Indice
Introduzione.....................................................................................................................................1
CAPITOLO I: Tra poesia e verità, lo status del testo....................................................................9
1.1 Nachspiel.................................................................................................................................11
1.2 Prolog......................................................................................................................................14
CAPITOLO II: Das Kind im dritten Reich / Il bambino nel terzo Reich..................................16
2.1 La famiglia..............................................................................................................................20
2.2 La scuola................................................................................................................................24
2.3 “Staatsjugend”.........................................................................................................................33
Conclusione................................................................................................................................... 41
Bibliografia.....................................................................................................................................44
1
Introduzione
L'argomento di questa tesi di laurea non è l'educazione giovanile nel Terzo Reich. La trattazione di
questo tema richiederebbe una preparazione diversa dalla mia e una ricerca più impegnativa e
approfondita di quella possibile qui e sarebbe anche fuori luogo in una tesi di letteratura tedesca.
L'argomento è circoscritto a un libro che si occupa di questo tema, l'opera di Erika Mann intitolata
Zehn Millionen Kinder con sottotitolo: Die Erziehung der Jugend im Dritten Reich. 1 Non si tratta
di un libro qualsiasi: perché oltre ad essere un documento straordinario del periodo storico a cui si
riferisce e dei suoi devastanti cambiamenti sociali, è anche, come sottolinea Irmela von der Lühe, il
primo
libro
in
assoluto
sulla
questione:
“der
erste
Dokumentarbericht
über
die
Erziehungsgrundsätze und Schulbücher, über ‘Hitlerjugend’ und Unterrichtswesen im Deutschland
nach der Machtergreifung.” 2
Nel suo ‘Geleitwort’ (nota accompagnatoria) al libro, Thomas Mann, lo scrittore conosciuto
e padre di Erika, presenta le particolarità del libro così:
Es hat einen abscheulichen Gegenstand dieses Buch; es spricht, sehr kenntnisreich, sehr wohlfundiert, von
Erziehung in der Nazi-Deutschland, von dem, was der Nationalsozialismus unter Erziehung versteht. Aber sonderbar,
es ist das Gegenteil einer abscheulichen Lektüre. Die Anmut der Zornes und seiner Trauer, sein intelligenter Sinn für
Komik, der milde Spott, in den seine Verachtung sich kleidet, sind danach angetan, unser Entsetzen in Heiterkeit
aufzulösen; durch sich selbst, durch den Reiz seiner Sprache, die Lauterkeit der Kritik, mit der es das LeidigDokumentarische umrankt, setzt es dem empörend Negativen, Falschen und Böswilligen das Positive, Rechte,
Vernunft, Güte und Menschlichkeit tröstlich entgegen .
3
1 Attualmente reperibile in una versione tascabile della casa editrice Rowohlt: E.Mann, Zehn Millionen Kinder. Die
Erziehung der Jugend im Dritten Reich, mit einem Geleitwort von Thomas Mann und einem Nachwort von Irmela
von der Lühe, Reinbek bei Hamburg, 2007. (Citiamo da questo libro di seguito, indicandone solo la pagina e
riportandone le traduzioni dalla versione italiana La scuola dei barbari, l'educazione della gioventù nel Terzo Reich,
La Giuntina, Firenze, 1997. Le altre traduzioni di citazioni in nota, senza indicazioni di pagina, sono le mie personali
[S.S] ) La versione originale del libro è del 1938 ed era uscita dalla casa editrice Querido, Amsterdam. Portava il
titolo School of Barbarians. Education unter the Nazis. Introduction by Thomas Mann. New York, Modern Age
Books, 1938.
2 Irmela von der Lühe, ‘Nachwort’ in: E.Mann, Zehn Millionen Kinder, p.203. [cit. In trad. it. Il primo documentario
sui principi educativi e sui libri di scuola della gioventù hitleriana e sull'istruzione scolastica in Germania dopo la
presa del potere. S.S]
3 Citato dal ‘Geleitwort’ di Thomas Mann in: E.Mann, op.cit, p.7. [trad. it.: Ha un argomento nefando questo libro:
parla con grande padronanza e cognizione di causa dell'educazione della Germania nazista, di ciò che il
nazionalsocialismo intende con il termine di educazione. Ma, stranamente, è il contrario di una lettura sgradevole.
L'eleganza del suo corruccio e della sua afflizione, il suo intelligente senso del comico, la benevola presa in giro con
i quali ammanta la sua riprovazione sono fatti apposta per dissolvere il nostro raccapriccio in allegria. Attraverso se
stesso, attraverso il fascino del suo linguaggio e la limpidezza della sua critica con i quali avviluppa l'incresciosa
parte documentaria, l'indegno aspetto negativo, falso e malefico oppone a confronto ciò che è positivo e giusto, la
ragione, la bontà e l'umanità! p.9]
2
Il commento di Thomas Mann focalizza perfettamente le caratteristiche e le particolarità del libro:
oltre ad essere oltre ad essere un documento su un cruciale periodo della storia del popolo tedesco,
l’opera ha anche un valore letterario per la sua forma narrativa originale, per la bellezza della prosa,
per la delicatezza e raffinatezza del linguaggio, per la sottile ironia e comicità e – soprattutto - per
la drammaticità del discorso che riesce a provocare in chi legge e stimoli e reazioni emotive. La
poetica di Erika Mann è dunque affine a quella del padre, anche se si passa dal campo della
narrativa a quello della documentazione storica. Il testo è la messa in scena di una realtà sociale
attuale sotto forma di teatro politico; è una performance testuale che assume lo spirito del cabaret,
genere espressivo che Erika Mann aveva praticato quando era ancora in Europa. L’opera si
configura insomma come una specie di ‘Pfeffermühle’ letterario. Ed è proprio l’aspetto letterario
l'oggetto di maggior interesse di questo lavoro.4
Come già detto, Erika è la prima figlia di Thomas Mann. Faceva dunque parte di una
famiglia di scrittori, letterati ed intellettuali di primissimo piano nella cultura tedesca, “die
wichtigste deutsche Schriftstellerfamilie des 20. Jahrhunderts” 5 Nelle parole dello stesso Thomas
Mann, la sua era senz'altro una “amazing family.” 6 che annoverava scrittori di primissimo piano:
oltre al capostipite Thomas Mann, premio Nobel per la letteratura nel 1929, e suo fratello Heinrich
(per molti critici all'altezza di un premio nobel), Klaus Mann, il fratello di Erika (uno dei più
importanti rappresentanti della letteratura in esilio, Exilliteratur) e un altro fratello più piccolo,
Golo Mann,7 uno dei massimi storici della Germania del secondo dopoguerra.
Noblesse oblige, la vita di Erika Mann è una prova evidente del fatto che essere figlia di una
celebrità non è necessariamente sempre un vantaggio. Può essere utile in molte situazioni e rendere
la vita più facile, in quanto molte porte che per altri restano chiuse, sono facilmente accessibili e si
aprono da sole. Può essere comunque anche - ed è forse più spesso così – un ostacolo, in quanto la
4 Die ‘Pfeffermühle’ (il macinapepe) era la più importante creazione artistica di Erika Mann. Era una sorta di cabaret
politico, una satira contro il regime nazionalsocialista. Per informazioni cfr Erika Mann und ihr politische Kabarett:
Die Pfeffermühle von Helga Keiser-Heine, Reinbek bei Hamburg (Rowohlt) 1995.
5 Secondo un depliant della casa editrice Rowohlt, trad.it.“La famiglia di scrittori tedeschi più importante del
ventesimo secolo.” Per quanto riguarda la storia di questa famiglia, cfr il libro di Hans Wißkirchen Die Familie
Mann, Reinbek bei Hamburg 1999.
6 Thomas Mann, Tagebücher 1937- 1939, hg. Von Peter de Mendelssohn, Frankfurt a.M, 1980, p. 401. Il più piccolo
dei fratelli, Viktor Mann, anche lui scrittore, ha pubblicato poi una ‘Lebenschronik’ di questa famiglia, con il titolo
Wir waren fünf. Bildnis der Familie Mann [trad it. Eravamo in cinque. Ritratto della famiglia Mann. Frankfurt a. M.,
1994.]
7 Golo Mann, due volumi di Erinnerung und Gedanken; il primo: Eine Jugend in Deutschland e il secondo: Lehrjahre
in Frankreich. Anche Monica Mann ha pubblicato Vergangenes und Gegenwärtiges. Erinnerungen (Frankfurt a.M.,
2000). Ultimamente la famiglia Mann è diventata anche un oggetto di ricerca, ha interessato in modo particolare la
critica; sono stati pubblicati una serie di studi: a partire dal libro di Marcel Reich- Ranicki, Thomas Mann und die
Seinen (Frankfurt a.M 1990), a quello di Hans Wißkirchen, Die Familie Mann (Frankfurt a.M.,1999) e Inge und
Walter Jens, Frau Thomas Mann (Reinbek bei Hamburg, 2003) per nominare soltanto i più prestigiosi (in questi libri
si trova anche molto altro materiale bibliografico sull'argomento). Anche il cinema – e con essa il grande pubblico –
si è interessato per questa ‘amazing family’, come testimonia il film docu-fiction del regista Breloer: autore e regista
tedesco. Breloer ha creato i docu-fiction, ovvero una combinazione di film e documentari.
3
paura di non essere all'altezza, di fallire è onnipresente, pesante e condiziona le proprie azioni.
La vita di Erika Mann era fortemente determinata dal fatto di essere figlia di Thomas Mann. Forse
nessun altro dei figli di quest'artista è stato nella stessa misura figlio di Thomas Mann come lei. Si
dice che il padre sarebbe rimasto deluso dal fatto che il suo primogenito non fosse maschio, l'erede
che desiderava, ma soltanto una femminuccia. La delusione fu però compensata dal fatto che
Erika diventò esattamente quello che ci si poteva aspettare da un figlio maschio. 8 Fu lei
l'organizzatrice della carriera letteraria del padre e curò le sue opere sino alla morte di questi e
anche oltre. Godeva – come nessun altro membro della sua famiglia – della sua piena fiducia
intellettuale, ed era l'unica che aveva diritto di criticarlo e di intervenire anche concretamente,
correggendo, tagliando o riformulando i suoi testi. Dopo la morte del padre, Erika si dedicò al
destino postumo della sua opera. Era diventata dunque assolutamente ed esclusivamente quello che
il suo destino aveva stabilito sin dall'inizio: la figlia di Thomas Mann.
Quanto al padre, egli ha voluto per lei questo ruolo e ha contribuito attivamente a spingerla
ad accettarlo, come risulta dal discorso di apertura al libro che qui analizziamo, Zehn Millionen
Kinder, dove Erica viene presentata nella veste di un’autrice di tutto rispetto oltre che come “mein
liebes Kind Erika”. Anche da scrittrice, quindi, Erika rimane ‘figlia’ di Thomas Mann:
Auf dieser ganze Reise, die mich von Ost nach West und wieder zurück durch den ungeheuren Kontinent
Amerika führte, war die Verfasserin des vorliegenden Buchs, mein liebes Kind Erika, an meiner Seite und half mit
treulich die Anforderungen zu bestehen, die das so beglückende und bereichernde, wie beschwerliche Abenteuer stellte.
Oft, im Gespräch mit Zeitungsleuten und namentlich, wenn es nach dem Vortrag die landesüblichen Fragen zu
beantworten galt, machte sie die Mittlerin zwischen mir und der Öffentlichkeit, indem sie Antworten, die ich, im
englischen Ausdruck noch ungeübt, auf Deutsch erteilte, gewandt, verdolmetsche – sehr zum Vorteil dieser
Veranstaltungen, wie ich meine; denn sie fügte ihren Eindrücken einen holderen Stimmklang und den Charme einer
geist- und seelenvollen Frauenpersönlichkeit hinzu.
9
8 In quanto questo potrebbe aver influenzato il fatto che diventò omosessuale deve rimanere pura speculazione. Era
comunque, e questo è ovvio, molto maschile nel suo atteggiamento verso la vita: amava viaggiare, l'avventura e
anche il pericolo.
9
Ivi p. 7. ‘Geleitwort’ in E.Mann. [trad.it. Nel corso di quest'intero viaggio che mi ha condotto da est sino a ovest e
ritorno attraverso l'immenso continente statunitense, mi è stata affianco l'autrice di questo libro,la mia amata figlia
Erika, aiutandomi a far fronte alle richieste postemi da quest'arricchente quanto ardua avventura, che mi ha reso
molto felice. Spesso a colloquio con i giornalisti e in particolare quando si è trattato di rispondere alle tradizionali
domande al termine della conferenza, lei è stata il tramite tra me e il pubblico, traducendo valentemente le risposte
che io, ancora poco pratico della pronuncia inglese, davo in tedesco, certo – come credo – a grande vantaggio di
questi incontri, poiché accompagnava le sue impressioni con un leggiadro timbro di voce e lo charme di una
femminilità sensibile e arguta. p.9]
4
Ma la provenienza da e l'appartenenza a questa famiglia era determinante anche in senso più
generale. Il caratteraccio di Erika, la sua enorme autostima, che - ogni tanto – arriva sino
all'arroganza, il suo atteggiamento verso gli altri e verso il mondo, come dall'altra parte anche il
tipo di vita che conduceva, dipendono direttamente dal particolare ambito sociale e culturale di
questa famiglia. Una famiglia che apparteneva all’alta borghesia, a quel ‘Bildungsbürgentum’
tedesco, che non era solo benestante economicamente, ma si sapeva anche superiore culturalmente.
La consapevolezza di appartenere a questa classe privilegiata, di essere qualcosa di migliore,
superiore, ha determinato anche l’immagine di Erika per tutta la vita e ha influenzato il suo
atteggiamento verso gli altri e verso il mondo. Entrambi i genitori erano benestanti: il padre,
Thomas Mann, era il figlio del sindaco di Lubecca e ricco commerciante navale; la madre Katia
Mann, figlia di uno stimato scienziato e collezionista d' arte ebreo più che benestante, prima del
matrimonio era una ‘von Pringsheim’ e quindi nobile 10
Erika trascorse la sua infanzia a Monaco di Baviera in una bella villa a tre piani con
giardino, la ‘Poschi’, come veniva chiamata dai familiari; durante le ferie soggiornava solitamente
in una seconda casa a Bad Tölz (Bavaria) con il fratello Klaus, prima (erano inseparabili sin
dall'inizio) e più tardi anche con tutti gli altri fratelli. Per dare l'idea dell’ambiente, il vicino di casa
era il celebre direttore d'orchestra Bruno Walter con i cui figli i fratelli Mann giocavano da
bambini. Erika, dunque, non solo era cresciuta con ogni lusso pensabile, ma anche con la
consapevolezza di appartenere ad un'élite d' intellettuali e – per quanto riguarda lo stile educativo
dei genitori – in un'atmosfera di liberalismo assoluto.
Illustrazione 1: Villa
Poschi, la casa natale di
Erika Mann a Monaco di
Baviera.
I bambini della famiglia Mann avevano tutta la libertà immaginabile. In casa Mann c'era un clima
di massima tolleranza e comprensione; per i ragazzi non c'era niente d'impossibile e niente di
vietato. La loro educazione era – per usare un termine attuale – antiautoritaria. Quando i genitori
10 Per avere un'idea dell'ambiente cfr. il libro di Inge e Walter Jens sulla nonna di Erika Mann: Katias Mutters. Zwei
Biografien, Reinbek bei Hamburg 2005.
5
non erano a casa o non avevano tempo - quindi quasi sempre - l'educazione era affidata ad una
governante che non era molto amata dai figli perché meno permissiva e che comunque non aveva
abbastanza autorità per educarli veramente: ai ragazzi non importava niente di quello che diceva. E
lo stesso vale anche per gli insegnanti di scuola. I figli Mann, nonostante la loro innegabile
intelligenza, non erano affatto bravi alunni e i loro risultati lasciavano a desiderare. Le loro carriere
scolastiche sono un capitolo nero nella loro biografia: per i pessimi risultati, dovevano spesso
cambiare scuola.
Di straordinaria importanza per Erika era il rapporto strettissimo con il poco più giovane
fratello Klaus: la loro amicizia durò per tutta la vita. Sembravano gemelli, si assomigliavano anche
per il loro aspetto androgino che spesso e volentieri mettevano anche in mostra.
Illustrazione 2: Erika e
Klaus Mann immortalati in
una foto durante il loro
viaggio in giro per il mondo.
I due, inoltre, erano entrambi legati nel loro destino di essere ‘figli di’. E nonostante il fatto che il
loro padre era decisivo per la loro formazione e per la loro vita, egli contribuì effettivamente ben
poco alla loro educazione.
