Aut. del Trib di Belluno n. 558/08 n.c. - Poste
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Buone Feste!
DICEMBRE
2014
foto di: Romeo D’Isep
Femmina e piccolo di camoscio
LETTERA
DEL PRESIDENTE
Carissimi,
…il tempo corre veloce, anzi
di più e siamo già arrivati,
per la maggior parte di noi,
ai bilanci di fine stagione.
C’è, come sempre, quello che
è stato più bravo e quello un
po’ meno, quello più fortunato
e quello un po’ meno, ma resto dell’opinione che l’importante è che questi mesi siano
trascorsi bene, senza incidenti
e che in un caso o nell’altro
per tutti sia stato un periodo
piacevole, spensierato e distensivo.
In Provincia, finalmente, non
c’è più il Commissario. È arrivato un nuovo Presidente
con il suo Consiglio ed i suoi
Assessori (ora Consiglieri con
delega).
Formuliamo un sincero augurio
a tutti di buon lavoro. Abbiamo
già avuto modo di incontrare
alcune volte il Consigliere delegato alla caccia Ing. Svaluto
Ferro Pierluigi e ne abbiamo
ricavato una buona impressione. Le idee sono chiare, così i
programmi. Abbiamo dato la
nostra massima disponibilità
a collaborare perché il mondo
2
venatorio bellunese possa crescere, migliorarsi ed acquistare maggior autonomia dalla
Regione. Ospitiamo molto volentieri a pag. 4 un suo saluto
ed augurio.
La chiusura del tesseramento
2014, per la nostra Associazione, nonostante il calo fisiologico dei Cacciatori che è,
purtroppo, costante negli ultimi anni è stato anche questa
volta in crescita e si chiude
con 1180 iscrizioni.
Siamo la prima Associazione
venatoria provinciale: questo
è indubbiamente motivo d’orgoglio e di soddisfazione che
dovrà però renderci più consci delle nostre responsabilità e far sì che ci dobbiamo
impegnare ancora di più per
migliorare e possibilmente risolvere le tante problematiche
legate al mondo venatorio
non solo bellunese. La Giunta
dell’A.C.B., nella prossima riunione, stilerà un programma
di massima sulle iniziative da
proporre per il prossimo anno
dove sicuramente ci saranno
in calendario degli incontri
formativi con i Presidenti ed i
Segretari delle Rac, e delle serate con i Soci anche alla luce
delle norme ISPRA, che non
condividiamo in toto e che
cercheremo di far modificare
in considerazione delle varie
diversità del nostro territorio.
Sfogliando questo numero
troverete degli articoli interessanti (c’è una new entry nella
persona del dott. Citterio per
l’Istituto zooprofilattico delle
Tre Venezie pag. 12) che Vi
consiglio di leggere attentamente. Colgo anche l’occasione per ringraziare sentitamente i nostri collaboratori
esterni che, alcuni anche non
cacciatori, puntuali ci inviano
i loro scritti, vedi la rubrica
del legale con l’avv. Barbara
Bastianon, veterinaria con la
dott.ssa Patrizia Bragagna,
dell’ottica con dott. Francesco
Corrà e del dott. Zamboni.
Nel ricordare i ns. carissimi
Soci che “sono andati avanti”
nell’imminenza delle festività natalizie e del nuovo anno
porgo a Voi tutti, alle vostre
Famiglie a tutti gli amici e simpatizzanti, anche a nome del
Consiglio direttivo, i miei più
cari auguri per serene festività.
IL PRESIDENTE
Sandro Pelli
EDITORIALE
a cura del dott. Pioggia
AUGURI ALLA NUOVA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE
La caccia, su delega della Regione Veneto, è gestita dalla Provincia di Belluno. La struttura organizzativa provinciale vede quale dirigente responsabile del “settore tutela e gestione della fauna
e risorse idriche” il dott. Gianmaria Sommavilla il
quale sovraintende l’ufficio di “polizia provinciale”
il cui responsabile è Oscar Da Rold e l’ufficio “caccia e pesca” demandato a Franco De Bon.
La struttura politica delle Province è stata profondamente ridisegnata dalla recente normativa chiamata comunemente con il nome del promotore
“Legge Delrio” la quale assegna alle Provincie le
seguenti sei funzioni:
1.pianificazione territoriale provinciale, tutela e
valorizzazione dell’ambiente;
2.pianificazione dei servizi di trasporto, costruzione e gestione delle strade provinciali;
3. programmazione della rete scolastica;
4.raccolta ed elaborazione dati ed assistenza
tecnica ed amministrativa agli enti locali;
5. gestione dell’edilizia scolastica;
6. controllo dei fenomeni discriminatori in ambito
occupazionale e promozione delle pari opportunità.
Gli organi della provincia sono il Presidente, il Consiglio Provinciale e l’Assemblea dei sindaci. Tutti gli
incarichi sono a titolo gratuito.
Le recenti elezioni provinciali, tenutesi nella giornata del 12 ottobre 2014, hanno visto quale
presidente eletto Daniela Larese Filon, sindaco
di Auronzo di Cadore e l’elezione del consiglio
provinciale composto di dieci Amministratori Comunali. Consigliere delegato alla gestione della
caccia è stato nominato Pierluigi Svaluto, sindaco
di Perarolo di Cadore eletto con una lista civica,
insegnante e cacciatore da lunga data.
La Redazione invia al Presidente della Provincia,
Daniela Larese Filon e a tutti i Consiglieri, in particolare a Pierluigi Svaluto, i migliori auguri di buon
e proficuo lavoro.
I tempi e le premesse però che si profilano ai nuovi Amministratori Provinciali sono particolarmente
difficili. Infatti, la Legge di Stabilità 2015, ha ridotto di ben 141 milioni di euro le assegnazioni
previste per le Province Venete ed il ridimensionamento del 50% dei dipendenti ad eccezione di
Belluno e Venezia dove è previsto un taglio ridotto
al 30%. In altri termini, la provincia di Belluno,
subirà una riduzione di 75 dipendenti per i quali
sono previsti una mobilità interna di due anni.
Tempi molto duri e bui quindi per i Gestori Provinciali che saranno costretti ad amministrare tutto
con maggiori ristrettezze economiche, compreso
la tutela dell’ambiente e quindi anche la caccia.
A tutti loro, riformuliamo i nostri migliori auguri,
anche se la speranza di un anno 2015 migliore
sembra molto, molto lontana.
Al Consigliere delegato della caccia, Pierluigi Svaluto, non vogliamo né suggerire azioni, né indicare
strategie per la gestione della stessa in Provincia.
Lo riteniamo, infatti, una persona particolarmente
capace con una notevole esperienza a livello politico ed amministrativo, oltre ad avere una lunga
attività venatoria alle spalle. Siamo certi che farà
bene anche perché inizia il suo percorso in modo
“neutro”, ovvero al di fuori dei “giochi”, delle
appartenenze e delle pressioni provenienti dal
passato. Solo due aspetti desideriamo però fare
presente: il primo è di prendere in considerazione
l’unitarietà dei Cacciatori bellunesi e il secondo di
tenere sempre presente la rispettabilità della figura del Cacciatore.
L’A.C.B. da sempre ha proposto e continua a proporre costantemente la necessità che i Cacciatori
bellunesi siano uniti e ciò è possibile solo se riusciremo ad avere una responsabilizzazione collettiva
che deve necessariamente passare attraverso la
condivisione dell’attività venatoria. Ovvero, rispettare la disciplina della caccia, il benessere della
natura, la tutela della selvaggina ed il rispetto del
proprio e dell’altrui diritto alla pratica venatoria
sono alla base dell’attività di caccia. La regolamentazione di una disciplina tanto affascinante
quanto antica e delicata è fondamentale affinché
la caccia rimanga un momento di soddisfazione
sportiva e non si trasformi in un caotico arraffare.
È necessario esercitare l’attività venatoria con il
buon senso e con educazione in modo che sussista
una convivenza pacifica e un rapporto equilibrato
e corretto fra la natura e l’uomo. La tutela della
natura e dell’habitat della selvaggina deve essere
alla base di ogni Cacciatore che rispetta la Legge,
gestisce la selvaggina, rispetta l’animale protetto,
evita inutili sofferenze ed è soprattutto capace di
effettuare una scelta ponderata e corretta prima
di sparare. Tutto ciò porta ad una maturazione e
ad una valida gestione dell’attività venatoria che
deve essere accettata e seguita con naturalezza
da tutti i Cacciatori.
Per quanto riguarda il punto della rispettabilità del
Cacciatore Le chiediamo, consigliere delegato alla
caccia, Pierluigi Svaluto, quale Autorità politica ed
amministrativa più importante del mondo venatorio bellunese, se “offendere e diffamare i Cacciatori sia lecito”. Infatti, costantemente e soprattutto
in questi ultimi mesi, assistiamo ad uno “squilibrio
informativo” che penalizza sempre il mondo della
caccia ogni qualvolta se ne parli o si scriva costringendoci sempre a rincorrere una nuova “legittimazione sociale”. In effetti, non sembra bastare
quella sancita dalla Legge che prevede l’attività
venatoria e che la regola con norme e con limiti tra
i più restrittivi al mondo. Purtroppo dai mass media
sembra che il Cacciatore italiano sia un predatore
dell’ambiente, un bracconiere nato o comunque
propenso ad esserlo alla prima occasione, dimenticando forse, in mala fede, che chi caccia in Italia
lo fa solo in virtù di una Legge dello Stato e che
il Cacciatore italiano viene “radiografato” ogni sei
anni da medici legali, carabinieri e polizia in sede
di rinnovo del porto d’armi. Non deve nemmeno
essere sottaciuto che per praticare la caccia è necessario versare cospicue tasse allo Stato e alla
Regione. Ci si chiede perché all’estero la figura
del Cacciatore assuma una dimensione totalmente differente che da noi. Ad esempio in Austria,
in Germania e in Gran Bretagna si riconosce alla
caccia e ai Cacciatori un ruolo determinante all’interno della società per la gestione dell’ambiente.
Il Cacciatore Le chiediamo, consigliere delegato,
Pierluigi Svaluto, deve avere e ottenere sempre
rispetto e quindi La invitiamo a farsi parte diligente
nel difendere la Sua figura con tutti i mezzi, anche
con “esposti querela” affinché questi pseudo paladini della natura e degli animali mantengano entro
i confini della normale dialettica le loro pronunce
sull’attività venatoria provinciale. È una questione
di dignità e di corretta democrazia.
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l’alta
Auguri per
i cacciatori
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Carissime Cacciatrici
e Cacciatori,
ringrazio la Vostra rivista per l’ospitalità che mi permette di porgerVi il mio più cordiale saluto.
Da poco più di un mese ho ricevuto la delega al Settore Caccia
e Pesca e come ho avuto modo
di dire ai Presidenti delle RAC e
ai Rappresentanti delle Associazioni Venatorie mi metto a Vostra
completa disposizione per dare
risposte ad alcuni interrogativi che oggi, più di ieri, si fanno
pressanti:
Come intendiamo la caccia?
Come la poniamo in essere? Perché ci si perde in conflittualità
interne quando la comunità venatoria in questo momento avrebbe
bisogno di forze “aggreganti”
per dimostrare alla società che
essa funziona bene e che fruisce
in maniera responsabile e sostenibile delle consistenze faunistiche?
Il cacciatore bellunese è consapevole della fortuna di poter cacciare in un contesto particolarmente
favorevole e come può contribuire
a preservare una secolare tradizione venatoria?
E ancora: cosa può fare la Provincia per migliorare e garantire
un futuro a quella sana passione
che, se scaturita dal cuore, se
strettamente connessa all’amore
per la montagna, per la natura libera, per gli stessi selvatici allieta
e appaga le più essenziali esigenze dello spirito?
La caccia, nel mio concetto, non
è soltanto l’arte dello scovare,
allo scopo di appropriarsene, gli
animali selvatici coi quali gloriarsi poi enfaticamente agli occhi
e agli orecchi degli amici; bensì
qualcosa di meglio e di più.
È il motivo ideale per evadere,
in una breve parentesi, da tutto
ciò che ci circonda, ci assilla, ci
annoia, ci preoccupa, ci addolora, ci adira, ci rattrista; il pretesto che dolcemente ci riporta alla
Natura, al contatto di tutto ciò
che di meglio ha creato Iddio, la
ragione vera e più profonda che
ci rende sempre fanciulli, sempre
spensierati e, se anche i capelli
incanutiscono si è pur sempre giovani, perché lo spirito non invecchia mai!
Si sta avvicinando il Natale e
l’annata venatoria sta volgendo
al termine; il mio augurio è che
entrambi sappiano regalarvi ancora quelle emozioni che li contraddistinguono.
Con cordialità.
Pier Luigi Svaluto
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L’angolo del
veterinario
a cura di: Dott. ssa Patrizia Bragagna
Quando dopo una giornata di caccia, stanchi ed affamati ci sediamo
a tavola, il nostro ausiliare, altrettanto affamato, si posiziona di fianco a noi e con sguardo implorante
ci chiede da mangiare; ma condividere qualche boccone di cibo con
il nostro cane è consigliato? Dipende dal tipo di cibo ma soprattutto
da ciò che contiene. Esistono infatti
molti alimenti di nostro uso che non
dovrebbero mai essere offerti al
cane perché potenzialmente o decisamente tossici. Vediamone brevemente alcuni:
- Primo in assoluto il CIOCCOLATO. Un
vero veleno soprattutto se fondente.
Il rischio è dato dalla teobromina
un alcaloide naturale presente nelle piante di cacao e nei suoi derivati che svolge azione stimolante
del sistema nervoso centrale e con
effetto vasodilatatore. Nei cani
provoca vomito e diarrea, tachicardia, tremori, ipereccitabilità, atassia, crisi convulsive e coma. Ne
bastano 50 grammi per intossicare
un cane di taglia piccola. Il primo
trattamento, da eseguirsi entro le
due ore dall’ingestione, consiste
nel provocare il vomito, seguito da
6
NATALE. COSA EVITARE
O SCONSIGLIARE NELLA
DIETA DEI NOSTRI AMICI
A QUATTRO ZAMPE
una somministrazione di carbone
attivo con effetto assorbente della
sostanza tossica rimasta a livello
gastro intestinale. È consigliato ripetere il trattamento con carbone
attivo ogni 3-6 ore, essendo la teobromina soggetta a notevole circolazione entero-epatica. Le crisi
convulsive e l’ipereccitabilità vanno tenute sotto controllo con sedativi (diazepam). Importante anche la
fluido terapia che favorisce l’escrezione renale dei composti tossici.
