ISSN 2283-5873 Scienze e Ricerche SR BIMENSILE MENSILE- -N. N.158 (15 - GIUGNO OTTOBRE 2015 2015) 8. 15. Scienze SRe Ricerche RIVISTA BIMENSILE · ISSN 2283-5873 GLI ANNALI 2015 (uscita: dicembre 2015) 1 numero in formato elettronico: 7,00 euro * * 5,00 euro per gli autori e i componenti del comitato scientifico e del collegio dei referees ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SCIENZE DELLA VITA E DELLA SALUTE SCIENZE AGRARIE E VETERINARIE INGEGNERIA CIVILE E ARCHITETTURA SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE, CHIMICHE E DELLA TERRA annali 2015 annali Scienze SRe Ricerche ISSN 2283-5873 Scienze SRe Ricerche annali annali 2015 2015 2015 ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 INGEGNERIA INDUSTRIALE E DELL’INFORMAZIONE SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE, ARTISTICHE E DELL’ANTICHITÀ SCIENZE STORICHE E GEOGRAFICHE SCIENZE FILOSOFICHE annali 2015 annali 2015 ISSN 2283-5873 annali annali 2015 2015 ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 ISSN 2283-5873 Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche Scienze SRe Ricerche SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SUPPLEMENTO AL N. 20 - 1° GENNAIO 2016 SCIENZE GIURIDICHE SCIENZE ECONOMICHE E STATISTICHE SCIENZE POLITICHE E SOCIALI SCIENZE DEL COMPORTAMENTO E DELLA FORMAZIONE annali 2015 annali 2015 annali 2015 Abbonamento annuale a Scienze e Ricerche in formato elettronico (24 numeri + supplementi e numeri monografici): 42,00 euro * * 29,00 euro per gli autori e i componenti del comitato scientifico e del collegio dei referees www.scienze-ricerche.it annali 2015 15. Sommario 5 5 9 COPERTINA ROBERTO FIESCHI 21 Distruzioni pag. 5 pag. 9 pag. 17 pag. 20 pag. 21 pag. 43 pag. 55 pag. 81 RENATO VIGNATI Lo sguardo mistificatore. Inganno e conflitto nelle interazioni familiari CLAUDIO PALUMBO Individual wellbeing, organizational and social, through the assessment and development of soft skills ROBERTO TOSCANO Viaggio tra le meraviglie sonore del mondo MARGHERITA MASTROPAOLO, TITO BALDINI, ANGELO ARIEMMA Eroi. Concerto a tre voci tra mito e realtà ANNA TOSCANO 55 Giorgio Baglivi. The Italian Work of an armenian Physician born in Croatia CINDY SÁNCHEZ CASTILLO, LUZ MARINA VANEGAS AVILÉS Costa Rica. La Seguridad Alimentaria nacional y su relación con los Acuerdos de Libre Comercio RICERCHE FRANCESCA IAQUINTO - ALESSIO RUSSO Su una dimostrazione del Theorema Aureum di Gauss n. 15 (15 ottobre 2015) 3 N. 15 (15 OTTOBRE 2015) ISSN 2283-5873 Scienze e Ricerche Rivista bimensile n. 15 (15 ottobre 2015) Coordinamento • Scienze matematiche, fisiche e naturali: Vincenzo Brandolini, Claudio Cassardo, Alberto Facchini, Savino Longo, Paola Magnaghi-Delfino, Giuseppe Morello, Annamaria Muoio, Andrea Natali, Marcello Pelillo, Marco Rigoli, Carmela Saturnino, Roberto Scandone, Franco Taggi, Benedetto Tirozzi, Pietro Ursino • Scienze biologiche e della salute: Riccardo N. Barbagallo, Cesario Bellantuono, Antonio Brunetti, Davide Festi, Maurizio Giuliani, Caterina La Porta, Alessandra Mazzeo, Antonio Miceli, Letizia Polito, Marco Zaffanello, Nicola Zambrano • Scienze dell’ingegneria e dell’architettura: Orazio Carpenzano, Federico Cheli, Massimo Guarnieri, Giuliana Guazzaroni, Giovanna La Fianza, Angela Giovanna Leuzzi, Luciano Mescia, Maria Ines Pascariello, Vincenzo Sapienza, Maria Grazia Turco, Silvano Vergura • Scienze dell’uomo, filosofiche, storiche, letterarie e della formazione: Enrico Acquaro, Angelo Ariemma, Carlo Beltrame, Marta Bertolaso, Sergio Bonetti, Emanuele Ferrari, Antonio Lucio Giannone, Domenico Ienna, Rosa Lombardi, Gianna Marrone, Stefania Giulia Mazzone, Antonella Nuzzaci, Claudio Palumbo, Francesco Randazzo, Luca Refrigeri, Franco Riva, Mariagrazia Russo, Domenico Russo, Domenico Tafuri, Alessandro Teatini, Patrizia Torricelli, Agnese Visconti • Scienze giuridiche, economiche e sociali: Giovanni Borriello, Marco Cilento, Luigi Colaianni, Riccardo Gallo, Agostina Latino, Elisa Pintus, Erica Varese, Alberto Virgilio, Maria Rosaria Viviano Abbonamenti in formato elettronico (pdf HD a colori): • annuale (24 numeri con supplementi e numeri monografici): 42,00 euro (per sconti e tariffe particolari si rinvia alle informazioni contenute nel sito) Una copia in formato elettronico: 7,00 euro Una copia in formato cartaceo (HD, copertina a colori, interno in b/n): 13,00 euro (solo su prenotazione) Il versamento può essere effettuato: • con carta di credito, utilizzando il servizio PayPal accessibile dal sito: www.scienze-ricerche.it • versamento sul conto corrente postale n. 1024651307 intestato a Scienze e Ricerche, Via Giuseppe Rosso 1/a, 00136 Roma • bonifico sul conto corrente postale n. 1024651307 intestato a Scienze e Ricerche, Via Giuseppe Rosso 1/a, 00136 Roma IBAN: IT 97 W 07601 03200 001024651307 4 Gli articoli pubblicati su Scienze e Ricerche sono disponibili anche online sul sito www.scienze-ricerche.it, in modalità open access, cioè a libera lettura, a meno che l’autore non ritenga di inibire tale possibilità. La rivista ospita due tipologie di contributi: • interventi, analisi, recensioni, comunicazioni e articoli di divulgazione scientifica (solitamente in italiano). • ricerche e articoli scientifici (in italiano, in inglese o in altre lingue). La direzione editoriale non è obbligata a motivare l’eventuale rifiuto opposto alla pubblicazione di articoli, ricerche, contributi o interventi. Non è previsto l’invio di copie omaggio agli autori. Scienze e Ricerche è anche una pubblicazione peer reviewed. A richiesta degli autori le ricerche e gli articoli scientifici possono essere sottoposti a una procedura di revisione paritaria che prevede il giudizio in forma anonima di almeno due “blind referees”. I referees non conoscono l’identità dell’autore e l’autore non conosce l’identità dei colleghi chiamati a giudicare il suo contributo. Gli articoli vengono resi anonimi, protetti e linkati in un’apposita sezione del sito. 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Anche parte delle antiche mura di Ninive, antica capitale dell’Impero Assiro, nel nord dell’Iraq, sono state distrutte, e così pure statue assire dell’ottavo secolo a.C. Guerrieri assiri Per correttezza ricordo che le dichiarazioni del governo iracheno che gli antichi siti archeologici di Nimrud (una delle quattro capitali dell’Impero Assiro che sorgeva lungo la sponda orientale del fiume Tigri a sud di Mosul, fondata dal re Shalmaneser, 1274-1245 a.C.; divenne capitale sotto Assurbanipal II). e Hatra siano stati completamente distrutti e rasi al suolo da parte dello Stato islamico (IS) sono state contestate da alcuni archeologi che citano immagini satellitari. La città di Palmira è caduta nelle mani dell’IS il 20 maggio. A fine agosto viene distrutto parte del tempio di Baal, il Signore del Cielo (II secolo d.C.). Alcuni giorni dopo, la distruzione del tempio di Bel, tra i meglio conservati di Palmira. In seguito i miliziani hanno fatto esplodere, nella necropoli antica, tre torri funerarie, le più belle. Gli edifici più importanti di Palmira erano stati costruiti quasi interamente dai romani e dai loro alleati tra il Primo e il Terzo secolo d.C. Il terrorismo dell’IS mira dunque anche al passato culturale. Nell’interpretazione estremistica dell’Islam adottata dall’IS, le statue, gli idoli e i santuari sono oggetti di culto offensivi verso Allah e per questo vanno distrutti. “Queste rovine dietro di me, sono quelle di idoli e statue che le popolazioni del passato usavano per un culto diverso da Allah”, dichiara un jihadista “Il Profeta Maometto ha tirato giù con le sue mani gli idoli quando è andato alla Mecca. Il nostro Profeta ci ha ordinato di distruggere gli idoli e i compagni del Profeta lo hanno fatto quando hanno conquistato dei Paesi”. Naturalmente questo scellerato assalto ai siti archeologi5 COPERTINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 ci non oscura gli assassini, gli innocenti morti a causa delle guerre, e, in generale la crisi umanitaria in corso nella regione. Non ho qui la pretesa di elencare tutte le distruzioni nel Medio Oriente in questi ultimi anni. Vorrei invece ricollegarle alle molte altre simili orrende follie: la tentazione della violenza iconoclasta è ricorrente; nei monoteismi, nei regimi dittatoriali e nelle ideologie assolute questa tentazione è particolarmente forte. Non includo le distruzioni nel corso delle guerre, perché causate da motivazioni differenti. Ricordo, a esempio, quella di Troia da parte degli Achei (XIII secolo a.C. ?), la distruzione completa di Cartagine (146 a.C.), le cui rovine furono addirittura cosparse di sale per simboleggiare che la città non doveva più risorgere, ….per giungere alle immani distruzioni durante la Seconda Guerra mondiale: i bombardamenti indiscriminati dell’aviazione alleata contro le città tedesche, quelli americani che distrussero in buona parte Tokio, l’atomica su Hiroshima e Nagasaki, fino a quelli americani sul Vietnam; la città imperiale di Hue, a lungo capitale del Vietnam; doveva essere splendida, prima che i bombardamenti distruggessero almeno la metà dei suoi edifici. A proposito del lancio della bomba sulle due città giapponesi, vale la pena di ricordare che, quando, nel luglio 1945 si trattò di scegliere gli obiettivi più adatti a rendere chiaro l’enorme potere distruttivo della nuova arma, mentre gli scienziati indicavano Kyoto,fu il ministro della guerra Henry Stimson a opporsi perché questa era per il Giappone la città sacra, piena di monumenti. Così Kyoto fu risparmiata. Rivediamo, frugando nella memoria e saccheggiando Internet, alcuni fatti storici; seguirò nel limite del possibile un critero cronologico. Ebla fu un’antica città sumerica del Bronzo antico (metà del III millennio a.C.), rifondata due volte e infine distrutta alla metà del II millennio a.C., i cui resti si trovano a circa 60 km a sud-ovest di Aleppo. La città fu distrutta, con buona parte della sua biblioteca, dai Re di Accad nel 2250 a.C. circa, lasciandola in preda al saccheggio e all’incendio appiccato dai loro soldati. Gli archivi di Ebla, costituiscono la più antica biblioteca organizzata finora scoperta. La Bibbia è colma di racconti sulle distruzioni di popolazioni e città. Due soli esempi. Il primo è il diluvio universale, tema ricorrente in precedenti culture, anche se il più conosciuto è il racconto biblico dell’Arca di Noè: malcontento della malvagità dell’uomo, Dio sterminò ogni creatura del pianeta risparmiando soltanto la famiglia di Noè. Uomini, donne, bambini e animali morirono annegati in una impensabile agonia. Il secondo: sotto la direzione di Dio, Giosuè distrusse l’intera città di Gerico (una delle città più antiche del mondo), uomini, donne e bambini inclusi; tenne l’argento, l’oro, il bronzo ed il ferro per Dio e, infine, diede fuoco alla città. In quelle epoche non erano infrequenti eventi drammatici di questo genere. Quando Cambise invase l’Egitto nel 525 a.C., ordinò alle truppe persiane di fare razzia e distruggere tutte le bibliote6 che dei templi lungo il Nilo. Gli antichi papiri del Vecchio Regno, accumulati nel tempio di Ptah a Menfi, gli annali reali di Karnak e Luxor, e molto altro, furono gettati nelle fiamme. Nel 330 a.C., Alessandro Magno distrusse totalmente la città di Persepolis, già capitale del grande Impero Persiano. Nel Palazzo di Dario e di Serse c’era un gruppo di sale chiamato “la Fortezza delle Scritture”; la biblioteca, contenente 200.000 righe scritte in caratteri d’oro su 5200 pagine fatte di pelli bovine, fu bruciata, e così si persero gli originali delle opere degli Zoroastriani. Quando con Teodosio il cristianesimo è diventato religione dello stato imperiale, la furia dei monaci distrusse templi pagani e fece scempio di opere d’arte. Il Serapeo, il più famoso tempio dedicato a Serapide, costruito in Alessandria durante il regno di Tolomeo III (che regnò dal 246 al 222 a.C.), venne distrutto nel 391 d.C., privato dei simboli pagani, per poi essere trasformato in chiesa, o, forse, sulle sue rovine venne insediata una comunità di monaci provenienti dal deserto. Nel cristianesimo ci volle Sant’Agostino per sostenere il rispetto delle vestigia pagane, ma non fu molto seguito. L’iconoclastia è stato un movimento di carattere politicoreligioso sviluppatosi nell’Impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento era l’affermazione che la venerazione delle sacre immagini spesso sfociasse in una forma di idolatria. Questa convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario, ma anche la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose, compresi i capolavori artistici. Iconoclasti furono anche l’Islam, il calvinismo e il movimento puritano sviluppatisi con la Riforma protestante, e che portarono alla distruzione di molte statue ed effigi nelle chiese e nelle cattedrali nord-europee riformate. Nell’anno 262 i Goti invasero Efeso, dove distrussero, bruciandolo, il tempio di Artemide, considerato una delle Sette Meraviglie del Mondo. Nel 213 a.C. l’Imperatore cinese Qin Shi Zheng ordinò di bruciare tutti i libri, con l’unica eccezione dell’I Ching, il Libro dei Cambiamenti, che riteneva benefico; molti intellettuali che disobbedirono all’ordine furono sepolti vivi. Il secondo grande disastro letterario della storia cinese avvenne nell’anno 23 d.C., quando l’usurpatore Wang Mang devastò nuovamente la Biblioteca Imperiale, che conteneva oltre 13000 opere. Il Palazzo Yang comprendeva una Sala delle Scritture; nel 1281 i conquistatori mongoli ordinarono che tutte le opere letterarie fossero raccolte e date alle fiamme. Ciò che era avvenuto impallidisce, però, di fronte alla distruzione di libri durante la Rivoluzione Culturale, ordinata dal Presidente Mao negli anni ‘70. La “pulizia” fece correre all’indietro la scienza e le arti di diversi decenni. Protagonisti del primo periodo (1966-1968) furono le Guardie Rosse, circa 30 milioni, studenti delle scuole superiori e delle università, che inneggiavano a Mao Tse-tung, impugnando il Libretto rosso. Sono stati distrutti numerosi scrigni buddisti, porcellane, dipinti della dinastia Ming e statue della dinastia SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | COPERTINA Tang. Gli edifici antichi, come i templi, erano costruiti in legno, perciò facili da distruggere con il fuoco. Nel Tibet, su 6.000 templi ne sono rimasti appena 50. Una parte delle distruzioni è avvenuta durante l’occupazione all’inizio degli anni 50, ma gran parte è stata causata da gruppi di Guardie Rosse locali. Nel tempio di Confucio, anch’esso distrutto, è stata bruciata la maggior parte delle tavolette incise con le opere classiche. Tra il 614 ed il 644, gli Arabi e i loro alleati furono responsabili della distruzione dei maggiori archivi di Gerusalemme, Ctesifonte, Gandeshapur e Cesarea, così come delle copie “erronee” del loro stesso Corano nei territori da loro conquistati. Più tardi, la Biblioteca dei Califfi a Cordoba fu razziata da Almanzor (980). La Biblioteca di Alessandria fu la più grande e ricca biblioteca del mondo antico e uno dei principali poli culturali ellenistici. Nel 642 il comandante delle truppe arabe che avevano appena conquistato l’Egitto distrusse la biblioteca su ordine del califfo ’Omar. Questa fu la motivazione del califfo: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte». In precedenza la biblioteca aveva già subito incendi o distruzioni: nel 48 a.C., intorno al 270 d.C. e, forse, nel 391 d.C. La Biblioteca di Costantinopoli, fondata nel 330 d.C., fu distrutta in gran parte o bruciata durante la Quarta crociata (1202-1204), quando i crociati prendono e mettono al sacco Costantinopoli, ponendo fine all’Impero latino d’Oriente. Nel 1258, a opera delle truppe mongole del Khan Hulagu, Baghdad, allora sede del califfato abbaside, fu assediata, conquistata e rasa al suolo; la grande biblioteca (Bayt al-Hikma, ovvero “la Casa della Sapienza”) fu distrutta, la popolazione decimata, il Califfo ucciso. Il 7 febbraio 1497, promosso dal frate Girolamo Savonarola, ebbe luogo a Firenze un rogo (conosciuto come Falò delle vanità) di libri e opere artistiche di considerabile valore, essendo ritenuto materiale immorale. Un rogo di 600 libri fu ordinato nel 1490 dall’inquisitore Torquemada, quando oltre al libro si dava spesso fuoco anche al suo autore. Nel secolo XVI avvennero le spedizioni dei conquistadores spagnoli nel Nuovo Mondo, agli ordini di Cortez e Pizarro, che spazzarono via in modo rapido e completo le civiltà di Aztechi, Maya e Inca. Al loro seguito sopraggiunse l’Inquisizione, a eliminare gli scritti originali indigeni. Nel 1539 la Chiesa del Messico ordinò la distruzione dei Codici aztechi; nel 1561 i missionari iniziarono nello Yucatan la sistematica devastazione di tutti i geroglifici Maya, su pietra o su pergamena. Passano alcuni secoli. In Europa abbiamo l’Illuminismo e la rivoluzione industriale. Ma, negli anni del genocidio degli armeni (1915-16, oltre un milione di vittime innocenti) ebbero ancora luogo distruzioni di monasteri, di chiese, gioielli dell’architettura medioevale,trasformate in stalle o in caserme, opere d’arte, croci storiche scolpite nella pietra (khachkar, simbolo degli armeni), biblioteche (famosa la Matenadaran di Yerevan, una delle più antiche biblioteche del mondo). E ancora ottanta anni fa altri roghi di libri e di opere d’arte. Il 10 maggio 1933 è una delle date più plumbee della storia della cultura europea. In varie città della Germania il nazismo, giunto al potere da alcuni mesi, organizza giganteschi roghi di libri svuotando le biblioteche delle principali città universitarie tedesche. A prendere fuoco in quel 10 maggio – come nei giorni precedenti e successivi – sono i libri giudicati contrari allo spirito tedesco e colpiscono gli autori ebrei – Sigmund Freud, Thomas Mann e Walter Benjamin tra questi – i comunisti, i socialisti. Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) la persecuzione religiosa da parte di estremisti anarchici, portò al danneggiamento di molte chiese e all’uccisione di vescovi, sacerdoti e laici. In tempi recenti (2012) i quaedisti africani hanno distrutto vari santuari sufi dei secoli XV e XVI nella città di Timbuktu (Mali), e bruciato gli antichi papiri. In Cile dopo il colpo di Stato dell’11 settembre del 1973 i militari cileni, per ordine del dittatore Augusto Pinochet, sequestrarono e bruciarono migliaia di libri di politica. 7 COPERTINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Il 29 di aprile 1976 il capo dell’Esercito incaricato della riorganizzazione Nazionale (Colpo di stato argentino), ordinò un rogo collettivo di libri, tra i quali si trovavano opere di Marcel Proust, Gabriel García Márquez, Saint-Exupéry. Disse che lo faceva “con il fine che non rimanga nessuna parte di questi libri ...perché questo materiale non continui a ingannare i nostri figli”. 8 Nel marzo 2001 i Talebani ordinarono la distruzione delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, denunciando come idolatre quelle sculture. Nel luglio del 1999 - in linea con la consolidata tradizione islamica che non distrugge le testimonianze archeologiche del passato, il Mullah Mohammed Omar aveva emanato un decreto in favore delle conservazione dei Buddha di Bamiyan; ma i Talebani bandirono ogni forma di raffigurazione, musica e sport, compresa la televisione, in accordo con quello che loro consideravano una rigorosa interpretazione della legge islamica. Nel marzo 2001 un decreto dichiarò: «in base al verdetto del clero e alla decisione della Corte Suprema dell’Emirato Islamico, tutte le statue in Afghanistan devono essere distrutte. Tutte le statue del paese devono essere distrutte perché queste statue sono state in passato usate come idoli dagli infedeli. Sono ora onorate e possono tornare a essere idoli in futuro. Solo Allah l’Onnipotente merita di essere adorato, e niente o nessun altro». In Malesia tra aprile e maggio 2006, numerosi templi indù sono stati demoliti dalle autorità cittadine, con violenze contro gli indù. Perché questo lungo – e largamente incompleto – elenco? Non certo per giustificare o attenuare le responsabilità di chi ha ordinato o eseguito le distruzioni di questi ultimi anni da parte dei militanti dell’IS. “La storia - scrive Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose – serve da un lato a non stupirci per l’intolleranza, dall’altro a spegnerla richiamandoci alla razionalità, che oggi significa mostrare ai popoli dell’Oriente postcoloniale che gli riconosciamo soggettività, dignità ...” SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA Lo sguardo mistificatore. Inganno e conflitto nelle interazioni familiari RENATO VIGNATI Dipartimento di Giurisprudenza, Teorie, culture e tecniche per il Servizio sociale, Università di Macerata L’articolo propone una rilettura del saggio Mystification, Confusion, and Conflict (1965) di David Ronald Laing, rilevando i molteplici significati che assume il concetto di mistificazione nel contesto delle dinamiche familiari. Principalmente sono indagate in ambito clinico, attraverso una metodologia fenomenologico-esistenziale, le esperienze e le interazioni che caratterizzano i gruppi familiari dove un membro è stato diagnosticato come schizofrenico. I particolari stili relazionali e comunicativi adottati dalle famiglie, permeati di conflitti, mistificazione e inganno, e trasformati in vere e proprie prassi, hanno determinato l’alterazione profonda della percezione di sé e dell’altro, sia di chi mistifica sia di chi è mistificato, e la confusione del senso di identità. I concetti avanzati da Laing sono stati confermati successivamente in una serie di ricerche e di approcci terapeutici, e conservano ancora oggi la loro attualità. P er quanto tempo si può sostenere lo sguardo di chi inganna? In che modo la manipolazione si trasforma in una rete che intrappola le relazioni di una famiglia? Attraverso quali percorsi di conversione l’identità può divenire confusa e smarrirsi, fino alla follia? Le storie cliniche che Ronald David Laing incontra negli ospedali psichiatrici inglesi, a partire dai primi anni ’60, lo spingono a interrogarsi sulla natura e sul contesto dello smarrimento e della sofferenza umana. Prende corpo così l’intento di tracciare un nuovo orientamento clinico e di rendere intellegibile l’esperienza della follia, districandone il linguaggio, i comportamenti e gli eventi che la caratterizzano. Nel saggio Mystification, Confusion, and Conflict (1965), la ricerca intrapresa lo sollecita a definire il concetto di mistificazione, che trova una precisa configurazione e possibilità di decodifica nell’esame dei molteplici scambi relazionali e nelle implicazioni sociali della famiglia, considerata come un sistema. L’autore, che aveva aperto nuovi scenari nella conoscenza del mondo della psicosi con il saggio The Divided Self (1960), spinge così la sua indagine dialettica nella trama delle interazioni esperienziali e reciproche, tra persona e persona e nell’ambito delle dinamiche comunicative tipiche di alcuni gruppi familiari. E’ uno sguardo appassionato quello che presta alle storie familiari, ricercandone le esperienze, le radici esistenziali, e i nodi più profondi. Nel tentativo di costruire e articolare una scienza delle persone, rimette in discussione la visione più tradizionale del disturbo mentale come unità morbosa, e sovverte irreversibilmente la reputazione di ogni concezione riguardante la patologia. 1. L’INDAGINE DI RONALD DAVID LAING Nel lavoro di ricerca e di terapia, sviluppato presso la clinica londinese del Tavistock Institute of Human Relation, a 9 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 contatto diretto con famiglie di soggetti definiti schizofrenici, nevrotici o normali, Laing sperimenta come le esperienze di vita reale e le azioni dell’individuo, considerate generalmente dalla psichiatria sintomi e segni di un processo patologico, organico o psichico, che resta comunque incomprensibile, siano invece spiegabili come una prassi sociale di quel particolare contesto familiare, inteso come insieme determinato di prassi e come processo che si dispiega nel tempo. Inoltre, identifica nella mistificazione una modalità di difesa, costellata di pressione e di violenza psicologica, a cui ricorrono i nuclei familiari per affrontare e dirimere le conflittualità che insorgono all’interno, sia le semplici divergenze quotidiane sia le convinzioni e gli interessi più profondi. La mistificazione, pur costituendo una forma rilevante di discomunicazione, che compare nella comunicazione patologica o propriamente schizofrenica (Anolli, 2002: 298), non è da identificare, in ogni caso, con uno specifico sintomo di una patologia presente nella famiglia. La pratica clinica di Laing e collaboratori condotta secondo modalità di ascolto, empatia e assenza di pregiudizi di natura morale o clinica, ormai affrancata dalla concettualizzazione psicoanalitica, si afferma come reale comprensione della sofferenza e, nello stesso tempo, come azione diretta a demistificare l’insieme delle concezioni patologiche che si collocano nelle classificazioni psichiatriche attribuite alla condizione definita schizofrenica. Tale prassi, qualche anno dopo troverà continuità nell’esperimento innovativo di Kingsley Hall (1965), una comunità terapeutica alternativa all’ospedale psichiatrico, dove, abolite le gerarchie e praticata l’autogestione, si persegue un processo di crescita e di liberazione dalle comuni forme di angoscia e di insicurezza ontologica (identificate nei meccanismi di risucchio, pietrificazione e implosione), che spesso si intrecciano con la variegata fenomenologia delle problematiche psichiche. Per rappresentare con un concetto il percorso di trasformazione, potenzialmente liberatorio, che la struttura mira ad attuare, si fa riferimento alla metanoia, termine che esprime un mutamento totale della mente (Laing, 1968). 2. I FENOMENI AMBIGUI E CONFUSIVI DELLA MISTIFICAZIONE Nella direzione di una psichiatria elaborata da Karl Jaspers, Eugène Minkowski, Ludwig Binswanger, e quindi in una cornice metodologica di carattere fenomenologicoesistenziale che mira a valorizzare l’esperienza soggettiva, Laing perviene a definire la mistificazione da un lato come un atto, un comportamento che assume una fisionomia attiva, e dall’altro lato, come uno stato, una condizione in cui versa chi subisce passivamente la mistificazione. Nelle relazioni interpersonali, l’atto di mistificare assume per Laing (1975:318) il significato di “confondere, annebbiare, oscurare e mascherare quello che nella realtà accade, sia essa esperienza, azione, processo o qualunque altra questione”. La persona che si ritrova confusa, dopo quindi aver subito 10 l’atto mistificatorio, vive nell’impossibilità di formarsi una percezione esatta e completa di ciò che effettivamente sente o agisce, o di mantenere la coscienza a diretto contatto con quello che sta accadendo intorno, e questo non riconoscimento comporta la sostituzione delle costruzioni mentali vere di quello che esperisce, che fa (prassi) o che sta avvenendo (processo), con costruzioni false, e anche viceversa (i problemi reali sono sostituiti con problemi falsi). Allo stato di mistificazione può seguire la sensazione preminente di essere coinvolti o confusi in una rete interazionale di fraintendimenti, una catena di ambiguità e contraddizioni, che può produrre conflitti secondari, non sempre riconosciuti e consapevoli (Esterson, 1970). Nelle dinamiche relazionali la mistificazione implica l’esistenza di un conflitto nascosto, e l’effetto mascherante o di annebbiamento delle conflittualità deve inevitabilmente aumentare per continuare nell’opera di copertura della realtà, spingendosi fino ad attribuire alla percezione reale della mistificazione un qualche senso di follia o malvagità. “La persona che subisce la mistificazione è per definizione confusa”, o può anche non sentirsi tale e non riuscire a vedere quale sia il vero conflitto, ma in ogni caso può avvertire l’esistenza di qualche forma di opposizione, intra o interpersonale, e quindi esperire un clima ingannevole e un disordine derivante da questioni false, perlopiù irrilevanti. La vita relazionale e il suo lessico quotidiano diventa un groviglio carico di situazioni mistificanti: una modalità per attivare il modello mistificante nei confronti di quel che sente una persona, consiste nel confermare il contenuto di un’esperienza da un lato, sconfessandone le modalità dall’altro (Laing, 1962). Ad es. per risolvere una contraddizione che sembra emergere nella percezione interpersonale, una persona traspone dalla percezione all’immaginazione la modalità di esperienza dell’altra, magari asserendo “è soltanto la tua fantasia”; oppure, si può passare dal ricordo di una percezione al ricordo di un sogno, sostenendo “devi averlo sognato”. Altra modalità di esercitare la mistificazione, è di sconfessare il contenuto dell’esperienza di una persona sostituendolo con attribuzioni connesse con la propria visione dell’altro, configurandosi come rapporto oggettuale narcisistico. L’esempio esplicativo, narrato da Laing (1964), fa riferimento ad un bambino che la sera sta giocando rumorosamente, mentre la madre, stanca, desidera solo che vada a letto al più presto. Da parte della figura materna, l’affermazione corretta sul piano della comunicazione potrebbe essere: “Sono stanca, voglio che tu vada a letto”, oppure “Vai a letto perché te lo chiedo io”, o ancora, “Va’ a letto perché è arrivata l’ora”. Invece, la modalità mistificatoria usata per indurre il bambino ad andare a letto riguarda l’espressione: “Sono certa che sei stanco, tesoro, e che hai voglia di andare a letto, non è vero?”. In questa formulazione, quello che viene attribuito alle sensazioni del bambino (sei stanco) nasconde un ordine (va’ a letto), e quello che viene imposto di sentire è in realtà quel che sente la madre (identificazione proiettiva). SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA Il bambino potrebbe non sentirsi stanco, contraddicendo l’affermazione materna, e la mistificazione continuerebbe ad avere influenza con espressioni suadenti di questo genere: “La mamma queste cose le sa, le comprende di più e prima di ogni altra persona”; oppure, in una formula più risoluta: “Non essere sfacciato, non puoi fare come vuoi”. In questi scambi, emerge anche la differenza discriminatoria, di potere e autorità, detenuta dalla figura genitoriale, oltre alle scarse capacità di dialogo e comprensione empatica. Inoltre, la mistificazione può riguardare i diritti e gli obblighi reciproci vigenti in famiglia. Un esempio, riferito da Laing, è costituito dall’episodio di un ragazzo di 14 anni che trova il coraggio di David Ronald Laing rivelare ai suoi genitori il suo stato emotivo dichiarando di essere infelice, e ricevendo per tutta risposta: “Ma non puoi essere infelice. Non ti abbiamo dato tutto quello che desideravi? Come puoi essere tanto ingrato da dire che sei infelice dopo tutto quello che abbiamo fatto per te, dopo tutti i sacrifici che ci sei costato?”. Anche in questo caso, i sentimenti sono negati e stravolti dall’appello al senso del dovere e dalla costrizione morale che sollecita il senso di colpa. Inoltre, le espressioni usate dai genitori costituiscono delle forme di barriera relazionale, veri e propri ostacoli descritti accuratamente da Gordon (2004). Quando è coinvolto il sistema dei diritti e dei doveri, la mistificazione appare particolarmente coercitiva, come se qualcuno detenesse il diritto esclusivo di definire l’esperienza dell’altro. Nell’esempio precedente, il dilemma cruciale diventa: “il ragazzo ha il diritto di essere infelice, o deve essere felice ad ogni costo perché altrimenti è un ingrato?”. Spesso nel gruppo familiare si litiga per stabilire quale sia realmente il problema principale da affrontare, ovvero quale sia l’emergenza che incombe, estendendo il disaccordo sulle modalità da impiegare per valutare i comportamenti. Nelle famiglie di schizofrenici, si ritrova una sorta di perno fisso (definito da Laing, asse di orientamento delle valutazioni), intorno al quale ruota tutto il rigidissimo sistema familiare che blocca ogni diversità di giudizio o di principio. Un esempio lampante di come i punti di vista possano risultare estremamente divergenti, è evidenziato da Laing (1975: 320) nell’interazione frequentemente litigiosa di Judith, una ragazza di 26 anni, con il padre: “Lui vuol sapere dove va quando esce, con chi esce, a che ora tornerà. Lei dice che lui si intromette nella sua vita. Lui risponde che non fa che il suo dovere di padre. Aggiunge che è sfacciata perché non gli obbedisce. Lei dice che lui è un tiranno. Lui risponde che non dovrebbe parlare così a suo padre. Lei dice che ha il diritto di dire quel che pensa…, ecc.” Occorre riconoscere che l’altro è anche un altro centro di orientamento nei confronti del mondo oggettivo, ed è precisamente questa possibilità di riconoscersi l’un l’altro come diversi centri di orientamento che appare essere carente nelle famiglie degli schizofrenici. La percezione di sé e dell’altro diventa il problema fondamentale in tutte le famiglie analizzate da Laing (1964). 3. COME STABILIRE LA PRIORITA’ DELLO SGUARDO? Ma se la mistificazione attiva consiste nell’alterare, mascherare, o le prassi o i processi familiari, e nel cercare di negare che il problema per l’uno può non esserlo per l’altro, allora come è possibile stabilire quale sia il problema principale da affrontare se perfino la percezione di chi studia le famiglie è diversa dalla percezione dei familiari stessi? L’unica soluzione al dilemma sta nel presentare il punto di vista di tutti i soggetti coinvolti nella situazione comune e nel sottoporlo alla verifica dei fatti. Ciò costituirà effettivamente la metodologia di lavoro adottata da Laing ed Esterson per indagare undici storie di donne diagnosticate schizofreniche. Una delle storie descritte dagli autori riguarda June (15 anni): la madre nel descrivere il cambiamento inspiegabile nel carattere della figlia, avvenuto alcuni mesi prima della psicosi, ne attribuisce la causa al periodo di vacanza trascorso in un campeggio, dove per la prima volta June aveva vissuto lontana dai suoi familiari (Laing, 1964: 138). “June prima era: rumorosa; mi diceva tutto; veniva sempre con me; era felice e piena di vita; le piaceva nuotare e andare in bicicletta; era piena di buon senso; giocava a domino, a scacchi e a carte ogni sera; obbediente; mai avrebbe pensato a fumare; credeva in Dio. Dopo: quieta; non mi dice quel che sta avvenendo dentro di lei; vuole stare sola; ha l’aria infelice; è meno vivace; pratica meno sport e legge di più; ha soltanto ragazzi per la testa; non ha più voglia di giocare; preferisce stare in camera a leggere; disobbediente e petulante; fuma un paio di sigarette al giorno senza chiedere il permesso; non crede più in Dio”. La madre di June, in precedenza, si era lamentata con i dottori di tali cambiamenti, considerandoli manifestazioni di malattia e malvagità, mentre in realtà erano soltanto l’espressione di una ricerca di maggiore autonomia e il bisogno 11 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 di emancipazione. La ragazza era stata completamente mistificata, ma continuando a nutrire fiducia in sua madre, cominciò a sentirsi malata e cattiva, assumendosi il pesante carico di risolvere le contraddizioni tra i suoi processi maturativi e le valutazioni negative sostenute dalla madre. La mistificazione, anche nelle vicende appena riportate, assume un carattere transpersonale, è quindi un modo di agire di uno sull’altro che giova alla condizione difensiva e alla sicurezza della persona stessa che mistifica o inganna (è la malafede sartriana), ma non tutte le azioni sono necessariamente da considerare espressioni mistificanti (ad es. le affermazioni: “mi dà fastidio sentirti parlare di certe cose”; “mi sembra una cosa orribile da dirsi, mi disgusti”). Invece, il seguente è un esempio lampante di mistificazione e di disconferma comunicativa: Madre “Non ti rimprovero di parlare in quel modo. So che non dici sul serio”. Figlia “Ma io dico sul serio”. Madre “Ma no cara, lo sai anche tu. Solo che non riesci a trattenerti”. Figlia “Io riesco a trattenermi” Madre “No cara, so che non riesci perché sei malata. Se pensassi anche solo per un momento che non sei malata, sarei molto in collera con te”. In questa forma particolare di mistificazione che la madre usa ingenuamente, la prassi si converte in un processo, ovvero ciò che una persona fa diventa una serie impersonale di eventi di cui nessuno è l’autore. Tuttavia, avverte Laing, la distinzione tra prassi e processo (proposta da Sartre, 1960), non può portare in ogni caso a identificare una patologia familiare, in quanto la mistificazione è una forma di prassi ma non costituisce di per sé un processo patologico. In un continuum, la mistificazione raggiunge il limite estremo quando la confusione si estende a tutta l’esperienza (memoria, percezioni, sogni, fantasie, immaginazione), e anche nei processi e nelle azioni di una persona, che infine viene indotta a confondere, oltre alla percezione di sé e degli altri, anche il senso di identità. La disconferma del Sé da parte dell’altro, che si osserva nella comunicazione patologica, è soprattutto “la conseguenza di una particolare mancanza di consapevolezza delle percezioni interpersonali” (Watzalawick, 1971: 83), un fenomeno che viene definito impenetrabilità e che caratterizza la famiglia dello schizofrenico i cui membri costruiscono di continuo relazioni armoniose sulle sabbie mobili di pseudoaccordi e dispute violente (Laing, Lee, 1969). La funzione principale che riveste la mistificazione è il mantenimento dello status quo, e viene attuata quando uno o più membri del nesso familiare (tutti gli individui del gruppo parentale), con il loro modo di sentire e di agire, sembrano costituire una minaccia per l’equilibrio familiare (Laing, 1962). La mistificazione quindi agisce per conservare ruoli stereotipati e modelli sociali prestabiliti. I genitori lottano per preservare la propria immagine, sono impermeabili ai biso12 gni emotivi dei figli, vissuti come una minaccia distruttiva dei loro schemi preconcetti, e mascherano o nascondono situazioni preoccupanti in famiglia, negando la loro stessa esistenza. Inaccessibilità e mascheramento ricorrono spesso nelle caratteristiche con le quali si propone la mistificazione, e impediscono di fatto il mantenimento di relazioni autentiche e di reciproca conferma (Laing, 1960, 1961). Un esempio è quando si cerca di indurre l’altro a credere che i suoi bisogni emotivi sono soddisfatti, mentre chiaramente non lo sono affatto, o si finisce per rappresentare le esigenze affettive come qualcosa di irragionevole, eccessivo o egoista. In linea con i risultati degli studi di Laing, questi concetti sono stati confermati in una serie numerosa di ricerche, quali il concetto di complementarità non reciproca, sviluppato da Wynne (1958); i ruoli stereotipati e rigidi, la non autenticità, studiati da Lomas (1961); le modalità o tecniche, descritte da Searles (1959), che tendono a minare la fiducia in se stessi e la percezione della realtà generando solo confusione e disordine. Inoltre, l’attenzione posta allo stato di mistificazione e la posizione insostenibile, si avvicinano molto all’ipotesi di Haley (1959) che il controllo della definizione delle relazioni sia un problema centrale nell’origine della schizofrenia; il concetto di mistificazione si sovrappone al concetto di doppio legame (Bateson et al., 1956), senza tuttavia esserne sinonimo (il doppio legame è necessariamente mistificante, mentre la mistificazione non sempre è un completo doppio legame). Altri autori, collegati alla Scuola di Palo Alto, hanno approfondito le problematiche della comunicazione patologica e paradossale (ad es. Watzalawick, 1967; Haley, 1959); anche il concetto di giochi psicotici, definisce, nell’ambito del sistema familiare, le relazioni diventate caotiche, imprevedibili, caratterizzate da impenetrabilità ed imprendibilità (Selvini Palazzoli, 1988). Anche un testo quale “La famiglia che uccide” (Schatzman, 1976), ripropone e definisce nella sua indagine sulla struttura familiare i modelli educativi, distinti da stili espressivi emozionali e affettivi rigidi, che sono all’origine dei processi patogenici. In tempi più recenti, è possibile ritrovare il meccanismo principale della mistificazione (l’espropriazione dei sentimenti, desideri e aspirazioni, e la loro sostituzione con una falsa realtà interiore, indotta dagli altri significativi) nella PAS (sindrome da alienazione parentale), quando uno dei due genitori con manovre psicologiche di induzione, introiezione e proiezione, espropria il figlio dei sentimenti d’amore verso l’altro genitore, operando una sostituzione della realtà affettiva (Gulotta, 2008). Un punto di riferimento fondamentale per comprendere le caratteristiche del fenomeno della mistificazione, rimane la ricerca che Laing ed Esterson (1964) conducono da una prospettiva sociale e fenomenologica sulle storie di undici donne diagnosticate come schizofreniche e le loro famiglie. Lo studio si concentra sul tipo particolare di relazioni interne e sulle dinamiche comunicative che producono esclusione e disagio nell’intero sistema familiare. I due autori sottolineano che il paziente con una diagnosi di schizofrenia, non è affetto da una malattia la cui eziologia è ignota, si tratta invece SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA di una persona che ha esperienze e comportamenti bizzarri. Tra le storie narrate, presentate senza ricorrere a categorie interpretative o cliniche, e descritte secondo criteri fenomenologici, si distinguono quelle di Maya e di Ruth per la rilevanza dei processi e dei conflitti relazionali caratterizzati da particolari interazioni che propongono molteplici aspetti mistificanti e invalidanti. Le due vicende riportate di seguito, documentano come dietro ai segni e ai sintomi psicotici che risaltano ad una prima osservazione e ricorrono nelle diagnosi, esiste una storia, un percorso esistenziale che l’esposizione continua a processi mistificatori ha coperto, confuso e deviato. 4. LA MISTIFICAZIONE È ILLUSIONE O DIFFIDENZA? LA STORIA DI MAYA Maya ha 28 anni e ha iniziato a immaginare “cose sessuali” dall’età di 14 anni, quando è tornata a vivere con i suoi genitori dopo una lunga separazione durata sei anni a causa della guerra. Nello stesso periodo ha cominciato a masturbarsi, fantasticando sui rapporti sessuali dei genitori. Le difficoltà relazionali, causate dalla timidezza, accentuavano la distanza dai ragazzi. Si sentiva sempre più irritata dalla presenza fisica del padre ed era spaventata che i genitori potessero scoprire i suoi pensieri e curiosità sessuali. Aveva provato a parlarne, ma loro escludevano decisamente che lei potesse avere pensieri del genere. Anche durante un colloquio clinico, ha rivelato la sua attività autoerotica, ma i suoi genitori hanno risposto, naturalmente, che non era vero! La madre di Maya non diceva: “Fai molto male a masturbarti”, o “Stento a credere che tu fai una cosa simile”. Neppure diceva a Maya di non masturbarsi, ma semplicemente negava il fatto. La madre tentava ripetutamente di indurre Maya a dimenticare alcuni episodi che la madre stessa non voleva ricordare, ma senza dire direttamente: “Non voglio che parli di questo, e tanto meno che lo ricordi.” Sosteneva, invece: “Vorrei che ricordando aiutassi il dottore, ma ovviamente non ti ricordi perché sei malata.” La madre insistentemente interrogava Maya riguardo la sua capacità di memoria per indurla a credere che era malata, dimostrandole che era soggetta ad amnesie, o che aveva visto male o capito male qualcosa, o se immaginava di ricordare qualcosa di preciso del passato, derivava dal racconto dei genitori. Questi ricordi, presunti falsi o immaginari, procuravano alla madre grande preoccupazione, ed erano per la stessa Maya fonte di grande confusione. In un colloquio con i clinici, la madre rivela di sperare che la figlia non ricordi la sua malattia, perché teme che prenderne consapevolezza potrebbe sconvolgerla, anche se questo fatto implica passare la vita in un ospedale! I genitori non solo smentivano i ricordi, i sentimenti, le percezioni, le motivazioni e le intenzioni di Maya, ma anche quanto loro stessi le attribuivano. Parlavano e agivano come se conoscessero meglio di Maya tutto quello che la riguardava, e questa supremazia era mantenuta in modo mistificante, senza chiarire mai le questioni. Per esempio, una volta Maya espresse l’intenzione di voler lasciare l’ospedale temendo che la madre stesse cercando di trattenerla ad ogni costo, malgrado il suo ricovero non fosse più necessario. La replica della madre è stata: “Credo che Maya riconosca che io farei veramente qualsiasi cosa per il suo bene, senza riserve, qualsiasi cambiamento necessario, a meno che non sia assolutamente impossibile.”. Da notare, le forme di mistificazione presenti nella dichiarazione, espresse in quel “veramente” e “per il suo bene” che è molto distante dalla percezione di Maya. La madre, diventa l’arbitro di tutto, di ciò che Maya riconosce e vuole veramente, a differenza delle sue vere intenzioni, di quello che è necessario per il suo bene, di ciò che è possibile o realizzabile. Maya a volte reagiva a tali mistificazioni percependole lucidamente, altre volte con più difficoltà in quanto non sapeva se poteva fidarsi della sua memoria, della madre e del padre, delle sue prospettive e metaprospettive. L’analisi attenta agli scambi verbali di questa famiglia, condotta da Laing ed Esterson, ha rivelato che le dichiarazioni dei genitori non erano attendibili: Maya lo sospettava, ma era proprio questa sospettosità che i suoi genitori consideravano una malattia. Spesso quindi metteva in dubbio la validità dei propri sospetti, e passava dal negare con argomenti deliranti ciò che dicevano i genitori, all’inventare una storia qualunque alla quale aggrapparsi (ad es. che a otto anni era stata ricoverata in ospedale, in occasione della sua prima separazione dai genitori). Come figlia unica, Maya era stata sempre la pupilla del padre, ma la madre non riusciva ad ammettere qualcosa di così semplice come un sentimento di gelosia quando parlava della vicinanza di Maya con suo marito. Sembrava essersi tanto identificata con Maya da rivivere il suo rapporto con suo padre, che era stato, secondo lei, un “susseguirsi di accettazione e di rifiuto”. Quando Maya a 14 anni ha fatto ritorno a casa, apparve cambiata. Ora desiderava studiare, non voleva più andare a nuotare o fare lunghe passeggiate o pregare con il padre. Aveva bisogno di leggere la Bibbia da sola, e protestava quando il padre voleva sedersi vicino a lei a tavola. Non gradiva più andare al cinema con la madre e, in casa, pretendeva di fare tutto da sola (ad es. lavava i vetri senza dirlo a nessuno) e non parlava di sé con i genitori. Questi cambiamenti, indicati dai genitori come i primi segni di malattia, sono invece da considerare normali espressioni dello sviluppo. Maya riteneva la conquista dell’autonomia come il suo problema principale, i genitori invece sembravano considerare con allarme qualsiasi manifestazione di autonomia e separazione. Tali mistificazioni sono continuate, e per dieci anni nei referti medici Maya è stata descritta come persona apatica, isolata, carente nella vita affettiva, chiusa in se stessa, ostile, con emozioni impoverite. Anche i genitori la vedevano così e ripetutamente la definivano come una che non provava sen13 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 timenti. Da parte sua le sembrava, invece, di non aver mai ricevuto affetto, né di averlo mai potuto manifestare spontaneamente. E proprio la sua esasperazione e frustrazione per questo motivo, sembrava spiegare la sua impulsività che aveva determinato, alcuni anni prima, il suo secondo ricovero, quando si dichiarò che aveva assalito la madre con un coltello (Laing, 1964:22): Maya: “E perché ti ho assalito quella volta? Forse era che cercavo qualche cosa che non avevo, per esempio l’affetto. Forse era fame di affetto.” Madre: “Ma se non ne volevi mai sapere! Dicevi sempre che sono sdolcinature.” Maya: “Comunque, quando mai me ne hai dato?”. Madre: “Per esempio, se volevo baciarti tu dicevi <<non essere sdolcinata>>”. Maya: “Ma non ti ho mai vista una volta lasciare che fossi io a baciarti”. Il problema di Maya riguardava il fatto che i genitori non pensavano a lei, né la vedevano, come una persona: come quella che sono. Si sentiva spaventata da questo mancato riconoscimento, e reagiva aggredendo i genitori in un tentativo estremo di autodifesa. Naturalmente era una reazione incom14 prensibile per i genitori stessi, che non riuscivano ad afferrare il significato di queste accuse. Maya insisteva nel dire che i genitori non avevano per lei nessun vero affetto in quanto né conoscevano né volevano conoscere i suoi reali sentimenti, e neanche a lei era permesso di esprimere un affetto spontaneo nei loro confronti. Per tentare di spiegare le idee deliranti di Maya sulle influenze reciproche tra lei e i genitori, Laing prende in considerazione una delle sue idee ricorrenti, quella che qualcosa stesse accadendo tra i suoi genitori, che lei non riusciva a capire e che la riguardava da vicino. E questo qualcosa esisteva davvero, afferma Laing, infatti durante i colloqui avveniva uno scambio continuo, tra padre e madre, di tanti piccoli gesti, cenni, ammiccamenti e sorrisetti d’intesa, ma nello stesso tempo venivano negati. Il risultato finale era che Maya non sapeva più distinguere quando percepiva qualcosa di reale o di immaginario. Così gran parte di ciò che in Maya poteva sembrare paranoide aveva origine dal fatto che Maya diffidava della sua stessa diffidenza, non riuscendo a convincersi che quello che le pareva accadere stesse veramente accadendo. 