La politica degli impieghi
Giuseppe Squeo
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Il ruolo delle banche nell’economia
Questo tema è stato trattato ampiamente nella prima lezione. Vale
ribadire che la funzione principale riconosciuta alla “banca
tradizionale” è quella dell’intermediazione creditizia.
In termini macroeconomici, significa che, in un sistema
bancocentrico, il finanziamento dell’attivo delle unità economiche
è effettuato a) con i mezzi propri forniti essenzialmente dalla
proprietà e b) con il ricorso al sistema bancario. In tale sistema il
rapporto banca-impresa può essere improntato in una visione:
• di lunga durata, per cui l’obiettivo della banca è quello di
garantire l’accompagnamento dell’impresa in tutto il suo ciclo di
vita. La banca offre un’assistenza completa, anche partecipando il
capitale dell’impresa. In contropartita si riduce o si annulla
l’asimmetria informativa ed è assente o ininfluente il multifido.
In un rapporto banca-impresa di questo tipo la banca è partner
dell’impresa, la aiuta nei momenti difficili ed importanti,
2
Il ruolo delle banche nell’economia (2)
l’ottica di assistenza è anticiclica (la crescita del rischio
congiunturale non comporta automaticamente aumenti dei tassi);
• di breve, per cui la banca non investe nell’impresa in un rapporto
finalizzato al futuro, ma l’impresa è un tassello di un quadro più
generale di investimenti.
Infatti, l’obiettivo della banca è quello di conseguire, in una
visione di breve, il massimo di redditività possibile dai propri
impieghi e tra questi i prestiti.
L’ottimo è avere un intenso rapporto nei momenti di basso rischio
ed uscirne un attimo prima che l’impresa vada in insolvenza.
Il livello del tasso è sempre agganciato al livello del rischio, per
cui l’assistenza creditizia è realizzata in un’ottica pro-ciclica (i
tassi crescono relativamente rispetto al peggioramento
congiunturale) ed è presente il multifido.
3
Il ruolo delle banche nell’economia (3)
E’ un modulo essenzialmente presente nei sistemi orientati al
mercato.
Questa premessa si è resa necessaria per comprendere le scelte di
impiego delle risorse finanziarie da parte delle banche, il tipo di
gestione dei rischi di mercato e controparte, il tipo di funzioni e
servizi svolti al proprio interno.
Nella precedente lezione, si è analizzato come le banche si
procurano i fondi per realizzare le loro politiche di impiego, ora
si analizzeranno queste il ultime, prima in una visione unitaria,
poi nelle singole componenti.
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Gli investimenti delle banche
Come tutte le aziende, le banche investono le risorse disponibili
nelle attività proprie dell’oggetto aziendale e in quelle
strumentali; per cui gli investimenti delle banche possono
classificarsi in :
 attività strumentali, costituite per lo più dalle immobilizzazioni
materiali e dalle partecipazioni strutturali;
 attività di impiego costituite dalle attività:
 core business, come i prestiti a clientela, i prestiti
sull’interbancario, gli investimenti in titoli per la redditività e
le partecipazioni in società non finanziarie;
 per la liquidità come il contante detenuto, i titoli per la
liquidità e i depositi presso la Banca d’Italia;
 per la negoziazione, costituite dalle giacenze medie di
magazzino di titoli ed azioni normalmente negoziate con la
clientela.
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Fonti finanziarie e impieghi
Investimenti
strumentali
Provvista
diretta
Immob.zioni
vincoli
Depositi
Partecipazioni
Titoli
Depositi
Bankit
Cassa
Investimenti
caratteristici
Prestiti
Partecipazioni
Provvista
derivata
Patrimonio
Titoli
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Adeguatezza delle fonti
•
•
•
Il primo problema che si pone nell’ottica della politica degli
impieghi è quello dell’adeguatezza delle risorse in termini di
scadenza e del loro costo rispetto al rendimento degli impieghi.
Si tratta, in una logica di coerenza delle scadenze, di correlare
attivo immobilizzato con passivo immobilizzato e attivo
circolante con passività a breve.
Nel precedente ordinamento il divieto di raccogliere a mediolungo impediva la possibilità di finanziare gli investimenti a
medio-lungo della clientela.
Normalmente per la banca la ricerca di questo equilibrio tra
attivo e passivo implica:
eventuale trasformazione delle scadenze;
correlazione degli investimenti con fonti similari;
individuazione di indicatori di struttura per monitorare gli
equilibri patrimoniali.