- CIPOLLE. Rappresentano una minaccia sia crude che cotte; l’ingestione comporta deformazione e
rottura dei globuli rossi del cane,
con denaturazione dell’emoglobina. Ne consegue una emolisi intra
ed extravascolare. Inizialmente
compare diarrea e vomito, ma è
l’anemia conseguente all’emolisi
la causa primaria delle principali
manifestazioni dell’avvelenamento (debolezza, letargia, pallore,
cianosi o mucose itteriche). Anche
dosi minime di cipolla, ma date in
continuazione (tipo nel sugo della
pasta) sono pericolose. Si consiglia di provocare il vomito entro 2
ore dall’ingestione, seguito dalla
somministrazione di carbone attivo
e fluido terapia; nell’intossicazione
acuta si può rendere necessario effettuare trasfusioni di sangue.
- UVA E UVA SULTANINA. Gli episodi
di intossicazione sono dovuti all’ingestione accidentale di uva anche
coltivata a domicilio e di uva passa acquistata; 20 grammi di uva
passa per kilo di peso corporeo di
cane comporta generalmente insufficienza renale; anche quattro o
cinque grappoli di uva fresca possono essere tossici per un cane di
dieci kili. Non sono noti né l’agente tossico, né il meccanismo d’azione, ma l’ingestione più o meno
accidentale causa insufficienza
renale entro 72 ore. Nei cani intossicati deve essere provocato il
vomito entro 6-12 ore dall’ingestione; in seguito bisogna stimolare al
cane una diuresi mediante fluido
terapia per un minimo di 48 ore.
- NOCE DI MACADAMIA. Ottime per
l’uomo ma tossiche per i cani, provocano debolezza, depressione,
vomito, tremori, febbre, dolori addominali e pallore delle mucose,
paralisi temporanea e incapacità a
stare in piedi e possono essere tossiche anche a basse dosi (4-5 noci
per un cane di 10 kg). Anche le
noci normali è meglio evitarle, possono provocare ostruzioni intestinali o convulsioni se per caso sono
ammuffite. La maggior parte dei
cani intossicati può essere gestita
con cure si supporto a domicilio,
ma quelli con malattie preesistenti
o quelli anziani dovrebbero essere
trattati presso una struttura ambulatoriale veterinaria.
- XILITOLO. È un sostituto dello zucchero che si trova nel gelato, nelle
gomme da masticare ipocaloriche,
nelle caramelle e in alcuni prodotti
da forno. Nel cane che ingerisce
accidentalmente questi prodotti,
viene stimolato il rilascio di insulina
per diverse ore causando una ipoglicemia e di conseguenza un collasso del sistema nervoso centrale,
perdita di coordinazione e spasmi
già dopo 30 minuti dalla sua ingestione, se preso in grandi quantità.
Il trattamento consiste nell’induzione dell’emesi (il carbone può non
assorbire bene lo xilitolo) o nell’infusione di destrosio a velocità costante per i cani sintomatici. Agli
animali asintomatici si possono
invece somministrare piccoli pasti
frequenti con aggiunta di zuccheri.
Dopo l’ingestione di prodotti che
contengono xilitolo, alcuni cani
possono sviluppare insufficienza
epatica, quindi si consiglia di monitorare i valori del fegato.
- ALIMENTI AMMUFFITI. La muffa può
crescere su frutta, noci, formaggio,
concime organico ecc. Un’ampia
gamma di miceti presenti in questi
alimenti e non, può produrre delle
micotossine tremorgeniche. I meccanismi d’azione sono diversi ma
l’effetto complessivo è sempre lo
stesso: i cani manifestano tremori
che progrediscono in crisi convul-
sive, associati a manifestazioni gastroenteriche come il vomito. I segni
neurologici possono anche iniziare
con un ipereccitabilità e progredire fino al coma. Solitamente nelle
forme acute la morte può comparire entro le prime 2-4 ore. I tremori
vanno tenuti sotto controllo utilizzando dei miorilassanti, mentre nei
casi di iperestesia sono consigliati
i sedativi. Nei casi gravi può rendersi necessario anestetizzare l’animale con propofolo e barbiturici.
- SALE. L’eccesso di sale nella dieta
quotidiana non è buona cosa per il
cane, come per l’uomo, a maggior
ragione in soggetti affetti da disturbi cardio-circolatori. Se dovesse
ingerire cibo salato bisognerà assicurarsi che abbia grandi quantità di acqua a sua disposizione.
Alcuni studi hanno dimostrato che
un uso eccessivo di sale nella dieta
può portare ad attacchi epilettici
anche gravi, coma e morte.
- GERMOGLI E FOGLIE DI PATATE, FOGLIE E GERMOGLI DI POMODORO, POMODORO ACERBO, MELANZANA ACERBA,
PATATA CRUDA. Questi vegetali contengono un glicoalcaloide tossico
(solanina) che i cani, a differenza
dell’uomo, non metabolizzano.
L’ingestione provoca alterazioni
nervose (sonnolenza), emolisi, disturbi all’apparato gastroenterico,
tachicardia, tremori e irrequietezza. Se assunti in quantità elevate
possono risultare anche mortali. La
cottura della patata riduce sensibilmente la concentrazione dell’alcaloide; nei pomodori e nelle melanzane il contenuto di solanina
è inversamente proporzionale al
grado di maturazione. Anche in
questo caso la cottura contribuisce ad inattivare eventuali residui
dell’alcaloide Quanto detto fin’ora
non vale invece per la patata lessa
che viene utilizzata normalmente
nell’alimentazione del cane, soprattutto nella composizione di alcuni mangimi specifici per soggetti
con intolleranza alimentari.
- ALTRI CIBI SCONSIGLIATI: ai cibi
tossici si aggiungono quelli sconsigliati, come cibi grassi e insaccati,
lievito, avogado, semi e noccioli,
fegato se assunto come dieta principale. Questi alimenti possono
provocare disturbi all’apparato
gastro-intestinale come vomito e
diarrea.
Per concludere, ci sono dei piccoli accorgimenti da tenere sempre
presente per una buona e sana alimentazione. I cani hanno bisogno
di un’alimentazione specifica con
nutrienti differenti che variano in
base all’età, al peso, alle condizioni di salute e alla loro attitudine venatoria. Equilibrio e bilanciamento
della dieta sono i requisiti essenziali per mantenere il nostro ausiliare
in forma e scongiurare malattie o
intossicazioni alimentari.
Nel caso, invece, di ingestioni improprie è sempre opportuno riferire
al veterinario ciò che Fido ha ingerito, prima di attuare qualsiasi
rimedio casalingo nel tentativo di
disintossicare l’animale.
In casi di emergenza, se vi rimane
impossibile contattare il veterinario, il rimedio più tempestivo ed efficace che potete adottare è quello
di indurre il cane a vomitare l’alimento pericoloso ingerito facendogli ingoiare una manciata di sale
grosso da cucina.
Ogni qualvolta decidiate di “premiare” il vostro amico quadrupede
con del cibo, ricordatevi sempre
che il suo apparato digerente è
molto diverso dal nostro e alcuni
alimenti sono per lui come un veleno.
7
L’angolo del
legale
a cura di: Avv. Barbara Bastianon
Carissimi Lettori,
nel presente articolo mi occuperò di rispondere ai quesiti
proposti nell’ultimo numero da
alcuni di Voi, circa le conseguenze alle quali può andare
incontro chi, esasperato da continui insulti rivolti ai cacciatori,
decida di rispondere “per le
rime”, scatenando un’eventuale
rissa o, comunque, ingiuriando
l’interlocutore.
In primo luogo, mi corre l’obbligo di segnalare che la rissa,
disciplinata all’art. 588 del nostro codice penale, è un reato
commesso da almeno tre persone, laddove tutti i partecipanti
sono animati dall’intento di recare offesa agli avversari.
Chiunque partecipa ad una rissa è, pertanto, punito, a norma
del medesimo articolo, con la
multa fino a 309 euro, mentre,
qualora nella rissa taluno rimanga ucciso, o riporti lesioni
personali, la pena, per il solo
fatto della partecipazione, sarà
della reclusione da tre mesi a
cinque anni.
Tutti i compartecipanti vengono,
quindi, puniti per il delitto di
rissa, indipendentemente dalla
sussistenza di provocazione da
parte di uno dei correi, che configura semmai un’attenuante, la
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cui prova, nel processo penale
potrebbe essere particolarmente difficile da raggiungere.
La legittima difesa, invece, potrà essere invocata solo da chi
si sia lasciato coinvolgere nella
contesa, al solo scopo di resistere all’altrui violenza; la difesa
attiva, cioè, dovrà essere contenuta nei limiti della necessità
di neutralizzare l’aggressione
subita, senza eccedere in iniziative che, come tali, superano
il limite dell’esimente.
Quanto invece, alla possibilità di rispondere “in maniera
poco ortodossa” all’interlocutore avversario, Vi segnalo che,
laddove le frasi proferite vengano ritenute configuranti il reato
di ingiuria, questo, a norma
dell’art. 594 c.p., sarà punibile con la pena della reclusione
fino a sei mesi o la multa sino
ad euro 516,00.
Tuttavia, l’art. 599, primo comma, c.p. prevede che, qualora
le offese siano reciproche, il
Giudice possa dichiarare non
punibili uno o entrambi gli offensori; del pari, ai sensi del
capoverso della medesima norma, non sarà punibile chi ha
commesso il reato di ingiurie
nello stato d’ira determinato da
un fatto ingiusto altrui, o subito
dopo di esso.
In conclusione, possiamo ritenere che, qualora uno di Voi si
senta vittima di un reato e reagisca di conseguenza, a sua
volta commettendo un delitto di
pari genere, ci sarà modo di difendersi, con le argomentazioni
sopra riportate, nell’eventuale
processo instaurato; processo
che, tuttavia, andrà affrontato
dall’agente, con ogni conseguenza dal punto di vista economico e morale.
Il mio consiglio, pertanto, è
quello di evitare reazioni che
possano configurare un’ipotesi
delittuosa e rivolgersi, fiduciosi,
all’Autorità Giudiziaria, per far
cessare i comportamenti avversari.
Tanto segnalatoVi in via generale, rimango come sempre a
disposizione di ciascuno di Voi.
Carissimi, anche per questo numero è tutto ed essendo l’ultimo
per questo anno, colgo l’occasione per fare a tutti i miei
migliori auguri per le prossime
festività!
Altane
In questi ultimi anni, con l’incremento del cervo in tutta la
nostra Provincia, sono sorte
ovunque in numero notevole le
altane.
È sicuramente una cosa positiva soprattutto per la sicurezza,
vista la visibilità, che si ha nel
momento dello sparo.
La normativa non è ancora
completamente chiara (permessi, autorizzazioni, dimensioni, distanze, ecc.) però pensiamo che le stesse debbano
avere un impatto visivo decente e si inseriscano in maniera
decorosa nell’ambiente dove
vengono installate.
Alcune sembrano dei veri e
propri ricoveri di fortuna altre
delle catapecchie.
Inseriamo delle foto estrapolate qua e là: alcune sono anche
delle vere…..”provocazioni”
e servono per fare i commenti
più disparati con gli amici, ma
altre potrebbero servire come
spunto per essere “copiate” e
costruite nelle nostre Riserve.
Loc. Campagna, 2 - 32027 Taibon Agordino (BL)
Tel. 329 1086255 • Fax: 0437 643238 • E-mail: [email protected]
9
OTTICA
a cura di: dott. Corrà Francesco
Il “re” dei cannocchiali da caccia di selezione, il Magnus
2.4-16x56 con la sua torretta balistica BDC. Ottica e meccanica perfette coniugate con il massimo della versatilità.
Se il tiro è un po’ lungo, la tecnologia offre sistemi di mira che evitano
di mirare approssimativamente. Compensatori di traiettoria, reticoli balistici, torrette balistiche, cosa funziona
meglio?
Quando si tira al poligono con una
normale ottica da caccia, di solito si
lasciano scoperte le torrette dei clic
del cannocchiale, per poterle regolare
quanto necessario fino ad ottenere la
perfetta taratura. Se improvvisamente
ci distraiamo, o se ci dimentichiamo
quanti clic avevamo dato, ci troviamo
nelle condizioni di fare un tiro di controllo sul bersaglio di carta, per giunta
senza fretta, e quindi risolviamo rapidamente il problema.
A caccia invece questo non è ovviamente possibile e in più la distrazione è in perenne agguato per un gran
numero di circostanze, non ultima
delle quali quella che differenzia l’azione venatoria da quella che si vive
sparando in un pezzo di carta (gare
escluse, cari tiratori, naturalmente!):
l’emozione.
Questo preambolo perché tra i cacciatori di lunga tradizione come quelli alpini, grazie all’esperienza, la grande
maggioranza approccia ancora il tiro
a distanze maggiori di quella per la
quale è tarato il centro del reticolo in
modo storicamente pragmatico e semplice, mirando al filo della schiena,
venti cm più su e così via e comunque
mai sognandosi di toccare la torretta
dei clic, vero e proprio tabù che per
molti potrebbe essere persino sigillato fino a quando, spesso in presenza
dell’armiere, non si vuol controllare al
poligono se l’arma è a posto o non
10
Sistemi di mira
per il tiro lungo
si cambiano le munizioni. È questo
un approccio obiettivamente sano e
corretto, ci sono già tanti fattori che
possono determinare l’errore di tiro,
perché aggiungerci quello di aver
dato un paio di clic in più per la fretta
o di aver dimenticato quanti clic avevo dato quando stavo per sparare al
capriolo che poi all’ultimo si è nascosto… Non c’è niente di più frustrante di andare a caccia senza essere
sicuri della precisione dei propri strumenti, soprattutto se siamo colpevoli
della nostra insicurezza! Nella grande maggioranza di cacciatori di cui
abbiamo parlato rientra anche una
buona quantità di coloro che non toccano la torretta anche perché non si
fidano della torretta stessa…e se non
prende i clic, come faccio a controllare? Come dar loro torto, in effetti l’affidabilità del meccanismo, anche su
marche al top, mostra spesso qualche
pecca, tanto che anche dove invece
l’affidabilità è totale c’è ancora una
forte ritrosia a fidarsi “ciecamente”.
