18
Studi e ricerche
Studi e ricerche
Temi&Strumenti
VERSO IL LAVORO. ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI PUBBLICIPER CITTADINI
E IMPRESE NEL MERCATO DEL LAVORO MONITORAGGIO 2004-2005
L
e attività di monitoraggio dei Spi condotte dall’Isfol a partire dal 2000 hanno accompagnato e ricostruito il processo di fondazione e consolidamento del sistema
dei Servizi pubblici per l’impiego; in particolare hanno consentito di rendere tracciabili e confrontabili sistemi regionali che, in virtù dell’attuazione delle competenze ricevute, hanno intrapreso percorsi di sviluppo multiformi.
In questi anni è stato possibile costruire, aggiornare periodicamente e mettere a disposizione dei decisori comunitari, nazionali e locali una plancia di indicatori in grado di
fornire un set di informazioni sui principali processi di costruzione strutturale e funzionale del sistema Spi nelle sue articolazioni locali, garantendone la confrontabilità e la misurabilità.
La maturazione dei sistemi è stata accompagnata da un incremento delle variabili e
delle tematiche osservate. Si è aggiunta l’osservazione degli elementi organizzativi,
progettuali, dei modelli di intervento espressi dai sistemi regionali per l’impiego a supporto delle politiche del lavoro e dell’inclusione sociale regionali e locali.
Temi&Strumenti
18
Unione europea
Fondo sociale europeo
VERSO IL LAVORO
ORGANIZZAZIONE
E FUNZIONAMENTO
DEI SERVIZI PUBBLICI
PER CITTADINI E IMPRESE
NEL MERCATO DEL LAVORO
MONITORAGGIO 2004-2005
ISBN 978-88-543-0287-7
9
788854 302877
Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori
Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori
Temi&Strumenti
Studi e ricerche
18
ISBN 978-88-543-0287-2
L’Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, è stato istituito con D.P.R. n. 478 del 30 giugno 1973, e riconosciuto Ente di ricerca con Decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999; ha
sede in Roma ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e
della Previdenza sociale. L’Istituto opera in base al nuovo Statuto approvato con D.P.C.M. del 19 marzo 2003 ed al nuovo assetto organizzativo approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione n. 12 del
6.10.2004.
Svolge attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione,
informazione e valutazione nel campo della formazione, delle politiche
sociali e del lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione,
al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale ed allo sviluppo locale. Fornisce consulenza tecnico-scientifica al Ministero del
Lavoro e delle Previdenza Sociale e ad altri Ministeri, alle Regioni,
Province autonome e agli Enti locali, alle Istituzioni nazionali pubbliche
e private. Svolge incarichi che gli vengono attribuiti dal Parlamento e fa
parte del Sistema statistico nazionale.
Svolge anche il ruolo di struttura di assistenza tecnica per le azioni di
sistema del Fondo sociale europeo, è Agenzia Nazionale per il programma comunitario Leonardo da Vinci, Centro Nazionale Europass, Struttura
nazionale di supporto all’iniziativa comunitaria Equal.
Presidente
Sergio Trevisanato
Direttore Generale
Giovanni Principe
La collana “Temi&Strumenti” – articolata in Studi e Ricerche, Percorsi,
Politiche comunitarie – presenta i risultati delle attività di ricerca dell’Isfol sui
temi di competenza istituzionale, al fine di diffondere le conoscenze, sviluppare il dibattito, contribuire all’innovazione e la qualificazione dei sistemi di
riferimento.
La collana “Temi&Strumenti” è curata da Isabella Pitoni, responsabile Ufficio
Comunicazione Istituzionale Isfol.
2006 – ISFOL
Via G. B. Morgagni, 33
00161 Roma
Tel. 06445901
http://www.isfol.it
Unione europea
Fondo sociale europeo
ISFOL
VERSO IL LAVORO
ORGANIZZAZIONE
E FUNZIONAMENTO
DEI SERVIZI PUBBLICI
PER CITTADINI E IMPRESE
NEL MERCATO DEL LAVORO
MONITORAGGIO 2004-2005
ISFOL EDITORE
La 5a indagine censuaria sui Servizi per l’impiego, realizzata dall’Area
“Ricerche sui sistemi del lavoro” dell’Isfol di cui è responsabile Diana
Gilli, si colloca nel quadro delle azioni di sistema per l’attuazione del
Pon Obiettivo 3 e Obiettivo 1.
La ricerca, di cui responsabile Roberto Laudi, è stata realizzata con la
collaborazione di Mario Demurtas (R.T.I. composto da Poleis srl, SWG srl,
Ires Friuli Venezia Giulia) e Lucia Cavola (R.T.I. composto da Iter srl,
Consorzio Quorum srl, Sigla srl).
Il volume è a cura di Diana Gilli e Roberto Landi
Sono autori del testo:
Guido Baronio (par. 3.3, 4.5),
Massimiliano Bonanni (par. 2.5, 3.5, 3.8)
Lucia Cavola (par. 2.2.1)
Alessandro Chiozza (par. 4.2, 4.2.1, 4.2.2, 4.2.3)
Matteo D’Emilione (par. 4.13)
Germana Di Domenico (par. 2.6.4, 3.7, 4.9)
Tiziana Di Iorio (par. 2.2, 4.4)
Dora Di Francesco (par. 2.2.2, 2.3, 2.3.1, 2.3.2)
Franco Deriu (par. 4.12, 4.12.1, 4.12.2, 4.12.3, 4.12.4, 4.12.5)
Mafalda D’Onofrio (par. 2.6, 2.6.1, 2.6.2, 2.6.3, 4.3)
Claudia Gasperini (par. 2.5, 2.6.5)
Roberto Landi (introduzione, par. 3.3.2, 3.3.3, 3.3.4, 3.3.5, 3.3.6, 3.3.7,
3.3.8, 4.6, 4.6.1, 4.6.2, 4.6.3, 4.8)
Manuel Marocco (par. 2.1)
Anna Mocavini (par. 3.4.2, 3.4.3, 3.4.4 , 3.6.6)
Achille Paliotta (par. 3.4.1)
Maria Parente (par. 3.2.1, 3.3.1, 4.11)
Daniela Pierannunzio (par. 3.9, 3.9.1, 3.9.2, 3.9.3, 4.14)
Giampietro Perri (par. 2.4, 2.4.1, 2.4.2, 2.4.3, 3.1, 3.2, 3.4)
Debora Radicchia (par. 4.1)
Giuliana Scarpetti (par. 1.1)
Carmen Serra (par. 3.6, 3.6.1, 3.6.2, 3.6.3, 3.6.4, 3.6.5)
Claudia Tagliavia (par. 4.7, 4.7.1, 4.7.2, 4.7.3)
Filippo Tantillo (par. 2.6, 4.10)
Editing del volume Anna Nardone
Un ringraziamento, è rivolto a Stefano Botti, Graziano Sigismondi e
Andrea Palomba; si ringraziano inoltre i funzionari dei Servizi per l’impiego regionali e provinciali intervistati.
Coordinamento editoriale della collana “Temi & Strumenti”:
Piero Buccione e Aurelia Tirelli.
Con la collaborazione di Paola Piras.
INDICE
pag.
Cap. 1 Introduzione
1.1 I principali contenuti di questo Rapporto
19
19
Cap. 2 Strutture e assetto organizzativo
2.1 Evoluzione normativa
2.2 Logistica e sedi territoriali
2.2.1 Sportelli multifunzionali
2.2.2 Distribuzione territoriale degli operatori
2.3 Informatica e reti
2.3.1 Le reti tecnologiche nei Spi:
la Borsa continua nazionale del lavoro
2.3.2 Reti telematiche: i portali lavoro
2.4 Personale in servizio
2.4.1 Il personale dipendente
2.4.2 Il personale non dipendente
2.4.3 I fabbisogni professionali
2.5 Formazione del personale
2.6 Reti relazionali
2.6.1 Reti finalizzate allo sviluppo/erogazione
di servizi per il lavoro
2.6.2 Reti associate ad iniziative comunitarie
2.6.3 Reti per l’emersione
2.6.4 Rapporti con i nuovi soggetti autorizzati
2.6.5 Relazioni con i Comuni
53
53
67
72
78
83
Cap. 3 Servizi attivati
3.1 Adempimenti amministrativi
3.2 Accoglienza e informazione
3.2.1 Call center
3.3 Applicazione del D.Lgs. 181/2000 e successive modifiche
86
88
90
93
97
99
101
108
110
114
115
118
124
129
129
132
136
139
5
INDICE
pag.
3.3.1 Percorsi di accompagnamento dell’utente
al lavoro e alla formazione
3.3.2 Raccordo con la formazione
3.3.3 La programmazione dell’offerta di servizi
3.3.4 La raccolta di informazioni sui fabbisogni
3.3.5 Raccolta dei dati provenienti dai Cpi
3.3.6 Il raccordo istituzionale
3.3.7 Il raccordo organizzativo
3.3.8 Nuove linee di demarcazione?
3.4 Servizio di intermediazione fra domanda e offerta di lavoro
3.4.1 Domanda di lavoro e canali di reclutamento
delle imprese
3.4.2 Canali di mercato. Le inserzioni a modulo
3.4.3 Attività economiche
3.4.4 Le professioni: in crescita le amministrative
3.5 Orientamento
3.6 Promozione dell’inserimento lavorativo
3.6.1 Dati quantitativi su imprese e tirocinanti
3.6.2 Caratteristiche delle imprese
3.6.3 Caratteristiche dei tirocinanti
3.6.4 Gli esiti occupazionali
3.6.5 Altre caratteristiche dei tirocini
3.6.6 Placement universitario
170
175
177
179
181
186
188
190
192
197
198
201
3.7 Servizi offerti alle imprese
205
3.8 Marketing dei servizi
213
3.9 Indice di qualità dei servizi erogati dai Cpi
3.9.1 La nuova metodologia per la costruzione
dell’indicatore di qualità
3.9.2 Analisi dei risultati: anatomia di un riposizionamento
3.9.3 Analisi dei risultati secondo il nuovo indicatore
di qualità
217
Cap. 4 Interventi per target specifici
4.1 Utenti del sistema pubblico dei Servizi per l’impiego
4.2 Sistema dell’obbligo formativo
4.2.1 La gestione del Sistema informativo
4.2.2 L’attivazione dei servizi sul territorio
4.2.3 Le attività con l’utenza
4.3 Sostegno dell’occupazione femminile
4.4 Servizi per i giovani utenti
4.5 Servizi per i lavoratori extracomunitari
6
144
150
151
153
154
156
159
164
165
219
226
228
235
235
245
248
251
254
258
264
267
INDICE
pag.
4.6 Apporto della rete Eures
4.6.1 Dalla programmazione all’organizzazione:
le “Linee guida italiane” e la “lunga”
riorganizzazione del servizio Eures
4.6.2 Esiti contraddittori del decentramento di Eures
nei Spi: l’innesto organizzativo
4.6.3 Il nodo della progettualità
4.7 Sostegno ai lavoratori atipici
4.7.1 La percezione del fenomeno
4.7.2 Le azioni a sostegno dei lavoratori atipici
4.7.3 La cooperazione per il sostegno agli atipici
4.8 Servizi per i disoccupati di lunga durata
4.9 Sostegno all’autoimpiego e iniziative a favore
della imprenditorialità
4.10 Gestione delle crisi occupazionali
4.11 Interventi a favore di lavoratori senior
4.12 I servizi per il collocamento mirato
4.12.1 La disponibilità dei servizi sul territorio
4.12.2 Ripartizioni di ruoli e funzioni
4.12.3 Gli iscritti alla lista unica
4.12.4 La quota di riserva e le imprese
4.12.5 Avviamenti al lavoro e loro modalità
4.13 Azioni di monitoraggio
4.14 Spese dei Spi a livello provinciale e regionale
275
280
283
299
300
302
302
306
308
318
324
329
334
334
338
339
342
344
348
353
Allegati: strumenti di rilevazione
361
Bibliografia
393
7
INDICE DELLE TABELLE
pag.
Tab. 2.1 - Cpi: adeguatezza sedi, per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 2.2 - Cpi: presenza barriere per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 2.3 - Livello di riservatezza dei Cpi per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 2.4 - Livello di attivazione dei servizi erogati
da un campione di 25 sportelli multifunzionali.
Risposta multipla
Tab. 2.5 - Distribuzione delle sedi degli operatori
per regioni. Valori assoluti e numero
di sedi per 1000 disoccupati
Tab. 2.6 - Cpi per regione: indice di dotazioni tecnologiche.
Valori assoluti e media
Tab. 2.7 - Cpi per area geografica: presenza di collegamenti
in rete con la provincia e la regione.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 2.8 - Cpi per area geografica: presenza reti con
altri soggetti. Valori assoluti e percentuali
Tab. 2.9 - Cpi per area geografica: Cpi con collegamento ad internet.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 2.10 - Distribuzione del personale impegnato nei Spi
per area geografica e struttura.
Valori assoluti e percentuali (totale)
Tab. 2.11 - Numero medio di addetti delle diverse strutture
dei Spi per area geografica
Tab. 2.12 - Lavoratori con contratti non standard nel sistema
dei Spi, per sesso e struttura in cui prestano servizio.
Valori percentuali
Tab. 2.13 - Distribuzione dei dipendenti a tempo
indeterminato per area geografica e struttura.
Valori percentuali e assoluti (totale)
68
69
70
78
81
85
87
87
88
90
91
92
94
9
INDICE DELLE TABELLE
pag.
Tab. 2.14 - Numero medio di lavoratori a tempo indeterminato
delle diverse strutture dei Spi per area geografica
Tab. 2.15 - Distribuzione dei dipendenti a tempo
indeterminato per area geografica e struttura.
Valori assoluti e percentuali (totale)
Tab. 2.16 - Dipendenti a tempo indeterminato e determinato
per qualifica e struttura di appartenenza.
Valori percentuali
Tab. 2.17 - Dipendenti a tempo indeterminato e determinato
per qualifica, sesso e struttura di appartenenza.
Valori percentuali
Tab. 2.18 - Lavoratori non dipendenti sul totale degli addetti
per area geografica e struttura di appartenenza.
Valori percentuali
Tab. 2.19 - Lavoratori non dipendenti per tipologia contrattuale
ed area geografica. Valori assoluti e percentuali (totale)
Tab. 2.20 - Reti per l’emersione
Tab. 2.21 - Presenza di convenzioni a livello provinciale
per tipo di soggetto
Tab. 2.22 - Reti provinciali per alcuni temi particolari
Tab. 3.1- Percentuale media di tempo lavorativo dedicata
agli adempimenti amministrativi per area geografica
Tab. 3.2 - Numero medio di disoccupati per unità di personale
(esclusi Lsu) per area geografica
Tab. 3.3 - Presenza e tipo di servizi di accoglienza ed
informazione per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.4 - Tipi di servizi di accoglienza ed informazione
per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.5 - Presenza e tipo (con categorie mutuamente
esclusive) di servizi di accoglienza ed
informazione per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.6 - Presenza e tipologia degli spazi di
autoconsultazione per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.7 - Indice di qualità del servizio di accoglienza e
informazione per area geografica. Confronto 2003-2004
Tab. 3.8 - Presenza e livello qualitativo del servizio di diffusione
informazioni sulle offerte di lavoro per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.9 - Presenza e livello qualitativo del servizio
di incontro fra domanda e offerta per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
10
95
95
96
97
99
99
116
117
118
130
132
132
134
135
136
136
167
168
INDICE DELLE TABELLE
pag.
Tab. 3.10 - Tipi di servizi di incontro domanda/offerta
per area geografica. Valori assoluti e percentuali
(sul totale dei Cpi che hanno attivato il servizio)
Tab. 3.11 - Indice di qualità del servizio di mediazione
fra domanda e offerta per area geografica
Tab. 3.12 - Imprese secondo le modalità e i canali utilizzati
per la ricerca e la selezione di personale nel 2004,
per settore di attività, ripartizione geografica e classe
dimensionale (quota percentuali sul totale)
Tab. 3.13 - Numero dei posti offerti tramite annunci su
quotidiani per sede. Anni 2000-2004
Tab. 3.14 - Le professioni più richieste in Italia.
Collaboratori qualificati (Codifica Istat 2001)
Tab. 3.15 - Livello di attivazione ed esternalizzazione
del servizio di orientamento per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.16 - Distribuzione di imprese e tirocini per regione
e area geografica
Tab. 3.17 - Le caratteristiche delle imprese: settori di attività
Tab. 3.18 - Le caratteristiche delle imprese: classe dimensionale
Tab. 3.19 - Distribuzione dei tirocinanti per sesso
Tab. 3.20 - Distribuzione dei tirocinanti per titolo di studio
Tab. 3.21 - Distribuzione dei tirocinanti per classe di età
Tab. 3.22 - Esiti occupazionali per regione
Tab. 3.23 - Distribuzione dei tirocini per durata
Tab. 3.24 - Interruzioni anticipate e sostituzioni
Tab. 3.25 - Livello di attivazione ed esternalizzazione del marketing,
per macroarea. Valori assoluti e percentuali
Tab. 3.26 - Punteggi assegnati alle modalità di attuazione
dei servizi
Tab. 3.27 - Media e deviazione standard dell’indice di qualità
in classi per regione e macroaree nel 2003 e nel 2004
(indice ricalcolato con modalità 2003)
Tab. 3.28 - Variazione del livello dell’indice di qualità in classi
tra il 2003 e il 2004 (ricalcolato con modalità 2003)
Tab. 3.29 - Indice di qualità per regione: media, varianza,
deviazione standard e range di variazione
Tab. 4.1- Individui che hanno dichiarato di aver visitato
un Centro per l’impiego rispetto il periodo
dell’ultimo contatto. Valori assoluti e percentuali
Tab. 4.2 - Chi sono gli utenti dei Centri per l’impiego
(ultimi due anni). Valori assoluti e valori percentuali
disaggregati per area geografica, classe di età, genere
e titolo di studio
169
169
172
176
180
181
189
191
192
193
194
195
196
199
200
214
225
227
228
231
236
237
11
INDICE DELLE TABELLE
pag.
Tab. 4.3 - “Utenti” dei Cpi attualmente non occupati,
durata media di ricerca di lavoro (numero mesi)
per area geografica, genere, titolo di studio e
classe di età
Tab. 4.4 - “Utenti” Cpi, giudizio in merito ad alcuni aspetti
dei servizi di cui si sono serviti
Tab. 4.5 - Utenti Cpi, giudizio in merito ad alcuni aspetti
dei servizi di cui si sono serviti, analisi territoriale.
Valori percentuali di colonna
Tab. 4.6 - Amministrazioni provinciali per disponibilità
dell’anagrafe sull’obbligo formativo per tipologia
di supporto utilizzato e area geografica, valori percentuali.
Anno 2004 e variazione sul 2003
Tab. 4.7 - Valutazione sul livello qualitativo delle informazioni
sui giovani in obbligo formativo per tipologia
della fonte informativa
Tab. 4.8 - Centri per l’impiego che hanno/non hanno
attivato servizi relativi all’obbligo formativo
per area geografica, valori percentuali.
Anno 2004 e variazione sul 2003
Tab. 4.9 - Centri per l’impiego che hanno attivato servizi
relativi all’obbligo formativo per livello più elevato
di servizio erogato e area geografica,
valori percentuali. Anno 2004
Tab. 4.10 - Centri per l’impiego per classe di ampiezza relative
all’utenza in obbligo formativo iscritta ai Cpi
ed area geografica, valori percentuali. Anno 2004
Tab. 4.11 - Distribuzione dei giovani minori di 18 anni iscritti
complessivamente ai Centri per l’impiego e di quelli
iscritti ai Centri per l’impiego che hanno attivato
il servizio di tutorato, per area geografica.
Anno 2004 (Valori assoluti e percentuali)
Tab. 4.12 - Regioni che hanno attivato iniziative
per l’inserimento lavorativo per lavoratori extra
o neo comunitari. Percentuali per area
Tab. 4.13 - Cpi con servizi dedicati a cittadini stranieri,
per area e tipologia di servizio. Valori percentuali
Tab. 4.14 - Centri per l’impiego per regione e area geografica:
attivazione del servizio Eures
Tab. 4.15 - Centri per l’impiego per regione e area geografica:
presenza di personale Eures
Tab. 4.16 - Uffici regionali per area geografica: istituzione
di un’istanza di coordinamento del servizio Eures
Tab. 4.17 - Uffici provinciali per area geografica: coordinamento
con la regione per la gestione del servizio Eures
12
243
244
246
250
250
254
256
257
258
270
273
286
288
291
291
INDICE DELLE TABELLE
pag.
Tab. 4.18 - Tasso di disoccupazione di lunga durata per area geografica
Tab. 4.19 - Centri per l’impiego che considerano i
disoccupati di lunga durata fra i target obiettivo.
Indagine su base campionaria, per area geografica
Tab. 4.20 - Centri per l’impiego per area geografica: attivazione
di azioni specifiche per i disoccupati di lunga durata
Tab. 4.21 - Attivazione del servizio di “sostegno all’autoimpiego”
Tab. 4.22 - Cpi che hanno attivato servizi specifici verso over 45.
Valori percentuali
Tab. 4.23 - Ripartizione in Italia, tra Cpi, uffici provinciali ed
enti esterni, di ruoli e funzioni distinte per tipologie
aggregate e livelli esecutivo, gestionale.
Per area geografica. Valori percentuali
Tab. 4.24 - Iscritti alle liste uniche del collocamento mirato 2004.
Per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Tab. 4.25 - Iscritti al collocamento obbligatorio
per modalità ed area geografica.
Confronti anni dal 2000 al 2004
Tab. 4.26 - Avviamenti per modalità ed area geografica.
Confronti anni 2000, 2002, 2003 e 2004.
Valori assoluti
Tab. 4.27 - Risoluzioni del rapporto di lavoro e percentuale
su avviamenti. Per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Tab. 4.28 - Azioni di monitoraggio promosse dalle province
per macroarea. Valori assoluti
Tab. 4.29 - Tassi di risposta degli uffici provinciali dei Servizi
per l’impiego nelle diverse voci di spesa
311
312
313
319
329
340
341
341
347
348
349
360
13
INDICE DELLE FIGURE
pag.
Fig. 2.1 - Numero di sedi pubbliche per 1000 disoccupati, per provincia 79
Fig. 2.2 - Numero di Agenzie private per il lavoro per 1000
disoccupati, per provincia
82
Fig. 2.3 - Dipendenti a tempo indeterminato per sesso
e struttura di appartenenza
94
Fig. 2.4 - Distribuzione percentuale delle tipologie di obiettivo
delle attività di rete (per area geografica)
111
Fig. 2.5 - Tipologie di soggetti con cui le regioni attivano reti
(distribuzione percentuale per area geografica)
113
Fig. 2.6 - Distribuzione per macroarea di accordi
formalizzati con i Comuni-Province. Valori percentuali
126
Fig. 3.1 Applicazione del D.Lgs. 181/2000 e successive
modificazioni. Valori percentuali
140
Fig. 3.2 - Percentuale di Cpi che stipulano un “patto di servizio”
141
Fig. 3.3 - Cpi che hanno avviato proposte di adesione a
piani di inserimento lavorativo e formativo,
iniziative di raccordo con la formazione
professionale e che gestiscono liste di iscritti
privi di dichiarazione di disponibilità
144
Fig. 3.4 - Attivazione del servizio di incontro fra domanda
ed offerta di lavoro nei Cpi per area geografica,
anni 2002 e 2003. Valori percentuali
167
Fig. 3.5 - Offerte per attività economica in Italia
177
Fig. 3.6 - Offerte di lavoro nell’industria italiana
178
Fig. 3.7 - Presenza femminile nei tirocini: confronto
con le persone in cerca di occupazione
193
Fig. 3.8 - Grado di istruzione dei tirocinanti: confronto
con le persone in cerca di occupazione
194
Fig. 3.9 - Distribuzione dei tirocini per durata e area geografica
198
Fig. 3.10 - Distribuzione regionale dell’indice di qualità (quartili)
229
15
INDICE DELLE FIGURE
pag.
Fig. 3.11 - Indice di qualità dei Centri per l’impiego:
valore medio e varianza per area geografica
Fig. 4.1 - Utenti che hanno dichiarato di aver visitato un
Centro per l’impiego negli ultimi due anni.
Valori percentuali per area geografica, classe di età,
genere e titolo di studio
Fig. 4.2 - Utenti che hanno dichiarato di aver visitato un
Centro per l’impiego negli ultimi due anni
per genere e classe di età
Fig. 4.3 - Utenti che hanno dichiarato di aver visitato
un Centro per l’impiego negli ultimi due anni
per titolo di studio e classe di età. Valori percentuali
Fig. 4.4 - Ultimo contatto con i Centri per l’impiego
per condizione occupazionale. Valori percentuali
Fig. 4.5 - Presenza e tipologia delle anagrafi presenti
presso le amministrazioni regionali
Fig. 4.6 - Centri per l’impiego che hanno/non hanno attivato
servizi per l’obbligo formativo, per anno e modalità
di organizzazione del servizio. Valori percentuali
Fig. 4.7 Centri per l’impiego che hanno complessivamente erogato
(direttamente o mediante esternalizzazione)
servizi per l’obbligo formativo
Fig. 4.8 - Livello qualitativo dei servizi offerti dai Centri per
l’impiego per l’obbligo formativo valori percentuali.
Anni 2001-2004
Fig. 4.9 - Distribuzione territoriale delle iniziative provinciali
a favore dell’inserimento lavorativo delle donne
Fig. 4.10 - Contributo provinciale, per regione ed area
geografica, delle iniziative a sostegno
dell’occupazione femminile
Fig. 4.11 - Distribuzione delle tipologie di interventi
a sostegno dell’occupazione femminile
Fig. 4.12 - Contributo percentuale, per area geografica,
delle diverse tipologie di iniziative a sostegno
dell’occupazione femminile
Fig. 4.13 - Incidenza della popolazione straniera e variazione
percentuale di stranieri residenti dal 31 dicembre
1997 al 31 dicembre 2003. Dati per regioni di residenza
Fig. 4.14 - Servizi per utenza neo o extracomunitaria
per area e ente erogatore. Valori percentuali
Fig. 4.15 - Centri per l’impiego per area geografica:
attivazione del servizio Eures. Dati 2003 e 2004
Fig. 4.16 - Centri per l’impiego per area geografica:
quota di Cpi con personale Eures su Cpi che
attivano il servizio. Raffronto annualità 2003 e 2004
16
232
238
240
241
242
249
252
253
255
259
260
262
264
269
271
287
289
INDICE DELLE FIGURE
pag.
Fig. 4.17 - Uffici provinciali: costituzione di una rete di referenti
Eures, raffronto 2004 su 2003
Fig. 4.18 - Uffici regionali per area geografica: istituzione
di un’istanza di coordinamento regionale
del servizio Eures
Fig. 4.19 - Uffici provinciali: presenza di un coordinamento
con la regione sul servizio Eures
Fig. 4.20 - Uffici regionali, servizio Eures:
nomina del Line Manager. Anno 2004
Fig. 4.21 - Uffici regionali, servizio Eures:
nomina del Line Manager. Anno 2003
Fig. 4.22 - Azioni specifiche in situazione di crisi aziendali
– Province. Valori percentuali
Fig. 4.23 - Attivazione dei servizi del collocamento mirato.
Confronti anni 2003 e 2004, per area geografica.
Valori percentuali
Fig. 4.24 - Livello di attuazione del collocamento
obbligatorio in Italia. Confronti anni 2003 e 2004.
Valori percentuali
Fig. 4.25 - Presenza di barriere architettoniche presso i Cpi.
Valori percentuali
Fig. 4.26 - Cpi con barriere architettoniche. Confronti
2002-2003-2004, per area geografica.
Valori percentuali
Fig. 4.27 - Iscritti disabili alle liste uniche provinciali e iscritti
immediatamente disponibili al lavoro.
Per area geografica. Valori assoluti
Fig. 4.28 - Quota di riserva dichiarata dalle imprese e
posti scoperti. Per area geografica. Valori assoluti
Fig. 4.29 - Quota di riserva. Confronto fra rilevazioni
2001, 2002, 2003, 2004. Valori assoluti
Fig. 4.30 - Assunzioni in relazione alle tipologie di avviamento.
Valori percentuali
Fig. 4.31 - Assunzioni in relazione alle tipologie di avviamento.
Per area geografica. Valori assoluti
Fig. 4.32 - Avviamenti al lavoro ex lege 68/99 in Italia.
Tendenze anni 2000-2004. Valori assoluti
290
294
294
296
296
328
334
335
337
337
342
342
344
345
345
346
17
CAPITOLO 1
INTRODUZIONE
Un “secondo tempo” per i Servizi per l’occupazione
Cinque anni fa, proprio nel periodo in cui questa introduzione viene
redatta (dunque alla fine del mese di dicembre), la struttura di monitoraggio Spi dell’Isfol si apprestava alla lavorazione e alla pubblicazione del
primo rapporto di monitoraggio, basato sui dati raccolti nel corso dell’anno 2000. Un accenno retrospettivo, dal punto di vista di chi questo
sistema ha avuto l’incarico di osservare costantemente, può far cogliere la distanza che, da quell’epoca a oggi, ci separa. L’allora neonato sistema decentrato dei Servizi per l’impiego, infatti, veniva osservato,
codificato e interpretato sulla base delle prescrizioni normative derivanti dal Masterplan nazionale dei Servizi per l’impiego, contenuto
nell’accordo realizzato tra Stato e regioni – in sede di Conferenza unificata – sugli “standard minimi di funzionamento dei Spi”. Sulla base di
tali documenti, unitamente agli atti normativi che hanno delineato il
processo di trasferimento alle Regioni e agli Enti locali delle competenze in materia di Servizi all’impiego (D.Lgs. 469/97) e definito le
procedure di accertamento dello stato di disoccupazione (D.Lgs.
181/2000 e successive modifiche), l’Isfol ha costruito i riferimenti principali del proprio sistema di monitoraggio, con l’obiettivo di restituire un
quadro progressivamente aggiornato relativo all’adempimento delle
procedure amministrative e adempimentali che presiedevano alla
“fondazione” del sistema pubblico decentrato.
Un simile approccio ha, dapprima risolto, poi reso necessario un
progressivo allargamento dell’orizzonte prospettico di osservazione
del sistema pubblico. Nel corso degli anni sono state approntate indagini ad hoc e specifici approfondimenti su quegli aspetti dell’evoluzione organizzativa e della costruzione delle modalità di azione e di intervento dei Spi che hanno via via scandito la fase di messa a regime dei
Sistemi regionali per l’impiego. Altresì, ad ogni tornata di indagine, si
19
CAPITOLO 1
Introduzione
rivelava necessaria una costante opera di rivisitazione degli strumenti
utilizzati.
Tutto questo si è reso necessario in virtù della progressiva realizzazione dei sistemi decentrati, della loro attivazione lungo percorsi assai
originali e differenziati, scanditi (o segnati, a seconda dei punti di vista) da una legislazione stratificata – talvolta priva della necessaria
coerenza – che, tuttavia, è riuscita a conferire un profilo funzionale
compiuto ai nuovi Servizi per l’impiego. Tale processo ha consegnato
all’osservatore una geografia organizzativa, funzionale e operativa, forse non prevedibile al momento dell’avvio di questo processo: sia per
portata culturale e lavorativa, sia per gli esiti effettivi.
Giunti al sesto anno di attività e al quinto rapporto nazionale di monitoraggio possiamo testimoniare come questo processo evolutivo si
sia reso visibile sotto molteplici punti di vista. Dal punto di vista dell’équipe di ricercatori che nel corso di questi anni ha alimentato questo sistema di monitoraggio, si potrebbe fare riferimento alla moltiplicazione
del numero di variabili osservate, resasi necessaria per circostanziare e
rendere intelligibili i singoli aspetti osservati, la loro evoluzione e trasformazione. Questo processo ha reso possibile il progressivo allargamento dello spettro di osservazione e della gamma di informazioni rilevate e trattate nel corso delle indagini: accanto agli aspetti procedurali, adempimentali e amministrativi – che portavano alla definizione
del sistema “decentrato” nei suoi elementi strutturali e operativi, garantendo una continuità rispetto agli indicatori fissati nel Masterplan
nazionale dei Servizi per l’impiego – si è progressivamente aggiunta
l’osservazione degli elementi organizzativi, progettuali, dei modelli di
intervento espressi dai Sistemi regionali per l’impiego in via di messa a
regime. È stato così possibile ricostruire e rendere apprezzabile il manifestarsi di un approccio dei Spi più orientato a programmare interventi per specifiche tipologie di utenti, o per affrontare specifiche situazioni territoriali – magari promovendo delle vere e proprie azioni di sistema con il coinvolgimento di una gamma piuttosto articolata di attori
territoriali – valorizzando e capitalizzando gli investimenti effettuati
negli anni passati: tanto sul potenziamento dei servizi innovativi (afferenti all’area dell’accompagnamento al lavoro), quanto sull’integrazione del set di competenze professionali in dotazione ai Cpi. In questo
senso, una rilevanza crescente ha avuto nei rapporti di monitoraggio
e, talvolta, all’interno di ricerche ad hoc, la promozione di azioni complesse, quando non di vere e proprie azioni di sistema, volte ad esempio a fronteggiare i fabbisogni afferenti a target di utenza “emergenti”
(ad es. i lavoratori atipici), ovvero a partecipare al governo di situazioni
di crisi industriali, con la promozione di interventi di ricollocazione del20
INTRODUZIONE
la manodopera, nonché alla partecipazione/promozione in collaborazione con Enti locali e con le scuole ad azioni di prevenzione dell’abbandono scolastico (ad es. in talune province del Nord-Est).
I modelli di intervento che nel corso delle indagini è stato possibile
monitorare ed isolare, soprattutto nelle realtà che da sempre hanno ricoperto un ruolo di “battistrada” nel delineare le possibili traiettorie di sviluppo dei Spi decentrati, testimoniano in forme complesse l’evoluzione
compiuta dal sistema pubblico per l’impiego lungo gli ultimi cinque anni.
In larga parte del paese, alle strutture meramente preposte ad
adempimenti di stampo burocratico, sono subentrate strutture in grado “prendere in carico” le persone in cerca di lavoro, realizzando un tipo di approccio attivo e preventivo alla disoccupazione e alla ricerca di
lavoro, pur al netto di differenze territoriali che caratterizzano la geografia del nostro sistema.
Questo, volendo momentaneamente ampliare la prospettiva di osservazione, ha consentito ai Servizi per l’impiego di accreditarsi come sistema regionale e nazionale in grado di fronteggiare e di occuparsi
della gestione degli effetti sociali prodotti dalle trasformazioni in atto
nel mercato del lavoro: una disoccupazione legata a fenomeni di ristrutturazione o di trasferimenti di risorse tra i diversi settori economici, ovvero ad asimmetrie tra il set di competenze offerte dal sistema
formativo – scolastico e la domanda espressa dal mondo datoriale; la
accresciuta flessibilità “in entrata” nel mondo del lavoro, realizzata nell’ultimo decennio, che di fatto rende più articolata e complessa la permanenza nel mercato del lavoro da parte delle persone e che, peraltro, non ha trovato riscontro in un parallelo processo di revisione dell’apparato normativo e delle tutele, ancora legate ad un modello “tradizionale” di rapporto di lavoro.
È un carico di lavoro che, nell’ambito della propria sfera di azione, i
Servizi per l’impiego non sopportano da soli. In questi anni, infatti, è
stato possibile osservare come in modo crescente e parallelo al progressivo definirsi ed assestarsi in molte aree del paese dei livelli organizzativi e funzionali dei Cpi (e dunque della loro capacità di intervento), i Servizi per l’impiego abbiano tessuto un reticolo di rapporti con altri attori istituzionali sia appartenenti alla sfera pubblica che alla sfera privata (Municipalità, Istituti scolastici, Enti e strutture della formazione
professionale, ma anche associazioni di categoria, Camere di commercio, sindacati). Chiaramente il perimetro di tale reticolo di rapporti ha assunto dimensioni assai variabili da territorio a territorio, commisurate alla capacità di azione e di attrazione che l’azione dei Spi ha saputo
esprimere in termini di progettualità. Parimenti anche la qualità delle relazioni intessute si è articolata lungo uno spettro piuttosto ampio: an21
Introduzione
CAPITOLO 1
Introduzione
cora in molte realtà provinciali e regionali, infatti, il “core” delle relazioni è di natura informativa, per effetto dell’esercizio delle funzioni istituzionali attribuite dalla legislazione nazionale al sistema pubblico: ad
esempio la gestione dell’obbligo formativo dei giovani, in raccordo
con gli istituti scolastici e con le municipalità e con i servizi sociali; ma
anche la gestione del collocamento obbligatorio, in raccordo con le
aziende e le associazioni di categoria, oltre che con gli enti previdenziali, ovvero la gestione delle liste di mobilità.
La parziale “sburocratizzazione” delle attività dei Cpi a favore di linee organizzative e di intervento più orientate sul rapporto diretto con
utenti e imprese e su un approccio finalizzato a offrire quanto più possibile degli output di progetto al territorio di riferimento, ha comportato in molte realtà – soprattutto dell’Obiettivo 3 – una progressiva e faticosa ridefinizione dei contenuti delle relazioni con gli attori istituzionali e produttivi del territorio, aprendo nuovi spazi di azione per questi
partner, coinvolti in progetti e/o in attività specifiche, legate all’erogazione dei servizi ascritti ai Cpi, o alla realizzazione di interventi in favore di
determinati target. Le varie annualità del Rapporto di monitoraggio
dei Servizi per l’impiego, hanno offerto uno spazio crescente alla descrizione di queste dinamiche. Si pensi, ad esempio, alla “capillarizzazione” dei servizi offerti dai Cpi verso la dimensioni municipale con l’apertura, in molte realtà italiane, di sportelli comunali, chiamati alla
erogazione di informazioni, ma anche di pratiche amministrative legate alla gestione del D.Lgs. 181/2000, nonché in certi casi all’erogazione
di servizi di orientamento, anche in raccordo con altre strutture già
operanti al livello comunale nella gestione dell’orientamento al lavoro
(Informagiovani, Cilo, Col).
Nella direzione di un ampliamento e di un raccordo tra il sistema
dei Servizi al lavoro e quello dell’Istruzione e della formazione si possono segnalare alcune iniziative che, pur presentando per molte realtà
italiane ancora un carattere futuribile, forniscono all’osservatore ipotesi di lavoro sull’ulteriore traiettoria evolutiva che i Spi possono seguire
negli anni futuri: in questo senso, allora, si possono citare l’apertura di
sportelli dei Spi all’interno di istituti scolastici di grado secondario, effettuata in talune province del Nord-Est; oppure – in forma già più diffusa, ma ancora passibile di miglioramento e di investimento di risorse
umane ed economiche – le diverse tipologie di azioni di raccordo tra la
programmazione e l’offerta di formazione professionale e i fabbisogni
veicolati o “intercettati” dai Cpi.
Il raccordo e la ricerca di una maggiore sinergia con il mondo produttivo, sia datoriale che sindacale, ha trovato in questi anni interessanti
esempi di condivisione di pratiche di preselezione, di introduzione di
22
INTRODUZIONE
attività istruttorie volte a sondare gli effettivi fabbisogni di personale
delle aziende, di alimentazione di un rapporto costante con le Camere
di commercio e le organizzazione datoriali, attraverso accordi promossi da singole province e regioni. Questi ultimi hanno costituito la base
per la realizzazione di interventi complessi, rivolti al governo di crisi industriali e di fenomeni di ricollocazione di manodopera, che hanno visto i Servizi per l’impiego regionali e provinciali costituire il volano per
attivare e coinvolgere gli attori territoriali sia istituzionali (Cpi, enti e
strutture di formazione, ecc.) sia produttivi (aziende coinvolte dalla crisi e aziende dell’indotto disponibili ad assorbire manodopera riqualificata, associazioni sindacali, ecc.).
È un fatto che tali esempi rappresentano una geografica “a macchia
di leopardo”, poiché provengono dalle province e dalle regioni tradizionalmente più all’avanguardia nell’implementazione del sistema decentrato. Come si potrà osservare con maggiore dettaglio e respiro
nella lettura delle pagine di questo Rapporto, il passaggio da una chiave di lettura centrata sugli elementi organizzativi e adempimentali ad
una chiave di lettura più attenta agli elementi di natura progettuale e di
erogazione delle politiche comporta il ritrovarsi di fronte ad una geografia profondamente diversa da quella multiforme ma in via di assestamento restituita dall’osservazione dei parametri meramente organizzativi e funzionali.
È un fatto che gli esempi osservati – in una chiave di lettura rivolta al
futuro dei Servizi per l’occupazione, ad un “secondo tempo” della loro
modernizzazione e implementazione – aprano delle porte sui possibili
scenari di sviluppo verso i quali avviare un’ampia riflessione tra gli attori politici, gli addetti ai lavori e la comunità di ricerca che tanto al livello
nazionale, quanto al livello locale, si è costituita e irrobustita in questi
anni, con attività di monitoraggio e valutazione generaliste, con indagini e ricerche a carattere locale. Un portato, quest’ultimo, del processo
riformatore avviato nella seconda metà degli anni Novanta e finanziato
con i fondi Fse. Una riflessione, peraltro, resa necessaria anche dagli
scenari aperti dalla legislazione nazionale di riforma del mercato del lavoro che ha completato un ciclo apertosi da un decennio ed ha innescato un processo di profonda revisione e razionalizzazione dei Sistemi
regionali per l’impiego e nazionale in generale.
Le veloci considerazioni ora accennate, in merito agli sviluppi conosciuti dai Servizi per l’occupazione in questi anni, permettono una ulteriore considerazione. Seppure in maniera ancora differenziata nei territori, è possibile cogliere nei suoi tratti iniziali un processo di ampliamento del concetto di “Sistema per l’impiego”: allargato non soltanto rispetto al novero degli attori che in esso possono trovare un posiziona23
Introduzione
CAPITOLO 1
Introduzione
mento a complemento, sostegno e sinergia dell’azione dei Servizi per
l’occupazione – secondo un percorso peraltro sostenuto dalle più recenti riforme legislative in materia di mercato del lavoro –, ma anche rispetto alla mission del “sistema” nel suo complesso.
È evidente che l’obiettivo dei Sistemi per l’occupazione trovi nell’offerta di servizi di matching efficaci, trasparenti e regolati il core business della propria attività ed in particolare, nel nostro Paese, che tale
obiettivo sia legato a filo doppio con quello di sottrarre ai canali informali di reclutamento quote di mercato sempre più rilevanti da restituire, appunto ai canali professionali. Pur tuttavia, questo obiettivo va anche inteso come risultato di un percorso più ampio e articolato, in
quanto realizzato in un contesto di forte trasformazione dei sistemi del
lavoro, dell’istruzione, di welfare e produttivo in generale. Talché la
mission dei Sistemi per l’occupazione conosce nella predisposizione
di percorsi di occupabilità e di accompagnamento al lavoro dei soggetti con difficoltà di inserimento lavorativo, anche in termini di una
pronta gestione dei fenomeni di alternanza tra lavoro e disoccupazione
e tra lavoro e formazione, un ambito cruciale nel quale collocare la
propria sfera di progettazione e di realizzazione delle politiche.
Quest’ultima, dovrebbe concretizzarsi sulla base di modelli di intervento che richiamino non solo gli input provenienti “dallo sportello”,
cioè dal contatto diretto con l’utenza nelle strutture territoriali, ma che
riguardano la capacità di collocazione che i servizi hanno o ambiscono
ad avere all’interno dei mercati del lavoro locali, anche in termini di
specializzazioni produttive dei territori di riferimento, di progetti di sviluppo che vi ricadono, di congiunture positive o negative sul medio e
lungo periodo.
La legislazione più recente in materia di mercato del lavoro, la
Legge 30/2003 e il D.Lgs. 276/2003 che ne dispone l’attuazione, –
che di fatto completa un ciclo di riforme intrapreso nella seconda
metà degli anni Novanta, con il cd. “Pacchetto Treu” – ha introdotto
una serie di cambiamenti destinati a mutare sostanzialmente l’assetto
dei “Sistemi per l’impiego”, come poc’anzi definiti, ma – in generale –
la geografia dei modelli di erogazione delle politiche attive del lavoro,
le modalità di intervento e di relazione dei diversi attori in gioco.
Si opera, infatti, non solo – o non soltanto – nella direzione di un allargamento dei soggetti autorizzati e titolati ad operare nel mercato
dell’intermediazione e dell’erogazione di misure di politica attiva, che
comprende le Agenzie per il lavoro, ma anche gli istituti scolastici e
universitari, gli Enti bilaterali, le associazioni datoriali e sindacali, i
Comuni, ecc., cioè molti di quei soggetti con i quali i Spi hanno intessuto e vanno consolidando, ove possibile, relazioni di rete.
24
INTRODUZIONE
Si opera, parimenti, una ridistribuzione degli strumenti di intervento in
materia di politica attiva del lavoro e di intermediazione, riconoscendo la
possibilità a soggetti diversi e, come già osservato, complementari ai
Servizi per l’impiego di organizzarsi e dotarsi di risorse, competenze e
strumentazioni funzionali a realizzare attività finalizzate all’inserimento di
persone nel mercato del lavoro allargando l’orizzonte della propria mission istituzionale e di fatto sintonizzandola su quella tradizionale dei Spi.
Si delinea, per lo meno sul versante della gestione delle informazioni,
un funzionamento secondo modalità di rete. È, infatti previsto l’obbligo di
connessione di tutti i soggetti autorizzanti ai nodi regionali della Borsa
continua nazionale del lavoro, che fungerà da tessuto connettivo dei
nuovi sistemi per l’occupazione regionali; è, peraltro tratteggiata la specifica previsione di un raccordo Agenzie per il lavoro e Servizi per l’impiego,
sulla base di target obiettivo identificati (art. 7 del D.Lgs. 276/2003).
Tra le chiavi di lettura di questi interventi normativi – e al netto delle concrete modalità di attuazione, sulle quali appare prematuro esprimersi – si potrebbe rinvenire lo spazio per una ridefinizione dei confini e per un auspicabile ampliamento dello spettro e delle capacità di
intervento dei “Sistemi per l’occupazione”, che la traiettoria di sviluppo
seguita dai Servizi pubblici per l’impiego in questi anni ha senz’altro
delineato, ma che presenta notevoli margini di definizione, miglioramento e consolidamento.
Tutto ciò nella duplice direzione dell’offerta di servizi di matching e
nella costruzione di percorsi di miglioramento dell’occupabilità, accompagnamento al lavoro e reinserimento lavorativo delle persone
oggetto di una selezione avversa sul mercato del lavoro; nonché in un
quadro di raccordo sinergico con gli attori del sistema.
Questo percorso può tratteggiare un “secondo tempo” nello sviluppo e nella modernizzazione dei servizi per l’occupazione, nel quale
soggetti istituzionali e produttivi legati da rapporti di natura tradizionalmente adempimentale e burocratica, che solo negli ultimi anni ha visto un lento processo di erosione a favore di dinamiche di azione più improntate alla costruzione di progetti di intervento sul territorio, potrebbero trovarsi a condividere non soltanto una mission o un obiettivo
auspicabile (come l’occupazione o lo sviluppo del territorio di propria
elezione), ma la possibilità di dotarsi di strumenti, competenze e organizzazioni finalizzate al perseguimento di quegli obiettivi.
In quest’ottica, il terreno dissodato dai Servizi pubblici per l’impiego, può costituire una base fertile sulla quale contribuire alla costruzione del disegno sotteso alla legislazione nazionale.
Si potrebbe ipotizzare, infatti, che la possibilità offerta ai soggetti non afferenti al mondo dei Servizi per l’impiego tout court – ma in qualche mo25
Introduzione
CAPITOLO 1
Introduzione
do ad essi legati da relazioni operative già intessute in questi anni (ad
es. istituti scolastici, università, Comuni, soggetti del mondo economico locale) – di condividere una medesima titolarità e set di strumenti e
competenze funzionali al suo esercizio, possa creare le condizioni per
realizzare delle sinergie di intervento e, in generale, dei rapporti di collaborazione più incisivi. Non limitati, cioè, allo scambio di informazioni,
ma rivolto alla costruzione di progetti di inserimento lavorativo e di accompagnamento al lavoro di determinati target obiettivo: allineando,
nella gestione degli interventi, la capacità di azione dei nuovi attori rispetto al passato (perché dotati di nuovi strumenti, in parte assimilabili a quelli dei Spi), consentendo ai Spi di affinare i propri modelli di approccio e di intervento, fungendo da volano per azioni più efficaci e
complete nel proprio mercato del lavoro (perché supportate da un sistema di attori che dovrebbero essere in grado di offrire risorse umane
e strutturali, portatori – accanto alle nuove funzioni – di un proprio
specifico ambito di azione, comunque complementare a quello Spi).
Anche in quest’ottica, occorre rimanere ancorati alle questioni assai
concrete relative all’attuale stato di implementazione dei sistemi regionali. La prospettiva di un ampliamento degli attori coinvolti nei
“Sistemi regionali per l’impiego”, già precorsa nei modelli di intervento visibili nelle realtà più avanzate del nostro Paese ed ora messa a sistema dalla normativa nazionale, chiama ad un forte impegno i decisori politici regionali e nazionale, secondo uno schema di intervento
che, già al livello di politiche comunitarie (fra Commissione e Stati
nazionali) è definito “a due mani”.
Al livello di sistemi locali, si manifesta la necessità di potenziare le
capacità programmatorie, razionalizzando ove necessario l’organizzazione degli uffici competenti nei diversi ambiti riconducibili alle politiche del lavoro (Servizi al lavoro, Formazione e istruzione), al fine di
realizzare condizioni propedeutiche ad una programmazione sinergica, da accompagnarsi ad una capacità di attivazione e coinvolgimento
degli attori sul territorio, attorno ai singoli progetti. L’aumento dei
soggetti attivi sul mercato dell’intermediazione e delle politiche attive
del lavoro, infatti, porrà l’esigenza di una regia forte:
• essa dovrà essere in grado, da un lato, di definire obiettivi e priorità
di intervento delle politiche;
• da un altro lato dovrà essere in grado di esprimere una capacità
progettuale e di accompagnamento alla realizzazione dei progetti,
così da attrarre e indirizzare l’attività dei citati nuovi attori a sostegno degli obiettivi posti dal decisore politico e delle esigenze manifestate dai mercati del lavoro locali;
26
INTRODUZIONE
• ma proprio per questo, dovrà definire le priorità di azione con le
quali porsi al centro di un processo di governo di un “Sistema per
l’impiego” allargato a una pluralità di attori dotati di competenze
e, in prospettiva, di strumenti spendibili per realizzare interventi di
politica attiva, finalizzati all’intermediazione di manodopera e al
miglioramento dell’occupabilità delle persone in cerca di lavoro.
Il richiamo alla necessità di aumentare la capacità di programmazione
degli Enti locali coinvolti – in alcuni casi ancora troppo debole – in direzione di una migliore e più incisiva definizione degli obiettivi e delle priorità
di azione a tutti i livelli, assume in questa fase una valenza notevole, se collocata nell’attuale contesto di generale revisione, da parte delle regioni, della legislazione in materia di mercato del lavoro e Servizi per l’impiego, in
virtù del recepimento dei contenuti del D.Lgs. 276/2003.
Attraverso la definizione di un sistema di accreditamento, le regioni saranno chiamate in questi mesi e nei prossimi, a gestire l’“innesto” delle
Agenzie per il lavoro all’interno dei sistemi regionali Spi e a governarne
il nascente rapporto con i servizi e le strutture già operative sia sul fronte del lavoro che dell’offerta di servizi complementare (ad es. formazione professionale). A questo ordine di questioni, peraltro, appare strettamente legata la capacità, di regioni e province, di dotarsi di una struttura amministrativa, organizzativa e funzionale in grado di supportare la
gestione del nuovo sistema allargato e, oltretutto, in grado di integrare
effettivamente le due sfere dei Servizi al lavoro con la formazione professionale, tanto al livello di assessorati (dove attualmente l’integrazione è
in gran parte formale), quanto di strutture territoriali.
Al livello di Governo nazionale, si potrebbe prefigurare un duplice
livello di intervento: un primo, può definirsi di governance e presenta
elementi di complementarietà con l’azione regionale; un secondo livello afferisce al mercato del lavoro tout court.
Il primo versante comprende interventi a sostegno delle attività di
programmazione, soprattutto nella fase di attuazione dei processi, nella gestione condivisa dei servizi, nella fase di monitoraggio e di verifica
dei risultati, nonché a sostegno delle attività di integrazione delle sfere
dei Servizi al lavoro e della formazione professionale, soprattutto in
ambito Obiettivo 1.
In un sistema “policentrico”, infatti, un apporto notevole è quello
fornito dalle attività citate, specie improntate ad un approccio valutativo e di benchmark dei sistemi implementati. Esse, peraltro, dovranno essere potenziate sotto l’aspetto della promozione della circolazione e
della conoscenza dei modelli di intervento, nonché utilizzate come
“volano”, come stimolo alla promozione della riflessione nella comu27
Introduzione
CAPITOLO 1
Introduzione
nità tecnica, politica e scientifica attorno ad esse, tanto sul piano locale quanto mantenendo una visione “di sistema”, cioè complessivamente allargata al quadro nazionale.
Ancora a questo primo versante si potrebbe ricollegare un’azione di
orientamento o governo del processo di raccordo tra operatori pubblici
e privati, attraverso la definizione al livello nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni da questi erogate. Lo strumento utilizzabile a questo
fine è il sistema di accreditamento, di cui dovranno dotarsi tutte le regioni. In tal senso il Governo nazionale, percorrendo le vie già praticate in tema di standard minimi dei Spi, potrebbe farsi promotore del raggiungimento di un nuovo accordo presso la Conferenza unificata StatoRegioni, relativo ai citati livelli essenziali di erogazione delle funzioni.
Infine, un contributo interessante in tema di “attivazione” e “coinvolgimento” degli attori dei Sistemi regionali per l’impiego su progetti
specifici, a valenza nazionale, può essere offerto mutuando il modello
già attuato in via sperimentale attraverso alcune azioni di sistema promosse a partire dal 2004. Costruite con una duplice regia (Ministero
del lavoro e Ministero delle attività produttive) e attuate dall’Agenzia
tecnica del Ministero del lavoro esse hanno permesso, in un primo
progetto1, il coinvolgimento tanto del tessuto produttivo (sulla base di
un sistema di incentivi), quanto dei Servizi per l’impiego; in un secondo progetto esse puntano a valorizzare il ruolo – nella realizzazione di
tirocini – delle Università, in qualità di intermediatori speciali, e del sistema produttivo.
Un secondo versante di azione sul quale, in prospettiva, appare necessario indirizzare l’azione al livello di Amministrazione centrale è, per così dire, “a monte” dell’azione dei “sistemi per l’occupazione”, riferendosi al completamento del disegno di revisione del complesso di norme e
di tutele che presiede al funzionamento del mercato del lavoro.
I processi di trasformazione economica che hanno investito i sistemi
europei e, in primis, quello italiano, hanno evidenziato la necessità di
ammodernare l’apparato di servizi, strutture e modalità di accesso alle
politiche attive del lavoro, anche attraverso l’introduzione di forme
contrattuali in grado di operare nella direzione di un più facile accesso
1 Il progetto in questione è denominato “Lavoro & Sviluppo”. Si tratta di un’azione di sistema
nazionale finalizzata alla realizzazione di 2.000 tirocini i cui beneficiari sono disoccupati e
inoccupati delle regioni dell’Obiettivo 1 e che coinvolge le imprese di quelle stesse regioni che
risultano beneficiarie degli incentivi previsti dalla L. 488/92. I tirocini realizzano dei complessi
percorsi in “mobilità geografica e rientro nei territori di origine”: i candidati selezionati, infatti,
effettuano parte del percorso di inserimento in aziende delle regioni del Centro-Nord,
preventivamente individuate, disponibili a ospitare i tirocinanti, per poi concludere il proprio
percorso presso l’azienda dell’Obiettivo 1 che li aveva selezionati. Obiettivo ulteriore del progetto
è la trasformazione in contratti di lavoro del 65% dei tirocini avviati.
28
INTRODUZIONE
al mercato del lavoro, ma anche nella definizione di un più articolato
percorso di inserimento lavorativo e di permanenza nell’impiego. Il
nuovo quadro richiede l’apporto di ulteriori innovazioni in termini di
ammortizzatori sociali e di regolamentazione del lavoro, alfine di ridurre le perduranti disparità di tutela tra i lavoratori che hanno un lavoro stabile e regolare (insiders) e coloro che accedono al mercato del
lavoro attraverso gli strumenti di flessibilità sviluppati nel corso di quest’ultimo decennio.
1.1 I principali contenuti di questo Rapporto
Prosegue il processo di modernizzazione delle strutture nel territorio.
Ormai le sedi, nel complesso, possono ritenersi adeguate
Le tendenze rilevate nel 2004 mettono in luce anche il diffondersi di
una nuova progettazione delle strutture e della tecnologia dei Cpi,
orientata a creare ambienti in cui gli utenti possano accedere a tutte le
informazioni di cui hanno necessità e interloquire con gli operatori
nella massima riservatezza e tranquillità. Il processo di modernizzazione si è sviluppato attraverso una razionalizzazione degli spazi e con la
ristrutturazione o l’acquisto di nuovi locali. Le sedi censite sono da ritenersi complessivamente adeguate; solamente in Sardegna, Valle
d’Aosta e Campania troviamo un numero scarso di Cpi sufficientemente strutturati (29,6%, 33,3% e 34,8% rispettivamente). Per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche si segnala un sensibile miglioramento, rispetto al 2003, soprattutto in Piemonte (82,8%
di Centri privi di barriere), in Emilia Romagna (83,8%) e in Puglia, con
un incremento di circa 15 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Nelle Isole il problema dell’accessibilità delle sedi risulta ancora critico in 6 sedi su 10.
Il tasso medio di copertura della rete delle strutture pubbliche non è
uniforme a livello territoriale
La rete delle strutture pubbliche facenti capo ai Cpi è composta da
532 sedi che si integrano alle strutture periferiche (954 sportelli multifunzionali o altri recapiti) che gravitano sul bacino provinciale.
Confrontando i valori medi nazionali del bacino di utenza (1.410 lavoratori in cerca di occupazione) con i valori medi regionali, emerge
un’accentuata disomogeneità a livello di copertura territoriale. Le
strutture che servono il maggior numero di utenti disoccupati sono in29
Introduzione
CAPITOLO 1
I principali
contenuti di
questo Rapporto
fatti: per il Nord, la Liguria (2.650) e la Lombardia (2.370); per il
Centro, il Lazio (3.440); per il Sud, la Campania (3.020). La situazione
appare più favorevole in regioni come la Valle d’Aosta (290), il
Trentino Alto Adige (730), l’Umbria (590), il Molise (670) e la Sicilia
(720) dove il numero delle strutture operative consente di servire un
numero di disoccupati più contenuto. L’analisi della dislocazione delle
sedi dimostra come le unità operative delle regioni settentrionali abbiano un bacino potenziale di utenti meno ampio di quello presente
nelle altre aree geografiche; questo dovrebbe consentire di seguire le
persone in cerca di lavoro in modo più attento ed accurato. Se la media
nazionale è di 1,4 sedi di Agenzie per l’impiego ogni 1.000 disoccupati, in Lombardia se ne registrano 5,18; in Emilia Romagna 4,67; in
Veneto 4,25 e in Friuli Venezia Giulia 4,02. Il tasso medio di copertura
regionale, registrando valori molto elevati nelle regioni settentrionali
restituisce, dunque, l’immagine di un Paese diviso tra il Nord, in cui
peraltro è preponderante la presenza di Agenzie private e il Sud, a prevalente copertura pubblica. È da sottolineare, poi, come la presenza
delle Agenzie per l’impiego si concentri essenzialmente in corrispondenza dei principali distretti produttivi del Paese e nelle grandi aree
urbane; la sola città di Milano, infatti, ospita le sedi di ben 170 società
(pari al 15% delle Agenzie accreditate), Torino 26, Roma 25 e Bologna
23. Nel complesso la rete degli operatori pubblico-privati registra
una presenza media di circa 473 persone in cerca di lavoro per ogni
sede operativa, anche se non si è ancora raggiunto un omogeneo grado di copertura. Inferiori all’indice nazionale, pari a 2,11 sedi ogni
1000 disoccupati, risultano le regioni della Campania (0,52), Puglia
(0,76), Calabria (0,82) e Sardegna (0,71).
Le Regioni procedono nella produzione normativa
Già nella precedente indagine si era accennato all’approvazione dei
primi atti legislativi regionali in materia di “regolazione e organizzazione del mercato del lavoro” coerentemente alla riforma del Titolo V della Costituzione e in attuazione dei principi fissati dal D.Lgs. 276/2003.
Il processo di implementazione normativa è proseguito, tanto che alle
leggi approvate da Marche (LR n. 2/2005) e Toscana (L.R. n. 20/2005 e
Dpgr n. 22/R/2005), si sono aggiunti recentemente gli atti del Friuli
Venezia Giulia (L.R. n. 18/2005) e dell’Emilia Romagna (L.R. n.
17/2005). All’epoca delle interviste (dicembre 2004) la maggioranza
delle regioni restanti stava discutendo modalità e tempi di recepimento della riforma ma lo stadio dell’iter legislativo risultava differenziato:
in alcune il testo normativo era ancora in fase di discussione,
30
INTRODUZIONE
(Provincia di Trento, Umbria e Liguria), in altre amministrazioni erano stati già predisposti progetti di legge in fase più o meno avanzata
(Campania, Lombardia, Piemonte, Valle D’Aosta). Il quadro d’insieme,
però, rileva una notevole omogeneità nella normativa emanata. Al
momento le regioni in esame hanno infatti disciplinato: i soggetti abilitati e relativi requisiti per ottenere l’accreditamento, i criteri per l’affidamento a questi soggetti dei Servizi al lavoro e l’individuazione delle
aree di intervento da parte degli operatori.
Prosegue il rafforzamento delle dotazioni informatiche, soprattutto tra
le amministrazioni che hanno attivato il nodo di Borsa regionale
Lo studio delle strutture operative regionali e locali lascia intravedere un incremento ed un consolidamento delle infrastrutture informatiche.
A questo proposito è stata eseguita un’analisi a livello nazionale tra l’indice calcolato nel 2003 e quello calcolato nel 2004. L’indice, che è stato
elaborato a livello di Cpi e a livello di ripartizione amministrativa regionale, registra nel 2004 un aumento del 17% del rispetto al 2003. Quasi
tutti i Centri presentano un rapporto tra personale e risorse informatiche oscillante tra valori ottimali e valori leggermente inferiori; nel meridione, però, l’indice scende segnalando situazioni di criticità in
Sardegna e in Sicilia, regioni che registrano quote molto più basse della media nazionale. Dalle analisi effettuate emerge, poi, come il progresso nell’adeguamento delle dotazioni informatiche sia caratterizzato
da dinamica fortemente positiva in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli
Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Marche, ossia le prime tra le
amministrazioni ad attivare il processo di realizzazione del nodo di
Borsa regionale. L’immagine d’insieme che si ricava, dunque, dalla lettura dei dati strutturali più recenti (dotazioni tecnologiche e di rete) e dalle indicazioni relative al funzionamento dei sistemi informativi, è quello
di un pronunciato rafforzamento delle strutture e di un avanzamento
sensibile dei servizi offerti agli utenti a conferma di quanto già emergeva dall’analisi campionaria dei Centri effettuata sei mesi prima.
Emerge a tutti i livelli la necessità di addetti con elevata professionalità
Il personale in servizio nelle diverse strutture dei Servizi pubblici per
l’impiego ammonta complessivamente a 15.590 addetti, con un lieve
aumento rispetto allo scorso anno (+4,2%). Si tratta in gran parte di
lavoratori in servizio presso i Centri per l’impiego (oltre 11.200 unità) o
presso gli uffici provinciali (2.800 unità); meno numerosi gli addetti in
servizio presso gli Enti strumentali (1.200 circa) e presso le strutture
31
I principali
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questo Rapporto
CAPITOLO 1
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regionali (400 addetti circa). Gli Enti strumentali del Nord-Ovest hanno
in media 104,5 addetti, contro i 70,9 della media nazionale, gli uffici
provinciali maggiormente dimensionati sono invece quelli delle Isole
ove prestano servizio mediamente oltre 66 addetti, più del doppio
della media nazionale. Qui è peraltro assai più elevato anche il numero medio di operatori in servizio presso i Centri per l’impiego, che sono
ben 36,2. Oltre a rilevare la situazione in essere, l’indagine ha richiesto
agli intervistati l’individuazione delle figure professionali necessarie alle diverse strutture. Anche sotto questo aspetto emergono esigenze
piuttosto differenziate a seconda delle situazioni locali. A livello regionale emerge soprattutto la necessità di professionisti con qualifiche
elevate oltre agli esperti di programmazione e progettazione, la cui richiesta era già stata evidenziata nello scorso monitoraggio. Anche da
parte degli Enti strumentali esiste una domanda di personale qualificato: esperti di programmazione e progettazione, esperti informatici
per la gestione delle banche dati, statistici, esperti di mercato del lavoro. A livello provinciale i fabbisogni appaiono ancora di più legati a figure con elevata professionalità, in grado di assistere le strutture nelle attività di programmazione, progettazione, analisi del mercato del lavoro
e promozione dei servizi.
La difficoltà nel reperire figure professionali specialistiche porta ad
implementare l’organizzazione di corsi di formazione per il personale
Attraverso i dati rilevati a dicembre 2004 sul versante delle risorse
umane dei Spi, si rilevano ancora difficoltà nel reperire figure professionali specialistiche. Per superare questa insufficienza sempre più si fa
ricorso a forme di affiancamento e consulenza esterna, all’utilizzo delle
nuove tecnologie, a scambi con gli operatori degli Spi di altre regioni, a
visite di studio in altri paesi dell’Unione europea, alla formazione a distanza e on line. Inoltre, essendo sempre più centrali per i Spi gli interventi
a sostegno delle utenze svantaggiate, emerge lo stretto legame instaurato tra nuove iniziative di formazione e progetti europei mirati a implementare l’occupabilità di questa tipologia di utenza e politiche di welfare che, attraverso accordi con i comuni o altri attori locali coinvolgono
gli operatori Spi e i loro percorsi formativi. A Torino, ad esempio, nell’ambito del corso Eures Job Training, una sessantina di operatori dei
Cpi sono andati in altri paesi dell’Unione europea per osservare il funzionamento dei locali Centri per l’impiego. A Lecce la formazione è legata
all’apertura di sportelli Spi presso le parrocchie in alcuni comuni dislocati in luoghi disagevoli da raggiungere e alle tematiche relative alle vertenze di lavoro. Per quanto riguarda l’inserimento delle donne nel mercato
32
INTRODUZIONE
del lavoro, troviamo numerose iniziative e conseguenti corsi di formazione. A Benevento è stata prevista l’istituzione del Cof (Centro occupabilità femminile) all’interno del quale è stato istituito uno sportello per
la consultazione assistita su tutte le occasioni di formazione e lavoro rivolte alle donne. Alla gestione dello sportello fanno capo un responsabile del front office, due persone che svolgono attività di tutoring e due
orientatori, formati allo scopo. La provincia di Padova nell’ambito dell’accordo di programma tra Regione Veneto e le Province in materia di immigrazione, ha offerto opportunità di formazione agli operatori che lavorano con questa utenza; il progetto prevede anche percorsi di aggiornamento in campo normativo. Da sottolineare è l’attivazione di accordi interregionali; ad esempio, il Friuli Venezia Giulia e la Regione Emilia
Romagna hanno siglato un protocollo di intesa per lo scambio di buone
prassi tramite affiancamento del personale a quello di altre amministrazioni. La Provincia di Bologna sta poi ultimando la fase istruttoria
della rete pubblica degli sportelli per il lavoro; in una sorta di rete di
franchising viene garantita, proprio dalla Provincia, anche la formazione degli operatori.
La rete telematica della “Borsa continua nazionale del lavoro”non è
ancora diffusa in modo omogeneo nelle diverse aree del paese
Dall’attuale monitoraggio si rileva anche l’incremento ed il consolidamento delle reti tecnologiche attivate dalle amministrazioni con altri
partner locali o con soggetti sovraregionali; ne costituisce un esempio
la Borsa continua nazionale del lavoro (Bcnl). Il sistema organizzato su
una rete telematica di nodi regionali, consente alle persone in cerca di
occupazione, agli operatori pubblici e privati e ai datori di lavoro di incontrarsi in maniera libera. Attualmente sono presenti sul portale nazionale alcune regioni del Nord (Lombardia e Veneto) e del Centro-Sud
(entro la fine del 2005 Abruzzo e Molise), mentre si prevede l’attivazione, entro la primavera 2006, dei nodi regionali di Piemonte, Friuli
Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Campania. I rapporti di rete
sono effettivamente instaurati nel Nord-Ovest (17,6%), con punte
massime nel Piemonte e Lombardia; nel Nord-Est (4%), dove nel
Veneto e nella Provincia Autonoma di Bolzano si registrano le percentuali più alte; ed infine nel Centro, dove l’unico nodo ad oggi attivato che
risulta essere quello della Toscana, cui è interconnesso il 2,2% delle
Agenzie monitorate. L’esistenza delle reti tecnologiche si presenta in
modo ancora difforme nelle diverse aree del Paese, difatti a lavori ancora in corso si alternano alcune realtà, come il Nord-Ovest e il Nord-Est,
che registrano rispettivamente il 97,2% e il 92,1% di Cpi collegati con la
33
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CAPITOLO 1
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provincia. La rete regionale, poi, rimane ancora debole registrando
una percentuale di collegamenti del 44,3% nel Nord-Ovest, del 47,4%
nel Nord-Est, del 43,2% nel Centro, del 39,6% nel Sud ed infine del
solo 7,8% nelle Isole.
I collegamenti e le modalità di utilizzo della rete internet coprono il
96,5% delle strutture operative in modo uniforme su tutto il territorio
Lo scenario sul versante della comunicazione telematica appare diverso; il collegamento e le modalità di utilizzo della rete internet hanno
raggiunto un livello di diffusione molto alto, tanto da coprire il 96,5%
delle strutture operative. La percentuale di Centri per l’impiego che utilizzano un collegamento ad internet è pressoché uniforme su tutto il territorio nazione anche se le modalità di utilizzo della rete sono molto diverse. La possibilità di valorizzare le attività e di rendere disponibili i servizi anche on line, è stato uno degli l’obiettivi principali dei progetti di egovernment avviati nei Spi. Il 24,2% dei Centri, infatti, utilizza internet
secondo una modalità molto evoluta, cioè attraverso la presenza e l’aggiornamento di siti web o link presso le pagine del lavoro dei siti provinciali.
I siti/portali più frequentemente sviluppati e gestiti a livello regionale o
dall’Ente strumentale della regione, contengono informazioni su orari
ed attività degli uffici e prevedono, inoltre, spazi di interazione con i cittadini tramite Forum di discussione, mailing list e newsgroup.
Si consolidano le relazioni attive tra Regioni, Province e soggetti sovraregionali. La presenza dei Spi nelle reti che hanno come obiettivo la
lotta al sommerso si fa più consistente
Attraverso il monitoraggio della riforma dei Spi si è anche focalizzata
l’attenzione sulle relazioni intrattenute dalle regioni e dalle Province nell’ambito dell’attività dei Servizi per l’impiego. L’analisi delle relazioni per lo
sviluppo e l’erogazione dei servizi sembra evidenziare la tendenza a
creare reti in funzione di un obiettivo specifico. Una prima categoria di
interventi per cui si registrano numerose reti regionali è quella degli interventi a favore di categorie specifiche. Si tratta spesso di progetti che vedono la partecipazione di altre regioni e soggetti esterni, più in generale si
tratta di reti che assumono forme varie, differenziandosi per tipo di soggetti coinvolti, di strumenti utilizzati, di target interessati. Ad esempio, in
Lombardia l’Ente strumentale partecipa al Progetto Occupabit, svolto in
collaborazione con l’Azienda Calabria Lavoro e l’Agenzia regionale per
l’impiego e la formazione professionale della Regione Sicilia, che ha come obiettivo quello di favorire l’occupazione giovanile nel settore delle tec34
INTRODUZIONE
nologie dell’informazione e della comunicazione. In Campania è operativo il progetto In.La, promosso dal Ministero del lavoro, Regione,
Provincia e Comune di Napoli, a favore dei disoccupati di lunga durata in
particolari condizioni di disagio sociale, anche attraverso il coinvolgimento del sistema imprenditoriale. Un secondo obiettivo, che coinvolge
trasversalmente diverse regioni, è l’inserimento lavorativo, anche se
molti interventi considerati sono in parte sovrapponibili a quelli diretti a
categorie specifiche. Tra le reti create per promuovere l’inserimento tramite tirocini va segnalato il progetto Sud-Nord-Sud, coordinato da Italia
Lavoro, finalizzato ad incentivare la mobilità geografica attraverso la realizzazione di tirocini formativi e lavorativi, coinvolgendo un ampio numero di regioni e province. Ulteriore occasione di relazione tra i soggetti
operanti sul territorio è data dallo svolgimento della funzione di assistenza tecnica (affidata di solito all’Ente strumentale). Sono da sottolineare le esperienze in cui l’assistenza tecnica viene tradotta in accordi
formalizzati tra diverse regioni; tra i più interessanti quelli stipulati tra
Lombardia, Puglia, Campania, Lazio e Calabria. La Lombardia, inoltre, ha
promosso un progetto per la realizzazione della Borsa nazionale del lavoro che coinvolge pressoché tutte le regioni; il progetto, oltre a riguardare
gli aspetti informatici, prevede altre attività di supporto quali la formazione del personale. Considerando, poi, alcuni esempi di reti definite “pluriobiettivo” vediamo come la Regione Valle d’Aosta stia partecipando a
progetti interregionali all’interno del Por e abbia aderito al progetto regionale Piemonte-Liguria sull’orientamento, sull’apprendistato e sull’accreditamento. Il corpo più rilevante delle reti regionali rilevate è dato
però dalle iniziative associate a programmi comunitari. Il programma
che vede maggiormente impegnate le regioni italiane è Interreg, caratterizzato per la complessità delle iniziative che toccano aspetti quali la
creazione di posti di lavoro, il miglioramento della competitività, lo sviluppo sostenibile, il rispetto dell’ambiente, le pari opportunità ed il rispetto delle regole comunitarie in materia di concorrenza. Altro programma comunitario spesso presente nelle attività regionali è Equal, focalizzato soprattutto sulla realizzazione di interventi nel sociale; in questo
caso le reti coinvolgono molto spesso operatori del terzo settore (cooperative, associazioni di volontariato, ecc.), mentre sono più rare le partnership internazionali. Per quanto riguarda le iniziative per l’emersione
(66% a livello nazionale), data la maggior rilevanza del fenomeno,
emerge un maggiore coinvolgimento delle province del Sud (oltre il
70%) e in particolare della Sicilia con l’ottimo risultato del 75%. Anche
l’aumento del numero degli uffici comunali dedicati ai servizi del lavoro
e l’intensificarsi degli scambi fra questi e gli Spi a livello europeo sono
stati oggetto di studio. Dai dati raccolti risultano accordi quadro con i co35
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CAPITOLO 1
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muni per circa la metà delle province, nella maggioranza dei casi legati ad
obiettivi di semplificazione amministrativa per i cittadini.
Si riduce ovunque il tempo lavorativo dedicato agli adempimenti amministrativi
Tra le attività che caratterizzano i Centri per l’impiego, rispetto alle altre
Agenzie di mediazione, sono da ricordare in primo luogo quelle di tipo
adempimentale, ossia l’insieme di attività legate all’aggiornamento dell’anagrafe dei lavoratori, alla compilazione di liste, alle comunicazioni con
altri enti, cui seguono quelle di segreteria, gestione del personale e delle
risorse economiche, organizzazione del protocollo, ecc. La riduzione del
peso del tempo lavorativo dedicato agli adempimenti amministrativi è
stata posta come obiettivo esplicito della riforma dei Cpi: il Masterplan
del 2000, infatti, già individuava gli standard quantitativi che i Centri
avrebbero dovuto raggiungere nel corso dei successivi sei anni. La nostra
indagine ha registrato una riduzione del tempo lavorativo dedicato agli
adempimenti amministrativi, che passa dal 58,3% del 2003 al 51,5% del
2004. Il Nord è l’area che dedica la minor quota del proprio tempo a tali
attività, seguito da Centro, Sud e Isole, anche se il Mezzogiorno registra la
diminuzione più consistente rispetto al 2003 (-14%).
Accoglienza e informazione: modelli di gestione
Il “biglietto da visita” del Cpi è senza dubbio il servizio di accoglienza che, proprio per questo, risulta essere ormai attivato nella stragrande maggioranza dei Centri con la parziale eccezione delle isole maggiori. L’attuale rilevazione ha previsto e definito tre livelli di servizio:
elementare (smistamento dell’utenza verso gli altri servizi); medio (effettuazione di un rapido colloquio preliminare, registrazione dell’utente e rinvio agli altri servizi); avanzato (caratterizzato dallo svolgimento
di un colloquio più approfondito e condotto alla scrivania).
Effettuando un confronto con l’anno precedente, si nota l’aumento dei
Cpi con un servizio avanzato, (+7,6%); tale miglioramento ha interessato soprattutto il Nord-Ovest (dal 48,2% del 2003 al 63,9% del 2004), ed
il Mezzogiorno (34,1% del 2003 e 48,4% del 2004). Un ulteriore strumento utilizzato dai Centri è il call center; dalla rilevazione censuaria
2004 risulta che il 24,2% delle province italiane ha già istituito un numero verde relativo ai temi del lavoro e dell’offerta formativa, anche se
il servizio risulta spesso affidato per appalto a società esterne.
Particolare, tra gli altri, il caso del call center della Provincia di Roma,
gestito sia da dipendenti provinciali che da operatori esterni.
36
INTRODUZIONE
Le procedure previste dal D.Lgs. 181/2000 ormai sono applicate dal
98% dei Cpi
Secondo la normativa vigente i disoccupati, per mantenere questo
“status”, sono tenuti a dare ai Centri per l’impiego piena disponibilità
allo svolgimento dell’attività lavorativa e a seguire i percorsi che i
Centri proporranno per la ricerca di una nuova occupazione. Quasi 98
Cpi su 100 applicano, almeno in forma parziale, le procedure previste
dal D.Lgs. 181/2000 e in 88 province su 100 tale applicazione riguarda
tutti i Cpi del territorio. Ad eccezione del Nord-Ovest, dove le procedure vengono applicate nella totalità dei Cpi, le altre tre aree del Paese si
attestano su percentuali molto simili: Nord-Est 95,6%, Centro 95,5% e
Sud 96,9%. Un primo elemento di verifica dell’attuazione del decreto è
rappresentato dall’attivazione del patto di servizio, ovvero l’accordo
sottoscritto tra il Cpi, che si impegna ad offrire azioni di politica attiva,
e l’utente che si impegna a parteciparvi, pena la perdita dello status di
disoccupazione. Dai risultati dell’indagine emerge come il patto venga
stipulato dal 52% delle province italiane ma con evidenti differenze: il
Nord-Est e il Centro presentano, infatti, percentuali più elevate (77,3%
e 71,4% rispettivamente), i valori scendono leggermente nel Nord-Est
(45,5%) e si ridimensionano drasticamente nel Sud e Isole (17,1%). I
percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e alla formazione, così come prevede la normativa, offrono interviste periodiche, colloqui di
orientamento, proposte di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo, di formazione, di riqualificazione professionale o altra misura
che favorisca l’integrazione professionale. L’indagine attuale evidenzia
la presenza sia di percorsi generici che di percorsi mirati a specifiche tipologie di utenza. Un esempio di percorso standard è quello fornito
dai Cpi della Provincia di Asti, dove a tutti gli utenti è offerto un colloquio
di orientamento nel corso del quale viene fatta una diagnosi di occupabilità; faranno parte della banca dati, utile per il matching tra domanda
e offerta, le persone dotate di profili professionali corrispondenti a
quelli necessari alle imprese che si rivolgono al Centro per la ricerca di
personale. Gli utenti non immediatamente inseribili sul mercato del
lavoro possono aderire all’orientamento di secondo livello, che comprende sessioni di consulenza individuale e supporto all’inserimento
mediante il tirocinio. Una seconda linea di attività, rivolta alla raccolta di
informazioni sui fabbisogni formativi espressi dal territorio, si fonda
sulla “animazione territoriale”, contando sul coinvolgimento di diversi
soggetti istituzionali, sociali ed economici presenti nella provincia. Le
strategie di intervento sono legate a specifici mercati del lavoro, con
elevati tassi di occupazione, nei quali il lavoro sembra concorrenziale
37
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CAPITOLO 1
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alla scuola. La provincia di Padova, ad esempio, ha individuato otto
“Comitati territoriali” composti da rappresentanti di Comuni, Usl,
Servizi sociali, scuole medie e superiori, Centri per l’impiego ecc., che
promuovono sia attività di contrasto dell’abbandono scolastico, sia ricerche utili alla conoscenza approfondita della situazione locale. Una terza linea di attività vede le province impegnate in attività di monitoraggio e analisi di mercato; la programmazione, infatti, può essere integrata se si dispone di dati spendibili sia nei confronti del sistema formativo, che nei confronti di quello per l’impiego. Altro livello di intervento
nel raccordo tra Sistemi per l’impiego e formazione professionale riguarda il raccordo organizzativo e operativo sul territorio, nel quadro
delle procedure di “presa in carico” dell’utente. Esiste, infatti, un’asimmetria tra i due sistemi: essendo l’offerta formativa legata alla pubblicazione di bandi, sono spesso riscontrabili fenomeni di mismatch tra la domanda di formazione proveniente dagli utenti dei Cpi e la disponibilità
di corsi adeguati alle richieste. Si vanno dunque sperimentando pacchetti formativi a immediata somministrazione e di breve durata, tarati per specifici target di utenza. Strumenti di questo genere sono stati
adottati da alcune province toscane come Firenze, Pistoia, Pisa e
Arezzo. Anche a Bologna per gli utenti che rilasciano la dichiarazione
di immediata disponibilità vengono attivati corsi di formazione di 60
ore settimanali, avviati entro 45 giorni dalla presentazione dell’autocertificazione dello stato di disoccupazione. Altre province stanno già
adottando misure per gli utenti con posizione validata dal Cpi creando
una corsia preferenziale d’accesso ai corsi. La provincia di Roma ha attivato in questo senso il progetto Ala (Avviamento al lavoro in azienda), finalizzato alla riduzione del divario tra fabbisogni occupazionali e
competenze disponibili. Il progetto si concretizza nella realizzazione di
brevi percorsi formativi su richiesta delle aziende e sulla promozione
dell’inserimento lavorativo delle persone formate.
La diffusione di informazioni sulla domanda di lavoro è oggi attivata
nella quasi totalità dei Cpi
Un ulteriore servizio offerto dai Cpi, e senza dubbio tra i più importanti, è quello di intermediazione fra la domanda e l’offerta di lavoro. Per valutare il livello qualitativo raggiunto dal servizio, l’analisi ha preso in
considerazione due indicatori: la presenza di divulgazione di informazioni sulla domanda di lavoro proveniente dalle imprese e la modalità
prescelta per garantire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Il servizio di diffusione informazioni sulla domanda di lavoro risulta ormai
attivato nella quasi totalità dei Cpi: oltre il 90% dei Centri affigge gli an38
INTRODUZIONE
nunci pervenuti in bacheche a disposizione degli utenti; una quota rilevante dei Centri garantisce la diffusione di queste informazioni tramite
stampa e media locali o internet; a queste modalità di diffusione si aggiungono, quest’anno, anche le comunicazioni individuali tramite SMS,
e-mail, ecc. Osservando la pura attività di mediazione vediamo che oltre
il 90% dei Centri è in grado di garantire il servizio. I tre quarti dei Cpi,
oggi, è in grado di fornire alle aziende richiedenti gli elenchi di iscritti
con qualifiche rispondenti a quelle richieste (livello elementare del servizio). Quasi tutti i Cpi del Centro e circa i tre quarti di quelli del Nord
garantiscono alle imprese utenti un vero servizio di preselezione (livello
medio del servizio). Per conoscere quanto frequentemente le imprese si
rivolgono agli intermediatori professionali e ai Centri per l’impiego per il
reclutamento del personale ci si è avvalsi dei dati dell’Indagine
Excelsior, che ha permesso anche di comprendere l’utilità del sistema
pubblico dal punto di vista delle imprese. I Centri per l’impiego, menzionati dal 10,4% delle imprese contattate, vedono una maggiore notorietà tra le aziende medio-grandi (16,3% di quelle con 250-499 dipendenti), sia nel comparto industriale (13,4%) che nei servizi (8%). Le
aree nelle quali vengono maggiormente utilizzati sono il Nord-Est e il
Centro (12,3% e 12% rispettivamente). Le Agenzie di somministrazione,
da parte loro, raggiungono la media del 4,1% e sono molto utilizzate
nelle regioni settentrionali (10,2% del Nord-Est), ma decisamente meno in quelle meridionali (2,9%). Per quanto riguarda gli altri canali
pubblici (Comuni e Università), ci si attesta al 4% del totale, in netto
aumento rispetto agli anni passati, e con una maggiore diffusione nelle
imprese medie e grandi, con punte massime del 37%.
La percentuale di attivazione di servizi di orientamento al lavoro cresce
di alcuni punti rispetto al 2003
Anche il servizio di orientamento si sta consolidando in una percentuale molto alta di province e Centri per l’impiego con percorsi che
muovono essenzialmente sul piano della specializzazione e della qualità. Rispetto alla rilevazione precedente, la percentuale di attivazione
del servizio cresce di alcuni punti percentuali attestandosi al 92% nei
Cpi; nel 7% dei casi i servizi vengono svolti in esternalizzazione. La distribuzione territoriale non presenta differenze significative, ma va sottolineato come in Piemonte, Trentino, Marche, Umbria, Basilicata e
Calabria, la totalità dei Cpi dichiari attivato il servizio. L’area nella quale
l’orientamento viene più spesso esternalizzato è il Nord-Est, con
l’Emilia Romagna che fa registrare ben il 40,5% dei Cpi che erogano
attività di orientamento presso strutture esterne. Nel Centro della peni39
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sola si segnala il caso della provincia di Perugia che si fa carico di individuare il fabbisogno sia delle aziende sia dei disoccupati, in termini di
competenze. Nel Mezzogiorno, una buona iniziativa si segnala a Lecce,
dove la Provincia ha istituito la rete OrientaLavoro, basata sulla gestione e organizzazione di un insieme di Centri di informazione e orientamento che operano con standard operativi e di offerta formativa omogenei. Nel Nord Italia, a Imperia, l’attività abbraccia tutti i potenziali
fruitori, dai ragazzi delle scuole medie alle persone che hanno perso il
lavoro; l’attività orientativa consiste nella definizione di un percorso individuale mirato all’inserimento lavorativo che tenga conto di competenze e attitudini del candidato e della realtà del mercato del lavoro locale. A Bergamo, invece, il bilancio di competenze rappresenta il nodo
più importante, in quanto necessario alla costruzione dei progetti professionali con il tramite della formazione e della riqualificazione professionale. Nell’ambito dell’incontro domanda/offerta di lavoro, anche
le Università si propongono con iniziative tese ad intensificare il proprio ruolo formativo e non, nei confronti delle richieste di professionalità espresse dal territorio. Negli ultimi anni, infatti, gli atenei hanno
messo a disposizione strumenti e servizi per l’inserimento degli studenti nel mondo del lavoro. Con la riforma ogni facoltà è impegnata a
rivedere didattica e contenuti dei corsi di laurea e ad orientare i curricula verso un percorso formativo che sia in grado di offrire prospettive lavorative più concrete rispetto al passato. Nel corso del 2003 e 2004
numerosi atenei hanno consolidato esperienze già da tempo avviate e
dato vita a nuove iniziative nell’ambito del job placement.
Oltre un terzo dei giovani beneficiari conclude positivamente il tirocinio
di orientamento
I Centri per l’impiego, secondo quanto disposto all’art. 2 DM n.
142/1998, possono proporsi anche come promotori di tirocini. I tirocini qui analizzati sono quelli di orientamento e l’aspetto fondamentale
della valutazione è rappresentato dalla loro efficacia ai fini dell’inserimento occupazionale dei beneficiari. Gli esiti occupazionali mostrano
che circa il 35% dei giovani conclude in modo positivo l’esperienza
(nel Nord-Est il 42%. A livello regionale si assiste ad una notevole variabilità; limitando l’attenzione alle regioni con un alto numero di interventi si osservano tassi di successo molto elevati in Emilia Romagna
(47,6%) e Liguria (oltre il 50%).
40
INTRODUZIONE
Il 10% delle imprese richiede la consulenza dei Spi
Per quanto riguarda l’attività di supporto informativo-consulenziale
alle imprese del territorio, si registra una continuità di tendenza, già registrata nel precedente monitoraggio, nel consolidamento di questi
servizi. Ricorre ai Spi circa il 10% delle imprese senza grandi differenze
di settore produttivo, area territoriale e dimensione aziendale, anche
se sono più inclini a rivolgersi al canale pubblico le aziende con più di
250 dipendenti. I sette “Centri di mediazione lavoro” che operano nella Provincia Autonoma di Bolzano, ad esempio, tendono a sostituire
alle tradizionali attività burocratico-amministrative funzioni di supporto
consulenziale alle aziende in cerca di personale, svolgendo attività di
matching tra domanda e offerta di lavoro. Il Friuli Venezia Giulia, per
promuovere azioni di supporto alle imprese del settore economicosociale, ha dato vita ad una nuova struttura costituita da Enti di formazione, Istituti di ricerca, Consorzi di cooperative sociali, che gestisce la
“Sovvenzione globale piccoli sussidi” per il finanziamento di progetti
volti all’inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate. Tra gli interventi di riqualificazione e outplacement per lavoratori in mobilità a seguito di situazioni di crisi aziendale si colloca l’esperienza condotta
dalla Provincia di Pavia, promotrice del progetto di ricollocazione della
Necchi, che ha costituito un vero caso di outplacement collettivo gestito da un Ente pubblico con finanziamenti regionali. La Provincia di
Modena, invece, nel corso del 2004 ha promosso un progetto finalizzato a favorire l’emersione del lavoro irregolare presente nella comunità
cinese del distretto modenese del tessile-abbigliamento, anche per favorirne l’integrazione socio-economica. Interessante, sul piano dell’organizzazione di servizio, è la struttura operativa del Cpi di Milano che, sul
versante dei rapporti con le imprese, ha sviluppato una serie di sezioni
e uffici ad hoc segmentati per funzioni. In tema di studi a supporto del
sistema economico e dei fabbisogni imprenditoriali, emerge la
Provincia di Matera, che oltre ad avvalersi del supporto dell’Agenzia
Lavoro Basilicata per promuovere azioni di rilevazione delle esigenze
delle aziende locali, ha previsto una “Borsa lavoro” destinata a 35 giovani laureati per svolgere ricerche sul tema. Un elemento sempre più importante e strategico dei Spi è rappresentato dal marketing dei servizi disponibili. Esaminando i dati raccolti su scala nazionale, vediamo
che la pubblicizzazione dei servizi è stato attivata nel 78,2% dei casi; il
dato, però, è la risultante di andamenti diversi tra i quali pesa la
performance poco sostenuta delle due regioni insulari (36%). Su base
regionale, dati significativamente positivi arrivano dalla Lombardia, dal
Piemonte, dal Veneto, dal Lazio e dalla Toscana, con percentuali di at41
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tivazione del servizio ben sopra il 90%. Segnali molto confortanti arrivano da due regioni del Mezzogiorno, l’Abruzzo con il 93,3% e la
Puglia con il 95%. Per quanto concerne le azioni specifiche, le strategie
di comunicazione (piani di azione e relative fonti di finanziamento) vedono l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e il Molise,
come regioni che totalizzano percentuali più elevate, con una forbice che
va dall’85% del Veneto al 100% del Molise. L’organizzazione di Fiere e
manifestazioni rimane una delle azioni a cui le province italiane ricorrono più spesso: il 91% circa nel Nord e ben il 100% nel Centro; ed è
ancora il Centro a distinguersi per quanto riguarda le campagne pubblicitarie, infatti tutte le province di Lazio, Toscana e Umbria adottano
questi canali. L’utilizzo di materiali informativi come volantini, locandine, brochure è invece diffuso indistintamente da Nord a Sud della penisola. Guardando alla esternalizzazione del servizio di marketing, rileviamo come i Cpi che affidano tale attività a strutture esterne al Centro
stesso siano soltanto 10 su 529 censiti, con una percentuale inferiore al
2%. Il problema della “diffidenza” delle imprese e dell’utente medio
nei confronti dei Servizi pubblici all’impiego sembra, dunque, essere
quasi ovunque affrontato – e con successo –, anche grazie a una massiccia campagna d’informazione che ha permesso a tanti di entrare in
contatto con i nuovi servizi.
Sono oltre 3 milioni e 200 mila le persone entrate in contatto con un Cpi
negli ultimi due anni
Rispetto alle classi di età è netta la prevalenza di fruitori giovani e
giovanissimi (oltre il 50% ha meno di 30 anni), ma è anche elevato il numero di ultraquarantenni. L’utenza femminile, poi, risulta essere nettamente superiore a quella maschile (56% contro 44%). L’analisi della
distribuzione degli utenti in relazione al titolo di studio evidenzia un livello d’istruzione piuttosto alto; coloro che frequentano i Cpi sono in
maggioranza in possesso di un diploma di maturità (60%) e oltre il
19% ha un titolo universitario. Chi ha frequentato un Centro per l’impiego negli ultimi due anni risulta occupato nel 26% dei casi, il 16% dichiara di essere occupato ma in cerca di un nuovo o secondo lavoro, il
restante 57% non lavora. Gli individui non occupati, in media cercano
lavoro da almeno un anno e mezzo, ma esiste una caratterizzazione
molto forte della durata di ricerca per area geografica, età, titolo di studio e sesso dell’utente. Il tempo medio di ricerca di lavoro raggiunge i
24 mesi nel Mezzogiorno mentre è di poco superiore ad un anno nel
Nord-Est, è maggiore per le donne rispetto agli uomini (21 mesi contro
17) e per chi possiede la licenza media rispetto a chi ha un titolo uni42
INTRODUZIONE
versitario (21 mesi contro 12). Nel verificare il livello di soddisfazione degli utenti riguardo la qualità dei servizi offerti, vediamo che preparazione e disponibilità del personale ricevono giudizi positivi in ogni area
del paese (oltre il 60%), anche se nel Mezzogiorno i valori sono lievemente inferiori. Analizzando le opportunità lavorative offerte nel NordEst i Cpi ottengono il 20% di giudizi positivi, mentre nel Sud il 56% degli utenti giudica il servizio di bassa qualità.
Le iniziative a sostegno dell’inserimento occupazionale delle donne
assumono contorni più definiti
Per quanto attiene alle iniziative mirate al sostegno dell’inserimento
occupazionale delle donne vediamo che, seguendo una tendenza già
emersa nelle precedenti indagini, hanno assunto nel 2004 contorni più
definiti, superando il carattere “indifferenziato”, ossia orientato ad alcune particolari categorie di utenza, indipendentemente dal genere. La
distribuzione territoriale degli interventi mostra un quadro omogeneo: sul
totale delle iniziative, il 23% hanno luogo nelle regioni meridionali e insulari, manifestando un notevole incremento rispetto agli anni precedenti; la stessa quota si rileva nel Centro Italia, il 26% nel Nord-Est e il
28% nel Nord-Ovest. A livello provinciale l’omogeneità appare meno
netta, troviamo, infatti, regioni a totale copertura e aree in cui il sostegno
è concentrato in alcune amministrazioni locali. A fronte, poi, di un aumento delle province coinvolte in iniziative indirizzate alle donne (il
78,6%; +15% rispetto al 2003) non si riduce la disparità geografica,
che vede il meridione meno partecipe. Al di là del dato numerico, sembra importante evidenziare le diverse tipologie di interventi messi in atto dalle Province; sono state infatti individuate iniziative mirate alla
conciliazione tra lavoro e vita familiare, dirette sia alle donne che ai datori di lavoro, per promuovere la rimodulazione di orari o la presenza di
asili aziendali; interventi a favore del reinserimento lavorativo, che si
traducono in progetti di orientamento e formazione, o in piani di inserimento attraverso stage e tirocini; interventi di promozione della cultura
di genere, che mirano a promuovere la partecipazione delle donne alla
vita economica e sociale del territorio. In questo ambito due strumenti
sono stati utilizzati e sviluppati in maniera autonoma: gli interventi diretti a stimolare l’autoimprenditorialità femminile e lo “sportello donna” che, sotto diverse denominazioni, sta vivendo un processo di
profonda maturazione. La distribuzione territoriale mostra come alcune
azioni siano diffuse omogeneamente in tutto il paese. Lo “sportello”, ad
esempio, è presente in quasi tutte le Province, tuttavia, mentre nel
Settentrione eroga di solito servizi di orientamento e formazione mirata,
43
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nel Mezzogiorno è ancora prevalentemente un punto informativo, associato ad azioni di promozione all’autoimprenditorialità. La promozione di imprese al femminile appare generalmente orientata verso aspetti formativi, non mancano però interventi di sostegno economico e fiscale o di tutoraggio, anche con forme di “incubatore d’impresa”, come
quello condotto a Potenza, all’interno del Progetto Svi.p.o. (Sviluppo
pari opportunità, nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria Equal).
I Centri per l’impiego in grado di offrire servizi evoluti nell’ambito dell’obbligo formativo sono triplicati rispetto al 2001 e registrano un aumento del 6,4% rispetto all’anno passato
Per quanto riguarda l’obbligo formativo nell’attuale monitoraggio
sono stati considerati tre aspetti del sistema: organizzazione e gestione
del Sistema informativo sull’obbligo formativo; servizi offerti sul territorio; qualità dei servizi offerti all’utenza. Per quel che riguarda il primo
elemento, emerge la difficoltà delle amministrazioni nell’attivare sistemi di anagrafe completi ed efficienti e nell’organizzare attività di verifica e organizzazione di flussi dei dati. Il dato sulla disponibilità dei servizi offerti sul territorio appare più critico a causa della diversa capacità
di erogazione del servizio nel meridione. Anche il costante aumento
nell’erogazione di servizi all’utenza giovanile sembra non confermarsi nel
2004; il fenomeno viene però compensato dalla crescita dell’affidamento dei servizi per l’obbligo formativo a strutture esterne ai Cpi. Il
dato sull’esternalizzazione del servizio, infatti, si evolve dal 3,2% dello
scorso anno, al 5,3%, con dinamiche diversificate a seconda delle ripartizioni territoriali. In linea con le tendenze registrate negli anni precedenti la qualità del servizio offerto dai Centri per l’impiego mantiene
una dinamica positiva raggiungendo una percentuale del 40% per il
“livello avanzato”; i Cpi in grado di offrire i servizi più evoluti sono infatti triplicati rispetto al 2001 e registrano un aumento del 6,4% rispetto all’anno passato.
Acquistano ulteriore importanza le politiche volte all’inserimento lavorativo dei giovani
Esaminando i servizi per i giovani utenti, vediamo emergere dai dati raccolti nel 2004 l’importanza data a politiche volte non solo all’inserimento lavorativo, ma anche alla comunicazione con i ragazzi già dagli ultimi anni della scuola superiore. A Siena, ad esempio, esiste una
convenzione tra Comuni e Camera di commercio per favorire l’autoimprenditorialità dei ragazzi con azioni di sensibilizzazione. Anche la
44
INTRODUZIONE
Provincia di Savona, coinvolgendo tutte le scuole del territorio, ha elaborato il progetto Or.f.e.o. (Orientamento, formazione, esperienze per
l’occupazione), rivolto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni, prevedendo un corso di orientamento di 108 ore, una fase di formazione di 600 ore ed il
tirocinio di 3-12 mesi in azienda. Inoltre è stato sviluppato il progetto
OfiS (Orientamento formazione iniziale Savona), per l’inserimento dei
giovani disoccupati, nei settori dell’edilizia, della riparazione delle auto
e della vendita al dettaglio. La Provincia di Benevento rivolge un’attenzione particolare ai ragazzi delle scuole medie con il progetto
“Orientamento al mercato del lavoro” informandoli sui diversi tipi di
contratto previsti per i ragazzi in età di obbligo formativo e sostenendoli nella consultazione delle offerte di lavoro sui giornali, nella compilazione di un curriculum vitae e nella scelta della scuola superiore. La
Provincia di Ancona ha finanziato, invece, circa 200 borse di studio per
la ricerca rivolte ai laureati e borse di studio per il lavoro rivolte ai diplomati. Per quanto riguarda le problematiche meridionali vediamo
come la Provincia di Crotone con il progetto “Sud-Nord-Sud”, organizzando tirocini formativi, agevoli i giovani interessati a trasferirsi temporaneamente al Nord per migliorare le proprie competenze e facilitare l’inserimento lavorativo.
L’azione congiunta delle Province e dei singoli Cpi porta ad una diffusione generalizzata dei servizi per i lavoratori extracomunitari
Per quanto riguarda i residenti stranieri, vediamo che il loro numero è praticamente raddoppiato, passando dalle 991 mila presenze del
1997 ai circa 2 milioni del 2003, portando l’incidenza dei residenti non
italiani al 3,4%, con punte che in alcune zone superano il 5%. La presenza, per quanto distribuita su quasi tutto il territorio nazionale, presenta marcate differenze sia in termini numerici che di dinamiche.
Spiccano, per opposti motivi, regioni come la Sardegna o l’Emilia
Romagna: nella prima gli stranieri residenti sono l’1,3% del totale e
hanno visto aumentare la loro presenza del 7,1% negli ultimi 6 anni;
nella seconda, l’incidenza è pari al 5,2% e l’incremento nel sessennio è
stato addirittura del 158,9%. I differenti aspetti del fenomeno migratorio hanno portato i Servizi pubblici per l’impiego ad utilizzare in alcuni
casi interventi generici per fasce svantaggiate e, in altri, azioni specifiche.
Tra le regioni che dichiarano attivate le iniziative per l’inserimento lavorativo dei cittadini extracomunitari vediamo come la Valle d’Aosta
preveda interventi che rientrano nelle misure destinate agli utenti
svantaggiati del “piano triennale di politica del lavoro”. In tema di azioni specifiche, invece, la Regione Lombardia prevede, tra l’altro, l’attiva45
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zione di percorsi formativi per infermieri extracomunitari e lo sviluppo
di un Sistema informativo per la raccolta di curricola dei potenziali lavoratori stranieri. Da segnalare anche la Regione Marche, che ha istituito
un prestito d’onore per extracomunitari che intendano avviare un’attività autonoma. Più articolata è la situazione a livello sub-regionale, dove si combinano gli interventi dell’Ente provinciale e dei singoli Centri per
l’impiego. Questa azione congiunta porta ad una copertura nazionale
quasi totale; infatti, solo nell’8,8% delle Province non si registrano interventi destinati a lavoratori stranieri, nel 39,2% dei casi troviamo un
modello integrato tra azioni provinciali e servizi erogati dai Centri,
mentre più numerose risultano le province in cui i soli Cpi garantiscono servizi specifici (48%). La percentuale di azioni congiunte ProvinceCpi risulta più elevata nel nord Italia (60,9% nel Nord-Ovest e 50% nel
Nord-Est) e decresce andando verso il meridione (16,7% ); è inoltre,
proprio nel Sud e nelle Isole, più alta la percentuale di azioni riconducibili ai soli Centri per l’impiego (72,2 province su cento). I dati mostrano, infine, che il 65,3% dei Centri per l’impiego offre servizi dedicati ai lavoratori stranieri tramite il mediatore culturale, figura che si è andata diffondendo e professionalizzando molto negli ultimi anni.
Le attività di sostegno ai lavoratori atipici sono sempre più diffuse
I Servizi per l’impiego, pressoché nella loro totalità, si pongono anche
a sostegno degli utenti che sono – o potrebbero essere – impegnati in
occupazioni a termine. Se ciò non accade è perché le condizioni di
contesto, a quanto dichiarato dai responsabili dei Spi, non rendono
necessario un intervento mirato, oppure le informazioni disponibili in
merito sono troppo scarse. In generale si rilevano due orientamenti
nelle strategie di intervento; abbiamo da un lato quello basato su interventi mirati, dall’altro quello rivolto all’insieme degli utenti (Regione
Lombardia e Piemonte, Province di Ragusa, Siracusa, Macerata e
Livorno). Sul versante delle azioni specificamente destinate agli atipici,
ad esempio, la Provincia di Rimini, attua numerose azioni finalizzate a
rafforzare le competenze professionali. Molto spesso questo obiettivo si
traduce nell’erogazione di voucher o di bonus formativi riservati ai lavoratori non standard (regioni Umbria ed Emilia Romagna e Province di
Padova, Genova e La Spezia). In alcuni casi, l’intervento di carattere
formativo è associato a politiche di stabilizzazione; è questo il caso
della Regione Campania. Alla stabilizzazione puntano anche le azioni
della Regione Sardegna che prevede agevolazioni per il datore che trasforma i contratti a tempo indeterminato in contratti a tempo indeterminato. Altri interventi sono finalizzati alla creazione di sportelli speci46
INTRODUZIONE
fici destinati a fornire informazione, orientamento e assistenza ai lavoratori atipici; la Regione Toscana ha promosso il progetto “PrometeoRete per il lavoro atipico” che prevede non soltanto la costituzione di
strutture collegate tra di loro ma anche di un portale web. In alcuni casi vengono offerti anche servizi innovativi come le consulenze a carattere contrattuale, fiscale e previdenziale; finalità perseguite anche dal
progetto “Atipiche e atipici in Rete” predisposto dalla Regione Emilia
Romagna. Alcuni Servizi per l’impiego hanno, poi, dato avvio alla creazione di forme di previdenza integrativa e di facilitazione per l’accesso
al credito (Regione Campania) e per la definizione e diffusione di modelli contrattuali di garanzia e per il contrasto di abusi (Provincia di
Napoli). Anche sul versante della salute e della sicurezza si osservano interventi condotti, spesso in accordo con le Asl locali; la Provincia di
Pisa, ad esempio, ha creato uno sportello finalizzato a fornire ai lavoratori atipici informazioni su questo tema.
Il servizio Eures è stato attivato in oltre il 73% delle strutture territoriali
Per quanto attiene all’integrazione della rete Eures nei Spi, le interviste, realizzate presso tutti gli uffici regionali e provinciali per l’impiego a
un anno e mezzo dalla prima definizione dell’assetto decentrato Eures,
hanno permesso di fotografare lo stato della organizzazione della rete europea a livello regionale. Coerentemente agli indirizzi adottati a livello
comunitario e nazionale, le amministrazioni sono state chiamate dal
Coordinamento nazionale Eures ad individuare, tra il personale, possibili figure di referenti e assistenti che dovrebbero svolgere una funzione di
supporto tecnico e di animazione della rete all’interno del mercato del
lavoro locale. A dicembre 2004, 388 su 531 strutture territoriali (pari al
73,1%) dichiarano di aver attivato il servizio Eures, sia come semplice
presenza di materiale divulgativo, che nella presenza di personale in
grado di realizzare un primo contatto informativo con l’utenza, rinviandola poi ai Consiglieri Eures di riferimento. Le strutture territoriali in grado di erogare un servizio connesso a Eures, anche se minimo, sono cresciute del 12,2% nell’ultimo anno e, con le opposte eccezioni del NordEst (per il valore elevato) e delle Isole (per il dato contenuto), si attestano su livelli omogenei grazie anche alla notevole progressione conosciuta dalle regioni del Sud peninsulare (più 32%).
Non ancora strutturati appieno i servizi per disoccupati di lunga durata
Solamente il 46% circa dei Cpi, su base campionaria, ha dichiarato
nella primavera del 2004 di considerare questo target uno dei più rile47
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vanti della propria attività, di contro, soltanto un terzo dei Centri (su
base censuaria) realizza azioni specifiche, con situazioni particolarmente positive nel Nord-Ovest (oltre il 60%) e nel Sud peninsulare
(50% circa). L’attivazione di misure a favore dei disoccupati di lunga
durata, dunque, non sempre coincide con la realizzazione di progetti
ad hoc, anzi, spesso questi disoccupati vengono considerati target trasversale a quelli di genere e di età. Alcuni interessanti passi sono però
riscontrabili in alcune regioni e province: sulle possibilità offerte dal
raccordo con la formazione professionale si attestano le iniziative della provincia di Bolzano, Lucca e Massa Carrara; su un piano più strutturato si colloca l’iniziativa del Piemonte, che dedica una misura del Por
ad azioni di rinforzo formativo con priorità per i disoccupati di lunga
durata. La provincia di Napoli segnala l’attivazione del Progetto Dld finanziato con i fondi europei dalla regione Campania, in accordo con il
Comune di Napoli e con le Agenzie Italia Lavoro e Sviluppo Italia, incaricate alla realizzazione di misure specifiche (autoimprenditorialità e
mobilità extra territoriale) dedicate ai disoccupati di lunga durata.
I finanziamenti a favore dell’autoimpiego sono previsti da un elevato
numero di amministrazioni
Le azioni intraprese dalle regioni e dalle Province a supporto delle iniziative imprenditoriali si collocano generalmente nel più ampio approccio di sostegno allo sviluppo locale. In questo ambito i Servizi
pubblici per l’impiego, attraverso i propri snodi operativi, divulgano
informazioni sulla normativa di incentivo al lavoro autonomo ed offrono consulenze nella predisposizione dei business plan e nella gestione
dei sussidi nella fase di avvio dei progetti. Diversi sono i Programmi
operativi regionali (Por) e relativi Documenti unici di programmazione
(Docup) che prevedono finanziamenti ad hoc in questo settore.
Emblematico è il caso della Toscana dove, a livello operativo, ogni Cpi
della Provincia di Livorno ha attivato uno “sportello impresa” che offre,
a chiunque abbia intenzione di avviare un’attività in autonomia e/o in
associazione, un servizio di consulenza personalizzato su marketing,
economia industriale, organizzazione aziendale, investimenti e finanza, leggi a sostegno della creazione d’impresa e business planning. La
provincia di Lucca ha previsto, invece, nell’ambito di un bando per i
sostegno al lavoro autonomo, una doppia fase di screening dei progetti: nella prima si valutano potenzialità del soggetto proponente,
nella seconda si verifica l’attuabilità dell’iniziativa con conseguente
predisposizione di un piano aziendale ed economico. Di particolare
interesse è l’iniziativa promossa dalla Provincia di Siena che, in con48
INTRODUZIONE
venzione con la Camera di commercio, realizza azioni di sensibilizzazione degli studenti delle medie superiori sulle opportunità legate al
lavoro autonomo. Anche nel Mezzogiorno si registrano iniziative interessanti, come il progetto “Cantiere sociale” realizzato dalla Provincia di
Catania, rivolto principalmente a donne e giovani, finalizzato all’erogazione di un finanziamento a fondo perduto per promuovere l’autoimprenditorialità. Anche la regione Campania ha investito sulla strategia del
prestito d’onore, per lo più a favore di soggetti svantaggiati, prevedendo l’erogazione di sussidi legati all’avvio di attività autonome di dimensioni contenute, soprattutto per incentivare l’emersione di attività
irregolari.
Aumentano gli interventi di outplacement nella gestione delle crisi occupazionali
Il manifestarsi di crisi occupazionali in alcune aree del paese ha
spinto i Servizi pubblici per l’impiego a dotarsi di nuovi strumenti di intervento. Uno dei casi di maggior interesse è quello della Regione
Veneto che, attraverso il fondo occupazione, ha finanziato, in particolari situazioni di crisi aziendale, interventi urgenti volti alla riqualificazione e l’outplacement di lavoratori in Cigs o mobilità. I Cpi offrono a
questi progetti un’assistenza tecnica per la raccolta di informazioni sulle caratteristiche dell’utenza e sulla situazione occupazionale nel territorio. I progetti sino ad ora portati a termine hanno coinvolto imprese
medie e grandi dei settori meccanico, tessile e agroindustriale. Per le
province siamo di fronte ad una grande varietà di esperienze, anche se
concentrate soprattutto nel Nord; la provincia di Torino, ad esempio,
nel corso del 2004 ha dato inizio all’attuazione delle azioni sulla ricollocazione dei lavoratori in mobilità giuridica espulsi dalle aziende in
crisi, attraverso il “Progetto Cor – 1 euro per abitante”. Anche l’area di
Macerata, interessata dalla crisi del calzaturiero, ha dato vita ad alcune
azioni concrete come la riserva di una grossa percentuale del budget
di formazione per imprenditori e dipendenti del settore.
I lavoratori maturi e senior tra i target prioritari
Anche l’obiettivo di incrementare l’occupazione dei lavoratori adulti è ormai presente nell’agenda delle politiche regionali. Dalla rilevazione risulta, infatti, che gli over 45 laddove non sono oggetto di interventi specifici, vengono comunque considerati un target prioritario dai
servizi per l’impiego. Iniziative concrete attivate dai Cpi emergono soprattutto nel Nord-Ovest (48%) e nel Centro (30,6%), mentre valori più
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bassi si riscontrano nel Nord-Est (19,4%), nel Sud (28,1%) e nelle
Isole (6,5%). Rispetto alla rilevazione del 2003, mentre a livello nazionale i dati appaiono pressoché invariati, la percentuale di servizi dedicati risulta molto diminuita nel Nord-Est e, con particolare evidenza,
nel Veneto dove si passa da 19 interventi del 2003 a 3 dell’anno successivo. Una delle strategie di intervento maggiormente utilizzate è quella
che riguarda la formazione, come parte integrante dello sviluppo professionale, ossia il lifelong learning. La Provincia di Verona, a questo
proposito, ha attivato dei pacchetti formativi di 30-40 ore volti alla riqualificazione professionale per lo più di soggetti over 45, espulsi dal
mercato del lavoro a causa della crisi che ha investito alcuni settori
economici locali. La Provincia di Trento ha promosso il progetto
“Aware: Ageing Workers Awareness to Recuperate Employability”, con lo
scopo di migliorare conoscenze e competenze dei lavoratori anziani
nel mercato del lavoro. L’Agenzia del Lavoro di Trento, inoltre, prevede
per i “senior” la possibilità di effettuare un’esperienza lavorativa a termine presso cooperative, alle quali è riconosciuto un contributo pari al
70% del costo del lavoro, per la realizzazione di progetti di pubblica
utilità. Tra le iniziative di ricollocazione, invece, si evidenzia il “Progetto
Quadri”, promosso dal Ministero del lavoro in collaborazione con Italia
Lavoro e con il Coordinamento delle regioni: l’azione sperimentale, rivolta a 900 lavoratori disoccupati con età superiore a 40 anni, ha coinvolto Abruzzo, Lazio, Lombardia, Sicilia e Veneto. Anche la Regione
Marche ha stanziato dei fondi per la sperimentazione di alcuni progetti pilota finalizzati all’inserimento dei lavoratori over 45, con priorità
donne, iscritti nelle liste di mobilità. Le azioni previste riguardano essenzialmente orientamento/formazione, contributi all’assunzione e
autoimprenditorialità. La Provincia di Macerata, ha promosso un programma di interventi “Equal”, finalizzato al reinserimento degli over 45
denominato “Investing in People”, che si svilupperà tra luglio 2005 e
giugno 2007. L’orientamento è, invece, la misura prevista dalla
Provincia di Firenze per fronteggiare la realtà locale degli over 45 che nella vita hanno avuto una sola esperienza professionale. Per questo tipo
di utenza sono previsti interventi di orientamento mirati alla riqualificazione e al reinserimento nel mondo del lavoro con il finanziamento
dei fondi della formazione professionale.
L’83% dei Cpi ha personale dedicato ai servizi per lavoratori disabili,
con un incremento di circa il 3% rispetto all’anno precedente
L’attuazione della legge sul collocamento mirato è in fase di maturazione ed i segnali sono numerosi; l’83,6% dei Cpi dichiara, infatti, di
50
INTRODUZIONE
avere personale e strumenti a disposizione di persone disabili e imprese sottoposte ad obblighi di legge, con un incremento del 2,7% rispetto al 2003. Il miglioramento è confermato anche dall’ampliamento delle funzioni svolte, soprattutto per quanto riguarda il rapporto diretto con l’utenza. Il 51% dei Cpi risulta avere un ruolo nella gestione dei
colloqui di orientamento e nello sviluppo del percorso formativo; anche
l’incontro domanda/offerta di lavoro è un’attività assicurata da 47
Centri su 100, rappresentando una nuova competenza nel confronto
con i datori di lavoro, che si aggiunge a quelle ormai consolidate di
orientamento e bilancio di competenze. Per quanto riguarda la presenza di barriere architettoniche, la situazione appare in graduale miglioramento; le Province che hanno adeguato le proprie sedi si trovano
essenzialmente nel Centro Italia, dove solo l’11% dei Servizi non è
conforme alla normativa sull’accessibilità dei siti pubblici. A settembre
2004 risultano iscritti alle liste uniche, ai sensi della Legge n. 68/1999,
556 mila persone disabili, con un aumento del 20,2% nel Sud e un
raddoppio nelle liste del Centro rispetto al 2003; solamente il 48,6%
degli iscritti, però, è disponibile ad una immediata occupazione. La
quota di riserva dedicata alle persone disabili nelle imprese è di circa 178
mila posti di lavoro anche se il dato complessivo nazionale rileva che il
36,8% della quota è attualmente scoperto, ossia esistono circa 65.500
posti disponibili per 270 mila disabili in cerca di lavoro, in un rapporto
di quattro a uno. L’area che offre il numero più ampio di posti disponibili rimane il Nord-Ovest (46,8% del totale), seguito da Nord-Est
(20,2%), Centro (16,8%) e Mezzogiorno (10,2%).
Il livello di attenzione nei confronti del monitoraggio dei servizi sta
progressivamente aumentando
Confrontando i valori assoluti rilevati con quelli del precedente monitoraggio emerge un aumento del numero di province che hanno attivato azioni di monitoraggio: da 63 nel 2003 a 67 nel 2004. Si rileva,
inoltre, un marcato interesse da parte degli Enti nei confronti del monitoraggio della qualità dei servizi erogati, principalmente sotto forma di
analisi di soddisfazione degli utenti. Nel dettaglio, i progressi maggiori
sembrano essere quelli delle province del Mezzogiorno e del Centro.
Nella rilevazione precedente il numero complessivo di enti che effettuavano un controllo sulla qualità dei servizi al Sud erano 8 contro i 15
attuali; il Centro passa dai 10 del 2003 ai 17 odierni. Che il livello di attenzione nei confronti del monitoraggio dei servizi stia progressivamente aumentando è confermato sia dall’analisi della diffusione di
azioni di monitoraggio al livello regionale – circa l’84% delle regioni
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CAPITOLO 1
I principali
contenuti di
questo Rapporto
dichiara di aver predisposto queste attività – che dalla redazione di
Masterplan regionali sui Servizi per l’impiego (ad oggi 17). Alcune
esperienze possono esemplificare sia la diffusione di elementi innovativi, che di perduranti criticità del sistema. Il monitoraggio dei Cpi effettuato dall’Agenzia Piemonte Lavoro, giunto alla terza edizione, ad
esempio, vuole cogliere la progressiva attuazione nei Centri delle indicazioni del Por Ob. 3 e sviluppare rapporti di monitoraggio riguardanti
l’apprendistato, i tirocini formativi e di orientamento, l’obbligo formativo, i lavoratori disabili e gli extracomunitari. La Provincia di Napoli, invece, non può effettuare azioni di monitoraggio complete sulle attività
svolte perché manca di una rete informatica che colleghi i vari Cpi ad un
unico sistema centrale. Anche la Provincia di Roma non effettua azioni
di monitoraggio, ma ha aderito ad una iniziativa dell’Agenzia Lazio
Lavoro che sta lavorando a standardizzare la prassi di monitoraggio
dei Servizi per l’impiego.
