DOC 8/2011 La valutazione dei progetti di co-sviluppo: criteri e indicatori Flavia Piperno e Andrea Stocchiero Novembre 2010 Via d’Aracoeli, 11 – 00186 Roma (Italia) – Tel. +3906 6990630 – Fax +3906 6784104 – e-mail: [email protected] - web: www.cespi.it INDICE Introduzione .........................................................................................................................................3 Il quadro di riferimento: principi e caratteristiche del co-sviluppo .....................................................4 Domande e criteri per la valutazione del co-sviluppo..........................................................................7 Domande e indicatori per la valutazione............................................................................................10 La metodologia ..................................................................................................................................11 Bibliografia ........................................................................................................................................14 2 INTRODUZIONE Tra il 2007 e il 2010 il CeSPI e il Comune di Milano hanno portato avanti un vasto programma volto a sostenere il ruolo dei migranti come agenti di co-sviluppo. L’orientamento del programma è stato dettato da un approfondimento di confronto rispetto ai programmi offerti in alcune città europee (in Spagna, Francia e Olanda) che da anni si sono rese protagoniste di politiche analoghe. I due principali obiettivi del programma sono stati: il rafforzamento delle competenze di progettazione e auto-strutturazione delle associazioni di immigrati a Milano e il co-finanziamento delle loro iniziative per lo sviluppo nei paesi di origine. Nell’ambito del primo obiettivo, nel 2009, è stato promosso un corso di formazione di 6 giornate a cui si è aggiunto un laboratorio di pratiche basato su 3 incontri. Al corso hanno partecipato 20 leader di associazioni e molti di essi, al termine del corso, hanno presentato dei progetti al Comune di Milano per ottenere un co-finanziamento. Per quanto riguarda il secondo obiettivo, sono stati pubblicati due bandi per progetti di cooperazione allo sviluppo che hanno privilegiato la partecipazione da parte delle associazioni di immigrati. I due bandi, dal titolo “Milano per il co-sviluppo”, hanno avuto l’obiettivo di valorizzare il capitale umano, sociale e finanziario dei migranti presenti sul territorio e la loro capacità di creare relazioni e nuove opportunità di sviluppo con impatti nei territori di origine e di residenza (Mezzetti, Ferro: 2008, 4). Il primo bando è stato pubblicato nel dicembre 2007 e nel 2008 sono stati selezionati 10 progetti, su un totale di 69 presentati. Ai progetti vincitori è stato accordato un co-finanziamento fino a un massimo di 50.000 euro, corrispondente al 70% del totale del budget. Altri 21 progetti sono stati selezionati e sostenuti (con lo stesso ammontare di co-finanziamento) grazie all’impegno di alcune banche coordinate dalla Fondazione Cariplo. Queste hanno integrato con una cifra pari a 900.000 euro la somma di 400.000 euro erogata dal Comune di Milano. Nel 2010 è stato pubblicato il secondo bando “Milano per il Co-sviluppo”. Il Fondo complessivo messo a disposizione dal Comune di Milano e dal gruppo di banche coordinate dalla Fondazione Cariplo è pari a 1,5 milioni di euro. I progetti vincitori riceveranno un ammontare massimo di 80.000 euro l’uno (pari al 70% del budget totale). A distanza di tre anni dall’inizio del programma, si pone la necessità di valutare i 31 progetti cofinanziati nel 2007/2008 e offrire suggerimenti per l’implementazione dei prossimi bandi. Questi obiettivi impongono la necessità di individuare criteri e indicatori che rendano possibile una valutazione omogenea dei progetti e delle politiche di co-sviluppo. Nelle pagine che seguono proponiamo dunque una metodologia che verrà usata nel monitoraggio e valutazione dei progetti vincitori in corso e dei progetti conclusi. 3 IL QUADRO DI RIFERIMENTO: PRINCIPI E CARATTERISTICHE DEL CO-SVILUPPO Definire i criteri di valutazione dei progetti di co-sviluppo implica uno sforzo preliminare: è infatti necessario stabilire i principi fondamentali che contraddistinguono, trasversalmente, qualsiasi politica di “co-sviluppo”, differenziandola al tempo stesso da politiche più generali di cooperazione allo sviluppo. Come evidenziato in altre circostanze il concetto di co-sviluppo può essere descritto come “un modello di cooperazione allo sviluppo, che ha come riferimento soprattutto la cooperazione decentrata, in cui gli immigrati sono considerati attori di sviluppo delle società di origine e al tempo stesso attori dinamici nella costruzione della cittadinanza nelle società di accoglienza. L’obbiettivo del co-sviluppo ha pertanto una ‘triplice implicazione per i migranti, le società di origine e di accoglienza: una integrazione pro-attiva e solidale, un accompagnamento alle azioni di cooperazione con le proprie zone di origine, e allo stesso tempo la promozione dell’educazione allo sviluppo della società di accoglienza sulle cause profonde della migrazione” (Cespi, 2010: 1)1. Naturalmente questa definizione, nella