Nota semestrale sul mercato
del lavoro degli immigrati in Italia
2013
a cura della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione
A cura dello Staff Statistica Studi e Ricerche sul
Mercato del lavoro di Italia Lavoro Spa.
Le attività svolte dallo Staff di Statistica Studi e
Ricerche sul mercato del lavoro sono state
realizzate nell’ambito del Progetto PON
“Monitoraggio e valutazione delle politiche del
lavoro e diffusione delle conoscenze”.
Il Rapporto è realizzato nell’ambito del progetto
“Programmazione e organizzazione dei servizi di
reimpiego degli immigrati”, promosso dal Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La grafica, l’impaginazione, l’editing e la stampa
sono stati realizzati nell’ambito del progetto
Supporti Tecnico Informativi al PON Pianificazione
2007-2013 FSE.
Nota semestrale sul mercato
del lavoro degli immigrati in Italia
Dicembre 2013
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Sommario
Premessa ..................................................................................................................................................................... 6
1. Gli andamenti economici ........................................................................................................................................ 7
1.1 Il quadro congiunturale internazionale ................................................................................................................ 7
1.2 Il quadro congiunturale italiano ........................................................................................................................... 7
2. Il mercato del lavoro europeo: dinamiche tendenziali e occupazione straniera a confronto........................... 9
3. Il mercato del lavoro degli stranieri in Italia ........................................................................................................ 13
3.1. Il quadro generale del mercato del lavoro ........................................................................................................ 13
3.2. Gli andamenti della componente straniera ....................................................................................................... 14
3.3. Il mercato del lavoro italiano nel periodo della crisi .......................................................................................... 20
4. L’analisi della domanda di lavoro dipendente e parasubordinato dei lavoratori stranieri ............................. 31
5. Imprenditoria immigrata ....................................................................................................................................... 40
Conclusioni ................................................................................................................................................................ 43
Appendice. La presenza degli stranieri in Italia...................................................................................................... 45
I.I. Gli stranieri regolarmente soggiornanti .............................................................................................................. 45
I.II. La dinamica dei flussi in ingresso nel biennio 2011-2012 ................................................................................. 48
I.III. La popolazione straniera dopo il censimento del 2011 .................................................................................... 51
5
6
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Premessa
Dopo cinque anni di crisi l’Italia si avvia all’uscita dalla recessione. La lettura dei dati Istat su Pil del terzo
trimestre segna il probabile raggiungimento del fondo e l’inizio della svolta. Rispetto alle previsioni, dove la
variazione congiunturale era negativa dello 0,1%, l’Istat rivede la stima con una crescita nulla. Dopo otto
trimestri consecutivi il prodotto non arretra e ci si aspetta un quarto trimestre con il segno positivo. L’attesa
è che il terzo trimestre rappresenti il punto di minimo, con un miglioramento della performance nell’ultima
parte dell’anno testimoniato anche dall’indice anticipatore Ocse, in aumento a ottobre sia per l’area euro
che per l’Italia. Altra indicazione positiva arriva dalla produzione industriale di ottobre, che realizza nelle
stime dell’Istat la miglior performance da agosto 2011, mentre su base congiunturale destagionalizzata
segna il secondo valore positivo consecutivo. Per le imprese la svolta potrebbe arrivare a novembre, mese
in cui il Centro studi di Confindustria stima un aumento della produzione dello 0,4%.
La recessione quindi sembra si sia fermata, però dal punto di vista del lavoro bisogna tener conto del
ritardo con cui questo si muove. Con la ripartenza potranno finalmente arrivare miglioramenti per
l’occupazione, però il percorso da fare è ancora lungo: le stime del governo e dei principali centri di
previsione indicano come positivi il quarto trimestre di quest’anno ed i successivi due anni, di conseguenza
comincerà ad essere riassorbita la disoccupazione.
Alla luce dell’attuale contesto economico e delle tensioni nel mercato del lavoro, assume rilevante
importanza il presente rapporto semestrale che aggiorna quasi in tempo reale, attraverso molteplici sistemi
informativi (con eccezione dell'approfondimento sui microdati, in quanto non ancora disponibili), le
dinamiche socio-economiche e l’andamento dell’occupazione descritti nel consueto rapporto annuale sul
mercato del lavoro degli immigrati. Questo lavoro consente di delineare fino a tutto il primo semestre di
quest’anno un quadro più ricco e completo degli effetti della congiuntura economica: le tendenze fino al
terzo trimestre, sia pur con una leggera ripresa dell’occupazione degli immigrati, confermano le valutazioni
rilasciate nel rapporto annuale. In particolare il rapporto si articola secondo lo schema seguente:






nei capitoli 1 e 2 è illustrato il quadro congiunturale internazionale nonché le principali dinamiche
registrate nel mercato del lavoro europeo, con particolare attenzione ai principali paesi;
nel capitolo 3 sono descritte le tendenze del mercato del lavoro degli stranieri in Italia
(distinguendo tra stranieri di cittadinanza UE ed Extra UE), sulla base dei dati e degli indicatori
tratti dalla Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro ISTAT, così da rappresentare l’offerta di
lavoro attraverso una lettura della condizione professionale della popolazione straniera in età da
lavoro per nazionalità, genere, età e settore di attività economica, confrontando, altresì, i tassi di
occupazione e disoccupazione delle componenti UE, Extra UE e italiana;
il capitolo 4 illustra la struttura della domanda reale di lavoro dipendente e parasubordinato
attraverso i dati del Ministero del Lavoro tratti dall’archivio statistico delle Comunicazioni
Obbligatorie (CO), con l’obbiettivo di rappresentare il fabbisogno di manodopera straniera da parte
del sistema produttivo italiano;
l’Appendice, sulla base dei dati forniti dal Ministero degli Interni e dalle indagini Istat, è dedicata
alla ricostruzione e all’analisi della composizione delle comunità di nazionalità Extra UE
regolarmente soggiornanti in Italia, in modo tale da contestualizzare le dinamiche relative all’offerta
e alla domanda di lavoro riservata ai lavoratori stranieri;
il capitolo 5 è dedicato all’analisi dei dati relativi all’imprenditoria immigrata;
le Conclusioni, infine, propongono in sintesi gli aspetti peculiari emersi dalle diverse analisi.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
1
Gli andamenti economici
1.1 Il quadro congiunturale internazionale1
Nell’area dell’euro il PIL (Prodotto Interno Lordo) è tornato a crescere nel II trimestre di quest’anno, dopo
sei cali consecutivi. Gli indicatori congiunturali più recenti prefigurano una prosecuzione della ripresa, a
ritmi moderati, nella seconda parte del 2013. Permane però ancora incertezza.
Il PIL dell’area dell’euro, in contrazione dalla fine del 2011 all’inizio del 2013, nel secondo trimestre di
quest’anno è aumentato dello 0,3% sul periodo precedente, beneficiando in parte di fattori temporanei. Le
esportazioni, cadute complessivamente dell’1,4% nei due trimestri precedenti, sono risalite del 2,1%; il
contributo del commercio con l’estero alla crescita del prodotto, nullo nei primi tre mesi dell’anno, è stato
pari a 0,2 punti percentuali. La domanda nazionale è rimasta sostanzialmente invariata; il lieve recupero
della spesa delle famiglie (0,1 per cento sul trimestre precedente) e degli investimenti fissi lordi (0,2 per
cento), che ha interrotto il calo in atto da circa due anni, è stato compensato dal contributo della variazione
delle scorte (-0,2 punti percentuali). Fra le maggiori economie dell’area, l’attività economica ha segnato un
deciso incremento in Germania, dove le avverse condizioni climatiche del primo trimestre avevano frenato
l’attività di costruzione e, in misura minore, in Francia; in Italia il ritmo di contrazione del prodotto si è
attenuato.
Per il 2013 nell’Eurozona si prevede che il PIL su base annua sia contraddistinto da un calo dello 0,4%;
mentre ci si attende una crescita dell’1% nel 2014 (Fonte BCE).
1.2 Il quadro congiunturale italiano
Nel caso dell’Italia, invece, il quadro macro-economico è ancora segnato da evidenti criticità. Nel secondo
trimestre del 2013 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento
2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è infatti diminuito dello 0,3% rispetto al
trimestre precedente e del 2,1% nei confronti del secondo trimestre del 2012 (tabella 1.1 e figura 1.1).
La stima preliminare diffusa dall’Istituto nazionale di statistica lo scorso 6 agosto 2013 aveva rilevato una
diminuzione congiunturale dello 0,2% e una diminuzione tendenziale del 2,0%. La variazione acquisita per
il 2013 è pari a -1,8%. Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda interna
(consumi finali nazionali e investimenti fissi lordi) sono diminuiti entrambi dello 0,3%, mentre le esportazioni
sono aumentate dell‘1,2%. Le importazioni hanno registrato una flessione dello 0,3%. La domanda
nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del PIL. Il contributo dei
consumi delle famiglie è stato di -0,3 punti percentuali, mentre quello degli investimenti fissi lordi e della
spesa della Pubblica Amministrazione è stato nullo. La variazione delle scorte ha contribuito
negativamente per 0,4 punti percentuali alla variazione del PIL, mentre l’apporto della domanda estera
netta è stato positivo per 0,4 punti percentuali.
1
Banca d’Italia, Bollettino Economico n. 74, Ottobre 2013.
7
8
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tabella 1.1. Conto economico delle risorse e degli impieghi (valori concatenati, dati destagionalizzati e corretti per gli
effetti di calendario – milioni di euro, anno di riferimento 2005). II trimestre 2013
AGGREGATI SEC95
Prodotto Interno Lordo
Importazione di beni e servizi
Consumi finali nazionali
Spesa Delle Famiglie Residenti
Spesa Delle PA E ISP
Investimenti fissi lordi
Macchinari, Attrezzature E Prodotti Vari
Mezzi Di Trasporto
Costruzioni
Variazione delle scorte e oggetti di valore
Esportazioni di beni e servizi
Variazioni %
Valori concatenati
II trim. '13/I trim.
'13
II trim. '13/II trim.
'12
341.021
-0,3
-2,1
89.473
-0,3
-4,6
272.268
-0,3
-2,4
199.845
-0,4
-3,3
72.542
0,1
0,0
58.049
-0,3
-5,9
23.545
-0,2
-5,4
5.297
4,0
2,3
29.253
-1,0
-7,5
-
-
-
103.372
1,2
0,2
Fonte: Istat, Conti economici
Il valore aggiunto ha registrato variazioni congiunturali negative del 2,2% nell’Agricoltura, dello 0,9% nelle
Costruzioni, dello 0,3% nei Servizi e dello 0,1% nell’Industria in senso stretto. In termini tendenziali, è
diminuito del 6,9% nelle
Figura 1.1. Prodotto interno lordo (PIL) a prezzi di mercato (var. % tendenziali, Costruzioni,
del
2,6%
valori concatenati). I trim. 2010 – II trim. 2013
nell’Agricoltura,
del
2,5%
nell’Industria in senso stretto e
dell’1,2% nei Servizi.
Per il sistema-Italia si configura,
pertanto, nel secondo trimestre
del 2013, una performance
economica che seppur ancora
segnata da un fase recessiva, fa
intravedere un miglioramento
della fiducia delle imprese e delle
famiglie. Sono tutti dati che
promettono la ripresa, cioè una
Fonte: Istat, Conti economici
variazione positiva del PIL, nella
seconda metà dell’anno. Una
ripresa di +0,2 per cento nel terzo e nel quarto trimestre 2013 (o una stagnazione nel terzo trimestre e un
aumento di 0,3 per cento nel quarto trimestre) porterebbe ad una riduzione del PIL 2013 rispetto a quello
2012 dell’1,5 per cento, dunque solo di poco peggiore del -1,3 per cento previsto nella “Nota di
aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) 2013” e migliore delle stime della maggior parte
delle istituzioni internazionali. La sequenza di tassi di crescita del PIL previsti per il 2014-2017 è, infatti,
decisamente ottimistica : +1,0 per cento per il 2014, +1,7 per il 2015, +1,8 per il 2016 e +1,9 per il 2017.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
2
Il mercato del lavoro europeo: dinamiche
tendenziali e occupazione straniera a confronto
La difficile fase economica ha condizionato significativamente l’andamento del mercato del lavoro europeo
anche se tra i vari paesi dell’Unione si registrano performance molto diverse. Osservando i dati relativi al
tasso di occupazione dei principali paesi europei (figura 2.1), si nota come gli unici contesti nazionali che
mantengono andamenti di crescita dell’occupazione ancora su tassi elevati sono la Germania e il Regno
Unito, che segnano anche per il II trimestre 2013 un lieve incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente.
Figura 2.1. Tasso di occupazione della popolazione di 15-64 anni per cittadinanza in alcuni paesi europei (v. %). I trim.
2011 – II trim. 2013
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Eurostat – Database LFS
Scomponendo l’indicatore per cittadinanza è possibile osservare che – al di là del persistente decremento
dei valori registrati – quello dell’Italia è l’unico caso, tra quelli considerati, in cui il tasso di occupazione della
forza lavoro straniera è costantemente più alto rispetto a quello della forza lavoro italiana. Il rapporto è
9
10
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
infatti inverso non solo in Francia (dove la distanza tra i valori è all’incirca di 10 punti a favore della
componente francese), oppure nel Regno Unito e in Germania (in quest’ultimo caso il tasso registrato per
la componente tedesca supera, nel II trimestre 2013, di circa 12 punti quello degli stranieri), ma altresì in
Spagna, paese che nell’ultimo periodo ha di fatto conosciuto una significativa contrazione della base
occupazionale 2.
Ovviamente, l’offerta e la domanda di lavoro di cittadini stranieri appaiono condizionate dalle dinamiche
nazionali e dai contesti normativi di riferimento. Il numero di stranieri occupati in quasi tutti i paesi europei è
rimasto sostanzialmente invariato ad eccezione di Regno Unito, Germania da un lato e Spagna dall’altro,
che rappresentano per certi versi, tra i grandi paesi, realtà opposte: in Germania dove l’occupazione
continua a crescere anche nella fase di crisi, la quota di lavoratori stranieri è aumentata addirittura del
5,9% nel II trimestre 2013, mentre in Spagna per la medesima componente si osserva una forte
contrazione occupazionale pari a -6,1 punti percentuali (tabella 2.1). Sono dunque sostanzialmente gli
italiani e gli spagnoli che hanno subito più nettamente le conseguenze dell’erosione della base
occupazionale, dato che nel confronto con le performance della componente straniera, emergono
variazioni tendenziali negative rilevate in ciascun trimestre dell’arco temporale considerato, diversamente
da quel che si può vedere analizzando i trend degli occupati francesi ed in particolare tedeschi e britannici.
Tabella 2.1. Variazione tendenziale del numero di occupati 15 anni e oltre per cittadinanza in alcuni paesi europei (v.%).
I trim. 2011 - II trim. 2013
PAESE
Italia
Francia
Germania
Spagna
Regno Unito
CITTADINANZA
I 2011
II 2011 III 2011 IV 2011
I 2012
II 2012 III 2012 IV 2012
I 2013 II 2013
Italiani
-0,8
-0,4
0,2
-0,5
-0,7
-0,6
-0,3
-1,2
-2,4
-2,8
Stranieri
14,3
8,0
5,6
5,4
3,4
3,8
3,2
4,3
3,6
-0,2
Francesi
0,1
0,2
0,3
0,4
0,1
0,1
-0,3
0,0
-0,3
-0,3
Stranieri
4,8
4,1
-0,8
-0,5
0,3
-2,5
6,4
5,1
-1,2
0,7
Tedeschi
1,7
2,4
2,4
2,6
1,0
0,5
0,7
-0,2
0,5
0,9
Stranieri
4,0
5,7
6,7
6,7
3,6
3,3
4,6
5,9
4,5
5,6
Spagnoli
-0,8
-0,4
-1,1
-2,4
-3,1
-4,2
-4,3
-4,4
-4,0
-3,3
Stranieri
-4,5
-4,5
-8,6
-8,5
-9,2
-9,0
-6,8
-7,5
-8,5
-6,1
Britannici
0,5
0,2
-1,0
-0,7
0,0
1,0
1,7
2,1
1,5
0,8
Stranieri
13,5
10,0
9,5
10,0
1,1
-0,3
1,8
1,9
2,3
3,9
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Eurostat – Database LFS
A questo punto è necessario valutare se la stabilizzazione della domanda di lavoro riservata alla
popolazione straniera registrata in Europa modifichi la propensione al lavoro. La tabella 2.2 mette a
confronto il tasso di attività della popolazione straniera nei principali paesi Europei. In Germania la quota di
popolazione attiva si mantiene elevata raggiungendo il 69,5% nel II trimestre 2013, in linea rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente. Nel Regno Unito si registra un andamento decisamente più
stagionale laddove il tasso di attività registra sempre nel terzo trimestre di ogni anno il valore più alto pari al
75% circa .
Andamenti significativamente diversi si registrano in Spagna e in Italia dove la popolazione straniera attiva
si riduce. In Spagna nel II trimestre 2013 si registra, infatti, un tasso di attività del 77,7%, l’1,1% in meno
Il fenomeno rilevato nel caso dell’Italia potrebbe essere legato al fatto che il tasso di occupazione è costruito rapportando il
numero degli occupati alla popolazione di riferimento *100. Detto ciò, la differenza tra i tassi degli italiani e degli stranieri
potrebbe dipendere dalle dimensioni e dalle caratteristiche angrafiche delle popolazioni di riferimento.
2
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Italia la diminuzione è di minore entità, passando dal
71,2% del II trimestre 2012 al 70,7% del II 2013. La contrazione della popolazione attiva nei due paesi si
accompagna a un decremento significativo del tasso di disoccupazione.