52
CAPITOLO 2
STRUTTURA E ASSETTO
ORGANIZZATIVO
2.1 Evoluzione normativa
Già nel precedente rapporto2 si era fatto cenno alla avvenuta approvazione di primi atti legislativi regionali, con i quali alcuni enti territoriali
avevano esercitato la propria potestà legislativa concorrente in materia di
“regolazione e organizzazione del mercato del lavoro”, in coerenza con la
riforma del Titolo V della Costituzione e in attuazione dei “principi fondamentali” fissati dal Legislatore nazionale nell’ambito del D.Lgs. 276/2003.
Tale processo di implementazione normativa è nel frattempo proseguito, tanto che alle leggi approvate da Marche (L.R. n. 2/2005) e
Toscana (LR n. 20/2005 e Dpgr n. 22/R/2005)3, da ultimo si sono aggiunti gli atti della Regione a Statuto speciale Friuli Venezia Giulia (LR n.
18/2005) e dell’Emilia Romagna (L.R. n. 17/2005), mentre in altre amministrazione sono in discussione progetti di legge in materia.
A tale ultimo proposito, si può affermare che, all’epoca delle interviste
(dicembre 2004), la maggioranza delle regioni stava discutendo modalità
e tempi del “recepimento” della riforma, sebbene su questi ultimi abbia
inciso, chiaramente, lo svolgimento delle consultazioni elettorali della
scorsa primavera. Lo stadio dell’iter legislativo risultava pertanto differenziato: in alcune il testo normativo risultava ancora in fase di discussione, a tal fine prevedendo l’istituzione di appositi tavoli tecnici, anche con
la partecipazione delle parti sociali. Ad es. presso la provincia di Trento si
affermava che: “la Giunta provinciale con il contributo di parti sociali,
2 Gilli D., Landi R., (a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento dei Centri per l’impiego
2004, in “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 6/2005, p. 30 e ss.
3 Si segnala che taluni articoli di questi ultimi due atti normativi, a testimonianza sulla perdurante
incertezza interpretativa in tema di ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, sono stati
impugnati innanzi alla Corte Costituzionale dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, rispettivamente
con i ricorsi n. 46 e 47 del 15 aprile 2005.
53
CAPITOLO 2
Evoluzione
normativa
datoriali e agenzia sta attualmente discutendo un progetto di legge per
il cambiamento della veste giuridica della Agenzia del lavoro, la modifica del sistema degli ammortizzatori sociali ed il recepimento della
Legge Biagi e del D.Lgs. 276/03. Al momento non è tuttavia possibile
definire quali saranno le novità introdotte dal progetto di legge”.
Allo stesso modo in Umbria si sottolineava: “rispetto alle più recenti
evoluzioni normative la Regione sta partecipando a tre gruppi di
discussione su alcune tematiche del D.Lgs. 276/2003”:
• gruppo con Tecnostruttura: viene affrontato il tema
dell’Apprendistato, della Borsa continua nazionale del lavoro,
del regime di Certificazione e Accreditamento, dell’art. 13 e
dell’art. 14;
• gruppo interno alla Regione, istituito con una delibera, per la
discussione specifica dell’articolo 14. Tale gruppo coinvolge
anche tutte le parti sociali interessate;
• gruppo interno alla Regione, istituito anch’esso con delibera, che
affronta i principali temi di applicazione del D.Lgs. 276/03. Tale
gruppo coinvolge Province, Aul, Aur”.
In diverse regioni si stava discutendo sulle modalità di recepimento
ed in particolare sulla scelta se procedere, almeno per alcuni degli istituti introdotti dal Legislatore nazionale, tramite un atto di normazione
primaria – una legge – ovvero secondaria – una delibera di giunta – come avvenuto, peraltro, per altre materie mercatolavoristiche4. Ciò, ad es.
si è verificato in Liguria, per una materia che ci interessa da vicino, quella delle autorizzazioni regionali delle Agenzie per il lavoro.
“Inizialmente, infatti, si era pensato di far uscire un provvedimento
snello, come può essere una Deliberazione di Giunta, poi però dal
dibattito che ne è scaturito è emersa la consapevolezza che il regime
di autorizzazione non deve essere la fotocopia della procedura nazionale. Questo perchè si ritiene opportuno coprire quei soggetti che
sul territorio hanno delle specificità che non verrebbero adeguatamente valorizzate dai requisiti di accesso previsti a livello nazionale”. (…). Si sta pensando di modificare in itinere un disegno di legge
che riguarda le politiche regionali per la promozione occupazionale,
introducendo al suo interno 2-3 articoli che definiscano i principi
generali sia del regime di autorizzazione che di accreditamento.
4 Si intende riferirci alla materia dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, regolata nella
quasi totalità dei casi mediante, appunto, delibera di Giunta. Si veda in proposito lo schema a p.
35 e ss. in Gilli D., Landi R. (a cura di), Indagine campionaria…op. cit.
54
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Allo stesso modo, ma con portata generale, in Veneto si affermava:
“è attualmente in via discussione un articolo da inserirsi nel collegato
alla legge finanziaria regionale 2004 che autorizza la Giunta regionale ad emanare direttive applicative per l’attuazione del Decreto legislativo 276/2003”.
Infine, così ha già provveduto la Sicilia: “Nell’ambito della legge finanziaria regionale (LR. 15 del 5/11/2004) sono contenute norme che dispongono l’applicazione del D.Lgs. 276/03 ad opera dell’Assessore regionale per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale
e l’emigrazione (testo normale nostro). (…). La questione verrà quindi
regolata da atti assessoriali e non dell’Assemblea regionale”5.
La scelta di delegiferare la materia, in disparte dalle questioni circa
l’opportunità di tale scelta, appare finalizzata alla velocizzazione del
processo di recepimento negli ordinamenti giuridici locali dei diversi
istituti disciplinati nella riforma del mercato del lavoro, anche in relazione al diverso grado di “urgenza” dell’intervento del legislatore regionale, al fine di consentire la piena entrata a regime degli stessi istituti.
Altre amministrazioni, come detto, hanno invece scelto la via dell’intervento tramite legge, predisponendo appositi progetti di legge, in
fase più o meno avanzata di discussione (Campania, Lombardia,
Piemonte, Valle D’Aosta).
L’avvenuta approvazione di ulteriori due atti legislativi consente di
approfondire le prime scelte di politica del diritto poste in essere dalle
regioni in ordine ad un istituto che, con tutta probabilità, peserà sui futuri sviluppi dei nuovi sistemi misti dei servizi all’impiego, vale a dire
l’accreditamento. Difatti, come giustamente è stato sottolineato6:
“È in questa fase di attuazione della riforma che sarà possibile influenzare in concreto le dinamiche presenti sul mercato del lavoro tra
soggetti pubblici e privati e orientare il modello di relazioni verso la
complementarietà o la concorrenza”.
Si aggiunga poi che, nel frattempo, Marche e Toscana hanno provveduto ad emanare due regolamenti – rispettivamente la delibera di
giunta regionale n. 1113/2005 e il Decreto dirigenziale n. 1703/2005 –
con cui hanno disciplinato nel dettaglio le procedure per il rilascio dei
provvedimenti regionali di autorizzazione e, nel caso della Toscana an5 Così si afferma nel dispositivo normativo: “Gli adempimenti applicativi del Decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, nonché del Decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181,
come modificato dal Decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, sono definiti dall’Assessore
regionale per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e l’emigrazione. Le
procedure di concertazione con le forze sociali sono attuate attraverso la Commissione
regionale per l’impiego.” (art. 37, LR 15/2004).
6 Torelli F., Le agenzie del lavoro: legislazione statale e regionale, di prossima
pubblicazione, in “Lavoro e diritto”, 1, 2006, p. 29.
55
Evoluzione
normativa
CAPITOLO 2
Evoluzione
normativa
che di accreditamento. Sicché è possibile esaminare, almeno in due
casi, “sistemi regionali per l’impiego” a pieno regime. Da un primo
sguardo d’assieme della normativa regionale al momento emanata (si
veda il quadro sinottico n. 1), è possibile rilevare una notevole omogeneità disciplinare, anche perché le amministrazioni si sono mosse entro i limiti posti dai “principi fondamentali” fissati dal Legislatore nazionale. Si noti, innanzi tutto, che tutte le amministrazioni, in maniera più
o meno estesa, hanno previsto un successivo intervento della Giunta
regionale per definire la disciplina di dettaglio in materia, seppure
“concertato” con i soggetti istituzionali e quelli economici e sociali. Ciò
implica chiaramente l’impossibilità di valutare appieno le differenziazioni “territoriali” dell’istituto dell’accreditamento, finché non si sia
esaurito tutto il processo di normazione previsto; differenze che al
momento, si ribadisce, è possibile cogliere solo relativamente al “modello” toscano, stante il recente completo perfezionamento di tale
processo. Come è possibile cogliere nella già richiamata Scheda sinottica, le regioni in esame hanno disciplinato: i soggetti abilitabili e relativi requisiti per ottenere l’accreditamento; i criteri per l’affidamento
agli stessi dei Servizi al lavoro; l’individuazione delle aree di intervento
lecito da parte di tali operatori (“servizi ammessi”) e di quelle, invece, ad
essi vietate (“servizi esclusi”).
Proprio con riguardo al primo elemento – stante anche la comune
previsione di un successivo intervento della Giunta – le regioni si sono
limitate a riprendere quanto previsto dalla norma nazionale (art. 7 del
D.Lgs. 276/2003), seppure con alcuni elementi innovativi. Con un atto
regolamentare dovranno essere pertanto definiti i “requisiti minimi”
per l’iscrizione nell’elenco regionale (quali capacità gestionali e logistiche, competenze professionali, situazione economica, esperienze maturate nel contesto territoriale di riferimento), nonché le procedure
per l’accreditamento e le modalità di tenuta dello stesso elenco e di
verifica del mantenimento dei requisiti; le modalità di misurazione
dell’efficienza e della efficacia dei servizi erogati; ed infine, gli standard
essenziali di erogazione dei Servizi al lavoro.
È possibile individuare tuttavia alcuni elementi innovativi. Così le
regioni Friuli Venezia Giulia e Marche, hanno incluso tra detti requisiti –
diversamente dalle norme nazionali e dalle altre regioni – l’obbligo
per i soggetti che intendano accreditarsi di dare integrale applicazione,
pena la revoca dello stesso accreditamento, agli “accordi e contratti
collettivi nazionali, regionali, territoriali e aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative” (così in
particolare il Friuli). Questa ultima amministrazione, inoltre, ha riconosciuto pari valore, e vale a dire di requisito essenziale ai fini dell’ingres56
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
so nel sistema dei servizi locali, anche al rispetto della “normativa vigente sull’attuazione del principio di parità di genere”. D’altro canto,
tali requisiti, non previsti dal Legislatore nazionale, potrebbero essere inquadrati nella facoltà attribuita al Legislatore regionale di derogare in
melius gli standard posti da quello nazionale e vale a dire di fissare
“un più elevato livello di garanzie per la popolazione e il territorio interessati” (Sent. Corte Cost. n. 307/2003)7.
In senso diverso – poiché di diretta derivazione dalle prescrizioni
nazionali e coerente con la ratio dell’istituto dell’accreditamento –
l’Emilia Romagna ha “pianificato” una modulazione dei requisiti a seconda delle attività appaltate e delle caratteristiche dei soggetti a favore
dei quali dovranno essere erogati i servizi. È infatti precisato che: “possono essere previsti ambiti o requisiti specifici per l’accreditamento,
tra cui l’orientamento nonché l’accompagnamento al lavoro delle
persone con disabilità o delle persone in condizione di svantaggio
personale e sociale”. Così la Giunta – nella definizione dei criteri e dei
requisiti – dovrà tener conto “delle peculiari esigenze, di carattere
strumentale o relative a specifiche competenze professionali degli
operatori, con particolare riferimento al lavoro stagionale, ai servizi di
cura ed ai lavoratori immigrati, per i quali deve essere realizzato materiale informativo plurilingue.”
In Toscana, stante l’avvenuta approvazione del Dpgr 2 febbraio
2005, n. 22/R. con cui è stato modificato il regolamento di esecuzione
del “Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di
educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale, lavoro”,
sono già noti i requisiti strutturali, logistici e professionali richiesti ai
soggetti da accreditare, nonché le procedure amministrative relative
alla costituzione e tenuta dell’elenco. Senza soffermarci su tale regime8, vale la pena ribadire che la scelta in tal caso è stata quella di riprodurre la normativa nazionale in materia di requisiti di carattere generale per l’iscrizione all’albo delle Agenzie per il lavoro e di regimi
speciali di autorizzazione, in particolare dal punto di vista procedurale,
sebbene con gli opportuni adattamenti. Si ricordi, ad esempio, che è
stato di deciso di attribuire anche alle Province la competenza a rilasciare il provvedimento di accreditamento – con la costituzione di appositi elenchi provinciali – ove l’operatore elegga quale esclusivo ambito di attività tale territorio.
7 Tullini P., Accreditamenti, in AA.VV., Il nuovo mercato del lavoro, Zanichelli, 2004, afferma che:
“(…) Né si potrebbe vietare alle regioni di avvalersi di tale meccanismo (l’accreditamento N.d.A.)
per elevare il livello dei requisiti di affidabilità, professionalità, idoneità logistica ed organizzativa.
8 Non ci si sofferma su tale disciplina in quanto già analizzata nel precedente rapporto. Si
veda Gilli D., Landi R. (a cura di), Indagine campionaria…op. cit.. p. 40 e ss.
57
Evoluzione
normativa
58
Requisiti
La Giunta, sentite le associazioni
dei datori di lavoro e le OO.SS.,
definisce:
a) le procedure per l’accreditamento;
b) i requisiti minimi per l’accreditamento relativi alle capacità
gestionali e logistiche, alle competenze professionali, alla situazione economica, alle esperienze maturate nel contesto
territoriale di riferimento necessari per la concessione e la
revoca dell’accreditamento;
c) le modalità di verifica del mantenimento dei requisiti ai fini
della revoca;
d) le modalità di tenuta dell’elenco dei soggetti accreditati;
e) i criteri di misurazione dell’efficacia ed efficienza dei servizi erogati;
f) le tipologie dei Servizi al lavoro per le quali è necessario
l’accreditamento;
g) gli standard essenziali di erogazione dei Servizi al lavoro;
h) gli strumenti negoziali con cui
possono essere affidati Servizi
al lavoro.
La Giunta, sentite le Province e le associazioni dei datori e le OO.SS. e
nel rispetto degli indirizzi del piano
regionale, definisce:
a) le procedure per l’accreditamento;
b) i requisiti minimi per l’accreditamento relativi alle capacità gestionali e logistiche, alle competenze professionali, alla situazione economica, alle esperienze maturate nel contesto territoriale di riferimento necessari per
la concessione e la revoca dell’accreditamento;
c) le modalità di verifica del mantenimento dei requisiti ai fini
della revoca;
d) le modalità di tenuta dell’elenco
dei soggetti accreditati;
e) i criteri di misurazione dell’efficacia ed efficienza dei servizi
erogati;
f) le tipologie dei Servizi al lavoro
per i quali è necessariol’accreditamento.
Ai fini della concessione dell’accreditamento, e pena la revoca della stessa, i soggetti sono tenuti all’applicazio-
Nella definizione dei criteri e dei requisiti la Giunta tiene conto delle peculiari esigenze, di carattere stru-
–
Marche
La Giunta, sentita la commissione assembleare competente e Comitato
di coordinamento istituzionale e
della Commissione regionale tripartita, entro 12 mesi dalla pubblicazione della legge, disciplina, nel rispetto dei principi stabiliti dalle leggi nazionali, i criteri ed i requisiti per la
concessione, la sospensione e la
revoca dell’accreditamento, nonché
le modalità per la formazione e l’aggiornamento di un apposito elenco
dei soggetti accreditati. Tali requisiti
attengono, in particolare, alle competenze professionali, alle capacità
gestionali, alla dotazione strutturale,
stru-mentale e logistica dei soggetti richiedenti. Possono essere previsti ambiti o requisiti specifici per
l’accreditamento, tra cui l’orientamento nonché l’acccompagnamento al lavoro delle persone con disabilità o delle persone in condizione
di svantaggio personale e sociale.
–
Toscana
Soggetti privati
a) costituzione in forma societaria o cooperativa o in forma
di associazione, riconosciuta o
non riconosciuta;
b) sede legale o unità operativa
situata nel territorio della
Regione;
c) disponibilità di locali ed attrezzature idonei allo svolgimento dell’attività;
d) l’indicazione nell’oggetto sociale dello svolgimento dei
Servizi al lavoro;
e) assenza, in capo ai rappresentanti legali, agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti muniti di rappresentanza e ai soci accomandatari, di condanne penali o sottoposizione a misure di prevenzione;
f) disponibilità di adeguate competenze professionali;
g) interconnessione con la Bcnl
attraverso il nodo regionale;
h) rispetto delle disposizioni a tutela del diritto dei lavoratori ad
autorizzare la diffusione dei
Possono essere iscritti nell’elenco i
soggetti privati e pubblici in possesso dei requisiti legali
Evoluzione
normativa
Soggetti
ammissibili
Emilia Romagnia
Soggetti pubblici e privati aventi o
meno scopo di lucro
Friuli Venezia Giulia
Quadro sinottico n. 1 - I regimi di accreditamento regionali
CAPITOLO 2
Requisiti
Ai fini della concessione dell’accreditamento, i soggetti sono tenuti
all’applicazione integrale degli accordi e Ccl nazionali, regionali,
territoriali e aziendali, sottoscritti
dalle OO.SS. e della normativa vigente sull’attuazione del principio di parità di genere.
Friuli Venezia Giulia
Detti standard si riferiscono in particolare alle risorse umane e strumentali da investire nel processo,
alle metodologie e modalità d’erogazione delle prestazioni, nonché ai risultati da conseguire in termini d’efficienza ed efficacia.
La Giunta, al fine di garantire prestazioni omogenee ed adeguate su tutto il territorio regionale, sentita la
commissione assembleare competente, e nell’ambito dei processi di
collaborazione istituzionale e di concertazione, definisce, nel rispetto dei
livelli essenziali stabiliti dallo Stato, gli
standard delle prestazioni cui devono attenersi i soggetti accreditati.
mentale o relative a specifiche competenze professionali degli operatori, con particolare riferimento al lavoro stagionale, ai servizi di cura ed
ai lavoratori immigrati, per i quali
deve essere realizzato materiale informativo plurilingue.
Emilia Romagnia
segue: quadro sinottico n. 1 - I regimi di accreditamento regionali
Marche
Toscana
La Giunta disciplina, previo parere
delle Province e previa concertazione con le parti sociali, e nel rispetto di quanto previsto nel Piano regionale gli standard minimi di servizio
cui devono attenersi i servizi pubblici e privati per l’impiego.
ne integrale degli accordi e Ccl naziopropri dati.
nali, regionali, territoriali e aziendali.
Soggetti pubblici
I soggetti pubblici e privati accredita- a) sede situata nel territorio della
ti sono tenuti ad interconnettersi con
Regione;
il nodo Bcnl e con il Sirmal.
b) disponibilità di locali ed attrezzature idonei allo svolgimento
dell’attività;
c) disponibilità di adeguate comI soggetti pubblici e privati che eropetenze professionali;
gano servizi per l’impiego devono d) interconnessione con la Bcnl
fornire le proprie prestazioni a tutti gli
attraverso il nodo regionale;
utenti, persone e imprese, che ad es- e) rispetto delle disposizioni a tusi si rivolgono, nel rispetto dei printela del diritto dei lavoratori ad
cipi di non discriminazione e di paautorizzare la diffusione dei prori opportunità, con particolare atpri dati.
tenzione alle categorie più deboli e
a quelle con maggiore difficoltà nell’inserimento lavorativo.
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Evoluzione
normativa
59
60
I soggetti accreditati svolgono i
propri servizi senza oneri per i lavoratori.
Emilia Romagnia
Le Province svolgono direttamente i Servizi al lavoro o tramite soggetti, pubblici o privati, accreditati,
selezionati mediante procedure
ad evidenza pubblica. Tali soggetti intervengono, in via integrativa e
non sostitutiva delle funzioni delle Province, al fine di completare la
gamma, migliorare la qualità ed
ampliare la diffusione sul territorio
delle funzioni dei servizi, nonché
per fornire interventi specializzati
per determinate categorie di utenti. I servizi sono erogati senza oneri per i lavoratori e le persone in cerca di occupazione.
Marche
La Regione e le Province possono
affidare ai soggetti accreditati,
me-diante gli strumenti negoziali, lo svolgimento di Servizi al lavoro, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) economicità del ricorso al soggetto privato, valutata oggettivamente sulla base del rapporto tra i costi e i benefici del
servizio fornito;
b) motivata impossibilità del servizio pubblico a svolgere il servizio da affidare;
c) assenza di oneri in capo ai lavoratori per la fruizione dei
servizi erogati;
d) obbligo per i soggetti affidatari di comunicare alla Regione
ed alle Province le buone pratiche realizzate, nonché le
informazioni e i dati relativi
all’attività svolta e ai risultati
conseguiti.
La Giunta individua, le forme di
cooperazione tra Spi ed operatori accreditati a cui possono essere affidati Servizi al lavoro, nonché
le modalità di verifica, di sospensione e di revoca dell’incarico affidato.
Toscana
La Regione e le province possono
affidare a soggetti accreditati lo
svolgimento di Servizi al lavoro,
mediante la sottoscrizione di una
convenzione, secondo i criteri di
economicità del ricorso al soggetto privato, di impedimento del servizio pubblico allo svolgimento dei
servizi, di cooperazione, di integrazione e qualità.
La convenzione disciplina i reciproci impegni delle parti e le modalità con cui il soggetto accreditato trasferisce alla Regione o alle
province le buone pratiche realizzate nel corso dell’espletamento
dell’attività.
I soggetti che ottengono l’affidamento di Servizi al lavoro devono
essere iscritti all’elenco nel momento della sottoscrizione della
convenzione.
La procedura di acceditamento
per l’affidamento di Servizi al lavoro deve essere conclusa entro il termine previsto per la sottoscrizione
della convenzione.
È fatto divieto agli operatori pubblici e privati accreditati di esigere o
comunque percepire, direttamente o indirettamente, compensi dal
lavoratore.
Evoluzione
normativa
Criteri per
L’iscrizione nell’elenco costituisce
l’affidamento requisito preliminare per poter ottenere l’affidamento, con atto successivo e distinto, da parte della
Regione o delle Province, del compito di svolgere Servizi al lavoro sulla base dei seguenti criteri:
a) ricorso al soggetto privato in
base ai principi di efficacia, efficienza ed economicità, unitamente a criteri di cooperazione,
integrazione e qualità, valutati
oggettivamente anche sulla base del rapporto tra i costi e i benefici del servizio fornito;
b) motivata impossibilità del servizio pubblico a svolgere il servizio da affidare;
c) obbligo per i soggetti affidatari di comunicare alla Regione e
alle Province le buone pratiche realizzate, nonché le informazioni e i dati relativi all’attività svolta e ai risultati conseguiti;
d) obbligo per i soggetti affidatari di interconnettersi alla Bcnl,
attraverso il nodo regionale, e
con il Sil regionale.
Friuli Venezia Giulia
segue: quadro sinottico n. 1 - I regimi di accreditamento regionali
CAPITOLO 2
Servizi
ammessi
I “Servizi al lavoro”: le attività di
orientamento al lavoro, di incontro tra domanda e offerta di lavoro, di prevenzione della disoccupazione di lunga durata, di promozione dell’inserimento lavorativo degli svantaggiati, di sostegno alla mobilità geografica
dei lavoratori, di preselezione, di
supporto alla ricollocazione professionale, di monitoraggio dei
flussi del mercato del lavoro, nonché le ulteriori attività individuate dalla Giunta.
Friuli Venezia Giulia
a) Informazione sui servizi disponibili per l’accesso al lavoro, sulle caratteristiche ed
opportunità del mercato del
lavoro locale e del sistema
formativo, sugli incentivi, sulle politiche attive per l’inserimento al lavoro o la creazione
di lavoro autonomo, nonché
sulla rete di servizi in grado di
dare risposte alle esigenze
complessive connesse al lavoro;
b) orientamento al lavoro;
c) sostegno alle persone nella
costruzione dei bilanci di competenze;
d) misure personalizzate di promozione dell’inserimento nel
lavoro con particolare riferimento alle azioni di mediazione interculturale rivolte a lavoratori stranieri immigrati finalizzate a sostenere l’inserimento lavorativo, il consolidamento occupazionale e l’integrazione sociale;
e) preselezione ed incrocio fra
domanda ed offerta di lavoro;
f) accompagnamento delle persone con disabilità nell’inserimento lavorativo;
g) informazione alle imprese.
Emilia Romagnia
segue: quadro sinottico n. 1 - I regimi di accreditamento regionali
Marche
Sono Servizi al lavoro le attività di
orientamento, di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, di
pre-venzione della disoccupazione di lunga durata, di promozione dell’inserimento lavorativo degli svantaggiati, di sostegno alla
mobilità geografica dei lavoratori, di monitoraggio dei flussi del
mercato del lavoro, nonché le ulteriori attività individuate dalla
Giunta.
Toscana
Servizi al lavoro:
a) orientamento;
b) servizi per l’incontro fra domanda e offerta di lavoro;
c) monitoraggio dei flussi del
mercato del lavoro;
d) sostegno alla mobilità geografica dei lavoratori;
e) ogni altro servizio connesso
e strumentale alle funzioni dei
Servizi pubblici per l’impiego,
diverso da quelli esclusi.
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Evoluzione
normativa
61
62
Friuli Venezia Giulia
I soggetti accreditati o autorizzati
non possono svolgere gli adempimenti amministrativi relativi alla
certificazione dello stato di disoccupazione, al collocamento mirato dei soggetti disabili, al ricevimento e alla gestione delle comunicazioni da parte dei datori di
lavoro e all’avviamento a selezione presso le pubbliche amministrazioni.
Emilia Romagnia
Le Province esercitano in via esclusiva le funzioni amministrative relative a:
a) il riconoscimento, la sospensione, la perdita e la certificazione
dello stato di disoccupazione;
b) la selezione di personale per
l’avviamento al lavoro presso la
PA;
c) il collocamento mirato;
d) il ricevimento e la gestione delle comunicazioni obbligatori dei
datori di lavoro.
Per l’esercizio delle funzioni di cui
alla lettera d) possono essere accreditati esclusivamente i soggetti autorizzati all’intermediazione
a livello nazionale o regionale.
Marche
I soggetti accreditati o autorizzati
non possono svolgere gli adempimenti amministrativi relativi alla
certificazione dello stato di disoccupazione.
Toscana
Servizi sottoposti alle procedure di
autorizzazione e quelli riservati
dalla legge in via esclusiva ai soggetti pubblici
Evoluzione
normativa
Servizi
ammessi
Servizi
esclusi
segue: quadro sinottico n. 1 - I regimi di accreditamento regionali
CAPITOLO 2
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Indicazioni particolarmente interessanti si ricavano dagli altri elementi disciplinari segnalati, proprio con riguardo alle prospettive di
sviluppo dei “Sistemi regionali per l’impiego” ed all’assetto concorrenziale ovvero complementare della relazione tra operatori pubblici e
privati presenti negli stessi sistemi. Il Legislatore nazionale con l’istituto dell’accreditamento ha inteso riconoscere prevalenza, quanto alle
forme di “Partenariato pubblico-privato” (Ppp)9 ammissibili in materia
di “Servizi al lavoro”, ai cd. parternariati di tipo “puramente contrattuale”, piuttosto che a quelli “istituzionalizzati”. Mentre con il primo termine, nel linguaggio comunitario, si intende: “un partenariato basato
esclusivamente sui legami contrattuali tra i vari soggetti”10, con il secondo ci si riferisce a quelle operazioni di parternariato che “implicano
la creazione di un’entità detenuta congiuntamente dal partner pubblico e dal partner privato”11. Sembrerebbe allora che quando tale modello organizzativo “da strumento facoltativo diventa (…) vincolante,
ne consegue che solo all’interno di tale schema le regioni saranno libere di autodeterminarsi”12. Diverse regioni, già nel 1998, infatti avevano
autonomamente previsto particolari sistemi di erogazione dei servizi
affidati ai Cpi, prevedendo anche la partecipazione di soggetti terzi.
Nello specifico, le leggi delle regioni Abruzzo, Basilicata, Campania,
Emilia R., Toscana e Veneto prevedevano la facoltà delle Province di
affidare ad altri soggetti, tramite convenzione, l’intera gamma dei servizi all’impiego (Campania, Emilia R., Toscana e Veneto), ovvero, più limitatamente, i soli “servizi specialisti” (Abruzzo) ovvero ancora le sole
politiche attive (Basilicata). Così “privati qualificati”, “Parti sociali e loro
Enti bilaterali”, ma anche altre “strutture pubbliche”, potevano essere
“coinvolti”, al fine di assicurare la copertura dei servizi, ovvero di migliorarne la qualità.
In effetti, la disciplina regionale (si veda la voce “criteri per l’affidamento” nella scheda sinottica) sembrerebbe confermare tale lettura e
9 Con tale termine si intende riferirci a “Forme di cooperazione tra le autorità pubbliche ed il
mondo delle imprese che mirano a garantire il finanziamento, la costruzione, il rinnovamento, la
gestione o la manutenzione di un’infrastruttura o la fornitura di un servizio”. Così Commissione Ue,
Libro verde relativo ai partenariati pubblico-privati ed al diritto comunitario degli appalti pubblici
e delle concessioni, COM(2004) 327 def., 30.4.2004, p. 3.
10 Sempre nello stesso Libro verde si afferma che rientrano in tale ambito le operazioni in
cui “il partner privato è destinato a realizzare e gestire un’infrastruttura per la Pubblica
Amministrazione (ad esempio, una scuola, un ospedale, un centro penitenziario, un’infrastruttura di trasporto). (…). In questo modello la retribuzione del partner privato non avviene in forma
di compensi versati dagli utenti del lavoro o del servizio, ma di pagamenti regolari ricevuti dal
partner pubblico”.
11 Unica eccezione è prevista con riguardo alla cd. somministrazione in workfare. Infatti l’art.
13, commi 6-7, del D.Lgs. 276/2003, disciplina la costituzione di appositi soggetti misti pubblicoprivato per la “presa in carico” di lavoratori svantaggiati.
12 Torelli F., Le agenzie del lavoro: legislazione statale … op. cit., p. 24.
63
Evoluzione
normativa
CAPITOLO 2
Evoluzione
normativa
si potrebbe sintetizzare nella previsione contenuta nella legge del
Friuli Venezia Giulia a mente della quale: “l’iscrizione nell’elenco costituisce requisito preliminare per poter ottenere l’affidamento con atto
successivo e distinto (…) del compito di svolgere Servizi al lavoro”13.
Insomma: “l’accreditamento costituisce atto necessario ma non sufficiente (serve anche l’affidamento concreto dei servizio) per l’erogazione in favore dei Servizi pubblici di servizi al lavoro”14. Friuli Venezia
Giulia, Marche e Toscana hanno poi inteso determinare dei limiti di carattere generale a detti partenariati contrattuali, individuando due criteri obiettivi che dovranno procedere l’avvio del parternariato stesso e
vale a dire: “economicità” del ricorso al soggetto privato e “motivata
impossibilità” del servizio pubblico a svolgere il servizio da affidare all’esterno. In maniera più dettagliata, limitando così le decisioni della
amministrazione committente, la disciplina emiliano-romagnola precisa che: “tali soggetti (i privati Nda) intervengono, in via integrativa e non
sostitutiva delle funzioni delle Province, al fine di completare la gamma,
migliorare la qualità ed ampliare la diffusione sul territorio delle funzioni dei servizi, nonché per fornire interventi specializzati per determinate categorie di utenti”.
A questi limiti che devono precedere alla decisione di esternalizzare,
si aggiungono la previsione di una serie di obblighi che devono necessariamente essere imposti ai terzi affidatari, e vale a dire quello di comunicazione delle “buone pratiche realizzate, nonché le informazioni e i dati relativi all’attività svolta e ai risultati conseguiti”, peraltro previsto dalla norma nazionale, e quello di erogare i servizi “senza oneri per i lavoratori e le persone in cerca di occupazione”. Sicché la retribuzione del
partner privato non deve avvenire in forma di compensi versati dagli
individui utenti del servizio, ma dovrà essere regolata tramite pagamenti versati dal partner pubblico, come d’altro canto si ricava dalla
stessa definizione di “accreditamento” (provvedimento che riconosce
“l’idoneità a erogare i Servizi al lavoro (…), anche mediante l’utilizzo di
risorse pubbliche”).
La normativa regionale individua anche le potenziali stazioni appaltanti in materia di Servizi all’impiego. Mentre in genere i soggetti abilitati a
stipulare convezioni sono sia le regioni che le Province, in un solo caso
13 Quanto allo strumento contrattuale che dovrà essere utilizzato dalle amministrazioni per
selezionare il partner privato, al di là delle espressioni, per la verità generiche utilizzate dalle
leggi regionali – “atto successivo e distinto”, “procedure ad evidenza pubblica”, “strumenti
negoziali”, “convenzione” – è chiaramente necessario che le stesse si adeguino alla normativa
comunitaria in materia di appalti pubblici.
14 Così Falasca G., Marche: agenzie per il lavoro, apprendistato, contratti di solidarietà, in
“Guida al lavoro”, 41, 2005, p. 25.
64
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
– quello dell’ Emilia Romagna – sono solo queste ultime a vedersi attribuita tale competenza. Ne deriva un obiettivo rafforzamento del ruolo di
queste ultime, unico “arbitro” circa la esternalizzazione dei servizi (“Le
Province svolgono direttamente i Servizi al lavoro o tramite soggetti,
pubblici o privati, accreditati, selezionati mediante procedure ad evidenza pubblica.”), essendo invece affidato alla Regione il compito di selezionare, qualitativamente, i soggetti affidatari, proprio tramite la procedura dell’accreditamento.
Le leggi attuali regionali hanno infine delimitato l’area di intervento
dei soggetti accreditati, così di conseguenza circoscrivendo i confini tra
interventi affidati in via esclusiva alla Provincia (ed ai Cpi) e quelli gestibili anche tramite parternariati pubblico-privato.
Quanto all’area della esclusiva pubblicistica (“servizi esclusi” nella
più volte richiamato nel Quadro sinottico), si tratta di funzioni squisitamente amministrative, ma di notevole importanza in quanto destinate
ad incidere sullo status dei soggetti e sul diritto dei cittadini/utenti a
beneficiare delle politiche attive erogate nell’ambito del “Sistema regionale dell’impiego”15. D’altro canto, le regioni non hanno fatto altro che
ribadire quanto già stabilito in alcuni regolamenti con i quali hanno disciplinato il “recepimento” della normativa in materia di incontro tra
domanda ed offerta di lavoro (D.Lgs. n. 181/2000)16. Infatti, già in questa sede, si era precisato che: “per “servizi competenti” di cui al D.Lgs.
n. 297/2002, relativamente alla verifica della acquisizione, conservazione, perdita o sospensione dello stato di disoccupazione, s’intendono
esclusivamente i servizi pubblici per l’impiego” (così ad es. la Regione
Emilia Romagna).
Limiti ulteriori ai servizi erogabili da soggetti accreditati derivano,
inoltre, dalla normativa nazionale in materia di autorizzazione allo
svolgimento di talune attività nell’ambito del mercato del lavoro (intermediazione, ricerca e selezione di personale, ricollocazione professionale), per l’esercizio delle quali si richiede, appunto, il possesso da
parte del soggetto, pubblico o privato, di un provvedimento di abilitazione statale o regionale. Così mentre la Toscana ha previsto che non
rientrano tra i “Servizi al lavoro” da affidare a soggetti accreditati quelli
15 Si noti che, anche in questo caso le regioni non sembrano aver seguito le indicazioni del
Legislatore nazionale verso una completa parificazione gestionale tra operatori pubblici e privati
nell’erogazione dei servizi all’impiego. Infatti, le norme appena considerate in tema di “servizi
esclusi”, contrastano con la l’art. 7 del D.Lgs. 276/2003, che pure aveva previsto il possibile “affidamento di funzioni relative all’accertamento dello stato di disoccupazione” ai soggetti accreditati.
16 Sia consentito rinviare a Marocco M., I regolamenti regionali in materia di incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Prime indicazioni sul nuovo status di disoccupazione, in “Rivista giuridica del lavoro e della Previdenza sociale”, 3, 2005.
65
Evoluzione
normativa
CAPITOLO 2
Evoluzione
normativa
“sottoposti alle procedure di autorizzazione”, l’Emilia Romagna – prudentemente – ha stabilito che per l’esercizio della funzione di “preselezione ed incrocio fra domanda ed offerta di lavoro (…) possono essere
accreditati esclusivamente i soggetti autorizzati all’intermediazione a livello nazionale o regionale”. È chiaro allora che, a seconda della interpretazione della nozione di “intermediazione” fornita dal Legislatore
nazionale17, discendono evidenti limiti alle stazioni appaltanti nella individuazione dei soggetti cui affidare lo svolgimento di servizi. Ove ciascuna delle attività, anche singolarmente intesa, venga fatta rientrare
nella generale definizione appena riportata (si pensi all’orientamento
professionale, ma anche alla mera raccolta dei curricula), ne discenderebbe la necessità di accreditare, per lo svolgimento delle stesse,
esclusivamente soggetti già autorizzati dalla Regione, ovvero dal
Ministero del lavoro18.
Tuttavia, in disparte dalle norme regionali sopra considerate, le leggi commentate individuano tra i “Servizi al lavoro” appaltabili a soggetti accreditati sia attività sicuramente non rientranti nella nozione di
intermediazione (“sostegno alla mobilità geografica dei lavoratori”;
“monitoraggio dei flussi del mercato del lavoro”; “informazione sui
servizi disponibili per l’accesso al lavoro”; “sostegno alle persone nella
costruzione dei bilanci di competenze”; “misure personalizzate di promozione dell’inserimento nel lavoro”), sia azioni riconducibili direttamente o indirettamente a tale genus (orientamento al lavoro; preselezione ed incrocio fra domanda ed offerta di lavoro). Senza contare
che, Friuli Venezia Giulia e Marche, hanno comunque delegato alla
Giunta il compito di individuare ulteriori attività19.
17 Si intende per intermediazione: “L’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro,
anche in relazione all’inserimento lavorativo dei disabili e dei gruppi di lavoratori svantaggiati,
comprensiva tra l’altro: della raccolta dei curricula dei potenziali lavoratori; della preselezione e
costituzione di relativa banca dati; della promozione e gestione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; della effettuazione, su richiesta del committente, di tutte le comunicazioni conseguenti alle assunzioni avvenute a seguito della attività di intermediazione; dell’orientamento
professionale; della progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento
lavorativo”.
18 Torelli F., Le agenzie del lavoro: legislazione statale … op. cit., p. 28. I problemi più evidenti riguardano ad es. l’attività di orientamento professionale da tutte le leggi regionali fatta rientrare tra i servizi esternalizzabili.
19 Va segnalato in proposito che la prima di tale regioni considera tra i “servizi al lavoro” anche l’attività di “supporto alla ricollocazione professionale” (art. 24, 3° co, L.R. n. 18/2005). Si
tratta di attività per l’esercizio della quale, secondo i principi fondamentali fissati nel D.Lgs.
276/2003, è necessario il possesso di autorizzazione nazionale o regionale. Allo stato, tale norma
potrebbe essere interpretata nel senso che operatori autorizzati a livello nazionale debbano dotarsi di accreditamento regionale per lo svolgimento dell’outplacement in tale territorio, ovvero che
anche un operatore non autorizzato potrebbe esercitare tale attività sulla base del solo accreditamento regionale.
66
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
2.2 Logistica e sedi territoriali
Nell’esaminare la situazione delle sedi operative dei Cpi, si è cercato di valutare la funzionalità delle strutture dislocate sul territorio, non
solo riflettendo su dettagli propriamente tecnici e strutturali, ma ponendo attenzione anche all’organizzazione dei servizi, alla disponibilità di materiale informativo, di strutture tecnologiche e a tutto quello che permette di erogare il miglior servizio possibile agli utenti, per completezza ed
efficienza. Gli altri interlocutori della nostra indagine, come di consueto, comprendono direttori ed operatori dei Centri, dirigenti e funzionari degli uffici regionali e provinciali ai quali ci siamo rivolti per registrare lo stato attuale ed eventuali modifiche intervenute nell’ultimo anno
nella dotazione logistica delle unità. In generale le tendenze che abbiamo rilevato corrispondono ad una nuova progettazione delle strutture
e della tecnologia dei Cpi orientata a creare ambienti in cui gli utenti possano accedere a tutte le informazioni di cui hanno necessità, aiutati da
adeguate indicazioni (segnaletica chiara e visibile), ma anche da uno spazio che permetta la consultazione del materiale informativo ed i colloqui con gli operatori in tutta riservatezza e tranquillità. Il progetto di modernizzazione si è sviluppato attraverso una razionalizzazione degli
spazi e delle strutture, che è seguita alla fase iniziale di riprogrammazione vera e propria dei servizi, con la ristrutturazione o l’acquisto di nuovi locali. Le sedi censite sono da ritenersi complessivamente adeguate,
se consideriamo che solo la Sardegna, la Valle d’Aosta e la Campania presentano ancora un numero molto basso di Cpi sufficientemente ben strutturati e cioè, rispettivamente, il 29,6%, il 33,3% ed il 34,8% (tab. 2.1).
In Sardegna si alternano ancora il vecchio ed il nuovo, evidenziando
come il sistema regionale stia ancora attraversando una realtà in fase transitoria.
Ad esempio, il personale del Cpi di Nuoro valorizzando una notevole capacità di organizzazione e doti di intraprendenza, ha sfruttato le potenzialità logistiche del Centro, reinventando gli spazi e adeguando la vecchia sede alle nuove esigenze di erogazione dei servizi. Sono state
abolite le vetrate che ostacolavano il contatto diretto tra gli utenti e gli
operatori e, non potendo creare dei locali o dei box che garantissero una
ottimale riservatezza durante i colloqui, sono state disposte le scrivanie
in modo tale da creare uno spazio comunque maggiormente protetto.
Una realtà completamente diversa è quella rappresentata dal Cpi di
Iglesias, la cui sede è definita inadeguata, sia a causa della presenza di
barriere architettoniche sia per le dimensioni stesse della struttura, totalmente insufficienti nei momenti di maggior affluenza di pubblico e con
caratteristiche tali da non permettere significative modifiche.
67
CAPITOLO 2
Logistica
e sedi territoriali
Tabella 2.1 - Cpi: adeguatezza sedi, per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Adeguatezza sedi
Insuffic.
Totale
SuffiInsuffiInsuffic.
Totale
non ristruttuciente
ciente non ristrutturabile
rabile
________________________________________ ________________________________________
Sufficiente
Insufficiente
V. a.
Nord-Ovest
Liguria
Lombardia
Piemnonte
Valle d'Aosta
Totale
Nord-Est
Emilia R.
Friuli VG
Trentino
Veneto
Totale
Centro
Lazio
Marche
Toscana
Umbria
Totale
Sud
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Molise
Puglia
Totale
Isole
Sardegna
Sicilia
Totale
%
12
51
24
1
88
8
1
2
11
4
4
8
12
63
29
3
107
100,0
81,0
82,8
33,3
82,2
0,0
12,7
3,4
66,7
10,3
0,0
6,3
13,8
0,0
7,5
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
29
13
18
33
93
2
2
2
6
6
3
6
15
37
18
18
41
114
78,4
72,2
100,0
80,5
81,6
5,4
11,1
0,0
4,9
5,3
16,2
16,7
0,0
14,6
13,2
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
20
9
32
5
66
4
3
3
10
5
1
6
12
29
13
41
5
88
69,0
69,2
78,0
100,0
75,0
13,8
23,1
7,3
0,0
11,4
17,2
7,7
14,6
0,0
13,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
12
5
12
16
3
22
70
1
1
2
14
17
35
2
2
1
16
2
23
15
8
15
46
3
41
128
80,0
62,5
80,0
34,8
100,0
53,7
54,7
6,7
12,5
13,3
30,4
0,0
41,5
27,3
13,3
25,0
6,7
34,8
0,0
4,9
18,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
8
35
43
14
18
32
5
11
16
27
64
91
29,6
54,7
47,3
51,9
28,1
35,2
18,5
17,2
17,6
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Per quanto riguarda la Campania, invece, un Centro che versa ancora in una condizione particolarmente disagiata è quello di Teano, in
provincia di Caserta. La sede ricorda un po’ i vecchi uffici di collocamento, a causa della assenza di materiali informativi (poster o locandine), arredi talvolta rovinati e poco funzionali, barriere architettoniche e
nessuno spazio riservato alla consultazione autonoma. Per quanto
concerne la presenza di barriere architettoniche si segnala un sensibile miglioramento della situazione rilevata nel dicembre 2004 rispetto all’anno precedente. Notevoli miglioramenti si registrano a questo proposito in Piemonte, che porta ad un 82,8% il numero di Centri privi di
barriere; in Emilia Romagna, con l’83,8%; in Puglia, con un migliora68
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Tabella 2.2 - Cpi: presenza barriera per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Presenza barriere
No
Sì
Totale
_____________________________________
V. a
Nord-Ovest
Liguria
Lombardia
Piemnonte
Valle d'Aosta
Totale
Nord-Est
Emilia Romagna
Friuli VG
Trentino
Veneto
Totale
Centro
Lazio
Marche
Toscana
Umbria
Totale
Sud
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Molise
Puglia
Totale
Isole
Sardegna
Sicilia
Totale
No
Sì
Totale
___________________________________
%
11
48
24
1
84
1
16
5
2
24
12
64
29
3
108
91,7
75,0
82,8
33,3
77,8
8,3
25,0
17,2
66,7
22,2
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
31
10
16
30
87
6
8
2
11
27
37
18
18
41
114
83,8
55,6
88,9
73,2
76,3
16,2
44,4
11,1
26,8
23,7
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
20
12
29
5
66
8
1
10
19
28
13
39
5
85
71,4
92,3
74,4
100,0
77,6
28,6
7,7
25,6
0,0
22,4
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
8
7
13
23
2
26
79
7
1
2
23
1
15
49
15
8
15
46
3
41
128
53,3
87,5
86,7
50,0
66,7
63,4
61,7
46,7
12,5
13,3
50,0
33,3
36,6
38,3
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
10
23
33
18
40
58
28
63
91
35,7
36,5
36,3
64,3
63,5
63,7
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
mento di quasi 15 punti percentuali relativamente a questo parametro
(tab. 2.2). Nelle Isole il problema dell’accessibilità delle sedi risulta ancora critico per più di 6 sedi su 10.
Nel complesso la situazione è in movimento verso un progressivo e
generale rinnovamento degli ambienti, in un percorso che non lascia
rimarcare sostanziali differenze tra i progressi che si segnalano nelle
varie aree geografiche.
Le indicazioni segnaletiche all’interno dei Centri sono complete ed
esaustive e ogni Cpi ormai tende ad ottimizzare la sede, realizzando
degli spazi adatti all’attesa degli utenti, ma anche e soprattutto creando la condizione migliore per facilitare il rapporto con gli operatori,
che possono così fornire un aiuto completo all’utente, riguardante non
69
Logistica
e sedi territoriali
CAPITOLO 2
Logistica
e sedi territoriali
solo l’informazione sui servizi offerti dal Centro, ma anche, qualora
fosse richiesto, l’elaborazione di un percorso professionale e formativo
secondo le esigenze del richiedente. Per quanto riguarda gli spazi destinati all’accoglienza, uno dei passaggi attraverso i quali i Centri veicolano la prima informazione agli utenti, ad essi viene prestata una specifica attenzione ormai nella quasi totalità delle strutture.
Il Cpi di Asti, per esempio, oltre a presentare uno spazio più che
adeguato riservato alla consultazione del materiale informativo, che è
di ogni genere, dalla pubblicizzazione dei corsi di formazione, agli annunci di lavoro e a tutta una serie di informazioni, stampate su cartoncini dai colori diversi (ci sono anche materiali che forniscono aiuto nella
compilazione del curriculum vitae, nella risposta ad un annuncio di lavoro o elargiscono consigli su come affrontare un colloquio di lavoro), dispone anche di spazi ben suddivisi che hanno contribuito a far conseguire alla struttura la certificazione di qualità (UNI EN ISO 9001:2000).
Per quanto riguarda la possibilità di offrire colloqui in una situazione
tranquilla e nel rispetto della riservatezza degli utenti, ormai 7 Centri
su 10 sono strutturati in maniera adeguata (tab. 2.3). È il Nord-Est l’area nella quale la riservatezza viene curata in una più alta percentuale
di strutture (83% dei Cpi).
Tabella 2.3 - Livello di riservatezza dei Cpi per area geografica. Valori assoluti e
percentuali
No
__________________
V. a.
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Totale
22
19
10
60
56
167
Sì
__________________
N.S.
__________________
Totale
__________________
%
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
20,4
16,7
11,4
46,9
60,9
31,5
86
95
78
67
36
362
79,6
83,3
88,6
52,3
39,1
68,3
1
1
0,8
0,2
108
114
88
128
92
530
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tra i Centri che hanno recentemente cambiato sede, ricordiamo
quello di Varese, la cui nuova struttura garantisce ampi ed accoglienti
spazi, adatti ad accogliere lavoratori e rappresentanti delle aziende. È importante sottolineare la collocazione in pieno centro dell’edificio, vicino
al municipio ed ai principali servizi.
A beneficio degli utenti che ne hanno bisogno, nella stessa struttura che ospita il Cpi, si trovano anche lo sportello immigrazione, il Nil
(Nucleo di inserimento lavorativo) e l’InformaLavoro, un servizio gestito dal Comune e coordinato dalla Provincia, che rappresenta un elemento importante e che offre informazione e consulenza sui temi del lavo70
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
ro, oltre ad organizzare corsi di formazione. In questo caso l’integrazione di servizi disponibili trova una significativa realizzazione a cominciare dalla contiguità delle sedi.
Un altro Cpi che sfrutta la vicinanza dei servizi è quello di Cento,
nell’Alto Ferrarese, che ha beneficiato di una convenzione tra il Comune
e la Direzione Inps di Ferrara, per l’attivazione in via sperimentale di uno
sportello Inps presso la sede del Centro. Questo permetterà di ampliare la griglia dei servizi offerti alle aziende e ai cittadini, permettendo, tra
le altre prestazioni, il ritiro e la gestione delle domande di disoccupazione, delle domande di mobilità e liquidazione delle relative indennità; la
gestione, per il lavoratori atipici ed i lavoratori domestici, delle posizioni relative alla gestione separata.
La nuova sede del Cpi di Corsico, inaugurata all’inizio dell’anno, completa il “Polo del lavoro”, voluto dall’amministrazione comunale e comprendente anche il Cfp (Consorzio Sud-Ovest Milano per la formazione
professionale) ed il CloM (Centro lavoro Ovest Milano).
Una ristrutturazione importante è quella del Centro territoriale per l’impiego della Valtiberina, nella provincia di Arezzo. La nuova sede, molto
accogliente, è dotata di attrezzature informatiche d’avanguardia, di personale efficiente e competente, per continuare il lavoro già svolto negli
anni precedenti, di formazione e informazione per tutto quel che concerne l’offerta e la domanda di lavoro. A potenziare tali attività contribuiscono le postazioni internet, che consentono la consultazione autonoma, ed
il collegamento tra i vari Centri territoriali della provincia, oltre al nuovo
sito del Servizio formazione professionale e lavoro della provincia.
Si tratta di un esempio di ristrutturazione materiale che va di pari passo con quella dei servizi, in linea con la nuova cultura dei Centri, sempre più vicina alle esigenze degli utenti che cercano lavoro o che vogliono migliorare le proprie competenze.
Molto ampia e con le aree ben suddivise e distribuite su due piani è la
nuova sede del Centro per l’impiego di Gallarate. Al piano terra c’è l’area
di accoglienza, che, insieme all’InformaLavoro, fornisce un primo servizio
di informazione e consulenza sui temi del lavoro, della formazione e dell’istruzione. È un servizio gestito dal Comune e coordinato dalla provincia,
insieme ad altri 39 servizi distribuiti sul territorio.
Sempre al piano terra troviamo lo Spazio lavoratori, due sale per i colloqui ed una sala riunioni, utilizzata sia per riunioni interne che per incontri con gli utenti. Periodicamente si organizzano, infatti, incontri di gruppo con i lavoratori a scopo informativo, incontri di orientamento specifico per gli immigrati e colloqui di preselezione. All’interno dello spazio
lavoratori si svolge l’attività di front office, con il disbrigo delle pratiche
amministrative degli utenti, tra cui il rilascio della dichiarazione di disoc71
Logistica
e sedi territoriali
CAPITOLO 2
Logistica
e sedi territoriali
cupazione e l’inserimento negli elenchi anagrafici. Le stanze per i colloqui garantiscono riservatezza e tranquillità. Al primo piano si trova lo spazio per le aziende, un ufficio preposto a raccogliere le comunicazioni che
le aziende devono rilasciare dopo ogni assunzione, cessazione o trasformazione di rapporto di lavoro. Inoltre l’ufficio gestisce le informazioni riguardanti la domanda e l’offerta di lavoro, aggiornando la banca dati e
producendo, periodicamente, report statistici.
Sono ormai, dunque, la maggioranza i Cpi funzionali e dotati di sedi in
linea con la missione dei Centri; tra questi, quello di Rovigo dispone di una
sede adeguata, sia per il rispetto della privacy che per la totale assenza di
barriere architettoniche. L’edificio è in una zona centrale, facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici, inoltre aderisce perfettamente ai canoni richiesti dalla riorganizzazione dello spazio dei Centri. Il nuovo modello definito open space garantisce un giusto equilibrio tra la necessità
di favorire un rapporto il meno distaccato possibile tra gli operatori e gli
utenti e, nello stesso tempo, assicura il recupero di spazi riservati alla consultazione di materiale cartaceo e all’utilizzo del web, nonché ad avere colloqui con il personale in tranquillità, all’interno di box confortevoli ed accoglienti. Si attendono miglioramenti più evidenti dalle sedi dell’Italia centrale e soprattutto del Sud dove solamente il 52,3% delle sedi garantisce
riservatezza e comfort.
2.2.1 Sportelli multifunzionali
L’indagine svolta nel corso del 2004 nell’ambito del monitoraggio sui Spi,
su un campione di 25 sportelli multifunzionali siciliani – selezionati direttamente dall’Isfol –, e oggetto di studi di caso approfonditi20, ha messo in
luce alcuni elementi rilevanti e peculiari dell’esperienza siciliana, che di seguito vengono riassunti in forma sintetica, concentrando l’attenzione su alcune questioni principali: la complessità dell’universo esaminato, l’applicazione del D.Lgs. 297/02 e l’implementazione dei sevizi per l’utenza.
Va detto preliminarmente che la decisione di istituire gli SM deriva dal20 Allo scopo sono stati contattati ed intervistati i responsabili, ovvero i loro sostituti o gli operatori, degli enti di formazione professionale attuatori dei 25 progetti di sportello multifunzionale
selezionati, sottoponendo loro schede di rilevazione articolate e tendenti ad acquisire sia informazioni qualitative che quantitative. La compilazione di tali schede di intervista ha spesso visto coinvolti diversi interlocutori nell’ambito dello stesso ufficio, non solo per il reperimento di informazioni più specifiche ed attinenti alle differenti competenze presenti, ma anche per l’interesse suscitato dalle tematiche indagate dal monitoraggio tra molti degli operatori occupati presso gli sportelli. Infatti, la campagna di rilevazione si è svolta in un clima di collaborazione e disponibilità,
consentendo di meglio delineare il ruolo e le attività che tali organismi si trovano a svolgere all’interno del modello siciliano di Servizi per l’impiego. L’individuazione dei 25 sportelli da analizzare
è avvenuta con metodo campionario estraendoli dall’elenco delle strutture effettivamente attive
all’epoca della rilevazione (dicembre 2004).
72
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
la legge regionale 24/2000 con cui la Regione Siciliana stabilisce il loro avvio a supporto di misure di politiche attive del lavoro attraverso l’utilizzo di convenzioni con gli enti gestori della formazione. La loro attivazione è tuttavia condizionata annualmente dall’approvazione del
Piano regionale per l’offerta formativa (Prof)21, che sotto il capitolo
“servizi formativi” stabilisce il finanziamento dei progetti presentati dagli enti di formazione. Emblematica in questo senso una dichiarazione
raccolta presso il Cefop di Trecastagni:
Lo sportello multifunzionale è un progetto che è soggetto a programmazione, quindi scade, noi dipendiamo dall’ente di formazione. Lo sportello viene finanziato ogni anno e quest’anno è per il
momento bloccato. Abbiamo gli stipendi bloccati, i corsi di formazione non sono partiti.
Quello degli Sportelli Multifunzionali appare perciò un universo in evoluzione, che non può dirsi fisso ed invariabile, dato che anno per anno
possono verificarsi sia riconferme sia modifiche nell’ente proponente, nel
numero, negli scopi, nell’ubicazione, negli importi di finanziamento.
Inoltre, all’analisi approfondita dei singoli casi, tale universo appare anche caratterizzato da una forte disomogeneità, dato che si riscontrano
condizioni di operatività alquanto differenziate: ad esempio, per quanto riguarda le sedi, in taluni casi, la maggioranza del campione analizzato, risulta attestato presso gli stessi enti di formazione (15/25), in altri (7/25) presso i Cpi, in altri ancora (3/25) presso le Municipalità o anche presso un Uplmo.
Questa distinzione è in realtà una semplificazione di un universo molto più complesso: alcuni casi esaminati risultano, infatti, difficilmente distinguibili l’uno dall’altro dato che fanno capo ad un singolo progetto che
si esplica in più interventi o unità territoriali gestite sempre dallo stesso ente e spesso dallo stesso personale che turna nelle diverse sedi. Un
esempio in questa direzione è quello dell’Anfe che gestisce 3 interventi dei 25 da noi esaminati ed aventi la stessa denominazione (Lavoro:
crescono le opportunità) localizzati sia presso un Cpi, sia presso una sede dell’ente, sia presso un Comune, tutti e 3 nella provincia di Catania.
Un altro esempio analogo è quello dello “sportello itinerante” denominato “Siracusa 3” che opera alcuni giorni presso la sede dell’Enaip di
Carlentini, sede indicata nel campione Isfol, altri giorni presso il Cpi di
21 Si fa presente che nel febbraio 2005, a valle della rilevazione di monitoraggio, l’Assessore
regionale ha firmato il decreto di approvazione per l’anno in corso del Piano regionale per
l’offerta formativa (Prof 2005), che sotto il capitolo “servizi formativi” prevede la conferma
ovvero l’avvio di 298 progetti di Sportello Multifunzionale, gestiti da 122 enti formativi e della cui
attuazione è responsabile l’Agenzia regionale per l’impiego e la formazione professionale.
73
Sportelli
multifunzionali
CAPITOLO 2
Sportelli
multifunzionali
Lentini e altri ancora presso il Cpi di Augusta, coabitando in questi ultimi due casi con altri enti di formazione che realizzano progetti diversi.
La questione della coabitazione e coesistenza all’interno di una stessa
struttura ospitante è un altro elemento rilevante emerso dall’analisi sul
campo, dato che talvolta non è stato semplice identificare il soggetto titolato a rispondere all’intervista, in quanto lo sportello multifunzionale
è in realtà il risultato di un insieme di interventi diversi, espletati da soggetti diversi e non sempre tra loro coordinati.
Ad esempio, presso il Cpi di Augusta si affiancano 5 progetti, ciascuno affidato a uno o più enti, che tutti insieme fanno lo SM. Si tratta, oltre allo sportello Help del Ciapi, campionato per il monitoraggio, anche
di: un progetto C.O.S.P.&T.L. gestito da Interefop e Cefop; uno sportello
Enaip “Siracusa 3” gestito da Enaip, un progetto Infolabor affidato a Mac
e Cif, uno sportello Infojob gestito anch’esso da Mac e Cif. Per evitare che
tale situazione di “affollamento”, facesse insorgere problemi di convivenza tra enti, ma soprattutto disagi per l’utenza, il direttore del Cpi ospitante ha dovuto regolamentare la collaborazione e l’erogazione dei diversi
servizi offerti dai vari enti formativi, assumendo un preciso ruolo di
coordinamento e controllo sulle attività svolte dai singoli sportelli presenti presso il Cpi. Va anche sottolineato che lo sportello Help del Ciapi è ad
Augusta costituito da un unico operatore, che svolge esclusivamente attività di orientamento, mentre l’intero SM assomma a 13 operatori provenienti da diversi enti.
Allo stesso modo, la lista campionaria fa talvolta riferimento ad unità
localizzate presso gli enti di formazione che, anziché realizzare un vero
e proprio sportello in quella sede (limitandosi a svolgere servizi connessi alle proprie attività formative), da quella postazione coordinano i propri interventi (servizi specifici) distribuiti sul territorio presso vari Cpi o altre strutture e facenti capo ad un unico progetto. Tutto ciò induce a riflettere sull’unità di analisi oggetto della rilevazione, che talvolta è apparsa
non tanto il singolo SM quanto piuttosto un suo sottoinsieme, una parte per il tutto, come nel caso evidenziato del Ciapi. Una situazione completamente diversa si è riscontrata nel caso in cui l’unità da analizzare era
più complessa: la sede di un ente che realizza contemporaneamente più
interventi dello stesso tipo presso diverse strutture territoriali. È questo,
ad esempio, il caso della sede Ecap di Agrigento, titolare di un progetto
articolato su più sportelli.
Ci sono sportelli presso le ex Scica di Canicattì ed Agrigento, oltre lo
sportello presso la sede provinciale dell’Ecap – quello indicato nel
campione – che esiste solo parzialmente, perché il nostro personale è distribuito nelle Scica. Lo sportello presso l’Ecap esiste solo a
74
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
rotazione negli intervalli che abbiamo nelle attività negli altri sportelli, ed ha una continuità all’80%. Qui noi ci occupiamo prevalentemente della formazione, dall’accesso agli interventi formativi,
quindi facciamo pubblicità e promozione, eroghiamo informazioni,
svolgiamo i colloqui, non solo per i nostri corsi ma anche per i corsi
presenti in tutto il territorio.
Le disomogeneità appena evidenziate inducono una certa cautela nell’esame dei dati aggregati del campione indagato e suggeriscono la
necessità di ulteriori approfondimenti prima di pervenire ad una valutazione adeguata sulle attività svolte dalle diverse unità intervistate,
approfondimenti che potrebbero orientarsi prioritariamente nella direzione di identificare un universo omogeneo da cui estrarre il campione
da analizzare. Pur tenendo presenti le questioni sollevate precedentemente, che in ogni caso lasciano intravedere la complessità di un
coordinamento efficace tra i Spi e le unità di sportello indagate, è possibile fare alcune riflessioni sulla divisione dei compiti tra queste due
realtà relativamente all’applicazione del D.Lgs. 297/02. Tutti i casi campionati dichiarano di avere applicato la Circolare 3/2003 di recepimento del D.Lgs. 297/02, ma evidenziano spesso che il ruolo di convocazione e registrazione degli utenti viene svolto direttamente dai
Cpi mentre gli sportelli si riservano per lo più la funzione di svolgere i colloqui di orientamento. È possibile però anche qualche eccezione o ribaltamento di ruoli, come attestano gli esempi di seguito riportati:
“Questo sportello ha fornito al Cpi l’elenco di chi ha già svolto un
colloquio di orientamento, in modo tale che dall’incrocio con l’elenco delle dichiarazioni di disponibilità sia possibile verificare quanti
non abbiano mai usufruito dei servizi e quindi si possa procedere
alla loro convocazione presso lo sportello stesso”.
“Il nostro ruolo di sportello è fare i colloqui. Allo stato attuale abbiamo fatto alcuni colloqui, non provenienti dalle liste di disponibilità del Cpi, ma dagli iscritti ai nostri corsi (è stato fatto un procedimento inverso). In ogni caso il Cpi – non avendo nessun rapporto con
noi – non ci ha fornito neanche le liste”.
“Lo sportello svolge attività di front office in modo discontinuo, purtroppo a causa dell’esiguo numero di dipendenti. In ogni caso lo
sportello gestisce il primo contatto con il lavoratore: registriamo la
scheda di accoglienza (scheda anagrafica), che poi trasmettiamo
agli uffici del lavoro. Nel caso di precedente iscrizione lo sportello
svolge attività di consulenza ed orientamento. Gli uffici dei Cpi indirizzano tutti i nuovi iscritti al nostro sportello, mentre ad essi è affi75
Sportelli
multifunzionali
CAPITOLO 2
dato il compito di redigere la scheda sostitutiva (scheda professionale), i fogli di assunzione e licenziamento e seguire gli aspetti legali della politica del lavoro”.
Sportelli
multifunzionali
“Noi come sportello siamo accreditati presso l’Uplmo per le dichiarazioni di disponibilità previste dal D.Lgs. 297, e ne abbiamo fatte
10.000 solo nel 2003 e circa 4.000 nel 2004”.
Tra le dichiarazioni raccolte su questo tema va evidenziata quella raccolta presso uno sportello “itinerante” che si collega direttamente alla
questione della coabitazione tra enti formativi su cui ci si è in precedenza soffermati, introducendo anche alcuni elementi di riflessione
aggiuntivi:
“L’adozione della riforma è avvenuta lentamente e con molte difficoltà… in particolare la convivenza presso lo stesso sportello multifunzionale di Enti diversi, il più delle volte con requisiti e competenze analoghe, ha reso difficile la collaborazione, e questo spiega
anche l’introduzione del calendario ed i giorni alterni. C’erano Enti
che avevano ricevuto istruzioni precise di attirare e gestire quanti
più iscritti possibile presso i propri sportelli, in modo da assicurarsi
i finanziamenti regionali per i corsi di formazione. Viene da ridere
perché l’attività dovrebbe essere unica, ed invece viene gestita separatamente dai diversi enti che hanno differenti progetti a valere su
un unico sportello. Adesso finalmente si è compreso il significato
della riforma e lo sportello tenta una collaborazione e una delega di
competenze tra le parti interessate, anche se – le confesso – ancora oggi la formazione dei ragazzi avviene prevalentemente allo
scopo di riempire i nostri corsi”.
Relativamente ai servizi attivati dagli SM, sebbene nella maggior
parte dei casi si tenda a sottolineare che essi svolgono tutte le attività previste dalla Circolare regionale, a conti fatti si riscontra una generalizzata presenza di attività di accoglienza, di diffusione di informazioni e di
orientamento, mentre decisamente meno diffusi appaiono i servizi legati alla promozione dell’inserimento lavorativo (presenti in 14 SM su
25), alla consulenza per le imprese (9/25), all’obbligo formativo (18/25)
e ancor meno frequenti quelli rivolti a particolari categorie svantaggiate di utenti.
L’analisi delle funzioni erogate dagli sportelli multifunzionali ha riguardato soltanto quella parte di servizi che, secondo la normativa sottostante all’attuazione e implementazione di tali strutture, essi sono tenuti ad
erogare in chiave complementare all’azione dispiegata dalle unità ope76
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
rative – Scica (denominazione dei Cpi nella regione siciliana).
In particolare, l’osservazione ha riguardato le funzioni di accoglienza
degli utenti e i servizi dell’area info-orientativa (diffusione delle informazioni relative alle offerte di lavoro, orientamento e accompagnamento
al lavoro), nonché le attività di promozione delle misure di inserimento lavorativo delle persone in cerca di lavoro e i servizi alle imprese.
Accanto a queste, inoltre, si aggiungono le funzioni legate alle procedure dell’obbligo formativo. Va tenuto presente che, nell’ottica di restituire un quadro regionale che potesse integrare le informazioni relative ai
servizi fornite dai 65 Cpi siciliani con quelle restituite dall’indagine
campionaria sugli sportelli, i servizi citati sono stati osservati secondo le
modalità di rilevazione22 utilizzate nel censimento dei Centri per l’impiego (v. par. 3.9, “Indice di qualità dei servizi erogati dai Cpi”).
Dalla tab. 2.4, in cui vengono illustrate le diverse modalità di erogazione dei singoli servizi, appare evidente, però, che le attività maggiormente avanzate sono relativamente meno diffuse, mentre ad essere
più frequenti sono quelle più tradizionali. Più in particolare, limitando
l’analisi ai servizi maggiormente attivati, nel caso dell’accoglienza, tendono a prevalere le modalità “medie” e “avanzate”, vale a dire la realizzazione di colloqui preliminari rapidi o approfonditi; nel caso dei servizi di diffusione delle informazioni si predilige la modalità “elementare”
che prevede l’affissione delle offerte in bacheche, ma anche una diffusione mirata delle offerte (corrispondente alla modalità “avanzata” per
questa tipologia di servizio); nel caso dell’orientamento si riscontra
una diffusa presenza di attività in modalità elementare, cioè circoscritta alla mera assistenza durante la compilazione, da parte dell’utente,
della scheda professionale. Se ancora elevato (il 92% degli sportelli) è
22 Le modalità di rilevazione per ciascuno dei servizi osservati sono le seguenti: Servizio di accoglienza, modalità elementare: smistamento presso gli altri servizi; modalità media: rapido colloquio preliminare e appuntamento per gli altri servizi; modalità avanzata: colloquio preliminare
approfondito (effettuato alla scrivania) e appuntamento per gli altri servizi. Servizi di diffusione
delle informazioni, modalità elementare: diffusione, affissione delle offerte in bacheche interne al
Cpi; modalità media: diffusione delle offerte attraverso giornali e/o TV; modalità avanzata: diffusione mirata delle offerte attraverso comunicazioni individuali e/o organizzazione di incontri tavole rotonde e visite guidate. Servizio di orientamento, modalità elementare: compilazione della
scheda professionale; modalità media: colloqui individuali, individuazione del percorso professionale o formativo o di riqualificazione professionale (elaborazione di un progetto di orientamento); modalità avanzata: verifica e aggiornamento periodico del progetto di inserimento professionale individuale. Servizio di promozione all’inserimento lavorativo (tirocini), modalità elementare: stipula di convenzioni e progetti; modalità media: promozione della misura presso le
aziende e i giovani, colloqui di selezione; modalità avanzata: rilascio di attestato valido ai fini dei
crediti formativi, verifica e analisi degli esiti. Servizio di consulenza alle imprese, modalità elementare: analisi della domanda delle imprese; modalità media: servizi di consulenza per gli
adempimenti legali ed amministrativi; modalità avanzata: accompagnamento alle imprese (consulenza progettuale, affiancamento, ecc.). obbligo formativo, modalità elementare: sportello
informativo; modalità media: colloqui di orientamento individuali su convocazione da parte dello sportello multifunzionale; modalità avanzata: attivazione del servizio di tutoraggio.
77
Sportelli
multifunzionali
CAPITOLO 2
Sportelli
multifunzionali
il numero di strutture che procedono a colloqui individuali finalizzati
alla formulazione di un piano di orientamento individuale (modalità
“media”), indubbiamente più circoscritto è quello degli sportelli che
dichiarano di procedere ad una verifica e ad un aggiornamento periodico dei progetti individuali (modalità “avanzata”). Vale la pena osservare come quest’ultimo dato si ponga in assoluto rilievo rispetto ai valori registrati al livello nazionale, dal momento che si tratta di un approccio ancora largamente futuribile in molte parti del paese e che richiede personale altamente qualificato e strutture in grado di registrare un contatto costante e periodico con l’utente.
Tabella 2.4 - Livello di attivazione dei servizi erogati da un campione di 25 Sportelli
multifunzionali. Risposta multipla
Livello di attivazione dei servizi su un campione di 25 Sportelli multifunzionale
Servizio
Accoglienza
Diffusione informazioni
Orientamento
Tirocini
Consulenza alle imprese
Obbligo formativo
Non attivato
________________
Elementare
________________
Medio
________________
Avanzato
________________
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
1
1
11
16
7
4,0
4,0
0,0
44,0
64,0
28,0
16
21
24
10
9
15
64,0
84,0
96,0
40,0
36,0
60,0
20
3
23
11
1
13
80,0
12,0
92,0
44,0
4,0
52,0
20
17
13
4
1
3
80,0
68,0
52,0
16,0
4,0
12,0
Risposta multipla.
Fonte: Isfol, indagine campionaria sugli Sportelli multifunzionali, 2004.
2.2.2 Distribuzione territoriale degli operatori
Numerosi interventi normativi negli ultimi anni hanno interessato i servizi per l’impiego e hanno ridisegnato l’articolazione territoriale del sistema del lavoro, trasformandone completamente il profilo. La rete degli
operatori e delle strutture preposte all’erogazione dei servizi è stata determinata dal passaggio da un collocamento pubblico che agiva in regime di
monopolio ad un sistema aperto pubblico-privato, dal cambiamento delle
funzioni dei Spi e dal mutamento della programmazione e della gestione
del sistema, da centralizzata a decentrata.
Sul territorio nazionale la rete delle strutture pubbliche facenti capo
ai Cpi è composta da 532 sedi, che si integrano alle strutture periferiche
(954 sportelli multifunzionali o recapiti periodici) che gravitano sul bacino provinciale ed erogano servizi alle persone (fig. 2.1).
Aggregati a livello regionale, i dati d’indagine consentono di dimensionare il bacino di utenza di tali operatori pubblici sull’universo delle sedi (strutture operative, sedi distaccate e recapiti) e sulla rilevazione
delle forze lavoro e persone in cerca di lavoro. Confrontando i valori
78
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Figura 2.1 - Numero di sedi pubbliche per 1000 disoccupati, per provincia
Distribuzione
territoriale degli
operatori
• CTP
Tasso di copertura - Operatori pubblici
0,17 - 0,40
0,41 - 0,76
0,77 - 1,32
1,33 - 2,21
2,22 - 3,50
Fonte: Isfol monitoraggio Spi, 2004.
medi nazionali (il “bacino medio di utenza” risulta composto di 1.410
lavoratori in cerca di occupazione) con i valori medi regionali, emerge
una accentuata disomogeneità nel livello di copertura territoriale. Le
strutture che devono servire mediamente un maggior numero di utenti disoccupati risultano essere: nel Nord, la Liguria (2.650) e la
Lombardia (2.370), nel Centro, il Lazio (3.440), nel Sud, la Campania
(3.020). La situazione è invece più favorevole in Valle d’Aosta (290),
79
CAPITOLO 2
Distribuzione
territoriale degli
operatori
Trentino Alto Adige (730), Umbria (590), Molise (670) e Sicilia (720)
dove il numero delle strutture operative consente di servire un numero medio di disoccupati più contenuto.
Nel disegno complessivo i fattori che hanno influito sulle scelte localizzative delle amministrazioni regionali o provinciali, sono principalmente legati sia alla disponibilità di risorse strutturali preesistenti sul
territorio (utilizzo delle rete delle sedi ex Scica), sia al superamento di
difficoltà di natura geografica quali l’accessibilità e la fruibilità dei servizi da parte dell’utenza nelle aree interne.
Il quadro sul fronte degli operatori privati cambia completamente
essendo, anche nella rete dei soggetti autorizzati, differenti gli obiettivi
che presiedono alle strategie localizzative. Dalle analisi effettuate
dall’Isfol, emerge quanto la dinamica produttiva, la specializzazione e il
milieu urbano influiscano sulla distribuzione delle sedi e come la conoscenza delle dinamiche territoriali locali agisca nella propensione di
un operatore ad espandersi attraverso una più o meno fitta rete di filiali. Per conoscere le caratteristiche della struttura organizzativa e comprendere il livello dell’articolazione logistica nel contesto locale delle
Agenzie autorizzate sono state effettuate delle analisi sull’universo
delle sedi (sedi centrali e unità organizzative). In particolare lo studio si
è concentrato sull’universo delle Agenzie di somministrazione generaliste, sedi principali (71) e periferiche (2.131).
Il tasso medio di copertura regionale (tab. 2.5), costruito anche in questo caso sulla popolazione in cerca di lavoro e sull’universo delle unità locali delle Agenzie per il lavoro (Apl), registra valori molto alti nelle regioni settentrionali e, se confrontato con il sistema pubblico, restituisce un’immagine del paese divisa tra Nord (in cui è preponderante la presenza di
Agenzie private) e Sud (a prevalente copertura pubblica).
L’analisi della dislocazione delle sedi (fig. 2.2) attesta infatti come le
unità operative delle regioni settentrionali abbiano un bacino potenziale di
persone in cerca di lavoro molto meno ampio di quello presente nelle altre aree geografiche; ciò significa essere in grado di servire gli utenti in
maniera più intensa ed accurata. Se la media nazionale si attesta su 1,4 sedi di Apl ogni 1.000 disoccupati, in Lombardia si registrano 5,18 sedi, in
Emilia Romagna 4,67, in Veneto 4,25, e in Friuli Venezia Giulia 4,02.
La presenza delle Apl si concentra sia in corrispondenza dei principali distretti produttivi del paese (Biella, Como, Brescia, Verona, Vicenza, Padova
e Venezia, Treviso Udine e Trento, Reggio Emilia, Bologna, Modena, Carpi,
Ancona e Pesaro), sia nelle più grandi aree urbane. La sola città di Milano
ospita le sedi aziendali di ben 170 società (il 15% dell’universo delle
Agenzie accreditate), Torino 26, Roma 25 ed infine Bologna 23 aziende.
80
4.443
120
1.572
8.852
940
4.496
1.184
3.983
1.471
3.498
826
5.213
5.576
1.262
321
4.021
598
2.011
4.904
1.632
56.923
2959
81
1003
6068
629
3069
795
2628
960
2303
536
3556
3745
828
207
2710
393
1332
3235
1143
38.182
99
2
37
175
13
90
20
71
36
82
21
179
326
41
14
226
29
103
300
96
1.960
Composizione utenza
_________________________________________
Totale pop.
Pop.
Persone in cerca
residente
15-64
di occupaz.
(000)
(000)
(000)
31
58
3
6
12
14
64
74
18
18
41
46
18
21
37
72
13
34
41
88
5
35
29
52
46
108
15
50
3
21
41
125
8
30
15
74
64
414
28
48
532 1.388
0,6
3,5
0,4
0,4
1,4
0,5
1,0
1,0
1,0
1,1
1,7
0,3
0,3
1,2
1,5
0,6
1,0
0,7
1,4
0,5
0,7
Spi
____________________________
Totale
N. di sedi
Sedi
sedi
per 1000
Cpi
(1)
disocc.
(1) Universo delle sedi pubbliche comprensive delle sedi distaccate e recapiti periodici.
(2) Agenzie per il lavoro iscritte all'Albo informatico.
(3) Universo delle sedi private comprensive delle unità locali.
Fonte: Nostra elaborazione su dati Istat- RTFL, 2004 e Isfol, monitoraggio Spi 2004-2005.
Piemonte
Aosta
Liguria
Lombardia
Trentino A. A.
Veneto
Friuli V. G.
Emilia R.
Marche
Toscana
Umbria
Lazio
Campania
Abruzzo
Molise
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
Regioni
32
0
4
225
10
49
11
53
8
12
2
30
5
1
0
3
0
0
3
1
449
281
7
48
907
47
384
82
331
79
137
22
159
63
57
7
48
12
11
45
20
2.747
2,8
4,1
1,3
5,2
3,6
4,2
4,0
4,7
2,2
1,7
1,1
0,9
0,2
1,4
0,5
0,2
0,4
0,1
0,2
0,2
1,4
Apl
_______________________________________
Totale
N. di sedi
per 1000
sedi
(3)
disocc.
Sedi A.pl sezione
(I-III-IV-V)
(2)
Strutture operative
Tabella 2.5 - Distribuzione delle sedi degli operatori per regioni. Valori assoluti e numero di sedi per 1000 occupati
339
13
62
981
65
430
103
403
113
225
57
211
171
107
28
173
42
85
459
68
4135
3,4
7,6
1,7
5,6
4,9
4,8
5,1
5,7
3,2
2,8
2,8
1,2
0,5
2,6
2,0
0,8
1,5
0,8
1,5
0,7
2,1
N. di sedi
per 1000
disocc.
Totale
________________________
Operatori
pubblico/
privato
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Distribuzione
territoriale degli
operatori
81
CAPITOLO 2
Distribuzione
territoriale degli
operatori
Figura 2.2 - Numero di Agenzie private per il lavoro per 1000 disoccupati, per
provincia
Operatori Accreditati
• Generalista - 70
• Intermediazione - 3
• Ricerca e Seleezione - 363
• Ricollocazione Pofessionale - 14
Tasso di copertura - Operatori pubblici
0,00 - 0,57
0,58 - 1,36
1,37 - 2,23
2,24 - 3,94
3,95 - 5,75
Fonte: Isfol indagine Spri, 2004.
Nel complesso la rete degli operatori pubblico-privati registra
una presenza media di disoccupati che si attesta a circa 473 persone
in cerca di lavoro per ogni sede operativa, anche se non si è ancora
raggiunto un omogeneo grado di copertura. Inferiori all’indice nazionale, pari a 2,11 sedi ogni 1000 disoccupati, risultano le regioni della
Campania (0,52), Puglia (0,76), Calabria (0,82) e Sardegna (0,71).
82
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
La presenza di strutture e sedi territoriali, istituzioni pubbliche ed
Agenzie private disegna uno scenario complesso, che lascia intravedere l’importanza delle scelte di localizzazione e concentrazione delle
sedi e delle unità organizzative.
Queste, in relazione alla tipologia e alla qualità dei servizi che offrono, possono produrre effetti sulle dinamiche occupazionali e sulla
qualità dell’offerta e della domanda di lavoro.
La realizzazione e il successo della nuova rete di servizi per il lavoro
sarà dunque in gran larga misura legata alla capacità dei Spi di realizzare a livello territoriale il disegno e la regia del sistema e al tempo stesso di tracciare e gestire le linee di sviluppo di un proficuo rapporto di rete. Peraltro, il riformatore italiano, allineandosi agli altri ordinamenti
europei, ha eliminato l’importante barriera artificiale ai privati rappresentata dal requisito dell’esclusività dell’oggetto sociale, in tal modo
aprendo il mercato ad operatori multitasking, autorizzati, cioè, ad
espletare la funzione di incontro tra domanda ed offerta di lavoro e,
contestualmente, l’ampia gamma di possibili attività propedeutiche al
matching stesso.
Tale polifunzionalità, ispirandosi al modello europeo del “one-stop
shop”, può consentire anche un miglior raccordo con gli sportelli dei
Centri per l’impiego ed eventualmente incentivare la predisposizione
di “punti di accesso unico” ad una molteplicità di servizi, in grado di
fornire all’utenza complessivamente considerata informazioni sulle
strutture, le prestazioni e le condizioni di accesso alle stesse.
A tal fine, risulta sempre più urgente la capacità di (inter)connessione informativa dei due sistemi tra loro e con altri soggetti (Enti previdenziali e assistenziali, rete Eures), in funzione di una gestione condivisa
dei servizi per il lavoro intesi in senso lato).
2.3 Informatica e reti
I sistemi informatici, insieme di strumenti, risorse e procedure che
consentono la gestione delle informazioni dei Centri per l’impiego continuano a registrare nuovi cambiamenti. Il quadro d’insieme che si ricava
dalla lettura dei dati strutturali (dotazioni tecnologiche e di rete) più recenti e le indicazioni relative al funzionamento dei sistemi informativi è
quello di un pronunciato rafforzamento delle strutture e di un avanzamento sensibile dei servizi offerti agli utenti a conferma di quanto già
emergeva dall’analisi campionaria dei Centri effettuata sei mesi prima23.
23
Gilli D., Landi R. (a cura di), Indagine campionaria…op. cit., pp. 172-185.
83
Distribuzione
territoriale degli
operatori
CAPITOLO 2
Informatica e reti
I sistemi informativi per il lavoro, ritenuti essenziali per il funzionamento delle strutture operative continuano ad essere aggiornati e perfezionati per seguire l’evoluzione delle funzioni e dei compiti attribuiti ai Cpi anche attraverso una maggiore integrazione con il sistema organizzativo.
Ciò emerge dai dati di monitoraggio, dove si registra una maggiore
presenza dell’insieme delle risorse hardware e software, una copertura più efficiente delle connessioni di rete, l’evoluzione dell’erogazione
dei servizi on line sui nodi regionali. Il dato più interessante emerge da
quest’ultima rilevazione riguarda l’avvio alla realizzazione della Borsa
continua nazionale del lavoro ed il conseguente progresso sia per domiciliare molti servizi ai cittadini ed alle imprese, sia per alleggerire gli
adempimenti burocratici allo sportello, sia per implementare meglio
le basi informative dei Cpi, sia, infine, per contribuire in modo sostanziale alla trasparenza del mercato del lavoro.
L’approfondimento sulle realtà regionali a livello locale (le strutture
operative), lascia intravedere un incremento ed un consolidamento delle infrastrutture informatiche che hanno come missione principale il miglioramento dei Spi e dei loro sistemi informativi del lavoro.
A tal riguardo, per poter verificare l’esistenza o meno di differenze sostanziali a livello regionale è stata eseguita un’analisi a livello nazionale
tra l’indice calcolato nel 2003 e quello calcolato nel 2004. L’indice24, che
non ha subito variazioni nella metodologia del calcolo, è stato elaborato a livello di Cpi e a livello di ripartizione amministrativa (regionale).
A fronte dell’aumento del 17% del valore che l’indice assume nel
2004 rispetto al 2003, si è voluta verificare l’effettiva significatività statistica. È stato quindi applicato un test per analizzare la differenza tra la
media dei due indici e tale differenza è risultata significativa. Ciò mostra
come nei due anni analizzati vi sia stato un effettivo avanzamento.
La situazione nazionale (tab. 2.6), calcolata sui Cpi rispondenti, registra valori positivi (il rapporto è superiore ad 1) ed in aumento (1,06
nel 2003 ed 1,22 nel 2004). La quasi totalità dei Centri presenta un
rapporto tra personale e risorse informatiche oscillante tra valori ottimali e valori leggermente inferiori. Nel meridione l’indice scende, individuando situazioni di criticità nelle regioni della Sardegna e della
Sicilia, dove i valori sono molto più bassi della media nazionale.
Il progresso nell’adeguamento delle dotazioni informatiche si caratterizza per una dinamica di avanzamento complessivo con profili più
decisi in quelle regioni che per prime hanno messo in atto iniziative
24 L’indice è dato dal rapporto tra il numero di postazioni operanti ed il totale di addetti
(dipendenti a tempo indeterminato e determinato operanti nei Cpi).
84
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
per la realizzazione del nodo di Borsa regionale, come: Piemonte,
Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana,
Marche, confermando l’orientamento di superare la frammentazione
in tanti sistemi provinciali e restituire al livello regionale un grado
omogeneo nell’adeguatezza funzionale delle dotazioni informatiche.
Ancora spazi di miglioramento sono invece rintracciabili nelle regioni del Sud dove è possibile rilevare il permanere di realtà non ancora consolidate.
Tabella 2.6 - Cpi per regione: indice di dotazione tecnologiche. Valori assoluti e
percentuali
Dotazioni informatiche
Regione
Indice 2003
__________________________
V. a.
%
Indice 2004
__________________________
V. a.
%
Valle d'Aosta
Piemonte
Lombardia
Liguria
Veneto
Friuli V.G.
Bolzano
Trento
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
3
28
59
10
38
18
7
11
37
37
5
13
22
15
2
45
40
7
15
55
27
494
2
29
63
11
32
18
7
11
37
30
5
13
25
14
2
43
40
6
15
55
25
483
1,1
1,2
1,4
1,6
1,3
1,1
1,0
1,1
1,7
1,6
1,4
1,5
0,9
1,9
0,5
0,6
0,8
0,8
0,7
0,2
0,6
1,1
1,1
1,3
1,4
1,8
1,8
1,2
1,2
1,1
1,8
2,2
1,6
1,7
1,2
1,9
0,8
0,9
0,9
0,9
1,4
0,2
0,6
1,2
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
85
Informatica e reti
CAPITOLO 2
2.3.1 Le reti tecnologiche nei Spi: la Borsa continua nazionale del
lavoro
L’operatività di numerosi soggetti che erogano servizi per il lavoro ha
già contribuito a rendere più nutrita e complessa la configurazione dei sistemi regionali e provinciali dei servizi per il lavoro. Esamineremo in
questo paragrafo quali relazioni sono in corso tra i diversi soggetti, con
quali obiettivi sono state avviate e quali caratteristiche contraddistinguono la costruzione di reti tecnologiche ed il loro livello di operatività.
Lo stretto intreccio tra le varie dimensioni di reti tecnologiche, invero, rende talora difficoltosa l’enucleazione delle attività strettamente
inerenti i servizi per il lavoro, in particolare laddove gli interventi si intrecciano alla programmazione regionale dei progetti di e-government.
Dal monitoraggio Isfol di quest’anno, si rileva in primo luogo l’incremento ed il consolidamento delle reti tecnologiche, che hanno come
missione principale il miglioramento dei Spi attivate da regioni e province con altri partner locali o con soggetti sovraregionali (Ministero,
Italia Lavoro e Tecnostruttura). Ne costituisce un esempio, con il ruolo
centrale che viene attribuito alla distribuzione e all’accesso alle informazioni, il rafforzamento delle reti e le iniziative per la costituzione dei
nodi regionali di Borsa continua nazionale del lavoro. La Borsa continua nazionale del lavoro (Bcnl), sistema organizzato su una rete telematica di “nodi informativi regionali”, consente alle persone in cerca di
occupazione, agli operatori pubblici e privati (autorizzati ed accreditati)
e ai datori di lavoro di decidere di incontrarsi in maniera libera e di
scegliere autonomamente i servizi da utilizzare. Oggi sono presenti,
sul portale nazionale alcune regioni del Nord (Lombardia e Veneto), e
del Centro-Sud (dalla fine del 2005 Abruzzo e Molise). Nel contempo si
prevede l’attivazione entro la primavera 2006 dei nodi regionali del
Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Campania.
Nel rapporto con le Agenzie private, sul fronte della Bncl e connessione ai relativi nodi regionali, i collegamenti risentono della fase di startup e lo sviluppo della rete mista dei servizi resta legata a specifici ambiti territoriali. I rapporti di rete sono effettivamente instaurati laddove
le regioni hanno già dato vita all’erogazione di alcuni servizi on line sul
proprio portale regionale e sono in corso le ultime operazioni tecniche
per l’attivazione dei rispettivi nodi. Ciò avviene nel Nord-Ovest
(17,6%) con punte massime nel Piemonte e Lombardia; nel Nord-Est
(4%) dove nel Veneto e nella Provincia Autonoma di Bolzano si registrano le percentuali più alte; ed infine nel Centro con l’unico nodo ad
oggi attivato che risulta essere quello della Toscana, cui è interconnesso il 2,2% delle Agenzie monitorate.
86
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Tabella 2.7 - Cpi per area geografica: presenza di collegamenti in rete con la
provincia e la regione. Valori assoluti e percentuali
Presenza reti con regione
Area geografica
2003
__________________________________
2004
__________________________________
V. a.
%
Totale
V. a.
%
Totale
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
38
44
21
58
161
36,2
38,6
24,4
26,3
30,7
105
114
86
220
525
47
54
38
46
185
44,3
47,4
43,2
21,0
35,1
106
114
88
219
527
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
97
90
50
35
272
89,0
78,3
57,5
15,8
51,1
97,1
92,1
79,5
30,0
65,2
107
114
88
220
529
Presenza reti con provincia
109
115
87
221
532
104
105
70
66
345
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Guardando ora alla possibilità di connessione in rete dei Centri per
l’impiego, si mostrano in modo sintetico alcuni risultati (tab. 2.7) che
consentono di rilevare i collegamenti con la provincia e la regione. Nel
complesso l’esistenza delle reti tecnologiche si presenta ancora molto
difforme tra le diverse aree del paese, con la tendenza verso un progressiva strutturazione dei sistemi di rete a livello provinciale.
Lavori ancora in corso si alternano ad alcune realtà indubbiamente
strutturate, dov’è possibile osservare elementi di “regolarità”. È il caso del
Nord-Ovest e del Nord-Est con, rispettivamente, il 97,2% e il 92,1% dei
Cpi collegati con la provincia. La rete regionale, pur segnalando nuovi
collegamenti rimane ancora debole, registrando nel Nord-Ovest una
percentuale del 44,3%, nel Nord-Est del 47,4%, nel Centro del 43,2%,
nel Sud del 39,6% ed infine nelle Isole il solo 7,8%. Sostanzialmente
marginale è la partecipazione in rete con altri soggetti (Enti locali ed
Amministrazioni centrali): nati nel tempo sulla base di specifiche esiTabella 2.8 - Cpi per area geografica: presenza reti con altri soggetti. Valori assoluti
e percentuali
Presenza reti con altri soggetti
Area geografica
No
_____________________
V. a.
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
97
109
76
207
489
Si
_____________________
Totale
_____________________
%
V. a.
%
V. a.
%
86,6
94,8
87,4
93,2
91,2
15
6
11
15
47
13,4
5,2
12,6
6,8
8,8
112
115
87
222
536
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
87
Le reti
tecnologiche nei
Spi: la Borsa
continua
nazionale del
lavoro
CAPITOLO 2
Le reti
tecnologiche nei
Spi: la Borsa
continua
nazionale del
lavoro
genze applicative con dell’Inps, Inail e Camere di commercio, i collegamenti tematici con i Cpi sono presenti su tutto il territorio nazionale
solo nel 8,8% (tab. 2.8).
La situazione registrata su questo versante rivela, in sintesi, la necessità di definire il livello di cooperazione e di migliorare la conoscenza delle molteplici banche dati dei diversi sistemi (pubblico-privato) e
quella di migliorare la capacità di interconnessione informativa e di relazioni, in direzione di una migliore e più incisiva definizione di obiettivi e priorità a tutti i livelli, attraverso azioni di sostegno locali e nazionali alla gestione condivisa dei servizi e alle attività di monitoraggio e valutazione dei risultati.
2.3.2 Reti telematiche: i portali lavoro
Lo scenario sul versante della comunicazione telematica appare molto diverso; il collegamento e le modalità di utilizzo della rete internet ha
raggiunto un livello di diffusione molto alto, tanto da coprire il 96,5%
delle strutture operative (tab. 2.9). Anche osservata sotto l’aspetto territoriale, la percentuale di Centri per l’impiego che posseggono un collegamento ad internet è pressoché uniforme su tutto il territorio nazione. Le
modalità di utilizzo della rete telematica, però, sono molto diverse: il dato che emerge è che il 51,5% circa dei Centri, che dispone di un collegamento internet, ne effettua un impiego secondo modalità che potremmo definire “avanzate”. In particolare, si rilevano modalità di utilizzo legate non solo alla posta elettronica, ma anche alle possibilità di effettuare
ricerche nel 66,1% dei Cpi del Nord-Est e nel 69,2% del Sud e Isole.
Tabella 2.9 - Cpi per area geografica: Cpi con collegamento ad Internet. Valori
assoluti e percentuali
Numero di Cpi che hanno Internet
____________________________________
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Totale
_________
Numero di Cpi totale
V.a.
%
108
114
86
128
92
528
107
114
85
125
79
510
99,1
100,0
98,8
97,7
85,9
96,6
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Le possibilità offerte da internet hanno senz’altro allargato lo spettro di
azione degli operatori, permettendo di accedere facilmente alle informazioni istituzionali dal livello locale a quello comunitario e quindi reperire materiale normativo ed istituzionale oggi facilmente accessibile.
88
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Il 24,2% dei Centri che utilizza internet secondo una modalità “molto
evoluta”, cioè attraverso la presenza e l’aggiornamento di siti web o link
presso le pagine del lavoro dei siti provinciali (è quest’ultima la tipologia
più diffusa). La possibilità di valorizzare le attività e il livello dei servizi
erogati nonché di rendere disponibili i servizi anche on line, è stato uno
degli l’obiettivi principali dei progetti di e-government avviati nei Spi.
I siti/portali, più frequentemente sviluppati e gestiti a livello regionale o dall’Ente strumentale della regione, contengono informazioni
ed attività, permettono il reperimento di riferimenti riguardanti gli
operatori responsabili dei diversi settori, gli orari di apertura al pubblico degli uffici, gli indirizzi ed i numeri di telefono i fax e le e-mail dei
diversi uffici. Sono inoltre previsti spazi di interazione con i cittadini
tramite Forum di discussione, mailing list, newsgroup, eventualmente
moderati, sulla erogazione di servizi all’utente. Legata alla gestione
delle banche dati ed alla modalità di raccolta, gestione e stoccaggio
delle informazioni veicolate dai Cpi, è la presentazione e la pubblicazione delle informazioni dei dati di monitoraggio e la presenza di una
sezione statistica con elaborazioni ed analisi aggiornate.
Meno frequente la presenza di servizi, generalmente chiamati servizi “multi ente”, che richiedono l’interazione di diverse Amministrazioni
Pubbliche, evitando al cittadino o all’impresa di farsi carico della integrazione delle diverse amministrazioni. I principali servizi resi sul canale
telematico sono: per gli utenti, la possibilità di registrarsi on line e di
diffondere l’offerta sul sito web provinciale; per le aziende la possibilità
di pubblicare la domanda attraverso mail e diffonderla tramite web;
infine, per gli operatori offrire servizi di consulenza on line.
Un aspetto, ancora poco risolto, per migliorare la qualità dei servizi
multi-ente è la effettiva possibilità di integrare i processi di back office
delle amministrazioni coinvolte nel servizio. Un esempio è costituito
dalla possibilità di integrazione con le banche dati Inps e Inail. In tale
contesto i dati restituiscono un quadro caratterizzato ancora dall’assenza di un approccio predominante evidenziato da una grande diversità tra le soluzioni. La struttura dei portali si presenta diversa, come
diversa è l’organizzazione dei servizi, la nomenclatura e configurazione
semantica degli stessi. Tale molteplicità presenta aspetti critici legati
sia alle modalità di accesso, che nella loro diversità disorientano l’utente allontanandolo dall’utilizzo dei nuovi servizi, sia nella difformità
delle informazioni che non garantisce la corretta interazione con le
strutture operative.
89
Reti telematiche: i
portali lavoro
CAPITOLO 2
2.4 Personale in servizio
Il personale in servizio nelle diverse strutture operanti nei Servizi
pubblici per l’Impiego ammonta complessivamente a 15.590 addetti25,
con un lieve aumento rispetto allo scorso anno (+4,2%). Si tratta (tab.
2.10) in gran parte di lavoratori in servizio presso i Centri per l’impiego
(oltre 11.200 unità) o presso gli uffici provinciali (dove operano poco
meno di 2.800 persone). Assai meno numerosi gli addetti in servizio
presso gli Enti strumentali (poco più di 1.200) e, soprattutto, presso le
strutture regionali (meno di 400 addetti).
Tabella 2.10 - Distribuzione del personale impiegato nei Spi per area geografica e
struttura. Valori assoluti e percentuali (totale)
Struttura
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Totale addetti
Totale addetti (v. a.)
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Totale Italia
58,9
23,5
1,5
16,0
100,0
2.605
71,7
21,5
1,4
5,4
100,0
2.105
70,7
15,3
4,7
9,3
100,0
2.803
77,5
14,5
2,2
5,8
100,0
3.753
76,2
17,0
2,3
4,6
100,0
4.324
72,0
17,8
2,5
7,7
100,0
15.590
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
A seconda dell’area geografica emergono peraltro significative differenze nella distribuzione del personale fra le diverse strutture dei
Spi: se nel Mezzogiorno e nelle Isole oltre i tre quarti degli addetti operano presso i Centri per l’impiego, nel resto del paese tale quota scende a valori vicini al 70%, mentre nell’area Nord occidentale non raggiunge neanche il 60%. Qui infatti appare notevolmente superiore al
resto del paese la quota di addetti operanti presso gli Enti strumentali,
nonché, al pari di quanto avviene nel Nord-Est, quella di operatori in
servizio presso gli uffici provinciali.
Se però nel caso degli Enti strumentali il dato relativo trova conforto in quello assoluto (gli Enti strumentali del Nord-Ovest hanno in media 104,5 addetti, contro i 70,9 della media nazionale), nel caso degli uffici provinciali la consistenza del valore relativo sembra risiedere principalmente nel sottodimensionamento dei Centri per l’impiego settentrionali (tab. 2.11), che hanno un numero medio di addetti notevol25 Con il termine “addetti” ci riferiamo a tutto il personale operante presso le diverse
strutture dei Spi: lavoratori a tempo indeterminato, determinato, interinali, collaboratori,
consulenti e Lsu. Non si dispone dei dati relativi al personale di 2 Cpi (uno in Sardegna ed uno in
Toscana) su 531, 5 Uffici provinciali su 102 e 3 uffici regionali su 19 (per la Sardegna e la Valle
d’Aosta il dato sul personale in servizio a livello regionale non è disponibile, poiché sono ancora
in corso le procedure di trasferimento dal Ministero del lavoro).
90
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
mente inferiore a quello medio del paese (14,1 nel Nord-Ovest e 13,2
nel Nord-Est, contro una media nazionale di 21,2). Gli uffici provinciali
maggiormente dimensionati sono invece quelli delle Isole ove prestano servizio mediamente oltre 66 addetti, più del doppio della media
nazionale. Qui è peraltro assai più elevato anche il numero medio di
operatori in servizio presso i Centri per l’impiego, che sono ben 36,226.
Tabella 2.11 - Numero medio di addetti delle dicerse strutture Spi per area
geografica. Valori percentuali
Struttura
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Totale Italia
14,1
25,1
20,0
104,5
13,2
21,5
10,0
57,0
22,8
20,5
33,0
86,7
22,7
23,7
13,8
36,0
36,2
66,9
98,0
98,5
21,2
28,6
23,9
70,9
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Dopo aver focalizzato il nostro interesse sulla consistenza numerica
del personale nel suo complesso occorre operare alcune differenziazioni, così da cogliere il profondo processo di evoluzione che i Spi hanno conosciuto nel corso di questi ultimi anni.
Un primo aspetto da evidenziare è il progressivo aumento del personale che lavora con contratti non standard fra gli operatori dei servizi
per l’impiego (tab. 2.12): quasi il 40% degli addetti (oltre 6.100 unità)
opera infatti con un contratto di questo tipo, con un aumento di oltre 7
punti percentuali rispetto allo scorso anno. Fra questi, la maggioranza sono collaboratori/consulenti (oltre 2.700) o Lsu (oltre 2.400), cui si aggiungono un discreto numero di lavoratori con contratto a tempo determinato (circa 750) o interinale (poco più di 200).
La quota di lavoratori atipici risulta assai più ampia negli Enti strumentali, mentre diminuisce notevolmente negli uffici regionali. Ma il dato che emerge con più evidenza è la maggiore diffusione dei contratti
atipici fra il personale femminile: il 42,4% delle lavoratrici opera con un
contratto atipico, contro un pur consistente 34,4% degli addetti maschi.
Una così ampio e crescente ricorso a rapporti di lavoro flessibili trova spiegazione soprattutto nella difficoltà degli Enti locali nell’effettuare di nuove assunzioni: “…La mancanza di sufficienti risorse economiche e il blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione, da un
lato rendono difficoltosa la sostituzione del personale trasferito e, dall’altro, impediscono di poter riportare all’interno dell’organico le com26 Come si vedrà meglio in seguito, circa la metà del personale in servizio negli uffici delle
Isole è formato da Lavoratori socialmente utili, presenti esclusivamente nella regione siciliana.
91
Personale in
servizio
CAPITOLO 2
Personale in
servizio
Tabella 2.12 - Lavoratori con contratti non standard nel sistema Spi , per sesso e
struttura in cui prestano servizio. Valori percentuali
Struttura
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Totale
Maschi
Femmine
Totale
31,4
34,0
13,5
60,0
34,4
42,2
41,3
11,5
59,2
42,4
38,1
38,6
12,5
59,7
39,2
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
petenze attualmente esternalizzate”, osserva una dirigente della provincia di Ferrara. Peraltro non mancano quanti osservano come queste
figure “esterne” siano ormai divenute indispensabili al buon funzionamento dei servizi: “bisogna immaginare una presenza all’interno dell’organico di figure che sono ormai diventate di riferimento per i Spi e
che fino ad oggi hanno visto una loro presenza legata ad incarichi di
collaborazione”, osserva un dirigente della Provincia di Livorno, cui fa eco
con maggiore preoccupazione un suo collega di Massa Carrara “…si
tratta di una battaglia che stiamo combattendo con la nostra provincia,
tenendo anche conto che … molti servizi nella nostra provincia sono
“in mano” a consulenti esterni, con tutta una serie di problematiche.
Perché da un lato sicuramente c’è un apporto notevole di professionalità, …dall’altro però nel momento in cui termineranno le risorse
con cui sono pagati i consulenti, inevitabilmente si creerà un vuoto di
professionalità”. La presenza massiccia di lavoratori atipici, che nella
gran parte dei casi presentano elevata professionalità e competenza
nei servizi maggiormente innovativi, rappresenta dunque per certi
aspetti un elemento di debolezza del sistema dei servizi per l’impiego
nel suo complesso, almeno per quanto riguarda la sua sostenibilità
nel medio-lungo periodo: “il problema di fondo – osserva il dirigente di
Reggio Emilia – è rappresentato, in prospettiva, dalla sostenibilità futura di un tale organico, dal momento che quasi la metà del personale è
garantita attraverso risorse attinte dalla misura A1 del Fondo sociale europeo. Se in occasione del rifinanziamento del Fse si avesse una diminuzione, anche non particolarmente rilevante di tali risorse, si andrebbe incontro a notevoli difficoltà, con la conseguenza diretta della
diminuzione dei servizi erogati”. Non tutto il personale atipico è stato tuttavia inserito nelle strutture dei Spi per le proprie competenze specifiche: vi è infatti un consistente numero di Lsu, il cui reclutamento non è
stato guidato da criteri volti all’innalzamento delle competenze disponibili presso le strutture di servizio, ma da logiche di tipo prettamente
sociale: “i fabbisogni di professionalità riguardano gli Lsu, che do92
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
vrebbero essere qualificati e formati professionalmente in modo da
svolgere compiti operativi presso gli sportelli multifunzionali e all’interno dei Centri per l’impiego”, osserva infatti con un certo rammarico
un dirigente della provincia di Ragusa.
La struttura dei Spi appare dunque caratterizzata dalla presenza di una
molteplicità di situazioni lavorative diverse: accanto ai lavoratori a tempo
indeterminato, in grande maggioranza provenienti dai vecchi uffici di collocamento e con una elevata anzianità di servizio, vi sono un certo numero di dipendenti a tempo determinato, assunti quasi sempre dopo la
riforma per far fronte alle crescenti esigenze operative dei Spi. L’insieme
di queste due categorie forma l’area maggiormente stabile del personale
dei Servizi per l’impiego, a cui si va ad aggiungere una consistente quota
di lavoratori con contratti maggiormente “instabili”: lavoratori interinali,
collaboratori, consulenti ed Lsu. Di seguito approfondiremo l’analisi del
personale suddividendolo fra dipendenti (a tempo indeterminato e determinato), per i quali sarà possibile esaminare anche le qualifiche, e non
dipendenti, suddivisi fra le diverse tipologie contrattuali.
2.4.1 Il personale dipendente
I dipendenti a tempo indeterminato impegnati nell’attività dei Spi sono
9.476, con una diminuzione di circa 400 unità rispetto allo scorso anno. Ciò
si può facilmente spiegare ricordando che questi operatori provengono
in gran parte dal Ministero del lavoro e presentano spesso un’elevata anzianità di servizio: è dunque naturale che fra costoro vi sia una certa quota di lavoratori che raggiunge il pensionamento. La maggioranza dei lavoratori a tempo indeterminato (oltre 5.400 pari al 57,4%) sono donne; tale situazione si riscontra soprattutto nelle strutture del livello provinciale
(Cpi – 57,8% – e uffici provinciali – 60% –) che, lo ricordiamo, sono anche
quelle che assorbono la maggior quota di personale (fig. 2.3).
Negli uffici regionali infatti vi è solo una lieve prevalenza femminile
(appena il 50,4% del totale dei dipendenti a tempo indeterminato),
che sparisce completamente negli Enti strumentali, ove si riscontra
una maggioranza di lavoratori di sesso maschile (il 54,1%). È anche interessante notare come muti, a seconda dell’area geografica, la distribuzione del personale a tempo indeterminato fra le diverse strutture dei
Spi: mentre nel Mezzogiorno il personale si concentra soprattutto nelle unità territoriali di servizio (cioè i Centri per l’impiego), nell’area settentrionale oltre un quinto del personale presta servizio negli uffici
provinciali. Le strutture regionali appaiono maggiormente sviluppate
nel Centro e nelle Isole, mentre nel Nord-Ovest appare più consistente il peso degli Enti strumentali (tab. 2.13).
93
Personale in
servizio
CAPITOLO 2
Il personale
dipendente
Figura 2.3 - Dipendenti a tempo indeterminato per sesso e struttura di
appartenenza
Maschi
Femmine
60,0
50,0
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
Cpi
provinciali
regionali
Enti
strumentali
Totale
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tabella 2.13 - Distribuzione dei dipendenti a tempo indeterminato per area
geografica e struttura. Valori assoluti e percentuali (totale)
Struttura
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Totale addetti
Totale addetti (v. a.)
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Totale Italia
66,6
23,3
1,9
8,2
100,0
1.661
72,1
21,7
1,7
4,4
100,0
1.495
70,1
18,6
6,1
5,2
100,0
1.671
81,1
13,1
2,9
2,9
100,0
2.683
72,0
16,9
5,0
6,1
100,0
1.966
73,3
18,0
3,5
5,1
100,0
9.476
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Passando dai valori relativi, che ci consentono di individuare le peculiarità delle diverse aree nell’allocazione del personale al proprio interno, a quelli assoluti, che permettono invece di effettuare confronti fra le
diverse situazioni (tab. 2.14), si osserva come l’area meridionale sia
quella che presenta in media il maggior numero di dipendenti a tempo
indeterminato in servizio presso i Cpi (17), cui seguono le Isole (15,6)
che si pongono comunque ampiamente al di sopra della media nazio94
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
nale. Queste ultime, peraltro, sono quelle che presentano gli organici effettivi maggiormente dimensionati in tutte le altre strutture dei Spi27,
con organici spesso più che doppi rispetto a quelli medi nazionali.
Occorre inoltre notare che, a fronte del primato nel numero di dipendenti a tempo indeterminato nei Cpi, il Mezzogiorno presenta in media un
organico piuttosto ridotto in tutte le altre strutture dei Spi, e particolarmente negli Enti strumentali. Con riferimento al Nord-Est, invece, occorre evidenziare il limitatissimo numero di risorse umane impiegate
negli uffici regionali, che invece appaiono maggiormente dimensionati nell’area centrale. Sebbene il grosso del personale dipendente dei
Spi presti servizio con contratti a tempo indeterminato, non è trascurabile il numero dei dipendenti con contratto a termine (750 unità), in
aumento del 25% circa rispetto allo scorso anno. Circa il 60% di questi
ultimi presta servizio presso i Centri per l’impiego, mentre appare residuale la quota di tali lavoratori che risultano in servizio presso gli uffici
regionali. Diversa è la situazione per gli Enti strumentali, che anzi nel
Mezzogiorno occupano oltre i due terzi dei lavoratori a tempo determinato presenti nell’area; ciò appare comprensibile considerando che
proprio nel Sud l’organico degli entri strumentali è quello di dimensioni minori (tab. 2.15).
Tabella 2.14 - Numero medio di impianti a tempo indeteminato delle diverse
strutture dei Spi per area geografica. Valori percentuali
Struttura
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
10,2
18,4
15,5
34,0
9,5
15,5
8,7
33,0
13,5
14,8
25,5
29,0
17,0
15,3
13,0
12,0
15,6
30,2
98,0
60,0
Totale Italia
13,1
17,6
20,9
28,6
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tabella 2.15 - Distribuzione dei dipendenti a tempo indeteminato per area
geografica e struttura. Valori assoluti e percentuali (totale)
Struttura
Nord-Oves
Nord-Est
Centro
Sud
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Totale addetti
Totale addetti (v. a.)
37,8
24,3
0,0
37,8
100,0
185
56,3
17,5
2,5
23,8
100,0
80
81,7
7,7
7,7
2,8
100,0
142
26,2
4,6
0,0
69,2
100,0
65
Isole
Totale Italia
70,5
18,0
0,0
11,5
100,0
278
59,2
16,4
1,7
22,7
100,0
750
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
27 Ricordiamo
che il dato degli uffici regionali è relativo alla sola Sicilia.
95
Il personale
dipendente
CAPITOLO 2
Il personale
dipendente
Passando all’analisi delle qualifiche possedute dai dipendenti (tab.
2.16) si può meglio chiarire la situazione del personale a tempo determinato, che sembra svolgere ruoli molto diversificati nelle diverse
strutture dei servizi per l’impiego. Mentre nei Cpi e nelle strutture provinciali (che nell’insieme occupano circa l’80% del totale dei dipendenti a tempo determinato) questi sono inseriti perlopiù con qualifiche basse o medie, negli Enti strumentali e, soprattutto, negli uffici
provinciali prevalgono le qualifiche elevate. Ciò può essere spiegato
osservando come molto spesso i dipendenti a tempo determinato siano utilizzati nelle attività che abbisognano di maggiore continuità, che
non può essere garantita da collaboratori e consulenti: nelle strutture di
servizio, le attività amministrative ed adempimentali (comprensive di
quelle previste dal D.Lgs. 181/00 e successive modificazioni), mentre
nelle strutture tecniche e di programmazione, soprattutto le attività di assistenza tecnica, progettazione e monitoraggio.
Per quanto riguarda i dipendenti a tempo indeterminato si nota come le qualifiche medio-basse prevalgano nei Cpi, mentre in tutte le altre strutture si evidenzi una predominanza di quelle medie ed elevate:
in particolare negli uffici provinciali sono meno di un quinto i dipendenti a tempo indeterminato con bassa qualifica.
Tabella 2.16 - Dipendenti a tempo indeterminato e determinato per qualifica e
struttura di appartenenza. Valori percentuali
Dipendenti a tempo indeterminato
_____________________________________
Struttura
Bassa
Media
Alta
Totale
Cpi
Provincia
Regione
Enti strumentali
Totale
32,8
18,8
28,7
29,8
30,0
43,1
38,7
31,3
23,5
40,9
24,1
42,6
40,0
46,7
29,2
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Dipendenti a tempo determinato
____________________________________
Bassa
Media
Alta
Totale
66,4
54,5
0,0
23,1
54,6
30,4
28,5
15,4
28,0
29,3
3,2
17,1
84,6
49,0
16,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Alcune interessanti osservazioni possono essere fatte introducendo
nella nostra analisi la variabile sesso (tab. 2.17): nelle strutture provinciali (Cpi ed uffici provinciali).
Le donne, che, ricordiamo, sono la netta maggioranza, appaiono
più spesso collocate nei livelli medio-bassi: se ad esempio in totale le
donne impegnate nei Cpi sono il 57,8% del totale dei dipendenti a
tempo indeterminato (cfr. fig. 2.3), la stessa percentuale sale al 59%
per le qualifiche basse ed al 62,2% per quelle medie, mentre non raggiunge neanche il 50% per quelle più elevate. Lo stesso non avviene
nelle strutture regionali (uffici regionali ed enti strumentali), nelle quali vi è una concentrazione femminile nelle qualifiche medie. Ciò porta,
96
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Tabella 2.17 - Dipendenti a tempo indeterminato e determinato per qualifica,
sesso e struttura di appartenenza. Valori percentuali
Struttura
Bassa qualifica
_________________________
Media qualifica
_________________________
Alta qualifica
_________________________
Totale
Maschi
Femmine
Totale
Maschi
Femmine
Totale
Maschi
Cpi
T. indeterminato
T. determinato
Femmine
41,0
25,1
59,0
74,9
100,0
100,0
37,8
30,4
62,2
69,6
100,0
100,0
51,6
35,7
48,4
64,3
100,0
100,0
Provincia
T. indeterminato
T. determinato
35,3
47,8
64,7
52,2
100,0
100,0
34,1
34,3
65,9
65,7
100,0
100,0
47,4
42,9
52,6
57,1
100,0
100,0
Regione
T. indeterminato
T. determinato
55,2
-
44,8
-
100,0
-
43,8
50,0
56,2
50,0
100,0
100,0
50,0
45,5
50,0
54,5
100,0
100,0
Enti strumentali
T. indeterminato
T. determinato
57,2
45,5
42,8
54,5
100,0
100,0
43,9
57,5
56,1
42,5
100,0
100,0
57,3
52,1
42,7
47,9
100,0
100,0
Totale
T. indeterminato
T. determinato
41,6
30,6
58,4
69,4
100,0
100,0
37,5
36,3
62,5
63,7
100,0
100,0
50,9
47,9
49,1
52,1
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
soprattutto negli Enti strumentali, ad una sovrarappresentazione della
componente maschile sia nelle qualifiche più elevate che in quelle più
basse: se infatti nel complesso gli uomini rappresentano il 51,2% del
personale a tempo indeterminato degli Enti strumentali, la stessa quota sale oltre il 57% sia per le qualifiche basse che per quelle elevate,
fermandosi al 43,9% per quelle intermedie.
Fra i dipendenti a tempo determinato le dinamiche sono meno evidenti, probabilmente anche a causa dei numeri più ridotti, sebbene a livello di Cpi si possa notare uno svantaggio del personale femminile: le
donne sono infatti il 73% del totale dei lavoratori a tempo determinato, percentuale che scende al 64,3% per le qualifiche più elevate.
2.4.2 Il personale non dipendente
Lo sviluppo dei servizi maggiormente innovativi e di una parte delle
attività di programmazione, progettazione e monitoraggio degli stessi è
stato indubbiamente facilitato, se non addirittura reso possibile, dal ricorso a figure esterne, assunte prevalentemente attraverso contratti di collaborazione e consulenza: “le attività del Servizio politiche del lavoro
sono molto legate alle collaborazioni esterne, in quanto questo è l’unico modo di acquisire figure professionali che non sono presenti all’interno dell’Ente quali ad esempio, lo statistico, l’amministratore delle banche dati, il curatore del sito web, ecc. …” (Provincia di Modena).
97
Il personale
dipendente
CAPITOLO 2
Il personale non
dipendente
A tali figure si è fatto ampio ricorso nelle diverse strutture dei Spi
con la parziale eccezione degli uffici regionali, ove la quota di lavoratori non dipendenti raggiunge comunque il 13,7%. Nelle strutture provinciali, invece, circa un terzo del personale in servizio si trova in un’analoga situazione, quota che sale a quasi la metà del personale in servizio negli Enti strumentali (tab. 2.18).
Esaminando le diverse aree geografiche del paese emergono peraltro situazioni piuttosto diversificate relativamente alla quota di personale non dipendente presente nelle diverse strutture. Nelle Isole28 circa la
metà del personale delle strutture provinciali è formato da lavoratori
non dipendenti mentre nelle altre aree del paese tale quota oscilla fra
un quarto ed un terzo del totale, a seconda delle situazioni: nel Nord non
viene mai raggiunto il 30%, mentre nell’area centrale il personale non
dipendente dei Cpi raggiunge il 35% del totale, analogamente a quanto avviene nel Mezzogiorno per gli uffici provinciali. Diversamente da
quanto avviene a livello provinciale, sono quelli settentrionali gli uffici regionali ad avere la maggior quota di lavoratori non dipendenti, mentre
per gli Enti strumentali emerge la situazione del Centro, dove circa i
due terzi del personale delle agenzie è formato da lavoratori non dipendenti. Si noterà peraltro che mentre a livello provinciale la condizione di atipicità sembra interessare in misura maggiore le donne, a livello regionale sono i lavoratori di sesso maschile ad essere maggiormente coinvolti da forme contrattuali di lavoro non dipendente.
Occorre però distinguere a questo punto (tab. 2.19) all’interno dell’universo del lavoro non dipendente le tre diverse categorie che lo
compongono (collaboratori/consulenti, lavoratori interinali e Lsu), per
comprendere meglio le situazioni che caratterizzano i diversi territori.