pratica, viene esposta a numerose interpretazioni: l’analisi delle politiche intraprese dalle municipalità di Parigi, Rotterdam, Madrid e dal Fons Català (una struttura che comprende quasi tutti gli Enti locali della Catalogna) ha dimostrato infatti l’esistenza di diversi approcci al co-sviluppo. In questa analisi comparata, evidenziamo ad esempio che “il caso di Parigi dimostra un interesse prioritario verso il protagonismo dei migranti e l’importanza dei partenariati, il caso di Madrid esprime particolare interesse verso proposte di capacity-building dei migranti e sostegno a temi innovativi del co-sviluppo (tra cui quello dello rimesse), mentre il Fons Català sostiene progetti legati a capacity-building e accompagnamento alle associazioni di migranti. Il caso di Rotterdam privilegia il trasferimento di competenze, quindi dando particolare rilievo alla qualificazione dei singoli individui” (Ibidem: 2). Nonostante la diversità nelle prospettive adottate esistono, tuttavia, alcune caratteristiche trasversali che definiscono l’intelaiatura di qualsiasi politica volta a legare migrazione e sviluppo e da esse discendono i criteri che occorre analizzare in sede di valutazione. Di seguito proponiamo 5 caratteristiche essenziali dei progetti di co-sviluppo. • Transnazionalismo. L’aspetto più caratteristico che contraddistingue i progetti di co-sviluppo è il loro collocarsi necessariamente tra due o più contesti; in altri termini, l’azione deve essere integrata e coinvolgere sinergicamente entrambi i poli del processo migratorio. Un buon progetto di co-sviluppo non promuove una sommatoria di azioni scollegate, svolte nel contesto di origine e di arrivo; al contrario le attività portate avanti “qui” e “lì” si rafforzano a vicenda e sono svolte nell’ambito di collaborazioni e reti tra due o più contesti che rendono possibile mettere a valore l’appartenenza doppia o plurale dei singoli migranti e delle loro associazioni. L’impatto delle migrazioni sui paesi di origine e di residenza è generalmente ampio e potenzialmente contraddittorio: è possibile cioè che su entrambi i poli del processo migratorio e nel medesimo tempo si producano effetti positivi e negativi. Come sottolineato dall’ultimo rapporto sullo sviluppo umano di UNDP (2009) le politiche possono avere un ruolo cruciale nell’orientare l’impatto dei flussi migratori: alleviare gli effetti negativi e rafforzare l’impatto positivo sui singoli migranti, le loro comunità di origine e i paesi ospitanti (politiche così dette win-win-win). Una delle caratteristiche principali dei progetti di co-sviluppo consiste proprio nel promuovere un approccio tre volte vincente. Ciò a sua volta implica la creazione di 1 Questa definizione riprende la recente definizione elaborata dal Fons Català in un documento realizzato per il Gruppo di Lavoro su Migrazione e Sviluppo delle Commissione Cooperazione Decentrata della Cités et Gouvernements Locaux Unis GCLU. 4 • • collaborazioni transnazionali tra territori diversi che si attivano per ottenere effetti positivi congiunti e complementari. Integrazione. Per lungo tempo il processo di integrazione dei migranti nel contesto di origine è stato considerato esclusivamente un fattore che indeboliva anziché rafforzare il rapporto tra migrazione e sviluppo: una migliore posizione socio-economica nel contesto di arrivo, unita al ricongiungimento familiare, tende infatti a produrre una diminuzione nel flusso di rimesse verso il paese di origine e, secondo alcuni osservatori, implica anche una distanza affettiva e culturale dalla madrepatria. In realtà, in anni recenti, alcuni studi empirici hanno dimostrato come l’integrazione dei migranti nel contesto di arrivo e il loro coinvolgimento nel contesto di origine siano spesso due facce di una stessa medaglia. Potremmo dire che i processi di integrazione sono un fattore fondamentale sia a “monte” che a “valle” delle politiche di co-sviluppo. Non solo, infatti, l’integrazione è alla base del processo che porta i migranti a proporsi come attori di co-sviluppo (i leader di associazioni ad esempio sono generalmente bene inseriti nella comunità di accoglienza), ma essa è anche uno dei risultati attesi nell’ambito delle principali politiche di co-sviluppo. I casi-studio delle municipalità europee esaminate confermano questa prospettiva. In Francia ad esempio il FORIM (Forum des Organisations de Solidarité Internationale Issues des Migrations) − la piattaforma creata nel 2002 per riunire i principali collettivi di organizzazioni di solidarietà internazionale di origine immigrata – ha tra i propri obiettivi principali quello di “lavorare per un coinvolgimento delle persone di origine immigrata nello sviluppo dei paesi di origine così come per un loro ruolo in favore dell'integrazione in Francia” (Mezzetti et al., 2009: 23). In Olanda le principali ONG, che per conto delle Autorità locali cofinanziano progetti di co-sviluppo promossi delle associazioni della diaspora, uniscono a obiettivi di cooperazione allo sviluppo obiettivi di integrazione: ad esempio si punta a rafforzare lo sviluppo di capacità e competenze degli immigrati nell’elaborazione e realizzazione dei progetti, ma anche a favorire i processi di empowerment