertà (UUK«ouovius IV p. 384 e seg.).
1
2
348
LIBKO VI
similiano. Giulio II era pervenuto all'apogeo della
potenza, per virtù della sua grande forza d ' a n i m o (da
qualcuno chiamata temerità) di fronte alla debolezza
dei suoi competitori; ma la vecchiaia e le malattie ne
avevano logorato il fisico. Quindi, mentre si disponeva
a venire per un' ultima volta nella nostra città, e pelle cattive condizioni di salute e per le gravi cure di
stato, non si mosse da R o m a . Non mancò però di
occuparsi della solita vertenza con Soriano, inviando
al riguardo due brevi (4 febbraio - 1 giugno 1512) coi
quali comminava severe pene, sino alla scomunica,
contro i perturbatori dei confini, in attesa della sentenza definitiva, che venne emessa il 15 dicembre.
Morì Giulio II nella notte fra il 20 e 21 febbraio 1513.
Uno dei cardinali, che aveva le maggiori probabilità di ascendere al pontificato, era il Mario, favorito
di Spagna, considerato quale lustro principale del sacro
collegio « per la sua ricchezza, per la magnificenza
della corte e per il lungo tempo ch'era stato in quella
dignità ». Lo innalzavano sugli scudi i giovani cardinali, che lo riguardavano quasi l'erede di Giulio li;
ma i vecchi porporati, che agognavano quasi tutti al
supremo seggio, gli erano contrari. 11 rivale preferito
3
4
5
6
7
8
L'accordo, coneluso iì 18 novembre, fu pubblicato il 25 novembre 1512 in S. M. del Popolo, dopo un'orazione di Egidio da
Viterbo (Leti, in I.ITZIO Feti. Gonzaga in Arch. Soc. iìom. St. P. I X
p. 540). Cf. l'ArfToit I I I p. (>18 il. 4. Nel dicembre il Papa fece unii
visita a Civitavecchia (mi IMIASSIS - ed. Dollinger - p. 415).
SANI!'ri> XII 483, X I I I 255, 270, X I V 8.
Ricordi Priori II p. 7(ì « - i: <. 11 » i doc. 69-70.
li' annotava il Notaio Napoleone di Ser Angelo, facendo grandi
elogi del defunto (sKJXOUF.i.l.i Egidio App. doc. LX). Ed ugualmente
i cronisti Perugini, dei quali A I . K A N I (p. 243; lo dice adorato come
santo. Diversamente lo giudicavano altri, T H D A L L I N I (p. 339) poneva
a suo carico l'aver fatto perire 100000 persone nelle guerre. 1 colossali divisamente ripetuti perfino nel vaniloquio dell'agonia, lo dovevano condurre « ad essere il signore od il maestro del giuoco del
mondo > (Trecisan 1. e. p. 34). Ad ogni modo fu più fortunato che
prudente, più animoso che forte, degno di somma rinomanza, se avesse
avuto tu ti' altra corona: in capo che la tiara (i>u L E V A I p. 147).
' (iiMOdlAitnisr I I I p. 31.3 - O I O V I O Vita ai Leone X 121 - S A N U T O
XVI (i, 15 -10, 19-20, 24, 30 - I-KTIÌUCCKU.i I 490 - P A S T O » IV P.
I pag. 12 e seg. Fin dal 1511, allorquando Giulio II cadde malato,
si parlava di sostituirgli il Riario (SA.\"I;TO X i l l 434,441, 449, 484Ijett. Albergali in I ' A S T O R p. 21 il. 2).
" Fra i più ostili ora il Caute/densi, candidato preferito di Massimiliano (Iiett. in l'KTITRCCKI.i.r I 484, 493).
Dai maldicenti lo si diceva inetto (ì.ett. in Ardi. Sior. Hai. VI
197 - ss A V U T O XVI 10). E u U N ' I O (1. C. p. 123) giunge a tacciarlo da
3
4
5
349
CAPITOLO V
era il Medici, giovane di anni, ma alquanto malandato
in salute, e che si sapeva molto amante della pace,
ciò che valse, sopra ogni altra considerazione, ad eleggerlo. Lo stesso Ricino, perduta ogni speranza di riuscita, finì col raccomandarlo agli amici, ricevendo in
compenso altri e maggiori benefizi, quanti non avrebbe
mai potuto desiderare, benché gli apologisti del Medici
escludano ogni ombra di simonia, attribuendo le sue
elargizioni ai sentimenti di magnanimità e generosità
del nuovo eletto; ed incarichi di fiducia, che dimostrano in quale considerazione si aveva colui ch'era
« il primo cardinale ».
Con Leone X il fasto della corte pontificia sali al
più eccelso grado, poiché, dedito ai piaceri mondani
ed ai passatempi intellettuali e schivo dì ogni fastidio,
intese egli, sopra tutto, a godersi il papato. Lo si disse
perciò più somigliante all' imperatore Augusto, che all'apostolo Pietro; e gli umanisti salutavano un nuovo
secolo d'oro da succedere a quello di ferro. Della
sua liberalità fin dall'inizio del suo pontificato sì ebbe
prove anche la nostra città. Accogliendo le richieste
9
10
11
12
13
Cf.
p. 6 - 7 - I'ASTOU 1. c.
E C I D I O D À V I T E R B O ffist. cit. f. 3 5 8 « Lettere in
SHÌNORKU,!
Il card. Egidio App. doe. X L V I - XJJVII - THD.U/ÉIXT p. 88!). In
Perugia il corriere, che vi recò 1' aniiuuzio dell' elezione, si presentò
agitando palme d'olivo (AXFANI p. 265). Cf. P A S T O U p. 18-19.
Fu notato il giorno precedente 1' elezione (11 marzo) ini colloquio fra loro, dal quale si arguiva che sarebbe risultata la nomina
di uno di essi (Relazione in Arch. Catt. - G I O V I O p. 123 - S A N U T O
XVI 83 - ì-BTRUCCULLi I 493-94).
Annotarono 1' elezione i Notai Viterbesi Clemente Sani, Napoleone
di Ser Angelo, Giovanni Bonsoni e Domenico Tondi, senza commenti.
I.KON'IS X Reqestum
- ed Hergenrother - U. 16, 18, 323, 360,
1 8 2 2 e c c . - EUBEL 1 Ì I p . 3 - 4 .
[ja conferma del camerlengato era compresa liei capitoli votati
iu conclave (SANIJTO XYI 84 e sog). Cf. V E T T O R I Sotnm. p. 297 o u i o c i A R i n N i I I I 147. Avrebbe egli detto: Prendete
la tiara, fate
come se foste tutti papi, accordatevi fra voi e pigliate quanto volete
([>K C H A S S I S ed altri in I W S T O R 1. c. p. 23).
Lo chiamò a decidere la vertenza col duca di Ferrara, ed a
presiedere la riunione de' Vescovi per studiare la riforma della
Chiesa (SANUTO XVI 147, 153 - T K I . A I . U N I 338, 340, 342 - I I E F U L E HEU<iENit(")TUKit V i l i p. 565-566).
Avrebbe egli detto: Volo ut pontiflcatu isto quam maxime perfruamnr (Relazioni in A I . H E R I H I 51 e 64 - SAN u r o X X I V 90 d o v r ò 1. c. p. 141-42). i-ASTOR (1. c. p. 334-335) le ritiene ciarle di
anticamera, pure ammettendo che quelle sue frasi corrispondessero
all'indole ed alle intenzioni sue. Lìf. MA.MIA.NI Del papato nei tre
illetterato!
N I T T I Leone
p . 1 5 - 1 6 e ctoc. 4 .
8
10
11
12
1:1
ultimi secoli p . 4 6 .
X e la sua politica
350
LIBKO VI
fattegli dagli oratori inviati a rallegrarsi dell' elezione
e ad assistere al solenne possesso in Laterano(ll aprile)
avvenuto con una magnificenza non mai più veduta,
confermava per prima cosa gli statuti e privilegi di
che Viterbo godeva, e specialmente quello d'impiegare
il provento del danno dato e dei malefici nella fabbrica del palazzo del governatore tuttora in stato di
costruzione, condonando altresì allo stesso scopo, non
che per la riparazione delle civiche mura, la terza parte
del sussidio.
Nel giugno 1513 il mastro di casa di Leone X av
visava i Priori di preparare gli alloggi per la corte
pontifìcia, desiderando il papa visitare Viterbo nell'autunno. Se non che agli ultimi di luglio la nostra
città, ove sembrava che Giulio II, con la sua fermezza
e col suo tatto, senza eccessi punitivi, avesse spento
ogni spirito sedizioso, fu travolta, ad un tratto, in uno
dei soliti periodi di contese partigiane, che non valse
a raffrenare nemmeno la calda eloquenza di Fra Egidio,
che qua si trovava. Alcuni sconsigliati, non si sa per
quale scopo preciso, ma forse per una dimostrazione
di forza, o meglio di prepotenza, occupavano a mano
armata la porta di S. Sisto, pretendendo di averne essi
la custodia, rifiutando di consegnarla alle guardie del
Vicelegato, contro cui minacciavano la morte, se avesse
14
15
16
17
» Brevi 12 aprile 1513 (Marg. I p. 202 - ns/,l I V p. 445). E
poiché in seguito il commissario della fabbrica della rocca di Montefiascone, per la quale Leone X si era rivolto ad Antonio da Sangallo
(Reg. (il. il. 2778J, aveva a quella applicato le pene dei malefici,
revocava con altro breve (21 dicembre 1514) l'ordine da lui impartito
(l'erg. 8 3 4 Coni). C f . Ricordi Priori I I p 9 4 .
Lett. 30 aprile 1513 del Card. Camerlengo (l'erg. 830 Coni.), e
breve papale 20 giugno (lieg. cit. u. 3258). Con nitro 3 dicembre confermava 1' ufficio del danno dato (Perg. 832 Coni.).
Anche Acquapendente e Soriano, oltre la conferma dei privilegi,
ottennero 1' abbono della terza parte del sussidio da impiegarsi nella
riparazione delle mura civiche ( C O S T A N T I N I doc. 68-69 - K<ÌIDI doc. 71).
E Tuscania si ebbe lo sgravio della gabella del sale ( C A M P A N A R I I
p. 254).
w Ilicordi Priori
I I p. 80 - Lett. Lipomano iu SANirro XVI, 385.
Anche nel gennaio del 1514 era progettata una visita (Ivi X V I I , 455).
Dal 19 luglio al 4 agosto (lieg. di S. Monica F f. I f. 12J. Alle
riflessioni del L'INSJI (IV p 414), che scrive una bella pagina riassuntiva dei motivi di quella recrudescenza faziosa, giova aggiungere
quanto notavano i Priori del Comune liei Ricordi del 1512 (II p. 69 ):
15
17
1
Tutte le cose della comunità sono male et malissimo disposte perchè di
quelle se n' è havuto et. assene poca cura et ognuno pon pede et possa
a ben magnare et meglio bere.
351
CAPITOLO V
in ciò insistito. Leone X inviava immediatamente a
commissario il fiorentino Giovanni Degli Albizzi, col
mandato di procedere rigorosamente contro i colpevoli,
servendosi della tortura, qual mezzo di prova, ed applicando, all' occasione, anche la pena capitale.
Nello stesso tempo s'intimavano i cittadini a non
suscitare altri tumulti e diffidavansi i castelli, le comunità e terre del Patrimonio a non prestare aiuto ai
ribelli Viterbesi, sotto pena della scomunica e confisca
dei beni. In siffatto modo il novello pontefice non
dava davvero prova del mite animo, di cui lo si diceva
dotato, e le sue azioni, piuttosto che quelle dell'agnello,
a cui erasi paragonato, corrispondevano alla fierezza
del nome assunto. E la sorte dei deboli, che per non
apparir troppo remissivi, in taluni momenti eccedono
nella repressione.
I Priori accolsero il Commissario con la debita
riverenza, protestandosi pronti a sottomettersi alla volontà del Pontefice. Mercè il rigore, col quale si agì
contro gli autori della ribellione, la quiete fu rista18
19
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23
Breve 2 agosto 1513
11. 3919 I
Breve 15 agosto 1513
I p. 201' I V p. 447;.
Brevi sotto la stessa data
I p. 202; presentati il 28
XXV11I f. 170) - pinzi IV, 447 e seg.
». (Lett. cit. da
I V p. 462). 'f
lp. 339)
scriveva:
Tuttavia GlJieciA.lU>tNl, che
aveva ugualmente salutato con tanto entusiasmo quella scelta « per
la virtù e bontà» (Opere Inedite VI p. 195), posteriormente (Storia
d'Italia IV p. 56) notava che si rivelò meno buono di quel che si
giudicava. Per spiegare la condotta di Leone X, ora troppo indulgente, ora troppo severo, si è di recente affermato che in lui albergavano due anime, ( P A S T O R IV p. 399). La maggior parte degli
uomini, con questa teoria, sarebbero giustificati del male che fanno,
negandosi il libero arbitrio.
22 Riforme
cit. f . 1 7 0 - 1 7 1 .
Risulta da alcuni atti di rivendicazione di beni che almeno
due Viterbesi furono impiccati (Prof. V Nap. Ser Angeli p. 166 - I
Aut. M. De Antiquis 35). Gabriele Verreschi fu rilegato in Castel
S. Angelo (Atto di cauzione 20 dicembre 1514 - Prot. I Giov. Maro sai
p. 515).
Si aggiunga che il Vicelegato Mattia Ugonio Vescovo di Famagosta,
oltre che pretendere la precedenza sui Priori nelle pubbliche cerimonie, contro la consuetudine (Ricordi Priori II, 87J, giunse a schiaffeggiare uno di essi, che aveva perorato la causa di un concittadino
accusato di un de'itto (Riforme X X X f. 9 ' ) . 11 violento governatore,
di cui insistentemente si chiedeva la remozione, non fu richiamato
che nel 1515 (ivi f. 60).