Emerge in tal modo con chiarezza la particolare situazione siciliana
(in Sardegna il personale non dipendente ammonta a sei soli collaboratori in servizio presso l’Agenzia regionale), dove la quasi totalità del
personale non dipendente è formato da Lavoratori socialmente utili, il
cui processo di reclutamento, come già osservato, non si basa principalmente sulle esigenze di servizio delle diverse strutture. Si noterà peraltro la consistenza numerica di tale categoria di lavoratori, che da soli
rappresentano quasi l’85% degli Lsu presenti sull’intero territorio nazionale, ed il 38,3% del personale non dipendente.
In tutte le altre aree prevalgono fra le diverse tipologie contrattuali i
collaboratori/consulenti, reclutati sulla base di specifiche esigenze di
28 I lavoratori non dipendenti sono peraltro presenti solo in Sicilia, che si configura di gran
lunga come l’area a più alto tasso di personale con tale situazione contrattuale.
98
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
servizio e, come già evidenziato, spesso dotati di profili elevati e competenze specialistiche.
È infine interessante notare che i contratti interinali sono quasi del tutto assenti nel Mezzogiorno (Isole incluse) mentre rappresentano una
quota consistente del personale non dipendente solo nel Nord-Est.
Tabella 2.18 - Lavoratori non dipendenti sul totale degli addetti per area geografica
e struttura di appartenenza. Valori percentuali
Struttura
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Cpi
Maschi
Femmine
Totale
Provincia
Totale Italia
23,2
23,3
23,3
27,5
24,9
25,6
26,3
39,1
35,0
24,0
25,2
24,6
36,8
61,0
51,0
28,6
37,5
34,1
Maschi
Femmine
Totale
27,7
30,3
29,5
29,5
23,1
25,0
21,2
27,7
25,1
29,3
40,0
35,2
33,1
58,9
48,1
28,8
37,3
34,1
Regione
Maschi
Femmine
Totale
29,4
17,4
22,5
18,2
0,0
30,0
16,4
13,0
14,4
9,8
12,5
10,8
DM
DM
DM
15,7
11,9
13,7
Enti strumentali
Maschi
Femmine
Totale
54,2
46,6
50,7
23,7
27,3
25,4
74,5
53,8
65,0
34,1
59,3
43,5
21,4
24,2
22,8
46,8
44,1
45,6
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tabella 2.19 - Lavoratori non dipendenti per tipologia contrattuale ed area geografica. Valori assoluti e percentuali (totale)
Tipo di contratto
Collaboratori e consulenti
Lsu
Interinali
Totale non dipendenti
Totale non dipendenti (v. a.)
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
88,1
3,3
8,6
100,0
759
78,1
7,9
14,0
100,0
530
88,4
5,8
5,9
100,0
990
Sud
Isole
74,2
1,1
25,1
98,9
0,7
0,0
100,0 100,0
1.005 2.080
Totale Italia
50,8
45,4
3,8
100,0
5.364
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
2.4.3 I fabbisogni professionali
Oltre a rilevare la situazione in essere, l’indagine ha anche richiesto
agli intervistati di individuare le necessità in termini professionali delle
diverse strutture. Anche sotto questo aspetto emergono esigenze alquanto differenziate a seconda delle strutture e delle situazioni locali.
A livello regionale si ravvisa soprattutto la necessità di figure professionali con qualifiche elevate; oltre agli esperti di programmazione e
progettazione, la cui richiesta era già presente nello scorso monitorag99
Il personale non
dipendente
CAPITOLO 2
I fabbisogni
professionali
gio, emergono anche nuove esigenze: “le professionalità di cui si avverte il bisogno sono di tipo giuslavoristico. Sarebbe utile disporre di
persone che abbiano esperienza e competenza in questo campo, così
da meglio seguire l’evoluzione normativa, che in questi anni ha avuto
un ritmo particolarmente veloce” (Lombardia). Non mancano però casi in cui le carenze di organico interessano soprattutto i livelli mediobassi: “le professionalità sono adeguate nei livelli alti ma abbiamo bisogno di personale medio e intermedio livelli A e B” (Calabria).
Anche da parte degli Enti strumentali emerge soprattutto una domanda di personale qualificato: esperti di programmazione e progettazione,
esperti informatici per la gestione delle banche dati, statistici, esperti di
mercato del lavoro. A ciò si vanno ad aggiungere i nuovi bisogni, susseguenti al progressivo decentramento delle competenze in ambito di lavoro e formazione: “…Il personale è in parte inadeguato alle nuove competenze in materia di accreditamento dei servizi” (Emilia Romagna).
Al livello provinciale, i fabbisogni appaiono legati soprattutto a figure con elevata professionalità, in grado di assistere le strutture nelle attività di programmazione, progettazione, analisi del mercato del lavoro
e promozione dei servizi: “… Mancano risorse e mancano professionalità per le nuove funzioni che riguardano le politiche formative del lavoro, non ci interessano più le vecchie categorie amministrative, bisogna puntare sulle nuove professionalità come quelle degli esperti di
programmazione di progetti formativi o degli esperti di progetti a valere sulle risorse comunitarie” (Crotone); “… sono necessarie figure
professionali che abbiano conoscenze di tipo giuridico, informatico e sociologico, che siano in grado di effettuare un’analisi del mercato del
lavoro” (Latina); “Ci servirebbero degli analisti del mercato del lavoro,
esperti di risorse umane, psicologi, un esperto di comunicazione in
ambiente web per migliorare il sito” (Brindisi).
Non mancano però casi in cui le carenze riguardano principalmente il personale amministrativo: “con riferimento alla situazione attuale
(considerando, quindi, anche i collaboratori esterni), si avverte la
mancanza di personale amministrativo, alla cui carenza – oltretutto –
non si sopperisce con le collaborazioni esterne” (Modena); “… Ci servirebbero soprattutto 3 o 4 figure operative/esecutive che portino
avanti l’istruzione delle pratiche” (Pesaro).
Da parte delle province emergono anche molte richieste relative ai
Centri per l’impiego; soprattutto nel Mezzogiorno (ma non mancano
casi analoghi anche nel Nord-Ovest) i fabbisogni riguardano figure in
grado di gestire adeguatamente i nuovi servizi, come orientatori ed
esperti nell’inserimento lavorativo: “è difficile fare un quadro preciso
dei profili professionali necessari, per lo più si tratta di competenze
specialistiche sui nuovi servizi (orientamento, incontro domanda/of100
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
ferta, ecc.)” (Reggio Calabria); “… il personale potrebbe anche essere
abbastanza adeguato nel numero, ma mancano figure professionali
specifiche come orientatori, psicologi, istruttori marketing, ecc.”
(Caserta); “si sente il bisogno soprattutto di orientatori e di psicologi. In
tal senso si prevede di selezionare soggetti adeguati da inserire presso i Cpi” (Campobasso). In altri casi le carenze riguardano anche il personale amministrativo: “abbiamo ormai accertato che come organico
abbiamo un deficit di circa 210/220 unità. La Provincia di Roma ha
pubblicato un bando per l’assunzione di 100 operatori con qualifica
B1 e B2, e le prove saranno terminate tra pochi giorni. Entro la fine
dell’anno una parte di questi operatori saranno destinati ai Centri per
l’impiego; abbiamo la speranza che almeno 50 unità, per noi indispensabili, ci siano assegnate” (Roma).
In conclusione si può osservare come il processo organizzativo dei
Spi e la costruzione di una pianta organica di operatori ben definita
possa dirsi tutt’altro che concluso, stante il fatto che una rilevante quota delle professionalità attualmente presenti nelle diverse strutture vi
presta servizio con contratti transitori. Nonostante diversi casi in cui si
vada procedendo ad una parziale stabilizzazione di tale personale, appare comunque chiaro come un processo di tale portata richieda tempi
medio-lunghi, anche a causa delle difficoltà che gli Enti locali incontrano
nel procedere rapidamente ad un elevato numero di nuove assunzioni.
2.5 Formazione del personale
La nuova configurazione dell’intero sistema dei Servizi dell’impiego
è finalizzata a favorire la trasparenza del mercato del lavoro, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta e a consentire lo sviluppo di una
rete integrata di servizi più rispondente alle concrete esigenze dei cittadini e del sistema delle imprese.
Alla realizzazione di tale disegno dovranno contribuire una serie di
condizioni tra cui adeguare i profili professionali degli operatori alle
nuove esigenze del contesto anche in vista di una loro integrazione
con alcune figure specialistiche.
In particolare risulta essenziale potenziare tra il personale:
• la consapevolezza del proprio ruolo e della propria funzione;
• la conoscenza dell’utenza finale dei servizi erogati;
• la conoscenza del mercato del lavoro locale;
• le competenze professionali legate agli specifici servizi offerti dai
Centri;
101
I fabbisogni
professionali
CAPITOLO 2
Formazione del
personale
• la capacità di interagire con gli altri operatori del mercato del lavoro;
• la capacità degli operatori di riorientarsi e qualificarsi in un nuovo
modo di operare, trovando formule di interazione adeguate.
Anche la valutazione dell’efficacia degli interventi attivati dovrà abbandonare la logica del controllo di conformità e abbracciare quella del
raggiungimento degli obiettivi. Infatti il solo modello informativo tradizionale non è più in grado di fornire risposte soddisfacenti alle esigenze emerse: gli operatori dei nuovi servizi necessitano di soluzioni flessibili che si adattino ai ritmi dell’attività di lavoro e alle nuove dinamiche
di apprendimento, sviluppando e condividendo conoscenze comuni
nelle diverse aree territoriali.
Attraverso i dati rilevati a dicembre 2004 sul versante delle risorse
umane dei Spi, si osserva il permanere di difficoltà nel reperire figure
professionali specialistiche. Per superare questa insufficienza sempre
più si fa ricorso a forme di affiancamento e consulenza esterna, all’utilizzo delle nuove tecnologie, a scambi con gli operatori dei Spi di altre
regioni, a visite di studio in altri paesi dell’Unione europea, alla formazione a distanza e on line.
Inoltre, il fatto che diventino sempre più centrali per i Spi gli interventi a sostegno delle utenze svantaggiate (persone a rischio disoccupazione di lunga durata e a rischio di esclusione sociale – donne, over
45, disabili ecc.), fa emergere lo stretto legame che si è instaurato tra
nuove iniziative di formazione e progetti o programmi europei, mirati a
implementare l’occupabilità di questa tipologia di utenza, e politiche
di welfare sociale che, attraverso accordi o convenzioni con i comuni o
gli altri attori locali, si attuano nel territorio e coinvolgono gli operatori
Spi e i loro percorsi formativi.
Permangono situazioni di difficoltà per quanto riguarda gli strumenti, la numerosità o le competenze delle risorse umane, che operano presso i Cpi, se non addirittura la carenza di iniziative di formazione;
ad esempio, a Matera si lamenta ancora la dicotomia esistente tra i
corsi di formazione fatti, quali quelli per attuare il bilancio di competenze – necessario nel momento in cui sarà operativo il Patto di servizio e il Piano di azione individuale – e la carenza di strumenti per poter
poi mettere in pratica quanto appreso; ma prevale la tendenza a potenziare e arricchire la gamma degli interventi a favore di una formazione sempre più specializzata. A Potenza gli operatori dei Cpi hanno
partecipato a corsi finalizzati a configurare un “modello di Centro”, a
seguito di una convenzione stipulata con il Bic Puglia. Nell’ambito del
corso, a cui ha partecipato tutto il personale, una parte si è occupata
della domanda/offerta di lavoro, un’altra di job creation e un’altra ancora di orientamento, nell’intento di specializzare conoscenze e compe102
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
tenze, e creare figure formate ad hoc per i servizi che andranno a erogare. A Torino, nell’ambito del corso Eures Job Training una sessantina
di operatori dei Cpi sono andati in altri paesi dell’Unione europea per
osservare il funzionamento dei locali Centri per l’impiego, esperienza
che non solo ha fatto conoscere modalità di lavoro e funzioni, ma ha trasmesso agli operatori nuove idee organizzative e contribuito al rinnovamento delle prassi adottate. Il progetto è stato seguito da una serie di
seminari finalizzati a capitalizzare l’esperienza.
Nel Mezzogiorno e nelle Isole la situazione è ancora in via di evoluzione e in alcuni casi presenta difficoltà non trascurabili; ad esempio a
Catania si sente la necessità di istituire un nucleo ispettivo all’interno
della struttura, che dovrebbe lavorare in sinergia con l’ispettorato per
controllare il lavoro delle aziende. Lo scopo finale è quello di spingere
le aziende a mettersi in regola con la normativa; questo comporta ovviamente la necessità di formare gli operatori dei Spi sia sul rapporto con
le imprese che sulla normativa di riferimento. A Lecce la formazione è
legata all’apertura di sportelli Spi presso le parrocchie in alcuni comuni dislocati in luoghi disagevoli da raggiungere, e alle tematiche relative alle vertenze di lavoro e alla contrattazione individuale.
Per quanto riguarda le donne in inserimento nel mercato del lavoro,
troviamo numerose iniziative e conseguenti corsi di formazione. A
Benevento a seguito di un’intesa tra la Regione, le Province e i
Comuni capoluogo è stata prevista la realizzazione di alcune azioni:
l’Azione A prevede l’istituzione del Cof (Centro occupabilità femminile), all’interno del quale è stato istituito uno sportello per l’autoconsultazione o la consultazione assistita su tutte le occasioni di formazione
e lavoro rivolte a donne disoccupate, inoccupate o occupate. Alla gestione dello sportello fanno capo un responsabile del front office, due
persone che svolgono attività di accoglienza e tutoring e due orientatori, formati allo scopo.
Particolarmente interessante e variegata risulta l’esperienza promossa ad Alessandria. È stato elaborato un progetto sulle “pari opportunità”con l’obbiettivo di una tempestiva collocazione delle utenti;
del progetto fanno parte una prima indagine su tutto il territorio per
conoscere gli attori locali del mercato del lavoro e le difficoltà di inserimento delle donne, ed una serie di focus group alla presenza anche
degli operatori dei Cpi. Successivamente è stato distribuito un questionario alle donne che si erano allontanate dal mondo del lavoro per rilevare le loro aspettative, le difficoltà incontrate, la situazione economica, le loro caratteristiche professionali.
Tutte queste attività svolte nell’ambito del progetto sono state accompagnate e integrate da un percorso di formazione per gli operato103
Formazione del
personale
CAPITOLO 2
Formazione del
personale
ri, finalizzato a fornire loro strumenti ad hoc per consentire di utilizzare
tecniche e strumenti di orientamento tenendo conto dell’ottica di genere. Anche la Provincia di Modena ha posto un’attenzione particolare a
interventi specifici da realizzare per sostenere la partecipazione femminile al mercato del lavoro e alle pari opportunità con l’obiettivo di
perseguire un’ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione femminile. Nell’ambito di questo progetto è stata prevista l’individuazione
dei fabbisogni conoscitivi e professionali degli operatori dei Cpi al fine
di migliorare le loro capacità d’intervento nei confronti della domanda
di lavoro e favorire le opportunità di impiego per le donne, oltre a elaborare un intero percorso formativo relativo a varie tematiche, quali: la
legislazione in Italia e all’estero in materia di pari opportunità e diritto
del lavoro delle donne, gli organismi di parità, l’imprenditoria femminile, la flessibilità di tempi e orari di lavoro e la realizzazione di una guida sui diritti spettanti alle madri e ai padri che lavorano sulla Legge n.
53/2000 in materia di congedi parentali.
A Napoli l’attenzione è stata rivolta soprattutto all’utenza straniera.
È stato realizzato il progetto “Mira”, che in una prima fase ha preso in
esame le maggiori criticità che gli operatori si trovano ad affrontare nel
loro rapporto con l’utenza straniera, poi sono stati formati i responsabili dei Cpi e gli operatori che si trovano a operare con questa tipologia di
utenza e in presenza di un mediatore culturale, spesso dello stesso
paese di origine degli utenti.
La provincia di Padova nell’ambito dell’accordo di programma tra
Regione Veneto e le Province in materia di immigrazione, e consapevole dell’evoluzione e della complessità delle norme che regolano i diritti e i doveri degli stranieri, oltre che di una sempre maggiore presenza
di immigrati extracomunitari, ha offerto un’opportunità di formazione
professionale agli operatori che lavorano con questa utenza. Si tratta
di un ampio progetto che contempla anche percorsi di aggiornamento
in campo normativo.
A Verona la formazione degli operatori è legata a due convenzioni stipulate con i Comuni di Cerea e Verona, che prevedono l’apertura di
sportelli per il lavoro decentrati, con il conseguente decentramento
anche di alcune funzioni dei Spi. L’operatività di tali sportelli è demandata a personale comunale, formato e affiancato dagli operatori Spi,
precedentemente formati a questo scopo. Essi tratteranno, fondamentalmente, il servizio di prima accoglienza e l’acquisizione delle comunicazioni dei datori di lavoro.
La Regione Piemonte ha impostato un nuovo sistema su bandi a
regia regionale che fa riferimento alle competenze degli operatori dei
Cpi: competenze di base e competenze specialistiche. Attualmente
104
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
nella provincia di Vercelli si stanno definendo i blocchi di figure professionali di cui sono state individuate specifiche competenze per l’erogazione di determinate azioni; all’interno dei Centri sarà necessario individuare gli operatori che possono usufruire di questa formazione,
analizzarne le competenze e gli opportuni percorsi formativi per raggiungere le specifiche professionalità. Individuati gli operatori si interpellerà un’agenzia formativa per predisporre un piano formativo corrispondente ai bisogni che si sono manifestati. È interessante citare il
rapporto di collaborazione tra la provincia e l’Università degli Studi di
Udine per la promozione e la realizzazione di formazione del personale dei Servizi per l’Impiego su tematiche connesse alla nuova disciplina
del mercato del lavoro. In proposito sono stati organizzati seminari e
convegni relativi alle loro funzioni, quali: “il lavoro che cambia, flessibilità e tutele nel D.Lgs. n. 276/2003” oppure “Organizzazione e disciplina del mercato del lavoro – procedure relative all’avviamento al lavoro” o ancora “Percorsi di emersione dal lavoro nero”.
Sono stati attivati anche accordi interregionali; ad esempio, il Friuli
Venezia Giulia e la Regione Emilia Romagna hanno siglato un protocollo di intesa per lo scambio di buone prassi tramite affiancamento
del personale con personale di altre amministrazioni. L’approccio si
configura come una specie di tutoring da parte di amministrazioni
“esperte”, per promuovere una forma di trasferimento di competenze e
know-how.
Per quanto riguarda l’immigrazione, è stato chiesto alla Regione
Friuli Venezia Giulia di partecipare a un progetto nazionale del
Ministero del Lavoro con la Moldavia nell’ambito di progetti finalizzati a
istituire osservatori per i quali si rendono necessari una serie di approfondimenti tematici, quali l’occupazione femminile, l’immigrazione
ecc. La Provincia di Bologna sta ultimando la fase istruttoria della rete
pubblica degli sportelli per il lavoro; in una sorta di “rete di franchising” viene garantita proprio dalla Provincia anche la formazione degli
operatori. A Firenze la necessità più urgente riguarda il rapporto con
le imprese: attualmente i job promoters e chi si occupa dell’incrocio
domanda/offerta sono consulenti esterni, mentre si tratta di professionalità che dovrebbero essere presenti tra il personale stabile. Questa
circostanza richiederà formazione o affiancamento, per alcune unità
interne di personale, su tali tematiche.
Alcuni casi interessanti
Per quanto riguarda la segnalazione di casi provinciali e regionali
di un certo rilievo, si individua subito un leggero, ma importante
cambiamento di rotta sul versante delle modalità di gestione del
105
Formazione del
personale
CAPITOLO 2
Formazione del
personale
setting di apprendimento. Se fino alla scorsa rilevazione, si evidenziava uno sviluppo sostanziale che andava nella direzione sia del confronto seminariale o in piccoli gruppi tra personale di diversi uffici
provinciali e regionali, sia, in alcuni casi, addirittura dell’action learning, nel corso dell’anno 2004, a queste attività che hanno continuato a consolidarsi, se ne sono aggiunte altre che hanno riguardato soprattutto gli scambi di esperienze con l’estero. A tal proposito, ad
Avellino sono state individuate 12 unità di personale dei Cpi che
hanno effettuato degli stage all’estero, a Nizza e a Sheffield, con l’obiettivo di far acquisire ai partecipanti le tecniche di funzionamento
del collocamento estero. Tali attività formative, a detta del dirigente
provinciale intervistato, sono tate considerate utili, ma ancora insufficienti e si richiede una loro generale intensificazione. Sempre nel
Sud della penisola, la provincia di Taranto si evidenzia per una brillante attività formativa che ha riguardato diverse tipologie di tematiche, mentre a Catania si sottolinea il delicato momento della verifica dell’apprendimento sul campo, rispetto ai moduli formativi proposti dalla Regione Siciliana nel corso del 2004. A Pescara, nonostante gli interessanti seminari proposti sui modelli organizzativi e le
tecniche manageriali, o su quello che ha riguardato la comunicazione non verbale, si sente la necessità di una formazione mirata soprattutto alla soluzione di problemi di natura amministrativa e di ulteriori approfondimenti sulla Legge Biagi. Nel Centro Italia, a Rieti,
gli operatori della Provincia sono stati coinvolti in corsi che hanno riguardato l’autoimprenditorialità e l’inserimento dei disabili nel mercato del lavoro; ad Arezzo, invece, la Provincia ha organizzato un
utilissimo corso sulla comunicazione e il rapporto con l’utente in vista della stipula del patto; in entrambe le realtà viene sottolineato
come gli interventi siano stati, all’unanimità, ritenuti molto utili e interessanti, avendo conseguito, come risultato di eccellenza, quello
di un miglioramento visibile delle competenze degli operatori dei
Spi che vi hanno partecipato. A Terni, elevato è stato il gradimento dei
partecipanti sui due moduli che hanno riguardato il Sil, grazie anche
alle modalità di insegnamento maggiormente partecipative dell’affiancamento consulenziale. La Provincia di Ascoli, invece, lamenta
un problema ancora presente anche in altre realtà territoriali legato
all’esigenza di una formazione maggiormente mirata alle necessità del
servizio; ad esempio, nel caso dell’operatore dell’accoglienza, egli
dovrebbe avere una formazione più tecnica e specifica sugli stili comunicativi e sulla comunicazione non verbale. Nel Nord della penisola, a Modena, tra i vari moduli formativi proposti, ce n’è uno di
natura manageriale e che ha sollecitato la nostra attenzione: si trat106
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
ta di un corso sulla “deburocratizzazione” del linguaggio pubblico, il
quale ha ottenuto un notevole successo tra i partecipanti, dipendenti del Servizio di politiche del lavoro. A La Spezia, l’unico intervento formativo svolto ha riguardato l’inserimento delle fasce deboli; esso è stato giudicato molto positivo dai partecipanti in quanto si
è trattato di un’azione formativa innovativa; per la prima volta, in
questa provincia, si è potuto fruire di un corso che ha come oggetto
una specifica categoria di utenza. A Mantova, interessanti sono stati i due corsi manageriali sul Project Management e sulla certificazione della qualità, che hanno avuto come destinatari, in ambedue i
casi, i dirigenti della provincia; tutte le azioni formative sono state
comunque considerate buone, perché è stato coinvolto tutto il personale, in quanto le innovazioni organizzative, funzionali e operative
sono passate attraverso un percorso di formazione sulle nuove tecnologie, sui nuovi contenuti del collocamento in generale e sui nuovi contenuti dell’orientamento nello specifico. La Provincia di
Bolzano, per concludere, tra le sue attività formative, ha organizzato
un interessante corso-seminario che è stato specificamente dedicato al contratto a progetto. Sono state analizzate la portata, le ripercussioni nella realtà locale altoatesina, le conseguenze pratiche e le
prospettive della nuova normativa, lasciando spazio all’interazione
fra i partecipanti ed i relatori. Il corso era specificamente rivolto agli
intermediatori al lavoro ed al personale di supporto. Se diamo uno
sguardo anche alle situazioni più interessanti che riguardano le amministrazioni regionali della penisola, ci accorgiamo che, nel Sud,
l’Abruzzo e la Campania dimostrano di avere avuto un’intensa e interessante attività formativa; nella prima regione, accanto ai tradizionali corsi in aula, come quello che ha riguardato l’introduzione
alla statistica o il software SPSS, ci sono state due attività che hanno
visto i dirigenti e gli operatori mettersi a confronto e scambiare
esperienze con strutture straniere. Il primo intervento, il cui tema
era la “Costruzione di prototipi e modelli di servizio per i Cpi”, è stato gestito da un ente di formazione irlandese, mentre nel secondo,
che riguardava l’analisi delle job vacancies, le strutture coinvolte
erano gli Spi, oltre che ovviamente italiani, anche quelli di Finlandia,
Scozia e Svezia. Nella macroarea del Nord-Ovest italiano si distingue la regione Lombardia per una intensissima attività formativa
che ha coinvolto, prevalentemente attraverso corsi in aula, il personale non dirigente. I corsi erogati nel corso del 2004 hanno riguardato
svariate tematiche: l’Informatica, con i moduli sull’informatica di base, internet e la posta elettronica, Excel (base e avanzato) e Access;
il Management, con moduli che avevano l’obiettivo di sviluppare le ca107
Formazione del
personale
CAPITOLO 2
Formazione del
personale
pacità di gestire uomini e problemi, di far apprendere le tecniche
avanzate della comunicazione e di insegnare il saper fare nella comunicazione con il team. In Lombardia è stato molto presente anche il tema della contabilità amministrativa. I corsi più rappresentativi a tal riguardo sono stati: il programma di contabilità dell’Agenzia
regionale, la rendicontazione e la nuova tassazione dei redditi di lavoro dipendente e assimilati. Nel Centro della penisola, l’amministrazione Umbra si contraddistingue per la grande attenzione fornita alle tematiche sulla sicurezza; sono ben tre, infatti, i corsi focalizzati su tale argomento, il primo, intitolato “Addetti emergenza primo
soccorso”, il secondo, “Corso antincendio e abbandono locali”;
“Corso sicurezza nei luoghi di lavoro”, il terzo.
2.6 Reti relazionali
L’importanza che le reti di relazioni tra l’operatore pubblico e il territorio in cui opera rivestono nella realizzazione delle politiche del lavoro è stata più volte ribadita sia a livello europeo sia a livello nazionale,
in cui si ritrovano alcuni elementi caratterizzanti: la dimensione locale
e l’integrazione con gli altri soggetti del territorio.
A livello nazionale si è sviluppato un approccio che valorizza anche
l’elemento territoriale, già avviato dal D.Lgs. 469/97 che ha rafforzato
l’importanza dell’elemento territoriale nella realizzazione degli interventi sul mercato del lavoro, ma ha anche consentito una maggiore libertà nella creazione di legami di vario genere tra l’operatore pubblico
e il territorio, stimolando nella fase più recente della riforma anche il
raccordo tra servizi pubblici e servizi privati e del privato sociale (L.
30/2003 e relativo Decreto attuativo 276/2003). Attraverso il monitoraggio della riforma dei Spi si è cercato di focalizzare l’attenzione sulle
relazioni intrattenute dalle regioni e dalle Province nell’ambito dell’attività dei Servizi per l’impiego, privilegiando un criterio di osservazione
basato sul contenuto delle relazioni attivate29. Tale modalità di osservazione e categorizzazione delle relazioni ha obbligato, talvolta, ad
operare delle forzature, dal momento che, in generale, ma più marcatamente nel caso di reti tra Enti/organizzazioni, convive una pluralità
di obiettivi e tematiche: in questi casi si è cercato di individuare la finalità prevalente o più rilevante.
29 I diversi approcci all’analisi di rete privilegiano differenti criteri di osservazione,
focalizzando principalmente l’attenzione sulla struttura della rete (numero di partecipanti,
posizione assunta nella rete, gerarchie di ruolo, ecc.) o piuttosto sul contenuto della relazione
(obiettivo della rete, attività, modalità di relazione, dinamiche di potere, ecc.).
108
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Tale criterio ha consentito di classificare le reti rilevate a livello regionale in quattro macrogruppi:
• reti finalizzate allo sviluppo/erogazione di Spi;
• reti associate ad iniziative comunitarie;
• reti finalizzare all’emersione;
• reti derivate da interventi di programmazione negoziata.
Nel primo gruppo si è cercato di inserire tutte quelle attività che le regioni e i loro enti strumentali mettono in essere in collaborazione con gli
enti provinciali, con altre regioni, con il Ministero per cercare di implementare la riforma dei Spi. Si tratta spesso di attività finanziate con fondi
comunitari ma al di fuori di progetti comunitari; pertanto, da un lato tendono a rispecchiare le autonome capacità progettuali e relazionali delle regioni (soprattutto per quelle reti da loro promosse per coinvolgere altri
soggetti o altre regioni), dall’altro evidenziano l’importanza delle azioni
di sistema nazionali in cui le regioni assumono la funzione di snodo e di
raccordo tra politiche nazionali e processi di innovazione sub-regionali.
La categoria delle “reti comunitarie” vede la partecipazione delle
regioni o delle Province ai progetti Interreg, Equal e Leonardo, con un
ruolo gestionale od operativo di rilievo. La sezione dedicata alle reti
per l’emersione si offre una ricognizione delle iniziative per la lotta al lavoro sommerso cui la regione partecipa rilevandone essenzialmente
tre caratteristiche: la presenza dell’apposita commissione regionale; il tipo di funzioni svolte e il grado di coinvolgimento dei Spi. Le attività
inerenti la programmazione negoziata rappresentano una ormai consolidata espressione di un approccio ispirato ad una logica di rete nelle politiche di sviluppo locali; inoltre, nell’ambito di tali attività sempre più
spesso si assiste ad un coinvolgimento attivo del sistema dei Spi, ed è
soprattutto a queste situazioni che si è qui cercato di dare rilievo.
Infine nell’ultima sezione sono state inserite quelle reti che pur non
coinvolgendo direttamente i Spi, rappresentano interessanti esempi di
come le regioni stiano gestendo il passaggio di competenze su tutta la
materia delle politiche attive del lavoro. Dai dati raccolti nel monitoraggio 2004 emerge, da un lato, un incremento ed un consolidamento
delle reti che hanno come missione principale il miglioramento dei
Spi attivate tra regioni e province, tra regioni, e con soggetti sovraregionali (ad esempio Ministero del Lavoro, Italia Lavoro, Tecnostruttura); dall’altro, si registra una presenza più consistente dei Spi nelle reti
che hanno come obiettivo principale altri temi: nelle iniziative per la
lotta al sommerso si intuisce sempre più spesso il ruolo di diffusione
delle informazioni che possono avere i Spi; analogamente nella pro109
Reti relazionali
CAPITOLO 2
Reti relazionali
grammazione negoziata si assiste ad un coinvolgimento più frequente
dei Spi per supportare le azioni di ricollocamento; così come si è intensificato nella gestione delle crisi occupazionali l’appoggio ai Spi per
le azioni di orientamento dei lavoratori espulsi dai processi produttivi.
A questo quadro in complessivo miglioramento delle capacità progettuali e relazionali delle regioni contribuiscono tutte le amministrazioni
anche se rimangono indubbiamente delle realtà più arretrate, soprattutto nel meridione, nelle quali lo sforzo di creare relazioni virtuose si
scontra ancora con ostacoli di carattere culturale e amministrativo.
2.6.1 Reti finalizzate allo sviluppo/erogazione di servizi per il lavoro
L’analisi delle reti per lo sviluppo e l’erogazione dei servizi per il lavoro sembra evidenziare la tendenza a “creare reti” in funzione di uno
specifico obiettivo. Si tratta, pertanto, di rapporti di carattere temporaneo, legati alla durata di un determinato progetto cui raramente fa seguito una collaborazione stabile nel tempo, duratura.
La fig. 2.4 permette di visualizzare la distribuzione delle diverse tipologie di obiettivi che hanno funzionato da motore per la creazione di reti.
Una prima categoria nella quale confluiscono numerosi progetti di reti regionali è quella degli interventi a favore di categorie specifiche. È
questo un ambito di azione particolarmente rilevante per i Spi che viene sviluppato molto intensamente anche a livello provinciale; tuttavia,
gli esempi di progetti in cui le regioni svolgono un ruolo rilevante sono
numerosi. Peraltro, si tratta spesso di progetti che vedono la partecipazione di altre regioni e soggetti esterni, a differenza di quanto probabilmente avviene quando si tratta di reti a livello provinciale. Più in generale, si tratta di reti che assumono forme estremamente varie, differenziandosi per tipo di soggetti coinvolti, di strumenti utilizzati, di target
interessati. Ad esempio, in Lombardia, l’Ente strumentale partecipa al
Progetto Occupabit, svolto in collaborazione con l’Azienda Calabria
Lavoro e l’Agenzia regionale per l’impiego e la formazione professionale della regione Sicilia, che ha come obiettivo quello di favorire l’occupazione giovanile nel settore delle tecnologie dell’informazione e
della comunicazione; oppure il Progetto Quadri promosso dal
Ministero del lavoro e della previdenza sociale e finalizzato all’occupazione dei quadri espulsi dal mercato del lavoro, realizzato in collaborazione con Italia Lavoro e con lo stesso Ministero.
In Liguria, per il comparto artigiano sono stati progettati, con il contributo dell’Ente bilaterale per l’artigianato, percorsi di sostegno per i
soggetti che a causa di chiusure degli stabilimenti sono rimasti disoccupati. La Regione Toscana, insieme all’Umbria e al Piemonte, ha dato
110
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Figura 2.4 - Distribuzione percentuale delle tipologie di obiettivo delle attività
di rete (per area geografica)
100%
90%
80%
e
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Pluriobiettivo
g
o
t
a
3
0
3
4
10
3
3
4
8
18
Assistenza tecnica
Scambio
informazioni
Inserimento al
lavoro/orientamento
Categorie specifiche
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
vita al progetto Ila (Individual Learning Account) e che verte sulla
creazione di una carta pre-pagata di credito formativo individuale. La
Regione Abruzzo, in collaborazione con le sue amministrazioni provinciali ed Italia Lavoro, ha predisposto per circa 300 unità, un progetto a sostegno del reinserimento nel mercato del lavoro di uomini e
donne over 45 fuoriusciti dalle liste di mobilità, intervenendo sia sul
lato della domanda che dell’offerta, attraverso tirocini formativi e di
orientamento finalizzati al reinserimento lavorativo, aiuti all’assunzione. Ancora, in Campania è operativo il progetto In.La, promosso dal
Ministero del lavoro, Regione Campania, Provincia e Comune di
Napoli, a favore dei disoccupati di lunga durata in particolari condizioni di disagio sociale, anche attraverso il forte coinvolgimento del sistema imprenditoriale.
La Sardegna, infine, ha attuato il Progetto Pres, in collaborazione
con le Università di Cagliari e Sassari e con sportelli già operativi a livello locale: si tratta di un progetto per l’autoimpiego finanziato con
fondi comunitari, che prevede l’erogazione di contributi (parte a fondo
perduto e parte con finanziamento a fondo agevolato) a favore della
microimprenditorialità ed è destinato a disoccupati ed inoccupati di
lunga durata nonché a disoccupati over 40.
Un secondo obiettivo che coinvolge trasversalmente diverse regioni
è l’inserimento lavorativo, distinguibile essenzialmente in due tipologie di attività di promozione, dirette ai tirocini e all’autoimprenditorialità. È opportuno sottolineare come molti interventi considerati in tale
categoria siano parzialmente sovrapponibili a quelli già illustrati, diretti a categorie specifiche di utenti, che di fatto prevedono molto spesso
azioni di inserimento lavorativo.
111
Reti finalizzate allo sviluppo/erogazione di servizi
per il lavoro
CAPITOLO 2
Reti finalizzate allo sviluppo/erogazione di servizi
per il lavoro
Tra le reti create per promuovere l’inserimento lavorativo tramite tirocini va senz’altro preso in considerazione il progetto coordinato da
Italia Lavoro Sud-Nord-Sud, finalizzato di incentivare la mobilità geografica attraverso la realizzazione di tirocini formativi e lavorativi, coinvolgendo un ampio numero di regioni e province.
Nel panorama delle reti nate per lo sviluppo dell’autoimprenditorialità è da citare il progetto Imprenderò, promosso e finanziato dalla
Regione Friuli Venezia Giulia, che si propone di diffondere la cultura imprenditoriale in regione, come risorsa importante per lo sviluppo socio-economico. Si tratta di un progetto sperimentale di durata biennale gestito da un gruppo di 19 partner in cui sono rappresentate tutte le
associazioni imprenditoriali presenti sul territorio regionale e le maggiori e più significative strutture di formazione, ricerca e consulenza
negli ambiti orientamento imprenditoriale e creazione di impresa. Si
articola in 14 sotto-progetti rivolti a diverse tipologie di utenza e a diversi settori produttivi che spaziano dalla creazione d’impresa allo spinoff aziendale, dall’orientamento imprenditoriale al passaggio generazionale, dai percorsi per l’emersione dal lavoro nero ai finanziamenti
per favorire l’autoimprenditorialità.
Un’ulteriore occasione di relazione tra soggetti operanti sul territorio
regionale è data dallo svolgimento della funzione di assistenza tecnica (affidata di solito all’Ente strumentale). Le modalità di realizzazione
si diversificano a seconda delle possibilità dell’ente regionale di fornire
questo supporto al sistema locale dei Spi: l’Ente strumentale si fa promotore di una rete finalizzata allo scambio di buone prassi con le province e i Cpi della regione, che talora si allarga ad altre regioni, province o stati enti. L’indagine condotta ha portato ad individuare alcuni
esempi di tale tipologia di gestione della rete in Piemonte, in cui
l’Agenzia Piemonte Lavoro ha presentato una proposta di sperimentazione mediante condivisione con le Province per l’adozione degli standard di funzionamento dei Servizi per l’impiego, che prevede il coinvolgimento di tre Province e altrettanti Centri con i quali verificare la rilevabilità dei fattori attraverso gli indicatori proposti, approfondire la
possibilità di rendere flessibile l’indicatore in modo che venga rilevato
adeguatamente rispetto al contesto, individuare con sufficiente precisione il metodo di rilevazione dei misuratori.
Laddove l’Ente strumentale non sia dotato di autonomia e potenzialità organizzativo-finanziarie tali da assumere il ruolo di promotore,
si rende necessario creare un rapporto con enti sovraregionali in grado
di fornire l’assistenza tecnica. Rientra in questo caso l’esperienza della
Calabria, che sta utilizzando numerosi strumenti per la formazione del
personale offerti da Italia Lavoro; mentre in Basilicata è sempre Italia
112
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Lavoro ad aver costituito un nucleo tecnico territoriale con lo scopo di
fornire assistenza tecnica alle regioni per implementare i Spi.
Non mancano, tuttavia, esperienze in cui l’assistenza tecnica viene tradotta in rapporti formalizzati mediante accordi tra diverse regioni. Tra i
più interessanti sono gli accordi stipulati tra Lombardia, Puglia,
Campania, Lazio e Calabria, in cui la Lombardia riveste un ruolo di
leader. L’oggetto degli accordi riguarda principalmente il supporto al
processo di definizione e sviluppo del modello dei servizi per il lavoro
attraverso la messa a disposizione di strumentazioni atte ad analizzare
lo stato dell’arte del sistema, della rete delle strutture di erogazione
dei servizi per il lavoro; a definire un’ipotesi di modellizzazione del sistema di erogazione dei servizi; a supportare il trasferimento di metodologie, soluzioni, standard e strumenti per la creazione di reti di servizi
con particolare riferimento all’integrazione pubblico/privato ed ad elaborare e attuare un piano di sostegno all’implementazione del modello regionale dei servizi per il lavoro.
Inoltre, la Lombardia ha promosso un progetto per la realizzazione
della Borsa nazionale del lavoro che coinvolge pressoché tutte le regioni. Tale progetto, oltre a riguardare gli aspetti informatici prevede
altre attività di supporto, quali la formazione del personale, che contribuiscono a rendere assai complesso il rapporto che le regioni stanno
stringendo intorno a questo progetto.
Analizzando questi dati da un’altra angolatura, focalizzando l’attenzione sulla tipologia di attori coinvolti nelle reti attivate, è possibile rilevare come le regioni siano enti non particolarmente inclini al coinvolgimento di altre tipologie di soggetti.
Figura 2.5 - Tipologia di soggetti con cui le regioni attivano reti (distribuzione
percentuale per area geografica)
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
ni con
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
tot
Nord-Ovest
con i
2
2
2
5
11
Nord-Est
Accordi con
con
1
0
0
1
2
Centro
1
0
1
0
2
con altre altre regioni
4
3
con
4 Accordi
organismi no6
17
Sud e Isole
Accordi con i
comuni
Convenzioni
con organismi
pubblici privati
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
113
Reti finalizzate allo sviluppo/erogazione di servizi
per il lavoro
CAPITOLO 2
Reti finalizzate allo sviluppo/erogazione di servizi
per il lavoro
L’aspetto maggiormente evidente è che le reti regionali per lo sviluppo dei Spi si caratterizzano principalmente per la forte presenza di accordi tra regioni, quindi tra soggetti di “pari grado”: molto spesso, al di là
della missione principale della rete, il contenuto di queste relazioni è lo
scambio di esperienze (se si vuole di buone prassi) segnalando come
vi sia una spinta verso la condivisione di una cultura comune e il raggiungimento di standard omogenei che proviene dalle regioni stesse.
Infine, considerando alcuni esempi di reti definite “pluriobiettivo”
troviamo la Regione Valle d’Aosta, che sta partecipando a progetti interregionali all’interno del Por. e ha aderito al progetto regionale
Piemonte-Liguria sull’orientamento, sull’apprendistato e sull’accreditamento.
2.6.2 Reti associate ad iniziative comunitarie
Il corpo più rilevante delle reti regionali rilevate è dato senz’altro dalle iniziative associate a programmi comunitari. Il programma che vede
maggiormente impegnate le regioni italiane è Interreg, che a sua volta
si articola in un ampio numero di sottoprogetti, caratterizzati per la
transnazionalità e per la complessità di iniziative che mirano alla realizzazione di strategie congiunte di sviluppo nonché a favorire la cooperazione e l’integrazione tra aree, toccando una molteplicità di aspetti quali la creazione di posti di lavoro, il miglioramento della competitività, lo
sviluppo sostenibile, il rispetto dell’ambiente, le pari opportunità tra
uomini e donne, nonché il rispetto delle regole comunitarie in materia
di concorrenza. La partecipazione delle regioni, quindi, avviene in vario
modo, spesso attraverso l’esternalizzazione di alcuni processi, e lo stesso coinvolgimento dei Spi costituisce solo una parte di un programma più
complesso. Altro programma comunitario spesso presente nelle attività
regionali è Equal30. In questo caso l’attenzione è concentrata soprattutto sulla realizzazione di interventi nel sociale e molto spesso le reti
coinvolgono operatori del cosiddetto terzo settore (cooperative, associazioni di volontariato, ecc.) mentre sono più rare le partnership internazionali. Le regioni meridionali, poi, sono coinvolte in un particolare
sottoprogetto di Equal (TelePa EuroSud) il cui scopo è di rafforzare il
know-how su diversi temi quali la progettazione integrata e la formazione all’innovazione attraverso la condivisione e la diffusione di buoni
esempi, sulle pari opportunità, sulla pubblicizzazione dei servizi dei Cpi.
30 La
114
maggior parte delle iniziative Equal, tuttavia, sono gestite dalle province.
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
2.6.3 Reti per l’emersione
La sezione relativa alle reti per l’emersione oltre a verificare l’avvenuta costituzione della Commissione regionale, analizza il tipo di iniziative adottate e la presenza o meno di un coinvolgimento dei Spi. Il quadro che ne risulta (tab. 2.20) mostra come le regioni meridionali siano
nel complesso maggiormente impegnate su questo tema sia per ciò
che riguarda l’attivazione delle Commissioni e la realizzazione di iniziative che per quanto riguarda il coinvolgimento dei Spi. Nel Centro e
ancor di più nel Nord, invece, si registrano ancora alcuni ritardi. Va tuttavia sottolineato che alcune tra le regioni più grandi del Nord
(Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) prevedono un ampio coinvolgimento dei Spi.
Analizzando il dato relativo alle province (tab. 2.21), risulta che il
77% di esse ha almeno un accordo con un soggetto pubblico o privato, quota che in nove regioni arriva al 100%. Le quote più basse spettano al Molise, dove nessuna delle due province presenta relazioni attivate, alla Sicilia, dove solo 2 province su 8 hanno questo tipo di accordi, all’Abruzzo e alla Sardegna, dove la quota tocca il 50%. A livello ripartizionale le province del Nord-Est e del Centro sono quelle sensibilmente più attive (oltre il 90%), immediatamente seguite da quelle del
Nord-Ovest (circa 77%), mentre a distanza vi sono quelle del meridione (60%), dove però ben tre regioni (Campania, Puglia e Basilicata)
toccano il 100%.
La presenza di accordi con i comuni si rileva solo nel 50% dei casi;
il valore più elevato dell’indicatore si riscontra in Umbria, dove entrambe le province hanno accordi con i comuni; ma più significativi
possono essere considerate regioni quali la Toscana (con 9 province
su 10) o l’Emilia Romagna (con 7 province su 9). A livello di macroarea il Centro risulta quella più attiva (oltre l’80%), seguita a notevole
distanza dal Nord-Ovest (54,5%) e dal Nord-Est (54%); mentre autentico fanalino di coda è in questo caso il meridione con appena il
28,6%. La rete di rapporti con le cosiddette associazioni no profit è
stata rilevata per poco più di un terzo delle province; in nessuna regione l’indicatore supera il 50%, mentre nelle Isole e nelle due province autonome non sono stati rilevati questo tipo di accordi. Nel complesso
sono le province del Nord-Ovest ad avere più relazioni con il mondo
del no profit (40,9%); ad un livello simile si colloca il Centro (38,9%),
mentre è più scarsa la performance del Nord-Est e del Sud (31,8% e
29,4% rispettivamente). Infine, la partecipazione ad azioni di sistema del
Ministero del lavoro è stata rilevata nel 57% dei casi. A differenza di
115
CAPITOLO 2
Reti
per l’emersione
Tabella 2.20 - Reti per l’emersione
Emersione
Istituzione
Commissione
regionale
Tipo di attività
Piemonte
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo con altri organismi
Si
Valle d’Aosta
No
No
No
Lombardia
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
interventi finalizzati ad interagire nel sistema
Si
Liguria
Si
No
No
Regione
Coinvolgimento
Spi
Veneto
Si
Ricerche sul fenomeno
No
Friuli V. Giulia
No
No
No
Emilia Romagna
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo con altri organismi
Si
Toscana
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo con altri organismi
Si
Umbria
No
No
No
Marche
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo con altri organismi
Si
Lazio
Si
Ricerche sul fenomeno; determinazione misure
di sostegnoeconomico; raccordo con altri organismi
Si
Abruzzo
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo con altri organismi; attivazione sportelli
Si
Molise
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo con altri organismi; attivazione sportelli
Si
Campania
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info
Si
Puglia
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo conaltri organismi
Si
Basilicata
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info
Si
Calabria
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info;
raccordo conaltri organismi
Si
Sicilia
Sardegna
Si
Si
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info
Ricerche sul fenomeno; sensibilizzazione e info
Si
Si
Fonte: Di Francesco D., Rossetti S., Serra C. Reti territoriali: reti tecnologiche e reti relazionali nei
Spi a livello provinciale e regionale.
quanto si è visto finora sono le province del Sud insieme a quelle del
Centro a fare un ricorso relativamente maggiore a questo tipo di rete (circa il 65% dei casi), mentre nelle ripartizioni del Nord non si supera il
50%. Questo dato, del resto, rispecchia quanto già visto per le regioni
ovvero il fatto che nel Sud i Spi si appoggiano spesso sui progetti e sull’assistenza del Ministero per abbreviare i tempi di raggiungimento di
una maggiore capacità progettuale autonoma. Nella tab. 2.22 si prende in esame il coinvolgimento delle province in alcuni tipi di iniziative,
che in genere implicano l’istituzione di reti. In particolare, si considera116
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Reti
per l’emersione
Tabella 2.21 - Presenza di convenzioni a livello provinciale per tipo di soggetto
Regione
Piemonte
Lombardia
Veneto
Friuli V.G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Bolzano
Trento
Italia
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Organismi pubblici
e privati
__________________
Comuni
__________________
V.a.
%
V.a.
%
5
8
6
4
4
8
9
2
4
4
2
0
5
5
2
3
2
2
1
1
77
17
20
19
21
71,4
72,7
85,7
100,0
100,0
88,9
90,0
100,0
100,0
80,0
50,0
0,0
100,0
100,0
100,0
60,0
25,0
50,0
100,0
100,0
77,0
77,3
90,9
90,5
60,0
5
4
4
1
2
7
9
2
2
4
1
3
2
3
1
50
11
12
17
10
71,4
36,4
57,1
25,0
50,0
77,8
90,0
100,0
50,0
80,0
25,0
0,0
60,0
40,0
0,0
60,0
12,5
0,0
0,0
0,0
50,0
50,0
54,5
81,0
28,6
Associazioni
non profit
__________________
V.a.
3
5
2
1
1
4
3
1
2
2
2
1
2
2
1
2
34
9
7
8
10
Task-force
con Ministero
__________________
%
V.a.
%
42,9
45,5
28,6
25,0
25,0
44,4
30,0
50,0
50,0
40,0
50,0
50,0
40,0
40,0
50,0
40,0
0,0
0,0
0,0
0,0
34,3
40,9
31,8
38,1
29,4
6
4
6
1
4
5
2
3
3
3
1
2
5
2
4
1
4
56
11
10
13
22
85,7
36,4
85,7
0,0
25,0
44,4
50,0
100,0
75,0
75,0
75,0
50,0
40,0
100,0
100,0
80,0
14,3
100,0
0,0
0,0
57,1
50,0
45,5
65,0
64,7
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
no le iniziative per l’emersione del lavoro irregolare, la partecipazione a
programmi comunitari, l’adesione alla programmazione negoziata. Le
iniziative più diffuse sono indubbiamente quelle legate a programmi
comunitari, che coinvolgono il 78% delle province. In oltre la metà
delle regioni l’indicatore raggiunge il 100%. Nonostante siano molte le
regioni del Sud pienamente coinvolte in questo tipo di programmi
(Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata), nel complesso le province del
meridione si collocano su livelli sensibilmente meno elevati (circa il
63%) rispetto a quelle delle altre ripartizioni (che superano l’85%).
Di minor successo, ma pur sempre rilevanti, sono le iniziative per
l’emersione (66% a livello nazionale). In questo caso, data la maggior
rilevanza del fenomeno, le province del Sud sono piuttosto coinvolte
(oltre il 70%), con un buon risultato di regioni che sotto altri profili si mostrano meno attive, quali la Sicilia (75%). La ripartizione più vivace è
117
CAPITOLO 2
Reti
per l’emersione
Tabella 2.22 - Reti provinciali per alcuni temi particolari
Regione
Emersione
__________________
V.a.
%
Programmi comunitari
_________________________
V.a.
%
Programmazione negoziata
_____________________________
V.a.
%
Piemonte
Lombardia
Veneto
Friuli V.G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Bolzano
Trento
Italia
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
5
7
1
3
6
10
2
3
3
3
2
4
5
1
4
6
1
66
15
8
18
71,4
63,6
14,3
0,0
75,0
66,7
100,0
100,0
75,0
60,0
75,0
100,0
80,0
100,0
50,0
80,0
75,0
0,0
100,0
0,0
66,0
68,2
36,4
85,7
7
8
5
3
4
9
10
2
2
4
4
2
3
5
2
3
1
2
1
1
78
19
19
18
100,0
72,7
71,4
75,0
100,0
100,0
100,0
100,0
50,0
80,0
100,0
100,0
60,0
100,0
100,0
60,0
12,5
50,0
100,0
100,0
78,0
86,4
86,4
85,7
4
3
2
1
3
3
1
3
1
1
2
1
25
8
5
4
57,1
27,3
28,6
0,0
25,0
33,3
30,0
50,0
0,0
0,0
75,0
0,0
0,0
20,0
50,0
0,0
25,0
25,0
0,0
0,0
25,0
36,4
22,7
19,0
Sud
25
71,4
22
62,9
8
22,9
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
comunque il Centro (85,7%). Le province del Nord-Est sono di gran
lunga meno interessate da questo tipo di iniziative (36,4%) a testimonianza del fatto che questo tipo di problematiche, pur presenti, costituiscono un problema meno grave in queste aree in quanto meno collegate a fenomeni di disagio sociale.
Il coinvolgimento dei Spi ad iniziative di programmazione negoziata è piuttosto raro (25%) e con divari territoriali abbastanza modesti
tra le province del Centro, del Sud e del Nord-Est (intorno al 20%);
mentre un po’ più attive appaiono quelle del Nord-Ovest (36,4%).
2.6.4 Rapporti con i nuovi soggetti autorizzati
Il processo di liberalizzazione del mercato dell’intermediazione della manodopera avviato in Italia al volgere degli anni Novanta ha conosciuto una progressiva accelerazione, fino alla definizione del nuovo
assetto organizzativo-funzionale del sistema dei servizi per il lavoro ad
118
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
opera della Legge n. 30/2003 e relativo Decreto di attuazione n.
276/2003. L’universo dei nuovi soggetti legittimati, previa autorizzazione, ad operare sul mercato del lavoro è particolarmente ampio ed articolato; nello specifico contempla i cc.dd. Intermediari speciali (università, scuole, Camere di commercio, consulenti del lavoro, parti sociali e
loro Enti bilaterali) e le Agenzie per il lavoro (Apl) che, avendo soddisfatto determinati requisiti giuridici e finanziari, risultano autorizzate a
svolgere attività di somministrazione di lavoro, di ricerca e selezione
del personale, di supporto alla ricollocazione professionale (outplacement) o di intermediazione, collocandosi così nelle rispettive categorie
di riferimento.
L’indagine censuaria sulle regioni e le Province evidenzia come le
relazioni tra il sistema Spi e la platea di questi nuovi soggetti siano
maggiormente sviluppate con riferimento al primo dei due macro
gruppi di operatori sopra menzionati31. In via generale, a livello nazionale si rileva la presenza di accordi o altre modalità di cooperazione formalizzata principalmente con i Comuni, le Camere di commercio, le
associazioni di categoria, gli ordini professionali e le università.
A titolo esemplificativo possono citarsi le Province del Veneto che, in
virtù di apposita convenzione stipulata con le associazioni sindacali e imprenditoriali, offrono all’utenza un servizio di incontro tra domanda e
offerta di lavoro che si avvale di una rete regionale di sportelli E-labor,
frutto di una stretta collaborazione fra Servizi pubblici per l’impiego e organismi no-profit di natura privata. Nella stessa regione si riscontra,
inoltre, la presenza di azioni specifiche predisposte dal sistema Spi per
far fronte a particolari situazioni di crisi aziendale; si tratta, in particolare, di iniziative volte alla riqualificazione dei lavoratori in mobilità. È
questo, in effetti, uno degli ambiti in cui sembra stia sviluppandosi una
certa complementarietà tra i Centri per l’impiego (che gestiscono, appunto, le liste di mobilità) e quelle Agenzie che per propria mission
supportano la ricollocazione professionale dei lavoratori. Con apposito
“fondo occupazione” sono stati, difatti, finanziati anche interventi di
politica del lavoro promossi da soggetti privati che espletano attività di
outplacement con finalità di formazione ed inserimento lavorativo; in tal
caso, i Cpi offrono assistenza tecnica per la raccolta di informazioni
31 Ciò appare confermato anche dai risultati della rilevazione condotta dall’Isfol con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) nel primo trimestre del 2005 su 176 Apl (pari
a circa i 40% dell’insieme delle Agenzie che risultavano autorizzate a marzo dello stesso anno),
di cui si è indagato da un lato la natura (in termini di forma giuridica, struttura organizzativa e articolazione territoriale) e dall’altro le funzioni espletate (in termini di servizi erogati e volumi di attività). Per un’analisi sintetica dei risultati si veda “Agenzie per il lavoro. Un’indagine Isfol”, di Di
Domenico G. e Marocco M., pubblicato su http://www.ildiariodellavoro.it/home.asp, agosto
2005.
119
Rapporti con i
nuovi soggetti
autorizzati
CAPITOLO 2
Rapporti con i
nuovi soggetti
autorizzati
sulle caratteristiche dell’utenza e sulla situazione occupazionale nel territorio di pertinenza. La Provincia di Venezia ha, peraltro, attivato con
enti di natura privata una serie di convenzioni inerenti la realizzazione di
appositi software per lo sviluppo e la gestione di diversi servizi, quali, in
particolare, un sistema di analisi sul rapporto tra competenze dei lavoratori e qualifiche richieste dalle aziende ed uno sui processi di qualità.
Peraltro, il pacchetto di servizi on line “E-labor” consente anche alle
Agenzie di somministrazione, quali utenti “datori di lavoro”, di segnalare alla rete di sportelli dei Cpi le proprie vacancies via web. La Provincia
di Cuneo ha realizzato, in convenzione con l’Ente bilaterale dell’edilizia
e del turismo, un sito web che consente di inviare direttamente per via
informatica al Cpi di competenza le segnalazioni delle imprese associate e le autocandidature dei lavoratori interessati. Peraltro, la stessa
Provincia ha segnalato come uno dei servizi più efficienti quello relativo
alla predisposizione di progetti di reinserimento professionale32, che in taluni casi hanno previsto iniziative di integrazione del servizio offerto
dalle società private di ricollocazione con quello pubblico erogato dai
Centri per l’impiego; ciò ha consentito alle Agenzie di presentarsi alle
aziende in crisi a nome (e con un operatore) del Cpi stesso.
Analogamente, in Provincia di Alessandria, a fronte della chiusura di
alcuni stabilimenti industriali, si è efficacemente sperimento il raccordo
tra i Cpi ed una società privata incaricata di gestire il reinserimento dei
lavoratori esclusi dal ciclo produttivo: gli operatori pubblici, affiancando
i professionisti privati del settore, garantiscono un’effettiva presa in carico dei lavoratori in mobilità per ciascuno dei bacini d’impiego coinvolti; l’efficacia di tale intervento sinergico di politica territoriale, avviato verso la fine del 2004 e protrattosi per il 2005, ha stimolato l’amministrazione provinciale a strutturare in maniera più organica e sistematica tale metodologia di intervento, in modo da renderla pienamente
operativa nei casi di congiuntura economica sfavorevole e/o ciclicità
del fenomeno di crisi aziendale.
Una significativa esperienza di partnership tra soggetti pubblici e
privati si registra presso la Provincia di Pordenone che, nell’ambito di un
32 Si ricorda, a tal proposito, che a fronte dell’aggravarsi della situazione industriale e del
relativo rischio occupazionale presso le aziende del gruppo FIAT, nonché presso le aziende
operanti nel settore della produzione di beni e servizi destinati alla produzione veicolistica finale
ed altresì presso le aziende produttrici del settore tessile ed abbigliamento e del settore orafo,
già a partire dal 2002 è operativo un Protocollo di Intesa fra la Regione Piemonte, gli Enti locali e
la rappresentanza delle Parti sociali, con cui si prevede l’intervento regionale in materia di
politica del lavoro a favore dei lavoratori licenziati dalle imprese appartenenti ai settori produttivi
in crisi. L’iniziativa regionale si articola, nello specifico, in: un programma integrato di
ricollocazione professionale dei soggetti in mobilità ed in cassa integrazione; un intervento
economico a finalità sociale a favore di lavoratori licenziati che, privi di sostegno a mezzo di
ammortizzatori sociali, si trovino al di sotto della soglia di povertà.
120
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
progetto Equal denominato “Formarsi all’innovazione tecnologica nei
distretti del Friuli Venezia Giulia”, ha posto in essere un mix di azioni
integrate con Enti di formazione, Camere di Commercio, Istituti scolastici e Società di somministrazione di manodopera, in modo da affrontare in maniera congiunta problemi legati al processo di innovazione
tecnologica e conseguenti cambiamenti di ordine tecnico-organizzativo
(che ne derivano ai soggetti del tessuto imprenditoriale) e di adattabilità della forza lavoro.
Sempre in tema di interazione tra Servizi per l’impiego e nuovi soggetti autorizzati ad operare sul mercato del lavoro, in Provincia di
Verona è stato avviato, a mezzo di convenzione ad hoc, un progetto finalizzato alla predisposizione di “sportelli lavoro” decentrati presso alcuni Comuni e volti essenzialmente alla gestione del servizio di prima
accoglienza. L’Università gestisce, invece, il servizio di inserimento lavorativo per lo più mediante lo strumento dei tirocini, mentre non si
registrano ad oggi esperienze di gestione condivisa dell’attività di matching in senso stretto. Sotto tale profilo, nei rapporti con il mondo accademico, e più specificatamente con il settore universitario, sembra
che il sistema Spi tenda ad orientarsi verso l’adozione di uno strumento già efficacemente sperimentato in relazione agli Istituti professionali, vale a dire lo “sportello scuola-lavoro”, sebbene ad oggi non si registrino accordi formalizzati in tal senso.
In diversi casi, come in Emilia Romagna, gli intervistati hanno evidenziato la prematurità dei tempi per delineare scenari prospettici sui rapporti tra Spi e nuovi soggetti privati individuati dalla Riforma: si registra, in tal senso, un atteggiamento di attesa, anche rispetto alle normative regionali che dovranno recepire nel dettaglio i dettami del
nuovo impianto legislativo.
In verità, analogamente a quanto osservabile in altre realtà nazionali a livello europeo, anche nel nostro paese sembra emergere una
certa complementarietà tra i due sistemi: se il pubblico svolge un ruolo istituzionalmente e socialmente orientato a servire l’offerta di lavoro
(per lo più con riferimento ai target d’utenza svantaggiati) e a favorire
l’“occupabilità” degli individui, il privato tende per lo più a specializzarsi sulla funzione di intermediazione intesa in senso stretto e sul versante della domanda (servizi alle imprese33), soddisfacendone le esi33 Va, tal proposito, precisato che la gamma, assai articolata, di servizi offerti alle aziendeutenti contempla funzioni espletate in larga maggioranza anche dai Servizi pubblici per
l’impiego, i quali, peraltro, tendono ad orientarsi prioritariamente su azioni di promozione del
lavoro autonomo (cfr. par. 4.9, Sostegno all’autoimpiego e iniziative a favore
dell’imprenditorialità) e di supporto informativo-consulenziale sulla normativa di agevolazione
alle assunzioni (si rimanda, sul tema, a “I servizi offerti alle imprese dal sistema Spi”).
121
Rapporti con i
nuovi soggetti
autorizzati
CAPITOLO 2
Rapporti con i
nuovi soggetti
autorizzati
genze di lavoro “flessibile” e le richieste di qualifiche professionali più
elevate e/o ad alto contenuto specialistico. Riferendosi alla rilevazione
condotta dall’Isfol sulle Apl nel primo semestre 2005, si riscontra, infatti, una predominanza, sul mercato dei privati, delle Agenzie (generaliste) di somministrazione di lavoro (ex interinali34) e di quelle di ricerca e selezione del personale.
Peraltro, lo studio della distribuzione geografica delle relative sedi ed
unità organizzative sul territorio, evidenzia, a fronte di una ripartizione
omogenea degli snodi operativi pubblici (Cpi), la localizzazione delle
strutture private in funzione di fattori strategici (migliori infrastrutture
e dotazioni logistiche, maggiore fruibilità dei servizi ed efficienza degli
stessi). Tali scelte di “marketing localizzativo” sono tali da indirizzare
gli investimenti relativi all’apertura di filiali in corrispondenza di aree più
sviluppate, ove cioè il tessuto produttivo appare più dinamico e, in via
generale, il contesto socio-economico maggiormente favorevole
(Centro-Nord Italia, distretti industriali). In ogni caso, si rileva una diffusione capillare degli snodi attraverso cui vengono erogati i servizi
alla domanda e all’offerta di lavoro. Nella Regione Toscana, ad esempio, su circa 280 strutture, si registra un numero pari a 220 soggetti di
natura tanto pubblica quanto privata diversi dalle Province (e relativi
Spi), che afferiscono al sistema dei Servizi al lavoro come recentemente riformato. Si riscontra, inoltre, una discreta diffusione di convenzioni con Enti bilaterali (es. Commercio e turismo) aventi ad oggetto il servizio di matching. Già da giugno del 2003 in Provincia di
Livorno è operativo un Protocollo di Intesa con i sindacati, le associazioni di categoria ed i consulenti del lavoro per la realizzazione di una
rete integrata di servizi all’impiego; a ciascuno dei soggetti coinvolti,
dotati del Sistema informativo Idol, viene attribuita specifica funzione: i consulenti del lavoro provvedono alla trasmissione delle comunicazioni obbligatorie (assunzioni, cessazioni e trasformazioni dei rapporti di lavoro); le associazioni di categoria gestiscono il servizio di incontro tra domanda e offerta di lavoro per i loro associati attingendo alla banca dati Idol; i Sindacati si occupano della parte più propriamente informativa ed amministrativa (autocertificazioni ex Decreto 181,
prenotazioni ex articolo 16).
34 Si ricorda, a tal proposito, che il riformatore italiano, allineandosi agli altri ordinamenti
europei, ha eliminato un’importante barriera artificiale ai privati rappresentata dal requisito
dell’esclusività dell’oggetto sociale, in tal modo aprendo il mercato ad operatori multitasking,
autorizzati, cioè, ad espletare la funzione di incontro tra domanda ed offerta di lavoro e,
contestualmente, l’ampia gamma di possibili attività propedeutiche al matching stesso
(polifunzionalità).
122
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
Nel meridione (Campania e Basilicata, in particolare) si registrano
ad oggi alcune interessanti collaborazioni tra Cpi e Agenzie private in
relazione alla richiesta di curricula da parte di queste ultime ai Centri per
l’impiego (per avere nominativi di utenti che corrispondano ai profili
professionali richiesti dalle aziende-clienti) e alla divulgazione di vacancies intercettate dalle Agenzie a mezzo dei Cpi stessi.
La Provincia di Foggia, sulla base di apposite convenzioni stipulate
con 30 Comuni, ha previsto l’apertura di sportelli sul modello Spi con
sede presso gli stessi Comuni interessati (di cui si utilizzano le relative
strutture ed attrezzature), con personale provinciale adibito allo svolgimento delle varie attività. In Provincia di Taranto, al progetto Rete lavoro – che coinvolge alcune cooperative sociali ed altri soggetti pubblici
(quali Università, Istituti scolastici, Informagiovani comunali) e privati
(Apl, Ordini di consulenti e associazioni datoriali) – si affianca l’iniziativa
multiregionale “Sintesi”, volta alla creazione di un Sistema informativo
integrato per tutte le attività di servizio erogate a livello provinciale; il
progetto è stato avviato in collaborazione con altre realtà istituzionali
italiane, con la Provincia di Milano, quale capofila, con gli enti assistenziali e previdenziali, ed in partnership con le organizzazioni datoriali.
In effetti, una modalità operativa di raccordo tra pubblico e privato è
data proprio dalla (inter)connessione dei due a mezzo della Borsa continua nazionale del lavoro (Bcnl). Il nodo regionale lombardo della Bcnl
è stato attivato in via sperimentale nel marzo del 2004. Sul portale35 risultano ad oggi interconnessi 99 operatori privati (autorizzati) ed alcune
Province (Milano, Como, Brescia, Pavia, Bergamo, Sondrio, Varese).
La Provincia di Milano, già con il bando Multimisura riferito agli anni 2002-2003 e seguendo analoga logica in quello successivo 20042005, ha strutturato un sistema che vede i Cpi erogare i servizi di base,
laddove quelli specialistici vengono affidati ai i soggetti privati autorizzati. Tale collaborazione in rete e complementarietà di funzioni si manifesta come applicazione di un principio, quello della sussidiarietà
orizzontale, che sembra allo stato attuale guidare la nuova rete mista
pubblico-privata dei Servizi al lavoro, secondo la ratio del riformatore. Lo
stesso portale della Borsa è stato predisposto nel presupposto che
l’inte(g)razione sistematica tra pubblico e privato abbia maggiori probabilità di successo ove supportata da una rete informatica ad hoc.
Nella Provincia di Cremona si registrano convenzioni con la Cna
per la fase di selezione e protocolli di intesa per la costituzione di una
rete finalizzata all’erogazione di servizi di orientamento, accompagnamento e inserimento lavorativo. Anche la Provincia di Imperia risulta
35 www.borsalavorolombardia.net
123
Rapporti con i
nuovi soggetti
autorizzati
CAPITOLO 2
Rapporti con i
nuovi soggetti
autorizzati
aver stipulato convenzioni con Confartigianato e Unione industriale
per aumentare le offerte di lavoro presso i Cpi.
Analogamente, la Provincia di Savona già da un paio di anni si avvale di un accordo siglato dal settore “Politiche attive del lavoro” con
l’Ente bilaterale dell’industria turistica che, al fine di valorizzare ed incentivare il lavoro nel settore di riferimento, prevede una collaborazione
sistematica tra i Centri per l’impiego, l’Ente bilaterale, l’associazione
degli albergatori e gli sportelli sindacali (per un numero complessivo
di strutture coinvolte pari a16): in ciascuna delle sedi coinvolte dal
progetto, le aziende e i candidati in cerca di lavoro possono compilare
apposite schede, per la ricerca, rispettivamente, di personale e di occupazione; sarà poi il Cpi di Savona, cui vengono inviate le schede
stesse, a coordinare e gestire l’incrocio domanda/offerta. La Provincia di
La Spezia ha inteso incrementare la fruibilità dei servizi all’impiego
decentrando sul territorio alcune attività ed affidandone la gestione a
soggetti privati quali l’Unione degli industriali, le associazioni datoriali e
sindacali, i Centri di formazione: ogni nodo della “rete per il lavoro”,
concepita proprio in virtù delle disposizioni della Legge 30, è denominato Jobcenter e può erogare tanto servizi di base (accoglienza, informazione iscrizione) quanto più specialistici come l’orientamento, il bilancio di competenza, la gestione delle forme di lavoro atipico, il supporto all’inserimento dei disabili, il sostegno all’autoimprenditorialità, la
mediazione culturale. L’esercizio della funzione di matching resta,
però, competenza diretta ed esclusiva del Centro per l’impiego. In via generale in Liguria, si registrano relazioni tra sistema Spi e organismi privati formalizzate in funzione del raccordo con la Bcnl attraverso il relativo nodo regionale, il che, come accade nel già citato caso lombardo,
sembra effettivamente offrire un’ottima occasione di raffronto dei reciproci ruoli e delle rispettive esigenze.
2.6.5 Relazioni con i Comuni
Già dall’inizio degli anni novanta, il superamento del monopolio
pubblico sui Servizi per l’impiego, il decentramento, l’adozione di sistemi misti pubblico-privato nella gestione dei servizi hanno prodotto effetti diretti sugli assetti istituzionali del paese, ridisegnando ruoli e funzioni delle Amministrazioni centrali e locali. In questa riallocazione, una
posizione centrale è stata assunta dai comuni in qualità di Enti erogatori più prossimi al cittadino, soprattutto per ciò che concerne l’orientamento generale, la gestione e l’erogazione delle prestazioni di welfare,
così come definite nella Legge quadro 328/2000, tendenti a superare un
approccio puramente assistenziale e stimolare maggiormente le diret124
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
trici della promozione dello sviluppo e dell’occupazione. Inoltre, la
riforma innescata da questa legge tende, al pari delle riforme del mercato del lavoro, a ridisegnare le condizioni del riequilibrio e della coesione sociale quali fattori determinanti della crescita e della competitività
del paese, attraverso un progressivo bilanciamento fra responsabilità
pubbliche e private e l’introduzione di procedure decentrate e di modelli cooperativi fra centro e periferia nella definizione delle politiche di
protezione sociale.
Proprio per questi motivi, i Comuni sono stati i primi fra gli Enti pubblici ad “esplorare” il mondo dei Servizi al lavoro, attraverso l’istituzione
degli Informagiovani e di uffici di orientamento dedicati a fasce specifiche della popolazione, come ad esempio gli immigrati. Da allora, lo
spettro di attività si è allargato e approfondito, fino ad includere larga
parte della popolazione e settori che fino a quel momento non erano di
competenza dei comuni, come la formazione36.
Il proliferare di uffici comunali dedicati ai servizi del lavoro e l’intensificarsi degli scambi fra questi uffici e i Spi a livello europeo, sono stati
oggetto di studi ed analisi37, e già dall’anno 2002 la Struttura di monitoraggio Spi dell’Isfol ha incluso alcuni items dedicati nelle interviste ai
responsabili Spi, e promosso una indagine esplorativa specifica con la
collaborazione dell’Anci38.
I dati raccolti nelle schede di monitoraggio restituiscono un quadro
di relazioni formalizzate, che interessano una provincia su due, articolate lungo i temi del sostegno all’inserimento delle fasce deboli e della
diffusione delle informazioni.
Circa la metà delle province (fig. 2.6) ha stipulato accordi quadro
con i comuni, nella gran maggioranza dei casi legati ad obiettivi di
semplificazione amministrativa per i cittadini; il quadro nazionale valutato per macroarea però non è omogeneo, e oltre alla diversa numerosità degli accordi, è generalmente rilevabile che mentre nell’area centrale e Nord orientale del paese prevalgono gli accordi per il sostegno alle
fasce deboli, o per il collocamento di specifici segmenti di lavoratori
(immigrati soprattutto), nel resto del paese predomina l’accordo generico teso a non duplicare sportelli o alle semplici funzioni informative.
36 In alcune grandi città i comuni sono stati protagonisti del decentramento delle funzioni
della formazione continua e della sua capillarizzazione, attraverso una parte diretta nella
costruzione e nel sostegno, nel caso di Roma, ai Centri territoriali di formazione permanente.
37 Tra le altre, European Commission DG V, Cooperation Between Pes and Municipalities.
European Employment Services and Fight against Social Exclusion, in “Labour and Education”,
Rotterdam, December 2001.
38 I risultati dell’indagine sono pubblicati in Appetecchia I., Gasparini C., Giacobbe I., Tantillo
F., Servizi per l’impiego e welfare locale. Indagine comparata sulle forme di cooperazione fra
Spi e comuni in Italia e in Europa, Isfol, “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per
l’impiego”, n. 1/2005.
125
Relazioni con i
Comuni
CAPITOLO 2
Relazioni con i
Comuni
Figura 2.6 - Distribuzione per macroarea di accordi formalizzati con i
Comuni-Province. Valori percentuali
100,0
80,0
60,0
81,0
Nord-Oves t Nord-Est Centro
Sud
47,8 54,5 54,5
81
47,8
Isole
39,1
Italia
7,7 49
49,0
39,1
40,0
20,0
7,7
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004.
Esistono comunque notevoli eccezioni. Al di là della creazione degli
sportelli Informalavoro che, ormai, sono molto diffusi su tutto il territorio nazionale, a Cosenza, ad esempio, si sta creando una rete di
Comuni, circa 40, proprio per offrire questo servizio e si sta progettando una struttura di Cpi interprovinciale che offra tutti i servizi anche a
utenti che risiedono nelle zone periferiche di più difficile accesso.
Anche la partecipazione, come partner, a programmi europei o a progetti Equal spesso costituisce il canale per attivare iniziative di collaborazione; sempre la provincia di Cosenza ad esempio partecipa a un programma del Fondo sociale europeo – Slo CS – che prevede la realizzazione di un’azione di sistema volta a definire una strategia locale per
lo sviluppo e l’occupazione nell’ambito dei nuovi bacini per l’impiego.
A Foggia la Provincia ha attivato convenzioni con 30 Comuni per
l’apertura di sportelli Spi; si prevede che il Servizio provinciale metta a
disposizione le risorse umane; i Comuni la sede e tutte le attrezzature
necessarie alle attività.
La Provincia di Napoli, attraverso la realizzazione di protocolli d’intesa con alcuni Comuni dell’area e, in particolare, con il Comune di
Napoli, sta realizzando il progetto Dld, iniziato nel 2003, per la realizzazione di corsi di formazione sull’orientamento al lavoro, la mobilità
geografica e l’autoimpiego.
Ad Arezzo gli accordi con i comuni riguardano, invece, una delega a
svolgere compiti di natura puramente amministrativa, come a Firenze,
dove peraltro esiste una convenzione con i sindacati, la Cna
(Confederazione nazionale artigiani), e le associazioni industriali per
offrire servizi di orientamento di base, svolti attraverso Agenzie accredi126
STRUTTURA E ASSETTO ORGANIZZATIVO
tate dalla Regione. È stata stipulata, inoltre, una convenzione con i
Comuni per l’erogazione di servizi di accoglienza e informazione, che
prevede la cessione, da parte del comune, dei locali e di parte del personale e, da parte del settore delle politiche del lavoro, il collegamento in rete, la formazione e l’aggiornamento del personale.
Nel Lazio la provincia di Frosinone è stata terreno di sperimentazione per il Reddito Minimo di Inserimento, a seguito della quale esiste
una convenzione per il collocamento in tirocinio dei destinatari del
Rmi con tutti i Comuni della Provincia.
A Bergamo la Provincia è capofila di un progetto a cui hanno partecipato le Comunità montane e alcuni comuni. Il progetto ha operato
sulla formazione di tutor di territorio, incaricati di gestire le problematiche occupazionali delle donne al fine di favorire le buone prassi soprattutto per chi rientra nel lavoro dopo la maternità. Il progetto ha dato
origine a 11 sperimentazioni. I referenti territoriali e le tutor formate
hanno favorito la creazione di microreti territoriali, in cui i Cpi hanno
gestito la sperimentazione di creazione di cooperative di donne extracomunitarie, nell’ambito del settore tessile o del catering.
La Provincia di Bologna sta ultimando la fase istruttoria della rete
pubblica degli sportelli per il lavoro in collaborazione con i Comuni del
territorio. Si tratta di un’iniziativa che mira a realizzare una rete capillare di servizi pubblici per il lavoro, una specie di “rete di franchising” in
cui i Cpi oltre a coordinare l’attività degli sportelli di lavoro di riferimento potranno incrementare l’erogazione dei servizi, cosiddetti di
“secondo livello” (servizi di alta specializzazione e/o rivolti a particolari target d’utenza).
L’ultima interessante iniziativa che vogliamo ricordare è quella che
la Provincia di Pesaro-Urbino ha avviato ha avviato d’accordo con
l’Inps a livello regionale, il “Progetto buongiorno” rivolto all’utenza extracomunitaria. Vi sono coinvolti diversi enti del territorio – Cpi, prefetture, questura, ospedali, che si sono collegati in modo da far pervenire
all’Inps regionale un quadro complessivo delle operazioni svolte da
ciascun soggetto che comprende anche la descrizione delle modalità
di svolgimento; l’Inps funge in questo modo da servizio informativo,
indicando all’utente i documenti da produrre per accedere ai servizi
dei vari enti. I punti informativi sono situati proprio nelle sedi decentrate dei Cpi.
Rete per l’orientamento degli adulti del Comune di Verona
In convenzione con la Provincia e nel quadro degli interventi finanziati dalla Regione Veneto, il Comune di Verona – Servizio Politiche
del lavoro, ha avviato un’attività strutturata di orientamento al lavo127
Relazioni con i
Comuni
CAPITOLO 2
Relazioni con i
Comuni
ro per adulti; si tratta di offrire percorsi gratuiti che, partendo dalla riflessione sulle proprie esperienze, accompagnano la persona nella
definizione di un progetto professionale-formativo e nella sua realizzazione. Il progetto “Una rete per l’orientamento al lavoro per adulti” utilizza un partenariato di oltre 30 soggetti territoriali, tra i quali, oltre al Comune, alla Provincia e alla Regione, enti di formazione, enti di orientamento, organizzazioni sindacali, l’Associazione industriali, Api industria, Confesercenti, Direzioni didattiche, istituti d’istruzione. Le azioni di coordinamento, gestione economico-amministrativa, predisposizione dei materiali informativi, monitoraggio e
valutazione sono state svolte dal Servizio “Politiche del lavoro” del
Comune, che ha anche interamente gestito la fase di accoglienzainformazione ai cittadini. Le azioni di bilancio delle competenze,
consulenza orientativa e i progetti di preformazione sono state
svolte dagli Enti appartenenti a Forma Veneto Progetto Verona,
Orientamento Lavoro Veneto, Cedis ed Esev. Nel 2004 sono stati
accolti 100 soggetti; 10 individui hanno utilizzato il bilancio delle
competenze, 70 la consulenza orientativa, 42 hanno frequentato i
due corsi di “Tecniche di ricerca di lavoro” e 28 i due corsi di informatica di base. Cifre più elevate si sono registrate nel 2005. Il monitoraggio del progetto, che ha sviluppato analisi approfondite sulle caratteristiche degli utenti, sulla efficacia delle informazioni, sulle
aspettative e la loro soddisfazione al termine del percorso, presenta
anche valutazioni circa la trasferibilità e l’estensione dell’esperienza
ed ipotesi per il perfezionamento del progetto.
128
CAPITOLO 3
SERVIZI ATTIVATI
3.1 Adempimenti amministrativi
Un’attività che ad oggi caratterizza in maniera esclusiva i Centri per
l’impiego rispetto alle altre Agenzie di mediazione è quella di tipo adempimentale. Con tale termine facciamo riferimento in primo luogo a tutto
quell’insieme di attività legate all’aggiornamento dell’anagrafe dei lavoratori, effettuato attraverso le dichiarazioni degli stessi o, più spesso, tramite le comunicazioni obbligatorie di assunzione, cessazione e trasformazione inviate dalle imprese ai Cpi. Oltre a ciò vanno anche incluse altre attività di tipo adempimentale, quali la compilazione di liste, le comunicazioni con altri enti (Inps, Inail, Asl, Comuni, ecc.), cui seguono quelle non
previste specificamente dalla normativa lavoristica, come la segreteria
dell’ufficio, la gestione del personale e delle risorse economiche, l’organizzazione del protocollo, ecc.
Fin dall’inizio la riduzione del peso percentuale del tempo dedicato
agli adempimenti amministrativi sul totale del tempo lavorativo dei
Cpi è stata posta come obiettivo esplicito della riforma: il Masterplan
del 2000 infatti individuava con precisione degli standard quantitativi
che i Centri avrebbero dovuto raggiungere nel corso dei successivi sei
anni39. Nello150 stesso documento non si chiariva però con precisione
“cosa” esattamente dovesse intendersi con il termine adempimenti
amministrativi, che di volta in volta potevano includere attività diverse
e presentare pertanto valori, riferiti al medesimo referente ed al medesimo periodo temporale, anche fortemente difformi.
Una non chiara definizione del concetto può talvolta generare fraintendimenti o approssimazioni, cosicché è possibile che diversi interlo39 Il Masterplan stabiliva che, alla fine del primo triennio (cioè nel 2002), il tempo dedicato
agli adempimenti amministrativi non dovesse superare il 70% del totale del tempo lavorativo
dei Cpi, e che tale limite si dovesse ridurre al 40% entro il 2006.
129
CAPITOLO 3
Adempimenti
amministrativi
cutori, pur utilizzando il medesimo termine, si riferiscano in realtà ad
insiemi di attività parzialmente diversi; ricordando che i dati raccolti attraverso il nostro monitoraggio sono stime compiute dai responsabili
dei Centri, si dovrà considerare sia i diversi aggregati di attività cui ciascuno può riferirsi sia la difficoltà che naturalmente si incontra in un
qualsiasi processo di stima.
Fatte queste premesse, che peraltro sono comuni alle indagini già
condotte in passato, possiamo osservare (tab. 3.1) che nel corso dell’ultimo anno si è registrata una notevole riduzione del tempo lavorativo dedicato agli adempimenti amministrativi, che complessivamente è passato dal 58,3% del 2003 al 51,5% del 2004. Tale diminuzione ha interessato in maniera notevole l’intero territorio italiano ad eccezione del
Nord-Est, dove è stata piuttosto contenuta. In quest’area si era avuta
peraltro una riduzione assai significativa lo scorso anno, che aveva
portato al raggiungimento di valori di gran lunga inferiori a quelli del
resto del paese. Ed in effetti il Nord-Est resta l’area che dedica la minor
quota del proprio tempo lavorativo alle attività adempimentali, ormai
quasi raggiunto dal Nord-Ovest; seguono il Centro, il Sud e le Isole.
Quest’ultima area è peraltro quella nella quale la diminuzione rispetto
al 2003 è stata più consistente (-14 punti percentuali).
Tabella 3.1 - Percentuale media di tempo lavorativo dedicata agli adempimenti amministrativi per area geografica
Percentuale di tempo lavorativo dedicato
a adempimenti amministrativi (media)
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
2004
2003
Variazione %
46,5
46,4
53,0
53,1
60,3
51,5
56,8
47,4
60,9
60,0
74,8
58,3
-10,3
-0,9
-8,0
-6,8
-14,5
-6,8
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
La forte diminuzione del tempo dedicato agli adempimenti verificatasi nel Mezzogiorno si può spiegare soprattutto tenendo conto del
progressivo sviluppo degli altri servizi che sembra caratterizzare quest’area: nel corso dell’ultimo anno sono infatti aumentati i Cpi che
hanno attivato servizi di accoglienza, orientamento, promozione dell’inserimento lavorativo.
Nell’area Centro settentrionale, invece, la riduzione viene facilitata
dal notevole sviluppo che stanno conoscendo i software per la gestione on line delle comunicazioni obbligatorie provenienti dalle imprese.
130
SERVIZI ATTIVATI
L’invio delle comunicazioni in modalità telematica consente infatti una
gestione più snella delle procedure e l’eliminazione delle attività di
mera imputazione dei dati nei sistemi informativi della Pubblica
Amministrazione da parte degli operatori dei Cpi:
• in Emilia Romagna, Umbria ed in provincia di Genova è ormai
operativo il sistema Sare (Semplificazione amministrativa in rete),
un software per l’acquisizione delle pratiche amministrative, che
permette di semplificare le attività relative all’invio delle comunicazioni obbligatorie dai datori di lavoro alla Pubblica
Amministrazione;
• anche in provincia di Milano, tramite Job Pilot, le comunicazioni
obbligatorie possono essere trasmesse on line;
• in provincia di Roma si utilizza invece il software “Domino”, che,
oltre all’invio delle comunicazioni on line, consente ad ogni impresa convenzionata di modificare la propria anagrafica e quella
relativa alle imprese coinvolte nella comunicazione;
• in provincia di Siena, è stata attivata una specifica applicazione del
sistema Idol che consente l’inserimento automatico delle comunicazioni da parte di studi professionali e/o associazioni convenzionate con il Centro per l’impiego di competenza;
• a Bolzano è attivo un Sistema informativo lavoro provinciale che
prevede anche l’effettuazione delle comunicazioni obbligatorie
tramite la rete.
Accanto a queste esperienze già consolidate sono presenti anche alcune analoghe iniziative in fase di sperimentazione più o meno avanzata: in provincia di Torino si sta testando un programma di comunicazioni on line predisposto dalla Regione Piemonte che verrà utilizzato nell’intero territorio regionale, mentre in provincia di Trento ed in alcuni Cpi di
quella di Udine è stato attivato il software Adeline, che, oltre a garantire
la gestione informatizzata delle comunicazioni, fornisce anche la possibilità di dialogare con gli Enti previdenziali e assistenziali.
Come si può notare, la diffusione di software atti a diminuire il carico di lavoro amministrativo appare al momento concentrata esclusivamente nel Centro-Nord del paese, che si giova da un lato del maggiore avanzamento delle proprie strutture in termini di dotazioni informatiche, e dall’altro della più avanzata strutturazione dei servizi, che consente di dedicarsi con maggiore concentrazione alle azioni maggiormente innovative. Il Centro-Nord si trova anche in una situazione migliore del Mezzogiorno rispetto all’effettivo carico di lavoro amministrativo
derivante dalle procedure legate ai soggetti in stato di disoccupazione:
come risulta chiaramente dalla tab. 3.2 sottostante il numero medio di
131
Adempimenti
amministrativi
CAPITOLO 3
Adempimenti
amministrativi
disoccupati per unità di personale (al netto dei Lavoratori socialmente
utili) delle aree meridionali è più che doppio di quello delle altre aree
del paese. Ciò vuol dire che tutte le procedure relative a tali soggetti
(compilazione di liste, certificazioni, ecc.) sono nel Mezzogiorno molto
più onerose che nelle altre aree.
Tabella 3.2 - Numero medio di iscritti per unità di personale (esclusi LSU) per area
geografica
Area geografica
Numero di disoccupati per unità di personale (media)
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
290,3
261,4
361,1
842,7
780,3
503,2
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
3.2 Accoglienza e informazione
Il servizio di accoglienza si caratterizza per essere la prima area operativa con la quale l’utenza del Cpi entra in contatto, ricoprendo perciò
un ruolo particolarmente importante per il Centro. Attraverso il contatto con l’accoglienza ciascun utente ricaverà un primo giudizio sull’organizzazione e l’efficienza del Centro nonché sulla disponibilità e professionalità del personale che vi presta servizio: tale giudizio iniziale
condizionerà probabilmente in maniera piuttosto pesante il futuro
rapporto dell’utente con il Centro. Il servizio di accoglienza rappresenta in un certo senso il “biglietto da visita” del Cpi, ed è pertanto auspicabile che esso sia organizzato in modo da garantire all’utente una
chiara e completa informazione ed un’immagine di efficienza complessiva della struttura.
Tabella 3.3 - Presenza e tipo di servizi di accoglienza ed informazione per area
geografica. Valori assoluti e percentuali
Livello dei servizi di accoglienza e prima informazione
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Non attivato
______________
Medio
______________
%
V. a.
%
V. a.
%
1
2
28
31
0,9
0,0
0,0
1,6
30,4
5,8
30
33
59
83
40
245
27,8
28,9
67,0
64,8
43,5
46,2
49
74
57
70
31
281
45,4
64,9
64,8
54,7
33,7
53,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
132
Elementare
______________
V. a.
Avanzato
______________
V. a.
69
63
43
62
17
254
Totale
_________
%
V. a.
63,9
55,3
48,9
48,4
18,5
47,9
108
114
88
128
92
530
SERVIZI ATTIVATI
Proprio per questa sua importanza strategica il servizio di accoglienza risulta essere ormai attivato nella stragrande maggioranza dei
Centri (tab. 3.3), con la parziale eccezione delle isole maggiori, dove
circa un terzo dei Cpi non garantisce ancora il servizio: se in Sicilia un tale servizio viene anche offerto (spesso ad un livello avanzato) dagli
sportelli multifunzionali regionali, in Sardegna, dove peraltro meno
della metà dei Centri garantisce il servizio, non sembra esistere un’offerta alternativa a quella dei Cpi. In quest’ultimo caso il problema appare
legato fondamentalmente alla durata del processo di decentramento
che non appare ancora completato40.
La modalità di rilevazione del tipo di servizio offerto è leggermente
cambiata rispetto allo scorso anno: mentre infatti fino ad allora i diversi livelli di servizio erano stati considerati mutuamente esclusivi, e indicando
solo la modalità prevalente con cui veniva espletato il servizio, da quest’anno si è ritenuto utile consentire anche risposte multiple, ipotizzando che vi possano essere diverse modalità di erogazione di un servizio
anche all’interno del medesimo Cpi, a seconda del tipo di utente e della
situazione in cui il servizio stesso viene erogato. Sono rimasti peraltro invariati i tre livelli di servizio previsti: un livello elementare, che richiede
esclusivamente lo smistamento dell’utenza verso gli altri servizi; un livello medio, che prevede l’effettuazione di un rapido colloquio preliminare,
la registrazione dell’utente ed il rinvio, anche su appuntamento, agli altri
servizi; un livello avanzato, che si caratterizza rispetto al precedente per
la presenza di un colloquio maggiormente approfondito e condotto alla
scrivania, in una situazione di maggiore tranquillità e riservatezza.
Come si può notare tutti e tre i livelli di servizio risultano utilizzati
da circa la metà dei Centri, con una lieve prevalenza del livello medio.
Andando più nel dettaglio, osservando la situazione dei soli Centri che
hanno attivato il servizio (tab. 3.4), si nota che sono meno di un quinto quelli che lo espletano al solo livello elementare, situati prevalentemente nell’area Centro meridionale. Altrettanti sono quelli che garantiscono un servizio a livello medio, distribuiti abbastanza uniformemente sul territorio, e un po’ di più (il 22,2%) quelli che prevedono esclusivamente la modalità più avanzata, situati soprattutto nell’area settentrionale. In quest’area appare spesso anche la combinazione delle due
modalità più avanzate, mentre nel Centro e nel Mezzogiorno sono
molti (quasi un terzo) i Centri che utilizzano indistintamente le tre modalità di servizio.
40 La Regione non ha infatti ancora provveduto a disciplinare le competenze trasferite dallo
Stato centrale, e deve essere completato il passaggio delle risorse dal Ministero del lavoro ai
Servizi per l’impiego; sono dunque ancora le strutture periferiche del Ministero del lavoro a
gestire i Servizi per l’impiego.
133
Accoglienza e
informazione
CAPITOLO 3
Accoglienza e
informazione
Tabella 3.4 - Tipi di servizi di accoglienza ed informazione per area geografica.
Valori assoluti e percentuali
Livello dei servizi di accoglienza e prima informazione
Area
geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Element.
(A)
__________
Medio
(B)
__________
V. a.
%
V. a.
12
8
19
32
24
95
11,2
7,0
21,6
25,4
37,5
19,0
20
32
16
16
14
98
%
Avanzato
(C)
__________
V. a.
18,7 43
28,1 29
18,2 10
12,7 23
21,9
6
19,6 111
A+B
A +C
B+C
A+B+C
Totale
__________
__________
__________
__________
______
%
V. a.
40,2
25,4
11,4
18,3
9,4
22,2
6
11
10
16
8
51
%
V. a.
5,6 3
9,6 3
11,4 2
12,7 1
12,5 2
10,2 11
%
V. a.
2,8
2,6
2,3
0,8
3,1
2,2
14 13,1 9 8,4 107
20 17,5 11 9,6 114
3 3,4 28 31,8 88
4 3,2 34 27,0 126
3 4,7 7 10,9 64
44 8,8 89 17,8 499
%
V. a.
%
V. a.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Per effettuare un confronto con lo scorso anno, si può considerare
esclusivamente il livello di servizio più elevato presente in ciascun Cpi,
rendendo così le tre modalità fra loro mutuamente esclusive. In tal
modo si può osservare (tab. 3.5) come nel complesso si sia avuto un miglioramento della situazione a livello nazionale: notevole è infatti l’aumento dei Cpi con un servizio avanzato, (+7,6%) cui corrisponde una diminuzione delle altre tre categorie41: tale miglioramento ha interessato
soprattutto il Nord-Ovest, dove i Cpi con un servizio avanzato sono aumentati dal 48,2% del 2003 al 63,9% del 2004, ed il Mezzogiorno ove
sono passati dal 34,1% del 2003 al 48,4% del 2004.
Un’ulteriore elemento in grado di qualificare con maggiore precisione il servizio di informazione è la disponibilità di spazi attrezzati per
l’autoconsultazione, ove l’utente possa consultare autonomamente
una serie di materiali: opportunità lavorative e formative, testi di supporto all’ingresso nel mondo del lavoro, testi sulle professioni, manuali
sulle attività di ricerca attiva, raccolta di gazzette ufficiali, quotidiani locali e nazionali che settimanalmente pubblicano annunci di ricerca del
personale, ecc. A questo si dovranno aggiungere alcuni materiali (brochure, pubblicazioni, ecc.) che possano offrire una chiara presentazione di tutti i servizi presenti all’interno del Cpi.
Come evidenzia chiaramente la tab. 3.6, se si eccettuano le Isole,
gli spazi di autoconsultazione sono ormai stati attrezzati in quasi tutti i
Centri (472 Cpi pari all’89,1% del totale); è interessante notare inoltre
il notevole aumento rispetto allo scorso anno di Cpi dotati all’interno di
tali spazi di personal computer a disposizione dell’utenza (quasi sempre collegati ad internet), che passano dal 31,5% del 2003 al 43,2%
41 I Centri che non hanno attivato il servizio sono diminuiti di quasi un punto percentuale
(-0,9%), parimenti diminuiti quelli con livello elementare (-2,2%) e medio (-4,4%) del servizio.
134
SERVIZI ATTIVATI
Tabella 3.5 - Presenza e tipo (con categorie mutuamente esclusive) di servizi di
accoglienza ed informazione per area geografica - valori assoluti e %
Livello dei servizi di accoglienza e prima informazione
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Non attivato
_______________
V. a.
%
1
2
28
31
0,9
0,0
0,0
1,6
30,4
5,8
Elementare
_______________
V. a.
%
12
8
19
32
24
95
11,1
7,0
21,6
25,0
26,1
17,9
Medio
_______________
V. a.
%
26
43
26
32
22
149
24,1
37,7
29,5
25,0
23,9
28,1
Avanzato
_______________
V. a.
%
69
63
43
62
18
255
63,9
55,3
48,9
48,4
19,6
48,1
Totale
_________
V. a.
108
114
88
128
92
530
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
del 2004. Con riferimento a tale elemento occorre ricordare che, così come lo scorso anno, il Mezzogiorno, qualora non si considerino le Isole,
presenta un dato numerico addirittura superiore a quello del Nord del
paese, mentre è il Centro a trovarsi nella situazione migliore con oltre
il 60% dei Cpi dotati di almeno una postazione informatica a disposizione dell’utenza.
Possiamo a questo punto cercare di elaborare un indice sintetico
relativo al servizio di accoglienza ed informazione che tenga conto sia
del tipo di servizio offerto sia della presenza di spazi attrezzati per l’autoconsultazione, eventualmente dotati di personal computer. Per questo indice utilizzeremo la classificazione mutuamente esclusiva, così
da attribuire a ciascun Cpi un solo punteggio (da 0 a 342) per il servizio,
cui si aggiungerà un ulteriore punto per la presenza di spazi attrezzati di
autoconsultazione ed un altro per la presenza di PC a disposizione
dell’utenza. Si otterrà così un indice identico a quello già costruito lo
scorso anno, con campo di variazione compreso fra 0 (servizio di accoglienza non attivato ed assenza di spazi attrezzati per l’autoconsultazione e PC a disposizione dell’utenza) e 5 (servizio di accoglienza attivato a livello avanzato e presenza di spazi attrezzati per l’autoconsultazione e PC a disposizione dell’utenza).
Da tale analisi risulta chiaramente che, qualora non si considerino le
Isole, il servizio di accoglienza ha raggiunto nel Mezzogiorno livelli paragonabili a quelli del resto del paese: il Sud raggiunge infatti un punteggio pari a quello del Centro, e distante pochi decimi di punto da quello
delle aree settentrionali. Nel Centro-Sud però il livello raggiunto dai servizi è maggiormente disomogeneo, come mostra l’elevato valore dello
scarto-tipo. Nel Centro peraltro tale disomogeneità sembra interessare
soprattutto il Lazio, che presenta un livello qualitativo dei servizi di acco42 0
= Non attivato, 1 = Elementare, 2 = Medio, 3 = Avanzato.
135
Accoglienza e
informazione
CAPITOLO 3
Accoglienza e
informazione
Tabella 3.6 - Presenza e tipologia degli spazi di autoconsultazione per area
geografica. Valori assoluti e percentuali
Spazio di autoconsultazione
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Non presente
______________
V.a.
%
3
9
3
43
58
Materiale cartaceo
___________________
V.a.
%
2,8
0,0
10,2
2,3
46,7
10,9
61
61
24
59
38
243
56,5
53,5
27,3
46,1
41,3
45,8
PC
____________
V.a.
%
6
23
7
11
4
51
5,6
20,2
8,0
8,6
4,3
9,6
Cartaceo + PC
_______________
V.a.
%
38
30
48
55
7
178
35,2
26,3
54,5
43,0
7,6
33,6
Totale
_________
V.a.
108
114
88
128
92
530
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tabella 3.7 - Indice di qualità del servizio di accoglienza e informazione per area
geografica. Confronto 2003-2004
Area geografica
Indice di qualità del servizio di accoglienza e informazione
2003
2004
_______________
_________________________________________________________
V. medio
V. medio
N. Cpi
Scarto-tipo
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
3,6
3,7
3,8
3,3
1,8
3,3
3,9
3,9
3,7
3,7
2,0
3,5
108
114
88
128
92
530
0,93
0,80
1,25
1,14
1,41
1,31
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
glienza ed informazione mediamente assai più basso del resto dell’area e maggiormente differenziato.
Nelle aree settentrionali, invece, il servizio appare maggiormente
consolidato ed uniforme, con alcune regioni che in tal senso emergono
fra le altre; Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna raggiungono infatti livelli qualitativi fra i più elevati del paese (rispettivamente un punteggio
pari a 4,3 e 4,4) e con la maggiore uniformità sul territorio (lo scarto tipo è pari rispettivamente a 0,43 e 0,68).
3.2.1 Call center
La Pubblica Amministrazione ha intrapreso ormai da tempo un
profondo cambiamento culturale ispirato al principio della centralità
del cittadino e ai criteri di efficienza e trasparenza amministrativa. Il
processo di informatizzazione in atto, stimolato dalle politiche dei piani
di e-government, offre gli strumenti per una gestione progressivamente
più accurata delle relazioni con i cittadini e gli utenti dei servizi.
La scelta di adottare un servizio di numero verde nei nuovi Spi è
136
SERVIZI ATTIVATI
dettata dalla necessità di acquisire una strategia di servizio customer
oriented, volta cioè a cogliere le necessità dell’utenza, al fine di rielaborare e personalizzare gli interventi.
Il call center permette, infatti, grazie alla sua accessibilità, di informare in tempo reale un gran numero di persone, e, allo stesso tempo, di segmentare l’utenza indirizzandola verso lo sportello di cui ha bisogno.
Dalla rilevazione censuaria 2004 risulta che il 24,2% delle Province
italiane ha istituito un numero verde relativo ai temi del lavoro e dell’offerta formativa. Rispetto all’indagine su base campionaria dello stesso
anno si registra l’attivazione di nuovi servizi di call center, a riprova
dell’utilità e all’espansione di questo strumento di informazione. Il numero verde fornisce un primo orientamento a tutti coloro (lavoratori e
aziende) che necessitano di informazioni riguardo ai Servizi per l’impiego, garantendo tempi di risposta ridotti ed una forte elasticità di
adattamento al fabbisogno dell’utenza.
Il servizio di base offerto dal call center riguarda la programmazione
del calendario dei colloqui di orientamento: é questo, ad esempio, il
caso del numero verde della Provincia di Latina.
Talvolta, inoltre, come nel Cpi di Brescia, organizzato al momento a
livello sperimentale, gli operatori del numero verde sono formati per
rispondere solo alle richieste generiche, mentre per domande più specifiche le telefonate vengono rinviate agli operatori del Centro. Spesso,
invece, il servizio erogato risulta simile a quello di un vero e proprio
sportello di prima accoglienza, come per il numero verde della
Provincia di Arezzo, i cui operatori rispondono a domande relative ad:
• adempimenti amministrativi;
• offerte di lavoro;
• corsi di formazione;
• obbligo formativo;
• corsi universitari e Master;
• consulenze di orientamento della Provincia, dando, inoltre, la possibilità di prenotarsi per accedere ai servizi del Cpi.
Nella Provincia di Massa esiste un call center chiamato Nilo
(Network informativo per il lavoro e l’occupabilità) che fornisce un alto
livello di informazione, perché utilizza un data base molto ben articolato basato su una piattaforma tecnologica innovativa.
Il sistema è costantemente aggiornato dal Centro documentale
Conform sulle tematiche di carattere nazionale, ed è ulteriormente personalizzato per i clienti su base provinciale. Si arricchisce giornalmente di
137
Call center
CAPITOLO 3
Call center
temi, prassi e riferimenti contribuendo anche al supporto della formazione continua degli operatori. Comunicare i servizi offerti dai Spi richiede, tuttavia, una bidirezionalità dei flussi comunicativi ed il conseguente
ricorso a strumenti di raccolta del feedback da parte del pubblico di riferimento. È per questo che il Cpi di Isernia, oltre ad offrire un servizio di
informazione sui servizi erogati dal sistema territoriale, effettua un monitoraggio periodico sulle aziende della provincia, un sondaggio sui cittadini e sulle loro necessità. Il call center si avvale di una banca dati gestionale che si prevede in futuro sostituirà NetLabor e permetterà agli utenti di
collegarsi con gli operatori direttamente per via telematica. Tramite il numero verde, inoltre, si può richiedere documentazione e modulistica
che viene inviata via web.
Anche la Provincia di Viterbo dispone di un call center che integra il
canale telefonico con altri strumenti informativi quali fax, e-mail web. Le
informazioni erogate riguardano:
• primo orientamento ed eventuale indirizzo ad altro servizio competente,
• Centri per l’impiego, relativamente a competenze e servizi;
• ricerca del lavoro (elementi per la redazione di un curriculum, per la ricerca attiva del lavoro e informazioni sulle offerte);
• servizi e progetti in corso, strumenti locali e nazionali di politiche del lavoro;
• inserimento lavorativo dei disabili;
• obbligo formativo;
• creazione d’impresa;
• formazione professionale ed istruzione;
• informazioni alle imprese;
• servizio di re-call all’utenza nel caso di richieste per le quali il servizio
non è possibile dare immediata risposta;
• servizio di invio documentazione: relativo ai servizi per il lavoro, via
fax o e-mail, su richiesta.
Attivo dal 2002 è il call center della Provincia di Siena, che offre
informazioni in materia di orientamento, corsi di formazione professionale, tirocini e offerte di lavoro. Il numero verde fornisce anche indicazioni sui tipi di contratto e stage, oltre a promuove lo sviluppo di
nuove imprese erogando informazioni sulle norme e agevolazioni a
sostegno dell’imprenditoria giovanile.
L’indagine campionaria mette in luce come il servizio risulti spesso affidato a società esterne mediante appalto (Provincia di Siena, Trento,
138
SERVIZI ATTIVATI
Terni, Verona). In altri casi si preferisce farlo gestire da personale interno,
come accade nella Provincia di Teramo perché, da quanto riferisce l’intervistato: “il call center non può essere scollegato dagli altri servizi, l’informazione all’utente deve essere imperniata in tanti elementi, non solo quelli
tecnici. L’operatore deve far capire che l’aria è cambiata rispetto agli ex uffici di collocamento, e lo può fare solo chi vive tutte le esperienze del
mondo del lavoro, chi partecipa alle riunioni con tutto il personale. Il call
center deve essere un ufficio di informazione allargata, non deve fornire
solo il numero telefonico. Deve essere uno strumento, deve diventare un
servizio, un punto di riferimento anche e soprattutto per le imprese”. Il
call center della Provincia di Roma è, invece, gestito sia da dipendenti
provinciali che da operatori di Italia Lavoro.
3.3 Applicazione del D.Lgs. 181/2000 e successive modifiche
Ben poche regioni, ormai, si trovano ancora nella condizione di non
aver approvato un provvedimento di attuazione del D.Lgs. 181/2000
(e successive modificazioni)43.
Inoltre, in alcune di queste ultime l’iter legislativo sembrerebbe ben
avviato e dovrebbe essere prossima una deliberazione in tal senso.
Rimane il fatto che, a quasi 5 anni di distanza, esistono ancora delle
zone in cui la cosiddetta “riforma del collocamento” non è di fatto applicabile, ed altre in cui è stata appena avviata (come nel caso del
Friuli Venezia Giulia). Inoltre, la non applicabilità di quanto previsto dal
decreto, accompagnata dall’abolizione dell’obbligo di vidimazione annuale del libretto di lavoro ha portato, soprattutto nei grossi centri urbani, ad un aumento rilevante del numero il numero di iscritti ai Cpi.
Anche per tali motivi, la mancanza di un atto di recepimento della
riforma del collocamento non sembra essere stata una ragione sufficiente per impedirne l’applicazione, anche se parziale, ai Cpi della penisola. È il caso, ad esempio, dei Centri per l’impiego di Roma che si
sono trovati a dover fronteggiare un numero molto rilevante di iscritti,
senza un atto regionale che permettesse una reale “pulitura delle liste”. A tale scopo la Provincia ha emanato una Circolare (n. 2/C del
14/01/04) finalizzata all’adozione di disposizioni che potessero garantire un adeguamento delle procedure e delle funzioni svolte dai Cpi.
Va da sé che, anche se in presenza di un atto provinciale, l’assenza di regole identiche per tutte le province del territorio regionale può com43 A tutt’oggi non risultano approvati provvedimenti di recepimento in Valle d’Aosta, Molise,
Lazio e Calabria.
139
Call center
CAPITOLO 3
Applicazione del
D.Lgs. 181/2000 e
successive
modifiche
portare elementi di confusione, se non di contrasto, nell’interpretazione del dettato nazionale (basti pensare, ad esempio, alla perdita dello
stato di disoccupazione).
Quasi 98 Cpi su 100, infatti, affermano di applicare, almeno in forma
parziale, le procedure previste dal D.Lgs. 181/2000 e in poco meno di
88 province su 100 tale applicazione riguarda tutti i Cpi del territorio (fig.
3.1). Esistono, a tal riguardo, delle differenze tra le diverse aree del paese, ma non così rilevanti come si potrebbe immaginare. Anzi, ad eccezione delle regioni del Nord-Ovest, dove le procedure vengono applicate nella totalità dei Cpi, le altre tre aree del paese si attestano su percentuali praticamente identiche: 95,6% nel Nord-Est, 95,5% nel Centro e
96,9% nel meridione. Leggermente più variabile è, invece, il dato sull’uniformità dell’applicazione delle procedure all’interno delle diverse province. In particolare, se l’85,3% delle province dichiara di aver coinvolto la totalità dei rispettivi Cpi, tale quota arriva al 100% per le Province del
Centro e del Nord-Est, mentre nel Sud in tale condizioni si trovano meno
di 7 province su dieci. Esistono quindi delle realtà territoriali in cui, piuttosto che agire sul complesso dei Cpi presenti, si è preferito implementare le azioni di politica attiva soltanto in alcuni di questi, e ciò accade
soprattutto laddove sono meno attivati i servizi più avanzati.
Un primo elemento di verifica è l’attivazione del cosiddetto “patto
di servizio” (fig. 3.2), ovvero quell’accordo sottoscritto tra utente e Cpi
Figura 3.1 - Applicazione del D.Lgs. 181/2000 e successive modificazioni.
Valori percentuali
% di Cpi per provincia che applicano il D.Lgs. 181/2000
Applicazione uniforme
100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
Nord-Ovest
Nord-Est
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
140
Centro
Sud e Isole
Totale
SERVIZI ATTIVATI
Figura 3.2 - Percentuale di Cpi che stipulano un “patto di servizio”
Applicazione del
D.Lgs. 181/2000 e
successive
modifiche
Nord-Ovest
45,5
54,5
Nord-Est
22,7
77,3
Centro
71,4
28,6
Sud e Isole
17,1
Nessuna sottoscrizione
82,9
Sottoscrizione
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
che impegna il secondo ad offrire, nei tempi e nelle modalità concordate, azioni di politica attiva e il primo a parteciparvi, pena la perdita dello status di disoccupazione. L’esistenza di tale patto può essere considerata una buona proxy del livello di attivazione dei servizi44.
Tale patto viene stipulato dal 52% delle province italiane ma, al contrario di quanto evidenziato nel caso precedente, con evidenti differenze
tra le aree del paese. Il Nord-Est e il Centro presentano le percentuali più
alte con, rispettivamente, il 77,3% e il 71,4% delle Province che hanno
predisposto accordi riconducibili al patto di servizio. La percentuale
scende leggermente nel Nord-Ovest (45,5%) e, infine, ridimensiona
drasticamente il dato del Sud e delle Isole dove soltanto il 17,1% delle
province predispone accordi di reciproco impegno tra utente e Cpi.
Come si sottolineava in precedenza, l’assenza di un patto di servizio
non necessariamente è indice di una bassa implementazione delle
procedure di inserimento lavorativo, ma rappresenta sicuramente un elemento di novità nel rapporto tra utente e Cpi. Non solo perché evidenzia il ruolo attivo del disoccupato nella ricerca di lavoro, ma anche perché aumenta le aspettative di quest’ultimo sul supporto da parte dei
44 Per quanto, infatti, il non rispetto del patto comporti conseguenze esclusivamente per il
disoccupato (con la perdita dello status) e non per il Cpi, è comunque probabile che
quest’ultimo non si impegni nella cosiddetta “presa in carico dell’utente” se non ritenga di avere
i servizi necessari a sostenerla.
141
CAPITOLO 3
Applicazione del
D.Lgs. 181/2000 e
successive
modifiche
Servizi per l’impiego nella ricerca di del lavoro. Pur in assenza di una sanzione per il Cpi nel caso di mancato rispetto di quanto sottoscritto nell’accordo, è pur vero che l’esistenza di un patto di servizi può rappresentare, in fondo, una forma di “vincolo morale” e di incentivo anche per gli
stessi operatori del Cpi. Proprio l’aumento delle aspettative degli utenti
conseguente all’applicazione delle procedure previste dal D.Lgs. 181/2000
e dal D.Lgs. 297/2002 ha portato molte province a concentrare inizialmente gli interventi solo su alcune particolari categorie, soprattutto nei grandi centri urbani. È il caso, ad esempio, del Cpi della provincia di Genova,
che sta dando la precedenza ai lavoratori in mobilità e agli immigrati, o
di quelli della Provincia di Macerata (donne e immigrati) e di Perugia
(donne). Quest’ultima Provincia offre, inoltre, un buon esempio di come
stia aumentando il legame tra politiche del lavoro e problematiche territoriali. La scelta del target su cui concentrare gli interventi, infatti, è diretta conseguenza di quanto emerso dalle analisi sul mercato del lavoro locale, evidenziando l’importanza di legare i progetti di inserimento agli
altri strumenti che l’amministrazione provinciale e regionale offrono
(formazione professionale, Osservatorio sul mercato del lavoro ecc.). Si
consideri, in tal senso, che la stessa Provincia di Perugia ha messo a punto un dizionario delle competenze che consente di progettare il Piano di
azione individuale (Pai), previsto per la stipula del patto, sulla base delle competenze possedute dal soggetto e non più sulle sue qualifiche.
Attraverso tale strumento sono stati codificati circa 300 profili professionali, ognuno dei quali prevede il possesso di specifiche competenze. Sulla
base di ciò, al disoccupato viene offerto un servizio di bilancio di competenze che sia in grado di rilevare le capacità possedute e quelle da acquisire per raggiungere il profilo professionale specifico. Si tratta, come si vede, della necessità di programmare un percorso con l’utente, che richiede quindi una continuità nel rapporto tra quest’ultimo e il Cpi. In tale contesto si comprende l’utilità di un “contratto” tra i due soggetti che può arrivare a stabilire, come nel caso della Provincia di Bologna, che l’utente
disponga di un operatore di riferimento con il quale rapportarsi direttamente lungo tutto l’arco di tempo in cui risulti “in carico” ai Spi. Così, anche se quest’ultimo viene rimandato ai servizi specialistici, al ritorno al Cpi
il suo operatore di riferimento sarà lo stesso con cui aveva svolto il primo colloquio.
Rimangono comunque ancora molte le Province in cui non si è riusciti a passare dalla cosiddetta fase della pulitura delle liste (attraverso
la verifica della disponibilità al lavoro degli iscritti al Cpi), a quella delle
proposte di adesione a iniziative formative o di inserimento lavorativo.
Questo è vero soprattutto al Sud, dove in tale situazione si trovano poco meno della metà delle province (fig. 3.3).
142
SERVIZI ATTIVATI
Ciò è dovuto alla concomitanza di più cause: legiferazione ritardata
da parte della Regione, carenza di personale, dimensione del bacino
d’utenza, difficoltà nell’individuare percorsi formativi e d’inserimento
lavorativo credibili. Problemi ben evidenziati dalla Provincia di Napoli
dove, nonostante la prolungata assenza della normativa regionale di
riferimento, è stato istituito un servizio di prenotazione on line per i
colloqui di orientamento successivi alla dichiarazione di disponibilità
ma, a causa dell’esiguità del personale e del numero di disoccupati,
con tempi di attesa che possono raggiungere l’anno. È chiaro che, così
organizzato, il servizio ben poco differente si caratterizza da quello
precedente l’intervento legislativo del 2000 e, anzi, rischia di scoraggiare ancor di più l’utente disoccupato. Inoltre si consideri che spesso,
e soprattutto laddove più sarebbe necessario, i Cpi non riescono a fornire alternative credibili ai soggetti in cerca di lavoro, o perché il mercato del lavoro locale offre ben poche opportunità di inserimento lavorativo, o perché non esiste un raccordo tra la programmazione dell’offerta formativa e le iniziative di politica attiva dei Cpi. Solo nel 64% delle
Province italiane, infatti, tale raccordo esiste e nel Mezzogiorno tale
percentuale crolla al di sotto di un terzo del totale. Inoltre la necessità
di mantenere nelle liste del Cpi anche i vecchi iscritti che non hanno
presentato la dichiarazione di disponibilità crea comunque un problema nella gestione delle procedure ex D.Lgs. 181/2000. La stessa dichiarazione di disponibilità diventa in alcuni casi più una semplice
procedura per certificare il proprio stato di disoccupato che un reale
impegno alla ricerca attiva di un lavoro. Se l’esistenza del cosiddetto
“doppio binario” è però un aspetto piuttosto comune il tutte le aree
del paese (il 41,4% delle Province dichiara di non aver cancellato coloro che, provenienti dalle vecchie liste, non hanno provveduto alla dichiarazione di disponibilità), in alcune realtà territoriali assume connotazioni quasi drammatiche. La Provincia di Cagliari, ad esempio, denuncia come la perdita di anzianità conseguente alle procedure in
questione non è stata affatto accetta dall’utenza e, temendo problemi
di ordine pubblico, non si è provveduto alla cosiddetta “pulitura” delle
vecchie liste di iscritti. La conservazione dell’anzianità di iscrizione rimane, a tutt’oggi, uno dei principali ostacoli all’applicazione efficiente
della riforma del collocamento, anche in ragione dell’avviamento alla
Pubblica Amministrazione, per il quale tale requisito resta un elemento premiante. Anche per questo motivo la sottoscrizione di un patto di
servizio può rappresentare un elemento di innovazione, esprimendo
con più evidenza e forza la volontà dell’utente e del servizio pubblico di
porsi come soggetti attivi rispetto al mercato del lavoro.
143
Applicazione del
D.Lgs. 181/2000 e
successive
modifiche
CAPITOLO 3
Applicazione del
D.Lgs. 181/2000 e
successive
modifiche
Figura 3.3 - Cpi che hanno avviato proposte di adesione a piani di
inserimento lavorativo e formativo, iniziative di raccordo con la formazione
professionale e che gestiscono liste di iscritti privi di dichiarazione di
disponibilità
100
95,5
90,9
90
85,7
81,8
80
79,0
68,2
70
Avvio incontri
proposte di
adesione
95,2
64,0
57,1
60
52,9
50
42,9
40
36,4
31,4
41,4
Iniziative di
raccordo con
formazione
professionale
30
20
27,3
10
0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
Gestione iscritti
senza
dichiarazione
disponibilità
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004.
3.3.1 Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e alla formazione
Dopo le innovazioni introdotte dal D.Lgs. 181/2000, a sua volta
modificato dal D.Lgs. 297/2002 e la conseguente abolizione delle liste, i lavoratori, per mantenere lo stato di disoccupato, debbono fornire ai Centri per l’impiego la disponibilità sia allo svolgimento di attività
lavorativa, che a seguire i percorsi che i Centri stessi proporranno per la
ricerca di una nuova occupazione.
I percorsi accompagnano l’utente al lavoro e alla formazione, così
come prevede la normativa, offrendo interviste periodiche, colloqui di
orientamento, proposte di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo, di formazione, di riqualificazione professionale o altra misura
che favorisca l’integrazione professionale.
L’analisi dei risultati dell’indagine evidenzia la presenza sia di percorsi
previsti genericamente per tutti coloro che usufruiscono del Centro per
l’impiego, che di percorsi codificati per specifiche tipologie di utenza.
