Secondo rapporto sulle imprese cooperative - Realizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne IL PRESENTE RAPPORTO È STATO REALIZZATO DA UN GRUPPO DI LAVORO DELL’ISTITUTO G. TAGLIACARNE COORDINATO DA GIUSEPPE CAPUANO (DIRIGENTE AREA STUDI E RICERCHE) E COMPOSTO DA CORRADO MARTONE E DANIELA PANNA. 2 PREMESSA Il Secondo Rapporto sulle Imprese Cooperative nasce dall’esigenza di proseguire il cammino, intrapreso lo scorso anno, di osservazione e monitoraggio degli aspetti economici delle cooperative italiane. L’obiettivo del Rapporto è, quindi, quello di fornire a esperti, opinion leaders, associazioni e imprenditori una fotografia, quanto più aggiornata possibile, sia a livello territoriale che settoriale, della consistenza delle imprese che appartengono a tale tipologia imprenditoriale. In tale ottica si procederà, quindi, a monitorare dinamiche imprenditoriali recenti, diffusione delle cooperative all’interno del tessuto socio‐imprenditoriale locale e sviluppi occupazionali (attraverso la disamina di dati e informazioni desunti dal Registro Imprese istituito presso le Camere di Commercio e delle risultanze del progetto Excelsior). Vista poi la crescente importanza assunta dalle donne imprenditrici, si è ritenuto utile fornire un approfondimento sulla cooperazione “in rosa”. Alla luce, inoltre, dell’istituzione recente da parte del Ministero delle Attività Produttive dell’Albo delle Cooperative, si procederà ad una ricognizione della genesi normativa del suddetto Albo e delle caratteristiche strutturali delle sezioni (o categorie) cui debbono iscriversi le società cooperative. Si tenderà, inoltre, a fornire una descrizione della consistenza degli iscritti all’Albo, proponendo una lettura del grado di corrispondenza delle categorie con la classificazione ATECO (Attività Economiche classificate dall’Istat) risultante dal Registro Imprese. Da ultimo giova sottolineare come il presente Rapporto costituisce unicamente uno strumento conoscitivo della dimensione del sub‐universo imprenditoriale italiano formato dalle cooperative, non contemplando tematiche legate a fabbisogni, criticità, aspetti culturali e socio‐politici della cooperazione in Italia e dei movimenti cooperativi, per i quali si rimanda ad una letteratura specialistica. 3 INDICE PREMESSA ........................................................................................................................................ 3 PARTE PRIMA ‐ LE COOPERATIVE: ASPETTI TERRITORIALI E SETTORIALI ................. 5 1.1 LO SCENARIO DI RIFERIMENTO ................................................................................................ 6 1.1.1 Alcune indicazioni di sintesi sulle performance delle cooperative .................................................... 6 1.1.2 La “longevità” delle cooperative in Italia.......................................................................................... 7 1.2 LE DINAMICHE RECENTI DEL TESSUTO IMPRENDITORIALE COOPERATIVO ........................ 11 1.2.1 La distribuzione settoriale delle cooperative.................................................................................... 14 1.3 LE PREVISIONI OCCUPAZIONALI NELLE COOPERATIVE ......................................................... 17 1.4 LE COOPERATIVE “ROSA” ....................................................................................................... 28 PARTE SECONDA ‐ L’ALBO DELLE COOPERATIVE..................................................... 34 2.1 LA GENESI DELL’ALBO ............................................................................................................. 35 2.2 LA STRUTTURA DELL’ALBO ..................................................................................................... 37 2.2.1 Le cooperative a mutualità prevalente............................................................................................. 39 2.2.2 Le cooperative “diverse”.................................................................................................................. 59 2.3 LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DELLE COOPERATIVE ISCRITTE ALL’ALBO .................... 61 PARTE TERZA ‐ APPROFONDIMENTO: LE BANCHE COOPERATIVE ........................... 67 3.1 LA DISCIPLINA DELLE BANCHE COOPERATIVE....................................................................... 68 3.2 L’ALBO DELLE BANCHE COOPERATIVE. ................................................................................. 69 3.3 LA DIMENSIONE DEL CREDITO ............................................................................................... 70 3.3.1 Le Banche di Credito Cooperativo ................................................................................................... 70 3.3.2 Le Banche Popolari.......................................................................................................................... 75 APPENDICE STATISTICA ............................................................................................ 79 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ....................................................................... 86 4 PARTE PRIMA LE COOPERATIVE: ASPETTI TERRITORIALI E SETTORIALI 5 1.1 LO SCENARIO DI RIFERIMENTO 1.1.1 Alcune indicazioni di sintesi sulle performance delle cooperative Il sistema cooperativistico ha registrato negli anni una notevole espansione, ritagliandosi uno spazio importante all’interno del tessuto imprenditoriale del nostro Paese: con circa 70,4 mila aziende attive a fine 2005, il mondo cooperativo rappresenta, infatti, l’1,4% dell’imprenditoria italiana. Tale rilevanza supera, in realtà, i confini nazionali ed interessa l’intero spazio economico europeo; in Europa, infatti, si contano 300.000 cooperative (Fonte: ICA), che impiegano 4,8 milioni di persone1. Un recente studio condotto dall’Eurostat ha inoltre cercato di valutare, in alcuni Paesi europei, il ruolo delle cooperative sia in termini di numerosità aziendale che di addetti e fatturato (cfr. tab.1). In tale contesto l’Italia presenta, in particolare in termini occupazionali, un peso non trascurabile, dal momento che a fronte di una media europea del 2‐3%, in Italia circa il 4,7% del totale degli occupati risulta prestare la propria attività lavorativa in una cooperativa. Tab.1 ‐ Incidenza delle cooperative in alcuni Paesi europei sul totale delle imprese, degli addetti, e del fatturato (Valori percentuali; Anno 1998) Imprese (%) Addetti (%) Fatturato (%) Danimarca 1,7 3,0 9,3 Spagna 0,9 2,3 ‐ Francia 0,6 ‐ ‐ Portogallo 0,2 0,9 1,4 Finlandia 0,5 1,8 3,0 Svezia 2,7 1,8 2,3 Svizzera 0,9 3,6 ‐ + ITALIA 1,4* 4,7** 4,4*** Fonte: Eurostat – “A pilot study on co‐operatives, mutuals, associations and foundations”, 2001 + Per l’Italia il dato nella terza colonna si riferisce all’incidenza sul Valore Aggiunto; Fonte: * Registro imprese ( 2005), **Istat‐CIS (2001) , *** Istituto G.Tagliacarne (2003) Un simile andamento delle cooperative italiane trova spiegazione anche in fattori extra‐ economici. Esso é attribuibile in particolare alla cultura stessa che pervade l’impresa cooperativa, la cui mission non è il perseguimento del profitto bensì la promozione dell’uomo, della dignità umana, dei valori di solidarietà e mutualità. Proprio la cultura della mutualità imprenditoriale, infatti, ha consentito di affrontare situazioni di disagio sociale ed occupazionale e di instaurare un sistema di relazioni sociali col territorio, ponendosi spesso come valida alternativa alle imprese con fini di lucro. La Commissione Europea ha adottato il 23 febbraio 2004 (COM 2004‐18) la Comunicazione sulla “promozione delle società cooperative in Europa”, al fine di fornire indicazioni importanti circa la diffusione dell’imprenditorialità cooperativa. 1 6 L’esito positivo della cooperazione nel nostro Paese è legato anche al suo essersi radicata sul territorio, mostrandosi più sensibile di altre forme di impresa a recepire gli stimoli che da esso provengono e a porre in atto strategie concrete di intervento. In tal senso, si parla di funzione anticiclica della cooperazione, poiché essa interviene laddove vi sia assenza di lavoro e di una vera economia imprenditoriale o in fasi di stagnazione del sistema economico. Ciò sembrerebbe confermato dal peso delle cooperative nella formazione del valore aggiunto nazionale che rappresentano (secondo le stime effettuate dall’Istituto Tagliacarne2) il 4,4% del totale dei settori produttivi. A livello territoriale, inoltre, si rileva come soprattutto nel Nord‐Est e nel Mezzogiorno, il peso delle cooperative in termini di occupazione e di creazione di ricchezza sul totale della macroregione è particolarmente rilevante e superiore al profilo medio nazionale. Tab.2 ‐ Incidenza delle cooperative nelle macro regioni ed in Italia sul totale delle imprese, degli addetti e del valore aggiunto (Valori percentuali, Anni vari) Imprese* Addetti** Valore aggiunto*** 2005 2001 2003 Nord‐Ovest 1,2 4,2 3,9 Nord‐Est 1,0 6,9 5,5 Centro 1,1 3,3 3,8 Mezzogiorno 2,0 5,0 4,7 ITALIA 1,4 4,7 4,4 Fonte: *Registro imprese, **Istat‐CIS, ***Istituto G.Tagliacarne 1.1.2 La “longevità” delle cooperative in Italia In questo paragrafo sarà interessante provare a tracciare un profilo di “età media” delle imprese cooperative operanti in Italia, confrontando lo stesso con quello del tessuto imprenditoriale italiano formato da oltre 5 milioni di imprese3. La prima importante considerazione che nasce dall’osservazione dei dati relativi alla distribuzione per anno di nascita delle due tipologie imprenditoriali prese in esame è che La stima del valore aggiunto ai prezzi base delle cooperative si basa anzitutto su un approccio in serie storica, prendendo a riferimento il 2001 (anno rispetto al quale si dispone del maggior numero di informazioni) come anno di benchmark. La base di partenza per il calcolo è una matrice occupazionale ricostruita per provincia, divisione ATECO a 2 cifre e classe di addetti, resa coerente con i quadri di contabilità nazionale (27 branche), regionale (10 branche) e provinciale (6 branche) Istat. Il passaggio a dati di valore aggiunto avviene attribuendo parametri di produttività articolati secondo lo schema illustrato in precedenza e riferiti al complesso dell’economia, tenendo nuovamente conto dei vincoli nazionale, regionale e provinciali di contabilità. 3 Al fine di procedere a tale valutazione sono state considerate le posizioni aziendali risultanti dal Registro Imprese per natura giuridica e anno di iscrizione. 