Dossier
Educazione alimentare
speciale
EDUCAZIONE ALIMENTARE
Antonella Calzolari
TuttoscuolA n. 501
41
Educazione alimentare
Dossier
L’appetito viene… educando
C
ome è noto, nella volontà di
ribaltare l’idealismo hegeliano e in nome della concretezza quale prerogativa dell’uomo,
non fatto solo spirito e pensiero, il
filosofo bavarese Feuerbah giungeva paradossalmente a sintetizzare la sua posizione nel famoso
motto “l’uomo è ciò che mangia”,
individuando nell’alimentazione
il momento forse più materico
ma insieme più vitale dell’essere
umano.
Il cibo, la sua preparazione, il
suo significato emotivo e affettivo, la sua trasposizione culturale
e artistica connotano da sempre
i rapporti tra individui e costituiscono una forma importante di
comunicazione. In tutte le società,
ma in alcune in particolare, esso
si porta dietro bagagli “pesanti” e
valori dei più diversi.
Nella leggendaria e atavica India, per citare una cultura profondamente diversa da quella
42
occidentale, una donna che proponga al marito cibo riscaldato rischia il divorzio in
quanto rea di aver attentato al benessere del
consorte. Più in generale nella tradizione
yoga i cibi sono classificati in tre categorie: “citi rajasici” (caffè, tè, spezie, aglio,
cipolla, cibi piccanti e amari) induttori di reattività e aggressività,
“cibi tamasici” (i conservati, inscatolati, pesanti, grassi) induttori
dell’inerzia e della depressione e
i “cibi sattvici”, i più consigliati,
ricchi di energia vitale ovvero gli
ortaggi e la frutta di stagione, i
cereali, le farine e il miele.
Il rapporto dell’uomo con il cibo
e l’alimentazione muta nel tempo e
con il succedersi degli accadimenti. Proviamo a fare una carrellata
di tale rapporto all’interno della
sua rappresentazione cinematografica. Nel celeberrimo Roma città
aperta, classe 1945, Anna Magnani è alla testa di un
assalto ai forni per accaparrarsi un po’ di pane nero; la stessa
nell’altrettanto “cult” L’onorevole
Angelina, di soli due anni dopo,
girava una scena in cui scansava
un piatto di pasta scotta. Attraversando la strada del cinema degli
ultimi sessant’anni circa si assiste
ad una serie di cambiamenti, anche radicali, rispetto ai concetti di
cibo e di alimentazione. Restando
ancora nell’orbita del tardo neorealismo, Un americano a Roma
come l’ “Albertone” nazionale, ha
già fatto i conti con il sogno made
in Usa e lo vediamo gettare via il
“cibo americano” per affondare la
forchetta in una provocatoria scodella di spaghetti. Era il 1954, ma
andiamo avanti. Dopo un trentennio assistiamo al completamento
del giro di boa in materia di cibo e con Sette chili in sette giorni
del 1987 Carlo Verdone firma un
ironico documentario della nuova
frenesia di magrezza. Concludiamo questo brevissimo percorso
con un altro film sul tema dell’alimentazione, Il grande cocomero
di Francesca Archibugi (1993)
in cui la giovanissima protagonista, Pippi, è addirittura ossessionata dal cibo
tanto da sviluppare un
vero e proprio disturbo
nervoso. Ovviamente si
tratta solo di pochi riferimenti esemplificativi di
come nel corso degli ultimi
decenni il rapporto della popolazione con il cibo sia andato
TuttoscuolA n. 501
Dossier
via via modificandosi tanto da
passare dal concetto di cibo come necessità insoddisfatta alla sua
demonizzazione.
“Tipico, locale, genuino, ma anche equo e solidale, magari biologico: questo è il cibo che fa bene
al corpo e all’ambiente” e questo è
il messaggio diffuso dalla campagna MangiAbile.Per nutrirsi bene
non si può digerire tutto, promossa
dalla Regione Emilia-Romagna
nell’ambito della più ampia manifestazione ConsumAbile ospitata dalla fiera SANA, la quale
promuove la migliore azione possibile nei seguenti settori: risparmio, alimentazione, sostenibilità
domestica, stili di vita, mobilità.
Scopo dell’iniziativa è sviluppare
un valido interesse nei consumatori attraverso la conoscenza e la
consapevolezza del collegamento
tra agricoltura, salute e ambiente,
per rilanciare un consumo alimentare legato alle produzioni del territorio in grado di produrre effetti
positivi sul benessere. Ciò a dispetto di dati oggi noti ma ancora
non colti nel loro effetto pratico
dalla maggior parte della popolazione, quale quello drammatico
per cui il 20% della popolazione
mondiale consuma oltre l’80%
delle risorse. “Abile è quindi –
secondo il modello propagandato da ERMESAmbiente - Regione
Emilia-Romagna – il consumatore
che agisce criticamente e rompe
questo schema. E lo fa ricorrendo
a fonti energetiche rinnovabili, riducendo la produzione dei rifiuti,
sfruttando il riuso di oggetti quotidiani, utilizzando tecnologie ecoefficienti. Un cittadino che abita,
si nutre, si cura, si muove e si diverte in modo intelligente.”
E la Regione, come spesso accade, dà il buon esempio alla scuola
italiana: nel 2009 sono state emanate le “Linee strategiche per la
ristorazione scolastica in EmiliaRomagna” , che perseguono obiettivi assolutamente da condividere
quali la realizzazione di interventi
a tutela del diritto della salute e
del comfort ambientale dei bambini, l’organizzazione di “momenti
pasto” che rispettino i bisogni di
relazione offrendo tempi e spazi
dimensionati sulle prerogative dei
soggetti nelle varie età evolutive,
la promozione di progetti formativi motivazionali per gli adulti.
In questa ottica l’educazione ad
una sana alimentazione e quindi
IL MUSEO DELL’OLIVO
I
l Museo dell’Olivo è ospitato in una palazzina liberty, sede storica dell’oleificio Carli, e mette in mostra, con le tecniche espositive più moderne, un’ampia
raccolta di argenti, oggetti preziosi o divenuti rari, utensili da lavoro e reperti archeologici che ci parlano di arte, cultura, economia, costume, agricoltura.
