Rock Noir: numero speciale
Rock Noir
Incubi metropolitani
e luci al neon
Detective tales,
dark ladies e nero
urbano: un viaggio fra
letteratura e rock’n’roll
A cura di Gialuca Serra e Fabio Cerbone
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Rock Noir: numero speciale
Incubi metropolitani e luci al neon
a cura di Gianluca Serra
Nel romanzo giallo il lettore parte
da una domanda: chi ha ucciso
X ? E’ il genere di Agatha Cristie.
Nel noir invece, due persone hanno un problema. Io cerco di portare chi legge nel modo di queste
persone, di raccontare la loro disperazione.
James Hadley Case
Considerata letteratura di serie
B e sottogenere minore del più
quotato mondo del giallo (con
cui in realtà ha ben poco da
spartire), il cosiddetto hard
boiled (dalla cottura delle uova: duro, sodo) nasce in USA
verso la fine degli anni 20’ con
la pubblicazione, nella rivista
pulp Blue Mask, delle prime
detective story di Dashiell
Hammet. Visioni notturne, luci
al neon, scenari metropolitani
carichi di violenza ed un universo umano minore fatto di
personaggi in fuga da tutto ed
in primo luogo da loro stessi. A
differenza della classica letteratura gialla dove il protagonista indiscusso è il mistero che
circonda il crimine, regolarmente svelato in un finale a
lieto fine secondo canoni e moduli narrativi standard, nei romanzi hard boiled quello che
conta è la rappresentazione
psicologica e sociale della violenza come tratto caratteristico
dell’altra America, quella nera
che si cela dietro la maschera
dell’apparente normalità fatta
di frasi fatte e finti sorrisi. Non
conta il finale, spesso misero di
suspance o addirittura anticipato nelle prime righe del romanzo, ma le storie e le vite
dei personaggi, veri e propri
peccatori e antieroi a partire
dagli stessi detective, spesso
accumunati da un passato pericoloso ed in perfetta simbiosi
con la cornice di violenza in cui
si trovano ad agire. Se alla base del giallo classico è presente
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una chiara distinzione tra il bene e il male, tra l’eroe che ricerca la verità e il criminale
che alla fine soccombe, viceversa nella letteratura noir ciò
che è legale e illegale non è
completamente
distinguibile,
come non sono completamente
sovrapposti il bene e il male.
Scenari
metropolitani
pieni di immagini cinematografiche che fotografano il lato
nascosto e notturno della città:
luoghi della notte dove le luci
sono soffuse e rarefatte, come
i bar di periferia, i night club, i
vicoli secondari, i marciapiedi
bagnati, le stanze di motel illuminate dal neon. I protagonisti
del noir sono degli antieroi disillusi, amorali che agiscono
per lo più spinti dal desiderio di
guadagno o di vendetta. Apparentemente duri, si dimostrano
in realtà deboli e fragili, incapaci di resistere al fascino misterioso ed ipnotico di ciniche
dark ladies perennemente infelici della loro condizione, che li
porteranno alla rovina. Impietoso infatti lo sguardo del noir
per il genere femminile: sotto
l’apparente fragilità e la bellezza
angelica, si celano ciniche calcolatrici che usano il potere della
seduzione per manipolare il maschio e condurlo alla distruzione
pur di raggiungere il loro obiettivo, ovvero l’indipendenza tramite il denaro o la vendetta del
proprio uomo. Difficile se non
impossibile stilare una geografia
completa degli artisti e delle opere di un genere letterario comunque variegato ed eterogeneo, cerchiamo di seguito di stilare una breve elenco dei principali autori che hanno influenzato più di altri il cinema e soprattutto il mondo del rock.
La trilogia dei detective
Originario del Maryland, Dashiell Hammett, figlio di una
famiglia disastrata, passa l’adolescenza svolgendo i lavori più
disparati prima di diventare all’età di vent’anni investigatore
privato presso l’agenzia Pinkerton, attività che gli avrebbe fornito storie e stimoli per la sua
successiva avventura di scrittore. Il suo primo racconto The
Road Home verrà pubblicato nel
1922 nella rivista pulp Blue
Mask, anticipando la nascita del
genere poliziesco americano che
vedrà nel 1929, con la novella Il
Mistero del Falco, l’avvento della
figura di Sam Spade, il primo
vero detective privato che influenzerà un’intera generazione
di futuri scrittori divenendo una
delle figure più celebri della letteratura poliziesca.
Come il suo autore, Sam
Spade è un antieroe per eccellenza: disilluso, cinico e con il
vizio dell’alcool, diventa il testimone più credibile del lato oscuro della metropoli americana
degli anni 20, alle prese con il
proibizionismo, il crimine organizzato, la corruzione in cui è
Rock Noir: numero speciale
difficile scorgere un barlume di
innocenza e dove la menzogna
e la violenza sono un eruttabile
realtà. Lo stile narrativo è diretto, minimale, senza concessioni o lustrini in perfetta sintonia con la violenza narrata.
La grandezza di Hammett consiste nell’avere riportato la violenza ed il crimine direttamente nella strada e tra la gente,
come
dichiarerà
Raymond
Chandler: “Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo
commette per un motivo e non
semplicemente per fornire un
cadavere ai lettori” Alle prese
con il vizio dell’alcolismo e della mondanità, nonché dagli ideali comunisti, la carriera di
Hammett verrà definitivamente
stroncata nel dopoguerra in
piena epoca “maccartista”.
Accumunato ad Hammet per il vizio dell’alcool e la
vita
sregolata,
Raymond
Chandler diventa nel decennio
successivo il diretto successore
della tradizione hard boiled. Ex
combattente nella prima guerra mondiale, in seguito riciclato
a lavori tra i più disparati,
Chandler inizia seriamente a
dedicarsi all’attività di scrittore
collaborando con la rivista Blue
Mask solo nel 1933, all’età di
quarantacinque anni, in piena
Grande Depressione, dopo aver perso il lavoro per assenteismo e ubriachezza. Figura
complicata e maniacale, in
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continuo scontro con sceneggiatori e produttori cinematografici nonché profondamente
critico verso il genere giallo
tradizionale, reo di mancare di
totale realismo, Chandler, grazie al suo stile narrativo colto e
sarcastico consente al genere
poliziesco di raggiungere la
piena maturità. Le sue storie
raccontano una Los Angeles
notturna e violenta in cui le
trame labirintiche intrecciano
le vite di ricchi arroganti, ipnotiche dark ladies, poliziotti corrotti, criminali da strada e prostitute. Addentrandosi nel romanzo la soluzione dell’indagine appare sempre più insignificante per il lettore, che viene
gradualmente catapultato nella
narrazione del contesto e del
profilo dei personaggi, in quanto per Chandler l’intrigo criminale è puramente funzionale al
contesto, e quello che conta è
fotografare il realismo della
metropoli e svelarne l’umanità
becera e perversa.
Il compito di fotografare
questo scorcio di America criminale spetta ovviamente al
leggendario detective Philippe
Marlowe, vecchio lupo metropolitano frequentatore dei bassifondi, solitario, assiduo bevitore (però mai ubriaco) e caratterizzato da un etica tutta
sua.
Dal Grande Sonno del
1939 (forse il più grande romando hard boiled) passando
per Addio mia amata del 1940,
Finestra sul vuoto del 1942,
La signora nel lago del 1943,
La sorellina del 1949, fino all’ultimo grande capolavoro Il
lungo addio del 1953 tutti i romanzi di Chandler sono imperdibili e rappresentano a pieno
titolo il principale punto di riferimento per l’intera letteratura
di detective-story.
Il terzo grande interprete delle detective story, degno
erede delle tradizioni di Hammet e Chandler è senza dubbio
Kenneth Millar, in arte Ross
Macdonald padre del terzo
grande detective americano
Lew Archer. Curiosa quanto
sfortunata la parabola che por-
tò alla scelta del suo pseudonimo, per l’appunto Ross Macdonald. Lo scrittore, nacque il 13
dicembre del 1915 a Los Gatos,
California, e nel 1938 sposò
Margaret Sturm, diventata poi,
come Margaret Millar, una delle
più famose scrittrici di gialli dell'epoca. Proprio per questa scomoda omonimia con la moglie,
Kenneth cambiò nome, prendendo a prestito il secondo nome del padre, John Ross MacDonald. Ma la sfortuna volle
che lo pseudonimo scelto, andò
a coincidere con un certo John
D. MacDonald che cominciava a
esplodere attorno all'anno '50
proprio come autore hardboiled. Nuovo cambio di nome,
e finalmente la consacrazione
col definitivo Ross Macdonald.