Quali che siano i motivi che determinano l’approccio “torretta-no grazie”
di questa ampia fetta di cacciatori,
è facile comprendere che abbiano
accolto con grande apertura ed interesse oltre 10 anni fa l’avvento dei
reticoli balistici, pur con qualche scetticismo iniziale, dovuto alla necessità
di far conti al momento del tiro o alla
non esemplare precisione di reticoli
con istruzioni di taratura basate su
troppi calibri raggruppati sullo stesso
parametro. I reticoli balistici migliori
di oggi però uniscono massima semplicità (ad ogni croce corrisponde una
distanza), precisione (le distanze sono
Due caprioli conseguiti con un Leica ERi 3-12x50 dotato della torretta balistica Leica BDC, nota per
la sua infallibilità meccanica, data dal sistema in acciaio 60 HRC. La BDC si può utilizzare con la
scala graduata in clic o con le indicazioni delle distanze di tiro. Foto: Bepi Audino
legate alla palla specifica utilizzate e
possono essere richieste al programma balistico anche al variare dell’angolo di sito e dell’altitudine) e qualità
del reticolo (le versioni illuminate sono
sottilissime e hanno un puntino al centro che si illumina con svariati livelli di
intensità luminosa diversi). Unico neo,
se l’animale si trova ad una distanza
che non corrisponde a nessuno dei riferimenti sul reticolo, sarà necessario
approssimare la mira tra in due riferimenti più vicini. Quale che sia il reticolo balistico scelto, mi si permetta di evidenziare l’inutilità di quelle soluzioni
che presuppongono l’illuminabilità di
tutte le croci del reticolo stesso, come
un albero di Natale. Quando è tanto
scuro da dover ricorrere all’illuminazione non si riuscirà mai a distinguere
nell’ottica un animale oltre i 150 metri
di distanza, per cui illuminare più del
puntino centrale, oltre che fastidioso, è
totalmente inutile.
Un esempio di reticolo balistico. Ad ogni riferimento corrisponde una distanza di tiro, che
varia in base alla palla utilizzata.
Il reticolo balistico migliore insomma si
usa normalmente come la classica croce e senza toccare i clic, e se il tiro è
più lungo si guarda l’adesivo pro memoria sotto il calcio del fucile per scegliere rapidamente il riferimento più
appropriato alla distanza (ponderata
rispetto all’angolo di sito) misurata col
telemetro. Chi ha “paura” di usare la
torretta, o dispone di cannocchiali che
notoriamente non sono affidabilissimi
nella meccanica, a volte opta per il
cosiddetto compensatore di traiettoria:
una barra (prodotta “artigianalmente”
da armaioli di vario livello, il più noto
e capace sicuramente Ermes Besseghini di Grosio in Valtellina) che si monta
sotto gli anelli dell’ottica, dotata di una
rotella marcata con le distanze di tiro.
Girando la rotella si alza o si abbassa
l’inclinazione dell’ottica, permettendo
al cacciatore di mirare sempre al centro del bersaglio senza toccare i clic.
Una soluzione che, grazie alla limitatezza dell’affidabilità meccanica di
molte marche di cannocchiali di alta
qualità, ha conosciuto a buon diritto
un grande successo. Lati negativi, il
costo elevato del compensatore e il
dover aggiungere un ulteriore elemento all’insieme arma-ottica.
Ed ora l’altra categoria di cacciatori,
quelli che sanno o credono di avere
un’ottica totalmente affidabile nel sistema dei clic, tanto da sentirsi sicuri di
agire sulla torretta per portare la croce del reticolo nella posizione giusta
all’interno del cannocchiale ad ogni
distanza a cui si presenta l’animale,
di fatto ritarando l’ottica ad ogni tiro.
Questi cacciatori apprezzano sul loro
cannocchiale la torretta balistica, che
è montata sopra quella dei clic verticali ed è dotata di una scala graduata
che rende loro più facile il compito.
Le migliori sono dotate prima di tutto
di meccanica sottostante infallibile, il
che come abbiamo detto non è certo ovvio, e sono concepite per avere
un robusto meccanismo di blocco e
sblocco per evitare l’azionamento
accidentale, e di blocco dello “zero”,
ovvero della distanza di azzeramento della taratura, in modo che non si
possa per errore. Un po’ tutti i produttori offrono soluzioni customizzate in
base alla palla utilizzata, con ghiere
che riportano le diverse distanze di
tiro possibili. Noi riteniamo che la soluzione migliore sia quella di riportare sulla ghiera, ben visibili, semplicemente i clic. In questo modo abbiamo
un riferimento assoluto a prescindere
dalla palla utilizzata e, se usiamo
tabelle balistiche basterà leggere i
clic corrispondenti alle distanze telemetrate e “darli” alla torretta, mentre
se siamo così moderni da usare un
telemetro che offre già il numero di
clic da “dare” alla torretta il passaggio è ancora più immediato. Il fatto
che il cannocchiale monta la torretta
balistica quindi, ci sentiamo di ripeterlo, non è di per se garanzia che
il cannocchiale stesso sia in grado di
garantirne l’affidabilità. Gli armieri
sono a disposizione per fornire spiegazioni.
In estrema sintesi, il reticolo balistico,
il compensatore di traiettoria e la tor-
GEOVID B vs GEOVID R: I Geovid di Leica,
i binocoli con telemetro integrato più veloci
ed affidabili al mondo. Il primo è in grado di
“dire” al cacciatore, in una frazione di secondo, quanti clic dare alla torretta, in base alla
distanza, all’angolo di sito, alla temperatura,
all’altitudine e alla palla utilizzata. Il secondo
si “limita” ad indicare la distanza corretta con
l’angolo di sito.
retta balistica costituiscono approcci
al tiro di caccia efficaci, il primo per
chi non vuol saperne di toccare i clic
o comunque vuol far conto soltanto a
ciò che inquadra nel cannocchiale,
il secondo chi pretende la precisione che un reticolo balistico non può
dare e non si fida della meccanica
del suo cannocchiale e il terzo per chi
invece si sente sicuro del proprio strumento e apprezza l’immediatezza di
ruotare la torretta in base alla distanza e poi sparare mirando al centro.
La terza soluzione consente di certo
maggiore precisione ed ora che esistono cannocchiali da caccia con clic
assolutamente affidabili ci sembra di
poter ragionevolmente considerare
questa quella migliore. Per chi rimane ancora indeciso, o ha voglia di
averle tutte a disposizione, è possibile
persino acquistare cannocchiali che
offrono entrambe le soluzioni nello
stesso strumento, e quindi chiedere ai
migliori artigiani di montare il compensatore di traiettoria. Scherziamo,
naturalmente, anche se la soluzione è
possibile.
Quale che si scelga, il sistema di mira
balistico è solo un aiuto ad essere precisi. La precisione continua a dipendere anche dalla qualità e dalla taratura
dell’arma, dell’ottica, delle munizioni,
e dall’esperienza e dalle capacità del
cacciatore. Spariamo come vogliamo
al bersaglio di carta, ma non commettiamo la leggerezza di lasciare al
caso la precisione quando nel reticolo
inquadriamo un animale.
Weidmannsheil!
11
UNA PROPOSTA PER LA SORVEGLIANZA
E IL CONTROLLO DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI
DEGLI UNGULATI SELVATICI
NELL’ARCO ALPINO ORIENTALE
di Federica Obber, Sara Turchetto, Carlo Citterio
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) – SCT2 Belluno
[email protected]
Abbiamo trovato una disponibilità, da
parte del distaccamento di Belluno
dell’Istituto Zooprofilattico delle Tre
Venezie nella persona del responsabile
dott. Carlo Citterio e del suo Staff veramente encomiabile.
Su nostra richiesta si sono detti disponibilissimi a collaborare con l’A.C.B.
fornendo, per pubblicarli sulla nostra
rivista Caccia 2000 dati, risultati di
ricerche e progetti in atto nelle nostre
zone o nell’Arco alpino.
Oggi iniziamo con un primo documento
dove, anche noi Cacciatori, possiamo
collaborare ed interagire con l’Istituto
fornendo notizie, segnalando episodi o
fatti da noi visti e che reputiamo anomali o altro.
Ringraziamo il dott. Citterio ed i suoi
Collaboratori per questo servizio ed
auspichiamo che questa collaborazione
che, oltre tutto valorizza ancora di più
la nostra rivista, possa proseguire con
successo anche in futuro.
La Redazione
Nelle Alpi le popolazioni di ungulati selvatici (cervo, capriolo, camoscio, stambecco,
muflone e cinghiale) hanno ampliato notevolmente il proprio areale e hanno avuto
un notevole, e in alcuni casi notevolissimo,
incremento demografico, raggiungendo
consistenze molto importanti e, per alcune
specie, una distribuzione pressoché continua sul territorio. Si pongono pertanto nuo-
12
vi problemi, anche di carattere sanitario:
in tale nuovo contesto incrementa infatti
il rischio di introduzione, nell’interfaccia
fauna-animali domestici-uomo, di agenti
patogeni la cui epidemiologia potrebbe
esitare in situazioni nuove e imprevedibili.
L’individuazione precoce (early detection)
di patogeni emergenti o riemergenti, e
la capacità di una risposta il più possibile
rapida dopo la loro prima individuazione,
costituiscono in questa situazione un prerequisito per qualunque modello gestionale che consideri sia i rischi sanitari, sia le
successive, eventuali misure di controllo/
eradicazione.
È d’altra parte necessario porre i diversi patogeni in una scala di priorità (prioritizzazione delle malattie), considerando sia la loro
probabilità di introduzione/reintroduzione,
sia le ripercussioni che potrebbero avere
sulla salute umana, sulla sanità animale,
sull’economia e sulla conservazione. Ciò ai
fini di ottimizzare le risorse, concentrandole sulle malattie più importanti e riducendo
al minimo il periodo di tempo in cui una di
queste infezioni potrebbe diffondersi prima
di essere rilevata, per procedere tempestivamente ad eventuali operazioni di controllo o eradicazione della stessa; operazioni,
queste ultime, per le quali è essenziale una
conoscenza dello stato e della distribuzione
della popolazione o delle popolazioni selvatiche sensibili. Oltre alla prioritizzazione e
all’identificazione precoce, un terzo punto
chiave è quindi la gestione dei dati di popolazione (data management).
Nell’ambito sopra descritto, è stato intrapreso un progetto di ricerca, dal titolo “Malattie trasmissibili degli ungulati selvatici
nell’Arco Alpino Orientale: prioritizzazione
e strategie di sorveglianza e controllo”,
finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), che include
diverse Istituzioni coinvolte nella gestione
faunistica del territorio. Attualmente, oltre
a diversi laboratori dell’IZSVe, i partner
coinvolti nel progetto sono le Province di
Belluno, Trento e Bolzano, la Regione Friuli
Venezia Giulia, l’Associazione Cacciatori
Trentini, il Parco Naturale Paneveggio-Pale
di San Martino, il Corpo Forestale dello Stato (CTA Feltre), l’ISPRA e l’Università degli
Studi di Milano, a cui si sono aggiunti recentemente la Provincia di Vicenza e il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Da questo
progetto è poi derivata un’ulteriore ricerca,
intitolata “Sviluppo di protocolli armonizzati per la sorveglianza sanitaria nei centri di
controllo della selvaggina”, che si propone
di utilizzare questi centri come osservatorio
privilegiato anche in chiave sanitaria, e che
oltre alla gran parte dei precedenti partner
ha al momento coinvolto l’ULSS 1 Belluno,
il centro di lavorazione della selvaggina
della RAC di San Vito di Cadore e l’IREC
(istituto di ricerca iberico specializzato
sulle patologie della fauna). In estrema
sintesi, l’obiettivo di questi progetti è quello di istituire, sviluppare e mantenere sul
territorio una rete di sorveglianza sanitaria
sugli animali selvatici, a partire dagli ungulati, che assumerebbe una valenza anche
nell’ambito della sanità pubblica e della
sanità animale; ed è evidente come il ruolo
dei Cacciatori in questa rete sia già da ora
strategico, in virtù della loro presenza sul
territorio, della loro costante osservazione
degli animali selvatici e della loro conoscenza della fauna. Già diversi sforzi sono stati
fatti e sono in corso per migliorare la formazione dei Cacciatori in termini di efficienza
della sorveglianza, di igiene ed educazione
sanitaria, sia attraverso corsi specifici, sia
tramite materiale divulgativo (un esempio
in fig. 1).
I progetti sopra citati propongono un ulteriore passo in avanti, mirando a interconnettere gli enti e le istituzioni che si
occupano di fauna selvatica all’interno di
un sistema di sorveglianza sanitaria su un
territorio molto ampio. A questo scopo,
molto importante è l’individuazione di una
base comune di confronto, una sorta di
tavolo tecnico permanente, che è stata creata online sulla piattaforma Moodle IZSVe
(http://formazione.izsvenezie.it/).
L’area on-line, oltre ad un forum generale
dedicato alla ricerca, presenta attualmente
tre sottosezioni, dedicate a gruppi di lavoro
specifici: dati di popolazione; prioritizzazione ed early detection dei patogeni; conferma diagnostica di laboratorio.
All’interno di quest’area, per coloro che
aderiscono al progetto è possibile tra l’altro
caricare e scaricare informazioni, visualizzare l’avanzamento dei lavori e i prodotti
delle attività e intervenire nei forum, contribuendo fattivamente allo sviluppo della
rete di sorveglianza.
Inoltre, al fine di elaborare scenari epidemiologici e strategie di controllo/eradicazione di patogeni prioritari, è stato costruito
ed è in corso di sviluppo, con il contributo
di tutti i partner, un database georeferenziato dei dati sulle popolazioni di ungulati,
a partire dalla loro descrizione (i cosiddetti
”metadati”). I criteri che vengono seguiti
per questa complessa operazione sono improntati all’armonizzazione, ovvero all’individuazione di fattori essenziali comuni,
ottemperabili da parte di tutti gli enti coinvolti nella gestione e conservazione della
fauna, che possano essere “tradotti” con
apposite procedure informatiche in un formato standard confrontabile e leggibile a
livello nazionale e internazionale, anche in
accordo con recenti direttive Europee.
Dati il carattere innovativo e la particolare
complessità di tutti i temi, i progetti in corso
rappresentano una importante e impegnativa sfida, e la probabilità per queste attività
di svilupparsi e consolidarsi è direttamente
legata all’interesse che queste saranno in
grado di suscitare nei diversi stakeholders,
non solo in ambito sanitario.