5. LE VOCI INSOSTENIBILI: LA STORIA DI RUTH La seguente storia, raccontata da Laing ed Esterson (1964), illustra la particolare confusione che avviene tra la prassi e il processo nella trama che ordisce la mistificazione familiare. All’inizio della ricerca, Ruth ha 28 anni e dall’età di 20 era stata ricoverata sei volte, rimanendo in ospedale per molti anni. Secondo i genitori, la crisi di Ruth era giunta improvvisamente quanto inspiegabilmente, dato che fino a quel momento era sempre stata una ragazza normale e felice, che non aveva mai destato preoccupazioni di alcun tipo. La madre la descrive come una bambina buona, giudiziosa, rispettosa, che non causava ansia ai genitori, facile da educare, riflessiva, i cui capricci duravano poco, affettuosa e molto legata alla madre. Insomma, secondo i genitori, docile e sottomessa. Poi, a 20 anni, incomprensibilmente, cominciò ad essere depressa, a dire di sentirsi irreale e la sua condotta divenne incontrollabile: da allora è stata sempre male, anche se tra un attacco e l’altro torna ad essere quella di prima (buona, SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA semplice, giudiziosa, ecc.). Secondo i genitori, i principali sintomi della malattia di Ruth sono costituiti dalla ribellione e dal risentimento che manifesta in maniera aggressiva e dalla sua condotta incontrollabile, come quando indossa abiti di suo gusto e insiste, caparbiamente, nel voler andare dove e con chi vuole. Questa situazione paradossale si ripete costantemente, ad es. quando Ruth si mette calze di lana colorate e si veste in modo singolare, imitando lo stile del fratello scrittore. Questo comportamento è visto dai genitori come un sintomo della sua malattia. La madre identifica nell’atto di Ruth di indossare le calze il primo segno di un altro attacco che sta per arrivare, convertendo la sua azione (prassi) in un segno di un processo patologico. Allora i genitori le ripetono che non ha giudizio, che è poco rispettosa e sconsiderata nel procurare tanta ansia ai suoi genitori, tuttavia non le addossano la colpa, né la considerano responsabile, perché la vedono un po’ strana e malata. La mistificazione, in questa situazione sta nel fatto che, senza essere cattiva né pazza, “Ruth non può diventare altro che una scialba zitella che invecchia in casa a fianco dei genitori che invecchiano”. E’ in realtà perseguitata dalle voci, quelle del rimpianto e della vita non vissuta quando è buona, e quelle dei suoi genitori quando è cattiva. Così impazzisce in un altro modo. Tutto diventa molto confuso, e la ragazza muove folli accuse ai genitori, dicendo che non vogliono che essa viva, e fugge di casa esagitata. Si ritrova pertanto in una posizione insostenibile (Laing, 1961). Laing (1975: 333) tenta di spiegare la logica della mistificazione nel modo seguente: “X è buono. Tutto il non-X è cattivo. Ruth è X. Se Ruth fosse Y sareb- chiarato di aver supplicato il ragazzo di rompere con Ruth, afferma decisamente di non averlo mai fatto. Di conseguenza Ruth non sa che ruolo abbia avuto la madre nel determinare la fine della sua vicenda amorosa. Ma neppure sua madre si rende conto esattamente di ciò che ha fatto, tant’è vero che quando Ruth l’accusa di aver manovrato la cosa da dietro le quinte, le risponde che è malata. “Madre: “Noi eravamo contrari alla cosa, ma non volevo mettere degli ostacoli… eravamo contrari perché non ci piaceva il carattere di questo ragazzo… Gli parlammo due volte, per pregarlo di lasciarla in pace, di aspettare finché non avesse una posizione lavorativa… L’abbiamo supplicato di lasciarla.” I due genitori, dunque, si erano messi in contatto con il ragazzo, all’insaputa di Ruth, e contemporaneamente, facevano pressioni sulla figlia perché lo lasciasse, dicendole che era per il bene di lui. E quando il ragazzo la lasciò, per il bene di lei, si mostrarono stupiti, dicendo che questo dimostrava che lui non l’amava veramente. La constatazione di Laing (1964) è che Ruth non si è mai resa conto di quello che è successo e della trama di mistificazioni tessuta intorno a lei. Afferma di sentirsi meglio, anche se ha rinunciato ai vestiti, ai ritrovi, agli amici che i suoi genitori disapprovano. Sembra aver capito che i suoi genitori le vogliono bene e conoscono meglio di lei quello che le è necessario; d’altronde – conclude amaramente Ruth – “se non mi adeguo, di solito finisco all’ospedale”. Tutti gli sforzi demistificatori, attuati dagli operatori psichiatrici, interessano il tentativo di sciogliere il nodo profondo che tiene legata la persona mistificata, sollevando questioni che non sono mai state messe in discussione, o addirittura, neppure ipotizzate, tranne quando la persona era malata. be cattiva. Ma Ruth sembra Y. Allora Y deve essere equivalente a X, nel qual caso Ruth non è vera- 6. LA DEMISTIFICAZIONE, OVVERO IL RIPRISTINO DI mente non-X, ma è X. RELAZIONI AUTENTICHE Pertanto se Ruth cerca di essere Y, o lo è, sarà cattiva. Ma Ruth è la persona X, cioè è buona, perciò Ruth non può essere cattiva, deve essere pazza”. Questo schematismo è comune a tutte le famiglie analizzate nello studio di Laing ed Esterson (1964). Alla luce del conflitto in atto, la cui esistenza stessa viene negata dai genitori, è necessario analizzare le ragioni da pazza che Ruth adduce per spiegare l’enorme difficoltà che comporta per lei vivere. Nel racconto della sua storia, Ruth riferisce il fatto che le fu dato il nome della sorella minore di sua madre, suicidatasi all’età 19 anni per un amore infelice. Nel caso di Ruth, la malattia cominciò a manifestarsi quando la ragazza aveva vent’anni, dopo aver vissuto una vicenda d’amore molto simile a quella che aveva spinto al suicidio l’altra Ruth. La cosa importante da notare, è che la madre, pur avendo di- La conclusione è affidata alle parole degli stessi autori: “Si ricava dallo studio di famiglie di schizofrenici un modello caratteristico: il figlio non è stato molto trascurato né ha subito un forte trauma; è la sua autenticità che è stata mutilata senza tregua, anche se in modo indefinibile e spesso del tutto involontario” (Laing, Esterson, 1964). Quindi, il compito dell’operatore di aiuto, che si trova di fronte all’amputazione di parti vitali del Sé vissuto da uno dei soggetti del gruppo familiare, appare quello di attraversare la demistificazione, orientando lo sguardo sull’altro (Vignati, 2014), ovvero seguire una persona nel suo percorso incerto di ripristino della verità rispetto alle situazioni di inganno e falsità sperimentate: un processo di recupero completo di se stessi, della fiducia nelle percezioni e del proprio Sé autentico, stabilendo rapporti empatici e di considerazione positiva. Assume carattere preventivo per la salute mentale, anche il dialogo e l’interazione genitori-figli di cui Laing stesso for15 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 nisce un esempio nelle conversazioni intrattenute con i figli (1978). Il contributo fornito da Laing, con il suo lavoro di analisi e di demistificazione compiuto con le famiglie, mostra la sua attualità ancora oggi, perché nel tempo ha trovato ampie convergenze e convalide scientifiche in una serie di formulazioni cliniche che hanno saldato premesse teoriche ed esperienze (Korchin, 1976). Tali riferimenti concettuali a vasto raggio hanno riguardato, tra l’altro, la psicologia della comunicazione (Watzalawick, 1971), l’Approccio centrato sulla persona di Carl Rogers (1966), il modello sistemico-relazionale e la psicoterapia familiare, nelle sue diverse evoluzioni e applicazioni (Malagoli-Togliatti, 1991). BIBLIOGRAFIA Anolli L. Psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna, 2002. 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L’indagine psicologica sui fattori di aiuto. Psico-In, OPM, anno X, n. 1. Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D. (1971) Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | PSICOLOGIA Individual wellbeing, organizational and social, through the assessment and development of soft skills CLAUDIO PALUMBO Department of Clinical and Experimental Medicine - University of Parma F INTRODUCTION aced with globalization, competition and uncertainty fully spread, it is increasingly important to focus awareness and balance of individuals, so that they will deal with the instability and develop their positive contribution to groups, organizations and social in general. “Flexibility” and “specialization” are two of the watchwords of today’s economic environment. Not to prove two claims contradict each other, you must provide workers with a solid training in soft skills, understood as continuous monitoring of its powers, which allows a better understanding of the direction to take, overcoming the tendency to entrenchment “hiyper-specialism” (Palumbo, 2013a). RELATIONS WITH THE WELLBEING The implementation of soft skills has direct effects on the motivations, own well-being, organizational and social. It is important for health, personal and collective well-being, to be aware of our psychological aspects and the influence these can have on us when we are not aware. Learn to look inside and become ”researchers’’ towards the another, means gradually able to see and at least in part to overcome our fears and to avoid that fate decides for us (Palumbo, 2006; 2010; 2011). HOW BECOME SOFT THE SKILLS The soft nature of a skill concerns the possibility of being used by a same subject in more different contexts. For example, to develop: - The sense of responsibility and autonomy that requires any working activity; - The technical and intellectual cooperation with others; - Planning the solution of real problems; - The execution of major projects. The soft nature of a skill is not characteristic of certain topics (such as communication), but rather a method of action of intentional subject that makes possible the use of their functionality in different contexts (eg: at work, with friends, family, in the couple relationship, etc.). Moreover, soft is so that you can make use of certain skills, which, more than others, lend themselves to being transferred from one context to another. Skill is a structured set of knowledge, abilities and attitudes necessary for the effective performance of a working task. If you receive this addition to a structured set of elements, the user should be able to transfer to different contexts of his personal and professional experience, then will have materialized the soft of the skills which needs of intentional actions 17 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 to direct its implementation. Therefore, the correct question to ask is not ‘’what are soft skills’’ but ‘’what make soft the skills’’. The answer consists in the possibility that the skills (with different potentials) have to be acquired in a certain activity, solve problems and achieve desired outcomes (Palumbo, 2006; 2013a; 2013b, 2014; 2015a; 2015b). List of six points which outline the main skills potentially soft (Palumbo, 2006; 2013a; 2013b, 2014). 1. The ability to communicate to others like ideas, feelings and information, using different methods and forms of expression, as well as understanding, and knowledge to manage the effects that our communication has on others and vice versa. 2. The capacity to work in a group, collaborate enhancing the individual differences and knowing correctly how to manage group dynamics. 3. The ability to solve problems, starting with an analysis of the situation, through the use of appropriate instruments and strategies, to reach the hypothesis in the design and implementation of the chosen solution. 4. The ability to efficiently manage with difficult situations especially in terms of relational, or potential conflictual circumstances, comparisons between different opinions and attitudes, or a significant stress situations. 5. The ability to think, to raise awareness compared to influences and guiding owns their own thought, reaching in this way to a better control of the same. 6. The capacity to make an assessment of their skill and their level of growth, in order to make possible the soft potentially contained therein. 18 REFERENCES Palumbo C. (2006). Andare oltre. Idee per lo sviluppo delle competenze trasversali. Parma: Edizioni Santa Croce. Palumbo C. (2010). Andare oltre 2. Ricerche per lo sviluppo delle competenze trasversali. Parma: Edizioni Santa Croce. Palumbo C. (2011). Andare oltre 3. Interpretazione del rapporto tra soggetto e mass media. Parma: Edizioni Santa Croce. Palumbo C. (2013a). Benessere individuale, organizzativo e sociale attraverso lo sviluppo delle competenze trasversali, in “il Dialogo”, Agno (Svizzera): Bimestrale delle ACLI (Svizzera), 2, XXIII, 9. Palumbo, C. (2013b). Soft Skills and Job Satisfaction. Two Models in Comparison, in “Universal Journal of Psychology”, Horizon Research Publishing Ltd., Cal. USA, Vol. 1, No. 3, Oct. 2013, pp. 103-106. Palumbo, C. (2013c). Job Satisfaction and Organizational Well-being evalued through Expectancies and Perceptions, in “Universal Journal of Management”, Horizon Research Publishing Ltd., Cal. USA, Vol. 1, No. 3, Dec. 2013, pp. 138-147. Palumbo, C. (2014). Sviluppo delle competenze trasversali e benessere individuale, organizzativo e sociale, in “il Lavoro”, Lugano, CFP-OCST, 13-3-2014, p. 11. Palumbo, C. (2015a). L’importanza delle competenze trasversali, in “Scienze e Ricerche”, n . 5, Roma, Marzo 2015, pp. 91-92. Palumbo, C. (2015b). L’attenzione alle competenze trasversali: in Italia, nelle imprese, in Europa, in “Scienze e Ricerche”, n . 7, Roma, Maggio 2015, pp. 76-77. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Un FR Dipartimen Andare Oltre – C. Palumbo & Co. Società in accomandita – IDI CHE 450.377.489 – CH 501.2.015.147-5 Via San Gottardo 179 - CH 6648 Minusio +41 77 982 97 39 ✓ +39 329 6295129 www.andareoltre.ch [email protected] ✓ [email protected] Andare Oltre è una società in accomandita con sede in Svizzera che si occupa di consulenza, formazione, ricerca e sviluppo nell’area delle risorse umane e di consulenza, promozione e valorizzazione in campo artistico. La società nasce a seguito dell’esperienza di 35 anni maturata dal prof. Claudio Palumbo in ambito universitario, nel campo della consulenza organizzativa, della formazione, della ricerca e sviluppo delle risorse umane. A ciò si aggiunge l’interesse per la promozione e la valorizzazione di opere d’arte provenienti da collezioni private, in particolare quelle del pittore Francesco Paula Palumbo ripetutamente premiate. Di fronte alla globalizzazione, alla concorrenza e all’incertezza completamente diffuse, è sempre più importante puntare alla consapevolezza e all’equilibrio dei singoli individui, affinché sappiano affrontare l’instabilità e sviluppino in positivo il loro contributo ai gruppi, alle organizzazioni e al sociale in generale. “Flessibilità” e “specializzazione” sono parole d’ordine dell’odierno contesto economico. Affinché non risultino due richieste in contrasto tra loro, occorre fornire ai lavoratori una solida preparazione sulle competenze trasversali, intesa come monitoraggio continuo delle proprie competenze, che permetta di comprendere meglio la direzione da intraprendere, superando la tendenza all’arroccamento “iperspecialistico”. La motivazione è la costante spinta a non accontentarsi, a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, a migliorare non solo ciò che si è già in grado di fare bene, ma anche e soprattutto a migliorare ciò che si è in grado di fare in modo poco competente: nel primo caso, un piccolo successo rimarrà un piccolo successo in rapporto a una competenza già elevata; nel secondo caso, invece, un piccolo successo sarà un grande successo rispetto a una competenza modesta nella sua fase iniziale. Un miglioramento che può inoltre contribuire ad accrescere l’autostima e la fiducia in se stessi che derivano dall’acquisire nuove competenze. Andare Oltre – C. Palumbo & Co. offre i seguenti servizi: a) Consulenza organizzativa riferita alla formazione, allo sviluppo, all’ubicazione e alla valutazione delle risorse umane; b) Consulenza e ricerca relative al benessere, allo stress organizzativo e correlato al lavoro; c) Interventi formativi sulla valutazione e lo sviluppo delle competenze trasversali; d) Interventi formativi su emozioni e comportamenti connessi agli investimenti finanziari; e) Training group per gruppi lavorativi e sportivi con l’obiettivo di migliorare il rendimento dei singoli e del collettivo. “Le risorse umane e l’arte per far conoscere e mettere in pratica … Andare oltre, quindi”. 19 RECENSIONI | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Viaggio tra le meraviglie sonore del mondo ROBERTO TOSCANO Trevor Cox PIANETA ACUSTICO. VIAGGIO FRA LE MERAVIGLIE SONORE DEL MONDO Edizioni Dedalo, 2015 L’ analisi delle fenomenologie di percezione ed elaborazione cognitiva del suono nell’uomo ha acquisito recentemente un posto di rilievo non solo nel campo della ricerca scientifica ma anche in ambienti professionali, quali il settore dell’ingegneria acustica, dove le giuste informazioni consentono la configurazione di efficaci approcci per la progettazione e realizzazione di modelli e tecnologie destinate al campionamento, alla gestione ed alla diffusione del segnale sonoro. Nel panorama della recente produzione letteraria scientifica al riguardo si segnala il volume Pianeta Acustico. Viaggio fra le meraviglie sonore del mondo, realizzato da Trevor Cox, docente di Ingegneria acustica presso la University of Salford (UK), apparso in Italia nel catalogo delle edizioni Dedalo. Il testo, redatto con un piacevole stile divulgativo, offre un inedito approccio agli studi inerenti gli ambienti sonori che ci circondano ed alle fenomenologie fisiche e psicofisiche ad essi connesse, articolando il ricco repertorio di informazioni tecniche e scientifiche anche attraverso l’uso ricorrente 20 di citazioni di episodi di vita vissuta ed esperienze professionali: il settore lavorativo di Cox è legato infatti alla progettazione di soluzioni tecniche volte all’eliminazione di fenomeni di disturbo sonoro nei luoghi pubblici quali effetti di riverberazione in sale da concerto, in stazioni ferroviarie, auditorium o aule scolastiche. Nel corso di tali attività, Cox ha maturato uno spiccato interesse verso particolari frequenze e oggetti sonori ritenuti spesso da eliminare, ma caratteristici degli ambienti all’interno dei quali si manifestano. Tali fenomeni acustici esotici (ossia non consueti o ritenuti fuori standard) generati sia da sorgenti o situazioni naturali che artificiali, hanno infatti rivelato sorprendenti peculiarità, identificandosi come vere rarità soniche degne di essere analizzate e preservate (anche in virtù delle proprie componenti estetiche ed estesiche), quali elementi appartenenti ad uno specifico landscape / soundscape. L’interessante volume si apre con una mappa che riporta alcune delle meraviglie sonore del mondo, seguito da una Prefazione a cura di Andrea Frova e da un Prologo nel quale l’autore delinea le rotte lungo le quali ha attivato la propria ricerca volta alla scoperta di suoni/frequenze dimenticati o ignorati. Nell’offrire un prezioso repertorio di dati scientifici (i cui contenuti si articolano attraverso nove capitoli), Cox documenta, inoltre, come la percezione sonora umana (e l’elaborazione cognitiva del segnale acustico) si sia sensibilmente modificata nel tempo (anche in virtù delle metamorfosi manifestatesi e manifestantesi all’interno del sistema ambiente nel quale essa avviene), generando ovvie ricadute cognitive. Lungo i nove capitoli, Il luogo più riverberante del mondo, Le rocce risonanti, Il pesce che abbaia, Echi dal passato, Sull’orlo della follia, Le sabbie che cantano, I luoghi più silenziosi del mondo, I luoghi del suono, Le meraviglie del futuro, l’autore traccia un lungo ed un entusiasmante viaggio (da scoprire, per la ricchezza di elementi, solo attraverso un approccio diretto al testo) alla ricerca dei fenomeni sonori che ci avvolgono, soprattutto in modo inconsapevole, intercettando le peculiarità ed identità insolite del suono, partendo dalle caratteristiche fisiche e meccaniche della materia sorgente del segnale, sino ai processi di propagazione all’interno di strutture architettoniche dell’antichità, di condutture o cunicoli rocciosi, di paesaggi incontaminati o luoghi appartenenti alla quotidianità urbana; sottolineando, nel contempo, il fondamentale gradiente biologico della fenomenologia sonora (spesso sfuggente nel panorama della produzione scientifica) e l’indissolubilità fra questa ed i sistemi Vivente/Terra. Chiudono questo prezioso volume, che si segnala ulteriormente per l’originale caratura scientifica e stile divulgativo, i Ringraziamenti, un ricco repertorio di Note ed un utile Indice analitico. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE Eroi. Concerto a tre voci tra mito e realtà MARGHERITA MASTROPAOLO1, TITO BALDINI2, ANGELO ARIEMMA3 1 Docente Liceo classico 2 Società Psicoanalitica Italiana 3 Centro di Documentazione Europea Altiero Spinelli, c/o Sapienza Università di Roma L’articolo si propone una lettura dei grandi miti eroici dell’antichità come fondanti le esperienze psichiche dell’umano. A una disamina filologica dei testi che narrano di questi eroi, segue un’esperienza clinica rivolta a “sanare” le difficoltà che possono presentarsi a una giovane mente nel percorso della sua crescita, per arrivare a fare di tutto ciò una sorta di paradigma del Nuovo Umanesimo, oggi tanto più necessario in un mondo che va prediligendo solo gli aspetti tecnico-professionalizzanti della formazione. 1. LETTURA DEL MITO (Margherita Mastropaolo) L ’intero corpus delle leggende eroiche greche copre un arco di tempo brevissimo, compreso nel giro di poche generazioni1, mentre in realtà è lunga e complessa la catena di eventi storici, determinanti nella formazione della civiltà greca (crollo della civiltà minoica e poi di quella micenea, fine di Troia e, dopo il lungo medioevo ellenico, sorgere di Atene), che vi è condensata e leggibile in controluce. Un altro aspetto di cui va tenuto conto è la significativa distinzione che separa le leggende degli eroi dai miti degli dei in quanto appartenenti a dimensioni temporali differenti, sebbene contigue. Il tempo degli dei è un tempo mitologico, primordiale, in cui è difficile rintracciare elementi cronologici e sequenze definite, è un tempo in cui il tempo non esiste ancora, è il tempo dell’inconscio coperto da nubi, come l’O1 Se, infatti, Teseo, compreso nel gruppo degli eroi più antichi, libera Creta dal Minotauro, già suo figlio Acamante partecipa fra i Greci alla distruzione di Troia. (Cfr. G.S. Kirk, La natura dei miti greci, Bari, Laterza, 1977, p.151 e R. Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia , Milano, Adelphi, 1988, p. 374). Parimenti Tantalo, figlio di Zeus, offre in pasto agli dei il figlio Pelope che, resuscitato, sposa Ippodamia e genera da lei Atreo, padre di Agamennone, capo dei Greci a Troia (Cfr. K. Kerényi. Gli dei e gli eroi della Grecia, Milano, Club degli Editori, 1987, p. 297-298 e p. 302-305). Ci si muove, dunque, nell’ambito di due, tre generazioni o poco più. limpo. Dal caos emergono le forme del mondo e le divinità stesse lottano furiosamente per definire i propri ambiti e porre fondamenta alla realtà. Le vicende eroiche, dal canto loro, seguono modalità e configurazioni che ci appaiono già “storiche”, esistenti in un tempo storico2. Come racconta Esiodo nel mito delle cinque stirpi, rielaborazione di un mito orientale, dopo la razza d’oro, quella d’argento e quella di bronzo, arriva la stirpe degli eroi, che precede e prepara l’avvento degli uomini3. Così l’esistenza degli eroi permane in un ambito sostanzialmente mitologico, sia per i rapporti che li legano agli dei, sia per il loro agire come prototipi. Nell’età eroica più remota gli eroi hanno frequente commercio con gli dei al punto da invitarli alla loro tavola. È il caso dei banchetti imbanditi agli Olimpici da Cadmo, Tantalo e Peleo. Anche se spesso banchettare con gli immortali innesca una trama di sciagure4. 2 Cfr. Kerényi, op. cit, p. 247. 3 Cfr. Esiodo, Le opere e i giorni v. 109-297, in Tutte le opere e i frammenti, con la prima traduzione degli scolii, (Il pensiero occidentale), Milano, Bompiani, 2009, p. 185-197. 4 “Invitare gli dei divenne l’atto più pericoloso, origine di offese e maledizioni, segno di un malessere ormai irriducibile fra l’alto e il basso”. Tuttavia “invitare gli dei rovina i rapporti con loro , ma mette in moto la 21 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 E tutt’altro che rari sono gli stupri e gli amori divini, inaugurati da Zeus stesso, con fanciulle di nobile stirpe, amori che affollano la terra di nutrite schiere di eroi dall’impalpabile natura semidivina5. Pertanto il termine “eroe”, nel contesto mitologico, non coincide con il significato corrente di uomo nobile e valoroso, né tantomeno le leggende eroiche consistono in semplici storie di guerrieri. Il termine si riferisce piuttosto alla particolare “consistenza” che essi condividono con gli dei e allude altresì al culto religioso che venne loro storicamente tributato (ben distinto dal culto riservato agli dei) culto che espandeva l’esistenza eroica oltre i limiti umani, in una sorta di semidivina sostanzialità6. Le vicende dell’eroe, sia pure intrecciate con quelle dei comuni mortali7, paiono costantemente offuscate dall’incombere della morte e della sua perenne compagna, la sventura. “La morte appartiene alla sua personalità e il culto testimonia di essa come dell’ultima fatale vicenda della vita dell’Eroe”. Quello degli “Eroi è dunque un culto di morti”8. Esso contiene un nucleo fortemente tragico che la tragedia attica mette in scena, attingendo costantemente ai materiali delle leggende eroiche e compiendo in tal modo, al pari degli atti di culto veri e propri, una solenne celebrazione delle sofferenze degli eroi. L’eroe è il predestinato che adempie alla volontà del fato, compie imprese che gli preesistono, inseguendo il proprio destino. Rilke, nella sesta delle sue Elegie duinesi, traccia un ritratto che ci pare vicino all’idea greca dell’eroe: “Corrono a precipizio: avanti al proprio sorriso / come la pariglia dei destrieri , nelle soavi / figure a incavo di Karnak, corre avanti al re vittorioso. / Sì, è strano come l’eroe è vicino ai morti giovani. / A lui che importa durare? la sua ascesa è esistenza; / avanza / senza posa e entra in costellazioni sempre nuove / del suo costante pericolo. Chi lo rintraccerebbe là? Ma / il Destino a un tratto entusiasta, lui, che cupo tace di noi / lo canta nella tempesta del suo mondo fragoroso”. Nulla lo distrae dal suo compito, neppure i suoi amori, spesso rapinosi: “l’eroe passava per le soste d’amore come passa / via la tempesta, / ogni tappa, ogni batter di cuore per lui, lo porstoria. Una vita dove gli dei non sono invitati non vale la pena di essere vissuta” (Calasso, op. cit., p. 432- 433). 5 Cfr. Calasso, op. cit., p. 396-397. 6 Cfr. Kerényi, op. cit., p. 249-250. 7 Nel contesto dell’Iliade non pochi episodi descrivono lo sfondo sociale su cui si svolgono le alterne vicende della guerra troiana, culmine e conclusione, o per meglio dire “sanguinoso banchetto di congedo dell’età eroica” secondo la definizione di Calasso (op. cit., p. 377). Nell’episodio del duello fra il licio Glauco e l’eroe greco Diomede (Iliade, Libro VI, v. 119-236) si colgono aspetti della società in cui gli eroi agiscono e in cui predomina una aristocrazia guerriera che tiene in gran conto il senso dell’ospitalità. Tale valore, insieme al culto della gloria e delle virtù guerriere, è comune agli uomini di entrambi gli schieramenti e, se non impedisce loro di combattersi, alimenta tuttavia una sorta di solidarietà e di reciproco riconoscimento fra appartenenti ai casati aristocratici. Si può parlare di una identità di classe, nutrita di una visione nobile e cavalleresca, che convive con un esercizio del dominio sui ceti più deboli particolarmente duro, come ci illustra l’episodio di Tersite (Iliade, Libro II, v. 274-360). 8 Kerényi, op. cit., p. 258. 22 tava più / in alto, / passava, al finir dei sorrisi, già distratto altrimenti”9. Nell’eroe convivono tratti umani perfettamente plausibili accanto a quelli propriamente eroici, che di ciascun eroe definiscono unicità e fisionomia archetipica e costituiscono l’essenza della natura eroica: ogni eroe lo è, pertanto, in modo unico e inconfondibile, egli è autore di gesta e vicende straordinarie nella loro unicità che lo distinguono rispetto agli altri eroi e che egli compie in virtù di un carattere immutabile della sua personalità eroica. Tale tratto costante (che spiega l’assoluta devozione dell’eroe al suo fato), attinge alla natura divina che è in lui (gli dei, infatti, sono immutabili) ed è grazie ad esso che egli assolve al suo compito decretato dal fato. Ciò non lo salva, tuttavia, dal lato propriamente umano della sua natura, cioè dalla morte che ogni volta conclude la sua vicenda. È questa l’essenza della natura eroica che Kerényi definisce efficacemente: “La luce del divino, che cade sulla figura dell’Eroe, è stranamente mescolata all’ombra della mortalità. Ne deriva un carattere mitologico, il carattere di un essere speciale, al quale appartiene almeno ‘una’ storia: il racconto che riguarda quello e nessun altro Eroe”10; ma che diviene infine emblema del percorso psichico che travaglia la storia di ciascuno. Nel Prometeo incatenato di Eschilo, il Titano, che ha donato il fuoco agli uomini e ha perciò meritato la punizione di Zeus, quella di restare incatenato a una rupe del Caucaso per millenni, rivela a Io11 quanto ha appreso da sua madre, Temi12: un figlio di Zeus, nato da nuove nozze, più grande del padre stesso, potrà rovesciarlo dal suo trono e sostituirsi a lui. Il nuovo sposalizio del dio, dunque, concluderà la sua lunga opera di fondazione e ordinamento del mondo e al tempo stesso ne preparerà la dissoluzione. Un nuovo sovrano del mondo, possibile redentore, rovescerebbe allora l’ordine cosmico di Zeus, padre “giusto e ingiusto” di uomini e dei: “se ne stia ora seduto con tracotanza fidando nel rimbombo celeste, e agitando fra le mani il dardo spirante fuoco. Per nulla ciò basterà ad impedire che egli cada ignobilmente di una caduta non sopportabile: tale è l’antagonista che egli si sta preparando da sé, prodigio con cui è assai duro lottare; costui scoprirà una fiamma più potente del fulmine, un forte rimbombo superiore al tuono, ... Inciampando in questa disgrazia, imparerà quanto sono distanti il regnare e il servire”13. Il crollo di Zeus ripeterebbe, allora, l’analoga vicenda del crollo di Crono14, arricchito, rispetto a quello, di un ulterio9 R.M. Rilke , Elegie duinesi, Torino, Einaudi, 1978, p. 37 e 39. 10 Kerényi, op. cit., p. 249. 11 Io, sacerdotessa di Era , amata da Zeus che, per sottrarla all’ira di Era, la trasformò in una candida giovenca. 12 Temi, grande dea oracolare di Delfi e delle regole pacifiche che normano gli ordinamenti sociali, fu una delle spose di Zeus. 13 Eschilo, Prometeo incatenato, in Tragedie e frammenti, a cura di Giulia e Moreno Morani, Torino, UTET, (Classici greci), 1987, p. 377. 14 La caduta di Zeus, tuttavia , non è comparabile a quella di Crono , dio delle origini, titolare di una violenza cieca e primitiva verso i figli, SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE re elemento, rintracciabile in una fonte pressoché coeva del Prometeo incatenato: l’ottava ode istmica di Pindaro. Vi si narra di Zeus e Posidone, entrambi presi da Eros per la bellissima Tetide15. I due se la contendono finché non apprendono da Temi che dalla sua unione con un dio nascerà un nuovo dominatore degli immortali: “la saggia Themis disse tra loro / perché era fatale che la dea del mare / generasse un figlio più potente / signore del padre, che avrebbe / con la mano avventato / un’altra saetta, superiore alla folgore / e al tridente invincibile, unendosi a Zeus / o ai fratelli di Zeus. «Smettetela / dunque! abbia in sorte nozze mortali / e veda morire in guerra suo figlio, / per le mani simile ad Ares, / e alle folgori per il vigore dei piedi. / Il mio consiglio è di concedere il dono divino / del matrimonio all’Eacide Peleo, / il più pio che la piana / di Iolco dicono nutra.»”16. Si decide, allora, di far sposare Tetide a Peleo, eroe, re di Ftia e allievo di Chirone, cui la dea partorisca un mortale che non minacci Zeus. Seguono le nozze della dea e dell’eroe durante le quali Eris, dea della discordia , lascerà sulla tavola del banchetto la fatale mela e Paride pronuncerà il suo giudizio che avrà come inevitabile conseguenza la guerra di Troia. Mentre dal connubio della dea con l’eroe nascerà non il futuro dominatore del mondo, sterminatore di Zeus, bensì Achille, figlio mancato di Zeus. Siamo, dunque, a una svolta della lunga vicenda mitologica greca, di questo vasto modello interpretativo del mondo e della storia, siamo al punto in cui le lotte di Zeus per il dominio del mondo si connettono con le lotte degli eroi, iniziate con la guerra dei Sette contro Tebe17. Il luogo e il culmine di tale connessione avverrà sotto le mura di Troia, sui cui campi di battaglia si consumerà l’ultima generazione di eroi e incontrerà la morte il più perfetto di essi: Achille. Zeus, vittorioso sovrano del mondo, ormai definitivamente consolidato nel suo potere, potrà godere dall’alto lo spettacolo delle interminabili battaglie fra eroi greci e troiani, della potere che non si riconosce come ‘paterno’, ma che si esercita unicamente come pura sopraffazione nei confronti del frutto delle sue copule con Rea; (…) “con Zeus ‘al contrario’ è arrivato al potere il Padre, quale unico depositario del potere che da solo decide del diritto”. (K. Kerényi, Miti e misteri, Torino, Boringhieri, 1979, p. 239), e su questo fondamento dà ordine stabile e definitivo al cosmo. Vicini alla sensibilità greca i bei versi di Goethe su Zeus padre e sui limiti posti all’umanità: “Quando l’antico / Padre Santo / da rotolanti nuvole / benedicenti lampi / sopra la terra semina, / io bacio l’estremo / lembo della sua veste, / infantili brividi / fedele [serba no] nel petto. (...). Che cosa distingue / gli dei dagli uomini? / Che molte onde / dinnanzi a quelli passano, / un’eterna corrente: / noi solleva l’onda, / inghiotte l’onda, / e noi affondiamo” (W. Goethe, Limiti dell’umanità, in Opere, vol. 5, a cura di Lavinia Mazzucchetti, Firenze, Sansoni, 1961, p. 820-821). 15 Tetide o Teti, mitica ninfa marina, una delle 50 figlie di Nereo, sposa del mortale Peleo e madre di Achille. 16 Pindaro, Istmica VIII v. 68-86, in Le Istmiche, a cura di G. Aurelio Privitera, 5. ed., Roma, Fondazione Lorenzo Valla, Milano, Mondadori, 2009, p.131. 17 Edipo, scacciato da Tebe per le sue colpe inconsapevoli, colpisce i figli Eteocle e Polinice con una maledizione . I due si accordano per regnare su Tebe un anno ciascuno alternativamente, ma Eteocle viola il patto regnando senza interruzione. Polinice, con l’aiuto di Adrasto, re di Argo, organizza una spedizione di Sette Eroi contro Tebe, durante la quale i due fratelli si affrontano in duello e si uccidono, realizzando la maledizione paterna. cui vista gli dei amano dilettarsi con infinito piacere fino a scendere in mezzo a loro per combattere. Fra gli eroi, altrettanto regale che Zeus ma senza potere, Achille si preparerà a morire, sostituendo nel breve tempo della sua gloria il figlio mai nato di Zeus18. Ci sembra colgano pienamente l’essenza tutta greca della figura di Achille le parole di Holderlin: egli mette a confronto Ulisse, Nestore, Diomede e Aiace “con il geniale, l’onnipotente, figlio degli dei dalla tenera malinconia, Achille, questo enfant gaté della natura, e ci si rende conto come il poeta abbia posto quel giovane dalla forza leonina, pieno di spirito e grazia, a metà tra la saggezza da anziano e rudezza, si scoprirà allora nella figura di Achille un miracolo d’arte. Questo giovane si oppone in modo sublime a Ettore, l’uomo nobile, fedele e pio, che è eroe unicamente per dovere e per precisa coscienza, mentre l’altro lo è per ricchezza e splendore di natura. Essi sono altrettanto opposti che affini, proprio per questo appare ancora più tragico, alla fine, il presentarsi di Achille come nemico mortale di Ettore”19. Ancora: “il mio eroe prediletto, così forte e delicato, il fiore più riuscito e insieme il più caduco del mondo degli eroi, «nato per breve tempo», come dice Omero, e proprio per questo così bello”20. Al termine di una attenta riflessione intorno alla figura di Achille, Kerényi si chiede come sarebbe il mondo se al posto di Zeus fosse lui a dominare il mondo stesso21. La figura di Achille sembra suggerire, dunque, altri esiti, altri sviluppi della storia universale (esiti forse migliori per l’ordinamento del mondo di quelli garantiti dall’implacabile Zeus?). La considerazione del noto grecista carica di un ulteriore potere di suggestione patetica la sua immagine. Fuori del testo omerico si conoscono alcuni episodi dell’infanzia di Achille, uno in particolare, riferito da varie fonti, è degno di nota: quando egli ha nove anni, Tetide, ansiosa per la sua sorte, lo affida a Licomede, re di Sciro, perché cresca al sicuro. Nella reggia Achille è allevato come una fanciulla, tra le figlie del re, e per il colore dei suoi capelli è chiamato Pirra, “la biondo-fulva”. Quando Odisseo e Nestore giungono a Sciro per scovare Achille e portarlo a Troia, essi recano vesti femminili che offrono alle figlie di Licomede. Achille in mezzo a loro non viene riconosciuto finché Odisseo con uno stratagemma non lo costringe a svelarsi e a partire. Nell’isola egli lascia Deidamia, figlia del re, che nei giorni dei giochi tra fanciulle ha concepito da lui un figlio, Pirro, di cui l’eroe sarà orgoglioso e che dopo la sua morte, ancora ragazzo, combatterà a Troia. Singolare inizio, questo, 18 All’eroe più grande, che nasce in luogo del figlio di Zeus, non spetta altra scelta se non fra la morte prematura o una vita ingloriosa. Il suo è un eccesso pressoché divino di potenza che non è destinata a realizzarsi. Egli è l’archetipo di ciò che non si realizza, di una potenzialità che per eccesso di grandezza non può realizzarsi: tragica circostanza che muta l’età degli eroi in storia di uomini (del resto un adolescente deve pur “morire” cioè lasciare la sua età, ricca di potenzialità e promesse, se vuole divenire adulto). 19 Fr. Holderlin, Su Achille 2, in Scritti di estetica, a cura di Riccardo Ruschi, Milano, Mondadori, 1987, p.71-72. 20 Fr. Holderlin, Su Achille 1, in Scritti di estetica, a cura di Riccardo Ruschi, Milano, Mondadori, 1987, p.71. 21 Cfr. Kerényi, Miti e misteri, op. cit., p. 252. 23 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 della vicenda di Achille che cresce bambino e poi adolescente in mezzo a fanciulle, indistinguibile da loro nell’aspetto e nell’abito, svelato solo dalla superiore astuzia di Odisseo. ACHILLE, l’invulnerabile22, come gli adolescenti, e come gli adolescenti prima nascosto sotto la gonnella della madre, poi eroe che accetta il suo destino. Indicata come tema centrale del poema, nel celeberrimo proemio, l’ira funesta di Achille è lo stato d’animo potente ed esacerbato che mette in moto l’azione nel congegno narrativo dell’Iliade: “la protasi non investe la soluzione del conflitto: la vicenda cioè per cui all’ira di Achille subentra il dolore e il desiderio di vendetta per la morte dell’amico Patroclo (...). Questa seconda vicenda è nel poema rappresentata dentro un’architettura unificante e simbolicamente significativa, una possente struttura a tre arcate, che scandisce l’equivalenza e la connessione necessaria di tre destini di morte: quella di Patroclo, ucciso al posto di Achille; quella di Ettore, ucciso per ripagare la morte di Patroclo; quella infine di Achille, che si proietta in un futuro, immediato sì, ma che comunque scavalca i limiti della narrazione”23. Al contempo sigla la fisionomia del personaggio sin dal primo libro: dal lungo scontro verbale con Agamennone, a causa di Briseide, alla decisione di ritirarsi dai combattimenti fino all’invocazione straziata che, con accenti più da fanciullo che da uomo, egli rivolge alla madre, Tetide, per chiederle di intervenire in suo aiuto, ora che i capi Achei gli infliggono umiliazioni di ogni sorta, incuranti del suo valore e dei suoi meriti24. “Achille deve dunque crescere, Achille deve imparare: a rispettare le leggi della comunità, l’autorità dei capi designati, l’età dei maggiori. L’integrazione mancata gli costa la lunga prova dell’esilio, l’emarginazione dei philoi. (…) Poiché dai padri bisogna liberarsi, Achille deve perdere Patroclo, deve restare solo. Questa è la prova suprema e definitiva a cui il canto XXIV ci conduce. Achille è solo. Ma la sua solitudine non è quella del giovane ribelle, bensì quella del principe consapevole reintegrato nel ruolo sovrano, del guerriero adulto recuperato alla comunità dei philoi”25. Ancora tutto chiuso nell’ira e nel dolore, egli appare (nel libro XVIII) dopo la morte di Patroclo, sceso in campo a combattere in sua vece con indosso la sua armatura; Patroclo cui lo ha legato, come spesso fra eroi, “la sacra comunione delle cosce”26. Non la pietà per i greci, né preoccupazioni di giustizia, ma la brama di vendicare l’amico lo fanno tornare a combattere; del resto la gloria stessa, scopo supremo della sua vita, scambiata a caro prezzo con la certezza di una esistenza lunga e serena, è perseguita con amore ostinato e ar22 Si potrebbe dire che è troppo facile essere eroi quando si sa di essere invulnerabili. 23 Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012, p. VII. 24 Omero, Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012. p. 3-25. colloquio di Teti con Zeus v. 495-526 p. 25-27 25 Maria Grazia Ciani, Il tempo degli eroi, in Iliade, Venezia, Marsilio, 1990, p. 20-21. 26 Eschilo, Mirmidoni, fr.136 in Tr G F, vol. 3, ed. S. Radt. 24 dore, non certamente per sentimento del dovere. Le scelte di Achille non obbediscono mai a un codice morale complesso o a considerazioni di opportunità, bensì a impulsi immediati e spontanei, in questo assai più vicino agli dei27(che non pongono freni alle loro passioni) piuttosto che ad altri eroi “politici” come Agamennone o “scaltri” come Ulisse. Ciò conferisce alle sue azioni quel carattere di grandezza, a volte ferina, che si sposa felicemente sul piano della creazione artistica alla sfumatura più delicata della sua malinconia e del suo perenne scontento. Questo comporta anche che “la simpatia di Achille viene messa in discussione attraverso un confronto con Ettore che fa parte dei topoi della nostra cultura, e dalle emozioni fondanti che ognuno connette alla lettura adolescenziale del poema si trasmette a costituire un filtro e una lente universalmente adottati (...): una ragione di scelta si ripone spesso nella simpatia suscitata dal perdente come tale (…); una variante soggettiva di questa stessa opposizione vede spesso in Ettore una maggiore fragilità e vulnerabilità (...); la superiorità in qualche modo sleale di cui Achille gode come figlio di una dea, rispetto al valore ‘endogeno’ di Ettore (…); la gentilezza di Ettore contro la violenza di Achille (…); l’integrazione sociale di Ettore contro l’individualismo egoistico di Achille (…); Ettore pio, Achille nemico degli dei”28. ETTORE, l’eroe interamente umano, dedito con tenerezza agli affetti familiari29, il figlio ideale che protegge gli anziani genitori, il guerriero valoroso che compie imprese straordinarie, che non vuole deludere i troiani alla cui difesa sacrifica tutte le sue energie e che affronta Achille per senso del dovere e dell’onore. Non è un eroe in realtà, ma un uomo valoroso che si adatta a combattere per amore dei suoi. “Certo, la più commovente e stringente immagine del debito che l’uomo ha nei confronti del suo habitat sociale porta giustamente per noi il segno dell’esperienza di Ettore, anche perché un’arte suprema ne ha marcato il valore prevalente non solo sul narcisismo originario - che lo ridurrebbe alla semplice opposizione tra diritto e dovere -, ma sulle esigenze della famiglia, gruppo sociale primario e sede dei rapporti affettivi basilari, stabilendo dunque un appassionato conflitto di doveri e di valori”30. Tuttavia, nel suo essere profondamente umano, è anch’egli capace di momenti di umana debolezza, come quando, ucciso Patroclo, nell’ebbrezza della vittoria ne indossa l’armatura e con il suo atto tracotante merita il biasimo di Zeus che 27 E agli adolescenti. 28 Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012, p. X-XV. 29 Esemplare in tal senso l’episodio del saluto di Ettore ad Andromaca e al figlioletto Astianatte nel libro VI, v. 390-493, celebre pagina del poema omerico che descrive con toni misurati, ma di grande finezza psicologica gli ultimi momenti di intimità familiare fra Ettore e i suoi, che ancora sperano di salvarsi, ma che presto saranno inesorabilmente separati e annientati. (Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012, p. 183187). 30 G. Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012, p. XIII. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE Achille alla corte del re Licomede lo guarda dall’alto31. Le ultime ore della sua vita si svolgono all’insegna dell’illusione e dell’illusorietà di quanto gli accade, dall’assalto alle navi greche durante il quale intravede la speranza di una vittoria vicina, tuttavia impossibile a realizzarsi, fino al disvelamento finale, quando, solo davanti ad Achille, si accorge che Atena lo ha ingannato tendendogli, spietata, un tranello per costringerlo a combattere e che nessuno dei suoi amatissimi concittadini e parenti gli è accanto nell’ora tremenda del duello: allora fugge atterrito all’apparizione del nemico nel cui fulgore bellezza e minaccia si mescolano con atroce ambiguità. Infine si rassegna ad affrontarlo sentendosi abbandonato da tutti, anche dai suoi, e comprende di essere condannato a morire32. Zeus, osservandolo dall’alto, mentre tenta la fuga per sottrarsi ad Achille, propone agli altri dei di salvargli la vita, poiché soffre nel vedere un uomo così religioso e ligio verso di loro, inseguito da Achille furioso e più forte di lui. Gli dei rifiutano perché è giunto ormai il momento stabilito dal fato. Il mirabile equilibrio del poema sta tutto nel succedersi implacabile di duelli, battaglie, fughe, atti di straordinario valore e viltà, inganni e travestimenti, cui partecipano persino gli dei, consci del destino di ognuno e dell’inevitabile conclusione dell’assedio, e pronti tuttavia a intervenire in aiuto degli eroi prediletti nell’intento di assecondare o contrastare il fato, che in realtà tutti domina e sovrasta. È una interminabile sequenza, un terribile balletto, entro cui gli uomini si muovono, ignari del proprio destino ma affiancati dagli dei che, resi invisibili da nebbie o artificiose sembianze, agiscono in favore degli uni o degli altri, pronti tuttavia a farsi da parte quando il disegno del fato sta ormai per compiersi33. 31 Iliade, Libro XVI, v. 818-842, op. cit., p. 505-507. 32 Iliade, Libro XXII , op. cit., v. 157-428, p. 655-659. 33 “Per il poeta omerico (…) destino, intervento delle divinità e azione dell’uomo formano un blocco unico. La catena del destino, che ha fissato la morte di Ettore dopo quella di Patroclo e la morte di Achille dopo quella di Ettore, non può essere modificata né dagli uomini né dagli dei Alla morte di Ettore segue il mirabile episodio dell’incontro fra Achille e Priamo che si reca nell’accampamento del nemico per chiedere la restituzione del corpo del figlio amato34. Dopo che la brama di vendetta di Achille, toccati i culmini bestiali, è saziata, gran parte degli dei è presa da pietà e dall’Olimpo il moto di pietà fa sentire la sua influenza sulla terra. Dal moto di pietà è coinvolto Achille stesso, l’eroe dalle passioni elementari e furibonde: egli arriva alla pietà non solo per ordine divino ma soprattutto perché il ricordo del padre lontano lo accomuna nel dolore al vecchio re nemico: la sua figura sembra arricchirsi di una nuova più complessa umanità. Tuttavia anche nel suo nuovo atteggiamento si riconosce il vecchio Achille: il moto di pietà e di nobile commozione non nasce in lui da una riflessione morale che lo abbia mutato e gli sia di nuova guida, ma è un impulso momentaneo che potrebbe venir meno improvvisamente, mutando del tutto il suo atteggiamento (infatti, Ermes, che sotto mentite spoglie ha accompagnato il re nell’accampamento, preoccupato del pericolo che egli corre, lo risveglia e lo fa allontanare subito sul carro su cui è adagiato il corpo di Ettore, che torna finalmente a Troia). Segue il racconto delle esequie solenni dell’eroe che chiude il poema. “Da un’immagine di sé tanto idealizzata quanto narcisistica ed astratta, Achille - pur senza rinnegare la sua scelta/destino - perviene, dopo la morte di Patroclo, alla realistica consapevolezza del suo corpo mortale. Da un’acuta sensibilità del suo corpo né dallo stesso Zeus: Zeus può solo conoscere meglio degli altri che cosa il destino ha fissato. Sulla via segnata dal destino la divinità interviene quasi continuamente. Ettore è aiutato da Apollo che, quando la bilancia segna definitivamente la morte dell’eroe, lo abbandona, ma anche l’incomparabile Achille è aiutato da Atena; e i due eroi sanno quale divinità hanno al loro fianco e quale contro. Tutto questo però non diminuisce il merito e la gloria. Non si può separare il merito dal destino segnato e dal favore divino: non per questo l’eroe ama meno la gloria: si può solo dire che qualche volta l’ama senza illusioni, nella piena consapevolezza della morte” (La Penna A., Epos e civiltà del mondo antico. Torino, Loescher, 1994, p. 82). 34 Iliade, Libro XXIV, v. 485-688, op. cit., p. 737-745. 