ANNO XXXVII - N °. 13 - euro 0.50
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sabato 2 aprile 2011
RISTORANTE
PIZZERIA
La buona cucina
Via Pianodardine 55
Centro Acustico
83100 Avellino
tel. 0825622041
“Et veritas liberabit vos”
chiuso il lunedì
www.ilpontenews.it
È gradita la prenotazione
POLITICA
A. Santoli - M. Criscuoli
Settimanale Cattolico dell’Irpinia
ATTUALITÀ
I princìpi prima degli interessi
G. Palumbo
VANGELO
Padre M. G. Botta
pag. 8
pag. 7
ACCOGLIENZA
E SOLIDARIETÀ
N
continua a pag. 2
MEDICINA
pag. 2
pag. 4
on di rado i
capi di
governo dei paesi di
solide tradizioni democratiche nelle visite di stato
associano la difesa dei diritti umani con trattative, non
sempre chiare e trasparenti, per vendere armi o assi+Luigi
Barbarito* curare ai rispettivi Paesi
buoni affari e privilegi economici. Ne risulta una sovrapposizione
anche di interessi privati che non collimano con le ipocrite proclamazioni della
priorità dei diritti umani e della democrazia. Non fa meraviglia perciò che se
ne avvantaggino in forma di accresciuto
prestigio dittatori e aspiranti dittatori di
tutte le tinte e calibro, quasi sempre in
contrasto con i sentimenti reali dei popoli governati, che poi esplodono in aperta
ribellione come ne danno prova i recenti
sanguinosi avvenimenti nei Paesi arabi
del Nord Africa e del Medio Oriente.
E’ un fatto che molti governi, guidati
dalla “real politick,” non si fanno scrupolo di intrattenere rapporti con regimi
anche sanguinari pur di assicurarsi il
rifornimento di materie prime, di risorse
energetiche in petrolio e in gas, a pagarle non solo con sofisticate tecnologie ma
anche con armi di elevato potenziale
distruttivo, salvo poi a pacificarsi la
coscienza con qualche sdegnata e formale protesta se queste armi vengono
usate dai tiranni per tacitare e reprimere nel sangue ogni resistenza ed opposizione di quanti reclamano il fondamentale diritto alla libertà, alla giustizia ed al
lavoro.
Ciò che più colpisce negli eventi del
Nord-Africa è la spontaneità della rivolta e il ruolo principale e propellente che
in essa giuocano i giovani. A causa delle
misere condizioni economiche e sociali in
cui vivono, della scandalosa povertà di
molte famiglie che contrasta col lusso
sfrenato di pochi e l’avidità della classe politica e dirigente, essi si sentono
condannati ad un futuro di insicurezza,
di povertà e di umiliante dipendenza,
chiusi in un sistema di potere e di privilegi che non rifugge dall’uso della forza,
della corruzione e della frode, incapace
di distinguere tra ciò che di diritto appartiene allo Stato e alla collettività e ciò
che appartiene invece ai privati ed alle
famiglie. Ma nell’era della informazione
globalizzata, di Internet, dei telefonini
con impianto fotografico innestato, connessioni con reti elettroniche, come nei
casi di Twitter e Facebook, non si può
contare più sul segreto, o sul silenzio
televisivo e giornalistico, ma ogni cosa
può esser rivelata alla luce del sole. Il
grido di libertà e la sete di giustizia degli
oppressi può farsi sentire in tutto il
mondo e suscitare ammirazione, simpatia e
sostegno. Sono principi fondamentali su
cui si basa la dignità di ogni uomo e
donna e possono mettere in crisi società
arroccate sul conservatorismo dell’ignoranza, l’immobilità, l’oscurantismo culturale, il fanatismo religioso e il terrorismo
sanguinario e omicida.
D. Rocca - L. Meriano
C.so V. Emanuele
Avellino tel. 082526057
IL VOLONTARIATO CATTOLICO IN PRIMA LINEA
Aerei militari della coalizione diretti verso la Libia sorvolano i cieli dell’Irpinia, mentre
continuano gli sbarchi di profughi che chiedono aiuto. Dopo il campo di Manduria (Puglia)
si prevedono, nei prossimi giorni, richieste per allestire centri di accoglienza anche in Irpinia.
Il pericolo della diffusione in Europa
dell’integralismo islamico
i fronte ai recenti moti nell’Africa del Nord, alla
ribellione contro governanti che hanno casseforti piene di lingotti d’oro, gioielli e danaro e lasciano il
popolo nell’indigenza, restringendo le libertà fondamentali e soffocando l’opposizione con la polizia politica, il sentimento più diffuso qui in Italia e nei paesi
democratici, è stato senz’altro quello di uno spontaneo senso di solidarietà e di simpatia verso quelle
popolazioni.
D
Raffaele Soddu a pag. 3
LA CARITAS DI AVELLINO PRONTA
A FRONTEGGIARE L’ EMERGENZA
a pag. 3
“PROGETTO SALUTE 2011”
a pag. 8
2 Attualità
2 aprile 2011
La scarsità di acqua è causa di instabilità economica e politica
dalla prima
I princìpi prima degli interessi
IL MONDO HA SETE
Oggi, grazie ai vari strumenti della comunicazione
sociale e dell’informatica, anche i giovani dei Paesi
poveri ed arretrati vengono a conoscenza di quanto succede fuori dei loro confini, ed avvertono il
forte richiamo, se non la seduzione, di società e
culture più evolute, più ricche e solidali, pronti
anche a tentare l’avventura affrontando pericoli e
rischi pur di assicurarsi migliori condizioni di vita,
lavoro e futuro.
Il grave e preoccupante fenomeno di questi esodi
biblici interessa in modo particolare l’Europa e
soprattutto l’Italia, che è la più esposta e la più
vicina. Il fenomeno in corso nel Mediterraneo
potrebbe assumere una portata non inferiore al
crollo del Muro Berlino del 1989.
Le trasformazioni in corso nel mondo arabo e islamico pongono interrogativi e problemi di notevole
spessore alle democrazie occidentali. Dalle risposte
che saremo in grado di dare noi e, in modo particolare, le nostre classi dirigenti dipenderanno la
nostra pace e prosperità per i prossimi decenni. Le
decisioni da prendere ci diranno se i prossimi anni
Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 2025, quando la popolazione
mondiale supererà gli otto miliardi di esseri umani, il numero delle persone
che non avrà accesso all’acqua potabile aumenteranno di oltre tre miliardi.
l mondo ha sete. Un miliardo e quattrocento milioni di persone, circa un sesto della
popolazione mondiale, non hanno accesso ad
acqua sicura. Questa risorsa vitale sta diventando sempre più scarsa e preziosa, per questo in nome dell’acqua si combattono guerre
palesi e striscianti che durano da anni.
L’acqua dovrebbe essere un diritto per ogni
essere umano, invece è una risorsa al centro
di interessi enormi che le multinazionali trasformano da bene pubblico a merce di scambio. Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel
2025, quando la popolazione mondiale supererà gli otto miliardi di esseri umani, il numero delle persone che non avrà accesso all’acqua potabile aumenteranno di oltre tre
miliardi.
La scarsità di acqua potrebbe diventare quello che la crisi del petrolio è stata negli anni
Settanta: una fonte importante di instabilità
economica e politica. Quasi il 4 per cento
della popolazione mondiale dipende da siste-
I
saranno tormentati da conflitti e crisi economiche,
da scontri sociali e culturali, da fanatismi ideologici e religiosi e da lotte civili e terrorismo, oppure
saranno l’inizio di una nuova era di fruttuoso
incontro di popoli e culture guidati e ispirati dalla
volontà di convivere pacificamente, di operare
insieme per il comune progresso economico ed il
reciproco arricchimento di valori condivisi quali la
democrazia, la libertà, il rispetto reciproco e la
pace.
+Barbarito Luigi
*Nunzio Apostolico emerito
mi fluviali comuni a più Paesi. L’India e il
Bangladesh si contendono il Gange, il
Messico e gli Stati Uniti disputano sul
Colorado, la Cecoslovacchia e l’Ungheria si
sfidano sul Danubio. In Asia centrale cinque
ex repubbliche sovietiche indipendenti si contendono l’Amu Darja e il Sjr Darja, fiumi già
da tempo troppo sfruttati. La Russia, invece,
non solo poggia su immensi giacimenti di gas
e petrolio, ma sul suo sterminato territorio c'è
anche tanta acqua dolce da dissetare due
pianeti: molto più di una superpotenza energetica. Così anche per la Cina che, con i grandi fiumi che attraversano il suo territorio, non
ha problemi di approvvigionamenti. In Medio
Oriente, invece, il problema dell’acqua sta già
disegnando gli scenari politici ed economici e quindi il futuro - sulle acque del fiume più
lungo del mondo, il Nilo, che si annuncia
sempre più nero. In Egitto, 56 milioni di persone dipendono quasi interamente dalle
acque dell’antico fiume che disseta nove
L’acqua è un diritto universale e inalienabile
In un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano si evidenziano
i rischi di una possibile mercificazione delle risorse idriche
n’interessante riflessione nell’articolo
sull’Osservatore Romano pubblicato in occasione
della Giornata
Mondiale
dell’Acqua
(istituita
dall’ONU nel 1992 e che si celebra il
22 marzo di ogni anno) è l’occasione
per riflettere e per fare il punto della
situazione sul delicato tema delle
gestioni dei Servizi idrici.
Nell’articolo si sottolinea il riconoscimento ufficiale, lo scorso luglio, da
parte dell’Assemblea generale delle
Nazioni Unite, del diritto fondamentale di ogni uomo all’accesso a questa importante risorsa naturale.
Si cita il testo: “l’accesso a un’acqua
potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto
dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”.
L’inserimento di questo punto nella
Dichiarazione dei diritti dell’uomo,
anche se non vincolante, è di grande
U
Il Ponte
importanza.
Ancora uno spunto di riflessione nell’articolo sul tema della Giornata
mondiale dell’acqua di quest’anno:
“Acqua per le città: rispondere
alle sfide della crescita urbana”,
dove il nodo fondamentale resta
quello della gestione pubblica
delle risorse idriche. Durante l’ultimo Forum mondiale dell’acqua è
stato fatto un grande passo verso la
“democratizzazione”, riconoscendo
che “è essenziale dare potere (e
responsabilità) alla gente a livello
locale per gestire le risorse idriche”.si legge nell’articolo - “Negli ultimi
decenni, visto il tasso di crescita
della popolazione, il servizio idrico
ha incontrato difficoltà per la cronica
mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti”.
Pertanto numerosi Paesi ne hanno
affidato la gestione a società private,
con conseguente aumento delle tariffe. Queste decisioni hanno scatenato, nei paesi più poveri, forti conflitti
sociali, a causa dell’impossibilità economica ad accedere al servizio.
Il vescovo Mario Toso, segretario
pontificio del Consiglio della Giustizia
e della Pace, intervenuto alla conferenza internazionale di Greenaccord
a Roma, ha riportato le parole del
Compendio della dottrina sociale
della Chiesa: “l’acqua- diritto universale e inalienabile- è un bene
troppo prezioso per obbedire
solo alle ragioni del mercato e
per essere gestita con un criterio
esclusivamente economico e privatistico”.
Ancora più illuminanti in tal senso
sono le parole di Benedetto XVI nel
messaggio in occasione dell’Esposizione
internazionale su “Acqua e sviluppo
sostenibile” tenutasi in Spagna nel
2008: “l’uso dell’acqua deve essere
razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico
e quello privato … come non ricordare in questa circostanza il suggestivo
messaggio che ci giunge dalle Sacre
Scritture, dove si tratta l’acqua come
simbolo di purificazione? Il pieno
recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per
un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici e d economici che
condizionano la complessa gestione
dell’acqua…”
Si sottolinea nella riflessione come il
mondo cattolico presti particolare
attenzione al tema, in vista anche del
referendum in cui gli italiani e, dunque, anche i credenti, saranno chiamati a scegliere tra una gestione
pubblica o privata.
Luigia Meriano
nazioni prima di arrivare nella terra dei faraoni. Una situazione emblematica che rende
l’idea di quanto sia impellente un confronto
mondiale sul tema di questo bene, l'oro blu
del terzo millennio, e sulla sua gestione solidale. A oggi molti popoli sono stati coinvolti in
una lunga successione di conflitti armati e
politici per l'accesso all’acqua. Forti tensioni
governano alcuni rapporti diplomatici proprio
per il controllo sugli approvvigionamenti. La
scarsa disponibilità di acqua non interessa
soltanto i territori dell’Africa: in molte zone
dell’Europa esposte a forte stress idrico è già
fonte di tensioni e conflitti. In Italia, ad esempio, già da alcuni anni il fiume Piave e la
Laguna di Venezia sono al centro di polemiche sulla quantità di acqua destinata ai diversi usi.
E, purtroppo, i cambiamenti climatici modificheranno sensibilmente la qualità e la disponibilità delle attuali risorse idriche e ciò, a sua
volta, avrà ripercussioni sulla produzione alimentare, dove proprio l’acqua è un elemento essenziale. Nel 2003 il World Water
Development Report dell'Unesco aveva indicato chiaramente che nei prossimi vent’anni
la quantità d’acqua disponibile per ogni persona sarebbe diminuita del 30 per cento. E,
infatti, oggi ci troviamo di fronte a una crisi
mondiale di questo bene vitale che minaccia
di peggiorare nei prossimi dieci anni. Per questo motivo l’acqua sta diventando una risorsa strategica per molti Paesi. Non a caso nel
1995 il vicepresidente della Banca mondiale
aveva dichiarato «se le guerre di questo
secolo sono state combattute per il petrolio,
quelle del secolo prossimo avranno come
oggetto il contendere l’acqua».
Daniela Rocca
BREVI DIVAGAZIONI SULL’ACQUA.
’acqua, o la sostanza liquida, è un
elemento primordiale nella filosofia greca delle origini (VI sec.
a.C.).Ma già Omero (IX sec.) aveva
messo il mare come padre degli
uomini e degli dei.E Pindaro (V sec.
Carmelo a.C.) inizia la sua grande Olimpica
Capobianco
con un inno brevissimo all’acqua
(àriston mèn iùdor): suprema l’acqua, volendo indicare che l’acqua fosse il primo
elemento del cosmo.
Questo nell’antico mondo greco: l’acqua è alle
origini del mondo.
Nell’antico mondo semitico – come ci indica il
Ravasi nel suo bel libro ‘Le sorgenti di Dio ….il
mistero dell’acqua….’ - “ nel Salmo 93,4 risuonano le “voci” dell’acqua: certo il Salmista pensa
alle grandi acque che … simboleggiano il caos
acquatico primordiale che il Creatore domina e
sconfigge. Ecco, infatti, le parole di quel canto salmico: “Più potente delle voci di grandi acque, / più
potente dei flutti del mare, /potente nell’alto è il
Signore!”.
Altrove: “Alzano i fiumi, Signore, / alzano i fiumi
la loro voce, / alzano i fiumi il loro fragore…”. Così
canta il Salmista ( 93,3) personificando i fiumi in
un grido a prima vista di adorazione e di lode,
come accade nel Salmo 98,8 quando essi “battono le mani” esultanti in onore del Signore. “
Benedite, acque tutte … il Signore, / lodatelo ed
esaltatelo nei secoli! (Dn. 3,60).” Canto che richiama alla nostra mente il verso di S. Francesco :
“Laudato si’, mi’ Signore, per sor’ Acqua: difatti,
“tutte le culture religiose hanno intravisto nell’acqua un segno divino” (Ravasi).
Quindi l’acqua è al sommo dei valori del
cosmo, ed è anche, come abbiamo visto, un
segno divino.
Gli antichi, sappiamo, avevano dèi delle acque tanto questo elemento li aveva sorpresi e stupiti.
Nella natura antica e dei moderni l’acqua ricorre
anche come sentimento idillico : i rivoli, le sorgenti, accompagnano le figure poetiche di Dafni e
Cloe (“Gli amori pastorali di Dafni e Cloe” di
Longo sofista) e il canto dei pastori nell’Arcadia.
Quindi possiamo dedurre e concludere che l’acqua, nella sua purezza, ha parlato alla mente e al
cuore dell’uomo - e ha parlato anche di Dio.
L
Attualità 3
Il Ponte 2 aprile 2011
ACCOGLIENZA E SOLIDARIETÀ
Opinioni e commenti
sui recenti sbarchi in Sicilia
“L'allarmismo è imperante ma non staremo forse dimenticando le nostre origini
di popolo di emigranti? non c'è forse un
malcelato italico razzismo in questa fobia
del diverso? è cosi difficile spostare gli
arrivati nelle altre regioni italiane o si
Luigia
attende
che la situazione a Lampedusa
Meriano
diventi esplosiva per poterci giocar su
politicamente?”
