Numero 39
TRIMESTRALE
Dicembre 2006
ANGOLO
s
w
ne
Registrazione: Tribunale di Pordenone n. 454 del 27.04.1999 sped. in a.p. - art.2 comma 20/c - L.662/96 DCI “PN”
Direttore responsabile: Umberto Tirelli - Comitato di Redazione: Luisa Altichieri, Marilena Bongiovanni,
Elvira Casciaro, Elisabetta Iannelli, Sabina Paterlini, Ivana Truccolo - Responsabile: Alma Vallomy
- Grafica: GraficArte - Periodicità: trimestrale - Stampa: Tipografia Trivelli Lorenzo snc Pordenone
HANNOCOLLABORATO
COLLABORATO:
HANNO
Andreina Azzolini
Claudia Giunta
Angela Pasqualotto
Alessandra Fachin
Désirée Tunini Siega
- Marilena Bongiovanni -
ANGOLO:
A
perché?
NGOLO è la prima associazione italiana formata da ex pazienti oncologici.
Nasce il 16 dicembre 1993 in occasione della prima Riunione Nazionale dei
pazienti ed ex malati oncologici, presso il CRO Aviano. Nata da un’idea del Prof.
Tirelli. Presenti 300 ex ammalati e loro familiari e i medici del CRO. Il 16 aprile
1994 viene fondata l’Associazione su iniziativa di un gruppo di ex ammalati di canASSOCIAZIONE
NAZIONALE
cro. Il 16 dicembre 1994 si festeggia la seconda Festa Nazionale degli ex ammalati
GUARITI O
oncologici. Presenti 400 ex ammalati e i loro familiari e i medici del CRO.
LUNGOVIVENTI
Perché nasce ANGOLO? Per testimoniare che di cancro si può guarire.
ONCOLOGICI - ONLUS Quale è stata l’attività di ANGOLO? Attività di testimonianza e di supporto psicoloANGOLO onlus
gico (con la collaborazione di una psicologa), scambio di esperienze, ascolto parteciè membro di F.A.V.O.
pe nei confronti dei malati. Attività di formazione, informazione, prevenzione, per i
- Federazione delle Associazioni
soci, per altre associazioni, per la popolazione, per i malati e i familiari (su: scoperte
di Volontariato in Oncologia scientifiche, terapie, centri di cura, ….)
Questa in sintesi la nostra storia. Sono passati dodici anni. Forse è tempo di bilanci.
IN QUESTO NUMERO:
All’interno
questo ed altro ancora...
Negli ultimi anni, circa due, c’è stato un
ampio dibattito in seno alla Associazione
2 - L’Angolo della posta
nel corso del quale, in concreto, si sono
3/4 - L’Angolo della CRONACA
contrapposte due visioni del modo di
Ovada: Conferenza Nazion. - Carpi: L’uomo e la ricerca
essere volontari: una forse un po’ statiPsico-oncologia: una borsa per la vita
ca, più restia ai cambiamenti, e una più
operativa e pragmatica. Quale è stato il
5/6 - L’Angolo degli AMICI
nodo del confronto? Alcuni volontari
Vela: Chi è?
esprimevano il desiderio di essere più
incisivi nella realtà nella quale si opera,
7/9 - L’Angolo della MEDICINA:
manifestavano la volontà di apportare
Informazione e cancro
delle modifiche organizzative all’interBiblioteca per i pazienti
no dell’associazione, in primis, quella
La fatigue
di avere una Segreteria più efficiente e
7/8/9 - L’Angolo dei FATTI NOSTRI
organizzata, più vicina ai soci, strumento
anche di una comunicazione più imme12/14 - L’Angolo dell’EMOZIONE
diata e diretta con le altre sedi.
Una giornata particolare
Un’associazione che si ponesse il proble...dal mio Diario
ma di crescere, di essere più numerosi,
consapevoli come siamo, che la solidarie15/16 - L’Angolo della Poesia:
tà nei confronti di che è malato non è mai
Malattia - Ella fu - Tu sei il mio medico
abbastanza, e che noi di ANGOLO alla
ANGOLO news
2
solidarietà uniamo la condivisione.
Quindi, cosa vuole essere oggi ANGOLO? Restiamo sicuramente fedeli al
nostro progetto fondante che è quello
della testimonianza e dell’ascolto. Ma
esso si può realizzare in tanti modi e
noi abbiamo scelto di farlo cercando
di stare vicino ai malati e di sostenerli
anche nelle esigenze di tipo pratico.
Con questo spirito è nato per i malati e
i loro familiari, il servizio navetta gratuito, dal CRO di Aviano all’aeroporto
di Venezia e viceversa, per i giorni
festivi e prefestivi. Ma Angolo vuole
anche essere parte attiva e dire la sua
anche sui grandi temi che investono
il mondo del Volontariato, la Sanità,
la società intera. Partecipare ai grandi
dibattiti che animano la nostra società:
il testamento biologico, il grande tema
dell’eutanasia, etc.. ANGOLO vuole
dare il suo contributo per il cambiamento del modello paternalistico nel
rapporto medico-paziente, accelerando
il cammino verso un modello che abbia
una visone olistica del malato, che non
è la malattia, che è una persona con le
sue emozioni, che ha dei familiari, che
ha diritto alla conoscenza e ad una informazione completa, che sia il fruitore di un rapporto corretto, professionale
con il medico, ma dal quale non deve
essere esclusa l’empatia. ANGOLO si
pone dei quesiti e ne cerca le risposte.
La Sanità divisa in due in Italia, il flusso migratorio continuo, le cure contro
il cancro che parlano principalmente di
prevenzione. ANGOLO vuole lanciare
dei progetti. Uno è quello della rivisitazione del nostro giornale. Perché non
trasformarlo in una rivista di più ampio
respiro, che affronti le problematiche
prima espresse, perché non metterlo a
disposizione di tutti, delle altre associazioni innanzi tutto.
Questi sono i temi sui quali vogliamo confrontarci, nella proposta di
un cambiamento che scommette sul
futuro, sulla nostra organizzazione,
sulle nostre forze e sulla nostra capacità di guardare al di là dell’orizzonte conosciuto. Attendiamo le vostre
opinioni.
Aviano, 25 ottobre 2006
Gent.ma Professoressa Elvira Casciaro - Roma
Oggetto: Comitato di Redazione, rivista trimestrale ANGOLO news.
T
ra i progetti che ci vedono coinvolti e verso i quali stiamo spendendo
parte del nostro impegno, c’è quello
della comunicazione. In questo ambito
abbiamo deciso di ripensare al ruolo
del nostro giornale, ANGOLO news, ai
suoi contenuti, ai suoi obiettivi. Questa
Associazione valuta come determinante
il ruolo della comunicazione nella Sanità, e ritiene di intravedere lo spazio per
un progetto editoriale che si muova liberamente in tale ambito, come è noto,
fatto di luci e di ombre, senza trascurare
l’aggiornamento sulla ricerca scientifica, sullo stato dell’assistenza sanitaria,
sulle informazioni di tipo logistico per
i malati e i loro parenti (centri di cura,
etc.), che dia voce al mondo del volontariato, che sia capace di inserirsi con
pienezza di voce e profondità di analisi
nei grandi dibattiti che investono il
mondo della ricerca scientifica, senza
trascurare la parte emozionale e dei
sentimenti (le storie di vita dei malati), etc. Con queste premesse questo
Comitato Esecutivo, ha deliberato di
insediare un comitato di redazione,
affidato alla guida della Professoressa
Alma Vallomy, già membro di questo
Comitato, a cui affidare la gestione e lo
sviluppo della rivista, nell’ottica della
valorizzazione e della trasformazione
prima indicata. Saremmo lieti che
Lei accettasse di farne parte, tenendo
presente che tale incarico, almeno inizialmente, non le comporterà grande
impegno ma solo la collaborazione al
progetto editoriale con articoli, scritti
e suggerimenti. Nell’attesa di ricevere
Sue considerazioni in merito, La salutiamo con viva cordialità.
Marilena Bongiovanni
Presidente Nazionale
ANGOLO Onlus
Roma, 24 novembre 2006
Gent.ma Presidente ANGOLO Signora Marilena Bongiovanni
L
’entusiasmo, la grinta e la voglia
di operare che traspaiono dalle
sue parole, sia nella comunicazione
a me riservata che nel suo saluto di
insediamento alla guida dell’Associazione, sono assolutamente contagiosi,
stimolanti e condivisibili. Anch’io
sono pienamente d’accordo che è utile
e necessario ampliare e potenziare il
mondo della comunicazione all’interno del settore Sanità, un settore che
spesso è ambiguo e fuorviante, con
grande danno per tutti, specie se si
considera che è rivolto a persone di
grande fragilità, sia fisica che psicologica. Elaborare, quindi, un progetto
editoriale ampio ma fortemente mirato
su quelle che sono le reali esigenze di
chi si muove sotto diversi ruoli e condizioni, come malato, medico, parente,
volontario, ecc., è non soltanto significativo ma soprattutto utile e nobile se
si vogliono in parte alleviare le preoc-
cupazioni, le sofferenze, le angosce di
tanti. Via libera, dunque ai grandi temi
sanitari, ma via libera anche alle informazioni spicciole ma necessarie e alle
esperienze di vita: sapere che si può
contare, ad esempio sull’aiuto di chi
ha dovuto affrontare un nostro stesso
percorso ed elaborare un nuovo stile
di vita può essere di grande conforto
nei momenti difficili che possono toccare ognuno di noi. Detto tutto ciò, mi
ritengo onorata della proposta fattami
di diventare membro del Comitato
di redazione di ANGOLO news, al
quale assicuro nel mio piccolo, la
più fattiva collaborazione. Comincio
con l’inviare qualcosa che ho scritto,
con la tacita intesa che sarà pubblicato
nel giornale solo quando e se si riterrà
opportuno. Ringrazio sentitamente per
la fiducia accordatami e auguri a tutti
noi “BUON Lavoro”.