Questo padre – e lo riflette anche il titolo del un saggio di Erika Mein Vater, der Zauberer 11,
aveva qualcosa di fittizio: assomigliava a un essere mitico e comunque simbolico, non solo perché
poeta e quindi specialista e creatore di finzioni letterarie e performance – alle quali i bambini
assistevano – ma anche perché egli trasformava in continuazione la vita reale e il mondo
circostante in una finzione letteraria e, da festeggiato personaggio pubblico quale era, riconosciuto
come tale dalla collettività, coinvolgeva e integrava anche i familiari nei suoi mondi immaginari.
Sembra anzi – anche se non è questa la sede per approfondire tale aspetto - che questo continuo
oscillare da parte del padre tra finzione e realtà, abbia influenzato in maniera sostanziale la vita di
Erika Mann e degli altri figli, condizionando in particolare il fratello Klaus.
11 Una raccolta di testi, era anche il titolo di un'opera di Erika Mann curata da Irmela von der Lühe e Uwe Naumann:
Erika Mann, Mein Vater der Zauberer, Reinbek bei Hamburg, 1996.
6
Che Erika e Klaus non fossero sempre in grado di fare distinzione tra finzione e realtà è un dato di
fatto e risulta chiaramente dai destini di tutti e due. La loro vita è stata una continua prova di ciò.
Da parte di Erika, questa mancanza del senso della verità, si manifestò già presto nel fatto che – da
bambina – cominciò a sviluppare un preoccupante rapporto con la realtà. Ciò preoccupava molto
anche i suoi molto tolleranti genitori: “sie log” - sottolinea Irmela von der Lühe nella sua biografia
del personaggio – “so beharrlich und erbarmungslos, dass man sich Sorgen zu machen begann...”.12
Questo rapporto distorto, in qualche modo turbato, con la realtà, non finisce comunque con
l'infanzia. La sua scelta della professione di attrice lda parte di Erika lo testimonia chiaramente. Il
teatro è di per sé già il luogo dove si mischiano finzione e realtà; Erika Mann lo sceglie come luogo
della sua vita e ambiente di lavoro. Von der Lühe commenta questa scelta proprio in questo senso
dicendo: “Theater als Beruf: Der Doppelsinn ihrer Erfindung wird Erika, wie auch ihrer Familie
nicht mehr all zulange verborgen bleiben. Denn sehr bald schon sollte aus dem Kindertheater
Geschwistertheater uns aus dem angestrebten Beruf ein zweifelhafter Ruf werden ”.
13
Ma la particolarità dell'attrice di teatro Erika Mann era il fatto che - esattamente come il fratello
Klaus, che aveva scelto il mestiere dello scrittore - lo spettacolo continuava anche al di là del
palcoscenico, nella vita di tutti i giorni, dove Erika continuava a giocare una parte. Le opere teatrali
che scriveva Klaus erano nient'altro che episodi assolutamente autobiografici; la vita che
conducevano lui e la sorella prolungava nella vita la dimensione semi-reale.
Nell'autunno del 1925 Erika e Klaus conoscono Gustav Gründgens, che sarà in futuro uno
dei massimi esponenti di teatro della Germania di quel periodo. 14 Erika lo sposa e, come commenta
Irmela von der Lühe, “Der begnadete Schauspieler und die verwöhnten Dichterkinder spielten
gemeinsam Theater, aber auch miteinander machten sie Theater ”.15
Questa mancanza di capacità di criticare, di distinguere bene tra realtà e finzione non
sembra comunque un problema personale (di Erika) o familiare (dei due Mann), ma si configura
12 Irmela von der Lühe, Erika Mann, eine Biografie, Reinbek bei Hamburg, 1997, p.25.[trad.it: Mentiva in una
maniera così costante e impetuosa che i suoi iniziarono a preoccuparsi seriamente. S.S]
13 Ivi p.26. [trad.it.: Teatro come professione, “l'ambiguità della sua scelta” non poteva rimanere nascosta per sempre,
né a Erika, né ai suoi familiari perché ben presto il prolungato gioco infantile coinvolgeva anche il fratello e
rischiava di rovinare la reputazione di Erika Mann. S.S]
14 Gründgens fu attore teatrale, regista e produttore televisivo. Il ruolo che lo rese famoso fu quello del boss
malavitoso di M - Il mostro di Düsseldorf (1931) di Fritz Lang. Il 24 luglio 1926, sposò Erika Mann, ma i due
divorziarono nel 1929. Gründgens era famoso soprattutto per la sua rappresentazione teatrale del Faust di Goethe,
dove recitava nel ruolo di Mefistofele e Klaus Mann, ispirandosi a lui, scrisse un libro : Mephisto: Roman einer
Karriere, Exilverlag. (Rowohlt) 2000. Ostacolato dallo stesso Gründgens, che dopo la sua morte viene trasposto al
cinema, con l'omonimo titolo, da Istvá Szabó nel 1981.
15 Von der Lühe op.cit Erika Mann: eine Biographie, p.45 [trad.it.: L' attore geniale e i figli viziati dei poeti
giocavano a fare teatro, ma cominciando ad allargare la scena nella vita, prendendosi in giro a vicenda. (S.S) Erika
Mann, sposa Gründgens solamente perché interessata alla fama e a sua volta Gründgens sposa Erika solamente
perché interessato alla famiglia Mann. ]
7
anche come un problema generazionale. Lo dimostra Klaus nella sua autobiografia. 16 E’ cioè un
problema generale della gioventù dei ‘roaring twenties’. Il progresso, lo sviluppo tecnologico e
culturale, i nuovi media come il cinematografo, la modernizzazione della Germania degli anni venti
e trenta, offrivano ai giovani mille possibilità. Cominciava l’era dell’automobile. Erika Mann era
non a caso un'appassionata automobilista. Abbandonò addirittura la sua carriera di attrice
progettando di fare – insieme al fratello- un giro del mondo in macchina. Ma quel viaggio non si
realizzò subito. Partecipava anche a gare in macchina e fu anche vincitrice del rally Mosca-Berlino.
La vita d'avventura era ciò che cercava. La sua vita era dunque una finzione vissuta. Anche il giro
del mondo che realizzò più in la con il fratello, e che entrambi documentarono nel libro
Rundherum, era proprio l’esperienza di una finzione.17 Il viaggio durò nove mesi. Finito il viaggio,
Erika cominciò a scrivere. Ma non nel senso e nella maniera del padre. Non faceva letteratura con
la “L” maiuscola, ma metteva in pratica una forma di giornalismo.
A differenza del fratello, Erika non ha mai tentato di seguire l'esempio del padre, di
imitarlo, di fare come lui. “Schriftstellerin”, sottolinea Irmela von der Lühe, “wohl gar Buchautorin
habe sie nie werden wollen […] davon gebe es in der Familie wahrlich genug”. 18 Scriveva sempre
e molto nella sua vita. Ma non scriveva letteratura. Preferiva generi più pragmatici, scriveva per
occasioni, per scopi pratici, articoli per riviste, comizi e features per la radio.19 Preferiva
ovviamente l'avventura vissuta a quella immaginata. E scriveva dunque anche testi che, in qualche
modo, erano più vicini alla cronaca dei fatti reali. Anche i suoi libri per bambini hanno uno scopo
pratico, pedagogico. In questa prospettiva entra anche la sua carriera da cabarettista. Un' arte
teatrale con uno scopo pratico, politico.
Intorno al 1933, aprì a Monaco un cabaret - ‘Die Pfeffermühle’ - proprio vicino all’Hofbräuhaus
dove si riunivano i nazisti. Attraverso il cabaret cercava di combattere le nuove tendenze naziste in
Germania. All'interno del suo gruppo teatrale Erika era un factotum: scriveva testi, cantava, ma era
anche regista e direttrice, organizzatrice delle tournées e manager del gruppo. Quando – nel
febbraio di quell'anno – non era più possibile dare spettacoli in Germania senza rischiare la vita,
Erika Mann continuò a lavorare in Svizzera ed altri paesi di lingua tedesca. Costretta
all'emigrazione in America a causa del nazismo, Erika Mann iniziò a raccogliere materiale per
dedicarsi alla Scuola dei barbari, opera che si riferisce alla letteratura d'esilio dell'autrice.
16 Cfr Klaus Mann, Kind dieser Zeit,(Rowohlt), Reinbek bei Hamburg, 2000.
17 Cfr Klaus und Erika Mann, Rundherum: Abenteuer einer Weltreise. (Rowohlt), 1996.
18 Von der Lühe, Nachwort E.M., Zehn Millionen Kinder p.199 [trad. it.: Non aveva mai l'intenzione di diventare
scrittrice o addirittura scrittrice di libri, ha ribadito più volte Erika Mann durante l'esilio, ce n'erano già abbastanza
in famiglia. S.S]
19 Ci sono attualmente reperibili due raccolte: Mein Vater, der Zauberer (cfr. nota 11) e Blitze über dem Ozean.
Aufsätze, Rede, Reportagen, Reinbek bei Hamburg, 2000.
8
Molta cura Eika dedicò anche alla scrittura di libri per l'infanzia, ad esempio con la Zugvögel-Serie,
elaborata tra il 1953 e il 1959. Tra i racconti più importanti ricordiamo Stoffel fliegt über Meer. 20 Il
12 agosto 1955 morì Thomas Mann ed Erika decise di pubblicare una raccolta di memorie intitolata
Das letzte Jahr. Bericht über meinen Vater.21 Tra il 1961 e il 1965 Tra il 1961 e il 1965 si occupò
delle lettere del padre e di alcune opere del fratello, attività che continuò a svolgere sino alla morte.
20 E.M., Stoffel fliegt über Meer, Verlag Levy & Müller, Stuttgart, 1932.
21 E.M.,Das letzte Jahr. Bericht über meinen Vater Fischer Taschenbuch Vlg., Frankfurt am Main, 2005.
9
CAPITOLO I: Tra poesia e verità, lo status del testo.
La caratteristica principale del libro di cui ci occupiamo è la sua ambiguità: come genere, il testo si
configura a metà strada fra la storia e la letteratura. Il suo titolo nell’edizione tedesca è School of
Barbarians. Education under Nazis oppure Zehn Millionen Kinder. Die Erziehung der Jugend im
Drittem Reich.
22
L’opera ha la forma di un trattato sociologico, ma è in realtà in uguale misura
anche un racconto autobiografico, ovvero una testimonianza diretta della vita dell’autrice. E’
dunque molto coerente con il tratto distintivo della psicologia di Erika Mann, sempre in bilico,
anche nella vita, fra finzione e realtà. Ma il difetto, in questo caso diventa pregio. Il fascino del
libro – e quindi anche il motivo del suo straordinario successo – sta proprio nella particolare
credibilità che conferisce ad esso la testimonianza personale dell’autrice. L’opera ottenne davvero
un successo strepitoso. Diventò – nonostante l'argomento poco gradevole e il suo carattere
apparentemente poco divertente – un vero best-seller. Dopo tre mesi dalla pubblicazione in lingua
inglese presso Age-Books a New York aveva già venduto 40 mila copie ed ebbe successo anche la
versione in lingua tedesca, pubblicata in seguito ad Amsterdam dalla casa editrice Querido. 23
Il libro è basato in gran parte sul materiale elaborato in varie occasioni sulle tematiche: Kinder im
Nationalistischen Deutschland e Erziehung in der Diktatur. L’autrice si era già prima cimentata sul
tema delle donne e dei bambini come vittime del totalitarismo hitleriano. Nella primavera del 1937
fu offerto ad Erika Mann un contratto da Lecturer. Tale esperienza le consentì di girare ‘from coast
to coast’ gli Stati Uniti, parlando ad esempio nei Woman's Clubs. Visto il successo delle sue
conferenze, è probabile che il progetto di fare un libro delle sue memorie sia stato suggerito dalla
stessa casa editrice. Il libro comunque è stato scritto in gran parte nel 1937 e, dopo qualche
interruzione, è stato ultimato nel dicembre dello stesso anno.
Come si evince dal fatto che il volume è stato pubblicato sia in America, sia in Europa, in lingua
inglese e in lingua tedesca, l’opera era rivolta contemporaneamente a due diversi destinatari: il
pubblico americano curioso di avere informazioni di prima mano sull'attuale situazione politicoculturale in Germania; e quello tedesco che, nonostante la grave limitazione di libertà in cui si
trovava, era interessato ad avere informazioni affidabili sulla sua drammatica situazione storica e
sociale. Si può affermare dunque che questo libro cerca di soddisfare le aspettative di entrambi.
La parte più originale del libro e il suo valore stanno senz'altro nel ricco e vario materiale che
riporta: Mann cita dal Mein Kampf di Adolf Hitler, ma anche da decreti ministeriali di Bernhard
22 Un titolo criticato dalla curatrice della attuale riedizione, Irmela von der Lühe, Op. Cit. . p.211.
23 Querido Verlag: il più importante organo di autori tedeschi perseguitato dai nazisti, fondato da Emanuel Querido e
Fritzt Landshtoff. Questa casa editrice pubblicava anche opere di artisti che esprimevano il loro dissenso contro il
Regime.
10
Rust, ministro della pubblica educazione del periodo e da depliants e riviste propagandistiche del
partito. E’ molto attenta all'autenticità del materiale che utilizza e, per verificarla, controlla tutte le
traduzioni in inglese con pazienza e molta cura. 24 Il lavoro è dunque anche, come testimonia una
lettera alla madre, stancante e faticoso: “Mittlerweile kritzle ich fieberhaft am ‘Kind im Dritten
Reich’ eine Beschäftigung, die mich gleichzeitig aufgeregt und langweilt, wie das Fliegen bei
schlechten Wetter. Das Studieren des Materials bereitet die reinste Übelkeit, dann aber ist es ja auch
ganz wollüstig, alles so darzulegen und zu denunzieren.”25
Zehn Millionen Kinder è dunque anche un libro di storia, una documentazione, che non si
limita a dare solo informazioni. La parte più importante dell’opera, come sottolinea anche von der
Lühe, è il riferimento fedele al materiale storico, il “Gebrauch des dokumentarischen Materials”:
“Die ihr und auch dem Leser Übelkeit unterm verursachenden Zeugnisse sollen auf absurde Weise
komisch, sie sollen als Selbstkarikatur des Dritten Reiches wirken...”. 26 Lo stato barbarico
dovrebbe auto accusarsi, rivelare la sua propria assurdità e comicità, doveva essere ridicolizzato
mostrando la ridicolezza.
In un certo senso Erika Mann continuava a fare anche in questo libro la “cabarettista”,
mettendo in evidenza, attraverso l’invenzione e la fantasia, gli aspetti insieme grotteschi e
drammatici della realtà storica tedesca. Solo che i suoi “scherzi”, ora derivano dall’assurdità e dagli
elementi paradossali della situazione reale, che sono aspetti dei “vielen Gesetzestexten und
Vorschriften für den kindliche Alltag unterm Hakenkreuz” 27 Anche in questo libro mira – come nel
cabaret – “auf befreiendes Lachen”;28 “das Lachen , das man bei der Lektüre zuweilen empfindet,
bleibt im Halse stecken”. 29
24 Lo documenta anche una lettera alla madre Katia Mann del 16 Novembre 1937 : “Viel Ärger wegen Englischen
Materials, das ich in gutem Glauben verwendet, und wovon sich nun, bei Prüfung herausstellt da es teilweise nicht
so stimmt” (Nachwort E.M p.202) [trad. it.: “ho avuto tanto fastidio con quel materiale inglese, che ho usato in
buona fede, ma che all'esame mi sono accorta, che non è corretto.” S.S]
25 Ibid. Irmela von der Lühe. [trad.it.: “Nel frattempo scarabocchiavo febbrilmente il ‘bambino nel terzo Reich’. E'
un' impresa che mi eccita e allo stesso tempo mi annoia. Come il volare con il brutto tempo. Lo studio del materiale
fa venire la nausea, ma è anche un intenso piacere, trascrivere e denunciare tutto ciò.” S.S]
26 Ibid. [trad.it.: Il particolare utilizzo del materiale documentario, per rendere ridicolo in maniera assurda il materiale
documentario e portare il terzo Reich ad un'auto-caricatura. S.S]
27 Ivi p.203 [trad. it.: molti testi legislativi e normative per la quotidianità infantile sotto la svastica. S.S]
28 Ibid. [trad.it.: ad un riso liberatorio. S.S]
29 Ibid. [trad. it.: “Questa realtà era troppo crudele per riderci sopra” S.S]
11
1.1 Nachspiel
La vera ambiguità dell'impostazione del libro – il cui genere si colloca fra la finzione letteraria e la
documentazione storica ovvero tra poesia e verità – si riconosce soprattutto nel capitolo conclusivo
intitolato: Nachspiel.30
In New York wohne ich in einem kleinen Hotel auf der East-Seite. Es ist ein gemütliches Hotel und das
Management empfiehlt es als ‘very continental’. Mir gefallen seine amerikanische Züge am besten, - Eisschränke in
den Zimmern und Shower – Bäder selbstverständlich, - das ist kein Luxus hierzulande, man weiß es, - aber ich höre
nicht auf, mich darüber zu freuen. 31
Se si immagina un ipotetico lettore tedesco, al quale si rivolge chiaramente questa descrizione – e
che senz’altro l’autrice aveva in mente scrivendo questa scena - la scena stessa acquista un
fortissimo fascino esotico, anche se, in realtà, descrive soltanto la realtà della vita nomade del
fuoruscito o del letterato esiliato, come era Erika Mann in quel periodo: “A New York alloggio in
una piccola pensione sull'Eastside.”