Autore colto (fu anche professore universitaro prima di partire
per la marina nella seconda
guerra mondiale) proseguì la
tradizione chandleriana di analizzare all’interno del romanzo la
dimensione sociale e psicologica
dei personaggi e dei luoghi arricchendola con una complessità
stilistica e con una prosa spesso
sofisticata e mai così raffinata
per un genere comunemente
associato al gergo della violenza
più cruda. Con McDonald, il romanzo hard-boiled diventa a
pieno titolo letteratura realista,
in cui il detective diventa
Rock Noir: numero speciale
sempre più lo strumento a disposizione dell’autore per focalizzare l’attenzione verso la
quotidianità di un America,
quella del dopoguerra, alle
prese con il boom economico e
la criminalità urbana. Come
ebbe da dichiarare lo stesso
autore: “Hammett ha inventato
il giallo "duro" e Chandler lo ha
sviluppato. La specialità di
Hammet era la forza e la semplicità combinate con realismo
sociale che ai suoi tempi non
aveva precedenti. Chandler ha
portato alla narrativa poliziesca
acume, eleganza e una forza
narrativa originalissima. Entrambi, secondo me, avevano
la tendenza a dare troppo peso
alla figura centrale dell'investigatore. Il mio detective è sempre presente, ma "sommerso"
nel romanzo: è un mezzo per
raggiungere un fine e non è
fine a se stesso. Io tendo a
servirmi della formula poliziesca per scrivere dei romanzi
sulla vita americana, e perché
la formula poliziesca? Perché
mi stimola e perché le possibilità di tale formula non sono
ancora state pienamente sfruttate né da Hammet, né da
Chandler, né da me.”
Come per l’autore anche per il suo investigatore privato Lew Archer, il nome presenta concomitanze curiose e
ricche di significato quanto fastidiose, essendo per l’appunto
“Archer” lo stesso cognome del
socio ucciso di Sam Spade, ciò
a sancire la continuità della
tradizione hard boiled, quanto
la devozione verso il fondatore
del genere, Daschiell Hammett. Di certo fastidiose quando sul grande schermo Paul
Newman deciderà di stravolgere il nome in Harper, si narra
in quanto la H iniziale era per
l’attore una lettera portafortuna. Lew Archer prosegue nel
solco della grande tradizione
dei detective addentrandosi nei
sobborghi della bassa California con uno stile cinico, disilluso quanto professionale, apparirà per la prima volta nel romanzo Bersaglio mobile del
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1949 e rimarrà protagonista
indiscusso per 18 romanzi fino
all’ultima opera Lew Archer e il
Brivido Blu del 1976.
Profondo nero
In parallelo alle storie di detective, un altro filone letterario
sempre ascrivibile all’ampia
accezione del genere nero stava prendendo piede in USA a
partire dagli anni 40’, grazie
alla opere di grandi scrittori
maledetti quali Cornell Woolrich, David Goodis e Jim
Thompson. Artisti accumunati
da una esistenza sofferta e
contradditoria, pochissimo apprezzati in vita, videro riconosciuta la loro statura letteraria
da morti solo negli anni 80’
grazie alle riedizioni di molte
delle loro opere. Le storie narrate da questi scrittori catapultano il lettore in un universo
chiuso, angosciante, carico di
violenza, in cui i protagonisti
sono spesso truffatori perdenti,
psicopatici, figure apparentemente innocue e devastate
dalla società, ma che mascherano nel profondo un’anima
nera opportunistica e criminale. Storie maledette in cui la
follia criminale, il peccato, la
vendetta, i sensi di colpa sono
i tratti caratteristici di un’umanità disperata che vive perennemente nel lato sbagliato della strada. Impossibile non partire dall’elenco degli autori da
Cornell Woolrich, figura tra
le più controverse ed enigmatiche della letteratura nera. Dotato di uno stile letterario alto
e sofisticato, che ben poco aveva a che spartire con i dozzinali romanzi delle riviste pulp,
Woolrich dopo le prime esperienze letterarie “classiche” che
lo identificarono come uno dei
tanti degni discepoli di Scott
Fitzgerlad, a partire dagli anni
30’ cambiò il proprio stile incuneandosi nei meandri della letteratura suspance, ridefinendone le regole e i contenuti.
Comunemente riconosciuto come padre del mistery moderno, per Woolrich il concetto
di noir diventa luogo della mente e dell’anima. Il nero è infatti
espressione di una violenza psicologica, non sempre correlata
alla violenza fisica o all’azione
come viceversa avviene per
l’hard boiled. I personaggi dei
suoi romanzi non sono detective
o poliziotti violenti ma figure
fragili, ossessionate, spesso caratterizzate da disturbi psichici o
alle prese con amnesie le cui
vite sono dominate dal caso. E’
il fato, vero protagonista occulto
delle sue storie, che irrompe
nelle vite di uomini e donne,
come un incubo che proietta le
loro esistenze in un universo
senza uscita fatto di corse contro il tempo, di vendette e odio.
Woolrich era, nel vero senso
della parola, un autore maledetto. Nacque a New York nel 1903
e trascorse l’adolescenza tra
l’America Latina e New York
conteso fra il padre, ingegnere
civile sempre in giro per cantieri
edili e la madre, ricca signora
possessiva. Omosessuale - si
sposò nel 1929 per un matrimonio che per ovvi motivi naufragò
solo dopo poche settimane Woolrich, tornò a vivere dalla
madre a New York, cui lo legava
un rapporto ossessivo e malato.
Woolrich nel 1968 affermò: “Nel
1942 ho vissuto in una stanza
d'albergo, da solo, per tre
Rock Noir: numero speciale
settimane; e poi una notte lei
mi ha chiamato dicendomi
"non posso vivere senza di te,
ho bisogno di te", e io ho messo giù il ricevitore e ho fatto le
valigie e sono tornato da lei, e
per il resto della mia vita non
ho trascorso una notte lontano
da lei, neanche una. So bene
cosa ha pensato la gente di
me, ma non me n'è importato
niente, non me ne importa adesso e non me ne importerà
finché avrò vita.”
Si narra che la sera tirava fuori da una valigia una
divisa da marinaio e batteva il
molo in cerca di rapporti occasionali. Stimato a Hollywood,
che trasse dai suoi romanzi
varie sceneggiature, non divenne mai un esponente del
bel mondo hollywoodiano. Restava rintanato nella sua stanza d'albergo, nascondendo le
proprie ossessioni fino alla sua
morte nel 1968: solo, orfano
della madre che adorava, senza una gamba e costretto sulla
sedia a rotelle, malato, alcolista, in volontaria prigionia tra
le pareti di un hotel. Dopo gli
anni 20’ e 30’ caratterizzate da
opere di lettera classica, i
grandi romanzi della serie nera
videro la luce a partire dal 1940, con La sposa in nero 1940,
Sipario nero 1941, L'alibi nero
1942, L'angelo nero 1943, L'incubo nero 1944 Appuntamenti
in nero 1948. Nel 1942 scrisse
con lo pseudonimo William
Irish il racconto It Had to be
Murder, che nel 1954 fu rinominato Rear Window (La finestra sul cortile) e divenne un
film di Alfred Hitchcock.
Se Cornell Woolrich è
stato il più grande narratore
dell’angoscia umana allora David Goodis è stato il grande
cantore dei falliti e dei perdenti. Autore pressoché dimenticato in patria e poco citato nelle
riviste
specializzate,
venne
scoperto in Francia attorno agli
anni 80’ diventando un vero e
proprio fenomeno letterario.
Scarse e contradditorie le notizie sulla sua vita. Le uniche
informazioni certe sono che
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nacque a Philadelphia nel 1917
e che fece di tutto per passare
inosservato, vivendo una vita
dimessa e nascosta alle cronache. Varie le congetture e le
ipotesi sulla sua esistenza: tra
chi lo identifica come un sorta
di Dorian Gray bello e dannato,
che si aggira di notte, travestito da barbone, in luridi vicoli,
in preda a deliri alcolici, altri
(forse più veritieri) che lo descrivono come un solitario mai
cresciuto (pare che fosse addirittura astemio), chiuso in se
stesso che a quarant’anni viveva ancora con la madre. Morì
nel 1967, un anno dopo la madre, a quarantanove anni nella
totale indifferenza. Indistintamente dalla biografia a cui si
vuole aderire, di certo ciò che
emerge dalla vita dell’autore è
la predisposizione per l’infelicità, per la rassegnazione e per
la solitudine: tratti che caratterizzeranno la sua poetica letteraria e i suoi stessi personaggi.
La visione fatalistica
della vita lo avvicina a Cornell
Woolrich con la differenza che
il pessimismo di Goodis è un
dato di fatto oggettivo e inalienabile fondato sulla concezione
che l’uomo è destinato al fallimento, mentre in Woolrich la
causa determinante della sofferenza e dell’angoscia è il fato
inteso come forza oscura. Il nero in Goodis è inteso come autodistruzione, sconfitta, rassegnazione. I protagonisti delle
sue storie sono personaggi alla
deriva, sconfitti e schiacciati da
un destino impazzito fatto di
agghiaccianti coincidenze che li
catapulta in un esistenza miserabile e opprimente. Abitanti dei
bassifondi, storditi dall’alcool,
vagabondi urbani oppressi da
un passato che li perseguita come fosse una maledizione e che
non hanno più la forza di reagire e ribellarsi. Nell’universo
chiuso di Goodis “il vicolo” spesso presente nelle sue storie assume il ruolo di metafora che
nei romanzi hard boiled è ricoperta dai bar open all night, ovvero luoghi fisici e immaginari di
riparo e riposo. Asilo sicuro dove i loser metropolitani possono
nascondersi e rifiatarsi prima di
riprendere la fuga. Tra le sue
opere principali Giungla umana
(in seguito ripubblicato prima
nel 1996 con il nome il Volto
Perduto ed in seguito nel 2004
con il nome La Fuga) del 1946,
Il buio nel cervello del 1947, C'è
del marcio in Vernon Street del
1953, Strada senza ritorno del
1954, Non sparate sul pianista
Rock Noir: numero speciale
del 1956. Importanti anche le
collaborazioni di Goodis con il
mondo del cinema, che a differenza del mondo letterario
comprese fin da subito. Oltre
alla scrittura di diverse sceneggiature di film da parte dell’autore, furono molte le pellicole
cinematografiche che portarono sul grande schermo le storie maledette di Goodis: tra le
più note, senza dubbio, il memorabile La Fuga con Humphrey Bogart e Non Sparate
sul pianista con la regia di François Truffaut.