degli stranieri e ad assistere le associazioni nelle proprie traiettorie interne (Ibidem: 26). Il caso spagnolo, infine, è l’esempio più classico del tentativo di collocare il co-sviluppo nel punto di convergenza tra le politiche e gli ambiti di azione classici dei settori Integrazione e Cooperazione allo sviluppo, fattore che si riflette nell’organizzazione di corsi di formazione e nell’accompagnamento all’inserimento delle associazioni di migranti all’interno delle strutture preposte alla partecipazione cittadina (Ibidem: 36). Nel Plan Director de la Cooperación Española 2005-2008, pubblicato dal Ministero degli Esteri Spagnolo, vengono definite diverse linee di lavoro tra cui le principali sono proprio: “l’impulso al co-sviluppo nei paesi di origine attraverso la promozione economica, il supporto alla piccola impresa ed il rafforzamento istituzionale del settore produttivo; e l’impulso all’integrazione attraverso la partecipazione dei migranti e delle associazioni di migranti residenti in Spagna” (Ibidem: 30). Il rafforzamento dei processi di integrazione degli stranieri nel territorio di origine deve dunque essere considerato non come un effetto collaterale, sebbene positivo, dei programmi di cosviluppo, ma piuttosto una parte integrante e strutturale di tali programmi, che ne arricchisce il senso e la solidità, aumentando al tempo stesso la motivazione delle autorità locali a promuovere politiche di co-sviluppo. Non è un caso che numerosi studi sull’impatto della politica di co-sviluppo, affermano che questo sia maggiormente visibile sulla società civile migrante residente, anziché nei paesi di origine (Lacroix, 2009 e Khoudour-Castéras, 2009). L’integrazione è dunque di uno dei criteri che deve essere considerato in sede di valutazione. Avvio di processi di sviluppo nei paesi di origine. Naturalmente le politiche di co-sviluppo interagiscono con le politiche di cooperazione allo sviluppo intese nel senso più classico. I migranti e le loro associazioni – da soli o in collaborazione con altri soggetti della società civile − sono infatti agenti di progetti di sviluppo nei loro paesi di origine e, più raramente, in altri paesi terzi. La realizzazione di progetti nei paesi terzi è un tratto costitutivo delle politiche di cosviluppo e deve perciò essere oggetto di valutazione. 5 • • La necessità di integrare l’apporto dei migranti nello sviluppo nazionale e locale, è del resto considerato un aspetto di grande importanza dagli stessi governi locali. Molti paesi di origine, negli ultimi anni, hanno intrapreso politiche volte a presentare alla diaspora piani di sviluppo definiti a livello governativo: l’obiettivo è quello di attrarre investimenti collettivi e individuali, per favorire la circolazione delle competenze e canalizzare le rimesse verso settori prioritari. I progetti finanziati dalla cooperazione decentrata possono contribuire a questa tendenza positiva valorizzando i finanziamenti, le competenze e le relazioni dei migranti (il capitale finanziario, umano e sociale) così come rafforzando le reti partenariati tra associazioni di migranti, organizzazioni della società civile locale e soggetti dei paesi di destinazione (spesso ONG). Appare particolarmente importante allineare gli sforzi della cooperazione decentrata e l’agency2 delle associazioni dei migranti alle dinamiche e ai piani di sviluppo locale. Per questo, in diversi paesi europei, nascono iniziative di organizzazione delle diaspore per costituirsi come interlocutori dei governi dei paesi di origine in modo da negoziare il loro contributo allo sviluppo. Bisogna tuttavia ricordare che a livello locale, e in particolare nei contesti più fragili, l’impatto dei migranti di sviluppo non è sempre e unicamente positivo: in contesti a forte emigrazione possono, ad esempio, crearsi dinamiche di dipendenza dalle rimesse e scarso rilancio delle capacità endogene. È importante che i progetti di co-sviluppo puntino a confrontarsi con questi limiti e a fornire alcune possibili risposte. Protagonismo dei migranti e delle loro associazioni. Un tratto caratteristico delle politiche di co-sviluppo − trasversalmente presente in tutti gli interventi portati avanti dalle municipalità europee esaminate − è quello di favorire il protagonismo delle associazioni di immigrati. Infatti, “la diaspora come attore transazionale e di sviluppo è un fenomeno antico, spontaneo, e non irrilevante. I migranti di ieri e di oggi hanno adottato modalità con cui muovere relazioni, competenze, ingenti somme di denaro, sostenendo le famiglie allargate (households), le comunità, le scuole, e gli ospedali nei paesi di origine sia in momenti prosperi che in momenti economicamente problematici. È dunque fuori di dubbio che i migranti abbiano molte risorse e capacità” (Mezzetti et al., 2009: 3). I progetti di co-sviluppo nascono proprio per dare riconoscimento formale a quest’impegno espresso da molti collettivi migranti, migliorandone al tempo stesso la forza e l’efficacia. Le associazioni dei migranti sono dunque il perno attorno a cui devono ruotare i progetti di co-sviluppo e il loro ruolo non deve essere né secondario né strumentale. Uno dei criteri attraverso cui valutare un progetto di co-sviluppo