È pertanto fondamentale la divulgazione di
queste attività, al fine di allargare il più possibile la rete dei partner a livello Triveneto
e oltre. Il Personale IZSVe, che coordina il
progetto, è a disposizione di tutti gli interessati per qualunque chiarimento.
fig. 1
13
La caccia al cervo
nelle riserve alpine:
Caccia sociale o individuale?
a cura di: Dott. Umberto Zamboni
Il cervo nell’arco alpino, salvo
poche zone, è una specie di recente diffusione. Il prelievo di
qualche significatività per questa specie inizia a partire dagli
anni ‘90 e, sulla scorta di un’esperienza maturata nella caccia
al capriolo, inizia già con piani
suddivisi per classi di sesso e di
età.
Ogni provincia, adotta sin dall’inizio però modalità del tutto autonome con indicazioni e criteri
basati sulla tipologia dei trofei
nei maschi quali numero di punte, coronati, ecc.
Una disciplina tendenzialmente
indirizzata alla salvaguardia dei
capi maschi migliori, senza peraltro fissare modalità di caccia
se singola o a squadre o collettiva.
Ma c’è una differenza sostanziale rispetto alla caccia al capriolo per il cervo, almeno per
la percezione del cacciatore. Il
cervo è una preda molto più ambita per la mole notevole e per il
trofeo, con una massa di carne
che assume aspetti di valore economico.
Per questa specie infatti, da
nessuna parte vi sono remore
nell’abbattimento della classe
14
femminile per la quale non vengono assunti criteri selettivi quali
classi di età o criteri sanitari. Talvolta anche le femmine allattanti
sono tollerate nell’abbattimento.
Anche nel rispetto delle classi di
età dei maschi tutte le varie direttive emanate dagli organi direttivi dei vari ambiti territoriali,
sia distretto o riserva, risultano
poco efficaci. La giustificazione
che il cacciatore invoca a sua discolpa per l’abbattimento di un
maschio palcuto non corrispondente al piano, è che tale evento
sia un’occasione unica nella sua
carriera.
Nell’arco alpino la storia della
caccia al cervo è stata riservata
nel passato alle cacce nobiliari ed era comunque una caccia
collettiva che coinvolgeva una
moltitudine di partecipanti. Anche nelle cacce primordiali la
caccia al cervo è un’attività volta
alla ricerca di risorse alimentari
per la tribù e per il villaggio che
partecipava spesso in massa a
tale caccia. Con l’avvento della
caccia di “selezione” vincolata
all’utilizzo della carabina a can-
na rigata, uno dei risultati è la
trasformazione da caccia collettiva o di gruppo ad una caccia
singola o tutt’al più a gruppetti
di due/tre persone. Come conseguenza vi è stato un aumento
della competitività spesso a livello esasperato nella ricerca del
capo migliore o del numero più
alto di prede. Anche nelle riserve alpine generalmente sorte in
un contesto sociale/territoriale
di grande solidarietà si è innescato questo fenomeno, favorito
anche dall’assunto della legge
nazionale 157 che assegna la
proprietà della selvaggina a colui che l’ha cacciata.
Ricordo a questo proposito un intervento del grande cacciatore,
ex Presidente della Provincia di
Bolzano Luis Durnwalder, in occasione di un intervento all’Assemblea dei Rettori delle Riserve
della Provincia di Bolzano, avvenuto oltre 20 anni fa. Nella
sua lingua madre - un tedesco
con forte inflessione dialettale e quindi per me di difficile com-
prensione affermava con il consueto vigore, almeno questo è il
senso da me recepito, che: “il
cervo è una preda troppo grande per un solo cacciatore”.
D’altra parte nel contesto del
sud Tirolo è diversa e particolare la proprietà terriera, molto
più ampia, e ancora la percezione del diritto di caccia è legata alla proprietà con il conseguente valore economico della
selvaggina.
Il consiglio del grande Presidente si è poi tramutato in un articolo del recente regolamento che
assegna alla riserva la competenza per destinare la fauna abbattuta alla riserva per sopperire alle spese necessarie per la
vigilanza, la gestione, i danni,
ecc.
Al cacciatore viene di norma
destinato un capo, i rimanenti
possono acquistarli a prezzo
agevolato. Queste disposizioni
di fatto riducono la competitività
esasperata fra i cacciatori e favorisce indubbiamente il rispetto
delle regole che disciplinano il
prelievo.
Solo recentemente l’ISPRA ha
materiale
ntincendio
materiale
antinfortunistico
Da oltre 40 anni,
la prevenzione
e la sicurezza antincendio.
emanato, in modo veramente
completo sotto il profilo scientifico, le linee guida che disciplinano i piani di prelievo e
gestione degli ungulati. Unico
appunto per questo documento
è che risulta tardivo, almeno per
le Alpi, e va ad interagire con
situazioni ormai stratificate da
decenni.
Si sa, come nell’ambito venatorio, in pochi anni certe abitudini
diventano tradizioni e vi sono
grandi difficoltà a modificare
comportamenti e modi di caccia
soprattutto se ritenuti convenienti ai singoli cacciatori.
Il cervo peraltro con le discipline
adottate sino ad ora, grazie alle
condizioni ambientali favorevoli alla specie, è quasi ovunque
in forte espansione nonostante
i prelievi concessi e quasi sempre realizzati con abbondanza
anche nella classe femminile. Il
fenomeno è certamente favorito
anche dal comportamento della
specie particolarmente elusiva e
di facile adattamento alle nuove
soluzioni.
I risultati ottenuti da questi anni
di gestione sono in gran parte
assimilabili su tutta l’area alpina
orientale con due caratteristiche
prevalenti: classe maschile molto giovane con riduzione dell’attività di bramito ed una concentrazione a densità eccessive
nelle aree protette.
Questi errori si potranno ridurre
con provvedimenti tecnici adeguati nella pianificazione. Quello su cui però sarà più difficile
intervenire è modificare l’approccio dei cacciatori nella caccia alla specie. In talune riserve
la caccia al cervo ha assunto
quasi una forma di approvvigionamento di carne che nel caso
di più capi abbattuti dallo stesso
cacciatore non può che essere
destinata alla cessione (vendita?) con tutti gli inconvenienti
del caso. Su queste problematiche più che sugli aspetti tecnici
la gestione del cervo è carente
nelle riserve alpine, dove per
contesto storico sociale la condivisione delle risorse costituisce
una delle caratteristiche peculiari della stessa riserva ed ha
permesso una visione dell’attività venatoria rispetto al territorio
urbano e nazionale.
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15
SELVAGGINA E DANNI
ALL’AGRICOLTURA
con la collaborazione di: “Il Divulgatore” edito da Prov. Bologna
Inizia, con questo numero, una
nuova rassegna dedicata a un argomento che purtroppo di anno in di Bologna, che ci ha gentilmente
anno si fa sempre più pressante concesso l’autorizzazione.
presso le comunità agricole e non, UN RAPPORTO DINAMICO
costrette inevitabilmente a conviElevate concen-
vere con le specie animali, alcune
delle quali, cresciute negli ultimi
anni in modo esponenziale, arrecano danni a volte anche ingenti
soprattutto alle colture agricole,
ma anche in altri ambiti come la
viabilità stradale, con incidenti
che spesso mettono in pericolo anche la vita degli automobilisti che
loro malgrado restano coinvolti in
questi sinistri che ormai purtroppo
sono all’ordine del giorno soprattutto nelle nostre strade di montagna.
In quest’ampia carrellata che sarà
diluita in vari numeri del nostro
giornale, ci faremo aiutare da
una ricca e interessante ricerca
pubblicata sul “divulgatore”, un
opuscolo edito dal centro di divulgazione agricola della Provincia
16
trazioni di animali selvatici nei
territori coltivati,
rappresentano
da sempre un
problema per le
produzioni agricole. Negli ultimi
anni si sono verificati rapidi cambiamenti nelle tipologie di fauna
e nei danni conseguenti. In poco
più di un ventennio la situazione
faunistica della provincia di Belluno è notevolmente mutata. L’entità
dei danni e le principali specie
responsabili, analizzati alla metà
degli anni ‘90, si presentava con
cifre e nomi che sono assai diver-
si dagli eventi registrati in questo
ultimo periodo (tab. 1). Emblematico il caso degli ungulati. Negli
ultimi anni la specie che ha conseguito il primato negli indennizzi
è diventata il cinghiale, seguito a
ruota dai cervidi (soprattutto cervi), animali che erano pressochè
sconosciuti al mondo agricolo
del bellunese sino a 20 anni fa,
anche se sin da allora se ne segnalava il pericolo per i frutteti e
per i rimboschimenti e se ne prevedeva l’incremento numerico a
causa dell’abbandono di molte
aree di montagna e della collina.
Le previsioni di allora hanno avuto puntuale conferma, tanto che
oggi la popolazione di cervidi
nel territorio Bellunese si attesta,
con gli ultimi censimenti sopra le
24.000 unità (14.000 caprioli e
10.000 cervi), mentre per il cin-
tab 1
anni Capriolo Cervo Cinghiale Volpe Corvidi 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 20 15 20 21 18 12 7 6 9 8 8 17 32 35 37 33 42 26 39 13 12 31 15 33 72 69 60 96 21 66 47 76 31 53 41 51 24 18 26 9 23 13 16 14 12 13 9 14 11 8 4 8 3 11 9 Altri (tassi, lepri , mustelidi ecc.) 20\ 7 26 22 9 15 7 6 2 11 7 Conteggio di
Specie
Anno
Specie
Totale
camoscio capriolo cervo
cinghiale muflone complessivo
2003
5
238
55
1
2
301
Totale euro liquidati 15635 30738 56433 24468 28365 46165 19404 16364 6134 14705 In attesa fondo regionale ghiale al momento non esistono
censimenti ufficiali certi e attendibili. Altro esempio singolare di
come siano cambiati i tempi, ci
viene offerto dai corvidi: pochissimi casi di danni provocati dalle
gazze e cornacchie negli anni ‘90
e invece ben un centinaio risarciti negli ultimi anni soprattutto per
danni alle colture di mais per le
due specie - cornacchia grigia e
gazza - chiamate non a caso “opportunisti” in virtù della loro straordinaria capacità di adattamento
alle diverse condizioni ambientali, uccelli le cui popolazioni sono
in continua crescita numerica nonostante l’attivazione da sempre
di specifici piani di controllo. Un
piano di contenimento numerico
del quale negli anni ‘90 non se
ne ravvedeva la necessità, mentre
negli ultimi anni le organizzazioni
professionali agricole e le riserve di caccia lanciano l’allarme
di danni crescenti e denunciano
l’inadeguatezza dei contingenti
di abbattimento sinora consentiti dall’ISPRA per contrastarne gli
effetti sulle colture. Al contrario
il piccolo passero, frequentatore abituale degli spazi abitati
dall’uomo, oggetto di caccia e di
qualche intervento di dissuasione
cruenta fino agli anni ‘90, è diventato talmente raro nelle nostre
campagne da essere cancellato
dal calendario venatorio ed eliminato dagli obiettivi provinciali di
controllo faunistico. Anche la volpe è da inserire nella zona alta
della classifica con circa 300 casi
di predazioni ai danni soprattutto
di allevamenti avicoli e cunicoli.
In quantità minore sono presenti
nella classifica altri animali come
lepre, mustelidi e piccoli uccelli.
Tutto questo negli ultimi dieci anni
è costato alla Provincia di Belluno
in termini di risarcimenti una cifra
di quasi 250.000 euro.
cie minori praticamente
assenti nel Bellunese
negli anni 90 che continuano ad essere una
voce costante anche se
non rilevante per gli allevamenti di pescicoltura e per la fauna ittica in
particolare. Altra novità
nel panorama faunistico Bellunese di questi
ultimi anni il cinghiale,
che anche se arrivato in provincia
da poco tempo si è già insediato al primo posto della classifica
dei danni alle colture. Nonostante
l’intensa attività venatoria posta in
atto dalla Provincia con dei piani
di controllo volti all’eradicazione
di questo ingombrante ungulato,
questa specie rappresenta un crescente problema per la sua elevata capacità riproduttiva e per gli
effetti devastanti della sua presenza in aree agricole.
la fauna selvatica “patrimonio
indisponibile dello stato”, e come
tale, oggetto di “tutela nell’interesse della comunità nazionale e
internazionale”. L’esercizio venatorio rimane una facoltà che non
deve contrastare con l’interesse
primario di tutela della fauna e
con la salvaguardia delle produzioni agricole. La caccia può essere svolta solo a specifiche condizioni, previa l’acquisizione di
specifiche abilitazioni, nel rispetto
dei tempi e degli orari fissati dal
UN PATRIMONIO DA GESTIRE calendario venatorio, utilizzando
La presenza di fauna selvatica esclusivamente i mezzi consentiti;
nelle zone agricole appare neces- può riguardare solo determinate
sariamente collegata all’entità dei specie e non devono essere supedanni
da questi
rati i carnieri
stabiliti.
cacciatore
anni provocati
Capriolo Cervo animaCinghiale Volpe Corvidi Il Altri (tassi, Totale li alle coltivazioni. È certamente usufruisce di una sorta dilepri , euro concesmustelidi l’aspetto più problematico della sione che lo Stato rilascia
dietroliquidati ecc.) gestione
faunistica,
funzione
che15 precise53 garanzie,
sanzionando
2003 20 17 12 20\ 15635 la legge
assegna
a diversi
sog-33 ogni 41 eventuale13 trasgressione.
2004 15 32 7 30738 getti,
pubblici20 e privati,35 in base72 Stante 51 l’interesse9 pubblico
2005 26 per 56433 37 24 14 della 22 fauna 24468 alle2006 specifiche21 competenze
e ai69 la conservazione
2007 territori
18 e o a particolari
33 60 selvatica,
18 sia essa
11 cacciabile
9 rispettivi
o 28365 2008 12 42 96 26 8 15 46165 interessi
venatori.