Tabella 2.2. Tasso di attività 15-64 anni per cittadinanza in alcuni paesi europei (v.%). I trim. 2011 - II trim. 2013
PAESE
Italia
Francia
Germania
Spagna
Regno Unito
CITTADINANZA
I 2011
II 2011 III 2011 IV 2011
I 2012
II 2012 III 2012 IV 2012
I 2013 II 2013
Italiani
61,3
61,2
60,9
62,1
62,8
63,2
62,5
63,3
62,9
62,6
Stranieri
71,1
71,4
69,8
71,4
70,9
71,2
69,2
70,9
71,5
70,7
Francesi
70,4
70,5
71,1
70,9
70,7
71,1
71,8
71,8
71,4
71,6
Stranieri
66,5
66,0
65,2
64,0
65,4
65,2
65,3
65,4
65,3
66,1
Tedeschi
77,9
78,1
78,4
78,7
77,8
78,0
78,3
78,4
78,3
78,5
Stranieri
67,4
68,8
69,1
68,3
68,1
68,7
69,9
69,4
68,5
69,5
Spagnoli
72,5
72,8
73,0
72,8
73,0
73,3
73,6
73,2
73,2
73,3
Stranieri
79,0
80,1
79,2
79,0
79,4
78,9
78,5
78,8
78,9
77,7
Britannici
75,5
75,5
76,1
76,1
76,0
76,2
76,9
77,0
76,5
76,6
Stranieri
73,8
74,0
75,2
74,0
73,2
73,2
75,0
74,3
74,2
74,0
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Eurostat – Database LFS
Come si evince dalla tabella 2.3, in Spagna nel secondo trimestre 2013 più di un terzo della popolazione
straniera attiva è disoccupato. Se si considera che nello stesso periodo del 2011 il tasso di disoccupazione
era pari al 31,9%, negli ultimi due anni si è verificato un netto peggioramento, dato che l’indicatore in
questione ha raggiunto il 35,7%, ad oggi la quota decisamente più alta di tutta l’Unione Europea. Anche in
Francia la disoccupazione straniera ha raggiunto un livello decisamente rilevante (18,3%), ma il tasso è
tendenzialmente in diminuzione (-1,6%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Italia il tasso
di disoccupazione della popolazione straniera ha ripreso a crescere attestandosi sui 17,9 punti percentuali,
con un incremento pari al +4,3% rispetto al II trimestre 2012 e con un incremento pari al +7% rispetto al II
2011.
Tabella 2.3. Tasso di disoccupazione 15 anni e oltre per cittadinanza in alcuni paesi europei (v.%). I trim. 2011 - II trim.
2013
PAESE
Italia
Francia
Germania
Spagna
Regno Unito
CITTADINANZA
Italiani
I 2011
II 2011 III 2011 IV 2011
I 2012
II 2012 III 2012 IV 2012
I 2013 II 2013
8,2
7,4
7,4
9,0
10,5
10,2
9,5
11,1
12,1
11,3
Stranieri
12,1
10,9
10,4
14,8
15,3
13,6
12,0
15,4
18,0
17,9
Francesi
8,9
8,2
8,5
9,0
9,3
8,8
9,1
9,9
9,8
9,2
Stranieri
18,9
16,7
17,7
18,9
20,1
19,3
18,2
19,2
21,0
18,3
Tedeschi
6,1
5,3
5,2
4,8
5,3
4,9
4,9
4,7
5,3
4,7
Stranieri
12,7
11,0
10,6
10,7
11,5
10,2
10,0
10,1
10,9
10,0
Spagnoli
19,3
18,9
19,5
20,7
22,2
22,7
23,3
24,2
25,1
24,7
Stranieri
32,0
31,9
32,7
34,8
37,0
35,8
34,9
36,6
39,2
35,7
Britannici
7,6
7,6
8,3
8,1
8,0
7,7
7,8
7,5
7,6
7,4
Stranieri
9,1
9,4
9,8
9,5
9,8
8,9
9,4
8,7
9,8
9,1
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Eurostat – Database LFS
11
12
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tuttavia, per valutare pienamente il fenomeno della disoccupazione è opportuno osservare anche le
variazioni che hanno interessato la platea delle persone in cerca di lavoro al di là dei trend registrati dagli
indicatori standard. Infatti, se il tasso di disoccupazione dei lavoratori stranieri in Italia è più basso di quello
rilevato in Spagna e Francia, l’incremento della platea delle persone prive di lavoro che dunque potrebbero
potenzialmente premere sul sistema dei servizi per l’impiego nazionali, nel nostro Paese ha conosciuto
l’incremento maggiore attestandosi nel II trimestre 2013 ad un +37,8%, per un bacino complessivo che
supera le 500 mila persone (tabella 2.4).
Tabella 2.4. Variazione tendenziale del numero di persone in cerca di occupazione 15 anni e oltre per cittadinanza in
alcuni paesi europei (v.%). I trim. 2011 - II trim. 2013
PAESE
CITTADINANZA
Italia
Francia
Germania
Spagna
Regno Unito
I 2011
II 2011 III 2011 IV 2011
I 2012
II 2012 III 2012 IV 2012
I 2013 II 2013
Italiani
-6,8
-8,2
0,4
8,2
29,1
39,9
32,1
25,7
15,4
9,8
Stranieri
5,9
1,1
12,3
31,8
35,2
33,2
20,7
9,2
26,2
37,8
Francesi
-3,9
-3,8
-2,0
1,2
4,8
7,7
8,2
10,4
5,6
5,1
Stranieri
7,4
8,9
9,9
6,6
7,8
16,1
10,6
7,5
4,5
-5,3
Tedeschi
-16,3
-14,8
-12,5
-16,0
-12,0
-9,1
-7,2
-3,5
-0,4
-1,5
Stranieri
-14,8
-17,6
-13,7
-16,5
-7,2
-4,7
-1,8
-0,8
-1,7
2,6
Spagnoli
8,2
4,4
9,4
12,4
15,4
20,7
20,2
17,2
12,7
8,1
Stranieri
1,0
3,1
7,0
11,9
13,1
8,3
2,4
-0,3
0,7
-6,2
Britannici
-3,1
1,5
6,3
6,2
5,9
2,1
-4,6
-5,9
-4,5
-2,9
Stranieri
8,9
10,7
21,8
26,0
9,6
-6,3
-2,3
-7,1
2,6
7,0
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Eurostat – Database LFS
Negli altri paesi considerati la variazione tendenziale dei disoccupati stranieri ha fatto registrare valori
decisamente più contenuti. In Francia e Spagna si osserva nel II trimestre 2013 addirittura un calo rispetto
allo stesso periodo dell’anno precedente pari, rispettivamente a -5,3 e -6,2 punti percentuali.
Lo scenario descritto evidenzia, quindi, tra i grandi paesi europei due tendenze significativamente diverse:
-
-
da un lato, si osserva che Germania e Regno Unito sono i paesi che sembrano contenere meglio
gli effetti della crisi economica sul mercato del lavoro, facendo registrare una sostanziale tenuta o
addirittura un aumento della domanda di lavoro riservata alla componente straniera;
dall’altro, nei paesi dell’area mediterranea, dove la crisi ha significativamente intaccato i livelli
occupazionali, si registra un sostanziale ridimensionamento o una contrazione della domanda di
lavoro riservata alla popolazione straniera che, in alcuni casi come l’Italia e la Spagna, si
accompagna a un livello della disoccupazione elevato, dovuto principalmente alla quota di
lavoratori stranieri che hanno perso il posto di lavoro.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
3
Il mercato del lavoro degli stranieri in Italia
Una volta rappresentate le dinamiche occupazionali dei principali paesi europei, è ora possibile analizzare
l’andamento del mercato del lavoro in Italia per tutti i lavoratori stranieri, utilizzando i dati tratti dalla
Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro (RCFL) ISTAT. Tuttavia, prima di entrare nel merito di tale
rappresentazione occorre richiamare, seppur per grandi linee, gli andamenti del mercato del lavoro nel suo
complesso, al fine di contestualizzare le dinamiche relative alla componente straniera.
3.1. Il quadro generale del mercato del lavoro
Nel secondo trimestre 2013 si accentua la diminuzione su base annua del numero di occupati (-2,5%, pari
a -585.000 unità), soprattutto nel Mezzogiorno (-5,4%, pari a -335.000 unità). La riduzione degli uomini (3,0%, pari a -401.000 unità) si associa a quella delle donne (-1,9%, pari a -184.000 unità). Al persistente
calo degli occupati più giovani e dei 35-49enni (rispettivamente -532.000 e -267.000 unità) continua a
contrapporsi la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+214.000 unità).
Nell'Industria in senso stretto prosegue la flessione dell'occupazione, con una discesa tendenziale del
2,4% (-111.000 unità), cui si associa la più marcata contrazione di occupati nelle Costruzioni (-12,7%, pari
a -230.000 unità). Per il secondo trimestre consecutivo, e a ritmi più sostenuti, l'occupazione si riduce
anche nel terziario (-1,0%, pari a -154.000 unità).
Non si arresta il calo degli occupati a tempo pieno (-3,4%, pari a -644.000 unità rispetto al secondo
trimestre 2012), che in quasi metà dei casi riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-2,5%, pari a 312.000 unità). Gli occupati a tempo parziale aumentano in misura minore rispetto al recente passato
(1,5%, pari a +59.000 unità); peraltro la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario.
Per il secondo trimestre consecutivo, e con maggiore intensità, cala il lavoro a termine (-7,2%, pari a 177.000 unità), cui si accompagna la nuova diminuzione dei collaboratori (-7,0%, pari a -32.000 unità).
Il numero dei disoccupati, pari a 3.075.000, è in ulteriore aumento su base tendenziale (13,7%, pari a
+370.000 unità). L'incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in oltre la metà dei casi le
persone con almeno 35 anni. Il 55,7% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più.
Il tasso di disoccupazione trimestrale è pari al 12,0%, in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto a un anno
prima; per gli uomini l'indicatore passa dal 9,8% all'attuale 11,5%; per le donne dall'11,4% al 12,8%. Il
tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale al 37,3% (+3,4 punti percentuali), con un picco del 51% per le
giovani donne del Mezzogiorno. Dopo sette trimestri, torna ad aumentare il numero di inattivi 15-64 anni
(+1,2%, pari a 172.000 unità), a motivo sia di quanti cercano lavoro non attivamente sia di quanti non
cercano e non sono disponibili a lavorare. L'aumento in più di nove casi su dieci riguarda gli uomini, e
coinvolge soprattutto i giovani di 15-34 anni.
13
14
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
3.2. Gli andamenti della componente straniera
La figura 3.1 mostra l’andamento dei tassi di occupazione per cittadinanza tra il I trimestre 2010 al II
trimestre 2013. Come si evince dai valori relativi alla serie storica disponibile, in poco più di tre anni la
distanza tra le diverse componenti della
forza
lavoro
occupata
si
è
Figura 3.1. Tasso di occupazione della popolazione tra i 15 ed i 64 anni
per cittadinanza. I trim. 2010 – II trim. 2013
progressivamente ridotta. Il tasso di
occupazione dei lavoratori stranieri, pur
mantenendo performance migliori
rispetto alla controparte italiana, negli
ultimi cinque trimestri, dunque a partire
sostanzialmente dal II 2012, ha
conosciuto una costante contrazione
equivalente a -3,4 punti percentuali, più
di quanto non abbia perso il tasso di
occupazione degli italiani, che per il
medesimo periodo ha fatto segnare una
diminuzione dell’1,3%.
Se un anno prima l’indicatore
occupazionale aveva registrato per gli
stranieri un tasso del 61,5% (4,8% punti
in più rispetto al tasso di occupazione dei cittadini italiani), nel II trimestre 2013 il valore si è attestato su
quota 58,1% e dunque solo di 2,7 punti superiore al 55,4% degli italiani. Parallelamente, come mostra la
figura 3.2, è cresciuto il tasso di
Figura 3.2. Tasso di disoccupazione della popolazione di 15 anni ed
disoccupazione della popolazione
oltre per cittadinanza. I trim. 2010 – II trim. 2013
straniera attestandosi, nel II trimestre
del 2013, al 17,9% contro l’11,3% delle
forze lavoro di nazionalità italiana, con
un crescita tendenziale superiore ai
quattro punti percentuali.
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL ISTAT
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL ISTAT
E’
possibile, a questo punto,
scomporre ulteriormente la popolazione
straniera, distinguendo per cittadinanza
UE ed Extra UE (tabella 3.1). In questo
caso è stata considerata l’intera
popolazione di 15 anni ed oltre proprio
per comprendere nell’analisi tutta la
platea di inattivi ed occupati.
Complessivamente, la popolazione
straniera, nel II trimestre 2013, è pari a 4.111.937 individui di cui 2.350.191 occupati, 511.365 persone in
cerca di lavoro e 1.250.381 di inattivi. Se si considera l’ultimo scorcio del periodo di crisi (2010-2013),
relativamente al II trimestre, si osservano tre fenomeni strutturali:
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
 a fronte della diminuzione del numero di occupati italiani di quasi ottocentomila unità (20,9 milioni
nel secondo trimestre 2010 a fronte dei 20,1 milioni nel secondo trimestre 2013), aumenta il
numero di occupati stranieri in entrambe le componenti (UE ed Extra UE) anche se la variazione,
rispetto al II trimestre del 2012, è negativa a conferma di una sostanziale stagnazione nel
recentissimo periodo;
 aumenta, in modo molto significativo, il numero di stranieri in cerca di lavoro, soprattutto nell’ultimo
anno, passando dai 371 mila del II trimestre 2012 ai 511.365 del II trimestre 2013, con una crescita
rilevante sia della componente UE (+43.254) che Extra UE (+ 97 mila circa):
 aumentano nell’arco di quattro anni gli stranieri inattivi che passano da poco meno di 990 mila
unità del II 2010 a 1,25 milioni dello stesso trimestre del 2013, con una crescita prevalentemente
concentrata tra gli stranieri Extra UE (+218 mila circa), confermando il forte processo di
stabilizzazione nel nostro paese della componente extracomunitaria il cui peso cresce anche in
relazione ai ricongiungimenti familiari (soprattutto negli ultimi anni) e all’aumento della popolazione
straniera di seconda generazione 3 .
Tabella 3.1. Popolazione 15 anni e oltre per condizione professionale e cittadinanza (v.a.). II trim. 2010 - II trimestre 2013.
CONDIZIONE
PROFESSIONALE E
CITTADINANZA
II trim 2010
II trim 2011
II trim 2012
II trim 2013
Occupati
23.006.664
23.093.603
23.045.507
22.460.471
20.905.694
20.824.276
20.690.946
20.110.280
703.120
756.130
782.113
777.847
1.397.850
1.513.197
1.572.448
1.572.344
2.092.687
1.947.098
2.705.282
3.075.389
1.817.142
1.668.618
2.334.274
2.564.025
86.248
83.985
113.745
156.999
189.297
194.496
257.263
354.366
26.436.986
26.755.544
26.232.900
26.610.266
25.452.424
25.675.282
25.068.835
25.359.885
UE
268.116
280.242
284.959
316.080
Extra UE
716.446
800.020
879.105
934.301
51.536.336
51.796.245
51.983.689
52.146.126
Italiani
UE
Extra UE
Persone in cerca
Italiani
UE
Extra UE
Inattivi
Italiani
Totale
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Le tabelle 3.2, 3.3 e 3.4 forniscono, in valore assoluto e percentuale, i livelli di occupazione,
disoccupazione ed inattività, anche per classe d’età, da cui si evince la consistenza del tasso di inattività
femminile soprattutto tra le donne straniere di cittadinanza Extra UE, cui si accompagna la notevole
dimensione della disoccupazione straniera femminile che nel II trimestre del 2013 raggiunge le 238 mila
unità circa, di cui ben 150 mila di cittadinanza extracomunitaria.
Si veda a tal proposito: Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di integrazione, Terzo Rapporto annuale. Gli
immigrati nel mercato del lavoro in Italia, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, 2013.
3
15
16
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tabella 3.2. Popolazione 15 anni e oltre per condizione professionale e cittadinanza (v.a.). II trimestre 2013
Occupati
CITTADINANZA
Italiani
UE
Extra UE
Totale
20.110.280
777.847
1.572.344
22.460.471
Italiani
UE
Extra UE
Totale
11.792.587
367.497
935.184
13.095.267
Italiani
UE
Persone in cerca
Maschi e Femmine
2.564.025
156.999
354.366
3.075.389
Maschi
1.430.069
69.623
203.758
1.703.450
Femmine
1.133.956
87.376
8.317.693
410.350
Extra UE
Totale
Inattivi
Totale
25.359.885
316.080
934.301
26.610.266
48.034.189
1.250.926
2.861.011
52.146.126
9.939.444
86.671
277.794
10.303.909
23.162.099
523.791
1.416.736
25.102.626
15.420.441
229.409
24.872.090
727.135
637.161
150.608
656.506
1.444.275
9.365.204
1.371.940
16.306.357
27.043.500
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Da rilevare, altresì, il fenomeno, tra l’altro ampiamente noto, che vuole le forze lavoro di cittadinanza
straniera sensibilmente più giovani rispetto alla controparte italiana. Ad esempio, fatto 100 il numero di
occupati per classe d’età quinquennale, si nota come la quota di occupati under 30, in particolare
extracomunitari, sul totale della popolazione dei lavoratori di riferimento, sia molto elevata (il 15% nel II
trimestre 2013). Diversa appare, invece, la distribuzione delle persone in cerca, dato che per ciascuna
classe di età la quota di disoccupati di cittadinanza straniera si attesta attorno ai 16-18 punti percentuali
(tabella 3.3).
