COMUNICATO STAMPA
Brennero, 4 dicembre 2013
MADE IN ITALY: COLDIRETTI, IN 1 PIATTO SU 3 SOLO INGREDIENTI STRANIERI
Dal latte alla carne, dall’olio al pomodoro è invasione dall’estero
Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei
prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei
consumatori e a danno delle aziende agricole. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla
Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere
l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere
spacciate come italiane. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero
attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato
come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare
che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come
italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga
conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della
pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà
delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”.
La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca
sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di
pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a
prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. L’Italia
conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di
prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro
inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di
26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti
sulla base dei dati Efsa. Peraltro l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da
prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea e a salire sul podio sono
stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia ma a seguire anche Usa. Spagna ,Thailandia,
Polonia e Brasile. Si tratta di Paesi che alimentano un forte flusso di importazioni verso l’Italia.
In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione
nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle
bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato
solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa,
poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta
arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta.
Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e
Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto
concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in
barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna
indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli
agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il più scarso degli ultimi dieci
anni, secondo le analisi della Coldiretti.
In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma
di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente
confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro
e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche
semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per
produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy
colpisce anche i formaggi più tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana
dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato
in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o
Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione.
L’Italia è anche il più grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione
nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le
importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30
per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio
lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del
nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà
dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che
per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri
minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che
richiamano all’italianità.
Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di
carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di
estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa
piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli
allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi
provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da
“spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in
etichetta la provenienza. In Italia nel 2012 sono state importate 57 milioni di cosce di maiali
dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a
fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto
accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per
ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione
commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore.
Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo
l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), ortofrutta fresca, uova, miele, latte
fresco, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è
anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga
conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai
sughi pronti.
“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente
della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa
attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta
l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi
commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga
bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal
campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da
permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto essi spendono per
produrre”.
I CIBI CON L'ETICHETTA CON L'ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI
Cibi con l'indicazione di provenienza
E quelli senza
Carne di pollo e derivati
Pasta
Carne bovina
Carne di maiale e salumi
Frutta e verdura fresche
Carne di coniglio
Uova
Frutta e verdura trasformata
Miele
Derivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoro
Formaggi
Latte fresco
Derivati dei cereali (pane, pasta)
Pesce
Carne di pecora e agnello
Extravergine di oliva
Latte a lunga conservazione
Concentrato di pomodoro e sughi pronti
Fonte: Elaborazioni Coldiretti
LE IMPORTAZIONI DEL FALSO MADE IN ITALY DALL’ESTERO
 57,2 milioni di cosce di maiale per prosciutti
 1,5 miliardi di litri di latte
 500 milioni di chili di olio di oliva
 5,7 miliardi di chili di grano per fare pane e pasta
 30 milioni di chili di concentrato di agrumi per fare succhi di frutta e bevande
Fonte: Elaborazioni Coldiretti
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