Un esempio di percorso standard è quello fornito dai Cpi della
Provincia di Asti, dove a tutti gli utenti disponibili è offerto un colloquio
individuale di orientamento di primo livello, nel corso del quale viene
fatta la diagnosi di occupabilità e si concorda con l’interessato a quale tipo di servizio del Cpi vuole accedere. Andranno a far parte della banca
dati, utile per il matching dell’incontro domanda e offerta, tutte quelle
144
SERVIZI ATTIVATI
persone che hanno profili professionali con una ragionevole possibilità
di suscitare interesse presso le imprese che si rivolgono al Centro per la
ricerca di personale. Se la persona non è al momento spendibile sul
mercato del lavoro può, invece, aderire all’orientamento di secondo livello che comprende sessioni di orientamento, consulenza individuale
(3/4 incontri della durata di circa 1ora e mezza, da concordare con l’utente) e supporto all’inserimento mediante l’utilizzo del tirocinio.
Anche nella Provincia di Teramo si preferisce un approccio uniforme
per coloro che usufruiscono dei servizi dei Centri per l’impiego: il Cpi
intercetta, verifica, e valuta il fabbisogno dell’utente, tenendo conto di
tutte le esigenze. Quando l’assistente sociale, gli esperti di accoglienza,
gli orientatori, gli esperti di mercato del lavoro si trovano ad affrontare dei
casi particolari, chiedono l’intervento dell’équipe. Inoltre sono stati impostati degli accordi con vari enti di assistenza ai disabili, che fungono da
soggetti intercettatori presentando i casi di disagio sociale.
Al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di professionalità
in tempi brevi e in modo efficace, in molti Cpi, invece, si preferisce individuare dei target di utenza a cui offrire dei percorsi differenziati.
La Provincia di Forlì-Cesena, ad esempio, ha attivato, oltre ai servizi
promossi dai Cpi (accoglienza e informazione, orientamento, mediazione/incontro domanda/offerta di lavoro, promozione dell’autoimprenditoria, mediazione culturale, progetti di inserimento lavorativo,
ecc.), alcuni strumenti mirati a rispondere alle specifiche esigenze formative di piccoli gruppi di utenti immediatamente disponibili. È stata
messa a bando una azione per la realizzazione di tirocini just-in-time
che prevedono la realizzazione di moduli formativi rinnovabili di 120
ore svolti da enti di formazione locali e una attenta attività di tutoraggio
e monitoraggio da parte della Provincia riguardo il grado di soddisfazione dei tirocinanti e delle imprese ospitanti. Dato l’esito positivo della sperimentazione dei primi tirocini just-in-time, la Provincia auspica
di mettere prontamente a bando una azione che preveda la realizzazione di pacchetti formativi secondo analoghe modalità.
Per alcune categorie di utenza (donne, giovani, extracomunitari,
soggetti con difficoltà di inserimento lavorativo) la Provincia di ForlìCesena ha inoltre reso operative linee di servizio specifiche. Per l’utenza femminile, ed in particolare per le donne in reinserimento lavorativo, viene erogato un servizio ad hoc di orientamento e sostegno alla
ricerca del lavoro, che fornisce consulenze riguardo alla contrattualistica, alle opportunità di lavoro, all’autoimprenditorialità e consulenze
legali in tematiche di mobbing e discriminazioni di genere. Per l’utenza straniera è stato attivato un servizio di mediazione culturale che mira prevalentemente a favorire l’erogazione dei servizi del Cpi attraverso
145
Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e
alla formazione
CAPITOLO 3
Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e
alla formazione
attività di interpretariato e traduzione di modulistica e offerte di lavoro.
Tra gli esempi di percorsi ben strutturati si evidenziano quelli offerti
dai Cpi della Provincia di Rimini, dove il patto di servizio è composto di
quattro macro-tipologie, ognuna delle quali persegue obiettivi specifici, a seconda delle categorie di utenti cui si rivolge.
La prima prevede interventi di sostegno all’occupabilità a favore di
soggetti a rischio di esclusione dal mercato del lavoro e consiste nella
programmazione di servizi che intervengono su fattori individuali e/o sociali d’ostacolo all’ingresso nel mondo del lavoro: mediazione culturale, servizi per il collocamento mirato, servizi di accompagnamento,
sportello donna, servizio Nof (Nuovo obbligo formativo), percorsi nel
sistema della formazione professionale, rete dei servizi socio-sanitari,
rete degli Eda (Educazione degli adulti) e Ctp (Centri territoriali permanenti), rete degli Enti locali, associazionismo, volontariato, cooperazione sociale.
La seconda tipologia interviene nella programmazione di servizi di sostegno alle scelte professionali, alla presa di decisione, alla costruzione
di progetti professionali soddisfacenti e realistici, utilizzando servizi
orientativi e di accompagnamento, tirocini e stage orientativi, bilancio
di competenze.
La terza propone la promozione, lo sviluppo, l’aggiornamento della
professionalità e dell’occupabilità del lavoratore tramite percorsi di
formazione, tirocini e stage formativi, borse lavoro, Eurodesk, bilancio
di competenze.
Infine, la quarta tipologia prevede la promozione della immediata
spendibilità del lavoratore attraverso servizi per l’incontro di domanda
e offerta e/o misure per la ricerca attiva di lavoro.
L’intervento previsto consiste in informazioni su opportunità di lavoro, servizio di preselezione, avvio ad Agenzie di intermediazione di
lavoro, tirocini e stage di inserimento professionale, borse lavoro, bilancio di competenze, servizi per il collocamento mirato, Eures, imprenditoria.
Anche i Cpi della Provincia di Sondrio dispongono di percorsi particolarmente ben strutturati. L’accoglienza è il primo momento di contatto con il Centro per l’utente, e gli consente l’accesso ai servizi interni alla struttura e di quelli relativi alla formazione e per il lavoro e dei servizi
sociali di supporto, in modo mirato al bisogno. È poi prevista l’informazione orientativa tramite un Sistema informativo cartaceo e/o multimediale, su opportunità di formazione e di lavoro, accessibile mediante
esplorazioni personali e/o con l’assistenza di un esperto. La formazione
orientativa, invece, è rappresentata dall’erogazione di moduli brevi destinati a gruppi di utenti con omogenei fabbisogni informativo-formativi,
146
SERVIZI ATTIVATI
su particolari aree tematiche connesse al processo orientativo (es. tecniche attive di ricerca del lavoro, le nuove forme del lavoro, mercato del lavoro e delle professioni, analisi di attitudini, risorse, competenze, orientamento all’autoimprenditorialità, costruzione di un progetto professionale). La consulenza orientativa si configura come una “relazione di
aiuto individualizzato” che mira a favorire la conoscenza di sé, delle
proprie attitudini, capacità e interessi allo scopo di definire un proprio
progetto professionale, individuando, al contempo, le vie per attuarlo. Il
momento dell’accompagnamento al lavoro si concretizza in un insieme
di interventi individuali o di gruppo finalizzati a favorire l’inserimento o
il reinserimento lavorativo attraverso l’attivazione di tirocini formativi o di
orientamento, il sostegno alla ricerca attiva del lavoro e all’autopromozione, il tutoraggio alla creazione di impresa.
Un altro esempio di buona pratica viene dalla provincia di Bologna,
che ha previsto che ogni utente disponga di un operatore di riferimento
con il quale rapportarsi direttamente lungo tutto l’arco di tempo in cui frequenta il Centro. Perciò, anche se un utente viene rimandato ai servizi
specialistici, il suo ritorno al Cpi avviene attraverso la mediazione dello
stesso operatore con cui aveva svolto il primo colloquio. In sede di presa in carico, l’operatore si occupa in primo luogo della redazione della
scheda professionale, composta dal curriculum vitae dell’utente, dalle
esperienze lavorative e formative, e, successivamente, fornisce una valutazione dell’occupabilità del soggetto.
Le proposte ad iniziative di inserimento lavorativo rivolte agli utenti
dei Cpi riguardano principalmente: consulenza orientativa, bilanci di
competenze, tutoraggio sul lavoro per soggetti svantaggiati, laboratori
di gruppo di ricerca attiva di lavoro per la ridefinizione dei profili professionali rivolti a specifici target di utenza e progetti di inserimento lavorativo, quali stages e tirocini. Per i soli utenti che rilasciano la dichiarazione di immediata disponibilità vengono poi attivati corsi di formazione di 60 ore, che sono avviati entro 45 giorni dalla presentazione dell’autocertificazione dello stato di disoccupazione. Tali corsi vengono
realizzati in base alle specifiche necessità di piccoli gruppi di utenza (o
anche di singoli utenti).
Gli incontri per le proposte di adesione ad iniziative di inserimento
lavorativo o di formazione e/o riqualificazione professionale destinate
ai diversi soggetti individuati dal D.Lgs. 181/2000 sono stati attivati
prontamente, anche se con qualche criticità dovuta all’elevato numero di iscritti. Tali iniziative riguardano l’area dell’orientamento (consulenza orientativa individuale, bilanci di competenze, laboratori di ricerca attiva del lavoro), quella della formazione, con corsi di formazione professionale on-demand rivolti ai soli utenti dei Cpi e, l’area
147
Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e
alla formazione
CAPITOLO 3
Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e
alla formazione
del tutoraggio/accompagnamento che prevede percorsi destinati a
soggetti con difficoltà di inserimento lavorativo per problemi di disagio
sociale e laboratori di gruppo rivolti a specifici target di utenza per la ridefinizione dei profili professionali. Una parte di tali iniziative dal
2005 verrà estesa anche ai soggetti occupati.
Situazione molto diversa è quella che si rileva, invece, nella provincia di Frosinone, dove, pur essendo stata completata l’applicazione
del D.Lgs 181, dal punto di vista della sua gestione interna, non viene rispettata la periodicità prevista dal decreto. L’interessato viene accolto
dall’operatore che compila la scheda anagrafica e la inserisce nella
banca dati; se presenta le necessarie caratteristiche può essere inserito in uno dei percorsi specifici (per i giovani in obbligo formativo, per i
disabili e per le categorie svantaggiate), altrimenti viene fissato un appuntamento per un primo colloquio approfondito al seguito del quale
l’utente viene inserito nella banca dati da cui si traggono le risorse per
la preselezione. Le proposte di adesione ad iniziative di inserimento
lavorativo sono illustrate all’utente solo quando sono effettivamente
congruenti con le sue caratteristiche ed esigenze. L’utente, infatti, non
si presenta periodicamente al Cpi, ma solo su chiamata; quando cioè si
creano i presupposti reali per un inserimento o una partecipazione ad
un intervento formativo. Anche il rapporto con la formazione professionale risulta essere critico, sia perché c’è stato un ritardo nel trasferimento delle deleghe dalla Regione alle province, sia per difficoltà nei
modelli organizzativi della formazione professionale in Provincia.
La mancanza di raccordo tra formazione e ricerca del lavoro è, del
resto, una caratteristica di diverse realtà Centro meridionali.
Nella provincia di Matera, ad esempio, si riscontrano difficoltà nella
predisposizione di pacchetti formativi a causa della carenza di verifica del
fabbisogno territoriale delle aziende.
Anche nella provincia di Reggio Calabria si registra un’attuazione differenziata da un punto di vista temporale tra servizi connessi alla formazione e quelli relativi al lavoro. Mentre i secondi sembrano entrati, ormai, nell’agenda quotidiana dei Cpi, l’ambito formativo necessita del sostegno di un organico adeguato e di una serie di risorse da impiegare
anche in sinergia con le altre strutture pubbliche o private.
Nel caso della provincia di Napoli, invece, l’insufficienza di raccordo
con la formazione professionale è dovuta alla competenza esclusiva
della Regione che eroga e finanzia i corsi, per cui, a detta dell’intervistato: “non vi è alcun modo di intervenire, fin quando non saranno emanate delle Direttive che ci diano autonomia in tal senso”.
Situazione più critica è quella della Regione Sardegna, dove le exScica continuano ad operare prevalentemente secondo la vecchia nor148
SERVIZI ATTIVATI
mativa. Tuttavia, in attesa dell’attuazione effettiva della riforma, la
Regione ha provveduto ad informatizzare l’anagrafe regionale dell’obbligo formativo degli iscritti forniti dagli Enti di Formazione e dalla
Banca dati Apprendistato, oltre a numerose iniziative volte a favorire
l’incentivazione all’imprenditorialità e l’emersione di numerosi soggetti delle cosiddette fasce deboli.
In alcuni casi, invece, si è provveduto a ridisegnare i servizi: nei Cpi della
Provincia di Campobasso, ad esempio, il servizio di accoglienza, prima ritenuto di secondaria importanza, negli ultimi tempi è stato notevolmente rivalutato, costituendo la fase principale del percorso intrapreso dall’utente. Il
servizio fornisce rapidamente informazioni semplici e generali e indirizza
l’utente nei casi in cui la richiesta sia specifica per altri servizi, oppure, se necessario, presso strutture esterne ai Cpi.
Presso il servizio di accoglienza è inoltre possibile consultare materiale informativo, normative di interesse e documentazione relativa a corsi, master, stage, concorsi, ecc., tramite banche dati e prodotti informativi cartacei, bacheche organizzate per aree tematiche, giornali, libri e riviste. Nel caso in cui l’autoconsultazione non abbia soddisfatto il bisogno
informativo, o l’utente non sia in grado di procedere da solo, l’operatore interviene per supportare l’utente nella ricerca. Oltre al momento
dell’accoglienza, anche quello dell’orientamento caratterizza il Cpi di
Campobasso. Sono previsti, oltre ad un’attività relativa all’obbligo formativo, l’orientamento e consulenza individuale, e quella di gruppo.
Nell’orientamento individuale l’operatore, dopo aver sostenuto il primo
colloquio con l’utente e averne individuato le esigenze, concorda con
quest’ultimo il percorso da seguire che, pertanto, può essere costituito
anche da una serie di colloqui nei quali vengono di norma affrontate: la
definizione e analisi del problema da affrontare, l’analisi dell’esperienza
formativa e lavorativa, l’autovalutazione delle conoscenze, competenze
ed abilità acquisite e di quelle da sviluppare, l’analisi degli interessi professionali, l’elaborazione di un progetto personalizzato e le tecniche di ricerca del lavoro (in particolare curriculum vitae, lettera di presentazione,
colloquio di lavoro). “Orientamento e consulenza per gruppi” si configura come un servizio destinato a gruppi medio-piccoli di studenti e a giovani che frequentano corsi di formazione professionale al fine di intervenire sulla disoccupazione in chiave di prevenzione primaria.
Un altro esempio di funzionalità nella gestione dei percorsi è fornito
dai Cpi della Provincia di Chieti, nei quali, in seguito all’aggiornamento
dei nuovi elenchi anagrafici, sono state effettuate le convocazioni per
la certificazione dello stato di disoccupazione. A tutti gli utenti è stato
garantito un colloquio di orientamento e sono stati messi a disposizione i vari servizi specialistici attivati (incrocio domanda/offerta di lavoro,
149
Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e
alla formazione
CAPITOLO 3
Percorsi di accompagnamento dell’utente al lavoro e
alla formazione
creazione d’impresa, formazione professionale, ecc.). Gli incontri per
proporre ai soggetti in cerca di occupazione l’adesione ad iniziative di inserimento lavorativo o di formazione e/o riqualificazione professionale,
sono organizzati costantemente nei Centri per l’Impiego e si sta lavorando perché questo avvenga con l’organicità e la sistematicità richiesta
dalla normativa. Sono stati contattati i giovani fino a 25 anni, non oltre
4 mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, e i giovani di età superiore a 25 anni, non oltre 6 mesi, perché effettuino la dichiarazione dello “stato di disoccupazione”; a questi soggetti viene garantito un colloquio di orientamento, ma non a tutti si riesce a proporre idonei percorsi di formazione o lavoro, in linea con i loro curricula. Il motivo di questa difficoltà è nella non sempre possibile corrispondenza tra i percorsi
formativi offerti dalle Agenzie di formazione del territorio e le aspirazioni degli utenti; questo avviene in parallelo per le offerte di lavoro che
sovente sono inadatte ad attitudini e professionalità di quanti cercano lavoro. Nel corso del 2004, inoltre, la Provincia ha promosso un progetto
per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro di inoccupati e disoccupati di lunga durata, nonché di utenti del servizio Silus (Servizio inserimento lavorativo utenti svantaggiati), attraverso percorsi di tirocinio di
formazione e orientamento presso imprese del territorio provinciale.
3.3.2 Raccordo con la formazione
L’analisi del dispositivo legato al D.Lgs. 181/2000 e successive modificazioni ha permesso, negli ultimi due anni, di spostare gradualmente
l’attenzione dell’osservazione relativa ai Servizi pubblici per l’impiego
verso una dimensione organizzativa e progettuale via via più ampia
dei Spi stessi e comprendente – in un’ottica di complementarietà –
l’azione, l’organizzazione e il raccordo con altri soggetti attivi nell’ambito delle politiche attive per il lavoro.
In occasione dell’indagine campionaria 200445, la Struttura di monitoraggio Spi dell’Isfol ha iniziato ad analizzare – in quella sede “dal
basso”, cioè attingendo dall’esperienza quotidiana delle strutture territoriali – le modalità attraverso le quali gli uffici pubblici realizzano un
“rinvio” all’offerta formativa locale degli utenti “presi in carico”, nell’ambito delle procedure previste dal citato decreto relativo all’accertamento dello stato di disoccupazione.
Con la presente fase di monitoraggio abbiamo avuto l’occasione di
completare – sebbene “a ritroso”, cioè risalendo verso i livelli amministrativi immediatamente superiori ai Cpi – questa osservazione servendoci
45 Cfr.
150
Gilli D., Landi R. (a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento... op. cit., par. 3.4.3.
SERVIZI ATTIVATI
dell’apporto fornito dai responsabili provinciali e regionali dei Spi: in tal
modo l’osservazione di questo aspetto – prevalentemente limitata alle
questioni organizzative, nella citata indagine campionaria 2004 – ha
potuto essere collocata nel più appropriato alveo strategico e progettuale, permettendo di analizzare elementi afferenti alla sfera della programmazione, della definizione degli strumenti, fino a lambire gli
aspetti relativi al corredo organizzativo (procedure, protocolli di comunicazione, ecc.) nei quali si declina variamente quello che qui viene genericamente definito “raccordo” tra Spi e formazione professionale.
Si proporrà, nelle pagine che seguono, un’analisi secondo una duplice
chiave di lettura: dapprima si analizzeranno le modalità, gli ambiti e gli
strumenti di intervento dispiegati dalle amministrazioni provinciali in direzione di un maggior raccordo fra i Sistemi dell’impiego e della formazione professionale, cercando di isolare gli elementi di regolarità in essi riscontrabili, nonché le criticità emerse. In un secondo momento si proporrà un’analisi longitudinale dei quadranti geografici, interessante per
osservare come, abbandonando parzialmente l’ottica puramente organizzativo-funzionale che presiede il monitoraggio dei Servizi per l’impiego, per abbracciarne una più sbilanciata sul piano progettuale, la geografia dei Spi tenda a farsi molto più articolata e complessa, soprattutto nel caso del rapporto con la formazione professionale, di fatto ancora in costruzione. Per di più si osserverà come in questo quadro appariranno molto accentuate le distanze tra Centro-Nord e Sud, ponendo in evidenza questioni di natura non solo organizzativa, ma ascrivibili alla sfera politico
amministrativa, alla base di questo fenomeno.
3.3.3 La programmazione dell’offerta di servizi
L’analisi comparata delle informazioni rese, con la consueta disponibilità e competenza, dai responsabili dei Spi regionali e provinciali intervistati, ha permesso di individuare almeno due versanti di attività sui
quali si concentrano – volendo comporre un’immagine generale – gli
sforzi prodotti dalle amministrazioni provinciali in direzione di un più
stretto e costante rapporto con il sistema della formazione professionale: il primo è costituito dalla programmazione dell’offerta di servizi
dei due sistemi (Spi e formazione professionale), mentre il secondo è
costituito dal raccordo organizzativo e operativo delle strutture sul territorio, nel quadro delle procedure di “presa in carico” dell’utente. In
sostanza le attività fin qui documentate agiscono tanto “a monte” dei
due sistemi, cercando come si vedrà di introdurre elementi di razionalizzazione e di integrazione nella programmazione dell’offerta di servizi, quanto “a valle”, cioè sul versante delle strutture territoriali. Questo du151
Raccordo con la
formazione
CAPITOLO 3
La
programmazione
dell’offerta di
servizi
plice profilo si spiega assumendo che una programmazione razionale,
corredata da un set di strumenti in grado di rendere potenzialmente
effettivo il rapporto di complementarietà tra i due sistemi, è condizione
necessaria ma di per sé non sufficiente a rendere operativo il “raccordo”
se non è supportata da una condivisione di procedure, dall’attivazione
di flussi continui di informazioni che permettano alle strutture territoriali di utilizzare gli strumenti messi loro a disposizione.
L’obiettivo di una programmazione dell’offerta di servizi quanto più
integrata e razionale viene perseguito facendo leva su linee di attività
aventi come denominatore comune la raccolta di informazioni relative
ai fabbisogni formativi espressi dal territorio (ovvero dal sistema imprenditoriale e dalle persone in cerca di lavoro o di nuova occupazione).
La loro analisi separata, permetterà, tuttavia, di evidenziare da un lato i
differenti livelli di implementazione delle attività di “raccordo” tra i due
sistemi, osservabili nelle varie province esaminate; dall’altro di render
conto della gamma di strumenti e soluzioni adottate per arrivare al
medesimo obiettivo: costruire un corredo informativo costante per avvicinare quanto più possibile l’offerta formativa ai fabbisogni intercettati e/o “mappati” dai Sistemi per l’impiego.
In questa direzione vanno quelle province che realizzano attività a
carattere istruttorio, ovvero propedeutiche alla realizzazione di un migliore raccordo programmatorio con la formazione professionale. In alcuni
casi si tratta di realtà che muovono i primi passi in direzione di un raccordo tra i due sistemi e, pertanto, prima di promuovere azioni in grado di incidere sulla progettazione degli interventi e sull’organizzazione
delle strutture e delle procedure dei Cpi e della Formazione professionale, effettuano delle attività esplorative – appunto a carattere istruttorio – per orientare in modo appropriato i successivi interventi. In questa direzione muove la provincia di Latina che ha sottoscritto una convenzione con la locale Camera di commercio finalizzata alla rilevazione
dei fabbisogni professionali formativi delle imprese del territorio: “…Il
settore Politiche del lavoro e formazione professionale collabora con
la Camera di commercio che ha istituito un Osservatorio economico al
fine di svolgere un costante ed organico monitoraggio del sistema
economico provinciale…”. La provincia di Modena “…ha predisposto
un’attenta analisi volta a evidenziare i principali fabbisogni formativi
(anche sulla base di quanto è emerso dai colloqui di orientamento effettuati a norma del D.Lgs. 181/2000 e successive modificazioni) sulla
cui base sarà possibile attivare ulteriori momenti di raccordo con la
formazione professionale”.
In effetti, l’obiettivo di fondo al quale si vuole contribuire anche attraverso attività di questo tipo è quello di un riposizionamento dell’of152
SERVIZI ATTIVATI
ferta formativa, se non di una vera e propria fondazione del raccordo
programmatorio tra formazione professionale e Sistemi per l’impiego,
ad opera dei sistemi provinciali che hanno ricevuto le deleghe relative
alla Formazione professionale in epoche molto recenti (fine 20022004). Così, l’Osservatorio sul mercato del lavoro della provincia di
Roma ha realizzato un’analisi dei fabbisogni formativi finalizzata a una
programmazione mirata dei bandi, evidenziando come tale attività si
ponga in forte discontinuità con il passato: “…È un percorso ineludibile, solo che ad oggi continua a persistere il sistema dei bandi indifferenziati, dell’intervento parcellizzato, della gestione un po’ casuale delle
dinamiche e quindi di una scarsa rispondenza della formazione alle
esigenze del territorio”. Analogamente, la provincia di Viterbo – nel
quadro di una riorganizzazione del Servizio formazione professionale
a seguito della delega in materia alla provincia – ha effettuato un’analisi “…delle specifiche richieste di formazione professionale provenienti dalle aziende” finalizzata alla predisposizione di pacchetti formativi ad hoc (non ancora realizzati) che conferiscano all’offerta formativa provinciale “…una certa mobilità” rispetto al passato, quando la
formazione era “…stabile, nel senso di istituzionale, quindi di per sé rigida, fonte dunque di asimmetria rispetto ai fabbisogni professionali”.
Vi sono, per converso, delle realtà nelle quali i funzionari intervistati
hanno ravvisato la necessità di prevedere attività istruttorie, a fronte di
una completa mancanza delle stesse, segno evidente del carattere organizzativo e fondativo testé osservato, che il raccordo con la formazione professionale va assumendo: ad esempio nella provincia di
Frosinone, dove si lamenta un ritardo nel trasferimento delle deleghe
da parte della regione, l’intervistato osserva come “…sarebbe opportuno svolgere un’attività di ricerca che analizzi i fabbisogni formativi e
professionali del territorio, visto che fino ad ora studi ad hoc non sono
stati fatti”. In particolare, in talune province (anche fra le più avanzate del
paese), si vanno potenziando talune linee di azione (come le attività
istruttorie qui osservate o l’attivazione di reti) che risultano indispensabili nel quadro del livello di sviluppo raggiunto – come osservato ad
Ancona – per “acquisire le informazioni sul territorio utili ad elaborare una politica di intervento mirata alle esigenze formative ed occupazionali; ciò grazie al coinvolgimento, a livello locale, di scuole, università, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali”.
3.3.4 La raccolta di informazioni sui fabbisogni
Una seconda linea di attività rivolta alla raccolta di informazioni in
merito ai fabbisogni formativi espressi dai territori, al fine di contribui153
La
programmazione
dell’offerta di
servizi
CAPITOLO 3
La raccolta di
informazioni sui
fabbisogni
re ad un più compiuto raccordo nella programmazione dell’offerta di
servizi dei due sistemi (FP e Spi) qui considerati, potrebbe definirsi
fondato sulla “animazione territoriale”, poiché vede il coinvolgimento sistematico all’interno di istanze ben individuate e all’uopo costituite, di
una serie di soggetti istituzionali, sociali ed economici presenti nella
provincia. Si tratta, rispetto al primo filone di attività ora osservato, di
strategie di intervento estremamente legate alle specificità dei territori
che le esprimono: si tratta, infatti, di mercati del lavoro con elevati tassi di occupazione e con una certa tendenza “all’occupazione immediata”, nei quali, mutuando un’espressione utilizzata da uno dei nostri
intervistati, sembra che il lavoro faccia “concorrenza” alla scuola, con
tutto quel che consegue in termini di sviluppo del sistema socio-produttivo. La provincia di Padova, nel quadro del comitato provinciale
del sistema formativo integrato, ha individuato otto Comitati territoriali, composti da rappresentanti dei Comuni, delle Usl, dei Servizi sociali,
delle scuole medie e superiori, dei Centri per l’impiego, dei Cfp, ecc.
Tali comitati, oltre a promuovere attività di contrasto dell’abbandono
dell’obbligo scolastico, promuovono “ricerche e indagini ritenute utili per
approfondire la conoscenza della situazione locale in merito ai temi di
interesse”.
Dal canto suo, la provincia di Rovigo ha segnalato che dal 2002
“…è stato avviato un focus group a livello informale a cui partecipano
tutti gli enti accreditati dalla Regione Veneto che si occupano di formazione, con l’obiettivo di strutturare un Osservatorio delle professioni”. Prendono parte a questo focus group rappresentanti delle associazioni di categoria, dell’Inps, delle Camere di commercio e di altri soggetti privati che, secondo quanto osservato dal funzionario intervistato
“…bimestralmente si riuniscono per condividere idee, strategie per
favorire un maggior raccordo tra formazione professionale e fabbisogni formativi dell’utenza dei Cpi regionali, con l’obiettivo principale di
coordinare i progetti formativi degli enti e i corsi da attivare. Ciò è possibile grazie a un’attenta pianificazione e analisi mirate all’individuazione dei fabbisogni formativi dell’utenza”.
3.3.5 Raccolta dei dati provenienti dai Cpi
Una terza linea di attività fra quelle considerate vede impegnate le
province in attività di monitoraggio e analisi di mercato attingendo al patrimonio informativo veicolato dai Centri per l’impiego: è senz’altro il
modello che si impone come il più seguito. La programmazione può
essere integrata se si dispone di informazioni e basi di dati spendibili
tanto nei confronti del sistema formativo, quanto nei confronti di quel154
SERVIZI ATTIVATI
lo per l’impiego: per l’uno in vista di una più efficace progettazione/predisposizione dei piani di offerta formativa; per l’altro in vista di
una migliore definizione dei percorsi di “presa in carico”dell’utenza,
per esplicitare meglio i fabbisogni del territorio, per agire – attraverso
personale specializzato laddove presente – sul versante motivazionale
dell’utente, oltre che per una più trasparente definizione delle condizioni (diritti e doveri) che informano il “patto di servizio” che l’utente
deve sottoscrivere (laddove previsto). È chiaro che una migliore definizione di uno dei due sistemi ha potenziali effetti di trascinamento anche sull’altro, a patto (come si avrà modo di vedere affrontando la
questione del raccordo organizzativo e dunque degli strumenti a supporto di esso) che tali processi siano adeguatamente accompagnati da un
set di strumenti appropriato, flessibile e utilizzabile in modo tempestivo. Ma, facendo un passo indietro e limitandoci al momento all’osservazione della sola programmazione, a questo livello vale la pena sottolineare come, nelle realtà più intensamente impegnate nella costruzione di un raccordo tra formazione professionale e Spi, sia attribuito un
ruolo strategico al sistema provinciale dei Centri per l’impiego per ciò
che attiene alla mappatura dei fabbisogni professionali delle imprese e
degli utenti. Esempi in questa direzione sono offerti da quasi tutte le
province emiliane e toscane; a Firenze si osserva: “…Il raccordo programmatico tra formazione professionale e Politiche del lavoro è realizzato in modo tale che la programmazione annuale sia calibrata sui
fabbisogni «mappati» dai Centri per l’impiego”. Alla stessa stregua a
Livorno si sottolinea come “…la nuova Giunta ha messo in pratica
una diversa modalità che è quella di muoversi sul territorio presentando le possibilità di costruzione di un programma di formazione,
utilizzando proprio i Centri per l’impiego come antenne per raccogliere le esigenze del territorio; i Cpi diventano quindi i soggetti interlocutori in questa fase di programmazione”. E se in provincia di Arezzo si sottolinea il valore informativo ricoperto dai piani di azione individuali stipulati tra utenti e Centro per l’impiego46, la provincia di Asti segnala
sulla stessa falsariga un’iniziativa condotta successivamente all’entrata
in vigore del D.Lgs. 181/2000, consistita nella realizzazione di un vero
e proprio “sondaggio” sugli utenti “immediatamente disponibili”: “…È
stato fatto compilare un questionario a tutti i lavoratori sentiti per il
colloquio preliminare, in cui si chiedeva loro quale tipo di aspettative
46 Ha infatti osservato il funzionario intervistato: “Attraverso i piani di azione individuali
tracciati con gli utenti, in cui vengono concordati una serie di servizi che il Cpi si impegna a
offrire per rafforzare la posizione del soggetto sul mercato del lavoro, è possibile estrapolare
informazioni utili per la programmazione della formazione professionale”.
155
Raccolta dei dati
provenienti dai
Cpi
CAPITOLO 3
Raccolta dei dati
provenienti dai
Cpi
avessero nei confronti di un lavoro diverso. È emerso che, in una zona
a netta prevalenza di industria tessile, quasi nessuno voleva lavorarvi.
Gli esiti sono stati utilizzati anche come base per orientare la programmazione dell’offerta formativa”.
3.3.6 Il raccordo istituzionale
Va da sé che la raccolta di informazioni è, da sola, condizione necessaria ma non sufficiente a perseguire l’obiettivo di una programmazione integrata degli interventi di politica attiva del lavoro sul versante
formativo. È necessaria la costruzione di un milieu istituzionale in grado di valorizzare le basi informative così costituite, trasferendo le informazioni ottenute in piani di programmazione dell’offerta formativa e
attivando la progettazione di strumenti formativi in grado di evitare le
croniche asimmetrie che attualmente si riscontrano tra fabbisogni formativi ed effettiva disponibilità di corsi. Rimanendo sul primo punto –
quello relativo al milieu istituzionale e agli strumenti di programmazione –, sebbene molto sia ancora da fare sul piano dell’integrazione
operativa dei Servizi della formazione professionale e delle politiche
del lavoro (per ora solo “formale” nella stragrande maggioranza delle regioni e province italiane), è possibile riscontrare una serie di esempi,
offerti da realtà tradizionalmente considerate come “battistrada” nello
sviluppo dei Spi, che con differenti gradazioni e strumenti, stanno operando in questo senso.
Quello offerto dalla provincia di Ancona – in un contesto regionale
assai originale e avanzato47 – è senz’altro sul piano organizzativo l’estremo più avanzato, con la programmazione congiunta e la gestione di lavoro e formazione concentrata nello stesso settore. Peraltro, l’integrazione
tra i due servizi è, nel territorio provinciale, anche fisica, dal momento
che i Cpi e i Cfp sono fusi in un’unica struttura. Le iniziative salienti del
raccordo tra i due sistemi sono: la redazione di un piano provinciale unico del lavoro e della formazione (a valenza triennale); la programmazione annuale congiunta di formazione e lavoro; l’istituzione di un Sistema
informativo comune denominato Rete lavoro in grado di uniformare
procedure, protocolli informativi e operativi delle strutture.
Un assetto degli uffici non dissimile è conosciuto dalla provincia di
Savona, nella quale il Servizio politiche del lavoro “si occupa anche di formazione professionale”. La compresenza all’interno dello stesso servi47 Cfr. LR Regione Marche 9 novembre 1998, n. 38 “Assetto delle funzioni in tema di
collocamento, Servizi per l’impiego e politiche attive del lavoro”.47 Cfr. LR Regione Marche 9
novembre 1998, n. 38 “Assetto delle funzioni in tema di collocamento, Servizi per l’impiego e
politiche attive del lavoro”.
156
SERVIZI ATTIVATI
zio delle competenze e degli uffici relativi alle politiche del lavoro, alla formazione e all’Osservatorio sul mercato del lavoro permette un’organizzazione sinergica in termini di raccordo tra offerta formativa e fabbisogni
espressi dal territorio (mappati dall’Oml), che si riverbera – a detta degli intervistati – in una programmazione calibrata e mirata. Peraltro, la
provincia ha costituito un Polo della formazione che in un’unica struttura ingloba “competenze, esperienze, metodologie di diversi soggetti”. Si
tratta di una struttura unica che ospita i servizi dell’assessorato e del Cpi
di Savona, collocata in un’area limitrofa a quella universitaria ed a quella ove si collocano buona parte degli insediamenti produttivi locali.
Nella provincia di Reggio Emilia, all’interno dell’Area welfare, si
realizza una “…forte integrazione tra il Servizio politiche del lavoro e il
Servizio formazione professionale” che ha portato alla formulazione di
un bando sulla formazione professionale che – sulla scorta di un modello riscontrabile nel Centro-Nord – prevede un ruolo decisivo da parte dei
Cpi e da parte del Centro di orientamento della provincia (denominato “Polaris”). Affermano gli intervistati: “…Si è cercato di individuare i
fabbisogni professionali ai quali il sistema della formazione avrebbe
dovuto dare una risposta, attraverso i Cpi, i quali agiscono come una
sorta di nuovi «sensori territoriali»“. In questa realtà, la selezione dei
disoccupati per la partecipazione ai corsi di formazione è stata realizzata da appositi nuclei di valutazione costituiti dai rappresentati dei Cpi,
di “Polaris” e del Servizio di formazione professionale.
Assai interessante è il sistema attraverso il quale la provincia di
Torino perviene ad un raccordo programmatico dell’offerta formativa,
rispetto ai fabbisogni e alle priorità emergenti. Esso si realizza attraverso un sistema di accreditamento secondo criteri che privilegiano
Agenzie formative in grado di erogare un’offerta formativa rispondente
a determinate priorità. In tal modo, la provincia:
• conferisce priorità alle Agenzie formative che organizzano percorsi
accessibili e fruibili da persone espulse o in procinto di essere
espulse dal sistema produttivo e dichiaratesi ai Cpi disponibili ad attività formative;
• conferisce priorità ai corsi per i quali le Agenzie formative si impegnano a inserire prioritariamente soggetti disoccupati o a rischio
disoccupazione indicati dai Cpi.
Infine, un altro interessante esempio è restituito all’osservazione dalla provincia di Padova; quest’ultima, infatti, si è fatta promotrice di un
Patto di azione locale per la formazione e l’occupabilità. Tale iniziativa
punta al miglioramento dell’occupabilità dei giovani appena usciti dal
157
Il raccordo
istituzionale
CAPITOLO 3
Il raccordo
istituzionale
percorso scolastico e alla promozione dell’adattabilità delle imprese e
dei giovani ricorrendo ad una gamma di strumenti e di azioni che combinano formazione, strumenti per la promozione dell’imprenditorialità e
di promozione delle pari opportunità. Fra le misure proposte si annoverano interventi formativi miranti ad agevolare la transizione dal sistema formativo al mondo del lavoro, coniugati con attività di accompagnamento
alla “prima esperienza di lavoro”, ovvero con azioni di sostegno alle prime
esperienze lavorative di lavoratori appartenenti alle fasce deboli.
A fronte di un limitato numero di realtà già “marcianti” con una certa sistematicità, tuttavia, il panorama nazionale si presenta ben più
movimentato e caratterizzato da esperienze a forte valenza sperimentale. Ciò può essere spiegato in parte dal fatto che le deleghe alle province in materia di formazione sono state in gran parte trasmesse in
epoche molto recenti, talché in diverse realtà il sistema della progettazione integrata risulta ancora in piena fase di fondazione e di costruzione. A suggerire questo tipo di interpretazione concorrono i numerosi esempi riscontrati nel corso della presente tornata di interviste – tra
cui quelli Viterbo, Livorno, Frosinone, Milano, ecc. – i cui responsabili hanno per l’appunto confermato la stretta connessione tra una troppo recente definizione delle competenze al livello di Enti locali e il modesto livello organizzativo ancora espresso; valga, per tutti, quanto osservato dai funzionari della provincia di Grosseto: “…Il sistema è in
corso di implementazione, essendo troppo recente la delega alla provincia”. A Imperia, gli intervistati hanno tenuto a sottolineare che “…si
sta cominciando solo ora a collegare il Servizio di formazione professionale con l’ufficio dei Spi attraverso la segnalazione di quest’ultimo
delle figure professionali maggiormente richieste dalle imprese del
territorio”; analogamente a Lodi (“…si sta lavorando su questo punto”), mentre a Brescia si osserva che “…non esistono pacchetti formativi ad hoc, anche se si stanno attivando azioni in questa direzione:
sono stati organizzati incontri con i datori di lavoro dove si è proposto
alle aziende di utilizzare le opportunità che vengono offerte dalla legislazione per attivare proposte formative”.
Si evidenzia, peraltro, l’assenza abbastanza diffusa di una tradizione
legata alla costante mappatura dei fabbisogni delle imprese e degli
utenti dei Spi: come osservato nelle pagine precedenti osservando il
fiorire di attività a carattere istruttorio – propedeutiche alla attivazione
di un processo fondativo e organizzativo del raccordo tra i sistemi della formazione e dell’impiego – si tratta di linee di azione sostanzialmente “giovani” proprio come le deleghe alle province in materia di
formazione professionale, in seguito alle quali tale processo ha conosciuto la fase di avvio.
158
SERVIZI ATTIVATI
3.3.7 Il raccordo organizzativo
Il secondo livello di intervento in materia di raccordo tra Sistemi per
l’impiego e per la formazione professionale riguarda il livello territoriale,
quello nel quale vengono direttamente erogati i servizi e gestito il contatto con l’utenza. È possibile parlare, in questo caso, di raccordo organizzativo e operativo sul territorio, nel quadro delle procedure di “presa in
carico” dell’utente. Se da un lato si agisce sulla “testa” del sistema, per
far sì che l’elaborazione degli indirizzi di programmazione sia il più possibile “comune” ai due sistemi e ne rispecchi la complementarietà e
contiguità ai fini della realizzazione di interventi a favore dell’occupabilità e dell’adattabilità della manodopera, dall’altro lato – e salvo poche
eccezioni – bisogna far fronte sul versante operativo al problema del raccordo organizzativo, procedurale e strumentale di due (e non più uno) sistemi, sovente tra loro giustapposti e comunque separati dal punto di vista strutturale e logistico.
Il vero “nodo” sul versante operativo (ma può essere considerato
tale anche su quello programmatico) è costituito dall’asimmetria tra i
due sistemi, prodotta dalle procedure utilizzate per rendere operativa
l’offerta dei rispettivi servizi. In particolare, in molte realtà esaminate
gli intervistati hanno fatto presente che, essendo l’offerta formativa legata alla pubblicazione di bandi, sovente si riscontrano fenomeni di
“mismatch” tra la domanda di formazione proveniente dagli utenti dei
Cpi, e più in generale dal territorio, ed effettiva disponibilità di corsi
adeguati alle richieste, talché si lamenta una eccessiva rigidità del settore formazione professionale.
Osservazioni di questo tipo ci sono state trasmesse da numerosi intervistati specie nelle province toscane (Prato, Massa Carrara), lombarde (Pavia, Cremona) e piemontesi (Asti, Torino); ad Ancona si osserva: “…Per quanto riguarda l’offerta di iniziative finalizzate alla riqualificazione e alla formazione, il Centro non sempre riesce a garantirne la tempestività poiché l’offerta formativa è ancora legata alla
pubblicazione dei bandi”; del resto il funzionario intervistato a
Macerata chiosa: “…Occorre aspettare che esca il bando, venga presentato il progetto, venga approvato, si passi all’organizzazione delle attività…nel frattempo è passato un anno e le imprese che aspettavano
quella figura professionale l’hanno trovata altrove”.
Questo nodo, a ben vedere, lambisce entrambi i livelli osservati,
cioè la programmazione e l’operatività territoriale del raccordo tra formazione professionale e Spi: la costruzione di un milieu istituzionale
adatto a rendere possibile una integrazione di queste due branche
delle politiche per l’occupabilità passa inevitabilmente per il nodo del159
CAPITOLO 3
Il raccordo
organizzativo
la strumentazione da utilizzare e/o predisporre al fine di “sincronizzare”
l’operatività di due sistemi che spesso sono rimasti complementari solo sulla carta. Tale strumentazione, dovendosi rapportare ad un sistema, quello Spi, che opera secondo logiche di “presa in carico” continua dell’utenza, al momento della sua presentazione, ovvero “a chiamata” periodica per la somministrazione di servizi di politica attiva, dovrebbe pertanto garantire una maggiore flessibilità alla programmazione dei corsi (in termini di numero di ore, periodicità, numero minimo di partecipanti per la sua attivazione) e una maggiore tempestività
nell’attivazione in corrispondenza del manifestarsi dei fabbisogni.
Nelle realtà “battistrada” in questa direzione, si vanno sperimentando soluzioni che prevedono la predisposizione di pacchetti formativi a
immediata somministrazione e di “breve durata”, talvolta indifferenziati, molto più spesso già tarati per specifici target di utenza eletti come target obiettivo dalle singole province. Strumenti di questo genere
sono stati adottati da alcune province toscane come Firenze, Pistoia,
Pisa o, in particolare, Arezzo, dove si osserva: “…Le iniziative di raccordo con la formazione professionale sono soprattutto rivolte alla costituzione di pacchetti formativi rivolti ai target giovanile e femminile.
(…) I servizi offerti tendono ad essere differenziati in base alla tipologia di utenza, quindi abbiamo dei percorsi sulla tecnica di ricerca del lavoro, di sei ore circa, organizzati almeno una volta al mese; ci sono
poi dei percorsi di orientamento occupazionale rivolti alle donne di
circa una trentina di ore e, infine, percorsi di orientamento alla ricerca
di lavoro per giovani, magari anche usciti dal percorso scolastico”.
A Genova attraverso lo strumento del voucher si cerca di far fronte
all’esigenza di mettere a disposizione interventi formativi ad hoc concepiti in maniera modulare: “…Nel quadro di un settore della formazione professionale integrato totalmente, anche sul piano informatico,
con i Spi, si potrebbe quasi parlare di formazione on demand, in
quanto gli operatori dei Cpi raccolgono le richieste degli utenti: raggiunto il numero minimo (12) per uno stesso modulo, l’ente di formazione si preoccupa di far partire l’intervento formativo rispondente al
fabbisogno emerso”. Veri e propri moduli formativi “just in time” sono
quelli progettati ed erogati nelle province emiliano romagnole agli
utenti “segnalati dai Cpi”. Come sottolineato dai funzionari intervistati
a Bologna, per i soli utenti che rilasciano la dichiarazione di immediata disponibilità vengono attivati corsi di formazione di 60 ore settimanali, avviati entro 45 giorni dalla presentazione dell’autocertificazione
dello stato di disoccupazione, grazie al raccordo con la formazione
professionale, mediante un bando multimisura. Secondo gli intervistati: “…Il progetto multimisura va ad incidere direttamente sugli ele160
SERVIZI ATTIVATI
menti che determinano maggiormente situazioni di asimmetria tra offerta e domanda formativa: i tempi di erogazione dei corsi e i luoghi dove vengono erogati. Il progetto permette, infatti, ai Cfp di erogare corsi personalizzati e di realizzarli direttamente sul territorio, in maniera tale da permettere all’utente di usufruirne immediatamente e comodamente nei pressi del proprio domicilio”. Su questa falsariga anche la
provincia di Cuneo promuove “azioni di rinforzo formativo”, sebbene
in chiave sperimentale: si tratta di brevi azioni formative per gruppi numericamente ristretti di persone, finalizzati al miglioramento dell’occupabilità, e affidati ad agenzie esterne responsabili dell’attuazione del
Por. Interessante è il paragone mosso dall’intervistato tra questa tipologia di azioni e gli interventi formativi attivati presso le Agenzie di somministrazione che “prevedono una formazione molto breve e mirata
che può dare valore aggiunto all’inserimento del lavoratore interinale”.
Vale la pena evidenziare, peraltro, come alla stessa stregua della
provincia di Cuneo, anche altre realtà provinciali si vadano orientando
verso strumenti formativi di questo tipo, modulari e flessibili, tra cui
Pisa, Asti, Torino, tutte orientate “verso corsi di breve durata, più modulabili e spendibili”, mentre la già citata provincia di Arezzo segnala l’erogazione di voucher per colmare le asimmetrie esistenti tra le proposte erogate dalla formazione professionale e i fabbisogni specifici di alcuni utenti: “…Attraverso questi strumenti è possibile per l’utente vedersi finanziare dei piani di formazione individualizzati”. Si tratta di un ulteriore intervento provinciale per aggirare rigidità esistenti nell’offerta formativa rendendola più rispondente ai fabbisogni espressi.
Il panorama ora tratteggiato in merito al ripensamento e all’elaborazione di strumenti operativi in grado di rendere ottimali i margini di
azione tra i due sistemi qui considerati – formazione professionale e Spi
– restituisce bene l’idea del riposizionamento del sistema dell’offerta
formativa nel quadro, fondativo, di un raccordo di questa con le politiche per l’impiego: riposizionamento ancora in atto, sul quale si misureranno negli anni a venire le distanze e le linee di frattura all’interno
dei singoli sistemi regionali per l’occupazione e fra questi all’interno
del sistema nazionale nel suo complesso, offrendo una geografia del
tutto inedita rispetto alla tradizionale osservazione organizzativa tutta
interna ai Spi.
Tuttavia, non di soli “strumenti” comuni si sostanzia il raccordo qui
definito “operativo” tra le strutture della formazione professionale e i
Cpi. L’attenzione delle amministrazioni provinciali è posta anche nei
confronti di una futuribile integrazione operativa delle pratiche e delle
procedure adottate. Tenuto conto che il “percorso” effettuato dall’utente “preso in carico” dal Cpi è gestito anche dalle strutture della formazio161
Il raccordo
organizzativo
CAPITOLO 3
Il raccordo
organizzativo
ne professionale, sebbene sotto la regia del Centro per l’impiego, è evidente il prefigurarsi di una condivisione dei protocolli, dei sistemi informativi, ma anche di una fluidificazione dei flussi informativi e dei meccanismi di verifica e controllo delle operazioni.
Al momento, si riscontra un’attenzione maggiormente rivolta all’esplorazione e alla codifica/standardizzazione di forme di raccordo procedurale tra Cpi e organismi della formazione professionale. Queste,
da un lato poggiano sulla strumentazione sperimentale (più flessibile e
tempestiva) ora analizzata e di cui le province vanno corredandosi
(prima in chiave sperimentale, poi in chiave definitiva), ovvero sulla
realizzazione di “progetti ad hoc”, grazie ai quali sperimentare sinergie
tra i sistemi territoriali. Da un altro lato, esse sono supportate e a loro volta – grazie alle loro caratteristiche – supportano, soluzioni di “trasparenza amministrativa”, come i patti di servizio tra utenti e Cpi. Questi
ultimi prevedono obblighi reciproci per i contraenti: per i Cpi, in particolare, vi è il rispetto di specifici livelli di prestazione, cioè la fornitura di
servizi entro limiti di tempo stabiliti, che soltanto una programmazione
dell’offerta formativa flessibile e tempestiva potrebbe permettere di
garantire. D’altro canto, alcune delle province coinvolte vanno adottando misure a sostegno della stabilizzazione delle procedure di raccordo tra Cpi e Enti di formazione, stabilendo una sorta di corsia preferenziale d’accesso ai corsi, riservata agli utenti la cui posizione è validata dal Cpi secondo il D.Lgs. 181/2000. Vale la pena di portare alcuni
esempi in grado di illustrare meglio le linee di sviluppo ora citate.
Diverse amministrazioni provinciali hanno affidato alla realizzazione di
specifici progetti la sperimentazione di forme di raccordo operativo tra
strutture territoriali dell’impiego e delle Formazione. A Rieti è stato attivato il progetto formativo sperimentale “Giotto”, nel cui quadro si sviluppa un percorso che partendo da un’analisi dei fabbisogni delle imprese, li confronta con le competenze delle persone in cerca di occupazione allo scopo di definire un progetto di formazione individuale. La
provincia di Roma ha attivato, in tal senso, un progetto denominato
Ala (Avviamento al lavoro in azienda) finalizzato alla riduzione del divario tra i fabbisogni occupazionali e le competenze disponibili sul mercato del lavoro. Esso si sostanzia nella realizzazione di brevi percorsi
formativi su richiesta delle aziende e sulla promozione dell’inserimento lavorativo delle persone così formate. Una iniziativa simile, benché allargata anche ai lavoratori immigrati o migranti è stata attivata dalla
provincia di Pistoia, nell’ambito del progetto Risorsa Lavoro, mentre
la provincia di Cuneo ha promosso un iniziativa contraddistinta come
Progetto Pon Soges finalizzata all’incrocio delle informazioni contenute nelle banche dati dei Cpi e della formazione professionale al fine di
162
SERVIZI ATTIVATI
migliorare la programmazione degli interventi formativi e delle politiche del lavoro.
Nell’ambito della sottoscrizione del patto di servizio tra utente e
Centri per l’impiego (adottato in molte province tra quelle osservate),
alcune realtà provinciali hanno definito una sorta di corrispondenza
agevolata tra validazione della posizione dell’utente presso un Centro
per l’impiego e possibilità di accesso agevolata all’offerta formativa
(con garanzia dei tempi di attivazione dei corsi e di realizzazione degli
stessi pure in presenza di un numero minimo di candidati): tra queste,
le già citate Torino, le province dell’Emilia Romagna, alcune province
toscane e la provincia di Bari i cui responsabili intervistati hanno precisato: “…Esistono protocolli d’intesa con i Centri di formazione professionale, per cui questi si rivolgono ai Cpi per attingere informazioni
circa i corsi più utili ed opportuni da avviare, corsi per i quali, poi, gli
utenti del Cpi avranno una corsia preferenziale, rispetto alla possibilità di iscrizione”.
Si pongono in una prospettiva più futuribile, rispetto agli attuali scenari di sviluppo, le iniziative di raccordo procedurale e operativo fondate sulla condivisione di protocolli informatici o su comuni sistemi
informativi: vale la pena citare le province di Genova e di Ancona, per
la predisposizione di piattaforme informatiche comuni alla formazione
e all’impiego, e la provincia di Arezzo per la costruzione di un catalogo
dei servizi offerti dai Cpi provinciali, ivi compresi i corsi di formazione
professionale disponibili. Tale catalogo è accessibile dagli operatori di
ciascun Cpi della provincia, e permette una definizione in tempo reale
dei percorsi di inserimento, riqualificazione e formazione, sulla base
della programmazione attivata.
Come si può osservare, ancorché slegata e assai differenziata nei
singoli territori, la situazione relativa al raccordo tra Spi e sistema della
formazione professionale delinea delle “piste” futuribili e in parte già
battute da alcune realtà, già definite “battistrada” nello sviluppo dei
Spi: si rintraccia una coerenza di fondo nel complesso degli interventi più
sistematizzati che, tuttavia, tende ad appannarsi nella gran parte delle
province nelle quali le singole azioni spesso non sono avviate seguendo un rapporto di propedeuticità; si predilige, evidentemente, un avvio differenziato per le attività già in grado di marciare (sulla spinta di
progetti ad hoc, o per la realizzazione di attività istruttorie), suscettibili
di innesti successivi e ulteriori aggiustamenti, man mano che il meccanismo di raccordo nel suo complesso sia messo a regime (dotandolo di
strumenti ad hoc, istituendo il patto di servizio, stabilendo una “corsia
preferenziale” per gli utenti Cpi, ecc.).
163
Il raccordo
organizzativo
CAPITOLO 3
3.3.8 Nuove linee di demarcazione?
Volendo abbandonare l’analisi comparata delle modalità di approccio
seguite dalle province italiane in materia di raccordo con la formazione
professionale, per abbracciare quella meramente geografica, è possibile notare come quella descritta nel precedente paragrafo coincida con la
realtà delle regioni Centro settentrionali. È, infatti, in questo quadrante
che si riscontra una situazione estremamente variegata, non priva di
squilibri e asimmetrie organizzative e operative, ma che presenta i tratti
e gli andamenti di una dinamica fondativa del raccordo/integrazione
tra Formazione e Spi: tra questi, si segnala l’ampio spazio ricoperto dalle azioni sperimentali, volte a consolidare, standardizzare e dunque codificare singoli segmenti di quelle procedure che – nel loro insieme –
sostanziano il processo ora descritto. Come osservato all’inizio del precedente paragrafo, infatti, l’analisi di questo aspetto, impone almeno in
parte, l’abbandono di un’ottica tutta legata alla definizione organizzativa dei Spi, spostando l’orizzonte ad un momento successivo, nel quale
le valenze organizzative e la stabilità funzionale e operativa raggiunte
permettono un più definito raccordo progettuale del Sistema per l’impiego con altri sistemi, ad esso complementari come quelli della formazione e dell’istruzione. Le esigenze derivanti dall’affinamento delle funzioni e dei servizi erogati dai Centri per l’impiego, dalla migliore definizione degli obiettivi e della platea di utenti, hanno aperto spazi alla presenza di soggetti in grado di offrire servizi complementari a quelli dei
Cpi, di fatto completandone l’offerta e migliorandone l’efficacia.
Sotto questa chiave di lettura, la geografia restituita dalle province
del Mezzogiorno italiano appare estremamente rarefatta. Essa insiste, in
primo luogo, su un quadro istituzionale “rovesciato” rispetto al resto
del paese: è infatti l’assenza di deleghe da parte delle regioni alle province in materia di formazione professionale ad accomunare gran parte delle realtà meridionali, rispetto al Centro-Nord, dove sebbene in
epoche molto recenti e secondo forme e gradi di estensione differenziate, tale passaggio è avvenuto.
Questa situazione di stallo appare complicata da un lato dalle asimmetrie organizzative che ancora affliggono i sistemi locali Spi del
Mezzogiorno, caratterizzati in certi casi da una certa “dipendenza” in
termini operativi e gestionali dalle azioni di sistema nazionali
(Crotone, Benevento, Napoli). Da un altro lato, esso dipende da una
sostanziale segmentazione dell’offerta formativa e di quella dei Spi.
Tutto ciò si traduce in un quadro nel quale il raccordo con la formazione professionale si presenta in modo sporadico, sovente grazie al “sostegno” offerto dallo strumento del tirocinio formativo: questo, tanto
164
SERVIZI ATTIVATI
nel caso di alcune province calabresi che in quello della provincia di
Isernia (in cui peraltro non è attivo un effettivo raccordo con la
Formazione) riveste un ruolo essenziale per completare, sul versante
formativo, il percorso previsto dal D.Lgs. 181/2000, essendo in grado
di “bypassare” l’assenza di un raccordo programmatorio fra regione e
province sull’offerta formativa.
Altresì, in talune realtà che lo dichiarano attivo, il raccordo con la formazione professionale assume forti connotati di circostanzialità – quali
la presenza di un dirigente unico e quella di forme di raccordi non formalizzate, ma basate sulla buona volontà dei singoli – che all’interno di
milieu istituzionali ancora scarsamente integrati, permettono, secondo gli
intervistati, di “mitigare” situazioni potenzialmente più disorganiche.
Se appare impellente il superamento di situazioni di asimmetria organizzativa ancora esistenti in talune province, è evidente che un certo
ritardo in questa porzione del paese sembra conoscerlo proprio l’azione
politico-amministrativa, sia in termini di tempestività che di efficacia, evidenziando nella fase di traduzione e accompagnamento degli indirizzi
uno dei punti deboli delle amministrazioni del Mezzogiorno italiano.
3.4 Servizio di intermediazione fra domanda e offerta di lavoro
Uno dei più importanti servizi offerti dai Cpi è certamente quello di
intermediazione fra domanda ed offerta di lavoro: da alcuni esso viene
considerato il vero e proprio core business del Cpi, posizione questa
che sembra sottovalutare il ruolo che i Centri ricoprono nel complessivo processo di innalzamento dell’occupabilità dell’offerta di lavoro,
che si compone di numerose politiche attive che affiancano l’attività di
mediazione vera e propria.
Per valutare comunque il livello qualitativo raggiunto dal servizio
dobbiamo far riferimento a due diversi indicatori presenti nella nostra
scheda, uno relativo all’attività di diffusione di informazioni sulla domanda di lavoro proveniente dalle imprese e l’altro riferito alla modalità attraverso cui viene effettivamente garantito il servizio di incontro
fra domanda ed offerta di lavoro
La diffusione delle informazioni relative alla domanda di lavoro rappresenta un’attività assai importante, che prelude alla mediazione vera
e propria. Attraverso un’efficace diffusione di tali informazioni, infatti,
aumentano le autocandidature dei lavoratori in cerca di occupazione
(che non necessariamente sono in stato di disoccupazione ai sensi del
D.Lgs. 297/2002), consentendo al Centro di svolgere un’attività di selezione maggiormente accurata.
165
Nuove linee di
demarcazione?
CAPITOLO 3
Servizio di
intermediazione
fra domanda e
offerta di lavoro
Quest’anno sono state ammesse riposte multiple rispetto al livello
qualitativo del servizio di diffusione informazioni, così come avvenuto
anche per gli altri servizi; inoltre, visto il progressivo aumento dei Cpi
posizionati nel livello più elevato del servizio, il che inevitabilmente
portava ad una rappresentazione appiattita della situazione reale, si è ritenuto opportuno rimodulare i tre livelli, così da rendere maggiormente “elevato” lo standard necessario per il raggiungimento del livello
più avanzato.
Il servizio di diffusione informazioni sulla domanda di lavoro risulta ormai attivato (tab. 3.8) nella quasi totalità dei Cpi: oltre il 90% dei Centri
affigge gli annunci pervenuti in apposite bacheche poste all’interno del
Centro per l’impiego (livello elementare del servizio); una quota rilevante dei Centri garantisce una diffusione di tali informazioni attraverso
la stampa, gli altri mass-media presenti a livello locale o inserendole su
internet, all’interno di una bacheca virtuale presente nel sito della
Provincia o in quello del Cpi (livello medio); a queste modalità di diffusione se ne aggiungono quest’anno altre, che denotano una maggiore
personalizzazione del servizio: è stata infatti rilevata l’eventuale presenza di una diffusione “mirata” delle offerte attraverso comunicazioni individuali (SMS, e-mail, ecc.). Tale modalità di servizio sta conoscendo una
certa diffusione soprattutto nel Nord del paese, dove è già utilizzata da
oltre il 40% dei Centri. Essa rappresenta indubbiamente un balzo in
avanti anche rispetto alle più evolute forme di diffusione “universalistiche”: in tal caso infatti ciascun soggetto riceve in tempo reale solo le
informazioni che, in base a quanto concordato con il Cpi, lo possono
interessare, evitandogli la periodica consultazione di siti e giornali, e facilitando l’attività di ricerca attraverso una riduzione del paniere di opportunità disponibili. Rispetto alla modalità avanzata del servizio, il Centro e,
soprattutto, il Mezzogiorno appaiono ancora in ritardo nei confronti
dell’area settentrionale, sebbene vi siano alcune regioni (Toscana,
Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) che superano il valore medio nazionale ed una (l’Umbria) che si attesta fra le più avanzate. Passando ad osservare le vera e propria attività di mediazione si nota come a livello puramente quantitativo (fig. 3.4) vi sia una situazione pressoché analoga a
quella dello scorso anno, con oltre il 90% dei Centri in grado di garantire il servizio.
Anche per il servizio di mediazione la griglia di rilevazione del livello
qualitativo raggiunto è mutata rispetto allo scorso anno, prevedendo
anche la possibilità di fornire risposte multiple. I tre quarti dei Cpi (tab.
3.9) sono al momento in grado di fornire alle aziende richiedenti un
elenco di iscritti in possesso della qualifica rispondente a quella richiesta (livello elementare del servizio). Passando ai livelli qualitativamente
166
SERVIZI ATTIVATI
Tabella 3.8 - Presenza e livello qualitativo del servizio di diffusione informazioni sulle
offerte di lavoro per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Livello del servizio di diffusione informazioni sulle offerte di lavoro
Area geografica
Non attivato
______________
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Elementare
______________
Medio
______________
Avanzato
______________
Totale
______________
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
1
3
4
0,0
0,0
0,0
0,8
3,3
0,8
87
97
86
121
89
480
79,8
85,1
97,7
94,5
96,7
90,4
75
85
78
49
37
324
68,8
74,6
88,6
38,3
40,2
61,0
46
55
25
25
5
156
42,2
48,2
28,4
19,5
5,4
29,4
109
114
88
128
92
531
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Figura 3.4 - Attivazione del servizio di incontro fra domanda ed offerta di
lavoro nei Cpi per area geografica, anni 2002 e 2003. Valori percentuali
120
100
80
Nord
99,1 100,0
Centro
Sud
Italia
2003 2003 2004
99,1
100
100 98,9
100
98,9
84,7
84,1
93,3
93,2
2004
84,7
84,1
93,3
93,2
60
40
20
0
Nord
Centro
Sud
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
più strutturati del servizio emerge con chiarezza la distanza fra CentroNord e Mezzogiorno: oltre il 60% dei Centri garantisce infatti alle imprese utenti un vero e proprio servizio di preselezione, spesso sollecitando anche le vacancies presso le stesse (livello medio), ma mentre in
tale situazione si trovano la quasi totalità dei Cpi del Centro, e circa i tre
quarti di quelli del Nord, nel Mezzogiorno sono poco più della metà ed
addirittura 1 su 10 nelle Isole. Andando ad osservare la modalità più
avanzata del servizio, che prevede un’attività di assistenza alla fase di
inserimento dei candidati in azienda, si nota come, a fronte di un dato nazionale che vede quasi un quinto dei Centri in grado di effettuare il servizio vi siano due aree con situazioni assai diverse: nel Nord-Est, infatti,
un simile servizio viene offerto da oltre un terzo dei Centri, mentre nelle Isole in tale condizione non si trova neanche il 5% dei Cpi.
Esaminando le combinazioni fra le diverse modalità di servizio si
può osservare come il solo servizio elementare sia pressoché assente nel
167
Servizio di
intermediazione
fra domanda e
offerta di lavoro
CAPITOLO 3
Servizio di
intermediazione
fra domanda e
offerta di lavoro
Tabella 3.9 - Presenza e livello qualitativo del servizio di incontro fra domanda e
offerta per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Livello dei servizi di incontro domanda/offerta
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Non attivato
______________
Elementare
______________
Medio
______________
Avanzato
______________
Totale
______________
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
1
12
23
36
0,0
0,0
1,1
9,4
24,7
6,7
76
76
76
105
67
400
68,5
66,1
87,4
82,0
72,0
74,9
78
85
83
72
12
330
70,3
73,9
95,4
56,3
12,9
61,8
16
44
15
19
4
98
14,4
38,3
17,2
14,8
4,3
18,4
111
115
87
128
93
534
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Centro Italia, che si mostra ancora una volta come l’area maggiormente equilibrata del paese, mentre rappresenta l’unico servizio erogato
da un quarto dei Cpi del Nord-Ovest, un terzo di quelli del Mezzogiorno ed oltre l’80% di quelli delle Isole. La maggioranza dei Cpi (188 pari al 38,1% di quanti hanno attivato il servizio) espleta il servizio di mediazione attraverso la combinazione delle prime due modalità previste
(percentuale che sale al 70,1% nel Centro), ed una quota non irrilevante (il 13,6%) le combina tutte e tre (tab. 3.10).
È possibile a questo punto procedere alla costruzione di un indice
qualitativo del servizio di mediazione fra domanda ed offerta di lavoro
offerto dai Cpi attribuendo un valore a ciascuna delle diverse modalità
di diffusione delle informazioni e di mediazione ed andando a sommare i valori così ottenuti. Attribuiremo un punteggio di 0,5 al livello
elementare, 1,5 a quello medio e 1 a quello avanzato. L’attribuzione di
pesi diversi si giustifica nel fatto che il “valore aggiunto” dato dalla presenza di ciascuna modalità è differente: il livello elementare indica la
presenza di un servizio allo stato embrionale, mentre il salto fondamentale è rappresentato dal livello medio, che presuppone comunque la presenza di un servizio ben strutturato; il livello avanzato rappresenta poi un ulteriore elemento di qualità, principalmente teso alla
personalizzazione del servizio. Il risultato sarà un indice con campo di
variazione compreso fra 0 (contemporanea assenza del servizio di diffusione informazioni e di quello di incrocio domanda/offerta) e 6 (entrambi i servizi attivati in tutte e tre modalità possibili).
Analizzando la situazione attraverso un siffatto indice il Centro-Nord
appare in grado di garantire servizi di incontro domanda/offerta di livello medio-alto, mentre il Mezzogiorno è ancora attardato su servizi di livello medio-basso; peraltro, nel Sud l’indice di qualità del servizio si avvicina al valore medio teorico (pari a 3), quando invece nelle Isole la situazione appare più difficile. La situazione meridionale è inoltre quella
168
SERVIZI ATTIVATI
Tabella 3.10 - Tipi di servizi di incontro domanda/offerta per area geografica. Valori
assoluti e percentuali (sul totale dei Cpi che hanno attivato il servizio)
Livello dei servizi di incontro domanda/offerta
Area geografica
Elementare (A)
_________________
V. a.
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
27
14
3
43
56
143
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
1
1
2
%
Medio (B)
_________________
Avanzato (C)
_________________
A+B
_________________
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
25,2
12,3
3,4
36,8
81,2
28,9
28
19
8
8
2
65
26,2
16,7
9,2
6,8
2,9
13,2
2
15
2
19
1,9
13,2
0,0
1,7
0,0
3,8
36
37
61
47
7
188
0,0
0,0
1,1
0,0
1,4
0,4
1
4
3
2
10
0,9
3,5
3,4
1,7
0,0
2,0
13
25
11
15
3
67
A+C
B+C
A+B+C
12,1
21,9
12,6
12,8
4,3
13,6
%
33,6
32,5
70,1
40,2
10,1
38,1
Totale
107
114
87
117
69
494
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tabella 3.11 - Indice di qualità del servizio di mediazione fra domanda e offerta per
area geografica
Area geografica
Indice di qualità del servizio
di incontro D/O (media)
N. Cpi
Scarto-tipo
3,5
3,9
4,1
2,6
1,7
3,2
107
114
88
128
92
529
1,51
1,37
0,98
1,58
1,25
1,61
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
maggiormente differenziata (si noti l’elevato valore dello scarto tipo):
accanto ad aree che ottengono valori superiori o pari alla media nazionale (Abruzzo, Calabria e Puglia) ve ne sono altre (Campania) che si fermano alla metà di tale valore. Altrettanto differenziata (seppure su un livello maggiormente elevato) è la situazione del Nord del paese, che vede alcune regioni (Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Valle d’Aosta) posizionarsi poco al di sotto della media nazionale ed altre (Piemonte,
Veneto, Liguria, Emilia Romagna) attestarsi su valori dell’indice superiori
a 4. Maggiormente equilibrata è la distribuzione dei valori nel Centro,
che in tre regioni su quattro (ne resta escluso il Lazio) ottiene un dato
superiore a 4, caratterizzandosi (in media) come l’area con i migliori servizi di incontro fra domanda ed offerta di lavoro (tab. 3.11).
169
Servizio di
intermediazione
fra domanda e
offerta di lavoro
CAPITOLO 3
3.4.1 Domanda di lavoro e canali di reclutamento delle imprese
Quanto frequentemente le imprese si rivolgono agli intermediatori
professionali per il reclutamento del personale? E che ruolo rivestono,
nella ricerca e nell’assunzione di nuovi dipendenti, gli altri canali, da
quelli più innovativi a quelli meno formali? Quanto il mondo produttivo si rivolge ai Centri per l’impiego in questa occasione? Una risposta a
tali questioni viene ricavata su base nazionale dai dati dell’Indagine
Excelsior, alla quale faremo riferimento anche per comprendere, dal
punto di vista delle imprese, l’utilità del sistema pubblico dei Cpi sotto
il profilo dell’intermediazione.
Cominciando dal canale meno utilizzato, quello del recruitment on
line, vediamo come internet venga utilizzato ancora molto poco nel
nostro paese, toccando appena l’1,8% delle aziende. Nel dettaglio,
poi, sono soprattutto le grandi imprese (quelle con oltre 500 dipendenti) a far segnare un ricorso più marcato (10,8%) e quelle dei servizi, rispetto a quelle dell’industria. La localizzazione geografica sembra incidere, invece, assai meno. Si registra, comunque, una crescita negli
anni di questo canale, che nel 2003 contava solo per lo 0,2% delle imprese intervistate.
I canali informali costituiscono da sempre il principale canale di reperimento della manodopera da parte delle imprese. Sempre facendo
uso dei dati del Sistema informativo Excelsior si può, difatti, osservare
che la “conoscenza diretta” e la “segnalazione di conoscenti/fornitori”
fanno registrare i valori più elevati (rispettivamente il 42,6% e il
39,4%), insieme all’utilizzo di banche dati interne aziendali (39,6%). Il
sistema di ricorrere preferibilmente alla conoscenza diretta del candidato, pur mantenendosi al primo posto tra le opzioni, vede nel 2005 ridimensionata la propria quota rispetto ai due anni precedenti, perdendo
dal 2004 all’ultima indagine circa 20 punti percentuali. In crescita, invece, l’uso delle banche dati aziendali (+11,3%).
I Centri per l’impiego, che vengono menzionati nel 2005 dal 10,4%
delle imprese contattate, vedono la maggiore diffusione tra le aziende
medio-grandi (16,3% di quelle con 250-499 dipendenti), sia nel comparto industriale (13,4%) che nei servizi (8%). L’area geografica nella
quale sono più utilizzati è quella del Nord-Est, seguita dal Centro
(12,3% e 12% rispettivamente).
Le Agenzie di somministrazione, da parte loro, raggiungono la media del 4,1% (7% se si considerano le indicazioni derivate dal conteggio delle risposte multiple). Sono molto utilizzate nelle regioni settentrionali, decisamente meno in quelle meridionali (2,9% rispetto al
10,2% del Nord-Est); per queste Agenzie la crescita nel favore delle
170
SERVIZI ATTIVATI
imprese è particolarmente evidente rispetto a quanto si registrava per
le Agenzie interinali.
Per quanto riguarda gli altri canali pubblici (come comuni e università), ci si attesta al 4% del totale, in netto aumento rispetto agli anni
passati, e con una maggiore diffusione nelle imprese medie e grandi,
nelle quali si toccano punte del 37% (si veda tab. 3.12).
Passando infine alla ricerca di personale qualificato (Rpq) sui quotidiani, questa costituisce, ancor oggi, una delle fonti più immediate e
dirette per reclutare forza lavoro da parte del sistema produttivo nazionale. Questo canale di ricerca ha delle caratteristiche precipue48, che lo
fanno tuttora preferire ad altri canali, almeno per la ricerca di determinati profili professionali (internet49, i reticoli sociali50, i Servizi pubblici
per l’impiego51, ecc.) e viene rilevato in maniera continuativa, sin dal
1979, dall’Isfol, in collaborazione con il Centro statistico aziendale
(Csa) di Firenze, nell’ambito dell’Osservatorio sulla domanda di lavoro
qualificato in Italia.
Il ricorso a questo canale di ricerca del personale è, in generale, indice di un bisogno immediato ed urgente che si spera di riuscire a
soddisfare in breve tempo, contando su una veloce risposta all’inserzione da parte dei potenziali candidati e per questa ragione il datore di
lavoro è disposto ad accollarsi l’onere di una costosa inserzione. La ricerca di personale con determinate caratteristiche possedute e il costo
connesso con questa modalità di ricerca fa sì che mediante questo canale si cerchi perlopiù personale di elevata qualificazione, di difficile
reperimento e di acclarata strategicità per la mission aziendale. Si tratta, in buona sostanza, di un’attività assimilabile ad un autentico investimento in capitale umano, da parte delle imprese, che queste sono
presumibilmente disposte a intraprendere solo in presenza di buone
prospettive economiche per il futuro, o di una situazione congiunturale comunque favorevole.
48 Cfr. Mocavini A., Paliotta A.P., I canali di ricerca del personale tra tradizione e innovazione,
Franco Angeli, Milano, 2002.
49 Paliotta A.P., La ricerca di lavoro in rete. La situazione in Italia, Europa e Stati Uniti, con
una Prefazione di Emilio Reyneri, Franco Angeli, Milano, 2004. Cfr. anche Reyneri E., I metodi innovativi, in Mocavini A., Paliotta A.P: (a cura di), La domanda di lavoro qualificato in Italia. I canali di ricerca, le inserzioni a modulo e la curva di Beveridge, con una Prefazione di Ernesto Floro
Caroleo, Franco Angeli, Milano, 2004.
50 Barbieri P., I canali informali: comportamenti di ricerca attiva del lavoro, in Mocavini A.,
Paliotta A.P. (a cura di), cit., 2004. Un approfondimento di questi aspetti, anche con una metodologia appositamente elaborata (network analysis), è oggetto di una specifica indagine sperimentale – sono tuttora in corso di elaborazione i dati – da parte dell’Isfol, in collaborazione con la
Doxa di Milano e l’Università degli studi di Milano – Bicocca.
51 Gilli D. (a cura di), Verso il lavoro. Organizzazione e funzionamento dei Servizi pubblici per
cittadini e imprese nel mercato del lavoro – Monitoraggio 2003, pre-printing, parte I e parte II,
Isfol Editore, Roma, 2004.
171
Domanda di
lavoro e canali di
reclutamento
delle imprese
Domanda di
lavoro e canali di
reclutamento
delle imprese
172
Segnalazioni
conoscenti/
fornitori
Quotidiani e
stampa
specializzata
7,1
5,6
7,2
14,4
26,1
30,6
6,3
7,7
8,3
8,8
7,1
4,1
39,6
33,6
45,7
74,7
77,8
79,8
36,4
42,1
39,5
41,6
39,6
37,9
Banche dati
interne
aziendali
1,8
1,3
1,7
3,6
7,7
10,8
1,1
2,3
2,2
2,0
1,6
1,3
Internet
10,4
10,3
10,6
9,7
16,3
9,2
13,4
8,0
9,8
12,3
12,0
7,9
Centri per
l'impiego
6,8
5,8
4,6
10,8
32,2
37,6
5,1
8,1
8,1
7,9
6,2
4,6
Altre
modalità
superare il valore 100, in quanto le imprese potevano indicare più di una
modalità di selezione.
Fonte: Unioncamere - Ministero del lavoro, Sistema informativo Excelsior, 2005.
7,0
4,1
9,9
20,1
30,2
32,5
8,5
5,8
8,9
10,2
5,5
2,9
Società di
selezione, ass.
di categoria
Modalità di selezione (1)
Società di
lavoro
interinale
Totale
42,6
39,4
16,8
1-9 dipendenti
46,3
43,8
15,9
10-49 dipendenti
38,4
34,5
17,0
50-249 dipendenti
21,0
23,0
17,3
250-499 dipendenti
24,3
21,5
9,5
500 dipendenti e oltre
14,6
5,4
27,8
Industria
45,3
43,8
12,9
Servizi
40,5
36,0
19,8
Nord-Ovest
39,0
36,4
22,2
Nord-Est
39,0
35,9
19,9
Centro
42,4
40,3
14,0
Sud e Isole
50,5
9,6
45,4
(1) La somma dei valori percentuali relativi alle varie modalità indicate può
Conoscenza
diretta
Tabella 3.12 - Imprese secondo le modalità e i canali utilizzati per la ricerca e la selezione di personale nel 2004, per settore di attività,
ripartizione geografica e classe dimensionale (quota percentuali sul totale)
CAPITOLO 3
SERVIZI ATTIVATI
Questo canale si contraddistingue, allora, per l’elevato livello di
qualificazione delle posizioni lavorative richieste dalle imprese, per la
dimensione aziendale, generalmente medio-grande di quest’ultime,
per la ricerca di professioni innovative ed emergenti, ecc. Per tutti questi motivi, la rilevazione della domanda di lavoro qualificato, costituisce uno strumento utile per conoscere e valutare alcune delle varie e
complesse dinamiche in atto nel paese, sia a livello economico complessivo che di tendenza del mercato del lavoro: è essenziale, per stimare i cambiamenti qualitativi intervenuti nella domanda di lavoro; soprattutto nel cercare di verificare tutte quelle tesi che assegnano al
personale di elevata qualificazione – e più in generale al “capitale sociale”52 – un ruolo centrale nello sviluppo di una economia della conoscenza (new economy), un obiettivo ambizioso sancito dal Consiglio
straordinario europeo di Lisbona, del 23-24 marzo 2000.
Le organizzazioni, del resto, dovrebbero investire sempre più in
quel capitale umano che i singoli candidati hanno già conseguito nel
mercato dell’istruzione. Dopo diversi anni, l’ipotesi del capitale umano
non è solo convinzione diffusa tra gli economisti ma viene, oramai,
fatta propria anche dai decisori politici, e dall’opinione pubblica in generale. Il capitale umano può essere distinto in specifico (perfectly
specific training)53 oppure generico (perfectly general training)54. Nel
primo caso, esso si sostanzia in un maggior addestramento rispetto
alle routines aziendali e alla conoscenza di particolari abilità e procedure operative specifiche dell’impresa facendo sì che il dipendente
aumenti la propria produttività nel contesto lavorativo; siccome tali
abilità sono meno richieste e, quindi, di poco valore all’esterno dell’azienda quest’ultima si può permettere di non retribuirla interamente:
il risultato finale è che sembra prevalere, soprattutto all’interno di
52 “La net economy ha ridotto costi di transazione di distanza e di tempo, inciso
positivamente, quindi, su selezione avversa e azzardo morale e facilitato la formazione e la
crescita di tale forma di “capitale sociale”“, Giuseppe De Filippi, Giuseppe Pennisi, La new
economy e “l’inizio della storia”, in Idem (a cura di), La net economy nella Pubblica
Amministrazione, Scuola superiore della Pubblica Amministrazione (Sspa), Sspa edizioni, Roma,
2002, p. 52. Cfr. anche, Daewon Choi, Giuseppe De Filippi, Giuseppe Pennisi, La net economy
nella Pubblica Amministrazione 2004, Scuola superiore della Pubblica Amministrazione (Sspa),
Sspa edizioni, Roma, 2003.
53 “Completely specific training can be defined as training that has no effect on the productivity of
trainees that would be useful in other firms. Much on-the-job training is neither completely specific nor
completely general but increases productivity more in the firms providing it and falls within the definition
of specific training”, Gary Stanley Becker, Human Capital. A Theoretical and Empirical Analysis with Special
Reference to Education, National Bureau on Economic Research (Nber), New York (NY), 1964, p. 26.
54 “Perfectly general training would be equally useful in many firms and marginal products
would rise by the same extent in all of them. Consequently, wage rates would rise by exactly the
same amount as the marginal product and the firms providing such training could not capture
any of the return”, ibidem, p. 20.
173
Domanda di
lavoro e canali di
reclutamento
delle imprese
CAPITOLO 3
Domanda di
lavoro e canali di
reclutamento
delle imprese
mercati del lavoro poco permeabili all’esterno, la formazione di capitale umano specifico55. Il capitale generico può essere utilizzabile, invece, in diversi contesti lavorativi; l’impresa deve pagare una remunerazione più alta per esso poiché la manodopera deve essere ricompensata per l’aumento di produttività che questa comporta: si tratta di
tutte quelle capacità e competenze che possono essere fatte valere in
situazioni lavorative meno contestualizzate e che appartengono, in
misura maggiore, al lavoratore che può, quindi, trasferire questo capitale in altri impieghi.
L’ipotesi che qui si fa è che attraverso il canale delle inserzioni a
modulo le aziende cerchino in misura maggiore capitale umano generico, o acquisendolo all’inizio di una carriera lavorativa, oppure, in
modo più verosimile, “rubandolo” ai propri concorrenti (cherry
picking). A dir il vero, in moltissimi casi la distinzione non è così netta
poiché, ad esempio, vi possono essere competenze specifiche strettamente connesse ad un intero settore produttivo o correlate all’esercizio di un corpus teorico-pratico tipico di un determinato gruppo
professionale, vi possono essere modelli organizzativi peculiari all’interno di uno stesso segmento competitivo, l’assegnazione o meno a
mansioni codificate e rigide versus autonomia decisionale e molte altre possibilità ancora, tutte situazioni che fanno sì che l’acquisizione
di tale capitale sia in parte specifico e in parte generico: alla fine, l’elemento privilegiato è quello della precedente esperienza lavorativa
nella quale si trovano raggruppati sia il capitale generico che quello
che si potrebbe definire intra-settoriale o intra-professionale.
In conclusione, le imprese sono disposte a pagare per la ricerca di
capitale umano generico, e in parte specifico, e lo fanno ricorrendo ai
canali professionali (inserzioni sulla stampa, Centri per l’impiego,
Agenzie di somministrazione di lavoro, Agenzie di ricerca e selezione
del personale, Agenzie d’intermediazione, ecc.). In queste situazioni, l’azienda remunera in misura maggiore sia il capitale generico da essi
posseduto che una parte di capitale specifico intra-settoriale o intra-professionale.
55 “Seguendo la logica del mercato concorrenziale, il costo della formazione di capitale umano specifico dovrebbe invece essere accollato interamente all’impresa, in quanto questa non corre il rischio di favorire le imprese concorrenti lasciandosi portare via lavoratori già addestrati. Per
contro, a meno di poter escludere con sufficiente certezza il rischio del licenziamento i lavoratori
non sono disposti a pagare per una formazione specifica, in quanto sanno che quello stesso capitale umano non ha alcun valore al di fuori dell’impresa”, Checchi D., Scuola, formazione e mercato del lavoro, in Brucchi L., Manuale di economia del lavoro, Il Mulino, Bologna, 2001, p. 53.
174
SERVIZI ATTIVATI
3.4.2 Canali di mercato. Le inserzioni a modulo
Nel corso dell’anno 2004 il numero dei posti di lavoro offerti tramite inserzioni “a modulo”56 su quotidiani italiani ha registrato un lieve
incremento rispetto al 2003, attestandosi poco al di sotto delle
113.500 unità (tab. 3.13). La variazione percentuale intervenuta, rispetto al 2003, è pari al 6,2%. La tendenza ad un aumento delle inserzioni viene confermata dai dati rilevati nel corso del primo semestre
2005; per questo periodo gli annunci su quotidiani italiani da parte di
aziende private si è assestato su una cifra di poco superiore alle
71.000 unità, rispetto alle 58.118 del primo semestre 2004.
L’aumento percentuale intervenuto è pari a circa il 23%. Non è facile capire se il pur debole cenno di ripresa sia il risultante di un maggiore utilizzo del canale di ricerca da parte delle aziende legato a fenomeni di una attesa ripresa del mercato o, più semplicemente, di un “riassestamento fisiologico” successivo ad anni particolarmente negativi.
Infatti, l’analisi dei risultati trimestrali evidenzia come l’incremento del
dato annuo si sia realizzato quasi esclusivamente nel quarto trimestre
(+42% rispetto il corrispondente trimestre del 2003), piuttosto che,
nel primo e secondo trimestre del 2004; in questi trimestri, infatti, sono state offerte circa il 6% di opportunità lavorative in meno rispetto
agli stessi periodi dell’anno precedente.
Alla buona performance del canale “inserzioni a modulo” hanno
contribuito, in maniera determinante, le regioni del Nord, nelle quali la
richiesta a mezzo stampa di collaboratori qualificati è aumentata del
22,7%, seguite da quelle del sud, che registrano un incrementano, rispetto al 2003, del 6,2%. Negativo invece il risultato del Centro, nel
quale le offerte di lavoro diminuiscono del 10%. Il risultato sorprendente delle regioni centrali, rilevato negli ultimi due anni, nei quali le offerte, aventi sede lavorativa in tale ripartizione, superavano quelle delle regioni settentrionali, quest’anno non è confermato. A causa della
contrazione rilevata, ma anche della più consistente espansione delle offerte qualificate avvenuta nel Nord, le differenze tra le due ripartizioni
geografiche non sono più così evidenti: nel 2004 il Nord supera di circa 1.500 unità le offerte relative al Centro.
Le offerte di lavoro oltre i confini nazionali sono caratterizzate, su
base annua, da una flessione pari al 16,2% e vedono quindi diminuire,
seppur in lieve misura, il loro peso percentuale.
56 Ci si riferisce all’indagine sulle offerte di lavoro qualificato pubblicate sui principali
quotidiani nazionali e locali; l’indagine condotta dall’Isfol, in collaborazione con il Centro
statistica aziendale (Csa) di Firenze, prende in considerazione le inserzioni “a modulo” che le
aziende utilizzano per la ricerca di personale dipendente.
175
CAPITOLO 3
Canali di
mercato. Le
inserzioni a
modulo
Tabella 3.13 - Numero dei posti offerti tramite annunci su quotidiani per sede. Anni
2000-2004
Periodo
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2003 - I trim.
II trim.
III trim.
IV trim.
2004 - I trim.
II trim.
III trim.
IV trim.
Italia
Estero
Totale
Nord
Centro
Sud
Italia
generica
Totale
Italia
generale
37.018
42.584
42.543
54.233
81.075
118.721
81.410
50.071
34.186
41.954
10.701
10.690
5.562
7.233
9.695
9.630
8.376
14.253
13.377
17.514
18.801
21.160
35.050
41.961
40.467
51.407
45.018
40.494
12.001
12.139
10.182
10.696
10.843
11.672
8.259
9.720
12.493
7.542
8.198
12.078
15.857
16.043
14.467
13.583
10.274
10.915
3.997
1.808
2.078
2.391
4.052
2.569
1.954
2.340
12.518
20.528
16.337
31.560
45.065
40.060
29.529
18.001
15.511
18.513
5.176
4.242
3.179
2.914
5.594
3.168
2.829
6.922
75.406
88.168
85.879
119.031
177.047
216.785
165.873
133.062
104.989
111.876
31.875
28.879
21.001
23.234
30.184
27.039
21.418
33.235
3.351
4.885
4.708
3.931
3.137
4.428
3.864
2.635
1.876
1.573
918
337
277
344
592
303
255
423
78.757
93.053
90.587
122.962
180.184
221.213
169.737
135.697
106.865
113.449
32.793
29.216
21.278
23.578
30.776
27.342
21.673
33.658
15,0
-0,1
27,5
49,5
46,4
-31,4
-38,5
-31,7
22,7
-9,4
-9,9
50,6
97,1
30,9
7,3
12,5
65,6
19,7
-3,6
27,0
-12,4
-10,0
-9,6
-3,8
-18,9
-9,1
64,0
-20,4
93,2
42,8
-11,1
-26,3
-39,0
-13,8
19,4
8,1
-25,3
-11,0
137,5
16,9
-2,6
38,6
48,7
22,4
-23,5
-19,8
-21,1
6,6
-5,3
-6,4
2,0
43,0
45,8
-3,6
-16,5
-20,2
41,2
-12,7
-31,8
-28,8
-16,2
-35,5
-10,1
-7,9
23,0
18,2
-2,7
35,7
46,5
22,8
-23,3
-20,1
-21,2
6,2
-6,2
-6,4
1,9
42,8
Variazioni %
1994/95
1995/96
1996/97
1997/99
1999/00
2000/01
2001/02
2002/03
2003/04
2003/2004 - I trim.
II trim.
III trim.
IV trim.
-39,6
8,7
47,3
31,3
1,2
-9,8
-6,1
-24,4
6,2
1,4
42,1
-6,0
-2,1
Fonte: Isfol-Csa.
Una delle caratteristiche rilevate dall’indagine di cui ci stiamo occupando è la nazionalità di appartenenza delle aziende promotrici. Questa
può risultare un’informazione importante, in tempi di globalizzazione,
per valutare il peso delle aziende straniere e multinazionali che offrono opportunità occupazionali all’interno del nostro paese, e che quindi contribuiscono all’andamento dell’occupazione nella nostra economia. Anche
nel 2004, come consuetudine da alcuni anni, la quasi totalità delle
aziende che utilizzano il canale della carta stampata per far conoscere e
soddisfare le proprie esigenze di nuovi collaboratori, è di nazionalità italiana. La percentuale passa, dal 2003 al 2004, dal 93% al 95,1%.
176
SERVIZI ATTIVATI
La diminuzione della presenza di aziende estere è imputabile in
particolar modo alle multinazionali (-30%), che raccolgono anche la
quota più alta tra le straniere (4,5%). Sempre piuttosto basso l’apporto delle imprese esclusivamente europee, che, pur in presenza di un
consolidamento dell’Unione europea e nella prospettiva di un suo allargamento, non sembrano rivolgersi con particolare interesse al nostro
paese nella ricerca di collaboratori qualificati, almeno per quanto riguarda l’utilizzo del canale oggetto di analisi.
3.4.3 Attività economiche
Nel corso del 2004, il settore economico che ha richiesto il maggior
numero dei posti di lavoro è stato quello dei servizi alle imprese: le occasioni lavorative da esso provenienti si assestano poco al di sotto di
46.700, portando così la quota percentuale a crescere dal 35,7% del
2003 al 41,2% del 2004 (fig. 3.5).
Figura 3.5 - Offerte per attività economica in Italia
Altro
Servizi
2004
Credito
2003
Comm.
2002
Costruz.
2001
Altre man.
2000
Chim.
Farm.
Metalm.
Tessili
Aliment.
1999
Fonte: Isfol-Csa.
Dopo due anni di flessione crescente (-20% nel 2001 e -34% nel
2002), che hanno visto l’assottigliarsi del settore, e dopo un primo aumento nel 2003 (+7%), nell’anno 2004 (+22,4%) il settore dei servizi
alle imprese torna ad occupare un posto predominante, tra quelli che
utilizzano i quotidiani nella ricerca di personale qualificato.
Per quanto riguarda il settore industriale, i risultati positivi del comparto metalmeccanico (+2%) e delle altre manifatturiere57 (+17,9%)
57 La voce “Altre industrie manifatturiere” comprende: mobilio e legno, materiali da
costruzione, carta e poligrafiche, altre manifatturiere (gomma, giocattoli, oro, plastica, ecc.), beni
di consumo, beni strumentali.
177
Canali di
mercato. Le
inserzioni a
modulo
CAPITOLO 3
riescono a bilanciare le flessioni negative registrate nel tessile e nell’abbigliamento, nella chimica e nell’alimentare, ma soprattutto nelle
costruzioni (-14,8%), portando così l’intero settore ad una sostanziale
stabilità rispetto all’anno 2003 (+0,5% nel complesso). Da sottolineare la flessione, seppur in lieve misura, della quota di mercato dell’intero comparto, che passa dal 21,5% al 20,3%. Come evidenziato dalla
fig. 3.6, che riporta l’andamento della percentuale sul totale delle offerte nell’industria in Italia, il risultato del 2004 comporta l’annullamento di quasi tutto l’incremento manifestatosi due anni fa, che aveva
fatto ben sperare, circa la futura performance del settore. Va sottolineata, comunque, la sostanziale stabilità di questo settore che probabilmente ha vissuto periodi altalenanti dovuti a diversi fattori esterni,
quali il “boom” della new economy, avvenuto nel biennio 1999/2000 e
che sembra comunque essersi esaurito. Rispetto allo scorso anno, il
settore del credito e delle assicurazioni è caratterizzato da una modesta
contrazione (-2,1%) e da un’incidenza percentuale del 4,1%. Sembra
quindi essersi esaurita la corsa in discesa di tale comparto che dopo
due anni di forte contrazione (-61,6% nel 2001 e -61,1% nel 2002) –
molto probabilmente imputabili ad una riallocazione di risorse umane
o ad un riassorbimento degli “esuberi”, in seguito ai fenomeni di fusione che hanno interessato le aziende – ed uno di crescita (+15,7% nel
2003), si inserisce nell’anno 2004 in un contesto pressoché stabile rispetto all’anno precedente.
Il settore del commercio si conferma anche per il 2004 il settore più
in crisi, caratterizzato da una flessione su base annua del 10%, che ha
portato le offerte a scendere al di sotto delle 11.400 unità, pari ai livelli
del fenomeno nel 1996.
Fonte: Isfol-Csa.
178
2004
2003
2002
2001
1999
1998
1997
1996
1989
15
1988
20
1995
25
1994
35
30
1993
40
1992
45
Industria
Industria + Costruzioni
ustria + Costruzioni
Industria
41,39
44,57
44,81
49,24
40,34
44,45
40,43
36,81
36,12
39,24
36,02
39,28
34,40
37,13
36,59
39,56
30,35
33,38
38,67
40,73
25,89
27,94
22,48
23,92
19,36
20,83
18,02
19,63
18,78
20,73
18,71
21,48
18,11
20,33
1991
50
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
1990
55
2000
Figura 3.6 - Offerte di lavoro nell’industria italiana
Valori percentuali
Attività
economiche
SERVIZI ATTIVATI
3.4.4 Le professioni: in crescita le amministrative
L’analisi quantitativa dei posti di lavoro resi disponibili per tipo di
professione individua nelle amministrative le professioni che sono risultate maggiormente interessanti per le aziende inserzioniste. Il risultato positivo che le caratterizza non è di poco impatto: le professioni
amministrative crescono infatti più del 31%, dopo tre anni in cui la
flessione era arrivata a superare il 60%, tornando ad essere le più richieste e superando nuovamente quelle legate al commercio. Queste
ultime si caratterizzano per una sostanziale stabilità in termini assoluti
(+0,4% rispetto il 2003) ma non in termini di incidenza percentuale:
la quota di mercato diminuisce infatti dal 33% a poco più del 31%.
Si attenua il costante calo, registrato nel corso degli anni, delle professioni liberali e tecnico-scientifiche: dopo tre anni in cui la contrazione delle rispettive offerte si assestava sul 72%, nel 2004 diminuiscono
soltanto dell’1%. Proprio queste ultime si configurano come le professioni generalmente connesse al più elevato livello di qualità; in tal senso un lieve miglioramento nel livello dell’offerta privata italiana é riscontrabile anche nelle caratteristiche in termini di requisiti richiesti.
Negativo il risultato riferito alle offerte di professioni legate all’industria, diminuite nel complesso del 13%.
Diminuiscono le professioni legate all’industria estrattiva (-17%) ed
anche all’industria di trasformazione (-8%), mentre aumentano le richieste di professioni legate all’industria delle costruzioni (+9%), contribuendo ad attenuare la perdita del gruppo, in termini di quota di mercato.
Diminuisce il numero di professioni inserite nella voce “altre professioni”, (-1,4%). A questo gruppo sono ricondotte le professioni per le
quali non è prevista una specifica catalogazione; la diminuzione nasce
da un miglioramento metodologico e di analisi più accurata di un fenomeno, e probabilmente da un assestamento delle declaratorie professionali che sono comunque in continua evoluzione.
L’esame delle professioni più richieste può essere approfondito fino
ad arrivare a disporre una graduatoria non solo con riferimento ai
grandi gruppi professionali, ma anche nel dettaglio dei singoli tipi di
impiego di cui hanno necessità le aziende. A tal proposito, la tab. 3.14
contiene l’elenco delle 40 più richieste nel corso del 2004 ed è costruita utilizzando la classificazione Istat delle professioni del 2001.
Diversamente dagli anni precedenti, dove i tecnici della distribuzione
commerciale occupavano saldamente la prima posizione, nell’anno
2004 questi si perdono una posizione collocandosi al secondo posto, come diretto riflesso della crisi del settore commercio rilevata nei paragrafi
precedenti, e, pur aumentando del 2% in termini assoluti, perdono circa un
punto percentuale in termini di quota di mercato. Da notare che le difficoltà
di questo settore non sembrano influenzare i commercianti ambulanti
che salgono dal quinto al quarto posto, guadagnando il 61% circa.
179
CAPITOLO 3
Le professioni: in
crescita le
amministrative
Tabella 3.14 - Le professioni più richieste in Italia. Collaboratori qualificati (Codifica
Istat 2001)
Professioni
Tecnici in scienze
Tecnici della distrib. comm.
Tecnici dei rapporti con mercati
Commercianti ambulanti
Tecnici dell’amm. e org.
Cond. imp. x lav. metalli
Esperti sc. gest., comm., banc.
Tecnici ingegneri
Matematici e fisici
Montatori macchine
Servizi ristoro
Tecnici dell’attività finanz-assicur.
Cassieri
Elettricisti e elettrotecnici
Ingegneri
Commercianti minuto
Direttori di grandi az. private
Addetti accoglienza e informazione
Fonditori
Impr. e amm. grandi az. private
Personale gestione stock
Muratori edili
Add. assemblaggio
Cond. Veicoli a motore
Prof. tecniche nel turismo
Direttori dip. di grandi az. private
Tecnici paramedici
Ausiliari di magazzino
Ausiliari serv. ricreativi-culturali
Personale segreteria
Tecnici dei servizi ricr. e cult.
Prime 40 professioni
Altre
Totale
2003
Numero
% sul
totale
8.629
17.268
9.398
6.250
5.914
7.818
4.268
5.178
2.380
2.225
3.294
2.648
908
1.232
1.057
1.493
1.119
706
1.056
459
1.196
704
630
408
523
425
315
338
3.916
232
377
94.717
12.148
106.865
8,1
16,2
8,8
5,8
5,5
7,3
4
4,8
2,2
2,1
3,1
2,5
0,8
1,2
1
1,4
1
0,7
1
0,4
1,1
0,7
0,6
0,4
0,5
0,4
0,3
0,3
3,7
0,2
0,4
88,6
11,4
100
2004
Numero
% sul
totale
18.749
17.613
10.224
10.063
6.219
6.014
4.422
4.358
2.483
2.106
2.061
1.947
1.304
1.271
1.138
1.023
988
925
914
843
799
777
775
703
641
525
489
394
394
384
356
103.705
9.744
113.449
16,5
15,5
9
8,9
5,5
5,3
3,9
3,8
2,2
1,9
1,8
1,7
1,1
1,1
1
0,9
0,9
0,8
0,8
0,7
0,7
0,7
0,7
0,6
0,6
0,5
0,4
0,3
0,3
0,3
0,3
91,4
8,6
100
Variazioni
%
117,3
2
8,8
61
5,2
-23,1
3,6
-15,8
4,3
-5,3
-37,4
-26,5
43,6
3,2
7,7
-31,5
-11,7
31
-13,4
83,7
-33,2
10,4
23
72,3
22,6
23,5
55,2
16,6
-89,9
65,5
-5,6
9,5
-19,8
6,2
Fonte: Isfol-csa.
Il mutamento più evidente ha riguardato la prima posizione della
classifica: vi troviamo infatti, i tecnici in scienze, passati dalle circa
8.600 offerte del 2003 alle oltre 18.700 di quest’anno, con una variazione percentuale del 117% ed un raddoppio della quota di mercato
(passata da 8,1% del 2003 a 16,5% del 2004). Scendono invece dalla
seconda alla terza posizione i tecnici dei rapporti con i mercati seppur
caratterizzati da incremento dell’8% rispetto all’anno 2003 ed oltrepassando i 10.000 posti offerti.
180
SERVIZI ATTIVATI
3.5 Orientamento
Dai dati sintetizzati nella tab. 3.15 si evince come il servizio di orientamento da almeno un paio di anni si stia consolidando in una percentuale molto alta di province e Centri per l’impiego. Il percorso di
crescita del servizio si muove, dunque, più che sul piano dell’estensione, su quello della specializzazione e della qualità. Rispetto alla rilevazione precedente, la percentuale di attivazione del servizio di orientamento cresce di pochi punti percentuali, attestandosi, nei Cpi italiani, al
92% circa dell’universo considerato; nel 7% dei casi i servizi vengono
svolti in esternalizzazione.
La distribuzione macroterritoriale non presenta differenze significative; è, invece, importante sottolineare come in alcune regioni la totalità dei Cpi dichiari attivato il servizio: Piemonte, Trentino, Marche,
Umbria, Basilicata e Calabria. L’area nella quale l’orientamento viene
Tabella 3.15 - Livello di attivazione ed esternalizzazione del servizio di
orientamento per area geografica. Valori assoluti e percentuali
Regione
Non attivata
V. a.
%
Attivata
V. a.
%
Esternalizzata
V. a.
%
Totale
V. a.
%
Liguria
Lombardia
Piemonte
Valle d'Aosta
Totale Nord-Ovest
1
2
3
0,0
1,5
0,0
66,7
2,8
10
64
29
1
104
83,3
98,5
100,0
33,3
95,4
2
2
16,7
0,0
0,0
0,0
1,8
12
65
29
3
109
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Emilia Romagna
Friuli VG
Trentino
Veneto
Totale Nord-Est
2
2
4
0,0
11,1
0,0
4,9
3,5
22
16
18
39
95
59,5
88,9
100,0
95,1
83,3
15
15
40,5
0,0
0,0
0,0
13,2
37
18
18
41
114
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Lazio
Marche
Toscana
Umbria
Totale Centro
1
1
3,4
0,0
0,0
0,0
1,1
28
13
30
5
76
96,6
100,0
75,0
100,0
87,4
10
10
0,0
0,0
25,0
0,0
11,5
29
13
40
5
87
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Molise
Puglia
Totale Sud
2
7
2
11
13,3
0,0
0,0
15,2
0,0
4,9
8,6
13
8
15
37
3
38
114
86,7
100,0
100,0
80,4
100,0
92,7
89,1
2
1
3
0,0
0,0
0,0
4,3
0,0
2,4
2,3
15
8
15
46
3
41
128
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Sardegna
Sicilia
Totale Isole
Italia
7
17
24
43
25,0
26,6
26,1
8,1
21
39
60
449
75,0
60,9
65,2
84,7
8
8
38
0,0
12,5
8,7
7,2
28
64
92
530
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
181
CAPITOLO 3
Orientamento
più frequentemente esternalizzato è il Nord-Est, con l’Emilia Romagna
che fa registrare ben il 40,5% dei Cpi che erogano attività di orientamento presso strutture esterne.
Anche nella rilevazione censuaria del dicembre 2004 sono stati predefiniti tre livelli qualitativi per registrare le modalità di esercizio del servizio; l’articolazione adottata quest’anno è in parte diversa da quella
dell’anno precedente. Nel livello A (elementare) ci si riferisce alla sola
compilazione della scheda professionale; nel livello B (medio) alla realizzazione di colloqui individuali e all’individuazione del percorso professionale, formativo o di riqualificazione professionale; gli orientatori
nel livello C (avanzato) attuano invece una verifica e un aggiornamento periodico del progetto di inserimento professionale individuale. Su
scala nazionale, il livello medio risulta anche quest’anno essere quello
maggiormente diffuso, (75,1%), seguito da quello elementare (62,6%)
e quello avanzato (28,2%). In questa ultima rilevazione, nella quale
erano previste risposte multiple, emerge una presenza massiccia delle
due modalità avanzate, a dimostrazione di come il servizio si stia sempre
più specializzando ad un livello di qualità elevato, potendo contare su
figure professionali altamente specializzate, che tendono sempre più a
soddisfare la variegata, quanto complessa, domanda dell’utenza.
Per quanto riguarda il livello medio, il Nord-Ovest e il Centro della penisola presentano le percentuali più elevate di ricorrenza (rispettivamente il 94,4% e il 93,2%) con ben 3 regioni, le Marche, la Toscana e
l’Umbria, che hanno tutti i loro Cpi che realizzano il servizio anche con
questa modalità.
Sul versante del livello di attuazione elevato, si nota come nel suo
28,2%, sia il Centro Italia la macroarea più rappresentata, con
l’Umbria, ma soprattutto la Toscana e le Marche che mostrano percentuali ben sopra il 70%; nelle regioni del Nord Italia, più votate all’industria, le percentuali di tale modalità di attuazione del servizio di orientamento non superano il 40%. Per quanto riguarda il Sud della penisola, si registrano i progressivi avanzamenti compiuti dalla Campania
sulla modalità di attuazione media, ma è soprattutto la Calabria, sempre su questo livello qualitativo, ad aver fatto il balzo più forte in avanti; infatti, ben 14 Cpi, sui 15 in totale censiti, attuano questa metodologia di intervento orientativo, pari al 93,%, in progresso rispetto alla già
elevata percentuale dello scorso anno (73,3%).
Non sono molti i dirigenti che quest’anno hanno ritenuto l’orientamento come un servizio di punta dei propri Spi locali: questo giudizio
è dovuto prevalentemente al fatto che, essendo stato avviato già da
parecchio tempo “a pieno regime”, si dà quasi per “scontata” la sua
erogazione, anche quando risulti strutturata per prestazioni sofisticate.
182
SERVIZI ATTIVATI
Nel Centro della penisola si segnalano i casi di Perugia e Pistoia;
nel primo, il servizio è reso qualificante in quanto la Provincia si fa in
carico di individuare il fabbisogno sia delle aziende sia dei disoccupati,
in termini di competenze. Di conseguenza ciò rende forte il serviziooutput di orientamento e mediazione. Anche nel caso del collocamento della Legge 68, si applica lo stesso principio con ottimi risultati, poiché si ha sempre un collocamento mirato. Nel caso di Pistoia, si sottolinea l’importanza che l’orientamento assume nel suo percorso di integrazione con gli altri servizi: l’accoglienza, i tirocini, le forme di accompagnamento al lavoro, la preselezione. L’efficacia dei risultati raggiunti dall’utente, secondo l’intervistato, si deve misurare dal percorso
dei servizi, nella sua totalità e complessità, e non solamente con il risultato del servizio di incontro domanda e offerta.
Nel Mezzogiorno, una buona iniziativa si segnala a Lecce, dove la
Provincia ha istituito una rete per l’orientamento: OrientaLavoro, che
si basa sulla gestione e organizzazione di una rete di Centri di informazione e orientamento che operano, garantendo standard operativi e di
offerta formativa omogenei. I Centri Orientalavoro sono presenti presso i Cpi di Lecce, che funge da Agenzia di coordinamento dei servizi, a
Maglie, Nardò e Tricase, oltre a Centri/sedi del Barese. Sempre nel
Sud, a Potenza molto ben organizzato ci sembra il servizio di orientamento nell’obbligo formativo, mentre a Pescara tale servizio rappresenta una punta di eccellenza in quanto è organizzato con personale
specializzato, psicologi con esperienza pluriennale maturata oltre che nel
settore pubblico anche in quello privato.
Nel Nord Italia, a Imperia l’attività abbraccia a 360 gradi tutti i potenziali fruitori del servizio. Si comincia, infatti, dai ragazzi delle scuole
medie per arrivare alle persone che hanno perso il lavoro. In particolare, all’interno dei Centri, l’attività orientativa consiste nella definizione di
un percorso individuale mirato all’inserimento lavorativo che tenga
conto delle attitudini, delle competenze e della realtà del mercato del
lavoro locale e prevede un colloquio approfondito finalizzato ad accertare il profilo, le motivazioni, le attitudini del candidato. Inoltre la
Provincia organizza “sessioni tecniche per la ricerca di lavoro” dove, in
gruppi di 12 persone circa, si insegnano agli utenti alcune tecniche per
superare con successo una selezione del personale. Il servizio offre anche l’opportunità di partecipare ad unità orientative collettive, tese alla
conoscenza del mercato del lavoro locale e delle tecniche di ricerca attiva d’impiego. A Bergamo, invece, è il bilancio di competenze la metodologia che rappresenta il momento orientativo più significativo; essa
è necessaria per la costruzione del proprio progetto professionale,
promuovendo, tra l’altro, anche la formazione e la riqualificazione pro183
Orientamento
CAPITOLO 3
Orientamento
fessionale. Il counselling psicologico è la fase più importante del servizio di orientamento nella Provincia di Forlì-Cesena; essa è un’attività
appaltata all’esterno, gestita su appuntamento, per conto della
Provincia, da parte del Ce.Trans., in due spazi (Forlì e Cesena) esterni al
Centro per l’impiego, ma comunque gratuiti per l’utenza. Il counselling psicologico è uno strumento di aiuto per tutti coloro che incontrano difficoltà durante la propria esperienza formativa e nei percorsi di
inserimento al lavoro e si struttura in un percorso di colloqui individuali, finalizzati ad attivare un processo di potenziamento delle capacità
di assumere decisioni che riguardano la propria vita formativa e lavorativa; ricostruire e valorizzare le risorse individuali da investire nel superamento della situazione di transizione; favorire un processo di riorganizzazione del rapporto fra soggetto ed esperienza formativa/lavorativa e riattivare un processo di progettualità bloccata. A Padova e a
Belluno si sottolinea l’efficienza del servizio di orientamento dedicato
ai disabili e alle categorie protette in genere, mentre a Sondrio, l’orientamento costituisce una componente strutturale del percorso di
ogni persona lungo tutto l’arco della vita e rappresenta un’attività fondamentale per lo sviluppo di politiche attive del lavoro, finalizzate a
migliorare le opportunità occupazionali, a sostenere la creazione di
nuova imprenditorialità e a promuovere pari opportunità per i soggetti più deboli. Per attività di orientamento s’intendono gli interventi di
carattere informativo, formativo e consulenziale, finalizzati a promuovere l’autoorientamento e a supportare la definizione di percorsi
personali di formazione e lavoro ed il sostegno all’inserimento lavorativo attraverso i seguenti servizi:
• l’informazione orientativa: è rappresentata da un Sistema informativo
strutturato, cartaceo e/o multimediale, su opportunità di formazione e
di lavoro, aperto ai bisogni informativi di utenze giovani e/o adulte ed accessibile mediante esplorazioni personali e/o con l’assistenza di un
esperto;
• la formazione orientativa: è rappresentata dall’erogazione di moduli brevi destinati a gruppi di utenti con omogenei fabbisogni informativo-formativi, su particolari aree tematiche connesse al processo orientativo (es. tecniche attive di ricerca del lavoro; le nuove
forme del lavoro; mercato del lavoro e delle professioni; analisi di
attitudini, risorse, competenze; orientamento all’autoimprenditorialità; costruzione di un progetto professionale);
• la consulenza orientativa: si configura come una “relazione di aiuto individualizzato”, che mira a favorire, anche mediante specifi184
SERVIZI ATTIVATI
che metodologie, la conoscenza di sé, la scoperta delle proprie attitudini, delle capacità e degli interessi e la chiarificazione delle
motivazioni, per giungere a definire un proprio progetto professionale e a individuare le vie per attuarlo.
Innovativa e originale, per concludere, è l’iniziativa attivata nella provincia di Milano: il Job Cafè, soprattutto per la sua valenza di carattere
preminentemente socializzante. Il Job cafè è una struttura, parallela, alternativa e trasversale ai classici servizi offerti dai Cpi, configurata come
posto di ristoro, “l’ambiente è brioso, rilassante, accogliente, giovanile e regna un clima di informalità. Job cafè offre servizi specialistici gratuiti rivolti alle persone in cerca di occupazione, o che desiderano riqualificarsi,
o realizzare percorsi formativi e di orientamento”58.
Una Provincia “orientativa”
Nella Provincia di Reggio Emilia, nel corso del 2004, una parte
degli utenti che hanno utilizzato i servizi dei Cpi, ha beneficiato anche del servizio di orientamento. Su 5718 accessi, 1456 persone
hanno usufruito del servizio di informazione orientativa, 2416 di
quello attinente alla consulenza orientativa, mentre 414 adolescenti hanno partecipato ai programmi dell’obbligo formativo. Gli utenti, invece, che sono stati coinvolti in incontri di gruppo sono stati
1234. È intenzione della Provincia, data la rilevanza della gamma
dei servizi offerti nell’ambito dell’orientamento, continuare a garantire tali funzioni insieme al Centro di orientamento provinciale
Polaris. Di per sé Polaris ha garantito nel 2004 un volume di 856
consulenze orientative, con un aumento del 50% rispetto all’anno
precedente. Nel 2004 le esperienze estive di alternanza scuola-lavoro sono state 1.122, con il coinvolgimento di 27 Istituti superiori e
Cpi e di 671 aziende ospitanti. Viene inoltre confermato, anche nell’ultimo documento provinciale di programmazione, “l’investimento strategico sui tirocini di orientamento anche tramite procedure
di bando aperto (just in time), onde promuovere la flessibilità dello
strumento in rapporto ai fabbisogni emergenti”. Tali servizi, alcuni,
come l’informazione e la consulenza orientativa, sono “obbligatori
per legge” e risultano, indipendentemente da questo, essenziali per
un gran numero di persone in cerca di prima o di nuova occupazione e possono essere così sintetizzati:
• gruppi sulle professioni; tali gruppi hanno l’obiettivo di informare gli
58 Gergo F., Pavoncello D. (a cura di), Modelli organizzativi e operativi dei servizi di orientamento nei Centri per l’impiego, in “Monografie dell’Azione Accreditamento delle Strutture”, p. 209, n.
1/2005.
185
Orientamento
CAPITOLO 3
utenti sulle diverse capacità professionali ricercate nel mercato
del lavoro locale, sui requisiti professionali e personali necessari e
sui percorsi professionali necessari per poter essere assunti in
specifiche realtà produttive;
Orientamento
• laboratorio sulle ricerche attive del lavoro; esso consente di acquisire le tecniche per la stesura del curriculum vitae e della lettera di autocandidatura ed aiuta a comprendere le inserzioni di lavoro e come presentarsi al colloquio di selezione;
• inserimenti in percorsi di tirocinio o di formazione professionale;
tale strumento è utilizzato per i disoccupati con bassa scolarità
che intendono riqualificarsi e rientrare nel mondo del lavoro. Si effettuano degli incontri di gruppo e poi individuali per la raccolta
delle disponibilità, che vengono poi valutate con l’Ente di formazione fino alla conclusione di un Patto formativo. Al termine del
percorso intrapreso, i Centri per l’impiego promuovono l’inserimento lavorativo del soggetto;
• attività di orientamento rivolta a studenti delle scuole secondarie
inferiori e superiori; vengono illustrati i servizi e i percorsi previsti dall’ordinamento per assolvere l’obbligo formativo e vengono svolte attività informative sulle opportunità presenti nel mercato del lavoro
locale e sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro. La provincia è
fortemente impegnata nel definire sempre meglio, per ciascun
servizio, gli ambiti specifici di intervento, i soggetti operativi ed un
catalogo di opportunità chiaro. In questi anni si è lavorato per l’ulteriore qualificazione di Polaris in “un ottica di rete con il sistema
della scuola, dell’università, della formazione professionale, dei
servizi per il lavoro, e l’attivazione di servizi di orientamento e consulenza presso i Centri per l’impiego”.
3.6 Promozione dell’inserimento lavorativo
Con l’art. 18 della L. 196 del 1997, nota come “Pacchetto Treu”, sono
stati introdotti e regolamentati i tirocini formativi e di orientamento, la cui
disciplina è stata successivamente puntualizzata con il Decreto ministeriale 142/98. Con tale decreto, il Ministero ha, nel dettaglio, individuato le
finalità ed i limiti di durata di questo istituto, le relative modalità di attivazione, nonché gli obblighi che dallo stesso scaturiscono.
In termini generali, occorre innanzi tutto precisare che i tirocini sono
un’esperienza formativa di tempo limitato da svolgersi presso strutture,
sia pubbliche che private, rivolta a soggetti che hanno assolto l’obbligo
186
SERVIZI ATTIVATI
scolastico e finalizzata a favorire l’incontro tra giovani e mercato del lavoro. Esso non si configura in alcun modo come rapporto di lavoro e, come tale, non implica l’erogazione di una retribuzione a favore del tirocinante, né comporta a carico dell’impresa un obbligo di assunzione.
Salvo quanto sopra, occorre precisare che i tirocinanti devono comunque essere assicurati – o dall’ente promotore o dall’azienda – presso
l’Inail, nonché presso idonea compagnia assicuratrice per la responsabilità civile verso terzi.
L’attuazione di questo istituto avviene mediante la stipula di una
convenzione sottoscritta tra ente promotore, impresa ospitante e tirocinante, corredata da un progetto formativo e di orientamento concordato dall’impresa e dal tirocinante.
Per monitorare e supportare lo svolgimento di un adeguato percorso formativo, sia l’ente promotore che l’azienda ospitante devono indicare un proprio tutor come responsabile, rispettivamente, degli
aspetti didattico-organizzativi e dell’inserimento in azienda. In virtù di
quanto disposto all’art. 2 DM n. 142/1998, i tirocini possono essere
promossi anche su proposta degli Enti bilaterali e delle associazioni
sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, da:
• amministrazioni regionali o provinciali;
• Centri per l’impiego;
• università e istituti universitari statali e non statali;
• provveditorati agli studi;
• istituzioni scolastiche statali e non statali;
• centri pubblici di formazione professionale e orientamento;
• comunità terapeutiche, enti ausiliari, cooperative sociali iscritte
negli albi regionali.
Possono, inoltre, essere promossi anche da istituzioni formative private, non aventi scopo di lucro, diverse da quelle indicate in precedenza, sulla base di una specifica autorizzazione della regione, fatta salva la
possibilità di revoca.
Secondo quanto previsto dall’art. 1 del citato decreto ministeriale, ogni
impresa può ospitare tirocinanti in numero differenziato in relazione alla propria forza lavoro.
La durata massima del tirocinio è commisurata al grado di istruzione dei tirocinanti e/o alla loro posizione più o meno svantaggiata sul mercato del lavoro; in particolare, tale durata può variare tra un minimo di
quattro ed un massimo di ventiquattro mesi. I limiti temporali, differen187
Promozione
dell’inserimento
lavorativo
CAPITOLO 3
Promozione
dell’inserimento
lavorativo
temente individuati, vanno intesi come tetti massimi di durata del tirocinio, potendo nelle convenzioni essere previsti eventualmente solo durate inferiori. In tal caso, è espressamente prevista la possibilità che il tirocinio venga prorogato, sempre entro la durata massima prevista.
Non vengono, invece, posti limiti alla possibilità che un beneficiario
della misura effettui più tirocini in diverse strutture ospitanti.
