ISSN 2283-5873
Scienze e Ricerche
SR
BIMENSILE
MENSILE- -N.
N.158 (15
- GIUGNO
OTTOBRE
2015
2015)
8.
15.
Scienze SRe Ricerche
RIVISTA BIMENSILE · ISSN 2283-5873
GLI ANNALI 2015
(uscita: dicembre 2015)
1 numero in formato elettronico: 7,00 euro *
* 5,00 euro per gli autori e i componenti del comitato scientifico e del collegio dei referees
ISSN 2283-5873
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SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016
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SCIENZE DELLA VITA E DELLA SALUTE
SCIENZE AGRARIE E VETERINARIE
INGEGNERIA CIVILE E ARCHITETTURA
SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE,
CHIMICHE E DELLA TERRA
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INGEGNERIA INDUSTRIALE
E DELL’INFORMAZIONE
SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE,
ARTISTICHE E DELL’ANTICHITÀ
SCIENZE STORICHE E GEOGRAFICHE
SCIENZE FILOSOFICHE
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SCIENZE GIURIDICHE
SCIENZE ECONOMICHE E STATISTICHE
SCIENZE POLITICHE E SOCIALI
SCIENZE DEL COMPORTAMENTO
E DELLA FORMAZIONE
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Abbonamento annuale a Scienze e Ricerche in formato elettronico
(24 numeri + supplementi e numeri monografici): 42,00 euro *
* 29,00 euro per gli autori e i componenti del comitato scientifico e del collegio dei referees
www.scienze-ricerche.it
annali
2015
15. Sommario
5
5
9
COPERTINA
ROBERTO FIESCHI
21
Distruzioni
pag.
5
pag.
9
pag.
17
pag.
20
pag.
21
pag.
43
pag.
55
pag.
81
RENATO VIGNATI
Lo sguardo mistificatore. Inganno e conflitto nelle interazioni
familiari
CLAUDIO PALUMBO
Individual wellbeing, organizational and social, through the assessment
and development of soft skills
ROBERTO TOSCANO
Viaggio tra le meraviglie sonore del mondo
MARGHERITA MASTROPAOLO, TITO BALDINI, ANGELO ARIEMMA
Eroi. Concerto a tre voci tra mito e realtà
ANNA TOSCANO
55
Giorgio Baglivi. The Italian Work of an armenian Physician
born in Croatia
CINDY SÁNCHEZ CASTILLO, LUZ MARINA VANEGAS AVILÉS
Costa Rica. La Seguridad Alimentaria nacional y su relación
con los Acuerdos de Libre Comercio
RICERCHE
FRANCESCA IAQUINTO - ALESSIO RUSSO
Su una dimostrazione del Theorema Aureum di Gauss
n. 15 (15 ottobre 2015)
3
N. 15 (15 OTTOBRE 2015)
ISSN 2283-5873
Scienze e Ricerche
Rivista bimensile
n. 15 (15 ottobre 2015)
Coordinamento
• Scienze matematiche, fisiche e naturali:
Vincenzo Brandolini, Claudio Cassardo, Alberto Facchini, Savino Longo,
Paola Magnaghi-Delfino, Giuseppe Morello, Annamaria Muoio, Andrea
Natali, Marcello Pelillo, Marco Rigoli, Carmela Saturnino, Roberto Scandone, Franco Taggi, Benedetto Tirozzi, Pietro Ursino
• Scienze biologiche e della salute:
Riccardo N. Barbagallo, Cesario Bellantuono, Antonio Brunetti, Davide
Festi, Maurizio Giuliani, Caterina La Porta, Alessandra Mazzeo, Antonio
Miceli, Letizia Polito, Marco Zaffanello, Nicola Zambrano
• Scienze dell’ingegneria e dell’architettura:
Orazio Carpenzano, Federico Cheli, Massimo Guarnieri, Giuliana Guazzaroni, Giovanna La Fianza, Angela Giovanna Leuzzi, Luciano Mescia,
Maria Ines Pascariello, Vincenzo Sapienza, Maria Grazia Turco, Silvano
Vergura
• Scienze dell’uomo, filosofiche, storiche, letterarie e della formazione:
Enrico Acquaro, Angelo Ariemma, Carlo Beltrame, Marta Bertolaso, Sergio Bonetti, Emanuele Ferrari, Antonio Lucio Giannone, Domenico Ienna, Rosa Lombardi, Gianna Marrone, Stefania Giulia Mazzone, Antonella
Nuzzaci, Claudio Palumbo, Francesco Randazzo, Luca Refrigeri, Franco
Riva, Mariagrazia Russo, Domenico Russo, Domenico Tafuri, Alessandro
Teatini, Patrizia Torricelli, Agnese Visconti
• Scienze giuridiche, economiche e sociali:
Giovanni Borriello, Marco Cilento, Luigi Colaianni, Riccardo Gallo, Agostina Latino, Elisa Pintus, Erica Varese, Alberto Virgilio, Maria Rosaria
Viviano
Abbonamenti in formato elettronico (pdf HD a colori):
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4
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SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | COPERTINA
Distruzioni
ROBERTO FIESCHI
Professore Emerito di Fisica, Università degli Studi di Parma
N
el febbraio è stata mostrata dagli jihadisti
la distruzione, a colpi di ascia e piccone,
dei manufatti assiri di seimila anni fa,
conservati nel museo di Mosul. L’hanno
definita “la più grande demolizione di
idoli nell’epoca moderna”; gli idoli dovevano essere distrutti
“in quanto rappresentazioni diverse da Dio”; è stato mostrato
anche un immenso rogo di oltre ottomila libri antichi e rari.
Nel marzo l’IS ha distrutto i resti archeologici della città di
Hatra, nel nord dell’Iraq, città fondata dalla dinastia seleucide nel Terzo secolo a.C. Anche parte delle antiche mura di
Ninive, antica capitale dell’Impero Assiro, nel nord dell’Iraq, sono state distrutte, e così pure statue assire dell’ottavo
secolo a.C.
Guerrieri assiri
Per correttezza ricordo che le dichiarazioni del governo
iracheno che gli antichi siti archeologici di Nimrud (una delle quattro capitali dell’Impero Assiro che sorgeva lungo la
sponda orientale del fiume Tigri a sud di Mosul, fondata dal
re Shalmaneser, 1274-1245 a.C.; divenne capitale sotto Assurbanipal II). e Hatra siano stati completamente distrutti e
rasi al suolo da parte dello Stato islamico (IS) sono state contestate da alcuni archeologi che citano immagini satellitari.
La città di Palmira è caduta nelle mani dell’IS il 20 maggio. A fine agosto viene distrutto parte del tempio di Baal,
il Signore del Cielo (II secolo d.C.). Alcuni giorni dopo, la
distruzione del tempio di Bel, tra i meglio conservati di Palmira. In seguito i miliziani hanno fatto esplodere, nella necropoli antica, tre torri funerarie, le più belle.
Gli edifici più importanti di Palmira erano stati costruiti
quasi interamente dai romani e dai loro alleati tra il Primo e
il Terzo secolo d.C.
Il terrorismo dell’IS mira dunque anche al passato culturale. Nell’interpretazione estremistica dell’Islam adottata
dall’IS, le statue, gli idoli e i santuari sono oggetti di culto
offensivi verso Allah e per questo vanno distrutti. “Queste
rovine dietro di me, sono quelle di idoli e statue che le popolazioni del passato usavano per un culto diverso da Allah”,
dichiara un jihadista “Il Profeta Maometto ha tirato giù con
le sue mani gli idoli quando è andato alla Mecca. Il nostro
Profeta ci ha ordinato di distruggere gli idoli e i compagni
del Profeta lo hanno fatto quando hanno conquistato dei
Paesi”.
Naturalmente questo scellerato assalto ai siti archeologi5
COPERTINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
ci non oscura gli assassini, gli innocenti morti a causa delle
guerre, e, in generale la crisi umanitaria in corso nella regione.
Non ho qui la pretesa di elencare tutte le distruzioni nel
Medio Oriente in questi ultimi anni. Vorrei invece ricollegarle alle molte altre simili orrende follie: la tentazione della
violenza iconoclasta è ricorrente; nei monoteismi, nei regimi
dittatoriali e nelle ideologie assolute questa tentazione è particolarmente forte.
Non includo le distruzioni nel corso delle guerre, perché
causate da motivazioni differenti. Ricordo, a esempio, quella
di Troia da parte degli Achei (XIII secolo a.C. ?), la distruzione completa di Cartagine (146 a.C.), le cui rovine furono
addirittura cosparse di sale per simboleggiare che la città non
doveva più risorgere, ….per giungere alle immani distruzioni durante la Seconda Guerra mondiale: i bombardamenti
indiscriminati dell’aviazione alleata contro le città tedesche,
quelli americani che distrussero in buona parte Tokio, l’atomica su Hiroshima e Nagasaki, fino a quelli americani sul
Vietnam; la città imperiale di Hue, a lungo capitale del Vietnam; doveva essere splendida, prima che i bombardamenti
distruggessero almeno la metà dei suoi edifici.
A proposito del lancio della bomba sulle due città giapponesi, vale la pena di ricordare che, quando, nel luglio 1945
si trattò di scegliere gli obiettivi più adatti a rendere chiaro l’enorme potere distruttivo della nuova arma, mentre gli
scienziati indicavano Kyoto,fu il ministro della guerra Henry
Stimson a opporsi perché questa era per il Giappone la città
sacra, piena di monumenti. Così Kyoto fu risparmiata.
Rivediamo, frugando nella memoria e saccheggiando Internet, alcuni fatti storici; seguirò nel limite del possibile un
critero cronologico.
Ebla fu un’antica città sumerica del Bronzo antico (metà
del III millennio a.C.), rifondata due volte e infine distrutta
alla metà del II millennio a.C., i cui resti si trovano a circa
60 km a sud-ovest di Aleppo. La città fu distrutta, con buona
parte della sua biblioteca, dai Re di Accad nel 2250 a.C. circa, lasciandola in preda al saccheggio e all’incendio appiccato dai loro soldati. Gli archivi di Ebla, costituiscono la più
antica biblioteca organizzata finora scoperta.
La Bibbia è colma di racconti sulle distruzioni di popolazioni e città. Due soli esempi. Il primo è il diluvio universale,
tema ricorrente in precedenti culture, anche se il più conosciuto è il racconto biblico dell’Arca di Noè: malcontento
della malvagità dell’uomo, Dio sterminò ogni creatura del
pianeta risparmiando soltanto la famiglia di Noè. Uomini,
donne, bambini e animali morirono annegati in una impensabile agonia. Il secondo: sotto la direzione di Dio, Giosuè
distrusse l’intera città di Gerico (una delle città più antiche
del mondo), uomini, donne e bambini inclusi; tenne l’argento, l’oro, il bronzo ed il ferro per Dio e, infine, diede fuoco
alla città.
In quelle epoche non erano infrequenti eventi drammatici
di questo genere.
Quando Cambise invase l’Egitto nel 525 a.C., ordinò alle
truppe persiane di fare razzia e distruggere tutte le bibliote6
che dei templi lungo il Nilo. Gli antichi papiri del Vecchio
Regno, accumulati nel tempio di Ptah a Menfi, gli annali reali
di Karnak e Luxor, e molto altro, furono gettati nelle fiamme.
Nel 330 a.C., Alessandro Magno distrusse totalmente la
città di Persepolis, già capitale del grande Impero Persiano.
Nel Palazzo di Dario e di Serse c’era un gruppo di sale chiamato “la Fortezza delle Scritture”; la biblioteca, contenente
200.000 righe scritte in caratteri d’oro su 5200 pagine fatte
di pelli bovine, fu bruciata, e così si persero gli originali delle
opere degli Zoroastriani.
Quando con Teodosio il cristianesimo è diventato religione dello stato imperiale, la furia dei monaci distrusse templi
pagani e fece scempio di opere d’arte.
Il Serapeo, il più famoso tempio dedicato a Serapide, costruito in Alessandria durante il regno di Tolomeo III (che
regnò dal 246 al 222 a.C.), venne distrutto nel 391 d.C., privato dei simboli pagani, per poi essere trasformato in chiesa,
o, forse, sulle sue rovine venne insediata una comunità di
monaci provenienti dal deserto.
Nel cristianesimo ci volle Sant’Agostino per sostenere il
rispetto delle vestigia pagane, ma non fu molto seguito.
L’iconoclastia è stato un movimento di carattere politicoreligioso sviluppatosi nell’Impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento era l’affermazione che la venerazione delle sacre
immagini spesso sfociasse in una forma di idolatria. Questa
convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario,
ma anche la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose, compresi i capolavori artistici.
Iconoclasti furono anche l’Islam, il calvinismo e il movimento puritano sviluppatisi con la Riforma protestante, e
che portarono alla distruzione di molte statue ed effigi nelle
chiese e nelle cattedrali nord-europee riformate.
Nell’anno 262 i Goti invasero Efeso, dove distrussero,
bruciandolo, il tempio di Artemide, considerato una delle
Sette Meraviglie del Mondo.
Nel 213 a.C. l’Imperatore cinese Qin Shi Zheng ordinò
di bruciare tutti i libri, con l’unica eccezione dell’I Ching, il
Libro dei Cambiamenti, che riteneva benefico; molti intellettuali che disobbedirono all’ordine furono sepolti vivi.
Il secondo grande disastro letterario della storia cinese avvenne nell’anno 23 d.C., quando l’usurpatore Wang Mang
devastò nuovamente la Biblioteca Imperiale, che conteneva
oltre 13000 opere.
Il Palazzo Yang comprendeva una Sala delle Scritture; nel
1281 i conquistatori mongoli ordinarono che tutte le opere
letterarie fossero raccolte e date alle fiamme.
Ciò che era avvenuto impallidisce, però, di fronte alla distruzione di libri durante la Rivoluzione Culturale, ordinata
dal Presidente Mao negli anni ‘70. La “pulizia” fece correre
all’indietro la scienza e le arti di diversi decenni. Protagonisti del primo periodo (1966-1968) furono le Guardie Rosse,
circa 30 milioni, studenti delle scuole superiori e delle università, che inneggiavano a Mao Tse-tung, impugnando il
Libretto rosso. Sono stati distrutti numerosi scrigni buddisti,
porcellane, dipinti della dinastia Ming e statue della dinastia
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | COPERTINA
Tang. Gli edifici antichi, come i templi, erano costruiti in
legno, perciò facili da distruggere con il fuoco.
Nel Tibet, su 6.000 templi ne sono rimasti appena 50. Una
parte delle distruzioni è avvenuta durante l’occupazione all’inizio degli anni 50, ma gran parte è stata causata da gruppi
di Guardie Rosse locali. Nel tempio di Confucio, anch’esso
distrutto, è stata bruciata la maggior parte delle tavolette incise con le opere classiche.
Tra il 614 ed il 644, gli Arabi e i loro alleati furono responsabili della distruzione dei maggiori archivi di Gerusalemme,
Ctesifonte, Gandeshapur e Cesarea, così come delle copie
“erronee” del loro stesso Corano nei territori da loro conquistati. Più tardi, la Biblioteca dei Califfi a Cordoba fu razziata
da Almanzor (980).
La Biblioteca di Alessandria fu la più grande e ricca biblioteca del mondo antico e uno dei principali poli culturali ellenistici. Nel 642 il comandante delle truppe arabe che
avevano appena conquistato l’Egitto distrusse la biblioteca
su ordine del califfo ’Omar. Questa fu la motivazione del
califfo: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano,
o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono
dannose e vanno distrutte». In precedenza la biblioteca aveva
già subito incendi o distruzioni: nel 48 a.C., intorno al 270
d.C. e, forse, nel 391 d.C.
La Biblioteca di Costantinopoli, fondata nel 330 d.C., fu
distrutta in gran parte o bruciata durante la Quarta crociata
(1202-1204), quando i crociati prendono e mettono al sacco
Costantinopoli, ponendo fine all’Impero latino d’Oriente.
Nel 1258, a opera delle truppe mongole del Khan Hulagu, Baghdad, allora sede del califfato abbaside, fu assediata, conquistata e rasa al suolo; la grande biblioteca (Bayt
al-Hikma, ovvero “la Casa della Sapienza”) fu distrutta, la
popolazione decimata, il Califfo ucciso.
Il 7 febbraio 1497, promosso dal frate Girolamo Savonarola, ebbe luogo a Firenze un rogo (conosciuto come Falò delle
vanità) di libri e opere artistiche di considerabile valore, essendo ritenuto materiale immorale.
Un rogo di 600 libri fu ordinato nel 1490 dall’inquisitore
Torquemada, quando oltre al libro si dava spesso fuoco anche al suo autore.
Nel secolo XVI avvennero le spedizioni dei conquistadores spagnoli nel Nuovo Mondo, agli ordini di Cortez e
Pizarro, che spazzarono via in modo rapido e completo le
civiltà di Aztechi, Maya e Inca. Al loro seguito sopraggiunse
l’Inquisizione, a eliminare gli scritti originali indigeni. Nel
1539 la Chiesa del Messico ordinò la distruzione dei Codici aztechi; nel 1561 i missionari iniziarono nello Yucatan la
sistematica devastazione di tutti i geroglifici Maya, su pietra
o su pergamena.
Passano alcuni secoli. In Europa abbiamo l’Illuminismo e
la rivoluzione industriale.
Ma, negli anni del genocidio degli armeni (1915-16, oltre un milione di vittime innocenti) ebbero ancora luogo
distruzioni di monasteri, di chiese, gioielli dell’architettura
medioevale,trasformate in stalle o in caserme, opere d’arte,
croci storiche scolpite nella pietra (khachkar, simbolo degli
armeni), biblioteche (famosa la Matenadaran di Yerevan,
una delle più antiche biblioteche del mondo).
E ancora ottanta anni fa altri roghi di libri e di opere d’arte.
Il 10 maggio 1933 è una delle date più plumbee della storia
della cultura europea. In varie città della Germania il nazismo, giunto al potere da alcuni mesi, organizza giganteschi
roghi di libri svuotando le biblioteche delle principali città
universitarie tedesche. A prendere fuoco in quel 10 maggio – come nei giorni precedenti e successivi – sono i libri
giudicati contrari allo spirito tedesco e colpiscono gli autori
ebrei – Sigmund Freud, Thomas Mann e Walter Benjamin
tra questi – i comunisti, i socialisti.
Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) la persecuzione religiosa da parte di estremisti anarchici, portò al
danneggiamento di molte chiese e all’uccisione di vescovi,
sacerdoti e laici.
In tempi recenti (2012) i quaedisti africani hanno distrutto
vari santuari sufi dei secoli XV e XVI nella città di Timbuktu
(Mali), e bruciato gli antichi papiri.
In Cile dopo il colpo di Stato dell’11 settembre del 1973
i militari cileni, per ordine del dittatore Augusto Pinochet,
sequestrarono e bruciarono migliaia di libri di politica.
7
COPERTINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Il 29 di aprile 1976 il capo dell’Esercito incaricato della
riorganizzazione Nazionale (Colpo di stato argentino), ordinò un rogo collettivo di libri, tra i quali si trovavano opere
di Marcel Proust, Gabriel García Márquez, Saint-Exupéry.
Disse che lo faceva “con il fine che non rimanga nessuna
parte di questi libri ...perché questo materiale non continui a
ingannare i nostri figli”.
8
Nel marzo 2001 i Talebani ordinarono la distruzione delle
due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, denunciando come idolatre quelle sculture.
Nel luglio del 1999 - in linea con la consolidata tradizione
islamica che non distrugge le testimonianze archeologiche
del passato, il Mullah Mohammed Omar aveva emanato un
decreto in favore delle conservazione dei Buddha di Bamiyan; ma i Talebani bandirono ogni forma di raffigurazione, musica e sport, compresa la televisione, in accordo con
quello che loro consideravano una rigorosa interpretazione
della legge islamica.
Nel marzo 2001 un decreto dichiarò: «in base al verdetto
del clero e alla decisione della Corte Suprema dell’Emirato Islamico, tutte le statue in Afghanistan devono essere distrutte. Tutte le statue del paese devono essere distrutte perché queste statue sono state in passato usate come idoli dagli
infedeli. Sono ora onorate e possono tornare a essere idoli in
futuro. Solo Allah l’Onnipotente merita di essere adorato, e
niente o nessun altro».
In Malesia tra aprile e maggio 2006, numerosi templi indù
sono stati demoliti dalle autorità cittadine, con violenze contro gli indù.
Perché questo lungo – e largamente incompleto – elenco?
Non certo per giustificare o attenuare le responsabilità di chi
ha ordinato o eseguito le distruzioni di questi ultimi anni da
parte dei militanti dell’IS.
“La storia - scrive Enzo Bianchi, priore del monastero di
Bose – serve da un lato a non stupirci per l’intolleranza,
dall’altro a spegnerla richiamandoci alla razionalità, che
oggi significa mostrare ai popoli dell’Oriente postcoloniale
che gli riconosciamo soggettività, dignità ...”
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA
Lo sguardo mistificatore. Inganno e
conflitto nelle interazioni familiari
RENATO VIGNATI
Dipartimento di Giurisprudenza, Teorie, culture e tecniche per il Servizio sociale, Università di Macerata
L’articolo propone una rilettura del saggio Mystification,
Confusion, and Conflict (1965) di David Ronald Laing, rilevando i molteplici significati che assume il concetto di
mistificazione nel contesto delle dinamiche familiari. Principalmente sono indagate in ambito clinico, attraverso una
metodologia fenomenologico-esistenziale, le esperienze e le
interazioni che caratterizzano i gruppi familiari
dove un membro è stato diagnosticato come schizofrenico. I particolari stili relazionali e comunicativi adottati dalle famiglie, permeati di conflitti, mistificazione e inganno, e trasformati in vere
e proprie prassi, hanno determinato l’alterazione
profonda della percezione di sé e dell’altro, sia di
chi mistifica sia di chi è mistificato, e la confusione del senso di identità. I concetti avanzati da
Laing sono stati confermati successivamente in
una serie di ricerche e di approcci terapeutici, e
conservano ancora oggi la loro attualità.
P
er quanto tempo si può sostenere
lo sguardo di chi inganna? In che
modo la manipolazione si trasforma in una rete che intrappola le
relazioni di una famiglia? Attraverso quali percorsi di conversione l’identità può
divenire confusa e smarrirsi, fino alla follia?
Le storie cliniche che Ronald David Laing incontra negli
ospedali psichiatrici inglesi, a partire dai primi anni ’60, lo
spingono a interrogarsi sulla natura e sul contesto dello smarrimento e della sofferenza umana. Prende corpo così l’intento di tracciare un nuovo orientamento clinico e di rendere
intellegibile l’esperienza della follia, districandone il linguaggio, i comportamenti e gli eventi che la caratterizzano.
Nel saggio Mystification, Confusion, and Conflict (1965), la
ricerca intrapresa lo sollecita a definire il concetto di mistificazione, che trova una precisa configurazione e possibilità
di decodifica nell’esame dei molteplici scambi relazionali e
nelle implicazioni sociali della famiglia, considerata come
un sistema. L’autore, che aveva aperto nuovi scenari nella
conoscenza del mondo della psicosi con il saggio The Divided Self (1960), spinge così la sua indagine dialettica nella
trama delle interazioni esperienziali e reciproche, tra persona e persona e nell’ambito delle dinamiche comunicative
tipiche di alcuni gruppi familiari. E’ uno sguardo appassionato quello che presta alle storie familiari, ricercandone le
esperienze, le radici esistenziali, e i nodi più profondi. Nel
tentativo di costruire e articolare una scienza delle persone,
rimette in discussione la visione più tradizionale del disturbo
mentale come unità morbosa, e sovverte irreversibilmente la
reputazione di ogni concezione riguardante la patologia.
1. L’INDAGINE DI RONALD DAVID LAING
Nel lavoro di ricerca e di terapia, sviluppato presso la clinica londinese del Tavistock Institute of Human Relation, a
9
PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
contatto diretto con famiglie di soggetti definiti schizofrenici,
nevrotici o normali, Laing sperimenta come le esperienze di
vita reale e le azioni dell’individuo, considerate generalmente dalla psichiatria sintomi e segni di un processo patologico,
organico o psichico, che resta comunque incomprensibile,
siano invece spiegabili come una prassi sociale di quel particolare contesto familiare, inteso come insieme determinato
di prassi e come processo che si dispiega nel tempo. Inoltre,
identifica nella mistificazione una modalità di difesa, costellata di pressione e di violenza psicologica, a cui ricorrono i
nuclei familiari per affrontare e dirimere le conflittualità che
insorgono all’interno, sia le semplici divergenze quotidiane
sia le convinzioni e gli interessi più profondi. La mistificazione, pur costituendo una forma rilevante di discomunicazione,
che compare nella comunicazione patologica o propriamente
schizofrenica (Anolli, 2002: 298), non è da identificare, in
ogni caso, con uno specifico sintomo di una patologia presente nella famiglia.
La pratica clinica di Laing e collaboratori condotta secondo modalità di ascolto, empatia e assenza di pregiudizi di
natura morale o clinica, ormai affrancata dalla concettualizzazione psicoanalitica, si afferma come reale comprensione
della sofferenza e, nello stesso tempo, come azione diretta
a demistificare l’insieme delle concezioni patologiche che
si collocano nelle classificazioni psichiatriche attribuite
alla condizione definita schizofrenica. Tale prassi, qualche
anno dopo troverà continuità nell’esperimento innovativo di
Kingsley Hall (1965), una comunità terapeutica alternativa
all’ospedale psichiatrico, dove, abolite le gerarchie e praticata l’autogestione, si persegue un processo di crescita e di
liberazione dalle comuni forme di angoscia e di insicurezza
ontologica (identificate nei meccanismi di risucchio, pietrificazione e implosione), che spesso si intrecciano con la
variegata fenomenologia delle problematiche psichiche. Per
rappresentare con un concetto il percorso di trasformazione,
potenzialmente liberatorio, che la struttura mira ad attuare, si
fa riferimento alla metanoia, termine che esprime un mutamento totale della mente (Laing, 1968).
2. I FENOMENI AMBIGUI E CONFUSIVI DELLA
MISTIFICAZIONE
Nella direzione di una psichiatria elaborata da Karl Jaspers, Eugène Minkowski, Ludwig Binswanger, e quindi
in una cornice metodologica di carattere fenomenologicoesistenziale che mira a valorizzare l’esperienza soggettiva,
Laing perviene a definire la mistificazione da un lato come
un atto, un comportamento che assume una fisionomia attiva,
e dall’altro lato, come uno stato, una condizione in cui versa
chi subisce passivamente la mistificazione.
Nelle relazioni interpersonali, l’atto di mistificare assume
per Laing (1975:318) il significato di “confondere, annebbiare, oscurare e mascherare quello che nella realtà accade,
sia essa esperienza, azione, processo o qualunque altra questione”.
La persona che si ritrova confusa, dopo quindi aver subito
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l’atto mistificatorio, vive nell’impossibilità di formarsi una
percezione esatta e completa di ciò che effettivamente sente o agisce, o di mantenere la coscienza a diretto contatto
con quello che sta accadendo intorno, e questo non riconoscimento comporta la sostituzione delle costruzioni mentali
vere di quello che esperisce, che fa (prassi) o che sta avvenendo (processo), con costruzioni false, e anche viceversa (i
problemi reali sono sostituiti con problemi falsi).
Allo stato di mistificazione può seguire la sensazione preminente di essere coinvolti o confusi in una rete interazionale
di fraintendimenti, una catena di ambiguità e contraddizioni,
che può produrre conflitti secondari, non sempre riconosciuti
e consapevoli (Esterson, 1970).
Nelle dinamiche relazionali la mistificazione implica l’esistenza di un conflitto nascosto, e l’effetto mascherante o
di annebbiamento delle conflittualità deve inevitabilmente
aumentare per continuare nell’opera di copertura della realtà, spingendosi fino ad attribuire alla percezione reale della
mistificazione un qualche senso di follia o malvagità.
“La persona che subisce la mistificazione è per definizione
confusa”, o può anche non sentirsi tale e non riuscire a vedere quale sia il vero conflitto, ma in ogni caso può avvertire
l’esistenza di qualche forma di opposizione, intra o interpersonale, e quindi esperire un clima ingannevole e un disordine
derivante da questioni false, perlopiù irrilevanti.
La vita relazionale e il suo lessico quotidiano diventa un
groviglio carico di situazioni mistificanti: una modalità per
attivare il modello mistificante nei confronti di quel che sente una persona, consiste nel confermare il contenuto di un’esperienza da un lato, sconfessandone le modalità dall’altro
(Laing, 1962).
Ad es. per risolvere una contraddizione che sembra emergere nella percezione interpersonale, una persona traspone
dalla percezione all’immaginazione la modalità di esperienza dell’altra, magari asserendo “è soltanto la tua fantasia”;
oppure, si può passare dal ricordo di una percezione al ricordo di un sogno, sostenendo “devi averlo sognato”.
Altra modalità di esercitare la mistificazione, è di sconfessare il contenuto dell’esperienza di una persona sostituendolo con attribuzioni connesse con la propria visione dell’altro,
configurandosi come rapporto oggettuale narcisistico. L’esempio esplicativo, narrato da Laing (1964), fa riferimento ad un bambino che la sera sta giocando rumorosamente,
mentre la madre, stanca, desidera solo che vada a letto al più
presto.
Da parte della figura materna, l’affermazione corretta sul
piano della comunicazione potrebbe essere: “Sono stanca,
voglio che tu vada a letto”, oppure “Vai a letto perché te lo
chiedo io”, o ancora, “Va’ a letto perché è arrivata l’ora”.
Invece, la modalità mistificatoria usata per indurre il bambino ad andare a letto riguarda l’espressione: “Sono certa che
sei stanco, tesoro, e che hai voglia di andare a letto, non è
vero?”. In questa formulazione, quello che viene attribuito
alle sensazioni del bambino (sei stanco) nasconde un ordine (va’ a letto), e quello che viene imposto di sentire è in
realtà quel che sente la madre (identificazione proiettiva).
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA
Il bambino potrebbe non sentirsi
stanco, contraddicendo l’affermazione materna, e la mistificazione
continuerebbe ad avere influenza
con espressioni suadenti di questo
genere: “La mamma queste cose
le sa, le comprende di più e prima
di ogni altra persona”; oppure, in
una formula più risoluta: “Non essere sfacciato, non puoi fare come
vuoi”. In questi scambi, emerge
anche la differenza discriminatoria,
di potere e autorità, detenuta dalla
figura genitoriale, oltre alle scarse
capacità di dialogo e comprensione
empatica.
Inoltre, la mistificazione può
riguardare i diritti e gli obblighi
reciproci vigenti in famiglia. Un
esempio, riferito da Laing, è costituito dall’episodio di un ragazzo
di 14 anni che trova il coraggio di David Ronald Laing
rivelare ai suoi genitori il suo stato
emotivo dichiarando di essere infelice, e ricevendo per tutta risposta: “Ma non puoi essere infelice. Non ti abbiamo dato tutto quello che desideravi? Come
puoi essere tanto ingrato da dire che sei infelice dopo tutto
quello che abbiamo fatto per te, dopo tutti i sacrifici che ci
sei costato?”. Anche in questo caso, i sentimenti sono negati
e stravolti dall’appello al senso del dovere e dalla costrizione
morale che sollecita il senso di colpa. Inoltre, le espressioni
usate dai genitori costituiscono delle forme di barriera relazionale, veri e propri ostacoli descritti accuratamente da
Gordon (2004).
Quando è coinvolto il sistema dei diritti e dei doveri, la
mistificazione appare particolarmente coercitiva, come se
qualcuno detenesse il diritto esclusivo di definire l’esperienza dell’altro. Nell’esempio precedente, il dilemma cruciale
diventa: “il ragazzo ha il diritto di essere infelice, o deve essere felice ad ogni costo perché altrimenti è un ingrato?”.
Spesso nel gruppo familiare si litiga per stabilire quale sia
realmente il problema principale da affrontare, ovvero quale
sia l’emergenza che incombe, estendendo il disaccordo sulle
modalità da impiegare per valutare i comportamenti. Nelle
famiglie di schizofrenici, si ritrova una sorta di perno fisso
(definito da Laing, asse di orientamento delle valutazioni),
intorno al quale ruota tutto il rigidissimo sistema familiare
che blocca ogni diversità di giudizio o di principio.
Un esempio lampante di come i punti di vista possano
risultare estremamente divergenti, è evidenziato da Laing
(1975: 320) nell’interazione frequentemente litigiosa di Judith, una ragazza di 26 anni, con il padre:
“Lui vuol sapere dove va quando esce, con chi esce, a che ora tornerà.
Lei dice che lui si intromette nella sua vita. Lui risponde che non fa
che il suo dovere di padre. Aggiunge che è sfacciata perché non gli
obbedisce. Lei dice che lui è un tiranno.
Lui risponde che non dovrebbe parlare così
a suo padre. Lei dice che ha il diritto di dire
quel che pensa…, ecc.”
Occorre riconoscere che l’altro
è anche un altro centro di orientamento nei confronti del mondo
oggettivo, ed è precisamente questa possibilità di riconoscersi l’un
l’altro come diversi centri di orientamento che appare essere carente
nelle famiglie degli schizofrenici.
La percezione di sé e dell’altro
diventa il problema fondamentale
in tutte le famiglie analizzate da
Laing (1964).
3. COME STABILIRE LA
PRIORITA’ DELLO SGUARDO?
Ma se la mistificazione attiva
consiste nell’alterare, mascherare,
o le prassi o i processi familiari, e
nel cercare di negare che il problema per l’uno può non esserlo per l’altro, allora come è possibile stabilire quale sia il
problema principale da affrontare se perfino la percezione
di chi studia le famiglie è diversa dalla percezione dei familiari stessi? L’unica soluzione al dilemma sta nel presentare
il punto di vista di tutti i soggetti coinvolti nella situazione
comune e nel sottoporlo alla verifica dei fatti. Ciò costituirà
effettivamente la metodologia di lavoro adottata da Laing ed
Esterson per indagare undici storie di donne diagnosticate
schizofreniche.
Una delle storie descritte dagli autori riguarda June (15
anni): la madre nel descrivere il cambiamento inspiegabile
nel carattere della figlia, avvenuto alcuni mesi prima della
psicosi, ne attribuisce la causa al periodo di vacanza trascorso in un campeggio, dove per la prima volta June aveva vissuto lontana dai suoi familiari (Laing, 1964: 138).
“June prima era: rumorosa; mi diceva tutto; veniva sempre con me;
era felice e piena di vita; le piaceva nuotare e andare in bicicletta; era
piena di buon senso; giocava a domino, a scacchi e a carte ogni sera;
obbediente; mai avrebbe pensato a fumare; credeva in Dio.
Dopo: quieta; non mi dice quel che sta avvenendo dentro di lei; vuole
stare sola; ha l’aria infelice; è meno vivace; pratica meno sport e legge
di più; ha soltanto ragazzi per la testa; non ha più voglia di giocare;
preferisce stare in camera a leggere; disobbediente e petulante; fuma
un paio di sigarette al giorno senza chiedere il permesso; non crede
più in Dio”.
La madre di June, in precedenza, si era lamentata con i
dottori di tali cambiamenti, considerandoli manifestazioni
di malattia e malvagità, mentre in realtà erano soltanto l’espressione di una ricerca di maggiore autonomia e il bisogno
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PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
di emancipazione. La ragazza era stata completamente mistificata, ma continuando a nutrire fiducia in sua madre, cominciò a sentirsi malata e cattiva, assumendosi il pesante carico
di risolvere le contraddizioni tra i suoi processi maturativi e
le valutazioni negative sostenute dalla madre.
La mistificazione, anche nelle vicende appena riportate,
assume un carattere transpersonale, è quindi un modo di
agire di uno sull’altro che giova alla condizione difensiva
e alla sicurezza della persona stessa che mistifica o inganna
(è la malafede sartriana), ma non tutte le azioni sono necessariamente da considerare espressioni mistificanti (ad es. le
affermazioni: “mi dà fastidio sentirti parlare di certe cose”;
“mi sembra una cosa orribile da dirsi, mi disgusti”).
Invece, il seguente è un esempio lampante di mistificazione e di disconferma comunicativa:
Madre “Non ti rimprovero di parlare in quel modo. So che non dici
sul serio”.
Figlia “Ma io dico sul serio”.
Madre “Ma no cara, lo sai anche tu. Solo che non riesci a trattenerti”.
Figlia “Io riesco a trattenermi”
Madre “No cara, so che non riesci perché sei malata. Se pensassi anche solo per un momento che non sei malata, sarei molto in collera
con te”.
In questa forma particolare di mistificazione che la madre
usa ingenuamente, la prassi si converte in un processo, ovvero ciò che una persona fa diventa una serie impersonale di
eventi di cui nessuno è l’autore. Tuttavia, avverte Laing, la
distinzione tra prassi e processo (proposta da Sartre, 1960),
non può portare in ogni caso a identificare una patologia familiare, in quanto la mistificazione è una forma di prassi ma
non costituisce di per sé un processo patologico. In un continuum, la mistificazione raggiunge il limite estremo quando
la confusione si estende a tutta l’esperienza (memoria, percezioni, sogni, fantasie, immaginazione), e anche nei processi e nelle azioni di una persona, che infine viene indotta a
confondere, oltre alla percezione di sé e degli altri, anche il
senso di identità.
La disconferma del Sé da parte dell’altro, che si osserva
nella comunicazione patologica, è soprattutto “la conseguenza di una particolare mancanza di consapevolezza delle
percezioni interpersonali” (Watzalawick, 1971: 83), un fenomeno che viene definito impenetrabilità e che caratterizza
la famiglia dello schizofrenico i cui membri costruiscono di
continuo relazioni armoniose sulle sabbie mobili di pseudoaccordi e dispute violente (Laing, Lee, 1969).
La funzione principale che riveste la mistificazione è il
mantenimento dello status quo, e viene attuata quando uno o
più membri del nesso familiare (tutti gli individui del gruppo
parentale), con il loro modo di sentire e di agire, sembrano costituire una minaccia per l’equilibrio familiare (Laing,
1962).
La mistificazione quindi agisce per conservare ruoli stereotipati e modelli sociali prestabiliti. I genitori lottano per
preservare la propria immagine, sono impermeabili ai biso12
gni emotivi dei figli, vissuti come una minaccia distruttiva
dei loro schemi preconcetti, e mascherano o nascondono
situazioni preoccupanti in famiglia, negando la loro stessa
esistenza. Inaccessibilità e mascheramento ricorrono spesso
nelle caratteristiche con le quali si propone la mistificazione,
e impediscono di fatto il mantenimento di relazioni autentiche e di reciproca conferma (Laing, 1960, 1961). Un esempio è quando si cerca di indurre l’altro a credere che i suoi
bisogni emotivi sono soddisfatti, mentre chiaramente non lo
sono affatto, o si finisce per rappresentare le esigenze affettive come qualcosa di irragionevole, eccessivo o egoista.
In linea con i risultati degli studi di Laing, questi concetti sono stati confermati in una serie numerosa di ricerche,
quali il concetto di complementarità non reciproca, sviluppato da Wynne (1958); i ruoli stereotipati e rigidi, la non
autenticità, studiati da Lomas (1961); le modalità o tecniche,
descritte da Searles (1959), che tendono a minare la fiducia in se stessi e la percezione della realtà generando solo
confusione e disordine. Inoltre, l’attenzione posta allo stato
di mistificazione e la posizione insostenibile, si avvicinano
molto all’ipotesi di Haley (1959) che il controllo della definizione delle relazioni sia un problema centrale nell’origine
della schizofrenia; il concetto di mistificazione si sovrappone
al concetto di doppio legame (Bateson et al., 1956), senza
tuttavia esserne sinonimo (il doppio legame è necessariamente mistificante, mentre la mistificazione non sempre è un
completo doppio legame). Altri autori, collegati alla Scuola
di Palo Alto, hanno approfondito le problematiche della comunicazione patologica e paradossale (ad es. Watzalawick,
1967; Haley, 1959); anche il concetto di giochi psicotici, definisce, nell’ambito del sistema familiare, le relazioni diventate caotiche, imprevedibili, caratterizzate da impenetrabilità
ed imprendibilità (Selvini Palazzoli, 1988). Anche un testo
quale “La famiglia che uccide” (Schatzman, 1976), ripropone e definisce nella sua indagine sulla struttura familiare
i modelli educativi, distinti da stili espressivi emozionali e
affettivi rigidi, che sono all’origine dei processi patogenici.
In tempi più recenti, è possibile ritrovare il meccanismo
principale della mistificazione (l’espropriazione dei sentimenti, desideri e aspirazioni, e la loro sostituzione con una
falsa realtà interiore, indotta dagli altri significativi) nella
PAS (sindrome da alienazione parentale), quando uno dei
due genitori con manovre psicologiche di induzione, introiezione e proiezione, espropria il figlio dei sentimenti d’amore
verso l’altro genitore, operando una sostituzione della realtà
affettiva (Gulotta, 2008).
Un punto di riferimento fondamentale per comprendere
le caratteristiche del fenomeno della mistificazione, rimane
la ricerca che Laing ed Esterson (1964) conducono da una
prospettiva sociale e fenomenologica sulle storie di undici
donne diagnosticate come schizofreniche e le loro famiglie.
Lo studio si concentra sul tipo particolare di relazioni interne
e sulle dinamiche comunicative che producono esclusione e
disagio nell’intero sistema familiare. I due autori sottolineano che il paziente con una diagnosi di schizofrenia, non è affetto da una malattia la cui eziologia è ignota, si tratta invece
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA
di una persona che ha esperienze e comportamenti bizzarri.
Tra le storie narrate, presentate senza ricorrere a categorie
interpretative o cliniche, e descritte secondo criteri fenomenologici, si distinguono quelle di Maya e di Ruth per la rilevanza dei processi e dei conflitti relazionali caratterizzati
da particolari interazioni che propongono molteplici aspetti
mistificanti e invalidanti. Le due vicende riportate di seguito,
documentano come dietro ai segni e ai sintomi psicotici che
risaltano ad una prima osservazione e ricorrono nelle diagnosi, esiste una storia, un percorso esistenziale che l’esposizione continua a processi mistificatori ha coperto, confuso
e deviato.
4. LA MISTIFICAZIONE È ILLUSIONE O DIFFIDENZA?
LA STORIA DI MAYA
Maya ha 28 anni e ha iniziato a immaginare “cose sessuali” dall’età di 14 anni, quando è tornata a vivere con i
suoi genitori dopo una lunga separazione durata sei anni a
causa della guerra. Nello stesso periodo ha cominciato a masturbarsi, fantasticando sui rapporti sessuali dei genitori. Le
difficoltà relazionali, causate dalla timidezza, accentuavano
la distanza dai ragazzi. Si sentiva sempre più irritata dalla
presenza fisica del padre ed era spaventata che i genitori potessero scoprire i suoi pensieri e curiosità sessuali. Aveva
provato a parlarne, ma loro escludevano decisamente che lei
potesse avere pensieri del genere.
Anche durante un colloquio clinico, ha rivelato la sua attività autoerotica, ma i suoi genitori hanno risposto, naturalmente, che non era vero!
La madre di Maya non diceva: “Fai molto male a masturbarti”, o “Stento a credere che tu fai una cosa simile”. Neppure diceva a Maya di non masturbarsi, ma semplicemente
negava il fatto.
La madre tentava ripetutamente di indurre Maya a dimenticare alcuni episodi che la madre stessa non voleva ricordare, ma senza dire direttamente: “Non voglio che parli di questo, e tanto meno che lo ricordi.” Sosteneva, invece: “Vorrei
che ricordando aiutassi il dottore, ma ovviamente non ti ricordi perché sei malata.”
La madre insistentemente interrogava Maya riguardo la
sua capacità di memoria per indurla a credere che era malata, dimostrandole che era soggetta ad amnesie, o che aveva
visto male o capito male qualcosa, o se immaginava di ricordare qualcosa di preciso del passato, derivava dal racconto
dei genitori.
Questi ricordi, presunti falsi o immaginari, procuravano
alla madre grande preoccupazione, ed erano per la stessa
Maya fonte di grande confusione. In un colloquio con i clinici, la madre rivela di sperare che la figlia non ricordi la sua
malattia, perché teme che prenderne consapevolezza potrebbe sconvolgerla, anche se questo fatto implica passare la vita
in un ospedale!
I genitori non solo smentivano i ricordi, i sentimenti, le
percezioni, le motivazioni e le intenzioni di Maya, ma anche
quanto loro stessi le attribuivano. Parlavano e agivano come
se conoscessero meglio di Maya tutto quello che la riguardava, e questa supremazia era mantenuta in modo mistificante,
senza chiarire mai le questioni.
Per esempio, una volta Maya espresse l’intenzione di voler
lasciare l’ospedale temendo che la madre stesse cercando di
trattenerla ad ogni costo, malgrado il suo ricovero non fosse
più necessario. La replica della madre è stata: “Credo che
Maya riconosca che io farei veramente qualsiasi cosa per il
suo bene, senza riserve, qualsiasi cambiamento necessario, a
meno che non sia assolutamente impossibile.”. Da notare, le
forme di mistificazione presenti nella dichiarazione, espresse
in quel “veramente” e “per il suo bene” che è molto distante
dalla percezione di Maya. La madre, diventa l’arbitro di tutto, di ciò che Maya riconosce e vuole veramente, a differenza
delle sue vere intenzioni, di quello che è necessario per il suo
bene, di ciò che è possibile o realizzabile.
Maya a volte reagiva a tali mistificazioni percependole lucidamente, altre volte con più difficoltà in quanto non sapeva
se poteva fidarsi della sua memoria, della madre e del padre,
delle sue prospettive e metaprospettive.
L’analisi attenta agli scambi verbali di questa famiglia,
condotta da Laing ed Esterson, ha rivelato che le dichiarazioni dei genitori non erano attendibili: Maya lo sospettava,
ma era proprio questa sospettosità che i suoi genitori consideravano una malattia. Spesso quindi metteva in dubbio la
validità dei propri sospetti, e passava dal negare con argomenti deliranti ciò che dicevano i genitori, all’inventare una
storia qualunque alla quale aggrapparsi (ad es. che a otto anni
era stata ricoverata in ospedale, in occasione della sua prima
separazione dai genitori).
Come figlia unica, Maya era stata sempre la pupilla del
padre, ma la madre non riusciva ad ammettere qualcosa di
così semplice come un sentimento di gelosia quando parlava
della vicinanza di Maya con suo marito. Sembrava essersi
tanto identificata con Maya da rivivere il suo rapporto con
suo padre, che era stato, secondo lei, un “susseguirsi di accettazione e di rifiuto”.
Quando Maya a 14 anni ha fatto ritorno a casa, apparve
cambiata. Ora desiderava studiare, non voleva più andare
a nuotare o fare lunghe passeggiate o pregare con il padre.
Aveva bisogno di leggere la Bibbia da sola, e protestava
quando il padre voleva sedersi vicino a lei a tavola. Non gradiva più andare al cinema con la madre e, in casa, pretendeva
di fare tutto da sola (ad es. lavava i vetri senza dirlo a nessuno) e non parlava di sé con i genitori.
Questi cambiamenti, indicati dai genitori come i primi segni di malattia, sono invece da considerare normali espressioni dello sviluppo. Maya riteneva la conquista dell’autonomia come il suo problema principale, i genitori invece sembravano considerare con allarme qualsiasi manifestazione di
autonomia e separazione.
Tali mistificazioni sono continuate, e per dieci anni nei
referti medici Maya è stata descritta come persona apatica,
isolata, carente nella vita affettiva, chiusa in se stessa, ostile,
con emozioni impoverite. Anche i genitori la vedevano così e
ripetutamente la definivano come una che non provava sen13
PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
timenti. Da parte sua le sembrava, invece, di non aver mai
ricevuto affetto, né di averlo mai potuto manifestare spontaneamente. E proprio la sua esasperazione e frustrazione
per questo motivo, sembrava spiegare la sua impulsività che
aveva determinato, alcuni anni prima, il suo secondo ricovero, quando si dichiarò che aveva assalito la madre con un
coltello (Laing, 1964:22):
Maya: “E perché ti ho assalito quella volta? Forse era che cercavo
qualche cosa che non avevo, per esempio l’affetto. Forse era fame di
affetto.”
Madre: “Ma se non ne volevi mai sapere! Dicevi sempre che sono
sdolcinature.”
Maya: “Comunque, quando mai me ne hai dato?”.
Madre: “Per esempio, se volevo baciarti tu dicevi <<non essere sdolcinata>>”.
Maya: “Ma non ti ho mai vista una volta lasciare che fossi io a baciarti”.
Il problema di Maya riguardava il fatto che i genitori non
pensavano a lei, né la vedevano, come una persona: come
quella che sono. Si sentiva spaventata da questo mancato riconoscimento, e reagiva aggredendo i genitori in un tentativo
estremo di autodifesa. Naturalmente era una reazione incom14
prensibile per i genitori stessi, che non
riuscivano ad afferrare il significato
di queste accuse. Maya insisteva nel
dire che i genitori non avevano per
lei nessun vero affetto in quanto né
conoscevano né volevano conoscere i
suoi reali sentimenti, e neanche a lei
era permesso di esprimere un affetto
spontaneo nei loro confronti.
Per tentare di spiegare le idee deliranti di Maya sulle influenze reciproche tra lei e i genitori, Laing prende
in considerazione una delle sue idee
ricorrenti, quella che qualcosa stesse
accadendo tra i suoi genitori, che lei
non riusciva a capire e che la riguardava da vicino.
E questo qualcosa esisteva davvero,
afferma Laing, infatti durante i colloqui avveniva uno scambio continuo,
tra padre e madre, di tanti piccoli gesti,
cenni, ammiccamenti e sorrisetti d’intesa, ma nello stesso tempo venivano
negati. Il risultato finale era che Maya
non sapeva più distinguere quando
percepiva qualcosa di reale o di immaginario.
Così gran parte di ciò che in Maya
poteva sembrare paranoide aveva origine dal fatto che Maya diffidava della
sua stessa diffidenza, non riuscendo a
convincersi che quello che le pareva
accadere stesse veramente accadendo.
5. LE VOCI INSOSTENIBILI: LA STORIA DI RUTH
La seguente storia, raccontata da Laing ed Esterson (1964),
illustra la particolare confusione che avviene tra la prassi e il
processo nella trama che ordisce la mistificazione familiare.
All’inizio della ricerca, Ruth ha 28 anni e dall’età di 20 era
stata ricoverata sei volte, rimanendo in ospedale per molti
anni.
Secondo i genitori, la crisi di Ruth era giunta improvvisamente quanto inspiegabilmente, dato che fino a quel momento era sempre stata una ragazza normale e felice, che non
aveva mai destato preoccupazioni di alcun tipo.