2 7 le cooperative sono mediamente più “longeve” del complesso delle imprese italiane: risale, infatti, agli anni precedenti al 1940, il 2% delle cooperative ad oggi presenti nel Registro Imprese, contro lo 0,1% delle imprese di altra forma giuridica. Negli ultimi anni si assiste, inoltre, ad un percorso molto differenziato: il peso relativo delle imprese (pari a 32,6% delle attive totali) nate dopo il 2000 supera quello delle cooperative (pari al 28,7%). Stesso fenomeno si riscontra negli anni ’90 (cfr. graf.1); si osserva, infatti, che le imprese raggiungono la numerosità complessiva più elevata nel decennio 1990‐1999: le aziende nate in questo periodo sono circa il 41% di quelle ad oggi esistenti. Dopo il 2000, la quota percentuale di aziende attive scende al 32,6%. Con riferimento alle cooperative, la consistenza maggiore si rileva nel ventennio 1970‐1989, (il 33,6% di quelle oggi presenti), mentre come detto negli anni successivi al 1990 la numerosità sul totale delle attive sul territorio si riduce. L’universo delle cooperative, quindi, negli ultimi 15 anni sembrerebbe irrobustirsi meno di quello delle imprese. Va però segnalato, nello specifico della realtà cooperativa, come in anni recenti, a seguito della Riforma del diritto societario, si sia assistito ad una forte espansione delle cooperative sociali. Queste, infatti, come vedremo fra breve (cfr. par. 1,.2), hanno rappresentato soprattutto da dopo il 2000 una componente importante nella costituzione di nuove iniziative imprenditoriali in forma cooperativa. Graf. 1 ‐ Distribuzione per anno di iscrizione delle imprese e delle cooperative in Italia (Valori percentuali) 45,0 41,2 40,0 33,6 32,6 35,0 28,7 28,1 30,0 23,3 25,0 20,0 15,0 7,6 10,0 2,0 5,0 2,9 0,1 0,0 < 1940 1940 - 1969 1970 - 1989 Imprese totali 1990 - 1999 Cooperative > 2000 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Il dettaglio settoriale evidenzia poi, con riferimento alle imprese, che per l’agricoltura (76,9%), l’istruzione e la sanità (38,1%), i servizi sociali (33,4%) e gli altri servizi (44,6%) il periodo di maggiore fioritura di iniziative imprenditoriali è il decennio 1990‐1999; il manifatturiero riscontra il suo picco tra il 1970 ed il 1989 (33,8% delle attive totali del settore), mentre per tutte le altre attività del terziario, è il periodo 2000‐2005 a registrare il 8 più elevato numero di imprese attive, attestando come questo sia il comparto più “giovane” degli ultimi anni. Tab.3 ‐ Distribuzione delle imprese per anno di nascita e per settore di attività in Italia (Valori percentuali) Agricoltura e caccia Pesca Industria in senso stretto Costruzioni e coop. abitative Comm.ingr.e dett. Alberghi e ristoranti Trasp. Magazz. Comunicaz. Interm. Mon. E fin. Attività immob. nol. Inform. ric. Servizi sociali Istruzione e sanità Altri servizi n.c.a. TOTALE Prima del 1940 0,0 0,2 0,3 0,0 0,2 0,1 0,1 0,4 0,2 0,1 0,2 0,2 0,1 1940 ‐ 1969 1970 ‐ 1989 1990 ‐ 1999 0,5 2,3 4,7 4,0 4,0 2,3 4,0 1,2 3,2 3,9 1,7 2,2 2,9 2,7 14,2 33,8 24,6 31,0 25,4 31,6 18,9 20,6 32,0 23,6 15,4 23,3 76,9 53,4 32,9 21,3 31,1 34,7 31,4 38,0 35,7 33,4 38,1 44,6 41,2 2000 e oltre 19,9 29,8 28,4 50,0 33,7 37,4 32,9 41,6 40,3 30,6 36,4 37,7 32,6 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Tab.4 ‐ Distribuzione delle cooperative per anno di nascita e per settore di attività in Italia (Valori percentuali) Prima del 1940 Agricoltura e caccia 1,4 Pesca 1,4 Industria in senso stretto 2,6 Costruzioni e coop. abitative 0,4 Comm.ingr.e dett. 10,1 Alberghi e ristoranti 7,7 Trasp. Magazz. Comunicaz. 0,4 Interm. Mon. E fin. 18,5 Attività immob. nol. Inform. ric. 1,1 Servizi sociali 0,8 Istruzione e sanità 0,2 Altri servizi n.c.a. 0,5 TOTALE 2,0 1940 ‐ 1969 1970 ‐ 1989 1990 ‐ 1999 9,9 12,8 14,0 8,9 16,8 13,9 3,1 11,5 4,2 4,7 0,5 4,3 7,6 39,6 24,2 30,1 46,0 30,7 27,3 20,8 40,7 30,5 34,4 25,5 27,4 33,6 25,3 31,0 24,9 21,3 19,6 24,1 30,0 19,0 32,3 32,2 39,1 49,2 28,1 2000 e oltre 23,8 30,6 28,5 23,3 22,7 26,9 45,8 10,2 31,9 27,9 34,7 18,7 28,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Le cooperative registrano come detto un forte slancio, in termini di numerosità, nel periodo 1970‐1989 (33,6%). Alcune eccezioni si rilevano, però, quando si scende nel dettaglio settoriale; infatti, i comparti della pesca (31%), delle attività immobiliari (32,3%)4, Dalle attività immobiliari sono state escluse le attività immobiliari in conto proprio (ATECO 70.11) che rappresentano una “fetta” consistente delle cooperative abitative. Va poi precisato che nell’impossibilità di isolare il complesso delle cooperative abitative in quanto molte di queste risultano registrate nel settore delle costruzioni (ATECO F45), si è optato per una valutazione congiunta delle dinamiche aziendali delle cooperative edilizie e abitative. 4 9 dell’istruzione e sanità (39,1%) e degli altri servizi (49,2%) registrano il maggiore sviluppo nel decennio successivo, ovvero tra il 1990 ed il 1999, mentre i trasporti negli anni successivi al 2000 (45,8%). A livello territoriale, la distribuzione “per età” delle due forme di impresa considerate non appare omogenea ed in linea col dato nazionale. L’analisi dell’incidenza dello stock di aziende per anno di iscrizione al Registro Imprese, fa rilevare infatti quanto segue: in tutte le macroripartizioni, le imprese raggiungono il picco più elevato nel decennio 1990‐1999, mentre per le cooperative si registrano le maggiori iscrizioni nel ventennio 1970‐1989 nel Nord‐Est e nel Mezzogiorno, mentre nel Centro e nel Nord‐Ovest il picco è raggiunto dopo il 2000. In prima battuta si può affermare quindi che nel Mezzogiorno e nell’area Nord‐ Orientale del Paese il tessuto cooperativo è caratterizzato da una maggiore presenza di imprese più longeve, mentre nelle altre ripartizioni si è assistito ad una decisa riduzione dell’età media delle aziende di natura cooperativa. Graf. 2 ‐ Distribuzione per anno di iscrizione delle imprese nelle macro‐regioni (Valori percentuali) 0,12,9 23,3 ITALIA 0,1 2,2 21,5 Sud e Isole 2,6 0,1 0,3 3,9 2,8 0,1 10% 33,5 37,6 23,5 Nord-Est 32,1 40,0 25,0 Nord-Ovest 32,6 44,0 23,7 Centro 0% 41,2 33,3 42,2 20% < 1940 30% 1940 - 1969 40% 50% 1970 - 1989 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese 31,5 60% 70% 1990 - 1999 80% > 2000 90% 100% 10 Graf. 3 ‐ Distribuzione per anno di iscrizione delle cooperative nelle macro‐regioni (Valori percentuali) 2,0 7,6 33,6 ITALIA 0,24,0 37,5 Sud e Isole 1,3 Centro 4,1 6,6 30,8 12,6 5,1 12,4 10% 20% < 1940 30,4 27,9 30% 1940 - 1969 31,4 24,8 31,5 Nord-Est 0% 28,7 29,9 28,7 Nord-Ovest 28,1 29,8 24,0 40% 50% 1970 - 1989 60% 27,0 70% 1990 - 1999 80% 90% 100% > 2000 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese 1.2 LE DINAMICHE RECENTI DEL TESSUTO IMPRENDITORIALE COOPERATIVO Il mondo cooperativo ha subito profondi cambiamenti strutturali nel corso degli anni, determinati anche o, forse, soprattutto da un mutamento nelle strategie adottate dalle imprese cooperative. In particolare, si è verificato un forte sviluppo delle cooperative sociali, ossia di quelle organizzazioni cooperativistiche impegnate nel perseguimento di finalità sociali e della promozione umana, attraverso la realizzazione di servizi socio‐ sanitari, educativi e di attività produttive, nelle quali consentire l’integrazione di persone socialmente svantaggiate. Uno sviluppo favorito da una serie di leggi che hanno previsto l’erogazione di contributi finanziari e agevolazioni fiscali e previdenziali per questa particolare tipologia di cooperativa, portando alla nascita di nuove cooperative e alla acquisizione di natura sociale di alcune cooperative già esistenti ed operanti da tempo sul mercato del welfare. Inoltre, accanto alla nascita di “neo” cooperative sociali, le frequenti revisioni che in questi anni hanno interessato il Registro Imprese, al fine di garantirne la correttezza dei dati, potrebbe aver portato ad una ricollocazione di alcune tipologie cooperative a mutualità prevalente, originariamente appartenenti a categorie differenti, nella categoria relativa alle cooperative sociali. Se questa ipotesi fosse realistica, l’espansione del tessuto cooperativistico sociale riscontrata sarebbe allora effetto non solo di nuove iscrizioni ma 11 anche di un “effetto di revisione del Registro Imprese” di cui non si può non tener conto nella nostra analisi. Stante quanto sopra va osservato comunque come, alla luce dell’Istituzione dell’Albo delle Cooperative e della Riforma del diritto societario, si è ritenuto più coerente nel presente Rapporto considerare un unico aggregato delle cooperative, superando la distinzione adottata in precedenza tra cooperative sociali e non sociali. La dinamica evolutiva del tessuto imprenditoriale cooperativo può facilmente evincersi attraverso la lettura e l’analisi dei dati del Registro Imprese. Nel 2005 le cooperative attive sono 70.397, presentando una consistenza maggiore del 2001 ma risultando in diminuzione rispetto al 2003. Tale dato va, tuttavia, correttamente interpretato alla luce delle considerazioni appena fatte circa la recente evoluzione del fenomeno cooperativo. Infatti, essa è stata determinata prevalentemente dalla riduzione delle cooperative “non sociali”, giacché, al contrario, le cooperative sociali hanno registrato nello stesso periodo un forte incremento. Graf.4 ‐ Consistenza delle imprese cooperative (Valori assoluti; Anni 2001‐2005) 73.000 72.138 71.814 71.464 72.000 71.000 7 0 .3 9 7 7 0 .0 2 9 70.000 69.000 68.000 2001 2002 2003 2004 2005 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Va, inoltre, sottolineato come la diminuzione numerica delle cooperative può essere anche ricondotta ai processi di fusione e acquisizione tra cooperative che se da un lato hanno ridotto l’universo cooperativistico dall’altro possono aver contribuito ad una crescita “dimensionale” ed organizzativa più adatta ad affrontare i cambiamenti di mercato. Le cooperative, inoltre, si distribuiscono sul territorio in maniera meno omogenea rispetto al quadro imprenditoriale generale, presentando infatti una forte concentrazione in 4 regioni d’Italia, che da sole rappresentano circa il 52% delle cooperative complessive presenti sul territorio nazionale: la Lombardia (che con 10.921 sedi d’impresa risulta la prima regione con la più alta incidenza di cooperative sul totale nazionale ‐ 15,5%), la Sicilia (9.526 imprese cooperative, incidenza del 13,5%), la Campania (9.330 imprese 12 cooperative, incidenza del 13,3%) e la Puglia (6.290 imprese cooperative, incidenza dell’8,9%) sommano, infatti, oltre ½ delle cooperative presenti in Italia. Tab.5 ‐ Distribuzione regionale per ordine alfabetico delle imprese cooperative (Valori assoluti e incidenza percentuale; Anni 