Aut. del Trib di Belluno n. 558/08 n.c. - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - 70% NE/BL - CONTIENE I.P. Direttore Responsabile: Pellegrinon Giuseppe Tipografia: Grafiche Antiga spa - Via delle Industrie, 1 - 31035 - Crocetta del Montello - TV Buone Feste! DICEMBRE 2014 foto di: Romeo D’Isep Femmina e piccolo di camoscio LETTERA DEL PRESIDENTE Carissimi, …il tempo corre veloce, anzi di più e siamo già arrivati, per la maggior parte di noi, ai bilanci di fine stagione. C’è, come sempre, quello che è stato più bravo e quello un po’ meno, quello più fortunato e quello un po’ meno, ma resto dell’opinione che l’importante è che questi mesi siano trascorsi bene, senza incidenti e che in un caso o nell’altro per tutti sia stato un periodo piacevole, spensierato e distensivo. In Provincia, finalmente, non c’è più il Commissario. È arrivato un nuovo Presidente con il suo Consiglio ed i suoi Assessori (ora Consiglieri con delega). Formuliamo un sincero augurio a tutti di buon lavoro. Abbiamo già avuto modo di incontrare alcune volte il Consigliere delegato alla caccia Ing. Svaluto Ferro Pierluigi e ne abbiamo ricavato una buona impressione. Le idee sono chiare, così i programmi. Abbiamo dato la nostra massima disponibilità a collaborare perché il mondo 2 venatorio bellunese possa crescere, migliorarsi ed acquistare maggior autonomia dalla Regione. Ospitiamo molto volentieri a pag. 4 un suo saluto ed augurio. La chiusura del tesseramento 2014, per la nostra Associazione, nonostante il calo fisiologico dei Cacciatori che è, purtroppo, costante negli ultimi anni è stato anche questa volta in crescita e si chiude con 1180 iscrizioni. Siamo la prima Associazione venatoria provinciale: questo è indubbiamente motivo d’orgoglio e di soddisfazione che dovrà però renderci più consci delle nostre responsabilità e far sì che ci dobbiamo impegnare ancora di più per migliorare e possibilmente risolvere le tante problematiche legate al mondo venatorio non solo bellunese. La Giunta dell’A.C.B., nella prossima riunione, stilerà un programma di massima sulle iniziative da proporre per il prossimo anno dove sicuramente ci saranno in calendario degli incontri formativi con i Presidenti ed i Segretari delle Rac, e delle serate con i Soci anche alla luce delle norme ISPRA, che non condividiamo in toto e che cercheremo di far modificare in considerazione delle varie diversità del nostro territorio. Sfogliando questo numero troverete degli articoli interessanti (c’è una new entry nella persona del dott. Citterio per l’Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie pag. 12) che Vi consiglio di leggere attentamente. Colgo anche l’occasione per ringraziare sentitamente i nostri collaboratori esterni che, alcuni anche non cacciatori, puntuali ci inviano i loro scritti, vedi la rubrica del legale con l’avv. Barbara Bastianon, veterinaria con la dott.ssa Patrizia Bragagna, dell’ottica con dott. Francesco Corrà e del dott. Zamboni. Nel ricordare i ns. carissimi Soci che “sono andati avanti” nell’imminenza delle festività natalizie e del nuovo anno porgo a Voi tutti, alle vostre Famiglie a tutti gli amici e simpatizzanti, anche a nome del Consiglio direttivo, i miei più cari auguri per serene festività. IL PRESIDENTE Sandro Pelli EDITORIALE a cura del dott. Pioggia AUGURI ALLA NUOVA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE La caccia, su delega della Regione Veneto, è gestita dalla Provincia di Belluno. La struttura organizzativa provinciale vede quale dirigente responsabile del “settore tutela e gestione della fauna e risorse idriche” il dott. Gianmaria Sommavilla il quale sovraintende l’ufficio di “polizia provinciale” il cui responsabile è Oscar Da Rold e l’ufficio “caccia e pesca” demandato a Franco De Bon. La struttura politica delle Province è stata profondamente ridisegnata dalla recente normativa chiamata comunemente con il nome del promotore “Legge Delrio” la quale assegna alle Provincie le seguenti sei funzioni: 1.pianificazione territoriale provinciale, tutela e valorizzazione dell’ambiente; 2.pianificazione dei servizi di trasporto, costruzione e gestione delle strade provinciali; 3. programmazione della rete scolastica; 4.raccolta ed elaborazione dati ed assistenza tecnica ed amministrativa agli enti locali; 5. gestione dell’edilizia scolastica; 6. controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità. Gli organi della provincia sono il Presidente, il Consiglio Provinciale e l’Assemblea dei sindaci. Tutti gli incarichi sono a titolo gratuito. Le recenti elezioni provinciali, tenutesi nella giornata del 12 ottobre 2014, hanno visto quale presidente eletto Daniela Larese Filon, sindaco di Auronzo di Cadore e l’elezione del consiglio provinciale composto di dieci Amministratori Comunali. Consigliere delegato alla gestione della caccia è stato nominato Pierluigi Svaluto, sindaco di Perarolo di Cadore eletto con una lista civica, insegnante e cacciatore da lunga data. La Redazione invia al Presidente della Provincia, Daniela Larese Filon e a tutti i Consiglieri, in particolare a Pierluigi Svaluto, i migliori auguri di buon e proficuo lavoro. I tempi e le premesse però che si profilano ai nuovi Amministratori Provinciali sono particolarmente difficili. Infatti, la Legge di Stabilità 2015, ha ridotto di ben 141 milioni di euro le assegnazioni previste per le Province Venete ed il ridimensionamento del 50% dei dipendenti ad eccezione di Belluno e Venezia dove è previsto un taglio ridotto al 30%. In altri termini, la provincia di Belluno, subirà una riduzione di 75 dipendenti per i quali sono previsti una mobilità interna di due anni. Tempi molto duri e bui quindi per i Gestori Provinciali che saranno costretti ad amministrare tutto con maggiori ristrettezze economiche, compreso la tutela dell’ambiente e quindi anche la caccia. A tutti loro, riformuliamo i nostri migliori auguri, anche se la speranza di un anno 2015 migliore sembra molto, molto lontana. Al Consigliere delegato della caccia, Pierluigi Svaluto, non vogliamo né suggerire azioni, né indicare strategie per la gestione della stessa in Provincia. Lo riteniamo, infatti, una persona particolarmente capace con una notevole esperienza a livello politico ed amministrativo, oltre ad avere una lunga attività venatoria alle spalle. Siamo certi che farà bene anche perché inizia il suo percorso in modo “neutro”, ovvero al di fuori dei “giochi”, delle appartenenze e delle pressioni provenienti dal passato. Solo due aspetti desideriamo però fare presente: il primo è di prendere in considerazione l’unitarietà dei Cacciatori bellunesi e il secondo di tenere sempre presente la rispettabilità della figura del Cacciatore. L’A.C.B. da sempre ha proposto e continua a proporre costantemente la necessità che i Cacciatori bellunesi siano uniti e ciò è possibile solo se riusciremo ad avere una responsabilizzazione collettiva che deve necessariamente passare attraverso la condivisione dell’attività venatoria. Ovvero, rispettare la disciplina della caccia, il benessere della natura, la tutela della selvaggina ed il rispetto del proprio e dell’altrui diritto alla pratica venatoria sono alla base dell’attività di caccia. La regolamentazione di una disciplina tanto affascinante quanto antica e delicata è fondamentale affinché la caccia rimanga un momento di soddisfazione sportiva e non si trasformi in un caotico arraffare. È necessario esercitare l’attività venatoria con il buon senso e con educazione in modo che sussista una convivenza pacifica e un rapporto equilibrato e corretto fra la natura e l’uomo. La tutela della natura e dell’habitat della selvaggina deve essere alla base di ogni Cacciatore che rispetta la Legge, gestisce la selvaggina, rispetta l’animale protetto, evita inutili sofferenze ed è soprattutto capace di effettuare una scelta ponderata e corretta prima di sparare. Tutto ciò porta ad una maturazione e ad una valida gestione dell’attività venatoria che deve essere accettata e seguita con naturalezza da tutti i Cacciatori. Per quanto riguarda il punto della rispettabilità del Cacciatore Le chiediamo, consigliere delegato alla caccia, Pierluigi Svaluto, quale Autorità politica ed amministrativa più importante del mondo venatorio bellunese, se “offendere e diffamare i Cacciatori sia lecito”. Infatti, costantemente e soprattutto in questi ultimi mesi, assistiamo ad uno “squilibrio informativo” che penalizza sempre il mondo della caccia ogni qualvolta se ne parli o si scriva costringendoci sempre a rincorrere una nuova “legittimazione sociale”. In effetti, non sembra bastare quella sancita dalla Legge che prevede l’attività venatoria e che la regola con norme e con limiti tra i più restrittivi al mondo. Purtroppo dai mass media sembra che il Cacciatore italiano sia un predatore dell’ambiente, un bracconiere nato o comunque propenso ad esserlo alla prima occasione, dimenticando forse, in mala fede, che chi caccia in Italia lo fa solo in virtù di una Legge dello Stato e che il Cacciatore italiano viene “radiografato” ogni sei anni da medici legali, carabinieri e polizia in sede di rinnovo del porto d’armi. Non deve nemmeno essere sottaciuto che per praticare la caccia è necessario versare cospicue tasse allo Stato e alla Regione. Ci si chiede perché all’estero la figura del Cacciatore assuma una dimensione totalmente differente che da noi. Ad esempio in Austria, in Germania e in Gran Bretagna si riconosce alla caccia e ai Cacciatori un ruolo determinante all’interno della società per la gestione dell’ambiente. Il Cacciatore Le chiediamo, consigliere delegato, Pierluigi Svaluto, deve avere e ottenere sempre rispetto e quindi La invitiamo a farsi parte diligente nel difendere la Sua figura con tutti i mezzi, anche con “esposti querela” affinché questi pseudo paladini della natura e degli animali mantengano entro i confini della normale dialettica le loro pronunce sull’attività venatoria provinciale. È una questione di dignità e di corretta democrazia. 3 New l’alta Auguri per i cacciatori preCisione è d’obbliGo DispoNibili aNche iN cal. 300 DaKoTa New New DispoNibili aNche iN cal. 300 DaKoTa Carabine ke l bly, l’alta Carabine preCisione ke l bly, è d’obbliGo l’alta Carabine preCisione ke l bly, è d’obbliGo l’alta preCisione è d’obbliGo K ELBLY ATLAS K ELBLY HUNTER ATLAS K RIFLE ELBLY HUNTER ATLAS RIFLE HUNTER RIFLE DispoNibili aNche iN cal. 300 DaKoTa TM TM TM 4 Carissime Cacciatrici e Cacciatori, ringrazio la Vostra rivista per l’ospitalità che mi permette di porgerVi il mio più cordiale saluto. Da poco più di un mese ho ricevuto la delega al Settore Caccia e Pesca e come ho avuto modo di dire ai Presidenti delle RAC e ai Rappresentanti delle Associazioni Venatorie mi metto a Vostra completa disposizione per dare risposte ad alcuni interrogativi che oggi, più di ieri, si fanno pressanti: Come intendiamo la caccia? Come la poniamo in essere? Perché ci si perde in conflittualità interne quando la comunità venatoria in questo momento avrebbe bisogno di forze “aggreganti” per dimostrare alla società che essa funziona bene e che fruisce in maniera responsabile e sostenibile delle consistenze faunistiche? Il cacciatore bellunese è consapevole della fortuna di poter cacciare in un contesto particolarmente favorevole e come può contribuire a preservare una secolare tradizione venatoria? E ancora: cosa può fare la Provincia per migliorare e garantire un futuro a quella sana passione che, se scaturita dal cuore, se strettamente connessa all’amore per la montagna, per la natura libera, per gli stessi selvatici allieta e appaga le più essenziali esigenze dello spirito? La caccia, nel mio concetto, non è soltanto l’arte dello scovare, allo scopo di appropriarsene, gli animali selvatici coi quali gloriarsi poi enfaticamente agli occhi e agli orecchi degli amici; bensì qualcosa di meglio e di più. È il motivo ideale per evadere, in una breve parentesi, da tutto ciò che ci circonda, ci assilla, ci annoia, ci preoccupa, ci addolora, ci adira, ci rattrista; il pretesto che dolcemente ci riporta alla Natura, al contatto di tutto ciò che di meglio ha creato Iddio, la ragione vera e più profonda che ci rende sempre fanciulli, sempre spensierati e, se anche i capelli incanutiscono si è pur sempre giovani, perché lo spirito non invecchia mai! Si sta avvicinando il Natale e l’annata venatoria sta volgendo al termine; il mio augurio è che entrambi sappiano regalarvi ancora quelle emozioni che li contraddistinguono. Con cordialità. Pier Luigi Svaluto 100 ANNI DI LEICA. L’occasione che aspettavi! Fino a 450 Euro di supervalutazione del tuo usato. Leica festeggia 100 anni di tradizione e innovazione. Per te un regalo straordinario e irripetibile. 