ANNO XXXVII - N °. 13 - euro 0.50 [email protected] sabato 2 aprile 2011 RISTORANTE PIZZERIA La buona cucina Via Pianodardine 55 Centro Acustico 83100 Avellino tel. 0825622041 “Et veritas liberabit vos” chiuso il lunedì www.ilpontenews.it È gradita la prenotazione POLITICA A. Santoli - M. Criscuoli Settimanale Cattolico dell’Irpinia ATTUALITÀ I princìpi prima degli interessi G. Palumbo VANGELO Padre M. G. Botta pag. 8 pag. 7 ACCOGLIENZA E SOLIDARIETÀ N continua a pag. 2 MEDICINA pag. 2 pag. 4 on di rado i capi di governo dei paesi di solide tradizioni democratiche nelle visite di stato associano la difesa dei diritti umani con trattative, non sempre chiare e trasparenti, per vendere armi o assi+Luigi Barbarito* curare ai rispettivi Paesi buoni affari e privilegi economici. Ne risulta una sovrapposizione anche di interessi privati che non collimano con le ipocrite proclamazioni della priorità dei diritti umani e della democrazia. Non fa meraviglia perciò che se ne avvantaggino in forma di accresciuto prestigio dittatori e aspiranti dittatori di tutte le tinte e calibro, quasi sempre in contrasto con i sentimenti reali dei popoli governati, che poi esplodono in aperta ribellione come ne danno prova i recenti sanguinosi avvenimenti nei Paesi arabi del Nord Africa e del Medio Oriente. E’ un fatto che molti governi, guidati dalla “real politick,” non si fanno scrupolo di intrattenere rapporti con regimi anche sanguinari pur di assicurarsi il rifornimento di materie prime, di risorse energetiche in petrolio e in gas, a pagarle non solo con sofisticate tecnologie ma anche con armi di elevato potenziale distruttivo, salvo poi a pacificarsi la coscienza con qualche sdegnata e formale protesta se queste armi vengono usate dai tiranni per tacitare e reprimere nel sangue ogni resistenza ed opposizione di quanti reclamano il fondamentale diritto alla libertà, alla giustizia ed al lavoro. Ciò che più colpisce negli eventi del Nord-Africa è la spontaneità della rivolta e il ruolo principale e propellente che in essa giuocano i giovani. A causa delle misere condizioni economiche e sociali in cui vivono, della scandalosa povertà di molte famiglie che contrasta col lusso sfrenato di pochi e l’avidità della classe politica e dirigente, essi si sentono condannati ad un futuro di insicurezza, di povertà e di umiliante dipendenza, chiusi in un sistema di potere e di privilegi che non rifugge dall’uso della forza, della corruzione e della frode, incapace di distinguere tra ciò che di diritto appartiene allo Stato e alla collettività e ciò che appartiene invece ai privati ed alle famiglie. Ma nell’era della informazione globalizzata, di Internet, dei telefonini con impianto fotografico innestato, connessioni con reti elettroniche, come nei casi di Twitter e Facebook, non si può contare più sul segreto, o sul silenzio televisivo e giornalistico, ma ogni cosa può esser rivelata alla luce del sole. Il grido di libertà e la sete di giustizia degli oppressi può farsi sentire in tutto il mondo e suscitare ammirazione, simpatia e sostegno. Sono principi fondamentali su cui si basa la dignità di ogni uomo e donna e possono mettere in crisi società arroccate sul conservatorismo dell’ignoranza, l’immobilità, l’oscurantismo culturale, il fanatismo religioso e il terrorismo sanguinario e omicida. D. Rocca - L. Meriano C.so V. Emanuele Avellino tel. 082526057 IL VOLONTARIATO CATTOLICO IN PRIMA LINEA Aerei militari della coalizione diretti verso la Libia sorvolano i cieli dell’Irpinia, mentre continuano gli sbarchi di profughi che chiedono aiuto. Dopo il campo di Manduria (Puglia) si prevedono, nei prossimi giorni, richieste per allestire centri di accoglienza anche in Irpinia. Il pericolo della diffusione in Europa dell’integralismo islamico i fronte ai recenti moti nell’Africa del Nord, alla ribellione contro governanti che hanno casseforti piene di lingotti d’oro, gioielli e danaro e lasciano il popolo nell’indigenza, restringendo le libertà fondamentali e soffocando l’opposizione con la polizia politica, il sentimento più diffuso qui in Italia e nei paesi democratici, è stato senz’altro quello di uno spontaneo senso di solidarietà e di simpatia verso quelle popolazioni. D Raffaele Soddu a pag. 3 LA CARITAS DI AVELLINO PRONTA A FRONTEGGIARE L’ EMERGENZA a pag. 3 “PROGETTO SALUTE 2011” a pag. 8 2 Attualità 2 aprile 2011 La scarsità di acqua è causa di instabilità economica e politica dalla prima I princìpi prima degli interessi IL MONDO HA SETE Oggi, grazie ai vari strumenti della comunicazione sociale e dell’informatica, anche i giovani dei Paesi poveri ed arretrati vengono a conoscenza di quanto succede fuori dei loro confini, ed avvertono il forte richiamo, se non la seduzione, di società e culture più evolute, più ricche e solidali, pronti anche a tentare l’avventura affrontando pericoli e rischi pur di assicurarsi migliori condizioni di vita, lavoro e futuro. Il grave e preoccupante fenomeno di questi esodi biblici interessa in modo particolare l’Europa e soprattutto l’Italia, che è la più esposta e la più vicina. Il fenomeno in corso nel Mediterraneo potrebbe assumere una portata non inferiore al crollo del Muro Berlino del 1989. Le trasformazioni in corso nel mondo arabo e islamico pongono interrogativi e problemi di notevole spessore alle democrazie occidentali. Dalle risposte che saremo in grado di dare noi e, in modo particolare, le nostre classi dirigenti dipenderanno la nostra pace e prosperità per i prossimi decenni. Le decisioni da prendere ci diranno se i prossimi anni Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 2025, quando la popolazione mondiale supererà gli otto miliardi di esseri umani, il numero delle persone che non avrà accesso all’acqua potabile aumenteranno di oltre tre miliardi. l mondo ha sete. Un miliardo e quattrocento milioni di persone, circa un sesto della popolazione mondiale, non hanno accesso ad acqua sicura. Questa risorsa vitale sta diventando sempre più scarsa e preziosa, per questo in nome dell’acqua si combattono guerre palesi e striscianti che durano da anni. L’acqua dovrebbe essere un diritto per ogni essere umano, invece è una risorsa al centro di interessi enormi che le multinazionali trasformano da bene pubblico a merce di scambio. Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 2025, quando la popolazione mondiale supererà gli otto miliardi di esseri umani, il numero delle persone che non avrà accesso all’acqua potabile aumenteranno di oltre tre miliardi. La scarsità di acqua potrebbe diventare quello che la crisi del petrolio è stata negli anni Settanta: una fonte importante di instabilità economica e politica. Quasi il 4 per cento della popolazione mondiale dipende da siste- I saranno tormentati da conflitti e crisi economiche, da scontri sociali e culturali, da fanatismi ideologici e religiosi e da lotte civili e terrorismo, oppure saranno l’inizio di una nuova era di fruttuoso incontro di popoli e culture guidati e ispirati dalla volontà di convivere pacificamente, di operare insieme per il comune progresso economico ed il reciproco arricchimento di valori condivisi quali la democrazia, la libertà, il rispetto reciproco e la pace. +Barbarito Luigi *Nunzio Apostolico emerito mi fluviali comuni a più Paesi. L’India e il Bangladesh si contendono il Gange, il Messico e gli Stati Uniti disputano sul Colorado, la Cecoslovacchia e l’Ungheria si sfidano sul Danubio. In Asia centrale cinque ex repubbliche sovietiche indipendenti si contendono l’Amu Darja e il Sjr Darja, fiumi già da tempo troppo sfruttati. La Russia, invece, non solo poggia su immensi giacimenti di gas e petrolio, ma sul suo sterminato territorio c'è anche tanta acqua dolce da dissetare due pianeti: molto più di una superpotenza energetica. Così anche per la Cina che, con i grandi fiumi che attraversano il suo territorio, non ha problemi di approvvigionamenti. In Medio Oriente, invece, il problema dell’acqua sta già disegnando gli scenari politici ed economici e quindi il futuro - sulle acque del fiume più lungo del mondo, il Nilo, che si annuncia sempre più nero. In Egitto, 56 milioni di persone dipendono quasi interamente dalle acque dell’antico fiume che disseta nove L’acqua è un diritto universale e inalienabile In un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano si evidenziano i rischi di una possibile mercificazione delle risorse idriche n’interessante riflessione nell’articolo sull’Osservatore Romano pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (istituita dall’ONU nel 1992 e che si celebra il 22 marzo di ogni anno) è l’occasione per riflettere e per fare il punto della situazione sul delicato tema delle gestioni dei Servizi idrici. Nell’articolo si sottolinea il riconoscimento ufficiale, lo scorso luglio, da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del diritto fondamentale di ogni uomo all’accesso a questa importante risorsa naturale. Si cita il testo: “l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”. L’inserimento di questo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo, anche se non vincolante, è di grande U Il Ponte importanza. Ancora uno spunto di riflessione nell’articolo sul tema della Giornata mondiale dell’acqua di quest’anno: “Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana”, dove il nodo fondamentale resta quello della gestione pubblica delle risorse idriche. Durante l’ultimo Forum mondiale dell’acqua è stato fatto un grande passo verso la “democratizzazione”, riconoscendo che “è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche”.si legge nell’articolo - “Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti”. Pertanto numerosi Paesi ne hanno affidato la gestione a società private, con conseguente aumento delle tariffe. Queste decisioni hanno scatenato, nei paesi più poveri, forti conflitti sociali, a causa dell’impossibilità economica ad accedere al servizio. Il vescovo Mario Toso, segretario pontificio del Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenuto alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, ha riportato le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa: “l’acqua- diritto universale e inalienabile- è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico”. Ancora più illuminanti in tal senso sono le parole di Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su “Acqua e sviluppo sostenibile” tenutasi in Spagna nel 2008: “l’uso dell’acqua deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato … come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici e d economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua…” Si sottolinea nella riflessione come il mondo cattolico presti particolare attenzione al tema, in vista anche del referendum in cui gli italiani e, dunque, anche i credenti, saranno chiamati a scegliere tra una gestione pubblica o privata. Luigia Meriano nazioni prima di arrivare nella terra dei faraoni. Una situazione emblematica che rende l’idea di quanto sia impellente un confronto mondiale sul tema di questo bene, l'oro blu del terzo millennio, e sulla sua gestione solidale. A oggi molti popoli sono stati coinvolti in una lunga successione di conflitti armati e politici per l'accesso all’acqua. Forti tensioni governano alcuni rapporti diplomatici proprio per il controllo sugli approvvigionamenti. La scarsa disponibilità di acqua non interessa soltanto i territori dell’Africa: in molte zone dell’Europa esposte a forte stress idrico è già fonte di tensioni e conflitti. In Italia, ad esempio, già da alcuni anni il fiume Piave e la Laguna di Venezia sono al centro di polemiche sulla quantità di acqua destinata ai diversi usi. E, purtroppo, i cambiamenti climatici modificheranno sensibilmente la qualità e la disponibilità delle attuali risorse idriche e ciò, a sua volta, avrà ripercussioni sulla produzione alimentare, dove proprio l’acqua è un elemento essenziale. Nel 2003 il World Water Development Report dell'Unesco aveva indicato chiaramente che nei prossimi vent’anni la quantità d’acqua disponibile per ogni persona sarebbe diminuita del 30 per cento. E, infatti, oggi ci troviamo di fronte a una crisi mondiale di questo bene vitale che minaccia di peggiorare nei prossimi dieci anni. Per questo motivo l’acqua sta diventando una risorsa strategica per molti Paesi. Non a caso nel 1995 il vicepresidente della Banca mondiale aveva dichiarato «se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno come oggetto il contendere l’acqua». Daniela Rocca BREVI DIVAGAZIONI SULL’ACQUA. ’acqua, o la sostanza liquida, è un elemento primordiale nella filosofia greca delle origini (VI sec. a.C.).Ma già Omero (IX sec.) aveva messo il mare come padre degli uomini e degli dei.E Pindaro (V sec. Carmelo a.C.) inizia la sua grande Olimpica Capobianco con un inno brevissimo all’acqua (àriston mèn iùdor): suprema l’acqua, volendo indicare che l’acqua fosse il primo elemento del cosmo. Questo nell’antico mondo greco: l’acqua è alle origini del mondo. Nell’antico mondo semitico – come ci indica il Ravasi nel suo bel libro ‘Le sorgenti di Dio ….il mistero dell’acqua….’ - “ nel Salmo 93,4 risuonano le “voci” dell’acqua: certo il Salmista pensa alle grandi acque che … simboleggiano il caos acquatico primordiale che il Creatore domina e sconfigge. Ecco, infatti, le parole di quel canto salmico: “Più potente delle voci di grandi acque, / più potente dei flutti del mare, /potente nell’alto è il Signore!”. Altrove: “Alzano i fiumi, Signore, / alzano i fiumi la loro voce, / alzano i fiumi il loro fragore…”. Così canta il Salmista ( 93,3) personificando i fiumi in un grido a prima vista di adorazione e di lode, come accade nel Salmo 98,8 quando essi “battono le mani” esultanti in onore del Signore. “ Benedite, acque tutte … il Signore, / lodatelo ed esaltatelo nei secoli! (Dn. 3,60).” Canto che richiama alla nostra mente il verso di S. Francesco : “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’ Acqua: difatti, “tutte le culture religiose hanno intravisto nell’acqua un segno divino” (Ravasi). Quindi l’acqua è al sommo dei valori del cosmo, ed è anche, come abbiamo visto, un segno divino. Gli antichi, sappiamo, avevano dèi delle acque tanto questo elemento li aveva sorpresi e stupiti. Nella natura antica e dei moderni l’acqua ricorre anche come sentimento idillico : i rivoli, le sorgenti, accompagnano le figure poetiche di Dafni e Cloe (“Gli amori pastorali di Dafni e Cloe” di Longo sofista) e il canto dei pastori nell’Arcadia. Quindi possiamo dedurre e concludere che l’acqua, nella sua purezza, ha parlato alla mente e al cuore dell’uomo - e ha parlato anche di Dio. L Attualità 3 Il Ponte 2 aprile 2011 ACCOGLIENZA E SOLIDARIETÀ Opinioni e commenti sui recenti sbarchi in Sicilia “L'allarmismo è imperante ma non staremo forse dimenticando le nostre origini di popolo di emigranti? non c'è forse un malcelato italico razzismo in questa fobia del diverso? è cosi difficile spostare gli arrivati nelle altre regioni italiane o si Luigia attende che la situazione a Lampedusa Meriano diventi esplosiva per poterci giocar su politicamente?” “Non sono razzista però questa cosa è sconvolgente…l'Italia non è messa bene....molti di noi italiani non abbiamo un lavoro, abbiamo un debito pubblico altissimo…e ci possiamo permettere di mantenere tutta questa gente?che fine faranno dopo?il lavoro non c’è e molti di loro diventeranno delinquenti!!” “Al momento non ci sono immigrati provenienti dalla Libia, quelli che vediamo a Lampedusa sono tunisini, non si tratta di profughi in fuga dalla guerra, si tratta di clandestini, e quindi vanno espulsi. Penso che nessun immigrato avrebbe mai dovuto invadere il Paese. Gli altri Paesi non li vogliono e vengono tutti qui. Tra qualche anno saranno loro a comandare”. “Beh io penso che se ci trovassimo noi nella loro situazione faremmo la stessa cosa che stanno facen- do loro cioè andremmo nella prima nazione vicina, e per altro