2001‐2005) REGIONE 2001 2005 Var.’ 05/’ 01 (%) VA (%; Italia = 100) VA (%; Italia = 100) Abruzzo 1.451 2,1 1.491 2,1 2,8 Basilicata 1.238 1,8 1.119 1,6 ‐9,6 Calabria 2.227 3,2 2.375 3,4 6,6 Campania 10.137 14,5 9.330 13,3 ‐8,0 Emilia‐Romagna 4.796 6,8 4.794 6,8 0,0 Friuli‐Venezia‐ Giulia 1.169 1,7 1.046 1,5 ‐10,5 Lazio 4.153 5,9 4.846 6,9 16,7 Liguria 1.458 2,1 1.453 2,1 ‐0,3 Lombardia 10.576 15,1 10.921 15,5 3,3 Marche 1.530 2,2 1.492 2,1 ‐2,5 Molise 484 0,7 469 0,7 ‐3,1 Piemonte 3.463 4,9 3.281 4,7 ‐5,3 Puglia 6.360 9,1 6.290 8,9 ‐1,1 Sardegna 2.406 3,4 2.571 3,7 6,9 Sicilia 9.049 12,9 9.526 13,5 5,3 Toscana 3.925 5,6 3.720 5,3 ‐5,2 Trentino‐Alto‐Adige 1.228 1,8 1.253 1,8 2,0 Umbria 889 1,3 871 1,2 ‐2,0 Valle d’Aosta 194 0,3 201 0,3 3,6 Veneto 3.296 4,7 3.348 4,8 1,6 ITALIA 70.029 100,0 70.397 100,0 0,5 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese L’osservazione dinamica del mondo cooperativo pone, inoltre, in luce due aspetti, forse solo apparentemente contraddittori: da un lato, si è assistito in questi anni ad un riconoscimento sempre maggiore dell’importanza della cooperazione a livello imprenditoriale, tanto da esigere una disciplina normativa organica e sistematica, che è approdata nell’istituzione dell’Albo delle Cooperative da parte del Ministero delle Attività Produttive (di cui parleremo nella seconda parte del presente lavoro); dall’altro, è indubbio che il mondo cooperativo pur crescendo numericamente rispetto al 2001 (si contavano in Italia 70.029 cooperative a fronte delle 70.397 del 2005) ha comunque presentato negli ultimi due anni un’inversione di tendenza dovuta probabilmente, come sopra richiamato, ad un processo di “irrobustimento qualitativo” per mezzo di acquisizioni e fusioni tra cooperative. Tali dinamiche hanno interessato quasi tutte le regioni italiane, ed in particolare il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata e la Campania, regioni queste in cui tra il 2001 ed il 2005 si sono registrate le diminuzioni (in termini percentuali) più pronunciate. All’opposto il 13 Lazio ha visto crescere il tessuto di impresa del 16,7% passando dalle 4.153 cooperative attive nel 2001 alle 4.846 di fine 2005, grazie soprattutto al contributo di Roma (var’.05/’01: + 22,1%). A livello provinciale, le località che hanno registrato la maggiore crescita nel periodo considerato sono, oltre a Roma, Reggio Calabria (+21,6%), Rieti (+17,4%) e Sassari (+16,5%). Al contrario una decisa flessione della numerosità di impresa si è avuta, nell’ordine, a Trieste (‐21,5%), Matera (‐18,3%), Livorno (‐13,2%) e Massa Carrara (‐12,9%). Se si considera poi la diffusione delle cooperative all’interno del quadro socio‐ imprenditoriale di ciascun territorio si possono scorgere situazioni alquanto differenziate. Considerando dapprima il rapporto tra cooperative e universo imprenditoriale (misurato dalla numerosità delle cooperative per 1.000 imprese attive), si nota come a livello locale le province che presentano una più spiccata presenza di forme cooperative all’interno del proprio tessuto di impresa sono nell’ordine: Caltanissetta (29,5 cooperative per 1.000 imprese), Oristano (28,4), Palermo (28,2), Catania (27,9) e Rieti (27,4), che presentano una diffusione circa doppia rispetto alla media nazionale (Italia: 13,8). All’opposto i contesti territoriali dove si registra la più bassa incidenza di imprese cooperative nell’universo imprenditoriale locale sono nell’ordine: Treviso (5,2 cooperative per 1.000 imprese), Padova (5,4), Vicenza (5,6), Pistoia (6,6) e Pordenone (7). La mappatura provinciale conferma, quindi, come la diffusione delle cooperative, in relazione all’intero sistema imprenditoriale locale, è mediamente più marcata nel Mezzogiorno (in particolare in Sicilia) rispetto alle province del Nord‐Est. Un ulteriore elemento di analisi scaturisce dalla presenza a livello locale delle cooperative rispetto alla popolazione residente (ottenuta rapportando la numerosità delle cooperative per 10.000 abitanti). Anche in questo caso l’esame della graduatoria provinciale conferma come in particolare nel Mezzogiorno si riscontra la presenza di un maggior numero di cooperative rispetto alla popolazione (cfr. Tav.A1 Appendice Statistica). Va comunque osservato come per una corretta valutazione dell’impatto della forma cooperativa all’interno del tessuto sociale locale sia utile affiancare all’analisi relativa alle dinamiche imprenditoriali anche una disamina della sfera occupazionale. Al riguardo nel paragrafo 1.2 si focalizzerà l’attenzione sui movimenti occupazionali in entrata e uscita dalle imprese cooperative, esplorando altresì dinamiche settoriali, territoriali e dimensionali delle nuove assunzioni. 1.2.1 La distribuzione settoriale delle cooperative Il fenomeno della cooperazione risulta particolarmente diffuso in alcuni settori produttivi che, probabilmente, più di altri per struttura e suddivisione del lavoro si prestano maggiormente alla forma cooperativa. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2005, indicano che la maggiore concentrazione di imprese cooperative interessa il comparto delle costruzioni e delle cooperative abitative, con 14.755 imprese ed un’incidenza del 21% sul 14 totale delle cooperative. Segue il settore delle attività immobiliari, noleggio, informatica, etc., ove operano 11.938 imprese in forma cooperativa, che rappresentano il 17% del totale. In terza posizione si colloca il settore agricolo, con 8.834 imprese cooperative (il 12,5% del totale). Infine, rilevante risulta anche la consistenza numerica, sia in valori assoluti (7.034) che percentuali (10%), del comparto dei trasporti e delle comunicazioni. Viceversa, il settore ove si riscontra il minor numero di cooperative è quello della pesca, con solo 907 imprese nel 2005 ed un peso percentuale sul totale dell’1,3%. Tab.6 – Distribuzione settoriale delle imprese cooperative (Valori assoluti, incidenza percentuale e variazioni percentuali; Anni 2001‐2005) SETTORE 2001 Agricoltura e caccia Pesca 2005 Var.’ 05/’ 01 (%) VA % VA % 8.531 12,2 8.834 12,5 3,6 738 1,1 907 1,3 22,9 Industria in senso stretto 6.578 9,4 6.072 8,6 ‐7,7 Costruzioni e coop. Abitative 15.677 22,4 14.755 21,0 ‐5,9 Comm.ingr.e dett. 4.454 6,4 4.411 6,3 ‐1,0 Alberghi e ristoranti 1.366 2,0 1.522 2,2 11,4 Trasp. Magazz. Comunicaz. 6.143 8,8 7.034 10,0 14,5 ‐2,3 Interm. Mon. e fin. 1.268 1,8 1.239 1,8 Attività immob. nol. inform. ric. 12.045 17,2 11.938 17,0 ‐0,9 Servizi sociali 4.978 7,1 4.879 6,9 ‐2,0 Istruzione e sanità 5.349 7,6 7.092 10,1 32,6 Altri servizi n.c.a. 2.902 4,1 1.714 2,4 ‐40,9 TOTALE 70.029 100,0 70.397 100,0 0,5 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Graf. 5 ‐ Distribuzione settoriale delle imprese cooperative (Valori percentuali; Anno 2005) Ist ruzione e sanit à 10,1% Altri servizi n .c.a. 2,4% Agricoltu ra e caccia 12,5% Pesca 1,3% Servizi sociali 6,9% Industria in senso stretto 8,6% Attività immob. nol. inform. ric. 17,0% Interm. Mon. e fin. 1,8% Costruzioni e coop. abitative 21,0% Trasp. Magazz. Comunicaz. 10,0% Alberghi e ristoranti 2,2% Comm.ingr.e dett. 6,3% Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Anche l’analisi dinamica dei dati relativi alla distribuzione settoriale delle cooperative, evidenzia come, nel quinquennio 2001‐2005, si sia verificata una diminuzione della 15 consistenza d’impresa in numerosi settori produttivi, tra cui le costruzioni e cooperative abitative, le attività manifatturiere, estrattive e di produzione di energia (cioè l’industria in senso stretto), i servizi sociali, il commercio e gli altri servizi. I settori in cui, al contrario, le imprese cooperative hanno registrato il maggior impulso sono stati quello dell’istruzione e della sanità, della pesca (il cui peso resta comunque, come detto, poco significativo), i trasporti e le comunicazioni, (+11,9%) ed, infine, l’agricoltura. Tab.7 ‐ Incidenza delle imprese cooperative sul totale imprese per settore di attività economica e a livello regionale per ordine alfabetico (Valori percentuali; Anno 2005) Costruzioni e coop. Abitative Comm. ingr. e dett. Alberghi e ristoranti Trasp. Magazz. Comunicaz. Interm. mon. e fin. 4,2 1,2 1,3 0,2 0,7 2,7 3,1 2,8 2,0 22,8 2,7 1,1 Basilicata 0,9 14,3 2,6 3,6 0,6 2,5 3,5 2,4 7,7 3,2 27,1 6,7 2,0 Calabria 2,0 26,4 1,0 2,1 0,3 0,8 2,6 1,7 4,4 2,0 16,9 11,3 1,5 Campania 1,1 33,0 1,2 6,2 0,2 0,4 6,1 1,3 3,7 3,3 12,8 8,7 2,0 Emilia‐Romagna 0,7 2,5 1,1 0,8 0,3 0,4 2,8 1,1 1,8 2,6 18,9 2,4 1,1 Friuli‐Venezia‐Giulia 0,7 5,2 1,0 0,5 0,4 0,4 2,6 1,3 2,1 1,7 18,5 5,8 1,0 Lazio 1,0 11,8 1,2 1,7 0,2 0,5 4,6 0,7 3,0 1,5 13,1 2,6 1,3 Liguria 0,8 10,4 0,7 1,2 0,3 0,2 2,5 0,5 1,6 1,7 20,7 3,3 1,0 Lombardia 0,9 1,4 0,6 1,8 0,4 1,0 4,0 0,7 1,9 1,9 17,3 2,6 1,4 Marche 0,5 2,8 0,6 0,9 0,4 0,5 2,2 1,8 1,9 1,8 21,3 2,3 0,9 Molise 0,6 10,8 2,0 1,3 0,5 0,7 2,8 2,5 5,7 2,3 39,5 3,1 1,4 Piemonte 0,5 1,4 0,6 0,6 0,2 0,4 2,7 0,5 1,4 1,3 15,8 1,9 0,8 Puglia 0,9 13,9 1,5 4,6 0,3 0,4 5,0 2,3 5,2 2,3 21,9 13,0 1,8 Sardegna 1,0 25,4 1,7 2,0 0,4 1,4 3,1 1,6 3,8 4,2 26,8 6,6 1,7 Sicilia 1,8 6,9 1,9 5,0 0,5 1,5 4,1 2,0 7,1 4,0 20,6 10,8 2,4 Toscana 0,7 5,9 0,5 1,4 0,3 0,4 3,0 1,2 1,9 2,0 17,3 5,2 1,1 Trentino‐Alto‐Adige 0,5 0,0 1,3 1,4 1,0 0,2 1,3 7,5 2,3 1,9 24,2 3,4 1,2 Umbria 0,6 44,4 1,2 0,9 0,3 0,8 2,0 0,9 2,6 1,9 18,1 4,2 1,1 Valle d’Aosta 1,0 0,0 3,8 0,4 0,4 0,6 3,7 2,8 2,6 4,4 28,1 2,1 1,6 Veneto 0,5 4,7 0,5 0,5 0,2 0,3 2,8 1,3 1,1 1,1 16,7 4,3 0,7 ITALIA 0,9 7,9 0,9 2,0 0,3 0,6 3,6 1,3 2,4 2,2 17,9 5,8 1,4 TOTALE Industria in senso stretto 0,6 Istruzione e sanità Altri servizi n.c.a. Pesca Abruzzo Attività immob. nol. inform. ric. Servizi sociali Agricoltura e caccia REGIONE Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Se consideriamo, poi, il peso che le cooperative hanno a livello settoriale sul totale delle imprese, emerge una situazione sul territorio molto differenziata. Si denota, ad esempio, l’elevata incidenza delle cooperative della pesca sul totale imprese della piscicoltura in Umbria (44,4% a fronte di una media Italia del 7,9%), Calabria (26,4%), Sardegna (25,4%) e Campania (33%); delle costruzioni in Campania (6,2% a fronte di una media Italia del 2%), Sicilia (5%) e Puglia (4,6%); dell’istruzione e della sanità in Molise (39,5%; Italia = 17,9%) ed in Valle d’Aosta (28,1%), o delle attività immobiliari, informatica, etc. in Basilicata (7,7%; Italia = 2,4%) e Sicilia (7,1%). 16 Complessivamente il peso delle cooperative sulla totalità delle aziende attive è pari, come detto, all’1,4%, raggiungendo comunque in settori come la sanità e l’istruzione livelli circa pari al 18% del tessuto imprenditoriale totale, ma rappresentando anche una forma giuridica poco diffusa in settori come il commercio (0,3% del totale) o nel settore alberghiero e della ristorazione (0,6%). 