Rock Noir: numero speciale Rock Noir Incubi metropolitani e luci al neon Detective tales, dark ladies e nero urbano: un viaggio fra letteratura e rock’n’roll A cura di Gialuca Serra e Fabio Cerbone 1 Rock Noir: numero speciale Incubi metropolitani e luci al neon a cura di Gianluca Serra Nel romanzo giallo il lettore parte da una domanda: chi ha ucciso X ? E’ il genere di Agatha Cristie. Nel noir invece, due persone hanno un problema. Io cerco di portare chi legge nel modo di queste persone, di raccontare la loro disperazione. James Hadley Case Considerata letteratura di serie B e sottogenere minore del più quotato mondo del giallo (con cui in realtà ha ben poco da spartire), il cosiddetto hard boiled (dalla cottura delle uova: duro, sodo) nasce in USA verso la fine degli anni 20’ con la pubblicazione, nella rivista pulp Blue Mask, delle prime detective story di Dashiell Hammet. Visioni notturne, luci al neon, scenari metropolitani carichi di violenza ed un universo umano minore fatto di personaggi in fuga da tutto ed in primo luogo da loro stessi. A differenza della classica letteratura gialla dove il protagonista indiscusso è il mistero che circonda il crimine, regolarmente svelato in un finale a lieto fine secondo canoni e moduli narrativi standard, nei romanzi hard boiled quello che conta è la rappresentazione psicologica e sociale della violenza come tratto caratteristico dell’altra America, quella nera che si cela dietro la maschera dell’apparente normalità fatta di frasi fatte e finti sorrisi. Non conta il finale, spesso misero di suspance o addirittura anticipato nelle prime righe del romanzo, ma le storie e le vite dei personaggi, veri e propri peccatori e antieroi a partire dagli stessi detective, spesso accumunati da un passato pericoloso ed in perfetta simbiosi con la cornice di violenza in cui si trovano ad agire. Se alla base del giallo classico è presente 2 una chiara distinzione tra il bene e il male, tra l’eroe che ricerca la verità e il criminale che alla fine soccombe, viceversa nella letteratura noir ciò che è legale e illegale non è completamente distinguibile, come non sono completamente sovrapposti il bene e il male. Scenari metropolitani pieni di immagini cinematografiche che fotografano il lato nascosto e notturno della città: luoghi della notte dove le luci sono soffuse e rarefatte, come i bar di periferia, i night club, i vicoli secondari, i marciapiedi bagnati, le stanze di motel illuminate dal neon. I protagonisti del noir sono degli antieroi disillusi, amorali che agiscono per lo più spinti dal desiderio di guadagno o di vendetta. Apparentemente duri, si dimostrano in realtà deboli e fragili, incapaci di resistere al fascino misterioso ed ipnotico di ciniche dark ladies perennemente infelici della loro condizione, che li porteranno alla rovina. Impietoso infatti lo sguardo del noir per il genere femminile: sotto l’apparente fragilità e la bellezza angelica, si celano ciniche calcolatrici che usano il potere della seduzione per manipolare il maschio e condurlo alla distruzione pur di raggiungere il loro obiettivo, ovvero l’indipendenza tramite il denaro o la vendetta del proprio uomo. Difficile se non impossibile stilare una geografia completa degli artisti e delle opere di un genere letterario comunque variegato ed eterogeneo, cerchiamo di seguito di stilare una breve elenco dei principali autori che hanno influenzato più di altri il cinema e soprattutto il mondo del rock. La trilogia dei detective Originario del Maryland, Dashiell Hammett, figlio di una famiglia disastrata, passa l’adolescenza svolgendo i lavori più disparati prima di diventare all’età di vent’anni investigatore privato presso l’agenzia Pinkerton, attività che gli avrebbe fornito storie e stimoli per la sua successiva avventura di scrittore. Il suo primo racconto The Road Home verrà pubblicato nel 1922 nella rivista pulp Blue Mask, anticipando la nascita del genere poliziesco americano che vedrà nel 1929, con la novella Il Mistero del Falco, l’avvento della figura di Sam Spade, il primo vero detective privato che influenzerà un’intera generazione di futuri scrittori divenendo una delle figure più celebri della letteratura poliziesca. Come il suo autore, Sam Spade è un antieroe per eccellenza: disilluso, cinico e con il vizio dell’alcool, diventa il testimone più credibile del lato oscuro della metropoli americana degli anni 20, alle prese con il proibizionismo, il crimine organizzato, la corruzione in cui è Rock Noir: numero speciale difficile scorgere un barlume di innocenza e dove la menzogna e la violenza sono un eruttabile realtà. Lo stile narrativo è diretto, minimale, senza concessioni o lustrini in perfetta sintonia con la violenza narrata. La grandezza di Hammett consiste nell’avere riportato la violenza ed il crimine direttamente nella strada e tra la gente, come dichiarerà Raymond Chandler: “Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per un motivo e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori” Alle prese con il vizio dell’alcolismo e della mondanità, nonché dagli ideali comunisti, la carriera di Hammett verrà definitivamente stroncata nel dopoguerra in piena epoca “maccartista”. Accumunato ad Hammet per il vizio dell’alcool e la vita sregolata, Raymond Chandler diventa nel decennio successivo il diretto successore della tradizione hard boiled. Ex combattente nella prima guerra mondiale, in seguito riciclato a lavori tra i più disparati, Chandler inizia seriamente a dedicarsi all’attività di scrittore collaborando con la rivista Blue Mask solo nel 1933, all’età di quarantacinque anni, in piena Grande Depressione, dopo aver perso il lavoro per assenteismo e ubriachezza. Figura complicata e maniacale, in 3 continuo scontro con sceneggiatori e produttori cinematografici nonché profondamente critico verso il genere giallo tradizionale, reo di mancare di totale realismo, Chandler, grazie al suo stile narrativo colto e sarcastico consente al genere poliziesco di raggiungere la piena maturità. Le sue storie raccontano una Los Angeles notturna e violenta in cui le trame labirintiche intrecciano le vite di ricchi arroganti, ipnotiche dark ladies, poliziotti corrotti, criminali da strada e prostitute. Addentrandosi nel romanzo la soluzione dell’indagine appare sempre più insignificante per il lettore, che viene gradualmente catapultato nella narrazione del contesto e del profilo dei personaggi, in quanto per Chandler l’intrigo criminale è puramente funzionale al contesto, e quello che conta è fotografare il realismo della metropoli e svelarne l’umanità becera e perversa. Il compito di fotografare questo scorcio di America criminale spetta ovviamente al leggendario detective Philippe Marlowe, vecchio lupo metropolitano frequentatore dei bassifondi, solitario, assiduo bevitore (però mai ubriaco) e caratterizzato da un etica tutta sua. Dal Grande Sonno del 1939 (forse il più grande romando hard boiled) passando per Addio mia amata del 1940, Finestra sul vuoto del 1942, La signora nel lago del 1943, La sorellina del 1949, fino all’ultimo grande capolavoro Il lungo addio del 1953 tutti i romanzi di Chandler sono imperdibili e rappresentano a pieno titolo il principale punto di riferimento per l’intera letteratura di detective-story. Il terzo grande interprete delle detective story, degno erede delle tradizioni di Hammet e Chandler è senza dubbio Kenneth Millar, in arte Ross Macdonald padre del terzo grande detective americano Lew Archer. Curiosa quanto sfortunata la parabola che por- tò alla scelta del suo pseudonimo, per l’appunto Ross Macdonald. Lo scrittore, nacque il 13 dicembre del 1915 a Los Gatos, California, e nel 1938 sposò Margaret Sturm, diventata poi, come Margaret Millar, una delle più famose scrittrici di gialli dell'epoca. Proprio per questa scomoda omonimia con la moglie, Kenneth cambiò nome, prendendo a prestito il secondo nome del padre, John Ross MacDonald. Ma la sfortuna volle che lo pseudonimo scelto, andò a coincidere con un certo John D. MacDonald che cominciava a esplodere attorno all'anno '50 proprio come autore hardboiled. Nuovo cambio di nome, e finalmente la consacrazione col definitivo Ross Macdonald. Autore colto (fu anche professore universitaro prima di partire per la marina nella seconda guerra mondiale) proseguì la tradizione chandleriana di analizzare all’interno del romanzo la dimensione sociale e psicologica dei