è che esso rispetti il principio secondo cui i migranti – singoli o associazioni − siano promotori, attori e protagonisti dell’iniziativa proposta, nonché capaci di fare rete e stringere partenariati con attori del territorio di destinazione e di origine (Mezzetti, Ferro, 2008: 13). Valorizzazione del capitale umano, sociale, finanziario dei migranti. Un ulteriore criterio che identifica i progetti di co-sviluppo è quello di puntare a mettere a frutto le competenze e le risorse che i migranti apprendono durante il percorso migratorio. A livello internazionale alcuni dei principali settori di intervento delle politiche di co-sviluppo vertono su ambiti quali: il miglioramento delle opportunità di canalizzazione delle rimesse collettive e individuali e il loro investimento in attività generatrici di reddito o servizi sociali nei contesti di origine (capitale finanziario); il rafforzamento e la circolazione del know how professionale dei migranti (capitale umano); la messa a valore delle reti sociali di cui dispongono i migranti nel contesto di arrivo e di origine per sviluppare iniziative di interesse professionale, sociale, politico o civile (capitale sociale). Nei casi precedentemente evidenziati, le municipalità europee hanno puntato a un rafforzamento del capitale umano e sociale dei migranti anche attraverso specifici corsi di 2 Con il termine “agency” intendiamo il protagonismo, la capacità di iniziativa e di attivazione delle risorse del territorio di un singolo o di un collettivo. 6 formazione, interventi di capacity building o mediante progetti che favorissero la creazione di reti sociali transnazionali. In questo caso i migranti risultano beneficiari e non protagonisti diretti delle iniziative volte a mettere a valore le loro capacità e i loro capitali. Ciò naturalmente non pregiudica l’importanza dell’iniziativa. Al contrario, rafforza la possibilità che i migranti agiscano al massimo delle loro potenzialità nell’ottica di un processo di sviluppo umano più maturo e compiuto (a questo proposito si veda UNDP, 2009). L’intelaiatura del co-sviluppo Integrazione Sviluppo Valorizzazione capitali Agency migranti Transnazionalismo DOMANDE E CRITERI PER LA VALUTAZIONE DEL CO-SVILUPPO Da queste caratteristiche discendono le cinque domande fondamentali che è utile porsi nella valutazione dei progetti di co-sviluppo: 1. Il progetto promuove una prospettiva transnazionale e tre volte vincente? 2. Il progetto stimola processi di integrazione? 3. Il progetto produce processi di sviluppo nei paesi terzi? 4. Il progetto fa emergere il protagonismo e l’agency dei migranti e delle loro associazioni? 5. Il progetto valorizza il capitale umano, sociale e finanziario dei migranti? Trovare criteri e indicatori qualitativi e quantitativi che rispondano a queste domande non è facile. Gli strumenti utilizzati dalla Comunità internazionale per la valutazione dei progetti di sviluppo possono essere applicati anche per i progetti di co-sviluppo e non solo riguardo all’impatto dei progetti avviati sui paesi di origine dei flussi. In particolare possono essere adottati i criteri standard della valutazione che risultano trasversali a qualsiasi iniziativa che mira al cambiamento: • Rilevanza: la rispondenza degli obiettivi di un intervento ai problemi reali, ai bisogni e alle priorità dei gruppi coinvolti, nonché la rispondenza all’ambiente fisico e politico nel quale l’intervento agisce. • Efficacia: il contributo dei risultati prodotti al raggiungimento dell’obiettivo specifico dell’intervento. A questo proposito si può fare anche riferimento ai principi adottati dalla Comunità dei donatori per accrescere l’efficacia dell’aiuto: la ownership (e cioè la titolarità 7 delle iniziative deve risiedere nei protagonisti delle dinamiche di cambiamento che sono gli attori locali), l’allineamento (ovvero la necessità che le iniziative di cooperazione siano integrate nei piani di sviluppo locale), l’armonizzazione (ovvero la necessità che le iniziative di cooperazione della Comunità internazionale siano tra loro coerenti, complementari e coordinate), la valutazione dei risultati, la trasparenza e responsabilità ovvero informare e dare conto ai cittadini delle iniziative e delle politiche (accountability). • Efficienza: il fatto che i risultati siano stati raggiunti a costi ragionevoli, ossia in quale misura i mezzi e le attività sono stati convertiti in risultati, e la qualità dei risultati raggiunti. • Sostenibilità: probabilità che i benefici prodotti dall’intervento continuino a essere percepiti una volta concluso il sostegno esterno. I fattori chiave che influenzano la sostenibilità sono: (i) l’ownership, (ii) il sostegno/coerenza politica; (iii) la tecnologia appropriata; (iv) l’ambiente naturale; (v) gli aspetti socio-culturali; (vi) l’uguaglianza di genere; (vii) le capacità istituzionali di gestione; e (viii) la sostenibilità economica e finanziaria. • Impatto: effetto dell’intervento sul suo contesto e contributo agli obiettivi generali e a quelli delle politiche di riferimento. Per quanto riguarda il tema specifico del co-sviluppo, a livello internazionale, finora, non sono state prodotte linee guida di valutazione forti e condivise. Ciò è