Il fondamento
considerata
protetta,
il 7 legisla- 19404 2009 7 26 21 9 4 giuridico
di una
normativa,
che66 tore si23 è sempre
preoccupato
2010 6 39 8 6 16364 può2011 sembrare 9 non sempre
linea-47 di prevedere
modalità
di2 tutela 6134 13 13 3 8 12 risiede76 per le16 produzioni
11 11 re e2012 a volte controversa,
agricole
at- 14705 2013 8 31 31 14 9 7 nel principio generale dell’ordi- traverso la prevenzione e unIn attesa fondo namento italiano che definisce fondo destinato agli indennizzi.regionale tab 2
Conteggio di
Specie
Totale
camoscio capriolo cervo
cinghiale muflone complessivo
2003
5
238
55
1
2
301
2004
223
49
2
1
275
2005
1
125
55
1
182
2006
190
77
3
3
273
2007
190
100
7
6
303
2008
180
125
7
312
2009
185
152
2
1
340
2010
235
125
3
1
364
2011
1
209
125
3
1
339
2012
215
137
9
3
364
2013
3
235
128
5
3
374
Totale complessivo
10
2225
1128
42
22
3427
Anno
NUOVI E VECCHI PROBLEMI
Alcune specie appartenenti alla
fauna protetta sono diventate un
serio problema per determinate
produzioni agricole e non. Segnaliamo, ad esempio gli uccelli ittiofagi, aironi, cormorani e altre spe-
Specie
17
Compito degli enti preposti alla
gestione del territorio, in particolare della Provincia, diventa altresì quello di creare le condizioni
di una possibile, seppur sempre
molto difficile convivenza, tra
la presenza di animali selvatici,
che contribuiscono ad arricchire
la biodiversità di un territorio e
quindi ne incrementano il valore
ambientale, e le altrettanto legittime esigenze degli agricoltori, che
vedono in molti selvatici quantomeno dei concorrenti sleali. Senza dimenticare gli interessi dei
cacciatori, che rivendicano l’esercizio della loro attività, per la quale hanno versato la dovuta “tassa
governativa” e si sono sobbarcati
altri numerosi oneri, sia economici che di prestazioni volontarie a
favore della gestione del loro ambito di caccia. Il quadro si complica se si aggiungono le ragioni dei
residenti in aree extraurbane, interessati a difendere dall’invasioni
di animali i propri giardini o gli
orti coltivati per consumo familiare. Infine, non si possono certo trascurare i buoni motivi di numerosi
cittadini che utilizzando la viabilità ordinaria corrono quotidianamente il rischio di imbattersi in
animali vaganti anche di grossa
taglia, mettendo in grave pericolo
l’incolumità di chi ha la sventura
di trovarseli improvvisamente davanti alla loro auto. Questo problema è particolarmente sentito
nelle nostre aree di montagna,
dove la viabilità spesso articolata
al centro di boschi e campagne si
presta particolarmente a questo
genere di sinistri, lo testimonia-
18
no i dati fornitici dalla Provincia
(tab 2) dove possiamo notare che
negli ultimi 10 anni, gli incidenti
stradali provocati da animali sono
quasi 3500, una cifra impressionante se teniamo conto anche di
quelli che per opportunismo o per
pura negligenza non vengono
nemmeno segnalati agli organi di
competenza.
L’equilibrio faunistico di un territorio è un tema particolarmente
complesso e la ricerca delle “densità compatibili” diventa un obiettivo non sempre facile da raggiungere e deve essere aggiornato
costantemente, man mano che si
modificano le condizioni dell’ambiente e del contesto sociale ed
economico. In questa monografia, molto più modestamente, ci
limitiamo ad affrontare il tema dei
possibili mezzi da impiegare per
prevenire e quindi ridurre i danni
che le principali specie di fauna
selvatica possono causare alle
produzioni agricole.
UNA RICCA RASSEGNA
Affronteremo quindi in queste pagine e nei numeri che seguiranno, la descrizione delle principali
specie di fauna selvatica presenti nel territorio Provinciale e che
hanno comportato in questi ultimi
anni, esborsi consistenti a carico
dell’amministrazione pubblica e
degli altri soggetti chiamati in causa dalla legge, (ATC e concessionari di aziende private).
Ci è sembrato opportuno illustrare innanzitutto il comportamento
biologico e l’habitat tipico di ciascuna specie, per comprenderne
meglio le abitudini alimentari e
lo stile di vita,
per spiegarne
la diffusione
in determinati
contesti ambientali, per
agevolare la
loro individuazione e riconoscerne gli
effetti. Obiettivo specifico
dell’opera, curata da esperti
biologi, zoologi e tecnici faunistici, rimane la descrizione dei possibili mezzi di dissuasione e protezione delle culture, da applicare
con la massima tempestività, nel
rispetto di ogni utile prescrizione
e da mantenere in perfetta efficienza per garantirne l’efficacia.
Non vengono minimizzati i limiti
oggettivi dei sistemi di prevenzione finora applicati o sperimentati,
la loro compatibilità con i contesti
culturali e ambientali, la loro sostenibilità sotto il profilo economico.
Accanto ai metodi “ecologici” di
dissuasione della fauna - da praticare in via preferenziale, secondo
le indicazioni della legge regionale e nazionale- viene fatto cenno
anche ai sistemi di controllo nei
casi in cui questi sono consentiti,
attraverso abbattimenti diretti o
tramite catture e conseguente soppressione degli animali o semplice traslocazione. Le disposizioni
del controllo faunistico sono sempre estremamente complesse e subordinate alla salvaguardia delle
produzioni agricole e quindi da
attuare, una volta autorizzate, in
coincidenza con le fasi più vulnerabili delle stesse culture oggetto
di protezione.
Alcuni cenni sono rivolti all’attività
venatoria delle specie che risultino inserite nel calendario venatorio. La rassegna è suddivisa in
due parti, prima i mammiferi e a
seguire gli uccelli. Non figura tra
queste specie di fauna selvatica
l’orso, nonostante sia noto e vivace negli ultimi anni il conflitto con
la sua presenza e alcune attività
umane, allevamenti ovini e apicoltura in particolare. Le peculiari
caratteristiche di questo grande
carnivoro tornato da qualche tempo nelle nostre valli e l’impegno
che viene dedicato al tema da
parte di molti enti, hanno suggerito l’opportunità di una trattazione
più ampia che avremo modo in
seguito di approfondire.
Inizieremo quindi dal prossimo
numero con un gruppo di animali
a noi ben conosciuti e con un forte
impatto sulle colture e sul territorio: I CERVIDI.
CACCIA E CACCIATORI DI UNA VOLTA
Prosegue la rassegna di foto “d’epoca” a cura dei nostri lettori.
In questo numero è la volta di Fonzaso anni ‘50
(foto 1 e foto 2) e San Gregorio nelle Alpi.
Foto 1
Foto 2
Foto 3 - De Ba
stiani Attilio an
no 1967 - G
iornata di ca
ccia
Foto 5 - Anno 1972 - De
Bastiani Costantino. Loc
. Palia
he Gianni
tore e Centeleg
Camillo caccia
ol
ss
Ca
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re
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67
tuale caccia
gruppo anno 19
di cui Franco at
Foto 4 - Foto di
ffaello e Franco
Ra
ini
mb
ba
I
.
e Costantino
19
Piano di controllo del
Cervo nel Comprensorio
del Cansiglio
Terza parte
a cura di VENETO AGRICOLTURA
Continua la pubblicazione del PIANO DI CONTROLLO DEL CERVO NEL COMPRENSORIO DEL CANSIGLIO stilato a cura di VENETO
AGRICOLTURA.
20
aree campione con forte presenza di sottoboLe aree campione scelte sono:
sco arboreo-arbustivo come Val Menera e Costa
a) Val Menera. Pecceta matura coetanea con Cannella dove si registrano maggiori e sensibili
buona rinnovazione di abete rosso;
crescite della rinnovazione nelle aree escluse al
b) Costa Cannella. Faggeta mista con abbon- brucamento.
dante rinnovazione di faggio prevalente;
Nel grafico sottostante (Grafico 3.6), relativo
c) Val Piccola. Margine di bosco misto con ab- alla rinnovazione di faggio nell’area di Costa
bondante vegetazione nitrofila e sporadica Cannella, si nota come le altezze medie distinrinnovazione forestale;
te per classi di altezza (50, 70 e 90 cm) siano
d) Campon. Bosco misto chiuso con scarsa rin- incrementate del 100 % in 5 anni all’interno
novazione e vegetazione nemorale;
delle aree recintate mentre hanno avuto un ine) Lama del Porcel. Bosco disetaneo e misto cremento assai modesto (da 0 a 25 %) nelle
con primi insediamenti di rinnovazione.
aree non recintate.
Nel 2004 è stato fatto il campionamento di Meno evidenti sono gli effetti sulle altre tre
riferimento all’anno zero con rilevamento delle aree campioni in quanto la sporadica presenza
caratteristiche strutturale del bosco, del sotto- di rinnovazione di base evidentemente non atbosco e con rilievi dei danni da brucatura; sia tira concentrazioni di ungulati.
nell’area recintata che non. La rinnovazione dai Interessante a tal riguardo è la situazione di Val
20 cm fino a 2 metri è stata campionata con Piccola dove si nota una forte pressione degli
misurazione dell’altezza e marcata per l’indivi- ungulati alla vegetazione a megaforbie (felci,
duazione negli anni successivi.
seneci, lamponi, ...) in quanto all’interno del
La rinnovazione dei semenzali (sotto i 20 cm) recinto tale vegetazione risulta decisamente
è stata campionata sempre all’interno delle più rigogliosa. Viceversa la rinnovazione forearee campione ma su sottoaree circolari di 1m stale essendo più sporadica risulta solo in parte
di raggio.
Tutti i rilievi sono stati
ripetuti annualmente
nel mese di settembre.
I primi dati al riguardo sono risultati
complessi e piuttosto
diversi tra area ed
area; di difficile valutazione statistica
a causa del limitato
numero di campionamenti ma senza
dubbio meritevoli di
alcune considerazioni.
Si sono dimostrati Grafico 3.6: Curva di crescita media della rinnovazione di
particolarmente evi- faggio in classi di altezza iniziali di 50, 70 e 90 cm, nell’adenti gli impatti sulle rea campione di Costa cannella (dal 2004 al 2009).
180
170
160
150
140
130
Altezze in cm
3.4 RAPPORTO CON
LE ATTIVITÀ ANTROPICHE
3.4.1 Impatti negativi
L’impatto negativo che il cervo esercita sull’ambiente del Cansiglio può essere
valutato a tre diversi livelli:
- impatto sulla biodiversità;
- impatto sulle biocenosi forestali;
- impatto sul pascolo e sugli erbai.
In merito alla biodiversità si tratta di una tematica senza dubbio di complessa valutazione
che prevede studi a lungo termine su habitat
vegetazionali, oltre che sulle altre specie faunistiche, e che pertanto non potrà essere trattata
nel presente elaborato.
È plausibile tuttavia ritenere che l’eccessivo carico di ungulati causi un impoverimento della
biodiversità per semplificazione degli habitat
vegetazionali. Si osservano infatti stazionamenti intensi in alcune aree forestali dei cervi
ed il conseguente intenso brucamento selettivo
del sottobosco con forti alterazioni del sottobosco sia a livello fisionomico che composizionale.
Non è infatti raro trovare in bosco aree di forte
presenza di specie nitrofile o ruderali come Urtica dioica, Senecio sspp., Deschampsia caespitosa, Euphorbia cyparissis, ecc. che sovrastano le
più tipiche ed esigenti specie nemorali.
È pertanto logico supporre che possono esserci
degli scompensi per quelle specie faunistiche
legate al sottobosco; tra tutti i tetraonidi che
soprattutto di fase di allevamento della prole
sono legati a vegetazioni di sottobosco piuttosto ricche e complesse.
Una ricerca a tal proposito è stata avviata da
Veneto Agricoltura già dal 2004 con la realizzazione di 5 recinti di forma quadrata di 8 metri
di lato ubicati all’interno di altrettante tipologie forestali del Cansiglio. Tali recinti di studio,
essendo costruiti con rete zincata di 1,80 m,
escludono l’area dal brucamento degli ungulati
e vengono cosi paragonati con un’altra area
limitrofa test, non recintata, di identiche dimensioni ed analoga fisionomia strutturale.
120
110
100
90
80
70
60
50
40
2004
2005
2006
2007
2008
2009
Anni
In rosso nell’area recintata ed in blu nell’area non recintata
brucata dai cervi. Negli anni successivi di attuazione del Piano di controllo oltre a continuare
a raccogliere dati sulla rinnovazione, verrà
pertanto dato maggior risalto anche alla ricerca
sulla vegetazione nemorale.
Nell’estate 2010 verranno inoltre allestite altre
4 aree campione recintate per aumentare la tipologie degli habitat vegetazionali da indagare
e per avere un campione statistico più significativo.
Per quanto riguarda l’impatto sui pascoli e sugli
erbai, si riporta un estratto del lavoro condotto
dall’Università degli Studi di Padova durante
l’estate del 2008 (Ramanzin, 2009).
Il lavoro ha previsto la realizzazione di 79 rilievi finalizzati alla classificazione dei substrati
erbacei, che ha portato alla suddivisione in 6
tipi di prato, che vanno dai prati magri come
il mesobrometo, ai prati più o meno pingui dei
triseteti di transizione, fino ai prati iper produttivi e poveri di specie a Poa trivialis. Questa
suddivisione si basa su una classificazione della
vegetazione che definisce tipi di prato omogenei per composizione floristica, ecologia e gestione agronomica. Per determinare la quantità
di fitomassa prodotta e quella consumata dalla
fauna selvatica sono state utilizzate gabbie
per l’esclusione dal pascolamento della superficie di 1 mq e di altezza di 1 m realizzate
in rete metallica del tipo utilizzato in edilizia
(rete elettrosaldata). Nella seconda metà di
aprile 2008 sono state posizionate 50 gabbie,
subito dopo la concimazione dei prati e prima
che iniziasse la ripresa vegetativa delle specie,
così distribuite: 12 gabbie nell’azienda Lissandri, 15 gabbie nell’azienda Vallorch, 12 gabbie
nell’azienda Le Code, 8 gabbie nell’azienda
Filippon e 3 gabbie nell’azienda Valmenera.
Prima dell’esecuzione di ciascuno sfalcio da
parte degli allevatori, sono state prelevate, con
taglio raso terra per simulare la barra falciante,
la fitomassa presente all’interno delle gabbie e
quella residua all’esterno, su una superficie di
1 metro quadrato nelle immediate vicinanze.
È opportuno ricordare al lettore che nelle aree
vi era il solo pascolo da parte di selvatici, in
quanto i prati vengono caricati con il bestiame
domestico solo dopo aver effettuato il primo
taglio.
