67 6. Le nuove «Linee guida per una sana alimentazione italiana»: significato e attualità come strumento di prevenzione EUGENIO CIALFA, MARCELLO TICCA Lo scenario Negli ultimi decenni si è diffuso nella comunità scientifica un consenso sempre più vasto sul fatto che alimentazione e nutrizione, unitamente a un adeguato livello di attività fisica, siano fattori importanti per la promozione e il mantenimento di un buono stato di salute nell’intero corso della vita. Negli anni più recenti il rapido avanzamento delle conoscenze scientifiche e la maggiore disponibilità di evidenze epidemiologiche hanno aiutato a rendere più chiaro il ruolo della dieta nella prevenzione e nel controllo della mortalità e delle morti precoci dovute alle malattie cronico-degenerative (soprattutto cancro, incidenti cardiovascolari, diabete). E nell’ultima decade sono stati meglio identificati sia vari componenti della dieta capaci di aumentare (o diminuire) la probabilità di insorgenza di tali malattie nella popolazione, sia gli interventi atti a modificare il loro impatto. Inoltre, negli ultimi dieci anni i rapidi cambiamenti nelle diete e negli stili di vita, derivanti dall’industrializzazione, dall’urbanizzazione, dallo sviluppo economico e dalla globalizzazione dei mercati, hanno registrato un’ulteriore accelerazione. Tutto ciò ha avuto e sta avendo un significativo peso sullo stato di nutrizione e sulla salute della popolazione non solo nei Paesi occidentali, ma anche nei Paesi in via di sviluppo e in quelli in fase di transizione. Infatti, all’incremento di comportamenti alimentari non idonei, alla diminuzione dell’attività fisica e alla diffusione dell’abitudine al fumo corrisponde una crescita dell’incidenza di malattie cronico-degenerative, specie nelle classi più povere. Come è noto, le malattie correlate con l’alimentazione e la nutrizione sono soprattutto quelle cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione, l’obesità, alcuni tipi di tumore, l’osteoporosi, alcune malattie dentarie. L’incidenza di queste patologie sulla mortalità generale è in rapida ascesa in tutto il pianeta. È stato calcolato che nell’anno 2000 esse abbiano contribuito per circa il 60% ai 55,7 milioni di decessi in tutto il mondo e al 43% di tutte le malattie. Almeno metà delle cause di morte per malattie cronico-degenerative è attribuibile a quelle cardiovascolari. Anche l’obesità e il diabete stanno mostrando 68 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA preoccupanti trend, e non soltanto perché colpiscono larghe quote di popolazione, ma anche perché tali patologie si manifestano in età sempre più giovane nel corso della vita. Tutti questi problemi, e il relativo andamento negativo, non riguardano, come ricordato, soltanto i Paesi sviluppati. In base a una recente proiezione è stato calcolato che nel 2020 le malattie indicate contribuiranno fino al 75% del totale delle morti e che il 71% delle morti per infarto, il 75% di quelle per ictus e il 70% di quelle per diabete saranno dovute ai decessi avvenuti nei Paesi in via di sviluppo. Le agenzie internazionali FAO e WHO da molti anni sostengono la necessità di una politica che preveda strategie integrate riguardanti una corretta nutrizione (insieme all’attività fisica), la sicurezza degli alimenti (food safety) e un adeguato approvvigionamento (food security) alimentare. Le tre problematiche infatti sono evidentemente interrelate, dato che l’approvvigionamento degli alimenti influenza sia la sicurezza sia il valore nutritivo degli stessi nonché le modalità del consumo alimentare. Ognuno desidera prodotti buoni e salubri da gustare senza paure, ma molti consumatori non fanno distinzioni tra sicurezza degli alimenti e nutrizione. È pertanto necessario un collegamento nel trattare i due aspetti, specialmente per evitare di far giungere ai consumatori notizie contrastanti. L’informazione alimentare e l’educazione nutrizionale hanno un ruolo sempre più fondamentale per queste finalità e devono essere utilizzati i metodi migliori per la loro diffusione. Politica nutrizionale e linee-guida di comportamento alimentare Fra gli strumenti principali di una strategia nutrizionale mirata ad assicurare una buona salute e avente anche finalità di prevenzione (specie per i gruppi di popolazione a più basso reddito, e in alcune fasi della vita cosiddette a rischio, come infanzia, adolescenza, gravidanza, allattamento, vecchiaia), sono da tenere in primo piano le iniziative di informazione ed educazione alimentare. Tra queste, per unanime parere degli esperti, un ruolo preminente va riservato alla formulazione e alla diffusione capillare di linee-guida di comportamento alimentare dirette alla popolazione nel suo complesso, e al tempo stesso capaci di fornire indirettamente una serie di utili input a tutti i responsabili della filiera agroalimentare e alle istituzioni, per intervenire politicamente e anche legislativamente. Tali linee-guida, strumento di politica alimentare e nutrizionale, sono state realizzate per la prima volta negli USA nel 1980 (in Italia con le linee-guida dell’Istituto Nazionale della Nutrizione siamo stati buoni secondi) e sono poi andate sempre più diffondendosi sia come iniziativa dei singoli Stati nazionali che di agenzie internazionali (FAO, WHO). Negli ultimi anni anche l’Unione Europea ha promosso un progetto di linee-guida europee (Eurodiet). La diffusione di queste direttive rappresenta un intervento non solo sulla salute della popolazione, ma anche sul settore produttivo. È stato così svi- Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» 69 luppato il concetto di politica alimentare e nutrizionale, che dovrebbe coinvolgere unitariamente i settori sanitario e produttivo. Compito dei responsabili della politica nutrizionale è fissare tanto obiettivi nutrizionali, ossia livelli di comportamento alimentare accettabili e auspicabili per la popolazione e atti a prevenire patologie a componente