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Gli impieghi
Gli impieghi possono essere analizzati:
• in senso lato, come l’insieme degli investimenti della banca,
finendo per coincidere con l’attivo netto;
• oppure, in senso stretto, come l’attività caratteristica finalizzata
a svolgere la “funzione creditizia.”
Nel senso restrittivo, la politica degli impieghi è svolta
essenzialmente e classicamente prestando in modo diretto
(prestiti e partecipazioni azionarie) o indiretto (obbligazioni) i
flussi finanziari intercettati (raccolta diretta) o ricevuti da altre
banche (raccolta derivata).
La politica degli impieghi in senso lato è quindi l’insieme delle
scelte effettuate per impiegare, al livello di rischio desiderato, il
capitale proprio, i fondi risparmiati ed intercettati dalla banca,
dopo aver assolto agli obblighi tecnici o normativi.
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Gli impieghi (2)
La politica degli impieghi della banca, infatti, è condizionata dalla
presenza di una serie di vincoli normativi e tecnici. Tali vincoli
operano in tre direzioni:
• sottrattivi delle risorse finanziarie intercettate come la riserva
obbligatoria e i depositi presso Banca d’Italia per emettere assegni
circolari;
• limitanti l’espansione (grandi fidi, partecipazioni detenibili in
imprese non finanziarie, etc.);
• condizionanti la struttura dell’attivo (vincoli per rischi di
mercato e controparte, trasformazione scadenze, impieghi in
immobilizzazioni tecniche).
I vincoli amministrativi (limitativi e condizionanti) sono stati già
trattati in tema di vigilanza.
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Gli impieghi: i vincoli sottrattivi di risorse
La banca, nell’espletare la propria funzione creditizia, non può
liberamente impiegare tutti i fondi raccolti (diretti e derivati),
ed, eventualmente se presente, il patrimonio libero. Essa, infatti,
è sottoposta a vincoli tecnici o amministrativi, tra cui:
• i depositi presso la Banca d’Italia per assolvere ad obblighi
amministrativi:
– riserva obbligatoria, oggi fissata nel limite del 2% della
raccolta;
– deposito cauzionale per emissione assegni circolari;
• il contante, da detenere presso le casse e presso gli ATM, per
soddisfare la domanda di rimborso proveniente dai detentori dei
depositi e dei mezzi di pagamento;
• le riserve di liquidità, sotto forma di detenzione di titoli
stanziabili.
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Gli impieghi diretti all’economia
E’ quindi questo l’aggregato destinato dalle banche a finanziare
direttamente l’economia.
Il finanziamento diretto all’economia può assumere tre forme:
 prestito
 a breve;
 a medio-lungo termine;
 acquisto titoli. In questo caso si fa riferimento essenzialmente ai
titoli acquistati in base ad accordo con l’azienda da finanziare o
per la redditività da detenere fino a scadenza, escludendo quelli
detenuti a scopo di negoziazione o di riserva di liquidità;
 acquisto partecipazioni in imprese non finanziarie.
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I prestiti a breve termine
• L’assistenza a breve delle banche commerciali, in Italia, è stata
molto sviluppata a causa della specializzazione del credito. In una
precedente fase storica con questa forma si sono finanziati anche
gli investimenti delle imprese.
• La logica dell’affidamento a breve è quella:
– di favorire lo smobilizzo di poste dell’attivo;
– di finanziare direttamente con anticipazioni o con l’apercredito in
c/c gli eventuali fabbisogni di cassa legati alle asimmetrie temporali
tra entrate ed uscite;
– di finanziarie aumenti provvisori delle scorte, crescita del fatturato,
allungamento dei termini di regolamento sul mercato, etc.
• Rientrano nel breve termine le operazioni con scadenza vista o
fino a 18 mesi.
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I prestiti a medio-lungo termine
• Generalmente le attività con scadenza compresa tra i 18 mesi ed i
cinque anni vengono catalogate a medio termine e quelle con
scadenza superiore a lungo termine.
• Questa temporizzazione (breve fino a 18 mesi, medio da 18 a 60
mesi e lungo oltre) è stata adottata soprattutto nelle norme del
credito agevolato e della tassazione delle attività finanziarie.
• E’ un credito concesso per consentire gli investimenti delle
aziende, caratterizzanti i momenti di start up, di espansione, di
ristrutturazione o riconversione degli impianti.
• Sono anche forme adottate per consolidare a medio-lungo il
credito a breve, nei momenti di particolare illiquidità delle
imprese.