La madre la descrive come una bambina buona, giudiziosa, rispettosa, che non causava ansia ai genitori, facile da
educare, riflessiva, i cui capricci duravano poco, affettuosa e
molto legata alla madre. Insomma, secondo i genitori, docile
e sottomessa.
Poi, a 20 anni, incomprensibilmente, cominciò ad essere
depressa, a dire di sentirsi irreale e la sua condotta divenne
incontrollabile: da allora è stata sempre male, anche se tra
un attacco e l’altro torna ad essere quella di prima (buona,
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA
semplice, giudiziosa, ecc.).
Secondo i genitori, i principali sintomi della malattia di
Ruth sono costituiti dalla ribellione e dal risentimento che
manifesta in maniera aggressiva e dalla sua condotta incontrollabile, come quando indossa abiti di suo gusto e insiste,
caparbiamente, nel voler andare dove e con chi vuole.
Questa situazione paradossale si ripete costantemente, ad
es. quando Ruth si mette calze di lana colorate e si veste in
modo singolare, imitando lo stile del fratello scrittore. Questo comportamento è visto dai genitori come un sintomo della sua malattia.
La madre identifica nell’atto di Ruth di indossare le calze
il primo segno di un altro attacco che sta per arrivare, convertendo la sua azione (prassi) in un segno di un processo
patologico. Allora i genitori le ripetono che non ha giudizio,
che è poco rispettosa e sconsiderata nel procurare tanta ansia ai suoi genitori, tuttavia non le addossano la colpa, né la
considerano responsabile, perché la vedono un po’ strana e
malata.
La mistificazione, in questa situazione sta nel fatto che,
senza essere cattiva né pazza, “Ruth non può diventare altro
che una scialba zitella che invecchia in casa a fianco dei genitori che invecchiano”. E’ in realtà perseguitata dalle voci,
quelle del rimpianto e della vita non vissuta quando è buona,
e quelle dei suoi genitori quando è cattiva. Così impazzisce
in un altro modo. Tutto diventa molto confuso, e la ragazza
muove folli accuse ai genitori, dicendo che non vogliono che
essa viva, e fugge di casa esagitata.
Si ritrova pertanto in una posizione insostenibile (Laing,
1961).
Laing (1975: 333) tenta di spiegare la logica della mistificazione nel modo seguente:
“X è buono. Tutto il non-X è cattivo. Ruth è X. Se Ruth fosse Y sareb-
chiarato di aver supplicato il ragazzo di rompere con Ruth,
afferma decisamente di non averlo mai fatto. Di conseguenza
Ruth non sa che ruolo abbia avuto la madre nel determinare
la fine della sua vicenda amorosa. Ma neppure sua madre si
rende conto esattamente di ciò che ha fatto, tant’è vero che
quando Ruth l’accusa di aver manovrato la cosa da dietro le
quinte, le risponde che è malata.
“Madre: “Noi eravamo contrari alla cosa, ma non volevo mettere degli ostacoli… eravamo contrari perché non ci piaceva il carattere di
questo ragazzo… Gli parlammo due volte, per pregarlo di lasciarla in
pace, di aspettare finché non avesse una posizione lavorativa… L’abbiamo supplicato di lasciarla.”
I due genitori, dunque, si erano messi in contatto con il
ragazzo, all’insaputa di Ruth, e contemporaneamente, facevano pressioni sulla figlia perché lo lasciasse, dicendole che
era per il bene di lui. E quando il ragazzo la lasciò, per il bene
di lei, si mostrarono stupiti, dicendo che questo dimostrava
che lui non l’amava veramente.
La constatazione di Laing (1964) è che Ruth non si è mai
resa conto di quello che è successo e della trama di mistificazioni tessuta intorno a lei. Afferma di sentirsi meglio, anche
se ha rinunciato ai vestiti, ai ritrovi, agli amici che i suoi genitori disapprovano. Sembra aver capito che i suoi genitori le
vogliono bene e conoscono meglio di lei quello che le è necessario; d’altronde – conclude amaramente Ruth – “se non
mi adeguo, di solito finisco all’ospedale”.
Tutti gli sforzi demistificatori, attuati dagli operatori psichiatrici, interessano il tentativo di sciogliere il nodo profondo che tiene legata la persona mistificata, sollevando questioni che non sono mai state messe in discussione, o addirittura,
neppure ipotizzate, tranne quando la persona era malata.
be cattiva. Ma Ruth sembra Y.
Allora Y deve essere equivalente a X, nel qual caso Ruth non è vera-
6. LA DEMISTIFICAZIONE, OVVERO IL RIPRISTINO DI
mente non-X, ma è X.
RELAZIONI AUTENTICHE
Pertanto se Ruth cerca di essere Y, o lo è, sarà cattiva. Ma Ruth è la
persona X, cioè è buona, perciò Ruth non può essere cattiva, deve
essere pazza”.
Questo schematismo è comune a tutte le famiglie analizzate nello studio di Laing ed Esterson (1964).
Alla luce del conflitto in atto, la cui esistenza stessa viene negata dai genitori, è necessario analizzare le ragioni da
pazza che Ruth adduce per spiegare l’enorme difficoltà che
comporta per lei vivere.
Nel racconto della sua storia, Ruth riferisce il fatto che le
fu dato il nome della sorella minore di sua madre, suicidatasi all’età 19 anni per un amore infelice. Nel caso di Ruth,
la malattia cominciò a manifestarsi quando la ragazza aveva
vent’anni, dopo aver vissuto una vicenda d’amore molto simile a quella che aveva spinto al suicidio l’altra Ruth. La
cosa importante da notare, è che la madre, pur avendo di-
La conclusione è affidata alle parole degli stessi autori: “Si
ricava dallo studio di famiglie di schizofrenici un modello
caratteristico: il figlio non è stato molto trascurato né ha subito un forte trauma; è la sua autenticità che è stata mutilata
senza tregua, anche se in modo indefinibile e spesso del tutto
involontario” (Laing, Esterson, 1964).
Quindi, il compito dell’operatore di aiuto, che si trova di
fronte all’amputazione di parti vitali del Sé vissuto da uno dei
soggetti del gruppo familiare, appare quello di attraversare la
demistificazione, orientando lo sguardo sull’altro (Vignati,
2014), ovvero seguire una persona nel suo percorso incerto
di ripristino della verità rispetto alle situazioni di inganno e
falsità sperimentate: un processo di recupero completo di se
stessi, della fiducia nelle percezioni e del proprio Sé autentico, stabilendo rapporti empatici e di considerazione positiva.
Assume carattere preventivo per la salute mentale, anche il
dialogo e l’interazione genitori-figli di cui Laing stesso for15
PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
nisce un esempio nelle conversazioni intrattenute con i figli
(1978).
Il contributo fornito da Laing, con il suo lavoro di analisi
e di demistificazione compiuto con le famiglie, mostra la sua
attualità ancora oggi, perché nel tempo ha trovato ampie convergenze e convalide scientifiche in una serie di formulazioni
cliniche che hanno saldato premesse teoriche ed esperienze
(Korchin, 1976). Tali riferimenti concettuali a vasto raggio
hanno riguardato, tra l’altro, la psicologia della comunicazione (Watzalawick, 1971), l’Approccio centrato sulla persona di Carl Rogers (1966), il modello sistemico-relazionale
e la psicoterapia familiare, nelle sue diverse evoluzioni e applicazioni (Malagoli-Togliatti, 1991).
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16
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SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA
Individual wellbeing, organizational
and social, through the assessment and
development of soft skills
CLAUDIO PALUMBO
Department of Clinical and Experimental Medicine - University of Parma
F
INTRODUCTION
aced with globalization, competition and uncertainty fully
spread, it is increasingly important to focus awareness and
balance of individuals, so that
they will deal with the instability and develop
their positive contribution to groups, organizations and social in general. “Flexibility” and
“specialization” are two of the watchwords of
today’s economic environment. Not to prove
two claims contradict each other, you must
provide workers with a solid training in soft
skills, understood as continuous monitoring of
its powers, which allows a better understanding of the direction to take, overcoming the
tendency to entrenchment “hiyper-specialism”
(Palumbo, 2013a).
RELATIONS WITH THE WELLBEING
The implementation of soft skills has direct effects on the
motivations, own well-being, organizational and social.
It is important for health, personal and collective well-being, to be aware of our psychological aspects and the influence these can have on us when we are not aware.
Learn to look inside and become ”researchers’’ towards
the another, means gradually able to see and at least in part
to overcome our fears and to avoid that fate decides for us
(Palumbo, 2006; 2010; 2011).
HOW BECOME SOFT THE SKILLS
The soft nature of a skill concerns the possibility of being
used by a same subject in more different contexts. For example, to develop:
- The sense of responsibility and autonomy that requires any
working activity;
- The technical and intellectual cooperation with others;
- Planning the solution of real problems;
- The execution of major projects.
The soft nature of a skill is not characteristic of certain
topics (such as communication), but rather a method of action of intentional subject that makes possible the use of their
functionality in different contexts (eg: at work, with friends,
family, in the couple relationship, etc.).
Moreover, soft is so that you can make use of certain skills,
which, more than others, lend themselves to being transferred from one context to another.
Skill is a structured set of knowledge, abilities and attitudes
necessary for the effective performance of a working task. If
you receive this addition to a structured set of elements, the
user should be able to transfer to different contexts of his
personal and professional experience, then will have materialized the soft of the skills which needs of intentional actions
17
PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
to direct its implementation. Therefore, the correct question
to ask is not ‘’what are soft skills’’ but ‘’what make soft the
skills’’. The answer consists in the possibility that the skills
(with different potentials) have to be acquired in a certain
activity, solve problems and achieve desired outcomes (Palumbo, 2006; 2013a; 2013b, 2014; 2015a; 2015b).
List of six points which outline the main skills potentially
soft (Palumbo, 2006; 2013a; 2013b, 2014).
1. The ability to communicate to others like ideas, feelings and information, using different methods and forms
of expression, as well as understanding, and knowledge
to manage the effects that our communication has on others and vice versa.
2. The capacity to work in a group, collaborate enhancing the individual differences and knowing correctly how
to manage group dynamics.
3. The ability to solve problems, starting with an analysis of the situation, through the use of appropriate instruments and strategies, to reach the hypothesis in the
design and implementation of the chosen solution.
4. The ability to efficiently manage with difficult situations especially in terms of relational, or potential conflictual circumstances, comparisons between different
opinions and attitudes, or a significant stress situations.
5. The ability to think, to raise awareness compared to
influences and guiding owns their own thought, reaching
in this way to a better control of the same.
6. The capacity to make an assessment of their skill and
their level of growth, in order to make possible the soft
potentially contained therein.
18
REFERENCES
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Palumbo C. (2010). Andare oltre 2. Ricerche per lo sviluppo delle competenze trasversali. Parma: Edizioni Santa
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Publishing Ltd., Cal. USA, Vol. 1, No. 3, Dec. 2013, pp.
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e benessere individuale, organizzativo e sociale, in “il Lavoro”, Lugano, CFP-OCST, 13-3-2014, p. 11.
Palumbo, C. (2015a). L’importanza delle competenze trasversali, in “Scienze e Ricerche”, n . 5, Roma, Marzo 2015,
pp. 91-92.
Palumbo, C. (2015b). L’attenzione alle competenze trasversali: in Italia, nelle imprese, in Europa, in “Scienze e
Ricerche”, n . 7, Roma, Maggio 2015, pp. 76-77.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Un
FR
Dipartimen
Andare Oltre – C. Palumbo & Co.
Società in accomandita – IDI CHE 450.377.489 – CH 501.2.015.147-5
Via San Gottardo 179 - CH 6648 Minusio
+41 77 982 97 39 ✓ +39 329 6295129
www.andareoltre.ch
[email protected][email protected]
Andare Oltre è una società in accomandita con sede in Svizzera che si occupa di consulenza,
formazione, ricerca e sviluppo nell’area delle risorse umane e di consulenza, promozione e
valorizzazione in campo artistico.
La società nasce a seguito dell’esperienza di 35 anni maturata dal prof. Claudio Palumbo
in ambito universitario, nel campo della consulenza organizzativa, della formazione, della
ricerca e sviluppo delle risorse umane. A ciò si aggiunge l’interesse per la promozione e
la valorizzazione di opere d’arte provenienti da collezioni private, in particolare quelle del
pittore Francesco Paula Palumbo ripetutamente premiate.
Di fronte alla globalizzazione, alla concorrenza e all’incertezza completamente diffuse, è sempre
più importante puntare alla consapevolezza e all’equilibrio dei singoli individui, affinché sappiano
affrontare l’instabilità e sviluppino in positivo il loro contributo ai gruppi, alle organizzazioni e al
sociale in generale. “Flessibilità” e “specializzazione” sono parole d’ordine dell’odierno contesto
economico. Affinché non risultino due richieste in contrasto tra loro, occorre fornire ai lavoratori
una solida preparazione sulle competenze trasversali, intesa come monitoraggio continuo delle
proprie competenze, che permetta di comprendere meglio la direzione da intraprendere, superando la
tendenza all’arroccamento “iperspecialistico”.
La motivazione è la costante spinta a non accontentarsi, a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, a
migliorare non solo ciò che si è già in grado di fare bene, ma anche e soprattutto a migliorare ciò
che si è in grado di fare in modo poco competente: nel primo caso, un piccolo successo rimarrà un
piccolo successo in rapporto a una competenza già elevata; nel secondo caso, invece, un piccolo
successo sarà un grande successo rispetto a una competenza modesta nella sua fase iniziale. Un
miglioramento che può inoltre contribuire ad accrescere l’autostima e la fiducia in se stessi che
derivano dall’acquisire nuove competenze.
Andare Oltre – C. Palumbo & Co. offre i seguenti servizi:
a) Consulenza organizzativa riferita alla formazione, allo sviluppo, all’ubicazione e alla
valutazione delle risorse umane;
b) Consulenza e ricerca relative al benessere, allo stress organizzativo e correlato al lavoro;
c) Interventi formativi sulla valutazione e lo sviluppo delle competenze trasversali;
d) Interventi formativi su emozioni e comportamenti connessi agli investimenti finanziari;
e) Training group per gruppi lavorativi e sportivi con l’obiettivo di migliorare il rendimento
dei singoli e del collettivo.
“Le risorse umane e l’arte per far conoscere e mettere in pratica
… Andare oltre, quindi”.
19
RECENSIONI | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Viaggio
tra le
meraviglie
sonore del
mondo
ROBERTO TOSCANO
Trevor Cox
PIANETA ACUSTICO.
VIAGGIO FRA LE MERAVIGLIE
SONORE DEL MONDO
Edizioni Dedalo, 2015
L’
analisi delle fenomenologie di percezione ed
elaborazione cognitiva
del suono nell’uomo ha acquisito recentemente un posto di rilievo non solo
nel campo della ricerca scientifica ma
anche in ambienti professionali, quali
il settore dell’ingegneria acustica, dove
le giuste informazioni consentono la
configurazione di efficaci approcci per
la progettazione e realizzazione di modelli e tecnologie destinate al campionamento, alla gestione ed alla diffusione del segnale sonoro.
Nel panorama della recente produzione letteraria scientifica al riguardo
si segnala il volume Pianeta Acustico.
Viaggio fra le meraviglie sonore del
mondo, realizzato da Trevor Cox, docente di Ingegneria acustica presso la
University of Salford (UK), apparso in
Italia nel catalogo delle edizioni Dedalo.
Il testo, redatto con un piacevole
stile divulgativo, offre un inedito approccio agli studi inerenti gli ambienti
sonori che ci circondano ed alle fenomenologie fisiche e psicofisiche ad essi
connesse, articolando il ricco repertorio di informazioni tecniche e scientifiche anche attraverso l’uso ricorrente
20
di citazioni di episodi di vita vissuta
ed esperienze professionali: il settore
lavorativo di Cox è legato infatti alla
progettazione di soluzioni tecniche
volte all’eliminazione di fenomeni di
disturbo sonoro nei luoghi pubblici
quali effetti di riverberazione in sale da
concerto, in stazioni ferroviarie, auditorium o aule scolastiche.
Nel corso di tali attività, Cox ha maturato uno spiccato interesse verso particolari frequenze e oggetti sonori ritenuti spesso da eliminare, ma caratteristici degli ambienti all’interno dei quali
si manifestano. Tali fenomeni acustici
esotici (ossia non consueti o ritenuti
fuori standard) generati sia da sorgenti
o situazioni naturali che artificiali, hanno infatti rivelato sorprendenti peculiarità, identificandosi come vere rarità
soniche degne di essere analizzate e
preservate (anche in virtù delle proprie
componenti estetiche ed estesiche),
quali elementi appartenenti ad uno specifico landscape / soundscape.
L’interessante volume si apre con
una mappa che riporta alcune delle meraviglie sonore del mondo, seguito da
una Prefazione a cura di Andrea Frova
e da un Prologo nel quale l’autore delinea le rotte lungo le quali ha attivato
la propria ricerca volta alla scoperta di
suoni/frequenze dimenticati o ignorati.
Nell’offrire un prezioso repertorio di
dati scientifici (i cui contenuti si articolano attraverso nove capitoli), Cox
documenta, inoltre, come la percezione
sonora umana (e l’elaborazione cognitiva del segnale acustico) si sia sensibilmente modificata nel tempo (anche
in virtù delle metamorfosi manifestatesi e manifestantesi all’interno del sistema ambiente nel quale essa avviene),
generando ovvie ricadute cognitive.
Lungo i nove capitoli, Il luogo più
riverberante del mondo, Le rocce risonanti, Il pesce che abbaia, Echi dal
passato, Sull’orlo della follia, Le sabbie che cantano, I luoghi più silenziosi
del mondo, I luoghi del suono, Le meraviglie del futuro, l’autore traccia un
lungo ed un entusiasmante viaggio (da
scoprire, per la ricchezza di elementi,
solo attraverso un approccio diretto al
testo) alla ricerca dei fenomeni sonori
che ci avvolgono, soprattutto in modo
inconsapevole, intercettando le peculiarità ed identità insolite del suono,
partendo dalle caratteristiche fisiche e
meccaniche della materia sorgente del
segnale, sino ai processi di propagazione all’interno di strutture architettoniche dell’antichità, di condutture o cunicoli rocciosi, di paesaggi incontaminati
o luoghi appartenenti alla quotidianità
urbana; sottolineando, nel contempo, il
fondamentale gradiente biologico della
fenomenologia sonora (spesso sfuggente nel panorama della produzione
scientifica) e l’indissolubilità fra questa
ed i sistemi Vivente/Terra.
Chiudono questo prezioso volume,
che si segnala ulteriormente per l’originale caratura scientifica e stile divulgativo, i Ringraziamenti, un ricco
repertorio di Note ed un utile Indice
analitico.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
Eroi. Concerto a tre voci
tra mito e realtà
MARGHERITA MASTROPAOLO1, TITO BALDINI2, ANGELO ARIEMMA3
1 Docente Liceo classico
2 Società Psicoanalitica Italiana
3 Centro di Documentazione Europea Altiero Spinelli, c/o Sapienza Università di Roma
L’articolo si propone una lettura dei grandi miti eroici
dell’antichità come fondanti le esperienze psichiche dell’umano. A una disamina filologica dei testi che narrano di
questi eroi, segue un’esperienza clinica rivolta a “sanare” le
difficoltà che possono presentarsi a una giovane mente nel
percorso della sua crescita, per arrivare a fare di tutto ciò una
sorta di paradigma del Nuovo Umanesimo, oggi tanto più
necessario in un mondo che va prediligendo solo gli aspetti
tecnico-professionalizzanti della formazione.
1. LETTURA DEL MITO
(Margherita Mastropaolo)
L
’intero corpus delle leggende eroiche greche
copre un arco di tempo brevissimo, compreso nel giro di poche generazioni1, mentre in
realtà è lunga e complessa la catena di eventi
storici, determinanti nella formazione della
civiltà greca (crollo della civiltà minoica e poi di quella micenea, fine di Troia e, dopo il lungo medioevo ellenico, sorgere di Atene), che vi è condensata e leggibile in controluce.
Un altro aspetto di cui va tenuto conto è la significativa
distinzione che separa le leggende degli eroi dai miti degli
dei in quanto appartenenti a dimensioni temporali differenti,
sebbene contigue. Il tempo degli dei è un tempo mitologico,
primordiale, in cui è difficile rintracciare elementi cronologici e sequenze definite, è un tempo in cui il tempo non esiste
ancora, è il tempo dell’inconscio coperto da nubi, come l’O1 Se, infatti, Teseo, compreso nel gruppo degli eroi più antichi, libera
Creta dal Minotauro, già suo figlio Acamante partecipa fra i Greci alla
distruzione di Troia. (Cfr. G.S. Kirk, La natura dei miti greci, Bari,
Laterza, 1977, p.151 e R. Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia , Milano,
Adelphi, 1988, p. 374). Parimenti Tantalo, figlio di Zeus, offre in pasto
agli dei il figlio Pelope che, resuscitato, sposa Ippodamia e genera da lei
Atreo, padre di Agamennone, capo dei Greci a Troia (Cfr. K. Kerényi. Gli
dei e gli eroi della Grecia, Milano, Club degli Editori, 1987, p. 297-298
e p. 302-305). Ci si muove, dunque, nell’ambito di due, tre generazioni
o poco più.
limpo. Dal caos emergono le forme del mondo e le divinità
stesse lottano furiosamente per definire i propri ambiti e porre fondamenta alla realtà.
Le vicende eroiche, dal canto loro, seguono modalità e
configurazioni che ci appaiono già “storiche”, esistenti in un
tempo storico2. Come racconta Esiodo nel mito delle cinque
stirpi, rielaborazione di un mito orientale, dopo la razza d’oro, quella d’argento e quella di bronzo, arriva la stirpe degli
eroi, che precede e prepara l’avvento degli uomini3.
Così l’esistenza degli eroi permane in un ambito sostanzialmente mitologico, sia per i rapporti che li legano agli dei,
sia per il loro agire come prototipi. Nell’età eroica più remota
gli eroi hanno frequente commercio con gli dei al punto da
invitarli alla loro tavola. È il caso dei banchetti imbanditi
agli Olimpici da Cadmo, Tantalo e Peleo. Anche se spesso
banchettare con gli immortali innesca una trama di sciagure4.
2 Cfr. Kerényi, op. cit, p. 247.
3 Cfr. Esiodo, Le opere e i giorni v. 109-297, in Tutte le opere e i
frammenti, con la prima traduzione degli scolii, (Il pensiero occidentale),
Milano, Bompiani, 2009, p. 185-197.
4 “Invitare gli dei divenne l’atto più pericoloso, origine di offese e
maledizioni, segno di un malessere ormai irriducibile fra l’alto e il basso”.
Tuttavia “invitare gli dei rovina i rapporti con loro , ma mette in moto la
21
SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
E tutt’altro che rari sono gli stupri e gli amori divini, inaugurati da Zeus stesso, con fanciulle di nobile stirpe, amori che
affollano la terra di nutrite schiere di eroi dall’impalpabile
natura semidivina5.
Pertanto il termine “eroe”, nel contesto mitologico, non
coincide con il significato corrente di uomo nobile e valoroso, né tantomeno le leggende eroiche consistono in semplici storie di guerrieri. Il termine si riferisce piuttosto alla
particolare “consistenza” che essi condividono con gli dei e
allude altresì al culto religioso che venne loro storicamente
tributato (ben distinto dal culto riservato agli dei) culto che
espandeva l’esistenza eroica oltre i limiti umani, in una sorta
di semidivina sostanzialità6.
Le vicende dell’eroe, sia pure intrecciate con quelle dei comuni mortali7, paiono costantemente offuscate dall’incombere della morte e della sua perenne compagna, la sventura.
“La morte appartiene alla sua personalità e il culto testimonia
di essa come dell’ultima fatale vicenda della vita dell’Eroe”.
Quello degli “Eroi è dunque un culto di morti”8. Esso contiene un nucleo fortemente tragico che la tragedia attica mette
in scena, attingendo costantemente ai materiali delle leggende eroiche e compiendo in tal modo, al pari degli atti di culto
veri e propri, una solenne celebrazione delle sofferenze degli
eroi.
L’eroe è il predestinato che adempie alla volontà del fato,
compie imprese che gli preesistono, inseguendo il proprio
destino. Rilke, nella sesta delle sue Elegie duinesi, traccia un
ritratto che ci pare vicino all’idea greca dell’eroe: “Corrono
a precipizio: avanti al proprio sorriso / come la pariglia dei
destrieri , nelle soavi / figure a incavo di Karnak, corre avanti
al re vittorioso. / Sì, è strano come l’eroe è vicino ai morti
giovani. / A lui che importa durare? la sua ascesa è esistenza;
/ avanza / senza posa e entra in costellazioni sempre nuove
/ del suo costante pericolo. Chi lo rintraccerebbe là? Ma /
il Destino a un tratto entusiasta, lui, che cupo tace di noi /
lo canta nella tempesta del suo mondo fragoroso”. Nulla lo
distrae dal suo compito, neppure i suoi amori, spesso rapinosi: “l’eroe passava per le soste d’amore come passa / via
la tempesta, / ogni tappa, ogni batter di cuore per lui, lo porstoria. Una vita dove gli dei non sono invitati non vale la pena di essere
vissuta” (Calasso, op. cit., p. 432- 433).
5 Cfr. Calasso, op. cit., p. 396-397.
6 Cfr. Kerényi, op. cit., p. 249-250.
7 Nel contesto dell’Iliade non pochi episodi descrivono lo sfondo sociale
su cui si svolgono le alterne vicende della guerra troiana, culmine e
conclusione, o per meglio dire “sanguinoso banchetto di congedo dell’età
eroica” secondo la definizione di Calasso (op. cit., p. 377). Nell’episodio
del duello fra il licio Glauco e l’eroe greco Diomede (Iliade, Libro VI,
v. 119-236) si colgono aspetti della società in cui gli eroi agiscono e in
cui predomina una aristocrazia guerriera che tiene in gran conto il senso
dell’ospitalità. Tale valore, insieme al culto della gloria e delle virtù
guerriere, è comune agli uomini di entrambi gli schieramenti e, se non
impedisce loro di combattersi, alimenta tuttavia una sorta di solidarietà
e di reciproco riconoscimento fra appartenenti ai casati aristocratici.
Si può parlare di una identità di classe, nutrita di una visione nobile e
cavalleresca, che convive con un esercizio del dominio sui ceti più deboli
particolarmente duro, come ci illustra l’episodio di Tersite (Iliade, Libro
II, v. 274-360).
8 Kerényi, op. cit., p. 258.
22
tava più / in alto, / passava, al finir dei sorrisi, già distratto
altrimenti”9.
Nell’eroe convivono tratti umani perfettamente plausibili accanto a quelli propriamente eroici, che di ciascun eroe
definiscono unicità e fisionomia archetipica e costituiscono
l’essenza della natura eroica: ogni eroe lo è, pertanto, in
modo unico e inconfondibile, egli è autore di gesta e vicende straordinarie nella loro unicità che lo distinguono rispetto
agli altri eroi e che egli compie in virtù di un carattere immutabile della sua personalità eroica. Tale tratto costante (che
spiega l’assoluta devozione dell’eroe al suo fato), attinge alla
natura divina che è in lui (gli dei, infatti, sono immutabili)
ed è grazie ad esso che egli assolve al suo compito decretato
dal fato.
Ciò non lo salva, tuttavia, dal lato propriamente umano
della sua natura, cioè dalla morte che ogni volta conclude la
sua vicenda. È questa l’essenza della natura eroica che Kerényi definisce efficacemente: “La luce del divino, che cade
sulla figura dell’Eroe, è stranamente mescolata all’ombra
della mortalità. Ne deriva un carattere mitologico, il carattere
di un essere speciale, al quale appartiene almeno ‘una’ storia:
il racconto che riguarda quello e nessun altro Eroe”10; ma che
diviene infine emblema del percorso psichico che travaglia la
storia di ciascuno.
Nel Prometeo incatenato di Eschilo, il Titano, che ha donato il fuoco agli uomini e ha perciò meritato la punizione
di Zeus, quella di restare incatenato a una rupe del Caucaso
per millenni, rivela a Io11 quanto ha appreso da sua madre,
Temi12: un figlio di Zeus, nato da nuove nozze, più grande
del padre stesso, potrà rovesciarlo dal suo trono e sostituirsi a lui. Il nuovo sposalizio del dio, dunque, concluderà la
sua lunga opera di fondazione e ordinamento del mondo e al
tempo stesso ne preparerà la dissoluzione. Un nuovo sovrano
del mondo, possibile redentore, rovescerebbe allora l’ordine
cosmico di Zeus, padre “giusto e ingiusto” di uomini e dei:
“se ne stia ora seduto con tracotanza fidando nel rimbombo celeste, e agitando fra le mani il dardo spirante fuoco.
Per nulla ciò basterà ad impedire che egli cada ignobilmente
di una caduta non sopportabile: tale è l’antagonista che egli
si sta preparando da sé, prodigio con cui è assai duro lottare; costui scoprirà una fiamma più potente del fulmine, un
forte rimbombo superiore al tuono, ... Inciampando in questa disgrazia, imparerà quanto sono distanti il regnare e il
servire”13.
Il crollo di Zeus ripeterebbe, allora, l’analoga vicenda del
crollo di Crono14, arricchito, rispetto a quello, di un ulterio9 R.M. Rilke , Elegie duinesi, Torino, Einaudi, 1978, p. 37 e 39.
10 Kerényi, op. cit., p. 249.
11 Io, sacerdotessa di Era , amata da Zeus che, per sottrarla all’ira di Era,
la trasformò in una candida giovenca.
12 Temi, grande dea oracolare di Delfi e delle regole pacifiche che
normano gli ordinamenti sociali, fu una delle spose di Zeus.
13 Eschilo, Prometeo incatenato, in Tragedie e frammenti, a cura di
Giulia e Moreno Morani, Torino, UTET, (Classici greci), 1987, p. 377.
14 La caduta di Zeus, tuttavia , non è comparabile a quella di Crono ,
dio delle origini, titolare di una violenza cieca e primitiva verso i figli,
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
re elemento, rintracciabile in una fonte pressoché coeva del
Prometeo incatenato: l’ottava ode istmica di Pindaro. Vi si
narra di Zeus e Posidone, entrambi presi da Eros per la bellissima Tetide15. I due se la contendono finché non apprendono da Temi che dalla sua unione con un dio nascerà un
nuovo dominatore degli immortali: “la saggia Themis disse
tra loro / perché era fatale che la dea del mare / generasse
un figlio più potente / signore del padre, che avrebbe / con
la mano avventato / un’altra saetta, superiore alla folgore / e
al tridente invincibile, unendosi a Zeus / o ai fratelli di Zeus.
«Smettetela / dunque! abbia in sorte nozze mortali / e veda
morire in guerra suo figlio, / per le mani simile ad Ares, /
e alle folgori per il vigore dei piedi. / Il mio consiglio è di
concedere il dono divino / del matrimonio all’Eacide Peleo, /
il più pio che la piana / di Iolco dicono nutra.»”16. Si decide,
allora, di far sposare Tetide a Peleo, eroe, re di Ftia e allievo
di Chirone, cui la dea partorisca un mortale che non minacci
Zeus. Seguono le nozze della dea e dell’eroe durante le quali
Eris, dea della discordia , lascerà sulla tavola del banchetto
la fatale mela e Paride pronuncerà il suo giudizio che avrà
come inevitabile conseguenza la guerra di Troia. Mentre dal
connubio della dea con l’eroe nascerà non il futuro dominatore del mondo, sterminatore di Zeus, bensì Achille, figlio
mancato di Zeus.
Siamo, dunque, a una svolta della lunga vicenda mitologica greca, di questo vasto modello interpretativo del mondo e
della storia, siamo al punto in cui le lotte di Zeus per il dominio del mondo si connettono con le lotte degli eroi, iniziate
con la guerra dei Sette contro Tebe17. Il luogo e il culmine
di tale connessione avverrà sotto le mura di Troia, sui cui
campi di battaglia si consumerà l’ultima generazione di eroi
e incontrerà la morte il più perfetto di essi: Achille.
Zeus, vittorioso sovrano del mondo, ormai definitivamente
consolidato nel suo potere, potrà godere dall’alto lo spettacolo delle interminabili battaglie fra eroi greci e troiani, della
potere che non si riconosce come ‘paterno’, ma che si esercita unicamente
come pura sopraffazione nei confronti del frutto delle sue copule con Rea;
(…) “con Zeus ‘al contrario’ è arrivato al potere il Padre, quale unico
depositario del potere che da solo decide del diritto”. (K. Kerényi, Miti
e misteri, Torino, Boringhieri, 1979, p. 239), e su questo fondamento dà
ordine stabile e definitivo al cosmo. Vicini alla sensibilità greca i bei versi
di Goethe su Zeus padre e sui limiti posti all’umanità: “Quando l’antico
/ Padre Santo / da rotolanti nuvole / benedicenti lampi / sopra la terra
semina, / io bacio l’estremo / lembo della sua veste, / infantili brividi /
fedele [serba no] nel petto. (...). Che cosa distingue / gli dei dagli uomini?
/ Che molte onde / dinnanzi a quelli passano, / un’eterna corrente: / noi
solleva l’onda, / inghiotte l’onda, / e noi affondiamo” (W. Goethe, Limiti
dell’umanità, in Opere, vol. 5, a cura di Lavinia Mazzucchetti, Firenze,
Sansoni, 1961, p. 820-821).
15 Tetide o Teti, mitica ninfa marina, una delle 50 figlie di Nereo, sposa
del mortale Peleo e madre di Achille.
16 Pindaro, Istmica VIII v. 68-86, in Le Istmiche, a cura di G. Aurelio
Privitera, 5. ed., Roma, Fondazione Lorenzo Valla, Milano, Mondadori,
2009, p.131.
17 Edipo, scacciato da Tebe per le sue colpe inconsapevoli, colpisce
i figli Eteocle e Polinice con una maledizione . I due si accordano per
regnare su Tebe un anno ciascuno alternativamente, ma Eteocle viola
il patto regnando senza interruzione. Polinice, con l’aiuto di Adrasto, re
di Argo, organizza una spedizione di Sette Eroi contro Tebe, durante la
quale i due fratelli si affrontano in duello e si uccidono, realizzando la
maledizione paterna.
cui vista gli dei amano dilettarsi con infinito piacere fino a
scendere in mezzo a loro per combattere. Fra gli eroi, altrettanto regale che Zeus ma senza potere, Achille si preparerà a
morire, sostituendo nel breve tempo della sua gloria il figlio
mai nato di Zeus18.
Ci sembra colgano pienamente l’essenza tutta greca della
figura di Achille le parole di Holderlin: egli mette a confronto Ulisse, Nestore, Diomede e Aiace “con il geniale, l’onnipotente, figlio degli dei dalla tenera malinconia, Achille,
questo enfant gaté della natura, e ci si rende conto come il
poeta abbia posto quel giovane dalla forza leonina, pieno di
spirito e grazia, a metà tra la saggezza da anziano e rudezza,
si scoprirà allora nella figura di Achille un miracolo d’arte.
Questo giovane si oppone in modo sublime a Ettore, l’uomo
nobile, fedele e pio, che è eroe unicamente per dovere e per
precisa coscienza, mentre l’altro lo è per ricchezza e splendore di natura. Essi sono altrettanto opposti che affini, proprio
per questo appare ancora più tragico, alla fine, il presentarsi
di Achille come nemico mortale di Ettore”19. Ancora: “il
mio eroe prediletto, così forte e delicato, il fiore più riuscito
e insieme il più caduco del mondo degli eroi, «nato per breve
tempo», come dice Omero, e proprio per questo così bello”20.
Al termine di una attenta riflessione intorno alla figura di
Achille, Kerényi si chiede come sarebbe il mondo se al posto di Zeus fosse lui a dominare il mondo stesso21. La figura
di Achille sembra suggerire, dunque, altri esiti, altri sviluppi
della storia universale (esiti forse migliori per l’ordinamento del mondo di quelli garantiti dall’implacabile Zeus?). La
considerazione del noto grecista carica di un ulteriore potere
di suggestione patetica la sua immagine.
Fuori del testo omerico si conoscono alcuni episodi dell’infanzia di Achille, uno in particolare, riferito da varie fonti,
è degno di nota: quando egli ha nove anni, Tetide, ansiosa
per la sua sorte, lo affida a Licomede, re di Sciro, perché
cresca al sicuro. Nella reggia Achille è allevato come una
fanciulla, tra le figlie del re, e per il colore dei suoi capelli è
chiamato Pirra, “la biondo-fulva”. Quando Odisseo e Nestore giungono a Sciro per scovare Achille e portarlo a Troia,
essi recano vesti femminili che offrono alle figlie di Licomede. Achille in mezzo a loro non viene riconosciuto finché
Odisseo con uno stratagemma non lo costringe a svelarsi e a
partire. Nell’isola egli lascia Deidamia, figlia del re, che nei
giorni dei giochi tra fanciulle ha concepito da lui un figlio,
Pirro, di cui l’eroe sarà orgoglioso e che dopo la sua morte,
ancora ragazzo, combatterà a Troia. Singolare inizio, questo,
18 All’eroe più grande, che nasce in luogo del figlio di Zeus, non spetta
altra scelta se non fra la morte prematura o una vita ingloriosa. Il suo è un
eccesso pressoché divino di potenza che non è destinata a realizzarsi. Egli
è l’archetipo di ciò che non si realizza, di una potenzialità che per eccesso
di grandezza non può realizzarsi: tragica circostanza che muta l’età degli
eroi in storia di uomini (del resto un adolescente deve pur “morire” cioè
lasciare la sua età, ricca di potenzialità e promesse, se vuole divenire
adulto).
19 Fr. Holderlin, Su Achille 2, in Scritti di estetica, a cura di Riccardo
Ruschi, Milano, Mondadori, 1987, p.71-72.
20 Fr. Holderlin, Su Achille 1, in Scritti di estetica, a cura di Riccardo
Ruschi, Milano, Mondadori, 1987, p.71.
21 Cfr. Kerényi, Miti e misteri, op. cit., p. 252.
23
SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
della vicenda di Achille che cresce bambino e poi adolescente in mezzo a fanciulle, indistinguibile da loro nell’aspetto
e nell’abito, svelato solo dalla superiore astuzia di Odisseo.
ACHILLE, l’invulnerabile22, come gli adolescenti, e come
gli adolescenti prima nascosto sotto la gonnella della madre, poi eroe che accetta il suo destino. Indicata come tema
centrale del poema, nel celeberrimo proemio, l’ira funesta di
Achille è lo stato d’animo potente ed esacerbato che mette
in moto l’azione nel congegno narrativo dell’Iliade: “la protasi non investe la soluzione del conflitto: la vicenda cioè
per cui all’ira di Achille subentra il dolore e il desiderio di
vendetta per la morte dell’amico Patroclo (...). Questa seconda vicenda è nel poema rappresentata dentro un’architettura
unificante e simbolicamente significativa, una possente struttura a tre arcate, che scandisce l’equivalenza e la connessione
necessaria di tre destini di morte: quella di Patroclo, ucciso
al posto di Achille; quella di Ettore, ucciso per ripagare la
morte di Patroclo; quella infine di Achille, che si proietta in
un futuro, immediato sì, ma che comunque scavalca i limiti
della narrazione”23.
Al contempo sigla la fisionomia del personaggio sin dal
primo libro: dal lungo scontro verbale con Agamennone, a
causa di Briseide, alla decisione di ritirarsi dai combattimenti
fino all’invocazione straziata che, con accenti più da fanciullo che da uomo, egli rivolge alla madre, Tetide, per chiederle
di intervenire in suo aiuto, ora che i capi Achei gli infliggono
umiliazioni di ogni sorta, incuranti del suo valore e dei suoi
meriti24.
“Achille deve dunque crescere, Achille deve imparare: a
rispettare le leggi della comunità, l’autorità dei capi designati, l’età dei maggiori. L’integrazione mancata gli costa la lunga prova dell’esilio, l’emarginazione dei philoi. (…) Poiché
dai padri bisogna liberarsi, Achille deve perdere Patroclo,
deve restare solo. Questa è la prova suprema e definitiva a
cui il canto XXIV ci conduce. Achille è solo. Ma la sua solitudine non è quella del giovane ribelle, bensì quella del principe consapevole reintegrato nel ruolo sovrano, del guerriero
adulto recuperato alla comunità dei philoi”25.
Ancora tutto chiuso nell’ira e nel dolore, egli appare (nel
libro XVIII) dopo la morte di Patroclo, sceso in campo a
combattere in sua vece con indosso la sua armatura; Patroclo
cui lo ha legato, come spesso fra eroi, “la sacra comunione
delle cosce”26. Non la pietà per i greci, né preoccupazioni di
giustizia, ma la brama di vendicare l’amico lo fanno tornare
a combattere; del resto la gloria stessa, scopo supremo della
sua vita, scambiata a caro prezzo con la certezza di una esistenza lunga e serena, è perseguita con amore ostinato e ar22 Si potrebbe dire che è troppo facile essere eroi quando si sa di essere
invulnerabili.
23 Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano,
Torino, Einaudi, 2012, p. VII.
24 Omero, Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012. p. 3-25.
colloquio di Teti con Zeus v. 495-526 p. 25-27
25 Maria Grazia Ciani, Il tempo degli eroi, in Iliade, Venezia, Marsilio,
1990, p. 20-21.
26 Eschilo, Mirmidoni, fr.136 in Tr G F, vol. 3, ed. S. Radt.
24
dore, non certamente per sentimento del dovere. Le scelte di
Achille non obbediscono mai a un codice morale complesso
o a considerazioni di opportunità, bensì a impulsi immediati e spontanei, in questo assai più vicino agli dei27(che non
pongono freni alle loro passioni) piuttosto che ad altri eroi
“politici” come Agamennone o “scaltri” come Ulisse. Ciò
conferisce alle sue azioni quel carattere di grandezza, a volte
ferina, che si sposa felicemente sul piano della creazione artistica alla sfumatura più delicata della sua malinconia e del
suo perenne scontento.
Questo comporta anche che “la simpatia di Achille viene messa in discussione attraverso un confronto con Ettore
che fa parte dei topoi della nostra cultura, e dalle emozioni
fondanti che ognuno connette alla lettura adolescenziale del
poema si trasmette a costituire un filtro e una lente universalmente adottati (...): una ragione di scelta si ripone spesso
nella simpatia suscitata dal perdente come tale (…); una variante soggettiva di questa stessa opposizione vede spesso in
Ettore una maggiore fragilità e vulnerabilità (...); la superiorità in qualche modo sleale di cui Achille gode come figlio
di una dea, rispetto al valore ‘endogeno’ di Ettore (…); la
gentilezza di Ettore contro la violenza di Achille (…); l’integrazione sociale di Ettore contro l’individualismo egoistico
di Achille (…); Ettore pio, Achille nemico degli dei”28.
ETTORE, l’eroe interamente umano, dedito con tenerezza
agli affetti familiari29, il figlio ideale che protegge gli anziani
genitori, il guerriero valoroso che compie imprese straordinarie, che non vuole deludere i troiani alla cui difesa sacrifica
tutte le sue energie e che affronta Achille per senso del dovere e dell’onore. Non è un eroe in realtà, ma un uomo valoroso
che si adatta a combattere per amore dei suoi.
“Certo, la più commovente e stringente immagine del debito che l’uomo ha nei confronti del suo habitat sociale porta
giustamente per noi il segno dell’esperienza di Ettore, anche
perché un’arte suprema ne ha marcato il valore prevalente
non solo sul narcisismo originario - che lo ridurrebbe alla
semplice opposizione tra diritto e dovere -, ma sulle esigenze
della famiglia, gruppo sociale primario e sede dei rapporti
affettivi basilari, stabilendo dunque un appassionato conflitto
di doveri e di valori”30.
Tuttavia, nel suo essere profondamente umano, è anch’egli
capace di momenti di umana debolezza, come quando, ucciso Patroclo, nell’ebbrezza della vittoria ne indossa l’armatura e con il suo atto tracotante merita il biasimo di Zeus che
27 E agli adolescenti.
28 Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano,
Torino, Einaudi, 2012, p. X-XV.
29 Esemplare in tal senso l’episodio del saluto di Ettore ad Andromaca e
al figlioletto Astianatte nel libro VI, v. 390-493, celebre pagina del poema
omerico che descrive con toni misurati, ma di grande finezza psicologica
gli ultimi momenti di intimità familiare fra Ettore e i suoi, che ancora
sperano di salvarsi, ma che presto saranno inesorabilmente separati e
annientati. (Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012, p. 183187).
30 G. Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano,
Torino, Einaudi, 2012, p. XIII.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
Achille alla corte del re Licomede
lo guarda dall’alto31.
Le ultime ore della sua vita si svolgono all’insegna dell’illusione e dell’illusorietà di quanto gli accade, dall’assalto
alle navi greche durante il quale intravede la speranza di
una vittoria vicina, tuttavia impossibile a realizzarsi, fino
al disvelamento finale, quando, solo davanti ad Achille, si
accorge che Atena lo ha ingannato tendendogli, spietata, un
tranello per costringerlo a combattere e che nessuno dei suoi
amatissimi concittadini e parenti gli è accanto nell’ora tremenda del duello: allora fugge atterrito all’apparizione del
nemico nel cui fulgore bellezza e minaccia si mescolano con
atroce ambiguità. Infine si rassegna ad affrontarlo sentendosi
abbandonato da tutti, anche dai suoi, e comprende di essere
condannato a morire32. Zeus, osservandolo dall’alto, mentre
tenta la fuga per sottrarsi ad Achille, propone agli altri dei
di salvargli la vita, poiché soffre nel vedere un uomo così
religioso e ligio verso di loro, inseguito da Achille furioso
e più forte di lui. Gli dei rifiutano perché è giunto ormai il
momento stabilito dal fato.
Il mirabile equilibrio del poema sta tutto nel succedersi implacabile di duelli, battaglie, fughe, atti di straordinario valore e viltà, inganni e travestimenti, cui partecipano persino
gli dei, consci del destino di ognuno e dell’inevitabile conclusione dell’assedio, e pronti tuttavia a intervenire in aiuto
degli eroi prediletti nell’intento di assecondare o contrastare
il fato, che in realtà tutti domina e sovrasta. È una interminabile sequenza, un terribile balletto, entro cui gli uomini si
muovono, ignari del proprio destino ma affiancati dagli dei
che, resi invisibili da nebbie o artificiose sembianze, agiscono in favore degli uni o degli altri, pronti tuttavia a farsi da
parte quando il disegno del fato sta ormai per compiersi33.
31 Iliade, Libro XVI, v. 818-842, op. cit., p. 505-507.
32 Iliade, Libro XXII , op. cit., v. 157-428, p. 655-659.
33 “Per il poeta omerico (…) destino, intervento delle divinità e azione
dell’uomo formano un blocco unico. La catena del destino, che ha fissato
la morte di Ettore dopo quella di Patroclo e la morte di Achille dopo
quella di Ettore, non può essere modificata né dagli uomini né dagli dei
Alla morte di Ettore segue il mirabile episodio dell’incontro
fra Achille e Priamo che si reca nell’accampamento del nemico per chiedere la restituzione del corpo del figlio amato34.
Dopo che la brama di vendetta di Achille, toccati i culmini bestiali, è saziata, gran parte degli dei è presa da pietà e
dall’Olimpo il moto di pietà fa sentire la sua influenza sulla
terra. Dal moto di pietà è coinvolto Achille stesso, l’eroe
dalle passioni elementari e furibonde: egli arriva alla pietà
non solo per ordine divino ma soprattutto perché il ricordo
del padre lontano lo accomuna nel dolore al vecchio re nemico: la sua figura sembra arricchirsi di una nuova più complessa umanità. Tuttavia anche nel suo nuovo atteggiamento
si riconosce il vecchio Achille: il moto di pietà e di nobile
commozione non nasce in lui da una riflessione morale che
lo abbia mutato e gli sia di nuova guida, ma è un impulso
momentaneo che potrebbe venir meno improvvisamente,
mutando del tutto il suo atteggiamento (infatti, Ermes, che
sotto mentite spoglie ha accompagnato il re nell’accampamento, preoccupato del pericolo che egli corre, lo risveglia e
lo fa allontanare subito sul carro su cui è adagiato il corpo di
Ettore, che torna finalmente a Troia). Segue il racconto delle
esequie solenni dell’eroe che chiude il poema. “Da un’immagine di sé tanto idealizzata quanto narcisistica ed astratta,
Achille - pur senza rinnegare la sua scelta/destino - perviene, dopo la morte di Patroclo, alla realistica consapevolezza
del suo corpo mortale. Da un’acuta sensibilità del suo corpo
né dallo stesso Zeus: Zeus può solo conoscere meglio degli altri che cosa
il destino ha fissato. Sulla via segnata dal destino la divinità interviene
quasi continuamente. Ettore è aiutato da Apollo che, quando la bilancia
segna definitivamente la morte dell’eroe, lo abbandona, ma anche
l’incomparabile Achille è aiutato da Atena; e i due eroi sanno quale divinità
hanno al loro fianco e quale contro. Tutto questo però non diminuisce il
merito e la gloria. Non si può separare il merito dal destino segnato e dal
favore divino: non per questo l’eroe ama meno la gloria: si può solo dire
che qualche volta l’ama senza illusioni, nella piena consapevolezza della
morte” (La Penna A., Epos e civiltà del mondo antico. Torino, Loescher,
1994, p. 82).
34 Iliade, Libro XXIV, v. 485-688, op. cit., p. 737-745.
25
SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
vulnerabile, Ettore arriva invece a conquistare, negli istanti
ultimi, un’immagine di sé assoluta e immortale. Affrontando la morte ad occhi aperti, Ettore riscatta definitivamente la
fragile realtà del suo corpo”35.
IL DOPPIO EROE. Sulla singolare dualità delle figure di
Achille e Ettore nell’Iliade riflette in alcuni dei suoi Pensieri
nello Zibaldone Giacomo Leopardi, sottoponendo i due personaggi a un esame minuzioso e profondo con gli strumenti
della sua smisurata cultura classica e del pensiero moderno
cui aderisce36. Egli interviene in una polemica letteraria riguardante il poema epico, le sue regole e, in special modo,
quella dell’“unità” come fattore strutturale che dovrebbe
organizzare il racconto epico intorno a un unico protagonista, secondo l’opinione dei più pedanti “litteratores”37. Ma
Leopardi, al contrario, ritiene l’Iliade il poema del doppio
Eroe. Achille è il tipo dell’eroe esemplare e perciò fortunato
e vittorioso, che Omero creò in accordo con la mentalità dei
suoi tempi, interessati solo alla virtù eroica fortunata38. Egli
è, ovviamente, greco dal momento che greco è il pubblico
cui il poeta si rivolge e di cui vuole destare e mantenere vivo
l’interesse: era cosa molto conveniente “[3104] pigliare per
soggetto del poema epico le lodi e le imprese della propria
nazione e una guerra contro i perpetui e naturali nemici di lei,
ciò erano i Barbari. Cosa che raddoppiava, anzi moltiplicava
l’interesse del poema ”39.