18
(Reg. - ed HergenrStlier Marg.
p . 2 0 1 ' ) . C f . lieg. di ti. Monica cit. f . 1 3 .
Ia
(Marg.
PINZI
20
(Marg.
(Riforme
21 « Questo papa sarà dolce come un agnello anziché fiero come un
leone
«UK«OUOVÌIÌS
KDAXLINI
Per la boutade sua fu fatto.
2:i
352
LIBKO VI
bilita in città, ciò che fu ritenuto però non un effetto
della politica papale, ma una « grazia divina ». Leone
X, stizzito, mantenne il broncio ai Viterbesi, astenendosi dal visitare la nostra città nella gita che fece nel
gennaio 1514 nel Patrimonio, giungendo per Bracciano
e Capranica sino a Vetralla,di là deviando a Toscanella
e Canino, e tornando in Roma per Corneto e Civitavecchia.
Quella mancata visita fece sui viterbesi più effetto
che qualsiasi provvedimento repressivo. Non è a dirsi
quanto il magistrato comunale brigasse, a mezzo di
autorevoli personaggi, fra cui il Card. Rinvio e frate
Egidio, perchè la nostra città non fosse oltre privata
della presenza del Pontelice. Ed infatti nel settembre
di quell' anno Leone X si decise a qua recarsi. Non
appena avuto il tanto atteso annuncio, il consiglio
comunale deliberava di non risparmiare spese per
riceverlo degnamente ed offrirgli altresì un ricco donativo, " tosto ricambiato dal munifico Pontefice col
fornire a ciascuno dei Priori il mantello di seta e col
rifare, a sue spese, i gonfaloni dei quattro rioni sui
quali lacoltizzò di associare l'arme Medicea a quella
del Comune.
Partito il primo ottobre da Roma, per Nepi, Civitacastellana e Ronciglione, giunse il Papa il 5 nella
nostra città ove si trattenne sino al 13, fatto segno a
festosa e cordiale accoglienza, perchè i Viterbesi, al
dire di un contemporaneo, « erano gente piacevole et
24
25
2
27
28
24
Riforme cit. f . 9 .
Hegesta Leonis
X - ed. cit - 6296 a 6348 -, Brevi in Marg. (I,
201-202) del 16-20 da Toscanella - maino lì pist. Familiares "VI
li 33 -87. Furono inviati di qua oratori alla capanna bruciata (ora
Gapannaccie) a riverirlo ed a pregarlo che visitasse anche la nostra
città (Ricordi Priori lì, 84 j. Cf. su quella gita «NOLI I>. l.e cacce
di Leone X in Nuova Antologia S. Ili Voi. XLIII - 1893 - p. 617,
25
1
6 2 3 - 6 2 4
-
P.VSTOU
I V
™ Riforme X X X
27 Ricordi
Priori
p.
385.
f. 3 1 « - 3 2 «.
II p. 92, 95. Dal Connine si dierono i calzari
coi colori Medicei a 100 giovani (Riforme cit. I. 32).
211 Reg. cit. il. 12105 - 12339; menno Leonis X
epistolae X u. I Familiares VI ep. 43 - 44 - s.vxirro X I X 109,124, 129. S A C C H I < Ricordi
f 35) segna il 6 e con lui BUSSI, 294. Tace affatto il PINZI. Prosegui
per Montefiascone, Capodimonte, Toscanella, Corneto, Civitavecchia
(Reg. cit. n. 12240 - 12283) Cf. « N O L I 1. c. p. 624.
353
CAPITOLO V
ottima con ogni altro che con sè s t e s s i » . E non
mancò di tornarvi gli anni successivi, non appena le
pioggie temperassero i calori estivi, fermandosi nelle
terme a fare qualche bagno, ed alternando la cura
delle acque salutari con cavalcate attraverso i campi
ed i boschi, secondo le prescrizioni dei m e d i c i . Proseguiva poi per i paesi della maremma, ove sovente
si recava anche d'inverno a fare qualche cacciata,
poiché è noto che Leone X, non ostante quel che ne
dicano gli apologisti, fosse più devoto a Diana che a
Minerva.31 Nè pioggia, nè vento, nè freddo, nè preoccupazione di affari politici, ai quali anzi si sottraeva
spesso e volentieri, riuscirono a trattenerlo da tale
passatempo, eh' era per lui una vera passione ed a cui
dava le misure « di un' epopea ». Il cardinal Riario,
secondato dal nepote anch'egli amante della caccia,
che gli giovava per sminuire un po' la polisarcia da
cui era afflitto, aveva fatto recingere di mura in
Bagnaia una larga estensione di terreno, raccogliendovi
molta selvaggina. A quel parco, in occasione delle
cacce papali, si aggiungeva tutto il tenimento della Palenzana, circondandolo di palizzate e tele, lasciandovi
vagare branchi di cervi, i quali, rincorsi dai cani ed
acchiappati, erano da Leone stesso trafitti con uno
spiedo (anche questo non certo indice di animo mite
e gentile!). Ugualmente si era fatta riserva per l'uccellagione dell'Isola Bisentina nel lago di Bolsena,
mentre in Corneto, Montalto e Toscanella si formarono
29
30
32
33
Lett. Negri in R I I S O B L L I - ed. 1573 - Lettere di Principi I p. 88.
uiovio Vita di Leone X p. 144 - HHMBO Leonina Ep. X u. 1.
« N O L I (Secolo di Leone X ? in Iti ni sta d'Italia
1 p. 74 e seg.J
viene alla conclusione che il punto sommo delle arti e scienze era
già sorpassato e che dal pontificato di qnel papa ebbe principio
invece il primo cader delle foglie. Ed il SIASI (Gli storici e la storia
di Leone X in Nuovi studi e ristretti I p. 138 e seg.) nota che, qnal
figlio della fortumi, il Medici raccolse quel che altri aveva seminato.
Ciò è vero in parte; ma non si può negare il sentimento artistico di
Leone X ed il suo mecenatismo, benché questo si estendesse ai più
infimi poetastri ed ai buffoni, che rallegravano la sua vita alquanto
frivola. In ogni modo per lui la caccia era una vera passione, per
la quale poneva in non cale ogni altra cura.
Nella divisione coi fratelli si riservò cani e sparvieri ( P A S O L I N I
doc. 1361).
Istromenti di acquisto e di appalto in Prof. IV Fr. M. Tiqnosini
p. 142, 147 K, 151 e Prof. VI Dom. Tondi p. 7 ' e 53. Cf. P I N Z I ' Ospizi
p. 271.
29
:i(
31
32
3:1
23
354
LIBKO VI
vaste bandite boschive, ove abbondavano capri e cinghiali.
Ciò però non bastava a soddisfare l'insaziabile
passione venatoria di papa Medici, il quale emanò da
Viterbo un decreto con cui vietava ai privati di esercitare qualunque genere di caccia, tranne quella degli
augellini con le panie e la civetta, dalla Malliana, suo
preferito luogo di piacere nell' inverno, sino al tevere
ed al mare, lungo tutta la regione attraversata dalla
via Cassia, e cioè fino al confine della Toscana. Tale
draconiana disposizione sollevò in Viterbo le proteste
degli appaltatori della gabella, che chiedevano uno
sgravio per il mancato provento della selvaggina. Gli
abitanti di Bagnaia, a loro volta, i quali vedevano
diminuito l'uso del pascolo, che godevano ab antiquo
su lutto il territorio, si fecero a richiedere compensi,
sicché il vescovo fu costretto a ridurre le multe per il'
pascolo abusivo nelle bandite della Palenzana, in modo
da corrispondere quasi ad una fida, ciò che il Pontefice
sanzionava con bolla 2 maggio 1514. Ma, non contenti di tale concessione, quei terrazzani brigarono per
14
38
36
37
« N O L I (Le cacce 1. c. p. 629 e seg.J che si valse di un trattato
di Domenico hoccamasgo, capocaccia pontificio, edito nel 1548 (Ivi
p. 438 e seg.). Ne trattarono anche M O L O S S O T R A N Q U I L L O l'alietum
seu descriptio venationis quam Alex. Farnesius in snis siivis Leoni X
paravit in A N D R E S Anecdota graecaet latina I - Napoli 1816 - l ' O S T U M i o
S I L V E S T R I in R o s e o K V i l i 189 e seg., 208 e seg. - ed un Poeta
Perugino ili B U I , L U C C I Manoscr. del cornane di Perugia 127 e seg.
Uno di coloro, che accompagnavano immancabilmente il Papa
nelle cacce, era il Card. Marco (Somaro Legato del Patrimonio (dal
21 gennaio 1514 - Reg. cit. n. 9868 - K U B H L 111 p. 7), anch'egli appassionato in tale genere di divertimento ( S A N U T O XXIV, 94 - Relazione in ALBICHI S. Ili, V. III, 94).
Anche il Card. Egidio, che trovava quell'esercizio salutare, citando al riguardo i Patriarchi e Socrate (Leti, a tì B. Almadiani ili
S K Ì N O R K L L I Egidio App. I doc. XXIX; segui qualche cacciata (Postnmio
i n GNOLI 1. c . p . 6 4 3 ) .
' 7 ottobre 1514 ( B E M B O Leonis X Ep. L. X n. 1). Ed ai contravventori si applicavano severe pene. Un tale In catturato e multato
in 50 scudi (Prot. I Pietro Coretini Seniore p. 15). Non era però la
prima volta che s'intimava simile divieto. Anche nel 1507 lo fu
d'ordine di Giulio II (Riforme XXV11I f. 106). Al contrario con
breve 28 gennaio 1518 Leone X derogava al divieto a favore di
Acquapendente, concedendo che si potesse colà cacciare un mese
avanti Natale e per un altro innanzi le Ceneri, oltre il fiume Paglia
verso Siena « prò tollendo odo juuentutis » ( C O S T A N T I N I On. cit. doc.
LXX1II).
™ Riforme X X X f . 4 2 '
37 Arch. Coni. Sex. Bagnaia
Perg. 28-29 Gen. 4135-36.
34
: 5
355
CAPITOLO V
avere a palli oltremodo vantaggiosi la locazione di tutto
il tenimento episcopale, " contratto che Ottaviano impugnò per lesione, dicendolo stipulato sotto la coazione
dello zio Cardinale, in pregiudizio dei diritti del vescovato. Era questa una parte accordata o fu un primo
atto di emancipazione del buon uomo dallo stato di
quasi tutela in cui era ancora tenuto? Ad ogni modo
Ottaviano cercò una ricompensa al minor profìtto che
ricavava in Bagnaia col farsi assegnare il lucroso Primiceriato Toscanese ed altri benefici.
Più volte nel 1515 i Viterbesi trascesero a gravi
tumulti durante i quali si ebbero morti e feriti. Nell'aprile venne perciò inviato espressamente dal Papa
Fra Egidio, che impiegò quasi due giorni a pacificare
i litiganti, furenti di odio ed anelanti alla vendetta.
Nell'agosto si era daccapo e si affidò una missione di
pace a speciale commissario, il quale, per fortuna, agì
con prudenza e perizia, tanto che gli fu elargito un
dono. Profittando poi della solita gita venatoria, Leone
X volle con la propria autorità porre un freno a quei
litigi. Considerando pertanto che la cupidigia degli
amministratori e la malversazione del denaro pubblico
erano l'origine di ogni male, credè bene dare 1'esazione dei proventi del Comune ad un tesoriere estraneo,
il quale dovesse renderne conto direttamente al Legato
od a chi per esso; e riservare allo stesso Legato la
3
:|<J
40
41
42
43
44
14 maggio 1514 (l'rot. IV Fr. M. Tiqnosini p. 176;.
3» 26 agosto 1514 (Prot. cit. p. 191 « ;. '
1515 (EUBUI. Ili p. 375 - T U mozzi N. S. p. 55). Nel 1519 resignò
il Primiceriato a favore del suo vicario De Planis (Prot. V not. cit
p. 185).
41 Reg. di S. Monica Dd 12 f. 41 - Ff I f. 24' - NOIU.S 1. C. 811
42 Riforme
cit. f. 72-73, 79. Era tale Antonio De Maggi.
Si parlava della gita fino dai primi di settembre ( S A N L ' T O
XXI, 37). Uu breve papale del 21, seguito da una lettera del Legato,
l'annunziava ufficialmente (Riforme cit. f. 76;. Partito da Roma il
primo ottobre (EiniKr, III p. 13 n. 3 - D E « R A S S I S Diario di Leone X
ed. Delicati Armellini p. 25) giunse qua il 4 (Ricordi Sacchi - B U S S I
p. 397). Si hanno lettere dell' oratore veneto dal 7 al 13 in S A N U T O
XXI 224 - 225, 231, 241, 343, 375. Cf. o m i 1. c. p. 624.
Uu Priore lasciava scritto, non si sa se con maggiore ingenuità
od impudenza, nei Ricordi (Il p. 103'): Perchè tra noi è stata poca
:!S
4,1
43
44
concordia et spesso havemo gridato insieme et per questo havemo spedito
poche faccende del Comune. Vi preghiamo non ci voliate far vergogna
et actendere, secondo il consueto, a magnar con la bocca et colle mani,
facendo a gara come chi potrà et saprà.
356
LIBKO VI
facoltà di formare il bussolo biennale e di sospendere
altresì l'immissione in possesso del magistrato comunale quante volte la sortizione fosse caduta su persone
che non lo affidassero. In tal modo, sotto pretesto
di rimuovere qualsiasi sopraffazione o frode, si sopprimeva l'antico privilegio fino allora goduto dai Viterbesi di scegliere liberamente gli amministratori della
cosa pubblica, arrecando un grave colpo all' autonomia
comunale. A garantire poi meglio la pace fra cittadini
si ricorse al solito espediente dei matrimoni comandati
fra giovani delle principali famiglie rivali. La bolla
pontificia, che ciò ordinava, pubblicata con grande
solennità, fu anche notificata a Pompeo Colonna, protettore della fazione gattesca ed ai rappresentanti delle
città e signori dei vicini castelli.