La descrizione gioca volutamente con questo effetto esotico, lo cerca, mettendo in mostra
tutti gli aspetti tipicamente americani dell'ambiente; la modernità dell'appartamento e il suo tipico
arredamento, il lusso. E soprattutto, parlando dei dolci moderni, come i ‘marshmallows’ – si rivolge
ad un presunto pubblico giovanile – i ragazzi tedeschi d’oltreoceano – che potrebbero
eventualmente leggere il libro: “ich habe Kuchen gekauft, ungeheuer viele ‘cookies’ auch Bonbons
und etwas, das ‘Marshmallows’ heißt; es sind kleine weiße Würfel aus einer zähen Substanz, süß
wie türkischer Honig und dehnbar wie Gummi.” 32
L'aspetto poetico di questo libro-documento è – soprattutto nel capitolo conclusivo e
iniziale – ovvio. Commenta Irmela von der Lühe: “Die Neigung zur melodramatischen
Inszenierung, zur bisweilen sentimental pathetischen Zurichtung ihrer Anekdoten und Berichte ist
unüberhörbar und natürlich beabsichtigt. Durch den ‘Prolog’ und durch das ‘Nachspiel’, das aus
kindlicher
Sicht
die
Vision
grenzüberschreitender,
zukunftsfroher
Freundschaft
und
30 Ivi pp. 189-198 L'ambiente formale del discorso sottolinea anche nel titolo che – con la componente del ‘Spiel’
(gioco) rivela il suo carattere ludico. Nachspiel, nel tedesco, è un epilogo, ma non nel senso di una riflessione,
bensì di una vicenda che risulta – come conseguenza – da una precedente. Come ‘azione’ Spiel, fa accenno anche
all'azione teatrale e rivela così il carattere del testo di una messinscena nella storia attuale.
31 Ivi p. 189 [trad.it.: A New York alloggio in una piccola pensione nell'Eastside. E' accogliente e la direzione la
consiglia perché in stile molto continentale. Quel che più mi piace, sono i suoi caratteri americani – frigo in
camera e ovviamente bagno con doccia – che qui non sono certo un lusso ma io non smetto di compiacermene.
p.191]
32 Ibid [trad.it.: Ho comprato dei dolci, una montagna di cookies, caramelle e una qualità che qui chiamano
Marshmallows: piccoli dadi di pasta bianca, dolci come zucchero turco ed elastici come gomma. Ibid.]
12
Völkerverständigung auf amerikanischem Boden entwirft, erhält das Buch nicht nur einen fiktiven
Rahmen […], sondern auch die Autorin wechselt ihre Rolle. Sie wird zur beteiligten IchErzählerin....”.
33
La particolarità e il fascino del libro – lo sottolinea puntualmente anche il padre Thomas
Mann nel suo Geleitwort – sta nel fatto che, proprio per la conoscenza diretta dei fatti da parte
dell'autrice, l’opera rappresenta una specie di analisi soggettiva e introspettiva del sistema politico
del nazismo, una visione cioè molto dettagliata e, per così dire, dall’interno della mentalità
corrispondente alla macchina del terrore nazista a partire dalla psiche dei singoli individui e mostra
quindi come si sia formata e consolidata la mentalità collettiva del Terzo Reich. Come commenta
Thomas Mann:
Es ist merkwürdig, wie fruchtbar für die Gesamt-Erkenntnis der National-sozialistischen Sinnesart das
Sonder-Thema des Buches, der erzieherische Gesichtspunkt sich erweist. Daß eine Frau gerade ihn wählte, hat nichts
Überraschendes; aber überraschenden ist, ein wie umfassendes und vollständig unterrichtetest Charakterbild des
Hitler-Staates bei dieser thematische Beschränkung zustande kommt – ein so ausreichendes wirklich, daß ein Fremder,
der in dieser unheimliche Welt einzudringen wünscht, wohl sagen kann, er kenne sie, nachdem er dies Buch gelesen .34
Questo carattere ambiguo tra analisi storica e testimonianza autobiografica, questo ruolo
della “beteiligten Ich- Erzählerin” (l’io narrante partecipe), rimarrà come il principio narrativo
fondamentale di tutto il libro, solo meno evidente rispetto a Prolog e Nachspiel:
Sie
wird zu beteiligen Ich-Erzählerin, die das von ihr arrangierte Material in eine einige, persönliche
Erlebnissituation einbindet. Das Erzähl-Ich der Prolog und das Nachspiel, persönliche Erlebnissituation einbindet. Das
Erzähl–ich des Prologs und des Nachspiel begegnet auch in den übrigen Kapiteln: als kommentierendens und
kollagierendes ‘wir’ als in ironisierter Neutralität verharrendes ‘man’ oder eines in Nazideutschland aufgewachsenen
Kindes hineinzuversetzen. An solchen gleichsam klassischen Erzähl- und Kompositionsprinzipien wird einmal mehr
die Nähe zwischen Literatur und Dokument, Fiktiven und Faktischen, Erfundenem und authentisch Wahrem deutlich;
ein Prinzip, für das man nicht zu Unrecht den Begriff ‫ٴ‬faction’ gefunden und das man für die Literatur des Exils als
ausgesprochen typisch nachgewiesen hat. 35
33 Von der Lühe, ‘Nachwort’: p.204 [trad. it.: L'inclinazione alle messe in scena melodrammatiche e la sua retorica
patetico-sentimentale delle vicende è ovvia oppure innegabile e senz'altro intenzionale. Il libro tramite, Prolog e
Nachspiel che offre attraverso lo sguardo ingenuo di un ragazzo americano la visione di un'amicizia universale che
supera tutti i confini e che unisce tutti i popoli. Tramite questo Prolog e Nachspiel, non crea solamente una cornice
ma trasforma anche il ruolo dell'autrice. Diventa un io-narrante partecipe. S.S]
34 Thomas Mann, ‘Geleitwort’, op. cit, p.8. [trad.it.: E' piuttosto singolare quanto si dimostri fruttuoso per un'ampia
conoscenza della mentalità nazionalsocialista il tema specifico del libro, il punto di vista educativo. Che sia stata
proprio una donna a sceglierlo, non ha nulla di sorprendente, ma quel che stupisce è quanto sia compiutamente
istruttivo e di vasto respiro il profilo dello stato hitleriano che emerge da questa trattazione tematica, tanto
esauriente che uno straniero che volesse penetrare in questo mondo sinistro, dopo aver letto questo libro può dire di
conoscerlo. p.10]
35 Von der Lühe, ‘Nachwort’, p. 205. [trad.it.: Divenne io narrante partecipe, la quale fece del materiale raccolto delle
13
Quindi Erika Mann racconta ‘auf ihre Weise’ (alla sua maniera) e ha un modo davvero particolare
di raccontare : “Sie erzählt, obwohl sie dokumentiert und keinen Roman schreibt; sie analysiert
und zitiert, obwohl sie keine Theorie entwickeln will”.
36
E la poetica ha ovviamente funzionato. Il libro è stato apprezzato a suo tempo - e non
soltanto per motivi ideologici – da moltissimi lettori: “Schon die zeitgenössischen Kritik wusste
den Wert des Buches zu schätzen; kein geringerer als der englischen Politiker und Schriftsteller Sir
Harold Nicolson lobte es im Londoner Daily Telegraph, als eines der besten Bücher von mehreren
Hunderten, die er in den letzten Jahren über Nazideutschland gelesen hatte.” 37
L’opera ha ottenuto un grande successo e la sua autrice molti riconoscimenti, anche se la stessa
Mann non era probabilmente del tutto consapevole del fascino sottile del suo lavoro:
“Die Anerkennung, die Erika Mann für ihr Buch erhielt, war groß. Zu ihren Ehren wurden
cocktail parties veranstaltet, und sie selbst nutzte ihren persönlichen und publizistischen Erfolg
unermüdlich auf Werbeveranstaltungen für Flüchtlingskomitees und Hilfsaktionen...”.
38
vere e proprie esperienze di vita personali. La narrazione che ho incontrato nel prologo e nell'epilogo è presente
anche nei capitoli seguenti sotto forma di commentari e protocolli dove persiste una neutralità ironica e dove si
empatizzano i bambini cresciuti nella Germania nazista. Tali atteggiamenti classici di narrazione e composizione
come questi evidenziano ancora una reale vicinanza o affinità, tra finzione e realtà, tra invenzione e verità, creando
un genere definito fection. S.S]
36 Ivi p.207 [trad.it.: Ivi p.207 [trad.it.: Racconta, nonostante non documenti e non scriva nessun romanzo; analizza e
cita, nonostante non volesse sviluppare alcuna teoria. S.S]
37 Ivi p.208 [trad.it.: già la critica contemporanea seppe apprezzare il valore del libro, niente di meno che il politico e
scrittore inglese Sir Arold Nicolson che lo lodò al Daily Telegraph. “E' una delle opere migliori sulla Germania
nazista degli ultimi anni, che io abbia mai letto tra centinaia di libri”. S.S]
38 Ivi p.209 [trad.it.: Il riconoscimento che Erika Mann ricevette per il suo libro fu grande. In suo onore vennero
organizzati diversi rinfreschi e lei stessa ha utilizzato il suo successo pubblico e personale instancabilmente per
azioni promozionali, per commissioni di aiuto per i profughi e per azioni umanitarie. S.S]
14
1.2 Prolog
Il Prolog ha, come già detto, una forte impronta letteraria ed è complementare al capitolo
conclusivo. Anche qui ci troviamo di fronte ad una scena concreta, il racconto di un episodio che
potrebbe essere la scena di un film. Come il Nachspiel, anche il Prolog è pura narrativa; è finzione
e non racconto storico. Ci svela, in un episodio esemplare, l’incontro con la madre, avvenuto
quando la Mann raccoglieva materiale per il suo libro – incontro che non sappiamo se ci sia stato
veramente o se invece si tratti di una scena inventata. Sembra insomma che sia stata proprio sua
madre a spingerla a scrivere il libro:
Ich will - spiega la madre - daß aus diesem Kindchen ein Mensch gemacht wird, - verstehen Sie mich, ein
richtiger, anständiger Mensch, einer der Wahrheit und Lüge auseinanderhalten kann, einer der, die Freiheit kennt und
die Würde und die wirkliche Vernunft, - nicht eine Vernunft, die sich, den Gegebenheiten anpaßt und die ‘taktisch
vorgeht’ und die schwarz zu weiß macht, wenn es ihr gerade ‘nützlich’ erscheint. Ich möchte doch, daß aus dem
Bübchen ein Mensch gemacht wird, - ein Mensch und kein Nazi ! 39
Fare del ragazzo tedesco un uomo vero e non un nazista, era il desiderio della madre ed è il motivo
per il quale incontra l'autrice. Ma l’incontro fra madre e figlia è anche il modo per far uscire allo
scoperto la motivazione della stessa autrice a scrivere il suo libro. Il capitolo iniziale ha quindi la
funzione di dare una specie di giustificazione al progetto dell’opera. E lo fa secondo lo stile che
ritroveremo in tutto il libro. Vi si racconta l'incontro con una ‘donna tedesca’, una conoscente dei
giorni trascorsi a Monaco, avvenuto durante l'esilio in Svizzera. Dal comportamento della donna,
dalla paura che essa ha, dal suo panico di essere stata vista quando entrava nell'hotel, si capisce
molto bene come si viveva in Germania durante il Terzo Reich. Da come essa chiude, appena
entrata, subito la finestra, da come chiede informazioni sulla Mercedes parcheggiata nel cortile
dell'hotel (che potrebbe essere una macchina dei servizi segreti), si capisce lo stato di terrore che
domina tutti i sentimenti e gli atteggiamenti dei cittadini tedeschi e si dà un’idea eloquente del
carattere disumano del regime nazista.
La donna manifesta le sue paure quando racconta del destino del piccolo Wolfgang, figlio del
medico ebreo che lavorava con suo marito. Dalla sua bocca si apprende il destino del piccolo
39 E.M., p. 16. [trad. it.: Voglio che questo piccolino diventi un uomo, un uomo vero e onesto che sappia distinguere la
verità dalla menzogna, che conosce la libertà, la dignità, e la vera ragione, non quella che è adeguata alle
circostanze e che opera secondo modalità tattiche, che tramuta il bianco in nero non appena lo reputi vantaggioso.
Insomma, vorrei che il mio maschietto diventasse un uomo, non un nazista! p.17]
15
“Halbjuden Wolfgang” che non ha più il permesso di giocare con gli altri e che perciò piange tutto
il giorno:
Wenn das Wetter schön ist, dann spielen die anderen, seine Freunde,so lustig im Hof,- und da weint er immer,
weil der nie mehr mitspielen darf, - natürlich, als Halbjude?Nein! 40
Il volto della donna si rabbuia ancora di più quando racconta dell'operazione chirurgica
eseguita proprio dal medico ebreo, padre di questo bambino, su un ragazzino tedesco. In der
Narkose so schreit: ‘Juden raus! Wir müssen sie alle umbringen !’ So stark ist die Indoktrination im
Staat. Auch ohne Bewusstsein haben die Kinder noch das Nazi – Bewusstsein. Um ihr Kind davor
zu bewahren, will sie Deutschland verlassen.
41
L'ideologia nazista riusciva ad insinuarsi nelle
giovani menti sino a questo punto, compiendo una sorta di lavaggio del cervello. Il solo pensiero
che il figlioletto possa covare nel sonno desideri di morte contro il prossimo getta la donna nella
disperazione più totale. Essa guarda al futuro che aspetta il piccolo Franz (il figlio) come ad un
incubo, dal quale spera di risvegliarsi fuggendo dalla Germania. Ma ciò purtroppo non avverrà.
Drei Wochen später lese ich, daß ein Arztens-Ehepaar aus München, -Herr und Frau Doktor M. - verhaftet und
daß der Mann in das Konzentrationslager Dachau, die Frau ins Gefängnis überführt worden ist. ‘Sie hatten sich
wiederholt in herabsetzendem Sinne über das Nationalsozialistische Aufbauwerk geäußert’, heißt es in dem Bericht.
Das vierzehn-Monate-alt Söhnchen des straffälligen Paares, -Franz M., wurde in ein staatliches Kinderheim überführt.
Es steht zu hoffen, daß es auf diese Weise noch gelingen wird, aus dem Knaben einen guten Nationalsozialisten zu
machen 42
Il racconto della vicenda – reale o inventata che sia – ci fa capire il bisogno di denunciare
che è una delle principali fonti di ispirazione dell’opera di Erika Mann.
40 Ivi p.18 [trad.it.: Quando il tempo è bello, gli altri bambini, i suoi amichetti, vanno a giocare in cortile divertendosi
un mondo, e lui piange sempre perché, essendo mezzo ebreo, ovviamente non può più stare con loro. p.19]
41 Ibid. [trad.it.: così gridava nel sonno: ‘Via gli ebrei! Dobbiamo ucciderli tutti!’. L'indottrinamento statale era forte a
tal punto anche se ancora i bambini non avevano una vera e propria consapevolezza di cosa fosse realmente il
nazismo. S.S ]
42 Ivi p. 20 [trad.it.: Tre settimane più tardi leggo che una coppia di medici di Monaco, il dottor M. e la moglie, sono
stati arrestati; l'uomo è stato tradotto nel campo di concentramento di Dachau, mentre la consorte è stata rinchiusa
in prigione. ‘Avevano ripetutamente espresso opinioni denigratorie sull'opera di costruzione della nazione
nazionalsocialista.’ riporta l'articolo. Il figlioletto di quattordici mesi della coppia incriminata, Franz M., è stato
trasferito in un asilo statale. Resta da sperare che così si riesca ancora a fare del fanciullo un buon
nazionalsocialista. p.21]
16
CAPITOLO II: Das Kind im dritten Reich / Il bambino nel terzo
Reich.