Per definire il campo di indagine nell’ambito della sua attività di monitoraggio l’Isfol ha preliminarmente operato una distinzione tra tirocini
formativi e tirocini di orientamento. Tale distinzione risiede essenzialmente nelle diverse finalità dei due tipi di tirocinio. I primi sono destinati a realizzare momenti di alternanza tra sistema formativo e lavoro e mirano ad
integrare, attraverso l’effettuazione di esperienze pratiche, le conoscenze
acquisite frequentando corsi scolastici, di formazione professionale, universitari e post-universitari. I secondi sono diretti ad agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro (funzione propria di orientamento) ma anche a favorire l’incontro tra domanda
e offerta di lavoro (funzione di inserimento al lavoro). Seguendo un’impostazione già avanzata da altri abbiamo deciso di utilizzare come criterio principale per operare la distinzione quello dell’ente promotore, intendendo come tirocini di orientamento quelli promossi da strutture di servizio all’impiego, e come formativi quelli promossi da istituzioni formative (scuole, università, Centri di formazione professionale). Perciò, i tirocini di orientamento da noi analizzati sono quelli promossi dai Spi, ed il monitoraggio su queste attività dei Spi è stato articolato in una fase censuaria ed una campionaria. Nella fase censuaria 2004 è stato inserito un apposito questionario rivolto alle province, al fine di rilevare informazioni quantitative sui tirocini promossi dai Spi. Questo rapporto intende offrire una
lettura sintetica dei dati rilevati mettendoli in relazione con dati provenienti da altre fonti informative onde fornire il materiale necessario per una valutazione complessiva di questa misura.
3.6.1 Dati quantitativi su imprese e tirocinanti
Va preliminarmente osservato che la natura dei tirocinanti può essere considerata intermedia tra quella di persone in cerca di occupazione e quella di
occupati, anche quando questi sono a termine; ciò rende più difficile l’individuazione della peculiarità dei dati sui tirocini in termini comparativi rispetto a quelli strutturali dell’universo di riferimento. Le informazioni su imprese
e tirocinanti raccolte nel questionario consentono di tracciare un profilo della domanda e dell’offerta di tirocini nel 2003.
Complessivamente sono stati rilevati circa 25.200 tirocini svolti in circa 15.200 imprese (tab. 3.16), che rappresentano la quasi totalità dei ti188
SERVIZI ATTIVATI
rocini. L’area in cui si sono svolti più tirocini è il Centro (34,3%), seguito da Sud e Isole (23,3%) e Nord-Ovest (22,6%), mentre il Nord-Est si
colloca ultimo con poco meno del 20%.
La distribuzione delle imprese vede al primo posto il Centro con il
31,1% e ad una certa distanza il Nord-Ovest (26,8), a seguire Nord-Est
(24,4%) e Mezzogiorno (17,7%).
Tabella 3.16 - Distribuzione di imprese e tirocini per regione e area geografica
Regione
Imprese
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
Italia
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
1.881
1.273
916
1.974
21
88
1.627
2.058
211
952
1.502
944
81
185
1.057
81
52
203
89
15.195
4.070
3.710
4.723
2.692
Tirocini
Valori assoluti
2.343
2.184
1.173
2.552
20
123
2.286
2.529
308
1.316
4.492
1.828
118
326
1.761
291
92
1.092
353
25.187
5.700
4.981
8.645
5.861
Imprese
Tirocini
Valori %
12,4
8,4
6,0
13,0
0,1
0,6
10,7
13,5
1,4
6,3
9,9
6,2
0,5
1,2
7,0
0,5
0,3
1,3
0,6
100,0
26,8
24,4
31,1
17,7
9,3
8,7
4,7
10,1
0,1
0,5
9,1
10,0
1,2
5,2
17,8
7,3
0,5
1,3
7,0
1,2
0,4
4,3
1,4
100,0
22,6
19,8
34,3
23,3
N. tirocini per 1.000
persone in cerca di
occupazione
25,5
14,4
29,3
36,1
1,0
20,5
39,2
34,6
17,7
53,6
22,9
67,3
7,9
0,8
8,8
8,3
0,5
3,1
3,2
9,6
20,0
31,1
27,7
4,3
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005 e RTFL Istat media 2003.
La regione con il maggior numero di interventi è il Lazio (circa 4.500
tirocinanti), dove peraltro il 70% di essi è stato promosso nella provincia di Roma, seguita da Veneto, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, e
Lombardia (tutte con oltre 2.000 interventi); le regioni meridionali di gran
lunga più attive sono l’Abruzzo e la Puglia (con circa 1.800 tirocini) seguite dalla Sicilia (con 1.092 tirocini) mentre nelle altre regioni del Sud
189
Dati quantitativi
su imprese e
tirocinanti
CAPITOLO 3
Dati quantitativi
su imprese e
tirocinanti
il numero di interventi sta nelle poche centinaia o decine. La Valle
d’Aosta, infine, è l’unica regione che non ha realizzato tirocini, mentre
Bolzano ha realizzato solo tirocini estivi.
Una corretta valutazione dell’intensità dell’intervento mediante tirocini a livello territoriale deve, tuttavia, tenere conto della struttura di aggregati del mercato del lavoro in qualche modo comparabili (ad es. le
persone in cerca di occupazione, o i nuovi occupati a termine, o più in
generale i nuovi occupati). Per fare questo si riporta nell’ultima colonna della tab. 3.16 il numero di tirocinanti per mille persone in cerca di
occupazione in ciascuna regione. Il valore medio dell’indicatore è 9,6 mentre le medie per ripartizione geografica mostrano il primato del Nord-Est
(31,1), seguito da Nord-Ovest e Centro (rispettivamente 20 e 27,7) tutti a grande distanza dal Sud e Isole (4,3), con performance effettivamente molto povere delle regioni meridionali (con l’eccezione dell’Abruzzo)
e di valori invece ampiamente sopra la media nazionale in tutte le regioni centrali e settentrionali. Questa evidenza può essere in parte
spiegata con il fatto che le regioni meridionali hanno un maggior tasso
di inoccupazione, che rappresenta il denominatore dell’indicatore scelto; inoltre, occorre considerare che fino al 2002, soprattutto nelle aree
svantaggiate, il principale strumento di inserimento lavorativo erano i piani di inserimento professionale.
3.6.2 Caratteristiche delle imprese
Per ciò che riguarda più da vicino le tipologie di imprese interessate all’intervento, si rileva che circa il 70% delle aziende ospitanti appartengono al terziario, al cui interno la quota relativa alle aziende del commercio
è particolarmente rilevante (29% del totale), una quota analoga appartiene al settore industriale, mentre del tutto trascurabile è il ruolo delle imprese agricole, che raggiungono appena l’1,2% (tab. 3.17).
Tale distribuzione non muta nelle sue linee fondamentali se si considerano le ripartizioni: tuttavia, è opportuno notare come nel Centro e
nel Nord-Est siano più rilevanti le imprese del terziario appartenenti agli
altri servizi (che rappresentano oltre il 40% del totale della ripartizione),
mentre nel meridione si riscontra la quota più elevata di imprese del commercio (37,4%). La variabilità a livello regionale è senz’altro maggiore,
spesso determinata dal fatto che in alcune regioni la numerosità delle
aziende è esigua (ad esempio il Friuli Venezia Giulia e la Calabria).
Dall’analisi dei dati relativi alla dimensione d’azienda (tab. 3.18), notiamo che il 61% delle imprese ospitanti è di piccole dimensioni (fino
a 15 addetti), circa il 23% ha un numero di addetti compreso tra 16 e
50 e il rimanente 17% superiore a 50.
190
SERVIZI ATTIVATI
Caratteristiche
delle imprese
Tabella 3.17 - Le caratteristiche delle imprese: settori di attività
Regione
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria*
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna*
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia*
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
Italia
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Agricoltura
Industria
Commercio
Altri servizi
Totale
0,5
1,9
1,2
2,6
0,0
0,0
0,7
0,6
0,0
0,6
0,5
3,5
0,0
0,0
1,4
0,0
0,0
2,4
0,0
1,2
1,1
1,8
0,6
2,0
29,5
31,6
19,2
38,7
28,6
19,3
22,4
22,6
16,6
33,1
22,2
38,1
51,9
25,4
35,9
33,3
5,8
12,1
15,7
28,9
29,1
32,1
24,3
33,2
33,4
24,3
38,3
20,4
0,0
19,3
25,4
22,3
42,7
20,7
38,0
35,9
23,5
34,6
38,0
46,9
26,9
44,9
44,9
29,0
30,7
22,1
27,9
37,4
36,6
42,3
41,3
38,3
71,4
61,4
51,6
54,5
40,8
45,6
39,3
22,5
24,7
40,0
24,7
19,8
67,3
40,6
39,3
40,9
39,2
44,1
47,2
27,5
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
La dimensione media delle aziende tende a ridursi man mano che ci
si sposta da Nord verso Sud: il Nord-Ovest è la ripartizione con la quota più elevata di aziende grandi (19,8% nella media della ripartizione e
29,5% in Lombardia) e il Nord-Est con quella più bassa di piccole
(50,1%); mentre l’opposto accade per il meridione dove si registra
una quota assai elevata di piccole imprese (67,3%, e ben il 91,8% in
Sicilia). Appare di rilievo il fatto che, rispetto all’universo produttivo italiano, le imprese con tirocinanti e con oltre 50 addetti sono una quota
decisamente maggiore rispetto alla classe dimensionale minore.
Questo fatto connota, del resto, tutti gli interventi di questo genere
ed è spiegabile con l’operare di “barriere all’entrata” di cui risentono le
imprese di minori dimensioni, soprattutto in termini di difficoltà di accesso alle informazioni, di capacità progettuali e di costi fissi da sostenere; nel caso specifico, inoltre, si può ipotizzare che le piccolissime imprese siano “culturalmente” meno interessate ad ospitare un tirocinante, visto talvolta come una “perdita di tempo”, ed abbiano maggiori difficoltà nell’individuare un tutor.
191
CAPITOLO 3
Caratteristiche
delle imprese
Tabella 3.18 - Le caratteristiche delle imprese: classe dimensionale
Regione
Fino a 15 addetti
Da 16 a 50 addetti
Oltre 50 addetti
Totale
73,8
0,0
51,5
80,1
50,1
40,0
0,0
50,0
50,4
64,3
47,1
52,5
72,2
61,0
48,1
58,2
74,0
74,1
55,8
91,8
51,7
15,0
0,0
18,9
13,8
31,3
6,7
0,0
40,9
30,7
22,4
19,1
32,4
12,0
22,0
30,9
22,5
16,8
14,8
30,8
4,8
27,0
11,2
0,0
29,5
6,1
18,7
53,3
0,0
9,1
18,9
13,3
33,8
15,1
15,8
16,9
21,0
19,2
9,1
11,1
13,5
3,4
21,3
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Italia
61,1
22,4
16,6
100,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
63,4
50,1
64,0
67,3
16,8
31,2
21,1
19,3
19,8
18,6
15,0
13,4
100,0
100,0
100,0
100,0
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria*
Veneto*
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna*
Toscana*
Umbria*
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia*
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
3.6.3 Caratteristiche dei tirocinanti
Per quanto riguarda le caratteristiche dei tirocinanti (tab. 3.19), si
registra a livello nazionale una netta prevalenza di donne (58,7%).
La distribuzione territoriale di tale quota mostra una netta divaricazione tra Nord e Centro da un lato, per i quali la percentuale si attesta
al 61%, e meridione dall’altro, nel quale la percentuale delle donne
impiegate è minoritaria (49%). Questi dati, tuttavia, appaiono abbastanza in linea con le tendenze differenziate per area geografica sia
della nuova occupazione, sia di chi è in cerca di occupazione, ed anzi se
confrontiamo la quota di tirocinanti femmine con l’analoga quota tra
le persone in cerca di occupazione delle fasce di età più giovani (presumibilmente le potenziali beneficiarie dell’intervento), emerge come la
presenza femminile tra i tirocinanti sia leggermente superiore a quella
tra le persone in cerca di occupazione (fig. 3.7).
192
SERVIZI ATTIVATI
Caratteristiche dei
tirocinanti
Tabella 3.19 - Distribuzione dei tirocinanti per sesso
Regione
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
Maschi
Femmine
Totale
39,1
0,0
40,4
34,3
41,3
30,0
0,0
23,6
36,9
34,1
46,2
32,1
43,5
49,3
63,6
56,4
50,3
74,6
48,9
45,0
46,5
60,9
0,0
59,6
65,7
58,7
70,0
0,0
76,4
63,1
65,9
53,8
67,9
56,5
50,7
36,4
43,6
49,7
25,4
51,1
55,0
53,5
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Italia
41,3
58,7
100,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
38,6
38,8
37,5
51,5
61,4
61,2
62,5
48,5
100,0
100,0
100,0
100,0
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Figura 3.7 - Presenza femminile nei tirocini: confronto con le persone in
cerca di occupazione
Quota tirocinanti femmine
Quota persone in cerca di occupazione (15-29) femmine
Nord-Ovest
Nord-Est
tirocinanti
femmine
61,4
60,0
a 50,0
persone in cerca di
occupazione (15-29)
40,0
femmine
54,8
30,0
6,6
Centro
70,0
Quota
20,0
Sud e Isole
61,2
62,5 48,5
54,8
6,4
56,1 47,6
6,4 0,9
10,0
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005 e RTFL Istat media 2003.
193
CAPITOLO 3
Caratteristiche dei
tirocinanti
Tabella 3.20 - Distribuzione dei tirocinanti per titolo di studio
Regione
Licenza
media
Qualifica
professionale
Diploma
secondario
Laurea
e oltre
Totale
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria*
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna
Toscana
Umbria*
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria*
Sicilia*
Sardegna
40,7
0,0
21,5
27,4
42,7
0,0
0,0
19,5
29,3
17,3
28,7
15,3
38,6
33,2
25,4
24,5
30,7
21,0
46,6
1,4
41,6
14,0
0,0
6,4
0,9
4,6
7,1
0,0
3,3
3,8
3,3
10,4
2,0
5,1
4,0
0,0
0,6
14,3
1,0
1,4
0,1
4,5
31,0
0,0
36,3
53,4
31,9
21,4
0,0
54,5
40,6
48,4
53,0
50,5
45,5
49,3
58,5
65,0
48,0
78,0
45,2
97,4
42,2
14,2
0,0
35,9
18,3
20,7
71,4
0,0
22,8
26,3
31,0
7,8
32,1
10,9
13,5
16,1
9,8
7,0
0,0
6,8
1,2
11,6
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Italia
29,0
5,6
46,0
19,4
100,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
30,5
35,9
24,9
25,8
8,3
4,2
3,8
5,9
37,7
36,4
47,9
60,0
23,5
23,5
23,4
8,2
100,0
100,0
100,0
100,0
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Figura 3.8 - Grado di istruzione dei tirocinanti: confronto con le persone in
cerca di occupazione
Tirocinanti
Persone in cerca di occupazione
29,0
50,0
35,3
a
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
Obbligo
Qualif. professionale
Diploma
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005 e RTFL Istat media 2003.
194
Laurea e oltre
SERVIZI ATTIVATI
Caratteristiche dei
tirocinanti
Tabella 3.21 - Distribuzione dei tirocinanti per classe di età
Regione
Fino a 20
Da 21 a 26
Da 27 a 32
33 e oltre
Totale
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia*
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
17,3
0,0
17,4
12,0
38,4
20,0
0,0
43,9
24,0
20,7
21,4
14,8
17,4
15,5
5,9
8,3
26,1
24,7
18,5
5,0
13,9
39,3
0,0
34,5
46,5
32,6
30,0
0,0
29,3
43,2
37,3
30,5
33,0
39,9
33,9
53,4
62,3
47,4
69,1
44,6
45,9
46,7
26,2
0,0
37,3
30,1
17,0
45,0
0,0
15,4
25,3
26,8
39,0
37,6
26,2
33,0
25,4
22,4
18,8
5,5
26,1
34,7
26,9
17,2
0,0
10,8
11,4
12,0
5,0
0,0
11,4
7,4
15,2
9,1
14,6
16,6
17,6
15,3
7,1
7,8
0,7
10,9
14,4
12,5
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Italia
20,9
39,3
27,0
12,8
100,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
16,2
31,8
18,4
18,3
38,9
37,4
36,9
44,6
31,4
20,9
29,5
25,2
13,5
9,9
15,2
11,9
100,0
100,0
100,0
100,0
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
La tab. 3.20 riporta la distribuzione dei tirocinanti per titolo di studio.
Da questa emerge come quasi la metà dei giovani abbia conseguito un
diploma di scuola secondaria superiore (46%); seguono coloro che hanno concluso la scuola dell’obbligo (29%) e quindi chi ha compiuto studi universitari (19,4%), mentre la quota di persone con la qualifica professionale che non dà accesso all’università è pari al 5,6%. A livello ripartizionale si nota nuovamente una certa discrepanza tra meridione da
un lato e le altre aree dall’altro. La prima infatti presenta una quota di
persone con studi universitari sensibilmente più bassa (8,2%) a vantaggio, soprattutto, dei diplomati. Nel complesso, le ripartizioni con il grado di istruzione più elevato sono il Nord-Ovest e il Nord-Est con il 23,5%
di laureati, seguite dal Centro (23,4%), che ha allo stesso tempo la quota più bassa di persone con la licenza media. Confrontando a livello nazionale la distribuzione dei tirocinanti con quella delle persone in cerca di occupazione tra i 15 e i 29 anni si rileva come il livello medio di istruzione dei tirocinanti sia abbastanza più elevato (fig. 3.8): a fronte infat195
CAPITOLO 3
Caratteristiche dei
tirocinanti
Tabella 3.22 - Esiti occupazionali per regione
Regione
Esiti occupazionali
Quota sugli avviati
Piemonte
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
Veneto
Friuli V.G.
Bolzano
Trento
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
836
696
492
892
8
99
1.087
618
147
574
1.472
441
33
56
545
118
19
n.d.
147
35,7
31,9
50,9
35,0
40,0
80,5
47,6
24,4
47,7
43,6
32,8
24,1
28,0
17,7
30,9
40,5
20,7
n.d.
41,6
Italia
8.280
34,7
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
2.024
2.086
2.811
1.359
36,8
41,9
32,5
28,6
*
*
**
*
* Dato parziale.
** Per Roma dato stimato.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
ti di quote di diplomati e di persone con qualifica professionale molto
simili, si registra una quota di tirocinanti laureati di circa 9 punti più elevata, completamente compensata da un livello inferiore di persone con
la scuola dell’obbligo.
Per quanto riguarda, infine, l’età delle persone coinvolte in tirocini, i
dati (tab. 3.21) mostrano chiaramente come la misura, pur non ponendo vincoli sull’età dei beneficiari, si rivolga di fatto essenzialmente
ai giovani: la quota delle persone con almeno 33 anni, infatti, è pari ad
appena il 12,8%.
Circa il 40% dei tirocinanti, invece, si colloca nella fascia d’età compresa tra i 21 e i 26 anni; associando questo dato alla già vista prevalenza di
diplomati è possibile individuare come tipologia rilevante di tirocinanti quella di diplomati che hanno iniziato subito a cercare lavoro o hanno abbandonato l’università. Notevole è anche la presenza di giovani tra i 27 e i 32
anni (27%), mentre i giovanissimi superano di poco il 20%.
196
SERVIZI ATTIVATI
Questa distribuzione non muta in modo considerevole tra le diverse ripartizioni ad eccezione del Nord-Est dove la quota di giovanissimi
(31,8%) supera quella di chi ha tra i 27 e i 32 anni (20,9%); inoltre, contrariamente a quanto ci si poteva attendere, non sembra che l’età media
sia più elevata nel meridione rispetto alle altre ripartizioni. La variabilità a
livello regionale è, ovviamente, maggiore e non sono rari i casi in cui si assiste ad un’inversione di posizione tra le due classi di età centrali.
3.6.4 Gli esiti occupazionali
L’aspetto cruciale della valutazione delle misure di politiche del lavoro rimane, in ogni caso, quello della loro efficacia ai fini di un inserimento occupazionale dei beneficiari. Sulla base delle informazioni
parziali ricevute dai Cpi si è ricavato un indicatore di “esito” dei tirocini,
concepito come la percentuale dei giovani che, a conclusione del tirocinio, sono stati assunti in una qualsiasi forma da una azienda.
Tuttavia, poiché non tutti i Cpi hanno fornito il dato relativo al numero di tirocinanti assunti nella stessa azienda e solo pochi sono stati
in grado di individuare pienamente l’eventuale assunzione presso altra azienda, questo indicatore rappresenta una netta sottostima del
successo del tirocinio, inteso appunto come un passaggio verso una
qualsiasi occupazione presso qualunque impresa o ente.
Gli esiti occupazionali come qui definiti, osservabili nella tab. 3.22,
mostrano che circa il 35% dei giovani conclude in modo positivo l’esperienza del tirocinio.
Le differenze tra ripartizioni sono però piuttosto nette e rispecchiano
le diverse condizioni dei mercati del lavoro locali: nel meridione la quota di successi è inferiore al 30%; nel Nord-Est si avvicina al 42%, mentre
il Nord-Ovest e il Centro si collocano in una posizione intermedia con il
36,8% e il 32,5% rispettivamente. A livello regionale si assiste ad una
notevole variabilità; limitando l’attenzione alle regioni con un numero
consistente di interventi si osservano tassi di successo molto elevati in
Emilia Romagna (47,6%) e Liguria (oltre il 50%), mentre sono più deludenti le performance di Campania e Calabria che si collocano ampiamente al di sotto dei risultati medi delle rispettive aree.
Questo aspetto, insieme alle altre evidenze già osservate, lascia intravedere il prevalere di una diversa concezione del tirocinio stesso, diviso tra forma di formazione e selezione di personale qualificato da un lato, e strumento di contenimento del costo del lavoro meno qualificato
dall’altro. Se ciò è vero, sembrerebbe che nel meridione prevalga questa seconda visione (ed in questo senso l’assunzione post tirocinio
non sarebbe funzionale all’impiego di manodopera a termine ed a
197
Caratteristiche dei
tirocinanti
CAPITOLO 3
Gli esiti
occupazionali
bassissimo costo), mentre nelle aree dove l’occupazione è più qualificata e la disoccupazione è inferiore questo strumento pare essere usato maggiormente per formare giovani istruiti e verificarne la produttività
potenziale in vista di un futuro impiego più stabile.
3.6.5 Altre caratteristiche dei tirocini
Altre caratteristiche dei periodi di inserimento lavorativo rilevate riguardano la durata dei tirocini, il numero di interruzioni anticipate e di
eventuali sostituzioni, infine il numero di proroghe.
Per ciò che riguarda la durata dei tirocini (fig. 3.9 e tab. 3.23), si rileva come circa il 95% di essi non superi i 6 mesi: in particolare, a livello nazionale vi è un addensamento della distribuzione sui tirocini
compresi tra i 3 e i 6 mesi (57,7%), seguiti da quelli più brevi, ovvero che
non superano i 3 mesi (36,1%); il 5,6% si colloca tra i 6 e i 12 mesi,
mentre è bassissimo il numero di tirocini che supera l’anno.
Figura 3.9 - Distribuzione dei tirocini per durata e area geografica
Fino a 3 mesi
Oltre 12 mesi
80,0
70,0
60,0
50,0
40,0
64,3
78,3
30,0
20,0
10,0
-
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Quest’ultima circostanza, del resto, da un punto di vista normativo è
prevista solo nel caso dei tirocinanti disabili. In ogni caso, se si considera che la durata di un anno può essere raggiunta se i tirocinanti sono laureati, è evidente che c’è una preferenza anche da parte delle aziende verso periodi di inserimento più brevi di quelli concessi dalla legge.
Coerentemente con quanto già detto in merito alla diversa concezione del tirocinio da parte delle imprese meridionali, anche qui la distribuzione per ripartizione mostra un divario tra Nord-Ovest e NordEst da un lato e Centro e Sud dall’altro. Nelle ripartizioni settentrionali,
infatti, risultano ampiamente prevalenti i tirocini di durata brevissima, più
funzionali ad un addestramento; nelle altre aree, invece, si assiste fre198
SERVIZI ATTIVATI
Tabella 3.23 - Distribuzione dei tirocini per durata
Regione
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
Veneto*
Friuli Venezia Giulia
Bolzano
Trento
Emilia Romagna*
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
Fino a
3 mesi
Oltre 3 fino
a 6 mesi
53,3
41,5
0,0
51,0
69,3
54,8
45,0
0,0
100,0
39,1
40,2
34,3
29,3
11,4
26,4
14,4
34,0
18,9
15,8
35,3
0,0
15,9
0,0
46,8
21,9
41,8
50,0
0,0
0,0
47,9
58,8
56,9
55,4
77,4
64,1
79,7
60,7
79,4
84,2
63,2
99,0
74,5
Oltre 6 fino
a 12 mesi
Oltre
12 mesi
Totale
2,6
2,6
100,0
0,0
2,2
8,6
3,1
5,0
0,0
0,0
12,8
0,6
8,5
15,0
10,6
8,3
5,9
5,2
1,6
0,0
1,5
0,5
9,6
0,0
0,0
0,2
0,4
0,0
0,0
0,0
0,2
0,4
0,3
0,3
0,6
1,2
0,0
0,0
0,2
0,0
0,0
0,5
0,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
0,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Italia
36,1
57,7
5,6
0,6
100,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
55,7
48,3
27,9
17,2
39,5
43,7
64,3
78,3
3,7
7,7
7,4
4,0
1,1
0,3
0,4
0,5
100,0
100,0
100,0
100,0
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
quentemente a maggiori durate, più compatibili con un utilizzo “ordinario” del tirocinante. Le regioni in cui è maggiormente sfruttata la possibilità di durate superiori ai 6 mesi sono Marche, Emilia Romagna,
Lazio e Sardegna. Per i dati relativi alle interruzioni anticipate dei tirocini (tab. 3.24), non è possibile stabilire in modo corretto i tassi di interruzione perché non sempre i dati si riferiscono alla totalità dei tirocini
svolti a livello provinciale.
Ciò nonostante, il confronto tra numero di interruzioni e numero di sostituzioni fornisce un’interessante indicazione circa la capacità (o la volontà) di procedere, in caso di interruzioni anticipate, alla sostituzione.
Il valore dell’indicatore a livello nazionale indica come solo per poco meno di un tirocinio interrotto su 5 vi sia una sostituzione, ma anche
qui i comportamenti delle quattro ripartizioni sono profondamente diversi: nel meridione per circa il 45% delle interruzioni si riesce a provvedere ad una sostituzione, valore che nelle Isole supera il 50% a fron199
Altre
caratteristiche dei
tirocini
CAPITOLO 3
Altre
caratteristiche dei
tirocini
Tabella 3.24 - Interruzioni anticipate e sostituzioni
Regione
Piemonte*
Valle d'Aosta
Lombardia*
Liguria*
Veneto*
Friuli Venezia Giulia*
Bolzano
Trento
Emilia Romagna*
Toscana
Umbria
Marche
Lazio*
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia*
Sardegna
Interruzioni
Sostituzioni
Tasso di sostituzioni
360
0
223
157
434
7
0
20
601
293
2
120
378
280
18
35
169
39
15
8
24
174
0
30
5
9
0
0
0
147
4
0
13
30
178
2
14
48
1
1
4
14
48,3
0,0
13,5
3,2
2,1
0,0
0,0
0,0
24,5
1,4
0,0
10,8
7,9
63,6
11,1
40,0
28,4
2,6
6,7
50,0
58,3
Italia
3183
674
21,2
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
740
1062
793
588
209
156
47
262
28,2
14,7
5,9
44,6
* Manca il dettaglio per una o più province o Cpi.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
te, peraltro, di un numero di interruzioni molto basso; mentre risulta
particolarmente efficiente l’Abruzzo che in oltre il 60% dei casi riesce a
fornire una sostituzione. All’estremo opposto si trovano le regioni del
Centro che solo in 6 casi su 100 riescono a fornire una sostituzione, la
tendenza all’interno dell’area è omogenea. In una posizione intermedia
si collocano le regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est che riescono a
coprire rispettivamente il 28,2% e il 14,7% delle interruzioni: la regione più attiva sotto questo profilo è il Piemonte (48,3%), seguita
dall’Emilia Romagna (24,5%) e quindi dalla Lombardia (13,5%).
Tutto ciò è in linea con quanto ipotizzato: se prevale l’aspetto investimento formativo c’è meno interesse per la sostituzione di chi dovesse interrompere il tirocinio, mentre se prevale l’utilizzo come “occupato
a costo del lavoro ridotto” un tirocinante vale l’altro, specie se vi è contestualmente ampia disponibilità di persone in cerca di occupazione.
200
SERVIZI ATTIVATI
3.6.6 Placement universitario
Nel panorama dell’incontro domanda/offerta di lavoro qualificato
in Italia, le università si propongono con varie iniziative che tendono
ad intensificare il proprio ruolo formativo e non, nei confronti delle richieste di professionalità che il territorio locale e nazionale esprime.
Esistono, va detto, due linee di pensiero prevalenti: una secondo la
quale l’università deve seguire di pari passo, mediante la rimodulazione continua dei corsi, l’andamento oscillante della tipologia della domanda di lavoro, l’altra che sostiene l’importanza di una formazione
più generalista, di base, da arricchire e perfezionare in seguito, tramite
formazione mirata in azienda.
In ogni caso, già la riforma universitaria (Dm 509/99) ha costretto
l’università stessa a rivedere ed a riprogettare il proprio ruolo nei confronti della realtà produttiva e dell’ambiente socio economico di riferimento. Le profonde e rapide trasformazioni che negli ultimi anni hanno investito l’economia, la tecnologia e l’organizzazione influiscono
sempre più e talvolta in modo radicale sulla natura e sulla struttura del
lavoro. Di contro, negli ultimi anni, gli Atenei hanno messo a disposizione strumenti e servizi per l’inserimento nel mondo della produzione e
del lavoro, anche se non sempre l’interazione tra università e imprese,
è risultata molto efficiente, essendo ancora legata in molti casi ad iniziative sporadiche e sperimentali. Ogni facoltà è impegnata attualmente,
con la nuova riforma, a rivedere la didattica ed i contenuti dei propri
corsi di laurea e soprattutto ad orientare i curricula verso un percorso formativo più preciso rispetto al passato, tenendo anche conto delle esigenze del territorio, con lo scopo di essere in grado di offrire agli studenti prospettive lavorative più concrete rispetto al passato59.
Nel corso del 2004 dall’osservazione di alcuni “casi” si è potuto apprezzare una sempre più vivace apertura delle università all’esterno;
alcune hanno sviluppato metodologie già consolidate, altre, con minore tradizione operativa, hanno ricercato forme e possibilità di azione
il più possibile aderenti ai dettami della nuova riforma.
59 Nella sostanza la Riforma (detta del 3+2) offre agli studenti piani di studio più brevi e titoli che consentono la libera circolazione delle professionalità all’interno dell’Unione europea; i
corsi sono articolati in due cicli, il primo di durata triennale per il conseguimento della laurea di primo livello ed il secondo di durata biennale per la laurea specialistica. Successivamente sono possibili percorsi formativi per il perfezionamento scientifico e per l’alta formazione (master universitari). Sono rimasti in vigore la specializzazione (specie nel settore degli studi sanitari) ed il dottorato di ricerca; si sono inoltre introdotti i Crediti formativi universitari (Cfu) per misurare la
quantità e qualità di lavoro richiesta allo studente e per tutelare il diritto alla mobilità fra percorsi
formativi all’interno del percorso universitario. L’obiettivo dichiarato risiede dunque nell’implementare la capacità dell’Università di formare professionalità, intesa come insieme di specifiche
competenze, coerenti con le nuove esigenze del mercato del lavoro.
201
CAPITOLO 3
Placement
universitario
Ciò che ci si attende, tra molte difficoltà di percorso, è quindi una
collaborazione attiva con il territorio, che consenta anche alle aziende
di dare un contributo al sistema universitario, con suggerimenti sui diversi percorsi di studi. Del resto, come risulta dalle interviste effettuate,
l’atteggiamento prevalente di queste ultime è stato finalizzato ad ottenere in tempi più brevi possibili figure professionali per le proprie esigenze, rifiutando spesso una progettazione comune dei flussi di scambio: l’evoluzione passa quindi soprattutto attraverso la messa in atto di
programmi coordinati che portino avanti più razionalmente questo
passaggio dall’università al mondo del lavoro.
Tale mutamento di prospettiva è stato inoltre “amplificato” dalla
riforma del lavoro (riforma Biagi) che ha avuto riflessi sul mondo universitario comportando il passaggio da un sistema autoreferenziale ad un
sistema adeguato ai mutamenti economici-sociali60.
Partendo dal completamento del processo autonomistico degli
Atenei che ha attribuito a questi la possibilità di definire percorsi formativi calibrati sulle esigenze del contesto produttivo, la riforma ha
conferito a questi la possibilità di svolgere attività di intermediazione
tra domanda ed offerta di lavoro61. Il coinvolgimento delle Università
costituisce, di fatto, la risultante dei processi di riforma che, da un lato,
hanno investito il mercato del lavoro ed i servizi per l’impiego e, dall’altro, le Università.
L’intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro costituisce indubbiamente uno strumento di rilevante interesse per le università in
quanto la relativa applicazione consentirebbe un più diretto raccordo tra
queste ed il mercato del lavoro professionalizzando ed istituzionalizzando in particolare i rapporti tra le Università e le aziende, pressoché
orientate attualmente all’organizzazione spesso volontaristica di stage
e tirocini formativi, trasformando le università in vere e proprie
60 Si pensi anche al Patto per l’occupazione siglato dal Governo e dalle Organizzazioni sindacali il 22 dicembre 1998, tra i cui obiettivi vi era quello di aprire le Università al territorio e di assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità emergenti dal tessuto economico-produttivo e sociale del Paese.
61 A seguito della riforma Biagi, tra i soggetti che possono svolgere attività di intermediazione,
vengono collocate le Università e le fondazioni universitarie, sono autorizzate direttamente dalla
legge: non devono richiedere il provvedimento di autorizzazione a differenza di altri soggetti, non
sono iscritti all’albo delle agenzie per il lavoro, la loro attività non si estende alla ricerca e selezione e ricollocazione. I potenziali servizi si inseriscono in un quadro di sviluppo di attività di intermediazione, di valutazione dei profili professionali richiesti dalle aziende, nella gestione dei servizi di
orientamento, nell’offerta formativa post-laurea. Tutto ciò potrà riguardare sia gli studenti che le
aziende: nel caso degli studenti si tratterà di un servizio ad hoc per preselezione e monitoraggio
degli inserimenti, per le aziende sarà necessario attivare un sistema di visite, incontri con il mondo aziendale, di formazione sulle tematiche inerenti il mondo del lavoro, e di inserimento in contesti organizzativi anche attraverso stage-tirocini.
202
SERVIZI ATTIVATI
Agenzie per il lavoro. Va, in ogni caso, rilevata la complessità di tale attività, rivolta ad un utenza potenzialmente elevata: al riguardo, da alcuni osservatori viene rimarcata la genericità del dettato normativo sia
per quanto riguarda i soggetti “da collocare” che per quanto attiene le
tipologie di attività che le Università sono chiamate, in concreto, a
svolgere e relativi adempimenti connessi. Inoltre le Università sono altresì chiamate a svolgere tali funzioni, comportanti un aggravio di lavoro rispetto alle attività istituzionali, in un contesto caratterizzato da una
limitatezza di risorse umane, finanziarie e logistiche.
Nel corso del 2003 e 2004 numerosi istituti universitari hanno consolidato esperienze già da tempo avviate e dato vita a nuove iniziative
che si collocano nella prospettiva del Job Placement, dell’apprendistato professionalizzante e della certificazione dei contratti di lavoro.
Le convenzioni62 attivate con il Ministero del lavoro tendono, per
quelle realtà che hanno già messo a punto strumenti atti a facilitare
l’inserimento lavorativo dei propri laureati nel mercato del lavoro e, in
particolare hanno curato la realizzazione e l’organizzazione di: banche
dati on line per l’immissione e l’aggiornamento del CV dei candidati;
raccolta e pubblicizzazione di offerte di lavoro; presentazioni/incontri
tra aziende e gruppi di studenti e laureati; stage presso aziende; elenchi dedicati di laureati finalizzati a promuovere un’azione sinergica per
l’attivazione di un sistema strutturato e organizzato di relazioni.
Più in particolare si è trattato di mettere a punto e sperimentare un
servizio orientato agli studenti e alle imprese, quale integrazione e sviluppo delle altre funzioni già svolte, ai fini di una attiva presenza
dell’Università sul territorio, finalizzata allo sviluppo delle politiche occupazionali; si è trattato altresì, di individuare un modello organizzativo di gestione delle linee di servizio che ponga la massima attenzione
all’incremento delle opportunità occupazionali degli studenti e dei
laureati, perseguendo altresì lo sviluppo di una rete territoriale, in una
logica di integrazione di tutti gli attori interessati, di adottare, infine,
una formula di collaborazione per l’implementazione del progetto
Borsa lavoro universitaria.
L’obiettivo che la legge di riforma si è proposto è quello di rendere il sistema universitario sempre più segmento strategico di una complessa
rete di relazioni giuridico/ istituzionali e di un dialogo tra le istituzioni,
organizzazioni dei lavoratori e sistemi economici, per giungere ad un
raccordo tra i processi produttivi e di ricerca scientifica, nella prospettiva
62 A luglio 2005 erano già state avviate convenzioni con Università di Roma “la Sapienza”,
Bari, Torino, Benevento, Arcavacata di Rende, mentre l’operatività dell’Università di Modena e
Reggio Emilia è già pienamente acquisita.
203
Placement
universitario
CAPITOLO 3
Placement
universitario
di un reale sostegno alle politiche attive del lavoro e miglioramento del livello qualitativo di occupabilità. La sfida, in questi anni, rimane quella di
rileggere tali obiettivi in un contesto caratterizzato da limitatezza delle risorse e da vincoli di carattere finanziario.
Iniziative pilota dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia
Alla luce delle nuove competenze affidate agli atenei in materia di
collocamento, l’Università di Modena e Reggio Emilia delega ad un
unico soggetto giuridico, la Fondazione Universitaria Marco Biagi, il
complesso delle funzioni connesse all’orientamento professionale e
all’inserimento nel mercato del lavoro. Una prima iniziativa pilota è
stata avviata nell’anno accademico 2003/2004 con l’istituzione, presso
la Facoltà, di un corso di laurea specialistica biennale denominato
“Relazioni di Lavoro”, che intende formare i laureati all’assunzione di
ruoli specifici nelle imprese, nella PA e negli Enti pubblici, nelle
Agenzie private di collocamento e selezione del personale, nelle organizzazioni sindacali, nei Centri di ricerca e formazione del personale e
nella consulenza professionale alle imprese. Una seconda iniziativa riguarda l’istituzione di un Master in “Employability and Placement”
(anno accademico 2004/2005), realizzato presso il Dipartimento di
Economia Aziendale della Facoltà di Economia col sostegno della
Cassa di Risparmio di Modena, finalizzato a sviluppare competenze
specialistiche per la valutazione delle politiche per il lavoro, l’analisi
dei mercati locali del lavoro e la ricerca di bacini occupazionali potenziali. Per la prima edizione del master la Fondazione ha erogato 21
borse di studio a totale copertura delle spese di iscrizione. La
Fondazione ha inoltre approvato nel 2004 il progetto “Dalla Università
al lavoro” per la creazione di un servizio di job placement a sostegno dell’inserimento mirato nel mondo del lavoro. Il progetto prevede:
• la creazione di un ufficio di Job Placement di Ateneo abilitato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro;
• la costruzione e gestione, in raccordo con la Regione, di un data-base che faccia confluire le informazioni su domanda e offerta nella
Borsa continua nazionale del lavoro;
• l’assistenza per la progettazione e realizzazione di percorsi di alta
formazione alle singole facoltà;
• il monitoraggio delle iniziative in atto nelle province di Modena e
Reggio Emilia in materia di tirocini formativi e di orientamento
realizzati in collaborazione con l’Ateneo;
204
SERVIZI ATTIVATI
• assistenza e consulenza a studenti, laureati, imprese e singole
facoltà sull’evoluzione della normativa sul mercato del lavoro,
• assistenza agli istituti scolastici delle province di Modena e Reggio
Emilia che vogliano a loro volta aprire un ufficio di placement.
La più recente iniziativa pilota dell’Ateneo riguarda, infine, l’attivazione di un master di primo livello per la formazione di operatori del
mercato del lavoro da inserire in azienda mediante la nuova tipologia
del contratto di apprendistato e nel rispetto di modalità individuate
dalla Regione Emilia Romagna. Da qui è nata la proposta di convenzione nella quale l’Università, attraverso la Fondazione, si impegna
ad attivare un progetto sperimentale di alta formazione in apprendistato rivolto a 320 giovani in età compresa tra i 24 e i 29 anni, nonché a verificare, riconoscere e certificare la formazione svolta in
azienda secondo i canoni individuati. La sperimentazione ha durata di
un anno ed il progetto sarà rinnovabile sulla base di una verifica delle parti e previo parere favorevole della Regione.
3.7 Servizi offerti alle imprese
Sul versante delle azioni di supporto informativo-consulenziale alle
imprese del territorio non si registrano disallinamenti rispetto alla tendenza, registrata nel corso del monitoraggio riferito all’anno precedente, di
consolidamento generalizzato di tali servizi. In questo quadro, non
mancano, tuttavia, esperienze di interazione tra Spi e sistema imprenditoriale che meritano menzione particolare, ad ulteriore conferma di
un processo che vede l’attività pubblica orientarsi sempre più verso un
sostegno attivo e partecipato ai soggetti del tessuto produttivo locale.
I sette “Centri di mediazione lavoro”63 che operano nell’ambito della
Provincia Autonoma di Bolzano, tendono progressivamente a sostituire
alle tradizionali attività di ordine burocratico-amministrativo più avanzate
funzioni di supporto consulenziale alle aziende in cerca di personale,
svolgendo prioritariamente attività di matching tra domanda e offerta di lavoro. A tal fine sono state investite crescenti risorse (umane, finanziarie e
strumentali) destinate a tessere relazioni sistematiche con i soggetti del
tessuto produttivo locale, sviluppando rapporti il più possibile diretti con i
datori di lavoro, anche a mezzo di viste presso le aziende, finalizzate a ri63 Più precisamente, la nuova denominazione assunta a partire dal mese di giugno 2004 è
Arbeitsvermittlungscentrum.
205
Placement
universitario
CAPITOLO 3
Servizi offerti alle
imprese
levarne i fabbisogni di manodopera in termini quantitativi (numero di vacancies) e qualitativi (qualifiche/ professionalità richieste).
La Provincia di Pordenone, quale partner nel progetto Equal “FIT”
(Formarsi all’innovazione tecnologica nei distretti del Friuli Venezia
Giulia) promosso dall’Enaip, dalla Regione e dalla Fondazione Cuoa,
supporta l’adattabilità dei lavoratori ai cambiamenti (in termini di organizzazione, competenze e professionalità) legati alla diffusione delle
tecnologie di rete (Ict) per le aziende dei distretti industriali “dell’alimentare”, “del coltello” e “della sedia”, attraverso un mix di azioni poste
in essere congiuntamente da Enti di formazione, Comitati distrettuali,
Province, Camere di commercio, Istituti scolastici ed anche una (ex)
Società di lavoro interinale. Tali interventi sono prioritariamente orientati a migliorare le opportunità occupazionali, attraverso percorsi di
orientamento, analisi delle competenze e, conseguentemente, azioni
di formazione (anche a distanza64) dei lavoratori a rischio di uscita dal
mercato del lavoro, soprattutto a causa dei cambiamenti imposti dalla
congiuntura; sul versante datoriale, dove sono in corso processi di
adeguamento delle organizzazioni all’introduzione dell’Ict, i Cpi predispongono interventi consulenziali e di assistenza tecnica a favore delle
imprese relativamente alle opportunità e ai rischi legati all’introduzione
dei nuovi modelli di business.
Più in generale, con l’obiettivo di promuovere azioni finalizzate a
supportare le imprese afferenti al settore dell’economia sociale il
Friuli Venezia Giulia ha dato vita ad una nuova struttura, costituita da
Enti di formazione, Istituti di ricerca, Consorzi di cooperative sociali ed
altre associazioni, che gestisce la cd. “Sovvenzione globale piccoli sussidi” per il finanziamento (sotto forma di sovvenzioni in conto capitale
dirette a sostenere l’acquisizione di beni strumentali, servizi finalizzati all’introduzione di innovazioni organizzative e iniziative formative per lo
sviluppo delle capacità manageriali, gestionali ed organizzative) di
progetti volti all’inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate. La
Regione, in via sussidiaria ma anche in stretta collaborazione con le
amministrazioni provinciali, si è distinta nel corso del 2004 anche rispetto ad interventi di riqualificazione e outplacement per lavoratori in
mobilità a seguito di situazioni di crisi aziendale65.
In questo contesto, si colloca anche l’esperienza assai innovativa
condotta dalla Provincia di Pavia, promotrice del progetto di ricollocazione della Necchi (avviato sin dalla fine del 2001), che ha costituito
64 A tal scopo sono stati predisposti dei “Telecentri”, ovvero infrastrutture realizzate nell’ambito del sistema distrettuale, a supporto dell’attività di e-learning.
65 Si veda l’analisi di dettaglio nel par. 4.10, Gestione delle crisi occupazionali.
206
SERVIZI ATTIVATI
un autentico caso di outplacement collettivo gestito da un ente pubblico e con finanziamenti regionali. Si è trattato, sotto diversi aspetti, di
una nuova strategia di incentivazione alle imprese, che ha messo in
campo interventi di formazione individuale in azienda: in tal modo, il
soggetto privato che si aggiudica la gara può, se lo ritenesse opportuno,
affidare le azioni formative alle stesse aziende con personale interno e
in maniera mirata rispetto alle proprie esigenze, con ciò incentivando il
datore ad assumere il lavoratore al termine dei corsi stessi.
Analogamente, presso i Cpi della Provincia di Alessandria è stata
attivata una serie di azioni specifiche per far fronte a situazioni di crisi occupazionale legate alla chiusura di stabilimenti industriali. Tra queste,
particolare menzione merita il “Progetto Agv” (azienda leader nella
produzione di caschi), gestito congiuntamente dal Centro per l’impiego e da una società privata incaricata dalla stessa azienda a gestire la ricollocazione dei lavoratori esclusi dal ciclo produttivo66.
Assai articolata, e perciò stesso interessante, sul piano dell’organizzazione di servizio, è la struttura operativa del Cpi di Milano che sul
versante dei rapporti con le imprese ha sviluppato una serie di sezioni
e servizi ad hoc segmentati per funzioni: ufficio “Procedure aziendali,
schede riepilogative e certificazione di ottemperanza”; ufficio “Convenzioni”; ufficio “Esoneri, sospensioni e compensazioni territoriali”; ufficio “Agevolazioni”; ufficio “Matching” volto ai disabili che dopo l’iscrizione si sono resi disponibili ai test di match ed alle imprese che ne hanno richiesto l’intervista. Recentemente è stato istituita anche una struttura ad hoc per l’utilizzo del Fondo regionale (a partire dal 1° gennaio
2005 ed a valere sul prossimo biennio)67. Nell’ambito della stessa
Provincia emerge, peraltro, un progetto orientato a supportare l’innovazione tecnologica nel comparto meccanico-calzaturiero (un primo
esempio ha riguardato il distretto vigevanese e lomellino), allo scopo di
rafforzare le potenzialità e le capacità competitive delle imprese che
ad esso afferiscono. Con l’obiettivo di realizzare un’efficace integrazione lungo l’asse formazione, informazione, lavoro e sviluppo locale, a
fronte della crisi del comparto, sono stati anche predisposti interventi di
orientamento e di formazione per i soggetti a rischio occupazionale e per
le aziende in difficoltà, per lo più artigiane e/o di piccole dimensioni, e
come tali escluse dall’accesso agli ammortizzatori sociali.
La specializzazione di filiere di servizi in funzione delle caratteristi66 Si veda anche il par. 2.6.4, Rapporti con i soggetti privati autorizzati.
67 La Regione Lombardia ha destinato ai piani provinciali i versamenti contributivi
dovuti per
esoneri e sanzioni. Peraltro, essendo lo stesso Ufficio presso la Provincia di Milano, è ammissibile godere di tali finanziamenti e gestire direttamente alcuni progetti; la valutazione dei progetti, la
rendicontazione ed il monitoraggio vengono curati da un diverso settore.
207
Servizi offerti alle
imprese
CAPITOLO 3
Servizi offerti alle
imprese
che, e relative problematiche, del tessuto economico di riferimento si rinviene anche in altri contesti territoriali. La Provincia di Modena, ad
esempio, nel corso del 2004 si è fatta promotrice di un progetto finalizzato a favorire l’emersione del lavoro irregolare presente nella comunità
cinese del distretto modenese del tessile-abbigliamento, anche al fine
di favorirne l’integrazione a livello socio-economico. Peraltro, nell’ambito di competenze della Commissione provinciale per l’emersione del
lavoro irregolare, si annovera l’attività svolta dall’“Osservatorio appalti”
(alle cui attività il Servizio “politiche del lavoro” partecipa inviando un
proprio referente68) che è stata predisposta nel 1999 allo scopo di fornire alle imprese locali informazioni e dati frutto di analisi specifiche
sul mercato dell’edilizia e dei lavori pubblici, con particolare riferimento agli appalti (pubblici e privati), predisponendo, così, anche un’anagrafe delle aziende aggiudicatarie. Ciò consente un monitoraggio annuale di tali attività e delle imprese coinvolte e, conseguentemente, una
più efficace vigilanza da parte degli enti a tal scopo predisposti, in modo da individuare anche possibili fattori di rischio in materia di lavoro e
di sicurezza dei cantieri (Cfr. L. 626/94); contestualmente, si organizzano iniziative di formazione specifica nel settore (circa 12 giornate
per anno, con una partecipazione media di 120 persone al giorno).
In virtù di un accordo tra le amministrazioni provinciali della riviera
emiliano-romagnola e le parti sociali, la Provincia di Ravenna ha efficacemente sperimentato nel settore turistico-alberghiero (e conseguentemente considerato l’ipotesi di estendere l’iniziativa anche ad altri
comparti produttivi) la realizzazione di una rete per la condivisione
(mediante password) dei dati relativi alle richieste stagionali delle imprese e dei potenziali candidati, rendendo così più efficace e tempestiva l’azione di matching.
In tema di studi ed analisi a supporto del sistema economico e dei
fabbisogni del tessuto imprenditoriale, viene in luce la Provincia di
Matera, che si avvale del supporto dell’Agenzia Lavoro Basilicata per
promuovere azioni di rilevazione delle esigenze delle aziende locali.
La stessa Provincia ha, inoltre, previsto un’apposita “Borsa lavoro” destinata a 35 giovani laureati per svolgere lavori sul tema.
Analogamente, l’Ente strumentale Abruzzo Lavoro svolge azioni di ricerca e monitoraggio, affiancate ad elaborazioni a livello regionale su dati Istat, Inail e Unioncamere per meglio comprendere le esigenze, in
termini di competenze e professionalità, dei soggetti del tessuto produttivo locale. Analogamente, presso la Provincia di Asti, sono state
68 Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Modena, Comune di Modena, la Prefettura,
la Camera di commercio, alcuni Enti preposti alla vigilanza e le Associazioni di categoria.
208
SERVIZI ATTIVATI
condotte di recente analisi sui fabbisogni esplicate di recente e che
hanno evidenziato la tendenza del territorio ad esprimere l’esigenza di
nuove figure e qualifiche.
Un parallelismo può tracciarsi, sotto tale profilo, con la Provincia di
Siena, caratterizzata da una crescente transizione di lavoratori da settori “tradizionali” dominanti, quale in primo luogo quello bancario a
nuovi bacini di occupazione.
Un settore specifico adibito alla gestione di un servizio volto all’erogazione di contributi in conto interessi, a favore di piccole e medie imprese (Pmi) e singoli professionisti del territorio provinciale, è stato
istituito presso la Provincia di Chieti, con apposito regolamento operativo già dal 2000, sulla base del quale sono state stipulate convenzioni
con i principali Istituti di credito locali, in modo da garantire alle aziende coinvolte un tasso d’interesse agevolato, rispetto alle richieste di finanziamento avanzate.
A proposito dei servizi erogati o erogabili a favore delle imprese di piccolo-medie dimensioni, è possibile avanzare alcune osservazioni. In linea di principio, al diminuire della classe dimensionale dell’azienda,
dovrebbe aumentare la propensione della stessa ad affidarsi ad un
servizio esterno, specie se pubblico e dunque non oneroso, per l’espletamento di una funzione quale quella di ricerca di personale, meno agevolmente gestibile all’interno delle Pmi69, dalla struttura contenuta e dalla limitata dotazione di capitale fisico e umano; in verità, tale
assunto di teoria economica non sembra necessariamente trovare corrispondenza sul piano pratico: il ricorso al canale Spi da parte delle imprese raggiunge una quota pari a circa il 10%, senza significative differenze quanto al settore produttivo di appartenenza (sebbene lievemente più elevato nell’industria), all’area territoriale (poco meno rilevante al Sud) e alla dimensione aziendale; sotto quest’ultimo profilo, contrariamente ai presupposti teorici, si registra una maggiore tendenza a
rivolgersi al canale istituzionale pubblico da parte delle aziende con
più di 250 dipendenti70.
Conseguentemente, per incentivare il ricorso ai Servizi pubblici per
l’impiego da parte del sistema imprenditoriale, le regioni e le Province
tendono a concentrare le proprie azioni sul fronte delle relazioni con
le aziende-utenti, per fronteggiare quelli che tuttora rappresentano
aspetti critici: si tratta di fattori di ordine “culturale” (riscontrabili in69Per la nuova definizione comunitaria di “piccola e media impresa”, entrata in vigore dal 1°
gennaio 2005, si rimanda a Commissione europea (2003), Raccomandazione 2003/361/EC, The
new SME definition. User guide and model (2005), Bruxelles.
70 Cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Unioncamere (2005), “Sistema
Informativo Excelsior: Principali Risultati 2005”, Roma.
209
Servizi offerti alle
imprese
CAPITOLO 3
Servizi offerti alle
imprese
nanzitutto in una persistente diffidenza verso i servizi offerti dalla
Pubblica Amministrazione e/o non percezione dei mutamenti seguiti
alle riforme attuate71) ma anche di aspetti più concreti quali, in particolare, “l’effetto spiazzamento” sul canale istituzionale esercitato dalla
tradizionale rete di conoscenze territoriali e di network “informali” propria, in particolare, delle economie distrettuali.
Nel Lazio, l’attività volta al supporto al sistema delle imprese si esplica essenzialmente secondo due linee d’azione: consulenza sugli incentivi all’assunzione e sulle diverse modalità di rapporto di lavoro72; azioni
relative all’adeguamento delle risorse umane e strutturali, laddove siano
stati previsti interventi di “progettazione di strategie per un utilizzo diversificato delle risorse umane sulla base dell’esplicitazione dei fabbisogni professionali.” La Regione Marche ha emanato nel 2004 una
Delibera ad hoc sull’assistenza tecnica ai Cpi per i servizi di consulenza alle imprese; nella stessa Regione, i Centri della Provincia di Macerata
hanno invece siglato un’apposita convenzione con Italia Lavoro Spa per
l’erogazione dei servizi alle imprese (“progetto Spinn”), da attuarsi anche a mezzo di visite periodiche presso le imprese del territorio.
L’esperienza della Provincia di Trieste emerge, invece, per la stipula
di un protocollo d’intesa con i Collegi e gli Ordini professionali ed uno
con le associazioni di categoria nei quali, testualmente “(…) si propone, attraverso le creazione di una “rete”, di attivare delle sinergie finalizzate a facilitare l’orientamento e l’incrocio dell’offerta di lavoro e
della domanda espressa dai datori di lavoro, la realizzazione di accordi di stage ovvero tirocini presso gli associati, di percorsi formativi mirati ai fabbisogni occupazionali delle imprese”. Tali protocolli sono
mirati, inoltre, ad attivare interventi a supporto dei datori di lavoro rappresentati dai Collegi e ordini firmatari o dalle associazioni di categoria,
attraverso modelli di intervento idonei a soddisfare le esigenze di un
mercato del lavoro in continua evoluzione.
Un’interessante attività di tutoraggio, svolta sia nei confronti dei soggetti in condizione di disagio sociale sia nei confronti delle imprese che si
fanno carico del loro inserimento lavorativo, è attuata dalla Provincia di
Bologna, attraverso il “servizio di accompagnamento al lavoro”.
Un’iniziativa che coinvolge in via sperimentale, il Cpi di Lanciano mi71 Si veda anche Di Domenico G., Servizi per l’impiego e sistema imprenditoriale. Esigenze e
aspettative dei datori di lavoro, Isfol, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 2/2003.
72 Si ricorda a titolo esemplificativo il Cpi di Frosinone dove da tempo è operativo il servizio
“Spazio Imprese” che fornisce consulenze sui finanziamenti agevolati tanto alle aziende già operanti sul mercato, quanto a quelle di nuova costituzione. Per una panoramica a livello nazionale
sul tema del supporto da parte del sistema Spi alle neo-aziende si rimanda al par. 4.9, Sostegno
all’autoimpiego e iniziative a favore dell’imprenditorialità.
210
SERVIZI ATTIVATI
ra a premiare quelle imprese che si dimostrano più sensibili a determinate problematiche socio-occupazionali, attribuendo un “Bollino Blu” per
la responsabilità sociale; tale “marchio di qualità” viene nello specifico
assegnato in virtù dell’assunzione di un numero di aspiranti lavoratori
Silus, appartenenti alle fasce svantaggiate ex lege (L. n. 68/99), superiore rispetto agli obblighi di riserva previsti per ciascuna tipologia di impresa. L’iniziativa tende ad incentivare l’ottemperanza agli obblighi di legge attraverso forme di incentivo piuttosto che con strumenti coercitivi.
Un altro progetto innovativo è stato intrapreso dalla Provincia di
Cosenza nel corso del 2005, prevedendo una serie di incontri per la definizione di processi di delocalizzazione da parte di imprese operanti in alcune Province del Nord-Est, caratterizzate da tassi di disoccupazione (in
particolare giovanile) a livelli pressoché fisiologici, che, insediandosi in
loco, potrebbero avvantaggiarsi di incentivi a titolo dell’Obiettivo 1, di cui
beneficia la Provincia in questione. Sempre nel contesto del Sud Italia,
merita un cenno l’iniziativa del Cpi di Enna denominata “Un ponte per le
imprese”, volta a promuovere l’immagine internazionale del territorio
provinciale e a stimolare lo scambio di esperienze con l’estero.
Sempre nella direzione di agevolare i rapporti tra Spi e imprese locali si
colloca la crescente attenzione che mostrano le Province verso il perfezionamento e la diffusione dei servizi on line73. Ciò caratterizza, ad esempio, il
sistema del lavoro della Provincia i Venezia che ha messo a punto un pacchetto di servizi E-labor74 per le imprese in cerca di personale, come pure per
le Agenzie che si occupano della somministrazione di manodopera che,
laddove segnalano vacancies, rappresentano datori di lavoro e dunque
potenziali utenti dei Cpi. Alle imprese si offre, peraltro, un sofisticato servizio di preselezione, affiancato da attività di consulenza sul quadro normativo e sulla descrizione analitica del profilo professionale ricercato.
Analogamente, il portale del lavoro della Regione Campania75, offre
alle imprese la possibilità di segnalare le proprie offerte di impiego attraverso il collegamento al nodo regionale della Borsa continua nazionale del
lavoro, oltre all’opportunità di espletare informaticamente gli adempimenti amministrativi che obbligatoriamente gravano su di esse, fruendo
del servizio “Adeline”.
73 Si rimanda, sul tema, a due ricerche specifiche condotte nell’ambito delle attività dell’Area
Mercato del lavoro dell’Isfol: Relazioni tra Servizi per l’impiego ed aziende-utenti. L’impatto delle
procedure informatizzate, Di Domenico G. (a cura di), Isfol, Monografie sul Mercato del lavoro e
le politiche per l’impiego, n. 2/2004); Servizi informatizzati per il lavoro. La percezione delle
aziende-utenti, Di Domenico G. (a cura di), Isfol, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche
per l’impiego, n. 3/2005.
74 Si tratta, nello specifico, di una rete di sportelli che opera via web su tutto il territorio
regionale, sulla base di accordi intercorsi tra la Regione Veneto, le Province venete e le parti
sociali (organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori).
75 www.lavorocampania.it
211
Servizi offerti alle
imprese
CAPITOLO 3
Servizi offerti alle
imprese
In alcune realtà provinciali, inoltre, sono stati implementati pacchetti
specificamente orientati alla gestione di singoli servizi; emblematico,
in tal senso, è il caso della Provincia di Parma con i programma LB
Labor (per l’inserimento lavorativo disabili), “Prontolavoro” (per le ricerche aziendali di personale qualificato) e un applicativo per la promozione dei tirocini formativi e di orientamento.
Il sostegno del sistema Spi alla domanda di lavoro
nella percezione delle aziende laziali
Un’indagine campionaria svolta dall’Agenzia Lazio Lavoro su 128
aziende localizzate nelle Province di Latina, Frosinone, Rieti, Roma e
Viterbo76 offre evidenze empiriche significative sulla tendenza del sistema pubblico dei Servizi per l’impiego ad orientarsi sempre più
nella direzione di supporto consulenziale ai datori e sostegno alla
domanda di lavoro. Si osserva, infatti, che nonostante la naturale
funzione del pubblico come referente istituzionale per gli adempimenti di ordine burocratico-amministrativo, una buona percentuale
(poco più del 15%) di imprese dichiara di rivolgersi al Centro per
l’impiego per ragioni legate alle opportunità di inserimento lavorativo con percorsi di stage, tirocini e apprendistato, prima ancora che
per il servizio di matching tout court (11,2%); tra le motivazioni che
spingono a contattare il servizio pubblico, segue la consulenza sulle
tipologie contrattuali e le forme di agevolazione (circa il 10% delle
aziende intervistate). Un buon riscontro si segnala anche con riferimento al collocamento mirato dei disabili (3,2%) e ai processi di
mobilità (4%); quest’ultimo elemento emerge come nuovo rispetto
ai passati monitoraggi ed evidenzia il ruolo di primo piano che assume il soggetto pubblico nei percorsi di collocazione del personale in
cassa integrazione (o comunque soggetto a tale rischio) a fronte di crisi aziendali: si segnala a tal proposito come stiano a tal fine emergendo forme di cooperazione tra il sistema pubblico e le Agenzie
private di outplacement77. Interessante appare anche il giudizio
espresso dalle aziende localizzate nella Provincia di Roma, importante bacino occupazionale considerata anche l’area metropolitana
della capitale, che valutano di standard qualitativamente elevato i
sevizi di ricerca del personale ed il supporto consulenziale rispetto
alle agevolazioni: in entrambi i casi sembra potersi ravvisare un rico76 Il campione intervistato, nello specifico, è costituito per il 42% da imprese e per il restante
48% da consulenti del lavoro che possono a tutti gli effetti ritenersi referenti aziendali rispetto
alle questioni poste. L’arco temprale di riferimento dell’indagine è l’anno 2004 (Cfr. Il
monitoraggio dei Centri per l’impiego della Regione Lazio, Roma, aprile 2005).
77 Si rimanda al par. 2.6.4, Rapporti con i soggetti privati autorizzati.
212
SERVIZI ATTIVATI
noscimento più marcato che nel passato del pubblico come soggetto adeguato a formulare orientamenti utili laddove si domandino
soluzioni personalizzate ai propri fabbisogni. In particolare, le esigenze di manodopera risultano ampiamente soddisfatte per quanto
rileva la fase di preselezione dei profili idonei all’inserimento professionale in azienda. In tutte le Province monitorate, infatti, il 93% delle aziende ritiene che la qualità del servizio pubblico sia strettamente connessa alla capacità dello stesso di proporre candidature adeguate, oltre che fornire informazioni rapidi ed affidabili. Il dato trova
conferma anche nel Cpi inteso come canale di reclutamento del
personale (per circa il 41% dei referenti intervistati), secondo, nelle
preferenze aziendali, solo alle modalità di natura informale (il c.d.
“passaparola”, che interessa oltre la metà delle imprese), ma significativamente superiore ad altri canali ufficiali, quali in particolare
quelli “privati” (circa il 14% delle aziende).
3.8 Marketing dei servizi
Il marketing dei servizi disponibili presso i Spi territoriali sta diventando, col passare degli anni, un fattore sempre più importante e
strategico per estrinsecare le potenzialità dei Centri: solo con una
adeguata conoscenza da parte dei cittadini e delle imprese si può ottenere un più ampio coinvolgimento degli utenti ed un dispiegamento più completo dei servizi di sostegno al mercato del lavoro. Il problema della “diffidenza” delle imprese e dell’utente medio nei confronti dei Servizi pubblici all’impiego è quasi ovunque affrontato ricorrendo a una massiccia campagna d’informazione che ha permesso
a tanti di entrare in contatto con i nuovi servizi, anche se con andamenti diversi nelle varie aree del paese.
Anche per analizzare caratteristiche e diffusione delle campagne
informative e di marketing promosse dai Cpi, abbiamo utilizzato una
griglia articolata in tre macrocategorie che descrivono, ognuna, le tre diverse modalità di attuazione del marketing, da quello più semplice a
quello più elaborato. Il livello A, elementare, comprende: la produzione di materiale cartaceo quindi volantini, brochure, manifesti, ecc.;
il livello B, medio, prevede invece, il ricorso a radio, giornali/stampa, televisione e sito web; per quanto riguarda, invece, il livello avanzato,
C, questo include la partecipazione ad iniziative esterne (fiere, convegni, ecc.), tab. 3.25.
Per quanto riguarda una disamina più dettagliata dei dati raccolti, ci
si accorge che, su scala nazionale, il marketing dei servizi è stato
213
Servizi offerti alle
imprese
CAPITOLO 3
Marketing
dei servizi
Tabella 3.25 - Livello di attivazione ed esternalizzazione del marketing, per
macroarea. Valori assoluti e percentuali
Area geografica
Non attivata
_______________
V. a.
%
Attivata
_______________
V. a.
%
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Totale Italia
6
14
2
25
58
105
102
97
82
100
33
414
5,6
12,3
2,3
19,5
63,0
19,8
94,4
85,1
94,3
78,1
35,9
78,3
Esternalizzata
_______________
V. a.
%
3
3
3
1
10
0,0
2,6
3,4
2,3
1,1
1,9
Totale
_______________
V. a.
%
108
114
87
128
92
529
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
attivato nel 78,2% dei casi. Tale dato è, però, la risultante di
andamenti diversi, tra i quali pesa la performance poco sostenuta
delle due regioni insulari nelle quali neanche il 36% dei Cpi si è
attivato sul marketing.
Su base regionale, dati significativamente positivi arrivano dalla
Lombardia, dal Piemonte, dal Veneto, dal Lazio e dalla Toscana, con
percentuali di attivazione del servizio ben sopra il 90%; l’Umbria è un
caso un po’ a sé, in considerazione del fatto che il 100% dei Cpi che effettuano azioni di promozione dei servizi rappresentano, in realtà, un
numero troppo esiguo di Centri, 5 in totale. Segnali molto confortanti
arrivano da due regioni del Mezzogiorno, l’Abruzzo, il 93,3%, ma soprattutto la Puglia, il 95%, una percentuale, quest’ultima, che “pesa”
notevolmente in relazione all’alto numero di Cpi presenti: 41.
Per quanto concerne le azioni specifiche di promozione dei servizi,
emerge che l’azione da noi denominata strategie di comunicazione,
che comprende i piani di azione e le relative fonti di finanziamento di
attività di marketing, vede l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, la
Toscana e il Molise, le regioni che hanno le percentuali più elevate,
con una forbice che va dall’85% del Veneto al 100% del Molise.
L’organizzazione di Fiere e manifestazioni rimane, tra tutte, una
delle azioni a cui le province italiane ricorrono più spesso: quasi il
91% nelle due macroaree del Nord e ben il 100% nel Centro della
penisola. È ancora il Centro Italia a distinguersi per quanto riguarda le
campagne pubblicitarie (televisione, radio e carta stampata); ben
tutte le province del Lazio, della Toscana e dell’Umbria adottano anche questi canali.
Quasi tutte le province italiane, indistintamente, da Nord a Sud
della penisola, utilizzano materiali informativi come volantini, locandine, brochure, quale mezzo promozionale preferenziale per pubblicizzare i propri Servizi al lavoro. Questo, ancora in questa rilevazione, dimostra come tale azione, forse per la sua facilità di accesso da parte de214
SERVIZI ATTIVATI
gli utenti, forse per la sua semplicità di “costruzione” del materiale da
utilizzare e, ancora, per la sua “tradizionalità” e immediatezza, rappresenti il modo più semplice, diretto ed economico, di promuovere le
attività dei servizi provinciali all’impiego.
Tornando ai livelli di attivazione di cui abbiamo spiegato il significato a inizio paragrafo, i risultati delle interviste, che consentivano risposte multiple, mostrano come la modalità “elementare” sia ancora
quella maggiormente attuata nei Cpi della penisola, con una percentuale che si attesta al 69,2%; le rimanenti due modalità si distribuiscono in misura esattamente uguale, il 48,3%, sia per il marketing organizzato a livello “medio”, che per quello “avanzato”.
Per quanto riguarda l’analisi della situazione per macroregioni, ci
accorgiamo che il Centro Italia rappresenta la realtà più avanzata su
tutti e tre i livelli di attivazione della promozione, rispettivamente il
92%, il 64,3% e il 75,8%.
Il Mezzogiorno utilizza soprattutto la modalità “elementare”
(69,5%) proprio perché si rivela la più economica e meno complessa
da attivare, ma non per questo la meno efficace. Per concludere il
quadro statistico, esaminando i dati delle singole regioni, emergono
delle informazioni interessanti: la Toscana, ma soprattutto le due
Province autonome del Trentino e dell’Alto Adige, possiedono alte
percentuali di attuazione “elevata” e, nel caso del Trentino, addirittura
più alte rispetto al livello elementare, con il 94,4% per il livello avanzato contro l’83,3% di quello elementare.
Sul versante dei singoli casi provinciali che sono stati individuati, si
segnalano per il Sud quelli di Reggio Calabria, Napoli e Campobasso.
La Provincia di Reggio Calabria ha realizzato numerose attività e
pubblicazioni, sia informative che divulgative, sulle attività dei Spi e
dei Centri per l’impiego; tra queste citiamo la pubblicazione di un kit
di orientamento denominato “Il processo di scelta”, l’organizzazione
del III Salone dell’orientamento e alcune pubblicazioni illustrative sui
singoli servizi erogati. A Napoli, la Provincia ha operato per la diffusione della riforma dei Spi attraverso una massiccia campagna informativa volta a sollecitare gli utenti alla compilazione della scheda anagrafica e professionale. Inoltre, grazie ad una cartellonistica diffusa, è
stato sponsorizzato il numero del call center da contattare per la prenotazione dei colloqui, nonché alcuni progetti attualmente in corso,
tra cui il Progetto Mira e cioè “un ponte” verso la piena cittadinanza
degli immigrati. Nella Provincia di Lecce si è prodotto, invece, uno
spot pubblicitario trasmesso anche da RaiTre durante il programma
“Occupati”, in cui veniva più volte citata l’attività dei Cpi locali; inoltre,
si è realizzata la Guida per il lavoro “Goal”. Infine nel 2004 è stata ap215
Marketing
dei servizi
CAPITOLO 3
Marketing
dei servizi
provata e pubblicizzata anche la Carta dei servizi. Per concludere con
il Sud, a Campobasso, un indispensabile strumento utilizzato per
promuovere le varie attività svolte è rappresentato dal sito internet
che, nella apposita sezione dedicata al lavoro, permette di dare una
pluralità di informazioni circa le offerte di lavoro. È, inoltre, partita una
campagna promozionale in televisione, costituita da spot pubblicitari,
ma anche da opuscoli informativi e brochure, aventi tutti la funzione di
promuovere le diverse iniziative dei Cpi.
Per quanto riguarda il Centro della penisola, a Perugia, particolarmente interessante è l’attività di promozione che è stata realizzata
tramite Stream e le Tv locali sul tema “I Spi nell’Europa”. Si è trattato di
12 trasmissioni con uno speaker che ha illustrato tutto il funzionamento dei Spi, partendo dalle linee guida fornite dalla Commissione
europea a Bruxelles. L’obiettivo ultimo è quello di offrire un’immagine
molto diversa, più moderna e internazionale, rispetto a quella del
vecchio collocamento. La Provincia di Latina ha realizzato una campagna pubblicitaria specifica e massiccia (radio, TV, internet, stampa)
ed è stato attivato anche un efficiente call center. Inoltre, spesso si organizzano anche fiere, manifestazioni e convegni; La provincia ha
predisposto, in ultimo, una carta dei servizi aggiornata. A Pistoia è
l’interessante e nuovo servizio di “job promoter” a rappresentare la
vera peculiarità tra le varie attività di promozione; esso si basa sulla
costituzione di un gruppo di 4 professionisti, chiamati job promoter,
che hanno come mission quella di veicolare verso le aziende i Servizi
pubblici per l’impiego. La provincia di Ancona ha effettuato, invece,
una specifica campagna di promozione dei nuovi servizi offerti, attraverso la stampa locale, la cartellonistica stradale, la pubblicità sulle
radio locali; la provincia ha inoltre promosso i servizi anche attraverso
iniziative pubbliche: quest’anno è stato organizzato un convegno sulle attività per l’inserimento lavorativo dei disabili dal titolo: Il diritto di
cittadinanza a partire dal lavoro.
Nel Nord, a Forlì-Cesena, le attività di marketing hanno riguardato
un’ampia campagna informativa, condotta in collaborazione con la
Regione Emilia Romagna e realizzata da parte di un’Agenzia di comunicazione. Gli interventi informativi hanno riguardato i cartelloni pubblicitari affissi lungo le strade e nei punti di maggior traffico, i messaggi pubblicitari presso radio e TV locali, la creazione di brochure e locandine affisse e a disposizione dei vari punti della rete dei servizi territoriali (scuole, comuni, enti di formazione, Informagiovani, ecc.). Nella
Provincia di Pordenone, tra le iniziative di promozione a cui l’Ente locale ha partecipato nel corso dell’ultimo anno, si possono citare: il
convegno sull’“Inserimento nel mondo del lavoro dei disabili”, il se216
SERVIZI ATTIVATI
minario sul tema “Lavoro e immigrazione nella Provincia di
Pordenone” e il progetto “Lavoro anch’io” che ha riguardato la sperimentazione di azioni integrate a favore di donne adulte disoccupate.
I servizi per l’impiego della Provincia di Padova hanno cercato, invece,
di orientare la propria attività di promozione e marketing soprattutto
verso il lato imprese, impostando l’azione secondo le seguenti modalità: individuazione dell’azienda da contattare, invio di materiale
informativo, avvio dei primi contatti telefonici e visita diretta presso
l’azienda, al fine di illustrare e far conoscere i Centri per l’impiego e la
gamma dei servizi offerti. Per concludere questa carrellata sui singoli casi che presentano particolare interesse per le loro caratteristiche, segnaliamo quello di Brescia, dove la Provincia ha formulato un’ottima diffusione dei servizi, che include fascicoli dedicati all’Osservatorio del
lavoro, alle imprese e assunzioni agevolate, al lavoro in proprio, all’incontro domanda/offerta, alle opportunità per i disabili, all’Agenzia
Informagiovani e all’orientamento al lavoro.
A conclusione di questo paragrafo, diamo un occhiata alla esternalizzazione del servizio di marketing dei servizi Spi; sono soltanto 10, su
529 censiti, i Centri per l’impiego che affidano tale attività a strutture
esterne al Centro stesso, con una percentuale bassissima che non arriva neanche al 2%. Si tratta di un dato sostanzialmente positivo, in considerazione del fatto di come, in questi anni, siano sempre più numerose le Province che dispongono di personale esperto dedicato a tali
compiti.
Un ultimo dato interessante riguarda le fonti di finanziamento delle attività di marketing; esse sono, ancora quest’anno, riconducibili al
Fse anche se, in alcuni casi, sono di provenienza istituzionale. Il servizio di promozione è soprattutto un’attività gestita dalla Provincia tramite i Cpi, ma può essere, anche se ciò si verifica raramente, organizzata
in cogestione con la Regione di appartenenza o a pieno appannaggio
di quest’ultima, come nel caso della Regione Siciliana.
3.9 Indice di qualità dei servizi erogati dai Cpi
Oltre alla descrizione analitica dello stato di attuazione e dell’evoluzione dei singoli servizi erogati dai Cpi ai lavoratori e alle imprese, risulta importante e interessante analizzare globalmente anche l’insieme dei
servizi in termini di qualità complessiva. Per raggiungere tale obiettivo
è stato costruito, come negli anni scorsi, un indice di qualità, strumento in grado di esprimere in modo efficace e sintetico il giudizio
sul livello qualitativo dei principali servizi.
217
Marketing
dei servizi
CAPITOLO 3
Indice di qualità
dei servizi erogati
dai Cpi
Nell’analisi di quest’anno tale indice ha subito, però, sostanziali modifiche dettate dall’esigenza di superare una lettura prevalentemente
statica degli elementi considerati (ad es. tipologia di soluzioni logistiche adottate, necessità di una formazione specifica del personale, tipologia di azioni erogate, ecc.). Si è cercato invece di integrare nell’osservazione – sinteticamente riprodotta dall’indice – una serie di fattori dinamici che tenessero conto anche della visione progettuale e della relativa capacità di progettazione all’interno della quale si colloca l’erogazione dei servizi, e registrassero anche la dimensione gli output che i servizi sono chiamati a produrre nei confronti dell’utenza.
L’esigenza di valutare il funzionamento dei sistemi corrisponde,
d’altra parte, all’evoluzione del contesto normativo che regola l’attività dei Spi e che ha inciso profondamente sull’organizzazione di
questi ultimi promuovendo l’adozione di un approccio all’utenza non
più indifferenziato ma attento ai differenti target, i quali, peraltro, sono solo in parte78 riconducibili a quelli divenuti ormai tradizionali79.
Le indagini svolte dall’Isfol sull’utenza dei Centri per l’impiego80, ad
esempio, attestano la presenza di una cospicua componente di utenti
occupati che si rivolge alle strutture pubbliche per cercare ulteriori occasioni di lavoro o per migliorare il portafoglio delle proprie competenze. Da qui la necessità per le strutture pubbliche di intraprendere
uno sforzo diretto alla diversificazione degli strumenti messi a disposizione dell’utenza, di una maggiore selettività rispetto alla qualità delle
proposte d’impiego somministrate con il servizio di preselezione81, alla
predisposizione di forme di raccordo con altri servizi di politica attiva
(ad es. la formazione professionale), nonché alla costruzione di un
contatto più costante con quella parte di tessuto imprenditoriale locale in grado di trovare utile e interessante l’offerta di servizi dei Cpi.
Questa serie di elementi spinge l’osservazione verso un orizzonte
ulteriore rispetto a quello organizzativo: dovendo rendere “misurabili”
tali cambiamenti – peraltro percepibili ancora come tendenze limita78 Cfr. Gilli D., Landi R., (a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento… op. cit., in
particolare par. 3.4.1.
79 Il riferimento è ai target elencati nel dispositivo che regola l’accertamento dello stato di
disoccupazione, definendone gli estremi e prescrivendo le misure di politica attiva collegate
all’avvenuto accertamento. Il D.Lgs. 181/2000, modificato dal D.Lgs. 297/2002 individua i
seguenti target: adolescenti, giovani, disoccupati di lunga durata, inoccupati di lunga durata,
donne in reinserimento lavorativo.
80 Cfr. in tal senso Baronio G., D’Emilione M., Gasperini C., Linfante G. e Tantillo F., Gli utenti e
i Centri per l’impiego, in “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n.
7/2004.
81 Si deve infatti tener conto dei differenti livelli di aspettativa espressi da target molto
diversificati (ad esempio un inoccupato alla ricerca della prima esperienza professionale e un
occupato in cerca di altro impiego).
218
SERVIZI ATTIVATI
te ad alcune aree del paese e prevalentemente ancora in nuce nelle restanti aree – è stato necessario effettuare una revisione dell’approccio dei nostri indicatori al sistema dei Spi al fine di individuare gli spazi, i luoghi dell’osservazione nei quali fosse possibile cogliere evidenti manifestazioni di queste tendenze.
La variazione nella metodologia di calcolo non rende perfettamente comparabili i risultati ottenuti nel 2004 con quelli registrati nel
2003. Nonostante ciò, nella fase di analisi dei risultati verranno comunque discusse le differenze tra l’indice utilizzato nel 2003 e l’indice del 2004, calcolati entrambi secondo il metodo precedente; verranno poi analizzate le conclusioni cui ci permette di giungere lo studio dell’indice di qualità calcolato secondo la nuova procedura.
Nonostante le modifiche apportate, l’indice di qualità rimane, comunque, lo strumento sintetico che considera complessivamente
l’insieme dei servizi sintetizzandone il livello qualitativo offerto e che ne
consente una lettura immediata.
3.9.1 La nuova metodologia per la costruzione dell’indicatore di
qualità
Le modifiche introdotte quest’anno riguardano sia la griglia delle
modalità di attuazione dei diversi servizi, sia la modalità di compilazione della scheda di rilevazione, sia la metodologia utilizzata nella
costruzione dell’indice.
Innanzitutto è stata modificata la griglia delle modalità secondo
cui stabilire se i diversi servizi vengono erogati a livelli definiti, per
praticità, “elementare”, “medio” e “avanzato”. Come poc’anzi osservato, l’evolversi continuo dell’organizzazione dei Cpi ha prodotto servizi
che si sono progressivamente assestati su livelli più elevati.
Questo processo è stato rispecchiato, nel corso degli anni, dall’andamento dell’indicatore di qualità organizzativa elaborato dall’Isfol
nei termini di un aumento della concentrazione dei valori dell’indice
espressi dai Cpi nelle classi medio-avanzate. L’avanzamento generale
del sistema, tuttavia, ha anche suggerito la necessità di una ri-articolazione delle modalità di classificazione delle funzioni erogate dai Cpi
per meglio poter cogliere i nuovi profili di servizio che vanno affermandosi e per meglio rappresentare realtà che differiscono tra loro
soprattutto a livello territoriale.
Un’ulteriore obiettivo, come si accennava, è stato quello di superare un’ottica prettamente rivolta alle modalità organizzative dei servizi
integrandola con l’osservazione di elementi relativi alle capacità progettuali e all’output che ogni servizio produce.
219
Indice di qualità
dei servizi erogati
dai Cpi
CAPITOLO 3
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
Per standardizzare le differenze effettive nell’erogazione dei servizi
è stata fatta un’operazione di ricentralizzazione delle modalità di riferimento della griglia, tenendo conto che la griglia deve essere applicata a realtà territoriali spesso molto “differenziate”: ciò che in un
contesto avanzato e consolidato può essere descritto come un livello
“elementare” viene invece giudicato “evoluto” in un altro contesto.
La griglia rappresenta, quindi, quel “minimo comune denominatore” che può essere considerato valido nella generalità dei contesti.
Possiamo sintetizzare le modifiche effettuate considerando che la
modalità di attuazione del servizio a livello elementare (modalità A)
rappresenta l’erogazione del servizio “base” che può ormai ritenersi
imprescindibile e che discrimina poco i Cpi che offrono il servizio in
tale modalità rispetto ai Cpi che non lo hanno attivato se non, appunto, per il fatto di erogarlo. La modalità intermedia (modalità B) indica
un servizio “ a regime”; mentre la modalità avanzata (modalità C),
che nella maggior parte dei casi viene attuata in binomio con quella intermedia, non necessariamente rispecchia la modalità qualitativamente più elevata ma rappresenta un servizio che viene offerto secondo un’ottica più strettamente personalizzata. È proprio la descrittiva di quest’ultima modalità quella che ha subito le maggiori variazioni nella nuova griglia, al fine di sottolineare e far emergere l’ottica
progettuale e non solo organizzativa con cui vengono erogati i servizi
da parte dei Cpi.
Infatti, quanto più l’utente (sia esso l’impresa o il lavoratore) viene
“preso in carico”, – cioè inserito in un percorso progettuale codificato
dal Cpi nel quale si realizza un’offerta combinata dei servizi corrispondente ai fabbisogni dell’utente stesso – tanto più è presumibile
che il livello progettuale e organizzativo richiesto al Cpi sia rilevante.
Di conseguenza, è presumibile che la struttura osservata si predisponga per l’erogazione di output qualitativamente complessi, riconducibili a standard elevati, nei confronti dell’utenza.
Ad esempio, il servizio di Consulenza alle imprese prevede in modalità C l’erogazione di misure di accompagnamento alle imprese che
si realizzano in forme di consulenza progettuale, ovvero di affiancamento, ecc. Per quanto riguarda i lavoratori nel servizio di Diffusione
delle informazioni la modalità C si declina nell’invio mirato di informazioni attraverso SMS e e-mail; nel servizio di Promozione all’inserimento lavorativo la modalità C contempla la verifica e l’aggiornamento periodico del progetto di inserimento professionale individuale.
È stata modificata in maniera sostanziale la registrazione delle modalità relative ai servizi di orientamento, di promozione all’inserimento lavorativo e di mediazione ed incontro domanda/offerta. Tali servi220
SERVIZI ATTIVATI
zi hanno progressivamente rivestito nel tempo82 un ruolo chiave poiché
sono quelli che permettono maggiormente di discriminare tra le modalità che possono essere considerate “meramente adempimentali”
e modalità che possono considerarsi “innovative o a più marcato contenuto progettuale” rispetto a quelle più convenzionali e consolidate.
Per quanto riguarda la compilazione della scheda riassuntiva dei
Centri per l’impiego nella sezione relativa ai servizi attivati, mentre fino
all’anno scorso bisognava indicare la singola modalità che maggiormente rispecchiava lo stato di attuazione di ciascun servizio, da quest’anno è stato possibile indicare più di una modalità di attuazione.
Anche in questo caso la scelta è stata dettata dall’esigenza di articolare maggiormente la realtà espressa nei diversi Cpi. La possibilità di indicare più di una modalità di erogazione, infatti, consente un utilizzo più
flessibile dell’indicatore nel ricostruire il “profilo” funzionale di ciascun servizio osservato. Inoltre, un simile approccio consente di rendere esplicita la combinazione di “azioni”, di “output” nei confronti dell’utenza, che ne sono alla base. Va ribadito, a questo proposito, che la
traduzione in prassi dei dispositivi legati ai D.Lgs. 181/2000 e
297/2002 ha mostrato come nella costruzione dei servizi esista una
componente di natura adempimentale (rispondente alla prescrizione
normativa di realizzare determinate prestazioni entro margini di tempo prescritti, sia pure in maniera indicativa83) a sua volta – e a seconda delle realtà osservate – combinata con una componente a maggiore valenza progettuale.
Di seguito, per maggiore chiarezza, sono riportate nel Quadro sinottico
n. 2 le griglie di rilevazione delle modalità di attuazione dei servizi erogati
dai Centri per l’impiego, rispettivamente utilizzate nel 2003 e nel 2004.
Nella costruzione dell’indice sono stati considerati 7 servizi: accoglienza, spazi attrezzati per l’autoconsultazione, diffusione delle informazioni, orientamento, promozione all’inserimento lavorativo, mediazione ed incontro domanda/offerta e consulenza alle imprese.
Nel monitoraggio relativo al 2003 l’indice veniva costruito attribuendo alle diverse modalità di erogazione di ciascun servizio un
punteggio progressivo: 0 – assenza di attivazione del servizio, 1 – servizio attivato a livello elementare, 2 – servizio attivato a livello intermedio e 3 – servizio attivato a livello avanzato. Per gli Spazi attrezzati
per l’autoconsultazione, così come avveniva gli altri anni, le modalità di
riferimento del livello qualitativo con cui viene erogato tale servizio
82 Cfr. Verso il lavoro. Organizzazione e funzionamento dei Servizi pubblici per cittadini e
imprese nel mercato del lavoro. Monitoraggio 2003, vol. 2, Isfol “Temi e strumenti”, Roma, 2004,
cfr. in particolare, parte II, pp. 17 e ss.
83 D.Lgs. 19 dicembre 2002, n. 297, art. 4.
221
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
CAPITOLO 3
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
sono state definite progressivamente attraverso la presenza di materiale cartaceo (punteggio=1), la presenza di una postazione informatica
(punteggio=2) e la presenza di più di una postazione informatica
(punteggio=3).
Quadro sinottico n. 2 - Gliglie di rilevazione delle modalità di attuazione dei servizi,
utilizzate nelle Rilevazioni 2003 e 2004-2005
Servizio
Modalità di attuazione monitoraggio Spi 2003
A
B
C
Accoglienza e
informazione
Smistamento presso gli
altri servizi
Rapido colloquio
preliminare e
appuntamento per gli
altri servizi
Colloquio preliminare
approfondito (effettuato
alla scrivania) e
appuntamento per gli
altri servizi
Diffusione
informazioni
Affissione delle offerte e Diffusione delle offerte e Diffusione delle offerte e
delle informazioni sui
delle informazioni sui
delle informazioni sui
servizi disponibili in
servizi disponibili
servizi disponibili
bacheche interne al Cpi
attraverso giornali e/o
attraverso un sito web
TV
(proprio o della
provincia)
Orientamento e
Attività di sportello,
Colloqui individuali,
consulenza
incontri di orientamento incontri di orientamento
presso strutture esterne su tematiche specifiche,
assistenza alla
compilazione curricula,
ecc.
Percorsi formativi
individuali, bilancio di
competenze, ecc.
Promozione
Sportello informativo
Colloqui individuali ed
all’inserimento dedicato alle misure per incontri di orientamento
lavorativo
l’impiego
sulle misure per
(Tirocini, ecc…)
l’impiego
Percorsi formativi
individuali, promozione
mirata verso le imprese
Mediazione ed
incontro
domanda/
offerta
Preselezione con (o per)
le imprese interessate
presso la sede del Cpi,
sollecitazione delle
vacancies presso le
imprese
Consulenza
alle imprese
Obbligo
formativo
Fornitura elenco
nominativi iscritti alle
imprese interessate,
diffusione delle
domande effettuate
dalle imprese
Servizi informativi sugli
adempimenti
amministrativi
Sportello informativo
Fornitura alle imprese
interessate di elenchi
mirati dei nominativi
degli iscritti
effettivamente
disponibili all’impiego
Servizi di consulenza per Accompagnamento alle
gli adempimenti legali
imprese (consulenza
ed amministrativi
progettuale,
affiancamento, ecc.)
Colloqui di
orientamento individuali
su convocazione del Cpi
Attivazione del servizio
di tutoraggio
segue
222
SERVIZI ATTIVATI
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
segue: quadro sinottico n. 2
Modalità di attuazione monitoraggio Spi 2003
Servizio
Collocamento
obbligatorio
A
B
C
Smistamento presso
Fornitura elenco
Costruzione di progetti
gli altri servizi,
nominativi iscritti alle
individuali,
servizi informativi sugli
imprese interessate,
orientamento,
adempimenti
diffusione delle
formazione, servizi di
amministrativi
domande effettuate dalle accompagnamento verso
imprese
le imprese
Modalità di attuazione monitoraggio Spi 2004-2005
Servizio
Accoglienza
A
B
C
Smistamento presso
gli altri servizi
Rapido colloquio
preliminare e
appuntamento per gli
altri servizi
Colloquio preliminare
approfondito (effettuato
alla scrivania) e
appuntamento per gli
altri servizi
Diffusione
informazioni
relative alle
opportunità di
impiego,
formazione
professionale e
misure di
inserimento
lavorativo
Affissione delle offerte Diffusione delle offerte
Diffusione mirata delle
in bacheche interne al attraverso giornali e/o TV
offerte attraverso
Cpi
comunicazioni individuali
(SMS, e-mail, ecc.)
Orientamento
Compilazione scheda
professionale
Promozione
all’inserimento
lavorativo
(Tirocini)
Stipula di convenzioni Promozione della misura Rilascio di attestato valido
e progetti
presso le aziende e i
ai fini dei crediti formativi,
giovani, colloqui di
verifica e analisi degli esiti.
selezione
Mediazione ed
incontro
Domanda/
offerta
Fornitura elenco dei
nominativi alle
imprese richiedenti,
diffusione delle
domande effettuate
dalle imprese
Colloqui individuali,
individuazione del
percorso professionale, o
formativo o di
riqualificazione
professionale
Preselezione con (o per)
le imprese interessate
presso la sede del Cpi,
sollecitazione delle
vacancies presso le
imprese
Verifica e aggiornamento
periodico del progetto di
inserimento professionale
individuale
Assistenza alla fase di
inserimento dei
candidati in azienda
Consulenza alle Servizi informativi sugli Servizi di consulenza per Accompagnamento alle
imprese
adempimenti
gli adempimenti legali ed
imprese (consulenza
amministrativi
amministrativi
progettuale,
affiancamento, ecc.)
segue
223
CAPITOLO 3
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
segue: quadro sinottico n. 2
Servizio
Modalità di attuazione monitoraggio Spi 2004-2005
A
B
C
Sportello informativo
Colloqui di
orientamento individuali
su convocazione del Cpi
Attivazione del servizio
di tutoraggio
Marketing
pubblicizzazion
e dei servizi
disponibili
presso il Cpi
Produzione di materiale
cartaceo: Volantini,
Brochure, Manifesti…
Ricorso a radio,
giornali/stampa e
televisione, sito web
Partecipazione ad
iniziative esterne (fiere,
convegni…).
Collocamento
obbligatorio
Smistamento presso gli
altri servizi,
servizi informativi sugli
adempimenti
amministrativi
Fornitura elenco
nominativi iscritti alle
imprese interessate,
diffusione delle
domande effettuate
dalle imprese
Costruzione di progetti
individuali,
orientamento,
formazione, servizi di
accompagnamento
verso le imprese
Obbligo
formativo
N.B.: È possibile la risposta multipla.
Ulteriore e principale modifica apportata quest’anno all’indice di
qualità dei Cpi riguarda la metodologia di attribuzione dei punteggi alle singole modalità, al fine di permettere all’indicatore sintetico di assumere comportamenti coerenti con il sistema della multirisposta.
Nella scelta dei punteggi da applicare alle varie modalità si è cercato, oltre che di far mantenere all’indice lo stesso intervallo di variazione,
anche di distanziare la modalità di erogazione del servizio a livello elementare dal livello medio e avanzato. Nello specifico la modalità di attuazione a livello elementare risulta 3 volte inferiore a quella intermedia e 6 volte inferiore a quella avanzata; mentre la modalità intermedia
risulta avere un valore pari alla metà del valore che assume la modalità
avanzata. La scelta di distanziare dalle altre la modalità che viene erogata a livello elementare è stata imposta perché, a 5 anni dalla promulgazione del D.Lgs. 181/2000 tale modalità dovrebbe essere ormai
quantomeno acquisita nelle diverse realtà.
Per mantenere un’omogeneità nel dominio di variazione, l’indice
costruito secondo la nuova metodologia varia anch’esso tra 0 e 21,
dove 0 indica che nessuno dei servizi considerati è stato attuato e 21 indica che tutti i servizi considerati vengono erogati secondo lo standard
di osservazione più elevato. Mentre l’anno precedente quest’ultimo
era rappresentato dalla sola modalità C, quest’anno il massimo di attua224
SERVIZI ATTIVATI
zione di ciascun servizio (ad eccezione degli Spazi attrezzati per l’autoconsultazione e dell’Accoglienza), in virtù di quanto premesso, è rappresentato dalla combinazione di tutte le modalità caratteristiche di ciascun servizio (ovvero dalla modalità ABC).
I punteggi assegnati alle singole modalità e alle combinazioni di
modalità sono riportati nella tab. 3.26.
Tabella 3.26 - Punteggi assegnati alle modalità di attuazione dei servizi
Anno
A
B
2003
2004
1
0,3
2
0,9
AB
C
AC
BC
ABC
1,2
3
1,8
2,1
2,7
3
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
L’indice costruito secondo la nuova metodologia, avendo i punteggi
espressi alla prima cifra decimale, non assume più solo valori interi.
Così come veniva fatto negli anni precedenti, l’indice di qualità è
stato riclassificato su tre livelli:
• classe elementare – valori dell’indice di qualità da 0,3 a 7,0;
• classe intermedia – valori dell’indice di qualità da 7,1 a 14,0;
• classe avanzata – valori dell’indice di qualità da 14,1 a 21,0.
Quando almeno uno dei servizi presenta una mancata risposta nelle
modalità di attuazione non è stato possibile calcolare l’indice. Tale evenienza si è verificata in 5 Cpi su 531 (0,9%). Nonostante le modifiche introdotte, l’ottica con cui viene costruito l’indice di qualità rimane comunque
interna alle dinamiche del Cpi; vengono considerati, cioè, solo i fattori interni ai Cpi attraverso i quali è possibile classificare le modalità di attuazione dei diversi servizi secondo una complessità crescente.
Sarebbe altamente interessante cercare di superare anche tale limite
cercando di integrare le dinamiche che si realizzano all’interno dei Cpi
con quelle che si esplicano nel contesto territoriale in cui opera il Cpi, ovvero le dinamiche del mercato del lavoro, le dinamiche socioeconomiche,
la reale possibilità di usufruire dei servizi (ad esempio di formazione), i
servizi offerti a livello di Provincia e di Regione, ecc. Tutti questi fattori influenzano sicuramente il livello qualitativo del sistema dei Servizi al lavoro.
Resta dunque ampio spazio per ulteriori modifiche e affinamenti di
più largo respiro. Sarebbe, ad esempio, utile “pesare” i servizi che contribuiscono alla costruzione dell’indice in maniera differente a seconda dell’importanza e dello sforzo organizzativo e progettuale che comportano; sarebbe inoltre auspicabile classificarli in una scala evolutiva
che tenga conto di ciò che ormai viene considerato di routine rispetto
a ciò che viene considerato innovativo.
225
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
CAPITOLO 3
La nuova
metodologia per
la costruzione
dell’indicatore
di qualità
La capacità di identificare il peso e il ruolo dei Cpi all’interno delle dinamiche dei diversi sistemi del lavoro, infine, contribuirebbe in maniera non banale ad una valutazione utile per azioni rivolte ad un loro miglioramento.
3.9.2 Analisi dei risultati: anatomia di un riposizionamento
Come già accennato, le variazioni introdotte nel calcolo dell’indice di
qualità sia in termini di griglia, sia nella modalità di compilazione della
scheda di rilevazione e sia nella fase di attribuzione dei punteggi non rendono comparabili i risultati ottenuti nel 2003 con quelli ottenuti nel 2004.
Ciò che è sicuramente confrontabile sono i Cpi in cui l’indice di
qualità risulta pari a 0, quelli cioè che non hanno attivato nessuno dei
servizi presi in considerazione: mentre nel 2003 tale evenienza si era
verificata in 7 Cpi su 536 (1,3%), nel 2004 si verifica in 2 Cpi su 531
(0,4%). È quindi diminuita la percentuale di Cpi che ancora non hanno
attivato nessuno dei servizi considerati.
Nonostante le metodologie siano completamente differenti, si tenterà comunque di offrire un primo quadro di riferimento comparabile a
quello emerso nel 2003; è stato infatti ricostruito l’indice di qualità del
2004 anche attraverso la metodologia precedente, ovvero assegnando
i punteggi precedenti e trascurando la multirisposta pur basandosi sulla nuova griglia.
La tab. 3.27 mostra l’andamento dei valori relativi alla media e alla deviazione standard84 dell’indice di qualità distribuito in classi nel 2003 e
nel 2004 nelle macroaree italiane. Mentre fino all’anno scorso si era
evidenziato un progressivo miglioramento del livello qualitativo dei
servizi erogati dai Cpi, quest’anno la situazione, per effetto della revisione delle modalità di classificazione dei servizi, rileva un sostanziale assestamento e un effetto di riposizionamento su valori più contenuti,
sinteticamente illustrati dalla sottostante tabella.
Sia il livello medio dell’indice di qualità sia la deviazione standard
relativi al complesso dell’Italia rimangono sostanzialmente invariati;
già ad uno sguardo generale, tuttavia, è percepibile l’effetto di riallineamento dei valori medi prodotto dall’utilizzo di modalità di classificazione dei servizi facenti riferimento a protocolli di organizzazione e di
erogazione più complessi che in passato. Più nel dettaglio, questo allineamento si declina con modalità differenziate nei quadranti osserva84 La deviazione standard fornisce una misura della dispersione intorno alla media dei valori
della distribuzione: un valore basso indica che i valori tendono a concentrarsi intorno alla media,
un valore alto indica che i valori sono “sparpagliati”.
226
SERVIZI ATTIVATI
Tabella 3.27 - Media e deviazione standard dell’indice di qualità in classi per regione
e macroaree nel 2003 e nel 2004 (indice ricalcolato con modalità 2003)
Regione
2003
__________________________
Media
Dev. Std
2004
__________________________
Media
Dev. Std
Piemonte
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
2,79
1,67
2,61
2,83
0,41
0,58
0,49
0,39
2,79
1,33
2,20
2,92
0,41
0,58
0,44
0,29
Nord-Ovest
Trento
Bolzano
Veneto
Friuli V.G.
Emilia Romagna
2,66
3,00
2,71
2,59
1,78
2,78
0,50
0,00
0,49
0,50
0,55
0,42
2,42
3,00
3,00
2,73
1,94
2,92
0,55
0,00
0,00
0,50
0,54
0,28
Nord-Est
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
2,57
2,88
2,80
2,77
2,37
0,58
0,33
0,45
0,44
0,49
2,71
2,78
2,60
2,77
2,24
0,53
0,42
0,55
0,44
0,44
Centro
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
2,70
3,00
2,00
1,80
2,13
2,00
2,33
0,46
0,00
0,00
0,75
0,88
0,00
0,49
2,59
2,86
2,33
1,78
2,54
2,13
2,33
0,49
0,36
0,58
0,55
0,55
0,35
0,49
Sud
Sicilia
Sardegna
Isole
2,13
1,42
1,79
1,53
0,78
0,75
0,57
0,72
2,24
1,44
1,39
1,42
0,64
0,61
0,50
0,58
Italia
2,32
0,75
2,29
0,71
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
ti: il Nord-Est e il Sud registrano un leggero miglioramento del livello
medio dell’indice di qualità accompagnato da una diminuzione del valore della deviazione standard. Il Nord-Ovest, il Centro e le Isole registrano una leggera diminuzione del valore medio e una leggera crescita
(ad eccezione delle Isole) della deviazione standard. Dalla tab. 3.28 si
evince, invece, la distribuzione del numero assoluto e della percentuale di Cpi nelle diverse classi dell’indice di qualità sia nel 2003 sia nel
2004, utilizzando l’indicatore 2004 calcolato con la vecchia metodologia; possiamo notare che la quota di Cpi che offre un livello qualitativo
dei servizi elementare è rimasta sostanzialmente stabile. La crescita
maggiore si evidenzia per il livello intermedio che aumenta del 10,7%
a scapito del livello avanzato che invece diminuisce evidenziando, anche in questa prospettiva, il leggero effetto di riposizionamento che
l’aggiornamento degli strumenti di rilevazione ha determinato.
227
Analisi dei
risultati:
anatomia di un
riposizionamento
CAPITOLO 3
Analisi dei
risultati:
anatomia di un
riposizionamento
Tabella 3.28 - Variazione del livello dell’indice di qualità in classi tra il 2003 e il
2004 (ricalcolato con modalità 2003)
Classi di qualità
Elementare
Media
Avanzata
Totale
2003
___________________
V. a.
%
71
201
255
527
13,5
38,1
48,4
100,0
2004
___________________
V. a.
%
72
221
231
524
13,7
42,2
44,1
100,0
Var. % 2003-2004
1,7
10,7
-8,9
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Le interpretazioni possibili di ciò che è stato appena evidenziato sono da ricercare nelle variazioni apportate, in fase di aggiornamento
degli strumenti di rilevazione, alla griglia delle modalità di attuazione
di riferimento dei servizi considerati e alla variazione della metodologia
con cui attribuire i punteggi alle modalità; era proprio obiettivo delle
modifiche effettuate quello di riuscire a riportare la distribuzione dei
Cpi, che soprattutto al Centro-Nord si andava polarizzando verso gli
standard più elevati, verso una situazione meglio distribuita e che fotografasse meglio le distanze tra le diverse realtà regionali e provinciali.
3.9.3 Analisi dei risultati secondo il nuovo indicatore di qualità
Le dinamiche ora descritte si rivelano ben più marcate all’osservazione dell’indicatore di qualità costruito non solo sulla base della nuova griglia (i cui effetti nel “riposizionamento” sono appena visibili nei
numeri presentati), ma anche sulla base dell’adozione della modalità di
risposta “multipla” nella compilazione della scheda relativa allo stato
di attuazione dei servizi (v. quadro sinottico 2). L’effetto combinato di
questi due elementi è stato, al di là del “riposizionamento” dei valori
dell’indicatore, quello di realizzare una più articolata gamma di posizioni nelle quali si è distribuito l’universo dei Centri per l’impiego censiti. La fig. 3.10 mostra una prima veloce panoramica della distribuzione dei valori regionali dell’indice di qualità calcolato con la nuova metodologia: l’osservazione è resa più immediata dalla divisione in quattro classi secondo la distribuzione in quartili di tale indice.
Come è possibile osservare, il 50% delle regioni registra un valore
medio dell’indice di qualità superiore a 11,3: dal momento che la media nazionale si colloca sul valore di 10,3 punti, appare evidente che
oltre la metà delle regioni italiane esprime un valore ad essa superiore
e, in particolare, una buona metà delle regioni si colloca su livelli sostanzialmente superiori (almeno un punto). Le regioni dell’Obiettivo
3, peraltro, esprimono valori prevalentemente compresi tra il terzo e il
quarto quartile, mentre una prevalenza di valori compresi nei primi
228
SERVIZI ATTIVATI
Figura 3.10 - Distribuzione regionale dell’indice di qualità (quartili)
Analisi dei risultati
secondo il nuovo
indicatore di
qualità
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
due quartili è registrabile nel resto della penisola, seppure con qualche eccezione.
Un’osservazione più dettagliata è offerta dalla seguente tab. 3.29
nella quale è possibile osservare il comportamento del valore medio
regionale dell’indicatore, accompagnato da altri valori (come la numerosità di strutture censite, la varianza e il range di variazione dei valori
assunti dall’indicatore nelle strutture di ciascuna regione) utili per ricostruire sia pur sinteticamente un quadro sintetico di ciascuna realtà
osservata.
Gli unici Cpi che hanno 0 come valore dell’indice di qualità, e che
229
CAPITOLO 3
Analisi dei risultati
secondo il nuovo
indicatore di
qualità
quindi non hanno ancora attivato nessuno dei servizi considerati, appartengono alla Sicilia. Nel complesso, quasi la metà dei Cpi offre un livello di qualità dei servizi medio e la restante metà si bipartisce tra coloro
che lo offrono elementare e coloro che lo offrono avanzato.
Il valore medio nazionale, pari a 10,3 punti, si colloca quasi alla
metà della scala di valori utilizzata (che spazia da 0 a 21 punti) ed è, a
tutta evidenza, il risultato di situazioni assai diversificate tra loro, come
attestato dal valore della varianza (21,9 punti) e dall’intervallo di variazione dell’indice presso le 531 strutture di riferimento (intervallo che
copre l’intera scala di oscillazione, essendo pari a 21).
A ben vedere, infatti, ben 13 tra regioni e province autonome registrano valori superiori alla media nazionale (oscillando da 11,0 a 14,7
punti); altre 6 regioni, distribuite nelle diverse macroaree geografiche,
invece, esprimono numeri assai al di sotto del dato medio nazionale e
oscillante tra 4,0 e 7,4 punti. Tra queste vanno segnalate Sardegna,
Sicilia e Valle D’Aosta – il cui valore relativamente contenuto della varianza lascia intravedere una situazione abbastanza omogenea sul territorio – alle quali si ascrivono situazioni di lunga transizione istituzionale
(Sardegna e Valle D’Aosta), ovvero di originale configurazione organizzativa: nel caso della Sicilia, infatti, va ricordato (cfr. par. 2.2.1, su
“sportelli multifunzionali”) che il sistema dei Spi è costituito tanto dalle Unità operativa Scica, con compiti prevalentemente legati al disbrigo
delle pratiche amministrative, quanto da una rete di oltre 220 sportelli
multifunzionali, facenti capo all’Agenzia regionale del lavoro, ai quali
sono attribuite le funzioni specialistiche, legate all’erogazione di servizi complessi e di politiche attive del lavoro.
Dunque, con la sola eccezione delle regioni Lazio e Lombardia –
che esprimono valori in media con il dato nazionale –, la realtà italiana
descritta dall’andamento dell’indicatore di qualità presenta una duplicità di situazioni che se da un lato richiama la tradizionale segmentazione del sistema Spi lungo l’arco Nord-Sud, dall’altro ne rende necessaria una declinazione che tenga conto dell’evoluzione positiva di singole esperienze regionali meridionali, ma anche della più esplicita articolazione delle differenze territoriali che interessano trasversalmente
realtà più avanzate e realtà a più moderato sviluppo.
Appare evidente, infatti, come la gran parte delle regioni del CentroNord italiano conosca valori dell’indice corrispondenti ad un livello qualitativo “medio-alto” compresi tra i 13,1 (Veneto) e i 14,7 punti (Marche
e Umbria), a conferma di un trend di sviluppo e implementazione dei sistemi per l’occupazione affermatosi nel corso degli anni passati ed ora
consolidatosi su buona parte dei territori osservati. I valori della varianza
(ultima colonna a sinistra) e dell’ampiezza del range di oscillazione tra il
230
SERVIZI ATTIVATI
Tabella 3.29 - Indice di qualità per regione: media, varianza, deviazione standard e
range di variazione
Piemonte
Valle D'Aosta
Lombardia
Bolzano
Trento
Veneto
Friuli V.G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
Media
N. Cpi
14,0
4,7
10,1
13,8
14,2
13,1
7,3
14,7
14,3
13,9
14,7
14,1
10,1
14,4
11,3
6,2
11,5
7,4
11,0
4,9
4,0
10,3
29
3
65
7
11
41
18
12
37
41
5
13
29
15
3
46
41
8
15
64
28
531
Indice di qualità
Range di
oscillazione
min/max
12,0
5,0
12,8
4,0
0,0
15,8
8,0
10,0
10,2
11,9
13,7
11,2
10,6
14,3
7,9
11,3
15,3
7,1
11,7
14,4
9,4
21,0
Dev. Std.
2,8
2,7
2,4
1,4
0,0
3,6
2,1
2,7
2,6
3,0
6,2
3,5
2,8
4,5
4,5
3,0
3,4
2,2
2,8
3,2
2,3
4,7
Varianza
7,7
7,3
5,9
2,0
0,0
13,0
4,6
7,1
6,9
9,0
38,4
11,9
8,0
20,0
19,8
9,1
11,8
5,0
7,6
10,5
5,1
21,9
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004-2005.
valore massimo e quello minimo segnato dall’indicatore in ciascuno dei
Cpi delle regioni (quarta colonna), peraltro, forniscono elementi a sostegno di questa tendenza. Essi evidenziano la persistenza, nelle aree citate,
di una certa differenziazione nei livelli medi di implementazione delle
strutture, visibile soprattutto in ambito provinciale e ascrivibile a una
pluralità di fattori come: il differente percorso di implementazione a
questo livello; il grado di specializzazione delle funzioni per allineare
l’offerta dei servizi a specifiche domande provenienti dai mercati del lavoro locale; il grado di apertura e di integrazione con altri attori territoriali portatori di un’offerta di servizi complementare ai Spi; l’ampiezza del bacino
di competenza e la numerosità delle strutture afferenti ad uno stesso
territorio.
Altresì, i citati valori attestano la presenza, numericamente marginale, di
situazioni connotate da un certo quoziente di criticità, cioè di Cpi che si
attestano su livelli “elementari”o “medio bassi” all’interno di un panorama regionale abbastanza ben strutturato, nel quale possono ormai considerarsi delle eccezioni (intorno al 3-4% delle strutture totali).
231
Analisi dei risultati
secondo il nuovo
indicatore di
qualità
CAPITOLO 3
Analisi dei risultati
secondo il nuovo
indicatore di
qualità
Sebbene più “distanziato” dai valori ora osservati e sintetizzati nella
successiva fig. 3.11, il quadrante meridionale presenta anch’esso una
geografia più articolata e meno “scontata”, soprattutto nel versante
peninsulare, di quanto non ci si possa attendere.
Fig. 3.11 - Indice di qualità dei Centri per l’impiego: valore medio e varianza per
area geografica
25,0
20,0
15,0
10,0
Media
Nord-Ovest
11,5
Nord-Est
12,7
Centro
12,8
Sud
9,613,4
12,7 4,6
Isole 11,7
11,5
Italia
10,3
Varianza
Media Varianza
11,7
13,4
13,6
18,9 13,6
12,8
8,9
9,6
21,9
21,9
18,9
8,9
10,3
4,6
5,0
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Si evidenzia, infatti, un profilo regionale nel quale si distinguono
realtà prevalentemente medio-piccole, con l’eccezione della Puglia,
l’unica di grandi dimensioni, attestate su valori qualitativi medi
(Calabria, Molise) se non addirittura “medio-alti” (Abruzzo). Le restanti realtà, invece, si attestano su un livello “elementare” oscillante tra 4 e
7,4 punti. Il Sud peninsulare registra valori di varianza “importanti”
(18,9 punti contro 13,1 del Centro-Nord) che, unitamente all’ampiezza
del range di variazione, attesta come i valori medi osservati sottendano
– anche in questi quadranti – una forte differenziazione territoriale nei
livelli di erogazione dei servizi. Ciò avviene tanto nelle realtà ancora
caratterizzate da un andamento poco pronunciato, quanto in quelle
che si avviano verso un visibile consolidamento; vale la pena evidenziare come soprattutto in queste ultime si registrino i valori di varianza
più consistenti, ad indicare come il processo di costruzione e di implementazione dei servizi e delle azioni di politica attiva erogate dalle
strutture territoriali si realizzi con passi assai differenziati da territorio a
territorio. Questa tendenza, peraltro, è evidente in una regione di dimensioni medio-grandi come la Puglia (41 Cpi per un bacino d’utenza
di poco più di 4 milioni di persone e una varianza pari a 11,8) e nella
quale la numerosità delle strutture, l’ampiezza dei territori di riferimento e dei bacini d’utenza influiscono nelle dinamiche di differenziazione più che in realtà di dimensioni contenute; essa lo è ancor più in
232
SERVIZI ATTIVATI
regioni medio piccole come l’Abruzzo, che peraltro registra un valore
medio assai elevato (14,4) ed una varianza di 20,0, e in regioni piccole
come il Molise (con una media di 11,3 e una varianza di 19,8). In queste realtà si osservano dislivelli qualitativi accentuati, come attestato
dal range di variazione dell’indicatore nei rispettivi Centri per l’impiego:
14,3 in Abruzzo e ben 15,3 in Puglia.
Dall’analisi del comportamento dell’indicatore di qualità emerge
dunque una fisionomia dicotomica della realtà nazionale, nella quale
più che guardare il valore medio (quel 10,3 che si pone quasi al centro
della scala di valutazione utilizzata e che spazia tra 0 e 21), occorre prestare attenzione al posizionamento dei singoli sistemi regionali rispetto
ad esso: questi, a ben vedere, si collocano “fortemente al di sopra” o
“fortemente al di sotto” della media nazionale, lasciando intravedere
una sorta di accentuata polarizzazione tra sistemi già consolidati o in
via di consolidamento, e sistemi territoriali afflitti da maggiori criticità.
Pur tuttavia, il versante di osservazione su scala regionale, sebbene offra una geografia dicotomica dei Spi italiani, ma più articolata che in
passato, risponde solo in parte all’esigenza di dettagliare le effettive distanze territoriali e sembra in parte mitigare il ritardo del Mezzogiorno
dal resto del paese. Se, infatti, si osserva la distribuzione dei valori medi per provincia, rispetto alla media italiana, si potrà rilevare il riproporsi con più evidenza di una dualità Centro-Nord Sud. Sono, infatti, 59 le
province che esprimono un valore medio dell’indicatore superiore alla
media nazionale; di queste appena 9 appartengono alle regioni del
Sud, cioè pari al 25% delle province dell’intero quadrante Sud e Isole; le
restanti 50 si distribuiscono nelle aree del Centro-Nord di cui costituiscono oltre l’83% delle province del quadrante (66 in tutto).
233
Analisi dei risultati
secondo il nuovo
indicatore di
qualità
CAPITOLO 4
INTERVENTI
PER TARGET SPECIFICI
4.1 Utenti del sistema pubblico dei Servizi per l’impiego
Per poter delineare chi sono gli “utenti” dei servizi per l’impiego intesi come soggetti che in un determinato periodo hanno dichiarato di
essersi recati in un Centro per l’impiego e che non necessariamente risultano essere iscritti a tale Centro, facciamo riferimento all’indagine
campionaria Plus (Participation Labour Unemployment Survey)85 condotta dall’Isfol nel primo trimestre del 2005.
La sezione del questionario dedicata ai Servizi pubblici per l’impiego
chiede all’intervistato se ha mai visitato un Centro per l’impiego e in
caso di risposta affermativa, a quando risale l’ultimo contatto. Se l’ultimo contatto risale a più di due anni fa il modulo si interrompe, in caso
contrario l’intervista continua chiedendo di specificare il Centro frequentato e se l’intervistato è iscritto al Cpi visitato. Una successiva batteria di domande osserva il livello di qualità dei servizi effettivamente utilizzati e la disponibilità a tornare a visitare la struttura contattata. Il fatto di essere entrati in contatto con la struttura e il personale dei Cpi
rende più precisa l’identificazione dell’utenza (indipendentemente
85 L’indagine Plus sull’offerta di lavoro si è posta l’obiettivo di capitalizzare le esperienze trascorse rispetto alcune delle principali indagini condotte dall’Istituto sulla qualità del lavoro, sulla popolazione over50, sui canali di ricerca di lavoro e sull’utenza dei servizi per l’impiego, osservando più
aspetti relativi alle criticità maggiormente rilevanti evidenziate dal mercato, in un’unica indagine.
L’indagine è riferita alla popolazione italiana, in età compresa fra i 15 e i 64 anni; la rilevazione è telefonica di tipo CATI su un campione di 40.000 individui. Il disegno dell’indagine prevede una serie di sottopopolazioni sulle quali indagare, in maniera indipendente, aspetti specifici del mercato
del lavoro, dall’ingresso dei giovani al prolungamento della vita attiva della popolazione nelle classi di età più anziane, dalla partecipazione della componente femminile della forza lavoro ai canali
utilizzati nella ricerca dell’occupazione. Una sezione specifica indaga poi gli “utenti” dei centri per
l’impiego, intesi come soggetti che in un determinato momento dichiarano di essere entrati in contatto con un Cpi, senza necessariamente essere iscritti al centro stesso, osservando dal lato utenti
la qualità e il livello di soddisfazione registrato nei confronti di alcuni aspetti dei servizi offerti dai Cpi.
235
CAPITOLO 4
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
dall’essere iscritto o meno al Centro) e più oggettivo il giudizio espresso in merito ai servizi effettivamente utilizzati.
È importante precisare che la struttura campionaria proposta dall’indagine non seleziona sistematicamente gli utenti dei Cpi, ma l’attribuzione è assolutamente casuale, pertanto il confronto con altre indagini con finalità e metodologie ben differenti potrà essere fatto solo tenendo conto
del diverso collettivo statistico. Inoltre le interviste sono state rivolte esclusivamente al rispondente, ciò rende ancora più precisa l’informazione
raccolta.
Premesso tutto ciò si stimano in circa 3 milioni gli individui che a
vario titolo hanno dichiarato di essere entrati in contatto con un
Centro pubblico per l’impiego su tutto il territorio nazionale negli ultimi due anni86; tuttavia l’orizzonte temporale osservato è molto esteso e
per circa 6 individui su 10 l’ultimo contatto con un Cpi risale agli ultimi
sei mesi.