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Il rischio è dato dalla teobromina un alcaloide naturale presente nelle piante di cacao e nei suoi derivati che svolge azione stimolante del sistema nervoso centrale e con effetto vasodilatatore. Nei cani provoca vomito e diarrea, tachicardia, tremori, ipereccitabilità, atassia, crisi convulsive e coma. Ne bastano 50 grammi per intossicare un cane di taglia piccola. Il primo trattamento, da eseguirsi entro le due ore dall’ingestione, consiste nel provocare il vomito, seguito da 6 NATALE. COSA EVITARE O SCONSIGLIARE NELLA DIETA DEI NOSTRI AMICI A QUATTRO ZAMPE una somministrazione di carbone attivo con effetto assorbente della sostanza tossica rimasta a livello gastro intestinale. È consigliato ripetere il trattamento con carbone attivo ogni 3-6 ore, essendo la teobromina soggetta a notevole circolazione entero-epatica. Le crisi convulsive e l’ipereccitabilità vanno tenute sotto controllo con sedativi (diazepam). Importante anche la fluido terapia che favorisce l’escrezione renale dei composti tossici. - CIPOLLE. Rappresentano una minaccia sia crude che cotte; l’ingestione comporta deformazione e rottura dei globuli rossi del cane, con denaturazione dell’emoglobina. Ne consegue una emolisi intra ed extravascolare. Inizialmente compare diarrea e vomito, ma è l’anemia conseguente all’emolisi la causa primaria delle principali manifestazioni dell’avvelenamento (debolezza, letargia, pallore, cianosi o mucose itteriche). Anche dosi minime di cipolla, ma date in continuazione (tipo nel sugo della pasta) sono pericolose. Si consiglia di provocare il vomito entro 2 ore dall’ingestione, seguito dalla somministrazione di carbone attivo e fluido terapia; nell’intossicazione acuta si può rendere necessario effettuare trasfusioni di sangue. - UVA E UVA SULTANINA. Gli episodi di intossicazione sono dovuti all’ingestione accidentale di uva anche coltivata a domicilio e di uva passa acquistata; 20 grammi di uva passa per kilo di peso corporeo di cane comporta generalmente insufficienza renale; anche quattro o cinque grappoli di uva fresca possono essere tossici per un cane di dieci kili. Non sono noti né l’agente tossico, né il meccanismo d’azione, ma l’ingestione più o meno accidentale causa insufficienza renale entro 72 ore. Nei cani intossicati deve essere provocato il vomito entro 6-12 ore dall’ingestione; in seguito bisogna stimolare al cane una diuresi mediante fluido terapia per un minimo di 48 ore. - NOCE DI MACADAMIA. Ottime per l’uomo ma tossiche per i cani, provocano debolezza, depressione, vomito, tremori, febbre, dolori addominali e pallore delle mucose, paralisi temporanea e incapacità a stare in piedi e possono essere tossiche anche a basse dosi (4-5 noci per un cane di 10 kg). Anche le noci normali è meglio evitarle, possono provocare ostruzioni intestinali o convulsioni se per caso sono ammuffite. La maggior parte dei cani intossicati può essere gestita con cure si supporto a domicilio, ma quelli con malattie preesistenti o quelli anziani dovrebbero essere trattati presso una struttura ambulatoriale veterinaria. - XILITOLO. È un sostituto dello zucchero che si trova nel gelato, nelle gomme da masticare ipocaloriche, nelle caramelle e in alcuni prodotti da forno. Nel cane che ingerisce accidentalmente questi prodotti, viene stimolato il rilascio di insulina per diverse ore causando una ipoglicemia e di conseguenza un collasso del sistema nervoso centrale, perdita di coordinazione e spasmi già dopo 30 minuti dalla sua ingestione, se preso in grandi quantità. Il trattamento consiste nell’induzione dell’emesi (il carbone può non assorbire bene lo xilitolo) o nell’infusione di destrosio a velocità costante per i cani sintomatici. Agli animali asintomatici si possono invece somministrare piccoli pasti frequenti con aggiunta di zuccheri. Dopo l’ingestione di prodotti che contengono xilitolo, alcuni cani possono sviluppare insufficienza epatica, quindi si consiglia di monitorare i valori del fegato. - ALIMENTI AMMUFFITI. La muffa può crescere su frutta, noci, formaggio, concime organico ecc. Un’ampia gamma di miceti presenti in questi alimenti e non, può produrre delle micotossine tremorgeniche. I meccanismi d’azione sono diversi ma l’effetto complessivo è sempre lo stesso: i cani manifestano tremori che progrediscono in crisi convul- sive, associati a manifestazioni gastroenteriche come il vomito. I segni neurologici possono anche iniziare con un ipereccitabilità e progredire fino al coma. Solitamente nelle forme acute la morte può comparire entro le prime 2-4 ore. I tremori vanno tenuti sotto controllo utilizzando dei miorilassanti, mentre nei casi di iperestesia sono consigliati i sedativi. Nei casi gravi può rendersi necessario anestetizzare l’animale con propofolo e barbiturici. - SALE. L’eccesso di sale nella dieta quotidiana non è buona cosa per il cane, come per l’uomo, a maggior ragione in soggetti affetti da disturbi cardio-circolatori. Se dovesse ingerire cibo salato bisognerà assicurarsi che abbia grandi quantità di acqua a sua disposizione. Alcuni studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di sale nella dieta può portare ad attacchi epilettici anche gravi, coma e morte. - GERMOGLI E FOGLIE DI PATATE, FOGLIE E GERMOGLI DI POMODORO, POMODORO ACERBO, MELANZANA ACERBA, PATATA CRUDA. Questi vegetali contengono un glicoalcaloide tossico (solanina) che i cani, a differenza dell’uomo, non metabolizzano. L’ingestione provoca alterazioni nervose (sonnolenza), emolisi, disturbi all’apparato gastroenterico, tachicardia, tremori e irrequietezza. Se assunti in quantità elevate possono risultare anche mortali. La cottura della patata riduce sensibilmente la concentrazione dell’alcaloide; nei pomodori e nelle melanzane il contenuto di solanina è inversamente proporzionale al grado di maturazione. Anche in questo caso la cottura contribuisce ad inattivare eventuali residui dell’alcaloide Quanto detto fin’ora non vale invece per la patata lessa che viene utilizzata normalmente nell’alimentazione del cane, soprattutto nella composizione di alcuni mangimi specifici per soggetti con intolleranza alimentari. - ALTRI CIBI SCONSIGLIATI: ai cibi tossici si aggiungono quelli sconsigliati, come cibi grassi e insaccati, lievito, avogado, semi e noccioli, fegato se assunto come dieta principale. Questi alimenti possono provocare disturbi all’apparato gastro-intestinale come vomito e diarrea. Per concludere, ci sono dei piccoli accorgimenti da tenere sempre presente per una buona e sana alimentazione. I cani hanno bisogno di un’alimentazione specifica con nutrienti differenti che variano in base all’età, al peso, alle condizioni di salute e alla loro attitudine venatoria. Equilibrio e bilanciamento della dieta sono i requisiti essenziali per mantenere il nostro ausiliare in forma e scongiurare malattie o intossicazioni alimentari. Nel caso, invece, di ingestioni improprie è sempre opportuno riferire al veterinario ciò che Fido ha ingerito, prima di attuare qualsiasi rimedio casalingo nel tentativo di disintossicare l’animale. In casi di emergenza, se vi rimane impossibile contattare il veterinario, il rimedio più tempestivo ed efficace che potete adottare è quello di indurre il cane a vomitare l’alimento pericoloso ingerito facendogli ingoiare una manciata di sale grosso da cucina. Ogni qualvolta decidiate di “premiare” il vostro amico quadrupede con del cibo, ricordatevi sempre che il suo apparato digerente è molto diverso dal nostro e alcuni alimenti sono per lui come un veleno. 7 L’angolo del legale a cura di: Avv. Barbara Bastianon Carissimi Lettori, nel presente articolo mi occuperò di rispondere ai quesiti proposti nell’ultimo numero da alcuni di Voi, circa le conseguenze alle quali può andare incontro chi, esasperato da continui insulti rivolti ai cacciatori, decida di rispondere “per le rime”, scatenando un’eventuale rissa o, comunque, ingiuriando l’interlocutore. In primo luogo, mi corre l’obbligo di segnalare che la rissa, disciplinata all’art. 588 del nostro codice penale, è un reato commesso da almeno tre persone, laddove tutti i partecipanti sono animati dall’intento di recare offesa agli avversari. Chiunque partecipa ad una rissa è, pertanto, punito, a norma del medesimo articolo, con la multa fino a 309 euro, mentre, qualora nella rissa taluno rimanga ucciso, o riporti lesioni personali, la pena, per il solo fatto della partecipazione, sarà della reclusione da tre mesi a cinque anni. Tutti i compartecipanti vengono, quindi, puniti per il delitto di rissa, indipendentemente dalla sussistenza di provocazione da parte di uno dei correi, che configura semmai un’attenuante, la 8 cui prova, nel processo penale potrebbe essere particolarmente difficile da raggiungere. La legittima difesa, invece, potrà essere invocata solo da chi si sia lasciato coinvolgere nella contesa, al solo scopo di resistere all’altrui violenza; la difesa attiva, cioè, dovrà essere contenuta nei limiti della necessità di neutralizzare l’aggressione subita, senza eccedere in iniziative che, come tali, superano il limite dell’esimente. Quanto invece, alla possibilità di rispondere “in maniera poco ortodossa” all’interlocutore avversario, Vi segnalo che, laddove le frasi proferite vengano ritenute configuranti il reato di ingiuria, questo, a norma dell’art. 594 c.p., sarà punibile con la pena della reclusione fino a sei mesi o la multa sino ad euro 516,00. Tuttavia, l’art. 599, primo comma, c.p. prevede che, qualora le offese siano reciproche, il Giudice possa dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori; del pari, ai sensi del capoverso della medesima norma, non sarà punibile chi ha commesso il reato di ingiurie nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, o subito dopo di esso. In conclusione, possiamo ritenere che, qualora uno di Voi si senta vittima di un reato e reagisca di conseguenza, a sua volta commettendo un delitto di pari genere, ci sarà modo di difendersi, con le argomentazioni sopra riportate, nell’eventuale processo instaurato; processo che, tuttavia, andrà affrontato dall’agente, con ogni conseguenza dal punto di vista economico e morale. Il mio consiglio, pertanto, è quello di evitare reazioni che possano configurare un’ipotesi delittuosa e rivolgersi, fiduciosi, all’Autorità Giudiziaria, per far cessare i comportamenti avversari. Tanto segnalatoVi in via generale, rimango come sempre a disposizione di ciascuno di Voi. Carissimi, anche per questo numero è tutto ed essendo l’ultimo per questo anno, colgo l’occasione per fare a tutti i miei migliori auguri per le prossime festività! Altane In questi ultimi anni, con l’incremento del cervo in tutta la nostra Provincia, sono sorte ovunque in numero notevole le altane. È sicuramente una cosa positiva soprattutto per la sicurezza, vista la visibilità, che si ha nel momento dello sparo. La normativa non è ancora completamente chiara (permessi, autorizzazioni, dimensioni, distanze, ecc.) però pensiamo che le stesse debbano avere un impatto visivo decente e si inseriscano in maniera decorosa nell’ambiente dove vengono installate. Alcune sembrano dei veri e propri ricoveri di fortuna altre delle catapecchie. Inseriamo delle foto estrapolate qua e là: alcune sono anche delle vere…..”provocazioni” e servono per fare i commenti più disparati con gli amici, ma altre potrebbero servire come spunto per essere “copiate” e costruite nelle nostre Riserve. Loc. Campagna, 2 - 32027 Taibon Agordino (BL) Tel. 329 1086255 • Fax: 0437 643238 • E-mail: [email protected] 9 OTTICA a cura di: dott. Corrà Francesco Il “re” dei cannocchiali da caccia di selezione, il Magnus 2.4-16x56 con la sua torretta balistica BDC. Ottica e meccanica perfette coniugate con il massimo della versatilità. Se il tiro è un po’ lungo, la tecnologia offre sistemi di mira che evitano di mirare approssimativamente. Compensatori di traiettoria, reticoli balistici, torrette balistiche, cosa funziona meglio? Quando si tira al poligono con una normale ottica da caccia, di solito si lasciano scoperte le torrette dei clic del cannocchiale, per poterle regolare quanto necessario fino ad ottenere la perfetta taratura. Se improvvisamente ci distraiamo, o se ci dimentichiamo quanti clic avevamo dato, ci troviamo nelle condizioni di fare un tiro di controllo sul bersaglio di carta, per giunta senza fretta, e quindi risolviamo rapidamente il problema. A caccia invece questo non è ovviamente possibile e in più la distrazione è in perenne agguato per un gran numero di circostanze, non ultima delle quali quella che differenzia l’azione venatoria da quella che si vive sparando in un pezzo di carta (gare escluse, cari tiratori, naturalmente!): l’emozione. Questo preambolo perché tra i cacciatori di lunga tradizione come quelli alpini, grazie all’esperienza, la grande maggioranza approccia ancora il tiro a distanze maggiori di quella per la quale è tarato il centro del reticolo in modo storicamente pragmatico e semplice, mirando al filo della schiena, venti cm più su e così via e comunque mai sognandosi di toccare la torretta dei clic, vero e proprio tabù che per molti potrebbe essere persino sigillato fino a quando, spesso in presenza dell’armiere, non si vuol controllare al poligono se l’arma è a posto o non 10 Sistemi di mira per il tiro lungo si cambiano le munizioni. È questo un approccio obiettivamente sano e corretto, ci sono già tanti fattori che possono determinare l’errore di tiro, perché aggiungerci quello di aver dato un paio di clic in più per la fretta o di aver dimenticato quanti clic avevo dato quando stavo per sparare al capriolo che poi all’ultimo si è nascosto… Non c’è niente di più frustrante di andare a caccia senza essere sicuri della precisione dei propri strumenti, soprattutto se siamo colpevoli della nostra insicurezza! Nella grande maggioranza di cacciatori di cui abbiamo parlato rientra anche una buona quantità di coloro che non toccano la torretta anche perché non si fidano della torretta stessa…e se non prende i clic, come faccio a controllare? Come dar loro torto, in