Tabella 3.3. Composizione percentuale della popolazione 15 anni e oltre per condizione professionale, cittadinanza e
classe d’età. II trimestre 2013
15-19
20-24
25-29
30-34
35-39
Italiani
81,5
86,6
83,9
85,0
86,5
88,9
91,8
93,1
94,8
89,5
Stranieri
18,5
13,4
16,1
15,0
13,5
11,1
8,2
6,9
5,2
10,5
3,6
4,2
5,8
5,4
4,6
3,6
2,8
2,0
1,5
3,5
15,0
9,2
10,3
9,7
9,0
7,5
5,5
4,8
3,7
7,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
CITTADINANZA
UE
Extra UE
Totale
40-44
45-49
50-54 55 e oltre
Totale
Occupati
Persone in cerca di occupazione
Italiani
84,0
87,2
86,6
81,2
79,7
81,6
81,8
83,1
84,0
83,4
Stranieri
16,0
12,8
13,4
18,8
20,3
18,4
18,2
16,9
16,0
16,6
4,3
3,9
4,3
6,2
4,5
8,0
5,4
3,7
5,0
5,1
11,7
8,9
9,2
12,6
15,8
10,4
12,8
13,2
11,0
11,5
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
UE
Extra UE
Totale
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Altrettanto rilevante, come si è detto, è la dimensione dell’inattività che interessa la componente femminile:
il corrispondente tasso si attesta nel caso delle cittadine UE a 30,5 punti percentuali e nel caso delle Extra
UE a 44,4 punti (tabella 3.4).
Tabella 3.4. Tasso di occupazione, tasso disoccupazione, tasso di inattività per genere e cittadinanza. II trimestre 2013
CITTADINANZA
Tasso di occupazione
(15-64 anni)
Italiani
UE
Extra UE
Totale
55,4
63,2
55,8
55,7
Italiani
UE
Extra UE
Totale
64,4
71,3
66,8
64,8
Tasso di disoccupazione
(15 anni e oltre)
Maschi e Femmine
Tasso di inattività
(15-64 anni)
11,3
16,8
18,4
12,0
37,4
24,1
31,6
36,6
10,8
15,9
17,9
11,5
27,6
15,1
18,7
26,6
12,0
17,6
19,1
12,8
47,2
30,5
44,4
46,4
Maschi
Femmine
Italiani
UE
Extra UE
Totale
46,4
57,3
45,0
46,7
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL – ISTAT
Il mercato del lavoro degli stranieri, sia per la componente UE che Extra UE sembra, dunque, aver risentito
significativamente della contrazione della domanda di lavoro ed i dati relativi all’occupazione nei diversi
settori lo confermano.
Figura 3.3. Variazione percentuale sullo stesso trimestre dell’anno
precedente del numero di occupati 15 anni e oltre per cittadinanza e settore
di attività economica. II trimestre 2013
Se si considera la variazione nei
principali comparti dell’economia
(figura 3.3), rispetto al II trimestre
2012, si osserva come nel settore
dei Servizi alla persona e familiari
l’occupazione è cresciuta per la
sola componente Extra UE (+5,3%
pari a 21.838 unità) e come nel
Commercio l’incremento della
forza lavoro comunitaria sia stato
repentino e addirittura pari al
26,2% (equivalente a 12.391
unità),
mentre negli altri comparti
*Comprende: Altre attività di servizi per la persona; Attività di famiglie e convivenze come
datori di lavoro per personale domestico
la
presenza
straniera
è
costantemente in diminuzione. Da
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
notare, per altro, l’emorragia che
ha colpito l’Industria in senso stretto e le Costruzioni, settori in cui si registrano rilevanti ridimensionamenti
della base occupazionale per le componenti comunitaria ed extracomunitaria ed altresì italiana.
17
18
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
E’ interessante osservare (tabella 3.5) la forte differenziazione di genere nella distribuzione degli occupati
nei diversi settori. Negli Altri servizi collettivi e personali la percentuale di stranieri occupati è elevata sia per
le donne (56,5%) che per i maschi (44,8%).
Tabella 3.5. Composizione percentuale del numero di occupati 15 anni e oltre per settore di attività economica,
cittadinanza e genere. II Trimestre 2013
SETTORE DI ATTIVITA' ECONOMICA
Maschi
Femmine
Totale
Italiani
Stranieri
Totale
Italiani
Stranieri
Totale
Italiani
Stranieri
Totale
Agricoltura, silvicoltura e pesca
85,5
14,5
100,0
87,5
12,5
100,0
86,0
14,0
100,0
Industria in senso stretto
89,9
10,1
100,0
93,1
6,9
100,0
90,7
9,3
100,0
Costruzioni
78,3
21,7
100,0
93,6
6,4
100,0
79,3
20,7
100,0
Commercio
92,2
7,8
100,0
95,7
4,3
100,0
93,7
6,3
100,0
Alberghi e ristoranti
85,1
14,9
100,0
82,3
17,7
100,0
83,6
16,4
100,0
Trasporto e magazzinaggio
88,2
11,8
100,0
94,8
5,2
100,0
89,5
10,5
100,0
Servizi di informazione e comunicazione
98,1
1,9
100,0
96,7
3,3
100,0
97,7
2,3
100,0
Attività finanziarie e assicurative
99,8
0,2
100,0
98,8
1,2
100,0
99,4
0,6
100,0
Attività imm., ser. alle imprese etc.
94,1
5,9
100,0
92,4
7,6
100,0
93,3
6,7
100,0
Amm. Pubb. e difesa assic. sociale obb.
99,9
0,1
100,0
99,8
0,2
100,0
99,9
0,1
100,0
Istruzione, sanità ed altri servizi sociali
97,5
2,5
100,0
96,8
3,2
100,0
97,0
3,0
100,0
Altri servizi collettivi e personali
77,6
22,4
100,0
53,2
46,8
100,0
60,4
39,6
100,0
55,2
44,8
100,0
43,5
56,5
100,0
45,5
54,5
100,0
90,1
9,9
100,0
88,8
11,2
100,0
89,5
10,5
100,0
di cui: Servizi alla persona e familiari*
Totale complessivo
*Comprende: Altre attività di servizi per la persona; Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Nel caso della componente maschile si osserva, inoltre, una significativa concentrazione dei lavoratori
Extra UE ed UE nelle Costruzioni (21,7% del totale degli occupati del settore) e in Alberghi e ristoranti
(14,9%).
Un’ultima notazione merita la distribuzione territoriale delle diverse componenti delle forze lavoro per
ripartizione territoriale (tabella 3.6). La maggiore concentrazione di occupati stranieri Extra UE si registra
nelle regioni del Nord Ovest (565 mila circa) ed in quelle del Nord Est (poco meno di 448 mila unità). I
lavoratori stranieri di cittadinanza UE invece, sono presenti soprattutto nella regioni del Centro Italia dove si
concentra più del 33% degli occupati comunitari. La minore presenza di lavoratori stranieri si registra,
invece, nel Mezzogiorno: solo il 15% dei lavoratori UE e il 12% degli Extra UE è occupato in una regione
meridionale.
La distribuzione territoriale della disoccupazione segue, sostanzialmente, le proporzioni registrate tra gli
occupati, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est dove gli stranieri
alla ricerca di lavoro rappresentano poco meno di un terzo delle disoccupazione totale. L’incidenza
maggiore si registra per la componente Extra UE, mentre nelle regioni del Mezzogiorno la disoccupazione
è quasi totalmente italiana.
I dati ci restituiscono, quindi, una geografia strutturalmente composita e l’eterogeneità tra Nord e
Mezzogiorno richiama alcune importanti considerazioni sul rapporto tra domanda ed offerta di lavoro.
Innanzi tutto, si può affermare, sulla base dei trend trimestrali dell’ultimo anno, che la base occupazionale
extracomunitaria ha subito un incremento del volume totale di lavoratori solo nella regioni nordestine (+2%
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
rispetto al II trimestre 2012) e centrali (+5,1%) e un netto ridimensionamento nelle ripartizioni del Nord
Ovest (-3,1%) e del Meridione (-4,4%). Sostanzialmente inverso l’andamento delle performance
occupazionali che hanno interessato la componente comunitaria: nel II trimestre 2013 si registra, infatti,
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un netto calo nelle regioni centrali (-4,6%) oltre che in
quelle meridionali (-1,7%) e una variazione positiva nel Nord Ovest (+3,6 punti).
Tabella 3.6. Occupati e persone in cerca di occupazione 15 anni e oltre per ripartizione geografica e cittadinanza (v.a. e
var. % sullo stesso trimestre dell’anno precedente). II trimestre 2013
RIPARTIZIONE
GEOGRAFICA
Italiani
UE
Extra UE
Totale
Italiani
V.a.
UE Extra UE
Totale
Italiani
Var. % II ‘13-II ‘12
UE Extra UE
Totale
Var. ass.II ‘13-II ‘12
Occupati 15 anni e oltre
Nord Ovest
6.000.446
232.877
565.103
6.798.426
-0,3
3,6
-3,1
-0,4
-19.576
8.047
-18.148
-29.676
Nord Est
4.372.961
170.851
447.635
4.991.447
-2,4
1,3
2,0
-1,9
-109.800
2.246
8.730
-98.824
Centro
4.133.077
257.484
370.259
4.760.819
-3,0
-4,6
5,1
-2,5
-126.675
-12.528
17.998 -121.204
5.603.796
116.635
189.347
5.909.779
-5,5
-1,7
-4,4
-5,4
-324.616
-2.032
-8.685 -335.333
777.847 1.572.344 22.460.471
-2,8
-0,5
0,0
-2,5
-580.666
-4.267
-104 -585.037
12.241
7.439
Mezzogiorno
Totale
20.110.280
Persone in cerca 15 anni e oltre
459.655
43.093
141.507
644.255
Nord Est
269.125
34.163
93.474
Centro
445.227
53.485
77.478
Nord Ovest
53.879
2,7
20,9
31,9
9,1
396.762
0,3
56,8
48,0
12,3
850
12.376
30.311
43.537
576.190
15,3
63,4
33,1
20,8
59.112
20.757
19.268
99.137
34.199
Mezzogiorno
1.390.018
26.258
41.906
1.458.182
12,8
11,4
46,6
13,5
157.549
2.682
13.324
173.555
Totale
2.564.025
156.999
354.366
3.075.389
9,8
38,0
37,7
13,7
229.752
43.254
97.103
370.107
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Tuttavia, il dato che consente di quantificare la pressione esercitata dalla forza lavoro priva di impiego sugli
assetti dei mercati del lavoro territoriali, è il repentino incremento delle persone in cerca di occupazione
che, in appena quattro trimestri, nel caso della componente UE, hanno conosciuto un incremento
percentuale di ben 63,4 punti nella ripartizione del Centro e di 56,8 punti nel Nord Est, così come il tasso di
crescita dei disoccupati extracomunitari nel Nord Est ha toccato quota +48% e nel Mezzogiorno +46,6%,
dunque più di quanto sia osservabile nel caso della componente italiana.
Se, come è stato osservato, i cittadini stranieri fanno registrare valori degli indicatori del mercato del lavoro
sensibilmente più alti rispetto alla componente italiana – e ciò vale per i tassi di occupazione,
disoccupazione e attività – e nondimeno gli andamenti registrati negli ultimi anni rivelano un trend degli
occupati UE ed Extra UE, anche se in contrazione, decisamente migliore rispetto a quanto osservato nel
caso dei lavoratori italiani, è pur vero che la vulnerabilità di comunitari ed extracomunitari ai processi di
espulsione dal mercato del lavoro appare più consistente così come la loro mobilità. Osservando le così
dette transizioni, in altre parole confrontando la condizione autopercepita nei 12 mesi precedenti con la
condizione professionale attuale, è possibile valutare quali siano stati i percorsi della forza lavoro nel
mercato in una lunga fase di crisi economica 4.
I dati di figura 3.4 sono stati elaborati incrociando, come detto, la condizione del singolo individuo registrata
un anno prima con lo status occupazionale per ciascun trimestre.
4 Nel Questionario della Rilevazione Continua sulle Forze Lavoro di Istat è presenta la Sezione I – Condizione autopercepita un
anno prima e attuale. I dati presentati in figura 3.4 sono stati elaborati utilizzando la domanda “I5 – Condizione autopercepita un
anno prima” cui sono tenuti a rispondere tutti gli intervistati. Incrociando le risposte con la variabile “COND 3 – Condizione
professionale (Occupati – Persone in cerca - Inattivi)” è dunque possibile approssimare i processi di transizione degli individui.
19
20
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Figura 3.4. Condizione autopercepita un anno prima per condizione occupazionale (inc.% sul totale degli occupati e
delle persone in cerca). II trim. 2007 - II trim. 2013
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Ciò che la semplicità del tasso di occupazione non riesce a cogliere o che la variazione tendenziale del
numero di occupati in parte cela, è la più intensa mobilità dei lavoratori stranieri. Se, infatti, prendendo i
valori del II trimestre 2013, a 12 mesi di distanza, il 93,5% degli italiani è ancora occupato - un dato,
questo che si mantiene sostanzialmente costante in tutte le frazioni della serie storica considerata – nel
caso degli stranieri la quota scende attorno ai 90 punti percentuali, rivelando così una condizione
occupazionale più fragile. Ciò è altresì confermato dalla transizione dallo stato di occupato a quello di
persona in cerca: mediamente la quota di stranieri espulsa dal mercato del lavoro è circa il doppio rispetto
a quella italiana. Ad esempio, ad inizio crisi, ben il 41,2% di comunitari ed extracomunitari che nei 12 mesi
precedenti aveva un’occupazione, nel II trimestre 2008 si è ritrovato senza impiego a fronte del 19,4% degli
italiani, un trend che, pur riducendo le distanze tra le componenti considerate, si mantiene costante sino al
II 2013. Tuttavia, a conferma della maggiore mobilità degli stranieri, basti osservare i valori relativi al
processo di transizione opposto e complementare a quello pocanzi analizzato: la quota di UE ed Extra UE
che transita dalla condizione (autopercepita) di “disoccupato alla ricerca di nuova occupazione” a quella di
occupato e che, dunque, è rientrato nel mercato del lavoro a distanza di 12 mesi, è sensibilmente più alta
rispetto alla quota degli italiani; nel II trimestre del 2013, il 6,6% degli stranieri ha ritrovato un occupazione
contro il 3,7% degli italiani.
I dati sin qui analizzati consentono di valutare l’andamento delle singole componenti della forza lavoro in
una serie storica relativamente ridotta e tuttavia non rispondono alla domanda su quale sarebbe stata la
performance del mercato del lavoro italiano senza il contributo degli stranieri e su quale sia il rapporto tra le
diverse componenti, se di concorrenzialità o complementarità, ad esempio.
3.3. Il mercato del lavoro italiano nel periodo della crisi
Per far ciò è necessario valutare l’impatto sulla variazione del numero degli occupati che hanno avuto i
lavoratori comunitari ed extracomunitari anche per settore di attività economica. Il periodo di osservazione
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
preso in esame si articola lungo gli ultimi sei anni e mezzo, in altre parole, a partire dal I trimestre del 2007.
Si è scelto come anno di riferimento proprio il 2007 poiché è da considerarsi come non solo “anno precrisi”, ma altresì come anno in cui si concretizza una fase di positiva espansione occupazionale e
progressiva riduzione della base della disoccupazione (nel 2007 si registrano, infatti, i migliori tassi di
occupazione e disoccupazione).
Tabella 3.7. Variazione del numero degli occupati 15 anni e oltre per cittadinanza (v.a). II trim. 2013/ II trim 2007
SETTORE DI ATTVITA' ECONOMICA
Agricoltura
Industria in senso stretto
Costruzioni
Commercio
Altre attività dei Servizi
CITTADINANZA
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
Italiani
-179.405
65.554
-648.235
80.222
-443.222
56.130
-256.963
Stranieri
86.443
Italiani
-75.165
Stranieri
Italiani
Totale complessivo
Var. II '13 / II '07
557.310
-1.683.213
Stranieri
845.659
Totale
-837.553
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Dagli andamenti riportati nella tabella 3.7, anche ad un primo e rapido sguardo, è facile cogliere il rilevante
contributo che la forza lavoro straniera ha fornito per contenere il forte ridimensionamento dei livelli
occupazionali. In un settennio - in altre parole tra il II 2007 e il II 2013 - il mercato del lavoro ha perso poco
meno di 1,7 milioni di occupati italiani e di contro ha generato circa 845 mila occupati stranieri.
Disaggregando tali dati a livello settoriale, è facile osservare come in alcuni comparti sono le componenti
comunitaria ed extracomunitaria ad assicurare gli unici incrementi del numero di lavoratori ed in particolare
nel settore Altre attività dei Servizi, la sostenibilità è garantita esclusivamente dalla forza lavoro straniera: in
questo caso in circa sette anni sono stati creati poco meno di 560 mila occupati UE ed Extra UE a fronte di
un calo della componente italiana di circa 75 mila unità, segno che, privato del contributo dei cittadini
stranieri, il fabbisogno espresso dalla domanda del settore non avrebbe trovato soddisfazione.
Tali andamenti appaiono con maggior chiarezza anche solo osservando rapidamente le variazioni riportate
nei grafici di figura 3.5, laddove si nota come in una serie storica di 26 trimestri (I 2007 – II 2013), sono gli
stranieri a sostenere trimestralmente i livelli occupazionali di ciascun settore, anche a fronte di una
sensibile inversione di tendenza - per Industria in senso stretto e Costruzioni - rilevabile nell’ultimo periodo
della serie storica considerata.
Il contributo della forza lavoro straniera al mercato del lavoro può essere osservato anche da un’altra
prospettiva, prendendo, ad esempio, in considerazione non più la variazione del numero di occupati per
cittadinanza, ma il peso che ciascuna componente assume all’interno dei settori di attività economica.