“Non sono razzista però questa cosa è sconvolgente…l'Italia non è messa bene....molti di noi italiani
non abbiamo un lavoro, abbiamo un debito pubblico
altissimo…e ci possiamo permettere di mantenere
tutta questa gente?che fine faranno dopo?il lavoro
non c’è e molti di loro diventeranno delinquenti!!”
“Al momento non ci sono immigrati provenienti dalla
Libia, quelli che vediamo a Lampedusa sono tunisini,
non si tratta di profughi in fuga dalla guerra, si tratta di clandestini, e quindi vanno espulsi.
Penso che nessun immigrato avrebbe mai dovuto
invadere il Paese. Gli altri Paesi non li vogliono e vengono tutti qui. Tra qualche anno saranno loro a
comandare”.
“Beh io penso che se ci trovassimo noi nella loro
situazione faremmo la stessa cosa che stanno facen-
do loro cioè andremmo nella prima nazione vicina, e
per altro siamo in un Paese democratico e con principi di uguaglianza e solidarietà; d'altro canto è
anche vero che l'Italia sola non può ospitare tutti
questi profughi che aumentano in maniera spropositata da giorno in giorno anche perchè come sappiamo sono anche diventati più degli abitanti di
Lampedusa stessa... Non è nemmeno giusto quello
che fa Malta che li manda fuori a calci nel
sedere!Credo che sia giusto che l'Italia li ospiti però
sarebbe meglio che anche gli altri Stati dell'unione
europea si dessero da fare e cercare di darci una
mano d'aiuto una volta per tutte...”
“Il Governo non si sta proprio muovendo su questo
punto.. il paese dovrebbe salvaguardare i suoi cittadini, cosa che l'Italia non sta facendo con gli italiani
(e soprattutto con i lampedusani). Stanno applicando
la legge sull'immigrazione per un caso troppo particolare, potrebbero fare un decreto legge (che si fa
per motivi di necessità ed urgenza... più di questi) e
invece silenzio su tutto”.
“Io non ho niente contro gli emigranti, ma è contro il
nostro governo che se ne frega... io mi auguro di no
ma sono sicura che tra poco riscoppieranno i casi di
razzismo contro questa gente. Per quanto riguarda
l'Unione Europea, ci dovrebbe dare una mano sotto il
profilo economico, anche perchè non è un problema
solo nostro ma di tutti, visto che molti di loro passano per l'Italia per poi andare in Francia e negli altri
paesi. Sono però d’accordo con la decisione dell'UE di
non prendersi una parte dei clandestini, è colpa
nostra se ce li troviamo tutti qui, Malta non li fa proprio entrare nelle sue acque, perchè noi non abbiamo
fatto la stessa cosa quando si è visto che la situazione stava peggiorando?”
Il pericolo della diffusione in Europa
dell’integralismo islamico
Aiutare il prossimo e salvare la propria fede e cultura
i fronte ai recenti
moti nell’Africa del
Nord, alla ribellione contro governanti che hanno
casseforti piene di lingotti d’oro, gioielli e danaro
e lasciano il popolo nell’indigenza, restringendo
Raffaele
le libertà fondamentali e
Soddu
soffocando l’opposizione
con la polizia politica, il sentimento più diffuso qui in Italia e nei paesi democratici,
è stato senz’altro quello di uno spontaneo
senso di solidarietà e di simpatia verso
quelle popolazioni. Sembra quasi una
“Primavera dei popoli” africani, esplosa
con un ritardo di oltre 150 anni rispetto a
quella europea.
Sarebbe però superficiale e imprudente
limitarsi a questa valutazione senza considerare gli effetti che gli sconvolgimenti
in atto e la futura instaurazione di regimi
democratici potranno comportare sia in
Africa che nella vicina Europa. La democrazia, infatti, è un metodo che di per sé
non basta ad assicurare un’organizzazione e leggi “giuste”. Gli effetti di questo
metodo dipendono dal sistema di valori
preso a riferimento. Nei paesi dell’Africa
del Nord, questi valori sono dettati dai
“Fratelli Mussulmani” che hanno un ruolo
principale nella rivolta; essi si oppongono
alle storiche tendenze alla secolarizzazione delle nazioni islamiche, in favore di
un'osservanza da essi ritenuta più ligia ai
precetti del Corano. Rifiutano l'influenza
occidentale e il loro motto è: "Allah è il
nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro
capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihād
è la nostra via. Morire nella via di Allāh è
la nostra suprema speranza".
Recentemente in Egitto, nel referendum
costituzionale da essi sponsorizzato il si’
ha ricevuto il 77% delle preferenze.
Sconfitti dalle urne sono usciti i partiti
laici, del fronte del no dove si erano attestati i movimenti della rivoluzione e i cristiani copti ortodossi che chiedevano
l'abolizione
dell'articolo
2
della
Costituzione, quello che indica nella sharia la legge ispiratrice della legislazione
egiziana. Anche in Libia i Fratelli mussulmani si dicono favorevoli ad un sistema
democratico multipartitico, nel quale
pero' deve esserci posto per i “principi
coranici”.
Insomma noi occidentali, forse inconsapevolmente, stiamo contribuendo con il
nostro aiuto militare ed appoggio politico
a porre le basi in quelle terre per regimi
D
forse sì democratici dal punto di vista formale, ma certamente illiberali e ostici
verso i cristiani. Il prestigio e l’adesione
dei partiti islamici si accrescerà un domani quando si presenteranno quali promotori e organizzatori della caduta dei precedenti regimi. E questo influsso si farà
sentire anche in Europa dove già le idee
islamiche trovano sempre più spazio in
conseguenza dell’emigrazione e della crescita demografica. Basti pensare che, in
Gran Bretagna operano e sono riconosciuti dallo Stato tribunali islamici che
applicano la saharia; in un recente sondaggio il 37 per cento di tutti i giovani
musulmani di età compresa tra i 16 e i 24
anni preferirebbero vivere in un sistema
governato dalla saharia. Esiste è vero un
islam moderato, ma le cronache dimostrano che vi è un consistente numero di
mussulmani che moderato non lo è affatto: si rivedano i recenti casi di don Andrea
Santoro e Mons. Luigi Padovese, uccisi in
Turchia; suor Leonella Sgorbati, uccisa a
seguito dell’intervento del Papa all’Università
di Ratisbona; Shahbaz Bhatti, il ministro
pakistano ucciso che aveva difeso Asia
Bibi; il regista olandese Theo van Gogh
ucciso in esecuzione di una fatwa legata
alla pubblicazione del cortometraggio
Submission; i 7 monaci trappisti del
monastero di Tibhirine in Algeria, trucidati nel 1996. Per non parlare delle innumerevoli persecuzioni dei cristiani in
Indonesia, Pakistan, Malati, Somalia, Egitto.
In questa preoccupante prospettiva, un
elemento positivo c’è. Messi di fronte alla
diffusione e all’incidenza dell’islam in occidente ed al pericolo della limitazione dei
diritti di libertà e della tranquillità sociale,
anche i più riottosi dovranno prendere
atto che la ricchezza dell’Europa sta proprio nelle sue radici cristiane che oggi più
che mai dobbiamo tener care e che il
ritorno a Cristo è l’unica strada percorribile. L’aumento dei mussulmani nelle
nostre città costituisce anche una sfida
per le Chiese locali, chiamate ad adempiere l’ordine di Cristo di predicare il Suo
Vangelo a tutte le genti, senza vigliaccamente tirarsi indietro lasciando ad altri
l’iniziativa o addormentando la coscienza
con il facile richiamo alle teorie sulla salvezza dei non cristiani. Cristo ce li ha
mandati qui e noi che facciamo per portali a Lui?
LA CARITAS DI AVELLINO PRONTA
A FRONTEGGIARE L’EVENTUALE EMERGENZA
na situazione già ai limiti ad Avellino
per l’aumento dei poveri registrato
dall’osservatorio diocesano, il cui numero è
aumentato di cinque volte rispetto al 2007,
come abbiamo annunciato qualche settimana fa. In quell’occasione abbiamo anche
evidenziato i disagi psicologici che si accompagnano
all’aumento dello stato di necessità di tante famiglie,
mentre fino a poco tempo fa erano i relativamente pochi immigrati presenti in città a rivolgersi alla Caritas.
L’attenzione resta sempre alta, ma questa volta è diretta alla possibilità di arrivi anche nella nostra provincia di
flussi di immigrati provenienti dal nord Africa. Il vice direttore della Caritas di Avellino Carlo Mele ci ha spiegato che non ci si aspetta qui al momento una vera e propria emergenza, perché il flusso dovrebbe essere solo di
passaggio essendo diretto a raggiungere altre mete che Avellino. “La situazione, però, potrebbe evolvere in
modo diverso se il Ministero dovesse attivare il sito del Laceno, mettendo a disposizione le strutture ricettive
della località turistica. In quel caso lì potrebbero essere ospitati fino a 800 immigrati. Nel frattempo ad Avellino
la prefettura non ci ha chiesto ancora di attivarci, ma siamo pronti a individuare eventualmente strutture per
accogliere chi ne avesse bisogno, come sempre”. In ogni caso l’istituzione diocesana rimane l’unico riferimento in caso di necessità sociale.
U
Eleonora Davide
4 Politica
2 aprile 2011
La Guerra in Libia
La via sofferta delle armi
l Buon Cristiano rifiuta
sempre la guerra, giacchè ritiene che ogni guerra non può essere mai
“giusta” e perché essa
sia comunque tale, considera indispensabili e
Mario
necessarie alcune particoDi Vito larissime condizioni: la
prima è che essa si faccia
con la partecipazione sentita del popolo, la seconda, per l’importanza che i
valori etici umani suscitano sempre in
ciascuno di noi, è che essa sia fondata
sulla giustizia, cioè essa sia posta in
essere contro tutti coloro ai quali è
fatta, perché la meritano inequivocabilmente e che, infine, le stesse motivazioni che la determinano siano tutte
pervase dalla unanime e spirituale concezione di procurare a tutti il “bene
pubblico”. Siffatta concezione, confortata dalla concreta e meditata decisione, deve contrastare unicamente le
incredibili sofferenze che normalmente
insistono, ogni giorno, terrificanti sulla
gente semplice e che le stesse continuano a perpetuarsi a causa dell’insania violenta dei reggitori del potere
politico tutte a loro esclusivo danno.
E’ questa la dottrina del Dottor
Angelico, sommo teologo, S.Tommaso
d’Aquino, che così si esprime, in questi
termini, nelle sue opere, tuttora piene
di una ineccepibile attualità e di una
permanente, affettuosa apprensione.
In verità, c’è di più: oggi
l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha
dichiarato con una immediata risoluzione, giammai ”frettolosa”, come è
stato già ingiustificatamente detto, la
necessità urgente di percorrere questa
via sofferta delle armi, perché è apparso chiaro a tutti di porre subito un
I
“fermo” ai bombardamenti ordinati in
Libia da Gheddafi sullo stesso suo
popolo inerme, solo perché si è rivoltato contro il suo regime, soffocante e
distruttivo di ogni minimo bene.
Bisogna, dunque, accettare quest'ennesima guerra, con animo affranto si,
ma speranzoso che essa possa risolversi al più presto e la pace ritorni felicemente tra quelle popolazioni.
Una raccomandazione è necessaria,
infine, formulare: se la dottrina cristiana interdice in linea di massima ogni
guerra, se non quella che sia “giusta”,
il “diritto delle genti” oggi richiede vieppiù con molta solennità che la pace sia
sempre pienamente salvaguardata,
giacchè accoglie nei suoi principi ispiratori siffatta eccezionale “radice” cristiana di somma ed eterna verità.
Ha ragione, dunque, Montesquieu,
quando afferma che siamo tutti un po’
debitori al Cristianesimo, se la pace è
oggi un formidabile diritto politico sog-
gettivo, anche se la guerra costituisce
ancora un diritto “certo” delle genti,
nonostante che l’odierna nostra umana
natura, tutta intrisa di nuove idee, fresche e moderne, non riesca più riconoscerlo a sufficienza. La verità è che esiste oggi un'intima e diffusa convinzione che affratella tutte le genti e che le
spinge apertamente contro le sopraffazioni, contro le violenze e contro ogni
flagello, che offendono e tentano con
ineffabile continuità di distruggere la
serena convivenza degli uomini.
Bisogna, dunque, ben determinarsi a
spiegare sempre le massime di equità,
di giustizia, di moderazione, di carità e
di dolcezza, che il Vangelo insegna,
contro quegli individui e contro quei
gruppi di persone, che, a causa del loro
personale egoismo di realizzare continuamente un illecito arricchimento di
beni e di soprusi, siano soliti osare con
ripetitività ad offendere la pace della
gente, laboriosa ed onesta.
Il Ponte
Egoismi e Povertà
di Michele Criscuoli
e notizie drammatiche che colpiscono l’attenzione della
pubblica opinione sono diventate un diversivo, un modo
come un altro per distogliere l’interesse dei cittadini dai problemi quotidiani che investono le nostre comunità. La guerra e le rivoluzioni nel Nord-Africa, il terremoto ed il disastro
nucleare in Giappone, l’invasione delle nostre isole da parte
di profughi africani riempiono i giornali e le TV nazionali sicché c’è poco
tempo (ed anche poca voglia) di occuparsi della crisi economica, delle
povertà crescenti, degli aumenti dei costi dei servizi e dei beni di prima
necessità.
Se, poi, aggiungiamo tutta la “fiorente” letteratura giudiziaria che tocca,
quotidianamente, il nostro premier e le vicende che sono all’origine dei
processi in corso e se poniamo appena attenzione al tentativo di mistificazione che vorrebbe trasformare l’inquisito in accusatore, l’uomo di potere in vittima, l’”utilizzatore finale” in benefattore allora il quadro è completo per comprendere come si può facilmente confondere il cuore e la
mente dei cittadini .
Di una cosa siamo tuttavia convinti: questo governo appare ogni giorno
sempre più approssimativo, incerto, incapace di scelte e decisioni utili agli
interessi nazionali.
Pensiamo, ad esempio, alle incertezze nel trattare la questione libica!
Registriamo, poi, la straordinaria confusione e provvisorietà nell’immaginare le soluzioni all’invasione di Lampedusa! Verifichiamo, infine, l’assoluta impreparazione nel prospettare risposte efficaci al problema “Giustizia”,
che pure esiste in Italia!
In verità, ciò che più ci ha colpito, come cattolici, è la (non) soluzione al
problema dei profughi. Innanzitutto v’è stata una risposta tardiva! In
secondo luogo, la risposta è stata ambigua ed insufficiente: che senso ha
dire che i profughi dovranno essere distribuiti in tutte le regioni italiane e,
di fatto, registrare, il giorno dopo, il rifiuto di tante regioni del nord rispetto al dovere della solidarietà? Che significato dare alla volontà espressa
dalla Lega di riportare i profughi “for da l..”Italia? Forse, nella imminente
stagione turistica, vedremo le nostre coste pattugliate da motovedette
che costringeranno, armi in pugno, i barconi stracolmi di migranti a fare
marcia indietro? O dovremo immaginare una più efficace tutela delle
nostre isole con un sistema di mine anti-barconi?
Un governo serio e preparato avrebbe affrontato da tempo la questione:
innanzitutto proponendo ( ed imponendo) all’Europa un piano efficace di
rilancio delle economie nord-africane, ricche di risorse energetiche ma
povere di tecnologia, di istruzione e di cultura dello sviluppo. Un governo
serio e preparato si sarebbe guadagnato un ruolo di guida nel mondo occidentale rispetto ai problemi del sottosviluppo africano! Un governo serio
e preparato avrebbe provato a fare quello che sta facendo, da qualche
anno, la Cina nei confronti di alcune regioni del centro dell’Africa.
I nostri “cattolicissimi” governanti brillano per la capacità di rappresentare quel sentimento oscuro che predomina nelle nostre
comunità: l’egoismo! E’ evidente, infatti, che ogni scelta, ogni deci-
L
CONTROSENSO
DALLA FAME AGLI SPRECHI
Alfonso
Santoli
L’Italia è il Paese delle scorte.
Mille auto e 2.500 agenti
a una recente indagine è risultato che l’Italia vanta
il record mondiale degli acquisti delle auto blindate, più degli Stati Uniti, della Russia, del Libano e
della Colombia.
Lo Stato ha speso negli ultimi tempi 120 milioni di
euro (pari a 240 miliardi delle vecchie lire) per comprare 600 BMW della serie 3 e 5, un centinaio di Audi
6 (140mila euro l’una), ecc.
Fino a questo momento non è stato fatto un censimento
dell’autoparco blindato. Le macchine dovrebbero essere
1.500 che servono per garantire la sicurezza di 263
magistrati, 90 parlamentari e uomini di Governo,
21 Sindaci e Governatori regionali, 21 Ambasciatori, 8
tra sindacalisti e giornalisti, 7 per ex pentiti, per un
totale di 410 personalità con auto blindata. Il personale impegnato per proteggere le suddette persone, secondo le disposizioni del ministero dell’Interno è il seguente:
900 agenti di polizia, 700 carabinieri, 250 finanzie-
D
ri, 100 della Polizia Penitenziaria, 400 uomini per la
vigilanza fissa davanti alle abitazioni e sedi per un
totale di 2.350 uomini.