effetti l’affidabilità del meccanismo, anche su marche al top, mostra spesso qualche pecca, tanto che anche dove invece l’affidabilità è totale c’è ancora una forte ritrosia a fidarsi “ciecamente”. Quali che siano i motivi che determinano l’approccio “torretta-no grazie” di questa ampia fetta di cacciatori, è facile comprendere che abbiano accolto con grande apertura ed interesse oltre 10 anni fa l’avvento dei reticoli balistici, pur con qualche scetticismo iniziale, dovuto alla necessità di far conti al momento del tiro o alla non esemplare precisione di reticoli con istruzioni di taratura basate su troppi calibri raggruppati sullo stesso parametro. I reticoli balistici migliori di oggi però uniscono massima semplicità (ad ogni croce corrisponde una distanza), precisione (le distanze sono Due caprioli conseguiti con un Leica ERi 3-12x50 dotato della torretta balistica Leica BDC, nota per la sua infallibilità meccanica, data dal sistema in acciaio 60 HRC. La BDC si può utilizzare con la scala graduata in clic o con le indicazioni delle distanze di tiro. Foto: Bepi Audino legate alla palla specifica utilizzate e possono essere richieste al programma balistico anche al variare dell’angolo di sito e dell’altitudine) e qualità del reticolo (le versioni illuminate sono sottilissime e hanno un puntino al centro che si illumina con svariati livelli di intensità luminosa diversi). Unico neo, se l’animale si trova ad una distanza che non corrisponde a nessuno dei riferimenti sul reticolo, sarà necessario approssimare la mira tra in due riferimenti più vicini. Quale che sia il reticolo balistico scelto, mi si permetta di evidenziare l’inutilità di quelle soluzioni che presuppongono l’illuminabilità di tutte le croci del reticolo stesso, come un albero di Natale. Quando è tanto scuro da dover ricorrere all’illuminazione non si riuscirà mai a distinguere nell’ottica un animale oltre i 150 metri di distanza, per cui illuminare più del puntino centrale, oltre che fastidioso, è totalmente inutile. Un esempio di reticolo balistico. Ad ogni riferimento corrisponde una distanza di tiro, che varia in base alla palla utilizzata. Il reticolo balistico migliore insomma si usa normalmente come la classica croce e senza toccare i clic, e se il tiro è più lungo si guarda l’adesivo pro memoria sotto il calcio del fucile per scegliere rapidamente il riferimento più appropriato alla distanza (ponderata rispetto all’angolo di sito) misurata col telemetro. Chi ha “paura” di usare la torretta, o dispone di cannocchiali che notoriamente non sono affidabilissimi nella meccanica, a volte opta per il cosiddetto compensatore di traiettoria: una barra (prodotta “artigianalmente” da armaioli di vario livello, il più noto e capace sicuramente Ermes Besseghini di Grosio in Valtellina) che si monta sotto gli anelli dell’ottica, dotata di una rotella marcata con le distanze di tiro. Girando la rotella si alza o si abbassa l’inclinazione dell’ottica, permettendo al cacciatore di mirare sempre al centro del bersaglio senza toccare i clic. Una soluzione che, grazie alla limitatezza dell’affidabilità meccanica di molte marche di cannocchiali di alta qualità, ha conosciuto a buon diritto un grande successo. Lati negativi, il costo elevato del compensatore e il dover aggiungere un ulteriore elemento all’insieme arma-ottica. Ed ora l’altra categoria di cacciatori, quelli che sanno o credono di avere un’ottica totalmente affidabile nel sistema dei clic, tanto da sentirsi sicuri di agire sulla torretta per portare la croce del reticolo nella posizione giusta all’interno del cannocchiale ad ogni distanza a cui si presenta l’animale, di fatto ritarando l’ottica ad ogni tiro. Questi cacciatori apprezzano sul loro cannocchiale la torretta balistica, che è montata sopra quella dei clic verticali ed è dotata di una scala graduata che rende loro più facile il compito. Le migliori sono dotate prima di tutto di meccanica sottostante infallibile, il che come abbiamo detto non è certo ovvio, e sono concepite per avere un robusto meccanismo di blocco e sblocco per evitare l’azionamento accidentale, e di blocco dello “zero”, ovvero della distanza di azzeramento della taratura, in modo che non si possa per errore. Un po’ tutti i produttori offrono soluzioni customizzate in base alla palla utilizzata, con ghiere che riportano le diverse distanze di tiro possibili. Noi riteniamo che la soluzione migliore sia quella di riportare sulla ghiera, ben visibili, semplicemente i clic. In questo modo abbiamo un riferimento assoluto a prescindere dalla palla utilizzata e, se usiamo tabelle balistiche basterà leggere i clic corrispondenti alle distanze telemetrate e “darli” alla torretta, mentre se siamo così moderni da usare un telemetro che offre già il numero di clic da “dare” alla torretta il passaggio è ancora più immediato. Il fatto che il cannocchiale monta la torretta balistica quindi, ci sentiamo di ripeterlo, non è di per se garanzia che il cannocchiale stesso sia in grado di garantirne l’affidabilità. Gli armieri sono a disposizione per fornire spiegazioni. In estrema sintesi, il reticolo balistico, il compensatore di traiettoria e la tor- GEOVID B vs GEOVID R: I Geovid di Leica, i binocoli con telemetro integrato più veloci ed affidabili al mondo. Il primo è in grado di “dire” al cacciatore, in una frazione di secondo, quanti clic dare alla torretta, in base alla distanza, all’angolo di sito, alla temperatura, all’altitudine e alla palla utilizzata. Il secondo si “limita” ad indicare la distanza corretta con l’angolo di sito. retta balistica costituiscono approcci al tiro di caccia efficaci, il primo per chi non vuol saperne di toccare i clic o comunque vuol far conto soltanto a ciò che inquadra nel cannocchiale, il secondo chi pretende la precisione che un reticolo balistico non può dare e non si fida della meccanica del suo cannocchiale e il terzo per chi invece si sente sicuro del proprio strumento e apprezza l’immediatezza di ruotare la torretta in base alla distanza e poi sparare mirando al centro. La terza soluzione consente di certo maggiore precisione ed ora che esistono cannocchiali da caccia con clic assolutamente affidabili ci sembra di poter ragionevolmente considerare questa quella migliore. Per chi rimane ancora indeciso, o ha voglia di averle tutte a disposizione, è possibile persino acquistare cannocchiali che offrono entrambe le soluzioni nello stesso strumento, e quindi chiedere ai migliori artigiani di montare il compensatore di traiettoria. Scherziamo, naturalmente, anche se la soluzione è possibile. Quale che si scelga, il sistema di mira balistico è solo un aiuto ad essere precisi. La precisione continua a dipendere anche dalla qualità e dalla taratura dell’arma, dell’ottica, delle munizioni, e dall’esperienza e dalle capacità del cacciatore. Spariamo come vogliamo al bersaglio di carta, ma non commettiamo la leggerezza di lasciare al caso la precisione quando nel reticolo inquadriamo un animale. Weidmannsheil! 11 UNA PROPOSTA PER LA SORVEGLIANZA E IL CONTROLLO DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI DEGLI UNGULATI SELVATICI NELL’ARCO ALPINO ORIENTALE di Federica Obber, Sara Turchetto, Carlo Citterio Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) – SCT2 Belluno [email protected] Abbiamo trovato una disponibilità, da parte del distaccamento di Belluno dell’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie nella persona del responsabile dott. Carlo Citterio e del suo Staff veramente encomiabile. Su nostra richiesta si sono detti disponibilissimi a collaborare con l’A.C.B. fornendo, per pubblicarli sulla nostra rivista Caccia 2000 dati, risultati di ricerche e progetti in atto nelle nostre zone o nell’Arco alpino. Oggi iniziamo con un primo documento dove, anche noi Cacciatori, possiamo collaborare ed interagire con l’Istituto fornendo notizie, segnalando episodi o fatti da noi visti e che reputiamo anomali o altro. Ringraziamo il dott. Citterio ed i suoi Collaboratori per questo servizio ed auspichiamo che questa collaborazione che, oltre tutto valorizza ancora di più la nostra rivista, possa proseguire con successo anche in futuro. La Redazione Nelle Alpi le popolazioni di ungulati selvatici (cervo, capriolo, camoscio, stambecco, muflone e cinghiale) hanno ampliato notevolmente il proprio areale e hanno avuto un notevole, e in alcuni casi notevolissimo, incremento demografico, raggiungendo consistenze molto importanti e, per alcune specie, una distribuzione pressoché continua sul territorio. Si pongono pertanto nuo- 12 vi problemi, anche di carattere sanitario: in tale nuovo contesto incrementa infatti il rischio di introduzione, nell’interfaccia fauna-animali domestici-uomo, di agenti patogeni la cui epidemiologia potrebbe esitare in situazioni nuove e imprevedibili. L’individuazione precoce (early detection) di patogeni emergenti o riemergenti, e la capacità di una risposta il più possibile rapida dopo la loro prima individuazione, costituiscono in questa situazione un prerequisito per qualunque modello gestionale che consideri sia i rischi sanitari, sia le successive, eventuali misure di controllo/ eradicazione. È d’altra parte necessario porre i diversi patogeni in una scala di priorità (prioritizzazione delle malattie), considerando sia la loro probabilità di introduzione/reintroduzione, sia le ripercussioni che potrebbero avere sulla salute umana, sulla sanità animale, sull’economia e sulla conservazione. Ciò ai fini di ottimizzare le risorse, concentrandole sulle malattie più importanti e riducendo al minimo il periodo di tempo in cui una di queste infezioni potrebbe diffondersi prima di essere rilevata, per procedere tempestivamente ad eventuali operazioni di controllo o eradicazione della stessa; operazioni, queste ultime, per le quali è essenziale una conoscenza dello stato e della distribuzione della popolazione o delle popolazioni selvatiche sensibili. Oltre alla prioritizzazione e all’identificazione precoce, un terzo punto chiave è quindi la gestione dei dati di popolazione (data management). Nell’ambito sopra descritto, è stato intrapreso un progetto di ricerca, dal titolo “Malattie trasmissibili degli ungulati selvatici nell’Arco Alpino Orientale: prioritizzazione e strategie di sorveglianza e controllo”, finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), che include diverse Istituzioni coinvolte nella gestione faunistica del territorio. Attualmente, oltre a diversi laboratori dell’IZSVe, i partner coinvolti nel progetto sono le Province di Belluno, Trento e Bolzano, la Regione Friuli Venezia Giulia, l’Associazione Cacciatori Trentini, il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, il Corpo Forestale dello Stato (CTA Feltre), l’ISPRA e l’Università degli Studi di Milano, a cui si sono aggiunti recentemente la Provincia di Vicenza e il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Da questo progetto è poi derivata un’ulteriore ricerca, intitolata “Sviluppo di protocolli armonizzati per la sorveglianza sanitaria nei centri di controllo della selvaggina”, che si propone di utilizzare questi centri come osservatorio privilegiato anche in chiave sanitaria, e che oltre alla gran parte dei precedenti partner ha al momento coinvolto l’ULSS 1 Belluno, il centro di lavorazione della selvaggina della RAC di San Vito di Cadore e l’IREC (istituto di ricerca iberico specializzato sulle patologie della fauna). In estrema sintesi, l’obiettivo di questi progetti è quello di istituire, sviluppare e mantenere sul territorio una rete di sorveglianza sanitaria sugli animali selvatici, a partire dagli ungulati, che assumerebbe una valenza anche nell’ambito della sanità pubblica e della sanità animale; ed è evidente come il ruolo dei Cacciatori in questa rete sia già da ora strategico, in virtù della loro presenza sul territorio, della loro costante osservazione degli animali selvatici e della loro conoscenza della fauna. Già diversi sforzi sono stati fatti e sono in corso per migliorare la formazione dei Cacciatori in termini di efficienza della sorveglianza, di igiene ed educazione sanitaria, sia attraverso corsi specifici, sia tramite materiale divulgativo (un esempio in fig. 1). I progetti sopra citati propongono un ulteriore passo in avanti, mirando a interconnettere gli enti e le istituzioni che si occupano di fauna selvatica all’interno di un sistema di sorveglianza sanitaria su un territorio molto ampio. A questo scopo, molto importante è l’individuazione di una base comune di confronto, una sorta di tavolo tecnico permanente, che è stata creata online sulla piattaforma Moodle IZSVe (http://formazione.izsvenezie.it/). L’area on-line, oltre ad un forum generale dedicato alla ricerca, presenta attualmente tre sottosezioni, dedicate a gruppi di lavoro specifici: dati di popolazione; prioritizzazione ed early detection dei patogeni; conferma diagnostica di laboratorio. All’interno di quest’area, per coloro che aderiscono al progetto è possibile tra l’altro caricare e scaricare informazioni, visualizzare l’avanzamento dei lavori e i prodotti delle attività e intervenire nei forum, contribuendo fattivamente allo sviluppo della rete di sorveglianza. Inoltre, al fine di elaborare scenari epidemiologici e strategie di controllo/eradicazione di patogeni prioritari, è stato costruito ed è in corso di sviluppo, con il contributo di tutti i partner, un database