nutrizionale, quanto obiettivi dietetici, ossia livelli di consumo dietetici adeguati a raggiungere gli obiettivi nutrizionali identificati. La tabella 6.1 riassume i principali riferimenti tecnicoscientifici utili alla formulazione di una politica nutrizionale. Le linee-guida rappresentano quindi le indicazioni pratiche per raggiungere gli obiettivi nutrizionali, tenendo conto delle abitudini alimentari, considerando il quadro ecologico, quello socioeconomico, nonché i fattori culturali, biologici e l’ambiente fisico. La formulazione di linee-guida si basa su un insieme di studi sia della situazione nutrizionale del Paese e delle patologie a componente nutrizionale, sia delle abitudini alimentari attraverso l’analisi dei consumi alimentari. Nella formulazione delle linee-guida deve essere pertanto chiaro il rapporto tra alimentazione e malattie e deve essere tenuto presente il quadro delle politiche nazionali nei diversi settori (sanitario, agroalimentare, ambientale, educativo, sociale ed economico). Con questo approccio è possibile effettuare la scelta dei gruppi di alimenti su cui intervenire e definire i destinatari del messaggio nutrizionale. Il passaggio dagli obiettivi dietetici basati sui nutrienti agli obiettivi dietetici basati sugli alimenti deve essere fatto in due fasi. Nella prima, si scelgono alimenti chiave potenziali; nella seconda, si valutano le preferenze dei consumatori e l’impatto sul sistema produttivo. Infine, la formulazione delle linee-guida deve essere basata su criteri di praticità, comprensibilità e accettabilità culturale per i destinatari del messaggio. Gli estensori devono porsi il problema della palatabilità e dei costi dei modelli alimentari consigliati se vogliono evitare di proporre modelli solo teorici. Negli ultimi anni un gruppo di esperti dell’Unione Europea, nel predisporre un progetto di linee-guida europee, si è concentrato prevalentemente sulla definizione di indicazioni per lo più di tipo nutrizionale, finalizzate al miglioramento dello stato di nutrizione di una popolazione che ha in generale consumi alimentari eccessivi o comunque squilibrati per quanto concerne alcune sostanze nutritive (tabella 6.2). • I LARN (RDA, RDI, RNI, DRV, che sono le sigle equivalenti di altri Paesi) sono stime quantitative del fabbisogno di nutrienti essenziali da parte della popolazione italiana, considerato adeguato a coprire i bisogni nutrizionali praticamente di tutti gli individui sani. • Gli obiettivi nutrizionali (nutritional targets) sono l’espressione nutrizionale di obiettivi sanitari per un Paese e sono utili per la verifica delle strategie di politica nutrizionale. • Gli obiettivi dietetici (dietary goals) indicano il livello di consumo dei nutrienti che la popolazione deve raggiungere, e sono utili per la pianificazione nazionale. • Le linee-guida sono un insieme di indicazioni di comportamento alimentare formulate con riferimento alle conoscenze scientifiche e agli obiettivi sopraindicati e finalizzate a promuovere il benessere della popolazione. Tabella 6.1 Supporti tecnico-scientifici per la formulazione di politiche nutrizionali 70 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA Tabella 6.2 Obiettivi nutrizionali e assunzione raccomandata di nutrienti dalla commissione di esperti Eurodiet (anno 2000) Componente Media della popolazione Livelli di attività fisica (LAF) Peso corporeo dell’adulto espresso come IMC Energia LAF > 1,75 IMC 21-22 (18,5-25)* Grassi della dieta (% dell’energia totale) Acidi grassi (% dell’energia totale) Saturi Trans Monoinsaturi Polinsaturi (PUFA) n-6 n-3 Colesterolo alimentare Alcool, se consumato (g/die) Carboidrati (% dell’energia totale) Zuccheri semplici Frequenza di consumo di alimenti e bevande ricchi di zucchero Frutta e verdura (g/die) Corrispondente al dispendio energetico relativo al LAF 20-35 7-10 <2 10-15 7-8 < 7-8 2 g linolenico + 200 mg acidi grassi a catena lunga < 300 mg 24-36 (donne: 12-24) 55-75 < 10-12 < 4 per giorno > 400 Popolazione adulta Allattamento esclusivamente al seno Fibra alimentare (g/die) Folati alimentari Calcio (mg/die) Sodio (come sale) (g/die) Potassio (g/die) Ferro (mg/die) Iodio (µg/die) (bambini) (gravidanza) Fluoro (mg/l) Vitamina D (µg/die) per gli anziani Circa 6 mesi > 25 > 400 800 (donne in menopausa: 1500) < 4-6 > 3,0 > 15 150 50 200 1 10 * Intervallo di normalità (18,5-25) stabilito dalla WHO. Come si può vedere dai livelli di nutrienti indicati come auspicabili quantità di consumo, si tratta di un progetto tendente a modificare la «dieta media» europea in una dieta a minore densità energetica e in cui la presenza dei diversi nutrienti nella misura indicata possa anche svolgere un ruolo protettivo e preventivo per la salute dei consumatori. La proposta del documento dell’Unione Europea dovrebbe quindi essere la base nutrizionale di riferimento per le linee-guida nazionali dei vari Paesi. Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» Concordanze e discordanze fra le linee-guida di vari Paesi Vi è una sostanziale coincidenza dei principi fondamentali su cui si basano le linee-guida di vari Paesi. I principali, oltre a quello del controllo del peso congiuntamente a un’adeguata attività fisica, sono quelli della riduzione dei grassi e degli zuccheri semplici, dell’aumento della componente vegetale nella dieta (cereali, frutta e verdura) e della promozione della varietà nelle scelte alimentari quotidiane. Le Dietary Guidelines for Americans, su cui ci soffermeremo più avanti, sono basate essenzialmente su tali principi, sempre tenuti presenti nelle varie formulazioni dalle prime del 1980 alle ultime del 2000. Nel Regno Unito, lo Health of the Nation White Paper del 1992 stabiliva l’obiettivo di ridurre il consumo di grassi totali a non più del 35% delle calorie totali entro il 2005 e il consumo di grassi saturi a non più dell’11%, nonché l’obiettivo di ridurre il consumo di sale e di zucchero e aumentare il consumo di fibra. In