1.3 LE PREVISIONI OCCUPAZIONALI NELLE COOPERATIVE L’attuale scenario economico nazionale è caratterizzato da una crescita lenta e poco dinamica, in cui, per poter recuperare i margini di competitività occorre adottare delle strategie che valorizzino la ricerca, l’innovazione e soprattutto il capitale umano. La debolezza economica congiunturale del Paese, caratterizzata da una bassa crescita del Pil e dall’elevato disavanzo pubblico, costituisce indubbiamente un freno allo sviluppo. Tuttavia, pur in tale contesto, il mercato del lavoro e, più precisamente, la domanda di capitale umano avanzata dal mondo imprenditoriale ed, in particolare, da quello delle cooperative continua a mostrare segnali positivi. Tab.8 ‐ Movimenti e tassi occupazionali previsti dalle cooperative nel 2005 per settore di attività (Valori assoluti e percentuali) SETTORE INDUSTRIA INDUSTRIA IN SENSO STRETTO Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco Industrie tessili, dell’abbigliamento e calzature Industrie del legno e del mobile Industrie della carta, della stampa e editoria Industrie della gomma e delle materie plastiche Industrie dei minerali non metalliferi Industrie dei metalli Industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali Altre industrie COSTRUZIONI SERVIZI Commercio al dettaglio e all’ingrosso Mense, ristorazione, alberghi e serv. Turistici Trasporti e attività postali Informatica, TLC e servizi avanzati alle imprese Credito, assicurazioni e servizi finanziari Servizi operativi alle imprese e alle persone Istruzione e servizi formativi privati Sanità, servizi sanitari privati e assist. Sociale Altri servizi alle persone TOTALE MOVIMENTI PREVISTI NEL 2005* TASSI PREVISTI NEL 2005 DIPENDENTI 31‐12‐2004 VA Entrate Uscite Saldo Entrata Uscita Saldo 121.848 79.210 29.267 7.245 5.260 6.016 2.962 3.656 10.762 4.580 3.763 5.699 42.638 867.542 81.295 36.614 148.457 41.564 68.034 170.428 17.006 263.103 41.041 989.390 9.110 4.780 1.950 410 310 330 140 120 650 320 230 330 4.330 94.200 7.760 5.650 12.450 3.780 2.890 19.940 1.650 35.120 4.960 103.310 7.050 3.920 1.840 270 200 190 140 90 600 190 160 230 3.140 80.220 8.560 4.900 11.060 3.080 2.030 18.090 1.410 27.270 3.810 87.270 2.040 870 100 140 110 140 0 30 50 130 70 100 1.190 13.980 ‐810 760 1.390 710 850 1.850 240 7.850 1.150 16.030 7,5 6,0 6,7 5,7 5,9 5,5 4,7 3,3 6,0 7,0 6,1 5,8 10,2 10,9 9,5 15,4 8,4 9,1 4,2 11,7 9,7 13,3 12,1 10,4 5,8 4,9 6,3 3,7 3,8 3,2 4,7 2,5 5,6 4,1 4,3 4,0 7,4 9,2 10,5 13,4 7,4 7,4 3,0 10,6 8,3 10,4 9,3 8,8 1,7 1,1 0,3 1,9 2,1 2,3 0,0 0,8 0,5 2,8 1,9 1,8 2,8 1,6 ‐1,0 2,1 0,9 1,7 1,2 1,1 1,4 3,0 2,8 1,6 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 17 L’indagine Excelsior Il campo di osservazione della settima indagine Excelsior é rappresentato dall’universo delle imprese private iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio che, alla data del 31.12.2001, avevano almeno un dipendente, con l’esclusione: ‐ delle unità operative della pubblica amministrazione ‐ delle aziende pubbliche del settore sanitario ‐ delle unità scolastiche e universitarie pubbliche ‐ delle organizzazioni associative Da tale insieme sono state escluse le imprese nel frattempo cessate (cioè nel 2002 e 2003), mentre sono state inserite le imprese sorte dopo il 31.XII.2001 (soprattutto di grande dimensione o potenzialmente tali, suscettibili cioè di esprimere quote rilevanti di nuova occupazione). Per le imprese di maggiori dimensioni (con almeno 100 dipendenti) è stato inoltre aggiornato lʹuniverso di partenza con dati più recenti, ad esempio rilevando lʹapertura di nuove unità provinciali. Al fine di osservare, quindi, le dinamiche di detto universo è stata condotta un’indagine sul campo su un campione di oltre 94 mila imprese che ha seguito due distinte modalità di rilevazione: ‐ la prima, per le imprese fino a 250 dipendenti attraverso intervista telefonica (con adozione della metodologia C.A.T.I.) rivolta a oltre 90.000 imprese, precedentemente selezionate e rispondenti ai requisiti di significatività statistica del disegno campionario; ‐ la seconda, seguita per tutte le imprese con oltre 250 dipendenti, con intervista diretta e assistenza alla compilazione a cura degli uffici studi e statistica delle Camere di Commercio; l’universo relativo a queste imprese é risultato, a livello nazionale, pari a circa 4.000 imprese. Partendo dalla base informativa pubblica disponibile on‐line, nella presente analisi, inoltre, sono stati utilizzate informazioni e dati relativi ai seguenti settori extra‐agricoli: A. Costruzioni B. Commercio C. Alberghi, ristoranti e servizi turistici D. Industrie manifatturiere E. Altre industrie (comprende industria meccanica, estrattiva, chimica e produzione energetica) F. Trasporti, credito e servizi alle imprese G. Sanità, istruzione e servizi ricreativi H. Studi professionali I dati forniti dal Sistema Informativo Excelsior (ved. box) evidenziano, infatti, che l’occupazione sembrerebbe tenere nel 2005. L’indagine sulle previsioni di assunzione5 rivela che le cooperative (sociali e non sociali) ritengono di creare entro l’anno 103.310 nuovi posti di lavoro, con un tasso di entrata6 del +10,4% rispetto al 2004. Il saldo tra Le assunzioni corrispondono al numero di lavoratori dipendenti (compresi i contratti a termine ed esclusi i lavoratori stagionali ‐ tali essendo i lavoratori con contratti di durata inferiore a sei mesi ‐, gli interinali, i collaboratori a progetto e gli stage) che le imprese intervistate hanno previsto in entrata nel corso del 2005. Tali previsioni sono state formulate dalle imprese tra novembre 2004 ed aprile 2005. 6 Il tasso di entrata esprime il rapporto tra le nuove assunzioni (entrate) dell’anno e lo stock di dipendenti ad inizio periodo. Analogamente il tasso di uscita è il rapporto tra le posizioni in uscita (a qualsiasi titolo) e lo stock di dipendenti. Considerando inoltre il saldo tra entrate e uscite e lo stock di dipendenti si può costruire un tasso che esprime la variazione percentuale (positiva o negativa) nell’anno in esame dei dipendenti. 5 18 entrate e uscite risulta positivo (+16.030) ed il relativo tasso in aumento rispetto al 2004 (+1,6%), indicando, quindi, che, nonostante la congiuntura sfavorevole, le cooperative intendono investire nelle risorse umane. A livello settoriale, sia nell’industria, sia soprattutto nei servizi si prevedono saldi tra entrate e uscite positivi. La dinamica dei saldi segnala, in particolare, le buone performance delle costruzioni (+2,8%, pari a +1.190 unità in più) e, nell’ambito del manifatturiero, delle industrie meccaniche e dei trasporti (+2,8%, pari a +130 unità in più). Sostanzialmente stabili, invece, i livelli di crescita delle industrie della gomma e delle materie plastiche (0%) e di quelle alimentari, delle bevande e del tabacco (+0,3%). Anche nel terziario gli imprenditori delle cooperative mostrano un forte orientamento ad incrementare la forza lavoro e prevedono che le assunzioni compenseranno ampiamente l’uscita di personale: il saldo risulta pari a +13.980 unità e mostra un incremento dell’1,6% rispetto al 2004. Nell’ambito dei servizi, si evidenzia l’importanza del settore della sanità, sia in termini assoluti sia dinamici: si prevedono oltre 35 mila entrate e 27,2 mila uscite; il saldo atteso, dunque, è pari a +7.850 unità e registra una variazione positiva del +3%. L’unico comparto in cui le previsioni risultano negative è quello del commercio: la differenza tra entrate e uscite è pari a ‐810 unità (‐1%). Tab.9 ‐ Movimenti e tassi occupazionali previsti dalle cooperative nel 2005 per ripartizione territoriale (Valori assoluti e percentuali) RIPARTIZIONE TERRITORIALE Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno ITALIA DIPENDENTI 31‐12‐2004 VA 298.287 300.329 206.867 183.907 989.390 MOVIMENTI PREVISTI NEL 2005* TASSI PREVISTI NEL 2005 Entrate Uscite Saldo Entrata Uscita 31.610 32.800 21.010 17.880 103.310 4.200 5.950 2.680 3.200 16.030 27.410 26.860 18.330 14.680 87.270 10,6 10,9 10,2 9,7 10,4 9,2 8,9 8,9 8,0 8,8 Saldo 1,4 2,0 1,3 1,7 1,6 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 A livello territoriale, il Nord Est è, tra le macroripartizioni geografiche, quella in cui si prevedono più assunzioni (+32.800) di risorse umane nel 2005. Complessivamente, l’area evidenzia il saldo più elevato (+5.950). In ultima posizione il Centro, con una differenza tra entrate e uscite pari a 2.680 unità. Anche la dinamica dei tassi conferma il primato della parte nord orientale del Paese (+2% il saldo tra tasso di entrata e di uscita); a seguire il Mezzogiorno (+1,7%). A livello provinciale, le prime dieci province che registrano il migliore saldo tra tasso di entrata e uscita risultano appartenere ad aree geografiche differenti, spia questa che in 19 tutte le ripartizioni del Paese vi è un forte impulso delle cooperative alla creazione di nuove opportunità lavorative. Tab. 10 ‐ Graduatoria provinciale (prime ed ultime dieci province) secondo il saldo dei tassi occupazionali previsti dalle cooperative nel 2005 (Valori percentuali) GRAD. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 TASSI PREVISTI NEL 2005 (%) PROVINCE PESCARA PESARO‐URBINO BIELLA IMPERIA CAMPOBASSO RIETI LA SPEZIA CROTONE RIMINI PORDENONE FOGGIA SIENA LIVORNO AREZZO VERBANO‐CUSIO‐OSSOLA VERCELLI SIRACUSA NOVARA LODI GROSSETO ITALIA Entrata 18,0 13,7 17,2 9,9 11,3 11,5 18,4 14,0 12,0 19,9 8,2 10,7 9,7 5,8 6,6 8,2 9,5 8,0 8,2 8,7 10,4 Uscita 6,7 7,7 12,6 6,5 7,1 6,8 14,2 6,0 8,1 16,2 9,1 11,4 10,5 6,8 8,3 10,0 11,5 10,3 10,6 12,5 8,8 Saldo 11,3 6,1 4,6 4,3 4,2 4,2 4,2 4,0 3,9 3,7 ‐0,7 ‐0,8 ‐0,8 ‐1,2 ‐1,7 ‐1,7 ‐2,0 ‐2,2 ‐2,4 ‐3,7 1,6 Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 Va poi sottolineato come esistano solo poche realtà locali (12 province) in cui il saldo tra entrate e uscite evidenzia un segno negativo, con la conseguenza di un impoverimento del livello occupazionale delle cooperative molto contenuto nel panorama complessivo generale. Tab. 11 ‐ Movimenti e tassi occupazionali previsti dalle cooperative nel 2005 per classe dimensionale (Valori assoluti e percentuali) CLASSE DIMENSIONALE 1‐9 dipendenti 10‐49 dipendenti 50‐249 dipendenti 250 dipendenti e oltre TOTALE DIPENDENTI 31‐12‐2004 VA 85.231 240.869 328.395 334.895 989.390 MOVIMENTI PREVISTI TASSI PREVISTI NEL 2005* NEL 2005 Entrate Uscite Saldo Entrata Uscita Saldo 14.390 9.570 4.820 16,9 11,2 5,7 14.450 10.810 3.630 6,0 4,5 1,5 24.880 22.700 2.180 7,6 6,9 0,7 49.610 44.200 5.400 14,8 13,2 1,6 103.310 87.270 16.030 10,4 8,8 1,6 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 20 La crescita occupazionale prevista per le cooperative interessa in particolare due tipologie aziendali molto diverse: le aziende di piccolissima dimensione (da 1 a 9 dipendenti), che mostrano un saldo pari a +4.820 unità ed una variazione positiva dello “stock” di addetti del +5,7%, e le imprese grandi (250 dipendenti e oltre) in cui, rispetto alle altre categorie dimensionali, si prevede il saldo positivo più ampio tra entrate e uscite (+5.400 unità) ed un tasso di incremento degli addetti dell’1,6% secondo solo a quello delle piccolissime imprese cooperative. E’ interessante notare che, nonostante l’elevata flessibilità che caratterizza il mercato del lavoro da alcuni anni a questa parte, le imprese cooperative sembrano prediligere le formule contrattuali più “stabili”: ben oltre la metà della forza lavoro che gli imprenditori delle cooperative prevede di incrementare entro il 2005, sarà assunta a tempo indeterminato; una quota elevata di risorse umane, pari al 39,2%, dovrebbe essere, invece, assunta a tempo determinato. Tab. 12 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 per tipo di contratto e settore di attività (valori assoluti e percentuali) TOTALE SETTORE INDUSTRIA INDUSTRIA IN SENSO STRETTO Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco Industrie tessili, dell’abbigliamento e calzature Industrie del legno e del mobile Industrie della carta, della stampa e editoria Industrie della gomma e delle materie plastiche Industrie dei minerali non metalliferi Industrie dei metalli Industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali Altre industrie COSTRUZIONI SERVIZI Commercio al dettaglio e all’ingrosso Mense, ristorazione, alberghi e serv. turistici Trasporti e attività postali Informatica, TLC e servizi avanzati alle imprese Credito, assicurazioni e servizi finanziari Servizi operativi alle imprese e alle persone Istruzione e servizi formativi privati Sanità, servizi sanitari privati e assist. Sociale Altri servizi alle persone TOTALE ASSUNZIONI 2005 VA* TIPO DI CONTRATTO (%) Tempo Tempo Altri Apprendistato indeterminato determinato contratti 9.110 4.780 1.950 410 310 330 140 120 650 320 47,4 36,7 28,5 50,1 56,3 39,6 35,5 38,3 34,2 45,3 43,4 54,0 64,9 38,9 28,6 41,4 58,9 48,3 56,6 46,6 7,3 7,7 4,9 10,2 9,9 18,4 5,6 3,3 8,0 7,8 1,9 1,7 1,6 0,7 5,2 0,6 0,0 10,0 1,2 0,3 230 46,8 38,1 13,0 2,2 330 4.330 94.200 7.760 5.650 12.450 3.780 2.890 19.940 1.650 35.120 4.960 103.310 36,2 59,3 56,4 25,9 41,0 70,2 53,3 54,0 71,4 32,7 56,8 35,5 55,6 57,4 31,8 38,8 63,8 57,3 24,1 36,0 33,4 26,5 62,8 41,0 47,5 39,2 6,4 6,8 2,7 8,2 1,4 1,7 6,9 5,1 0,9 4,2 0,6 15,8 3,1 0,0 2,2 2,0 2,2 0,3 4,0 3,9 7,5 1,2 0,4 1,6 1,2 2,0 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 21 A livello settoriale, sono soprattutto le costruzioni (59,3%) ed i servizi (56,4%) ad adottare la formula del contratto a tempo indeterminato; in particolare, spiccano, nell’ambito del terziario, le elevate percentuali di assunzioni a tempo indeterminato nei comparti dei servizi operativi alle imprese e alle persone (71,4%) e dei trasporti e attività postali (70,2%). Nell’industria in senso stretto prevalgono, invece, le assunzioni a tempo determinato (54%), particolarmente elevate nelle industrie alimentari (64,9%). L’apprendistato, poi, sarà prevalentemente adottato nel settore industriale mentre le altre formule contrattuali, evidentemente più flessibili, sono residuali. Rispetto al territorio, le tipologie di contratto previste per le risorse umane introdotte nelle cooperative nel 2005 si distribuiscono in maniera più o meno omogenea sul territorio nazionale. Nello specifico, più marcate sono le assunzioni a tempo indeterminato nel Nord Ovest (57,5%), mentre rilevante è la percentuale a tempo determinato nel Centro (43,1%). Anche con riferimento alla dimensione d’impresa, le assunzioni previste dagli imprenditori delle cooperative secondo i diversi tipi di contratto risultano piuttosto uniformi. La quota più elevata di contratti a tempo indeterminato interesserà, secondo le stime, le imprese grandi (58%), mentre quella relativa ai contratti a tempo determinato riguarderà soprattutto le piccole imprese (10‐49 dipendenti; 44,5%). L’apprendistato, infine, si prevede sarà adottato soprattutto nelle micro imprese (1‐9 dipendenti;13,2%). Tab. 13 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 per tipo di contratto e ripartizione territoriale (valori assoluti e percentuali) TOTALE RIPARTIZIONE TERRITORIALE Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno ITALIA ASSUNZIONI 2005 VA* 31.610 32.800 21.010 17.880 103.310 TIPO DI CONTRATTO (%) Tempo Tempo Apprendistato indeterminato determinato 57,5 38,4 1,9 56,9 38,2 2,3 50,9 43,1 4,7 55,6 38,0 5,0 55,6 39,2 3,1 Altri Contratti 2,2 2,6 1,3 1,5 2,0 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 Tab. 14 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 per tipo di contratto e classe dimensionale (valori assoluti e percentuali) TOTALE CLASSE DIMENSIONALE 1‐9 dipendenti 10‐49 dipendenti 50‐249 dipendenti 250 dipendenti e oltre TOTALE ASSUNZIONI 2005 VA* 14.390 14.450 24.880 49.610 103.310 TIPO DI CONTRATTO (%) Tempo Tempo Apprendistato indeterminato determinato 51,7 33,8 13,2 51,7 44,5 3,2 55,3 41,0 0,9 58,0 38,5 1,3 55,6 39,2 3,1 Altri Contratti 1,3 0,6 2,8 2,3 2,0 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 22 Un altro aspetto interessante si evince dall’analisi delle assunzioni secondo il genere (maschio o femmina) ritenuto più idoneo a svolgere una determinata mansione. In generale, le imprese cooperative ritengono ugualmente adatti uomini e donne (50,4% delle assunzioni previste). Tab. 15 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 e segnalazioni del genere ritenuto più adatto allo svolgimento della professione, per settore di attività (Valori assoluti e percentuali) TOTALE SETTORE ASSUNZIONI INDUSTRIA 9.110 2005 VA* (% SU TOTALE ASSUNZIONI) Ugualmente Uomini Donne Adatti 72,6 8,9 18,6 INDUSTRIA IN SENSO STRETTO 4.780 56,5 14,0 29,5 Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco 1.950 55,8 12,3 32,0 Industrie tessili, dell’abbigliamento e calzature 410 25,0 48,9 26,1 Industrie del legno e del mobile 310 69,3 9,6 21,1 Industrie della carta, della stampa e editoria 330 47,9 15,9 36,2 Industrie della gomma e delle materie plastiche 140 56,0 10,5 33,5 Industrie dei minerali non metalliferi 120 63,3 5,0 31,7 Industrie dei metalli 650 71,4 4,1 24,4 Industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto 320 71,7 5,6 22,7 Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali 230 55,4 17,3 27,3 Altre industrie 330 51,1 13,7 35,1 COSTRUZIONI 4.330 90,3 3,1 6,6 SERVIZI 94.200 17,2 29,3 53,5 Commercio al dettaglio e all’ingrosso 7.760 14,6 7,2 78,2 Mense, ristorazione, alberghi e serv. Turistici 5.650 3,4 45,6 51,0 Trasporti e attività postali 12.450 61,9 8,9 29,2 Informatica, TLC e servizi avanzati alle imprese 3.780 18,0 22,4 59,5 Credito, assicurazioni e servizi finanziari 2.890 12,3 8,7 79,0 Servizi operativi alle imprese e alle persone 19.940 15,5 30,9 53,6 Istruzione e servizi formativi privati 1.650 16,2 42,2 41,6 Sanità, servizi sanitari privati e assist. Sociale 35.120 4,6 39,6 55,9 Altri servizi alle persone 4.960 24,3 30,9 44,9 103.310 22,1 27,5 50,4 TOTALE *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 Nell’ambito dei vari comparti di attività economica, tuttavia emerge una netta preferenza per la componente maschile nel settore industriale, sia manifatturiero – specie le industrie dei metalli e meccaniche, ove supera il 70% ‐ , sia soprattutto nelle costruzioni (90,3%). Nei servizi, invece, prevalgono le preferenze per le assunzioni di donne (29,3%) rispetto a quelle degli uomini (17,2%), specie nei comparti della ristorazione (45,6%), della sanità (39,6%) e dell’istruzione e servizi formativi (42,2%). 23 A livello territoriale, le assunzioni previste sembrano in maggioranza essere rivolte ad entrambi i sessi nelle diverse macroripartizioni geografiche ad eccezione del Mezzogiorno dove solo per il 37,3% delle nuove assunzioni non viene fatta distinzione fra uomini e donne: le cooperative meridionali accordano maggiore preferenza alla componente maschile (40,6%) rispetto a quella femminile (22,1%). Tab. 16 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 e segnalazioni del genere ritenuto più adatto allo svolgimento della professione, per ripartizione territoriale (Valori assoluti e percentuali) RIPARTIZIONE TERRITORIALE Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno ITALIA TOTALE (% SU TOTALE ASSUNZIONI): ASSUNZIONI 2005 VA* Uomini Donne Ugualmente adatti 31.610 32.800 21.010 17.880 103.310 17,6 18,2 19,3 40,6 22,1 28,6 28,5 29,0 22,1 27,5 53,8 53,4 51,7 37,3 50,4 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 A livello dimensionale, si osserva che gli imprenditori delle piccole cooperative (da 1 fino a 49 dipendenti) prevedono di effettuare soprattutto assunzioni di uomini. Nelle medio‐ grandi imprese, invece, c’è una maggiore indifferenza rispetto al sesso, tuttavia, se nelle cooperative di media dimensione (50‐249 dipendenti) vi è una parità quasi totale, nelle grandi (250 dipendenti e oltre) le assunzioni femminili risultano preponderanti (29,6%) rispetto a quelle maschili (8,3%). Tab. 17 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 e segnalazioni del genere ritenuto più adatto allo svolgimento della professione, per classe dimensionale (Valori assoluti e percentuali) CLASSE DIMENSIONALE 1‐9 dipendenti 10‐49 dipendenti 50‐249 dipendenti 250 dipendenti e oltre TOTALE TOTALE (% SU TOTALE ASSUNZIONI): ASSUNZIONI 2005 VA* Uomini Donne Ugualmente adatti 14.390 14.450 24.880 49.610 103.310 48,8 38,3 24,8 8,3 22,1 28,2 25,5 24,1 29,6 27,5 23,0 36,2 51,1 62,1 50,4 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 L’ultimo aspetto analizzato riguarda il livello di istruzione e il livello formativo equivalente7 segnalato dalle cooperative. Una questione di estrema importanza poiché Il “livello formativo equivalente” è un indicatore che esprime sinteticamente il livello di competenza conseguito attraverso percorsi scolastici ed esperienze professionali, al fine di considerare adeguatamente il peso ed il significato della “formazione integrata”. Il livello formativo equivalente tiene conto, pertanto, degli anni di istruzione per conseguire il livello di istruzione richiesto dalle imprese e degli anni di 7 24 nell’attuale transizione dall’era industriale alla knowledge‐based economy, il capitale cognitivo