Nell’elenco troviamo anche coloro che sono beneficiati
a vita, pur non avendone la necessità, hanno l’auto
blindata con autista e agente, come ad esempio:
Oliviero Diliberto. Dieci anni fa fu Ministro Guardasigilli
e da allora continua a girare con autista e agente.
L’ex deputato Avvocato Carlo Taormina circola con 4
“guardaspalle”; l’ex Sottosegretario Mario Baccini dal
2005 viaggia con 5 “guardaspalle”
Nell’elenco non sono esclusi gli ex Presidenti della Camera
e del Senato che continuano a girare con tanto di scorta. Ad esempio Irene Pivetti la ha avuta per oltre 10
anni. Fausto Bertinotti passeggia per Villa Borghese
con la Signora Lella sottobraccio e un agente al seguito. L’ex Governatore della Sicilia, Agazio Loriero, ha 3
finanzieri al seguito. Il leghista Federico Bricolo ne
ha 4, l’ex Sindaco di Segrate, Giampiero Contini, ne ha
appena 2. Marcello Dell’Utri, nonostante la condanna per mafia confermata in appello, ha la protezione da
9 anni.
L’italiano più protetto, oggi, dopo Silvio Berlusconi, è
il Presidente del Senato Renato Schifani (la seconda
carica dello Stato). Per la sua sicurezza provvedono
20 uomini dei reparti speciali con 4 vetture corazzate. Mentre il figlio che vive a Palermo ha un’auto blindata con tutela.
Il Governatore siciliano Raffaele Lombardo ha a disposizione 18 agenti a 4 Audi. Dulcis in fundo. L’ex Ministro
degli Interni Claudio Scaiola, che ha dovuto rinunziare
alla poltrona per la casa con vista al Colosseo pagato con
assegni della “cricca”, è protetto da 8 poliziotti e ha in
dotazione 2 macchine blindate. Beato lui!...
sione viene “misurata” in funzione della “gradibilità ed accettabilità” da parte di un’opinione pubblica guidata (specialmente al
nord) dai noti “valori” ideologico-culturali che immaginano (stupidamente) di risolvere i loro problemi “isolando” il nostro paese
rispetto alle rivoluzioni epocali che sono destinate a cambiare,
comunque, la nostra vita e le nostre abitudini. Pensando alle imminenti elezioni amministrative sono in tanti a “controllare” le idee e le proposte in funzione della suscettibilità dei destinatari delle scelte!
Tutto ciò è aggravato dalla crisi che attraversa la nostra economia: tutto
è fermo…, tutto tace…, tutto è bloccato in attesa di un rilancio che, probabilmente, non ci sarà (o non ci sarà più) proprio in conseguenza di questi nuovi problemi che la comunità internazionale è chiamata ad affrontare. Problemi che il moderno capitalismo, forse, non è in grado di risolvere e rispetto ai quali mancano soprattutto le idee forti, i valori guida che
potrebbero ispirare un nuovo risorgimento delle coscienze. Cresce la
povertà nel “nord” del mondo e ciò aggrava e rende esplosive le
condizioni del “sud” povero e sfruttato!
In questi momenti dovremmo ricordare ciò che diceva San Basilio il
Grande: “Il pane che tieni per te è dell’affamato, il mantello che custodisci nel guardaroba è dell’ignudo, le scarpe che marciscono in casa tua
sono dello scalzo, l’argento che conservi sotto terra è del bisognoso”.
Se anziché nasconderci nelle nostre belle case (a sotterrare argento.., a
sprecar pane.. o a custodire mantelli..) riuscissimo ad essere coerenti con
la fede che diciamo di professare! Se anziché rifugiarci nell’egoismo, nell’interesse privato, nel disprezzo degli altri, nell’isolamento superbo di chi
ha tutto e non vuole condividere nulla con gli altri riuscissimo a comprendere che il nostro benessere dipende, anche, dalla nostra capacità di
occuparci della povertà del nostro prossimo! Se anziché nasconderci dietro al paravento del qualunquismo e della superficialità riuscissimo ad
avere consapevolezza dei nostri doveri di uomini e di cristiani ! Allora,
forse, potremmo fare per noi stessi e per le nostre comunità molto di più
di quello che facciamo con il nostro ottuso conformismo rispetto all’egoismo dominante al quale non osiamo nemmeno ribellarci! “La vita è complicata; ma se c’è in essa qualcosa di male non ci si deve nascondere,
bensì battere”! (Evgenij Evtusenko). A ben pensarci, dovremmo “batterci” fino in fondo per una causa giusta se vogliamo finalmente
chiamarci cristiani!
Il Ponte
5
2 aprile 2011
IL FATTO E IL COMMENTO
“MISSIONE DI GUERRA O DI PACE?” - l’opinione di don Vitaliano Della Sala
Don Vitaliano, secondo Lei,
con
la
partecipazione
dell’Italia
all’operazione
"Odissey Dawn", il nostro
Paese è in guerra o in missione di pace?
Senza alcun dubbio ogni volta che
si usano le armi per sedare una
rivolta, o per fermare sia pure un
dittatore folle come è in questo
caso Gheddafi, io penso che si sia
in guerra. Non è pensabile, né tollerabile che ai giorni nostri non si
possano trovare altre soluzioni per
cercare una via d’uscita ai problemi
di uno stato in crisi, che non siano
le armi e gli attacchi missilistici, che
come sempre si trascinano con sé
vittime innocenti che con gli interessi che si celano dietro queste tristi storie non c’entrano nulla. Mi
sembra di rivedere sempre lo stesso copione: Iraq, Kossovo, Libano,
Afghanistan, Israele, ecc., ogni
volta l’uomo pensa che con la forza
delle armi e della violenza possa
conquistare la libertà o i diritti
negati da persone che non si fanno
scrupolo di rubare il futuro alla propria gente! Come sempre più spesso accade dobbiamo constatare
con rammarico che l’essere umano
non sa usare la propria intelligenza
per cercare una via diplomatica che
eviti ulteriori spargimenti di sangue
in regioni che mi sembra non sono
nuove a simili tragedie!
Quali saranno gli effetti di questo vero e proprio esodo che
vede migliaia di immigrati raggiungere le coste italiane?
Il primo effetto, come già stiamo
don Vitaliano Della Sala
constatando in questi giorni, è che
ci sarà sicuramente un po’ più di
razzismo in quanto si pensa che
questa gente venga ulteriormente
ad incrinare i già fragili equilibri
della nostra economia! Certamente
chi “fugge” dalle proprie radici non
lo fa con piacere, ma lo fa con la
disperazione e la speranza di poter
trovare altrove quei diritti basilari
che gli sono sempre stati negati
per potersi guadagnare e costruire
il proprio futuro! Invece di temere
un simile evento secondo me, si
potrebbe sfruttare in positivo questo immenso esodo, in quanto
molti di questi immigrati potrebbero divenire risorsa per il nostro
Paese se inseriti in settori lavorativi che oggi giorno, nonostante la
crisi economica esistente, noi italiani siamo restii ad accettare! Molti di
coloro che hanno paura di questa
povera gente ha la memoria corta
e dimentica che l’Italia e gli italiani,
prima di essere un Paese ed un
popolo di immigrazione, è stato un
Paese ed un popolo di emigranti.
Proprio in questi giorni lo ha ricordato il nostro Presidente Giorgio
Napolitano in visita negli Stati Uniti,
il quale ha evidenziato l’importanza
che in Italia non ci si dimentichi di
essere stati una nazione di emigranti, e che in un Paese come gli
Stati Uniti, per esempio, gli italiani
siano riusciti a farsi strada grazie
“all’ accoglienza” del popolo americano!
Questa emergenza interessa in
particolare il sud della Penisola,
che è divenuta una vera e propria frontiera del Mediterraneo,
mentre gli altri stati europei
stanno a guardare. Dov’è
L’Europa in tutto questo?
Che gli sbarchi di questi clandestini
avvengano sulle nostre coste, in
particolare su quelle della Sicilia
che in questi ultimi giorni sta cercando in tutti i modi di sopravvivere ad un collasso ormai prossimo in
quanto non si sa più dove collocare l’ondata di persone che senza
sosta arrivano da ogni parte del
nord Africa, è un fatto puramente
geografico, in quanto l’Italia si
trova in un punto dove è più facile
raggiungere la terra ferma via
mare. Ma bisogna sapere che molti
stati europei accolgono altri immigrati e profughi che giungono
comunque nei loro territori, dando
loro assistenza e opportunità di
inserimento sociale. Certo la situazione in Sicilia ora è allo sbando e
per venire fuori da una simile
emergenza bisognerebbe cercare
una via politica e diplomatica con
l’Unione Europea, cosa che l’Italia
SOLIDARIETÀ SENZA CONFINI
Scappare dalla guerra
gni giorno nel mondo
molte persone sono
costrette a lasciare le proprie case e i propri paesi
per fuggire dalla minaccia
della guerra e dalle persecuzioni. Gli “sfollati” nel
Pasquale
mondo sono 32 milioni
de Feo
che lasciano le loro case
perchè la libertà o le loro vite sono in pericolo. Alcuni di essi hanno lasciato il proprio
paese rifugiandosi nelle nazioni vicine; altri,
pur rimanendo nei confini del proprio stato,
lasciano il proprio luogo di origine. Il dramma più grave è costituito dai bambini in fuga
che sono senza casa e senza famiglia; fami-
O
glia che non c'è perché l'hanno persa nella
fuga o nei raid militari sui civili che scappano
dalla guerra. La guerra, la fame, la persecuzione li hanno costretti a scappare per intraprendere lunghi viaggi portando con loro
nostalgie, ricordi, sofferenze e qualche piccola speranza. Chol è un bambino sudanese
che da qualche anno vive in un campo profugo in Kenya. Ha imparato a leggere e scrivere e attraverso il suo diario ci fa conoscere la sua storia: “Sono scappato dal Sudan,
sono arrivato qui dopo aver percorso centinaia e centinaia di chilometri. Nel mio villaggio giocavo ogni giorno con i miei amici, fino
a quando non sono arrivati i guerriglieri con
la loro violenza, i loro soprusi, le loro razzie.
Così è iniziata la fuga insieme a mio fratello;
non sapevamo dove andare, né dove fossero i nostri genitori. E' accaduto tutto come un
incidente, all'improvviso, e noi scappavamo
senza nulla: né cibo, né vestiti, niente!
C'erano, quando siamo scappati, tante altre
persone con noi; viaggiavamo di notte perché fa più fresco e non c'è il sole che ti asseta e brucia i piedi. Molte persone sono state
uccise dalle belve e tante altre sono morte
per fame o per stanchezza. Io mi nutrivo di
foglie di albero e rifiuti che trovavo in giro.
Mentre scappavo nella mia mente si faceva
spazio un grande sogno: studiare e diventare un ingegnere per ricostruire il mio paese.
Chissà che un giorno non ci riesca!
“Noi auguriamo a Chol, attraverso la nostra
preghiera costante, di poter realizzare il suo
sogno. Questo desiderio si realizzi non solo
per Chol ma per tutti i bambini che in questo momento soffrono la distanza e l'abbandono dalle proprie famiglie. Possano vivere la
propria infanzia nelle case dove sono nati e
crescere sani per essere, nel proprio paese,
degli uomini liberi e felici lavorando per uno
sviluppo reale per tutta la comunità che rappresentano.
non ha fatto finora in quanto ha
cercato solo un aiuto economico
per sopperire ai bisogni immediati
di tante situazioni di estrema
disperazione.
La Chiesa e il volontariato cattolico svolgono un ruolo essenziale nell’accoglienza e nell’assistenza a queste persone in
cerca di un futuro migliore.
Perché tutto questo non fa
notizia?
Come spesso abbiamo ricordato le
notizie cattive viaggiano molto più
velocemente di quelle buone. E la
stessa cosa vale in questo caso. Il
valore evangelico della Carità,” non
sappia la mano destra ciò che fa la
sinistra”, è pienamente rispettato
anche in questo triste evento! Ma
non bisogna sottovalutare l’enor-
me sforzo che migliaia di volontari
compie ogni giorno lottando contro
il tempo per portare in salvo vite
umane e dare loro conforto fisico e
morale! Ma tutto questo spesso
nessuno lo sa, o finge di non saperlo. Per fare notizia secondo me
bisognerebbe che ogni Parrocchia
d’Italia si prendesse in carico alcune di queste persone quasi a formare una piccola famiglia della
Comunità. In questo modo non
solo questa gente non sarà più un
peso per nessuno, ma sarà una
prova forte, una testimonianza che
la Chiesa potrebbe dare ad uno
Stato in cui vi sono elementi politici che rifiutano ogni forma di immigrazione e che per assurdo non si
riconoscono neanche “italiani”!
Graziella Testa
6
2 aprile 2011
Il Ponte
Avellino - La Parrocchia di Santa Maria delle Grazie
“Il Santo di Assisi è tra noi”
A colloquio con Padre Gianluca Manganelli: propositi e speranze
opo
tante
piogge
finalmente il cielo è un
manto azzurro cristallino: nell’aria
silenziosi veleggiano i pollini della
Amleto
primavera;
è un
Tino
canto d’amore che
percorre corridoi diafani anche
nei pori della pelle.
Qui sulla collina dei Cappuccini è
bello sentirsi avvolgere dai colori delicati verdi e gialli dei prati.
Quando entro nel SantuarioChiesa per intervistare il nuovo
parroco,
Padre
Gianluca
Manganelli, l’ombra fresca
delle pietre antiche per un po’
non riesce a vincere la luce del
sole... poi gradualmente mi
adatto e ritrovo il viso sorridente
ed amabile della Vergine nella
grande pala lignea.
Padre Gianluca è tutto preso da
incombenze varie: un giovane lo
aiuta a sistemare qualche oggetto. Mi prega di aspettare un po’,
seggo nei banchi come uno scolaretto e nella pace profonda
sento come il vibrare delle tante
preghiere, che sono come
sospese da secoli tra le mura e le
piastrelle maiolicate.
Padre Gianluca mi accompagna
in una piccola stanzetta ricavata in un corridoio, chiuso da due
porte, che ogni tanto lasciano
passare qualche spiffero fresco:
il volto del parroco ispira un sentimento di fermezza ma anche di
gravità, come se manifestasse il
D
peso della responsabilità di cui
deve farsi carico giorno per giorno.
“Padre, quali sono state le vostre
impressioni nell’assumere la
guida di questa parrocchia affidata ai Cappuccini?”
“Il mio impegno si collega naturalmente a quello del mio predecessore; in più io sto tentando di
aprire le porte a gruppi cattolici
organizzati, dare spazio ai laici,
perché arricchiscano la vita parrocchiale di istanze e problematiche più aderenti ai nostri
tempi. Per ora, c’è un primo
nucleo di giovani, che mi sta aiutando nella catechesi; del resto
sono qui da pochi mesi (ottobre
2010) e c’è molto cammino da
fare….”
“La parrocchia dei Cappuccini
è al centro di un territorio
molto vasto…”
“Si estende da parte di via
Circumvallazione a tutta via
Scandone per comprendere
anche la contrada Archi fino alla
Ferrovia”.
“Quali sono le caratteristiche
sociologiche di questo territorio così ampio?”
“Vi è un livello culturale molto
alto… NON ESISTE POVERTÀ!
Apparentemente sembra un
luogo ideale, quasi privilegiato
per una tranquilla e feconda
pastorale. In realtà, dai primi
contatti ed esperienze fatte mi
accorgo che spesso dietro la facciata si nascondono tensioni e
lacerazioni che investono e mettono in crisi il ruolo e la funzione
educativa delle famiglie. Per
questo ho deciso insieme ai cinque monaci che operano nella
parrocchia di dare una forte
impronta ad una catechesi proprio sulla famiglia utilizzando i
momenti forti dell’anno liturgico:
Avvento e Quaresima, che preparano il Natale e la Pasqua”.
“Perché ha scelto nella sua
vocazione la via francescana
alla fede? Cosa rappresenta
Francesco nel suo cammino
spirituale?”
“Il Santo di Assisi parla ancora al
“ A TU P ER TU C O N I L F I S C O ”
nostro tempo, così ingolfato da
mille problematiche. Di fronte ad
una società, nella quale l’istinto
di auto distruzione sembra prevalere, trascinando nel gorgo del
non senso, FRANCESCO È L’IMMAGINE DELLA SEMPLICITÀ, che
trasforma il cuore. Nel suo messaggio palpita la FRATERNITÀ
DI CHI SI DONA COMPLETAMENTE A DIO E AGLI UOMINI”.
“Ha spesso dovuto affrontare
il tarlo del dubbio?”