Ma “[3107] la sventura in qualunque caso, ma molto più la
sventura congiunta colla virtù, produce un interesse vivissimo, durevole e dolcissimo”, infatti “[3108] L’uomo nel compatire si insuperbisce e si compiace di sé medesimo: quindi
è che egli goda nel compatire, e ch’ei si compiaccia della
compassione. L’atto della compassione è un atto di orgoglio
che l’uomo fa tra se stesso”; “[3109] l’egoismo si compiace
perché crede di aver cessato o sospeso il suo proprio essere
35 Maria Grazia Ciani, Il tempo degli eroi, in Iliade, Venezia, Marsilio,
1990, p. 39.
36 Il paragrafo fa riferimento a quelle parti dello Zibaldone che Leopardi
dedica alle figure di Achille ed Ettore. Ci rifacciamo a Leopardi perché
egli era uno straordinario studioso della cultura classica e perché il suo
è un pensiero moderno in cui confluisce empirismo, illuminismo e così
via. Egli dispone così di innumerevoli chiavi interpretative dei personaggi
in questione. Se finora abbiamo fatto riferimento a studiosi del mito e
della cultura greca, con Leopardi ci confrontiamo con una valutazione
che intreccia fattori letterari, storici, di poetica, di psicologia sensista e
di filosofia.
37 Letteratucoli, uomini di cultura superficiale.
38 Ai tempi di Omero, spiega il Leopardi, “[3098] la fortuna non si
stimava mai disgiunta dal merito, per modo ch’eziandio non conoscendo
il merito, ma conoscendo la fortuna d’alcuno, si reputava aver bastante
argomento per crederlo meritevole (…) stimavano [gli antichi] che gli dei
non compartissero i loro favori, che la fortuna non si facesse amica, se non
di quelli che ne erano degni: talmente che anche i doni naturali come la
bellezza e la forza si stimavano compagni ed indizi de’ pregi dell’animo
e de’ costumi, [3099] e la stessa ricchezza o nobiltà e l’altre felicità della
nascita cadevano sotto questa categoria ”. Tanto più che “[3106-07]
la felicità e il buon successo (…) in tutti i tempi, ma negli antichissimi
principalmente, sono considerati come il compimento della virtù, anzi pure
come indispensabile perfezione di lei”. G. Leopardi, Zibaldone, a cura di
Rolando Damiani, Milano, Mondadori, (I Meridiani Paperbacks), 2014,
p. 1945-1949.
39 Zibaldone, op. cit., p. 1947-1948.
26
di egoismo”. E poiché il “[3109] lettore non si interessa gran
fatto per coloro per cui vede continuamente interessarsi lo
stesso poeta” presto troverà “[3110] inutile il darsi gran pensiero di quelli a’ quali vede aversi bastante cura da altri”40,
cioè quegli eroi vittoriosi e fortunati che il poeta ha posto
quale oggetto di interesse vivo al centro del poema.
Omero compie, a questo punto, una scelta compositiva di
eccezionale portata, una invenzione artistica di novità assoluta rispetto ai costumi e ai valori prevalenti nel suo tempo:
“[3111-13] Egli scelse o finse tra i nemici un Eroe, per così
dir, di sventura il quale fosse opposto all’Eroe della fortuna,
e l’interesse del quale dovesse perpetuamente bilanciare e
contrastare e accompagnare l’interesse dell’altro nell’animo de’ lettori. Questo Eroe sfortunato ei lo fece inferiore
di forze ad Achille, ed anche ad Aiace e a Diomede perché
la superiorità delle forze doveva essere l’attributo e la lode
principale della parte greca (lode ch’era ai tempi eroici la più
grande); ma oltre che di forze eziandio lo fe’ superiore a tutti
gli altri greci e troiani, di coraggio e magnanimità lo fece
pari allo stesso Achille, e nel rimanente ornandolo di qualità
diverse da quelle di costui, lo venne però a far tale che tanto
pesasse egli quanto questi. Somma pietà verso gli Dei, verso
la patria, verso i parenti, somma affabilità, giovanezza e viril
bellezza sopra ogni altra (giacché quella di Paride non era
virile) della sua parte. Di più accortezza e destrezza nel maneggio della guerra e nel governo delle battaglie, vigilanza,
provvidenza, cura degli amici, pazienza delle fatiche, arte di
parlare ne’ consigli pubblici o a’ soldati, disprezzo d’ogni
pericolo, l’onore stimato sopra ogni cosa, come quando ei
ricusa di entrare nella città vedendosi venir sopra Achille, e
dopo l’onore, la patria; costanza ec. ec. Insomma come egli
aveva fatto in Achille un uomo sommamente ammirabile,
così fece e volle fare in Ettore un eroe sommamente amabile.
E come la vittoria riportata da Achille sopra l’invincibile Ettore, porta al colmo l’ammirazione per colui, così la sventura
di Ettore mette il colmo alla sua amabilità e volge l’amore in
compassione, la quale cadendo sopra un oggetto amabile è il
colmo per così dire del sentimento amoroso”41.
Il Leopardi non tralascia, naturalmente, di aggiungere
che, come Achille e la sua vittoria in sé stessa non dovevano rappresentare l’unico interesse del poema, così neanche
l’interesse suscitato da Ettore e dalla sua sventura doveva esserne l’unico interesse e scopo: “[3114-15] Doppio dovette
essere secondo l’intenzione di Omero, e doppio infatti riuscì
a’ lettori o uditori greci l’interesse, lo scopo, e l’Eroe del
poema”42.
Sulla personalità eroica di Achille, Leopardi tornò più volte nello Zibaldone, sottolineando come l’invenzione del personaggio abbia il suo pregio maggiore nella piena coerenza
e fedeltà ai “tempi antichissimi” e al grado di civiltà che era
loro proprio: “[3597] Achille è interessantissimo perch’egli
è amabilissimo. Ed è amabilissimo non solamente a causa
40 Ivi, p. 1949-1951.
41 Ivi, p. 1951-1952.
42 Ivi, p. 1953.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
del suo sovrano valore personale, ma eziandio per la stessa
ferocia, per la stessa intolleranza, per la stessa suscettibilità,
veemenza ed impeto di carattere e di passioni, superbia, carattere e maniere disprezzanti (veri mezzi di farsi amare, e
forse i soli ec.), iracondo, incapace di sopportare un’ingiuria,
soverchiatore, un poco étourdi, volage ecc., e per lo stesso
capriccio, qualità che congiunte colla gioventù e colla bellezza, e di più col coraggio, la forza e i tanti altri pregi, fortune,
circostanze, e meriti reali di Achille, sono sempre amabilissime, e fanno amatissimo chi le possiede. (…). Nondimeno
s’elle si trovassero oggi in una persona civile in quel grado in
cui Omero le dipinge in Achille, esse parrebbero certamente
eccessive e mal riuscirebbero; ma ben bisogna distinguer i
tempi antichissimi da’ moderni ”43.
E, a proposito della scena dell’incontro fra Priamo e Achille, egli nota che Omero, mentre ricorre a ogni artificio e accumula tutti i particolari per suscitare la nostra compassione più viva verso Priamo, caduto da tanta grandezza a tanta
miseria, nello stesso tempo ci presenta Achille, modello di
virtù eroica compiuta, molto duro a commuoversi e tale che,
quando finalmente si china a piangere sul capo di Priamo,
lo fa non per la sventura di quello, ma per le proprie, per
quelle del vecchio padre e di Patroclo e, se infine concede
al vecchio re quanto chiede, lo fa solo per obbedire a Giove
poiché “[2768] né le preghiere né il pianto né tutto il misero
apparato di quel re domo e prostratogli dinanzi, l’avrebbero
vinto”44.
Non sfugge tuttavia al Leopardi un aspetto della personalità eroica di Achille che è al tempo stesso una straordinaria
qualità poetica: “[3607] Omero non mancò di cercare di conciliare ad Achille, cogli altri affetti i più favorevoli, anche
l’affetto dolcissimo della pietà, madre o mantice dell’amore.
Ciò non solo coll’accidentale sventura della morte del suo
amico Patroclo e con altre tali, ma col mostrare eziandio,
come in lontananza, la finale sventura e l’infelice destino del
bravo Achille, che per immutabile decreto del fato aveva a
morire nel più bel fiore degli anni, e questo in prezzo della
sua gloria, ch’egli scientemente e liberamente aveva scelta e
preposta, insieme con una morte immatura, a una vita lunga
e senza amore. Tratto sublime che perfeziona il poetico e
l’epico del carattere di Achille, e della sua virtù, coraggio,
grandezza d’animo, ecc. e che finisce di renderlo un personaggio sommamente amabile e interessante”45.
Leopardi conferma ancora una volta il ruolo e l’importanza di Ettore quale comprimario di pari dignità artistica e poetica, coté ineliminabile del “doppio Eroe” su cui è costruito il
poema: “[3605-06] Perocché non dandosi sommo interesse
senza somma amabilità, e la sventura essendo principalissima fonte di amabilità, e quasi perfezione e sommità di essa,
e non potendo una grandissima e piena e finale infelicità aver
luogo nell’eroe dell’impresa , resta che sia bisogno, a far che
il poema sia sommamente interessante, duplicarne formal43 Ivi, p. 2241-2242.
44 Ivi, p. 1748.
45 Ivi, p. 2248.
mente l’interesse, e diversificare l’uno interesse dall’altro,
introducendo un altro eroe sommamente amabile, e sommamente sventurato, dalla cui finale sventura sia prodotto e
intorno ad essa si aggiri, e ad essa sempre tenda e sia spinto,
e in vista di essa per tutto il poema sia proccurato, questo
secondo interesse di cui parliamo, il quale renda il poema
sommamente interessante e capace di lasciare l’interesse
nell’animo de’ lettori per buono spazio dopo la lettura ec.
Questo è ciò che fece Omero nell’Iliade, nella quale Ettore è
per le sue proprie qualità ed azioni, e per la sua somma, piena
e finale sventura sommamente amabile e quindi sommamente interessante”46.
Non è senza significato il fatto che i due massimi poeti
italiani dell’Ottocento abbiano dato entrambi risalto alla figura di Ettore come oltre modo poetica e portatrice di un
senso morale e umano fecondo. Ricordiamo qui i versi che
chiudono i Sepolcri di Ugo Foscolo: “E tu onore di pianti, Ettore, avrai / ove sia santo e lagrimato il sangue / per la patria
versato, e finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”.
ENEA compare, alle origini del ciclo troiano, quale compagno di Paride, nella visita che il principe troiano compie
nella reggia di Menelao e che si conclude con il rapimento
di Elena. La sua figura, dunque, appartiene sin dall’origine al
mito greco e in effetti egli appare più volte nell’Iliade omerica come il più valoroso fra i troiani dopo Ettore. La sua
leggenda, accolta fra i Romani forse già nel IV secolo a.C., si
affermò come leggenda nazionale romana nei contrasti con
i greci e i cartaginesi e fu rinnovata in seguito da Cesare che
rivendicava alla sua gens la discendenza da Enea, figlio di
Afrodite (discendenza pertanto divina).
Otto secoli dopo la nascita dei poemi omerici Virgilio
compose l’Eneide, celebrando la restaurazione da poco avvenuta della res publica romana e dell’impero ad opera di
Augusto e compiendo al tempo stesso il tentativo grandioso
di giustificare la storia di Roma e del suo impero ecumenico.
Il problema della giustificazione dell’ordine storico di Roma
e del suo dominio sul mondo era da tempo acutamente avvertito e Virgilio, celebratore di Augusto, è anche il poeta
che nell’antichità ha dato lo spazio e l’espressione poetica
più partecipe alla pietà per i vinti: il poeta della restaurazione
augustea, dunque, riflette nel suo poema la crisi che il Mediterraneo attraversò nel I sec a.C.
Enea, l’eroe mitico al centro del poema, accoglie in sé tutta la complessità e la novità dell’ispirazione virgiliana, ispirazione che rielabora con sensibilità nuova temi, moduli e
modelli della tradizione letteraria greca e latina e si nutre di
aspetti del pensiero filosofico antico e della riflessione storico-politico contemporanea. Egli è innanzitutto una creazione
letteraria, espressione di una visione letteraria e filosofica
raffinata e coltissima. Immediatamente visibile la distanza
da Achille, figura prodotta dall’instancabile facoltà mitopoietica dei Greci, prototipo arcaico dell’eroe semidivino, tutto
dominato da passioni elementari; Enea, al contrario, è innan46 Ivi, p. 2247.
27
SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
zitutto pius, devoto agli dei, alla famiglia, alla patria e pronto parole: «O tre e quattro volte felice / chi sotto gli occhi del
a rinunciare alle sue passioni, ai suoi affetti e volontà perso- padre, alle alte mura di Troia / ebbe in sorte il cadere!»”48.
Singolare scelta quella di Virgilio di presentarci l’eroe in
nali. Purché Troia rinasca e i suoi Penati e i pochi superstiti,
sopravvissuti all’ultima notte, vivano ancora in una nuova un momento di estrema fragilità, preda delle onde, destinato
patria, egli assume su di sé un peso tremendo e, senza alcun a perire di morte ingloriosa. Lo si direbbe uno sventurato, un
vinto, piuttosto che il fongusto dell’ignoto e alcuna
datore di una stirpe di doaspettativa di gloria, si preminatori. Tuttavia, pur con
para al solo compito giusto,
gli occhi rivolti a un passato
degno di assorbirlo: salvare
rimpianto per sempre, egli
e guidare il suo popolo ver47
so un futuro glorioso .
obbedirà suo malgrado ai
Ed è perciò coerente con
decreti del fato per senso
la fisionomia dei protagodel dovere, riuscendo infine
nisti che i due poemi aba conquistare per i suoi una
biano conclusioni opposte:
nuova patria e a preparare il
l’Iliade si conclude, come
futuro impero. Il personaggio manterrà tale rigorosa
sappiamo, con le esequie
condotta per tutta la narradi Ettore che preludono alla
zione, con pochi cedimenti.
distruzione della città, cioè
Appena approdato sulle
al compimento tragico del
coste libiche con sole setsuo fato; l’Eneide con la
te navi delle molte che lo
morte di Turno, antagonista
seguivano, Enea si affretta
di Enea, esito che consentirà
a procurare cibo per tutti,
all’eroe di fondare una nuova città antenata di Roma,
cacciando sette cervi e diviRitratto di Virgilio con due Muse. Mosaico del III sec. d.C.
nella prospettiva di un glodendoli fra i compagni che
rioso futuro, altrettanto farincuora e invita a ricordare
tale, ma positivamente costruttivo. Certo, il poema omerico le molte prove già superate: “forse sarà grato, un giorno, il
narra gesta e vicende di una società di guerrieri razziatori, di- ricordare anche questo / fra incerti sempre diversi, fra tanvisi dalla guerra ma accomunati dal sentimento della gloria e te avventure rischiose / ci dirigiamo nel Lazio, che il fato
dal culto del valore, fondamenti sostanzialmente individuali per sedi tranquille / ci rivela; là è dato che il regno di Troia
e aristocratici in una realtà in cui lo Stato è quasi inesistente; risorga.”49. Commenta Virgilio: “Dà voce a queste parole, e,
il poema virgiliano al contrario è poema nazionale romano e angustiato da affanni imponenti, / simula in volto speranza,
italico, il che presuppone uno Stato che, dopo una storia di nel cuore reprime il dolore.”50. Come capo, responsabile dei
diversi secoli, nel I secolo a.C. si riorganizza e ricompone il suoi, Enea non può confidare a nessuno la sua pena, anzi
proprio dominio sul mondo mediante un’operazione politi- deve mostrarsi fiducioso e sereno. La sua è una condizione di
camente e culturalmente assai complessa, quale la restaura- solitudine interiore, costantemente attenta ai numerosi altri,
zione augustea. Si tratta di realtà storiche assai distanti che che lo circondano.
Segue l’incontro con Didone, regina di Cartagine, presproducono modelli eroici inevitabilmente lontani fra loro.
Dopo il proemio che espone l’argomento del poema, Vir- so cui le navi sono approdate, e l’invito al banchetto serale
gilio procede con il racconto della felice navigazione dei tro- durante il quale Enea è pregato di narrare le sue vicende, a
iani alla volta dell’Italia, l’antica madre cui il fato li destina; partire dalla distruzione di Troia. Egli inizia ricordando gli
Giunone, a loro avversa, li vede e con l’aiuto di Eolo, re dei eventi che precedettero l’ultima notte di Troia: l’inganno
venti, scatena contro di loro una furiosa tempesta che mi- del cavallo, la finta partenza dei greci, la folle decisione di
naccia di distruggere la flotta. Al centro della scena compare introdurre il cavallo nella città e di collocarlo sulla rocca.
per la prima volta Enea che piange dal dolore e, tendendo le Nella notte, mentre la città è immersa nel sonno, i greci si
mani al cielo, esprime la sua disperazione: “Subito a Enea riversano fuori e iniziano la strage. Enea dorme, in sogno gli
in un brivido si disciolgon le membra; / con un lamento, e appare Ettore: “molto afflitto e in larga effusione di pianto,
tendendo entrambe le palme alle stelle, / da voce a queste / come quel giorno che il carro lo trasse, di sangue e di polvere / fosco, coi piedi rigonfi trafitti da cinghie di cuoio. / ...
Con la barba incrostata, e con grumi cruenti ai capelli; / e le
47 Nel compimento della sua missione Enea ha con le divinità e con il
fato frequenti “ma perlopiù poco chiari, contatti che lasciano incertezze
talora angosciose: oracoli, sogni, apparizioni delle divinità stesse, prodigi
eccetera. Il contatto dubbioso e spesso doloroso dell’uomo con la divinità
ha nell’Eneide una importanza particolare: in un certo senso l’Eneide può
dirsi il poema della ricerca, da parte dell’uomo, del proprio destino rivelato
dagli dei” (La Penna, op. cit., p. 231).
28
48 Virgilio, Eneide, Libro I, v. 92-96, trad. e cura di Alessandro Fo,
Torino, Einaudi, 2012, p. 9.
49 Ivi, v. 203-206, p. 15.
50 Ivi, v. 208-209, p. 15.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
ferite mostrava, che molte ebbe attorno alle mura...”51. Ettore
non risponde alle domande di Enea; solo con poche parole lo
esorta a fuggire poiché il nemico è dentro le mura e la città
in rovina. Quindi, consegnandogli i Penati, Vesta e il fuoco
eterno, simboli della città, lo esorta: “prendili al fato compagni, ricerca per loro le mura / grandi, che infine porrai, dopo
aver molto errato sul mare.”52.
Enea, risvegliatosi, ode finalmente: “lo strepito orrendo
delle armi” e vede dal tetto la città preda delle fiamme, e
scende in battaglia: “Fuori di me, afferro le armi; ne medito
un piano per le armi, / ma mi arde l’animo di radunare una
squadra a combattere / e coi compagni lanciarmi alla rocca;
la mente trascinano / ira e furore, e avverto che è bello morire alle armi.”53. L’immediato presente incombe con i suoi
tremendi pericoli ed Enea sembra, a questo punto, dimentico delle parole di Ettore, l’eroe luminoso, baluardo di Troia
che gli ha consegnato gli arredi sacri della città in una ideale
trasmissione di testimone, in una solenne investitura che fa
di Enea, guerriero certo fra i più valorosi di Troia, il mitico
progenitore di una nuova stirpe troiana; la sua vicenda privata e personale d’ora in poi si confonderà col destino dei
suoi. L’eroe corre fuori di casa e con una breve, lucida orazione invita i compagni a seguirlo, per tentare l’ultima prova:
“Tutti gli dei su cui questo dominio poggiava, lasciati / aditi
e are, svanirono ... moriamo e gettiamoci in mezzo alle armi.
/ Sola salvezza, ai vinti, sperare in nessuna salvezza.”54. In
questo passo la giusta, determinazione di Enea e dei suoi di
battersi per la patria e per l’onore si manifesta come furore
e disperazione: Enea non è più qui l’eroe cauto e riflessivo
che abbiamo conosciuto, ma il guerriero che segue impulsi
esasperati, per quanto generosi.
Seguono infiniti episodi di guerriglia fortunata, ma senza
speranza, dei valorosi troiani fino alla tragica sequenza della
cattura di Cassandra da parte di Aiace, della morte di Corebo55 e della distruzione della reggia in cui perisce il vecchio
re di Troia, Priamo. Assistendo alla morte del re, Enea si
ricorda del padre e dei suoi familiari. Si guarda intorno: egli
è ormai solo. Gli appare la madre, Afrodite che, rifulgendo di
splendore divino, lo esorta a fuggire, e gli svela che la rovina
di Troia è voluta dagli dei, non Elena né Paride ne hanno
davvero la colpa. E, per meglio persuaderlo, la dea dissipa
la nebbia che impedisce agli uomini di vedere le divinità56.
Enea scorge allora gli Dei nemici di Troia, Minerva, Giunone e Nettuno, accanirsi contro la città che precipita, e Giove
stesso che infonde coraggio ai greci. Torna nella sua dimora
e organizza la fuga. Con il padre sulle spalle57, Iulo per mano
51 Eneide, Libro II, v. 271-278, op. cit., p. 65.
52 Ivi, v. 294-295, p. 65.
53 Ivi, v. 314-317, p. 67.
54 Ivi, v. 351-354, p. 69.
55 Giovane guerriero, innamorato di Cassandra.
56 La nebbia dell’inconscio, finalmente dissipata, apre la via alla vita
adulta e alla generazione di una nuova civiltà.
57 Prendendo il padre Anchise sulle sue spalle, Enea compie un gesto
di evidente significato simbolico: l’investitura solenne, ricevuta da Ettore
è ormai un fatto compiuto e irreversibile. L’immagine dell’eroe che si
fa carico del padre è indubbiamente potente e non a caso ha ispirato una
e la moglie che segue a distanza, dato appuntamento ai servi poco fuori le mura, egli si dirige con molta cautela verso
il luogo convenuto ma, sola fra tutti, Creusa manca all’appuntamento. In cerca di lei, Enea torna indietro nella città in
preda al saccheggio invocando più volte il nome della sposa.
Ed ecco l’ombra di Creusa apparirgli innanzi per consolarlo
ed esortarlo: rinunci pure a cercarla, ella ormai non è più, per
volere degli dei; Enea dovrà compiere un lungo viaggio per
mare verso una terra d’occidente, bagnata dal fiume Tevere,
dove avrà un nuovo regno e una sposa regale; non pianga per
lei che non sarà schiava dei Greci, ma avrà sede presso la madre degli dei, Cibele, sul monte Ida; infine, “col più materno
degli addii”58, raccomanda il figlio Iulo al suo amore e svanisce mentre egli tenta tre volte invano di abbracciarla. Enea
conclude il suo racconto, narrando i lunghi viaggi seguiti alla
fuga da Troia fino all’arrivo sulle coste libiche.
Segue il mirabile episodio dell’amore di Didone per Enea,
fino al tragico esito finale. Anche questo episodio offre elementi utili a una lettura completa della personalità eroica di
Enea. La notizia dell’unione fra l’eroe e Didone, divenuti
amanti, giunge fino a Iarba, re di una popolazione vicina e
pretendente respinto da Didone, che se ne lamenta con il padre Giove. Mercurio viene celermente spedito presso Enea,
al quale dopo aspri rimproveri vengono ricordati i doveri
verso la patria e il figlio. Enea, costernato, non osa parlare
a Didone e ordina ai troiani di allestire la flotta in vista della
partenza imminente. Didone, resa vigile e inquieta dall’amore, informata dei preparativi in corso, affronta l’eroe, e con
toni ora irati ora imploranti, gli ricorda quanto ella gli abbia
sacrificato e a quali pericoli Enea la esponga con la sua partenza. L’eroe riconosce i benefici ricevuti, conferma l’affetto nutrito per lei ma si dichiara deciso a obbedire all’ordine
divino. Il volere del fato, cui non può sottrarsi, gli impone
di rinunciare ad affetti e desideri. Dopo l’incontro, benché
soffra profondamente, egli prepara la partenza alacremente
e, nonostante ripetuti tentativi di trattenerlo, dà ordine di salpare. Virgilio ne conferma in questo episodio una volta di
più i tratti del pius civis Romanus, interamente dedito al bene
della res publica, religioso e pronto esecutore degli ordini
divini, nonostante la meta cui tendere appaia quanto mai incerta e nonostante i cedimenti di fronte alla passione nutrita
da Didone.
Nel libro VI, nel corso della sua discesa agli inferi, Enea
incontrerà Didone nei Campi del pianto: “E la fenicia Didone, di fresca ferita, fra loro / nella gran selva vagava; e, come
l’eroe dei troiani / si trovò a lei vicino e lei riconobbe fra le
ombre ... non trattenne le lacrime e con dolce amore le disse:
/ «Vera, o infelice Didone, era a me dunque giunta la voce
/ che tu eri morta, seguendo la sorte estrema col ferro.»”59.
Finalmente Enea comprende la profondità dei sentimenti di
Didone, ma l’irreparabile è ormai avvenuto e a nulla valgono
lunga tradizione di stampe, pitture e sculture (vedasi ad esempio il celebre
gruppo marmoreo del Bernini, conservato alla Galleria Borghese). (Cfr, E.
Paratore, Storia della letteratura latina, Firenze, Sansoni, 1979, p. 397).
58 E. Paratore, op. cit., p. 397.
59 Eneide, Libro VI, v. 450-457, op. cit., p. 259.
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SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
le sue lacrime e i dolci accenti e le giustificazioni con cui
vuole illuminarle le ragioni che regolano il suo destino. Didone, estranea a tale logica, si chiude in un silenzioso rifiuto.
Forse avrebbe potuto parlare con le parole di Ungaretti: “Ora
il vento s’è fatto silenzioso / e silenzioso il mare; / tutto tace;
ma grido / il grido, sola, grido di vergogna / del mio cuore
che brucia / da quando ti mirai e m’hai guardata / e più non
sono che un oggetto debole. // Grido e brucia il mio cuore
senza pace / da quando più non sono / se non cosa in rovina
e abbandonata”60.
Nel sistema di forze e personaggi che regola il poema, Didone è parte di coloro che si oppongono al fato perché dominati da passioni irrefrenabili e incoercibili. Con lei anche
altri personaggi, quali Turno, Amata, Mezenzio61, incapaci di
sottrarsi alla forza della passione che genera disordine, sono
destinati a perire per volontà del fato. Essi sono dei vinti cui
Virgilio riconosce, tuttavia, nobiltà e grandezza nella caduta,
anche se hanno osato contrastare i disegni del fato con cui si
identificano le ragioni di Roma, futura padrona del mondo.
La loro condanna è temperata da una nota forte di pietà che
contraddice sul piano mitico e umano quella giustificazione
dell’impero e quella celebrazione dell’ordine augusteo che
sono alla base dell’Eneide e ne costituiscono la motivazione
ideologica centrale. Virgilio, pur convinto che il senso della
storia si identifichi con la vittoria della ragione, secondo i disegni del fato, forza provvidenziale e ordinatrice della storia
e del cosmo, tuttavia accoglie nella sua opera assai più di un
semplice riflesso della crisi che la res publica attraversa nel I
sec. a.C. Di quella fase lunga e difficile della storia romana si
erano fatti interpreti prima di lui alcuni storici latini62 i quali,
senza negare fondamento al primato di Roma, riconoscevano dignità e grandezza alle numerose rivolte che, in nome
della libertà e della giustizia, avevano minacciato più volte
l’impero in quel secolo. La considerazione per i vinti, per chi
è travolto dalla storia, agisce, dunque, nel corso del poema
come tema costante che corre parallelo al tema celebrativo e
ispira alcune delle sue parti più belle.
Se Didone è fra i vinti, Enea, dal canto suo, è schierato sul
60 G. Ungaretti, Cori descrittivi dello stato d’animo di Didone, III (La
terra promessa), in Vita di un uomo : tutte le poesie, a cura di Leone
Piccioni, Milano, Mondadori (Oscar. I Grandi Classici), 1992, p. 245.
Anche il mito di Didone arriva fino a noi suscitando dolore e poesia.
61 Turno, re dei Rutuli, sposo promesso di Lavinia prima dell’arrivo di
Enea e nipote di Amata, madre di Lavinia e sposa di Latino, re dei Latini e
alleato di Enea. Turno è il vero fautore della guerra contro i Troiani.
Amata, sposa di Latino, vuole accanitamente che Lavinia sposi il nipote
Turno. Si suicida quando comprende che la vittoria di Enea è ormai
imminente.
Mezenzio, re dell’etrusca Cere, bandito dalla patria perché tiranno, è
alleato di Turno nella guerra contro Enea.
62 È il caso di Sallustio che, nella sua opera maggiore, benché incompiuta
e giunta a noi per frammenti, le Historiae, immagina una lettera scritta da
Mitridate: dalle parole del sovrano orientale, che combatté a lungo contro
i romani, emergono chiaramente i motivi delle rivendicazioni dei popoli
soggiogati da Roma. “Uno solo, infatti, e antichissimo è il motivo per cui
i Romani fanno guerra a tutti, nazioni, popoli e re: l’insaziabile cupidigia
di dominio e di ricchezze”.
Sallustio, Historiae IV, fr.69 (5), in Opere, a cura di Paolo Frassineti e
Lucia Di Salvo, Torino, UTET, (Classici Latini), 1991, p. 501.
30
fronte opposto perché si sottopone alla forza del fato63: nel
quadro del “ritorno alle origini”, che rappresentava la principale direttiva sul piano politico, morale e culturale della
restaurazione augustea, egli realizza l’archetipo del perfetto
civis, fedele a un nucleo di valori essenziali alle fortune imperiali di Roma ed è in tal senso prefigurazione di Augusto.
Le sue lotte contro i nemici che si oppongono al fato (Turno,
Mezenzio, Amata, Didone e altri) anticipano la vittoria di
Augusto contro i nemici dell’impero, ormai realizzato, ma
a rischio di disgregazione per effetto di innumerevoli spinte
centrifughe sia interne che esterne. È su questo piano che
Virgilio compone la relazione organica fra mito e storia secondo modalità tipiche della mentalità romana e con felice
risultato creativo64. L’elaborazione del personaggio dell’eroe, pertanto, è il frutto di una straordinaria congiuntura storica che Roma vive negli anni del trionfo definitivo di Augusto e in cui il recupero dei modelli originari è avvertito come
salvifico: il suo modo di essere eroe è espressione di un carattere nazionale romano perenne che non comprenderemmo
senza la religione romana e senza un ulteriore apporto della
filosofia stoica, che a Roma trovò fertile terreno di diffusione, come del resto altri orientamenti filosofici greci65.
Tuttavia, se la sua adesione al fato, se la sua volontà di
tutelare i valori più cari, le sacre reliquie di Troia e i troiani superstiti, lo salvano e, pur fra infiniti disagi e sventure,
lo pongono, anziché fra i vinti, tra i dominatori della storia,
è pur vero che gli sono tutt’altro che estranee la pietà per
le sofferenze altrui e una malinconica accettazione del suo
ruolo, che sembra talora non appartenergli del tutto e che
non accoglie sicuramente con entusiastica partecipazione. Illuminante, forse più di altri episodi, è l’incontro che inaspettatamente avviene fra Enea e Andromaca a Butroto, nell’Epiro, durante il viaggio verso l’Italia. L’incontro fra i due
rinnova ricordi strazianti nel segno di una tensione emotiva
fortissima e di un pathos sublime. Eleno, l’indovino figlio
di Priamo e nuovo sposo di Andromaca, rivela a Enea qual
è la meta che egli deve raggiungere, insieme all’indicazione
dell’itinerario e ad altri importanti avvertimenti. Ma in Enea,
che lotta per la rinascita della patria perduta, si manifesta
anche il Virgilio arcadico, che preferisce vivere di immagini nel mondo della poesia, piuttosto che nel mondo duro
e crudele della realtà, così, nel ripartire, Enea rimpiange la
tranquilla felicità di una vita agricola anziché guerriera: “Ora
63 Non è, tuttavia, possibile tracciare nell’Eneide una netta linea di
demarcazione fra vinti e dominatori: la forza implacabile del fato, che
realizza i propri disegni e assicura le fortune di Roma e della gens Iulia,
non cancella i lutti le infinite sciagure che Enea, i suoi e i loro alleati
dovranno patire nel corso del poema. Tutti, vincitori e vinti, soffrono di
una eguale condizione di umana fragilità e dolore della quale ciascuno,
individualmente, paga il terribile prezzo.
64 L’eroe mitico Enea si proietta così nella storia: conosciamo l’autore,
conosciamo l’epoca storica, e le ragioni politiche del poema; ma la forza
letteraria del testo ugualmente ce lo fa vivere come prototipo dell’eroe
maturo, fondatore di città e di civiltà.
65 Paratore, nella sua Storia della letteratura latina, op. cit., p. 393, così
definisce Enea: “Questo personaggio così nuovo e singolare, nutrito di
tutta l’esperienza delle filosofie post socratiche, è nello stesso tempo il
vero prototipo della virtus romana”.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
vivete felici, o voi cui già si è compiuta / la vostra sorte: noi
siamo di fato in fato chiamati. / Voi avete pace, e non già da
solcare distese marine, / né da cercare i campi di Ausonia che
sempre all’indietro / cedono. Dello Xanto un’effigie, e una
Troia vedete / che han preparato le vostre mani sotto migliori
/ - vi auguro - auspici, e che sia meno esposta all’arrivo dei
Greci. / Se un giorno mai sarò giunto al Tevere e ai campi
che al Tevere / sono contigui, e le mura vedrò alla mia gente
assegnate, / delle città imparentate, allora, e dei popoli attigui
/ - all’Epiro l’Esperia (che uguale radice hanno in Dardano, /
ed uguali vicende) -, faremo una unica e duplice / Troia negli
animi: cura che spetti ai nostri nipoti.”66. Le parole del congedo denotano una mancanza pressoché totale di curiosità
e brama di esplorare l’ignoto, componente questa costitutiva della mentalità greca e fattore importante di quella civiltà67, al contrario assai debole nel mondo latino, nonostante
lo spirito di conquista che lo connota insieme a un’indubbia
disposizione a recepire apporti e influenze dalle altre culture. Parole che al tempo stesso indicano che Enea è un uomo
stanco, che rimuove fra dubbi e angosce il suo bisogno di
quiete, per “farsi carico” dei suoi troiani e in un certo senso,
senza saperlo, del mondo intero.
Benché sia apparso a taluni critici un personaggio artificioso, privo di personalità, un mero esecutore del fato, una
comoda marionetta che si presta a una narrazione con forte
contenuto politico e ideologico, Enea in realtà è un personaggio nuovo nel panorama della letteratura antica: in lui la
fisionomia dell’eroe antico, per giunta “romano”, si arricchisce della sensibilità tutta moderna del suo autore, anche
se l’operazione non riesce del tutto, anche se “si tratta di
spunti sparsi, per quanto significativi, di spunti non sempre
approfonditi e non abbastanza organicamente collegati: piuttosto che un grande personaggio, i frammenti di un grande
personaggio”68. Infine, per un ultimo confronto con gli eroi
omerici, va evidenziata la sua distanza, quanto a disumanità
e ferocia, dalla figura di Achille: solo il dolore straziante per
la morte di Pallante69 può indurre Enea a un atto di esasperata crudeltà nei confronti di Turno, che implora nel duello
finale di essere risparmiato, ma senza quel gusto dello strazio
e della strage che si manifesta nella vendetta implacabile di
Achille per la morte di Patroclo. Siamo alle ultime battute del
poema: Turno supplica Enea: “‘E Turno imponente / crolla,
colto dal colpo, a terra, piegato il ginocchio. / ... Turno, da
terra, supplice gli occhi e la destra a preghiera / tende, e «Lo
merito, è vero, - afferma - e non chiedo perdono . / Prenditi
ciò che ti spetta. ..... Hai vinto, e il vinto tender le palme
/ hanno veduto gli Ausonii; è tua Lavinia per sposa, / non
protrarre oltre gli odi». Aspro, ristette nelle armi / gli occhi
intorno volgendo Enea, e trattenne la destra. / E un poco già,
e un po’ di più, lui esitante piegavano quelle / frasi, quando
66 Eneide, Libro III, v. 493-505, op. cit., p.125.
67 Nella terza parte esploreremo il significato dell’eroe eponimo di tale
mentalità: Odisseo.
68 A. La Penna, Scrittori latini, Firenze, La Nuova Italia, 1984, p. 24.
69 Figlio di Evandro, re degli Arcadi e alleato di Enea, nonché fondatore
della città di Pallanteo sul Palatino.
nefasto là in alto sull’omero il balteo / si rivelò (la cinghia
rifulse di borchie a lui note) / di Pallante, il ragazzo, da Turno
abbattuto, ferito / e finito: portava il trofeo del nemico sugli
omeri. / Poi che con gli occhi il ricordo di uno spietato dolore
/ e le spoglie ebbe attinto, avvampando di furie, e nell’ira /
terrificante: «E tu qui, rivestito di prede dei miei, / mi sarai tolto? Pallante, con questo colpo, Pallante / ti sacrifica, e
impone la pena al tuo sangue assassino.» / Questo dicendo,
gli affonda il ferro diritto nel petto, / fervido. E a lui in un
brivido si disciolgon le membra, / e con un gemito fugge,
sdegnata, la vita fra le ombre.”70.
2. DAL MITO ALLA CLINICA
(Tito Baldini)71
“Più utile è distinguere la ragione gretta e ottusa, alla quale gli abissi della passione restano ignoti, dalla ragione che
da quegli abissi riemerge per affrontare con umiltà la dura e
finita fatica del vivere”; così Aristotele, nello scolio a l.24 v.
469, citato da Paduano72.
Questo è il ponte che ci porta a un’analisi clinica: perché
altro cos’è la psicoanalisi se non la lettura del proprio abisso
psico-emotivo-passionale per “ritornar a riveder le stelle”,
in quella luce della ragione che può accettare la vita nella
sua finitudine? Dunque l’approccio clinico, di aiuto a quei
ragazzi di oggi che si ritrovano (più di ieri? o è solo perché
oggi li guardiamo alla luce delle nostre esperienze psichiche)
sbandati da un pensiero debole che non sa più approcciarsi
alla complessità del mondo.
Penso con Freud che la mitologia greca porti in rappresentazione quanto di più profondo psichicamente connoti il
pensiero umano e che provvida risulti la sua conoscenza e il
suo utilizzo per l’analista. Come analista di adolescenti mi
rendo conto di usare internamente la mitologia greca, e i suoi
sviluppi nel percorso dell’Umanità, perché essa mi aiuta a
migliorare la convivenza con affetti adolescenti miei e dei
pazienti.
Novelletto73 suggerisce di utilizzare il controtransfert adolescente e in tale ambito secondo me si colloca la fruizione di
miti e leggende della classicità greca, nel senso specifico di
offrirci buone rappresentazioni per mettere in forma “affetti
adolescenti” di transfert e di controtransfert, contribuendo
così alla miglior convivenza con essi e al loro miglior utilizzo da parte dell’analista al lavoro col paziente adolescente.
70 Eneide, Libro XII, v. 926-952, op. cit., p. 589.
71 Il testo in visione è una riedizione, in parte modificata, dell’articolo
Da Ettore per Achille verso Enea. Psicoanalisi dell’adolescenza come
transito, pubblicato nella Rivista “AeP. Adolescenza e Psicoanalisi”, n.
1, 2013, per la quale si ringrazia il Direttore Prof. Gianluigi Monniello, per
la gentile concessione.
72 G. Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano,
Torino, Einaudi, 2012, p. XXXV.
73 Cfr. A. Novelletto, Transfert, relazione reale e controtransfert
nell’analisi degli adolescenti (1997), in L’Adolescente. Una prospettiva
psicoanalitica, Roma, Astrolabio, 2009.
31
SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Sigmund Freud
Carlo ha condiviso con me un’intensa analisi a tre sedute
settimanali, iniziata quindici anni fa, quando ne aveva tredici
e conclusa nove anni dopo. Fin dalle elementari assumeva a
scuola e fuori un comportamento antisociale delegittimante
le istituzioni (aggrediva, non studiava e ‘marinava’ le lezioni,
trattava con sufficienza gli insegnanti), anche se riscuoteva
paradossalmente la simpatia di coetanei e professori perché
coniugava tale condotta con espressioni di cortesia, gentilezza e nobiltà d’animo. Genitori separati dai suoi cinque anni,
la madre con l’occasione decideva di trasferirsi a vivere negli
Stati Uniti attribuendo motivazioni generiche e mostrando
un utilizzo inconscio del figlio a tipo “genitore schizofrenogeno” (Searles74). Con ogni mezzo ella cercava d’incolpare il
paziente per non volerla raggiungere, tacciandolo di non affettuosità verso una madre che tanto si sarebbe prodigata per
lui75. Il padre si rendeva conto della gravità della situazione
e intraprendeva guerre legali per assecondare il desiderio del
figlio di non subire il taglio di legami parentali e amicali (negli USA avrebbe avuto solo la madre); tuttavia alcuni aspetti
della natura del genitore, che lo portava tra l’altro a una so74 Cfr. H. Searles, Il tentativo di fare impazzire l’altro partecipante
al rapporto: una componente dell’etiologia e della psicoterapia della
schizofrenia (1959), in Scritti sulla schizofrenia, Torino, Boringhieri,
1974.
75 Nell’idea della madre, ella avrebbe voluto con lo spostamento negli
USA offrire al figlio una possibilità esistenziale ineguagliabile, mentre
sul piano di realtà era il padre che provvedeva con buona facoltà al
mantenimento e all’educazione del figlio.
32
luzione di conflitti interiori nella successiva scelta coniugale
omosessuale (non dichiarata), faceva sentire a Carlo carenti
anche aspetti non trascurabili dell’apporto paterno (Blos76).
La madre, pur molto intelligente a livello mentale conscio,
pareva vivere in una dimensione proto-temporale (ad esempio continuava ad accusare il figlio sempre allo stesso modo,
nonostante il passare degli anni) e in una condizione psichica
primordiale centrata sul proprio piacere e sull’utilizzo, per
realizzarlo, anche del figlicidio mentale (inconsciamente cercava infatti di farlo impazzire accusandolo, pur sempre con
la dolcezza di un “doppio messaggio”, di non amare la madre
e, infondo, di essere stupido).
All’inizio mi colpiva di Carlo la bellezza del corpo e del
volto, i tratti di una figura di fanciullo appena toccata dall’adolescenza. Nei primi periodi di trattamento mi appariva allo
stesso tempo delicato e irrefrenabile: diceva di venire volentieri ma non voleva parlare di sé; si muoveva di continuo
ma poi mi aggiustava le cassapanche dei giochi dei bambini,
ordinava numericamente i libri negli scaffali e aggiornava
il pc dello studio. Ero investito dalla sua violenza quando
giocavamo, la violenza e l’impossibilità di perdere, e poi la
“forte delicatezza” per le conseguenze su di me delle sue
scariche. Tuttavia non era di quei trattamenti che volentieri
vorresti s’interrompessero e a suo modo Carlo ti entrava dentro con simpatia. Mi dicevo che era come se l’adolescenza
tardasse a raggiungere la piena maturità e lui stallasse poco
oltre l’ambito dell’innocenza infantile, tuttavia fortemente
caratterizzata dalla sua propensione all’azione.
Quindici anni fa avevo sufficientemente elaborato tra analisi e autoanalisi la forte passione per l’adolescenza con cui
prima di allora lavoravo, sentimento che prima mi permetteva di accogliere i segnali più estremi di vita e di morte di tali
pazienti in forza di miei elementi proiettivi, accettazione di
adolescenze sofferenti che aiutava nella fase di in-take ma
che non favoriva il migliore contributo al loro superamento
verso l’avvio ad adultità possibili.
Lavorammo all’inizio sul suo obiettivo inconscio di trattenere lo sviluppo ad una sorta di infanzia giocosa; lui tentava di farmi dispetti come farebbe un bambino, con un misto
di innocenza e violenza. Le combinava di tutti i colori e ti
guardava come se fosse arrivato allora. All’inizio rispetto a
ciò mi trovavo male: riconoscevo i noti attacchi a cui serviva “sopravvivere senza rappresaglie” per ‘dovere di Scuola’, ma internamente non mi sentivo più sostenuto a reggere
tutto ciò in nome dell’amore proiettivo per l’adolescenza al
suo sbocciare. Fu quindi per me difficile nei primi anni di
quest’analisi, perché il vecchio modello non lo riconoscevo
più ed uno nuovo tardava ad arrivare. Al cospetto dei transfert multipli che caratterizzarono quel periodo, mi sentivo
sballottato perché internamente ero poco sicuro della mia
posizione: madre abbandonica prima delle interruzioni estive o se dovevo togliere una seduta (“Che te ne frega intanto
di me?”); madre sadica quando ne combinava una delle sue
76 Cfr. P. Blos, Figlio e Padre (1984), in
Psicoanalisi”, n. 2, 2009.
“AeP. Adolescenza e
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
(“Anche tu mi vuoi piegare ma non ci riuscirete mai!”); padre senza potere e così via. Senza potere anche perché le mie
interpretazioni non facevano breccia e in lui apparentemente non sortivano rimando (provo un senso di gratitudine nei
suoi confronti per aver continuato a venire in analisi, forse
sentiva che lo andavo cercando).
Oggi so che non fu così, che il rimando c’era, e che io non
lo trovavo perché prima di allora l’avrei cercato nel paradigma simbolico dell’Eroe - cioè per sempre tale, fino alla fine
- mentre in quella fase ero contro l’Eroe e per questo non
comprendevo il codice con cui lui significava e comunicava.
Così la sua condotta d’innocente attacco andò aumentando
nei primi anni dell’adolescenza e dell’analisi, fuori e dentro
il setting. Intanto iniziavo a considerare che era come se lui
stesse al di sopra di quel che accadeva e non al di fuori; non
era quindi incosciente, pazzo, ma forse “puro folle” come
l’Eroe. Quindi da una parte era dentro il reale fino in fondo (dall’abbandono e il ricatto materno già considerati, agli
atti di teppismo e al ‘consumare’ rapporti con ragazze senza
apparentemente esternare sentimenti), e da un’altra pareva
dotato di una speciale visione dall’alto.
Credo che tale ‘vista’ mi aiutò a comprendere meglio la
sua natura, infatti, verso i suoi sedici anni e dopo il terzo
di analisi, ebbi conferma della sua capacità intuitiva: nonostante il rapporto con la scuola, con gli amici e con quanto
altro definisca la vita di un adolescente fosse mediamente
caratterizzato nel modo sopra descritto, era incontestabile
non solo che quasi tutti gli volessero bene come accennato
sopra, ma che addirittura lo cercassero per consigli. Finanche il Preside lo convocava al fine di studiare strategie per
la gestione di passaggi istituzionali difficili. Ad esempio,
nel quarto e quinto anno di liceo (ne farà sei), organizzò la
coordinazione tra la presidenza di istituto e gli studenti per
gestire l’occupazione della scuola e la sua difesa dall’entrata
di estranei (questione seria in Italia). Una perfetta coordinazione tra diplomazia e strategia militare (comprensiva di selezione di “soldati” e loro addestramento). Andavo capendo
che questa sua inclinazione a guardare dall’alto e lontano,
se aveva il limite di farlo inciampare sul presente (rispetto
al quale era perennemente in ritardo e inadeguato), favoriva
tuttavia risorse che avevo tardato, per motivi personali sopra
riferiti, a riconoscere, e a riconoscere non già (come avrei
fatto prima) in quanto possibilità di un’adolescenza che non
deve modificarsi perché eroicamente sublime, ma in nome
di una nuova concezione dell’eroe che andavo maturando in
me: l’epopea eroica come un transito (analogamente a tutto
ciò che è psichico).
Così sentii il bisogno di avviare un periodo d’intenso approfondimento filologico dei testi epici e di critica sul tema
dell’Eroe. Ero affascinato da tale percorso tra conoscenza e
affetti, e mi sembrava tramite esso di comprendere cose di
me e di Carlo il cui uso nell’analisi ne determinò a mio avviso un viraggio decisivo. Capivo, come voi avrete già fatto
leggendomi sopra, che la questione in me fosse che non volevo più come un tempo far sentire al paziente adolescente che
ero ‘innamorato’ della sua adolescenza, ma comprendevo
anche che in conseguenza di ciò nei primi anni di trattamento
ero stato reattivamente troppo controllato nel non supportare
la difesa di Carlo dall’angoscia di morte realizzata attraverso
quella sorta di sospensione primo-adolescenziale dello sviluppo sopra descritta.
Mi si aprì una ‘terza via’, tra il sostenere quasi staticamente l’adolescente che si difende fortificando la propria eroicità
e il rifiuto della stessa con cui condussi i primi anni di analisi
con Carlo. Tale strada era concepita dinamicamente come un
transito offerto con affetto e cura da Ettore ad Achille per
convincere il secondo a “trasfigurarsi” (Monniello77) fino
a divenire Enea, unico eroe realizzato in vita; rinunciando
così all’immortalità del ricordo, miraggio irresistibile per
un figlio come lui non visto dalla madre, e meta ottenuta al
prezzo, prima da Carlo accettato, della morte del corpo e
dell’anima (uso e abuso di sostanze, slegamento da ogni tentativo costruttivo ecc.).
Gradualmente iniziai con sollievo a sentire che potevo tornare nel lavoro a mettere a disposizione il mio intenso affetto
per l’adolescente, perché ora riuscivo a modellarlo nella forma costruttiva di un padre Ettore che non veicola più all’adolescente, nell’implicito del processo analitico, il messaggio
di rimanere per sempre Achille, ma neanche di dover divenire come lui, l’adulto Ettore, emblema intramontabile nei
millenni di uomo maturo che ama la donna, la famiglia e
la Patria e per loro si sacrifica. Nei primi tre anni di analisi
ho forse inconsapevolmente tentato di proporre a Carlo quel
modello e lui non poteva accettarlo. Achille ed Ettore non si
sono mai tollerati. Poi ho pensato di non proporre più in senso assoluto, e di aiutarlo verso un transito trasfigurante, ove
i contenuti affettivi non si perdessero ma si modificassero,
da Achille verso Enea. Enea le cui tracce sono documentate
nella classicità ma la cui resa immortale spetta a un uomo
“moderno”, nato quando l’ultimo eroe classico era già morto,
individuo capace di vivere il proprio tempo e di trarne profitto onestamente attraverso le proprie doti sublimi: Virgilio,
non a caso il prescelto immenso traghettatore di giovani “dispersi” verso la salvazione, nell’immaginario e nella assoluta
levatura artistica e umana di Dante.