Elvira Casciaro
ANGOLO news
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sezione locale di
Carpi:
059-659965 - dal lun. al ven. ore 09.30-12.30
Ovada
IV Conferenza Nazionale delle Associazioni
di Volontariato in Oncologia
O
rganizzata come di consueto
da VELA, si è svolta ad Ovada
(AL), il 14 ottobre scorso, la IV Conferenza del Volontariato in Oncologia,
preceduta, venerdì 13, da una pre-conferenza delle Associazioni.
Importanti e coinvolgenti i temi dibattuti. In particolare:
- La rete del volontariato, esperienze
a confronto.
- Le conquiste del volontariato.
- Il volontariato nella programmazione
sanitaria.
- Il cancro dentro la famiglia.
- Qualità della vita, qualità della cura.
Interessante e impegnativo l’intervento di Francesco Diomede Vicepresidente di Favo, già Presidente di
AISTOM, che ha focalizzato il suo intervento sulla necessità di disporre nel
volontariato di dirigenti preparati, in
grado di interloquire con le Istituzioni,
alcune delle quali sono ancora un po’
restie a confrontarsi con i volontari,
ma tutte sono disponibili all’ascolto.
Ancora, Diomede con determinazione
e con la tradizionale franchezza, ha posto l’accento su una discriminante forte
all’interno del mondo del volontariato,
che deve farci valutare e attentamente
riflettere: la differenza tra l’essere
associazioni di malati invece che
associazioni per i malati. Anche Elisabetta Iannelli, Segretaria di FAVO,
la Federazione delle Associazioni del
Volontariato Oncologico, ha svolto un
tema arduo: gli studi clinici, cosa sono
e come si accede ad essi. In tale ambito
ha, inoltre, chiarito il ruolo dell’AIFA,
organizzazione del Ministero della
salute, agenzia che opera nell’interesse
del paziente, esercita un controllo sui
prezzi dei farmaci, sull’utilizzo degli
stessi, riscontra la comparazione di
efficacia tra i diversi farmaci e, aspetto
importante, finanzia la cosiddetta ricerca indipendente. Il momento clou della
giornata è stato l’intervento di Diane
Jeffrey del National Cancer Insitute
(USA) che ha raccontato in modo accattivante la storia dell’associazione di
volontari americana mostrando, anche
attraverso una bella documentazione
fotografica, i momenti salenti della
loro cronaca recente, come quando,
con una legge voluta del Presidente
Clinton, avvenne il riconoscimento del
ruolo dell’organizzazione nell’ambito
dell’assistenza ai malati di cancro e
della ricerca, negli USA.
Diane ha posto a confronto il sistema
sanitario americano, privato in massima parte, con il nostro, auspicando
l’approfondimento comune di temi
che possono produrre risultati e progressi per gli ammalati. Preziosi progetti di ricerca sono già in programma
con l’Associazione VELA.
ANGOLO era presente con una folta delegazione; il gruppo di Carpi,
guidato dalla presidente Andreina,
numeroso come di consueto. In fase
di preconferenza noi di ANGOLO,
abbiamo parlato del progetto che ci sta
particolarmente a cuore e che riguarda
il nostro giornale: la condivisione di
temi e progetti con altre associazioni
ci farebbe felici. Gradito e pertinente
è stato il saluto telefonico del ministro Livia Turco a conclusione della
meeting. Naturalmente perfetta, calda
e ospitale l’accoglienza dei volontari
di Vela. Un ringraziamento doveroso e
sentito per come sono bravi ad agitare
le acque.
M.B.
Carpi
L’uomo e la ricerca: nuove scoperte e
problemi etici nella lotta contro il cancro.
O
rganizzato dalla unità Operativa
di Medicina Oncologica dell’ospedale di Carpi e di Mirandola,
il 21 ottobre si è svolto a Carpi, il
convegno “L’uomo e la ricerca:
nuove scoperte e problemi etici
nella lotta contro il cancro”. Grande
affluenza di pubblico, operatori della
sanità, volontariato, interessanti i
temi dibattuti, relatori di indubbia
fama e profonda preparazione. Il Dr.
Artioli, Direttore dell’U.O. Medicina
Oncologica dell’Ospedale di Carpi
e Mirandola, perfetto anfitrione, ha
fatto da moderatore collegando i vari
temi dibattuti, con grande equilibrio
e competenza; ha portato in campo la
propria esperienza clinica, manifestando le aspettative dei Clinici sulla
ricerca di nuovi farmaci antitumorali
e sul continuo miglioramento delle
tecniche di indagine diagnostica. La
prima parte del convegno ha riguardato la ricerca di base. La dott.ssa
Giulia De Falco, biologa e giovane
ricercatrice presso l’Università di
Siena, ha illustrato con grande chiarezza i meccanismi che stanno alla
base della genesi del tumore e le
peculiarità della cellula cancerogena.
Magistrale l’intervento del Professor
Lucio Luzzato, Direttore Scientifico
dell’Istituto Toscano dei Tumori, che
ha intrattenuto la platea sui progressi
nella genetica molecolare dei tumori
e sull’identificazione di nuovi bersagli terapeutici. Interessante poi
l’illustrazione, da parte del Dott.
Nicola Magrini, delle varie fasi della
ricerca clinica e di come evolvono
ANGOLO news
4
gli studi clinici, dalla fase della
valutazione della tossicità e della
stima della attività di un nuovo
farmaco (fase 1), alla sperimentazione dello stesso su un numero
limitato di pazienti (fase 2), alla
determinazione del rapporto efficacia/ sicurezza e dose/risposta
(fase 3), fino alla fase 4, che ha
l’obiettivo di migliorare le conoscenze sul farmaco ancora sotto il
profilo di efficacia/sicurezza.
Paola Binetti, Senatrice della Repubblica, tra i relatori della giornata, è intervenuta sul consenso informato ponendo l’accento sulle finalità della prassi medica: le migliori
soluzioni possibili per il benessere
del paziente. Ha sottolineato come
il rapporto medico paziente debba
essere improntato alla paternità e
non al paternalismo, e come forte
debba essere la dimensione etica
nella relazione di cura.
Il Prof. Raffaele Morelli, Psichiatrata e Psicoterapeuta, nel corso
di un intervento appassionante e
coinvolgente, ha messo in luce
quanto importante sia, nella ricerca spasmodica dell’equilibrio che
qualifica il vivere, l’importanza
di liberare la creatività e riappropriarsi del senso della vita, in opposizione al Domare, Giudicare,
Stare a guardare.
Presente e partecipe nel dibattito
il gruppo di ANGOLO di Carpi.
M.B.
il MEDICO
lunedì
15.30 - 16.30
- Elisabetta Iannelli -
PSICO-ONCOLOGIA
Una borsa per la vita
Grazie ai fondi raccolti con gli Sms solidali, la Favo ha indetto
un concorso a titoli riservato a quindici psicologi. Obiettivo:
inserire i nuovi professionisti nelle strutture oncologiche italiane,
per sostenere i malati e i loro cari
L
a Federazione italiana delle
Associazioni di Volontariato in
Oncologia (FAVO) ha pubblicato il
bando di concorso a titoli, scaduto il
30 ottobre, per l’assegnazione di 15
borse di studio finalizzate a inserire,
per la durata di un anno, altrettanti
psicologi nelle strutture oncologiche
pubbliche e private convenzionate di
tutta Italia.
L’istituzione delle borse è stata resa
possibile grazie ai 265.000 euro raccolti in sole due settimane con l’Sms
solidale istituito dalla Favo in occasione della prima Giornata nazionale del
Malato Oncologico, svoltasi a Roma
domenica 4 giugno 2006; grazie a esse
sarà possibile formare psiconcologi
che assisteranno e sosterranno i malati
di cancro e i loro familiari nel faticoso
percorso di cura in collaborazione con
l’equipe curante. Il bando di concorso è stato concepito per dar modo ai
vincitori di acquisire un’esperienza
formativa in psiconcologia, di alto
un SOCIO
lunedì-venerdì
08.00 - 12.00
0434-659394
la PSICOLOGA
martedì
15.30 - 16.30
e-mail: [email protected]
livello umano e professionale, nell’ottica della cura globale del malato
di tumore. I vincitori parteciperanno a
un corso di formazione specifica organizzato dall’Università “Vita Salute”
San Raffaele di don Luigi Verzé in
collaborazione dell’Istituto Nazionale
per lo Studio e la Cura dei Tumori,
entrambi di Milano. Successivamente
opereranno nei centri di cura pubblici
dislocati su tutto il territorio nazionale, dove contribuiranno a migliorare la
qualità della vita dei pazienti sostenendoli e ponendosi in relazione con
i loro familiari, l’equipe medica e il
personale infermieristico. Nell’ideare
tale percorso, la FAVO ha voluto perseguire anche l’obiettivo di dotare le
strutture sanitarie di figure professionali di supporto alla cura, considerate
indispensabili sia dai malati che dalla
letteratura scientifica nazionale e internazionale.
Allo scopo di selezionare i candidati con la massima competenza e
trasparenza, la Favo ha istituito una
commissione che vaglierà i curricula
dei partecipanti al concorso, costituita
dai direttori scientifici del Centro di
Riferimento Oncologico di Aviano,
della Fondazione Pascale di Napoli
e dell’Ospedale Oncologico di Bari,
dal direttore dell’Unità Operativa in
Psicologia dell’Istituto Nazionale
per lo Studio e la Cura dei Tumori di
Milano e da due rappresentanti della
Federazione. La commissione sarà
presieduta da Antonio Emilio Scala,
prorettore dell’Università “Vita Salute” San Raffaele di Milano.