georeferenziato dei dati sulle popolazioni di ungulati, a partire dalla loro descrizione (i cosiddetti ”metadati”). I criteri che vengono seguiti per questa complessa operazione sono improntati all’armonizzazione, ovvero all’individuazione di fattori essenziali comuni, ottemperabili da parte di tutti gli enti coinvolti nella gestione e conservazione della fauna, che possano essere “tradotti” con apposite procedure informatiche in un formato standard confrontabile e leggibile a livello nazionale e internazionale, anche in accordo con recenti direttive Europee. Dati il carattere innovativo e la particolare complessità di tutti i temi, i progetti in corso rappresentano una importante e impegnativa sfida, e la probabilità per queste attività di svilupparsi e consolidarsi è direttamente legata all’interesse che queste saranno in grado di suscitare nei diversi stakeholders, non solo in ambito sanitario. È pertanto fondamentale la divulgazione di queste attività, al fine di allargare il più possibile la rete dei partner a livello Triveneto e oltre. Il Personale IZSVe, che coordina il progetto, è a disposizione di tutti gli interessati per qualunque chiarimento. fig. 1 13 La caccia al cervo nelle riserve alpine: Caccia sociale o individuale? a cura di: Dott. Umberto Zamboni Il cervo nell’arco alpino, salvo poche zone, è una specie di recente diffusione. Il prelievo di qualche significatività per questa specie inizia a partire dagli anni ‘90 e, sulla scorta di un’esperienza maturata nella caccia al capriolo, inizia già con piani suddivisi per classi di sesso e di età. Ogni provincia, adotta sin dall’inizio però modalità del tutto autonome con indicazioni e criteri basati sulla tipologia dei trofei nei maschi quali numero di punte, coronati, ecc. Una disciplina tendenzialmente indirizzata alla salvaguardia dei capi maschi migliori, senza peraltro fissare modalità di caccia se singola o a squadre o collettiva. Ma c’è una differenza sostanziale rispetto alla caccia al capriolo per il cervo, almeno per la percezione del cacciatore. Il cervo è una preda molto più ambita per la mole notevole e per il trofeo, con una massa di carne che assume aspetti di valore economico. Per questa specie infatti, da nessuna parte vi sono remore nell’abbattimento della classe 14 femminile per la quale non vengono assunti criteri selettivi quali classi di età o criteri sanitari. Talvolta anche le femmine allattanti sono tollerate nell’abbattimento. Anche nel rispetto delle classi di età dei maschi tutte le varie direttive emanate dagli organi direttivi dei vari ambiti territoriali, sia distretto o riserva, risultano poco efficaci. La giustificazione che il cacciatore invoca a sua discolpa per l’abbattimento di un maschio palcuto non corrispondente al piano, è che tale evento sia un’occasione unica nella sua carriera. Nell’arco alpino la storia della caccia al cervo è stata riservata nel passato alle cacce nobiliari ed era comunque una caccia collettiva che coinvolgeva una moltitudine di partecipanti. Anche nelle cacce primordiali la caccia al cervo è un’attività volta alla ricerca di risorse alimentari per la tribù e per il villaggio che partecipava spesso in massa a tale caccia. Con l’avvento della caccia di “selezione” vincolata all’utilizzo della carabina a can- na rigata, uno dei risultati è la trasformazione da caccia collettiva o di gruppo ad una caccia singola o tutt’al più a gruppetti di due/tre persone. Come conseguenza vi è stato un aumento della competitività spesso a livello esasperato nella ricerca del capo migliore o del numero più alto di prede. Anche nelle riserve alpine generalmente sorte in un contesto sociale/territoriale di grande solidarietà si è innescato questo fenomeno, favorito anche dall’assunto della legge nazionale 157 che assegna la proprietà della selvaggina a colui che l’ha cacciata. Ricordo a questo proposito un intervento del grande cacciatore, ex Presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder, in occasione di un intervento all’Assemblea dei Rettori delle Riserve della Provincia di Bolzano, avvenuto oltre 20 anni fa. Nella sua lingua madre - un tedesco con forte inflessione dialettale e quindi per me di difficile com- prensione affermava con il consueto vigore, almeno questo è il senso da me recepito, che: “il cervo è una preda troppo grande per un solo cacciatore”. D’altra parte nel contesto del sud Tirolo è diversa e particolare la proprietà terriera, molto più ampia, e ancora la percezione del diritto di caccia è legata alla proprietà con il conseguente valore economico della selvaggina. Il consiglio del grande Presidente si è poi tramutato in un articolo del recente regolamento che assegna alla riserva la competenza per destinare la fauna abbattuta alla riserva per sopperire alle spese necessarie per la vigilanza, la gestione, i danni, ecc. Al cacciatore viene di norma destinato un capo, i rimanenti possono acquistarli a prezzo agevolato. Queste disposizioni di fatto riducono la competitività esasperata fra i cacciatori e favorisce indubbiamente il rispetto delle regole che disciplinano il prelievo. Solo recentemente l’ISPRA ha materiale ntincendio materiale antinfortunistico Da oltre 40 anni, la prevenzione e la sicurezza antincendio. emanato, in modo veramente completo sotto il profilo scientifico, le linee guida che disciplinano i piani di prelievo e gestione degli ungulati. Unico appunto per questo documento è che risulta tardivo, almeno per le Alpi, e va ad interagire con situazioni ormai stratificate da decenni. Si sa, come nell’ambito venatorio, in pochi anni certe abitudini diventano tradizioni e vi sono grandi difficoltà a modificare comportamenti e modi di caccia soprattutto se ritenuti convenienti ai singoli cacciatori. Il cervo peraltro con le discipline adottate sino ad ora, grazie alle condizioni ambientali favorevoli alla specie, è quasi ovunque in forte espansione nonostante i prelievi concessi e quasi sempre realizzati con abbondanza anche nella classe femminile. Il fenomeno è certamente favorito anche dal comportamento della specie particolarmente elusiva e di facile adattamento alle nuove soluzioni. I risultati ottenuti da questi anni di gestione sono in gran parte assimilabili su tutta l’area alpina orientale con due caratteristiche prevalenti: classe maschile molto giovane con riduzione dell’attività di bramito ed una concentrazione a densità eccessive nelle aree protette. Questi errori si potranno ridurre con provvedimenti tecnici adeguati nella pianificazione. Quello su cui però sarà più difficile intervenire è modificare l’approccio dei cacciatori nella caccia alla specie. In talune riserve la caccia al cervo ha assunto quasi una forma di approvvigionamento di carne che nel caso di più capi abbattuti dallo stesso cacciatore non può che essere destinata alla cessione (vendita?) con tutti gli inconvenienti del caso. Su queste problematiche più che sugli aspetti tecnici la gestione del cervo è carente nelle riserve alpine, dove per contesto storico sociale la condivisione delle risorse costituisce una delle caratteristiche peculiari della stessa riserva ed ha permesso una visione dell’attività venatoria rispetto al territorio urbano e nazionale. materiale antincendio materiale antinfortunis Da oltre 40 anni, la prevenzione e la sicurezza antincendio Via Vecellio, 45/B - 32100 - Belluno - T. 0437 31101 Via Vecellio 45/B - 32100 Belluno (B [email protected] - www.antincendiviel.it Tel. 0437 31101 info@antincendiviel Via Vecellio 45/B - 32100 Belluno (BL) Tel. 0437 31101 [email protected] www.antincendiviel.it www.antincendiviel.it estintori - segnaletica - materiale pompieristico - antinfortunistica porte taglia fuoco - manutenzioni - addestramento squadre antincendio impianti rilevazione incendi - impianti antintrusione impianti t.v.c.c. 15 SELVAGGINA E DANNI ALL’AGRICOLTURA con la collaborazione di: “Il Divulgatore” edito da Prov. Bologna Inizia, con questo numero, una nuova rassegna dedicata a un argomento che purtroppo di anno in di Bologna, che ci ha gentilmente anno si fa sempre più pressante concesso l’autorizzazione. presso le comunità agricole e non, UN RAPPORTO DINAMICO costrette inevitabilmente a conviElevate concen- vere con le specie animali, alcune delle quali, cresciute negli ultimi anni in modo esponenziale, arrecano danni a volte anche ingenti soprattutto alle colture agricole, ma anche in altri ambiti come la viabilità stradale, con incidenti che spesso mettono in pericolo anche la vita degli automobilisti che loro malgrado restano coinvolti in questi sinistri che ormai purtroppo sono all’ordine del giorno soprattutto nelle nostre strade di montagna. In quest’ampia carrellata che sarà diluita in vari numeri del nostro giornale, ci faremo aiutare da una ricca e interessante ricerca pubblicata sul “divulgatore”, un opuscolo edito dal centro di divulgazione agricola della Provincia 16 trazioni di animali selvatici nei territori coltivati, rappresentano da sempre un problema per le produzioni agricole. Negli ultimi anni si sono verificati rapidi cambiamenti nelle tipologie di fauna e nei danni conseguenti. In poco più di un ventennio la situazione faunistica della provincia di Belluno è notevolmente mutata. L’entità dei danni e le principali specie responsabili, analizzati alla metà degli anni ‘90, si presentava con cifre e nomi che sono assai diver- si dagli eventi registrati in questo ultimo periodo (tab. 1). Emblematico il caso degli ungulati. Negli ultimi anni la specie che ha conseguito il primato negli indennizzi è diventata il cinghiale, seguito a ruota dai cervidi (soprattutto cervi), animali che erano pressochè sconosciuti al mondo agricolo del bellunese sino a 20 anni fa, anche se sin da allora se ne segnalava il pericolo per i frutteti e per i rimboschimenti e se ne prevedeva l’incremento numerico a causa dell’abbandono di molte aree di montagna e della collina. Le previsioni di allora hanno avuto puntuale conferma, tanto che oggi la popolazione di cervidi nel territorio Bellunese si attesta, con gli ultimi censimenti sopra le 24.000 unità (14.000 caprioli e 10.000 cervi), mentre per il cin- tab 1 anni Capriolo Cervo Cinghiale Volpe Corvidi 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 20 15 20 21 18 12 7 6 9 8 8 17 32 35 37 33 42 26 39 13 12 31 15 33 72 69 60 96 21 66 47 76 31 53 41 51 24 18 26 9 23 13 16 14 12 13 9 14 11 8 4 8 3 11 9 Altri (tassi, lepri , mustelidi ecc.) 20\ 7 26 22 9 15 7 6 2 11 7 Conteggio di Specie Anno Specie Totale camoscio capriolo cervo cinghiale muflone complessivo 2003 5 238 55 1 2 301 Totale euro liquidati 15635 30738 56433 24468 28365 46165 19404 16364 6134 14705 In attesa fondo regionale ghiale al momento non esistono censimenti ufficiali certi e attendibili. Altro esempio singolare di come siano cambiati i tempi, ci viene offerto dai corvidi: pochissimi casi di danni provocati dalle gazze e cornacchie negli anni ‘90 e invece ben un centinaio risarciti negli ultimi anni soprattutto per danni alle colture di mais per le due specie - cornacchia grigia e gazza - chiamate non a caso “opportunisti” in virtù della loro straordinaria capacità di adattamento alle diverse condizioni ambientali, uccelli le cui popolazioni sono in continua crescita numerica nonostante l’attivazione da sempre di specifici piani di controllo. Un piano di contenimento numerico del quale negli anni ‘90 non se ne ravvedeva la necessità, mentre negli ultimi anni le organizzazioni professionali agricole e le riserve di caccia lanciano l’allarme di danni crescenti e denunciano l’inadeguatezza dei contingenti di abbattimento sinora consentiti dall’ISPRA per contrastarne gli effetti sulle colture. Al contrario il piccolo passero, frequentatore abituale degli spazi abitati dall’uomo, oggetto di caccia e di qualche intervento di dissuasione cruenta fino agli anni ‘90, è diventato talmente raro nelle nostre campagne da essere cancellato dal calendario venatorio ed eliminato dagli obiettivi provinciali di controllo faunistico. Anche la volpe è da inserire nella zona alta della classifica con circa 300 casi di predazioni ai danni soprattutto di allevamenti avicoli e cunicoli. In quantità minore sono presenti nella classifica altri animali come lepre, mustelidi e piccoli uccelli. Tutto questo negli ultimi dieci anni è costato alla Provincia di Belluno in termini di risarcimenti una cifra di quasi 250.000 euro. cie minori praticamente assenti nel Bellunese negli anni 90 che continuano ad essere una voce costante anche se non rilevante per gli allevamenti di pescicoltura e per la fauna ittica in particolare. Altra novità nel panorama faunistico Bellunese di questi ultimi anni il cinghiale, che anche se arrivato in provincia da poco tempo si è già insediato al primo posto della classifica dei danni alle colture. Nonostante l’intensa attività venatoria posta in atto dalla Provincia con dei piani di controllo volti all’eradicazione di questo ingombrante ungulato, questa specie rappresenta un crescente problema per la sua elevata capacità riproduttiva e per gli effetti devastanti della sua presenza in aree agricole. la fauna selvatica “patrimonio indisponibile dello stato”, e come tale, oggetto di “tutela nell’interesse della comunità nazionale e internazionale”. L’esercizio venatorio rimane una facoltà che non deve contrastare con l’interesse primario di tutela della fauna e con la salvaguardia delle produzioni agricole. La caccia può essere svolta solo a specifiche condizioni, previa l’acquisizione di specifiche abilitazioni, nel rispetto dei tempi e degli orari fissati dal UN PATRIMONIO DA GESTIRE calendario venatorio, utilizzando La presenza di fauna selvatica esclusivamente i mezzi consentiti; nelle zone agricole appare neces- può riguardare solo determinate sariamente collegata all’entità dei specie e non devono essere supedanni da questi rati i carnieri stabiliti. cacciatore anni provocati Capriolo Cervo animaCinghiale Volpe Corvidi Il Altri (tassi, Totale li alle coltivazioni. È certamente usufruisce di una sorta dilepri , euro concesmustelidi l’aspetto più problematico della sione che lo Stato rilascia dietroliquidati ecc.) gestione faunistica, funzione che15 precise53 garanzie, sanzionando 2003 20 17 12 20\ 15635 la legge assegna a diversi sog-33 ogni 41 eventuale13 trasgressione. 