personaggi e dei luoghi arricchendola con una complessità stilistica e con una prosa spesso sofisticata e mai così raffinata per un genere comunemente associato al gergo della violenza più cruda. Con McDonald, il romanzo hard-boiled diventa a pieno titolo letteratura realista, in cui il detective diventa Rock Noir: numero speciale sempre più lo strumento a disposizione dell’autore per focalizzare l’attenzione verso la quotidianità di un America, quella del dopoguerra, alle prese con il boom economico e la criminalità urbana. Come ebbe da dichiarare lo stesso autore: “Hammett ha inventato il giallo "duro" e Chandler lo ha sviluppato. La specialità di Hammet era la forza e la semplicità combinate con realismo sociale che ai suoi tempi non aveva precedenti. Chandler ha portato alla narrativa poliziesca acume, eleganza e una forza narrativa originalissima. Entrambi, secondo me, avevano la tendenza a dare troppo peso alla figura centrale dell'investigatore. Il mio detective è sempre presente, ma "sommerso" nel romanzo: è un mezzo per raggiungere un fine e non è fine a se stesso. Io tendo a servirmi della formula poliziesca per scrivere dei romanzi sulla vita americana, e perché la formula poliziesca? Perché mi stimola e perché le possibilità di tale formula non sono ancora state pienamente sfruttate né da Hammet, né da Chandler, né da me.” Come per l’autore anche per il suo investigatore privato Lew Archer, il nome presenta concomitanze curiose e ricche di significato quanto fastidiose, essendo per l’appunto “Archer” lo stesso cognome del socio ucciso di Sam Spade, ciò a sancire la continuità della tradizione hard boiled, quanto la devozione verso il fondatore del genere, Daschiell Hammett. Di certo fastidiose quando sul grande schermo Paul Newman deciderà di stravolgere il nome in Harper, si narra in quanto la H iniziale era per l’attore una lettera portafortuna. Lew Archer prosegue nel solco della grande tradizione dei detective addentrandosi nei sobborghi della bassa California con uno stile cinico, disilluso quanto professionale, apparirà per la prima volta nel romanzo Bersaglio mobile del 4 1949 e rimarrà protagonista indiscusso per 18 romanzi fino all’ultima opera Lew Archer e il Brivido Blu del 1976. Profondo nero In parallelo alle storie di detective, un altro filone letterario sempre ascrivibile all’ampia accezione del genere nero stava prendendo piede in USA a partire dagli anni 40’, grazie alla opere di grandi scrittori maledetti quali Cornell Woolrich, David Goodis e Jim Thompson. Artisti accumunati da una esistenza sofferta e contradditoria, pochissimo apprezzati in vita, videro riconosciuta la loro statura letteraria da morti solo negli anni 80’ grazie alle riedizioni di molte delle loro opere. Le storie narrate da questi scrittori catapultano il lettore in un universo chiuso, angosciante, carico di violenza, in cui i protagonisti sono spesso truffatori perdenti, psicopatici, figure apparentemente innocue e devastate dalla società, ma che mascherano nel profondo un’anima nera opportunistica e criminale. Storie maledette in cui la follia criminale, il peccato, la vendetta, i sensi di colpa sono i tratti caratteristici di un’umanità disperata che vive perennemente nel lato sbagliato della strada. Impossibile non partire dall’elenco degli autori da Cornell Woolrich, figura tra le più controverse ed enigmatiche della letteratura nera. Dotato di uno stile letterario alto e sofisticato, che ben poco aveva a che spartire con i dozzinali romanzi delle riviste pulp, Woolrich dopo le prime esperienze letterarie “classiche” che lo identificarono come uno dei tanti degni discepoli di Scott Fitzgerlad, a partire dagli anni 30’ cambiò il proprio stile incuneandosi nei meandri della letteratura suspance, ridefinendone le regole e i contenuti. Comunemente riconosciuto come padre del mistery moderno, per Woolrich il concetto di noir diventa luogo della mente e dell’anima. Il nero è infatti espressione di una violenza psicologica, non sempre correlata alla violenza fisica o all’azione come viceversa avviene per l’hard boiled. I personaggi dei suoi romanzi non sono detective o poliziotti violenti ma figure fragili, ossessionate, spesso caratterizzate da disturbi psichici o alle prese con amnesie le cui vite sono dominate dal caso. E’ il fato, vero protagonista occulto delle sue storie, che irrompe nelle vite di uomini e donne, come un incubo che proietta le loro esistenze in un universo senza uscita fatto di corse contro il tempo, di vendette e odio. Woolrich era, nel vero senso della parola, un autore maledetto. Nacque a New York nel 1903 e trascorse l’adolescenza tra l’America Latina e New York conteso fra il padre, ingegnere civile sempre in giro per cantieri edili e la madre, ricca signora possessiva. Omosessuale - si sposò nel 1929 per un matrimonio che per ovvi motivi naufragò solo dopo poche settimane Woolrich, tornò a vivere dalla madre a New York, cui lo legava un rapporto ossessivo e malato. Woolrich nel 1968 affermò: “Nel 1942 ho vissuto in una stanza d'albergo, da solo, per tre Rock Noir: numero speciale settimane; e poi una notte lei mi ha chiamato dicendomi "non posso vivere senza di te, ho bisogno di te", e io ho messo giù il ricevitore e ho fatto le valigie e sono tornato da lei, e per il resto della mia vita non ho trascorso una notte lontano da lei, neanche una. So bene cosa ha pensato la gente di me, ma non me n'è importato niente, non me ne importa adesso e non me ne importerà finché avrò vita.” Si narra che la sera tirava fuori da una valigia una divisa da marinaio e batteva il molo in cerca di rapporti occasionali. Stimato a Hollywood, che trasse dai suoi romanzi varie sceneggiature, non divenne mai un esponente del bel mondo hollywoodiano. Restava rintanato nella sua stanza d'albergo, nascondendo le proprie ossessioni fino alla sua morte nel 1968: solo, orfano della madre che adorava, senza una gamba e costretto sulla sedia a rotelle, malato, alcolista, in volontaria prigionia tra le pareti di un hotel. Dopo gli anni 20’ e 30’ caratterizzate da opere di lettera classica, i grandi romanzi della serie nera videro la luce a partire dal 1940, con La sposa in nero 1940, Sipario nero 1941, L'alibi nero 1942, L'angelo nero 1943, L'incubo nero 1944 Appuntamenti in nero 1948. Nel 1942 scrisse con lo pseudonimo William Irish il racconto It Had to be Murder, che nel 1954 fu rinominato Rear Window (La finestra sul cortile) e divenne un film di Alfred Hitchcock. Se Cornell Woolrich è stato il più grande narratore dell’angoscia umana allora David Goodis è stato il grande cantore dei falliti e dei perdenti. Autore pressoché dimenticato in patria e poco citato nelle riviste specializzate, venne scoperto in Francia attorno agli anni 80’ diventando un vero e proprio fenomeno letterario. Scarse e contradditorie le notizie sulla sua vita. Le uniche informazioni certe sono che 5 nacque a Philadelphia nel 1917 e che fece di tutto per passare inosservato, vivendo una vita dimessa e nascosta alle cronache. Varie le congetture e le ipotesi sulla sua esistenza: tra chi lo identifica come un sorta di Dorian Gray bello e dannato, che si aggira di notte, travestito da barbone, in luridi vicoli, in preda a deliri alcolici, altri (forse più veritieri) che lo descrivono come un solitario mai cresciuto (pare che fosse addirittura astemio), chiuso in se stesso che a quarant’anni viveva ancora con la madre. Morì nel 1967, un anno dopo la madre, a quarantanove anni nella totale indifferenza. Indistintamente dalla biografia a cui si vuole aderire, di certo ciò che emerge dalla vita dell’autore è la predisposizione per l’infelicità, per la rassegnazione e per la solitudine: tratti che caratterizzeranno la sua poetica letteraria e i suoi stessi personaggi. La visione fatalistica della vita lo avvicina a Cornell Woolrich con la differenza che il pessimismo di Goodis è un dato di fatto oggettivo e inalienabile fondato sulla concezione che l’uomo è destinato al fallimento, mentre in Woolrich la causa determinante della sofferenza e dell’angoscia è il fato inteso come forza oscura. Il nero in Goodis è inteso come autodistruzione, sconfitta, rassegnazione. I protagonisti delle sue storie sono personaggi alla deriva, sconfitti e schiacciati da un destino impazzito fatto di agghiaccianti coincidenze che li catapulta in un esistenza miserabile e opprimente. Abitanti dei bassifondi, storditi