dovuto anche al fatto che, ad oggi, esistono pochi organismi internazionali che promuovono bandi specificatamente volti a sostenere il legame tra migrazione e sviluppo, e le esperienze promosse sono ancora troppo recenti per aver reso possibile la definizione di una griglia valutativa consolidata. Nel 2009, l’IFAD (International Fund for Agriculture and Development), nell’ambito del programma Financial Facility Remittances (FFR), ha pubblicato la prima call for proposals − replicata nel 2010 − volta a migliorare la canalizzazione delle rimesse verso i sistemi rurali e ad accrescere l’accesso alle risorse finanziarie da parte della popolazione povera. L’IFAD non ha ancora sviluppato degli indicatori per la valutazione dei progetti presentati, sebbene questo sia uno degli obiettivi che si pone nel prossimo futuro. I criteri di valutazione proposti per la selezione ricalcano in gran parte le principali linee guida utilizzate per la valutazione dei progetti di sviluppo: rilevanza agli obiettivi del programma; innovazione dell’idea progettuale; sostenibilità dell’iniziativa; impatto in loco; coerenza del progetto. Nel 2008 è stata lanciata la Joint Migration and Development Initiative (JMDI) promossa da Commissione Europea e UNDP con lo scopo di rafforzare il network di attori che lavorano su migrazione e sviluppo, identificare buone pratiche e sostenere le politiche di co-sviluppo. Anche in questo caso l’elaborazione di una metodologia di valutazione completa non è stata fatta, sebbene sia all’ordine del giorno. Nell’ambito del programma esiste, tuttavia, una griglia che viene utilizzata nel monitoraggio dei progetti. Anche in questo caso vengono impiegati i criteri standard di valutazione di un progetto: rilevanza del progetto rispetto ai contesti in cui opera; coerenza progettuale; integrazione (allineamento) con l’agenda di sviluppo del paese beneficiario; impatto; sostenibilità. Viene tuttavia offerta un’attenzione particolare alla rete partenariale transnazionale che viene costituita e allo sviluppo di pratiche innovative e metodologie interessanti rispetto ai 4 temi principali su cui verte il bando: sviluppo di capacità dei migranti; sviluppo delle comunità migranti; promozione delle rimesse; promozione dei diritti. In aggiunta il monitoraggio proposto dal programma JMDI punta a rafforzare le conoscenze sulle lezioni apprese, specie per quanto riguarda i canali adottati per comunicare con il gruppo target e gli stakeholder principali; le strategie adottate per integrare il progetto nell’ambito della più ampia agenda di sviluppo del paese beneficiario; e la metodologia utilizzata per raggiungere gli obiettivi del progetto e garantirne la sostenibilità. A fianco di questi esempi può essere utile considerare i criteri elaborati da Manuel Orozco per la valutazione dei progetti di sviluppo promossi dalle associazioni di immigrati. Lo schema definito da Orozco è il seguente: 8 Ownership Corrispondenza Sostenibilità Replicabilità I membri della comunità partecipano attivamente al processo decisionale e all’implementazione del progetto. Il progetto risponde a bisogni prioritari. I bisogni a cui si da risposta costituiscono una priorità di sviluppo. I membri della Comunità hanno il controllo del progetto dopo che esso è stato completato. L’implementazione del progetto è svolta in partenariato con altre istituzioni. Il progetto realizza obiettivi di sviluppo; non costituisce un peso né impone costi aggiuntivi. SI garantisce un lungo ciclo di vita del progetto. Le risorse per il progetto sono disponibili anche in altre comunità. Ugualmente altre comunità hanno accesso all’ambiente istituzionale che favorisce la nascita e lo sviluppo del progetto. Fonte: Manuel Orozco (2005). Dalle descrizioni delle iniziative precedenti e sulla base dell’esperienza che il CeSPI ha maturato negli ultimi anni sul tema del co-sviluppo e della valutazione, è possibile avanzare altri criteri che peraltro possono risultare come ulteriori specificazioni e in rapporto biunivoco con quelli standard. I criteri che si propongono sono relativi a: replicabilità, innovazione e partenariato. • Replicabilità: è necessario essere consapevoli che le iniziative di co-sviluppo sostenute dalla cooperazione decentrata, come nel caso del Comune di Milano, sono piccole e limitate in termini di dimensioni, soggetti coinvolti e tempo; di conseguenza, non è realistico attendersi da questi progetti impatti diretti di grande scala, essi possono avere senso se si propongono come sperimentazioni innovative e replicabili. In particolare il criterio della replicabilità rimanda alla possibilità e capacità del progetto di avere delle caratteristiche standardizzabili e quindi trasferibili al di là delle differenze dei contesti; di essere diffuso e conosciuto; di essere condiviso con i decisori politici e coerente con le politiche da questi portate avanti. • Innovazione: il carattere sperimentale che dovrebbero avere le iniziative di cooperazione al cosviluppo si può declinare in diversi aspetti: la tematica (ad esempio, recentemente, si sta facendo sempre più strada l’importanza di incidere sui problemi del welfare transnazionale e cioè sull’interazione tra bisogni della famiglia divisa