2004 15 32 7 30738 getti, pubblici20 e privati,35 in base72 Stante 51 l’interesse9 pubblico 2005 26 per 56433 37 24 14 della 22 fauna 24468 alle2006 specifiche21 competenze e ai69 la conservazione 2007 territori 18 e o a particolari 33 60 selvatica, 18 sia essa 11 cacciabile 9 rispettivi o 28365 2008 12 42 96 26 8 15 46165 interessi venatori. Il fondamento considerata protetta, il 7 legisla- 19404 2009 7 26 21 9 4 giuridico di una normativa, che66 tore si23 è sempre preoccupato 2010 6 39 8 6 16364 può2011 sembrare 9 non sempre linea-47 di prevedere modalità di2 tutela 6134 13 13 3 8 12 risiede76 per le16 produzioni 11 11 re e2012 a volte controversa, agricole at- 14705 2013 8 31 31 14 9 7 nel principio generale dell’ordi- traverso la prevenzione e unIn attesa fondo namento italiano che definisce fondo destinato agli indennizzi.regionale tab 2 Conteggio di Specie Totale camoscio capriolo cervo cinghiale muflone complessivo 2003 5 238 55 1 2 301 2004 223 49 2 1 275 2005 1 125 55 1 182 2006 190 77 3 3 273 2007 190 100 7 6 303 2008 180 125 7 312 2009 185 152 2 1 340 2010 235 125 3 1 364 2011 1 209 125 3 1 339 2012 215 137 9 3 364 2013 3 235 128 5 3 374 Totale complessivo 10 2225 1128 42 22 3427 Anno NUOVI E VECCHI PROBLEMI Alcune specie appartenenti alla fauna protetta sono diventate un serio problema per determinate produzioni agricole e non. Segnaliamo, ad esempio gli uccelli ittiofagi, aironi, cormorani e altre spe- Specie 17 Compito degli enti preposti alla gestione del territorio, in particolare della Provincia, diventa altresì quello di creare le condizioni di una possibile, seppur sempre molto difficile convivenza, tra la presenza di animali selvatici, che contribuiscono ad arricchire la biodiversità di un territorio e quindi ne incrementano il valore ambientale, e le altrettanto legittime esigenze degli agricoltori, che vedono in molti selvatici quantomeno dei concorrenti sleali. Senza dimenticare gli interessi dei cacciatori, che rivendicano l’esercizio della loro attività, per la quale hanno versato la dovuta “tassa governativa” e si sono sobbarcati altri numerosi oneri, sia economici che di prestazioni volontarie a favore della gestione del loro ambito di caccia. Il quadro si complica se si aggiungono le ragioni dei residenti in aree extraurbane, interessati a difendere dall’invasioni di animali i propri giardini o gli orti coltivati per consumo familiare. Infine, non si possono certo trascurare i buoni motivi di numerosi cittadini che utilizzando la viabilità ordinaria corrono quotidianamente il rischio di imbattersi in animali vaganti anche di grossa taglia, mettendo in grave pericolo l’incolumità di chi ha la sventura di trovarseli improvvisamente davanti alla loro auto. Questo problema è particolarmente sentito nelle nostre aree di montagna, dove la viabilità spesso articolata al centro di boschi e campagne si presta particolarmente a questo genere di sinistri, lo testimonia- 18 no i dati fornitici dalla Provincia (tab 2) dove possiamo notare che negli ultimi 10 anni, gli incidenti stradali provocati da animali sono quasi 3500, una cifra impressionante se teniamo conto anche di quelli che per opportunismo o per pura negligenza non vengono nemmeno segnalati agli organi di competenza. L’equilibrio faunistico di un territorio è un tema particolarmente complesso e la ricerca delle “densità compatibili” diventa un obiettivo non sempre facile da raggiungere e deve essere aggiornato costantemente, man mano che si modificano le condizioni dell’ambiente e del contesto sociale ed economico. In questa monografia, molto più modestamente, ci limitiamo ad affrontare il tema dei possibili mezzi da impiegare per prevenire e quindi ridurre i danni che le principali specie di fauna selvatica possono causare alle produzioni agricole. UNA RICCA RASSEGNA Affronteremo quindi in queste pagine e nei numeri che seguiranno, la descrizione delle principali specie di fauna selvatica presenti nel territorio Provinciale e che hanno comportato in questi ultimi anni, esborsi consistenti a carico dell’amministrazione pubblica e degli altri soggetti chiamati in causa dalla legge, (ATC e concessionari di aziende private). Ci è sembrato opportuno illustrare innanzitutto il comportamento biologico e l’habitat tipico di ciascuna specie, per comprenderne meglio le abitudini alimentari e lo stile di vita, per spiegarne la diffusione in determinati contesti ambientali, per agevolare la loro individuazione e riconoscerne gli effetti. Obiettivo specifico dell’opera, curata da esperti biologi, zoologi e tecnici faunistici, rimane la descrizione dei possibili mezzi di dissuasione e protezione delle culture, da applicare con la massima tempestività, nel rispetto di ogni utile prescrizione e da mantenere in perfetta efficienza per garantirne l’efficacia. Non vengono minimizzati i limiti oggettivi dei sistemi di prevenzione finora applicati o sperimentati, la loro compatibilità con i contesti culturali e ambientali, la loro sostenibilità sotto il profilo economico. Accanto ai metodi “ecologici” di dissuasione della fauna - da praticare in via preferenziale, secondo le indicazioni della legge regionale e nazionale- viene fatto cenno anche ai sistemi di controllo nei casi in cui questi sono consentiti, attraverso abbattimenti diretti o tramite catture e conseguente soppressione degli animali o semplice traslocazione. Le disposizioni del controllo faunistico sono sempre estremamente complesse e subordinate alla salvaguardia delle produzioni agricole e quindi da attuare, una volta autorizzate, in coincidenza con le fasi più vulnerabili delle stesse culture oggetto di protezione. Alcuni cenni sono rivolti all’attività venatoria delle specie che risultino inserite nel calendario venatorio. La rassegna è suddivisa in due parti, prima i mammiferi e a seguire gli uccelli. Non figura tra queste specie di fauna selvatica l’orso, nonostante sia noto e vivace negli ultimi anni il conflitto con la sua presenza e alcune attività umane, allevamenti ovini e apicoltura in particolare. Le peculiari caratteristiche di questo grande carnivoro tornato da qualche tempo nelle nostre valli e l’impegno che viene dedicato al tema da parte di molti enti, hanno suggerito l’opportunità di una trattazione più ampia che avremo modo in seguito di approfondire. Inizieremo quindi dal prossimo numero con un gruppo di animali a noi ben conosciuti e con un forte impatto sulle colture e sul territorio: I CERVIDI. CACCIA E CACCIATORI DI UNA VOLTA Prosegue la rassegna di foto “d’epoca” a cura dei nostri lettori. In questo numero è la volta di Fonzaso anni ‘50 (foto 1 e foto 2) e San Gregorio nelle Alpi. Foto 1 Foto 2 Foto 3 - De Ba stiani Attilio an no 1967 - G iornata di ca ccia Foto 5 - Anno 1972 - De Bastiani Costantino. Loc . Palia he Gianni tore e Centeleg Camillo caccia ol ss Ca n re co to 67 tuale caccia gruppo anno 19 di cui Franco at Foto 4 - Foto di ffaello e Franco Ra ini mb ba I . e Costantino 19 Piano di controllo del Cervo nel Comprensorio del Cansiglio Terza parte a cura di VENETO AGRICOLTURA Continua la pubblicazione del PIANO DI CONTROLLO DEL CERVO NEL COMPRENSORIO DEL CANSIGLIO stilato a cura di VENETO AGRICOLTURA. 20 aree campione con forte presenza di sottoboLe aree campione scelte sono: sco arboreo-arbustivo come Val Menera e Costa a) Val Menera. Pecceta matura coetanea con Cannella dove si registrano maggiori e sensibili buona rinnovazione di abete rosso; crescite della rinnovazione nelle aree escluse al b) Costa Cannella. Faggeta mista con abbon- brucamento. dante rinnovazione di faggio prevalente; Nel grafico sottostante (Grafico 3.6), relativo c) Val Piccola. Margine di bosco misto con ab- alla rinnovazione di faggio nell’area di Costa bondante vegetazione nitrofila e sporadica Cannella, si nota come le altezze medie distinrinnovazione forestale; te per classi di altezza (50, 70 e 90 cm) siano d) Campon. Bosco misto chiuso con scarsa rin- incrementate del 100 % in 5 anni all’interno novazione e vegetazione nemorale; delle aree recintate mentre hanno avuto un ine) Lama del Porcel. Bosco disetaneo e misto cremento assai modesto (da 0 a 25 %) nelle con primi insediamenti di rinnovazione. aree non recintate. Nel 2004 è stato fatto il campionamento di Meno evidenti sono gli effetti sulle altre tre riferimento all’anno zero con rilevamento delle aree campioni in quanto la sporadica presenza caratteristiche strutturale del bosco, del sotto- di rinnovazione di base evidentemente non atbosco e con rilievi dei danni da brucatura; sia tira concentrazioni di ungulati. nell’area recintata che non. La rinnovazione dai Interessante a tal riguardo è la situazione di Val 20 cm fino a 2 metri è stata campionata con Piccola dove si nota una forte pressione degli misurazione dell’altezza e marcata per l’indivi- ungulati alla vegetazione a megaforbie (felci, duazione negli anni successivi. seneci, lamponi, ...) in quanto all’interno del La rinnovazione dei semenzali (sotto i 20 cm) recinto tale vegetazione risulta decisamente è stata campionata sempre all’interno delle più rigogliosa. Viceversa la rinnovazione forearee campione ma su sottoaree circolari di 1m stale essendo più sporadica risulta solo in parte di raggio. Tutti i rilievi sono stati ripetuti annualmente nel mese di settembre. I primi dati al riguardo sono risultati complessi e piuttosto diversi tra area ed area; di difficile valutazione statistica a causa del limitato numero di campionamenti ma senza dubbio meritevoli di alcune considerazioni. Si sono dimostrati Grafico 3.6: Curva di crescita media della rinnovazione di particolarmente evi- faggio in classi di altezza iniziali di 50, 70 e 90 cm, nell’adenti gli impatti sulle rea campione di Costa cannella (dal 2004 al 2009). 180 170 160 150 140 130 Altezze in cm 3.4 RAPPORTO CON LE ATTIVITÀ ANTROPICHE 3.4.1 Impatti negativi L’impatto negativo che il cervo esercita sull’ambiente del Cansiglio può essere valutato a tre diversi livelli: - impatto sulla biodiversità; - impatto sulle biocenosi forestali; - impatto sul pascolo e sugli erbai. In merito alla biodiversità si tratta di una tematica senza dubbio di complessa valutazione che prevede studi a lungo termine su habitat vegetazionali, oltre che sulle altre specie faunistiche, e che pertanto non potrà essere trattata nel presente elaborato. È plausibile tuttavia ritenere che l’eccessivo carico di ungulati causi un impoverimento della biodiversità per semplificazione degli habitat vegetazionali. Si osservano infatti stazionamenti intensi in alcune aree forestali dei cervi ed il conseguente intenso brucamento selettivo del sottobosco con forti alterazioni del sottobosco sia a livello fisionomico che composizionale. Non è infatti raro trovare in bosco aree di forte presenza di specie nitrofile o ruderali come Urtica dioica, Senecio sspp., Deschampsia caespitosa, Euphorbia cyparissis, ecc. che sovrastano le più tipiche ed esigenti specie nemorali. È pertanto logico supporre che possono esserci degli scompensi per quelle specie faunistiche legate al sottobosco; tra tutti i tetraonidi che soprattutto di fase di allevamento della prole sono legati a vegetazioni di sottobosco piuttosto ricche e complesse. Una ricerca a tal proposito è stata avviata da Veneto Agricoltura già dal 2004 con la realizzazione di 5 recinti di forma quadrata di 8 metri di lato ubicati all’interno di altrettante tipologie forestali del Cansiglio. Tali recinti di studio, essendo costruiti con rete zincata di 1,80 m, escludono l’area dal brucamento degli ungulati e vengono cosi paragonati con un’altra area limitrofa test, non recintata, di identiche dimensioni ed analoga fisionomia strutturale. 