dall’alcool, vagabondi urbani oppressi da un passato che li perseguita come fosse una maledizione e che non hanno più la forza di reagire e ribellarsi. Nell’universo chiuso di Goodis “il vicolo” spesso presente nelle sue storie assume il ruolo di metafora che nei romanzi hard boiled è ricoperta dai bar open all night, ovvero luoghi fisici e immaginari di riparo e riposo. Asilo sicuro dove i loser metropolitani possono nascondersi e rifiatarsi prima di riprendere la fuga. Tra le sue opere principali Giungla umana (in seguito ripubblicato prima nel 1996 con il nome il Volto Perduto ed in seguito nel 2004 con il nome La Fuga) del 1946, Il buio nel cervello del 1947, C'è del marcio in Vernon Street del 1953, Strada senza ritorno del 1954, Non sparate sul pianista Rock Noir: numero speciale del 1956. Importanti anche le collaborazioni di Goodis con il mondo del cinema, che a differenza del mondo letterario comprese fin da subito. Oltre alla scrittura di diverse sceneggiature di film da parte dell’autore, furono molte le pellicole cinematografiche che portarono sul grande schermo le storie maledette di Goodis: tra le più note, senza dubbio, il memorabile La Fuga con Humphrey Bogart e Non Sparate sul pianista con la regia di François Truffaut. Last but not least, Jim Thompson il più “sporco”, il più violento il più pulp tra i maledetti, non per nulla anche uno degli autori più amati dal mondo del rock. Il protagonista assoluto delle novelle di Jim Thompson è il peccato, considerato come tratto inalienabile dell’animo umano. La colpa è intesa come massimo comune denominatore ovvero la consapevolezza che il crimine è dentro ognuno di noi e che nessuno è innocente. Nell’universo chiuso di Jim Thompson non esistono i buoni e i cattivi, ma esclusivamente i cattivi e i molto cattivi. I personaggi che popolano i suoi libri sono un insieme di truffatori, perdenti, sgualdrine, psicopatici che operano e vivono nella provincia americana più chiusa e retrograda. E’ la realtà della provincia americana, vissuta dall’autore sulla propria pelle durante il continuo girovagare negli anni della Depressione, ad essere radiografata nei suoi aspetti più cupi e nascosti. Torte di mele, frasi fatte, pink houses nascondono in realtà un universo ipocrita fatto di vendette, gelosie, veleni e soprattutto crimini e criminali i cui microcosmi cerebrali vengono svelati nei loro aspetti più intimi e nascosti con una profondità e una dovizia che mai si era visto nel campo letterario. Merito senza dubbio dell’utilizzo della prima persona con cui Thompson narra gli eventi e che consente al lettore 6 di mettersi sempre dal punto di vista del protagonista. costringendolo quasi a diventare complice e spianando la strada per la comprensione degli abissi della follia criminale. Ossessionato per tutta la vita da problemi economici, sempre in lotta con l’alcol e la depressione, Jim Thompson passò l’adolescenza schiacciato dalla figura del padre e alla perenne ricerca di un occupazione stabile. Iniziò a scrivere fin da piccolo brevi storie per le riviste pulp, cercando di sbarcare il lunario durante la Grande Depressione, muovendosi dal Nebraska al Texas alla California svolgendo le più disparate mansioni, tra cui fattorino d’albergo, operaio negli oleodotti, proiezionista di cinema, giornalista. Fù anche attivista del partito comunista. Alternò momenti di inattività totale a periodi di grande frenesia creativa, quando ad esempio tra gli anni 40’ e 50’ pubblicò più di trenta romanzi. Tra le sue opere vanno annoverati autentici capolavori quali The Killer Inside Me del 1952, Tornerò per farti fuori del 1952, Uomo da niente del 1954, Vita da niente del 1957, The Getaway del 1959, Colpo di spugna del 1964. Scoperto anche dal mondo del cinema ed in particolare da Kubrick, che si inna- morò di The Killer Inside Me, con cui collaborò in Orizzonti di Gloria e soprattutto nella sceneggiatura di Rapina a mano armata, Jim Thompson regalò poi al grande schermo, per le trasposizioni filmiche, opere come The Getaway, indimenticabile pellicola di Sam Peckinpah con Steve McQueen, Colpo di spugna, Rischiose Abitudini fino al classico The Killer Inside Me”portato al cinema non più tardi del 2010 da Michael Winterbottom. Bruciato da una dieta a base di alcol, sigarette e anfetamine, devastato dagli infarti e dai colpi apoplettici, Thompson si spense stremato e solo a Hollywood il 7 aprile del 1977, lasciandosi letteralmente morire di fame, fedele alla sua dimensione di loser. Cherchez la femme All’interno del mondo del noir la figura della femme fatale bella e sensuale che nasconde un animo cinico e calcolatrice è diventato senza dubbio un classico del genere. Nella letteratura nera le donne acquisiscono la piena emancipazione diventando protagoniste assolute in grado di determinare gli eventi e causare morte e dolore. Le donne hanno in mente quasi sempre il potere e il denaro e usano gli uomini come burattini per raggiungere i propri scopi. Figure ciniche, spietate, insensibili alla sfera affettiva, a cui gli uomini quasi sempre cedono per amore o per ossessione. Senza dubbio gli autori che più di altri hanno contribuito all’identificazione dell’archetipo di dark ladies sono stati James M.Cain e James Hadley Cain. Artista di primo piano, considerato giustamente a fianco dei già citati Dashiell Hammet e Raymond Chandler padre della letteratura nera americana, James M. Cain, è stato senza dubbio lo scrittore americano che più di tutti ha contribuito ad introdurre nel romanzo noir la figura di dark ladies. Rock Noir: numero speciale Nato nel Maryland nel 1892, scrittore di polizieschi nonché sceneggiatore, può vantare nel proprio curriculum un trittico di romanzi del calibro del Il Postino suona sempre due volte (1934), Mildred Pierce (1941), e La Fiamma del peccato (1943) divenuti nel tempo vere e proprie pietre miliari della lettura americana senza distinzione di genere o filoni letterari La figura della donna, storicamente ancorata all’innocuo ruolo di contorno o compagna del maschio predominante, che assiste passivamente all’evolversi degli eventi senza possibilità di influenzarli, diventa nei romanzi di Cain una risoluta calcolatrice, assoluta protagonista delle storie in grado di perseguire con freddo cinismo la propria fetta di american dream. Nel romanzo Mildred Pierce, sono due le protagoniste femminili della storia: da un lato Mildred, casalinga lasciata dal marito con due figlie da crescere, che nella dura America della Grande Depressione riesce, grazie alla sua determinazione e alle sue doti imprenditoriali, ad emergere, dall’altro la figlia maggiore Veda, figura complessa e demoniaca che ossessionata dai vizi personali farà di tutto per rovinare la vita alla madre fino ad ucciderne nell’epilogo il compagno per gelosia. Se Mildred in7 carna forse per la prima volta nella letteratura, il ruolo della donna moderna, intraprendente e tenace nel coronare il proprio sogno americano, Veda ne rappresenta il lato oscuro e nero ovvero la dark ladies cinica e omicida che diverrà standard per l’intera letteratura noir a venire. Ma è senza dubbio nel memorabile La Fiamma del peccato (romanzo tra l’altro portato sul grande schermo con successo da Wilder con la sceneggiatura di Raymond Carver) in cui l’archetipo della femme fatale trova la sua evoluzione definitiva. Carico di un ambientazione urbana e nottura, il romanzo narra le livide vicende di un assicuratore che rimane sedotto dalla moglie di un suo cliente e che ne diventa prima l’amante e poi complice dell’assassinio del marito con il fine di riscuoterne l’indennizzo dell’assicurazione sulla vita. Phyllis Dietrichson, per l’appunto la protagonista femminile, incarna al meglio quelle caratteristiche di angelo maledetto pieno di sensualità e bellezza mozzafiato che usa il potere della seduzione per manipolare il maschio e condurlo alla distruzione pur di raggiungere il loro obiettivo ovvero l’indipendenza economica o la vendetta. Diretto discepolo di Cain, è senza dubbio l’inglese James Hadley Chase. Nella letteratura di Chase però non sempre le donne incarnano alla perfezione i canoni classici della dark ladies: a differenza di queste ultime, bellezze immacolate e assassine nonché fini calcolatrici, le protagoniste di Chase appaiono per lo più come delle comuni e ordinarie donne, sempliciotte, spesso non belle ne intelligenti, ma in grado di stravolgere il destino di chiunque le incontra. La