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Gli impieghi diretti e indiretti all’economia
Redditività
Titoli
Prestiti
Liquidità
Merchant
banking
Partecipazioni
Impieghi
diretti e
mirati
Strutturali
Altre
Negoziazione
Impieghi
indiretti
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La politica degli impieghi
La politica degli impieghi, in senso stretto, consta essenzialmente
di due aree molto interrelate tra di loro:
• quella della gestione della liquidità aziendale;
• quella del finanziamento diretto dell’economia.
L’interrelazione può essere notevole, poiché, tra i titoli detenuti
per la liquidità vi possono essere anche quelli acquistati in base a
linee di finanziamento della propria clientela o in accordo con
servizi di tesoreria per enti pubblici.
L’interrelazione è presente anche con l’area della negoziazione,
ove, nello stock di magazzino, vi possono essere titoli destinati
anche alla riserva di liquidità o titoli appartenenti alla propria
clientela.
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La politica degli impieghi: obiettivi
Gli obiettivi della politica degli impieghi sono:
 conseguire i massimi ricavi nell’ambito della funzione di
rischio prescelta. Si tratta di spingere i ricavi, in un mercato
libero, al massimo senza danneggiare la propria clientela,
soprattutto se sono rapporti improntati alla lunga durata. Si tratta
anche di agire nell’ambito di rischi di mercato e di controparte
incorsi in modo determinato e consapevole;
 detenere un grado di liquidità che consenta un’alta flessibilità
nella gestione degli strumenti di liquidità associata al minore
costo implicito possibile. Il costo implicito è dato sia dal costo
dello smobilizzo delle attività finanziarie sia dal loro basso o
assente rendimento (il denaro contante non produce ricavi);
 il livello di rischio desiderato, collegato alla diversa
propensione al rischio delle singole banche e alle norme di
vigilanza prudenziale.
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I parametri valutativi
L’analisi delle attività di impiego deve essere, quindi, incentrata
sui seguenti tre parametri:
 liquidità e liquidabilità;
 rendimento;
 rischio
 di mercato
 controparte
 organizzativo
 di immagine.
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Liquidità e liquidabilità
La capacità di uno strumento finanziario di trasformarsi in denaro,
a basso costo, indica il suo grado di liquidabilità.
Tale capacità di trasformazione è legata a due parametri:
• la velocità (il tempo occorrente)
• il costo dell’operazione.
La velocità è parametrata alla scadenza (grado di liquidità
intrinseco) e alla possibilità tecnica di smobilizzare lo strumento
finanziario prima della sua scadenza naturale (liquidità esterna o
liquidabilità).
Il costo dell’operazione è collegato a sua volta sia alla scadenza
dello strumento sia alla presenza di un mercato ampio ed efficiente.
Per
liquidità
interna
dello
strumento
rappresentativo
dell’operazione si fa riferimento alla sua sola scadenza.
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Il rendimento
E’ evidente che uno degli elementi principali di valutazione delle
varie attività finanziarie delle banche è dato dal loro rendimento,
normalmente associato con il livello del rischio e con il grado di
liquidità e liquidabilità dello strumento.
Il rendimento minimo è sicuramente quello fornito dal contante, ove
è zero con un costo implicito elevato.
Le obbligazioni hanno un rendimento mediamente elevato e
composto normalmente dal tasso di interesse (cedola) e dallo scarto
di emissione. Sono assoggettate a rischio controparte, di tasso e di
prezzo; se di lungo termine, diventa rilevante anche il rischio di
inflazione.
Le azioni hanno un rendimento costituito dai dividendi distribuiti e
dall’eventuale plus/minusvalenza generata dalle sue quotazioni nel
tempo, con rischi controparte e di mercato.
I prestiti a clientela sono le attività a maggiore rendimento e rischio.
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Il rischio controparte
Il rischio controparte riguarda:
 il rischio di credito, collegato alla eventualità che il debitore, alla
scadenza prevista, si riveli insolvente in tutto o in parte sia per la
restituzione del capitale sia per il pagamento degli interessi. La
determinazione della perdita è collegata, oltre che allo stato di
liquidità/solvibilità del debitore alla scadenza, all’efficacia delle
azioni di recupero. Il mancato rimborso del prestito, implica a sua
volta: tre tipi di danni potenziali:
 problemi di liquidità per il mancato incasso collegato alla
restituzione del prestito;
 perdita parziale o totale sul capitale prestato, determinabile
solo alla chiusura delle azioni di recupero;
 eventuale perdita in conto interessi.