ANGOLO news
5
VELA:chi è?
Vela è nata da un quadro, un piccolo quadro 25 x 15 raffigurante un mare in
tempesta con la scritta, copiata da un vecchio corso tenutosi presso l’Istituto
Tumori di Milano, “nella tempesta impariamo a navigare”.
U
n piccolo quadro, su una grande
parete bianca di un Day Hospital oncologico… Tra tutte le persone
che entravano nella stanza, solo i
pazienti e i loro familiari notavano
la scritta...
Da questa osservazione, dalla sensazione di angoscia e disagio dei malati
che varcavano per la prima volta la
soglia del DH, dalla percezione del
loro smarrimento e del senso di impotenza dei loro familiari, è cresciuto
il desiderio di “fare” qualcosa, ma
soprattutto di “diventare” qualcosa per
“essere” accanto a loro e condividerne
la sofferenza.
VELA è nata così, da pazienti e loro
familiari, nel 1998 . Il suo nome non
è un acronimo, è il simbolo di una
speranza. La sua storia è la storia di
molte altre associazioni di volontariato
in oncologia. Un cammino individuale,
ma parallelo.
VELA ha un suo orgoglio personale:
un consiglio Direttivo esclusivamente
formato da pazienti e loro familiari (per
lo più donne) che assumono decisioni
e scelte in base alle necessità osservate
e spesso vissute quotidianamente. Una
delle frasi che spesso ricorrono è “solo
chi ci è passato, può sapere veramente cosa significa trovarsi di fronte al
cancro, nella propria vita”. I “tecnici”
sono di supporto, là dove è necessario
e a richiesta.
Le veliste e i velisti si sono riconosciuti in molte storie: di mariti, di mogli,
di malati, di amici, di genitori... Chi si
dedica al volontariato in oncologia, in
genere, lo fa innanzitutto per rispondere a un suo bisogno interiore, per
trovare risposte a un vuoto che a un
certo punto ha incontrato... Quando la
malattia ci porta via “qualcosa” della
nostra vita e dei nostri affetti, quando
i percorsi sono difficili e gli ostacoli
sembrano insormontabili, quando le
strutture appaiono vacillanti e le risposte latitanti, in qualcuno scatta un impulso che porta a voler far qualcosa per
gli altri, per alleviare la sofferenza, per
arginare l’indifferenza, per combattere
la disorganizzazione, per dare un senso
al dolore...
VELA è nata come associazione di
auto-mutuo-aiuto ma gradualmente
il suo impegno si è esteso: sono nate
le iniziative di raccolta fondi per attrezzature, i corsi di formazione per
personale sanitario e volontari, gli incontri informativi per la popolazione,
la produzione di materiale divulgativo
per i pazienti, lo sportello di aiuto,
l’assistenza per le pratiche di invalidità, i trasporti per la radioterapia, la
consegna dei farmaci a domicilio per
le famiglie in difficoltà, le battaglie in
sede istituzionale per difendere i servizi a favore dei pazienti e sostenerne
l’accessibilità...
Dalla consapevolezza che i problemi
di VELA erano quelli di tante altre
associazioni e dal desiderio di mettere
in comune le esperienze, il 30/9/2000
VELA ha organizzato a Ovada la Prima
Conferenza Nazionale del Volontariato
in oncologia che ha segnato l’inizio di
una nuova epoca.
Da allora, con cadenza biennale, sono
state organizzate altre due conferenze
Nazionali, nel 2002 e nel 2004, con patrocini ministeriali e di società scientifiche e la partecipazione di oratori illustri, anche provenienti dall’estero, che
hanno portato la propria testimonianza
a sostegno della necessità che i malati
acquisiscano piena coscienza dei lori
diritti e maturino la voglia di battersi
per vederli rispettati. Nelle Conferenze
Nazionali, da subito è emersa forte e
orgogliosa la necessità di distinguere
agli occhi di tutti tra volontariato “in
senso stretto“ e mondo del “no profit”
che accoglie al suo interno “anche” dei
volontari. Dalla prima e dalla seconda
conferenza è derivato il censimento
del volontariato in oncologia (con la
pubblicazione di una guida) ed è nata
FAVO, la Federazione Nazionale del
volontariato in oncologia, di cui VELA
è stata ispiratrice e socio fondatore insieme a ANGOLO di Aviano e AIMAC
di Roma.
FAVO è nata dalla percezione da parte
del volontariato della necessità di
organizzarsi in rete, di condividere
conoscenze e problematiche, di acquisire competenze, pur mantenendo
ogni associazione la propria autonomia e la propria identità. FAVO è nata
per fornire sostegno a tutte le piccole
Associazioni di pazienti, ex pazienti, familiari, associazioni che fanno
fatica ad accedere ai finanziamenti,
che affrontano mille difficoltà di tipo
organizzativo, che non riescono ad
avere informazioni corrette e che non
arrivano agli organi istituzionali ma
che operano tuttavia capillarmente
sul territorio, ne vengono plasmate e
a loro volta vi incidono per rendere il
percorso della malattia tumorale meno
devastante.
La Federazione a poco tempo dalla sua
nascita, ha ottenuto importanti successi
divenendo promotrice a livello nazionale di un progetto di riabilitazione
oncologica, finanziato dal Ministero e
coordinato proprio dalla responsabile
del comitato tecnico di VELA. Al progetto partecipano l’Istituto Tumori di
Milano (ente capofila), la Fondazione
Maugeri di Pavia, l’IST di Genova, il
Regina Elena di Roma, La Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, l’Ass. Gigi Ghirotti con il sostegno
della Società italiana di medicina riabilitativa (SIMFER), dell’associazione
di oncologia medica ( AIOM) e della
Società di Psico-oncologia (SIPO).
Il progetto si propone di verificare la
reale disponibilità a livello nazionale
dei servizi di riabilitazione per i malati
ANGOLO news
6
di cancro e di promuovere una cultura
che consideri la riabilitazione non solo
un recupero di una funzione fisica lesa
ma un percorso di globale miglioramento della qualità della vita che deve
essere raggiunto anche in fase avanzata
di malattia .
UN BILANCIO
L’Associazione è molto cresciuta nel
tempo per le iniziative portate avanti
e per l’attenzione che ha riscosso a livello locale e nazionale, per i contatti
che ha potuto e voluto sviluppare.
Sono ormai evidenti due anime: una
più “sociale e pubblica” che porta
avanti le battaglie in sede istituzionale, grazie alla propria operatività
in FAVO, l’altra più “intima e quotidiana” che, con discrezione e delicatezza, cerca di affrontare i problemi e
le difficoltà di ogni giorno dei singoli
malati e delle loro famiglie. Dall’integrazione delle due anime è derivata
la forza di VELA che, da piccola
associazione di un piccolo centro di
provincia, ha saputo e voluto “gettare
il cuore oltre l’ostacolo”.
Progetti futuri... guardando le stelle...
Progetto FENICE, una vita nonostante il cancro: progetto di recupero
dell’immagine corporea e della qualità
della vita con l’aiuto di consulenti di
immagine, psicologi, dietologi, riabilitatori etc.
Noi volontari e ammalati di Vela
(di Vanda Martini)
Siamo persone che hanno subito la
malattia, l’hanno affrontata e combattuta, qualcuno è riuscito a vincerla...
Siamo persone con l’entusiasmo di poter fare qualcosa per chi è come noi...
Siamo persone che non hanno bisogno di chiedere all’altro come va,
perché glielo leggiamo negli occhi...
Siamo persone che sanno piangere
assieme nei momenti brutti ma sanno
ridere, amplificare e moltiplicare la
gioia se una prova è superata...
Siamo persone che chiedono al
marito, moglie, genitori, fratelli e
sorelle di un ammalato: “...ma e tu
come stai?”...
Siamo persone che sanno capire chi è
ammalato e non sa, ha paura e dubbi,
perché le sue angosce, i suoi incubi e i
suoi dubbi sono stati e sono i nostri...
Siamo persone che sanno consolare
e riescono a dirti che sei bella, anche
se hai appena finito la chemio, il tuo
colore spazia su tutti i toni del verde e
quel giorno ti sei vestita di giallo...
Siamo persone che vedono morire
un amico e si convincono che la sua
morte non sarà una assenza, ma una
differenza di presenza...
Siamo persone, amici, complici e soprattutto qui non siamo mai da soli...
Il Consiglio Direttivo
di Vela 2006-2009
Presidente:
Anna Laura Ravera
Vice Presidente: Giovanni Espinoza
Segretario:
Franca Ravera
Consiglieri:
Patrizia Donzelli
Gianfranco Lucci
Vanda Martini
Rosa Puglisi
Carla Viviano
Comitato tecnico: Marco Musso
Paola Varese
L’associazione Vela opera presso
il DH Oncologico dell’Ospedale
Civile di Ovada (AL).
e-mail: [email protected]
ANNA RAVERA
ha 43 anni, vive a Ovada,
è Presidente di Vela dal 2001.
{Perché la scelta del volontariato
oncologico?
Mia madre nel 1985 è stata operata di
cancro al colon presso l’Ospedale di
Genova, in un contesto senza volontari. Nessun supporto alla famiglia,
io - ero appena una ragazza - mi sono
trovata sola a gestire il rapporto con
i medici e a mediare le informazioni
con la famiglia. Ero in mezzo tra il
medico e la famiglia. Ho sentito il
bisogno di fare qualcosa e in questo
mi ha fortemente influenza la mia
amicizia con Paola Varese (medico,
primario di oncologia medica presso
l’ospedale di Ovada). Vela non era an-
cora nata (nasce nel 1998), si parlava
ancora dei malati in termini di numero
di letto (mia mamma era il 17) i familiari non facevano parte della “parte
debole”. Anche grazie alla mia esperienza di malattia oncologica in famiglia in Vela ci siamo posti tre obiettivi
principali: la comunicazione con il
malato e con la famiglia, il supporto e
l’assistenza ai malati in senso lato.