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Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Figura 3.5. Variazione tendenziale del numero degli occupati 15 anni e oltre per cittadinanza e settore di attività
economica (v.a). I trim 2007 – II trim. 2013
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
L’importanza dei lavoratori comunitari ed extracomunitari è indubbiamente cresciuta in poco più di un
lustro: l’incidenza percentuale sul totale degli occupati è infatti passata dal 6,5% del II trimestre del 2007 al
10,5% del II trimestre del 2013, con rilevanti differenze settoriali e territoriali (tabella 3.8).
Tabella 3.8. Incidenza percentuale del numero degli occupati 15 anni e oltre sul totale degli occupati per cittadinanza,
ripartizione geografica e settore di attività economica. II trim 2007- II trim. 2013
SETTORE DI ATTIVITA'
ECONOMICA
Nord Ovest
Agricoltura
Industria in senso stretto
Costruzioni
Commercio
Altre attività dei servizi
Totale
6,2
6,5
17,9
3,7
8,4
7,8
Agricoltura
Industria in senso stretto
Costruzioni
Commercio
Altre attività dei servizi
Totale
17,7
9,3
23,2
6,0
12,7
11,7
Nord Est
II trimestre 2007
2,2
9,3
17,7
3,9
7,1
7,9
II trimestre 2013
10,1
12,8
24,4
6,8
12,3
12,4
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Centro
Mezzogiorno
Totale
14,6
7,2
21,8
5,0
7,1
8,3
3,0
1,5
2,9
2,3
2,7
2,5
5,1
6,5
13,8
3,6
6,2
6,5
25,7
9,5
28,8
7,6
13,0
13,2
10,6
3,2
8,7
5,5
4,5
5,2
14,0
9,3
20,7
6,3
10,5
10,5
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Nel caso dell’Agricoltura la quota di occupazione destinata alla forza lavoro straniera è attualmente pari al
14%, quasi il triplo dell’incidenza registrata circa sette anni prima, così come nelle Costruzioni dal 13,8%
del totale degli occupati del settore (rilevati nel II trimestre 2007), si è passati al 20,7% (del II trimestre
2013).
A livello ripartizionale si nota, inoltre, l’aumento considerevole del peso degli stranieri nel settore Altre
attività dei Servizi nel Nord Est (7,1% nel II 2007 vs. 12,3% nel II 2013) e nel Centro (7,1% nel II 2007 vs.
13% nel II 2013), così come nel Nord Ovest per le Costruzioni (17,9% nel II 2007 vs. 23,2% nel II 2013).
Gli andamenti rilevano, pertanto, un peso sempre più crescente per quel che riguarda il contributo della
forza lavoro straniera al mercato del lavoro, anche a fronte delle criticità analizzate nelle pagine precedenti;
si osservino, ad esempio, i grafici riportati in figura 3.6: per tutti i comparti si nota il costante incremento
dell’incidenza percentuale degli occupati comunitari ed extracomunitari sul totale di ciascun trimestre (linea
blu).
Figura 3.6. Incidenza percentuale del numero degli occupati stranieri 15 anni e oltre sul totale degli occupati per settore
di attività economica. I trim 2007 – II trim. 2013
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
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Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tuttavia, come si configura il peso sempre più crescente dei cittadini stranieri nel mercato del lavoro, sin
qui osservato?
In altre parole, quale relazione esiste, all’interno del mercato del lavoro, tra la componente italiana e
straniera? Gli occupati comunitari ed extracomunitari si pongono in una condizione di concorrenzialità o di
complementarità con la forza lavoro italiana? o sarebbe meglio dire di sostituzione? In realtà, rispondere a
tale domanda non è semplice e tuttavia sfruttando al meglio il potenziale informativo delle Rilevazione
Continua sulle Forze Lavoro di Istat, ad esempio osservando le distribuzioni interne a ciascun comparto
economico o ai grandi gruppi professionali, nonché valutando la variazione del numero di lavoratori, è
possibile approssimare una risposta.
E’ necessario però non trascurare alcune elementi di scenario, utili a contestualizzare i fenomeni che i dati
contribuiscono a far emergere. Infatti, «il mercato del lavoro italiano si caratterizza per la crescente
importanza dei servizi privati, una segmentazione territoriale, una struttura dell’occupazione orientata verso
mansioni poco qualificate, la rilevante presenza di lavoro nero e la concentrazione della disoccupazione sui
giovani. Tutte queste caratteristiche sono rafforzate dalla presenza dei lavoratori immigrati. L’immigrazione
non svolge soltanto la classica “funzione specchio” di mettere in luce i problemi della società di
accoglienza, ma anche quella di perpetuarne le tendenze spontanee, consentendo di usare ancora a
basso costo una risorsa sempre più “cara” e con maggiori “pretese” quale è quella umana nelle società
sviluppate» 5.
Buona parte dei «settori (i servizi, l’edilizia, i trasporti) non possono esser trasferiti in paesi con un minore
costo di riproduzione della forza lavoro»; pertanto «accanto a posizioni lavorative qualificate e gratificanti,
ve ne sono non poche gravose, penose e servili che richiederebbero una forte compensazione retributiva
per attirare lavoratori con le aspirazioni che si formano in una società ricca. […]. In molti casi non resta che
abbattere i costi del lavoro “informalizzando” l’occupazione, cioè rendendola irregolare, in tutto (il lavoro
nero) o in parte (il lavoro grigio), e risparmiando sui costi indiretti del lavoro e a volte anche sul salario
diretto. Ciò riduce ancor più la convenienza di tali attività per l’offerta di lavoro locale e apre il varco ai
lavoratori immigrati» 6.
La disaggregazione per tipologia di professione degli occupati stranieri, ad esempio, conferisce evidenza
statistica alle consuete modalità di impiego della forza lavoro comunitaria ed extracomunitari nel mercato
del lavoro, brevemente riassunte.
Fatto 100 il numero di occupati per ciascuna tipologia professionale ed incrociando tale dimensione di
analisi con il livello di istruzione, è possibile cogliere il sottoinquadramento strutturale dei lavoratori
stranieri. Anche senza tenere conto delle ben note difficoltà di equiparazione/riconoscimento dei titoli di
studio conseguiti in sistemi di istruzione di paesi esteri ovvero della tendenza a dichiarare il possesso di
titoli inferiori a quelli realmente posseduti – dai dati appare chiaramente come gli occupati UE ed Extra UE
siano mediamente meno istruiti degli italiani (tabella 3.9) - è evidente come il Lavoro manuale non
qualificato costituisca la forma principale di inquadramento professionale della forza lavoro straniera.
5
Reyneri E., Sociologia del mercato del lavoro. Vol. II - Le forme dell’occupazione, Il Mulino 2011, pp. 264-265.
6
Idem, p. 266.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tabella 3.9. Composizione percentuale del numero degli occupati 15 anni e oltre per cittadinanza e livello di istruzione
(ISCED)*. II trim. 2013
LIVELLO DI ISTRUZIONE
Stranieri
Italiani
fino a ISCED 1
ISCED 2
ISCED 3
ISCED 4
ISCED 5-6
Totale
3,7
27,7
Totale
9,6
33,5
UE
6,0
22,0
Extra UE
11,4
39,2
47,1
0,9
20,6
100,0
45,5
0,2
11,2
100,0
60,1
0,2
11,8
100,0
38,2
0,2
10,9
100,0
* fino a ISCED 1= nessun titolo e licenza elementare; ISCED 2= educazione secondaria inferiore; ISCE 3= educazione secondaria superiore;
ISCED 4= educazione post secondaria non terziaria; ISCED 5-6= educazione terziaria e post-lauream.
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Dai dati del II trimestre 2013 di tabella 3.10 appaiano con tutta chiarezza alcuni particolari fenomeni, ad
esempio:
 a parità di livello di istruzione ISCED 5-6 (in altre parole laurea e post lauream), la quota di
lavoratori UE ed Extra UE impiegati con mansioni di basso livello è pari al 25,5% del totale a fronte
dello 0,5% degli italiani e nondimeno quest’ultimi per l’83,8% svolgono la funzione di Dirigenti,
professioni intellettuali e tecniche contro appena il 32,6% degli stranieri;
 con riferimento al Lavoro manuale specializzato si può forse cogliere una prima indicazione di un
possibile effetto concorrenza o meglio sarebbe dire sostituzione tra le diverse componenti della
forza lavoro: al crescere del livello di istruzione, il peso dei lavoratori stranieri aumenta
sensibilmente, come ad indicare che per i cittadini italiani svolgere un lavoro manuale seppur ad
alta specializzazione non basti a ripagare l’investimento in istruzione/formazione. Si osservi a tal
proposito come i lavoratori italiani con nessun titolo o al massimo la licenza elementare che
svolgono mansioni tecniche di tipo operaio siano poco più della metà del totale (50,6%) a fronte di
circa un terzo degli stranieri con i medesimi livelli di competenza (34,5%). Al contrario, come detto,
al crescere del livello di istruzione, la quota di italiani si riduce e quella degli stranieri aumenta: nel
caso dei lavoratori con educazione secondaria superiore, ben il 34% degli UE ed Extra UE svolge
un Lavoro manuale specializzato a fronte del 18% degli italiani.
Tabella 3.10. Composizione percentuale del numero degli occupati 15 anni e oltre per cittadinanza, livello di istruzione
(ISCED)* e professione. II trim. 2013
PROFESSIONE
fino a ISCED 1
ISCED 2
ISCED 3
ISCED 4
Italiani Stranieri
Italiani Stranieri
Italiani Stranieri
ISCED 5-6
Italiani Stranieri Italiani Stranieri
Dirigenti, prof. intellettuali e tecniche
4,7
1,0
8,2
0,8
35,6
3,9
52,6
11,2
83,8
32,6
Imp., add. alle vendite e servizi pers.
19,4
16,5
31,1
22,3
41,5
27,3
35,7
63,0
14,5
29,8
Lavoro manuale specializzato
50,6
34,5
44,2
38,6
18,0
34,0
8,4
12,9
1,2
12,2
Lavoro manuale non qualificato
25,4
48,1
16,4
38,4
4,9
34,8
3,3
12,9
0,5
25,5
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0 100,0
100,0
Totale
* fino a ISCED 1= nessun titolo e licenza elementare; ISCED 2= educazione secondaria inferiore; ISCE 3= educazione secondaria superiore;
ISCED 4= educazione post secondaria non terziaria; ISCED 5-6= educazione terziaria e post-lauream.
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
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26
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Analizzando il medesimo fenomeno e cambiando prospettiva per assumerne una settoriale, il già citato
possibile effetto sostituzione sembra essere più chiaro (tabella 3.11). Si prendano anche in questo caso le
professioni manuali specializzate: ebbene, a livello generale sembra siano appannaggio della forza lavoro
italiana dato che complessivamente fatti 100 gli occupati di tale tipologia professionale, nel II trimestre
2013, ben l’85,6% sono di nazionalità italiana. Tuttavia, disaggregando i dati per settore di attività
economica, si nota il considerevole peso degli stranieri nelle Costruzioni (23,6% del totale) e, in parte,
anche nell’Industria in senso stretto (13,2%). Se a tali evidenze si aggiunge l’osservazione che nel caso del
Lavoro manuale non qualificato, in alcuni particolari settori quali Costruzioni e Altre attività dei Servizi – e in
modo più contenuto nel Commercio – il peso dei lavoratori stranieri sfiora in termini percentuali i 40 punti, è
ragionevole sostenere che il così detto effetto sostituzione si gioca principalmente, da un lato, sulle
mansioni a basso valore di competenze e, dall’altro, sulle professioni sì manuali ma ad elevata
specializzazione.
Tabella 3.11. Composizione percentuale del numero degli occupati 15 anni e oltre per cittadinanza, settore di attività
economica e professione. II trim. 2013
SETTORE DI
ATTIVITA'
ECONOMICA
Dirigenti,
Impiegati, addetti
professioni
alle vendite e
intellettuali e
servizi personali
tecniche
Stranieri
Italiani Stranieri
Lavoro manuale
specializzato
Italiani Stranieri
Lavoro manuale
non qualificato
Italiani Stranieri
Totale
Italiani Stranieri
Italiani
Agricoltura
2,8
97,2
1,2
98,8
7,0
93,0
29,5
70,5
14,0
86,0
Industria in senso stretto
1,2
98,8
1,8
98,2
13,2
86,8
18,4
81,6
9,3
90,7
Costruzioni
2,5
97,5
4,2
95,8
23,6
76,4
39,4
60,6
20,7
79,3
Commercio
2,9
97,1
4,1
95,9
7,9
92,1
30,5
69,5
6,3
93,7
Altre attività dei Servizi
1,8
98,2
11,2
88,8
12,2
87,8
39,8
60,2
10,5
89,5
Totale
1,8
98,2
8,3
91,7
14,4
85,6
34,8
65,2
10,5
89,5
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
In tale quadro, il caso dei giovani è degno di essere sinteticamente affrontato.
Se complessivamente considerati, gli occupati stranieri under 30 sono il 15,3% del totale della medesima
popolazione lavorativa (II trimestre 2013). Tuttavia, l’articolazione settoriale nonché la distribuzione per
classe d’età quinquennale indicano alcune particolari caratteristiche (tabella 3.12)
Tabella 3.12. Incidenza percentuale del numero degli occupati UE ed Extra UE sul totale degli occupati per classe d’età
e settore di attività economica. II trim. 2013
SETTORE DI
ATTIVITA'
ECONOMICA
Agricoltura
Industria in senso stretto
Costruzioni
Commercio
Altre attività dei Servizi
Totale
15-19
Totale
UE
5,4
13,7
40,1
18,1
14,5
18,5
0,0
2,5
7,4
0,0
4,8
3,6
20-24
Extra
UE
5,4
11,2
32,7
18,1
9,7
15,0
Totale
UE
23,7
18,0
19,7
6,8
12,6
13,4
4,1
3,8
6,5
2,7
4,5
4,2
25-29
Extra
UE
19,5
14,2
13,1
4,1
8,1
9,2
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Totale
UE
31,9
14,0
33,3
9,1
15,7
16,1
17,5
2,9
13,5
3,4
5,8
5,8
Totale
Extra
Extra
Totale UE
UE
UE
14,3
27,8 11,9 16,0
11,2
15,3 3,2 12,1
19,8
28,9 10,8 18,1
5,7
8,5 3,0
5,5
9,9
14,7 5,4
9,3
10,3
15,3 5,2 10,1
27
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Ad esempio, nel settore delle Costruzioni, fatti 100 gli occupati tra 15 e 19 anni, ben il 40,1% sono stranieri,
così come il 23,7% dei lavoratori 20-24enni in Agricoltura e il 31,9% e il 33,3% degli occupati tra 25 e 29
anni nel settore agricolo ed edile. Per lo più si tratta di forza lavoro impiegata con mansioni di lavoro
manuale non qualificato - nel caso specifico si tratta del 24,1% degli occupati stranieri tra 15 e 19 anni, del
31,2% dei 20-24enni e del 29,3% dei 25-29enni – o di lavoro manuale specializzato, tipologia professionale
che assorbe, per ciascuna classe d’età considerata, la quota maggioritaria di giovani lavoratori UE ed Extra
UE (tabella 3.13).
Tabella 3.13. Composizione percentuale del numero degli occupati per cittadinanza, classe d’età e professione II trim.
2013
15-19
PROFESSIONE
20-24
25-29
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
6,6
0,0
16,4
4,2
32,6
3,3
Impiegati, addetti alle vendite e servizi personali
43,1
35,8
51,8
30,7
41,0
30,0
Lavoro manuale specializzato
39,3
40,1
24,3
34,0
20,5
37,3
Lavoro manuale non qualificato
11,0
24,1
7,5
31,2
5,8
29,3
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Dirigenti, professioni intellettuali e tecniche
Totale
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Tuttavia, il possibile effetto sostituzione osservato nelle pagine precedenti, nel caso della componente più
giovane della forza lavoro, si coglie analizzando le variazioni che hanno interessato gli occupati under 30.
Dai dati di tabella 3.14, sembra che il perdurare della crisi economica abbia generato non solo una
contrazione dell’occupazione giovanile – tra l’altro segnalata, com’è noto, da tutti gli indicatori standard del
mercato del lavoro – ma abbia agito anche in maniera sensibilmente selettiva.
Tabella 3.14. Variazione tendenziale del numero degli occupati 15-29 anni per classe d’età, cittadinanza e settore di
attività economica (v.a. e %). II trim. 2013
Italiani
Stranieri
SETTORE DI
ATTIVITA'
ECONOMICA
15-19
Agricoltura
-23,1
-16,5
-26,7
-22,7
Industria in senso stretto
-30,9
-14,1
-11,8
Costruzioni
-16,9
-13,4
Commercio
-40,7
Altre attività dei Servizi
20-24
25-29
Totale
-85,1
-12,6
-11,8
-15,0
-13,4
2,5
-5,4
-24,4
-17,6
-23,0
-19,2
58,0
-25,7
9,5
0,3
-3,4
-14,6
-11,7
490,7
-31,9
16,2
0,2
-34,5
-8,6
-5,0
-7,1
-7,9
0,5
1,2
0,8
Totale
-33,0
-9,1
-10,3
-10,8
23,9
-10,7
-2,6
-4,4
Agricoltura
-868
-4.785
-12.220
-17.873
-949
-1.085
-2.106
-4.140
Industria in senso stretto
-7.606
-22.009
-39.619
-69.234
..
-1.683
-15.619
-17.236
Costruzioni
-1.544
-10.909
-29.688
-42.142
1.870
-5.973
4.312
210
Commercio
-9.057
-6.639
-49.472
-65.167
2.426
-6.383
4.043
..