La visita inizia nell’ incantevole Giardino degli Olivi Millenari dove si affaccia anche il frantoio della Fratelli Carli che si può vedere al lavoro da gennaio a
tutto marzo. Il percorso si snoda poi lungo 18 sale tematiche in un viaggio affascinante attraverso il tempo e i luoghi da est ad ovest del bacino Mediterraneo,
culla di tante civiltà. Inoltre alcune attività correlate rendono particolarmente interessante la visita per studenti ed accompagnatori: una “caccia al tesoro”
per i più piccoli e, per i più grandi, corsi di assaggio olio con prove pratiche.
L’ingresso al Museo dell’Olivo è gratuito. Il Museo è aperto tutti i giorni, tranne la domenica,
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. Per i gruppi numerosi e le scolaresche è necessaria la prenotazione al n° 0183295762.
uttoscuol
Museo dell’Olivo – Via Garessio 13 – Imperia www.museodellolivo.com
T
A n. 501
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Da un’alleanza educativa pubblico-privata tra Comune
di Parma, Barilla, Università, Ufficio Scolastico
Regionale, Cus Parma e Coni provinciale, nasce
Giocampus, un progetto che ha come obiettivo il
benessere dei bambini e dei ragazzi in età evolutiva.
Supportato da un comitato scientifico di altissimo
livello che ne ha costruito l’impianto progettuale,
Giocampus nasce per favorire l’adozione di buone
pratiche per una più alta qualità della vita, attraverso
l’educazione ad una sana alimentazione e a un
adeguato movimento. Si compone di tre fasi, Scuola,
Neve ed Estate, per accompagnare tutto l’anno la vita
dei ragazzi.
La fase scuola, in particolare, è un percorso educativo
inserito nel programma scolastico di tutte le scuole
primarie della città. Si tratta dell’unico progetto in
Italia a prevedere per ogni bambino della scuola
primaria 60 ore annuali di educazione motoria in
palestra, insieme a 20 ore di educazione alimentare
in classe a cura dell’insegnante titolare, aiutato da
specifici supporti didattici. Sono più di 7.000 i bambini
attivi nel progetto che non prevede costi per scuole e
famiglie. L’apprendimento dei ragazzi è favorito dalla
compresenza di esperti nelle specifiche discipline
in affiancamento all’insegnante titolare: l’istruttore
diplomato Isef o laureato in Scienze Motorie per
l’educazione motoria e il Maestro del Gusto, nuova
figura educativa nata dalla collaborazione con il
corso di Scienze Gastronomiche dell’Università
di Parma, per l’educazione alimentare. I percorsi
integrano esperienze, lezioni ed attività motorie, con
uno stile di insegnamento che non dimentica mai la
dimensione ludica.
A completamento dell’educazione alimentare
svolta in classe, si aggiunge un percorso teoricopratico che vede insegnanti, alunni e genitori
impegnati direttamente in cucina. È Giocampus
Lab, un’importante occasione per coinvolgere
e offrire messaggi unitari a tutta la comunità
educante e per rendere i ragazzi promotori attivi
di benessere. Nelle strutture di Academia Barilla,
docenti esperti ed esponenti del Comitato Scientifico
presentano agli adulti le nozioni fondamentali per
una corretta alimentazione adeguata all’età scolare.
Contemporaneamente, i ragazzi svolgono laboratori di
educazione alimentare guidati dai Maestri del Gusto.
La parte pratica prevede invece la presenza fianco a
fianco di figlio e genitore nella preparazione dei cibi
che, al termine, vengono consumati convivialmente
da tutti i partecipanti al laboratorio.
Giocampus fa scuola.
Nasce a Parma un progetto di educazione al
benessere rivolto alle nuove generazioni. Ragazzi,
insegnanti, educatori, genitori, istituzioni e privati: tutti
uniti da un fondamentale obiettivo, diventare grandi
insieme imparando a nutrirsi bene e a muoversi in
modo corretto. Giocampus Scuola propone ai ragazzi
delle Primarie della città programmi di educazione
alimentare e motoria, valorizzando ogni momento
della vita scolastica: dalla classe alla mensa, dalla
palestra alla piscina. E poi c’è Giocampus Lab, corso
teorico-pratico di educazione alimentare svolto in
una struttura formativa di eccellenza, con l’aiuto di
docenti, chef e nuove figure educative. Imparare,
sperimentare, giocare: è lo stile di Giocampus
per formare cittadini partecipi e responsabili,
ambasciatori di un’alta qualità della vita per tutti.
Giocampus fa scuola.
Nasce a Parma un progetto di educazione al benessere rivolto alle nuove generazioni.
Ragazzi, insegnanti, educatori, genitori, istituzioni e privati: tutti uniti da un fondamentale obiettivo,
diventare grandi insieme imparando a nutrirsi bene e a muoversi in modo corretto.
Giocampus Scuola propone ai ragazzi delle Primarie della città programmi di educazione alimentare e motoria,
valorizzando ogni momento della vita scolastica: dalla classe alla mensa, dalla palestra alla piscina.
E poi c’è Giocampus Lab, corso teorico-pratico di educazione alimentare svolto in una struttura formativa di
eccellenza, con l’aiuto di docenti, chef e nuove figure educative.
Imparare, sperimentare, giocare: è lo stile di Giocampus per formare cittadini partecipi e responsabili,
ambasciatori di un’alta qualità della vita per tutti.
L’alleanza educativa per le future generazioni.
Comitato Provinciale
Parma
www.giocampus.it
Monitorato dal Comitato Tecnico e Scientifico SCUOLA E CIBO del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Educazione alimentare
Dossier
ad un corretto stile di vita rappresenta anche un investimento sul
futuro status adulto delle attuali
nuove generazioni. Tra le iniziative segnaliamo Frutta nelle scuole,
italianizzazione del programma
europeo Fruit School Scheme organizzato allo scopo di incrementare il consumo di frutta e verdura
e rivolto agli alunni della scuola
primaria, ad attuare, monitorare e
valutare il progetto è una commissione di esperti nominata ad hoc.