{Nella vita qual è la tua occupazione?
Lavoro nell’azienda di famiglia: fornitura di pavimentazione industriale,
mi occupo della parte gestionale e
amministrativa. Ho una figlia di 15
anni. Da dieci anni sono in Vela.
{Come è nata Vela?
Vela è nata a seguito di una donazione
da parte di parenti di una paziente deceduta. Paola Varese ha fatto nascere
l’Associazione.
{Come operate prevalentemente in
Vela e come siete organizzati?
Siamo molto motivati nell’organizzare
servizi per i pazienti. Per es.: prenotazione esami clinici e diagnostici, ecc...
Il nostro PUNTO VELA è uno sportello aperto al pubblico dove le volontarie
sono a disposizione per raccogliere le
richieste di aiuto o per fornire informazioni in merito a pratiche di invalidità,
fornitura di presidi sanitari etc. Dal
2003 abbiamo avviato un servizio di
trasporti per pazienti in radioterapia,
circa 500 viaggi all’anno con autisti
volontari, oltre a quello della consegna
di farmaci a domicilio per pazienti
soli. Ancora dal 2003 Vela partecipa al
progetto dell’ASL22 “Ospedale senza
dolore”. Dal 2004 Vela è presente nella
rete Oncologica di Piemonte e Valle
d’Aosta con funzioni di coordinamento delle associazioni di volontariato
della Provincia di Alessandria e Asti
e referente del Polo Oncologico presso
la Rete Oncologica Piemonte e Valle
d’Aosta. Come Associazione facciamo almeno una riunione mensile per
verificare le attività in svolgimento e
migliorare la programmazione. Abbiamo creato una rete operativa con altre
associazioni e altri Ospedali.
A cura di Marilena Bongiovanni
ANGOLO news
sezione locale di
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Padova:
049-8215631 - mercoledì ore 15.00-17.00
INFORMAZIONE E CANCRO:
UN’ESPERIENZA DI
BIBLIOTECA PER PAZIENTI
A cura di Luisa Altichieri. Liberamente tratto da uno studio pubblicato sul Giornale italiano di Psicologia. Autori: Maria Antonietta Annunziata, Ivana Truccolo, Barbara Piani, Angela Moretto, Ettore
Bidoli, Antonino Carbone. Centro di Riferimento Oncologico Istituto Nazionale Tumori -Aviano-
L
a Biblioteca per i Pazienti del CRO
di Aviano, si è costituita come sezione della Biblioteca Scientifica e si fonda
sull’«idea-guida» di creare un punto di
accesso all’informazione sulla malattia
oncologica - Punto di Informazione Oncologica. Il proposito era di rispondere
al bisogno di conoscenza dell’utenza.
Un’informazione corretta, aggiornata,
notizie chiare, semplici: il paziente ha
bisogno di certezze sulla malattia e sulle
cure, anche perché trova - anche troppo
spesso - e nei luoghi più disparati, informazioni contraddittorie, superficiali,
non controllabili, che possono generare
ansia, confermare pregiudizi, generare
convinzioni irrealistiche. Il paziente
adeguatamente informato può controllare meglio il suo vissuto emotivo,
favorire il processo di adattamento alla
malattia, incrementare l’autonomia
psicologica e culturale, permettere una
migliore comunicazione con le figure
sanitarie. Si sa che l’informazione del
medico subisce dei «tagli» di comprensione (o dei desideri di non comprensione) mentre la notizia scritta può essere
letta, riletta, elaborata, confrontata.
Può essere il punto di partenza di una
comunicazione più consapevole per il
personale sanitario. Certo non basta un
libro, ci deve essere uno spazio in cui il
paziente si sente accolto, aiutato a mettere a fuoco il suo problema, a «scegliere» tra il materiale disponibile ciò che
gli serve, senza disperdersi - o perdersinella «quantità» dell’offerta. Il punto di
Informazione Oncologica occupa uno
specifico spazio protetto, ed è situato
all’ingresso della Biblioteca Scientifica.
Il materiale informativo disponibile è
garantito dal punto di vista della corret-
tezza scientifica, anche quando si tratta
di materiale divulgativo. Sono presenti
libri, guide, opuscoli e depliants su vari
aspetti della malattia quali i fattori di
rischio, i sintomi, i trattamenti, l’igiene,
l’alimentazione e gli aspetti psicologici.
Un altro obiettivo che si sta realizzando
è la creazione di una Banca Dati sulla
letteratura di carattere divulgativo relativo alla malattia oncologica, da mettere
a disposizione di tutti gli interessati. Il
personale addetto al servizio accoglie
psicologicamente l’utente, decodifica la
richiesta, orienta l’utente nella scelta del
materiale disponibile, esaudisce le richieste di materiale scientifico specifico,
dando rilievo alla centralità del rapporto
medico-paziente per discutere le informazioni reperite. L’affluenza al servizio
e il successo dell’iniziativa confermano
che di fronte alla diagnosi di cancro,
caratterizzata da un radicato vissuto
di incertezza dell’esito, il bisogno di
conoscere diventa urgente. L’aumento
del numero dei pazienti che affluiscono
L
al servizio attesta il consolidamento di
un cambiamento del ruolo di paziente
nella nostra cultura, cambiamento che
avviene a dispetto e nonostante la cultura medica sia per molti aspetti e in molte
realtà ancora paternalistica. Il paziente
sta dimostrando, con l’acquisizione di
conoscenze che lo riguardano, la volontà e la capacità di reggere all’esperienza
della malattia oncologica, di saper gestire autonomamente la propria esperienza
e di mirare ad un sempre maggiore personale coinvolgimento nella programmazione dei trattamenti. Il conoscere
nei dettagli il tipo di terapia proposta
e i suoi effetti collaterali risponde al
bisogno di mantenere un certo controllo
sugli eventi. Spesso, la richiesta di informazione sulla malattia oncologica cela
il sottostante bisogno, di natura psicologica, di essere ascoltato e rassicurato.
La preziosa collaborazione dimostrata
dal personale sanitario e i risultati sin
qui ottenuti inducono a credere che ci
sia una reale disponibilità ad accogliere
l’evoluzione del ruolo di paziente. Il
possesso di maggiori informazioni, da
parte del cittadino malato, sicuramente
lo renderà più esigente nel rapporto con
il suo medico e, da parte del medico, sicuramente sarà necessario un maggiore
impegno psicologico nella relazione la
quale, in questo modo, conoscerà una
sicura crescita.
ANGOLO Padova
a sezione locale di Angolo ha inaugurato l’anno scorso un progetto chiamato
“LIBRERIA APERTA”: l’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei
partecipanti dei libri da poter leggere nelle lunghe attese per le visite o le sedute
chemioterapiche, invitando poi i pazienti a portarli con sé a casa, il tutto senza registri, con l’impegno morale di riconsegnarli in Day Hospital terminata la lettura.
Gli stessi lettori sono invitati a diventare complici del progetto aumentando la collezione con i propri libri... La speranza è di creare un circuito vivo e solidale, mettendo a disposizione del prossimo la propria curiosità e ricchezza culturale. Oltre
ai libri sono a disposizione riviste, quotidiani e depliant informativi sulla malattia
neoplastica. Questi ultimi sono sempre molto richiesti a dimostrazione che i pazienti, oggi, sono sempre più consapevoli e desiderosi di conoscere e capire ed è
per questo che trovano ragione di esistere e crescere realtà come la biblioteca dei
pazienti in quanto strumenti essenziali per una corretta informazione.
Alessandra Fachin
ANGOLO news
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- Ivana Truccolo -
La Biblioteca per i Pazienti
del CRO di Aviano
mission, modalità di gestione e funzionamento.
La Biblioteca per i pazienti del CRO nasce nel 1998, dopo un’indagine sulla
preferenze informative dei pazienti afferenti all’istituto, come collaborazione
tra Direzione Sanitaria-Area di Psicologia, e Direzione Scientifica Biblioteca,
in collaborazione con l’Ufficio Relazioni con il Pubblico e le Associazioni di
Volontariato.
L
e attività dei servizi di informazione, inerenti alla salute e rivolti
alla cittadinanza, dovrebbero avere
l’obiettivo di accogliere, soddisfare
e orientare i pazienti/cittadini alla
ricerca di informazioni su temi inerenti alla propria condizione di salute/
malattia. Tale attività dovrebbe essere
svolta avendo cura di contribuire a
migliorare il dialogo tra i pazienti/
cittadini e curanti, nel rispetto sia della sfera di competenze degli operatori
sanitari preposti alla cura, sia dell’autonomia dei cittadini che hanno il diritto di assumere decisioni informate
sulla propria condizione fisica.