dall’emigrazione e politiche sociali per farvi fronte); in termini di prodotto, ovvero di tipologie di attività realizzate; in termini di processo, ovvero di metodologie adottate; e rispetto al partenariato, ovvero di tipologie di partner e attori chiave coinvolti (ad esempio nel caso della tematica delle rimesse emergono nuovi attori chiave come gli operatori finanziari tra cui quelli per il trasferimento monetario). • Partenariato: la caratteristica che unisce l’approccio del co-sviluppo a quello della cooperazione decentrata è il capitale relazionale o sociale. E cioè, sia l’uno che l’altra si fondano sulla capacità di mobilitare attori diversi per contribuire a modificare le dinamiche di trasformazione. I migranti, attraverso la loro agency, dovrebbero essere in grado di coinvolgere, oltre ai propri connazionali, i diversi soggetti del territorio di residenza con cui sono in contatto: dalle imprese presso cui lavorano agli operatori finanziari, dalle associazioni della società civile con cui condividono bisogni ed iniziative a scuole e ospedali con cui realizzano attività interculturali o a cui chiedono appoggio per sostenere scuole e punti sanitari nei paesi di origine. Allo stesso modo la cooperazione decentrata ha una dei suoi valori aggiunti nella possibilità e capacità delle autorità locali di mobilitare competenze e risorse delle proprie amministrazioni così come di enti del proprio territorio. Questi criteri, come già accennato, sono in rapporto biunivoco con quelli standard. Un progetto è efficacie se è replicabile, e dovrebbe essere reso replicabile se è rilevante, efficace, efficiente e sostenibile. Un progetto è efficace se è (anche) innovativo, ed è può essere proposto come innovativo se è efficace, efficiente e sostenibile. Un progetto è efficace se ha un partenariato significativo, che peraltro deve essere a sua volta efficace ed efficiente. 9 DOMANDE E INDICATORI PER LA VALUTAZIONE A partire dalle osservazioni fin qui accennate, e riprendendo le cinque domande identificate, la griglia metodologica che proponiamo per la valutazione del progetto è la seguente: 1) Il progetto promuove una prospettiva transnazionale e tre volte vincente? Indicatori qualitativi Indicatori quantitativi Indicare le principali azioni intraprese nel contesto di arrivo e nel contesto di origine e i cambiamenti avvenuti. Esistenza o meno di una sinergia e di un collegamento tra azioni che puntano a produrre un impatto positivo nel contesto di arrivo e di origine. Descrivere la metodologia utilizzata per legare in modo coerente le azioni nel contesto di arrivo e di origine (approccio win win win). Descrivere i principali stakeholder coinvolti nel progetto e il loro ruolo. Numero di stakeholder coinvolti per tipologia Numero di Enti locali e governativi coinvolti Redazione di nuovi accordi tra attori del paese di origine e del paese di arrivo. 2) Il progetto stimola processi di integrazione? Indicatori qualitativi Indicatori quantitativi Descrivere l’eventuale coinvolgimento (e relative modalità) all’interno del progetto di categorie svantaggiate in Italia (migranti irregolari, regolari ma arrivati da poco tempo, rifugiati, donne migranti isolate, giovani con difficoltà di integrazione, … ). Numero e tipologia di soggetti svantaggiati coinvolti. Descrivere se e come l’associazione coinvolta si è rafforzata in termini di capacity building; estensione della rete di associati; contatto con la comunità di riferimento. Descrivere i risultati ottenuti nel dialogo/collaborazione dell’associazione con gli Enti locali e la Società civile in Italia e la sostenibilità di questa relazione nel tempo. Numero di associati prima e dopo l’implementazione del progetto. Numero di eventi pubblici organizzati dall’ associazione e tasso di incremento rispetto all’anno precedente al progetto. Creazione o meno di strutture, spazi reali o virtuali di dialogo, meccanismi di consultazione tra associazioni straniere, società civile autoctona e Ente locale italiano. Numero di incontri cittadini a cui il migrante o l’associazione hanno partecipato (comitati di quartiere, seminari, etc.) Grado di soddisfazione (da 1 a 4) sul rafforzamento delle capacità dei singoli e dell’associazione nelle diverse tematiche affrontate Grado di soddisfazione (da 1 a 4) relativa al dialogo con Ente locale e Società civile in Italia. Aumento della domanda di utilizzo degli strumenti di partecipazione. 10 3) Il progetto produce processi di sviluppo nei paesi terzi? Indicatori qualitativi Indicatori quantitativi Descrivere la rilevanza delle azioni del progetto rispetto ai bisogni esistenti in loco. Auto-valutazione sul grado (da 1 a 3) di rispondenza ai bisogni esistenti in loco. Descrivere se gli obiettivi di sviluppo promossi dal progetto costituiscono una priorità nell’agenda di sviluppo locale Elencare gli indirizzi programmatici in materia di sviluppo espressi dai governi locali e rispondenti all’indirizzo del progetto. Descrivere i risultati e l’impatto in termini di sviluppo del progetto e gli aspetti che limitano un impatto positivo Descrivere se si garantisce un lungo ciclo di vita del progetto e come. Descrivere in che modo il progetto adotta approcci e metodologie