Di altro e molto più generale e significativo atto
di pacificazione furono da Leone X gettate le basi nella
sua permanenza in Viterbo. Fedele al programma di
godersi in pace il pontificato, aveva egli creduto con
la sua politica d'equilibrio fra Spagna e Francia di
poter impedire che 1'una o 1'altra acquistasse in Italia
preponderanza, cercando di trar profitto da entrambe,
da vero « mercante fiorentino »; ma, oltre che rendersi
inviso ad ambidue i monarchi, eh' erano a capo di quelle
grandi potenze, finì col trovarsi in balìa del primo, che
ponesse le mani adunche sullo stato della Chiesa. La
45
46
47
48
« Bolla 16 ottobre (Biforme XXVIII f. 171 e seg. - Èarg. 1
p. 206 - P I N Z I IV p. 45!? e seg.J.
La nomina del tesoriere, in persona del castellano della rocca
Giov. Antonio Odazio, fu fatta il 23 dal Legato e confermata con
breve del di successivo da Corneto (informe X X X f. 80-81).
Quanto al bussolo lo si era fatto < secundum conxnetudinem reipttbblicae Viterbiensis » alla fine maggio; ma fu rinnovato « instai SS.
Domini Nostri per D. Legatimi » (Riforme cit. f . 6 2 ' , 6 9 « , 8 8 e s e g ) .
Bolla s. c. Anche nelle Riforme (f. 79) al 27 ottobre si fa cenno
della concordia celebrata in S. Francesco.
41 Riforme
X X V I I I f. 181 e seg. Il Colonna dimorava in casa
Gatti. Fra le città intimate erano Soriano e Vetralla con le quali si
era finalmente aggiustata ogni divergenza (Riforme X X X f. 137 - 140 K G I N I doc.
77).
MACCH1A.VELU (Leti. Familiari 24 e 37J, polemizzando con
Francesco Vettori, che sosteneva essere ufficio del Papa « non s'intricare in guerre, ma mettersi di mezzo e comporre e sedare quelle
nate fra i principi » si dichiarava favorevole all' alleanza con Francia,
la più logica, data la situazione delle cose, osservando che lo star
neutrale non è utile ad alcuno, poiché viene in odio a chi perde e
1
48
CAPITOLO
357
V
vittoria di Marignano (14 settembre 1515) per la quale
Francesco I, coadiuvato da capitani e soldati italiani,
diveniva padrone della Lombardia e sembrava dovesse
estendere il suo dominio a tutta Italia, costrinse
Leone X a mutar politica, facendo buon viso al trionfatore, istigato a ciò da Giuliano e Lorenzo Medici, i
quali temevano da un momento all' altro di esser
cacciati da Firenze e di perdere quanto avevano ottenuto dal papa.
I preliminari dell'accordo con Francia, avvenuto
fin dal 20 settembre, furono firmati, a malincuore, dal
Papa in Viterbo il 13 ottobre. Francesco I si obbligava a difendere, oltre lo stato della Chiesa, quello
di Firenze; ed in corrispettivo Leone X gli ricono49
50
51
in dispregio a chi vince. Ma non si trattava di vera neutralità, bensì
di una politica equivoca, essendo abitudine di Leone X di non concluder mai lega con alcuno senza trattar contemporaneamente col1'avversario dell'alleato (SOIUA.NO in A L I Ì B K I S. II Voi. III p. 290).
Ed infatti, dopo essersi obbligato con Massimiliano, Ferdinando d' Aragona, il duca di Milano, e gli Svizzeri a combattere Francia e Venezia
(3 febbraio 1515 - Montini. Asburgica p. 544 e seg.), tirava per le lunghe
la ratifica del trattato col pretesto che non si era stipulato in Roma
e non lo si considerava capo della lega, ma in effetto per negoziare
patti migliori con Francia Questa però molto prometteva, senza nulla
in realtà concedere, sicché finalmente i l Pontefice il 17 luglio ratificava la lega CLett di Principi I p. 13 - Documenti riguardanti Giuliano De Medici e il pontificato di Leone X i n Arch. Stor. Ital. App.
II p. 300 e seg.) Cf D B LEVA. I p. 203 e seg. Dei moderni storici
P A S T O it (IV P. I p. 340) nota la doppiezza e la falsità di Leone X,
che il O f A X (in Archivio Veneto X X X p. 360) chiama « lubrica anguilla ».
La battaglia definita « lotta di giganti » fu accanita ed alla
vittoria de' Francesi ebbero gran parte gl' Italiani sotto il comando
del Triiulsio e di Bartolomeo d' Alviano, per merito dei quali furono
rotti per la prima volta gli Svizzeri, sovvenzionati dal Papa, ritenuti
fino allora invincibili (SANUTO X X 449, 470 XXI 52 e seg. - 115,
123, 135 - CÌIOVIO p. 313 e seg. - G U I C C I A R D I N I III 246- v.K.ON.I Vita
di liart d' Alviano p. 126-127, doc. 192, 241).
Corse voce, mentre il Papa era in Viterbo, che Francesco I
sarebbe venuto in Roma male intenzionato (I>B C H A S S I S in I I A Y N A L D I ,
XII, 105 - S A N U T O XX 307, 329). La vittoria del re di Francia destava
preoccupazione nelle altre potenze d'Europa. L'ambasciatore inglese
di Roma scriveva: Se non si inette riparo, noi vedremo risorgere un
altro Carlo Magno (State Papers V p. 39).
50 Giuliano, fratello di Leone, fatto capitano generale della chiesa
(10 gennaio 1515) ed investito del possesso di Modena, di cui, con
Panna, Piacenza e Reggio lo si voleva far duca, recandosi in Roma
con la moglie Filiberto di Savoia, transitò per Viterbo ( S A N U T O XX
101 -103, 355, 362-63, 383, 400-401, 411); e nell'agosto vi passava il
cardinal Giulio, diretto in Bologna, di cui era stato nominato legato
(Riforme X X X f . 7 2 ) .
51 Arch. Stor. Ital. XXVI p. 400 - D U M O N T IV, I, 214.
s
48
358
LIBKO VI
sceva il possesso di Milano e gli concedeva inoltre
Parma e Piacenza. Per la ratifica del trattato, da
Corneto, ov'erasi recato, il Papa inviava una circolare
ai cardinali, invitandoli a trovarsi il trenta ottobre in
Viterbo, ove convenne altresì, accolto con tutti gli
onori, Bonnivet, l'astuto manipolatore di quelle trattative, in rappresentanza di Francesco I, a cui aveva
invano rivolto l'invito di recarsi nella nostra città.
Espletate le funzioni religiose d'Ognissanti e della
commemorazione dei defunti nel tempio di S. Francesco, divenuto per l'occasione cappella papale, Leone X
convocò per il cinque novembre il solenne concistoro
nella rocca, in cui fu confermato quello che prese il
52
63
54
fu Bologna furono tali patti alquanto modificati, o, per lo
meno, vi si trattò di possibili eventuali modifiche (Lett. Costabili in
B A X A X R. Boschetti I p. 94-95, (toc. XXVI). P A S T O P (1. c. p. 90-91)
stante il segreto mantenuto, ritiene impossibile stabilire ciò che vi fu
trattato e concluso. L'unico eh' era a cognizione di quei colloqui,
sarebbe stato il Card. Riario, sub sigillo confessionis (Lettera dell'Arcidiacono di Sabbie ne fa al duca di Mantova in l.irzio Isabella
d'Este e Leone X i n Ardi. Slor. Hai. y . V . T 4 0 p . 3 0 ) . M a
non pare che Francesco 1 rimanesse troppo soddisfatto del Papa,
tacciandolo di agire in mala fede, come « un mercante fiorentino »
( ivi p. 77 - 78 ). Vi fu certamente deciso di togliere Urbino a
Francesco Della Rovere, che fu privato altresì della prefettura di
Roma, per dare 1' uno e 1' altra (18 agosto 1516) a Lorenzo, nepote
del Papa rimasto unico nella predilezione di lui, dopo la morte di
Giuliano (17 marzo 1516), che prometteva di essere un altro Cesare
lìorgia. di quello, se meno astuto e valente nelle imprese guerresche,
più ambizioso, poiché agognava al dominio di tutta Italia (Relazione
Giorgi in A I . B K U I S. II Voi. Ili 51-52 - H A X A N I. c. doc. XXXIl).
II Riario cercò di far desistere il Papa da quel proposito e n'ebbe
promessa che del ducato sarebbe stato investito il figlio del Della
Rovere, Guidobaldo; ma ogni sua azione, se riuscì a procrastinare i
provvedimenti contro il Duca, non giunse ad impedire la catastrofe,
da cui prevedeva originasse c qualche mina a la Chiesa» fi.uzto
I. c. p. 36, 38). Ne segui infatti una lunga guerra, che non tornò
certo ad onore di Leone X. < Vergognosa, mina delle finanze, peggior mina della dignità pontificia » la disse «uuooito vn:s (IV 491).
Anche P A S T O R (IV. I, 96) dice repugnaute ed odiosa la di lui condotta; e lo stesso A U W N (li, 190), grande difensore di quel Papa, la
qualificava troppo rigorosa.
21 ottobre (BKHBO IJ. XI ep. 9 - Breve in P A B I Ì O N T O Vita
Leonis X p. 93 - itoscorc doc. 127). Del 22 e 23 si hanno brevi dallo
stesso luogo (Riforme XXX f. 81 - Arch di Perugia in P A S T O I Ì p. 83).
il 19 si trovava in Toseanella (BKMUO ep. 8) ove era di ritorno il 24
( S A N U T O XXI 273 - Lett. Ardinghelli del 29 in Arch. Slor. /tal. XIX
p. 253).
54 I>K DIIASSRS ed. cit. p. 26 - P A S T O R IV doc XIV. Prese alloggio
all' ospizio della Corona. Ed anche il viceré di Napoli qua venne ad
ossequiare il Papa S
( AN UTO XXI 271, 273).
52
53
CAmOLO
359
V
nome di « trattato di Viterbo », e fu deliberato che
il Papa si recasse a ricevere Francesco*! in Bologna,
non ostante l'opposizione di molti cardinali che ritenevano ciò indecoroso. Il dieci dello stesso mese la
corte pontifìcia lasciò Viterbo alla volta di quella
città. Al cardinale Riario, che colà l'accompagnò,
qual cardinal decano, toccò l'onore di dare il benvenuto al re di Francia, ciò che fece * con linguaggio
aperto, chiaro e semplice ».
La dimora di Leone X nella nostra città valse alquanto a mitigare il contegno troppo severo fino allora usato, riconoscendo perfino che alcune nomine di
particolari ad uffici del Comune gli erano state carpite
in buona fede da persone interessate. Nel ritorno da
Bologna, scriveva poi ai Viterbesi raccomandando loro
d' interporsi nella controversia fra Giovali Giordano
Orsini e gli eredi di Bartolomeo
d'Alviano; e li sollecitava altresì a prestargli valido concorso per difendere
le coste dei tirreno minacciate da pirati. Siffatte prove
di fiducia da parte del Pontefice indicano che egli
riteneva la città nostra ornai pacata, tranquilla e som65
66
57
58
69
60
1. C. - BUSSI p. 297-298 - L'ASTOR doc. XV.
l. c. - TKDAM.rN'i p. 359. Da lettere del lincellai
(31 ottobre - 3 novembre) si rileva l'indecisione sul luogo ove il
Papa era diretto e sulla data della partenza (BOSSI App. al Voi. VII
di ROSCOIC p 174 -70). Il Papa avrebbe preferito Firenze. Il 9 era
nominato il Card, di Volterra legato in Boma (SANUTO XXI, 383); e
del 10 è un breve da Moutefiascone col quale si esentava Domenico
Cordelli e famiglia dalle gabelle, per servizi resigli, quand'era cardinale (Memoriali 1 n. 38 in Ardi. Coni. - BUSSI U. 1. p. 237).
nosco K doc. 130.
Lett. 19 uovembie del Legato da Cortona (Riforme X X X f. 85).
11 gennaio 1510 da Firenze (HKMBO XI. ep. 20). Il D'Alviano
era morto il 17 ottobre 1515 (SANUTO XXI, 197) lasciando la vedova
Panlasilea Buglioni ed i figli quasi nella miseria, se non avesse provveduto la Signorìa Veneta, al cui servizio quel capitano era stato
molti anni (ROMANIN V p 308).
Da Roma (BEMBO VII ep. 8 ) . Fu scritto al riguardo anche al
V: Legato ed ai Comuni di Corneto, Moutefiascone e Tnscania (ivi
e p . 9 - 1 0 - CAMPANARI, doc. 8 8 ) .
Alcune fuste di turchi entrarono nel porto di Civitavecchia, dirigendosi poi sn Corneto (SANUTO X X I I 183-184 - <; i; ci. rie r. MOTTI I
p. 145 - 147).
Il Papa tornò in Boma il 5 febbraio. Se ne annunziò il passaggio
per Viterbo (Riforme XXX f. 102J; ma non si sa se ed in qual giorno
ciò avvenne. Il Mario lo aveva preceduto (LANUUCCI p. 801). Il primo
gennaio cantò la inessa in S. Heparata di Firenze (DE ORASSIS - ed,
cit. - p. 29).
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MK CHASSIS
i)K CHASSIS
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LIBRO Vi
messa ai suoi voleri. Se non che un'incidente occorso
nella stale def 1516 mostrò come sotto le ceneri covasse
tuttora il fuoco mai spento della ribellione.
Fu questa volta a darvi motivo un decreto del
tesoriere del Patrimonio Leonardo Iìartolini fiorentino,
col quale si contestava al Comune il diritto di devolvere i terratici a favore del Monte di Pietà, com'era
consuetudine. Correva un anno di carestia, ed il
popolo, mal soffrendo che venisse sottratta al consumo
quella quantità di frumento, tumultuava contro i Priori
in carica, i quali ebbero la cattiva idea di sostenere a
spada tratta le loro ragioni. Il cardinal Legato, qua
recatosi, ritenne opportuno, per ovviare al dissenso
manifestatosi fra i cittadini, di rimuovere dall'ufficio
i Priori e tutti gli altri ufficiali del Comune e sospendere altresì l'estrazione dal bussolo, affidando l'amministrazione della cosa pubblica ad un triumvirato."