Altre attività dei Servizi
-14.763
-36.749
-40.816
-92.328
-404
289
1.732
1.617
Totale
-33.838
-81.090
-171.815
-286.743
3.010
-14.834
-7.638
-19.463
20-24
25-29
Totale
15-19
Var. % II '13/II '12
Var. assoluta II '13/II '12
.. = dato non significativo
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
28
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
In alcuni comparti, a differenza di quanto sia rilevabile per la componente italiana - i cui andamenti tra il II
trimestre 2013 e il II trimestre 2012 sono nettamente negativi (si contano complessivamente 286.743
occupati in meno) – nel caso dei giovani stranieri è possibile osservare addirittura un incremento cospicuo
per alcuni settori e alcune fasce di età.
Ad esempio, per la classe d’età più giovane (15-19 anni) nelle Costruzioni e nel Commercio si ravvisa una
crescita, rispettivamente, pari a + 1.870 e +2.426 unità, così come i 25-29enni, sempre nei settori edile e
commerciale oltre che in Altre attività dei Servizi, hanno fatto registrare una crescita, rispettivamente, del
9,5%, 16,2% e 1,2%. Le contrazioni più rilevanti si osservano, invece, per Industria in senso stretto
(complessivamente -17.236 occupati stranieri under 30) e per l’Agricoltura (-4.410 unità).
Pur nel generale trend contrattivo che ha investito il mercato del lavoro, è possibile dunque ravvisare in
alcuni casi andamenti in controtendenza per i giovani occupati stranieri: anche se complessivamente il
numero dei lavoratori UE ed Extra UE sotto i 30 anni è calato del 4,4% rispetto al II 2012 – e comunque
meno della controparte italiana - nondimeno i 15-19enni sono cresciuti del 23,9%, così come i 25-29enni
hanno conosciuto incrementi notevoli in alcuni settori.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DELLE GIOVANI GENERAZIONI.
Breve analisi dei trend tra il I trimestre 2007 e il II trimestre 2013
I dati presentati nelle pagine precedenti, relativamente alle caratteristiche occupazionali dei lavoratori
stranieri, hanno permesso di ricostruire il quadro fenomenologico degli andamenti che hanno interessato in
questi ultimi anni le diverse componenti del mercato del lavoro. In particolare, si è cercato di portare
all’evidenza dell’analisi le peculiari modalità mediante cui si dà la presenza dei cittadini stranieri nel
complesso del mondo lavorativo italiano, con speciale attenzione alle forme di interazione con la
controparte della forza di lavoro italiana. Negli ultimi anni, per effetto del peggioramento delle condizioni
economiche globali e del mercato del lavoro, ci si potrebbe chiedere, se da una condizione di
complementarità tra occupati di cittadinanze diverse, si sia passati ad un effetto sostituzione tra stranieri e
italiani, in particolare per qualifiche e mansioni manuali a basso livello di competenze da un lato e alcune
professionalità tecniche e artigianali dall’altro; un quesito, questo, che potrebbe avere rilevanza anche nel
caso delle fasce più giovani della popolazione, target prioritario di qualsivoglia politica del lavoro finalizzata
a contenere gli effetti esiziali della perdurante crisi occupazionale.
Proprio in ragione del fatto che l’Italia ha recentemente recepito l’impianto del programma europeo Youth
Guarantee - la Garanzia Europea per i giovani secondo la quale dal 1 gennaio 2014 ed entro il 2020 gli
Stati membri dovranno realizzare degli interventi qualitativamente validi a sostegno dell’aumento
dell’occupazione giovanile – è forse utile ricostruire sinteticamente la dinamica dell’occupazione e della
disoccupazione delle giovani generazioni per cittadinanza, definendo lo sfondo all’interno del quale si
collocano i dati già presentati nelle pagine precedenti.
Nel periodo preso in considerazione (I trimestre 2007- II trimestre 2013), l’occupazione degli under 30
italiani ha subito un drastico e costante calo, mentre nel caso della componete straniera il trend è stato
altalenante ma complessivamente positivo quanto alla variazione del numero di occupati.
Al di là della chiara evidenza degli andamenti rappresentati nei grafici di figura I – emergono, infatti,
tendenze sostanzialmente opposte nel caso di ciascuna componente osservata - sotto il profilo
strettamente quantitativo, il mercato del lavoro in circa sette anni ha perso più di 1,2 milioni di lavoratori
italiani sotto i 29 anni e, di contro, ha assorbito più 96 mila giovani under 30 stranieri (tabella I).
Figura I. Occupati e persone in cerca di occupazione 15-29 anni, per cittadinanza (v.a). I trim. 2007 - II trim 2013
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
29
30
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
A livello territoriale, più di un ragazzo su tre del totale di giovani italiani che hanno perso il lavoro tra il II
trimestre 2007 e il II trimestre 2013, risiede nel Mezzogiorno (circa 400 mila individui), mentre nel caso
degli stranieri, il 42,3% del totale dei 96.236 occupati in più, appartiene alla ripartizione del Nord Est
(tabella I).
Tabella I. Variazione del numero degli occupati 15-29 anni per cittadinanza e ripartizione geografica (v.a). II trim. 2013
RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
CITTADINANZA
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
Italiani
Stranieri
Italiani
Totale
Stranieri
Totale
Var. II '13 / II '07
-330.556
22.570
-244.234
40.661
-241.251
8.493
-396.882
24.512
-1.212.923
96.236
-1.116.687
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Con riferimento alle persone in cerca di lavoro, anche nel caso delle giovani generazioni si evincono le
medesime costanti osservate nel caso della popolazione complessivamente considerata. Se, infatti, nel
caso dei cittadini comunitari ed extracomunitari, le performance occupazionali sono sensibilmente migliori,
nel caso dei disoccupati la crescita della componente straniera della forza lavoro è stata repentina e
considerevole. Il trend dei giovani stranieri al di sotto dei 29 anni in cerca di occupazione, come si evince
dai grafici di figura I, è stato in questi ultimi anni in più rapida crescita. Tra il II trimestre 2007 e il II trimestre
2013 i disoccupati italiani sono aumentati di circa 376 mila unità, per complessivi +66 punti percentuali,
mentre i disoccupati stranieri sono quadruplicati, passando da 37.126 individui a 146.870, per complessivi
+109.744 persone (tabella II).
Tabella II. Variazione del numero persone in cerca di occupazione 15-29 anni per cittadinanza e ripartizione geografica
(v.a). II trim. 2013
RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Totale
CITTADINANZA
Var. II '13 / II '07
Italiani
83.833
Stranieri
43.394
Italiani
51.879
Stranieri
22.506
Italiani
76.528
Stranieri
Italiani
Stranieri
32.800
163.817
11.044
Italiani
376.057
Stranieri
109.744
Totale
485.801
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su microdati RCFL - ISTAT
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
4
L’analisi della domanda di lavoro dipendente e
parasubordinato dei lavoratori stranieri
Uno dei fenomeni emersi negli anni della crisi è la significativa crescita della disoccupazione tra i lavoratori
stranieri, dovuta verosimilmente a un eccesso di offerta in relazione a una domanda stagnante. Attraverso
l’analisi dei dati messi a disposizione dal Sistema Informativo delle Comunicazioni Obbligatorie 7 (SISCO) è
ora possibile analizzare le dinamiche e la struttura della domanda di lavoro dipendente e parasubordinato
riservata ai lavoratori stranieri, al fine di verificare l’effettivo fabbisogno di manodopera straniera,
individuando altresì le variazioni nel tempo della domanda per settore di attività economica.
La tabella 4.1 mostra i rapporti di lavoro avviati per le diverse cittadinanze sia in valore assoluto che in
percentuale sul totale degli avviamenti, offrendo numerosi spunti di riflessione.
Tabella 4.1. Rapporti di lavoro attivati per cittadinanza del lavoratore interessato (v.a. e comp.%). I trimestre 2011-II
trimestre 2013
TRIMESTRE
Italiani
UE
Extra UE
Totale
Italiani
UE
Extra UE
Totale
100,0
I 2011
2.101.726
V.a.
196.381
293.393 2.591.500
81,1
Comp. %
7,6
11,3
II 2011
III 2011
2.272.331
2.096.306
232.661
245.573
322.172 2.827.164
289.758 2.631.637
80,4
79,7
8,2
9,3
11,4
11,0
100,0
100,0
IV 2011
1.961.275
182.040
270.255 2.413.570
81,3
7,5
11,2
100,0
I 2012
II 2012
2.186.230
2.235.669
209.861
225.654
319.254 2.715.345
317.698 2.779.021
80,5
80,4
7,7
8,1
11,8
11,4
100,0
100,0
III 2012
IV 2012
1.966.439
1.880.491
236.157
171.536
277.210 2.479.806
252.553 2.304.580
79,3
81,6
9,5
7,4
11,2
11,0
100,0
100,0
I 2013
II 2013
1.972.724
2.026.182
180.783
194.848
285.546 2.439.053
290.817 2.511.847
80,9
80,7
7,4
7,8
11,7
11,6
100,0
100,0
Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
In primo luogo si osserva una drastica riduzione della domanda di lavoro complessivamente considerata,
contrazione che interessa anche la componente riservata ai lavoratori stranieri. Se la quota globale di
contratti destinata ai lavoratori comunitari ed extracomunitari si attesta mediamente attorno al 20% circa
del totale registrato per ciascun trimestre – con una prevalenza di assunzioni riservate ai lavoratori Extra
UE (tabella 4.1) – negli ultimi due anni e mezzo, a partire sostanzialmente dal II trimestre del 2012, la
contrazione dei rapporti di lavoro attivati è costante (figura 4.1). La variazione tendenziale è negativa per
tutte le componenti analizzate e in special modo per i lavoratori comunitari che, negli ultimi cinque trimestri
della serie storica considerata, hanno fatto registrate un tasso di variazione decrescente tale da
oltrepassare la soglia dei meno dieci punti percentuali. Infatti, nel II trimestre 2013 le attivazioni riservate
alla forza lavoro comunitaria hanno fatto registrate una contrazione, rispetto allo stesso trimestre dell’anno
precedente, del 13,7% (si è passati da 225.654 attivazioni del II 2012, alle 194.848 del II 2013), mentre
quelle che hanno interessato i lavoratori UE una diminuzione dell’8,5% e gli italiani del 9,4%.
7
Direzione Generale per le Politiche dei Servizi per il Lavoro.
31
32
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Una seconda importante prospettiva di analisi della domanda di lavoro dipendente e parasubordinato
riguarda la distribuzione per
Figura 4.1. Variazione tendenziale dei rapporti di lavoro attivati per settore economico e ripartizione
cittadinanza del lavoratore interessato (v.%). I trimestre 2011-II trimestre 2013
geografica. La tabella 4.2 mostra
i contratti attivati nel II trimestre
del 2013 con particolare
attenzione al trend registrato
rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.
La riduzione delle assunzioni
riservata ai cittadini stranieri che
è stata osservata in figura 4.1,
analizzata da un punto di vista
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su dati Ministero del Lavoro e
settoriale, acquista una maggiore
delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
cogenza dato che la contrazione
ha interessato tutti i comparti economici e le aree territoriali, con intensità diverse e qualche eccezione. Se,
ad esempio, per entrambe le componenti UE ed Extra UE le variazioni tendenziali negative di maggior
consistenza si rilevano per il settore industriale - in particolare, nelle regioni del Centro si nota una
contrazione delle attivazioni per i lavoratori UE nell’Industria in senso stretto del 25,8% e, in quelle del
Mezzogiorno, del 22,8% nelle Costruzioni - solo la domanda di lavoro di personale extracomunitario in
Agricoltura presenta performance in controtendenza. In questo caso, infatti, in tutte le ripartizioni
considerate si osserva, rispetto al II trimestre 2012, una crescita delle attivazioni che a livello aggregato
sfiora i quattro punti percentuali (tabella 4.2).
Tavola 4.2. Rapporti di lavoro attivati per cittadinanza del lavoratore interessato, ripartizione geografica e settore di
attività economica (v.a. e %). II trim. 2013
SETTORE DI ATTIVITA'
ECONOMICA
Nord
Centro Mezzog. Totale(a)
V.a.
Nord
Centro Mezzog. Totale(a)
Var.% II trim. '13/II trim. '12
Nord
Centro Mezzog. Totale(a)
Var.ass. II trim. '13/II trim. '12
Unione Europea
Agricoltura
22.142
4.577
26.030
52.749
-1,3
-4,3
-3,1
-2,5
-283
-208
-844
-1.335
Industria
12.635
7.295
5.704
25.657
-14,9
-19,2
-18,0
-16,9
-2.211
-1.735
-1.255
-5.218
Industria in senso stretto
5.411
1.609
2.526
9.551
-10,3
-25,8
-11,1
-13,7
-622
-559
-316
-1.513
Costruzioni
7.224
5.686
3.178
16.106
-18,0
-17,1
-22,8
-18,7
-1.589
-1.176
-939
-3.705
Servizi
60.486
35.362
20.584 116.442
-19,4
-13,5
-16,7
-17,2
-14.599
-5.508
-4.139
-24.253
Totale
95.263
47.234
52.318 194.848
-15,2
-13,6
-10,7
-13,7
-17.093
-7.451
-6.238
-30.806
Agricoltura
17.084
8.310
16.644
42.038
3,0
4,6
4,4
3,9
494
364
706
1.564
Industria
31.695
13.555
6.147
51.417
-14,6
-10,8
-11,1
-13,2
-5.399
-1.635
-767
-7.812
14.981
9.498
3.175
27.658
-15,7
-7,7
-6,7
-12,2
-2.799
-792
-227
-3.834
2.972
Extra Unione Europea
Industria in senso stretto
16.714
4.057
23.759
-13,5
-17,2
-15,4
-14,3
-2.600
-843
-540
-3.978
Servizi
120.558
51.144
25.646 197.362
-11,4
-7,5
-3,7
-9,5
-15.540
-4.120
-975
-20.633
Totale
169.337
73.009
48.437 290.817
-10,8
-6,9
-2,1
-8,5
-20.445
-5.391
-1.036
-26.881
Costruzioni
(a) Il
Totale è comprensivo degli N.D.
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle
Comunicazioni Obbligatorie
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tali andamenti debbono essere inquadrati tendendo altresì conto della distribuzione della domanda
all’interno di ciascun settore. Come è possibile osservare dalle composizioni percentuali riportate nei grafici
di figura 4.2, la quota di assunzioni destinate alla contrattualizzazione di manodopera comunitaria ed
extracomunitaria è strettamente dipendente dal fattore stagionalità e dal settore di attività economica. I
comparti che fanno registrare le incidenze percentuali più alte sul totale dei rapporti di lavoro attivati sono
l’Agricoltura e le Costruzioni: nel primo caso si registra una quota di contratti destinati ai lavoratori stranieri
pari a complessivi 30 punti percentuali, con un andamento che vede valori più elevati sempre in
corrispondenza dei terzi trimestri; nel secondo, il volume di assunzioni rivolte a cittadini UE ed Extra UE è
costantemente pari a circa un terzo delle attivazioni totali del settore.
Figura 4.2. Composizione percentuale dei rapporti di lavoro attivati per cittadinanza del lavoratore interessato e settore
di attività economica. I trimestre 2011-II trimestre 2013
Fonte: elaborazioni Staff SSRMdL di Italia Lavoro su Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle
Comunicazioni Obbligatorie
La riduzione della domanda di lavoro riservata ai cittadini stranieri sopra analizzata, si accompagna ad una
contrazione dei rapporti di lavoro di tipo standard ma non solo. Come si evince dalla tabella 4.3, tra il II
trimestre 2013 e lo stesso periodo dell’anno precedente, per i lavoratori UE si nota una riduzione del
numero di contratti a tempo indeterminato di quasi 16 punti percentuali e di circa 30 nel caso delle
collaborazioni.
E’ pur vero che la domanda di lavoro che interessa la componente UE è prevalentemente strutturata
attorno alla tipologia contrattuale a tempo determinato (72,8% delle assunzioni, come si può vedere dai
dati riportati in figura 4.3), dato che il tempo indeterminato (18,4% del totale) e i contratti di collaborazione
(appena il 2,3%) rappresentano una quota più contenuta se non marginale.
Se per i lavoratori comunitari non si osservano significative differenze di genere, nel caso dei cittadini
extracomunitari – le cui modalità di assorbimento fanno perno in maniera consistente sul tempo
indeterminato (39,6% delle assunzioni totali del II trimestre 2013) – è possibile invece notare tendenze
diverse tra maschi e femmine.
33
34
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tabella 4.3. Rapporti di lavoro attivati per cittadinanza, genere del lavoratore interessato e tipologia di contratto (v.a. e
var. % sullo stesso trimestre dell’anno precedente). II trim. 2013
TIPOLOGIA DI CONTRATTO
Maschi
Femmine
V.a.
Tempo Indeterminato
Tempo Determinato
Contratti di Collaborazione
Apprendistato
Altro(a)
Totale
10.499
67.199
1.234
2.307
3.298
84.537
25.314
74.727
2.448
2.186
5.636
110.311
Tempo Indeterminato
Tempo Determinato
Contratti di Collaborazione
Apprendistato
Altro(a)
Totale
63.129
101.290
1.974
4.920
6.326
177.639
52.031
51.424
1.578
2.912
5.233
113.178
Totale
UE
35.813
141.926
3.682
4.493
8.934
194.848
Extra UE
115.160
152.714
3.552
7.832
11.559
290.817
Maschi
Femmine
Totale
Var.% II trim. '13/II trim. '12
-23,4
-5,9
-32,9
-21,2
-54,5
-13,0
-12,2
-1,8
-28,1
-19,7
-67,7
-14,2
-15,8
-3,8
-29,8
-20,4
-63,8
-13,7
1,1
0,7
-33,4
-19,6
-62,7
-6,0
-6,3
-3,2
-29,1
-12,2
-63,8
-12,0
-2,4
-0,6
-31,5
-17,0
-63,2
-8,5
La tipologia contrattuale “altro” include: contratto di formazione lavoro (solo P.A.); contratti di inserimento lavorativo; contratto di agenzia a
tempo determinato e indeterminato; contratto intermittente a tempo determinato e indeterminato; lavoro autonomo nello spettacolo; lavoro
interinale (solo P.A.)