Del resto è ben nota l’importanza
dell’assunzione di tali alimenti per
una crescita sana ed equilibrata e
soprattutto per prevenire l’insorgenza di obesità e dismetabolismi.
La stessa Federalimentare, che
rappresenta e tutela l’industria
alimentare in Italia, aderente alla
CIAA-Confederazione delle Industrie Agroalimentari dell’Unione
Europea oltre che salvaguardare
la competitività dell’industria alimentare in Italia e nel mondo, favorisce una politica ambientale e
integrata con i nuovi indirizzi dello sviluppo sostenibile e sostiene
politiche di promozione di un corretto stile di vita. Anche perché il
nostro Paese supera i suoi partner
europei per la percentuale di bambini obesi o in sovrappeso: quattro
bambini tra i sei e i nove anni su
dieci. Il 25% dei bambini obesi è a
sua volta a rischio di patologie cardiovascolari con possibile sviluppo
di malattie come diabete, cardiopatie, tumori. Eppure la confezione
di alcuni prodotti offre messaggi
tanto rassicuranti quanto pericolosi, spesso accompagnati a gadgets.
Un test comparativo realizzato in
32 Paesi dalle associazioni indipendenti di consumatori aderenti
a Consumers International, rappresentata in Italia da Altroconsumo, ha analizzato 20 cereali per la
prima colazione dei ragazzi da cui
risulta che l’80% inserisce slogan
sulla confezione che sottolineano la presenza di vitamine e ferro
non essenziali in questo tipo di
prodotto, contenendo peraltro dosi
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S
IL FAMOGRAMMA
enza dubbio il nostro rapporto con il cibo dovrebbe, in via naturale,
dipendere principalmente da quella sensazione di mancanza, di
vuoto allo stomaco che definiamo fame. Ma cosa è la fame?
La fame o propriamente l’ oressia è oggi misurabile grazie al contributo
di una branca scientifica di giovane generazione, la cronobiologia, la
quale studia i fenomeni ritmati nel tempo. Ma in che consiste realmente
questa sensazione fisiologica? Occorre distinguere un tratto distintivo tra uomo e animale: solo il primo infatti sperimenta la differenza
tra fame e appetito, quest’ultimo definibile come la sensazione di voler
mangiare qualche cosa anche se si è sazi e magari di voler mangiare un
singolo tipo di alimento. Ed è da qui che nascono i problemi, in quanto la
sensazione di fame, che dovrebbe fungere da campanello d’allarme per
il nostro corpo in condizioni di carenza di calorie e nutrienti, in realtà
aumenta con l’aumento della massa grassa. Ne deriva che nella persona
obesa o in sovrappeso si rompe l’equilibrio fame-sazietà. Il problema
coinvolge anche la sincronia fame/pasti ed è stato studiato che frequentemente il ciclo di fame dell’obeso risulta molto basso al mattino, in cui
il 90% delle persone assume soltanto una tazzina di caffè ma aumenta
vorticosamente e incontrollabilmente negli orari di cena e dopo cena.
Oggi per monitorare i ritmi della fame esiste il famogramma, profilo
temporale giornaliero ottenuto da una serie di punteggi attribuiti ogni
mezz’ora alla individuale sensazione di fame. Oltre a disturbi anche
gravi come l’obesità o il diabete, che compromettono la regolare curva
di fame, ci sono determinate situazioni della vita caratterizzate da un
aumento della fame. Ecco quali: l’adolescenza, la gravidanza, l’autunno e l’inverno, il ciclo mestruale, la menopausa, le situazioni emotive
destabilizzanti.
di zuccheri, grassi e sale riferiti a
dosi raccomandate per adulti.
Alla scuola, come agenzia formativa e luogo di incontro sociale
e culturale, tocca una grande parte
di responsabilità in questo ambito
educativo, ed essa ormai da tempo
svolge tale ruolo in maniera, per
così dire, problematizzante ovvero
sollecitando una riflessione sulle
tematiche legate all’alimentazione nell’intenzione di analizzare i
rapporti oggi esistenti tra bisogni
e consumi, impulsi e condizionamenti, codici culturali e codici
TuttoscuolA n. 501
Dossier
INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione , consiglia il consumo giornaliero di 5 pasti, 3 più abbondanti e due piccole
merende, per “misurare” le quali ha predisposto un
apposito “merendometro” tramite il quale verificare il
necessario apporto calorico di ciascun bambino in base a peso e altezza. Non si può prescindere dal fatto che
la merenda sia sotto il profilo nutrizionale che come
momento di scansione della giornata del bambino sia
di fondamentale importanza. Spesso l’alimento principe di questi pasti di intervallo, per così dire, è rappresentato dalle merendine. A dire “io” in questo settore
è l’AIDI, l’Associazione Industrie Dolciarie Italiane che
basandosi sulla consulenza di pediatri, nutrizionisti ed
esperti del settore sfata falsi miti sull’argomento.
La caccia alle streghe che le merendine hanno visto
e vedono sotto certi aspetti ancora oggi nasce da un
errata considerazione della loro utilizzazione. Infatti se consumate con moderazione e durante la prima
colazione sembra che non siano responsabili di alcun
aumento di peso. Una ricerca della Fosan, Fondazione
per lo studio degli alimenti e la nutrizione, ha preso in
considerazione i seguenti elementi: quanto, cosa e con
che frequenza mangiano i bambini in età scolare in
Italia; quanti e quali nutrienti ci sono nelle merendine;
quanto saziano le merendine in confronto alle merende
di comportamento. Dalla ormai
lunga esperienza del progetto di
educazione alimentare Sapere i
sapori Comunicazione ed educazione alimentare, sostenuto dalla
Regione Lazio, si riscontra il dato scientifico che le abitudini e i
gusti sul cibo si strutturano e si
consolidano nell’infanzia e nella
preadolescenza. Un serio progetto
di educazione alimentare è dunque
qualcosa di piuttosto composito
che vede intersecarsi ambiti diversi quali l’agricoltura, l’ambiente,
l’alimentazione e la salute e che
necessita di un sostegno interistituzionale. La scuola rappresenta
un osservatorio privilegiato di stili
alimentari su cui spesso gravano
motivazioni simboliche ed ha il
compito di lavorare sulla creazione di sani modelli di vita affinché
non “passi” una scorretta filosofia
del mangiare.