Tra Prolog e Nachspiel c'è la parte prettamente analitica del libro. Essa è suddivisa in quattro
capitoli: ad un capitolo introduttivo, che si riferisce allo status sociale del bambino nel Reich in
generale, intitolato Das Kind im dritten Reich, seguono tre capitoli che analizzano passo per passo
l'intero percorso dell'educazione nazista nelle sue varie fasi e nelle diverse istituzioni ad essa
dedicate: dal bambino piccolo, il cosiddetto Jungvolk, all'adolescente e quasi adulto nella
‘Hitlerjugend’ e nelle varie ‘Napola’
43
).
All’inizio di questa parte analitica troviamo un'ampia descrizione dei cambiamenti sociali
avvenuti nella società sin dalla presa del potere da parte di Hitler. E si tratta di trasformazioni
veramente rivoluzionarie, soprattutto riguardo al sistema educativo. La questione dell'educazione
nel Terzo Reich, in quanto chiara espressione delle ambizioni imperialistiche naziste, era dunque –
Erika Mann lo sottolinea – una questione di primissima importanza all'epoca. Non solo per la
Germania, ma per tutta l'Europa. Si puntava sin dall'inizio – tramite un sistema di manipolazione e
indottrinamento dei giovani – a consolidare il potere del NSDAP all'interno del Reich e a far
nascere una mentalità aggressiva, che doveva essere la base più appropriata per la futura
espansione della Germania fuori dei suoi confini nazionali. Per evidenziare la deliberata
intenzionalità del programma htleriano e mostrare l'importanza politica che Hitler stesso attribuì
all'aspetto dell'educazione infantile, Erika Mann cita direttamente da un suo discorso, tenuto il 15
giugno 1937, dedicato proprio alla questione del Nationalsozialistische Erzieher:
Wenn man mir fragt, ob ich in der Vergangenheit Sorgen gehabt habe, so muß ich antworten: Jawohl, ich bin
nie ohne Sorgen gewesen. Jedoch ich habe sie gemeistert. Wenn man mich fragt, ob ich in der Gegenwart Sorgen habe,
so antwortete ich: ich habe viele Sorgen. Und wenn man mir fragt, ob ich glaube, daß ich in Zukunft Sorgen haben
werde, so antworte ich ebenso: Jawohl ich glaube, daß ich nie ohne Sorgen sein werde. Jedoch das ist nicht
entscheidend. Ich werde sowohl die Sorgen der Gegenwart, wie der Zukunft genau so meistern, wie ich sie in der
Vergangenheit gemeistert habe. Jedoch eine Sorge habe ich, die mir wirklich Sorge macht. Das ist die Sorge, ob es uns
gelingt, den Führernachwuchs für die politische Leitung der NSDAP heranzubilden . 44
43 La sigla Napola, era l'abbreviazione di Nationalpolitische Lehranstalten , ovvero scuole nazionalpolitiche per
l'educazione nazionalsocialista, denominate anche NPEA: Nazionalpolitische Erziehungsanstalten.
44 Ivi p.23 [trad.it.: Quando mi si chiede se in passato abbia nutrito delle preoccupazioni, devo rispondere: Certo non
sono mai stato privo di preoccupazioni. Tuttavia le ho dominate. Quando mi si domanda se attualmente ho dei
crucci rispondo: Ne ho molti. E quando mi domandano se credo che avrò preoccupazioni in futuro, rispondo
altrettanto. Certo, credo che non sarò mai privo di preoccupazioni. Terrò testa alle preoccupazioni odierne e future
17
Il brano, oltre a “das grammatische so anfechtbare Hitlersdeutsch”, il pessimo stile dell'oratore
Hitler, mette in evidenza le ragioni del particolare interesse che avevano i nazisti nel portare avanti
il loro programma educativo della gioventù: essi ritenevano il compito di creare Führernachwuchs
una questione di primissimo ordine:
Denn erstens - spiega Mann - stellt die Jugend eben vermögen ihrer Unwissenheit, beinahe immer die Stelle
des schwächsten Widerstands dar, zweitens aber werden die Kinder von heute die Erwachsenen von morgen sein, und
wer sie wirklich erobert hat, mag sich schmeicheln, Herr der Zukunft zu sein. Diese Zukunft aber, in der, wenn denn es
nach Hitler geht, Deutschland die Erde regieren wird (…) , diese Zukunft soll von denen gestaltet werden, die heute
bei den Nazis in die Lehre gehn, von der deutschen Jugend. 45
La gioventù era particolarmente adatta alle manipolazioni perché - a differenza degli adulti,
dei loro genitori, non ha mai conosciuto altro, ovvero un'alternativa all'attuale modo di vivere e di
pensare, all'attuale organizzazione politica e sociale. Creare un “jugen Volksgenossen”, come Hitler
chiama il suo ideale di ragazzo assolutamente conforme all'ideologia del partito e assolutamente
disponibile alla parola del suo capo – cioè “Führenachwuchs”, era dunque – e lo dimostra un altro
brano del Mein Kampf – un vecchio progetto di Hitler, che aveva come principale obiettivo
un’educazione perfetta, totale, o per meglio dire ‘totalitaria’:
Dann muss allerdings von der Fibel des Kindes angefangen, jedes Theater, jedes Kino, jede Plakatsäule, und
jede Bretterwand in den Dienst einer einigen großen Mission gestellt werden, bis das Angstgebet unserer heutigen
Vereinspatrioten ‘Herr mach uns frei’ sich im Gehirn des kleinsten Jungen verwandelt zur glühenden Bitte,
Allmächtiger Gott segne dereinst unsere Waffen .
46
Tutte le singole misure, tutti i passi nella trasformazione del sistema educativo del ‘Reich’,
sostiene Erika Mann, erano dunque coordinati, facendo parte di una vera e propria strategia
dell'indottrinamento. Il suo libro era dunque un tentativo di denunciare tale strategia e di ostacolare
così come ho fatto in passato. Tuttavia, una cosa mi preoccupa davvero a fondo. E' la preoccupazione se riusciremo
a formare la nuova generazione di capi destinati alla direzione politica della NSDAP. p.25]
45 Ivi p.22 [trad.it Primo, perchè la gioventù – appunto in virtù della sua ignoranza rappresenta quasi sempre il
soggetto che meno oppone resistenza e, secondo, i bambini di oggi saranno gli adulti di domani e chi li ha
veramente conquistati può credersi signore del futuro. Questo domani, tuttavia, quando – se dipendesse da Hitler –
la Germania dominerà la terra (...), questo domani verrà plasmato da chi oggi va a lezione dai nazisti: la gioventù
tedesca. p.24]
46 Ivi p.23 [trad. it.: Quindi dal sillabario del bimbo alla più piccola pubblicazione, ogni cinema e qualunque teatro,
ogni muro libero ed ogni tavola deve servire quest'unica missione, sino a che il grido pietoso delle nostre
associazioni patriottiche ‘Dio dacci la libertà’ - si modelli nelle menti dei giovani e diventi la nostra preghiera: ‘Dio
onnipotente, benedici un dì le nostre armi!’ p.24]
18
il suo funzionamento evidenziando la sua natura totalitaria. Al centro dell’ideologia nazista stava il
culto o la venerazione del capo, il ‘Führer’. Prendendo come esempio l'uso della famosa formula di
saluto nel Reich - ‘Heil Hitler’ - Erika Mann illustra concretamente il modo di
quest'indottrinamento sistematico. Per mostrare l'effetto devastante che tale sottile manipolazione
riesce ad avere sulla personalità di un qualsiasi individuo, e soprattutto sulla coscienza infantile,
operando cioè una specie di lavaggio del cervello, la Mann ha mostrato quante volte ogni bambino
tedesco era costretto a ripetere questa formula, dichiarando e confermando dunque espressamente
la sua fedeltà incondizionata al Führer.
Die Kinder sagen ‘Heil Hitler’ 50 bis 150 mal am Tag. Die Grußformel, die Gesetz ist, wird unvergleichlich
öfter ausgesprochen als jedes neutrale oder religiöse ‘Guten Tag’, oder ‘Grüß Gott’ je vorher. Man grüßt mit ‘Heil
Hitler’ die Kameraden auf dem Schulweg, mit ‘Heil Hitler’ beginnt und schließt jede Unterrichtstunde, ‘Heil Hitler’
sagt der Postbote, der Tragbahnschaffner, das Fräulein im Laden, wo man die Hefte kauft. Rufen am Mittag die Eltern
daheim nicht alsbald ‘Heil Hitler’, so machen sich strafbar, und man könnte sich anzeigen”.
47
Anche l'ambiente in cui viveva il bambino giocava un ruolo fondamentale: nelle città erano
innalzate un'infinità di bandiere a croci uncinate, busti del Führer, scritte come “Die Juden haben
keinen Zutritt”, ma per il bambino tutto ciò rappresentava il suo abituale contesto e ai suoi occhi
ciò appariva del tutto normale.
Erika Mann si immedesima nella mente di questi ragazzini al fine di illustrarci la loro
concezione della realtà: un fanciullo non si poteva mai chiedere se negli altri paesi campeggiassero
scritte di quel genere, poiché non conosceva altro al di fuori del Reich. Era tutto completamente
logico: dinanzi a scritte, a cartelli a croci uncinate, il bambino non manifestava né disgusto, né
curiosità. Egli, non avendo un senso critico, non poteva in nessun modo manifestare il suo dissenso
e d'altronde come poteva avere una concezione reale di ciò che stava succedendo se tutti i mezzi
d'informazione erano manipolati dal Regime? Nelle edicole si vendevano esclusivamente giornali
tedeschi che testimoniavano la realtà dei fatti concepita dal nazismo.
I giornali stranieri, poiché esprimevano pareri discordanti vennero proibiti. In Germania
circolavano giornali nei quali campeggiavano scritte del tipo: “Jüdische Gangster regieren
Amerika”, “Kommunistischer Terror in Spanien vom Papst gebilligt”.48
47 Ibid.[trad. it.: I bambini esclamano ‘Heil Hitler’ da 50 a 150 volte al giorno. La formula di saluto, divenuta
obbligatoria per legge viene pronunciata molto più spesso di quanto non si usasse in precedenza, con qualsiasi altra
forma neutrale o religiosa, del genere ‘Buona giornata’ o ‘Salve’. Con un ‘Heil Hitler’ si salutano i camerati sulla
strada per la scuola, con un ‘Heil Hitler’ iniziano e si concludono tutte le ore di lezione, ‘Heil Hitler’ recita il
postino, il bigliettaio, la signorina nella bottega dove si acquistano i quaderni. Una volta a casa, se a mezzogiorno i
genitori non rispondono prontamente al saluto hitleriano, commettono un reato e li si può denunciare. p.27]
48 p.26 [trad. it.:“Gangster ebrei reggono le sorti dell'America”, “Terrore comunista in Spagna tollerato dal Papa.”p.28]
19
Il bambino pensava che nel mondo tutto andava in rovina, ma la Germania avrebbe invece potuto
prosperare sino a che ci fosse stato Hitler. Egli certo non poteva sospettare minimamente che tutti
quei giornali che vedeva ogni giorno esposti nelle edicole non rappresentassero minimamente la
realtà dei fatti.
Erika Mann paragona quel clima sociale e politico che era divenuto insopportabile ad un'aria
venefica per il bambino: egli però non conosceva una realtà diversa. Oramai la società che avevano
conosciuto i tedeschi appartenenti alla generazione precedente si stava dissolvendo.
20
2.1 La famiglia.
Erika Mann dedica particolare attenzione, un intero capitolo, all'atteggiamento del partito, verso
l'istituzione della famiglia. Un atteggiamento, come si vedrà, assolutamente ambivalente. Perché
da una parte – e cioè formalmente – il nazismo pretende di conservare la famiglia che, come la
religione, è un valore assoluto, un'istituzione indispensabile anche nella futura società
nazionalsocialista e propone dunque di difenderla assieme alla religione da presunti attacchi da
parte dei comunisti. Uno degli slogan della propaganda nazionalsicialista era: “Rettet, mit Hilfe des
Nationalsozialismus, die Familie vorm Bolschewismus, der sie bedroht! Rettet, mit Hilfe des
Nationalsozialismus, die Familie vorm Bolschewismus, der sie vernichten möchte!”
48
Illustrazione 3: L' aquila nazista protettrice
delle famiglie ariane: immagine di
propaganda dell'epoca
48 E.M., p.28 [trad.it “Salva, con l'aiuto del nazionalsocialismo, la religione dal bolscevismo che la minaccia!” “Salva,
con l'aiuto del nazionalsocialismo, la famiglia dal bolscevismo che vorrebbe annientarla!” p.31]
21
D'altra parte però – ed era questo il suo vero obiettivo –faceva di tutto per indebolire la famiglia
come istituzione sociale e nucleo di educazione e per sostituirla con le varie organizzazioni sociali
di partito. Il capitolo del libro di Erika Mann dedicato alla famiglia cerca di mettere in evidenza la
presenza di una tale strategia nello sfondo della politica sociale nel Reich e di illustrare i vari modi
di applicarla: l’ideologia nazionalsocialista puntò dapprima a distruggere la vita familiare nel senso
reale, impegnando cioè tutti i suoi membri – figli e genitori – nelle diverse organizzazioni statali
naziste e dunque sciogliendo di fatto l’istituto familiare.
In un secondo momento cercò di corrompere i rapporti dei singoli membri della famiglia tramite un
sistema di controllo reciproco e di sorveglianza da parte del partito che deteriorarono la naturale e
tradizionale fiducia assoluta nel rapporto tra genitori e figli creando un clima di sfiducia ed
esponendo – nelle varie organizzazioni giovanili – i ragazzi a continui interrogatori riguardo alla
situazione familiare, al comportamento dei genitori e alle loro opinioni politiche.
Bloßer Zeitmangel aber hätte nicht genügt, um das deutsche Familienleben von Grund auf zu zerstören. Es
bedurfte giftigerer Mittel, Mittel psychischer, seelischer Natur. Die Zersetzung der Familie begann erst mit dem
Augenblick, in dem das Misstrauen innerhalb der Familie groß geworden war. Erst als der Vater anfing, der Mutter zu
misstrauen, die Mutter der Tochter, die Tochter dem Sohn, der Sohn dem Vater, war die Familie wirklich gefährdet. Da
wagte keiner mehr, sich dem anderen mitzuteilen; da jedes Wort hinterbracht, jede Geste missverstanden und verraten
werden konnte, war die Familie sinnlos, das Leben in ihr qualvoll geworden. 49
Per illustrare l'effetto devastante di questa politica verso la famiglia, Erika Mann getta uno
sguardo nella tipica ‘Kinderzimmer’ (cameretta) del Reich. Tramite una descrizione dettagliata
della stanza di un bambino tedesco qualsiasi, illustra in un modo più efficace di qualunque analisi
sociologica questo processo di appropriazione dell'infanzia da parte dello Stato e del partito: si
vede – tramite gli occhi di una madre – un bambino sdraiato sul letto, esausto dagli esercizi
paramilitari, che non ha più voglia e tempo di giocare, e una stanza nella quale mancano del tutto i
tradizionali giocattoli, che sono stati sostituiti da giocattoli ‘marziali’:
49 Ivi p.31 [trad.it.: La carenza di tempo non sarebbe bastata a minare alla base la vita familiare tedesca. Erano
necessari elementi di maggior virulenza, meccanismi psichici, di natura spirituale. Il disfacimento della famiglia ha
avuto inizio quando il padre ha preso a diffidare della madre, la madre e alla figlia, la figlia del figlio, il figlio del
padre, la famiglia si è trovata realmente in pericolo. Poiché nessuno osava più confidarsi con l'altro, ogni parola
poteva essere riferita, ogni gesto mal interpretato, la famiglia aveva ormai perso di significato e la vita al suo
interno si era trasformata in un inferno. p.34]
22
Sie schaut sich immer im Zimmer um und schüttelt ein wenig den Kopf, wobei sie betrübt lacht. Ist dies das
Spielzimmer eines Zehnjährigen? Wo sind die Spielsachen, wo die Indianerausrüstung, der Zauberkasten, das
Pferderennspiel? […] mehreren Landkarten, eine Büste des Führers, ein scharfgeschliffener Dolch, ein kleiner
Revolver, der gefährlich aussieht und es wahrscheinlich auch ist, - ein paar Zinnsoldaten, - eine Gasmaske. 50
Si vede in questa stanza una scena di guerra e un'infanzia distrutta.