siamo in un Paese democratico e con principi di uguaglianza e solidarietà; d'altro canto è anche vero che l'Italia sola non può ospitare tutti questi profughi che aumentano in maniera spropositata da giorno in giorno anche perchè come sappiamo sono anche diventati più degli abitanti di Lampedusa stessa... Non è nemmeno giusto quello che fa Malta che li manda fuori a calci nel sedere!Credo che sia giusto che l'Italia li ospiti però sarebbe meglio che anche gli altri Stati dell'unione europea si dessero da fare e cercare di darci una mano d'aiuto una volta per tutte...” “Il Governo non si sta proprio muovendo su questo punto.. il paese dovrebbe salvaguardare i suoi cittadini, cosa che l'Italia non sta facendo con gli italiani (e soprattutto con i lampedusani). Stanno applicando la legge sull'immigrazione per un caso troppo particolare, potrebbero fare un decreto legge (che si fa per motivi di necessità ed urgenza... più di questi) e invece silenzio su tutto”. “Io non ho niente contro gli emigranti, ma è contro il nostro governo che se ne frega... io mi auguro di no ma sono sicura che tra poco riscoppieranno i casi di razzismo contro questa gente. Per quanto riguarda l'Unione Europea, ci dovrebbe dare una mano sotto il profilo economico, anche perchè non è un problema solo nostro ma di tutti, visto che molti di loro passano per l'Italia per poi andare in Francia e negli altri paesi. Sono però d’accordo con la decisione dell'UE di non prendersi una parte dei clandestini, è colpa nostra se ce li troviamo tutti qui, Malta non li fa proprio entrare nelle sue acque, perchè noi non abbiamo fatto la stessa cosa quando si è visto che la situazione stava peggiorando?” Il pericolo della diffusione in Europa dell’integralismo islamico Aiutare il prossimo e salvare la propria fede e cultura i fronte ai recenti moti nell’Africa del Nord, alla ribellione contro governanti che hanno casseforti piene di lingotti d’oro, gioielli e danaro e lasciano il popolo nell’indigenza, restringendo Raffaele le libertà fondamentali e Soddu soffocando l’opposizione con la polizia politica, il sentimento più diffuso qui in Italia e nei paesi democratici, è stato senz’altro quello di uno spontaneo senso di solidarietà e di simpatia verso quelle popolazioni. Sembra quasi una “Primavera dei popoli” africani, esplosa con un ritardo di oltre 150 anni rispetto a quella europea. Sarebbe però superficiale e imprudente limitarsi a questa valutazione senza considerare gli effetti che gli sconvolgimenti in atto e la futura instaurazione di regimi democratici potranno comportare sia in Africa che nella vicina Europa. La democrazia, infatti, è un metodo che di per sé non basta ad assicurare un’organizzazione e leggi “giuste”. Gli effetti di questo metodo dipendono dal sistema di valori preso a riferimento. Nei paesi dell’Africa del Nord, questi valori sono dettati dai “Fratelli Mussulmani” che hanno un ruolo principale nella rivolta; essi si oppongono alle storiche tendenze alla secolarizzazione delle nazioni islamiche, in favore di un'osservanza da essi ritenuta più ligia ai precetti del Corano. Rifiutano l'influenza occidentale e il loro motto è: "Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihād è la nostra via. Morire nella via di Allāh è la nostra suprema speranza". Recentemente in Egitto, nel referendum costituzionale da essi sponsorizzato il si’ ha ricevuto il 77% delle preferenze. Sconfitti dalle urne sono usciti i partiti laici, del fronte del no dove si erano attestati i movimenti della rivoluzione e i cristiani copti ortodossi che chiedevano l'abolizione dell'articolo 2 della Costituzione, quello che indica nella sharia la legge ispiratrice della legislazione egiziana. Anche in Libia i Fratelli mussulmani si dicono favorevoli ad un sistema democratico multipartitico, nel quale pero' deve esserci posto per i “principi coranici”. Insomma noi occidentali, forse inconsapevolmente, stiamo contribuendo con il nostro aiuto militare ed appoggio politico a porre le basi in quelle terre per regimi D forse sì democratici dal punto di vista formale, ma certamente illiberali e ostici verso i cristiani. Il prestigio e l’adesione dei partiti islamici si accrescerà un domani quando si presenteranno quali promotori e organizzatori della caduta dei precedenti regimi. E questo influsso si farà sentire anche in Europa dove già le idee islamiche trovano sempre più spazio in conseguenza dell’emigrazione e della crescita demografica. Basti pensare che, in Gran Bretagna operano e sono riconosciuti dallo Stato tribunali islamici che applicano la saharia; in un recente sondaggio il 37 per cento di tutti i giovani musulmani di età compresa tra i 16 e i 24 anni preferirebbero vivere in un sistema governato dalla saharia. Esiste è vero un islam moderato, ma le cronache dimostrano che vi è un consistente numero di mussulmani che moderato non lo è affatto: si rivedano i recenti casi di don Andrea Santoro e Mons. Luigi Padovese, uccisi in Turchia; suor Leonella Sgorbati, uccisa a seguito dell’intervento del Papa all’Università di Ratisbona; Shahbaz Bhatti, il ministro pakistano ucciso che aveva difeso Asia Bibi; il regista olandese Theo van Gogh ucciso in esecuzione di una fatwa legata alla pubblicazione del cortometraggio Submission; i 7 monaci trappisti del monastero di Tibhirine in Algeria, trucidati nel 1996. Per non parlare delle innumerevoli persecuzioni dei cristiani in Indonesia, Pakistan, Malati, Somalia, Egitto. In questa preoccupante prospettiva, un elemento positivo c’è. Messi di fronte alla diffusione e all’incidenza dell’islam in occidente ed al pericolo della limitazione dei diritti di libertà e della tranquillità sociale, anche i più riottosi dovranno prendere atto che la ricchezza dell’Europa sta proprio nelle sue radici cristiane che oggi più che mai dobbiamo tener care e che il ritorno a Cristo è l’unica strada percorribile. L’aumento dei mussulmani nelle nostre città costituisce anche una sfida per le Chiese locali, chiamate ad adempiere l’ordine di Cristo di predicare il Suo Vangelo a tutte le genti, senza vigliaccamente tirarsi indietro lasciando ad altri l’iniziativa o addormentando la coscienza con il facile richiamo alle teorie sulla salvezza dei non cristiani. Cristo ce li ha mandati qui e noi che facciamo per portali a Lui? LA CARITAS DI AVELLINO PRONTA A FRONTEGGIARE L’EVENTUALE EMERGENZA na situazione già ai limiti ad Avellino per l’aumento dei poveri registrato dall’osservatorio diocesano, il cui numero è aumentato di cinque volte rispetto al 2007, come abbiamo annunciato qualche settimana fa. In quell’occasione abbiamo anche evidenziato i disagi psicologici che si accompagnano all’aumento dello stato di necessità di tante famiglie, mentre fino a poco tempo fa erano i relativamente pochi immigrati presenti in città a rivolgersi alla Caritas. L’attenzione resta sempre alta, ma questa volta è diretta alla possibilità di arrivi anche nella nostra provincia di flussi di immigrati provenienti dal nord Africa. Il vice direttore della Caritas di Avellino Carlo Mele ci ha spiegato che non ci si aspetta qui al momento una vera e propria emergenza, perché il flusso dovrebbe essere solo di passaggio essendo diretto a raggiungere altre mete che Avellino. “La situazione, però, potrebbe evolvere in modo diverso se il Ministero dovesse attivare il sito del Laceno, mettendo a disposizione le strutture ricettive della località turistica. In quel caso lì potrebbero essere ospitati fino a 800 immigrati. Nel frattempo ad Avellino la prefettura non ci ha chiesto ancora di attivarci, ma siamo pronti a individuare eventualmente strutture per accogliere chi ne avesse bisogno, come sempre”. In ogni caso l’istituzione diocesana rimane l’unico riferimento in caso di necessità sociale. U Eleonora Davide 4 Politica 2 aprile 2011 La Guerra in Libia La via sofferta delle armi l Buon Cristiano rifiuta sempre la guerra, giacchè ritiene che ogni guerra non può essere mai “giusta” e perché essa sia comunque tale, considera indispensabili e Mario necessarie alcune particoDi Vito larissime condizioni: la prima è che essa si faccia con la partecipazione sentita del popolo, la seconda, per l’importanza che i valori etici umani suscitano sempre in ciascuno di noi, è che essa sia fondata sulla giustizia, cioè essa sia posta in essere contro tutti coloro ai quali è fatta, perché la meritano inequivocabilmente e che, infine, le stesse motivazioni che la determinano siano tutte pervase dalla unanime e spirituale concezione di procurare a tutti il “bene pubblico”. Siffatta concezione, confortata dalla concreta e meditata decisione, deve contrastare unicamente le incredibili sofferenze che normalmente insistono, ogni giorno, terrificanti sulla gente semplice e che le stesse continuano a perpetuarsi a causa dell’insania violenta dei reggitori del potere politico tutte a loro esclusivo danno. E’ questa la dottrina del Dottor Angelico, sommo teologo, S.Tommaso d’Aquino, che così si esprime, in questi termini, nelle sue opere, tuttora piene di una ineccepibile attualità e di una permanente, affettuosa apprensione. In verità, c’è di più: oggi l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato con una immediata risoluzione, giammai ”frettolosa”, come è stato già ingiustificatamente detto, la necessità urgente di percorrere questa via sofferta delle armi, perché è apparso chiaro a tutti di porre subito un I “fermo” ai bombardamenti ordinati in Libia da Gheddafi sullo stesso suo popolo inerme, solo perché si è rivoltato contro il suo regime, soffocante e distruttivo di ogni minimo bene. Bisogna, dunque, accettare quest'ennesima guerra, con animo affranto si, ma speranzoso che essa possa risolversi al più presto e la pace ritorni felicemente tra quelle popolazioni. Una raccomandazione è necessaria, infine, formulare: se la dottrina cristiana interdice in linea di massima ogni guerra, se non quella che sia “giusta”, il “diritto delle genti” oggi richiede vieppiù con molta solennità che la pace sia sempre pienamente salvaguardata, giacchè accoglie nei suoi principi ispiratori siffatta eccezionale “radice” cristiana di somma ed eterna verità. Ha ragione, dunque, Montesquieu, quando afferma che siamo tutti un po’ debitori al Cristianesimo, se la pace è oggi un formidabile diritto politico sog- gettivo, anche se la guerra costituisce ancora un diritto “certo” delle genti, nonostante che l’odierna nostra umana natura, tutta intrisa di nuove idee, fresche e moderne, non riesca più riconoscerlo a sufficienza. La verità è che esiste oggi un'intima e diffusa convinzione che affratella tutte le genti e che le spinge apertamente contro le sopraffazioni, contro le violenze e contro ogni flagello, che offendono e tentano con ineffabile continuità di distruggere la serena convivenza degli uomini. Bisogna, dunque, ben determinarsi a spiegare sempre le massime di equità, di giustizia, di moderazione, di carità e di dolcezza, che il Vangelo insegna, contro quegli individui e contro quei gruppi di persone, che, a causa del loro personale egoismo di realizzare continuamente un illecito arricchimento di beni e di soprusi, siano soliti osare con ripetitività ad offendere la pace della gente, laboriosa ed onesta. Il Ponte Egoismi e Povertà di Michele Criscuoli e notizie drammatiche che colpiscono l’attenzione della pubblica opinione sono diventate un diversivo, un modo come un altro per distogliere l’interesse dei cittadini dai problemi quotidiani che investono le nostre comunità. La guerra e le rivoluzioni nel Nord-Africa, il terremoto ed il disastro nucleare in Giappone, l’invasione delle nostre isole da parte di profughi africani riempiono i giornali e le TV nazionali sicché c’è poco tempo (ed anche poca voglia) di occuparsi della crisi economica, delle povertà crescenti, degli aumenti dei costi dei servizi e dei beni di prima necessità. Se, poi, aggiungiamo tutta la “fiorente” letteratura giudiziaria che tocca, quotidianamente, il nostro premier e le vicende che sono all’origine dei processi in corso e se poniamo appena attenzione al tentativo di mistificazione che vorrebbe trasformare l’inquisito in accusatore, l’uomo di potere in vittima, l’”utilizzatore finale” in benefattore allora il quadro è completo per comprendere come si può facilmente confondere il cuore e la mente dei cittadini . Di una cosa siamo tuttavia convinti: questo governo appare ogni giorno sempre più approssimativo, incerto, incapace di scelte e decisioni utili agli interessi nazionali. Pensiamo, ad esempio, alle incertezze nel trattare la questione libica! Registriamo, poi, la straordinaria confusione e provvisorietà nell’immaginare le soluzioni all’invasione di Lampedusa! Verifichiamo, infine, l’assoluta impreparazione nel prospettare risposte efficaci al problema “Giustizia”, che pure esiste in Italia! In verità, ciò che più ci ha colpito, come cattolici, è la (non) soluzione al problema dei profughi. Innanzitutto v’è stata una risposta tardiva! In secondo luogo, la risposta è stata ambigua ed insufficiente: che senso ha dire che i profughi dovranno essere distribuiti in tutte le regioni italiane e, di fatto, registrare, il giorno dopo, il rifiuto di tante regioni del nord rispetto al dovere della solidarietà? Che significato dare alla volontà espressa dalla Lega di riportare i profughi “for da l..”Italia? Forse, nella imminente stagione turistica, vedremo le nostre coste pattugliate da motovedette che costringeranno, armi in pugno, i barconi stracolmi di migranti a fare marcia indietro? O dovremo immaginare una più efficace tutela delle nostre isole con un sistema di mine anti-barconi? Un governo serio e preparato avrebbe affrontato da tempo la questione: innanzitutto proponendo ( ed imponendo) all’Europa un piano efficace di rilancio delle economie nord-africane, ricche di risorse energetiche ma povere di tecnologia, di istruzione e di cultura dello sviluppo. Un governo serio e preparato si sarebbe guadagnato un ruolo di guida nel mondo occidentale rispetto ai problemi del sottosviluppo africano! Un governo serio e preparato avrebbe provato a fare quello che sta facendo, da qualche anno, la Cina nei confronti di alcune regioni del centro dell’Africa. I nostri “cattolicissimi” governanti brillano per la capacità di rappresentare quel sentimento oscuro che predomina nelle nostre comunità: l’egoismo! E’ evidente, infatti, che ogni scelta, ogni deci- L CONTROSENSO DALLA FAME AGLI SPRECHI Alfonso Santoli L’Italia è il Paese delle scorte. Mille auto e 2.500 agenti a una recente indagine è risultato che l’Italia vanta il record mondiale degli acquisti delle auto blindate, più degli Stati Uniti, della Russia, del Libano e della Colombia. Lo Stato ha speso negli ultimi tempi 120 milioni di euro (pari a 240 miliardi delle vecchie lire) per comprare 600 BMW della serie 3 e 5, un centinaio di Audi 6 (140mila euro l’una), ecc. Fino a questo momento non è stato fatto un censimento dell’autoparco blindato. Le macchine dovrebbero essere 1.500 che servono per garantire la sicurezza di 263 magistrati, 90 parlamentari e uomini di Governo, 21 Sindaci e Governatori regionali, 21 Ambasciatori, 8 tra sindacalisti e giornalisti, 7 per ex pentiti, per un totale di 410 personalità con auto blindata. Il personale impegnato per proteggere le suddette persone, secondo le disposizioni del ministero dell’Interno è il seguente: 900 agenti di polizia, 700 carabinieri, 250 finanzie- D ri, 100 della Polizia Penitenziaria, 400 uomini per la vigilanza fissa davanti alle abitazioni e sedi per un totale di 2.350 uomini. Nell’elenco troviamo anche coloro che sono beneficiati a vita, pur non avendone la necessità, hanno l’auto blindata con autista e agente, come ad esempio: Oliviero Diliberto. Dieci anni fa fu Ministro Guardasigilli e da allora continua a girare con autista e agente. L’ex deputato Avvocato Carlo Taormina circola con 4 “guardaspalle”; l’ex Sottosegretario Mario Baccini dal 2005 