Last but not least, Jim
Thompson il più “sporco”, il
più violento il più pulp tra i
maledetti, non per nulla anche
uno degli autori più amati dal
mondo del rock. Il protagonista
assoluto delle novelle di Jim
Thompson è il peccato, considerato come tratto inalienabile
dell’animo umano. La colpa è
intesa come massimo comune
denominatore ovvero la consapevolezza che il crimine è dentro ognuno di noi e che nessuno è innocente. Nell’universo
chiuso di Jim Thompson non
esistono i buoni e i cattivi, ma
esclusivamente i cattivi e i
molto cattivi. I personaggi che
popolano i suoi libri sono un
insieme di truffatori, perdenti,
sgualdrine, psicopatici che operano e vivono nella provincia
americana più chiusa e retrograda. E’ la realtà della provincia americana, vissuta dall’autore sulla propria pelle durante
il continuo girovagare negli anni della Depressione, ad essere
radiografata nei suoi aspetti
più cupi e nascosti. Torte di
mele, frasi fatte, pink houses
nascondono in realtà un universo ipocrita fatto di vendette, gelosie, veleni e soprattutto
crimini e criminali i cui microcosmi cerebrali vengono svelati
nei loro aspetti più intimi e nascosti con una profondità e una
dovizia che mai si era visto nel
campo letterario.
Merito senza dubbio
dell’utilizzo della prima persona con cui Thompson narra gli
eventi e che consente al lettore
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di mettersi sempre dal punto di
vista del protagonista. costringendolo quasi a diventare
complice e spianando la strada
per la comprensione degli abissi della follia criminale. Ossessionato per tutta la vita da
problemi economici, sempre in
lotta con l’alcol e la depressione, Jim Thompson passò l’adolescenza schiacciato dalla figura del padre e alla perenne ricerca di un occupazione stabile. Iniziò a scrivere fin da piccolo brevi storie per le riviste
pulp, cercando di sbarcare il
lunario durante la Grande Depressione, muovendosi dal Nebraska al Texas alla California
svolgendo le più disparate
mansioni, tra cui fattorino d’albergo, operaio negli oleodotti,
proiezionista di cinema, giornalista. Fù anche attivista del
partito comunista. Alternò momenti di inattività totale a periodi di grande frenesia creativa, quando ad esempio tra gli
anni 40’ e 50’ pubblicò più di
trenta romanzi. Tra le sue opere vanno annoverati autentici
capolavori quali The Killer
Inside Me del 1952, Tornerò
per farti fuori del 1952, Uomo
da niente del 1954, Vita da
niente del 1957, The Getaway
del 1959, Colpo di spugna del
1964. Scoperto anche dal
mondo del cinema ed in particolare da Kubrick, che si inna-
morò di The Killer Inside Me,
con cui collaborò in Orizzonti di
Gloria e soprattutto nella sceneggiatura di Rapina a mano
armata, Jim Thompson regalò
poi al grande schermo, per le
trasposizioni filmiche, opere come The Getaway, indimenticabile pellicola di Sam Peckinpah
con Steve McQueen, Colpo di
spugna, Rischiose Abitudini fino
al classico The Killer Inside
Me”portato al cinema non più
tardi del 2010 da Michael Winterbottom.
Bruciato da una dieta a
base di alcol, sigarette e anfetamine, devastato dagli infarti e
dai colpi apoplettici, Thompson
si spense stremato e solo a Hollywood il 7 aprile del 1977, lasciandosi letteralmente morire
di fame, fedele alla sua dimensione di loser.
Cherchez la femme
All’interno del mondo del noir la
figura della femme fatale bella e
sensuale che nasconde un animo cinico e calcolatrice è diventato senza dubbio un classico
del genere. Nella letteratura nera le donne acquisiscono la piena emancipazione diventando
protagoniste assolute in grado
di determinare gli eventi e causare morte e dolore. Le donne
hanno in mente quasi sempre il
potere e il denaro e usano gli
uomini come burattini per raggiungere i propri scopi. Figure
ciniche, spietate, insensibili alla
sfera affettiva, a cui gli uomini
quasi sempre cedono per amore
o per ossessione. Senza dubbio
gli autori che più di altri hanno
contribuito
all’identificazione
dell’archetipo di dark ladies sono stati James M.Cain e James Hadley Cain.
Artista di primo piano,
considerato giustamente a fianco dei già citati Dashiell Hammet e Raymond Chandler padre
della letteratura nera americana, James M. Cain, è stato
senza dubbio lo scrittore americano che più di tutti ha contribuito ad introdurre nel romanzo
noir la figura di dark ladies.
Rock Noir: numero speciale
Nato nel Maryland nel 1892,
scrittore di polizieschi nonché
sceneggiatore, può vantare nel
proprio curriculum un trittico di
romanzi del calibro del Il Postino suona sempre due volte
(1934), Mildred Pierce (1941),
e La Fiamma del peccato
(1943) divenuti nel tempo vere
e proprie pietre miliari della
lettura americana senza distinzione di genere o filoni letterari
La figura della donna, storicamente ancorata all’innocuo
ruolo di contorno o compagna
del maschio predominante, che
assiste passivamente all’evolversi degli eventi senza possibilità di influenzarli, diventa nei
romanzi di Cain una risoluta
calcolatrice, assoluta protagonista delle storie in grado di
perseguire con freddo cinismo
la propria fetta di american
dream. Nel romanzo Mildred
Pierce, sono due le protagoniste femminili della storia: da
un lato Mildred, casalinga lasciata dal marito con due figlie
da crescere, che nella dura America della Grande Depressione riesce, grazie alla sua determinazione e alle sue doti
imprenditoriali, ad emergere,
dall’altro la figlia maggiore Veda, figura complessa e demoniaca che ossessionata dai vizi
personali farà di tutto per rovinare la vita alla madre fino ad
ucciderne nell’epilogo il compagno per gelosia. Se Mildred in7
carna forse per la prima volta
nella letteratura, il ruolo della
donna moderna, intraprendente e tenace nel coronare il proprio sogno americano, Veda ne
rappresenta il lato oscuro e
nero ovvero la dark ladies cinica e omicida che diverrà standard per l’intera letteratura
noir a venire.
Ma è senza dubbio nel
memorabile La Fiamma del
peccato (romanzo tra l’altro
portato sul grande schermo
con successo da Wilder con la
sceneggiatura
di
Raymond
Carver) in cui l’archetipo della
femme fatale trova la sua evoluzione definitiva. Carico di un
ambientazione urbana e nottura, il romanzo narra le livide
vicende di un assicuratore che
rimane sedotto dalla moglie di
un suo cliente e che ne diventa
prima l’amante e poi complice
dell’assassinio del marito con il
fine di riscuoterne l’indennizzo
dell’assicurazione sulla vita.
Phyllis Dietrichson, per l’appunto la protagonista femminile, incarna al meglio quelle caratteristiche di angelo maledetto pieno di sensualità e bellezza mozzafiato che usa il potere
della seduzione per manipolare
il maschio e condurlo alla distruzione pur di raggiungere il
loro obiettivo ovvero l’indipendenza economica o la vendetta.
