Numero 38 TRIMESTRALE Settembre 2006 ANGOLO s w ne Registrazione: Tribunale di Pordenone n. 454 del 27.04.1999 sped. in a.p. - art.2 comma 20/c - L.662/96 DCI “PN” Direttore responsabile: Umberto Tirelli - Redazione: Annalisa Giacalone - Grafica: GraficArte Periodicità: trimestrale - Stampa: Tipografia Trivelli Lorenzo snc Pordenone - Marilena Bongiovanni - HANNOCOLLABORATO COLLABORATO: HANNO Assemblea di ANGOLO Onlus A.Azzolini - M.Bongiovanni M.C.Dolce - A.Giacalone M.G.Marchesin - M.Mascarin M.Morassut - A.Pasqualotto Padova, 2 maggio 2006 Caro Giuseppe, scrivo per comunicarti formalmente la nostra disponibilità ad organizzare la prossima Assemblea Nazionale di ANGOLO Onlus. Matteo mette a disposizione la sua bella casa e le sue barchesse nella campagna rodigiana, il posto immerso nel verde si presta ad un’assemblea distesa e rilassata, l’idea nasce con lo spirito di volersi ritrovare dopo tanti mesi per scambiarsi idee ed esperienze nuove, permettendo a tutti di rivedersi in un’atmosfera conviviale ed informale. È ASSOCIAZIONE NAZIONALE GUARITI O LUNGOVIVENTI ONCOLOGICI - ONLUS - ANGOLO onlus è membro di F.A.V.O. - Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia - incominciato tutto con l’invito di Matteo, socio e vicepresidente della sede di Padova. L’idea è piaciuta, ma soprattutto è stato accattivante All’interno questo ed altro ancora... IN QUESTO NUMERO: il pensiero che avremmo respirato una atmosfera informale e rilassata. 2/3 - I saluti del Presidente e delle Sezioni Giornata splendida, abbastanza caldo ma mitigato da una leggera brezza e 4/5 - L’Angolo dell’emozione: dall’ombra che gli alberi maestosi ci hanno regalato. Due carri armati - M.G.Marchesin Quest’anno l’appuntamento preveÈ l’ultimo - M.Morassut deva il rinnovo delle cariche sociali. Infatti, con molta partecipazione e 6/7 - L’Angolo della Medicina: con una manifestato desiderio di Progetto “Area Giovani” - M.Mascarin rinnovamento e di condivisione della gestione della nostra Associazione, 7/8/9 - Un anno di fiabe al CRO - A.Giacalone molti si sono offerti per partecipare a questo progetto. 10/11 - Chi è AIMaC? - M.Bongiovanni L’idea condivisa che “fare bene fa bene”, il valore che diamo alla nostra 11/12 - L’Angolo degli Amici: testimonianza di ex malati, l’energia Vi presento Elisabetta - M.Bongiovanni e l’attaccamento alla vita che contraddistingue noi di ANGOLO. Questa è la nostra analisi caratteriale 12 - L’Angolo della Poesia: e queste sono le premesse per la creVoltarsi indietro - A.Pasqualotto scita del nostro ANGOLO. ANGOLO news 2 Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione per l’anno 2006? IL NUOVO COMITATO ESECUTIVO Presidente Vicepresidente Tesoriere Segretario Consiglieri Revisori dei Conti Presidente PROBIVIRI Presidente Marilena Bongiovanni Feliciana Cristalli Matteo Cagnoni Manuela Morassut Mariolina De Spirt Antonio Lotta Miranda Bisaro Alfredo Distefano Alma Vallomy Dino Cozzarin Remo Bagatella Lorenzo Ronzani Nazionale Sez. Locale Carpi Sez. Locale Padova Nazionale Nazionale Nazionale Nazionale Sez. Locale Comiso Nazionale Nazionale Nazionale Per contattare ANGOLO sezione locale Carpi: 059-659965 dal lun. al ven. ore 09.30-12.30 Comiso: 0932-722822 dal lun. al ven. ore 17.00-19.00 Padova: Mancante Bruna Paolin Mario Vignoli Nazionale Nazionale 049-8215631 mercoledì ore 15.00-17.00 A tutti un appassionato e interessato buon lavoro! - Marilena Bongiovanni - Un saluto dal Presidente C ari amici, essere diventata presidente di ANGOLO Onlus è un grande onore. È doveroso da parte mia porgere un cordiale saluto a tutti e ringraziare tutti per la fiducia che avete riposto in me. Spero di non deludervi. Io non sono certo tipo da discorsi formali e appartengo alla categoria delle persone che amano confrontarsi, ascoltare, imparare dagli altri, ma sono sicuramente una operativa, magari a volte un po’ precipitosa, ma mi piace agire. Il mio obiettivo, nell’assumere l’incarico di Presidente è far crescere l’associazione, ma non per sentirci forti e bravi, ma per essere in tanti a fare il mare di cose che nel settore del volontariato oncologico ci sono da fare. Tutto ciò senza tradire l’idea originaria e il senso di essere della nostra associazione: la testimonianza, come ex-ammalati, e la capacità di ascolto. So di essere circondata da persone meravigliose che hanno le mie stesse motivazioni. La malattia e la guarigione hanno determinato in noi una rivoluzione interiore che ci ha regalato un forte attaccamento alla vita e Per contattare ANGOLO sede Nazionale ad Aviano 0434.659.394 - [email protected] un bisogno di trasmettere solidarietà e amore. Sono parole forti ma non mi sento di mitigarle. Patty Smith, la famosa cantante rock e grande poetessa, riferendosi alla situazione non solo ambientale ma anche geopolitica del mondo, ha detto che ciascuno di noi dovrebbe assegnarsi il ruolo di badante del pianeta. L’ho trovata una immagine non riduttiva, anzi molto accattivante, e credo che noi di ANGOLO potremmo prenderla in prestito: noi vogliamo essere i badanti degli ammalati di cancro, ma interessandoci anche di recupero della progettualità, del posizionamento sociale del malato, della qualità delle cure... etc.. Concludo con un saluto a chi ci ha preceduto nella gestione dell’associazione e al Presidente uscente Giuseppe Perlin. Giuseppe ha coordinato l’Associazione per due mandati e se Angolo è una associazione conosciuta nel panorama nazionale lo dobbiamo a chi ha lavorato prima di noi. Ancora un grazie e buon lavoro e buona salute a tutti. ANGOLO news 3 Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione per l’anno 2006? - Angela Pasqualotto - Saluti dalla Sezione di Padova L a Sezione di ANGOLO-Padova è nata 6 anni fa. Da allora sono stati fatti tanti passi in avanti, abbiamo imparato ed abbiamo dato molte cose... Il nostro piccolo gruppo lavora con impegno, spinto dalla convinzione che il nostro essere “presenti” è importante, è importante per noi ed è importante per le persone che incontriamo. Abbiamo imparato anche grazie alla formazione individuale e di gruppo,che per poter dare di noi stessi (come volontari expazienti è questo che facciamo donando il nostro passato ed il nostro presente per dare speranza e coraggio di pensare al futuro) dobbiamo guardarci dall’ esterno, per ritrovare la nostra completezza ed allo stesso modo essere in grado di riconoscere i nostri limiti. Armati delle nostre risorse personali e della forza data dal gruppo, con la voglia di costruire Vi segnaliamo un libro scritto e stampato a cura della SEZIONE LOCALE DI CARPI “...libere di vivere!” di Maria Grazia Russomanno photo: Roberto Pagliani Editrice A.M.O. - € 18,00 Richiedere alla Segreteria di Angolo: 0434.659.394 [email protected] - insieme e con la certezza che ogni volontario porta un tassello unico ed insostituibile, andiamo avanti, passo dopo passo, conquistando giorno per giorno il nostro diritto a chiamarci Associazione. E’ volonta- - Andreina Azzolini - Saluti dalla Sezione di Carpi L a sezione ANGOLO Carpi è nata prima che io mi ammalassi. Un giorno sono stata invitata a partecipare... l’impatto è stato coinvolgente a tal punto dal ricredermi d’essere unica e sola a soffrire. Qui, con il tempo, ho imparato ad accettarmi e ascoltare… ANGOLO Onlus a Carpi, insieme ad AMO, che opera da più di 10 anni in oncologia, accompagna i pazienti, i familiari e gli amici nel percorso della malattia. AMO è una associazione voluta e sostenuta da ex malati che danno anima, cuore e tempo per migliorare il rapporto tra il paziente e l’ospedale. È oggi una realtà a Carpi indispensabile e riconosciuta per l’aiuto pratico alle persone che si scontrano con il tumore. ANGOLO si affianca e completa un servizio, sempre attento allo sguardo impaurito di un nuovo paziente, che spesso diventa un nuovo amico che, Maria Concetta Dolce - Saluti dalla Sezione di Comiso S riato, ma è anche lavoro, impegno, tempo. Ma è anche guardarsi allo specchio e ritrovare nei nostri occhi lo sguardo di chi abbiamo accolto nel nostro cuore. Con un sorriso, con una lacrima. Con serenità. Ed allora, nello spirito del gruppo, il GRANDE GRUPPO di ANGOLO, auguro a tutti i volontari e a tutte le Sezioni, buon lavoro! Un sorriso. iate forti come il vento, per ogni nuovo giorno che spunta, per la famiglia e per il nostro bene, ringraziamo il Signore che ci insegna ad essere migliori ogni giorno che passa. anche dopo le terapie, continua a farci compagnia. Prima... Dopo... Poi... Che importa ???... Noi diventiamo AMICI veri, condividiamo le stesse gioie e gli stessi dolori. Ogni occasione è valida per incontrarci e per sorridere alle paure nascoste. Per piangere o ridere a secondo del contesto, dell’occasione. Un grazie doveroso a chi permette tutto questo nel Day Hospital Oncologico di Carpi. Grazie dott. Artioli, primario del nostro reparto. Grazie dott.ssa M.Grazia: la tua fermezza e la tua dolcezza mischiano i sapori della vita. Un grazie a chi ha creduto giusto fossi io a rappresentarli. Io con i mille dubbi e le paure che ho avuto. Io, che da loro ho cercato, e trovato, tanto amore quanto basta per reggere una sofferenza al di sopra di ogni mia capacità e per mi ritrovarmi a sorridere alla vita.Grazie! Questa occasione che mi si presenta la colgo per dire ad ognuno di voi che siete veramente perle preziose, indispensabili al mio cammino. ANGOLO offre l’opportunità d’essere veramente se stessi, sconfiggere le paure, i fantasmi nascosti dal nostro perbenismo e ci fa sentire l’emozione unica di essere... LIBERE di VIVERE!!! ANGOLO news 4 Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione per l’anno 2006? O ggi è una giornata splendida. Un freddo terribile, ma un sole invernale e malandrino che rallegra la campagna intorno a casa mia. Ho portato fuori i miei bimbi poco dopo pranzo, imbacuccati e felici, a fare un giro con la macchina elettrica che ha portato loro Santa Lucia. Mi sono resa conto di essere più felice di loro. Un anno fa non poteva entrare nessuno a casa nostra, tranne i parenti più stretti e rigorosamente con una mascherina sul viso. Nicola, il mio cucciolo, era appena stato dimesso dall’ospedale di Pavia dopo il trapianto autologo di midollo. Stavamo provando a combattere la sua leucemia. Ci stiamo provando ancora, a dire il vero. I tempi per lo scioglimento della prognosi sono così lunghi che a volte mi pare che quel giorno fatidico non arriverà mai. Solo che si impara a conviverci. E’ un gran mestiere, quello del genitore. Ieri si cambiavano i pannolini, si facevano le faccette buffe per fargli ingoiare un cucchiaino di omogeneizzato – mentre, allo stesso tempo, due cucchiaini finivano per terra e sulla credenza immacolata – e ci si disperava perché la vita era davvero durissima. Arrivava l’inverno, con il raffreddore, l’influenza intestinale, il naso che colava e il fischio mentre dormiva, e si credeva che non ci fosse niente di peggio che perdere un’ora di sonno per lui. Poi… Un giorno ci caricano in un’ambulanza, noi due soli, e ci portano in un’oncoematologia pediatrica, e ci sentiamo dire che il piccolo combinaguai sta male, sta davvero male. Rischia di non diventare un piccolo uomo. Allora sparisce tutto. Sparisce la stanchezza per le ore mancate di sonno. Sparisce il nervosismo perché non fa volentieri l’aerosol. Si iniziano a cambiare talmente tanti pannolini in più, per le flebo d’idratazione, e a pesarne ognuno, per sapere se i suoi reni funzionano bene, che si spera che ne consumi sempre un altro in fretta. Restano solo le faccette buffe. Diventano faccette buffe per ogni cosa. E’ così che ho deciso di fare. Ma… forse non l’ho deciso; è venuto da sé. Ho iniziato a ridere, a scherzare, ad essere sempre contenta. Nicola aveva solo 12 mesi. Non gli è mai interessato sapere se ero dentro così com’ero fuori. Lui voleva solo fare la sua rassicurante poppata al seno, lui voleva che qualcuno gli lanciasse la pallina nella culla con le sbarre. Lui mi chiedeva solo, allargando le braccia, che fossi lì, accanto, mentre ogni mattina gli prelevavano il sangue per l’emocromo, o ogni otto ore, quando gli mettevano la sacca di chemioterapia e gli antidolorifici, e gli antiemetici. Sono diventata un pagliaccio. Entrava qualche volta il