viaggia con 5 “guardaspalle” Nell’elenco non sono esclusi gli ex Presidenti della Camera e del Senato che continuano a girare con tanto di scorta. Ad esempio Irene Pivetti la ha avuta per oltre 10 anni. Fausto Bertinotti passeggia per Villa Borghese con la Signora Lella sottobraccio e un agente al seguito. L’ex Governatore della Sicilia, Agazio Loriero, ha 3 finanzieri al seguito. Il leghista Federico Bricolo ne ha 4, l’ex Sindaco di Segrate, Giampiero Contini, ne ha appena 2. Marcello Dell’Utri, nonostante la condanna per mafia confermata in appello, ha la protezione da 9 anni. L’italiano più protetto, oggi, dopo Silvio Berlusconi, è il Presidente del Senato Renato Schifani (la seconda carica dello Stato). Per la sua sicurezza provvedono 20 uomini dei reparti speciali con 4 vetture corazzate. Mentre il figlio che vive a Palermo ha un’auto blindata con tutela. Il Governatore siciliano Raffaele Lombardo ha a disposizione 18 agenti a 4 Audi. Dulcis in fundo. L’ex Ministro degli Interni Claudio Scaiola, che ha dovuto rinunziare alla poltrona per la casa con vista al Colosseo pagato con assegni della “cricca”, è protetto da 8 poliziotti e ha in dotazione 2 macchine blindate. Beato lui!... sione viene “misurata” in funzione della “gradibilità ed accettabilità” da parte di un’opinione pubblica guidata (specialmente al nord) dai noti “valori” ideologico-culturali che immaginano (stupidamente) di risolvere i loro problemi “isolando” il nostro paese rispetto alle rivoluzioni epocali che sono destinate a cambiare, comunque, la nostra vita e le nostre abitudini. Pensando alle imminenti elezioni amministrative sono in tanti a “controllare” le idee e le proposte in funzione della suscettibilità dei destinatari delle scelte! Tutto ciò è aggravato dalla crisi che attraversa la nostra economia: tutto è fermo…, tutto tace…, tutto è bloccato in attesa di un rilancio che, probabilmente, non ci sarà (o non ci sarà più) proprio in conseguenza di questi nuovi problemi che la comunità internazionale è chiamata ad affrontare. Problemi che il moderno capitalismo, forse, non è in grado di risolvere e rispetto ai quali mancano soprattutto le idee forti, i valori guida che potrebbero ispirare un nuovo risorgimento delle coscienze. Cresce la povertà nel “nord” del mondo e ciò aggrava e rende esplosive le condizioni del “sud” povero e sfruttato! In questi momenti dovremmo ricordare ciò che diceva San Basilio il Grande: “Il pane che tieni per te è dell’affamato, il mantello che custodisci nel guardaroba è dell’ignudo, le scarpe che marciscono in casa tua sono dello scalzo, l’argento che conservi sotto terra è del bisognoso”. Se anziché nasconderci nelle nostre belle case (a sotterrare argento.., a sprecar pane.. o a custodire mantelli..) riuscissimo ad essere coerenti con la fede che diciamo di professare! Se anziché rifugiarci nell’egoismo, nell’interesse privato, nel disprezzo degli altri, nell’isolamento superbo di chi ha tutto e non vuole condividere nulla con gli altri riuscissimo a comprendere che il nostro benessere dipende, anche, dalla nostra capacità di occuparci della povertà del nostro prossimo! Se anziché nasconderci dietro al paravento del qualunquismo e della superficialità riuscissimo ad avere consapevolezza dei nostri doveri di uomini e di cristiani ! Allora, forse, potremmo fare per noi stessi e per le nostre comunità molto di più di quello che facciamo con il nostro ottuso conformismo rispetto all’egoismo dominante al quale non osiamo nemmeno ribellarci! “La vita è complicata; ma se c’è in essa qualcosa di male non ci si deve nascondere, bensì battere”! (Evgenij Evtusenko). A ben pensarci, dovremmo “batterci” fino in fondo per una causa giusta se vogliamo finalmente chiamarci cristiani! Il Ponte 5 2 aprile 2011 IL FATTO E IL COMMENTO “MISSIONE DI GUERRA O DI PACE?” - l’opinione di don Vitaliano Della Sala Don Vitaliano, secondo Lei, con la partecipazione dell’Italia all’operazione "Odissey Dawn", il nostro Paese è in guerra o in missione di pace? Senza alcun dubbio ogni volta che si usano le armi per sedare una rivolta, o per fermare sia pure un dittatore folle come è in questo caso Gheddafi, io penso che si sia in guerra. Non è pensabile, né tollerabile che ai giorni nostri non si possano trovare altre soluzioni per cercare una via d’uscita ai problemi di uno stato in crisi, che non siano le armi e gli attacchi missilistici, che come sempre si trascinano con sé vittime innocenti che con gli interessi che si celano dietro queste tristi storie non c’entrano nulla. Mi sembra di rivedere sempre lo stesso copione: Iraq, Kossovo, Libano, Afghanistan, Israele, ecc., ogni volta l’uomo pensa che con la forza delle armi e della violenza possa conquistare la libertà o i diritti negati da persone che non si fanno scrupolo di rubare il futuro alla propria gente! Come sempre più spesso accade dobbiamo constatare con rammarico che l’essere umano non sa usare la propria intelligenza per cercare una via diplomatica che eviti ulteriori spargimenti di sangue in regioni che mi sembra non sono nuove a simili tragedie! Quali saranno gli effetti di questo vero e proprio esodo che vede migliaia di immigrati raggiungere le coste italiane? Il primo effetto, come già stiamo don Vitaliano Della Sala constatando in questi giorni, è che ci sarà sicuramente un po’ più di razzismo in quanto si pensa che questa gente venga ulteriormente ad incrinare i già fragili equilibri della nostra economia! Certamente chi “fugge” dalle proprie radici non lo fa con piacere, ma lo fa con la disperazione e la speranza di poter trovare altrove quei diritti basilari che gli sono sempre stati negati per potersi guadagnare e costruire il proprio futuro! Invece di temere un simile evento secondo me, si potrebbe sfruttare in positivo questo immenso esodo, in quanto molti di questi immigrati potrebbero divenire risorsa per il nostro Paese se inseriti in settori lavorativi che oggi giorno, nonostante la crisi economica esistente, noi italiani siamo restii ad accettare! Molti di coloro che hanno paura di questa povera gente ha la memoria corta e dimentica che l’Italia e gli italiani, prima di essere un Paese ed un popolo di immigrazione, è stato un Paese ed un popolo di emigranti. Proprio in questi giorni lo ha ricordato il nostro Presidente Giorgio Napolitano in visita negli Stati Uniti, il quale ha evidenziato l’importanza che in Italia non ci si dimentichi di essere stati una nazione di emigranti, e che in un Paese come gli Stati Uniti, per esempio, gli italiani siano riusciti a farsi strada grazie “all’ accoglienza” del popolo americano! Questa emergenza interessa in particolare il sud della Penisola, che è divenuta una vera e propria frontiera del Mediterraneo, mentre gli altri stati europei stanno a guardare. Dov’è L’Europa in tutto questo? Che gli sbarchi di questi clandestini avvengano sulle nostre coste, in particolare su quelle della Sicilia che in questi ultimi giorni sta cercando in tutti i modi di sopravvivere ad un collasso ormai prossimo in quanto non si sa più dove collocare l’ondata di persone che senza sosta arrivano da ogni parte del nord Africa, è un fatto puramente geografico, in quanto l’Italia si trova in un punto dove è più facile raggiungere la terra ferma via mare. Ma bisogna sapere che molti stati europei accolgono altri immigrati e profughi che giungono comunque nei loro territori, dando loro assistenza e opportunità di inserimento sociale. Certo la situazione in Sicilia ora è allo sbando e per venire fuori da una simile emergenza bisognerebbe cercare una via politica e diplomatica con l’Unione Europea, cosa che l’Italia SOLIDARIETÀ SENZA CONFINI Scappare dalla guerra gni giorno nel mondo molte persone sono costrette a lasciare le proprie case e i propri paesi per fuggire dalla minaccia della guerra e dalle persecuzioni. Gli “sfollati” nel Pasquale mondo sono 32 milioni de Feo che lasciano le loro case perchè la libertà o le loro vite sono in pericolo. Alcuni di essi hanno lasciato il proprio paese rifugiandosi nelle nazioni vicine; altri, pur rimanendo nei confini del proprio stato, lasciano il proprio luogo di origine. Il dramma più grave è costituito dai bambini in fuga che sono senza casa e senza famiglia; fami- O glia che non c'è perché l'hanno persa nella fuga o nei raid militari sui civili che scappano dalla guerra. La guerra, la fame, la persecuzione li hanno costretti a scappare per intraprendere lunghi viaggi portando con loro nostalgie, ricordi, sofferenze e qualche piccola speranza. Chol è un bambino sudanese che da qualche anno vive in un campo profugo in Kenya. Ha imparato a leggere e scrivere e attraverso il suo diario ci fa conoscere la sua storia: “Sono scappato dal Sudan, sono arrivato qui dopo aver percorso centinaia e centinaia di chilometri. Nel mio villaggio giocavo ogni giorno con i miei amici, fino a quando non sono arrivati i guerriglieri con la loro violenza, i loro soprusi, le loro razzie. Così è iniziata la fuga insieme a mio fratello; non sapevamo dove andare, né dove fossero i nostri genitori. E' accaduto tutto come un incidente, all'improvviso, e noi scappavamo senza nulla: né cibo, né vestiti, niente! C'erano, quando siamo scappati, tante altre persone con noi; viaggiavamo di notte perché fa più fresco e non c'è il sole che ti asseta e brucia i piedi. Molte persone sono state uccise dalle belve e tante altre sono morte per fame o per stanchezza. Io mi nutrivo di foglie di albero e rifiuti che trovavo in giro. Mentre scappavo nella mia mente si faceva spazio un grande sogno: studiare e diventare un ingegnere per ricostruire il mio paese. Chissà che un giorno non ci riesca! “Noi auguriamo a Chol, attraverso la nostra preghiera costante, di poter realizzare il suo sogno. Questo desiderio si realizzi non solo per Chol ma per tutti i bambini che in questo momento soffrono la distanza e l'abbandono dalle proprie famiglie. Possano vivere la propria infanzia nelle case dove sono nati e crescere sani per essere, nel proprio paese, degli uomini liberi e felici lavorando per uno sviluppo reale per tutta la comunità che rappresentano. non ha fatto finora in quanto ha cercato solo un aiuto economico per sopperire ai bisogni immediati di tante situazioni di estrema disperazione. La Chiesa e il volontariato cattolico svolgono un ruolo essenziale nell’accoglienza e nell’assistenza a queste persone in cerca di un futuro migliore. Perché tutto questo non fa notizia? Come spesso abbiamo ricordato le notizie cattive viaggiano molto più velocemente di quelle buone. E la stessa cosa vale in questo caso. Il valore evangelico della Carità,” non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra”, è pienamente rispettato anche in questo triste evento! Ma non bisogna sottovalutare l’enor- me sforzo che migliaia di volontari compie ogni giorno lottando contro il tempo per portare in salvo vite umane e dare loro conforto fisico e morale! Ma tutto questo spesso nessuno lo sa, o finge di non saperlo. Per fare notizia secondo me bisognerebbe che ogni Parrocchia d’Italia si prendesse in carico alcune di queste persone quasi a formare una piccola famiglia della Comunità. In questo modo non solo questa gente non sarà più un peso per nessuno, ma sarà una prova forte, una testimonianza che la Chiesa potrebbe dare ad uno Stato in cui vi sono elementi politici che rifiutano ogni forma di immigrazione e che per assurdo non si riconoscono neanche “italiani”! Graziella Testa 6 2 aprile 2011 Il Ponte Avellino - La Parrocchia di Santa Maria delle Grazie “Il Santo di Assisi è tra noi” A colloquio con Padre Gianluca Manganelli: propositi e speranze opo tante piogge finalmente il cielo è un manto azzurro cristallino: nell’aria silenziosi veleggiano i pollini della Amleto primavera; è un Tino canto d’amore che percorre corridoi diafani anche nei pori della pelle. Qui sulla collina dei Cappuccini è bello sentirsi avvolgere dai colori delicati verdi e gialli dei prati. Quando entro nel SantuarioChiesa per intervistare il nuovo parroco, Padre Gianluca Manganelli, l’ombra fresca delle pietre antiche per un po’ non riesce a vincere la luce del sole... poi gradualmente mi adatto e ritrovo il viso sorridente ed amabile della Vergine nella grande pala lignea. Padre Gianluca è tutto preso da incombenze varie: un giovane lo aiuta a sistemare qualche oggetto. Mi prega di aspettare un po’, seggo nei banchi come uno scolaretto e nella pace profonda sento come il vibrare delle tante preghiere, che sono come sospese da secoli tra le mura e le piastrelle maiolicate. Padre Gianluca mi accompagna in una piccola stanzetta ricavata in un corridoio, chiuso da due porte, che ogni tanto lasciano passare qualche spiffero fresco: il volto del parroco ispira un sentimento di fermezza ma anche di gravità, come se manifestasse il D peso della responsabilità di cui deve farsi carico giorno per giorno. “Padre, quali sono state le vostre impressioni nell’assumere la guida di questa parrocchia affidata ai Cappuccini?” “Il mio impegno si collega naturalmente a quello del mio predecessore; in più io sto tentando di aprire le porte a gruppi cattolici organizzati, dare spazio ai laici, perché arricchiscano la vita parrocchiale di istanze e problematiche più aderenti ai nostri tempi. Per ora, c’è un primo nucleo di giovani, che mi sta aiutando nella catechesi; del resto sono qui da pochi mesi (ottobre 2010) e c’è molto cammino da fare….” “La parrocchia dei Cappuccini è al centro di un territorio molto vasto…” “Si estende da parte di via Circumvallazione a tutta via Scandone per comprendere anche la contrada Archi fino alla Ferrovia”. “Quali sono le caratteristiche sociologiche di questo territorio così ampio?” “Vi è un livello culturale molto alto… NON ESISTE POVERTÀ! Apparentemente sembra un luogo ideale, quasi privilegiato per una tranquilla e feconda pastorale. In realtà, dai primi contatti ed esperienze fatte mi accorgo che spesso dietro la facciata si nascondono tensioni e lacerazioni che investono e mettono in crisi il ruolo e la funzione educativa delle famiglie. Per questo ho deciso insieme ai cinque monaci che operano nella parrocchia di dare una forte impronta ad una catechesi proprio sulla famiglia utilizzando i momenti forti dell’anno liturgico: Avvento e Quaresima, che preparano il Natale e la Pasqua”. “Perché ha scelto nella sua vocazione la via francescana alla fede? Cosa rappresenta Francesco nel suo cammino spirituale?” “Il Santo di Assisi parla ancora al “ A TU P ER TU C O N I L F I S C O ” nostro tempo, così ingolfato da mille problematiche. Di fronte ad una società, nella quale l’istinto di auto distruzione sembra prevalere, trascinando nel gorgo del non senso, FRANCESCO È L’IMMAGINE DELLA SEMPLICITÀ, che trasforma il cuore. Nel suo messaggio palpita la FRATERNITÀ DI CHI SI DONA COMPLETAMENTE A DIO E AGLI UOMINI”. “Ha spesso dovuto affrontare il tarlo del dubbio?” Padre Gianluca mi guarda con serenità e dolcezza… poi, a bassa voce, sussurra: “Il dubbio accompagna sempre un autentico cammino di fede, è segno di vitalità e può diventare uno stimolo alla ricerca”. “Che ne pensa dei giovani d’oggi?” “Con le dovute eccezioni, noto che molti sono come distratti e superficiali. In realtà è come se mancasse la virtù antica della RESPONSABILITÀ. Viviamo in un’epoca, in cui si è come smarrito il senso del peccato: predomina un relativismo che tende a giustificare con categorie socio – psicologiche qualsiasi comportamento”. “Per questo è in crisi il sacramento della confessione?” “È proprio così! Dobbiamo, invece, riscoprire il valore gigantesco della Misericordia di Dio”. “Mi dia una definizione del peccato” “Il peccato è un’illusione che si traduce, poi, in delusione”. “Stiamo vivendo nella nostra Diocesi un anno giubilare…” “Può essere un’occasione preziosa per riscoprire il valore della testimonianza, riattualizzando il martirio dei nostri Santi”. L’incontro volge al termine e mi viene spontaneo augurare a questo