(a)
Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
A livello aggregato le contrattualizzazioni destinate alla componente femminile Extra UE, nell’ultima
frazione temporale disponibile, hanno conosciuto una contrazione doppia rispetto alla componente
maschile (-12% sul II 2012, rispetto a -6%). Inoltre gli unici valori positivi, seppur di lieve entità, si rilevano
proprio per i lavoratori extracomunitari nelle fattispecie del tempo indeterminato (+1,1%) e del tempo
determinato (+0,7%).
Figura 4.3. Composizione percentuale dei rapporti di lavoro attivati per cittadinanza, genere del lavoratore interessato
e tipologia di contratto. II trimestre 2013
UE
Extra UE
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Con riferimento alle professioni svolte, la segmentazione che è stata osservata nel capitolo 3 – dedicato
all’analisi dei dati delle Rilevazione Continua delle Forze Lavoro di Istat – è naturalmente confermata
anche dalle caratteristiche della domanda di lavoro. Le qualifiche per le quali si registra una considerevole
propensione alla contrattualizzazione di forza lavoro straniera sono prevalentemente afferenti alla
dimensione del lavoro operaio e artigianale. Nel caso della categoria Artigiani, operai specializzati e
agricoltori, l’incidenza percentuale delle assunzione rivolte a cittadini UE ed Extra UE sul totale
complessivamente rilevato, sfiora, nel II trimestre 2013, i 25 punti, quota che resta elevata anche a fronte
della notevole contrazione della domanda registrata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ed
equivalente a -14,5% (tabella 4.4).
Tabella 4.4. Rapporti di lavoro attivati per cittadinanza del lavoratore interessato e professione (v.%). II trimestre 2013
Comp.%
PROFESSIONE
Legislatori, dirigenti e imprenditori
Prof. intellettuali, scientifiche e di elevata spec.
Professioni tecniche
Impiegati
Professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi
Artigiani, operai specializzati e agricoltori
Cond. di impianti e op. semiqual. addetti a macchinari etc.
Professioni non qualificate
Totale
Var. % II '13/ II '12
Stranieri
Italiani
95,7
97,9
92,3
94,3
79,3
75,4
79,7
68,0
80,7
Stranieri
Totale
UE
Extra
UE
Totale
4,3
2,1
7,7
5,7
20,7
24,6
20,3
32,0
19,3
2,2
1,2
4,9
2,3
7,4
8,3
6,8
13,9
7,8
2,2
0,9
2,8
3,4
13,3
16,3
13,5
18,2
11,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Italiani
-17,0
5,4
-14,2
-16,7
-16,9
-12,2
-8,8
-4,9
-9,4
Totale
UE
-33,6
-4,1
-14,7
-18,3
-4,8
-14,5
-14,8
-12,4
-10,6
-38,8
-5,1
-17,0
-15,5
-17,6
-17,1
-21,1
-9,9
-13,7
Extra Totale
UE
-27,5
-2,7
-10,5
-20,1
4,4
-13,2
-11,3
-14,2
-8,5
-17,9
5,2
-14,2
-16,8
-14,6
-12,8
-10,1
-7,5
-9,6
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Tuttavia, è tra le Professioni non qualificate che è possibile rilevare una elevata domanda di manodopera
straniera: in questo caso i rapporti di lavoro attivati riservati alle componenti comunitaria ed
extracomunitaria, sono circa un terzo del totale registrato.
Riconducendo ad unità le principali evidenze sin qui illustrate, i dati delle Comunicazioni Obbligatorie del II
trimestre 2013 ci consegnano una domanda di lavoro di personale comunitario ed extracomunitario in netto
calo, diminuzione che interessa trasversalmente la totalità dei macro settori economici (in particolare
Costruzioni e Industria in senso stretto), senza alcuna distinzione territoriale; fa eccezione a tale trend la
domanda di lavoro nel settore agricolo di lavoratori extra UE e prevalentemente maschi.
La contrazione della domanda si accompagna tuttavia ad una sostanziale stabilità del numero medio di
contratti per lavoratore. Tale indicatore fornisce un misura della frammentazione della domanda ed i dati
contenuti nelle tabelle 4.5 e 4.6 mostrano, da un’altra angolazione, le sensibili differenze che esistono tra
stranieri ed italiani nel modo di essere nel mercato del lavoro.
Nel II trimestre 2013, a fronte di 194.848 rapporti attivati che hanno interessato la componente UE, si
registrano 161.808 individui che hanno avuto almeno un contratto (di cui 71.719 uomini e 90.089 donne),
mentre a fronte dei 290.817 rapporti attivati che hanno interessato la componente Extra UE, si rilevano
247.400 individui (di cui 152.913 uomini e 94.487 donne).
35
36
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tabella 4.5. Lavoratori interessati da almeno un’attivazione di rapporto di lavoro per cittadinanza e genere (v.a.). I trim.
2011 – II trim. 2013
UE
TRIMESTRE
I 2011
II 2011
III 2011
IV 2011
I 2012
II 2012
III 2012
IV 2012
I 2013
II 2013
Extra UE
Maschi
Femmine
Totale
Maschi
Femmine
Totale
85.687
89.542
108.358
71.398
88.786
82.809
99.839
65.539
74.558
71.719
86.630
106.010
93.929
83.731
94.664
104.983
92.502
79.435
82.114
90.089
172.317
195.552
202.287
155.129
183.450
187.792
192.341
144.974
156.672
161.808
161.203
165.827
152.055
137.727
174.405
161.968
144.009
128.714
156.995
152.913
97.020
106.333
89.682
94.907
108.372
106.218
85.983
87.480
93.919
94.487
258.223
272.160
241.737
232.634
282.777
268.186
229.992
216.194
250.914
247.400
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Il rapporto tra le grandezze su menzionate restituisce, nel caso dei lavoratori comunitari, un numero medio
di assunzioni pro capite, nel II trimestre 2013, pari a 1,20 e, nel caso degli extracomunitari, di 1,18, valori
sostanzialmente stabili negli ultimi due anni e mezzo e decisamente più contenuti rispetto all’1,47 che
interessa la componente italiana, per la quale si evince dunque una maggiore tendenza alla
frammentazione contrattuale (tabella 4.6).
Tabella 4.6. Numero medio di rapporti di lavoro attivati per lavoratore e cittadinanza del lavoratore interessato (v.a.). I
trim. 2011 – II trim. 2013
TRIMESTRE
Extra UE
UE
Italiani
Maschi
Femmine
Totale
Maschi
Femmine
Totale
Maschi
Femmine
Totale
I 2011
1,25
1,50
1,37
1,12
1,16
1,14
1,12
1,16
1,14
II 2011
1,30
1,47
1,38
1,15
1,22
1,19
1,16
1,21
1,18
III 2011
1,29
1,25
1,27
1,20
1,23
1,21
1,19
1,21
1,20
IV 2011
1,33
1,53
1,43
1,16
1,19
1,17
1,15
1,17
1,16
I 2012
1,26
1,52
1,38
1,13
1,16
1,14
1,12
1,14
1,13
II 2012
1,32
1,51
1,41
1,17
1,22
1,20
1,17
1,21
1,18
III 2012
1,29
1,24
1,26
1,23
1,23
1,23
1,21
1,20
1,21
IV 2012
1,36
1,60
1,48
1,17
1,20
1,18
1,16
1,18
1,17
I 2013
1,30
1,62
1,45
1,14
1,17
1,15
1,13
1,15
1,14
II 2013
1,35
1,61
1,47
1,18
1,22
1,20
1,16
1,20
1,18
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Ma qual è stato invece il volume delle cessazioni? Complessivamente nel II trimestre 2013 sono cessati
393.582 rapporti di lavoro riservati a cittadini stranieri a fronte dei 440.030 cessati nello stesso trimestre del
2012. Tuttavia, come si evince dai saldi tra attivazioni e cessazioni (tabella 4.6), il mercato del lavoro degli
stranieri assume un carattere eminentemente stagionale.
Nei terzi e quarti trimestri sia del 2011 che del 2012 i saldi sono negativi a dimostrazione che con la
scadenza annuale molti contratti riservati ai cittadini stranieri si interrompono. Di grande interesse, a questo
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
proposito, è anche l’analisi dei saldi per i contratti a tempo indeterminato e determinato che permettono di
confrontare, in termini di saldo, aggregati tra loro omogenei (tabella 4.7).
Tabella 4.7. Rapporti di lavoro attivati, rapporti di lavoro cessati e saldo per cittadinanza del lavoratore interessato
(v.a.). I trim. 2011 – II trim. 2013
Extra UE
UE
Rapporti di
lavoro attivati
(A)
Rapporti di
lavoro cessati
(B)
Saldo
(A-B)
Rapporti di
lavoro attivati
(A)
Rapporti di
lavoro cessati
(B)
Saldo
(A-B)
I 2011
196.381
126.536
69.845
293.393
202.283
91.110
II 2011
232.661
172.452
60.209
322.172
242.522
79.650
III 2011
245.573
249.637
-4.064
289.758
300.350
-10.592
IV 2011
182.040
271.516
-89.476
270.255
350.447
-80.192
I 2012
209.861
138.219
71.642
319.254
227.453
91.801
II 2012
225.654
180.045
45.609
317.698
259.985
57.713
III 2012
236.157
246.831
-10.674
277.210
304.798
-27.588
IV 2012
171.536
270.363
-98.827
252.553
346.971
-94.418
I 2013
180.783
123.650
57.133
285.546
209.815
75.731
II 2013
194.848
159.058
35.790
290.817
234.524
56.293
TRIMESTRE
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Anche in questo caso, nel quarto trimestre si registra un saldo negativo sia per i contratti a tempo
indeterminato sia per quelli a tempo determinato a conferma della ridotta stabilità di tutte le diverse forme
di lavoro. A livello aggregato la
Tabella 4.8. Saldo per cittadinanza del lavoratore interessato e tipologia quota di rapporti di lavoro
contrattuale (v.a.). I trim. 2011 – II trim. 2013
cessati
conosce
una
UE
Extra UE
contrazione, rispetto al II
TRIMESTRE
Tempo
Tempo
Tempo
Tempo trimestre 2012, pari a 9,8 punti
Indeterminato Determinato Indeterminato Determinato nel caso della componente
I 2011
11.898
51.952
19.842
63.631 Extra UE e di 11,7 punti nel
II 2011
410
51.332
7.041
59.113 caso di quella UE. Ovviamente
III 2011
-10.578
11.263
-11.404
2.722 non si tratta di un segnale
IV 2011
-7.748
-80.174
-12.757
-66.830 positivo, poiché data la stretta
I 2012
4.615
57.696
12.559
66.094
interdipendenza tra attivazioni
II 2012
-3.993
42.067
959
44.717
e cessazioni, oltre al fatto che
III 2012
-6.629
11.929
-12.278
3.446
IV 2012
-7.971
-83.322
-17.656
-66.785 la quota maggioritaria di
I 2013
3.343
52.287
11.273
63.382 contratti stipulati è a termine e
II 2013
-4.075
39.580
7.666
47.360 si conclude alla naturale
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema scadenza, il drastico calo delle
assunzioni è così persistente
informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
da
influenzare
anche
l’andamento dei rapporti di lavoro cessati (tabella 4.8).
La tabella 4.9 mostra anche la distribuzione delle cessazioni per durata effettiva dei rapporti di lavoro ed il
quadro di incertezza viene confermato. In termini percentuali, la quota di rapporti di lavoro cessati della
37
38
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
durata non superiore a 30 giorni per i lavoratori UE è pari a circa il 29%. Decisamente più bassa la quota
di rapporti “brevi” per i cittadini Extra UE, per i quali la percentuale di rapporti di lavoro cessati inferiore al
un mese è pari al 22,6%. Tuttavia, come evidenziato dai valori tendenziali riportati in tabella, la contrazione
è generalizzata e i valori di segno negativo più alti si rilevano per rapporti di lavoro cessati superiori ai 2-3
mesi.
Tabella 4.9. Rapporti di lavoro cessati per classe di durata effettiva e cittadinanza del lavoratore interessato (v.a.,
comp.% e var.% sullo stesso trimestre dell’anno precedente). II trim. 2013
CLASSE DI
DURATA
EFFETTIVA
UE Extra UE
Totale
UE Extra UE
V.a.
Totale
Comp.%
UE Extra UE
Totale
Var.% II trim. '13/II trim. '12
45.958
53.109
99.067
28,9
22,6
25,2
-9,9
-9,8
-9,8
1 giorno
11.792
19.725
31.517
7,4
8,4
8,0
3,1
-6,5
-3,1
2-3 giorni
5.556
7.084
12.640
3,5
3,0
3,2
-6,3
-1,3
-3,6
4-30 giorni
28.610
26.300
54.910
18,0
11,2
14,0
-15,0
-14,1
-14,5
37.064
50.923
16.006
9.107
159.058
45.687
80.793
34.518
20.417
234.524
82.751
131.716
50.524
29.524
393.582
23,3
32,0
10,1
5,7
100,0
19,5
34,4
14,7
8,7
100,0
21,0
33,5
12,8
7,5
100,0
-18,0
-9,7
-13,4
1,6
-11,7
-12,3
-9,8
-6,7
-9,2
-9,8
-15,0
-9,7
-9,0
-6,1
-10,6
1 mese
2-3 mesi
4-12 mesi
13-36 mesi
> 36 mesi
Totale
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Ma quali sono, però, le principali cause di cessazione? Le differenze tra le componenti considerate sono
significative, infatti, non solo sono diverse le modalità di contrattualizzazione dei cittadini stranieri, ma
anche la forma attraverso cui si esplicano i processi di fuoriuscita dal mercato del lavoro dipendente e
parasubordinato presentano dissomiglianze evidenti.
Così si può osservare dai dati riportati in tabella 4.10, nel II trimestre 2013, le cessazioni per dimissioni si
attestano, nel caso dei cittadini extracomunitari, su una percentuale pari al 31,1% contro il 12,2% della
componente italiana e il 18% di quella comunitaria, così come più alta è la quota di licenziamenti per gli
Extra UE e gli UE (rispettivamente 16,8% e 12,2%).
Tabella 4.10. Rapporti di lavoro cessati per motivo di cessazione e cittadinanza del lavoratore interessato (comp.%). II
trim. 2013
MOTIVO DI CESSAZIONE
Italiani
Stranieri
Totale
UE
Extra UE
Totale
Cessazione al Termine
70,8
41,7
48,0
37,5
66,0
Dimissioni
12,2
25,8
18,0
31,1
14,4
Licenziamento
7,4
14,9
12,2
16,8
8,7
Altre cause*
9,6
17,5
21,8
14,6
10,9
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Totale
*Altre cause comprende: Altro; Cessazione Attività; Modifica del termine inizialmente fissato; Pensionamento; Risoluzione Consensuale
Fonte: elaborazioni su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Il ridimensionamento degli avviamenti e del volume delle cessazioni costituiscono, quindi, i principali
elementi di scenario che caratterizzano la domanda di lavoro dipendente e parasubordinato riservata ai
lavoratori stranieri e che indicano, perlomeno nel breve periodo, che non sono destinati a manifestarsi
fabbisogni di manodopera straniera superiori alla attuale offerta anche in considerazione dell’incremento
considerevole che ha conosciuto il bacino di lavoratori stranieri attualmente in cerca di lavoro.
39
40
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
5 Imprenditoria immigrata
8
Dopo aver studiato la condizione occupazionale dei lavoratori stranieri tramite elaborazioni dei dati di fonte
Istat, delle informazioni desunte dalle Comunicazioni Obbligatorie, segue l’analisi dei dati forniti dal Centro
Studi Unioncamere (Movimprese). Di seguito, si analizzano i dati delle imprese individuali dei non
comunitari presenti in Italia; l’insieme è disaggregato per le varie realtà territoriali, per settore di attività
economica e, infine, per genere
Tabella 5.1. Titolari di imprese individuali nati in Paesi extra UE per regione della sede e paese di provenienza dei
d'impresa. Confronto 31 dicembre 2011/31 dicembre 2012 (v.a. e %)
titolari.
Dalla lettura della tabella 5.1 si
evidenzia che le imprese
appartenenti a cittadini extra
UE
si
collocano
prevalentemente in Lombardia
(il 18,7% del totale delle
imprese dei cittadini extra UE);
percentuali
importanti
si
registrano anche in Toscana (il
10,4%), nel Lazio (il 10,0%) e in
Emilia-Romagna (il 9,7%). In
più, studiando la variazione
percentuale che si registra
nell’arco degli ultimi due anni ‒
2011 e 2012 ‒ si delinea a
Fonte: Unioncamere – Infocamere, Movimpere
livello nazionale un aumento di
circa sei punti percentuali (circa
+16 mila imprese nel 2012) riguardo all’avvio di imprese individuali da parte dei cittadini non comunitari,
mentre nel dettaglio regionale l’aumento più cospicuo si è verificato nel Lazio (+13,4%) e in Campania
(+10,8%). L’unico calo riguarda la Basilicata (-0,5%).