Nel periodo in cui accadeva quanto descritto (dal quarto
anno di analisi, 16 del paziente) Carlo, ritengo non per caso,
iniziò a parlare con sempre maggiore regolarità e a portare
sogni. Riusciva a farlo solo infilandosi in una piccola costruzione che aveva realizzato e che poteva sembrare una cuccia
per cani molto piccola per lui, nella quale, tuttavia, s’infilava,
e a da là esperì il dialogo con me.
La sua voce era imbarazzata e stentorea: grande è Achille
quando contatta la sua parte malinconica. Potei quindi nel
tempo gradualmente imparare a rimirare teneramente la bella
e coraggiosa figura di Achille e a coglierne la forte essenza
malinconica; gradualmente divenivo tollerante come quella
77 Cfr. G. Monniello, L’incontro con l’adolescente tra infantile e
pubertario, in “AeP. Adolescenza e Psicoanalisi”, n. 1, 2012.
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SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
superficie che solo accogliendo il verso della forza dell’acqua riesce ad imprimerle un cambio di direzione. Ed ero sereno, finalmente.
In un sogno del periodo in visione il padre lo vedeva lottare “un po’ per scherzo e un po’ per davvero” con un coetaneo
di fronte al gruppo dei compagni. Il genitore lo incitava, “sereno”, e anche un po’ divertito, e lui era forte e controllava la
lotta senza fare male al compagno. E le ragazze stravedevano
per lui.
A voce disse che il padre del sogno era calmo e non stava
come quello reale sempre a rimbrottargli di non assumere
una moralità, un senso dell’etica e un amore per le persone
care. Carlo diceva che voleva bene al padre - che gli era riconoscente di averlo salvato tante volte, a partire da quando
non lo aveva mandato a vivere negli USA - e che sentiva che
quegli ne voleva a lui, tuttavia sentiva anche che il genitore non tollerava il suo carattere e che lui lo ricambiava con
egual moneta, che non lo sopportava e lo faceva “incazzare
da morire”.
Replicai che a mio avviso pure con me le cose erano andate così, che sentivamo entrambi il reciproco coinvolgimento
ma che io avevo faticato ad accettarlo col suo carattere per
me prima difficile. Accettò la lettura anche transferale del
sogno asserendo che quel che dicevo era vero, che prima si
sentiva trattenuto da tutti e anche da me, mentre ora mi percepiva più vicino: “Non è che mi inciti a fare a botte ma non
mi fai sentire che rifiuti il mio modo di vivere”. Tornammo
nel tempo dell’analisi anche su altri aspetti del sogno: lui riconosceva e sentiva molto attuale che io considerassi non
casuale il parallelismo tra legittimazione appassionata della
sua natura (lotta per scherzo e per davvero) e acquisizione di
capacità di controllo nella e della stessa. Parlare delle ragazze del sogno come volevo fare io lo imbarazzava, ma oramai
avevo imparato che gli Eroi classici non parlano volentieri di
amori ma solo d’imprese78.
Nel lavoro tra i cinque e i sette anni di analisi mi disponevo
con serenità nel transfert ad accogliere, come già espresso,
questo novello Achille e con pazienza lo sospingevo verso
la sua trasfigurazione in un Enea. Lui scherzava con me dandomi del vecchio, in un sogno mi vide addirittura decrepito. Per un po’ usammo tale sogno per ‘giocare’: nel corso
delle sedute successive infatti ripropose la narrazione di una
storia che, dato ciò, abbiamo potuto nel tempo costruire e
aggiustare. Consideravo stesse così rappresentando affetti
che finalmente stavano salendo e lo lasciavo correre a briglia
sciolta, facendo da ‘spalla’ e ‘suggeritore’ al narratore. La
storia che progressivamente veniva costruendo nelle sedute
di quel periodo raccontava che quel “vecchio decrepito” non
pensava però di mettere i nipoti al suo posto perché per questo erano già pronti i figli, e così coi nipoti era paziente e li
lasciava crescere spontaneamente, responsabilizzandoli poco
per volta. In tal modo potemmo costruire una parte che mancava all’epopea achillea e nella sua vita interna, oltreché in
78 Dell’amore in modo sentimentale ne parla l’eroe romantico ma è
un’altra questione.
34
quella vissuta tra suo padre e sua madre: la coppia, gli affetti
della famiglia nucleare ‘moderna’ a modello delle successive
forme aggregative (gruppi, Stato ecc.). Col termine “moderna” ci riferivamo alle famiglie che sanno mediare coi tempi
in cui vivono, senza corrompersi ma anche senza irrigidirsi
per eccesso di coerenza e così distruggersi. Mi fece in quella
fase parlare molto di ‘modelli’ dell’una e dell’altra specie, e
progressivamente veniva assumendo la considerazione che
migliori fossero quelli, appunto, “moderni”, mentre conveniva con me che lui stesse in tutto ciò parlando anche di sé e
ricercando una via evolutiva. In quegli anni “la tendenza antisociale” si ridusse visibilmente, tanto che, quando in prossimità dell’esame di maturità centrò per sbaglio col pallone
preso di ‘collo pieno’ la testa della vicepreside, quella, prima
di svenire, riuscì a rassicurare colleghi, alunni e principalmente Carlo, che il tiro non fosse assolutamente intenzionale, questa volta (mentre prima il paziente era in tal senso uno
specialista). Lui ricordava che lei gli sorrise e gli diede la
mano, prima di svenire. In seduta piangeva nel raccontarmelo, e diceva che era andato dietro la macchina verso il Pronto
soccorso e aveva aspettato fino a che l’insegnante ne uscisse,
e poi la sera e il giorno dopo le aveva telefonato a casa. Dopo
l’esame di maturità lavorammo molto anche su quell’episodio connettendolo sia alla rabbia inconscia verso la madre
sia al senso di colpa per averle fatto del male ‘lasciandola’.
Questo ci permise di iniziare ad affrontare la ‘questione madre’, condizione che caratterizzò i due anni finali dell’analisi. Ne parliamo subito dopo il seguente capoverso sul tema
della ragazza. Come sappiamo, Carlo andava gradualmente
evolvendo, rispetto alla rudimentalità del proprio apparato
pulsionale descritta sopra, e progressivamente si dispose alla
relazione amorosa.
La prima partner fu una ragazza problematica e potei chiaramente rendermi conto che lui avesse bisogno di rispecchiarsi nelle parti al limite di lei; tuttavia nutrivo l’idea che
Carlo sentisse l’esigenza di aiutarla anche per sostenere proiettivamente la madre, in fondo simile alla ragazza e come
quella bisognosa della dedizione del paziente. Nel corso degli ultimi due anni di analisi le interpretazioni sulle valenze
riparative, sostitutive e restituive di tale rapporto di coppia
rispetto alla madre lo aiutarono a risolvere la relazione in
visione (che ad altri livelli lo affaticava molto) a vantaggio di
una storia con una ragazza internamente molto più integrata,
con la quale novelle esigenze imitative di Carlo poterono direzionarsi verso caratteristiche di autonomia di lei - capacità
della giovane di vivere bene e mantenersi nonostante l’assenza di una famiglia alle spalle - e furono oggetto di considerazioni e interpretazioni accettate e utilizzate dal paziente.
Ma qui saremmo già verso la fine dell’analisi; torniamo
invece per un poco indietro perché, come sappiamo, rimane
da citare lo sviluppo in analisi della ‘questione madre’. Dicevo sopra che nel corso degli ultimi due anni Carlo iniziò
a lavorare sul rapporto interno con la madre. Tale passaggio
avvenne anche in coincidenza non casuale con l’avvio della prima relazione di coppia, condizione resa possibile pure
perché, a mio avviso, nel transfert era stato avviato, come
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
sappiamo, il transito da Achille a Enea. Posata quindi l’armatura lucente e impenetrabile, affiorò il dolore, connesso
alla domanda: Perché?
“Perché mi ha messo al mondo e poi lasciato… ricattato… perché non
mi vede e fa finta di non pensare ad altro che a me, mentre in realtà si
occupa solo di se stessa?”
La mancanza di una risposta che per lui significasse faceva ripetere il circuito ‘assenza di senso-dolore’ che prima,
per difesa da entrambi gli elementi di detta dicotomia, rimaneva inconscio, rendendo lui apparentemente insensibile
(invulnerabile), anche se, fin dagli inizi dell’analisi, tracce
in lui apparivano di una sommersa profondità d’animo (che,
come abbiamo visto, lo rendeva agli occhi degli altri simpatico, cortese, gentile e nobile). L’achillea “ira funesta” che
caratterizzò buona parte della sua vita infantile e primo-adolescenziale, traccia visibile della descritta tragedia interiore,
fu, nella fase in visione dell’analisi, ricondotta alla causa
originaria, con risoluzione graduale delle sue proiezioni su
altri oggetti. Lavorammo molto sul fatto che la tragedia accadutagli fosse stata più grande di lui e finanche della madre
e del padre, e che affondasse radici nelle generazioni, come
la follia (come il Fato nell’Eroica greca, superiore allo stesso
Zeus). Fummo quindi entrambi soddisfatti della capacità che
lui stesso negli anni dell’analisi aveva sviluppato di uscire
dalla scena (come Enea da una bruciante Troia) senza volerla risolvere vincendo (mentre tempo addietro egli avrebbe desiderato sconfiggere l’ingiustizia subita “annientando”
prima il mondo intero e poi solo la madre) o morendo (come
di primo acchito finanche il pius Enea ha desiderato), e, accettando sulle spalle il peso di una genitura “disabile”, prendere per mano il suo se stesso-bambino senza madre (Iulo), e
attraversare l’età delle passioni adolescenziali (Didone) non
perdendo di mira l’obiettivo della sua vita che, oramai, non
era più la realizzazione del destino degli dei e degli Eroi,
come i primi avrebbero voluto, ma il proprio sviluppo esistenziale (Roma).
Brevemente ora tratterei la questione del ‘dover divenire
un Ettore’, posizione interna che suo padre voleva infondergli come modello valoriale e da cui l’analista si era intanto,
come sappiamo, distanziato. L’occasione venne con la fine
della scuola superiore e la scelta tra lavoro e continuazione
degli studi. Carlo non voleva più studiare, mentre il padre
esercitava una pressione intensa (seppur sempre con fare e
intento amorosi) a favore di un percorso universitario. Io ero
stato attento e disponibile a cogliere il fatto che dietro il rifiuto di applicarsi sui libri non vi fosse tanto una traccia di
narcisismo residuo (nessuno insegna ad Achille che già tutto
sa), quanto il desiderio sopra descritto di costruirsi a modo
proprio. Nel periodo in visione lavorammo quindi molto in
analisi sul fatto che gli anni della scuola fossero stati terribili
anche perché lui in essa ci vedeva la realizzazione dei desideri genitoriali che lui divenisse qualcosa di speciale; ambizione alla quale Carlo andava fortemente ribellandosi, per
diritto di esistere, prima inconsapevolmente, e poi, nella fase
descritta, con lucidità di pensiero. Intanto il paziente aveva
negli anni sviluppato una passione per la ristorazione a cui il
padre si opponeva e che veniva interpretata in analisi come
lo sviluppo di una spinta soggettivante, e come un tentativo
implicito di risoluzione del monito genitoriale, divenuto conflittualmente poi anche un suo desiderio, di dovere lui nutrire
di sé questi genitori bisognosi. Vedevo oramai chiaro che lui
sentiva di essere dai genitori79 stato spinto a divenire Ettore
e a sacrificarsi, forse anche fino all’exitus, per la famiglia, e
che a questo egli oramai si opponeva, proponendo una ‘terza
via’ che non direzionasse più, come nella mente dei genitori,
e come sappiamo un tempo forse anche in quella dell’analista, da Achille a Ettore, bensì da Achille a Enea. Notavo
che il mio sostegno alla sua soggettivazione fosse oramai
nell’implicito del suo pensiero, e che lui oramai usava parti
del pensiero dell’analista introiettate.
Carlo intraprese la sua professione con impegno e rigore
prima impensabili, portò avanti con serietà la relazione di
coppia sopra citata, che sfociò in una convivenza con uscita
definitiva dalla casa paterna. Riuscì con la ragazza a tirare
fuori la sua debolezza e il suo bisogno di regressione senza
più paura. Aveva 22 anni, era divenuto un giovane adulto
sufficientemente armonioso, e ci parve a entrambi che il nostro percorso insieme potesse ultimarsi80.
Oggi, a sei anni dalla fine dell’analisi, Carlo è un accogliente professionista ben quotato con incarichi di responsabilità, convive con la ragazza che conosciamo e con cui progetta di sostituire il cane domestico con l’arrivo di bambini.
Come accennavo all’inizio dello scritto, l’epopea eroica
greca può a mio avviso aiutare l’analista di adolescenti a
comprendere la natura e le dinamiche psichiche dell’adolescente e della sua famiglia nelle generazioni. Sopra consideravo anche che, parallelamente a quanto appena riferito, detta classicità può sostenere l’analista nel canalizzare in modo
costruttivo i propri affetti per l’adolescente e l’adolescenza,
limitando, così, il rischio di lasciarli agire o, per tema di ciò,
di reprimerli, riducendo, in ciascuno dei due casi, la propria
potenzialità curativa. Tento ora brevemente di utilizzare nel
caso in visione alcune riflessioni tratte, nel senso appena
esposto, dall’eroica considerata.
A mio avviso la madre di Carlo è come se vivesse una
79 Certamente l’investimento proiettivo di ciascun genitore sul paziente
differiva da quello dell’altro sul piano economico e su quello della qualità.
80 Altri aspetti pur interessanti di questa analisi ho ritenuto di non
approfondirli per esigenze di brevità e più che altro di focus, e in nota
e brevemente accennerò al modo con cui Carlo affrontò la questione
omosessualità paterna, riferendomi solo al fatto che pure in questo
ambito venne in mio aiuto Achille. Potei infatti nel tempo ricondurre alla
accennata caratterizzazione paterna d’identità di genere le mie impressioni
d’avvio analisi circa la bellezza femminea del paziente unita a un misto
di coraggio e forza. Considerai quindi che il complesso personaggio di
Achille, così come l’inconscio umano lo ha rappresentato nelle articolate
costruzioni mitologiche, comprensivo quindi anche degli aspetti femminili
e omosessuali che lo caratterizzano secondo i più accreditati studiosi,
possa essere stato sostenuto anche dal padre di Carlo affinché il figlio
ne incarnasse una moderna rappresentazione, contribuendo, così, alla
realizzazione del moderno Eroe nella persona del mio paziente.
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SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
condizione di auto-divinizzazione in un tempo mitologico
quasi senza cronologia, ove le divinità (genitoriali) stesse
“lottano furiosamente per definire i propri ambiti e porre le
fondamenta della realtà”, che per tale signora consiste nella
propria condizione al di sopra di quella degli altri. Psichicamente quindi ancora vicina a Cronos, il quale, vivendo in un
tempo senza tempo nel piacere puro, copula con Rea e divora
i loro figli. Per la signora qualsiasi coordinata aggiuntiva al
proprio piacere pare essere insignificante e per raggiungere
tale piacere non risparmierebbe la vita mentale del figlio: lo
spazio non esiste, Italia o Stati Uniti non rimandano ad affetti, cioè non significano nelle loro caratterizzazioni e differenze affettive; e così il tempo è come se per lei non passasse,
non potendo elaborare nulla del rapporto col figlio tutto rimane sempre come all’inizio: le stesse illusioni e delusioni
date a Carlo, gli stessi ricatti e tentativi di “farlo impazzire”.
Una sorta di ‘Zeus castrato’ tenta di imporsi istituendo
tempo e leggi (il padre e le sue lotte legali), ma la sua potenza è piuttosto relativa (omosessualità) e soggetta al Fato (che
è sempre al di sopra anche del dio degli dei). Per istituire il
proprio ordine e la propria legge al posto del caos dell’era di
Cronos, Zeus lotta furiosamente anche col narcisistico carattere degli dei e, in questo modo, pare muoversi pure il padre
di Carlo, solo che questi non possiede la potenza di uno Zeus
e sembra quindi poter procedere solo per ‘imitazioni’81: egli
imiterebbe la potenza di Zeus per mettere ordine al caos della
madre di Carlo, senza riuscirvi, e risentirebbe dell’utilizzo
del ‘modello imitativo’ anche nel fatto di chiedere al figlio di
divenire un Ettore. Infatti, non essendo un Ettore egli stesso,
il padre, per tentare di assumere le qualità di tale Eroe, non
può che imitarlo, e, per educare il figlio, non può che chiedergli di fare altrettanto, e così sacrificarsi al proprio destino
(divenire uno studente universitario ecc.). Un vertice analitico di affetti significanti e di cura, attivo su di lui, tuttavia,
dissipa la nebbia dell’Olimpo agli occhi di Enea, offrendogli,
per convincerlo a disinvestire su Troia, l’orrenda visione del
“narcisismo di morte” che devasta il mondo adulto degli dei,
e lo fa proprio quando Enea stava pensando di imitare Ettore
e restare a morire per Troia. Ettore appare in sogno a Enea
(come molte volte appare in sogno al nostro Carlo per ‘consigliarlo’), si mostra devastato dalla morte e gli indica la via
di salvezza nel non divenire come lui. Si comporta da vero
padre, Ettore: dice solo poche, incisive parole e non risponde alle molte domande del ‘figlio’ Enea. Questi fa tesoro di
quanto ricevuto e con sulle spalle, come sappiamo, l’intero
peso della difficile genitura, abbandona la ‘moglie-madre’
Creusa su consiglio di lei, anche lei morta che lo esorta a
vivere e, come diremmo oggi, a ‘non fare l’eroe’. Madre di
adolescente che, nella fantasia del figlio, deve rimanere indietro ed esortarlo ad andare oltre il loro legame, per facilitargli la via della soggettivazione. Qui l’adolescente orienta
il percorso verso l’adultità, con un Io progressivamente più
81 ‘Imitare al posto di essere’, potremmo dire parafrasando l’“imitare
per essere” di Gaddini (Cfr. E. Gaddini, Sulla imitazione, 1968, in Scritti,
Milano, Raffaello Cortina, 1989).
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maturo che accoglie ed integra l’impronta genitoriale (pesante sulle spalle ma anche provvida di consigli) con la propria
parte infantile, e, sperimentando capacità nuove di equilibrio
tra spinte interne, attraversa le passioni tipiche dell’età senza
perdere di vista, nonostante fisiologiche derive, la meta.
In tale ‘zona’ a mio avviso incontriamo anche l’analista
di adolescenti, il quale, sentendosi pienamente un Ettore,
si mette a disposizione di Achille e gli indica, nel “lungo
sogno” dell’analisi (Chianese82), il percorso, in modo che il
paziente lo possa, nel tempo dell’analisi stessa, riconoscere
come significativo e fare proprio (come Carlo a fine analisi).
L’analista, così facendo, non dovrà più limitare la propria
passione controtransferale per la commovente e toccante bellezza e per la destrezza di Achille, e potrà offrire a tale Eroe,
salvatore di Zeus e dell’Olimpo, e di Zeus figlio mancato,
tutta la credibilità necessaria a convincerlo dell’utilità di
“trasfigurare” gradualmente fino ad assumere le sembianze
di Enea, salvato in sogno dall’analista Ettore.
Mi chiedo infine se analoghe e proporzionate esperienze di
approfondimenti tra cultura e affetti nell’ambito dell’eroica
greca non possano contribuire alla formazione degli allievi
analisti di adolescenti, al fine di aiutare i giovani professionisti sia a comprendere sempre meglio tali pazienti, sia a limitare il rischio che ciascuno dei membri della diade analitica
debba rinunciare al proprio ‘smalto’.
Rinforza lo smalto dell’adolescente e quello del suo analista - tra altro sopra riferito, e ultimo ma non per importanza l’eccezionale scelta compositiva operata, secondo Leopardi,
da Omero, di bilanciare nella narrativa sempre il peso dei due
più sublimi tra gli Eroi, Ettore e Achille: “l’interesse per l’uno doveva infatti sempre accompagnare quello per l’altro”,
nell’animo dei fruitori della storia, la quale, nel nostro caso,
è quella che analista e adolescente insieme costruiscono e
raccontano. Aiuta il fatto che ciascuna delle due parti della
diade analitica possa non essere più posta nelle condizioni
di compiere una scelta inconscia di privilegio tra i due eroi,
con disinvestimento sacrificale dell’escluso. E così Achille,
Eroe adolescente, può rimanere, per sempre, per pazienti, allievi e analisti, qualcosa di perfetto e sublime in sé, matrice
profonda dell’animo e sede della pulsione al servizio della
creatività, della soggettivazione e dell’adultità.
3. DALLA FILOLOGIA AL NUOVO UMANESIMO
(Angelo Ariemma)
Perché questo titolo? Perché l’approccio filologico può e
deve essere la base da cui siamo partiti, ma la storia della letteratura, come la storia degli uomini, è fatta di letture e interpretazioni, per arrivare ai nostri tempi, a noi che viviamo qui
e ora, e possiamo e vogliamo servici di quella filologia e di
quella letteratura per interpretare questo mondo e noi stessi
che lo abitiamo. Con parole più pregnanti: “Lo stato presente
della critica letteraria induce ad attribuire l’ampiezza in ricerche del genere a un interesse filologico piuttosto che a un
82 Cfr. D. Chianese, Un lungo sogno, Milano: FrancoAngeli, 2006.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
interesse propriamente critico (…). La critica cerca il
contenuto di verità di un’opera d’arte, il commentario il suo contenuto reale. Il rapporto fra i due determina quella legge fondamentale della letteratura per
cui, quanto più significativo è il contenuto di verità
di un’opera, e tanto più strettamente e invisibilmente
esso è legato al suo contenuto reale. Se durevoli si
rivelano perciò proprio quelle opere la cui verità è più
profondamente calata nel loro contenuto reale, nel
corso di questa durata gli elementi reali si impongono tanto più nettamente allo sguardo dell’osservatore
quanto più si estinguono nel mondo (…). La piena
conoscenza del contenuto reale delle cose durevoli
coincide in definitiva con quella del loro contenuto di
verità. Il contenuto di verità si rivela come il nocciolo
stesso del contenuto reale”83.
Perché abbiamo voluto affrontare un discorso sul
mito? Ci soccorre ancora Walter Benjamin: “In nessun caso il mitico è mai il supremo contenuto reale,
ma è sempre un esatto riferimento ad esso (…). Ogni
significato mitico cerca il segreto”84. Ma, “la forma
canonica della vita mitica è appunto quella dell’eroe.
In lui l’elemento pragmatico è anche e insieme simbolico, in lui solo, in altre parole, la figura simbolica,
e con essa il contenuto simbolico della vita umana,
sono dati alla conoscenza in forma altrettanto adeguata. Ma questa vita umana è in realtà sovrumana, e
quindi non solo nell’esistenza reale del personaggio,
Zeus
ma (che è più decisivo) nell’essenza del contenuto,
distinta da quella propriamente umana. Poiché mentre il simbolismo segreto di quest’ultima riposa altrettanto
strettamente sull’elemento individuale come su quello genericamente umano di chi vive, il simbolismo palese della vita
eroica non raggiunge la sfera della peculiarità individuale né
quella dell’unicità morale. Ciò che separa l’eroe dall’individuo è il tipo, la norma – benché sovrumana; dall’unicità
morale della responsabilità, la sua funzione di rappresentante. Poiché egli non è solo davanti al proprio Dio, ma il rappresentante dell’umanità di fronte ai suoi dei (…). Tipicità e
rappresentanza nella vita eroica culminano nell’idea del suo
compito: la cui presenza e la cui simbolicità evidente distingue la vita sovrumana dalla vita umana”85.
Ecco dunque il compito che ci siamo assegnati: una rilettura del mito dell’eroe qui e ora, perché quel mito ci aiuti a
capire che uomini siamo noi, qui, all’alba del 21. secolo.
Ritracciamo il percorso:
Esiodo ci racconta la Teogonia, il mondo degli dei; poi,
ne Le opere e i giorni, la storia delle cinque età. Dopo le età
d’oro, d’argento e di bronzo, ecco l’età degli eroi:
“Poi quando anche questa stirpe la terra ebbe ricoperto, /
ancora un’altra, la quarta, sulla terra nutrice di molti / Zeus
83 W. Benjamin, Le affinità elettive, in Angelus novus : saggi e frammenti,
a cura di Sergio Solmi, Torino, Einaudi, (ET Saggi, 271), 1995, p. 163 e
p. 166.
84 Ivi, p. 179 e p. 185.
85 Ivi, p. 196-197.
Cronide creò, più giusta e migliore, / razza divina di eroi,
che sono chiamati / semidei: la generazione a noi precedente
sulla terra infinita”86.
Infine quella degli uomini:
“Ma Zeus un’altra stirpe stabilì di uomini mortali, / quanti
esistono ora sulla terra nutrice di molti. / Volesse il cielo che
io non vivessi della quinta stirpe / tra gli uomini, ma o fossi
morto prima o vivessi poi. / Ora infatti è la stirpe di ferro, né
mai di giorno / né di notte smetteranno da fatica e dolore / di
venir consumati; e gli dei infliggeranno loro dure angustie. /
Nondimeno anche per loro si troveranno dei beni mescolati
ai mali”87.
L’intreccio tra dei, eroi e uomini, si configura nettamente
già con il primo eroe, Prometeo, che, sfidando Zeus, dona
agli uomini il fuoco, quindi luce e calore, che possono dissipare le nebbie dell’Olimpo, e aprono alla possibilità di vivere
la propria vita libera e indipendente; così il giovane Goethe:
“Ma io sto qui, plasmo uomini / fatti a mia immagine, / una
stirpe che mi sia simile / per soffrire, per piangere, / per gioire e per rallegrarsi / e che di te non si curi, / come me”88.
Poi gli eroi omerici, con i loro conflitti di semidei che vivono la dimensione mortale, la possibilità di superarla, la lotta
86 Esiodo, Le opere e i giorni, v. 156-160, in op. cit., p. 189.
87 Ivi, v. 169d-179, p. 189.
88 J.W. Goethe, Prometeo, in op. cit., p. 759.
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interiore tra la gloria e l’abitudine, l’impossibilità di sfuggire
al fato; caratterizzati da epiteti formulari, che non hanno la
sola funzione mnemonica: “Con un procedimento analogo a
quello per cui formularità ed espressione individualizzata costituiscono due poli fra di loro complementari, analogamente
su una base ‘eroica’ comune si innestano personalità singole,
fortemente rilevate: le quali come tali possono venire caratterizzate attraverso il gioco degli epiteti specializzati”89.
Appunto, ogni eroe ha il suo specifico significato mitopoietico (come già abbiamo mostrato): Achille, invulnerabile e
tracotante come l’adolescenza; Ettore, l’uomo maturo, marito e padre, cosciente dei propri limiti, che fugge perché solo,
ma poi affronta il nemico perché uomo; Enea, il fondatore
di una nuova civiltà, di una nuova dimensione umana, che
riconosce l’altro, che trova anche nella compassione e nella
pietas i nuovi valori dell’uomo.
Ma, parlando di eroi mitici, possiamo dimenticare Ulisse?
Già Ulisse, nella lettura di Eva Cantarella, si presenta come
portatore della civiltà del diritto, della legge, che distingue,
nella sua casa, i servi fedeli, che vengono salvati, da quelli
infedeli, giustiziati come profanatori della casa e della città:
laddove “l’uccisione dei Proci fa dunque riferimento all’etica eroica della vendetta”90, poiché “la vendetta colpisce
ciecamente, ignorando le colpe individuali, gli atteggiamenti
soggettivi: l’onore è leso dai fatti, non dalle intenzioni”91;
invece per la punizione dei dipendenti domestici si tratta di
amministrare la giustizia, “si tratta di garantire e riorganizzare l’ordine all’interno di una comunità (…). In questo senso
Ulisse può valutare i diversi gradi di colpa, può stabilire individualmente le punizioni. E può assolvere gli innocenti”92.
Infatti così Zeus parla ad Atena: “Ora che il nobile Odisseo
ha punito i pretendenti, sia stretto un patto leale: egli regni
per sempre e noi favoriamo l’oblio del massacro dei figli e
fratelli, sì che come un tempo si vogliano bene a vicenda e
ridondino pace e ricchezza”93.
In tal modo Ulisse segnerebbe il transito dalla civiltà guerriera dell’Iliade allo Stato ordinato da leggi dell’Eneide:
Ulisse come anticipazione di Enea? La ricchezza interpretativa del personaggio, del quale nella Cantarella troviamo
forse la più recente acquisizione, supera in realtà quella
eroicità statica e definita in cui abbiamo letto i precedenti.
Ulisse è l’eroe che ha continuato a vivere nella letteratura in
mille facce e risvolti; l’Odissea è il prodomo e l’essenza del
romanzo; Ulisse è veramente il primo “PERSONAGGIOUOMO quell’alter-ego, nemico o vicario, che in decine di
migliaia di esemplari tutti diversi tra loro, ci viene incontro
dai romanzi e adesso anche dai films. (... ) Se gli chiediamo di farsi conoscere, come capita coi poliziotti in borghe89 V. Di Benedetto, Nel laboratorio di Omero, Torino, Einaudi, 1994,
p. 131.
90 E. Cantarella, Ippopotami e Sirene : i viaggi di Omero e di Erodoto,
Torino, UTET, 2014, p. 99.
91 Ivi, p. 101-102.
92 Ivi, p.102.
93 Omero, Odissea, Libro XXIV, v. 479-486, a cura di Franco Ferrari,
Torino, UTET, (Classici greci), 2001, p. 829.
38
se, gira il risvolto della giubba, esibisce la placca dove sta
scritta la più capitale delle sue funzioni, che è insieme il suo
motto araldico: si tratta anche di te”94. A conferma, ancora
Vincenzo Di Benedetto nota, a proposito del monologo di
Ulisse del Canto XX: “Qui il poeta dell’Odissea scopre una
fascia nuova di realtà, quella dell’ansia che rinasce pur dopo
un momentaneo acquetamento”95.
Dal mito siamo passati alla letteratura; dal mondo eroico
al mondo degli uomini. Ulisse nell’Iliade è ancora un eroe
imperturbabile e crudelmente astuto, così lo descrive Elena a
Priamo: “È il figlio di Laerte, l’accorto Odisseo / che crebbe
nella rocciosa isola d’Itaca, / e conosce ogni inganno e ogni
pensiero sottile”96; e Agamennone lo definisce: “profittatore, esperto di inganni maligni”97. Nell’Odissea diventa l’uomo perseguitato dal destino: “L’uomo dai molti percorsi, o
Musa, tu cantami, colui che molto vagò dopo aver abbattuto
la rocca di Troia: di molti uomini vide le città, scrutò la mente e molti dolori sul mare patì nel suo cuore per guadagnare
a sé la vita, il ritorno ai compagni”98; il quale, pur di tornare
alla sua casa, accetta il suo destino di uomo mortale, come
dice a Calipso: “Dea possente, non adirarti per questo con
me. Anch’io so bene che la saggia Penelope vale tanto meno
di te, a vederla, per figura e bellezza: ella è mortale, tu sei immortale e immune da vecchiaia. Ma pure così voglio, bramo
ogni giorno di arrivare alla mia casa e vedere il dì del ritorno.
E se qualcuno degli dei ancora mi colpirà sul mare colore del
vino, sopporterò: nel petto ho cuore paziente. Già tanto ho
patito, già tanto ho penato fra le onde e in guerra: dopo gli
altri venga pure questo travaglio”99.
Ma già Sofocle nel suo Filottete torna a dipingerlo di
fosche tinte, di fronte alla eroicità del figlio di Achille Neottòlemo: “Odisseo: «A Filottete devi frodare con parole
l’anima»”100, al che risponde Neottòlemo: “Io, come soffro,
figlio di Laerte, / anche ad udire certe cose, a compierle /
provo ribrezzo. All’arti di malizia / non nacqui certo… e il
padre mio nemmeno”101.
Ma ecco che Dante, pur condannandolo tra i fraudolenti, ne fa il prototipo dell’uomo che di lì a poco costruirà la
civiltà del Rinascimento, l’uomo che aspira a conoscere il
mondo e i suoi misteri: “O frati – dissi - che per cento milia
/ perigli siete giunti a l’occidente, / a questa tanto picciola
vigilia // d’i nostri sensi ch’è del rimanente, / non vogliate
negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente. //
Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come
bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”102.
94 G. Debenedetti, Commemorazione provvisoria del personaggiouomo, in “Paragone” dic. 1965, ora in Il personaggio-uomo, Milano, Il
Saggiatore, 1970, p. 13.
95 V. Di Benedetto, op. cit., p. 174.
96 Iliade, Libro 3, v. 200-202, op. cit., p. 83.
97 Ivi, Libro 4, v. 339, p. 111.
98 Odissea, Libro 1, v. 1-5, op. cit., p. 77.
99 Ivi, Libro 5, v. 214-224, p. 229.
100 Sofocle, Filottete, v. 67-68, in Filottete, Aiace, a cura di Giuseppina
Lombardo Radice, Milano, Mondadori, 1956, p. 14.
101 Ivi, v. 111-113, p. 15.
102 Inferno, Canto XXIV, v. 112-120.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
Vediamo anche il Leopardi dello Zibaldone, che introduce
la distinzione tra le qualità stimabili di Ulisse e quelle amabili, che appartengono, in quanto giovane eroe destinato alla
gloria, a Achille: “[3601] veggiamo nell’Odissea che Ulisse,
molto stimabile, in molte parti ammirabile e straordinario,
in nessuna amabile (…). [3602] Le qualità nelle quali Ulisse eccede, sono in gran parte altrettanto forse odiose quanto
stimabili (…). Insomma ne nasce che Ulisse malgrado delle
sue tante e sì grandi e sì varie e sì nuove e sì continue sventure, e malgrado ch’ei comparisca misero fino quasi all’ultimo punto, non riesce per niun modo amabile”103. Siamo in
una interpretazione tipicamente romantica: l’eroicità esclude
la prudenza e l’accortezza, è solamente slancio vitale, fino
alla perdita di sé. Giudizio ancor più negativo colpisce Enea:
“[3608] La pazienza in lui è simile a quella di Ulisse. La
prudenza e il senno soverchiano ed offuscano le altre sue
doti (…). Troppa virtù morale, poca forza di passione, troppa
ragionevolezza, troppa rettitudine, troppo equilibrio e tranquillità d’animo, troppa placidezza, troppa benignità, troppa
bontà”104. L’assenza di passione, in particolare verso Didone,
fa di Enea, agli occhi di Leopardi, quell’uomo maturo, sempre presente a se stesso, che lui mai ha voluto essere.
Il Novecento trova in Joyce la sua rilettura di Ulisse, che
diventa il borghese assillato dalla meschinità ipocrita della
società in cui è costretto a vivere. Le sue avventure si riducono alla banalità di una giornata qualunque, vissuta attraversando una città grigia e tentacolare, la città avventurosa
come l’immenso mare omerico, ma di un’avventura tutta
mentale, tutta interiore, che si gioca nella strenua varietà dei
linguaggi, e trova il suo splendido acme nello stream of consciousness di Molly Bloom: si chiude, forse, l’avventura narrativa di Ulisse, e si apre l’avventura della sperimentazione
novecentesca; ancora un andare oltre le Colonne d’Ercole.
Ma i miti non sarebbero tali se non sopravvivessero a se
stessi; eccoli quindi rivivere in quella mitologia del Novecento che è stata il cinema. James Dean sembra Achille,
l’eroe adolescente, bello e protervo, dalla vita spericolata e
narcisista, ma breve, necessariamente breve, altrimenti si finisce come Vasco Rossi, divenuto triste e noioso da far pena.
Gary Cooper, soprattutto in Mezzogiorno di fuoco, somiglia
a Ettore, che affronta il nemico da solo, abbandonato da tutti,
non perché solo lui non abbia la stessa paura, ma solamente perché è il suo dovere di sceriffo, eletto a baluardo della
città. James Stuart è simile a Enea, buono e amorevole, capace anche di atti coraggiosi e decisivi quando occorre, ma
senza quello slancio passionale tipico dell’eroe adolescente.
Humphrey Bogart ricorda Ulisse, the good bad heroe, apparentemente cinico, al mondo indifferente, che trova dentro
di sé la forza anche della generosità eroica per salvare quel
mondo che ha disprezzato, e dal quale è stato ricambiato in
ugual modo105.
103 G. Leopardi, Zibaldone, op. cit., p. 2244-2245.
104 Ivi, p. 2248-2249.
105 Cfr. U. Eco, Casablanca: Cult Movies and Intertextual Collage, in
Torniamo ora al nostro 21. secolo e permettiamoci un excursus nel recente libro di Massimo Recalcati, Il complesso
di Telemaco106, solamente per chiarire, anche a noi stessi,
cosa vogliamo intendere per Nuovo Umanesimo. Prendiamo
in particolare le altre figure mitologiche a cui si richiama per
definire la dimensione del ‘figlio’ come si è determinata nella
storia degli ultimi duecento anni. Naturalmente il primo ad
apparire non può essere che Edipo. La sua sostanza viene
definita da Freud all’inizio del Novecento: non è un caso che
in quella temperie storica si aprono le porte non solo della
psicoanalisi, ma anche della nuova fisica, e di tutta l’arte d’avanguardia. È la sfida del figlio al padre, alle antiche certezze, al vecchio potere; è la rivendicazione del proprio diritto
alla libertà: “Al centro del complesso edipico è il conflitto tra
la legge e il desiderio, tra la realtà e il sogno, tra il vecchio e
il nuovo. Il tempo del figlio-Edipo è stato il tempo tragico del
conflitto tra le generazioni (…). I figli covano un desiderio
di morte verso i propri padri. Edipo è l’eroe del destino e il
padre solo un’ostruzione repressiva della sua fame di libertà.
Il figlio-Edipo sperimenta il padre come ostacolo alla realizzazione del suo soddisfacimento. La Legge del padre si erge
come una barriera insopportabile nei confronti del suo desiderio. Il figlio-Edipo sperimenta la Legge come antagonista
irriducibile della dimensione anarchica della pulsione”107.
Tutto questo sfocia nella contestazione del ’68 (in Italia protrattasi per almeno dieci anni, fino all’uccisione reale dei padri), e ne L’Anti-Edipo108 che “ha dato involontariamente la
stura a un elogio incondizionato del carattere rivoluzionario
del desiderio contro la Legge che ha finito paradossalmente
per colludere con l’orgia dissipativa che ha caratterizzato i
flussi – non delle macchine desideranti come auspicavano
Delezueze e Guattari – ma di denaro e di godimento che hanno alimentato il meccanismo impazzito del discorso del capitalista nell’epoca della sua globalizzazione finanziaria”109.
Quindi la generazione che ha ucciso i padri (e quella dimensione della borghesia fattiva e produttrice di beni e valori110)
non ha saputo ‘essere’ padre: “il bambino ha piegato l’ordine
familiare alle sue esigenze narcisistiche (…), l’idolo-bambino impone alla famiglia di modellarsi attorno alla legge
arbitraria del suo capriccio (…), anziché coglier la necessità che il bambino esprime di essere aiutato a formarsi come
soggetto, di poter diventare un soggetto grazie all’azione
dell’Altro”111. Padri Narcisi (perno fondante della ‘Milano
da bere’ anni ottanta) hanno generato il Figlio-Narciso, che
“non è allora solo il figlio autorizzato a coltivare il sogno della propria realizzazione e della propria felicità, ma è anche il
“SubStance”, vol. 14, n. 2, issue 47, 1985, p. 3-12.
106 M. Recalcati, Il complesso di Telemaco : genitori e figli dopo il
tramonto del padre, Milano Feltrinelli, 2013.
107 Ivi, p. 100.
108 G. Deleuze, F. Guattari, L’anti-Edipo, introd. e trad. di Alessandro
Fontana, Torino, Einaudi, 1975.
109 M. Recalcati, op. cit., p. 103.
110 Cfr. A. Bonomi, M. Cacciari, G. De Rita, Che fine ha fatto la
borghesia?, Torino, Einaudi, 2004.
111 M. Recalcati, op. cit., p. 107.
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SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
figlio senza desiderio, plastificato apatico, perso nel mondo
fagico degli oggetti, insofferente a ogni frustrazione (…). Il
rapporto con la propria immagine si prolunga specularmente
in quello con gli oggetti. In questo rapporto non c’è soggetto.
Esso appare sommerso da un godimento senza tempo (…). È
il godimento continuo di una moltitudine sparsa, di un branco
informe senza soggetto e senza responsabilità; è il godimento inconcludente e privo di desiderio del vivacchiare, dello
sprecare, del vivere senza desideri”112. Eccoci dunque alla
svolta del 21. secolo, all’atteso ritorno di Ulisse da parte del
Figlio-Telemaco. La storia non è finita: né con la caduta del
Muro di Berlino, né con l’11 settembre. Ma ha preso svolte
imprevedibili: prima la grande speranza della fine della guerra fredda e la convivenza possibile tra i popoli; poi il brusco
risveglio in un mondo dove torna la guerra e l’intolleranza;
dove il Figlio-Telemaco “ricerca il padre come luogo di una
possibile Legge giusta”113; “Telemaco esige giustizia «adesso» (…). Non invoca una Legge astratta, ma una giustizia
che protegga la sua casa, egli è alla ricerca del senso umano
e non di quello giuridico della Legge. È alla ricerca del senso
della Legge della parola (…), per Telemaco il disagio è vivere in un mondo dove il senso umano della Legge della parola
è oltraggiato, offeso, umiliato”114. Il Figlio-Telemaco non fa
che riportarci al Padre-Ulisse, che, come già detto, rinuncia
all’immortalità per amore della sua donna, ristabilisce nella
casa la legge della Parola per amore del figlio: “Ulisse mostra
più della ricomposizione dell’Uno la potenza insostituibile
dell’oggetto amato, la sua assoluta incomparabilità, la forza della fedeltà al proprio desiderio. Mostra che l’eterno è
nel mondo, è qui, è nel legame con chi amiamo (…). Non
dobbiamo valorizzare moralmente i contenuti della scelta di
Ulisse (…), ma mostrare come egli decide il suo ritorno per
rispondere alla legge del suo desiderio, per stringere a sé Penelope, per riconoscere suo figlio, per riportare la Legge della parola nella sua comunità. Non perché questi sono valori
morali universali ma perché essi rendono la sua vita degna di
essere vissuta, soddisfatta, felice (…). La sua rinuncia non è
al servizio del dominio e dell’appropriazione, ma a quello del
desiderio e della sua trasmissione simbolica”115.
Ulisse è anche colui che scava il proprio letto matrimoniale nel tronco di un albero ben radicato alla terra, e intorno
al quale costruisce la sua casa: “Dentro il recinto sorgeva
un tronco d’olivo dalle foglie allungate, rigoglioso, fiorente,
grosso come una colonna. Intorno ad esso costruii dal principio alla fine la stanza con pietra fitta, la coprii per bene con
un tetto, ci applicai battenti robusti, saldamente connessi. Poi
segai la chioma dell’olivo dalle foglie allungate e, dopo aver
squadrato il fusto fin dalla base, lo levigai tutt’intorno con
arte provetta, lo livellai col filo cavandone un piede del letto,
lo traforai tutto col trapano. Dunque cominciando dal fusto
piallai il telaio del letto che alla fine ornai d’oro, d’argen112
113
114
115
40
Ivi, p. 110-111.
Ivi, p. 113.
Ivi, p. 115-116.
Ivi, p. 119-120.
to e d’avorio; infine tirai la correggia di bue sgargiante di
porpora”116. Qui forse è il vero significato di quanto intendiamo per Nuovo Umanesimo: Ulisse può viaggiare e andare
alla scoperta del mondo, perché ha radici ben piantate nella
sua terra e nel suo passato. Ritorniamo alle storie, già diceva qualcuno, quella storia che i figli del ’68 hanno rifiutato,
per un falso senso di liberazione; per cui, divenuti padri, non
hanno avuto più le radici sulle quali fondare la propria casa e
crescere i propri figli nella dimensione di una libertà responsabile. Allora il Nuovo Umanesimo può partire dalla critica
al postmoderno e al pensiero debole, e fondarsi sul Nuovo
realismo di Maurizio Ferraris117. Laddove il postmoderno ha
preteso di scardinare il concetto di realtà e di oggetti reali118,
dando valore solamente alle interpretazioni e quindi alle opinioni, tutte valide allo stesso modo, quella dell’uomo della
strada come quella dello scienziato, o di qualsiasi professionista del proprio campo119: “è contro questo spirito che con
la svolta del secolo si è fatto avanti il realismo. Si trattava di
restituire legittimità, in filosofia, in politica e nella vita quotidiana, a una nozione che nel postmoderno ai suoi fasti è stata
considerata una ingenuità filosofica e una manifestazione di
conservatorismo politico, giacché appellarsi alla realtà, in
epoche ancora legate al micidiale slogan «l’immaginazione
al potere», appariva come il desiderio che nulla cambiasse,
come un’accettazione del mondo così com’è. Trent’anni di
storia ci hanno insegnato il contrario”120. Invece, “proprio
perché c’è un mondo reale le cui leggi sono indifferenti alle
nostre volizioni e cogitazioni, è possibile che, in un simile
mondo, ci sia scienza e ci sia giustizia. Nel realismo è dunque incorporata la critica, all’antirealismo è connaturata l’acquiescenza che, dai prigionieri della caverna di Platone, ci
porta sino alle illusioni dei postmoderni. Così, l’argomento
decisivo per il realismo non è teoretico bensì morale, perché
non è possibile immaginare un comportamento morale in un
mondo senza fatti e senza oggetti”121.
Siamo così al punto decisivo. Come l’Umanesimo storico
si è liberato dallo spiritualismo superstizioso del Medioevo,
e ha dato fiducia all’uomo, alla sua capacità di conoscere
il mondo e le sue leggi, riallacciandosi al sapere degli antichi, e liberando anche le sue possibilità di scelta; così questo
116 Odissea, Libro XXIII, v. 190-201, op. cit., p. 789. Uno dei tanti
esempi in cui l’Odissea si dimostra primo romanzo moderno: accanto
alle avventure eroiche, spesso viene narrata anche la vita quotidiana degli
uomini.
117 M. Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Roma-Bari, Laterza,
2012.
118 Forse mutuando dalla fisica quantistica l’assunto del principio di
indeterminazione, per il quale l’osservatore, nel momento in cui sperimenta
modifica la realtà degli oggetti subatomici; ma nel mondo che viviamo
continua ad essere valida la fisica newtoniana: se ho in mano un bicchiere
è un oggetto concreto, che se getto in terra si fracasserà indubitabilmente,
senza che la mia presenza di osservatore possa modificare l’esito
dell’esperimento.
119 In politica questo ha dato valore ai sondaggi di opinione, anziché
alle statistiche, che presentano dati oggettivi, confutabili solamente con
statistiche migliori; e in televisione al bla bla quotidiano, che nulla ci dice
e nulla ci insegna sulla realtà del mondo.
120 M. Ferraris, op. cit., p. 27.
121 Ivi, p. 63.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE
Nuovo Umanesimo deve riscoprire nella realtà, nello spirito
conoscitivo dell’Illuminismo, nei valori della cultura, intesa nel suo significato più ampio, che vede cultura anche nel
sapere del contadino che fa crescere le messi, anche nelle
mani dell’artigiano che tesse una tela o dà forma a un vaso,
anche nell’abilità della massaia che impasta il pane, oltre che
in quella grande cultura europea di cui siamo fatti, affinché
i padri di oggi non dissipino tutto il patrimonio ricevuto dai
padri di ieri, ma sappiano trasmetterlo ai Figli-Telemaco, che
“guardano il mare”, in attesa del ritorno del padre: quel padre
che sappia fondare una città e una civiltà, e sappia conservarla attraverso la Legge della Parola, attraverso la trasmissione
della cultura e della bellezza (senza estetica non c’è etica),
attraverso l’acquisizione simbolica del desiderio, desiderante
l’incontro con l’Altro.
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SOFOCLE, Filottete, Aiace, a cura di Giuseppina Lombardo Radice, Milano, Mondadori, 1956.
41
1 copia in formato elettronico 7,00 euro *
* 5,00 euro per gli autori, i componenti del comitato scientifico e i referees
ROBERTO SCANDONE, LISETTA GIACOMELLI
Catastrofi naturali: Previsione e Prevenzione
ROBERTO SCANDONE, LISETTA GIACOMELLI
Terremoti e Catastrofi sismiche in Italia
GIOVANNI MENDUNI
Le catastrofi idrogeologiche in Italia
FRANCESCO M. GUADAGNO E PAOLA REVELLINO
Le Frane: tra difficoltà interpretative e modifiche dell’ambiente
antropizzato e del clima
RAFFAELLO CIONI, ROBERTO SANTACROCE
La pericolosità vulcanica
VINCENZO ARTALE E ALESSANDRO DELL’AQUILA
Evoluzione del clima della regione mediterranea
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SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA
Giorgio Baglivi. The Italian Work of an
armenian Physician born in Croatia
(Ragusa [Dubrovnik] 8.IX.1668 - Rome 17.VI.1707)
ANNA TOSCANO
Visiting Professor - Campus numérique arménien - Lyon
Translated by Lucia Nannoni
This essay reconstructs the work of Giorgio Baglivi
(1668-1707) through my study on his correspondence
kept in Sweden 1. It contains, within the text, my academ1 A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato
nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva»
di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14,
Firenze, Leo S. Olschki, 1999.
The Catalogue of Baglivi’s Papers belonging to the collection of the Swedish surgeon Erik Waller kept in the Uppsala Universitetsbibliotek was first
published in 1994 in the second issue of the journal of the history of science, “Nuncius”: Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi conservate nella Waller Samling presso Universitetsbiblioteket «Carolina Rediviva» di
Uppsala, in “Nuncius”, a. IX (1994), fasc. 2, pp.683-738.