giovane Cappuccino di svolgere un lavoro spirituale, che rivitalizzi questo Tempio dedicato alla Vergine, a cui per secoli le genti di Avellino si sono rivolte e hanno chiesto protezione. a cura di Franco Iannaccone DAL 21 MARZO PER LE LITI CIVILI E’ IN VIGORE LA CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA al 21 marzo in poi, prima di adire il giudice ordinario, in caso di controversie inerenti il settore civile, si ha l’obbligo di tentare una conciliazioni tra le parti attraverso l’intervento di un mediatore, a tal fine, autorizzato dal Ministero della Giustizia. Infatti, è entrata in vigore la legge che trasforma questo istituto da facoltativo ad obbligatorio e che mira a raggiungere un accordo stragiudiziale tra le parti per evitare, così, le lungaggini del giudizio ed i costi della giustizia stessa. E’ in atto, si può dire, una vera e propria “rivoluzione” nel campo della giustizia civile, e presto tutti se ne renderanno conto. Questo nuovo metodo di risoluzione delle controversie consente di trovare un accordo tra le parti in modo amichevole e concorde, senza arrivare davanti al giudice. Il conciliatore, in tale caso, potrà essere un medico, un ex giudice di pace, un avvocato. Stando a quello che dice la legge, potranno diventare mediatori di controversie in materia civile tutti i laureati iscritti ad un ordine professionale o ad un collegio, che abbiano seguito uno specifico corso di perfezionamento della durata di almeno 50 ore, organizzato dagli appositi organismi di mediazione autorizzati dal Ministero della Giustizia. In questa prima fase la legge interesserà solo alcune materie, e cioè: l’ambito dei diritti reali (come il diritto all’usufrutto, il diritto di abitazione, uso esclusivo), le successioni ereditarie, i patti di famiglia, la locazione, il comodato, l’affitto di aziende, i contratti assicurativi, bancari e finanziari, la responsabilità medica, la diffamazione a mezzo stampa o altri organi di pubblicità. Restano escluse, in questa prima fase, le liti riguardanti le questioni condominiali e quelle legate D alle RC auto che andranno in vigore a partire dal 20 marzo 2012. La grande novità della legge consiste nel fatto che il cittadino che vuole ricorrere contro un torto subito non dovrà più rivolgersi ad un avvocato per far valere un proprio diritto, ma dovrà ricorrere obbligatoriamente, in un primo momento, ad un organo di mediazione, chiedendo solo se lo ritiene opportuno l’assistenza di un legale o, se la materia lo richiede, di un commercialista. Attualmente gli organi selezionati dal Ministero della Giustizia sono 160 in tutta Italia e sono distribuiti, in modo non del tutto uniforme, sul territorio nazionale. L’iter prevede che il cittadino si rivolga ad uno degli organismi di conciliazione attraverso la presentazione di una domanda assieme alla ricevuta di un pagamento di 40 euro. Entro due settimane detto organismo è tenuto a fissare un incontro tra le due parti, durante il quale il mediatore deve cercare di trovare un accordo che tuteli gli interessi di entrambi: per raggiungere un risultato positivo ci sono quattro mesi di tempo. La procedura prevede che siano le parti stesse le protagoniste della conciliazione, perché devono essere loro, sulla carta, a definire i contenuti dell’accordo, anche in deroga alle disposizioni di legge sulla materia in questione. Alla fine è il mediatore ad elaborare la soluzione finale. Se trova il consenso degli interessati, si passa alla sottoscrizione dell’accordo, in tal caso il verbale stesso è omologato dal Tribunale e costituisce, pertanto, titolo esecutivo; in caso contrario, i due contendenti possono adire le vie legali. Un ruolo fondamentale in questa partita lo gioca la figura del mediatore. Infatti il mediatore è un professionista assolutamente neutrale ed imparziale, che deve essere in grado di conquistare la fiducia delle parti e gestire la negoziazione tra di loro, giungendo ad un accordo che soddisfi i reciproci interessi. Se le parti arriveranno davanti al giudice senza aver prima esperito il tentativo obbligatorio di conciliazione, sarà il giudice stesso ad assegnare alle parti l’obbligo di inoltrare la domanda fissando un termine di 15 giorni. La previsione è che una grande mole di contenzioso arriverà sulla scrivania del conciliatore, questa nuova figura professionale che aiuterà la giustizia a snellire le procedure ed avvicinarsi ai più efficienti sistemi europei, che già da molto tempo applicano tali modalità di risoluzioni delle controversie. D’altro canto, è stato proprio il comitato del Consiglio dei Ministri d’Europa ad invitare le autorità italiane a prendere atto e risolvere l’annoso problema della lungaggine dei processi, sottolineando come i ritardi della giustizia mettano in serio pericolo il rispetto della legge e la sua supremazia. Prima di entrare in vigore questo nuovo istituto ha già suscitato dei malumori in special modo tra gli avvocati perchè, prima di tutto, nelle controversie più semplici si può fare a meno del professionista e, poi, perché la procedura può essere svolta anche da altri professionisti (ad esempio i commercialisti) oppure anche da altri soggetti in possesso di una laurea breve che hanno partecipato ad un corso di formazione di 50 ore. Per tali motivi l’Organismo unitario dell’avvocatura (in sigla OUA) ha proclamato delle giornate di sciopero ed agitazione anche perché “rendere obbligatoria la conciliazione è contro la Costituzione”. Come conclusione finale si può affermare, senza ombra di dubbio alcuno, che il nuovo istituto per andare a regime avrà bisogno ancora di diversi mesi di gestazione in quanto in questa prima fase sono partite le domande di iscrizione all’albo dei mediatori da parte degli ordini professionali territoriali che devono poi essere registrate da parte del Ministero della Giustizia per diventare operativi. Sicuramente in questa fase iniziale saranno le Camere di Commercio ad essere destinate a fare la parte del leone, sia per una competenza ampia che hanno nel campo, sia perché in molti casi erano già operative durante i 12 mesi precedenti con il tentativo di conciliazione facoltativo. In base ad un indagine svolta dal giornale Italia Oggi Sette è emerso che dall’elenco tenuto dal Ministero della Giustizia vi è una disomogeneità della distribuzione territoriale delle camere di conciliazione. Sardegna e Valle d’Aosta non ne hanno, mentre nel Lazio ve ne sono 30 con 26 localizzate solo a Roma. In tutta la Lombardia ve sono 17, con sette localizzate a Milano. In Piemonte, invece, chi vuol risolvere una controversia con il nuovo istituto dovrà recarsi solo nella provincia di Torino dove ci sono gli unici cinque enti con sede principale nella regione (quattro a Torino ed uno a Ivrea). La Liguria è messa poco meglio, con quattro sedi a Genova ed una a Savona. Mentre dall’altro lato, in Campania ed in Sicilia c’è l’imbarazzo della scelta. Nella Campania sono, infatti, 25 gli organismi di conciliazione a disposizione, di cui 11 a Napoli e provincia, tre a Benevento e Caserta e quattro nella zona di Avellino. In Sicilia le sedi sono invece 24, con Trapani e provincia che conta sei sedi, mentre Palermo ne conta cinque e Catania quattro. Vedremo col passare del tempo se questo nuovo istituto decollerà! Il Ponte Vangelo 7 2 aprile 2011 La liturgia della Parola: IV Domenica di Quaresima Nella guarigione del cieco nato, il miracolato rappresenta al vivo la figura del credente illuminato dalla fede ricevuta nel battesimo p. Mario Giovanni Botta el Vangelo di Giovanni i miracoli compiuti da Gesù sono chiamati «segni» perché il lettore non si fermi al solo aspetto prodigioso ma ne scopra un significato ulteriore e immediatamente velato. La liturgia di questa quarta domenica di Quaresima ci propone uno di questi “segni”, la guarigione del cieco nato. Quale sia il significato nascosto, ma essenziale, di questo testo è chiaramente comprensibile in tre elementi fondamentali del racconto. I primi due elementi fondamentali sono i più evidenti: la luce e l’acqua. Esse sono per eccellenza simboli della presenza di Dio. Lo sfondo del racconto è quello della festa delle Capanne, celebrazione autunnale ebraica destinata a commemorare il pellegrinaggio di Israele nel deserto al tempo dell’Esodo. Nella N notte di questa solennità si accendevano sulle mura del Tempio di Gerusalemme torce, falò, bracieri che illuminavano fantasticamente la città santa. Il sommo sacerdote, poi, scendeva processionalmente alla piscina di Siloe per attingere, con un vaso d’oro, l’acqua da effondere sull’altare degli olocausti. La luce e l’acqua della piscina di Siloe sono anche gli elementi essenziali del miracolo di Gesù. Oltretutto egli entra in scena con la solenne proclamazione «Io sono la luce del mondo» che orienterà la comprensione di quello che avrebbe fatto e detto. Così il racconto del miracolo del cieco nato assume un riferimento esplicito al battesimo cristiano che nella Chiesa dei primi secoli era appunto detto «illuminazione». Esso ha una portata simbolica: il miracolato rappresenta al vivo la figura del credente illuminato dalla fede ricevuta nel battesimo. Nel Vangelo di Giovanni la simbolica dell’illuminazione assume tutto il suo rilievo per il fatto che si tratta di un cieco dalla nascita, situazione senza paralleli negli altri Vangeli. La simbolica della luce però funziona anche in senso opposto: i farisei “vedenti”, posti in presenza del miracolato, negano il segno e divengono “ciechi”. La prospettiva dell’evangelista abbraccia così il mistero Vangelo secondo Giovanni (Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38) In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. nella sua totalità: venendo nel mondo, la luce illumina oppure abbaglia, secondo le disposizioni soggettive degli uomini che sono illuminati. La struttura del racconto porta a una progressività: l’episodio del miracolo è seguito da una controversia tra il protagonista e i giudei e poi tra questi ultimi e Gesù, prima che si sviluppi il discorso finale. Il segno ha lo scopo di mostrare la trasformazione della condizione umana operata da Gesù. Qui si rivela nel Figlio l’opera salvifica del Padre. In quest’opera di salvezza è Gesù che prende l’iniziativa: egli “vede” la miseria dell’uomo e interviene senza che gli venga rivolta alcuna richiesta; più tardi, in seguito alla reazione dei giudei nei confronti del miracolato, Gesù lo incontra una seconda volta e gli parla esplicitamente del suo impegno spirituale. Non per nulla, nella liturgia della parola di questa domenica, si ascolterà anche uno splendido testo di san Paolo tutto intriso di luce: “Un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre. Tutto quello che si manifesta è luce. Svégliati, tu che dormi, e Cristo ti illuminerà!”. Sant’Agostino, giocando sul significato del nome della piscina, Siloe-Inviato (in realtà il termine significa “emissione d’acqua”), scrive: “Ormai sapete chi sia l’Inviato; se il Cristo non fosse stato ‘inviato’, nessuno di noi sarebbe stato ‘disviato’ dal peccato. Il cieco lavò dunque gli occhi in quella fonte che si traduce ‘Inviato’, fu battezzato cioè nel Cristo”. Questo testo di Giovanni, così come strutturato, pone il lettore a prendere posizione tra i personaggi del racconto: sarà come il cieco nato, aperto alla Parola oppure, come i suoi avversari, bloccato nel suo sapere acquisito? Sarà vedente o cieco? È un testo che ci fa comprendere come l’itinerario quaresimale sia, per ogni fedele, una forte proposta battesimale, cioè un energico e profondo invito a risalire alle nostre sorgenti, a ritrovare la nostra grandezza di figli di Dio, spesso appannata da tante realtà secondarie. Sei tu la nostra luce! Tu, o luce del mondo, ci sei venuto incontro e dallo stesso fango della nostra umanità ci hai fatto incontrare il tuo sguardo e aprendo i nostri occhi ti sei fatto nostra luce. Ti sei piegato su di noi e con tenerezza hai condiviso le nostre povertà; indicandoci il percorso da seguire ti sei fatto compagno della nostra vita. Più che uomo e profeta sei il Signore nostro. Più che taumaturgo e terapeuta sei il nostro Redentore. Illuminati dal tuo splendore donaci di essere sul lucerniere per fare luce alla nostra casa e fortificati dalla tua presenza rendici testimoni della tua salvezza. Luce da luce, sei tu la nostra luce! Amen. VIVERE LA QUARESIMA CON FEDE “Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano fra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opera di pietà e di carità, sacrifichino se stessi, compiendo più fedelmente i loro doveri e soprattutto osservano il digiuno e l’astinenza” a Quaresima è per i cristiani un tempo di penitenza con il quale essi cercano di conformarsi al loro divino Maestro Cristo Signore. I tipi di penitenza che i cristiani P. Innocenzo hanno scelto, sono Massaro* principalmente tre: Preghiera, Digiuno ed Elemosina. Il Codice di Diritto Canonico 1249 così legifera: “Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano fra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opera di pietà e di carità, sacrifichino se stessi, compiendo più fedelmente i loro doveri e soprattutto osservano il digiuno e l’astinenza”. La Santa Chiesa, nella prima lettura della Messa del mercoledì delle ceneri, con le parole del profeta Gioele, ci addita una pratica penitenziale di primaria importanza:”Così dice il Signore:Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, pianti e lamenti” (2, 12). 1) Nel prefazio, poi della S. Messa, ci incoraggia al digiuno, magnificandone i frutti meravigliosi: “Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno: con il digiuno quaresimale tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, infondi la forza e doni il premio. a) Il digiuno “vince le nostre passioni”. L Con il peccato originale nell’intimo dell’uomo si è provocata una fattura dando vita a due forze l’una contraria all’altra; la carne ha desideri contrari allo spirito (cf.Gal.5,16). b) Il digiuno “eleva lo spirito”. L’esercizio di mortificazione del corpo, ben lontano da ogni forma di stoicismo, non implica una condanna della carne, che il figlio di Dio si è degnato di assumere; anzi, la mortificazione mira alla “liberazione” dell’uomo. c) Il digiuno “infonde forza”. Attraverso il “digiuno corporale” l’uomo riacquista vigore ed energia e la “ferita inferta alla dignità umana della nostra natura dall’intemperanza, viene curata dalla medicina di una salutare astinenza”: “Metti un freno alla gola, dice l’Imitazione di Cristo, e tanto più facilmente dominerai ogni altra passione carnale” (I, 19,2). d) Il digiuno “dona il premio”. Non solo il premio di tutte le opere buone. Da quando Cristo ha redento il mondo con la sua Passione e Morte, ogni partecipazione alle sue sofferenze ha la virtù corredentrice di completare quel che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa (col. 1,24). La storia dell’apostolato compiuto dai santi penitenti lo conferma. L’osservanza al digiuno imposto dalla chiesa dovrebbe costituire il minimum delle nostre pratiche di penitenza. Una forte volontà e un cuore infiammato di amore divino possono molto anche su un corpo debole. Il digiuno sarà e deve esserlo, un sacrificio per la nostra povera natura. Il fatto di sentirlo quindi, non è ancora una ragione sufficiente per credercene dispensati. A quali sacrifici non ci si sottomette , oggi, nella pratica dello sport «per guadagnare un corona caduca» (1 Cor. 9, 25)! Quanti sacrifici per non ingrassare! Ma se per ragione di salute malferma o di un lavoro estenuante siamo scusati o legittimamente dispensati dal digiuno vero e proprio, sforziamoci di esercitare con maggiore fedeltà e gioia le mortificazioni che ci sono possibili, qualche piccola penitenza a tavola o nelle cose puramente voluttuarie, diligenza o assiduità nel lavoro, la pazienza e il silenzio nelle indisposizioni degli acciacchi, dell’età, nelle penose limitazioni imposte dalle circostanze. Tutto questo può esigere spirito di mortificazione ancor più di quanto ne esiga il digiuno corporale. Respingere ogni mortificazione esteriore come una ascetica medioevale sorpassata non è cristiano. “La vera penitenza non può prescindere, in nessun tempo, da un’ascesi anche fisica: tutto il nostro essere, infatti anima e corpo, anzi tutta la natura deve partecipare a questo atto religioso con cui la creatura riconosce la santità e maestà divina. 