principale innovazione letteraria portata da Chase fu la sua capacità di revisionare radicalmente il rapporto maschiofemmina, ormai obsoleto, ro- vesciandolo completamente a vantaggio delle donne. Non solo le donne in qualità di protagoniste guidano le danze e muovono gli uomini come burattini, ma anche nei ruoli apparentemente secondari incidono in maniera determinante sulle sorti della trama, diventando a pieno titolo il motore del romanzo. Leggendo le sue storie ciniche e criminali ambientate in località dell’America di provincia, cariche di dettagli e di particolari sui luoghi, nessuno potrebbe mai immaginare che in realtà James Hadley Chase (il cui vero nome era René Brabazon Raymond) era un inglese purosangue (nacque a Londra nel 1906) e che l’America la vide solo in tarda età. La leggenda vuole che stanco di lavori precari e mal pagati come commesso di libreria, venditore di enciclopedie per ragazzi, grossista di libri, Chase si rese conto che i romanzi polizieschi americani avevano un grande seguito di pubblico e decise di diventare scrittore aiutandosi inizialmente con guide turistiche e carte stradali delle località statunitensi, in cui voleva ambientare le sue vicende noir e con alcuni dizionarietti di "gergo yankee". In sole sei settimane completò il famosissimo Niente orchidee per Miss Rock Noir: numero speciale Blandish, rifacendosi a Santuario di Faulkner e il successo fu clamoroso quanto imprevedibile. Il libro venne tradotto in quasi tutte le lingue e per decenni continuò a vendere milioni di copie; ebbe una versione teatrale e due versioni cinematografiche. Chase scrisse oltre 70 romanzi polizieschi ambientati negli USA, tra i più famosi oltre all’esordio di Niente orchidee per Miss Blandish del 1939, anche Sul mio cadavere del 1940, Eva del 1945, La carne dell'orchidea 1948, Il boia di New York del 1952, Colpo a freddo del 1954. Morì nel 1985 ad Ascona. Da Los Angeles a New Orleans La tradizione della letteratura nera prosegue a partire dagli anni 70’ grazie a grandi scrittori americani contemporanei che recuperano stili e tradizioni del genere poliziesco catapultandoli all’interno di una dimensione geografica specifica. Il caso più rappresentativo è senza dubbio quello di James Ellroy: accumunato alla tradizione dei grandi maledetti del passato da un’adolescenza al limite della sopravvivenza, compromessa in primis dal divorzio dei genitori, ed in seguito dal tragico omicidio della madre (a cui lo stesso autore assistette), Ellroy trascorse i suoi primi trent’anni nei sobborghi violenti di Los Angeles tra schizofrenia, alcol e droga, che lo portarono anche a diversi arresti. Solo la pubblicazione nel 1981 del primo romanzo Prega Detective gli consentì di trovare la strada per la resurrezione. La prima fase di Ellroy scrittore, ovvero l’arco temporale che va dal 1981 fino al 1995 (data di pubblicazione di American Tabloid) ci consegnano 10 romanzi polizieschi carichi di riferimenti autobiografici che fotografano senza scrupoli una Los Angeles da incubo, narrata in tutta la sua brutalità con un linguaggio nevrotico, scarno e spietato dove non esi8 ste distinzione tra buoni e cattivi e dove gli agenti del LAPD (Los Angeles Police Department) sono i principali responsabili di crimini e di corruzione. I protagonisti delle vicende sono spesso antieroi continuamente al confine con l’illegalità, schiacciati da un passato che li perseguita alla ricerca di qualche forma di redenzione a partire dallo stesso tenente Lloyd Hopkins, agente del Los Angeles Police Department, puttaniere, drogato e violento, protagonista della meravigliosa triologia della Los Angeles nera rappresentata dai romanzi Le strade dell’innocenza (1984), Perché la notte (1984) e La collina dei suicidi (1985) o la miscela di perversione, redenzione e dannazione che contraddistingue l’agente Danny Upshaw, il tenente Mal Considine e l'ex poliziotto Buzz Meeks protagonisti del romanzo Il Grande Nulla o ancora il tenente e comandante della Buoncostume David Klein soprannominato l'Esecutore a causa della sua carriera di assassino su commissione di White Jazz (1992). A partire dal 1995 l’ossessione di Ellroy verso alcune vicende criminali irrisolte del contesto storicopolitico degli Stati Uniti lo indirizzeranno verso capolavori letterari di stampo politico so- ciale, riconosciuti a livello mondiale, del calibro di American Tabloid (1995), Sei Pezzi da Mille (2001) e Il Sangue è randagio (2009) che lo eleveranno a grande scrittore contemporaneo al pari di artisti americani del calibro di Don De Lillo, a scapito della narrativa poliziesca di serie b. Altro grande autore contemporaneo è senza dubbio il texano James Crumley che ci ha regalato alcuni dei romanzi hard boiled più belli degli ultimi trent’anni. Nato a Theree Rivers, Texas nel 1939 e morto nel 2008, trascorre l’adolescenza cambiando frequentemente lavori, passando da autista di camion a barista, da portuale a soldato, da giocatore di football a insegnante, prima di approdare alla carriera di scrittore di polizieschi grazie alla scoperta delle novelle di Raymond Chandler. Il suo primo romanzo hard boiled è Il caso sbagliato del 1975 che vede la nascita dello squinternato detective privato Milo Chester Milodragovitch, che sarà protagonista anche dei successivi Dalla parte sbagliata e La terra della menzogna. Il secondo alter ego dell’autore è invece C.W. Sughrue altro detective alla deriva protagonista de L’anatra Messicana, Una vera Rock Noir: numero speciale follia e soprattutto del capolavoro L’Ultimo vero bacio che porterà a Crumley i giusti riconoscimenti mondiali. Il romanzo, uscito nel 1978, narra le vicende di C.W. Sughrue alla perenne ricerca di Betty Sue Flowers, una donna davanti a cui gli uomini si mettono “tutti in fila in attesa del turno”, scomparsa da più di dieci anni Quello che rende particolare e innovativo lo stile di Crumley è l’aver combinato la letteratura poliziesca all’interno della grande tradizione americana on the road. Deserti, strade blue, motel da quattro soldi e stazioni di rifornimento sono il contorno geografico delle sue storie, battute da loser disincantati nati dalla parte sbagliata e disillusi dal sogno americano. Un mix tra Philip Marlowe e il Grande Lebowsky per intenderci. I suoi investigatori C.W. Sughrue e Milodragovitch in realtà non accettano gli incarichi per denaro ma per dare un senso alle loro esistenze mossi da un codice etico di giustizia personale tipico di un certo southwest non sempre coincidente con quello della legge e perennemente in attesa di trovare un pretesto per mettersi in viaggio. Dagli orizzonti rosso fuoco dell’ovest di Crumley, passiamo alle vicende noir am- 9 bientate nelle paludi del deep south di un’altra grande firma dell’hard boiled contemporaneo quale è James Lee Burke. Nato a Houston, Texas, nel 1936, Burke è cresciuto sulla strada cambiando spesso mestieri: da operaio di un’industria petrolifera è passato al mestiere di giornalista, da impiegato dell’ufficio di collocamento in Louisiana è poi diventato professore di College nel Kentucky e successivamente assistente sociale in California, riuscendo nel 1960 anche a conseguire una laurea in letteratura inglese all’università del Missuri. Appassionato di letteratura poliziesca e amante dei bayou della Louisiana diventa scrittore di romanzi hard boiled (dopo diversi rifiuti da parte delle case editrici) solo a partire del 1987 con il romanzo Pioggia al neon, inventando la figura del detective cajun Dave Robicheaux. Robicheaux, suo alter ego, è il solito investigatore squinternato e perdente che prosegue nel solco della nuova tradizione dei detective loser e disillusi. Ex agente della squadra omicidi di New Orleans, a cui hanno ucciso la moglie, ha deciso di ritirarsi in un angolo isolato sul bayou Teche a vendere esche e a fare l’aiuto sceriffo prima e l’investigatore privato poi a New Iberia. Le sue vicende sono ambientate nell’affascinante scenario sudista della Louisiana, tra paludi, razzismo, corruzione, criminalità, abusi sessuali e luci al neon. Grazie al suo detective preferito, Burke riesce a scoperchiare gli intrecci di potere del sud, mettendo in risalto le grandi contraddizioni di una terra carica di fascino e violenza. Dopo il bellissimo Pioggia al neon, Dave Robicheaux torna in sella in una lunga serie di romanzi di successo tra cui Black Cherry Blues del 1990, Sunset Limited del 1998, La ballata di Jolie