On Waller Collection see: H. SALLANDER, Bibliotheca Walleriana. The
Books illustrating the History of Medicine and Science Collected by Erik
Waller and bequeathed to the Library of the Royal University of Uppsala, 2 voll., Uppsala 1955 (New York 1991); M. BERETTA, A History of
Non-Printed Science. A Select Catalogue of the Waller Collection, Acta
Universitatis Upsaliensis, Uppsala University Library 1993; http://www.
theeuropeanlibrary.org/tel4/collection/a1059,
http://www.ub.uu.se/en/Search/Manuscripts/
During the 11th International Congress of the History of Medicine, held in
Zagreb in 1938, in the special session focusing on Giorgio Baglivi which
took place in [Dubrovnik], Dr. [Erik Waller], describing its imposing collection of medical autographs, had focused his attention on a particular
section of his important collection constituted by the Correspondence that
Baglivi had with physicians and naturalists of his time. Baglivi’s letters
owned by Waller actually constituted an interesting source of information
on the medical debate in Italy at the end of the 17th century, and originally
formed, together with the collection of Baglivi’s letters belonging to Sir
William Osler, inherited by the McIntyre Medical Science Building of the
McGill University of Montreal, a single body. Around 1880, the original
correspondence in its entirety had belonged to the Roman collector and
antique dealer Gian Carlo De Rossi. Arbitrarily divided into two parts, it
had then been purchased at an auction by Sir William Osler] and by Dr.
Erik Waller. The missives in the Baglivi collection owned by the [Uppsala] University Library cover in fact the last years of Baglivi’s life and
hence are therefore to be considered the logical continuation and the completion of the correspondence kept in Montreal, whose publication was
edited in 1974 by Dorothy M. Schullian with a massive, fundamental work
of historical reconstruction and transcription which defined the structure
of the collection comprising 173 autograph letters (from and to Giorgio
Baglivi) dating from between 1677 and 1698: D. M. SCHULLIAN (ed.),
The Baglivi Correspondence from the Library of Sir William Osler, Cornell University Press, Ithaca and London 1974
ic lecture2 written for the Campus Numérique Arménien
of Lyon, a university campus online3, which use the Internet technologies like new instruments for the sharing
and the dissemination of historical knowledge, through
new Learning Practices, new technology devices and
Open Resources.
INTRODUCTION
In 1999, the publication of the Correspondence kept in the
Waller Collection4 allowed the reconstruction of the theoretSee: A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, Firenze, Leo S. Olschki, 1999, pp. 5-10
2 A. Toscano, Giorgio Baglivi. The Italian Work of an armenian Physician Born in Croatia, campusnumeriquearmenien.org/college/cours/
download/8/734, a.y. 2014-2015, online april 2015
3 http://campusnumeriquearmenien.org/
4 A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato
nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva»
di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14,
Firenze, Leo S. Olschki, 1999.
43
STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
ical path of one of the most interesting figures of the 17th-century scientific scene, the Dalmatian physician, of an Armenian family, naturalized Italian, Giorgio Baglivi.
The Baglivi correspondence kept in Sweden allowed adding another tessera to the reconstruction of Italian scientific
culture in the second half of the 17th-century, providing a, far
from being negligible, further example of the deep relations
and penetrations of Italian science into the European scientific world, which had indeed one of its major reference models
precisely in the medical-biological sector.
The development of Italian science at the end of the 17th
century is in fact linked to the exchange of scientific news
with other European scholars whose documents related to the
correspondence acquire particular importance to redefine the
multifaceted picture of mutual relations and influences existing between Italian science and the European one.
In the Baglivi collection belonging to the Waller Samling
it was possible to clearly discern the actual importance that
Baglivi’s production had within the international scientific
community. A production that, ranging from the De praxi
medica to the De fibra motrice, spread far and wide in the
medical world of the time exerting a deep influence on the
writings of Friedrich Hoffmann, Herman Boerhaave and AlThe Catalogue of Baglivi’s Papers belonging to the collection of the Swedish surgeon Erik Waller kept in the Uppsala Universitetsbibliotek was first
published in 1994 in the second issue of the journal of the history of science, “Nuncius”: Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi conservate nella Waller Samling presso Universitetsbiblioteket «Carolina Rediviva» di
Uppsala, in “Nuncius”, a. IX (1994), fasc. 2, pp.683-738.
On Waller Collection see: H. SALLANDER, Bibliotheca Walleriana. The
Books illustrating the History of Medicine and Science Collected by Erik
Waller and bequeathed to the Library of the Royal University of Uppsala, 2 voll., Uppsala 1955 (New York 1991); M. BERETTA, A History of
Non-Printed Science. A Select Catalogue of the Waller Collection, Acta
Universitatis Upsaliensis, Uppsala University Library 1993; http://www.
theeuropeanlibrary.org/tel4/collection/a1059,
http://www.ub.uu.se/en/
Search/Manuscripts/
During the 11th International Congress of the History of Medicine, held in
Zagreb in 1938, in the special session focusing on Giorgio Baglivi which
took place in [Dubrovnik], Dr. [Erik Waller], describing its imposing collection of medical autographs, had focused his attention on a particular
section of his important collection constituted by the Correspondence that
Baglivi had with physicians and naturalists of his time. Baglivi’s letters
owned by Waller actually constituted an interesting source of information
on the medical debate in Italy at the end of the 17th century, and originally
formed, together with the collection of Baglivi’s letters belonging to Sir
William Osler, inherited by the McIntyre Medical Science Building of the
McGill University of Montreal, a single body. Around 1880, the original
correspondence in its entirety had belonged to the Roman collector and
antique dealer Gian Carlo De Rossi. Arbitrarily divided into two parts, it
had then been purchased at an auction by Sir William Osler] and by Dr.
Erik Waller. The missives in the Baglivi collection owned by the [Uppsala] University Library cover in fact the last years of Baglivi’s life and
hence are therefore to be considered the logical continuation and the completion of the correspondence kept in Montreal, whose publication was
edited in 1974 by Dorothy M. Schullian with a massive, fundamental work
of historical reconstruction and transcription which defined the structure
of the collection comprising 173 autograph letters (from and to Giorgio
Baglivi) dating from between 1677 and 1698: D. M. SCHULLIAN (ed.),
The Baglivi Correspondence from the Library of Sir William Osler, Cornell University Press, Ithaca and London 1974
See: A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, Firenze, Leo S. Olschki, 1999, pp. 5-10
44
brecht von Haller, allowing the reconstruction of the privileged transmission channels along which the exchange of
news and information, in the European scientific panorama
at the end of the 17th century, took place.
HIS WORK
“MOVEMENT AS THE UNIVERSAL DRIVE”
As it have already pointed out 5, one of the most interesting
sectors of historiographic research, namely the reconstruction of the ways in which scientific ideas were transmitted in
the European cultural context between the second half of the
17th century and the first half of the 18th century, consists in
the analysis of private papers and correspondence, that in the
most various manner, were exchanged among the exponents
of the culture of that time.
The circulation of Baglivi ideas also followed this golden rule. Even though there is no doubt that the fundamental
contribution to their dissemination was given by the various
editions that Baglivi works had in the most important European centres of those years and beyond6.
5 A. Toscano, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il
‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2
voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013, Vol. I, pp. 137-151 ; Vol.
II, pp. 6-14
6 If we skim through the high number of reprints and translations of his
treatises, we find that: the last reprint of the De praxi medica dated from
1793 in German-speaking countries (De praxi medica libri duo, Editio
nova, Praefatus est E. G. Baldinger …, Marburgi, in officina nova libraria
Academiae, 1793, 8°, 16 + 386 pp); the Opera Omnia, translated into German in 1756 (Abhandlung vom Erdbeben … Als ein Auszug aus einem.
Tractat dieses grundgelehrten Schriftstellers bei Gelegenheit des jetzo so
erschrecklichen u. fast allgemeinen Erdbebens … übers. Von Friedrich
Gerhard Constantini, Stadthagen, Althans, 1756), was still being published in 1827-28 (Opera omnia medico-practica, et anatomica. Editionem reliquis omnibus emendatiorem et vita auctoris auctam, curavit C.
Gottl. Kühn, Lipsiae, Voss., 1827-1828, 2 voll. [Scriptorum classicorum
de praxi medica nonnullorum opera collecta, 2-3]); and that in 1757 , and,
also later, in 1851, the De praxi medica was still being published in French
(Maladie traduit du latin. Auxquelles on a ajouté des remarques et des
observations fondées sur la théorie la plus claire & la plus reçue, & sur la
plus saine pratique, Par M. G. D’Aignan, Paris, chez la veuve Delaguette,
1757, 12°, 340 pp.; De l’accroissement de la médecine pratique, Traduction nouv. Par J. Boucher, précédée d’une introduction sur l’influence du
Baconisme en médecine, Paris, Labé, 1851). Included in the Opera Omnia
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA
The second half of the 18th century witnessed the dawn
of a brand new panorama for physiology leading to the reformulation of reference parameters adopted until then to
study living matter. However, Baglivi ideas continued to be
influential and were constantly cited in European scientific
and non-scientific literature from the second half of the 18th
century and the first half of the 19th century. Although distant
in time and with ideas different from Baglivi, the new protagonists of research on the structure of living matter, considered him their authoritative point of reference, to whom they
could turn when presenting their speculations.
Towards the second half of the 18th century, the notion of
living fibre studied by Glisson7 and that of motive fibre formulated by Baglivi aroused special interest in the field of
research on living organisms. Different as to solutions and
implications from the mechanism present in France and in
the Low Countries, the Italian iatromechanism, with its Galilean legacy and its opening to corpuscularism, had allowed,
in Baglivi formulation, the interpretation of vital phenomena
according solely to the laws of motion, to which the entire
nature appeared to be subject, thus explaining the origin and
continuation of life in the uninterrupted action of movement
in every single minimal part of the body.
Supplementing Baglivi programme of a reformation of
clinical medicine of Hippocratic inspiration and with a solidistic approach, his studies on the properties of fibres met
with the favour of the exponents of the Montpellier medical
school8, who were amongst the major contributors to the Encyclopédie and introduced Baglivi into the temple of Enlightenment9.
as far back as 1704, the Specimen, continued to be printed as an Epistola
contained in Il corpo umano by Alessandro Pascoli until 1774 (De fibra
motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis, et
sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per oservationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis
anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A. PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo metodo si descrivono in compendio
tutti gli organi suoi, e i loro principali ufizi, per istruire a bene intendere,
secondo il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Perusiae, apud
Costantinum, 1700; [Venetiis, apud Andream Poletti, 1712, 1724, 1727,
1739, 1742, 1750, 1772]; De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, &
somno. De statice aeris, & liquidorum per oservationes barometricas, &
hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis
in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli,
in A. PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo metodo
si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i loro principali ufizi,
per istruire a bene intendere, secondo il nuovo sistema, la teorica e pratica
medicinale, Venetiis, apud Andream Poletti, 1774).
See: A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Bibliografia, Vol
.I, pp. 188-190
7 See A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Chapter 2, First
Part, Vol .I, p. 69 and following
8 For more on the Montpellier medical school and its relations with Italian medical science between the late 17th century and the early 18th century, see A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Chapter 3, Part
Two, Il Movimento delle Idee. Una non conclusione, Vol. I, pp. 139-142
and the related notes.
9 See A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Chapter 3, Part
Two, Il Movimento delle Idee. Una non conclusione, Vol. I, pp. 139-142;
Vol. II, First Part, Il movimento delle idee: Giorgio Baglivi tra le voci
His De praxi medica, a work published in 1696, contains
the programmatic lines of his system which was a benchmark for several generations of European clinicians.
Drawing on the experimentalism of the Corpus Hippocraticum and to the inductive method of [Francis Bacon],
Baglivi maintained the pre-eminence of experience in medicine, although without refusing mechanistic physiology, and
pointed out the methodological error of former therapeutics.
He intended to free clinical medicine from all doctrines
and prejudices which had hampered its progress by anchoring it to “experimental philosophy”10.
Through an original synthesis, Baglivi combined the line
of iatromechanical research with that elaborated by Francesco Redi, whose results in the medical field, although showing
the untenability of a large part of classic therapeutics, had
not however been able to give rise to a sounder substitutive
one. Even though they achieved fundamental results in the
field of biology – see for example Lorenzo Bellini’s and
Marcello Malpighi’s studies on lungs and kidneys - both the
iatromechanical tradition and Redi’s research model seemed
to be totally inadequate in the medical field as to explaining
functional alterations of the organism. All this had placed the
most conscious advocates of the new scientific concepts in
a weak position against the criticism of traditionalists, who
maintained the uselessness of the anatomical-physiological
approach in medicine11.
Baglivi recognized the utility of doctrines inspired by mechanics in medicine, but refused to carry the same approach
to extremes in the practice of it, in the certainty that it was
above all the observation of the actual course of the illness
which should characterize the work of a physician.
He considered observation the cornerstone of the art of
medicine, the thread that physicians were to follow in their
speculations 12.
dell’Encyclopédie, pp. 5-14; Vol. II, Part Two, Le voci dell’Encyclopédie,
pp. 19-132.
10 According to Baglivi, theoretical medicine had made great strides
from Galen’s time to the 17th century, but the progress of practice had
not followed that of theory. In a passage of the [De praxi medica, lib. I,
cap. XII, par. I] he wrote: « […] puto eidem [medicinae et scientiarum
magna opera] non eventurum, quod ventis solet, qui cum vehementissimi
sint undè oriuntur, ad longinquas tamen regiones fracti ferè, debilitatique
perveniunt; sed quod ingentibus, & peramplis fluminibus, qui cum ab ortu
ipso magna sint, perpetuo tamen aucta, & tumefacta progressu, eo majores
undas volvunt, eo amplioribus ferentur alveis, quo à fontibus suis longius
recesserunt».
11 According to them, symptoms or “phenomenological data” were not
in fact to be confused with microanatomical ones, which they considered
irrelevant at the macroscopic level of the disease progression. Such an
interpretative line, which alluded to precise difficulties of the biological
mechanism during the therapy, brought into being a long-lasting controversy on the certainty of medicine that, in Italy and elsewhere, resulted
in remarkable developments. Various exponents of scientific culture, including Baglivi himself, took part in this controversy whose developments
became manifest in the first twenty years of the 18th century in the opening
lectures of exponents of the medical school of Padua, listed in A. FAVARO, Saggio di bibliografia dello studio di Padova. I: 1500-1840, “Miscellanea di storia veneta”, XVI, 1922.
12 Baglivi in fact defined a physician as the [“minister and interpreter of
nature”] and medicine as an art progressively built up through the description of the different types of diseases.
45
STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Even though he declared himself sceptical about the possibility of identifying the origin of pathological phenomena,
Baglivi nevertheless deemed the geometrical-mathematical
model as the most appropriate to explain the operations and
functions of the human body.
In his opinion, the structure of the body and the effects
depending on it were submitted to the dominion of number,
weight, and measure; this is why philosophers and mechanical physicians had to devote themselves to studying the living body according to the principles of statics, hydraulics and
the motion of heavy bodies, to which, after all, the solutions,
sublimations and precipitations studied by chemists were
also referable.
Although aware of the difficulty of elaborating a clinical medicine which could exploit the knowledge acquired
through the new anatomy and physiology, Baglivi nevertheless tried to build up a clinical practice which would encompass listening to and observing the patient as well as analyzing the illness from the depths of the body, by observing
under the microscope the structure of internal organs as well
as their “smallest parts”.
The mechanistic and mathematical-geometrical approach
of his system also explained the structure and function of
muscle fibres in physical terms.
A disciple of Marcello Malpighi, of whom he was a pupil
during his stay in Bologna, he followed him to Rome when
Malpighi was appointed archiater by Innocent XII. Baglivi
then became an advocate of a “solidist” theory of health,
conceived as the optimal state of the solid parts of the body,
and in particular of fibres, which he studied through Malpighi’s particular anatomy by means of fine dissections and
microscopic observations of smooth and striated muscles.
Baglivi’s studies on the structure of muscles and membranes, in particular the theory of the pulsations of the dura
mater 13, contained in the De fibra motrice and mentioned in
the Philosophical Transactions of the Royal Society14, had a
wide circulation within 18th-century physiology: in this sense
[Boerhaave]’s and [Haller]’s works drew directly on the
morphological-structural approach elaborated by Baglivi.
13 On the concept of Dura Mater in Baglivi, see A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], vol. I., Introduzione e Capitolo Secondo, Parte Seconda,
Una Mirabile Macchina Contesta di Fibre, T. I, pp. 9-11, pp. 112-123,
together with the references contained in the notes to the text. See also:
A. TOSCANO (ed.), Giorgio Baglivi, Carteggio (1679-1704). Conservato
nella Waller Collection presso la University Library “Carolina Rediviva”
di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani” Leo
S. Olschki, Firenze 1999, Introduzione, pp. 13-21; A. TOSCANO, In natura non esiste nulla di più antico del moto”. Dal moto armonico del Cosmo alla meccanica dei fenomeni vitali: G. Baglivi ed il ‘De statice aeris’,
presentata all’International Seminar History of Mediterranean Medicine –
Giorgio (Ðuro) Baglivi, (Commemorating the 300th anniversary of Giorgio
(Ðuro) Baglivi death), Dubrovnik, 28-30 june 2007, organized by: University of Zagreb; Centre for Mediterranean Studies – Dubrovnik; History
of Medicine and Health Institute - University of Geneva; Medical School
- University of Zagreb, in A. TOSCANO, Perpetuum Mobile. The Baglivi
‘De fibra Motrice et Morbosa’ and The Baglivi ‘De Statice Aeris’ in the
European Scientific Community between Galilaeaism and Enlightenment,
Cosenza, Brenner Editore, 2013, pp. 43-65.
14 Philosophical Transactions of Royal Society, vol. XXIII (1702-1703)
46
Precisely the circulation in Italy and in various other European countries of the De fibra motrice is the object of the
exchange of letters part of the Baglivi Correspondence kept
in the Waller Samling 15.
As it have already remarked16, when it saw for the first
time the over 400 sheets forming Giorgio Baglivi collection
of papers kept at the Erik Waller Samling in the Carolina
Rediviva University Library of Uppsala, it could not foresee
where their study would then lead the research.
Complementing the collection of Baglivi correspondence
kept in Sir William Osler’s library in Montreal17, the 193
“Swedish” letters dating from between 1690 and 170418 with
their miscellaneous nature seemed to be a reasonable point
of departure for research. This research perhaps would not
yield any surprises, but undoubtedly, as the correspondents
who signed a large part of those letters were men of note,
could certainly confirm the reconstruction of the Italian
scientific milieu in the second half of the 17th century also
providing further evidence of the mutual relations and inferences that Italian science had with the experimental European world, which indeed found one of its major reference
models in the Italian medical-biological world.
However that part of the epistolary, which at first glance
might have looked like a simple collection of common everyday letters by a doctor from the end of the 1600s, revealed
a detail that turned out to be a valuable aid for research. Indeed, a large section of this collection of letters was “destined” to promote, both in Italy and in the rest of Europe,
Baglivi De fibra motrice et morbosa as well as its enlarged
version. The latter was published by the author in 1702, two
years after the first edition, under the title Specimen de fibra
motrice et morbosa, thanks to the help of important people
of that time19.
These letters allowed to cast new light on Baglivi entire
speculative system, urging to backdate the genesis of the De
fibra motrice to about ten years before its publication, that
is to say to the period of Baglivi “grand tour” in the major
Italian study centres, when, during his apprenticeship with
Marcello Malpighi20, he was finishing his De Praxi Medica
(published in 1696).
The backdating of the De fibra motrice et morbosa raised
doubts on the interpretation that the most accredited historiography had given until then of Baglivi entire oeuvre,
belying what had been maintained about the formulation
of Baglivi physiological system, hypothesized, even by the
15 See: A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina
Rediviva» di Uppsala, Firenze, Leo S. Olschki, 1999
16 A. TOSCANO, Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi […], Op. cit.
17 A. TOSCANO (Ed), GIORGIO BAGLIVI Carteggio (1679-1704)
[…], Op. cit.
18 D. M. SCHULLIAN (Ed), The Baglivi Correspondence […], Op. cit.
19 Antonio Magliabechi, Guido Grandi, Lorenzo Bellini, Antonio Vallisnieri, Antonio Maria Valsalva, William Sherad, William Cole, Walter
Harris, Jean-Jacques Manget, Lucas Schröck, Nicolas Andry, Philippe
Hecquet.
20 On relationship between G. Baglivi and M. Malpighi see Chapter 2
note 13
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA
most recent critical contributions, to have taken place only
after the publication of the Praxi and only after Baglivi presumably turned away from his training as a doctor21.
Not only did the Swedish collection of letters enable to
ascertain that as far back as 1690, Baglivi was developing his
physiological system, when the De fibra motrice et morbosa
was still his brainchild circulating in the correspondence of
half of Europe as study notes, but, also and above all, that the
ideas stated first in the De fibra and then in the Specimen - the
hinges around which Baglivi built his physiological system
- had in the De Praxi Medica their practical formalization
in clinical medicine and their theoretical completion in the
Canones de Medicina Solidorum, passing through the speculative elaborations contained in the dissertation De Historia,
Anatome, Morsu, & Effectibus Tarantulae22; in the De progressione Romani Terremotus23; in the De Sistemate & Usu
Motus Solidorum in Corpore Animato24; in the De Vegetatione Lapidum et Analogismo Circulationis Maris ad Circulationem Sanguinis25; to culminate in the De Statice Aeris, &
21 See M. D. GRMEK, Gjuro Armeno Baglivi, “Medicinar”, 1, 1946,
pp. 39-42; Idem, Osservazioni sulla Vita, opera ed importanza storica di
G. Baglivi, in Atti del XIV Congresso Internazionale di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954; Idem, Hrvatska medicinska bibliografija.
Bibliographia Medica Croatica. Pars I, vol. I: 1470-1875, Zagreb, Jugoslavenska akademija, 1955, pp. 32-34; Idem, Baglivi, in Enciklopedija Jugoslavije, Zagreb, Leksikografski Zavod, 1955, vol. I, pp. 281-282;
Idem, Zitovni put dubrovackog lijecnika Gjure Baglivija, “Lij. Vjesnik”,
79, 1957, pp. 606-610; Idem, Osservazioni sulla vita, opera ed importanza storica di Giorgio Baglivi, in “Atti del XIV Congresso Internazionale di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954”, Roma, 1960, vol. I,
pp. 423-435; Idem, Baglivi, in Medicinska Enciklopedija, 2 ed., Zagreb,
Leksikografski Zavod, 1967, vol. I, pp. 406; Idem, Réflection sur les interprétations mécanistes de la vie dans la physiologie du XVIIème siècle, “Episteme”, I, 1967, pp. 17-30; Idem, Giorgio Baglivi, in Dictionary
of scientific biography, New York, 1970 -,vol. I, pp. 391-392; Idem, La
notion de fibre vivante chex les médecins de l’école iatrophisique, «Clio
Medica», 5, 1970, pp. 297-318; Idem, La notion de fibre vivante, in La
premiére révolution biologique, Paris, Payot, 1990, pp. 159-188; Idem, La
vita e l’opera di Giorgio. Baglivi, medico raguseo e leccese (1668-1707),
in G. CIMINO et AL. (Eds), Il nucleo filosofico della scienza, Galatina
1991, pp. 93-111; Idem, Bagliviana: catalogo delle pubblicazioni di Giorgio Baglivi e saggio di bibliografia sulla sua vita, opera e importanza
storica, in G. CIMINO et AL. (Eds), Il nucleo filosofico della scienza,
Galatina 1991, pp. 113-139; Idem, Baglivi i lijecenje rana u Hrvatskoj
(Baglivi et le traitement des plaies en Croatie), in «Dubrovnik», 3, 1992,
125-129; Idem, Il concetto di malattia, in M. D. GRMEK (Ed), Storia del
pensiero medico occidentale, Roma-Bari, Editori Laterza, 1996, 3 voll,
Vol. II, Dal Rinascimento all’inizio dell’ottocento, pp. 259-289; Idem, Il
‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, Atti del Convegno: Alle
origini della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde dell’Adriatico, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000), pp. 19-27
22 In G. BAGLIVI, De praxi medica ad priscam rationem observandi,
libri duo. Accedunt dissertationes novae, I. De historia, anatome, morsu,
& effectibus tarantulae; Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de natura, lapidis serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici
in extrahendis venenis. II. De usu, & abusu vesicantium. III. Esperimenta
varia anatomico-infusoria. IV. De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. VI.
Appendix de apoplexiis, feré epidemicis, proximé elapso biennio in Urbe,
& per Italiam observatis &c., Lugduni, sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699
23 In G. BAGLIVI, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptione Anisson et J. Posuel,, 1704
24 Ibidem
25 Ibidem
Liquidorum per Observationes Barometricas & Hydrostaticas ad Usum Respirationis Explicata26.
Even though the formulation elaborated by Baglivi of a
theory on the physiological role of the dura mater would be
soon superseded, it is undeniable that his ideas and his observations had an important role in the field of muscular and
nervous physiology between the 17th and 18th centuries, especially as regards the distinction made by Baglivi between
“membranaceous” fibres and “motive” fibres that he considered endowed with that “inclination to motion” through
which living bodies were kept alive.
Baglivi discovered the physical principle of the motus fibrarum, that acted in living structures as the point of origin
and principle of conservation of life, demonstrating its existence through experiments, and establishing its anatomical
bases. Such a discovery resolved the antinomy related to the
image of living matter long before animism.
As far back as the early 1690s, when the structure of living
things was not believed to be subject to the inevitable intrinsic principle that ensured the functioning of the single parts
which formed the machine of nature, Baglivi was one of the
first advocates of the idea that life resided in the single parts
of the body, identifying the fibra motrice as the primary vital
element.
A careful observation of a foetus in the first days of gestation constituted the evident demonstration of his affirmations. The movements of the smallest parts of the body,
that could be detected already in an embryo and had in the
heart and in the cerebral membranes their propelling organs,
seemed to explain the phenomenon of life.
Although arbitrary, perfunctory and imprecise, Baglivi
theory of the De fibra motrice et morbosa paved the way to
a study of the structure of living matter devoid of any finalistic implications making therefore possible, as had happened
for physiological phenomena, an interpretation in toto of the
phenomenon of life solely through mechanical principles.
If until that moment the application of Galileism and corpuscularism to medico-biological disciplines had permitted
a clear explanation of all those metabolic and physiological
phenomena that lent themselves to quantitative considerations and to geometrical-deductive demonstrations (such as
those related to muscular movement and blood circulation),
then vital functions, generation itself, and all of those physiological processes for which the mechanical models were
not fit, could be investigated through the application to the
living structure of the physical studies on motion transmission and a vacuum carried out after the demonstrations by
Evangelista Torricelli and Robert Boyle, as Baglivi actually
proved through physics experiments in his De Statice Aeris,
et Liquidorum per Observationem Barometricas, et Hydrostaticas, ad Usum Respirationis Explicata27.
26 In G. BAGLIVI, Specimen quatuor librorum de fibra motrice et morbosa …, Roma, 1702
27 See A. TOSCANO, Mirabilis Machina […] op. cit., Chapter 2, First
Part: Fibre, Vuoti e Movimenti, pp. 74-91
47
STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Dating from July 1700, this work was the physical-theoretical background against which Baglivi constructed the
De fibra motrice et morbosa and the Specimen and whose
subject he again discussed in two following works. In them
he made more evident the analogy existing between the laws
of motion, which seemed to govern the geological structure,
and those which presided over the biological structure. He
also stressed the similarities between them also as regards
the changes resulting from earthquakes, by comparing them
to illnesses arising in living beings, which he considered as
alterations in the body mass.
Moreover, already in his 1695 Historia, Anatome, Morsu,
et Effectibus Tarantulae, Baglivi had outlined the complex
system of actions and relations between the physical world,
subject to the laws of motion, and that of living beings, themselves also subject to the same rules discovered by Galileo
Galilei and his followers.
The impulse to observe derived from the barometric experiments started by Torricelli, making clearly manifest the
action of the air’s weight in fluid mechanics (pumping water,
siphoning water, the difficulty of separating perfectly smooth
surfaces) had blazed the trail to be followed to ground the
experimental research on the nature of living matter in Galileo’s laws of hydrostatics.
In his De statice aeris in fact Baglivi described respiration as the “physical-mechanical” means through which the
circulation of blood and fluids in the body occurred and was
favoured by the movement that air could impart to the lungs,
a movement that enabled the entire body, formed by a particular fibrillar structure, to remain in that permanent vivida
vibratione that made it possible to guarantee the performance
of vital functions, thus ensuring the continuation of life. Thus
the fleshy fibres of muscles obeyed more easily the motive
impulses propagated by the heart and the membranaceous fibres responded more quickly to the pulsations through which
the dura mater imparted motion to the nerves.
The discovery, in the various smallest parts of the body, of
an internal motion, the possibility for each and every movement to be transmitted from one organ to another thanks to
the particular fibrillar structure of which the body itself was
made up, all seemed to lead to thinking that the principle of
life continuation lay precisely in the movement of solid and
fluid parts.
The Baglivi “Discoveries” (two different types of fibres
that, along with the humours, made all living beings; the reconstruction of the genesis of the fleshy and membranaceous
fibres, occurred by examining both human and animal embryo tissues under a microscope; the description of the related different functions and the indication of motion of a riflexiva and systaltica nature for membranes and as vis insita
or tormentum for motive fibres, as well as the attribution of
pathologies to faults in the fibrillar structure), required a theoretical and observative system that exceeded the conceptual
limits within which it has been so far confined until today.
The intramuscular origin of a living mechanical force
acting as irritability within the muscular system, and in the
48
brain, through the membranes, as oscillatory motion that
was transmitted to the nerves, thanks to the continuity and
homogeneity of the fibrillar structures and to the rhythmic
contractions of the dura mater, ensuring a regular circulation
of the nerve juice, from the periphery to the centre and vice
versa, was the nerve centre of Baglivi system of motive and
nervous fibres, which has so far received little attention, but
which was, as it pointed out in essay published in 2004 (and
reissued in 2013) with the title Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra
motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi 28, the pivot used to
anchor the entire mechanism of the living matter to the sole
mechanical forces of nature.
THE ITALIAN LIFE OF AN ARMENIAN PHYSICIAN
BORN IN CROATIA
Giorgio [Gjuro o Đuro in Croatian] Baglivi was born on
September 8th,1668 in Dalmatia, in the town of Ragusa present-day Dubrovnik - from the merchant of an Armenian
family Vlaho Armen, son of the merchant Gjuro, and from
Anna [An] daughter of ser Iacopo de Lupis (Jakov Vuković).
Left an orphan at the age of two, together with his younger brother Giacomo he was brought up by an uncle. When
his uncle died, Maria Dragisić, a peasant woman who had
already been serving the Armeno family, fostered the nineyear-old Giorgio and his brother.
As the two Armeno brothers, while growing, showed uncommon talent, they were sent to a Jesuit boarding school to
be educated
When Giorgio was fifteen years old, the Boarding School
received a request from Lecce, in Apulia, Italy, both by the
physician Pietro Angelo Baglivi and by his brother Oronzo
Polidoro, to each adopt a talented boy attending the school.
The Jesuit fathers of Ragusa chose Giorgio and his brother
Giacomo: thus Giorgio was adopted by the physician Pietro
Angelo, whereas Giacomo by the canon Oronzo Polidoro.
It was Pietro Angelo who imparted to Giorgio the first
elements of medical art, thus initiating him into his future
university studies. Giorgio studied in Naples and then in
Salerno, the former seat of the prestigious Schola Medica29,
28 A. TOSCANO, Mirabilis Machina […] op. cit.
29 See: La regola sanitaria salernitana, premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi, introd. di Roberto Michele Suozzi, Roma, Newton Compton,
1993, La scuola medica salernitana e i suoi mestieri, Andrea Sinno, a
cura di Marcello Napoli, Avellino, Edizioni Ripostes, 2002; Trotula: un
compendio medievale di medicina delle donne, a cura di Monica H. Green; traduzione italiana di Valentina Brancone, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2009; La scuola medica salernitana: gli autori e i testi:
Convegno internazionale, Università degli studi di Salerno, 3-5 novembre
2004, a cura di Danielle Jacquart e Agostino Paravicini Bagliani, Firenze,
SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2007; Danielle Jacquart, Médecine et philosophie naturelle à Salerne au XIIe siècle, in Salerno nel XII secolo: istituzioni, società, cultura, Atti del Convegno internazionale, Rasito di Vietri
sul Mare, 16-20 giugno 1999, a cura di Paolo Delogu e Paolo Peduto, Salerno, 2004; La Collectio Salernitana di Salvatore de Renzi, Convegno internazionale, Università degli studi di Salerno, 18-19 giugno 2007, a cura
di Danielle Jacquart e Agostino Paravicini Bagliani, SISMEL-Edizioni del
Galluzzo, 2008; Fiore di Medicina ovvero Regola Sanitaria Salernitana,
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA
where, in 1688, he graduated in medicine and philosophy.
At the beginning of the last decade of the 17th century,
the young Baglivi undertook his long “specialization” path.
Driven by a will to complete his medical training, he attended
those Italian study and research centres where, in the field of
medical-biological disciplines, the most direct influence of
Galileo’s thought, side by side with the new mechanist and
corpuscular vision of the world, was stronger and prevailing.
Even though hardly outlined, it was thanks to his letters
kept in the Osler and Waller 30, collections that it was possible to retrace the “knowledge paths” that Baglivi followed
between about 1689 and 1692, the year when, following
in the train of his master Malpighi, he took up his abode in
Rome for good. Padua, Florence, Pisa and especially Bologna opened Baglivi the doors of their homes, laboratories and
anatomical theatres frequented by the best-known figures, in
the medical milieu and beyond, of the time. It is through the
letters dating from those years that we learn how Baglivi got
in touch with leading figures of European scientific culture
of the time, who were to become solicitous correspondents
as well as enthusiastic disseminators of his works during his
years of teaching at La Sapienza in Rome31.
On April 26th, 1692, Baglivi reached Rome, where he was
to dwell permanently from 1694 onwards. In March 1692,
Marcello Malpighi had summoned him to the Eternal City,
ensuring him a future as his assistant. Along with his own
body for dissection32, Malpighi also bequeathed him the task
of carrying the progress made by anatomical-physiological
research to extremes in explaining the laws which, according
to the model presented by physics, seemed to govern each
and every natural phenomenon.
A member of the: Royal Society, Academia Caesarea
Leopoldino-Carolina Naturae Curiosorum, Arcadia, (with
the name of Epidauro Pirgense) and Accademia dei Fisiocritici 33, as well as “membre d’honneur” of the Académie
premessa, traduzione, note a cura di Gianfranco Lotti e Ilaria Lotti Peyron,
Genova, Il Nuovo Melangolo, 2013
30 See: D. M. SCHULLIAN (ed), The Baglivi Correspondence [...], Op.
cit. and A. TOSCANO, G. Baglivi. Carteggio (1679-1704) […], Op. cit.
See : A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], Vol. I, Cap I n. 1, pp. 21-22
31 Antonio Magliabechi, Lorenzo Bellini, Bruno Tozzi, Guido Grandi,
Antonio Vallisneri, Antonio Maria Valsalva, Pirro Maria Gabrielli, Alessandro Pascoli, Bernardo Ramazzini, Giuseppe Del Papa, Giovanni Fantoni, Luca Tozzi, Lelio Tronfetti, Dmenico Guglielmini, Gottfried Caspar
Osterchamp, William Musgrave, William Sherard, Petrus Hotton, William
Cole, Walter Harris, Lucas Schröck, Johann Gottfried von Berger, Nicolas
Andry, Philippe Hecquet, Jean-Jacques Manget, Guichard Joseph Duverney, Melchisédech Thévenot.
32 G. Baglivi, De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et
sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. in G. BAGLIVI,
De praxi medica ad priscam rationem observandi, libri duo. Accedunt dissertationes novae, I. De historia, anatome, morsu, & effectibus tarantulae;
Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de natura, lapidis
serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici in extrahendis venenis. II. De
usu, & abusu vesicantium. III. Esperimenta varia anatomico-infusoria. IV.
De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. VI. Appendix de apoplexiis, feré
epidemicis, proximé elapso biennio in Urbe, & per Italiam observatis &c.,
Lugduni, sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699
33 See: A. TOSCANO, G. Baglivi. Carteggio (1679-1704) […], Op. Cit.,
pp. 41-42 n.3; pp. 96-98
Française, Baglivi was papal Archiater of Innocent XII Pope
Antonio Pignatelli whom he had met in Lecce, getting into
his good graces, when Pignatelli was bishop of the town)
and of his successor Clement XI Pope Giovanni Francesco
Albani.
In 1696, Giorgio became a lecturer of surgery and anatomy at the Prima hora vespertina (or first evening hour), at
La Sapienza University of Rome, a chair that he would hold
until 1701. In 1702, he then changed over to teaching theoretical medicine extra ordinem at the Prima hora matutina
(or first morning hour) , a chair that he would hold until his
death which took place in Rome on June 17th 1707. His body
reposes in the Roman Church of S. Marcello al Corso.
THE ARMENIAN PRESENCE IN ITALY
There have been numerous contacts between Italy and Armenians which date back to Roman times: for example, Nero
is said to have invited King Tiridates I to Rome in 66 A.D. to
solemnly crown him in the Forum.
Such relations were at times cultural and at others commercial. Armenians certainly had cultural and commercial
relations with the towns of Venice, Leghorn, Taranto, Bari,
and Rome.
The earliest certain traces of a reliable presence in Medieval Italy of citizens of the Byzantine Empire of Armenian
origin are found in the Byzantine Exarchate of Ravenna.
Some of the exarchs were Armenians, such as the famous
patrician Nerses (541-568), and Sahak (625-644). Furthermore, an army for the defence of the town, mostly composed
of Armenians and hence called Numerus Armeniorum, was
stationed in Ravenna. For the same reason also the quarter
where the soldiers lodged, the Classis, in the coastal area
of the town was called “Armenia”. This area of the town of
Ravenna can rightly be considered as the first Armenian colony in Medieval Italy.
As well as these groups of soldiers and officers there were
also tradesmen who reached the northern coasts of Africa
sailing across the Adriatic sea and enriching Sicily, Apulia,
and Calabria with their presence.
As far back as the 6th century, not only did the numerous
Armenian soldiers recruited by the Byzantine army reach
northern Italy but also the southern part of the peninsula.
Among the governors of Sicily, Mushegh, of the house of
Mamikonian, who came to Italy in 832, was quite famous.
In Sicily, a castle of the Armenians, Qal’at’ al ’Armanîn (the
Rocca degli Armeni), stormed in 861, is also recorded.
Around the end of the 9th and all through the 10th century,
with the re-establishment of Byzantine power in Italy, there
was again a frequent presence of Armenian soldiers and authorities on the political scene of the Peninsula. As far back
as the early decades of the 9th century, Arshak (Arsaces), ambassador of Nikephoros I at the court of Charlemagne, was in
Italy and went to Venice to judge the doge Obelerio.
At the time of Basil I, Armenians fought in Italy under the
command of Nikephoros Phokas the Elder, who founded an
49
STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Armenian community in Calabria, maybe of Paulicians.
In the early 11th century (1008-1010), Bari had an Armenian catapan: John of the famous house of the Gurgen (Curcuas). It was another Armenian, the strategist Leo Tornikios
(T’ornik, T’ornikian), nicknamed Kontoleon for his being
tall, who, in 1011, along with the catapan Basil Argyros, surnamed Mesardonites, re-annexed Bari to Byzantium.
Armenians had a privileged relation with the inhabitants
of Apulia because of its being a bridge land between East
and West. Such a deep bond had been established ever since
the Middle Ages, when Bari, acting as the capital of Byzantine possessions in southern Italy, was a veritable melting pot
of cultures, religions, languages and ethnic groups, all living peacefully together (Greeks and Lombards; Christians,
Muslims and Hebrews; eastern and western peoples - among
which, of course, were Armenians as well).
Even though undergoing many alterations, in Bari there
still exists today the Quartiere armeno, where stands the
Church of San Gregorio l’Illuminatore, already recorded,
along with the presence of the abbot and rector Meles - of
probable Armenian origin - in a document dating from 1015.
Also the historic centre of Taranto, another important
Apulian town, boasts an Armenian church dating from 1353,
Sant’Andrea degli Armeni, and in Lecce, the town where Giorgio Baglivi spent his adolescence, one of the gates to the
old town centre is dedicated to Saint Blaise - bishop, in the
4th century, of the town of Sebastea, in Armenia. The cults of
the Armenian Saints Blaise and Gregory are so deeply rooted
in Apulia that they are the patron saints of many an Apulian
town: in Bari a church was dedicated to them and still in the
13th century it was referred to as Sanctus Georgius de Armenis; and another church, Sanctus Andrea de Harmenis, was
recorded in Taranto.
Traces of the Armenian presence in Apulia are clearly visible also in many placenames as well as in numerous surnames. In Bari and its surroundings, particularly in Ceglie,
on the Trajan way, the presence of numerous Armenian families and of mixed marriages, is attested by documents as far
back as the 10th century.
The most recent historical news about the Armenian presence in Italy emphasize how this was concentrated in the
following regions: a) in the Po plain, on both banks of the
river, in Padua, Parma, Ferrara, and Bologna; b) on the Adriatic coasts, in Venice, Rimini, Ancona, and Manfredonia; c)
in the major towns of central Italy such as Florence, Siena,
Perugia, Lucca, Orvieto, and Viterbo; d) on the Tyrrhenian
coasts or in nearby towns such as Genoa, Pisa, Rome, and
Naples.
Such scattered communities show that the dissemination
of Armenian immigrants in Italy followed three main directions: the Tyrrhenian coasts, the Adriatic coasts, and the Po
basin. A minor fourth direction, that is to say that of central
Italy which involved especially the towns of Tuscany, must
be added to the aforementioned three ones.
Armenians had settled down also in the hinterland of the
central-southern Italian province, such as in Matera, where
50
a rupestrian church, maybe a monastic centre, already in the
11th century was referred to as Sancta Maria de Armeniis.
According to data provided by the most recent studies,
between 1240 and 1350, there were 22 Italian towns which
boasted an Armenian church, and in some of them, such as
Rome, Bologna, and Venice, the active presence of more
than a church is confirmed. Next to the temple, many of these
churches had special inns, also called “hospices,” where Armenian pilgrims passing through the town stayed.
There are other burghs about which, even though we know
about the existence of Armenian churches, we have no news
as regards their date of foundation or their number, as is the
case with Civitavecchia, Forlí, Imola, and Pesaro. In the 16th
century also Leghorn played host to an Armenian community.
After examining the entire documentation we have reached
the conclusion that in the 13th and 14th century, the Armenian
colonies in Italy were thriving and flourishing and in the
mutual relationship with the Italians also factors exceeding
purely economic interests were involved: feelings of mutual
esteem and gratefulness, as well as cultural and spiritual interests. A significant example of all this can be found in the
history of the Armenian community in Venice.
The 18th century however marked the age of the decline
of such Armenian colonies, with the exception of those in
Rome, Venice, Trieste, and Leghorn, whose colony survived
until the Second World War.
BIBLIOGRAPHY
Giorgio Baglivi Works
G. BAGLIVI, De praxi medica ad priscam observandi
rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, 1. De historia, anatome, morsu & effectibus tarantulae.
Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de
natura, lapidis serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici
in extrahendis venenis. II. De usu, & abusu vesicantium. III.
Experimenta varia anatomico-infusoria. IV. De circulatione
sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris
Marcelli Malpighii archiatr. Pontif. VI. Appendix de apoplexiis, ferè epidemicis, proximè elapso biennio in Urbe, &
per Italiam observatis & c. Romae, typis Dominici Antonii
Herculis, sumptibus Caesaretti bibliop., 1696, 12° + 119 pp.
De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, Lugduni,
sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699, 8°, 16 + 407 pp.
De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, Lugduni
Batavorum, apud Fredericum Haringium, 1699-1700, 16°, 2
parti, 20 + 259 pp.
De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, Editio quarta, Lugduni Batavorum, apud Fredericum Haring, 8°, 2 voll.,
259 + 119 pp.1704
De praxi medica libri duo, Editio nova, Praefatus est E. G.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA
Baldinger …, Marburgi, in officina nova libraria Academiae,
1793, 8°, 16 + 386 pp.
Maladie traduit du latin. Auxquelles on a ajouté des remarques et des observations fondées sur la théorie la plus
claire & la plus reçue, & sur la plus saine pratique, Par M.
G. D’Aignan, Paris, chez la veuve Delaguette, 1757, 12°,
340 pp.
De l’accroissement de la médecine pratique, Traduction
nouv. Par J. Boucher, précédée d’une introduction sur l’influence du Baconisme en médecine, Paris, Labé, 1851
The practrice of physick, reduc’d to the ancient way of observations containing a just parallel between the widsom and
experience of the ancients, and the hypothesis’s ofmodern
physicians … Together with several new and curious dissertations; particularly Of the tarantula, and the nature of
its poison; Of the use and abuse of blistering-plaisters; Of
epidemical apoplexies, & c. …, London, printed for A. Bell
[etc.], 1704, 8°, 16 + 464 pp.
The practrice of physick, reduc’d to the ancient way of observations containing a just parallel between the widsom and
experience of the ancients, and the hypothesis’s ofmodern
physicians … Together with several new and curious dissertations; particularly Of the tarantula, and the nature of its
poison; Of the use and abuse of blistering-plaisters; Of epidemical apoplexies, & c. …, London, 1718
The practrice of physick, reduc’d to the ancient way of observations containing a just parallel between the widsom and
experience of the ancients, and the hypothesis’s ofmodern
physicians … Together with several new and curious dissertations; particularly Of the tarantula, and the nature of its
poison; Of the use and abuse of blistering-plaisters; Of epidemical apoplexies, & c. …,2nd ed., London, D. Midwinter
[etc.], 1723
Des vortrefflichen Herrn Georgii Baglivi, medicinae doctoris, anatomiae professoris und hochsterühmten iztlebenden practici in Rom, zwey Bücher de praxi medica, wie solche
in klugen Observieren wiederum auf den alten Fuss unserer fleissigen Vorfahren möge gestellt werden, worinnen ein
jeder nicht nur die theoriam der edlen medicinae studieren,
sondern auch nebst vielen schönen experimentis die herrlichsten Arzneimittel finden und welches das vornehmste einem medicum unsterblich zu machen sich in prognosi dergestalt perfektionieren kann, dass er den Ruhm eines klugen
und erfahrenen medici davon tragen wird. Und weil sonderlich bisher viel Fehler in Kurierung der Gemütskrankheiten vorgegangen, als wird eine neue ganz leichte und kluge
Manier gewiesen, solche cito, tuto et incunde zu haben, Samt
einigen ganz neuen dissertationibus. Dieser Traktat ist wegen Abgang der Exemplarien zum fünftenmal gedruckt, itzo
aber aus dem Lateinischen in Deutsche übersetzt durch F. N.
, Lübeck und Franckfurth, in Verlegung Johann Wiedermayers, 1705, 8°, 674 pp.
Praxis medica, wie solche nach der besten Art soll angestellet werden, samt etlichen curieusen Dissertationen …
Endlich die Historie von der sehr curieusen Kranckheit u.
Auffschneidung des Hn. Marcelli Malpighii, Leipzig, Weid-
mann, 1718
Zwey Bücher De praxi medica, wie solche in klugen Observiren, wiederum auf den alten Fuss unserer fleissigen
Vorfahren möge gestellet werden. Sammt gantz neuen Dissertationibus …, zum sechstenmahl gedruckt, itzo aber aus
d. lat. Ins deutsche übers. Durch F. N., Leipzig, Kloss, 1718
De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac
morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis
explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A.
PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo
metodo si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i
loro principali ufizi, per istruire a bene intendere, secondo
il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Perusiae,
apud Costantinum, 1700
De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac
morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis
explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A.
PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo
metodo si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i
loro principali ufizi, per istruire a bene intendere, secondo
il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Venetiis,
apud Andream Poletti, 1774
Specimen quatuor librorum de fibra motrice, et morbosa
in quibus de solidorum structura, vi, elatere, aequilibrio,
usu, potestate, & morbis disseretur, nec non de durae matris constructione, elatere, aequilibrio, & in singula quaeque
solida oscillatione systaltica. Et obiter De experimentis, ac
morbis salivae, bilis, & sanguinis. De statice aeris, & liquidorum per oservationes barometricas, & hydrostaticas ad
usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in
testudine, ejusdemque cordis anatome, Editio secunda, Romae, Typis Io. Franc. Buagni sumpt. Io. Andreoli, 1702, 16°,
16 + 176 + 115
Tractatus de fibra motrice, et morbosa in quibus de solidorum structura, vi, elatere, aequilibrio, usu, potestate, &
morbis disseretur, nec non de durae matris constructione,
elatere, aequilibrio, & in singula quaeque solida oscillatione
systaltica. Et obiter De experimentis, ac morbis salivae, bilis, & sanguinis. De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis
explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome, Basileae, prostat apud Joan. Georgium
König, 1703
Opera omnia medico-practica, et anatomica, hac sexta
editione, post ultimam ultrajectinam aucta, novisque locupletata dissertationibus, epistolis & praefatione quae systematis
bagliviani usum aperit, adversariorumque diluit objectiones.
Accedit Tractatus de vegetatione lapidum opus desideratum,
nec non De terraemotu romano, & urbium adjacentium anno
1703, Lugduni,sumptibus Anisson, & Johannis Posuel, 1704,
51
STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
4°, 56 + 692 pp., con ritratto dell’autore.
[This first edition also contains: De praxi medica; Specimen quatuor librorum de fibra motrice, et morbosa; De
anatome fibrarum; De experimentis circa salivam, bilem, et
sanguinem; De morborum et naturae analogismo; De historia, anatome, morsu, et effectibus Tarantulae; De usu et abusu vesicantium; De observationibus anatomicis, et practicis
varii argumenti; Epistulae cl. Virorum, quorum judicio et
auctoritate Georgii Baglivi Opera confirmatur]
Opera omnia medico-practica, et anatomica, Ediptio septima cui praeter dissertationes, & alios tractatus sextae editioni
adjunctos accedunt ejusdem Baglivi Canones de medicina
solidorum; Dissertatio de progressione romani terraemotus;
De systemate & usu motus solidorum in corpore animato;
de vegetatione lapidum et analogismo circulationis maris ad
circulationem sanguinis; nec non J D. Santorini opuscola
quatuor; De structura & motu fibrae; De nutritione animali;
De haemorrhoidibus; & De Catameniis, Lugduni, sumptibus
Anisson, & Joannis Posuel, 1710, 4°, 6 + 39 + 11 + 854 pp.
Opera omnia medico-practica, et anatomica, Ediptio
XVII. Cui praeter dissertationes, aliosque tractatus anteactis
editionibus adjunctos, item ejusdem Georgii Baglivi Canones
de medicina solidorum; Dissertatio de progressione romani
terraemotus; De systemate & usu motus solidorum in corpore animato; de vegetatione lapidum et analogismo circulationis maris ad circulationem sanguinis. Accesserunt item
nonnullae aliae additiones per loca, ut jacent, postliminio
dispositae a M. P. N. F. A. una cum indicibus aerisque tabulis: nec non Joannis Dominici Santorini opuscola IV: De
structura & motu fibrae, De nutritione animali, De haemorrhoidibus, & De Catameniis, Bassani, 1732, 4°, 635+ 8 pp.