Il servizio, rivolto ai pazienti, ai loro
parenti e alla popolazione in generale, si pone i seguenti obiettivi:
a) Informare Dalla letteratura si
evince come l’informazione favorisce il processo di controllo e di
adattamento alla malattia; permette
al paziente di essere promotore attivo
della propria salute e di incrementare
la propria autonomia psicologica e
culturale: un servizio di informazione
per i pazienti, familiari e cittadini ha
l’obbligo di accogliere le richieste
di informazione e di fornire risposte
comprensibili, scientificamente corrette e aggiornate. L’informazione
vuole essere uno strumento utile a migliorare il dialogo tra cittadini e referenti della salute. Informare i pazienti
non può essere considerata un’attività
distinta dal processo assistenziale ma
parte integrante della cura.
b) Educare In una società complessa
come quella attuale, le offerte infor-
mative si sono andate quantitativamente moltiplicando, soprattutto con
l’esplosione di Internet. Pazienti e familiari si confrontano inevitabilmente con un numero sempre maggiore
di informazioni. Più del passato,
è quanto mai necessario orientare
l’utenza nella scelta delle risorse
informative disponibili ed educarli
ad una lettura critica dei materiali
con cui vengono in contatto. Educare
l’utenza ad approcciarsi alle risorse
informative definibili di “qualità”,
secondo standard che si rifanno alla
letteratura internazionale in tema di
materiale divulgativo per i “consumatori di informazioni relative alla
salute”, è uno dei compiti prioritari
della Biblioteca per i Pazienti.
c) Educare L’offerta di informazioni
sulla salute non può essere ritenuta
una pura e semplice trasmissione di
notizie, ma parte di un più ampio
processo comunicativo che coinvolge il paziente, il familiare e il
personale sanitario. La Biblioteca
per i Pazienti, oltre alla qualità vuole
garantire uno scambio comunicativo empatico, al fine di permettere
all’utente il raggiungimento di una
consapevolezza utile a comprendere la propria situazione, a valutare
obiettivamente il proprio problema
e ad assumersi, con autonomia, la
responsabilità delle eventuali scelte.
Staff / Personale
Dall’esperienza empirica risulta che la
caratteristica “vincente” del servizio è
la presenza del “mediatore”, un operatore capace di ascoltare, ma anche
di rispettare i bisogni di autonomia
dell’utenza. E’ fondamentale che la
struttura informativa venga gestita da
personale esperto nell’ambito dell’informazione e della comunicazione. Il
mediatore, quindi, è appositamente
formato a una relazione empatica
che persegua i seguenti obiettivi:
accogliere gli utenti, decifrare le loro
richieste di informazione, ricercare,
valutare, selezionare e fornire materiale appropriato e aggiornato, orientare l’utente nella comprensione delle
informazioni e, inoltre, coinvolgere
nel percorso informativo, il personale della struttura in cui il servizio
è inserito. In aggiunta è importante
poter contare anche sulla collaborazione dell’intero staff clinico della
struttura: se informare i pazienti non
può essere considerata un’ attività
distinta dal processo assistenziale e
se quest’ultimo vede ruotare, in misure diverse, differenti professionalità
(medici, psicologi, infermieri, dietisti,
volontari, ecc.), informare richiede
necessariamente un coinvolgimento
dell’intera equipe.
In particolare, preso il CRO il coinvolgimento dello staff clinico-scientifico
si è manifestato attraverso:
a) la produzione, da parte degli specialisti suddetti, di materiale informativo adatto al target del servizio,
relativamente ad aree divulgative
scoperte;
b) la valutazione di qualità del materiale disponibile presso il servizio
ai fini dell’inserimento nella banca
dati del materiale informativo per i
pazienti;
c) la disponibilità nel rispondere direttamente a pazienti e familiari che
manifestavano particolari esigenze
informative.
Attualmente i primari, capi dipartimento, referenti di struttura complessa
e semplice, sono coinvolti nelle attività
della Biblioteca per i Pazienti. Il servizio è garantito negli orari di massima
attività della struttura.
Strumenti
Il servizio fornisce libri, guide,
ANGOLO news
opuscoli e depliant sulla salute. Il
materiale a disposizione è, di preferenza, materiale di tipo divulgativo;
ma dispone anche di materiale più
tecnico-informativo per rispondere
alle richieste di informazione che
richiedono specificità. Il suddetto
materiale, presente fisicamente nello
spazio riservato al servizio, è stato
inserito in una banca dati costruita ad
hoc per catalogare, descrivere, soggettare, ecc., questa tipologia di materiale. Fino ai primi mesi del 2006
tale banca dati, composta da oltre
2000 record (di cui l’80% CRO) per
dare un’area specifica di descrizione
delle Associazioni di volontariato che
operano nel settore, era consultabile
sul sito www.azaleaweb.it. Il servizio
è pubblicizzato attraverso modalità
che consentano di rendere visibile
la sua esistenza ai possibili utenti:
depliant riportanti obiettivi, destinatari, orari, ecc., distribuiti all’interno
dell’Istituto, sono alcuni esempi. Una
modulistica adeguata per la raccolta
delle informazioni (dati anagrafici,
motivazionali, ecc.) semplifica l’organizzazione e la descrizione delle
attività del servizio.
Spazi/Collocazione fisica
Lo spazio è dedicato, di immediata
visibilità e accessibilità, accogliente
e organizzato, in modo da garantire
privacy e riservatezza.
Sezione “ricreativa o di svago”
La sezione “ricreativa o di svago” è
affiancata al servizio di informazione
rivolto ai pazienti. L’obiettivo è quello
di creare un ambiente di soggiorno più
confortevole, attraverso la possibilità
di consultare/leggere libri, poesie,
racconti… Questo perché, come dice
Pennac, “ il tempo della lettura, così
come il tempo dell’amore, dilata il
tempo della vita”.Questa sezione è
gestita in collaborazione con la biblioteca civiche del Comune attraverso
opportuna convenzione. I testi sono
stati reperiti nelle stesse biblioteche
territoriali o attraverso donazioni di
privati cittadini. Le attività che animano questa sezione vanno dalle letture
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al letto del paziente, alle proposte di
lettura e recensioni mensili sulle ultime novità in ambito letterario, ecc.Un
altro canale per dare visibilità a quanto
viene fatto all’interno di un ambiente
sanitario e, nello specifico, al servizio
di informazione e di svago della struttura, è la raccolta di scritti di pazienti,
familiari, cittadini e operatori.
Conclusioni
Oggigiorno, gli operatori sanitari
riconoscono la possibilità che altre
agenzie informative vengano contattate dai pazienti: l’importante è
la qualità e la congruenza delle informazioni che vengono restituite al
soggetto richiedente. La Biblioteca
per i Pazienti è un progetto che quotidianamente chiede feedback ai suoi
“fruitori” al fine di migliorare la qualità dei servizi che offre e di verificare
il proprio operato e l’integrazione tra
questo e le altre attività assistenziali
dell’Istituto.
- Elvira Casciaro -
LA FATIGUE
L
o confesso apertamente, senza ombra di vergogna alcuna: non avevo
mai incontrato in uno scritto né avevo mai sentito pronunciare il termine “fatigue”. Sono vissuta per anni senza sapere che esistesse, anche se
ahimè, in un certo periodo della mia vita il suo significato l’ho sperimentato sulla mia pelle. Chi si sottopone a chemio, a radio o a terapie similari
viene assalito, in determinati giorni soprattutto, da un grande senso di
affaticamento, da una stanchezza estrema, che rende impossibile o quanto
meno difficile condurre una vita normale.
Pensavo che tutto ciò, legato appunto alle terapie, fosse ineludibile, un
qualcosa al quale arrendersi perché non c’era niente da fare. Mi ero quindi
rassegnata a vivere i miei giorni del “nadir” alla meno peggio: sdraiata su
un divano del soggiorno, con un libro chiuso in mano senza neppure la
forza di concentrazione per leggere o seguire un programma in TV.
Poi, un giorno, mi è capitata tra le mani una ricerca, elaborata dal CERGAS
della Bocconi, nella quale veniva affrontato appunto questo tema, come
un aspetto importante da risolvere nella malattia oncologica, se si voleva
migliorare la qualità della vita dei pazienti. È stata una lettura folgorante
ed illuminante: consentitemi di dirlo! Allora avevo diritto anch’io non a
sopravvivere, ma a vivere pienamente e in modo soddisfacente le mie giornate, seguendo i consigli che la ricerca mi suggeriva.
Allora mi sono subito attivata perché quei momenti così difficili da sopportare potessero trasformarsi in occasioni positive: ho deciso, cioè, di dedicare proprio quel tempo a me stessa, alla cura del mio corpo e del mio spirito:
a coccolarmi un po’.Via libera, quindi, alle cure ricostituenti e alle vitamine
per recuperare le forze fisiche, ma via libera soprattutto alla massaggiatrice
o all’estetista o al parrucchiere che, a domicilio venivano ad occuparsi di
me, consentendomi non solo di avere un aspetto più gradevole e piacente,
ma soprattutto di reagire a quella sensazione spiacevole e frustrante che nei
mesi precedenti rendeva vuote e inutili le mie giornate. E poi, via libera
alle amiche che si alternavano per un giro in macchina nelle vie del paese,
per portarmi in campagna o accompagnarmi di sera a teatro.
Ho esorcizzato così la “fatigue” e vi assicuro che ha funzionato e funziona... provare per credere!
ANGOLO news
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l’Angolo deiNOSTRI
FATTI
Fiocco rosa in casa FAVO
E’ arrivata Emma a casa De Miro-Iannelli. Sappiamo che
è una bimba bella e pacioccona. Auguri e congratulazioni
a mamma Elisabetta e papà Roberto.
I nostri Mercatini
Venerdì 8 dicembre in piazza a Sacile
13-14-15 dicembre ad Aviano presso il CRO
17 dicembre a Padova - piazza Duomo
I soci di Padova, come consuetudine, allestiranno un
banchetto con ortaggi offerti da aziende agricole venete
(radicchio, aglio, zucche, etc.) e prodotti di artigianato.
In tutti i mercatini non mancherà il vino di ANGOLO.
Incontro Soci Friuli
Il 28 ottobre si è svolto ad Aviano un incontro conviviale
con i soci friulani. Erano presenti circa 35 soci e, per il
Comitato Esecutivo, Miranda Bisaro e Alma Vallomy.