Tali provvedimenti furono sanzionati, con breve 10
settembre, dal Papa," il quale venne, qualche giorno
dopo, in Viterbo; e per quanto distratto dai divertimenti da lui preferiti, non trascurò di occuparsi della
composizione delle discordie cittadine. Edotto però dai
precedenti, non si fidò delle promesse de' Viterbesi,
ma, perchè più non si rinnovasse la guerra civile, volle
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Fu nominato il 4 maggio (Riforme cit. f. 121 ).
cit. f . 1 2 4 - Ricordi Priori I I f . 1 1 1 .
È alquanto fantastico il racconto che ne fa l'ixzi (IV p. 463).
11 legato venne ai primi di agosto ed il 16 era di ritorno in
Roma « dopo aver sedata quella differenza » ( S A M I T O XXII 443, 456).
Riforme cit. f . 1 3 0 .
Se ne annunziava la venuta dal 12 (Riforme cit. f. 128'). Parti
il 18 da Roma solatii capiendi causa ( D E M U A S S I S - ed. cit. - p. 37).
Ugualmente nel S A N A T O (XXII 636) si legge: per stare fuori un mese
et pigliare un po' di ricreatione. Ed anche Fra Egidio scriveva essere
il Papa andato n Viterbo « recreandi grafia » (Lett. nel Cod. 1001
Tìibl. Angelica f. 301). Non è esatto ( P I N Z I IV p. 465) che qua si
fermasse solo 2 giorni. Vi era già dal 22 (nniruo Ep. Leonis nomine
X I I I il. 19); ed il 27 vi celebrava la festa dei SS. Cosma e Damiano
protettori di casa Medici, avendo fatto venire appositamente i cantori
da Roma (DE U R A S S I S l. c. - SANTTTO XXIII, 12). Si trattenne sino
al 4 ottobre (SANuro 38-39) nel qual giorno andò a Moiitefiascone
(Brere cit. da I M B U Ì IMITI p. 206 - B E M B O 1. c. u. 22-23 - Lett. Ardinghetti 1. c. Voi. XX'235-236). L'otto era ili Toscanella ed il 13 in
Corneto ( B E M B O 1 c. il. 24-25). Il 28 tornò in Roma, ma, dopo l'ufficio in commemorazione dei defunti, veune di nnovo in Viterbo,
e quindi ili Moiitefiascone e di là a Civitavecchia. Stiè fuori 2 mesi
« diversatus spatiando, cenando et piscando » ( I » E « Ì K A S S I S p. 38).
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«2 informe
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CAPITOLO V
una malleverìa di persone autorevoli estranee alla
città. I più eminenti personaggi di casa Orsini si offrirono a garanti;" ma, oltre della sicurtà personale
di coloro, il Pontefice pretese che ciascuna fazione
prestasse una cauzione di 4000 ducati. II 26 febbraio
1517 fu infine stipulato nella chiesa di S. Lorenzo, alla
presenza del vicelegato, espressamente delegato dal
Cardinal Giulio De' Medici, a cui era stato affidato il
non facile incarico, e di gran parte del clero, l'atto
di concordia, al quale intervennero altresì alcuni
degli Orsini per sè e gli altri di famiglia e loro aderenti, rendendosi tutti mallevadori della pace giurata
e promettendo a loro volta che farebbero pubblica
vendetta contro chiunque rompesse la fede e si ribellasse all'autorità pontificia.
A Leone X non sembrò vero che il campo delle sue
escursioni cinegetiche rimanesse in tal modo sgombro
da qualsiasi pericolo di competizioni da parte di fazioni
cittadine e di popolazioni rivali; e non mancò di fare
annualmente la gita autunnale nella nostra città e nei
vicini paesi, ove maggiormente abbondava la selvaggina. E finalmente, dopo due anni consecutivi di
1
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,!7 « Sponte
et non alicnjus
instantiam » (Atto sotto cit.)
partium et factionnm
petitionem sei/
Risulta però che, recatasi una deputazione
in Corneto (non i triumviri, come in PINZI p. 465), il Papa ed il
Legato, non che altri cardinali presenti suggerirono: ut in fide cautione
et securitate utriusque factionis Comunis Viterbii deberet
unirersns
populus nonnullos III. D. Ursinos excipere. Ed il Consiglio antorizzò i
triumviri ad eleggere 8 cittadini « ad excipiendam mentem et rolnntatem pref. SS. et, D Reverendissimi Legati super premissis ». La deputazione fu accolta dal Papa « laeto vultu et serena fronte » dichiarando
altresì che nulla gli era di più grato, giocondo e caro « guani habere
voluntatem totius pnpnli Viterbiensis bene et paci/ice vivere > (Riforme
XXX f. 131 ' - 133).
Riforme cit. f. 133. Il 10 febbraio nella chiesa di S. Francesco
si ora adunata la fazione Maganzese od Orsina di cui facevano parte
gli Almadiani, /lussi, Capocci, Caprini, Cerrosi ecc. per nominare i
procuratori onde obbligarsi verso gli Orsini « prò pace et. quiete cicitatis » (Prot. ' V I Ed. Bartoli p. 1 6 ) .
m Riforme X X V I I I f. 186 - 191 - Marg. I 209 - P I N Z I IV p. 466,
468. Lorenzo da Ceri, uno dei firmatari, ne profittò per dar guasto
al territorio viterbese sotto pretesto di una vertenza con Toscanella
(SAN u r o X X V 492 - Protesta 29 aprile 1519 in Prot. V Ang.
Penisi p .
23).
11 20 settembre 1517 V Ardinghelli scriveva: N. S. andò jersera
fuori alla volta di Viterbo un poco a sollazzo (I. c. p. 368). Cf. S A N U T O
XXIV 670, XXV 101). Giunse qua il 24 (Reg. di S. Monica Ff. I
f. 39). Il 27 visitava il tempio della Quercia (Reg. cit. e Cron. nel
Cod. 28 Arch. Catt ). II 28 1' oratore veneto dava notizia che molti
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362
LIBKO VI
piena tranquillità, accogliendo le continue istanze che
gli si facevano, reintegrava il nostro Comune nella sua
piena autonomia, compresa la libera amministrazione
delle gabelle e delle altre rendite, esentandolo altresì
dal pagamento della guardia, purché desse valida cauzione di estinguere entro quattro anni ogni passività.
Si faceva inoltre obbligo ai Priori di provvedere col
fondo loro assegnato alla spesa Rer la cera da offrirsi
nelle singole festività alle varie chiese, da ritirarsi sul
provento della gabella del vino; e contemporaneamente dal Cardinal Camerlengo si provvedeva a reprimere le pretese del Tesoriere verso il clero viterbese. ™
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72
cardinali eransi ammalati « per li caldi et li piaceri de la caga »
(SANUTO
XXV 21). Partì il 3 ottobre per Montefiascone (lieg. cit.
f. 39'). IV nudici era in Toscanella («UJU'ANAUI 1 j». 254), il 17 in
Oorneto, ove, dopo essere stato in Roma, tornò il 15 novembre (s.vxt'TO
41, 64, 91). Cf. (i.vor.r (1. c. p. 624) ove l'itinerario riferito è incompleto.
Il 4 settembre 1518 la curia attendeva che rinfrescasse l'aria
per andarsene da Roma (SANATO X X V I 49). In lettini di Bartolomeo
da Bibiena del 18 da Viterbo si legge: S. A*, si va ricreando e ristorando in parte da tanti fastidì che ha avuto (Lelt. di Principi I p . 5 1 ) .
Del 23 dalla nostra città si hanno lettere di Giulio Medici (Arch. Slor,
Ital. S. I l i V. X X I V p. 16) e del 29-30 del Minio ( S A N u r o X X Vl 93-94).
Di quest'ultima data è puro un breve pontificio con annotazione del
Serapìca, famoso cameriere di Leone X, circa una somma pagata
« a quello che sona la lira in la rocca di Viterbo » (in I ' A S T O U I V
p. 378 il. 1 e 408 n. 4). Il 3 ottobre il Papa era in Montefiascone ed
il 4 in Toscanella (Lett. di Giulio Medici 1. c. p. 18, 23), il 16 in
Corueto (SANuro X X V I 141) da dove il 19 emanava uu breve contro
i sudditi ribelli di Lorenzo Medici nel ducato di Urbino (UAI.AN II.
Boschetti doc. LVIl). Cf. «INOLI. I. c. p. 624.
Anche nel settembre 1519 si parlava del solito viaggio in Viterbo
( S A N I I T O X X V I I I 407); ma, secondo l'itinerario riferito da «INOLI
(I. e.), il Pontefice si fermò alquanto in Cerveteri e poi si recò lungo
il tirreno da Civitavecchia a Montalto e così nel 1520, ove delimitò
una nuova bandita e fece costruire uu palazzo (ivi p. 624, 635). Nel
1519 si spinse sino a Toscanella e nell' anno successivo visitò Mouterosi, Nepi e Su tri (ivi).
Breve 9 gennaio 1519 (l'erg. 837 Com.ì trascurato dal ITNZI, il
quale |p. 469) non fa più tornare dopo il 15.18 il papa fra noi. Leonardo
Bartotini di Firenze, assegnatario da parte di Leone X dell'introito
delle gabelle e del danno dato, vi rinunciò, meroò il pagamento di
7000 ducati, che furono pagati da Gregorio Monaldeschi e Antonio
Del Drago ai quali furono venduti quegli introiti (Affari Diversi I n. 4).
Bolla 28 gennaio 1519 (Arch. Catt. n. 49 - C I U S T O K O I U Tombe
p. 384 e segj.
Il 28 giugno il clero si adunava per una transazione col Ooinuno,
che fu stipulata nel giorno stesso (E'rot V Fr. M. Ti gnosini f. 144 e
seg.) nel senso che si sarebbe per 4 anni data soltanto metà della
cera e l'iutiera quantità in seguito, se fosso il Comune reintegrato
di tutte le sue reudito.
14 marzo 1518. Il Tesoriere voleva che i viterbesi pagassero
collettivamento il sussidio per i preti di tutta la. diocesi, mentre si
prescrisse elio ciascun prete lo corrispjudesse secundam catastimi et
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7:1
libros et litteras apostoheas (Marg. Cleri p . 1 5 6 ) .
CAPITOLO VI
CAPITOLO
VI.
Il card. Riario coinvolto nella congiura Petrucci contro Leone X
— È carcerato, torturato, condannato — I contemporanei non crederono alle accuse fattegli — Ritorsione di accuse al Papa — Commenti dei critici moderni — Tentativi dei fratelli per salvarlo —
Intervento di Venezia e di vari principi — Proteste dei Romani —
È graziato, mercè il pagamento di una forte somma e con altre condizioni — Parenti, amici, dignitari e comuni si quotano per pagare
il riscatto — È ripristinato nella dignità cardinalizia — È acclamato
dal popolo — Il Papa lo ospita ili Vaticano e lo conduce seco nelle
gite autunnali — Suoi rapporti coli' elettore di Sassonia — Trascorre
i suoi ultimi giorni in Napoli — Sua morte — Se ne rivendica la
fama — Ottaviano prende possesso del parco di Baguaia - ove muore
di peste — Sue disposizioni testamentarie.
Il c a r d i n a l e Riario,
da 4 0 a n n i d e c a n o del S.
Collegio, p o p o l a r i s s i m o in R o m a , g e n e r a l m e n t e a m a t o
e t e n u t o nella m a s s i m a c o n s i d e r a z i o n e in c u r i a , fav o r i t o s e n z a fine da L e o n e X , c h e lo r i c o l m a v a di
s e m p r e più l u c r o s i benetìci 1 e gli affidava i n o l t r e i
più gravi e d e l i c a t i i n c a r i c h i , 2 e r a nel 1517 nella
pienezza della s u a p o t e n z a . P r o t e t t o r e delle belle a r t i
e delle lettere, p r e s i e d e v a , col titolo di G r a n C a n c e l liere, l ' U n i v e r s i t à R o m a n a , 3 a c c a t t i v a n d o s i la s t i m a e
l ' a m m i r a z i o n e di dotti i t a l i a n i e s t r a n i e r i . 4 Ad un
t r a t t o t a n t i a t t e s t a t i di b e n e v o l e n z a da p a r t e del Pontefice v e n n e r o m e n o , s u b e n t r a n d o i sospetti, le a c c u s e ,
l ' o n t a di un processo, la c o n d a n n a , l ' e s a u t o r a z i o n e
più c o m p l e t a .
1
pag.
II 9
229).
marzo
1517
gli fu affidata la chiesa di Lucca
(KUISKL
III
2 Gli fu delegata la scelta degli ambasciatori ai principi per la
crociata ( S A X U T O X X I V 1 5 1 - I-ASTOR I V doc. 2 5 ) ; e gli fu commesso
il giudizio sulla controversia fra minori conventuali ed osservanti
per la nomina del generale ( s a l u t o X X I V , 321).
:T HKNAZ/.I Università di Roma I I App. N. 2 - « R K G O R O V I U S IV, 5 5 9 .
4 Era, fra altri, Erasmo di Rotterdam (Epistolae
168, 180 - Colloquia Praef.). Colui, che passava per il più grande erudito del secolo
X V I , era stato ospite del Cardinale, che si vantava di proteggerlo
scrivendogli: Aliis alia patria est, Roma comnnis literatoram omnium
et patria est et altrix et evectrix.