innovative. Auto-valutazione sul grado (da 1 a 3) di contributo allo sviluppo locale Auto-valutazione sul grado (da 1 a 3) sulla sostenibilità dell’iniziativa Descrivere l’eventuale discrepanza tra il quadro logico del progetto e la realtà, le dinamiche e i processi incontrati sul terreno. Proporre un’auto-valutazione delle lezioni apprese 4) Il progetto fa emergere il protagonismo e l’agency dei migranti e delle loro associazioni? Indicatori qualitativi Indicatori quantitativi Descrivere se i membri della comunità partecipano attivamente al processo decisionale e all’implementazione del progetto. Fasi del progetto su cui l’associazione ha avuto un ruolo attivo: identificazione, implementazione, monitoraggio. Descrivere se e come i membri dell’associazione sono stati in grado di trovare co-finanziamenti al progetto. Ammontare del cofinanziamento garantito dall’associazione. Coinvolgimento o meno di altri donor da parte dell’associazione. Esistenza o meno di interlocuzione con il governo locale 5) Il progetto valorizza il capitale umano, sociale e finanziario dei migranti? Indicatori qualitativi Indicatori quantitativi Descrivere se sono state promosse iniziative per il trasferimento di conoscenze e risorse tra i due territori e se si, quali (i.e. canalizzazione/investimento delle rimesse; scambio di conoscenze, informazioni, formazione; scambio economico e/o commericiale). Esistenza o meno di iniziative per il trasferimento di conoscenze e risorse Descrivere se sono state promosse iniziative tese al rafforzamento delle capacità dei migranti e quali. Numero e origine dei partner identificati direttamente dall’associazione migrante Esistenza o meno di migranti nel ruolo di formatori qui o lì. LA METODOLOGIA Di seguito si descrive la metodologia di valutazione che si realizzerà nel caso dell’iniziativa sul cosviluppo del Comune di Milano. Si sottolinea che i vincoli di tempo e di bilancio non consentono di realizzare una vera e propria attività di valutazione non avendo la possibilità di realizzare missioni 11 sul campo nei paesi di origine, di coinvolgere i partner locali e i cosiddetti beneficiari, di poter raccogliere direttamente dati di fondo, di processo e di risultato. D’altra parte è possibile, in modo innovativo, volgere lo sguardo sui protagonisti, i migranti, e sul loro contesto di residenza, su uno quindi dei due versanti del co-sviluppo. La scheda di valutazione dovrà contenere una griglia informativa preliminare con le seguenti informazioni: • titolo del progetto; • organizzazione capofila; • descrizione dettagliata di tutti i partner del progetto e relativi contatti; • descrizione di tutti i principali stakeholder coinvolti (autorità nazionali e locali, organizzazioni della società civile) e relativi contatti; • budget ottenuto e cofinanziamento; • paese destinatario; • obiettivo generale del progetto. La scheda di valutazione verrà sottoposta ai rappresentanti delle associazioni di immigrati ed ONG/associazioni italiane (per un totale di 31 progetti) che hanno ricevuto il co-finanziamento nell’anno 2007/2008. Alle interviste sarà affiancata un’analisi dei documenti relativa ai progetti concorrenti: materiale informativo, statuti di associazione, lettere di partenariato, piani di progetto, etc.) (Mezzetti, Ferro, 2008: 4). Chi scrive ritiene che una buona metodologia di valutazione debba anche essere uno strumento per migliorare la realtà osservata. I cittadini immigrati che sono stati consultati prima del lancio del bando hanno messo in rilievo una serie di esigenze che devono essere tenute in seria considerazione, anche perché rappresentative di un sentimento assai diffuso. Gli stranieri che vengono coinvolti come partner, beneficiari o semplici interlocutori di politiche di co-sviluppo, chiedono una restituzione dei risultati ottenuti col tempo, possibilmente attraverso modalità ricorsive se il processo dura nel tempo. La valutazione, consentendo di apprendere dalle lezioni apprese, è uno strumento adatto per restituire i risultati e discuterli con le comunità migranti. In secondo luogo i migranti chiedono di non essere più considerati oggetto di studi e politiche sulle migrazioni, ma coinvolti come protagonisti e partecipanti attivi. Il bando ‘Milano per il cosviluppo’ garantendo formazione e co-finanziamento alle associazioni di immigrati è un passo importante in questa direzione. Nel prossimo futuro, il programma Milano per il co-sviluppo può dare una risposta ancora più concreta alla richiesta di protagonismo delle associazioni migranti in primo luogo diffondendo la conoscenza delle nuove opportunità offerte dal bando a una vasta platea di cittadini. In secondo luogo è necessario creare degli spazi di dialogo e cittadinanza attiva che consentano ai migranti e alle loro associazioni di interloquire con Enti locali e società civile autoctona in modo attivo e stabile: scambiare esperienze, indirizzare richieste, fare lobby su temi specifici. Quasi tutti i municipi europei analizzati hanno sostenuto la creazione piattaforme di associazioni di immigrati proprio allo scopo di stabilire e consolidare un dialogo tra comunità straniera e Enti locali. La restituzione dei risultati della valutazione deve dunque divenire