L’incontro è stato organizzato per favorire una maggiore
socializzazione tra i soci e per rendere partecipi tutti in
merito alle attività in programma in ambito regionale e
agli obiettivi a breve termine dell’Associazione. La Presidente ha illustrato brevemente il già fatto e lo spirito di
rinnovamento che anima l’operato del Comitato Esecutivo che si è insediato a luglio scorso. Il miglioramento
del servizio navetta attivato e il progetto del convegno
sulla Relazione medico-paziente per maggio 2007 sono
gli obiettivi a breve. Fondamentale è la partecipazione di
tutti alla vita dell’Associazione per la quale il lavoro dei
volontari è linfa vitale. La Segretaria, Manuela Morassut,
con l’entusiasmo e il calore che la caratterizza, ha espresso la sua soddisfazione per l’alta affluenza dei soci e ha
sottolineato che in ANGOLO ogni socio si deve riconoscere per la condivisione degli ideali, ma vivere l’appartenenza all’associazione con spirito di totale libertà apportando il contributo che sente di dare. Naturalmente ha
espresso la sua disponibilità ad essere contattata per ogni
possibile collaborazione.
ANGOLO: noi crediamo in tante cose
Noi crediamo nella solidarietà che diventa condivisione.
Noi crediamo nell’amicizia, che è tratti di strada percorsi
in comune.
Noi crediamo nell’ottimismo che dilata la vita.
Noi crediamo nella vita.
Noi abbiamo scelto la vite come simbolo inequivocabile
della vita.
Il vino, in quanto risultato di un processo di fermentazio-
ne, di un passaggio dalla morte alla vita, era nel mondo
greco l’esibizione fisica del mito di Dioniso, il dio della
vita. Era il dio stesso che moriva e rinasceva. Il succo
vivo dell’uva ucciso dalla fermentazione si rigenerava
come bevanda dotata di un potere che trasportava coloro
che la bevevano in una dimensione “altra”.
Il vino era la rappresentazione sacra delle forze misteriose di una natura che annualmente si rinnova, imponendo
attraverso il caos, il cosmos, cioè la vita sulla morte.
La vite, una pianta antica, longeva, ha lunghe radici, si
adatta ai vari climi, è rigogliosa, dà frutti succosi e dissetanti, è coltivata dall’uomo fin dagli albori della civiltà.
Quale miglior simbolo! Tenacia, continuità, dolcezza.
Perché, dunque, non accostarci al vino che è il frutto del
suo frutto con un atteggiamento di scoperta e con la gioia
di degustare un prodotto naturale?
E adesso pensiamo al vino
Cari amici abbiamo il vino di ANGOLO.
Un bianco, Pinot Grigio e un rosso, Cabernet Sauvignon,
Doc Friuli Grave. Non potevamo non scegliere un vino
friulano per iniziare... Le bottiglie sono arricchite da due
bellissime etichette realizzate dalla nostra Alma Vallomy.
Prezzo € 12,00 alla confezione da due bottiglie + spese di
spedizione. Attendiamo i vostri ordini.
Salute!
Pinot Grigio.
Vitigno di antiche origini, in Francia era conosciuto già
ai tempi dei Romani. Secondo alcuni studiosi è originato
per mutazione gemmaria dal Pinot Nero.
Caratteristiche del vino: colore giallo paglierino carico, profumo gradevole e delicato, sapore asciutto, pieno di corpo.
Temperatura di servizio: 10 °C.
Abbinamenti: pesce, carni bianche, formaggi non stagionati, uova.
Cabernet Sauvignon.
È la varietà di origine francese più diffusa nel mondo.
Infatti oltre che in molte zone viticole europee, viene coltivato nel nord e sud America, in sud Africa e in Australia.
In Italia da alcuni anni questo vitigno, oltre che nelle zone
tradizionali quali Veneto, Friuli e Trentino, si sta piantando un po’ in tutte le regioni, e associato a vitigni autoctoni
ha apportato notevoli miglioramenti qualitativi. Orginario
della regione vinicola del Médoc, in Francia, sembra che
fosse conosciuto ancora nel I secolo d.C.; ne parlano, infatti Columella e Plinio il Vecchio che raccontano, di vini
provenienti da quelle regioni, molto apprezzati a Roma.
Montesquie nel 1785 definiva questo vitigno come “la varietà senza difetti”. Il suo nome sembra derivi dal termine
“sauvage” che in francese significa selvatico.
Caratteristiche del vino: considerato prodotto di particolare
pregio che viene migliorato ed affinato dopo un sapiente
ANGOLO news
sezione locale di
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Comiso:
invecchiamento in botti di rovere.
Presenta un colore rubino carico, più
o meno intenso, ed una buona alcolicità. Il profumo ricorda quello della
violetta.
Temperatura di servizio: 16-18 °C
Abbinamenti: carni rosse, salumi,
primi piatti molto strutturati
... e ora la ricetta
Riso alla Pilota
Per 4 persone.
Ingredienti: 360g. di riso vialone
nano e il doppio d’acqua del peso
del riso.
Salare l’acqua quando bolle, quindi
versare il riso lasciandolo a cono,
senza rimestare; se resta fuori dall’acqua la punta del riso allora abbassarla leggermente con un cucchiaio.
Lasciare bollire per cinque minuti
allegramente, abbassare la fiamma al
minimo, mettere un canovaccio sulla
pentola e coprire con un coperchio
per 12 minuti (il tempo è calcolato per il vialone nano). Scoprire e
mettere del grana con la cannella e il
ragù con tasta sal.
Ragù con tasta sal. Il tasta sal è la
pasta della soppressa non ancora
insaccata, posso sostituire con la salamella mantovana. Il ragù va cotto
senza nulla. Si pela la salsiccia, si
sbriciola, si aggiunge un po’ d’acqua, rosmarino e si lascia cuocere.
Guarnire il piatto con puntel, ovvero
con costicine di maiale arrosto.
Il riso alla pilota è un piatto mantovano o del basso veronese. Si chiama
anche riso col puntel proprio perché
si serve accompagnato e guarnito da
costicine di maiale arrosto. È piatto
tipico di capodanno.
Il nome ha diverse origini, la più
accreditata e che derivi da pilota,
cioè mugnaio, da pila, mulino da
riso. Alcuni sostengono invece che il
piatto era dedicato al pilota Nuvolari,
da cui il nome.
Ricetta suggerita
da Luisa Alitichieri.
0932-722822 - dal lun. al ven. ore 17.00-19.00
Vi segnaliamo un libro scritto e stampato a cura della
SEZIONE LOCALE DI CARPI
“…libere di vivere!”
Le donne che hanno scritto uesto libro hanno fatto una
scelta importante: quella di non trascorrere il resto della
loro vita cercando inutilmente di chiudere il cassetto delle
loro paure.
Invece, hanno deciso di tenerlo sempre un poco aperto.
Perché non si smette mai (anche dopo tanti anni) di essere
pazienti oncologici DENTRO.
Perché hanno scoperto che INSIEME E’ MEGLIO,
parlarne serve a sentirsi meno sole, ad accettare il proprio
destino e forse… anche a dare un senso al dolore che si
incontra nella vita.
Ma soprattutto, il ricordo di questa esperienza terribile
deve servire (a loro e a voi) da monito per essere sempre
“…libere di vivere!”.
di Maria Grazia Russomanno - photo: Roberto Pagliani
Editrice A.M.O. - € 18,00
Richiedere alla Segreteria di Angolo: 0434.659.394 - [email protected]
Roberto Pagliani.
Nato a Carpi nel 1965, Roberto Pagliani coltiva fin da ragazzo la passione
per la fotografia e ne fa una scelta di vita. Dopo aver frequentato vari corsi
e seminari, incontra un grande maestro che apre la sua mente su un concetto basilare: fotografia è un mezzo di comunicazione.
Spesso le persone si fermano ad una semplice valutazione estetica dell’immagine, manca la capacità di saper leggere e saper parlare con essa.
Sceglie di fare tutto ciò che reputa interessante e che gli permette di esprimere pensieri ed emozioni. L’importante è avere qualcosa da comunicare.
Lavorando interi mesi con noi, ci ha dimostrato un coraggio e un coinvolgimento che mai avremmo creduto possibile.
Persona umile, coerente e disponibile.
Andreina Azzolini
A Roberto Pagliani: GRAZIE ! Noi tutte sentivamo di avere qualcosa di
bello dentro: ebbene, lui con le sue foto è riuscito a portarlo a galla, alla
portata di tutti, anche di coloro che non ci conoscono!
E poi, ha fatto quello che tutte noi vorrebbero da un uomo, ovvero HA
CERCATO DI CAPIRCI ! Grazie, grazie e ancora grazie!
Sabina Paterlini
ANGOLO news
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Una giornata
particolare
9 settembre 2006
’è già stato il rientro
dalle ferie e la ripresa
dell’attività lavorativa. Ma è un sabato particolare. Ho un appuntamento al
CRO. Devo incontrare dei referenti in
merito ad un progetto al quale ANGOLO partecipa. Ma ieri mi hanno
chiamato.
-: Pronto Marilena? Ho letto del servizio navetta per l’aeroporto di Venezia.
Io sono ricoverato al CRO da una settimana e devo andare a recuperare il mio
bagaglio smarrito. Dovrebbe andare
mia moglie. Potrebbe accompagnarla?
-: Sì. Non c’è problema, domani sarò
al CRO. Alle 10 vengo a prendere sua
moglie. Stia tranquillo, risolveremo il
problema.
C’era qualcosa di familiare nella sua
parlata.
-: Scusi, ma lei di dov’è?
-: Sono siciliano, vengo da Siracusa.
Beh, l’avevo intuito. Riconosco subito i miei compaesani, ma questo
signore viene da Siracusa, la città in
cui sono nata. Mi sembra quasi un
segno del destino.