Blon del 2002 che frutteranno all’autore anche premi prestigiosi. A partire dalla fine degli anni 90’ Burke da vita anche ad un'altra serie di romanzi che hanno per protagonista il suo “secondogenito” ovvero Billy Bob Holland, avvocato texano con qualche causa di divorzio, poche cose importanti, e un senso limpidissimo della giustizia. Della serie di Holland va ricordato l’ottimo esordio di Terra Violenta del 1997, ambientato in Texas, mentre i successivi romanzi Heartwood (1999), Bitterroot (2001), In the Moon of Red Ponies (2004) ambientati nel Montana, non sono ancora stati tradotti in Italia. Concludiamo la rassegna dei contemporanei con il meno noto (in Italia) George P. Pelecanos di Washington D.C, grande scrittore nonché grande appassionato di rock’n roll. Di origini greche, al pari degli altri autori hard boiled, ha trascorso l’adolescenza tra professioni umili e precarie come il barman, il venditore di elettrodomestici, il cuoco, che hanno avuto il merito di fargli conoscere la dura quotidianità di una città come Washington D.C. Approda alla scrittura nel 1992 con il romanzo A Firing offense che gli spianerà la strada per una carriera ricca di successo e di premi («Raymond Chandler» in Italia, il «Gran Prix du Roman noir» in Francia, il «Falcon» in Giappone, il prestigioso Silver Dagger Award in USA). Rock Noir: numero speciale La Washington descritta nei suoi romanzi è da incubo. A differenza degli altri thriller ambientati nella capitale, a Pelecanos non interessano i colletti bianchi, gli avvocati o gli scandali politici ma solo la povertà, il crimine e i conflitti razziali. Con una scrittura elegante e a tratti raffinata, che catapulta il lettore direttamente negli scenari urbani, Pelecanos dà voce agli sconfitti del sogno americano a quell’universo umano minore che popola quartieri nascosti e periferici in cui prevale la legge della violenza e del crimine. Tre sono fino ad oggi le mini serie di racconti create da Pelecanos. La prima trilogia di romanzi, A Firing Offense (1992), Nick's Trip (1993), Down by the River Where the Dead Men G (1995), sono centrate sulla figura del pseudo investigatore alcolizzato Nick Stefanos, un grecoamericano di seconda generazione, proprio come Pelecanos, responsabile del settore pubblicitario in una ditta di apparati elettronici, che diventa in seguito investigatore per caso e per necessita. Dal 1996 al 2000 con i romanzi The Big Blowdown (1996), King Suckerman (1997), The Sweet Forever (1998, tradotto in Italia in Una dolce eternità), Shame the Devil (2000, tradotto in Italia in Vendetta), da vita alla fortunata serie del quartetto di D.C. ovvero quattro romanzi legati tra di loro quasi esclusivamente dalla città nella quale sono ambientati. Il Quartetto traccia in maniera indelebile l’evoluzione (o l’involuzione) della capitale americana e fornirà lo spunto per la serie televisiva americana “The Wire”. Dal 2001 al 2004 è quindi la volta dei romanzi Strade di sangue (2001), Angeli neri (2002), Il circo delle anime (2003) Fuoco nero (2004) che costituiscono la serie di romanzi (la più conosciuta in Italia in quanto tutti i romanzi sono stati tradotti) con protagonisti Derek Strange e 10 l’ex poliziotto Terry Quinn. Dal 2004, Pelecanos si è quindi dedicato alla realizzazione di romanzi a se stanti che gli hanno fruttato riconoscimenti e notorietà, tra cui il bellissimo Il Giardiniere notturno del 2005. 12 pezzi da mille Suggerimenti alla lettura Il Falco Maltese Dashiell Hammet (Mondadori, Oscar Gialli) La genesi dell’hard boiled. Ambientato a San Francisco sul finire degli anni 20’ il romanzo vede l’avvento del primo grande detective privato Sam Spade alle prese con la misteriosa Miss Wonderly che vuole ritrovare sua sorella Corienne scomparsa. Tra corse notturne, violenza e sangue, il romanzo detta le regole essenziali del genere poliziesco sancendo l’avvento della prima dark ladies del noir, ovvero la stessa Miss Wonderly che si dimostrerà una spietata manipolatrice disposta a tutto pur di entrare in possesso di un’antica statua d’oro di gemme raffigurante un falco. Pubblicato nel 1930, fu portato sul grande schermo da un indimenticabile Humphrey Bogart. Il Lungo Addio Raymond Chandler (Feltrinelli, Universale Economica) Uno degli ultimi romanzi di Chandler ma forse il più completo e sentimentale. Atmosfere notturne, luci soffuse, whi- skey e battone di alto borgo che annaspano in una Los Angeles in putrefazione. Un Marlowe ormai maturo, viene alle prese con un tal Terry Lennox ubriaco in una Rolls Royce fuori serie di fronte alla terrazza del "Dancers", dopo che la donna che lo accompagnava ha tagliato la corda con la Rolls. E’ solo l’inizio un’avventura fatta di intrighi, segreti e soprattutto di un’amicizia virile e sincera. Per la prima volta Marlowe abbandona il suo freddo cinismo ed entra in gioco in prima persona con i suoi sentimenti. Nel 1973 Altman portò il romanzo sul grande schermo con Elliot Gould nel ruolo di Marlowe. Bersaglio Mobile Ross McDonald (Hobby & Work, Collana Noir) Con Bersaglio mobile, Millar inaugura contemporaneamente il nuovo pseudonimo Ross Macdonald e la fortunata serie dell’investigatore Lew Archer. Ralph Sampson, un ricco petroliere che si è fatto da solo, ama frequentare loschi personaggi che popolano la Los Angeles notturna e quando scompare a sua moglie Elaine non rimane altro Rock Noir: numero speciale che assumere un investigatore privato. A differenza di Marlowe, Lew Archer dimostra di essere un ottimo incassatore, sempre con la battuta pronta e onesto verso i clienti. Con Millar la letteratura hard boiled inizierà sempre più a focalizzarsi sulle dinamiche sociali e umane della società americana. A Vincent Parry è andato tutto male: accusato dell’omicidio della moglie e condannato all’ergastolo, non gli rimane altro che tentare una fuga pericolosa per dimostrare la sua innocenza. Tra una corsa ad ostacoli e il contatto con personaggi equivoci, Perry scoprirà alla fine che gli eventi che sembravano casuali in realtà sono guidati da una regia oscura. L’apoteosi del noir e il manifesto della filosofia di Goodis del loser. Da questo romanzo è stato tratto nel 1947 il classico del cinema noir La fuga (Dark Passage) con protagonisti la coppia Bogart-Bacall La Sposa in nero Cornell Woolrich (Mondadori, Oscar Gialli) Una donna perde il giorno stesso delle nozze l'amato marito ucciso in uno stupido incidente, lei giura vendetta e va a cercare uno per uno tutti i responsabili dell’assassinio per vendicarsi. Atmosfera cupa e carica di angoscia, per un romanzo che catapulta il lettore in un universo chiuso in cui il destino incontrollato diventa il vero protagonista del dramma. Il noir diventa violenza psicologica ovvero luogo della mente e dell’anima. Il romanzo ha ispirato Quentin Tarantino per il suo Kill Bill. La fuga David Goodis (Fanucci) 11 Vita da niente Jim Thompson (Fanucci) Provincia americana. Undici personaggi raccontano il loro punto di vista su Luane Devore, un'invalida costretta a letto che passa tutto il suo tempo a spettegolare al telefono, tessendo una sorta di intricata ragnatela fra le vite degli abitanti. Se in pubblico tutto è perfetto, in privato i personaggi ci raccontano il loro odio per quella vecchia paranoica, ognuno di essi con un valido motivo per farla fuori. Il marcio della provincia americana, un universo chiuso e bigotto fatto di gelosie nascoste, segrete ambizioni e con il fucile sempre pronto per essere usato. Jim Thompson ci dimostra che l’universo umano è segnato dal seme della violenza e il killer è nell’animo di tutti La fiamma del peccato James Cain L'assicuratore Walter Neff conosce Phyllis Dietrichson, moglie di un suo cliente e ne viene stregato al punto di organizzare con lei l’omicidio del marito per ottenere la liquidazione della polizza sulla vita. Carico di una meravigliosa ambientazione urbana e notturna, La Fiamma del Peccato certifica al meglio il ruolo della dark ladies nella letteratura noir già introdotta dal precedente Mildred Pierce. Portato sul grande schermo da Billy Wilder nel 1944 con attori del calibro di Barbara Stanwyck e Fred MacMurray, il romanzo con la sua semplice trama basata sull’intrigata relazione a tre (marito, moglie, amante) ha ispirato anche la bellissima Peg Pete and me di Stan Ridgway Niente orchidee per Miss Blandis James Hadley Chase (Polillo, Collana I Bassotti) La storia in noir della Bella e la Bestia senza