l’occasione sia per diffondere la conoscenza della politica milanese a favore del co-sviluppo che per creare o consolidare spazi di dialogo tra migranti, autorità locali e società civile. Un terzo e ultimo punto è la difficoltà dimostrata da numerose comunità e associazioni di immigrati nel creare reti partenariali solide con soggetti della società di origine. Grazie al bando “Milano per il co-sviluppo” sono state senz’altro create nuove reti a livello transnazionale. Queste reti, almeno quelle considerate più solide, devono essere conosciute da un numero vasto di soggetti e condivise. In questo modo è possibile, col tempo, creare dei corridoi di cooperazione forti che facilitino la presentazione di nuovi progetti e rafforzino il potenziale creativo delle comunità migranti. Non a caso, la creazione di partenariati stabili e condivisi da più organizzazioni è uno dei principali filoni 12 di intervento delle municipalità europee attive nel co-sviluppo. Chi scrive ritiene che il lavoro di valutazione possa offrire un contributo in questa direzione. Per garantire questi risultati proponiamo una metodologia valutativa che, oltre alle interviste ai singoli e all’analisi della documentazione, promuova spazi di incontro e di confronto: in particolare attraverso l’organizzazione di focus group e di un sito web. Saranno dunque organizzati quattro focus group divisi sulla base dei principali focus tematici di pertinenza dei progetti: rimesse; turismo responsabile; commercio equo; prima accoglienza. I focus group consentiranno la restituzione dei risultati ottenuti e delle lezioni apprese e saranno l’occasione per riflettere sul livello di dialogo raggiunto tra associazioni di immigrati, società civile e Autorità locale e, contemporaneamente, per identificare nuove strategie che consentano di rafforzare i processi comunicativi tra migranti e soggetti del territorio, dando così nuova enfasi ai processi partecipativi dal basso. Un quinto focus group sarà organizzato per valutare l’esito del corso di formazione finanziato dal Comune di Milano: saranno invitati a partecipare i 20 leader di associazioni che hanno seguito il corso e sarà condotta la discussione seguendo la griglia metodologica per la valutazione dei progetti di co-sviluppo sin qui analizzata. Sulla base dell’esperienza maturata nell’ambito del programma JMDI3 al termine della valutazione riteniamo anche utile creare uno spazio sul web, possibilmente su una pagina del sito del Comune di Milano, contenente tutte le informazioni sui progetti finanziati. In particolare sul web sarà utile riportare le seguenti informazioni: • Titolo del progetto • Paese beneficiario coinvolto • Nominativo e contatti dell’Ente capofila • Nominativo e contatti dei partner in Italia • Nominativo e contatti dei partner nei paesi di origine • Data di inizio e conclusione del progetto • Macroarea di intervento* • Principali obiettivi • Principali attività • Numero e tipologia dei beneficiari • Risultati conseguiti • Metodologie innovative adottate • Budget complessivo • Co-finanziamento La scheda dovrà essere breve (massimo una pagina e di facile lettura). Al termine di ogni scheda i lettori potranno inserire un commento. Un tale spazio sul web viene ritenuto utile sia per comunicare a una platea vasta l’impegno del Comune di Milano sul tema del co-sviluppo che per rendere facilmente accessibili le informazioni sui risultati ottenuti dal progetto e le lezioni apprese. Inoltre il web diviene lo spazio dove riportare nominativi e contatti dei diversi partner del progetto, sia in Italia che nei contesti di origine. Ciò consente di avviare un processo di condivisione delle reti attivate. 3 Si veda a questo proposito il sito: [http://www.migration4development.org/content/jmdi-projects]. 13 BIBLIOGRAFIA CeSPI (2010), Linee guida per la commissione di valutazione (documento interno). Khoudour-Castéras, David (2009), Neither Migration nor Development: The Contradictions of French Co-development Policy, CEPII, Paris. Lacroix, Thomas (2009), Politiques de codéveloppement et le champ associatif immigré africain: un panorama européen, in The African Yearbook of International Law 16 (in corso di pubblicazione). Mezzetti, P., Ferro, A., con la supervisione di Stocchiero, A. (2008), Politiche municipali per il cosviluppo : esperienze europee a confronto e benckmarking del Bando sul co-sviluppo del Comune di Milano, 2007-2008, CeSPI Working Paper 49/2008, [http://www.cespi.it/WP/WP-49%20Ferro-Mezzetti.pdf]. Mezzetti, P., Rogantin, F. e Russo, M., a cura di (2009), Associazioni di migranti senegalesi: nuovi attori per lo sviluppo I bisogni formativi delle associazioni senegalesi in Italia alla luce di alcune esperienze di capacity-bulding europee a confronto [http://www.cespi.it/AFRICA4FON/WP10%20Mezzetti.pdf]. Orozco, Manuel (2005), “Home Town Associations and Development: Ownership, Correspondence, Sustainability and Replicability”, in Barbara J. Merz, New Patterns for Mexico: Observations on Remittances, Philantrophic Giving, and Equitable Development, Global Equity Initiative, Harvard University, Cambridge. UNDP (2009), Human Development Report, UNDP, Ginevra, [http://hdr.undp.org/en/reports/global/hdr2009/chapters/]. 14