2) Con quale spirito digiunare. Come ogni nostra azione il digiuno trae il suo valore sia dallo spirito che dall’anima. a) Nella Messa di Quaresima, con l’invito al digiuno, leggiamo questo ammonimento: “Laceratevi il cuore e non le vostre vesti; ritornate al Signore vostro Dio”. (Gl. 2,13). La mortificazione esteriore deve essere quindi accompagnata dalla «conversione», cioè dal cam- biamento di mentalità e dal ritorno a Dio. b) Nel Vangelo (Mt. 6,16-18) l’insegnamento del Profeta è perfezionato dalla parola stessa di Gesù, che in sostanza ci dice: nelle opere buone penitenziali, non è l’aspetto esteriore quel che conta, ma l’umile spirito di comprensione che le accompagna. Riflessioni pratiche: a) il primo punto del nostro programma quaresimale deve essere una ravvivata comprensione per i peccati passati, una più energica lotta contro il peccato, specialmente contro il nostro difetto predominante ed abituale. Comprensione e lotta che devono determinare una «lacerazione», una ferita sanguinante e dolorosa: “Laceratevi il cuore”! Questo è un sanguinare che purifica e porta alla salute. b) Il vero spirito di penitenza ci spingerà a fare anche quelle opere penitenziali che ci sono possibili e le faremo con umile coscienza della nostra miseria! L’imposizione delle ceneri che abbiamo ricevuto all’inizio della nostra Quaresima, anche se sono state lavate dal nostro capo, esse però, sono rimaste nel nostro spirito e nel nostro cuore. Quelle ceneri ci richiamano ad una realtà veramente drammatica, per cui nessuno di noi può farsi giudice e censore dei propri fratelli. Miserere mei Domine, miserere mei! * Ordine Frati Minori Cappuccini 8 2 aprile 2011 MEDICINA E SALUTE Il Ponte a cura di Gianpaolo Palumbo LE MELE ANNURCHE PREVENGONO IL CANCRO DEL COLON a mela è il frutto che ha segnato la storia dell’umanità. Secondo la leggenda la mela è una invenzione di Dioniso, il dio protettore dell’ebbrezza, che donò la sua creatura, perfetta per la rotondità, ad Afrodite, indiscussa dea dell’amore. Se non fosse mai stata “inventata”, la storia della terra, che noi oggi conosciamo, non sarebbe stata la stessa. Per assegnare la mela (pomo) alla donna/dea più bella del mondo Paride combinò il guaio della Guerra di Troia, che, oltre agli “infiniti lutti trasse agli Achei”, ci ha fatto studiare Iliade ed Odissea per lunghi anni nella nostra formazione scolastica. La mela servì tanto all’unico eroe svizzero, Guglielmo Tell, per far venire i sorci verdi al figlio quando ne poggiava una sulla sua testa e provava e riprovava a centrarla in pieno. Saltando la mela di Biancaneve c’è da ricordare quella di Isaac Newton che, colpito sulla testa da una mela tra il 1664 ed il 1666 in una campagna inglese, dove si era rifugiato per sfuggire alla peste, risolse il grande enigma della forza gravitazionale. Morì nel 1954 suicidandosi con una mela avvelenata il grande matematico e studioso di logica inglese Alan Turing, che fece vincere la Seconda Guerra Mondiale agli Alleati decodificando tutti i codici segreti dell’esercito e dell’aviazione tedesca, italiana e giapponese. Turing, avendo gettato le basi dell’odierna informatica, oggi sarebbe stato più ricco di Bill Gates. Quando un vecchio adagio narrava la aneddotica L su:”con un mela al giorno ti levi il medico di torno” sembrava solo una battuta simpatica. Oggi potrebbe essere la realtà. Infatti la rivista internazionale sulla prevenzione e la ricerca sul cancro nell’ultimo numero di quest’anno pubblica un interessante studio dell’Università del Texas, in collaborazione con il Policlinico di Bologna e con un altro centro di ricerca dell’America del Nord, sull’impiego di estratti di mela nella prevenzione dei polipi intestinali e del cancro del colon. A dirigere lo studio uno dei tantissimi cervelli italiani emigrati negli Stati Uniti per la cronica mancanza di fondi per la ricerca nel nostro paese: il Prof. Luigi Ricciardiello, che da buon campano ha utilizzato per lo studio le mele annurche campane o anche di Giugliano in Campania. Ovviamente da Napoli sono partiti per il Nord America e per Bologna solo gli estratti concentrati delle famose mele rosse oggetto della ricerca. ll frutto del melo ha origini antichissime in Asia Centrale nel periodo neolitico. Nel mondo le varietà di mele arrivano quasi a settemila. In Italia le specie che si contano sono circa 2.000. Tutte hanno un potere antiossidante notevole perché contengono vitamine (Provitamina A, Vit. B1, B6, B12, E e C, acido folico insieme ai carotenoidi ed ai flavonoidi. La mela annurca è l’unica mela italiana di origine meridionale, anzi è riconosciuta la sua Indicazione Geografica Protetta per la sua tipicità. Le zone di coltivazione, oltre al territorio napoletano, sono quelle della provincia di Benevento, di Caserta e AGATA’: UN ANNO INSIEME ALL’ASSOCIAZIONE COOP Associazione Generale Attività Terapeutiche Anticancro c/o centro sociale Samantha della Porta – AVELLINO Telef. 320-7708706 email: [email protected] i è tenuto presso la sala del Centro Sociale Samantha della Porta in via Morelli e Silvati un’Assemblea dei Soci COOP per verificare non solo i risultati del bilancio economico triennale 2008-2010, ma anche S per individuare, nel perdurare della crisi, interventi mirati a migliorare i risultati economici mantenendo un forte impegno sulla convenienza e sulla qualità. Durante l’assemblea la dr.ssa Gaetana Aufiero, presidente sezione soci irpinia, ha dichiarato che la cooperativa COOP non dà solo risposte dal punto di vista economico ma si rapporta anche nell’ambito del sociale. Non a caso nell’ambito del convegno è stata ricordata anche la collaborazione del gruppo COOP con l’Associazione AGATA’, un produttivo connubio che vanta già un anno di vita in cui sono stati raggiunti importanti traguardi per lo sviluppo e la promozione di atteggiamenti e stili di vita sani. In primis ricordiamo il convegno dell’8 marzo 2010 dal tema “STAR BENE E BELLEZZA: IL RAPPORTO TRA BENESSERE E BELLEZZA” in cui si è discusso della prevenzione delle malattie attraverso stili di vita e di alimentazione. Un ulteriore momento di crescita si è realizzato con il progetto coordinato dalla U.O. di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera S.G. Moscati di Avellino dal titolo “LA CUCINA ENTRA IN ONCOLOGIA”. In tale contesto la dr.ssa Anna Villarini, ricercatrice e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, ha sottolineato l’importanza di creare un percorso di umanizzazione della medicina e ,nello stesso tempo, di educare ad un’alimentazione corretta atta a prevenire più che a curare. Questo stesso scopo, ha proseguito la dr.ssa Aufiero, ha indotto la COOP da ben trenta anni ad operare nella scuola e nella società con il progetto: ”EDUCAZIONE AL CONSUMO CONSAPEVOLE”. Con il progetto “CUORE DI SOLIDARIETA’ “ iniziato nel 2002 in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Avellino, ha continuato la dr.ssa Aufiero, i soci COOP di Avellino hanno donato grazie ai loro punti vendita un impianto stereofonico per musicoterapica alla Divisione di Ospedaliera di Geriatria del Moscati. Solidarietà continuata nel 2009 con la donazione di una “LIBRERIA RANDAGIA COOP” all’Unità Operativa di Pediatria, per contribuire con libri, arredi e strumenti informatici e didattici alla creazione di una scuola in ospedale per i piccoli degenti, ai quali sono stati già donati più di seicento libri. Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera allora l’unione COOP - AGATA’ può sicuramente contare su nuovi ed ambiziosi progetti da realizzare. A cura di Maria Portanova del basso Lazio. La “regina delle mele” deriva il suo nome da “male orcula”, perché prodotta “intorno all’Orco”, cioè intorno al Lago d’Averno nei pressi di Pozzuoli che si pensava essere l’ingresso dell’oltretomba. Nei dipinti degli scavi di Ercolano vi sono raffiguranti alcuni pranzi dei grandi signori dell’epoca che non facevano mancare sul loro tavolo le ceste ripiene di mele “anorcole”o annorcole”. Ai tempi in cui la Campania era ancora “Felix” i romani usavano largamente, oltre ai rinomati vini nostrani anche questo frutto rosso dalla polpa croccante, soda, acida, aromatica e soprattutto gustosa. Quando si dice romani si intende l’elite: dagli imperatori ai consoli, ai questori, ai generali ed ai senatori. Fin dall’epoca i governanti hanno sempre apprezzato le cose migliori. Ovviamente l’esperimento è stato condotto sui topi di laboratorio che sono stati divisi in due gruppi: ad uno è stata imposta una dieta bilanciata ed all’altro una dieta con caratteristiche occidentali: ricca di grassi e con poche fibre. Ad entrambi i gruppi sono stati somministrati calcio e Vitamina D. Successivamente i topi sono stati divisi a random di nuovo in un gruppo che beveva acqua e un altro che beveva estratto di cinque mele annurche sciolto in acqua. Si è svolta poi l’ interessante analisi degli animali dei due gruppi ed è stato visto che: l’estratto di mela annurca riduceva il numero e le dimensioni dei polipi intestinali nei roditori che l’avevano bevuto. Nei topi che, oltre all’estratto di mela avevano anche seguito la dieta bilanciata, si trovavano i polipi più radi e meno espansi. Nell’altro gruppo che, oltre alla dieta occidentale non prendevano la mela, si riscontravano i polipi in coppia col tumore del colon. Da questa ricerca è stato facile dedurre che i polifenoli estratti della mela annurca hanno certamente proprietà chemiopreventive sui polipi intestinali. I polipi intestinali sono quelle formazioni che possono portare al cancro colon rettale. Tale azione si basa sulla proprietà antiossidanti della mela che porta all’ipometilazione del DNA, meccanismo a sua volta che previene il cancro. I polifenoli che si trovano in natura sono una gran bella famiglia di 5.000 molecole organiche che per la maggior parte, provengono dal regno vegetale. Essi sono antiossidanti naturali prodotti dal metabolismo secondario delle piante. I polifenoli per la loro origine vegetale sono molto utili nel rimuovere dal nostro organismo i radicali liberi il che significa positivi effetti sul sistema cardiovascolare, sul rallentamento dell’invecchiamento e sull’arresto della crescita tumorale. Per fare qualche esempio molto conosciuto ricordiamo tra i polifenoli più “utili” le procianidine, le leucoanticianidine ed i tannini. Il vero problema è la loro bassa biodisponibilità. Per evitare tante problematiche patologiche bisognerebbe che il loro numero all’interno del nostro organismo sia di molto superiore al livello attuale. La nostra futura maggiore longevità passa, oltre che legata ad una vita più naturale, più sana e più movimentata in senso fisico, anche per la potenziale, ma possibile, produzione di polifenoli biodisponibili. Ci aspettiamo che il successo della mela annurca faccia confluire la ricerca su additivi alimentari che integrino le nostre diete per un domani con minori malattie e con ridotte patologie oncologiche. “PROGETTO SALUTE 2011” Il Servizio dell’ASL Avellino sarà attivo da Aprile fino a Dicembre Sergio Florio arte oggi, con l’inizio del mese di Aprile, il progetto Salute 2011. Si tratta di una campagna itinerante di prevenzione e informazione riservata ai cittadini irpini: una pregevole iniziativa realizzata dall’ASL Avellino diretta dall’ingegner Sergio Florio- Commissario Straordinario. Da Aprile fino a Dicembre, nei giorni di Sabato e Domenica, per un totale di trentasei giornate operative (con esclusione del periodo estivo di ferie), quattro camper con dotazioni speciali e strumentazione tecnologica d’avanguardia faranno tappa in numerosi centri dell’Irpinia (vedi schema sopra) con medici specialisti e personale infermieristico dell’ASL Avellino, coadiuvati dal personale volontario dell’Associazione House Hospital,per effettuare visite mediche e test specifici per la prevenzione e la diagnosi precoce di malattie dermatologiche, patologie cardiovascolari, della tiroide,patologie ginecologiche,patologie prostatiche e, infine, del diabete. Nel corso della conferenze stampa, che si è tenuta mercoledì scorso, il Commissario Sergio Florio ha presentato l’iniziativa sottolineando l’importanza della prevenzione che ha tra gli obiettivi quello di portare la struttura sanitaria direttamente dai cittadini, una sanità che potremmo definire, utilizzando le parole dell’ingegnere Florio,”a chilometri zero”. E’ importante anche sottolineare i costi estremamente contenuti dell’operazione, in un momento, tra l’altro, in cui resta acceso il dibattito sulle spese “facili e inutili-(ndr)-” della Sanità in Campania, sostenute negli anni precedenti e che hanno portato alla necessaria revisione dei piani di spesa. Il Progetto Salute 2011 ha ricevuto il patrocinio morale della Presidenza del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, Provincia di Napoli, Provincia di Salerno, A.I.O.M. (Associazione Italiana di Oncologia Medica). P Il Ponte 9 2 aprile 2011 VILLA PARADISO CASA ALBERGO PER ANZIANI Via Orto Campitelli, 3 83050 Parolise (AV) Tel. 0825 - 986496 - Fax 0825 - 558952 www.gruppoinsieme.com email: [email protected] VILLA PARADISO offre ampi spazi sia all’interno che all’esterno della struttura, presentandosi con due piani organizzati che dispongono di molteplici servizi, stanze con bagno e doccia in camera, televisione, telefono a richiesta, possibilità di personalizzare la stanza con il proprio arredo, Sala Tv, Sala Lettura fornita quotidianamente di giornali, riviste e libri, un punto Tisaneria, due ambulatori medico ed infermieristico per tutte le necessità sanitarie degli ospiti e per la pianificazione terapeu- tica dei presidi medici. É attivo inoltre il CENTRO DIURNO INTEGRATO, che dà la possibilità di trascorrere la giornata presso VILLA PARADISO per poi fare ritorno presso la propria dimora in serata, e il S.A.D (servizio di assistenza domiciliare) già attivo da anni, che permette ad un’équipe socio-sanitaria qualificata di assistere direttamente al proprio domicilio persone in situazione di bisogno. Via Roma, 146/150 - Atripalda (Av) - Tel. 0825.624416 www.sposapiù.it - info@sposapiù.it CENTRO FISIOTERAPICO IN OFFERTA SPECIALE Agnello euro 5,99 al Kg Bistecca di filetto (fiorentina) euro 8,99 al kg Petto di pollo (intero) euro 4,99 al kg Cosciotto di pollo euro 2,99 al kg 10 2 aprile 2011 Il Ponte Aerei da guerra solcano di notte i nostri cieli Dialogo sull’andare in guerra per non fare la guerra l rombo di due aerei ci ha svegliato nel cuore della notte. Affacciati alla finestra, abbiamo intravisto vagare lentamente nell’etere illuminato dalla luna, sospinte dai lievi venti, impregnati di sentori quasi primaverili, le ombre dei due filosofi, che già abbiamo avuto modo di conoscere: Teone di Michele Smirne, Medioplatonico, ed Enomao di Gadara, Zappella Cinico. Seguivano, con sguardo incuriosito e inquieto, le scie degli aerei, graffianti il cielo come fulmini. Dopo i primi istanti di silente osservazione, i due hanno iniziato un dialogo che riportiamo fedelmente. Teone – Sono aerei da guerra che puntano verso la Libia, aerei italiani o stranieri partiti da basi italiane. Vanno in missione di pace. Enomao – In missione di pace ? Ma che dici ? Ti pare logico che aerei, dotati dei più sofisticati armamenti di ultima generazione, pronti a lanciare missili e bombe, siano strumenti di pace ? E per di più, impegnati in un teatro di feroce guerra civile tra governativi e insorti ? Teone – Vorresti forse dubitare della giustificazione che il ministro Frattini ha dato