è ormai universalmente riconosciuto quale nuovo fattore di vantaggio competitivo. Nonostante, però, l’accento posto sulle risorse umane di alto livello (formativo ed esperienziale) quale fattore imprescindibile per vincere la sfida della competitività, la domanda attesa di laureati da parte delle imprese cooperative anche nel 2005 non si presenta particolarmente favorevole. Come dimostrano i dati ivi riportati, infatti, la qualifica professionale rappresenta il titolo di studio maggiormente richiesto dalle cooperative, seguito dal diploma di scuola media superiore e, in misura notevolmente inferiore, dal diploma universitario. Le previsioni Excelsior mettono, dunque, in evidenza il forte mismatch esistente tra offerta di lavoro istruita e domanda di lavoro delle imprese. Uno squilibrio dovuto a diversi fattori, quali la mancata corrispondenza tra titoli posseduti (la forte prevalenza, ancora oggi, dei laureati “umanistici”) e titolo richiesto dalle imprese, sempre più alla ricerca di “sapere tecnico”; la diversa distribuzione territoriale di domanda (proveniente prevalentemente dal Centro‐Nord) ed offerta (proveniente per lo più dal Sud); la debolezza del ciclo economico e delle ristrettezze di bilancio della Pubblica Amministrazione; la fase di transizione dell’ordinamento universitario, che ha favorito la crescita dei laureati e diplomati universitari. Confrontando le previsioni di assunzione relative ai differenti livelli di istruzione e di formazione equivalente ‐ che considera sia il sapere scolastico sia quello di tipo esperienziale, che con la riforma scolastica ed universitaria è diventato parte integrante del percorso formativo individuale ‐ per macrosettore, emergono alcune differenze: per i livelli di istruzione segnalati, la domanda di profili con sola qualifica professionale ma anche, all’estremo superiore, quella di laureati risultano superiori nelle cooperative dei servizi; la domanda di lavoratori in possesso di un diploma secondario o post secondario risulta, invece, maggiore nell’industria. Sono pochi, invece, i comparti manifatturieri e industriali ove prevale la richiesta di personale in possesso di sola qualifica professionale e si tratta di quelli a più largo impiego di manodopera, in cui maggiore è la necessita di personale non specializzato, come le industrie dei minerali non metalliferi e dei metalli; in tutti gli altri il diploma di secondo grado appare evidentemente come il titolo di istruzione minimo per lo svolgimento della professione ricercata dalle imprese; al di là di questa considerazione generale, risulta, poi, piuttosto significativo il dato previsionale della domanda di dipendenti laureati nel settore della carta, editoria e stampa e nelle industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali. Una distinzione emerge, poi, nell’ambito delle costruzioni: mentre il livello di istruzione prevalentemente segnalato dalle cooperative è quello secondario o post secondario, il livello formativo equivalente maggiormente richiesto è la qualifica professionale; ciò significa che le costruzioni manifestano una forte esigenza soprattutto di esperienza, esperienza richiesti dalle imprese (in aggiunta agli anni di formazione tradizionale) per la figura professionale ricercata. 25 quindi di competenze pratiche nello svolgimento dell’attività, prima ancora che di istruzione scolastica. Tab. 18 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 per settore di attività, secondo il titolo di studio esplicitamente segnalato e secondo il livello formativo equivalente (valori assoluti e percentuali) TOTALE SETTORE INDUSTRIA INDUSTRIA IN SENSO STRETTO Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco Industrie tessili, dell’abbigliamento e calzature Industrie del legno e del mobile Industrie della carta, della stampa e editoria Industrie della gomma e delle materie plastiche Industrie dei minerali non metalliferi Industrie dei metalli Industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali Altre industrie COSTRUZIONI SERVIZI Commercio al dettaglio e all’ingrosso Mense, ristorazione, alberghi e serv. Turistici Trasporti e attività postali Informatica, TLC e servizi avanzati alle imprese Credito, assicurazioni e servizi finanziari Servizi operativi alle imprese e alle persone Istruzione e servizi formativi privati Sanità, servizi sanitari privati e assist. Sociale Altri servizi alle persone TOTALE ASSUNZIONI 2005 VA* DI CUI LIVELLO DI ISTRUZIONE SEGNALATO (% SU TOTALE ASSUNZIONI) DI CUI LIVELLO FORMATIVO EQUIVALENTE (% SU TOTALE ASSUNZIONI) Universitari Secondario e post Qualifica Secondario e post Qualifica Universitario o secondario professionale secondario professionale 9.110 4.780 3,5 3,7 27,3 31,9 21,5 23,4 4,4 4,3 33,9 37,0 44,8 37,1 1.950 2,5 35,6 20,9 2,8 39,3 32,0 410 2,0 21,8 19,8 2,0 28,9 42,5 310 0,7 31,3 18,2 0,7 35,2 34,7 330 10,1 42,1 16,8 10,7 49,1 22,4 140 3,5 28,0 23,3 3,5 31,5 40,7 120 5,8 17,5 45,0 5,8 20,8 58,3 650 3,4 23,6 30,8 4,7 33,5 46,8 320 5,0 36,0 18,6 5,6 41,6 44,4 230 10,8 40,3 17,3 13,0 45,9 22,9 330 4.330 94.200 2,8 3,3 10,5 26,2 22,2 24,4 40,0 19,5 33,3 4,6 4,5 11,3 27,7 30,5 26,8 52,5 53,3 39,2 7.760 1,2 48,3 35,0 2,0 56,1 31,1 5.650 0,8 16,1 66,8 1,1 20,0 69,6 12.450 1,7 18,0 15,4 2,2 20,1 41,5 3.780 17,6 50,0 15,6 20,8 47,9 20,1 2.890 30,8 55,6 2,7 31,9 55,2 7,6 19.940 1,3 13,1 13,8 1,8 13,9 28,1 1.650 32,7 45,8 6,4 37,7 44,5 7,0 35.120 18,9 20,8 52,4 19,5 24,1 49,4 4.960 103.310 10,7 9,9 38,0 24,6 20,6 32,2 13,1 10,7 38,5 27,4 27,4 39,7 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 Riguardo ai servizi, scendendo nel dettaglio settoriale si osserva come sul dato percentuale medio, che vede, come già detto, la prevalente richiesta di personale in possesso della qualifica professionale, incidano notevolmente i valori relativi al settore mense, ristorazioni, alberghi e servizi turistici e a quello della sanità e assistenza sociale. In tutti gli altri, invece, 26 risulta prevalente o comunque elevata la domanda prevista di lavoratori con titolo secondario o post secondario. Spiccano, poi, alcuni comparti fortemente specializzati in cui le cooperative si attendono un forte aumento del personale laureato: informatica, TLC, e servizi avanzati alle imprese; credito, assicurazioni e servizi finanziari; istruzione e servizi formativi privati; ed, infine, sanità, servizi sanitari privati ed assistenza sociale. A livello territoriale, la domanda complessiva di lavoro qualificato (scolastica e formativa) è più marcata nel Nord‐Est, ove le cooperative manifestano una alta necessità di personale high skill, rivolgendo quindi la maggior parte delle previsioni di assunzione verso manodopera in possesso di qualifica professionale. Situazione diversa caratterizza il Mezzogiorno in cui la preminente esigenza aziendale va verso il fattore esperienziale piuttosto che al sapere teorico. Risulta, infine, come la domanda di laureati sia maggiormente elevata nel Centro. Tab. 19 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 per ripartizione territoriale, secondo il titolo di studio esplicitamente segnalato e secondo il livello formativo equivalente (valori assoluti e percentuali) TOTALE RIPARTIZIONE TERRITORIALE ASSUNZIONI Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno ITALIA DI CUI LIVELLO DI ISTRUZIONE SEGNALATO (% SU TOTALE ASSUNZIONI) DI CUI LIVELLO FORMATIVO EQUIVALENTE (% SU TOTALE ASSUNZIONI) 2005 Secondario e Secondario e Universit Qualifica Universitar Qualifica VA* post post ario professionale io professionale secondario secondario 31.610 9,6 25,4 32,9 10,2 30,1 36,0 32.800 9,7 21,1 38,8 10,5 22,6 44,3 21.010 11,4 26,0 30,7 11,9 27,9 39,1 17.880 8,8 27,9 20,9 10,6 30,9 38,7 103.310 9,9 24,6 32,2 10,7 27,4 39,7 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 In termini di addetti, si nota una forte correlazione tra dimensione aziendale e basso livello di istruzione e formazione equivalente: le cooperative che occupano più di 250 addetti si attendono un incremento più consistente di dipendenti con sola qualifica professionale. Le altre cooperative prevedono, invece, di assumere per lo più dipendenti in possesso di diploma secondario o post secondario; tuttavia, con riferimento al livello formativo equivalente, emerge una maggiore richiesta di manodopera in possesso della sola qualifica professionale. Le piccolissime cooperative (1‐9 addetti), inoltre, sono le meno interessate al profilo dei laureati, mentre quelle piccole (con numero di addetti compreso tra 10‐49) si distinguono per la maggior incidenza di nuovi assunti con il diploma di laurea (13,2%). 27 Tab. 20 ‐ Assunzioni previste dalle cooperative per il 2005 per classe dimensionale, secondo il titolo di studio esplicitamente segnalato e secondo il livello formativo equivalente (valori assoluti e percentuali) TOTALE CLASSE DIMENSIONALE 1‐9 dipendenti 10‐49 dipendenti 50‐249 dipendenti 250 dipendenti e oltre TOTALE ASSUNZIONI DI CUI LIVELLO DI ISTRUZIONE SEGNALATO (% SU TOTALE ASSUNZIONI) DI CUI LIVELLO FORMATIVO EQUIVALENTE (% SU TOTALE ASSUNZIONI) 2005 Secondario e Secondario e Qualifica Qualifica Universitar Universit VA* post post professional professionale io ario secondario secondario e 14.390 7,6 39,1 16,9 9,9 41,4 33,9 14.450 13,2 32,6 20,0 15,0 36,7 32,6 24.880 9,9 27,4 26,2 10,5 30,6 34,6 49.610 9,5 16,7 43,3 9,8 19,1 46,0 103.310 9,9 24,6 32,2 10,7 27,4 39,7 *Valori assoluti arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 1.4 LE COOPERATIVE “ROSA” Nell’ambito della cooperazione, un ruolo di rilevante interesse è rivestito dalla componente femminile. Risulta, infatti, senz’altro utile comprendere l’evoluzione dell’imprenditoria “rosa”, anche alla luce dei finanziamenti stanziati per favorire questa particolare forma di impresa8. Attualmente in Italia sono presenti oltre 1 milione di imprese femminili e 12.428 cooperative, che rappresentano l’1% dell’intero sistema d’impresa “rosa”. Il peso delle cooperative femminili sull’universo delle imprese femminili risulta, dunque, modesto ma sostanzialmente in linea con l’analogo dato relativo al complesso delle cooperative (1,4%). I dati riportati nelle tabelle di questa sezione si riferiscono al Rapporto Annuale sulle imprese femminili realizzato dal Ministero delle Attività Produttive in collaborazione con l’Unioncamere. In particolare, per le cooperative è stato fatto riferimento alla legge 215/92 ‐ Azioni positive per lʹimprenditoria femminile, art. 2 e alla successiva Circolare n° 1151489 22/11/2002 art. 1.2 del Min. Att. Produttive. L’articolo 1.2 chiarisce i termini per l’individuazione delle imprese femminili, tra cui le cooperative. ………………... a) le imprese individuali in cui il titolare sia una donna; b) le società di persone e le società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale, indipendentemente dalle quote di capitale detenute; c) le società di capitali in cui le donne detengano almeno i due terzi delle quote di capitale e costituiscano almeno i due terzi del totale dei componenti dell’organo di amministrazione. 