Diretto
discepolo
di
Cain, è senza dubbio l’inglese
James Hadley Chase. Nella
letteratura di Chase però non
sempre le donne incarnano alla
perfezione i canoni classici della dark ladies: a differenza di
queste ultime, bellezze immacolate e assassine nonché fini
calcolatrici, le protagoniste di
Chase appaiono per lo più come delle comuni e ordinarie
donne, sempliciotte, spesso
non belle ne intelligenti, ma in
grado di stravolgere il destino
di chiunque le incontra. La
principale innovazione letteraria portata da Chase fu la sua
capacità di revisionare radicalmente il rapporto maschiofemmina, ormai obsoleto, ro-
vesciandolo completamente a
vantaggio delle donne. Non solo
le donne in qualità di protagoniste guidano le danze e muovono
gli uomini come burattini, ma
anche nei ruoli apparentemente
secondari incidono in maniera
determinante sulle sorti della
trama, diventando a pieno titolo
il motore del romanzo. Leggendo le sue storie ciniche e criminali ambientate in località dell’America di provincia, cariche di
dettagli e di particolari sui luoghi, nessuno potrebbe mai immaginare che in realtà James
Hadley Chase (il cui vero nome
era René Brabazon Raymond)
era un inglese purosangue
(nacque a Londra nel 1906) e
che l’America la vide solo in tarda età. La leggenda vuole che
stanco di lavori precari e mal
pagati come commesso di libreria, venditore di enciclopedie
per ragazzi, grossista di libri,
Chase si rese conto che i romanzi polizieschi americani avevano un grande seguito di pubblico e decise di diventare scrittore aiutandosi inizialmente con
guide turistiche e carte stradali
delle località statunitensi, in cui
voleva ambientare le sue vicende noir e con alcuni dizionarietti
di "gergo yankee". In sole sei
settimane completò il famosissimo Niente orchidee per Miss
Rock Noir: numero speciale
Blandish, rifacendosi a Santuario di Faulkner e il successo fu
clamoroso quanto imprevedibile. Il libro venne tradotto in
quasi tutte le lingue e per decenni continuò a vendere milioni di copie; ebbe una versione teatrale e due versioni cinematografiche. Chase scrisse
oltre 70 romanzi polizieschi
ambientati negli USA, tra i più
famosi oltre all’esordio di Niente orchidee per Miss Blandish
del 1939, anche Sul mio cadavere del 1940, Eva del 1945,
La carne dell'orchidea 1948, Il
boia di New York del 1952,
Colpo a freddo del 1954. Morì
nel 1985 ad Ascona.
Da Los Angeles a New
Orleans
La tradizione della letteratura
nera prosegue a partire dagli
anni 70’ grazie a grandi scrittori americani contemporanei
che recuperano stili e tradizioni
del genere poliziesco catapultandoli all’interno di una dimensione geografica specifica.
Il caso più rappresentativo è
senza dubbio quello di James
Ellroy: accumunato alla tradizione dei grandi maledetti del
passato da un’adolescenza al
limite
della
sopravvivenza,
compromessa in primis dal divorzio dei genitori, ed in seguito dal tragico omicidio della
madre (a cui lo stesso autore
assistette), Ellroy trascorse i
suoi primi trent’anni nei sobborghi violenti di Los Angeles
tra schizofrenia, alcol e droga,
che lo portarono anche a diversi arresti. Solo la pubblicazione
nel 1981 del primo romanzo
Prega Detective gli consentì di
trovare la strada per la resurrezione. La prima fase di Ellroy
scrittore, ovvero l’arco temporale che va dal 1981 fino al
1995 (data di pubblicazione di
American Tabloid) ci consegnano 10 romanzi polizieschi carichi di riferimenti autobiografici
che fotografano senza scrupoli
una Los Angeles da incubo,
narrata in tutta la sua brutalità
con un linguaggio nevrotico,
scarno e spietato dove non esi8
ste distinzione tra buoni e cattivi e dove gli agenti del LAPD
(Los Angeles Police Department) sono i principali responsabili di crimini e di corruzione. I protagonisti delle vicende sono spesso antieroi
continuamente al confine con
l’illegalità, schiacciati da un
passato che li perseguita alla
ricerca di qualche forma di redenzione a partire dallo stesso
tenente Lloyd Hopkins, agente
del Los Angeles Police Department, puttaniere, drogato e
violento, protagonista della
meravigliosa triologia della Los
Angeles nera rappresentata dai
romanzi Le strade dell’innocenza (1984), Perché la notte
(1984) e La collina dei suicidi
(1985) o la miscela di perversione, redenzione e dannazione che contraddistingue l’agente Danny Upshaw, il tenente
Mal Considine e l'ex poliziotto
Buzz Meeks protagonisti del
romanzo Il Grande Nulla o ancora il tenente e comandante
della Buoncostume David Klein
soprannominato l'Esecutore a
causa della sua carriera di assassino su commissione di
White Jazz (1992). A partire
dal 1995 l’ossessione di Ellroy
verso alcune vicende criminali
irrisolte del contesto storicopolitico degli Stati Uniti lo indirizzeranno verso capolavori
letterari di stampo politico so-
ciale, riconosciuti a livello mondiale, del calibro di American
Tabloid (1995), Sei Pezzi da Mille (2001) e Il Sangue è randagio (2009) che lo eleveranno a
grande scrittore contemporaneo
al pari di artisti americani del
calibro di Don De Lillo, a scapito
della narrativa poliziesca di serie b.
Altro grande autore contemporaneo è senza dubbio il
texano James Crumley che ci
ha regalato alcuni dei romanzi
hard boiled più belli degli ultimi
trent’anni. Nato a Theree Rivers, Texas nel 1939 e morto
nel 2008, trascorre l’adolescenza cambiando frequentemente
lavori, passando da autista di
camion a barista, da portuale a
soldato, da giocatore di football
a insegnante, prima di approdare alla carriera di scrittore di
polizieschi grazie alla scoperta
delle novelle di Raymond Chandler. Il suo primo romanzo hard
boiled è Il caso sbagliato del
1975 che vede la nascita dello
squinternato detective privato
Milo Chester Milodragovitch, che
sarà protagonista anche dei
successivi Dalla parte sbagliata
e La terra della menzogna. Il
secondo alter ego dell’autore è
invece C.W. Sughrue altro detective alla deriva protagonista
de L’anatra Messicana, Una vera
Rock Noir: numero speciale
follia e soprattutto del capolavoro L’Ultimo vero bacio che
porterà a Crumley i giusti riconoscimenti mondiali. Il romanzo, uscito nel 1978, narra le
vicende di C.W. Sughrue alla
perenne ricerca di Betty Sue
Flowers, una donna davanti a
cui gli uomini si mettono “tutti
in fila in attesa del turno”,
scomparsa da più di dieci anni
Quello che rende particolare e
innovativo lo stile di Crumley è
l’aver combinato la letteratura
poliziesca
all’interno
della
grande tradizione americana
on the road. Deserti, strade
blue, motel da quattro soldi e
stazioni di rifornimento sono il
contorno geografico delle sue
storie, battute da loser disincantati nati dalla parte sbagliata e disillusi dal sogno americano. Un mix tra Philip Marlowe e il Grande Lebowsky per
intenderci. I suoi investigatori
C.W. Sughrue e Milodragovitch
in realtà non accettano gli incarichi per denaro ma per dare
un senso alle loro esistenze
mossi da un codice etico di
giustizia personale tipico di un
certo southwest non sempre
coincidente con quello della
legge e perennemente in attesa di trovare un pretesto per
mettersi in viaggio.
Dagli orizzonti rosso
fuoco dell’ovest di Crumley,
passiamo alle vicende noir am-
9
bientate nelle paludi del deep
south di un’altra grande firma
dell’hard boiled contemporaneo
quale è James Lee Burke.
Nato a Houston, Texas, nel
1936, Burke è cresciuto sulla
strada cambiando spesso mestieri: da operaio di un’industria petrolifera è passato al
mestiere di giornalista, da impiegato dell’ufficio di collocamento in Louisiana è poi diventato professore di College nel
Kentucky e successivamente
assistente sociale in California,
riuscendo nel 1960 anche a
conseguire una laurea in letteratura inglese all’università del
Missuri. Appassionato di letteratura poliziesca e amante dei
bayou della Louisiana diventa
scrittore di romanzi hard boiled
(dopo diversi rifiuti da parte
delle case editrici) solo a partire del 1987 con il romanzo
Pioggia al neon, inventando la
figura del detective cajun Dave
Robicheaux. Robicheaux, suo
alter ego, è il solito investigatore squinternato e perdente
che prosegue nel solco della
nuova tradizione dei detective
loser e disillusi. Ex agente della
squadra omicidi di New Orleans, a cui hanno ucciso la moglie, ha deciso di ritirarsi in un
angolo isolato sul bayou Teche
a vendere esche e a fare l’aiuto
sceriffo prima e l’investigatore
privato poi a New Iberia. Le
sue vicende sono ambientate
nell’affascinante scenario sudista della Louisiana, tra paludi,
razzismo, corruzione, criminalità, abusi sessuali e luci al neon. Grazie al suo detective
preferito, Burke riesce a scoperchiare gli intrecci di potere
del sud, mettendo in risalto le
grandi contraddizioni di una
terra carica di fascino e violenza. Dopo il bellissimo Pioggia al
neon, Dave Robicheaux torna
in sella in una lunga serie di
romanzi di successo tra cui
Black Cherry Blues del 1990,
Sunset Limited del 1998, La
ballata di Jolie Blon del 2002
che frutteranno all’autore anche premi prestigiosi. A partire
dalla fine degli anni 90’ Burke
da vita anche ad un'altra serie
di romanzi che hanno per protagonista il suo “secondogenito”
ovvero Billy Bob Holland, avvocato texano con qualche causa
di divorzio, poche cose importanti, e un senso limpidissimo
della giustizia. Della serie di
Holland va ricordato l’ottimo esordio di Terra Violenta del
1997, ambientato in Texas,
mentre i successivi romanzi Heartwood
(1999),
Bitterroot
(2001), In the Moon of Red Ponies (2004) ambientati nel Montana, non sono ancora stati tradotti in Italia.