In chiave più nuova, nel rischio di credito si fa rientrare anche il
degrado del valore del credito per riduzione del merito creditizio
del cliente;
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Il rischio controparte (2)
 il rischio liquidità, è associato alla possibilità che ad una certa
scadenza non si realizzi l’entrata o l’uscita che la banca aveva
previsto. Ad esempio, se scade un mutuo con un’ultima rata di
dimensione rilevante, tale partita nella gestione di tesoreria sarà
stata già impegnata, il suo mancato incasso costringe la banca a
ricorrere sull’interbancario per procurarsi la valuta necessaria a
far fronte agli impegni presi. L’intervento sull’interbancario è
oneroso e può trovare costi più ampi di quelli ipotizzati.
• Al contrario, se un cliente improvvisamente chiude un rapporto
di apercredito di importo rilevante, la banca si trova improvvise
disponibiltà che potrebbe non essere in grado di far fruttare
immediatamente allo stesso rendimento precedente;
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Il rischio controparte (3)
 il rischio paese, quando l’insolvenza della controparte estera non
avviene per colpa diretta di quest’ultima (si incorrerebbe in
questo caso in un rischio di credito), ma a causa di un
avvenimento legato al paese di appartenenza del debitore che di
fatto impedisce l’assolvimento della restituzione del prestito.
Ad esempio, la grave crisi economica
dell’Argentina ha
coinvolto molte imprese locali impedendo loro di rispettare gli
impegni presi. In tal senso si pensi all’immobilizzo degli attivi
investiti in titoli dello Stato Argentino. Oppure, a seguito di una
rivoluzione il nuovo governo non riconosce la proprietà
dell’impresa agli imprenditori. Oppure, più semplicemente
vengono prese misure restrittive che riducono il grado di liquidità
delle imprese. Un embargo esterno, etc;
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Il rischio controparte (4)
 il rischio di regolamento, collegato alla possibilità che la
controparte, in un contratto di compravendita di strumenti
finanziari, non dia esecuzione al contratto consegnando i titoli o
la somma pattuita. Le potenziali conseguenze sono di due tipi:
 se a prestazioni contemporanee, la banca si trova a dover
trovare un’altra contropartita per quella operazione,
soprattutto se è bilanciata da operazione analoga e contraria
con altra controparte, con il rischio di mercato collegato alla
rinegoziazione delle condizioni;
 se a prestazioni differite, può sorgere oltre alla necessità di
trovare un’altra controparte ed al relativo rischio di mercato,
quella di generare un credito verso una controparte che nasce
insolvente.
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I rischi di mercato
Categoria di rischi che contempla la possibilità, che nel tempo,
varino le condizioni di mercato dell’operazione posta in essere.
Normalmente tale variazione può riguardare i prezzi (quotazioni), i
tassi o i cambi dei valori mobiliari, individuando tre diverse figure di
rischio:
 rischio di prezzo,
 rischio di interesse;
 rischio di cambio.
I rischi di mercato sussistono quando la banca (più in generale
l’intermediario) assume una posizione in proprio.
Ad esempio, in un acquisto a termine su titoli in valuta vengono
determinate all’atto della negoziazione il prezzo a termine ed il
livello del cambio a termine. Alla data di esecuzione della
operazione, ove il cambio e/o la quotazione fossero diversi da quelli
stabiliti, ed in assenza di copertura (magari con operazione uguale e
contraria nel segno) si sarebbe generata una perdita o un guadagno
per la banca.
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Il rischio di prezzo
Il rischio di prezzo, è collegato alla possibilità che le quotazioni
dello strumento finanziario alla scadenza siano diverse da quelle
quelle pattuite o da quelle di acquisto.
Ne deriverebbe un guadagno o una perdita per la banca.
Se viene comprato un titolo per il magazzino a 100 euro è questi al
momento della sua vendita è quotato 90 euro (110) la banca
avrebbe generato una perdita (guadagno) di 10 euro.
Oppure in un acquisto/vendita a termine il prezzo fissato si riveli
diverso da quello effettivo del giorno di esecuzione
dell’operazione.
Tale rischio è, ovviamente, presente nelle operazioni di
negoziazione o investimento in titoli (azioni, obbligazioni, fondi) o
in quelle di investimenti per la redditività, ove questi ultimi fossero
smobilizzati (le obbligazioni) prima della scadenza.