Un altro esempio suggestivo ed eloquente per quanto riguarda questo processo di distruzione della
famiglia da parte del partito è la descrizione di una festa di compleanno infantile che si è
trasformata ormai in un evento ufficiale del partito, sottolineato dal fatto che gli invitati, come
anche il festeggiato, sono in divisa e dalla presenza di un rappresentante giovanile dello ‘Jungvolk’,
di un ‘Jugendführer’ di nome Fritzekarl:
In zusammengenommener Haltung, ganz ernst die Gesichter, erwarten sie ihren Vorgesetzten, dem sie mit
emporgeworfenen Armen den ‘deutschen Gruß’ erweisen. Fritzekarl überreicht dem Geburtstagskind eine gerahmte
Photographie des Reichsjugendführer Baldur von Schirach mit faksimilierter Unterschrift. Der Beschenkte schlägt die
Absätze zusammen, während er die Gabe in Empfang nimmt. 51
Le vere finalità di un’educazione di stampo totalitario si comprendono dal comportamento del
capogruppo verso il padre del festeggiato che, a un certo punto, viene sottoposto ad una specie
interrogatorio riguardo al comportamento di suo figlio:
«Ihr Sohn hat an unserer letzten Übung nicht teilgenommen». «Ich weiß» unterbricht hier der Vater, «er war
erkältet.» «Er hat auf Ihre Veranlassung nicht teilgenommen» sagt Fritzekarl, und seine Stimme überschlägt sich, «Sie
haben mir da einen Entschuldigungswisch geschickt, in dem es heißt, daß er auf einem ihren Wunsch zuhause bleibt.»
Der Vater blickt zu Boden. «Es ist in der Tat mein Wunsch, daß er zuhause bleibt, wenn es so erkältet ist» sagt der
Vater und tritt von einem Fuß auf den andern, wie ein Kind, das gescholten wird. Hier greif der Sohn ein. «Ich war gar
nicht so erkältet, ich hätte ganz gut gehen können.» 52
50 Ivi p.36 [trad.it.: Si guarda intorno e scuote un poco la testa, ridendo mesta. E' forse questa la cameretta di un
bambino di dieci anni? Dove sono i giocattoli, il costume da indiano, la scatola magica, la pista dei cavalli? Sospira
la madre e osserva i giocatoli sparsi tutt'intorno, svariate cartine geografiche, un busto del Führer, un pugnale dalla
lama affilata, un piccolo revolver dall'aspetto pericoloso e forse realmente tale, qualche soldatino di piombo e una
maschera antigas. pp. 38/39]
51 Ivi p.38 [trad.it.: In atteggiamento raccolto, seri in volto, attendono il loro superiore, al quale tributano il saluto
tedesco con il braccio alzato. Fritzekarl consegna al festeggiato una fotografia incorniciata del capo della gioventù
del Reich, Baldur von Schirach, con la firma in facsimile. Il ragazzo batte i tacchi prendendo in consegna il dono.
p.42]
52 Ivi p.39 [trad. it.: «Suo figlio non ha preso parte alla nostra ultima esercitazione». «Lo so» lo interrompe il padre,
«era raffreddato». «Non vi ha preso parte per sua iniziativa», continua Fritzekarl e la sua voce dà nel falsetto, «Lei
mi ha mandato un certificato di giustificazione nel quale dichiarava che restava a casa per suo volere. Il padre tiene
gli occhi fissi sul pavimento. «In effetti è mio volere che rimanga a casa quando è così tanto raffreddato», dice il
23
Il sottile modo di distruggere la naturale solidarietà familiare tra padre e figlio, il quale prendeva
posizione contro il padre, si evidenziava nel disfacimento dell’autorità paterna e della famiglia
stessa. Tra figli e genitori si creava un clima di diffidenza che si ritrova anche nel rapporto fra tra
marito e moglie:
Nichts hilft als Vorsicht und die größte Verschlossenheit, Vorsichtig und verschlossen sind Väter, Mütter und Kinder im
Dritten Reich. Meist leben sie nebeneinander her, wie Fremde oder Feinde. 53
Le liti all'interno delle mura domestiche scoppiavano anche per sciocchezze che contribuivano ad
alimentare il clima di paura e di menzogna.
Wenn das Kind, auf dem Schoß der Mutter, heutzutage fragt: «Gehöre ich dir, liebe Mama? Aber ich möchte
dir gehören?!», so antwortete die Mama: «Nein, mein Liebling, du gehörst dem Führer.» Steht aber hinterm Stuhl der
Vater und sagt etwa: «Bring doch dem Kind nicht solche Humbug bei, liebe Grete. Natürlich gehörst du uns, der
Mama und mir, mein Baby, und keineswegs dem Führer!», dann ist das Unglück geschehen, etwa Verbotenes und
Strafbares ist gesagt worden, es wird, mindestens, Zank und Streit geben. 54
Per i piccoli che vivevano nella Germania nazista fare la spia era divenuto ormai un dovere ed essi
erano fermamente convinti di agire nel giusto: i nazisti approfittarono della loro ingenuità per
distruggere e screditare sistematicamente l’istituzione familiare.
Erika Mann documenta anche in che modo il nazismo riuscì a sfruttare a suo vantaggio la religione.
In un primo momento non ritenne conveniente schierarsi contro la Chiesa. Ma un'istituzione come
la Chiesa, che propagandava ideali di pace e di uguaglianza, non poteva esistere perché tali principi
non erano ammessi nella dottrina nazionalsocialista. I bambini e gli alunni di tutte le classi
imparavano a credere che Adolf Hitler era un uomo buono e giusto, un nuovo, moderno Salvatore,
al pari di Gesù. Persino le preghiere vennero modificate al fine di glorificare il ‘Reich’ e il
‘Führer’: in tutte le scuole l’ora di religione si doveva aprire con un ‘Heil Hitler’, che il maestro
padre spostando il peso del corpo da un piede all'altro, come un bambino che venga sgridato. A questo punto
interviene il figlio. «Non ero per niente così raffreddato, avrei potuto benissimo andarci». p.42]
53 Ivi p.41 [trad. it.: Non c'è nulla che aiuti di più della cautela e della più grande riservatezza. Nel Terzo Reich, padri,
madri e bambini sono prudenti e riservati. Nella stragrande maggioranza vivono l'uno accanto all'altro come
estranei o al pari di nemici. p.44]
54 Ivi p. 33 [trad. it.: Quando il bambino, oggigiorno, seduto nel grembo della madre chiede: «Sono tuo, mamma?
Voglio essere il tuo bambino?!», la mamma risponde: «No tesoro mio, tu appartieni al Führer.» Ma se dietro la sedia
c'è il padre che replica: «Non mettergli in testa queste stupidate, cara Grete. E' naturale che appartieni a noi, alla
mamma e a me, piccolo, e non al Führer!» ecco che il guaio è combinato, è sfuggita una frase proibita e censurabile
che scatenerà a dir poco battibecchi e litigi. p.36]
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rivolgeva alla classe. E si doveva concludere con la stessa frase: in questo modo il ‘Führer’
diventava di fatto principio e fine.
Per far sì che il nuovo regime trionfasse, la concezione del mondo del popolo tedesco
doveva coincidere con la concezione del mondo del ‘Führer’.
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2.2 La scuola.
La scuola è il capitolo centrale dell'opera di Erika Mann e vi sono descritti dettagliatamente tutti i
cambiamenti che avvennero all'interno di essa nel periodo nazista; ma in questa parte dell'opera, la
scrittrice non descrive solamente il sistema educativo nazista vigente nelle scuole, ma anche i
soprusi che patirono gli stessi insegnanti.
Erika Mann ci presenta il modo in cui tutte le singole discipline scolastiche vennero
manipolate dal Regime con l'unico scopo di giungere all'indottrinamento dei giovani. La scrittrice,
al fine di portarci a conoscenza dei cambiamenti drastici che subì la scuola, fa un confronto con la
scuola esistente prima dell'ascesa al potere di Hitler, ovvero con il sistema di istruzione scolastica
durante la Repubblica di Weimar. Furono, quelli avvenuti nella scuola, cambiamenti profondi.
L’ideologia nazista giunse a permeare la vita sociale e politica del Reich sostituendo un sistema di
istruzione libero con l’applicazione rigida e immodificabile di regole totalitarie.
Al tempo della Repubblica di Weimar, all'interno delle scuole tedesche si studiava molto e
ciò non riguardava soltanto gli istituti più prestigiosi, ma anche le scuole secondarie pubbliche. La
retta scolastica non troppo alta garantiva il diritto di studio a tutti i ragazzi e non soltanto ad un'élite
ristretta. Le scuole organizzavano rappresentazioni teatrali, proiezioni di film, gite scolastiche e
tanto altro ancora che potesse servire per la crescita culturale e professionale di alunni e studenti.
Ciò che mancava nelle scuole era, come sottolinea Erika Mann, la propaganda politica e questo
fatto fu, secondo il suo punto di vista, uno sbaglio:
Die deutsche Republik hat es völlig verschmäht, sich selbst zu propagieren, im geringsten nicht war sie darauf
bedacht, Volk und Jugend für sich und ihre Vorzüge einzunehmen. Ganz ohne Zweifel: das war fehlerhaft und hat sich
schrecklich gerächt, - möge nun Bescheidenheit die Wurzel dieses Verhaltens gewesen sein oder die Tatsache, daß
niemand irgendwen für sich einzunehmen vermag, der selber von sich so wenig eingenommen ist, wie die junge,
zuinnerst unsichere Republik es zeitlebens gewesen.55
Das deutsche Volk, des Herrschens ungewohnt und überdrüssig, setze einen neuen Staat an Stelle des alten,
dienenden, einen der seinerseits Herr war und dem es selber zu dienen hatte.56
55 E.M., p.52 [trad.it La repubblica tedesca rifuggiva apertamente dal farsi pubblicità, né si preoccupava
minimamente di conquistare il popolo e la gioventù a proprio personale vantaggio. Non c'è dubbio: è stato uno
sbaglio, costato tremendamente caro, sia che le radici di questo comportamento siano da ricercarsi nella modestia,
sia nel fatto che nessuno a mirato meno alla popolarità, né si è mai dimostrato tanto poco presuntuoso quanto la
giovane repubblica profondamente instabile nei suoi anni di vita. p. 55]
56 Ivi p. 53 [trad.it Al popolo tedesco, insolitamente stanco di governare, subentrò un altro stato, al quale il popolo
doveva sottostare. p.56]
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Il metodo d'insegnamento scolastico è mutato in un lasso di tempo molto breve grazie all'operato di
“Eine Organisation, bewunderungswürdig in ihrer Lückenlosigkeit”,57 come viene affermato in
senso ironico nella narrazione, tale organizzazione altro non era che lo stesso nazismo, cioè un
regime che stravolse la vita sociale e politica del popolo tedesco in pochissimo tempo; tant'è vero
che la riforma scolastica entrò in vigore nel giro di un anno. Il metodo d'insegnamento scolastico
tradizionale venne considerato esagerato e inefficace. Educazione, verità, libertà, umanità, pace e
formazione, agli occhi del ‘Führer’ non rappresentavano certo un valore, quanto piuttosto pecche e
scempiaggini da effeminati.
58
Abbiamo una citazione di Hitler nella quale si afferma che non
bisogna sovraccaricare troppo il fanciullo di compiti: il 95 per cento delle cose che vengono
insegnate a scuola sono superficiali e pertanto vengono dimenticate; alcune materie come le lingue
straniere devono essere eliminate: l'apprendimento linguistico viene considerato completamente
inutile:
Erstens soll das jugendliche Gehirn im allgemeinen nicht mit Dingen belastet werden, die es 95% nicht braucht und
daher auch wieder vergißt. Es ist zum Beispiel nicht einzusehen, warum Millionen von Menschen im Laufe der Jahre
zwei oder drei fremde Sprachen lernen müssen, die sie dann nur zu einem Bruchteil verwerten können und deshalb
auch in der Mehrzahl wider vollkommen vergessen; denn von hunderttausend Schülern, die zum Beispiel Französisch
lernen, werden kaum zweitausend für diese Kenntnisse später eine ernstliche Verwendung haben, während
achtundneunzigtausend in ihrem ganzen weiteren Lebenslauf nicht mehr in die Lage kommen, das einst Gelernte
praktisch zu verwenden... So müssen wirklich wegen der zweitausend Menschen, für welche die Kenntnis dieser
Sprache von Nutzen ist, achtundneunzigtausend umsonst gequält werden und wertvolle Zeit opfern. 59
Ai tempi della Repubblica di Weimar lo Stato investì molto nell'Istruzione. Nella scuola nazista si
faceva solo propaganda: non esisteva più un’educazione culturale, l'alunno veniva formato per
diventare esclusivamente un soldato al servizio della patria.
Erika Mann critica ferocemente i nuovi metodi di educazione nazisti, i quali prendevano
spunto dai sistemi educativi già presenti nella Russia staliniana; nuovi invece erano gli obiettivi che
le scuole naziste si proponevano di raggiungere, ovvero gli obiettivi che il Führer aveva in serbo
per i ragazzi. Erika Mann focalizza essenzialmente la sua attenzione sull'obiettivo che aveva questa
nuova scuola: fare dei giovani tedeschi i padroni del mondo. E per riuscire in questo intento, tutto
57 Ivi p. 54 [trad.it “Un'organizzazione ammirevole nella sua compatezza” p.56]
58 Cit. Erika Mann, La scuola dei barbari. L'educazione della gioventù nel Terzo Reich.Firenze, La Giuntina, 1997
p.56.
59 E.M., p.54 [trad. it.: Prima di tutto la mente dei giovani, in generale, non deve essere oberata di nozioni che nella
proporzione di 95 su 100 sono inutili per loro e che quindi essi non ricordano. Non si può non osservare, ad
esempio, come milioni di uomini nel corso degli anni devono apprendere due o tre lingue straniere di cui in seguito
si serviranno solo in piccolissima parte, i più anzi le scorderanno completamente, perché di centomila scolari che,
per esempio, imparano il francese, al più duemila potranno utilizzare proficuamente questa conoscenza, mentre i
rimanenti novantottomila non avranno mai la circostanza per servirsene. p.57]
27
ciò che veniva considerato superfluo, come la cultura, andava sacrificato per fare spazio ai nuovi
insegnamenti: l'amore e la fede per il ‘Führer’ e l'ostilità per i nemici della patria. Per fare ciò era
necessario alimentare l'odio verso chiunque ostacolasse le mire espansionistiche della Germania. Il
razzismo divenne una delle colonne portanti del sistema educativo del Reich: per passare
agevolmente un esame di qualsiasi tipo bastava imparare a dovere le teorie sulla superiorità della
razza ariana, sull'inferiorità di quella ebrea e slava, sulla tradizione dei miti del nord. Gli obiettivi
principali delle scuole naziste erano i seguenti: la totale devozione al Terzo Reich, l'indottrinamento
e il rafforzamento del corpo:
Schularbeiten, inklusive Gymnastik, werden auf den Morgen beschränkt, und die Nachmittage und Abende,
außere 1½ Stunden Aufgaben, werden einem festen Sportprogramm gewidmet, in dem Schwimmen, Boxen, Schießen
und Handball die Hauptrolle spielen; die älteren Knaben erhalten außerdem Unterricht im Reiten, Motorrad- und
Autofahren. Es gibt wenig wichtige Wettspiele, und alles wird durchgeführt mit dem Ziel, körperlich tüchtige
Nationalsozialisten zu produzieren.
60
Sino al 1933 le scuole tedesche erano rinomate per la preparazione culturale che offrivano,
ma nell'arco di circa un decennio non erano più in grado di reggere il confronto con qualsiasi
istituzione educativa extra-europea. Per farci capire meglio sino a che punto la scuola nazista fece
regredire i ragazzi, Erika
Mann paragona le conoscenze di studenti tedeschi in procinto di
sostenere l'esame di maturità, aventi all'incirca vent'anni, a quelle dei loro coetanei americani.
La Scienza Razziale era la disciplina, assieme all'educazione fisica, più importante e, per
poterla introdurre, vennero sottratte ore di lezione a materie fondamentali. Lo scopo di questa
dottrina era quello di esaltare le caratteristiche fisiche dell'uomo nordico paragonandolo ai grandi
eroi del passato. Nel far ciò, venivano sminuiti gli individui considerati diversi, in maniera
particolare gli ebrei.61 La questione razziale venne analizzata minuziosamente da Franz Lücke nel
suo libro ABC Rasse: secondo Franz Lücke, l'individuo doveva essere in primo luogo nazista nello
spirito e nell'anima e, per riuscire in tutto ciò, il Regime si servì di metodi educativi molto efficaci.