Padre Gianluca mi guarda con
serenità e dolcezza… poi, a
bassa voce, sussurra: “Il dubbio
accompagna sempre un autentico cammino di fede, è segno di
vitalità e può diventare uno stimolo alla ricerca”.
“Che ne pensa dei giovani
d’oggi?”
“Con le dovute eccezioni, noto
che molti sono come distratti e
superficiali. In realtà è come se
mancasse la virtù antica della
RESPONSABILITÀ. Viviamo in
un’epoca, in cui si è come smarrito il senso del peccato: predomina un relativismo che tende a
giustificare con categorie socio –
psicologiche qualsiasi comportamento”.
“Per questo è in crisi il sacramento della confessione?”
“È proprio così! Dobbiamo, invece, riscoprire il valore gigantesco
della Misericordia di Dio”.
“Mi dia una definizione del
peccato”
“Il peccato è un’illusione che si
traduce, poi, in delusione”.
“Stiamo vivendo nella nostra
Diocesi un anno giubilare…”
“Può essere un’occasione preziosa per riscoprire il valore della
testimonianza, riattualizzando il
martirio dei nostri Santi”.
L’incontro volge al termine e mi
viene spontaneo augurare a
questo giovane Cappuccino di
svolgere un lavoro spirituale,
che rivitalizzi questo Tempio
dedicato alla Vergine, a cui per
secoli le genti di Avellino si sono
rivolte e hanno chiesto protezione.
a cura di Franco Iannaccone
DAL 21 MARZO PER LE LITI CIVILI E’ IN VIGORE LA CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA
al 21 marzo in poi, prima di
adire il giudice ordinario, in caso di
controversie inerenti il settore civile, si
ha l’obbligo di tentare una conciliazioni tra le parti attraverso l’intervento di un mediatore, a tal fine, autorizzato dal Ministero della Giustizia.
Infatti, è entrata in vigore la legge che
trasforma questo istituto da facoltativo
ad obbligatorio e che mira a raggiungere un accordo stragiudiziale tra le
parti per evitare, così, le lungaggini del
giudizio ed i costi della giustizia stessa.
E’ in atto, si può dire, una vera e propria “rivoluzione” nel campo della giustizia civile, e presto tutti se ne renderanno conto. Questo nuovo metodo di
risoluzione delle controversie consente
di trovare un accordo tra le parti in
modo amichevole e concorde, senza
arrivare davanti al giudice. Il conciliatore, in tale caso, potrà essere un medico, un ex giudice di pace, un avvocato.
Stando a quello che dice la legge,
potranno diventare mediatori di controversie in materia civile tutti i laureati iscritti ad un ordine professionale o
ad un collegio, che abbiano seguito
uno specifico corso di perfezionamento
della durata di almeno 50 ore, organizzato dagli appositi organismi di mediazione autorizzati dal Ministero della
Giustizia.
In questa prima fase la legge
interesserà solo alcune materie, e
cioè: l’ambito dei diritti reali
(come il diritto all’usufrutto, il
diritto di abitazione, uso esclusivo), le successioni ereditarie, i
patti di famiglia, la locazione, il
comodato, l’affitto di aziende, i
contratti assicurativi, bancari e
finanziari, la responsabilità medica, la diffamazione a mezzo stampa o altri organi di pubblicità.
Restano escluse, in questa prima
fase, le liti riguardanti le questioni condominiali e quelle legate
D
alle RC auto che andranno in vigore a partire dal 20 marzo 2012.
La grande novità della legge consiste
nel fatto che il cittadino che vuole ricorrere contro un torto subito non dovrà
più rivolgersi ad un avvocato per far
valere un proprio diritto, ma dovrà
ricorrere obbligatoriamente, in un
primo momento, ad un organo di
mediazione, chiedendo solo se lo ritiene opportuno l’assistenza di un legale
o, se la materia lo richiede, di un commercialista. Attualmente gli organi
selezionati dal Ministero della
Giustizia sono 160 in tutta Italia e
sono distribuiti, in modo non del
tutto uniforme, sul territorio
nazionale.
L’iter prevede che il cittadino si
rivolga ad uno degli organismi di
conciliazione attraverso la presentazione di una domanda assieme
alla ricevuta di un pagamento di
40 euro. Entro due settimane detto
organismo è tenuto a fissare un incontro tra le due parti, durante il quale il
mediatore deve cercare di trovare un
accordo che tuteli gli interessi di
entrambi: per raggiungere un risultato positivo ci sono quattro mesi
di tempo. La procedura prevede che
siano le parti stesse le protagoniste
della conciliazione, perché devono
essere loro, sulla carta, a definire i contenuti dell’accordo, anche in deroga
alle disposizioni di legge sulla materia
in questione. Alla fine è il mediatore ad
elaborare la soluzione finale. Se trova il
consenso degli interessati, si passa alla
sottoscrizione dell’accordo, in tal caso il
verbale stesso è omologato dal
Tribunale e costituisce, pertanto, titolo
esecutivo; in caso contrario, i due contendenti possono adire le vie legali.
Un ruolo fondamentale in questa
partita lo gioca la figura del mediatore. Infatti il mediatore è un professionista assolutamente neutrale ed
imparziale, che deve essere in grado di
conquistare la fiducia delle parti e
gestire la negoziazione tra di loro,
giungendo ad un accordo che soddisfi i
reciproci interessi. Se le parti arriveranno davanti al giudice senza
aver prima esperito il tentativo
obbligatorio di conciliazione, sarà il
giudice stesso ad assegnare alle
parti l’obbligo di inoltrare la
domanda fissando un termine di
15 giorni.
La previsione è che una grande mole di
contenzioso arriverà sulla scrivania del
conciliatore, questa nuova figura professionale che aiuterà la giustizia a
snellire le procedure ed avvicinarsi ai
più efficienti sistemi europei, che già da
molto tempo applicano tali modalità di
risoluzioni delle controversie. D’altro
canto, è stato proprio il comitato del
Consiglio dei Ministri d’Europa ad
invitare le autorità italiane a prendere
atto e risolvere l’annoso problema della
lungaggine dei processi, sottolineando
come i ritardi della giustizia mettano in
serio pericolo il rispetto della legge e la
sua supremazia. Prima di entrare in
vigore questo nuovo istituto ha già
suscitato dei malumori in special modo
tra gli avvocati perchè, prima di tutto,
nelle controversie più semplici si può
fare a meno del professionista e, poi,
perché la procedura può essere svolta
anche da altri professionisti (ad esempio i commercialisti) oppure anche da
altri soggetti in possesso di una laurea
breve che hanno partecipato ad un
corso di formazione di 50 ore.
Per tali motivi l’Organismo unitario
dell’avvocatura (in sigla OUA) ha
proclamato delle giornate di sciopero ed agitazione anche perché
“rendere obbligatoria la conciliazione è contro la Costituzione”.
Come conclusione finale si può affermare, senza ombra di dubbio alcuno,
che il nuovo istituto per andare a regime avrà bisogno ancora di diversi mesi
di gestazione in quanto in questa
prima fase sono partite le domande di
iscrizione all’albo dei mediatori da
parte degli ordini professionali territoriali che devono poi essere registrate
da parte del Ministero della Giustizia
per diventare operativi.
Sicuramente in questa fase iniziale
saranno le Camere di Commercio ad
essere destinate a fare la parte del
leone, sia per una competenza ampia
che hanno nel campo, sia perché in
molti casi erano già operative durante
i 12 mesi precedenti con il tentativo di
conciliazione facoltativo.
In base ad un indagine svolta dal
giornale Italia Oggi Sette è emerso
che
dall’elenco
tenuto
dal
Ministero della Giustizia vi è una
disomogeneità della distribuzione
territoriale delle camere di conciliazione.
Sardegna e Valle d’Aosta non ne
hanno, mentre nel Lazio ve ne
sono 30 con 26 localizzate solo a
Roma. In tutta la Lombardia ve
sono 17, con sette localizzate a
Milano. In Piemonte, invece, chi
vuol risolvere una controversia
con il nuovo istituto dovrà recarsi
solo nella provincia di Torino dove
ci sono gli unici cinque enti con
sede principale nella regione
(quattro a Torino ed uno a Ivrea).
La Liguria è messa poco meglio,
con quattro sedi a Genova ed una
a Savona. Mentre dall’altro lato, in
Campania ed in Sicilia c’è l’imbarazzo della scelta. Nella Campania
sono, infatti, 25 gli organismi di
conciliazione a disposizione, di cui
11 a Napoli e provincia, tre a
Benevento e Caserta e quattro
nella zona di Avellino. In Sicilia le
sedi sono invece 24, con Trapani e
provincia che conta sei sedi, mentre Palermo ne conta cinque e
Catania quattro.
Vedremo col passare del tempo se
questo nuovo istituto decollerà!
Il Ponte
Vangelo 7
2 aprile 2011
La liturgia della Parola: IV Domenica di Quaresima
Nella guarigione del cieco nato, il miracolato rappresenta al vivo la figura del credente illuminato dalla fede ricevuta nel battesimo
p. Mario Giovanni Botta
el Vangelo di Giovanni i miracoli
compiuti da Gesù sono chiamati
«segni» perché il lettore non si fermi al
solo aspetto prodigioso ma ne scopra
un significato ulteriore e immediatamente velato. La liturgia di questa
quarta domenica di Quaresima ci propone uno di questi “segni”, la guarigione del cieco nato.
Quale sia il significato nascosto, ma
essenziale, di questo testo è chiaramente comprensibile in tre elementi
fondamentali del racconto.
I primi due elementi fondamentali sono
i più evidenti: la luce e l’acqua. Esse
sono per eccellenza simboli della presenza di Dio.
Lo sfondo del racconto è quello della
festa delle Capanne, celebrazione
autunnale ebraica destinata a commemorare il pellegrinaggio di Israele nel
deserto al tempo dell’Esodo. Nella
N
notte di questa solennità si accendevano sulle mura del Tempio di
Gerusalemme torce, falò, bracieri che
illuminavano fantasticamente la città
santa. Il sommo sacerdote, poi, scendeva processionalmente alla piscina di
Siloe per attingere, con un vaso d’oro,
l’acqua da effondere sull’altare degli
olocausti. La luce e l’acqua della piscina
di Siloe sono anche gli elementi essenziali del miracolo di Gesù. Oltretutto egli
entra in scena con la solenne proclamazione «Io sono la luce del mondo»
che orienterà la comprensione di quello che avrebbe fatto e detto. Così il racconto del miracolo del cieco nato assume un riferimento esplicito al battesimo cristiano che nella Chiesa dei primi
secoli era appunto detto «illuminazione». Esso ha una portata simbolica: il
miracolato rappresenta al vivo la figura
del credente illuminato dalla fede ricevuta nel battesimo.
Nel Vangelo di Giovanni la simbolica
dell’illuminazione assume tutto il suo
rilievo per il fatto che si tratta di un
cieco dalla nascita, situazione senza
paralleli negli altri Vangeli. La simbolica
della luce però funziona anche in senso
opposto: i farisei “vedenti”, posti in presenza del miracolato, negano il segno e
divengono “ciechi”. La prospettiva dell’evangelista abbraccia così il mistero
Vangelo secondo Giovanni (Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò
per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”.
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo
avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui
quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È
lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva:
«Sono io!».Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la
vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene
da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può
un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra
loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono
fuori.Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse:
«Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché
io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
nella sua totalità: venendo nel mondo,
la luce illumina oppure abbaglia, secondo le disposizioni soggettive degli
uomini che sono illuminati.
La struttura del racconto porta a una
progressività: l’episodio del miracolo è
seguito da una controversia tra il protagonista e i giudei e poi tra questi ultimi
e Gesù, prima che si sviluppi il discorso
finale. Il segno ha lo scopo di mostrare
la trasformazione della condizione
umana operata da Gesù. Qui si rivela
nel Figlio l’opera salvifica del Padre.
In quest’opera di salvezza è Gesù che
prende l’iniziativa: egli “vede” la miseria dell’uomo e interviene senza che gli
venga rivolta alcuna richiesta; più tardi,
in seguito alla reazione dei giudei nei
confronti del miracolato, Gesù lo incontra una seconda volta e gli parla esplicitamente del suo impegno spirituale.
Non per nulla, nella liturgia della parola
di questa domenica, si ascolterà anche
uno splendido testo di san Paolo tutto
intriso di luce: “Un tempo eravate tenebra ora siete luce nel Signore.
Comportatevi perciò come figli della
luce e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre. Tutto quello che si
manifesta è luce. Svégliati, tu che
dormi, e Cristo ti illuminerà!”.
Sant’Agostino, giocando sul significato
del nome della piscina, Siloe-Inviato (in
realtà il termine significa “emissione
d’acqua”), scrive: “Ormai sapete chi sia
l’Inviato; se il Cristo non fosse stato
‘inviato’, nessuno di noi sarebbe stato
‘disviato’ dal peccato. Il cieco lavò dunque gli occhi in quella fonte che si traduce ‘Inviato’, fu battezzato cioè nel
Cristo”.
Questo testo di Giovanni, così come
strutturato, pone il lettore a prendere
posizione tra i personaggi del racconto:
sarà come il cieco nato, aperto alla
Parola oppure, come i suoi avversari,
bloccato nel suo sapere acquisito? Sarà
vedente o cieco?
È un testo che ci fa comprendere come
l’itinerario quaresimale sia, per ogni
fedele, una forte proposta battesimale,
cioè un energico e profondo invito a
risalire alle nostre sorgenti, a ritrovare
la nostra grandezza di figli di Dio, spesso appannata da tante realtà
secondarie.
Sei tu la nostra luce!
Tu, o luce del mondo, ci sei venuto incontro
e dallo stesso fango della nostra umanità
ci hai fatto incontrare il tuo sguardo
e aprendo i nostri occhi
ti sei fatto nostra luce.
Ti sei piegato su di noi
e con tenerezza hai condiviso le nostre povertà;
indicandoci il percorso da seguire
ti sei fatto compagno della nostra vita.
Più che uomo e profeta
sei il Signore nostro.
Più che taumaturgo e terapeuta
sei il nostro Redentore.
Illuminati dal tuo splendore
donaci di essere sul lucerniere
per fare luce alla nostra casa
e fortificati dalla tua presenza
rendici testimoni della tua salvezza.
Luce da luce, sei tu la nostra luce!
Amen.
VIVERE LA QUARESIMA CON FEDE
“Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano fra loro uniti da una comune
osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opera
di pietà e di carità, sacrifichino se stessi, compiendo più fedelmente i loro doveri e soprattutto osservano il digiuno e l’astinenza”
a Quaresima è per i
cristiani un tempo
di penitenza con il
quale essi cercano di
conformarsi al loro
divino Maestro Cristo
Signore. I tipi di penitenza che i cristiani
P. Innocenzo hanno scelto, sono
Massaro* principalmente
tre:
Preghiera, Digiuno ed
Elemosina.
Il Codice di Diritto Canonico 1249 così
legifera: “Per legge divina, tutti i fedeli
sono tenuti a fare penitenza, ciascuno
a proprio modo; ma perché tutti siano
fra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei
giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opera di pietà e di carità, sacrifichino se stessi, compiendo più fedelmente i loro doveri e soprattutto osservano il digiuno e l’astinenza”.
La Santa Chiesa, nella prima lettura
della Messa del mercoledì delle ceneri,
con le parole del profeta Gioele, ci addita una pratica penitenziale di primaria
importanza:”Così dice il Signore:Ritornate a me con tutto il cuore, con
digiuni, pianti e lamenti” (2, 12).
1) Nel prefazio, poi della S. Messa, ci
incoraggia al digiuno, magnificandone i
frutti meravigliosi: “Signore, Padre
Santo, Dio onnipotente ed eterno: con
il digiuno quaresimale tu vinci le nostre
passioni, elevi lo spirito, infondi la forza
e doni il premio.
a) Il digiuno “vince le nostre passioni”.
L
Con il peccato originale nell’intimo dell’uomo si è provocata una fattura
dando vita a due forze l’una contraria
all’altra; la carne ha desideri contrari
allo spirito (cf.Gal.5,16).
b) Il digiuno “eleva lo spirito”.
L’esercizio di mortificazione del corpo,
ben lontano da ogni forma di stoicismo,
non implica una condanna della carne,
che il figlio di Dio si è degnato di assumere; anzi, la mortificazione mira alla
“liberazione” dell’uomo.
c) Il digiuno “infonde forza”.
Attraverso il “digiuno corporale” l’uomo
riacquista vigore ed energia e la “ferita
inferta alla dignità umana della nostra
natura dall’intemperanza, viene curata
dalla medicina di una salutare astinenza”: “Metti un freno alla gola, dice
l’Imitazione di Cristo, e tanto più facilmente dominerai ogni altra passione
carnale” (I, 19,2).
d) Il digiuno “dona il premio”.