In termini di valori assoluti, invece, più di 1.000 nuove imprese nel 2012 si registrano per la Campania, la
Toscana, l’Emilia-Romagna e la Lombardia; addirittura nel Lazio si registra un aumento pari a +3.572
nuove imprese individuali di titolari extracomunitari.
Nella tabella 5.2 è presentata la distribuzione delle imprese individuali degli extracomunitari per settore di
attività economica, nonché la variazione tendenziale registrata per gli ultimi due anni. Gli imprenditori non
comunitari sono prevalentemente attratti dal settore commerciale (il 43,7% del totale delle imprese) e da
quello edile (il 24,7%), mentre il restante 30% delle imprese individuali non comunitarie si distribuisce fra gli
altri settori e prevalentemente nelle Attività manifatturiere (il 9,1%), nelle Attività dei servizi di alloggio e di
Il presente capitolo è tratto da: Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di integrazione, Terzo Rapporto annuale.
Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, 2013.
8
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
ristorazione (il 4,9%) e nel settore Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (il 4,6%).
Esaminando il peso che hanno le imprese individuali con titolari extracomunitari sul totale delle imprese
individuali, si rileva che a livello nazionale il peso è uguale al 9,1%, mentre una quota maggiore del 10% si
registra per i settori Noleggio,
Tabella 5.2. Titolari di imprese individuali nati in Paesi extra UE per settore di attività agenzie di viaggio, servizi di
economica. Confronto 31 dicembre 2011/31 dicembre 2012 (v.a. %)
supporto alle imprese, edile,
commerciale, manifatturiere e
Servizi di informazione e
comunicazione.
La minore partecipazione degli
extracomunitari
nell’imprenditoria
individuale
italiana si registra per i settori
Agricoltura, silvicoltura pesca
ed Estrazione di minerali da
cavi e miniere. Dall’analisi della
variazione
tendenziale
si
riscontra per il biennio 20112012 un aumento rilevante per i
settori Imprese non classificate
(+58,6%)
e
Attività
Fonte: Unioncamere – Infocamere, Movimpere
professionali, scientifiche e
tecniche (+19,4%). Inoltre, un
aumento da sottolineare riguarda i settori dei servizi (+16,3%), della Sanità e assistenza sociale (+14,9%) e
della Fornitura di acqua e reti
fognarie (+13,9%). In ragione del
Tabella 5.3. Titolari di imprese individuali nati in Paesi extra UE per genere del titolare e
basso valore assoluto della
per paese di nascita. Dato di stock al 31 dicembre 2012 (v.a. %)
distribuzione relativa al settore
Fornitura di energia elettrica,
gas, vapore e aria condizionata
(+6 imprese) non assume
un’importanza
rilevante
l’aumento del 50% che
corrisponde a tale settore. Nel
2011
variazioni
negative
risultano soltanto in due settori,
quello
del
Trasporto
e
magazzinaggio e quello di
Servizi di informazione e
Fonte: Unioncamere – Infocamere, Movimpere
comunicazione.
Dalla lettura comparativa di
genere dei titolari (tabella 5.3) si delinea che la componente femminile partecipa in misura rilevante
nell’imprenditoria individuale quando proviene da paesi come l’Ucraina (il 54,8%), le Filippine (il 50,8%) e la
Cina (il 44,2%). Inoltre, più di un quarto di imprenditori extra UE sono di sesso femminile per quanto
41
42
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
riguarda paesi come il Perù (il 29,0%), la Moldavia (il 25,6%) e l’Ecuador (25,6%). All’opposto le donne
pakistane, egiziane, bangladesi e albanesi registrano la minore partecipazione nell’imprenditoria
individuale.
Infine, se si pongono a confronto i vari paesi di provenienza dei titolari di imprese individuali, emerge che la
maggior parte di essi ‒ circa il 20% ‒ proviene dal Marocco (il 19,4%), dalla Cina (il 14,1%) e dall’Albania
(il 10,1%). Albania e Marocco, come è stato già sottolineato nel capitolo sugli occupati, si collocano ai primi
due posti per numerosità di lavoratori extra UE, mentre la Cina è al sesto posto in questa graduatoria.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Conclusioni
Il quadro fenomenologico descritto mostra il perdurare delle criticità del mercato del lavoro, se non
addirittura l’insorgenza di fenomeni di recessione occupazionale in alcuni particolari settori economici. Da
un lato, la costante contrazione della domanda e, dall’altro il considerevole incremento delle persone in
cerca di occupazione, determina una condizione in cui l’offerta di lavoro garantita dagli stranieri già presenti
in Italia è più che sufficiente a corrispondere alle esigenze di professionalità richieste dal sistema datoriale.
Tale affermazione è corroborata da alcuni dati messi in evidenza nelle pagine precedenti e segnatamente:
 la presenza, nel secondo trimestre 2013, di oltre 500 mila lavoratori stranieri in cerca di lavoro,
quota che proprio nell’ultimo anno è aumentata in modo significativo. Inoltre, al dato sulla
disoccupazione si somma la crescita della popolazione straniera inattiva, soprattutto per la
componente Extra UE, dovuta al fenomeno dei ricongiungimenti familiari, all’aumento del numero
di stranieri di “seconda generazione” ed alle quote di ingresso non programmate di popolazione
straniera non comunitaria quali, profughi, persone richiedenti asilo politico o ingressi per motivi
familiari. Non è da escludere, per altro, come sta avvenendo per la popolazione italiana, che anche
per gli stranieri extracomunitari si verifichi uno spostamento dalla inattività alla ricerca attiva di
lavoro, proprio in relazione alla crisi economica, fenomeno destinato a far aumentare anche
significativamente il già elevatissimo tasso di disoccupazione;
 la sostanziale contrazione della domanda di lavoro dipendente e parasubordinato riservata ai
lavoratori stranieri rilevabile attraverso le dinamiche registrate dal Sistema Informativo delle
Comunicazioni Obbligatorie, sia considerando le tipologie contrattuali sia i settori produttivi;
 il lento ma constante processo di frammentazione delle storie lavorative dei cittadini stranieri,
sempre più segnate da rapporti di lavoro caratterizzati da tipologie contrattuali a termine di breve
durata;
 l’ampia disponibilità di offerta di lavoro proveniente dai Paesi, soprattutto dell’Est Europa, aderenti
all’U.E., e liberamente circolante nel mercato del lavoro, rafforzata dalla scelta operata dal
Governo italiano di superare definitivamente le restrizioni a suo tempo previste per l’inserimento
lavorativo di cittadini rumeni e bulgari, senza dimenticare la recente adesione, sia pure in regime
transitorio, della Croazia;
Evidentemente, durante la lunga fase di recessione le imprese hanno riadeguato le quantità di lavoro
impiegate ai più bassi livelli di produzione, riducendo la domanda di lavoro standard, e quindi
ridimensionando anche il contributo potenziale dell’offerta di manodopera straniera, soprattutto
nell’Industria e nelle Costruzioni. Il ricorso a strumenti di contenimento temporaneo dell’impiego di lavoro
ha ritardato e limitato l’impatto negativo della crisi sull’occupazione, ma sta simmetricamente rinviando
quello positivo del riavvio dell’attività, dato che le imprese possono accrescere la produzione allungando gli
orari. Gli unici segnali positivi riguardano il segmento dei servizi alla persona, con una domanda in crescita
anche nella fase di crisi, ma che gli attuali livelli di disoccupazione possono sostanzialmente compensare.
E’ dunque da segnalare il rischio che le tendenze in atto possano incrementare l’offerta di lavoro,
generando tensioni nel mercato tali da riprodurre un ampliamento del lavoro irregolare, determinando
soprattutto una condizione di svantaggio relativo per i lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornati
ma disoccupati ed in ricerca di nuovo lavoro. Le politiche del lavoro di breve-medio periodo dovranno
43
44
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
pertanto essere orientate a riassorbire lo stock di disoccupazione che si è accumulato in questi ultimi anni,
puntando ad un forte rafforzamento delle politiche attive e dei servizi per il lavoro al fine di ridurre le
asimmetrie informative.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Appendice. La presenza degli stranieri in Italia
I.I. Gli stranieri regolarmente soggiornanti
Prima di entrare nel merito di un’analisi dettagliata dell’offerta e della domanda di lavoro riservata alla
popolazione straniera, appare necessario richiamare, seppur per grandi linee, alcuni dati generali sulla
popolazione straniera extracomunitaria. Per questa ragione sono stati presi in considerazione i dati ISTAT,
recentemente pubblicati, relativi ai cittadini di nazionalità Extra UE regolarmente soggiornanti al 1° gennaio
2013.
Al 1° gennaio 2013 sono regolarmente presenti in Italia 3.764.236 cittadini non comunitari (tabella I.I). Tra il
2012 e il 2013 si è verificato un incremento di oltre 126 mila unità. I paesi più rappresentati sono Marocco
(513.374), Albania (497.761), Cina (304.768), Ucraina (224.588) e Filippine (158.308). La comunità cinese
è quella che ha fatto registrare il maggiore incremento, sia in termini assoluti (oltre 27 mila unità) che
percentuali (quasi il 10% in più). La presenza di cittadini del Bangladesh e dell’Egitto si è accresciuta con
variazioni superiori al 5% (aumentando di oltre 6 mila unità). Un deciso rallentamento si riscontra, invece,
nel caso dell’Ucraina (+0,4%) e una diminuzione per la Tunisia (-0,9%) (tabella I.II).
Tabella I.I. Cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti* per genere, area geografica e singolo paese di
cittadinanza, al 1° gennaio 2013 (valori percentuali sul totale della popolazione straniera).
PROVENIENZE
Maschi
Femmine
Totale
Comp. %
Europa
510.978
676.616
1.187.594
31,5
508.599
673.461
1.182.060
31,4
2.379
3.155
5.534
0,1
689.579
460.598
1.150.177
30,6
Africa settentrionale
475.124
316.389
791.513
21,0
Africa occidentale
179.321
108.085
287.406
7,6
Centro orientale
Altri paesi non comunitari
Africa
Altri paesi africani
35.134
36.124
71.258
1,9
552.933
452.859
1.005.792
26,7
21.279
22.579
43.858
1,2
Asia centro-meridionale
302.150
170.797
472.947
12,6
Altri paesi asiatici
229.504
259.483
488.987
13,0
152.734
264.744
417.478
11,1
14.956
23.177
38.133
1,0
137.778
241.567
379.345
10,1
1.319
1.876
3.195
0,1
1.907.543
1.856.693
3.764.236
100,0
Asia
Asia occidentale
America
America settentrionale
America centro meridionale
Altri ( compresi apolidi)
Totale
* Cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti: sono tutti gli stranieri non comunitari in possesso di valido documento di soggiorno
(permesso di soggiorno con scadenza o carta di lungo periodo) e i minori iscritti sul permesso di un adulto. Sono altresì conteggiati anche
coloro ai quali il permesso non è stato ancora materialmente consegnato, ma ha comunque concluso l’iter burocratico. Queste persone sono
regolarmente presenti sul nostro territorio in quanto in possesso di un foglio provvisorio dal quale risulta che sono in attesa di rilascio del
permesso. Non tutti rientrano nel conteggio degli stranieri residenti.
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
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46
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Le donne rappresentano il 49,3% della totale della popolazione straniera considerata, ma la componente
femminile è tradizionalmente molto variabile a seconda delle collettività: prevalente per Ucraina (79,8%) e
Moldova (66,9%), in netta minoranza per Egitto, Bangladesh, Tunisia e India.
Continua, inoltre, a salire la quota di minori non comunitari presenti in Italia, che ora è pari al 24,1%,
mentre nel 2012 era al 23,9%. Come per la distribuzione di genere, anche nel caso di quella per età si
mettono in luce sostanziali differenze tra le varie cittadinanze.
Tabella I.II. Soggiornanti di lungo periodo per genere e principali paesi di cittadinanza (v.a. e comp.%), al 1° gennaio
2013.
Comp.%
Valori assoluti
AREE GEOGRAFICHE E PAESI DI
CITTADINANZA
Maschi
Femmine
Totale
Maschi
Femmine
Totale
EUROPA
510.978
676.616
1.187.594
43,0
57,0
100,0
Centro orientale
508.599
673.461
1.182.060
43,0
57,0
100,0
di cui: Albania
261.632
16.617
236.129
13.263
497.761
29.880
52,6
47,4
100,0
55,6
44,4
100,0
Croazia
11.082
10.548
21.630
51,2
48,8
100,0
Macedonia, ex Rep. Jugoslava
46.077
37.371
83.448
55,2
44,8
100,0
Moldova
49.333
99.898
149.231
33,1
66,9
100,0
6.744
31.475
38.219
17,6
82,4
100,0
46,1
100,0
Bosnia - Erzegovina
Russia, Federazione
Serbia/ Kosovo/ Montenegro
57.401
49.097
106.498
53,9
Turchia
12.846
9.232
22.078
58,2
41,8
100,0
Ucraina
45.325
179.263
224.588
20,2
79,8
100,0
Altri paesi non comunitari
2.379
3.155
5.534
43,0
57,0
100,0
di cui: Svizzera
1.920
2.566
4.486
42,8
57,2
100,0
AFRICA
689.579
460.598
1.150.177
60,0
40,0
100,0
Settentrionale
475.124
316.389
791.513
60,0
40,0
100,0
di cui: Algeria
18.254
10.363
28.617
63,8
36,2
100,0
29,1
100,0
87.592
35.937
123.529
70,9
Marocco
288.242
225.132
513.374
56,1
43,9
100,0
Tunisia
77.525
43.958
121.483
63,8
36,2
100,0
179.321
108.085
287.406
62,4
37,6
100,0
10.287
5.375
15.662
65,7
34,3
100,0
Costa d'Avorio
15.343
11.256
26.599
57,7
42,3
100,0
Ghana
33.452
22.569
56.021
59,7
40,3
100,0
Nigeria
32.675
33.956
66.631
49,0
51,0
100,0
25,9
100,0
Egitto
Occidentale
di cui: Burkina Faso
68.401
23.970
92.371
74,1
22.216
24.406
46.622
47,7
52,3
100,0
di cui: Eritrea
5.830
5.663
11.493
50,7
49,3
100,0
Etiopia
3.535
5.885
9.420
37,5
62,5
100,0
Mauritius
4.004
4.930
8.934
44,8
55,2
100,0
Somalia
5.591
3.077
8.668
64,5
35,5
100,0
Centro meridionale
12.918
11.718
24.636
52,4
47,6
100,0
6.576
6.026
12.602
52,2
47,8
100,0
4.034
51,5
48,5
100,0
Senegal
Orientale
di cui: Camerun
Congo
segue
2.076
1.958
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
segue
Valori assoluti
Comp.%
AREE GEOGRAFICHE E PAESI
DI CITTADINANZA
Maschi
Femmine
Totale
ASIA
552.933
452.859
1.005.792
55,0
45,0
100,0
21.279
22.579
43.858
48,5
51,5
100,0
5.749
5.061
10.810
53,2
46,8
100,0
2.985
1.688
4.673
63,9
36,1
100,0
Occidentale
di cui: Iran
Libano
Maschi
Femmine
Totale
3.221
1.998
5.219
61,7
38,3
100,0
302.150
170.797
472.947
63,9
36,1
100,0
di cui: Bangladesh
80.106
33.705
113.811
70,4
29,6
100,0
India
93.872
56.590
150.462
62,4
37,6
100,0
Pakistan
65.595
32.326
97.921
67,0
33,0
100,0
Sri Lanka
54.984
43.695
98.679
55,7
44,3
100,0
Orientale
229.504
259.483
488.987
46,9
53,1
100,0
di cui: Rep. Popolare Cina
155.800
148.968
304.768
51,1
48,9
100,0
Siria
Centro meridionale
66.838
91.470
158.308
42,2
57,8
100,0
152.734
264.744
417.478
36,6
63,4
100,0
Settentrionale
14.956
23.177
38.133
39,2
60,8
100,0
di cui: Stati Uniti
13.970
21.720
35.690
39,1
60,9
100,0
137.778
241.567
379.345
36,3
63,7
100,0
4.131
5.996
10.127
40,8
59,2
100,0
12.321
34.643
46.964
26,2
73,8
100,0
7.882
14.150
22.032
35,8
64,2
100,0
Filippine
AMERICA
Centro-meridionale
di cui: Argentina
Brasile
Colombia
5.484
17.031
22.515
24,4
75,6
100,0
Rep Dominicana.
10.219
18.908
29.127
35,1
64,9
100,0
Ecuador
37.162
53.138
90.300
41,2
58,8
100,0
Peru'
43.578
65.796
109.374
39,8
60,2
100,0
OCEANIA
1.013
1.619
2.632
38,5
61,5
100,0
306
257
563
54,4
45,6
100,0
1.907.543
1.856.693
3.764.236
50,7
49,3
100,0
Cuba
Apolidi
TOTALE
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
La quota di minori sul totale delle presenze varia infatti sensibilmente a seconda delle collettività
considerate: si colloca oltre il 30% per il Nord-Africa, mentre rappresenta poco più del 9% per l’Ucraina.
Una volta descritte le tendenze di fondo è ora possibile osservare le principali caratteristiche della
popolazione straniera non comunitaria presente in Italia (tabella I.I). Il quadro complessivo delle aree di
origine delle comunità straniere, a inizio del 2013, mostra la prevalenza della componente europea (31,5%
del totale equivalente a 1.187.594 persone). Si tratta per lo più di comunità provenienti dalle regioni
europee centro orientali (31,4%). Dall’Africa proviene il 30,6% della popolazione straniera di cui il 21%
dall’area settentrionale. I cittadini stranieri provenienti dall’Asia sono il 26,7% di cui la gran parte dall’area
centro-meridionale (12,6%). Dall’America proviene, infine, l’11,1% della popolazione straniera regolarmente
soggiornante, per lo più originaria dei paesi dell’America centrale e meridionale (10,1%).