Natürlich dürfen wir bloße äußere Erscheinung nicht mit Rasse verwechseln. Rasse heißt Seele. Und es gibt
Menschen, die äußerlich sogar gewisse nordische Kennzeichen aufweisen, aber Juden sind im Geiste. 62
60 E.M., p.130. [trad.it.: I compiti di scuola, inclusa la ginnastica, vengono limitati al mattino, mentre i pomeriggi e le
serate, ad eccezione di un'ora e mezza riservata ai compiti, sono dedicati ad un serrato programma sportivo, nel
quale nuoto, boxe, tiro e palla a mano, fanno la parte del leone. I ragazzi più grandi hanno inoltre lezione di
equitazione ed imparano a guidare motociclette ed automobili. Le gare competitive sono poco numerose e tutto
viene attuato al fine di forgiare nazionalisti fisicamente valenti. p. 132]
61 Erika Mann illustra la vicenda tramite il libro di Ernst Dobers Die Judenfrage – Stoff und Behandlung in der
Schule. Cfr E.M., p.90.
62 E.M., p.91. [trad.it.: Ben inteso non bisogna confondere razza e semplice apparenza. Razza significa Anima. Ed
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Erika Mann, per darci una dimostrazione concreta della follia nazista presenta come esempio il
personaggio del ministro, Bernhard Rust, il nuovo ministro dell'Educazione, del Sapere e della
Formazione. Egli aderì al Nazismo a partire dal 1922 e nel 1925 venne promosso Gauleiter63 In un
primo momento Rust aveva introdotto la settimana a rotazione poiché il sabato veniva proclamato
giornata della gioventù di Stato. La settimana quindi, secondo il nuovo sistema non terminava più
di sabato, ma bensì di lunedì, mentre la settimana seguente finiva di martedì. Non si sarebbe
potuto comunque combinare un anno di venticinque settimane a rotazione e quindi tale sistema
venne soppresso. Per evidenziare maggiormente l'incompetenza del nuovo ministro e al fine di
rafforzare il suo dissenso contro il sistema scolastico nazista, Erika Mann cita un'osservazione che
fece un insegnante, il quale affermava che nelle scuole tedesche aveva fatto la sua comparsa il
‘Rust’, ovvero quel lasso di tempo compreso tra l'emanazione di una legge da parte dell'omonimo
ministro e il suo ritiro, che avveniva sempre per opera sua.
Il capitolo dedicato alla scuola nel Terzo Reich prosegue facendo riferimento ad un articolo,
risalente al 1° marzo 1933, pubblicato nel “Leipziger Lehrzeitung”, nel quale vengono descritte
tutte le riforme positive riguardanti il sistema scolastico che sono state fatte in Germania prima
dell'avvento del nazismo, nel tentativo di esortare gli insegnanti a ribellarsi. Malgrado ciò, benché
nelle menti degli insegnanti tedeschi albergasse ancora il ricordo della Germania dei tempi passati,
prevaleva la paura di reagire: la gente si interrogava sul perché gli insegnanti tedeschi, uomini che
in passato erano stati educati attraverso sani principi, si fossero fatti manipolare dal
nazionalsocialismo. La classe degli insegnanti è stata colta totalmente impreparata. Il ‘Führer’
affermava che gli insegnanti dovevano attenersi semplicemente alle nuove regole dello Stato: al
diavolo il parere discordante dei dissenzienti, gli insegnanti del Reich dovevano limitarsi a seguire
le disposizioni del ministero. Chi osava ribellarsi o aveva un modo diverso di pensare veniva
prontamente licenziato e restare disoccupati in Germania durante la crisi economica del dopoguerra
era una delle paure più grandi.
E' importante aggiungere che dopo la riforma, prima di poter essere assunti nelle scuole, si
doveva prestare servizio in un partito ed esibire l'albero genealogico al fine di accertare le origini
pure dei futuri insegnanti; nell'inverno del 1933, molti maestri e docenti di origine ebraica o non
ariana vennero destituiti dai loro incarichi. Si trattava di una vera e propria “Reinigungsaktion” 64:
bisognava purificare le scuole e le università da tutto ciò che non fosse conforme al
esistono uomini che presentano esteriormente reali segni di appartenenza alla razza nordica, ma che sono ebrei
nell'animo. p. 94]
63 ‘Gauleiter’ venne chiamato il capo di una sezione locale dell'NSDAP, oppure il capo di un Reichsgau (una
suddivisione amministrativa dello stato).
64 Ivi p. 60 [trad.it “opera di bonifica” p. 63]
29
nazionalsocialismo. Tali disposizioni non riguardavano soltanto il corpo docente, ma anche gli
alunni. Obbligatoriamente, bambini e ragazzi dovevano portare a bruciare i libri considerati sgraditi
o consegnarli al riciclaggio, dove sarebbero stati trasformati in testi adeguati; bisognava in primo
luogo infondere nei cuori dei giovani lo spirito e il sentimento di appartenenza razziale.
I libri di apprendimento vennero rimpiazzati da materiali che servivano esclusivamente per
l'indottrinamento (ABC Fibel65 era uno dei libri fondamentali) ed uno dei temi principali era la vita
militare.
Un libro con pareri discordanti da quelli ufficiali poteva essere d'intralcio al risveglio dello
spirito guerresco: durante le lezioni di storia venivano messi in luce solo gli avvenimenti che
esaltavano le prodezze della Germania e nessuno poteva esprimere pareri diversi. Vi era anche un
manuale redatto da Karl Alnor il quale descriveva dettagliatamente come tale disciplina doveva
essere impartita nelle scuole:
Ein ‘Handbuch für Lehrer über Geschichtsunterricht von Karl Alnor (A.W. Zickfeld Verlag) belehrt den
Lehrer auf Seite 2’: ‘Der Geschichtsunterricht ist Mittel zur Lösung der dem Volke gestellten politisch-historischen
Aufgaben’ - Unterrichtsziel ist Vorbereitung für den eigenen Einsatz im Selbstbehauptungskampf des Volkes, d.h. also
Erziehung zur Politik. Die Weltgeschichte ist von der Rassenfrage her zu prüfen.66
Gli insegnanti tedeschi ormai si dovevano rigorosamente adeguare a tali disposizioni, se non
volevano finire in galera o in qualche campo di concentramento.
Erika Mann prende in analisi le opere di Goebel come “Geschichtsunterricht”:
England ist der größte Kriegsgewinnler, wie es auch der Haupttreiber des Weltkrieges gewesen ist. Es hat aus
Handelsneid seinen Bewerber auf den Weltmärkten, Deutschland, völlig vernichtet...[Frankreich wäre] ohne seine
Kolonialvölker heute nur eine Macht zweitens Ranges, mit fast einem Sechstel Negern ist das europ äische Frankreich
heute schon kaum mehr als weißes Volk anzusehen67
Come già detto, la ginnastica divenne l'attività scolastica principale. Le ore dedicate ad essa
vennero più che raddoppiate, a discapito di quelle dedicate a materie come la religione, la storia dei
65 L'ABC Fibel era il primo libro di indottrinamento nazionalsocialista che veniva fatto sfogliare ai bambini già da
piccolissimi.
66 Cfr E.M., p.67 [trad.it Un manuale di didattica per storia degli insegnanti di Karl Alnar (casa editrice A.W Zickeld)
istruisce i docenti a pag 2: “L'insegnamento della storia è mezzo atto all'adempimento del compito storico-politico
posto al popolo” e “obiettivo dell'insegnamento è quello di preparare ciascuno a mobilitarsi nella lotta per
l'autoaffermazione del popolo, dunque quello di educare alla politica. La storia mondiale dev'essere vagliata a
partire dalla questione razziale.” p.70]
67 E.M, p.68 [trad. it.: L' Inghilterra è il paese vincitore che ha tratto i massimi profitti dalla guerra, così come ne è
stato il suo principale istigatore. Per invidia commerciale ha completamente annientato il suo concorrente sui
mercati mondiali, la Germania... Privata dei suoi possedimenti coloniali, oggi la Francia sarebbe solo una potenza
di secondo piano e con quasi un sesto di negri, la Francia Europea non si può più considerare un popolo bianco.]
pp.71/72]
30
paesi in cui non veniva parlata la lingua tedesca e, ovviamente, la letteratura, considerata
un'espressione artistica pericolosa perché legata alla libertà di pensiero e dominata dalla presenza di
autori ebrei. Obbedienza, cameratismo, senso del dovere, educazione fisica, marce militari erano le
caratteristiche delle attività di questi giovani e lo sport spiccava come la prima delle discipline
obbligatorie. Anche le lezioni di matematica miravano a glorificare il popolo tedesco: come
documenta Erika Mann, un certo dottor Geck parla della matematica come espressione del nordico
spirito combattivo. La scrittrice ci fa notare quanto sia ridicolo che una disciplina scientifica quale
la matematica possa essere stata anch'essa manipolata:
Wenn wir nicht ziemlich sicher wären, es in dem Doktor Geck mit einem eher humorlosen Menschen zu tun
tu haben, - und wenn wir nicht ganz sicher waren, daß keiner es sich im Jahre 1937 und im NS- Bildungswesen so
leicht herausnehmen wird, drollig zu sein, wir könnten glauben, daß hier einer seinen Scherz treibt, etwa, um zu sehen,
wie weit mit dem Humbug gegangen werden kann, ohne daß es auffällt.
68
Per quanto riguarda le altre materie, come la chimica, veniva prestata particolare attenzione allo
studio dei gas chimici. Tra i libri più importanti era Die Schulversuche zur Chemie der Kampfstoffe
– Ein Experimentierbuch zum Gas – und Luftschutz (Carl Heimanns – Velag, Berlin). Nell’ora di
disegno artistico venivano raffigurati dagli allievi esclusivamente oggetti da guerra come maschere
antigas, mitragliatrici, bombe a mano e carri armati.
Per inculcare le regole di vita nazionalsocialistiche bisognava stare sempre al passo con i tempi e
per questa ragione i libri di testo avevano come scopo principale la propaganda. Nel fare ciò non
bisognava essere troppo espliciti, bisognava procedere per tattica, come testimoniano i libri delle
scuole superiori e delle università. Ormai non si parlava più né di Goethe, né di Lessing: i libri
riportavano solo dichiarazioni del Führer e dei loro ministri.
Erika Mann afferma che il materiale didattico che proponevano le scuole tedesche non suscitava
scalpore e ciò permetteva al regime di risultare alquanto inoffensivo. I veri intenti del Reich
venivano fatti conoscere tramite dei sussidiari e degli opuscoli non ufficiali distribuiti durante le
ore di lezione.
A questa politica Erika Mann attribuì il nome di “Politik des schlechten Gewissen” 69 essa
non riguardava solamente la scuola. Quando la Germania partecipava a mostre ed eventi artistici
all'estero non venivano mai presentate opere che esaltassero il nazismo: bisognava apparire innocui
68 E.M., p.76 [trad.it.: Se non fossimo abbastanza sicuri che con il Dottor Geck avessimo a che fare con una persona
totalmente priva di umorismo – e se non fossimo del tutto sicuri che nel 1937 nessuno si permetterebbe facezie
sulla dottrina educativa nazionalsocialista – saremmo tentati di credere che qualcuno voglia vedere fino a che punto
può giungere l'assurdità prima di dare nell'occhio. p. 79]
69 Cfr E.M.,p.65 [trad.it.: Politica della cattiva coscienza p.68]
31
e dissimulare la realtà perché la Germania aveva timore di essere ostacolata nel suo progetto di
conquista. Si doveva trasmettere insomma una verità camuffata delle cose, che assunse il nome di
propaganda.
E' chiaro che l'indottrinamento doveva avvenire sin dai primi anni di vita: il primo libro che
veniva fatto sfogliare al bambino era l'abbecedario del quale esistevano differenti versioni a
seconda della provincia o regione tedesca e in essi veniva descritta la vita militaresca. Vi era anche
un sillabario, realizzato da una certa Elvira Bauer e raccomandato dalle autorità, che aveva come
titolo: “Trau keinem Fuchs auf grüner Heid! Und keinem Jud bei seinem Eid!” 70 .Per la
realizzazione di questo libro sono stati utilizzati colori vivaci affinché il contenuto rimanesse ben
impresso nella mente del bambino. Inoltre i fanciulli delle scuole elementari venivano spronati
nello scrivere poesie, realizzare racconti e storielle antisemite e il miglior componimento veniva
premiato dallo “Stürmer”71
Erika Mann ha ritenuto opportuno riportare un componimento di una ragazzina tedesca che
ricevette un elogio proprio da questa rivista:
In questo piccolo componimento possiamo farci un'idea di quale sorta d'indottrinamento i
bambini tedeschi subivano nelle scuole.
Die Juden sind unser Unglück
Leider sagen heute noch viele: ‘Die Juden sind auch Geschöpfe Gottes. Darum müßt ihr sie auch achten.’ Wir
aber sagen: ‘Ungeziefer sind auch Tiere, trotzdem vernichten wir es. Der Jude ist ein Mischling. Er hat Erbanlagen von
Arien, Asiaten, Negern und von den Mongolen. Bei einem Mischling herrscht das Böse vor. Das einzige Gute, das er
hat, ist seine weiße Farbe.’ … Jesus sagte einmal zu ihnen [den Juden]:‘Ihr habt zum Vater nicht Gott, sondern den
Teufel.’ Die Juden haben ein böses Gesetzbuch. Das ist der Talmud. Auch sehen die Juden in uns das Tier und
behandelt uns danach. Geld und Gut nehmen sie uns mit aller List weg...In Gelsenkirchen hat der Jude Grünberg Aas
an uns verkauft. Das darf er nach seinem Gesetzbuch. Aufstände haben die Juden angezettelt und zum Krieg haben sie
gehetzt. Rußland haben sie ins Elend geführt. In Deutschland gaben sie den KPD Geld uns bezahlten die Mordbuben.
Wir standen am Rande des Grabes. Da kam Adolf Hitler. Jetzt sind die Juden im Auslande und hetzen gegen uns. Aber
wir lassen uns nicht beirren und folgen dem Führer. Wir kaufen nichts beim Juden. Jeder Pfennig, den wir ihnen geben,
tötet einen unserer Angehörigen. Heil Hitler!
(Stürmer Nr. 2, 1935)72
70 E.M., p.66 [trad.it.: Non prestare mai fede alla volpe nella verde brughiera e al giuramento di un ebreo. p.70]
71 Lo ‘Stürmer’ era una rivista periodica tedesca, pubblicata dal 1923 sino alla fine del secondo conflitto mondiale che
utilizzava un violento stile scandalistico basato su menzogne ed aveva come scopo principale quello di denigrare la
razza ebrea.
72 E.M, pp.97-98 [trad.it.: “Gli ebrei sono la nostra disgrazia.” Purtroppo oggi sono ancora molti quelli che dicono:
‘anche gli ebrei sono creature del Signore. Per questo dovete rispettare anche loro’. Noi invece diciamo: ‘anche gli
scarafaggi sono degli animale e ciononostante gli ammazziamo.’ L'ebreo è un meticcio: ha caratteri genetici di
ariani, asiatici, negri e mongoli. In un meticcio predomina la parte cattiva. ‘Ha di buono soltanto il colore bianco‚’...
32
Oltre alle classiche scuole naziste, vi erano istituti privilegiati che soltanto una cerchia ristretta di
ariani poteva frequentare: gli istituti per la ‘Nazionalpolitische Erziehung’, i ‘Napola’.
Essi
sostituivano le tradizionali accademie prussiane per l'addestramento dei cadetti, le prestigiose
scuole da cui venivano i migliori elementi della dirigenza militare. Da questi istituti nazificati
fioriva così la dirigenza delle Waffen-SS, il ramo militarizzato delle SS. Nel 1938 i ‘Napola’ erano
ventuno in tutto il paese e accettavano ragazzi dai dieci anni in su.
Illustrazione 4: Immagine tratta dal film
"Napola, i ragazzi del Reich" di D.Dansel 2004.
Dove i cadetti si esercitano al lancio delle
granate
Entrare a far parte di una ‘Napola’ era per i ragazzi dell'epoca un qualcosa di fantastico, una grande
occasione, ma essi non erano coscienti dei reali obiettivi formativi che tali scuole si proponevano.
I ragazzi pensavano che entrare a far parte di una ‘Napola’ avrebbe garantito loro in futuro un
posto sociale del tutto rispettabile. Questi giovani ignoravano che le ‘Napola’ avevano il compito di
trasformarli in spietati SS e SA, al servizio del Reich.