364
LIÌ5R0 VI
S c o p e r t a s i la c o n g i u r a Pelrucci,
c h e di è l u o g o a
t a n t e d i s c u s s i o n i ed ai più d i s p a r a t i g i u d i z i , 5 m e n t r e
stavasi p e r c h i u d e r e la p r o c e d u r a a c a r i c o dei principali i m p u t a t i , i n a s p e t t a t a m e n t e , fra la g e n e r a l e mer a v i g l i a , uscì fuori il n o m e del Iiiario, c h e si d i c e v a
a n c h ' e s s o c o i n v o l t o nella c o s p i r a z i o n e , su d e n u n z i a
più o m e n o e s p l i c i t a del Pelrucci
e complici e per
6
a l t r i indizi a s u o c a r i c o . II C a r d i n a l e fu m e s s o agli
a r r e s t i , e L e o n e voleva, s e n z ' a l t r o , c h e si r i n c h i u d e s s e
a n c h ' e s s o in Castel S. Angelo, m a a l c u n i colleghi si
5 Le relazioni fra il Papa ed il A / i m i erano da tempo molto
tese, avendo fatto quegli togliere il governo di Siena al fratello del
cardinale, il quale aveva giurato di vendicarsi ( F E R R A J O L I t.a congiura dei cardinali contro Leone X p. 8 e seg. - I'ASTOR IV P. I p.
108 e seg.). Ma resulta d' altronde che era fra il Papa ed il cardinale
interceduto un accordo, in virtù del quale era egli riammesso a godere dei beni e degli onori in patria (16 maggio 1517 - KKRRA.IOT.I
iloc. I t i ) . Il Peti-ucci aveva anche interessi in Viterbo e Patrimonio.
Xel 1513 ebbo il governo di Bolsena e di Grotte, i cui abitanti si
rifiutarono di riconoscerlo (TOSI.U. DI SII.VESTRO p 488). A vincerne
la resistenza, invocò 1' assistenza del castellano di Montefiascone; ma
il Papa ordinava di non ricorrere a mezzi coercit vi, senza sua speciale licenza (prrciu m m p. 203-204). Risulta però che il cardinale
entrò iti possesso di quei castelli, avendogli Leone X (settèmbre 1515)
data facoltà di nominarvi il podestà ed altri ufficiali (i>oTTA.nnr.Lf
op. cit. doc. 96); ed inoltre l'8 novembre di quell'anno si ha un abbono concesso da lui al commissario debitore di 1000 fiorini per 1' amministrazione di Bolsena (Prof. 5 B. Latini p. 59). Era inoltre il
l'etrucci assiduo frequentatore delle terme viterbesi, e ne profittava
anche per i suoi intrighi politici, avendo intelligenze con alcuni suoi
incaricati di vigilare su quanto avveniva nella nostra città ed ingaggiarvi soldati al fine di preparare, d' accordo col duca d' Urbino, la
riconquista di Siena Era, fra gli altri, un Camillo da Viterbo che gli
promise 25 cavalieri e 100 fanti (Interrogatori dei minori complici
nel Processo KKRRAJOI.I p. 222, 237, 241).
Possedeva pure il Cardinale alcune case in Viterbo, fra cui il
palazzo Lunensi vendutogli con patto di riscatto (1 luglio 1511 - Prof.
3 di Seb. Tari ni p. 59 e 18 dicembre 1515 in Prof. Frane. M. Tignosini
p. 279 e seg.). Dopo la condanna uno di tali stabili fu venduto all' incanto (Atto cit. da K K U K A J O L I in n. 4 a p. 89).
(i I verbali degli interrogatori de' principali imputati non si
sono ritrovati ( P A S T O R V 1. c. p. 118). In quelli dei minori complici,
alquanto incompleti, da talune circostanze accennatevi, sembra che
ltiario fosse quegli indicato col pseudonimo di Carciofo (KKRRA.IOI.T
p. 30, 253, 260). Dagli Actn < onsist. V Cane. 29 maggio - 5 giugno
(PASI'OR doc. 28-29), da DE « R A S S I S (ed. cit. p. 48; e dalle comunicazioni fatte al corpo diplomatico (Lett. Minio e Costabili in EERRA.ior.r p. 49) risulta che furono il l'etrucci ed il Salili ad accusarlo,
ciò che viene confermato dalle confidenze fatte dallo stesso ltiario
all'arcidiacono di Sabbioiieta, che ne scriveva al duca di Mantova.
Ma si aggiungeva trattarsi di false accuse fatte con la speranza di
salvarsi essi col coinvolgere nella loro rovina lo stimato e potente
collega (Lett. 5 dicembre 1519 in I.ITZIO Isabella d ' Est e e Leone X
1. c. p. 87).
CAPITOLO
VI
365
i n t e r p o s e r o , o t t e n e n d o c h e fosse p r o v v i s o r i a m e n t e cus t o d i t o in V a t i c a n o . 7 Ad un c e r t o m o m e n t o s e m b r a v a
c h e ii P o n t e f i c e volesse p e r d o n a r e sì a lui, c h e agli
a l t r i i m p u t a t i . 8 Se n o n che, non si sa per q u a l e p r e c i s a
c i r c o s t a n z a s o p r a v v e n u t a , L e o n e X m u t ò idea, ordin a n d o c h e a n c h e il Rinvio fosse i n t e r n a t o in c a s t e l l o
e si p r o c e d e s s e s e v e r a m e n t e c o n t r o di lui e q u a n t i
a l t r i fossero i m p l i c a t i nella c o n g i u r a . A l l ' a n n u n c i o di
tale o r d i n e il C a r d i n a l e , le cui c o n d i z i o n i di s a l u t e da
q u a l c h e t e m p o n o n e r a n o b u o n e , 9 c a d d e in d e l i q u i o ,
e fu n e c e s s a r i o t r a s p o r t a r l o a b r a c c i o d' u o m o nella
cella d e s t i n a t a g l i . 1 0 Senza a l c u n a c o m m i s e r a z i o n e p e r
il s u o stalo, si vietò di dargli q u a l s i a s i c i b o e b e v a n d a
e gli s ' i n f l i s s e il t o r m e n t o di t e n e r l o desto c o n c o n tinui scotimenti e r u m o r i . "
N i u n a m e r a v i g l i a d u n q u e c h e il m a l c a p i t a t o , d o p o
sette i n t e r r o g a t o r i d u r a t i m o l t e ore, nei q u a l i si m a n t e n n e nella più a s s o l u t a n e g a t i v a , 1 2 i n d e b o l i t o dalla
I 29 maggio 1517 (Acta Consist. in l'ASTOK (dot. 28J - Reg. S.
Monica F {. I I. 36 - S A L U T O X X I V 374 - T E D A I Y M N I 372).
8 Acta Consist. 3 giugno in RIJBKI, I l i p. 3 - F U R R A . I O L I p. 82 A ciò
contribuì anche Fra Egidio il quale nel Reg. cit. f. 3 6 ' notava: Mnnus
ad Leonem Decimum misimus per epistolam longissimam gratulaii'es
</uod cai dinalibus incarceratis veniani dare cogitaverit. Tale lettera
trovasi nel Cod. Latin. 11. 6248 c. 217 e seg. della Vaticana (lfmtR A . I O U p. 214-215).
II Èia/io era protettore dell' ordine Agostiniano e con lui il
Generale era legato da vincoli, oltre che di soggezione, di vera amicizia, chiamandolo praesidium et decus meum e dichiarando altresì di
nulla fare « gnod tu non anteaprobes ant jubeas » (siGNORicr/Lt II card.
Egidio u. 170 a p. 178 e App. I doc. X X l l I - X X I V , X X X I X - X L ) .
11 Nell'agosto sene prognosticava male ( S A N U T O X X I V 474-475).
10 Ada Consist. 4 giugno in PASTO it doc. 24 - Disp. Minio in
SANUTO X X I V 354 - «iovro Vita di ì.eone X p. 157 - T K D A I . L I N I , 372,
11 Lott. ContaUli in I'ASTOU doc 32 - SANUTO X X I V 321, 324.
354 - Vita Leotiis X in h'oscoe doc. 210.
12 TIC DAL LI
p. 372. Anche negli Acta Consist. 5 giugno (1 c.)
si notava essere il cardinale tuttora negativo, mentre negli altri dei
3 si faceva cenno di una confessione in parte degl' imputati, senza
dire di quali.
11 Costabili riferiva che anche Riario avesse confessato, ma per
pubblici opinione; ed infine Minio spiegava che questi avrebbe in un
primo momento confessato, poi negato, ed ili ultimo ammesso soltanto
di avere avuto cognizione della cosa, ma non vi avrebbe partecipato
in alcun modo, e tutto ciò sempre a detto del Papa (Liett. in FF.itR.V.IOM p. 59). Da tali notizie incerte e contradittorie non può ricavarsi fino a qual punto sia entrato il Cardinale nella trama ( P A S T O K
1. e. p. 119); e non può ammettersi davvero col FICITITAJOR.I (p. 62 e
seg.) che dovesse presumersi l'adesione dalla circostanza che parte
essenziale del complotto fosse la creazione di im nuovo p a p a , designato nella persona di lui.
366
LIBRO VI
f a m e e d a l l a sete ed a f f r a n t o d a l l a veglia p r o l u n g a t a ,
alle i n s i s t e n t i i n s i n u a n t i d o m a n d e del fiscale, c h e gli
o p p o n e v a le pretese r i v e l a z i o n i dei p r e s u n t i c o m p l i c i
Unisse c o l l ' e s c l a m a r e : poiché così dicono sarà così. Q u e s t e
e n o n a l t r e , a q u a n t o p a r e , f u r o n o le p a r o l e s t r a p p a tegli di b o c c a ; 1 3 m a p e r giudici i g n o r a n t i e p o c o s c r u polosi di quel t e m p o e r a n o sufficienti ad a t t r i b u i r v i il
significato di u n a e s p l i c i t a c o n f e s s i o n e , e p e r c i ò il
C a r d i n a l e fu c o n d a n n a t o . u M e n t r e p e r ò il
Petrncci
s u b i v a 1' e s t r e m o supplizio, il Riario fu s o l t a n t o p r i v a t o
della d i g n i t à c a r d i n a l i z i a e di ogni o n o r e e privilegio
i n e r e n t i , n o n c h e di t u t t e le c a t t e d r e vescovili e di
q u a l u n q u e beneficio g o d e s s e . 1 5
L a m a g g i o r p a r t e de' c o n t e m p o r a n e i r i m a s e s t u p i t a
ed i n c r e d u l a c i r c a la g r a v e a c c u s a di cui fu i n c o l p a t o
il C a r d i n a l C a m e r l e n g o . 1 6 T u t t o al più si a m m e t t e v a
c h e avesse egli a g i t o c o n c e r t a leggerezza, a s c o l t a n d o
le c o n f i d e n z e del Pctrucci « u o m o irriflessivo e facile
a c i a r l a r e » senza d a r v i a l c u n peso, e non r i f e r e n d o l e
p e r c i ò a chi di d o v e r e , 1 7 c o m e r i c o n o s c e v a lo stesso
Riario, il q u a l e p e r ò a g g i u n g e v a di a v e r l o r e d a r g u i t o . 1 8
SAXUTO X X I V 419 - FERRAJOLI p. 60-61.
Le risultanze del processo furono lette nel concistoro del 22
giugno (Ada Gonsist. in OLDOINO I I I p. 171-172 - EUHKL I I I p. 4)
e comunicate tosto al corpo diplomatico (SANUTO X X I V 419). Erano
presenti alla adunanza 12 cardinali. La discussione fu vivacissima e
vi furotio grida e risse (me CHASSIS ed cit. p. 51). Qrimani votò
contro; ed altri assentirono alla condanna, benché non convinti, per
non contrariare il pontefice, raccomandando gì' imputati perchè fossero graziati. Il Card. Grosso Della Rovere, non intervenuto, avrebbe
detto: vi pare che queste siano vere confessioni? ( S A N U T O 418, 420).
15 l'ASTOit IV p. 118 - 119. Degli altri Sauli,
Godermi e tastai densi si salvarono col pagamento di una somma, ma di molto
inferiore a quella voluta dal Riario ( D E CHASSIS ed. cit. p 49).
1B « La incolpazione di S Giorgio dette ammirazione a ciascuno »
(AT.PA.NI p. 281). Gonzaga scriveva alla moglie: et più ce meravigliamo
di S. Giorgio che tutti gli altri, considerando la magnanimità e sapienza
sua ( L U Z I O 1. C. p. 85). D E CHASSIS (1. C.) non sapeva capacitarsi che
uu uomo così esperto fosse stato tanto imprudente e mal destro, e
che, essendo*colpevole, non fosse fuggito.
17 ouroorAitunn Storia I I I p. 3 1 3 - S A N U T O X X I V 513 - T H D A I I,INI 371. Secondo ulto degli inquisiti, Petrncci era una « testa calda
ed avventata » e TIZIO SHXK.SK (VIII, 34) afferma tutta la famiglia
aver la vena di pazzia per eredità materna ( I ' B R R A J O I . I p. 10, 253,
260). « I O V I O (Vita cit. p. 137) scrive che si rideva delle sue « smargiassate ».