Non solo il premio di tutte le opere
buone. Da quando Cristo ha redento il
mondo con la sua Passione e Morte,
ogni partecipazione alle sue sofferenze
ha la virtù corredentrice di completare
quel che manca ai patimenti di Cristo,
a favore del suo Corpo che è la Chiesa
(col. 1,24).
La storia dell’apostolato compiuto dai
santi penitenti lo conferma.
L’osservanza al digiuno imposto dalla
chiesa dovrebbe costituire il minimum
delle nostre pratiche di penitenza.
Una forte volontà e un cuore infiammato di amore divino possono molto
anche su un corpo debole. Il digiuno
sarà e deve esserlo, un sacrificio per la
nostra povera natura. Il fatto di sentirlo quindi, non è ancora una ragione sufficiente per credercene dispensati. A
quali sacrifici non ci si sottomette , oggi,
nella pratica dello sport «per guadagnare un corona caduca» (1 Cor. 9,
25)! Quanti sacrifici per non ingrassare!
Ma se per ragione di salute malferma
o di un lavoro estenuante siamo scusati o legittimamente dispensati dal digiuno vero e proprio, sforziamoci di esercitare con maggiore fedeltà e gioia le
mortificazioni che ci sono possibili,
qualche piccola penitenza a tavola o
nelle cose puramente voluttuarie, diligenza o assiduità nel lavoro, la pazienza e il silenzio nelle indisposizioni degli
acciacchi, dell’età, nelle penose limitazioni imposte dalle circostanze. Tutto
questo può esigere spirito di mortificazione ancor più di quanto ne esiga il
digiuno corporale. Respingere ogni
mortificazione esteriore come una
ascetica medioevale sorpassata non è
cristiano.
“La vera penitenza non può prescindere, in nessun tempo, da un’ascesi
anche fisica: tutto il nostro essere,
infatti anima e corpo, anzi tutta la natura deve partecipare a questo atto religioso con cui la creatura riconosce la
santità e maestà divina.
2) Con quale spirito digiunare.
Come ogni nostra azione il digiuno trae
il suo valore sia dallo spirito che dall’anima.
a) Nella Messa di Quaresima, con l’invito al digiuno, leggiamo questo ammonimento: “Laceratevi il cuore e non le
vostre vesti; ritornate al Signore vostro
Dio”. (Gl. 2,13). La mortificazione esteriore deve essere quindi accompagnata dalla «conversione», cioè dal cam-
biamento di mentalità e dal ritorno
a Dio.
b) Nel Vangelo (Mt. 6,16-18) l’insegnamento del Profeta è perfezionato dalla
parola stessa di Gesù, che in sostanza
ci dice: nelle opere buone penitenziali,
non è l’aspetto esteriore quel che
conta, ma l’umile spirito di comprensione che le accompagna.
Riflessioni pratiche:
a) il primo punto del nostro programma quaresimale deve essere una ravvivata comprensione per i peccati passati, una più energica lotta contro il
peccato, specialmente contro il nostro
difetto predominante ed abituale.
Comprensione e lotta che devono
determinare una «lacerazione», una
ferita sanguinante e dolorosa:
“Laceratevi il cuore”! Questo è un sanguinare che purifica e porta alla salute.
b) Il vero spirito di penitenza ci spingerà a fare anche quelle opere penitenziali che ci sono possibili e le faremo
con umile coscienza della nostra
miseria!
L’imposizione delle ceneri che abbiamo
ricevuto
all’inizio
della
nostra
Quaresima, anche se sono state lavate
dal nostro capo, esse però, sono rimaste nel nostro spirito e nel nostro cuore.
Quelle ceneri ci richiamano ad una realtà veramente drammatica, per cui nessuno di noi può farsi giudice e censore
dei propri fratelli.
Miserere mei Domine, miserere mei!
* Ordine Frati Minori Cappuccini
8
2 aprile 2011
MEDICINA E SALUTE
Il Ponte
a cura di Gianpaolo Palumbo
LE MELE ANNURCHE PREVENGONO IL CANCRO DEL COLON
a mela è il frutto che ha segnato
la storia dell’umanità. Secondo la
leggenda la mela è una invenzione di
Dioniso, il dio protettore dell’ebbrezza, che donò la sua creatura, perfetta per la rotondità, ad Afrodite, indiscussa dea dell’amore. Se non fosse mai stata
“inventata”, la storia della terra, che noi oggi conosciamo, non sarebbe stata la stessa. Per assegnare la mela (pomo) alla donna/dea più bella del
mondo Paride combinò il guaio della Guerra di
Troia, che, oltre agli “infiniti lutti trasse agli Achei”,
ci ha fatto studiare Iliade ed Odissea per lunghi
anni nella nostra formazione scolastica. La mela
servì tanto all’unico eroe svizzero, Guglielmo Tell,
per far venire i sorci verdi al figlio quando ne poggiava una sulla sua testa e provava e riprovava a
centrarla in pieno. Saltando la mela di Biancaneve
c’è da ricordare quella di Isaac Newton che, colpito sulla testa da una mela tra il 1664 ed il 1666 in
una campagna inglese, dove si era rifugiato per
sfuggire alla peste, risolse il grande enigma della
forza gravitazionale.
Morì nel 1954 suicidandosi con una mela avvelenata il grande matematico e studioso di logica
inglese Alan Turing, che fece vincere la Seconda
Guerra Mondiale agli Alleati decodificando tutti i
codici segreti dell’esercito e dell’aviazione tedesca,
italiana e giapponese. Turing, avendo gettato le
basi dell’odierna informatica, oggi sarebbe stato
più ricco di Bill Gates.
Quando un vecchio adagio narrava la aneddotica
L
su:”con un mela al giorno ti levi il medico di torno”
sembrava solo una battuta simpatica. Oggi
potrebbe essere la realtà. Infatti la rivista internazionale sulla prevenzione e la ricerca sul cancro
nell’ultimo numero di quest’anno pubblica un interessante studio dell’Università del Texas, in collaborazione con il Policlinico di Bologna e con un altro
centro di ricerca dell’America del Nord, sull’impiego di estratti di mela nella prevenzione dei polipi
intestinali e del cancro del colon.
A dirigere lo studio uno dei tantissimi cervelli italiani emigrati negli Stati Uniti per la cronica mancanza di fondi per la ricerca nel nostro paese: il Prof.
Luigi Ricciardiello, che da buon campano ha utilizzato per lo studio le mele annurche campane o
anche di Giugliano in Campania.
Ovviamente da Napoli sono partiti per il Nord
America e per Bologna solo gli estratti concentrati
delle famose mele rosse oggetto della ricerca.
ll frutto del melo ha origini antichissime in Asia
Centrale nel periodo neolitico. Nel mondo le varietà di mele arrivano quasi a settemila. In Italia le
specie che si contano sono circa 2.000. Tutte
hanno un potere antiossidante notevole perché
contengono vitamine (Provitamina A, Vit. B1, B6,
B12, E e C, acido folico insieme ai carotenoidi ed
ai flavonoidi.
La mela annurca è l’unica mela italiana di origine
meridionale, anzi è riconosciuta la sua Indicazione
Geografica Protetta per la sua tipicità. Le zone di
coltivazione, oltre al territorio napoletano, sono
quelle della provincia di Benevento, di Caserta e
AGATA’: UN ANNO INSIEME
ALL’ASSOCIAZIONE COOP
Associazione Generale Attività
Terapeutiche Anticancro
c/o centro sociale Samantha
della Porta – AVELLINO
Telef. 320-7708706
email:
[email protected]
i è tenuto presso la sala del Centro
Sociale Samantha della Porta in via
Morelli e Silvati un’Assemblea dei Soci COOP
per verificare non solo i risultati del bilancio
economico triennale 2008-2010, ma anche
S
per individuare, nel perdurare della crisi,
interventi mirati a migliorare i risultati economici mantenendo un forte impegno sulla convenienza e sulla qualità.
Durante l’assemblea la dr.ssa Gaetana
Aufiero, presidente sezione soci irpinia, ha
dichiarato che la cooperativa COOP non dà
solo risposte dal punto di vista economico ma
si rapporta anche nell’ambito del sociale. Non
a caso nell’ambito del convegno è stata ricordata anche la collaborazione del gruppo
COOP con l’Associazione AGATA’, un produttivo connubio che vanta già un anno di vita in
cui sono stati raggiunti importanti traguardi
per lo sviluppo e la promozione di atteggiamenti e stili di vita sani.
In primis ricordiamo il convegno dell’8 marzo
2010 dal tema “STAR BENE E BELLEZZA: IL
RAPPORTO TRA BENESSERE E BELLEZZA” in
cui si è discusso della prevenzione delle
malattie attraverso stili di vita e di alimentazione.
Un ulteriore momento di crescita si è realizzato con il progetto coordinato dalla U.O. di
Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera
S.G. Moscati di Avellino dal titolo “LA CUCINA
ENTRA IN ONCOLOGIA”. In tale contesto la
dr.ssa Anna Villarini, ricercatrice e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano,
ha sottolineato l’importanza di creare un percorso di umanizzazione della medicina e ,nello
stesso tempo, di educare ad un’alimentazione corretta atta a prevenire più che a curare.
Questo stesso scopo, ha proseguito la dr.ssa
Aufiero, ha indotto la COOP da ben trenta
anni ad operare nella scuola e nella società
con il progetto: ”EDUCAZIONE AL CONSUMO
CONSAPEVOLE”.
Con il progetto “CUORE DI SOLIDARIETA’ “
iniziato nel 2002 in collaborazione con
l’Azienda Ospedaliera di Avellino, ha continuato la dr.ssa Aufiero, i soci COOP di Avellino
hanno donato grazie ai loro punti vendita un
impianto stereofonico per musicoterapica alla
Divisione di Ospedaliera di Geriatria del
Moscati. Solidarietà continuata nel 2009 con
la donazione di una “LIBRERIA RANDAGIA
COOP” all’Unità Operativa di Pediatria, per
contribuire con libri, arredi e strumenti informatici e didattici alla creazione di una scuola
in ospedale per i piccoli degenti, ai quali sono
stati già donati più di seicento libri.
Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera allora l’unione COOP - AGATA’ può
sicuramente contare su nuovi ed ambiziosi
progetti da realizzare.
A cura di Maria Portanova
del basso Lazio.
La “regina delle mele” deriva il suo nome da “male
orcula”, perché prodotta “intorno all’Orco”, cioè
intorno al Lago d’Averno nei pressi di Pozzuoli che
si pensava essere l’ingresso dell’oltretomba. Nei
dipinti degli scavi di Ercolano vi sono raffiguranti
alcuni pranzi dei grandi signori dell’epoca che non
facevano mancare sul loro tavolo le ceste ripiene
di mele “anorcole”o annorcole”. Ai tempi in cui la
Campania era ancora “Felix” i romani usavano largamente, oltre ai rinomati vini nostrani anche questo frutto rosso dalla polpa croccante, soda, acida,
aromatica e soprattutto gustosa. Quando si dice
romani si intende l’elite: dagli imperatori ai consoli, ai questori, ai generali ed ai senatori. Fin dall’epoca i governanti hanno sempre apprezzato le
cose migliori.
Ovviamente l’esperimento è stato condotto sui
topi di laboratorio che sono stati divisi in due gruppi: ad uno è stata imposta una dieta bilanciata ed
all’altro una dieta con caratteristiche occidentali:
ricca di grassi e con poche fibre. Ad entrambi i
gruppi sono stati somministrati calcio e Vitamina
D. Successivamente i topi sono stati divisi a random di nuovo in un gruppo che beveva acqua e un
altro che beveva estratto di cinque mele annurche
sciolto in acqua. Si è svolta poi l’ interessante analisi degli animali dei due gruppi ed è stato visto
che: l’estratto di mela annurca riduceva il numero
e le dimensioni dei polipi intestinali nei roditori che
l’avevano bevuto. Nei topi che, oltre all’estratto di
mela avevano anche seguito la dieta bilanciata, si
trovavano i polipi più radi e meno espansi.
Nell’altro gruppo che, oltre alla dieta occidentale
non prendevano la mela, si riscontravano i polipi in
coppia col tumore del colon.
Da questa ricerca è stato facile dedurre che i polifenoli estratti della mela annurca hanno certamente proprietà chemiopreventive sui polipi intestinali.
I polipi intestinali sono quelle formazioni che possono portare al cancro colon rettale.
Tale azione si basa sulla proprietà antiossidanti
della mela che porta all’ipometilazione del DNA,
meccanismo a sua volta che previene il cancro. I
polifenoli che si trovano in natura sono una gran
bella famiglia di 5.000 molecole organiche che per
la maggior parte, provengono dal regno vegetale.
Essi sono antiossidanti naturali prodotti dal metabolismo secondario delle piante.
I polifenoli per la loro origine vegetale sono molto
utili nel rimuovere dal nostro organismo i radicali
liberi il che significa positivi effetti sul sistema cardiovascolare, sul rallentamento dell’invecchiamento e sull’arresto della crescita tumorale. Per fare
qualche esempio molto conosciuto ricordiamo tra i
polifenoli più “utili” le procianidine, le leucoanticianidine ed i tannini.
Il vero problema è la loro bassa biodisponibilità.
Per evitare tante problematiche patologiche bisognerebbe che il loro numero all’interno del nostro
organismo sia di molto superiore al livello attuale.
La nostra futura maggiore longevità passa, oltre
che legata ad una vita più naturale, più sana e più
movimentata in senso fisico, anche per la potenziale, ma possibile, produzione di polifenoli biodisponibili. Ci aspettiamo che il successo della mela
annurca faccia confluire la ricerca su additivi alimentari che integrino le nostre diete per un domani con minori malattie e con ridotte patologie oncologiche.
“PROGETTO SALUTE 2011”
Il Servizio dell’ASL Avellino sarà attivo da Aprile fino a Dicembre
Sergio Florio
arte oggi, con l’inizio del mese di Aprile, il progetto Salute 2011. Si tratta di una campagna
itinerante di prevenzione e informazione riservata ai cittadini irpini: una pregevole iniziativa
realizzata dall’ASL Avellino diretta dall’ingegner Sergio Florio- Commissario Straordinario.
Da Aprile fino a Dicembre, nei giorni di Sabato e Domenica, per un totale di trentasei giornate
operative (con esclusione del periodo estivo di ferie), quattro camper con dotazioni speciali e
strumentazione tecnologica d’avanguardia faranno tappa in numerosi centri dell’Irpinia (vedi
schema sopra) con medici specialisti e personale infermieristico dell’ASL Avellino, coadiuvati dal
personale volontario dell’Associazione House Hospital,per effettuare visite mediche e test
specifici per la prevenzione e la diagnosi precoce di malattie dermatologiche, patologie cardiovascolari, della tiroide,patologie ginecologiche,patologie prostatiche e, infine, del diabete.
Nel corso della conferenze stampa, che si è tenuta mercoledì scorso, il Commissario Sergio
Florio ha presentato l’iniziativa sottolineando l’importanza della prevenzione che ha tra gli obiettivi quello di portare la struttura sanitaria direttamente dai cittadini, una sanità che potremmo
definire, utilizzando le parole dell’ingegnere Florio,”a chilometri zero”.
E’ importante anche sottolineare i costi estremamente contenuti dell’operazione, in un momento, tra l’altro, in cui resta acceso il dibattito sulle spese “facili e inutili-(ndr)-” della Sanità in
Campania, sostenute negli anni precedenti e che hanno portato alla necessaria revisione dei
piani di spesa.
Il Progetto Salute 2011 ha ricevuto il patrocinio morale della Presidenza del Senato della
Repubblica, della Camera dei Deputati, Provincia di Napoli, Provincia di Salerno,
A.I.O.M. (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
P
Il Ponte
9
2 aprile 2011
VILLA PARADISO
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10
2 aprile 2011
Il Ponte
Aerei da guerra solcano di notte i nostri cieli
Dialogo sull’andare in guerra per non fare la guerra
l rombo di due aerei ci ha svegliato nel cuore
della notte. Affacciati alla finestra, abbiamo intravisto vagare lentamente nell’etere illuminato dalla
luna, sospinte dai lievi venti, impregnati di sentori
quasi primaverili, le ombre dei due filosofi, che già
abbiamo avuto modo di conoscere: Teone di
Michele
Smirne, Medioplatonico, ed Enomao di Gadara,
Zappella
Cinico. Seguivano, con sguardo incuriosito e inquieto, le scie degli aerei, graffianti il cielo come fulmini. Dopo i primi
istanti di silente osservazione, i due hanno iniziato un dialogo
che riportiamo fedelmente.
Teone – Sono aerei da guerra che puntano verso la Libia, aerei
italiani o stranieri partiti da basi italiane. Vanno in missione di
pace.
Enomao – In missione di pace ? Ma che dici ? Ti pare logico che
aerei, dotati dei più sofisticati armamenti di ultima generazione,
pronti a lanciare missili e bombe, siano strumenti di pace ? E per
di più, impegnati in un teatro di feroce guerra civile tra governativi e insorti ?