25 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 vulnerabile, Ettore arriva invece a conquistare, negli istanti ultimi, un’immagine di sé assoluta e immortale. Affrontando la morte ad occhi aperti, Ettore riscatta definitivamente la fragile realtà del suo corpo”35. IL DOPPIO EROE. Sulla singolare dualità delle figure di Achille e Ettore nell’Iliade riflette in alcuni dei suoi Pensieri nello Zibaldone Giacomo Leopardi, sottoponendo i due personaggi a un esame minuzioso e profondo con gli strumenti della sua smisurata cultura classica e del pensiero moderno cui aderisce36. Egli interviene in una polemica letteraria riguardante il poema epico, le sue regole e, in special modo, quella dell’“unità” come fattore strutturale che dovrebbe organizzare il racconto epico intorno a un unico protagonista, secondo l’opinione dei più pedanti “litteratores”37. Ma Leopardi, al contrario, ritiene l’Iliade il poema del doppio Eroe. Achille è il tipo dell’eroe esemplare e perciò fortunato e vittorioso, che Omero creò in accordo con la mentalità dei suoi tempi, interessati solo alla virtù eroica fortunata38. Egli è, ovviamente, greco dal momento che greco è il pubblico cui il poeta si rivolge e di cui vuole destare e mantenere vivo l’interesse: era cosa molto conveniente “[3104] pigliare per soggetto del poema epico le lodi e le imprese della propria nazione e una guerra contro i perpetui e naturali nemici di lei, ciò erano i Barbari. Cosa che raddoppiava, anzi moltiplicava l’interesse del poema ”39. Ma “[3107] la sventura in qualunque caso, ma molto più la sventura congiunta colla virtù, produce un interesse vivissimo, durevole e dolcissimo”, infatti “[3108] L’uomo nel compatire si insuperbisce e si compiace di sé medesimo: quindi è che egli goda nel compatire, e ch’ei si compiaccia della compassione. L’atto della compassione è un atto di orgoglio che l’uomo fa tra se stesso”; “[3109] l’egoismo si compiace perché crede di aver cessato o sospeso il suo proprio essere 35 Maria Grazia Ciani, Il tempo degli eroi, in Iliade, Venezia, Marsilio, 1990, p. 39. 36 Il paragrafo fa riferimento a quelle parti dello Zibaldone che Leopardi dedica alle figure di Achille ed Ettore. Ci rifacciamo a Leopardi perché egli era uno straordinario studioso della cultura classica e perché il suo è un pensiero moderno in cui confluisce empirismo, illuminismo e così via. Egli dispone così di innumerevoli chiavi interpretative dei personaggi in questione. Se finora abbiamo fatto riferimento a studiosi del mito e della cultura greca, con Leopardi ci confrontiamo con una valutazione che intreccia fattori letterari, storici, di poetica, di psicologia sensista e di filosofia. 37 Letteratucoli, uomini di cultura superficiale. 38 Ai tempi di Omero, spiega il Leopardi, “[3098] la fortuna non si stimava mai disgiunta dal merito, per modo ch’eziandio non conoscendo il merito, ma conoscendo la fortuna d’alcuno, si reputava aver bastante argomento per crederlo meritevole (…) stimavano [gli antichi] che gli dei non compartissero i loro favori, che la fortuna non si facesse amica, se non di quelli che ne erano degni: talmente che anche i doni naturali come la bellezza e la forza si stimavano compagni ed indizi de’ pregi dell’animo e de’ costumi, [3099] e la stessa ricchezza o nobiltà e l’altre felicità della nascita cadevano sotto questa categoria ”. Tanto più che “[3106-07] la felicità e il buon successo (…) in tutti i tempi, ma negli antichissimi principalmente, sono considerati come il compimento della virtù, anzi pure come indispensabile perfezione di lei”. G. Leopardi, Zibaldone, a cura di Rolando Damiani, Milano, Mondadori, (I Meridiani Paperbacks), 2014, p. 1945-1949. 39 Zibaldone, op. cit., p. 1947-1948. 26 di egoismo”. E poiché il “[3109] lettore non si interessa gran fatto per coloro per cui vede continuamente interessarsi lo stesso poeta” presto troverà “[3110] inutile il darsi gran pensiero di quelli a’ quali vede aversi bastante cura da altri”40, cioè quegli eroi vittoriosi e fortunati che il poeta ha posto quale oggetto di interesse vivo al centro del poema. Omero compie, a questo punto, una scelta compositiva di eccezionale portata, una invenzione artistica di novità assoluta rispetto ai costumi e ai valori prevalenti nel suo tempo: “[3111-13] Egli scelse o finse tra i nemici un Eroe, per così dir, di sventura il quale fosse opposto all’Eroe della fortuna, e l’interesse del quale dovesse perpetuamente bilanciare e contrastare e accompagnare l’interesse dell’altro nell’animo de’ lettori. Questo Eroe sfortunato ei lo fece inferiore di forze ad Achille, ed anche ad Aiace e a Diomede perché la superiorità delle forze doveva essere l’attributo e la lode principale della parte greca (lode ch’era ai tempi eroici la più grande); ma oltre che di forze eziandio lo fe’ superiore a tutti gli altri greci e troiani, di coraggio e magnanimità lo fece pari allo stesso Achille, e nel rimanente ornandolo di qualità diverse da quelle di costui, lo venne però a far tale che tanto pesasse egli quanto questi. Somma pietà verso gli Dei, verso la patria, verso i parenti, somma affabilità, giovanezza e viril bellezza sopra ogni altra (giacché quella di Paride non era virile) della sua parte. Di più accortezza e destrezza nel maneggio della guerra e nel governo delle battaglie, vigilanza, provvidenza, cura degli amici, pazienza delle fatiche, arte di parlare ne’ consigli pubblici o a’ soldati, disprezzo d’ogni pericolo, l’onore stimato sopra ogni cosa, come quando ei ricusa di entrare nella città vedendosi venir sopra Achille, e dopo l’onore, la patria; costanza ec. ec. Insomma come egli aveva fatto in Achille un uomo sommamente ammirabile, così fece e volle fare in Ettore un eroe sommamente amabile. E come la vittoria riportata da Achille sopra l’invincibile Ettore, porta al colmo l’ammirazione per colui, così la sventura di Ettore mette il colmo alla sua amabilità e volge l’amore in compassione, la quale cadendo sopra un oggetto amabile è il colmo per così dire del sentimento amoroso”41. Il Leopardi non tralascia, naturalmente, di aggiungere che, come Achille e la sua vittoria in sé stessa non dovevano rappresentare l’unico interesse del poema, così neanche l’interesse suscitato da Ettore e dalla sua sventura doveva esserne l’unico interesse e scopo: “[3114-15] Doppio dovette essere secondo l’intenzione di Omero, e doppio infatti riuscì a’ lettori o uditori greci l’interesse, lo scopo, e l’Eroe del poema”42. Sulla personalità eroica di Achille, Leopardi tornò più volte nello Zibaldone, sottolineando come l’invenzione del personaggio abbia il suo pregio maggiore nella piena coerenza e fedeltà ai “tempi antichissimi” e al grado di civiltà che era loro proprio: “[3597] Achille è interessantissimo perch’egli è amabilissimo. Ed è amabilissimo non solamente a causa 40 Ivi, p. 1949-1951. 41 Ivi, p. 1951-1952. 42 Ivi, p. 1953. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE del suo sovrano valore personale, ma eziandio per la stessa ferocia, per la stessa intolleranza, per la stessa suscettibilità, veemenza ed impeto di carattere e di passioni, superbia, carattere e maniere disprezzanti (veri mezzi di farsi amare, e forse i soli ec.), iracondo, incapace di sopportare un’ingiuria, soverchiatore, un poco étourdi, volage ecc., e per lo stesso capriccio, qualità che congiunte colla gioventù e colla bellezza, e di più col coraggio, la forza e i tanti altri pregi, fortune, circostanze, e meriti reali di Achille, sono sempre amabilissime, e fanno amatissimo chi le possiede. (…). Nondimeno s’elle si trovassero oggi in una persona civile in quel grado in cui Omero le dipinge in Achille, esse parrebbero certamente eccessive e mal riuscirebbero; ma ben bisogna distinguer i tempi antichissimi da’ moderni ”43. E, a proposito della scena dell’incontro fra Priamo e Achille, egli nota che Omero, mentre ricorre a ogni artificio e accumula tutti i particolari per suscitare la nostra compassione più viva verso Priamo, caduto da tanta grandezza a tanta miseria, nello stesso tempo ci presenta Achille, modello di virtù eroica compiuta, molto duro a commuoversi e tale che, quando finalmente si china a piangere sul capo di Priamo, lo fa non per la sventura di quello, ma per le proprie, per quelle del vecchio padre e di Patroclo e, se infine concede al vecchio re quanto chiede, lo fa solo per obbedire a Giove poiché “[2768] né le preghiere né il pianto né tutto il misero apparato di quel re domo e prostratogli dinanzi, l’avrebbero vinto”44. Non sfugge tuttavia al Leopardi un aspetto della personalità eroica di Achille che è al tempo stesso una straordinaria qualità poetica: “[3607] Omero non mancò di cercare di conciliare ad Achille, cogli altri affetti i più favorevoli, anche l’affetto dolcissimo della pietà, madre o mantice dell’amore. Ciò non solo coll’accidentale sventura della morte del suo amico Patroclo e con altre tali, ma col mostrare eziandio, come in lontananza, la finale sventura e l’infelice destino del bravo Achille, che per immutabile decreto del fato aveva a morire nel più bel fiore degli anni, e questo in prezzo della sua gloria, ch’egli scientemente e liberamente aveva scelta e preposta, insieme con una morte immatura, a una vita lunga e senza amore. Tratto sublime che perfeziona il poetico e l’epico del carattere di Achille, e della sua virtù, coraggio, grandezza d’animo, ecc. e che finisce di renderlo un personaggio sommamente amabile e interessante”45. Leopardi conferma ancora una volta il ruolo e l’importanza di Ettore quale comprimario di pari dignità artistica e poetica, coté ineliminabile del “doppio Eroe” su cui è costruito il poema: “[3605-06] Perocché non dandosi sommo interesse senza somma amabilità, e la sventura essendo principalissima fonte di amabilità, e quasi perfezione e sommità di essa, e non potendo una grandissima e piena e finale infelicità aver luogo nell’eroe dell’impresa , resta che sia bisogno, a far che il poema sia sommamente interessante, duplicarne formal43 Ivi, p. 2241-2242. 44 Ivi, p. 1748. 45 Ivi, p. 2248. mente l’interesse, e diversificare l’uno interesse dall’altro, introducendo un altro eroe sommamente amabile, e sommamente sventurato, dalla cui finale sventura sia prodotto e intorno ad essa si aggiri, e ad essa sempre tenda e sia spinto, e in vista di essa per tutto il poema sia proccurato, questo secondo interesse di cui parliamo, il quale renda il poema sommamente interessante e capace di lasciare l’interesse nell’animo de’ lettori per buono spazio dopo la lettura ec. Questo è ciò che fece Omero nell’Iliade, nella quale Ettore è per le sue proprie qualità ed azioni, e per la sua somma, piena e finale sventura sommamente amabile e quindi sommamente interessante”46. Non è senza significato il fatto che i due massimi poeti italiani dell’Ottocento abbiano dato entrambi risalto alla figura di Ettore come oltre modo poetica e portatrice di un senso morale e umano fecondo. Ricordiamo qui i versi che chiudono i Sepolcri di Ugo Foscolo: “E tu onore di pianti, Ettore, avrai / ove sia santo e lagrimato il sangue / per la patria versato, e finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”. ENEA compare, alle origini del ciclo troiano, quale compagno di Paride, nella visita che il principe troiano compie nella reggia di Menelao e che si conclude con il rapimento di Elena. La sua figura, dunque, appartiene sin dall’origine al mito greco e in effetti egli appare più volte nell’Iliade omerica come il più valoroso fra i troiani dopo Ettore. La sua leggenda, accolta fra i Romani forse già nel IV secolo a.C., si affermò come leggenda nazionale romana nei contrasti con i greci e i cartaginesi e fu rinnovata in seguito da Cesare che rivendicava alla sua gens la discendenza da Enea, figlio di Afrodite (discendenza pertanto divina). Otto secoli dopo la nascita dei poemi omerici Virgilio compose l’Eneide, celebrando la restaurazione da poco avvenuta della res publica romana e dell’impero ad opera di Augusto e compiendo al tempo stesso il tentativo grandioso di giustificare la storia di Roma e del suo impero ecumenico. Il problema della giustificazione dell’ordine storico di Roma e del suo dominio sul mondo era da tempo acutamente avvertito e Virgilio, celebratore di Augusto, è anche il poeta che nell’antichità ha dato lo spazio e l’espressione poetica più partecipe alla pietà per i vinti: il poeta della restaurazione augustea, dunque, riflette nel suo poema la crisi che il Mediterraneo attraversò nel I sec a.C. Enea, l’eroe mitico al centro del poema, accoglie in sé tutta la complessità e la novità dell’ispirazione virgiliana, ispirazione che rielabora con sensibilità nuova temi, moduli e modelli della tradizione letteraria greca e latina e si nutre di aspetti del pensiero filosofico antico e della riflessione storico-politico contemporanea. Egli è innanzitutto una creazione letteraria, espressione di una visione letteraria e filosofica raffinata e coltissima. Immediatamente visibile la distanza da Achille, figura prodotta dall’instancabile facoltà mitopoietica dei Greci, prototipo arcaico dell’eroe semidivino, tutto dominato da passioni elementari; Enea, al contrario, è innan46 Ivi, p. 2247. 27 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 zitutto pius, devoto agli dei, alla famiglia, alla patria e pronto parole: «O tre e quattro volte felice / chi sotto gli occhi del a rinunciare alle sue passioni, ai suoi affetti e volontà perso- padre, alle alte mura di Troia / ebbe in sorte il cadere!»”48. Singolare scelta quella di Virgilio di presentarci l’eroe in nali. Purché Troia rinasca e i suoi Penati e i pochi superstiti, sopravvissuti all’ultima notte, vivano ancora in una nuova un momento di estrema fragilità, preda delle onde, destinato patria, egli assume su di sé un peso tremendo e, senza alcun a perire di morte ingloriosa. Lo si direbbe uno sventurato, un vinto, piuttosto che il fongusto dell’ignoto e alcuna datore di una stirpe di doaspettativa di gloria, si preminatori. Tuttavia, pur con para al solo compito giusto, gli occhi rivolti a un passato degno di assorbirlo: salvare rimpianto per sempre, egli e guidare il suo popolo ver47 so un futuro glorioso . obbedirà suo malgrado ai Ed è perciò coerente con decreti del fato per senso la fisionomia dei protagodel dovere, riuscendo infine nisti che i due poemi aba conquistare per i suoi una biano conclusioni opposte: nuova patria e a preparare il l’Iliade si conclude, come futuro impero. Il personaggio manterrà tale rigorosa sappiamo, con le esequie condotta per tutta la narradi Ettore che preludono alla zione, con pochi cedimenti. distruzione della città, cioè Appena approdato sulle al compimento tragico del coste libiche con sole setsuo fato; l’Eneide con la te navi delle molte che lo morte di Turno, antagonista seguivano, Enea si affretta di Enea, esito che consentirà a procurare cibo per tutti, all’eroe di fondare una nuova città antenata di Roma, cacciando sette cervi e diviRitratto di Virgilio con due Muse. Mosaico del III sec. d.C. nella prospettiva di un glodendoli fra i compagni che rioso futuro, altrettanto farincuora e invita a ricordare tale, ma positivamente costruttivo. Certo, il poema omerico le molte prove già superate: “forse sarà grato, un giorno, il narra gesta e vicende di una società di guerrieri razziatori, di- ricordare anche questo / fra incerti sempre diversi, fra tanvisi dalla guerra ma accomunati dal sentimento della gloria e te avventure rischiose / ci dirigiamo nel Lazio, che il fato dal culto del valore, fondamenti sostanzialmente individuali per sedi tranquille / ci rivela; là è dato che il regno di Troia e aristocratici in una realtà in cui lo Stato è quasi inesistente; risorga.”49. Commenta Virgilio: “Dà voce a queste parole, e, il poema virgiliano al contrario è poema nazionale romano e angustiato da affanni imponenti, / simula in volto speranza, italico, il che presuppone uno Stato che, dopo una storia di nel cuore reprime il dolore.”50. Come capo, responsabile dei diversi secoli, nel I secolo a.C. si riorganizza e ricompone il suoi, Enea non può confidare a nessuno la sua pena, anzi proprio dominio sul mondo mediante un’operazione politi- deve mostrarsi fiducioso e sereno. La sua è una condizione di camente e culturalmente assai complessa, quale la restaura- solitudine interiore, costantemente attenta ai numerosi altri, zione augustea. Si tratta di realtà storiche assai distanti che che lo circondano. Segue l’incontro con Didone, regina di Cartagine, presproducono modelli eroici inevitabilmente lontani fra loro. Dopo il proemio che espone l’argomento del poema, Vir- so cui le navi sono approdate, e l’invito al banchetto serale gilio procede con il racconto della felice navigazione dei tro- durante il quale Enea è pregato di narrare le sue vicende, a iani alla volta dell’Italia, l’antica madre cui il fato li destina; partire dalla distruzione di Troia. Egli inizia ricordando gli Giunone, a loro avversa, li vede e con l’aiuto di Eolo, re dei eventi che precedettero l’ultima notte di Troia: l’inganno venti, scatena contro di loro una furiosa tempesta che mi- del cavallo, la finta partenza dei greci, la folle decisione di naccia di distruggere la flotta. Al centro della scena compare introdurre il cavallo nella città e di collocarlo sulla rocca. per la prima volta Enea che piange dal dolore e, tendendo le Nella notte, mentre la città è immersa nel sonno, i greci si mani al cielo, esprime la sua disperazione: “Subito a Enea riversano fuori e iniziano la strage. Enea dorme, in sogno gli in un brivido si disciolgon le membra; / con un lamento, e appare Ettore: “molto afflitto e in larga effusione di pianto, tendendo entrambe le palme alle stelle, / da voce a queste / come quel giorno che il carro lo trasse, di sangue e di polvere / fosco, coi piedi rigonfi trafitti da cinghie di cuoio. / ... Con la barba incrostata, e con grumi cruenti ai capelli; / e le 47 Nel compimento della sua missione Enea ha con le divinità e con il fato frequenti “ma perlopiù poco chiari, contatti che lasciano incertezze talora angosciose: oracoli, sogni, apparizioni delle divinità stesse, prodigi eccetera. Il contatto dubbioso e spesso doloroso dell’uomo con la divinità ha nell’Eneide una importanza particolare: in un certo senso l’Eneide può dirsi il poema della ricerca, da parte dell’uomo, del proprio destino rivelato dagli dei” (La Penna, op. cit., p. 231). 28 48 Virgilio, Eneide, Libro I, v. 92-96, trad. e cura di Alessandro Fo, Torino, Einaudi, 2012, p. 9. 49 Ivi, v. 203-206, p. 15. 50 Ivi, v. 208-209, p. 15. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE ferite mostrava, che molte ebbe attorno alle mura...”51. Ettore non risponde alle domande di Enea; solo con poche parole lo esorta a fuggire poiché il nemico è dentro le mura e la città in rovina. Quindi, consegnandogli i Penati, Vesta e il fuoco eterno, simboli della città, lo esorta: “prendili al fato compagni, ricerca per loro le mura / grandi, che infine porrai, dopo aver molto errato sul mare.”52. Enea, risvegliatosi, ode finalmente: “lo strepito orrendo delle armi” e vede dal tetto la città preda delle fiamme, e scende in battaglia: “Fuori di me, afferro le armi; ne medito un piano per le armi, / ma mi arde l’animo di radunare una squadra a combattere / e coi compagni lanciarmi alla rocca; la mente trascinano / ira e furore, e avverto che è bello morire alle armi.”53. L’immediato presente incombe con i suoi tremendi pericoli ed Enea sembra, a questo punto, dimentico delle parole di Ettore, l’eroe luminoso, baluardo di Troia che gli ha consegnato gli arredi sacri della città in una ideale trasmissione di testimone, in una solenne investitura che fa di Enea, guerriero certo fra i più valorosi di Troia, il mitico progenitore di una nuova stirpe troiana; la sua vicenda privata e personale d’ora in poi si confonderà col destino dei suoi. L’eroe corre fuori di casa e con una breve, lucida orazione invita i compagni a seguirlo, per tentare l’ultima prova: “Tutti gli dei su cui questo dominio poggiava, lasciati / aditi e are, svanirono ... moriamo e gettiamoci in mezzo alle armi. / Sola salvezza, ai vinti, sperare in nessuna salvezza.”54. In questo passo la giusta, determinazione di Enea e dei suoi di battersi per la patria e per l’onore si manifesta come furore e disperazione: Enea non è più qui l’eroe cauto e riflessivo che abbiamo conosciuto, ma il guerriero che segue impulsi esasperati, per quanto generosi. Seguono infiniti episodi di guerriglia fortunata, ma senza speranza, dei valorosi troiani fino alla tragica sequenza della cattura di Cassandra da parte di Aiace, della morte di Corebo55 e della distruzione della reggia in cui perisce il vecchio re di Troia, Priamo. Assistendo alla morte del re, Enea si ricorda del padre e dei suoi familiari. Si guarda intorno: egli è ormai solo. Gli appare la madre, Afrodite che, rifulgendo di splendore divino, lo esorta a fuggire, e gli svela che la rovina di Troia è voluta dagli dei, non Elena né Paride ne hanno davvero la colpa. E, per meglio persuaderlo, la dea dissipa la nebbia che impedisce agli uomini di vedere le divinità56. Enea scorge allora gli Dei nemici di Troia, Minerva, Giunone e Nettuno, accanirsi contro la città che precipita, e Giove stesso che infonde coraggio ai greci. Torna nella sua dimora e organizza la fuga. Con il padre sulle spalle57, Iulo per mano 51 Eneide, Libro II, v. 271-278, op. cit., p. 65. 52 Ivi, v. 294-295, p. 65. 53 Ivi, v. 314-317, p. 67. 54 Ivi, v. 351-354, p. 69. 55 Giovane guerriero, innamorato di Cassandra. 56 La nebbia dell’inconscio, finalmente dissipata, apre la via alla vita adulta e alla generazione di una nuova civiltà. 57 Prendendo il padre Anchise sulle sue spalle, Enea compie un gesto di evidente significato simbolico: l’investitura solenne, ricevuta da Ettore è ormai un fatto compiuto e irreversibile. L’immagine dell’eroe che si fa carico del padre è indubbiamente potente e non a caso ha ispirato una e la moglie che segue a distanza, dato appuntamento ai servi poco fuori le mura, egli si dirige con molta cautela verso il luogo convenuto ma, sola fra tutti, Creusa manca all’appuntamento. In cerca di lei, Enea torna indietro nella città in preda al saccheggio invocando più volte il nome della sposa. Ed ecco l’ombra di Creusa apparirgli innanzi per consolarlo ed esortarlo: rinunci pure a cercarla, ella ormai non è più, per volere degli dei; Enea dovrà compiere un lungo viaggio per mare verso una terra d’occidente, bagnata dal fiume Tevere, dove avrà un nuovo regno e una sposa regale; non pianga per lei che non sarà schiava dei Greci, ma avrà sede presso la madre degli dei, Cibele, sul monte Ida; infine, “col più materno degli addii”58, raccomanda il figlio Iulo al suo amore e svanisce mentre egli tenta tre volte invano di abbracciarla. Enea conclude il suo racconto, narrando i lunghi viaggi seguiti alla fuga da Troia fino all’arrivo sulle coste libiche. Segue il mirabile episodio dell’amore di Didone per Enea, fino al tragico esito finale. Anche questo episodio offre elementi utili a una lettura completa della personalità eroica di Enea. La notizia dell’unione fra l’eroe e Didone, divenuti amanti, giunge fino a Iarba, re di una popolazione vicina e pretendente respinto da Didone, che se ne lamenta con il padre Giove. Mercurio viene celermente spedito presso Enea, al quale dopo aspri rimproveri vengono ricordati i doveri verso la patria e il figlio. Enea, costernato, non osa parlare a Didone e ordina ai troiani di allestire la flotta in vista della partenza imminente. Didone, resa vigile e inquieta dall’amore, informata dei preparativi in corso, affronta l’eroe, e con toni ora irati ora imploranti, gli ricorda quanto ella gli abbia sacrificato e a quali pericoli Enea la esponga con la sua partenza. L’eroe riconosce i benefici ricevuti, conferma l’affetto nutrito per lei ma si dichiara deciso a obbedire all’ordine divino. Il volere del fato, cui non può sottrarsi, gli impone di rinunciare ad affetti e desideri. Dopo l’incontro, benché soffra profondamente, egli prepara la partenza alacremente e, nonostante ripetuti tentativi di trattenerlo, dà ordine di salpare. Virgilio ne conferma in questo episodio una volta di più i tratti del pius civis Romanus, interamente dedito al bene della res publica, religioso e pronto esecutore degli ordini divini, nonostante la meta cui tendere appaia quanto mai incerta e nonostante i cedimenti di fronte alla passione nutrita da Didone. Nel libro VI, nel corso della sua discesa agli inferi, Enea incontrerà Didone nei Campi del pianto: “E la fenicia Didone, di fresca ferita, fra loro / nella gran selva vagava; e, come l’eroe dei troiani / si trovò a lei vicino e lei riconobbe fra le ombre ... non trattenne le lacrime e con dolce amore le disse: / «Vera, o infelice Didone, era a me dunque giunta la voce / che tu eri morta, seguendo la sorte estrema col ferro.»”59. Finalmente Enea comprende la profondità dei sentimenti di Didone, ma l’irreparabile è ormai avvenuto e a nulla valgono lunga tradizione di stampe, pitture e sculture (vedasi ad esempio il celebre gruppo marmoreo del Bernini, conservato alla Galleria Borghese). (Cfr, E. Paratore, Storia della letteratura latina, Firenze, Sansoni, 1979, p. 397). 58 E. Paratore, op. cit., p. 397. 59 Eneide, Libro VI, v. 450-457, op. cit., p. 259. 29 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 le sue lacrime e i dolci accenti e le giustificazioni con cui vuole illuminarle le ragioni che regolano il suo destino. Didone, estranea a tale logica, si chiude in un silenzioso rifiuto. Forse avrebbe potuto parlare con le parole di Ungaretti: “Ora il vento s’è fatto silenzioso / e silenzioso il mare; / tutto tace; ma grido / il grido, sola, grido di vergogna / del mio cuore che brucia / da quando ti mirai e m’hai guardata / e più non sono che un oggetto debole. // Grido e brucia il mio cuore senza pace / da quando più non sono / se non cosa in rovina e abbandonata”60. Nel sistema di forze e personaggi che regola il poema, Didone è parte di coloro che si oppongono al fato perché dominati da passioni irrefrenabili e incoercibili. Con lei anche altri personaggi, quali Turno, Amata, Mezenzio61, incapaci di sottrarsi alla forza della passione che genera disordine, sono destinati a perire per volontà del fato. Essi sono dei vinti cui Virgilio riconosce, tuttavia, nobiltà e grandezza nella caduta, anche se hanno osato contrastare i disegni del fato con cui si identificano le ragioni di Roma, futura padrona del mondo. La loro condanna è temperata da una nota forte di pietà che contraddice sul piano mitico e umano quella giustificazione dell’impero e quella celebrazione dell’ordine augusteo che sono alla base dell’Eneide e ne costituiscono la motivazione ideologica centrale. Virgilio, pur convinto che il senso della storia si identifichi con la vittoria della ragione, secondo i disegni del fato, forza provvidenziale e ordinatrice della storia e del cosmo, tuttavia accoglie nella sua opera assai più di un semplice riflesso della crisi che la res publica attraversa nel I sec. a.C. Di quella fase lunga e difficile della storia romana si erano fatti interpreti prima di lui alcuni storici latini62 i quali, senza negare fondamento al primato di Roma, riconoscevano dignità e grandezza alle numerose rivolte che, in nome della libertà e della giustizia, avevano minacciato più volte l’impero in quel secolo. La considerazione per i vinti, per chi è travolto dalla storia, agisce, dunque, nel corso del poema come tema costante che corre parallelo al tema celebrativo e ispira alcune delle sue parti più belle. Se Didone è fra i vinti, Enea, dal canto suo, è schierato sul 60 G. Ungaretti, Cori descrittivi dello stato d’animo di Didone, III (La terra promessa), in Vita di un uomo : tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni, Milano, Mondadori (Oscar. I Grandi Classici), 1992, p. 245. Anche il mito di Didone arriva fino a noi suscitando dolore e poesia. 61 Turno, re dei Rutuli, sposo promesso di Lavinia prima dell’arrivo di Enea e nipote di Amata, madre di Lavinia e sposa di Latino, re dei Latini e alleato di Enea. Turno è il vero fautore della guerra contro i Troiani. Amata, sposa di Latino, vuole accanitamente che Lavinia sposi il nipote Turno. Si suicida quando comprende che la vittoria di Enea è ormai imminente. Mezenzio, re dell’etrusca Cere, bandito dalla patria perché tiranno, è alleato di Turno nella guerra contro Enea. 62 È il caso di Sallustio che, nella sua opera maggiore, benché incompiuta e giunta a noi per frammenti, le Historiae, immagina una lettera scritta da Mitridate: dalle parole del sovrano orientale, che combatté a lungo contro i romani, emergono chiaramente i motivi delle rivendicazioni dei popoli soggiogati da Roma. “Uno solo, infatti, e antichissimo è il motivo per cui i Romani fanno guerra a tutti, nazioni, popoli e re: l’insaziabile cupidigia di dominio e di ricchezze”. Sallustio, Historiae IV, fr.69 (5), in Opere, a cura di Paolo Frassineti e Lucia Di Salvo, Torino, UTET, (Classici Latini), 1991, p. 501. 30 fronte opposto perché si sottopone alla forza del fato63: nel quadro del “ritorno alle origini”, che rappresentava la principale direttiva sul piano politico, morale e culturale della restaurazione augustea, egli realizza l’archetipo del perfetto civis, fedele a un nucleo di valori essenziali alle fortune imperiali di Roma ed è in tal senso prefigurazione di Augusto. Le sue lotte contro i nemici che si oppongono al fato (Turno, Mezenzio, Amata, Didone e altri) anticipano la vittoria di Augusto contro i nemici dell’impero, ormai realizzato, ma a rischio di disgregazione per effetto di innumerevoli spinte centrifughe sia interne che esterne. È su questo piano che Virgilio compone la relazione organica fra mito e storia secondo modalità tipiche della mentalità romana e con felice risultato creativo64. L’elaborazione del personaggio dell’eroe, pertanto, è il frutto di una straordinaria congiuntura storica che Roma vive negli anni del trionfo definitivo di Augusto e in cui il recupero dei modelli originari è avvertito come salvifico: il suo modo di essere eroe è espressione di un carattere nazionale romano perenne che non comprenderemmo senza la religione romana e senza un ulteriore apporto della filosofia stoica, che a Roma trovò fertile terreno di diffusione, come del resto altri orientamenti filosofici greci65. Tuttavia, se la sua adesione al fato, se la sua volontà di tutelare i valori più cari, le sacre reliquie di Troia e i troiani superstiti, lo salvano e, pur fra infiniti disagi e sventure, lo pongono, anziché fra i vinti, tra i dominatori della storia, è pur vero che gli sono tutt’altro che estranee la pietà per le sofferenze altrui e una malinconica accettazione del suo ruolo, che sembra talora non appartenergli del tutto e che non accoglie sicuramente con entusiastica partecipazione. Illuminante, forse più di altri episodi, è l’incontro che inaspettatamente avviene fra Enea e Andromaca a Butroto, nell’Epiro, durante il viaggio verso l’Italia. L’incontro fra i due rinnova ricordi strazianti nel segno di una tensione emotiva fortissima e di un pathos sublime. Eleno, l’indovino figlio di Priamo e nuovo sposo di Andromaca, rivela a Enea qual è la meta che egli deve raggiungere, insieme all’indicazione dell’itinerario e ad altri importanti avvertimenti. Ma in Enea, che lotta per la rinascita della patria perduta, si manifesta anche il Virgilio arcadico, che preferisce vivere di immagini nel mondo della poesia, piuttosto che nel mondo duro e crudele della realtà, così, nel ripartire, Enea rimpiange la tranquilla felicità di una vita agricola anziché guerriera: “Ora 63 Non è, tuttavia, possibile tracciare nell’Eneide una netta linea di demarcazione fra vinti e dominatori: la forza implacabile del fato, che realizza i propri disegni e assicura le fortune di Roma e della gens Iulia, non cancella i lutti le infinite sciagure che Enea, i suoi e i loro alleati dovranno patire nel corso del poema. Tutti, vincitori e vinti, soffrono di una eguale condizione di umana fragilità e dolore della quale ciascuno, individualmente, paga il terribile prezzo. 64 L’eroe mitico Enea si proietta così nella storia: conosciamo l’autore, conosciamo l’epoca storica, e le ragioni politiche del poema; ma la forza letteraria del testo ugualmente ce lo fa vivere come prototipo dell’eroe maturo, fondatore di città e di civiltà. 65 Paratore, nella sua Storia della letteratura latina, op. cit., p. 393, così definisce Enea: “Questo personaggio così nuovo e singolare, nutrito di tutta l’esperienza delle filosofie post socratiche, è nello stesso tempo il vero prototipo della virtus romana”. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE vivete felici, o voi cui già si è compiuta / la vostra sorte: noi siamo di fato in fato chiamati. / Voi avete pace, e non già da solcare distese marine, / né da cercare i campi di Ausonia che sempre all’indietro / cedono. Dello Xanto un’effigie, e una Troia vedete / che han preparato le vostre mani sotto migliori / - vi auguro - auspici, e che sia meno esposta all’arrivo dei Greci. / Se un giorno mai sarò giunto al Tevere e ai campi che al Tevere / sono contigui, e le mura vedrò alla mia gente assegnate, / delle città imparentate, allora, e dei popoli attigui / - all’Epiro l’Esperia (che uguale radice hanno in Dardano, / ed uguali vicende) -, faremo una unica e duplice / Troia negli animi: cura che spetti ai nostri nipoti.”66. Le parole del congedo denotano una mancanza pressoché totale di curiosità e brama di esplorare l’ignoto, componente questa costitutiva della mentalità greca e fattore importante di quella civiltà67, al contrario assai debole nel mondo latino, nonostante lo spirito di conquista che lo connota insieme a un’indubbia disposizione a recepire apporti e influenze dalle altre culture. Parole che al tempo stesso indicano che Enea è un uomo stanco, che rimuove fra dubbi e angosce il suo bisogno di quiete, per “farsi carico” dei suoi troiani e in un certo senso, senza saperlo, del mondo intero. Benché sia apparso a taluni critici un personaggio artificioso, privo di personalità, un mero esecutore del fato, una comoda marionetta che si presta a una narrazione con forte contenuto politico e ideologico, Enea in realtà è un personaggio nuovo nel panorama della letteratura antica: in lui la fisionomia dell’eroe antico, per giunta “romano”, si arricchisce della sensibilità tutta moderna del suo autore, anche se l’operazione non riesce del tutto, anche se “si tratta di spunti sparsi, per quanto significativi, di spunti non sempre approfonditi e non abbastanza organicamente collegati: piuttosto che un grande personaggio, i frammenti di un grande personaggio”68. Infine, per un ultimo confronto con gli eroi omerici, va evidenziata la sua distanza, quanto a disumanità e ferocia, dalla figura di Achille: solo il dolore straziante per la morte di Pallante69 può indurre Enea a un atto di esasperata crudeltà nei confronti di Turno, che implora nel duello finale di essere risparmiato, ma senza quel gusto dello strazio e della strage che si manifesta nella vendetta implacabile di Achille per la morte di Patroclo. Siamo alle ultime battute del poema: Turno supplica Enea: “‘E Turno imponente / crolla, colto dal colpo, a terra, piegato il ginocchio. / ... Turno, da terra, supplice gli occhi e la destra a preghiera / tende, e «Lo merito, è vero, - afferma - e non chiedo perdono . / Prenditi ciò che ti spetta. ..... Hai vinto, e il vinto tender le palme / hanno veduto gli Ausonii; è tua Lavinia per sposa, / non protrarre oltre gli odi». Aspro, ristette nelle armi / gli occhi intorno volgendo Enea, e trattenne la destra. / E un poco già, e un po’ di più, lui esitante piegavano quelle / frasi, quando 66 Eneide, Libro III, v. 493-505, op. cit., p.125. 67 Nella terza parte esploreremo il significato dell’eroe eponimo di tale mentalità: Odisseo. 68 A. La Penna, Scrittori latini, Firenze, La Nuova Italia, 1984, p. 24. 69 Figlio di Evandro, re degli Arcadi e alleato di Enea, nonché fondatore della città di Pallanteo sul Palatino. nefasto là in alto sull’omero il balteo / si rivelò (la cinghia rifulse di borchie a lui note) / di Pallante, il ragazzo, da Turno abbattuto, ferito / e finito: portava il trofeo del nemico sugli omeri. / Poi che con gli occhi il ricordo di uno spietato dolore / e le spoglie ebbe attinto, avvampando di furie, e nell’ira / terrificante: «E tu qui, rivestito di prede dei miei, / mi sarai tolto? Pallante, con questo colpo, Pallante / ti sacrifica, e impone la pena al tuo sangue assassino.» / Questo dicendo, gli affonda il ferro diritto nel petto, / fervido. E a lui in un brivido si disciolgon le membra, / e con un gemito fugge, sdegnata, la vita fra le ombre.”70. 2. DAL MITO ALLA CLINICA (Tito Baldini)71 “Più utile è distinguere la ragione gretta e ottusa, alla quale gli abissi della passione restano ignoti, dalla ragione che da quegli abissi riemerge per affrontare con umiltà la dura e finita fatica del vivere”; così Aristotele, nello scolio a l.24 v. 469, citato da Paduano72. Questo è il ponte che ci porta a un’analisi clinica: perché altro cos’è la psicoanalisi se non la lettura del proprio abisso psico-emotivo-passionale per “ritornar a riveder le stelle”, in quella luce della ragione che può accettare la vita nella sua finitudine? Dunque l’approccio clinico, di aiuto a quei ragazzi di oggi che si ritrovano (più di ieri? o è solo perché oggi li guardiamo alla luce delle nostre esperienze psichiche) sbandati da un pensiero debole che non sa più approcciarsi alla complessità del mondo. Penso con Freud che la mitologia greca porti in rappresentazione quanto di più profondo psichicamente connoti il pensiero umano e che provvida risulti la sua conoscenza e il suo utilizzo per l’analista. Come analista di adolescenti mi rendo conto di usare internamente la mitologia greca, e i suoi sviluppi nel percorso dell’Umanità, perché essa mi aiuta a migliorare la convivenza con affetti adolescenti miei e dei pazienti. Novelletto73 suggerisce di utilizzare il controtransfert adolescente e in tale ambito secondo me si colloca la fruizione di miti e leggende della classicità greca, nel senso specifico di offrirci buone rappresentazioni per mettere in forma “affetti adolescenti” di transfert e di controtransfert, contribuendo così alla miglior convivenza con essi e al loro miglior utilizzo da parte dell’analista al lavoro col paziente adolescente. 70 Eneide, Libro XII, v. 926-952, op. cit., p. 589. 71 Il testo in visione è una riedizione, in parte modificata, dell’articolo Da Ettore per Achille verso Enea. Psicoanalisi dell’adolescenza come transito, pubblicato nella Rivista “AeP. Adolescenza e Psicoanalisi”, n. 1, 2013, per la quale si ringrazia il Direttore Prof. Gianluigi Monniello, per la gentile concessione. 72 G. Paduano, Le scelte di Achille, in Iliade, trad. di Guido Paduano, Torino, Einaudi, 2012, p. XXXV. 73 Cfr. A. Novelletto, Transfert, relazione reale e controtransfert nell’analisi degli adolescenti (1997), in L’Adolescente. Una prospettiva psicoanalitica, Roma, Astrolabio, 2009. 31 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Sigmund Freud Carlo ha condiviso con me un’intensa analisi a tre sedute settimanali, iniziata quindici anni fa, quando ne aveva tredici e conclusa nove anni dopo. Fin dalle elementari assumeva a scuola e fuori un comportamento antisociale delegittimante le istituzioni (aggrediva, non studiava e ‘marinava’ le lezioni, trattava con sufficienza gli insegnanti), anche se riscuoteva paradossalmente la simpatia di coetanei e professori perché coniugava tale condotta con espressioni di cortesia, gentilezza e nobiltà d’animo. Genitori separati dai suoi cinque anni, la madre con l’occasione decideva di trasferirsi a vivere negli Stati Uniti attribuendo motivazioni generiche e mostrando un utilizzo inconscio del figlio a tipo “genitore schizofrenogeno” (Searles74). Con ogni mezzo ella cercava d’incolpare il paziente per non volerla raggiungere, tacciandolo di non affettuosità verso una madre che tanto si sarebbe prodigata per lui75. Il padre si rendeva conto della gravità della situazione e intraprendeva guerre legali per assecondare il desiderio del figlio di non subire il taglio di legami parentali e amicali (negli USA avrebbe avuto solo la madre); tuttavia alcuni aspetti della natura del genitore, che lo portava tra l’altro a una so74 Cfr. H. Searles, Il tentativo di fare impazzire l’altro partecipante al rapporto: una componente dell’etiologia e della psicoterapia della schizofrenia (1959), in Scritti sulla schizofrenia, Torino, Boringhieri, 1974. 75 Nell’idea della madre, ella avrebbe voluto con lo spostamento negli USA offrire al figlio una possibilità esistenziale ineguagliabile, mentre sul piano di realtà era il padre che provvedeva con buona facoltà al mantenimento e all’educazione del figlio. 32 luzione di conflitti interiori nella successiva scelta coniugale omosessuale (non dichiarata), faceva sentire a Carlo carenti anche aspetti non trascurabili dell’apporto paterno (Blos76). La madre, pur molto intelligente a livello mentale conscio, pareva vivere in una dimensione proto-temporale (ad esempio continuava ad accusare il figlio sempre allo stesso modo, nonostante il passare degli anni) e in una condizione psichica primordiale centrata sul proprio piacere e sull’utilizzo, per realizzarlo, anche del figlicidio mentale (inconsciamente cercava infatti di farlo impazzire accusandolo, pur sempre con la dolcezza di un “doppio messaggio”, di non amare la madre e, infondo, di essere stupido). All’inizio mi colpiva di Carlo la bellezza del corpo e del volto, i tratti di una figura di fanciullo appena toccata dall’adolescenza. Nei primi periodi di trattamento mi appariva allo stesso tempo delicato e irrefrenabile: diceva di venire volentieri ma non voleva parlare di sé; si muoveva di continuo ma poi mi aggiustava le cassapanche dei giochi dei bambini, ordinava numericamente i libri negli scaffali e aggiornava il pc dello studio. Ero investito dalla sua violenza quando giocavamo, la violenza e l’impossibilità di perdere, e poi la “forte delicatezza” per le conseguenze su di me delle sue scariche. Tuttavia non era di quei trattamenti che volentieri vorresti s’interrompessero e a suo modo Carlo ti entrava dentro con simpatia. Mi dicevo che era come se l’adolescenza tardasse a raggiungere la piena maturità e lui stallasse poco oltre l’ambito dell’innocenza infantile, tuttavia fortemente caratterizzata dalla sua propensione all’azione. Quindici anni fa avevo sufficientemente elaborato tra analisi e autoanalisi la forte passione per l’adolescenza con cui prima di allora lavoravo, sentimento che prima mi permetteva di accogliere i segnali più estremi di vita e di morte di tali pazienti in forza di miei elementi proiettivi, accettazione di adolescenze sofferenti che aiutava nella fase di in-take ma che non favoriva il migliore contributo al loro superamento verso l’avvio ad adultità possibili. Lavorammo all’inizio sul suo obiettivo inconscio di trattenere lo sviluppo ad una sorta di infanzia giocosa; lui tentava di farmi dispetti come farebbe un bambino, con un misto di innocenza e violenza. Le combinava di tutti i colori e ti guardava come se fosse arrivato allora. All’inizio rispetto a ciò mi trovavo male: riconoscevo i noti attacchi a cui serviva “sopravvivere senza rappresaglie” per ‘dovere di Scuola’, ma internamente non mi sentivo più sostenuto a reggere tutto ciò in nome dell’amore proiettivo per l’adolescenza al suo sbocciare. Fu quindi per me difficile nei primi anni di quest’analisi, perché il vecchio modello non lo riconoscevo più ed uno nuovo tardava ad arrivare. Al cospetto dei transfert multipli che caratterizzarono quel periodo, mi sentivo sballottato perché internamente ero poco sicuro della mia posizione: madre abbandonica prima delle interruzioni estive o se dovevo togliere una seduta (“Che te ne frega intanto di me?”); madre sadica quando ne combinava una delle sue 76 Cfr. P. Blos, Figlio e Padre (1984), in Psicoanalisi”, n. 2, 2009. “AeP. Adolescenza e SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE (“Anche tu mi vuoi piegare ma non ci riuscirete mai!”); padre senza potere e così via. Senza potere anche perché le mie interpretazioni non facevano breccia e in lui apparentemente non sortivano rimando (provo un senso di gratitudine nei suoi confronti per aver continuato a venire in analisi, forse sentiva che lo andavo cercando). Oggi so che non fu così, che il rimando c’era, e che io non lo trovavo perché prima di allora l’avrei cercato nel paradigma simbolico dell’Eroe - cioè per sempre tale, fino alla fine - mentre in quella fase ero contro l’Eroe e per questo non comprendevo il codice con cui lui significava e comunicava. Così la sua condotta d’innocente attacco andò aumentando nei primi anni dell’adolescenza e dell’analisi, fuori e dentro il setting. Intanto iniziavo a considerare che era come se lui stesse al di sopra di quel che accadeva e non al di fuori; non era quindi incosciente, pazzo, ma forse “puro folle” come l’Eroe. Quindi da una parte era dentro il reale fino in fondo (dall’abbandono e il ricatto materno già considerati, agli atti di teppismo e al ‘consumare’ rapporti con ragazze senza apparentemente esternare sentimenti), e da un’altra pareva dotato di una speciale visione dall’alto. Credo che tale ‘vista’ mi aiutò a comprendere meglio la sua natura, infatti, verso i suoi sedici anni e dopo il terzo di analisi, ebbi conferma della sua capacità intuitiva: nonostante il rapporto con la scuola, con gli amici e con quanto altro definisca la vita di un adolescente fosse mediamente caratterizzato nel modo sopra descritto, era incontestabile non solo che quasi tutti gli volessero bene come accennato sopra, ma che addirittura lo cercassero per consigli. Finanche il Preside lo convocava al fine di studiare strategie per la gestione di passaggi istituzionali difficili. Ad esempio, nel quarto e quinto anno di liceo (ne farà sei), organizzò la coordinazione tra la presidenza di istituto e gli studenti per gestire l’occupazione della scuola e la sua difesa dall’entrata di estranei (questione seria in Italia). Una perfetta coordinazione tra diplomazia e strategia militare (comprensiva di selezione di “soldati” e loro addestramento). Andavo capendo che questa sua inclinazione a guardare dall’alto e lontano, se aveva il limite di farlo inciampare sul presente (rispetto al quale era perennemente in ritardo e inadeguato), favoriva tuttavia risorse che avevo tardato, per motivi personali sopra riferiti, a riconoscere, e a riconoscere non già (come avrei fatto prima) in quanto possibilità di un’adolescenza che non deve modificarsi perché eroicamente sublime, ma in nome di una nuova concezione dell’eroe che andavo maturando in me: l’epopea eroica come un transito (analogamente a tutto ciò che è psichico). Così sentii il bisogno di avviare un periodo d’intenso approfondimento filologico dei testi epici e di critica sul tema dell’Eroe. Ero affascinato da tale percorso tra conoscenza e affetti, e mi sembrava tramite esso di comprendere cose di me e di Carlo il cui uso nell’analisi ne determinò a mio avviso un viraggio decisivo. Capivo, come voi avrete già fatto leggendomi sopra, che la questione in me fosse che non volevo più come un tempo far sentire al paziente adolescente che ero ‘innamorato’ della sua adolescenza, ma comprendevo anche che in conseguenza di ciò nei primi anni di trattamento ero stato reattivamente troppo controllato nel non supportare la difesa di Carlo dall’angoscia di morte realizzata attraverso quella sorta di sospensione primo-adolescenziale dello sviluppo sopra descritta. Mi si aprì una ‘terza via’, tra il sostenere quasi staticamente l’adolescente che si difende fortificando la propria eroicità e il rifiuto della stessa con cui condussi i primi anni di analisi con Carlo. Tale strada era concepita dinamicamente come un transito offerto con affetto e cura da Ettore ad Achille per convincere il secondo a “trasfigurarsi” (Monniello77) fino a divenire Enea, unico eroe realizzato in vita; rinunciando così all’immortalità del ricordo, miraggio irresistibile per un figlio come lui non visto dalla madre, e meta ottenuta al prezzo, prima da Carlo accettato, della morte del corpo e dell’anima (uso e abuso di sostanze, slegamento da ogni tentativo costruttivo ecc.). Gradualmente iniziai con sollievo a sentire che potevo tornare nel lavoro a mettere a disposizione il mio intenso affetto per l’adolescente, perché ora riuscivo a modellarlo nella forma costruttiva di un padre Ettore che non veicola più all’adolescente, nell’implicito del processo analitico, il messaggio di rimanere per sempre Achille, ma neanche di dover divenire come lui, l’adulto Ettore, emblema intramontabile nei millenni di uomo maturo che ama la donna, la famiglia e la Patria e per loro si sacrifica. Nei primi tre anni di analisi ho forse inconsapevolmente tentato di proporre a Carlo quel modello e lui non poteva accettarlo. Achille ed Ettore non si sono mai tollerati. Poi ho pensato di non proporre più in senso assoluto, e di aiutarlo verso un transito trasfigurante, ove i contenuti affettivi non si perdessero ma si modificassero, da Achille verso Enea. Enea le cui tracce sono documentate nella classicità ma la cui resa immortale spetta a un uomo “moderno”, nato quando l’ultimo eroe classico era già morto, individuo capace di vivere il proprio tempo e di trarne profitto onestamente attraverso le proprie doti sublimi: Virgilio, non a caso il prescelto immenso traghettatore di giovani “dispersi” verso la salvazione, nell’immaginario e nella assoluta levatura artistica e umana di Dante. Nel periodo in cui accadeva quanto descritto (dal quarto anno di analisi, 16 del paziente) Carlo, ritengo non per caso, iniziò a parlare con sempre maggiore regolarità e a portare sogni. Riusciva a farlo solo infilandosi in una piccola costruzione che aveva realizzato e che poteva sembrare una cuccia per cani molto piccola per lui, nella quale, tuttavia, s’infilava, e a da là esperì il dialogo con me. La sua voce era imbarazzata e stentorea: grande è Achille quando contatta la sua parte malinconica. Potei quindi nel tempo gradualmente imparare a rimirare teneramente la bella e coraggiosa figura di Achille e a coglierne la forte essenza malinconica; gradualmente divenivo tollerante come quella 77 Cfr. G. Monniello, L’incontro con l’adolescente tra infantile e pubertario, in “AeP. Adolescenza e Psicoanalisi”, n. 1, 2012. 