primario, con un sorriso a metà fra il divertito e l’intenerito, e mi diceva che doveva accertarsi che non mettessero sostanze stupefacenti nel nostro pranzo. Ma io sono stata anche fortunata. Ho potuto prendere questo cammino doloroso per le corna perché mio figlio era troppo piccolo per provare a farlo da solo. E questo mi ha aiutato tanto. Quando ho capito che lui non mi avrebbe mai chiesto “perché accidenti doveva capitare proprio a me?” ho deciso che non me lo sarei mai domandato nemmeno io. Mai. Neanche una volta. Perché a non dover dare risposte inconcludenti, e terribili, si ha la possibilità di non doversi porre domande altrettanto inconcludenti e forse ancora più terribili. Il lavoro che ho fatto su me stessa è stato faticoso, molto più di quello che si possa intravedere in questo scritto che ho provato a mantenere leggero. Ma lì è emerso il genitore che sono fiera di essere. Lì ho voluto essere forte dentro per essere forte con il mio Nicola. Stare bene per far stare bene lui. Ho tenuto anche un diario, per avere la mia valvola di sfogo contro il nemico, in quei lunghi mesi di battaglie. Ricordo che in una pagina scrissi di capire bene, solo allora, quale significato potente avesse avuto il film di Roberto Benigni LA VITA E’ BELLA. Scrissi, in quell’idea, che anch’io stavo provando a vincere il carro armato per mio figlio. Ed è vero. Credo di esserci anche riuscita, poi, alla fine di tutto. Ne ho vinto uno per lui, ed un’altro per l’altra mia figlia, Maria Elena, di quattro anni, diventata adulta senza scelta e senza tempo. Due carri armati. Che costano molto di più della macchinina elettrica di Santa Lucia… Ma che ci restituiscono un sole invernale davvero bellissimo. Già… Gran mestiere, quello del genitore. Devastante e meraviglioso tutto in una volta. Maria Giovanna Marchesin ANGOLO news È l’ultimo. Giovedì 15 giugno 2006. Sveglia di prima mattina!... Non ho dormito molto! Ho tutto pronto: impegnativa, esami del sangue fatti a casa, all’ospedale di Pordenone, tessera sanitaria. OK, posso partire! Vado a prendere mia mamma che non mi molla mai, perché questo ennesimo controllo all’ospedale di Padova, che ormai faccio annualmente, è diventato un punto fisso per noi all’inizio dell’estate. E’ un modo per stare insieme qualche ora, scambiarci qualche confidenza, fermarsi all’autogrill, fare colazione e poi, diciamocelo, lei non si sognerebbe minimamente di lasciarmi andare da sola, perché... non si sa mai! Viaggio OK, solito parcheggio davanti all’ospedale, insomma solita routine. Coda allo sportello: “ Oddio, faccio tardi all’appuntamento!”. Allora chiamo il reparto e, come al solito, “Loro” mi combinano sempre: “Dai, vieni su, che alle carte pensiamo noi!” Ottavo piano monoblocco, Clinica Medica II, day hospital oncoematologico. L’ascensore si apre... “Mamma cosa è successo? Che meraviglia, hanno rinnovato il piano... Tutto nuovo!... Che bello!”, penso, così d’ora in poi non vedrò più quel lettino che ogni volta mi ricordava la chemio. Anche l’odore sembra diverso.. non sento neanche la solita nausea. Entro, cerco le mie amiche infermiere, Rossella e Luisa. Rossella ha vissuto con me i miei momenti più duri, ma con Luisa c’è un ricordo ben preciso. Sono stata la sua prima paziente, durante uno dei miei controlli, proprio al suo primo giorno di lavoro. E ricordo che, in quella 5 occasione, essendo mia coetanea, ha pensato: “Caspita, ci potrei essere io al suo posto!” E da allora, ci salutiamo abbracciandoci come due sorelle. Dopo i baci, i complimenti reciproci che ci scambiamo sempre, aspetto, in sala d’attesa che arrivi Lui! Lui, il dottor Pietrogrande, il medico più umano, professionale e meraviglioso che abbia mai conosciuto. Lui, che mi ha fatto piangere di paura, gioire dopo i momenti duri, l’uomo nel quale io ho la massima fiducia. Quante volte, dopo un dubbio su una analisi, ha visto i miei occhi inondarsi di lacrime e mi ha confortato stringendo forte le mie mani e facendomi sedere di fronte a lui! Non potrò mai dimenticare tutto questo! “Eccolo... sta arrivando. Ciao, mamma torno subito!” “Signora -mi dice- la vedo benissimo!” “Grazie, dottore, in effetti sto benissimo. Ho una grinta e un’energia che, in questo periodo, mi fa veramente domare la vita!” “Tutto OK” mi dice, e io “Quando ritorno?” Mi guarda e, con la sua solita calma meravigliosa continua..! “Forse, abbiamo pensato, sa... dopo diciassette anni dalla malattia, non so, magari è ora di staccare il nostro cordone ombelicale, direi che i con- il MEDICO lunedì 15.30 - 16.30 trolli non le servono più!”. “Ma come, non mi vuole più, non mi volete più? Non è possibile! Proprio adesso che non ho più l’angoscia delle sue visite, che siete il mio tagliando di controllo, che il reparto è così nuovo e così bello?” Non so descrivere quello che ho provato e che ancora provo, seppur più lievemente. Un distacco che mi ha preso di sorpresa, un lasciarmi vivere da sola, una paura e una tristezza incontenibili. Sto scrivendo queste righe e l’emozione è talmente forte e viva che ho paura che queste lacrime che mi scendono mi bagnino il foglio. Perché piango? Perché, se tutto è finito? Perché, se dovrei saltare di gioia? Non so dare una risposta a tutto questo... so solo che piango più di prima. Forse è normale, tutto nella media, ma io non sono nella media... questa è la “mia” vita. Grazie Rossella, grazie Luisa, compagne preziose di una parte, forse la più tormentata ma importante della mia vita. E infine, dottore, a lei va tutta la mia riconoscenza, il mio affetto, la mia stima per avermi preso per mano ed avermi accompagnato, dandomi, oltre alle pozioni che mi hanno fatto guarire, il suo lato umano migliore e di aver fatto anche di me una persona migliore. Vi amo, vi amo veramente! Grazie con tutto il mio cuore. Manuela Morassut un SOCIO mercoledì 16.00 - 18.00 0434-659394 la PSICOLOGA martedì 15.30 - 16.30 e-mail: [email protected] 6 I tumori del bambino e dell’adolescente costituiscono, nella loro rarità, un importante problema sociosanitario in quanto rappresentano la seconda causa di morte (dopo i traumi e gli incidenti) sia in età