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Il rischio di interesse
Se si ipotizza che un cliente contrai con la banca un mutuo
decennale a tasso fisso e la banca per coprire i fondi necessari fa
provvista, con una pari operazione sull’interbancario con tasso
rivedibile semestralmente. Alla partenza del mutuo il tasso
previsto è il 5%, quello sull’interbancario a sei mesi è del 4%, la
banca ha un guadagno dell’1%. Ove nei semestri successivi il
tasso di mercato sali si contrae o diventa negativo l’utile della
banca, nel caso opposto aumenta.
Il rischio di interesse si può generare:
• per l’asimmetria di definizione temporale dei tassi attivi e passivi
• o ancora per la diversa scadenza tra due operazioni di segno
opposto.
In generale il rischio di tasso è valutato nell’insieme della
gestione bancaria e sarà trattato nell’Asset Liability
Management.
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Il rischio di cambio
Questo rischio contempla la possibilità che, nella conversione di
una partita da valuta estera in valuta nazionale (o al contrario), il
livello dei cambi corrente di quel giorno sia differente da quello di
negoziazione o da quello contrattuale per cui il controvalore in
euro (o in valuta estera) può essere inferiore o superiore a quello
prefissato o sperato.
Come per il rischio di interesse, questo rischio in una banca deve
essere valutato nel suo insieme e non partita per partita. Infatti, se
l’attivo in valuta fosse pareggiato per tempo e valuta con il
passivo il rischio di cambio sarebbe zero. Poiché le perdite
maturate in una sezione del bilancio sarebbero compensate dai
guadagni nell’altra. E’ importante definire la posizione
complessiva che definisce l’area a rischio.
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Il rischio inflazionistico
L’altro tipo di rischio è quello che le variazioni (rarissimamente
in riduzione) del costo della vita influenzino il valore degli
strumenti finanziari, oltre il livello di inflazione previsto.
La rata finale di un mutuo decennale avrebbe un potere di
acquisto sicuramente inferiore a quella iniziale, nel caso di
inflazione e maggiore in caso di deflazione.
L’inflazione colpisce i valori finanziari, mentre normalmente i
beni materiali dovrebbero essere immuni in quanto il loro valore
sostanzialmente dovrebbe variare adeguandosi all’inflazione.
Per le banche l’effetto patrimoniale dovrebbe essere nullo o
ridotto, considerando che il minore valore reale dell’attivo
finanziario è compensato dal minore valore reale dei debiti.
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Il rischio organizzativo
La banca, che come visto, è assoggettata a notevoli rischi
controparte e di mercato, ove non essa non risulti adeguatamente
organizzata e dotata di personale competente, incorre nella
possibilità di amplificare la portata dei rischi suddetti.
Ad esempio, una filiera del fido non bene organizzata, con
informazioni sulla clientela, pur disponibili nell’azienda difficili
da ottenere in modo condiviso da tutta la filiera, al di là della
bravura degli addetti, può fare concedere fido alle persone
sbagliate o nel modo sbagliato.
L’assenza o la cattiva organizzazione di una procedura di controllo
degli affidamenti effettuati, può non fare emergere situazioni di
illiquidità della clientela.
E’ un rischio che può contemplare effetti economici o di liquidità
per la banca.
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Il rischio di immagine
E’ un rischio generale presente per tutti gli operatori di mercato e
consiste nella possibilità che uno o più eventi negativi per la banca
determinino una convinzione di inefficienza o di scarsa affidabilità
della banca.
Ad esempio, operazioni in valuta o su titoli consigliate alla
clientela ed andate male se ripetute, in un clima favorevole di
mercato, creano la convinzione di incapacità di quella banca.
Aperture di c/c senza controllo può ingenerare sfiducia verso i
correntisti affidati di quella banca.
Il lancio di un prodotto bancario che genera grandi aspettative, se
deluse, brucia quella banca sicuramente per quel prodotto, ma
anche con forti ripercussioni sul marchio.
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La qualità del credito in funzione del rischio controparte
I prestiti in funzione della situazione di liquidità dell’impresa
affidata sono classificabili in:
 crediti non problematici, relativi a imprese che non manifestano
particolari problemi di liquidità. E’ questa la condizione normale
del credito, che può a sua volta essere classificata in base alla
totale o bassissima presenza di anomalie comportamentali, ad
esempio in:
posizioni ottime (gold),
posizioni buone (silver),
posizioni normali (white),
gray list,
black list.