TuttoscuolA n. 501
fatte in casa; quali sono le risposte metaboliche provocate dalla merendine. In tutti gli ambiti di ricerca
non sono state riscontrati elementi controindicativi al
consumo di merendine confezionate in quanto genericamente parlando le merendine inibiscono l’assunzione di calorie del “pasto successivo” più delle merende
tradizionali.
Il progetto Sapere i sapori si
snoda sui seguenti percorsi formativi: cibo ed emozioni; percorso
storico; il laboratorio scientifico in
classe; la dieta mediterranea; i prodotti tipici; noi e gli altri; etichetta,
pubblicità, consumi; sicuri a tavola; dal convenzionale al biologico;
il vino e i giovani. Il tutto con l’ausilio di Coldiretti e Confagricoltura che aprono ai ragazzi le porte
delle cosiddette fattorie didattiche,
un’ampia gamma di aziende agricole dove si impara e si gusta una
sana filiera alimentare.
Il cibo è una veicolo culturale
che mette in comunicazioni generazioni diverse che si tramandano
una cultura del gusto e si offre allo
studente come oggetto di analisi
delle proprie abitudini alimentari. “Un progetto sull’educazione
alimentare rivolto al conseguimento di consapevolezze tali da
modificare lo stile di vita dei bambini e dei ragazzi, per perseguire
il benessere nel tempo, deve coinvolgere anche gli adulti che vivono
con loro e che ne seguono o ne
influenzano le scelte. Si vogliono
inserire in questa sfera: genitori,
nonni, docenti.”
Del resto sempre più la scuola
diviene la principale fonte didattica “per imparare a mangiare”,
dal momento che larga parte degli
alunni italiani consuma il pasto
principale a mensa e il ruolo della
scuola nell’educazione alimentare
è fondamentale specie perché favorisce l’attitudine all’ “assaggiare”.
Da un’inchiesta svolta attraverso i soci di Altroconsumo di tutta
Italia sono emerse le valutazioni di 628 menù scolastici inviati
con maggiore partecipazione delle
regioni del Nord Ovest (46% e
47
Educazione alimentare
L’
I FALSI MITI DELLE MERENDINE
UN PASTO DA RISCOPRIRE:
LA MERENDA
La merenda,
un pasto antico
La parola merenda deriva dal latino “merere” cioè meritare: anticamente era il pasto degli schiavi che con il lavoro
avevano meritato di essere nutriti. In seguito passò più in
generale a definire il pasto che veniva portato a chi aveva
lavorato, secondo una abitudine piuttosto diffusa, da mogli
madri o sorelle sul luogo di lavoro per evitare ai lavoranti il
percorso a piedi verso casa che avrebbe rubato loro tempo ed
energia. Era ad esempio prassi comune e diffusa che qualche
congiunto o vicino di casa andasse a rifocillare d’inverno le
donne che si erano recate a lavare i panni al fiume o al lago,
con un piccolo spuntino, di solito una torta di zucca, latte e
farina gialla, che il panettiere aveva tenuto a lungo nel forno
perché si asciugasse senza colorire troppo: la merenda rinfrancava riscaldava e permetteva una breve pausa sul lavoro.
D’estate invece a chi falciava l’erba e raccoglieva il fieno
veniva portata una corroborante bevanda di uovo fresco ben
battuto con zucchero e vino, fluido energetico in cui immergere consistenti bocconi di pane.
Ha ancora senso
la merenda oggi?
Certo i tempi sono cambiati ed oggi, almeno nei nostri paesi
ad alto livello di sviluppo, quasi più nessuno compie lavori fisici
così pesanti da richiedere un tale supplemento di energia. Di
conseguenza la merenda non può più avere le stesse caratteristiche né quantitative né qualitative che aveva un tempo,
ma deve adeguarsi ad uno stile di vita che è diventato meno
faticoso ma è invece intellettualmente intenso consentendo di
recuperare in modo rapido e leggero la carica che serve per
continuare a studiare o a lavorare. Questo vale soprattutto per
bambini e ragazzi il cui organismo in continuo sviluppo psicofisico ha bisogno di essere rifornito di energia e nutrienti in modo
più articolato nel tempo, diciamo ogni due o tre ore. Volendo immaginare una ripartizione ideale dell’energia dell’intera giornata
potremmo dire che circa il 20% andrebbe introdotto attraverso
la prima colazione, il 30% a pranzo, il 30% a cena e il 10% per
ciascuna merenda, a metà mattina e metà pomeriggio.
5 pasti sono
meglio di tre!
Tra l’altro esistono numerose evidenze scientifiche a conferma
del fatto che, a parità di calorie totali assunte, numerosi pasti
piccoli e frequenti, rispetto a pochi pasti abbondanti, abbassano il colesterolo e migliorano la tolleranza al glucosio, stimolano inoltre la termogenesi inducendo un maggior consumo
energetico da parte dell’organismo. Studi recenti evidenziano
anche come l’abitudine a fare due piccole merende tra i pasti
principali aiuti ad arrivare a pranzo e a cena meno “affamati”,
consentendo di controllare meglio quanto e cosa si mangia.
Merende e merendine…
L’esperienza quotidiana di adulti e bambini mostra che
inserendo due piccole merende fra i pasti principali, si riesce
LE 10 REGOLE DI UNA SANA MERENDA
SUGGERITE DA I.N.R.A.N.*
1
Per avere un’alimentazione equlibrata fai 5 pasti al giorno: prima
colazione, merenda di metà mattina, pranzo, merenda pomeridiana e cena.