Con un po’ di esitazione e molti dubbi
avevamo affisso un po’ ovunque al
CRO i cartelli che segnalavano la
disponibilità dei volontari di Angolo
a fare questo servizio per i malati del
CRO e i loro familiari, nei fine settimana. L’ospedale è in un posto splendido, immerso nel verde, a ridosso di
montagne spettacolari. Un paesaggio
bellissimo. Ma i problemi pratici non
mancano. I collegamenti per i pendolari della sanità sono notevoli, non
sempre l’orario dei voli provenienti
dal Sud, coincide con quello degli
autobus che portano a Pordenone. E
poi bisogna cambiare mezzo fino ad
Aviano, e poi fino al CRO. Non è
C
semplice. Spesso si è costretti ad anticipare di un giorno l’arrivo ad Aviano,
proprio per i problemi di collegamento
con l’ospedale. Allora, noi di ANGOLO ci siamo detti: diamo una mano.
Vado a trovare il signor Piero. Incontro
la moglie. Spiego che non ci sono problemi per il ritorno, perché in aeroporto ci aspetta un’altra coppia di siciliani
che si è recata a consegnare la macchina che aveva preso in affitto, perché
si è dovuta trattenere in ospedale più
del previsto per un prolungamento di
indagini diagnostiche. Naturalmente il
Signor Piero, da buon siciliano, mi fa
le raccomandazioni di rito e mi fa notare che mi sta affidando sua moglie...
In macchina con la Signora Clara si
parla di tutto, naturalmente di Siracusa, dei figli, della patologia del marito,
di questi viaggi frequenti ad Aviano...
e della realtà del Sud. Gli ospedali,
i volontari che mancano, Marilena
dobbiamo fare qualcosa e poi, ancora,
candida, a proposito dei suoi frequenti
spostamenti in aereo.
-: Ma a me chi me lo doveva dire,
l’aereo, Venezia, Pordenone, Aviano...
eppure me la cavo, mi so muovere, mi
faccio coraggio...
C’è tutto nelle sue parole. La paura,
il dolore, la preoccupazione per i figli
lasciati a casa, la speranza che tutto si
concluda in fretta e bene. Quante storie
analoghe a questa. Quanti viaggi della
speranza! Quanta violenza subita, oltre al dramma della malattia, per questa Italia divisa in due! E noi volontari,
quale è il nostro ruolo? Stare a guardare? Dare solo una mano o essere anche
coscienza critica del sistema?
All’aeroporto, per il bagaglio smarrito
tutto si risolve per il meglio. Incontriamo la coppia di siciliani che ci aspettava per il rientro al CRO. Facciamo il
viaggio di ritorno, senza problemi. Accompagno Clara in corsia dal marito.
:- Ecco, Le riconsegno sua moglie!
:- Signora, lei non sa oggi cosa ha fatto
per noi.
Me ne vado. Sono abbastanza stanca.
In effetti ho percorso quasi 500 Km.
L’emozione è forte, ma sento dentro di
me un senso di pienezza e una strana
soddisfazione.
I dubbi iniziali di quando abbiamo
affisso i cartelli svaniscono. Forse
stiamo facendo qualcosa di utile.
Cercheremo di approfondire in modo
articolato il problema. Vogliamo coinvolgere le Istituzioni che non possono
non accorgersi di certi disagi. Sì lo
faremo. Organizzeremo meglio, il
servizio. Intanto siamo partiti.
Andiamo avanti.
Marilena Bongiovanni
SERVIZIO NAVETTA
Aereoporto Marco Polo (VE) ÛÜ CRO di Aviano
ANGOLO onlus mette a disposizione
un SERVIZIO NAVETTA GRATUITO
da e per l’aereoporto Marco Polo di Venezia
nei giorni SABATO E DOMENICA.
Chi fosse interessato è pregato di prenotare il servizio
telefonando ai seguenti numeri:
339.878.90.40 - Marilena
333.300.19.47 - Manuela
0434.659.394 - segreteria ANGOLO
ANGOLO news
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...dal Mio Diario
12 novembre, mezzogiorno
Tutto comincia come un soffio di vento per poi diventare bufera. O brezza
leggera. Oppure entrambi…
Quanto ho vissuto in questi ultimi
mesi è stato bufera e brezza, paura e
serenità, razionalità e cuore.
Momento straordinario nella sua
drammaticità. Nulla di ciò che speriamo va perduto, nessun pensiero,
nessuna riflessione, nessun vissuto
ci lascia senza aver posto un segno
nella nostra anima. Un’impronta più o
meno profonda che possiamo ritrovare in ogni istante, come uno scultore
rivive la sua opera ripercorrendo con
le dita la superficie modellata.
Mezzanotte
Questa sera ho pianto, per la prima
volta guardando il mio seno… ho accarezzato una cicatrice circolare, ancora rosea, ancora fresca, ancora troppo vicina al ricordo del capezzolo che
l’ha preceduta… piccola stella senza
nome… Piccola stella senza nome, ho
pensato mentre le lacrime scendevano
rigandomi il volto. Dolore e libertà.
Devo avere quello specchio nella mia
camera, per poter piangere liberamente imparando ad amare quella ferita,
quel segno, il più visibile, il più tangibile. Ad occhi chiusi passo le mani
sui miei seni…i miei seni… lo sono
ancora? Adesso è la parte più difficile,
adesso che non è più il tempo che passa a preoccuparmi. Spero che questo
tempo mi aiuti a non permettere che
un male sconfitto diventi il mio nemico. Devo avere pazienza fino a quando
tutto sarà rimesso a posto.
14 novembre, dopo pranzo
In questo mio vissuto la cosa che è sempre funzionata è stata la comunicazione
che ho avuto con i medici. Tre. Tutti e
tre. Le informazioni che mi sono state
date e quelle che ho chiesto di avere
mi hanno permesso di comprendere,
scegliere e accettare.” Non sono un
paziente perfetto ma ti affido la mia
Vita…”. Eppure, nel mio piccolo so
anche di essere stata un bravo paziente,
magari non perfetto ma bravo. Come se
tutto quanto ho raccolto in questi quasi
trent’anni dopo l’Hodgkin mi abbia
preparato a vivere serenamente questo
momento. E mi rendo conto che non
aver lasciato nulla in sospeso dentro di
me, mi ha permesso di gestire in prima
persona questo periodo. Sono stata io a
tenere le redini della mia Vita. Non ho
subito. Ho affrontato. Accettato. Deciso. Sul piatto della bilancia sempre:
qual è la cosa giusta da fare? Cosa mi fa
sentire meglio? Ho concentrato le mie
energie sulla mia persona, solo sulla
mia persona. E per la prima volta nella
mia Vita non mi sono sentita in colpa.
16 novembre, ore 10 del mattino
Ieri sono andata in Day-Hospital…
dentro me sento la serenità , forte e
limpida come il cielo azzurro di questa
mattina,sento il calore, colorato come
le foglie dell’autunno. È energia, da
passare a chi ne ha bisogno, a chi la
chiede, a chi la vuole. È il sorriso di
uno sguardo che ti accoglie e non teme,
che non si ritrae davanti agli occhi di
una persona che sta soffrendo. Sento
dentro di me questa “energia serena”,
la disposizione della parte più intima
della mia anima ad incontrare e donare
la ricchezza che questo momento,
straordinario per alcuni aspetti, mi ha
portato. Quanto ho vissuto è parte di
me e potrebbe restare lì indisturbato,
ma Angela è anche una persona che ha
scelto di stare accanto a chi affronta la
sofferenza e, dando di me stessa, darò
anche l’elaborazione positiva di questo
vissuto di malattia. Gli occhi non mentono e i miei occhi sorridono. Come
quando guardo la “Farfalla” di Bruce.
NOTA: La “Farfalla di Bruce”
è un quadro donato ad ANGELA
PRIMAe dopo
I
n realtà non so se c’è un prima e un
dopo, ma la “mia” anzi la “nostra”
storia inizia così.
Ho 41 anni , sono sposata da 11 anni
con Tarcisio, non abbiamo figli, all’inizio per scelta e poi per obbligo, ma per
“fortuna” ciò non ha creato in me situazione di inferiorità come donna. La
mia vita, anzi la nostra vita di coppia,
era normale, molto serena, vissuta al
1000% perché avevamo già passato un
brutto periodo con un epatite tipo B di
mio marito facendo una terapia che ci
aveva provato, ma ci aveva insegnato
che la vita va vissuta ogni giorno con
SERENITA’ DENTRO.
Ma forse qualcuno da lassù aveva
deciso di metterci nuovamente alla
prova e questa volta ben più dura.
Un sera dopo una bella passeggiata
a Grado, Tarcisio si accorgeva di
avere un linfonodo ingrossato, mentre si stava facendo la barba. Subito
pensammo di andare dal medico di
base il quale ci consigliò di fare un
ecografia. E da qui in poi, entrammo
in un meccanismo di urgenza, agoaspirato e tac. Dalla prima tac non
trovarono nulla, ma poi decisero,
visto il parlare nasale di mio marito
di fare una tac al collo e al massiccio
facciale, e qui la scoperta. Ci venne
detta in modo non so se chiamarlo
superficiale o cosa, ma la frase fu
questa (premetto che mio marito è un
infermiere, ma non per questo pronto
ad un verdetto): “Tarci, sistemati
ANGOLO news
14
Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione per l’anno 2006?
casa e tua moglie perché qui non
c’è niente da fare”. E la montagna
arrivò sulle nostre spalle con un peso
che ci annientò. Dopo varie traversie
arrivammo ad Aviano. Uscimmo da
là, con una diagnosi di carcinoma
del rinofaringe, con il sorriso perché
ci comunicarono che sarebbe stata
dura, e che c’erano delle possibilità
di guarigione.