sull’impiego dei nostri aerei ? Egli ha assicurato che andiamo in Libia, non per fare la guerra, ma per impedirla. Enomao – Questa è proprio bella ! In Libia c’è guerra, quindi se andiamo in Libia, andiamo in guerra… Teone – Non perdi mai la dannata abitudine a rifugiarti nei sillogismi, nelle sottigliezze e nelle sofisticaggini che, cinicamente, imbrogliano le carte. Andiamo in guerra, è vero, ma per non farla… Enomao – Perchè andare allora? A vedere come la fanno gli altri ? A controllare se i missili dei francesi e degli americani vanno a segno ? O se i mercenari di Gheddafi massacrano per bene i civili ? Teone – Non riesci proprio a capire la profondità filosofica dell’affermazione di Frattini: andiamo in guerra, non per farla, ma per impedirla. Frattini è il Niccolò Cusano della nostra era. Il suo sublime intelletto è capace di superare il comune modo di ragionare che tiene distinti gli opposti, nel nostro caso: guerra e pace, sulla base del principio di non contraddizione. Invece, come un’aquila che volteggia nelle vertiginose altezze del pensiero, Frattini si innalza al di sopra dell’affermazione e della negazione, e giunge, con un atto di divina intuizione, alla “coincidentia oppositorum”: in guerra senza guerra. Enomao – Se Frattini fosse stato un mio scolaro, lo avrei buttato fuori dalla mia cerchia, per eccesso di quella malizia furbesca che cela quello che veramente vuole e rivela quello che effettivamente non vuole. Teone – Frattini è un filosofo di razza. Sono convinto che Raffaello, se fosse vissuto ai giorni nostri, anziché affrescare la celebre Scuola di Atene, nella Stanza della Segnatura in Vaticano, avrebbe dipinto la Scuola di Palazzo Chigi, nella sede I del Governo italiano. Immagino che avrebbe posto Frattini al centro di convergenza delle linee prospettiche, tra Platone e Aristotele, inginocchiati ai suoi piedi e pendenti dalle sue labbra. E tutt’intorno, i ministri, degnissimi compagni di Frattini, menti eccelse, pozzi inesauribili di scienza e di cultura, maestri della più raffinata speculazione filosofica, abili architetti delle più ardite concezioni metafisiche, modelli incomparabili di un’etica rigorosa, che imbeve coerentemente le loro scelte politiche ed economiche, volte esclusivamente al bene comune, a sollevare gli indigenti, a rispettare le leggi, a pensare al futuro dei giovani, a ridistribuire equamente la ricchezza prodotta, a denunciare i comportamenti palesemente immorali. Enomao – Bum, bum ! Svegliati dalla sbronza idealistica che appanna le tue capacità di giudizio. Teone – Frattini e i governanti italiani sono uomini di pace, per questo vanno in guerra, insieme a quei grandi pacifisti che sono CRESCE L’EMERGENZA Gli interventi della Caritas Italiana in Libia e in Nordafrica a nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile». È quanto ci ha detto S.E. Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni. Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili. Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare «commossa vicinanza», ha chiesto «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana». A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati che si sono messi a disposizione. Padre Sandro Depretis, sacerdote trentino rientrato in Libia poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose – dice padre Derpretis – altri sono stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli stessi libici». Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e bombardamenti, sia a Tripoli che a Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto, nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata. Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi. Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas diocesana di Avellino tramite C/C POSTALE N. 14434831 specificando nella causale: “Emergenza Nord Africa 2011”. «L Obama, Sarkozy e i generali della Nato. Enomao – Vanno in guerra in Libia, per impedire una guerra civile ? E perché non vanno in guerra pure in Costa d’Avorio, per impedire il baratro di una guerra intestina, in cui quelle popolazioni stanno precipitando di nuovo, a distanza di appena sette anni ? Teone – Non saprei… Enomao – Te lo dico io. In Libia c’è il petrolio, in Costa d’Avorio c’è l’olio di palma. Teone – Vorresti insinuare che le potenze occidentali, che si sono arricchite negli ultimi secoli con il colonialismo sfruttatore e imperialista, non hanno smesso i panni di ingordi dracula, che bevono il sangue dei poveri fino all’ultima goccia ? Quindi, esse andrebbero in Libia, simulando intenzioni pacifiche, per approfittare della ribellione in atto, onde scalzare Gheddafi e farsi amici i rivoltosi, che le privilegerebbero nelle future forniture di petrolio. Enomao – Mi accorgo che incominci a scendere dal mondo delle Idee. Teone – Ma, allora, l’Italia correrebbe il rischio di essere emarginata dal lauto banchetto a base di gas e di petrolio. E crollerebbe la politica estera italiana che si è fatta amica Gheddafi, fino a costringere il nostro Berlusconi, il guascone di Arcore e di Antigua, a baciargli le mani, oltre a procurargli una nutrita schiera di belle ragazze, invogliate a prezzo di mercato a sorbirsi la logorrea coranica del rais libico. Enomao – Per questo, il governo italiano si è visto costretto a cambiare direzione, dopo tanti ondeggiamenti per capire dove spirasse il vento. Sopravanzati dalla furia pacifista dei francesi e degli inglesi, oltre che da quella degli americani, pacifisti per eccellenza, Berlusconi, Frattini e compagnia, prima hanno dato le basi militari, poi gli aerei alla missione internazionale dei benefattori dell’umanità, scesi in campo per esportare la democrazia delle multinazionali e dell’alta finanza anche in Libia. Teone – Insomma, si sono accodati, loro malgrado, nella corsa agli armamenti di pace che servono ad andare in guerra per evitare la guerra. Enomao – Si sono intromessi, però, nella scomoda posizione del classico vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Teone – In più si sono attirati l’ira funesta di Gheddafi, che li ha bollati come traditori. Enomao – Questo conta poco, se Gheddafi sarà “invitato” a scendere da cavallo. D’altro canto, cambiare alleato in corso di operazione, appartiene alla più nobile tradizione politica dell’Italia unita. L’Italia fu, nel 1882, la principale sostenitrice della Triplice Alleanza, con la Germania e l’Austria-Ungheria, tranne poi, nel 1915, a denunciarla per entrare in guerra a fianco della Francia, della Gran Bretagna e della Russia. Nel 1940, l’Italia incominciò la guerra insieme alla Germania nazista e la concluse, poi, contro di essa. Teone – Dunque, gli italiani sono gli specialisti mondiali del voltafaccia, del camaleontismo più sfrenato. Nell’anniversario dell’unità, nulla è cambiato nel loro costume politico che è quello di cambiare sempre, secondo il più bieco opportunismo. Viva l’Italia ! Il Ponte 11 2 aprile 2011 Rubrica “TERRAVERDECIELOAZZURRO” Ecologia profonda: guardare alla Terra è avere Dio dentro di sé Intervista con Guido Dalla Casa Max Wertheimer, nel 1912, nell’articolo che ha posto le basi per sistematizzare la teoria della forma (Gestalt) scrisse che “la forma non è data Virginiano Spiniello dalla semplice somma dei suoi elementi ma è qualcosa di più, di diverso”. In quel momento la psicologia si stacca dallo strutturalismo e si oppone anche al comportamentismo proponendo un modello in cui la percezione non è più vista come una associazione di elementi staccati tra loro, ma come un fenomeno immediato e totale. Oseremmo dire, forse per ora impropriamente, olistico. Nel 1962 Maslow e Rogers nel manifesto della “Associazione per la Psicologia Umanistica”, in alternativa ai comportamentisti skinneriani e alla psicoanalisi, ipotizzano una teoria fondata sull’Autorealizzazione del Sé; quindi su una coscienza dei propri bisogni e motivazioni e una comprensione delle proprie emozioni che conduce l’individuo alla consapevolezza dei propri limiti e capacità realizzando, così, la propria vera identità. Anche grazie a questi presupposti nel 1973 Arne Naess, nell’articolo “The Shallow and the Deep, Long-Range Ecology Movement”, pone le basi per quella che sarà la piattaforma dell’Ecologia profonda (o Ecosofia). Nel 1984 con George Sessions stabilisce gli otto principi che comprendono il valore intrinseco della vita: indipendenza dall’utilità, il valore costitutivo della biodiversità, la riduzione della popolazione umana e del suo impatto sull’ecosistema, la consapevolezza del rischio di tale impatto, il cambiamento dei comportamenti, in primis la comprensione del valore intrinseco o inerente. Infine l’ultimo principio, valido per chi concorda con le asserzioni precedenti: adoperarsi per attuare il cambiamento! E’ molto difficile riuscire a condensare l’universo variegato che appartiene al deep ecology movement. Certo è che il senso della vita discende dall’alto e permea lo spirito dell’uomo e gli fa riconsiderare il suo atteggiamento presuntuoso: la Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. In questo numero e nel prossimo ce lo spiegherà Guido Dalla Casa, ingegnere, docente, scrittore, esponente di spicco del movimento italiano e autore di “Ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo” per i tipi di Arianna Editrice. Dall’ecologia di superficie all’ecologia profonda. Ritieni sia davvero possibile? Ritengo che sia possibile, ma in tempi molto lunghi. Tutti i cambiamenti di paradigma hanno richiesto diversi decenni, o anche qualche secolo. Il cambiamento di cui stiamo parlando è veramente profondo per la cultura occidentale, spaventosamente antropocentrica da tempi lunghissimi. Quale è la situazione del movimento ecosofico in Italia, quali sono le sue prospettive? Il movimento è appena nascente, numericamente è molto piccolo ma in rapida crescita. La grande maggioranza degli italiani ne ignora completamente l’esistenza, anzi non sospetta neppure che possano esserci idee del genere. Del resto tutti i movimenti di pensiero che corrispondono a cambiamenti profondi sono nati da piccolissime minoranze. La rete ecologica profonda in Italia è ai primi passi. Non sappiamo ancora esattamente come procedere, vedremo come si svilupperà l’iniziativa man mano che avanza. Per ora è una rete su internet, poi si vedrà se farla diventare un’Associazione. Ci sono altre piattaforme e altri movimenti compatibili con l’ecologia profonda, pur essendo di origine diversa. Come esempi, oltre al movimento per la decrescita, l’ecopsicologia, la critica alla civiltà, le filosofie native, il movimento Zero, il bioregionalismo e qualche movimento a sfondo spiritualista. In genere si considerano congruenti quelle realtà che non sono in contrasto con la Piattaforma o gli otto principi dell’Ecologia Profonda, come formulati da Naess, Sessions e Rowe. La natura dell’ecologia profonda si potrebbe così sintetizzare (dal sito www.deep-ecology.com): L’Ecologia Profonda è: 1) Una filosofia – un sistema ecocentrato completo ed internamente coerente (ecofilosofia) 2) Una visione del mondo – un modello o paradigma teso a sostituire la visione del mondo scientifica-industriale 3) Un movimento – l’ultimo principio della Piattaforma (n. 8) invita all’azione 4) In via facoltativa, una religione – gli ecologisti profondi guardano la Natura come dotata di valore intrinseco, o sacra. Quale è il ruolo dell’uomo nei prossimi anni? Quale dovrà essere la sua nuova modalità NELLA CASA DEL PADRE LUTTO SPAGNUOLO Ha lasciato, prematuramente questa vita terrena all’età di 35 anni, unendosi in cielo al padre Costantino, l’AVV. GIANDOMENICO SPAGNUOLO lasciando in un immenso dolore la madre Rosina Fabbo, la sorella Annarita con il marito Pierpaolo Maglio, l’adorata nipotina Maria. Al cordoglio della famiglia si unisce l’intera redazione del giornale. di interazione? E come ce la farà… L’uomo potrà avere molte culture diverse, purché siano compatibili con la Vita della Terra. Le modalità di interazione saranno quelle di una parte rispetto al Tutto, di un gruppo di cellule in un Organismo: la Vita e la buona salute dell’Ecosistema dovranno essere il primo valore di ogni cultura umana. La varietà è essenziale per la Vita della Terra. L’uomo ce la farà soltanto se i valori della civiltà occidentale non invaderanno tutto il mondo, oppure se si modificheranno in modo abbastanza rapido. L’uomo o la natura. Sono l’uno alternativo all’altra? Penso proprio di no. L’uomo è una parte della Natura, che è il primo valore. E’ necessario rendersi conto di questo, altrimenti non è possibile durare per tempi lunghi. La contrapposizione è presente solo in alcune culture umane, fra cui l’Occidente. In realtà noi siamo Natura. Il senso della Terra, del rispetto della terra è da te attribuito primariamente alla cultura animistica e individui una cesura nella cultura cristiano giudaica che dà all’uomo il ruolo di dominatore. Ma non è forse vero che tutti gli uomini che hanno fede e hanno Dio dentro di sé e in particolare i mistici non possono che concordare con la necessità di difendere la nostra terra? Le culture animiste e molte delle culture orientali non avevano il distacco abissale fra uomo e Natura che caratterizza le religioni e le visioni del mondo nate nel Medio Oriente e che si ispirano all’Antico Testamento. Questo non significa necessariamente che l’insegnamento di Cristo rientri in questa categoria: la parola di Gesù assomiglia più al Buddhismo Mahayana che alla visione del mondo della cultura giudaica, da cui è molto lontana; tuttavia la Chiesa cattolica si è tirato dietro dai primi secoli tutto l’Antico Testamento. Non credo che la Chiesa attuale possa veramente riconsiderare la sacralità di Madre Terra: in una visione del mondo a sfondo panteista, come quella dell’Ecologia Profonda, non c’è alcun bisogno di intermediari. Inoltre anche nel nuovo corso ogni riferimento al mondo naturale è molto blando, molto debole, tutto resta fatto per l’uomo, unico depositario di valori. Forse però potrà verificarsi un avvicinamento della Chiesa alle idee dell’ecologia profonda sulla base di un punto comune: il rifiuto del materialismo e dello scientismo cartesiano, oltre al riconoscimento di una profonda spiritualità nel mondo. Temo però che la Chiesa non rinuncerà all’antropocentrismo esasperato che ha caratterizzato tutta la sua storia. Concordo sull’idea che i mistici di tutte le estrazioni abbiano ben presente l’idea di difendere la nostra Terra. [fine prima parte continua nel prossimo numero…] ECO FLASH NEWS DI DAVIDE MARTONE L'UNIONE EUROPEA E LA CRISI DEL NUCLEARE Fukushima, crisi di coscienza generale, ma un gruppo di irriducibili italiani... L'incidente di Fukushima sembra aver illuminato molti dei Governi mondiali, spingendoli a una retromarcia sul nucleare. Prima a cambiare idea è stata la Germania, che ha deciso di chiudere 7 centrali, investendo 20,4 miliardi di euro nelle rinnovabili. Il Ministro dell'Ambiente Norbert Roettgen, favorevole a eolico e fotovoltaico, ha infatti affermato che “la politica ecologica è la politica del futuro, anche per l'economia” (fonte: La Repubblica del 16 marzo). Cosa che sembra aprire la strada a un processo di abbandono del nucleare a favore di un'energia più pulita e, soprattutto, sicura. Decisione analoga, quella del Governo cinese, trasmessa con un comunicato dall'agenzia Xinhua, secondo cui “La Cina ha sospeso i procedimenti di approvazione per la costruzione di nuove centrali nucleari, in modo da rivedere le norme di sicurezza in seguito all’esplosione in una centrale giapponese” (fonte: il Fatto Quotidiano 17 marzo). Forte è l'attenzione sulla questione della sicurezza nucleare, per cui il Governo ha disposto dei controlli su tutte le centrali in funzione. Ultima, ma non meno importante, l'opinione dell'eurodeputata francese Sandrine Bélier, che, riferendosi agli italiani, dichiara: “Voi avete ancora la possibilità di scegliere, fatelo, scegliete di non correre i rischi dell’energia atomica. Fate di tutto per rimanere senza nucleare.” La Bélier esprime i suoi dubbi anche sull'accordo italo-francese, che “distrugge le energie pulite contro gli interessi di tutta Europa” (da Il Fatto Quotidiano del 15 marzo). Fa riflettere che la Francia, grande esportatrice di energia prodotta dal nucleare, possa fare un passo indietro sull'utilizzo dell'atomo. Sembra quasi che, dopo quanto successo in Giappone, ci sia una specie di crisi di coscienza generale, anche da parte di chi, fino a poco tempo fa, credeva fortemente nel nucleare. É una situazione – parafrasando il famosissimo fumetto “Astérix e Obélix” - da veni, vidi, vici nella mente di tutti i Governi mondiali. O, almeno, quasi tutti, perche c'è un gruppo di irriducibili “gallo-italiani” che non si arrende neanche all'evidenza. Molte sono, infatti, le conferme sulla posizione del Governo italiano, tra cui quella del Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo. Nonostante ciò, sembrano spuntare qua e là delle riflessioni più o meno serie. Riflessioni, o meglio, dichiarazioni, come quelle di Umberto Veronesi, Presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, secondo il quale bisogna “mettere da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda”, considerando che “il mondo non può fare a meno del nucleare per sopravvivere, tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati” (fonte: La Repubblica 17 marzo). Tutto in contrasto con il Governo, che avrebbe già deciso quali Regioni ospiteranno le nuove centrali e i siti di stoccaggio delle scorie, tra cui Sicilia, Campania, Basilicata, Puglia, Lazio, Veneto, Piemonte e Sardegna (da Il Fatto Quotidiano del 15 marzo). Dopo il disastro nucleare di Fukushima c'è finalmente un senso comune di responsabilità da parte dell' Unione Europea e delle potenze mondiali, ma l'Italia... 