120 110 100 90 80 70 60 50 40 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Anni In rosso nell’area recintata ed in blu nell’area non recintata brucata dai cervi. Negli anni successivi di attuazione del Piano di controllo oltre a continuare a raccogliere dati sulla rinnovazione, verrà pertanto dato maggior risalto anche alla ricerca sulla vegetazione nemorale. Nell’estate 2010 verranno inoltre allestite altre 4 aree campione recintate per aumentare la tipologie degli habitat vegetazionali da indagare e per avere un campione statistico più significativo. Per quanto riguarda l’impatto sui pascoli e sugli erbai, si riporta un estratto del lavoro condotto dall’Università degli Studi di Padova durante l’estate del 2008 (Ramanzin, 2009). Il lavoro ha previsto la realizzazione di 79 rilievi finalizzati alla classificazione dei substrati erbacei, che ha portato alla suddivisione in 6 tipi di prato, che vanno dai prati magri come il mesobrometo, ai prati più o meno pingui dei triseteti di transizione, fino ai prati iper produttivi e poveri di specie a Poa trivialis. Questa suddivisione si basa su una classificazione della vegetazione che definisce tipi di prato omogenei per composizione floristica, ecologia e gestione agronomica. Per determinare la quantità di fitomassa prodotta e quella consumata dalla fauna selvatica sono state utilizzate gabbie per l’esclusione dal pascolamento della superficie di 1 mq e di altezza di 1 m realizzate in rete metallica del tipo utilizzato in edilizia (rete elettrosaldata). Nella seconda metà di aprile 2008 sono state posizionate 50 gabbie, subito dopo la concimazione dei prati e prima che iniziasse la ripresa vegetativa delle specie, così distribuite: 12 gabbie nell’azienda Lissandri, 15 gabbie nell’azienda Vallorch, 12 gabbie nell’azienda Le Code, 8 gabbie nell’azienda Filippon e 3 gabbie nell’azienda Valmenera. Prima dell’esecuzione di ciascuno sfalcio da parte degli allevatori, sono state prelevate, con taglio raso terra per simulare la barra falciante, la fitomassa presente all’interno delle gabbie e quella residua all’esterno, su una superficie di 1 metro quadrato nelle immediate vicinanze. È opportuno ricordare al lettore che nelle aree vi era il solo pascolo da parte di selvatici, in quanto i prati vengono caricati con il bestiame domestico solo dopo aver effettuato il primo taglio. I campioni di erba raccolti sono stati essiccati in stufa a 65°, macinati e avviati all’analisi chimica per il contenuto di sostanza secca (SS), NDF (Val Soest et al., 1991), proteina grezza e ceneri (AOAC, 1990) al fine di calcolare: 1. la biomassa interna alle gabbie (produzione) cresciuta nel periodo fra la collocazione della gabbia e il taglio, espressa come quantità di sostanza secca riscontrata all’interno delle gabbie di esclusione; 2. la biomassa residua esternamente alle gabbie (stima della produzione meno l’asportazione da parte dei cervi), espressa come quantità di sostanza secca riscontrata all’esterno delle gabbie di esclusione; 3. la perdita di sostanza secca nello stesso periodo, dalla differenza fra 1 e 2; che è stata espressa come: a. perdita assoluta (interno-esterno) b. perdita percentuale (interno-esterno)/ interno*100. In fase preliminare di analisi dei dati ottenuti, sono stati effettuati testi statistici per verificare il livello di significatività di due ipotesi principali: 1. esiste effettivamente una differenza fra biomassa interna ed esterna alle gabbie (effetto “tipo di rilievo”), cioè una perdita statisticamente significativa imputabile al pascolamento da cervo? 2. questa perdita differisce tra aziende (dall’interazione tripla taglio*azienda*rilievo)? I risultati dei testi statistici hanno permesso di verificare che per le due ipotesi esiste un livello di significatività alto (l’effetto “tipo di rilievo” ha raggiunto una significatività molto rilevante (P<0,001); e quello dell’interazione tripla “taglio*azienda*rilievo” è risultato significativo per P<0,01). In sintesi dalle conclusioni della ricerca è emerso che: 1. le perdite di foraggio (affienato e/o insilato) per le aziende sono variate in media, nella stagione 2008, dal 9 al 25% circa nel primo taglio e dal 26 al 51% nel secondo taglio; 2. pur ribadendo che questi valori sono dati medi, che esiste un’inevitabile variabilità insita nella stima, e che essi riguardano una sola stagione produttiva, si sottolinea come una simulazione dei costi di acquisto del foraggio necessario a rimpiazzare tali perdite fornisce valori di costo sicuramente elevati nel complesso e ben difficilmente sostenibili per qualche azienda non solo in previsione di una crescita futura dei danni, ma già nell’immediato; 3. l’andamento di queste perdite è in accordo con le indicazioni raccolte sulla densità locale del cervo, che nei prati controllati rimane molto elevata durante l’avanzare dell’estate, a differenza di quanto si verifica di solito in altre aree, e appare maggiore laddove anche le asportazioni di foraggio sono più elevate; 4. alle perdite di foraggio raccolto nei prati vanno inoltre sommate quelle relative alla minore disponibilità di erba nei pascoli, che non è stato possibile considerare in questo lavoro, e che dovrebbero essere oggetto di specifici approfondimenti futuri; 5. l’asportazione di foraggio da parte dei cervi determina anche una serie di costi indiretti e di problemi organizzativi che, alla luce dei risultati ottenuti in questo studio, andrebbero meglio quantificati e verificati in futuro: a. un aumento dei costi di produzione del foraggio, dato che le spese per le operazioni colturali si diluiscono su una minore massa di prodotto; b. la crescente difficoltà di mantenere il secondo taglio in alcuni appezzamenti, dato che la produzione già penalizzata naturalmente viene pesantemente ridotta dai cervi, col risultato che la raccolta diventa non più conveniente, costringendo al pascolo; c. l’esigenza di una maggiore integrazione alimentare al pascolo e/o di una interruzione precoce del pascolo autunnale per la scarsità di erba residua; d. per le aziende biologiche, il rischio di non riuscire ad ottemperare ai vincoli dello specifico regolamento in merito alla percentuale minima di alimenti di produzione aziendale (che nell’area sono solo i foraggi) nella razione delle bovine; e. l’esigenza di una manutenzione più onerosa delle recinzioni danneggiate dal passaggio e/o dalle reazioni di fuga dei cervi. 6. le deiezioni deposte dai cervi nei prati e nei pascoli possono contaminare il foraggio, anche nella fase di raccolta. Questo problema non è mai stato affrontato finora, ma merita una seria valutazione futura dato che non possono essere escluse possibili ripercussioni non solo sulla qualità del foraggio e/o del prodotto, ma anche sulla salute degli animali. 7. in linea generale una riduzione della produzione aziendale di foraggio, l’adozione di forme di gestione delle praterie più estensive, e il maggiore ricorso all’importazione di nutrienti dall’esterno potrebbero avere anche conseguenze ambientali, che rimangono da valutare ed eventualmente approfondire, sia per le possibili modificazioni nella composizione floristica delle praterie sia per il bilancio dei nutrienti del sistema suolo-foraggio-animalideiezioni; Infine, questo lavoro ha permesso sotto l’aspetto metodologico di mettere a punto una procedura per l’eventuale e auspicabile prosecuzione del monitoraggio dei danni, che in assenza di interventi prevedibilmente aumenteranno, e ha suggerito sotto l’aspetto conoscitivo le possibili linee di affinamento delle conoscenze del rapporto fra i cervi e le praterie del Cansiglio. 21 passeggiando nel bosco Tratto da “Guarire con le Erbe” Fratelli Melita Editore PUNGITOPO Ruscus Ruscus aculeatus aculeatus LILIACEE LILIACEE ATTENZIONE!!! Prima di utilizzare qualsiasi pianta medicinale, si leggano attentamente le eventuali avvertenze contenute nella loro trattazione. Un loro cattivo impiego può causare seri inconvenienti. Talune piante, o loro parti o sostanze da esse ricavate, possono essere addirittura tossiche o velenose. In ogni caso nell’incertezza si ricorra al consiglio di una persona qualificata. DESCRIZIONE: piccolo arbusto sempreverde, dotato di fusto alquanto ramificato, eretto, verde. Le foglie, altro non sono che dei fillocladi, ovvero dei rametti coriacei, verdi, appiattiti e pungenti, con l’aspetto e la funzione del tutto simile alle foglie. I fiori hanno un colore verdastro. Il frutto è una bacca rotondeggiante di un bel colore rosso scarlatto, grossa come un pisello. La pianta può raggiungere gli 80 cm di altezza. HABITAT: il pungitopo è assai diffuso nella zona mediterranea, nei boschi, nei terreni incolti, lungo i pendii sassosi dove forma piccole colonie. È diffuso dal piano fino all’alta collina. RACCOLTA: si utilizzano la radice ed il rizoma. Il pungitopo si rinviene frequentemente nei boschi di collina dove forma dei pungenti tappeti. Il singolare nome lo ha ereditato dal fatto che un tempo veniva usato per difendere i baldacchini dei salami dall’assalto dei topi. Essi, infatti, davanti alla spinosità 22 delle piante dovevano desistere dai loro famelici intenti. Le proprietà diuretiche del pungitopo lo rendono utile per combattere le infiammazioni renali e della vescica. Per tali fini si utilizza il macerato preparato ponendo a riposare 20 g. di rizoma in 1 lt. di vino bianco secco ad alta gradazione alcolica per una settimana avendo cura di rimestare di tanto in tanto. Trascorso questo periodo si filtra e se ne consumano 2-3 bicchierini al giorno presi lontano dai pasti. Il decotto si utilizza per combattere la litiasi renale e favorire la diuresi. Allo scopo si fanno bollire per 2-3 minuti 30 g. di rizoma essiccato in 1 lt. d’acqua. Si lascia riposare per un quarto d’ora, si filtra e se ne consumano 2 tazze al giorno prese lontano dai pasti principali. Lo stesso decotto consumato nelle medesime dosi è utile anche per eliminare gli acidi urici risultando di giovamento per quanti soffrono di gotta. Il pungitopo, ancora, esercita una benefica azione tonica sul sistema venoso. Come vasocostrittore viene utilizzato sotto forma di decotto per combattere le varici. Questo si prepara facendo bollire per 2-3 minuti 40 g. di rizoma essiccato in 1 lt d’acqua. Trascorso questo periodo si lascia riposare per 10 minuti, si filtra e se ne consumano 2 tazze al giorno. Il pungitopo può trovare impiego in giardinaggio come pianta ornamentale per siepi e giardini. In campo estetico può essere utilizzato come tonico nei casi di couperose e pelli arrossate. Allo scopo si prepara un infuso ponendo a riposare 15 minuti 50 g. di rizoma in 1 lt. d’acqua bollente. Trascorso questo periodo si filtra e si applica sul viso a mo’ di compressa. Un paio di litri dello stesso infuso versati nell’acqua della vasca, servono per preparare un bagno decongestionante. PREPARAZIONE: 20 minuti COTTURA: 150 minuti DIFFICOLTÀ: media ricetta: di Alessandro Tison - Trattoria L’Oasi, Limana Tratto dal volume “La selvaggina del Veneto nel piatto” Terra Ferma Edizioni Foto di Cristiano Bulegato LEPRE ALLA CAPRILESE Ingredienti per 6 persone 1 lepre ben frollata 200 g di sopressa 50 g di lardo 2 dl di vino bianco 2 dl di aceto 1 cipolla alloro maggiorana chiodi di garofano noce moscata 1 mela prezzemolo tritato brodo 100 g di burro olio extravergine d’oliva sale e pepe Preparazione Pulite la lepre, tagliatela a pezzi e tenete da parte il cuore e il fegato. Lavate la carne e mettetela a marinare coperta in acqua fredda e aceto per 12 ore assieme al vino bianco, la cipolla a pezzi, qualche foglia di alloro, la maggiorana, sale e pepe. Trascorso questo tempo, scolate la carne dalla marinatura, asciugatela e fatela rosolare, tenendo però da parte una coscia, in un soffritto di cipolla e burro insaporito con il lardo a pezzetti, un paio di chiodi di garofano e una grattatina di noce moscata. Quando la carne sarà ben rosolata, unitevi il brodo, un poco alla volta, e fate cuocere a fuoco dolce e tegame coperto per circa un’ora. Nel frattempo disossate la coscia e passate al tritatutto la carne assieme al cuore, il fegato, la sopressa, un bel ciuffo di prezzemolo tritato e la mela a pezzi. Mettete tale composto nella pentola assieme alla lepre e proseguite la cottura per un’altra ora e mezza o comunque fino a quando la carne sarà cotta al punto giusto, sempre tenendo bagnato con del brodo. Servite accompagnando con morbida polenta. Vino consigliato Valdadige Terra dei Forti Enantio Riserva Centro Carni Gazzi di Gazzi Fabrizio Via Pedemontana, 20 SORANZEN di Cesiomaggiore (BL) Tel. 0439 438161 - Cell. 328 9349009 23 GARE CINOFILE 2014 13 Aprile - Gara Sociale A.C.B. E Trofeo Emanuele Ferro della Rac. Di Pedavena La manifestazione si è svolta nel quagliodromo in loc. Collesei di Feltre. Sempre impeccabile l’organizzazione curata dai Responsabili Sigg. Renato Comacchio, Gabriele Spada ecc. Così la classifica dei Soci A.C.B. Vincitore del Trofeo Ferro 1 - Giovanni Vidorin 2 - Orlando Pontin 3 - Gianvittore Beppiani 1 - Giovanni Vidorin 2 - Orlando Pontin 3 - Luciano De Franceschi 18 Maggio - Trofeo Ennio Campigotto 11^ Edizione Gara a quaglie con sparo. La manifestazione è sempre molto sentita e partecipata anche per gli ambiti trofei messi a disposizione dalla Famiglia Campigotto a cui va un nostro sincero ringraziamento. Questa la classifica: 1 - Carlo Curto con setter Argo 2 - Orlando Pontin 3 - Renato Comacchio 14 Agosto - Trofeo Enrico De Girardi La gara si è svolta, su fagiano abbattuto, nel bellissimo campo d’addestramento cani in loc. Canal di Feltre. Vista la numerosa partecipazione di cacciatori sono state formate tre batterie che sono state così aggiudicate: Batteria A vinta da Paolo De Girardi Batteria B vinta da Carlo Curto Batteria C vinta da Giuseppe Tres Al barrage per aggiudicarsi il trofeo dell’amico Enrico 1 - Paolo De Girardi con pointer Canon 2 - Carlo Curto con bracco tedesco Zeno 3 - Giuseppe Tres con Rocy setter. A fine gara tutti attorno ad un tavolo per un gustoso pranzo presso la sede dei Cacciatori di Feltre preparato dai soliti Organizzatori ai quali vanno tutti i nostri complimenti. Bravi! 