Italia, le lineeguida del 2003 fondano le raccomandazioni sul controllo del peso attraverso un aumento dell’attività fisica e attraverso più idonei comportamenti alimentari, che consistono a loro volta nel consumare più cereali, legumi, verdure e frutta, nel ridurre il consumo di sale, nel moderare il consumo di grassi, zuccheri e alcool, e infine nell’adottare sempre un’alimentazione variata. Fra le linee-guida dei diversi Paesi esistono peraltro alcune lievi discordanze, per quanto concerne il riferimento alle corrette quantità dei principali nutrienti in una dieta adeguata. Tali discordanze però non snaturano l’essenziale equivalenza delle raccomandazioni. Una prima differenza si riferisce alla quota di energia che dovrebbe derivare dai grassi totali. Nella dieta tradizionale cretese, considerata da alcuni il prototipo della dieta mediterranea, i grassi totali possono arrivare al 40% delle calorie totali, purché si tratti prevalentemente di olio d’oliva. Nella dieta tradizionale del meridione italiano, che pure ha ispirato il concetto di dieta mediterranea, tale quota non supera invece il 30%. Un’altra sottile differenza è relativa alla rilevanza data al colesterolo, che nelle raccomandazioni USA è maggiore che in altre. Altre discordanze riguardano l’apporto auspicabile di energia proveniente da zuccheri semplici, la cui quota percentuale di riferimento oscilla tra il 10% e il 20%. Quando poi dalle raccomandazioni basate sui nutrienti, su cui esiste una sostanziale concordanza, si passa a raccomandazioni basate sugli alimenti, le differenze tra gli approcci dei diversi Paesi sono più evidenti. Nella tabella 6.3 sono messe a confronto le indicazioni date in dieci Paesi industrializzati su quali alimenti consumare con maggiore o minore frequenza e quantità. Il quadro che ne risulta è la preferenza unanime data agli alimenti di origine vegetale, con alcuni Paesi che ritengono di dover insistere maggiormente sul consumo di cereali e altri invece sul consumo di frutta e verdura. Le patate, che rappresentano una delle principali fonti di carboidrati in alcuni Paesi, hanno evidentemente una posizione e un rilievo minore in Paesi in cui vengono preferibilmente consumati cereali. Anche le raccomandazioni sulla carne si differenziano: in alcuni Paesi viene indicata al terzo posto, subito dopo la frutta e la verdura e prima dei cereali, in altri viene in- 71 72 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA dicata dopo i prodotti lattiero-caseari e i legumi, mentre in qualche Paese la carne finisce al penultimo o all’ultimo posto fra gli alimenti da preferire. Tali scelte sono certamente dettate dalla diversa organizzazione produttiva, dalle diverse abitudini alimentari, nonché dalla diversa idea circa la possibile e desiderabile evoluzione dei consumi. Ma dall’esame della stessa tabella appare evidente la prevalente comune indicazione, nelle linee-guida dei vari Paesi, che riguarda l’invito a scegliere prioritariamente alimenti di origine vegetale. Tabella 6.3 Scelte degli alimenti proposte nelle proprie linee-guida da vari Paesi del mondo industrializzato Paese Alimenti da consumare in ordine di importanza e per quantità decrescenti Australia 1. verdura e frutta; 2. cereali; 3. carni magre, uova, pesce, noci; 4. latte, yogurt, formaggio; 5. burro, olio, margarina; 6. zucchero. Canada 1. cereali; 2. frutta e verdura; 3. prodotti lattiero-caseari; 4. carni magre, pollame, pesce, legumi secchi, uova. Danimarca 1. pane, cereali, patate; 2. verdure; 3. carne, pesce, uova; 4. frutta; 5. latte e formaggi; 6. grassi. Finlandia 1. frutta e verdura; 2. cereali; 3. latte, formaggio e yogurt; 4. carni, pollami, pesce, uova, noci; 5. patate; 6. oli e grassi. Germania 1. cereali e patate; 2. verdure, legumi e noci; 3. frutta; 4. bevande; 5. latte e derivati; 6. carni, pesce, uova; 7. grassi e oli. Italia 1. frutta e ortaggi; 2. cereali e derivati; 3. carne, pesce, uova, legumi secchi; 4. latte e derivati; 5. grassi da condimento. Olanda 1. pane, cereali e patate; 2. frutta e verdura; 3. carne, pesce, pollame, latte, uova, formaggi; 4. grassi. Regno Unito 1. frutta e verdura; 2. pane, cereali e patate; 3. carne, pesce, legumi secchi, noci, uova; 4. latte, yogurt, formaggi; 5. grassi e zuccheri. Svezia 1. pane e cereali, patate, latte, formaggio; 2. grassi aggiunti; 3. frutta, verdura, legumi secchi; 4. carne e pesce. USA 1. pane e cereali, patate; 2. verdure; 3. frutta; 4. latte, yogurt, formaggi; 5. carni, pollame, pesce, legumi secchi, uova e noci; 6. grassi e zuccheri. Risulta pertanto utile, per chi produce e vende alimenti, tenere nella dovuta considerazione le indicazioni che emergono dalle linee-guida, sia nel nostro Paese che negli altri Paesi occidentali, riguardo all’orientamento dei consumi e alla segnalazione di quali di essi debbano essere incentivati o diminuiti per promuovere un migliore stato di nutrizione e di salute. Si tratta, in altri termini, anche di una nuova e ulteriore opportunità che i produttori di alimenti possono e devono cogliere nel programmare e specializzare i propri settori. Concludendo, e prima di passare all’illustrazione dei contenuti e dell’evoluzione delle linee-guida americane e di quelle italiane, è opportuno sottolineare ancora i principali significati e ruoli di questo strumento informativo ed educativo. Le linee-guida, e soprattutto le evidenze scientifiche su cui sono basate, dovrebbero essere per i vari mezzi di comunicazione di massa la fonte primaria Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» da cui attingere le informazioni sui rapporti fra alimenti, nutrizione e salute, nonché sulle giuste scelte alimentari da compiere, sul comportamento da tenere in particolari situazioni e fasi della vita, ecc. Se i mass media seguissero questa linea, potrebbero svolgere un’azione ancora più utile e incisiva – oltre che meritoria – nel collaborare a una maggiore informazione della popolazione in tema di