33 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 superficie che solo accogliendo il verso della forza dell’acqua riesce ad imprimerle un cambio di direzione. Ed ero sereno, finalmente. In un sogno del periodo in visione il padre lo vedeva lottare “un po’ per scherzo e un po’ per davvero” con un coetaneo di fronte al gruppo dei compagni. Il genitore lo incitava, “sereno”, e anche un po’ divertito, e lui era forte e controllava la lotta senza fare male al compagno. E le ragazze stravedevano per lui. A voce disse che il padre del sogno era calmo e non stava come quello reale sempre a rimbrottargli di non assumere una moralità, un senso dell’etica e un amore per le persone care. Carlo diceva che voleva bene al padre - che gli era riconoscente di averlo salvato tante volte, a partire da quando non lo aveva mandato a vivere negli USA - e che sentiva che quegli ne voleva a lui, tuttavia sentiva anche che il genitore non tollerava il suo carattere e che lui lo ricambiava con egual moneta, che non lo sopportava e lo faceva “incazzare da morire”. Replicai che a mio avviso pure con me le cose erano andate così, che sentivamo entrambi il reciproco coinvolgimento ma che io avevo faticato ad accettarlo col suo carattere per me prima difficile. Accettò la lettura anche transferale del sogno asserendo che quel che dicevo era vero, che prima si sentiva trattenuto da tutti e anche da me, mentre ora mi percepiva più vicino: “Non è che mi inciti a fare a botte ma non mi fai sentire che rifiuti il mio modo di vivere”. Tornammo nel tempo dell’analisi anche su altri aspetti del sogno: lui riconosceva e sentiva molto attuale che io considerassi non casuale il parallelismo tra legittimazione appassionata della sua natura (lotta per scherzo e per davvero) e acquisizione di capacità di controllo nella e della stessa. Parlare delle ragazze del sogno come volevo fare io lo imbarazzava, ma oramai avevo imparato che gli Eroi classici non parlano volentieri di amori ma solo d’imprese78. Nel lavoro tra i cinque e i sette anni di analisi mi disponevo con serenità nel transfert ad accogliere, come già espresso, questo novello Achille e con pazienza lo sospingevo verso la sua trasfigurazione in un Enea. Lui scherzava con me dandomi del vecchio, in un sogno mi vide addirittura decrepito. Per un po’ usammo tale sogno per ‘giocare’: nel corso delle sedute successive infatti ripropose la narrazione di una storia che, dato ciò, abbiamo potuto nel tempo costruire e aggiustare. Consideravo stesse così rappresentando affetti che finalmente stavano salendo e lo lasciavo correre a briglia sciolta, facendo da ‘spalla’ e ‘suggeritore’ al narratore. La storia che progressivamente veniva costruendo nelle sedute di quel periodo raccontava che quel “vecchio decrepito” non pensava però di mettere i nipoti al suo posto perché per questo erano già pronti i figli, e così coi nipoti era paziente e li lasciava crescere spontaneamente, responsabilizzandoli poco per volta. In tal modo potemmo costruire una parte che mancava all’epopea achillea e nella sua vita interna, oltreché in 78 Dell’amore in modo sentimentale ne parla l’eroe romantico ma è un’altra questione. 34 quella vissuta tra suo padre e sua madre: la coppia, gli affetti della famiglia nucleare ‘moderna’ a modello delle successive forme aggregative (gruppi, Stato ecc.). Col termine “moderna” ci riferivamo alle famiglie che sanno mediare coi tempi in cui vivono, senza corrompersi ma anche senza irrigidirsi per eccesso di coerenza e così distruggersi. Mi fece in quella fase parlare molto di ‘modelli’ dell’una e dell’altra specie, e progressivamente veniva assumendo la considerazione che migliori fossero quelli, appunto, “moderni”, mentre conveniva con me che lui stesse in tutto ciò parlando anche di sé e ricercando una via evolutiva. In quegli anni “la tendenza antisociale” si ridusse visibilmente, tanto che, quando in prossimità dell’esame di maturità centrò per sbaglio col pallone preso di ‘collo pieno’ la testa della vicepreside, quella, prima di svenire, riuscì a rassicurare colleghi, alunni e principalmente Carlo, che il tiro non fosse assolutamente intenzionale, questa volta (mentre prima il paziente era in tal senso uno specialista). Lui ricordava che lei gli sorrise e gli diede la mano, prima di svenire. In seduta piangeva nel raccontarmelo, e diceva che era andato dietro la macchina verso il Pronto soccorso e aveva aspettato fino a che l’insegnante ne uscisse, e poi la sera e il giorno dopo le aveva telefonato a casa. Dopo l’esame di maturità lavorammo molto anche su quell’episodio connettendolo sia alla rabbia inconscia verso la madre sia al senso di colpa per averle fatto del male ‘lasciandola’. Questo ci permise di iniziare ad affrontare la ‘questione madre’, condizione che caratterizzò i due anni finali dell’analisi. Ne parliamo subito dopo il seguente capoverso sul tema della ragazza. Come sappiamo, Carlo andava gradualmente evolvendo, rispetto alla rudimentalità del proprio apparato pulsionale descritta sopra, e progressivamente si dispose alla relazione amorosa. La prima partner fu una ragazza problematica e potei chiaramente rendermi conto che lui avesse bisogno di rispecchiarsi nelle parti al limite di lei; tuttavia nutrivo l’idea che Carlo sentisse l’esigenza di aiutarla anche per sostenere proiettivamente la madre, in fondo simile alla ragazza e come quella bisognosa della dedizione del paziente. Nel corso degli ultimi due anni di analisi le interpretazioni sulle valenze riparative, sostitutive e restituive di tale rapporto di coppia rispetto alla madre lo aiutarono a risolvere la relazione in visione (che ad altri livelli lo affaticava molto) a vantaggio di una storia con una ragazza internamente molto più integrata, con la quale novelle esigenze imitative di Carlo poterono direzionarsi verso caratteristiche di autonomia di lei - capacità della giovane di vivere bene e mantenersi nonostante l’assenza di una famiglia alle spalle - e furono oggetto di considerazioni e interpretazioni accettate e utilizzate dal paziente. Ma qui saremmo già verso la fine dell’analisi; torniamo invece per un poco indietro perché, come sappiamo, rimane da citare lo sviluppo in analisi della ‘questione madre’. Dicevo sopra che nel corso degli ultimi due anni Carlo iniziò a lavorare sul rapporto interno con la madre. Tale passaggio avvenne anche in coincidenza non casuale con l’avvio della prima relazione di coppia, condizione resa possibile pure perché, a mio avviso, nel transfert era stato avviato, come SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE sappiamo, il transito da Achille a Enea. Posata quindi l’armatura lucente e impenetrabile, affiorò il dolore, connesso alla domanda: Perché? “Perché mi ha messo al mondo e poi lasciato… ricattato… perché non mi vede e fa finta di non pensare ad altro che a me, mentre in realtà si occupa solo di se stessa?” La mancanza di una risposta che per lui significasse faceva ripetere il circuito ‘assenza di senso-dolore’ che prima, per difesa da entrambi gli elementi di detta dicotomia, rimaneva inconscio, rendendo lui apparentemente insensibile (invulnerabile), anche se, fin dagli inizi dell’analisi, tracce in lui apparivano di una sommersa profondità d’animo (che, come abbiamo visto, lo rendeva agli occhi degli altri simpatico, cortese, gentile e nobile). L’achillea “ira funesta” che caratterizzò buona parte della sua vita infantile e primo-adolescenziale, traccia visibile della descritta tragedia interiore, fu, nella fase in visione dell’analisi, ricondotta alla causa originaria, con risoluzione graduale delle sue proiezioni su altri oggetti. Lavorammo molto sul fatto che la tragedia accadutagli fosse stata più grande di lui e finanche della madre e del padre, e che affondasse radici nelle generazioni, come la follia (come il Fato nell’Eroica greca, superiore allo stesso Zeus). Fummo quindi entrambi soddisfatti della capacità che lui stesso negli anni dell’analisi aveva sviluppato di uscire dalla scena (come Enea da una bruciante Troia) senza volerla risolvere vincendo (mentre tempo addietro egli avrebbe desiderato sconfiggere l’ingiustizia subita “annientando” prima il mondo intero e poi solo la madre) o morendo (come di primo acchito finanche il pius Enea ha desiderato), e, accettando sulle spalle il peso di una genitura “disabile”, prendere per mano il suo se stesso-bambino senza madre (Iulo), e attraversare l’età delle passioni adolescenziali (Didone) non perdendo di mira l’obiettivo della sua vita che, oramai, non era più la realizzazione del destino degli dei e degli Eroi, come i primi avrebbero voluto, ma il proprio sviluppo esistenziale (Roma). Brevemente ora tratterei la questione del ‘dover divenire un Ettore’, posizione interna che suo padre voleva infondergli come modello valoriale e da cui l’analista si era intanto, come sappiamo, distanziato. L’occasione venne con la fine della scuola superiore e la scelta tra lavoro e continuazione degli studi. Carlo non voleva più studiare, mentre il padre esercitava una pressione intensa (seppur sempre con fare e intento amorosi) a favore di un percorso universitario. Io ero stato attento e disponibile a cogliere il fatto che dietro il rifiuto di applicarsi sui libri non vi fosse tanto una traccia di narcisismo residuo (nessuno insegna ad Achille che già tutto sa), quanto il desiderio sopra descritto di costruirsi a modo proprio. Nel periodo in visione lavorammo quindi molto in analisi sul fatto che gli anni della scuola fossero stati terribili anche perché lui in essa ci vedeva la realizzazione dei desideri genitoriali che lui divenisse qualcosa di speciale; ambizione alla quale Carlo andava fortemente ribellandosi, per diritto di esistere, prima inconsapevolmente, e poi, nella fase descritta, con lucidità di pensiero. Intanto il paziente aveva negli anni sviluppato una passione per la ristorazione a cui il padre si opponeva e che veniva interpretata in analisi come lo sviluppo di una spinta soggettivante, e come un tentativo implicito di risoluzione del monito genitoriale, divenuto conflittualmente poi anche un suo desiderio, di dovere lui nutrire di sé questi genitori bisognosi. Vedevo oramai chiaro che lui sentiva di essere dai genitori79 stato spinto a divenire Ettore e a sacrificarsi, forse anche fino all’exitus, per la famiglia, e che a questo egli oramai si opponeva, proponendo una ‘terza via’ che non direzionasse più, come nella mente dei genitori, e come sappiamo un tempo forse anche in quella dell’analista, da Achille a Ettore, bensì da Achille a Enea. Notavo che il mio sostegno alla sua soggettivazione fosse oramai nell’implicito del suo pensiero, e che lui oramai usava parti del pensiero dell’analista introiettate. Carlo intraprese la sua professione con impegno e rigore prima impensabili, portò avanti con serietà la relazione di coppia sopra citata, che sfociò in una convivenza con uscita definitiva dalla casa paterna. Riuscì con la ragazza a tirare fuori la sua debolezza e il suo bisogno di regressione senza più paura. Aveva 22 anni, era divenuto un giovane adulto sufficientemente armonioso, e ci parve a entrambi che il nostro percorso insieme potesse ultimarsi80. Oggi, a sei anni dalla fine dell’analisi, Carlo è un accogliente professionista ben quotato con incarichi di responsabilità, convive con la ragazza che conosciamo e con cui progetta di sostituire il cane domestico con l’arrivo di bambini. Come accennavo all’inizio dello scritto, l’epopea eroica greca può a mio avviso aiutare l’analista di adolescenti a comprendere la natura e le dinamiche psichiche dell’adolescente e della sua famiglia nelle generazioni. Sopra consideravo anche che, parallelamente a quanto appena riferito, detta classicità può sostenere l’analista nel canalizzare in modo costruttivo i propri affetti per l’adolescente e l’adolescenza, limitando, così, il rischio di lasciarli agire o, per tema di ciò, di reprimerli, riducendo, in ciascuno dei due casi, la propria potenzialità curativa. Tento ora brevemente di utilizzare nel caso in visione alcune riflessioni tratte, nel senso appena esposto, dall’eroica considerata. A mio avviso la madre di Carlo è come se vivesse una 79 Certamente l’investimento proiettivo di ciascun genitore sul paziente differiva da quello dell’altro sul piano economico e su quello della qualità. 80 Altri aspetti pur interessanti di questa analisi ho ritenuto di non approfondirli per esigenze di brevità e più che altro di focus, e in nota e brevemente accennerò al modo con cui Carlo affrontò la questione omosessualità paterna, riferendomi solo al fatto che pure in questo ambito venne in mio aiuto Achille. Potei infatti nel tempo ricondurre alla accennata caratterizzazione paterna d’identità di genere le mie impressioni d’avvio analisi circa la bellezza femminea del paziente unita a un misto di coraggio e forza. Considerai quindi che il complesso personaggio di Achille, così come l’inconscio umano lo ha rappresentato nelle articolate costruzioni mitologiche, comprensivo quindi anche degli aspetti femminili e omosessuali che lo caratterizzano secondo i più accreditati studiosi, possa essere stato sostenuto anche dal padre di Carlo affinché il figlio ne incarnasse una moderna rappresentazione, contribuendo, così, alla realizzazione del moderno Eroe nella persona del mio paziente. 35 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 condizione di auto-divinizzazione in un tempo mitologico quasi senza cronologia, ove le divinità (genitoriali) stesse “lottano furiosamente per definire i propri ambiti e porre le fondamenta della realtà”, che per tale signora consiste nella propria condizione al di sopra di quella degli altri. Psichicamente quindi ancora vicina a Cronos, il quale, vivendo in un tempo senza tempo nel piacere puro, copula con Rea e divora i loro figli. Per la signora qualsiasi coordinata aggiuntiva al proprio piacere pare essere insignificante e per raggiungere tale piacere non risparmierebbe la vita mentale del figlio: lo spazio non esiste, Italia o Stati Uniti non rimandano ad affetti, cioè non significano nelle loro caratterizzazioni e differenze affettive; e così il tempo è come se per lei non passasse, non potendo elaborare nulla del rapporto col figlio tutto rimane sempre come all’inizio: le stesse illusioni e delusioni date a Carlo, gli stessi ricatti e tentativi di “farlo impazzire”. Una sorta di ‘Zeus castrato’ tenta di imporsi istituendo tempo e leggi (il padre e le sue lotte legali), ma la sua potenza è piuttosto relativa (omosessualità) e soggetta al Fato (che è sempre al di sopra anche del dio degli dei). Per istituire il proprio ordine e la propria legge al posto del caos dell’era di Cronos, Zeus lotta furiosamente anche col narcisistico carattere degli dei e, in questo modo, pare muoversi pure il padre di Carlo, solo che questi non possiede la potenza di uno Zeus e sembra quindi poter procedere solo per ‘imitazioni’81: egli imiterebbe la potenza di Zeus per mettere ordine al caos della madre di Carlo, senza riuscirvi, e risentirebbe dell’utilizzo del ‘modello imitativo’ anche nel fatto di chiedere al figlio di divenire un Ettore. Infatti, non essendo un Ettore egli stesso, il padre, per tentare di assumere le qualità di tale Eroe, non può che imitarlo, e, per educare il figlio, non può che chiedergli di fare altrettanto, e così sacrificarsi al proprio destino (divenire uno studente universitario ecc.). Un vertice analitico di affetti significanti e di cura, attivo su di lui, tuttavia, dissipa la nebbia dell’Olimpo agli occhi di Enea, offrendogli, per convincerlo a disinvestire su Troia, l’orrenda visione del “narcisismo di morte” che devasta il mondo adulto degli dei, e lo fa proprio quando Enea stava pensando di imitare Ettore e restare a morire per Troia. Ettore appare in sogno a Enea (come molte volte appare in sogno al nostro Carlo per ‘consigliarlo’), si mostra devastato dalla morte e gli indica la via di salvezza nel non divenire come lui. Si comporta da vero padre, Ettore: dice solo poche, incisive parole e non risponde alle molte domande del ‘figlio’ Enea. Questi fa tesoro di quanto ricevuto e con sulle spalle, come sappiamo, l’intero peso della difficile genitura, abbandona la ‘moglie-madre’ Creusa su consiglio di lei, anche lei morta che lo esorta a vivere e, come diremmo oggi, a ‘non fare l’eroe’. Madre di adolescente che, nella fantasia del figlio, deve rimanere indietro ed esortarlo ad andare oltre il loro legame, per facilitargli la via della soggettivazione. Qui l’adolescente orienta il percorso verso l’adultità, con un Io progressivamente più 81 ‘Imitare al posto di essere’, potremmo dire parafrasando l’“imitare per essere” di Gaddini (Cfr. E. Gaddini, Sulla imitazione, 1968, in Scritti, Milano, Raffaello Cortina, 1989). 36 maturo che accoglie ed integra l’impronta genitoriale (pesante sulle spalle ma anche provvida di consigli) con la propria parte infantile, e, sperimentando capacità nuove di equilibrio tra spinte interne, attraversa le passioni tipiche dell’età senza perdere di vista, nonostante fisiologiche derive, la meta. In tale ‘zona’ a mio avviso incontriamo anche l’analista di adolescenti, il quale, sentendosi pienamente un Ettore, si mette a disposizione di Achille e gli indica, nel “lungo sogno” dell’analisi (Chianese82), il percorso, in modo che il paziente lo possa, nel tempo dell’analisi stessa, riconoscere come significativo e fare proprio (come Carlo a fine analisi). L’analista, così facendo, non dovrà più limitare la propria passione controtransferale per la commovente e toccante bellezza e per la destrezza di Achille, e potrà offrire a tale Eroe, salvatore di Zeus e dell’Olimpo, e di Zeus figlio mancato, tutta la credibilità necessaria a convincerlo dell’utilità di “trasfigurare” gradualmente fino ad assumere le sembianze di Enea, salvato in sogno dall’analista Ettore. Mi chiedo infine se analoghe e proporzionate esperienze di approfondimenti tra cultura e affetti nell’ambito dell’eroica greca non possano contribuire alla formazione degli allievi analisti di adolescenti, al fine di aiutare i giovani professionisti sia a comprendere sempre meglio tali pazienti, sia a limitare il rischio che ciascuno dei membri della diade analitica debba rinunciare al proprio ‘smalto’. Rinforza lo smalto dell’adolescente e quello del suo analista - tra altro sopra riferito, e ultimo ma non per importanza l’eccezionale scelta compositiva operata, secondo Leopardi, da Omero, di bilanciare nella narrativa sempre il peso dei due più sublimi tra gli Eroi, Ettore e Achille: “l’interesse per l’uno doveva infatti sempre accompagnare quello per l’altro”, nell’animo dei fruitori della storia, la quale, nel nostro caso, è quella che analista e adolescente insieme costruiscono e raccontano. Aiuta il fatto che ciascuna delle due parti della diade analitica possa non essere più posta nelle condizioni di compiere una scelta inconscia di privilegio tra i due eroi, con disinvestimento sacrificale dell’escluso. E così Achille, Eroe adolescente, può rimanere, per sempre, per pazienti, allievi e analisti, qualcosa di perfetto e sublime in sé, matrice profonda dell’animo e sede della pulsione al servizio della creatività, della soggettivazione e dell’adultità. 3. DALLA FILOLOGIA AL NUOVO UMANESIMO (Angelo Ariemma) Perché questo titolo? Perché l’approccio filologico può e deve essere la base da cui siamo partiti, ma la storia della letteratura, come la storia degli uomini, è fatta di letture e interpretazioni, per arrivare ai nostri tempi, a noi che viviamo qui e ora, e possiamo e vogliamo servici di quella filologia e di quella letteratura per interpretare questo mondo e noi stessi che lo abitiamo. Con parole più pregnanti: “Lo stato presente della critica letteraria induce ad attribuire l’ampiezza in ricerche del genere a un interesse filologico piuttosto che a un 82 Cfr. D. Chianese, Un lungo sogno, Milano: FrancoAngeli, 2006. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE interesse propriamente critico (…). La critica cerca il contenuto di verità di un’opera d’arte, il commentario il suo contenuto reale. Il rapporto fra i due determina quella legge fondamentale della letteratura per cui, quanto più significativo è il contenuto di verità di un’opera, e tanto più strettamente e invisibilmente esso è legato al suo contenuto reale. Se durevoli si rivelano perciò proprio quelle opere la cui verità è più profondamente calata nel loro contenuto reale, nel corso di questa durata gli elementi reali si impongono tanto più nettamente allo sguardo dell’osservatore quanto più si estinguono nel mondo (…). La piena conoscenza del contenuto reale delle cose durevoli coincide in definitiva con quella del loro contenuto di verità. Il contenuto di verità si rivela come il nocciolo stesso del contenuto reale”83. Perché abbiamo voluto affrontare un discorso sul mito? Ci soccorre ancora Walter Benjamin: “In nessun caso il mitico è mai il supremo contenuto reale, ma è sempre un esatto riferimento ad esso (…). Ogni significato mitico cerca il segreto”84. Ma, “la forma canonica della vita mitica è appunto quella dell’eroe. In lui l’elemento pragmatico è anche e insieme simbolico, in lui solo, in altre parole, la figura simbolica, e con essa il contenuto simbolico della vita umana, sono dati alla conoscenza in forma altrettanto adeguata. Ma questa vita umana è in realtà sovrumana, e quindi non solo nell’esistenza reale del personaggio, Zeus ma (che è più decisivo) nell’essenza del contenuto, distinta da quella propriamente umana. Poiché mentre il simbolismo segreto di quest’ultima riposa altrettanto strettamente sull’elemento individuale come su quello genericamente umano di chi vive, il simbolismo palese della vita eroica non raggiunge la sfera della peculiarità individuale né quella dell’unicità morale. Ciò che separa l’eroe dall’individuo è il tipo, la norma – benché sovrumana; dall’unicità morale della responsabilità, la sua funzione di rappresentante. Poiché egli non è solo davanti al proprio Dio, ma il rappresentante dell’umanità di fronte ai suoi dei (…). Tipicità e rappresentanza nella vita eroica culminano nell’idea del suo compito: la cui presenza e la cui simbolicità evidente distingue la vita sovrumana dalla vita umana”85. Ecco dunque il compito che ci siamo assegnati: una rilettura del mito dell’eroe qui e ora, perché quel mito ci aiuti a capire che uomini siamo noi, qui, all’alba del 21. secolo. Ritracciamo il percorso: Esiodo ci racconta la Teogonia, il mondo degli dei; poi, ne Le opere e i giorni, la storia delle cinque età. Dopo le età d’oro, d’argento e di bronzo, ecco l’età degli eroi: “Poi quando anche questa stirpe la terra ebbe ricoperto, / ancora un’altra, la quarta, sulla terra nutrice di molti / Zeus 83 W. Benjamin, Le affinità elettive, in Angelus novus : saggi e frammenti, a cura di Sergio Solmi, Torino, Einaudi, (ET Saggi, 271), 1995, p. 163 e p. 166. 84 Ivi, p. 179 e p. 185. 85 Ivi, p. 196-197. Cronide creò, più giusta e migliore, / razza divina di eroi, che sono chiamati / semidei: la generazione a noi precedente sulla terra infinita”86. Infine quella degli uomini: “Ma Zeus un’altra stirpe stabilì di uomini mortali, / quanti esistono ora sulla terra nutrice di molti. / Volesse il cielo che io non vivessi della quinta stirpe / tra gli uomini, ma o fossi morto prima o vivessi poi. / Ora infatti è la stirpe di ferro, né mai di giorno / né di notte smetteranno da fatica e dolore / di venir consumati; e gli dei infliggeranno loro dure angustie. / Nondimeno anche per loro si troveranno dei beni mescolati ai mali”87. L’intreccio tra dei, eroi e uomini, si configura nettamente già con il primo eroe, Prometeo, che, sfidando Zeus, dona agli uomini il fuoco, quindi luce e calore, che possono dissipare le nebbie dell’Olimpo, e aprono alla possibilità di vivere la propria vita libera e indipendente; così il giovane Goethe: “Ma io sto qui, plasmo uomini / fatti a mia immagine, / una stirpe che mi sia simile / per soffrire, per piangere, / per gioire e per rallegrarsi / e che di te non si curi, / come me”88. Poi gli eroi omerici, con i loro conflitti di semidei che vivono la dimensione mortale, la possibilità di superarla, la lotta 86 Esiodo, Le opere e i giorni, v. 156-160, in op. cit., p. 189. 87 Ivi, v. 169d-179, p. 189. 88 J.W. Goethe, Prometeo, in op. cit., p. 759. 37 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 interiore tra la gloria e l’abitudine, l’impossibilità di sfuggire al fato; caratterizzati da epiteti formulari, che non hanno la sola funzione mnemonica: “Con un procedimento analogo a quello per cui formularità ed espressione individualizzata costituiscono due poli fra di loro complementari, analogamente su una base ‘eroica’ comune si innestano personalità singole, fortemente rilevate: le quali come tali possono venire caratterizzate attraverso il gioco degli epiteti specializzati”89. Appunto, ogni eroe ha il suo specifico significato mitopoietico (come già abbiamo mostrato): Achille, invulnerabile e tracotante come l’adolescenza; Ettore, l’uomo maturo, marito e padre, cosciente dei propri limiti, che fugge perché solo, ma poi affronta il nemico perché uomo; Enea, il fondatore di una nuova civiltà, di una nuova dimensione umana, che riconosce l’altro, che trova anche nella compassione e nella pietas i nuovi valori dell’uomo. Ma, parlando di eroi mitici, possiamo dimenticare Ulisse? Già Ulisse, nella lettura di Eva Cantarella, si presenta come portatore della civiltà del diritto, della legge, che distingue, nella sua casa, i servi fedeli, che vengono salvati, da quelli infedeli, giustiziati come profanatori della casa e della città: laddove “l’uccisione dei Proci fa dunque riferimento all’etica eroica della vendetta”90, poiché “la vendetta colpisce ciecamente, ignorando le colpe individuali, gli atteggiamenti soggettivi: l’onore è leso dai fatti, non dalle intenzioni”91; invece per la punizione dei dipendenti domestici si tratta di amministrare la giustizia, “si tratta di garantire e riorganizzare l’ordine all’interno di una comunità (…). In questo senso Ulisse può valutare i diversi gradi di colpa, può stabilire individualmente le punizioni. E può assolvere gli innocenti”92. Infatti così Zeus parla ad Atena: “Ora che il nobile Odisseo ha punito i pretendenti, sia stretto un patto leale: egli regni per sempre e noi favoriamo l’oblio del massacro dei figli e fratelli, sì che come un tempo si vogliano bene a vicenda e ridondino pace e ricchezza”93. In tal modo Ulisse segnerebbe il transito dalla civiltà guerriera dell’Iliade allo Stato ordinato da leggi dell’Eneide: Ulisse come anticipazione di Enea? La ricchezza interpretativa del personaggio, del quale nella Cantarella troviamo forse la più recente acquisizione, supera in realtà quella eroicità statica e definita in cui abbiamo letto i precedenti. Ulisse è l’eroe che ha continuato a vivere nella letteratura in mille facce e risvolti; l’Odissea è il prodomo e l’essenza del romanzo; Ulisse è veramente il primo “PERSONAGGIOUOMO quell’alter-ego, nemico o vicario, che in decine di migliaia di esemplari tutti diversi tra loro, ci viene incontro dai romanzi e adesso anche dai films. (... ) Se gli chiediamo di farsi conoscere, come capita coi poliziotti in borghe89 V. Di Benedetto, Nel laboratorio di Omero, Torino, Einaudi, 1994, p. 131. 90 E. Cantarella, Ippopotami e Sirene : i viaggi di Omero e di Erodoto, Torino, UTET, 2014, p. 99. 91 Ivi, p. 101-102. 92 Ivi, p.102. 93 Omero, Odissea, Libro XXIV, v. 479-486, a cura di Franco Ferrari, Torino, UTET, (Classici greci), 2001, p. 829. 38 se, gira il risvolto della giubba, esibisce la placca dove sta scritta la più capitale delle sue funzioni, che è insieme il suo motto araldico: si tratta anche di te”94. A conferma, ancora Vincenzo Di Benedetto nota, a proposito del monologo di Ulisse del Canto XX: “Qui il poeta dell’Odissea scopre una fascia nuova di realtà, quella dell’ansia che rinasce pur dopo un momentaneo acquetamento”95. Dal mito siamo passati alla letteratura; dal mondo eroico al mondo degli uomini. Ulisse nell’Iliade è ancora un eroe imperturbabile e crudelmente astuto, così lo descrive Elena a Priamo: “È il figlio di Laerte, l’accorto Odisseo / che crebbe nella rocciosa isola d’Itaca, / e conosce ogni inganno e ogni pensiero sottile”96; e Agamennone lo definisce: “profittatore, esperto di inganni maligni”97. Nell’Odissea diventa l’uomo perseguitato dal destino: “L’uomo dai molti percorsi, o Musa, tu cantami, colui che molto vagò dopo aver abbattuto la rocca di Troia: di molti uomini vide le città, scrutò la mente e molti dolori sul mare patì nel suo cuore per guadagnare a sé la vita, il ritorno ai compagni”98; il quale, pur di tornare alla sua casa, accetta il suo destino di uomo mortale, come dice a Calipso: “Dea possente, non adirarti per questo con me. Anch’io so bene che la saggia Penelope vale tanto meno di te, a vederla, per figura e bellezza: ella è mortale, tu sei immortale e immune da vecchiaia. Ma pure così voglio, bramo ogni giorno di arrivare alla mia casa e vedere il dì del ritorno. E se qualcuno degli dei ancora mi colpirà sul mare colore del vino, sopporterò: nel petto ho cuore paziente. Già tanto ho patito, già tanto ho penato fra le onde e in guerra: dopo gli altri venga pure questo travaglio”99. Ma già Sofocle nel suo Filottete torna a dipingerlo di fosche tinte, di fronte alla eroicità del figlio di Achille Neottòlemo: “Odisseo: «A Filottete devi frodare con parole l’anima»”100, al che risponde Neottòlemo: “Io, come soffro, figlio di Laerte, / anche ad udire certe cose, a compierle / provo ribrezzo. All’arti di malizia / non nacqui certo… e il padre mio nemmeno”101. Ma ecco che Dante, pur condannandolo tra i fraudolenti, ne fa il prototipo dell’uomo che di lì a poco costruirà la civiltà del Rinascimento, l’uomo che aspira a conoscere il mondo e i suoi misteri: “O frati – dissi - che per cento milia / perigli siete giunti a l’occidente, / a questa tanto picciola vigilia // d’i nostri sensi ch’è del rimanente, / non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente. // Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”102. 94 G. Debenedetti, Commemorazione provvisoria del personaggiouomo, in “Paragone” dic. 1965, ora in Il personaggio-uomo, Milano, Il Saggiatore, 1970, p. 13. 95 V. Di Benedetto, op. cit., p. 174. 96 Iliade, Libro 3, v. 200-202, op. cit., p. 83. 97 Ivi, Libro 4, v. 339, p. 111. 98 Odissea, Libro 1, v. 1-5, op. cit., p. 77. 99 Ivi, Libro 5, v. 214-224, p. 229. 100 Sofocle, Filottete, v. 67-68, in Filottete, Aiace, a cura di Giuseppina Lombardo Radice, Milano, Mondadori, 1956, p. 14. 101 Ivi, v. 111-113, p. 15. 102 Inferno, Canto XXIV, v. 112-120. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE Vediamo anche il Leopardi dello Zibaldone, che introduce la distinzione tra le qualità stimabili di Ulisse e quelle amabili, che appartengono, in quanto giovane eroe destinato alla gloria, a Achille: “[3601] veggiamo nell’Odissea che Ulisse, molto stimabile, in molte parti ammirabile e straordinario, in nessuna amabile (…). [3602] Le qualità nelle quali Ulisse eccede, sono in gran parte altrettanto forse odiose quanto stimabili (…). Insomma ne nasce che Ulisse malgrado delle sue tante e sì grandi e sì varie e sì nuove e sì continue sventure, e malgrado ch’ei comparisca misero fino quasi all’ultimo punto, non riesce per niun modo amabile”103. Siamo in una interpretazione tipicamente romantica: l’eroicità esclude la prudenza e l’accortezza, è solamente slancio vitale, fino alla perdita di sé. Giudizio ancor più negativo colpisce Enea: “[3608] La pazienza in lui è simile a quella di Ulisse. La prudenza e il senno soverchiano ed offuscano le altre sue doti (…). Troppa virtù morale, poca forza di passione, troppa ragionevolezza, troppa rettitudine, troppo equilibrio e tranquillità d’animo, troppa placidezza, troppa benignità, troppa bontà”104. L’assenza di passione, in particolare verso Didone, fa di Enea, agli occhi di Leopardi, quell’uomo maturo, sempre presente a se stesso, che lui mai ha voluto essere. Il Novecento trova in Joyce la sua rilettura di Ulisse, che diventa il borghese assillato dalla meschinità ipocrita della società in cui è costretto a vivere. Le sue avventure si riducono alla banalità di una giornata qualunque, vissuta attraversando una città grigia e tentacolare, la città avventurosa come l’immenso mare omerico, ma di un’avventura tutta mentale, tutta interiore, che si gioca nella strenua varietà dei linguaggi, e trova il suo splendido acme nello stream of consciousness di Molly Bloom: si chiude, forse, l’avventura narrativa di Ulisse, e si apre l’avventura della sperimentazione novecentesca; ancora un andare oltre le Colonne d’Ercole. Ma i miti non sarebbero tali se non sopravvivessero a se stessi; eccoli quindi rivivere in quella mitologia del Novecento che è stata il cinema. James Dean sembra Achille, l’eroe adolescente, bello e protervo, dalla vita spericolata e narcisista, ma breve, necessariamente breve, altrimenti si finisce come Vasco Rossi, divenuto triste e noioso da far pena. Gary Cooper, soprattutto in Mezzogiorno di fuoco, somiglia a Ettore, che affronta il nemico da solo, abbandonato da tutti, non perché solo lui non abbia la stessa paura, ma solamente perché è il suo dovere di sceriffo, eletto a baluardo della città. James Stuart è simile a Enea, buono e amorevole, capace anche di atti coraggiosi e decisivi quando occorre, ma senza quello slancio passionale tipico dell’eroe adolescente. Humphrey Bogart ricorda Ulisse, the good bad heroe, apparentemente cinico, al mondo indifferente, che trova dentro di sé la forza anche della generosità eroica per salvare quel mondo che ha disprezzato, e dal quale è stato ricambiato in ugual modo105. 103 G. Leopardi, Zibaldone, op. cit., p. 2244-2245. 104 Ivi, p. 2248-2249. 105 Cfr. U. Eco, Casablanca: Cult Movies and Intertextual Collage, in Torniamo ora al nostro 21. secolo e permettiamoci un excursus nel recente libro di Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco106, solamente per chiarire, anche a noi stessi, cosa vogliamo intendere per Nuovo Umanesimo. Prendiamo in particolare le altre figure mitologiche a cui si richiama per definire la dimensione del ‘figlio’ come si è determinata nella storia degli ultimi duecento anni. Naturalmente il primo ad apparire non può essere che Edipo. La sua sostanza viene definita da Freud all’inizio del Novecento: non è un caso che in quella temperie storica si aprono le porte non solo della psicoanalisi, ma anche della nuova fisica, e di tutta l’arte d’avanguardia. È la sfida del figlio al padre, alle antiche certezze, al vecchio potere; è la rivendicazione del proprio diritto alla libertà: “Al centro del complesso edipico è il conflitto tra la legge e il desiderio, tra la realtà e il sogno, tra il vecchio e il nuovo. Il tempo del figlio-Edipo è stato il tempo tragico del conflitto tra le generazioni (…). I figli covano un desiderio di morte verso i propri padri. Edipo è l’eroe del destino e il padre solo un’ostruzione repressiva della sua fame di libertà. Il figlio-Edipo sperimenta il padre come ostacolo alla realizzazione del suo soddisfacimento. La Legge del padre si erge come una barriera insopportabile nei confronti del suo desiderio. Il figlio-Edipo sperimenta la Legge come antagonista irriducibile della dimensione anarchica della pulsione”107. Tutto questo sfocia nella contestazione del ’68 (in Italia protrattasi per almeno dieci anni, fino all’uccisione reale dei padri), e ne L’Anti-Edipo108 che “ha dato involontariamente la stura a un elogio incondizionato del carattere rivoluzionario del desiderio contro la Legge che ha finito paradossalmente per colludere con l’orgia dissipativa che ha caratterizzato i flussi – non delle macchine desideranti come auspicavano Delezueze e Guattari – ma di denaro e di godimento che hanno alimentato il meccanismo impazzito del discorso del capitalista nell’epoca della sua globalizzazione finanziaria”109. Quindi la generazione che ha ucciso i padri (e quella dimensione della borghesia fattiva e produttrice di beni e valori110) non ha saputo ‘essere’ padre: “il bambino ha piegato l’ordine familiare alle sue esigenze narcisistiche (…), l’idolo-bambino impone alla famiglia di modellarsi attorno alla legge arbitraria del suo capriccio (…), anziché coglier la necessità che il bambino esprime di essere aiutato a formarsi come soggetto, di poter diventare un soggetto grazie all’azione dell’Altro”111. Padri Narcisi (perno fondante della ‘Milano da bere’ anni ottanta) hanno generato il Figlio-Narciso, che “non è allora solo il figlio autorizzato a coltivare il sogno della propria realizzazione e della propria felicità, ma è anche il “SubStance”, vol. 14, n. 2, issue 47, 1985, p. 3-12. 106 M. Recalcati, Il complesso di Telemaco : genitori e figli dopo il tramonto del padre, Milano Feltrinelli, 2013. 107 Ivi, p. 100. 108 G. Deleuze, F. Guattari, L’anti-Edipo, introd. e trad. di Alessandro Fontana, Torino, Einaudi, 1975. 109 M. Recalcati, op. cit., p. 103. 110 Cfr. A. Bonomi, M. Cacciari, G. De Rita, Che fine ha fatto la borghesia?, Torino, Einaudi, 2004. 111 M. Recalcati, op. cit., p. 107. 39 SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 figlio senza desiderio, plastificato apatico, perso nel mondo fagico degli oggetti, insofferente a ogni frustrazione (…). Il rapporto con la propria immagine si prolunga specularmente in quello con gli oggetti. In questo rapporto non c’è soggetto. Esso appare sommerso da un godimento senza tempo (…). È il godimento continuo di una moltitudine sparsa, di un branco informe senza soggetto e senza responsabilità; è il godimento inconcludente e privo di desiderio del vivacchiare, dello sprecare, del vivere senza desideri”112. Eccoci dunque alla svolta del 21. secolo, all’atteso ritorno di Ulisse da parte del Figlio-Telemaco. La storia non è finita: né con la caduta del Muro di Berlino, né con l’11 settembre. Ma ha preso svolte imprevedibili: prima la grande speranza della fine della guerra fredda e la convivenza possibile tra i popoli; poi il brusco risveglio in un mondo dove torna la guerra e l’intolleranza; dove il Figlio-Telemaco “ricerca il padre come luogo di una possibile Legge giusta”113; “Telemaco esige giustizia «adesso» (…). Non invoca una Legge astratta, ma una giustizia che protegga la sua casa, egli è alla ricerca del senso umano e non di quello giuridico della Legge. È alla ricerca del senso della Legge della parola (…), per Telemaco il disagio è vivere in un mondo dove il senso umano della Legge della parola è oltraggiato, offeso, umiliato”114. Il Figlio-Telemaco non fa che riportarci al Padre-Ulisse, che, come già detto, rinuncia all’immortalità per amore della sua donna, ristabilisce nella casa la legge della Parola per amore del figlio: “Ulisse mostra più della ricomposizione dell’Uno la potenza insostituibile dell’oggetto amato, la sua assoluta incomparabilità, la forza della fedeltà al proprio desiderio. Mostra che l’eterno è nel mondo, è qui, è nel legame con chi amiamo (…). Non dobbiamo valorizzare moralmente i contenuti della scelta di Ulisse (…), ma mostrare come egli decide il suo ritorno per rispondere alla legge del suo desiderio, per stringere a sé Penelope, per riconoscere suo figlio, per riportare la Legge della parola nella sua comunità. Non perché questi sono valori morali universali ma perché essi rendono la sua vita degna di essere vissuta, soddisfatta, felice (…). La sua rinuncia non è al servizio del dominio e dell’appropriazione, ma a quello del desiderio e della sua trasmissione simbolica”115. Ulisse è anche colui che scava il proprio letto matrimoniale nel tronco di un albero ben radicato alla terra, e intorno al quale costruisce la sua casa: “Dentro il recinto sorgeva un tronco d’olivo dalle foglie allungate, rigoglioso, fiorente, grosso come una colonna. Intorno ad esso costruii dal principio alla fine la stanza con pietra fitta, la coprii per bene con un tetto, ci applicai battenti robusti, saldamente connessi. Poi segai la chioma dell’olivo dalle foglie allungate e, dopo aver squadrato il fusto fin dalla base, lo levigai tutt’intorno con arte provetta, lo livellai col filo cavandone un piede del letto, lo traforai tutto col trapano. Dunque cominciando dal fusto piallai il telaio del letto che alla fine ornai d’oro, d’argen112 113 114 115 40 Ivi, p. 110-111. Ivi, p. 113. Ivi, p. 115-116. Ivi, p. 119-120. to e d’avorio; infine tirai la correggia di bue sgargiante di porpora”116. Qui forse è il vero significato di quanto intendiamo per Nuovo Umanesimo: Ulisse può viaggiare e andare alla scoperta del mondo, perché ha radici ben piantate nella sua terra e nel suo passato. Ritorniamo alle storie, già diceva qualcuno, quella storia che i figli del ’68 hanno rifiutato, per un falso senso di liberazione; per cui, divenuti padri, non hanno avuto più le radici sulle quali fondare la propria casa e crescere i propri figli nella dimensione di una libertà responsabile. Allora il Nuovo Umanesimo può partire dalla critica al postmoderno e al pensiero debole, e fondarsi sul Nuovo realismo di Maurizio Ferraris117. Laddove il postmoderno ha preteso di scardinare il concetto di realtà e di oggetti reali118, dando valore solamente alle interpretazioni e quindi alle opinioni, tutte valide allo stesso modo, quella dell’uomo della strada come quella dello scienziato, o di qualsiasi professionista del proprio campo119: “è contro questo spirito che con la svolta del secolo si è fatto avanti il realismo. Si trattava di restituire legittimità, in filosofia, in politica e nella vita quotidiana, a una nozione che nel postmoderno ai suoi fasti è stata considerata una ingenuità filosofica e una manifestazione di conservatorismo politico, giacché appellarsi alla realtà, in epoche ancora legate al micidiale slogan «l’immaginazione al potere», appariva come il desiderio che nulla cambiasse, come un’accettazione del mondo così com’è. Trent’anni di storia ci hanno insegnato il contrario”120. Invece, “proprio perché c’è un mondo reale le cui leggi sono indifferenti alle nostre volizioni e cogitazioni, è possibile che, in un simile mondo, ci sia scienza e ci sia giustizia. Nel realismo è dunque incorporata la critica, all’antirealismo è connaturata l’acquiescenza che, dai prigionieri della caverna di Platone, ci porta sino alle illusioni dei postmoderni. Così, l’argomento decisivo per il realismo non è teoretico bensì morale, perché non è possibile immaginare un comportamento morale in un mondo senza fatti e senza oggetti”121. Siamo così al punto decisivo. Come l’Umanesimo storico si è liberato dallo spiritualismo superstizioso del Medioevo, e ha dato fiducia all’uomo, alla sua capacità di conoscere il mondo e le sue leggi, riallacciandosi al sapere degli antichi, e liberando anche le sue possibilità di scelta; così questo 116 Odissea, Libro XXIII, v. 190-201, op. cit., p. 789. Uno dei tanti esempi in cui l’Odissea si dimostra primo romanzo moderno: accanto alle avventure eroiche, spesso viene narrata anche la vita quotidiana degli uomini. 117 M. Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Roma-Bari, Laterza, 2012. 118 Forse mutuando dalla fisica quantistica l’assunto del principio di indeterminazione, per il quale l’osservatore, nel momento in cui sperimenta modifica la realtà degli oggetti subatomici; ma nel mondo che viviamo continua ad essere valida la fisica newtoniana: se ho in mano un bicchiere è un oggetto concreto, che se getto in terra si fracasserà indubitabilmente, senza che la mia presenza di osservatore possa modificare l’esito dell’esperimento. 119 In politica questo ha dato valore ai sondaggi di opinione, anziché alle statistiche, che presentano dati oggettivi, confutabili solamente con statistiche migliori; e in televisione al bla bla quotidiano, che nulla ci dice e nulla ci insegna sulla realtà del mondo. 120 M. Ferraris, op. cit., p. 27. 121 Ivi, p. 63. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | SCIENZE FILOLOGICO-LETTERARIE Nuovo Umanesimo deve riscoprire nella realtà, nello spirito conoscitivo dell’Illuminismo, nei valori della cultura, intesa nel suo significato più ampio, che vede cultura anche nel sapere del contadino che fa crescere le messi, anche nelle mani dell’artigiano che tesse una tela o dà forma a un vaso, anche nell’abilità della massaia che impasta il pane, oltre che in quella grande cultura europea di cui siamo fatti, affinché i padri di oggi non dissipino tutto il patrimonio ricevuto dai padri di ieri, ma sappiano trasmetterlo ai Figli-Telemaco, che “guardano il mare”, in attesa del ritorno del padre: quel padre che sappia fondare una città e una civiltà, e sappia conservarla attraverso la Legge della Parola, attraverso la trasmissione della cultura e della bellezza (senza estetica non c’è etica), attraverso l’acquisizione simbolica del desiderio, desiderante l’incontro con l’Altro. BIBLIOGRAFIA 1. 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GUADAGNO E PAOLA REVELLINO Le Frane: tra difficoltà interpretative e modifiche dell’ambiente antropizzato e del clima RAFFAELLO CIONI, ROBERTO SANTACROCE La pericolosità vulcanica VINCENZO ARTALE E ALESSANDRO DELL’AQUILA Evoluzione del clima della regione mediterranea www.scienze-ricerche.it - [email protected] SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA Giorgio Baglivi. The Italian Work of an armenian Physician born in Croatia (Ragusa [Dubrovnik] 8.IX.1668 - Rome 17.VI.1707) ANNA TOSCANO Visiting Professor - Campus numérique arménien - Lyon Translated by Lucia Nannoni This essay reconstructs the work of Giorgio Baglivi (1668-1707) through my study on his correspondence kept in Sweden 1. It contains, within the text, my academ1 A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14, Firenze, Leo S. Olschki, 1999. The Catalogue of Baglivi’s Papers belonging to the collection of the Swedish surgeon Erik Waller kept in the Uppsala Universitetsbibliotek was first published in 1994 in the second issue of the journal of the history of science, “Nuncius”: Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi conservate nella Waller Samling presso Universitetsbiblioteket «Carolina Rediviva» di Uppsala, in “Nuncius”, a. IX (1994), fasc. 2, pp.683-738. On Waller Collection see: H. SALLANDER, Bibliotheca Walleriana. The Books illustrating the History of Medicine and Science Collected by Erik Waller and bequeathed to the Library of the Royal University of Uppsala, 2 voll., Uppsala 1955 (New York 1991); M. BERETTA, A History of Non-Printed Science. A Select Catalogue of the Waller Collection, Acta Universitatis Upsaliensis, Uppsala University Library 1993; http://www. theeuropeanlibrary.org/tel4/collection/a1059, http://www.ub.uu.se/en/Search/Manuscripts/ During the 11th International Congress of the History of Medicine, held in Zagreb in 1938, in the special session focusing on Giorgio Baglivi which took place in [Dubrovnik], Dr. [Erik Waller], describing its imposing collection of medical autographs, had focused his attention on a particular section of his important collection constituted by the Correspondence that Baglivi had with physicians and naturalists of his time. Baglivi’s letters owned by Waller actually constituted an interesting source of information on the medical debate in Italy at the end of the 17th century, and originally formed, together with the collection of Baglivi’s letters belonging to Sir William Osler, inherited by the McIntyre Medical Science Building of the McGill University of Montreal, a single body. Around 1880, the original correspondence in its entirety had belonged to the Roman collector and antique dealer Gian Carlo De Rossi. Arbitrarily divided into two parts, it had then been purchased at an auction by Sir William Osler] and by Dr. Erik Waller. The missives in the Baglivi collection owned by the [Uppsala] University Library cover in fact the last years of Baglivi’s life and hence are therefore to be considered the logical continuation and the completion of the correspondence kept in Montreal, whose publication was edited in 1974 by Dorothy M. Schullian with a massive, fundamental work of historical reconstruction and transcription which defined the structure of the collection comprising 173 autograph letters (from and to Giorgio Baglivi) dating from between 1677 and 1698: D. M. SCHULLIAN (ed.), The Baglivi Correspondence from the Library of Sir William Osler, Cornell University Press, Ithaca and London 1974 ic lecture2 written for the Campus Numérique Arménien of Lyon, a university campus online3, which use the Internet technologies like new instruments for the sharing and the dissemination of historical knowledge, through new Learning Practices, new technology devices and Open Resources. INTRODUCTION In 1999, the publication of the Correspondence kept in the Waller Collection4 allowed the reconstruction of the theoretSee: A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, Firenze, Leo S. Olschki, 1999, pp. 5-10 2 A. Toscano, Giorgio Baglivi. The Italian Work of an armenian Physician Born in Croatia, campusnumeriquearmenien.org/college/cours/ download/8/734, a.y. 2014-2015, online april 2015 3 http://campusnumeriquearmenien.org/ 4 A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14, Firenze, Leo S. Olschki, 1999. 