Come già anticipato, per una caratterizzazione puntuale dell’utenza
l’analisi si concentrerà solo su chi ha dichiarato di aver visitato il
Centro negli ultimi due anni, rappresentativi di 3 milioni di fruitori. Un
maggior dettaglio è realizzabile anche rispetto a chi ha frequentato i
Cpi nell’ultimo anno, negli ultimi 6 mesi e nell’ultimo mese (tab. 4.1).
Tabella 4.1 - Individui che hanno dichiarato di aver visitato un Centro per l’impiego
rispetto il periodo dell’ultimo contatto. Valori assoluti e percentuali
Quando ha visitato l'ultima volta il Centro per l'impiego
Nell'ultimo mese
Negli ultimi 6 mesi
Nell'ultimo anno
Negli ultimi 2 anni
Totale
Oltre due anni fa
Totale
632.352
1.060.752
754.346
463.818
2.911.268
2.786.610
5.697.878
21,7
36,4
25,9
15,9
100,0
Fonte: Isfol Plus 2005.
La ripartizione geografica dei fruitori dei Cpi negli ultimi due anni conferma la più alta utenza nelle regioni del Sud e nelle Isole (pari al 45% dei
fruitori) ma è elevata anche l’utenza nel Nord del paese, pari ad un terzo
del totale. Questa ultima tuttavia si riduce in termini di quota di utenti iscrit86 I dati dell’indagine Plus presentati in questo volume sono definitivi e daranno luogo al primo anno nelle serie storiche. I primi risultati, editi sul Rapporto Isfol 2005 e sul Rapporto al Parlamento
– in cui peraltro si citava la provvisorietà del dato – possono per talune aggregazioni differire in maniera sensibile. L’inconveniente è dovuto all’espletamento di tutte le procedure statistiche di calibrazione e riporto all’universo del campione che hanno richiesto alcuni mesi di lavoro, inoltre essendo la prima edizione della rilevazione non si avevano punti di riferimento e ciò ha ulteriormente rallentato la lavorazione.
236
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
ti al Centro visitato; infatti nel Nord-Est il rapporto tra gli iscritti rispetto gli
utenti è solo di tre iscritti ogni cinque visitatori, mentre nel Mezzogiorno gli
iscritti raggiungono circa il 75% dei fruitori.
Ma torniamo ad analizzare chi sono gli utenti dei Cpi. Rispetto le classi
di età è netta la prevalenza di fruitori giovani e giovanissimi (oltre il 40%
degli utenti dei servizi pubblici per l’impiego ha meno di 30 anni), ma interessante è anche la percentuale di fruitori adulti, con più di 40 anni.
Tabella 4.2 - Chi sono gli utenti dei Centri per l’impiego (ultimi due anni). Valori
assoluti e valori percentuali disaggregati per area geografica, classe di età, genere e
titolo di studio
Utenti che si sono recati in un
Centro per l'impiego negli
ultimi due anni
_______________________________
Utenti che hanno dichiarato di
essersi iscritti al Centro visitato
__________________________________
V. a. (b)
Quota iscritti su
%
utenti (b/a)
V. a. (a)
%
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
547.401
422.247
627.690
1.313.930
2.911.268
18,8
14,5
21,6
45,1
100,0
367.666
254.507
443.234
979.798
2.045.205
67,2
60,3
70,6
74,6
70,3
18,0
12,4
21,7
47,9
100,0
Classe di età
Da 15 a 24 anni
Da 25 a 29 anni
Da 30 a 34 anni
Da 35 a 39 anni
Da 40 a 64 anni
Totale
675.325
602.838
387.003
476.415
769.688
2.911.268
23,2
20,7
13,3
16,4
26,4
100,0
459.164
460.348
289.648
342.368
493.678
2.045.205
68,0
76,4
74,8
71,9
64,1
70,3
22,5
22,5
14,2
16,7
24,1
100,0
Sesso
Utenti maschi
Utenti femmine
Totale
1.236.039
1.675.229
2.911.268
42,5
57,5
100,0
780.064
1.265.141
2.045.205
63,1
75,5
70,3
38,1
61,9
100,0
Fonte: Isfol Plus 2005.
L’utenza femminile risulta essere nettamente superiore a quella maschile (il 57% degli utenti sono donne contro un 43% di uomini), fig. 4.1. Inoltre
il divario di genere diventa più marcato se lo si osserva rispetto l’età: vediamo infatti come l’utenza femminile inizialmente (tra i 15 e i 24 anni) sia inferiore a quella maschile, plausibilmente per il più elevato livello di scolarizzazione femminile che posticipa l’ingresso delle donne nel mercato del
lavoro, ma subito il divario si inverte e aumenta al crescere dell’età, raggiungendo la differenza più alta nella classe di età tra i 40 e i 49 anni, dove maggiore è la volontà delle donne di tornare a lavorare, dopo un periodo di inattività legato generalmente alla nascita di un figlio, ma più difficili sono le condizioni d’ingresso.
237
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
Fonte: Isfol Plus 2005.
-
Nord
Utenti
femmine
Licenza
20,0
elementare
e
media
Diploma di
10,0maturità
Titolo
universitario
12,8
50,1
37,1
20,7
Da 25 a 29 anni
Da 15 a 24 anni
21,6
23,2
13,3
Da 30 a 34 anni
57,5
16,4
Da 35 a 39 anni
30,0
Centro
45,1
26,4
Da 40 a 64 anni
33,3
21,6
45,1
23,2
20,7
13,3
16,4
26,4
42,5
42,5
57,5
37,1
50,1
Diploma di maturità
Licenza elementare
e media
Utenti femmine
Utenti maschi
Sud e Isole
60,0
12,8
Titolo universitario
238
Nord
Centro
Sud e Isole
Da 50,0
15 a 24 anni
Da 25 a 29 anni
Da 30 a 34 anni
35 a 39 anni
Da 40,0
Da 40 a 64 anni
33,3
Utenti maschi
Figura 4.1 - Utenti che hanno dichiarato di aver visitato un Centro per l’impiego negli ultimi due anni. Valori percentuali per
area geografica, classe di età, genere e titolo di studio
CAPITOLO 4
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Dopo i 50 anni si osserva di nuovo una maggiore utenza maschile rispetto quella femminile, collegata alla diversa pianificazione pensionistica delle donne rispetto gli uomini (fig. 4.2).
Una analisi della distribuzione degli “utenti” in relazione al titolo di
studio mette in evidenzia un livello d’istruzione leggermente superiore
alla media nazionale, ma ciò può essere messo in relazione all’elevata
quota di utenti nella fascia di età più giovane. Coloro che frequentano
i Cpi sono in maggioranza in possesso di un diploma di maturità, pari
al 50% del campione osservato e ciò è particolarmente significativo
nella classe di età più giovane, tra i 15 e i 24 anni, ma è rilevante anche
la quota di utenti che dichiarano di possedere un titolo universitario
(oltre il 12% dei fruitori) con una forte concentrazione nella classe tra i
25 ed i 29 anni (fig. 4.3). È interessante osservare come le due classi di
età evidenziate coincidano anche con i due momenti di uscita dell’iter
formativo, ed è quindi verosimile pensare al Centro pubblico come un
primo contatto per molti ragazzi con il mondo del lavoro.
Chi ha frequentato un Centro per l’impiego negli ultimi due anni risulta attualmente occupato nel 26% dei casi; un ulteriore 17% dichiara di essere occupato ma di cercare un nuovo o un secondo lavoro, il restante 57% non lavora. La presenza di una quota così alta di soggetti occupati che si rivolgono ai Cpi non deve sorprendere; è infatti plausibile
rivolgersi ai Centri per l’impiego anche con l’idea di migliorare la propria
condizione lavorativa87, inoltre se si osserva con maggiore dettaglio il
periodo in cui hanno visitato l’ultima volta il Centro, solo il 13% degli occupati ha frequentato un Cpi nell’ultimo mese, e un 31% negli ultimi 6
mesi, mentre il contatto è più recente per chi, nonostante sia occupato
vorrebbe cambiare lavoro o trovare un nuovo lavoro (il 22% lo ha frequentato nell’ultimo mese e il 41% negli ultimi sei mesi). Le persone
non occupate mostrano invece un maggiore attivismo: per oltre il 30%
dei disoccupati l’ultimo contatto risale a meno di 30 giorni dalla data dell’intervista e per il 41% a meno di sei mesi.
Gli individui non occupati che frequentano un Centro per l’impiego,
in media, cercano da lavoro da almeno un anno e mezzo, ma esiste
una caratterizzazione molto forte della durata media di ricerca per
area geografica, classi di età, titolo di studio e sesso dell’utente dei
Cpi. Il numero medio di mesi di ricerca di lavoro raggiunge 16 mesi nel
Mezzogiorno mentre è pari ad un anno nel Nord.
87 “La motivazione principale per la quale ci si rivolge ai Servizi pubblici per l’impiego è la ricerca di un lavoro a tempo indeterminato”, si afferma nello studio Gli utenti e i Centri per l’impiego, di Baronio G., D’Emilione M., Gasperini C., Linfante G. e Tantillo F., Isfol, “Monografie sul Mercato
del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 7/2004.
239
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
240
20,8
Da 15 a 24 ann
i
Fonte: Isfol Plus 2005.
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
21,2
Da 25 a 29 ann
i
20,1
Da 30 a 34 ann
i
12,7
13,8
Da 15 Da 2Da 30 aDa 3Da 40Da 50 a 64 anniMaschio
30,0
D8. Registra r Maschio 26,4 ## 12,7 ## 14,9 10,7 100,0
26,4
Femmina 20,8 ## 13,8 ## 22,1
5,0 100,0
Totale
23,2 ## 13,3 ## 19,0
7,4 100,0
17,1
Da 35 a 39 ann
i
15,3
Femmina
Da 40 a 49 ann
i
14,9
22,1
5,0
Da 50 a 64 anni
10,7
Figura 4.2 - Utenti che hanno dichiarato di aver visitato un Centro per l’impiego negli ultimi due anni per genere e classe
di età
CAPITOLO 4
5,2
Da 15 a 24 ann
i
23,0
27,9
Fonte: Isfol Plus 2005.
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Licenza medi
Da 25 a 29 ann
i
10,1
23,6
40,1
Da 30 a 34 ann
i
11,8 12,0
22,8
Licenza media
Diploma
16,6
12,1
Da 35 a 39 ann
i
17,5
Laurea
15,3 15,1
Da 40 a 49 ann
i
25,4
4,6
4,7
Da 50 a 64 anni
12,2
Figura 4.3 - Utenti che hanno dichiarato di aver visitato un Centro per l’impiego negli ultimi due anni per titolo di studio e classe
di età. Valori percentuali
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
241
242
13,6
10,5
Nell’ ultimo mese
Fonte: Isfol Plus 2005.
0,0
5,0
10,0
15,0
21,8
31,2
19,0
31,4
Negli u ltimi 6 mesi
31,8
20,2
Nell’ ultimo anno
23,7
34,1
Disoccupato
27,6
Studente
23,2
7,9
20,7
Negli ultimi 2 anni
18,7
Altro inattivo
17,3
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
20,0
25,0
30,0
35,0
Quando lo ha visitato l’ultima volta
Totale
?
Condizione Nell’ultimo meNegli ultimi6 Nell’ultimo anNegli ultimi 2 anni
Occupato in cerca di un nuovo o di un secondo lavoro
Occupato
13,6
100,0
31,4
31,8
23,2
Occupato
45,0
21,8
100,0
35,9
23,7
18,7
Occupato in c
40,8
31,2
100,0
40,8
20,2
7,9
Disoccupato
40,0
10,5
100,0
34,8
34,1 35,9 20,7
Studente
36,1
19,0
36,1
27,6
17,3 34,8 100,0
Altro inattivo
Figura 4.4 - Ultimo contatto con i Centri per l’impiego per condizione occupazionale. Valori percentuali
CAPITOLO 4
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tabella 4.3 - “Utenti” dei Cpi attualmente non occupati, durata media di ricerca di
lavoro (numero mesi) per area geografica, genere, titolo di studio e classi di età
Utenti Cpi NON occupati
Durata media di ricerca di lavoro (mesi)
Area geografica
Nord
Centro
Sud e Isole
12,0
12,5
16,4
Sesso
Maschio
Femmina
12,9
15,4
Classe di età
Da 15 a 29 anni
Da 30 a 39 anni
Da 40 a 49 anni
Da 50 a 64 anni
11,7
15,1
17,5
21,5
Titolo di studio
Licenza elementare e media
Diploma
Laurea e post laurea
Totale
15,4
14,1
12,3
14,5
Fonte: Isfol Plus 2005.
La durata media di ricerca è maggiore per le donne rispetto agli uomini (15 mesi contro 13 mesi) e per chi possiede un titolo di studio
medio basso (15 mesi per chi è in possesso di licenza media contro
poco più di un anno per chi ha un titolo universitario). Rispetto l’età, il
numero medio di mesi di ricerca cresce all’aumentare di essa rendendo esplicite le difficoltà legate al rientro nel mercato del lavoro per le
classi di età non più giovani.
Nel verificare la qualità e il livello di soddisfazione registrato dagli
“utenti” nei confronti di alcuni aspetti dei servizi offerti dai Cpi (solo se
effettivamente utilizzati) è stato preliminariamente chiesto di esprimere un giudizio (Alto, Medio alto, Medio basso, Basso) rispetto alla preparazione e la disponibilità del personale, che dai dati rilevati sembra esser apprezzata e non messa in discussione.
Considerando invece la qualità dei servizi offerti, le critiche maggiori si riscontrano nei casi in cui ci si reca al Cpi alla ricerca di opportunità
concrete di impiego e la possibilità di svolgere tirocini o stage. In questo ultimo caso però è alta anche la quota di coloro che non hanno
un’opinione in merito (la domanda è applicata solo a coloro che hanno usufruito del servizio relativo), probabilmente per il fatto che, nella
maggior parte dei casi, chi si reca ad un Cpi lo fa più per la concreta
possibilità di trovare un’occupazione che per l’opportunità di entrare
nel mercato del lavoro attraverso stage o tirocini, nonostante si tratti in
243
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
CAPITOLO 4
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
prevalenza di un pubblico giovane. Il giudizio poco soddisfacente relativo alle opportunità lavorative concrete offerte, in molti casi è da attribuire probabilmente anche al fatto che, nella valutazione di questo
servizio, l’intervistato è più propenso a polarizzare il proprio giudizio
esprimendosi in maniera positiva solo se ha effettivamente trovato
un’occupazione tramite un Cpi e negativa nei restanti casi, lasciando
poco spazio alle valutazioni intermedie.
Tabella 4.4 - “Utenti” Cpi, giudizio in merito ad alcuni aspetti dei servizi di cui si
sono serviti
Preparazione e disponibilità del personale
Opportunità lavorative concrete
Informazioni utili alla sua ricerca di lavoro
Informazioni sull’orientamento prof.le o le opp. formative
Possibilità di consultare i servizi on line o telefonicamente
Possibilità di svolgere tirocini o stage
Preparazione e disponibilità del personale
Opportunità lavorative concrete
Informazioni utili alla sua ricerca di lavoro
Informazioni sull’orientamento prof.le o le opp. formative
Possibilità di consultare i servizi on line o telefonicamente
Possibilità di svolgere tirocini o stage
Alto
Medio
alta
Medio
basso
11,9
2,1
4,1
4,6
6,3
4,1
46,9
12,5
24,7
27,2
29,4
18,6
25,4
30,3
31,6
29,9
17,7
19,3
Basso
Non sa/
Non applicabile*
Totale
12,4
48,3
33,6
27,8
22,6
31,4
3,4
6,8
6,0
10,5
24,1
26,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
* È stato chiesto di esprimere un giudizio solo a chi ha effettivamente utilizzato il servizio.
Fonte: Isfol Plus 2005.
Per quanto riguarda la possibilità di reperire informazioni presso i
Cpi, sia per migliorare l’efficienza nella ricerca di un lavoro, sia per l’orientamento professionale o per opportunità formative, il giudizio
sembra esser buono ma non eccellente. Se si osserva invece l’opinione
rispetto alla possibilità di consultare i servizi on line oppure telefonicamente si ha un riscontro positivo pur con il 23% delle persone che
non sono in grado di rispondere, probabilmente per il fatto che non
tutti ancora hanno familiarità con internet.
Andando ad approfondire il giudizio circa i servizi offerti secondo la
ripartizione geografica si registrano chiare divergenze. La preparazione
e la disponibilità del personale è giudicata positivamente in ogni area
del paese con oltre il 60% di giudizi che si concentrano tra Alta e
Medio Alta. Unicamente nel Mezzogiorno i valori positivi sono poco al
di sopra del 50% e la restante quota quasi esclusivamente distribuita
verso un giudizio negativo e con poche non risposte.
Analizzando invece i servizi offerti dai Cpi la situazione cambia notevolmente poiché nei confronti delle opportunità lavorative offerte i valori han244
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
no un andamento opposto. Nel Nord-Est si ottengono le maggiori opportunità con circa il 20% di giudizi positivi mentre nel Sud tale quota è del
12,6% e con il 56% di persone che giudicano il servizio di bassa qualità.
Facendo riferimento alla possibilità di svolgere tirocini o stage il giudizio è migliore, concentrandosi i giudizi positivi tra il 28% ed il 32%
con l’eccezione del Mezzogiorno, che per tale valore raggiunge appena
il 17%, mentre quasi il 40% giudica il servizio di bassa qualità. In questo caso, come osservato in precedenza, quasi una persona su tre non
è in grado di rispondere.
Per quanto riguarda le informazioni utili alla ricerca di lavoro e
quelle sull’orientamento professionale o le opportunità formative le
frequenze più alte si registrano verso un giudizio medio alto. La situazione è differente anche in questo caso nel Mezzogiorno poiché le
quote più alte si registrano verso un giudizio basso e dunque il giudizio
generale risulta essere non positivo. L’ultima domanda è relativa alla
possibilità di consultare i sevizi on line o telefonicamente; anche in
questo caso la divergenza del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del
paese è chiara, delineando nel primo caso una tendenza negativa che
si contrappone a quella positiva delle altre aree.
In conclusione, dall’analisi territoriale si può dire che i riscontri più positivi si ottengono quasi sempre per il Nord-Est e con le stesse tendenze ma in misura più contenuta per il Nord-Ovest ed il Centro. La situazione è ben diversa per l’area del Mezzogiorno dove i giudizi sono sostanzialmente negativi ma in maniera più grave nei casi in cui si considerino
fattori in parte esogeni al Cpi come le offerte concrete di lavoro e di stage dipendenti principalmente dalle dinamiche del mercato del lavoro.
4.2 Sistema dell’obbligo formativo
Nel corso degli anni precedenti si era potuta osservare una positiva
dinamica di crescita del sistema dell’obbligo formativo per quel che
concerne l’attività dei Servizi per l’impiego: oltre ad un progressivo radicamento nel territorio, dato dall’aumento di strutture territoriali che
avevano attivato servizi specifici, si era potuta registrare anche una
progressiva implementazione della qualità dei servizi offerti, che in misura sempre maggiore passavano da quelli più elementari ed in qualche modo generalizzati, quelli relativi alla prima informazione, a quelli
più evoluti e mirati, fra cui, in primo luogo, il tutoraggio.
Si è trattato di una crescita avvenuta a volte con un passo piuttosto
misurato, in altri casi con maggiore evidenza, però tutto sommato costante, segno che con il passare del tempo, forse in modo un po’ trop245
Utenti del sistema
pubblico dei
Servizi per
l’impiego
CAPITOLO 4
Sistema
dell’obbligo
formativo
Tabella 4.5 - Utenti Cpi, giudizio in merito ad alcuni aspetti dei servizi di cui si sono
serviti, analisi territoriale. Valori percentuali di colonna
Come giudica la qualità
dei servizi offerti…
Preparazione e disponibilità della persona
Alto
Medio alto
Medio basso
Basso
Non sa/Non applicabile
Totale
Opportunità lavorative concrete
Alto
Medio alto
Medio basso
Basso
Non sa/Non applicabile
Totale
Informazioni utili alla
sua ricerca di lavoro
Alto
Medio alto
Medio basso
Basso
Non sa/Non applicabile
Totale
Informazioni sull’orientamento
professionale o le opportunità formative
Alto
Medio alto
Medio basso
Basso
Non sa/Non applicabile
Totale
Possibilità di consultare i servizi
on line o telefonicamente
Alto
Medio alto
Medio basso
Basso
Non sa/Non applicabile
Totale
Possibilità di svolgere tirocini o stage
Alto
Medio alto
Medio basso
Basso
Non sa/Non applicabile
Totale
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e
Isole
Totale
13,4
50,7
23,6
9,0
3,3
100,0
13,2
53,6
22,4
7,3
3,6
100,0
14,0
49,5
22,7
9,2
4,7
100,0
9,9
42,0
28,4
16,9
2,9
100,0
11,9
46,9
25,4
12,4
3,4
100,0
2,3
14,5
29,7
46,5
7,0
100,0
4,1
15,3
39,0
32,5
9,1
100,0
1,0
12,5
31,9
45,2
9,3
100,0
1,9
10,7
27,0
55,7
4,7
100,0
2,1
12,5
30,3
48,3
6,8
100,0
3,6
31,0
29,7
29,6
6,1
100,0
6,1
30,2
34,9
21,3
7,5
100,0
3,7
28,8
30,3
29,6
7,6
100,0
3,9
18,3
31,9
41,1
4,7
100,0
4,1
24,7
31,6
33,6
6,0
100,0
4,4
37,0
24,9
23,9
9,8
100,0
6,7
29,0
30,9
18,9
14,4
100,0
5,5
28,4
31,9
21,6
12,6
100,0
3,6
21,9
30,7
35,2
8,6
100,0
4,6
27,2
29,9
27,8
10,5
100,0
5,9
34,4
14,4
18,9
26,4
100,0
8,0
32,9
22,6
14,8
21,7
100,0
8,2
33,3
16,6
19,4
22,6
100,0
5,0
24,3
18,1
28,1
24,5
100,0
6,3
29,4
17,7
22,6
24,1
100,0
5,2
23,5
13,5
29,0
28,9
100,0
4,0
24,6
22,1
22,0
27,3
100,0
4,8
22,0
19,3
25,8
28,1
100,0
3,4
13,1
20,7
38,1
24,7
100,0
4,1
18,6
19,3
31,4
26,6
100,0
Fonte: Isfol Plus 2005.
po faticoso, ci si stava avviando verso una piena messa a regime di
quanto previsto dalla normativa.
I dati rilevati nel corso di questo ultimo monitoraggio sembrano un
po’ frenare questo percorso evolutivo, mettendo in evidenza una stasi,
246
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
quando non un segnale di arretramento della capacità del sistema di
erogare servizi.
È evidente che in alcun modo il dato rilevato può essere assunto
come indicatore di una tendenza e che occorrerà dunque verificare
nel prossimo anno se si è trattato semplicemente di una fase di assestamento e riorganizzazione, anche nella prospettiva di ridefinire le proprie funzioni alla luce della piena entrata in vigore delle nuove norme
sul diritto-dovere o di qualcosa di diverso.
Certo è che non si può comunque evitare di mettere in relazione i dati che annualmente vengono rilevati con un livello di maturazione potenziale, atteso, il cui riferimento è il periodo che è passato dall’emanazione dell’art. 68 della Legge 144/99.
Ed è comunque in questa luce che vanno interpretati i risultati che oggi sono stati rilevati, con particolare riferimento a tre aspetti:
• l’organizzazione e la gestione del Sistema informativo sull’obbligo
formativo;
• i servizi offerti sul territorio;
• la qualità dei servizi offerti all’utenza.
Per quel che riguarda il primo aspetto, risulta essere ancora evidente
una difficoltà abbastanza generalizzata delle amministrazioni ad attivare
sistemi di anagrafe completi ed efficienti e soprattutto a mettere in piedi
attività di verifica e di organizzazione di flussi dei dati pienamente funzionali. Occorre ricordare che la predisposizione di basi informative che includano i nominativi, i percorsi e le scelte effettuate dai giovani costituisce, oltre che un obbligo di legge, anche una fondamentale necessità per
garantire azioni di programmazione delle attività dei Centri per l’impiego
in ordine all’accompagnamento dei giovani verso il successo formativo.
E proprio per quel che riguarda la disponibilità di servizi offerti sul
territorio, emerge da questa rilevazione il dato che appare più critico,
perché caratterizzato da una flessione, seppure lieve, della quota di
Cpi che offrono specifici servizi all’utenza. È un dato in controtendenza
rispetto agli anni precedenti, che avevano fatto registrare una crescita
non lineare, ma continua. Ma soprattutto è un dato che torna a far ampliare la distanza tra i risultati raggiunti nelle diverse aree territoriali.
La diversa capacità di erogazione del servizio espressa nelle diverse
aree geografiche rappresenta purtroppo un elemento costante delle
caratteristiche rilevate e continua a vedere soprattutto l’utenza residente nelle regioni meridionali particolarmente penalizzata rispetto
alla possibilità di fruire dei servizi previsti.
Ed è una differenza che non riguarda soltanto l’offerta nel territorio,
ma anche, e forse più pesantemente, la qualità dei servizi erogati.
247
Sistema
dell’obbligo
formativo
CAPITOLO 4
Sistema
dell’obbligo
formativo
Ed è proprio il terzo aspetto che viene analizzato in questa analisi,
che mette in evidenza come nelle regioni del Sud l’utenza potenzialmente esclusa dalla possibilità di fruire dei servizi qualitativamente più
evoluti sia una quota particolarmente elevata sia in termini percentuali,
anche in confronto con le altre ripartizioni, sia, soprattutto in termini di
valori assoluti.
4.2.1 La gestione del Sistema informativo
Uno dei presupposti dell’attività svolta sul territorio dai Centri per l’impiego è costituito dalla presenza di servizi anagrafici completi, organizzati ed efficienti, che consentano alle strutture territoriali di individuare
l’utenza di riferimento, con particolare riferimento a quei giovani che si
trovano nella condizione di abbandono scolastico o formativo o che sono a rischio di uscita da una delle opportunità di formazione.
Si tratta evidentemente di soggetti nei confronti dei quali vengono operati interventi anche di tipo differenziato, sulla base della loro condizione formativa/non formativa, ma che necessitano in ogni caso di azioni
condotte in modo tempestivo e mirato, per un ri-orientamento e l’accompagnamento verso più idonei percorsi di formazione.
Perché tali modalità di intervento possano venire adottate, le strutture territoriali devono essere nella condizione di operare in una logica
di rete ed avendo a disposizione i nominativi dei giovani.
Per quel che riguarda quest’ultimo aspetto, in particolare, le analisi
condotte in questi ultimi anni hanno messo in evidenza una situazione
piuttosto differenziata nelle diverse aree del paese, sia per quel che riguarda gli aspetti organizzativi e gestionali, sia per quel che concerne la
qualità dei sistemi di anagrafe attivati.
Relativamente agli aspetti organizzativi e gestionali, infatti, va rilevato
come vi siano state scelte diversamente orientate, in alcuni casi verso una
gestione di tipo regionale, soprattutto nella prima fase di attuazione
delle norme sull’obbligo formativo, in altri verso una gestione di tipo provinciale, una scelta che sembra essere divenuta sempre più presente nel
panorama nazionale con il passare del tempo, come soluzione non necessariamente alternativa, ma anzi spesso aggiuntiva a quella regionale.
Entrambe le soluzioni presentano in assoluto elementi di vantaggio
e condizioni di criticità, tanto che è stato più volte osservato che la soluzione più congeniale è forse proprio la creazione di banche dati di livello provinciale, che meglio si prestano alla implementazione e soprattutto al controllo dei dati, le cui informazioni confluiscano poi in un unico database regionale, che certamente rappresenta la migliore condizione per far fronte alle eventuali problematiche connesse con il fenomeno del pendolarismo formativo.
248
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Ciò ovviamente presuppone una capacità di dialogo, a livello istituzionale e di tipo tecnico-informatico tra i dispositivi anagrafici, che, come si è osservato attraverso i dati rilevati nel corso del monitoraggio,
non sempre avviene, con il risultato della disponibilità di sistemi informativi che ancora troppo poco riescono ad essere una fonte sicura sull’universo dei giovani in obbligo formativo.
La successiva fig. 4.5 mette in evidenza la situazione rilevata per quel
che riguarda la gestione di livello regionale dei dati sui giovani, mostrando come vi sia ancora una parte importante di Amministrazioni che non
si sono dotate dei dispositivi previsti dalla normativa.
Figura 4.5 - Presenza e tipologia delle anagrafi presenti presso le amministrazioni regionali
9
su su pporto ca
8
nformatizzata
7
su Internet
6
1
9
2
7
5
4
3
2
1
0
Si, su supporto
cartaceo
Si, informatizzata
Si, su Internet
No
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Rispetto allo scorso anno si registra sia un lieve aumento numerico
delle anagrafi predisposte, sia un miglioramento di tipo tecnologico, in
quanto si riducono gli elenchi disponibili solo su supporto cartaceo,
per i quali è evidente la difficoltà di gestione e di implementazione,
mentre sono presenti, seppure solo in pochissimi casi, i database disponibili in internet, che ovviamente con sentono una fruibilità immediata da parte dei Centri per l’impiego e, più in generale, una possibilità
di operare direttamente sui nominativi dei giovani da parte di tutti gli attori interessati ed autorizzati dal sistema.
Va tuttavia rilevato come nel suo complesso il sistema sia ancora
poco funzionante ed efficace, laddove la valutazione sulla qualità delle
informazioni molto più frequentemente viene considerata parziale
che esaustiva, e soprattutto c’è una ridotta attività di controllo sui dati
ricevuti ed un flusso di informazioni verso le strutture territoriali ancora insufficiente.
249
La gestione del
Sistema
informativo
CAPITOLO 4
La gestione del
Sistema
informativo
Per quel che concerne invece la dimensione provinciale di gestione
delle anagrafi, la successiva tab. 4.6 consente di osservare la situazione
in riferimento alle aree geografiche ed ai supporti utilizzati.
Anche in questo caso, come si è già osservato per la dimensione regionale, si registra un duplice miglioramento, sia dal punto di vista numerico, la quantità di Amministrazioni che hanno predisposto lo strumento informativo, sia sul versante della fruibilità dei dati, almeno per
quel che concerne il supporto su cui risiedono i dati. Certamente non
può esser considerato ancora uno sviluppo soddisfacente, soprattutto
per il risultato che complessivamente produce in una fase in cui, a diversi anni ormai dall’emanazione della norma sull’obbligo formativo, il
Sistema informativo dovrebbe essere più maturo. Va peraltro rilevato
che le stesse Amministrazioni valutano complessivamente poco esaustive le informazioni che ricevono ed anzi da questo punto di vista non
si nota un miglioramento rispetto all’anno passato.
Tabella 4.6 - Amministrazioni provinciali per disponibilità dell’Anagrafe sull’obbligo
formativo per tipologia di supporto utilizzato e area geografica, valori %. Anno
2004 e variazione sul 2003
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
Variazione % sul 2003
Non
disponibile
Disponibile
su supporto
cartaceo
Disponibile
informatizzata
Disponibile
su Internet
Totale
13,0
36,3
19,0
41,6
29,5
-2,5
17,4
4,5
4,8
16,7
11,8
-4,2
34,8
59,2
66,7
41,7
48,9
1,9
34,8
0,0
9,5
0,0
9,8
4,8
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
-
Fonte: Isfol, monitoraggi 2003 e 2004.
Tabella 4.7 - Valutazione sul livello qualitativo delle informazioni sui giovani in
obbligo formativo per tipologia della fonte informativa
Fonti informative
Scuole/Amministrazione scolastica
Centri di formazione professionale
Banca dati apprendistato
Informazioni
esaustive
Informazioni
parziali
Informazioni
non disponibili
Totale
33,8
50,0
52,7
63,5
32,4
29,7
2,7
17,6
17,6
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Non sono dunque molte le anagrafi che possono vantare una qualità delle informazioni davvero elevata, che consenta di individuare
agevolmente l’utenza residente e, conseguentemente, quella relativa
ai bacini di utenza dei Centri per l’impiego.
Appare dunque particolarmente importante e necessario, nel percorso di sviluppo, concentrare l’attenzione delle Amministrazioni in
tutte le fasi di predisposizione e di gestione delle anagrafi.
250
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tavola 4.1 - Schema di sintesi relativo al percorso di predisposizione dell’anagrafe per
l’obbligo formativo
Fase 1
Fase 2
Fase 3
Fase 4
Organizzazione
Banca Dati
Acquisizione
delle
informazioni
Verifica delle
informazioni
Invio dati
• Anagrafi comunali
• Servizi sociali
• Altre banche dati
• Scuole
• Cfp
• BD Apprendis.
• Amministrazioni
• Società incaricate
• Regione
• Centri per l’impiego
Fino ad oggi ci si è concentrati maggiormente sull’architettura dell’anagrafe e sull’acquisizione dei dati che pure, come abbiamo visto, ha fornito qualche risultato soddisfacente.
È necessario, nel percorso evolutivo di questi dispositivi, nella prospettiva e nell’attesa della creazione dell’anagrafe nazionale degli studenti prevista dal Decreto legislativo 76/2005, che particolare attenzione venga posta anche sulle ultime due fasi:
• quella della verifica e dell’incrocio con altre strutture anagrafiche, in
primo luogo quelle comunali, per potersi accertare che l’intera utenza possa essere monitorata nel percorso scolastico e formativo;
• quella dell’invio, verso le Regioni per la costituzione di un’anagrafe regionale e verso i Centri per l’impiego, per consentire a questi
ultimi di operare in modo efficace e nei tempi imposti dall’urgenza di intervenire al momento dell’insorgenza di un disagio o di un
abbandono scolastico o formativo.
In aggiunta, dunque, ad attenzioni di tipo tecnico e tecnologico, diviene necessario condividere le modalità di acquisizione, utilizzazione
e di gestione dei dati con tutti gli attori interessati, sviluppando, anche
in questo ambito, dinamiche di rete che sono indispensabili per rendere complete ed efficienti le anagrafi sui giovani.
4.2.2 L’attivazione dei servizi sul territorio
Sul versante dei servizi offerti all’utenza il monitoraggio delle attività
relativo all’anno 2004 mette in evidenza la presenza di un punto di discontinuità rispetto alle tendenze riscontrate negli anni precedenti.
Ciò che infatti si era potuto costantemente rilevare nelle precedenti indagini, ovvero una costante crescita della capacità del sistema nel suo
complesso di erogare servizi all’utenza giovanile, appare quest’anno
non confermato dalla distribuzione dei dati. La fig. 4.6, infatti, consente
di osservare che la serie relativa ai Centri che non hanno offerto servizi
251
La gestione del
Sistema
informativo
CAPITOLO 4
L’attivazione dei
servizi sul
territorio
appare quest’anno in crescita, dopo un triennio di progressiva riduzione.
Solo in parte questo fenomeno di arretramento della capacità di offerta, sia pur di ridotte dimensioni, viene compensata dalla crescita percentuale della soluzione organizzativa che prevede l’affidamento dei
servizi per l’obbligo formativo a strutture esterne ai Cpi. Il dato sull’esternalizzazione del servizio, infatti, si evolve su base nazionale dal
3,2% dello scorso anno, al 5,3%, con dinamiche molto diversificate in relazione alle diverse ripartizioni territoriali.
La forte variabilità dei dati su base territoriale, in realtà, non può essere considerata come un fatto nuovo, in quanto, come si evince peraltro anche dall’osservazione della successiva fig. 47, i valori rilevati
nel corso di questi anni hanno sempre messo in evidenza una situazione molto differenziata nelle diverse aree.
Appare peraltro necessario soffermare l’analisi su un’ulteriore informazione che emerge dall’analisi di questo grafico: la distanza nella capacità di erogazione del servizio cresce in modo significativo tra le aree
territoriali, in controtendenza rispetto al biennio precedente, evidenziando così una caratterizzazione del sistema che sembra non aver retto sull’intero territorio nazionale il percorso evolutivo che era precedentemente risultato come uno dei suoi tratti distintivi.
Figura 4.6 - Centri per l’impiego che hanno/non hanno attivato servizi per
l’obbligo formativo, per anno e modalità di organizzazione del servizio. Valori
percentuali
Fonte: Isfol, monitoraggi 2001, 2002, 2003, 2004.
I tre elementi di analisi fin qui considerati (arretramento complessivo del sistema, crescita del livello di esternalizzazione, ampliamento
della divaricazione territoriale), possono essere agevolmente oggetto
di ulteriore verifica attraverso l’osservazione della successiva tab. 4.8,
che presenta lo stato di attivazione/non attivazione del servizio sulla
base della ripartizione territoriale.
252
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Figura 4.7 - Centri per l’impiego che hanno complessivamente erogato (direttamente o mediante esternalizzazione) servizi per l’obbligo formativo
Nord-Ovest
100
90
80
70
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Italia
2001
77,6
66,1
74,8
47
61,9
Nord-Est
2002
76,6
80,7
88,6
76,5
79,3
Centro
2003
84,7
84,3
92
77,9
83
Sud
Italia
2004
87,2
71,1
81,6
75
77,7
60
50
40
2001
2002
2003
2004
Fonte: Isfol, monitoraggi 2001, 2002, 2003, 2004.
La significativa diversità, che caratterizza la comparazione fra le aree
geografiche, interessa tanto la mancata erogazione di servizi specifici
per l’obbligo formativo, tanto la modalità organizzativa del servizio ed in
entrambe le circostanze è proprio la variabilità territoriale a determinare le principali differenze rispetto all’anno precedente: le variazioni, in
sostanza, non sono il risultato di dinamiche omogenee che percorrono in modo trasversale ed uniforme il paese, ma sono piuttosto l’esito
di scelte, potenzialità organizzative, capacità operative così come si
esprimono negli specifici contesti territoriali.
Per quanto concerne il primo aspetto, la mancata erogazione del
servizio, la distribuzione dei dati, che evidenzia un incremento su base
nazionale del 3,2%, mette in luce che due delle quattro aree geografiche territoriali, Sud e Nord-Est, esprimono un valore medio al di sopra
del dato nazionale.
Particolarmente evidente, in questo quadro, è l’involuzione che si
registra nell’area Nord orientale, dove l’incremento della percentuale
di Centri che non erogano servizi specifici è pari all’11,5%, passando
dal 7,8% del 2003 al 19,3% del 2004. Maggiormente contenuto è l’aumento di Centri inattivi sul versante dell’attività con i minori nella ripartizione meridionale, che tuttavia già in passato si caratterizzava per
una forte difficoltà ad offrire servizi a questa categoria di utenza.
Di segno totalmente opposto è il dato che qualifica la ripartizione
del Centro Italia come quella nella quale risulta essere particolarmente evoluto il sistema di offerta dei Centri per l’impiego per lo specifico
target. Tale ripartizione, infatti, è l’unica nella quale diminuisce rispetto
all’anno precedente la percentuale di strutture territoriali non in grado
253
L’attivazione dei
servizi sul
territorio
CAPITOLO 4
L’attivazione dei
servizi sul
territorio
Tabella 4.8 - Centri per l’impiego che hanno/non hanno attivato servizi relativi
all’obbligo formativo per area geografica, valori percentuali. Anno 2004 e
variazione sul 2003
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
Variazione % sul 2003
Non
attivato
Attivato
direttamente
Esternalizzato
Totale
11,0
19,3
3,4
24,1
17,0
3,2
87,2
71,1
81,6
75,0
77,7
-5,3
1,8
9,6
14,9
0,9
5,3
2,1
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
-
Fonte: Isfol, monitoraggi 2003 e 2004.
di erogare servizi ed anzi, come si può chiaramente osservare nella fig.
4.7 precedentemente citata, l’area geografica del Centro si caratterizza
come quella che ha il maggior numero di Cpi che complessivamente, sia
dunque in forma diretta o mediante esternalizzazione, annovera fra le
sue attività quelle per i giovani fino a 18 anni.
Il valore complessivo per questa ripartizione territoriale è pari al
95,6% dei Centri, un valore di poco superiore a quello, già molto elevato, registrato nel corso dello stesso anno. Confrontando tuttavia i dati
2003 e 2004, si può osservare come vi sia stata una significativa modificazione, dal punto di vista gestionale-organizzativo, che ha prodotto
una crescita particolarmente elevata dell’affidamento a strutture esterne dei servizi per i giovani in obbligo (dall’1,1% al 14,9%) ed una conseguente riduzione dell’erogazione diretta.
Certamente tale crescita manifesta i suoi effetti anche sul valore medio nazionale, che tuttavia continua ad esprimere una dimensione piuttosto marginale ad eccezione, oltre che nel Centro, anche nella ripartizione Nord orientale, dove si registra un lieve incremento rispetto all’anno
precedente e dove raggiunge una certa consistenza percentuale.
4.2.3 Le attività con l’utenza
Dinamica opposta, e certamente molto più positivamente caratterizzata, si registra per quel che concerne la qualità del servizio offerto,
ovvero sulla base della distribuzione che permette di rilevare il livello
(elementare, medio, avanzato) di prestazione erogata all’utenza.
Difatti, in linea con le tendenze registrate nel corso degli anni precedenti, il livello qualitativo più elevato offerto dai Centri per l’impiego
mantiene una dinamica positiva raggiungendo una valore pari al 40%
per il livello avanzato, corrispondente all’offerta di servizi quale quello
del tutorato (fig. 4.8).
254
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Figura 4.8 - Livello qualitativo dei servizi offerti dai Centri per l’impiego per
l’obbligo formativo valori percentuali. Anni 2001-2004
Fonte: Isfol, monitoraggi 2001, 2002, 2003, 2004.
L’analisi di tale distribuzione di valori consente indubbiamente di
esprimere una valutazione favorevole sulla dinamica che caratterizza il
sistema di accompagnamento per i giovani in obbligo, soprattutto
considerando due ulteriori elementi di riflessione:
• il primo è relativo alla evoluzione dei dati per quel che riguarda lo
specifico dei servizi avanzati nel corso del quadriennio considerato.
I Centri per l’impiego in grado di offrire fino ai servizi più evoluti si
sono infatti triplicati rispetto al 2001 e si registra inoltre un aumento del 6,4% rispetto allo scorso anno;
• il secondo, di carattere invece più generale, permette di porre l’attenzione su una dimensione qualitativa più ampia, relativa dunque all’intero sistema, che appare caratterizzarsi per un progressivo spostamento verso l’alto, in direzione cioè di una migliore capacità di far fronte alle funzioni attribuite alle strutture territoriali
stesse. L’aumento dei servizi avanzati, infatti, avviene a spese del
livello minimo di erogazione dei servizi, quello elementare, corrispondente alla sola prima informazione, livello, che scende in modo costante e significativo dal 57% del 2001 al 20% del 2004.
Per avere tuttavia una visione più completa del grado di maturazione complessivamente raggiunto dal sistema e dunque maggiormente
rispondente all’assunzione di un approccio valutativo che tenga contestualmente conto delle dinamiche di domanda/ offerta, occorre tenere nella giusta considerazione alcuni altri elementi che mitigano, in
modo anche abbastanza evidente, il positivo impatto della crescita dei
servizi di livello avanzato.
255
Le attività con
l’utenza
CAPITOLO 4
Le attività con
l’utenza
Da questo punto di vista occorre in primo luogo tenere presente
che è presente nel territorio un’ampia parte di utenza che non può
fruire dei servizi più avanzati, il tutoraggio, il monitoraggio dei percorsi,
l’accompagnamento verso nuove opportunità formative, cioè di quell’area di servizi che fin dall’emanazione dell’articolo 68 della Legge
144/99 sono stati considerati come quelli più innovativi e maggiormente qualificanti la funzione delle strutture territoriali nell’ambito
della loro azione con i minori.
A ciò va aggiunto un ulteriore aspetto, collegato ancora una volta alla ripartizione territoriale. La successiva tab. 4.9 riporta la distribuzione delle frequenze percentuali, relative ai soli Cpi che hanno erogato servizi per l’obbligo formativo, suddivisi sulla base dell’area geografica di appartenenza.
Gli elementi che appaiono con maggiore evidenza sono riferibili ai valori del Centro e del Sud (rispettivamente il 61,6% ed il 21,4%) per
quel che riguarda l’offerta di servizi avanzati.
Essi indicano con assoluta evidenza la misura della diversa capacità
di offerta presente nei sub-sistemi territoriali, disegnando peraltro una
forbice che appare difficilmente colmabile a breve, tanto più che, al
contrario, la distanza fra il Sud e le altre aree geografiche risulta essere
ulteriormente accresciuta rispetto all’anno precedente.
Tabella 4.9 - Centri per l’impiego che hanno attivato servizi relativi all’obbligo
formativo per livello più elevato di servizio erogato e area geografica, valori
percentuali. Anno 2004
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
Elementare
(prima
informazione)
Medio
(orientamento
individuale)
Avanzato
(tutoraggio)
Totale
9,3
18,5
14,0
31,5
20,0
49,5
30,4
24,4
47,1
40,0
41,2
51,1
61,6
21,4
40,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
L’utenza di fatto esclusa anche solo dalla fruizione potenziale dei
servizi avanzati corrisponde quindi, come abbiamo potuto osservare
dalle precedenti indicazioni, a quella appartenente al bacino di utenza
del 60% dei Cpi che, pur offrendo servizi specifici per l’obbligo formativo, non ha attivato i servizi di livello più evoluto.
Diviene in realtà ancora maggiore qualora si consideri l’intero sistema di offerta, includendo cioè anche i Cpi che non hanno dato vita a
nessuno dei servizi previsti per lo specifico target: in tal caso, infatti,
l’utenza potenzialmente esclusa raggiunge una quota che interessa
una percentuale di Cpi pari a circa il 67% del totale.
256
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tuttavia, proprio la diversa capacità di offerta sulla base della distribuzione territoriale, fa ritenere che l’utenza esclusa sia, in termini numerici, ancora più radicalmente localizzata in alcune aree geografiche. La
successiva tab. 4.10 riporta la distribuzione dei Cpi sulla base della numerosità degli iscritti minori e consente di notare come le strutture territoriali sulle quali si concentra una maggiore quantità di giovani in obbligo siano perlopiù localizzate nelle aree meridionali.
Tabella 4.10 - Centri per l’impiego (*) per classe di ampiezza relative all’utenza in
obbligo formativo iscritta ai Cpi ed area geografica, valori percentuali. Anno 2004
Area geografica
Da 1
a 50
Da 51
a 100
Da 101
a 250
Da 251
a 500
500
e più
Totale
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
44,6
64,6
31,3
13,1
33,4
23,8
16,5
14,5
8,9
14,8
27,7
10,1
25,3
19,6
20,9
4,0
5,1
13,3
20,2
12,3
0,0
3,8
15,7
38,1
18,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
(*) Il valore è calcolato sui Centri per l’impiego che hanno fornito il numero degli iscritti, 431 sul
totale pari all’81,2%.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Occorre ovviamente osservare che le dinamiche e le motivazioni
che portano un giovane minore di 18 anni all’iscrizione presso un
Centro per l’impiego sono diverse e non sempre riconducibili ad una
condizione di abbandono scolastico o formativo in corso o in itinere,
ma al contempo non può sfuggire che l’analisi di questi dati evidenzia
come vi sia comunque una maggiore pressione esercitata sulle strutture meridionali. Ciò del resto, può essere agevolmente dedotto, in
mancanza di informazioni certe sugli abbandoni scolastici e formativi,
anche dalla considerazione di altri dati quali la distribuzione dei giovani per area geografica (oltre il 45% risiede al Sud) e la numerosità dei
giovani fuori dal sistema scolastico (il 50% si trova nel Mezzogiorno).
I dati di questo monitoraggio, inoltre, fanno riferimento ad un numero di minori di 18 anni iscritti ai Centri per l’impiego pari ad oltre
186.000, di cui l’80% residenti nelle regioni meridionali.
È dunque sulla base di queste ulteriori informazioni, che si può ragionevolmente stimare come l’utenza che può potenzialmente fruire del
servizio di tutoraggio sia percentualmente ancora maggiore della quota di Cpi che non erogano il servizio e soprattutto che sia particolarmente localizzata su base territoriale.
Anche se, occorre sottolinearlo, a questo livello di analisi non può
essere stabilita una relazione diretta fra iscritti ai Cpi e condizione di
abbandono e dunque i minori iscritti non corrispondono necessariamente alla domanda di tutorato, appare comunque evidente la neces257
Le attività con
l’utenza
CAPITOLO 4
Le attività con
l’utenza
Tabella 4.11 - Distribuzione dei giovani minori di 18 anni iscritti complessivamente ai
Centri per l’impiego e di quelli iscritti ai Centri per l’impiego che hanno attivato il
servizio di tutorato, per area geografica. Anno 2004 (Valori assoluti e percentuali)
NordOvest
NordEst
Centro
Sud
e Isole
Totale
Minori di 18 anni iscritti ai Cpi
8.534
7.824
20.547
149.779
186.684
Minori di 18 anni iscritti a Cpi che
erogano servizio di tutorato
2.292
6.266
8.233
28.270
45.061
Cpi che erogano servizio di tutorato
36,7
41,2
60,2
16,4
33,1
Percentuale di giovani potenziali fruitori
del servizio di tutorato
26,9
80,1
40,1
18,9
24,1
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
sità di rafforzare i servizi, con particolare riferimento a quelli evoluti,
considerando sia le specificità territoriali, sia l’esigenza di uniformare
verso l’alto i livelli qualitativamente più evoluti e le modalità di erogazione dei servizi stessi.
A tale proposito, infatti, va sottolineato che sono proprio i Centri
con una quantità maggiore di utenza iscritta, quelli che risultano essere più indietro nell’erogazione dei servizi avanzati, probabilmente in
seguito ad una più evidente difficoltà di organizzazione. Non va dimenticato del resto, che altre indagini88 hanno consentito di rilevare
che solo il 21,5% dei Centri ha più di due risorse (a tempo pieno o
parziale) dedicate all’obbligo formativo e che il 19,1% può invece avvalersi solo di un’unica risorsa.
4.3 Sostegno dell’occupazione femminile
La rilevazione condotta nel 2004 sull’andamento della riforma dei
servizi per l’impiego mostra come la tematica “di genere” sia ormai
stata completamente integrata nella programmazione regionale e
provinciale, anche se, ancora, con alcune disomogeneità territoriali.
Seguendo una tendenza già emersa nelle precedenti indagini, le iniziative mirate al sostegno dell’inserimento occupazionale delle donne
hanno assunto configurazioni più definite e stabili, superando, nella
maggior parte dei casi, il carattere “indifferenziato”, orientato, cioè, ad alcune particolari categorie di utenza, indipendentemente dal genere,
che, se da un lato garantiva un approccio più “egualitario” nell’erogazio88 Si veda in proposito Chiozza A., I servizi territoriali per l’obbligo formativo, in Indagine campionaria sul funzionamento dei Centri per l’impiego. Indagine 2004, Isfol, Monografie sul Mercato
del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 6/2005.
258
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
ne di servizi all’occupazione, evitando una progettazione “ghettizzante” nei confronti dell’utenza femminile, dall’altro ha spesso impedito
una risposta appropriata alle specifiche necessità di cui le disoccupate
sono portatrici. La distribuzione territoriale degli interventi “di genere”
mostra un quadro omogeneo (fig. 4.9): sul totale delle iniziative, il
23% hanno luogo nelle regioni meridionali e insulari, manifestando
un notevole incremento rispetto agli anni precedenti; la stessa quota
si rileva nel Centro Italia, il 26% nel Nord-Est e il 28% nelle regioni del
Nord-Ovest.
Figura 4.9 - Distribuzione territoriale delle iniziative provinciali a favore
dell’inserimento lavorativo delle donne
Sud e Isole
23%
centro
19
nord est Nord-Ovest
21
28%
nord ovest
22
sud e isole
19
Centro
23%
Nord-Est
26%
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Analizzando più in dettaglio la ripartizione geografica, osservando il
livello provinciale, tale omogeneità appare meno netta, ed emerge un
quadro complesso in cui convivono regioni “a totale copertura” e aree
in cui il sostegno all’inserimento lavorativo delle donne non è condotto capillarmente su tutto il territorio regionale ma gli interventi sono
“polarizzati” e “concentrati” in alcune Province.
Come illustra la fig. 4.10, a fronte di una aumento delle province
coinvolte in interventi o iniziative indirizzate all’utenza femminile (il
78,6%, circa il 15% in più rispetto al 2003) non si riduce la disparità
geografica che vede le province meridionali percentualmente “meno
attive”.
259
Sostegno
dell’occupazione
femminile
CAPITOLO 4
Figura 4.10 - Contributo provinciale, per regione ed area geografica, delle
iniziative a sostegno dell’occupazione femminile
t
Centro
Nord-Ovest
Nord-Est
Province atti vProvince non apromozione regionale
Province
attive
non attive
Abruzzo
3
1 Province
si
Basilicata
1
1 si
Trento
Calabria
4
1 no
Bolzano
Campania
4
1 si
Emilia Romagna
Puglia
1
4 no
Sardegna
1
3 si
Friuli
V.G.
Sicilia
3
6 no
Veneto
Molise
1
1 no
Sud e Isole
Toscana
10
0 si
Lombardia
Lazio
4
1 si
Liguria
Umbria
2
0 si
Marche
3
1 si
CentroValle d'Aosta
Piemonte
7
1 si
Piemonte
Valle d'Aosta
1
0 si
Marche
Liguria
3
1 si
Umbria
Lombardia
11
0 si
Nord-Ovest
Veneto
7
0 si
Lazio
Friuli V.G.
4
0 no
Toscana
Emilia
Romagn a
8
1 si
Bolzano
1
0 Molise
Trento
1
0 Nord-Est
Sicilia
Sud e Isole
Sostegno
dell’occupazione
femminile
Sardegna
Puglia
Campania
Calabria
Basilicata
Abruzzo
0%
20%
40%
60%
80%
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Al di là del dato statistico, ciò che appare più rilevante è la differenziazione delle tipologie di interventi messi in atto dalle Province.
Seguendo una tassonomia già sperimentata89, sono state individuate e
distinte le iniziative mirate alla conciliazione tra lavoro e vita familiare,
sia dirette alle donne (solitamente tradotti in sostegno finanziario o in
servizi di assistenza), sia dirette alla sfera datoriale, per promuovere
una rimodulazione di orari, o la presenza di asili aziendali; gli interventi a favore del reinserimento lavorativo, che si traducono in progetti di
orientamento, di formazione, o in piani di inserimento attraverso stage
e tirocini; le azioni rivolte ai “sistemi”, vale a dire servizi di consulenza e
accompagnamento per gli operatori dei Cpi e dei diversi sportelli di89 D’Onofrio M., Gilli D., Il sostegno all’occupazione femminile da parte dei Servizi pubblici per
l’impiego, in Osservatorio Isfol, anno XXV, n. 6, Le Monnier.
260
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
slocati nel territorio, volti ad individuare ed analizzare eventuali punti
critici dell’affermazione dei principi di pari opportunità all’interno delle
modalità organizzative ed operative dei servizi erogati; ed infine gli interventi di promozione della cultura di genere, che spesso coinvolgono
la Consigliera di parità e mirano a diffondere e promuovere la partecipazione delle donne alla vita economica e sociale del territorio, anche
utilizzando punti informativi sulla normativa specifica, su eventi, iniziative relative alle tematiche di genere.
Da tale tassonomia si è ritenuto opportuno isolare due “strumenti”
che, per le peculiarità che li contraddistinguono, sono stati utilizzati e sviluppati in maniera del tutto autonoma: gli interventi diretti a stimolare
l’autoimprenditorialità femminile, che potrebbero essere considerati
iniziative di sostegno all’inserimento lavorativo delle donne (e quindi
inseriti nella prima “tipologia” di intervento), ma che presentano caratteristiche peculiari tipiche della promozione del lavoro autonomo come
forma di “soluzione” alla disoccupazione, che superano le logiche del
mainstreaming di genere; e lo sportello donna, che, sotto diverse denominazioni, sta vivendo una profonda maturazione, passando da “vuoto
contenitore” o punto di accoglienza e prima informazione a nodo attivo della rete dei servizi in favore delle donne, avvalendosi anche di canali multimediali di contatto con l’utenza (sito web, pubblicazione periodica o linea telefonica dedicata).
I dati dell’ultima rilevazione sui Servizi per l’impiego mostrano (fig.
4.11) una riduzione degli interventi di reinserimento e della presenza di
sportelli dedicati; questo fenomeno può essere spiegato, però, dalla
diffusione di un approccio “pluri-strumentale”, in cui si affiancano diversi tipi di interventi (circa il 50% delle province propone un insieme
complesso di servizi rivolti al target femminile) e l’attuazione di progetti “multi-obiettivo”, le cui finalità rientrano trasversalmente in diverse categorie della citata tassonomia. È il caso del Progetto Futura, promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia in tutte le sue Province, rivolto alle donne escluse da possibili processi di integrazione nel mercato
del lavoro a causa dell’impossibilità di conciliare la vita lavorativa o la
partecipazione a percorsi di formazione, e attività familiare (cura di figli,
anziani, portatori di handicap, persone non autosufficienti), attraverso
cui la regione offre dei voucher per facilitare l’accesso delle donne ad attività del sistema formativo regionale ovvero l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro attraverso la rimozione di ostacoli riconducibili alla gestione familiare. Ancora, il Progetto “Varese in rete per le pari
opportunità”, alla sua seconda edizione, si attiva nella diffusione della
cultura delle pari opportunità e nel rafforzamento delle capacità e le
competenze dei servizi che operano nel territorio provinciale di
261
Sostegno
dell’occupazione
femminile
CAPITOLO 4
Sostegno
dell’occupazione
femminile
Varese, attraverso diversi strumenti che vanno dalle ricerche conoscitive, all’attivazione di sportelli erogatori di servizi di orientamento, stage
e accompagnamento al lavoro, formazione per l’autoimprenditoria e
tutoraggio nello start-up.
Figura 4.11 - Distribuzione delle tipologie di interventi a sostegno
dell’occupazione femminile
Conciliazione
6%
Conciliazione reinserimento autoimpresa sistemi
5 Sportello 27
10
4
cultura
15
28
32%
Reinserimento
30%
17%
Sistemi
4%
Autoimpresa
11%
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004 - 2005.
Tale scelta operativa deriva, probabilmente, dalla necessità di supportare il reinserimento lavorativo con altre iniziative di sostegno (diffusione
della cultura della parità, che costituisce il 17% degli interventi, azioni
pro-conciliazione per il 6%, interventi rivolti ai “sistemi” per il 4%), che
eliminino le disparità e le discriminazioni di genere in altre “aree” che
possono influire, anche indirettamente, sulla sfera lavorativa.
Ne deriva, quindi, un aumento delle azioni mirate a favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e una “raffinazione” di tali
interventi, che non si limitano più solo ad intervenire in ottica risarcitoria90, con sostegni economici di vario genere per usufruire di servizi di assistenza, ma operano attivamente presso le imprese per promuovere
modelli organizzativi del lavoro che non sacrifichino la professionalità
delle lavoratrici. Alcuni esempi di tale attività si riscontrano nei progetti condotti a Frosinone, “Tempi delle Città e Tempi delle Donne”, pro90 Tale definizione è stata coniata da Grazia Morra e Francesca Banfi in Ministero del lavoro e
delle politiche sociali, Provincia di Venezia – ufficio della Consigliera di Parità – (2004), Guida ai
Piani di Azioni Positive” Edizioni Cleup, Padova.
262
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
mosso con la finalità di diffondere la cultura della conciliazione e favorire un clima di cambiamento organizzativo nelle imprese, e a
Bolzano, attraverso il progetto Work & Family che, attraverso un processo di valutazione sistematica, documentata e obiettiva delle politiche
di gestione del personale adottate dalle imprese e struttura organizzative aderenti, e l’elaborazione di misure concrete che contribuiscano a
creare una nuova cultura d’impresa, mira a sviluppare una migliore
conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa delle lavoratrici.
La distribuzione territoriale delle diverse tipologie di azioni (fig.
4.12) mostra come alcune tematiche, in particolare la diffusione della
cultura di genere e gli interventi rivolti ai sistemi, siano diffuse omogeneamente in tutto il territorio nazionale. Si tratta per lo più della prosecuzione di indagini conoscitive delle necessità specifiche della popolazione femminile nei contesti di riferimento già iniziate negli anni precedenti, o condotte sistematicamente dagli osservatori regionali o provinciali, solitamente come prima fase esplorativa di progetti più ampi;
o anche di interventi formativi rivolti agli operatori dei servizi per l’impiego in preparazione dell’attivazione di servizi più specifici.
Anche lo “sportello” è presente in quasi tutte le Province, senza particolari disparità territoriali, spesso coordinato dall’ufficio provinciale
della Consigliera di Parità; tuttavia mentre nelle aree settentrionali è
solitamente erogatore di servizi di orientamento e formazione mirata,
spesso seguiti da percorsi di inserimento professionale, nel
Mezzogiorno è ancora prevalentemente un punto informativo, associato ad azioni di promozione dell’autoimprenditorialità. Non sono
mancati, tuttavia, casi di “volontaria non-attivazione” di tale strumento: le Province di Teramo e Belluno, in particolare, hanno fortemente sostenuto la volontà di un intervento diretto alle donne ma non “ghettizzante” come potrebbe essere la creazione di uno sportello dedicato: la
risposta di tali amministrazioni è più orientata ad un approccio integrato, in cui le informazioni di interesse e utilità specifica per le donne
siano disponibili in tutti gli uffici e l’ottica di genere sia presente trasversalmente in tutti i servizi erogati.
Dalla fig. 4.12 appare evidente l’assenza, nel Sud Italia, di interventi
di conciliazione, mentre è forte la spinta al lavoro autonomo. Ciò è
dettato dalla situazione occupazionale che caratterizza tali regioni, in
cui la problematica della discriminazione di genere nell’accesso al lavoro passa in secondo piano. Tuttavia anche la promozione di imprese al
femminile si declina in modi diversi, per la maggior parte dei casi più
orientata verso aspetti formativi, ma non mancano interventi di sostegno economico e fiscale, o di tutoraggio, anche con forme di “incubatore d’impresa” come quello condotto a Potenza, all’interno del
263
Sostegno
dell’occupazione
femminile
CAPITOLO 4
Progetto Svi.p.o. (Sviluppo pari opportunità, nell’ambito dell’I.C.
Equal), o di supporto “associativo”, come quello proposto a Catania,
come sperimentazione del Progetto interregionale Cantiere Sociale,
che include azioni orientamento, consulenza, formazione, inserimento
lavorativo e azioni aggregative finalizzate alla condivisione delle esperienze e dei bisogni e alla sperimentazione del “fare associazione” come strumento di crescita personale e collettiva.
Figura 4.12 - Contributo percentuale, per area geografica, delle diverse tipologie di iniziative a sostegno dell’occupazione femminile
Nord-Est
Sportello
4
3
6
2
15
tot
7
8
8
5
28
20
20
34
15
89
Sportello
Autoimpresa
40%
30%
20%
10%
0%
Reinserimento
Concilia Rein AutoimpSistemi Cultura
0
3
5
1
1
7
0
1
70%
ord-Est
3 12
4
1
60%
ord-Ovest
1
5
1
1
ot 50%
5 27
10
4
Nord-Ovest
Cultura
Centro
Sistemi
Sud
100%
90%
ud
80%
entro
Conciliazione
Sostegno
dell’occupazione
femminile
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005
4.4 Servizi per i giovani utenti
Esaminando i dati raccolti, la prima osservazione che viene naturale
fare riguarda il maggior rilievo che è stato dato nell’ultimo anno a politiche volte non solo all’inserimento lavorativo dei giovani, ma anche, e
questo è un aspetto di non minore importanza, alla comunicazione
con i ragazzi fin dagli ultimi anni della scuola superiore.
Particolare attenzione è rivolta non solo ai ragazzi delle scuole superiori, ma anche a laureandi e neo laureati per favorire un loro inserimento in aree e settori ad alto tasso di innovazione dove possano acquisire capacità e competenze specifiche nel campo della ricerca applicata, dello sviluppo di nuovi processi produttivi, nell’impiego e nella diffusione di nuove tecnologie o nuovi sistemi organizzativi e gestionali.
Per esempio l’Agenzia del Lavoro di Trento finanzia tirocini di orien264
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
tamento e di inserimento lavorativo presso aziende, nonché attività di
formazione per giovani assunti con contratti di apprendistato, sia per
permettere la formazione extra-aziendale sia per dare la possibilità di
portare avanti un percorso parallelo di studio-lavoro.
A Siena esiste una convenzione tra i Comuni e la Camera del
Commercio, per quanto riguarda i servizi di informazione e prima accoglienza rivolti ai giovani per favorire, con azioni di sensibilizzazione
verso i ragazzi delle scuole superiori, l’autoimprenditorialità. Inoltre si organizzano, negli ultimi anni delle scuole superiori ed alla fine del percorso universitario, in collaborazione con il Servizio Lavoro e Formazione
della provincia, conferenze mono-tematiche sull’evoluzione del mondo
del lavoro e le nuove professioni.
Anche la Provincia di Savona svolge un’attenta azione di orientamento che coinvolge tutte le scuole del territorio. Ha elaborato il progetto
Or.f.e.o. (Orientamento, formazione, esperienze per l’occupazione), rivolto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni, che prevede un corso di orientamento
di 108 ore, la fase di formazione di 600 ore ed il tirocinio in azienda per
un periodo che va dai 3 ai 12 mesi. Inoltre è stato sviluppato il progetto
OfiS (Orientamento formazione iniziale Savona), finalizzato all’inserimento lavorativo nei settori dell’edilizia, della riparazione delle auto, della vendita al dettaglio e della preparazione e somministrazione di cibi e bevande per disoccupati che abbiano compito 16 anni.
La Provincia di Genova, insieme all’ufficio scolastico regionale, la
Camera di commercio e l’associazione industriali, realizza il progetto
Arios, per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, che comprende un corso di orientamento di 20 ore sul mercato del lavoro, seguito da uno stage in azienda o dall’elaborazione di un progetto individuale.
La Provincia di Benevento ha rivolto la sua attenzione in particolar
modo ai ragazzi delle scuole medie “…una politica di promozione dei
concetti di educazione e socializzazione al lavoro. È importante anche
il concetto di cittadinanza attiva, far in modo che anche i ragazzi di
tredici anni inizino a riflettere sul mondo del lavoro”. Con il progetto
orientamento al mercato del lavoro si sottopone ai ragazzi, in un primo
incontro, un cd rom illustrativo sul mondo del lavoro in generale e sui
diversi tipi di contratto previsti per i ragazzi in età di obbligo formativo
(apprendistato, stage, tirocinio estivo); nel corso di un secondo incontro si fornisce loro una guida ed un sostegno nella consultazione delle
offerte di lavoro sui giornali, nella compilazione di un curriculum vitae
e nella scelta della scuola superiore. Il progetto orientamento al mercato del lavoro per la scuola superiore di II grado si divide in una prima
parte teorica con cui si aiutano i ragazzi nella ricerca di valide offerte di
lavoro, attraverso la stesura di curricula, lettere di autocandidatura,
265
Servizi per i
giovani utenti
CAPITOLO 4
Servizi per i
giovani utenti
colloqui di selezione. È prevista anche una parte più pratica, ancora in
fase di preparazione, che consisterà in un periodo di alternanza scuolalavoro, attraverso degli stage presso enti quali il Comune, l’Archivio di stato, le Comunità montane.
La Provincia di Ancona ha finanziato circa 200 borse di studio per
la ricerca, rivolte ai laureati e borse di studio per il lavoro, rivolte invece
ai diplomati. Queste ultime hanno, secondo l’assessore, determinato i
risultati migliori, anche perché escludevano gli enti pubblici.
Sempre riservato ai giovani in età di obbligo formativo è il progetto
della Provincia di Vicenza, nuovamente approvato anche per il 2005,
che si propone di evitare l’abbandono di ragazzi a disagio nelle scelte del
proprio percorso di formazione, provando a facilitare il compito delle
istituzioni, mettendole in grado di sviluppare efficaci attività di informazione e di orientamento. Il progetto è volto, quindi, a conoscere e
rafforzare le reti per lo scambio e l’elaborazione dei dati del territorio,
creare dei percorsi personalizzati di orientamento e accompagnamento dei ragazzi, anche attraverso l’apprendistato; sviluppare progetti di
tirocinio orientativo, nonché informare e sensibilizzare sia i ragazzi,
che le famiglie, sulle possibilità di interagire con gli enti coinvolti. A
Viterbo si cerca di promuovere, anche se con difficoltà, percorsi che
avvicinino i giovani all’autoimprenditorialità. Il dirigente intervistato
osserva come sia difficile sviluppare questa mentalità, anche se essa
rappresenta una delle poche soluzioni alternative alla collaborazione a
progetto, i cui esiti e la cui continuità non sono garantiti come spesso i
giovani vorrebbero.
La Provincia di Roma ha stanziato dei fondi per offrire il primo inserimento formativo a 400 neo diplomati e neo laureati, di cui un 10% in
una particolare condizione di svantaggio. Il progetto chiamato
Percorso Lavoro consentirà alle aziende di offrire ai ragazzi un inserimento di 6 mesi nel proprio organico, permettendo loro di acquisire
una formazione specifica e mirata alle esigenze professionali del richiedente. Un ulteriore incentivo è previsto per tutte le aziende che alla fine del percorso formativo assumeranno i ragazzi.
Da segnalare è la situazione della Provincia di Campobasso, dove, a
causa delle responsabilità asimmetriche di Regione e Provincia, non
sempre si riesce a realizzare tutto quello che i Centri per l’impiego si
propongono di attuare. Indubbiamente reali sono le difficoltà e i problemi che si presentano, dovendo operare in un settore difficile come
quello dell’occupazione, ma mancano anche figure professionali specializzate, quali formatori, orientatori e psicologi che possano guidare i ragazzi prima nella fase di orientamento, poi nell’inserimento lavorativo.
In ultimo, la Provincia di Crotone sottolinea come tutta la formazio266
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
ne sia di competenza della Regione, da cui deve venire l’autorizzazione
per ogni iniziativa, rallentando e limitando l’elaborazione e lo sviluppo
di progetti. All’attivo c’è il progetto “Sud-Nord-Sud” che, organizzando
tirocini formativi, agevola quanti sono interessati a trasferirsi al Nord
per lavorare. Molto si sta realizzando anche per ciò che attiene alla formazione di coloro che abbandonano o rischiano di abbandonare la
scuola, cercando di fornir loro gli strumenti per un inserimento in un
contesto professionale adatto, convocando anche le famiglie e gli enti
di formazione, per favorire l’interazione di tutti i soggetti interessati.
4.5 Servizi per i lavoratori extracomunitari
La crescita della popolazione straniera, ed extracomunitaria91 in particolare, è stata forse ancor più dell’invecchiamento il principale elemento che ha contraddistinto le dinamiche demografiche in Italia negli
ultimi anni. Si consideri che in sei anni il numero di residenti stranieri è
praticamente raddoppiato, passando dalle 991 mila presenze del
1997 al 1.990.159 del 200392. Si tratta di un aumento che ha portato
l’incidenza dei residenti non italiani al 3,4%, con punte che in alcune che
superano il 5% (fig. 4.13).
Inoltre si tratta di una presenza che, per quanto distribuita su quasi
tutto il territorio nazionale, presenta marcate differente sia in termini
numerici che di dinamiche. È noto, infatti, come siano le aree economicamente più vivaci del paese a rappresentare, per i cittadini stranieri, i
poli di attrazione più forti. Inoltre, le distribuzioni delle quote annuali di
ingresso per motivi di lavoro che si sono susseguite in questi anni hanno privilegiato proprio tali aree (dove maggiore era la domanda di lavoratori extracomunitari). Infine, considerando i movimenti migratori interni, è possibile verificare come anche all’interno del territorio nazionale gli immigrati mantengano un’elevata propensione alla mobilità, che
li porta a trasferirsi nelle zone dove le opportunità di lavoro, ma anche
di integrazione (come ad esempio la casa, o i servizi sociali), appaiono
loro migliori. A tale fenomeno di concentrazione contribuisce, infine,
91 Nel presente capitolo non vengono fatte distinzioni tra cittadini extracomunitari o neocomunitari, ovvero appartenenti a uno dei dieci Paesi di recente adesione alla Comunità europea.
Com’è noto, infatti, il Governo italiano si è avvalso della possibilità di non applicare momentaneamente gli articoli da 1 a 6 del regolamento CEE n. 1612/68 ai fini dell’ingresso nel mercato del
lavoro. Quindi, ad eccezione dei cittadini ciprioti e maltesi, per i lavoratori “neocomunitari” verranno applicate sostanzialmente le norme che regolano l’accesso al lavoro così come configurate
dal “testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero”.
92 Dati Istat 2005.
267
Servizi per i
giovani utenti
CAPITOLO 4
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
anche la dinamica delle catene migratorie che, utilizzando i canali di
supporto informali tipici delle comunità immigrate, rafforzano il potere
attrattivo delle aree a già forte presenza straniera.
Gli elementi di disomogeneità non riguardano, quindi, soltanto la
presenza delle comunità straniere, ma anche i relativi trend di crescita.
Si consideri che affianco a regioni che hanno tassi di incidenza e percentuali di crescita relativamente bassi, altre presentano valori decisamente superiori alla media nazionale. Spiccano, per opposti motivi, regioni come la Sardegna o l’Emilia Romagna. Nella prima gli stranieri
residenti sono l’1,3% del totale e hanno visto aumentare la loro presenza del 7,1% negli ultimi 6 anni, mentre nella seconda l’incidenza è
pari al 5,2% e l’incremento nel sessennio è stato addirittura del
158,9%.
I due aspetti della trasversalità e della differente intensità del fenomeno migratorio hanno portato i Servizi per l’impiego regionali ad essere diversamente interessati dal confronto con l’utenza straniera, con
conseguenti differenti livelli di attivazione di politiche o di servizi. In taluni casi, questi ultimi rientrano nel più generale novero degli interventi per le fasce svantaggiate e, in altri, sono costruiti ed implementati come azioni specifiche per tale tipologia di utenza.
Tra le Regioni che hanno dichiarato di aver attivato iniziative per
l’inserimento lavorativo dei cittadini extracomunitari (riassunte nella
tab. 4.12), la Valle d’Aosta appartiene al primo gruppo, prevedendo
interventi che rientrano nelle misure più generalmente afferenti allo
svantaggio, previste nel “piano triennale di politica del lavoro”.
268
Fonte: Isfol, monitoraggio 2005.
Figura 4.13 - Incidenza della popolazione straniera e variazione percentuale di stranieri residenti dal 31 dicembre 1997 al 31
dicembre 2003. Dati per regioni di residenza
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
269
CAPITOLO 4
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
Tabella 4.12 - Regioni che hanno attivato iniziative per l’inserimento lavorativo per
lavoratori extra o neo comunitari. Percentuali per area
Area geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale Italia
Sì
No
Totale
50,0
33,3
100,0
12,5
42,1
50,0
66,7
0,0
87,5
52,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Più articolato è, invece, l’intervento della Regione Lombardia, che
prevede azioni di sperimentazione per il diritto di prelazione degli immigrati tunisini e moldavi, l’attivazione di percorsi di formazione per
infermieri extracomunitari, attività di selezione e preselezione in accordo con le associazioni datoriali e, infine, lo sviluppo di un Sistema
informativo per la raccolta di curricola dei potenziali lavoratori extracomunitari. Sempre in tema di azioni specifiche, da segnalare quanto
previsto dalla Regione Marche, che ha istituito un prestito d’onore per
extracomunitari che intendano avviare un’attività autonoma. A tale intervento si affiancano attività formative e di “ri-orientamento professionale” degli immigrati occupati in agricoltura e, infine, la sperimentazione di un’attività per la regolarizzazione e la professionalizzazione
delle badanti. In altri casi, infine, sono stati promossi interventi rientranti nell’ambito del Fondo sociale europeo (come il progetto Integra
della Regione Campania) o nelle Azioni di sistema promosse dal
Ministero del lavoro (Toscana e Umbria).
Ancor più articolata è la situazione a livello sub-regionale, nel quale
si combinano gli interventi dell’Ente provinciale e dei singoli Centri per
l’impiego.
L’azione congiunta dei due soggetti porta ad una copertura nazionale pressoché totale, con servizi erogati (o azioni intraprese), di volta
in volta, dalle singole Province, dai Centri per l’impiego o da entrambi i
soggetti.
Si consideri che solo nell’8,8% delle Province italiane risultano del tutto assenti interventi destinati a lavoratori stranieri, mentre nel 39,2%
dei casi si assiste ad un modello integrato tra azioni provinciali e servizi erogati dai Centri per l’impiego93 (fig. 4.14).
Leggermente più elevata è la quota di province in cui sono i soli Cpi
a garantire servizi specifici (48%), mentre del tutto marginale è la per93 Il territorio provinciale è stato considerato “coperto” da servizi erogati dai Cpi se almeno uno
dei Centri per l’impiego della provincia prevede servizi dedicati all’utenza straniera.
270
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
centuale di province che hanno istituito azioni per il sostegno dei lavoratori extracomunitari, senza coinvolgere direttamente i Centri ad esse
collegati. Anche in questo caso l’eterogeneità dei dati appena esposti trova spiegazione nel differente grado di coinvolgimento delle province
nel fenomeno migratorio. Laddove, infatti, la comunità straniera risulta
più numerosa e presente da più tempo gli interventi si configurano più
come sistemi integrati di politiche e di servizi, piuttosto che come attività di supporto, per così dire, giuridico-amministrativo, tipico delle attività di sportello informativo. In tal senso va letta l’alta percentuale di
azioni congiunte Province-Cpi del Nord Italia (60,9% nel Nord-Ovest e
50% nel Nord-Est); percentuale che diminuisce spostandosi verso le
aree meridionali dove soltanto il 16,7% delle Province attua interventi
rivolti a lavoratori extracomunitari congiuntamente ai Cpi. È, inoltre,
proprio nel Sud e nelle Isole, è più alta la percentuale di azioni riconducibili ai soli Centri per l’impiego (72,2 province su cento) mentre, guardando alle aree dove maggiore è l’incidenza di stranieri sulla popolazione, tale percentuale diminuisce sensibilmente.
Figura 4.14 - Servizi per utenza neo o extracomunitaria per area e ente
erogatore. Valori percentuali
Nessuna
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Provincia
Cpi
Cpi e provincia
a
26,1
31,8
47,6
72,2
48,0
t
t
o
e
e
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e isole
a
60,9
50,0
42,9
16,7
39,2
Totale
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Inoltre, i soggetti coinvolti possono essere anche esterni al solo sistema Spi, anche in ragione della necessità, data la trasversalità settoriale
dei problemi inerenti l’integrazione, di costruire reti territoriali più ampie. È il caso della Provincia di Torino, con un intervento che mira a sostenere, e soprattutto ad adeguare a standard comuni, gli sportelli per
l’immigrazione di varie associazioni di volontariato. Altro caso è quello
dei “punti informativi lavoro” della Provincia di Pesaro, dove gli utenti
possono richiedere informazioni sulle procedure e i servizi dell’Inps,
del Catasto e delle Comunità Montane. Inoltre la provincia aderisce al271
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
CAPITOLO 4
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
l’iniziativa regionale “Progetto buongiorno” che, attraverso una rete
che vede coinvolti i Cpi, le Questure, l’Inps e il sistema sanitario locale,
consente di fornire, tramite gli sportelli dell’Ente previdenziale, un servizio informativo completo.
La condivisione dei sistemi informativi è alla base anche del
Sistema informativo lavoro dei Centri di mediazione lavoro della provincia di Bolzano. Si tratta di un archivio anagrafico condiviso con il
Sistema informativo delle Asl, così da permettere agli operatori di accedere a un vasto bagaglio informativo sulla popolazione extracomunitaria della provincia (non necessariamente residente). Inoltre, sempre a
Bolzano, sono stati istituiti corsi di formazione appositamente indirizzati all’utenza non comunitaria, e in particolare a quella femminile (progetto “Athena – Donna immigrata: i bisogni delle donne nel percorso migratorio”).
Sempre riguardo all’utenza femminile extracomunitaria, la
Provincia di Bergamo ha costituito un’Ats, di cui è capofila, insieme alle Comunità Montane e ad alcuni Comuni, per la formazione di tutor
nella gestione delle problematiche occupazionali delle donne.
L’intervento ha favorito la creazione di micro-reti territoriali in cui il Cpi
ha gestito la creazione di cooperative di donne extracomunitarie nell’ambito del settore tessile o del catering. Più curioso è quanto predisposto dalla provincia di Ravenna che, nell’ambito del “Progetto patenti”,
in base ad un accordo tra la Consigliera di parità, il Comune di Faenza,
una scuola guida faentina, ha istituito corsi di guida a basso costo, rivolti principalmente a donne extracomunitarie e neocomunitarie.
Vengono inoltre promossi tirocini e ulteriori percorsi di inserimento lavorativo per cittadini extracomunitari e, col supporto di Italia Lavoro, la
Provincia sta realizzando la sperimentazione di un percorso di inserimento lavorativo per immigrati polacchi. Infine l’Ente provinciale partecipa al programma Equal “Amica” che prevede, col concorso di alcune
cooperative sociali, un’attività di selezione per lavoratori extracomunitari nel settore agro-alimentare.
Ravenna non è la sola Provincia a partecipare all’iniziativa comunitaria “Equal”, molte altre infatti hanno usufruito di tale possibilità, come le
Province di Vercelli, Asti o Cremona. Sono state promosse, inoltre,
numerose indagini locali per raccogliere informazioni sulla realtà dei
lavoratori stranieri, come nel caso della Provincia di Lecco, Varese,
Milano e Bologna. Da segnalare infine i tirocini promossi dalla provincia di Prato, destinati agli stranieri disoccupati con permesso di soggiorno in scadenza, il servizio “influenza famiglia” della Provincia di
Firenze, in supporto alle famiglie che vogliano regolarizzare o assumere badanti extracomunitarie, o i “Centri servizi per l’immigrazione”,
272
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
sportelli aperti presso alcuni Cpi e gestiti della Provincia di Roma tramite la controllata Capitale Lavoro Spa 94.
Infine, venendo ai Cpi, i dati mostrano che il 65,3% dei Centri per
l’impiego offre servizi dedicati a lavoratori stranieri, nella maggior parte dei casi tramite un mediatore culturale (40,9%), figura quest’ultima
che si è andata diffondendo e professionalizzando molto negli ultimi
anni (tab. 4.13).
Minore è la quota di Cpi che offrono il solo servizio di sportello
(7,5%), più diffuso se accompagnato da un mediatore culturale
(16,4%); marginali, infine, i Cpi che hanno implementato servizi differenti dai due appena citati (0,6%), a conferma di come lo sportello per
immigrati e il mediatore culturale siano ormai modalità consolidate
nell’erogazione dei servizi in questione. La distribuzione di tali grandezze sul territorio nazionale segue quanto precedentemente illustrato
sia per le Regioni che per le Province, con il meridione che segna la
quota più alta di Cpi in cui non è presente alcun servizio, percentuale che
si riduce spostandosi verso le altre macro aree del paese. Tale valore
risulta, infine, molto basso nel Centro, soprattutto grazie all’elevata
quota di Cpi che offrono servizi di mediazione culturale. Il dato sorprende soprattutto se confrontato con quello del Nord-Est. A tal proposito è bene considerare che in quest’ultima area geografica ben più
presenti erano le iniziative provinciali; inoltre la più alta quota di servizi erogati con sportello apposito (con e senza mediatore culturale), indica, probabilmente, una maggior continuità e del servizio.
Tabella 4.13 - Cpi con servizi dedicati a cittadini stranieri, per area e tipologia di
servizio. Valori percentuali
Servizi per
extracomunitari
Mediatore culturale
Sportello con mediatore
Sportello
Altri servizi
Nessun servizio
Totale
Nord-Ovest
Nord-Est
49,5
16,5
4,6
0,0
29,4
100,0
7,9
23,7
28,9
0,9
38,6
100,0
Area geografica
Centro
Sud e Isole
54,5
30,7
1,1
1,1
12,5
100,0
48,2
6,8
0,5
0,5
44,1
100,0
Totale
40,9
16,4
7,5
0,6
34,7
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
La rete locale Bergamo
La rilevante presenza di cittadini stranieri ed il sistema economico avanzato hanno reso Bergamo il luogo adatto alla sperimen94 Come sempre, i casi qui citati sono solo una parte della più amplia platea di iniziative messe
in opera di diversi Enti provinciali e che qui, per brevità, non è possibile presentare totalmente.
273
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
CAPITOLO 4
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
tazione del progetto “Rete locale per la gestione integrata dei processi relativi all’inserimento lavorativo della popolazione immigrata nella provincia”. L’iniziativa, nell’ambito del progetto del
Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Spinn, Servizi per
l’impiego network nazionale, è realizzata per favorire l’integrazione socio-lavorativa dei cittadini extracomunitari attraverso l’utilizzo
di una “rete” tra gli attori sociali che si occupano dei diversi aspetti
del fenomeno immigrazione. Nel 2000, gli immigrati avviati al lavoro in provincia di Bergamo sono stati 12.341, pari al 15% del totale degli occupati. Nel 2002 risiedevano 37.468 immigrati, pari
all’8,9% dell’intera regione (348.298); il capoluogo è infatti la terza
città lombarda per numero di stranieri e la dodicesima provincia a
livello nazionale. Nello stesso anno, inoltre, su 1.256 imprese associate all’Unione industriali di Bergamo, 438 davano lavoro a dipendenti stranieri, occupando 3.294 lavoratori, sopratutto nei settori
dei servizi e in quello industriale. Il progetto si propone di collegare la Prefettura di Bergamo ad attori del mercato del lavoro quali:
scuole, associazioni imprenditoriali, Agenzie di intermediazione di lavoro, rendendo i Servizi per l’impiego, attraverso l’utilizzo delle tecnologie informatiche, lo snodo centrale per l’inserimento lavorativo
degli immigrati. La Prefettura, inoltre, per facilitare agli immigrati
l’accesso alla Pubblica Amministrazione, si è impegnata nel decentrare l’attività di rilascio dei permessi di soggiorno per lavoro e ricongiungimenti familiari presso sette comuni della provincia a
maggiore residenza di stranieri.
Dati dal Terzo Rapporto Cnel sull’immigrazione in Italia
Il Terzo Rapporto Cnel sull’immigrazione in Italia, elaborato
dall’Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri in collaborazione con l’equipe del
Dossier statistico immigrazione della Caritas/ Migrantes, analizza
in modo articolato gli indici di inserimento territoriale degli stranieri nel nostro paese. Per quanto riguarda l’inserimento lavorativo
degli immigrati, vengono riscontrati livelli soddisfacenti in alcune
regioni del Centro come Toscana e Marche, in tutto il Nord-Est costiero e in Calabria e Sardegna per il meridione. Nel resto del paese la qualità e il grado dell’inserimento lavorativo degli immigrati
risulta di massimo livello in Piemonte e Lombardia, mentre appare
meno soddisfacente nel Lazio, in Friuli Venezia Giulia ed in aree
del Sud come Basilicata, Puglia e Molise. Chiude con il tasso in assoluto più esiguo l’Umbria. Per quanto riguarda il livello di imprenditorialità degli stranieri, a fronte di una media del 4-7% rispetto al
274
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
totale dei soggiornanti, spiccano i casi di incidenza molto elevata
in Sardegna e Calabria e di incidenza minima nel resto del Sud ed
in regioni del Nord come Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige.
4.6 Apporto della rete Eures
Nel quadro degli obiettivi della rinnovata Strategia europea per
l’occupazione il tema della mobilità rappresenta uno degli snodi cruciali attorno ai quali si concentrano gli sforzi comunitari di convergenza e integrazione delle politiche nazionali per l’occupazione all’interno
di uno scenario di profondo cambiamento economico e di ristrutturazione produttiva95.
I più recenti documenti comunitari portano l’attenzione degli Stati
membri sulla “gestione positiva del cambiamento economico e sociale”, individuando nella costruzione delle condizioni per una maggiore
adattabilità dei lavoratori e delle imprese ai mercati del lavoro uno degli orizzonti strategici di maggiore rilievo per i prossimi anni, se non la
chiave di lettura delle risposte politiche che i governi europei dovranno
elaborare96.
La gamma delle sfide che questo scenario presenta è quanto mai
articolata; essa, infatti, spazia dalla riqualificazione e dall’aggiornamento continuo dei lavoratori, alla realizzazione di condizioni di maggiore flessibilità dei mercati del lavoro (incidendo tanto sulle forme
contrattuali, quanto sui modelli di organizzazione aziendale) ad un in-
95 Commissione delle Comunità europee, Il futuro della Strategia europea per l’occupazione
(Seo) “Una strategia per il pieno impiego e posti di lavoro migliori per tutti”, COM (2003) 6 definitivo, Bruxelles, 14.1.2003, pp. 5 e ss.; id., Progetto di relazione comune sull’occupazione
2003/2004, COM (2004) 24 definitivo, Bruxelles, 21.1.2004, pp. 23 e ss.
96 Cfr. in tal senso: Commissione delle Comunità europee, Progetto di relazione comune sull’occupazione 2003/2004, COM (2004) 24, definitivo, cit., pp. 6 e ss., dove il concetto di adattabilità è
subordinato alla suggestiva definizione di “capacità di anticipare, innescare e assorbire il cambiamento” da parte di Stati membri, parti sociali, imprese e lavoratori; Id., Orientamenti integrati per
la crescita e l’occupazione (2005 – 2008), COM (2005) 141, definitivo, Bruxelles, 12.4.2005; in particolare l’Orientamento integrato n. 20, alla p. 29: “Favorire al tempo stesso flessibilità e sicurezza
occupazionale e ridurre la segmentazione del mercato del lavoro tramite: l’adeguamento della legislazione in materia di lavoro, tramite un eventuale riesame del livello di flessibilità offerto da contratti permanenti e non; una migliore capacità di anticipazione e di gestione positiva del cambiamento, compresa la ristrutturazione economica, in particolar modo quello legato all’apertura degli scambi, al fine di minimizzare i costi sociali e agevolare il processo di adattamento; il sostegno
alle trasformazioni dello status professionale, compresa la formazione, il lavoro autonomi, la
creazione di imprese e la mobilità geografica; la promozione e la diffusione di forme di organizzazione del lavoro innovative e adattabili, comprese migliori condizioni di salute e di sicurezza, la diversificazione delle disposizioni contrattuali e la modulazione degli orari di lavoro, in vista di potenziare la qualità e la produttività; adattamento all’uso delle nuove tecnologie sul posto di lavoro; azioni decise volte a trasformare il lavoro non dichiarato in occupazione regolare”.
275
Servizi per i
lavoratori
extracomunitari
CAPITOLO 4
Apporto della rete
Eures
nalzamento del livello delle tutele per i lavoratori. In generale richiama
ad uno sforzo per migliorare la qualità del lavoro stesso.
In vista della promozione di un mercato del lavoro adattabile, un
accento particolare viene riservato al ruolo della mobilità geografica e
professionale dei lavoratori nonché, nel quadro di un consolidato approccio pluridimensionale97, alla promozione delle condizioni legislative, politiche e sociali che ne possono agevolare la realizzazione98. In
questo senso, il tema della mobilità risulta declinato in una serie di
azioni che richiamano, a più livelli, l’intervento dei governi in una pluralità di ambiti tra loro combinati: l’armonizzazione delle normative in
materia di sicurezza sociale e dei regimi previdenziali, il riconoscimento delle qualifiche, nonché la promozione di un sistema di informazione e consulenza capillare, permanente e fruibile da diversi target di
utenza, che sia in grado di sensibilizzare, informare e orientare i lavoratori sui temi legati alla mobilità geografica e professionale. Con il progressivo ampliamento dello spettro all’interno del quale si declinano il
tema della mobilità e gli obiettivi ad esso collegati – già sancito dal
Piano d’azione della Commissione sulle competenze e sulla mobilità
– nell’ultimo biennio si è, pertanto, sancito l’abbandono della generica
azione di compensazione di manodopera comunitaria – come definita dal regolamento Cee 1612/68 del 15 ottobre 196899 – per una più organica integrazione di questi temi all’interno degli obiettivi della
Strategia europea per l’occupazione e del Programma di istruzione e
formazione 2010100.
È stato altresì sollecitato un coinvolgimento più ampio e attivo dei governi nella promozione e nel sostegno alla mobilità potenziando, attraverso l’integrazione del servizio Eures nei Spi, l’offerta di servizi di
natura informativa, consulenziale e di monitoraggio della mobilità.
97 Id., Quadro di valutazione dei progressi compiuti nell’attuazione dell’agenda per la politica
sociale”, COM (2004) 137 definitivo, Bruxelles, 1.3.2004, p. 9 e ss.
98 Id., Relazione sullo stato di attuazione del piano d’azione della Commissione per le competenze e la mobilità COM (2002) 72 definitivo, COM (2004) 66 definitivo, Bruxelles, 6.2.2004, in particolare alle pp. 3-4: dove si sottolinea come la propensione alla mobilità in Europa continui a rimanere su livelli contenuti, in particolare in una fase di ristagno economico come quella vissuta
tra il 2002 ed il 2003, e come la realizzazione delle misure legislative ed economiche di armonizzazione dei diversi regimi normativi nelle materie attinenti il lavoro conosca andamenti differenziati e sovente contradditori: “…I dati presentati (…) indicano chiaramente che i tassi di mobilità,
sia professionale che geografica, restano piuttosto bassi e che vanno raddoppiati gli sforzi affinché la mobilità del lavoro possa contribuire efficacemente a migliorare in futuro il funzionamento dei mercati del lavoro europei”.
99 Relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità e alla diffusione di
informazioni relative alle offerte di lavoro “a vocazione comunitaria”.
100 Commissione delle Comunità europee, Relazione sullo stato di attuazione del piano d’azione della Commissione per le competenze e la mobilità COM (2002) 72 definitivo, COM (2004)
66 definitivo, Bruxelles, 6.2.2004, p. 25.
276
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Questo disegno, sotteso alla nuova base legale Eures e allo Statuto
dell’Eures, è ulteriormente dettagliato dalle Guidelines Eures 20042007 definite dal Gruppo strategico ad alto livello Eures, nonché dalle
Linee Guida italiane101 relative alla riforma legale Eures, promosse nel
periodo immediatamente precedente alla realizzazione della presente
tornata di monitoraggio.
Il documento comunitario declina in 10 “priorità chiave” alcuni sostanziali ambiti sui quali concentrare l’attività di Eures nei prossimo triennio102:
• l’integrazione del servizio Eures nei Spi nazionali e l’introduzione
di sistemi di monitoraggio e valutazione del funzionamento e dei
risultati conseguiti dal servizio (priorità n. 1 e n. 9);
• la valorizzazione, l’arricchimento e la cura per una larga accessibilità al/del set di informazioni relative alla mobilità occupazionale
transnazionale, cioè il patrimonio informativo di cui la rete Eures
dispone e dovrà ulteriormente implementare attraverso le sue
banche dati (priorità n. 2, n. 3, n. 4 e n. 7);
• la promozione del servizio presso le imprese e l’attivazione di iniziative e progetti ad hoc per sostenere la propensione all’assunzione di manodopera al livello transnazionale (punto n. 5 e n. 8);
• la realizzazione di attività di analisi e progettazione per contribuire all’individuazione delle carenze di manodopera e delle strozzature sui mercati del lavoro, nonché la realizzazione di attività di
valutazione circa il ricorso al reclutamento di manodopera transnazionale per farvi fronte e di contributo alla progettazione delle
stesse (punto n. 6);
• infine, la promozione di una conoscenza e di una informazione
istituzionale e qualificata di Eures, per sensibilizzare gli attori istituzionali, economici e sociali verso le tematiche della mobilità e
della adattabilità (priorità n. 10).
In particolare, sul piano organizzativo, si sottolinea l’esigenza di
“intensificare l’integrazione dell’Eures nei Servizi pubblici di collocamento su tutto il territorio Ue-See” agendo sulla leva di un progressi101 Commissione delle Comunità europee – Direzione generale per l’occupazione e gli affari
sociali – Gruppo Strategico ad alto livello Eures, Orientamenti Eures per il 2004-2007. Sulla base
del parere del gruppo strategico ad alto livello del 13 giugno 2003, Bruxelles, luglio 2003;
Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale per l’impiego, l’orientamento e
la formazione. Coordinamento nazionale Eures, Riforma legale Eures – Decisione CE 23/12/2002
– Linee guida italiane, 23 marzo 2004, Roma.
102 Commissione delle Comunità europee – Direzione generale per l’occupazione e gli affari
sociali – Gruppo strategico ad alto livello Eures, Orientamenti Eures per il 2004-2007, cit., Bruxelles,
luglio 2003, pp. 3 e ss.
277
Apporto della rete
Eures
CAPITOLO 4
Apporto della rete
Eures
vo raccordo degli obiettivi e delle strutture del servizio Eures con
quelle dei Servizi per l’impiego: in primo luogo attraverso l’inserimento di esso nella pianificazione, monitoraggio e valutazione delle politiche relative ai Spi. In secondo luogo, potenziando la rete di risorse
umane destinate al servizio Eures attestato presso i Spi, tanto definendone ruoli e compiti, quanto curando l’inserimento delle posizioni organizzative legate ad Eures all’interno di quelle degli uffici territoriali al fine di “fare in modo che tutti i livelli gerarchici dei Spi conoscano e riconoscano l’attribuzione di personale alle mansioni
dell’Eures”103.
La valorizzazione del patrimonio informativo (banche dati sulle
condizioni di vita e di lavoro all’estero, informazioni sulla domanda e
l’offerta di lavoro nell’Ue-See) costituisce l’asse portante della gran
parte delle azioni prioritarie previste, nella prospettiva di “contribuire
allo sviluppo di mercati del lavoro europei aperti ed accessibili a tutti, migliorare la qualità e la trasparenza delle informazioni transnazionali, interregionali e transfrontaliere sul mercato del lavoro e di
rafforzare la cooperazione in materia”104. Nel riferimento alla trasparenza, all’accessibilità dei mercati del lavoro da un lato, e al rafforzamento della cooperazione dall’altro è possibile rinvenire una duplice chiave di lettura della valorizzazione delle informazioni disponibili sulla
mobilità. Una prima richiama, infatti, la consolidata funzione di supporto e di facilitazione dell’utenza (lavoratori e disoccupati, nonché
imprese). Questa dovrebbe essere realizzata:
• in primo luogo potenziando i canali di diffusione e di accesso alle
informazioni disponibili105 promovendo l’adozione di sistemi
uniformi e modelli comuni che permettano una diffusione attraverso le moderne tecnologie, assicurandone un aggiornamento
tempestivo e attingendo da una pluralità di fonti che comprenda
anche quelle provenienti dalle parti sociali106;
• in secondo luogo, migliorando la “fornitura d’informazione”, modulando l’offerta informativa e di servizi sui differenti “gruppi target” di utenza “per quanto riguarda i contenuti, la lingua e il supporto (documento cartaceo, on line, ecc.)”107 al fine di garantire li103 Ibidem, p. 5.
104 Ibidem, p. 3.
105 Si tratta di informazioni
relative alle condizioni di vita e di lavoro nei paesi Ue-See, alle normative a tutela della libera circolazione dei cittadini, oltre che alla domanda e offerta di lavoro al
livello comunitario.
106 Commissione delle Comunità europee – Direzione generale per l’occupazione e gli affari
sociali – Gruppo strategico ad alto livello Eures, Orientamenti Eures per il 2004-2007, cit., Bruxelles,
luglio 2003, p. 6.
107 Ibidem, pp. 5-7.
278
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
velli di servizi analoghi anche verso gli utenti non ancora in condizione di servirsi dei nuovi strumenti di informazione108.
Una seconda chiave di lettura dell’obiettivo di valorizzare il patrimonio informativo Eures, delinea quello che potrebbe essere definito come il “valore aggiunto” della rete Eures – integrata nei Servizi nazionali per l’occupazione – nel supporto alle strategie di intervento locale e
quale ulteriore potenziale strumento per l’implementazione delle politiche occupazionali.
Uno dei risvolti dell’integrazione di Eures nei Spi – che in questo appare, ancor più, condizione preliminare – consiste, infatti, nella possibilità di
abbinare una regolare raccolta di informazioni sugli andamenti del mercato del lavoro locale (che i Spi devono assicurare109), con quelle contenute nelle banche dati della domanda e dell’offerta di lavoro di tutti gli Stati
membri, evidenziando in maniera appropriata quelle ad alto valore europeo. Appare evidente, in questa indicazione, la prospettiva di un superamento dell’idea di Eures quale servizio specificamente rivolto a un particolare segmento di utenza portatore di una propensione alla mobilità
geografica, con la quale si identificava Eures negli anni Novanta e fino ai
primi anni Duemila e che, di fatto, giustificava la presenza di una banca dati ad hoc. L’elezione della tematica della mobilità geografica e professionale dei lavoratori tra le priorità perseguite dalla strategia occupazionale
comunitaria ha di fatto avallato l’indirizzo di una traduzione sistematica all’interno delle strutture nazionali per l’occupazione – professionali e tecnologiche – dei servizi a supporto di essa. Pertanto, parallelamente alla già
citata integrazione del servizio Eures nei Spi, si promuove una più ampia
integrazione delle informazioni sulla domanda e l’offerta di lavoro veicolata dai sistemi informativi dei sistemi pubblici per l’impiego: Eures cessa così di essere un servizio e una rete di carattere “terzo” rispetto ai Spi
europei, per divenire – almeno nelle intenzioni della Commissione –
uno dei servizi da questi offerti.
Le potenzialità sottese a tale disegno complessivo potrebbero profilarsi nei termini di una capitalizzazione dei diversi ordini di informazioni
poc’anzi citati. Da un lato, un’attività costante – a condizione che tali operazioni diventino meccanismi di routine nell’ambito dei Spi – di monitoraggio e analisi degli andamenti e delle dinamiche dei mercati del lavoro lo108 Ibidem, si sottolinea a p. 6: “…Tutti i membri Eures presteranno un’attenzione particolare
all’accesso ai propri servizi da parte dei gruppi meno privilegiati della società, e pur continuando a sviluppare i servizi tramite i nuovi strumenti d’informazione, garantiranno che i clienti attualmente non capaci di utilizzarli ottengano lo stesso livello di servizio, o un’assistenza adeguata per
accedervi tramite i nuovi strumenti”.
109 Ibidem, p. 7.
279
Apporto della rete
Eures
CAPITOLO 4
Apporto della rete
Eures
cale potrebbe supportare azioni di individuazione – ed eventualmente di
anticipazione – delle eccedenze o delle scarsità di manodopera, dunque
delle strozzature, dei mercati del lavoro locali e nazionali.
Da un altro lato, la promozione e la messa in opera di una adeguata progettualità connessa alla mobilità transnazionale della manodopera – di cui Eures costituisce un osservatorio privilegiato – potrebbe
contribuire a combattere gli squilibri individuati.
Dalla lettura del documento comunitario, appare evidente lo sforzo
di ricondurre il funzionamento del servizio Eures negli Stati membri all’interno di standard omogenei in ciascuno degli aspetti osservati. Il richiamo alla valutazione dei risultati ottenuti dal servizio e al monitoraggio delle attività da esso dispiegate risulta, pertanto, conseguente
alla necessità di dotare ciascuno Stato membro della base dati necessaria per osservare il grado di implementazione del servizio, il maggiore o minor grado di consolidamento di regolarità di funzionamento all’interno dei Spi, nonché la capacità del sistema Spi di offrire quelle
condizioni “ambientali” propedeutiche ad una piena integrazione
dell’Eures all’interno delle sue strutture (ad es. integrazione delle posizioni organizzative e riconoscimento dei ruoli Eures, standardizzazione
dei protocolli di comunicazione attraverso piattaforme tecnologiche,
ecc.). Altresì, esso richiama – seppure più in termini di auspicio che in
quelli di vera e propria prescrizione110 – l’esigenza di confrontabilità
delle informazioni, assicurata attraverso la predisposizione di una piattaforma di domande comuni a tutte le valutazioni qualitative e quantitative che saranno organizzate.
In questa direzione, peraltro, muovono le linee di attività promosse
dalla struttura di monitoraggio Spi dell’Isfol relative all’implementazione della rete Eures e alla sua integrazione nei Spi, finalizzate ad analizzare tanto la progressiva strutturazione della rete italiana, quanto l’esistenza, nelle strutture dei Spi, delle condizioni “ambientali” propedeutiche all’integrazione del servizio stesso.
4.6.1 Dalla programmazione all’organizzazione: le “Linee guida italiane” e la “lunga” riorganizzazione del servizio Eures
Nella prima metà del 2004, le guidelines comunitarie sono state
recepite dal Governo italiano e declinate nella dimensione istituzio110 Dalla traduzione in italiano del testo delle Guidelines Eures 2004-2007, infatti, alla p. 8 si
legge che “con l’obiettivo di migliorare l’efficacia delle proprie azioni, tutti i membri Eures dovrebbero effettuare una valutazione esterna indipendente dai risultati ottenuti da Eures nei loro rispettivi settori di responsabilità almeno una volta per il periodo coperto dai presenti orientamenti”.
280
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
nale ed organizzativa del servizio Eures del nostro paese. Pertanto, la
recente produzione normativa italiana in merito all’organizzazione
della rete Eures ricalca – in particolare sul versante dell’integrazione
del servizio nei Spi, ma in generale su tutti gli aspetti precedentemente osservati – la struttura del documento comunitario. Essa si concentra in maniera estremamente dettagliata sugli aspetti organizzativi
dell’integrazione di Eures nei Servizi pubblici per l’impiego e, in particolare, sulla definizione dei ruoli organizzativi del servizio decentrato.
Tali indicazioni, peraltro, si innestano in un processo di individuazione,
selezione e formazione del personale Eures nei Spi, partito nella seconda metà del 2002 dopo una lunga fase di “stallo” organizzativo
che ha caratterizzato gli anni immediatamente successivi al decentramento111.
Tale processo ha portato alla realizzazione di quello che potrebbe essere definito come un “innesto organizzativo” del servizio Eures all’interno dell’organizzazione dei Spi. Come si avrà modo di verificare nelle pagine seguenti, esso sta conoscendo esiti assai differenziati nelle
singole regioni e province, riportando l’osservatore a confrontarsi con
il tema della “contestualizzazione” del servizio nei Spi, ed in particolare con quello della diversità dei contesti di riferimento, che fin dai primi anni del nostro monitoraggio112 era stato osservato.
Le Linee guida italiane, presentate alla fine di marzo 2004 dal
Coordinamento nazionale Eures alle amministrazioni regionali e al
personale Eures italiano113 presentano, rispetto alla normativa nazionale fin qui prodotta, alcuni elementi di indubbio rilievo, che ne richiedono una sia pur veloce osservazione in queste pagine.
Esse infatti, oltre a ribadire gli obiettivi della riorganizzazione
Eures, il potenziamento del ruolo consulenziale e informativo e di
sottolinearne le potenziali ricadute sui servizi Spi collegabili ad esso
(orientamento, matching, inserimento lavorativo)114, recepiscono le
più recenti indicazioni elaborate al livello comunitario115 relative alle
figure professionali che operano in seno al servizio stesso e che, a
partire dall’introduzione ai primi del 2003 della nuova base legale di
111 Cfr. in tal senso, Gilli D., Perri G., Tantillo F., Servizi per l’impiego. Rapporto di monitoraggio
2000, in “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 1/2001, par. 6.2.
112 Ibidem.
113 Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale per l’impiego, l’orientamento e la formazione, Coordinamento nazionale Eures – divisione I, Riforma legale Eures –
Decisione CE23/12/2002 – Linee guida italiane, Roma, 23 marzo 2004.
114 Ibidem, p. 5:
115 Cfr. European Commission – Employment and social affairs DG, Eures-WP/2003/9-en, Task
of the EURES managers, Brussels, 2003; European Commission – Employment and social affairs
DG, Eures-WP/2003/6-en final, Brussels, 2003.
281
Dalla programmazione all’organizzazione: le
“Linee guida italiane” e la “lunga” riorganizzazione del servizio
Eures
CAPITOLO 4
Dalla programmazione all’organizzazione: le
“Linee guida italiane” e la “lunga” riorganizzazione del servizio
Eures
Eures, sono state oggetto di una profonda revisione. La definizione –
e per quel che attiene alla figura del Consulente Eures la tipologizzazione – dei profili professionali sui quali si articola l’organizzazione e la
gerarchia funzionale del servizio, costituisce il piatto forte del documento, frutto in parte dell’elaborazione comunitaria (per quel che attiene le figure comuni a tutti gli Stati membri, del Capo progetto
Eures e del Consulente Eures) ed in parte frutto dell’elaborazione del
Coordinamento nazionale italiano, per quel che attiene a quelle particolari figure dei Line Manager e degli Assistenti e Referenti. Queste
ultime, infatti, costituiscono il frutto della declinazione della gerarchia
funzionale del servizio Eures sulla base dell’assetto decentrato dei
Servizi per l’impiego italiani116, e della quale un’ampia trattazione è
stata effettuata nell’ambito di un’indagine specifica promossa sulla
rete Eures. Lo sforzo nella direzione di una crescente standardizzazione dei profili professionali è, in particolare, evidente nel caso del
Consulente Eures: in luogo della generale indicazione di funzioni e
compiti ai quali le figure professionali elencate sono chiamate a rispondere, e in funzione dei quali esse si caratterizzano all’interno delle gerarchie Spi, nel caso del Consulente Eures si conosce un maggior
livello di dettaglio operativo, funzionale e organizzativo.
Si tenta una definizione del profilo di questa figura tanto rispetto
alle tipologie di Consulenti Eures (esperti di questioni di mobilità a livello nazionale, transfrontaliero, ad es. Consulenti Eures delle organizzazioni di categoria e dei sindacati), quanto alla posizione organizzativa che essi possono avere all’interno dell’organizzazione dei Spi
nella quale operano (ad es. supporto consulenziale a servizi come la
promozione all’inserimento lavorativo, alla mediazione e incontro domanda/offerta di lavoro, o all’orientamento; ovvero fornitura di servizi direttamente all’utenza [front-desk])117.
Gli obiettivi che presiedono a tale processo sono due:
• in primo luogo, infatti, lo sforzo definitorio si dovrebbe concretizzare nella costituzione di una base descrittiva che agevoli tanto le
procedure di individuazione e reclutamento del personale Eures da
parte dei Line Manager, quanto la definizione dei fabbisogni di
competenze e che orienti, di conseguenza, l’offerta formativa;
116 Il documento del Coordinamento nazionale, peraltro, dedica un’ampia sezione al contesto
normativo italiano, così come modificato dalla revisione del Titolo V della Costituzione della
Repubblica, all’interno del quale si declina la riorganizzazione della rete Eures sancita dalla nuova base legale Eures.
117 Cfr. in particolare: Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale per l’impiego, l’orientamento e la formazione, Coordinamento nazionale Eures – divisione I, Riforma legale Eures – Decisione CE23/12/2002 – Linee guida italiane, Roma, 23 marzo 2004, p. 9.
282
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
• un secondo obiettivo, invece, è riconducibile a quei processi che –
nell’ambito della psicologia del lavoro – definiscono la cosiddetta
“istuzionalizzazione della cultura organizzativa”118: si richiama, in
questo caso, la necessità – particolarmente evidente nel caso italiano119 – di far fuoriuscire dallo “spontaneismo organizzativo” la
struttura Eures, dotandola di una identità che non sia legata ad
elementi “personalistici”, ma sia riconducibile a valori, procedure,
linguaggi e proprietà operative riconoscibili e condivisi dagli appartenenti alla struttura stessa.
In sostanza, questa lettura del profilo del consulente Eures si richiama alla più generale esigenza di una identificazione e codifica
delle basi identitarie (ruoli, strumenti, obiettivi e compiti del servizio)
della rete Eures, oltre a quello di produrre delle regolarità di funzionamento del servizio stesso alle quali ricondurre il comportamento, le
sollecitazioni e le domande provenienti dall’utenza.
4.6.2 Esiti contraddittori del decentramento di Eures nei Spi: l’innesto
organizzativo
La tornata di interviste realizzate al volgere del 2004 presso tutti gli
uffici regionali e provinciali per l’impiego ha permesso di fotografare –
a un anno e mezzo dalla prima definizione dell’assetto decentrato
Eures120 e a pochi mesi dalla diffusione delle Linee guida italiane – lo
stato di quella che viene definita come “organizzazione della rete europea a livello regionale”121 o, più semplicemente, integrazione nei
Spi.
Coerentemente con gli indirizzi adottati negli ultimi due anni tanto
al livello comunitario che nazionale, le amministrazioni regionali e
provinciali sono state chiamate, dal Coordinamento nazionale Eures, ad
attivarsi nell’individuazione di personale attivo presso gli uffici territo118 Cfr. Quaglino G.P., Casagrande S., Castellano A., Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo, R. Cortina
ed., Milano, 1992; Schein E., Lezioni di consulenza, R. Cortina ed., Milano, 1992; Hofstede G.,
Uncommon sense about organizations, Sage ed., Beverly Hills, 1994; Amovilli L., La dinamica di
gruppo: modelli formativi a confronto, in “Quaderni di psicologia del lavoro”, n. 3, Edizioni
Psicologia, Roma, 1994; Avallone F., Psicologia del lavoro, Nuova Italia Scientifica, Roma., 1994;
Quaglino G.P., Psicodinamica della vita organizzativa, R. Cortina ed., Milano, 1996.
119 Cfr. Baronio G., Gilli D., Landi R., Servizi per l’impiego. Rapporto di monitoraggio 2002, in
Isfol, Strumenti e Ricerche, Franco Angeli, Milano 2003, pp. 291-296.
120 Definita nell’ambito della riunione tenutasi il 18 febbraio 2003 a Roma, tra Coordinamento
nazionale Eures e Regioni, nell’ambito della presentazione della riforma della base legale di
Eures. Cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione Generale per l’impiego,
Coordinamento nazionale Eures – Divisione I, Riforma legale giuridica di EUR.E.S. (EURopean
Employment Services), Roma, febbraio 2003.
121 Ibidem, p. 5.
283
Dalla programmazione all’organizzazione: le
“Linee guida italiane” e la “lunga” riorganizzazione del servizio
Eures
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
riali da proporre al Coordinamento stesso come possibili titolari delle
posizioni organizzative Eures previste. Queste ultime conoscono
un’articolazione che rispecchia l’assetto decentrato dei Spi italiani,
come peraltro già osservato, che si affiancano sul versante operativo alla tradizionale figura del Consigliere Eures. Al livello di Centri per l’impiego e di uffici provinciali è previsto l’insediamento di Referenti e
Assistenti Eures che, nella previsione formale dei dispositivi ministeriali citati, dovrebbero svolgere una funzione di supporto tecnico e di
“animazione della rete all’interno del mercato del lavoro locale”122,
ovvero, nel caso dell’assistente, di vero e proprio supporto del
Consigliere Eures, “in condizioni di relativa autonomia”123.
La pratica di effettivo funzionamento del servizio Eures nei Cpi italiani – in attesa della prossima implementazione del sistema di Borsa
continua nazionale del lavoro e della sua connessione con le banche
dati Eures – scontava, al momento della rilevazione, l’assenza di un
Sistema informativo in grado di veicolare costantemente a tutti i punti della rete Eures sul territorio il set di informazioni necessarie ad alimentare quotidianamente il servizio. Questo fa sì, che il sistema
Eures italiano, nel suo complesso, faccia leva sulla componente professionale anche per surrogare le asimmetrie funzionali citate, soprattutto sul versante della diffusione delle informazioni: così, il Referente
Eures attivo nei Cpi si trova di fatto a concentrare la propria attività
nel contatto informativo con l’utenza e nella raccolta delle candidature da segnalare poi al Consigliere Eures di riferimento. Come spiegato
in provincia di La Spezia: “…L’attività svolta dal Referente è essenzialmente di pubblicazione delle offerte di lavoro su un’apposita bacheca, di raccolta delle candidature e di segnalazione degli utenti che si
sono candidati”. D’altro canto, la figura dell’Assistente ricopre una
mansione fortemente di supporto al Consigliere Eures (al punto da
essere definita, da quest’ultimo, un “alter ego”124) se non, addirittura,
alternativa ad esso125, quando lo richiedono i volumi di attività o gli effetti di una organizzazione spesso sottodimensionata alle necessità
122 Ibidem, p. 11.
123 Ministero del lavoro
e delle politiche sociali – Direzione generale per l’impiego, l’orientamento e la formazione, Coordinamento nazionale Eures – divisione I, Riforma legale Eures –
Decisione CE23/12/2002 – Linee guida italiane, cit., p. 11.
124 Cfr. Bonanni M., Landi R. (a cura di), La rete Eures in Italia. Monitoraggio 2003, in
“Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 15/2004, p. 79.
125 Ibidem, nelle pp. 79 e 80, dove a proposito dell’effettività del ruolo di referenti e assistenti Eures, in merito a questi ultimi si sottolinea: “…Nei casi indagati, l’assistente ha assunto il ruolo di «alter ego» del Consigliere Eures, supportandolo nelle attività quotidiane di organizzazione
e promozione del servizio, in alcuni casi sostituendolo, anche operativamente, nella conduzione
dei colloqui orientativi e nel matching”.
284
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
del servizio126, e non di rado – assieme al Consigliere Eures – viene
descritta come impegnata nella diffusione presso i Cpi delle proposte di
lavoro che i referenti avranno poi cura di affiggere negli appositi spazi. Ne
sia un esempio quello offerto dalla regione Marche, dove gli intervistati
hanno osservato: “il servizio Eures viene garantito dal Consigliere Eures
che, oltre a inviare ogni settimana a tutti i Cpi una comunicazione contenente le opportunità maggiormente interessanti, si reca presso i Centri per fare informazione”.
A ben vedere, le attività di individuazione, selezione e formazione del
personale da incardinare nell’organizzazione decentrata Eures hanno permesso – alla luce della caratteristica asimmetria dell’Eures italiano, molto sbilanciato sul versante professionale, rispetto a quello informatico – quanto
meno di realizzare un primo allargamento della base del servizio al livello
di immediato contatto con i Centri per l’impiego. Solo in alcune realtà, come si potrà osservare di qui a poco, questo processo si è espresso con livelli operativi costanti, in grado cioè di assicurare un minimo di “routine” al
servizio stesso. Una prima misura del progressivo allargamento della base
strutturale del servizio Eures verso il livello di maggiore prossimità con l’utenza è fornito dalla sottostante tab. 4.14, relativa all’attivazione del servizio
Eures presso i Cpi operativi sul territorio nazionale al dicembre 2004.
Come si può osservare, poco meno dei tre quarti delle strutture territoriali (388 su 531, pari al 73,1%) dichiara di attivare il servizio Eures, sia nei
termini di una semplice presenza di materiale illustrativo e divulgativo, che
nei termini già più strutturati di una presenza di personale ad hoc, cioè in
grado di realizzare un primo generale contatto informativo con l’utenza,
rinviandola poi ai Consiglieri Eures di riferimento. A ben vedere, con la sola eccezione delle Isole, dove le specifiche situazioni istituzionali (di ritardo
nell’attuazione del decentramento, nel caso della Sardegna, e di una originale configurazione agenziale nel caso della Sicilia che finisce con l’attribuire alle unità operative un ruolo meramente adempimentale) incidono
pesantemente sul dato espresso, gli altri quadranti presentano valori superiori a quello nazionale, oscillanti tra il 78 e l’89% di strutture che attivano il servizio.
126 Sono numerosi i casi di funzionari regionali e provinciali che, nel corso della presente tornata di interviste, hanno con forza sottolineato l’insufficiente dotazione di personale a supporto dell’erogazione del servizio Eures, con evidenti limitazioni sull’operatività del servizio e sulle istanze
organizzative che dovrebbero presiederne la gestione ordinaria. Cfr. ad es. quanto osservato dagli
intervistati della regione Marche, impegnata – all’epoca della rilevazione – nella fase di individuazione e formazione della rete dei referenti: “…Alcuni Cpi hanno lamentato grossi problemi a fare in modo che certe persone si occupino anche di Eures, perché svolgono già numerose attività”.