3
Fare merenda è una buona abitudine: non saltarla.
“Mangiucchiare” continuamente tutto il giorno, invece è sbagliato.
2
La merenda è un piccolo pasto. Deve fornire il 5-7% di tutta
l’energia che ti serve ogni giorno.
4
Se non sei sovrappeso, dopo aver fatto attività sportiva puoi fare
una merenda più ricca.
5
La merenda deve solo “ricaricarti”. Non deve farti arrivare troppo
sazio al pasto successivo, ma neanche troppo affamato.
Tra la merenda e il pranzo (o la cena) devono passare almeno 2 ore.
Varia spesso la tua merenda, in modo da variare anche i nutrimenti
che ti fornisce: una porzione di frutta secca, o un frullato,
o una merendina, o uno yogurt, o un piccolo panino dolce o salato, o 3-4 biscotti.
7
Ricorda che su prodotti confezionati, come le merendine dolci da
forno, puoi leggere in etichetta il valore nutritivo.
Ad esempio, una merendina può contenere mediamente da 120 a 200 Kcalorie.
Leggere l’etichetta ti aiuterà a mangiare la quantità giusta.
Goditi la tua merenda. Cerca di non mangiarla mentre studi o guardi la tivù.
9
6
8
Muoviti il più possibile: cammina, corri, sali le scale di casa a piedi,
fai giochi di movimento. Così potrai tenerti sempre in forma.
Controlla regolarmente il peso e l’altezza.
Fonte: *Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
10
a gestire meglio la qualità e la quantità di ciò che si mangia
a pranzo e a cena.
Più difficile è stabilire quando e in che misura le merendine
possono essere consumate dai bambini nell’ambito di una
alimentazione sana e bilanciata in modo da apportare solo
benefici e non essere invece responsabili di squilibri.
Pediatri e nutrizionisti ci confermano che, grazie alla presenza di una buona quantità di carboidrati di rapida e lenta
utilizzazione (zucchero e amido) e al poco ingombro digestivo
questi prodotti possono contribuire a mantenere costante,
nel corso della mattinata o del pomeriggio, il livello d’attenzione e il tono d’umore, ottimizzando le performance scolastiche
e sportive di bambini e ragazzi. A questo proposito il nutrizionista e medico sportivo Michelangelo Giampietro osserva che
“le merendine per un bambino che fa sport possono essere
degli ottimi integratori alimentari migliori di quelli che vengono
normalmente suggeriti dagli allenatori.” Secondo il pediatra
ed esperto di obesità infantile Claudio Maffeis dell’università
di Verona “se inserite in modo ragionevole nell’alimentazione
complessiva della giornata, le merendine da forno confezionate in singole porzioni monodose non costituiscono alcun
problema rispetto al rischio di obesità sempre più diffusa tra
i bambini e sono un’alternativa ragionevole e gradita ad un
piccolo panino imbottito o ad una porzione di pizza”. Aggiunge
il nutrizionista clinico Pietro Antonio Migliaccio, “in un mondo
che corre, e che ancora di più fa correre le mamme, la scelta
di questi alimenti di sicura qualità prodotti dall’industria italiana rende la vita familiare decisamente più semplice senza
penalizzare ne mamme nèi bambini. E fornisce qualche utile
suggerimento pratico ricordando che: lo spuntino del mattino e del pomeriggio non deve essere troppo abbondante;
la scelta del tipo di alimento da consumare a merenda e
della sua quantità deve essere appropriata all’età e ai gusti
del bambino; la merenda deve essere varia e adeguata al
fabbisogno energetico del bambino; per questo è utile prendere l’abitudine di leggere l’etichetta nutrizionale presente sui
prodotti confezionati rendendosi conto così di quante calorie
ciascun prodotto consumato per merenda fornisce, non solo
per 100 grammi ma anche e soprattutto per porzione; se i
bambini non hanno fame a pranzo o a cena, può significare
che la merenda è stata troppo ricca o che hanno mangiato in
modo continuo e disordinato.
MERENDE DA 100 kcal CIRCA
ALIMENTI
g/ml/cc
calorie
Una mela media già sbucciata
150 g
65 kcal
Una banana già sbucciata
120 g
78 kcal
Un succo di frutta alla pera
200 ml
106 kcal
1 merendina di pan di spagna farcita
al latte
28 g
117 kcal
Uno yogurt intero lalla frutta
125 g
111 kcal
1 merendina tipo plum cake
33 g
128 kcal
g/ml/cc
calorie
2 barrette di cioccolato ripiena di latte
25 g
139 kcal
Una merendina farcita di crema cacao
38 g
139 kcal
Un pacchettino di crakers
35 g
148 kcal
1 merendina tipo brioche semplice
40 g
160 kcal
200 cc
158 kcal
40 g
166 kcal
g/ml/cc
calorie
42 g
180 kcal
pane 40 g/
marm.30 g
182 kcal
50 g
200 kcal
Pane, olio e sale
pane 40 g/
olio 10 g
206 kcal
Pane e prosciutto
pane 40 g/
prosciutto
30 cc
210 kcal
75 g
213 kcal
g/ml/cc
calorie
80 g
180 kcal
pane 45 g/
Emmental
30 g
251 kcal
Una fetta di crostata con marmellata
80 g
270 kcal
Se volete saperne di più consultate il sito
Una porzione di patatine in tubo
50 g
275 kcal
www.merendineitaliane.it
Una porzione di biscotti farciti alla
vaniglia (6 pz)
55 g
276 kcal
Una fetta di ciambellone casalingo
80 g
294 kcal
MERENDE DA 150 kcal CIRCA
ALIMENTI
Un frullato di latte e frutta
1 merendina di pasta frolla alla
marmellata
MERENDE DA 200 kcal CIRCA
Alimenti
1 merendina ricoperta di cioccolato
Pane e marmellata
1 merendina tipo croissant alla
marmellata
Una pizzetta pomodoro e mozzarella
MERENDE DA OLTRE 200 kcal
Alimenti
Un pezzo di pizza bianca o focaccia
Un piccolo panino al formaggio
con il contributo di tanti autorevoli esperti, vi da tutte le informazioni che desiderate su questi piccoli dolci da forno tipici
della tradizione italiana.