8 28 A livello territoriale, in particolare, il Mezzogiorno rappresenta l’area in cui la cooperazione rosa è maggiormente diffusa, con 6.290 cooperative femminili ed un’incidenza dell’1,4% sulla totalità delle imprese femminili. Seguono nell’ordine, per incidenza, il Centro (2.222 cooperative rosa e un peso sulle imprese pari a 0,9%), il Nord‐ Ovest (2.460 cooperative e un’incidenza dello 0,8%) ed, infine, il Nord‐Est (1.456 cooperative rosa e un peso dello 0,6%). In termini dinamici, nell’ultimo biennio, in Italia il peso delle cooperative femminili sulle imprese femminili è rimasto quasi invariato. Analoga evoluzione anche a livello di singole macroripartizioni geografiche; in particolare, nel Nord‐Est e nel Nord‐Ovest l’incidenza è rimasta stazionaria, mentre una lieve differenza, negativa, si riscontra nel Centro e nel Mezzogiorno (pari, in entrambi i casi, a ‐0,1 punti percentuali). Graf. 6 ‐ Incidenza delle cooperative femminili sul totale imprese femminili nelle macroripartizioni geografiche (Valori percentuali; Anni 2003 – 2005*) 2,0 1,5 1,4 1,6 1,0 1,2 0,8 0,8 0,9 0,6 0,6 0,8 0,4 0,0 2003 N ord-Est 2005 N ord-O vest * i dati dell’anno 2005 sono relativi al I semestre 2005 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere Centro Sud e Isole Scendendo nel dettaglio regionale, i valori più elevati, in termini di incidenza, si rilevano nelle regioni del Sud d’Italia, in particolare in Sardegna (2%), Sicilia (1,8%) e Basilicata (1,8%); quelli più bassi, invece, nelle regioni nord orientali, soprattutto in Trentino Alto Adige e Veneto (pari, in entrambi i casi, a 0,5%). L’analisi per settore di attività economica evidenzia che il comparto produttivo in cui, nell’ambito della imprenditorialità rosa, si registra la presenza più consistente di cooperative femminili è l’attività immobiliare (2.826), seguito dalla sanità (2.779). 29 Il settore sanitario e degli altri servizi sociali rappresenta anche quello in cui si rileva il maggior peso della cooperazione sulle imprese rosa (31,8%), considerando la rilevanza in termini assoluti; scarso peso, al contrario, rivestono i settori dell’intermediazione monetaria e finanziaria, sia in termini assoluti (18 cooperative), sia relativi (0,1%), del commercio (527 cooperative su 385.010 imprese ed un’incidenza pari a 0,1%) e dell’agricoltura (863 cooperative e 277.839 imprese, con un peso dello 0,3%). Approfondendo l’analisi dinamica a livello settoriale, emerge che il settore che ha riportato l’incremento più elevato di cooperative femminili tra il 2003 ed il 2005 è stato quello sanitario (+12,3%); in particolare, il comparto sanitario, oltre ad essere, come già detto, uno dei più consistenti numericamente registra anche il maggior peso sia sulle imprese femminili del settore (che, si ricorda, è pari a giugno 2005 al 31,8), sia sulla totalità delle cooperative rosa presenti in Italia (22,4%). Tab. 21 ‐ Numerosità delle cooperative e delle imprese femminili per regione per ordine alfabetico (Valori assoluti e percentuali; Giugno 2005) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia‐Romagna Friuli‐Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino‐Alto Adige Umbria Valle D’Aosta Veneto ITALIA COOPERATIVE FEMMINILI 398 302 408 1.433 657 190 1.090 289 1.383 284 115 744 1.132 709 1.793 646 108 202 44 501 12.428 IMPRESE FEMMINILI 36.998 16.759 39.534 127.039 84.903 25.044 95.210 36.307 160.493 37.197 10.708 98.803 82.904 35.219 98.825 83.974 20.445 21.235 3.381 95.634 1.210.612 INCIDENZA % 1,1 1,8 1,0 1,1 0,8 0,8 1,1 0,8 0,9 0,8 1,1 0,8 1,4 2,0 1,8 0,8 0,5 1,0 1,3 0,5 1,0 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere 30 Fig. 1 ‐ Mappatura provinciale dell’incidenza delle cooperative femminili sulle imprese femminili (Valori percentuali; Giugno 2005) Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere 31 Tab. 22 ‐ Numerosità delle cooperative e delle imprese femminili per settore (Valori assoluti e percentuali; Giugno 2005) COOPERATIVE FEMMINILI IMPRESE INCIDENZA FEMMINILI (%) 863 48 5 1.126 2 1.001 527 323 857 18 2.826 4 514 2.779 1.193 1 341 12.428 277.839 1.356 455 126.454 199 37.621 385.010 84.006 21.339 22.614 123.821 12 5.562 8.742 108.309 4 7.269 1.210.612 0,3 3,5 1,1 0,9 1,0 2,7 0,1 0,4 4,0 0,1 2,3 33,3 9,2 31,8 1,1 25,0 4,7 1,0 Agricoltura, caccia e silvicoltura Pesca,piscicoltura e servizi connessi Estrazione di minerali Attività manifatturiere Prod.e distrib.energ.elettr.,gas e acqua Costruzioni Comm.ingr.e dett., rip.beni pers.e per la casa Alberghi e ristoranti Trasporti,magazzinaggio e comunicaz. Intermediaz.monetaria e finanziaria Attiv.immob.,noleggio,informat.,ricerca Pubbl.amm.e difesa;assic.sociale obbligatoria Istruzione Sanità e altri servizi sociali Altri servizi pubblici,sociali e personali Serv.domestici presso famiglie e conv. Imprese non classificate TOTALE Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere Le cooperative femminili, rispetto all’universo delle cooperative, hanno inoltre un peso che si attesta circa sui 18 punti percentuali: 17,7 cooperative su 100 sono a prevalente partecipazione di donne. A livello territoriale, è l’Italia centrale a registrare il peso femminile maggiore, con oltre un quinto delle cooperative di tipo rosa. Seguono il Mezzogiorno (18,9%), il Nord‐Ovest (15,7%) ed il Nord‐Est (14%). Graf. 7 ‐ Incidenza delle cooperative femminili sul totale delle cooperative nelle macroripartizioni geografiche (Valori percentuali; Anni 2003 – Giugno 2005) 25,0 19,8 20,0 20,5 18,3 18,9 15,7 15,4 14,0 13,1 15,0 10,0 5,0 0,0 2003 Nord-Est 2005 Nord-Ovest Centro Sud e Isole Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere e Registro Imprese 32 Dal punto di vista evolutivo, non si registrano variazioni significative tra il 2003 ed il 2005: l’incidenza delle cooperative rosa, rispetto alla totalità delle cooperative, riscontra un lieve aumento, pari allo 0,6% (da 17,1% a 17,7%) nel Paese, che è comunque indice della crescita del livello di imprenditorialità femminile. Un incremento che interessa tutte le macroripartizioni geografiche, in particolare il Nord‐Est (+0,9 punti percentuali). Fig.2 ‐ Mappatura provinciale dell’incidenza delle cooperative femminili sulle cooperative (Valori percentuali; Giugno 2005) Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere e Registro Imprese 33 PARTE SECONDA L’ALBO DELLE COOPERATIVE 34 2.1 LA GENESI DELL’ALBO La disciplina del diritto societario cooperativo ha ricevuto una profonda innovazione negli ultimi anni. In particolare, con il decreto legislativo 28 dicembre 2004, n. 3109, si è esaurito il compito del Governo, affidatogli dalla legge delega 366/01, di riformare il diritto societario. Innanzitutto sono state apportate alcune correzioni alla normativa civilistica dedicata alle società cooperative. La novità normativa di maggiore rilevanza è stata, però, l’istituzione dell’Albo delle società cooperative. Il decreto ministeriale 23 giugno del 2004 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.162 il 13 luglio 2004) ha stabilito, infatti, che tutte le società cooperative sono tenute ad iscriversi all’Albo delle società cooperative istituito presso il Ministero delle Attività Produttive per il tramite delle Camere di Commercio (ad esclusione delle società di mutuo soccorso e degli altri enti mutualistici non societari). L’istituzione dell’Albo completa il quadro della riforma delle società cooperative che aveva avuto inizio con l’emanazione della Legge 3 aprile 2001, n. 142, in particolar modo con l’art. 7, comma 1, lettera n)10, e si era concluso con la riforma del diritto societario cooperativo predisposta dalla Commissione Vietti e introdotta dal Decreto Legislativo 17 gennaio 2003, n.6, artt. 8 e 9. Inoltre, l’Albo delle cooperative, oltre ad essere attuazione delle disposizioni di riforma del codice civile, viene anche ad attuare le ulteriori disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 2 agosto 2002, n. 220, art. 1511, anche se con collocazioni diverse da quelle attualmente previste. Infatti, mentre l’articolo 15 stabiliva che tale Albo, articolato per provincia, fosse tenuto presso gli Uffici territoriali del Il decreto legislativo 28 dicembre 2004, n. 310, interviene sulle cooperative negli articoli dal 25 al 34, prevedendo modifiche di rilievo della disciplina codicistica e statutaria delle stesse. 10 Si riporta l’art. 7, comma 1, lett. n): “Art. 7. ‐ (Vigilanza in materia di cooperazione). 1. Il Governo è delegato ad emanare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per l’ammodernamento e il riordino delle norme in materia di controlli sulle società cooperative e loro consorzi, con particolare riferimento agli oggetti di cui alle lettere da a) a q) e sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi: (Omissis) n) istituzione dell’Albo nazionale delle società cooperative, articolato per provincia e situato presso le Direzioni provinciali del lavoro, ai fini della fruizione dei benefici, anche di natura fiscale, raccordando ruolo e modalità di tenuta di detto Albo con le competenze specifiche delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. L’Albo va tenuto distintamente per sezioni, definite sulla base del rapporto mutualistico di cui alla lettera b); (Omissis)” 11 “Art. 15. ‐ (Istituzione). 1. E’ istituito, a fini anagrafici e della fruizione dei benefici fiscali o di altra natura, l’Albo nazionale degli enti cooperativi, di seguito denominato Albo. 2. L’Albo, tenuto presso gli Uffici territoriali del Governo, e, nelle more dell’adozione del decreto del Ministro dell’interno di cui all’articolo 9, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica del 15 maggio 2001, n. 287, presso le Direzioni provinciali del lavoro, è articolato per provincia e sostituisce lo schedario generale della cooperazione e i registri prefettizi. 3. Le modalità di tenuta del predetto Albo e i rapporti con le Camere di commercio sono definiti con decreto del Ministro”. 