sconti o lieto fine. Sullo sfondo di un America cinica e miserabile (frutto dell’imma Rock Noir: numero speciale ginario dell’autore che in realtà l’America la vide solo poco prima di morire) Mamma Grisson, leader di una piccola banda di criminali scopre che tre delinquenti hanno rapito una giovane ereditiera, decide così di impadronirsi della ragazza al fine di incassare il riscatto per poi eliminarla. Ma l'attrazione fatale del figlio ritardato di Mamma, per la ragazza cambierà i piani. Ispirato dai romanzi di James Cain e pieno di rimandi al limite del plagio con “Santuario” di Faulkner, il romanzo di esordio James Hadley Chase, l’inglese che sognava l’America, vendette milioni di copie diventando un caso letterario mondiale ed opera imprescindibile per ogni appassionato di noir. L’ultimo vero bacio James Crumley (Einaudi, Stile Libero) Il detective C.W. Sughrue, un mix tra Philip Marlowe e il Grande Lebowsky, gira l’America alla ricerca di Betty Sue Flowers, una donna davanti a cui gli uomini si mettono “tutti in fila in attesa del turno”, scomparsa da più di dieci anni. Crumley coniuga la letteratura poliziesca all’interno della grande tradizione americana on the road. Deserti, strade blue, motel da quattro soldi e stazioni di rifornimento sono il contorno geografico delle storie battute da loser disincantati disillusi dal sogno americano. Imperdibile. Le strade dell’innocenza James Ellroy (Mondadori) Il primo capitolo della memorabile trilogia della Los Angeles nera dedicata al detective della polizia di L.A. Hopkins, figura cruda e violenta con una vita personale in frantumi. In una Los Angeles da brivido, il tenente Hopkins e il criminale Verplanck si rincorrono sfidandosi inesorabilmente uno contro l’altro in un duello senza prigionieri. Con un linguaggio killer e cinematografico, Ellroy scopre il muro di omertà e di corruzione del dipartimento della città degli angeli, divenendo lo scrittore hard boiled più influente della nuova generazione. 12 Pioggia al neon James Lee Burke (Meridiano Zero) Pescando persici nei bayou della Louisiana, il detective Robicheaux recupera il cadavere di una prostituta di colore con le braccia bucate dalle siringhe. Convinto che non si tratti di una semplice overdose, Robincheaux inizia ad andare a fondo agli eventi scoprendo un complesso intrigo di narcotraf- fico internazionale. Primo capitolo della saga dedicata al detective Robincheaux, ex agente squinternato della squadra omicidi di New Orleans, a cui hanno ucciso la moglie, che ha deciso di ritirarsi in un angolo isolato sul bayou Teche a pescare. Tra paludi, razzismo, corruzione e abusi sessuali James Lee Burke riesce a scoperchiare gli intrecci di potere del sud, mettendo in risalto le grandi contraddizioni di una terra carica di fascino e violenza. Angeli Neri George Pelecanos (Piemme) In un quartiere malfamato di Washington D.C. l’investigatore privato Derek Strange, tutti i mercoledì sera, allena una squadra di football composta da un gruppo di ragazzini che lui cerca di sottrarre alla strada. Quando uno di loro, Joe Wilder, dieci anni, viene ucciso davanti a un chiosco dei gelati Strange non si dà pace e va alla disperata ricerca del colpevole. A Pelecanos non interessano i colletti bianchi, gli avvocati o gli scandali politici ma gli sconfitti del sogno americano che popolano i bassifondi urbani di Washington in cui prevale la legge della violenza, il crimine e i conflitti razziali. Rock Noir: numero speciale Melting in the dark: sogni neri di rock’n’roll a cura di Fabio Cerbone Ho preso un morso dalla mia ciambella e poi ne ho offerta una a lei Ho chiesto: “Signora, siete nei pasticci?” Allora lei ha cercato nella sua borsetta e ha estratto la pistola E ha detto: “Adesso, stai zitto e tieni le mani sul volante” “Guida e basta” ha detto (Stan Ridgway Drive She Said) Alto e basso senza soluzione di continuità: letteratura, cinema e naturalmente rock’n’roll, in una commistione di immaginari, sensazioni, atteggiamenti che ogni volta si influenzano a vicenda. Se cultura popolare deve essere, che lo sia appunto seguendo uno degli istinti principali del melting pot americano. Il rapporto dell’universo rock, ma potremmo dire dell’american music nel suo complesso con il lato violento, oscuro del sogno americano si è perpetrato lungo un secolo, a maggior ragione avrebbe dovuto prima o poi incrociare la strada del cosiddetto hard boiled. Potremmo persino sostenere che tutto sia partito dal folk più primordiale: certo, niente di più lontano delle antiche murder ballads dal mondo civilizzato e dalla misteriosa metropoli descritta in Hammett o nel “grande sonno” losangelino di Chandler, eppure le storie di assassini, gelosie, impiccagioni, ricercati e fuorilegge che animavano le varie Tom Dooley, Where Did You Sleep Last Night, Stagger Lee, The Knoxville Girl o Pretty Polly hanno costituito un primo impianto di leggende, crimini e luoghi topici per il rock’n’roll da cui attingere, dove la violenza cieca della quotidianità, il buio, i misteri, la morte corrono fian13 co a fianco con gli accordi di una chitarra. È racchiusa molta America di provincia in queste ballate, molto di quel puritanesimo e di quella chiusura che però anela sempre ad una fuga, ad una via di uscita impossibile e che insieme costruiscono una parte preponderante della follia narrata ad esempio nei caratteri di James Cain Il postino (nelll’imperdibile suona sempre due volte) o Jim Thompson (basti pensare al capolavoro L’assasino che è in me o al lamento di Colpo di spugna), trasposta anche al cinema in tempi recenti dai fratelli Coen (l’operazione compiuta in L’uomo che non c’era, con Billy Bob Thorton). Incidendo sulle ambientazioni che lo stesso rock’n’roll riprenderà poi negli anni 50’ (la giungla metropolitana e i suoi adepti, la violenza di strada dei teppisti del rockabilly, ma anche il country più anticonformista e ribelle che racconta il demone dell’alcol e della notte), questa estetica, prima ancora che vero e proprio suono, si declinerà infine nel sound urbano dei songwriter di metà anni 70’ e si immergerà quindi nella bolgia punk e post punk. È qui, con una crescente consapevolezza intellettuale, che si fanno espliciti i riferi- menti e le ispirazioni, ribaltando spesso i punti di partenza (le vittime sacrificali femminili delle murder ballad diventano adesso temibili “dark ladies”). Il rock toccherà quindi concretamente i confini del noir letterario, partendo da figure iconoclaste come Warren Zevon, per arrivare fino ai piani alti del mainstream: perché infatti non pensare alla darkness di Bruce Springsteen come ad un riflesso in chiave blue collar della decadenza urbana da noir (d’altronde uno dei primi successi letterari di James Ellroy si intitolerà “Because the Night” …); e perché non scorgere anche nelle trame grigie, depresse di un album come Nebraska, storie e personaggi (Johnny 99, State Trooper, Highway Patrolman) alla deriva in un’America che ha il sapore di una spaventosa normalità, nera apunto come un romanzo. Tuttavia saranno soprattutto le mille ramificazioni dell’underground (in particolare nell’universo post punk e del Paisley californiano) a cogliere questo legame tematico, con un taglio spesso cinematografico. Una musica che si ciberà attivamente di quella scrittura che evocava fin dal principio margini Rock Noir: numero speciale e reietti, materia per eccellenza della scena “sotterranea”, dentro un mondo popolato dal crimine e da una rottura degli stereotipi del successo americano. Logico pensare che tutte quelle storie avessero sempre avuto una propria colonna sonora, anche inconsapevole, non solo e non tanto contemporanea ai romanzi stessi (avremmo altrimenti dovuto scomodare jazz e orchestrazioni swing), ma più estesa: come se le figure impresse su carta da Raymond Chandler, Dashiell Hammett, Cornell Woolrich e Jim Thompson tra i tanti, abbiamo ispirato note, produzioni, suoni anche a distanza di decenni dalla loro effettiva stesura. Prendendo per buono questo potere esteso del noir, o meglio dell’intera scuola hard boiled statunitense, è più semplice allargare l’influenza a volte persino reciproca dei vocabolari in esame: musica e parole quindi, semplici suggestioni o omaggi dichiarati. Torniamo così a Warren Zevon, il ragazzo terribile del rock californiano anni 70, frequenta la crema dello stardom locale, ma dalle amicizie con Jackson Browne e con l’entourage soft rock