Teone – Vorresti forse dubitare della giustificazione che il ministro Frattini ha dato sull’impiego dei nostri aerei ? Egli ha assicurato che andiamo in Libia, non per fare la guerra, ma per
impedirla.
Enomao – Questa è proprio bella ! In Libia c’è guerra, quindi se
andiamo in Libia, andiamo in guerra…
Teone – Non perdi mai la dannata abitudine a rifugiarti nei sillogismi, nelle sottigliezze e nelle sofisticaggini che, cinicamente,
imbrogliano le carte. Andiamo in guerra, è vero, ma per non
farla…
Enomao – Perchè andare allora? A vedere come la fanno gli
altri ? A controllare se i missili dei francesi e degli americani
vanno a segno ? O se i mercenari di Gheddafi massacrano per
bene i civili ?
Teone – Non riesci proprio a capire la profondità filosofica dell’affermazione di Frattini: andiamo in guerra, non per farla, ma
per impedirla. Frattini è il Niccolò Cusano della nostra era. Il suo
sublime intelletto è capace di superare il comune modo di ragionare che tiene distinti gli opposti, nel nostro caso: guerra e pace,
sulla base del principio di non contraddizione. Invece, come
un’aquila che volteggia nelle vertiginose altezze del pensiero,
Frattini si innalza al di sopra dell’affermazione e della negazione,
e giunge, con un atto di divina intuizione, alla “coincidentia
oppositorum”: in guerra senza guerra.
Enomao – Se Frattini fosse stato un mio scolaro, lo avrei buttato fuori dalla mia cerchia, per eccesso di quella malizia furbesca che cela quello che veramente vuole e rivela quello che
effettivamente non vuole.
Teone – Frattini è un filosofo di razza. Sono convinto che
Raffaello, se fosse vissuto ai giorni nostri, anziché affrescare la
celebre Scuola di Atene, nella Stanza della Segnatura in
Vaticano, avrebbe dipinto la Scuola di Palazzo Chigi, nella sede
I
del Governo italiano. Immagino che avrebbe posto Frattini al
centro di convergenza delle linee prospettiche, tra Platone e
Aristotele, inginocchiati ai suoi piedi e pendenti dalle sue labbra.
E tutt’intorno, i ministri, degnissimi compagni di Frattini, menti
eccelse, pozzi inesauribili di scienza e di cultura, maestri della più
raffinata speculazione filosofica, abili architetti delle più ardite
concezioni metafisiche, modelli incomparabili di un’etica rigorosa, che imbeve coerentemente le loro scelte politiche ed economiche, volte esclusivamente al bene comune, a sollevare gli
indigenti, a rispettare le leggi, a pensare al futuro dei giovani, a
ridistribuire equamente la ricchezza prodotta, a denunciare i
comportamenti palesemente immorali.
Enomao – Bum, bum ! Svegliati dalla sbronza idealistica che
appanna le tue capacità di giudizio.
Teone – Frattini e i governanti italiani sono uomini di pace, per
questo vanno in guerra, insieme a quei grandi pacifisti che sono
CRESCE L’EMERGENZA
Gli interventi della Caritas Italiana in Libia e in Nordafrica
a nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo
finisca prima possibile». È quanto ci ha detto S.E. Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le
comunicazioni.
Nel Paese la situazione resta drammatica e si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili. Accorato è stato l’appello del
Santo Padre che, nell’assicurare «commossa vicinanza», ha chiesto «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più
presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana».
A Tripoli i religiosi aiutano come possono tutti quelli che si rivolgono a loro, in coordinamento con le organizzazioni locali di assistenza. Sono sostenuti da volontari, ex lavoratori immigrati che si sono messi a disposizione. Padre Sandro Depretis, sacerdote trentino rientrato in Libia poco prima che iniziasse la rivolta, continua ad occuparsi delle migliaia di rifugiati, soprattutto
eritrei; che non possono rientrare in patria. «Alcuni sono stati derubati delle loro poche cose – dice padre Derpretis – altri sono
stati invitati ad andarsene. Ora stanno nascosti ed è ancora più difficile aiutarli. Intanto crescono le difficoltà e i rischi per gli
stessi libici».
Mentre, dopo l’intervento della coalizione internazionale, proseguono combattimenti e bombardamenti, sia a Tripoli che a
Bengasi, la Chiesa resta attiva e i religiosi italiani sono accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane
sono 14 in 4 comunità e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano impegnate e
apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto, nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata.
Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei
casi più vulnerabili, oltre che di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella distribuzione di viveri. È in arrivo anche un
gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel
Niger uno staff Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad attraversare il deserto
del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.
Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima
somma è stata destinata per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas diocesana di Avellino tramite
C/C POSTALE N. 14434831 specificando nella causale: “Emergenza Nord Africa 2011”.
«L
Obama, Sarkozy e i generali della Nato.
Enomao – Vanno in guerra in Libia, per impedire una guerra
civile ? E perché non vanno in guerra pure in Costa d’Avorio, per
impedire il baratro di una guerra intestina, in cui quelle popolazioni stanno precipitando di nuovo, a distanza di appena sette
anni ?
Teone – Non saprei…
Enomao – Te lo dico io. In Libia c’è il petrolio, in Costa d’Avorio
c’è l’olio di palma.
Teone – Vorresti insinuare che le potenze occidentali, che si
sono arricchite negli ultimi secoli con il colonialismo sfruttatore
e imperialista, non hanno smesso i panni di ingordi dracula, che
bevono il sangue dei poveri fino all’ultima goccia ? Quindi, esse
andrebbero in Libia, simulando intenzioni pacifiche, per approfittare della ribellione in atto, onde scalzare Gheddafi e farsi
amici i rivoltosi, che le privilegerebbero nelle future forniture di
petrolio.
Enomao – Mi accorgo che incominci a scendere dal mondo
delle Idee.
Teone – Ma, allora, l’Italia correrebbe il rischio di essere emarginata dal lauto banchetto a base di gas e di petrolio. E crollerebbe la politica estera italiana che si è fatta amica Gheddafi,
fino a costringere il nostro Berlusconi, il guascone di Arcore e di
Antigua, a baciargli le mani, oltre a procurargli una nutrita schiera di belle ragazze, invogliate a prezzo di mercato a sorbirsi la
logorrea coranica del rais libico.
Enomao – Per questo, il governo italiano si è visto costretto a
cambiare direzione, dopo tanti ondeggiamenti per capire dove
spirasse il vento. Sopravanzati dalla furia pacifista dei francesi e
degli inglesi, oltre che da quella degli americani, pacifisti per
eccellenza, Berlusconi, Frattini e compagnia, prima hanno dato
le basi militari, poi gli aerei alla missione internazionale dei benefattori dell’umanità, scesi in campo per esportare la democrazia
delle multinazionali e dell’alta finanza anche in Libia.
Teone – Insomma, si sono accodati, loro malgrado, nella corsa
agli armamenti di pace che servono ad andare in guerra per evitare la guerra.
Enomao – Si sono intromessi, però, nella scomoda posizione
del classico vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro.
Teone – In più si sono attirati l’ira funesta di Gheddafi, che li ha
bollati come traditori.
Enomao – Questo conta poco, se Gheddafi sarà “invitato” a
scendere da cavallo. D’altro canto, cambiare alleato in corso di
operazione, appartiene alla più nobile tradizione politica
dell’Italia unita. L’Italia fu, nel 1882, la principale sostenitrice
della Triplice Alleanza, con la Germania e l’Austria-Ungheria,
tranne poi, nel 1915, a denunciarla per entrare in guerra a fianco della Francia, della Gran Bretagna e della Russia. Nel 1940,
l’Italia incominciò la guerra insieme alla Germania nazista e la
concluse, poi, contro di essa.
Teone – Dunque, gli italiani sono gli specialisti mondiali del voltafaccia, del camaleontismo più sfrenato. Nell’anniversario dell’unità, nulla è cambiato nel loro costume politico che è quello di
cambiare sempre, secondo il più bieco opportunismo. Viva
l’Italia !
Il Ponte
11
2 aprile 2011
Rubrica “TERRAVERDECIELOAZZURRO”
Ecologia profonda: guardare alla Terra è avere Dio dentro di sé
Intervista con Guido Dalla Casa
Max Wertheimer, nel
1912, nell’articolo che
ha posto le basi per
sistematizzare la teoria
della
forma
(Gestalt) scrisse che
“la forma non è data
Virginiano
Spiniello dalla semplice somma
dei suoi elementi ma è
qualcosa di più, di diverso”. In
quel momento la psicologia si
stacca dallo strutturalismo e si
oppone anche al comportamentismo proponendo un modello in
cui la percezione non è più vista
come una associazione di elementi staccati tra loro, ma come
un fenomeno immediato e totale.
Oseremmo dire, forse per ora
impropriamente, olistico.
Nel 1962 Maslow e Rogers nel
manifesto della “Associazione per
la Psicologia Umanistica”, in alternativa ai comportamentisti skinneriani e alla psicoanalisi, ipotizzano
una
teoria
fondata
sull’Autorealizzazione del Sé;
quindi su una coscienza dei propri
bisogni e motivazioni e una comprensione delle proprie emozioni
che conduce l’individuo alla consapevolezza dei propri limiti e
capacità realizzando, così, la propria vera identità.
Anche grazie a questi presupposti
nel 1973 Arne Naess, nell’articolo
“The Shallow and the Deep,
Long-Range Ecology Movement”,
pone le basi per quella che sarà la
piattaforma dell’Ecologia profonda (o Ecosofia). Nel 1984 con
George Sessions stabilisce gli otto
principi che comprendono il valore intrinseco della vita: indipendenza dall’utilità, il valore costitutivo della biodiversità, la riduzione
della popolazione umana e del
suo impatto sull’ecosistema, la
consapevolezza del rischio di tale
impatto, il cambiamento dei comportamenti, in primis la comprensione del valore intrinseco o inerente. Infine l’ultimo principio,
valido per chi concorda con le
asserzioni precedenti: adoperarsi
per attuare il cambiamento!
E’ molto difficile riuscire a condensare l’universo variegato che
appartiene al deep ecology movement. Certo è che il senso della
vita discende dall’alto e permea lo
spirito dell’uomo e gli fa riconsiderare il suo atteggiamento presuntuoso: la Terra non appartiene
all’uomo, è l’uomo che appartiene
alla Terra.
In questo numero e nel prossimo
ce lo spiegherà Guido Dalla
Casa, ingegnere, docente, scrittore, esponente di spicco del
movimento italiano e autore di
“Ecologia profonda. Lineamenti
per una nuova visione del
mondo” per i tipi di Arianna
Editrice.
Dall’ecologia di superficie
all’ecologia profonda. Ritieni
sia davvero possibile?
Ritengo che sia possibile, ma in
tempi molto lunghi. Tutti i cambiamenti di paradigma hanno
richiesto diversi decenni, o anche
qualche secolo. Il cambiamento di
cui stiamo parlando è veramente
profondo per la cultura occidentale, spaventosamente antropocentrica da tempi lunghissimi.
Quale è la situazione del
movimento ecosofico in Italia,
quali sono le sue prospettive?
Il movimento è appena nascente,
numericamente è molto piccolo
ma in rapida crescita. La grande
maggioranza degli italiani ne
ignora completamente l’esistenza, anzi non sospetta neppure
che possano esserci idee del
genere. Del resto tutti i movimenti di pensiero che corrispondono a
cambiamenti profondi sono nati
da piccolissime minoranze.
La rete ecologica profonda in
Italia è ai primi passi. Non sappiamo ancora esattamente come
procedere, vedremo come si svilupperà l’iniziativa man mano che
avanza. Per ora è una rete su
internet, poi si vedrà se farla
diventare un’Associazione. Ci
sono altre piattaforme e altri
movimenti compatibili con l’ecologia profonda, pur essendo di
origine diversa. Come esempi,
oltre al movimento per la decrescita, l’ecopsicologia, la critica alla
civiltà, le filosofie native, il movimento Zero, il bioregionalismo e
qualche movimento a sfondo spiritualista. In genere si considerano congruenti quelle realtà che
non sono in contrasto con la
Piattaforma o gli otto principi
dell’Ecologia Profonda, come formulati da Naess, Sessions e
Rowe.
La natura dell’ecologia profonda si
potrebbe così sintetizzare (dal
sito www.deep-ecology.com):
L’Ecologia Profonda è:
1) Una filosofia – un sistema ecocentrato completo ed internamente coerente (ecofilosofia)
2) Una visione del mondo – un
modello o paradigma teso a sostituire la visione del mondo scientifica-industriale
3) Un movimento – l’ultimo principio della Piattaforma (n. 8) invita all’azione
4) In via facoltativa, una religione
– gli ecologisti profondi guardano
la Natura come dotata di valore
intrinseco, o sacra.
Quale è il ruolo dell’uomo nei
prossimi anni? Quale dovrà
essere la sua nuova modalità
NELLA CASA DEL PADRE
LUTTO SPAGNUOLO
Ha lasciato, prematuramente questa vita terrena
all’età di 35 anni, unendosi in cielo al padre
Costantino,
l’AVV. GIANDOMENICO SPAGNUOLO
lasciando in un immenso dolore la madre Rosina
Fabbo, la sorella Annarita con il marito Pierpaolo
Maglio, l’adorata nipotina Maria.
Al cordoglio della famiglia si unisce l’intera redazione del giornale.
di interazione? E come ce la
farà…
L’uomo potrà avere molte culture
diverse, purché siano compatibili
con la Vita della Terra. Le modalità di interazione saranno quelle di
una parte rispetto al Tutto, di un
gruppo
di
cellule
in
un
Organismo: la Vita e la buona
salute dell’Ecosistema dovranno
essere il primo valore di ogni cultura umana. La varietà è essenziale per la Vita della Terra.
L’uomo ce la farà soltanto se i
valori della civiltà occidentale non
invaderanno tutto il mondo,
oppure se si modificheranno in
modo abbastanza rapido.
L’uomo o la natura. Sono l’uno
alternativo all’altra?
Penso proprio di no. L’uomo è una
parte della Natura, che è il primo
valore. E’ necessario rendersi
conto di questo, altrimenti non è
possibile durare per tempi lunghi.
La contrapposizione è presente
solo in alcune culture umane, fra
cui l’Occidente. In realtà noi
siamo Natura.
Il senso della Terra, del rispetto della terra è da te attribuito
primariamente alla cultura
animistica e individui una
cesura nella cultura cristiano
giudaica che dà all’uomo il
ruolo di dominatore. Ma non è
forse vero che tutti gli uomini
che hanno fede e hanno Dio
dentro di sé e in particolare i
mistici non possono che concordare con la necessità di
difendere la nostra terra?
Le culture animiste e molte delle
culture orientali non avevano il
distacco abissale fra uomo e
Natura che caratterizza le religioni e le visioni del mondo nate nel
Medio Oriente e che si ispirano
all’Antico Testamento. Questo
non significa necessariamente
che l’insegnamento di Cristo rientri in questa categoria: la parola
di Gesù assomiglia più al
Buddhismo Mahayana che alla
visione del mondo della cultura
giudaica, da cui è molto lontana;
tuttavia la Chiesa cattolica si è
tirato dietro dai primi secoli tutto
l’Antico Testamento.
Non credo che la Chiesa attuale
possa veramente riconsiderare la
sacralità di Madre Terra: in una
visione del mondo a sfondo panteista, come quella dell’Ecologia
Profonda, non c’è alcun bisogno
di intermediari. Inoltre anche nel
nuovo corso ogni riferimento al
mondo naturale è molto blando,
molto debole, tutto resta fatto per
l’uomo, unico depositario di valori. Forse però potrà verificarsi un
avvicinamento della Chiesa alle
idee dell’ecologia profonda sulla
base di un punto comune: il rifiuto del materialismo e dello scientismo cartesiano, oltre al riconoscimento di una profonda spiritualità nel mondo. Temo però che
la Chiesa non rinuncerà all’antropocentrismo esasperato che ha
caratterizzato tutta la sua storia.
Concordo sull’idea che i mistici di
tutte le estrazioni abbiano ben
presente l’idea di difendere la
nostra Terra.
[fine prima parte continua
nel prossimo numero…]
ECO FLASH NEWS
DI DAVIDE MARTONE
L'UNIONE EUROPEA E LA CRISI DEL NUCLEARE
Fukushima, crisi di coscienza generale, ma un gruppo
di irriducibili italiani...