43 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 ical path of one of the most interesting figures of the 17th-century scientific scene, the Dalmatian physician, of an Armenian family, naturalized Italian, Giorgio Baglivi. The Baglivi correspondence kept in Sweden allowed adding another tessera to the reconstruction of Italian scientific culture in the second half of the 17th-century, providing a, far from being negligible, further example of the deep relations and penetrations of Italian science into the European scientific world, which had indeed one of its major reference models precisely in the medical-biological sector. The development of Italian science at the end of the 17th century is in fact linked to the exchange of scientific news with other European scholars whose documents related to the correspondence acquire particular importance to redefine the multifaceted picture of mutual relations and influences existing between Italian science and the European one. In the Baglivi collection belonging to the Waller Samling it was possible to clearly discern the actual importance that Baglivi’s production had within the international scientific community. A production that, ranging from the De praxi medica to the De fibra motrice, spread far and wide in the medical world of the time exerting a deep influence on the writings of Friedrich Hoffmann, Herman Boerhaave and AlThe Catalogue of Baglivi’s Papers belonging to the collection of the Swedish surgeon Erik Waller kept in the Uppsala Universitetsbibliotek was first published in 1994 in the second issue of the journal of the history of science, “Nuncius”: Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi conservate nella Waller Samling presso Universitetsbiblioteket «Carolina Rediviva» di Uppsala, in “Nuncius”, a. IX (1994), fasc. 2, pp.683-738. On Waller Collection see: H. SALLANDER, Bibliotheca Walleriana. The Books illustrating the History of Medicine and Science Collected by Erik Waller and bequeathed to the Library of the Royal University of Uppsala, 2 voll., Uppsala 1955 (New York 1991); M. BERETTA, A History of Non-Printed Science. A Select Catalogue of the Waller Collection, Acta Universitatis Upsaliensis, Uppsala University Library 1993; http://www. theeuropeanlibrary.org/tel4/collection/a1059, http://www.ub.uu.se/en/ Search/Manuscripts/ During the 11th International Congress of the History of Medicine, held in Zagreb in 1938, in the special session focusing on Giorgio Baglivi which took place in [Dubrovnik], Dr. [Erik Waller], describing its imposing collection of medical autographs, had focused his attention on a particular section of his important collection constituted by the Correspondence that Baglivi had with physicians and naturalists of his time. Baglivi’s letters owned by Waller actually constituted an interesting source of information on the medical debate in Italy at the end of the 17th century, and originally formed, together with the collection of Baglivi’s letters belonging to Sir William Osler, inherited by the McIntyre Medical Science Building of the McGill University of Montreal, a single body. Around 1880, the original correspondence in its entirety had belonged to the Roman collector and antique dealer Gian Carlo De Rossi. Arbitrarily divided into two parts, it had then been purchased at an auction by Sir William Osler] and by Dr. Erik Waller. The missives in the Baglivi collection owned by the [Uppsala] University Library cover in fact the last years of Baglivi’s life and hence are therefore to be considered the logical continuation and the completion of the correspondence kept in Montreal, whose publication was edited in 1974 by Dorothy M. Schullian with a massive, fundamental work of historical reconstruction and transcription which defined the structure of the collection comprising 173 autograph letters (from and to Giorgio Baglivi) dating from between 1677 and 1698: D. M. SCHULLIAN (ed.), The Baglivi Correspondence from the Library of Sir William Osler, Cornell University Press, Ithaca and London 1974 See: A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, Firenze, Leo S. Olschki, 1999, pp. 5-10 44 brecht von Haller, allowing the reconstruction of the privileged transmission channels along which the exchange of news and information, in the European scientific panorama at the end of the 17th century, took place. HIS WORK “MOVEMENT AS THE UNIVERSAL DRIVE” As it have already pointed out 5, one of the most interesting sectors of historiographic research, namely the reconstruction of the ways in which scientific ideas were transmitted in the European cultural context between the second half of the 17th century and the first half of the 18th century, consists in the analysis of private papers and correspondence, that in the most various manner, were exchanged among the exponents of the culture of that time. The circulation of Baglivi ideas also followed this golden rule. Even though there is no doubt that the fundamental contribution to their dissemination was given by the various editions that Baglivi works had in the most important European centres of those years and beyond6. 5 A. Toscano, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2 voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013, Vol. I, pp. 137-151 ; Vol. II, pp. 6-14 6 If we skim through the high number of reprints and translations of his treatises, we find that: the last reprint of the De praxi medica dated from 1793 in German-speaking countries (De praxi medica libri duo, Editio nova, Praefatus est E. G. Baldinger …, Marburgi, in officina nova libraria Academiae, 1793, 8°, 16 + 386 pp); the Opera Omnia, translated into German in 1756 (Abhandlung vom Erdbeben … Als ein Auszug aus einem. Tractat dieses grundgelehrten Schriftstellers bei Gelegenheit des jetzo so erschrecklichen u. fast allgemeinen Erdbebens … übers. Von Friedrich Gerhard Constantini, Stadthagen, Althans, 1756), was still being published in 1827-28 (Opera omnia medico-practica, et anatomica. Editionem reliquis omnibus emendatiorem et vita auctoris auctam, curavit C. Gottl. Kühn, Lipsiae, Voss., 1827-1828, 2 voll. [Scriptorum classicorum de praxi medica nonnullorum opera collecta, 2-3]); and that in 1757 , and, also later, in 1851, the De praxi medica was still being published in French (Maladie traduit du latin. Auxquelles on a ajouté des remarques et des observations fondées sur la théorie la plus claire & la plus reçue, & sur la plus saine pratique, Par M. G. D’Aignan, Paris, chez la veuve Delaguette, 1757, 12°, 340 pp.; De l’accroissement de la médecine pratique, Traduction nouv. Par J. Boucher, précédée d’une introduction sur l’influence du Baconisme en médecine, Paris, Labé, 1851). Included in the Opera Omnia SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA The second half of the 18th century witnessed the dawn of a brand new panorama for physiology leading to the reformulation of reference parameters adopted until then to study living matter. However, Baglivi ideas continued to be influential and were constantly cited in European scientific and non-scientific literature from the second half of the 18th century and the first half of the 19th century. Although distant in time and with ideas different from Baglivi, the new protagonists of research on the structure of living matter, considered him their authoritative point of reference, to whom they could turn when presenting their speculations. Towards the second half of the 18th century, the notion of living fibre studied by Glisson7 and that of motive fibre formulated by Baglivi aroused special interest in the field of research on living organisms. Different as to solutions and implications from the mechanism present in France and in the Low Countries, the Italian iatromechanism, with its Galilean legacy and its opening to corpuscularism, had allowed, in Baglivi formulation, the interpretation of vital phenomena according solely to the laws of motion, to which the entire nature appeared to be subject, thus explaining the origin and continuation of life in the uninterrupted action of movement in every single minimal part of the body. Supplementing Baglivi programme of a reformation of clinical medicine of Hippocratic inspiration and with a solidistic approach, his studies on the properties of fibres met with the favour of the exponents of the Montpellier medical school8, who were amongst the major contributors to the Encyclopédie and introduced Baglivi into the temple of Enlightenment9. as far back as 1704, the Specimen, continued to be printed as an Epistola contained in Il corpo umano by Alessandro Pascoli until 1774 (De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per oservationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A. PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo metodo si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i loro principali ufizi, per istruire a bene intendere, secondo il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Perusiae, apud Costantinum, 1700; [Venetiis, apud Andream Poletti, 1712, 1724, 1727, 1739, 1742, 1750, 1772]; De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per oservationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A. PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo metodo si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i loro principali ufizi, per istruire a bene intendere, secondo il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Venetiis, apud Andream Poletti, 1774). See: A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Bibliografia, Vol .I, pp. 188-190 7 See A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Chapter 2, First Part, Vol .I, p. 69 and following 8 For more on the Montpellier medical school and its relations with Italian medical science between the late 17th century and the early 18th century, see A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Chapter 3, Part Two, Il Movimento delle Idee. Una non conclusione, Vol. I, pp. 139-142 and the related notes. 9 See A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], op. cit., Chapter 3, Part Two, Il Movimento delle Idee. Una non conclusione, Vol. I, pp. 139-142; Vol. II, First Part, Il movimento delle idee: Giorgio Baglivi tra le voci His De praxi medica, a work published in 1696, contains the programmatic lines of his system which was a benchmark for several generations of European clinicians. Drawing on the experimentalism of the Corpus Hippocraticum and to the inductive method of [Francis Bacon], Baglivi maintained the pre-eminence of experience in medicine, although without refusing mechanistic physiology, and pointed out the methodological error of former therapeutics. He intended to free clinical medicine from all doctrines and prejudices which had hampered its progress by anchoring it to “experimental philosophy”10. Through an original synthesis, Baglivi combined the line of iatromechanical research with that elaborated by Francesco Redi, whose results in the medical field, although showing the untenability of a large part of classic therapeutics, had not however been able to give rise to a sounder substitutive one. Even though they achieved fundamental results in the field of biology – see for example Lorenzo Bellini’s and Marcello Malpighi’s studies on lungs and kidneys - both the iatromechanical tradition and Redi’s research model seemed to be totally inadequate in the medical field as to explaining functional alterations of the organism. All this had placed the most conscious advocates of the new scientific concepts in a weak position against the criticism of traditionalists, who maintained the uselessness of the anatomical-physiological approach in medicine11. Baglivi recognized the utility of doctrines inspired by mechanics in medicine, but refused to carry the same approach to extremes in the practice of it, in the certainty that it was above all the observation of the actual course of the illness which should characterize the work of a physician. He considered observation the cornerstone of the art of medicine, the thread that physicians were to follow in their speculations 12. dell’Encyclopédie, pp. 5-14; Vol. II, Part Two, Le voci dell’Encyclopédie, pp. 19-132. 10 According to Baglivi, theoretical medicine had made great strides from Galen’s time to the 17th century, but the progress of practice had not followed that of theory. In a passage of the [De praxi medica, lib. I, cap. XII, par. I] he wrote: « […] puto eidem [medicinae et scientiarum magna opera] non eventurum, quod ventis solet, qui cum vehementissimi sint undè oriuntur, ad longinquas tamen regiones fracti ferè, debilitatique perveniunt; sed quod ingentibus, & peramplis fluminibus, qui cum ab ortu ipso magna sint, perpetuo tamen aucta, & tumefacta progressu, eo majores undas volvunt, eo amplioribus ferentur alveis, quo à fontibus suis longius recesserunt». 11 According to them, symptoms or “phenomenological data” were not in fact to be confused with microanatomical ones, which they considered irrelevant at the macroscopic level of the disease progression. Such an interpretative line, which alluded to precise difficulties of the biological mechanism during the therapy, brought into being a long-lasting controversy on the certainty of medicine that, in Italy and elsewhere, resulted in remarkable developments. Various exponents of scientific culture, including Baglivi himself, took part in this controversy whose developments became manifest in the first twenty years of the 18th century in the opening lectures of exponents of the medical school of Padua, listed in A. FAVARO, Saggio di bibliografia dello studio di Padova. I: 1500-1840, “Miscellanea di storia veneta”, XVI, 1922. 12 Baglivi in fact defined a physician as the [“minister and interpreter of nature”] and medicine as an art progressively built up through the description of the different types of diseases. 45 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Even though he declared himself sceptical about the possibility of identifying the origin of pathological phenomena, Baglivi nevertheless deemed the geometrical-mathematical model as the most appropriate to explain the operations and functions of the human body. In his opinion, the structure of the body and the effects depending on it were submitted to the dominion of number, weight, and measure; this is why philosophers and mechanical physicians had to devote themselves to studying the living body according to the principles of statics, hydraulics and the motion of heavy bodies, to which, after all, the solutions, sublimations and precipitations studied by chemists were also referable. Although aware of the difficulty of elaborating a clinical medicine which could exploit the knowledge acquired through the new anatomy and physiology, Baglivi nevertheless tried to build up a clinical practice which would encompass listening to and observing the patient as well as analyzing the illness from the depths of the body, by observing under the microscope the structure of internal organs as well as their “smallest parts”. The mechanistic and mathematical-geometrical approach of his system also explained the structure and function of muscle fibres in physical terms. A disciple of Marcello Malpighi, of whom he was a pupil during his stay in Bologna, he followed him to Rome when Malpighi was appointed archiater by Innocent XII. Baglivi then became an advocate of a “solidist” theory of health, conceived as the optimal state of the solid parts of the body, and in particular of fibres, which he studied through Malpighi’s particular anatomy by means of fine dissections and microscopic observations of smooth and striated muscles. Baglivi’s studies on the structure of muscles and membranes, in particular the theory of the pulsations of the dura mater 13, contained in the De fibra motrice and mentioned in the Philosophical Transactions of the Royal Society14, had a wide circulation within 18th-century physiology: in this sense [Boerhaave]’s and [Haller]’s works drew directly on the morphological-structural approach elaborated by Baglivi. 13 On the concept of Dura Mater in Baglivi, see A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], vol. I., Introduzione e Capitolo Secondo, Parte Seconda, Una Mirabile Macchina Contesta di Fibre, T. I, pp. 9-11, pp. 112-123, together with the references contained in the notes to the text. See also: A. TOSCANO (ed.), Giorgio Baglivi, Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library “Carolina Rediviva” di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani” Leo S. Olschki, Firenze 1999, Introduzione, pp. 13-21; A. TOSCANO, In natura non esiste nulla di più antico del moto”. Dal moto armonico del Cosmo alla meccanica dei fenomeni vitali: G. Baglivi ed il ‘De statice aeris’, presentata all’International Seminar History of Mediterranean Medicine – Giorgio (Ðuro) Baglivi, (Commemorating the 300th anniversary of Giorgio (Ðuro) Baglivi death), Dubrovnik, 28-30 june 2007, organized by: University of Zagreb; Centre for Mediterranean Studies – Dubrovnik; History of Medicine and Health Institute - University of Geneva; Medical School - University of Zagreb, in A. TOSCANO, Perpetuum Mobile. The Baglivi ‘De fibra Motrice et Morbosa’ and The Baglivi ‘De Statice Aeris’ in the European Scientific Community between Galilaeaism and Enlightenment, Cosenza, Brenner Editore, 2013, pp. 43-65. 14 Philosophical Transactions of Royal Society, vol. XXIII (1702-1703) 46 Precisely the circulation in Italy and in various other European countries of the De fibra motrice is the object of the exchange of letters part of the Baglivi Correspondence kept in the Waller Samling 15. As it have already remarked16, when it saw for the first time the over 400 sheets forming Giorgio Baglivi collection of papers kept at the Erik Waller Samling in the Carolina Rediviva University Library of Uppsala, it could not foresee where their study would then lead the research. Complementing the collection of Baglivi correspondence kept in Sir William Osler’s library in Montreal17, the 193 “Swedish” letters dating from between 1690 and 170418 with their miscellaneous nature seemed to be a reasonable point of departure for research. This research perhaps would not yield any surprises, but undoubtedly, as the correspondents who signed a large part of those letters were men of note, could certainly confirm the reconstruction of the Italian scientific milieu in the second half of the 17th century also providing further evidence of the mutual relations and inferences that Italian science had with the experimental European world, which indeed found one of its major reference models in the Italian medical-biological world. However that part of the epistolary, which at first glance might have looked like a simple collection of common everyday letters by a doctor from the end of the 1600s, revealed a detail that turned out to be a valuable aid for research. Indeed, a large section of this collection of letters was “destined” to promote, both in Italy and in the rest of Europe, Baglivi De fibra motrice et morbosa as well as its enlarged version. The latter was published by the author in 1702, two years after the first edition, under the title Specimen de fibra motrice et morbosa, thanks to the help of important people of that time19. These letters allowed to cast new light on Baglivi entire speculative system, urging to backdate the genesis of the De fibra motrice to about ten years before its publication, that is to say to the period of Baglivi “grand tour” in the major Italian study centres, when, during his apprenticeship with Marcello Malpighi20, he was finishing his De Praxi Medica (published in 1696). The backdating of the De fibra motrice et morbosa raised doubts on the interpretation that the most accredited historiography had given until then of Baglivi entire oeuvre, belying what had been maintained about the formulation of Baglivi physiological system, hypothesized, even by the 15 See: A. Toscano (Ed.), Giorgio Baglivi Carteggio (1679-1704). Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, Firenze, Leo S. Olschki, 1999 16 A. TOSCANO, Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi […], Op. cit. 17 A. TOSCANO (Ed), GIORGIO BAGLIVI Carteggio (1679-1704) […], Op. cit. 18 D. M. SCHULLIAN (Ed), The Baglivi Correspondence […], Op. cit. 19 Antonio Magliabechi, Guido Grandi, Lorenzo Bellini, Antonio Vallisnieri, Antonio Maria Valsalva, William Sherad, William Cole, Walter Harris, Jean-Jacques Manget, Lucas Schröck, Nicolas Andry, Philippe Hecquet. 20 On relationship between G. Baglivi and M. Malpighi see Chapter 2 note 13 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA most recent critical contributions, to have taken place only after the publication of the Praxi and only after Baglivi presumably turned away from his training as a doctor21. Not only did the Swedish collection of letters enable to ascertain that as far back as 1690, Baglivi was developing his physiological system, when the De fibra motrice et morbosa was still his brainchild circulating in the correspondence of half of Europe as study notes, but, also and above all, that the ideas stated first in the De fibra and then in the Specimen - the hinges around which Baglivi built his physiological system - had in the De Praxi Medica their practical formalization in clinical medicine and their theoretical completion in the Canones de Medicina Solidorum, passing through the speculative elaborations contained in the dissertation De Historia, Anatome, Morsu, & Effectibus Tarantulae22; in the De progressione Romani Terremotus23; in the De Sistemate & Usu Motus Solidorum in Corpore Animato24; in the De Vegetatione Lapidum et Analogismo Circulationis Maris ad Circulationem Sanguinis25; to culminate in the De Statice Aeris, & 21 See M. D. GRMEK, Gjuro Armeno Baglivi, “Medicinar”, 1, 1946, pp. 39-42; Idem, Osservazioni sulla Vita, opera ed importanza storica di G. Baglivi, in Atti del XIV Congresso Internazionale di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954; Idem, Hrvatska medicinska bibliografija. Bibliographia Medica Croatica. Pars I, vol. I: 1470-1875, Zagreb, Jugoslavenska akademija, 1955, pp. 32-34; Idem, Baglivi, in Enciklopedija Jugoslavije, Zagreb, Leksikografski Zavod, 1955, vol. I, pp. 281-282; Idem, Zitovni put dubrovackog lijecnika Gjure Baglivija, “Lij. Vjesnik”, 79, 1957, pp. 606-610; Idem, Osservazioni sulla vita, opera ed importanza storica di Giorgio Baglivi, in “Atti del XIV Congresso Internazionale di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954”, Roma, 1960, vol. I, pp. 423-435; Idem, Baglivi, in Medicinska Enciklopedija, 2 ed., Zagreb, Leksikografski Zavod, 1967, vol. I, pp. 406; Idem, Réflection sur les interprétations mécanistes de la vie dans la physiologie du XVIIème siècle, “Episteme”, I, 1967, pp. 17-30; Idem, Giorgio Baglivi, in Dictionary of scientific biography, New York, 1970 -,vol. I, pp. 391-392; Idem, La notion de fibre vivante chex les médecins de l’école iatrophisique, «Clio Medica», 5, 1970, pp. 297-318; Idem, La notion de fibre vivante, in La premiére révolution biologique, Paris, Payot, 1990, pp. 159-188; Idem, La vita e l’opera di Giorgio. Baglivi, medico raguseo e leccese (1668-1707), in G. CIMINO et AL. (Eds), Il nucleo filosofico della scienza, Galatina 1991, pp. 93-111; Idem, Bagliviana: catalogo delle pubblicazioni di Giorgio Baglivi e saggio di bibliografia sulla sua vita, opera e importanza storica, in G. CIMINO et AL. (Eds), Il nucleo filosofico della scienza, Galatina 1991, pp. 113-139; Idem, Baglivi i lijecenje rana u Hrvatskoj (Baglivi et le traitement des plaies en Croatie), in «Dubrovnik», 3, 1992, 125-129; Idem, Il concetto di malattia, in M. D. GRMEK (Ed), Storia del pensiero medico occidentale, Roma-Bari, Editori Laterza, 1996, 3 voll, Vol. II, Dal Rinascimento all’inizio dell’ottocento, pp. 259-289; Idem, Il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, Atti del Convegno: Alle origini della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde dell’Adriatico, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000), pp. 19-27 22 In G. BAGLIVI, De praxi medica ad priscam rationem observandi, libri duo. Accedunt dissertationes novae, I. De historia, anatome, morsu, & effectibus tarantulae; Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de natura, lapidis serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici in extrahendis venenis. II. De usu, & abusu vesicantium. III. Esperimenta varia anatomico-infusoria. IV. De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. VI. Appendix de apoplexiis, feré epidemicis, proximé elapso biennio in Urbe, & per Italiam observatis &c., Lugduni, sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699 23 In G. BAGLIVI, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptione Anisson et J. Posuel,, 1704 24 Ibidem 25 Ibidem Liquidorum per Observationes Barometricas & Hydrostaticas ad Usum Respirationis Explicata26. Even though the formulation elaborated by Baglivi of a theory on the physiological role of the dura mater would be soon superseded, it is undeniable that his ideas and his observations had an important role in the field of muscular and nervous physiology between the 17th and 18th centuries, especially as regards the distinction made by Baglivi between “membranaceous” fibres and “motive” fibres that he considered endowed with that “inclination to motion” through which living bodies were kept alive. Baglivi discovered the physical principle of the motus fibrarum, that acted in living structures as the point of origin and principle of conservation of life, demonstrating its existence through experiments, and establishing its anatomical bases. Such a discovery resolved the antinomy related to the image of living matter long before animism. As far back as the early 1690s, when the structure of living things was not believed to be subject to the inevitable intrinsic principle that ensured the functioning of the single parts which formed the machine of nature, Baglivi was one of the first advocates of the idea that life resided in the single parts of the body, identifying the fibra motrice as the primary vital element. A careful observation of a foetus in the first days of gestation constituted the evident demonstration of his affirmations. The movements of the smallest parts of the body, that could be detected already in an embryo and had in the heart and in the cerebral membranes their propelling organs, seemed to explain the phenomenon of life. Although arbitrary, perfunctory and imprecise, Baglivi theory of the De fibra motrice et morbosa paved the way to a study of the structure of living matter devoid of any finalistic implications making therefore possible, as had happened for physiological phenomena, an interpretation in toto of the phenomenon of life solely through mechanical principles. If until that moment the application of Galileism and corpuscularism to medico-biological disciplines had permitted a clear explanation of all those metabolic and physiological phenomena that lent themselves to quantitative considerations and to geometrical-deductive demonstrations (such as those related to muscular movement and blood circulation), then vital functions, generation itself, and all of those physiological processes for which the mechanical models were not fit, could be investigated through the application to the living structure of the physical studies on motion transmission and a vacuum carried out after the demonstrations by Evangelista Torricelli and Robert Boyle, as Baglivi actually proved through physics experiments in his De Statice Aeris, et Liquidorum per Observationem Barometricas, et Hydrostaticas, ad Usum Respirationis Explicata27. 26 In G. BAGLIVI, Specimen quatuor librorum de fibra motrice et morbosa …, Roma, 1702 27 See A. TOSCANO, Mirabilis Machina […] op. cit., Chapter 2, First Part: Fibre, Vuoti e Movimenti, pp. 74-91 47 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Dating from July 1700, this work was the physical-theoretical background against which Baglivi constructed the De fibra motrice et morbosa and the Specimen and whose subject he again discussed in two following works. In them he made more evident the analogy existing between the laws of motion, which seemed to govern the geological structure, and those which presided over the biological structure. He also stressed the similarities between them also as regards the changes resulting from earthquakes, by comparing them to illnesses arising in living beings, which he considered as alterations in the body mass. Moreover, already in his 1695 Historia, Anatome, Morsu, et Effectibus Tarantulae, Baglivi had outlined the complex system of actions and relations between the physical world, subject to the laws of motion, and that of living beings, themselves also subject to the same rules discovered by Galileo Galilei and his followers. The impulse to observe derived from the barometric experiments started by Torricelli, making clearly manifest the action of the air’s weight in fluid mechanics (pumping water, siphoning water, the difficulty of separating perfectly smooth surfaces) had blazed the trail to be followed to ground the experimental research on the nature of living matter in Galileo’s laws of hydrostatics. In his De statice aeris in fact Baglivi described respiration as the “physical-mechanical” means through which the circulation of blood and fluids in the body occurred and was favoured by the movement that air could impart to the lungs, a movement that enabled the entire body, formed by a particular fibrillar structure, to remain in that permanent vivida vibratione that made it possible to guarantee the performance of vital functions, thus ensuring the continuation of life. Thus the fleshy fibres of muscles obeyed more easily the motive impulses propagated by the heart and the membranaceous fibres responded more quickly to the pulsations through which the dura mater imparted motion to the nerves. The discovery, in the various smallest parts of the body, of an internal motion, the possibility for each and every movement to be transmitted from one organ to another thanks to the particular fibrillar structure of which the body itself was made up, all seemed to lead to thinking that the principle of life continuation lay precisely in the movement of solid and fluid parts. The Baglivi “Discoveries” (two different types of fibres that, along with the humours, made all living beings; the reconstruction of the genesis of the fleshy and membranaceous fibres, occurred by examining both human and animal embryo tissues under a microscope; the description of the related different functions and the indication of motion of a riflexiva and systaltica nature for membranes and as vis insita or tormentum for motive fibres, as well as the attribution of pathologies to faults in the fibrillar structure), required a theoretical and observative system that exceeded the conceptual limits within which it has been so far confined until today. The intramuscular origin of a living mechanical force acting as irritability within the muscular system, and in the 48 brain, through the membranes, as oscillatory motion that was transmitted to the nerves, thanks to the continuity and homogeneity of the fibrillar structures and to the rhythmic contractions of the dura mater, ensuring a regular circulation of the nerve juice, from the periphery to the centre and vice versa, was the nerve centre of Baglivi system of motive and nervous fibres, which has so far received little attention, but which was, as it pointed out in essay published in 2004 (and reissued in 2013) with the title Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi 28, the pivot used to anchor the entire mechanism of the living matter to the sole mechanical forces of nature. THE ITALIAN LIFE OF AN ARMENIAN PHYSICIAN BORN IN CROATIA Giorgio [Gjuro o Đuro in Croatian] Baglivi was born on September 8th,1668 in Dalmatia, in the town of Ragusa present-day Dubrovnik - from the merchant of an Armenian family Vlaho Armen, son of the merchant Gjuro, and from Anna [An] daughter of ser Iacopo de Lupis (Jakov Vuković). Left an orphan at the age of two, together with his younger brother Giacomo he was brought up by an uncle. When his uncle died, Maria Dragisić, a peasant woman who had already been serving the Armeno family, fostered the nineyear-old Giorgio and his brother. As the two Armeno brothers, while growing, showed uncommon talent, they were sent to a Jesuit boarding school to be educated When Giorgio was fifteen years old, the Boarding School received a request from Lecce, in Apulia, Italy, both by the physician Pietro Angelo Baglivi and by his brother Oronzo Polidoro, to each adopt a talented boy attending the school. The Jesuit fathers of Ragusa chose Giorgio and his brother Giacomo: thus Giorgio was adopted by the physician Pietro Angelo, whereas Giacomo by the canon Oronzo Polidoro. It was Pietro Angelo who imparted to Giorgio the first elements of medical art, thus initiating him into his future university studies. Giorgio studied in Naples and then in Salerno, the former seat of the prestigious Schola Medica29, 28 A. TOSCANO, Mirabilis Machina […] op. cit. 29 See: La regola sanitaria salernitana, premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi, introd. di Roberto Michele Suozzi, Roma, Newton Compton, 1993, La scuola medica salernitana e i suoi mestieri, Andrea Sinno, a cura di Marcello Napoli, Avellino, Edizioni Ripostes, 2002; Trotula: un compendio medievale di medicina delle donne, a cura di Monica H. Green; traduzione italiana di Valentina Brancone, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2009; La scuola medica salernitana: gli autori e i testi: Convegno internazionale, Università degli studi di Salerno, 3-5 novembre 2004, a cura di Danielle Jacquart e Agostino Paravicini Bagliani, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2007; Danielle Jacquart, Médecine et philosophie naturelle à Salerne au XIIe siècle, in Salerno nel XII secolo: istituzioni, società, cultura, Atti del Convegno internazionale, Rasito di Vietri sul Mare, 16-20 giugno 1999, a cura di Paolo Delogu e Paolo Peduto, Salerno, 2004; La Collectio Salernitana di Salvatore de Renzi, Convegno internazionale, Università degli studi di Salerno, 18-19 giugno 2007, a cura di Danielle Jacquart e Agostino Paravicini Bagliani, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2008; Fiore di Medicina ovvero Regola Sanitaria Salernitana, SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA where, in 1688, he graduated in medicine and philosophy. At the beginning of the last decade of the 17th century, the young Baglivi undertook his long “specialization” path. Driven by a will to complete his medical training, he attended those Italian study and research centres where, in the field of medical-biological disciplines, the most direct influence of Galileo’s thought, side by side with the new mechanist and corpuscular vision of the world, was stronger and prevailing. Even though hardly outlined, it was thanks to his letters kept in the Osler and Waller 30, collections that it was possible to retrace the “knowledge paths” that Baglivi followed between about 1689 and 1692, the year when, following in the train of his master Malpighi, he took up his abode in Rome for good. Padua, Florence, Pisa and especially Bologna opened Baglivi the doors of their homes, laboratories and anatomical theatres frequented by the best-known figures, in the medical milieu and beyond, of the time. It is through the letters dating from those years that we learn how Baglivi got in touch with leading figures of European scientific culture of the time, who were to become solicitous correspondents as well as enthusiastic disseminators of his works during his years of teaching at La Sapienza in Rome31. On April 26th, 1692, Baglivi reached Rome, where he was to dwell permanently from 1694 onwards. In March 1692, Marcello Malpighi had summoned him to the Eternal City, ensuring him a future as his assistant. Along with his own body for dissection32, Malpighi also bequeathed him the task of carrying the progress made by anatomical-physiological research to extremes in explaining the laws which, according to the model presented by physics, seemed to govern each and every natural phenomenon. A member of the: Royal Society, Academia Caesarea Leopoldino-Carolina Naturae Curiosorum, Arcadia, (with the name of Epidauro Pirgense) and Accademia dei Fisiocritici 33, as well as “membre d’honneur” of the Académie premessa, traduzione, note a cura di Gianfranco Lotti e Ilaria Lotti Peyron, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2013 30 See: D. M. SCHULLIAN (ed), The Baglivi Correspondence [...], Op. cit. and A. TOSCANO, G. Baglivi. Carteggio (1679-1704) […], Op. cit. See : A. TOSCANO, Mirabilis Machina […], Vol. I, Cap I n. 1, pp. 21-22 31 Antonio Magliabechi, Lorenzo Bellini, Bruno Tozzi, Guido Grandi, Antonio Vallisneri, Antonio Maria Valsalva, Pirro Maria Gabrielli, Alessandro Pascoli, Bernardo Ramazzini, Giuseppe Del Papa, Giovanni Fantoni, Luca Tozzi, Lelio Tronfetti, Dmenico Guglielmini, Gottfried Caspar Osterchamp, William Musgrave, William Sherard, Petrus Hotton, William Cole, Walter Harris, Lucas Schröck, Johann Gottfried von Berger, Nicolas Andry, Philippe Hecquet, Jean-Jacques Manget, Guichard Joseph Duverney, Melchisédech Thévenot. 32 G. Baglivi, De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. in G. BAGLIVI, De praxi medica ad priscam rationem observandi, libri duo. Accedunt dissertationes novae, I. De historia, anatome, morsu, & effectibus tarantulae; Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de natura, lapidis serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici in extrahendis venenis. II. De usu, & abusu vesicantium. III. Esperimenta varia anatomico-infusoria. IV. De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. VI. Appendix de apoplexiis, feré epidemicis, proximé elapso biennio in Urbe, & per Italiam observatis &c., Lugduni, sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699 33 See: A. TOSCANO, G. Baglivi. Carteggio (1679-1704) […], Op. Cit., pp. 41-42 n.3; pp. 96-98 Française, Baglivi was papal Archiater of Innocent XII Pope Antonio Pignatelli whom he had met in Lecce, getting into his good graces, when Pignatelli was bishop of the town) and of his successor Clement XI Pope Giovanni Francesco Albani. In 1696, Giorgio became a lecturer of surgery and anatomy at the Prima hora vespertina (or first evening hour), at La Sapienza University of Rome, a chair that he would hold until 1701. In 1702, he then changed over to teaching theoretical medicine extra ordinem at the Prima hora matutina (or first morning hour) , a chair that he would hold until his death which took place in Rome on June 17th 1707. His body reposes in the Roman Church of S. Marcello al Corso. THE ARMENIAN PRESENCE IN ITALY There have been numerous contacts between Italy and Armenians which date back to Roman times: for example, Nero is said to have invited King Tiridates I to Rome in 66 A.D. to solemnly crown him in the Forum. Such relations were at times cultural and at others commercial. Armenians certainly had cultural and commercial relations with the towns of Venice, Leghorn, Taranto, Bari, and Rome. The earliest certain traces of a reliable presence in Medieval Italy of citizens of the Byzantine Empire of Armenian origin are found in the Byzantine Exarchate of Ravenna. Some of the exarchs were Armenians, such as the famous patrician Nerses (541-568), and Sahak (625-644). Furthermore, an army for the defence of the town, mostly composed of Armenians and hence called Numerus Armeniorum, was stationed in Ravenna. For the same reason also the quarter where the soldiers lodged, the Classis, in the coastal area of the town was called “Armenia”. This area of the town of Ravenna can rightly be considered as the first Armenian colony in Medieval Italy. As well as these groups of soldiers and officers there were also tradesmen who reached the northern coasts of Africa sailing across the Adriatic sea and enriching Sicily, Apulia, and Calabria with their presence. As far back as the 6th century, not only did the numerous Armenian soldiers recruited by the Byzantine army reach northern Italy but also the southern part of the peninsula. Among the governors of Sicily, Mushegh, of the house of Mamikonian, who came to Italy in 832, was quite famous. In Sicily, a castle of the Armenians, Qal’at’ al ’Armanîn (the Rocca degli Armeni), stormed in 861, is also recorded. Around the end of the 9th and all through the 10th century, with the re-establishment of Byzantine power in Italy, there was again a frequent presence of Armenian soldiers and authorities on the political scene of the Peninsula. As far back as the early decades of the 9th century, Arshak (Arsaces), ambassador of Nikephoros I at the court of Charlemagne, was in Italy and went to Venice to judge the doge Obelerio. At the time of Basil I, Armenians fought in Italy under the command of Nikephoros Phokas the Elder, who founded an 49 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Armenian community in Calabria, maybe of Paulicians. In the early 11th century (1008-1010), Bari had an Armenian catapan: John of the famous house of the Gurgen (Curcuas). It was another Armenian, the strategist Leo Tornikios (T’ornik, T’ornikian), nicknamed Kontoleon for his being tall, who, in 1011, along with the catapan Basil Argyros, surnamed Mesardonites, re-annexed Bari to Byzantium. Armenians had a privileged relation with the inhabitants of Apulia because of its being a bridge land between East and West. Such a deep bond had been established ever since the Middle Ages, when Bari, acting as the capital of Byzantine possessions in southern Italy, was a veritable melting pot of cultures, religions, languages and ethnic groups, all living peacefully together (Greeks and Lombards; Christians, Muslims and Hebrews; eastern and western peoples - among which, of course, were Armenians as well). Even though undergoing many alterations, in Bari there still exists today the Quartiere armeno, where stands the Church of San Gregorio l’Illuminatore, already recorded, along with the presence of the abbot and rector Meles - of probable Armenian origin - in a document dating from 1015. Also the historic centre of Taranto, another important Apulian town, boasts an Armenian church dating from 1353, Sant’Andrea degli Armeni, and in Lecce, the town where Giorgio Baglivi spent his adolescence, one of the gates to the old town centre is dedicated to Saint Blaise - bishop, in the 4th century, of the town of Sebastea, in Armenia. The cults of the Armenian Saints Blaise and Gregory are so deeply rooted in Apulia that they are the patron saints of many an Apulian town: in Bari a church was dedicated to them and still in the 13th century it was referred to as Sanctus Georgius de Armenis; and another church, Sanctus Andrea de Harmenis, was recorded in Taranto. Traces of the Armenian presence in Apulia are clearly visible also in many placenames as well as in numerous surnames. In Bari and its surroundings, particularly in Ceglie, on the Trajan way, the presence of numerous Armenian families and of mixed marriages, is attested by documents as far back as the 10th century. The most recent historical news about the Armenian presence in Italy emphasize how this was concentrated in the following regions: a) in the Po plain, on both banks of the river, in Padua, Parma, Ferrara, and Bologna; b) on the Adriatic coasts, in Venice, Rimini, Ancona, and Manfredonia; c) in the major towns of central Italy such as Florence, Siena, Perugia, Lucca, Orvieto, and Viterbo; d) on the Tyrrhenian coasts or in nearby towns such as Genoa, Pisa, Rome, and Naples. Such scattered communities show that the dissemination of Armenian immigrants in Italy followed three main directions: the Tyrrhenian coasts, the Adriatic coasts, and the Po basin. A minor fourth direction, that is to say that of central Italy which involved especially the towns of Tuscany, must be added to the aforementioned three ones. Armenians had settled down also in the hinterland of the central-southern Italian province, such as in Matera, where 50 a rupestrian church, maybe a monastic centre, already in the 11th century was referred to as Sancta Maria de Armeniis. According to data provided by the most recent studies, between 1240 and 1350, there were 22 Italian towns which boasted an Armenian church, and in some of them, such as Rome, Bologna, and Venice, the active presence of more than a church is confirmed. Next to the temple, many of these churches had special inns, also called “hospices,” where Armenian pilgrims passing through the town stayed. There are other burghs about which, even though we know about the existence of Armenian churches, we have no news as regards their date of foundation or their number, as is the case with Civitavecchia, Forlí, Imola, and Pesaro. In the 16th century also Leghorn played host to an Armenian community. After examining the entire documentation we have reached the conclusion that in the 13th and 14th century, the Armenian colonies in Italy were thriving and flourishing and in the mutual relationship with the Italians also factors exceeding purely economic interests were involved: feelings of mutual esteem and gratefulness, as well as cultural and spiritual interests. A significant example of all this can be found in the history of the Armenian community in Venice. The 18th century however marked the age of the decline of such Armenian colonies, with the exception of those in Rome, Venice, Trieste, and Leghorn, whose colony survived until the Second World War. BIBLIOGRAPHY Giorgio Baglivi Works G. BAGLIVI, De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, 1. De historia, anatome, morsu & effectibus tarantulae. Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de natura, lapidis serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici in extrahendis venenis. II. De usu, & abusu vesicantium. III. Experimenta varia anatomico-infusoria. IV. De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighii archiatr. Pontif. VI. Appendix de apoplexiis, ferè epidemicis, proximè elapso biennio in Urbe, & per Italiam observatis & c. Romae, typis Dominici Antonii Herculis, sumptibus Caesaretti bibliop., 1696, 12° + 119 pp. De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, Lugduni, sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699, 8°, 16 + 407 pp. De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, Lugduni Batavorum, apud Fredericum Haringium, 1699-1700, 16°, 2 parti, 20 + 259 pp. De praxi medica ad priscam observandi rationem revocanda, libri duo. Accedunt dissertationes novae, Editio quarta, Lugduni Batavorum, apud Fredericum Haring, 8°, 2 voll., 259 + 119 pp.1704 De praxi medica libri duo, Editio nova, Praefatus est E. G. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA Baldinger …, Marburgi, in officina nova libraria Academiae, 1793, 8°, 16 + 386 pp. Maladie traduit du latin. Auxquelles on a ajouté des remarques et des observations fondées sur la théorie la plus claire & la plus reçue, & sur la plus saine pratique, Par M. G. D’Aignan, Paris, chez la veuve Delaguette, 1757, 12°, 340 pp. De l’accroissement de la médecine pratique, Traduction nouv. Par J. Boucher, précédée d’une introduction sur l’influence du Baconisme en médecine, Paris, Labé, 1851 The practrice of physick, reduc’d to the ancient way of observations containing a just parallel between the widsom and experience of the ancients, and the hypothesis’s ofmodern physicians … Together with several new and curious dissertations; particularly Of the tarantula, and the nature of its poison; Of the use and abuse of blistering-plaisters; Of epidemical apoplexies, & c. …, London, printed for A. Bell [etc.], 1704, 8°, 16 + 464 pp. The practrice of physick, reduc’d to the ancient way of observations containing a just parallel between the widsom and experience of the ancients, and the hypothesis’s ofmodern physicians … Together with several new and curious dissertations; particularly Of the tarantula, and the nature of its poison; Of the use and abuse of blistering-plaisters; Of epidemical apoplexies, & c. …, London, 1718 The practrice of physick, reduc’d to the ancient way of observations containing a just parallel between the widsom and experience of the ancients, and the hypothesis’s ofmodern physicians … Together with several new and curious dissertations; particularly Of the tarantula, and the nature of its poison; Of the use and abuse of blistering-plaisters; Of epidemical apoplexies, & c. …,2nd ed., London, D. Midwinter [etc.], 1723 Des vortrefflichen Herrn Georgii Baglivi, medicinae doctoris, anatomiae professoris und hochsterühmten iztlebenden practici in Rom, zwey Bücher de praxi medica, wie solche in klugen Observieren wiederum auf den alten Fuss unserer fleissigen Vorfahren möge gestellt werden, worinnen ein jeder nicht nur die theoriam der edlen medicinae studieren, sondern auch nebst vielen schönen experimentis die herrlichsten Arzneimittel finden und welches das vornehmste einem medicum unsterblich zu machen sich in prognosi dergestalt perfektionieren kann, dass er den Ruhm eines klugen und erfahrenen medici davon tragen wird. Und weil sonderlich bisher viel Fehler in Kurierung der Gemütskrankheiten vorgegangen, als wird eine neue ganz leichte und kluge Manier gewiesen, solche cito, tuto et incunde zu haben, Samt einigen ganz neuen dissertationibus. Dieser Traktat ist wegen Abgang der Exemplarien zum fünftenmal gedruckt, itzo aber aus dem Lateinischen in Deutsche übersetzt durch F. N. , Lübeck und Franckfurth, in Verlegung Johann Wiedermayers, 1705, 8°, 674 pp. Praxis medica, wie solche nach der besten Art soll angestellet werden, samt etlichen curieusen Dissertationen … Endlich die Historie von der sehr curieusen Kranckheit u. Auffschneidung des Hn. Marcelli Malpighii, Leipzig, Weid- mann, 1718 Zwey Bücher De praxi medica, wie solche in klugen Observiren, wiederum auf den alten Fuss unserer fleissigen Vorfahren möge gestellet werden. Sammt gantz neuen Dissertationibus …, zum sechstenmahl gedruckt, itzo aber aus d. lat. Ins deutsche übers. Durch F. N., Leipzig, Kloss, 1718 De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A. PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo metodo si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i loro principali ufizi, per istruire a bene intendere, secondo il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Perusiae, apud Costantinum, 1700 De fibra motrice, et morbosa; nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis, et sanguinis. Ubi obiter de respiratione, & somno. De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome. Epistola ad Alexandro Pascoli, in A. PASCOLI, Il Corpo umano: o Breve storia, dove con nuovo metodo si descrivono in compendio tutti gli organi suoi, e i loro principali ufizi, per istruire a bene intendere, secondo il nuovo sistema, la teorica e pratica medicinale, Venetiis, apud Andream Poletti, 1774 Specimen quatuor librorum de fibra motrice, et morbosa in quibus de solidorum structura, vi, elatere, aequilibrio, usu, potestate, & morbis disseretur, nec non de durae matris constructione, elatere, aequilibrio, & in singula quaeque solida oscillatione systaltica. Et obiter De experimentis, ac morbis salivae, bilis, & sanguinis. De statice aeris, & liquidorum per oservationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome, Editio secunda, Romae, Typis Io. Franc. Buagni sumpt. Io. Andreoli, 1702, 16°, 16 + 176 + 115 Tractatus de fibra motrice, et morbosa in quibus de solidorum structura, vi, elatere, aequilibrio, usu, potestate, & morbis disseretur, nec non de durae matris constructione, elatere, aequilibrio, & in singula quaeque solida oscillatione systaltica. Et obiter De experimentis, ac morbis salivae, bilis, & sanguinis. De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas, & hydrostaticas ad usum respirationis explicata. De circulatione sanguinis in testudine, ejusdemque cordis anatome, Basileae, prostat apud Joan. Georgium König, 1703 Opera omnia medico-practica, et anatomica, hac sexta editione, post ultimam ultrajectinam aucta, novisque locupletata dissertationibus, epistolis & praefatione quae systematis bagliviani usum aperit, adversariorumque diluit objectiones. Accedit Tractatus de vegetatione lapidum opus desideratum, nec non De terraemotu romano, & urbium adjacentium anno 1703, Lugduni,sumptibus Anisson, & Johannis Posuel, 1704, 51 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 4°, 56 + 692 pp., con ritratto dell’autore. [This first edition also contains: De praxi medica; Specimen quatuor librorum de fibra motrice, et morbosa; De anatome fibrarum; De experimentis circa salivam, bilem, et sanguinem; De morborum et naturae analogismo; De historia, anatome, morsu, et effectibus Tarantulae; De usu et abusu vesicantium; De observationibus anatomicis, et practicis varii argumenti; Epistulae cl. Virorum, quorum judicio et auctoritate Georgii Baglivi Opera confirmatur] Opera omnia medico-practica, et anatomica, Ediptio septima cui praeter dissertationes, & alios tractatus sextae editioni adjunctos accedunt ejusdem Baglivi Canones de medicina solidorum; Dissertatio de progressione romani terraemotus; De systemate & usu motus solidorum in corpore animato; de vegetatione lapidum et analogismo circulationis maris ad circulationem sanguinis; nec non J D. Santorini opuscola quatuor; De structura & motu fibrae; De nutritione animali; De haemorrhoidibus; & De Catameniis, Lugduni, sumptibus Anisson, & Joannis Posuel, 1710, 4°, 6 + 39 + 11 + 854 pp. Opera omnia medico-practica, et anatomica, Ediptio XVII. Cui praeter dissertationes, aliosque tractatus anteactis editionibus adjunctos, item ejusdem Georgii Baglivi Canones de medicina solidorum; Dissertatio de progressione romani terraemotus; De systemate & usu motus solidorum in corpore animato; de vegetatione lapidum et analogismo circulationis maris ad circulationem sanguinis. Accesserunt item nonnullae aliae additiones per loca, ut jacent, postliminio dispositae a M. P. N. F. A. una cum indicibus aerisque tabulis: nec non Joannis Dominici Santorini opuscola IV: De structura & motu fibrae, De nutritione animali, De haemorrhoidibus, & De Catameniis, Bassani, 1732, 4°, 635+ 8 pp. Opera omnia medico-practica, et anatomica. Editionem reliquis omnibus emendatiorem et vita auctoris auctam, curavit C. Gottl. Kühn, Lipsiae, Voss., 1827-1828, 2 voll. (Scriptorum classicorum de praxi medica nonnullorum opera collecta, 2-3) Abhandlung vom Erdbeben … Als ein Auszug aus einem. Tractat dieses grundgelehrten Schriftstellers bei Gelegenheit des jetzo so erschrecklichen u. fast allgemeinen Erdbebens … übers. Von Friedrich Gerhard Constantini, Stadthagen, Althans, 1756 Opere complete medico-pratiche ed anatomiche … coll’aggiunta di quattro opuscoli del Santorio tradotte per la prima volta in italiano e commentate da Raimondo pellegrini, Firenze, tipografia di Sansone Coen, 1842, 8°, 946 pp. Canones de medicina solidorum ad rectum statices usum. Cum additamentis, Lugduni Batavorum, apud Fredericum Haaring, 1707, 8°, 4 + 122 pp. 52 Bibliography of the Giorgio Baglivi34 Atti del Convegno Internazionale di Studi Alle origini della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde dell’Adriatico, Roma 6 settembre - Dubrovnik 8-9 settembre 1999, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000) D. BERTOLONI MELI, Mechanism, experiment, disease: Marcello Malpighi and seventeenth-century anatomy, Baltimore, The J. Hopkins University press, 2011 W. BERNARDI-L. GUERRINI (Eds.), Francesco Redi. Un protagonista della scienza moderna. Documenti, esperimenti, immagini, Firenze, L. S. Olschki, 1999 H. BONNET, La faculté de Médecine de Montpellier. Huit siècle d’Histoire et d’Eclat, Montpellier, 1992 W.F. BYNUM – H. Bynum, Dictionary of medical biography, Greenwood Press, Westport (CT) 2007, vol. 1, pp. 144-6. Sauramps médical, 1992 G.M. CRESCIMBENI, Rime, Roma 1704; Idem, Le vite degli Arcadi Illustri, I, Roma 1708 A. DE BAKER, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, Bruxelles 1895 (Louvain 1960) S. GÓMEZ, Dopo Borelli: la scuola galileiana a Pisa, in L. Pepe (Ed), Galileo e la scuola galileiana nelle Università del Seicento, Bologna, CLUEB, 2011, p. 223-232 M. D. GRMEK, Gjuro Armeno Baglivi, “Medicinar”, 1, 1946, pp. 39-42 Osservazioni sulla Vita, opera ed importanza storica di G. Baglivi, in Atti del XIV Congresso Internazionale di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954 Hrvatska medicinska bibliografija. Bibliographia Medica Croatica. Pars I, vol. I: 1470-1875, Zagreb, Jugoslavenska akademija, 1955, pp. 32-34 Baglivi, in Enciklopedija Jugoslavije, Zagreb, Leksikografski Zavod, 1955, vol. I, pp. 281-282 Zitovni put dubrovackog lijecnika Gjure Baglivija, “Lij. Vjesnik”, 79, 1957, pp. 606-610 Osservazioni sulla vita, opera ed importanza storica di Giorgio Baglivi, in “Atti del XIV Congresso Internazionale di Storia della Medicina, Roma-Salerno 1954”, Roma, 1960, vol. I, pp. 423-435 Baglivi, in Medicinska Enciklopedija, 2 ed., Zagreb, 34 A complete Bibliography of the Giorgio Baglivi works is contained in the volume: A. TOSCANO, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2 voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013, Vol.I, pp. 187-194. For a detailed bibliography of the studies on Giorgio Baglivi and on the biological and physiological thought between the 17th and 18th centuries see: A. TOSCANO, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2 voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013, Vol. I, pp. 205-214, pp. 214-221 A. TOSCANO, Perpetuum Mobile. The ‘De Fibra Motrice et Morbosa ’and The ‘De Statice Aeris’ by Giorgio Baglivi in the European Scientific Community between Galileanism and Enlightenment. Collection of essays, Brenner Editore, Cosenza, 2013 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | STORIA Leksikografski Zavod, 1967, vol. I, pp. 406 Réflection sur les interprétations mécanistes de la vie dans la physiologie du XVIIème siècle, “Episteme”, I, 1967, pp. 17-30 Préliminaires d’une étude historique des maladies, in “Annales E.S.C.”, XXIV (1969), fasc. 6, pp. 1437-1483 Giorgio Baglivi, in Dictionary of scientific biography, New York, 1970 -,vol. I, pp. 391-392 La notion de fibre vivante chex les médecins de l’école iatrophisique, «Clio Medica», 5, 1970, pp. 297-318 AIDS. Storia di un epidemia attuale, Bari, Laterza,1989, pp.205-208 La notion de fibre vivante, in La premiére révolution biologique, Paris, Payot, 1990, pp. 159-188 La vita e l’opera di Giorgio. Baglivi, medico raguseo e leccese (1668-1707), in G. CIMINO et AL. (ed), Il nucleo filosofico della scienza, Galatina 1991, pp. 93-111 Bagliviana: catalogo delle pubblicazioni di Giorgio Baglivi e saggio di bibliografia sulla sua vita, opera e importanza storica, in G. CIMINO et AL. (Eds), Il nucleo filosofico della scienza, Galatina 1991, pp. 113-139 Baglivi i lijecenje rana u Hrvatskoj (Baglivi et le traitement des plaies en Croatie), in «Dubrovnik», 3, 1992, 125129 Il concetto di malattia, in M. D. GRMEK (Ed.), Storia del pensiero medico occidentale, Roma-Bari, Editori Laterza, 1996, 3 voll, Vol. II, Dal Rinascimento all’inizio dell’ottocento, pp. 259-289 La vita, le malattie e la storia, Roma, Di Renzo, 1998, pp.22-25 Le malattie all’alba della civiltà occidentale, Bologna, Il Mulino, 1985, pp. 11-14 (Prima ed. Parigi 1983) Il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, Atti del Convegno: Alle origini della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde dell’Adriatico, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000), pp. 19-27 M.D. GRMEK - J.C. SOURNIA, Le malattie dominanti, in M. D. Grmek (Ed.), Storia del pensiero medico occidentale, Bari, Laterza, 1998, vol. III, pp.417-450; M.D. GRMEK - D. GOUREVITCH, Le malattie nell’arte antica, Firenze, Giunti, 2000 (Prima ed. Parigi 1998) A. HOLENSTEIN – H. STEINKE – M. STUBER, Practices of knowledge and the figure of scholar in the eighteenth century : introduction, in A. Holenstein – H. Steinke – M. Stuber (Eds), Scholars in action : the practice of knowledge and the figure of the savant in the 18th century, in collaboration with Philippe Rogger, Leiden, Brill, 2013, p. 1-41 M. HORSTMANSHOFF - C. VAN TILBURG (Eds), Hippocrates and medical education: selected papers read at the XIIth International Hippocrates colloquium, Universiteit Leiden, 24-26 August 2005, edited by Manfred Horstmanshoff in collaboration with Cornelis van Tilburg, Leiden, Brill, 2010 NEVA G. MIHALIĆ, “Re-evaluation of the epistemic foundation of Baglivi’s medical doctrine and his anatomico-physiological theory”. Lijecnicki vjesnik (Croatia) (2009) 131 (1–2): 34–9; discussion 40–1. D. NOVARESE, Potere politico, relazioni personali e cultura scientifica: i galileiani a Messina, in L. Pepe (Ed), Galileo e la scuola galileiana nelle Università del Seicento, Bologna, CLUEB, 2011, p. 249-261 Philosophical Transactions of Royal Society, Vol. XXIII (1702-1703) F. M. Renazzi, Storia dell’Università degli Studi di Roma, 4, Roma 1806 D. M. SCHULLIAN (Ed), The Baglivi Correspondence from the Library of Sir William Osler, Cornell University Press, Ithaca and London, 1974 A. TOSCANO (Ed), GIORGIO BAGLIVI Carteggio (1679-1704) Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14, Firenze, Leo S. Olschki, 1999 A. TOSCANO, Catalogo delle Carte di Giorgio Baglivi conservate nella Waller Samling presso Universitetsbiblioteket «Carolina Rediviva» di Uppsala, Nuncius 1994; a. IX; 2; 683-738 Introduzione a A. TOSCANO (Ed), GIORGIO BAGLIVI Carteggio (1679-1704) Conservato nella Waller Collection presso la University Library «Carolina Rediviva» di Uppsala, “Archivio della Corrispondenza degli Scienziati Italiani”, 14, Firenze, Leo S. Olschki, 1999 A. TOSCANO, Giorgio Baglivi e la Comunità scientifica europea tra razionalismo e illuminismo, in Alle origini della biologia medica. Giorgio Baglivi tra le due sponde dell’Adriatico Atti del Convegno Internazionale di Studi, Roma 6 settembre - Dubrovnik 8-9 settembre 1999, in “Medicina nei secoli”, n.s., vol. 12, n. 1 (2000), pp. 49-79 A. TOSCANO, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, 2 voll., Cosenza, Edizioni Brenner, (2004) 2013 C. U. M. SMITH - E. FRIXIONE, S. FINGER, W. CLOWER, Non-Spiritual Physiology I: “Physic” Rather than “Psychic” Functions, in C. U. M. Smith - E. Frixione - S. Finger - W. Clower, The Animal Spirit Doctrine and the Origins of Neurophysiology, Oxford University Press, 2012 53 Scienze SRe Ricerche LA TUA RIVISTA DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA OGNI QUINDICI GIORNI A CASA TUA CON TANTI SUPPLEMENTI E NUMERI MONOGRAFICI Abbonamento annuale in formato elettronico (24 numeri + supplementi e numeri monografici): 42,00 euro * * 29,00 euro per gli autori, i componenti del comitato scientifico e i referees www.scienze-ricerche.it SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE Costa Rica. La Seguridad Alimentaria nacional y su relación con los Acuerdos de Libre Comercio CINDY SÁNCHEZ CASTILLO1, LUZ MARINA VANEGAS AVILÉS2 1 Master en Administración Aduanera y Comercio Internacional, Universidad de Costa Rica 2 Directora de la Escuela de Ciencias Políticas, Universidad de Costa Rica El artículo permite visualizar la relación entre la tenencia de los acuerdos de libre comercio y el compromiso de la Seguridad Alimentaria de un país así como, si se tiene internamente, el marco legal adecuado para incentivar el desarrollo de políticas públicas orientadas a la creación de una política estatal en materia de seguridad alimentaria y nutricional que incorpore, coordine y articule los esfuerzos de cada uno de los actores que de forma individual han tratado de involucrarse en la temática. Lo anterior, con el fin de potencializar la obtención de resultados concretos hacia la consolidación de una estructura productiva agroalimentaria nacional sostenible que, garantice el acceso de alimentos a la población en general, enfatizándose en los sectores más vulnerables, sin descuidar los compromisos internacionales que el país ha asumido a través del tiempo. INTRODUCCIÓN D esde mediados del Siglo XX ha comenzado a presentarse una profunda transformación en el entorno internacional que ha generado que los procesos productivos y las corrientes comerciales y de inversión formen complejas cadenas que estrechan la interdependencia entre los países. En la realidad de hoy, lo único certero y constante es el cambio. Tópicos novedosos; tales como, la seguridad alimentaria, han cobrado mayor relevancia con el pasar del tiempo hasta, llegar a convertirse en elementos recurrentes en el diseño de las estrategias de desarrollo de los Estados; sin que ello signifique una limitación en la conservación y búsqueda de nuevos socios comerciales. Las relaciones entre países han evolucionado para responder a las necesidades socioeconómicas que con el paso de los años han aumentado su complejidad; hoy, son más los actores que intervienen activamente en ellas, por lo que adquiere mayor importancia el desarrollo de instrumentos que faciliten el acceso de alimentos y condiciones básicas para todas las personas en un ambiente propicio para incentivar una mejor distribución de los recursos disponibles. La mayoría de los Estados carece de la capacidad necesaria para producir todos aquellos alimentos de consumo primario; cuanto mayor sea la necesidad de abastecimiento, mayor va a ser la preocupación por el desarrollo de programas y políticas de producción alimentaria, incluso por encima del acceso económico. Esta inquietud ha llevado a los países a plantearse la necesidad de desarrollar mecanismos que garanticen la seguridad alimentaria de la población en general. El carácter polifacético de este nuevo tópico –seguridad alimentaria-, le ha permitido ser uno de los más actuales en los debates y conversaciones nacionales e internacionales; diversos autores y estudiosos han desarrollado definiciones al respecto que son popularizadas dependiendo del enfoque que se desea asumir. Durante la Cumbre Mundial de la Alimentación celebrada en el año 1996, se generó la que fue aprobada de forma unánime por los Jefes de Estado y de Gobierno de los países miembros de la Organización de las Na55 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 ciones Unidas para la Agricultura y la Alimentación (FAO, por sus siglas en inglés). Ésta nos indica que hay seguridad alimentaria “cuando todas las personas tienen en todo momento acceso físico, social y económico a los alimentos suficientes, inocuos y nutritivos que satisfagan sus necesidades energéticas diarias y preferencias alimentarias para llevar una vida sana y activa”1. Así, se responsabiliza a los Estados y a la sociedad conjuntamente y las organizaciones y gobiernos locales, a garantizar la seguridad alimentaria de la población, a través de la creación de aquellos instrumentos y mecanismos necesarios para propiciarla y asegurarla. Fomentando la articulación de las políticas macroeconómicas, el medio ambiente, los mercados, los elementos tecnológicos, las demandas de los consumidores, los sistemas productivos y la capacidad agroproductiva, en beneficio de los alimentos necesarios para gozar de un nivel de vida adecuado para el desarrollo de cada ser humano y el de su familia. En esta coyuntura y, como Estado parte de la FAO, Costa Rica ha venido impulsando el desarrollo de iniciativas que resguarden ese derecho como parte de un compromiso que asumió desde 1948; ratificar la Declaración Universal de los Derechos Humanos. Por otra parte, Costa Rica se adhirió al Protocolo Adicional a la Convención Americana de Derechos Humanos, conocido como el Protocolo de San Salvador; el cual, establece en su artículo 12 el derecho a la alimentación como uno de los fundamentales para toda persona y, en 1996, se convierte en uno de los países firmantes de la Declaración de Roma sobre la Seguridad Alimentaria Mundial que indica2 que con esta Declaración, todos los Jefes de Estado y de Gobierno signatarios, se comprometieron a consagrar su voluntad política, dedicación común y nacional a conseguir la seguridad alimentaria para todos así como, a realizar un esfuerzo constante con el fin de erradicar el hambre. Si bien se han presentado diversidad de iniciativas desde el ámbito parlamentario y acciones de diversas instituciones y organismos nacionales e internacionales, enfocadas en la obtención de acciones que busquen resguardar la seguridad alimentaria de la población, éstas han sido ejecutadas en forma aislada y con un muy bajo nivel de coordinación, principalmente debido al desconocimiento que ha existido de la temática, sus implicaciones y, la forma en la que puede verse comprometida, por ejemplo a través de la firma desmedida y descontrolada de múltiples acuerdos de libre comercio por parte de un Estado altamente dependiente del abastecimiento externo; situación que hace necesario el desarrollo de un proceso de integración que favorezca el uso eficiente de los recursos de los que se dispone y canalizar los esfuerzos hacia objetivos comunes en esta materia. 1 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. Reunión de seguimiento de la Cumbre Mundial sobre la alimentación. Disponible en: http://www.fao.org/noticias/2001/010304-s.htm 2 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. Declaración de Roma sobre la Seguridad Alimentaria Mundial. Disponible en: http://www.fao.org/docrep/003/w3613s/w3613s00.htm 56 El artículo permite visualizar la relación entre la tenencia de TLC vigentes y el compromiso de la Seguridad Alimentaria de un país además de si internamente se tiene, el marco legal adecuado para incentivar el desarrollo de políticas públicas orientadas a la creación de una política estatal en materia de seguridad alimentaria y nutricional que incorpore, coordine y articule los esfuerzos de cada uno de los actores que de forma individual han tratado de involucrarse en la temática y con ello, potencializar la obtención de resultados concretos hacia la consolidación de una estructura productiva agroalimentaria nacional sostenible y competitiva, que garantice el acceso de alimentos a la población en general, con especial énfasis en los sectores más vulnerables, sin descuidar los compromisos internacionales que se han asumido a lo largo de más de una década. Se realizará primeramente una descripción de los conceptos que se consideran esenciales para el desarrollo del artículo con el fin de facilitar la comprensión de la temática expuesta. A. POLÍTICAS PÚBLICAS Los cambios que se presentan en el entorno internacional afectan las estructuras gubernamentales y generan cambios en ellas que incentivan la apertura de nuevos espacios de interacción entre el sector público, el privado y la sociedad civil, a fin de construir un gobierno interrelacionado que participa a la población del proceso de toma de decisiones, con miras a obtener un equilibrio entre las fuerzas que dominan el Estado y aquellos que deben obedecer, todo a través de un esquema más equitativo que incentive el bienestar generalizado de los entes de gobierno, las empresas, las organizaciones y los ciudadanos. Para lo anterior, el gobierno utiliza políticas públicas entendidas como, “la designación de los propósitos y programas de las autoridades públicas; más específicamente como una acción gubernamental dirigida hacia el logro de objetivos fuera de ella misma. La política pública está constituida por las acciones gubernamentales en relación con una temática, que haya sido producida al interior de un marco de procedimientos, influencias y organizaciones gubernamentales.”3 Por tanto, una política pública corresponde a las soluciones específicas de cómo manejar los asuntos públicos. Son un factor común de la política, de las decisiones del gobierno y de la oposición, además de fundamentales en cuanto al quehacer gubernamental. En los últimos años, Costa Rica ha enfatizado la generación de políticas sociales para reducir los niveles de pobreza y la desigualdad a través de la formación de capital humano para mitigar los efectos derivados de los TLC y las políticas macroeconómicas4. Lo anterior con el fin de focalizar las ac3 Roth, D. Noel, A. (2006). Políticas públicas: formulación, implementación y evaluación. Bogotá: Ediciones Aurora. (Pág.24-28). 4 Davis, B. (2004). Innovative Policy Instruments and Evaluation in Ru- SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE ciones de asistencia social hacia la población más pobre del país. B. SEGURIDAD ALIMENTARIA Diversos autores han señalado aspectos relevantes del término, destacando el aporte del autor Christopher Barrett5 quien ha identificado 3 fases en el desarrollo de esta concepción, las cuales son: - Primera: el énfasis se mantuvo en la oferta, la disponibilidad nacional de alimentos como el principal indicador de la situación alimentaria de un país. - Segunda: centró su atención en la demanda, fue el estudio del acceso de los individuos y los hogares a los alimentos lo que ocupó el centro de atención. - Tercera: la seguridad alimentaria se concibe dentro del marco de la elección intertemporal del consumidor en un ambiente que se caracteriza por la incertidumbre; la existencia de irreversibilidades y la complementariedad entre el consumo de alimentos y otras variables (particularmente educación y salud). El desarrollo de estas 3 etapas, generó 3 dimensiones para el análisis de la seguridad alimentaria, a saber: a. Disponibilidad: corresponde a la oferta agregada de alimentos. b. Acceso y uso: capacidad del hogar para adquirir los alimentos que necesita y el uso como la forma en la que éstos se preparan y se combinan para obtener el máximo rendimiento nutricional posible. c. La tercera fase no ha agregado directamente nuevas dimensiones al problema de la inseguridad alimentaria, ha evidenciado que: i. esta última es un riesgo ex ante al que deben enfrentarse los grupos más vulnerables (su propósito debe ser evitar y no revertir los problemas nutricionales y de salud de la población) y ii. surge de la disyuntiva que enfrentan los hogares al elegir las trayectorias temporales óptimas de consumo de los diversos bienes y servicios que determinan su situación nutricional (alimentos, educación, salud e higiene y comportamiento justificado en el largo plazo). A partir de lo expuesto previamente y, de acuerdo a los intereses de este artículo, interesa saber que: “hay seguridad alimentaria cuando todas las personas tienen en todo momento acceso físico y económico a suficientes alimentos inocuos y nutritivos para satisfacer sus necesidades alimenticias y sus preferencias en cuanto a alimentos, a fin de llevar a cabo una vida activa y sana”.6 ral and Agricultural Development, in Davis, B. (Ed) Latin America and the Caribbean. Current and Emerging Issues for Economic Analysis and Policy Research, CUREMI S II . V.I, Roma, FAO . 5 Barrett, C. (2002). Food security and food assistance programs. Capítulo 40 Handbook of Agricultural Economics. Volumen 2. Editado por B. Gardner y G. Rausser, Elsevier Science. 6 FAO (Organización de las Naciones Unidas para la Agricultura y la Lo anterior no implica que cada país deba producir todos los alimentos que su población consume; por el contrario, resalta la importancia de lograr hacer una combinación entre lo que es la producción doméstica y las importaciones, con el fin de garantizar la disponibilidad de alimentos a todas las personas en el país. No obstante, es importante enfatizar que la definición de seguridad alimentaria es tan amplia y compleja que tal y como afirma Salcedo “este concepto es complejo (…) se podría percibir como un proceso multisectorial y multidimensional. Por lo mismo resulta difícil de operacionalizar y de medir”7, lo cual reafirma la ambigüedad del mismo, particularmente cuando interesa para medir el logro de objetivos específicos de la política social. C. GLOBALIZACIÓN COMERCIAL Éste es un proceso que incide en la generación, creación y/o redefinición del orden internacional. Entre los años 1850 y 1914 inicia su progreso8, causado principalmente por las políticas de apertura practicadas por los gobiernos de diferentes Estados, que implican una reducción de barreras arancelarias y el avance de nuevas tecnologías, aspectos que impulsan el libre comercio y el movimiento migratorio favorecido por los bajos controles existentes al respecto. Pocos adelantos se registran entre los años 1914 y 19509. Después de 1945 se retoma con el fin de la Segunda Guerra Mundial y desde entonces viene desplegándose de forma paulatina, especialmente en lo que se refiere a la apertura de fronteras. En 1947 se firma el Acuerdo General sobre Comercio y Aranceles (GATT)10 en la Conferencia de La Habana ante la necesidad de regular la economía mundial después de concluido dicho conflicto e incluía la reducción de aranceles y otras barreras al comercio internacional.11 Una vez desmantelado el Sistema Bretton Woods en 1973, se establecen las bases para incentivar nuevamente el proceso globalizador al instituir un régimen de tipo de cambio Alimentación). (2009). Caminos que conducen al éxito: casos de éxito en relación con la producción agrícola y la seguridad alimentaria, Roma. 7 Salcedo, S. (2005). Políticas de Seguridad Alimentaria en los Países de la Comunidad Andina. FAO. Santiago, Chile. 8 Camacho, E. (1992). Apertura comercial y ajuste de empresa. San José: Academia de Centroamérica. Pág. 52 9 Ibíd.; Pág. 54 10 GATT, por sus siglas en inglés. Tratado Internacional firmado en 1947 por 23 países para promover la liberalización del Comercio Exterior. El principio básico de funcionamiento del Acuerdo está contenido en la Cláusula de Nación Más Favorecida que obliga a las partes a concederse mutuamente un trato igualmente favorable al que se le otorgue en sus relaciones comerciales a cualquier otro país parte del Acuerdo. Además, contiene dos principios claves que son: i. El Principio de Transparencia, por medio del cual los gobiernos se comprometen a eliminar las barreras no arancelarias y sustituirlas por las arancelarias y ii. El Principio de No Discriminación, que busca eliminar las políticas que alteran la competencia comercial entre los países. En: Nieto, A. (1995). Comercio y marketing internacional España: Ediciones Pirámide. Pág. 91. 11 Nieto, A. (1995). Comercio y marketing internacional España: Ediciones Pirámide. Pág. 91. 57 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 flotante, fortalecer el mercado de capitales y suprimir progresivamente los controles de cambio. La presencia de la globalización comercial en el acontecer internacional facilita que durante los últimos años de la década de los 60 y principios de los años 70 del siglo XX, los mercados experimentara con bienes derivados de la producción en masa, esto aunado a la gran expansión de las empresas japonesas que instrumentalizan enormemente la producción a través de la aplicación de nuevas formas de organización, y nuevos bienes y servicios que logran desplazar a muchas de las empresas occidentales que se consideraban hasta entonces consolidadas.12 Los nuevos avances tecnológicos, especialmente en el campo de la comunicación y la información, permiten que actualmente se acelere, facilitando la apertura de nuevas vías para la organización de las empresas con más eficiencia e integración internacional. Para los efectos de interés, se parte de la definición de Beck, la cual indica que: “la globalización es un proceso dinámico de creciente libertad e integración mundial de los mercados de trabajo, bienes, servicios, tecnología y capitales; que tiene como agentes fundamentales a las grandes empresas multinacionales, tanto financieras como no financieras que el que predomina la defensa del mercado como el regulador de las relaciones económicas y la intervención del Estado a todos los niveles a través de medidas que favorecen la liberalización del tráfico de bienes y capitales, la privatización de sectores y empresas públicas y desregulación en distintos ámbitos. Estas medidas implican modificaciones en la legislación para adaptarlas a la globalización y alteran las bases económicas y sociales de los Estados para generar recortes en el gasto público que suelen aplicarse a sectores clave para el bienestar de la población tales como la seguridad social, la educación o la salud (principalmente debido a que los ingresos del país decaen por los cambios en el sistema fiscal, la desregulación de los mercados a través de la firma de TLC y la privatización de algunas empresas públicas) con miras a favorecer la competitividad del país y promover el proceso de globalización. Considerando que este proceso es una realidad inminente que no da señales de retroceso, la constante en las negociaciones comerciales internacionales ha sido la búsqueda de la cooperación por parte de los países del primer mundo para con aquellos denominados subdesarrollados y así lograr que la inversión y la creación de riqueza sean posibles en cada uno de ellos. se implantan en la mayor parte de los países, aumentando los flujos comerciales y de capitales entre unos y otros, haciendo que los mer- D. APERTURA COMERCIAL cados estén cada vez más integrados y globalizados. Está basada en Este nuevo modelo de comercio, impulsado por el desarrollo de la tecnología y la concentración de grandes capitales por las corporaciones multinacionales y transnacionales, conforma una nueva dirección mundial14, que incentiva tanto a las empresas nacionales como extranjeras a destinar mayor cantidad de recursos al área de la investigación, con el objeto de mejorar e implementar novedosos procesos de producción, distribución y consumo en los que predomina la deslocalización geográfica, las economías de escala, la concentración del capital y el uso intensivo de la tecnología, aspectos que incentivan la integración de las economías nacionales en un sistema de producción y transacciones; así como, una gran dependencia entre los países. Dicha interdependencia se canaliza por medio de la tecnología, grandes avances en las comunicaciones y la liberalización de los mercados en un contexto político-económico en La apertura comercial es un proceso fomentado por los países desarrollados desde 1947 con el GATT y se define como “aquél por el cual los países que practican el proteccionismo económico abren sus fronteras al comercio internacional y a la inversión extranjera”15; su evolución es facilitada por los adelantos en el área de la informática que permiten a los productores acceder a mercados más grandes y libres. El comercio internacional actual se caracteriza principalmente por su multilateralidad, confiriéndole su carácter de fenómeno global. Los países son ahora más dependientes de la actividad comercial externa, la injerencia directa de los Estados es menor en el mercado y es mayor la reducción del aislamiento entre los países; fomentando la conformación de un mercado mundial de productos y de servicios, dirigido por las empresas multinacionales y transnacionales que promueven el incremento de la apertura comercial. Este proceso obedece a la dependencia de los países al comercio internacional y a las mismas necesidades del consumidor, las que aumentan a medida que se van satisfaciendo, impulsando así a los Estados a buscar nuevas fuentes de abastecimiento e intercambio, tanto de bienes como de servicios y con ello, al perfeccionamiento de reglamentación que regule dicha actividad. La búsqueda de una reducción en las restricciones comer- 12 Ibíd.; Pág. 64 13 Beck, U. (1998). ¿Qué es la globalización? España: Editorial Alianza. Pág. 4. 14 Ibíd.; Pág. 64 15 Cussianovich, P. (1997). Núcleo de formación y servicios tecnológicos para el sector agropecuario. El contexto económico –comercial de Costa Rica y el sector agropecuario. Costa Rica: Instituto Nacional de Aprendizaje. Pág. 75. la libertad de comerciar con el resto de países para aprovechar las ventajas comparativas de cada uno, la libertad de invertir los capitales allí donde tienen un mayor rendimiento dentro de un riesgo asumible y la libertad de establecerse en el país que se desee para conseguir un mayor beneficio o mayor cuota de mercado, si se trata de una empresa, o para obtener un mayor salario o mejores condiciones de trabajo, si se trata de una persona.” 13 58 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE ciales ha originado, en el ámbito agrícola, una profunda confrontación entre dos grandes potencias económicas, que además se constituyen en los principales exportadores de productos agropecuarios en el mundo: los Estados Unidos y la Unión Europea. Ambos desean conservar su proteccionismo, limitándose así la posibilidad de entablar negociaciones referidas a intercambios en condiciones beneficiosas para ambas partes e impulsando a los demás Estados a contar con mayor apertura y negociar acuerdos que les permitan ampliar sus mercados de exportación agrícola. Dicha discusión se mantiene en el seno de la Organización Mundial del Comercio (OMC)16. Éste es un proceso complejo que requiere de un alto nivel de coordinación, organización y disposición por parte de las instituciones estatales encargadas de facilitar los recursos económicos e informativos necesarios para involucrar a la sociedad civil en el cambio y contribuir a que éste se lleve a cabo al margen de los compromisos exigidos por los organis16 Durante la última gran Ronda de Negociaciones efectuada bajo el marco del GATT, conocida como la Ronda Uruguay, la cual se lleva a cabo en el período comprendido entre los años 1986 y 1994, se establece esta organización como el marco institucional común para el desarrollo de las relaciones comerciales entre los miembros, logrando un importante avance en decisiones de política comercial, al establecer el primer mecanismo institucionalizado y permanente dirigido a supervisar y controlar la consistencia de las políticas comerciales respecto de Acuerdo General. En: Arese, H. (1999). Comercio y marketing internacional. Colombia: Editorial Norma. Pág. 119. mos multilaterales. Cada gobierno que participe en la actividad comercial internacional tiene la obligación de confeccionar los mecanismos jurídicos necesarios para realizar una apertura comercial segura que resguarde las industrias nacionales, permitiéndoles competir en el mercado internacional en condiciones similares o iguales a las empresas extranjeras. Además, establecer y facilitar el acceso a los canales de comunicación requeridos para que la información llegue a los interesados de forma transparente y así, se comprendan los compromisos pactados para alcanzar la reducción o eliminación de las barreras comerciales. E. INTEGRACIÓN ECONÓMICA Éste es el proceso que incentiva la negociación y desarrollo de tratados y acuerdos comerciales entre los países y se define como “el proceso convergente y voluntario, fundado en la solidaridad, gradual y progresiva, entre dos o más Estados, sobre un plan de acción común en aspectos económicos, sociales, culturales y políticos, entre otros.”17 Cabe preguntarse de qué forma se constituye la voluntad de los Estados de ser parte de una comunidad más amplia. Para los efectos de este artículo, ésta se debe fundamental17 Mariño, J. (1999). La supranacionalidad en los procesos de integración regional. España: Mave Editor. Pág. 112. 59 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 mente a la acumulación de valores e intereses compartidos, “una situación a la cual se llega a través de la integración entre sus distintas unidades y por procedimientos consensuales.”18 La integración está compuesta por varias etapas paulatinas, progresivas y complementarias entre sí. Es posible establecer, según el grado de integración, una clasificación en la que cada etapa posee algunos rasgos esenciales que la distinguen de las otras. Para los efectos de este estudio, se hace referencia a la clasificación que realiza Resquiji19, quien establece como etapas de la integración las siguientes: 1. Acuerdo preferencial: los Estados miembros se conceden entre ellos, preferencias tendientes a reducir diversas formas de protección existentes. 2. Zona de Libre Comercio: área conformada por dos o más países que, de forma instantánea o paulatina, van suprimiendo obstáculos aduaneros y comerciales entre ellos, ventajas que no adquieren los Estados que se encuentran fuera del acuerdo. 3. Unión aduanera: supone la eliminación de barreras arancelarias (de forma paulatina o inmediata), a la circulación de bienes y servicios de los países involucrados, estableciendo paralelamente un arancel externo común. 4. Mercado Común: supone la existencia de una unión aduanera y la libre circulación de los factores de la producción. 5. Mercado Único: supone perfeccionar el mercado común eliminando las fronteras físicas (aduanas), técnicas y fiscales. 6. Unión Monetaria: implica fijar irrevocablemente los tipos de cambio entre los países miembros o la sustitución de la moneda de cada uno de los Estados por una moneda única. 7. Unión Económica: integración total de las economías de los miembros del acuerdo, lo que hace necesario una política macroeconómica coordinada para favorecer los cambios estructurales y el desarrollo regional, como consecuencia, también la unión política. Cada uno de los países va aplicando fórmulas intermedias y, en ocasiones, deben ser suspendidas, pues el paso o avance de un grado a otro implica una importante inversión por parte de los Estados que no siempre están en la capacidad de cubrirla. No obstante, se procura impulsar la práctica de la integración, debido a que ésta puede brindar diversas ventajas, entre las que destacan las siguientes: 1. Reducir los problemas y tensiones existentes con los países limítrofes permitiendo el establecimiento de nexos de cooperación, facilitando el apoyo entre ellos, reduciendo los factores de conflicto y contribuyendo al fortalecimiento de la paz, seguridad y estabilidad 18 Wilhelmy. (1998). Política internacional: enfoques y realidades. Argentina: Grupo Editor Latinoamericano. Pág. 56. 19 Resquiji, J. (1997). Estructura económica mundial. España: Editorial Mac Graw Hill. Pág. 44. 60 para las personas. 2. La posibilidad de aprovechar las ventajas que ofrece la creación de economías de escala al ampliar los mercados, reducir o eliminar las cargas arancelarias vigentes antes de la firma del acuerdo, tener acceso a un mayor número de recursos, tanto en el nivel de producción (materias primas) como económicos y de consumidores que permiten dar a conocer la producción nacional, impulsar el sector exportador local, incentivar el ingreso de divisas, bienes y servicios del exterior al país y así, contribuir a diversificar las opciones existentes para el consumo nacional. 3. Mayor nivel de colaboración entre el ciudadano y el Estado, además de crear nuevas oportunidades para incentivar el progreso nacional, contribuyendo a que la población se identifique con el sistema y se involucre en él para aprovechar los beneficios derivados, aparte de incentivar un fortalecimiento del sistema democrático al generar mayor apertura y opciones de participación para la población (espacio político, social, económico y cultural). 4. La capacidad de influencia en las distintas negociaciones en el ámbito internacional se incrementa cuando se presentan los países en bloque, principalmente al tratarse de un Estado “en vías de desarrollo” como es el caso de Costa Rica. Dichos países suelen carecer de los medios necesarios o los aliados indicados para defender sus intereses, por lo que el establecimiento de un acuerdo de integración facilita el desarrollo de objetivos conjuntos y mayor peso en las diferentes transacciones en el contexto internacional. 5. El ingreso de nuevos bienes y servicios al país implica un mayor nivel de competencia a lo interno del mismo, entre los bienes nacionales y los extranjeros, lo que puede incentivar a las industrias nacionales a mejorar su producción y anexar elementos diferenciadores a los bienes y servicios que ofrece, brindándole mayores beneficios al consumidor que los adquiere al darle la oportunidad de accesar a precios más bajos y de mayor calidad. 6. Conforme se va avanzando en las etapas de la integración, los Estados deben invertir en mejoras en la infraestructura local, las carreteras, vías de transporte y comunicación en general, lo cual trae beneficios tanto para el Estado como para los habitantes del mismo, facilitando las transacciones comerciales, además de aportar agilidad en los procesos al requerirse menos tiempo para trasladar, ya sean las personas o los bienes, en el ámbito nacional e internacional, así como para realizar las transacciones comerciales por los medios tecnológicos novedosos de forma más rápida y segura. Dada la importancia que este proceso ha cobrado en el acontecer internacional, se ha concebido como una etapa vital en el progreso de las naciones en el continente americano. La mayoría de países se han orientado a la negociación SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE de acuerdos bilaterales y multilaterales en la búsqueda de la conformación de un hemisferio de libre comercio para incorporarse a la apertura comercial mundial. F. LOS TLC Y LOS ACUERDOS DE ASOCIACIÓN (AA) Los TLC y los AA forman parte de los instrumentos jurídicos que buscan facilitar y regular el comercio internacional. Conceptualmente, los TLC se definen como, “acuerdos entre dos o más países que buscan establecer reglas comunes para normar la relación comercial entre ellos. Su finalidad es establecer un área de libre comercio sin restricciones ni aranceles de importación, que fomentan la apertura e integración económica. Con ese propósito, los TLC suelen incorporar reglas en materia de comercio de bienes, inversión, propiedad intelectual, contratación pública, mecanismos de defensa comercial y solución de controversias.”20 Por AA se entiende, “Un acuerdo entre Estados independientes para unirse como un grupo con el fin de realizar los deberes asociados con un propósito en particular. Cada parte tiene un conjunto de responsabilidades específicas relacionadas al proceso y realizará una porción predefinida del proyecto. En un acuerdo de asociación, un miembro del equipo siempre actúa como el contractor principal del proyecto, mientras los demás miembros son subcontratistas”21. Éste es un acuerdo que tiene la particularidad de abarcar el ámbito comercial, el diálogo político y la cooperación; para el cual, los Estados involucrados tienen que elaborar la posición nacional y la regional, incluyendo en esta última, todos los sectores e intereses involucrados en el ámbito individual.22 Los acuerdos comerciales en general, propician el mayor y más fluido acceso de las mercancías a los mercados bajo condiciones arancelarias preferenciales y libres de barreras no arancelarias, además de obtener las más ventajas y beneficios para las empresas transnacionales y nacionales. Puede observarse que ambas definiciones no recogen los elementos formales de los acuerdos; por lo que, se estima oportuno citar los siguientes aspectos: · Todo acuerdo comercial es resultado de un acuerdo de voluntades entre las partes que lo celebran, lo que significa que la voluntad de ellos se dirige hacia el mismo objetivo y son conscientes de ese querer común que se plasma por escrito para facilitar el conocimiento e interpretación de los intereses de cada uno de ellos. · Las partes que suscriben un acuerdo deben ser sujetos del Derecho Internacional, condición necesaria para poder recla20 Secretaría de Industria y Comercio de Honduras. (2005). Preguntas frecuentes. Tomado de: http://www.sic.gob.hn/. 21 Entrevista realizada vía telefónica a la señorita Seanny Jiménez Alfaro. 27 de junio del 2012. Licenciada en Derecho. 22 COMEX. (2010). Documento explicativo: Acuerdo de Asociación entre Centroamérica y la Unión Europea. mar el incumplimiento de un derecho o para afrontar la responsabilidad por un acto de esta naturaleza. Éste está destinado a producir efectos jurídicos entre las partes contratantes que crean, modifican o extinguen derechos y obligaciones. · El marco regulador de los acuerdos comerciales lo constituyen las normas del Derecho Internacional, pueden incluir en el texto algunas disposiciones propias del derecho interno de las partes, pero éstas no pueden llegar a reemplazar las primeras. A través de su puesta en práctica, los Estados persiguen diversos objetivos, entre los que cabe mencionar: a. Eliminar o disminuir las barreras comerciales arancelarias y no arancelarias. b. Establecer el marco para el establecimiento de una mejor relación comercial y de cooperación. c. Obtener beneficios mutuos para los países que lo suscriben en el aspecto comercial, económico y en la estructura productiva de cada uno de ellos. d. Incentivar el crecimiento de la oferta exportable. e. Atracción de mayor inversión extranjera directa a través de la creación de nuevas oportunidades. f. Incentivar un crecimiento económico general. Se debe anotar que la búsqueda de un comercio internacional en condiciones de igualdad y con la menor cantidad de restricciones, ha incentivado la evolución de los acuerdos comerciales hacia formas cada vez más ventajosas para los Estados; no obstante, este tipo de instrumento puede impactar tanto positiva como negativamente en los países y en la actividad comercial en general, efectos que en la teoría económica se han denominado desviación y creación de comercio. El primero de ellos se presenta cuando la “disminución” arancelaria, que el acuerdo implica, reduce los precios de los productos de importación provenientes de países miembros por debajo de los que utilizan los Estados no miembros. Aún cuando los costos de producción en estos últimos sean menores, ello conlleva a que el comercio se desvíe hacia el productor poco eficiente, al ser sus bajos precios resultado de las preferencias arancelarias y no de la competitividad, permitiendo el privilegio al uso ineficiente de los recursos de producción y con ello, una pérdida de bienestar23. Por otra parte, la creación del comercio se manifiesta cuando la reducción arancelaria refuerza la dirección de las ventajas comparativas con las que cuentan los socios del acuerdo comercial, provocando un aumento en el volumen de comercio entre ellos, sin reducir o eliminar el comercio con los Estados no miembros del acuerdo y con ello cambiar de un productor poco eficiente a otro con mayor eficiencia, permitiendo un mayor bienestar. Así su efecto es positivo para el beneficio de los países24. A nivel comercial, en el ámbito internacional, para aquellas personas físicas y jurídicas que desean obtener ventajas del intercambio de bienes y servicios y, que buscan la 23 24 Brookings Institution. (1999). Trade rules in the making: challenges in regional and multilateral negotiations. Washington: General Secretary. Pág. 38. 24 Ídem. 61 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 protección nacional e internacional, la firma de los acuerdos comerciales es una forma de adquirirla. La seguridad jurídica que brindan dichos instrumentos permite una maduración del sistema comercial en general, que se perfecciona en la medida en que la capacidad de negociación de todos los países sea equitativa. Lo comentado en los apartados expuestos con anterioridad, permite vislumbrar cuáles son los procesos por los que atraviesa el mundo comercial en la actualidad, éstos se constituyen en el contexto inmediato del surgimiento de la práctica de la negociación y firma de acuerdos de esta naturaleza por parte de los Estados. En el siguiente punto, se reseña la función de COMEX en el acontecer comercial nacional y se exponen los aspectos que caracterizan el sector agrícola costarricense e internacional, para comprender el origen de la política comercial agrícola que guía el accionar nacional. G. COMEX Y EL SECTOR COMERCIAL NACIONAL E INTERNACIONAL 62 COMEX es creado por medio de la Ley No 7638, la que lo faculta como autoridad regente del comercio exterior del país. En esta se le confieren atribuciones como las siguientes25: 1. Define y direcciona la política comercial externa y de inversión extranjera en coordinación con otras entidades gubernamentales que tengan participación en dicha actividad, como por ejemplo el Ministerio de Relaciones Exteriores. 