12 2 aprile 2011 Il Ponte ++( +&-,-!,*)',-"+-*!(,*'*-)&+()-(*&*- )&%+- +&-( ,((+ " *'-,(-!!!" )'"+-,-&)!),-+-(+-&)!)+-$+((+- )&&*"",+-$,-%%%)-%)(,) *##*'*-"*'%&,,&+-)-#*#%+'+&+-,-*(%,-,'%+&+'%,-"+-*!',-)''*-,-*'$,-$+(( ,((+ &+'$*'*- *##,,(,-*##*'*-)&(*-),%)'$*-!(,-)',)',-)-"* ,()&+-(+-#"+$+-)((+!)%+-)( *$+((*--+-"*'#+!')'$*(+- *,-,'-#%)-",#)-),-"(,-,-#*'*-,'- &+,*-",'+ ,)!!,-$,-!& *-)-)$&,$-,'-*"")#,*'+-$+(()-,*&')%)-*'$,)(+-$+(()-,*+'%- +&-)!!,*&,-,'*&),*',-,++(,% 800.348.348 !"""!""!!"" Il Ponte 13 2 aprile 2011 Cultura, Arte & Spettacoli Lo Scaffale Letterario LIBIA CENT’ANNI DOPO. IL PRESENTE CI RICORDA IL PASSATO Scrittori libici eati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio». Con l’alito di queste parole estratte dal vangelo di Matteo, sabato sera, nella parrocchia Antonietta di San Gregorio VII, il dell’Amore Gnerre Movimento Familiare ha programmato una veglia di preghiera «per coloro che sono coinvolti nella drammatica situazione della Libia». In questa rubrica - dedicata ai libri in generale- anche noi vogliamo portare un pensiero di pace verso la Libia. Certamente il nostro sguardo resta incentrato su quelle persone che della parola scritta hanno fatto il punto centrale della propria esistenza. Le pagine di un libro come affascinante viaggio nel passato, nel presente e nel futuro di un luogo. L’autore che vi presentiamo è Ibrahim al Koni nato nel 1948 a Gadames, nel deserto occidentale libico; terminati i suoi studi a Mosca lavorò nel Libyan Bureau in Polonia. Inoltre, ha svolto la professione di giornalista e ha scritto il suo primo racconto nel 1968. Da allora ha pubblicato oltre venti volumi ambientati rigorosamente tra il deserto libico e le Alpi svizzere, e in altri luoghi del mondo dalla Thailandia alla Russia. È anche autore di numerose raccolte di racconti e di romanzi tra cui al Tibr (La polvere d'oro, 1990), al Magius (I pagani, 1991), la quadrilogia al Khusuf (L'eclissi, 1991), Nazif al hagiar (La pietra sanguinante, 1992), al Fam (La bocca, 1994), al Saharah (I maghi, 2 vol., 1994-95). Cresciuto nelle ampie distese della polvere d’oro vive oggi ritirato sulle Alpi svizzere e nei suoi romanzi trasferisce i temi del potere e della tirannia in forma metaforica. Il romanzo “Polvere d’oro” è ambientato nel deserto libico e il destino di Ukhayyad si confronta con la vita del suo cammello. La storia «B è realizzata con un florilegio di riflessioni unite da un fil rouge che percorre tutte le pagine senza mai tradirsi. Il personaggio della storia e il suo cammello camminano insieme, percorrono un mondo che si esprime con la lingua dei ginn, nature incorporee mezzi uomini e mezzi angeli. Ma un vincolo che va oltre l'umana comprensione si scontra con la rigidità delle leggi sociali, l'affetto di Ukhayyad per il cammello non può sostituire quello per una moglie e un figlio, e chi osa tradire i codici deve pagare. L'unica via d'uscita è allontanarsi dalla tribù, dove la febbre dell'oro non l'amore regola le relazioni fra gli uomini. Alla fine, privo della comprensione della propria comunità d’appartenenza Ukhayyad vivrà in se stesso, chiuso nella proprio realtà misteriosa e magica. Sarà proprio questo continuativo contatto con il primordiale e con la natura a persuadere il giovane del fatto che la sua infelicità è legata a tutto ciò che è materiale. Pertanto la salvezza dovrà necessariamente passare attraverso la purificazione: “Qui è facile librarsi per congiungersi con la solitudine eterna dell'orizzonte e dello spazio, che conduce in un luogo che è al di là dell'orizzonte e oltre lo spazio. Verso l'altro mondo e l'altra vita sì l'altra vita”. Un libro che ci fa comprendere l’importanza di un luogo e il fascino di un frammento di storia e di polvere con un anelito di spiritualità che abita in profondità ogni vicenda umana. Un libro da tenere tra le mani in questo periodo così drammatico per la Libia. UN LIBRO PER RIFLETTERE Quando leggere diventa un mezzo per comprendere la vita di tutti i giorni. A cura di Claudia Tucci dissea all'alba: la caduta dei nuovi Giganti? La caduta dei giganti è l'ultimo libro di Ken Follett, famoso scrittore britannico di fama internazionale. E' il primo volume di una trilogia la “The century trilogy “ che tratterà la storia del mondo a partire dal 1911 (l'incoronazione di re Giorgio V d'Inghilterra). Lo stile narrativo del romanzo si discosta un po' da quello cui gli affezionati lettori di Follett sono abituati: a partire dal piccolo (la storia di cinque famiglie dislocate in varie parti d'Europa), lo scrittore racconta le dinamiche politiche e storiche per cui si è arrivati allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, fino alla rivoluzione russa, alla nascita delle suffragette fino al 1924, per giungere a guerra finita e condizioni di pace accettate. La storia inizia narrando l'entrata nel mondo del lavoro di Billy Williams, un ragazzo di Aberowen in Galles, che a 13 anni inizia a lavorare in miniera come gran parte degli uomini del paese. La storia della sua famiglia s'intreccerà con quelle dei Fitzherbert, aristocratici britannici proprietari della miniera dove lavora;dei Von Ulrich, nobili tedeschi; dei Dewar, il cui figlio Gus è il giovane assistente del presidente americano Wilson e dei fratelli Pevkov, due giovani russi le cui vite prenderanno due strade completamente diverse. La cosa che affascina maggiormente di questa magnifica epopea è proprio il racconto dei motivi che hanno spinto i vari paesi europei ad entrare in guerra. Con il pretesto dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando,erede al trono austriaco, i paesi europei più potenti tramarono, usando come capro espiatorio la Germania (l'unico paese a sbilanciarsi nell'entrare in guerra credendola “facile”), per raggiungere la supremazia sugli altri stati europei. La guerra si complica inaspettatamente per tutti,aggravata anche dalla rivoluzione bolscevica in Russia, divenendo un'ecatombe di enormi proporzioni, fino all'illuminante intervento americano che pone fine al conflitto riducendo la Germania in miseria e gettando le basi per la nascita del nazionalsocialismo. Fa riflettere il fatto che una delle guerre più sanguinose della storia mondiale sia nata con l'idea di una guerra “veloce”, un pretesto usato dai “giganti” per fare gli interessi (per lo più coloniali) dei propri paesi, sottovalutata e divenuta una bomba esplosa ed incontrollabile. Alla luce dei fatti avvenuti in Libia negli ultimi giorni è giusto chiedersi se questa non sia una guerra altrettanto interessata ed altrettanto sottovalutata. La caduta dei Giganti, degli antichi potenti della Terra ci ha insegnato qualcosa? O i Giganti contemporanei stanno commettendo i medesimi errori? Ai posteri l'ardua sentenza... “Durante la guerra, ogni veterano qui presente sa che la sua vita è stata messa inutilmente a rischio da ufficiali stupidi, e molti di noi sono stati salvati da un sergente intelligente.” ripoli bel suol d’amore …”cantava Gea della Garisensda nei teatri italiani, vestita unicamente del tricolore. Era il 1911, cento anni fa, e l’Italia entrava in guerra contro la Libia, o meglio contro Tripolitania e Cirenaica, le sue maggiori regioni, per sottrarle al controllo dell’Impero Ottomano. Già nel 1881 la Francia aveva occupato la Tunisia, approfittando dell’appoggio della Gran Bretagna che non avrebbe accettato che il canale di Sicilia fosse controllato interamente dall’Italia. Tra interventisti e oppositori, l’Italia si spaccava. Perfino intellettuali del calibro di Giovanni Pascoli si dichiararono favorevoli all’azione italiana in nord Africa, intravedendo con questa una soluzione all’emigrazione che caratterizzava l’Italia da poco unita. Forti gli interessi della Banca di Roma, che spinse verso la guerra con decisione. Ad opporsi il mondo operaio dei sindacati e le frange socialiste più estreme, tra cui iniziava a emergere la figura di Benito Mussolini. Capo del governo era Giolitti. Il re Vittorio Emanuele III. Per il cinquantenario della fondazione del Regno d’Italia, nel 1911 il Ministro del Tesoro, on. Salandra propose alla Commissione tecnico artistica monetaria di dare incarico allo scultore fiorentino Trentacoste perché coniasse una serie di monete che celebrassero l’evento. Il costo della guerra coloniale fu enorme: circa un miliardo di Lire di allora. Dal punto di vista geografico, la Libia era formata da due altopiani separati dalla pianura della Sirte e dal deserto del Fezzan alle loro spalle. Davanti il mare. Quando l’Italia entrò in guerra, era convinta di avere dalla sua parte le popolazioni locali, a causa di errate valutazioni della situazione politica interna, che convinsero il governo italiano a risparmiare costose e lunghe azioni di preparazione dei capi locali. Questo comportò la cattiva valutazione complessiva dei tempi di conquista. Molte furono le tensioni anche con l’Austria, che soffriva la presenza della flotta italiana troppo vicina ai Balcani, finendo per imporle di tenersi sotto il canale d’Otranto. L’Italia però, nel Mediterraneo continuava a monitorare il passaggio di navi da e verso lo stretto dei Dardanelli. Il governo italiano, per sbloccare la situazione, tentò infine di far passare come fatto compiuto l’annessione della Tripolitania e della Cirenaica all’Italia con un decreto, cercando di mettere così fine alla guerra. Ma la Turchia non accettò, mettendo in discussione tutta l’azione militare italiana. Gran Bretagna e Russia ufficialmente appoggiavano l’Italia. La Francia non ufficialmente, ma poi chiudeva un occhio sul contrabbando di armi attraverso la Tunisia a vantaggio dei turchi, facendo in qualche modo il doppio gioco. Ciò portò Italia e Francia davanti alla Corte di arbitrato dell’Aja, dopo che la Francia fu colta con le mani nel sacco dall’incrociatore italiano Agordat. La corte finì per impedire all’Italia il controllo delle navi francesi fuori dalle acque del perimetro in guerra, ma intimò anche alla Francia di controllare che i prigionieri catturati dall’Italia e riportati a Marsiglia potessero reimbarcarsi per la Tunisia. Nel frattempo la situazione al contorno vedeva la Germania schierata con la Turchia e l’Austria ostile all’Italia. La vulnerabilità dell’impero Ottomano, dimostrata nella guerra italo-turca, portò ben presto alla mobilitazione di Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria contro la Turchia, indebolendola ulteriormente fino a farla capitolare di fronte all’offerta di pace da parte dell’Italia. Il trattato, stipulato tra le due nazioni il 18 ottobre 1912, dopo 13 mesi di guerra, sancì l’autonomia della Tripolitania e della Cirenaica dall’Impero Ottomano, l’amnistia per le popolazioni arabe che avevano partecipato alle ostilità, un compenso da parte dell’Italia a rimborso degli introiti che la Turchia avrebbe perso dalla Libia, la garanzia di presenza di un rappresentante religioso del Califfo in Libia. La sovranità italiana in Libia fu subito riconosciuta da Russia, Austria, Germania, Regno Unito e Francia. La guerra libica per l’Italia fu un’ottima occasione per sperimentare enormi progressi tecnologici, se si pensa che fu usato per la prima volta l’aeroplano sia come mezzo offensivo che di ricognizione, consentendo al pilota Carlo Maria Piazza di sorvolare le linee turche e all’aviatore Giulio Gavotti di lanciare a mano la prima bomba aerea sulle truppe turche in Libia. Significativo fu anche l’uso della radio attraverso un servizio regolare di radiotelegrafia campale militare con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi. Il conflitto libico registrò anche il primo impiego nella storia di automobili in una guerra. Erano delle Fiat Tipo 2. Leggendo con attenzione questa storia e cambiando date e nomi non ci potrà essere difficile vedere qualche spiacevole analogia con gli avvenimenti presenti. “T Eleonora Davide O RACCONTO DI GUERRA el piccolo paesino tutti si erano barricati nelle case. La tensione faceva battere i loro cuori e l’incertezza del dopo faceva accrescere quella paura diventata amica da anni. I tedeschi da alleati erano diventati, all’improvviso, nemici degli italiani. Essi vagavano, per le strade, come intontiti. Mia madre mi descriveva i loro volti e ciò che più le era rimasto impresso era che, incontrandoli per strada dicevano a tutti: “ritornate presto Antonietta nelle vostre case! Non uscite per nessuna ragione!” Urciuoli Mia madre era andata in campagna da alcuni parenti e ascoltando i rombi degli aerei aveva guardato in alto e le bombe le aveva scambiate per piccoli botti di vino. Ritornata tra le mura di casa, per ore e ore sentì rumori assordanti: scoppio di bombe sganciate dagli aerei e cannoni e colpi di mitra. In paese, intanto, non c’ era più nessun militare. C’erano solo vecchi, donne, e tanti piccini che di guerre non conoscevano nemmeno il significato. Gli alleati per l’intero giorno spararono convinti che in paese ci fossero i tedeschi. Allora una donna, alta e piena di energia ma soprattutto di coraggio, prese un lembo di lenzuolo bianco, lo legò accanto ad una mazza e scese in strada, attraversò la piazza e raggiunse la stazione gridando: Smettila di sparare! In paese non c’è nessun tedesco. La sua fortuna fu quella di non essere colpita e grazie al suo coraggio in paese non si sentirono più colpi di cannone ed entrarono gli Americani. Tutti uscirono dalle case e i nuovi arrivati lanciavano chewing-gum, calze di nailon e soprattutto pezzi di cioccolato. N 14 2 aprile 2011 L' Angolo del consulente familiare A CURA DI PAOLO MATARAZZO La voce del cuore ncontriamo nel nostro vivere quotidiano tante persone, con le quali raramente ci fermiamo a parlare, perchè abbiamo tanto da fare. Ciao, buongiorno e via! Tra tanti sguardi forse qualcuno attende il nostro fermarsi, il nostro avere attenzione alla sua persona, ma ciò non accade. Il giorno successivo leggiamo un quotidiano locale e scopriamo inaspettatamente che quella persona, che abbiamo incontrato, ha tentato un insano gesto finalizzato a porre fine alla propria vita. Ne siamo totalmente sconcertati, ci chiediamo i tanti perchè, affannosamente assumiamo informazioni per saperne di più, per capire cosa ha spinto quella persona ad un gesto così estremo. Esaudita tale curiosità o bisogno di sapere, riprendiamo il nostro frenetico stile di vita e di rapporti. In riferimento a tali consolidati comportamenti così si esprime una giovane studentessa universitaria: “nel condominio in cui vivo, periodicamente incontro un'anziana signora, il cui sguardo sembra chiedere aiuto, ma non ho il coraggio di fermarmi, mi sento molto vile e cammino oltre. Cosa sente di suggerirmi? Frequentemente rinunciamo ad ascoltare la voce del nostro cuore e le note della nostra sensibilità e frequentemente ci penalizziamo eccessivamente”. Se ciò accade è perchè siamo stati educati, nei nostri contesti di appartenenza, in tal senso. Gli stessi hanno modellato i nostri stili di vita e i nostri comportamenti, che vanno nella direzione opposta del cuore, per calcare i sentieri dell'individualismo e dell'egoismo: l'altro è un estraneo e tale deve essere. Gentile amica contatti con più profondità se stessa, offrendo al suo cuore una libertà a cui anela da tempo, la libertà di esprimersi con la spontaneità che gli è propria. Ciò le permetterà di superare schemi e difese, che le hanno tarpato le ali di una sana relazione umana. Quando sentirà il vento della libertà interiore, scoprirà che la vita è una relazione d'amore, vissuta nel presente, attimo dopo attimo e molto probabilmente sarà molto più soddistatta del proprio sé, che non riceverà da lei più rimproveri, ma le carezze che gli sono dovute. Auguri I GIAPPONE: L’IMPEGNO DELLA CARITAS La situazione resta critica e continua a crescere il bilancio dei danni e delle vittime. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà. «Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di Caritas Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello nell’enormità dei bisogni, ma c’è anche un grande senso di unità, di solidarietà, di condivisione. A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è un riferimento per tutta l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese. In tutte le parrocchie e in molte scuole cristiane è stata avviata una raccolta fondi da utilizzare per gli aiuti d’urgenza e, in un secondo momento, nel piano di ricostruzione delle case colpite. Le diocesi e le congregazioni religiose hanno indicato Caritas Giappone come referente unitario per le donazioni. Il potente terremoto ha danneggiato in particolare quattro province nella diocesi di Sendai: Aomori, Iwate, Miyagi e Fukushima. In quest’ultima è stata danneggiata la centrale nucleare e c’è grande apprensione per le possibili gravissime conseguenze. Nella città di Sendai, molti edifici hanno resistito, ma gli abitanti hanno paura e i rifugi temporanei sono dunque ancora in piena attività. La Caritas continua a fornire beni di prima necessità anche grazie al sostegno di molti volontari: circa 200 persone sono attivamente impegnate già dai primi giorni dopo il disastro. Anche a livello internazionale la mobilitazione è stata grande, a partire proprio dalle Caritas dell’Asia: Myanmar, Vietnam, Singapore, Macao, Taiwan, ma anche Corea, India e Pakistan. Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo ed ha lanciato una raccolta fondi per continuare a sostenere gli interventi di Caritas Giappone. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas diocesana tramite C/C POSTALE N. 14434831 specificando nella causale: “Emergenza Giappone 2011”. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: presso la sede della Caritas diocesana in Piazza Libertà 19 (AV) (orario d’ufficio) Convegno dell’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) “Aspetti filosofici dell’Educazione” Intervengono: Professor Giuseppe Acone: “Antropologia dell’Educazione” Professor Giuliano Minichiello: “Epistemologia dell’Educazione” Venerdì 8 aprile 2011 ore 16.30 Salone del Palazzo Vescovile Il Ponte IL TRENTENNALE DELLA CORALE DUOMO i sono innalzati festosi inni alla Vergine nella cornice acustica e sacra della Cripta del Duomo sabato scorso per celebrare il Trentennale della Corale Duomo di Avellino. Dopo una serie di concerti che hanno visto esibirsi formazioni corali di pregio per l‘anniversario, quali i Laeti Cantores diretti da Roberto Maggio, i Daltrocanto diretti da Patrizia Bruno, i Mysterium Vocis di Rosario Totaro, i Casella diretti da Caterina Squillace e il Coro di Voci Bianche e Giovanile del Teatro Gesualdo diretti da Cinzia Camillo, a presentarsi è stata la Corale di casa diretta da Carmine Santaniello, con accompagnamento dell’organista Maurizio Severino, invitata a farlo dall’Associazione Musicale Internazionale Euterpe diretta dalla gentilissima Teresa Della Valle. L’iniziativa dell’Associazione è stata molto apprezzata sia dal pubblico presente, che ha accolto con entusiasmo il concerto e la splendida voce del soprano solista Romilda Festa, che dai coristi commossi per il dono ricevuto e per la collaborazione degli amanti della musica che si stanno stringendo intorno alla polifonica del Duomo in questo momento di festa. Ma la Corale Duomo ha ancora in serbo altre sorprese per i suoi amici, che aspetta di rincontrare al più presto. S Laurea Angelo Di Gennaro Angelo Di Gennaro (martedì 29 marzo) si è brillantemente laureato, presso l'Università degli Studi di Fisciano, in ingegneria civile per l'Ambiente e il Territorio con specializzazione in risanamento ambientale. Il neo ingegnere ha discusso un'interessante tesi su "biodegradabilità degli antibiotici nei corpi idrici recettori mediante fotolisi solare", relatori i professori Luigi Russo e Vincenzo Belgiorno. Auguri e felicitazioni all'ingegnere Angelo Di Gennaro, ai genitori Vincenza ed Eduardo (direttore generale dell’Alto Calore S.p.a.) e alla sorella Alba. Complimenti e auguri di un futuro sereno e radioso dalla Direzione e dalla Redazione de “IL PONTE”. 15 Il Ponte 2 aprile 2011 Inaugurata la nuova sede del Museo Irpino del Risorgimento a qualche settimana in uno dei bracci dell’ex Carcere Borbonico, oggi diventato polo culturale, è stato riallestito il Museo Irpino del Risorgimento. Il tutto è avvenuto in coincidenza col 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, che rappresenta una significativa occasione per rivolgere, innanzitutto, alle nuove Alfonso generazioni il messaggio che il Museo storico rappred'Andrea senta il luogo della memoria di una comunità e di un territorio. Il Museo, istituito per il fattivo interessamento del professor Fausto Grimaldi, consigliere provinciale e contemporaneamente presidente del comitato irpino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano fu inaugurato verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso, in seguito al trasferimento della Biblioteca Provinciale “S. e G. Capone” nell’edificio di corso Europa, dove è attualmente collocata. Esso raccoglieva documenti manoscritti e a stampa che andavano dal 1799 al 1915, cimeli e ritratti di protagonisti dei moti risorgimentali La sezione risorgimentale del Museo Irpino, allestita nel periodo innanzi citato, con l’intervento di alcuni studiosi irpini è stata dismessa alla fine degli anni Novanta, in seguito alla istituzione della mediateca provinciale, al primo piano dell’edificio di corso Europa. Oggi, in seguito al completamento della ristrutturazione dei locali dell’ex Carcere, è stato possibile riallestire il Museo e nel contempo restituirlo completamente alla vita civile e culturale di Avellino e dell’intera Irpinia. La nuova ed elegante sede può essere considerata di stimolo per un dibattito sulla funzione e sul futuro di quello che unanimemente si augura possa essere il “cuore culturale” di Avellino e dell’intera provincia. Il nuovo allestimento ha inteso, particolarmente, valorizzare il taglio divulgativo con collegamenti al territorio di riferimento nell’ottica di una maggiore valorizzazione dei beni, delle collezioni, della storia dell’Irpinia, per una visita “più godibile, stimolante e appagante, in particolar modo per le giovani generazioni”. Per quanto riguarda l’esposizione, oltre ai cimeli, dipinti, armi, uniformi, bandiere, croci, medaglie, oggetti appartenenti ad alcuni patrioti ed uomini illustri irpini, il materiale più consistente è soprattutto quello documentario, che comprende decreti regi, opuscoli, giornali, bilanci, lettere, manoscritti, programmi elettorali, ecc.. “Per rendere più facile la lettura della parte documentaria, come afferma la dirigenza della struttura, dopo averla contestualizzata nel periodo storico di appartenenza, si è fatto ricorso ad un percorso espositivo suddiviso, secondo un itinerario museografico cronologico in sezioni che, partendo dal 1799, anno della proclamazione della Repubblica napoletana, giungono fino al 1861, anno dell’Unità d’Italia.” Per quanto riguarda, invece, le armi, gli abiti, le medaglie, le croci ed altri oggetti sono stati presentati secondo il criterio dei contesti tematici. Per le tappe storiche risorgimentali più significative, inoltre, a queste è stata riservata una particolare importanza con la esposizione di appositi pannelli disposti lungo le pareti degli spazi museali, riproducendo, così, una mappa del territorio irpino con l’indicazione dei luoghi simbolo del Risorgimento e con la linea cronologica del periodo risorgimentale con le date degli episodi non soltanto dal punto di vista militare ed eroico, ma anche nei suoi aspetti culturali, sociali, politici ed economici. Il Museo ha riaperto le porte dopo diversi anni, durante i quali è stato riodinato, arricchito di documenti e di cimeli e può essere considerato anche luogo di mostre, di convegni, di incontri alla ricerca di una visibilità per una città ed una provincia che hanno tanto contribuito all’Unità d’Italia. Il taglio del nastro, per la inaugurazione, è stato affidato alla seconda carica dello Stato, in occasione di una sua breve visita nella nostra città. D Per la pubblicità su questo settimanale rivolgersi a “Studio antarcozicone etc.” tel. 3483575955 L’INTERNAUTA - Guida al web YouSpice, la nuova comunità di progettazione e simulazione elettronica ’ online YouSpice la community di progettisti elettronici. Uno spazio in cui pubblicare, vendere e scambiare progetti elettronici secondo le nuove dinamiche d’interazione e di vendita della Rete. E’ online www.youspice.com, la nuova Vittorio community di progettisti elettronici che Della Sala presenta le caratteristiche di un vero e proprio marketplace per la pubblicazione, lo scambio, il download gratuito e la vendita di progetti di circuiti elettronici simulati. La vocazione di qualsiasi ingegnere è di realizzare prodotti finiti, collaudarli e poterli toccare con mano. Tra questa fase e la teoria astratta s’interpone il simulatore elettronico, che grazie ai sofisticati modelli matematici e alla potenza dei moderni PC, permette di avvicinarsi al comportamento reale dei circuiti. YouSpice offre un apposito spazio per raccogliere e dare visibilità ai diversi progetti elettronici; la community permette così a tutti i progettisti che utilizzano uno dei software di simulazione SPICE, di pubblicare i propri progetti. La scelta di YouSpice è di lasciare all’utente registrato la possibilità di decidere liberamente in che modo mettere a disposizione il proprio progetto: offrirlo gratuitamente, scambiarlo con altri o metterlo in vendita. Allo scambio d’esperienza tra gli utenti della communi- E ty e alla possibilità di dare visibilità ai diversi progetti si aggiunge così l'opportunità di definire nuove fonti di guadagno per i progettisti. Il sito, oltre alle funzioni sopra citate, offre uno specifico spazio di discussione per gli utenti, fortemente orientato alla progettazione. Sarà inoltre predisposta a breve una bacheca rivolta a favorire l’incontro tra le aziende e le professionalità. YouSpice si propone così di diventare la nuova biblioteca digitale di progetti elettronici, all’interno della quale gli aspetti sociali di condivisione tipici delle community si incontrano con gli aspetti più commerciali della compravendita online. www.youspice.com “cinEtica” Un film racconta la storia del Premier italiano on può di certo passare inosservato il film che ha ad oggetto la vita del politico che da almeno 15 anni gestisce il potere in Italia. “Silvio forever” è un film di Roberto Faenza e Filippo Marcelloni, scritto da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (già autori de “La Casta”), che racconta la storia del “più grande piazzista che ci sia al mondo”, così come lo definì il giornalista Indro Montanelli. La storia è raccontata per la viva voce del suo protagonista, eccetto alcune parti doppiate alla perfezione da Neri Marcorè. La parabola del grande venditore incontra quella del compratore, in particolare quando racconta il suo rapporto con le donne. Lo Shantala stesso protagonista svela, infatti, che la formula del successo sia in politica che con le donne è lo charme, lo stesso, infatti, utilizza i medesimi meccanismi sia per sedurre una donna che per avere successo in politica. Ed è per questo che la pellicola dedica molto spazio al suo rapporto con l’altro sesso, mostrando immagini di Ruby e delle altre, mentre il sonoro regala l’ audio dei nastri della escort barese Patrizia D’Addario. Gli autori mettono da subito in evidenza che non vuole essere un film politico, ma gran parte della critica sottolinea che avrebbe dovuto avere un maggiore rigore documentaristico, proprio in virtù della complessità del personaggio che andava raccontato in tutte le sue sfaccettature. Perché va bene raccontare di quando da piccolo salvò la sorella, di quando mungeva le vacche ottenendo in cambio il burro, o di quando vendeva i compiti in classe ai compagni, versando tutto quello che riceveva in beneficenza, ma decidere di non spiegare le dinamiche che sono alla base della conquista della Mondadori, piuttosto che chiudere il capitolo di Cosa Nostra con le immagini del premier che difende dell’Utri, significa raccontare il cavaliere a metà. La critica ha, infatti, evidenziato che, proprio a causa di queste piccole omissioni, “Silvio forever” più che una biografia non autorizzata di un potente uomo politico, diventa il ritratto di un paese furbo, intelligente, spregiudicato ma irrimediabilmente piccolo. N il ponte Numeri utili Emergenza Sanitaria 118 Vigili del fuoco 115 Carabinieri 112 Settimanale cattolico dell’Irpinia associato alla Fisc Polizia 113 Guardia di Finanza 117 Guardia medica Proprietà Diocesi di Avellino Avellino fondazione “Opus solidarietatis pax onlus” 0825292013/0825292015 Editrice “Coop. Il Ponte a.r.l.” Ariano Irpino 0825871583 Segnalazione Guasti Direttore responsabile Enel 8003500 oppure 3401582818 Mario Barbarisi Redazione: Sidigas Avellino 082539019 email: Via Pianodardine - 83100 Avellino Ariano Irpino 0825445544 telefono e fax 0825 610569 Napoletana Gas 80055300 [email protected] Stampa: Poligrafica Ruggiero - Avellino Farmacie di Turno città di Avellino dal 4 al 10 aprile 2011 Registrazione presso il Tribunale di Avellino del 22 dicembre 1975 Iscrizione al RNS n. 6.444 Corsi di Nordic Walking per informazione tel. 3483575955 Alto Calore Servizi 3486928956 Iscrizione ROC n. 16599 sped. in a. p. comma 20b art. 2 legge 662/96 Filiale P.T. Avellino servizio notturno Farmacia Forte via Tedesco servizio continuativo Farmacia Cardillo Via Zanotti Bianco sabato pomeriggio e festivi Farmacia Lanzara Corso Vittorio Emanuele 16 2 aprile 2011 La programmazione ORP prevede Tour in Terra Santa con partenze in aereo tutte le settimane da Roma, Verona e Milano per Tel Aviv. Possibilità di collegamenti da tutte le principali città con ottime tariffe sia in aereo che in treno. Partenze da Roma tutti martedì e i Venerdì Itinerario Terra Santa Classico I partenza da Napoli 9 - 16 settembre N 28 ottobre - 4 novembre Maggiori informazioni presso le migliori agenzie di viaggio o su: www.josp.com Il Ponte