Le persone affette da grave
demenza e l’utilizzo di vie
alternative per la nutrizione:
terapia o accanimento?
Logopedista Mara Meneghel
Demenza e Disfagia
La Disfagia è un segno collegato alla Demenza. La
maggior parte delle persone dementi presenta
disfagia negli stadi intermedi ed avanzati della
malattia.
Dapprima, nelle fasi intermedie, la disfagia si
presenta come fattore secondario al disturbo
attentivo.
Nella fase avanzata e in quella terminale la
disfagia è correlata con l’aprassia, l’agnosia, i
deficit sensoriali e propriocettivi.
Raramente sono riscontrabili alterazioni funzionali
a carico dell’area oro-faringo-laringea.
Gli interventi logopedici
Gli interventi del logopedista con il demente
sono di tipo indiretto e sostanzialmente
adattano allo stato cognitivo della persona
 Ambiente
 Consistenza del cibo
 Utensili
 Modalità di alimentazione
Sono interventi palliativi.
Ma inevitabilmente …
Arriva il momento in cui la persona demente non è
più in grado di assumere cibo
Oppure presenta un elevato rischio di
soffocamento o di aspirazione
Da queste due situazioni ha origine un circolo
vizioso fatto di malnutrizione, polmoniti da
ingesti, terapia antibiotica, affaticamento,
malnutrizione …
L’evanescente linea di confine
•
•
•
Accanimento terapeutico = cure inutili allo scopo
Quando si parla di disfagia nella demenza qual è
il confine tra sostenere una vita o prolungare
una sofferenza?
Quali sono i riferimenti in base ai quali si
operano le scelte?
• Clinici
• Psicologici
• Sociali
Quando si supera il confine?



Quando si supera il confine tra terapia ed
accanimento?
Quando si tradisce il principio di
autonomia?
Quando si tradisce il principio di
beneficenza?
La storia di R.
Quando si supera il confine?



Quando si supera il confine tra terapia ed
accanimento?
Quando si tradisce il principio di
autonomia?
Quando si tradisce il principio di
beneficenza?
… la mia versione



In questa storia tutti gli attori escono
perdenti: R., la sua famiglia, i curanti.
Non potendo curare la malattia, si cerca di
curarne i sintomi, tra i quali la disfagia, in
questo modo si cerca di acquietare il senso di
colpa e di impotenza di sanitari e familiari.
Tuttavia si trascurano la qualità di vita della
persona malata e la sua sofferenza in favore
di un in-certo prolungamento dell’esistenza.
Erano possibili e percorribili delle alternative?
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