24 24 Settembre - Organizzano le Rac di Alano di Piave e Quero Prova su selvatico naturale senza abbattimento valevole anche per il campionato regionale Italcaccia. Oltre alle Riserve hanno collaborato alla bellissima manifestazione Federcaccia, A.C.B. e Italcaccia. Vince il Trofeo il nostro Socio Paolo De Girardi con il setter Ciro. CLASSIFICA PROVINCIALE dei cani 2014 Alla fine delle 20 gare disputate per cani da ferma nelle varie tipologie di selvatico questa è la classifica generale: 1 – Zeno kurzaar di Carlo Curto con punti 179 2 – Freen setter di Renato Comacchio con punti 174 3 – Attila kurzaar di Giuseppe De Cia con punti 159 MANGIMI E TRASPORTINI SCONTO 10% TTO U T I FUOR AMENTO GLI I B B IA A CACC INO TI F N O C S 0% AL 5 PREZZI CONVENZIONATI PER TESSERATI A.C.B. - LENTIAI - via Belluno, 79 - Tel. 0437 552370 25 mercatino Vendo volpe (vedi foto) a E 25.00. Chi è interessato telefoni a Valter. Cellulare 349 6718983 Vendo binocolo Leica con telemetro inserito in perfetto stato (un anno di vita) mod. GEOVID 8X42 BRF – M. Se interessati telefonare al n. 333 7490650 Per decesso del cacciatore sono in vendita in ottimo stato di conservazione le seguenti armi: N. 1 Fucile sovrapposto marca “Bernardelli” cal. 12 N. 1 Fucile sovrapposto marca “Franchi” cal. 12 N. 1 Fucile doppietta retrocarica marca “Conco Nei York” cal. 12 N. 1 Fucile monocanna marca “Beretta” cal. 36 N. 1 Fucile automatico marca “Franchi” cal. 12 N. 1 Lungo marca Zeiss mod. dialyt 18 – 45X65 (usato pochissimo) N. 1 Cannocchiale per carabina con attacchi mod. Leupold VX – 3 6,5 – 20x50 SF N. 1 fototrappola nuova (mai usata) ART. GLS 3000 BERETTI Chi è interessato a questi articoli può telefonare al seguente numero di cell. 346 1059918 P.S.: PREZZO INTERESSANTISSIMO PER ACQUISTO IN BLOCCO CALENDARIO CORSI SCUOLA FORESTALE LATEMAR Anche quest’anno pubblichiamo molto volentieri il calendario della Scuola Latemar. Diversi nostri Soci hanno partecipato ai Corsi e sono ritornati entusiasti. Un’esperienza impegnativa ma unica che ci ha coinvolto anche emotivamente il commento più frequente. Sappiamo che nostri Soci si sono già iscritti per il prossimo anno. Ricordiamo a tutti di ricordarsi, al momento dell’iscrizione, di dire che siete soci dell’A.C.B. perché avrete una riduzione sul prezzo del Corso. CALENDARIO DEI CORSI 2015 26 PERIODO GESTIRE IL CERVO – Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo al cervo – integrazione per cacciatori in possesso dell’abilitazione al prelievo selettivo 13 gennaio IL RICHIAMO DELLA FORESTA - Suggerimenti e tecniche per foto naturalistiche con la tecnica del Digiscoping 14 – 16 gennaio GESTIRE GLI UNGULATI – Cacciatore di ungulati con metodi selettivi abilitato al prelievo di cinghiale, capriolo, daino, cervo e muflone 20 – 25 aprile 04 – 09 maggio 08 – 13 giugno 09 – 14 novembre GALLIFORMI I - gestione e conservazione dei galliformi alpini 11 – 14 maggio GESTIRE IL CINGHIALE - dalle tecniche di prelievo al controllo (Cacciatore di cinghiale abilitato alla caccia collettiva, conduttore di cane da limiere, cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo del cinghiale) 18 – 21 maggio PUNTI DI OSSERVAZIONE – progettazione, costruzione e manutenzione delle altane 15 – 16 giugno JA KO “ Il cuoco cacciatore” (Macellazione, trasformazione e cucina naturale delle carni di selvaggina) 16 – 19 giugno 01 – 04 dicembre IL RECUPERO – formazione del conduttore di cane da traccia 20 – 22 luglio IL RECUPERO – approfondimento per conduttori e cani da traccia 24 – 25 luglio GESTIRE IL CAMOSCIO Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo ed accompagnamento al camoscio 27 – 30 luglio GALLIFORMI II - conduttori di cani da ferma in ambiente alpino 31/08 – 03/09 GESTIRE IL CERVO - Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo ed accompagnamento al cervo 05 – 08 ottobre Per informazioni e/o iscrizioni: Azienda Provinciale Foreste e Demanio, (referente Giovanna Timpone) via M. Pacher, 13 – 39100 Bolzano tel. 0471/414872 fax 0471/414889 email: [email protected]. Il calendario dei corsi è consultabile all’indirizzo internet: www.forstschule.it. CONTRIBUTI PER RIPRISTINO AMBIENTALE 2014 Sono stati distribuiti in questi giorni alle Riserve, con Soci A.C.B. e che ne avevano fatto richiesta, i contributi per l’attività di ripristino ambientale svolta sul proprio territorio. Le Riserve che avevano inoltrato la domanda sono state 24 e l’importo complessivo erogato ammonta a € 3.935,00 L’orientamento del Direttivo dell’Associazione, che ritiene questa iniziativa molto valida non solo per l’immagine positiva che riceve il mondo venatorio, è quello di proporlo anche per il prossimo anno. Si confida quindi che anche altre Riserve s’impegnino nella tutela e pulizia del proprio territorio e che presentino all’Associazione domanda di contributo e la relativa documentazione entro 31 Agosto 2015. CALENDARIO 2015 È in distribuzione presso i Delegati periferici il calendario 2015. L’impostazione tipografica è sempre la stessa, contenuta nelle misure, per permettere di appenderlo anche su pareti piccole. La redazione ringrazia sentitamente i fotografi per averci messo a disposizione le loro foto sempre molto belle e coinvolgenti che ci accompagneranno il prossimo anno. 2015 901266_CACCIATORI_calen dario_muro_2015.indd 1 14/11/14 17.24 Hanno Collaborato A Questo Numero Di Caccia 2000 Bastianon Barbara, Bellus Luca, Bragagna Patrizia, Buzzo Valter, Carlin Ivan, Citterio Carlo, Corrà Francesco, Crosato Alessandra, Curto Carlo, Dal Pan Elvio, De Bastiani Costantino, De Candido Walter, D’incà Teresa, D’Isep Romeo, Fuso Alberto, Giacomelli Alessandro, Giasone Angelo, Grassi Renato, Olivier Stefano, Pante Luciano, Pelli Sandro, Pioggia Pasquale, Pol Sandro, Provincia di Belluno, Rosson Daniele, Zamboni Umberto PAGINA NUOVA 175x95,5 18-07-2012 19:12 Pagina 1 C Colori compositi M Y CM MY CY CMY K 27 POESIA: Nadal de penitenza di T. D’Incà Nadal senpro poaret con poch te la cardenza novene e matutin digiuni e penitenza. Al di de la vigilia le mile Ave Marie, vinti corone in fila con intenzioni pie. Fin medanot e oltre ore e ore de preci tedio mortal e son pai doveni e pai veci. La vose ognor pi bassa pensier che vola via, n’altra po’ n’altra n’altra e ancor Ave Maria. La stanzia l’è ingiazada noi tuti ingretolidi co l’è la fin se crola ormai tuti intronidi. Ma prima de partir ognun pal so guancial la forza ancor de dirse: – A tuti bon Nadal ! 28 La recita delle mille Ave Maria la vigilia di Natale era una tradizione presente nel Bellunese. Il Natale era una festa intima in cui aveva rilievo soltanto l’aspetto religioso. Assente del tutto il clima consumistico e stressante di adesso. Niente doni, luminarie, viaggi... Magari solo un piccolo presepio. Fra la gente comune non si usavano neanche piatti o dolci particolari, nenache il panettone. Unico acquisto: forse un po’ di mandorlato e un po’ di mostarda. Quella del 23 dicembre era chiamata sera de le sete zene perchè in vista del digiuno completo della vigilia, durante la serata si mangiava qualcosa, magari un po’ di frutta secca. Nadal col sol, Pasqua an stizon Nadal sul zoch, Pasqua tel loch Da Nadal a San Stefen (poco tempo) AUGURI ai soci Soci A.C.B. che nel periodo settembre e dicembre 2014 hanno compiuto o stanno per compiere gli anni Riserva nominativo data nascita anni Auronzo di Cadore Zandegiacomo Seidelucio Giuseppe 20-09-42 72 Canale d'Agordo Xaiz Aldo 23-09-42 72 Lentiai De Candido Livio 26-09-42 72 Feltre Zabot Graziano 12-11-42 72 Belluno Fagherazzi Flavio 28-11-42 72 Auronzo di Cadore Salvia Francesco 04-12-42 72 Seren del Grappa Paoli Giorgio 11-12-42 72 Sappada Zambon Natale 14-12-42 72 Lamon Maccagnan Giovanni 21-12-42 72 Santo Stefano di Cad. Costan Sandro 03-09-43 71 Mel Vadagnin Sergio 26-09-43 71 Santa Giustina Bugana Carlo 27-10-43 71 Trichiana Portolan Franco 02-11-43 71 Farra d'Alpago Ciprian Franco 03-11-43 71 Feltre Gallon Aldo 21-11-43 71 Cibiana Zandanel Serafino 27-11-43 71 Quero Roman Alcide 28-11-43 71 Sedico Dalla Vedova Giuseppe 29-11-43 71 Belluno Da Rold Carlo 03-12-43 71 Vallada Agordina Maiandi Tiziano Franco 04-12-43 71 San Gregorio N. Alpi Centeleghe Gianangelo 25-12-43 71 Seren del Grappa Scariot Giovanni 25-12-43 71 Feltre Colferai Primo 04-09-44 70 Feltre Bordin Remo 11-09-44 70 Feltre De Boni Luciano 27-09-44 70 Rivamonte-Voltago Pollazzon Mario 29-09-44 70 Mel Ferrazzi Giancarlo 03-10-44 70 Mel Dalle Sasse Gianni 23-10-44 70 Arsiè Menin Carlo 15-11-44 70 Lentiai Largura Franco 17-11-44 70 Forno di Zoldo Ciprian Alfio 23-11-44 70 Domegge di Cadore Cavalet Graziano 05-12-44 70 Canale d'Agordo De Ventura Ernesto 30-10-29 85 Domegge di Cadore Pinazza Eugenio 26-09-30 84 Mel Zuccolotto Antonio 14-12-30 84 Sovramonte Dalla Corte Giamberto 14-12-30 84 Calalzo di Cadore De Gerone Amilcare 08-10-31 83 Santa Giustina Schenal Guido 30-12-31 83 Alano di Piave Codemo Nilo 01-09-32 82 Sappada Quinz Cherubino 14-11-32 82 Sovramonte Trento Bortolo 03-12-32 82 Lamon Forlin Filippo 20-09-33 81 Lamon Gaio Vittore 19-10-33 81 Belluno Masoch Gianfranco 01-11-33 81 Lamon Conte Giuseppe R. 08-11-33 81 San Gregorio N. Alpi Cadorin Giovanni 10-12-33 81 Canale D'Agordo Fontanive Angelo 25-09-34 80 Arsiè Gasperin Francesco 14-10-34 80 San Gregorio N. Alpi Centeleghe Annibale 17-10-34 80 San Tomaso Agordino Rossi Martino 16-09-35 79 Vas Solagna Sereno 15-11-35 79 San Gregorio N. Alpi Argenta Giorgio 09-09-36 78 Santo Stefano di Cad. Petris Ermen Guido 24-09-36 78 Auronzo di Cadore Zandegiacomo Mazzon Giuseppe 10-10-36 78 Gosaldo Bellante Gino 26-10-36 78 Puos d'Alpago Titton Danilo 27-11-36 78 San Tomaso Agordino Vallata Giuseppe 10-09-84 30 Lamon Facen Gildo 02-09-37 77 Lozzo di Cadore Montecchio Andrea 19-09-84 30 Belluno Dall'Anese Giuseppe 11-09-37 77 Belluno Sommacal Moreno 20-11-84 30 Tambre Bortoluzzi Aurelio 25-09-37 77 Feltre Centa Moreno 03-09-85 29 Farra d'Alpago Brandalise Agostino 07-10-37 77 Lentiai Spada Nicola 17-10-85 29 Ponte nelle Alpi Bortoluzzi Lorenzo 30-11-37 77 Sospirolo Cadore Mirco 30-11-85 29 Domegge di Cadore Buzzo Vincenzo 04-09-38 76 Lamon Forlin Fulvio 16-09-86 28 Auronzo di Cadore Vecellio Reane Dino 19-10-38 76 Gosaldo Marcon Simone 07-12-86 28 Arsiè Cescato Mario 30-10-38 76 Quero Mazzocco Nicola 08-09-87 27 Arsiè Tonin Valeriano 29-11-38 76 Domegge di Cadore Del Favero Leo 22-09-87 27 Lozzo di Cadore Da Pra Enzo 04-12-38 76 Limana Vedana Paolo 06-10-87 27 Lozzo di Cadore Da Pra Gilberto 04-12-38 76 Feltre Campigotto Marco Hubert 07-12-87 27 Pedavena Cossalter Silvano 20-12-38 76 Trichiana De Vecchi Alain 15-09-88 26 Taibon Agordino Savio Domenico 17-10-39 75 Tambre Bortoluzzi Erich 20-09-88 26 Falcade Genuin Angelo 21-10-39 75 Forno di Zoldo Pieruz Emanuele 15-11-88 26 Seren del Grappa Colmanet Tulio 11-11-39 75 Canale d'Agordo Deola Nicolo' 01-09-89 25 Trichiana Mazzer Ettore 13-11-39 75 Belluno Sandon Elisa 02-10-89 25 Sovramonte Slongo Luigi 16-09-40 74 Agordo Del Din Alessandro 27-12-89 25 Santa Giustina Bibelia Tiziano 21-09-40 74 Fonzaso Toigo Manolo 17-09-90 24 San Tomaso Agordino Mazzuia Giovanni 20-10-40 74 Limana Castellan Luca 15-10-90 24 Arsiè Brandalise Agostino 15-11-40 74 Forno di Zoldo Olivier Jacopo 17-09-91 23 Auronzo di Cadore Corte Corinello Giulio 15-11-40 74 Belluno Da Ros Andrea 11-10-91 23 Sedico De Nard Renzo 25-11-40 74 Fonzaso Dal Zotto Stefano 18-12-91 23 Feltre De Carli Giuseppe 26-11-40 74 Trichiana Brancher Luca 29-10-92 22 Sedico Carlin Dino 16-12-40 74 Tambre Paulon Francesco 01-11-92 22 Lentiai Geronazzo Marcello 15-09-41 73 Chies d'Alpago Cappellari Simone 24-11-92 22 Sappada Boccingher Albino 25-09-41 73 Lamon Coldebella Eddy 06-12-92 22 Tambre Saviane Romeo 26-09-41 73 Limana Castellan Enrico 01-09-93 21 Sappada Benedetti Fasil Silvio 08-11-41 73 Sovramonte Bee Gabriele 31-10-94 20 Tambre Azzalini Ubaldo 26-11-41 73 Trichiana Barp Angelo 22-12-41 73 Lorenzago di Cadore De Michiel Gian Antonio 30-12-41 73 E I Più Giovani: 29 Il Racconto Tratto dal sito www.cacciapassione.com Caccia alla Beccaccia: Eccomi ancora qui, io e il mio cane Toki in giro per le montagne di casa mia a caccia della Regina del Bosco, la Beccaccia, il sogno di ogni cacciatore e penso anche di ogni cane da caccia fermaiolo. È da quando ero un ragazzo, già appassionato di caccia, che giro per questi boschi sui monti dietro casa mia, il massiccio degli Alburni, nella provincia di Salerno, tra Sicignano e Petina, vicino al Parco Nazionale del Cilento. Una volta ci venivo con mio nonno e mio padre; devo dire però che cacciare da soli con il proprio cane è qualcosa di affascinante. Si odono tutti i suoni del bosco, senti il suono del tuo respiro, di quello del tuo cane ed il rumore dei passi sembra così forte da dare quasi fastidio. La caccia alla Beccaccia è stato il mio desiderio e la mia passione da quando sono cresciuto abbastanza da poter andare a caccia con mio nonno e mio padre; ho sempre creduto che fosse il tipo di caccia che più ti mette a confronto con la Natura con una preda per niente facile da scovare e capace quindi di tirar fuori il meglio di ogni cacciatore. Grazie a mio nonno e mio padre ho sempre praticato la caccia secondo determinati valori di etica vivendo e tutelando la Natura: “Ama la Natura e rispetta l’ambiente. Caccia solo quello di cui hai bisogno ed abbi rispetto della tua preda”. Queste sono alcune delle mie regole da Cacciatore, da Cacciatore serio con la “C” maiuscola. Siamo a fine ottobre e l’aria è bella fresca ma non fa freddo, almeno io non