I campioni di erba raccolti sono stati essiccati in
stufa a 65°, macinati e avviati all’analisi chimica per il contenuto di sostanza secca (SS),
NDF (Val Soest et al., 1991), proteina grezza
e ceneri (AOAC, 1990) al fine di calcolare:
1. la biomassa interna alle gabbie (produzione) cresciuta nel periodo fra la collocazione
della gabbia e il taglio, espressa come quantità di sostanza secca riscontrata all’interno
delle gabbie di esclusione;
2. la biomassa residua esternamente alle gabbie (stima della produzione meno l’asportazione da parte dei cervi), espressa come
quantità di sostanza secca riscontrata all’esterno delle gabbie di esclusione;
3. la perdita di sostanza secca nello stesso periodo, dalla differenza fra 1 e 2; che è stata
espressa come:
a. perdita assoluta (interno-esterno)
b. perdita percentuale (interno-esterno)/
interno*100.
In fase preliminare di analisi dei dati ottenuti,
sono stati effettuati testi statistici per verificare
il livello di significatività di due ipotesi principali:
1. esiste effettivamente una differenza fra
biomassa interna ed esterna alle gabbie
(effetto “tipo di rilievo”), cioè una perdita
statisticamente significativa imputabile al
pascolamento da cervo?
2. questa perdita differisce tra aziende (dall’interazione tripla taglio*azienda*rilievo)?
I risultati dei testi statistici hanno permesso di
verificare che per le due ipotesi esiste un livello
di significatività alto (l’effetto “tipo di rilievo”
ha raggiunto una significatività molto rilevante (P<0,001); e quello dell’interazione tripla
“taglio*azienda*rilievo” è risultato significativo per P<0,01).
In sintesi dalle conclusioni della ricerca è emerso che:
1. le perdite di foraggio (affienato e/o insilato)
per le aziende sono variate in media, nella
stagione 2008, dal 9 al 25% circa nel primo
taglio e dal 26 al 51% nel secondo taglio;
2. pur ribadendo che questi valori sono dati
medi, che esiste un’inevitabile variabilità
insita nella stima, e che essi riguardano una
sola stagione produttiva, si sottolinea come
una simulazione dei costi di acquisto del foraggio necessario a rimpiazzare tali perdite
fornisce valori di costo sicuramente elevati
nel complesso e ben difficilmente sostenibili
per qualche azienda non solo in previsione di
una crescita futura dei danni, ma già nell’immediato;
3. l’andamento di queste perdite è in accordo
con le indicazioni raccolte sulla densità locale del cervo, che nei prati controllati rimane
molto elevata durante l’avanzare dell’estate, a differenza di quanto si verifica di solito
in altre aree, e appare maggiore laddove
anche le asportazioni di foraggio sono più
elevate;
4. alle perdite di foraggio raccolto nei prati
vanno inoltre sommate quelle relative alla
minore disponibilità di erba nei pascoli, che
non è stato possibile considerare in questo
lavoro, e che dovrebbero essere oggetto di
specifici approfondimenti futuri;
5. l’asportazione di foraggio da parte dei cervi
determina anche una serie di costi indiretti e
di problemi organizzativi che, alla luce dei risultati ottenuti in questo studio, andrebbero
meglio quantificati e verificati in futuro:
a. un aumento dei costi di produzione del
foraggio, dato che le spese per le operazioni
colturali si diluiscono su una minore massa di
prodotto;
b. la crescente difficoltà di mantenere il secondo taglio in alcuni appezzamenti, dato
che la produzione già penalizzata naturalmente viene pesantemente ridotta dai cervi,
col risultato che la raccolta diventa non più
conveniente, costringendo al pascolo;
c. l’esigenza di una maggiore integrazione
alimentare al pascolo e/o di una interruzione precoce del pascolo autunnale per la
scarsità di erba residua;
d. per le aziende biologiche, il rischio di non
riuscire ad ottemperare ai vincoli dello specifico regolamento in merito alla percentuale
minima di alimenti di produzione aziendale
(che nell’area sono solo i foraggi) nella razione delle bovine;
e. l’esigenza di una manutenzione più onerosa delle recinzioni danneggiate dal passaggio e/o dalle reazioni di fuga dei cervi.
6. le deiezioni deposte dai cervi nei prati e nei
pascoli possono contaminare il foraggio, anche nella fase di raccolta. Questo problema
non è mai stato affrontato finora, ma merita
una seria valutazione futura dato che non
possono essere escluse possibili ripercussioni non solo sulla qualità del foraggio e/o
del prodotto, ma anche sulla salute degli
animali.
7. in linea generale una riduzione della produzione aziendale di foraggio, l’adozione di
forme di gestione delle praterie più estensive, e il maggiore ricorso all’importazione
di nutrienti dall’esterno potrebbero avere
anche conseguenze ambientali, che rimangono da valutare ed eventualmente approfondire, sia per le possibili modificazioni
nella composizione floristica delle praterie
sia per il bilancio dei nutrienti del sistema
suolo-foraggio-animalideiezioni;
Infine, questo lavoro ha permesso sotto l’aspetto metodologico di mettere a punto una procedura per l’eventuale e auspicabile prosecuzione
del monitoraggio dei danni, che in assenza di
interventi prevedibilmente aumenteranno, e ha
suggerito sotto l’aspetto conoscitivo le possibili
linee di affinamento delle conoscenze del rapporto fra i cervi e le praterie del Cansiglio.
21
passeggiando
nel bosco
Tratto da “Guarire con le Erbe” Fratelli Melita Editore
PUNGITOPO
Ruscus
Ruscus aculeatus
aculeatus
LILIACEE
LILIACEE
ATTENZIONE!!!
Prima di utilizzare qualsiasi pianta medicinale, si leggano
attentamente le eventuali avvertenze contenute nella loro
trattazione.
Un loro cattivo impiego può causare seri inconvenienti.
Talune piante, o loro parti o sostanze da esse ricavate,
possono essere addirittura tossiche o velenose.
In ogni caso nell’incertezza
si ricorra al consiglio di una
persona qualificata.
DESCRIZIONE:
piccolo arbusto sempreverde, dotato di fusto alquanto ramificato, eretto, verde. Le foglie, altro non sono
che dei fillocladi, ovvero dei rametti
coriacei, verdi, appiattiti e pungenti, con l’aspetto e la funzione del tutto simile alle foglie.
I fiori hanno un colore verdastro.
Il frutto è una bacca rotondeggiante di un bel colore rosso scarlatto,
grossa come un pisello.
La pianta può raggiungere gli 80
cm di altezza.
HABITAT:
il pungitopo è assai diffuso nella
zona mediterranea, nei boschi, nei
terreni incolti, lungo i pendii sassosi
dove forma piccole colonie. È diffuso dal piano fino all’alta collina.
RACCOLTA:
si utilizzano la radice ed il rizoma.
Il pungitopo si rinviene frequentemente nei boschi di collina dove forma dei pungenti tappeti. Il singolare
nome lo ha ereditato dal fatto che
un tempo veniva usato per difendere i baldacchini dei salami dall’assalto dei topi.
Essi, infatti, davanti alla spinosità
22
delle piante dovevano desistere dai
loro famelici intenti.
Le proprietà diuretiche del pungitopo lo rendono utile per combattere
le infiammazioni renali e della vescica.
Per tali fini si utilizza il macerato
preparato ponendo a riposare 20
g. di rizoma in 1 lt. di vino bianco
secco ad alta gradazione alcolica
per una settimana avendo cura di
rimestare di tanto in tanto.
Trascorso questo periodo si filtra
e se ne consumano 2-3 bicchierini
al giorno presi lontano dai pasti. Il
decotto si utilizza per combattere
la litiasi renale e favorire la diuresi.
Allo scopo si fanno bollire per 2-3
minuti 30 g. di rizoma essiccato in
1 lt. d’acqua.
Si lascia riposare per un quarto d’ora, si filtra e se ne consumano 2 tazze al giorno prese lontano dai pasti
principali.
Lo stesso decotto consumato nelle
medesime dosi è utile anche per eliminare gli acidi urici risultando di
giovamento per quanti soffrono di
gotta.
Il pungitopo, ancora, esercita una
benefica azione tonica sul sistema
venoso. Come vasocostrittore viene
utilizzato sotto forma di decotto per
combattere le varici. Questo si prepara facendo bollire per 2-3 minuti 40 g. di rizoma essiccato in 1 lt
d’acqua.
Trascorso questo periodo si lascia
riposare per 10 minuti, si filtra e se
ne consumano 2 tazze al giorno.
Il pungitopo può trovare impiego in giardinaggio come pianta
ornamentale per siepi
e giardini. In campo
estetico può essere utilizzato come tonico nei
casi di couperose e pelli
arrossate.
Allo scopo si prepara
un infuso ponendo a riposare 15 minuti 50 g.
di rizoma in 1 lt. d’acqua bollente.
Trascorso questo periodo si filtra e si applica sul viso a mo’ di
compressa. Un paio di
litri dello stesso infuso
versati nell’acqua della vasca, servono per
preparare un bagno
decongestionante.
PREPARAZIONE: 20 minuti
COTTURA: 150 minuti
DIFFICOLTÀ: media
ricetta:
di Alessandro Tison - Trattoria L’Oasi, Limana
Tratto dal volume “La selvaggina del Veneto nel piatto”
Terra Ferma Edizioni
Foto di Cristiano Bulegato
LEPRE ALLA
CAPRILESE
Ingredienti per 6 persone
1 lepre ben frollata
200 g di sopressa
50 g di lardo
2 dl di vino bianco
2 dl di aceto
1 cipolla
alloro
maggiorana
chiodi di garofano
noce moscata
1 mela
prezzemolo tritato
brodo
100 g di burro
olio extravergine d’oliva
sale e pepe
Preparazione
Pulite la lepre, tagliatela a pezzi e
tenete da parte il cuore e il fegato.
Lavate la carne e mettetela a
marinare coperta in acqua fredda
e aceto per 12 ore assieme al vino
bianco, la cipolla a pezzi, qualche
foglia di alloro, la maggiorana,
sale e pepe.
Trascorso questo tempo, scolate la
carne dalla marinatura, asciugatela e fatela rosolare, tenendo però
da parte una coscia, in un soffritto
di cipolla e burro insaporito con il
lardo a pezzetti, un paio di chiodi
di garofano e una grattatina di
noce moscata. Quando la carne
sarà ben rosolata, unitevi il brodo,
un poco alla volta, e fate cuocere a
fuoco dolce e tegame coperto per
circa un’ora.
Nel frattempo disossate la coscia e
passate al tritatutto la carne assieme al cuore, il fegato, la sopressa,
un bel ciuffo di prezzemolo tritato
e la mela a pezzi.
Mettete tale composto nella pentola
assieme alla lepre e proseguite la
cottura per un’altra ora e mezza o
comunque fino a quando la carne
sarà cotta al punto giusto, sempre
tenendo bagnato con del brodo.
Servite accompagnando con morbida polenta.
Vino consigliato
Valdadige Terra dei Forti Enantio
Riserva
Centro Carni
Gazzi
di Gazzi Fabrizio
Via Pedemontana, 20
SORANZEN di Cesiomaggiore (BL)
Tel. 0439 438161 - Cell. 328 9349009
23
GARE CINOFILE 2014
13 Aprile - Gara Sociale A.C.B.
E Trofeo Emanuele Ferro
della Rac. Di Pedavena
La manifestazione si è svolta nel quagliodromo in loc.
Collesei di Feltre. Sempre impeccabile l’organizzazione curata dai Responsabili Sigg. Renato Comacchio,
Gabriele Spada ecc.
Così la classifica dei Soci A.C.B.
Vincitore del Trofeo Ferro
1 - Giovanni Vidorin
2 - Orlando Pontin
3 - Gianvittore Beppiani
1 - Giovanni Vidorin
2 - Orlando Pontin
3 - Luciano De Franceschi
18 Maggio - Trofeo Ennio Campigotto 11^ Edizione
Gara a quaglie con sparo. La manifestazione è sempre molto sentita e partecipata anche per gli
ambiti trofei messi a disposizione dalla Famiglia Campigotto a cui va un nostro sincero ringraziamento.
Questa la classifica:
1 - Carlo Curto con setter Argo
2 - Orlando Pontin
3 - Renato Comacchio
14 Agosto - Trofeo Enrico De Girardi
La gara si è svolta, su fagiano abbattuto, nel bellissimo campo d’addestramento cani in loc. Canal di Feltre. Vista la numerosa partecipazione di cacciatori sono state formate tre batterie che
sono state così aggiudicate:
Batteria A vinta da Paolo De Girardi
Batteria B vinta da Carlo Curto
Batteria C vinta da Giuseppe Tres
Al barrage per aggiudicarsi il trofeo dell’amico
Enrico
1 - Paolo De Girardi con pointer Canon
2 - Carlo Curto con bracco tedesco Zeno
3 - Giuseppe Tres con Rocy setter.
A fine gara tutti attorno ad un tavolo per un gustoso pranzo presso la sede dei Cacciatori di Feltre
preparato dai soliti Organizzatori ai quali vanno
tutti i nostri complimenti. Bravi!
24
24 Settembre - Organizzano le Rac di Alano di Piave e Quero
Prova su selvatico naturale senza abbattimento valevole anche per il campionato regionale Italcaccia.
Oltre alle Riserve hanno collaborato alla bellissima
manifestazione Federcaccia, A.C.B. e Italcaccia.
Vince il Trofeo il nostro Socio Paolo De Girardi con il
setter Ciro.
CLASSIFICA PROVINCIALE dei cani 2014
Alla fine delle 20 gare disputate per cani da ferma nelle varie tipologie di selvatico questa è la
classifica generale:
1 – Zeno kurzaar
di Carlo Curto con punti 179
2 – Freen setter
di Renato Comacchio con punti 174
3 – Attila kurzaar
di Giuseppe De Cia con punti 159
MANGIMI E TRASPORTINI
SCONTO 10%
TTO
U
T
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York” cal. 12
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CALENDARIO CORSI
SCUOLA FORESTALE LATEMAR
Anche quest’anno pubblichiamo molto volentieri il calendario della Scuola Latemar. Diversi nostri Soci hanno partecipato ai Corsi e sono ritornati entusiasti. Un’esperienza impegnativa ma unica che ci ha coinvolto anche emotivamente il commento più frequente. Sappiamo che nostri Soci si sono già iscritti per il prossimo anno.