L'incidente di Fukushima sembra aver illuminato molti
dei Governi mondiali, spingendoli a una retromarcia sul
nucleare. Prima a cambiare idea è stata la Germania,
che ha deciso di chiudere 7 centrali, investendo 20,4
miliardi di euro nelle rinnovabili. Il Ministro
dell'Ambiente Norbert Roettgen, favorevole a eolico e
fotovoltaico, ha infatti affermato che “la politica ecologica è la politica del
futuro, anche per l'economia” (fonte: La Repubblica del 16 marzo). Cosa
che sembra aprire la strada a un processo di abbandono del nucleare a
favore di un'energia più pulita e, soprattutto, sicura. Decisione analoga,
quella del Governo cinese, trasmessa con un comunicato dall'agenzia
Xinhua, secondo cui “La Cina ha sospeso i procedimenti di approvazione
per la costruzione di nuove centrali nucleari, in modo da rivedere le norme
di sicurezza in seguito all’esplosione in una centrale giapponese” (fonte: il
Fatto Quotidiano 17 marzo). Forte è l'attenzione sulla questione della sicurezza nucleare, per cui il Governo ha disposto dei controlli su tutte le centrali in funzione. Ultima, ma non meno importante, l'opinione dell'eurodeputata francese Sandrine Bélier, che, riferendosi agli italiani, dichiara: “Voi avete ancora la possibilità di scegliere, fatelo, scegliete di non correre i rischi dell’energia atomica. Fate di tutto per rimanere senza nucleare.” La Bélier esprime i suoi dubbi anche sull'accordo italo-francese, che
“distrugge le energie pulite contro gli interessi di tutta Europa” (da Il Fatto
Quotidiano del 15 marzo). Fa riflettere che la Francia, grande esportatrice
di energia prodotta dal nucleare, possa fare un passo indietro sull'utilizzo
dell'atomo. Sembra quasi che, dopo quanto successo in Giappone, ci sia
una specie di crisi di coscienza generale, anche da parte di chi, fino a
poco tempo fa, credeva fortemente nel nucleare. É una situazione – parafrasando il famosissimo fumetto “Astérix e Obélix” - da veni, vidi, vici nella
mente di tutti i Governi mondiali. O, almeno, quasi tutti, perche c'è un
gruppo di irriducibili “gallo-italiani” che non si arrende neanche all'evidenza. Molte sono, infatti, le conferme sulla posizione del Governo italiano, tra cui quella del Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo. Nonostante ciò,
sembrano spuntare qua e là delle riflessioni più o meno serie. Riflessioni,
o meglio, dichiarazioni, come quelle di Umberto Veronesi, Presidente
dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, secondo il quale bisogna “mettere
da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda”, considerando che “il mondo non può fare a meno del nucleare per sopravvivere, tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati”
(fonte: La Repubblica 17 marzo). Tutto in contrasto con il Governo, che
avrebbe già deciso quali Regioni ospiteranno le nuove centrali e i siti di
stoccaggio delle scorie, tra cui Sicilia, Campania, Basilicata, Puglia,
Lazio, Veneto, Piemonte e Sardegna (da Il Fatto Quotidiano del 15
marzo). Dopo il disastro nucleare di Fukushima c'è finalmente un senso
comune di responsabilità da parte dell' Unione Europea e delle potenze
mondiali, ma l'Italia...
12
2 aprile 2011
Il Ponte
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Il Ponte
13
2 aprile 2011
Cultura, Arte & Spettacoli
Lo Scaffale Letterario
LIBIA CENT’ANNI DOPO.
IL PRESENTE CI RICORDA IL PASSATO
Scrittori libici
eati gli operatori di pace
perché saranno chiamati figli di Dio».
Con l’alito di queste parole
estratte dal vangelo di Matteo,
sabato sera, nella parrocchia
Antonietta di San Gregorio VII, il
dell’Amore
Gnerre Movimento
Familiare ha programmato
una veglia di preghiera «per coloro che
sono coinvolti nella drammatica situazione della Libia». In questa rubrica - dedicata
ai libri in generale- anche noi vogliamo portare un pensiero di pace verso la Libia.
Certamente il nostro sguardo resta incentrato
su quelle persone che della parola scritta
hanno fatto il punto centrale della propria esistenza. Le pagine di un libro come affascinante viaggio nel passato, nel presente e nel futuro di un luogo.
L’autore che vi presentiamo è Ibrahim al Koni
nato nel 1948 a Gadames, nel deserto occidentale libico; terminati i suoi studi a Mosca
lavorò nel Libyan Bureau in Polonia. Inoltre,
ha svolto la professione di giornalista e ha
scritto il suo primo racconto nel 1968. Da allora ha pubblicato oltre venti volumi ambientati
rigorosamente tra il deserto libico e le Alpi
svizzere, e in altri luoghi del mondo dalla
Thailandia alla Russia. È anche autore di
numerose raccolte di racconti e di romanzi tra
cui al Tibr (La polvere d'oro, 1990), al Magius
(I pagani, 1991), la quadrilogia al Khusuf
(L'eclissi, 1991), Nazif al hagiar (La pietra sanguinante, 1992), al Fam (La bocca, 1994), al
Saharah (I maghi, 2 vol., 1994-95). Cresciuto
nelle ampie distese della polvere d’oro vive
oggi ritirato sulle Alpi svizzere e nei suoi
romanzi trasferisce i temi del potere e della
tirannia in forma metaforica.
Il romanzo “Polvere d’oro” è ambientato nel
deserto libico e il destino di Ukhayyad si confronta con la vita del suo cammello. La storia
«B
è realizzata con un florilegio di riflessioni unite
da un fil rouge che percorre tutte le pagine
senza mai tradirsi. Il personaggio della storia e
il suo cammello camminano insieme, percorrono un mondo che si esprime con la lingua
dei ginn, nature incorporee mezzi uomini e
mezzi angeli. Ma un vincolo che va oltre l'umana comprensione si scontra con la rigidità delle
leggi sociali, l'affetto di Ukhayyad per il cammello non può sostituire quello per una moglie
e un figlio, e chi osa
tradire i codici deve
pagare. L'unica via
d'uscita è allontanarsi dalla tribù,
dove la febbre dell'oro non l'amore
regola le relazioni
fra gli uomini. Alla
fine, privo della
comprensione della
propria comunità
d’appartenenza
Ukhayyad vivrà in
se stesso, chiuso
nella proprio realtà misteriosa e magica. Sarà
proprio questo continuativo contatto con il primordiale e con la natura a persuadere il giovane del fatto che la sua infelicità è legata a tutto
ciò che è materiale. Pertanto la salvezza dovrà
necessariamente passare attraverso la purificazione: “Qui è facile librarsi per congiungersi
con la solitudine eterna dell'orizzonte e dello
spazio, che conduce in un luogo che è al di là
dell'orizzonte e oltre lo spazio. Verso l'altro
mondo e l'altra vita sì l'altra vita”. Un libro che
ci fa comprendere l’importanza di un luogo e il
fascino di un frammento di storia e di polvere
con un anelito di spiritualità che abita in profondità ogni vicenda umana. Un libro da tenere tra le mani in questo periodo così drammatico per la Libia.
UN LIBRO PER RIFLETTERE
Quando leggere diventa un mezzo per comprendere la vita di tutti i giorni.
A cura di Claudia Tucci
dissea all'alba: la caduta dei nuovi Giganti? La caduta dei giganti è l'ultimo libro di Ken
Follett, famoso scrittore britannico di fama internazionale.
E' il primo volume di una trilogia la “The century trilogy “ che tratterà la storia del mondo a
partire dal 1911 (l'incoronazione di re Giorgio V d'Inghilterra).
Lo stile narrativo del romanzo si discosta un po' da quello cui gli affezionati lettori di Follett
sono abituati: a partire dal piccolo (la storia di cinque famiglie dislocate in varie parti
d'Europa), lo scrittore racconta le dinamiche politiche e storiche per cui si è arrivati allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, fino alla rivoluzione russa, alla nascita delle suffragette fino
al 1924, per giungere a guerra finita e condizioni di pace accettate.
La storia inizia narrando l'entrata nel mondo del lavoro di
Billy Williams, un ragazzo di Aberowen in Galles, che a 13
anni inizia a lavorare in miniera come gran parte degli
uomini del paese. La storia della sua famiglia s'intreccerà
con quelle dei Fitzherbert, aristocratici britannici proprietari della miniera dove lavora;dei Von Ulrich, nobili tedeschi; dei Dewar, il cui figlio Gus è il giovane assistente del
presidente americano Wilson e dei fratelli Pevkov, due
giovani russi le cui vite prenderanno due strade completamente diverse.
La cosa che affascina maggiormente di questa magnifica
epopea è proprio il racconto dei motivi che hanno spinto
i vari paesi europei ad entrare in guerra. Con il pretesto
dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando,erede
al trono austriaco, i paesi europei più potenti tramarono,
usando come capro espiatorio la Germania (l'unico paese
a sbilanciarsi nell'entrare in guerra credendola “facile”),
per raggiungere la supremazia sugli altri stati europei. La
guerra si complica inaspettatamente per tutti,aggravata
anche dalla rivoluzione bolscevica in Russia, divenendo
un'ecatombe di enormi proporzioni, fino all'illuminante
intervento americano che pone fine al conflitto riducendo la Germania in miseria e gettando
le basi per la nascita del nazionalsocialismo. Fa riflettere il fatto che una delle guerre più sanguinose della storia mondiale sia nata con l'idea di una guerra “veloce”, un pretesto usato dai
“giganti” per fare gli interessi (per lo più coloniali) dei propri paesi, sottovalutata e divenuta
una bomba esplosa ed incontrollabile. Alla luce dei fatti avvenuti in Libia negli ultimi giorni è
giusto chiedersi se questa non sia una guerra altrettanto interessata ed altrettanto sottovalutata. La caduta dei Giganti, degli antichi potenti della Terra ci ha insegnato qualcosa? O i
Giganti contemporanei stanno commettendo i medesimi errori?
Ai posteri l'ardua sentenza...
“Durante la guerra,
ogni veterano qui presente sa
che la sua vita
è stata messa inutilmente a rischio
da ufficiali stupidi,
e molti di noi sono stati salvati
da un sergente intelligente.”
ripoli bel suol d’amore …”cantava Gea della Garisensda nei teatri italiani, vestita unicamente
del tricolore. Era il 1911, cento anni fa, e l’Italia entrava in guerra contro la Libia, o meglio
contro Tripolitania e Cirenaica, le sue maggiori regioni, per sottrarle al controllo dell’Impero
Ottomano. Già nel 1881 la Francia aveva occupato la Tunisia, approfittando dell’appoggio della
Gran Bretagna che non avrebbe accettato che il canale di Sicilia fosse controllato interamente
dall’Italia. Tra interventisti e oppositori, l’Italia si spaccava. Perfino intellettuali del calibro di Giovanni
Pascoli si dichiararono favorevoli all’azione italiana in nord Africa, intravedendo con questa una soluzione all’emigrazione che caratterizzava l’Italia da poco unita. Forti gli interessi della Banca di Roma,
che spinse verso la guerra con decisione. Ad opporsi il mondo operaio dei sindacati e le frange
socialiste più estreme, tra cui iniziava a emergere la figura di Benito Mussolini. Capo del governo
era Giolitti. Il re Vittorio Emanuele III. Per il cinquantenario della fondazione del Regno d’Italia, nel
1911 il Ministro del Tesoro, on. Salandra propose alla Commissione tecnico artistica monetaria di
dare incarico allo scultore fiorentino Trentacoste perché coniasse una serie di monete che celebrassero l’evento. Il costo della guerra coloniale fu enorme: circa un miliardo di Lire di allora.
Dal punto di vista geografico, la Libia era formata da due altopiani separati dalla pianura della Sirte
e dal deserto del Fezzan alle loro spalle. Davanti il mare. Quando l’Italia entrò in guerra, era convinta di avere dalla sua parte le popolazioni locali, a causa di errate valutazioni della situazione politica interna, che convinsero il governo italiano a risparmiare costose e lunghe azioni di preparazione dei capi locali. Questo comportò la cattiva valutazione complessiva dei tempi di conquista. Molte
furono le tensioni anche con l’Austria, che soffriva la presenza della flotta italiana troppo vicina ai
Balcani, finendo per imporle di tenersi sotto il canale d’Otranto. L’Italia però, nel Mediterraneo continuava a monitorare il passaggio di navi da e verso
lo stretto dei Dardanelli. Il governo italiano, per
sbloccare la situazione, tentò infine di far passare
come fatto compiuto l’annessione della Tripolitania
e della Cirenaica all’Italia con un decreto, cercando
di mettere così fine alla guerra. Ma la Turchia non
accettò, mettendo in discussione tutta l’azione militare italiana. Gran Bretagna e Russia ufficialmente
appoggiavano l’Italia. La Francia non ufficialmente,
ma poi chiudeva un occhio sul contrabbando di armi
attraverso la Tunisia a vantaggio dei turchi, facendo
in qualche modo il doppio gioco. Ciò portò Italia e
Francia davanti alla Corte di arbitrato dell’Aja, dopo
che la Francia fu colta con le mani nel sacco dall’incrociatore italiano Agordat. La corte finì per impedire all’Italia il controllo delle navi francesi fuori dalle acque del perimetro in guerra, ma intimò anche
alla Francia di controllare che i prigionieri catturati dall’Italia e riportati a Marsiglia potessero reimbarcarsi per la Tunisia. Nel frattempo la situazione al contorno vedeva la Germania schierata con
la Turchia e l’Austria ostile all’Italia. La vulnerabilità dell’impero Ottomano, dimostrata nella guerra
italo-turca, portò ben presto alla mobilitazione di Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria contro la
Turchia, indebolendola ulteriormente fino a farla capitolare di fronte all’offerta di pace da parte
dell’Italia. Il trattato, stipulato tra le due nazioni il 18 ottobre 1912, dopo 13 mesi di guerra, sancì
l’autonomia della Tripolitania e della Cirenaica dall’Impero Ottomano, l’amnistia per le popolazioni
arabe che avevano partecipato alle ostilità, un compenso da parte dell’Italia a rimborso degli introiti che la Turchia avrebbe perso dalla Libia, la garanzia di presenza di un rappresentante religioso
del Califfo in Libia. La sovranità italiana in Libia fu subito riconosciuta da Russia, Austria, Germania,
Regno Unito e Francia.
La guerra libica per l’Italia fu un’ottima occasione per sperimentare enormi progressi tecnologici,
se si pensa che fu usato per la prima volta l’aeroplano sia come mezzo offensivo che di ricognizione, consentendo al pilota Carlo Maria Piazza di sorvolare le linee turche e all’aviatore Giulio Gavotti
di lanciare a mano la prima bomba aerea sulle truppe turche in Libia. Significativo fu anche l’uso
della radio attraverso un servizio regolare di radiotelegrafia campale militare con la collaborazione
dello stesso Guglielmo Marconi. Il conflitto libico registrò anche il primo impiego nella storia di automobili in una guerra. Erano delle Fiat Tipo 2.
Leggendo con attenzione questa storia e cambiando date e nomi non ci potrà essere difficile vedere qualche spiacevole analogia con gli avvenimenti presenti.
“T
Eleonora Davide
O
RACCONTO DI GUERRA
el piccolo paesino tutti si erano barricati nelle case. La tensione
faceva battere i loro cuori e l’incertezza del dopo faceva accrescere quella paura diventata amica da anni.
I tedeschi da alleati erano diventati, all’improvviso, nemici degli italiani. Essi vagavano, per le strade, come intontiti.
Mia madre mi descriveva i loro volti e ciò che più le era rimasto impresso era che, incontrandoli per strada dicevano a tutti: “ritornate presto
Antonietta nelle vostre case! Non uscite per nessuna ragione!”
Urciuoli Mia madre era andata in campagna da alcuni parenti e ascoltando i
rombi degli aerei aveva
guardato in alto e le bombe le aveva
scambiate per piccoli botti di vino.
Ritornata tra le mura di casa, per ore
e ore sentì rumori assordanti: scoppio
di bombe sganciate dagli aerei e cannoni e colpi di mitra.
In paese, intanto, non c’ era più nessun militare.
C’erano solo vecchi, donne, e tanti
piccini che di guerre non conoscevano
nemmeno il significato.
Gli alleati per l’intero giorno spararono
convinti che in paese ci fossero i tedeschi.
Allora una donna, alta e piena di energia ma soprattutto di coraggio, prese
un lembo di lenzuolo bianco, lo legò
accanto ad una mazza e scese in strada, attraversò la piazza e raggiunse la stazione gridando: Smettila di sparare! In
paese non c’è nessun tedesco.
La sua fortuna fu quella di non essere colpita e grazie al suo coraggio in paese non si
sentirono più colpi di cannone ed entrarono gli Americani.
Tutti uscirono dalle case e i nuovi arrivati lanciavano chewing-gum, calze di nailon e
soprattutto pezzi di cioccolato.
N
14
2 aprile 2011
L' Angolo del consulente familiare
A CURA DI PAOLO MATARAZZO
La voce del cuore
ncontriamo nel nostro vivere quotidiano tante persone, con le quali raramente ci fermiamo a parlare, perchè abbiamo tanto da fare. Ciao, buongiorno e via! Tra tanti sguardi forse qualcuno attende il nostro fermarsi, il
nostro avere attenzione alla sua persona, ma ciò non accade.