Secondo le informazioni avute dal Gonzaga, avrebbe egli • dopo
aver riandato tutto il passato per veder se avesse mai fatto cosa che
potesse offendere la mente di N. S. t detto di non ricordarsi « dialtra cosa se non che una volta il cardinale di Siena essendo seco a
13
14
367
E r a d u n q u e un obbligo f a r e il d e l a t o r e ? S e c o n d o le
n o r m e g i u r i d i c h e a l l o r a p r e v a l e n t i , lo e r a , t r a t t a n d o s i
di delitto di lesa m a e s t à , per il q u a l e chi n ' e r a c o n s c i o
e r a t r a t t a t o alla stessa s t r e g u a di chi l ' a v e v a o r d i t o . 1 3
Non m a n c a r o n o , al c o n t r a r i o , c o l o r o c h e r i t o r s e r o
l ' a c c u s a c o n t r o L e o n e X, il q u a l e a v r e b b e v o l u t o yd
ogni m o d o i n c l u d e r e il Riario nel p r o c e s s o , sia p e r
v e n d i c a r s i delle a n t i c h e i n g i u r i e sofferte dai
Medici
p e r o p e r a di Sisto IV e s u o i , 2 0 sia p e r a n n u l l a r e d ' u n
t r a t t o il d e b i t o p e c u n i a r i o c h e aveva v e r s o quel dovizioso e m u n i f i c e n t e c a r d i n a l e , c o g l i e n d o l ' o c c a s i o n e di
f a r l o a giusta r a g i o n e e s f r u t t a r n e le r i c c h e z z e , o n d e
rifarsi delle spese i n c o n t r a t e p e r la d i s a s t r o s a g u e r r a
d ' U r b i n o . 2 1 Chi può s c r u t a r e l ' a n i m o di quel P a p a ,
ragionamento, dolendosi del Papa, che gli aveva tolto la patria et fattogli altre injurie, disse che un dì, come un disperato, gli metterla un
può nate nel petto, et lui lo riprese di tale parlare. Non lo denunciò essendo che quelle parole fossero procedute da furor giovanile passeggero »
( r . i / Z i o I. c. p 86). Anche al Minio diè la stessa versione, aggiungendo
di averla giudicata una gaggia (i'KHiiA.loi.r n. 1 a p. 66) Cf. anche
lettera dell'arcidiacono di Sabbioneta al Gonzaga (1. c. p. 87) ed in
FttitKA.ioLi p. 67. Che quella e non altra fosse la colpa del cardinale
è confermato nella lettera sotto citata (a n 25) dei nepoti. • Quod
qnaedam verba corani ipso Card. Senensis, liti jnvenis nec satis pensi
habens, ad versus Pontificem, non Ulico ti. S., liti debebat, renunliando
euraverat ».
10 «ixr<;otA.ui»Txi Storia III p. 314 - Opere inedite X p. 200 Per
la quali cosa lo storico protestante zrKor.KR (Hist. Ch mentis VII 1. c.
p. 319-320) scriveva: ted quod non prodierat etiam, hoc satis crini inis fiiit.
2 0 TU DAI, LI NI p. 372 - SIGISMONDO TIZIO Ilist.
Senensis in GKKcouovrua (IV p. 536).
Angelo Colocci compose al riguardo il seguente epigramma: Quod
fesso aetate seneeta - Tu facis, hoc juveni fecerat ante pater. Altri
rimproveri erano' di aver contrariato sì 1' elezione di Leone X a papa,
clie quella di Giulio Medici a cardinale
21 Avevagli già prestato 12000 ducati ed altri 7000 pochi giorni
addietro, ricevendo in pegno alcune gioie (OOSTAIÌI I.I 1. c. - Minio iu
SANUTO X X I I I , 553, X X I V , 244, 354) e altri 12000 nel corso del
giudizio o 10000, secondo TICDALMXI (p. 372).
E certo poi che, spuntata appena l'accusa, il pupa fece segretamente sequestrare al cardinale tutti i valori ordinandone l'inventario, risultando la sola argenteria iu due. 1200 (<;<>sTAisn,r e THDALI.IN'I I. c ). Va notato infine che allo osservazioni fattegli circa le
grandi spese incontrato per la guerra d' Urbino, Leone X, crollando
le spalle, aveva esclamato: qualcuno le pagherà (Leti, iu i.t'zro 1. c.
p. 83). E lo stesso tóiovio {Vita ci/, p. 135), pur propenso a quel Papa,
raccoglieva la voce che i cardinali fossero condannati innocenti per
ricavarne i denari necessari a detta guerra. Anche il Gheri, segretario di Lorenzo Medici osservava, dopo la grazia fattagli dal Papa,
che quel contegno valeva ad accreditare 1' opinione che non si fosse
trattato di vero delitto, ina di mi espediente finanziario (KF.IMÌA.IOLI
li. 2 a p. 108).
368
LIBRO VI
c o t a n t o e s a l t a t o p e r la sua m a g n a n i m i t à , m a
q u e s t o e dagli a l t r i episodi r i l e v a t i in q u e s t a
m o s t r ò di e s s e r e a n c h ' egli un u o m o del t e m p o
passioni ed i vizi della s o c i e t à c o r r o t t a in cui
c h e da
storia,
c o n le
viveva?
L a c r i t i c a m o d e r n a v o r r e b b e s p i e g a r e la p a r t e
pi^esa dal Mario n e l l a c o n g i u r a Pe.lriic.ci c o n m o v e n t i
politici o p e r s o n a l i . 2 2 Ma n o n p u ò c r e d e r s i c h e un personaggio, così p r u d e n t e e t e t r a g o n o a t a n t e a v v e r s i t à ,
si fosse r i s o l u t o a p a r t e c i p a r e a q u e l l a c o s p i r a z i o n e ,
a n c h e c h e potesse s p e r a r e di d i v e n i r p a p a , c i ò c h e
s a r e b b e s t a t a la sua più g r a n d e a m b i z i o n e . 2 3 Se n o n
v ' e r a r i u s c i t o fino a l l o r a c o n Je b u o n e a r t i , poteva
d a v v e r o c r e d e r e di r a g g i u n g e r e il p o n t i f i c a t o con la
s o p p r e s s i o n e v i o l e n t a di L e o n e X ?
L a c o n d a n n a d e l l o zio c a r d i n a l e fu, ad ogni m o d o ,
un c o l p o di f u l m i n e p e r tutti i m e m b r i della f a m i g l i a
Mario, i q u a l i , p e r il g r a n d e affetto c h e gli p o r t a v a n o ,
e la g r a t i t u d i n e c h e gli d o v e v a n o , p a s s a t o il p r i m o
m o m e n t o di s t u p o r e e d ' i n d i g n a z i o n e , g a r e g g i a r o n o
p e r s a l v a r l o da t a n t a i g n o m i n i a . Il v e s c o v o di V i t e r b o
® Sarebbe stato indignato principalmente per la condotta contro
il duca d' Urbino ((ÌKEGOKOVIUS I V p. 494).
Sn ciò vedasi quanto fu detto a n. 52 del capo precedente. Ma
quale interesse particolare avrebbe egli avuto per assumere a sè la
vendetta di altri?.
Si sarebbe anche stizzito per non aver avuto il cancellierato dato
al Medici (SANIJTO X X I V , 51). Ma egli aveva il cainerleugato molto
più importante e avrebbe dovuto lasciar questo per quello?
Oppure per essergli stato tolto il governo di Bieda concessogli
a vita, per investirne Lorenzo d'Anguillara in compenso de' servigi
militari e della somma di 5000 ducati dovutigli dal Papa (1 giugno
1516 - Perg. 104 lìeg. Anguillara in Ardi. Soc. Som. St. P. X p. 274).
Ma risulta che fin dal maggio di qnell' anno il cardinale aveva
spontaneamente rinunciato qnel governo (Arch. Com. di Bieda - I ' E R U O I
1, c. doc. 26 - 27J. Inoltre il 15 aprile 1515 aveva avuto la rocca d'Ostia
( Ardi. Val. Divers. in <;I:<ÌI,IEI,MOTTI I p. 135 n. 16).
2:1 Relazione Giorgi in AL li ERI I I I 55, 64. Avrebbe detto: Fatemi
papa (SANTIJTO X X I V 354). Nella satira, attribuita all' Aretino e trascritta da 1111 Veneziano, contenente il testamento del famoso elefante
donato a Leone X, si legge: Darai el mio avolio, al li. Card, de S.
Zorsi azò che la sua assidua sete' tantalea cum perpetua expectatione
del pontificato piti facilmente in quello sia temperata (ROSSI Scritti di
critica letteraria I I I pag. 334).
E LUDOVICO AUIOSTO (Satire I I I p. 205 - 207;: Oiugne a quell'altro
e la voglia anco il tira - A l'alia sedia che d'aver bramata - Tanto
indarno S. Georg io si mar tira.
Anche il SIMEONI, conimelitaudo le imprese di Giorio (a p. 62),
a ciò alludeva motteggiando: Chi troppo alto il pensiero si lera - M
si contenta di un felice stato - Non si doglia di poi quando ingannato Dal suo folle desìo danno rilieva.
CAPITOLO
VI
369
Ottaviano ed i fratelli Cesare a r c i v e s c o v o di P i s a , Galeazzo e Francesco
Sforza
si r i v o l s e r o alla S i g n o r ì a
V e n e t a , 2 4 ed al re d ' I n g h i l t e r r a p a r t i c o l a r m e n t e a l o r o
b e n e v o l o , 2 5 affinchè i n t e r c e d e s s e r o presso il P a p a a
f a v o r e d e l l o s v e n t u r a t o c o n g i u n t o , il q u a l e a v e v a err a t o « n o n p e r m a l i z i a e v o l o n t à d ' a n i m o , m a per
i n c o n s i d e r a t e z z a o negligenza », n o n e s s e n d o v e r o s i m i l e
c h e avesse a v u t o i n t e n z i o n e di offendere e p r o v o c a r e
lo s d e g n o di Colui col q u a l e « a v e v a v i s s u t o i n t i m a m e n t e e c o n g r a n d e affetto e da cui a v e v a r i c e v u t o
t a n t e p r o v e di m i t e z z a , b e n i g n i t à e l i b e r a l i t à , t a n t o
che nulla aveva a desiderare che i m m a n t i n e n t e non
gli fosse c o n c e s s o i n n a n z i c h e r i c h i e s t o ». Aggiungevasi:
C o m e m a i a v r e b b e p o t u t o f a r d a n n o a tale pontefice,
di t u t t o il m o n d o c r i s t i a n o b e n e m e r i t o , quel c a r d i n a l e
che aveva tollerato con s o m m a equanimità i tempi
più l u n g h i e difficili di un A l e s s a n d r o e di un G i u l i o ?
Alle i s t a n z e v i v i s s i m e degli o r a t o r i delle v a r i e potenze a p r ò del Riario,26
si u n i r o n o le p r o t e s t e clam o r o s e dei R o m a n i . 2 7 E q u i n d i L e o n e X si d e c i s e a
l i b e r a r e dal c a r c e r e il C a r d i n a l e m e d i a n t e il p a g a m e n t o
di c e n t o c i n q u a n t a m i l a d u c a t i 2 ( 1 e la c a u z i o n e p e r alLett. 14 SANUTO X X I Y , 326.
Lett. 6 giugno 1617 in UV.UICIÌ Foedera ecc. V I P I p. 134.
2 6 SANUTO
X X I Y , 403 ed atto di garanzia 1 c. Anche i Duchi
di Mantova intercedevano per lui (Lett. Riario 28 luglio in I,UZIO
1. c. p. 86). Lorenzo De Medici, non venendo meno alle consuetudini
di famiglia, finse di raccomandare la sorte del Riario, ma faceva
scrivere tutto all' opposto dal suo segretario, ed allorché gli fu fatta
la grazia, n' ebbe disgusto. (Lett. in K E R R A I O I . I p. 84 e 90).
24
25
27
GREGOROVIUS I V
p. 4 9 5 .
28 i relativi capitoli ed atti di prestazione di cauzione si pubblicarono da PASTOR (IV doc. 42-43).
La pratica per la composizione era incominciata prima della
chiusura del processo. Si trattava per 20000 ducati e successivamente
si offrirono sino a 150000 (SANUTO XXLV 354, 376, 418, 449 - T E I ) A L BINI 3 7 5 - 3 7 6 - rir/rito M A R T I R E Ep. 3 0 - T I Z I O V i l i , 106). La somma
doveva pagarsi in tre rate, la prima immediatamente, ia seconda ad Ognisanti,la terza a Pasqua, FISA (Notizie di Raffaello p. 83- 84) pubblicò
l'obbligazione assunta dal Chigi per la prima rata in base alla quale
A UDIN (p. 209) e G K E G O R O V I u s (IV p. 496 e n. 76 a p. 536) dedussero
che la pena fosse stata ridotta a quella somma. Sia dai documenti
prodotti da P A S T O R risulta chiaramente che fu dovuta sborsare per
intiero. Doverono però concedersi delle proroghe. L'ultimo pagamento
fu registrato il 10 febbraio 1519 (Intr. et Exitus 558 p. 108 - Ivi p.
125 n. 2 - EU li ET* I I I p. 4), ma fin dal 12 gennaio fu emessa la generale quietanza e l'esonero dei pagamenti (Div. Cam. 47 c. 117 FERRAIOLI
d0C.
14).