pediatrica che in adolescenza. I miglioramenti ottenuti negli ultimi decenni nel trattamento dei tumori pediatrici, hanno rappresentato uno dei progressi più importanti nella storia della medicina e le strutture sanitarie che hanno supportato questo progresso sono fra quelle scientificamente più organizzate. Gli adolescenti ed i giovani adulti, purtroppo, non sempre hanno potuto trarre vantaggio da questo modello organizzativo e la sopravvivenza complessiva non ha visto gli stessi miglioramenti riscontrati nei bambini. Le spiegazioni di ciò possono essere molteplici (biologici, ridotta tolleranza ai farmaci, ecc.), tuttavia si ritiene che un motivo stia anche nel fatto che questi pazienti non vengono seguiti in reparti con personale dedicato, cosa che invece avviene sia per il paziente adulto che per il bambino. Il tumore più comune nella fascia di età 14 - 21 anni è il linfoma, seguito dai tumori dell’ovaio e del testicolo, dalle leucemie, dai tumori cerebrali, dai tumori della tiroide, dal melanoma maligno, dai sarcomi dei muscoli e dell’osso. In questa età si osservano sia tumori pediatrici ad insorgenza tardiva, sia tumori dell’adulto ad insorgenza precoce. Tale fatto non è riscontrabile nel paziente adulto-anziano in cui predominano i tumori delle vie aeree, digestive o genito-urinarie, e nemmeno nel bambino piccolo in cui prevalgono i tumori di origine embrionaria. Il principale fattore distintivo che contraddistingue l’adolescente con malattia oncologica rispetto agli altri pazienti è l’importante impatto psico-sociale e la perturbazione dell’immagine corporea che una neoplasia a questa età possono comportare. Spesso vengono meno il senso di autonomia che l’adolescente faticosamente si sta costruendo, la possibilità di frequentare adeguatamente la scuola e gli amici, la possibilità di avere un lavoro, di maturare sessualmente, di formare una famiglia e di avere dei figli. L’adolescente inoltre dovrebbe essere attivamente coinvolto nelle scelte che riguardano la propria persona, ma questo spesso non si verifica ed il ragazzo/a viene trattato, dal punto di vista dell’informazione, alla stregua di un bambino. Lo stesso personale sanitario è coinvolto in queste dinamiche che hanno la conseguenza di limitare o rendere inefficace la comunicazione verso questi pazienti. Un altro aspetto importante è l’accesso alle cure: chi cura questi tumori e dove? La terapia degli adolescenti con cancro ANGOLO news mostra spesso di essere “terra di nessuno”. Questi tumori sono tumori particolari, per cui ci si chiede “chi li debba curare”, e “quali strutture se ne devono occupare garantendo una buona qualità”. Vi è il problema di quali protocolli utilizzare e come applicarli. Il Registro dei Centri AIEOP (Associazione Italiana di Emato-Oncologia Pediatrica) mostra che in Italia l’80% dei bambini tra 0-14 anni viene curato presso i Centri AlEOP, mentre soltanto il 25-30% degli adolescenti usufruisce di questa possibilità. Nei centri non pediatrici, i minori non sono inseriti nei protocolli sperimentali e, quindi, non hanno accesso agli studi clinici e alla ricerca. Se da una parte i bambini hanno un buon accesso a trial clinici cooperativi (65%), la percentuale cala drasticamente se consideriamo gli adolescenti (10%) e ancor di più se consideriamo i giovani adulti (2%). Gli Istituti Scientifici Oncologici, eventualmente raccordati in rete, dovrebbero avere la funzione di colmare questa lacuna, che quasi certamente ha ripercussioni negative sulla prognosi, offrendo trattamenti multidisciplinari all’interno di trial cooperativi multicentrici. Lo studio delle neoplasie rare come le neoplasie infantili e dell’adolescenza, richiede un alto livello di cooperazione internazionale in protocolli di ricerca, per arrivare ad un numero di pazienti statisticamente significativo. Il collocamento degli adolescenti e dei giovani adulti affetti da tumore all’interno delle strutture sanitarie, in reparti pediatrici o in reparti con anziani, appare molto spesso inadeguato e contrasta con la possibilità di poter mettere in atto tutte quelle azioni cliniche, terapeutiche, di supporto e relazionali di cui sopra. Nel Regno Unito e negli USA sono state costituite negli ultimi anni delle “teenager cancer units” per cercare di dare delle risposte a questo problema. In un’ottica innovativa nella modalità di ospitalità dei pazienti, anche il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano ed in particolare l’U.O. di Oncologia Radioterapia (attiva già da diversi anni nel trattamento dei bambini e degli adolescenti affetti da tumore), sono interessati alla realizzazione di un’area di degenza dove possano essere ricoverati tutti i giovani pazienti (adolescenti e giovani adulti) affetti da patologie tumorali. La creazione di un’ “AREA GIOVANI” permetterà di sviluppare con questa fascia d’età un migliore approccio clinico, psicologico, logistico e migliorare la ricerca scientifica. I ragazzi saranno seguiti in modo transdisciplinare, con il contributo delle diverse competenze, ma garantendo ad ogni paziente un percorso assistenziale comune ed integrato. Particolare attenzione verrà data all’allestimento delle stanze di degenza soprattutto per quanto riguarda l’aspetto cromatico. Saranno dotate di televisione, lettore DVD, computer con accesso ANGOLO news ad internet e collegamento con gli istituti scolastici di provenienza, musica, videogiochi e possibilità di soggiorno per un familiare qualora sia necessaria l’assistenza anche durante le ore notturne, specie per i pazienti più giovani. I fondi per la realizzazione di questo progetto sono stati raccolti negli ultimi 5 anni attraverso il GOCNE - ONLUS (Gruppo Oncologico Clinico del Nordest) che, quale soggetto sponsorizzante l’iniziativa, attraverso un meccanismo di found racing ha fatto da collettore di diverse associazioni. di volontariato e sportive, singoli cittadini e manifestazioni pubbliche, che hanno sostenuto nel corso degli anni la nascita e lo sviluppo del “progetto Area Giovani”. Dr. Maurizio Mascarin S.O.S. di Radioterapia Pediatrica CRO Istituto Nazionale Tumori, Aviano (PN) Vi