Concludiamo la rassegna
dei contemporanei con il meno
noto (in Italia) George P. Pelecanos di Washington D.C, grande scrittore nonché grande appassionato di rock’n roll. Di origini greche, al pari degli altri
autori hard boiled, ha trascorso
l’adolescenza tra professioni umili e precarie come il barman,
il venditore di elettrodomestici,
il cuoco, che hanno avuto il merito di fargli conoscere la dura
quotidianità di una città come
Washington D.C. Approda alla
scrittura nel 1992 con il romanzo A Firing offense che gli spianerà la strada per una carriera
ricca di successo e di premi
(«Raymond Chandler» in Italia,
il «Gran Prix du Roman noir» in
Francia, il «Falcon» in Giappone, il prestigioso Silver Dagger
Award in USA).
Rock Noir: numero speciale
La Washington descritta nei
suoi romanzi è da incubo. A
differenza degli altri thriller
ambientati nella capitale, a Pelecanos non interessano i colletti bianchi, gli avvocati o gli
scandali politici ma solo la povertà, il crimine e i conflitti
razziali. Con una scrittura elegante e a tratti raffinata, che
catapulta il lettore direttamente negli scenari urbani, Pelecanos dà voce agli sconfitti del
sogno americano a quell’universo umano minore che popola quartieri nascosti e periferici
in cui prevale la legge della
violenza e del crimine. Tre sono fino ad oggi le mini serie di
racconti create da Pelecanos.
La prima trilogia di romanzi, A
Firing Offense (1992), Nick's
Trip (1993), Down by the River
Where the Dead Men G (1995),
sono centrate sulla figura del
pseudo investigatore alcolizzato Nick Stefanos, un grecoamericano di seconda generazione, proprio come Pelecanos,
responsabile del settore pubblicitario in una ditta di apparati elettronici, che diventa in
seguito investigatore per caso
e per necessita. Dal 1996 al
2000 con i romanzi The Big
Blowdown (1996), King Suckerman (1997), The Sweet
Forever (1998, tradotto in Italia in Una dolce eternità), Shame the Devil (2000, tradotto in
Italia in Vendetta), da vita alla
fortunata serie del quartetto di
D.C. ovvero quattro romanzi
legati tra di loro quasi esclusivamente dalla città nella quale
sono ambientati. Il Quartetto
traccia in maniera indelebile
l’evoluzione (o l’involuzione)
della capitale americana e fornirà lo spunto per la serie televisiva americana “The Wire”.
Dal 2001 al 2004 è
quindi la volta dei romanzi Strade di sangue (2001),
Angeli neri (2002), Il circo delle anime (2003) Fuoco nero
(2004) che costituiscono la serie di romanzi (la più conosciuta in Italia in quanto tutti i romanzi sono stati tradotti) con
protagonisti Derek Strange e
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l’ex poliziotto Terry Quinn. Dal
2004, Pelecanos si è quindi dedicato alla realizzazione di romanzi a se stanti che gli hanno
fruttato riconoscimenti e notorietà, tra cui il bellissimo Il
Giardiniere notturno del 2005.
12 pezzi da mille
Suggerimenti alla lettura
Il Falco Maltese
Dashiell Hammet
(Mondadori, Oscar Gialli)
La genesi dell’hard boiled. Ambientato a San Francisco sul
finire degli anni 20’ il romanzo
vede l’avvento del primo grande detective privato Sam Spade alle prese con la misteriosa
Miss Wonderly che vuole ritrovare sua sorella Corienne
scomparsa. Tra corse notturne,
violenza e sangue, il romanzo
detta le regole essenziali del
genere poliziesco sancendo
l’avvento della prima dark ladies del noir, ovvero la stessa
Miss Wonderly che si dimostrerà una spietata manipolatrice
disposta a tutto pur di entrare
in possesso di un’antica statua
d’oro di gemme raffigurante un
falco. Pubblicato nel 1930, fu
portato sul grande schermo da
un indimenticabile Humphrey
Bogart.
Il Lungo Addio
Raymond Chandler
(Feltrinelli, Universale Economica)
Uno degli ultimi romanzi di
Chandler ma forse il più completo e sentimentale. Atmosfere notturne, luci soffuse, whi-
skey e battone di alto borgo che
annaspano in una Los Angeles
in putrefazione. Un Marlowe ormai maturo, viene alle prese
con un tal Terry Lennox ubriaco
in una Rolls Royce fuori serie di
fronte
alla
terrazza
del
"Dancers", dopo che la donna
che lo accompagnava ha tagliato la corda con la Rolls. E’ solo
l’inizio un’avventura fatta di intrighi, segreti e soprattutto di
un’amicizia virile e sincera. Per
la prima volta Marlowe abbandona il suo freddo cinismo ed
entra in gioco in prima persona
con i suoi sentimenti. Nel 1973
Altman portò il romanzo sul
grande schermo con Elliot Gould
nel ruolo di Marlowe.
Bersaglio Mobile
Ross McDonald
(Hobby & Work, Collana Noir)
Con Bersaglio mobile, Millar inaugura contemporaneamente il
nuovo pseudonimo Ross Macdonald e la fortunata serie dell’investigatore Lew Archer. Ralph
Sampson, un ricco petroliere
che si è fatto da solo, ama frequentare loschi personaggi che
popolano la Los Angeles notturna e quando scompare a sua
moglie Elaine non rimane altro
Rock Noir: numero speciale
che assumere un investigatore
privato. A differenza di Marlowe, Lew Archer dimostra di
essere un ottimo incassatore,
sempre con la battuta pronta e
onesto verso i clienti. Con Millar la letteratura hard boiled
inizierà sempre più a focalizzarsi sulle dinamiche sociali e
umane della società americana.
A Vincent Parry è andato tutto
male: accusato dell’omicidio
della moglie e condannato all’ergastolo, non gli rimane altro
che tentare una fuga pericolosa per dimostrare la sua innocenza. Tra una corsa ad ostacoli e il contatto con personaggi equivoci, Perry scoprirà alla
fine che gli eventi che sembravano casuali in realtà sono guidati da una regia oscura. L’apoteosi del noir e il manifesto
della filosofia di Goodis del loser. Da questo romanzo è stato tratto nel 1947 il classico del
cinema noir La fuga (Dark Passage) con protagonisti la coppia Bogart-Bacall
La Sposa in nero
Cornell Woolrich
(Mondadori, Oscar Gialli)
Una donna perde il giorno
stesso delle nozze l'amato marito ucciso in uno stupido incidente, lei giura vendetta e va a
cercare uno per uno tutti i responsabili dell’assassinio per
vendicarsi. Atmosfera cupa e
carica di angoscia, per un romanzo che catapulta il lettore
in un universo chiuso in cui il
destino incontrollato diventa il
vero protagonista del dramma.
Il noir diventa violenza psicologica ovvero luogo della mente
e dell’anima. Il romanzo ha
ispirato Quentin Tarantino per
il suo Kill Bill.
La fuga
David Goodis
(Fanucci)
11
Vita da niente
Jim Thompson
(Fanucci)
Provincia americana. Undici
personaggi raccontano il loro
punto di vista su Luane Devore, un'invalida costretta a letto
che passa tutto il suo tempo a
spettegolare al telefono, tessendo una sorta di intricata
ragnatela fra le vite degli abitanti. Se in pubblico tutto è
perfetto, in privato i personaggi ci raccontano il loro odio per
quella vecchia paranoica, ognuno di essi con un valido
motivo per farla fuori. Il marcio
della provincia americana, un
universo chiuso e bigotto fatto
di gelosie nascoste, segrete
ambizioni e con il fucile sempre
pronto per essere usato. Jim
Thompson ci dimostra che l’universo umano è segnato dal
seme della violenza e il killer è
nell’animo di tutti
La fiamma del peccato
James Cain
L'assicuratore Walter Neff conosce Phyllis Dietrichson, moglie
di un suo cliente e ne viene
stregato al punto di organizzare
con lei l’omicidio del marito per
ottenere la liquidazione della
polizza sulla vita. Carico di una
meravigliosa ambientazione urbana e notturna, La Fiamma del
Peccato certifica al meglio il
ruolo della dark ladies nella letteratura noir già introdotta dal
precedente Mildred Pierce. Portato sul grande schermo da Billy
Wilder nel 1944 con attori del
calibro di Barbara Stanwyck e
Fred MacMurray, il romanzo con
la sua semplice trama basata
sull’intrigata relazione a tre
(marito, moglie, amante) ha
ispirato anche la bellissima Peg
Pete and me di Stan Ridgway
Niente orchidee per
Miss Blandis
James Hadley Chase
(Polillo, Collana I Bassotti)
La storia in noir della Bella e la
Bestia senza sconti o lieto fine.