Fonte: dati elaborati su Tabelle di Composizione degli Alimenti INRAN
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TuttoscuolA n. 501
Educazione alimentare
33% dei menù) seguite da quelle
del Centro, Sud e Isole che hanno
contribuito per il 17 e 4%. Beh,
complessivamente solo il 2% dei
menù ha ottenuto una valutazione positiva, per il resto il giudizio oscilla tra l’accettabilità e la
mediocrità. In particolare il dato
negativo si attesta soprattutto sulla
distribuzione delle pietanze all’interno dei cinque pasti settimanali.
Questo in sintesi il quadro emergente dall’ analisi.
Primi piatti: il piatto in brodo a
base di verdure, che dovrebbe essere servito almeno una volta alla
settimana nel 90 % dei casi non è
portato in tavola come dovrebbe
essere, nonostante in alcune scuole
siano incredibilmente tra le portate più apprezzate. Per la carne
avviene l’opposto: nel 58% dei casi
questo secondo viene servito due o
più volte alla settimana, nonostante se ne consigli il consumo circa
cinque volte in sette giorni con
una presenza in mensa di meno di
due volte a settimana. Poche poi le
scuole che oltre alla carne bianca e
alla rossa propongono carni alternative come coniglio o agnello. Il
pesce compare sorprendentemente
Disturbi del comportamento
alimentare
N
oti come DCA i disturbi del
comportamento alimentare
sono oggi in aumento e trovano terreno fertile soprattutto nei
giovani e giovanissimi già biologicamente predisposti dalla crisi
adolescenziale che ingigantisce
il ruolo attribuito al corpo. Moda,
mezzi di comunicazione e pubblicità concorrono negativamente ad
accentuare il fenomeno attraverso
falsati meccanismi di imitazione e
competizione e una presentazione
del cibo come oggetto anch’esso di
moda. Il Moige, Movimento Italiano
Genitori, mette in guardia segnalando che negli ultimi quaranta anni
siamo passati da valori normali
(indice di massa corporea 18,5-24,9)
a valori patologici /16-17), valori che
vengono proposti come portatori di
successo sociale ed economico e in
sostanza di autorealizzazione dai
mass media e che vanno ad imbattersi nei delicati equilibri familiari
e personali inducendo più spesso di
quanto si creda a comportamenti
alimentari devianti e deviati. La
scuola può essere un importante luogo di aiuto per coloro che cadono in
tali comportamenti autodistruttivi
e per primi gli insegnanti possono
e devono intervenire dando ascolto
e attenzione a quei soggetti che mostrino segni di rischio, quali rapidi
cambiamenti di comportamento.
Se l’intervento degli insegnanti può
concretizzarsi con un’apertura al
dialogo e alla informazione mirata,
gli amici e i compagni di scuola è bene invece, raccomanda il Moige, che
non si assumano mai la responsabilità di intervenire dando consigli o
giudicando le persone in difficoltà,
né tantomeno promettere di mantenere il segreto nei confronti dei loro
familiari che vanno allertati facendolo prima presente alla persona
malata.
I DCA, particolarmente anoressia e
bulimia ma anche un’alimentazione
incontrollata, i disturbi selettivi del
cibo e le fobie alimentari, oggi colpiscono anche bambini tra 0 e 10 anni e
si calcola che entro il 2020 la metà dei
nostri giovani potrebbe svilupparne.
Tale problematica parte sovente da
una mancanza di autostima, oltre
che da un rapporto conflittuale con il
proprio corpo, reazione che si sviluppa nel corso dell’età adolescenziale
ma che affonda le radici nell’infanzia. Si tratta di un problema relazionale di cui spesso è responsabile la
famiglia e i tempi stretti che i genitori possono dedicare ai figli. Talvolta
però il disturbo può originare da una
scarsa interpretazione dei propri
stimoli corporei, della sensazione
di appetito o di fame o di sazietà, coniugati alla sensazione della noia e,
per quanto riguarda i piccoli consumatori, all’abitudine di alimentarsi
davanti alla tv.
51
Educazione alimentare
Dossier
PINOCCHIO IN BICICLETTA
G
iunto alla terza edizione il progetto Pinocchio in Bicicletta “Ciclismo Scuola ed
Ambiente” organizzato da Federciclismo
con a Fondazione Monte dei Paschi di Siena e
la collaborazione della Fondazione Nazionale
Carlo Collodi rappresenta un’opportunità, offerta ai bambini della scuola primaria, per vivere
da protagonisti un’esperienza in cui sport, contatto con il territorio ed approccio ad un corretto stile di vita si intersecano. In particolare
il progetto si pone l’obiettivo di promuovere la
bicicletta come strumento educativo che si fa
chiave di ingresso per aprire alla conoscenza
delle norme di sicurezza stradale, dell’ambiente con tutti gli aspetti dell’ecologia, della sana
alimentazione. La Federciclismo, riconoscendo
alla scuola il valore di luogo in cui si formano
i futuri cittadini, articola il percorso nell’individuazione di alcuni ambiti specifici dal punto
di vista pedagogico ovvero la personalità, la
corporeità, il movimento, l’identità, l’ambiente,
il benessere. All’interno di tale percorso alcuni
obiettivi risultano primari, quali la condivisione, il rispetto della diversità, la cooperazione,
l’appartenenza, la responsabilità, il controllo
per il 90% dei menù del Centro
una o due volte alla settimana e
una volta al Nord mentre oltre
il 40% dei menù del Sud non lo
contempla. Nel 75% dei casi le
uova sono servite meno di una
volta a settimana e nel 21 % non
compaiono affatto. Se guardiamo
alle verdure e alla frutta notiamo che la loro proposta decresce
da Nord a Sud con una maggiore presenza nel Nord-Est dove il
9% dei menù comprende tre o più
porzioni di verdura a settimana,
contro il Centro in cui solo
nel 73% dei casi si servono tre o più porzioni
alla settimana e il Sud
e Isole dove solo nel 5%
dei casi le verdure vengono messe a tavola meno
di due volte alla settimana.