alimentazione. In particolare potrebbero fornire un prezioso contributo al superamento di tanti luoghi comuni e di tante false credenze che sono ancora così diffusi presso di noi, a tutti i livelli di istruzione, e che hanno grandi responsabilità nel determinare il persistere di una generalizzata scarsa conoscenza dei principi base di un’alimentazione corretta. Le linee-guida dovrebbero inoltre rappresentare un sussidio per lo sviluppo di specifici programmi di formazione per operatori sanitari, educatori, addetti alle industrie alimentari e distributori di alimenti, con particolare riguardo alla ristorazione collettiva. Infine desideriamo ribadire ancora che le linee-guida sul comportamento alimentare, sostanzialmente dirette a fornire consigli per l’orientamento pratico dell’intera popolazione, possono – e anzi dovrebbero – essere utilizzate come strumento operativo nelle politiche e nei programmi governativi in campo educativo, sanitario e agroalimentare. Le linee-guida per gli americani Come si è avuto modo di accennare in precedenza, gli Stati Uniti sono stati il primo Paese a formulare raccomandazioni sul comportamento alimentare per la popolazione con lo scopo di mutare le scorrette abitudini degli americani indicando modelli di consumo più salutari. Nel 1980 i Dipartimenti della Sanità e dell’Agricoltura, su propria iniziativa, hanno predisposto e diffuso le prime linee-guida per gli americani. Si tratta della naturale evoluzione della politica intrapresa negli anni precedenti con un’iniziativa del Senato degli Stati Uniti, che aveva indicato, e promosso con vaste campagne informative, una serie di dietary goals (obiettivi nutrizionali), perché preoccupato dall’aumento del numero dei cittadini obesi, nonché dalla sempre maggiore crescita della morbilità e mortalità nel Paese, dovuta a quelle patologie per le quali un’alimentazione scorretta rappresenta sicuramente un importante fattore di rischio. Dette linee-guida sono state concepite con un numero definito (sette) di indicazioni di carattere generale, supportate da una corposa documentazione scientifica e corredate da suggerimenti pratici di comportamento per i consumatori. Dopo il 1980, con cadenza quinquennale, i due Dipartimenti del governo americano hanno provveduto a nuove edizioni delle linee-guida, aggiornando via via le stesse, sia pure limitandosi a piccole variazioni, fino a giungere all’edizione dell’anno 2000, nella quale si sono avuti i cambiamenti più sostanziali: le direttive sono state suddivise in tre gruppi tematici principali e sono aumentate di numero, introducendo anche due nuove tematiche (utilizzo della piramide e focalizzazione sulla sicurezza alimentare per più razionali scelte alimentari) e aggregando o disaggregando diversamente le direttive delle precedenti edizioni. 73 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA 1985 7 linee-guida 1990 7 linee-guida 1995 7 linee-guida Mangia in modo variato Mangia in modo variato Mangia in modo variato Mangia in modo variato Mantieni un peso ideale Mantieni un peso desiderabile Mantieni un peso salutare Bilancia alimentazione e attività fisica; mantieni o migliora il tuo peso Evita troppi Evita troppi grassi, grassi saturi grassi, grassi saturi e colesterolo e colesterolo Scegli una dieta con pochi grassi, grassi saturi e colesterolo Scegli una quantità Scegli una quantità adeguata di adeguata di alimenti che alimenti che apportano amido apportano amido e fibra e fibra Adotta una dieta ricca di vegetali, frutta e derivati di cereali 2000 10 linee-guida, riunite in 3 gruppi Punta al peso forma Sii fisicamente attivo ogni giorno Punta sulla forma 1980 7 linee-guida Fai le tue scelte alimentari in base alla piramide Adotta una dieta ricca di vegetali, frutta e derivati di cereali Scegli giornalmente una varietà di prodotti a base di cereali, specialmente cereali integrali Scegli giornalmente una varietà di frutta e verdura Costruisci una base salutare 74 Scegli una dieta con pochi grassi saturi e colesterolo Scegli una dieta povera di grassi saturi e di colesterolo e comunque con moderato apporto di grassi in totale Evita troppi zuccheri Evita troppi zuccheri Usa gli zuccheri con moderazione Scegli una dieta moderata in zuccheri Scegli cibi e bevande in modo tale da moderare l’assunzione di zuccheri semplici Evita troppo sodio Evita troppo sodio Usa sale e sodio con moderazione Scegli una dieta moderata in sale e sodio Scegli e prepara i cibi con poco sale Se bevi alcool, fallo con moderazione Se bevi bevande alcoliche, fallo con moderazione Se bevi bevande alcoliche, fallo con moderazione Se bevi bevande alcoliche, fallo con moderazione Se bevi alcolici, fallo in maniera moderata Scegli in modo consapevole Assicurati di consumare alimenti sani e sicuri Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» Nella tabella 6.4 abbiamo sintetizzato, riportando l’evoluzione dei claim dalla prima alla quinta edizione, tali cambiamenti. Come appare evidente dall’esame della stessa tabella, i contenuti delle direttive non sono sostanzialmente cambiati, mentre sono andati via via mutando il linguaggio e in generale la strategia di comunicazione, specie nell’ultima revisione dell’anno 2000. Evidentemente un esame più analitico delle singole edizioni delle linee-guida americane nei vari anni successivi consente di cogliere altre differenze da un’edizione all’altra. Quello che però premeva mettere qui in evidenza era la fondamentale perseveranza su una serie di indicazioni di base su cui gli americani insistono da venticinque anni. E ciò a conferma della fondatezza di tali indicazioni, ma anche a conferma del fatto, purtroppo, che i problemi derivanti da una cattiva alimentazione e da errati stili di vita sono tutt’altro che risolti. Le linee-guida promulgate nel 1980, 1985 e 1990 sono state iniziative assunte dal Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e dal Servizio Sanitario Nazionale (NHS); dal 1995 la loro