degli Eagles si lascia sfiorare più a livello musicale che non lirico, mentre lui continua a frequentare freak assoluti come il giornalista Hunter Thompson. Il suo rock’n’roll è troppo livido, tagliente e traboccante di cinico sarcasmo per abbracciare il dorato sogno post hippie: ballate fra il disperato e l’ironico, 14 personaggi ai limiti della legge, pazzia metropolitana e tragico alcolismo popolano canzoni che spesso si ispirano direttamente all’immaginario hard boiled. Le prove generali le fa con l’omonimo capolavoro del 1976, dove sembra prevalere ancora un orizzonte più “outlaw” e classicamente western (la parabola di Frankie and Jesse James o Carmelita) dentro una scrittura però indebitata con le strutture narrative del romanzo americano, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nel loro destino da perdenti, mentre esplode in tutta la sua dirompente carica noir nel successivo Excitable Boy, a cominciare dalla pantomima di Lawyers, Guns and Money per arrivare all’inattesa hit Werewolves of London. Il successivo passo discografico, poco fortunato a livello commerciale, Bad Look Struck In Dancing School, porterà in dono persino un esplicito omaggio di Zevon (nelle note dell’album) all’amico Ross Macdonald, campione dell’hard boiled con cui Zevon intreccia una interessata amicizia letteraria, sancendo l’influenza di quello stile sul proprio songwriting. Un rapporto scostante e che pure ritornerà più volte in carriera (ad esempio nell’orizzonte da Guerra Fredda che fa da sfondo al sottovalutato The Envoy), anche quando l’autore sembrerà più propenso all’introspezione e alla personale sfera affettiva. Sentimenti che trovano il loro humus ideale, in quella stessa Los Angeles di metà anni 70, anche nei lupi mannari Tom Waits e Chuck E Weiss, cantori assoluti della vita bohèmienne cittadina. Certo, il loro universo è piuttosto quello disadattato della letteratura beat e di tutti i marginali americani, ma nel romanticismo del primo Waits di The Heart of Saturday Night e soprattutto nel panorama sonoro da late hour di Foreign Affairs e Blue Valentine scorre un fiume di arrangiamenti jazzy e iconografia da Be Bop anni 50 (con buona pace del pittore Edward Hopper e dei suoi indimenticabili Nighthawks dell’omonimo dipinto, richiamati da Waits in un live d’epoca) che paiono la quintessenza di un film noir. Una sollecitazione più estetica insomma, che tuttavia ha eguale importanza nel richiamare alla mente atmosfere tipiche del romanzo di genere, specialmente se si pensa alla California di Raymond Chadler. Chi proseguirà su questo fertile terreno di incontro fra musica, letteratura, cinema e immaginario nero da gangster movie, compiendo però la prima autentica sintesi, sarà Stan Ridgway, frutto maturo della scena post punk losangelina che dalla new wave dei Wall of Voodoo approderà ad una curiosa carriera solista, profondamente segnata dall’amore per il cinema e le colonne sonore, a cui peraltro darà numerosi contributi diretti. Partito dagli elettronici tramonti western dei Wall of Voodoo nel fortunato Call of the West (Mexican Radio la trascinante hit), sorta di seducente ibrido fra il west musicato da Ennio Morricone, il baritono country di Johnny Cash e le nuove frontiere del rock sintetico dei primi anni 80, il songwriting classicamente americano di Ridgway esploderà in tutto il suo potenziale narrativo con The Big Heat, capolavoro solista del 1986 che sancisce un legame strettissimo con il linguaggio noir di Jim Thompson e dei suoi accoliti (e che proseguirà anche nel successivo Mosqui- Rock Noir: numero speciale tos, più di tutti con il brano Peg and Pete and Me). A cominciare dal titolo, The Big Heat, lampante tributo all’omonimo lungometraggo di Fritz Lang del 1953 con Glenn Ford e Lee Marvin, ci si addentra in una serie di caratteri americani che dalla title track a Pile Driver, Walkin' Home Alone, Camouflage, Drive She Said fissano forse per la prima volta in modo così scoperto la fascinazione del mondo underground verso i dettami dell’hard boiled. Un atteggiamento che non è affatto isolato in quel periodo: attorno all’universo rock californiano sono infatti diverse le band che si lasciano trascinare in un vortice di suoni e umori da “nero metropolitano”. La cosiddetta scena Paisley e tutto quello che più o meno legittimamente vi viene fatto ruotare intorno dalla critica, sarà la più attiva a lasciarsi rapire. Fra i più autorevoli rappresentanti i Dream Syndicate di Steve Wynn, autore dalle implicazioni palesemente narrative, che mai nasconderà il suo amore per certa letteratura americana, sino a rinsaldare una recente amicizia artistica con lo scrittore George Pelecanos (i due firmeranno insieme il brano Cindy It Was Always You) scambiandosi musica e reading. Gli accenti lividi dell’esordio The Days of Wine and Roses sono già un campanello d’allarme, anche se il senso più compiuto di questa influenza si avrà a partire dal capolavoro The Medicine Show, disco in cui la contem- 15 poranea devozione di Wynn per autorevoli autori sudisti come William Faulkner e Flanney O’Connor si riflette sul suono bluastro del rock dei Dream Syndicate, producendo un cortocircuito con le ambientazioni noir, cinematiche di brani quali Armed With an Empty Gun e Bullet with My Name on It, il tutto avvolto in un’evocazione da vecchia America misteriosa. Un fertile tracciato che troverà il suo sfogo anche nel successivo, ombroso Ghost Stories, lì dove paure irrisolte, nevrosi e rapporti maledetti tipici di certe scenografie hard boiled di David Goodis e James Ellroy troveranno una valvola di sfogo in The Side I’ll Never Show, Loving the Sinner, Hating the Sin, My Old Haunts o When the Curtains Falls. D’altrode l’intera carriera di Steve Wynn, anche in veste solista, tornerà più volte sul luogo del delitto (è proprio il caso di dirlo), anelando a queste scenografie, altresì nei lavori della maturità con i Miracle Three. Una sensibilità comune a diverse formazioni nate in quel tumultuoso periodo del rock statunitense a cavallo fra 70 e 80, come potrebbero dimostrare parecchi richiami da America noir presenti nelle produzioni di Gun Club e Flesh Eaters. Band ai confini tra gotico punk, pychobilly, malsana decadenza (alle spalle l’esempio dei Cramps e dei Birthday Party), declinano il tutto in una chiave blues tribale, diabolica, spesso tipicamen- te sudista, degna di una storia appartenuta ai maestri Jim Thompson e James Crumley, con una punta di horror. In particolare i desolanti paesaggi umani di Jeffery Lee Pierce, leader dei Gun Club, sembrano centrare in pieno la radice di violenza e follia che sta alla base di molta cultura americana, a maggior ragione nel campo hard boiled. In termini di America di provincia, nessuno però batterà mai l’orizzonte da fuorilegge e rinnegati costruito dai Green on Red di Dan Stuart. Coevi ma sempre un po’ defilati rispetto al fenomeno Paisley Underground, la band di Tucson si sposterà presto dal groviglio neopsichedelico degli esordi per affrontare apertamente la sua matrice western e desertica, in un tumulto di omaggi al carattere americano più solitario, psicotico, alienato della società (nell’album Gas Food Lodging la splendida ballad The Drifter è ispirata alla figura del serial killer Ted Bundy), spesso mutuato dalla letteratura hard boiled. Dan Stuart, voce e songwriter dal comportamento rissoso e ingovernabile, troverà infine nella penna di Jim Thompson una sorta di alter ego, approdando all’omaggio manifesto di The Killer Inside Me, disco del 1987 che riprende esplicitamente il titolo di uno dei capolavori assoluti della produzione dello sfortunato scrittore, mettendo in musica un’ode a quella Middle America popolata da loser alla deriva e cittadine anonime. È peraltro l’intera loro produzione - compresa l’ubriaca veste country & western del progetto Danny & Dusty (un solo capolavoro, The Lost Weekend, del 1985) - a farsi carico di questo connubio costante, un canovaccio in anticipo sui tempi e troppo spesso ignorato che aprirà invece la strada a numerose band contemporanee di roots rock e Americana. Saranno infatti i tragici bozzetti dal nulla dei casinò del Nevada e le “motel lifes” senza speranza narrate da Willy Vlau- Rock Noir: numero speciale tin (anche scrittore affermato) e dai suoi Richmond Fontaine a riprendere questa sensibilità per il lato oscuro dell’american dream, mettendo insieme denuncia sociale, piccole illuminazioni