2. Dirige las negociaciones comerciales y de inversión, además de suscribir los tratados y convenios relacionados con dichas materias. 3. Define la política arancelaria en coordinación con el Ministerio de Economía Industria y Comercio (MEIC), el Ministerio de Agricultura y Ganadería (MAG) y el Ministerio de Hacienda. 25 Poder Legislativo de Costa Rica. (1996, 13 de noviembre) Ley de Creación del Ministerio de Comercio Exterior y de la Promotora de Comercio Exterior de Costa Rica. En la Gaceta N. 218 (en línea). Disponible en: http://.procomer.com/Espanol/docs/word/compendio/LEY%20 7638%20y%sus%20reformas.doc. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE 4. Representa al país ante la OMC y en aquellos foros comerciales internacionales donde se discutan temas comerciales e inversión. 5. Es el encargado de definir las regulaciones de las exportaciones referentes a la restricción del ingreso de productos costarricenses a otros países cuando así se requiera. Para lograr dicha atribución puede optar por la colaboración de entes como el MEIC y el MAG. 6. Determina las implicaciones y sanciones que le pueden aplicar al país en caso de incumplimiento de las disposiciones que establecen los acuerdos y convenios firmados por Costa Rica; siempre en coordinación con el Ministro de Relaciones Exteriores y los Ministros rectores de la producción nacional. 7. Otorga y revoca cuando corresponda, el régimen de zonas francas, los contratos de exportación y el régimen de admisión temporal o perfeccionamiento activo. Aunado al mandato citado de la Ley No. 7638, “la Ley 8056, en su artículo número dos, declara de interés público los procesos de negociación comercial mediante los cuales el país procura facilitar su inserción en los mercados del comercio internacional, éstas incluyen todas aquellas referidas a la firma de un TLC. Al ser COMEX el Ministerio rector de las negociaciones comerciales, posee un rol fundamental dentro de ellas en la concertación nacional, encontrándose además en el ejercicio de un mandato legal que requiere de una rendición de cuentas claras a la sociedad costarricense.”26 Con el fin de reflejar y defender los intereses de todos y cada uno de los sectores productivos, COMEX construye la posición nacional que se basa en un amplio proceso de consulta con cada uno de los representantes de los productores y del sector privado nacional, por medio de reuniones periódicas en las que se producen intercambios de opiniones que son complementadas con iniciativas como el “Punto de Enlace Permanente” en el Ministerio, que facilitan el acceso a información y a manifestar los comentarios y opiniones que los ciudadanos planteen respecto a los avances, resultados e implicaciones de las rondas efectuadas. Adicional a lo anterior se cuenta con el apoyo de la denominada “Comisión Mixta”, cuya función es contribuir en la construcción de la posición nacional y dirimir los conflictos que puedan surgir entre los diferentes sectores, incorpora en la discusión a representantes de las instituciones públicas y organizaciones privadas27 y fomenta el diálogo y la defensa de los intereses de cada uno de los sectores involucrados. 26 Entrevista realizada vía telefónica al Señor Fernando Ocampo. COMEX. 27 de setiembre del 2007. Negociador de COMEX 27 La Comisión Consultiva se institucionalizó como órgano obligatorio de consulta por medio de la Ley 7638: “Creación del Ministerio de Comercio Exterior y de la Promotora de Comercio Exterior de Costa Rica” de 1996, reformada por la “Ley para las Negociaciones Comerciales y la Administración de los Tratados de Libre Comercio, Acuerdos e Instrumentos del Comercio Exterior” No.8056 del año 2001; esta dispone que la Comisión debe estar conformada por los Ministros de Comercio Exterior, Relaciones Exteriores y Culto, Agricultura, Economía y representantes del sector privado [Cámaras sectoriales]. La consulta y discusión permite fijar los objetivos principales para el avance de las negociaciones, para que éstas reflejen el interés del gobierno por proteger el sector productivo nacional, inyectarle competitividad y aprovechar las ventajas que ofrece el libre comercio a fin de posicionar al país en el mercado internacional. El sector agrícola es uno de los que mayor controversia presenta y en el que el Gobierno costarricense ha concentrado gran parte de sus esfuerzos en la obtención de las mejores condiciones para los productores nacionales. Este es el que tiene mayor distorsión comercial a nivel global, el pilar de la seguridad alimentaria para cada país y es el que carece en mayor medida de políticas internas que favorezcan su proyección efectiva hacia otros mercados. H. LA SEGURIDAD ALIMENTARIA EN COSTA RICA Tal y como se mencionó previamente, el objetivo principal que persigue la seguridad alimentaria es la mejora nutricional de toda la población; para lo cual, es indispensable que el Estado identifique y diseñe las políticas públicas requeridas para garantizar la satisfacción de sus necesidades, facilitando la accesibilidad física y económica de productos alimentarios de alta calidad que cumplan con los estándares de seguridad y salubridad que exigen las estipulaciones legales nacionales e internacionales. A nivel internacional, el derecho a la alimentación está garantizado en el artículo 25 de la Declaración Universal de los Derechos Humanos28, en este se especifica que, “Toda persona tiene derecho a un nivel de vida adecuado que le asegure, así como a su familia, la salud y el bienestar, y en especial la alimentación, el vestido, la vivienda, la asistencia médica y los servicios sociales necesarios; tiene asimismo derecho a los seguros en caso de desempleo, enfermedad, invalidez, viudez, vejez y otros casos de pérdida de sus medios de subsistencia por circunstancias independientes de su voluntad. (el subrayado es nuestro).”29 Es por lo anterior que se constituye en una necesidad, tanto nacional como mundial, el identificar y llevar a cabo acciones para satisfacer la demanda de aquellas personas que sufren hambre considerando que; de acuerdo a lo que la 28 Adicionalmente cabe mencionar otros instrumentos en los que, a nivel internacional, los Estados se han comprometido a velar por la seguridad alimentaria de las personas: i. Pacto Internacional de Derechos Económicos, sociales y culturales de 1966 que establece la obligación de los Estados de garantizar el derecho a la alimentación, ii. Plan de Centroamérica y República Dominicana en el año 1993en el cual os Jefes de Estado y los Ministros de Agricultura, Ambiente y Salud, desarrollaron acuerdos, compromisos, agendas y planes relacionados con el fortalecimiento de la seguridad alimentaria y, iii. La Cumbre Mundial de Alimentación de 1996 que plantea renovar el compromiso mundial de eliminar el hambre y la malnutrición y garantizar la seguridad alimentaria sostenible para toda la población, desde el más alto nivel. MAG. 2011. Política Nacional de Seguridad Alimentaria Nutricional (SAN) 2011 – 2021. Disponible en: http://www.paho.org/cor/index.php?option=com_docman&task=doc_ view&gid=174&Itemid= 29 Naciones Unidas. 1948. Declaración Universal de los Derechos Humanos. Artículo 25. Disponible en: http://www.filosofia.org/cod/ c1948dhu.htm. 63 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 FAO ha especificado, una persona sufre de hambre cuando no come lo suficiente para tener la energía necesaria que le permita desarrollar una vida activa, además que “Su subnutrición les dificulta el estudio, el trabajo o la práctica de cualquier actividad que requiera esfuerzo físico. La subnutrición es especialmente perjudicial para las mujeres y los niños. Los niños subnutridos no crecen de forma tan rápida como los niños saludables. Mentalmente pueden desarrollarse más despacio. El hambre constante debilita el sistema inmunológico y les hace más vulnerables a enfermedades e infecciones. Las madres que pasan hambre de forma continua dan a luz a bebés débiles y con falta de peso, y ellas mismas se enfrentan a un mayor riesgo de muerte”.30 El hambre es una realidad que hoy afecta a cerca de mil millones de personas en el mundo, lo cual representa que una de cada siete personas no sabe de quién obtendrá o quién le facilitará su próxima comida; siendo los países más pobres del mundo los que sufren en mayor grado la problemática de la hambruna.31 Jean Ziegler, Relator Especial de la ONU para el Derecho a la Alimentación en el periodo comprendido entre los años 2000 y 2008; actualmente Vicepresidente del Comité Asesor del Consejo de Derechos Humanos de Naciones Unidas ha indicado que: una década, se busca concientizar a la población al respecto, generando acciones que han permitido contar con una relativa estabilidad en esta materia y propiciar actitudes solidarias que combatan la pobreza y malnutrición en la población nacional.34 Pese a que Costa Rica tiene un comportamiento distinto, resulta particularmente interesante el caso de los países centroamericanos; por cuanto se asocia la falta de seguridad alimentaria con la escasez de alimentos; sin embargo, en estos países lo que prima es la producción agrícola y modelos agroexportadores, que teóricamente deberían favorecer el acceso de bienes de esta naturaleza a la población, siendo la mala distribución del ingreso y no la carencia de alimentos, lo que limita a las personas a que puedan o no comprar la comida que requieren para tener una dieta sana y equilibrada. No obstante lo anterior, es importante aclarar que una persona con bajo ingreso no necesariamente se encuentra en una situación de inseguridad alimentaria, aunque ambas condiciones pueden estar vinculadas e incluso tener una relación causal, el que ésta situación se presente, dependerá de la interacción de muchas otras condiciones de la realidad nacional e individual de cada ser humano y cada Estado es responsable de prevenir o restringir a través de políticas públicas eficientes y adecuadas a la realidad nacional la presencia de esta problemática. “vivimos en un sistema caníbal. Un sistema en el que cada 5 segundos muere una niña o niño menor de 5 años, 37 mil personas mueren I. POLÍTICAS PÚBLICAS COSTARRICENSES PRO cada día de hambre. 1.600 millones de gordos y 400 millones de obe- SEGURIDAD ALIMENTARIA sos en el mundo. 500 multinacionales controlan el 53% de producto interno bruto mundial. Que son las estructuras del orden criminal que fabrican la masacre cotidiana del hambre. Siendo las estructuras criminales el dumping, los agrocombustibles y la especulación en la bolsa de valores; y, las causas del hambre en el mundo: La avaricia de los países ricos, de las trasnacionales.32 Específicamente en lo que respecta a la región centroamericana, la FAO ha indicado que Guatemala es el país que tiene el mayor índice de desnutrición con un 49% aproximadamente, seguido por el 29% de Honduras, 21% de Nicaragua, 19.2% de El Salvador y que; aunque no en igual proporción, Costa Rica cuenta con “solamente” un 5% de hambruna, lo que equivale a 200.000 personas, dato que evidencia que Costa Rica no escapa de esta realidad.33 Si bien, la cifra del país no alcanza la magnitud de las de los vecinos centroamericanos, es una problemática vigente que debe atenderse, por lo que desde hace aproximadamente 30 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. 2012. Informe sobre el Hambre en el Mundo. Disponible en: http://www.fao.org/docrep/016/i2845s/i2845s00.pdf. 31 Ídem 32 TAU. 2011. Jornada TAU 2011: Una apuesta por el decrecimiento. El capitalismo o el engaño del desarrollo. Disponible en: http:// www.taufundazioa.org/themed/tau/files/docs/120/01/decrecimiento11.pdf 33 Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura. 2012. Informe sobre el Hambre en el Mundo. Disponible en: http://www.fao.org/docrep/016/i2845s/i2845s00.pdf. 64 A continuación se realiza una descripción de las principales acciones estatales presentes en la realidad nacional en los últimos diez años cuyo fin es, combatir la hambruna y alcanzar la seguridad alimentaria de nuestro país. 1. Creación de la Secretaría de la Política Nacional de Alimentación y Nutrición (SEPAN)35 en el año 2004; como una dependencia del Ministerio de Salud que busca integrar el sector salud, agropecuario y económico y cuya función es la formulación de políticas nacionales de alimentación y nutrición para garantizar la seguridad alimentaria nutricional, la producción y disponibilidad de los alimen34 Periódico La Prensa Libre. 10 de octubre de 2012. Hambre afecta a 200 mil personas en Costa Rica. Disponible en: http://www.prensalibre.cr/ pl/nacional/hambre-afecta-a-200-mil-personas-en-costa-rica.html 35 El artículo 4 del Reglamento de la Organización y Funcionamiento de la Secretaria de Política Nacional de Alimentación y Nutrición establece como funciones de la SEPAN las siguientes: a) Analizar e interpretar la información existente sobre la situación alimentaria y nutricional del país, b) Promover la formulación de la Política Nacional de Alimentación y Nutrición, compatibles con el Plan Nacional de Salud, c) Coordinar la Política Nacional de Alimentación y Nutrición con las Políticas Nacionales Agropecuaria e Industrial. Además, mantener en forma intersectorial estrecha coordinación con las actividades de Planificación, Programación y Ejecución del Plan Nacional de Desarrollo Económico y Social y sus programas y proyectos específicos y, d) Estimular la ejecución de los planes y proyectos que componen la Política Nacional de Alimentación y Nutrición. MS, MAG y MEIC. 2004. Reglamento de la Organización y Funcionamiento de la Secretaria de Política Nacional de Alimentación y Nutrición. Artículo 4. Disponible en: http://www.ministeriodesalud.go.cr/ gestores_en_salud/sepan/31714ms.pdf SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE tos, la nutrición preventiva y el desarrollo de una cultura alimentaria sana.36 Para lograr el cumplimiento de sus objetivos, la Secretaría cuenta con el apoyo de los Consejos de Seguridad Alimentaria y Nutricional (COSAN), los cuales lidera y que se constituyen en instancias de coordinación e integración a nivel local entre las contrapartes gubernamentales y la sociedad civil. Éstos se establecieron con el fin de brindarle sostenibilidad a las políticas y proyectos que la SEPAN diseña.37 2. El Plan Nacional de Alimentos38 del año 2008 que tiene como fin vincular e integrar una política de producción agrícola con el fortalecimiento de la red social; al promover y mejorar el ingreso de las personas más necesitadas, e incrementar por intermedio de la educación su misión de agente de movilización social; y, principalmente, garantizar la producción de arroz, frijoles y maíz para abastecer el mercado nacional y no depender de la importación de ellos.39 Pese a ser una excelente iniciativa nacional, la herramienta presenta un problema en cuanto requiere de una instancia que se dedique única y exclusivamente a coordinar y planificar las acciones intersectoriales para su correcta ejecución, dar el seguimiento respectivo; así como, vigilar el eficiente uso de los recursos presupuestados. A la fecha no se ha podido contar con esa exclusividad pues actualmente, esas funciones recaen en SEPSA sin que se le otorgue la partida económica necesaria para cumplir con las nuevas responsabilidades. Adicionalmente, al revisar detenidamente el documento, es posible percatarse que el mismo cuenta con serias deficiencias de precisión en aspectos que se convierten en esenciales para lograr una correcta ejecución del mismo, ya que carece del establecimiento de los mecanismos para determinar el cumplimiento de los objetivos planteados respecto a la disponibilidad de alimentos, el acceso a los grupos vulnerables, reducir el incremento de los niveles de pobreza y de aquellos necesarios para la coordinación interna con los grupos organizados de productores para abastecer el consumo nacional. De hecho, tal y como lo ha señalado la Contraloría General 36 MAG. 2011. Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Pág. 53. Disponible en: http:// www.mag.go.cr/bibliotecavirtual/ 37 Decreto Ejecutivo 31714 MS-MAG-MEIC. 38 Las instituciones que participan en este plan son: el Ministerio de Agricultura y Ganadería, el Instituto de Desarrollo Agropecuario, el Consejo Nacional de Producción, Servicio Fitosanitario del Estado, Servicio Nacional de Aguas Subterráneas, Riego y Avenamiento, Servicio Nacional de Salud Animal, Instituto Costarricense de Pesca y Acuicultura, Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria, Oficina Nacional de Semillas, Instituto Mixto de Ayuda Social y el Ministerio de Salud. También intervienen otras entidades como el Centro Agronómico Tropical de Investigación y Enseñanza, y la FAO. Las organizaciones de productores agropecuarios y adjudicatarios del IDA son beneficiarios del Plan. 39 SEPSA. 2008. Plan Nacional de Alimentos Costa Rica. Oportunidad para la Agricultura Nacional. Pág. IX. Disponible en: http://www.mag. go.cr/bibliotecavirtual/a00129.pdf de República (CGR), “este Plan no superó la dimensión cortoplacista ni sentó las bases para su sostenibilidad, ya que la planificación solo incorporó tres cultivos (arroz, frijoles y maíz) con metas a dos y tres años. No obstante, pese a no existir metas para otras actividades, se dispuso la compra de semillas en diversos cultivos tales como caña de azúcar, papa, cebolla, pastos, tomate y hortalizas, entre otras, que representaron el 65% de dichas compras para donación, a fin de solventar emergencias climáticas, desastres naturales o crisis que afectaron a esas actividades agropecuarias”.40 Por ello, para obtener los beneficios que una política de esta naturaleza le puede aportar al país, se requerirá de una revisión detallada del mismo con el fin de ajustarlo a las necesidades nacionales, incorporándole aquellos aspectos en los que hoy en día es deficiente. Aprovechando así, la inversión que se ha realizado en los últimos años. 3. Plan Nacional de Desarrollo (PND) 2011- 2014: “María Teresa Obregón Zamora”: tal y como se comentó ampliamente en el primer apartado de este documento, una política pública es una línea de acción que establece la administración para guiar; valga redundar, su accionar en el ejercicio del poder que le es encomendado popularmente. Siendo de particular relevancia el PND, por “constituirse en un instrumento fundamental para orientar un adecuado proceso de toma de decisiones, una racional asignación de los recursos y una ordenada gestión gubernamental”.41 Al analizar el contenido del PND de la administración Chinchilla Miranda, es posible verificar que dentro del mismo no se desarrolló un apartado particular referente al diseño e implementación de políticas orientadas a la atención de la hambruna presente en el país y garantizar la seguridad alimentaria nacional en general. Hecho que evidencia el poco interés que existe respecto a la materia en dicha administración, al incluir la temática solamente como un aspecto más dentro del combate a la pobreza, esfuerzo que resulta insuficiente. La única mención específica que se hace respecto a la erradicación del hambre es posible encontrarla en el capítulo 9 denominado “Objetivos de Desarrollo del Milenio (ODM)”42, al ser el primero de és40 Contraloría General de la República. 2011. Informe de los resultados del estudio sobre los programas y proyectos del Plan Nacional de Alimentos (PNA). Pág. 15 41 Gobierno de Costa Rica. 2011-2014. Plan Nacional de Desarrollo “María Teresa Obregón Zamora”. Disponible en: http://documentos.mideplan.go.cr/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/122fcd1c-53a7-47a7a0ad-84cac6f1d7b9/PND-2011-2014-Maria-Teresa-Obregon-Zam. Pág. 7. 42 Los Objetivos del Milenio, son 8 propósitos de desarrollo humano establecidos en el año 2000 por los 189 países miembros de la ONU que tratan problemas de la vida cotidiana considerados graves, que acordaron conseguirlos para el año 2015. Estos son: i) Erradicar la pobreza extrema y el hambre, ii) Lograr la enseñanza primaria universal, iii) Promover la igualdad entre los géneros y la autonomía de la mujer, iv) Reducir la mortalidad infantil, v. Mejorar la salud materna, vi. Combatir el SIDA, el paludismo y otras enfermedades, vii) Garantizar el sustento del medio ambiente y viii) Fomentar una asociación mundial para el desarrollo. Este 65 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 tos el de “Erradicar la pobreza extrema y el hambre”43; no obstante, estos objetivos son dispuestos por la ONU y no producto de una iniciativa nacional. 4. La Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo Rural Costarricense 2010- 202144; diseñada por el MAG con una proyección a los próximos 10 años se fundamenta en cuatro ejes temáticos, a saber: a. Competitividad b. Innovación y desarrollo tecnológico c. Gestión de los territorios rurales y agricultura familiar; y d. Cambio climático y gestión agroambiental. Ejes que fueron seleccionados con el propósito de incentivar la proactividad del sector agroalimentario nacional en el contexto comercial competitivo que existe en la realidad actual; no obstante, éstos deben hacerse acompañar de estrategias hermanas que permitan la mitigación de las problemáticas que arrastra el sector agropecuario nacional descrito previamente.45 La política fue diseñada para lograr mejorar las condiciones en las que viven los sectores vinculados a la producción agroalimentaria y alcanzar el desarrollo de las zonas rurales, aquellas en las que prevalece justamente este tipo de producción, “favoreciendo el encadenamiento productivo, que comprende una visión que trasciende el gobierno de esta administración y permite contar con una línea base de acción para obtener resultados a largo plazo mediante acciones desarrolladas conjuntamente a través de una alianza pública- pública para los próximos diez años”.46 Lo anterior debido a que, la hambruna es parte y resultado de un conjunto de debilidades estatales que requiere de acciones conjuntas de múltiples instituciones tales como el MAG, el COMEX y el Ministerio de Salud; entre otras, para lograr una atención efectiva del problema; ya que la misma está inserta en la estrategia nacional que comprende un conjunto de actividades planificadas para ejecutarse sistemáticamente en el tiempo y alcanzar el fin propuesto, tal y como lo indica la introducción de la política al afirmar último es el único que no tiene un plazo definitivo; lo cual implica que ya debe estarse cumpliendo. Organización de las Naciones Unidas. 2013. Podemos erradicar la pobreza. Objetivos de Desarrollo del Milenio y más allá del 2015. Disponible en: http://www.un.org/es/millenniumgoals/ 43 Ibíd. Pág. 104. 44 MAG. 2011. Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Disponible en: http://www. mag.go.cr/bibliotecavirtual/a00289.pdf 45 Para los efectos de esta política, el sector agroalimentario se entiende como el conjunto de actividades que comprenden: la producción primaria, procesos de transformación y comercialización que agregan valor a los productos agrícolas, pecuarios, acuícolas, pesqueros y otros productos del mar, alimentarios y no alimentarios, así como la producción y comercialización de insumos, bienes y servicios relacionados. 46 MAG. 30 de setiembre de 2010. Presentación de la Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Ministra de Agricultura y Ganadería de Costa Rica Gloria Abrahams. Disponible en: http://prensamag.blogspot.com/2010_09_01_ archive.html 66 que ésta, “sus acciones estratégicas e instrumentos se insertan en la estrategia de crecimiento económico y desarrollo social del país y le permiten al sector agroalimentario ser proactivo respecto de las posibilidades de cambio para encarar los principales desafíos en esta segunda década del siglo XXI”.47 Contempla el ideal de que nuestro país desarrolle una agricultura fundamentada en el conocimiento, que incluya encadenamientos productivos que permitan mayor valor agregado, resguardando y respetando el medio ambiente y facilitando la reducción de las brechas que existen entre el campo y la ciudad. 5. El Plan Nacional de Salud 2010 – 2021 que se constituye en el instrumento principal para la articulación de la rectoría del sector salud para darle respuesta a las necesidades de la población en materia de salud.48 Su creación implicó la realización de un estudio del contexto nacional referente al estado de la Seguridad Alimentaria en el país y se determinó que, respecto a la disponibilidad de alimentos, se mostraba una importante disminución en la producción de arroz, hortalizas y frijoles, por lo que la importación de ellos estaba registrando un alto crecimiento; no así, en lo referente a la producción de frutas frescas y la productos pecuarios que registran la tendencia a incrementarse.49 Dicho estudio también concluyó que el acceso a los alimentos se había visto limitado debido a la grave crisis financiera que se presentó en el mundo a partir del año 2008, lo que impactó necesariamente en los precios de los alimentos; contribuyendo al aumento en la incidencia de la pobreza debido a la limitación de la población para comprar los alimentos.50 6. La Política Nacional de Seguridad Alimentaria Nutricional (SAN) 2011 – 2021; impulsada por el Ministerio de Salud de Costa Rica e identificada como la principal en cuanto a la rectoría de la materia en los próximos 10 años por representar el mayor exponente en materia de políticas alimentarias para el país.51 Ésta cuenta con los siguientes ejes transversales: 1. “La Inocuidad: es la ausencia de contaminantes, adulterantes, toxinas y otras sustancias que puedan hacer nocivo el alimento para la salud. Engloba acciones encaminadas a garantizar la máxima seguridad posible de los alimentos. Las políticas y actividades que persi47 MAG. 2010. Política de Estado para el Sector Agroalimentario y el Desarrollo Rural Costarricense 2010- 2021. Disponible en: http://www. mag.go.cr/bibliotecavirtual/a00289.pdf 48 Ministerio de Salud. 2010. Plan Nacional de Salud. Pág. 5. Disponible en: http://www.ministeriodesalud.go.cr/index.php/sobre-el-ministerio/politicas-y-planes-en-salud/doc_view/964-plan-nacional-de-salud-2010-2021 49 Ibíd. Pág. 30 50 Ídem. 51 MAG. 2011. Política Nacional de Seguridad Alimentaria Nutricional (SAN) 2011 – 2021. Disponible en: http://www.paho.org/cor/index. php?option=com_docman&task=doc_view&gid=174&Itemid= SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE guen dicho fin abarcan toda la cadena alimenticia, desde la producción hasta el consumo. 2. Vigilancia Alimentaria y Nutricional: la vigilancia de la SAN es necesaria para la selección de las acciones y la asignación de los recursos; verificar su avance y el logro de resultados. Por lo tanto, incluye indicadores para identificar condiciones de riesgo y de las poblaciones prioritarias; monitorear el avance de las medidas de política o las acciones tomadas para mejorar la situación, determinar los cambios nutricionales y el efecto de los factores de riesgo sobre la población, así como evaluar la efectividad de las medidas tomadas. 3. Cambio climático: el recalentamiento produce notables cambios en las condiciones climáticas que afectan el sistema alimentario a nivel local, nacional y mundial, lo cual tiene repercusiones directas sobre la producción, la infraestructura de la distribución alimentaria, la incidencia de las crisis, los bienes y oportunidades para los medios de subsistencia y la salud humana, tanto en las zonas rurales como en las urbanas. 4. Atención a emergencias: en el contexto alimentario-nutricional, existen situaciones de emergencia en donde se produce una escasez de alimentos. Para dar respuesta a estos eventos es necesario disponer de reservas de alimentos, y dar prioridad al acceso de los mismos. Este tipo de situaciones pueden impactar negativamen- te el estado nutricional de la población, dependiendo de las condiciones de alimentación y nutrición que existan previamente”.52 Los cuatro aspectos son el reflejo de un trabajo realizado a través de un esquema de análisis y una formulación más integral. Inició con un estudio –objetivo de base estadística- para conocer la realidad y necesidades de la población, reconociendo el rol que aspectos externos pueden tener en la modificación del patrón de producción agropecuaria del país, por ejemplo el cambio climático53, la atención de emergencias que puedan generar la falta de bienes de consumo básico en el país (aspecto novedoso en una política pública del país); así como, los mecanismos de seguimiento y control para la continuidad de la política en el tiempo. Por todo lo descrito previamente y, considerando que dentro del Plan de Gobierno de la Administración Chinchilla Miranda, el tema de la Seguridad Alimentaria no se inclu52 Ibíd. Págs. 17 y 18. 53 El cambio climático es una modificación del clima con respecto al historial climático a una escala global o regional. Tales cambios se producen a muy diversas escalas de tiempo y sobre todos los parámetros meteorológicos: temperatura, presión atmosférica, precipitaciones, nubosidad, entre otras. Varios Autores. 11 de setiembre de 2013. Cambio Climático, Calentamiento Global y Efecto Invernadero. Disponible en: cambioclimaticoglobal.com. 67 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 ye expresamente; el desarrollo de esta política representa un importante avance en las acciones que lleva a cabo el Estado para combatir el hambre a través de instrumentos que evidencian un trabajo a favor de la modernización de un sector que es muy valioso para la economía nacional. No obstante, es importante resaltar que alcanzar los objetivos propuestos por cada uno de los instrumentos citados dependerá de una adecuada articulación y trabajo conjunto de todas las instituciones del gobierno. J. EL PROBLEMA DE LA INSEGURIDAD ALIMENTARIA Las principales causas de la inseguridad alimentaria y consecuentemente, de la desnutrición existente hoy en día que han sido identificadas por la FAO, son prioritariamente la desigualdad social, la pobreza, la falta de empleo, el bajo nivel de escolaridad, las inadecuadas condiciones de producción de alimentos (por ejemplo por el alto costo de los insumos y de la tecnología); así como, el alto costo de los alimentos para muchas familias con un limitado poder adquisitivo.54 La falta de apoyo gubernamental para las políticas agrícolas de carácter sostenible particularmente para Costa Rica, ha propiciado el incremento de la pobreza de la inseguridad alimentaria, principalmente en las áreas rurales, situación que ha incentivado la migración de esta población a los centros urbanos, sobresaturándolos sin que ello implique mejores oportunidades de acceso a los alimentos más si, un aumento de asentamientos urbanos precarios. En la última reunión del Sistema Económico Latinoamericano y del Caribe (SELA), se concluyó que la globalización y la urbanización han llevado a muchas personas a aceptar empleos inseguros y con salarios muy bajos; el hambre y la malnutrición en la región, no están vinculados principalmente a la escasez de alimentos, si no a un problema de acceso económico a los mismos, lo cual está directamente vinculado a la pobreza, a la capacidad para generar empleos y salarios dignos para toda la población.55 Adicionalmente, cabe mencionar que los cambios socioculturales acelerados de los últimos años impulsados por procesos como la apertura económica, han contribuido a que se modifique la dieta tradicional de alimentación en nuestro país y a nivel mundial, favoreciendo el aumento en el consumo de productos ricos en colesterol, sodio, azúcares y grasas saturadas; propiciando la malnutrición así como, la obesidad que también es un problema social que genera fuertes cargas al sistema de salud nacional. De acuerdo a datos de la FAO, pese a que Costa Rica ha logrado en los últimos años contar con una mejoría en el estado nutricional de los niños en edad preescolar (entre los 5 y 6 años de edad), a partir de este momento, se ha evidenciado una población escolar con so54 Periódico La Prensa Libre. 10 de octubre de 2012. Hambre afecta a 200 mil personas en Costa Rica. Disponible en: http://www.prensalibre.cr/ pl/nacional/hambre-afecta-a-200-mil-personas-en-costa-rica.html 55 Sistema Económico Latinoamericano y del Caribe (SELA). (2012). Conclusiones y recomendaciones Reunión de Consulta sobre Precio de los Alimentos y la Seguridad Alimentaria en América Latina y el Caribe. 68 brepeso (aproximadamente un 15%) de acuerdo con el índice de masa corporal (IMC)56 57 Adicionalmente, el control del sistema de alimentos internacional es actualmente liderado por las grandes empresas multinacionales y transnacionales, quienes imponen dietas y costumbres por encima de los patrones nacionales. La globalización y los acuerdos de libre comercio han facilitado que hoy en día los gobiernos nacionales cuenten con menos posibilidades de cubrir las necesidades básicas de la población. Situación que hace indispensable, el que los países se preocupen por desarrollar políticas a lo interno para buscar satisfactoriamente la seguridad alimentaria de la población. Los datos recopilados en la última encuesta nutricional de Costa Rica, aplicada por el Ministerio de Salud en coordinación con otras instituciones como lo son el Instituto Costarricense sobre Drogas (ICD), el Instituto Nacional de Estadística y Censo (INEC) y la C.C.S.S. entre los años 2008-2009, confirman que, pese a la alta influencia e incidencia que se tiene por parte de las grandes cadenas de comidas rápidas y cambios en las dietas a nivel internacional, la ruta que ha venido siguiendo de forma coordinada y en aplicación de los instrumentos antes mencionados, ha generado resultados satisfactorios. Lo anterior, debido a que en la misma se refleja que el consumo de energía por persona por día alcanza el 92% de las necesidades energéticas requeridas por el cuerpo humano para su correcto funcionamiento, principalmente a partir del consumo de arroz, azúcar de caña y las grasas y aceites.58 Igualmente, la encuesta permitió corroborar que el nivel proteínico de la población es satisfactorio, siendo estas aportadas en su mayoría por los grupos de carnes, lácteos y el arroz. El consumo de hierro que es una “sustancia indispensable para la formación de la hemoglobina, que es la encargada de transportar el oxígeno a todas las células del cuerpo. Además es junto con el oxígeno, el componente necesario para la producción de energía en la célula”59 se mantiene muy bajo, oscila entre el 65% y el 70%. Lo anterior es preocupante considerando que en los grupos de personas con mayor pobreza, el 50% de la población tiene anemia. Los principales alimentos fuentes de hierro que consumen los costarricenses son: los frijoles, los derivados del trigo (panes, galletas y pastas) y las carnes.60 Es por datos como el anterior y, con el fin de darle seguimiento a las políticas que ya se han incentivado por parte de 56 El Índice de Masa Corporal es la medida de asociación entre el peso y la talla de un individuo. Ministerio de Salud. 2010. Plan Nacional de Salud. Pág. 5. Disponible en: Http://www.ministeriodesalud.go.cr/index. php/sobre-el-ministerio/politicas-y-planes-en-salud/doc_view/964-plannacional-de-salud-2010-2021 57 FAO. Nutrición y Protección del Consumidor. Perfiles de nutrición por país-Costa Rica. Disponible en: http://www.fao.org/ag/agn/nutrition/ cri_es.stm 58 Ministerio de Salud. (2009). Encuesta Nacional de Nutrición Costa Rica 2008-2009. Disponible en: http://www.paho.org/cor/index. php?option=com_docman&task=doc_view&gid=67&Itemid= 59 Ibíd. 60 Ibíd. SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE nuestras autoridades (descritas previamente) que, dentro de las recomendaciones que se brindan a partir de la encuesta se mencionan las siguientes: a. “Iniciar un plan de acción integral en el que actúen los diferentes grupos sociales en el marco del Sistema de Producción Integral, que permita el abordaje desde un punto de vista proactivo de la obesidad en los diferentes grupos de población. Para esto, se requiere especialmente del apoyo de todos los medios de comunicación del país, para que en forma permanente y sistemática contribuyan en la implementación de un Plan de Medios para el logro de una mercadotecnia de la salud más efectiva. b. Fortalecer los programas de fortificación de alimentos de consumo popular y mantener los sistemas de vigilancia a nivel de producción, comercio y hogar. c. Velar por la disponibilidad y acceso de alimentos fortificados en la población principalmente para niños preescolares. d. Establecer un programa dirigido al mejoramiento del estado de salud de las mujeres adultas y ciudadanos de oro a fin de alcanzar, como mínimo, proporciones que ubique la anemia en un problema leve de salud pública. e. Realizar estudios complementarios que permitan identificar con mayor precisión los trastornos de conducta alimentaria, principalmente en jóvenes quienes son más vulnerables a presiones que imponen modelos de belleza no acordes con la realidad ni compatibles con la buena nutrición y salud.”61 Cada una de ellas es concordante y complementaria a los objetivos que se han establecido en las políticas diseñadas por Costa Rica y que fueron comentadas previamente en este apartado; sin embargo, es necesario realizar una evaluación de cada uno de ellos por parte de las autoridades gubernamentales con el fin de operativizarlas y convertirlas en acciones que permitan mantener y mejorar los beneficios que se han obtenido a partir de las acciones impulsadas los últimos años. LA SEGURIDAD ALIMENTARIA, LOS AA Y LOS TLC En términos generales, cada una de las acciones que ha llevado a cabo nuestro país en torno a este tema, le ha permitido contar con políticas públicas que se constituyen en el marco bajo el cual las autoridades nacionales han buscado alcanzar la seguridad alimentaria de Costa Rica. Lo anterior con miras a lograr ampliar la base productiva nacional, brindarles mayores oportunidades a los productores costarricenses, atraer mayor inversión, tanto nacional como extranjera y propiciar la generación de empleo de calidad para que los costarricenses tengan los recursos necesarios para producir y adquirir los bienes básicos de su alimentación. No obstante lo anterior, alcanzar dicho objetivo depende 61 Ibíd. no solamente de una política focalizada en dicho tema; considerando que somos parte de una realidad sistémica en la que todos los ámbitos del Estado deben coordinarse para trabajar conjuntamente con miras a obtener el bienestar integral de la población; lo que significa que, tal y como lo ha indicado la OMC, lograr esta meta supone desafíos relacionados con 6 aspectos que comprenden las políticas públicas62 a saber: 1. Paz 2. Fortalecimiento del poder adquisitivo de los pobres 3. Producción y distribución de alimentos más eficaces 4. Crecimiento y estabilidad suficiente del suministro de alimentos 5. Un mejor acceso y más seguro a ese suministro 6. Una disponibilidad suficiente de ayuda alimentaria, especialmente cuando hay una situación de emergencia Éstos, en mayor o menor medida, son influenciados por la actividad comercial, tanto interna como externa de un país, particularmente debido a que, dependiendo de cómo sea orientada por las autoridades gubernamentales, puede contribuir o no a la reducción de la pobreza, a mejorar el poder adquisitivo de las personas y a disponer de insumos para producir los bienes de consumo básico para alimentar a la población y con ello, propiciar la seguridad alimentaria en un país. Por ello, resulta relevante que las negociaciones comerciales que entabla un Estado estén coordinadas con los objetivos que el país tiene en todas las otras áreas de trabajo con el fin de alcanzar resultados que generen modificaciones importantes en favor de todos, tales como el crecimiento económico sostenido y mejores empleos, más allá de simplemente cumplir con metas aisladas que perjudiquen la estabilidad nacional y limiten la capacidad de las personas para comprar sus alimentos. Las buenas negociaciones llegan a significar una importante diferencia en la lucha contra la pobreza; más aún, para países subdesarrollados altamente dependientes de su producción agrícola, tanto para el consumo interno como para sus exportaciones, por lo que desarrollar políticas amparadas a una planificación nacional que permita alcanzar la eficacia en la producción y una buena distribución de los alimentos resulta particularmente esencial. Las condiciones climáticas, disponibilidad de tierras, condiciones naturales y formación agrícola tradicional de algunos Estados favorece la producción de bienes de consumo primario; aprovechar esas características y encausarlas correctamente para diseñar una estrategia de desarrollo nacional que permita una producción agrícola más eficiente y efectiva, lo suficientemente abundante para cubrir las demandas internas y al mismo tiempo, contribuir para que, aquellos que no cuenten con esa posibilidad, tengan acceso a los alimentos, representa una ventaja competitiva altamente significativa, que contribuye a mantener la estabilidad de la 62 FAO. 2000. Agricultura, Comercio y Seguridad Alimentaria: cuestiones y opciones para las negociaciones de la OMC desde la perspectiva de los países en desarrollo. Disponible en: http://www.fao.org/documents/ es/detail/58404 69 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 oferta y el acceso a ésta por parte de todas las personas. Así, cuando a lo interno del país se cuenta con una línea de acción que es acompañada de estrategias y políticas públicas a través de las cuales se incentiva el fortalecimiento de todos los sectores productivos, es posible negociar TLC y AA para ayudar a incentivar la apertura a nuevos mercados para que, países de tradición agrícola como el nuestro, intercambien sus productos con los industriales, en condiciones tributarias más favorables, permitiendo el posicionamiento de la imagen de la producción nacional; acceso a recursos económicos frescos, además de que otros Estados cuenten con la oferta alimentaria suficiente para abastecer a su población. Para lograr que los países trabajen conjuntamente y se complementen, es indispensable generar políticas públicas que vayan más allá de una simple apertura de mercados; el desarrollo de una red de fortalecimiento del motor productivo nacional, particularmente del sector agrícola, es una tarea que debe ser prioritaria para todos, un reto tanto para la comunidad internacional como para las autoridades nacionales. Las acciones que se llevan a cabo en los grandes organismos multilaterales; particularmente en el marco de la OMC, tal y como se evidenció en el apartado anterior, mediante las cuales se busca eliminar los desequilibrios en el sistema comercial, las subvenciones internas que limiten la libre circulación de los bienes en condiciones de igualdad y el acceso de los mismos por parte de muchos Estados, han resultado insuficientes. Los avances que se quieren y se necesitan todavía no se consiguen a pesar de la relevancia que alcanzarlos tiene para los países tercermundistas. Constantemente, los países desarrollados y los foros internacionales convocan a sesiones de trabajo para continuar negociando los mecanismos a implementar para reducir y eliminar los desequilibrios existentes, situación que evidencia una opinión generalizada respecto a que, lo que se ha logrado hacer hasta el momento ha tenido pocos efectos en cuanto a mejorar las condiciones de comercialización de los productos agropecuarios a nivel mundial en condiciones de igualdad. Los aranceles agrícolas siguen siendo aún más altos que los del sector industrial -casi seis veces más-63, ponderados en función del comercio exterior, pocos avances y tareas pendientes en el tema de mejorar el acceso a los mercados para las exportaciones agrícolas de los países en desarrollo, los contingentes arancelarios discriminatiorios y no transparentes, los problemas del aumento desproporcionado de los aranceles persisten (mencionado en el capítulo dos de este documento); así como, el que todavía las subvenciones a las exportaciones, particularmente de los países del primer mundo como EEUU, UE y Japón, son muy altas ya que se estima que rondan los 100 mil millones de dólares, un monto que es mucho mayor que todo el PIB de algunos países de ingresos medios.64 Ante esta realidad, no cabe duda que, antes de actuar y tomar decisiones relacionadas con el ámbito comercial, los 63 Ídem. 64 Ídem. 70 países; particularmente aquellos que están en vías de desarrollo como Costa Rica, deben evaluar cuáles son sus oportunidades y los riesgos que están asumiendo al establecer vínculos y negociaciones comerciales con otros países; esto debido a que solamente cuando se cuenta con un esquema interno de trabajo integral e inclusivo con proyecciones internacionales, es posible visualizar la liberalización del comercio y la seguridad alimentaria como realidades no contradictorias. Un TLC o un AA por sí solo es solamente una política aislada que no puede o debe percibirse como una estrategia de desarrollo nacional o la panacea para resolver los problemas que posee un país, aquellos que son producto de años de abandono por parte de la administración pública. Su rol es complementario al Plan Nacional de Desarrollo y no el plan en sí mismo. De igual forma, esa definición de objetivos, estrategias y metas para el accionar interno de un país, debe reflejarse en las posiciones que se defiendan en el contexto internacional, propiciando la búsqueda de un sistema comercial justo y orientado al mercado en el que se consideren realmente sus necesidades y condiciones particulares y específicas. Ya que, la globalización, la apertura comercial y el crecimiento demográfico hacen compleja la consolidación de una política alimentaria nacional si no se presentan circunstancias equitativas en el contexto mundial. Éstas se convierten en un aspecto indispensable para países como el nuestro que dependen de una oferta exportable que es la misma de muchos otros y muchas veces, países que producen a menores costos pues no deben pagar las cargas sociales que responsablemente establece nuestra legislación, tal es el caso de Filipinas, Tailandia, Malasia, Indonesia, China Continental, entre otros; situación que provoca distorsiones comerciales que repercuten en la estabilidad alimentaria nacional que no son propiamente resultado de la firma o la implementación de un TLC o un AA. Es responsabilidad de cada país revisar los términos en los que llevará a cabo una negociación de apertura de mercados, tomando en cuenta las posibles desventajas a las que se enfrenta, particularmente frente a aquellos países denominados desarrollados como lo son China, EEUU y la UE; Estados que disponen de políticas de protección a los pequeños y medianos productores imposibles de igualar por parte de los subdesarrollados, pese a que son éstos Estados los que más impulsan la eliminación de las distorsiones comerciales en el contexto multilateral. ASPECTOS A CONSIDERAR EN LAS POLÍTICAS ALIMENTARIAS La seguridad alimentaria es un tema transversal que abarca y requiere de la participación de múltiples actores para concretarse. Nuestro país ha realizado importantes avances en esta materia, tal y como se ha descrito en apartados anteriores; no obstante, se requiere perfeccionar y actualizar las herramientas disponibles haciéndolas más completas al considerar algunos aspectos claves que son SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE parte integral de este proceso. A continuación se hace una descripción de éstos. 1. Criterios definidos por la FAO Con el fin de combatir el hambre, la FAO ha indicado la necesidad de desarrollar programas nacionales que estén dirigidos a incrementar el acceso directo a los alimentos para los sectores de la población que son los más vulnerables y necesitados. Esto solamente es posible si se presentan los siguientes factores65: a. Fortalecimiento de la estructura de la economía alimentaria en su totalidad, b. Fortalecimiento especialmente del sector y producción agrícola, c. El uso y disponibilidad de tecnología que permita incrementar los niveles de competitividad de los bienes de producción nacional, d. Diversificación de la industria alimentaria para abastecer el mercado nacional y en la medida de lo posible, el externo, e. Expansión y diversificación de mercados y el consumo, f. Gestión de riesgos y apoyo a los grupos más vulnerables para permitir su recuperación, buscando aquellas opciones que permitan promover la seguridad alimentaria a largo plazo a través de la agricultura y un desarrollo rural que sea sostenible. Factores que se fundamentan en los siguientes principios66: a. Atención a la seguridad alimentaria: busca garantizar que los objetivos relacionados con la seguridad alimentaria se incorporen en las estrategias nacionales para reducir la pobreza y sus repercusiones en el país, subnacionales, en cada uno de los hogares y en las personas; además de, hacer énfasis en la reducción del hambre y la pobreza extrema existente con miras a alcanzar un desarrollo nacional más equitativo. b. Promoción de un crecimiento agrícola y rural sostenible y de amplia base: fomentar el desarrollo ambiental y socialmente sostenible como piedra angular del crecimiento económico. c. Atender el ámbito rural en su totalidad: considerar, además de la producción agrícola, las oportunidades de obtener ingresos complementarios fuera de la finca. d. Atención a las causas fundamentales de la inseguridad alimentaria: promover el aumento de la productividad, el acceso a los recursos, la tenencia de la tierra, la remuneración de la mano de obra y la instrucción. e. Atención a las dimensiones urbanas de la inseguridad alimentaria: tratar los factores singulares que determinan el aumento de la pobreza e incrementar la disponibilidad y acceso alimentario, promoción del mercado, gestión de los recursos naturales y acceso a los servicios básicos. f. Atención a cuestiones transversales: tener en cuenta las 65 Ídem. 66 Stamoulis, K., Zezza, A. (2003) A Conceptual Framework for National Agricultural, Rural Development, and Food Strategies and Policies. ESA Working Paper No. 03-17 políticas y cuestiones nacionales e internacionales que repercuten en la ejecución y los resultados, incluidas la reforma del sector público y la descentralización, la paz y la seguridad, el comercio y las reformas de las políticas macroeconómicas. g. Fomento de la participación de todas las partes interesadas en el diálogo que conduce a la elaboración de estrategias nacionales: para asegurar un amplio consenso en las cuestiones, los objetivos y las soluciones. Para lograr reducir el hambre es indispensable que exista un compromiso a largo plazo con la integración de la seguridad alimentaria y de la nutrición en las políticas y programas públicos del país. Costa Rica debe procurar mantener la actividad agrícola en un lugar prioritario dentro del PND, a través de reformas amplias y mejoras en la inversión pública apoyadas por medidas de protección social sostenibles, con el fin de lograr reducciones importantes de la pobreza y la estabilidad alimentaria nacional. 