emanazione è stata istituzionalizzata con legge federale. Le ultime linee-guida alimentari degli Stati Uniti d’America (anno 2000) sono ritenute dalle autorità di governo il principale documento di politica federale riguardante le modalità delle scelte alimentari. Secondo gli estensori, tale documento politico intende essere un supporto pubblico in almeno cinque modi: 1. assistere i consumatori nell’operare le scelte alimentari che abbiano più probabilità di promuovere il loro benessere e di evitare o differire l’insorgere di malattie cronico-degenerative correlate all’alimentazione; 2. assistere la Federazione, gli Stati membri e le agenzie locali nello sviluppo di politiche per orientare la realizzazione di programmi alimentari ed educativi; 3. assistere le agenzie a livello locale e statale nella formulazione di regolamenti e programmi relativi ad alimenti, nutrizione e salute; 4. assistere i responsabili della salute pubblica nelle iniziative di prevenzione primaria; 5. indirizzare le altre organizzazioni nazionali e internazionali profit e no profit nella realizzazione di obiettivi alimentari, nutrizionali e salutistici. Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» Nell’ottica di educazione e informazione alimentare – che include anche, e soprattutto, finalità di prevenzione – nel 1986 in Italia si è dato vita a un’iniziativa destinata alla popolazione italiana e realizzata a cura di un gruppo interdisciplinare di esperti coordinato dall’Istituto Nazionale della Nutrizione. Sono nate così le Linee guida per una sana alimentazione italiana, il cui scopo è stato quello di mettere a disposizione uno strumento per «star meglio mangiando meglio», nel rispetto di quel modello di abitudini alimentari tradizionali italiane che negli ultimi anni erano state in gran parte abbandonate per adottare schemi alimentari più rischiosi per la salute, e al quale era in- 75 Tabella 6.4 (pagina a fronte) Linee-guida per gli americani, 1980-2000 76 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA vece opportuno riavvicinarsi sia per diminuire i pericoli per la salute, sia per evitare inutili sprechi nell’economia familiare. Nel 1997, e recentemente nel 2003, queste direttive alimentari sono state riviste e aggiornate, tenendo conto dei progressi nelle conoscenze scientifiche riguardo a vari aspetti della nutrizione umana e adeguandole ai mutamenti dei consumi alimentari e degli stili di vita verificatisi nei periodi trascorsi tra le tre edizioni. Anche per le linee-guida italiane sono stati sintetizzati (tabella 6.5), attraverso l’evoluzione dei claim, i cambiamenti più significativi tra le diverse edizioni. Tabella 6.5 Linee guida per una sana alimentazione italiana Edizione 1986 n. 7 direttive Revisione 1997 n. 7 direttive Revisione 2003 n. 10 direttive Attenti al vostro peso Controlla il peso e mantieniti attivo Controlla il peso e mantieniti sempre attivo Meno grassi e colesterolo Quanti grassi, quali grassi Grassi: scegli la qualità e limita la quantità Più amido e più fibra Più cereali, legumi, ortaggi e frutta Più cereali, legumi, ortaggi e frutta I dolci: come e quanti Zuccheri e dolci: come e quanti Zuccheri e dolci, bevande zuccherate: nei giusti limiti Il sale? Meglio poco Il sale? Meglio non eccedere Il sale? Meglio poco Alcool: se sì con moderazione Bevande alcoliche: se sì con moderazione Bevande alcoliche: se sì solo in quantità controllata Come e perché variare Come e perché variare Varia spesso le tue scelte a tavola Bevi ogni giorno acqua in abbondanza Consigli speciali per persone speciali La sicurezza dei cibi dipende anche da te Nel passaggio dall’edizione ’86 a quella ’97 il numero complessivo delle linee-guida era rimasto lo stesso (7 direttive), mentre era cambiata leggermente la loro enunciazione, nel tentativo di renderle più facilmente interpretabili da chiunque, oltre che più propositive e dirette. Inoltre, il testo di ogni direttiva era stato ampliato e arricchito da un maggior numero di informazioni scientifiche (anche per mezzo di tabelle) sui vari aspetti delle singole questioni. Alcune di queste formulazioni possono a volte non essere di immediata comprensione per tutti, ma anche in questi casi è comunque sempre possibile ricorrere agli indirizzi pratici di comportamento forniti per ogni linea-guida, in Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» maniera schematica e di facile fruibilità. Un’ultima novità, molto utile da un punto di vista pratico, era rappresentata dall’inserimento di una tabella che mirava a una prima individuazione, fino ad allora mai tentata, delle dimensioni delle porzioni standard tipiche della nostra alimentazione. In riferimento a ciò era stato pertanto aggiunto per ognuno dei gruppi di alimenti (ed anche questo rappresenta una novità) il suggerimento circa il numero di porzioni da consumare ogni giorno, nei vari pasti, nell’ambito di ciascun gruppo. I principi generali precedentemente indicati hanno indirizzato anche l’ultima revisione 2003, le cui novità saranno dettagliatamente illustrate più avanti e nella quale le linee-guida sono diventate dieci per l’inclusione di tre nuove direttive riguardanti altrettante problematiche ritenute fondamentali nella promozione di una corretta alimentazione. La revisione 2003 delle «Linee guida per una sana alimentazione italiana» A sei anni di distanza dall’emanazione della revisione 1997, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha proceduto – con l’ausilio di un nutrito gruppo di esperti che rappresentano ai più alti livelli una completa gamma di competenze nel campo della nutrizione umana – a mettere a punto la nuova revisione, che è stata completata nel maggio 2003. Anche per questa edizione si è tenuto ovviamente conto delle più recenti acquisizioni e novità sia riguardo alle conoscenze scientifiche circa il rapporto alimentazione/salute, con particolare attenzione ai relativi problemi per la popolazione italiana, sia