e immagini di disperata solitudine dalla provincia, colti da qualche parte fra l’immancabile spietatezza di Jim Thompson e le short stories di Raymond Carver, ma evocando spesso anche un narrativa americana più contemporanea, non strettamente di genere sia detto, eppure confinante con i canoni dell’hard boiled, rappresentata ad esempio dagli outsider Donald Ray Pollock (Le strade del male) e Philipp Meyer (Ruggine americana), o dal Troistan Egolf di Il signore della fattoria. Se nel caso delle band citate (e dei relativi scrittori), grazie alla presenza di autori dal songwriting descrittivo e attento al contesto, si tratta soprattutto di un evidente debito narrativo con gli States più defilati, con l’intero carico delle loro paure e ipocrisie, per altre formazioni la strada è invece quella segnata dall’alternative rock degli anni 80 a cui si accennava in precedenza. Una questione più estetica, di suono per così dire, dove sono le musiche, la coltre nera e misteriosa degli arrangiamenti a evocare meglio e più dei versi. Non è un caso allora che i bostoniani Come si troveranno a collaborare direttamente con Steve Wynn (nell’album profeticamente intitolato Melting in the Dark), raccogliendone in parte l’eredità artistica e seguendo il solco degli stessi Dream Syndicate. Dischi quali l’esordio in chiave punk blues Eleven Eleven e il maturo Don’t Ask Don’t Tell decreteranno questa relazione fra plumbee ballate rock che appaiono come la colonna sonora di un b-movie dalle tinte noir, un horror metropolitano senza via di scampo dove l’introspezione, la rabbia, i versi striduli cantati da Thalia Zedek 16 e Chris Brokaw, animatori dei Come, offrono diverse impressioni ai confini con il genere. Suggestioni, spesso di natura intima, straordinariamente seducenti e ammalianti, che peraltro li legano indirettamente ai concittadini Morphine, trio il cui sound atipico, jazzy, inevitabilmente conduce verso sceneggiature in bianco e nero. Il lavoro di destrutturazione sulla materia rock compiuto dal basso minimale di Mark Sandman e dai sax avvolgenti di Dana Colley trascina il gruppo nei vortici blues di Cure for Pain e Yes. I loro album appaiono davvero ipotetiche soundtrack di un unico impetuoso romanzo hard boiled ai margini della città, tra sensualità e personaggi allucinati. La voce di Sandman e il suo tono fra il depresso e l’ironico ha buon gioco nel solleticare le fantasie dell’ascoltatore, fra piccoli capolavori di instabili equilibri notturni intitolati Buena, Candy, Sheila, Honey White, Super Sex costruendo liriche che spesso sono flussi di coscienza, ma che potrebbero anche appartenere ai pensieri di un serial killer o di una supposta vittima. Quello che risalta in queste formazioni è un volto minaccioso, oscuro, è un senso di vertigine che coglie i tratti più disturbanti di molte storie del noir contemporaneo, quello crudo e realista rilanciato con forza ad esempio da James Ellroy (ma in parte anche da spiriti affini come il grande ex galeotto Edward Bunker o dal maestro del poliziesco californiano Joseph Wambaugh), inevitabilmente sconfinando verso frustrazioni e brutalità dove il gioco dei ruoli, il dominio, il sesso e la droga diventano i principali fattori scatenanti delle trame. E così come nei romanzi anche qualche rock’n’roll band apre le porte dell’ignoto e della violenza. Scovando radici passate nel garage rock più limaccioso, nel suono swamp, nell’opera di personaggi come Nick Cave & The Bad Seeds, i misconosciuti londinesi Gallon Drunk guidati da James Johnston realizzano un’ode al lato selvaggio del vissuto metropolitano, tra puzza di whiskey e bar di quart’ordine, attraverso dissonanti album quali You, the Night...and the Music e From the Heart of Town. Questa propensione troverà infine il suo apice attraverso la diretta collaborazione di alcuni membri della band con il maestro assoluto del noir inglese Derek Raymond: I Was Dora Suarez, dall’omonimo capolavoro letterario (pubblicato per Meridiano Zero in Italia), diventa un disturbante album di reading e musica. Nel gioco un po’ perverso fra caratteri criminali e sessualità, deviazione personale e lamento geloso nessuno pare avere raggiunto i vertici di provocazione di Greg Dulli e della sua creatura Afghan Whigs, forse fra le ultime formazioni ad avere indagato con spietato abbandono queste tematiche (Dulli le traghetterà in qualche modo anche nella successiva carriera Rock Noir: numero speciale con il progetto Twilight Singers, ma in chiave più bluastra e sensuale). La band, originaria di Cincinnati, è condannata impropriamente per ragioni storiche a dividere la scena con il fenomeno grunge di Seattle di inizio anni 90. Si distanzia da qualsiasi confronto proprio in ragione delle liriche e dell’immaginario immorale descritti da Dulli, che troverà forse un’unica vera anima gemella (e maledetta) dentro quel calderone di nuovo hard rock d’inizio decennio, nel frontman degli Screaming Trees Mark Lanegan, altro lupo mannaro che approderà in carreira solista alle tinte dark folk, vagamente noir per intenzione, di Whiskey for the Holy Ghost e Scraps at Nidnight. Anima soul imprigionata in un muro di appiccicoso suono funk rock, il racconto di Greg Dulli non ha sottintesi in Gentlemen, disco manifesto degli Afghan Whigs dove il carattere del suo canto in Be Sweet, Fountain and Fairfax, What Jail is Like sembra oscillare fra quello di uno sguaiato serial killer e di un amante impenitente (l’affascinante e provocatoria copertina ritrae un lui e una lei bambini nella stanza da letto), in cui l’amore è una prigione e i rapporti personali sono fondati su tormento, rimorsi, bugie e dominio, ricordando moltissimo i personaggi di un storia hard boiled che bruciano tra le fiamme del peccato. Più dichiarata ancora sarà l’atmosfera di Black Love, album intenso e ingiusta17 mente ignorato della loro produzione, che amplifica i risvolti neri aprendosi sulle note di una simbolica Crime Scene Part One e sviluppando quasi una sorta di concept su desiderio e delitto in My Enemy, Going To Town, Honky’s Ladder. Nelle note interne del libretto foto inequivocabili ritraggono cadaveri, poliziotti che maneggiano armi del delitto, pistole e proiettili, ma anche corpi femminili e baci passionali. Fatta eccezione per i riverberi delle carriere soliste (da Steve Wynn a Stan Ridgway, ancora in corsa), si tratta probabilmente di una delle ultime sortite del campionario noir, quanto meno a livello mainstream, che nondimeno prosegue il suo instancabile lavorio di ascendenze sulle nuove generazioni: una specie di fiume carsico che di tanto in tanto riaffiora, magari disperdendosi nel mondo frammentario delle produzioni indipendenti (tra gli altri i misconosciuti The Great Crusades da Chicago, band di gangster fra dark blues e alt-country in Never Go Home e Welcome to the Hiawatha Inn), anche in un nuovo abbraccio delle atmosfere più lugubri del folk e del country primigenio, quasi si tornasse alla fonte, alle fondamenta misteriose del sogno americano e del suo incubo, evocate nei nuovi “discepoli” sudisti della scrittura hard boiled come James Sallis (Il bosco morto, La Strada per Memphis) e Tom Franklin (L’avvoltoio e le short stories di Alabama Blues, due opere da recuperare assolutamente). Percorso discografico Warren Zevon Excitable Boy (Asylum 1978) Bad Luck Struck in Dancing School (Elektra 1980) Tom Waits Blue Valentine (Asylum 1978) Chuck E. Weiss The Other Side of Town (Select 2007) Wall of Voodoo Call of the West (IRS 1982) Stan Ridgway The Big Heat (IRS 1986) Mosquitos (Geffen 1989) The Dream Syndicate The Medicine Show (A&M 1984) Ghost Stories (Restless 1988) Green on Red Gas Food Lodging (Enigma 1985) The Killer Inside Me (Polydor 1987) Gun Club Miami (IRS 1982) Jeffrey Lee Pierce Wildweed (Statik 1985) Flesh Eaters A Minute to Pray a Second to Die (Slash 1981) Come Don’t Ask Don’t Tell (Matador 1994) Morphine Cure for Pain (Rykodisc 1993) Yes (Rykodisc 1995) Gallon Drunk From the Heart of Town (Sire 1993) Afghan Whigs Gentlemen (Elektra 1993) Black Love (Elektra 1996) Mark Lanegan Whiskey for the Holy Ghost (Sub Pop 1994) Steve Wynn Melting in the Dark (Zero Hour 1996) Richmond Fontaine The Fitzgerald (El Cortez 2005) The Great Crusades Welcome to the Hiawatha Inn (Glitterhouse 2004) Rock Noir: numero speciale Una ragionevole dose di pericolo fa bene alla salute Sam Spade (Humphrey Bogart) The Maltese Falcon (John Houston, 1941) 18