Le paure che ho provato sono state
così tante che non saprei quale è stata
la prima. Noi due, “marito e moglie”
parlammo di “morte” a luce spenta
con le lacrime, con una tristezza
che non dimenticherò mai, con tante
domande sul perché di questo nuovo percorso di vita. Un perché non
esiste, anche se vi confesso che più
di qualche volta ho ricercato in me
qualche comportamento che avesse
meritato una tale soluzione, ma se
anche qualcosa avevo commesso non
ritenevo comunque dovesse portarmi
via la persona che mi aveva dato dal
primo giorno che lo avevo conosciuto
“sicurezza” di esserci al mio fianco.
Mi sentivo il terreno ballare sotto i
piedi come non mai, a questo punto
dovevo essere io in prima persona ad
infondere a lui sicurezza e certezza
che ce l’avremmo fatta anche questa volta. Tarcisio mi disse all’inizio
della prima chemioterapia: “io non
voglio morire cinque minuti prima
del momento in cui dovrò morire!”
Un frase detta così che fece sì che vivemmo quel periodo ricercando ogni
giorno un sorriso. Devo ora essere
sincera. Io mi mettevo una bella maschera per nascondere la paura di perderlo, anche se lui conoscendomi da
quasi vent’anni riusciva a leggermi
nel mio profondo, ma vi devo confes-
Ti sei ricordato
di rinnovare l’iscrizione?
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sare che solo ora, dopo due anni, gli
ho pianto davanti e gli ho mostrato la
mia fragilità e ciò che questo percorso mi ha lasciato dentro.
Sono la persona più felice della terra
perché lui sta bene, anche se ogni
piccola cosa ci fa vivere l’idea che
ci risiamo un’altra volta. E forse proprio per questo che provo questa fragilità perché ho sempre paura, anche
se non me ne rendo conto che se lui
mi venisse a mancare, mi verrebbe
a mancare la MIA SICUREZZA. Io
ho sempre vissuto il mio rapporto di
coppia annullandomi, ma per DARE
senza pretendere di ricevere, e sicuramente questo mio comportamento
faceva sì che io fossi protetta dall’
AMORE verso mio marito. Quando
mi sono resa conto che nulla è eterno
e che una malattia avrebbe potuto
portarmelo via mi ha reso conscia
del fatto che dovevo ritrovare me
stessa all’interno della mia coppia.
Vi posso dire che vivo sempre ogni
giorno come fosse l’ultimo, al massimo succhiando il nettare di vita che
mi trasmette il mio rapporto. Mi sto
rendendo conto che io sono cambiata
all’interno della mia coppia, cerco
forse la mia autonomia anche se non
è la parola corretta. Vivo l’amore per
mio marito in modo diverso, come
dico io non è più “cicciququ”, ma un
GRANDE BENE. Forse per questo
mio diverso modo di vivere le cose
mi sento diversa, fragile e alla ricerca sempre di conferme di sicurezza.
Posso concludere infine che questa
malattia è stata una prova di vita e
che il nostro rapporto non potrà essere distrutto da nessuno e da nulla.
Inoltre sostengo, e ne sono fermamente convinta, che noi a fianco della
persona ammalata possiamo aiutarla a
percorrere questa strada di vita o distruggerla perché non siamo in grado
di sostenere un dolore così grande.
Sicuramente non è facile e sembra impossibile, ma se c’è un amore sincero
il solo veder sorridere la persona amata ti fa sentire GRANDE e SICURO.
Désirée Tunini Siega da Gorizia
ANGOLO news
Ho ricevuto il giornale trimestrale dell’Associazione “Angolo”, come ormai da parecchi anni e, con
grande gioia, ho notato che avete creato l’angolo della
poesia,a me cara perché mi diletto a scrivere dei pensieri
“poetici” in cui la mia anima si rifugia spesso per trovare
conforto... Ho scritto parecchi pensieri,alcuni pubblicati
in un giornale della mia cittadina ed ho voluto mandarvene qualcuno inerente al periodo in cui ho vissuto il
dramma della malattia,essendo stata affetta da leucemia
linfoblastica acuta...
Malattia
Sopraggiungi all’improvviso, subdola
trovando l’uomo impreparato
indifeso, fragile al tuo cospetto, impaurito
non facendogli vedere il tuo volto impenetrabile
la paura si veste di terrore
per quello che riesci a fare al corpo devastandolo
Inizia così una lotta impari
meccanismi di difesa
si attivano senza sforzo
perché la sopravvivenza è un istinto naturale
trovando la mente alleata da antico sodalizio
la fragilità iniziale diventa forza... e
consapevolezza
armi chimiche di un laboratorio naturale
che nessuna ricerca scientifica potrà provare.
Una lotta agguerrita
vede l’uomo guerriero di sé
per la sua vita preservare
Se la tenacia sarà un imperativo
alla vittoria potrà portare
e così dimostrare
che la volontà è un potere non soprannaturale
Ottobre 2005 - Claudia Giunta
Per contattare
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sede Nazionale ad Aviano
0434.659.394
[email protected]
15
Ella fu
Ella fu
la mia acerrima nemica
Ella segnò
la mia vita
riempiendola di dolore
e di paura devastanti
il corpo e lo spirito anelanti.
Ella fu una
tempesta di lapilli
brucianti
come carboni ardenti
infuocati.
Ella fu
amica discreta
perché maestra di verità
mai rivelate
adesso però... ormai
non c’è più
e la quiete è sopraggiunta
racchiudendo in un capitolo
ormai chiuso
ma non sigillato
la sofferenza di quegli anni bui
dove la speranza
era l’unica luce
fioca all’inizio
ma viva sempre più
nel tempo che passava lento
inesorabile
fino al traguardo
gridando: Vittoria
così forte
fino ad arrivare
a chi la sua battaglia
inizia
e spera
accogliendo la sua nemica-amica
per poi lasciarla andare.
Ella...
la mia malattia
fu
perché ormai non c’è più.
ottobre 2006 - Claudia Giunta
ANGOLO news
16
AUGURI
Tu sei il mio medico
Tu sei il mio medico
e nelle tue mani affido la mia vita.
Rendimi partecipe,
parlami, spiegami,
permettimi di sentirmi in controllo di ciò che accade al mio corpo,
così potrò aiutarti anch’io.
Lavoreremo insieme
per vincere questa battaglia.
Non tenermi all’oscuro perché mi sento smarrito.
Se tu mi parli, io comprendo.
Se tu mi spieghi, io collaboro.
Se tu accetti la mia vulnerabilità, divento più forte.
Non sono un paziente perfetto,
ma ti affido la mia vita.
Non togliermi mai la speranza di potercela fare,
anche se sei convinto del contrario:
la speranza può fare miracoli proprio dove voi medici l’avete perduta.
Sono solo un uomo che sta lottando per la propria Vita
e per poter continuare nel mio cammino di dolore
devo vedere una luce:
dammela con le tue parole,
dammela con il tuo sguardo,
anche se mi stai rivelando una condanna a morte
non dimenticare mai che sono un uomo.
otrei essere piccolo o grande,
maschio o femmina,
giovane o vecchio.
otrei avere gli occhi verdi o occhi che non vedono,
potrei udire la tua voce o vedere solo i movimenti delle tue labbra,
potrei avere i capelli lunghi o essere senza forse per la chemioterapia,
potrei camminare sulle mie gambe
o essere costretto su una sedia a rotelle.
otrei amarti
o anche odiarti
per quello che mi stai rivelando,
ma ricordati:
sono un uomo, una persona.
Le tue parole scenderanno su di me
e potranno avere il sapore della condanna o della speranza.
Guardami negli occhi quando le pronuncerai
perché negli occhi di un uomo come me
troverai la dignità di chi soffre.
E anche se vedrai i miei occhi riempirsi di lacrime,
non aver paura del mio dolore,
ma accoglilo nel tuo cuore come ricchezza.
Angela Pasqualotto
Cari amici,
la malattia e la guarigione hanno determinato in noi una
rivoluzione interiore che ci ha regalato un forte attaccamento alla vita e un bisogno di trasmettere solidarietà e
affetto. Ma siamo anche degli inguaribili ottimisti, convinti, come siamo, che l’amicizia e la solidarietà sono
il sale della vita, ma l’ottimismo e la gioia la rendono
più leggera e la dilatano.
Nel trasmettervi gli auguri più affettuosi di Buon Natale e felice anno nuovo, vorrei che non dimenticaste il
DNA dei soci di Angolo.
Cordiali saluti.
Marilena Bongiovanni
Presidente Nazionale
ANGOLO Onlus
AUGURI
Per l’anno che sta per iniziare,
auguriamo a tutti noi che possa essere ricco di speranze,
di progetti, di voglia di fare. E ricordare, solo chi è stato
direttamente o indirettamente sfiorato dal dolore può
apprezzare i doni che la vita ci riserva, capire la gioia
inesprimibile che si prova nel compiere un gesto apparentemente scontato e banale qual è quello di staccare il vecchio calendario dal muro per appendervi quello nuovo.
Noi, che questa gioia abbiamo ricevuto, attiviamoci
perché il nostro lavoro, il nostro impegno, le nostre
energie siano messe a disposizione di tutti.
Di vero cuore, quindi, auguriamo a tutti pace, serenità,
salute e buon lavoro!
Vi segnaliamo i libri:
“Pianeta K”
di Elvira Casciano
Edizioni il coscile - € 10,00
i proventi saranno interamente devoluti
al Reparto Oncologico dell’Ospedale
“FERRARI” di Castrovillari
“Quando il male
è ormai alle spalle”
a cura di Annalisa Giacalone
Franco Angeli Editore - € 12,50
Richiedere alla Segreteria di Angolo
0434.659.394 - [email protected]
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