Opera omnia medico-practica, et anatomica. Editionem
reliquis omnibus emendatiorem et vita auctoris auctam,
curavit C. Gottl. Kühn, Lipsiae, Voss., 1827-1828, 2 voll.
(Scriptorum classicorum de praxi medica nonnullorum opera
collecta, 2-3)
Abhandlung vom Erdbeben … Als ein Auszug aus einem.
Tractat dieses grundgelehrten Schriftstellers bei Gelegenheit
des jetzo so erschrecklichen u. fast allgemeinen Erdbebens
… übers. Von Friedrich Gerhard Constantini, Stadthagen,
Althans, 1756
Opere complete medico-pratiche ed anatomiche …
coll’aggiunta di quattro opuscoli del Santorio tradotte per la
prima volta in italiano e commentate da Raimondo pellegrini, Firenze, tipografia di Sansone Coen, 1842, 8°, 946 pp.
Canones de medicina solidorum ad rectum statices usum.
Cum additamentis, Lugduni Batavorum, apud Fredericum
Haaring, 1707, 8°, 4 + 122 pp.
52
Bibliography of the Giorgio Baglivi34
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della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde
dell’Adriatico, Roma 6 settembre - Dubrovnik 8-9 settembre
1999, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000)
D. BERTOLONI MELI, Mechanism, experiment, disease:
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W. BERNARDI-L. GUERRINI (Eds.), Francesco Redi.
Un protagonista della scienza moderna. Documenti, esperimenti, immagini, Firenze, L. S. Olschki, 1999
H. BONNET, La faculté de Médecine de Montpellier. Huit
siècle d’Histoire et d’Eclat, Montpellier, 1992
W.F. BYNUM – H. Bynum, Dictionary of medical biography, Greenwood Press, Westport (CT) 2007, vol. 1, pp.
144-6. Sauramps médical, 1992
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degli Arcadi Illustri, I, Roma 1708
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del Seicento, Bologna, CLUEB, 2011, p. 223-232
M. D. GRMEK, Gjuro Armeno Baglivi, “Medicinar”, 1,
1946, pp. 39-42
Osservazioni sulla Vita, opera ed importanza storica di G.
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della Medicina, Roma-Salerno 1954
Hrvatska medicinska bibliografija. Bibliographia Medica
Croatica. Pars I, vol. I: 1470-1875, Zagreb, Jugoslavenska
akademija, 1955, pp. 32-34
Baglivi, in Enciklopedija Jugoslavije, Zagreb, Leksikografski Zavod, 1955, vol. I, pp. 281-282
Zitovni put dubrovackog lijecnika Gjure Baglivija, “Lij.
Vjesnik”, 79, 1957, pp. 606-610
Osservazioni sulla vita, opera ed importanza storica di
Giorgio Baglivi, in “Atti del XIV Congresso Internazionale
di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954”, Roma, 1960,
vol. I, pp. 423-435
Baglivi, in Medicinska Enciklopedija, 2 ed., Zagreb,
34 A complete Bibliography of the Giorgio Baglivi works is contained
in the volume:
A. TOSCANO, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il
‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2
voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013, Vol.I, pp. 187-194.
For a detailed bibliography of the studies on Giorgio Baglivi and on the
biological and physiological thought between the 17th and 18th centuries
see:
A. TOSCANO, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il
‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi,
2 voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013, Vol. I, pp. 205-214, pp.
214-221
A. TOSCANO, Perpetuum Mobile. The ‘De Fibra Motrice et Morbosa
’and The ‘De Statice Aeris’ by Giorgio Baglivi in the European Scientific
Community between Galileanism and Enlightenment. Collection of essays,
Brenner Editore, Cosenza, 2013
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA
Leksikografski Zavod, 1967, vol. I, pp. 406
Réflection sur les interprétations mécanistes de la vie dans
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pp.205-208
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Bagliviana: catalogo delle pubblicazioni di Giorgio
Baglivi e saggio di bibliografia sulla sua vita, opera e importanza storica, in G. CIMINO et AL. (Eds), Il nucleo filosofico della scienza, Galatina 1991, pp. 113-139
Baglivi i lijecenje rana u Hrvatskoj (Baglivi et le traitement des plaies en Croatie), in «Dubrovnik», 3, 1992, 125129
Il concetto di malattia, in M. D. GRMEK (Ed.), Storia del
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1996, 3 voll, Vol. II, Dal Rinascimento all’inizio dell’ottocento, pp. 259-289
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Leiden, 24-26 August 2005, edited by Manfred Horstmanshoff in collaboration with Cornelis van Tilburg, Leiden,
Brill, 2010
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131 (1–2): 34–9; discussion 40–1.
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A. TOSCANO (Ed), GIORGIO BAGLIVI Carteggio
(1679-1704) Conservato nella Waller Collection presso la
University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14,
Firenze, Leo S. Olschki, 1999
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conservate nella Waller Samling presso Universitetsbiblioteket «Carolina Rediviva» di Uppsala, Nuncius 1994; a. IX;
2; 683-738
Introduzione a A. TOSCANO (Ed), GIORGIO BAGLIVI
Carteggio (1679-1704) Conservato nella Waller Collection
presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”,
14, Firenze, Leo S. Olschki, 1999
A. TOSCANO, Giorgio Baglivi e la Comunità scientifica europea tra razionalismo e illuminismo, in Alle origini
della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde
dell’Adriatico Atti del Convegno Internazionale di Studi,
Roma 6 settembre - Dubrovnik 8-9 settembre 1999, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000), pp. 49-79
A. TOSCANO, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice
et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2 voll., Cosenza, Edizioni
Brenner, (2004) 2013
C. U. M. SMITH - E. FRIXIONE, S. FINGER, W.
CLOWER, Non-Spiritual Physiology I: “Physic” Rather
than “Psychic” Functions, in C. U. M. Smith - E. Frixione
- S. Finger - W. Clower, The Animal Spirit Doctrine and the
Origins of Neurophysiology, Oxford University Press, 2012
53
Scienze SRe Ricerche
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SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
Costa Rica. La Seguridad Alimentaria
nacional y su relación con los Acuerdos
de Libre Comercio
CINDY SÁNCHEZ CASTILLO1, LUZ MARINA VANEGAS AVILÉS2
1 Master en Administración Aduanera y Comercio Internacional, Universidad de Costa Rica
2 Directora de la Escuela de Ciencias Políticas, Universidad de Costa Rica
El artículo permite visualizar la relación entre la tenencia
de los acuerdos de libre comercio y el compromiso de la Seguridad Alimentaria de un país así como, si se tiene internamente, el marco legal adecuado para incentivar el desarrollo
de políticas públicas orientadas a la creación de una política
estatal en materia de seguridad alimentaria y nutricional que
incorpore, coordine y articule los esfuerzos de cada uno de
los actores que de forma individual han tratado de involucrarse en la temática. Lo anterior, con el fin de potencializar
la obtención de resultados concretos hacia la consolidación
de una estructura productiva agroalimentaria nacional sostenible que, garantice el acceso de alimentos a la población
en general, enfatizándose en los sectores más vulnerables,
sin descuidar los compromisos internacionales que el país ha
asumido a través del tiempo.
INTRODUCCIÓN
D
esde mediados del Siglo XX ha comenzado a presentarse una profunda transformación en el entorno internacional que ha
generado que los procesos productivos y
las corrientes comerciales y de inversión
formen complejas cadenas que estrechan la interdependencia
entre los países.
En la realidad de hoy, lo único certero y constante es el
cambio. Tópicos novedosos; tales como, la seguridad alimentaria, han cobrado mayor relevancia con el pasar del
tiempo hasta, llegar a convertirse en elementos recurrentes
en el diseño de las estrategias de desarrollo de los Estados;
sin que ello signifique una limitación en la conservación y
búsqueda de nuevos socios comerciales.
Las relaciones entre países han evolucionado para responder a las necesidades socioeconómicas que con el paso de
los años han aumentado su complejidad; hoy, son más los
actores que intervienen activamente en ellas, por lo que adquiere mayor importancia el desarrollo de instrumentos que
faciliten el acceso de alimentos y condiciones básicas para
todas las personas en un ambiente propicio para incentivar
una mejor distribución de los recursos disponibles.
La mayoría de los Estados carece de la capacidad necesaria para producir todos aquellos alimentos de consumo primario; cuanto mayor sea la necesidad de abastecimiento, mayor va a ser la preocupación por el desarrollo de programas
y políticas de producción alimentaria, incluso por encima del
acceso económico. Esta inquietud ha llevado a los países a
plantearse la necesidad de desarrollar mecanismos que garanticen la seguridad alimentaria de la población en general.
El carácter polifacético de este nuevo tópico –seguridad
alimentaria-, le ha permitido ser uno de los más actuales en
los debates y conversaciones nacionales e internacionales;
diversos autores y estudiosos han desarrollado definiciones
al respecto que son popularizadas dependiendo del enfoque
que se desea asumir. Durante la Cumbre Mundial de la Alimentación celebrada en el año 1996, se generó la que fue
aprobada de forma unánime por los Jefes de Estado y de Gobierno de los países miembros de la Organización de las Na55
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
ciones Unidas para la Agricultura y la Alimentación (FAO,
por sus siglas en inglés). Ésta nos indica que hay seguridad
alimentaria “cuando todas las personas tienen en todo momento acceso físico, social y económico a los alimentos suficientes, inocuos y nutritivos que satisfagan sus necesidades
energéticas diarias y preferencias alimentarias para llevar
una vida sana y activa”1.
Así, se responsabiliza a los Estados y a la sociedad conjuntamente y las organizaciones y gobiernos locales, a garantizar la seguridad alimentaria de la población, a través de la
creación de aquellos instrumentos y mecanismos necesarios
para propiciarla y asegurarla. Fomentando la articulación de
las políticas macroeconómicas, el medio ambiente, los mercados, los elementos tecnológicos, las
demandas de los consumidores, los sistemas productivos
y la capacidad agroproductiva, en beneficio de los alimentos
necesarios para gozar de un nivel de vida adecuado para el
desarrollo de cada ser humano y el de su familia.
En esta coyuntura y, como Estado parte de la FAO, Costa
Rica ha venido impulsando el desarrollo de iniciativas que
resguarden ese derecho como parte de un compromiso que
asumió desde 1948; ratificar la Declaración Universal de los
Derechos Humanos.
Por otra parte, Costa Rica se adhirió al Protocolo Adicional a la Convención Americana de Derechos Humanos, conocido como el Protocolo de San Salvador; el cual, establece
en su artículo 12 el derecho a la alimentación como uno de
los fundamentales para toda persona y, en 1996, se convierte
en uno de los países firmantes de la Declaración de Roma
sobre la Seguridad Alimentaria Mundial que indica2 que con
esta Declaración, todos los Jefes de Estado y de Gobierno
signatarios, se comprometieron a consagrar su voluntad política, dedicación común y nacional a conseguir la seguridad
alimentaria para todos así como, a realizar un esfuerzo constante con el fin de erradicar el hambre.
Si bien se han presentado diversidad de iniciativas desde
el ámbito parlamentario y acciones de diversas instituciones
y organismos nacionales e internacionales, enfocadas en la
obtención de acciones que busquen resguardar la seguridad
alimentaria de la población, éstas han sido ejecutadas en forma aislada y con un muy bajo nivel de coordinación, principalmente debido al desconocimiento que ha existido de la
temática, sus implicaciones y, la forma en la que puede verse
comprometida, por ejemplo a través de la firma desmedida
y descontrolada de múltiples acuerdos de libre comercio por
parte de un Estado altamente dependiente del abastecimiento externo; situación que hace necesario el desarrollo de un
proceso de integración que favorezca el uso eficiente de los
recursos de los que se dispone y canalizar los esfuerzos hacia
objetivos comunes en esta materia.
1 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. Reunión de seguimiento de la Cumbre Mundial sobre la alimentación. Disponible en: http://www.fao.org/noticias/2001/010304-s.htm
2 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. Declaración de Roma sobre la Seguridad Alimentaria Mundial.
Disponible en: http://www.fao.org/docrep/003/w3613s/w3613s00.htm
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El artículo permite visualizar la relación entre la tenencia
de TLC vigentes y el compromiso de la Seguridad Alimentaria de un país además de si internamente se tiene, el marco legal adecuado para incentivar el desarrollo de políticas
públicas orientadas a la creación de una política estatal en
materia de seguridad alimentaria y nutricional que incorpore,
coordine y articule los esfuerzos de cada uno de los actores
que de forma individual han tratado de involucrarse en la
temática y con ello, potencializar la obtención de resultados
concretos hacia la consolidación de una estructura productiva agroalimentaria nacional sostenible y competitiva, que
garantice el acceso de alimentos a la población en general,
con especial énfasis en los sectores más vulnerables, sin descuidar los compromisos internacionales que se han asumido
a lo largo de más de una década.
Se realizará primeramente una descripción de los conceptos que se consideran esenciales para el desarrollo del artículo con el fin de facilitar la comprensión de la temática
expuesta.
A. POLÍTICAS PÚBLICAS
Los cambios que se presentan en el entorno internacional
afectan las estructuras gubernamentales y generan cambios
en ellas que incentivan la apertura de nuevos espacios de
interacción entre el sector público, el privado y la sociedad
civil, a fin de construir un gobierno interrelacionado que participa a la población del proceso de toma de decisiones, con
miras a obtener un equilibrio entre las fuerzas que dominan
el Estado y aquellos que deben obedecer, todo a través de un
esquema más equitativo que incentive el bienestar generalizado de los entes de gobierno, las empresas, las organizaciones y los ciudadanos. Para lo anterior, el gobierno utiliza
políticas públicas entendidas como,
“la designación de los propósitos y programas de las autoridades
públicas; más específicamente como una acción gubernamental dirigida hacia el logro de objetivos fuera de ella misma. La política pública está constituida por las acciones gubernamentales en relación con
una temática, que haya sido producida al interior de un marco de
procedimientos, influencias y organizaciones gubernamentales.”3
Por tanto, una política pública corresponde a las soluciones específicas de cómo manejar los asuntos públicos. Son
un factor común de la política, de las decisiones del gobierno y de la oposición, además de fundamentales en cuanto al
quehacer gubernamental.
En los últimos años, Costa Rica ha enfatizado la generación de políticas sociales para reducir los niveles de pobreza
y la desigualdad a través de la formación de capital humano
para mitigar los efectos derivados de los TLC y las políticas
macroeconómicas4. Lo anterior con el fin de focalizar las ac3 Roth, D. Noel, A. (2006). Políticas públicas: formulación, implementación y evaluación. Bogotá: Ediciones Aurora. (Pág.24-28).
4 Davis, B. (2004). Innovative Policy Instruments and Evaluation in Ru-
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
ciones de asistencia social hacia la población más pobre del
país.
B. SEGURIDAD ALIMENTARIA
Diversos autores han señalado aspectos relevantes del
término, destacando el aporte del autor Christopher Barrett5
quien ha identificado 3 fases en el desarrollo de esta concepción, las cuales son:
- Primera: el énfasis se mantuvo en la oferta, la disponibilidad nacional de alimentos como el principal indicador de
la situación alimentaria de un país.
- Segunda: centró su atención en la demanda, fue el estudio
del acceso de los individuos y los hogares a los alimentos
lo que ocupó el centro de atención.
- Tercera: la seguridad alimentaria se concibe dentro del
marco de la elección intertemporal del consumidor en un
ambiente que se caracteriza por la incertidumbre; la existencia de irreversibilidades y la complementariedad entre
el consumo de alimentos y otras variables (particularmente
educación y salud).
El desarrollo de estas 3 etapas, generó 3 dimensiones para
el análisis de la seguridad alimentaria, a saber:
a. Disponibilidad: corresponde a la oferta agregada de
alimentos.
b. Acceso y uso: capacidad del hogar para adquirir los
alimentos que necesita y el uso como la forma en la
que éstos se preparan y se combinan para obtener el
máximo rendimiento nutricional posible.
c. La tercera fase no ha agregado directamente nuevas
dimensiones al problema de la inseguridad alimentaria, ha evidenciado que: i. esta última es un riesgo ex
ante al que deben enfrentarse los grupos más vulnerables (su propósito debe ser evitar y no revertir los
problemas nutricionales y de salud de la población) y
ii. surge de la disyuntiva que enfrentan los hogares al
elegir las trayectorias temporales óptimas de consumo
de los diversos bienes y servicios que determinan su
situación nutricional (alimentos, educación, salud e
higiene y comportamiento justificado en el largo plazo).
A partir de lo expuesto previamente y, de acuerdo a los
intereses de este artículo, interesa saber que:
“hay seguridad alimentaria cuando todas las personas tienen en todo
momento acceso físico y económico a suficientes alimentos inocuos
y nutritivos para satisfacer sus necesidades alimenticias y sus preferencias en cuanto a alimentos, a fin de llevar a cabo una vida activa
y sana”.6
ral and Agricultural Development, in Davis, B. (Ed) Latin America and
the Caribbean. Current and Emerging Issues for Economic Analysis and
Policy Research, CUREMI S II . V.I, Roma, FAO .
5 Barrett, C. (2002). Food security and food assistance programs. Capítulo 40 Handbook of Agricultural Economics. Volumen 2. Editado por B.
Gardner y G. Rausser, Elsevier Science.
6 FAO (Organización de las Naciones Unidas para la Agricultura y la
Lo anterior no implica que cada país deba producir todos
los alimentos que su población consume; por el contrario,
resalta la importancia de lograr hacer una combinación entre
lo que es la producción doméstica y las importaciones, con
el fin de garantizar la disponibilidad de alimentos a todas las
personas en el país.
No obstante, es importante enfatizar que la definición
de seguridad alimentaria es tan amplia y compleja que tal
y como afirma Salcedo “este concepto es complejo (…) se
podría percibir como un proceso multisectorial y multidimensional. Por lo mismo resulta difícil de operacionalizar y
de medir”7, lo cual reafirma la ambigüedad del mismo, particularmente cuando interesa para medir el logro de objetivos
específicos de la política social.
C. GLOBALIZACIÓN COMERCIAL
Éste es un proceso que incide en la generación, creación
y/o redefinición del orden internacional. Entre los años 1850
y 1914 inicia su progreso8, causado principalmente por las
políticas de apertura practicadas por los gobiernos de diferentes Estados, que implican una reducción de barreras
arancelarias y el avance de nuevas tecnologías, aspectos que
impulsan el libre comercio y el movimiento migratorio favorecido por los bajos controles existentes al respecto.
Pocos adelantos se registran entre los años 1914 y 19509.
Después de 1945 se retoma con el fin de la Segunda Guerra Mundial y desde entonces viene desplegándose de forma
paulatina, especialmente en lo que se refiere a la apertura de
fronteras. En 1947 se firma el Acuerdo General sobre Comercio y Aranceles (GATT)10 en la Conferencia de La Habana ante la necesidad de regular la economía mundial después
de concluido dicho conflicto e incluía la reducción de aranceles y otras barreras al comercio internacional.11
Una vez desmantelado el Sistema Bretton Woods en 1973,
se establecen las bases para incentivar nuevamente el proceso globalizador al instituir un régimen de tipo de cambio
Alimentación). (2009). Caminos que conducen al éxito: casos de éxito en
relación con la producción agrícola y la seguridad alimentaria, Roma.
7 Salcedo, S. (2005). Políticas de Seguridad Alimentaria en los Países de
la Comunidad Andina. FAO. Santiago, Chile.
8 Camacho, E. (1992). Apertura comercial y ajuste de empresa. San José:
Academia de Centroamérica. Pág. 52
9 Ibíd.; Pág. 54
10 GATT, por sus siglas en inglés. Tratado Internacional firmado en
1947 por 23 países para promover la liberalización del Comercio Exterior.
El principio básico de funcionamiento del Acuerdo está contenido en la
Cláusula de Nación Más Favorecida que obliga a las partes a concederse mutuamente un trato igualmente favorable al que se le otorgue en sus
relaciones comerciales a cualquier otro país parte del Acuerdo. Además,
contiene dos principios claves que son: i. El Principio de Transparencia,
por medio del cual los gobiernos se comprometen a eliminar las barreras
no arancelarias y sustituirlas por las arancelarias y ii. El Principio de No
Discriminación, que busca eliminar las políticas que alteran la competencia comercial entre los países. En: Nieto, A. (1995). Comercio y marketing
internacional España: Ediciones Pirámide. Pág. 91.
11 Nieto, A. (1995). Comercio y marketing internacional España: Ediciones Pirámide. Pág. 91.
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ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
flotante, fortalecer el mercado de capitales y suprimir progresivamente los controles de cambio.
La presencia de la globalización comercial en el acontecer internacional facilita que durante los últimos años de la
década de los 60 y principios de los años 70 del siglo XX,
los mercados experimentara con bienes derivados de la producción en masa, esto aunado a la gran expansión de las
empresas japonesas que instrumentalizan enormemente la
producción a través de la aplicación de nuevas formas de organización, y nuevos bienes y servicios que logran desplazar
a muchas de las empresas occidentales que se consideraban
hasta entonces consolidadas.12
Los nuevos avances tecnológicos, especialmente en el
campo de la comunicación y la información, permiten que
actualmente se acelere, facilitando la apertura de nuevas vías
para la organización de las empresas con más eficiencia e
integración internacional.
Para los efectos de interés, se parte de la definición de
Beck, la cual indica que:
“la globalización es un proceso dinámico de creciente libertad e integración mundial de los mercados de trabajo, bienes, servicios, tecnología y capitales; que tiene como agentes fundamentales a las grandes
empresas multinacionales, tanto financieras como no financieras que
el que predomina la defensa del mercado como el regulador
de las relaciones económicas y la intervención del Estado a
todos los niveles a través de medidas que favorecen la liberalización del tráfico de bienes y capitales, la privatización
de sectores y empresas públicas y desregulación en distintos
ámbitos.
Estas medidas implican modificaciones en la legislación
para adaptarlas a la globalización y alteran las bases económicas y sociales de los Estados para generar recortes en el
gasto público que suelen aplicarse a sectores clave para el
bienestar de la población tales como la seguridad social, la
educación o la salud (principalmente debido a que los ingresos del país decaen por los cambios en el sistema fiscal, la
desregulación de los mercados a través de la firma de TLC
y la privatización de algunas empresas públicas) con miras a
favorecer la competitividad del país y promover el proceso
de globalización.
Considerando que este proceso es una realidad inminente
que no da señales de retroceso, la constante en las negociaciones comerciales internacionales ha sido la búsqueda de la
cooperación por parte de los países del primer mundo para
con aquellos denominados subdesarrollados y así lograr que
la inversión y la creación de riqueza sean posibles en cada
uno de ellos.
se implantan en la mayor parte de los países, aumentando los flujos
comerciales y de capitales entre unos y otros, haciendo que los mer-
D. APERTURA COMERCIAL
cados estén cada vez más integrados y globalizados. Está basada en
Este nuevo modelo de comercio, impulsado por el desarrollo de la tecnología y la concentración de grandes capitales por las corporaciones multinacionales y transnacionales,
conforma una nueva dirección mundial14, que incentiva tanto
a las empresas nacionales como extranjeras a destinar mayor
cantidad de recursos al área de la investigación, con el objeto
de mejorar e implementar novedosos procesos de producción, distribución y consumo en los que predomina la deslocalización geográfica, las economías de escala, la concentración del capital y el uso intensivo de la tecnología, aspectos
que incentivan la integración de las economías nacionales
en un sistema de producción y transacciones; así como, una
gran dependencia entre los países.
Dicha interdependencia se canaliza por medio de la tecnología, grandes avances en las comunicaciones y la liberalización de los mercados en un contexto político-económico en
La apertura comercial es un proceso fomentado por los
países desarrollados desde 1947 con el GATT y se define
como “aquél por el cual los países que practican el proteccionismo económico abren sus fronteras al comercio internacional y a la inversión extranjera”15; su evolución es facilitada
por los adelantos en el área de la informática que permiten
a los productores acceder a mercados más grandes y libres.
El comercio internacional actual se caracteriza principalmente por su multilateralidad, confiriéndole su carácter de
fenómeno global. Los países son ahora más dependientes de
la actividad comercial externa, la injerencia directa de los
Estados es menor en el mercado y es mayor la reducción del
aislamiento entre los países; fomentando la conformación de
un mercado mundial de productos y de servicios, dirigido
por las empresas multinacionales y transnacionales que promueven el incremento de la apertura comercial.
Este proceso obedece a la dependencia de los países al
comercio internacional y a las mismas necesidades del consumidor, las que aumentan a medida que se van satisfaciendo, impulsando así a los Estados a buscar nuevas fuentes de
abastecimiento e intercambio, tanto de bienes como de servicios y con ello, al perfeccionamiento de reglamentación que
regule dicha actividad.
La búsqueda de una reducción en las restricciones comer-
12 Ibíd.; Pág. 64
13 Beck, U. (1998). ¿Qué es la globalización? España: Editorial Alianza.
Pág. 4.
14 Ibíd.; Pág. 64
15 Cussianovich, P. (1997). Núcleo de formación y servicios tecnológicos para el sector agropecuario. El contexto económico –comercial de
Costa Rica y el sector agropecuario. Costa Rica: Instituto Nacional de
Aprendizaje. Pág. 75.
la libertad de comerciar con el resto de países para aprovechar las
ventajas comparativas de cada uno, la libertad de invertir los capitales allí donde tienen un mayor rendimiento dentro de un riesgo asumible y la libertad de establecerse en el país que se desee para conseguir
un mayor beneficio o mayor cuota de mercado, si se trata de una
empresa, o para obtener un mayor salario o mejores condiciones de
trabajo, si se trata de una persona.” 13
58
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
ciales ha originado, en el ámbito agrícola, una profunda confrontación entre dos grandes potencias económicas, que además se constituyen en los principales exportadores de productos agropecuarios en el mundo: los Estados Unidos y la
Unión Europea. Ambos desean conservar su proteccionismo,
limitándose así la posibilidad de entablar negociaciones referidas a intercambios en condiciones beneficiosas para ambas
partes e impulsando a los demás Estados a contar con mayor
apertura y negociar acuerdos que les permitan ampliar sus
mercados de exportación agrícola. Dicha discusión se mantiene en el seno de la Organización Mundial del Comercio
(OMC)16.
Éste es un proceso complejo que requiere de un alto nivel
de coordinación, organización y disposición por parte de las
instituciones estatales encargadas de facilitar los recursos
económicos e informativos necesarios para involucrar a la
sociedad civil en el cambio y contribuir a que éste se lleve a
cabo al margen de los compromisos exigidos por los organis16 Durante la última gran Ronda de Negociaciones efectuada bajo el
marco del GATT, conocida como la Ronda Uruguay, la cual se lleva a
cabo en el período comprendido entre los años 1986 y 1994, se establece
esta organización como el marco institucional común para el desarrollo
de las relaciones comerciales entre los miembros, logrando un importante
avance en decisiones de política comercial, al establecer el primer mecanismo institucionalizado y permanente dirigido a supervisar y controlar
la consistencia de las políticas comerciales respecto de Acuerdo General.
En: Arese, H. (1999). Comercio y marketing internacional. Colombia:
Editorial Norma. Pág. 119.
mos multilaterales.
Cada gobierno que participe en la actividad comercial internacional tiene la obligación de confeccionar los mecanismos jurídicos necesarios para realizar una apertura comercial
segura que resguarde las industrias nacionales, permitiéndoles competir en el mercado internacional en condiciones
similares o iguales a las empresas extranjeras. Además, establecer y facilitar el acceso a los canales de comunicación
requeridos para que la información llegue a los interesados
de forma transparente y así, se comprendan los compromisos
pactados para alcanzar la reducción o eliminación de las barreras comerciales.
E. INTEGRACIÓN ECONÓMICA
Éste es el proceso que incentiva la negociación y desarrollo de tratados y acuerdos comerciales entre los países y se
define como “el proceso convergente y voluntario, fundado
en la solidaridad, gradual y progresiva, entre dos o más Estados, sobre un plan de acción común en aspectos económicos,
sociales, culturales y políticos, entre otros.”17
Cabe preguntarse de qué forma se constituye la voluntad
de los Estados de ser parte de una comunidad más amplia.
Para los efectos de este artículo, ésta se debe fundamental17 Mariño, J. (1999). La supranacionalidad en los procesos de integración regional. España: Mave Editor. Pág. 112.
59
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
mente a la acumulación de valores e intereses compartidos,
“una situación a la cual se llega a través de la integración
entre sus distintas unidades y por procedimientos consensuales.”18
La integración está compuesta por varias etapas paulatinas,
progresivas y complementarias entre sí. Es posible establecer, según el grado de integración, una clasificación en la que
cada etapa posee algunos rasgos esenciales que la distinguen
de las otras. Para los efectos de este estudio, se hace referencia a la clasificación que realiza Resquiji19, quien establece
como etapas de la integración las siguientes:
1. Acuerdo preferencial: los Estados miembros se conceden entre ellos, preferencias tendientes a reducir diversas formas de protección existentes.
2. Zona de Libre Comercio: área conformada por dos o
más países que, de forma instantánea o paulatina, van
suprimiendo obstáculos aduaneros y comerciales entre ellos, ventajas que no adquieren los Estados que se
encuentran fuera del acuerdo.
3. Unión aduanera: supone la eliminación de barreras
arancelarias (de forma paulatina o inmediata), a la circulación de bienes y servicios de los países involucrados, estableciendo paralelamente un arancel externo
común.
4. Mercado Común: supone la existencia de una unión
aduanera y la libre circulación de los factores de la
producción.
5. Mercado Único: supone perfeccionar el mercado común eliminando las fronteras físicas (aduanas), técnicas y fiscales.
6. Unión Monetaria: implica fijar irrevocablemente los
tipos de cambio entre los países miembros o la sustitución de la moneda de cada uno de los Estados por una
moneda única.
7. Unión Económica: integración total de las economías
de los miembros del acuerdo, lo que hace necesario
una política macroeconómica coordinada para favorecer los cambios estructurales y el desarrollo regional,
como consecuencia, también la unión política.
Cada uno de los países va aplicando fórmulas intermedias
y, en ocasiones, deben ser suspendidas, pues el paso o avance de un grado a otro implica una importante inversión por
parte de los Estados que no siempre están en la capacidad de
cubrirla. No obstante, se procura impulsar la práctica de la
integración, debido a que ésta puede brindar diversas ventajas, entre las que destacan las siguientes:
1. Reducir los problemas y tensiones existentes con los
países limítrofes permitiendo el establecimiento de
nexos de cooperación, facilitando el apoyo entre ellos,
reduciendo los factores de conflicto y contribuyendo
al fortalecimiento de la paz, seguridad y estabilidad
18 Wilhelmy. (1998). Política internacional: enfoques y realidades. Argentina: Grupo Editor Latinoamericano. Pág. 56.
19 Resquiji, J. (1997). Estructura económica mundial. España: Editorial
Mac Graw Hill. Pág. 44.
60
para las personas.
2. La posibilidad de aprovechar las ventajas que ofrece la
creación de economías de escala al ampliar los mercados, reducir o eliminar las cargas arancelarias vigentes
antes de la firma del acuerdo, tener acceso a un mayor
número de recursos, tanto en el nivel de producción
(materias primas) como económicos y de consumidores que permiten dar a conocer la producción nacional, impulsar el sector exportador local, incentivar el
ingreso de divisas, bienes y servicios del exterior al
país y así, contribuir a diversificar las opciones existentes para el consumo nacional.
3. Mayor nivel de colaboración entre el ciudadano y el
Estado, además de crear nuevas oportunidades para
incentivar el progreso nacional, contribuyendo a que
la población se identifique con el sistema y se involucre en él para aprovechar los beneficios derivados,
aparte de incentivar un fortalecimiento del sistema
democrático al generar mayor apertura y opciones de
participación para la población (espacio político, social, económico y cultural).
4. La capacidad de influencia en las distintas negociaciones en el ámbito internacional se incrementa cuando
se presentan los países en bloque, principalmente al
tratarse de un Estado “en vías de desarrollo” como es
el caso de Costa Rica. Dichos países suelen carecer
de los medios necesarios o los aliados indicados para
defender sus intereses, por lo que el establecimiento
de un acuerdo de integración facilita el desarrollo de
objetivos conjuntos y mayor peso en las diferentes
transacciones en el contexto internacional.
5. El ingreso de nuevos bienes y servicios al país implica un mayor nivel de competencia a lo interno del
mismo, entre los bienes nacionales y los extranjeros,
lo que puede incentivar a las industrias nacionales a
mejorar su producción y anexar elementos diferenciadores a los bienes y servicios que ofrece, brindándole
mayores beneficios al consumidor que los adquiere al
darle la oportunidad de accesar a precios más bajos y
de mayor calidad.
6. Conforme se va avanzando en las etapas de la integración, los Estados deben invertir en mejoras en la
infraestructura local, las carreteras, vías de transporte
y comunicación en general, lo cual trae beneficios tanto para el Estado como para los habitantes del mismo,
facilitando las transacciones comerciales, además de
aportar agilidad en los procesos al requerirse menos
tiempo para trasladar, ya sean las personas o los bienes, en el ámbito nacional e internacional, así como
para realizar las transacciones comerciales por los
medios tecnológicos novedosos de forma más rápida
y segura.
Dada la importancia que este proceso ha cobrado en el
acontecer internacional, se ha concebido como una etapa vital en el progreso de las naciones en el continente americano. La mayoría de países se han orientado a la negociación
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
de acuerdos bilaterales y multilaterales en la búsqueda de la
conformación de un hemisferio de libre comercio para incorporarse a la apertura comercial mundial.
F. LOS TLC Y LOS ACUERDOS DE ASOCIACIÓN (AA)
Los TLC y los AA forman parte de los instrumentos jurídicos que buscan facilitar y regular el comercio internacional.
Conceptualmente, los TLC se definen como,
“acuerdos entre dos o más países que buscan establecer reglas comunes para normar la relación comercial entre ellos. Su finalidad es
establecer un área de libre comercio sin restricciones ni aranceles de
importación, que fomentan la apertura e integración económica. Con
ese propósito, los TLC suelen incorporar reglas en materia de comercio de bienes, inversión, propiedad intelectual, contratación pública,
mecanismos de defensa comercial y solución de controversias.”20
Por AA se entiende,
“Un acuerdo entre Estados independientes para unirse como un grupo con el fin de realizar los deberes asociados con un propósito en
particular. Cada parte tiene un conjunto de responsabilidades específicas relacionadas al proceso y realizará una porción predefinida
del proyecto. En un acuerdo de asociación, un miembro del equipo
siempre actúa como el contractor principal del proyecto, mientras los
demás miembros son subcontratistas”21.
Éste es un acuerdo que tiene la particularidad de abarcar
el ámbito comercial, el diálogo político y la cooperación;
para el cual, los Estados involucrados tienen que elaborar la
posición nacional y la regional, incluyendo en esta última,
todos los sectores e intereses involucrados en el ámbito individual.22
Los acuerdos comerciales en general, propician el mayor y
más fluido acceso de las mercancías a los mercados bajo condiciones arancelarias preferenciales y libres de barreras no
arancelarias, además de obtener las más ventajas y beneficios
para las empresas transnacionales y nacionales.
Puede observarse que ambas definiciones no recogen los
elementos formales de los acuerdos; por lo que, se estima
oportuno citar los siguientes aspectos:
· Todo acuerdo comercial es resultado de un acuerdo de
voluntades entre las partes que lo celebran, lo que significa
que la voluntad de ellos se dirige hacia el mismo objetivo
y son conscientes de ese querer común que se plasma por
escrito para facilitar el conocimiento e interpretación de los
intereses de cada uno de ellos.
· Las partes que suscriben un acuerdo deben ser sujetos del
Derecho Internacional, condición necesaria para poder recla20 Secretaría de Industria y Comercio de Honduras. (2005). Preguntas
frecuentes. Tomado de: http://www.sic.gob.hn/.
21 Entrevista realizada vía telefónica a la señorita Seanny Jiménez Alfaro. 27 de junio del 2012. Licenciada en Derecho.
22 COMEX. (2010). Documento explicativo: Acuerdo de Asociación entre Centroamérica y la Unión Europea.
mar el incumplimiento de un derecho o para afrontar la responsabilidad por un acto de esta naturaleza. Éste está destinado a producir efectos jurídicos entre las partes contratantes
que crean, modifican o extinguen derechos y obligaciones.
· El marco regulador de los acuerdos comerciales lo constituyen las normas del Derecho Internacional, pueden incluir
en el texto algunas disposiciones propias del derecho interno
de las partes, pero éstas no pueden llegar a reemplazar las
primeras. A través de su puesta en práctica, los Estados persiguen diversos objetivos, entre los que cabe mencionar:
a. Eliminar o disminuir las barreras comerciales arancelarias y no arancelarias.
b. Establecer el marco para el establecimiento de una
mejor relación comercial y de cooperación.
c. Obtener beneficios mutuos para los países que lo suscriben en el aspecto comercial, económico y en la estructura productiva de cada uno de ellos.
d. Incentivar el crecimiento de la oferta exportable.
e. Atracción de mayor inversión extranjera directa a través de la creación de nuevas oportunidades.
f. Incentivar un crecimiento económico general.
Se debe anotar que la búsqueda de un comercio internacional en condiciones de igualdad y con la menor cantidad de
restricciones, ha incentivado la evolución de los acuerdos comerciales hacia formas cada vez más ventajosas para los Estados; no obstante, este tipo de instrumento puede impactar
tanto positiva como negativamente en los países y en la actividad comercial en general, efectos que en la teoría económica se han denominado desviación y creación de comercio.
El primero de ellos se presenta cuando la “disminución”
arancelaria, que el acuerdo implica, reduce los precios de
los productos de importación provenientes de países miembros por debajo de los que utilizan los Estados no miembros.
Aún cuando los costos de producción en estos últimos sean
menores, ello conlleva a que el comercio se desvíe hacia el
productor poco eficiente, al ser sus bajos precios resultado
de las preferencias arancelarias y no de la competitividad,
permitiendo el privilegio al uso ineficiente de los recursos de
producción y con ello, una pérdida de bienestar23.
Por otra parte, la creación del comercio se manifiesta cuando la reducción arancelaria refuerza la dirección de las ventajas comparativas con las que cuentan los socios del acuerdo
comercial, provocando un aumento en el volumen de comercio entre ellos, sin reducir o eliminar el comercio con los
Estados no miembros del acuerdo y con ello cambiar de un
productor poco eficiente a otro con mayor eficiencia, permitiendo un mayor bienestar. Así su efecto es positivo para el
beneficio de los países24.
A nivel comercial, en el ámbito internacional, para aquellas personas físicas y jurídicas que desean obtener ventajas del intercambio de bienes y servicios y, que buscan la
23 24 Brookings Institution. (1999). Trade rules in the making: challenges in regional and multilateral negotiations. Washington: General
Secretary. Pág. 38.
24 Ídem.
61
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
protección nacional e internacional, la firma de los acuerdos
comerciales es una forma de adquirirla. La seguridad jurídica
que brindan dichos instrumentos permite una maduración del
sistema comercial en general, que se perfecciona en la medida en que la capacidad de negociación de todos los países
sea equitativa.
Lo comentado en los apartados expuestos con anterioridad, permite vislumbrar cuáles son los procesos por los que
atraviesa el mundo comercial en la actualidad, éstos se constituyen en el contexto inmediato del surgimiento de la práctica de la negociación y firma de acuerdos de esta naturaleza
por parte de los Estados.
En el siguiente punto, se reseña la función de COMEX en
el acontecer comercial nacional y se exponen los aspectos
que caracterizan el sector agrícola costarricense e internacional, para comprender el origen de la política comercial
agrícola que guía el accionar nacional.
G. COMEX Y EL SECTOR COMERCIAL NACIONAL E
INTERNACIONAL
62
COMEX es creado por medio de la Ley No 7638, la que
lo faculta como autoridad regente del comercio exterior del
país. En esta se le confieren atribuciones como las siguientes25:
1. Define y direcciona la política comercial externa y de
inversión extranjera en coordinación con otras entidades gubernamentales que tengan participación en
dicha actividad, como por ejemplo el Ministerio de
Relaciones Exteriores.
2. Dirige las negociaciones comerciales y de inversión,
además de suscribir los tratados y convenios relacionados con dichas materias.
3. Define la política arancelaria en coordinación con
el Ministerio de Economía Industria y Comercio
(MEIC), el Ministerio de Agricultura y Ganadería
(MAG) y el Ministerio de Hacienda.
25 Poder Legislativo de Costa Rica. (1996, 13 de noviembre) Ley de
Creación del Ministerio de Comercio Exterior y de la Promotora de Comercio Exterior de Costa Rica. En la Gaceta N. 218 (en línea). Disponible en: http://.procomer.com/Espanol/docs/word/compendio/LEY%20
7638%20y%sus%20reformas.doc.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
4. Representa al país ante la OMC y en aquellos foros
comerciales internacionales donde se discutan temas
comerciales e inversión.
5. Es el encargado de definir las regulaciones de las exportaciones referentes a la restricción del ingreso de
productos costarricenses a otros países cuando así se
requiera. Para lograr dicha atribución puede optar por
la colaboración de entes como el MEIC y el MAG.
6. Determina las implicaciones y sanciones que le pueden aplicar al país en caso de incumplimiento de las
disposiciones que establecen los acuerdos y convenios
firmados por Costa Rica; siempre en coordinación con
el Ministro de Relaciones Exteriores y los Ministros
rectores de la producción nacional.
7. Otorga y revoca cuando corresponda, el régimen de zonas francas, los contratos de exportación y el régimen
de admisión temporal o perfeccionamiento activo.
Aunado al mandato citado de la Ley No. 7638,
“la Ley 8056, en su artículo número dos, declara de interés público
los procesos de negociación comercial mediante los cuales el país
procura facilitar su inserción en los mercados del comercio internacional, éstas incluyen todas aquellas referidas a la firma de un TLC.
Al ser COMEX el Ministerio rector de las negociaciones comerciales,
posee un rol fundamental dentro de ellas en la concertación nacional,
encontrándose además en el ejercicio de un mandato legal que requiere de una rendición de cuentas claras a la sociedad costarricense.”26
Con el fin de reflejar y defender los intereses de todos y
cada uno de los sectores productivos, COMEX construye la
posición nacional que se basa en un amplio proceso de consulta con cada uno de los representantes de los productores
y del sector privado nacional, por medio de reuniones periódicas en las que se producen intercambios de opiniones que
son complementadas con iniciativas como el “Punto de Enlace Permanente” en el Ministerio, que facilitan el acceso a
información y a manifestar los comentarios y opiniones que
los ciudadanos planteen respecto a los avances, resultados e
implicaciones de las rondas efectuadas.
Adicional a lo anterior se cuenta con el apoyo de la denominada “Comisión Mixta”, cuya función es contribuir en la
construcción de la posición nacional y dirimir los conflictos
que puedan surgir entre los diferentes sectores, incorpora en
la discusión a representantes de las instituciones públicas y
organizaciones privadas27 y fomenta el diálogo y la defensa
de los intereses de cada uno de los sectores involucrados.
26 Entrevista realizada vía telefónica al Señor Fernando Ocampo. COMEX. 27 de setiembre del 2007. Negociador de COMEX
27 La Comisión Consultiva se institucionalizó como órgano obligatorio
de consulta por medio de la Ley 7638: “Creación del Ministerio de Comercio Exterior y de la Promotora de Comercio Exterior de Costa Rica”
de 1996, reformada por la “Ley para las Negociaciones Comerciales y la
Administración de los Tratados de Libre Comercio, Acuerdos e Instrumentos del Comercio Exterior” No.8056 del año 2001; esta dispone que la
Comisión debe estar conformada por los Ministros de Comercio Exterior,
Relaciones Exteriores y Culto, Agricultura, Economía y representantes del
sector privado [Cámaras sectoriales].
La consulta y discusión permite fijar los objetivos principales para el avance de las negociaciones, para que éstas
reflejen el interés del gobierno por proteger el sector productivo nacional, inyectarle competitividad y aprovechar las
ventajas que ofrece el libre comercio a fin de posicionar al
país en el mercado internacional.
El sector agrícola es uno de los que mayor controversia
presenta y en el que el Gobierno costarricense ha concentrado gran parte de sus esfuerzos en la obtención de las mejores
condiciones para los productores nacionales. Este es el que
tiene mayor distorsión comercial a nivel global, el pilar de
la seguridad alimentaria para cada país y es el que carece en
mayor medida de políticas internas que favorezcan su proyección efectiva hacia otros mercados.
H. LA SEGURIDAD ALIMENTARIA EN COSTA RICA
Tal y como se mencionó previamente, el objetivo principal
que persigue la seguridad alimentaria es la mejora nutricional de toda la población; para lo cual, es indispensable que el
Estado identifique y diseñe las políticas públicas requeridas
para garantizar la satisfacción de sus necesidades, facilitando
la accesibilidad física y económica de productos alimentarios
de alta calidad que cumplan con los estándares de seguridad
y salubridad que exigen las estipulaciones legales nacionales
e internacionales.
A nivel internacional, el derecho a la alimentación está garantizado en el artículo 25 de la Declaración Universal de los
Derechos Humanos28, en este se especifica que,
“Toda persona tiene derecho a un nivel de vida adecuado que le asegure, así como a su familia, la salud y el bienestar, y en especial la alimentación, el vestido, la vivienda, la asistencia médica y los servicios
sociales necesarios; tiene asimismo derecho a los seguros en caso de
desempleo, enfermedad, invalidez, viudez, vejez y otros casos de pérdida de sus medios de subsistencia por circunstancias independientes
de su voluntad. (el subrayado es nuestro).”29
Es por lo anterior que se constituye en una necesidad,
tanto nacional como mundial, el identificar y llevar a cabo
acciones para satisfacer la demanda de aquellas personas
que sufren hambre considerando que; de acuerdo a lo que la
28 Adicionalmente cabe mencionar otros instrumentos en los que, a nivel
internacional, los Estados se han comprometido a velar por la seguridad
alimentaria de las personas: i. Pacto Internacional de Derechos Económicos, sociales y culturales de 1966 que establece la obligación de los Estados de garantizar el derecho a la alimentación, ii. Plan de Centroamérica
y República Dominicana en el año 1993en el cual os Jefes de Estado y
los Ministros de Agricultura, Ambiente y Salud, desarrollaron acuerdos,
compromisos, agendas y planes relacionados con el fortalecimiento de
la seguridad alimentaria y, iii. La Cumbre Mundial de Alimentación de
1996 que plantea renovar el compromiso mundial de eliminar el hambre y
la malnutrición y garantizar la seguridad alimentaria sostenible para toda
la población, desde el más alto nivel. MAG. 2011. Política Nacional de
Seguridad Alimentaria Nutricional (SAN) 2011 – 2021. Disponible en:
http://www.paho.org/cor/index.php?option=com_docman&task=doc_
view&gid=174&Itemid=
29 Naciones Unidas. 1948. Declaración Universal de los Derechos
Humanos. Artículo 25. Disponible en: http://www.filosofia.org/cod/
c1948dhu.htm.
63
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
FAO ha especificado, una persona sufre de hambre cuando
no come lo suficiente para tener la energía necesaria que le
permita desarrollar una vida activa, además que
“Su subnutrición les dificulta el estudio, el trabajo o la
práctica de cualquier actividad que requiera esfuerzo físico.
La subnutrición es especialmente perjudicial para las mujeres y los niños. Los niños subnutridos no crecen de forma
tan rápida como los niños saludables. Mentalmente pueden
desarrollarse más despacio. El hambre constante debilita el
sistema inmunológico y les hace más vulnerables a enfermedades e infecciones. Las madres que pasan hambre de forma
continua dan a luz a bebés débiles y con falta de peso, y ellas
mismas se enfrentan a un mayor riesgo de muerte”.30
El hambre es una realidad que hoy afecta a cerca de mil
millones de personas en el mundo, lo cual representa que una
de cada siete personas no sabe de quién obtendrá o quién le
facilitará su próxima comida; siendo los países más pobres
del mundo los que sufren en mayor grado la problemática de
la hambruna.31
Jean Ziegler, Relator Especial de la ONU para el Derecho
a la Alimentación en el periodo comprendido entre los años
2000 y 2008; actualmente Vicepresidente del Comité Asesor
del Consejo de Derechos Humanos de Naciones Unidas ha
indicado que:
una década, se busca concientizar a la población al respecto,
generando acciones que han permitido contar con una relativa estabilidad en esta materia y propiciar actitudes solidarias que combatan la pobreza y malnutrición en la población
nacional.34
Pese a que Costa Rica tiene un comportamiento distinto, resulta particularmente interesante el caso de los países
centroamericanos; por cuanto se asocia la falta de seguridad
alimentaria con la escasez de alimentos; sin embargo, en estos países lo que prima es la producción agrícola y modelos
agroexportadores, que teóricamente deberían favorecer el
acceso de bienes de esta naturaleza a la población, siendo la
mala distribución del ingreso y no la carencia de alimentos,
lo que limita a las personas a que puedan o no comprar la
comida que requieren para tener una dieta sana y equilibrada.
No obstante lo anterior, es importante aclarar que una persona con bajo ingreso no necesariamente se encuentra en una
situación de inseguridad alimentaria, aunque ambas condiciones pueden estar vinculadas e incluso tener una relación
causal, el que ésta situación se presente, dependerá de la interacción de muchas otras condiciones de la realidad nacional
e individual de cada ser humano y cada Estado es responsable de prevenir o restringir a través de políticas públicas
eficientes y adecuadas a la realidad nacional la presencia de
esta problemática.
“vivimos en un sistema caníbal. Un sistema en el que cada 5 segundos
muere una niña o niño menor de 5 años, 37 mil personas mueren
I. POLÍTICAS PÚBLICAS COSTARRICENSES PRO
cada día de hambre. 1.600 millones de gordos y 400 millones de obe-
SEGURIDAD ALIMENTARIA
sos en el mundo. 500 multinacionales controlan el 53% de producto
interno bruto mundial. Que son las estructuras del orden criminal
que fabrican la masacre cotidiana del hambre. Siendo las estructuras
criminales el dumping, los agrocombustibles y la especulación en la
bolsa de valores; y, las causas del hambre en el mundo: La avaricia
de los países ricos, de las trasnacionales.32
Específicamente en lo que respecta a la región centroamericana, la FAO ha indicado que Guatemala es el país que
tiene el mayor índice de desnutrición con un 49% aproximadamente, seguido por el 29% de Honduras, 21% de Nicaragua, 19.2% de El
Salvador y que; aunque no en igual proporción, Costa Rica
cuenta con “solamente” un 5% de hambruna, lo que equivale
a 200.000 personas, dato que evidencia que Costa Rica no
escapa de esta realidad.33
Si bien, la cifra del país no alcanza la magnitud de las de
los vecinos centroamericanos, es una problemática vigente
que debe atenderse, por lo que desde hace aproximadamente
30 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. 2012. Informe sobre el Hambre en el Mundo. Disponible en:
http://www.fao.org/docrep/016/i2845s/i2845s00.pdf.