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La qualità del credito in funzione del rischio controparte (2)
 crediti in ristrutturazione o ristrutturati, rappresentati dai
prestiti ad aziende che manifestano problemi di liquidità che si
stanno risolvendo con il consolidamento dei crediti a breve in
crediti a medio lungo o con l’ingresso nel capitale dell’azienda o
con interventi di riduzione provvisoria dei tassi. Tale categoria di
vigilanza prevede la presenza di più banche;
 incagli, rappresentati dai crediti ad aziende con problemi
provvisori di liquidità;
 sofferenze, crediti non più vivi di aziende con problemi di
liquidità legati a problemi strutturali propri o di mercato.
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Le sofferenze (definizione Bankit)
L’intera esposizione per cassa (crediti, titoli, cedole, buoni
fruttiferi e certificati di deposito, altri investimenti finanziari) nei
confronti di soggetti in stato di insolvenza (anche non accertato
giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili,
indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate
dall’azienda. Si prescinde, pertanto, dall’esistenza di eventuali
garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti. Sono
escluse le esposizioni la cui situazione di anomalia sia
riconducibile a profili attinenti al rischio–paese.
Si ricomprendono anche le esposizioni nei confronti di enti locali
(comuni e province) in stato di dissesto finanziario per la quota
parte assoggettata alla pertinente procedura di liquidazione.
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Gli incagli (definizione Bankit)
L’intera esposizione (crediti per cassa, buoni fruttiferi,
certificati di deposito e crediti di firma) nei confronti di soggetti
in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, che sia
prevedibile possa essere rimossa in un congruo periodo di
tempo. Si prescinde dall’esistenza di eventuali garanzie
(personali o reali) poste a presidio dei crediti. Sono escluse le
esposizioni la cui situazione di anomalia sia riconducibile a
profili attinenti al rischio paese.
Gli incagli oggettivi
Ove i crediti si trovano in alcune particolari situazioni oggettivi
vanno automaticamente ricompresi nella categoria degli incagli:
 crediti verso persone fisiche integralmente assistiti da garanzia
ipotecaria concessi per l’acquisto di immobili di tipo
residenziale abitati, destinati ad essere abitati o dati in locazione
34
Gli incagli (definizione Bankit) (2)

dal debitore, quando sia stata effettuata la notifica del
pignoramento al debitore; per l’individuazione di tale tipologia
di crediti si fa riferimento alla medesima categoria presa in
considerazione nel coefficiente di solvibilità per l’applicazione
della ponderazione preferenziale del 50%;
crediti diversi da quelli di cui al punto precedente per i quali
risultino soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:
a) siano scadute e non pagate (anche solo parzialmente)
almeno 3 rate semestrali per i crediti di durata originaria
superiore a 36 mesi, ovvero almeno 2 rate semestrali, per quelli
di durata pari o inferiore a 36 mesi; se il piano di
ammortamento del prestito prevede rate trimestrali, il numero
delle rate scadute e impagate deve essere pari a 5 per i crediti
di durata superiore a 36 mesi, ovvero a 3 per quelli di durata
pari o inferiore a 36 mesi; se il piano di ammortamento del
35
Gli incagli (definizione Bankit) (3)
prestito prevede rate mensili, il numero delle rate scadute e
impagate deve essere pari a 7 per i crediti di durata superiore a 36
mesi, ovvero a 5 per quelli di durata pari o inferiore a 36 mesi;
quando infine le rate siano annuali, occorre che siano trascorsi
almeno 6 mesi dal termine di scadenza delle stesse;
b) i crediti insoluti, esclusi i crediti per interessi di mora ma
compresi gli insoluti eventualmente registrati su rapporti diversi
da quelli indicati al punto a) appartenenti all’esposizione verso il
medesimo debitore, siano almeno pari al 20 per cento della
esposizione stessa (esclusi i crediti per interessi di mora).
36
La composizione ottimale




La composizione ottimale è, ovviamente, quel mix di
investimenti in impieghi bancari in grado di realizzare la
combinazione desiderata in termini di:
bisogno di liquidità e grado di liquidabilità delle poste
dell’attivo, determinato in funzione degli impegni presenti e
futuri;
margine di interesse programmato, per conseguire – poi - il
roe desiderato;
grado di rischio globale, in funzione della propensione al
rischio;
grado di simmetria tra struttura del conto economico della
banca e quello del sistema in generale e dell’economia più in
generale.