Si vociferò anche di altri patti segreti coi quali si cedeva dal
Cardiuale il proprio palazzo alla Camera Apostolica, riservandosene
24
370
LIBRO VI
t r e t t a n t a s o m m a a g a r a n t i r e la piena o s s e r v a n z a delle
c o n d i z i o n i a c u i la grazia era v i n c o l a t a . E cioè: c o n fessione in p u b b l i c o c o n c i s t o r o della colpa e r i c o n o s c i m e n t o della giustizia della c o n d a n n a ; p r o m e s s a di
s o m m i s s i o n e , o b b e d i e n z a e fedeltà al S o m m o P o n t e f i c e
e di c o m p l e t o f a v o r e a Casa Medici ai cui d a n n i non
solo n o n a v r e b b e m a i agito, m a n e p p u r e e s c o g i t a t o ed
o r d i t o a l c u n che; o b b l i g o di n o n t r a t t a r e c o n q u a l s i a s i
principe, dominio e comunità, nè con cardinali e
prelati, se n o n di affari suoi privati o di f a m i g l i a ; e
c o n d i v i e t o infine di a l l o n t a n a r s i m a i dai luoghi c h e
gli s a r e b b e r o a s s e g n a t i a farvi d i m o r a , senza s p e c i a l e
l i c e n z a s c r i t t a . E d o l t r e tale c a u z i o n e in d e n a r o , si
pretese a n c h e la g a r a n z i a p e r s o n a l e g i u r a t a dei d o d i c i
C a r d i n a l i , c h e a v e v a n o preso p a r t e alla s e n t e n z a di
c o n d a n n a e del Della Rovere
n o n i n t e r v e n u t o , di oss e r v a r l a ad nnguein e di n o n d i m a n d a r n e m a i la r e v o c a ,
di e v i t a r e q u a l s i a s i r e l a z i o n e col c o n d a n n a t o ; n o n c h e
q u e l l a d e l l ' I m p e r a t o r e , dei re di F r a n c i a , I n g h i l t e r r a
e P o r t o g a l l o e della R e p u b b l i c a V e n e t a a c c i ò fossero
r i c o n o s c i u t i e r i s p e t t a t i tutti gli obblighi a s s u n t i dal
Riario, c o n i m p e g n o , nel c a s o d ' i n o s s e r v a n z a , di n o n
r i c e t t a r l o nei l o r o stati, m a di r e s p i n g e r l o , c a t t u r a r l o ,
i m p r i g i o n a r l o e c o n f i n a r l o ove al P a p a s a r e b b e p i a c i u t o
e di m a i c h i e d e r n e la g r a z i a . 2 " T u t t e q u e s t e e s o r b i t a n t i
i m p o s i z i o n i , di u n a e c c e z i o n a l i t à senza p a r i , di cui
n o n v ' è e s e m p i o nella s t o r i a di quel t e m p o , d i m o s t r a n o
c h i a r a m e n t e c h e si volle p r o f i t t a r e di quel d i s g r a z i a t o
i n c i d e n t e n o n solo p e r s f r u t t a r n e le r i c c h e z z e , m a p e r
togliere ogni a u t o r i t à , ogni prestigio, ogni velleità al
v e c c h i o t e m u t o p o r p o r a t o . 3 0 T u t t ' a l t r o d u n q u e c h e la
l'usufrutto vita naturale d arante e si prometteva di dare una sua
nipote in sposa ad un Medici («REfiOROVius I V p. 496,566). Ed infatti fu il palazzo con la chiesa annessa di 8. Lorenzo e Dainaso
assegnata al Vice Cancelliere (l'ASTOU doc. 41 e 44); ma ciò non si
dovè ad nn accordo, bensì ad un atto di autorità, del Papa.
2A PASTOR doc. cit. Si parlava di rilegarlo in
Romagna (SANtiro
X X I V , 446).
:1° TUDAI.I.INI (p. 373) osservava che mai fu visto in corte di
Roma che Cardinali avessero la triplice dignità di vescovo, cardinale, camerlengo.
Oltre 1' Ostiense, amministrava le chiese di Conca in Spagna e
di Lucca, la quale il 13 dicembre 1517 cedeva al nipote Frane.
Sforza con riserva della metà dei frutti e con diritto di regresso
CAPITOLO VI
371
d e c a n t a t a m a n s u e t u d i n e e g e n e r o s i t à di papa Medici si
r i v e l a r o n o in q u e l l a c o n t i n g e n z a . 3 1
S e m b r a v a i m p o s s i b i l e c h e si potesse r a g g i u n g e r e
l ' e n o r m e q u a n t i t a t i v o da v e r s a r s i , ed in b r e v e t e m p o ,
p e r la l i b e r a z i o n e del Riario.32
E p p u r e il prodigio si
c o m p i è . O l t r e c h e p r i v a r s i di g r a n p a r t e delle r e n d i t e
di cui egli g o d e v a , 3 3 p a r e n t i , a m i c i , d i g n i t a r i ecclesiastici, privati c i t t a d i n i di R o m a , B o l o g n a , Viterbo,
c o m u n i t à del P a t r i m o n i o f e c « r o a g a r a p e r p r e s t a r e la
fìdejussione
r i c h i e s t a . 3 4 E d a l o r o si u n i r o n o sì i tredici
c a r d i n a l i , c h e gli o r a t o r i degli stati, dei q u a l i si pret e n d e v a la g a r a n z i a , c o n r i s e r v a della ratifica da p a r t e
dei l o r o m a n d a n t i , c h e n o n t a r d ò a g i u n g e r e p i e n a
e s o l i d a l e . 3 5 T a l e g r a n d i o s o e s o l e n n e a t t e s t a t o di s t i m a
ed affetto d o v è e s s e r e di g r a n d e c o n f o r t o al C a r d i n a l e
ed alla f a m i g l i a n e l l a s v e n t u r a c h e li a v e v a colpiti. E
nello stesso t e m p o è p r o v a c h e g e n e r a l m e n t e n o n si
prestò fede a l l ' a c c u s a a cui e r a i s t a t o fatto segno l ' a u t o r e v o l e p o r p o r a t o . E s a u r i t e le f o r m a l i t à p r e s c r i t t e , il
Riario fu s c a r c e r a t o , previa a l t r a o b b l i g a z i o n e d a p a r t e
dei nepoti Ottaviano, Cesare e Galeazzo n o n c h e di a l t r i
I I I 229) ricevendo in ceri-ispettivo quella di Pisa (3 settembre 1518), che ugualmente cedò all' altro nipote Galeazzo (ivi
p. 274).
3 1 GUIOCIARIHNI
I I I p. 312 - GIOVIO p. 127. Notisi anche che
il Papa si mostrò titubante fino all' ultim' ora, sconsigliato da molti
a fare la grazia (Lett. Minio in F E R R A I O L I p. 92).
32 Disp. Minio in F E R R A I O L I n. 2 p. 21.
3 3 SANUTO
XXLV, 477. Nel 1519 gli rimaneva appena un quarto
della rendita (Lett. in LUZIO 1. c. p. 87). Fu venduta anche una casa
in Imola (Prof. V M. Tignosini p. 65).
Per soddisfare ai suoi impegni ottenne di poter cedere i benefici
che godeva con pagamento anticipato senza incorrere in reato di simonia (Minio in F E R R A I O L I p. 93).
34 I primi (il 7 luglio) furono i rappresentanti dei Comuni di
Caprarola, Capraniea e Satri. Seguivano alcuni cittadini di quest'ultimo paese fra cui Francesco (VA>iguitiara; Romani e Viterbesi dimoranti nell' urbe (Riccardo Aiazatosta e Antonio Del Drago) e
taluni Bolognesi; ed infine moltissimi Viterbesi (Monaldeschi, Almadiani, Fiorendoli, Spiriti, Boninsegni, Tignosini, Cordelli, Bussi, Bottelli, Spreca, Capocci ed altri delle più distinte famiglie. 11 12 aderirono altri Romani (dei Cenci, Massimi, Astalli, Frangipane, Caffarelli, S. Croce, Mattei ecc.). Fra i curiali diè il buon esempio Federico
Flavio scrittore dell'archivio apostolico, che fu al servizio del Cardinale per 23 anni, accompagnandolo in Francia, ed a lui rimasto sempre
a lato, nella buona e nella cattiva fortuna ( F A L O C I P I J L I G N A N I 1 priori
della Cattedrale di Foligno in Bolletino Umbro X X p. 437).
3 5 PASTOR
doc. 4 2 - 4 3 - M. Torrigiani in Arch. Stor. Ital. S. I I I
T X X V I p. 406 - SANUTO X X I V 477, 516, 526.
(EUBEL
372
LIBRO
VI
u n d i c i vescovi p e r la s o m m a di 9 5 0 0 0 d u c a t i , ad assic u r a r e c h e il c a r d i n a l e n o n si s a r e b b e a l l o n t a n a t o d a l
palazzo a p o s t o l i c o o v ' e r a stato c o n d o t t o . : l c Alla n u o v a
della l i b e r a z i o n e c o t a n t o attesa, una folla di a m i c i ed
a m m i r a t o r i c o r s e a r i v e r i r l o , : n m e n t r e il popolo lo acc l a m a v a n e l l ' a s c e n d e r e le s c a l e del V a t i c a n o , a u g u r a n d o g l i vita e felicità, fra il s u o n o delle t r o m b e ,
c o m e ad un trionfatore. 3 I ) .
L e o n e X , scosso da tali d i m o s t r a z i o n i , a s s e c o n d a n d o
la d o m a n d a p r e s e n t a t a dal Riario (ed è da c r e d e r s i ,
c h e n o n o s t a n t e la p r o i b i z i o n e l o r o fatta c a r d i n a l i e
p r i n c i p i u n i s s e r o la l o r o i n t e r c e s s i o n e ) r i t e n n e c o s a
p r u d e n t e ed o p p o r t u n a di r i p r i s t i n a r l o nella d i g n i t à
c a r d i n a l i z i a , negli o n o r i e benefici goduti per il passato, t r a n n e il v o t o sì a t t i v o c h e passivo nei c o n c i s t o r i
e c o n c l a v i . 3 9 Non r i n u n c i ò p e r ò a t r a t t e n e r l o in Vat i c a n o , ove gli fece a p p r e s t a r e un s o n t u o s o a p p a r t a m e n t o , o s t e n t a n d o di a v e r l o m o l t o a c a r o , m a col
p r o p o s i t o e v i d e n t e di s o r v e g l i a r n e m e g l i o la c o n d o t t a . 4 "
Infatti, nel r e c a r s i n e l l ' a u t u n n o in V i t e r b o , volle s e c o
c o n d u r l o ; 4 ' e s o l t a n t o in seguito si d e c i s e a dargli
l i c e n z a di a n d a r e ove m e g l i o gli piacesse, p e r s u a s o
17-23 luglio in Doc. cit.
DEGUASSIS in OLDOINO I I I , 73 - Reg. Ord. Aqostin. f. 37.
311 SANUTO X X I Y , 517 - ini GRASSI* - ed. D. A. - p. 57. Cf. G R E GOitovrus I V p. 496.
39 24 luglio (Reg. Vatic. 1203 f. 15 v - i'.ASTOR doc. 44 - E'UBUI,
IIr, 4). Nel concistoro, in cui si decise, lunga fu la discussione, e
si cercò S'intricare il Cardinale ( T I Ì D A L M N I p. 374). Anche del Caminerlengato ritenne soltanto il titolo, essendone stata affidata, col
consenso di lui, la gestione al Card. Armellini, il quale, alla morte
del Riario. dopo un breve intervallo che 1' ebbe il Cibo, ne addivenne
il titolare, avendo pagato per averlo una somma ingente ( D E G R A S S I S
ed. D. A. p 86 - 87 - SANUTO X X X I - X X X I I ed altre notizie in L\V:!G
31
SToit I V
n
7 - 8
p. 3 4 5 - FERRAIOLI p.
95).
Eppure il Cardinale, nella sua grande « patieuza ed luniltìi »
chiamava onorifica quella grazia tale da non potersi desiderare se
non da un principe « benefico, clemente e giusto » (Lett. 28 luglio
in i.u/.ro 1. c. p. 86). Si deve credere alla sincerità, di tali espressioni ? E che vilore può darsi ugualmente alla confessione della sua
colpa fatta in qnel momento nel gettarsi ai piedi del Papa ? L'emozione gl' impediva di parlare e qualche frase, biascicata a mezza
voce, fu interpretata al di là della sua intenzione ( D E G R A S S I S in
OI.DOINO 1. C.).
4 0 SANUTO
X X I V 664 - DIO GRASSIS ILI l ' A S T O R doc. 46 - F K R It.vioi.i p. 101-102.
41 Acta con*ist. in E I J B E L III
p. 15- DE GRASSIS I. e. - Atti del
2 5 - 3 0 settembre in Prot. V F. M. Tignosini p. 86 - A Tondi 8 p. 25
CAPITOLO
VI
373
della sua i n n o c u i t à . 4 2 F u infine r e i n t e g r a t o nella pienezza dei diritti p e r t i n e n t i alla dignità c a r d i n a l i z i a . "
S c o p p i a t o lo s c a n d o i o di Martin Lui ero,
Federico
p r i n c i p e e l e t t o r e di S a s s o n i a , c h e prese a p r o t e g g e r e
il m o n a c o ribelle, r i t e n e n d o c h e le d o t t r i n e da lui
divulgate non e r a n o state dimostrate ereticali, scrisse
u n a l e t t e r a in s u a difesa a n c h e al Riario, alla q u a l e
questi, p u r l o d a n d o il genio del r i f o r m a t o r e a l e m a n n o
e g i u s t i f i c a n d o la b u o n a fede del p r i n c i p e , c o n d a n n a v a
a p e r t a m e n t e la n u o v a d o t t r i n a . 4 4
42 Nel settembre 1518, trovandosi in Ostia, mancò poco che non
fosse catturato dai turchi (s ANUTO X X V , 356).
Nel luglio 1520 si recava a Caprarola (ivi X X V I l ì , 300 - Disp.
in Arch. Gonzaga in PASTOR IV p. 123). Di quel castello era egli
rimasto sempre il Dominns, come si rileva da atto 25 agosto 1518
contenente la proroga della tregua fra gli abitanti del medesimo e
quelli di Carbognano, con promessa di obbedire rispettivamente al
Riario ed a Giulia Farnese (Esteus. D. Tondi p. 116-118), benché da
atto 3 settembre di quell' anno si abbia una cessione di Frane. Sforza
a Galeazzo di ogni diritto su Caprarola (Prof. 8 D. Tondi p. 83), ciò
che fa credere aver il cardinale ceduti i proventi della castellanti
ai nepoti. Ma il dominio sì spettava a lui, come si lia anche in atto del
1521 (Prof. 6 Giov. Bonsoni p. 198).
43 10 gennaio 1519 ( D E « R A S S I S , ed. D. A. - p. 71 - EUHEL I I I
p. 4). Ma la cosa era decisa fin dal uatale precedente (Lett. 3 gennaio
G. Medici in Arch. Stor. Ital. S I I I T X X V p. 9 - Lett. del 9 in
LUZIO 1. c. p. 88 - Lett. Minio in SA.NU.ro X X V I 358, 379, 405-407 -
GUICCIARDINI I I I p. 3 1 4 - FERRAIOLI p. 1 0 3 ) .
Il DE CHASSIS (in P A S T O u doc. 46) si vantò
di aver egli perorato
ed ottenuto la grazia.
La scena eh' ebbe luogo in quel giorno fu commoventissima secondo 1' arcidiacono di Sabbioneta (I. c.).