Analogamente in regione Basilicata si è sottolineato che “…il consigliere Eures regionale si è occupato per lungo tempo di altre mansioni e non ha quindi avuto la possibilità di dedicarsi a tempo pieno alla messa a regime del servizio”.
285
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
Tabella 4.14 - Centri per l’impiego per regione e area geografica: attivazione del
servizio Eures
Piemonte
Lombardia
Liguria
Valle d'Aosta
Nord-Ovest
Non attivato
__________________
V. a.
%
0,0
22
33,8
0,0
2
66,7
24
22,0
Servizio Eures
Attivato
__________________
V. a.
%
29
100,0
43
66,2
12
100,0
1
33,3
85
78,0
Totale
__________________
V. a.
%
29
100,0
65
100,0
12
100,0
3
100,0
109
100,0
Emilia Romagna
Trentino
Friuli V.G.
Veneto
Nord-Est
9
3
12
24,3
0,0
0,0
7,3
10,5
28
18
18
38
102
75,7
100,0
100,0
92,7
89,5
37
18
18
41
114
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Lazio
Toscana
Umbria
Marche
Centro
14
4
18
48,3
9,8
0,0
0,0
20,5
15
37
5
13
70
51,7
90,2
100,0
100,0
79,5
29
41
5
13
88
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Molise
Puglia
Sud
5
2
11
1
5
24
33,3
25,0
0,0
23,9
33,3
12,2
18,8
10
6
15
35
2
36
104
66,7
75,0
100,0
76,1
66,7
87,8
81,3
15
8
15
46
3
41
128
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Sardegna
Sicilia
Isole
19
46
65
67,9
71,9
70,7
9
18
27
32,1
28,1
29,3
28
64
92
100,0
100,0
100,0
143
26,9
388
73,1
531
100,0
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
La fig. 4.15, confronta le serie di dati raccolte nelle ultime due tornate
di monitoraggio, presentandole per area geografica e permettendo un
raffronto più immediato, seppur sintetico, delle dinamiche espansive conosciute dal servizio Eures, sia pure sul piano meramente organizzativo.
In termini numerici, sono cresciute del 12,2% le strutture territoriali in
grado di erogare un sia pur minimo servizio connesso a Eures e, con le
opposte eccezioni del Nord-Est (per il valore estremamente elevato) e
delle Isole (per il dato molto contenuto), si attestano su livelli abbastanza omogenei in 3 dei 5 quadranti, grazie anche alla notevole progressione conosciuta dalle regioni del Sud peninsulare (più 32%).
Definiti i contorni numerici del servizio Eures nel sistema dei Cpi, vale la
pena conferire un maggiore spessore a questa analisi: la mera constatazione dello stato di attivazione del servizio ha infatti un effetto livellatore sulle differenti modalità nelle quali esso può realizzarsi, ponendo
sullo stesso piano Cpi che circoscrivono la loro attività alla messa a dispo286
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Figura 4.15 - Centri per l’impiego per area geografica: attivazione del servizio
Eures. Dati 2003 e 2004
2003
2004
Attivati
89,5
90,0
82,3
81,3
2004 75,9 79,5
78,0 2003
80,0
Nord-Oves
t
66,
4
78,0
66,4
70,0 Nord-Est
82,3
89,5
60,0
Centro
75,9
79,5
49,3
50,0
Sud
49,3
81,3
Isole
30,1
29,3
40,0
Italia
60,9
73,1
30,0
20,0
10,0
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
73,1
60,9
30,1
29,3
Isole
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
sizione dell’utenza di materiale informativo e Cpi che incardinano, nella
loro organizzazione, personale appositamente formato, in grado di gestire un primo colloquio informativo per poi rinviare l’utente interessato al
personale provinciale e/o regionale. Osserveremo, altresì, una geografia
completamente diversa da quella restituita dal monitoraggio di appena
un anno fa, che riportava una situazione per così dire ancora “embrionale”, nella quale il concetto di attivazione del servizio Eures appariva ancora fortemente legato alla mera disponibilità di materiale informativo e
comunque non direttamente ascrivibile alla presenza di personale formato che, semmai, veniva a costituire un tratto riconducibile a poche
realtà più strutturate, almeno organizzativamente.
Il raffronto riportato in fig. 4.16, del resto, restituisce l’impressione
di un servizio che, almeno sul versante delle modalità organizzative attraverso le quali vuole maggiormente connotare il proprio sviluppo – e
dunque prescindendo almeno per ora da questioni operative, strategiche e progettuali che, come vedremo, gli conferiranno tutt’altro profilo
–, aspiri ad assumere valenze consulenziali o comunque personalizzate, ancorché limitato alla diffusione di informazioni e alla selezione
delle candidature: come attestato dai numeri, tra il dicembre 2003 e il
dicembre 2004, la modalità di attivazione prevalente del servizio Eures
è quella legata alla presenza di personale, che nel periodo anteriore a
quello considerato era, come detto, quasi marginale.
Un’ulteriore conferma di quanto si viene osservando è offerta dai
dati relativi alla costituzione di una rete provinciale di Referenti Eures che
attestano il consistente, ma ancora potenziale, cambio di profilo che il
servizio ha assunto nel territorio italiano.
287
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
Tabella 4.15 - Centri per l’impiego per regione e area geografica: presenza di
personale Eures
Piemonte
Lombardia
Liguria
Valle d'Aosta
Nord-Ovest
Emilia Romagna
Friuli V.G.
Trentino
Veneto
Nord-Est
Lazio
Toscana
Umbria
Marche
Centro
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Molise
Puglia
Sud
Sardegna
Sicilia
Isole
Italia
Non
applicabile
________________
V. a.
%
Presenza personale Eures
No
Sì
________________
________________
V. a.
%
V. a.
%
Totale
________________
V. a.
%
22
2
24
9
3
12
14
4
18
5
2
11
1
5
24
19
46
65
143
6
15
21
15
16
11
11
53
2
15
11
28
1
1
8
16
26
8
14
22
150
29
65
12
3
109
37
18
18
41
114
29
41
5
13
88
15
8
15
46
3
41
128
28
64
92
531
0,0
33,8
0,0
66,7
22,0
24,3
0,0
0,0
7,3
10,5
48,3
9,8
0,0
0,0
20,5
33,3
25,0
0,0
23,9
33,3
12,2
18,8
67,9
71,9
70,7
26,9
20,7
23,1
0,0
0,0
19,3
40,5
88,9
61,1
26,8
46,5
6,9
36,6
0,0
84,6
31,8
6,7
0,0
6,7
17,4
0,0
39,0
20,3
28,6
21,9
23,9
28,2
23
28
12
1
64
13
2
7
27
49
13
22
5
2
42
9
6
14
27
2
20
78
1
4
5
238
79,3
43,1
100,0
33,3
58,7
35,1
11,1
38,9
65,9
43,0
44,8
53,7
100,0
15,4
47,7
60,0
75,0
93,3
58,7
66,7
48,8
60,9
3,6
6,3
5,4
44,8
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Seppur sinteticamente, la fig. 4.17 permette di cogliere con una certa efficacia il cambiamento poc’anzi accennato: si tenga presente, peraltro, che coerentemente con quanto osservato al livello di singoli Cpi, il
dato 2004 beneficia del forte impulso impresso dalle amministrazioni
del Sud peninsulare nell’espletamento delle procedure di individuazione e formalizzazione dei componenti delle reti provinciali, a fronte di
una situazione che, da provincia a provincia, alterna fasi di consolidamento a fasi di vero e proprio “stallo”, nel resto del paese. Se l’attività di
selezione e di formazione dispiegata negli ultimi due anni dal
Coordinamento nazionale, in costante raccordo con le amministrazioni regionali, ha avuto il merito di ampliare la base di erogazione del
servizio Eures e di corrispondere a un modello organizzativo come
quello riportato nei dispositivi ministeriali, va evidenziato come l’effettività di questo modello sia estremamente diversificata a seconda delle realtà provinciali e regionali osservate.
288
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Figura 4.16 - Centri per l’impiego per area geografica: quota di Cpi con personale Eures su Cpi che attivano il servizio. Raffronto annualità 2003 e 2004
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Se osservati in “controluce” – incrociandoli con le evidenze emerse
nel corso delle interviste effettuate agli addetti ai lavori e con le serie di
dati relativi alla implementazione delle istanze di coordinamento e di indirizzo locale del servizio Eures – questi dati tradiscono una sottesa
“fragilità” del sistema costruito, essendo quest’ultimo esposto a forti
condizionamenti legati alle dinamiche espresse dal sistema Spi decentrato. Assai riassumendo, il processo di ampliamento della base del
servizio Eures rivela delle regolarità diffuse limitatamente al piano
adempimentale, cioè alla fase di individuazione, selezione e avvio alla
formazione del personale, nonché – seppure con maggiore lentezza –
alla fase di individuazione delle istanze di coordinamento e delle figure apicali dell’organizzazione Eures (Line Manager). Abbandonando
questo versante per abbracciare quello relativo alla loro effettiva operatività e incisività nella costruzione/ omogeneizzazione del servizio, si
riceve l’impressione di un sistema non ancora compiutamente articolato. Nel sistema Eures italiano, infatti, ancora premiante è la presenza
di personale di lunga data – in grado di valorizzare le proprie reti di relazioni e la lunga conoscenza del servizio – in termini di integrazione
di Eures al livello operativo e progettuale, ovvero la sua dislocazione in
contesti regionali/provinciali abbastanza strutturati sul fronte Spi, così da
permettere una agevole, ancorché graduale, regolarizzazione del servizio Eures, ovvero la dislocazione del servizio in un ambito territoriale a
forte vocazione transnazionale, come le zone frontaliere. Le serie di
dati relativi alla costituzione delle istanze di raccordo e coordinamento
regionale e provinciale, nonché all’individuazione dei Line Manager
regionali, permettono – ad un confronto con quanto rilevato nel dicembre 2003 – di spostare gradualmente l’osservazione dal piano or289
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
Figura 4.17 - Uffici provinciali: costituzione di una rete di referenti Eures,
raffronto 2004 su 2003
Percentuale di province che attiva una rete di referenti Eures - 2004
ete provinciale referenti EURES 2004
Si;No
71,0
71
29
No; 29,0
ete provincialePercentuale
referenti di
EURES
2003
province
che attiva una rete di referenti Eures - 2003
Si
No
47,5
52,5
Si; 47,5
No; 52,5
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
ganizzativo a quello più propriamente operativo e progettuale, ricorrendo peraltro anche alle dichiarazioni dei testimoni privilegiati intervistati nello scorcio del 2004.
Come attestato dalle sottostanti tabb. 4.16 e 4.17, poco più della
metà delle amministrazioni regionali e provinciali intervistate hanno
dichiarato l’istituzione, ma per molte sarebbe più opportuno parlare di
“individuazione”, delle istanze di coordinamento tra i due livelli istituzionali per la gestione decentrata del servizio Eures. Si noti che la duplice
chiave di lettura, ottenuta interpellando attorno alla stessa questione
le due titolarità in essa coinvolte, ha permesso di evidenziare la “gradualità” con la quale, all’interno delle singole regioni, si realizzi il coinvolgimento effettivo delle province nel luogo deputato al coordinamento
del servizio nel territorio.
L’analisi comparata delle due tabelle, permette di evidenziare – oltre
ad una diversificata situazione presente nel Centro-Nord, sebbene
orientata in direzione di una stabilizzazione positiva degli assetti organizzativi – una sofferenza delle amministrazioni del Sud peninsulare
sul versante provinciale e un generale ritardo organizzativo delle amministrazioni regionali del Sud insulare. In queste, infatti, si osserva
l’assenza di un coordinamento regionale e la conseguente mancanza di
290
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tabella 4.16 - Uffici regionali per area geografica: istituzione di un’istanza di
coordinamento del servizio Eures
Istituzione di un'istanza di coordinamento con le province
No
Sì
Totale
____________________
____________________
____________________
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
2
1
1
2
2
8
50,0
33,3
25,0
33,3
100,0
42,1
2
2
3
4
11
50,0
66,7
75,0
66,7
0,0
57,9
4
3
4
6
2
19
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Tabella 4.17 - Uffici provinciali per area geografica: coordinamento con la regione per
la gestione del servizio Eures
Istituzione istanza coordinamento con la regione sul servizio Eures
No
Sì
Totale
____________________
____________________
____________________
V. a.
%
V. a.
%
V. a.
%
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
5
9
5
17
11
47
21,7
45,0
23,8
73,9
84,6
48,0
17
11
16
6
1
51
73,9
55,0
76,2
26,1
7,7
52,0
23
20
21
23
13
98
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Mancate risposte: 4.
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
riscontro in tal senso sul piano provinciale, fatta eccezione per la provincia di Enna: in questa realtà, infatti, gli intervistati hanno fatto corrispondere alla presenza di un’istanza di coordinamento con la regione
l’organizzazione, da parte del Consigliere Eures regionale, di “un paio di
riunioni con i rappresentanti provinciali”, in un contesto singolarmente
vivace se paragonato con quello delle altre province insulari, nel quale
al servizio Eures è attribuita un’ottima prospettiva di sviluppo ed è, altresì, riconosciuta una meritoria funzione di innovazione all’interno del
locale panorama Spi127. Il tenore della risposta offerta nella provincia
siciliana permette di soffermarsi, sia pur brevemente, sugli aspetti relativi all’effettività e all’operatività di queste strutture.
In merito al primo punto, quello dell’effettività, va ravvisata una
gamma di situazioni abbastanza diversificate, alle quali è possibile far
corrispondere, pur con qualche eccezione, una certa eterogeneità dei livelli organizzativi espressa dai sistemi regionali per l’occupazione lun127 È stato osservato da alcuni funzionari intervistati: “…Le iniziative della rete Eures portano
un po’ di novità, altrimenti qui le cose non cambierebbero mai”.
291
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
go l’arco Nord-Sud, con la presenza – specie nel quadrante meridionale – di asimmetrie organizzative e operative che fanno, talvolta, pensare a situazioni di “stallo”. È prevalente, in queste amministrazioni, una
istituzione ancora prevalentemente “formale” del coordinamento
Eures, con un coinvolgimento solo parziale delle province che, pertanto, esprimono una posizione prevalentemente attendista. Così, molti
dirigenti provinciali128 alternano a risposte come quella fornitaci a
Chieti – “…recentemente è stata istituita un’istanza di coordinamento
con la regione, ma si è in attesa di chiarimenti sulle sue modalità di
funzionamento” –, osservazioni del tenore di quelle offerte in provincia
di Campobasso129: “…In realtà, si è in attesa che il servizio assuma
una propria valenza e forma; allo stato attuale sono stati soltanto nominati i Referenti Eures, ma deve ancora essere definita un’attività di
formazione e di identificazione, individuando modalità, responsabilità, ecc. È ovvio che sarà necessario attuare un’attività di coordinamento che permetta e faciliti la realizzazione del servizio Eures”.
Un’incompleta attuazione del percorso di definizione dell’organizzazione decentrata Eures può comportare, alternativamente, situazioni
di timido avvio nelle quali l’evidente asimmetria dell’organizzazione è
surrogata da già conseguiti livelli di operatività. Nel primo caso – come
nelle regioni Campania e Calabria – questo si traduce in un “…vero e
proprio ostacolo all’implementazione del servizio”, soprattutto al livello provinciale, dove eventuali margini di operatività sono affidati alla
presenza e alla buona volontà dei Consiglieri Eures di più lunga data. Nel
secondo caso – quello ad esempio della Liguria – la mancata definizione organizzativa “non si considera un ostacolo ad un efficace coordinamento del servizio sul territorio regionale”: il premiante contesto istituzionale e organizzativo del sistema dei Spi liguri,unito alla presenza di
Consiglieri Eures tanto al livello regionale che provinciale e, infine, alla
presenza di un mercato del lavoro a forte vocazione frontaliera (in provincia di Imperia), costituiscono condizioni che agiscono in direzione
di un riequilibrio organizzativo a tutto beneficio dei livelli operativi.
Il ruolo giocato dai differenti contesti istituzionali nei quali il servizio
Eures è stato decentrato (ed ora accompagnato nel decentramento) –
sia per i livelli organizzativi dei sistemi Spi che in termini di pregressa attività Eures capitalizzata in epoca di transizione rispetto all’attuale or128 Cfr. ad es. la provincia di Caserta: “…Stiamo aspettando delle direttive dalla regione
Campania. Al momento si comunica direttamente con il Coordinamento nazionale del servizio Eures”;
analogamente, in provincia di Taranto si osserva: “…Formalmente il coordinamento regionale per
Eures è stato istituito, anche se non si può non rilevare la carenza di formazione e di coordinamento effettivo da parte della regione”.
129 Cfr. quanto osservato in provincia di Foggia: “…Si attende la formazione degli altri Referenti
e l’attivazione del Sil”.
292
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
dinamento – non può essere trascurato dall’osservatore attento: esso incide sull’effettività dell’organizzazione attuale del servizio, come attestano le esperienze visibili in talune realtà Centro settentrionali. Infatti,
la presenza di un contesto fortificato, o di personale Eures di più lunga
esperienza, ora incardinato nei ruoli apicali della nuova organizzazione, hanno ricadute benefiche sul servizio: le istanze di coordinamento,
superando la mera formalità e, seppur timidamente nella maggior
parte dei casi, evidenziano un profilo organizzativo più marcato, pur al
netto di un’operatività assai differenziata.
Nella prima direzione vanno gli esempi offerti dalla Toscana,
dall’Umbria, dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Veneto. Pur soffrendo
degli eccessivi carichi di lavoro ricoperti dal personale Eures, impegnato
anche in altri ruoli all’interno dei Spi, tali organismi riescono a riunirsi
con una certa periodicità per affrontare le questioni legate all’implementazione del servizio, alla sua promozione, alla risoluzione delle carenze tecniche e professionali (competenze linguistiche, dotazioni informatiche) del personale attivo presso i Cpi della rete. Esemplificativo è
quanto riportato dai funzionari della regione Lombardia: “…È stato costituito un tavolo di lavoro che riunisce i tre consulenti Eures della regione. Nel tavolo sono discusse le modalità di sviluppo della rete a livello regionale e progetti di rilevanza regionale. L’Agenzia regionale per il
lavoro ha anche il compito di coordinare e di condividere con i dirigenti regionali le proposte elaborate con il Line Manager. Inoltre, vengono
realizzate riunioni con i dirigenti provinciali e con le parti sociali in sedi
di Commissione regionale per le politiche attive del lavoro”.
Nella seconda direzione muove, ad esempio, la regione Lazio: la
nomina a Line Manager di un funzionario molto esperto del servizio
ha permesso l’attivazione di un coordinamento con quattro delle cinque
province del Lazio, pur a fronte di un contesto istituzionale e organizzativo meno “stabile” di quello degli esempi ora citati, e di un certo ritardo nell’implementazione di Eures nei Spi.
Questo affondo sugli aspetti dell’effettività e dell’operatività delle
istanze di coordinamento ha voluto mettere in luce la realtà fondamentalmente diversificata presente nelle regioni e province italiane alla quale corrisponde, sul fronte della definizione degli assetti organizzativi, una situazione alternativamente di “stallo” o di iniziale adeguamento dell’organizzazione ai requisiti fissati dai dispositivi nazionali.
Questo scenario è ben evidenziato dalle figg. 4.18 e 4.19, nelle quali si opera un confronto tra le serie di dati del 2003 e del 2004 relative
alle questioni ora osservate.
293
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
Figura 4.18 - Uffici regionali per area geografica: istituzione di un’istanza di
coordinamento regionale del servizio Eures
2004
75,0
80,0
2003
75,0
66,7
66,7 66,7
70,0
Istituzione di un'istanza di coordinamento con le province
50,0 50,0
2004
2003
50,0
Nord-Ovest
50,0
50,0
40,0
Nord-Est
66,7
66,7
Centro
75,0
75,0
30,0
16,7
Sud
66,7
16,7
20,0
Isole
50,0
0,0
10,0
Italia
57,9
47,4
60,0
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
57,9
50,0
Isole
47,4
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Figura 4.19 - Uffici provinciali: presenza di un coordinamento con la regione sul
servizio Eures
2004
80,0
d-Ovest
70,0
d-Est
tro60,0
2003
76,2
73,9 76,2
55,0
56,3
52,0
47,6
42,4
50,0
e 40,0
a 30,0
26,1
18,2
20,0
7,7
10,0
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
0,0
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Nel passaggio dal 2003 al 2004 si registra, al livello regionale, una stasi del percorso di istituzione delle istanze di coordinamento Eures nelle regioni del Centro-Nord, a fronte di uno sforzo notevole compiuto in
questa direzione dal Sud peninsulare, benché – come osservato – in
senso meramente adempimentale più che sostanziale. Al livello provinciale (fig. 4.19), i quadranti settentrionali confermano una fase di
stasi del percorso organizzativo: le diverse percentuali sono legate al
minor numero di mancate risposte del 2004 (appena 4 contro 10 dell’anno precedente), al netto del quale non si ravvisano ulteriori passi
294
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
verso il completamento del percorso organizzativo. Anche le province
che al dicembre 2004 hanno fornito per la prima volta risposte sulle
questioni qui analizzate, hanno confermato l’assenza di strutture di
coordinamento del servizio Eures. Percorso differente è quello effettuato al Centro, dove evidenti sono stati gli sforzi, andati a buon fine, prodotti in particolare dalla Toscana e dal Lazio, nel completare il raccordo
delle varie amministrazioni provinciali all’interno delle istanze ora osservate. Di polarità opposta è il profilo restituito dalle regioni meridionali,
con progressioni marginali, conseguenza dell’assetto ancora formale
scarsamente operativo delle istanze regionali.
Del tutto compatibile con le evidenze numeriche e le impressioni
qualitative ricavate nel corso della presente analisi, è il quadro relativo
alla individuazione delle figure apicali della rete Eures decentrata. Il
Line Manager, dopo una fase di incertezza determinata dall’attesa di
una circolare ministeriale che ne definisse l’inquadramento all’interno
delle organizzazioni regionali e ne declinasse le funzioni, costituisce la
figura professionale che rispecchia l’originalità dell’assetto regionalizzato dei Spi italiani essendo “…un dirigente appartenente alla struttura regionale istituzionalmente competente in materia, che svolge anche
il ruolo di interfaccia con il Coordinamento nazionale Eures”130. In attesa di un più compiuto approfondimento sulle modalità effettive con le
quali tale ruolo si realizza – all’interno della nuova annualità del monitoraggio Isfol della rete Eures italiana, attualmente in fase di avvio131 –
ci si può limitare alle prescrizioni del dispositivo ministeriale, il quale
attribuisce a tale figura compiti di coordinamento territoriale e di promozione del servizio Eures al livello territoriale. Il Line Manager dovrebbe
infatti presiedere al processo di integrazione nei Spi, assicurandone i
livelli e le modalità funzionali previste dai documenti comunitari, a curando tutti gli aspetti ad esso collegati (ad es. la formazione del personale). Dovrebbe, altresì, presiedere alle attività di promozione e diffusione del servizio sul territorio132.
A seguito della fase di avvio del decentramento, successiva alla presentazione alle amministrazioni regionali della nuova base legale
Eures, nel febbraio 2003, era da queste stato dimostrato un certo impulso nella individuazione e definizione di questa figura professionale; in130 Cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale per l’impiego, l’orientamento e la formazione, Coordinamento nazionale Eures – divisione I, Riforma legale Eures –
Decisione CE23/12/2002 – Linee guida italiane, cit., p. 8.
131 Al momento in cui si scrive, infatti, è in corso di avvio la terza annualità di monitoraggio della rete Eures in Italia, che l’Isfol realizza dal 2002.
132 Cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale per l’impiego, l’orientamento e la formazione, Coordinamento nazionale Eures – divisione I, Riforma legale Eures –
Decisione CE23/12/2002 – Linee guida italiane, cit., p. 8.
295
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
fatti, benché in attesa della citata circolare chiarificatrice relativamente
all’inquadramento del Line Manager, già alla fine del 2003 poco più
della metà delle regioni aveva provveduto alla nomina, avallata dal
Coordinamento nazionale. Tuttavia, tale impulso sembra essersi affievolito nel corso dei successivi 12 mesi se, come attestato dai dati riportati nelle successive figg. 4.20 e 4.21, il numero di amministrazioni regionali che hanno provveduto alla copertura della posizione apicale
Eures è aumentato di appena una unità (passando da 10 a 11 regioni
sulle 18 censite in proposito133).
Figura 4.20 - Uffici regionali, servizio Eures: nomina del Line Manager. Anno
2004
No; 38,9
Si; 61,1
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Figura 4.21 - Uffici regionali, servizio Eures: nomina del Line Manager. Anno
2003
No; 44,4
Si
Si; 55,6
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
133 Va infatti considerato che tanto nel 2003, quanto nel 2004 tra le 19 regioni censite si è registrata una caduta, seppur minimima (pari a 1 unità), nel tasso di risposta.
296
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
I dati riportati in queste pagine attestano una sostanziale staticità sul
piano delle costruzione dei livelli organizzativi preposti a presiedere e a
creare le condizioni per una effettiva integrazione del servizio Eures nei Spi.
Questa, a ben vedere, appare ancora poco effettiva, nonostante gli sforzi
promossi per allargare la base del servizio stesso, e spesso subordinata o
condizionata da elementi di contesto, peraltro già citati, ma che vale la
pena nuovamente sintetizzare nelle tre linee di evidenza che seguono:
1. livelli organizzativi e operativi espressi dai sistemi Spi. Come già osservato nelle pagine precedenti, la presenza di eventuali asimmetrie organizzative, con effetti sui livelli di operatività dei sistemi Spi, incidono
notevolmente sulla messa a regime del servizio Eures. È stata rilevata una
plausibile corrispondenza tra le linee di segmentazione del Sistema
per l’impiego italiano e il profilo – in termini di effettività e operatività
espressa – del servizio Eures, al di là di un evidente allargamento dello
stesso. Si ripropone, in sostanza, il tema della “ricontestualizzazione”
dell’Eures in nuovi milieu istituzionali, descritto come carattere portante della laboriosa fase di transizione degli anni 2000-2002134;
2. presenza di Consiglieri Eures. Quanto restituito dall’analisi dei dati
quantitativi raccolti e dall’analisi delle interviste rilasciate dagli addetti ai lavori evidenzia che laddove il servizio Eures decentrato beneficia della presenza di un Consigliere Eures si riscontra:
• una maggiore progettualità Eures sul territorio provinciale e regionale, accompagnato da un coinvolgimento di attori istituzionali,
economici e sociali, soprattutto all’interno di campagne di promozione del servizio. Ne siano un esempio le province di Salerno e
Benevento, che nel 2004 hanno realizzato il progetto “Servizio
Eures: un’opportunità per le aziende”, concentrando la propria
azione sui settori (ad es. agroalimentare e turistico) ritenuti più
sensibili all’offerta di servizi per la mobilità dei lavoratori; alla stessa stregua va citata la provincia di Frosinone, presso il cui sportello gestito da un Consigliere Eures sono realizzate attività di promozione del servizio per target definiti: utenza femminile, aziende, giovani. Tali attività si raccordano, peraltro, con linee di azione
già consolidate all’interno del locale sistema Spi, proprio a favore di
queste utenze. Analogamente vale la pena citare le province di
Lecco, Bolzano e Pavia, interessate da una forte attività progettuale, sbilanciata più sulle attività di matching che su quelle mera-
134 Cfr. in tal senso i citati monitoraggi Spi relativi alle annualità 2000, 2001 e 2002, nei quali il
tema è stato prima proposto e poi approfondito con successive e più dettagliate tornate di interviste.
297
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
CAPITOLO 4
Esiti contraddittori
del
decentramento di
Eures nei Spi:
l’innesto
organizzativo
mente promozionale, a segnalare il livello di implementazione già
consolidato nel proprio territorio;
• una minore estraneità da parte dei dirigenti dei Spi provinciali e
regionali intervistati in queste realtà. Ciò può essere dovuto alla visibilità conferita al servizio dall’attività progettuale svolta nel territorio di competenza, che permette di “far uscire allo scoperto” il servizio Eures, ovvero di “manifestarsi” facendolo relazionare con
l’attività dei Spi nella concreta dialettica con gli attori del territorio.
In tal modo è possibile testare i margini di sinergia, complementarietà ovvero di coerenza/incoerenza nell’azione congiunta;
3. presenza di territori a forte vocazione transfrontaliera o comunque
interessati da forte propensione alla mobilità. In assenza di un complessivo sviluppo del servizio – al di là del semplice dispiegamento
organizzativo nei Cpi – appare evidente come un terzo elemento in
grado di “fare la differenza” sia costituito dalla presenza di un mercato del lavoro interessato da forti flussi di manodopera frontaliera o
straniera. Territori come la provincia di Imperia, la provincia di
Bolzano, rappresentano i tradizionali esempi riportati nel corso delle
nostre indagini. Nel caso della provincia di Bolzano, ad una evidente
componente di sviluppo legata alla vocazione del territorio si associa
un elevato grado di organizzazione del servizio Eures unita ad una
consistente e regolare progettualità. Nel caso della provincia di
Imperia, gli intervistati hanno evidenziato come, nell’ambito dell’attività frontaliera Eurazur “…al momento la provincia di Imperia lavora
autonomamente per quanto riguarda Eures seppur con qualche occasione di confronto a livello regionale”.
La persistenza135 di questi elementi – presenti nelle realtà osservate
spesso in combinazione tra loro – come fattori caratteristici del sistema Eures italiano ne evidenziano la “fragilità”. Caratterizzato da un forte sbilanciamento sul versante delle risorse umane, a fronte di un ritardato sviluppo dei sistemi informativi che, a ben vedere, ne costituiscono il tessuto connettivo, esso è sul piano organizzativo interessato da un
lato da un consistente processo di riorganizzazione, ormai in corso da
più di due anni, scarsamente coincidente con una effettiva integrazione; e da un altro lato condizionato, nel suo sviluppo, dal combinarsi di
elementi circostanziali, attraverso i quali recuperare o garantire un livello di operatività del servizio stesso.
135 È possibile parlare di “persistenza” poiché nel corso delle cinque annualità di monitoraggio dei Servizi per l’impiego i tre elementi citati hanno finito con lo scandire le regolarità di manifestazione dell’evoluzione del sistema nel suo complesso.
298
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
4.6.3 Il nodo della progettualità
È evidente che in questi ultimi anni la gran parte degli sforzi prodotti siano andati in direzione della organizzazione del servizio Eures decentrato nei Spi, con le evidenze documentate in queste pagine. Assai più
defilato è stato lo sforzo prodotto sul versante progettuale del servizio:
benché le Guidelines 2004-2007 non manchino di evidenziare la presenza di margini di azione progettuale su scala locale negli ambiti della promozione della conoscenza del servizio e dell’analisi delle dinamiche economiche dei mercati del lavoro locali al fine di contribuire
alla progettazione di interventi preventivi attraverso il reclutamento di
manodopera su scala transnazionale, ancora nel 2004 sono stati privilegiati gli aspetti propedeutici. A ben vedere, la produzione normativa
italiana si è concentrata in via esclusiva sul versante organizzativo, trovandosi nella necessità di realizzare parte di quelle condizioni preliminari alla effettiva messa a regime del servizio Eures, sul versante della
“rete professionale”, in attesta della definitiva implementazione della
Borsa continua nazionale del lavoro, peraltro recentemente avviata.
La notevole differenziazione dei sistemi regionali qui osservata, tuttavia, pone di fronte ad un altrettanto differenziato percorso di maturazione degli atteggiamenti, delle attese, delle interpretazioni sul ruolo
del servizio Eures e sulle sue prospettive, da parte delle amministrazioni regionali e provinciali. In particolare, le realtà tradizionalmente
più avanzate e strutturate sul versante della programmazione e della
progettazione degli interventi supportati dai Spi, osservano una carenza sul piano degli indirizzi progettuali e della promozione di Eures,
benché non manchino sporadiche iniziative in questa direzione
(poc’anzi citate). La gran parte delle realtà osservate evidenzia la necessità di investire maggiori energie in direzione di una promozione
mirata del servizio verso le imprese, attraverso azioni di marketing nazionale e locale, al fine di stimolare una domanda di servizi generalmente assai contenuta e costituita prevalentemente da un’utenza giovane (18-35enni) e di buon livello culturale. Così per esempio, i funzionari della provincia di Firenze interpellati su questo punto hanno
osservato: “le potenzialità di Eures sono enormi, ma ora come ora
…l’idea non è sviluppata. Probabilmente, uno dei nodi è costituito
dall’insufficiente coinvolgimento delle aziende, sia in Italia che all’estero nell’inserire richieste nella banca dati”. Seppure in modo impressionistico, una parte degli intervistati ha sollecitato un “rilancio
progettuale dell’Eures”, per evitare che esso risulti confinato alla mera
dimensione di servizio aggiuntivo a quelli già offerti dai Centri per l’impiego. In queste osservazioni emergono alcuni elementi: da un lato
299
CAPITOLO 4
Il nodo della
progettualità
una valutazione assai pragmatica rispetto alla scelta di implementare
tali servizi, da cui discende la considerazione, testé riportata, di non limitarne l’utilizzo a semplice ulteriore servizio dei Cpi; da un altro lato la
manifestazione di un’esigenza di maggiore presenza dell’azione del
Coordinamento nazionale in direzione delle “attività” Eures, oltre che
della organizzazione del servizio decentrato; da un altro lato ancora
emerge un approccio impressionistico alla questione, che sembra denotare una riserva sui realistici sbocchi progettuali del servizio nei Spi,
soprattutto laddove non supportato dalla presenza di Consiglieri
Eures, cioè al livello provinciale.
È possibile che, accanto ad un più incisivo rapporto tra il livello centrale ed i Line Manager, un confronto più serrato tra Coordinamento
nazionale e amministrazioni regionali e provinciali (responsabili Spi,
Consiglieri Eures, ecc.) in merito al “nodo della progettualità” possa
rappresentare una prima base per una migliore condivisione del ruolo,
del posizionamento e delle prospettive del servizio Eures in Italia, tratteggiando i contorni di una progettualità più condivisa alla quale legare un più definito e partecipato impegno delle amministrazioni locali
in direzione del completamento dell’organizzazione di Eures. È evidente, del resto, che margini ridotti di effettiva progettualità, ravvisati
dai funzionari intervistati, finiscono con l’accentuare l’incidenza dei fattori di condizionamento alla messa a regime del servizio Eures e la dipendenza dell’operatività del servizio da fattori organizzativi e, ove raggiunti, dagli automatismi di funzionamento (diffusione delle offerte,
somministrazione delle informazioni, eventuale rinvio ai Consiglieri),
rendendo più fragile il sistema faticosamente implementato.
4.7 Sostegno ai lavoratori atipici
La conoscenza degli andamenti e delle caratteristiche che contraddistinguono questo specifico segmento di lavoratori appare in alcuni casi assai consolidata presso i Servizi per l’impiego, tanto che talune
Amministrazioni, “dopo aver analizzato approfonditamente il fenomeno del lavoro atipico, non intendono per il momento promuovere ulteriori studi specifici per tale tipologia di utenza” (Regione Emilia
Romagna).
Altrove, attività di studio e di ricerca finalizzate a fornire sostegno all’inserimento professionale degli atipici appaiono in fase di avvio, con
la costituzione di specifici osservatori, come nel caso della Provincia di
Napoli e di quella di Pesaro; con l’inaugurazione di nuovi filoni di indagini nell’ambito di Osservatori sul mercato del lavoro regionali o provin300
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
ciali; oppure con l’avvio di indagini dedicate, anche non a carattere ricorsivo. In altri casi, le attività a carattere esplorativo appaiono ancora
del tutto assenti. Riguardo alle ragioni di tale mancanza di approfondimenti ricorrono spesso, nelle spiegazioni dei nostri interlocutori, motivazioni di carattere amministrativo-procedurale: “i dati sui lavoratori atipici non sono rilevabili perché, nonostante la legge enunci l’obbligo
della comunicazione al Cpi, ancora non è uscito il decreto interministeriale che ratifica tale obbligo e, quindi, non possiamo rilevare questa tipologia di utenza” (Provincia di Crotone), “non abbiamo il polso della
situazione perché non esiste ancora l’obbligo della comunicazione ai
Cpi dell’avvio dei contratti di collaborazione” (Provincia di Vibo
Valentia), oppure “i contratti messi in essere dalla riforma non sono
assimilabili, per la durata o la natura stessa del contratto, alle assunzioni che fanno decadere dallo status di disoccupati o inoccupati, dunque non vengono da noi in alcun modo intercettati... Le difficoltà, ancora una volta, sono da imputarsi allo scarso dialogo fra istituzioni, alla
mancanza di canali per il passaggio delle informazioni con l’Inps o
l’Inail e, da questo punto di vista, anche con i colleghi dell’Ispettorato...
Anche all’atto dell’iscrizione l’utente non ci comunica la collaborazione
occasionale o il contratto a progetto... e da parte nostra non avviene
nessuna richiesta in tal senso perché la procedura rimane monca del colloquio di orientamento, della consulenza” (Provincia di Salerno).
In altri casi si tratta, più semplicemente, di difetti nelle modalità di rilevazione: “il programma informatico utilizzato nei Cpi non possiede
alcuna voce per l’inserimento di dati riguardo a questi soggetti”
(Provincia di Salerno) oppure “la componente dei lavoratori atipici
non è rilevabile perché ci sono ostacoli dal punto di vista informatico”
(Provincia di Pescara).
In altri casi, le cause della scarsa conoscenza del fenomeno sono da
addebitarsi alla collocazione del lavoro atipico nell’ambito di una zona
grigia, a metà tra occupazione regolare e sommerso. Ad esempio,
“molti lavoratori atipici (collaboratori coordinati e continuativi, dipendenti a tempo determinato) occultano deliberatamente il lavoro che
svolgono o parte dei compensi che percepiscono: questo perché
quanti raggiungono un reddito di 7.500 euro l’anno vengono cancellati dalla lista e molti hanno il timore di perdere l’anzianità di disoccupazione o la posizione in graduatoria” (Provincia di Cagliari). O, ancora,
il lavoro atipico rappresenta in alcuni contesti territoriali una componente giudicata talmente marginale da non richiedere approfondimenti mirati: “il fenomeno non è tale da giustificare delle rilevazioni”
(Provincia di Potenza) oppure “quando ne avremo bisogno cercheremo di capirne di più” (Provincia di Lecce).
301
Sostegno ai
lavoratori atipici
CAPITOLO 4
4.7.1 La percezione del fenomeno
Gli operatori e i responsabili dei Servizi per l’impiego hanno, tuttavia,
occasione di raccogliere informazioni sui lavoratori non standard non
soltanto attraverso attività di indagine o di raccolta sistematica dei dati, ma anche attraverso la loro esperienza quotidiana di relazione e di intervento a favore di questo segmento di utenza e delle imprese. La
maggior parte degli intervistati afferma che le atipicità occupazionali,
in ambito locale, sono ampiamente presenti e in ulteriore estensione.
Anzi, per alcuni intervistati gli utenti con contratti atipici sono così numerosi “da sembrare del tutto normali, a differenza dei contratti a tempo
indeterminato che sono estremamente rari” (Provincia di Trieste). Si
tratta di modalità vecchie e nuove – il più consueto lavoro stagionale ma
anche le prime applicazioni della Legge 30 – e assai diversi sono, nelle
descrizioni degli intervistati, anche i soggetti interessati. Nel territorio
bolognese, ad esempio, gli atipici sono costituiti in prevalenza da:
“soggetti a forte rischio di precarizzazione oppure individui, anche
giovani, che, pur scolarizzati, faticano a costruirsi un percorso professionale” e, similmente, nella provincia di Forlì-Cesena “il lavoro atipico è
prevalentemente diffuso tra i soggetti a maggiore rischio di precarizzazione: giovani, donne anche scolarizzate, lavoratori over 45 con bassi
profili professionali, stranieri” mentre, non lontano di lì: “il territorio è caratterizzato da flessibilità buona, ossia da una flessibilità abbastanza
spinta in ingresso che porta però alla stabilizzazione entro tempi mediamente abbastanza brevi del personale inizialmente assunto con
contratti atipici. Si tratta di un sistema che, tutto sommato, sembra sostanzialmente tenere” anche se “è possibile che su di esso intervenga
negativamente la recente riforma del mercato del lavoro, con l’introduzione di forme più intense di flessibilizzazione e precarizzazione del
lavoro a causa delle quali le categorie dello svantaggio sono destinate ad ampliarsi” (Provincia di Reggio Emilia).
4.7.2 Le azioni a sostegno dei lavoratori atipici
Sono ormai pochi i Servizi per l’impiego che non si sono posti il
problema di sostenere la massa crescente di utenti che sono già o potrebbero essere impegnati in occupazioni transitorie.
Nei rari casi in cui questo accade i responsabili dei Spi ritengono
che le condizioni di contesto – ossia lo scarso interesse sul versante
della domanda e dell’offerta per lavori di questa natura – non rendano
necessario un intervento di sostegno mirato (è il caso, ad esempio,
della Provincia di Brindisi, di Palermo o di Agrigento dove si afferma
302
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
che: “non è pervenuta alcuna richiesta in tal senso, quindi non ce ne occupiamo” oppure di Isernia, dove si è scelto di dare priorità ad altri
soggetti perché “è necessario sostenere utenze maggiormente bisognose come i disabili, i giovani e i disoccupati”).
In altri casi sono le scarse informazioni disponibili a rendere più ardui gli interventi: “non si conosce la presenza e la rilevanza di questo
tipo di utenza per cui è impossibile attivarsi in tal senso” (Provincia di
Caserta) oppure “non si è pensato di agire su questo versante dei lavoratori atipici perché è un fenomeno che deve ancora essere studiato” (Provincia di Matera) o, ancora, “ad oggi i Servizi per l’impiego non
dispongono di una mappa ragionata sul fenomeno del lavoro atipico,
perché mancano dati e rilevazioni puntuali su questo target, che sembra sfuggire al controllo del servizio pubblico” (Provincia di Bari).
Alcuni interlocutori rilevano l’inadeguatezza del modello organizzativo e della stessa mission dei Servizi per l’impiego nel sostenere questa tipologia di utenza, la quale “sfugge perché quando è stata pensata la struttura così com’è il lavoro atipico era ancora un fenomeno
sporadico. Ma ci dovremo porre il problema” (Provincia di Viterbo).
Altrove si richiama la difficoltà di seguire e sostenere tutti i possibili
utenti e dunque può capitare che “i lavoratori atipici non rientrino tra i
tanti progetti che coinvolgono i Spi della provincia” (Provincia di
Benevento), che “la Regione abbia indirizzato i propri interventi verso
altre tipologie di utenti” (Regione Molise), che “non ci si riesca ad occupare anche di questo” (Provincia di Biella) oppure che si “vogliano
concentrare le risorse su altre categorie” (Provincia di Frosinone), magari “in attesa di chiarire ogni problema legato alle novità in materia di
riforma del mercato del lavoro” (Provincia di Rieti) rimandando dunque
ad un futuro anche prossimo l’avvio di tali iniziative (come, ad esempio,
nella provincia di Roma, de L’Aquila, di Pesaro, di Bologna, di Parma e
di Cuneo).
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si osserva un forte interesse
verso questo segmento di forza lavoro e si tratta dunque di decidere
quale strategia di intervento mettere in atto. In linea di massima, si rilevano due orientamenti diametralmente opposti: da un lato, quello basato su interventi mirati, condotti attraverso misure dedicate e, dall’altro,
l’approccio “onnicomprensivo”, rivolto all’insieme degli utenti e, dunque, anche agli attuali o potenziali lavoratori atipici (è questa la scelta, ad
esempio, della Regione Lombardia e del Piemonte, delle Province di
Ragusa, Siracusa, Macerata e Livorno). Esistono però anche approcci
misti in cui lo Spi sceglie, ad esempio, di non predisporre servizi dedicati ma rende disponibili quelli mirati, messi in campo da un diverso livello amministrativo. È questo il caso della Provincia di Rimini, dove “la
303
Le azioni a
sostegno dei
lavoratori atipici
CAPITOLO 4
Le azioni a
sostegno dei
lavoratori atipici
scelta è stata, fin dall’inizio, quella di non riservare percorsi particolari a
questi lavoratori anche in considerazione del fatto che, al di là delle richieste legate alla specifica situazione contrattuale, le necessità di
questi occupati non si discostano da quelle dei lavoratori alle dipendenze” e tuttavia vengono rese disponibili le misure, specificamente
destinate agli atipici, messe in campo dalla Regione.
Invece, sul versante degli interventi specificamente destinati agli
atipici, si osservano numerose azioni finalizzate a rafforzare le competenze professionali. Nella maggior parte dei casi questo obiettivo si
traduce nell’erogazione di voucher o di bonus formativi riservati ai lavoratori non standard (come nel caso delle misure adottate dalle
Regioni Umbria ed Emilia Romagna così come dalle Province di
Padova, Genova e La Spezia).
Talvolta il target delle azioni formative appare ancora più ristretto. Si
segnalano, ad esempio, iniziative di formazione rivolte alle sole lavoratrici atipiche, come quelle predisposte dalle Province di Trento e di
Perugia.
Altrove si punta invece a rafforzare le competenze dei lavoratori
non standard impiegati in specifici ambiti produttivi, come nel caso
delle iniziative predisposte dalla Regione Toscana, volte alla riqualificazione dei precari nel settore tecnologico e della ricerca. Si segnalano, poi,
azioni di formazione destinate non tanto a questo segmento di utenza quanto agli operatori dei Servizi per l’impiego per metterli in grado
di fornire consulenze a carattere orientativo nei confronti dei lavoratori atipici (è questa una delle finalità del progetto “Atipiche e atipici in
Rete” predisposto dalla Regione Emilia Romagna).
In alcuni casi, l’intervento di carattere formativo è associato a politiche di stabilizzazione. È questo il caso della Regione Campania che,
“con il progetto Aifa, finanzia la formazione a fronte di un impegno da
parte di chi beneficia di questo finanziamento ad assumere a tempo indeterminato” e quello della Provincia di Siena, dove “nel bando della formazione Professionale è stato stanziato un finanziamento per la qualificazione dei lavoratori atipici. Ma la cosa interessante è che nel bando è
stata inserita una clausola in base alla quale le aziende che chiedono di
utilizzare i fondi per la formazione vengono premiate con un punteggio
maggiore nel caso in cui si dichiarino disposte a stabilizzare almeno una
parte di lavoratori atipici che prenderanno parte ai corsi”.
Alla stabilizzazione puntano anche gli interventi previsti da norme
regionali (come la LR 36/98 della Sardegna che “prevede agevolazioni per il datore di lavoro che trasforma i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato”) oppure alcune misure locali,
spesso fondate su accordi con specifiche aziende, finalizzate a incenti304
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
vare la trasformazione dei contratti atipici in modalità di impiego più
stabili (Provincia di Pistoia).
Altri interventi, anch’essi basati su pratiche consolidate e ampiamente sperimentate, sono finalizzati alla creazione di specifici sportelli destinati a fornire informazione, orientamento e assistenza ai lavoratori atipici. A rendere originale l’esperienza maturata, in tal senso,
dalla Regione Toscana è stata la capacità di costruire una “rete di
sportelli”. Questa iniziativa – promossa nell’ambito del progetto
“Prometeo-Rete per il lavoro atipico” – prevede non soltanto la costituzione di strutture dedicate e collegate tra di loro ma anche di un supporto (portale) web. Il progetto “prevede la costruzione di una rete di
sportelli integrata con i Cpi a favore dei lavoratori atipici per l’orientamento riguardo alla normativa, alla pensionistica, alla contrattualistica, alla tutela e così via. Il progetto è stato finanziato alla fine del
2002, è iniziato a marzo 2003 e scade adesso, nel 2005. Ha permesso l’apertura di 65 sportelli. Il progetto prevede, allo scadere del finanziamento, che la Regione Toscana tenga comunque in piedi l’iniziativa fino al 31 dicembre 2006, cioè per tutto il periodo di programmazione del Fondo sociale europeo. Di recente, il soggetto attuatore ha
comunque dichiarato di voler mettere a regime tale iniziativa, quindi di
voler creare proprio un sistema fisso, una rete per i lavoratori atipici
collegata ai Cpi”.
In alcuni casi vengono, dunque, offerti anche servizi innovativi come, ad esempio, le consulenze a carattere contrattuale, fiscale e
previdenziale ed è questa, tra le altre, una delle finalità perseguite anche dal progetto “Atipiche e atipici in Rete” predisposto dalla Regione
Emilia Romagna.
Di particolare rilievo anche le attività di certificazione realizzate
dai Servizi per l’impiego. Nel caso dei lavoratori “intermittenti” tali iniziative assumono particolare rilievo dal momento che la frammentazione
delle esperienze professionali e i continui cambiamenti di lavoro ostacolano o rendono del tutto impossibili effettivi progressi di carriera e
miglioramenti nello status professionale. A tale rischio connesso al lavoro atipico tentano di porre rimedio i Servizi per l’impiego che realizzano a favore di questi utenti attività di certificazione delle competenze o anche dei crediti formativi e delle esperienze professionali (significative le esperienze condotte dalla Provincia di Torino nel primo caso
e dalla Regione Campania, negli altri).
Talvolta un’attenzione particolare a questa parte dell’utenza viene
prestata anche dai servizi di preselezione che raccolgono e diffondono, tra le altre, le offerte relative alle modalità contrattuali flessibili
e temporanee.
305
Le azioni a
sostegno dei
lavoratori atipici
CAPITOLO 4
Le azioni a
sostegno dei
lavoratori atipici
Nel progettare le proprie iniziative, alcuni Servizi per l’impiego mostrano anche di aver colto e di voler intervenire su altri aspetti peculiari del
lavoro atipico. Tra di essi si osserva, ad esempio, la difficoltà di comunicazione con i lavoratori interessati, difficoltà provocata dall’assenza di un
luogo stabile di riferimento e di incontro, com’è per gli altri occupati,
ad esempio, il posto di lavoro. Non sapendo, in altri termini, dove trovare questi utenti potenziali e avendo maturato la decisione di avvicinare questo segmento di utenza, i Servizi per l’impiego di Modena hanno
predisposto una iniziativa semplice quanto efficace rappresentata dal
raggiungere con comunicazioni postali mirate tutti gli iscritti alla gestione separata dell’Inps presenti sul territorio.
Si segnalano alcuni Spi che hanno avviato percorsi e strumenti per
la creazione di forme di previdenza integrativa, per la facilitazione
per l’accesso al credito, (segnalati, entrambi, dalla Regione
Campania) o per la creazione di forme di credito mutualistico (proposte dalla Regione Toscana); per la definizione, d’intesa con le parti sociali, di protocolli finalizzati alla diffusione di modelli contrattuali di
garanzia e per il contrasto di abusi (predisposti con il sostegno della
Provincia di Napoli); per l’acquisizione dei mezzi di produzione. In
quest’ultimo senso si segnalano interventi predisposti dalla Regione
Lazio – che, attraverso una legge regionale, ha previsto l’erogazione di
incentivi economici per l’acquisto di attrezzature e l’affitto di locali – e
dalla Regione Umbria che concede “bonus finalizzati all’acquisto di
strumentazioni, tecnologie, libri di testo, abbonamenti e tutto quanto
può essere utile per accrescere le competenze e qualificare la posizione degli atipici, magari favorendo ipotesi di autoimprenditorialità.
Tramite il bonus si possono, ad esempio, acquistare computer o licenze per programmi informatici”. Anche sul versante della salute e della
sicurezza si osservano interventi predisposti dai Servizi per l’impiego e
condotti, come nel caso della Provincia di Pisa, in accordo con la Asl
locale che ha creato uno sportello finalizzato a fornire ai lavoratori atipici informazioni su questo tema.
4.7.3 La cooperazione per il sostegno agli atipici
Di particolare rilievo nel fornire un sostegno ai lavoratori non standard
è la capacità dei Spi di coinvolgere altri soggetti (istituzionali, sociali ed
economici) nella progettazione e realizzazione di interventi mirati. Tra di
essi compaiono, ad esempio, le Consigliere di parità che, nella
Provincia di Lodi, “offrono un sostegno specifico a questa tipologia di
utenti”.
Più frequente appare il coinvolgimento delle parti sociali nella con306
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
creta erogazione di servizi. È il caso, ad esempio, dell’esperienza descritta dal Responsabile dei Spi per la Provincia di Massa Carrara dove
“è in progetto la strutturazione di un percorso di orientamento e di
consulenza per questo target di utenza che dovrebbe portare all’apertura di uno sportello specifico per il lavoratore atipico, non all’interno dei
Cpi, ma presso una associazione datoriale”, come anche del già citato
progetto Prometeo, promosso dalla Regione Toscana sulla base di un accordo con la Cgil e finalizzato a fornire informazioni e assistenza ai lavoratori atipici.
Sempre in questo senso, si muove anche l’iniziativa con la quale si
attribuiscono “risorse a sindacati, imprese, Enti bilaterali e Agenzie
che allestiscono servizi di accoglienza, informazione, orientamento,
counselling ai lavoratori che sono in questa condizione e che intendono uscirne rafforzando le competenze, trasformando la posizione di
collaboratore coordinato e continuativo o a progetto in lavoratore autonomo o piccolo imprenditore. I soggetti che si aggiudicano tali risorse possono strutturare un ufficio che sia in grado di accogliere tali lavoratori atipici e di fornirgli servizi. La Regione mette a disposizione risorse che possano facilitare chi si aggiudicherà il bando ad individuare spazi fisici, a creare banche dati, strumenti, tecnologie; reperire risorse umane, provvedere alla formazione degli operatori che devono accogliere questi utenti. Tale azione ha lo scopo di rafforzare la struttura
del sistema a livello informativo e orientativo per i lavoratori atipici”
(Regione Umbria).
Appare, inoltre, in linea con le indicazioni contenute nella Legge 30
l’iniziativa messa in cantiere dalla Provincia di La Spezia dove si sta
“creando una rete per il lavoro nella quale la gestione di alcune funzioni è affidata a soggetti privati (Unione industriali, associazioni datoriali, associazioni sindacali, Centri di formazione), con l’intenzione di
incrementare la fruibilità dei servizi decentrando sul territorio alcune
attività. La rete è stata pensata proprio alla luce della Legge 30; ogni
nodo della rete, infatti, è denominato Jobcenter e può erogare servizi di
base (accoglienza, informazione iscrizione) e specialistici come l’orientamento, il bilancio di competenza, lo sportello lavoratori atipici,
lo sportello disabili, l’autoimprenditorialità, la mediazione culturale
ecc. L’esercizio della funzione di incrocio domanda e offerta di lavoro rimane, però, competenza diretta ed esclusiva del Centro per l’impiego.
Il progetto è stato concepito al fine di evitare una inutile competizione
tra servizi per l’impiego pubblici e quelli privati, e per lavorare seguendo la via della collaborazione e della cooperazione”.
Emerge, infine, l’esperienza di collaborazione tra soggetti istituzionali come quella – spesso citata ma ancora ineguagliata – condotta a
307
La cooperazione
per il sostegno
agli atipici
CAPITOLO 4
La cooperazione
per il sostegno
agli atipici
Montecchio (Emilia). In quel contesto è stato, infatti, creato “un
Centro di servizi integrati per il lavoro che fornisce in maniera congiunta i nuovi servizi del Centro per l’impiego e alcuni servizi Inps in
materia di lavoro. L’integrazione con l’Inps permette di ricevere informazioni e consulenza sulle conseguenze assicurative e previdenziali che
derivano dalle diverse tipologie dei cosiddetti lavori atipici che prevedono soluzioni contrattuali flessibili. Le persone disoccupate possono
consegnare le domande di disoccupazione e le domande di mobilità,
ottenendo rapidamente la liquidazione delle relative indennità. I lavoratori parasubordinati e i lavoratori domestici possono iscriversi, variare, cancellare in tempo reale le loro posizioni relative alla gestione
separata. Le imprese hanno l’opportunità di ricevere consulenza sulle
assunzioni agevolate da normative nazionali e regionali e sulle nuove
forme di sostegno dell’emersione del lavoro irregolare” (Provincia di
Reggio Emilia).
4.8 Servizi per i disoccupati di lunga durata
La realizzazione di interventi finalizzati ad “attivare” i disoccupati di
lunga durata verso percorsi di effettiva ricerca del lavoro costituisce, fin
dal 2000, uno dei pilastri attorno ai quali gli orientamenti comunitari
in materia di occupazione hanno disegnato le politiche per l’occupabilità. Si tratta, sostanzialmente di “una strategia di prevenzione e di attivazione” alla cui efficacia è legata la previsione di una modernizzazione dei Servizi per l’occupazione, tanto nel senso dell’allargamento
dell’offerta di funzioni erogate, quanto nel senso di un ampliamento
della rosa di “fornitori di servizi”. Nei recenti Orientamenti integrati per
la crescita e l’occupazione (2005-2008), peraltro, tale strategia è stata
ulteriormente declinata alla luce dei mutati scenari economici (rallentamento dell’economia136) e politico-sociali (allargamento dell’Unione
europea). Quello che viene definito come il “rilancio delle strategia di
Lisbona” – e che trova nella predisposizione di un documento integrato, basato sull’interrelazione tra strategie macroeconomiche e occupazionali137 uno degli strumenti a disposizione degli Stati membri – deli136 Cfr. Commissione delle Comunità europee, Orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione (2005 – 2008), COM (2005) 141 def., 12.4.2005, Bruxelles, p. 3: “...Il miglioramento delle condizioni lavorative ha registrato progressi alterni e il rallentamento dell’economia ha rilanciato la posta dei problemi connessi all’inserimento sociale. Dopo diversi anni di flessione, la disoccupazione di lungo periodo ha registrato un nuovo aumento e non sono previsti miglioramenti nel prossimo futuro”.
137 Cfr. Commissione delle Comunità europee, Orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione (2005 – 2008), COM (2005) 141 def., 12.4.2005, Bruxelles, p. 29.
308
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
nea per i Servizi per l’impiego un “ruolo pivot”138, cioè di regia allargata
al raccordo con altri soggetti afferenti al mondo delle politiche attive
(istruzione, formazione, ecc.), nonché dei servizi sociali al fine di “agevolare l’accesso dei disoccupati all’impiego, prevenire la disoccupazione e garantire che coloro che perdono il lavoro rimangano in stretto contatto con il mercato del lavoro e migliorino le loro capacità di inserimento”139.
In Italia gli orientamenti comunitari sono stati recepiti con il D.Lgs.
181/2000 e successive modificazioni, attraverso la previsione di percorsi che prevedono la combinazione di servizi e funzioni erogate dai
Centri per l’impiego e che richiamano, altresì, l’azione di soggetti in
grado di sviluppare un’offerta di servizi “complementare” (ad esempio
quella di formazione professionale) a quella dei Centri per l’impiego.
Nel corso degli anni, pertanto, si è registrata un’implementazione
differenziata di tali percorsi citati che ha visto in primo luogo una crescita delle funzioni di contatto periodico con l’utenza e di quelle di analisi dei fabbisogni e ricostruzione dei profili professionali delle persone in
cerca di lavoro. Si tratta in particolare delle funzioni di orientamento,
frequentemente accompagnate da misure per l’inserimento lavorativo, mentre assai più articolata e laboriosa risulta l’implementazione di
servizi complementari ai Spi (leggi formazione) essendo tuttora in fase
di costruzione un raccordo operativo e progettuale con altri soggetti
fornitori di servizi.
Le tornate di rilevazione effettuate presso un campione di Cpi (primavera 2004) e presso tutti gli uffici provinciali e regionali italiani (autunno 2004) hanno permesso di entrare con maggiore dettaglio all’interno delle modalità con le quali i Servizi per l’impiego italiani si confrontano con la disoccupazione di lunga durata, testimoniando la progressiva standardizzazione delle procedure di “presa in carico degli utenti”
e una ancor circoscritta progettualità finalizzata al potenziamento di
alcuni segmenti di attività, previsti dal dispositivo del D.Lgs. 181/2000,
limitatamente alle realtà più avanzate del paese. D’altro canto, su un
versante più specificamente operativo, le indagini di campo hanno
consentito di registrare come la rilevanza assunta da questo target
presso i Cpi, spesso non appaia suffragata da un’altrettanto rilevante
138 Cfr. Cfr. Commission des Communautés Européennes, COM (2005) 299, Une politique de
cohésion pour soutenir la croissance et l’emploi. Orientations stratégiques communautaires
2007 – 2013, Bruxelles, Juillet 2005, “Ces institutions doivent jouer un role pivot dans la mise en
oeuvre des politiques d’activation du marché du travail et dans la prestation de services personnalisés visant à promouvoir la mobilité professionnelle et géographique et à mettre en rapport offre et demande de travail, y compris au niveau local”.
139 Ibidem.
309
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
CAPITOLO 4
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
progettualità specifica e come, tuttavia, una simile impressione debba
essere almeno parzialmente corretta “in positivo”, alla luce delle modalità di applicazione del citato D.Lgs. 181/2000 da parte dei Cpi, sopratutto in relazione alle priorità e alle modalità di funzionamento da
questo poste.
In generale si può affermare che le attività in favore dei disoccupati
di lunga durata realizzate dai Cpi italiani possano essere ricondotte nel
quadro del dispositivo disegnato dal decreto: la sequenza di azioni
previste – che corrisponde ad un utilizzo combinato dei servizi e a un approccio all’utenza selettivo e per target140 – costituisce, per così dire, il
“canovaccio” all’interno del quale si declinano le azioni di “attivazione”
del target in oggetto. Queste, di fatto, in termini di efficacia e di output
prodotti, si modellano in funzione dello stato effettivo di messa a regime del dispositivo previsto dal 181/2000, della gamma di servizi erogata, della capacità di raccordo con altri soggetti, espresse dal singolo sistema per l’occupazione. Entrambi questi aspetti possono essere racchiusi in alcuni efficaci esempi raccolti nel corso di un anno di rilevazioni sul campo. Nel Cpi di Breno (BS) “il percorso è uguale per tutte le
categorie di utenza”; per tutti gli utenti del Cpi la “presa in carico” da parte della struttura pubblica è così descritta: “...Iscrizione e colloquio di
accoglienza, durante il quale gli utenti vengono indirizzati a differenti
percorsi a seconda delle problematiche: seminari di informazione;
corsi di orientamento di gruppo; colloqui di orientamento individuale;
informazioni e consigli su corsi di formazione. Oppure si indirizza l’utente direttamente al servizio incontro domanda/offerta sia per trovare
un lavoro che per intraprendere un tirocinio”141. In quelle realtà che
presentano contesti di maggiore criticità, legati ai fattori evidenziati, la
situazione si farà più articolata: è il caso del Cpi di Terracina (LT), il cui
responsabile afferma che “...non sono state promosse iniziative specifi140 Cfr. Gilli D., Landi R., (a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento … op. cit., p. 30
e ss., in particolare p. 32.
141 Testimonianze sostanzialmente analoghe sono quelle raccolte nella primavera 2004 presso i Cpi di Sondrio: “il percorso è lo stesso per tutti gli utenti. Si registra l’utente e durante la registrazione vengono appena accennati i servizi offerti, perlomeno si cerca di dare una prima informazione di carattere generale, quindi senza entrare nel dettaglio; i soggetti disponibili e interessati ai servizi proposti vengono passati all’operatore di riferimento per un colloquio personalizzato; sarà l’operatore che verificherà tutte le azioni possibili”. Analogamente nelle province emiliano – romagnole, dove ci è stato sottolineato che “come in tutti i Cpi della provincia, non esistono
percorsi per talune categorie di utenza. Esistono altresì azioni organizzate in sequenza rivolte a
tutti gli utenti del centro” (Cpi del Medio Ferrarese). Alla stessa stregua nelle regioni del centro Italia,
ad esempio nei Cpi di Pontassieve (FI), di Abbadia San Salvatore, o in quello marchigiano di Fano
(PU), i cui intervistati chiosano: “...Riguardo ai disoccupati di lunga durata si cerca di mettere in
atto quanto previsto dalla delibera regionale n. 327 che prevede il percorso dall’autocertificazione, al primo rinvio ai servizi, alla costituzione del patto di servizio che vincola in maniera anche
forte l’utente ed il servizio nella promozione di attività per il miglioramento dell’occupabilità”.
310
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
che per le categorie di utenza indicate: cerchiamo di barcamenarci
ogni giorno...tutti quanti stanno sullo stesso piano anche se i giovani e
i disoccupati di lunga durata sono il fenomeno che ci interessa di più”;
in una posizione intermedia fra i due casi ora presentati si colloca
quello del Cpi di Catanzaro: “non esistono degli sportelli ad hoc per
questi servizi (a favore dei disoccupati di lunga durata, Ndr.), però abbiamo un servizio accoglienza formato da personale specializzato,
che riesce ad indirizzare la diversa tipologia di utenti verso il servizio
specifico, che comunque viene gestito da personale dedicato”.
Bisogna dunque partire da questi dati, ancorché impressionistici,
per comprendere quanto si va effettivamente “muovendo” nei Spi italiani in termini di azioni rivolte al target oggetto della presente osservazione. Un target che in Italia ha un peso notevole nella disoccupazione
in generale142 e in particolare in quella del Mezzogiorno143, come peraltro attestato dalla seguente tab. 4.18.
Tabella 4.18 - Tasso di disoccupazione di lunga durata per area geografica
Area geografica
Quota di persone in cerca di occupazione da oltre 12
mesi sul totale delle persone in cerca di occupazione
2004
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Mezzogiorno
Italia
38,6
27,8
43,5
54,8
47,7
Fonte: Istat, Rilevazione continua sulle forze di lavoro.
Dai dati Istat si evidenzia come la concentrazione di disoccupati da
più di un anno rispetto all’intera platea dei disoccupati (persone in
cerca di lavoro) raggiunga percentuali doppie rispetto, ad esempio al
Nord-Est (54,8% contro 27,8%), pur attestandosi su valori ragguardevoli, ma inferiori alla media nazionale, nei quadranti Nord occidentale e
centrale. Appare interessante affiancare all’osservazione di tali valori,
quella (riportata nella tab. 4.19) relativa al numero di Cpi che, sulla ba-
142 Cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Rapporto di monitoraggio sulle politiche
sociali, pp. 119-121: “L’immagine tradizionalmente nota della disoccupazione italiana è quella di
una condizione volta a prolungarsi eccessivamente nel tempo”, sebbene le nuove rilevazioni Istat
abbiano ridimensionato il fenomeno rispetto al passato. Tuttavia “l’Italia rimane tra i paesi a più
lunga durata, ma non più l’ultimo e comunque è un po’ meno distante dalla media comunitaria
(di poco superiore al 40%).
143 Ibidem, p. 120-121: “La disoccupazione di lunga durata è comunque un fenomeno tipicamente del Mezzogiorno, non solo perché qui in generale è maggiore la disoccupazione, ma proprio perché la ricerca si connota per una durata più lunga”.
311
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
CAPITOLO 4
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
se dell’indagine campionaria svolta dall’Isfol144, hanno dichiarato di
considerare i disoccupati di lunga durata tra i target obiettivo, cioè
quelli verso i quali si concentra maggiormente l’attività della struttura,
per effetto della rilevanza di questa componente nel locale mercato
del lavoro e fra l’utenza del Cpi oggetto di monitoraggio. Circa il 46% dei
Cpi, su base campionaria beninteso, ha dichiarato nella primavera del
2004 di considerare quello dei disoccupati di lunga durata uno dei target più rilevanti della propria attività: la distribuzione per quadrante
geografico sembra rispecchiare nelle proporzioni la rilevanza che il fenomeno conosce nelle diverse aree, con l’eccezione del Nord-Est, dove l’impegno dei Spi verso i disoccupati da lungo tempo risulta più intenso di quanto l’entità del problema potrebbe far prevedere.
Tabella 4.19 - Centri per l’impiego che considerano i disoccupati di lunga durata fra
i target obiettivo. Indagine su base campionaria per area geografica
Cpi il cui target obiettivo sono i
disoccupati di lunga durata
________________________________
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
V. a.
%
41
49
34
121
245
36,3
42,6
39,1
56,0
46,1
Totale Cpi
________________________________
V. a.
%
113
115
87
216
531
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Sul piano operativo, tuttavia, la riscontrata prevalenza di azioni indifferenziate, cioè in tutto e per tutto assimilabili al percorso standardizzato previsto dal D.Lgs. 181/2000, restituisce una evidenza progettuale specificamente dedicata ancora piuttosto contenuta. Come attestato
dalla tab. 4.20, soltanto un terzo dei Cpi italiani (questa volta su base
censuaria) dichiara di realizzare azioni specifiche per questo target,
sebbene con situazioni assai differenziate nei singoli quadranti e con
situazioni particolarmente rilevanti nel Nord-Ovest (oltre il 60% di Cpi
che le attivano) e nel Sud peninsulare (poco più del 50%). In queste
aree, come si avrà modo di vedere, hanno un ruolo preponderante le
azioni di sistema regionali promosse in ambito Por da Piemonte e
Abruzzo e da altre azioni di sistema sperimentali circoscritte a singole
realtà provinciali.
144 Si tratta di un’indagine realizzata su un campione di 103 Centri per l’impiego rappresentativi dell’intero universo delle strutture attive sul territorio italiano.
312
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tabella 4.20 - Centri per l’impiego per area geografica: attivazione di azioni
specifiche per i disoccupati di lunga durata
Non attivata
_______________
V. a.
%
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
41
103
57
62
77
340
38,7
90,4
65,5
48,4
83,7
64,5
Servizi specifici disoccupati lunga durata
Attivata
Esternalizzata
_______________
_______________
V. a.
%
V. a.
%
62
9
29
64
15
179
58,5
7,9
33,3
50,0
16,3
34,0
3
2
1
2
8
2,8
1,8
1,1
1,6
0,0
1,5
Totale
_______________
V. a.
%
106
114
87
128
92
527
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Nelle restanti realtà, pertanto, si registra una diffusa tendenza a
conferire ai disoccupati di più lunga data una sorta di “priorità”, nell’ambito delle normali procedure, ovvero una “maggiore attenzione”
nella proposta di misure di inserimento, trattandosi sovente di casi
specifici assai delicati. Gli intervistati della provincia di Biella, a questo
proposito, affermano: “...Quando partiamo con iniziative, organizzando
attività di gruppo o colloqui per capire qual’è la reale situazione di un
target di lavoratori, partiamo sempre dai lavoratori iscritti da più tempo nelle nostre liste, quindi automaticamente dai disoccupati di lunga
durata. Cominciamo con il target di persone in età avanzata perché è
quello che riteniamo abbia maggiori problemi a trovare lavoro”.
Analoghe evidenze sono pervenute dalla provincia autonoma di
Trento145, dalla provincia di Bologna146, nonché da singoli Cpi, come nel
caso di quello di Merano: “...L’attività degli operatori è, in questi casi
(disoccupati di lunga durata) indirizzata ad effettuare un inserimento
che sia il più attento e mirato possibile”.
È dunque evidente che l’attivazione di misure a favore dei disoccupati di lunga durata da parte dei Cpi italiani spesso non coincide con la realizzazione di progetti “ad hoc”, ma risulta articolata in una serie di azioni
ormai entrate nella prassi consolidata di funzionamento (i percorsi standard previsti dal D.Lgs. 181/2000) delle strutture, alla cui radice stanno:
• il sistema di “priorità di azione” conferito a ciascun target individuato dal dispositivo quando stabilisce, seppure in via ordinatoria,
145 Cfr. quanto riferito dagli intervistati: “…Per quanto riguarda invece il D.Lgs. 297/2002, in
tutti i Cpi provinciali è stata adottata la medesima modalità di chiamata dei lavoratori: innanzitutto si sono preferiti i disoccupati di lunga durata e successivamente tutti gli altri target indicati
dal decreto”.
146 In questo caso è stato sottolineato che “…tutti i servizi sono proposti alla generalità dell’utenza, tuttavia costituiscono priorità alcuni specifici target di utenza: donne, lavoratori over 45
e disoccupati di lunga durata”.
313
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
CAPITOLO 4
degli ambiti temporali differenziati all’interno dei quali il Cpi è tenuto a erogare misure di politica attiva all’utenza: in particolare, la
proposta di adesione a iniziative di politica attiva del lavoro dovrebbe essere effettuata entro 4 mesi dall’inizio delle disoccupazione nei confronti di adolescenti, giovani e donne in reinserimento lavorativo; non oltre 6 mesi nei confronti “degli altri soggetti a rischio disoccupazione di lunga durata”147;
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
• le modalità attraverso le quali le strutture territoriali traducono,
nell’attività quotidiana, le indicazioni relative alle priorità di azione: si noti come la prassi di molti Cpi nel gestire la “presa in carico”
dell’utente sia quella di inserire il disoccupato o la persona in cerca di lavoro, qualora ne presenti i requisiti, in più di una delle categorie previste dal D.Lgs. 181/2000 (ad es. “giovane” e “disoccupato di lunga durata”), in modo da allargare la “rosa” di possibilità
che il Centro per l’impiego può offrire all’utente nel suo percorso di
inserimento lavorativo;
• le priorità poste dai locali mercati del lavoro in termini di struttura
e composizione dell’offerta di lavoro, e di profilo della domanda
di servizi da parte dell’utenza: in particolare appare rilevante le
componente di genere e di età (giovani, over 45) verso le quali si
indirizzano azioni progettuali e interventi mirati ben più visibili, codificati e diffusi di quanto non appaiano quelli per i soggetti disoccupati da più di 12 mesi148.
La combinazione di questi elementi complica assai la “lettura” delle
modalità di intervento dei Cpi italiani nei confronti dei disoccupati di
lunga durata se si è mossi da un approccio univoco, cioè al target costituito tout court dai disoccupati da più di 12 mesi. Se, invece, si analizzano in maniera comparata le informazioni di fonti diverse qui presentate – partendo dalla modalità di attribuzione degli utenti a più di un target di appartenenza, passando per l’evidente progettualità orientata
maggiormente verso un approccio di genere e per età, anche in ottemperanza all’impianto legislativo del D.Lgs. 181/2000, fino ad arrivare alle testimonianze degli addetti ai lavori intervistati – si ha invece
più chiara la tendenza a considerare quello dei disoccupati di lunga
147 Cfr. D.Lgs. 19 dicembre 2002, n.
148 A titolo esemplificativo, 265 Cpi
297, art. 6.
(il 50,1%) in 80 province su 102 (il 78,4%) attivano azioni specifiche per l’inserimento lavorativo di genere; sono 249 (il 47,2%) i Cpi in 53 province (il 52,0%)
che attivano azioni di inserimento lavorativo rivolte all’utenza giovane, mentre sono il 33,3% (160
in tutto) i Cpi che, in 40 province su 102 (39,2%) attivano azioni dedicate al reinserimento lavorativo degli over 45.
314
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
durata un “target trasversale” a quelli di genere e di età, pure posti
dalla nostra legislazione nazionale, nel senso che una componente di
persone in cerca di lavoro da più di 12 mesi è presente, in modo certo
variabile ma pur sempre presente, in molte delle categorie di utenza
previste dal D.Lgs. 181/2000.
In tal senso, si può ritenere – sia pure in modo impressionistico –
che i Cpi agiscano molto spesso “indirettamente” sul target costituito dai
disoccupati di lunga durata, attivando progetti destinati a categorie di
utenza (donne, giovani, over 45) all’interno delle quali può rivelarsene
consistente la quota. Questo, peraltro, richiama la già osservata tendenza ad attribuire al target in oggetto una sorta di “rilevanza” o di
“priorità” nell’ambito di una “presa in carico” indifferenziata di tutta
l’utenza, priorità che sembra richiamare, pur da lontano, la categoria
dell’“anzianità di iscrizione” così prossima al vecchio collocamento.
Lasciando il territorio dell’approccio “indifferenziato” per uno caratterizzato da interventi più codificati, il panorama si fa più rarefatto. A
ben vedere, questo appare evidente già nelle premesse fatte in merito
alla descrizione dell’approccio tutto interno alle procedure del D.Lgs.
181/2000 che caratterizza la grande maggioranza dei Cpi nei confronti della disoccupazione di lunga durata. Un approccio che da un lato,
come appena osservato, consente di offrire una procedura standard finalizzata all’erogazione di politiche attive. Ma da un altro lato, riproduce – proprio perché relativo ad una procedura indifferenziata – anche i
limiti che, in molte realtà, sono evidenti in termini di ampliamento e
completamento dell’offerta di servizi all’utenza con l’attivazione di
azioni complementari erogate da altri soggetti, ad esempio quelli della
formazione professionale.
In sostanza, si ripropone il divario tra la realizzazione di una combinazione di servizi interni al sistema Spi e la costruzione di azioni di sistema che vedano coinvolti, ai vari livelli, diversi attori istituzionali il cui
contributo potrebbe assai diversificare e migliorare la costruzione di
percorsi di inserimento dei disoccupati di lunga durata: si pensi, oltre alla formazione professionale, anche ai Comuni in quanto titolari delle
politiche sociali i cui beneficiari sono spesso cittadini la cui condizione
lavorativa è assai critica e prossima alla disoccupazione di lunga durata; ma anche al terzo settore e al no profit.
Alcuni interessanti passi sono tuttavia ravvisabili in alcune realtà regionali e provinciali, sia nel senso di una progettualità che la rilevazione Isfol ha colto sul nascere, sia nel senso di interventi già realizzati,
sebbene con gradi di “strutturazione” assai differenziati.
Sul primo fronte, sul volgere del 2004 si è registrata nelle province di
Cremona e Mantova una certa propensione alla progettazione di inizia315
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
CAPITOLO 4
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
tive ad hoc verso i disoccupati di lunga durata. Mentre a Cremona, all’epoca della rilevazione si stava puntando alla realizzazione di un’attività di tipo istruttorio – attraverso l’accesso alle banche dati Inps – al fine di reperire un set di informazioni mirate su questo target e sugli
over 45 (a conferma della trasversalità del primo), la provincia di
Mantova prevedeva “…l’attivazione di azioni di concerto con i Centri
per l’impiego e con i Centri di formazione professionale presenti sul
territorio”, nell’ambito di progetti di riqualificazione e di outplacement
per lavoratori in mobilità o di lunga disoccupazione. Sulla leva delle
possibilità offerte da un più o meno rodato raccordo con la formazione
professionale (per il quale si rimanda al paragrafo), si attestano le iniziative della provincia di Bolzano149, Lucca e Massa Carrara, quest’ultima attraverso azioni di riqualificazione e attraverso la specifica promozione di tirocini formativi150.
L’allargamento a questo target di azioni info-orientative già sperimentate per l’utenza femminile e giovane è previsto dalla provincia di
Arezzo: “...Nel Cpi vengono organizzati specifici incontri con due consulenti; si tratta di incontri volti a illustrare le possibilità di formazione e
riqualificazione; sono rivolte a tutti gli utenti, ma soprattutto all’utenza
femminile e ai giovani. Esiste un progetto di allargare tale iniziativa ai disoccupati di lunga durata e a persone in reinserimento lavorativo”.
Alla stessa stregua, il Cpi di Mesagne (BA) “...organizza dei seminari diretti a queste categorie di utenza, finalizzati all’apprendimento
degli strumenti di ricerca attiva del lavoro. In tali occasioni si illustra
ad esempio come redigere un CV, come affrontare un colloquio di lavoro, come scrivere una lettera di candidatura/accompagnamento”.
Benché realizzata nell’ambito di rapporti definiti “informali”, appare di
un certo interesse l’iniziativa promossa dalla provincia di Vicenza verso le
Agenzie di somministrazione e finalizzata alla condivisone di progetti formativi destinati al target in questione: “...Attualmente l’unico rapporto
informale instaurato con le ex Agenzie interinali (di somministrazione) è
rappresentato dalla condivisione di progetti di formazione per lavoratori
in mobilità o per disoccupati di lunga durata: alcune Agenzie di lavoro
interinale hanno messo a disposizione della rete dei Spi e dei Cpi della provincia di Vicenza, i finanziamenti del fondo per il lavoro interinale con l’obiettivo di realizzare corsi di formazione promossi, organizzati e realizzati dai singoli Cpi congiuntamente ai Cfp dipendenti dalla provincia”.
149 In questo caso si tratta di “prevedere per questi utenti l’avviamento a corsi di riqualificazione
professionale”.
150 Si tratta della messa a bando di misure di inserimento lavorativo con priorità per i disoccupati di lunga durata; va considerato che la predisposizione di bandi che prevedano orientamenti prioritari a favore di taluni target è la strada utilizzata per realizzare l’offerta di iniziative di riqualificazione.
316
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Su un piano più strutturato si colloca l’iniziativa della Regione
Piemonte, che ha dedicato una misura del Por ad azioni di rinforzo
formativo con priorità per i disoccupati di lunga durata, per i lavoratori
in mobilità, come peraltro attestato dalla provincia di Cuneo151, nonché dai Cpi di Torino, Orbassano, Pinerolo e Mondovì.
La provincia di Napoli segnala l’attivazione del Progetto Dld, finanziato con i fondi europei dalla regione Campania, in accordo con il
Comune di Napoli e con le Agenzie Italia Lavoro e Sviluppo Italia, incaricate di realizzare alcune misure specifiche dedicate ai disoccupati di
lunga durata (autoimprenditorialità e mobilità extra territoriale).
Ancora in area meridionale, va segnalata l’iniziativa Silus152, da parte
della provincia dell’Aquila: “l’iniziativa prevede inserimenti mirati utilizzando specifici tirocini, coinvolgendo utenti con diverse tipologie di
svantaggio (disoccupati di lunga durata, ex detenuti, ex tossicodipendenti, extracomunitari, ecc.)”. Peraltro, analoghe evidenze si hanno
nelle province abruzzesi di Chieti153 e di Teramo.
Le iniziative sul fronte della domanda di lavoro, d’altro canto, rimangono affidate in gran parte alla mera attività di informazione delle
imprese circa le agevolazioni previste dalla Legge n. 407/90 (art. 8 relativo all’assunzione a tempo indeterminato dei disoccupati di lunga
durata)154, nonché quelle più recenti contenute nel D.Lgs. 276/2003
relativamente ai contratti di inserimento155.
Si fa tuttavia strada, presso i Spi italiani, l’attenzione a un più costante rapporto con le imprese: seppure in misura ancora circoscritta,
presso una porzione di strutture territoriali (secondo l’indagine campionaria sui Cpi svolta dall’Isfol sarebbero il 35,1%), si effettuano attività
151 Gli intervistati hanno sottolineato l’originalità dell’intervento: “...Questa sperimentazione è
unica sul Por regionale e si è realizzata con un’Associazione Temporanea di Scopo composta da
agenzie formative, chiedendo loro la disponibilità nell’organizzare brevi azioni formative per
gruppi di sei persone individuate specificatamente in base alle esigenze delle stesse”.
152 L’acronimo sta per Servizio per l’inserimento lavorativo degli utenti svantaggiati.
153 “Nel corso del 2004, la provincia ha promosso un progetto per agevolare l’ingresso nel
mondo del lavoro di inoccupati e disoccupati di lunga durata, nonché gli utenti del servizio Silus,
attraverso percorsi di tirocinio di formazione e orientamento presso imprese del territorio provinciale; sono state stipulate convenzioni con le associazioni di categoria per l’inserimento di circa 70
tirocinanti in progetti sperimentali che prevedevano per tali utenti svantaggiati un periodo di tirocinio di almeno 6 mesi con la corresponsione di un rimborso mensile di 350 euro, di cui il 50%
a carico della provincia e il 50% a carico dell’impresa nel caso di inoccupati e disoccupati di lunga durata”.
154 Cfr. ad es. la provincia di Perugia: “…La provincia utilizza soprattutto le agevolazioni contributive previste dalla legge per le aziende che assumono disoccupati da oltre 12 mesi. Inoltre,
per ogni lavoratore, viene effettuato un bilancio delle competenze con conseguente formazione,
al fine di migliorarne l’occupabilità”.
155 Cfr. in particolare la Circolare n. 31 del 21 luglio 2004, la quale prescrive che in via temporanea sono previste agevolazioni per i datori di lavoro che assumono con contratto di inserimento disoccupati di lunga durata di età compresa tra i 29 e i 32 anni.
317
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
CAPITOLO 4
Servizi per i
disoccupati di
lunga durata
di rilevazione dei fabbisogni delle imprese del proprio territorio di competenza, al fine di ottenere migliori informazioni circa la richiesta di
profili professionali sulla base della quale “riorientare” le attività consulenziali e di progettazione dei percorsi di inserimento lavorativo offerti all’utenza che, come osservato nelle precedenti pagine, costituiscono
l’ossatura degli interventi standard offerti dalla gran parte dei Cpi.
Presso un numero ancor più ristretto di strutture (14,5%), queste azioni sono rinforzate da programmi di assistenza del disoccupato nel percorso di inserimento in azienda, ad indicare anche in questo caso come
gli sforzi effettuati dai Spi italiani nella direzione dell’affinamento delle tecniche utilizzate siano di recente realizzazione e necessitino, pertanto, di
ulteriori cospicui investimenti per garantirne un’ampia diffusione presso
tutto il territorio nazionale. Appare infatti chiaro che lo sviluppo di un
contatto costante e sinergico con il mondo datoriale costituisce uno dei
passi nella direzione di un approccio “di sistema”al problema dell’inserimento dei disoccupati di lunga durata, cioè all’assunzione da parte
dei Centri per l’impiego di un ruolo – attualmente ancora futuribile –
“pivot”156 nella messa in opera delle politiche attive per il lavoro ritenuto
“essenziale” nei più recenti indirizzi strategici della Commissione.
4.9 Sostegno all’autoimpiego e iniziative a favore della imprenditorialità
Le azioni intraprese dalle Regioni e dalle Province a supporto delle
iniziative imprenditoriali si collocano nel più vasto approccio di sostegno
allo sviluppo locale e alla crescita del tessuto produttivo, con l’obiettivo di
promuovere i processi di localizzazione, nascita e sviluppo di nuove
realtà aziendali. In tale ambito, un ruolo di progressivo maggior rilievo
tendono ad assumere i Servizi pubblici per l’impiego che, attraverso i
propri snodi operativi sul territorio, divulgano informazioni sulla normativa di incentivo al lavoro autonomo offrendo contestualmente consulenza nella predisposizione del business plan e per la gestione dei sussidi nella fase di avvio/sperimentazione dell’iniziativa (start-up)157. A testimoniare l’ampia diffusione di tali servizi sono i dati rilevati nel corso dell’ultimo monitoraggio Isfol, secondo cui 16 Regioni su 19, hanno attivato
la funzione di “sostegno all’autoimprenditorialità” (tab. 4.21).
156 Cfr. Commission des Communautés Européennes, COM (2005) 299, Une politique de cohésion pour soutenir la croissance et l’emploi. Orientations stratégiques communautaires 2007-2013,
Bruxelles, Juillet 2005, in part., p. 27.
157 Cfr. Sostenere il lavoro autonomo alimentando lo spirito imprenditoriale: il ruolo dei
Servizi pubblici per l’impiego:, Di Domenico G., in “Quaderni Assforseo”, “Microimpresa: una via per
lo sviluppo economico e sociale”, anno 2, numero 1, dicembre 2003.
318
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Sostegno
all’autoimpiego
e iniziative a
favore della
imprenditorialità
Tabella 4.21 - Attivazione del servizio di “sostegno all’autoimpiego”
Regione
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia Romagna
Friuli Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Umbria
Valle D'Aosta
Veneto
Totale
No
Sì
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
3
1
1
1
1
16
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Le esperienze più interessanti sono quelle che si osservano per lo
più in contesti caratterizzati dalla presenza di distretti produttivi e con
una più consolidata cultura imprenditoriale o comunque interessati da
più significative esperienze di politica industriale, dove si realizzano linee settoriali di “servizi su misura” per l’accompagnamento e il tutoraggio ai neo-imprenditori, ancor più se appartenenti alla fascia giovanile e di sesso femminile158.
Diversi sono, infatti, i Programmi operativi regionali (Por) e relativi
Documenti Unici di Programmazione (Docup) che prevedono finanziamenti ad hoc in tale settore già da diversi anni159. Emblematico è il caso della Toscana, dove una legge del 1993 promuove progetti di imprenditorialità giovanile, con benefits aggiuntivi per le zone in
157 Cfr. Sostenere il lavoro autonomo alimentando lo spirito imprenditoriale: il ruolo dei
Servizi pubblici per l’impiego:, Di Domenico G., in “Quaderni Assforseo”, “Microimpresa: una via per
lo sviluppo economico e sociale”, anno 2, numero 1, dicembre 2003.
158 Lo sviluppo di servizi a supporto delle neo-imprese sembra essere in parte legato ai mutamenti del contesto socio-economico italiano verificatisi negli ultimi anni: il 71,1% dei nuovi posti di lavoro creati tra il 1991 e il 2001, pari a 1 milione 838 mila (+7,8% di incremento occupazionale), è da ricondursi ad iniziative imprenditoriali autonome e individuali; nel decennio considerato il tessuto produttivo italiano ha conosciuto una crescita significativa delle imprese con un solo dipendente, il titolare (+51 per cento tra il 1991 e il 2002). Si veda anche Censis “Come siamo
cambiati. Una struttura socioeconomica in lenta evoluzione”. Roma, maggio 2004.
159 Cfr “La programmazione regionale a sostegno dei Servizi per l’impiego. Azioni di sistema
e integrazione con lo sviluppo locale”, Di Domenico G. (a cura di), Isfol, “Monografie sul Mercato
del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 2/2002.
319
CAPITOLO 4
Sostegno
all’autoimpiego
e iniziative a
favore della
imprenditorialità
Obiettivo 2 (anche in sostegno transitorio), e provvedimenti normativi
successivi stanziano fondi per progetti di autoimprenditorialità femminile. Sebbene la titolarità di tali iniziative sia regionale, la gestione delle stesse è stata esternalizzata alla “Fidi Toscana”, una finanziaria partecipata dalla Regione. A livello operativo, presso la Provincia di Livorno,
ogni Cpi ha attivato uno “sportello impresa” che offre, a chiunque abbia intenzione di avviare un’attività in autonomia e/o in associazione, un
servizio di consulenza personalizzato su diverse tematiche: marketing,
economia industriale, organizzazione aziendale, investimenti e finanza, leggi a sostegno della creazione d’impresa e business planning.
Anche ad Arezzo, con riferimento ad una misura prevista proprio per la
promozione dell’imprenditorialità femminile e giovanile a mezzo di
voucher, è stato aperto un apposito sportello per donne, Network, che
fornisce supporto consulenziale e assistenza di base, ivi inclusa la verifica della la fattibilità dell’idea progettuale.
La provincia di Lucca ha previsto, invece, nell’ambito di un bando per i
sostegno al lavoro autonomo, una doppia fase di screening dei progetti: se
nella prima si valutano potenzialità del soggetto proponente, la seconda è
dedicata ad una verifica della realizzazione dell’iniziativa con conseguente predisposizione, affiancata da un esperto, di un piano aziendale ed
economico. Analogamente, la provincia di Massa-Carrara, accanto alla
creazione di uno sportello per l’autoimprenditorialità femminile presso la
Camera di commercio (sportello Network), ha emanato un bando che
prevede l’erogazione di contributi per la creazione di impresa, privilegiando i giovani in uscita da corsi di formazione professionale e, a livello territoriale, i nuovi bacini di impiego. Di particolare interesse è l’iniziativa promossa dalla Provincia di Siena che, in convenzione con la Camera di
commercio, realizza azioni di informazione e di sensibilizzazione degli
studenti delle medie superiori sulle opportunità legate al lavoro autonomo;
ciò anche al fine di valorizzare settori, come il turismo ed il terziario in
senso lato, diversi da quello bancario, di cui tradizionalmente Siena si
presenta come modello emblematico, incentivando lo sviluppo di altre
potenzialità del tessuto economico, per lo più mediante iniziative formative che interessano trasversalmente il passaggio scuola-lavoro.
In Piemonte, l’Agenzia regionale del lavoro, in convenzione con
l’Assessorato alle attività produttive della Provincia di Torino, supporta (anche sotto il profilo statistico-metodologico160) le iniziative di autoimprenditorialità previste nel Por Obiettivo 3. Merita senz’altro una menzione l’esperimento della Provincia di Alessandria che ha previsto presso ogni Cpi un
160 Nel corso del 2005, si è, ad esempio, provveduto all’informatizzazione di un questionario,
somministrato ai potenziali imprenditori che hanno richiesto assistenza ai servizi provinciali, con
conseguente elaborazione dei dati; si è anche prevista la realizzazione di un sito internet per divulgare informazioni e documentazione in materia.
320
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
“servizio di prima accoglienza” che verifica, mediante colloquio, la propensione imprenditoriale del soggetto e le potenzialità dell’idea progettuale;
in seconda battuta, interviene uno sportello centralizzato ad Alessandria (che
presenta, al suo interno, oltre agli uffici della Provincia ed agli operatori che
gestiscono il “servizio di secondo livello”, anche il Comune e l’Inps), relativo ad una più articolata analisi dell’iniziativa, sino allo sviluppo e al finanziamento della stessa e conseguente monitoraggio in corso d’opera.
Analogamente, la Provincia di Asti ha sviluppato un servizio avanzato di consulenza alla creazione d’impresa, senza distinzioni tra i diversi target di utenza, che prevede anche l’erogazione di un contributo forfettario a sostegno
del reddito e per il finanziamento delle spese relative all’avvio dell’attività.
Presso l’Assessorato all’economia della Provincia di Bolzano, dove è
attivo un servizio specifico per il sostegno all’autoimprenditorialità femminile, opera il cd. il “Quick business innovation center” che prevede
siano rese disponibili per le neo-imprese uffici e strutture ad hoc.
L’Agenzia per il lavoro della Provincia di Trento supporta finanziariamente progetti relativi all’avvio di nuove attività da parte di giovani
inoccupati o disoccupati, prevedendo anche l’affiancamento di un tutor
specializzato a sostegno dello start-up nei primi dodici mesi di vita
aziendale. Più in particolare, per favorire le iniziative di lavoro autonomo da parte di soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate previste
dal Masterplan (lavoratori in mobilità, disoccupati di lunga durata, emigrati rimpatriati, donne inoccupate o che si ripresentano sul mercato
del lavoro dopo 24 mesi di assenza), l’Agenzia eroga un contributo di
sostegno al reddito dopo sei mesi dall’avvio dell’attività; entro i 3 anni
successivi è prevista l’organizzazione di corsi di formazione e di aggiornamento professionale cui possono prendere parte tutti gli inoccupati o
disoccupati che avanzino un’idea progettuale, la cui fattibilità è soggetta a verifica in occasione dei corsi stessi. Contestualmente, si predispongono interventi formativi finalizzati ad agevolare il passaggio generazionale (con particolare riferimento al settore agricolo) o l’inserimento di nuovi soci o collaboratori nelle piccole imprese.
Si segnala anche il Progetto “Imprenderò”, promosso e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito del Por Obiettivo 3, allo
scopo di diffondere la cultura imprenditoriale, quale risorsa chiave per lo
sviluppo socio-economico del territorio. Si tratta di un progetto sperimentale – gestito da un’associazione temporanea d’impresa formata da
19 partner in rappresentanza delle organizzazioni datoriali e delle principali strutture di formazione, ricerca e consulenza nei settori della creazione di impresa – che si articola in 14 sotto-progetti (dalla creazione
d’impresa allo spin-off aziendale, dall’orientamento imprenditoriale al
passaggio generazionale, dai percorsi per l’emersione dal “lavoro nero” ai
finanziamenti per favorire l’autoimprenditorialità) rivolti a varie tipologie
321
Sostegno
all’autoimpiego
e iniziative a
favore della
imprenditorialità
CAPITOLO 4
Sostegno
all’autoimpiego
e iniziative a
favore della
imprenditorialità
di utenza e a diversi settori produttivi. Si rileva, peraltro, come il 60% circa dei fondi stanziati a tal scopo sia da riferirsi a progetti destinati alle
donne, il che appare significativo della vivacità del fenomeno dell’imprenditoria femminile; l’intervento rappresenta, inoltre, un importante
strumento finalizzato a contenere il rischio di marginalizzazione delle
donne sul mercato del lavoro. Analoga iniziativa si riscontra nella
Provincia di Savona che ha promosso il Progetto “Ninfee.it” (“Nuova impresa nel femminile europeo”) volto a fornire consulenza mirata a neoimprenditrici, o aspiranti tali, lavoratrici autonome e libere professioniste, e che ha previsto anche l’attivazione dello “sportello Cre.so” che fornisce supporto in tal senso. Analoga logica è sottesa alle iniziative avviate dalla Provincia di Padova (il progetto “Imprenditorialità e formazione
nel settore dell’oreficeria per le Donne del Ghana”, ad esempio, ha l’obiettivo di promuovere attività autonome gestite da donne, in alternativa
alle occupazioni tradizionali161) e dalla Provincia di Treviso che ha attivato un apposito sportello per la valutazione delle misure a sostegno delle
donne che intendano avviare un’attività imprenditoriale.
Diverse sono le Province che tendono a sviluppare un raccordo sistematico tra i Servizi per l’impiego e le sedi decentrate dell’Agenzia nazionale di sviluppo locale (“Sviluppo Italia” Spa) che, nell’ambito della
promozione dell’imprenditorialità, organizza delle visite periodiche di
propri consulenti presso gli uffici provinciali, offrendo assistenza personalizzata a coloro che sono interessati a realizzare un progetto di lavoro autonomo, di franchising oppure di microimpresa. La Provincia di
Rovigo, ad esempio, in sinergia con Sviluppo Italia, ha messo a regime
un progetto volto alla realizzazione di seminari volti a divulgare informazioni sui percorsi di autoimprenditorialità che è possibile scegliere beneficiando del supporto dei Centri per l’impiego. Analogamente, in
Abruzzo è stato aggiudicato alla sede locale di Sviluppo Italia un progetto integrato di sviluppo locale, quale prosecuzione dell’iniziativa “Fare
impresa non è un impresa!” realizzata nel corso del 2001 dalla stessa
struttura, finalizzato a promuovere l’inserimento/reinserimento lavorativo delle fasce “deboli” sul mercato del lavoro, anche mediante il
sostegno al lavoro autonomo e alle nuove iniziative imprenditoriali.
Presso i Cpi della Provincia di Macerata, nell’ambito del servizio di
matching, si offre consulenza per l’utilizzo di finanziamenti ed altre
forme di incentivo all’autoimpiego; anche qui è in fase di definizione
una convenzione con Sviluppo Italia per l’erogazione di un servizio
maggiormente qualificato avvalendosi di propri operatori in loco.
161 I partner coinvolti, oltre naturalmente alla Provincia in questione quale Ente promotore, sono l’African Coastal Women Association (partner locale), il Comune di Padova ed altre società operanti nel settore associativo (DomaniDonna Scarl, Cosecon Spa, la Federazione regionale tra le
Associazioni, Performance Srl).
322
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tra le iniziative più significative a livello nazionale, va ricordato l’accordo sottoscritto dalla Regione Lombardia con l’Agenzia regionale
per il lavoro, la Provincia di Milano e le Organizzazioni sindacali, per
favorire la ricollocazione di 400 lavoratori della Postalmarket Spa in
mobilità162: il progetto, riferito all’anno 2005, prevede che alla fase di
orientamento presso i Cpi della Provincia di Milano, faccia seguito
un’attività di accompagnamento al lavoro che contempla anche il supporto all’avvio di nuove attività d’impresa.
I servizi all’autoimprenditorialità erogati dai Centri per l’impiego
della Provincia di Rimini sviluppano due principali linee di assistenza:
la consulenza informativa, ossia le attività finalizzate a supportare l’utente nella definizione di progetti per la creazione di una propria attività
imprenditoriale; il percorso di assistenza tecnica, vale a dire le azioni
finalizzate a supportare il cliente nella definizione di progetti per la
creazione di una propria attività imprenditoriale. Gli ambiti informativi
di cui si occupa il servizio possono essere suddivisi in tre tipologie:
• il mercato, ovvero i dati relativi al settore produttivo, alle imprese esistenti, alle possibilità di sviluppo nel territorio, alla quantificazione
e alla segmentazione del mercato potenziale;
• gli aspetti tecnico-organizzativi, relativi, cioè, all’organizzazione interna ed esterna dell’azienda, alle decisioni rispetto al piano di
marketing e a quello economico e finanziario;
• le procedure burocratico-amministrative (autorizzazioni, iscrizioni,
scelta della forma giuridica) e i finanziamenti (possibilità di usufruire di incentivi, agevolazioni al credito, sgravi fiscali).
Anche nel Mezzogiorno si registrano iniziative interessanti, come
quella avviata nell’agosto 2003 in Calabria, dove si è prevista la concessione di incentivi economici, sotto forma di “prestito d’onore”, a favore di portatori di handicap fisici che intraprendano attività imprenditoriali e/o forme di lavoro autonomo.
La Provincia di Catania, avvalendosi le disposizioni di una legge regionale del 2000, ha realizzato il progetto “Cantiere Sociale”, rivolto
principalmente alle donne e ai giovani, finalizzato all’erogazione di un
sostegno finanziario a fondo perduto per promuovere l’autoimprenditorialità; è tuttora ancora in fase di attuazione il “Patto per il Lavoro”,
proposto dal Comune per la concessione del credito d’imposta.
162 In effetti, le iniziative finalizzate al reinserimento dei lavoratori in uscita dal ciclo produttivo rappresentato un buon esempio di cooperazione tra i diversi attori che operano del mercato locale del lavoro, ivi inclusi quelli di natura privata, con un ruolo di raccordo svolto proprio dal sistema Spi. Per la descrizione di alcune esperienze in materia, si rinvia al par. 2.6.4, Rapporti con i soggetti privati autorizzati”.
323
Sostegno
all’autoimpiego
e iniziative a
favore della
imprenditorialità
CAPITOLO 4
Sostegno
all’autoimpiego
e iniziative a
favore della
imprenditorialità
La Campania ha investito prioritariamente sulla strategia del prestito d’onore, prevedendo l’erogazione di sussidi legati all’avvio di attività
autonome di dimensioni contenute, soprattutto per incentivare l’emersione di attività irregolari e per lo più a favore di soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate.
Analogamente, in Sardegna, come previsto dalle Misure del Por volte
a favorire l’imprenditorialità delle donne e dei disoccupati di lunga durata, oltre ai Fondi speciali destinati agli iscritti nelle liste per il collocamento obbligatorio, sono state mobilitate risorse ad hoc a sostegno di iniziative di lavoro autonomo tramite i cd. “Centri di inserimento lavorativo”;
questi ultimi, collocati presso uno o più Comuni consorziati, hanno il
compito di individuare quali siano, all’interno delle proprie liste, i soggetti maggiormente idonei (in termini di propensione e potenzialità) ad
avviare iniziative imprenditoriali, consentendo loro, così, di beneficare
sia dei fondi a tal scopo stanziati sia del supporto di un tutor lungo la fase di start-up e conseguente sperimentazione della nuova attività.
4.10 Gestione delle crisi occupazionali
Nel corso degli ultimi anni, il succedersi di improvvise e ripetute crisi occupazionali in alcune aree del paese163, ha spinto i Servizi pubblici
per l’impiego a dotarsi di nuovi strumenti di intervento e a mettere a
punto un numero crescente di strategie, in alcuni casi fortemente innovative. Complessivamente, il differenziarsi dei profili dei lavoratori
messi in mobilità dalle imprese, fino ad oggi considerati come un’unica tipologia da trattare con strumentazione standard, ha facilitato la
sperimentazione di nuove forme di intervento che, facendo perno sugli uffici del lavoro e sui Cpi, si sono diffuse con modalità differenti a
seconda dei contesti, e che, come già notato nel precedente rapporto
di monitoraggio, oggi rappresentano un laboratorio per l’integrazione
dei servizi. A fianco quindi delle tradizionali attività di mediazione fra
le parti e di erogazione di sussidi, si registra oggi una crescita esponenziale di attività più o meno strutturate di outplacement (anche se
l’interazione con i soggetti del privato che già operano in questo segmento di mercato sono ancora scarse), e di definizione, a livello regionale e in accordo con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
di nuovi strumenti di ammortizzazione sociale degli effetti delle crisi. È
163 Secondo l’ultima Relazione semestrale dell’Osservatorio per il monitoraggio delle attività
industriali del Ministero delle attività produttive (settembre 2005) 50 province su un totale di 103
registrano “fenomeni rilevanti di crisi o trasformazione manifatturiera”, 31 con media intensità e
22 a bassa intensità. Le 50 province più in difficoltà sono proprio quelle che rappresentano il cuore dell’industria italiana con il 47,4% del Pil manifatturiero, il 50,3% dell’occupazione ed il 51,4%
delle esportazioni.
324
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
proprio su quest’ultimo aspetto che si sono mosse di più le istituzioni
regionali, che per una buona parte, hanno definito delle strategie specifiche di intervento.
In effetti sono solo cinque le regioni che per motivi diversi devono
ancora strutturare una strategia operativa in questo campo. L’analisi
delle esperienze mostra come, tra le regioni, siano le aree della “fascia
adriatica” quelle che presentano maggiore vivacità su questi temi: uno
dei casi di maggior interesse è quello del Veneto, che, attraverso il fondo occupazione ha finanziato interventi urgenti di politica del lavoro
per particolari situazioni di crisi aziendale volti alla riqualificazione e
l’outplacement di lavoratori in Cigs o mobilità. Nel modello messo a
punto dalla regione, i soggetti proponenti possono essere: l’azienda di
provenienza del lavoratore; l’azienda che intende assorbire i lavoratori
direttamente o per mezzo di enti di formazione; i soggetti privati esperti nell’attività di outplacement che statutariamente abbiano finalità di
formazione ed inserimento lavorativo; l’Ente strumentale regionale
Veneto Lavoro. I Cpi, dal canto loro, offrono a questi progetti un’assistenza tecnica per la raccolta di informazioni sulle caratteristiche dell’utenza e sulla situazione occupazionale nel territorio. I progetti sino ad ora
portati a termine o in cantiere hanno coinvolto imprese medie e grandi dei settori meccanico, tessile e agroindustriale. Anche l’esperienza di
intervento della Regione Emilia Romagna si concentra su imprese di
questi settori e dimensioni, ma come per la Toscana, è un’attività che viene portata avanti prevalentemente dagli uffici provinciali.
Sul fronte regionale altro caso di grande interesse è quello proposto dal
Friuli Venezia Giulia, che sulla scorta di un specifico intervento legislativo164,
ha promosso alcune azioni che hanno coinvolto i vari gradi dell’amministrazione e contribuito a definire, in qualche maniera un “modello” di intervento complesso e articolato su più livelli. Esempio eloquente è la risposta approntata dal sistema pubblico alla situazione di grave difficoltà occupazionale determinatasi nelle province di Trieste, Gorizia, Udine e Pordeone per
i lavoratori dipendenti dagli spedizionieri doganali, dalle case di spedizione e dalle società di gestione degli autoporti e interporti.
164 Legge regionale n. 20 dell’11 dicembre 2003 “Interventi di politica attiva del lavoro in situazioni di grave difficoltà occupazionale” La normativa prevede che, al fine di un’efficace ricognizione della situazioni di crisi occupazionale, vengano individuati il “Nucleo per la gestione della situazioni di grave difficoltà occupazionale” e il “Piano di intervento per le situazioni di grave difficoltà
occupazionale”. La normativa si propone, quindi, di fronteggiare le situazioni di grave difficoltà occupazionale introducendo istituti e strumenti in grado di anticipare la valutazione sulla probabilità
del verificarsi della situazione di difficoltà medesima, di elaborare la strategia per l’individuazione
di possibili rimedi e di fronteggiarne gli aspetti critici. Ai fini della soluzione delle situazioni di grave difficoltà occupazionale, sono individuati i seguenti interventi, disciplinati con regolamenti regionali e gestiti dalla Province: – Contributi per l’assunzione di soggetti che abbiano perso il posto di lavoro; – Borse di studio per la partecipazione a corsi di riqualificazione professionale e a corsi di formazione imprenditoriale per i soggetti che abbiano perso il posto di lavoro; – Contributi per
l’avvio di nuove attività imprenditoriali da parte dei soggetti che abbiano perso il posto di lavoro.
325
Gestione delle
crisi
occupazionali
CAPITOLO 4
Gestione delle
crisi
occupazionali
È stato istituito il Nucleo di gestione della crisi occupazione con
Decreto n. 511 del 2 aprile 2004 e con Dgr 115 del 7/05/2004 la
Giunta regionale ha deliberato l’approvazione del “Piano operativo per
la gestione della prima fase di crisi del settore degli spedizionieri doganali, case di spedizione e società di gestione degli autoporti ed interporti”. Tra gli strumenti di cui la Regione si è fatta promotrice ed attuatrice per tale piano di intervento rientrano:
• ammortizzatori sociali: con Decreto interministeriale n. 34088 del
25 maggio 2004 è stata disposta la concessione di trattamenti di integrazione salariale e di mobilità per un periodo anche non continuativo non superiore a 8 mesi nell’anno 2004 in favore di 800 lavoratori, sospesi dal lavoro o lavoranti ad orario ridotto, nonché licenziati, dipendenti da imprese operanti nel settore delle spedizioni doganali ubicato nella Regione Friuli Venezia Giulia;
• contributi regionali: forme di finanziamento ad imprese e lavoratori coinvolti in processi di crisi occupazionale attraverso l’erogazione di contributi all’assunzione, all’avvio di nuove imprese e
borse di studio per la partecipazione a corsi di formazione professionale. I relativi regolamenti attuativi sono stati adottati dalla
Regione mentre alle Province compete l’indicazione delle modalità e termini per la presentazione delle domande;
• sportelli informativi: presso i 6 Centri per l’impiego di Udine,
Cervignano, Pontebba, Trieste, Gorizia e Pordenone sono operativi
sportelli che forniscono ogni utile informazione a datori di lavoro e
lavoratori del settore.
Alla data della rilevazione, si stava attivando un “Nucleo per la crisi delle aziende della montagna friulana” e si stavano prevedendo dei percorsi
di riqualificazione per i lavoratori. Al momento, la Regione si sta attivando
per proporre servizi integrati da parte dei Centri per l’impiego e dei Centri
territoriali di orientamento finalizzato alla ricollocazione dei lavoratori.
Sul fronte degli ammortizzatori sociali, la Regione Marche ha richiesto
al Ministero una sorta di cassa integrazione straordinaria (sono stati stanziati circa 8.000.000 di €) per la crisi del calzaturiero dell’area del fermano; a questi si vanno ad aggiungere altri 2.000.000 di euro del Fse che
erano inizialmente a titolarità del Ministero (facevano parte della riserva di
performance del Pon) e che verranno utilizzati per l’intero settore pelli e
cuoio (che comprende anche l’area maceratese). Sono state individuate
inoltre delle risorse per i “contratti di solidarietà difensiva”.
Infine la Regione Puglia, alle prese con la gestione della crisi occupazionale del Salento, ha inserito nei Pit le misure di finanziamento per le
326
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
azioni da mettere in campo integrandole ai progetti di sviluppo locale.
La gestione di questa attività non poggia dunque su una competenza diretta degli uffici regionali dedicati ai Servizi per l’occupazione, ma è stata
decentrata. Per le province siamo di fronte ad una grande varietà di
esperienze, anche se concentrate soprattutto nel Nord del paese (fig.
4.22). Vengono qui riportati solo alcuni casi, considerati esemplificativi
delle modalità di intervento (o di non intervento) più diffuse.
Come già segnalato nella rilevazione censuaria del 2004, la provincia
torinese, che soffre la crisi dell’indotto automobilistico, è area di sperimentazione di interesse nazionale: nel corso del 2004, la Provincia ed
alcuni Comuni hanno dato inizio congiuntamente alla fase di attuazione
delle azioni sulla ricollocazione dei lavoratori in mobilità giuridica espulsi dalle aziende in crisi, attraverso il “Progetto Cor – 1 euro per abitante”.
Al fine di far fronte al particolare periodo di crisi occupazionale il Patto
territoriale Torino Ovest ha deciso di mettere a disposizione per azioni di
ricollocazione 1 euro per ogni abitante. Successivamente altri Comuni
hanno aderito a tale proposta e la Provincia ha corrisposto una somma pari a quella stanziata da ciascun Comune. La Provincia ha inoltre inserito nei
Centri 9 ricollocatori, coordinati da un Responsabile di progetto. Il percorso ha come tappe principali: la rilevazione dei fabbisogni professionali ed individuali e della propensione al reimpiego, l’individuazione di
possibili sbocchi occupazionali, la realizzazione di un programma operativo per coloro che realmente intendano perseguire tale obiettivo. Al lavoratore che accetta vengono corrisposti 450 Euro lordi per sei mesi.
Nell’area di Macerata, interessata dalla crisi del calzaturiero, il numero
dei lavoratori posti in mobilità è in forte aumento; l’argomento è stato esaminato all’interno dei tavoli di concertazione, che hanno dato vita ad alcune azioni concrete: la riserva di una grossa percentuale del budget di formazione per gli imprenditori (internazionalizzazione, marketing, ecc.) ed i dipendenti del settore. Inoltre è stato realizzato un progetto pilota, per il riassorbimento dei lavoratori di un’azienda in crisi; la provincia ha effettuato
un’analisi delle figure a rischio di licenziamento confrontandole con le richieste di lavoratori raccolte dai Cpi negli ultimi mesi, ed ha riscontrato che vi erano molte possibilità di incrocio. È stato dunque dato indirizzo ai Cif di dare
una priorità a questi soggetti evitando così il ricorso alla mobilità.
Infine, in molte province dell’Appennino centrale e meridionale i responsabili intervistati hanno lamentato la frammentazione delle attività
produttive e della rarefazione delle stesse attività a seguito delle crisi,
ma anche per il ritardo con cui i Spi sono intervenuti, dato che l’esperienza sembra dimostrare che l’unico momento per intervenire utilmente è prima che lo stato di crisi sia conclamato.
327
Gestione delle
crisi
occupazionali
CAPITOLO 4
Gestione delle
crisi
occupazionali
Figura 4.22 - Azioni specifiche in situazione di crisi aziendali - Province. Valori
percentuali
64,7
Italia
30,8
Isole
21,7
Sud
71,4
Centro
90,9
Nord-Est
95,7
Nord-Ovest
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
80,0
90,0
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Un progetto di outplacement nella Provincia di Rovigo
In seguito all’approvazione nel marzo 2005, da parte della Giunta
regionale del Veneto, della Direttiva per il finanziamento di progetti di
outplacement rivolti a lavoratori espulsi da imprese di piccole e medie
dimensioni a causa di crisi settoriali e locali (moda e industria meccanica), la Provincia di Rovigo si è attivata promuovendo il bando e sollecitando i possibili soggetti proponenti a presentare progetti.
L’associazione Industriali di Rovigo con il suo ente di formazione
(Cifir) e con la collaborazione della società di ricerca e formazione del
personale “Unimpiego Nord-Est” ha presentato un progetto per la ricollocazione dei lavoratori della Provincia provenienti dal settore tessile. Il progetto, poi approvato e finanziato dalla Regione, riguarda 30
lavoratori per i quali è prevista una fase di formazione e orientamento della durata di circa sei mesi, seguita da una settimana di accompagnamento in azienda. Entro aprile 2006 è attesa l’assunzione, presso
un’azienda individuata, di almeno il 60% dei soggetti avviati alla formazione, così come da disposizione regionale, ma si prevede che gli avviati al lavoro possano anche raggiungere un numero maggiore.
328
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
4.11 Interventi a favore dei lavoratori senior
La disoccupazione in età matura è un problema di impatto sociale rilevante ed un punto focale delle politiche del lavoro e l’obiettivo di incrementare l’occupazione dei lavoratori adulti e maturi è ormai presente nell’agenda delle politiche regionali.
Dalla rilevazione risulta, infatti, che, spesso, anche laddove non sono stati attuati interventi specifici volti a migliorare l’occupabilità dei
lavoratori over 45, questi vengono comunque considerati un target
prioritario di utenza dei servizi per l’impiego.
Iniziative concrete, tuttavia, emergono soprattutto nel Nord-Ovest e
nel Centro Italia, dove, rispettivamente, il 48% e il 30,6% dei Cpi hanno attivato servizi rivolti a questa categoria di lavoratori. Valori più bassi, invece,
si riscontrano nel Nord-Est (19,4%), nel Sud (28,1%) e nelle Isole (6,5%).
Rispetto alla rilevazione del 2003, se a livello nazionale il dato appare pressoché invariato, la percentuale di servizi dedicati risulta, invece,
molto diminuita nell’area del Nord-Est. Tale riduzione è particolarmente evidente nel Veneto, dove si passa da 19 interventi del 2003 a 3
dell’anno successivo.
Sono, perlopiù, quelli attivati nel 2003, progetti “spot”, volti a ricollocamento in situazioni di crisi aziendale, esauriti i quali non sono state
previste ulteriori iniziative specifiche per questa categoria di utenti.
Tabella 4.22 - Cpi che hanno attivato servizi specifici verso over 45. Valori
percentuali
Area
geografica
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Totale
Attivati
2003
Attivati
2004
Variaz. %
2003/2004
Esternalizzati
2003
Esternalizzati
2004
Variaz. %
2003/2004
37
37,8
24,1
22
10,8
26,8
48,1
19,4
30,6
28,1
6,5
26,9
10,2
-18,4
6,5
6,1
-4,3
0,1
13,9
2,9
15,0
0,8
3,4
1,1
0,8
0,5
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Una delle strategie di intervento maggiormente utilizzate è quella
che riguarda la formazione, intesa non come strumento di emergenza
volto ad arginare un problema occupazionale contingente, ma come
parte integrante di uno sviluppo professionale costante, il cd. lifelong
learning. All’interno di tale strategia, interventi diretti ai lavoratori maturi o senior rappresentano la possibilità di migliorare il bagaglio conoscitivo di questa categoria rendendola spesso in grado di restare attiva
in un mercato del lavoro in continua evoluzione.
329
CAPITOLO 4
Interventi a
favore dei
lavoratori senior
La Provincia di Verona, a questo proposito, ha attivato dei pacchetti
formativi (all’interno dei Cfp) di 30-40 ore volti alla riqualificazione
professionale per lo più di soggetti over 45, espulsi dal mercato del lavoro a causa della crisi che ha investito alcuni settori economici locali.
Spesso, i Cfp provinciali lavorano in sinergia con le aziende con cui, in
un momento successivo, avviano il procedimento per l’inserimento lavorativo dell’utente. I lavoratori sono stati convocati personalmente
tramite raccomandata ed inseriti nelle attività di all placement, consistente nella realizzazione di incontri (individuali e di gruppo) sia per
iniziative di inserimento lavorativo, sia per attività di formazione e riqualificazione professionale, con l’obiettivo di far acquisire a questi
soggetti le competenze necessarie per poter essere reinseriti all’interno
del mercato del lavoro.
Nella Provincia di Siena, per gli over 45, sono stati emessi dalla formazione professionale dei bandi specifici, sia per coloro che sono in
cerca di prima occupazione che per chi necessita di essere reintrodotto nei cicli produttivi in seguito ad una dismissione.
La Provincia di Trento ha promosso il progetto “Aware: Ageing
Workers Awareness to Recuperate Employability”, con lo scopo di migliorare conoscenze e competenze dei lavoratori anziani nel mercato del
lavoro. Il progetto intende sviluppare una serie di metodi formativi mirati alle caratteristiche e alle esigenze specifiche dei lavoratori anziani nei
territori coinvolti, per riuscire a migliorare le loro opportunità e prospettive occupazionali. Ci si propone, inoltre, di realizzare una serie di
attività formative rivolte ai funzionari pubblici locali, direttori di scuole
e di agenzie formative, insegnanti e formatori, con lo scopo di migliorare le capacità e competenze in materia di pianificazione, progettazione
ed implementazione di attività formative destinate a sostenere l’occupabilità dei lavoratori anziani. Sarà, infine, assicurata un’ampia disseminazione dei risultati a livello europeo, anche grazie al partenariato
della Municipalità di Laredo in Spagna, scelta con l’intenzione di coinvolgere un’altra Amministrazione Pubblica, di uno Stato membro, impegnata in politiche volte al reinserimento dei lavoratori over 45.