segnaliamo il libro “Pianeta K” di Elvira Casciano Edizioni il coscile - € 10,00 i proventi saranno interamente devoluti al Reparto Oncologico dell’Ospedale “FERRARI” di Castrovillari Richiedere alla Segreteria di Angolo 0434.659.394 [email protected] 7 - Annalisa Giacalone - UN ANNO DI FIABE AL CRO Q uando, nel mese di ottobre 2004, abbiamo conosciuto quasi per caso Piera Giacconi, una donna minuta, delicata, che sprigiona da sotto il suo caschetto di capelli neri due luminosissimi occhioni e un sorriso accattivante, non avremo pensato che di lì a poco sarebbe nata una collaborazione importante tra lei e la nostra Associazione. Travolti (è il caso di dirlo) dalla sua energia vitale (avete presente la risacca del mare che si rifrange sulla battigia? Sferzante, ma al contempo dolce, ritmica, rassicurante e portatrice di nuova vita? Beh, è così che l’abbiamo vista), le abbiamo chiesto di portare la sua arte – il racconto delle fiabe – anche all’interno di un ospedale oncologico. Nato un po’ per scommessa, nel dicembre 2004 ha ufficialmente preso vita il primo (a livello nazionale) progetto di arteterapia rivolto ai degenti oncologici, denominato La voce delle fiabe. Nei dodici incontri che si sono susseguiti a cadenza mensile presso il CRO (Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN); ndr) abbiamo perseguito assieme a I Dodici Cacciatori (le voci narranti di Piera) l’obiettivo di favorire le facoltà di ascolto e intuitive dei partecipanti attraverso le chiavi fornite dai racconti della tradizione. La fiaba è stata utilizzata come strumento per entrare in contatto con le nostre paure e tensioni interne, sciogliere i nodi che ci legano e ritrovare la fiducia in noi stessi e negli altri. Come si è conclusa questa esperienza? Giudicate voi. Queste sono alcune delle testimonianze raccolte durante questo meraviglioso viaggio. Ah, dimenticavamo! Nel 2006 abbiamo deciso di continuare a portare le fiabe in ospedale e, se i nostri fondi lo permetteranno, desideriamo che questo diventi un appuntamento fisso per tutti i degenti del CRO. Piera - arte-terapeuta Ho seguito il suggerimento di quell’amica ed ho bussato al CRO… “Posso venire a raccontarvi fiabe durante il periodo di Natale?”. L’8 dicembre del 2003 ero sola, oggi sono in compagnia di dodici meravigliose donne, quasi tutte avvicinatesi al percorso autoconoscitivo con le fiabe della tradizione - metodo Debailleul - per necessità di stare meglio. Molte storie forti, dentro ognuna di loro. Eppure hanno imparato a truccarsi, a mostrare la loro bellezza, ad esprimere la loro femminilità, ad andare d’accordo per far emergere i talenti di ciascuna. E a divertirsi, pure. Matte patocche, direte voi, cosa c’è di divertente in quel luogo di morte? La vita si succede alla morte, così come il giorno alla notte, è naturale. Invece stare lontani dalla morte ci rende fragili e manipolabili. Ma l’essere umano nasce libero, libero di apprezzare il presente attimo dopo attimo. E quegli attimi insieme agli ospiti del CRO sono ricchissimi di vita, di umanità, di grandezza, di eroismo. Per questo continuerò ad andarci, dovesse cadermi il cielo sulla testa! Luana - coltivatrice diretta La prima volta non sapevo ciò che mi attendeva. In realtà l’ospedale è molto accogliente e tranquillo, sembrava di andare a fare una visita, un po’ speciale certo: raccontare fiabe. A chi possono interessare in un ospedale oncologico, dove le fiabe sono l’ultimo pensiero che può passare per ANGOLO news 8 la testa di un ammalato di cancro! Il lavoro più difficile per me e anche più doloroso è andare a convincere le persone ad uscire delle loro camere per venire ad ascoltare una fiaba, e guardare certi visi che senza parlare ti dicono tutti i pensieri che hanno per la testa. Comunque arrivano, ascoltano e partecipano al dibattito che segue ed alcune di loro si lasciano catturare dalle parole, con cui queste donne - le dodici cacciatrici – invitano a fare cose insolite: andare alla ricerca del bambino interiore, ascoltare il cuore, andare ad esplorare il proprio vissuto per risvegliare le energie addormentate dalle difficoltà di vivere di ogni giorno, cercare di conoscere quella parte di sé da noi stessi soffocata, che chiede con prepotenza di potere uscire per potersi vivere pienamente. Gli ostacoli, i limiti creati dalla nostra mente, dalla la nostra educazione sono tanti e bene ancorati dentro di noi; tentare di superarli e cercare di cambiare registro nella nostra vita, è un’impresa da giganti. A volte mi sento a disagio mentre discutiamo durante il dibattito, pérò mi dico che ne vale la pena anche se solo ad una persona siamo riuscite a dare la forza di andare a curiosare dentro di sé, alla ricerca delle sue qualità, se l’abbiamo invogliata a compiere un cambiamento, se siamo riuscite ad aprire il suo cuore con qualche emozione. Ad ognuno capitano gli ostacoli, e per esperienza è importante guardarli e saltarli, perché, se ci passiamo sotto, ci cadono sulla testa e fanno male! Soprattutto, non credere “oggi cambio il mio modo di pensare” ed ecco il miracolo! No, sarebbe troppo facile! La mente è infima e cerca di non mollare la presa: ci ha tenuti in pugno per tanto tempo e adesso, “puff!”, pensate possa lasciarci scappare cosi? No, ci costringe a ricadere nei vecchi schemi. Personalmente ho sperimentato che ci vuole una forte volontà di cambiamento: è necessario essere convinti di avere un grande tesoro nascosto dentro di noi, fissare una meta, essere costanti, vigili, determinati, chiedere e richiedere con impegno quotidiano il cambiamento iniziato. Ciò implica un grande sforzo, faticoso e pesante, mentre ritornare ai vecchi schemi è la via più facile. La ricompensa è aver acquisito una nuova consapevolezza, quella delle tante qualità nascoste per anni e anni sotto la polvere delle nostre paure. Una delle mie gioie oggi è scrivere un articolo come questo, quando solo un anno fa mi ritenevo incapace di scrivere. “Volere è potere” ha detto qualcuno! Diana - guida nei parchi «Carina questa cosa delle fiabe, mi piacerebbe provare, magari non servirà a niente, ma mi sembra carina.» Così ho