Pochissime le scuole in cui le
verdure crude vengono servite
52
emotivo, la negazione della violenza. Le manifestazioni scolastiche devono prevedere attività
pratiche in bici che vanno ad affiancare altro
tipo di lavori svolti in classe nel corso dell’anno
scolastico, come disegni, elaborati, quiz, ricerche ed altro. Alla fine la scuola organizza una
festa con una prova di abilità u percorso ad ostacoli artificiali o fuoristrada e ciascuna scuola
aderente al progetto partecipa con la classe
vincitrice alla festa territoriale. L’iniziativa si
conclude con una festa nazionale,
cui prendono parte le scuole finaliste di ogni Regione
partecipante che vengono
ospitate in una località da
definire.
come antipasto, peraltro molto
gradito dai piccoli consumatori.
Nel 75% dei menù le uova sono servite meno di una volta alla
settimana e nel 21% dei casi addirittura mai. La frutta si serve
almeno quattro volte nel 74% dei
menù analizzati, con una percentuale leggermente più alta nel
Sud e Isole (82%) per scendere al
60% al Centro dove, grave pecca,
si servono troppo frequentemente
dolci e dessert (40% dei menù).
Tale analisi risulta tanto più
eloquente quanto più si considera il ruolo della mensa scolastica
nell’educazione comportamentale
dei bambini, i quali tanto meno
mangeranno un alimento a scuola
tanto meno lo consumeranno a
casa e viceversa. Così, ad esempio l’abitudine di inserire troppe
pietanze impanate nella dieta dei
bambini al fine di migliorare il
gradimento è palesemente diseducativa, eppure un terzo dei
menù del Nord Ovest e di
quelli del Sud e delle Isole
propone gli alimenti fritti
una o più volte alla settimana. Complessivamente
poi si segnala la necessità
di curare meglio la cottura e la presentazione a tavola, fattori di non secondaria
importanza.
TuttoscuolA n. 501
ANDARE IN BICICLETTA E CURARE L’ALIMENTAZIONE
Tra i diversi temi trattati nell’ambito del progetto
Pinocchio in Bicicletta, realizzato dalla Federazione
Ciclistica Italiana con il contributo della Fondazione
Monte dei Paschi di Siena, c’è quello legato
all’apprendimento di corretti stili di vita. Facendo
riferimento ai risultati della ricerca condotta nel
progetto OKKIO ALLA SALUTE promosso dal Ministero
della Salute e delle Politiche Sociali, emergono 2 dati
allarmanti che riguardano la popolazione di bambini e
bambine delle scuole primarie:
1. l’elevatapercentualedibambiniebambinesovrappeso
(il 23,6% del campione preso in esame nella ricerca) o
addirittura obesi (il 12,3% del campione)
2. la scarsa attività fisica sia strutturata che libera svolta
nel corso della giornata e della settimana (solo il 17%
del campione preso in esame svolge una regolare
attività fisica mentre ben il 25% non supera l’ora di
attività nel corso della settimana).
Proprio in relazione a questi dati la Federazione
Ciclistica Italiana sta attuando, attraverso Pinocchio in
Bicicletta, forme di intervento che oltre a far conoscere
i principi collegati ad una corretta alimentazione,
stimolino i giovani ad utilizzare la bicicletta, non solo
come strumento di sport ma anche come mezzo di
trasporto, di gioco e di utilizzo del tempo libero. Il
tentativo è quello di innescare quei
meccanismi, tra l’altro consigliati
dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità, che favoriscono il controllo
del peso corporeo, e cioè: una
pratica regolare dell’attività fisica
accompagnata da una corretta
alimentazione.
Tutti gli alunni delle scuole che
hanno aderito al progetto hanno
ricevuto 2 opuscoli: uno relativo alla
conoscenza della bicicletta ed al suo
corretto utilizzo e l’altro riguardante
l’alimentazione.
Entrambi
gli
opuscoli sono stati realizzati
prendendo come mediatori dei
contenuti i personaggi più famosi
della favola di Pinocchio, ritenendo
che proprio attraverso una grafica
accattivante ed un linguaggio rigoroso (dal punto di
vista scientifico) ma semplice, è possibile far passare
una serie di messaggi che possano indurre, almeno
in parte, l’apprendimento dei principi fondamentali
legati ad una alimentazione più equilibrata rispetto al
fabbisogno energetico necessario.
Accanto a questo intervento per così dire teorico, le
strutture federali (Comitati Regionali, Provinciali e
società giovanili) che supportano le scuole nell’ambito
del progetto stanno realizzando una serie di attività
pratiche con l’uso della bicicletta. Nel caso specifico le
attività proposte sono orientate innanzitutto all’aspetto
ludico, cercando di fornire ai bambini gli strumenti
idonei per poter giocare con la bicicletta. L’altro aspetto
che viene particolarmente curato nel corso delle attività
pratiche è quello di far conoscere la bicicletta come
un formidabile strumento per esplorare il territorio,
attraverso escursioni nei dintorni della scuola insieme
agli insegnanti. Proprio caratterizzando le attività
verso gli aspetti ludici ed escursionistici pensiamo
che gli alunni possano essere spinti, anche al di fuori
dell’orario scolastico, ad usare la bicicletta, insieme
agli amici o ai genitori, creando, così, una ulteriore
occasione per svolgere l’attività fisica necessaria al
proprio benessere.
Educazione alimentare
Dossier
A colloquio con Renato Di Rocco
presidente di Federciclismo
L’
attività sportiva fa parte del
patrimonio culturale di ciascun cittadino e non è cosa
che si apprenda naturalmente ma
necessita di un’adeguata istruzione
e mediazione ai fini di una corretta educazione al benessere. La
Federciclismo da quanto tempo si
occupa di inserire il ciclismo nella
dimensione educativa della scuola e quali sono le modalità di tale
approccio?