Sullo sfondo di un America cinica e miserabile (frutto dell’imma
Rock Noir: numero speciale
ginario dell’autore che in realtà
l’America la vide solo poco prima di morire) Mamma Grisson,
leader di una piccola banda di
criminali scopre che tre delinquenti hanno rapito una giovane ereditiera, decide così di
impadronirsi della ragazza al
fine di incassare il riscatto per
poi eliminarla. Ma l'attrazione
fatale del figlio ritardato di
Mamma, per la ragazza cambierà i piani. Ispirato dai romanzi di James Cain e pieno di
rimandi al limite del plagio con
“Santuario” di Faulkner, il romanzo di esordio James Hadley Chase, l’inglese che sognava l’America, vendette milioni di copie diventando un
caso letterario mondiale ed opera imprescindibile per ogni
appassionato di noir.
L’ultimo vero bacio
James Crumley
(Einaudi, Stile Libero)
Il detective C.W. Sughrue, un
mix tra Philip Marlowe e il
Grande Lebowsky, gira l’America alla ricerca di Betty Sue Flowers, una donna davanti a cui
gli uomini si mettono “tutti in
fila in attesa del turno”, scomparsa da più di dieci anni.
Crumley coniuga la letteratura
poliziesca all’interno della
grande tradizione americana
on the road. Deserti, strade
blue, motel da quattro soldi e
stazioni di rifornimento sono il
contorno geografico delle storie battute da loser disincantati
disillusi dal sogno americano.
Imperdibile.
Le strade dell’innocenza
James Ellroy
(Mondadori)
Il primo capitolo della memorabile trilogia della Los Angeles
nera dedicata al detective della
polizia di L.A. Hopkins, figura
cruda e violenta con una vita
personale in frantumi. In una
Los Angeles da brivido, il tenente Hopkins e il criminale
Verplanck si rincorrono sfidandosi inesorabilmente uno contro l’altro in un duello senza
prigionieri. Con un linguaggio
killer e cinematografico, Ellroy
scopre il muro di omertà e di
corruzione del dipartimento
della città degli angeli, divenendo lo scrittore hard boiled
più influente della nuova generazione.
12
Pioggia al neon
James Lee Burke
(Meridiano Zero)
Pescando persici nei bayou della Louisiana, il detective Robicheaux recupera il cadavere di
una prostituta di colore con le
braccia bucate dalle siringhe.
Convinto che non si tratti di
una semplice overdose, Robincheaux inizia ad andare a fondo agli eventi scoprendo un
complesso intrigo di narcotraf-
fico internazionale. Primo capitolo della saga dedicata al detective Robincheaux, ex agente
squinternato della squadra omicidi di New Orleans, a cui hanno
ucciso la moglie, che ha deciso
di ritirarsi in un angolo isolato
sul bayou Teche a pescare. Tra
paludi, razzismo, corruzione e
abusi sessuali James Lee Burke
riesce a scoperchiare gli intrecci
di potere del sud, mettendo in
risalto le grandi contraddizioni
di una terra carica di fascino e
violenza.
Angeli Neri
George Pelecanos
(Piemme)
In un quartiere malfamato di
Washington D.C. l’investigatore
privato Derek Strange, tutti i
mercoledì sera, allena una
squadra di football composta da
un gruppo di ragazzini che lui
cerca di sottrarre alla strada.
Quando uno di loro, Joe Wilder,
dieci anni, viene ucciso davanti
a un chiosco dei gelati Strange
non si dà pace e va alla disperata ricerca del colpevole. A Pelecanos non interessano i colletti
bianchi, gli avvocati o gli scandali politici ma gli sconfitti del
sogno americano che popolano i
bassifondi urbani di Washington
in cui prevale la legge della violenza, il crimine e i conflitti razziali.
Rock Noir: numero speciale
Melting in the dark: sogni neri di rock’n’roll
a cura di Fabio Cerbone
Ho preso un morso dalla mia
ciambella e poi ne ho offerta
una a lei
Ho chiesto: “Signora, siete nei
pasticci?”
Allora lei ha cercato nella sua
borsetta e ha estratto la pistola
E ha detto: “Adesso, stai zitto
e tieni le mani sul volante”
“Guida e basta” ha detto
(Stan Ridgway Drive She Said)
Alto e basso senza soluzione di
continuità: letteratura, cinema
e naturalmente rock’n’roll, in
una commistione di immaginari, sensazioni, atteggiamenti
che ogni volta si influenzano a
vicenda. Se cultura popolare
deve essere, che lo sia appunto seguendo uno degli istinti
principali del melting pot americano. Il rapporto dell’universo
rock, ma potremmo dire dell’american music nel suo complesso con il lato violento, oscuro del sogno americano si è
perpetrato lungo un secolo, a
maggior ragione avrebbe dovuto prima o poi incrociare la
strada del cosiddetto hard boiled. Potremmo persino sostenere che tutto sia partito dal
folk più primordiale: certo,
niente di più lontano delle antiche murder ballads dal mondo
civilizzato e dalla misteriosa
metropoli descritta in Hammett
o nel “grande sonno” losangelino di Chandler, eppure le storie di assassini, gelosie, impiccagioni, ricercati e fuorilegge
che animavano le varie Tom
Dooley, Where Did You Sleep
Last Night, Stagger Lee, The
Knoxville Girl o Pretty Polly
hanno costituito un primo impianto di leggende, crimini e
luoghi topici per il rock’n’roll da
cui attingere, dove la violenza
cieca della quotidianità, il buio,
i misteri, la morte corrono fian13
co a fianco con gli accordi di
una chitarra.
È racchiusa molta America di provincia in queste ballate, molto di quel puritanesimo e di quella chiusura che
però anela sempre ad una fuga, ad una via di uscita impossibile e che insieme costruiscono una parte preponderante
della follia narrata ad esempio
nei caratteri di James Cain
Il
postino
(nelll’imperdibile
suona sempre due volte) o Jim
Thompson (basti pensare al
capolavoro L’assasino che è in
me o al lamento di Colpo di
spugna), trasposta anche al
cinema in tempi recenti dai
fratelli Coen (l’operazione compiuta in L’uomo che non c’era,
con Billy Bob Thorton). Incidendo sulle ambientazioni che
lo stesso rock’n’roll riprenderà
poi negli anni 50’ (la giungla
metropolitana e i suoi adepti,
la violenza di strada dei teppisti del rockabilly, ma anche il
country più anticonformista e
ribelle che racconta il demone
dell’alcol e della notte), questa
estetica, prima ancora che vero e proprio suono, si declinerà
infine nel sound urbano dei
songwriter di metà anni 70’ e
si immergerà quindi nella bolgia punk e post punk.
È qui, con una crescente consapevolezza intellettuale,
che si fanno espliciti i riferi-
menti e le ispirazioni, ribaltando
spesso i punti di partenza (le
vittime sacrificali femminili delle
murder ballad diventano adesso
temibili “dark ladies”). Il rock
toccherà quindi concretamente i
confini del noir letterario, partendo da figure iconoclaste come Warren Zevon, per arrivare fino ai piani alti del mainstream: perché infatti non pensare
alla darkness di Bruce Springsteen come ad un riflesso in
chiave blue collar della decadenza
urbana
da
noir
(d’altronde uno dei primi successi letterari di James Ellroy
si intitolerà “Because the Night”
…); e perché non scorgere anche nelle trame grigie, depresse
di un album come Nebraska,
storie e personaggi (Johnny 99,
State Trooper, Highway Patrolman) alla deriva in un’America
che ha il sapore di una spaventosa normalità, nera apunto
come un romanzo.
Tuttavia saranno soprattutto le mille ramificazioni dell’underground (in particolare
nell’universo post punk e del
Paisley californiano) a cogliere
questo legame tematico, con un
taglio spesso cinematografico.
Una musica che si ciberà attivamente di quella scrittura che
evocava fin dal principio margini
Rock Noir: numero speciale
e reietti, materia per eccellenza della scena “sotterranea”,
dentro un mondo popolato dal
crimine e da una rottura degli
stereotipi del successo americano. Logico pensare che tutte
quelle storie avessero sempre
avuto una propria colonna sonora, anche inconsapevole,
non solo e non tanto contemporanea ai romanzi stessi
(avremmo altrimenti dovuto
scomodare jazz e orchestrazioni swing), ma più estesa: come
se le figure impresse su carta
da Raymond Chandler, Dashiell
Hammett, Cornell Woolrich e
Jim Thompson tra i tanti, abbiamo ispirato note, produzioni, suoni anche a distanza di
decenni dalla loro effettiva stesura. Prendendo per buono
questo potere esteso del noir,
o meglio dell’intera scuola hard
boiled statunitense, è più semplice allargare l’influenza a volte persino reciproca dei vocabolari in esame: musica e parole quindi, semplici suggestioni o omaggi dichiarati.