iniziato. Appuntamento in un posto grazioso, belle facce intorno, qualche convenevole e via. «Strano però, questo lavoro con le fiabe, sembra lieve lieve, quasi un gioco, ma mi sento strana quando esco, e anche se non voglio ammetterlo, mi è cambiato qualcosa dentro, son cambiata io, in un modo così delicato che faccio fatica ad ammettere sia successo. Ho un lieve malessere dato dalla nuova condizione, come se il mio sentire si fosse cambiato un vestito logoro con uno nuovo, e non è ancora sicuro che gli piaccia.» Poi vado a casa e mi accorgo che questa cosa continua a lavorarmi dentro, anche se non faccio niente per pensarci. Lascio gli appunti in vista e non so neanche perché, e c’è qualcosa che mi spinge ad aprirli ogni tanto, e quel piccolo malessere mi torna. «Ma come mai questa sensazione di cambiamento, se sono andata solo a sentire delle favole.» Poi un giorno mi si accende la lampadina, capisco da sola che è solo in apparenza un lavoro lieve, in verità mi scava dentro, va a toccare quei nodi dolenti che avevo nascosto con tanta cura per non soffrire più, ma che più stavano lì e più mi facevano male. Quanta paura di volare dentro me stessa, quanta abitudine ai “no” della vita, l’ultimo il cancro. Ho scoperto che ci sono due modi di soffrire: uno che ti avvita su te stessa e non ti porta da nessuna parte, e uno che ti fa crescere. E se scegli di crescere, capisci che non è così importante quanto tempo vivi, ma quanto vivi finché sei qui. Ogni giorno diventa un regalo, ogni respiro diventa prezioso per la vita che si porta dietro. Non mi sono mai sentita tanto viva come quando avevo paura di morire. I medici non mi hanno dato molte possibilità di vita (NdR: tre anni ancora), ed è proprio per questo che non ne posso sprecare. Sono grata alla vita per ogni respiro che mi dà. Le favole mi fanno entrare in un mondo di leggerezza, di accettazione, di determinazione, di riscatto. La voglia di vita mai sopita, le streghe potenti ma commiserevoli, le veglie notturne come attesa di un dono prezioso. Sappi ottenere quel che ti meriti, sappi meritare quel che hai, fai tesoro degli ostacoli e delle avversità e falli diventare alleati di vita e, perché no, di morte. Le fiabe tirano a galla i tuoi dolori perché se ne vadano gentilmente e non tornino mai più. La guarigione non è non morire, la guarigione è far tesoro di tutto quello che arriva, arricchirsi anche degli ostacoli e farseli amici. E se verrà presto l’ultimo respiro, sarà un respiro consapevole, vissuto in serenità e potenza, e questo sarà una vittoria, non una sconfitta. Le fiabe mi insegnano a pensare oltre me, a essere una testimonianza per chi di me si ricorderà, e il come dipende da me e dalla forza che metterò nei miei gesti, anche gli ultimi. Carmen - infermiera professionale L’incontro con le fiabe è stato casuale, dettato dalla necessità di cambiare il modo di pormi con gli altri, perché volevo migliorare i rapporti. Ero alla ricerca di tecniche di comunicazione, credevo che questo sareb- ANGOLO news 9 Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione per l’anno 2006? be stato sufficiente per esaudire il tale desiderio. Invece ho trovato la Piera, le fiabe e le cacciatrici, e mi hanno insegnato ad ascoltare il cuore. Dopo due anni di scuola di arte-terapia, del gruppo “I Dodici Cacciatori” dove parlo e leggo fiabe, mi son resa conto che esse si rivolgono al cuore delle persone in modo molto delicato e dolce; ed è proprio questo che ci permette di cambiare. E cambiando noi, cambia anche chi ci sta accanto. Le fiabe parlano di noi, ci insegnano a credere in noi stessi e ci aiutano a trovare le strategie per risolvere le problematiche quotidiane. Con il gruppo delle cacciatrici, in più occasioni mi è capitato di andare al CRO di Aviano PN a raccontare le fiabe ai pazienti oncologici, che sono a volte in uno stato emotivo triste, sconsolato, a volte pieno di rabbia, non accettano più niente e non vengono più toccati da niente. Vedere queste persone attente ad ascoltare e ad interagire con noi è molto emozionante, ma quello che trovo magico è vedere come i loro occhi da spenti tornano a brillare, perché ascoltando le fiabe forse trovano ancora un motivo per vivere. Personalmente da questa esperienza ho ricevuto un grande dono: ho ripreso ad ascoltare il mio cuore e tutte le emozioni che rifiutavo e rimandavo, o scappavo dall’ascolto. Certo, a volte non sono poi così piacevoli, ma fanno parte dell’essere umano e vanno vissute fino in fondo. Inoltre sto scoprendo, ogni giorno di più, che interagire con le persone significa avere a che fare con le emozioni; ed una buona comunicazione non può essere solo tecnica, come credevo all’inizio. Far parte del gruppo de “I Dodici Cacciatori” significa voler trasmettere agli altri la capacità di amare se stessi per essere felici. Mi piace stare con loro perché in ogni incontro, al CRO oppure con i bambini, vedo la gente entusiasta e felice e, a distanza di tempo, le persone più belle. CRO – 8 dicembre 2005 VOCI e poi … PAROLE dardi scoccati al nostro cuore. VOCI e poi … FIABE messaggi d’amore dal passato giunti fino a noi. VOCI e poi … OCCHI in cui perdersi e ritrovarsi. VOCI e poi … SORRISI di cuori ora colmi di gioia. VOCI e poi … PIERA e le sue DONNE cacciatrici di vita, figlie della Natura. VOCI e poi … SILENZIO caldo consolatore ricco di nuova saggezza. Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione? Carissimo socio, non perdere tempo!! Rinnova l’iscrizione all’Associazione: il tuo contributo è prezioso per sostenere tutte le nostre attività. Socio Ordinario, cioè con almeno 5 anni di storia dal momento della diagnosi, importo minimo Є 15,00. Socio Sostenitore, cioè con meno di 5 anni di storia dal momento della diagnosi, importo minimo Є 15,00. Socio Simpatizzante, chi aderisce agli obiettivi associativi, importo minimo Є 30,00. Socio Familiare, convivente di socio ordinario e/o sostenitore, importo minimo Є 15,00. RICORDATI di specificare la causale Gli importi possono essere versati: {c/c postale n. 145599 ANGOLO onlus - c.p. 105 - 33081 Aviano (PN). { Unicredit Banca filiale di Aviano ABI 02008 - CAB 64770 - n° c/c 2836112 - CIN D ANGOLO news 10 - a cura di Marilena Bongiovanni - PANORAMA DEL VOLONTARIATO ONCOLOGICO AIMaC: chi è? I nformazioni, notizie, bisogno di sapere. Dopo lo sconforto e lo smarrimento, cosa accade nella mente di chi riceve una diagnosi di cancro? Consapevolezze, indicazioni, bisogno di capire cosa significhi la diagnosi, per la persona, per il suo futuro, per i suoi famigliari. Chi interpellare? Qual è il Centro al quale rivolgersi con fiducia per le cure? In poche parole, cosa fare? Durante le cure come gestire i rapporti con il datore di lavoro? E dopo le cure, quando si fanno i primi bilanci, ci si confronta con la ripresa della quotidianità, con il ritorno all’attività lavorativa, quali tutele ha il malato o il cronicizzato oncologico? Quali i suoi diritti? Ancora domande. AIMaC, l’Associazione Italiana Malati di Cancro parenti e amici con sede a Roma in via Barberini 11, si è fatta interprete di tutto ciò e, dobbiamo ammettere, ha riempito un vuoto che le Istituzioni socio-sanitarie non potevano colmare. Infatti solo malati o ex- malati potevano farsi interpreti di queste esigenze, capirle fino in fondo. Solo il mondo del volontariato poteva offrire questi servizi. AIMaC è una associazione di volontariato attivo cui aderiscono malati, parenti di malati, docenti universitari, ricercatori, medici, psicologi, psicoterapeuti, imprenditori, giornalisti; è, per statuto, una ONLUS, Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, iscritta nel Registro delle Associazioni di volontariato della Regione Lazio dal 2000. AIMaC ha un obiettivo unico, importante, fondamentale. Fornire informazioni ai malati di cancro e ai loro famigliari. Per la sua strategia informativa ha pubblicato una collana di libretti - La Collana del Girasole - (attualmente sono 29) e di opuscoli realizzati in collaborazione con Istituti a carattere scientifico, sui principali tipi di cancro e relativi trattamenti, sugli effetti collaterali di questi e sul modo migliore per convivere con la malattia. Alcuni titoli: Sessualità e cancro; I diritti del malato di cancro; Cosa dico ai miei figli?; La terapia del dolore; La fatigue; La dieta e il malato di cancro. I testi di tutti i libretti sono attualmente disponibili anche sul sito In- SERVIZIO NAVETTA Aereoporto Marco Polo (VE) ÛÜ CRO di Aviano ANGOLO onlus mette a disposizione dal 9 settembre 2006 un SERVIZIO NAVETTA GRATUITO da e per l’aereoporto Marco Polo di Venezia nei giorni SABATO E DOMENICA. Chi fosse interessato è pregato di prenotare il servizio telefonando ai seguenti numeri: 339.878.90.40 (MARILENA) 0434.659.394 (segreteria ANGOLO) ternet (www.aimac.it) che è visitato mediamente da circa 5.000 utenti al giorno. Finora sono stati scaricati decine di migliaia di libretti ed è stata data risposta a circa 5 mila e-mail. Il materiale informativo di AIMaC è anche disponibile presso sportelli di informazione nei maggiori centri per lo studio e la cura dei tumori tra cui il CRO Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN), anche presso la segreteria di ANGOLO; l’Ospedale Fatebenefratelli, il Policlinico S. Andrea e l’Istituto Regina Elena di Roma; il Policlinico Federico II e l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli; la Fondazione S. Maugeri di Pavia; l’Oncologico di Bari; l’Istituto Tumori, l’Istituto Neurologico C. Besta e l’Ospedale San Raffaele di Milano. Nel 2002, AIMaC ha ricevuto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Dipartimento di Scienze Chirurgiche - il premio per programmi di supporto in merito al progetto “La Collana del Girasole”. Il Premio è stato assegnato grazie ai fondi raccolti attraverso il francobollo “Regina Elena” con sovrapprezzo per la lotta al tumore del seno. Mediante l’accesso al sito Internet (www.aimac.it), è possibile reperire informazioni e indirizzi di strutture di oncologia medica, centri di radioterapia, di PET, di riabilitazione e sostegno psicologico, di crioconservazione del seme e del tessuto ovarico, oltre ai recapiti delle associazioni che operano a favore dei malati oncologici e a notizie dal mondo scientifico sulle nuove cure. Ma AIMaC fornisce, soprattutto, un servizio di helpline (numero verde 840.503579; tel. 06.482.51.07), fax (06.420.112.16) e un indirizzo di posta elettronica ([email protected]), attraverso i quali operatori specializzati rispondono ai quesiti dei malati e dei loro familiari riguardanti la malattia, i trattamenti e gli effetti collaterali, l’accesso ai benefici previsti dalle leggi in campo lavorativo, previden- ANGOLO news 11 Ti sei ricordato di rinnovare l’iscrizione per l’anno 2006? ziale e assistenziale. AIMaC svolge anche attività di studio e di ricerca e, tramite accordi di convenzione con Istituti e Centri di ricerca, partecipa ai seguenti progetti: -“Strumenti innovativi per l’informazione ai malati di cancro: sperimentazioni cliniche, cronicità e sopravvivenza”, rientra nell’ambito della Campagna di Comunicazione del Ministero della Salute “Con il malato, contro il tumore” (www.controiltumore.it), Istituto Superiore di Sanità, National Cancer Institute (Bethesda, USA) e National Center for Complementary and Alternative Medicine (Bethesda, USA); -“Sistema Informativo per la Comunicazione Oncologica ai Pazienti”, cui partecipa anche ANGOLO, Istituto Regina Elena di Roma e Ministero della Salute; - “Costruzione di un modello di assistenza globale per il paziente oncologico”, Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e Ministero della Salute; - “Modello gestionale per l’informazione ai malati di cancro”, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano e Ministero della Salute; - “L’informazione e il sostegno psicologico ai malati oncologici e alle loro famiglie”, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano e Ministero della Salute; - FIMMG - Federazione Italiana Medici di Medicina Generale per mettere il proprio materiale informativo a disposizione dei medici di famiglia (convenzione di collaborazione). AIMaC è oggi l’unico punto di riferimento per l’informazione ai malati di cancro di lingua italiana