riguardo alle ultime tendenze delle abitudini alimentari e degli stili di vita nel nostro Paese, sulla base delle indagini alimentari e sociologiche svolte nel frattempo. Il tutto nel segno della continuità con le precedenti stesure e compiendo ogni sforzo per fornire risposte relative anche alle nuove realtà ed esigenze – mode e miti alimentari compresi – emerse negli ultimi anni nella nostra popolazione, e cercando di venire incontro a due tipi diversi di potenziali utilizzatori: coloro che ricercano informazioni semplici, pratiche, facili da applicare nella vita quotidiana, e coloro invece che desiderano ricevere anche notizie più approfondite dal punto di vista scientifico, sulla base di una maggiore preparazione e curiosità. Obiettivo non secondario in quest’ottica è ovviamente stato anche quello di cercare di far fronte alla massa di informazioni non controllate – sia su carta che in altri media, comprese le reti telematiche – spesso fuorvianti e comunque non certificate e validate scientificamente, dalle quali il consumatore viene investito in continuazione, con effetti estremamente deleteri per le sue conoscenze in tema di nutrizione. A questo fine, per facilitare la lettura e l’identificazione delle notizie che si desidera ricercare, il testo è stato dotato di box e di elenchi di suggerimenti stilati con il metodo del «come comportarsi» e del «vero e falso», secondo i suggerimenti degli esperti di comunicazione. È stato anche rivisto e aggiornato l’elenco delle «porzioni standard italiane», la cui corretta valutazione da parte del singolo è così importante per rea- 77 78 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA lizzare una buona alimentazione. Tale elenco è stato, come già in precedenza, inserito nel testo della linea-guida dedicata ai vantaggi di un’alimentazione variata. Infine, come novità sostanziale, la commissione di esperti è stata d’accordo nel portare da 7 a 10 il numero delle direttive, al fine di potervi far rientrare alcuni nuovi temi ritenuti di grande interesse, che finora erano rimasti ai margini nelle edizioni precedenti. I tre nuovi inserimenti riguardano i problemi relativi al fabbisogno di acqua, considerata un nutriente fondamentale, la maniera corretta per soddisfare le necessità nutritive di alcuni gruppi di popolazione caratterizzati da esigenze specifiche e quindi più a rischio di malnutrizione (bambini, adolescenti, gestanti, nutrici, donne in menopausa e anziani) e le accortezze da mettere in atto per affrontare i problemi della sicurezza alimentare, con particolare riferimento a quelli domestici. Come già ricordato, le linee-guida sono concettualmente destinate alla popolazione sana e quindi contengono essenzialmente suggerimenti riguardanti un’alimentazione non solo equilibrata e piacevole, ma anche, contemporaneamente, atta a proteggere la salute svolgendo un vero e proprio ruolo di prevenzione. Ed esiste un accordo generale nel mondo scientifico sul fatto che un’alimentazione corretta possa svolgere in modo determinante tale ruolo. Questi aspetti delle linee-guida come mezzo per imparare a godere dei vantaggi che un’alimentazione abituale corretta può assicurare tanto sul piano del benessere psicofisico quanto su quello della difesa della salute, possono essere messi in evidenza – in maniera molto chiara – anche da un sintetico esame dei contenuti della revisione 2003 delle nostre direttive. È sufficiente infatti anche una rapida rassegna del testo per scoprire quanti siano e quanto spesso compaiano i richiami ai vantaggi derivanti – nell’ottica della prevenzione – dal rispetto di certi consigli e di certi comportamenti, nonché ai rischi collegati a eccessi, abusi o scelte qualitativamente sbagliate.* La prima direttiva, Controlla il peso e mantieniti sempre attivo, sottolinea in particolare i collegamenti fra mantenimento di un peso corretto e salute, sia sotto il profilo dei rischi collegati all’accumulo di quantità eccessive di grasso corporeo, sia sotto quello dei pericoli derivanti da una magrezza patologica. Molto spazio viene dedicato ai problemi dell’obesità infantile e all’opportunità di controllare il peso non soltanto regolando l’alimentazione ma anche adottando uno stile di vita fisicamente attivo, e a questo riguardo vengono ricordati – in apposite tabelle – i valori indicativi del dispendio energetico relativi ad alcune attività e il tempo necessario per smaltire le chilocalorie apportate da alcuni alimenti. Non manca ovviamente il richiamo al collegamento fra la distribuzione sul tronco del grasso corporeo e l’aumento dei relativi rischi per la salute. Inoltre, viene ricordato come anche una misura relativamente facile da prendere, quale quella della circonferenza della vita, possa rappresentare un valido indice della distribuzione del tessuto adiposo in sede viscerale. * Si ricorda che al momento il testo delle «Linee guida per una sana alimentazione italiana», revisione 2003 (nella versione integrale e in una versione ridotta di più semplice consultazione), è disponibile sul sito http://www.inran.it/LG2003.htm. Per richiedere il relativo opuscolo è possibile contattare il numero verde dell’INRAN 800914225. Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» Anche in questa edizione si è provveduto a riportare, rinnovandoli, gli schemi per la valutazione dell’adeguatezza del peso corporeo. Per quanto riguarda bambini e adolescenti (maschi e femmine da 2 a 18 anni) è stata adottata la recente indicazione ufficiale che si basa sul calcolo dell’IMC in riferimento all’età (vedi figura 6.1), a differenza di quella basata sul peso relativo (peso per statura), riferita alla costituzione fisica, che era stata adottata nell’edizione precedente. Questo nuovo indice è diverso per le singole età (fino a 18 anni), mentre per l’adulto si considera costante, e ciò comporta una diversa raffigurazione grafica. Per uomini e donne adulti (vedi figura 6.2 e tabella 6.6) il nuovo schema proposto prevede, al posto del nomogramma precedentemente usato, aree diverse corrispondenti alle varie categorie di peso. Entrambi gli schemi prevedono l’uso di assi cartesiani per calcolare in quale settore delle varie condizioni di peso ci si collochi. Maschi 32 Obesità 30 28 Sovrappeso IMC 26 24 22 Normopeso/ sottopeso 20 18 16 14 0 2 4 6 8 10 Anni 12 14 16 18 Femmine 32 Obesità 30 28 Sovrappeso IMC 26 24 22 20 Normopeso/ sottopeso 18 16 14 0 2 4 6 8 10 Anni 12 14 16 18 79 Figura 6.1 Schema per la valutazione dell’adeguatezza del peso corporeo nei bambini e negli adolescenti (2-18 anni). Come si usa: identificare la categoria negli schemi (maschi, femmine) collegando l’età del bambino con l’IMC calcolato come segue: peso (kg) : statura (m) : statura (m) Esempio: una bambina di 11 anni che pesa 38 kg ed è alta 1,43 m avrà un IMC = 38 : 1,43 : 1,43 = 18,6 e rientrerà nella categoria normopeso/ sottopeso. Nota bene: non esiste attualmente un criterio basato sull’IMC che permetta di distinguere i bambini sottopeso da quelli normopeso. Tale valutazione va fatta dal pediatra ed è particolarmente opportuna nel caso in cui il valore ottenuto si collochi nell’area della sezione normopeso/ sottopeso. AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA Figura 6.2 Schema per la valutazione dell’adeguatezza del peso corporeo negli adulti (età superiore a 18 anni) Come si usa: identifica la tua categoria nello schema oppure calcola il tuo IMC in base alla seguente formula: peso (kg) : statura (m) : statura (m). Esempio: un uomo di 80 kg, alto 1,85 m, avrà un IMC = 80 : 1,85 : 1,85 = 23, 4 e rientrerà nella categoria normopeso Tabella 6.6 Categorie dell’Indice di Massa Corporea La seconda direttiva, Più cereali, legumi, ortaggi e frutta, passa in rassegna i motivi per i quali viene ritenuto importante consumare frequentemente queste classi di alimenti: l’apporto di amido, quello di fibra e di importanti vitamine e minerali ma anche di tante sostanze capaci di esercitare un’azione protettiva attraverso svariati meccanismi, da quello antiossidante a quelli che sono in grado in vari modi di contrastare e prevenire lo sviluppo di diversi tipi di tumore. Viene inoltre sottolineato l’importante concetto di come tali effetti siano dovuti all’azione congiunta e sinergica di molteplici costituenti presenti in questi alimenti, e di come la somministrazione isolata dei singoli componenti non abbia finora mai messo in luce gli stessi effetti benefici. Magrezza grave Magrezza moderata Sottopeso IMC 16 2,00 17 Normopeso IMC 18,5 Sovrappeso IMC 25 1,95 IMC 30 1,90 1,85 1,80 Altezza (m) 80 Obesità moderata 1,75 1,70 IMC 40 1,65 1,60 1,55 Obesità grave 1,50 1,45 1,40 40 45 50 55 60 65 70 75 80 Peso (kg) 85 90 95 100 105 110 Categorie di IMC IMC Categorie di IMC IMC Magrezza grave Magrezza moderata Sottopeso Normopeso inferiore a 16,0 16,0-17,0 17,0-18,5 18,5-25,0 Sovrappeso Obesità moderata Obesità grave 25,0-30,0 30,0-40,0 superiore a 40,0 La terza direttiva, Grassi:scegli la qualità e limita la quantità, dopo aver ricordato il ruolo dei grassi nell’alimentazione e i rischi per l’insorgenza di obesità, malattie cardiovascolari e tumori connessi a un eccessivo consumo di grassi nell’alimentazione abituale, fornisce una serie di spiegazioni sulle caratteristiche e sulle funzioni dei diversi tipi di grassi alimentari, sul loro ruolo metabolico in relazione alla presenza dei vari tipi di acidi grassi e al loro contenuto in alcuni alimenti di uso comune. Uno spazio particolare è riservato al metabolismo del colesterolo, alle sue diverse frazioni, alla sua presenza negli alimenti, ecc. La quarta direttiva, Zuccheri, dolci e bevande zuccherate: nei giusti limiti, dopo aver elencato le fonti alimentari dei vari tipi di zuccheri e le conseguenze Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» derivanti dalla rapidità del loro assorbimento, esamina i relativi effetti sul metabolismo e sul rischio di carie dentaria. Vengono inoltre ricordate le quantità di zuccheri presenti in una porzione di alcuni alimenti e bevande dolci di uso comune, le caratteristiche dei più usati sostituti dello zucchero e le più note false credenze relative a questi prodotti. La quinta direttiva, Bevi ogni giorno acqua in abbondanza, rappresenta una delle tre novità inserite nella revisione 2003, e affronta un tema che risulta essere di grande interesse per la maggior parte dei consumatori, ma sul quale le idee sono in genere piuttosto confuse. Il testo tratta i vari aspetti del bilancio idrico dell’organismo, dei meccanismi della sete e dei bisogni di acqua (con particolare riguardo a bambini e anziani), dei rischi della disidratazione, delle insostituibili funzioni che l’acqua svolge nel nostro corpo e delle numerose false credenze che circolano riguardo a questo nutriente fondamentale. La sesta direttiva, Il sale? Meglio poco, oltre a ribadire i motivi per i quali è conveniente ridurre il consumo di cloruro di sodio, fornisce una serie di indicazioni circa le principali fonti di sodio nella nostra alimentazione, le modalità attraverso le quali diventa più semplice operare questa riduzione e le dosi che comunque è consigliabile non superare. Vengono inoltre descritti i principali tipi di sale in commercio, con il suggerimento di utilizzare il sale da tavola addizionato di iodio al fine di prevenire quella carenza iodica che anche in Italia è ancora così diffusa. È stata anche inserita una tabella che, suggerendo vari tipi di condimenti alternativi, può aiutare chi decide di limitare le aggiunte di sale in cucina e a tavola. La settima direttiva, Bevande alcoliche:se sì,solo in quantità controllata, pone l’accento sui processi e sui tempi di assorbimento dell’alcol nell’organismo umano, anche in rapporto al momento e alle modalità della sua assunzione, sui relativi effetti acuti e cronici e sulle interferenze fra l’alcol e svariati farmaci di uso comune. Vengono ricordate le ridotte capacità di