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Le aree di gestione dell’attivo
La politica degli impieghi, individua quindi, tre grandi macroaree:
 la gestione della liquidità. Si tratta di garantire il grado di
liquidità desiderato al minore costo possibile. In tal senso
l’obiettivo è quello di minimizzare la presenza di poste a
rendimento nullo o basso, assicurando, contemporaneamente,
investimenti finanziari ad alto contenuto di liquidabilità.
Considerato che vi è un diverso rendimento associato alla
liquidabilità è evidente che si tratta di minimizzare la detenzione
del contante, che come detto rappresenta un costo implicito in
quanto non fruttifero di interessi.
D’altro canto i titoli posseduti devono essere facilmente ed
economicamente smobilizzabili. Un importante strumento di
liquidità è dato dalla detenzione di linee di credito presso altre
banche;
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Le aree di gestione dell’attivo (2)
 la gestione del magazzino titoli per la negoziazione con clientela.
Poiché la banca si pone normalmente come contropartita con la
clientela nella negoziazione titoli, il solo svolgere questa funzione
crea un magazzino per la giacenza legata alla non contemporaneità
tra data d’acquisto e quella di vendita. E’ una funzione importante
perché è volta, aumentando o riducendo lo stock di magazzino, si
punta ad aumentare l’aggregato esposto al rischio di prezzo in
previsione di aumenti dei corsi e a ridurlo in previsione di riduzione
dei corsi. E’ ancora importante poiché deve essere minimizzata o
annullata l’area dei titoli senza mercato;
 la gestione degli investimenti per la redditività. Area che
contempla sia gli investimenti in prestiti alla clientela sia l’acquisto
di titoli per la redditività. Le prime sono le operazioni più redditizie
della banca, ma anche quelle dotate di maggiori rischi, soprattutto
tra quelli controparte.
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Il ruolo dell’interbancario
Nella politica degli impieghi un ruolo molto importante viene
svolto dal mercato interbancario.
Questo mercato è ormai un mercato all’ingrosso su base europea
al quale si rivolgono le banche per vendere o comprare denaro.
E’ un mercato che assolve compiti di:
• tesoreria, consentendo alle banche di risolvere problemi
quotidiani di eccedenza o di carenza di fondi;
• provvista di fondi per operazioni di prestiti alla clientela, a cui
possono fare ricorso banche che hanno un grado insufficiente di
raccolta diretta per far fronte ai prestiti a clientela.
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Il ruolo dell’interbancario (2)
Le banche, a prescindere dal mercato interbancario, hanno
normalmente rapporti di corrispondenza tra di loro. I rispettivi
conti possono e non possono prevedere un’apertura di credito
che rappresenta una importante forma di riserva di liquidità.
Con la modifica della politica comunitaria tale ruolo del
rapporto bilaterale è venuto un po’ meno nella gestione della
liquidità per la tesoreria, in quanto, oggi, le banche possono
rivolgersi altre ol mercato interbancario anche alla Banca
Centrale per ottenere liquidità o effettuare deposti overnight.
Molto importante per le banche più grandi è la possibilità sia di
attingere sui mercati interbancari esteri, per fare funding con
questa componente della raccolta; sia di ipiegare i propri fondi.
E’ evidente, la problematica connessa alla gestione dei rischi
essendo presenti soprattutto quello di cambio e ponendosi il
problema del rischio paese.
41
Il ruolo dei titoli
Da quanto detto finora già emerge il ruolo molto importante che
hanno i titoli nel definire la struttura dell’attivo di una banca.
Come visto essi assolvono più ruoli:
• riserva di liquidità, soprattutto con riferimento ai titoli stanziabili;
• oggetto di compravendita anche finalizzato al mantenimento del
rapporto di clientela;
• redditività aggiuntiva ed integrativa a quella garantita dai prestiti,
soprattutto per le banche con territori di riferimento poco
industrializzati.
La normativa prevede che la banca deve definire e identificare i
titoli detenuti fino a scadenza (redditività) da quelli destinati alla
negoziazione o a strumento di liquidità.
Con l’adozione degli Ias tale scomposizione, pur cambiata nelle
modalità e negli aggregati di riferimento, sostanzialmente
permane.
42
Gli indicatori di correlazione strutturale
E’ possibile individuare una serie di indicatori che consentano
un’analisi della grado di copertura consentito alle poste
dell’attivo da parte della raccolta.