47
48
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
I.II. La dinamica dei flussi in ingresso nel biennio 2011-2012 9
Tra il 2011 e il 2012 prosegue la diminuzione dei flussi di nuovi ingressi verso il nostro Paese. Durante il
2012 sono stati rilasciati quasi 264 mila nuovi permessi, il 27% in meno rispetto all’anno precedente in cui
si registravano 361.690 nuovi ingressi. La diminuzione ha interessato più gli uomini (-33%) delle donne (19,5%), per le quali invece tra il 2010
Figura I.I. Ingressi di cittadini extracomunitari per motivo(a) (v.a.). Anni
e il 2011 si era registrato un calo più
2011 e 2012.
rilevante. Il rapporto tra i sessi nei
nuovi flussi risulta più equilibrato
nell’ultimo anno: le donne passano a
rappresentare, dal 44,1% del 2011, il
48,7% degli ingressi nel 2012.
Sono ancora i nuovi permessi per
lavoro a ridursi in maniera più
evidente: il 43,1% in meno rispetto al
2011. Quelli per famiglia sono scesi
invece del 17% e quelli per altri motivi
del 21%. All’interno di quest’ultima
(a) In “altro” sono comprese le seguenti motivazioni: studio, asilo, richiesta asilo, motivi
categoria sono diminuiti soprattutto i
umanitari, altri motivi
permessi per motivi umanitari e asilo
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
per i quali durante il 2011 si era
registrato un picco “storico”; i permessi per studio sono invece rimasti sostanzialmente stabili.
Se osservati in un periodo più lungo di cinque anni, i cambiamenti riguardanti i flussi migratori in ingresso
sono ancora più evidenti. Nel 2007 gli arrivi per lavoro erano nettamente prevalenti e molto più consistenti
in valore assoluto: 150.098 rispetto ai 70.892 di oggi. Dal 2007 al 2012 sono invece notevolmente cresciuti
i permessi per famiglia (da 86.468 a 116.891), diventando la modalità prevalente di accesso al territorio
italiano; anche i permessi per studio e per asilo e motivi umanitari sono cresciuti tra il 2007 e il 2012 (figura
3.1).
Nei cinque anni considerati non solo sono cambiati i motivi per i quali si entra in Italia, ma è anche
cambiata la struttura per genere ed età dei nuovi ingressi, con un peso sempre maggiore dei minorenni.
Per gli uomini si evidenzia una minore rilevanza di giovani tra i 20 e i 30 anni. Per le donne si registra
invece un peso maggiore, nel 2012 rispetto al 2007, per la classe di età tra i 20 e i 25 anni e una minore
importanza relativa delle donne oltre i 30 anni e soprattutto sopra i 40 anni.
Nella graduatoria delle prime dieci cittadinanze per numero di ingressi si rilevano sostanziali differenze
rispetto all’anno precedente (figura I.II). Il primato nel 2012 spetta alla Cina con 25.211 ingressi, seguita dal
Marocco (21.585) e dall’Albania (18.889). Gli Stati Uniti d’America diventano la quarta nazionalità per
numero di nuovi permessi: si tratta infatti di un flusso che, nella generale diminuzione, si è mantenuto
costante (oltre 14.000 persone); si tratta perlopiù di ingressi che avvengono per motivi di studio (oltre il
50%) (tabella I.III).
9
Per il presente paragrafo si veda: Cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti. Anni 2012-2013, Istat, 30 luglio 2013.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Figura I.II. Ingressi di cittadini extracomunitari nel 2011 e nel 2012, prime 10 cittadinanze (v.a.).
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
Rientra nella graduatoria l’Egitto collocandosi al sesto posto; per gli egiziani si registra un’elevata quota di
permessi per lavoro (40%), ma anche di ingressi per asilo e motivi umanitari (7%). Notevole durante l’anno
il flusso dal Pakistan (9.599 nuovi permessi) che occupa il settimo posto con una quota molto elevata di
nuovi entrati per asilo o motivi umanitari: quasi il 31%. Arretra la Moldova (8.808 ingressi) che si colloca al
decimo posto, mentre esce dalla graduatoria la collettività Ucraina.
I percorsi di stabilizzazione degli stranieri sul nostro territorio rappresentano un aspetto interessante per lo
studio dei fenomeni di integrazione. La continuità della presenza in Italia è condizione, anche giuridicolegale, per avviare percorsi di radicamento che, passando per l’ottenimento di permessi di soggiorno a
tempo indeterminato, possono portare nel tempo all’acquisizione della cittadinanza italiana. L’analisi qui
presentata è basata sul percorso seguito nel tempo dagli immigrati entrati per la prima volta nel nostro
Paese nel 2007, fino al 2013.
Tabella I.III. Cittadini extracomunitari entrati in Italia nel 2012, prime 10 cittadinanze e motivi del permesso (v.a. e v.%).
Motivo del permesso (comp.%)
PAESI DI CITTADINANZA
Totale
(v.a.)
Lavoro
Famiglia
Studio
Rep. Popolare Cinese
25.211
31,2
45,7
19,4
0,1
3,5
100,0
Marocco
21.585
27,3
66,2
0,9
0,7
4,9
100,0
Albania
18.889
18,6
60,4
3
0,7
17,2
100,0
Stati Uniti d'America
14.344
22,9
20,7
50,2
0
6,2
100,0
India
11.718
41,5
46,1
5,7
0,3
6,5
100,0
Egitto
9.871
40
39,3
5
7,1
8,7
100,0
Pakistan
9.599
14,1
50,4
2,9
30,6
1,9
100,0
Bangladesh
9.232
43,1
35,7
1,9
8,9
10,3
100,0
Filippine
8.916
44,4
49,9
1,3
0
4,4
100,0
Moldova
8.808
38,4
56,2
0,7
0,1
4,5
100,0
Altri Paesi
117.102
22,4
38,5
13,7
15,4
10
100,0
Totale
263.968
26,9
44,3
11,7
8,7
8,4
100,0
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
Asilo/
Atri motivi
Umanitari
Totale
49
50
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Il 68,2% dei cittadini non comunitari entrati nel 2007 risulta avere ancora un permesso valido nel 2013
(tabella I.IV). Particolarmente stabili sono coloro che provengono dalla Moldova e dall’Ucraina, paesi per i
quali la quota si colloca intorno all’80%. Anche la Cina presenta un’elevata percentuale di persone che a
distanza di cinque anni restano nel nostro Paese (78,8%).
Tabella I.IV. Cittadini extracomunitari entrati in Italia nel 2007: Quota di ancora presenti al 1° gennaio 2013, per genere e
prime 10 cittadinanze (v.%).
Paesi di cittadinanza
Quota lungo soggiornanti nel 2013
(per 100 ancora presenti al 1° gennaio 2013)
Quota ancora presenti nel 2013
Maschi
68,6
Femmine
80,6
Totale
73,6
Maschi
15,4
Femmine
41,1
Totale
27,1
Albania
70,4
80,3
74,6
16,9
45,2
29,7
Rep. Popolare Cinese
77,5
80,1
78,8
3,6
7,7
5,7
Ucraina
66,3
82,2
79,1
22,9
20,0
20,4
Filippine
62,7
61,4
61,9
11,1
7,3
8,8
India
64,2
76,5
67,9
12,3
49,3
24,9
Moldova
73,0
82,5
80,1
21,0
20,8
20,8
Egitto
53,1
64,1
56,2
11,6
63,4
27,9
Tunisia
55,8
65,5
58,4
16,2
57,3
28,7
Bangladesh
74,5
79,4
75,2
10,2
65,2
18,5
Altri Paesi
52,1
58,8
55,2
15,8
33,4
24,5
Totale
63,2
73,3
68,2
14,5
29,4
22,4
Marocco
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
In linea con quanto emerso anche per i soggiorni di lungo periodo, i Filippini appaiono come una collettività
più instabile sul territorio, con tassi di permanenza (61,9%) in Italia inferiori alla media (68,2%). Si tratta di
una collettività da anni presente
sul nostro territorio, per la quale è,
Figura I.III. Acquisizioni di cittadinanza di cittadini extracomunitari nel 2011
per le prime 10 cittadinanze e genere (v.a.).
però, continuo il ricambio.
In generale, le donne hanno una
maggiore propensione a restare
nel nostro Paese; solo nel caso
delle Filippine la quota di donne
ancora presenti in Italia è
leggermente più bassa di quella
rilevata tra gli uomini.
Fonte: elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'Interno
stabilizzazione di questo tipo di presenza sul nostro territorio.
Sono sempre di più i cittadini dei
paesi non comunitari che
acquisiscono la cittadinanza
italiana, ulteriore sintomo di
Da qualche anno anche in Italia, come in molti paesi europei, il numero di acquisizioni per residenza ha
superato quello di persone che diventano italiane a seguito di matrimonio. Durante il 2011 le acquisizioni di
cittadinanza per residenza da parte di persone originarie di paesi terzi sono state 25.079, quelle per
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
matrimonio 14.744 (figura I.IV). Per le donne il matrimonio resta però la modalità largamente prevalente per
l’accesso alla cittadinanza. Le acquisizioni per questa motivazione rappresentano oltre il 48% del totale per
la popolazione femminile, mentre per gli uomini soltanto il 10,4%.
Le acquisizioni per motivi diversi dalla residenza o dal matrimonio riguardano soprattutto minori che
diventano italiani per trasmissione del diritto dai genitori e persone che, nate in Italia, al raggiungimento
della maggiore età hanno i requisiti e richiedono la cittadinanza italiana. Nell’ultimo anno sono state 10.013
le acquisizioni che hanno
riguardato queste categorie. Circa
Figura I.IV. Acquisizioni di cittadinanza di cittadini extracomunitari nel 2011
per motivo e genere (v.a.).
8.000 hanno riguardato minori.
Dal punto di vista territoriale le
acquisizioni
di
cittadinanza
interessano soprattutto le province
del Nord-Est e del Nord-Ovest,
mentre il numero di acquisizioni
risulta molto più contenuto nel
Mezzogiorno. Le province che
registrano il maggior numero di
acquisizioni sono: Milano, Roma,
Fonte: Istat e Ministero dell’Interno
Torino, Brescia e Treviso. Al Sud
e nelle Isole hanno inoltre un peso relativo più consistente le acquisizioni di cittadinanza per matrimonio.
Dal punto di vista relativo, tuttavia, anche alcune province del Mezzogiorno fanno registrare, a fronte di una
popolazione straniera residente non particolarmente numerosa, un’incidenza elevata di stranieri non
comunitari che acquisiscono la cittadinanza italiana.
I.III. La popolazione straniera dopo il censimento del 201110
Il dato definito dal 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni distinto per genere e
cittadinanza (italiana e straniera) ha reso possibile il riavvio del calcolo sia per la popolazione residente nel
suo complesso, sia per la popolazione residente straniera 11. Tale calcolo è stato effettuato sommando alla
popolazione straniera censita (4.029.145 unità, pari al 6,8% del totale) il bilancio anagrafico (nascite,
immigrazioni, decessi, emigrazioni ed altre tipologie di iscrizioni e cancellazioni) del periodo 9 ottobre-31
dicembre 2011. Al 1° gennaio 2012 sono stati conteggiati, in questo modo, 4.053.599 stranieri residenti:
24.454 unità in più rispetto al 9 ottobre 2011 (pari a +0,6%). Il livello dell’incidenza sulla popolazione
complessiva è rimasto sostanzialmente invariato (6,8%). Il calcolo è proseguito con i dati di bilancio
dell’anno 2012, facendo registrare, all’inizio del 2013, 4.387.721 stranieri residenti, con un aumento di
334.122 unità (+8,2%) rispetto all’anno precedente.
10 Il
presente paragrafo è tratto da: La popolazione straniera residente in Italia. Bilancio demografico – Anno 2012, Istat, 26 luglio 2013.
A seguito della definizione della Popolazione Legale al 9 ottobre 2011 è stato riavviato il calcolo della popolazione residente in ciascun
Comune.
11
51
52
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
All’inizio del 2013 la popolazione straniera residente rappresenta il 7,4% del totale. La composizione della
popolazione straniera per genere si mantiene abbastanza equilibrata: a livello nazionale le donne
costituiscono il 53,1% del totale
Figura I.V. Popolazione straniera residente in Italia, al 1° gennaio 2012 e
(tabella I.V). La composizione per
2013 (v.a.)
genere è tuttavia estremamente
variabile a seconda della
cittadinanza,
del
progetto
migratorio di breve-media durata,
sperimentato in particolare da
alcuni gruppi (es. badanti
provenienti da alcuni Paesi
dell’Europa dell’Est) e dello stadio
del percorso migratorio cui la
collettività è giunta (le collettività di
più
recente
immigrazione
Fonte: Istat
presentano normalmente un
rapporto tra i sessi più sbilanciato,
mentre i ricongiungimenti familiari determinano generalmente, per le collettività di immigrazione più
“antica”, un rapporto più equilibrato).
Tabella I.V Stranieri residenti per genere e ripartizione geografica al 1° gennaio 2013 (v.a. e %).
RIPARTIZIONI
GEOGRAFICHE
Variazioni rispetto al
1° gennaio 2012
Stranieri residenti al 1° gennaio 2013
Maschi
Femmine
Totale
Nei
capoluoghi
Comp.%
Incidenza
%
V.A.
%
Nord-Ovest
737.768
804.985
1.542.753
543.711
35,2
9,7
109.193
7,6
Nord-Est
553.391
615.743
1.169.134
387.908
26,6
10,1
72.469
6,6
Centro
490.113
570.786
1.060.899
465.633
24,2
9,1
87.988
9
Sud
195.462
244.453
439.915
104.707
10,0
3,1
47.300
12
Isole
83.019
92.001
175.020
68.804
4,0
2,6
17.172
10,9
Italia
2.059.753
2.327.968
4.387.721
1.570.763
100,0
7,4
334.122
8,2
Fonte: Istat
I cittadini stranieri che nel corso del 2012 si sono cancellati dalle anagrafi, in quanto ritornati in patria o
trasferiti in altro stato estero, sono stati 38.218, in aumento del 17,9% rispetto al 2011 (tabella I.VI).
L’incremento registrato, che si manifesta in un quadro di generale crisi economica del Paese, è peraltro
presumibilmente sottostimato rispetto agli effettivi flussi in uscita, in quanto in alcuni casi gli stranieri, non
avendone diretto beneficio, non comunicano all’anagrafe il trasferimento all’estero. Nello stesso anno le
cancellazioni per irreperibilità degli stranieri, effettuate d’ufficio dai Comuni e quelle per mancato rinnovo di
dichiarazione della dimora abituale a seguito della scadenza del permesso di soggiorno sono state
complessivamente 54.518. Le iscrizioni per ricomparsa di cittadini stranieri già cancellati per irreperibilità
sono state invece 31.397.
Nota semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia
Tabella I.VI. Movimento migratorio della popolazione straniera per tipo di iscrizione e cancellazione. Anno 2012
ISCRITTI
RIPARTIZIONE
GEOGRAFICA
Da altro comune
108.778
Comuni
capoluogo
25.260
Nord-Est
77.545
Centro
Dall'estero
Per altri motivi
99.623
Comuni
capoluogo
41.039
39.632
Comuni
capoluogo
13.718
248.033
Comuni
capoluogo
80.017
18.600
68.280
26.742
39.227
15.091
185.052
60.433
60.885
18.209
88.940
48.178
25.946
9.177
175.771
75.564
Sud
25.616
5.020
46.623
12.197
11.253
1.732
83.492
18.949
Isole
9.751
3.108
17.839
7.139
3.584
907
31.174
11.154
Italia
282.575
70.197
321.305
135.295
119.642
40.625
723.522
246.117
Totale
Nord-Ovest
Totale iscritti
Totale
Totale
Totale
CANCELLATI
Da altro comune
102.952
Comuni
capoluogo
23.851
Nord-Est
75.849
Centro
Dall'estero
Per altri motivi
12.892
Comuni
capoluogo
3.018
28.680
Comuni
capoluogo
14.000
144.524
Comuni
capoluogo
40.869
17.344
13.053
3.489
23.547
10.045
112.449
30.878
58.791
17.085
8.391
2.261
22.967
12.658
90.149
32.004
Sud
25.441
4.597
2.841
433
8.806
1.438
37.088
6.468
Isole
9.947
3.052
1.041
205
3.159
1.420
14.147
4.677
Italia
272.980
65.929
38.218
9.406
87.159
39.561
398.357
114.896
Totale
Nord-Ovest
Totale iscritti
Totale
Totale
Totale
Fonte: Istat
Se il saldo migratorio con l’estero “teorico” 12 risulta quindi pari a 283.087 unità, tenendo conto anche delle
quantità indicate sopra si può stimare che il saldo di fatto sia inferiore e ammonti piuttosto a circa 260 mila
unità.
Sulle cifre dell’immigrazione dall’estero nel 2012 possono aver influito (positivamente) gli effetti della procedura per
l’emersione dei lavoratori stranieri irregolari introdotta alla fine dell’anno (Decreto Interministeriale del 29 agosto 2012, a seguito
del D.Lgs. 16 luglio 2012, n. 109, in attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a
provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare). Tuttavia è
ragionevole supporre che l’impatto della sanatoria sui dati anagrafici sia stato limitato, anche in ragione del fatto che essa è stata
attivata soltanto nella parte conclusiva dell’anno. Le iscrizioni per altri motivi nel corso del 2012 sono state 119.642. Le
cancellazioni per altri motivi sono state 87.159.
12
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www.lavoro.gov.it
www.italialavoro.it
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Nota semestrale sul mercato del lavoro degli immigrati