31 Ídem
32 TAU. 2011. Jornada TAU 2011: Una apuesta por el decrecimiento. El
capitalismo o el engaño del desarrollo. Disponible en: http:// www.taufundazioa.org/themed/tau/files/docs/120/01/decrecimiento11.pdf
33 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. 2012. Informe sobre el Hambre en el Mundo. Disponible en:
http://www.fao.org/docrep/016/i2845s/i2845s00.pdf.
64
A continuación se realiza una descripción de las principales acciones estatales presentes en la realidad nacional en
los últimos diez años cuyo fin es, combatir la hambruna y
alcanzar la seguridad alimentaria de nuestro país.
1. Creación de la Secretaría de la Política Nacional de Alimentación y Nutrición (SEPAN)35 en el año 2004; como
una dependencia del Ministerio de Salud que busca integrar el sector salud, agropecuario y económico y cuya función es la formulación de políticas nacionales de alimentación y nutrición para garantizar la seguridad alimentaria
nutricional, la producción y disponibilidad de los alimen34 Periódico La Prensa Libre. 10 de octubre de 2012. Hambre afecta a
200 mil personas en Costa Rica. Disponible en: http://www.prensalibre.cr/
pl/nacional/hambre-afecta-a-200-mil-personas-en-costa-rica.html
35 El artículo 4 del Reglamento de la Organización y Funcionamiento
de la Secretaria de Política Nacional de Alimentación y Nutrición establece como funciones de la SEPAN las siguientes: a) Analizar e interpretar
la información existente sobre la situación alimentaria y nutricional del
país, b) Promover la formulación de la Política Nacional de Alimentación
y Nutrición, compatibles con el Plan Nacional de Salud, c) Coordinar la
Política Nacional de Alimentación y Nutrición con las Políticas Nacionales Agropecuaria e Industrial. Además, mantener en forma intersectorial
estrecha coordinación con las actividades de Planificación, Programación
y Ejecución del Plan Nacional de Desarrollo Económico y Social y sus
programas y proyectos específicos y, d) Estimular la ejecución de los planes y proyectos que componen la Política Nacional de Alimentación y
Nutrición. MS, MAG y MEIC. 2004. Reglamento de la Organización y
Funcionamiento de la Secretaria de Política Nacional de Alimentación y
Nutrición. Artículo 4. Disponible en: http://www.ministeriodesalud.go.cr/
gestores_en_salud/sepan/31714ms.pdf
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
tos, la nutrición preventiva y el desarrollo de una cultura
alimentaria sana.36
Para lograr el cumplimiento de sus objetivos, la Secretaría
cuenta con el apoyo de los Consejos de Seguridad Alimentaria y Nutricional (COSAN), los cuales lidera y que se
constituyen en instancias de coordinación e integración a
nivel local entre las contrapartes gubernamentales y la sociedad civil. Éstos se establecieron con el fin de brindarle
sostenibilidad a las políticas y proyectos que la SEPAN
diseña.37
2. El Plan Nacional de Alimentos38 del año 2008 que tiene como fin vincular e integrar una política de producción
agrícola con el fortalecimiento de la red social; al promover y mejorar el ingreso de las personas más necesitadas,
e incrementar por intermedio de la educación su misión de
agente de movilización social; y, principalmente, garantizar la producción de arroz, frijoles y maíz para abastecer
el mercado nacional y no depender de la importación de
ellos.39
Pese a ser una excelente iniciativa nacional, la herramienta
presenta un problema en cuanto requiere de una instancia
que se dedique única y exclusivamente a coordinar y planificar las acciones intersectoriales para su correcta ejecución, dar el seguimiento respectivo; así como, vigilar el
eficiente uso de los recursos presupuestados. A la fecha no
se ha podido contar con esa exclusividad pues actualmente, esas funciones recaen en SEPSA sin que se le otorgue la
partida económica necesaria para cumplir con las nuevas
responsabilidades.
Adicionalmente, al revisar detenidamente el documento,
es posible percatarse que el mismo cuenta con serias deficiencias de precisión en aspectos que se convierten en
esenciales para lograr una correcta ejecución del mismo,
ya que carece del establecimiento de los mecanismos para
determinar el cumplimiento de los objetivos planteados
respecto a la disponibilidad de alimentos, el acceso a los
grupos vulnerables, reducir el incremento de los niveles
de pobreza y de aquellos necesarios para la coordinación
interna con los grupos organizados de productores para
abastecer el consumo nacional.
De hecho, tal y como lo ha señalado la Contraloría General
36 MAG. 2011. Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el
Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Pág. 53. Disponible en: http://
www.mag.go.cr/bibliotecavirtual/
37 Decreto Ejecutivo 31714 MS-MAG-MEIC.
38 Las instituciones que participan en este plan son: el Ministerio de
Agricultura y Ganadería, el Instituto de Desarrollo Agropecuario, el Consejo Nacional de Producción, Servicio Fitosanitario del Estado, Servicio
Nacional de Aguas Subterráneas, Riego y Avenamiento, Servicio Nacional
de Salud Animal, Instituto Costarricense de Pesca y Acuicultura, Instituto
Nacional de Tecnología Agropecuaria, Oficina Nacional de Semillas, Instituto Mixto de Ayuda Social y el Ministerio de Salud. También intervienen otras entidades como el Centro Agronómico Tropical de Investigación
y Enseñanza, y la FAO. Las organizaciones de productores agropecuarios
y adjudicatarios del IDA son beneficiarios del Plan.
39 SEPSA. 2008. Plan Nacional de Alimentos Costa Rica. Oportunidad
para la Agricultura Nacional. Pág. IX. Disponible en: http://www.mag.
go.cr/bibliotecavirtual/a00129.pdf
de República (CGR),
“este Plan no superó la dimensión cortoplacista ni sentó las bases
para su sostenibilidad, ya que la planificación solo incorporó tres
cultivos (arroz, frijoles y maíz) con metas a dos y tres años. No obstante, pese a no existir metas para otras actividades, se dispuso la
compra de semillas en diversos cultivos tales como caña de azúcar,
papa, cebolla, pastos, tomate y hortalizas, entre otras, que representaron el 65% de dichas compras para donación, a fin de solventar
emergencias climáticas, desastres naturales o crisis que afectaron a
esas actividades agropecuarias”.40
Por ello, para obtener los beneficios que una política de
esta naturaleza le puede aportar al país, se requerirá de una
revisión detallada del mismo con el fin de ajustarlo a las
necesidades nacionales, incorporándole aquellos aspectos
en los que hoy en día es deficiente. Aprovechando así, la
inversión que se ha realizado en los últimos años.
3. Plan Nacional de Desarrollo (PND) 2011- 2014: “María Teresa Obregón Zamora”: tal y como se comentó ampliamente en el primer apartado de este documento, una
política pública es una línea de acción que establece la administración para guiar; valga redundar, su accionar en el
ejercicio del poder que le es encomendado popularmente.
Siendo de particular relevancia el PND, por “constituirse
en un instrumento fundamental para orientar un adecuado
proceso de toma de decisiones, una racional asignación de
los recursos y una ordenada gestión gubernamental”.41
Al analizar el contenido del PND de la administración
Chinchilla Miranda, es posible verificar que dentro del
mismo no se desarrolló un apartado particular referente
al diseño e implementación de políticas orientadas a la
atención de la hambruna presente en el país y garantizar
la seguridad alimentaria nacional en general. Hecho que
evidencia el poco interés que existe respecto a la materia
en dicha administración, al incluir la temática solamente
como un aspecto más dentro del combate a la pobreza, esfuerzo que resulta insuficiente.
La única mención específica que se hace respecto a la erradicación del hambre es posible encontrarla en el capítulo 9
denominado “Objetivos de
Desarrollo del Milenio (ODM)”42, al ser el primero de és40 Contraloría General de la República. 2011. Informe de los resultados
del estudio sobre los programas y proyectos del Plan Nacional de Alimentos (PNA). Pág. 15
41 Gobierno de Costa Rica. 2011-2014. Plan Nacional de Desarrollo
“María Teresa Obregón Zamora”. Disponible en: http://documentos.mideplan.go.cr/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/122fcd1c-53a7-47a7a0ad-84cac6f1d7b9/PND-2011-2014-Maria-Teresa-Obregon-Zam. Pág. 7.
42 Los Objetivos del Milenio, son 8 propósitos de desarrollo humano
establecidos en el año 2000 por los 189 países miembros de la ONU que
tratan problemas de la vida cotidiana considerados graves, que acordaron
conseguirlos para el año 2015. Estos son: i) Erradicar la pobreza extrema y el hambre, ii) Lograr la enseñanza primaria universal, iii) Promover
la igualdad entre los géneros y la autonomía de la mujer, iv) Reducir la
mortalidad infantil, v. Mejorar la salud materna, vi. Combatir el SIDA,
el paludismo y otras enfermedades, vii) Garantizar el sustento del medio
ambiente y viii) Fomentar una asociación mundial para el desarrollo. Este
65
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
tos el de “Erradicar la pobreza extrema y el hambre”43; no
obstante, estos objetivos son dispuestos por la ONU y no
producto de una iniciativa nacional.
4. La Política de Estado para el Sector Agroalimentario y
el Desarrollo Rural Costarricense 2010- 202144; diseñada
por el MAG con una proyección a los próximos 10 años se
fundamenta en cuatro ejes temáticos, a saber:
a. Competitividad
b. Innovación y desarrollo tecnológico
c. Gestión de los territorios rurales y agricultura familiar; y
d. Cambio climático y gestión agroambiental.
Ejes que fueron seleccionados con el propósito de incentivar la proactividad del sector agroalimentario nacional
en el contexto comercial competitivo que existe en la realidad actual; no obstante, éstos deben hacerse acompañar
de estrategias hermanas que permitan la mitigación de las
problemáticas que arrastra el sector agropecuario nacional
descrito previamente.45
La política fue diseñada para lograr mejorar las condiciones en las que viven los sectores vinculados a la producción agroalimentaria y alcanzar el desarrollo de las zonas
rurales, aquellas en las que prevalece justamente este tipo
de producción,
“favoreciendo el encadenamiento productivo, que comprende una
visión que trasciende el gobierno de esta administración y permite
contar con una línea base de acción para obtener resultados a largo
plazo mediante acciones desarrolladas conjuntamente a través de una
alianza pública- pública para los próximos diez años”.46
Lo anterior debido a que, la hambruna es parte y resultado de un conjunto de debilidades estatales que requiere de
acciones conjuntas de múltiples instituciones tales como
el MAG, el COMEX y el Ministerio de Salud; entre otras,
para lograr una atención efectiva del problema; ya que la
misma está inserta en la estrategia nacional que comprende un conjunto de actividades planificadas para ejecutarse
sistemáticamente en el tiempo y alcanzar el fin propuesto,
tal y como lo indica la introducción de la política al afirmar
último es el único que no tiene un plazo definitivo; lo cual implica que
ya debe estarse cumpliendo. Organización de las Naciones Unidas. 2013.
Podemos erradicar la pobreza. Objetivos de Desarrollo del Milenio y más
allá del 2015. Disponible en: http://www.un.org/es/millenniumgoals/
43 Ibíd. Pág. 104.
44 MAG. 2011. Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el
Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Disponible en: http://www.
mag.go.cr/bibliotecavirtual/a00289.pdf
45 Para los efectos de esta política, el sector agroalimentario se entiende
como el conjunto de actividades que comprenden: la producción primaria,
procesos de transformación y comercialización que agregan valor a los
productos agrícolas, pecuarios, acuícolas, pesqueros y otros productos del
mar, alimentarios y no alimentarios, así como la producción y comercialización de insumos, bienes y servicios relacionados.
46 MAG. 30 de setiembre de 2010. Presentación de la Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo Rural Costarricense
2010- 2021. Ministra de Agricultura y Ganadería de Costa Rica Gloria
Abrahams. Disponible en: http://prensamag.blogspot.com/2010_09_01_
archive.html
66
que ésta,
“sus acciones estratégicas e instrumentos se insertan en la estrategia
de crecimiento económico y desarrollo social del país y le permiten al
sector agroalimentario ser proactivo respecto de las posibilidades de
cambio para encarar los principales desafíos en esta segunda década
del siglo XXI”.47
Contempla el ideal de que nuestro país desarrolle una
agricultura fundamentada en el conocimiento, que incluya
encadenamientos productivos que permitan mayor valor
agregado, resguardando y respetando el medio ambiente y
facilitando la reducción de las brechas que existen entre el
campo y la ciudad.
5. El Plan Nacional de Salud 2010 – 2021 que se constituye
en el instrumento principal para la articulación de la rectoría del sector salud para darle respuesta a las necesidades
de la población en materia de salud.48 Su creación implicó
la realización de un estudio del contexto nacional referente al estado de la Seguridad Alimentaria en el país y se
determinó que, respecto a la disponibilidad de alimentos,
se mostraba una importante disminución en la producción
de arroz, hortalizas y frijoles, por lo que la importación de
ellos estaba registrando un alto crecimiento; no así, en lo
referente a la producción de frutas frescas y la productos
pecuarios que registran la tendencia a incrementarse.49
Dicho estudio también concluyó que el acceso a los alimentos se había visto limitado debido a la grave crisis
financiera que se presentó en el mundo a partir del año
2008, lo que impactó necesariamente en los precios de los
alimentos; contribuyendo al aumento en la incidencia de la
pobreza debido a la limitación de la población para comprar los alimentos.50
6. La Política Nacional de Seguridad Alimentaria Nutricional (SAN) 2011 – 2021; impulsada por el Ministerio
de Salud de Costa Rica e identificada como la principal en
cuanto a la rectoría de la materia en los próximos 10 años
por representar el mayor exponente en materia de políticas
alimentarias para el país.51
Ésta cuenta con los siguientes ejes transversales:
1. “La Inocuidad: es la ausencia de contaminantes,
adulterantes, toxinas y otras sustancias que puedan hacer nocivo el alimento para la salud. Engloba acciones
encaminadas a garantizar la máxima seguridad posible
de los alimentos. Las políticas y actividades que persi47 MAG. 2010. Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el
Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Disponible en: http://www.
mag.go.cr/bibliotecavirtual/a00289.pdf
48 Ministerio de Salud. 2010. Plan Nacional de Salud. Pág. 5. Disponible en: http://www.ministeriodesalud.go.cr/index.php/sobre-el-ministerio/politicas-y-planes-en-salud/doc_view/964-plan-nacional-de-salud-2010-2021
49 Ibíd. Pág. 30
50 Ídem.
51 MAG. 2011. Política Nacional de Seguridad Alimentaria Nutricional (SAN) 2011 – 2021. Disponible en: http://www.paho.org/cor/index.
php?option=com_docman&task=doc_view&gid=174&Itemid=
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
guen dicho fin abarcan toda la cadena alimenticia, desde
la producción hasta el consumo.
2. Vigilancia Alimentaria y Nutricional: la vigilancia
de la SAN es necesaria para la selección de las acciones y la asignación de los recursos; verificar su avance y
el logro de resultados. Por lo tanto, incluye indicadores
para identificar condiciones de riesgo y de las poblaciones prioritarias; monitorear el avance de las medidas de
política o las acciones tomadas para mejorar la situación,
determinar los cambios nutricionales y el efecto de los
factores de riesgo sobre la población, así como evaluar la
efectividad de las medidas tomadas.
3. Cambio climático: el recalentamiento produce notables cambios en las condiciones climáticas que afectan
el sistema alimentario a nivel local, nacional y mundial,
lo cual tiene repercusiones directas sobre la producción,
la infraestructura de la distribución alimentaria, la incidencia de las crisis, los bienes y oportunidades para los
medios de subsistencia y la salud humana, tanto en las
zonas rurales como en las urbanas.
4. Atención a emergencias: en el contexto alimentario-nutricional, existen situaciones de emergencia en
donde se produce una escasez de alimentos. Para dar respuesta a estos eventos es necesario disponer de reservas
de alimentos, y dar prioridad al acceso de los mismos.
Este tipo de situaciones pueden impactar negativamen-
te el estado nutricional de la población, dependiendo de
las condiciones de alimentación y nutrición que existan
previamente”.52
Los cuatro aspectos son el reflejo de un trabajo realizado
a través de un esquema de análisis y una formulación más
integral. Inició con un estudio –objetivo de base estadística- para conocer la realidad y necesidades de la población,
reconociendo el rol que aspectos externos pueden tener
en la modificación del patrón de producción agropecuaria
del país, por ejemplo el cambio climático53, la atención de
emergencias que puedan generar la falta de bienes de consumo básico en el país (aspecto novedoso en una política
pública del país); así como, los mecanismos de seguimiento y control para la continuidad de la política en el tiempo.
Por todo lo descrito previamente y, considerando que dentro del Plan de Gobierno de la Administración Chinchilla
Miranda, el tema de la Seguridad Alimentaria no se inclu52 Ibíd. Págs. 17 y 18.
53 El cambio climático es una modificación del clima con respecto al
historial climático a una escala global o regional. Tales cambios se producen a muy diversas escalas de tiempo y sobre todos los parámetros meteorológicos: temperatura, presión atmosférica, precipitaciones, nubosidad,
entre otras. Varios Autores. 11 de setiembre de 2013. Cambio Climático,
Calentamiento Global y Efecto Invernadero. Disponible en: cambioclimaticoglobal.com.
67
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
ye expresamente; el desarrollo de esta política representa un
importante avance en las acciones que lleva a cabo el Estado
para combatir el hambre a través de instrumentos que evidencian un trabajo a favor de la modernización de un sector
que es muy valioso para la economía nacional. No obstante,
es importante resaltar que alcanzar los objetivos propuestos
por cada uno de los instrumentos citados dependerá de una
adecuada articulación y trabajo conjunto de todas las instituciones del gobierno.
J. EL PROBLEMA DE LA INSEGURIDAD ALIMENTARIA
Las principales causas de la inseguridad alimentaria y consecuentemente, de la desnutrición existente hoy en día que
han sido identificadas por la FAO, son prioritariamente la
desigualdad social, la pobreza, la falta de empleo, el bajo
nivel de escolaridad, las inadecuadas condiciones de producción de alimentos (por ejemplo por el alto costo de los insumos y de la tecnología); así como, el alto costo de los alimentos para muchas familias con un limitado poder adquisitivo.54
La falta de apoyo gubernamental para las políticas agrícolas de carácter sostenible particularmente para Costa Rica, ha
propiciado el incremento de la pobreza de la inseguridad alimentaria, principalmente en las áreas rurales, situación que
ha incentivado la migración de esta población a los centros
urbanos, sobresaturándolos sin que ello implique mejores
oportunidades de acceso a los alimentos más si, un aumento
de asentamientos urbanos precarios.
En la última reunión del Sistema Económico Latinoamericano y del Caribe (SELA), se concluyó que la globalización
y la urbanización han llevado a muchas personas a aceptar
empleos inseguros y con salarios muy bajos; el hambre y la
malnutrición en la región, no están vinculados principalmente a la escasez de alimentos, si no a un problema de acceso
económico a los mismos, lo cual está directamente vinculado
a la pobreza, a la capacidad para generar empleos y salarios
dignos para toda la población.55
Adicionalmente, cabe mencionar que los cambios socioculturales acelerados de los últimos años impulsados por
procesos como la apertura económica, han contribuido a que
se modifique la dieta tradicional de alimentación en nuestro
país y a nivel mundial, favoreciendo el aumento en el consumo de productos ricos en colesterol, sodio, azúcares y grasas
saturadas; propiciando la malnutrición así como, la obesidad
que también es un problema social que genera fuertes cargas
al sistema de salud nacional. De acuerdo a datos de la FAO,
pese a que Costa Rica ha logrado en los últimos años contar
con una mejoría en el estado nutricional de los niños en edad
preescolar (entre los 5 y 6 años de edad), a partir de este
momento, se ha evidenciado una población escolar con so54 Periódico La Prensa Libre. 10 de octubre de 2012. Hambre afecta a
200 mil personas en Costa Rica. Disponible en: http://www.prensalibre.cr/
pl/nacional/hambre-afecta-a-200-mil-personas-en-costa-rica.html
55 Sistema Económico Latinoamericano y del Caribe (SELA). (2012).
Conclusiones y recomendaciones Reunión de Consulta sobre Precio de
los Alimentos y la Seguridad Alimentaria en América Latina y el Caribe.
68
brepeso (aproximadamente un 15%) de acuerdo con el índice
de masa corporal (IMC)56 57
Adicionalmente, el control del sistema de alimentos internacional es actualmente liderado por las grandes empresas
multinacionales y transnacionales, quienes imponen dietas
y costumbres por encima de los patrones nacionales. La globalización y los acuerdos de libre comercio han facilitado
que hoy en día los gobiernos nacionales cuenten con menos
posibilidades de cubrir las necesidades básicas de la población. Situación que hace indispensable, el que los países se
preocupen por desarrollar políticas a lo interno para buscar
satisfactoriamente la seguridad alimentaria de la población.
Los datos recopilados en la última encuesta nutricional de
Costa Rica, aplicada por el Ministerio de Salud en coordinación con otras instituciones como lo son el Instituto Costarricense sobre Drogas (ICD), el Instituto Nacional de Estadística y Censo (INEC) y la C.C.S.S. entre los años 2008-2009,
confirman que, pese a la alta influencia e incidencia que se
tiene por parte de las grandes cadenas de comidas rápidas
y cambios en las dietas a nivel internacional, la ruta que ha
venido siguiendo de forma coordinada y en aplicación de los
instrumentos antes mencionados, ha generado resultados satisfactorios. Lo anterior, debido a que en la misma se refleja
que el consumo de energía por persona por día alcanza el
92% de las necesidades energéticas requeridas por el cuerpo
humano para su correcto funcionamiento, principalmente a
partir del consumo de arroz, azúcar de caña y las grasas y
aceites.58
Igualmente, la encuesta permitió corroborar que el nivel proteínico de la población es satisfactorio, siendo estas
aportadas en su mayoría por los grupos de carnes, lácteos
y el arroz. El consumo de hierro que es una “sustancia indispensable para la formación de la hemoglobina, que es la
encargada de transportar el oxígeno a todas las células del
cuerpo. Además es junto con el oxígeno, el componente necesario para la producción de energía en la célula”59 se mantiene muy bajo, oscila entre el 65% y el 70%. Lo anterior es
preocupante considerando que en los grupos de personas con
mayor pobreza, el 50% de la población tiene anemia. Los
principales alimentos
fuentes de hierro que consumen los costarricenses son: los
frijoles, los derivados del trigo (panes, galletas y pastas) y
las carnes.60
Es por datos como el anterior y, con el fin de darle seguimiento a las políticas que ya se han incentivado por parte de
56 El Índice de Masa Corporal es la medida de asociación entre el peso
y la talla de un individuo. Ministerio de Salud. 2010. Plan Nacional de
Salud. Pág. 5. Disponible en: Http://www.ministeriodesalud.go.cr/index.
php/sobre-el-ministerio/politicas-y-planes-en-salud/doc_view/964-plannacional-de-salud-2010-2021
57 FAO. Nutrición y Protección del Consumidor. Perfiles de nutrición
por país-Costa Rica. Disponible en: http://www.fao.org/ag/agn/nutrition/
cri_es.stm
58 Ministerio de Salud. (2009). Encuesta Nacional de Nutrición Costa Rica 2008-2009. Disponible en: http://www.paho.org/cor/index.
php?option=com_docman&task=doc_view&gid=67&Itemid=
59 Ibíd.
60 Ibíd.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
nuestras autoridades (descritas previamente) que, dentro de
las recomendaciones que se brindan a partir de la encuesta se
mencionan las siguientes:
a. “Iniciar un plan de acción integral en el que actúen
los diferentes grupos sociales en el marco del Sistema
de Producción Integral, que permita el abordaje desde un punto de vista proactivo de la obesidad en los
diferentes grupos de población. Para esto, se requiere
especialmente del apoyo de todos los medios de comunicación del país, para que en forma permanente
y sistemática contribuyan en la implementación de un
Plan de Medios para el logro de una mercadotecnia
de la salud más efectiva.
b. Fortalecer los programas de fortificación de alimentos
de consumo popular y mantener los sistemas de vigilancia a nivel de producción, comercio y hogar.
c. Velar por la disponibilidad y acceso de alimentos fortificados en la población principalmente para niños
preescolares.
d. Establecer un programa dirigido al mejoramiento del
estado de salud de las mujeres adultas y ciudadanos
de oro a fin de alcanzar, como mínimo, proporciones
que ubique la anemia en un problema leve de salud
pública.
e. Realizar estudios complementarios que permitan identificar con mayor precisión los trastornos de conducta
alimentaria, principalmente en jóvenes quienes son
más vulnerables a presiones que imponen modelos de
belleza no acordes con la realidad ni compatibles con
la buena nutrición y salud.”61
Cada una de ellas es concordante y complementaria a los
objetivos que se han establecido en las políticas diseñadas
por Costa Rica y que fueron comentadas previamente en este
apartado; sin embargo, es necesario realizar una evaluación
de cada uno de ellos por parte de las autoridades gubernamentales con el fin de operativizarlas y convertirlas en acciones que permitan mantener y mejorar los beneficios que se
han obtenido a partir de las acciones impulsadas los últimos
años.
LA SEGURIDAD ALIMENTARIA, LOS AA Y LOS TLC
En términos generales, cada una de las acciones que ha llevado a cabo nuestro país en torno a este tema, le ha permitido
contar con políticas públicas que se constituyen en el marco
bajo el cual las autoridades nacionales han buscado alcanzar
la seguridad alimentaria de Costa Rica. Lo anterior con miras
a lograr ampliar la base productiva nacional, brindarles mayores oportunidades a los productores costarricenses, atraer
mayor inversión, tanto nacional como extranjera y propiciar
la generación de empleo de calidad para que los costarricenses tengan los recursos necesarios para producir y adquirir
los bienes básicos de su alimentación.
No obstante lo anterior, alcanzar dicho objetivo depende
61 Ibíd.
no solamente de una política focalizada en dicho tema; considerando que somos parte de una realidad sistémica en la que
todos los ámbitos del Estado deben coordinarse para trabajar
conjuntamente con miras a obtener el bienestar integral de
la población; lo que significa que, tal y como lo ha indicado
la OMC, lograr esta meta supone desafíos relacionados con
6 aspectos que comprenden las políticas públicas62 a saber:
1. Paz
2. Fortalecimiento del poder adquisitivo de los pobres
3. Producción y distribución de alimentos más eficaces
4. Crecimiento y estabilidad suficiente del suministro de
alimentos
5. Un mejor acceso y más seguro a ese suministro
6. Una disponibilidad suficiente de ayuda alimentaria, especialmente cuando hay una situación de emergencia
Éstos, en mayor o menor medida, son influenciados por la
actividad comercial, tanto interna como externa de un país,
particularmente debido a que, dependiendo de cómo sea
orientada por las autoridades gubernamentales, puede contribuir o no a la reducción de la pobreza, a mejorar el poder
adquisitivo de las personas y a disponer de insumos para producir los bienes de consumo básico para alimentar a la población y con ello, propiciar la seguridad alimentaria en un país.
Por ello, resulta relevante que las negociaciones comerciales que entabla un Estado estén coordinadas con los objetivos
que el país tiene en todas las otras áreas de trabajo con el fin
de alcanzar resultados que generen modificaciones importantes en favor de todos, tales como el crecimiento económico
sostenido y mejores empleos, más allá de simplemente cumplir con metas aisladas que perjudiquen la estabilidad nacional y limiten la capacidad de las personas para comprar sus
alimentos.
Las buenas negociaciones llegan a significar una importante diferencia en la lucha contra la pobreza; más aún, para
países subdesarrollados altamente dependientes de su producción agrícola, tanto para el consumo interno como para
sus exportaciones, por lo que desarrollar políticas amparadas
a una planificación nacional que permita alcanzar la eficacia
en la producción y una buena distribución de los alimentos
resulta particularmente esencial.
Las condiciones climáticas, disponibilidad de tierras,
condiciones naturales y formación agrícola tradicional de
algunos Estados favorece la producción de bienes de consumo primario; aprovechar esas características y encausarlas correctamente para diseñar una estrategia de desarrollo
nacional que permita una producción agrícola más eficiente y efectiva, lo suficientemente abundante para cubrir las
demandas internas y al mismo tiempo, contribuir para que,
aquellos que no cuenten con esa posibilidad, tengan acceso a
los alimentos, representa una ventaja competitiva altamente
significativa, que contribuye a mantener la estabilidad de la
62 FAO. 2000. Agricultura, Comercio y Seguridad Alimentaria: cuestiones y opciones para las negociaciones de la OMC desde la perspectiva de
los países en desarrollo. Disponible en: http://www.fao.org/documents/
es/detail/58404
69
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
oferta y el acceso a ésta por parte de todas las personas.
Así, cuando a lo interno del país se cuenta con una línea de
acción que es acompañada de estrategias y políticas públicas
a través de las cuales se incentiva el fortalecimiento de todos
los sectores productivos, es posible negociar TLC y AA para
ayudar a incentivar la apertura a nuevos mercados para que,
países de tradición agrícola como el nuestro, intercambien
sus productos con los industriales, en condiciones tributarias
más favorables, permitiendo el posicionamiento de la imagen de la producción nacional; acceso a recursos económicos
frescos, además de que otros Estados cuenten con la oferta
alimentaria suficiente para abastecer a su población.
Para lograr que los países trabajen conjuntamente y se
complementen, es indispensable generar políticas públicas
que vayan más allá de una simple apertura de mercados; el
desarrollo de una red de fortalecimiento del motor productivo nacional, particularmente del sector agrícola, es una tarea
que debe ser prioritaria para todos, un reto tanto para la comunidad internacional como para las autoridades nacionales.
Las acciones que se llevan a cabo en los grandes organismos multilaterales; particularmente en el marco de la OMC,
tal y como se evidenció en el apartado anterior, mediante
las cuales se busca eliminar los desequilibrios en el sistema
comercial, las subvenciones internas que limiten la libre circulación de los bienes en condiciones de igualdad y el acceso
de los mismos por parte de muchos Estados, han resultado
insuficientes. Los avances que se quieren y se necesitan todavía no se consiguen a pesar de la relevancia que alcanzarlos
tiene para los países tercermundistas.
Constantemente, los países desarrollados y los foros internacionales convocan a sesiones de trabajo para continuar
negociando los mecanismos a implementar para reducir y
eliminar los desequilibrios existentes, situación que evidencia una opinión generalizada respecto a que, lo que se ha
logrado hacer hasta el momento ha tenido pocos efectos en
cuanto a mejorar las condiciones de comercialización de los
productos agropecuarios a nivel mundial en condiciones de
igualdad. Los aranceles agrícolas siguen siendo aún más altos que los del sector industrial -casi seis veces más-63, ponderados en función del comercio exterior, pocos avances y
tareas pendientes en el tema de mejorar el acceso a los mercados para las exportaciones agrícolas de los países en desarrollo, los contingentes arancelarios discriminatiorios y no
transparentes, los problemas del aumento desproporcionado
de los aranceles persisten (mencionado en el capítulo dos de
este documento); así como, el que todavía las subvenciones
a las exportaciones, particularmente de los países del primer
mundo como EEUU, UE y Japón, son muy altas ya que se
estima que rondan los 100 mil millones de dólares, un monto
que es mucho mayor que todo el PIB de algunos países de
ingresos medios.64
Ante esta realidad, no cabe duda que, antes de actuar y
tomar decisiones relacionadas con el ámbito comercial, los
63 Ídem.
64 Ídem.
70
países; particularmente aquellos que están en vías de desarrollo como Costa Rica, deben evaluar cuáles son sus oportunidades y los riesgos que están asumiendo al establecer
vínculos y negociaciones comerciales con otros países; esto
debido a que solamente cuando se cuenta con un esquema
interno de trabajo integral e inclusivo con proyecciones internacionales, es posible visualizar la liberalización del comercio y la seguridad alimentaria como realidades no contradictorias. Un TLC o un AA por sí solo es solamente una
política aislada que no puede o debe percibirse como una
estrategia de desarrollo nacional o la panacea para resolver
los problemas que posee un país, aquellos que son producto
de años de abandono por parte de la administración pública.
Su rol es complementario al Plan Nacional de Desarrollo y
no el plan en sí mismo.
De igual forma, esa definición de objetivos, estrategias y
metas para el accionar interno de un país, debe reflejarse en
las posiciones que se defiendan en el contexto internacional, propiciando la búsqueda de un sistema comercial justo
y orientado al mercado en el que se consideren realmente
sus necesidades y condiciones particulares y específicas. Ya
que, la globalización, la apertura comercial y el crecimiento
demográfico hacen compleja la consolidación de una política
alimentaria nacional si no se presentan circunstancias equitativas en el contexto mundial.
Éstas se convierten en un aspecto indispensable para países como el nuestro que dependen de una oferta exportable
que es la misma de muchos otros y muchas veces, países que
producen a menores costos pues no deben pagar las cargas
sociales que responsablemente establece nuestra legislación,
tal es el caso de Filipinas, Tailandia, Malasia, Indonesia,
China Continental, entre otros; situación que provoca distorsiones comerciales que repercuten en la estabilidad alimentaria nacional que no son propiamente resultado de la firma o
la implementación de un TLC o un AA.
Es responsabilidad de cada país revisar los términos en los
que llevará a cabo una negociación de apertura de mercados,
tomando en cuenta las posibles desventajas a las que se enfrenta, particularmente frente a aquellos países denominados
desarrollados como lo son China, EEUU y la UE; Estados
que disponen de políticas de protección a los pequeños y
medianos productores imposibles de igualar por parte de los
subdesarrollados, pese a que son éstos Estados los que más
impulsan la eliminación de las distorsiones comerciales en el
contexto multilateral.
ASPECTOS A CONSIDERAR EN LAS POLÍTICAS
ALIMENTARIAS
La seguridad alimentaria es un tema transversal que abarca y requiere de la participación de múltiples actores para
concretarse. Nuestro país ha realizado importantes avances
en esta materia, tal y como se ha descrito en apartados anteriores; no obstante, se requiere perfeccionar y actualizar
las herramientas disponibles haciéndolas más completas al
considerar algunos aspectos claves que son
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
parte integral de este proceso. A continuación se hace una
descripción de éstos.
1. Criterios definidos por la FAO
Con el fin de combatir el hambre, la FAO ha indicado la
necesidad de desarrollar programas nacionales que estén dirigidos a incrementar el acceso directo a los alimentos para
los sectores de la población que son los más vulnerables y
necesitados.
Esto solamente es posible si se presentan los siguientes
factores65:
a. Fortalecimiento de la estructura de la economía alimentaria en su totalidad,
b. Fortalecimiento especialmente del sector y producción
agrícola,
c. El uso y disponibilidad de tecnología que permita incrementar los niveles de competitividad de los bienes de producción nacional,
d. Diversificación de la industria alimentaria para abastecer
el mercado nacional y en la medida de lo posible, el externo,
e. Expansión y diversificación de mercados y el consumo,
f. Gestión de riesgos y apoyo a los grupos más vulnerables
para permitir su recuperación, buscando aquellas opciones
que permitan promover la seguridad alimentaria a largo plazo a través de la agricultura y un desarrollo rural que sea
sostenible.
Factores que se fundamentan en los siguientes principios66:
a. Atención a la seguridad alimentaria: busca garantizar
que los objetivos relacionados con la seguridad alimentaria
se incorporen en las estrategias nacionales para reducir la pobreza y sus repercusiones en el país, subnacionales, en cada
uno de los hogares y en las personas; además de, hacer énfasis en la reducción del hambre y la pobreza extrema existente
con miras a alcanzar un desarrollo nacional más equitativo.
b. Promoción de un crecimiento agrícola y rural sostenible
y de amplia base: fomentar el desarrollo ambiental y socialmente sostenible como piedra angular del crecimiento económico.
c. Atender el ámbito rural en su totalidad: considerar, además de la producción agrícola, las oportunidades de obtener
ingresos complementarios fuera de la finca.
d. Atención a las causas fundamentales de la inseguridad
alimentaria: promover el aumento de la productividad, el acceso a los recursos, la tenencia de la tierra, la remuneración
de la mano de obra y la instrucción.
e. Atención a las dimensiones urbanas de la inseguridad
alimentaria: tratar los factores singulares que determinan
el aumento de la pobreza e incrementar la disponibilidad y
acceso alimentario, promoción del mercado, gestión de los
recursos naturales y acceso a los servicios básicos.
f. Atención a cuestiones transversales: tener en cuenta las
65 Ídem.
66 Stamoulis, K., Zezza, A. (2003) A Conceptual Framework for National Agricultural, Rural Development, and Food Strategies and Policies.
ESA Working Paper No. 03-17
políticas y cuestiones nacionales e internacionales que repercuten en la ejecución y los resultados, incluidas la reforma
del sector público y la descentralización, la paz y la seguridad, el comercio y las reformas de las políticas macroeconómicas.
g. Fomento de la participación de todas las partes interesadas en el diálogo que conduce a la elaboración de estrategias
nacionales: para asegurar un amplio consenso en las cuestiones, los objetivos y las soluciones.
Para lograr reducir el hambre es indispensable que exista
un compromiso a largo plazo con la integración de la seguridad alimentaria y de la nutrición en las políticas y programas públicos del país. Costa Rica debe procurar mantener la
actividad agrícola en un lugar prioritario dentro del PND, a
través de reformas amplias y mejoras en la inversión pública
apoyadas por medidas de protección social sostenibles, con
el fin de lograr reducciones importantes de la pobreza y la
estabilidad alimentaria nacional.
2. Agricultura familiar
La agricultura familiar, definida como
“una forma de vida y una cuestión cultural, que tiene como
principal objetivo la reproducción social de la familia en
condiciones dignas, donde la gestión de la unidad productiva
y las inversiones en ella realizadas es hecha por individuos
que mantienen entre sí lazos de familia, la mayor parte del
trabajo es aportada por los miembros de la familia, la propiedad de los medios de producción (aunque no siempre de la
tierra) pertenece a la familia, y es en su interior que se realiza
la transmisión de valores, prácticas y experiencias”67, ámbito
de producción nacional que no cuenta con amplio apoyo gubernamental a pesar de ser una de las formas de subsistencia
para muchos en el país.
Dentro de las prioridades que definan los gobiernos costarricenses en el mediano y largo plazo, se requiere el establecimiento de un mayor apoyo de carácter inaplazable;
a través de los subsidios de tipo “caja verde” (ampliamente
definidos en el capítulo anterior del documento); particularmente, por medio del desarrollo de capacitaciones, por parte
de instituciones como PROCOMER, a los miembros de los
grupos familiares que son dependientes de esta actividad con
el fin de facilitar la adecuación de la producción a la zona,
clima y diversidad requerida en los mercados nacionales y
extranjeros; cumpliendo con los estándares de calidad requeridos para que los bienes puedan competir satisfactoriamente
frente a las grandes distribuidores de las frutas y hortalizas
como Wallmart- Hortifrutti y Pricesmart , entre otras; para
así, propiciar la subsistencia de todas estas familias y acortar
las distancias comerciales.
3. La igualdad de género
Tal y como se mencionó en el capítulo anterior, en Cos67 Universidad Nacional del Centro de la Provincia de Buenos Aires.
(2011). ¿Qué es la Agricultura Familiar?. Disponible en: http://www.
extension.unicen.edu.ar/economiasocial/?p=90.
71
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
ta Rica todavía son muchas las familias que dependen de la
actividad agrícola para su subsistencia; particularmente en
las áreas rurales del país, zonas en las que las mujeres tienen
un rol trascendental, aspecto que debe ser considerado ampliamente en la planificación de políticas para la agricultura
familiar con el fin de que se les facilite así, tener un mayor acceso a las fuentes de trabajo, recursos productivos, los
mercados y los servicios en la agricultura.
De acuerdo a lo indicado por la FAO en el informe sobre
“Estado Anual sobre la Agricultura y la Alimentación 2013”,
la brecha de género que existe en sector agrícola conlleva
grandes problemas, a la mujer se le excluye en gran medida
de estas labores; lo cual supone un obstáculo a su productividad y reduce sus contribuciones al sector y al logro de los
objetivos más generales de desarrollo económico y social.
El cierre de la brecha de género en la agricultura redundaría
en beneficios considerables para la sociedad pues permitiría
aumentar la productividad agrícola, reducir la pobreza y el
hambre así como fomentar el crecimiento económico.68
Adicionalmente, dicho informe indica que “Si las mujeres en las zonas rurales tuvieran el mismo acceso que los
hombres a la tierra, la tecnología, los servicios financieros,
la educación y los mercados, se podría incrementar la producción agrícola y reducir entre 100 y 150 millones el número de personas hambrientas en el mundo”69, planteamiento
que reafirma la necesidad de crear, desde los espacios gu68 FAO. (2013). Estado Anual sobre la Agricultura y la Alimentación
2012- 2013. Disponible en: http://www.fao.org/docrep/018/i3300e/
i3300e00.htm
69 Ídem
72
bernamentales, los mecanismos necesarios para asegurar y
propiciar una verdadera equidad de género a nivel laboral
y en cuanto al acceso a los servicios en ámbito de la agricultura. Para ello, resulta indispensable realizar los estudios
para obtener una “radiografía” de la situación particular de
las mujeres dedicadas a esta actividad con el fin de generar
las políticas públicas y su respectivo seguimiento para alcanzar esta igualdad y así, beneficiar la economía y seguridad
alimentaria de Costa Rica.
Cabe mencionar que, además de propiciar la igualdad de
género en el ámbito laboral, el Estado debe tener entre sus
prioridades, alcanzar una mayor equidad e igualdad en todos
los ámbitos sociales, de tal forma que se propicie el acceso
económico a la mayor parte de la población; ya que, a mayor
poder adquisitivo, mayor capacidad de acceso a los alimentos, lo que consecuentemente se constituye en un aliciente
para alcanzar la seguridad alimentaria sostenible para los
costarricenses y más incentivos para la producción agrícola.
Se debe entonces facilitar la disposición de la tierra, el acceso a facilidades económicas para invertir en las tierras y la
producción, el acceso a conocimientos técnicos y aumentar
el valor de sus recursos y productos para mejorar sus ingresos reales.
El libre comercio solo podrá ser positivo en la medida en
la que los Estados se preocupen por generar las políticas públicas correctivas para ir llenando los vacíos existentes con
el fin de proteger a los sectores más vulnerables de la población. Algunos aspectos requieren de una mayor reflexión,
entre ellos cabe mencionar:70
70 Ídem
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
a. Determinar planificada y claramente las etapas en las
que se llevarán a cabo las reformas internas, ya que, los
países subdesarrollados necesitan un acceso suficiente a los
mercados para colocar los productos de sus exportaciones,
para contar con recursos suficientes para importar los alimentos necesarios incluso si éstos suben de precio.
b. Estabilizar los precios internos en las economías que están expuestas a las variaciones de precios del mercado mundial permitiendo la aplicación de salvaguardias, políticas reguladoras como los aranceles variables o bandas de precios
para evitar un gran impacto de las variaciones mundiales.
c. Desarrollar políticas de ajuste interno que permitan al
país desempeñarse satisfactoriamente en los mercados externos independientemente de la existencia de trato diferenciado a nivel internacional.
Considerando que la inseguridad alimentaria es un problema de magnitud mundial, es fundamental que en las nuevas
rondas de negociación que se lleven a cabo en los foros internacionales tales como la OMC, se coloque este tema como
una prioridad, propiciando el alcance de acuerdos más justos
y más sensibles a las preocupaciones y limitaciones de los
países en desarrollo que fomenten una mejor distribución de
la riqueza, igualdad y equidad. El crecimiento es una de las
mejores medidas contra la pobreza por lo que, los países en
desarrollo deberían apuntar a que su sector agropecuario y la
economía en general, crezcan lo más rápidamente posible.
Por lo tanto, obtener la seguridad alimentaria requiere de
una cadena compleja de acciones que, tal y como se evidenció a partir de lo expuesto previamente, requiere de voluntad política, de un trabajo conjunto y coordinado que debe
ser constante y bien direccionado. Pese a qué Costa Rica
ha registrado importantes avances en este sentido comparativamente dentro de la región Centroamericana, no puede
conformarse con esa realidad para justificar la exclusión o
minimizar la relevancia de esta temática dentro de su agenda
nacional.
Se necesita entonces, de un compromiso político de todas
aquellas instituciones vinculadas, en mayor o menor medida
con la agricultura nacional, que favorezca el desarrollo de
acciones tendientes a fortalecer la industria agroalimentaria
costarricense, con miras al alcanzar estándares de calidad
competitivos en los mercados para incentivar la producción
agrícola y la disponibilidad de recursos económicos para que
la mayor cantidad de familias en el país tenga acceso, al menos, a una dotación básica de alimentos al día y con ello,
consolidar la seguridad alimentaria del país.
CONSIDERACIONES FINALES
Es indispensable estar consciente de que actualmente se
está ante una realidad internacional compleja, en la que se
desarrollan múltiples relaciones entre los países que exceden
al ámbito netamente comercial; éstas, han dado origen al
establecimiento de nuevos procesos de integración y recursos legales de carácter supranacional para regularlas y hacer
que se lleven a cabo con mayor equidad e igualdad.
Costa Rica, no está ajena a este contexto, por ende, como
país ha tratado de participar activamente en él y posicionarse
ante los demás países con una imagen de competitividad y
excelencia que le permita atraer nueva inversión y alcanzar
un mayor desarrollo nacional.
El sector agrícola se ha caracterizado a nivel internacional
por ser uno de los más resguardados y con mayor cantidad
de distorsiones comerciales. La aplicación de políticas arancelarias y no arancelarias, así como el otorgar subsidios a
los productores por parte de los países mejor posicionados
en la producción y comercialización de productos agrícolas,
ha generado disparidades en los intercambios comerciales y
limitaciones a los países de escasos recursos que no cuentan
con la posibilidad de otorgarle las mismas facilidades a los
productores agrícolas nacionales.
La agricultura costarricense afronta fuertes problemáticas,
entre ellas destacan la falta de compromiso gubernamental,
escasez de recursos económicos y tecnológicos, entre otros,
que se han experimentado a través del tiempo. Los productos
agrícolas han perdido importancia relativa en la composición
de la oferta exportable nacional, pese a ser hoy en día una de
las principales actividades productivas del país, espacio que
ha sido ocupado por la producción industrial.
A partir de la década de los años ochenta del siglo XX,
como resultado de la crisis política y económica vivida por
los países centroamericanos; el sector agrícola nacional experimenta fuertes reducciones presupuestarias y la aplicación de medidas restrictivas, entre ellas, la eliminación de
subsidios y subvenciones públicas, la redirección de fondos a
la actividad industrial y el aumento en los precios de los insumos importados que incrementan los costos de producción y
obligan a muchos productores agrícolas a migrar de las zonas
rurales a las urbanas, hechos que ocasionan desbalances en
la producción agrícola que no se han logrado estabilizar a
pesar de los años.
Las últimas administraciones nacionales se preocupan por
desarrollar políticas cuyo objetivo es incrementar la competitividad del sector agrícola, buscar consolidar la seguridad alimentaria nacional, apoyar el desarrollo de las zonas
rurales, aumentar la eficiencia del andamiaje institucional
estatal con implicaciones en la agricultura nacional, estabilizar y consolidar la seguridad alimentaria nacional así como
mejorar la calidad de vida de los productores agrícolas; no
obstante, los esfuerzos no han alcanzado para solventar los
problemas que les aquejan desde hace más de tres décadas.
Las malas políticas aplicadas a la agricultura, han dado
como resultado el deterioro de la actividad, la realidad del
sector y las necesidades que presenta, exceden los Acuerdos
de Libre Comercio. Tal y como se mencionó previamente,
un tratado no puede concebirse como la solución a los problemas originados por el abandono gubernamental través del
tiempo.
Los agricultores costarricenses son conscientes de las carencias que experimentan, situación que los ha llevado en
repetidas ocasiones a manifestarse en contra de los AA y los
TLC ante la ausencia de recursos y apoyo para competir exi73
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
tosamente en los mercados externos.
A pesar de la firma de varios Acuerdos de esta naturaleza
por parte de Costa Rica, las condiciones del sector agropecuario nacional no han cambiado grandemente; lo que permite dilucidar que, las deficiencias que presenta para hacerle
frente a los retos asumidos por el país son aún muy grandes.
En caso de no modificarse la situación de los productores
agrícolas nacionales, se van a seguir acumulando tratados sin
aprovechar realmente la potencialidad que cada uno de ellos
puede brindar.
A lo interno del país, es necesario que se establezcan los
lineamientos de una política de producción nacional que permita identificar cuáles son los productos en los que realmente
se puede ser competitivo y no tratar de ubicar recursos financieros para subsidiar todos los cultivos agrícolas existentes
y, evitar así el colaborar con el despilfarro de los fondos, la
restricción del desarrollo de la actividad y más aún, el comprometer el acceso a los alimentos por parte de los costarricenses. Es de vital trascendencia que los negociadores costarricenses conozcan la capacidad productiva para que en las
negociaciones se evidencien los intereses de los agricultores
costarricenses sin comprometer su supervivencia ante el ingreso de competencia a Costa Rica; así como, la seguridad
alimentaria de la que se disfruta actualmente con miras a su
consolidación.
Mantener relaciones comerciales con países del primer
mundo, con consumidores de alto poder adquisitivo, favorece a los sectores productivos nacionales, al permitir que
sus productos sean conocidos por consumidores externos y,
al mismo tiempo, propiciar el ingreso de divisas al mercado
nacional.
Los TLC son instrumentos útiles para propiciar el bienestar de los sectores productivos; no obstante, éstos deben concebirse como un elemento más de la estrategia de desarrollo
nacional, pues permiten el ingreso de divisas que pueden ser
utilizadas para invertir en ellos e incrementar su competitividad; no obstante, para que se pueda realmente aprovechar
las ventajas que ofrecen, los negociadores deben conocer de
cada uno de ellos para defender sus intereses y obtener las
mejores condiciones de intercambio, pues no se trata de negociar tratados por el simple hecho de hacerlo, se requiere la
elaboración de un programa integral que proporcione recomendaciones concretas y aporte opciones para afrontar los
problemas que les aquejan.