nel mondo. - a cura di Marilena Bongiovanni - VI PRESENTO ELISABETTA Perché la scelta del volontariato oncologico? Fin da ragazza ho sempre dato spazio al volontariato, mi occupavo di anziani e di disabili. Quindi, la mia è una vocazione giovanile. Ho avuto il cancro a 24 anni. Dopo la prima ricaduta nella malattia, a 32 anni, mi sono impegnata con più forza, per dare valore al mio dolore e alla mia grave esperienza. Le attuali normative, secondo te, consentono una tutela sociale sufficiente per gli ammalati di cancro? No. Tante norme sparse, non pensate specificatamente per l’ammalato di cancro. Sarebbe opportuna una normativa specifica per i malati oncologici, come quella emanata nel 1970 per gli ammalati di tubercolosi. Le tue battaglie e le tue vittorie nell’ambito del volontariato. L’articolo 46 lett. t della c.d. legge Biagi che nel 2003 ha riformato il mercato del lavoro, prevede che i dipendenti di aziende private affetti da patologie oncologiche, possano chiedere di trasformare in part-time il lavoro a tempo pieno e viceversa. Al malato, specifica la circolare ministeriale emanata successivamente: tale facoltà “non può essere negata sulla base di contrastanti esigenze aziendali”. Così come non può essere negato il diritto di riprendere il lavoro a tempo pieno dopo la fase di part-time. Legge e circolare si discostano dalla logica assistenzialista ma offrono ai malati la possibilità di rimanere parte attiva della società anche durante la fase acuta, evitando l’emarginazione sociale e la perdita del posto di lavoro e dando loro la possibilità di reinserirsi appieno nella vita attiva, superato il momento critico della somministrazione delle terapie antitumorali. Altra importante normativa è l’articolo 6 della Legge n. 80 del 2006, di conversione del Decreto Legge in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione. Esso stabilisce che l’accertamento dello stato di handicap in situazione di gravità e dell’invalidità (condizione normalmente riconosciuta ai malati di tumore in fase acuta), deve avvenire entro 15 giorni dalla domanda di presentazione presso la ASL. Inoltre prevede che l’accertamento della commissione di prima istanza presso la ASL, sia immediatamente efficace senza che il malato debba attendere l’ulteriore deliberazione di secondo grado della commissione medica periferica. Un messaggio dell’INPS, di poco successivo alla promulgazione della legge, raccomanda alle ASL di ottemperare in tempi brevi l’iter amministrativo per concedere le prestazioni di invalidità ai malati che ne fanno richiesta. Ritengo poi una importante vittoria, naturalmente non solo mia, ma di tutti, l’istituzione della giornata del malato oncologico e, ancora, particolare soddisfazione ho provato, quando siamo riusciti a creare FAVO, la federazione delle Associazioni del volontariato oncologico. Rapporto medico paziente: al di là della tua personale esperienza, quanto ancora c’è da cambiare, costruire, migliorare? Fondamentalmente c’è bisogno di ANGOLO news 12 formazione: mirata alla relazione medico-paziente e al rapporto di comunicazione, con particolare attenzione per l’approfondimento degli aspetti psicologici e delle modalità di trasmissione delle notizie. Tutto ciò inserito nello sviluppo della capacità di ascolto. Questo tipo di formazione dovrebbe essere parte integrante della preparazione universitaria. Progetti ai quali stai lavorando? Un approfondimento degli studi clinici analizzati dalla parte del malato. Con il National Cancer Institute (Bethesda, USA) e National Center for Complementary and Alternative Medicine (Bethesda, USA) partecipo al progetto “Strumenti innovativi per l’informazione ai malati di cancro: sperimentazioni cliniche, cronicità e sopravvivenza” che si interessa degli studi clinici e delle tematiche dei cancer survivor, cioè della sopravvivenza degli ammalati di cancro, quindi una indagine sulle modalità di svolgimento degli studi clinici e sulle opportunità di accesso per i malati. Vita privata: quanto è stato importante il tuo rapporto di coppia e il sostegno della famiglia nel percorso della tua malattia? Fondamentale il sostegno della mia famiglia d’origine, i miei genitori, mio fratello, e di mio marito. Essenziale il loro contributo nelle decisioni che abbiamo preso nel corso della malattia e nella mia determinazione a voler a tutti i costi condurre una vita normale: il cancro non doveva vivere la mia vita al posto mio. Devo molto a mia madre e a mio marito, che non hanno mai smesso di coltivare progetti insieme a me. Mi parli della tua ultima esperienza di viaggio e della tua partecipazione al Congresso mondiale della Unione Internazionale Contro il Cancro a Washington? E’ stata una esperienza molto coinvolgente e interessante: abbiamo presentato il mio caso clinico con il mio medico, la Dottoressa Paola Varese, primario di Oncologia medica presso l’ospedale di Ovada (AL). Quanto abbiamo esposto coincide con la ricerca di nuove modalità del comunicare e con il bisogno di innovazione nella prassi medica nell’ambito del rapporto medico-paziente: il dato scientifico è stato presentato contemporaneamente dal medico e dal paziente, forse una piccola rivoluzione copernicana... Elisabetta Iannelli ha 38 anni, vive a Roma dove esercita la professione di avvocato civilista. E’ vicepresidente di AIMaC, segretario di FAVO e segretario di European Cancer Patient Coalition. l’Angolo della Poesia Voltarsi indietro ... e tutto ritorna intenso come se nulla fosse passato come se il tempo non fosse mai trascorso come se i passi in avanti fossero nient’altro che impronte sulla sabbia cancellate dall’arrivo della marea… ...e sono qui ancora una volta sono qui come lo sarò ancora… ed ancora… ed ancora… tempo che non passi mai tempo che dovresti portarti via le sofferenze tempo che dovresti aiutarmi a sentirmi meglio... annego nell’immensità dei miei pensieri intrisi di incertezze e domande lampi di speranze tuoni di paure... ...e stendo questo mio braccio aggancio la mia vita alla possibilità di poter un giorno guardare a questo lunghissimo presente voltandomi indietro Angela Pasqualotto