Ricordiamo a tutti di ricordarsi, al momento dell’iscrizione, di dire che siete soci dell’A.C.B. perché avrete una riduzione sul prezzo del Corso.
CALENDARIO DEI CORSI 2015
26
PERIODO
GESTIRE IL CERVO – Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo al cervo – integrazione per cacciatori in possesso dell’abilitazione al prelievo selettivo
13 gennaio
IL RICHIAMO DELLA FORESTA - Suggerimenti e tecniche per foto naturalistiche con la tecnica del Digiscoping
14 – 16 gennaio
GESTIRE GLI UNGULATI – Cacciatore di ungulati con metodi selettivi abilitato al prelievo di cinghiale, capriolo,
daino, cervo e muflone
20 – 25 aprile
04 – 09 maggio
08 – 13 giugno
09 – 14 novembre
GALLIFORMI I - gestione e conservazione dei galliformi alpini
11 – 14 maggio
GESTIRE IL CINGHIALE - dalle tecniche di prelievo al controllo
(Cacciatore di cinghiale abilitato alla caccia collettiva, conduttore di cane da limiere, cacciatore di ungulati con
metodi selettivi specializzato nel prelievo del cinghiale)
18 – 21 maggio
PUNTI DI OSSERVAZIONE – progettazione, costruzione e manutenzione delle altane
15 – 16 giugno
JA KO “ Il cuoco cacciatore”
(Macellazione, trasformazione e cucina naturale delle carni di selvaggina)
16 – 19 giugno
01 – 04 dicembre
IL RECUPERO – formazione del conduttore di cane da traccia
20 – 22 luglio
IL RECUPERO – approfondimento per conduttori e cani da traccia
24 – 25 luglio
GESTIRE IL CAMOSCIO Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo ed accompagnamento al camoscio
27 – 30 luglio
GALLIFORMI II - conduttori di cani da ferma in ambiente alpino
31/08 – 03/09
GESTIRE IL CERVO - Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo ed accompagnamento
al cervo
05 – 08 ottobre
Per informazioni e/o iscrizioni: Azienda Provinciale Foreste e Demanio, (referente Giovanna Timpone) via M. Pacher, 13 – 39100 Bolzano tel. 0471/414872
fax 0471/414889 email: [email protected]. Il calendario dei corsi è consultabile all’indirizzo internet: www.forstschule.it.
CONTRIBUTI
PER RIPRISTINO
AMBIENTALE 2014
Sono stati distribuiti in questi giorni
alle Riserve, con Soci A.C.B. e che
ne avevano fatto richiesta, i contributi
per l’attività di ripristino ambientale
svolta sul proprio territorio. Le Riserve che avevano inoltrato la domanda
sono state 24 e l’importo complessivo erogato ammonta a € 3.935,00
L’orientamento del Direttivo dell’Associazione, che ritiene questa iniziativa
molto valida non solo per l’immagine
positiva che riceve il mondo venatorio, è quello di proporlo anche per il
prossimo anno.
Si confida quindi che anche altre Riserve s’impegnino nella tutela e pulizia del proprio territorio e che presentino all’Associazione domanda di
contributo e la relativa documentazione entro 31 Agosto 2015.
CALENDARIO 2015
È in distribuzione presso i
Delegati periferici il calendario 2015. L’impostazione tipografica è sempre la
stessa, contenuta nelle misure, per permettere di appenderlo anche su pareti piccole.
La redazione ringrazia sentitamente i fotografi per averci
messo a disposizione le loro
foto sempre molto belle e
coinvolgenti che ci accompagneranno il prossimo anno.
2015
901266_CACCIATORI_calen
dario_muro_2015.indd 1
14/11/14 17.24
Hanno Collaborato
A Questo Numero Di Caccia 2000
Bastianon Barbara, Bellus Luca, Bragagna Patrizia, Buzzo Valter,
Carlin Ivan, Citterio Carlo, Corrà Francesco, Crosato Alessandra,
Curto Carlo, Dal Pan Elvio, De Bastiani Costantino,
De Candido Walter, D’incà Teresa, D’Isep Romeo, Fuso Alberto,
Giacomelli Alessandro, Giasone Angelo, Grassi Renato,
Olivier Stefano, Pante Luciano, Pelli Sandro, Pioggia Pasquale,
Pol Sandro, Provincia di Belluno, Rosson Daniele, Zamboni Umberto
PAGINA NUOVA 175x95,5 18-07-2012 19:12 Pagina 1
C
Colori compositi
M
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CM
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27
POESIA:
Nadal de penitenza
di T. D’Incà
Nadal senpro poaret
con poch te la cardenza
novene e matutin
digiuni e penitenza.
Al di de la vigilia
le mile Ave Marie,
vinti corone in fila
con intenzioni pie.
Fin medanot e oltre
ore e ore de preci
tedio mortal e son
pai doveni e pai veci.
La vose ognor pi bassa
pensier che vola via,
n’altra po’ n’altra n’altra
e ancor Ave Maria.
La stanzia l’è ingiazada
noi tuti ingretolidi
co l’è la fin se crola
ormai tuti intronidi.
Ma prima de partir
ognun pal so guancial
la forza ancor de dirse:
– A tuti bon Nadal !
28
La recita delle mille Ave Maria
la vigilia di Natale era una tradizione presente nel Bellunese. Il
Natale era una festa intima in cui
aveva rilievo soltanto l’aspetto religioso. Assente del tutto il clima
consumistico e stressante di adesso. Niente doni, luminarie, viaggi... Magari solo un piccolo presepio. Fra la gente comune non
si usavano neanche piatti o dolci
particolari, nenache il panettone.
Unico acquisto: forse un po’ di
mandorlato e un po’ di mostarda.
Quella del 23 dicembre era chiamata sera de le sete zene perchè
in vista del digiuno completo della
vigilia, durante la serata si mangiava qualcosa, magari un po’ di
frutta secca.
Nadal col sol, Pasqua an stizon
Nadal sul zoch, Pasqua tel loch
Da Nadal a San Stefen (poco
tempo)
AUGURI ai soci
Soci A.C.B. che nel periodo settembre e
dicembre 2014 hanno compiuto o stanno
per compiere gli anni
Riserva
nominativo
data
nascita
anni
Auronzo di Cadore
Zandegiacomo Seidelucio Giuseppe 20-09-42
72
Canale d'Agordo
Xaiz Aldo
23-09-42
72
Lentiai
De Candido Livio
26-09-42
72
Feltre
Zabot Graziano
12-11-42
72
Belluno
Fagherazzi Flavio
28-11-42
72
Auronzo di Cadore
Salvia Francesco
04-12-42
72
Seren del Grappa
Paoli Giorgio
11-12-42
72
Sappada
Zambon Natale
14-12-42
72
Lamon
Maccagnan Giovanni
21-12-42
72
Santo Stefano di Cad.
Costan Sandro
03-09-43
71
Mel
Vadagnin Sergio
26-09-43
71
Santa Giustina
Bugana Carlo
27-10-43
71
Trichiana
Portolan Franco
02-11-43
71
Farra d'Alpago
Ciprian Franco
03-11-43
71
Feltre
Gallon Aldo
21-11-43
71
Cibiana
Zandanel Serafino
27-11-43
71
Quero
Roman Alcide
28-11-43
71
Sedico
Dalla Vedova Giuseppe
29-11-43
71
Belluno
Da Rold Carlo
03-12-43
71
Vallada Agordina
Maiandi Tiziano Franco
04-12-43
71
San Gregorio N. Alpi
Centeleghe Gianangelo
25-12-43
71
Seren del Grappa
Scariot Giovanni
25-12-43
71
Feltre
Colferai Primo
04-09-44
70
Feltre
Bordin Remo
11-09-44
70
Feltre
De Boni Luciano
27-09-44
70
Rivamonte-Voltago
Pollazzon Mario
29-09-44
70
Mel
Ferrazzi Giancarlo
03-10-44
70
Mel
Dalle Sasse Gianni
23-10-44
70
Arsiè
Menin Carlo
15-11-44
70
Lentiai
Largura Franco
17-11-44
70
Forno di Zoldo
Ciprian Alfio
23-11-44
70
Domegge di Cadore
Cavalet Graziano
05-12-44
70
Canale d'Agordo
De Ventura Ernesto
30-10-29
85
Domegge di Cadore
Pinazza Eugenio
26-09-30
84
Mel
Zuccolotto Antonio
14-12-30
84
Sovramonte
Dalla Corte Giamberto
14-12-30
84
Calalzo di Cadore
De Gerone Amilcare
08-10-31
83
Santa Giustina
Schenal Guido
30-12-31
83
Alano di Piave
Codemo Nilo
01-09-32
82
Sappada
Quinz Cherubino
14-11-32
82
Sovramonte
Trento Bortolo
03-12-32
82
Lamon
Forlin Filippo
20-09-33
81
Lamon
Gaio Vittore
19-10-33
81
Belluno
Masoch Gianfranco
01-11-33
81
Lamon
Conte Giuseppe R.
08-11-33
81
San Gregorio N. Alpi
Cadorin Giovanni
10-12-33
81
Canale D'Agordo
Fontanive Angelo
25-09-34
80
Arsiè
Gasperin Francesco
14-10-34
80
San Gregorio N. Alpi
Centeleghe Annibale
17-10-34
80
San Tomaso Agordino
Rossi Martino
16-09-35
79
Vas
Solagna Sereno
15-11-35
79
San Gregorio N. Alpi
Argenta Giorgio
09-09-36
78
Santo Stefano di Cad.
Petris Ermen Guido
24-09-36
78
Auronzo di Cadore
Zandegiacomo Mazzon Giuseppe
10-10-36
78
Gosaldo
Bellante Gino
26-10-36
78
Puos d'Alpago
Titton Danilo
27-11-36
78
San Tomaso Agordino
Vallata Giuseppe
10-09-84
30
Lamon
Facen Gildo
02-09-37
77
Lozzo di Cadore
Montecchio Andrea
19-09-84
30
Belluno
Dall'Anese Giuseppe
11-09-37
77
Belluno
Sommacal Moreno
20-11-84
30
Tambre
Bortoluzzi Aurelio
25-09-37
77
Feltre
Centa Moreno
03-09-85
29
Farra d'Alpago
Brandalise Agostino
07-10-37
77
Lentiai
Spada Nicola
17-10-85
29
Ponte nelle Alpi
Bortoluzzi Lorenzo
30-11-37
77
Sospirolo
Cadore Mirco
30-11-85
29
Domegge di Cadore
Buzzo Vincenzo
04-09-38
76
Lamon
Forlin Fulvio
16-09-86
28
Auronzo di Cadore
Vecellio Reane Dino
19-10-38
76
Gosaldo
Marcon Simone
07-12-86
28
Arsiè
Cescato Mario
30-10-38
76
Quero
Mazzocco Nicola
08-09-87
27
Arsiè
Tonin Valeriano
29-11-38
76
Domegge di Cadore
Del Favero Leo
22-09-87
27
Lozzo di Cadore
Da Pra Enzo
04-12-38
76
Limana
Vedana Paolo
06-10-87
27
Lozzo di Cadore
Da Pra Gilberto
04-12-38
76
Feltre
Campigotto Marco Hubert
07-12-87
27
Pedavena
Cossalter Silvano
20-12-38
76
Trichiana
De Vecchi Alain
15-09-88
26
Taibon Agordino
Savio Domenico
17-10-39
75
Tambre
Bortoluzzi Erich
20-09-88
26
Falcade
Genuin Angelo
21-10-39
75
Forno di Zoldo
Pieruz Emanuele
15-11-88
26
Seren del Grappa
Colmanet Tulio
11-11-39
75
Canale d'Agordo
Deola Nicolo'
01-09-89
25
Trichiana
Mazzer Ettore
13-11-39
75
Belluno
Sandon Elisa
02-10-89
25
Sovramonte
Slongo Luigi
16-09-40
74
Agordo
Del Din Alessandro
27-12-89
25
Santa Giustina
Bibelia Tiziano
21-09-40
74
Fonzaso
Toigo Manolo
17-09-90
24
San Tomaso Agordino
Mazzuia Giovanni
20-10-40
74
Limana
Castellan Luca
15-10-90
24
Arsiè
Brandalise Agostino
15-11-40
74
Forno di Zoldo
Olivier Jacopo
17-09-91
23
Auronzo di Cadore
Corte Corinello Giulio
15-11-40
74
Belluno
Da Ros Andrea
11-10-91
23
Sedico
De Nard Renzo
25-11-40
74
Fonzaso
Dal Zotto Stefano
18-12-91
23
Feltre
De Carli Giuseppe
26-11-40
74
Trichiana
Brancher Luca
29-10-92
22
Sedico
Carlin Dino
16-12-40
74
Tambre
Paulon Francesco
01-11-92
22
Lentiai
Geronazzo Marcello
15-09-41
73
Chies d'Alpago
Cappellari Simone
24-11-92
22
Sappada
Boccingher Albino
25-09-41
73
Lamon
Coldebella Eddy
06-12-92
22
Tambre
Saviane Romeo
26-09-41
73
Limana
Castellan Enrico
01-09-93
21
Sappada
Benedetti Fasil Silvio
08-11-41
73
Sovramonte
Bee Gabriele
31-10-94
20
Tambre
Azzalini Ubaldo
26-11-41
73
Trichiana
Barp Angelo
22-12-41
73
Lorenzago di Cadore
De Michiel Gian Antonio
30-12-41
73
E I Più Giovani:
29
Il Racconto
Tratto dal sito www.cacciapassione.com
Caccia alla Beccaccia: Eccomi ancora qui, io e il
mio cane Toki in giro per le montagne di casa mia
a caccia della Regina del Bosco, la Beccaccia, il sogno di ogni cacciatore e penso anche di ogni cane
da caccia fermaiolo.
È da quando ero un ragazzo, già appassionato di
caccia, che giro per questi boschi sui monti dietro
casa mia, il massiccio degli Alburni, nella provincia
di Salerno, tra Sicignano e Petina, vicino al Parco
Nazionale del Cilento. Una volta ci venivo con mio
nonno e mio padre; devo dire però che cacciare da
soli con il proprio cane è qualcosa di affascinante.