2. Agricultura familiar La agricultura familiar, definida como “una forma de vida y una cuestión cultural, que tiene como principal objetivo la reproducción social de la familia en condiciones dignas, donde la gestión de la unidad productiva y las inversiones en ella realizadas es hecha por individuos que mantienen entre sí lazos de familia, la mayor parte del trabajo es aportada por los miembros de la familia, la propiedad de los medios de producción (aunque no siempre de la tierra) pertenece a la familia, y es en su interior que se realiza la transmisión de valores, prácticas y experiencias”67, ámbito de producción nacional que no cuenta con amplio apoyo gubernamental a pesar de ser una de las formas de subsistencia para muchos en el país. Dentro de las prioridades que definan los gobiernos costarricenses en el mediano y largo plazo, se requiere el establecimiento de un mayor apoyo de carácter inaplazable; a través de los subsidios de tipo “caja verde” (ampliamente definidos en el capítulo anterior del documento); particularmente, por medio del desarrollo de capacitaciones, por parte de instituciones como PROCOMER, a los miembros de los grupos familiares que son dependientes de esta actividad con el fin de facilitar la adecuación de la producción a la zona, clima y diversidad requerida en los mercados nacionales y extranjeros; cumpliendo con los estándares de calidad requeridos para que los bienes puedan competir satisfactoriamente frente a las grandes distribuidores de las frutas y hortalizas como Wallmart- Hortifrutti y Pricesmart , entre otras; para así, propiciar la subsistencia de todas estas familias y acortar las distancias comerciales. 3. La igualdad de género Tal y como se mencionó en el capítulo anterior, en Cos67 Universidad Nacional del Centro de la Provincia de Buenos Aires. (2011). ¿Qué es la Agricultura Familiar?. Disponible en: http://www. extension.unicen.edu.ar/economiasocial/?p=90. 71 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 ta Rica todavía son muchas las familias que dependen de la actividad agrícola para su subsistencia; particularmente en las áreas rurales del país, zonas en las que las mujeres tienen un rol trascendental, aspecto que debe ser considerado ampliamente en la planificación de políticas para la agricultura familiar con el fin de que se les facilite así, tener un mayor acceso a las fuentes de trabajo, recursos productivos, los mercados y los servicios en la agricultura. De acuerdo a lo indicado por la FAO en el informe sobre “Estado Anual sobre la Agricultura y la Alimentación 2013”, la brecha de género que existe en sector agrícola conlleva grandes problemas, a la mujer se le excluye en gran medida de estas labores; lo cual supone un obstáculo a su productividad y reduce sus contribuciones al sector y al logro de los objetivos más generales de desarrollo económico y social. El cierre de la brecha de género en la agricultura redundaría en beneficios considerables para la sociedad pues permitiría aumentar la productividad agrícola, reducir la pobreza y el hambre así como fomentar el crecimiento económico.68 Adicionalmente, dicho informe indica que “Si las mujeres en las zonas rurales tuvieran el mismo acceso que los hombres a la tierra, la tecnología, los servicios financieros, la educación y los mercados, se podría incrementar la producción agrícola y reducir entre 100 y 150 millones el número de personas hambrientas en el mundo”69, planteamiento que reafirma la necesidad de crear, desde los espacios gu68 FAO. (2013). Estado Anual sobre la Agricultura y la Alimentación 2012- 2013. Disponible en: http://www.fao.org/docrep/018/i3300e/ i3300e00.htm 69 Ídem 72 bernamentales, los mecanismos necesarios para asegurar y propiciar una verdadera equidad de género a nivel laboral y en cuanto al acceso a los servicios en ámbito de la agricultura. Para ello, resulta indispensable realizar los estudios para obtener una “radiografía” de la situación particular de las mujeres dedicadas a esta actividad con el fin de generar las políticas públicas y su respectivo seguimiento para alcanzar esta igualdad y así, beneficiar la economía y seguridad alimentaria de Costa Rica. Cabe mencionar que, además de propiciar la igualdad de género en el ámbito laboral, el Estado debe tener entre sus prioridades, alcanzar una mayor equidad e igualdad en todos los ámbitos sociales, de tal forma que se propicie el acceso económico a la mayor parte de la población; ya que, a mayor poder adquisitivo, mayor capacidad de acceso a los alimentos, lo que consecuentemente se constituye en un aliciente para alcanzar la seguridad alimentaria sostenible para los costarricenses y más incentivos para la producción agrícola. Se debe entonces facilitar la disposición de la tierra, el acceso a facilidades económicas para invertir en las tierras y la producción, el acceso a conocimientos técnicos y aumentar el valor de sus recursos y productos para mejorar sus ingresos reales. El libre comercio solo podrá ser positivo en la medida en la que los Estados se preocupen por generar las políticas públicas correctivas para ir llenando los vacíos existentes con el fin de proteger a los sectores más vulnerables de la población. Algunos aspectos requieren de una mayor reflexión, entre ellos cabe mencionar:70 70 Ídem SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE a. Determinar planificada y claramente las etapas en las que se llevarán a cabo las reformas internas, ya que, los países subdesarrollados necesitan un acceso suficiente a los mercados para colocar los productos de sus exportaciones, para contar con recursos suficientes para importar los alimentos necesarios incluso si éstos suben de precio. b. Estabilizar los precios internos en las economías que están expuestas a las variaciones de precios del mercado mundial permitiendo la aplicación de salvaguardias, políticas reguladoras como los aranceles variables o bandas de precios para evitar un gran impacto de las variaciones mundiales. c. Desarrollar políticas de ajuste interno que permitan al país desempeñarse satisfactoriamente en los mercados externos independientemente de la existencia de trato diferenciado a nivel internacional. Considerando que la inseguridad alimentaria es un problema de magnitud mundial, es fundamental que en las nuevas rondas de negociación que se lleven a cabo en los foros internacionales tales como la OMC, se coloque este tema como una prioridad, propiciando el alcance de acuerdos más justos y más sensibles a las preocupaciones y limitaciones de los países en desarrollo que fomenten una mejor distribución de la riqueza, igualdad y equidad. El crecimiento es una de las mejores medidas contra la pobreza por lo que, los países en desarrollo deberían apuntar a que su sector agropecuario y la economía en general, crezcan lo más rápidamente posible. Por lo tanto, obtener la seguridad alimentaria requiere de una cadena compleja de acciones que, tal y como se evidenció a partir de lo expuesto previamente, requiere de voluntad política, de un trabajo conjunto y coordinado que debe ser constante y bien direccionado. Pese a qué Costa Rica ha registrado importantes avances en este sentido comparativamente dentro de la región Centroamericana, no puede conformarse con esa realidad para justificar la exclusión o minimizar la relevancia de esta temática dentro de su agenda nacional. Se necesita entonces, de un compromiso político de todas aquellas instituciones vinculadas, en mayor o menor medida con la agricultura nacional, que favorezca el desarrollo de acciones tendientes a fortalecer la industria agroalimentaria costarricense, con miras al alcanzar estándares de calidad competitivos en los mercados para incentivar la producción agrícola y la disponibilidad de recursos económicos para que la mayor cantidad de familias en el país tenga acceso, al menos, a una dotación básica de alimentos al día y con ello, consolidar la seguridad alimentaria del país. CONSIDERACIONES FINALES Es indispensable estar consciente de que actualmente se está ante una realidad internacional compleja, en la que se desarrollan múltiples relaciones entre los países que exceden al ámbito netamente comercial; éstas, han dado origen al establecimiento de nuevos procesos de integración y recursos legales de carácter supranacional para regularlas y hacer que se lleven a cabo con mayor equidad e igualdad. Costa Rica, no está ajena a este contexto, por ende, como país ha tratado de participar activamente en él y posicionarse ante los demás países con una imagen de competitividad y excelencia que le permita atraer nueva inversión y alcanzar un mayor desarrollo nacional. El sector agrícola se ha caracterizado a nivel internacional por ser uno de los más resguardados y con mayor cantidad de distorsiones comerciales. La aplicación de políticas arancelarias y no arancelarias, así como el otorgar subsidios a los productores por parte de los países mejor posicionados en la producción y comercialización de productos agrícolas, ha generado disparidades en los intercambios comerciales y limitaciones a los países de escasos recursos que no cuentan con la posibilidad de otorgarle las mismas facilidades a los productores agrícolas nacionales. La agricultura costarricense afronta fuertes problemáticas, entre ellas destacan la falta de compromiso gubernamental, escasez de recursos económicos y tecnológicos, entre otros, que se han experimentado a través del tiempo. Los productos agrícolas han perdido importancia relativa en la composición de la oferta exportable nacional, pese a ser hoy en día una de las principales actividades productivas del país, espacio que ha sido ocupado por la producción industrial. A partir de la década de los años ochenta del siglo XX, como resultado de la crisis política y económica vivida por los países centroamericanos; el sector agrícola nacional experimenta fuertes reducciones presupuestarias y la aplicación de medidas restrictivas, entre ellas, la eliminación de subsidios y subvenciones públicas, la redirección de fondos a la actividad industrial y el aumento en los precios de los insumos importados que incrementan los costos de producción y obligan a muchos productores agrícolas a migrar de las zonas rurales a las urbanas, hechos que ocasionan desbalances en la producción agrícola que no se han logrado estabilizar a pesar de los años. Las últimas administraciones nacionales se preocupan por desarrollar políticas cuyo objetivo es incrementar la competitividad del sector agrícola, buscar consolidar la seguridad alimentaria nacional, apoyar el desarrollo de las zonas rurales, aumentar la eficiencia del andamiaje institucional estatal con implicaciones en la agricultura nacional, estabilizar y consolidar la seguridad alimentaria nacional así como mejorar la calidad de vida de los productores agrícolas; no obstante, los esfuerzos no han alcanzado para solventar los problemas que les aquejan desde hace más de tres décadas. Las malas políticas aplicadas a la agricultura, han dado como resultado el deterioro de la actividad, la realidad del sector y las necesidades que presenta, exceden los Acuerdos de Libre Comercio. Tal y como se mencionó previamente, un tratado no puede concebirse como la solución a los problemas originados por el abandono gubernamental través del tiempo. Los agricultores costarricenses son conscientes de las carencias que experimentan, situación que los ha llevado en repetidas ocasiones a manifestarse en contra de los AA y los TLC ante la ausencia de recursos y apoyo para competir exi73 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 tosamente en los mercados externos. A pesar de la firma de varios Acuerdos de esta naturaleza por parte de Costa Rica, las condiciones del sector agropecuario nacional no han cambiado grandemente; lo que permite dilucidar que, las deficiencias que presenta para hacerle frente a los retos asumidos por el país son aún muy grandes. En caso de no modificarse la situación de los productores agrícolas nacionales, se van a seguir acumulando tratados sin aprovechar realmente la potencialidad que cada uno de ellos puede brindar. A lo interno del país, es necesario que se establezcan los lineamientos de una política de producción nacional que permita identificar cuáles son los productos en los que realmente se puede ser competitivo y no tratar de ubicar recursos financieros para subsidiar todos los cultivos agrícolas existentes y, evitar así el colaborar con el despilfarro de los fondos, la restricción del desarrollo de la actividad y más aún, el comprometer el acceso a los alimentos por parte de los costarricenses. Es de vital trascendencia que los negociadores costarricenses conozcan la capacidad productiva para que en las negociaciones se evidencien los intereses de los agricultores costarricenses sin comprometer su supervivencia ante el ingreso de competencia a Costa Rica; así como, la seguridad alimentaria de la que se disfruta actualmente con miras a su consolidación. Mantener relaciones comerciales con países del primer mundo, con consumidores de alto poder adquisitivo, favorece a los sectores productivos nacionales, al permitir que sus productos sean conocidos por consumidores externos y, al mismo tiempo, propiciar el ingreso de divisas al mercado nacional. Los TLC son instrumentos útiles para propiciar el bienestar de los sectores productivos; no obstante, éstos deben concebirse como un elemento más de la estrategia de desarrollo nacional, pues permiten el ingreso de divisas que pueden ser utilizadas para invertir en ellos e incrementar su competitividad; no obstante, para que se pueda realmente aprovechar las ventajas que ofrecen, los negociadores deben conocer de cada uno de ellos para defender sus intereses y obtener las mejores condiciones de intercambio, pues no se trata de negociar tratados por el simple hecho de hacerlo, se requiere la elaboración de un programa integral que proporcione recomendaciones concretas y aporte opciones para afrontar los problemas que les aquejan. Dadas las condiciones nacionales, es posible plantear las siguientes recomendaciones para las futuras negociaciones comerciales que entable Costa Rica con el fin de firmar acuerdos de libre comercio satisfactorios para los productores nacionales y en pro del alcance de la seguridad alimentaria: a. Se requiere la apertura de espacios de diálogo entre los diversos Ministerios e instituciones gubernamentales para facilitar el intercambio de información; particularmente, en el caso del sector agrícola, entre el COMEX y el MAG y así, lograr trabajar en posibles escenarios para definir posturas a asumir de acuerdo con los planteamientos de la contraparte; 74 de tal forma, se limita la posibilidad de improvisar o tener que ceder ante el desconocimiento de la realidad del sector productivo nacional. b. Idear los mecanismos legales necesarios que le atribuyan responsabilidad a los negociadores sobre su actividad. En cada una de las negociaciones que llevan a cabo se comprometen los intereses nacionales y el bienestar del país; no obstante, actualmente no existen sanciones para desaprobar un mal desempeño o conducta del personal nacional; dicho aspecto reduce la credibilidad de ellas e impide que se asuma el compromiso sobre los actos que realizan en nombre del país. Entiéndase un sistema de rendición de cuentas efectivo que les permita asumir responsabilidades por el ejercicio de su labor c. El gobierno debe trabajar de la mano con el sector privado. Es muy importante el permitir que personal técnico, conocedor de la materia, se siente en la mesa de negociación con los funcionarios estatales que tienen a su cargo la defensa de la postura nacional para que sean ellos los que direccionen la aceptación o no de las ofertas planteadas por la contraparte. El sector privado puede colaborar con información y datos relevantes que contribuyan a no comprometer los intereses nacionales y no deteriorar la condición de los productores nacionales. Si bien existen limitaciones para que sean parte de la delegación, se les debe abrir un espacio real como oyentes o participantes activos de los cuartos adjuntos para que puedan aportar en el desarrollo del proceso. d. COMEX debe preocuparse por profesionalizar la carrera de negociación a nivel nacional tal y como se ha hecho con el servicio exterior. En Costa Rica existen profesionales altamente capacitados para encabezar estos procesos que pueden resultar de gran ayuda y aporte, de esa forma, se favorece la movilización de los representantes nacionales y se fomenta una mayor especialización de conocimiento en cada uno de los mercados. Se requiere una mayor profundización en las diversas temáticas que componen un proceso de negociación de un acuerdo comercial en pro del beneficio de los productores nacionales. Actualmente se utiliza un esquema prácticamente inmóvil de negociadores y eso no es sano para el ejercicio de la labor. e. Resulta importante que COMEX se preocupe por conocer la realidad nacional de los subsectores que conforman la agricultura nacional para traducir las necesidades del sector en un acuerdo comercial; su labor no es la de interpretar, más bien se constituye en un comunicador de las necesidades de la agricultura nacional para que ellas se evidencien en los tratados y contribuyan con el desarrollo nacional, consecuentemente, que no se perjudique la seguridad alimentaria de los costarricenses. f. Fomentar la presencia de una mayor coordinación entre las instituciones vinculadas con la agricultura nacional de tal forma que, se pueda conformar una visión clara respecto a cuáles son las necesidades específicas de cada sector y éstas se consideren a la hora de diseñar las políticas para cada uno de ellos. g. Incentivar el ingreso de recursos frescos para dotar al SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | ECONOMIA INTERNAZIONALE sector agrícola nacional de las facilidades requeridas para competir en el mercado internacional, que permitan incrementar su competitividad. h. Propiciar las modificaciones requeridas en la plataforma de exportación del país y asumir de la mejor manera el cumplimiento de los acuerdos alcanzados en los TLC y AA vigentes actualmente y los que están por concretarse y con ello, lograr incrementar la competitividad nacional. i. El sector agrícola necesita un interlocutor fuerte, se requiere el nombramiento de un Ministro que conozca y defienda los intereses del sector, que luche por la asignación de partidas económicas que propicien el desarrollo de programas de capacitación y modernización de la agricultura nacional para favorecer el desarrollo de la actividad. Hay que fortalecer el Ministerio, darle voluntad y carácter de decisión propio y efectivo para resguardar a los productores nacionales, reestructurarlo, simplificarlo para que se especialice en aquello en lo que puede ser realmente funcional. Finalmente, los resultados que puedan generar todos los tratados y el Acuerdo de Asociación con la UE, dependen de la capacidad de los sectores productores para aprovechar las oportunidades que ofrecen y el apoyo institucional que reciban. Los Acuerdos comerciales que posee Costa Rica son congruentes con la política de inserción de Costa Rica en el comercio internacional y responden a la realidad del contexto internacional; sin embargo, es necesario que la negociación y aplicabilidad de los mismos vaya de la mano del resguardo de la seguridad alimentaria para los costarricenses. BIBLIOGRAFÍA Entrevistas · Entrevista abierta realizada a Franklin Charpentier Arias Coordinador del Área Política Agropecuaria y Rural de la Secretaria Ejecutiva de Planificación Sectorial Agropecuaria. (jueves 19 de abril de 2007). Secretaria Ejecutiva de Planificación Sectorial Agropecuaria. 9:00 AM. San José, Costa Rica. (Se utilizará todo el material recopilado en la entrevista) · Entrevista abierta realizada a Giovanni Masis Presidente de la Corporación Hortícola Nacional. (jueves 10 de mayo de 2007). Corporación Hortícola Nacional, Cartago. 2:00 PM. Cartago, Costa Rica. (Se utilizará todo el material recopilado en la entrevista). · Entrevista abierta realizada a la Licda. 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(2003) ¿Verdaderamente es tan bueno para Costa Rica el TLC con Canadá? San José: Autor (El documento consta de 4 páginas, todas ellas con argumentos e información necesaria para el 75 ECONOMIA INTERNAZIONALE | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 desarrollo de la investigación.) · Documentos G/AG/N/CAN/49 y G/AG/N/CAN/53 de la OMC, de 22 de noviembre de 2002 y 13 de mayo de 2005, respectivamente. · Documento G/AG/N/CAN/62 de la OMC, de 2 de mayo de 2006. · OMC. (2006). Informe sobre el comercio mundial 2006. · OMC. (2007). Entender la OMC. 3a edición. Ginebra; editorial publicaciones de la OMC. Pág. 26, 28 y 30. · OMC. (2007) Examen de las políticas comerciales Informe de la Secretaría. CANADÁ. Órgano de examen de las políticas comerciales, Organización Mundial del Comercio WT/TPR/S/179. Pág. 30, 31 y58. · OMC. Parte XI, Artículo 17.-Comité de Agricultura. Acuerdo sobre la Agricultura. · OMC. (2004). Compartimientos verde, ámbar, rojo y azul. 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Questo risultato fondamentale della Teoria dei Numeri fu provato per la prima volta nel 1796 dal diciannovenne Gauss, il quale ne rimase così affascinato che, successivamente, lo definì Theorema Aureum. Inoltre vengono preliminarmente presentati e approfonditi contenuti e aspetti teorici che contestualizzano la dimostrazione proposta. Parole chiave: Residui quadratici, involuzioni di un gruppo, teorema di reciprocità quadratica 1 Introduzione Sia dato il polinomio f x 2 3 . Decomponiamo i valori assunti da f nei numeri naturali 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 nel prodotto di numeri primi. Si ottiene: f(1)=-2, f(2)=1, f(3)= 6=23, f(4)=13, f(5)= 22=2 11, f(6)=33=3 11, f(7)=46=2 23, f(8)= 61, f(9)=78=2 3 13, f(10)=97. Esiste qualche condizione soddisfatta da tutti i primi di queste decomposizioni e, più in generale, dai primi che si ottengono applicando il procedimento a tutti i numeri naturali? Il problema precedente si traduce ovviamente nella ricerca di un insieme S di numeri primi tale che per ogni primo p S esiste un intero n per cui p è un divisore di n2 3 . Sicuramente l’ambito più adatto dove inquadrare ed affrontare il problema è l’aritmetica modulare, un settore della teoria dei numeri sistematizzato per la prima volta nel 1801 da Gauss (1777-1855) nell’opera Disquisitiones Arithmeticae. Punto di partenza di tale teoria è la definizione di un’opportuna relazione di equivalenza nell’anello Z dei numeri interi, detta congruenza modulo m. Precisamente, fissato un numero intero m, se a, b Z , si dice che a è congruo a b modulo m, e si scrive a b(mod m ) , se m è un divisore della differenza a-b. Se aZ, si ha subito che la classe di equivalenza [a]m di a rispetto alla congruenza modulo m è l’insieme 81 MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 [a]m {a tm | t Z } . Essa prende il nome di classe dei resti modulo m di a. Denotiamo con Z m l’insieme quoziente di Z rispetto alla congruenza modulo m. Per evitare casi banali, supponiamo che m 1 . Quanti sono gli elementi di Z m ? Per rispondere a tale domanda, osserviamo che se a Z , allora la divisione euclidea assicura che esistono degli interi q ed r tali che a qm r , con 0 r m . Ne segue che [a ]m [r ]m . Pertanto Z m è costituito dagli elementi [0]m , [1]m ,, [m 1]m . D’altra parte, essendo questi ultimi a due a due distinti, risulta che Z m ha ordine | Z m | uguale a m. Il fatto interessante che Gauss mostrò è la possibilità di istituire un’aritmetica (finita) tra le classi dei resti modulo m. Infatti la congruenza è compatibile con l’addizione e la moltiplicazione, cioè se a, b, c e d sono degli interi tali che a b(mod m ) e c d (mod m ) , allora a c b d (mod m ) e ac bd (mod m) . Ciò permette di definire un’addizione ed una moltiplicazione in Z m ponendo: [a]m [b]m [a b]m e [a]m [b]m [ab]m , per ogni [a]m , [b]m Z m . Con queste operazioni l’insieme Z m acquista (al pari di Z) la struttura di anello commutativo unitario, e vien detto anello degli interi modulo m. Inoltre ricordiamo che il gruppo degli elementi invertibili di Z m , che nel seguito sarà denotato col simbolo Z m* , è costituito da tutte e sole le classi [a]m tali che a e m sono coprimi. Infine si vede facilmente che Z m è un campo se e solo se m è un numero primo. Per ulteriori approfondimenti relativi all’aritmetica modulare e ad altre nozioni introdotte nel corso dell’articolo, il lettore può fare riferimento, tra tanti, ad uno dei testi [13] o [14]. Il problema iniziale nel linguaggio dell’aritmetica modulare si può dunque tradurre nella ricerca dei primi p, tali che l’equazione congruenziale x 2 3(mod p ) ammette qualche soluzione. Per evitare casi banali, si può supporre che p sia diverso da 2 e da 3. Lo studio delle equazioni congruenziali quadratiche portò Gauss ad introdurre nella Sezione IV delle sue Disquisitiones la nozione di residuo quadratico, che è alla base del Theorema Aureum, uno dei risultati più importanti e belli della Teoria dei Numeri, noto anche come Teorema di Reciprocità Quadratica, che, enunciato da Eulero [3] nel 1744 e da Legendre [8] nel 1785, fu dimostrato per la prima volta dal diciannovenne Gauss nel 1796, come si evince dal suo Diario matematico (cfr. [16], pp. 28-29). Siano a un intero e p un primo dispari che non divide a. Si dice che a è residuo quadratico modulo p se esiste un intero b tale che b 2 a(mod p) . In altre parole, [a] p è un quadrato nel campo Zp delle classi dei resti modulo p. Per indicare che a è residuo quadratico modulo p si scrive: a 1 . p Se ciò non accade, si scrive: a 1 . p La precedente notazione fu introdotta da Legendre [9] nel 1798. 2 82 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA Sia [a] p Z *p un quadrato, ossia esista un elemento [b] p Z *p tale che [b]2p [a ] p . L’equazione x 2 [a ] p ha al più due radici nel campo Z p , sicché [a] p ha esattamente due radici quadrate [b] p . Pertanto, per determinare i quadrati in Z *p , basta p 1 , poiché ciascuno degli altri interi 2 fino a p 1 sarà congruo a b , per qualcuno dei b precedenti. Infine osserviamo che calcolare i quadrati b2 modulo p, per b 1,2,, l’insieme dei residui quadratici modulo p costituisce un sottogruppo di Z *p . Facciamo qualche esempio. (1) Poiché [2 ]72 [4 ]7 e [3]72 [2]7 , allora 1 2 4 1. 7 7 7 (2) Un intero positivo a è residuo quadratico modulo 3 se e solo se a 1(mod 3) . In Z 3 c’è un solo quadrato, la classe [1]3 ; infatti risulta 12 1(mod 3) e 2 2 1(mod 3) . Pertanto ( a / 3) (1 / 3) 1 se e solo se a 1(mod 3) (e quindi, ( a / 3) ( 1 / 3) 1 se e solo se a 1(mod 3) ). La legge di reciprocità quadratica afferma che se p e q sono numeri primi dispari distinti, allora p è residuo quadratico modulo q se e solo se q è residuo quadratico p 1 q 1 modulo p, purché il prodotto sia pari. Nel caso in cui tale prodotto è 2 2 dispari, allora p è residuo quadratico modulo q se e solo q non è residuo quadratico modulo p. In forma simbolica risulta: p 1 q 1 2 2 p q (1) q p . Nelle Disquisitiones Arithmeticae Gauss chiama questo teorema, la cui dimostrazione lo impegnò per circa un anno, theorematis fundamentalis e fu così orgoglioso della scoperta che, successivamente, definì il risultato Theorema Aureum e fornì di esso altre 7 dimostrazioni. Come ha osservato lo storico della matematica Klein (cfr. [6], p. 714), il desiderio di scoprire cosa stesse dietro la legge e di derivarne le molte implicazioni è stato un tema chiave nelle ricerche successive al 1800 e ha condotto a importanti scoperte. Difatti sono state fornite numerose dimostrazioni della legge di reciprocità quadratica. Si pensi che Lemmermeyer, in un libro pubblicato nel 2000 (cfr. [10]), ne cita ben 196. Una delle più semplici dimostrazioni del Theorema Aureum fu pubblicata da Rousseau [15] nel 1991. Alla base del suo ragionamento vi sono essenzialmente due idee. La prima consiste nel calcolare il prodotto degli elementi del gruppo abeliano Z *p in due modi diversi e nel confrontare i risultati ottenuti. E’ interessante ricordare che già nel 1928 Dirichlet [2] ricorse a tale stratagemma per dimostrare alcuni classici risultati di teoria dei numeri, come il Teorema di Wilson, il Piccolo Teorema di Fermat e il 3 83 MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Criterio di Eulero sui residui quadratici (sebbene egli non facesse esplicito riferimento alla struttura gruppale di Z *p ). La seconda riguarda l’uso del cosiddetto half system modulo p, cioè un sistema di rappresentanti di laterali del gruppo quoziente Z *p / [1] p , per dirla con il linguaggio della teoria dei gruppi. In altre parole si tratta di un sottoinsieme {[a1 ] p , [a2 ] p ,, [a( p 1) / 2 ] p } di Z *p tale che ogni [a] p Z *p è uguale esattamente ad uno fra i [ ai ] p . Questa nozione fu utilizzata nella terza e nella quinta dimostrazione di Gauss attraverso il classico Lemma di Gauss (cfr. [10], Lemma 1.10). Il nucleo centrale della dimostrazione di Rousseau è rappresentato dal Teorema Cinese del Resto (cfr. [14], 3.8). Tale risultato assicura che se a, b, m e n sono degli interi, con m e n coprimi maggiori di 1, allora le equazioni congruenziali x a (mod m ) e x b(mod n ) ammettono almeno una soluzione comune. Ne segue che l’applicazione f : [ x] pq Z *pq ([ x] p , [ x]q ) Z *p Z q* è un isomorfismo di gruppi. Nel suo ragionamento Rousseau considera il gruppo quoziente Z *pq / [1] pq e la sua immagine Z *p Zq* / ([1] p , [1]q ) attraverso il precedente isomorfismo. Poi calcola il prodotto degli elementi di Z *pq / [1] pq e ciò che tale prodotto diventa in Z *p Zq* / ([1] p , [1]q ) . Successivamente si confronta quanto ottenuto col prodotto degli elementi di Z *p Zq* / ([1] p , [1]q ) e, come il coniglio dal cilindro, spunta fuori il Theorema Aureum. In questo articolo forniremo una rielaborazione della dimostrazione di Rousseau. A tale scopo saranno considerate le involuzioni dei gruppi abeliani finiti, cioè quegli elementi diversi dall’unità del gruppo che coincidono col proprio inverso. Lo studio del prodotto delle eventuali involuzioni di un gruppo abeliano finito (cfr. § 2) ed il relativo confronto col prodotto di tutti gli elementi del gruppo fornisce una procedura dimostrativa unitaria dei teoremi citati in precedenza. Ciò sarà mostrato nel paragrafo 3 dell’articolo dove, in particolare, si evidenzierà il ruolo centrale del Teorema di Wilson (cfr. Lemma 3.1) che, nel caso di un primo dispari p, equivale al fatto che il prodotto degli elementi del gruppo Z *p coincide con la sua unica involuzione. Lo stesso approccio sarà utilizzato nel quarto ed ultimo paragrafo nel corso della dimostrazione del Theorema Aureum. Inoltre, nel ragionamento proposto, ci svincoleremo dalla necessità di dover “uscire dal” e “rientrare nel” gruppo Z *pq , attraverso il Teorema Cinese del Resto, ma svilupperemo la dimostrazione ragionando esclusivamente all’interno dell’automorfo di un gruppo ciclico di ordine pq. Come è noto, gli automorfismi di una struttura sono, in un certo senso, le sue simmetrie: essi sono quelle permutazioni degli oggetti della struttura che conservano le operazioni della struttura medesima (cfr. § 4). Forse la simmetria insita nella legge di reciprocità trova la sua ragione proprio nel gruppo delle simmetrie di un gruppo ciclico di ordine pq. A conclusione dell’introduzione, invitiamo il lettore a ripensare, prima di procedere nella lettura, al problema da cui eravamo partiti. Utilizzando il Theorema Aureum, si può facilmente determinare la condizione cui devono soddisfare i primi p (diversi da 2 e da 3) affinché 3 sia residuo quadratico modulo p. La soluzione sarà comunque riportata alla fine dell’articolo. 84 4 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA 2 Involuzioni di un gruppo abeliano finito Sia G un gruppo. Un elemento x di G si dice involuzione se x 1 e x x1 , che è equivalente a x2 1 . Ovviamente un gruppo finito possiede almeno un’involuzione se e solo se ha ordine pari. Un celebre teorema, dovuto a Feit e Thompson nel 1963 ([4]), assicura che un gruppo semplice finito non abeliano ha ordine pari, e quindi possiede involuzioni. Lo studio dei centralizzanti delle involuzioni dei gruppi semplici ha avuto un ruolo fondamentale nella classificazione dei gruppi semplici finiti, un’affascinante avventura che è stata portata a compimento all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso. Essa ha visto coinvolti oltre 100 matematici di nazionalità diverse, i cui contributi si trovano disseminati in più di 500 articoli di riviste specializzate per un totale di circa 15000 pagine (per un’idea sulle problematiche relative a tale ricerca il lettore interessato può far riferimento all’articolo divulgativo [5] di Gorenstein). Il nostro primo risultato mostra che la presenza di involuzioni in un gruppo finito comporta notevoli restrizioni sulla struttura del gruppo stesso. Lemma 2.1. Sia G un gruppo finito in cui ogni elemento diverso da 1 è un’involuzione. Allora: 1. G è abeliano; | G | 2 n ; 2. G a1 an , dove n è l’intero positivo del punto (2) e ogni ai G . 3. Dimostrazione. Siano x e y elementi di G. Per ipotesi risulta xyxy=1=xxyy. Da ciò, per la legge di cancellazione di G, si ottiene che xy=yx e quindi, per l’arbitrarietà di x e y, G è abeliano. Per quanto riguarda la (2), supponiamo per assurdo che esista un primo dispari p che divide l’ordine di G. Poiché, come è noto, in un gruppo abeliano finito si può invertire il teorema di Lagrange (cfr., ad esempio, [14], 4.46), allora G possiede un sottogruppo (ciclico) H di ordine p. Sia x un generatore di H. Poiché p è dispari, x non è un’involuzione, giungendo a una contraddizione, dato che tutti gli elementi di G (diversi da 1) sono involuzioni per ipotesi. Pertanto l’ordine di G è una potenza di 2 e la (2) è dimostrata. Infine, per dimostrare la (3), procediamo per induzione su n, essendo l’asserto ovvio se n 2 (nel caso n=2, G è isomorfo al gruppo di Klein, cioè al gruppo delle simmetrie di un rettangolo non quadrato, e quindi ha la struttura richiesta). Sia n>2 e si assuma l’asserto vero per un gruppo di ordine 2 n 1 . Se H è un sottogruppo di ordine 2 n 1 di G, allora, considerato un elemento a1 G \ H , si ha subito che G a1 H a1 H , cioè la tesi. Siano G un gruppo finito e p un primo. Ricordiamo che un p-sottogruppo di Sylow di G è un sottogruppo P che ha per ordine la massima potenza di p che divide l’ordine di G. In particolare, se G è un gruppo abeliano, allora P è unico e coincide con il sottogruppo costituito da tutti e soli gli elementi di G che hanno ordine una potenza di p. In tal caso P viene anche detto p-componente di G. Lemma 2.2. Sia G un gruppo abeliano finito. Allora: 1. L’insieme G[2] {g G | g 2 1} è un sottogruppo di G; 5 85 MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 2. 3. G ha un’unica involuzione se e solo se la 2-componente di G è ciclica; Se | G[ 2] | 2 , allora il prodotto degli elementi di G[2] è 1. Dimostrazione. La (1) è immediata. Per quanto riguarda la (2), si può ovviamente supporre che |G|=2n e quindi considerare G coincidente con la sua 2-componente. Ragioniamo per induzione su n. L’asserto è immediato se n≤2. Sia n>2. Consideriamo un sottogruppo massimale M di G. Allora l’ordine di M è 2n-1 e quindi è ciclico. Chiaramente | G[2] | 2 , sicché, essendo l’ordine di G / G[2] uguale a quello del sottogruppo G 2 {g 2 | g G} di G, si ha che | G 2 | 2 n1 . Ne segue che M G 2 . Pertanto, G 2 è l’unico sottogruppo massimale di G. Ciò comporta che G è ciclico. Il viceversa segue dal fatto che in un gruppo ciclico finito vale l’inversione forte del Teorema di Lagrange (cfr. [14], p. 95). Proviamo infine la (3). Per il Lemma 2.1 risulta | G[2] | 2 n . L’asserto è ovvio se n=2. Supponiamo che n>2. Dal Lemma 2.1 segue che G[2] a1 an , sicché, posto H a2 an , per induzione si ha che il prodotto degli elementi di H è 1. Ne segue che, banalmente, è 1 anche il prodotto degli elementi di G[2] . Teorema 2.3. (D’Escamard [1] – Miller [11], 1903) Sia G un gruppo abeliano finito. Allora: 1. Il prodotto degli elementi di G coincide col prodotto degli elementi di G[2] ; 2. Se | G[2] | 2 , allora il prodotto degli elementi di G è 1. Dimostrazione. Poiché G è abeliano, allora il prodotto degli elementi di G non dipende dall’ordine dei fattori. Da ciò segue subito la (1). La (2), invece, è conseguenza del Lemma 2.2. 3 Involuzioni di un gruppo e residui quadratici Il Teorema di Wilson fu pubblicato per la prima volta, senza dimostrazione, da Waring nel 1770 nelle sue Meditationes Algebraicae e fu da lui attribuito a Wilson (1741-1793), un avvocato che era stato suo allievo a Cambridge. La prima dimostrazione fu pubblicata da Lagrange [7] nel 1771. Quella che ora forniremo si basa invece sul Teorema 2.3. Lemma 3.1. (Teorema di Wilson, 1770) Sia p un numero primo. Allora ( p 1)! 1(mod p) . Dimostrazione. L’asserto è ovvio se p=2. Supponiamo quindi che p sia dispari. Determiniamo le involuzioni del gruppo moltiplicativo Z *p del campo Z p delle classi dei resti modulo p. Sia [ a] p un elemento di Z *p . Affinché [ a] p sia un’involuzione è necessario che [ a ] p [1] p e che [a]2p [1] p . Pertanto p deve dividere a 2 1 , ma non a 1 . Ne segue che [a ] p [1] p [ p 1] p . Allora, per il Teorema 2.3, risulta [1] p [2] p [ p 1] p [1] p , 86 6 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA e quindi ( p 1)! 1(mod p) . Corollario 3.2. (Piccolo Teorema di Fermat, 1640) Sia p un numero primo. Se a è un intero non divisibile per p, allora a p1 1(mod p ) . Dimostrazione. Per ipotesi [ a] p è un elemento del gruppo Z *p . Inoltre si vede subito che Z *p {[a ] p , [2a] p , , [a( p 1)] p } . Allora, il Lemma 3.1 giustifica la terza uguaglianza e risulta p 1 p 1 i 1 i 1 [1] p [ia ] p [a] pp 1 [i] p [a] pp 1[1] p , cioè [a ] pp 1 [1] p . Pertanto, a p 1 1(mod p ) . Osserviamo che, se p è un numero intero maggiore di 1 tale che ( p 1)! 1(mod p) , allora è facile provare che p è primo. Supponiamo ora che p sia un primo dispari. Poiché i possibili resti della divisione di p per 4 sono 1 e 3, allora p 1(mod 4) oppure p 3 1(mod 4) . Ricordiamo per inciso che ci sono infiniti numeri primi di ciascuno dei due tipi precedenti e che ogni primo della forma 4x 1 si può decomporre nella somma di due quadrati (Fermat): per le dimostrazioni di questi risultati si può consultare il libro [12]. Corollario 3.3. Sia p un numero primo dispari. Allora -1 è residuo quadratico modulo 1 p se e solo se p 1(mod 4) . In altre parole, 1 , se p 1(mod 4) , mentre p 1 1 , se p 1(mod 4) . p Dimostrazione. Sia P ( p 1) / 2 . Supponiamo che p 1(mod 4) . Poiché p 1 è pari, P è un numero naturale. Poniamo x 1 2 P . Essendo pari il numero dei fattori di x, si ha anche x (1) (2) ( P) . D’altra parte, per ogni intero k risulta p k k (mod p ) e quindi x 2 1 2 P (1) (2) ( P) 1 2 P ( P 1) ( p 1) . Allora, per il Lemma 3.1, risulta x 2 1(mod p) . Reciprocamente, sia a un intero tale che p divide a 2 1 . Per il Corollario 3.2 si ha che 1 a p 1 (a 2 ) P (1) P (mod p) . Ne segue che P è pari. Il prossimo risultato fornisce un’utile condizione necessaria e sufficiente affinché un numero intero a non divisibile per un primo dispari p sia residuo quadratico modulo p. La dimostrazione originale, dovuta ad Eulero, utilizza il fatto che il gruppo Z *p è ciclico (cfr. [10], p.4). Un’altra dimostrazione, che di solito si trova sui libri, si basa su un risultato di Lagrange che assicura che se f è un polinomio a coefficienti interi di grado positivo n e p è un primo che non divide il coefficiente direttivo di f, allora l’equazione congruenziale f ( x) 0(mod p ) ha al più n soluzioni distinte. La 7 87 MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 dimostrazione che forniamo qui di seguito fa uso, come quella del Teorema di Wilson, delle involuzioni e del Teorema 2.3. Lemma 3.4. (Criterio di Eulero, 1772) Siano p un primo dispari ed a un numero p 1 , risulta intero non divisibile per p. Allora, posto P 2 a a P (mod p) . p Pertanto a è residuo quadratico modulo p se e solo se a P 1(mod p) . Dimostrazione. Siano A {a1,, aP } il sottogruppo di Z *p costituito dalle classi dei residui quadratici modulo p e B l’insieme delle classi dei non residui quadratici modulo p. 1° caso: P pari. Per il Corollario 3.3 risulta [ 1] p A e quindi, per il Teorema 2.3, la classe [1] p coincide col prodotto degli elementi di A. Ciò comporta che il prodotto degli elementi di B è [1] p . Supponiamo dapprima che a A . Ovviamente A {aa1,, aaP } e quindi a P 1(mod p) . Invece, se a non è residuo quadratico modulo p, allora {aa1,, aaP } A e perciò B {aa1,, aaP } . Ne segue che P a P ai [1] p e quindi a P 1(mod p) . i 1 2° caso: P dispari. Per il Corollario 3.3 risulta [ 1] p A e quindi, per il Teorema 2.3, il prodotto degli elementi di A è uguale alla classe [1] p . A questo punto, ragionando come nel primo caso, si perviene all’asserto. Osserviamo che il Lemma 3.4 comporta che se p è un primo dispari e a e b sono interi non divisibili per p, allora ab a b . p p p 4 Dimostrazione del Theorema Aureum Sia G un gruppo. Ricordiamo che un’applicazione : G G di G in sé viene detta automorfismo di G se è biettiva e risulta ( xy ) ( x ) ( y ) , per ogni x, y G . Si vede subito che l’insieme AutG di tutti gli automorfismi di G è un gruppo rispetto alla seguente operazione: : , per ogni , AutG . Il gruppo AutG si dice automorfo di G. Supponiamo che G sia un gruppo ciclico finito di ordine n e sia x un suo generatore. E’ ben noto (cfr., ad esempio, [14], 4.22) che una potenza x k di x è un generatore di G se e solo se n e k sono coprimi. Ciò premesso, sia un automorfismo di G. Poiché, 88 8 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA ovviamente, conserva i periodi degli elementi di G, allora ( x ) x k , con n e k coprimi. E’ facile dimostrare che l’applicazione f : [k ]n Z n* k AutG , dove k : x x k , è ben posta e risulta essere un isomorfismo fra il gruppo Z n* e l’automorfo AutG del gruppo ciclico G. Abbiamo bisogno di ricordare un’ultima nozione di teoria dei gruppi. Se A e B sono dei gruppi, allora il prodotto diretto (esterno) di A e B è il gruppo G A B in cui la moltiplicazione è definita ponendo (a1, b1 )(a2 , b2 ) (a1a2 , b1b2 ) , per ogni (a1 , b1 ), (a2 , b2 ) A B . Se A {( a,1) | a A} e B {(1, b) | b B} , allora è immediato verificare che A e B sono sottogruppi normali di G tali che A B {(1,1)} e G AB . In altre parole, G è prodotto diretto (interno) di A e B . In generale, un gruppo G è prodotto diretto (interno) di due suoi sottogruppi H e K se H e K sono normali in G, hanno intersezione identica e G HK . Ovviamente se g è un elemento di G, allora esistono e sono univocamente determinati degli elementi h di H e k di K tali che g hk . Questa osservazione consente di definire l’applicazione biettiva f : ( h, k ) H K hk G , ed è facile provare che essa è un isomorfismo. Possiamo quindi identificare le nozioni di prodotto diretto interno e di prodotto diretto esterno di gruppi, sicché, con abuso di notazione, si scriverà G A B anche per indicare il prodotto diretto interno di A e B. Nel corso della dimostrazione del Theorema Aureum faremo uso del seguente risultato che, applicato ai gruppi ciclici, implica il Teorema Cinese del Resto. Lemma 4.1. Sia G un gruppo finito tale che G A B , con A e B sottogruppi di G di ordini coprimi. Allora A e B sono unici nel loro ordine e l’automorfo AutG di G è isomorfo al prodotto diretto AutA AutB . Dimostrazione. Supponiamo che | A | m e | B | n . Proviamo, ad esempio, che A è l’unico sottogruppo di ordine m di G. Sia C un sottogruppo di ordine m di G. Il gruppo quoziente AC / A , in quanto sottogruppo di G / A , ha ordine un divisore di n. D’altra parte, AC / A è isomorfo al quoziente C / C A . Da ciò, essendo m e n coprimi, si ha che C C A , e quindi C A . Sia un automorfismo di G. Per l’unicità di A e di B risulta ( A) A e ( B ) B , sicché le restrizioni 1 e 2 di ad A e a B, rispettivamente, sono automorfismi. Resta così definita l’applicazione f : AutG (1, 2 ) AutA AutB . Ovviamente f è un omomorfismo iniettivo. Sia poi ( , ) AutA AutB . Se g è un elemento di G, allora esistono e sono univocamente determinati degli elementi x A e y B tali che g xy . Poniamo ( g ) ( x ) ( y ) . Resta allora definito un automorfismo di G tale che f ( ) ( , ) . Pertanto, f è anche suriettiva e quindi è un isomorfismo di gruppi. Abbiamo ora a disposizione tutti gli elementi necessari per procedere alla dimostrazione del Theorema Aureum. 9 89 MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Teorema 4.2 (Theorema Aureum di Gauss, 1796) Siano p e q primi dispari distinti. p 1 q 1 eQ , risulta Allora, posto P 2 2 p q (1) PQ . q p Equivalentemente, se p o q è congruo ad 1 modulo 4, allora p q , q p se p e q sono entrambi congrui a -1 modulo 4, allora p q . q p Dimostrazione. Sia G un gruppo ciclico di ordine pq. Denotiamo con A a l’unico sottogruppo di ordine p di G e con B b l’unico sottogruppo di ordine q di G. Ovviamente G è prodotto diretto di A e di B. Inoltre, poiché (ab) p a p b p b p , (ab) q a qbq a q , A a q e B b p , si ha che G ab . Per il Lemma 4.1 AutG è isomorfo al prodotto diretto AutA AutB . In particolare AutG è abeliano, poiché AutA AutB Z *p Z q* . Definiamo i seguenti insiemi: X1 {1,2,, p 1, p 1,,2 p 1,, Qp 1, Qp 1,, Qp P} e Y1 {q,2q,, Pq} . E’ chiaro che X 1 \ Y1 è l’insieme di tutti i numeri compresi fra 1 e ( pq 1) / 2 che non sono divisibili per p o q. In modo del tutto analogo, scambiando p con q, si definiscono gli insiemi X 2 e Y2 . Ciò premesso, sia AutG . Allora ( a ) a i , i X 1 \ Y1 e (b) b j , j X 2 \ Y2 . Le involuzioni di AutG sono le seguenti: ab : ab a 1b 1 , a : ab a 1b , b : ab ab 1 . Poniamo I ab e consideriamo il gruppo quoziente AutG / I . Ovviamente a I b I . Quali sono le involuzioni di AutG / I ? Per rispondere a tale domanda distinguiamo due casi. 1°caso. Se p e q sono entrambi congrui ad 1 modulo 4, allora detti e degli automorfismi di periodo 4, rispettivamente, di A e di B, si ha che l’automorfismo : ab ( a ) (b) di G è tale che il laterale I è un’involuzione di AutG / I . Allora, per il Teorema 2.3, si ha che il prodotto degli elementi di AutG / I è I. 90 10 SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 | MATEMATICA 2°caso. Se p-1 oppure q-1 non è multiplo di 4, allora a I b I è l’unica involuzione di AutG / I e coincide col prodotto degli elementi di AutG / I , applicando ancora il Teorema 2.3. D’altra parte risulta ( p 1) Q P! P!q P q ( 1) Q p ( a ) a a , AutG (la seconda uguaglianza segue dai Lemmi 3.1 e 3.4) e, analogamente, p ( 1) P q ( b ) b . AutG Dunque, se p-1 oppure q-1 non è multiplo di 4, si ha q p ( 1)Q p 1 e ( 1) P q 1 . p q Ne segue che si presenta una delle seguenti eventualità: q p Q dispari e 1 ; P dispari e 1 ; p q q p Q dispari e 1 ; P pari e 1 ; p q q p Q pari e 1 ; P dispari e 1 . p q Se invece risulta p 1(mod 4) e q 1(mod 4) , allora q p ( 1)Q p 1 e ( 1) P q 1 , p q p q sicché . Il teorema è completamente dimostrato. q p Chiudiamo l’articolo riportando la soluzione del problema proposto all’inizio. Si trattava di determinare i numeri primi p (diversi da 2 e da 3) tali che 3 è residuo 3 p quadratico modulo p. Dal Theorema Aureum si ha che , se p 1(mod 4) , p 3 3 p 1 p mentre , se p 1(mod 4) . Abbiamo già visto che 1 , se 3 3 3 p p 1 p 1(mod 3) , mentre 1 , se p 1(mod 3) . 3 3 3 3 Ne segue che 1 , se p 1(mod 12 ) , mentre 1 , se p 5(mod 12 ) . p p 11 91 MATEMATICA | SCIENZE E RICERCHE • N. 15 • 15 OTTOBRE 2015 Riferimenti bibliografici [1] D’Escamard V., Un teorema sui gruppi abeliani, Giornale di Matematiche di Battaglini 41 (1903), 203-204. [2] Dirichlet P. G. L., Démonstrations nouvelles de quelques théorèmes relatifs aux nombres, J. Reine Angew. Math. 3 (1928), 390-293. [3] Eulero L., Theoremata circa divisores numerorum in hac forma pa 2 qb2 centorum, Comm. Acad. Sc. Petersburg 14 (1744/46), 151-181 Opera Omnia I-2, p. 194-222. [4] Feit W., Thompson J.G., Solvability of groups of odd order, Pacific J. Math. 13 (1963), 775-1029. [5] Gorenstein D., L’Enorme Teorema, Le Scienze 210 (1986), 74 - 85. [6] Kline M., Storia del Pensiero Matematico, Vol. 1, Einaudi, Torino, 1994. 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