raccolta da clientela * 100
impieghi a clientela

titoli
* 100
impieghi a clientela

interbancario netto * 100
impieghi a cl. + titoli

impieghi a breve * 100
raccolta a breve

impieghi a medio-lungo * 100
raccolta a medio-lungo
43
Indicatore raccolta da clientela / impieghi a clientela
Tale indicatore mostra il grado di autonomia della gestione
clientela ordinaria, evidenziando la percentuale di copertura degli
impieghi a clientela con la corrispondente raccolta da clientela.
L’indicatore può segnalare una situazione:
 di equilibrio, se prossimo a 100;
 di squilibrio degli impieghi se inferiore a questo livello;
 di basso impiego a clientela se superiore a 100.
Tale indicatore risente del grado di radicamento territoriale, in
quanto le banche poco radicate presentano tradizionalmente un
alto valore. Risente della struttura produttiva del territorio di
riferimento, soprattutto se carente di impieghi, in questo caso il
valore sarà basso. Risente anche della propensione al rischio delle
singole banche, data la relativa alta rischiosità degli impieghi a
clientela.
44
Indicatore titoli/impieghi a clientela
Tale indicatore mostra il peso del settore titoli rispetto al volume
degli impieghi a clientela, individuando il grado di
dimensionamento dei titoli nella politica degli impieghi.
L’indicatore può segnalare valori sopra o sotto cento in relazione
al peso dei titoli.
Questa relazione è da valutare rispetto ai periodi di riferimento.
Infatti, soprattutto nella fase della iperintermediazione ed in
presenza di massimali sugli impieghi, tale valore era molto
elevato.
Oggi, invece, con una disintermediazione che ha fortemente
ridotto il grado di centralità della raccolta bancaria negli
investimenti delle famiglie, ed in assenza di politiche di
contingentamento del credito, tale rapporto si è abbassato di
molto.
45
Indicatore interbancario netto/ (imp. a cl. + titoli)
L’ indicatore mostra il grado di dipendenza degli impieghi totali
dalla raccolta interbancaria. Infatti, con la crescita del mercato
interbancario e con l’abbassamento dei tassi, si sono ridotti gli
spread esistenti tra operazioni di provvista e impieghi in titoli,
per cui tale raccolta netta viene effettuata solo in presenza di
problemi di copertura degli impieghi a clientela ed in titoli.
Per questi motivi esso è abbastanza speculare con l’indicatore
impieghi da clientela / raccolta a clientela, infatti se
quest’ultimo è elevato, ci si potrebbe aspettare un’elevata
presenza di raccolta interbancaria.
In questo mercato è molto forte la componente estera e quindi la
presenza di rischi valutari o paese.
46
Indicatori di equilibrio delle scadenze
Gli indicatori a) impieghi a breve su raccolta a breve e b) impieghi
a medio-lungo su raccolta a medio-lungo hanno rilievo soprattutto
dopo la despecializzazione temporale e stanno ad indicare il grado
di correlazione temporale tra le operazioni di impiego e di
raccolta.
Squilibri in questo senso stanno ad indicare operazioni di
trasformazione delle scadenze, implicanti problemi di:
 liquidità e gestione oculata della tesoreria;
 rischio di tasso, ove vi è assenza di correlazione tra le forme di
definizione dei tassi.
Normalmente la raccolta a breve e quella effettuata con il ricorso
ai depositi a risparmio ed ai cd a breve.
Quella a medio lungo è fatta con l’emissione di titoli
obbligazionari e i cd a medio lungo.
47
Le aree di gestione economica
Azioni
Prestiti
Depositi
Partecipazioni
Titoli
Interessi
attivi
Interessi
Passivi
Servizi
ricevuti
Servizi
prestati
Ricavi
netti
da servizi
dividendi
Margine
interesse
Plus/minusvalenze
Margine
intermediazione
48
Le aree di gestione
•
•
•
•
•
Ove si guardi alla formazione del margine di intermediazione,
quest’ultimo è dato:
dagli interessi attivi collegati alle operazioni di prestito
personale e impersonale (titoli) e ai depositi presso Bankit;
dagli utili distribuiti dalle società partecipanti al gruppo
(partecipazioni), da quelle non commerciali finanziate in questo
modo (merchant banking) e dalle azioni detenute per
negoziazione;
titoli e partecipazioni potrebbero fornire eventuali plus o
minusvalenze;
come costi figurano gli interessi pagati ai depositanti e agli
acquirenti titoli;
dai ricavi dei servizi prestati (al netto di quelli ricevuti).
49
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Lezione 6-7 - Facoltà di Scienze Economiche ed Aziendali