Si odono tutti i suoni del bosco, senti il suono del
tuo respiro, di quello del tuo cane ed il rumore dei
passi sembra così forte da dare quasi fastidio. La
caccia alla Beccaccia è stato il mio desiderio e la
mia passione da quando sono cresciuto abbastanza da poter andare a caccia con mio nonno e mio
padre; ho sempre creduto che fosse il tipo di caccia
che più ti mette a confronto con la Natura con una
preda per niente facile da scovare e capace quindi di tirar fuori il meglio di ogni cacciatore. Grazie
a mio nonno e mio padre ho sempre praticato la
caccia secondo determinati valori di etica vivendo
e tutelando la Natura: “Ama la Natura e rispetta
l’ambiente. Caccia solo quello di cui hai bisogno ed
abbi rispetto della tua preda”. Queste sono alcune
delle mie regole da Cacciatore, da Cacciatore serio
con la “C” maiuscola.
Siamo a fine ottobre e l’aria è bella fresca ma non
fa freddo, almeno io non lo sento, ma forse sarà
per la scarpinata fatta per arrivare fino a qui a più
di 640 metri. Ho avuto fortuna, il cielo è limpido
e non c’è una nuvola neanche a cercarla; l’erba
intorno al sentiero brilla per via della rugiada dando
a tutto il paesaggio un’atmosfera quasi da sogno.
Intorno a me pioppi, roverelle, rovi, ginepri cantano con il loro fruscio alla leggera brezza che sfiora
la montagna. Toki mi precede ansimando mentre
gironzola lungo il sentiero senza mai allontanarsi
troppo da me. L’ho addestrato proprio bene fin da
piccolo quando un mio amico me lo regalò. Toki
è un Espagneul Breton, fermaiolo e riportista per
eccellenza sia per l’innato istinto conferitogli dalla
genetica propria della razza che per le innumerevoli ore trascorse ad addestrarlo.
Guardarlo all’opera è un piacere, sta già perlustrando la zona come fa di solito per cominciare a
30
Caccia alla Beccaccia
prendere confidenza con il terreno di caccia; tutto
intorno il bosco è abitato da olmi, roverelle, corbezzoli, qualche pino e camminando si viene investiti
a volte dal profumo del lentisco, del mirto, del
finocchietto e del rosmarino che in questo bosco
crescono in abbondanza. Sembra proprio l’ambiente ideale di pastura per la Regina del Bosco. Toki
continua il suo giro. Lo osservo continuamente per
scorgere qualche segno della presenza della Beccaccia, talvolta rallenta e si ferma a testa alta per
affinare la ricerca, specie in prossimità di alcune
zone in cui la macchia si fa più fitta, annusando
intorno per catturare qualsiasi odore; lo seguo ed
ogni volta che sembra abbia sentito l’usta della
Beccaccia tento di scorgere qualche ulteriore traccia del suo passaggio leggendo le fatte.
Un buon cacciatore deve conoscere bene la propria
preda, conoscerne le abitudini, il comportamento e
le tracce che lascia. Nel caso della Beccaccia è utile
saper leggere le fatte, cioè gli escrementi lasciati
dal selvatico; questo può aiutarci a capire se nei
dintorni ci sia o ci sia stata una Beccaccia e comportarci quindi di conseguenza.
Per ora ho trovato solo fatte secche, probabilmente della nottata appena trascorsa; speriamo di trovarne più fresche, ciò vorrebbe dire che qualche
Beccaccia si trova ancora nei paraggi. È da quasi
un’ora ormai che scarpiniamo per la montagna,
ma pare che le Beccacce si siano ormai allontanate
da questo posto. Non importa, insistiamo! Toki
ha ancora voglia di girare e io con lui, la bellezza
della caccia è anche questo: girare in mezzo alla
Natura, in pieno contatto con la Natura, in cerca
della preda e divertirsi già solo con questo, pure se
il carniere resta vuoto. Però la speranza è l’ultima
a morire e dopo un’incertezza nell’atteggiamento
di Toki scorgo una serie di fatte fresche, sembrano
brillare. Ci siamo! Una Beccaccia era probabilmente in pastura qua intorno fino a poco prima del
nostro arrivo. Non ci vorrà molto e Toki sono certo
che la troverà, gli faccio annusare meglio la zona
ove abbiamo trovato le fatte fresche, “Vai Toki,
Cerca! Cerca!”. Dopo un paio di giri più larghi
improvvisamente Toki rallenta il passo, qualche
annusata apparentemente ben diretta con fare
circospetto verso un punto preciso e comincia una
guidata verso la radice di un vecchio olmo a circa
50 metri davanti a me. L’ha trovata!
Toki è un grande cacciatore ed è meraviglioso
vederlo mentre esegue una splendida ferma, a
dir poco statuaria, quasi rispettoso della Regina.
Ora però tocca a me. Mi avvicino cercando di fare
meno rumore possibile, imbraccio il mio Benelli
Montefeltro Calibro 12 e resto in attesa del frullo.
Il cane sembra avermi capito al volo e quando si
accorge che sono in posizione per il tiro avanza
ancora di un passo verso il punto dove ha scorto
il selvatico, ma Toki non riesce a concludere un
solo passo che uno scartoccio improvviso rompe il
silenzio innaturale del bosco. Il frullo della Regina
che si alza in volo dai cespugli proprio dianzi a me;
la beccaccia comincia così un volo basso con uno
slalom velocissimo tra gli alberi che rende ancora
più arduo il tiro; il primo colpo infatti si risolve in
una clamorosa padella contro un pino, ma con il
secondo colpo riesco finalmente a fermare la fuga
della Beccaccia.
Toki non è più accanto a me già dal primo sparo,
era immediatamente scattato verso la beccaccia
seguendola durante il volo, infatti dopo alcuni
istanti lo vedo già nei pressi del luogo dove ho visto cadere la Regina, “Porta Toki! Porta! Porta!”.
Eccolo tornare verso di me trotterellando con in
bocca una delle più belle beccacce che mi sia mai
capitata. “Bravo
Toki! Bravo!”.
Dopo questa
bella azione ci
meritiamo uno
spuntino prima
di cominciare a
cercare un’altra
Regina in questa
splendida mattinata di pura
passione.
Ricordo di Roby
Che tristezza, essere qui a demandare
alla penna quello che ti appartiene e che
non avresti mai voluto avvenisse.
Riflessioni…ricordi… purtroppo.
Ricordi di una persona che non c’è più.
Ricordi di anni condivisi con tanti di noi
per una passione che ci apparteneva e ci
appartiene: la caccia.
La caccia con i tuoi cani a cercare la beccaccia o a scovare la lepre che ti era famigliare e che ti apparteneva fin da bambino, o quella caccia “nuova” diversa, al
capriolo, al cervo, al cinghiale. Approccio
diverso, giornate e notti dedicate a questi
selvatici, a volte settimane, trascorse in
compagnia girando l’Europa “venatoria”,
seguendo una passione che accomunava
entrambi, e non solo noi.
Giornate indimenticabili, oggi purtroppo, solo ricordi.
Spero che queste poche righe divulgate
attraverso la rivista Caccia 2000 della nostra Associazione, alla quale eri orgoglioso di appartenere, servano a tenere vivo
il ricordo di una persona straordinaria
nei tanti amici che ti hanno conosciuto e
ricorderanno con tanta nostalgia.
Morgen
31
NOTIZIE
DAI CIRCOLI
CIRCOLO DI LENTIAI
CIRCOLO DI santa giustina
Prima giornata di caccia al camoscio nella riserva di Santa Giustina, fortunata per due nostri soci
A.C.B. con il prelievo di due maschi, Collavo Ivan
con un due anni e Cassol Adriano, cinque anni.
65R con palla monolitica Hasler.
Il 10 Settembre
2014 è stata
una
mattinata
fortunata per il
socio A.C.B. di
Lentiai De Candido Walter: un
abbattimento
di un buon maschio di capriolo
con basculante
Vima cal. 6,5 x
Serata fortunata, quella del 19 Ottobre 2014, per
il socio A.C.B. della riserva di Lentiai De Candido
Livio che posa con il figlio Walter accanto al cervo
appena abbattuto in località Salet di Sotto con caD’Ambros Italo detto Bertino classe 1936 ha effet- rabina Mannlicher cal. 8 x 68s e palla monolitica
tuato un bel tiro a 380 metri in località passo Lore- Hasler.
gone Val Visdende con lui il figlio Andrea e l’amico
Puliè Giuseppe, giornata stupenda!
CIRCOLO DI santo stefano
CIRCOLO DI san nicolò di comelico
Abbattimento del nostro socio De Bolfo Raffaele avvenuto sabato 27 settembre ore 06.55, a Iaredo
con Sauer 202 7 remington.
32
CIRCOLO DI santo stefano
Dopo aver scelto la zona di caccia la sera prima e
aver fortunatamente avuto la possibilità di poterla
prenotare
per il giorno dopo,
ci
siamo
alzati più
che
speranzosi!
Durante le
prime ore
la caccia
però si è
dimostrata
Da Rin Andrea e Massimo
piuittosto
deludente e magra di avvistamenti. Arrivati in cima
alla valle, un piccolo gruppo di camosci, che evidentemente aveva percorso la nostra stessa strada
nel risalire, ci ha sentiti, allontanandosi velocemente... per un attimo rimaniamo avviliti dalla sfortunata serie di eventi, ma abbiamo subito intravisto un
animale solitario ad una distanza però improponibile: circa 650 m.
Decidiamo, quindi, di procedere all’avvicinamento
e raggiunta la postazione piu vicina al camoscio
dopo un’ora di appostamento l’animale si è fatto
vedere. Telemetrata la distanza di 347 m Andrea
ha trovato l’appoggio perfetto come perfetto è stato
il tiro!
Qualche difficoltà nel recupero, ma molte soddisfazioni nel momento del conteggio degli anni!
Un bel maschio di 18 anni!!!!
CIRCOLO DI canale d’agordo
Festa del cacciatore in Val di Gares
L’8 e il 9 agosto 2014 si è tenuta a Gares la 4°edizione
della “FESTA del CACCIATORE” organizzata dalla
Riserva Alpina di caccia di Canale d’Agordo. Presso
l’area pic-nic di Gares nel primo pomeriggio di venerdì
8 agosto e per tutta la serata si è svolta la gara di tiro
con carabina ad aria compressa per soli cacciatori.
Il primo premio in palio, anche quest’anno, è stato il
caratteristico “scheibe”, bersaglio tirolese, un dipinto su
legno realizzato dalla cadorina Sonia Fedon, vinto dal
socio Mario Bogo della riserva di Taibon Agordino.
È seguita la cena con piatti tipici e l’intrattenimento musicale dei “Jaghdomblaser” suonatori di corno provenienti dalla Germania.
Molto gradita è stata anche la visita del nostro Presidente Provinciale Sandro Pelli con alcuni componenti la
giunta A.C.B.
La giornata di sabato è iniziata con la Santa Messa
celebrata da Don Fernando e animata dai suonatori di
corno.
Sono seguiti i voli turistici in elicottero che hanno dato
modo a molti turisti e non solo di ammirare dall’alto la
suggestiva valle di Gares con lo scenario spettacolare
delle Pale di San Martino. Conteporaneamente si sono
svolte le gare di tiro con la carabina e con il “tira sas”
aperta a tutte le categorie. Non sono mancati gli intrattenimenti per i bambini con giochi e percorsi didattici
organizzati con lo scopo di far conoscere anche ai piccoli l’ambiente montano e gli animali selvatici che lo
popolano.
Per tutta la giornata di sabato ha funzionato la cucina
con piatti tipici preparati dai soci della riserva e dai
volontari, allietati dalla bella musica di Cosmo Forcella.
A conclusione della serata l’estrazione dei biglietti della
lotteria (1° premio carabina Weaterby), e la consegna
di una litografia del pittore locale Giuliano De Rocco
al gruppo dei suonatori di corno”Jaghdmblaser” per
ringraziarli della loro partecipazione e come segno di
amicizia tra la riserva di Caccia di Canale d’Agordo e
il gruppo tedesco.
Giornate intense, ma belle, rese possibili dalla collaborazione e disponibilità di tante persone che il presidente della riserva Rosson Daniele ringrazia tutt’oggi e
augurando un sereno Natale 2014 invia un caloroso
arrivederci al prossimo anno.
33
CIRCOLO DI la valle agordina
CIRCOLO DI sospirolo
Un bel esemplare di cervo coronato 15 punte, abbattuto il 19 ottobre 2014 dal socio A.C.B. De Zorzi Giovanni, accompagnato dal socio A.C.B. De
Zaiacomo Renato, nella r.a. di La Valle Agordina.
Peso 130 Kg età presunta 7/8 anni.
Bel abbattimento
del Socio Giovanni Da Rold nella
serata del 15 ottobre in loc. Grave
di Oregne.
Cervo dal peso
di Kg, 120 eviscerato…fermato
con un colpo WM
300.
Nella foto vediamo Giovanni con
il nipote Andrea
primo tifoso e molto orgoglioso del
nonno.
Circolo di Auronzo
ABBATTIMENTO DI UNA FEMMINA DI CAMOSCIO CON TROFEO ANOMALO
Le abbondanti nevicate dello scorso inverno hanno
distrutto completamente diverse mangiatoie. Anche
la Riserva di Auronzo ha avuto questo problema
che è stato parzialmente risolto con la spassionata
opera di recupero fatta da alcuni Soci della stessa
che documentiamo con due foto. Alla ricostruzione
totale della mangiatoia Collalto hanno partecipato i
Soci Zandegiacomo Mazzon Giuseppe, Mazzucco
Marzio, Lozza Giuseppe, Vecellio Oliva Albereto e
Giacomelli Alessandro.
Gli amici, Soci A.C.B. della RAC di La Valle, posano orgogliosi accanto alle spoglie di una vecchia
femmina di camoscio abbattuta in loc. Vall Grande
da De Col Adriano con un combinato cal. 7 x 68.
Peso vuoto Kg. 16,5.
La caratteristica, ecco perché anomalo, è che aveva le corna alte 2 cm. e che terminavano a punta:
anni 15.
Al ripristino della mangiatoia Maraia erano presenti i soci Zandegiacomo M. Giuseppe, Lozza Giuseppe e Giacomelli Alessandro.
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MISURAZIONE DEL RINCULO
Rinculo (Ibs)
ARGO E PRO
Competitor 1
Competitor 2
Tempo
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Buone Feste! - Associazione Cacciatori Bellunesi