lo sento, ma forse sarà per la scarpinata fatta per arrivare fino a qui a più di 640 metri. Ho avuto fortuna, il cielo è limpido e non c’è una nuvola neanche a cercarla; l’erba intorno al sentiero brilla per via della rugiada dando a tutto il paesaggio un’atmosfera quasi da sogno. Intorno a me pioppi, roverelle, rovi, ginepri cantano con il loro fruscio alla leggera brezza che sfiora la montagna. Toki mi precede ansimando mentre gironzola lungo il sentiero senza mai allontanarsi troppo da me. L’ho addestrato proprio bene fin da piccolo quando un mio amico me lo regalò. Toki è un Espagneul Breton, fermaiolo e riportista per eccellenza sia per l’innato istinto conferitogli dalla genetica propria della razza che per le innumerevoli ore trascorse ad addestrarlo. Guardarlo all’opera è un piacere, sta già perlustrando la zona come fa di solito per cominciare a 30 Caccia alla Beccaccia prendere confidenza con il terreno di caccia; tutto intorno il bosco è abitato da olmi, roverelle, corbezzoli, qualche pino e camminando si viene investiti a volte dal profumo del lentisco, del mirto, del finocchietto e del rosmarino che in questo bosco crescono in abbondanza. Sembra proprio l’ambiente ideale di pastura per la Regina del Bosco. Toki continua il suo giro. Lo osservo continuamente per scorgere qualche segno della presenza della Beccaccia, talvolta rallenta e si ferma a testa alta per affinare la ricerca, specie in prossimità di alcune zone in cui la macchia si fa più fitta, annusando intorno per catturare qualsiasi odore; lo seguo ed ogni volta che sembra abbia sentito l’usta della Beccaccia tento di scorgere qualche ulteriore traccia del suo passaggio leggendo le fatte. Un buon cacciatore deve conoscere bene la propria preda, conoscerne le abitudini, il comportamento e le tracce che lascia. Nel caso della Beccaccia è utile saper leggere le fatte, cioè gli escrementi lasciati dal selvatico; questo può aiutarci a capire se nei dintorni ci sia o ci sia stata una Beccaccia e comportarci quindi di conseguenza. Per ora ho trovato solo fatte secche, probabilmente della nottata appena trascorsa; speriamo di trovarne più fresche, ciò vorrebbe dire che qualche Beccaccia si trova ancora nei paraggi. È da quasi un’ora ormai che scarpiniamo per la montagna, ma pare che le Beccacce si siano ormai allontanate da questo posto. Non importa, insistiamo! Toki ha ancora voglia di girare e io con lui, la bellezza della caccia è anche questo: girare in mezzo alla Natura, in pieno contatto con la Natura, in cerca della preda e divertirsi già solo con questo, pure se il carniere resta vuoto. Però la speranza è l’ultima a morire e dopo un’incertezza nell’atteggiamento di Toki scorgo una serie di fatte fresche, sembrano brillare. Ci siamo! Una Beccaccia era probabilmente in pastura qua intorno fino a poco prima del nostro arrivo. Non ci vorrà molto e Toki sono certo che la troverà, gli faccio annusare meglio la zona ove abbiamo trovato le fatte fresche, “Vai Toki, Cerca! Cerca!”. Dopo un paio di giri più larghi improvvisamente Toki rallenta il passo, qualche annusata apparentemente ben diretta con fare circospetto verso un punto preciso e comincia una guidata verso la radice di un vecchio olmo a circa 50 metri davanti a me. L’ha trovata! Toki è un grande cacciatore ed è meraviglioso vederlo mentre esegue una splendida ferma, a dir poco statuaria, quasi rispettoso della Regina. Ora però tocca a me. Mi avvicino cercando di fare meno rumore possibile, imbraccio il mio Benelli Montefeltro Calibro 12 e resto in attesa del frullo. Il cane sembra avermi capito al volo e quando si accorge che sono in posizione per il tiro avanza ancora di un passo verso il punto dove ha scorto il selvatico, ma Toki non riesce a concludere un solo passo che uno scartoccio improvviso rompe il silenzio innaturale del bosco. Il frullo della Regina che si alza in volo dai cespugli proprio dianzi a me; la beccaccia comincia così un volo basso con uno slalom velocissimo tra gli alberi che rende ancora più arduo il tiro; il primo colpo infatti si risolve in una clamorosa padella contro un pino, ma con il secondo colpo riesco finalmente a fermare la fuga della Beccaccia. Toki non è più accanto a me già dal primo sparo, era immediatamente scattato verso la beccaccia seguendola durante il volo, infatti dopo alcuni istanti lo vedo già nei pressi del luogo dove ho visto cadere la Regina, “Porta Toki! Porta! Porta!”. Eccolo tornare verso di me trotterellando con in bocca una delle più belle beccacce che mi sia mai capitata. “Bravo Toki! Bravo!”. Dopo questa bella azione ci meritiamo uno spuntino prima di cominciare a cercare un’altra Regina in questa splendida mattinata di pura passione. Ricordo di Roby Che tristezza, essere qui a demandare alla penna quello che ti appartiene e che non avresti mai voluto avvenisse. Riflessioni…ricordi… purtroppo. Ricordi di una persona che non c’è più. Ricordi di anni condivisi con tanti di noi per una passione che ci apparteneva e ci appartiene: la caccia. La caccia con i tuoi cani a cercare la beccaccia o a scovare la lepre che ti era famigliare e che ti apparteneva fin da bambino, o quella caccia “nuova” diversa, al capriolo, al cervo, al cinghiale. Approccio diverso, giornate e notti dedicate a questi selvatici, a volte settimane, trascorse in compagnia girando l’Europa “venatoria”, seguendo una passione che accomunava entrambi, e non solo noi. Giornate indimenticabili, oggi purtroppo, solo ricordi. Spero che queste poche righe divulgate attraverso la rivista Caccia 2000 della nostra Associazione, alla quale eri orgoglioso di appartenere, servano a tenere vivo il ricordo di una persona straordinaria nei tanti amici che ti hanno conosciuto e ricorderanno con tanta nostalgia. Morgen 31 NOTIZIE DAI CIRCOLI CIRCOLO DI LENTIAI CIRCOLO DI santa giustina Prima giornata di caccia al camoscio nella riserva di Santa Giustina, fortunata per due nostri soci A.C.B. con il prelievo di due maschi, Collavo Ivan con un due anni e Cassol Adriano, cinque anni. 65R con palla monolitica Hasler. Il 10 Settembre 2014 è stata una mattinata fortunata per il socio A.C.B. di Lentiai De Candido Walter: un abbattimento di un buon maschio di capriolo con basculante Vima cal. 6,5 x Serata fortunata, quella del 19 Ottobre 2014, per il socio A.C.B. della riserva di Lentiai De Candido Livio che posa con il figlio Walter accanto al cervo appena abbattuto in località Salet di Sotto con caD’Ambros Italo detto Bertino classe 1936 ha effet- rabina Mannlicher cal. 8 x 68s e palla monolitica tuato un bel tiro a 380 metri in località passo Lore- Hasler. gone Val Visdende con lui il figlio Andrea e l’amico Puliè Giuseppe, giornata stupenda! CIRCOLO DI santo stefano CIRCOLO DI san nicolò di comelico Abbattimento del nostro socio De Bolfo Raffaele avvenuto sabato 27 settembre ore 06.55, a Iaredo con Sauer 202 7 remington. 32 CIRCOLO DI santo stefano Dopo aver scelto la zona di caccia la sera prima e aver fortunatamente avuto la possibilità di poterla prenotare per il giorno dopo, ci siamo alzati più che speranzosi! Durante le prime ore la caccia però si è dimostrata Da Rin Andrea e Massimo piuittosto deludente e magra di avvistamenti. Arrivati in cima alla valle, un piccolo gruppo di camosci, che evidentemente aveva percorso la nostra stessa strada nel risalire, ci ha sentiti, allontanandosi velocemente... per un attimo rimaniamo avviliti dalla sfortunata serie di eventi, ma abbiamo subito intravisto un animale solitario ad una distanza però improponibile: circa 650 m. Decidiamo, quindi, di procedere all’avvicinamento e raggiunta la postazione piu vicina al camoscio dopo un’ora di appostamento l’animale si è fatto vedere. Telemetrata la distanza di 347 m Andrea ha trovato l’appoggio perfetto come perfetto è stato il tiro! Qualche difficoltà nel recupero, ma molte soddisfazioni nel momento del conteggio degli anni! Un bel maschio di 18 anni!!!! CIRCOLO DI canale d’agordo Festa del cacciatore in Val di Gares L’8 e il 9 agosto 2014 si è tenuta a Gares la 4°edizione della “FESTA del CACCIATORE” organizzata dalla Riserva Alpina di caccia di Canale d’Agordo. Presso l’area pic-nic di Gares nel primo pomeriggio di venerdì 8 agosto e per tutta la serata si è svolta la gara di tiro con carabina ad aria compressa per soli cacciatori. Il primo premio in palio, anche quest’anno, è stato il caratteristico “scheibe”, bersaglio tirolese, un dipinto su legno realizzato dalla cadorina Sonia Fedon, vinto dal socio Mario Bogo della riserva di Taibon Agordino. È seguita la cena con piatti tipici e l’intrattenimento musicale dei “Jaghdomblaser” suonatori di corno provenienti dalla Germania. Molto gradita è stata anche la visita del nostro Presidente Provinciale Sandro Pelli con alcuni componenti la giunta A.C.B. La giornata di sabato è iniziata con la Santa Messa celebrata da Don Fernando e animata dai suonatori di corno. Sono seguiti i voli turistici in elicottero che hanno dato modo a molti turisti e non solo di ammirare dall’alto la suggestiva valle di Gares con lo scenario spettacolare delle Pale di San Martino. Conteporaneamente si sono svolte le gare di tiro con la carabina e con il “tira sas” aperta a tutte le categorie. Non sono mancati gli intrattenimenti per i bambini con giochi e percorsi didattici organizzati con lo scopo di far conoscere anche ai piccoli l’ambiente montano e gli animali selvatici che lo popolano. Per tutta la giornata di sabato ha funzionato la cucina con piatti tipici preparati dai soci della riserva e dai volontari, allietati dalla bella musica di Cosmo Forcella. A conclusione della serata l’estrazione dei biglietti della lotteria (1° premio carabina Weaterby), e la consegna di una litografia del pittore locale Giuliano De Rocco al gruppo dei suonatori di corno”Jaghdmblaser” per ringraziarli della loro partecipazione e come segno di amicizia tra la riserva di Caccia di Canale d’Agordo e il gruppo tedesco. Giornate intense, ma belle, rese possibili dalla collaborazione e disponibilità di tante persone che il presidente della riserva Rosson Daniele ringrazia tutt’oggi e augurando un sereno Natale 2014 invia un caloroso arrivederci al prossimo anno. 33 CIRCOLO DI la valle agordina CIRCOLO DI sospirolo Un bel esemplare di cervo coronato 15 punte, abbattuto il 19 ottobre 2014 dal socio A.C.B. De Zorzi Giovanni, accompagnato dal socio A.C.B. De Zaiacomo Renato, nella r.a. di La Valle Agordina. Peso 130 Kg età presunta 7/8 anni. Bel abbattimento del Socio Giovanni Da Rold nella serata del 15 ottobre in loc. Grave di Oregne. Cervo dal peso di Kg, 120 eviscerato…fermato con un colpo WM 300. Nella foto vediamo Giovanni con il nipote Andrea primo tifoso e molto orgoglioso del nonno. Circolo di Auronzo ABBATTIMENTO DI UNA FEMMINA DI CAMOSCIO CON TROFEO ANOMALO Le abbondanti nevicate dello scorso inverno hanno distrutto completamente diverse mangiatoie. Anche la Riserva di Auronzo ha avuto questo problema che è stato parzialmente risolto con la spassionata opera di recupero fatta da alcuni Soci della stessa che documentiamo con due foto. Alla ricostruzione totale della mangiatoia Collalto hanno partecipato i Soci Zandegiacomo Mazzon Giuseppe, Mazzucco Marzio, Lozza Giuseppe, Vecellio Oliva Albereto e Giacomelli Alessandro. Gli amici, Soci A.C.B. della RAC di La Valle, posano orgogliosi accanto alle spoglie di una vecchia femmina di camoscio abbattuta in loc. Vall Grande da De Col Adriano con un combinato cal. 7 x 68. Peso vuoto Kg. 16,5. La caratteristica, ecco perché anomalo, è che aveva le corna alte 2 cm. e che terminavano a punta: anni 15. Al ripristino della mangiatoia Maraia erano presenti i soci Zandegiacomo M. Giuseppe, Lozza Giuseppe e Giacomelli Alessandro. 34 MISURAZIONE DEL RINCULO Rinculo (Ibs) ARGO E PRO Competitor 1 Competitor 2 Tempo ARGO E PRO combinazione vincente PROGRESSIVE COMFORT - Argo E Pro è la carabina più tecnologica al mondo, l’unica ad avere un sistema esclusivo di full comfort. Il Progressive Comfort e il nasello in poliuretano speciale assorbono rinculo e vibrazioni migliorando le sensazioni e le prestazioni balistiche, rendendo l’arma più stabile e precisa. MODULARITà - Argo E Pro. Due carabine in una. Puoi scegliere la lunghezza calciolo – grilletto (LOP) in tre misure: 350 mm che rende l’arma compatta ideale per una caccia istintiva in battuta oppure 365 / 380 mm per una classica impostazione di tiro. COATING - Il nuovo coating che riveste la carcassa oltre a conferire maggior prestigio all’arma assicura nel tempo elevate resistenze all’usura e all’attacco degli agenti atmosferici. www.benelli.it Vieni a trovarci nella tua armeria. Benelli ti aspetta POTRETE TROVARE I NOSTRI PRODOTTI PRESSO RIVENDITORI SPECIALIZZATI ESCLUSIVI E ONLINE SUL SITO WWW.SWAROVSKIOPTIK.COM FAMIGLIA Z6(i) PRECISIONE IN TUTTE LE SITUAZIONI Caccia alla cerca. Caccia d’altura. Caccia dinamica. Safari. Caccia d’appostamento. Ogni tipo di caccia è speciale, ciascuna affascina e conquista grazie alle proprie caratteristiche peculiari. Con lo Z6(i) sarete pronti ad affrontare qualsiasi scenario. Questo capolavoro offerto da SWAROVSKI OPTIK ha rivoluzionato completamente il modo in cui usiamo i cannocchiali da puntamento. Dispone di uno zoom 6x che garantisce un impressionante campo visivo a basso ingrandimento e consente di individuare i dettagli fondamentali ad alto ingrandimento. 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