Torniamo così a Warren Zevon, il ragazzo terribile
del rock californiano anni 70,
frequenta la crema dello stardom locale, ma dalle amicizie
con Jackson Browne e con l’entourage soft rock degli Eagles
si lascia sfiorare più a livello
musicale che non lirico, mentre
lui continua a frequentare
freak assoluti come il giornalista Hunter Thompson. Il suo
rock’n’roll è troppo livido, tagliente e traboccante di cinico
sarcasmo per abbracciare il
dorato sogno post hippie: ballate fra il disperato e l’ironico,
14
personaggi ai limiti della legge,
pazzia metropolitana e tragico
alcolismo popolano canzoni che
spesso si ispirano direttamente
all’immaginario hard boiled. Le
prove generali le fa con l’omonimo capolavoro del 1976, dove sembra prevalere ancora un
orizzonte più “outlaw” e classicamente western (la parabola
di Frankie and Jesse James o
Carmelita) dentro una scrittura
però indebitata con le strutture
narrative del romanzo americano, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nel
loro destino da perdenti, mentre esplode in tutta la sua dirompente carica noir nel successivo Excitable Boy, a cominciare dalla pantomima di
Lawyers, Guns and Money per
arrivare all’inattesa hit Werewolves of London. Il successivo
passo discografico, poco fortunato a livello commerciale, Bad
Look Struck In Dancing School,
porterà in dono persino un esplicito omaggio di Zevon
(nelle note dell’album) all’amico Ross Macdonald, campione dell’hard boiled con cui Zevon intreccia una interessata
amicizia letteraria, sancendo
l’influenza di quello stile sul
proprio songwriting. Un rapporto scostante e che pure ritornerà più volte in carriera
(ad esempio nell’orizzonte da
Guerra Fredda che fa da sfondo al sottovalutato The Envoy),
anche quando l’autore sembrerà più propenso all’introspezione e alla personale sfera affettiva. Sentimenti che trovano
il loro humus ideale, in quella
stessa Los Angeles di metà anni 70, anche nei lupi mannari
Tom Waits e Chuck E Weiss,
cantori assoluti della vita bohèmienne cittadina. Certo, il loro
universo è piuttosto quello disadattato della letteratura beat
e di tutti i marginali americani,
ma nel romanticismo del primo
Waits di The Heart of Saturday
Night e soprattutto nel panorama sonoro da late hour di Foreign Affairs e Blue Valentine
scorre un fiume di arrangiamenti jazzy e iconografia da Be
Bop anni 50 (con buona pace
del pittore Edward Hopper e dei
suoi indimenticabili Nighthawks
dell’omonimo dipinto, richiamati
da Waits in un live d’epoca) che
paiono la quintessenza di un
film noir. Una sollecitazione più
estetica insomma, che tuttavia
ha eguale importanza nel richiamare alla mente atmosfere tipiche del romanzo di genere, specialmente se si pensa alla California di Raymond Chadler.
Chi proseguirà su questo
fertile terreno di incontro fra
musica, letteratura, cinema e
immaginario nero da gangster
movie, compiendo però la prima
autentica sintesi, sarà Stan Ridgway, frutto maturo della scena post punk losangelina che
dalla new wave dei Wall of Voodoo approderà ad una curiosa
carriera solista, profondamente
segnata dall’amore per il cinema
e le colonne sonore, a cui peraltro darà numerosi contributi diretti. Partito dagli elettronici tramonti western dei Wall of Voodoo nel fortunato Call of the
West (Mexican Radio la trascinante hit), sorta di seducente
ibrido fra il west musicato da
Ennio Morricone, il baritono
country di Johnny Cash e le
nuove frontiere del rock sintetico dei primi anni 80, il songwriting classicamente americano di
Ridgway esploderà in tutto il
suo potenziale narrativo con
The Big Heat, capolavoro solista del 1986 che sancisce un
legame strettissimo con il linguaggio noir di Jim Thompson e
dei suoi accoliti (e che proseguirà anche nel successivo Mosqui-
Rock Noir: numero speciale
tos, più di tutti con il brano Peg
and Pete and Me). A cominciare dal titolo, The Big Heat,
lampante tributo all’omonimo
lungometraggo di Fritz Lang
del 1953 con Glenn Ford e Lee
Marvin, ci si addentra in una
serie di caratteri americani che
dalla title track a Pile Driver,
Walkin' Home Alone, Camouflage, Drive She Said fissano
forse per la prima volta in modo così scoperto la fascinazione
del mondo underground verso i
dettami dell’hard boiled.
Un atteggiamento che
non è affatto isolato in quel
periodo: attorno all’universo
rock californiano sono infatti
diverse le band che si lasciano
trascinare in un vortice di suoni e umori da “nero metropolitano”. La cosiddetta scena Paisley e tutto quello che più o
meno legittimamente vi viene
fatto ruotare intorno dalla critica, sarà la più attiva a lasciarsi
rapire. Fra i più autorevoli rappresentanti i Dream Syndicate di Steve Wynn, autore dalle
implicazioni palesemente narrative, che mai nasconderà il
suo amore per certa letteratura americana, sino a rinsaldare
una recente amicizia artistica
con lo scrittore George Pelecanos (i due firmeranno insieme il brano Cindy It Was Always You) scambiandosi musica e reading. Gli accenti lividi
dell’esordio The Days of Wine
and Roses sono già un campanello d’allarme, anche se il
senso più compiuto di questa
influenza si avrà a partire dal
capolavoro
The
Medicine
Show, disco in cui la contem-
15
poranea devozione di Wynn
per autorevoli autori sudisti
come William Faulkner e Flanney O’Connor si riflette sul
suono bluastro del rock dei
Dream Syndicate, producendo
un cortocircuito con le ambientazioni noir, cinematiche di
brani quali Armed With an
Empty Gun e Bullet with My
Name on It, il tutto avvolto in
un’evocazione da vecchia America misteriosa. Un fertile tracciato che troverà il suo sfogo
anche nel successivo, ombroso
Ghost Stories, lì dove paure
irrisolte, nevrosi e rapporti maledetti tipici di certe scenografie hard boiled di David Goodis
e James Ellroy troveranno una
valvola di sfogo in The Side I’ll
Never Show, Loving the Sinner, Hating the Sin, My Old
Haunts o When the Curtains
Falls. D’altrode l’intera carriera
di Steve Wynn, anche in veste solista, tornerà più volte
sul luogo del delitto (è proprio
il caso di dirlo), anelando a
queste scenografie, altresì nei
lavori della maturità con i Miracle Three.
Una sensibilità comune
a diverse formazioni nate in
quel tumultuoso periodo del
rock statunitense a cavallo fra
70 e 80, come potrebbero dimostrare parecchi richiami da
America noir presenti nelle
produzioni di Gun Club e
Flesh Eaters. Band ai confini
tra gotico punk, pychobilly,
malsana decadenza (alle spalle l’esempio dei Cramps e dei
Birthday Party), declinano il
tutto in una chiave blues tribale, diabolica, spesso tipicamen-
te sudista, degna di una storia
appartenuta ai maestri Jim
Thompson e James Crumley,
con una punta di horror. In particolare i desolanti paesaggi umani di Jeffery Lee Pierce,
leader dei Gun Club, sembrano
centrare in pieno la radice di
violenza e follia che sta alla base di molta cultura americana, a
maggior ragione nel campo hard
boiled. In termini di America di
provincia, nessuno però batterà
mai l’orizzonte da fuorilegge e
rinnegati costruito dai Green
on Red di Dan Stuart. Coevi ma
sempre un po’ defilati rispetto al
fenomeno Paisley Underground,
la band di Tucson si sposterà
presto
dal
groviglio
neopsichedelico degli esordi per affrontare apertamente la sua
matrice western e desertica, in
un tumulto di omaggi al carattere americano più solitario, psicotico, alienato della società
(nell’album Gas Food Lodging la
splendida ballad The Drifter è
ispirata alla figura del serial
killer Ted Bundy), spesso mutuato dalla letteratura hard boiled. Dan Stuart, voce e songwriter dal comportamento rissoso e
ingovernabile, troverà infine
nella penna di Jim Thompson
una sorta di alter ego, approdando all’omaggio manifesto di
The Killer Inside Me, disco del
1987 che riprende esplicitamente il titolo di uno dei capolavori
assoluti della produzione dello
sfortunato scrittore, mettendo
in musica un’ode a quella Middle
America popolata da loser alla
deriva e cittadine anonime. È
peraltro l’intera loro produzione
- compresa l’ubriaca veste
country & western del progetto
Danny & Dusty (un solo capolavoro, The Lost Weekend, del
1985) - a farsi carico di questo
connubio costante, un canovaccio in anticipo sui tempi e troppo spesso ignorato che aprirà
invece la strada a numerose
band contemporanee di roots
rock e Americana.
Saranno infatti i tragici
bozzetti dal nulla dei casinò del
Nevada e le “motel lifes” senza
speranza narrate da Willy Vlau-
Rock Noir: numero speciale
tin (anche scrittore affermato)
e dai suoi Richmond Fontaine a riprendere questa sensibilità per il lato oscuro dell’american dream, mettendo insieme
denuncia sociale, piccole illuminazioni e immagini di disperata solitudine dalla provincia,
colti da qualche parte fra l’immancabile spietatezza di Jim
Thompson e le short stories di
Raymond Carver, ma evocando
spesso anche un narrativa americana più contemporanea,
non strettamente di genere sia
detto, eppure confinante con i
canoni dell’hard boiled, rappresentata ad esempio dagli
outsider Donald Ray Pollock
(Le strade del male) e Philipp
Meyer (Ruggine americana), o
dal Troistan Egolf di Il signore
della fattoria. Se nel caso delle
band citate (e dei relativi scrittori), grazie alla presenza di
autori dal songwriting descrittivo e attento al contesto, si
tratta soprattutto di un evidente debito narrativo con gli States più defilati, con l’intero carico delle loro paure e ipocrisie,
per altre formazioni la strada è
invece quella segnata dall’alternative rock degli anni 80 a
cui si accennava in precedenza. Una questione più estetica,
di suono per così dire, dove
sono le musiche, la coltre nera
e misteriosa degli arrangiamenti a evocare meglio e più
dei versi.