Dadas las condiciones nacionales, es posible plantear las
siguientes recomendaciones para las futuras negociaciones comerciales que entable Costa Rica con el fin de firmar
acuerdos de libre comercio satisfactorios para los productores nacionales y en pro del alcance de la seguridad alimentaria:
a. Se requiere la apertura de espacios de diálogo entre los
diversos Ministerios e instituciones gubernamentales para
facilitar el intercambio de información; particularmente, en
el caso del sector agrícola, entre el COMEX y el MAG y así,
lograr trabajar en posibles escenarios para definir posturas a
asumir de acuerdo con los planteamientos de la contraparte;
74
de tal forma, se limita la posibilidad de improvisar o tener
que ceder ante el desconocimiento de la realidad del sector
productivo nacional.
b. Idear los mecanismos legales necesarios que le atribuyan responsabilidad a los negociadores sobre su actividad.
En cada una de las negociaciones que llevan a cabo se comprometen los intereses nacionales y el bienestar del país; no
obstante, actualmente no existen sanciones para desaprobar
un mal desempeño o conducta del personal nacional; dicho
aspecto reduce la credibilidad de ellas e impide que se asuma
el compromiso sobre los actos que realizan en nombre del
país. Entiéndase un sistema de rendición de cuentas efectivo
que les permita asumir responsabilidades por el ejercicio de
su labor
c. El gobierno debe trabajar de la mano con el sector privado. Es muy importante el permitir que personal técnico,
conocedor de la materia, se siente en la mesa de negociación con los funcionarios estatales que tienen a su cargo la
defensa de la postura nacional para que sean ellos los que
direccionen la aceptación o no de las ofertas planteadas por
la contraparte. El sector privado puede colaborar con información y datos relevantes que contribuyan a no comprometer los intereses nacionales y no deteriorar la condición de los
productores nacionales. Si bien existen limitaciones para que
sean parte de la delegación, se les debe abrir un espacio real
como oyentes o participantes activos de los cuartos adjuntos
para que puedan aportar en el desarrollo del proceso.
d. COMEX debe preocuparse por profesionalizar la carrera de negociación a nivel nacional tal y como se ha hecho
con el servicio exterior. En Costa Rica existen profesionales altamente capacitados para encabezar estos procesos que
pueden resultar de gran ayuda y aporte, de esa forma, se favorece la movilización de los representantes nacionales y se
fomenta una mayor especialización de conocimiento en cada
uno de los mercados. Se requiere una mayor profundización
en las diversas temáticas que componen un proceso de negociación de un acuerdo comercial en pro del beneficio de los
productores nacionales. Actualmente se utiliza un esquema
prácticamente inmóvil de negociadores y eso no es sano para
el ejercicio de la labor.
e. Resulta importante que COMEX se preocupe por conocer la realidad nacional de los subsectores que conforman la
agricultura nacional para traducir las necesidades del sector
en un acuerdo comercial; su labor no es la de interpretar,
más bien se constituye en un comunicador de las necesidades de la agricultura nacional para que ellas se evidencien en
los tratados y contribuyan con el desarrollo nacional, consecuentemente, que no se perjudique la seguridad alimentaria
de los costarricenses.
f. Fomentar la presencia de una mayor coordinación entre
las instituciones vinculadas con la agricultura nacional de tal
forma que, se pueda conformar una visión clara respecto a
cuáles son las necesidades específicas de cada sector y éstas
se consideren a la hora de diseñar las políticas para cada uno
de ellos.
g. Incentivar el ingreso de recursos frescos para dotar al
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
sector agrícola nacional de las facilidades requeridas para
competir en el mercado internacional, que permitan incrementar su competitividad.
h. Propiciar las modificaciones requeridas en la plataforma de exportación del país y asumir de la mejor manera el
cumplimiento de los acuerdos alcanzados en los TLC y AA
vigentes actualmente y los que están por concretarse y con
ello, lograr incrementar la competitividad nacional.
i. El sector agrícola necesita un interlocutor fuerte, se requiere el nombramiento de un Ministro que conozca y defienda los intereses del sector, que luche por la asignación de
partidas económicas que propicien el desarrollo de programas de capacitación y modernización de la agricultura nacional para favorecer el desarrollo de la actividad. Hay que
fortalecer el Ministerio, darle voluntad y carácter de decisión
propio y efectivo para resguardar a los productores nacionales, reestructurarlo, simplificarlo para que se especialice en
aquello en lo que puede ser realmente funcional.
Finalmente, los resultados que puedan generar todos los
tratados y el Acuerdo de Asociación con la UE, dependen
de la capacidad de los sectores productores para aprovechar
las oportunidades que ofrecen y el apoyo institucional que
reciban. Los Acuerdos comerciales que posee Costa Rica
son congruentes con la política de inserción de Costa Rica
en el comercio internacional y responden a la realidad del
contexto internacional; sin embargo, es necesario que la negociación y aplicabilidad de los mismos vaya de la mano del
resguardo de la seguridad alimentaria para los costarricenses.
BIBLIOGRAFÍA
Entrevistas
· Entrevista abierta realizada a Franklin Charpentier Arias
Coordinador del Área Política Agropecuaria y Rural de la
Secretaria Ejecutiva de Planificación Sectorial Agropecuaria. (jueves 19 de abril de 2007). Secretaria Ejecutiva de
Planificación Sectorial Agropecuaria. 9:00 AM. San José,
Costa Rica. (Se utilizará todo el material recopilado en la
entrevista)
· Entrevista abierta realizada a Giovanni Masis Presidente
de la Corporación Hortícola Nacional. (jueves 10 de mayo de
2007). Corporación Hortícola Nacional, Cartago. 2:00 PM.
Cartago, Costa Rica. (Se utilizará todo el material recopilado
en la entrevista).
· Entrevista abierta realizada a la Licda. Mónica Navarro,
Directora Ejecutiva de la Cámara Nacional de Agricultura
y Agroindustria de Costa Rica, el día 24 de abril del 2007.
· Entrevista realizada vía correo electrónico al Señor Itzamn Huelat Quirós, Director de la Oficina Comercial de
PROCOMER en Canadá, el 15 de mayo del 2006.
· Entrevista realizada al Señor Erick Montero, Director
Ejecutivo de la Cámara de Lecheros de Costa Rica, el día 19
de noviembre del 2007.
· Entrevista vía telefónica realizada al señor Fernando
Ocampo, Negociador del Ministerio de Comercio Exterior
de Costa Rica especialista en el área de Ingreso a Mercados,
participante de las negociaciones del DR – CAFTA, el día 27
de setiembre del 2007.
· Entrevista realizada al señor José Antonio Madriz, Presidente en ejercicio de la Cámara Nacional de Agricultura
durante la negociación del Tratado de Libre Comercio con
los Estados Unidos y representante del sector de ornamentales, plantas y follajes nacional, el día 10 de octubre del 2007.
· Entrevista realizada al Señor Renato Alvarado, Presidente de la Corporación Porcícola Nacional el 10 de setiembre
del 2007.
· Entrevista realizada al Señor Fernando Campos, representante del Sector Especies Mayores en la Junta Directiva
de la Cámara de Agricultura y Agroindustria de Costa Rica,
el día 16 de octubre del 2007.
· Información facilitada por la Srta. Sonia Delgado, encargada del Centro de Información al Exportador de PROCOMER, vía correo electrónico, el 16 de junio del 2006.
Documentos
· Asamblea Legislativa. (2002). Expediente Legislativo
14604 Ley de aprobación del Tratado de Libre Comercio
entre Costa Rica y Canadá. 19 tomos. Asamblea Legislativa
de Costa Rica. Costa Rica. (Se utilizará todo el documento
como referencia general para todo el trabajo; sin embargo, se
hará especial énfasis en los tomos 11, 12 y 13 que son los que
corresponden a los términos de ingreso a mercados, listas de
productos incluidos y excluidos y los beneficios del TLC y
los plazos respectivos de desgravación.)
· Artículo 319, Reglamento 25270, modificado por el Decreto N° 28976-H de 2000; Decreto Ejecutivo N° 31667-H
de 2004 y Decreto Ejecutivo N° 32456-H de 2005.
· Brookings Institution. (1999). Trade rules in the making:
challenges in regional and multilateral negotiations Washington: General Secretaría. Pág. 38.
· Cárdenas, E (2002). Libre comercio versus proteccionismo. Documentos de estudio. N°16. Escuela de Relaciones
Internacionales. Universidad Nacional. Heredia. Costa Rica.
Pág 38 y 43.
· Costa Rica, Ministerio de Agricultura y Ganadería. Memorias Institucionales 1998 2002. Administración Dr. Miguel Ángel Rodríguez Echeverría. San José: Autor (El documento se va a utilizar en su totalidad, debido a que a lo
largo del mismo se desglosan las áreas de trabajo por cada
uno de los subsectores y componentes del sector agrícola,
con el fin de identificar la realidad del sector al momento de
entrada en vigencia del TLC. La extensión del mismo es de
420 páginas.)
· Costa Rica, Ministerio de Comercio Exterior. (2003).
Tratado de Libre Comercio entre Costa Rica y Canadá. Documento explicativo. San José: Autor (Se utilizará el documento completo debido a que en cada sección se incluyen aspectos que conciernen al tema. Extensión total: 94 páginas.)
· Costa Rica, Ministerio de Comercio Exterior. (2003)
¿Verdaderamente es tan bueno para Costa Rica el TLC con
Canadá? San José: Autor (El documento consta de 4 páginas,
todas ellas con argumentos e información necesaria para el
75
ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
desarrollo de la investigación.)
· Documentos G/AG/N/CAN/49 y G/AG/N/CAN/53 de la
OMC, de 22 de noviembre de 2002 y 13 de mayo de 2005,
respectivamente.
· Documento G/AG/N/CAN/62 de la OMC, de 2 de mayo
de 2006.
· OMC. (2006). Informe sobre el comercio mundial 2006.
· OMC. (2007). Entender la OMC. 3a edición. Ginebra;
editorial publicaciones de la OMC. Pág. 26, 28 y 30.
· OMC. (2007) Examen de las políticas comerciales Informe de la Secretaría. CANADÁ. Órgano de examen de las
políticas comerciales, Organización Mundial del Comercio
WT/TPR/S/179. Pág. 30, 31 y58.
· OMC. Parte XI, Artículo 17.-Comité de Agricultura.
Acuerdo sobre la Agricultura.
· OMC. (2004). Compartimientos verde, ámbar, rojo y
azul. Negociaciones sobre la Agricultura. Cuestiones examinadas y situación actual. OMC.
· Organismo de Servicios en Frontera del Canadá, notificación de aduanas CN-361, Orden por la que se modifica la
Lista del Arancel de Aduanas (régimen arancelario para los
PMA) y Reglamento por el que se modifica el Reglamento
sobre las normas de origen del Arancel Preferencial General
y del Arancel para PMA.
· Organización Mundial del Comercio. (2004). Compartimientos verde, ámbar, rojo y azul. Negociaciones sobre la
Agricultura. Cuestiones examinadas y situación actual. Ginebra: Autor (Del documento se utilizará de la página 22 a la
27, sección que contempla los datos requeridos para finiquitar el trabajo a desarrollar.)
· Pérez, C. (2004). El proteccionismo agrícola y las negociaciones multilaterales en la OMC Solución de Controversias Comerciales Intergubernamentales: Enfoques Multilaterales y Regionales. Julio Lacarte y Jaime Granados, Editores.
· Poder Legislativo de Costa Rica. (1996, 13 de noviembre) Ley de Creación del Ministerio de Comercio Exterior
y de la Promotora de Comercio Exterior de Costa Rica. En
la Gaceta N. 218 (en línea). Disponible en: http://.procomer.
com/Espanol/docs/word/compendio/LEY%207638%20
y%sus%20reformas.doc
· Programa estado de la nación. (2002.) Proyecto Estado de
la Nación en oportunidades y solvencia Económica. Estado
de la Nación en Desarrollo Humano Sostenible: Octavo Informe 2001. San José, Costa Rica Pág. 161.
· Sancho, R. (2002). Dictamen negativo de minoría. Comisión de Asuntos Internacionales. Asamblea Legislativa. San
José (El dictamen consta de 13 páginas y es requerido en su
totalidad para la investigación.)
· Stamoulis, K., Zezza, A. (2003) A Conceptual Framework for National Agricultural, Rural Development, and
Food Strategies and Policies. ESA Working Paper No. 03-17
Internet
· Agencia de Servicios en Frontera de Canadá en el sitio
Web: http://www.cbsa-asfc.gc.ca/trade-commerce/tariff-tarif/2007/01-99/tblmod-1-eng.html.
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documentos de la FAO. Disponible en: http://www.fao.org.
· FAO. (2012). Nutrición y protección del consumidor.
Perfiles de nutrición por país-Costa Rica. Disponible en: Disponible en: http://www.fao.org/ag/agn/nutrition/cri_es.stm
· Heidorn, N. El verdadero escándalo de los subsidios a la
agricultura. (Agosto 2004). Tomado de Internet de: http://
www.elindependent.org/articulos/article.asp?id=1340. (El
documento tiene 2 páginas de extensión y es requerido en su
totalidad para la confección del documento.)
· Hidalgo, A. (1980 – 1998). El cambio estructural del sistema socioeconómico costarricense desde una perspectiva
compleja y evolutiva Tesis Doctoral Universidad de Huelva.
Disponible en: http://www.eumed.net/tesis/alhc/49.htm.
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Derechos Humanos. Disponible en: http://www.filosofia.
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· Ministerio de Comercio Exterior. Tratado de Libre Comercio Costa Rica – Canadá: Consulta. (Junio 2001). Tomado de Internet de: www.comex.go.cr . (Documento con
una extensión de 23 páginas. Será utilizado totalmente en la
confección del documento final.)
· Ministerio de Comercio Exterior. (Marzo 2003). TLC
Costa Rica – Canadá: Rondas de negociación. Tomado de
Internet de: www.comex.go.cr . (La extensión del documento es de 16 páginas, las cuales se requieren en su totalidad.)
· Ministerio de Agricultura y del Sector Agroalimentario
del Canadá, “Production Insurance”, de julio de 2006.Puede
consultarse en la siguiente dirección: http://www.agr.gc.ca/
index_e.php?s1=prod&page=pi-ap
· Ministerio de Agricultura y Ganadería. (2011). Política
de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo
Rural Costarricense 2010-2021. Disponible en: http://www.
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· Ministerio de Salud, Ministerio de Agricultura y Ganadería y Ministerio de Economia, Industria y Comercio.
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de la Secretaría de la Política Nacional de Alimentación y
Nutrición. Disponible en: http://www.ministeriodesalud.go.
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· Ministerio de Salud. (2009). Encuesta Nacional de Nutrición Costa Rica 2008-2009. Disponible en: http://www.
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· Mora, J. (Agosto 2004). Política agraria y desarrollo rural
en Costa Rica: elementos para su definición y análisis en el
nuevo entorno internacional. Tomado de Internet de: www.
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE
mag.go.cr/rev_agr/inicio.htm. (16 páginas de extensión, necesarias para la investigación en su totalidad.)
· Organización Mundial del Comercio. Decisión adoptada
por el Consejo General el 1º de agosto de 2004. Disponible
en: http://www.wto.org/spanish/tratop_s/dda_s/draft_text_
gc_dg_31july04_s.htm
· Organización Mundial del Comercio. (Agosto 2004).
Programa de trabajo de Doha. Decisión del Consejo General.
Tomado de Internet de: http://www.wto.org . (Los documentos se actualizan todos los días con la información nueva respecto a los avances de las negociaciones en Doha, por lo que
es difícil limitar la extensión del documento, ello depende
de en que área son esos avances y su trascendencia para la
investigación)
· Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. (2012). Informe sobre el Hambre en
el Mundo. Disponible en: http://www.fao.org/docrep/016/
i2845s/i2845s00.pdf.
· Organización de las Naciones Unidas. (2013). Podemos
erradicar la pobreza. Objetivos de Desarrollo del Milenio y
más allá del 2015. Disponible en: http://www.un.org/es/millenniumgoals
· Powel, B. No tan solo reduzcamos los subsidios agrícolas: eliminémoslos. Marzo 2005. Investor´s Business Daily.
Disponible en: http://www.elindependent.org/articulos/article.asp?id=1340.
· Prensa Libre. (10 de octubre de 2012). Hambre afecta a
200 mil personas en Costa Rica. Disponible en: http://www.
prensalibre.cr/pl/nacional/hambre-afecta-a-200-mil-personas-en-costa-rica.html
· Programa de trabajo de Doha. Decisión del Consejo Ge-
neral: Organización Mundial del Comercio, agosto del 2004.
Disponible en: http://www.wto.org
· Promotora de Comercio Exterior de Costa Rica -PROCOMER. Oficina Comercial de Proexport en Costa Rica.
Tomado el 29/07/05 de www.procomer.com
· Update: FIMCLA Consultations”, de julio de 2006. Puede consultarse en la siguiente dirección: http://www.agr.gc.
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Oportunidad para la Agricultura Nacional. Disponible en:
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Panorama de la Agricultura Canadiense. Tomado de Internet
de: http://ats.agr.gc.ca . (El documento consta de 4 páginas
de extensión y es requerido en su totalidad para el trabajo).
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ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
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· Carrasco, J. (1996). Negociaciones internacionales: tendencias y sus efectos en el ámbito jurídico. Costa Rica: Corte
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· Fernández, M. (2004). La agricultura costarricense ante
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proteccionismo en el sector agrícola centroamericano. Heredia: Editorial Fundación UNA. Pág.23.
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completo)
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y 113.
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· Fernández, F. (2002). El análisis de contenido como ayuda metodológica para la investigación. Revista de Ciencias
Sociales de la Universidad de Costa Rica, Nº 96, 35-53. (A
utilizar: texto completo)
· Stiglitz, J. (2003). El rumbo de las reformas. Hacia una
nueva agenda para América Latina. Revista de la CEPAL, Nº
80, 1-40. (A utilizar: texto completo)
· Lahera, E (2004). Política y políticas públicas. Revista de
la CEPAL, Nº 95, 1-32. (A utilizar: páginas 7 a la 12).
N. 15 (15 OTTOBRE 2015)
RICERCHE
Le ricerche e gli
articoli scientifici sono
sottoposti prima della
pubblicazione alle
procedure di peer review
adottate dalla rivista,
che prevedono il giudizio
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almeno due “blind
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SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA
Su una dimostrazione del
Su
una dimostrazione
Theorema
Aureum
di
Gauss
del Theorema Aureum di Gauss
FRANCESCA IAQUINTO - ALESSIO RUSSO
Dipartimento di Matematica Francesca
e Fisica, Seconda Iaquinto
Università degli-Studi
di NapoliRusso
Alessio
Dipartimento di Matematica e Fisica
Seconda Università di Napoli
[email protected]
[email protected]
Ogni nostra cognizione principia dai sentimenti
Leonardo da Vinci
Abstract: In questo articolo viene fornita una rielaborazione di una dimostrazione
dovuta a G. Rousseau (J. Australian Math. Soc. 51 (1991), 423-425) della Legge di
Reciprocità Quadratica. Questo risultato fondamentale della Teoria dei Numeri fu
provato per la prima volta nel 1796 dal diciannovenne Gauss, il quale ne rimase così
affascinato che, successivamente, lo definì Theorema Aureum. Inoltre vengono
preliminarmente presentati e approfonditi contenuti e aspetti teorici che
contestualizzano la dimostrazione proposta.
Parole chiave: Residui quadratici, involuzioni di un gruppo, teorema di reciprocità
quadratica
1 Introduzione
Sia dato il polinomio f  x 2  3 . Decomponiamo i valori assunti da f nei numeri
naturali 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 nel prodotto di numeri primi. Si ottiene:
f(1)=-2, f(2)=1, f(3)= 6=23, f(4)=13, f(5)= 22=2 11, f(6)=33=3 11, f(7)=46=2 23,
f(8)= 61, f(9)=78=2 3 13, f(10)=97.
Esiste qualche condizione soddisfatta da tutti i primi di queste decomposizioni e, più in
generale, dai primi che si ottengono applicando il procedimento a tutti i numeri naturali?
Il problema precedente si traduce ovviamente nella ricerca di un insieme S di numeri
primi tale che per ogni primo p  S esiste un intero n per cui p è un divisore di n2  3 .
Sicuramente l’ambito più adatto dove inquadrare ed affrontare il problema è
l’aritmetica modulare, un settore della teoria dei numeri sistematizzato per la prima
volta nel 1801 da Gauss (1777-1855) nell’opera Disquisitiones Arithmeticae.
Punto di partenza di tale teoria è la definizione di un’opportuna relazione di
equivalenza nell’anello Z dei numeri interi, detta congruenza modulo m. Precisamente,
fissato un numero intero m, se a, b  Z , si dice che a è congruo a b modulo m, e si
scrive a  b(mod m ) , se m è un divisore della differenza a-b. Se aZ, si ha subito che
la classe di equivalenza [a]m di a rispetto alla congruenza modulo m è l’insieme
81
MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
[a]m  {a  tm | t  Z } .
Essa prende il nome di classe dei resti modulo m di a.
Denotiamo con Z m l’insieme quoziente di Z rispetto alla congruenza modulo m. Per
evitare casi banali, supponiamo che m  1 . Quanti sono gli elementi di Z m ? Per
rispondere a tale domanda, osserviamo che se a  Z , allora la divisione euclidea
assicura che esistono degli interi q ed r tali che a  qm  r , con 0  r  m . Ne segue che
[a ]m  [r ]m . Pertanto Z m è costituito dagli elementi [0]m , [1]m ,, [m  1]m . D’altra parte,
essendo questi ultimi a due a due distinti, risulta che Z m ha ordine | Z m | uguale a m. Il
fatto interessante che Gauss mostrò è la possibilità di istituire un’aritmetica (finita) tra
le classi dei resti modulo m. Infatti la congruenza è compatibile con l’addizione e la
moltiplicazione, cioè se a, b, c e d sono degli interi tali che a  b(mod m ) e
c  d (mod m ) , allora
a  c  b  d (mod m ) e ac  bd (mod m) .
Ciò permette di definire un’addizione ed una moltiplicazione in Z m ponendo:
[a]m  [b]m  [a  b]m e [a]m [b]m  [ab]m ,
per ogni [a]m , [b]m  Z m . Con queste operazioni l’insieme Z m acquista (al pari di Z) la
struttura di anello commutativo unitario, e vien detto anello degli interi modulo m.
Inoltre ricordiamo che il gruppo degli elementi invertibili di Z m , che nel seguito sarà
denotato col simbolo Z m* , è costituito da tutte e sole le classi [a]m tali che a e m sono
coprimi. Infine si vede facilmente che Z m è un campo se e solo se m è un numero
primo. Per ulteriori approfondimenti relativi all’aritmetica modulare e ad altre nozioni
introdotte nel corso dell’articolo, il lettore può fare riferimento, tra tanti, ad uno dei testi
[13] o [14].
Il problema iniziale nel linguaggio dell’aritmetica modulare si può dunque tradurre
nella ricerca dei primi p, tali che l’equazione congruenziale x 2  3(mod p ) ammette
qualche soluzione. Per evitare casi banali, si può supporre che p sia diverso da 2 e da 3.
Lo studio delle equazioni congruenziali quadratiche portò Gauss ad introdurre nella
Sezione IV delle sue Disquisitiones la nozione di residuo quadratico, che è alla base del
Theorema Aureum, uno dei risultati più importanti e belli della Teoria dei Numeri, noto
anche come Teorema di Reciprocità Quadratica, che, enunciato da Eulero [3] nel 1744
e da Legendre [8] nel 1785, fu dimostrato per la prima volta dal diciannovenne Gauss
nel 1796, come si evince dal suo Diario matematico (cfr. [16], pp. 28-29).
Siano a un intero e p un primo dispari che non divide a. Si dice che a è residuo
quadratico modulo p se esiste un intero b tale che b 2  a(mod p) . In altre parole, [a] p
è un quadrato nel campo Zp delle classi dei resti modulo p. Per indicare che a è residuo
quadratico modulo p si scrive:
a
   1 .
 p
Se ciò non accade, si scrive:
a
   1 .
 p
La precedente notazione fu introdotta da Legendre [9] nel 1798.
2
82
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA
Sia [a] p  Z *p un
quadrato, ossia esista un elemento [b] p  Z *p tale che
[b]2p  [a ] p . L’equazione x 2  [a ] p ha al più due radici nel campo Z p , sicché [a] p ha
esattamente due radici quadrate [b] p . Pertanto, per determinare i quadrati in Z *p , basta
p 1
, poiché ciascuno degli altri interi
2
fino a p  1 sarà congruo a  b , per qualcuno dei b precedenti. Infine osserviamo che
calcolare i quadrati b2 modulo p, per b  1,2,,
l’insieme dei residui quadratici modulo p costituisce un sottogruppo di Z *p .
Facciamo qualche esempio.
(1)
Poiché [2 ]72  [4 ]7 e [3]72  [2]7 , allora
1 2 4
         1.
7 7 7
(2)
Un intero positivo a è residuo quadratico modulo 3 se e solo se a  1(mod 3) .
In Z 3 c’è un solo quadrato, la classe [1]3 ; infatti risulta 12  1(mod 3) e 2 2  1(mod 3) .
Pertanto ( a / 3)  (1 / 3)  1 se e solo se a  1(mod 3) (e quindi, ( a / 3)  ( 1 / 3)  1 se e
solo se a  1(mod 3) ).
La legge di reciprocità quadratica afferma che se p e q sono numeri primi dispari
distinti, allora p è residuo quadratico modulo q se e solo se q è residuo quadratico
 p  1  q  1 
modulo p, purché il prodotto 

 sia pari. Nel caso in cui tale prodotto è
 2  2 
dispari, allora p è residuo quadratico modulo q se e solo q non è residuo quadratico
modulo p. In forma simbolica risulta:
 p 1  q 1 


2  2 

 p  q 
    (1)
 q  p 
.
Nelle Disquisitiones Arithmeticae Gauss chiama questo teorema, la cui dimostrazione lo
impegnò per circa un anno, theorematis fundamentalis e fu così orgoglioso della
scoperta che, successivamente, definì il risultato Theorema Aureum e fornì di esso altre
7 dimostrazioni. Come ha osservato lo storico della matematica Klein (cfr. [6], p. 714),
il desiderio di scoprire cosa stesse dietro la legge e di derivarne le molte implicazioni è
stato un tema chiave nelle ricerche successive al 1800 e ha condotto a importanti
scoperte. Difatti sono state fornite numerose dimostrazioni della legge di reciprocità
quadratica. Si pensi che Lemmermeyer, in un libro pubblicato nel 2000 (cfr. [10]), ne
cita ben 196.
Una delle più semplici dimostrazioni del Theorema Aureum fu pubblicata da
Rousseau [15] nel 1991. Alla base del suo ragionamento vi sono essenzialmente due
idee. La prima consiste nel calcolare il prodotto degli elementi del gruppo abeliano Z *p
in due modi diversi e nel confrontare i risultati ottenuti. E’ interessante ricordare che già
nel 1928 Dirichlet [2] ricorse a tale stratagemma per dimostrare alcuni classici risultati
di teoria dei numeri, come il Teorema di Wilson, il Piccolo Teorema di Fermat e il
3
83
MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Criterio di Eulero sui residui quadratici (sebbene egli non facesse esplicito riferimento
alla struttura gruppale di Z *p ). La seconda riguarda l’uso del cosiddetto half system
modulo p, cioè un sistema di rappresentanti di laterali del gruppo quoziente
Z *p /  [1] p  , per dirla con il linguaggio della teoria dei gruppi. In altre parole si tratta
di un sottoinsieme {[a1 ] p , [a2 ] p ,, [a( p 1) / 2 ] p } di Z *p tale che ogni [a] p  Z *p è uguale
esattamente ad uno fra i [ ai ] p . Questa nozione fu utilizzata nella terza e nella quinta
dimostrazione di Gauss attraverso il classico Lemma di Gauss (cfr. [10], Lemma 1.10).
Il nucleo centrale della dimostrazione di Rousseau è rappresentato dal Teorema
Cinese del Resto (cfr. [14], 3.8). Tale risultato assicura che se a, b, m e n sono degli
interi, con m e n coprimi maggiori di 1, allora le equazioni congruenziali x  a (mod m )
e x  b(mod n ) ammettono almeno una soluzione comune. Ne segue che l’applicazione
f : [ x] pq  Z *pq  ([ x] p , [ x]q )  Z *p  Z q*
è un isomorfismo di gruppi. Nel suo ragionamento Rousseau considera il gruppo
quoziente Z *pq /  [1] pq  e la sua immagine Z *p  Zq* /  ([1] p , [1]q )  attraverso il
precedente isomorfismo. Poi calcola il prodotto degli elementi di Z *pq /  [1] pq  e ciò
che tale prodotto diventa in Z *p  Zq* /  ([1] p , [1]q )  . Successivamente si confronta
quanto ottenuto col prodotto degli elementi di Z *p  Zq* /  ([1] p , [1]q )  e, come il
coniglio dal cilindro, spunta fuori il Theorema Aureum.
In questo articolo forniremo una rielaborazione della dimostrazione di Rousseau. A
tale scopo saranno considerate le involuzioni dei gruppi abeliani finiti, cioè quegli
elementi diversi dall’unità del gruppo che coincidono col proprio inverso. Lo studio del
prodotto delle eventuali involuzioni di un gruppo abeliano finito (cfr. § 2) ed il relativo
confronto col prodotto di tutti gli elementi del gruppo fornisce una procedura
dimostrativa unitaria dei teoremi citati in precedenza. Ciò sarà mostrato nel paragrafo 3
dell’articolo dove, in particolare, si evidenzierà il ruolo centrale del Teorema di Wilson
(cfr. Lemma 3.1) che, nel caso di un primo dispari p, equivale al fatto che il prodotto
degli elementi del gruppo Z *p coincide con la sua unica involuzione. Lo stesso
approccio sarà utilizzato nel quarto ed ultimo paragrafo nel corso della dimostrazione
del Theorema Aureum. Inoltre, nel ragionamento proposto, ci svincoleremo dalla
necessità di dover “uscire dal” e “rientrare nel” gruppo Z *pq , attraverso il Teorema
Cinese del Resto, ma svilupperemo la dimostrazione ragionando esclusivamente
all’interno dell’automorfo di un gruppo ciclico di ordine pq. Come è noto, gli
automorfismi di una struttura sono, in un certo senso, le sue simmetrie: essi sono quelle
permutazioni degli oggetti della struttura che conservano le operazioni della struttura
medesima (cfr. § 4). Forse la simmetria insita nella legge di reciprocità trova la sua
ragione proprio nel gruppo delle simmetrie di un gruppo ciclico di ordine pq.
A conclusione dell’introduzione, invitiamo il lettore a ripensare, prima di procedere
nella lettura, al problema da cui eravamo partiti. Utilizzando il Theorema Aureum, si
può facilmente determinare la condizione cui devono soddisfare i primi p (diversi da 2 e
da 3) affinché 3 sia residuo quadratico modulo p. La soluzione sarà comunque riportata
alla fine dell’articolo.
84
4
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA
2 Involuzioni di un gruppo abeliano finito
Sia G un gruppo. Un elemento x di G si dice involuzione se x  1 e x  x1 , che è
equivalente a x2  1 . Ovviamente un gruppo finito possiede almeno un’involuzione se e
solo se ha ordine pari. Un celebre teorema, dovuto a Feit e Thompson nel 1963 ([4]),
assicura che un gruppo semplice finito non abeliano ha ordine pari, e quindi possiede
involuzioni. Lo studio dei centralizzanti delle involuzioni dei gruppi semplici ha avuto
un ruolo fondamentale nella classificazione dei gruppi semplici finiti, un’affascinante
avventura che è stata portata a compimento all’inizio degli anni Ottanta del secolo
scorso. Essa ha visto coinvolti oltre 100 matematici di nazionalità diverse, i cui
contributi si trovano disseminati in più di 500 articoli di riviste specializzate per un
totale di circa 15000 pagine (per un’idea sulle problematiche relative a tale ricerca il
lettore interessato può far riferimento all’articolo divulgativo [5] di Gorenstein).
Il nostro primo risultato mostra che la presenza di involuzioni in un gruppo finito
comporta notevoli restrizioni sulla struttura del gruppo stesso.
Lemma 2.1. Sia G un gruppo finito in cui ogni elemento diverso da 1 è un’involuzione.
Allora:
1.
G è abeliano;
| G | 2 n ;
2.
G  a1    an  , dove n è l’intero positivo del punto (2) e ogni ai  G .
3.
Dimostrazione. Siano x e y elementi di G. Per ipotesi risulta xyxy=1=xxyy. Da ciò, per
la legge di cancellazione di G, si ottiene che xy=yx e quindi, per l’arbitrarietà di x e y,
G è abeliano.
Per quanto riguarda la (2), supponiamo per assurdo che esista un primo dispari p
che divide l’ordine di G. Poiché, come è noto, in un gruppo abeliano finito si può
invertire il teorema di Lagrange (cfr., ad esempio, [14], 4.46), allora G possiede un
sottogruppo (ciclico) H di ordine p. Sia x un generatore di H. Poiché p è dispari, x non è
un’involuzione, giungendo a una contraddizione, dato che tutti gli elementi di G (diversi
da 1) sono involuzioni per ipotesi. Pertanto l’ordine di G è una potenza di 2 e la (2) è
dimostrata.
Infine, per dimostrare la (3), procediamo per induzione su n, essendo l’asserto
ovvio se n  2 (nel caso n=2, G è isomorfo al gruppo di Klein, cioè al gruppo delle
simmetrie di un rettangolo non quadrato, e quindi ha la struttura richiesta). Sia n>2 e si
assuma l’asserto vero per un gruppo di ordine 2 n 1 . Se H è un sottogruppo di ordine
2 n 1 di G, allora, considerato un elemento a1  G \ H , si ha subito che
G  a1  H  a1  H , cioè la tesi. 
Siano G un gruppo finito e p un primo. Ricordiamo che un p-sottogruppo di Sylow
di G è un sottogruppo P che ha per ordine la massima potenza di p che divide l’ordine
di G. In particolare, se G è un gruppo abeliano, allora P è unico e coincide con il
sottogruppo costituito da tutti e soli gli elementi di G che hanno ordine una potenza di
p. In tal caso P viene anche detto p-componente di G.
Lemma 2.2. Sia G un gruppo abeliano finito. Allora:
1.
L’insieme G[2]  {g  G | g 2  1} è un sottogruppo di G;
5
85
MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
2.
3.
G ha un’unica involuzione se e solo se la 2-componente di G è ciclica;
Se | G[ 2] | 2 , allora il prodotto degli elementi di G[2] è 1.
Dimostrazione. La (1) è immediata. Per quanto riguarda la (2), si può ovviamente
supporre che |G|=2n e quindi considerare G coincidente con la sua 2-componente.
Ragioniamo per induzione su n. L’asserto è immediato se n≤2. Sia n>2. Consideriamo
un sottogruppo massimale M di G. Allora l’ordine di M è 2n-1 e quindi è ciclico.
Chiaramente | G[2] | 2 , sicché, essendo l’ordine di G / G[2] uguale a quello del
sottogruppo G 2  {g 2 | g  G} di G, si ha che | G 2 | 2 n1 . Ne segue che M  G 2 .
Pertanto, G 2 è l’unico sottogruppo massimale di G. Ciò comporta che G è ciclico. Il
viceversa segue dal fatto che in un gruppo ciclico finito vale l’inversione forte del
Teorema di Lagrange (cfr. [14], p. 95). Proviamo infine la (3). Per il Lemma 2.1 risulta
| G[2] | 2 n . L’asserto è ovvio se n=2. Supponiamo che n>2. Dal Lemma 2.1 segue che
G[2]  a1    an  , sicché, posto H  a2    an  , per induzione si ha
che il prodotto degli elementi di H è 1. Ne segue che, banalmente, è 1 anche il prodotto
degli elementi di G[2] . 
Teorema 2.3. (D’Escamard [1] – Miller [11], 1903) Sia G un gruppo abeliano finito.
Allora:
1.
Il prodotto degli elementi di G coincide col prodotto degli elementi di G[2] ;
2.
Se | G[2] | 2 , allora il prodotto degli elementi di G è 1.
Dimostrazione. Poiché G è abeliano, allora il prodotto degli elementi di G non dipende
dall’ordine dei fattori. Da ciò segue subito la (1). La (2), invece, è conseguenza del
Lemma 2.2. 
3 Involuzioni di un gruppo e residui quadratici
Il Teorema di Wilson fu pubblicato per la prima volta, senza dimostrazione, da Waring
nel 1770 nelle sue Meditationes Algebraicae e fu da lui attribuito a Wilson (1741-1793),
un avvocato che era stato suo allievo a Cambridge. La prima dimostrazione fu
pubblicata da Lagrange [7] nel 1771. Quella che ora forniremo si basa invece sul
Teorema 2.3.
Lemma 3.1. (Teorema di Wilson, 1770) Sia p un numero primo. Allora
( p  1)! 1(mod p) .
Dimostrazione. L’asserto è ovvio se p=2. Supponiamo quindi che
p sia dispari.
Determiniamo le involuzioni del gruppo moltiplicativo Z *p del campo Z p delle classi
dei resti modulo p. Sia [ a] p un elemento di Z *p . Affinché [ a] p sia un’involuzione è
necessario che [ a ] p  [1] p e che [a]2p  [1] p . Pertanto p deve dividere a 2  1 , ma non
a  1 . Ne segue che [a ] p  [1] p  [ p  1] p . Allora, per il Teorema 2.3, risulta
[1] p [2] p   [ p  1] p  [1] p ,
86
6
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA
e quindi ( p  1)! 1(mod p) . 
Corollario 3.2. (Piccolo Teorema di Fermat, 1640) Sia p un numero primo. Se a è un
intero non divisibile per p, allora a p1  1(mod p ) .
Dimostrazione. Per ipotesi [ a] p è un elemento del gruppo Z *p . Inoltre si vede subito
che Z *p  {[a ] p , [2a] p , , [a( p  1)] p } . Allora, il Lemma 3.1 giustifica la terza
uguaglianza e risulta
p 1
p 1
i 1
i 1
[1] p   [ia ] p  [a] pp 1  [i] p  [a] pp 1[1] p ,
cioè
[a ] pp 1
 [1] p . Pertanto, a
p 1
 1(mod p ) . 
Osserviamo che, se p è un numero intero maggiore di 1 tale che
( p  1)! 1(mod p) , allora è facile provare che p è primo.
Supponiamo ora che p sia un primo dispari. Poiché i possibili resti della divisione
di p per 4 sono 1 e 3, allora p  1(mod 4) oppure p  3  1(mod 4) . Ricordiamo per
inciso che ci sono infiniti numeri primi di ciascuno dei due tipi precedenti e che ogni
primo della forma 4x  1 si può decomporre nella somma di due quadrati (Fermat): per
le dimostrazioni di questi risultati si può consultare il libro [12].
Corollario 3.3. Sia p un numero primo dispari. Allora -1 è residuo quadratico modulo
 1
p se e solo se p  1(mod 4) . In altre parole,    1 , se p  1(mod 4) , mentre
 p
 1
   1 , se p  1(mod 4) .
 p
Dimostrazione. Sia P  ( p  1) / 2 . Supponiamo che p  1(mod 4) . Poiché p  1 è pari,
P è un numero naturale. Poniamo x  1 2   P . Essendo pari il numero dei fattori di x,
si ha anche x  (1)  (2)    ( P) . D’altra parte, per ogni intero k risulta
p  k  k (mod p ) e quindi
x 2  1 2  P  (1)  (2)  ( P)  1 2  P  ( P  1)  ( p  1) .
Allora, per il Lemma 3.1, risulta x 2  1(mod p) .
Reciprocamente, sia a un intero tale che p divide a 2  1 . Per il Corollario 3.2 si ha
che 1  a p 1  (a 2 ) P  (1) P (mod p) . Ne segue che P è pari. 
Il prossimo risultato fornisce un’utile condizione necessaria e sufficiente affinché
un numero intero a non divisibile per un primo dispari p sia residuo quadratico modulo
p. La dimostrazione originale, dovuta ad Eulero, utilizza il fatto che il gruppo Z *p è
ciclico (cfr. [10], p.4). Un’altra dimostrazione, che di solito si trova sui libri, si basa su
un risultato di Lagrange che assicura che se f è un polinomio a coefficienti interi di
grado positivo n e p è un primo che non divide il coefficiente direttivo di f, allora
l’equazione congruenziale f ( x)  0(mod p ) ha al più n soluzioni distinte. La
7
87
MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
dimostrazione che forniamo qui di seguito fa uso, come quella del Teorema di Wilson,
delle involuzioni e del Teorema 2.3.
Lemma 3.4. (Criterio di Eulero, 1772) Siano p un primo dispari ed a un numero
p 1
, risulta
intero non divisibile per p. Allora, posto P 
2
a
   a P (mod p) .
 p
Pertanto a è residuo quadratico modulo p se e solo se a P  1(mod p) .
Dimostrazione. Siano A {a1,, aP } il sottogruppo di Z *p costituito dalle classi dei
residui quadratici modulo p e B l’insieme delle classi dei non residui quadratici modulo
p.
1° caso: P pari. Per il Corollario 3.3 risulta [ 1] p  A e quindi, per il Teorema 2.3, la
classe [1] p coincide col prodotto degli elementi di A. Ciò comporta che il prodotto
degli elementi di B è [1] p . Supponiamo dapprima che a  A . Ovviamente
A  {aa1,, aaP } e quindi a P  1(mod p) . Invece, se a non è residuo quadratico
modulo p, allora {aa1,, aaP }  A   e perciò B  {aa1,, aaP } . Ne segue che
P
a P  ai  [1] p e quindi a P  1(mod p) .
i 1
2° caso: P dispari. Per il Corollario 3.3 risulta [ 1] p  A e quindi, per il Teorema 2.3,
il prodotto degli elementi di A è uguale alla classe [1] p . A questo punto, ragionando
come nel primo caso, si perviene all’asserto. 
Osserviamo che il Lemma 3.4 comporta che se p è un primo dispari e a e b sono
interi non divisibili per p, allora
 ab   a  b 
      .
 p   p  p 
4 Dimostrazione del Theorema Aureum
Sia G un gruppo. Ricordiamo che un’applicazione  : G  G di G in sé viene detta
automorfismo di G se  è biettiva e risulta  ( xy )   ( x ) ( y ) , per ogni x, y  G . Si
vede subito che l’insieme AutG di tutti gli automorfismi di G è un gruppo rispetto alla
seguente operazione:    :    , per ogni  ,   AutG . Il gruppo AutG si dice
automorfo di G.
Supponiamo che G sia un gruppo ciclico finito di ordine n e sia x un suo generatore.
E’ ben noto (cfr., ad esempio, [14], 4.22) che una potenza x k di x è un generatore di G
se e solo se n e k sono coprimi. Ciò premesso, sia  un automorfismo di G. Poiché,
88
8
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA
ovviamente,  conserva i periodi degli elementi di G, allora  ( x )  x k , con n e k
coprimi. E’ facile dimostrare che l’applicazione
f : [k ]n  Z n*   k  AutG ,
dove  k : x  x k , è ben posta e risulta essere un isomorfismo fra il gruppo Z n* e
l’automorfo AutG del gruppo ciclico G.
Abbiamo bisogno di ricordare un’ultima nozione di teoria dei gruppi. Se A e B sono
dei gruppi, allora il prodotto diretto (esterno) di A e B è il gruppo G  A  B in cui la
moltiplicazione è definita ponendo
(a1, b1 )(a2 , b2 )  (a1a2 , b1b2 ) ,
per ogni (a1 , b1 ), (a2 , b2 )  A  B .
Se A  {( a,1) | a  A} e B  {(1, b) | b  B} , allora è immediato verificare che A e
B sono sottogruppi normali di G tali che A  B  {(1,1)} e G  AB . In altre parole, G
è prodotto diretto (interno) di A e B . In generale, un gruppo G è prodotto diretto
(interno) di due suoi sottogruppi H e K se H e K sono normali in G, hanno intersezione
identica e G  HK . Ovviamente se g è un elemento di G, allora esistono e sono
univocamente determinati degli elementi h di H e k di K tali che g  hk . Questa
osservazione consente di definire l’applicazione biettiva
f : ( h, k )  H  K  hk  G ,
ed è facile provare che essa è un isomorfismo. Possiamo quindi identificare le nozioni di
prodotto diretto interno e di prodotto diretto esterno di gruppi, sicché, con abuso di
notazione, si scriverà G  A  B anche per indicare il prodotto diretto interno di A e B.
Nel corso della dimostrazione del Theorema Aureum faremo uso del seguente
risultato che, applicato ai gruppi ciclici, implica il Teorema Cinese del Resto.
Lemma 4.1. Sia G un gruppo finito tale che G  A  B , con A e B sottogruppi di G di
ordini coprimi. Allora A e B sono unici nel loro ordine e l’automorfo AutG di G è
isomorfo al prodotto diretto AutA  AutB .
Dimostrazione. Supponiamo che | A | m e | B | n . Proviamo, ad esempio, che A è
l’unico sottogruppo di ordine m di G. Sia C un sottogruppo di ordine m di G. Il gruppo
quoziente AC / A , in quanto sottogruppo di G / A , ha ordine un divisore di n. D’altra
parte, AC / A è isomorfo al quoziente C / C  A . Da ciò, essendo m e n coprimi, si ha
che C  C  A , e quindi C  A .
Sia  un automorfismo di G. Per l’unicità di A e di B risulta  ( A)  A e
 ( B )  B , sicché le restrizioni 1 e  2 di  ad A e a B, rispettivamente, sono
automorfismi. Resta così definita l’applicazione
f :   AutG  (1, 2 )  AutA AutB .
Ovviamente f è un omomorfismo iniettivo. Sia poi ( ,  )  AutA  AutB . Se g è un
elemento di G, allora esistono e sono univocamente determinati degli elementi x  A e
y  B tali che g  xy . Poniamo  ( g )   ( x )  ( y ) . Resta allora definito un
automorfismo  di G tale che f ( )  ( ,  ) . Pertanto, f è anche suriettiva e quindi è
un isomorfismo di gruppi. 
Abbiamo ora a disposizione tutti gli elementi necessari per procedere alla
dimostrazione del Theorema Aureum.
9
89
MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Teorema 4.2 (Theorema Aureum di Gauss, 1796) Siano p e q primi dispari distinti.
p 1
q 1
eQ
, risulta
Allora, posto P 
2
2
 p  q 
    (1) PQ .
 q  p 
Equivalentemente, se p o q è congruo ad 1 modulo 4, allora
 p  q
     ,
 q  p
se p e q sono entrambi congrui a -1 modulo 4, allora
 p
q
     .
q
 p
Dimostrazione. Sia G un gruppo ciclico di ordine pq. Denotiamo con A  a  l’unico
sottogruppo di ordine p di G e con B  b  l’unico sottogruppo di ordine q di G.
Ovviamente G è prodotto diretto di A e di B. Inoltre, poiché (ab) p  a p b p  b p ,
(ab) q  a qbq  a q , A  a q  e B  b p  , si ha che G  ab  . Per il Lemma 4.1
AutG è isomorfo al prodotto diretto AutA  AutB . In particolare AutG è abeliano,
poiché AutA  AutB  Z *p  Z q* .
Definiamo i seguenti insiemi:
X1  {1,2,, p  1, p  1,,2 p  1,, Qp  1, Qp  1,, Qp  P}
e
Y1  {q,2q,, Pq} .
E’ chiaro che X 1 \ Y1 è l’insieme di tutti i numeri compresi fra 1 e ( pq  1) / 2 che non
sono divisibili per p o q. In modo del tutto analogo, scambiando p con q, si definiscono
gli insiemi X 2 e Y2 .
Ciò premesso, sia   AutG . Allora
 ( a )  a  i , i  X 1 \ Y1
e
 (b)  b  j , j  X 2 \ Y2 .
Le involuzioni di AutG sono le seguenti:
ab : ab  a 1b 1 , a : ab  a 1b , b : ab  ab 1 .
Poniamo I  ab  e consideriamo il gruppo quoziente AutG / I . Ovviamente
a I  b I . Quali sono le involuzioni di AutG / I ? Per rispondere a tale domanda
distinguiamo due casi.
1°caso. Se p e q sono entrambi congrui ad 1 modulo 4, allora detti 
e  degli automorfismi di periodo 4, rispettivamente, di A e di B, si ha che
l’automorfismo  : ab   ( a )  (b) di G è tale che il laterale I è un’involuzione di
AutG / I . Allora, per il Teorema 2.3, si ha che il prodotto degli elementi di AutG / I è I.
90
10
SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA
2°caso. Se p-1 oppure q-1 non è multiplo di 4, allora a I  b I è l’unica involuzione di
AutG / I e coincide col prodotto degli elementi di AutG / I , applicando ancora il
Teorema 2.3.
D’altra parte risulta

( p 1) Q P!
P!q P
q
 ( 1) Q  
 p
   ( a )  a
 
a
,


  AutG 
(la seconda uguaglianza segue dai Lemmi 3.1 e 3.4) e, analogamente,
 p
 ( 1) P  
q
   ( b )  b
 
.


  AutG 
Dunque, se p-1 oppure q-1 non è multiplo di 4, si ha
q
 p
( 1)Q    p 1 e ( 1) P    q 1 .
 p
q
Ne segue che si presenta una delle seguenti eventualità:
q
 p

Q dispari e    1 ; P dispari e    1 ;
 p
q
q
 p
Q dispari e    1 ; P pari e    1 ;
 p
q
q
 p

Q pari e    1 ; P dispari e    1 .
 p
q
Se invece risulta p  1(mod 4) e q  1(mod 4) , allora

q
 p
( 1)Q    p 1 e ( 1) P    q 1 ,
 p
q
 p  q
sicché      . Il teorema è completamente dimostrato. 
 q  p
Chiudiamo l’articolo riportando la soluzione del problema proposto all’inizio. Si
trattava di determinare i numeri primi p (diversi da 2 e da 3) tali che 3 è residuo
 3  p
quadratico modulo p. Dal Theorema Aureum si ha che      , se p  1(mod 4) ,
 p  3
3
 p  1
 p
mentre      , se p  1(mod 4) . Abbiamo già visto che       1 , se
 3  3
3
 p
 p   1
p  1(mod 3) , mentre       1 , se p  1(mod 3) .
3  3 
3
3
Ne segue che    1 , se p  1(mod 12 ) , mentre    1 , se p  5(mod 12 ) .
 p
 p
11
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MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015
Riferimenti bibliografici
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