Gli ambasciatori si rallegrarono col Cardinale ed il Doge di
Venezia gli scrisse una lettera di congratulazione (SA NI n o X X V I , 406).
44 LUTERÒ
Opera Latina I p. 160. La risposta, naturalmente, non
piacque a Lutero, il quale esclamò: Quale inimicizia in questi capi
della chiesa, quale aberrazione di coscienza, quale confusione ! Anche
di Leone X l'eresiarca tedesco, in un primo tempo, diceva le lodi
deplorando che il santissimo uomo 11011 fosse nato in tempi migliori
(ivi p. 188). Secondo Giorgi, il liiario non si nascondeva che i moti
di Germania sarebbero stati la rovina d'Italia e della Chiesa (KANUTO
X X I I , 39,. Fu in ciò più prudente di Leone X il quale, pure non
ammettendo quanto si disse sul di lui conto, che non prendesse sul
serio quelle ch'egli avrebbe chiamato « dispute di frati », certo non
era l'uomo idoneo a far fronte all'uragano che si avanzava, non ricoscendo la gravità della situazione, uè le vere cause dello scisma germanico ( PASTOK Voi. I V Jntrod. p. 6). La lentezza nell'agire in Roma
contro Lutero è rimproverata acerbamente dai critici cattolici («RISAI:
Lutero p. 98 e seg., 134 e seg.) E può convenirsi anche col F E R R A J O L I
(p. 148-149; che il disonorare al cospetto dol mondo il collegio cardinalizio, già tanto screditato, fu un atto grave e discutibile da pàrto
del papa, per quanto giuridicamente fosse legittimo il processo contro Petrucci e complici.
374
L ' a m i c i z i a d e l l ' e l e t t o r e di S a s s o n i a n o n poteva
a l l o r a e s s e r e oggetto di a l c u n sospetto, d a p p o i c h é lo
stesso L e o n e X gli aveva i n v i a t o la rosa d ' o r o 4 5 e
ne f a c e v a il c a n d i d a t o p r e f e r i t o alla s u c c e s s i o n e nell ' i m p e r o ; 4 6 m a , e s s e n d o poi s t a t o il p r i n c i p e i n c l u s o
nel p r o c e s s o c o n t r o L u t e r o , 4 7 n o n p u ò e s c l u d e r s i c h e
q u a l c h e z e l a n t e m a l e v o l o facesse p r e t e s t o di q u e l l a
r e l a z i o n e a c a r i c o del c a r d i n a l e , il q u a l e , p e r togliersi
dall' a m b i e n t e r o m a n o p i e n o di sospetti, di a c c u s e , di
c a l u n n i e , a d d u c e n d o m o t i v i di s a l u t e , c h i e s e ed o t t e n n e ,
n o n senza difficoltà, di a n d a r s e n e in N a p o l i , 4 " ove
m o r i v a in p a c e il 7 luglio 1 5 2 1 . 4 9
I)i là la s a l m a v e n n e t r a s p o r t a t a in R o m a e s e p o l t a
nella c h i e s a dei SS. L o r e n z o e D a m a s o , c o m e dispose
nel t e s t a m e n t o , 5 0 m a , in seguito, n o n si sa per q u a l e
inolivo ed in q u a l a n n o , fu t r a s f e r i t a in SS. Apostoli
d i n a n z i la t o m b a dello zio Pietro. Nel m o n u m e n t o
s e p o l c r a l e leggesi t u t t o r a l' e p i g r a f e fattavi a p p o r r e dal
c a r d i n a l e Giulio Medici, n e p o t e di L e o n e X e f u t u r o
p a p a C l e m e n t e VII, c h e ne fu l ' e s e c u t o r e t e s t a m e n t a r i o . 51
45 CAUTA.iti La rosa d'oro p. 96. La bolla è (lata da Civitavecchia,
ove il Papa s'era recato. Cf. PASTOR I V p. 165.
4(i Su ciò si rimanda il lettore a quanto si dirà nel capitolo I
del Libro V i l i .
« Consist 9 gennaio 1520 ( P A S T O U I V p. 250) - Bolla 15 giugno
in M. Bull. Hom V 948 e seg.
411 Leono dapprima consenti, poi revocò il permesso ed infine die
il nulla osta (SANUTO X X I X 829. 357). Parti il 16 ottobre 1520 giungendo ili Napoli ai primi di novembre bene accolto dal viceré e da
molte notabilità (ivi 405, 406 - Diario cit. da PASTOU IV p. 123). Secondo il DI: ( I I ; , v s s i s (cit. da FUKU.V.IOÌ,! IL. 1 a pag. 94) alcuni cardinali gli rimanevano ostili, e sopra tutto la corte Medicea si rammaricava della grazia fattagli ( Ohe ri ivi cit. a n. 3 pag. 204:) Colpito da paralisi nell'aprile 1521, fu colà curato da un medico ebreo;
riavutosi alquanto, si faceva condurre iu lettiga a respirare l'aria di
mare e si diceva che sarebbe tornato in Roma ( S A \ U T O X X X 90,
132, 189, 355). GAIUMBHÌUTO (p. 272) lo fa vivere negli ultimi anni
quasi alienato di mente, ciò che non è affermato da alcun contemporaneo.
4» Tale data -riferita dal Not. Domenico Tondi (Prof.
11 p. 75)
confronta con quella del Diario cit. da PASTOIT (1. e ) e da S A X U T O
( X X X 117, 189), mentre ICIMÌEÌ. (Ili, 3), DE CHASSIS (86) o con esso
i.'EIIIIA.ioi.r (p. 106) la segnano al 9.
511 3 luglio 1521 per gli atti di Francesco Della Torre iu Ardi. Vat.
Jnslr. Misceli. (I.-KSIU:A.IOI,I p. 105, 107). Cf. HE UIÌASSIS ed. cit. p. 86.
51 OI.DOINO I I I , 75 - IFONCEI.I.A I I 534. Rifacendosi nel
1708 la
tribuna della Chiesa, fu ritrovato il cadavere intatto (CANGICI.I.IUHI
Circo Agonale p. 331).
375
CAPITOLO VI
V a r i l e v a t o infine un c u r i o s o s t r a n o p a r t i c o l a r e ,
cioè, c h e a v e n d o L e o n e X , c o n la vita fastosa e spend e r e c c i a o l t r e ogni dire, l a s c i a t a v u o t a la c a s s a del
p u b b l i c o e r a r i o , 5 2 p e r fargli il f u n e r e si d o v e r o n o adop r a r e le t o r c i e c h e a v e v a n o q u a l c h e m e s e p r i m a s e r v i t o
p e r il t u m u l o del Riario, sul q u a l e e p i s o d i o si c o m p o s e
il s e g u e n t e e p i g r a m m a :
Luco, e beni tolse ai padri
Leon,
e pò che
Delle funerarie
La salma
consumati
spoglie,
sua ricopriva
vivendo
li
ebbe,
morendo,
ancor.53
L a f a m a del Riario fu r i v e n d i c a t a , fra t a n t i a l t r i ,
dal Macchiavelli, c h e lo g i u d i c a v a : uno dei tanti
cardinali
a cui /' onore e la libertà ecclesiastica slava più a cuore.51
U n i c a e r e d i t à c h e il c a r d i n a l e , già t a n t o dovizioso,
l a s c i a v a al n e p o t e Ottaviano e p e r m e z z o di esso al
v e s c o v a t o di V i t e r b o , e r a il bello ed a m p i o p a r c o
presso l ì a g n a i a , di cui questi e n t r a v a in possesso il
2 1 l u g l i o . 5 5 Colà il v e s c o v o v i t e r b e s e si r e c a v a spesso,
52
VETTORI (Sommario 322) scriveva esser più facile che mia
pietra voli in alto da sè che Leone X tenesse insieme 100 ducati;
J I I X I O (in SA N'ero X X V I I I 576l ciò confermava Ed una satira cosi
si esprimeva: Leone X s'è divorato tre pontificati, il tesoro di Giulio l ì , le entrate del suo governo e quelle del suo successore. Alla
sua morte i creditori, che speravano su un lungo pontificato, si trovarono dinanzi alla rovina finanziaria. Per provvedere alle necessità più iinpellauti si doverono impegnare mitre, tiare, oggetti sacri
e persino i preziosi tappeti di Raffaele d' Urbino (SANUTO X X X I I
252, 296, 417, e seg. 442, 476. - Lett. Castiglioni in Ardi Stor. ltal.
S. V. T. 45 p. 301).
Dall'inventario pubblicato da M I N T O (in Archivio Storico dell' Arte
X p. 68) risulta anche un bacile d'argento donalo dal Comune di Viterbo del peso di quasi 6 libre. Cf. l'ASTOU I V p. 347 e sog. IL p. 4 o
42 e doc. 65.
5:1 Dempsit <>pes patribns ìncem ac Leo vivus - Et illis fnuctis
definitila fiuterà surripuit ( F L A V I O F E D E R I C O 1. C. p. 443). 11 medesimo,
riferendosi al fulmini che aveva colpito il palazzo Riario compose
l'altro epigramma: Explicuit ìivorem hominnm invidiamqw deoram Fulminibns domus Inda est utriusqne Jovis.
64 Lett. familiari
n. 18. Devesi notare che dal Collegio Cardinalizio,
nell'interregno dopo la morte di Leone X, SII richiesta del Card.
Soderini s'iniziò la procedura di revisione del processo e fu arrestato il notaio ohe aveva redatto il verbale ina, caduto iu disgrazia
di Adriano V I quel Cardinale, rimase tutto sopito ( F E R R A J O L I p. 135
e seg).
•>5 Prof. 5 Fr. M. Tignosini p. 265.
376
LIBRO VI
c o m p i e n d o v i gli atti del s u o m i n i s t e r o 5 6 e r i c e v e n d o v i
la visita dei suoi fratelli, a lui p a r t i c o l a r m e n t e aff e z i o n a t i . 5 7 S c o p p i a t a nel m a g g i o 1 5 2 3 la t e r r i b i l e pestil e n z a , c h e fece t a n t e v i t t i m e , c e r c ò rifugio in un luogo
più i s o l a t o e s a l u b r e , nel p a l a z z o d e l l ' a n t i c a Abazia della
P a l a n z a n a da lui r e s t a u r a t o ; 5 " m a n e l l ' a u t u n n o volle
di n u o v o d i s c e n d e r e in B a g n a i a , ove m o r i v a il 6 ott o b r e dello stesso a n n o , 5 9 in età di a p p e n a 4 4 a n n i ,
d i s p o n e n d o nel t e s t a m e n t o di e s s e r s e p o l t o nella c h i e s a
di S. M a r i a di q u e l c a s t e l l o , 6 0 ove infatti la sua s a l m a
fu t u m u l a t a d i e t r o l ' a l t a r e l a t e r a l e a corrili
epislolae,
c o m e a l l ' i s c r i z i o n e ivi r i n v e n u t a nel 1755, in o c c a s i o n e
del r e s t a u r o della c h i e s a . 6 1
Nelle d i s p o s i z i o n i di u l t i m a v o l o n t à il Riario
si
mostrò munifìcentissimo, istituendo erede universale
il v e s c o v a t o , d o n a n d o m a g n i f i c i a r a z z i alla s u d d e t t a
c h i e s a , un piviale di b r o c c a t o d ' o r o a l l a c a t t e d r a l e ,
c o n c e d e n d o piena a m n i s t i a ai B a g n a i o l i p e r tutti i
processi in c o r s o , d i s t r i b u e n d o fra i suoi f a m i l i a r i
vesti, c a v a l l i , gioielli ed a b b o n a n d o a l t r e s ì l o r o q u a n t o
d o v e s s e r o p e r 1' a m m i n i s t r a z i o n e del p a l a z z o e dei
fondi rustici. E s e c u t o r i t e s t a m e n t a r i n o m i n a v a i fratelli
Cesare e Galeazzo ed il s u o v i c a r i o Laudo de' Piani di
O r t e . 6 2 Nel t e s t a m e n t o n o n si c o n t e n g o n o lasciti ai fratelli, l a r g a m e n t e forniti di r e n d i t e , n è si r i c o r d a la figlia
Cornelia,
m a r i t a t a ad Ottaviano Carissimi
di P a r m a . 6 3
!,li 11 21 settembre vi faceva le ordinazioni sacre (Prot. cit. p. 261).
Altri atti si hanno si nei protocolli di quel Notaio che negli altri
di Domenico Tondi.
Va anello notato che con decreto 28 ottobre 1516 il Vescovo aveva
ordinato che il Comune di Bagnala tenesse un libro ove si registrassero lo deliberazioni o le speso « consideranti quod Comunitas in
suis negotiis quotidie defraudatili• » (l'rot. 4 F. M. Tignosini p. 366).
51 Atti nel l'rot. cit. p. 332 e seg. - Anche Giovanni Medici, suo
fratello uterino, vi si trovava nel giugno 1521 (Arcìi. Stor. Hai. S I I
T V i l i , I, p. 26).
Atto nel Prot. 3 di Doni. Tondi p. 74.
5!> TIMMO/.ZI p. 55 e Serie
n. 54 - C . U T E I . L U T T I V I , 154. Invece
COKKTINI (p. 72) non lo fa vissuto oltre il 1517! E OKISTOKOIU (Tombe
p. 257,), seguendolo, fissa perfino la data al 13 novembre!
5 ottobre in Prot. 5 Fr. M. Tignosini p. 334.
81 Meni, in Ardi. Cali. - TU uro/,zi 1. c.
,i2 Testamento cit.
,i:l Lett. di Cornelia al Medici in <;AI.'TIIIUR 1. c. p. 340. Era stata
dapprima promessa ad Anton Maria dei Oalberti di Palmi (Procura
10 novembre 1516 in Prot. 4 Fr. M. Tignosini p. 367). Il 18 giugno
1519 Ottaviano incaricava il Melosso di ritirare dal Medici hi dote
(Idem. Prot. 5 p. 143;.
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