A partire dal 2005 è stato dato un
forte impulso, attraverso le nostre
strutture periferiche (21 Comitati Regionali, 103 Comitati Provinciali ed
oltre 900 società giovanili) presenti
capillarmente su tutto il territorio nazionale, ad iniziative che coinvolgano
il mondo della scuola. Dal progetto
Velothon fino all’attuale Pinocchio in
Bicicletta. Tutte le iniziative avevano
54
ed hanno come obiettivo quello di far
conoscere le innumerevoli opportunità: motorie, didattiche, educative e
salutistiche che la bicicletta può offrire. Una delle modalità maggiormente
utilizzata per l’approccio con la scuola è quella di considerare la bicicletta
come il primo mezzo di trasporto dei
bambini e come tale può diventare
un ottimo strumento per integrare e
completare l’eventuale programma
di educazione stradale organizzato
dagli istituti. Negli ultimi due anni
scolastici è stata proposta alla scuola
anche la dimensione salutistica della
bicicletta, fornendo tutta una serie
di elementi legati all’educazione alimentare e alla pratica di giochi con
l’uso delle due ruote.
Nello specifico come è nata l’idea
del Progetto Pinocchio in bicicletta
e a chi si rivolge?
Possiamo dire che tutto è partito
da Franco Ballerini, il nostro compianto Commissario Tecnico della
squadra nazionale, che è sempre
stato il testimonial di tutte le iniziative federali in favore delle scuole.
Franco ha intuito, da buon padre di
famiglia, che per dare uno stimolo
all’apprendimento occorresse cercare figure di riferimento conosciute
dai bambini. Come toscano “d.o.c.”
ha pensato che la favola di Pinocchio
potesse contenere i personaggi giusti
per spiegare cosa fare e cosa non fare
in bicicletta. Questa illuminazione
è stata accolta sia dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena che ci
garantisce annualmente un supporto economico al progetto che dalla
Fondazione Nazionale Carlo Collodi
che fin dall’inizio dell’iniziativa non
ha mai fatto mancare la sua preziosa
TuttoscuolA n. 501
Dossier
collaborazione.
Il progetto è rivolto a tutte le classi
della scuola primaria, poiché pensiamo che è proprio nella fascia di
età infantile e preadolescenziale è
possibile instillare i concetti di una
corretta alimentazione e di uno stile
di vita attivo.
Qual è l’immagine della scuola
italiana che emerge dal riscontro
delle vostre esperienze e come si
differenzia la ricettività del Progetto nelle varie tipologie territoriali del Paese?
Il progetto nel complesso è accolto
in maniera positiva ed entusiastica, in tutte le realtà.
Tale situazione è confermata dal numero crescente di scuole, di classi e di
alunni che annualmente
partecipano alla nostra iniziativa. Tuttavia si nota che
il maggior riscontro si ha
nelle regioni del centro-sud
a dimostrazione che proprio nelle aree con meno
incidenza nella pratica del
ciclismo si ha una grande
motivazione, da parte del
TuttoscuolA n. 501
anche su Cina Sud orientale,
Stati Uniti e Svizzera, oltre a paesi strategici per il made in Italy
come Gran Bretagna, Germania,
Russia, Benelux e Paesi Balcanici. Presente in fiera anche la ristorazione organizzata, quella
mondo della scuola, all’inserimento
di attività “inconsuete” del territorio che possano fornire quel valore
aggiunto all’attività didattica. Dal
punto di vista dei ragazzi il progetto
ha confermato quello che il “mercato” ci dice e cioè che la bicicletta,
nonostante la tecnologia avanzata
dei video-giochi, è ancora uno dei
giocattoli più amati trai giovani.
In che modo l’iniziativa si misura con l’obiettivo di una sana
alimentazione? Bicicletta e corretta alimentazione sono i temi degli
opuscoli compresi nel materiale
del “fuori casa” per intendersi,
con un particolare attenzione
alla prima colazione. Novità
dell’edizione 2010 è la “Piazza
dei prodotti Dop e Igp”. Iniziative collaterali sono “Dolce Italia.
Il Salone del Dolciario” e “Pianeta Nutrizione”, quattro giornate di corsi ECM e seminari
su tematiche quali l’alimentazione dei bambini, l’alimentazione degli anziani,
alimentazione e sport.
Una curiosità: in occasione
di Cibus nel centro di Parma
sarà allestito uno spazio informativo sull’ Expo Milano
2015 sul tema dell’educazione alimentare.
didattico fornito alle scuole aderenti al Progetto. Qual è il contenuto di questi strumenti?
Il ciclismo è una disciplina sportiva che da sempre si collega ad una
sana e corretta alimentazione. Il ciclista deve misurarsi non solo con il
fabbisogno energetico richiesto dalla
disciplina ma anche con la tipologia
dei cibi necessari a coprire tale fabbisogno. Quindi nell’opuscolo abbiamo riportato, attraverso i personaggi
più famosi della favola di Pinocchio,
i principi fondamentali che sono alla
base della pratica ciclistica, partendo
dalla quantità fino ad arrivare alle
modalità di assunzione dei
cibi, passando attraverso
la scelta degli alimenti più
indicati; il tutto spingendo
i giovani a svolgere attività fisica, naturalmente in
bicicletta.
Gli opuscoli sono consu lt abili e st a mpabili
direttamente dal sito internet federale al seguente indirizzo: http://www.
federciclismo.it/attivita/
giovanile/pinocchio/index.asp
55
Educazione alimentare
A
ppuntamento a Parma tra
il 10 e il 13 maggio per la
15° edizione di Cibus, il
Salone Internazionale dell’Alimentazione che vede presenti le
aziende leader nei settori della
produzione industriale agroalimentare e i buyers della grande distribuzione
italiana nonchè europea
e internazionale. L’attenzione ai mercati esteri si
inquadra nella selezione
di coloro che hanno meglio valorizzato la produzione italiana e alle
aziende che si sono distinte all’estero. Paese d’onore la Francia ma “focus”
CIBUS 2010
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