L’Agenzia del Lavoro di Trento, inoltre, prevede, per i lavoratori maschi
disoccupati aventi più di 45 anni (per le donne è sufficiente avere superato i 32 anni), la possibilità di effettuare un’esperienza lavorativa a
termine, presso cooperative di produzione e lavoro, cooperative sociali, alle quali è riconosciuto un contributo pari al 70% del costo del lavoro per la realizzazione di progetti di utilità collettiva (abbellimento urbano e rurale, salvaguardia di beni culturali ed artistici, riordino di archivi,
ecc.) promossi da Comuni, consorzi di Comuni, Comprensori, Ipab.
330
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
L’Agenzia ricerca inoltre idonei sbocchi occupazionali al termine
dell’esperienza e programma specifici corsi di formazione per favorirne
l’inserimento lavorativo.
Nella Provincia di Pescara, per i lavoratori avanti negli anni, in particolare per quelli in mobilità, si sta attuando un progetto specifico che
prevede dei percorsi di formazione a piccoli gruppi, finalizzati all’incrocio e al ricollocamento. Scopo del progetto è di colmare il gap tra le
competenze possedute e quelle da sviluppare, al fine di realizzare un
collegamento tra lavoratori e territorio. Partendo dalla lettura dei fabbisogni delle aziende a livello provinciale si procede con la mappatura
delle competenze dei lavoratori per arrivare al possibile matching. Si
tratta di un modello di erogazione di servizi trasversale rispetto agli altri, basato sul sostegno nella ricerca attiva del lavoro.
La formazione riveste un ruolo importante anche nell’iniziativa di ricollocazione di 80 dipendenti della Necchi in Provincia di Pavia. Il progetto prevede la formazione individuale in azienda: questo significa
che le aziende disponibili a ricevere il lavoratore, possono fare, a costo
zero, una formazione mirata alle proprie esigenze, con personale e
macchinari propri. I risultati ottenuti sono stati eccellenti grazie al coinvolgimento delle imprese che hanno accolto il lavoratore fin quando
non hanno potuto assumerlo.
Tra le iniziative di ricollocazione, invece, si evidenzia quella relativa al
“Progetto Quadri”, promosso dal Ministero del lavoro in collaborazione
con Italia Lavoro e con il Coordinamento delle Regioni. Il Progetto ha
avuto l’obiettivo di favorire lo sviluppo di servizi regionali e territoriali
volti a facilitare la ricollocazione di lavoratori Quadro espulsi dal mondo
del lavoro. L’azione sperimentale, rivolta a 900 lavoratori Quadro disoccupati con età superiore a 40 anni, ha coinvolto Abruzzo, Lazio, Lombardia,
Sicilia e, in un secondo momento, è stato allargato anche al Veneto.
Dal lato dell’offerta il progetto ha previsto lo svolgimento di attività
di prima accoglienza/verifica delle disponibilità, orientamento/counselling, analisi dei bisogni formativi e di riqualificazione, ricerca di
sbocco, accompagnamento all’inserimento, sostegno all’avvio di attività professionali di lavoro indipendente. Dal lato della domanda sono
state sviluppate azioni di: animazione e marketing territoriale, rilevazione dei fabbisogni occupazionali, verifica dei profili attesi e mappatura di nuovi profili, ricerca di aziende private, dell’imprenditoria sociale e del volontariato disponibili all’utilizzo dei lavoratori.
Anche la Regione Marche ha stanziato dei fondi per la sperimentazione di alcuni progetti pilota che saranno sviluppati con il coinvolgimento di realtà e reti locali finalizzati all’inserimento dei lavoratori
331
Interventi a
favore dei
lavoratori senior
CAPITOLO 4
Interventi a
favore dei
lavoratori senior
over 45, con priorità donne, iscritti nelle liste di mobilità o che siano
stati cancellati per decorrenza dei termini. Obiettivo del piano d’intervento è quello di offrire uno sbocco occupazionale a questa categoria di lavoratori, puntando molto sulla loro professionalità. Le azioni
previste riguardano: orientamento/formazione, contributi all’assunzione e imprenditorialità. La prima azione è rivolta agli enti di formazione accreditati che dovranno definire percorsi formativi ad hoc per
disoccupati over 45 al fine di aumentare la loro professionalità. La
seconda sostiene il reinserimento professionale concedendo contributi alle imprese che provvederanno all’assunzione a tempo indeterminato di questi soggetti. La terza, invece, incentiva l’autoimprenditorialità singola o associata dei disoccupati della medesima fascia
d’età, concedendo un contributo a fondo perduto per le spese di avviamento dell’impresa.
La Provincia di Macerata, ha promosso un programma di interventi “Equal”, finalizzato al reinserimento degli over 45 denominato
“Investing in People”, che si svilupperà tra luglio 2005 e giugno 2007.
I risultati del progetto sono raggiunti attraverso logiche di intervento
che intrecciano azioni verso le imprese con azioni specifiche rivolte ai
lavoratori adulti occupati nelle imprese stesse.
Nel periodo di validità del progetto sono previste diverse azioni articolate in tre fasi, di cui la prima è dedicata ad interventi diagnostici
destinati ad evidenziare il posto occupato oggi dagli over 45 e le soluzioni per potenziarne le competenze. Si costruirà, così, una cassetta
degli attrezzi adatta alla problematica degli over 45 per intervenire in
azienda, fornendo strumenti per l’accompagnamento dei singoli lavoratori (percezione del proprio vissuto professionale, delle competenze acquisite e da acquisire, bilancio professionale, counselling,
modalità di coaching individuale, percorsi formativi su competenze
trasversali ecc.). La seconda fase sarà dedicata all’implementazione
del piano di intervento concordato in ogni singola impresa. Ogni piano potrà prevedere percorsi di accompagnamento alle imprese nelle
loro prassi di gestione delle risorse umane e progetti di sviluppo e
rafforzamento delle competenze dei singoli, nonché la rimodulazione di parte dell’organizzazione produttiva nell’ottica delle nuove
mansioni e collocazioni degli over 45. La terza fase, infine, corrisponde alle attività di comunicazione, tramite l’organizzazione di seminari
informativi ed un convegno finale di valenza internazionale. Un utile
strumento per permettere il rientro nel mercato del lavoro dei lavoratori over 45 è rappresentato anche dagli incentivi all’assunzione.
La Provincia di Milano ha istituito un bando utilizzando risorse del
332
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Fno che prevedeva degli incentivi all’assunzione per donne e uomini
over 45 ed over 50 (con incentivi più elevati per questi ultimi). I risultati ottenuti sono stati molto positivi; nell’ambito di questo progetto sono state assunte più di 500 persone. Il documento di programmazione economica, inoltre, prevede informazioni e servizi rivolti alle imprese, in particolare a quelle che intendono assumere personale appartenente alle fasce deboli (lavoratori over 45, persone in restrizione
di libertà e disabili).
La Provincia di Lodi ha istituito incentivi all’assunzione di disoccupati/e di età superiore ai 45 anni. L’azione è mirata a favorire, attraverso l’erogazione di un incentivo economico all’azienda, il rientro
nel mercato del lavoro di disoccupati e disoccupate over 45. Per usufruire di questa agevolazione l’impresa dovrà avviare un contratto a
tempo indeterminato o determinato con durata non inferiore a 12
mesi.
Anche la Provincia di Prato ha indetto un avviso pubblico per l’attribuzione di incentivi per lo svolgimento di tirocini formativi a favore
di soggetti appartenenti alle fasce deboli tra le quali rientrano i lavoratori meno giovani.
In seguito alla crisi di molte aziende che ha comportato la chiusura degli stabilimenti e la dismissione di molti soggetti con più di 40
anni, la Provincia di Massa ha creato dei veri e propri patti tendenti ad
offrire a questi lavoratori occasioni di formazione, nei termini soprattutto di riqualificazione, per renderli adeguati all’inserimento in nuovi processi produttivi; dall’altro lato, offrirà incentivi alle aziende del
territorio perché assumano in via prioritaria questi soggetti.
L’orientamento è, invece, la misura prevista dalla Provincia di
Firenze per fronteggiare la realtà locale dei lavoratori over 45, tra cui
diversi orafi, che perdono il lavoro in età avanzata e che nella vita
hanno avuto una sola esperienza professionale. Per questo tipo di
utenza sono previsti interventi di orientamento mirati alla riqualificazione e al reinserimento nel mondo del lavoro con il finanziamento
dei fondi della formazione professionale.
333
Interventi a
favore dei
lavoratori senior
CAPITOLO 4
4.12 I servizi per il collocamento mirato
4.12.1 La disponibilità dei servizi sul territorio
L’attuazione della legge sul collocamento al lavoro delle persone disabili sembra essere arrivata ad una fase matura, con i servizi consapevoli del complesso di risorse che il legislatore aveva predisposto in sede di stesura della normativa. I segnali in proposito sono molteplici ed
una loro ricostruzione può partire, nel presente resoconto, dalla disponibilità dei servizi presso i Centri per l’impiego del paese.
Nel corso delle rilevazioni annuali da noi condotte165, si è potuto registrare un costante incremento delle sedi presso le quali operatori e
strutture assicuravano servizi ed informazioni, in maniera diversamente articolata come è ovvio, in base al territorio di riferimento.
La fig. 4.23 riporta il confronto per le ultime due serie storiche osservate. L’83,6% dei Centri per l’impiego in Italia dichiara di avere al
proprio interno personale e strumenti a disposizione di imprese sottoposte ad obblighi di legge e persone disabili, aumentando rispetto all’anno precedente del 2,7%. Tale valore medio è la sintesi di un presidio in realtà abbastanza articolato nelle diverse aree del paese.
Figura 4.23 - Attivazione dei servizi del collocamento mirato. Confronti anni
2003 e 2004, per area geografica. Valori percentuali
120,0
97,4
100,0
80,0
81,1
Nord-Ovest
Nord-Est
60,0
Centro
Sud40,0
e Isole
Italia
20,0
81,7
2003
81,1
97,4
97,7
65,8
80,9
89,5
2003
2004
97,7
100,0
2004
81,7
89,5
100,0
75,0
83,6
65,8
75,0
80,9
83,6
0,0
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggi Spi 2003 e 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
165 Per un esame dettagliato dei precedenti monitoraggi sull’argomento, si vedano: Isfol, Servizi
per l’impiego, Rapporto di monitoraggio 2000, Isfol, “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 1/2001; Isfol, Servizi per l’impiego. Rapporto di monitoraggio 2002, Franco
Angeli, Milano, 2003; Isfol, Rapporto Isfol 2004, Le Monnier, Firenze, 2004.; Isfol, Rapporto Isfol 2003;
Le Monnier, Firenze, 2003; Checcucci P. e Deriu F., I servizi per il collocamento mirato – “Monografie
sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 14/2005, Isfol, Roma 2005.
334
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Se, infatti, l’intero Centro Italia è coperto da strutture operative in
tutte le sue regioni, diversa è la realtà che si presenta negli altri distretti geografici, come ad esempio quello del Sud e delle Isole nel quale la
percentuale di sedi attive raggiunge il 74%. Quest’ultimo caso testimonia, comunque, il maggiore incremento percentuale, raggiungendo
quasi il 10% di Centri in più rispetto al 2003. Pressoché stazionaria è la
situazione riportata dalle province del Nord-Ovest, con l’81,7% ed un aumento dello 0,6%. La realtà del Nord-Est sembrerebbe in contro tendenza rispetto al resto d’Italia, con una flessione di quasi 8 punti percentuali. Ci troviamo, prevalentemente, in presenza di una riorganizzazione
dei servizi che ha portato a effettuare scelte tese a privilegiare alcuni
Centri rispetto ad altri i quali, pertanto, non sono riportati nelle statistiche attuali.
Se si passa dalla verifica sull’attivazione dei servizi presso i Cpi alla rilevazione concernente la loro tipologia, vi è modo di accertare il livello
di attuazione del collocamento obbligatorio (fig. 4.24) secondo un’ipotesi classificatoria in tre fasce, che inserisce tra i servizi di base il
semplice smistamento presso gli altri servizi delle richieste espresse
dagli utenti disabili e l’erogazione di servizi informativi sugli adempimenti amministrativi, configurando questi Centri come sportelli di primo contatto e lasciando ad altri uffici le complessive pratiche del collocamento mirato. La seconda categoria proposta è stata definita Media
e prevede, in aggiunta a quanto contemplato in precedenza, la fornitura dei nominativi degli iscritti agli elenchi alle imprese interessate e la diffusione delle domande effettuate dai datori di lavoro ai disabili in cerca di occupazione.
Figura 4.24 - Livello di attuazione del collocamento obbligatorio in Italia.
Confronti anni 2003 e 2004. Valori percentuali
2003 2004
45,1
50,0
41,4
40,0
32,2
30,0
20,0
10,0
0,0
33,3
21,6
Italia
45,1
Elementare
26,4
33,3
Medio
Avanzato
* I dati riportati si riferiscono all’80,9% dei Cpi per il 2003 ed all’83,6% per il 2004, per i quali
sono state registrate risposte valide.
Fonte: Isfol, monitoraggi Spi 2003 e 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
335
La disponibilità
dei servizi sul
territorio
CAPITOLO 4
La disponibilità
dei servizi sul
territorio
I Centri appartenenti a questa seconda categoria mettono a disposizione una maggiore ventaglio di servizi, seppure non prevedano ancora la
presa in carico del soggetto disabile da un canto e, dall’altro, una concreta assistenza alle imprese soggette ad obbligo di assunzione. Queste ultime prestazioni definiscono il terzo livello di attuazione, quello avanzato,
con la costruzione di progetti individuali, l’attività di orientamento, la formazione e i servizi di accompagnamento verso le imprese. La fig. 4.24 illustra un mutamento avvenuto nel corso dell’ultimo anno, che è testimoniato dal complessivo ampliamento delle funzioni espletate al livello
dei Centri per l’impiego. Appare marcata, infatti, la crescita sia della categoria intermedia, sia di quella che vede i servizi periferici impegnati nell’intera filiera di attività contemplata dal collocamento mirato. A fronte di tali incrementi, corrisponde infatti una consistente diminuzione percentuale di quei Centri che assicuravano semplici servizi informativi o, comunque,
di base, a riprova di quanto già riscontrato riguardo l’attivazione generale
dei servizi sul territorio e di un evidente riconoscimento del ruolo dei
Centri nel governo delle dinamiche locali del mercato del lavoro.
La lettura del dato medio nazionale non rende giustizia di performance nettamente differenti tra le realtà del paese. A titolo di esempio, è sufficiente riportare le percentuali attinenti al livello di attuazione Avanzato,
che vedono due aggregazioni quali il Nord-Ovest ed il Centro Italia attestate oltre il 50%, mentre il Nord-Est garantisce tale livello di servizi nel 73%
dei casi. A fronte di tali valori, l’area meridionale del paese dichiara di
avere solo il 10% dei propri Centri operativi su tutti i servizi.
Anche per quanto riguarda la presenza di barriere architettoniche all’accesso alle sedi dei Centri per l’impiego, la situazione nazionale appare in
graduale miglioramento rispetto al passato. Dei 526 Cpi per i quali possediamo informazioni in proposito, sono 177, pari al 33,7%, a presentare ostacoli e difficoltà per l’accesso ai propri uffici da parte di chi ha problemi di mobilità (fig. 4.25). Gli stessi problemi diventano ancor più gravi se la suddetta persona si trova ad avere come sede di riferimento uno
dei Centri del Mezzogiorno. Nel caso, questi avrebbe 60 probabilità su
100 di imbattersi – è proprio il caso di dirlo – in una struttura con barriere architettoniche all’accesso. Le province che hanno adeguato le proprie sedi a quanto prescritto dalla legge italiana si trovano nel Centro
Italia, dove solo l’11% dei Servizi (in calo rispetto al 2003) non è conforme alla normativa circa l’accessibilità dei siti pubblici.
Le regioni del Nord, dal canto loro, risultano inadempienti in 51 sedi
complessive rappresentando circa il 29% dell’intero panorama italiano.
Sebbene i valori sopra presentati non corrispondano a quanto auspicabile per le sedi di uffici aperti al pubblico, pur tuttavia anche questo
dato conferma significativi passi avanti, anche se meno evidenti di quelli
registrati nelle scorse rilevazioni (fig. 4.26).
336
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Figura 4.25 - Presenza di barriere architettoniche presso i Cpi. Valori
percentuali
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
Figura 4.26 - Cpi con barriere architettoniche. Confronti 2002-2003-2004,
per area geografica. Valori percentuali
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2002, 2003 e 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
Da una panoramica effettuata sempre per aggregati geografici, è possibile osservare come in gran parte del paese la percentuale dei Centri
per l’impiego accessibile superi il 70%. In maniera differente, il Sud Italia
e le Isole presentano una struttura su due in qualche modo impraticabile
per cause di origine architettonica o di assenza di ausili. È qui opportuno
ricordare che le barriere monitorate si riferiscono a vincoli per la mobilità
e non contemplano la rilevazione di barriere per persone con disabilità di
tipo sensoriale, le quali aumenterebbero certamente le percentuali sopra
richiamate riguardo ai limiti di accessibilità e fruibilità dei servizi.
337
La disponibilità
dei servizi sul
territorio
CAPITOLO 4
4.12.2 Ripartizioni di ruoli e funzioni
L’espletamento delle complesse funzioni gestionali ed attuative del
collocamento mirato ha visto da sempre la partecipazione dei diversi
livelli territoriali di presidio delle politiche attive per il lavoro. Tale rete di
servizi si è espressa nelle sue articolazioni con diverse fisionomie a seconda delle realtà sociali ed amministrative presenti in Italia a livello
locale. La tendenza riscontrata nel corso degli anni ha veduto una crescita della partecipazione dei Centri per l’impiego, orientata comunque a contributi prevalentemente specialistici e condizionata da quelle funzioni correlate al presidio del territorio. In tal senso, come già segnalato in precedenti rilevazioni, una ripartizione per tipologie di ruoli
e funzioni (tab. 4.23) consente di sottolineare come si sia ormai consolidata la tendenza a livello nazionale riguardo ad una gestione centralizzata a livello di uffici provinciali per quelle attività segnatamente amministrative, di indirizzo e di controllo. Il panorama si presenta più eterogeneo passando ad osservare quelle funzioni orientate al contatto
diretto con l’utenza, ambito che nella riforma del collocamento mirato
assume ampio rilievo per la centralità dell’individuo nell’elaborazione dei
progetti di inclusione lavorativa da parte degli operatori.
Dai dati presenti nella tabella sopra citata appare evidente che su
determinate attività, quali quella di gestione della disciplina degli esoneri (71,6% per il ruolo gestionale), così come per l’amministrazione
delle liste uniche (66,7%), il ruolo degli uffici provinciali resta centrale
e difficilmente delegabile ad altri, siano essi Cpi o enti esterni all’amministrazione provinciale. Rimanendo nell’ambito delle attività a carattere prevalentemente amministrativo, la cura dei prospetti informativi
presentati dalle imprese (27,4%) e la verifica del rispetto dell’obbligo di
assunzione e rilasci della certificazione di ottemperanza (25,5%) mostrano una partecipazione dei Cpi di natura gestionale, che appare in ogni
caso marginale ed allocata in specifiche realtà del Nord del paese.
Situazione differente viene dichiarata per quelle funzioni legate al
rapporto diretto con l’utenza. In questo caso le percentuali presentano
una responsabilizzazione dei soggetti coinvolti maggiormente diffusa,
mostrando il ruolo di sportello al cittadino con il quale i Centri per
l’impiego si propongono in molte realtà territoriali.
Nel caso dei colloqui di orientamento e dello sviluppo del percorso
formativo, in particolar modo, il 51% dei Cpi afferma di avere un ruolo
sia nella loro gestione (36% dei casi), sia unicamente di livello esecutivo (11,8%). Ad essi, si aggiungono per tali attività altri enti esterni
che, nel 12% dei casi vengono incaricati dalle amministrazioni provinciali di garantire un supporto organizzativo e di servizi all’utenza. Altra
338
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
voce significativa può essere indicata nell’incontro domanda/offerta di
lavoro, attività assicurata dai Centri in 47 casi su 100, testimoniando
nuove competenze nel confronto con i datori di lavoro che si aggiungono a quelle ormai consolidate dell’orientamento e del bilancio di competenze. Entrambi i casi menzionati sembrano confermare un adeguamento dei processi di delega alle capacità espresse dai diversi livelli di
governo del territorio, oltre che una maggiore attenzione espressa dai
servizi competenti nei confronti dei fabbisogni delle differenti utenze.
Altro argomento è quello rappresentato dalla stipula delle convenzioni,
per la quale risulta tuttora necessaria una supervisione a livello provinciale (65,7% con ruoli gestionali).
4.12.3 Gli iscritti alla lista unica
Nel settembre 2004 in Italia risultavano iscritti alle liste uniche, ai
sensi della Legge n. 68 del 1999, 607.959 individui, dei quali 556.056
(pari al 91,5%) persone disabili e 51.903 ai sensi dell’art. 18 della stessa legge (tab. 4.24). In termini percentuali sul totale degli iscritti, la
quota riferita ai disabili si incrementa fino al 97,3% nel Nord-Ovest e al
96,5% nel Nord-Est. A fronte di tali proporzioni interne al numero degli iscritti, che considerano anche coloro i quali risultano nelle liste richiamando le condizioni declinate all’art. 18, va sottolineato che le due ripartizioni geografiche settentrionali rappresentano solamente il 17,4%
del totale nazionale. La dimensione numericamente più consistente si
ritrova, diversamente, nelle regioni del Sud Italia, con 383.790 iscritti
ed il maggior numero di appartenenti alle categorie ex art. 18 (38.122
pari al 73,4% del totale).
L’analisi degli andamenti nelle iscrizioni alle liste, dall’avvio della
riforma fino all’ultima rilevazione, mostrano linee tendenziali altalenanti, con incrementi significativi negli anni 2002 e 2004 (tab. 4.25).
Quest’ultima annualità è detentrice dei maggiori valori assoluti per tre
ripartizioni geografiche su quattro, oltre che per la più significativa crescita delle iscrizioni rispetto all’anno precedente. A tale riguardo, oltre ad
un aumento del 20,2% delle iscrizioni che ha interessato il Sud e le
Isole, è da osservare con attenzione l’aumento esponenziale del quale
si sono rese protagoniste le regioni del Centro Italia, con il raddoppio
delle registrazioni alle liste per entrambe le categorie di individui.
In seguito all’adozione di un criterio selettivo, introdotto in
Conferenza unificata nel dicembre 2003, che permette ai servizi competenti di identificare in sede di iscrizione i disabili immediatamente
disponibili al lavoro, l’articolato processo di servizi previsti dal colloca339
Ripartizioni di
ruoli e funzioni
Gli iscritti alla lista
unica
340
14,7
14,7
11,8
9,8
2,9
2,9
3,9
3,9
6,9
0,0
2,9
2,0
4,9
2,9
Esecutivo
3,9
1,0
Gestionale
33,3
32,4
18,6
19,6
25,5
17,6
23,5
18,6
Entrambi
i ruoli
Cpi
________________________________
Italia
14,7
11,8
12,7
16,7
8,8
10,8
6,9
6,9
Gestionale
2,9
2,0
4,9
4,9
0,0
2,9
1,0
2,9
Esecutivo
25,5
44,1
52,9
27,5
56,9
55,9
55,9
64,7
Entrambi
i ruoli
Provincia
_______________________________
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
A più stretto contatto con l’utenza
Redazione e gestione delle schede
individuali
Colloquio di orientamento e sviluppo
percorso formativo
Incontro domanda/offerta di lavoro
Convenzioni
Relativi alle procedure amministrative
Prospetti informativi e richieste
di avviamento
Disciplina degli esoneri
Verifica del rispetto dell'obbligo di
assunzione e rilasci della certificazione
di ottemperanza
Liste uniche
Ruoli e funzioni
3,9
0,0
1,0
2,9
0,0
0,0
0,0
0,0
Gestionale
2,9
0,0
2,9
2,0
0,0
0,0
0,0
1,0
Esecutivo
5,9
0,0
5,9
3,9
3,9
4,9
4,9
3,9
Entrambi
i ruoli
Enti esterni
_______________________________
Tabella 4.23 - Ripartizione in Italia, tra Cpi, uffici provinciali ed enti esterni, di ruoli e funzioni distinte per tipologie aggregate e livelli
esecutivo, gestionale. Per area geografica. Valori percentuali
CAPITOLO 4
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
mento mirato permette di essere attivato potendo contare su un numero più realistico di soggetti beneficiari. In altri termini, la dichiarazione di disponibilità al lavoro esclude dalla complessa predisposizione
delle schede individuali, e a quanto ne consegue, tutti coloro che sono
chiamati a segnarsi nelle liste al fine di accedere a graduatorie oppure
vedersi riconosciute provvidenze economiche.
Tale filtro ha messo in luce quanto appariva già esplicito agli operatori, sebbene richiedesse qualche formalizzazione per consentire una
corretta calibratura dei servizi. In Italia solo il 48,6% degli iscritti
(270.132 in valori assoluti) è disponibile ad una immediata occupazione, con punte dell’80,6% nel Centro Italia ed una misura sconsolatamente ridotta nel Sud e nelle Isole, dove solo il 33,2% degli aventi diritto si iscrive per entrare nel mondo del lavoro (fig. 4.27).
Tabella 4.24 - Iscritti alle liste uniche del collocamento mirato 2004. Per area
geografica. Valori assoluti e percentuali
Area
Iscritti disabili
_________________
Val. ass.
%
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
68.767
33.987
107.634
345.668
556.056
Iscritti ex art. 18
_________________
Val. ass.
%
97,3
96,5
91,0
90,1
91,5
1.915
1.247
10.619
38.122
51.903
2,7
3,5
9,0
9,9
8,5
Totale iscritti
%
Val. ass.
colonna
70.682
35.234
118.253
383.790
607.959
11,6
5,8
19,5
63,1
100,0
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
Tabella 4.25 - Iscritti al collocamento obbligatorio per modalità ed area geografica.
Confronti anni dal 2000 al 2004
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Italia
2000
2002
2003
2004
Variaz. ass.
2004-2003
Variaz. %
2004-2003
59.742
39.732
87.959
145.629
333.062
64.340
33.764
97.408
345.603
541.115
68.352
36.028
57.621
319.424
481.425
70.682
35.234
118.253
383.790
607.959
2.330
-794
60.632
64.366
126.534
3,4
-2,2
105,2
20,2
26,3
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2001, 2002, 2003 e 2004 dei servizi per il collocamento mirato
dei disabili.
341
Gli iscritti alla lista
unica
CAPITOLO 4
Gli iscritti alla lista
unica
Figura 4.27 - Iscritti disabili alle liste uniche provinciali e iscritti
immediatamente disponibili al lavoro. Per area geografica. Valori assoluti
Iscritti disabili
350000
300000
250000
200000
Di cui disponibili al lavoro
345.668
Iscritti disabDi cui disponibili a% disponibili al lavoro
68767
47013
68,4
33987
21426
63,0
107634
86761
80,6
345668
114932
33,2
556056
270132
48,6
Area
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
ITALIA
150000
100000
68.767
50000
0
107.634
47.013
Nord-Ovest
33.987
86.761
114.932
21.426
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
4.12.4 La quota di riserva e le imprese
Le dichiarazioni da parte dei datori di lavoro, contenute nei periodici prospetti informativi inviati ai servizi, dimensionano la quota di riserva dedicata alle persone disabili nelle imprese in 177.974 posti di lavoro (fig. 4.28).
Figura 4.28 - Quota di riserva dichiarata dalle imprese e posti scoperti. Per
area geografica. Valori assoluti*
Quota di riserva
180000
Posti scoperti
160000
Area Quota di riserva Posti scoperti
83284
30307
Nord Est
46708
20927
100000
Centro
29896
10547
80000
Sud e Isole
18086
3706
60000
Italia
177974
65487
140000
Nord Ovest
120000
40000
20000
0
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Sud e Isole
Italia
* I dati riportati si riferiscono al 70,6% delle province, per le quali sono state registrate risposte
valide inerenti alla quota di riserva e al 68,6% per i posti scoperti.
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
Sebbene tale informazione ci venga restituita solo dal 70,6% delle
province italiane, la misura complessiva appare comunque rilevante.
L’area che offre il bacino più ampio di posti disponibili rimane sempre
342
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
il Nord-Ovest, con il 46,8% del totale (83.284 posti in valori assoluti),
seguito dall’altra ripartizione settentrionale con il 20,2%. Seguono il
Centro con il 16,8% ed il Mezzogiorno con il rimanente 10,2% della
quota.
Il monitoraggio dei servizi competenti per il collocamento mirato
ha introdotto da quest’anno il quesito riguardante l’effettiva scopertura in azienda. Tale informazione, analogamente a quanto già affermato rispetto alla disponibilità al lavoro per gli iscritti alle liste, chiarisce il reale bacino espresso dalle imprese sul quale è ragionevole,
per i servizi competenti, investire nell’attivazione del match tra domanda e offerta.
Il dato complessivo nazionale afferma che il 36,8% dell’intera
quota di riserva è attualmente scoperto. In valori assoluti, tale informazioni si traduce in 65.487 posti disponibili per 270.132 disabili in cerca di lavoro ed iscritti alle graduatorie uniche provinciali, in un rapporto di quattro disabili per un posto di lavoro. Se tale proporzione
appare accettabile in generale, le criticità emergono immediatamente laddove si decida di esaminare le scoperture in base ai distretti
territoriali. Sono sempre le regioni settentrionali, infatti, a dichiarare
il maggior numero di posti disponibili (78,3% delle scoperture aziendali in Italia), corrispondendo al volume più basso di iscrizioni, pari al
25,3% del valore complessivo nazionale. In maniera speculare si presenta la situazione del Mezzogiorno, con la percentuale più bassa in assoluto dei posti liberi dichiarati con il 20,49% della propria quota di riserva ed il 5,7% delle scoperture totali per il 2004. A fronte di questo
bacino molto limitato per capacità di assorbimento, le stesse regioni
possiedono il 42,5% degli iscritti pronti a lavorare. È evidente, alla luce di quanto sopra illustrato, che le difficoltà affrontate dagli uffici per
il collocamento mirato si esplicitano nelle diverse realtà locali in maniera differente in base alla presenza di specifici scarti tra la dimensione della domanda e quella dell’offerta di lavoro.
Il confronto tra le diverse serie storiche riferite alla quota di riserva
(fig. 4.29), seppure penalizzato da una ridotta percentuale di risposta
assicurata dai responsabili dei servizi intervistati, mostra una costante
crescita di tale valore, con variazioni percentuali sull’anno precedente
sempre superiori al 58%. Unico dato di opposta tendenza si è manifestato per il 2002 e prevalentemente imputabile ad un ridimensionamento temporaneo della categoria delle aziende tra 15 e 35 dipendenti.
343
La quota di
riserva e le
imprese
CAPITOLO 4
La quota di
riserva e le
imprese
Figura 4.29 - Quota di riserva. Confronto fra rilevazioni 2001, 2002, 2003,
2004. Valori assoluti
2001 2002 2003 2004
180000
Quota
di riserva
160000
140000
120000
100000
80000
60000
40000
20000
0
2001
###
#
2002 2003 2004
70846
1E+05 2E+05
177.974
112.612
70.846
54.198
Quota di riserva
Fonte: Isfol, monitoraggi Spi 2001, 2002, 2003, 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei
disabili.
4.12.5 Avviamenti al lavoro e loro modalità
Il monitoraggio effettuato sugli andamenti dell’anno 2004 riportano 19.036 avviamenti effettuati nell’intero paese, considerando tutti i diversi istituti mediante i quali si consegue l’inserimento lavorativo delle
persone disabili secondo la Legge 68/1999. Di questi, 17.951 sono
persone con disabilità, pari al 94,3% del totale, mentre i soggetti ex
art. 18 costituiscono il restante 5,7%.
L’aggregazione del dato a livello nazionale permette di segnalare il dispositivo della chiamata nominativa come quello percentualmente
più utilizzato, con una quota pari al 55,3% degli avviamenti totali (fig.
4.30). D’altra parte, è dall’avvio della riforma che la chiamata diretta di
una persona disabile viene privilegiata da parte del datore di lavoro
sottoposto ad obblighi di legge. Confermano le altre due posizioni i
due istituti alternativi: l’assunzione tramite convenzione con il 36,5%
degli avviamenti e l’avviamento numerico con il restante 8,2%.
La lettura dei dati effettuata per ripartizioni geografiche e per tipologie di avviamento (fig. 4.31) ci restituisce una rappresentazione del fenomeno esaminato di un certo interesse. La preferenza espressa dai
datori di lavoro per la chiamata nominativa corrisponde al dato nazionale in ogni area territoriale, anche se la sua incidenza sugli avviamenti complessivi nei diversi distretti varia considerevolmente. Il Centro
Italia e il Nord-Est, infatti, mostrano che le convenzioni, siano esse ex art.
11 della Legge 68/99, oppure quelle che prevedono il distacco del disabile presso cooperative sociali (ex art. 12), rappresentano una quota
significativa degli avviamenti totali (42,4% per entrambe le aree). Il
344
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Figura 4.30 - Assunzioni in relazione alle tipologie di avviamento. Valori
percentuali
Avviamento
Tramite
numerico
convenzione
iamata nomina
mite
t convenzione
8,2%
36,5% Avviamento nume
ITALIA
8,2
55,3
36,5
Chiamata
nominativa
55,3%
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
Figura 4.31 - Assunzioni in relazione alle tipologie di avviamento. Per area
geografica. Valori assoluti
Avviamento numerico
Chiamata nominativa
974
Tramite convenzione
2.225
Sud e Isole
709
1.293
Centro
1.601
153
1.800
2.154
Nord-Est
288
2.887
Nord-Ovest
4.540
412
0
500
1000
1500
2000
2500
3000
3500
4000
4500
5000
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
Nord-Ovest, diversamente, si distingue per la percentuale maggiore di
avviamenti tramite chiamata nominativa (57,9%) seguita dal
Mezzogiorno con il 56,9%. La stessa ripartizione dichiara che nel
18,1% dei casi si è dato seguito all’assunzione tramite avviamento di
tipo numerico, abitualmente adottato per gli inserimenti di individui
con disabilità particolarmente complesse.
Ulteriore elemento di riflessione perviene da un rapido confronto
tra le percentuali per area prodotte dal totale della quota di riserva ed
i corrispondenti avviamenti. Il risultato di tale accostamento mostra
che, in linea generale, si tratta di insiemi con analoghi andamenti: a
quota di riserva proporzionalmente più consistente corrispondono il
345
Avviamenti al
lavoro e loro
modalità
CAPITOLO 4
Avviamenti al
lavoro e loro
modalità
maggior numero di avviamenti realizzati nel medesimo periodo. Unico
valore che si discosta in maniera considerevole è mostrato dalle integrazioni effettuate nelle regioni meridionali, le quali hanno inserito persone disabili in una quota percentuale doppia rispetto a quella rappresentata dai posti disponibili nelle aziende (il 20,5% degli avviati, rispetto al 10,2% della quota di riserva dichiarata dalle imprese).
Una ricostruzione per serie storiche relativo al collocamento lavorativo, dall’avvio della riforma sino all’ultimo periodo osservato (fig.
4.32), consente di esprimere qualche preoccupazione circa le difficoltà nelle quali operano evidentemente i servizi competenti. Dagli
stessi dati osservati in precedenza sulla domanda di lavoro e, nello
specifico, sull’effettiva scopertura delle quote di riserva, sembrerebbe infatti di poter desumere l’esistenza di una possibilità di impiego, seppure non molto consistente, a favore degli iscritti alle liste uniche provinciali. Malgrado ciò, appare evidente una leggera flessione degli avviamenti complessivi, che interessa ciascuno degli istituti previsti per l’inserimento al lavoro delle persone disabili e tutte le ripartizioni geografiche del paese.
Nella ricostruzione dettagliata degli andamenti illustrata nella tab.
4.26 è possibile, tuttavia, osservare le performance in controtendenza
realizzate dalle regioni Nord occidentali riguardo all’avviamento numerico (con numeri limitati, seppure significativi) e alla richiesta nominativa, per la quale il 2004 inverte i dati sfavorevoli dell’anno precedente.
In maniera analoga, si sottolinea la crescita delle convenzioni stipulate nel
Nord-Est e nel Mezzogiorno, interessanti ma non tanto da modificare il
dato complessivo di valore negativo. Proprio nell’adozione di questo
Figura 4.32 - Avviamenti al lavoro ex lege 68/99 in Italia. Tendenze anni
2000-2004. Valori assoluti
2000
2002
2003
2004
15.5932859
2359
2643
1562
15593
13870
13702
10520
2824
6124
7647
Avviamento numerico
Avviamento
18000
numerico
16000
Italia
Richiesta
14000
nominativa
12000
Italia
10000
Convenzione
Italia
8000
13.870
6000
4000
Convenzione
13.702
7.647
6954
10.520
6.954
6.124
2.824
2000
Richiesta nominativa
2.859
2.359
2.643
1.562
0
2000
2002
2003
2004
Fonte: Isfol, monitoraggi Spi 2001, 2002, 2003, 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei
disabili.
346
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
istituto, che prevede specifici contratti di programma i quali dilazionano
nel tempo gli avviamenti al lavoro in azienda, potrebbe rappresentare
una parziale giustificazione alla diminuzione delle assunzioni nell’ultimo anno osservato. Non sufficiente, tuttavia, a spiegare il generale andamento negativo delle altre modalità di avviamento.
Dalla rilevazione di questo ultimo anno è stata introdotta nell’indagine una specifica domanda sulle risoluzioni del rapporto di lavoro
(tab. 4.27). Un confronto tra i dati riguardanti avviamenti e risoluzioni
dei rapporti di lavoro, seppure riferiti a insiemi distinti e rilevati nel
medesimo anno, dichiara che le risoluzioni corrispondono al 28,9%
degli avviamenti al lavoro, rendendo necessario ai servizi riavviare in tali casi le procedure di match tra persone disabili in cerca di lavoro ed
imprese tenute ad ottemperare agli obblighi di legge. Particolare appare il caso del Nord Est, dove il rapporto tra i due valori mostra che oltre il 64% del totale degli avviamenti nel corso dell’anno è bilanciato
da conclusioni del rapporto di lavoro. La dimensione del fenomeno
appare consistente anche nel Mezzogiorno (25,7%) sebbene si attesti
su proporzioni significativamente diverse, mentre le altre due ripartizioni geografiche mantengono le percentuali delle risoluzioni dei rapporti di lavoro al di sotto del 18%.
Tabella 4.26 - Avviamenti per modalità ed area geografica. Confronti anni 2000,
2002, 2003 e 2004 . Valori assoluti
2000
2002
2003
2004
Avviamento numerico
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Italia
152
183
1.617
907
2.859
228
761
710
660
2.359
230
355
1.030
1.028
2.643
412
288
153
709
1.562
Richiesta nominativa
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Italia
5.258
4.826
1.547
3.962
15.593
5.315
3.073
2.531
2.951
13.870
4.212
3.164
2.544
3.782
13.702
4.540
2.154
1.601
2.225
10.520
1.315
828
399
282
2.824
2.820
1.228
1.387
689
6.124
3.517
1.613
1.833
684
7.647
2.887
1.800
1.293
974
6.954
Convenzione
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Italia
Fonte: Isfol, monitoraggi Spi 2001, 2002, 2003, 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei
disabili.
347
Avviamenti al
lavoro e loro
modalità
CAPITOLO 4
Avviamenti al
lavoro e loro
modalità
Tabella 4.27 - Risoluzioni del rapporto di lavoro e percentuale su avviamenti. Per
area geografica. Valori assoluti e percentuali
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Italia
Risoluzioni
% su avviamenti
1.354
2.729
415
1.005
5.503
17,3
64,3
13,6
25,7
28,9
Fonte: Isfol, monitoraggio Spi 2004 dei servizi per il collocamento mirato dei disabili.
4.13 Azioni di monitoraggio
Le analisi delle attività di monitoraggio effettuate dai Spi si basano sui
seguenti elementi:
• la diffusione delle azioni di monitoraggio a livello provinciale;
• la diffusione e il ruolo degli Enti strumentali/Agenzie (a livello regionale);
• la diffusione di Masterplan regionali dei Spi.
La situazione generale, analizzata a livello di dettaglio provinciale, è
ben rappresentata dalla tab. 4.28. In particolare, confrontando i valori assoluti rilevati con quelli del precedente monitoraggio166 emergono due
aspetti interessanti: in primo luogo, il numero totale di province che
hanno attivato azioni di monitoraggio è complessivamente aumentato, passando dalle 63 province del 2003 alle 67 del 2004; in secondo
luogo, si rileva un interesse marcato da parte degli enti nei confronti
del monitoraggio della qualità dei servizi erogati (principalmente sotto
forma di analisi di soddisfazione degli utenti). Nel primo caso, sebbene
la variazione evidenziata coinvolga un numero esiguo di province (due
delle quali al Sud), appare significativo che oramai nel 70% circa dei
casi venga svolta un’azione di controllo sulle proprie attività. In maniera complementare a tale aspetto, il secondo punto messo in risalto
specifica come il livello di qualità dei servizi erogati stia diventando
una delle priorità delle Amministrazioni. Nel dettaglio, i progressi maggiori sembrano essere quelli fatti dalle province del Mezzogiorno e del
Centro: nella rilevazione precedente il numero complessivo di enti che
effettuavano un controllo sulla qualità dei servizi al Sud erano 8 contro
le 15 attuali, al Centro si passa dalle 10 del 2003 alle 17 odierne.
166 Cfr. Isfol, Verso il lavoro – Organizzazione e funzionamento dei servizi pubblici per i cittadini e le imprese nel mercato del lavoro – Monitoraggio 2003, Isfol, Temi e Strumenti, 2004.
348
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tabella 4.28 - Azioni di monitoraggio promosse dalle province per macroarea.
Valori assoluti
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud e Isole
Totale
Nessuna
Sì, qualità
dei servizi
Sì, volume
di attività
Sì, entrambi
Totale
5
4
4
20
33
17
1
17
15
50
2
2
15
15
22
22
21
35
100
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
All’interno dei questionari di rilevazione somministrati a livello provinciale, oltre alla tipologia di monitoraggio effettuato, veniva richiesto di
segnalare altri due aspetti: la periodicità della rilevazione (e dunque
delle azioni di monitoraggio) e il tipo di diffusione delle stesse (interna
e/o esterna all’ente). Ebbene la rilevazione con cadenza mensile sembra
essere quella maggiormente diffusa ma in alcuni casi le rilevazioni sono
semestrali e annuali. Riguardo alla divulgazione dei dati rilevati, la loro diffusione esterna non appare una pratica scontata e spesso l’utilizzo delle informazioni raccolte è prettamente interno.
Che il livello di attenzione nei confronti del monitoraggio dei servizi
stia progressivamente aumentando (sia in termini qualitativi che quantitativi) è confermato dall’analisi della diffusione di azioni di monitoraggio
al livello territoriale superiore, quello regionale. Circa l’84% delle regioni
dichiara infatti di aver predisposto attività di monitoraggio. Occorre però
specificare che il monitoraggio dei Spi regionali è spesso una delle tante
attività condotte dai singoli Enti strumentali (o Agenzie del lavoro) tra le
quali, molto diffuse, sono le analisi dei singoli mercati del lavoro regionali. Un altro indicatore significativo di quanto la pratica del monitoraggio di
servizi (ma anche di politiche del lavoro) stia diventando diffusa è la
stessa redazione di Masterplan regionali sui servizi per l’impiego: ad oggi si contano ben 17 esperienze nella predisposizione di tali documenti.
Alcune esperienze significative possono esemplificare la diffusione,
sia di elementi innovativi sia di perduranti criticità del sistema.
In Provincia di Chieti, è stata attivata una procedura di monitoraggio
dei servizi specialistici erogati dai Centri per l’impiego, caratterizzata da
continuità, avendo cadenza mensile, organicità, essendo stata concordata preventivamente con tutti gli operatori sia riguardo alla tempistica sia
alle modalità operative, e sistematicità, essendo stata proceduralizzata tra
le diverse azioni svolte in maniera ricorrente. Referenti del servizio sono
gli esperti dell’analisi dei dati, con il coordinamento e la supervisione
dell’esperta del Comitato di Coordinamento. Mensilmente, ciascun
operatore dei vari servizi specialistici dei Cpi fornisce un tabulato indicante il numero di azioni svolte, il numero di utenti transitati nel servizio,
349
Azioni di
monitoraggio
CAPITOLO 4
Azioni di
monitoraggio
assieme ad una ricca serie di informazioni su quest’ultimi (caratteristiche
anagrafiche, titoli di studio, ecc.). È stata predisposta una pubblicazione
nella quale sono riportate le estrapolazioni dei dati raccolti nel primo
semestre 2004, che sarà diffusa nei quattro Centri e servirà da base per
rimodulare, ove necessario, i sevizi offerti con l’obiettivo di innalzare
ancor più la qualità delle prestazioni rese all’utenza. Inoltre, a valere sul
Por 2002, è stato svolto dal Dipartimento di metodi quantitativi della
locale università, un monitoraggio esterno del grado di soddisfazione
dell’utenza e della qualità dei servizi offerti dai Centri per l’impiego.
L’analisi ha riguardato i quasi 40.000 iscritti negli anni 2000-2004 negli
elenchi anagrafici (ex liste di collocamento) dei quattro Centri per l’impiego di Chieti, Lanciano, Ortona e Vasto; il metodo utilizzato per sondare la customer satisfaction è stata l’intervista telefonica con il metodo
CATI, con la somministrazione di un questionario in otto items atto a individuare: informazioni anagrafiche degli utenti, condizioni lavorative
degli intervistati, valutazione e soddisfazione dei servizi ricevuti, altre
informazioni per valutare l’efficienza dei Cpi. In sintesi, dal monitoraggio è emerso in generale un buon apprezzamento dei servizi erogati
nei Centri; in particolare, i servizi più apprezzati sono stati l’accoglienza
e l’orientamento. Per il 71,16% degli utenti il Cpi è considerato un luogo accogliente; inoltre, 1 utente su 2 ha definito medio-alta la qualità
dei servizi ricevuti.
L’Ente strumentale Abruzzo Lavoro, in quanto incaricato delle funzioni di Osservatorio regionale del mercato del lavoro, si occupa dell’analisi dei dati quantitativi provenienti dai Cpi secondo le seguenti modalità:
• i dati vengono forniti da Abruzzo Lavoro direttamente dai Cpi con
frequenza mensile attraverso le procedure di rilevazione già in uso
prima del D.Lgs. 181/2000;
• i dati raccolti si riferiscono ad iscrizioni, avviamenti e cessazioni
dalle liste di collocamento, registrate su versioni diverse del supporto informativo Netlabor e secondo le procedure precedenti all’attuazione del D.Lgs. 297/2002;
• i dati raccolti con metodologie e criteri di classificazione relativi al
vecchio sistema di collocamento pubblico non permettono di
analizzare le variazioni quantitative delle persone in stato di disoccupazione né di monitorare le iniziative di orientamento e inserimento lavorativo/formativo attuate dai Cpi;
• la frequenza mensile di raccolta dati ha permesso di elaborare e
pubblicare fino al 2002 bollettini trimestrali di analisi; con l’entrata in vigore della 297/2002 si è ritenuto di non pubblicare più tali
rilevazioni;
350
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
• a causa della mancata attivazione del Sil a livello regionale, i Cpi
utilizzano sistemi informatici diversi, basati su versioni o elaborazioni dei dati delle schede anagrafiche e professionali.
Il monitoraggio dei Cpi effettuato dall’Agenzia Piemonte Lavoro,
giunto alla terza edizione, vede un arricchimento del questionario
legato alla necessità di cogliere, mediante la rilevazione, la progressiva attuazione nei Centri delle indicazioni del Por Ob. 3. Anche parte del disegno del monitoraggio ha subito delle modifiche e per
l’annualità 2003-2004 si articola in 6 fasi:
• colloqui con alcuni responsabili dei Centri per la messa a punto
del questionario (TO, AT, CN);
• invio dei 30 questionari;
• spiegazioni sulle modalità di compilazione, se richieste dalle province, ai responsabili dei Centri;
• raccolta dei 30 questionari tramite “e-mail” con visite in alcune
province (BI, NO, VC, VCO);
• inserimento dei dati e verifica;
• elaborazione e stesura del rapporto.
• Accanto a tale attività è opportuno segnalare altri rapporti di monitoraggio riguardanti tematiche direttamente connesse ai Spi e cioè:
1. monitoraggio dell’apprendistato;
2. monitoraggio delle persone con disabilità. L’attività di monitoraggio delle fasce deboli si sostanzia in attività previste dalla normativa nazionale (Legge n. 68/99) e regionale (Legge n. 51/00, Legge
n. 28/93) ed in altre di assistenza tecnica. Dal 2002 il monitoraggio con cadenza annuale prevista della Legge n. 68/99, è intercalato da un monitoraggio intermedio che è stato richiesto esplicitamente dalla Commissione regionale di concertazione e che con
Dgr n. 54-7604 del 04/11/02, è stato inserito come criterio di riparto per il Fondo regionale. In sostanza il monitoraggio articolato
nei tempi sopra indicati fornisce informazioni circa il numero di
disabili disponibili al lavoro e di quelli inseriti. L’analisi tiene conto
anche delle informazioni attinenti le compensazioni territoriali e
gli esoneri parziali; il tutto è articolato per Provincia e i soggetti sono classificati per grado e tipo di disabilità. Il monitoraggio si configura come lo strumento attraverso il quale è possibile rilevare le
problematiche e le eventuali incongruenze che possono emergere della corretta applicazione della norma stessa;
351
Azioni di
monitoraggio
CAPITOLO 4
Azioni di
monitoraggio
3. monitoraggio extracomunitari disabili. Nell’ambito delle problematiche legate agli extracomunitari disabili è previsto un monitoraggio di stock per verificare il numero degli iscritti ai Centri per l’impiego;
4. monitoraggio dei tirocini formativi e di orientamento;
5. monitoraggio dell’obbligo formativo.
In Provincia di Napoli non è possibile effettuare delle azioni di monitoraggio complete sulle attività svolte dai Cpi poiché manca una rete
informatica che colleghi i vari Cpi ad un unico sistema centrale. Ogni
qual volta pervengono richieste da enti esterni (Ministero del lavoro;
Isfol) di dati statistici relativi all’utenza, si comunica singolarmente con
ogni Cpi, che reperisce le informazioni nella propria banca dati. In alcuni Cpi dove è presente il NetLabor, i dati sono abbastanza esaurienti e
completi, nonostante il software sia relativamente complesso da utilizzare, ma negli altri Cpi risulta notevolmente complicato il reperimento
delle informazioni, poiché il NetSil permette l’elaborazione dati relativi
solo alla scheda anagrafica.
La Provincia di Roma non effettua azioni di monitoraggio, ma ha
aderito ad una iniziativa dell’Agenzia Lazio Lavoro che cerca di standardizzare la prassi di monitoraggio dei Servizi per l’impiego.
L’Osservatorio del mercato del lavoro provinciale sta lavorando per
cercare di individuare delle procedure di verifica, di monitoraggio e soprattutto di interpretazione delle informazioni contenute nella banca
dati: “l’Osservatorio è stato istituito proprio per risolvere il problema
della mancanza di un’azione di monitoraggio e sta lavorando per avere (da qui a 6 mesi) un sistema che possa estrapolare i dati ed elaborarli; attualmente, i rapporti con l’Osservatorio sono piuttosto informali perché questa struttura si sta ancora attrezzando da un punto di vista
logistico e strumentale (stiamo predisponendo un progetto per dotare
il servizio di strumenti statistici affidabili che si possano replicare in
modo frequente)…quando tutto sarà prono, e ci saranno anche le risorse umane necessarie (che già sono state individuate), saremo in grado
di partire con il vantaggio, rispetto ai mesi passati, di avere uno strumento informatico unico che può darci lo spaccato di tutta una serie di attività svolte ed un riscontro, anche in termini quantitativi, del servizio reso”. Il Servizio IV, che fa capo al Dipartimento XI, ha realizzato un primo
monitoraggio, molto artigianale, sulla qualità dei servizi offerti: “è stata
svolta un’indagine sul grado di soddisfazione dell’utenza che ha coinvolto un campione di utenti; i risultati sono stati molto positivi perché tutti hanno considerato di buon livello di servizio ricevuto, però si tratta di
352
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
un’indagine improvvisata, ad uso e consumo personale, perché avevamo timori rispetto a questa cosa…..il risultato ci conforta ed è chiaro
che rafforzeremo l’indagine qualificando l’intervento, e chissà che un
domani non la renderemo anche pubblica”.
In passato l’Agenzia Lazio Lavoro ha cercato di procedere ad una lettura periodica dei dati richiedendoli direttamente ai Cpi ma questa attività è andata pian piano scemando per una serie di problemi organizzativi dell’Agenzia Lazio Lavoro che adesso sembrano superati. Da qualche mese è stato proposto di riprendere la collaborazione poiché si sta
implementando un progetto, finanziato dal Fse che prevede la realizzazione di un monitoraggio periodico e sistematico (attraverso l’adozione
del sistema Isfol e la sua traduzione in pratica) al quale la Provincia ha
aderito. Attualmente la Provincia di Roma effettua periodicamente delle estrazioni dati direttamente dal programma informatico: “non si tratta di un lavoro sistematico, bensì di una ricerca empirica sulla base dei
dati che ci richiede l’Isfol ed il più delle volte non viene fatta utilizzando
le stesse procedure; per il momento non abbiamo un sistema di rilevamento dati…facciamo delle estrazioni sulla base delle esigenze del
momento, ma non abbiamo una modalità di acquisizione dati e di monitoraggio che sia abbastanza strutturata…È un problema di modalità
di ricerca …bisogna trovare una chiave di lettura universale, il più possibile condivisa ed omogenea perché possiamo fare ricerca sull’onda
dell’emergenza…purtroppo oggi si va avanti così. Le scelte di programmazione della provincia, ad oggi, derivano dall’improvvisazione,
dall’intuito, da una empirica capacità di lettura e non da uno strumento di analisi scientifica del dato che consenta di individuare le priorità sulla base delle quali formulare delle proposte di programmazione”.
4.14 Spese dei Spi a livello provinciale e regionale
Nel quadro della tornata di rilevazione realizzata presso gli uffici
provinciali e regionali del paese nell’ultimo trimestre del 2004 è stato dedicato un focus relativo ad alcuni elementi utili a definire un primo
quadro delle spese effettuate dalle amministrazioni regionali e provinciali per l’implementazione e il mantenimento dei Servizi per l’impiego.
Questa innovazione ha avuto come obiettivo principale quello di intraprendere una ricognizione degli aspetti finanziari che sottendono allo
sforzo riformatore di regioni e province,ampliando la gamma degli indicatori utilizzati dalla Struttura di monitoraggio dell’Isfol. Tale ampliamento è motivato dal porsi, negli ultimi anni e soprattutto in questo
ultimo anno e mezzo, del tema della sostenibilità finanziari dei Spi, alla luce di una nuova fase di programmazione dei fondi strutturali, che
353
Azioni di
monitoraggio
CAPITOLO 4
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
porrà per la gran parte delle amministrazioni l’esigenza di reperire risorse di diversa provenienza rispetto a quelle attuali, ovvero di elaborare strategie organizzative per surrogare o, comunque, garantire la continuità dei livelli di erogazione dei servizi e dei modelli di intervento
acquisiti in questi cinque anni di riforme.
Un approfondimento più ampio e articolato su questi temi, che in
questa sede iniziamo ad esplorare, sarà realizzato nel prossimo monitoraggio con il corredo delle interviste realizzate presso gli addetti ai
lavori che saranno chiamati ad una riflessione in proposito. Peraltro,
l’esigenza di un approfondimento di questi aspetti va inserita nel quadro più ampio di monitoraggio degli interventi di politica occupazionale e del lavoro attivata e coordinata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In questa tornata di rilevazione è stato mantenuto un taglio, per così dire, esplorativo, finalizzato a comprendere:
• la fattibilità tout court di un simile approfondimento (tassi di risposta, propensione alla risposta, ecc.), per ora circoscritto ad alcuni aspetti eminentemente quantitativi;
• la validità dello strumento utilizzato per la rilevazione quantitativa:
di fatto, si è realizzata una validazione dello strumento misurandone, con questa indagine, l’efficacia, la comprensibilità delle
questioni poste, ecc. Utili elementi sono stati raccolti in vista di
una possibile replica dell’approfondimento;
• la disponibilità effettiva delle informazioni richieste e, in particolare, dei dati fisici, presso i soggetti intervistati.
La costruzione della griglia di variabili utilizzate per la rilevazione
delle cd. “voci di spesa relative ai Spi” è stata realizzata attraverso una
fase di “pre-test” dello strumento ancora in bozza, presso alcune province e regioni. Queste, di fatto, sono state sollecitate a contribuire alla
messa a punto dello strumento definitivo attraverso un apporto critico
che, con disponibilità e puntualità, è pervenuto. In questo modo si è
pervenuti alla definizione, in tempi relativamente brevi, di uno strumento di rilevazione adeguato alle finalità esplorative di questa indagine. La strada percorsa sul piano metodologico evidenzia, comunque,
per gli anni successivi la necessità di un più ampio coinvolgimento dei
referenti provinciali e regionali nel processo di messa a punto e di affinamento della griglia utilizzata, così da renderla sempre più adeguata
alle finalità della rilevazione e da incentivare, altresì, la partecipazione
e la risposta dei nostri interlocutori.
354
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tavola 4.2 - Griglia di rilevazione utilizzata per la raccolta di dati al livello provinciale
Fonte delle risorse
Voci di spesa
6.1)
PERSONALE
Totale
Risorse
proprie
della
Provincia
Fondo
sociale
europeo
TrasferiTrasferimenti dalla
menti
Regione dallo Stato
- RIPORTARE I DATI DA BILANCIO CONSUNTIVO 2003
6.1.1.a) personale dipendente operante
presso i Cpi
6.1.1.b) collaboratori e consulenti esterni operanti presso i Cpi
6.1.2.a) personale dipendente operante
presso il Servizio politiche del
lavoro
6.1.2.b) collaboratori e consulenti esterni operanti presso il Servizio
politiche del lavoro
6.1.3.a) personale dipendente operante presso altre strutture provinciali della rete Spi
6.1.3.b) collaboratori e consulenti esterni operanti presso altre strutture provinciali della rete Spi
6.1.4.a) totale personale dipendente
operante presso i Cpi, il Servizio
politiche del lavoro, altre strutture provinciali della rete Spi
6.1.4.b) totale collaboratori e consulenti esterni operanti presso i Cpi,
il Servizio politiche del lavoro,
altre strutture provinciali della
rete Spi
6.2) SPESE PER L’ACQUISTO DI BENI E SERVIZI - RIPORTARE GLI IMPEGNI DI SPESA RELATIVI ALL’ANNO 2004
6.2.1)
spese correnti per l’acquisto di beni di consumo e/o di materie prime
6.2.1.a) di cui: spese correnti destinate all’acquisto di materiale informatico
6.2.2)
spese correnti per prestazioni di
servizi
6.2.3) spese correnti per l’utilizzo di beni di terzi
6.2.3.a) di cui: spese correnti per l’utilizzo di beni immobili
6.2.3.b) spese correnti per l’utilizzo di beni immobili
segue
355
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
CAPITOLO 4
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
segue: tavola 4.2 - Griglia di rilevazione utilizzata per la raccolta di dati al livello
provinciale
Fonte delle risorse
Voci di spesa
Totale
Risorse
proprie
della
Provincia
Fondo
sociale
europeo
Trasferimenti
dalla
Regione
Trasferimenti
dallo
Stato
6.2.4) spese in conto capitale per l’acquisizione di beni immobili
6.2.5) spese in conto capitale per l’acquisizione di beni mobili, macchine e attrezzature (…)
6.2.5.a) di cui: spese in conto capitale per
l’acquisizione di materiale informatico
Come osservabile dalla tavola riportata, nell’ambito degli enti provinciali sono state rilevate le spese relative al personale operante presso i Cpi, presso il Servizio politiche del lavoro e presso altre strutture
provinciali della rete Spi (dipendenti e collaboratori e consulenti esterni); le spese relative all’acquisto di beni e servizi (beni di consumo e/o
materie prime, materiale informatico, prestazione di servizi, utilizzo di beni di terzi, utilizzo di beni immobili, utilizzo di beni mobili, acquisizione
di beni immobili, mobili, macchine e attrezzature e materiale informatico). Per ogni voce di spesa è stato chiesto di specificare se la spesa
avveniva tramite fondi provinciali, regionali, del Fse o statali.
Nell’ambito delle amministrazioni regionali (tav. 4.3) sono state rilevate le spese relative al personale operante presso il Servizio politiche
del lavoro e presso altre strutture regionali della rete Spi (dipendenti e
collaboratori e consulenti esterni); le spese relative all’acquisto di beni
e servizi (beni di consumo e/o materie prime, materiale informatico,
prestazione di servizi, utilizzo di beni di terzi, utilizzo di beni immobili,
utilizzo di beni mobili, acquisizione di beni immobili, mobili, macchine
e attrezzature e materiale informatico). Per ogni voce di spesa è stato
chiesto di specificare se l’erogazione avveniva tramite fondi regionali,
del Fse o statali.
356
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
Tavola 4.3 - Griglia di rilevazione utilizzata per la raccolta di dati al livello regionale
Fonte delle risorse
Risorse
proprie
della
Regione
Voci di spesa
Fondo
sociale
europeo
Trasferimenti
dalla
Regione
5.1) PERSONALE - RIPORTARE I DATI DA BILANCIO CONSUNTIVO 2003
5.1.1.a) personale dipendente operante
presso il Servizio politiche del lavoro
5.1.1.b) collaboratori e consulenti esterni
operanti presso il Servizio politiche
del lavoro
5.1.2.a) personale dipendente operante
presso altre strutture regionali della
rete Spi
5.1.2.b) collaboratori e consulenti esterni
operanti presso altre strutture
regionali della rete Spi
5.1.3.a)
totale personale dipendente operante
presso il Servizio politiche del lavoro,
altre strutture regionali della rete Spi
5.1.3.b)
totale collaboratori e consulenti esterni
operanti presso il Servizio politiche del
lavoro, altre strutture regionali della rete
Spi
5.2) SPESE PER L’ACQUISTO DI BENI E SERVIZI - RIPORTARE GLI IMPEGNI DI SPESA RELATIVI ALL’ANNO 2004
5.2.1) spese correnti per l’acquisto di beni di
consumo e/o di materie prime
5.2.1.a) di cui: spese correnti destinate
all’acquisto di materiale informatico
5.2.2)
spese correnti per prestazioni di servizi
5.2.3) spese correnti per l’utilizzo di beni di terzi
5.2.3.a) di cui: spese correnti per l’utilizzo di
beni immobili
5.2.3.b) spese correnti per l’utilizzo di beni
mobili
5.2.4) spese in conto capitale
l’acquisizione di beni immobili
per
5.2.5) spese in conto capitale per
l’acquisizione
di
beni
mobili,
macchine e attrezzature (…)
segue
357
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
CAPITOLO 4
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
segue: tavola 4.3 - Griglia di rilevazione utilizzata per la raccolta di dati al livello
regionale
Fonte delle risorse
Voci di spesa
Totale
Risorse
proprie
della
Regione
Fondo
sociale
europeo
Trasferimenti dalla
Regione
5.1.2.a) personale dipendente operante presso
altre strutture regionali della rete Spi
5.1.2.b) collaboratori e consulenti esterni operanti presso altre strutture regionali
della rete Spi
5.1.3.a)
totale personale dipendente operante
presso il Servizio politiche del lavoro, altre
strutture regionali della rete Spi
5.1.3.b)
totale collaboratori e consulenti esterni operanti presso il Servizio politiche del lavoro, altre
strutture regionali della rete Spi
5.2) SPESE PER L’ACQUISTO DI BENI E SERVIZI - RIPORTARE GLI IMPEGNI DI SPESA RELATIVI ALL’ANNO 2004
5.2.1) spese correnti per l’acquisto di beni di
consumo e/o di materie prime
5.2.1.a) di cui: spese correnti destinate
all’acquisto di materiale informatico
5.2.2)
spese correnti per prestazioni di servizi
5.2.3) spese correnti per l’utilizzo di beni di terzi
5.2.3.a) di cui: spese correnti per l’utilizzo di
beni immobili
5.2.3.b) spese correnti per l’utilizzo di beni mobili
5.2.4) spese in conto capitale per l’acquisizione
di beni immobili
5.2.5) spese in conto capitale per l’acquisizione di
beni mobili, macchine e attrezzature (…)
5.2.5.a) di cui: spese in conto capitale per l’acquisizione di materiale informatico
358
INTERVENTI PER TARGET SPECIFICI
I dati restituiti da questa prima, sperimentale, tornata di rilevazione sono caratterizzati da una bassa omogeneità di compilazione delle singole voci richieste e da una copertura territoriale, invero, solo parziale.
Pertanto, in questa sede verranno commentati solo i tassi di risposta
globali e non le singole voci di spesa, e tanto meno le cifre di spesa.
Negli anni successivi, proseguendo nell’obiettivo di monitorare le
spese sostenute degli uffici provinciali e regionali sarà possibile, in seguito all’affinamento dello strumento di rilevazione e dalla consolidazione della rilevazione, definire e analizzare il trend temporale nonché
confrontare le singole voci di spesa o i capitoli di spesa nei diversi anni
così come viene fatto per le altre misure relative alle politiche nel mercato del lavoro. Tale rilevazione va, infatti, considerata a tutti gli effetti come un’esperienza pilota da cui trarre le necessarie conoscenze per gli
sviluppi futuri.
I dati raccolti sono, quindi, relativi alle spese sostenute nell’anno
2003 dagli uffici provinciali e regionali dei servizi per l’impiego per l’attuazione delle misure di politica occupazionale; l’adesione delle
Agenzie regionali è stata, però, talmente bassa da non permettere di
analizzare tale fenomeno. Solo il Piemonte e la Basilicata hanno compilato le variabili relative alle voci di spesa (nello specifico hanno compilato completamente le voci relative al personale e parzialmente
quelle relative all’acquisto di beni e servizi); il tasso di risposta complessivo regionale è stato quindi pari al 10,5%.
I risultati ottenuti per le amministrazioni provinciali, pur non consentendo un’analisi totale e dettagliata del sistema di spesa dei servizi
pubblici per l’impiego sono, comunque, utili per analizzare i tassi di risposta e soprattutto rappresentano una buona base di partenza per i
monitoraggi successivi.
Analizzando per grandi capitoli di spesa (spese per il personale dipendente, spese per collaboratori e consulenti, spese per l’acquisto di beni e servizi) possiamo evidenziare come quasi il 40% delle amministrazioni provinciali intervistate abbia compilato la nuova sezione del
questionario relativa ai bilanci di spesa.
Volendo analizzare la percentuale di risposta nelle ripartizioni geografiche dobbiamo distinguere per le diverse voci di spesa: le province insulari hanno espresso tassi di risposta generalmente minori della media, il Mezzogiorno rileva, invece, la percentuale di risposta maggiore
relativamente ai dati per le spese del personale sia dipendente sia per
collaboratori e consulenti (pari al 47,8%); d’altro canto, tale percentuale conosce una consistente diminuzione (attestandosi ad un valore
appena superiore al 26%) per ciò che attiene ai dati per le spese relative all’acquisto di beni e servizi.
359
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
360
8
11
7
4
4
9
10
2
4
5
4
2
5
5
2
5
9
4
1
1
23
22
21
23
13
102
Fonte: Isfol, monitoraggio 2004-2005.
Piemonte
Lombardia
Veneto
Friuli V. G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
P.A. di Bolzano
P.A. di Trento
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
Isole
Italia
Province
3
7
2
1
0
5
7
0
1
1
3
0
0
5
1
2
1
0
0
0
10
8
9
11
1
39
V. a.
37,5
63,6
28,6
25,0
0,0
55,6
70,0
0,0
25,0
20,0
75,0
0,0
0,0
100,0
50,0
40,0
11,1
0,0
0,0
0,0
43,5
36,4
42,9
47,8
7,7
38,2
%
Province che hanno risposto
alla sezione sulle spese
per personale dipendente
______________________________
3
7
2
0
0
5
7
0
0
1
3
0
0
4
1
3
1
0
0
0
10
7
8
11
1
37
V. a.
37,5
63,6
28,6
0,0
0,0
55,6
70,0
0,0
0,0
20,0
75,0
0,0
0,0
80,0
50,0
60,0
11,1
0,0
0,0
0,0
43,5
31,8
38,1
47,8
7,7
36,3
%
Province che hanno risposto
alla sezione sulle spese per
collaboratori e consulenti
______________________________
3
7
2
1
2
4
7
2
0
2
3
0
0
0
1
2
2
1
0
0
12
7
11
6
3
39
V. a.
37,5
63,6
28,6
25,0
50,0
44,4
70,0
100,0
0,0
40,0
75,0
0,0
0,0
0,0
50,0
40,0
22,2
25,0
0,0
0,0
52,2
31,8
52,4
26,1
23,1
38,2
%
Province che hanno risposto
alla sezione sulle spese
per beni e servizi
______________________________
Spese dei Spi a
livello provinciale
e regionale
Regioni
Tabella 4.29 - Tassi di risposta degli Uffici provinciali dei sevizi per l'impiego nelle diverse voci di spesa
CAPITOLO 4
ALLEGATI
Strumenti di rilevazione
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Area Mercato del Lavoro
Scheda Regione 2004
Anagrafica
Data intervista
Regione:
Ufficio:
Indirizzo:
Telefono:
Fax:
E-mail:
Sito web:
1. Assetto organizzativo e programmazione
1.1 Organigramma degli uffici regionali dedicati all’organizzazione dei servizi per l’impiego.
1.2 L’assetto raggiunto può considerarsi definitivo?
1.3 È stato approvato (o è in corso di approvazione) un provvedimento di attuazione del D.Lgs.
181/2000 e successive modificazioni?
1.4 Presso la regione è in discussione un testo legislativo di adeguamento della disciplina regionale alle più recenti evoluzioni normative in materia di mercato del lavoro (ad
es. D.Lgs. 276/2003)? (reperire eventuale disegni di legge in discussione)
1.4.1 Nell’ambito della disciplina in materia di autorizzazione delle agenzie per il lavoro sono previsti requisiti di accesso ulteriori e diversi da quelli previsti al livello nazionale per operare nel mercato del lavoro locale? (con particolare riguardo, ove
previsti, alle agenzie di somministrazione) (art. 6, 8 comma, D.Lgs. 276/03)
1.4.2 Descrizione dei tratti salienti della disciplina regionale in materia di accreditamento delle “agenzie per il lavoro” (con particolare riguardo alle modalità di misurazione dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi erogati). (Art. 7, D.Lgs. 276/03)
1.4.3 Descrizione dei tratti salienti della disciplina regionale sulla Borsa nazionale del
lavoro. (Art. 15, D.Lgs. 276/03)
1.4.4 Nodo regionale della Borsa Continua Nazionale del Lavoro:
- È stato costituito o è in fase di costituzione il nodo regionale della BCNL?
Sollecitare una descrizione dell’architettura della rete: ad es. dislocazione dei
punti di rete presso soggetti privati e pubblici, accessibilità da parte del pubblico, etc.
- Specificare se, nella costruzione del nodo regionale, si attinga a competenze interne o esterne all’amministrazione regionale:
- In caso di risposta affermativa, specificare se il nodo regionale è integrato con
l’archivio dei disoccupati del sistema informativo regionale.
363
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
1.4.5 La Regione intende promuove o ha promosso le sperimentazioni di cui all’articolo 13 comma 6 del D.Lgs. 276/2003 (c.d. “agenzie sociali”)?
1.4.6 Se sì, effettuarne una descrizione evidenziandone le caratteristiche e i soggetti coinvolti.
1.4.7 Qual è attualmente lo stato e quali sono le prospettive della cooperazione tra servizi pubblici e operatori privati?
1.5 Elenco degli atti normativi ed amministrativi più rilevanti in merito all’organizzazione
e implementazione dei Spi nel corso del 2004, secondo il seguente schema:
Tipo di atto
Numero
Data
Argomento
Eventuale anziamento
finanziario
1.6 Elenco dei documenti di programmazione delle politiche regionali per il lavoro e l’occupazione.
1.7 Bandi a valere sul POR asse A (tutte le misure) nel corso del 2003-2004.
1.8 È stato redatto un Masteplan regionale o un altro documento analogo che definisca il
profilo e gli obiettivi del sistema regionale SPI (sollecitare una breve descrizione delle linee guida, degli obiettivi del documento).
1.9 È stata predisposta un’attività di monitoraggio?
1.9.1 Qual è la struttura (Ad es. Osservatori, etc.) all’interno della regione che si occupa dell’analisi dei dati quantitativi provenienti dai Cpi? Specificare:
- chi fornisce i dati alla struttura regionale predisposta (direttamente la provincia,
direttamente i Cpi, entrambi)
- quali tipologie di dati vengono raccolti (iscrizioni, avviamenti, n. colloqui, etc.);
- valutazione della qualità dei dati (eventuali problemi di relativi all’omogeneità
dei dati raccolti, etc.);
- frequenza della raccolta di dati;
- se i sistemi informatici sono abbastanza flessibili da rendere possibili estrazioni, o elaborazioni ad hoc.
1.10 Rispetto all’attuazione della L.68/99, quali funzioni assume l’Amministrazione regionale nei confronti delle Amministrazioni provinciali? (barrare le caselle interessate, in
Altro specificare).
1.10.1 Programmazione e indirizzo
1.10.2 Controllo e monitoraggio
1.10.3 Coordinamento dello scambio di buone prassi
fra Province della Regione
1.10.4 Corresponsabilizzazione dell’Amministrazione
provinciale nell’ambito della gestione del Fondo
regionale per l’occupazione dei disabili
1.10.5 Predisposizione di strumentazioni tecniche (manuali per
operatori, griglie di intervista, materiali informativi ecc.)
1.10.6 Altro (specificare) ………………………………
1.11 Problemi ancora aperti.
364
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
2. Ente strumentale
2.1 Effettuare una descrizione delle funzioni erogate dall’ente strumentale relativamente
a:
a) ricerche e monitoraggi (anche sulla qualità dei servizi e sull’utenza dei Cpi)
b) assistenza tecnica al sistema dei Servizi per l’impiego
c) servizi verso altri soggetti (imprese, cittadini, etc.); specificare se esistono sportelli;
descrivere accuratamente le iniziative;
d) altre funzioni (specificare)
2.2 Su quali tematiche/progetti sono state attivate, nel corso dell’ultimo anno, relazioni
con enti tecnici di altre regioni? Descrivere le iniziative più rilevanti, indicando gli enti
tecnici eventualmente coinvolti.
2.3 Risorse umane: numero e qualifica
Tipologia
M
2.3.1 Dipendenti a tempo indeterminato
F
Totale
(1)
2.3.2 Dipendenti a tempo determinato (2)
2.3.3 LSU
2.3.4 Collaboratori e Consulenti
2.3.5 Lavoratori interinali
Per il punto 2.3.1 compilare la seguente tabella
Dipendenti a tempo indeterminato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Alta
Totale
Alta
Totale
Maschi
Femmine
Totale
(2) Per il punto 2.3.2 compilare la seguente tabella
Dipendenti a tempo determinato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Maschi
Femmine
Totale
(*) Bassa = qualifica A e B della P.A; Media = qualifica C; Alta = qualifica D
2.3.6 Valutazione dell’adeguatezza numerica del personale.
2.3.7 Attuali fabbisogni di professionalità.
365
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
2.4 Attività formative per l’aggiornamento e la riqualificazione del personale attuate (nel
2003 e 2004) o in via di attuazione. Analisi specifica di ciascun intervento o progetto formativo (durate, profili, organizzazione, contenuti ecc. organismo attuatore). Invio di personale in formazione, stage o altro presso strutture specializzate. Durata in ore e data d’inizio dei corsi.
Tema dell’intervento
Ente erogatore
Destinatari (1)
Modalità (2)
(1)
Dirigenti e/o operatori. (2) Indicare almeno una delle seguenti modalità: a=corsi in aula,
b=attività di affiancamento, c=scambi di esperienze con altre strutture Spi (sia italiane che
estere)
2.4.1 Nel complesso, qual è la sua valutazione sulle attività di formazione realizzate?
Ottimo Buono Sufficiente Mediocre Scarso (specificare le motivazioni del giudizio espresso)
2.4.2 Indicare ulteriori fabbisogni formativi.
2.5 Dotazioni strutturali.
2.5.1 Numero di computer in uso (Quanti di questi sono in rete locale, quanti collegati ad internet).
2.5.2 Sono sufficienti? Se NO, eventuali ulteriori computer necessari.
2.5.3 Presenza di una rete intranet gestita a livello regionale: soggetti coinvolti (province, cpi, altri) e per quali funzioni viene utilizzata.
2.5.4 Presenza di un sito web dell’Ente Regionale: che informazioni contiene? chi è incaricato della manutenzione e dell’aggiornamento?
2.5.3 Esistenza di un servizio strutturato di informazioni telefoniche (call center).
2.6 Problemi ancora aperti.
366
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
3. Rapporti formalizzati ed iniziative specifiche
3.1 Attualmente esistono convenzioni o accordi stipulati dalla regione con organismi pubblici e privati per implementare il sistema dei Servizi per l’impiego sul territorio?
3.2 Presenza di accordi quadro o di altro tipo con i Comuni per l’integrazione di servizi.
Specificare.
3.3 Attivazione di convenzioni e o accordi con organismi Non Profit (volontariato, privato
sociale, ecc…).
3.4 Nello specifico, su quali tematiche/progetti sono state attivate, nel corso dell’ultimo anno, relazioni con altre regioni? Descrivere le iniziative più rilevanti, specificando le amministrazioni regionali coinvolte.
3.5 La regione ha partecipato ad iniziative per l’emersione? E in particolare, i SPI sono in qualche modo coinvolti nell’attività promossa dalle Commissioni provinciali o regionali per l’emersione o dai CLES?
3.6 Partecipazione a programmi comunitari (Equal, Interreg, Urban, etc.).
3.7 La regione è stata interessata dalle azioni di sistema del Ministero del Lavoro a sostegno dei Spi? (esempio task-force)
3.7.1 Se sì, in che modo?
3.7.2 Se sì, sono state utili? In quali ambiti in particolare (ad es. organizzazione dei servizi, potenziamento di alcuni di essi, rafforzamento dell’organizzazione interna dei
Cpi; specificare)
3.8 In quali iniziative di programmazione negoziata è stato coinvolto il sistema dei Spi (PIT
“Piani integrati territoriali”, Contratti di programma, Patti territoriali, ecc.).
3.9 Integrazione del servizio EURES nei Spi:
3.9.1 È stato avviato il processo di decentramento e integrazione di Eures nei Spi regionali?
3.9.2 Quali sono gli indirizzi regionali riguardo alla messa a regime del servizio Eures
nei Spi?
3.9.3 È stato nominato il Line manager? (indicare il suo inquadramento, i requisiti utilizzati per l’individuazione, eventuali criticità nella selezione)
3.9.4 È stata istituita un coordinamento con le province? Quali sono i problemi legati
alla messa a regime di Eures maggiormente discussi?
3.9.5 Prospettive future del servizio: quali margini di miglioramento si possono individuare, quali potenzialità possono essere espresse?
3.10 Promozione e/o partecipazione ad iniziative finalizzate all’inserimento lavorativo dei
seguenti target di utenza:
3.10.1 Donne.
3.10.2 Lavoratori over 45 (breve descrizione delle iniziative a favore dei lavoratori anziani, specificare su quali aspetti intervengono, con quali fondi vengono finanziati e l’ente che nel concreto le attua).
3.10.3 Disoccupati di lunga durata
3.10.4 Giovani
367
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
3.10.5 Extracomunitari (anche in merito alle politiche sui flussi per lavoro).
3.10.6 Altre categorie (detenuti, tossicodipendenti, ecc…).
3.11 Adozione di strumenti di integrazione del reddito in assenza di lavoro a favore di soggetti deboli sul mercato del lavoro ulteriori o diversi da quelli nazionali
3.12 La regione promuove azioni a sostegno a favore dei lavoratori atipici (ad esempio azioni per la riqualificazione, etc.)?
3.12.1 La regione promuove o realizza studi specifici, osservazioni ad hoc per questa
tipologia di utenza?
3.13 Attivazione di misure a sostegno dell’autoimprenditorialità. Specificare verso quali target prioritari (donne, giovani, ecc.) esse sono maggiormente orientate.
3.14 Presenza di azioni specifiche promosse dai SPI per far fronte a situazioni di crisi occupazionale dovuta a chiusura di stabilimenti industriali nel territorio regionale
3.15 Obbligo formativo
3.15.1 Esiste un’anagrafe regionale sull’obbligo formativo
Si, su supporto cartaceo
Si, come banca dati informatizzata
Si, disponibile su internet
No
(passa a dom. 3.15.7.)
3.15.2 Tale banca dati:
è gestita direttamente dalla Regione
è affidata ad un soggetto esterno
3.15.3 Le informazioni presenti nella banca dati provengono da:
banche dati provinciali dell’obbligo formativo
direttamente da Scuole, Cfp, banche dati apprendistato
3.15.4 Qual è il livello qualitativo delle informazioni provenienti
Esaustivo
Parziale
Informazioni
non disponibili
a) Dalle Scuole/Dalla Amm. scolastica
b) Dai Centri di formazione Professionale
c) Dalla Banca dati Apprendistato(1)
(1)
In caso di assenza della banca dati apprendistato, il riferimento è ai dati sugli apprendisti
in obbligo provenienti direttamente dalle imprese
3.15.5 Le suddette informazioni vengono poi confrontate:
Con quelle delle anagrafi comunali
Con quelle sui giovani seguiti dai Servizi sociali
Con le anagrafi sull’obbligo formativo delle Province
Con altre banche dati (es. anagrafi sanitarie)
Non vengono eseguiti confronti
368
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
3.15.6 I dati vengono trasmessi dalla Regione:
alle Province
ai Cpi
Si, Su supporto cartaceo
Si, Via internet
Si, Per posta elettronica
Si, Su floppy disk/CD Rom
Non vengono trasmessi
3.15.7 La verifica della correttezza delle informazioni viene realizzata: (possibili più risposte)
Dalla Regione
Dalla Provincia
Dai Cpi
Non vengono eseguiti controlli
3.15.8 Quanti percorsi di formazione sono stati promossi dalla Regione
per Tutor dell’Obbligo formativo?
3.15.9 Quante persone hanno partecipato in totale?
3.15.10 Attraverso l’attività dei Cpi è stata realizzata un’analisi dei fabbisogni formativi
dei giovani?
Si No 3.16 Problemi ancora aperti.
4. Risorse umane e strutturali
4.1 Numerosità e tipologia, secondo il seguente schema:
Personale
M
F
indeterminato(1)
4.1.1
Dipendenti a tempo
4.1.2
Dipendenti a tempo determinato(2)
4.1.3
LSU
4.1.4
Collaboratori e Consulenti
4.1.5
Lavoratori interinali
(1) Per il punto 4.5.1 compilare la seguente tabella
Dipendenti a tempo indeterminato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Alta
Totale
Maschi
Femmine
Totale
369
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
(2) Per il punto 4.1.2 compilare la seguente tabella
Dipendenti a tempo determinato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Alta
Totale
Maschi
Femmine
Totale
(*) Bassa = qualifica A e B della P.A; Media = qualifica C; Alta = qualifica D
4.2 Valutazione dell’adeguatezza numerica del personale.
4.3 Attuali fabbisogni di professionalità.
4.4 Nel corso dell’ultimo anno è stato inserito nuovo personale? Quanti, quali figure professionali e con che tipologia di contratto.
4.5 Attività formative per l’aggiornamento e la riqualificazione del personale attuate
(2003-2004) o in via di attuazione. Analisi specifica di ciascun intervento o progetto formativo (durate, profili, organizzazione, contenuti ecc. organismo attuatore). Invio di personale in formazione, stage o altro presso strutture specializzate. Durata in ore e data
d’inizio dei corsi.
Tema dell’intervento
Ente erogatore
Destinatari (1)
Modalità (2)
(1) Dirigenti e/o operatori. (2) Indicare almeno una delle seguenti modalità: a=corsi in aula, b=attività di affiancamento, c=scambi di esperienze con altre strutture Spi (sia italiane che
estere)
4.6 Nel complesso, qual è la sua valutazione sulle attività di formazione realizzate?.
Ottimo Buono Sufficiente Mediocre Scarso (specificare le motivazioni del giudizio espresso)
4.7 Indicare ulteriori fabbisogni formativi.
4.8 Presenza di sezioni tematiche dedicate a lavoro, formazione professionale ed orientamento nel sito regionale o in altri domini. Specificare indirizzi e contenuti delle pagine web.
4.9 Attivazione e utilizzo di un Sistema informativo locale: Chi è stato incaricato della gestione del Sil? Rispetto a quest’ultimo, qual’è attualmente la situazione?
4.10 Problemi ancora aperti.
370
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
5. Risorse finanziarie
Rilevazione dati relativi alle risorse finanziarie destinate ai Servizi per l’impiego
Fonte delle risorse
Voci di spesa
Totale
Risorse
proprie
della
Regione
Fondo
Sociale
Europeo
Trasferimenti
dallo
Stato
5.1) PERSONALE - RIPORTARE I DATI DA BILANCIO CONSUNTIVO 2003
5.1.1.a) personale dipendente operante presso
il Servizio politiche del lavoro
5.1.1.b) collaboratori e consulenti esterni operanti
presso il Servizio politiche del lavoro
5.1.2.a) personale dipendente operante presso
altre strutture regionali della rete SPI
5.1.2.b) collaboratori e consulenti esterni operanti presso altre strutture regionali della rete SPI
5.1.3.a) Totale personale dipendente operante
presso il Servizio politiche del lavoro, altre strutture regionali della rete SPI
5.1.3.b) Totale collaboratori e consulenti esterni operanti presso il Servizio politiche del
lavoro, altre strutture regionali della rete SPI
5.2) SPESE PER L’ACQUISTO DI BENI E SERVIZI - RIPORTARE GLI IMPEGNI DI SPESA RELATIVI ALL’ANNO 2004
5.2.1)
spese correnti per l’acquisto di beni di
consumo e/o di materie prime
5.2.1.a) di cui: spese correnti destinate all’acquisto di materiale informatico
5.2.2)
spese correnti per prestazioni di servizi
5.2.3)
spese correnti per l’utilizzo di beni di terzi
5.2.3.a) di cui: spese correnti per l’utilizzo di
beni immobili
5.2.3.b) spese correnti per l’utilizzo di beni mobili
5.2.4)
spese in conto capitale per l’acquisizione di beni immobili
5.2.5)
spese in conto capitale per l’acquisizione di beni mobili, macchine e attrezzature (…)
5.2.5.a) di cui: spese in conto capitale per l’acquisizione di materiale informatico
371
ALLEGATO 1 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
6. Principali aspetti positivi e problemi incontrati
7. Intervistato/i
Nome Cognome
Funzione
Tel.
Fax.
8. Intervistatore
Società:
Codice intervistatore
9. Elenco documenti allegati
372
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Area Mercato del Lavoro
Scheda Provincia 2004
Anagrafica
Data intervista:
Provincia:
Ufficio:
Indirizzo:
Telefono:
Fax:
E-mail:
Sito web:
1. Assetto organizzativo e programmazione
1.1 Organigramma degli uffici provinciali dedicati all’organizzazione dei servizi per l’impiego.
1.2 Ci sono state variazioni nell’assetto organizzativo negli ultimi 12 mesi? L’assetto raggiunto può considerarsi definitivo?
1.3 Comitato tecnico Collocamento obbligatorio:
Istituzione (s/n).
Specificare le attività svolte dal Comitato tecnico del Collocamento obbligatorio.
1.4 Elenco degli atti normativi amministrativi (delibere, regolamenti, etc.) più rilevanti in merito all’organizzazione e implementazione dei Spi nel corso del 2004, secondo il seguente schema:
Tipo di atto
Numero
Data
Argomento
Eventuale stanziamento
finanziario
1.5 Elenco dei documenti di programmazione delle politiche regionali per il lavoro e
l’occupazione.
1.6 Bandi a valere sul POR asse A (tutte le misure) nel corso del 2003-2004.
1.7 Nuove prospettive alla luce della Legge 30 e del decreto legislativo 276/2003 in particolare riguardo a:
1.7.1
Rapporto con le agenzie per il lavoro (somministrazione, scuole, università,
enti Blaterali, comuni ecc…).
1.7.2
La provincia intende promuovere o ha promosso le sperimentazioni di cui
all’articolo 13 comma 6 del D.Lgs. 276/2003 (c.d. “agenzie sociali”)?
373
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
1.7.3
Se sì, effettuarne una descrizione evidenziandone le caratteristiche e i soggetti coinvolti.
1.8 Bilancio dell’applicazione del D.Lgs. 181/2000 e successive modificazioni.
1.8.1
In quanti Cpi della provincia è stato applicato il D.Lgs 181/2000 e successive modificazioni? (soffermarsi in particolare sull’eliminazione delle liste di
collocamento, e sulla valorizzazione del nuovo concetto di disoccupazione)
1.8.2
L’applicazione è avvenuta in maniera uniforme o differenziata nei Cpi provinciali, e perché? Specificare le modalità di svolgimento seguite.
1.8.3
Indicare il numero di “disponibili al lavoro” ai sensi del D.Lgs.. 181/2000 e
successive modificazioni, per le diverse categorie previste, al 30 giugno 2004.
Totale CPI
Tipologia
Maschi
Femmine
Totale
nella
Provincia
Totale disponibili al lavoro
Di cui:
Adolescenti
Giovani
Donne in reinserimento lavorativo
Disoccupati di lunga durata
Inoccupati di lunga durata
374
1.8.4
Il “Patto” tra disoccupato e Servizi per l’impiego.
a) È prevista la stipula di un patto tra disponibili al lavoro e Spi (specificare
se definito da normativa regionale o provinciale)?
b) È previsto in tutti i Cpi della provincia?
c) Viene fatto firmare a tutti gli utenti “disponibili al lavoro”?
d) Cosa prevede la sottoscrizione del patto? Effettuare una descrizione delle iniziative/percorsi attivate nei confronti dell’utente firmatario in caso di sottoscrizione del “patto”.
1.8.5
Sono già stati avviati gli incontri per le proposte di adesione ad iniziative di
inserimento lavorativo o di formazione e/o riqualificazione professionale (stage/tirocini, formazione professionale, offerte di lavoro) destinate ai diversi
soggetti individuati dal D.Lgs. 181 e successive modificazioni? In caso di risposta affermativa: indicare per quali soggetti e con che modalità; indicare, altresì se vi sono state eventuali criticità che hanno caratterizzato l’attivazione di queste iniziative; indicare, infine, se si riscontrano differenze fra i Cpi
della provincia.
1.8.6
Sono state attivate iniziative rivolte ad un maggior raccordo con la Formazione
professionale per attivare pacchetti formativi ad hoc rispetto ai fabbisogni
espressi dagli utenti disponibili alla ricerca attiva di lavoro?
a) Se si, sollecitare una descrizione delle iniziative svolte.
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
b) Si riscontrano problemi di asimmetria tra l’offerta formativa erogata al livello provinciale e regionale ed i fabbisogni professionali attualmente
espressi dagli utenti immediatamente disponibili alla ricerca di lavoro?
1.8.7
Sono stati predisposti specifici software per la gestione delle procedure di
cui al D.Lgs. 181 e successive modificazioni? Se si quali?
1.8.8
Sono utilizzati ulteriori software per la gestione:
a. comunicazioni obbligatorie da parte dei datori di lavoro
b. pratiche relative agli Enti previdenziali / assistenziali.
c. Altro (specificare)
1.9 I Cpi della provincia continuano a gestire o a mantenere di iscritti al Centro che non
hanno dichiarato la disponibilità al lavoro? Se SI, indicarne la finalità.
1.10
Problemi ancora aperti.
2. Servizi erogati e loro distribuzione sul territorio provinciale
2.1 Vi sono servizi attivati esclusivamente a livello provinciale? Se SI, quali servizi, come, da chi e dove vengono effettuati.
2.2 Quale è il servizio qualificante dei CPI della sua provincia? Ne effettui una descrizione dettagliata.
2.3 Elenco centri per l’impiego e delle strutture territoriali ad essi collegate. (Evidenziare
eventuali modifiche rispetto alla situazione dello scorso anno).
2.4 Avete servizi all’utenza erogati o gestiti da enti terzi (esternalizzato).
2.4.1
Se sì, indicare con quali modalità è avvenuto l’affidamento: a) Bando, b)
Affidamento diretto, c) Altro specificare.
2.4.2
Durata dell’affidamento in mesi.
2.4.3
Per quali motivazioni si è deciso di affidare servizi a soggetti terzi (ad es. carenza
di risorse umane, inadeguatezza delle professionalità espresse, valorizzazione di
partnership territoriali, etc.)
2.5 In caso di esternalizzazione specificare se il servizio viene erogato:
- All’interno della struttura del Cpi;
- Da una specifica struttura esterna al Cpi (specificare quale);
- Da più strutture esterne tra cui l’utente può scegliere (specificare).
2.6 Problemi ancora aperti.
2.7 Presenza di azioni di monitoraggio da parte della provincia:
- della qualità dei servizi(1)
- dei volumi di attività(1)
(1) Per ciascuna di esse occorre indicare la periodicità, l’utilizzo e la diffusione
dei dati.
2.7.1
Qual è la struttura (Ad es. Osservatori, etc.) all’interno della provincia che si
occupa dell’analisi dei dati quantitativi provenienti dai Cpi? Specificare:
- quali tipologie di dati vengono raccolti (iscrizioni, avviamenti, n. colloqui,
etc.);
375
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
-
valutazione della qualità dei dati (eventuali problemi di relativi all’omogeneità dei dati raccolti, etc.);
frequenza della raccolta di dati;
se i sistemi informatici sono abbastanza flessibili da rendere possibili estrazioni, o elaborazioni ad hoc;
i dati raccolti dai Cpi vengono trasmessi alla regione?
2.8 Promozione e marketing dei servizi al livello provinciale:
2.8.1
Produzione materiale informativo;
2.8.2
Campagne pubblicitarie specifiche (radio, TV, cartellonistica, Internet, ecc.);
2.8.3
Partecipazione a fiere, manifestazioni, convegni;
2.8.4
Esistenza di una strategia di comunicazione (piano di comunicazione istituzionale, carta dei servizi).
2.9 Obbligo formativo
2.9.1
Esiste un’anagrafe provinciale sull’obbligo formativo?
Si, su supporto cartaceo
Si, come banca dati informatizzata
Si, disponibile su internet
No
(passa a dom. 2.9.7.)
2.9.2
Tale banca dati:
è gestita direttamente dalla Provincia
è affidata ad un soggetto esterno
2.9.3
Qual è il livello qualitativo delle informazioni provenienti
Esaustivo
Parziale
Informazioni
non disponibili
a) Dalle Scuole/Dalla Amm. scolastica
b) Dai Centri di formazione Professionale
c) Dalla Banca dati
Apprendistato(1)
(1)In caso di assenza della banca dati apprendistato, il riferimento è ai dati sugli apprendisti
in obbligo provenienti direttamente dalle imprese.
2.9.4
Le suddette informazioni vengono poi confrontate:
Con quelle delle anagrafi comunali
Con quelle sui giovani seguiti dai Servizi sociali
Con altre banche dati (es. anagrafi sanitarie)
Non vengono eseguiti confronti
2.9.5
I dati vengono trasmessi dalla Provincia:
Si, Su supporto cartaceo
Si, Via internet
Si, Per posta elettronica
Si, Su floppy disk/CD Rom
Non vengono trasmessi
376
alla Regione
ai Cpi
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
2.9.6
La verifica della correttezza delle informazioni viene realizzata:
(possibili più risposte)
Dalla Provincia
Dai Centri per l’impiego
Dalla Regione
Non vengono eseguiti controlli
2.9.7
Quanti sono complessivamente i tutor dell’obbligo formativo
che operano presso l’insieme dei Cpi della Provincia?
2.9.8
Di questi, quanti sono quelli entrati in servizio
nel corso del 2004?
2.9.9
Quanti percorsi di formazione sono stati realizzati
dalla Provincia per Tutor dell’Obbligo formativo?
2.9.10 Quante persone hanno partecipato in totale?
2.9.11 Attraverso l’attività dei Cpi è stata realizzata un’analisi
dei fabbisogni formativi dei giovani?
2.10
Si No Collocamento disabili. Ruoli e funzioni nelle procedure di attuazione della
L.68/99
2.10.1 Come sono state ripartite le diverse attività tra gli attori coinvolti nell’erogazione del servizio (Si prega di fornire anche una descrizione che illustri le principali modalità di funzionamento del collocamento mirato nella Provincia di
riferimento)?
Comitato
Uffici
tecnico
della
Cpi*
provinciale* provincia*
Attività
2.10.1a
Attività al
momento
Altro
non
(specificare)
effettuata*
Prospetti informativi e
richieste di avviamento
2.10.1b Disciplina degli esoneri
Verifica del rispetto dell’obbligo di assunzione e
2.10.1c
rilasci della certificazione
di ottemperanza
2.10.1d
Redazione e gestione delle schede individuali
Colloquio di orienta2.10.1e mento e sviluppo percorso formativo
2.10.1f Liste uniche
2.10.1g
Incontro domanda/offerta di lavoro
2.10.1h Convenzioni
1 = Ruolo gestionale; 2 = Ruolo esecutivo; 3 = entrambi
2.10.2
Rilevazioni statistiche riferite a settembre 2004
377
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
2.10.3
Quota di riserva (totale lavoratori disabili che i datori di lavoro soggetti ad
Totale
2.10.2a
Di cui
Femmine
N. di iscritti disabili all’elenco unico del collocamento ex
L. 68/99 nell’ambito del territorio di competenza
provinciale, per sesso al settembre 2004
N. di iscritti disabili all’elenco unico del collocamento ex
L. 68/99 nell’ambito del territorio di competenza
2.10.2b
provinciale, per sesso al settembre 2004 disponibili
all’avviamento
2.10.2c
N. di iscritti all’elenco unico del collocamento ex L.
68/99 ai sensi dell’art. 18 nell’ambito del territorio di
competenza provinciale, per sesso al settembre 2004
N. totale di iscritti all’elenco unico del collocamento ex L.
2.10.2d 68/99 nell’ambito del territorio di competenza provinciale, per sesso al settembre 2004
obbligo debbono avere alle dipendenze) per provincia, per classe dimensionale delle imprese obbligate a settembre 2004
Classe dimensionale
2.10.3a
Da 15 a 35 dipendenti
2.10.3b
Da 36 a 50 dipendenti
2.10.3c
Oltre 50 dipendenti
2.10.3d
Totale
2.10.4
Quota di riserva
Di cui posti
attualmente
scoperti
N. di persone disabili collocate da gennaio a giugno 2004
Totale
2.10.4a
Con avviamento numerico
2.10.4b Per richiesta nominativa
2.10.4c
Tramite convenzione
2.10.4d Totale
378
Di cui
Femmine
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
2.10.5
N. di soggetti ex art.18 collocati da gennaio a giugno 2004
Totale
2.10.5a
Di cui
Femmine
Con avviamento numerico
2.10.5b Per richiesta nominativa
2.10.5c
Tramite convenzione
2.10.5d Totale
2.10.6
Risoluzioni del rapporto di lavoro registrate dal 1 gennaio 2004 al 30 giugno 2004
N.
2.10.6a
Risoluzioni del rapporto di lavoro riguardanti disabili
2.10.6b
Risoluzioni del rapporto di lavoro riguardanti soggetti ex art. 18
2.10.6c
Totale
2.10.7
Convenzioni (art. 11 L. 68/99) – periodo gennaio-settembre 2004
2.10.7a
N. di convenzioni per le quali è pervenuta richiesta
2.10.7b
N. di convenzioni stipulate
2.10.8
Convenzioni (art. 12 L. 68/99) – periodo gennaio-settembre 2004
2.10.8a
N. di convenzioni per le quali è pervenuta richiesta
2.10.8b
N. di convenzioni stipulate
2.10.9
Di cui finanziate
ex art. 13
L. 68/99
Esoneri (gennaio – settembre 2004)
2.10.9a N. di richeste di esonero pervenute agli uffici competenti
2.10.9b N. di esoneri rilasciati
2.10.10
N. di certificazioni di ottemperanza rilasciate (gennaiosettembre 2004)
379
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
2.10.11
Esistono nel vostro territorio di competenza Servizi per l’inserimento lavorativo dei disabili (SIL) gestiti a cura di
2.10.11a Servizi sociali comunali
2.10.11b Servizi sociosanitari
2.10.11c Altre Amministrazioni (specificare)
2.10.12
Se si, collaborate stabilmente con alcuni di questi servizi?
Si 2.10.13
No Sono attualmente in corso nel vostro territorio esperienze di inserimento lavorativo di disabili che contemplino l’utilizzo dell’articolo 14 del Decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (applicazione della legge 30/2003)*
Si No Non so 2.10.14 Quali sono, con riferimento all’esperienza del vostro territorio, i principali punti di forza e di debolezza degli strumenti legislativi attualmente disponibili per l’inserimento del disabile nel mondo del lavoro?
_______________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________
_______________________________________________________________________________
*L’articolo 14 del Decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276 disciplina la stipula fra i Servizi
per l’impiego e le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale e con le associazioni di rappresentanza,
assistenza e tutela delle cooperative (di cui all’articolo 1 comma 1, lettera b, della legge 8 novembre 1991, n. 381), e con i consorzi (di cui all’articolo 8 della stessa legge), convenzioni
quadro su base territoriale aventi ad oggetto il conferimento di commesse di lavoro alle cooperative sociali medesime da parte delle imprese associate o aderenti. Il conferimento delle commesse si accompagna al collocamento al lavoro dei disabili presso la cooperativa sociale, in luogo dell’azienda per la quale quest’ultima lavorerà.
3. Reti territoriali e iniziative specifiche sul territorio del Servizio lavoro della provincia
3.1 La provincia ha attivato convenzioni o accordi con organismi pubblici e privati per
implementare il sistema dei Servizi per l’impiego sul territorio?
3.2 Presenza di accordi quadro o di altro tipo con i Comuni per l’integrazione di servizi. Specificare.
3.3 Attivazione di convenzioni e o accordi con organismi Non Profit (volontariato, privato sociale, ecc…).
3.4 La provincia ha partecipato ad iniziative per l’emersione? E in particolare, i SPI sono in qualche modo coinvolti nell’attività promossa dalle Commissioni provinciali o regionali per l’emersione o dai CLES?
3.5 Partecipazione a programmi comunitari (Equal, Interreg, Urban, etc.).
3.6 La Provincia è stata interessata dalle azioni di sistema del Ministero del Lavoro a sostegno dei Spi? (esempio task-force)
3.6.1
380
Se sì, in che modo?
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
3.6.2
Se sì, sono state utili? In quali ambiti in particolare (ad es. organizzazione dei
servizi, potenziamento di alcuni di essi, rafforzamento dell’organizzazione interna dei Cpi; specificare)
3.7 In quali iniziative di programmazione negoziata è stato coinvolto il sistema dei Spi
(PIT “Piani integrati territoriali”, Contratti di programma, Patti territoriali, ecc.).
3.8 Integrazione del servizio EURES nei Spi:
3.8.1
3.8.2
È stata avviata la costituzione di una rete provinciale di referenti Eures presso
i Centri per l’impiego e gli uffici provinciali? (Effettuarne una breve descrizione, soffermandosi sulle criticità ed i punti di forza emersi nel processo di costruzione).
I referenti hanno ricevuto una formazione specifica?
3.8.3
È stata istituita un’istanza di coordinamento con la regione per la gestione
del servizio Eures e la sua messa a regime? Da chi è composta? Con quale
frequenza e modalità di riunisce? Quali sono i problemi legati alla messa a
regime di Eures maggiormente discussi?
3.8.4
Prospettive future del servizio: quali margini di miglioramento si possono individuare, quali potenzialità possono essere espresse?
3.9 Promozione e/o partecipazione ad iniziative finalizzate all’inserimento lavorativo
dei seguenti target di utenza:
3.10
3.9.1
Donne.
3.9.2
Lavoratori over 45 (breve descrizione delle iniziative a favore dei lavoratori
anziani, specificare su quali aspetti intervengono, con quali fondi vengono
finanziati e l’ente che nel concreto le attua).
3.9.3
Disoccupati di lunga durata
3.9.4
Giovani
3.9.5
Extracomunitari (anche in merito alle politiche sui flussi per lavoro).
3.9.6
Altre categorie (detenuti, tossicodipendenti, ecc…).
Esiste una componente di lavoratori atipici, e qual è la sua rilevanza, tra l’utenza
dei Cpi (ad es.: è diminuita, è aumentata, etc.)?
3.10.1
La provincia promuove azioni a sostegno a favore di questa tipologia di
utenza (ad esempio azioni per la riqualificazione, etc.)?
3.10.2
La provincia promuove o realizza studi specifici, osservazioni ad hoc per
questa tipologia di utenza?
3.11
Attivazione di misure a sostegno dell’autoimprenditorialità.
3.12
Presenza di azioni specifiche promosse dai SPI per far fronte a situazioni di crisi occupazionale dovuta a chiusura di stabilimenti industriali nel territorio provinciale.
381
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
4. Risorse umane
4.1 Risorse umane: numero e qualifica
Tipologia
M
F
Di cui impegnate
nel collocamento
obbligatorio
(Legge 68/99)
4.1.1Dipendenti a tempo indeterminato (1)
4.1.2 Dipendenti a tempo determinato (2)
4.1.3 LSU
4.1.4 Collaboratori e Consulenti
4.1.5 Lavoratori interinali
(1) Per il punto 4.1.1 compilare la seguente tabella
Dipendenti a tempo indeterminato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Alta
Media
Alta
Maschi
Femmine
Totale
(2) Per il punto 4.1.2 compilare la seguente tabella
Dipendenti a tempo determinato
Qualifiche (*)
Bassa
Maschi
Femmine
Totale
(*) Bassa = qualifica A e B della P.A; Media = qualifica C; Alta = qualifica D
382
4.1.6
Valutazione dell’adeguatezza numerica del personale. Specificare se nel corso dell’ultimo anno è stato inserito nuovo personale (Quanti, quali figure professionali e con che tipologia di contratto).
4.1.7
Attuali fabbisogni di professionalità.
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
4.2 Attività formative per l’aggiornamento e la riqualificazione del personale attuate (nel
2003 e 2004) o in via di attuazione. Analisi specifica di ciascun intervento o progetto formativo (durate, profili, organizzazione, contenuti ecc. organismo attuatore). Invio di personale in formazione, stage o altro presso strutture specializzate.
Durata in ore e data d’inizio dei corsi.
Tema dell’intervento
Ente erogatore
Destinatari (1)
Modalità (2)
(1) Dirigenti e/o operatori
(2) Indicare almeno una delle seguenti modalità: a=corsi in aula, b=attività di affiancamento, c=scambi di esperienze con altre strutture Spi (sia italiane che estere)
4.2.1
Ottimo Nel complesso, qual è la sua valutazione sulle attività di formazione realizzate?
Buono Sufficiente Mediocre Scarso (specificare le motivazioni del giudizio espresso)
4.2.2
Indicare ulteriori fabbisogni formativi.
4.3 Esistenza di un servizio strutturato di informazioni telefoniche (call center).
5. Risorse informatiche
5.1 Numero postazioni utilizzate negli uffici provinciali. (Quante di queste sono in rete locale, quante collegate ad internet).
5.2 Sono sufficienti? Se NO, eventuali ulteriori computer necessari.
5.3 La Provincia è collegata in rete intranet con i CPI e la Regione?
5.4 Tipo di utilizzo di Netlabor (gestione adempimenti, altre funzioni, gestione archivi, ecc.).
5.5 Nel caso vi sia un sito web provinciale, descrivere dettagliatamente come i SPI abbiano organizzato la loro sezione, e come lo utilizzino nel loro lavoro.
5.6 Utilizzo di internet.
5.7 Attivazione e utilizzo di un Sistema informativo locale e raccordo con la Borsa
Continua Nazionale del Lavoro
383
ALLEGATO 2 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
5.7.1
Quale ruolo svolge la provincia nell’implementazione del Sistema informativo locale? Specificare qual è lo stato dell’arte della sua messa a regime.
5.7.2
Prospettive e problemi in vista dell’integrazione con il nodo regionale della Borsa Continua Nazionale del Lavoro
6. Risorse finanziarie
6.1 Ammontare delle seguenti voci di spesa come da bilancio consuntivo 2003:
- Personale incardinato presso le strutture Spi
- Investimenti strutturali e strumentali
- Affitto locali
- Personale non dipendente (consulenze, esternalizzazioni).
7. Principali aspetti positivi e problemi incontrati
8. Intervistato/i
Nome Cognome
Funzione
Tel.
Fax.
9. Intervistatore
Società:
Codice intervistatore
10.
384
Elenco documenti allegati:
ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Area Mercato del Lavoro
Scheda riassuntiva Centri per l’impiego
(Da compilare per ogni CPI della Provincia)
Codice CPI (A cura del rilevatore)
Nome CPI
Indirizzo (via, comune, prov., Cap)
Telefono
Fax
E-mail
Sito web
N° sedi distaccate
N° recapiti periodici
Bacino d’utenza: elencare i comuni afferenti al
CPI solo nel caso di variazioni rispetto al 2003
385
ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Maschi
Femmine
Totale
Dato non
disponibile
N. di soggetti presenti nell’elenco anagrafico al 30/06/2004
N. disoccupati al 30/06/2004
immediatamente disponibili al lavoro
ex D.Lgs. 181/2000 e succ. modificazioni
di cui occupati con conservazione dello stato di disoccupazione
N° di sospesi dallo stato di disoccupazione al 30/06/2004
N. disoccupati stranieri extracomunicati o neocomunitari al 30/06/2004
immediatamente disponibili al lavoro
ex D.Lgs. 181/2000 e succ. modificazioni
N. di iscritti al Cpi minori di 18 anni al
30/06/2004 in obbligo formativo
N. di nuove dichiarazioni di disponibilità dall’1/01/2004 al 30/06/2004
I locali del Cpi garantiscono riservatezza del rapporto operatore/utente
SI
NO
Presenza di spazi d’attesa per il pubblico
SI
NO
Le dimensioni dei locali sono adeguate all’affluenza media dell’utenza
SI
NO
Presenza di segnaletica interna
SI
NO
Presenza di barriere architettoniche
SI
NO
Totale ore apertura
mattutina
Totale ore apertura
pomeridiana
Orario di apertura al pubblico
Sufficiente
Adeguatezza delle sedi
Insufficiente ristrutturabile
Insufficiente non ristrutturabile
Risorse informatiche
(Numero postazioni funzionanti)
Tipo di collegamento in rete con la
Provincia
386
Nessuno
Intranet
ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Tipo di collegamento in rete con la
Regione
Presenza di un collegamento internet
Nessuno
Intranet
SI
NO
Versione Netlabor
Altro software: denominazione e utilizzo
No
Spazi attrezzati per l’autoconsulatazione(è possibile indicare più di una ri- Si, materiale cartaceo
sposta)
Si, Postazioni informatiche (n° )
Elenco servizi attivati (è possibile la risposta multipla)
Accoglienza
Diffusione delle domande di lavoro
Orientamento
Promozione all’inserimento lavorativo (Tirocini, ecc…)
Mediazione e incontro domanda-offerta
Consulenza alle imprese
Obbligo formativo
Marketing, pubblicizzazione dei servizi disponibili nel Cpi
Collocamento obbligatorio (L. 68/99)
Stato (1)
a
a
a
a
a
a
a
a
a
Modalità di
attuazione (2)
b
b
b
b
b
b
b
b
b
c
c
c
c
c
c
c
c
c
(1) 1 = non attivata; 2 = attivata; 3 = esternalizzata (chiedere chi la svolge).
(2) (vedi schema allegato).
Servizi specifici per target di utenza
Stato (1)
Over 45
Donna
Giovani
Disoccupati di lunga durata
(1) 1 = non attivata; 2 = attivata; 3 = esternalizzata (chiedere chi la svolge).
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ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Servizi per lavoratori non comunitari o appartenenti ai
SI
NO
Presenza di mediatore culturale
SI
NO
Servizi di sportello
SI
NO
nuovi stati membri.
Se SI:
Servizi verso la mobilità geografica dei lavoratori (è possibile la risposta multipla)
Stato (1)
Modalità di attuazione (2)
Servizio Eures
a
b
c
1 = non attivata; 2 = attivata;
a = Disponibilità di materiale informativo; b = presenza di personale Eures (referenti, assistenti, Consiglieri Eures); c = collegamento alla banca dati Eures
Produzione di materiale informativo periodico a stampa contenente offerte di lavoro, concorsi, corsi di formazione, ecc.
SI
NO
% di tempo assorbita dagli adempimenti amministrativi
cioè: registrazione delle assunzioni, cessazioni del rapporto di lavoro, trasformazioni di posto di lavoro, proroghe di contratti o rinnovi degli stessi (escluse procedure relative al 181/00 e succ. modifiche)
Risorse umane
Tipologia
1. Dipendenti a tempo indeterminato (1)
2. Dipendenti a tempo determinato (2)
3. LSU
4. Collaboratori e Consulenti
5. Lavoratori interinali
388
M
F
Totale
Di cui impegnate
nel collocamento
obbligatorio
(Legge 68/99)
ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Dipendente da:
Società parAltro
tecipata
(specificaRegione Provincia
dalla
re)
provincia
Tipologia
1. Dipendenti a tempo indeterminato (1)
2. Dipendenti a tempo determinato (2)
3. LSU
4. Collaboratori e Consulenti
(possibile più di una risposta)
(1) Per il punto 1. indicare le qualifiche
Dipendenti a tempo indeterminato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Alta
Totale
Maschi
Femmine
Totale
(*) Bassa = qualifica A e B della P.A; Media = qualifica C; Alta = qualifica D
(2) Per il punto 2. indicare le qualifiche
Dipendenti a tempo determinato
Qualifiche (*)
Bassa
Media
Alta
Totale
Maschi
Femmine
Totale
(*) Bassa = qualifica A e B della P.A; Media = qualifica C; Alta = qualifica D
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ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
SCHEMA PER LA RILEVAZIONE DELLE MODALITA’ DI ATTUAZIONE DEI SERVIZI ATTIVATI
Servizio
Accoglienza
Modalità di attuazione
A
Smistamento presso
gli altri servizi
Diffusione informazioni relative alle opportunità di impie- Affissione delle offergo, formazione pro- te in bacheche interfessionale e misure ne al CPI
di inserimento lavorativo
B
C
Colloquio preliminaRapido colloquio prere approfondito (effetliminare e appuntatuato alla scrivania) e
mento per gli altri serappuntamento per gli
vizi
altri servizi
Diffusione delle offerte attraverso giornali e/o TV
Diffusione mirata
delle offerte attraverso comunicazioni
individuali (SMS, email, ecc.)
Orientamento
Colloqui individuali,
individuazione del
Compilazione sche- percorso professionale, o formativo
da professionale
o di riqualificazione
professionale
Verifica e agg iornamento periodico
del progetto di inserimento professionale individuale
Promozione all’inserimento lavorativo
(Tirocini)
Stipula di convenzioni e progetti
Promozione della
misura presso le
aziende e i giovani,
colloqui di selezione
Rilascio di attestato
valido ai fini dei crediti formativi, verifica e
analisi degli esiti
Mediazione ed incontro
Domanda/ offerta
Fornitura elenco dei
nominativi alle imprese richiedenti, diffusione delle domande effettuate dalle
imprese
Preselezione con (o
per) le imprese inteAssistenza alla fase di
ressate presso la seinserimento dei cande del CPI, sollecitadidati in azienda
zione delle vacancies
presso le imprese
Servizi di consulenServizi informativi suza per gli adempiConsulenza alle imgli adempimenti ammenti legali ed amprese
ministrativi
ministrativi
Obbligo formativo
390
Accompagnamento
alle imprese (consulenza progettuale,
affiancamento, ecc.)
Colloqui di orienSportello informati- tamento individuali Attivazione del servisu convocazione del zio di tutoraggio
vo
CPI
ALLEGATO 3 - STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Servizio
Modalità di attuazione
A
B
C
Produzione di mateMarketing pubblicizRicorso a radio, gior- Partecipazione ad iniriale
car taceo:
zazione dei servizi dinali/stampa e televi- ziative esterne (fiere,
Volantini, Brochure,
sponibili presso il CPI
sione, sito web
convegni…)
Manifesti, ecc.
Smistamento presso
gli altri servizi, servizi
Collocamento obbliinformativi sugli
gatorio
adempimenti amministrativi
Fornitura elenco nominativi iscritti alle
imprese interessate,
diffusione delle domande effettuate
dalle imprese
Costruzione di progetti individuali,
orientamento, formazione, servizi di accompagnamento
verso le imprese
N.B. : è possibile la risposta multipla.
391
BIBLIOGRAFIA
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Isfol, Sviluppo locale. Prima analisi e compendium dei programmi nelle regioni dell’obiettivo 1, Roma, Isfol, 2004 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche;1)
Isfol, Mobilità e trasparenza delle competenze acquisite: l’esperienza
Europass Formazione in Italia, Roma, Isfol, 2005 (Temi&Strumenti. Studi e
ricerche; 2)
Isfol, Il Fondo Sociale Europeo 2000-2006. Quadro Comunitario di sostegno Ob.
3. Valutazione intermedia. 1° e 2° Parte, Roma, Isfol, 2005
(Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 3)
Isfol, Percorsi di orientamento. Indagine nazionale sulle buone pratiche,
Roma, Isfol, 2005 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 4)
Isfol, Tra orientamento e auto-orientamento, tra formazione e auto-formazione, Roma, Isfol, 2005 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 5)
Isfol, La qualità del lavoro, Roma, Isfol, 2005 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 6)
Isfol, Passo alla Pratica. Una pratica Isfol di consulenza orientativa, Roma,
Isfol, 2005 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 7)
Isfol, Investire nella progettualità delle associazioni di promozione sociale.
Compendium progetti legge 383/2000 triennio 2002-2004, Roma, Isfol,
2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 8)
Isfol, Pensare al futuro. Una pratica di orientamento in gruppo, Roma, Isfol,
2005 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 9)
Isfol, Accogliere e integrare. Esperienze Equal in tema di immigrazione, Roma,
Isfol, 2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 10)
Isfol, Consulenza alla persona e counseling: ambiti di intervento, approcci,
ruolo e competenze del counselor, Roma, Isfol, 2006 (Temi&Strumenti.
Studi e ricerche; 11)
Isfol, Istruzione e formazione professionale: verso la costruzione di nuovi scenari e nuove competenze per gli operatori del sistema, Roma, Isfol, 2006
(Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 12)
Isfol, L’accompagnamento al successo formativo. Strategie e modelli operativi
dei centri per l’impiego, Roma, Isfol, 2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche;
13)
Isfol, Bilanci pubblici ed equità di genere, Roma, Isfol, 2006 (Temi&Strumenti.
Studi e ricerche; 14)
Isfol, Atlante comparato sui Servizi per l’impiego nell’Unione europea ampliata, Roma, Isfol, 2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 15)
Isfol, Bi.dicomp. Un percorso ISFOL di Bilancio di Competenze, Roma, Isfol,
2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 16)
Isfol, Le dimensioni del coping e dell’attribuzione causale nell’orientamento:
due strumenti ISFOL, Roma, Isfol, 2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche;
17)
Isfol, Verso il lavoro. Organizzazione e funzionamento dei servizi pubblici per i
cittadini e le imprese nel mercato del lavoro. Monitoraggio 2004, Roma,
Isfol, 2006 (Temi&Strumenti. Studi e ricerche; 18)
I.G.E.R. srl
viale C.T. Odescalchi, 67/A
00147 Roma
Finito di stampare aprile 2007
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