metabolizzazione dell’alcol presenti nelle donne e vengono suggerite le dosi quotidiane accettabili di alcol, espresse in Unità Alcoliche (1 UA: 12 g di etanolo). I possibili effetti favorevoli correlati a un corretto uso del vino (e anche della birra) vengono ricordati, accanto all’esortazione a usare particolari cautele in certe fasi della vita e in certi gruppi di popolazione a rischio (infanzia, adolescenza, gravidanza e allattamento, ecc.). Il testo è completato dall’elenco delle più diffuse false credenze sull’alcol e da tabelle che indicano la quantità di alcol presente per unità di consumo di alcune bevande nonché i valori dell’alcolemia in funzione della quantità di alcol ingerito e del tempo trascorso dall’ingestione (di particolare utilità per i problemi connessi ai limiti imposti per la guida di autoveicoli). L’ottava direttiva, Varia spesso le tue scelte a tavola, sottolinea l’opportunità e i vantaggi di un’alimentazione abitualmente variata e ben assortita e ne spiega le ragioni anche dal punto di vista della diminuzione del rischio di ingerire in maniera continuativa eventuali sostanze estranee o composti “antinutrizionali”. Viene inoltre indicata la maniera di realizzare più facilmente questo modello di comportamento alimentare attraverso la suddivisione degli alimenti in gruppi, sulla base delle loro differenti caratteristiche nutritive: la strategia consigliata è quella di fare in modo che nell’alimentazione quotidiana ogni gruppo sia rappresentato da almeno una porzione degli alimenti che ne 81 82 AGGIORNAMENTI IN NUTRIZIONE CLINICA fanno parte, avendo anche cura di variare frequentemente le scelte nell’ambito di ciascun singolo gruppo. Al testo di questa direttiva sono state aggiunte due tabelle relative all’aggiornamento delle porzioni standard tipiche della nostra alimentazione e al numero di porzioni giornaliere consigliate per tre diversi livelli di intake energetico. La nona direttiva, Consigli speciali per persone speciali, la seconda delle tre novità inserite nella revisione 2003, esamina i particolari problemi alimentari di alcuni gruppi di popolazione che vengono considerati, sotto questo aspetto, più vulnerabili riguardo a possibili squilibri e/o carenze, in quanto caratterizzati da esigenze nutrizionali altamente specifiche. Si tratta di bambini, adolescenti, gestanti, nutrici, donne in menopausa e anziani (quote di popolazione, queste ultime, in notevole aumento). Per ognuna di queste categorie vengono ricordate le particolari situazioni fisiologiche e i relativi bisogni nutritivi, con gli opportuni suggerimenti per far fronte alle diverse situazioni e per evitare gli errori che più comunemente vengono commessi. La decima e ultima direttiva, La sicurezza dei tuoi cibi dipende anche da te (terza novità della revisione 2003), è incentrata sull’impossibilità di assicurare un «rischio zero» dal punto di vista della sicurezza degli alimenti e sul contributo che sia gli organismi di controllo che tutti i rappresentanti della filiera agroalimentare, incluso il destinatario finale, ossia il consumatore, sono chiamati a dare per abbassare tale rischio ai livelli minimi possibili. Su questa base viene ricordato sia quali sostanze chimiche possono essere presenti negli alimenti (additivi, contaminanti, pesticidi, ecc.), sia i principali microrganismi che possono essere responsabili di contaminazioni microbiche. Viene infine elencata una serie di accorgimenti e di utili consigli relativi alla scelta e all’acquisto degli alimenti, alla loro preparazione casalinga (dal lavaggio alla cottura fino alla gestione degli avanzi), alla loro conservazione (in dispensa, nel frigorifero e nel congelatore) e alle modalità di utilizzazione finale. In conclusione, ci sembra opportuno ribadire che, se una corretta alimentazione, unitamente a un buon livello di attività fisica, è un fattore fondamentale di prevenzione, le Linee guida per una sana alimentazione italiana, con tutte le informazioni e i suggerimenti che contengono, ne sono il miglior strumento operativo nel nostro Paese. Perché tale strumento possa funzionare al meglio è però necessario non solo che anche alla nuova «revisione 2003» venga data – come è avvenuto per le prime due edizioni – la massima diffusione possibile affinché possa raggiungere il maggior numero di persone, ma anche che tale diffusione sia supportata da iniziative di comunicazione che chiariscano ai destinatari i fondamenti scientifici e quindi la validità dello strumento di educazione alimentare e sanitaria che viene loro offerto. Ringraziamenti Si ringrazia la signora Stefania Sette (collaboratore tecnico dell’INRAN) per l’apporto fornito specialmente nella costruzione delle tabelle e dei grafici, compreso il reperimento dei dati e delle informazioni. Le «Linee guida per una sana alimentazione italiana» 83 LETTURE CONSIGLIATE Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Linee guida per una Sana Alimentazione Italiana. 1986; Linee guida per una Sana Alimentazione Italiana, Revisione 1997; Questioni emergenti e considerazioni conclusive. 2a Conferenza Nazionale per l’Educazione Alimentare, 2001. • Turrini A, et al. Food Consumption pattern in Italy: the INN-CA Study 1994-1996. Eur J Clin Nutr 2001; 55: 571-88. • USA 2000. Linee guida per adulti e gruppi vulnerabili con aspetti di sicurezza alimentare. http:// www.usda.gov/cnpp/DietGd.pdf http://www.usda.gov/cnpp/Pubs/ DG2000 • Eurodiet Reports and Proceedings. Public Health Nutrition Special Issue Volume 4, N. 2(A), 2001. • • Nutrition and Diet for Healthy Lifestyles in Europe: the Eurodiet evidence. Public Health Nutrition Special Issue Volume 4, N. 2(B), 2001. Francia 2001. Linee guida per categorie di consumatori. http:// www.afssa.fr/ouvrage/fiche_prese ntation_ouvrage.html • Australia 2001. Adulti – bambini – adolescenti – anziani. http:// www.nutritionaustralia.org/site map.htm • Grecia 1999. 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