Una volta Gesù disse loro (agli ebrei): ‘Voi non avete per padre Dio, ma il diavolo.’ Gli ebrei hanno un libro delle
leggi malefico. Si chiama Talmud. Gli ebrei vedono in noi l'animale e ci trattano di conseguenza. Ci carpiscono con
mille trucchi ogni nostro avere. A Genselkirchen, l'ebreo Grünberg ci ha venduto delle carogne d'animale. Il suo
codice glielo permette. Gli ebrei hanno fomentato rivolte e istigato alla guerra. Hanno portato la Russia alla rovina.
In Germania, hanno dato denaro al partito comunista tedesco e pagato sicari. Eravamo sull'orlo dell'abisso. Allora
giunse Adolf Hitler. Adesso gli ebrei sono all'estero e seminano zizzania contro di noi. Ma noi non ci lasciamo
fuorviare e seguiamo il Führer. Non compriamo nulla dagli ebrei. Ogni pfennig che diamo loro uccide uno dei
nostri!p. 100]
33
2.3 “Staatsjugend”
Quello sulla gioventù hitleriana è, secondo diversi aspetti, il capitolo più interessante perché
descrive nel dettaglio in che modo e con quali sistemi venivano educati i giovani nel Terzo Reich.
In questa parte dell'opera, l'autrice descrive tutte le angherie e le pressioni alle quali venivano
sottoposti ragazzi e bambini tedeschi al fine di mostrare all'ignaro lettore tutti i soprusi che sono
stati inferti a questa nuova generazione. L'autrice ci fornisce una descrizione molto dettagliata della
‘Hitlerjugend’, l'organizzazione nascente giovanile che il nazismo aveva particolarmente a cuore e
ci spiega il perché di tanto accanimento.
In primo luogo, Erika Mann descrive le varie sezioni in cui era articolata l’organizzazione
della gioventù hitleriana; successivamente la esamina più da vicino analizzandone il materiale di
propaganda e interrogando (non sappiamo se ciò sia avvenuto realmente) alcuni dei suoi giovani
componenti. Per meglio capire che cosa fosse realmente la ‘Hitlerjugend’, Erika Mann suddivide la
società tedesca in cerchi, ovvero in tre grandi insiemi.
Il primo cerchio, al quale appartiene la famiglia, viene definito privo di autorità e
importanza. La famiglia serve solo al fanciullo per la sua crescita iniziale, ha solo il compito di
allevarlo sino al momento in cui sarà abbastanza adulto; poi la sua educazione è affidata totalmente
alla gioventù di Stato.
La scuola è collocata nel secondo cerchio: qui il bambino è inserito in un ambiente più
vicino agli ideali propagandati dal regime. All'interno della scuola, la sfera familiare si dissolve per
lasciare spazio alla propaganda nazista. Tuttavia, a questo insieme appartengono anche elementi
che non sono stati del tutto intaccati dal nazismo, come per esempio, gli insegnanti più anziani.
L'obiettività del sapere non poteva essere manipolata tanto facilmente, nonostante tutto il male che
venne inflitto agli uomini di sapere e di cultura.
Nel terzo cerchio sociale è collocata la ‘Hitlerjugend’. Questo cerchio, a differenza degli
altri, è definito da Erika Mann come un qualcosa di invalicabile perché esso, al contrario della
famiglia e della scuola, non conosce brecce. Nella gioventù di Stato, come nella scuola e nella
famiglia, non esistevano residui pre-hitleriani ed è per questo che l'organizzazione godeva di una
particolare importanza agli occhi del Führer. La ‘Hitlerjugend’ aveva il compito di costruire i
nazisti del futuro, senza di essa il regime nazista non poteva raggiungere quegli obiettivi tanto
agognati, per realizzare i quali occorreva educare al meglio il bambino.
Erika Mann ci mostra come le varie organizzazioni non erano guidate da adulti, bensì da
ragazzi: “Jugend sollen von Jugend regiert werden” - i ragazzi devono essere governati dai ragazzi.
34
E ciò a garanzia che nessun luogotenente anziano in disaccordo con il Regime si immischiasse
nella faccenda, ma anche per formare giovani autoritari e disciplinati, con l'ardente desiderio di
prevaricare sempre il prossimo.
Der erste Grundsatz der ‘Staatsjugend’: ‘Jugend sollen von Jugend regiert werden’ birgt für die NaziMachthaber vor allem die Garantie, daß kein Älterer, keiner, der ‘es’ noch anders wissen könnte, seine Finger mehr im
Spiel haben darf. Zweitens aber werden die zwölfjährigen ‘Pimpfe’(es nicht erwiesen, wer dies ungewöhnlich häßliche
und lächerliche Wort ersonnen hat als Bezeichnung der deutschen kleinen Buben in Uniformen), - die zwölfjährigen
‘Pimpfe’, also, werden alle Unbill, alle Härte und Rohheit, ja alle Ungerechtigkeit, die ihnen von ihren
vierzehnjährigen Vorgensetzen widerfahren mag, willig hinnehmen, sobald sie wissen, daß sie selber mit nächstem, - in
zwei Jahren schon,- die Kleinen werden quälen dürfen, - es ist leider menschlich.
73
Erika Mann paragona la gioventù di Stato ad un esercito, poiché è inquadrata in corpi
divisioni e battaglioni. I ragazzi vengono suddivisi in base al sesso e a seconda dell'età: alla
‘Hitlerjugend’ vera e propria appartenevano i ragazzi sino ai diciotto anni mentre i bambini di età
compresa tra i dieci e i quattordici anni facevano parte dello ‘Jungvolk’ al quale corrispondeva
l'organizzazione femminile dello ‘Jugendmädels’, mentre il ‘Bund Deutscher Mädel’ inquadrava le
giovani donne tra i diciotto e i ventuno anni. Si trattava di un vero e proprio esercito!
Illustrazione 5:
Immagine di
propaganda dello
Jungvolk
73 E.M., 137 [trad.it.: Il primo principio della ‘gioventù di Stato’ - ‘la gioventù deve essere guidata dalla gioventù ’ nasconde da un canto la garanzia che nessun altro luogotenente più anziano che la ‘intenda’ in tutt'altro modo si
immischi nella faccenda. Dall'altro, però, i Pimpfe dodicenni (non è provato chi abbia inventato questa parola
straordinariamente odiosa e ridicola per designare le piccole reclute tedesche in divisa) subiranno con supina
acquiescenza ogni sorta d'iniquità, rigori e brutalità, diciamo pure tutti i soprusi inflitti dai loro capoccia
quattordicenni, sapendo che di li a uno due anni loro stessi avranno la possibilità di tiranneggiare i camerati più
piccoli: purtroppo è umano. p.140]
35
L'adesione alla gioventù di Stato non era spontanea e volontaria, almeno sino al 1939. Erika Mann
ci porta a conoscenza di come in Germania i tedeschi erano pienamente convinti che esistesse una
norma giuridica secondo la quale i ragazzi dovevano entrare a far parte obbligatoriamente della
‘Hitlerjugend’ e delle sue organizzazioni. La popolazione tedesca, quindi, venne raggirata dal
governo nazista e i giovani non aderirono spontaneamente alle organizzazioni del regime. Vigeva
un decreto del 1° dicembre 1936 avente la seguenti disposizioni:
Die gesamte deutsche Jugend innerhalb des Reichsgebietes ist in der Hitlerjugend
zusammengefaßt. Die
gesamte deutsche Jugend ist außer in Elternhaus und Schule in der Hitlerjugend körperlich, geistig und sittlich im
Geiste des Nationalsozialismus zum Dienst am Volk und der Volksgemeinschaft zu erziehen. Die Aufgabe der
Erziehung der gesamte deutsche Jugend in der Hitlerjugend wird dem Reichsjugendführer der NSDAP übertragen. Er
ist damit Jugendführer des Deutschen Reiches. Er hat die Stellung einer Obersten Reichsbehörde mit dem Sitz in Berlin
und ist dem Führer und Reichskanzler unterstellt.Die zur Durchführung und Ergänzung dieses Gesetzes erforderlichen
Rechtsverordnungen und allgemeinen Verwaltungsvorschriften erläßt der Führer und Reichskanzler. 74
L'articolo ci fa capire che all'interno del Reich tutta la gioventù doveva essere compresa nella
‘Hitlerjugend’, che Baldur von Schirach era il capo supremo di questa gioventù e che al ‘Führer’
spettavano le disposizioni generali per l'attuazione alla legge e l'integrazione dei giovani nel
sistema educativo nazista. Alle Jugend dem Führer!(tutta la gioventù al Führer) era lo slogan
principale, avente differenti varianti che avevano come unico scopo l'indottrinamento; con questa
frase von Schirach chiudeva tutti i suoi discorsi ed esercitava, come il saluto ‘Heil Hitler’, una
sorta di lavaggio del cervello. Baldur von Schirach era il Reichsleiter 75della ‘Hitlerjugend’:egli
rappresentava l'esempio di come fin dall'infanzia i giovani tedeschi avrebbero dovuto incarnare
l'ideale hitleriano dell'ariano perfetto; egli stesso, nel 1937, in occasione di un congresso di partito,
giurò a Dio fedeltà al regime e in tale giuramento il Signore si identificava con la figura di Hitler.
Von Schirach pubblicava svariate poesie e liriche su ogni rivista giovanile del Terzo Reich. Anche
le poesie esercitavano un' indubbia influenza sulla gioventù ed egli ne scrisse un numero infinito,
ma tutte avevano i medesimi contenuti: il mestiere della guerra, la glorificazione del ‘Führer’ e del
74 E.M., p. 137[trad.it.: Tutta la gioventù tedesca all'interno del territorio del Reich è compresa nella gioventù
hitleriana (Hitlerjugend). Tutta la gioventù tedesca fuori dalla famiglia e dalla scuola, deve venire educata nella
Gioventù hitleriana fisicamente, spiritualmente e moralmente nello spirito del nazionalsocialismo per servire il
popolo e la comunità nazionale. Il compito di educare la gioventù tedesca nella Gioventù hitleriana viene assunto
dal capo della gioventù del Reich della NSDAP, che diventa così Capo della Gioventù del Reich tedesco. Egli ha
rango di un'alta autorità del Reich, risiede a Berlino ed è alla dirette dipendenze del Führer e cancelliere del Reich.
Il Führer e cancelliere del Reich decide le norme legislative e le norme amministrative generali per l'attuazione e
l'integrazione della presente legge. pp.140/141]
75 Il Reichsleiter, era la figura più importante nel Terzo Reich. Come Hitler era la guida del Reich vero e proprio,
Baldur von Schirach era la guida della gioventù di Stato.
36
suolo tedesco. Nessuno può immaginare la pressione psicologica esercitata su questi ragazzi: più
passava il tempo, più erano fermamente convinti di appartenere esclusivamente al ‘Führer’ e al
Reich. L'indottrinamento dava luogo ad una sorta di annullamento della personalità individuale del
giovane; egli non poteva più decidere cosa essere, a chi appartenere o che professione svolgere da
adulto: il suo futuro era già pianificato dal Reich.
Tali disposizioni tuttavia non vennero mai varate perché erano in forte contrasto con un
concordato stipulato con la Santa Sede che garantiva la libertà di scelta ai giovani per quanto
concerneva l'adesione ad associazioni cattoliche o di Stato. A questo proposito il governo nazista
adottò la seguente strategia: una volta che la legge produceva gli effetti desiderati, ovvero veniva
osservata dai cittadini, la si revocava. Erika Mann ci mostra come i nazisti procedettero anche
illegalmente, pur di avere la Gioventù inquadrata nelle varie divisioni hitleriane. I ragazzi non
dovevano prendere parte ad alcuna associazione ecclesiastica e ciò aveva un motivo ben preciso:
l'appartenere ad un'associazione ecclesiastica poteva influenzare i giovani e questo poteva essere un
grosso svantaggio per l'indottrinamento nazista. Von Schirach riuscì ad incorporare formalmente
tutta la gioventù evangelica tedesca nella HJ. 76
Illustrazione 6: Membri della Gioventù Hitleriana marciano
di fronte al loro leader Baldur von Schirach (a destra, che
saluta) e ad altri ufficiali Nazisti, Norimberga, Germania,
1933.
76 Sigla con la quale veniva identificata la ‘Hitlerjugend’.
37
Trentadue era il numero delle scuole presenti in Germania che avevano come compito quello di
addestrare i futuri dirigenti della ‘Hitlerjugend’ ed è da sottolineare che il tirocinio fisico al quale
veniva sottoposta la gioventù tedesca era definito pacifico-sportivo, ma in realtà implicava
un'educazione di difesa, preparava esclusivamente alla guerra. I giovani non sapevano contro chi
realmente dovevano lottare, l'unica cosa davvero importante era ubbidire e servire la patria; ormai
nella Germania nazista non si era più capaci di ragionare con la propria testa.
I giovani venivano preparati sia psicologicamente che fisicamente ad un'eventuale guerra
d'aggressione; ma anche per difendersi dall'eventuale attacco di qualche ebreo, come precisa
ironicamente la Mann. Oltre alla pressione psicologica esercitata nelle menti dei ragazzi, la
pressione fisica alla quale venivano sottoposti era davvero inaccettabile: come testimonia questo
articolo riportato da Erika Mann, essa provocava danni irreversibili:
Bei den jüngsten Musterungen hat sich nun die überraschende Tatsache herausgestellt, daß an der erster Stelle
der typischen Leiden diejenigen der Füße stehen, die unter der Rubrik ‘Plattfuß’, ‘Knickfuß’ und so weiter verzeichnet
werden; unter 1000 dienstpflichtigen des Jahr 1931 z. B werden nicht weniger als 37, 38 unter dieser Rubrik auf
geführt... Es zeigt sich... daß auch für den militärischen Dienst nicht diejenige Vorbildung am besten ist, die möglichst
früh mit spezifisch militärischen Anforderungen beginnt, sondern eine freiere und allgemeinere.
77
Erika Mann afferma che erano presenti anche diversi giornali di lotta e particolare
importanza avevano le canzoni intonate dai giovani della gioventù nazista. Queste venivano
trascritte in apposite raccolte come ad esempio il Trum, trum, canti per lo ‘Jungvolk’, pubblicati
dalle case editrici Trommler o Schutz- und Trutz-Liederbuch.78
I vari canzonieri per ragazzi si assomigliavano tutti: temi e soggetti delle canzoni erano
sempre gli stessi. Le svariate canzoni create dalla propaganda invocavano costantemente la
devozione, sempre più cieca, all'ideologia nazista e senza ombra di dubbio erano esse stesse una
forma di indottrinamento.
Se in un primo momento le ragazze ignoravano le vere intenzioni del Reich, ben presto
divennero consapevoli del loro destino. Un articolo pubblicato nel “Völkischer Beobachter” del
1937 riporta le parole ingannevoli di von Schirach che esorta le ragazze a praticare sport e
mantenersi in salute, nonché ad aderire alle varie organizzazioni naziste. In queste associazioni si
77 E.M p.145 [trad. it.: Nel corso delle più recenti ispezioni è emerso il dato sorprendente che al primo posto tra le
tipiche malattie dei piedi si collocano quelle catalogabili come ‘piede piatto’ o ‘piede valgo’. Ad esempio, tra 100
coscritti della leva 1936 si sono riscontrati non meno di 37-38 soggetti inseribili in questa categoria... Ne risulta
quindi che anche riguardo al servizio militare il miglior addestramento preparatorio non è quello che prepara quanto
più precocemente alle esigenze militari, bensì quello più libero e articolato. p.148]
78 Cfr E.M., p.155
38
doveva educare non solo dal punto di vista fisico, ma anche spirituale: le ragazze venivano allevate
oltre che per diventare madri, anche per i mestieri domestici: dovevano saper cucinare, allevare i
bambini e servire la famiglia. Le pratiche domestiche divennero quindi la materia di studio e di
allenamento principali. Le giovani diventavano consapevoli del loro destino solo nel momento in
cui entravano a far parte delle organizzazioni. Erika Mann documenta la condizione sociale delle
giovani tedesche attraverso un episodio nel quale si descrive l'incontro di due uomini con una
giovane ragazza appartenente al Bund Deutscher Mädel:
Der ausländische junge Herr, der nicht recht weiß, wie er die Konversation, wie er die Konversation in Fluß
halten soll, fragt unvermittelt: ‘Was willst du werden?’. Forschend betrachtet ihn das Hitlermädchen.‘Mutter’ sagt, es
dann und hat einen spöttischen, ja bitteren Klang in der Stimme, der zu diesem sanftesten Wort durchaus nicht passen
will. Das Mädchen spricht denn auch so gleich weiter, als wolle es des den Mißton du decken.‘Nein, - ernsthaft’ sagt
sie, - ‘Man kann nicht sehr viel werden, wenn man ein Mädchen ist. Die besseren Stellungen sind nur für die Männer
da,’ - ‘Die Frau gehört ins Haus’ - oder in die Fabriken , - aber nicht auf die guten Posten !” 79
Nella breve narrazione fornitaci da Erika Mann, la giovane ragazza spiega che nel mondo
del lavoro non c'è più posto per la donna: sistematicamente il regime ne aveva interdetto l'accesso
in ogni settore poiché la donna che lavorava non poteva badare al meglio alla casa e aspirare ad
avere più figli. La grave conseguenza della scarsa natalità era che, senza giovani guerrieri nazisti,
l'impero hitleriano non poteva crescere.