Non è un caso allora
che i bostoniani Come si troveranno a collaborare direttamente
con
Steve
Wynn
(nell’album profeticamente intitolato Melting in the Dark),
raccogliendone in parte l’eredità artistica e seguendo il solco
degli stessi Dream Syndicate.
Dischi quali l’esordio in chiave
punk blues Eleven Eleven e il
maturo Don’t Ask Don’t Tell
decreteranno questa relazione
fra plumbee ballate rock che
appaiono come la colonna sonora di un b-movie dalle tinte
noir, un horror metropolitano
senza via di scampo dove l’introspezione, la rabbia, i versi
striduli cantati da Thalia Zedek
16
e Chris Brokaw, animatori dei
Come, offrono diverse impressioni ai confini con il genere.
Suggestioni, spesso di
natura intima, straordinariamente seducenti e ammalianti,
che peraltro li legano indirettamente ai concittadini Morphine, trio il cui sound atipico,
jazzy, inevitabilmente conduce
verso sceneggiature in bianco
e nero. Il lavoro di destrutturazione sulla materia rock compiuto dal basso minimale di
Mark Sandman e dai sax avvolgenti di Dana Colley trascina il gruppo nei vortici blues di
Cure for Pain e Yes. I loro
album appaiono davvero ipotetiche soundtrack di un unico
impetuoso romanzo hard boiled ai margini della città, tra
sensualità e personaggi allucinati. La voce di Sandman e il
suo tono fra il depresso e l’ironico ha buon gioco nel solleticare le fantasie dell’ascoltatore, fra piccoli capolavori di instabili equilibri notturni intitolati Buena, Candy, Sheila, Honey White, Super Sex costruendo liriche che spesso sono flussi di coscienza, ma che
potrebbero anche appartenere
ai pensieri di un serial killer o
di una supposta vittima.
Quello che risalta in
queste formazioni è un volto
minaccioso, oscuro, è un senso
di vertigine che coglie i tratti
più disturbanti di molte storie
del noir contemporaneo, quello
crudo e realista rilanciato con
forza ad esempio da James
Ellroy (ma in parte anche da
spiriti affini come il grande ex
galeotto Edward Bunker o dal
maestro del poliziesco californiano Joseph Wambaugh), inevitabilmente sconfinando verso
frustrazioni e brutalità dove il
gioco dei ruoli, il dominio, il sesso e la droga diventano i principali fattori scatenanti delle trame. E così come nei romanzi
anche qualche rock’n’roll band
apre le porte dell’ignoto e della
violenza. Scovando radici passate nel garage rock più limaccioso, nel suono swamp, nell’opera
di personaggi come Nick Cave &
The Bad Seeds, i misconosciuti
londinesi Gallon Drunk guidati
da James Johnston realizzano
un’ode al lato selvaggio del vissuto metropolitano, tra puzza di
whiskey e bar di quart’ordine,
attraverso
dissonanti
album
quali You, the Night...and the
Music e From the Heart of
Town. Questa propensione troverà infine il suo apice attraverso la diretta collaborazione di
alcuni membri della band con il
maestro assoluto del noir inglese Derek Raymond: I Was Dora Suarez, dall’omonimo capolavoro letterario (pubblicato per
Meridiano Zero in Italia), diventa un disturbante album di reading e musica.
Nel gioco un po’ perverso
fra caratteri criminali e sessualità, deviazione personale e lamento geloso nessuno pare avere raggiunto i vertici di provocazione di Greg Dulli e della sua
creatura Afghan Whigs, forse
fra le ultime formazioni ad avere indagato con spietato abbandono queste tematiche (Dulli le
traghetterà in qualche modo
anche nella successiva carriera
Rock Noir: numero speciale
con il progetto Twilight Singers, ma in chiave più bluastra
e sensuale). La band, originaria di Cincinnati, è condannata
impropriamente per ragioni
storiche a dividere la scena con
il fenomeno grunge di Seattle
di inizio anni 90. Si distanzia
da qualsiasi confronto proprio
in ragione delle liriche e dell’immaginario immorale descritti da Dulli, che troverà forse un’unica vera anima gemella (e maledetta) dentro quel
calderone di nuovo hard rock
d’inizio decennio, nel frontman
degli Screaming Trees Mark
Lanegan, altro lupo mannaro
che approderà in carreira solista alle tinte dark folk, vagamente noir per intenzione, di
Whiskey for the Holy Ghost e
Scraps at Nidnight.
Anima soul imprigionata
in un muro di appiccicoso suono funk rock, il racconto di
Greg Dulli non ha sottintesi in
Gentlemen, disco manifesto
degli Afghan Whigs dove il carattere del suo canto in Be
Sweet, Fountain and Fairfax,
What Jail is Like sembra oscillare fra quello di uno sguaiato
serial killer e di un amante impenitente (l’affascinante e provocatoria copertina ritrae un
lui e una lei bambini nella
stanza da letto), in cui l’amore
è una prigione e i rapporti personali sono fondati su tormento, rimorsi, bugie e dominio,
ricordando moltissimo i personaggi di un storia hard boiled
che bruciano tra le fiamme del
peccato. Più dichiarata ancora
sarà l’atmosfera di Black Love, album intenso e ingiusta17
mente ignorato della loro produzione, che amplifica i risvolti
neri aprendosi sulle note di una simbolica Crime Scene Part
One e sviluppando quasi una
sorta di concept su desiderio e
delitto in My Enemy, Going To
Town, Honky’s Ladder. Nelle
note interne del libretto foto
inequivocabili ritraggono cadaveri, poliziotti che maneggiano
armi del delitto, pistole e
proiettili, ma anche corpi femminili e baci passionali.
Fatta eccezione per i
riverberi delle carriere soliste
(da Steve Wynn a Stan Ridgway, ancora in corsa), si
tratta probabilmente di una
delle ultime sortite del campionario noir, quanto meno a livello mainstream, che nondimeno prosegue il suo instancabile lavorio di ascendenze sulle
nuove generazioni: una specie
di fiume carsico che di tanto in
tanto riaffiora, magari disperdendosi nel mondo frammentario delle produzioni indipendenti (tra gli altri i misconosciuti The Great Crusades da
Chicago, band di gangster fra
dark blues e alt-country in Never Go Home e Welcome to the
Hiawatha Inn), anche in un
nuovo abbraccio delle atmosfere più lugubri del folk e del
country primigenio, quasi si
tornasse alla fonte, alle fondamenta misteriose del sogno
americano e del suo incubo,
evocate nei nuovi “discepoli”
sudisti della scrittura hard boiled come James Sallis (Il bosco
morto, La Strada per Memphis)
e Tom Franklin (L’avvoltoio e le
short stories di Alabama Blues,
due opere da recuperare assolutamente).
Percorso discografico
Warren Zevon
Excitable Boy (Asylum 1978)
Bad Luck Struck in Dancing
School (Elektra 1980)
Tom Waits
Blue Valentine (Asylum 1978)
Chuck E. Weiss
The Other Side of Town (Select
2007)
Wall of Voodoo
Call of the West (IRS 1982)
Stan Ridgway
The Big Heat (IRS 1986)
Mosquitos (Geffen 1989)
The Dream Syndicate
The Medicine Show (A&M 1984)
Ghost Stories (Restless 1988)
Green on Red
Gas Food Lodging
(Enigma 1985)
The Killer Inside Me (Polydor
1987)
Gun Club
Miami (IRS 1982)
Jeffrey Lee Pierce
Wildweed (Statik 1985)
Flesh Eaters
A Minute to Pray a Second to
Die (Slash 1981)
Come
Don’t Ask Don’t Tell (Matador
1994)
Morphine
Cure for Pain (Rykodisc 1993)
Yes (Rykodisc 1995)
Gallon Drunk
From the Heart of Town (Sire
1993)
Afghan Whigs
Gentlemen (Elektra 1993)
Black Love (Elektra 1996)
Mark Lanegan
Whiskey for the Holy Ghost
(Sub Pop 1994)
Steve Wynn
Melting in the Dark (Zero Hour
1996)
Richmond Fontaine
The Fitzgerald (El Cortez 2005)
The Great Crusades
Welcome to the Hiawatha Inn
(Glitterhouse 2004)
Rock Noir: numero speciale
Una ragionevole dose di pericolo fa bene
alla salute
Sam Spade (Humphrey Bogart)
The Maltese Falcon (John Houston, 1941)
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