Il giorno successivo leggiamo un quotidiano locale e scopriamo inaspettatamente che quella persona, che abbiamo incontrato, ha tentato un insano gesto finalizzato a porre fine alla propria vita.
Ne siamo totalmente sconcertati, ci chiediamo i tanti perchè, affannosamente assumiamo informazioni per saperne di più, per capire cosa ha
spinto quella persona ad un gesto così estremo.
Esaudita tale curiosità o bisogno di sapere, riprendiamo il nostro frenetico stile di vita e di
rapporti.
In riferimento a tali consolidati comportamenti così si esprime una giovane studentessa universitaria: “nel condominio in cui vivo, periodicamente incontro un'anziana signora, il cui
sguardo sembra chiedere aiuto, ma non ho il coraggio di fermarmi, mi sento molto vile e
cammino oltre. Cosa sente di suggerirmi? Frequentemente rinunciamo ad ascoltare la voce
del nostro cuore e le note della nostra sensibilità e frequentemente ci penalizziamo eccessivamente”.
Se ciò accade è perchè siamo stati educati, nei nostri contesti di appartenenza, in tal senso.
Gli stessi hanno modellato i
nostri stili di vita e i nostri comportamenti, che vanno nella direzione opposta del cuore, per calcare i sentieri dell'individualismo
e dell'egoismo: l'altro è un estraneo e tale deve essere.
Gentile amica contatti con più
profondità se stessa, offrendo al
suo cuore una libertà a cui anela
da tempo, la libertà di esprimersi
con la spontaneità che gli è propria. Ciò le permetterà di superare schemi e difese, che le hanno
tarpato le ali di una sana relazione umana. Quando sentirà il
vento della libertà interiore, scoprirà che la vita è una relazione
d'amore, vissuta nel presente,
attimo dopo attimo e molto probabilmente sarà molto più soddistatta del proprio sé, che non
riceverà da lei più rimproveri, ma
le carezze che gli sono dovute.
Auguri
I
GIAPPONE: L’IMPEGNO DELLA CARITAS
La situazione resta critica e continua a crescere il bilancio dei danni e delle vittime. Si moltiplicano le
iniziative di solidarietà. «Facciamo tutto quanto ci è possibile» dice padre Daisuke Narui, il direttore di
Caritas Giappone. C’è la consapevolezza che ogni sforzo è solo un piccolissimo tassello nell’enormità
dei bisogni, ma c’è anche un grande senso di unità, di solidarietà, di condivisione.
A Sendai è stato aperto nei giorni scorsi un centro di aiuti per i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami. Voluto dai vescovi di Sendai, Niigata, Saitama e da Caritas Giappone, è un riferimento per tutta
l’azione della piccola ma attiva Chiesa giapponese. In tutte le parrocchie e in molte scuole cristiane è
stata avviata una raccolta fondi da utilizzare per gli aiuti d’urgenza e, in un secondo momento, nel piano
di ricostruzione delle case colpite. Le diocesi e le congregazioni religiose hanno indicato Caritas
Giappone come referente unitario per le donazioni. Il potente terremoto ha danneggiato in particolare
quattro province nella diocesi di Sendai: Aomori, Iwate, Miyagi e Fukushima. In quest’ultima è stata
danneggiata la centrale nucleare e c’è
grande apprensione per le possibili
gravissime conseguenze.
Nella città di Sendai, molti edifici
hanno resistito, ma gli abitanti hanno
paura e i rifugi temporanei sono dunque ancora in piena attività. La Caritas
continua a fornire beni di prima
necessità anche grazie al sostegno di
molti volontari: circa 200 persone
sono attivamente impegnate già dai
primi giorni dopo il disastro.
Anche a livello internazionale la mobilitazione è stata grande, a partire proprio dalle Caritas dell’Asia: Myanmar,
Vietnam, Singapore, Macao, Taiwan,
ma anche Corea, India e Pakistan.
Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo ed ha lanciato
una raccolta fondi per continuare a
sostenere gli interventi di Caritas
Giappone.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas diocesana tramite
C/C POSTALE N. 14434831 specificando nella causale: “Emergenza Giappone 2011”.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
presso la sede della Caritas diocesana in Piazza Libertà 19 (AV) (orario d’ufficio)
Convegno dell’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici)
“Aspetti filosofici dell’Educazione”
Intervengono:
Professor Giuseppe Acone: “Antropologia dell’Educazione”
Professor Giuliano Minichiello: “Epistemologia dell’Educazione”
Venerdì 8 aprile 2011 ore 16.30
Salone del Palazzo Vescovile
Il Ponte
IL TRENTENNALE DELLA CORALE DUOMO
i sono innalzati festosi inni alla Vergine nella cornice acustica e sacra della Cripta
del Duomo sabato scorso per celebrare il Trentennale della Corale Duomo di
Avellino. Dopo una serie di concerti che hanno visto esibirsi formazioni corali di pregio per l‘anniversario, quali i Laeti Cantores diretti da Roberto Maggio, i Daltrocanto
diretti da Patrizia Bruno, i Mysterium Vocis di Rosario Totaro, i Casella diretti da
Caterina Squillace e il Coro di Voci Bianche e Giovanile del Teatro Gesualdo diretti
da Cinzia Camillo, a presentarsi è stata la Corale di casa diretta da Carmine
Santaniello, con accompagnamento dell’organista Maurizio Severino, invitata a farlo
dall’Associazione Musicale Internazionale Euterpe diretta dalla gentilissima Teresa
Della Valle. L’iniziativa dell’Associazione è stata molto apprezzata sia dal pubblico
presente, che ha accolto con entusiasmo il concerto e la splendida voce del soprano solista Romilda Festa, che dai coristi commossi per il dono ricevuto e per la collaborazione degli amanti della musica che si stanno stringendo intorno alla polifonica del Duomo in questo momento di festa. Ma la Corale Duomo ha ancora in serbo
altre sorprese per i suoi amici, che aspetta di rincontrare al più presto.
S
Laurea Angelo Di Gennaro
Angelo Di Gennaro (martedì 29 marzo) si è brillantemente laureato, presso l'Università degli Studi
di Fisciano, in ingegneria civile per l'Ambiente e il
Territorio con specializzazione in risanamento
ambientale. Il neo ingegnere ha discusso un'interessante tesi su "biodegradabilità degli antibiotici
nei corpi idrici recettori mediante fotolisi solare",
relatori i professori Luigi Russo e Vincenzo
Belgiorno.
Auguri e felicitazioni all'ingegnere Angelo Di Gennaro,
ai genitori Vincenza ed Eduardo (direttore generale
dell’Alto Calore S.p.a.) e alla sorella Alba.
Complimenti e auguri di un futuro sereno e radioso
dalla Direzione e dalla Redazione de “IL PONTE”.
15
Il Ponte 2 aprile 2011
Inaugurata la nuova sede del
Museo Irpino del Risorgimento
a qualche settimana in uno dei bracci dell’ex
Carcere Borbonico, oggi diventato polo culturale, è
stato riallestito il Museo Irpino del Risorgimento. Il
tutto è avvenuto in coincidenza col 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, che rappresenta una significativa occasione per rivolgere, innanzitutto, alle nuove
Alfonso generazioni il messaggio che il Museo storico rappred'Andrea senta il luogo della memoria di una comunità e di un
territorio.
Il Museo, istituito per il fattivo interessamento del professor Fausto
Grimaldi, consigliere provinciale e contemporaneamente presidente
del comitato irpino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano
fu inaugurato verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso, in
seguito al trasferimento della Biblioteca Provinciale “S. e G. Capone”
nell’edificio di corso Europa, dove è attualmente collocata. Esso raccoglieva documenti manoscritti e a stampa che andavano dal 1799
al 1915, cimeli e ritratti di protagonisti dei moti risorgimentali
La sezione risorgimentale del Museo Irpino, allestita nel periodo
innanzi citato, con l’intervento di alcuni studiosi irpini è stata dismessa alla fine degli anni Novanta, in seguito alla istituzione della mediateca provinciale, al primo piano dell’edificio di corso Europa.
Oggi, in seguito al completamento della ristrutturazione dei locali dell’ex Carcere, è stato possibile riallestire il Museo e nel contempo restituirlo completamente alla vita civile e culturale di Avellino e dell’intera Irpinia. La nuova ed elegante sede può essere considerata di stimolo per un dibattito sulla funzione e sul futuro di quello che unanimemente si augura possa essere il “cuore culturale” di Avellino e dell’intera provincia.
Il nuovo allestimento ha inteso, particolarmente, valorizzare il taglio
divulgativo con collegamenti al territorio di
riferimento nell’ottica di una maggiore valorizzazione dei beni, delle collezioni, della storia dell’Irpinia, per una visita “più godibile,
stimolante e appagante, in particolar modo
per le giovani generazioni”.
Per quanto riguarda l’esposizione, oltre ai
cimeli, dipinti, armi, uniformi, bandiere,
croci, medaglie, oggetti appartenenti ad
alcuni patrioti ed uomini illustri irpini, il
materiale più consistente è soprattutto quello documentario, che comprende decreti
regi, opuscoli, giornali, bilanci, lettere,
manoscritti, programmi elettorali, ecc..
“Per rendere più facile la lettura della parte
documentaria, come afferma la dirigenza
della struttura, dopo averla contestualizzata
nel periodo storico di appartenenza, si è
fatto ricorso ad un percorso espositivo suddiviso, secondo un itinerario museografico cronologico in sezioni che,
partendo dal 1799, anno della proclamazione della Repubblica napoletana, giungono fino al 1861, anno dell’Unità d’Italia.”
Per quanto riguarda, invece, le armi, gli abiti, le medaglie, le croci ed
altri oggetti sono stati presentati secondo il criterio dei contesti tematici. Per le tappe storiche risorgimentali più significative, inoltre, a
queste è stata riservata una particolare importanza con la esposizione di appositi pannelli disposti lungo le pareti degli spazi museali,
riproducendo, così, una mappa del territorio irpino con l’indicazione
dei luoghi simbolo del Risorgimento e con la linea cronologica del
periodo risorgimentale con le date degli episodi non soltanto dal
punto di vista militare ed eroico, ma anche nei suoi aspetti culturali,
sociali, politici ed economici.
Il Museo ha riaperto le porte dopo diversi anni, durante i quali è stato
riodinato, arricchito di documenti e di cimeli e può essere considerato anche luogo di mostre, di convegni, di incontri alla ricerca di una
visibilità per una città ed una provincia che hanno tanto contribuito
all’Unità d’Italia. Il taglio del nastro, per la inaugurazione, è stato affidato alla seconda carica dello Stato, in occasione di una sua breve
visita nella nostra città.
D
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L’INTERNAUTA - Guida al web
YouSpice, la nuova comunità di progettazione
e simulazione elettronica
’ online YouSpice la community di
progettisti elettronici. Uno spazio in
cui pubblicare, vendere e scambiare
progetti elettronici secondo le nuove
dinamiche d’interazione e di vendita
della Rete.
E’ online www.youspice.com, la nuova
Vittorio
community di progettisti elettronici che
Della Sala
presenta le caratteristiche di un vero e
proprio marketplace per la pubblicazione, lo scambio, il download gratuito e la vendita di progetti di circuiti elettronici simulati.
La vocazione di qualsiasi ingegnere è di realizzare prodotti finiti, collaudarli e poterli toccare con mano. Tra
questa fase e la teoria astratta s’interpone il simulatore elettronico, che grazie ai sofisticati modelli matematici e alla potenza dei moderni PC, permette di avvicinarsi al comportamento reale dei circuiti.
YouSpice offre un apposito spazio per raccogliere e dare
visibilità ai diversi progetti elettronici; la community
permette così a tutti i progettisti che utilizzano uno dei
software di simulazione SPICE, di pubblicare i propri
progetti.
La scelta di YouSpice è di lasciare all’utente registrato la
possibilità di decidere liberamente in che modo mettere a disposizione il proprio progetto: offrirlo gratuitamente, scambiarlo con altri o metterlo in vendita.
Allo scambio d’esperienza tra gli utenti della communi-
E
ty e alla possibilità di dare visibilità ai diversi progetti si
aggiunge così l'opportunità di definire nuove fonti di
guadagno per i progettisti.
Il sito, oltre alle funzioni sopra citate, offre uno specifico spazio di discussione per gli utenti, fortemente orientato alla progettazione. Sarà inoltre predisposta a breve
una bacheca rivolta a favorire l’incontro tra le aziende e
le professionalità.
YouSpice si propone così di diventare la nuova biblioteca digitale di progetti elettronici, all’interno della quale
gli aspetti sociali di condivisione tipici delle community
si incontrano con gli aspetti più commerciali della compravendita online.
www.youspice.com
“cinEtica”
Un film racconta la storia del Premier italiano
on può di certo passare inosservato il film che ha ad oggetto la vita del politico che da almeno 15 anni gestisce il potere in
Italia. “Silvio forever” è un film di Roberto Faenza e Filippo Marcelloni, scritto da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (già
autori de “La Casta”), che racconta la storia del “più grande piazzista che ci sia al mondo”, così come lo definì il giornalista Indro
Montanelli.
La storia è raccontata per la viva voce del suo protagonista, eccetto alcune parti doppiate alla perfezione da Neri Marcorè. La
parabola del grande venditore incontra quella del compratore, in particolare quando racconta il suo rapporto con le donne. Lo
Shantala stesso protagonista svela, infatti, che la formula del successo sia in politica che con le donne è lo charme, lo stesso, infatti, utilizza i medesimi meccanismi sia per sedurre una donna che per avere successo in politica. Ed è per questo che la pellicola dedica molto spazio al suo rapporto con l’altro sesso, mostrando immagini di Ruby e delle altre, mentre il sonoro regala l’ audio dei nastri della
escort barese Patrizia D’Addario.
Gli autori mettono da subito in evidenza che non vuole essere un film politico, ma gran
parte della critica sottolinea che avrebbe dovuto avere un maggiore rigore documentaristico, proprio in virtù della complessità del personaggio che andava raccontato in tutte
le sue sfaccettature. Perché va bene raccontare di quando da piccolo salvò la sorella, di
quando mungeva le vacche ottenendo in cambio il burro, o di quando vendeva i compiti in classe ai compagni, versando tutto quello che riceveva in beneficenza, ma decidere di non spiegare le dinamiche che sono alla base della conquista della Mondadori,
piuttosto che chiudere il capitolo di Cosa Nostra con le immagini del premier che difende dell’Utri, significa raccontare il cavaliere a metà.
La critica ha, infatti, evidenziato che, proprio a causa di queste piccole omissioni, “Silvio
forever” più che una biografia non autorizzata di un potente uomo politico, diventa il
ritratto di un paese furbo, intelligente, spregiudicato ma irrimediabilmente piccolo.
N
il ponte
Numeri utili
Emergenza Sanitaria 118
Vigili del fuoco 115
Carabinieri 112
Settimanale cattolico dell’Irpinia associato alla Fisc
Polizia 113
Guardia di Finanza 117
Guardia medica
Proprietà Diocesi di Avellino
Avellino
fondazione “Opus solidarietatis pax onlus”
0825292013/0825292015
Editrice “Coop. Il Ponte a.r.l.”
Ariano Irpino 0825871583
Segnalazione Guasti
Direttore responsabile
Enel 8003500
oppure 3401582818
Mario Barbarisi
Redazione:
Sidigas Avellino 082539019
email:
Via Pianodardine - 83100 Avellino
Ariano Irpino 0825445544
telefono e fax 0825 610569
Napoletana Gas 80055300
[email protected]
Stampa: Poligrafica Ruggiero - Avellino
Farmacie di Turno
città di Avellino
dal 4 al 10 aprile 2011
Registrazione presso il Tribunale di Avellino del 22
dicembre 1975
Iscrizione al RNS n. 6.444
Corsi di Nordic Walking
per informazione
tel. 3483575955
Alto Calore Servizi 3486928956
Iscrizione ROC n. 16599
sped. in a. p. comma 20b art. 2
legge 662/96 Filiale P.T. Avellino
servizio notturno
Farmacia Forte
via Tedesco
servizio continuativo
Farmacia Cardillo
Via Zanotti Bianco
sabato pomeriggio e festivi
Farmacia Lanzara
Corso Vittorio Emanuele
16
2 aprile 2011
La programmazione ORP prevede Tour in Terra Santa
con partenze in aereo tutte le settimane da Roma,
Verona e Milano per Tel Aviv.
Possibilità di collegamenti da tutte le principali città con
ottime tariffe sia in aereo che in treno.
Partenze da Roma tutti martedì e i Venerdì
Itinerario Terra Santa Classico
I partenza da Napoli
9 - 16 settembre N 28 ottobre - 4 novembre
Maggiori informazioni presso
le migliori agenzie di viaggio o su:
www.josp.com
Il Ponte
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