Nel 1931, le donne immatricolate nelle università tedesche erano ben 19.400 e, a partire dal
1934, il numero sarà pressoché dimezzato: esse saranno soltanto 9.700. Se i nazisti volevano
moltiplicarsi, bisognava che il regime adottasse misure drastiche. La donna tedesca veniva educata
ad assumere così atteggiamenti consoni alla dignità tedesca, ma non solo: lo stesso aspetto fisico
doveva seguire precise direttive: le donne dovevano essere in carne, vestire lunghe e pudiche
gonne, sfoggiare trecce tradizionali. Severe punizioni (ad esempio, la rapatura a zero) attendevano
quelle ragazze che avessero rifiutato questa omologazione estetica. Per non parlare dell'aborto, che
venne definito atto di sabotaggio verso lo Stato poiché il nazionalsocialismo incoraggiava le
ragazze a procreare anche fuori dal matrimonio, anche se ciò non era specificato per iscritto da
nessuna parte.
79 E.M p.145 [trad. it.: Il giovane straniero, che non sa come mantenere desta la conversazione, d'un tratto
chiede:‘Cosa vuoi diventare?’ e scruta la giovane hitleriana con sguardo indagatore. ‘Madre’ risponde lei con un
timbro amaro e beffardo nella voce, che si concilia con la soave parola appena pronunciata. La ragazzina riprende
subito il filo, quasi a cancellare la nota stonata. ‘No seriamente, non si può diventare un granché quando si è una
ragazza. I posti migliori spettano agli uomini.’ ‘La donna appartiene alla casa’ oppure il suo posto è in fabbrica’, ma
di sicuro i posti migliori non le toccano! p.172]
39
Erika Mann ci porta indietro nel tempo per mostrarci le enormi differenze che vi erano tra le donne
del Terzo Reich e quelle del periodo della repubblica di Weimar.
La Germania della Repubblica di inizio secolo era un esempio per l'emancipazione
femminile. Fino al 1933, le donne che lavoravano erano quattro volte di più di quelle americane,
avevano diritto di voto e nel Reichstag sedevano più membri femminili rispetto a tutti gli altri
parlamenti del mondo occidentale. La politica nazista verso le donne fu, come si può dedurre,
altamente coercitiva. Le donne dovevano sottostare a rigide regole sociali: vestiti alla moda, trucco
eccessivo, pantaloni, la dieta e il fumo vennero considerati elementi contrari alla morale tedesca. 80
In passato avere un figlio al di fuori del matrimonio era considerato un fatto deplorevole, invece
con l'avvento del nazismo risultò del tutto lecito. I ragazzi i quali concepivano un figlio prima di
avere raggiunto la maggior età venivano, tramite leggi inesistenti, dichiarati maggiorenni al fine di
potersi sposare.
Lo Stato tedesco garantiva anche delle sovvenzioni per le ragazze madri a patto che loro
stesse educassero il bambino secondo i principi del Reich. Una volta cresciuti, i bambini venivano
sottoposti a dei controlli periodici effettuati da parte di educatrici per l'infanzia. Se il fanciullo
rivelava che la madre lo educava in modo diverso dalle aspettative del regime, alla madre venivano
sottratti l'assegno periodico in denaro e anche il figlio.
Erika Mann evidenzia inoltre che la ‘Hitlerjugend’ mirava, secondo i principi del ‘Führer’, a
distruggere la vera cultura. I bambini non amavano affatto studiare, l'unica materia veramente
importante per loro era l'educazione fisica. Il fanciullo per completare la sua formazione doveva
sostenere circa ventidue esami che consistevano in prove sportive: se i bambini non avevano
grande interesse per le discipline scolastiche vere e proprie non aveva alcuna importanza, ma lo
sport invece era essenziale.
É bene tenere presente che, per volere di Rudolf Hess fu vietato menzionare il fatto che gli
allievi facessero parte della ‘Hitlerjugend’ e delle sue ramificazioni in modo tale che nessun
insegnante nella pagella di fine anno potesse scrivere qualcosa di offensivo contro il regime. I
ragazzi che primeggiavano all'interno della ‘Hitlerjugend’ erano anche quelli che avevano un
rendimento scolastico scarso poiché tutte le energie erano impiegate nelle esercitazioni che
avvenivano all'interno delle organizzazioni. Naturalmente, se le sue prestazioni all'interno della
‘Hitlerjugend’ erano buone, nel resoconto scolastico finale dell'alunno, non doveva figurare che
egli aveva avuto un pessimo rendimento scolastico. Anche se non aveva raggiunto le conoscenze
necessarie, l'alunno sarebbe potuto diventare in ogni caso un dirigente industriale, un
80
Nulla poteva risultare più fastidioso agli occhi di Erika Mann, perché lei stessa amava anche indossare abiti
maschili, bere e fumare.
40
commercialista o quant'altro. Se i nazisti volevano ottenere i risultati sperati, dovevano alimentare
l'odio nei giovani. Tanti condannarono i giovani appartenenti a queste organizzazioni, ma la
maggior parte ignorava che i nazisti riuscirono a trasformare i loro animi, rendendoli dei veri e
propri automi incapaci di pensare.
Con il capitolo dedicato alla ‘Hitlerjugend’, Erika Mann cerca di comunicare al lettore la
verità su fatti che sino a quel momento erano rimasti oscuri: pochi sapevano come i nazisti agivano
sulle menti dei giovani tedeschi. La gente sicuramente ignorava tutte violenze sia fisiche, che
psichiche che essi subirono e non ci si domanda mai se questi ragazzi agivano consapevolmente nel
male o erano invece come obnubilati dalla sottile e penetrante scuola dell’ideologia nazista. Erika
Mann si chiede se la gioventù tedesca fosse davvero controllata dal nazismo, visto che tanti,
soprattutto i giovani studenti, nel momento in cui il Reich li minacciava con maggiore violenza,
riuscirono a ribellarsi. Secondo Erika Mann, gli Sturmführer, (capi di battaglione d'assalto) ad un
certo punto predicheranno di fronte a banchi vuoti ed è importante sottolineare che alcuni di loro
avevano anche una cultura pre-nazista e la manterranno anche dopo il crollo del regime. Inoltre
materiale d'opposizione illegale, prodotto da gruppi clandestini che agivano nella speranza di un
avvenire migliore, iniziavano a circolare. La Chiesa d'altronde esercitava ancora potere sulla
gioventù ed un potere vecchio di migliaia di anni non poteva essere soppiantato da un potere
nascente, che peraltro non poteva durare a lungo poiché i valori in cui credeva la gioventù non
erano stati del tutto cancellati.
41
Conclusione
Lo scopo di questa tesi era quello di evidenziare le particolarità del libro di Erika Mann, School of
Barbarians/ Zehn Millionen Kinder. In quest’opera, come si è visto, si mescolano due diversi
generi, letterario e storico-.documentario in quanto - “Montage aus Dokumenten und persönlichen
Erfahrungen”81 - Concludendo si può confermare dunque la nostra ipotesi iniziale sottolineando la
sostanziale affinità di questo libro con il resto della produzione letteraria di Erika Mann. Se i suoi
generi preferiti sono la memoria autobiografica e la letteratura di viaggio, si può notare che anche
l’opera che abbiamo analizzato non si allontana troppo, nella sua impostazione narrativa, da questi
due generi. Il libro della Mann, con le sue descrizioni dettagliate di ambienti e situazioni concrete,
di località e scene di vita quotidiana, raccontate in prima persona (così almeno sembra), presentate
quindi in forma di una testimonianza diretta, diventa esso stesso un racconto di viaggio attraverso
il paese dei ‘Barbarians’, attraverso cioè quella macchina perfetta della manipolazione umana, che
è stata la realtà storica del sistema educativo del ‘Terzo Reich’.
Il valore del libro – lo sottolinea anche Irmela von der Lühe nella sua postfazione - “wird
naturgemäß durch die neueren erziehungs- und geschichtwissenschaftlichen Untersuchungen zur
Pädagogik im Nationalismus in mancher Hinsicht korrigiert” sta nella sua verità storica.82
Alcune delle argomentazioni ricorrenti – come ad esempio lo stato di degrado della
famiglia, che probabilmente non non era era arrivato allo stadio avanzato proposto dall’autrice,
oppure il processo ‘Nazifizierung’ della vita sociale in generale, che forse non era così “totale”,
sono forse nel libro volutamente accentuati. Visto il carattere prettamente poetico del libro,
sorprende l’affidabilità storica e la lucidità delle valutazioni dell’autrice, condivise del resto dai
maggiori storici contemporaneisti “die zentrale Aussage” del suo libro, e cioè, “daß Erziehung und
Ausbildung nicht länger auf wissenschaftliche, und intellektuelle Bildung, sondern auf Willensund Charaktererziehung im Sinne der völkischen Ideologie zielte”.
83
Sorprende anche - e forse
ancora di più – il “credo” finale dell’autrice, che raggiunge. toni quasi religiosi quando dice:
81 Von der Lühe, Nachwort, p.212 [trad.it: Montaggio dai documenti ed esperienze personali.]
82 Ibid. [trad.it.: è già stato inevitabilmente corretto o relativato da studi storici e pedagogici più recenti sulla questione
che riguarda la pedagogica nel nazionalsocialismo S.S]
83 Von der Lühe, p.213. Per la discussione storica attuale cfr. Per esempio: Ulrich Herrmann, Jürgen Ölkers (ed.),
Pädagogik und Nationalsozialismus, Weinheim 1988 ed alcuni contributi in : Ulrich Hermann (ed.), Die Formung
des Vollgenossen, Weinheim 1985. Ed inoltre: Wolfgang Keim, Erziehung unter der Nazi-Diktatur, Darmstadt 1995.
[trad. it.: “L'ipotesi fondamentale che educazione e formazione non miravano ad un miglioramento della
formazione scientifica ed intellettuale, ma invece ad una formazione caratteriale.” S.S]
42
Wir glauben an die Erneurungskraft des deutschen Volkes, das politisch unerzogen, - zugängig den
Verführungen des Romantischen Nationalismus, badrängt von den Unbillen einer wirtschaftlich gefährdeten Epoche, sich ausgeliefert hat dem Kurpfurscher – Erlöser, der da aus dem Dunkel zu ihm trat. Wir glauben an die moralischen
und gegenseitigen Quellen dieses Landes, die jetzt verschüttet sind, aber aus denen gespeist worden ist, was je Großes
aua Deutschland kam. Wir glauben an die Vernuft, die langsam ihren Weg nimmt und wieder einsickern wird die Köpfe
derer, aus denen man sie ‘schlagartig’ vertrieben. Und wir glauben an die Unzerstörbarkeit der höchsten Begriffe, die
dem Menschen zur Verfügung stehn und die nicht für lange ausgelöscht sein werden in den Herzen des deutschen
Volkes, - an den Sieg der Freiheit und der Gerechtigkeit glauben wir und an den der Wahrheit, der triumphal sein
wird.84
Considerata la reale situazione storica, l'ottimismo di questo ‘credo’ era forse esagerato. Ma è,
come tale, comunque spiegabile – e anche giustificabile – se ci si riferisce alla finalità principale
del libro che vuole coinvolgere e convincere. “Der durchweg appellative und bisweilen ja auch ein
wenig pathetische Gestus ihres Buches wird durch klare Gegensätze überzeugen, nicht durch
dialektische Reflexionen.”
85
Fare effetto era il vero scopo del libro e la vera intenzione
dell'autrice. E in questo è senz'altro riuscito. E del resto era anche un credo degli emigrati tedeschi
disperati, che non volevano e non potevano – nonostante l'analisi- rinunciare alla speranza di un
cambiamento, l'unica speranza di tornare alla loro vita e dunque un credo senza alternative.
84 E.M, p. 188 [trad. it.: Noi crediamo nella forza del rinnovamento del popolo tedesco, una compagine che,
politicamente impreparata, sensibile alle seduzioni del nazionalismo romantico, oppressa dalle temperie di un'epoca
economicamente tempestosa, è caduta in balia di un salvatore da strapazzo, che le si è fatto incontro nelle tenebre.
Crediamo alle fonti morali e spirituali di questo paese ora sconvolto ma alle quali è stato attinto tutto ciò che ha
reso grande la Germania. Confidiamo nella ragione, che riprenderà lentamente il suo cammino, facendosi largo
nella mente di tutti coloro che l'avevano ‘repentinamente’ scacciata. E crediamo nell'indistruttibilità dei concetti più
nobili dei quali gli esseri umani dispongono, che non riposeranno a lungo sotto le ceneri nel cuore del popolo
tedesco, crediamo nella vittoria della libertà, della giustizia e della verità, vittoria che sarà trionfale. pp. 189/190]
85 Lühe von der p.214 ‘Nachwort’ [trad.it.: Il riferimento talvolta anche patetico del suo libro, vuole convincere il
lettore attraverso chiari contrasti e non attraverso riflessioni dialettiche. S.S]
43
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Thomas Mann. New York, Modern Age Books, 1938.
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- Mein Vater der Zauberer, hg von Lühe Irmela von der und Uwe Neumann, Reinbek
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- Stoffel fliegt über Meer, Verlag Levy & Müller, Stuttgart, 1932.
-E.M., Das letzte Jahr. Bericht über meinen Vater Fischer Taschenbuch Vlg.,
Frankfurt am Main, 2005.
2. Critica (ed altro)
Herrmann, Ulrich, Oelkers, Jürgen (ed.) Pädagogik und Nationalsozialismus,
Weinheim 1988
- Die Formung des Volksgenossen, Weinheim 1985.
Jens, Inge, Walter, Frau Thomas Mann, Reinbek bei Hamburg (Rowohlt) 2003.
- Katia Mutter, Reinbek bei Hamburg, (Rowohlt) 2005.
44
Keim, Wolfgang, Erziehung unter der Nazi- Diktatur. Bd. 1: Antidemokratische
Potentiale, Machtantritt und Machtdurchsetzung, Darmstadt, 1995.
Lühe von der, Irmela, Erika Mann, eine Biographie, Frankfurt/Main, Fischer Verlag,
1997.
–
Nachwort in: Zehn Millionen Kinder, die Erziehung der Jugend im dritten
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Mann, Golo, Erinnerung und Gedanken, Frankfurt a.M, 1986
Mann, Klaus, Kind dieser Zeit, (Rowohlt), Reinbek bei Hamburg, 2000.
- Mephisto: Roman einer Karriere, Exilverlag. (Rowohlt), 2000.
Mann, Monica, Vergangenes und Gegenwärtiges. Erinnerungen, Frankfurt a.M.,
2000
Mann, Thomas, Tagebücher 1937- 1939, hg. Von Peter de Mendelssohn, Frankfurt
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Mann, Viktor, Wir waren fünf. Bildnis der Familie Mann, Frankfurt a. M., 1994.
Reich- Ranicki, Marcel, Thomas Mann und die Seinen, Frankfurt a.M, 1990.
Wißkirchen, Hans, Die Familie Mann, Reinbek bei Hamburg, (Rowohlt)1999.
Fonti immagini
Illustrazione1
(http://de.wikipedia.org/w/index.phptitle=Datei:Mann_villa_1.jpg&filetimestamp=200609031709
58)
Illustrazione2 (http://www.literarische.de/05-2/regnier-.htm)
Illustrazione3 (http://www.confrontolibero.info/2010/03/rete-laica-denuncia-la-logora.html
Illustrazione4 (http://www.naturalmentescienza.it/ipertesti/1900/900figure/regime%20totalitario
%20nazista.jpg)
illustrazione5 (http://clonedb.net/npro/viewtopic.php?t=16621&p=21691)
Illustrazione6 (http://www.ushmm.org/wlc/it/media_ph.php?ModuleId=10005141&MediaId=294 )
45
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