9 35 Governo e, in particolare, presso le Direzioni provinciali del Lavoro, il decreto del 23 giugno 2004 non fa alcuna previsione a riguardo, stabilendo che l’Albo dovrà essere gestito con modalità informatiche direttamente dagli Uffici del Registro delle imprese tenuti dalle Camere di Commercio. In particolare, la Direzione Generale per gli enti cooperativi, per il tramite degli uffici delle Camere di Commercio, attribuisce a ciascuna società cooperativa un numero di iscrizione (che sembrerebbe progressivo a livello nazionale senza una sub‐articolazione provinciale) con l’indicazione della sezione di appartenenza. Tale numero di iscrizione, che viene reso disponibile tramite il sistema informatico delle Camere di Commercio, dovrà essere indicato dalla società nei propri atti e nella propria corrispondenza. Secondo quanto disposto al comma 2 dell’art. 2502 c.c. “Le società cooperative a mutualità prevalente si iscrivono in apposito Albo, presso il quale depositano annualmente i propri bilanci”. Analoga disposizione si rinviene al comma 3 dell’art. 2515 c.c., dove si stabilisce che “Le società cooperative a mutualità prevalente devono indicare negli atti e nella corrispondenza il numero di iscrizione presso l’Albo delle cooperative a mutualità prevalente”. Mentre in queste due norme si parla solo di “cooperative a mutualità prevalente”, nell’art. 223‐sexiesdecies delle disposizioni transitorie e di attuazione si parla anche di “cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente”; entrambi i tipi dovranno iscriversi in due diverse sezioni dell’Albo. È propri in attuazione di tali disposizioni che il Ministero delle Attività produttive ha emanato il D.M. 23 giugno 2004, n.162. La ratio di tale provvedimento istitutivo dell’Albo risiede nell’esigenza di creare un registro anagrafico in grado di “censire” tutte le Cooperative ed i Consorzi che hanno sede nel territorio nazionale, siano essi dotati o meno del requisito della prevalente mutualità ai sensi degli articoli 2512, 2513 e 2514 del nuovo Codice Civile. Oltre alla funzione anagrafica (finalizzata al censimento degli enti cooperativi, al fine di sottoporre a vigilare gli enti stessi), l’iscrizione nell’Albo delle società cooperative ha anche la funzione di limitare agli enti censiti e vigilati il godimento delle agevolazioni fiscali e di altra natura, così come specificato dal comma 1 dell’art. 15, Decreto Legislativo 220/2002, sopra citato. Con l’istituzione dell’Albo, inoltre, scompaiono automaticamente lo Schedario generale della cooperazione e i Registri prefettizi introdotti precedentemente dalla legge Basevi (Decreto Legislativo C.P.S. 14 dicembre 1947, n. 1577). Viene, inoltre, abrogato l’Albo nazionale degli enti cooperativi tenuto presso gli uffici territoriali del Governo previsto dall’articolo 15 del Decreto Legislativo n. 220/2002, che avrebbe “sostituito” sia lo Schedario nazionale che i Registri prefettizi. La piena operatività dell’Albo, con conseguente sostituzione delle funzioni svolte dai Registri Prefettizi, viene, però, a realizzarsi solo con gli atti di emanazione dei provvedimenti organizzativi dell’Albo. Più precisamente, la Circolare del Ministro degli 36 Interni del 9 agosto 2004 prevedeva una proroga di tali organismi al 10 gennaio 2005. Il decreto legislativo 28 dicembre 2004, n. 310, ha tuttavia disposto una dilazione di tale termine, stabilendo che tutte le società cooperative dovevano provvedere agli adeguamenti dei propri statuti e all’iscrizione all’Albo nazionale entro il 31 marzo 200512. Il legislatore non ha, invece, previsto la soppressione esplicita delle Commissioni provinciali di vigilanza presso le Prefetture in quanto l’articolo di legge che le ha istituite nella forma odierna (art. 17 del D.L.C.P.S. n. 1577/1947) non è stato abrogato. Secondo alcuni interpreti apparirebbe però evidente lo “svuotamento” delle competenze di tali importanti organi che dalla data di entrata in vigore del più volte indicato decreto del 23 giugno 2004 si dovrebbero limitare all’esame delle pratiche giacenti. Altri invece ritengono che la scelta del legislatore possa portare alla ridefinizione dei compiti tenuto conto che la gestione dell’Albo a livello centrale non sarà né facile e né agevole. Sembra più verosimile l’opinione che le Commissioni provinciali di vigilanza sulle cooperative siano soppresse, come peraltro previsto dall’art. 20 del Decreto Legislativo. n. 220/2002 che, come già indicato, figura tra le norme di presupposto della istituzione dell’Albo delle società cooperative. 2.2 LA STRUTTURA DELL’ALBO In attuazione delle norme del codice civile, l’Albo si compone di due sezioni: nella prima sezione devono iscriversi le società cooperative a mutualità prevalente, di cui agli artt. 2512, 2513 e 2514 c.c.; nella seconda sezione devono iscriversi le società cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente. Di conseguenza, tutte le società cooperative, già esistenti alla data di istituzione dell’Albo o costituite successivamente, devono iscriversi in una di queste due sezioni. Non sembra che trovino, invece, collocazione nel nuovo Albo le società di mutuo soccorso e gli altri enti mutualistici diversi dalle cooperative, per i quali si rinvia ad un successivo provvedimento ministeriale al fine di consentire l’iscrizione a detto Albo. Sull’argomento esistono tuttavia pareri discordanti e si attende, pertanto, un chiarimento ufficiale13. Per le banche di credito cooperativo il termine per la presentazione della domanda di iscrizione fissato dal decreto legislativo 28 dicembre 2004, n. 310, è il 30 giugno 2005. 13 Il Consiglio Nazionale del Notariato (Studio n. 5511/I) sottolinea la necessità di una interpretazione adeguatrice, ed in linea con il principio di gerarchia delle fonti, del D.M. 23 giugno 2004, in modo da ricomprendere nelle “altre cooperative”, cui fa cenno l’art. 4, ultimo comma, del decreto, anche gli enti mutualistici non cooperativi. Considerando che le società di mutuo soccorso, e gli enti mutualistici ex art. 12 37 Il Ministero delle attività produttive (si veda il punto 2 della Circolare del 6 dicembre, Prot. 1579682) ha, inoltre, istituito una specifica sottosezione della prima sezione riservata alle cooperative regolamentate da leggi speciali e pertanto escluse dalla previsione di applicazione delle nuove norme del codice civile, quali: le cooperative sociali (che vengono qualificate a mutualità prevalente direttamente dalla legge); le banche di credito cooperativo (che vengono considerate a mutualità prevalente se rispettano le norme delle leggi speciali – art. 223‐terdecies delle disposizioni di attuazione e transitorie c.c.); le cooperative agricole e loro consorzi (dove la mutualità prevalente si verifica se la quantità o il valore dei prodotti risulta superiore al 50% della quantità o del valore totale dei prodotti ‐ art. 111‐septies delle disposizioni di attuazione e transitorie c.c.). Ogni cooperativa deve sempre specificare nella domanda di iscrizione, sia nella prima che nella seconda sezione, la categoria di appartenenza. Le categorie previste dal D.M. 23 giugno 2004, n. 310, sono le seguenti: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. COOPERATIVE DI PRODUZIONE E LAVORO COOPERATIVE DI LAVORO AGRICOLO COOPERATIVE SOCIALI COOPERATIVE DI CONFERIMENTO PRODOTTI AGRICOLI E ALLEVAMENTO COOPERATIVE EDILIZIE DI ABITAZIONE COOPERATIVE DELLA PESCA COOPERATIVE DI CONSUMO COOPERATIVE DI DETTAGLIANTI COOPERATIVE DI TRASPORTO CONSORZI COOPERATIVI CONSORZI AGRARI BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO CONSORZI E COOPERATIVE DI GARANZIA E FIDI ALTRE COOPERATIVE 2517 C.C., sono attualmente iscritti nei Registri prefettizi ai sensi dell’art. 13 della legge Basevi, e che tale iscrizione è, anche per tali enti, il presupposto per il godimento delle agevolazioni fiscali e di altra natura, “appare urgente un chiarimento ufficiale, che, alternativamente, evidenzi l’attuale operatività dell’albo anche in relazione agli enti mutualistici non cooperativi, ovvero precisi che l’operatività dei registri prefettizi, limitatamente a tali enti, continuerà fino a quando non sarà ad essi consentita l’iscrizione all’albo suddetto, in conformità agli artt. 1 e 15 del D.Lgs. n. 220/2002”. Lo stesso Consiglio Nazionale del Notariato, in uno studio successivo (Studio n. 5486/I), sostiene che deve essere consentita l’iscrizione nell’Albo delle cooperative anche a tutte le società di mutuo soccorso, sia registrate che irregolari; in difetto, i medesimi enti sfuggirebbero alla vigilanza, decadrebbero di conseguenza dalle agevolazioni fiscali e dovrebbero devolvere il loro patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. Tale decisione è ricavabile dall’art. 15 del D. Lgs. n. 220/2002 nel quale si prevede l’iscrizione nell’Albo degli “enti cooperativi” in relazione a tutti gli enti suddetti, tra i quali l’art. 1 del medesimo decreto enumera espressamente anche le società di mutuo soccorso e gli enti mutualistici diversi dalle società. 38 L’iscrizione all’Albo costituisce, per le società cooperative a mutualità prevalente, il presupposto per la fruizione dei benefici fiscali, in base a quanto già previsto dall’art. 15 del Decreto Legislativo 220/2002. Inoltre, l’iscrizione all’Albo diventa presupposto anche per il godimento di agevolazioni non fiscali (contributi pubblici, agevolazioni finanziarie, etc.). Pertanto, la mancata iscrizione all’Albo delle società cooperative, pur regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese, determina l’esclusione da ogni forma di agevolazione e, nei confronti delle stesse, viene promossa azione di vigilanza per verificarne l’effettiva esistenza o, in alternativa, la volontà negativa alla iscrizione. I dati ufficiali rivelano che al 15 gennaio 2006 risultano iscritte nell’Albo 62.25314 imprese cooperative. Nella maggior parte dei casi si tratta di cooperative a mutualità prevalente, mentre residuale risulta essere la consistenza numerica delle cooperative cosiddette “diverse”. Tab. 1 ‐ La struttura dell’Albo delle cooperative (Valori assoluti e percentuali; Gennaio 2006) SEZIONI VALORI ASSOLUTI INCIDENZA (%) Cooperative a mutualità prevalente di cui: 58.236 93,5 ‐ Cooperative a mutualità prevalente 48.528 78,0 ‐ Cooperative a mutualità prevalente di diritto 9.708 15,5 Cooperative diverse 3.821 6,2 196 0,3 62.253 100,0 Cooperative non soggette (L. 366/2001) TOTALE Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive 2.2.1 Le cooperative a mutualità prevalente Nel periodo antecedente la riforma del diritto societario, il codice civile non prevedeva una definizione dello scopo mutualistico né del concetto più ampio di mutualità cooperativa, bensì si limitava semplicemente ad affermare che “le imprese che hanno scopo mutualistico possono costituirsi come società cooperative a responsabilità limitata” (versione in vigore dell’art. 2511 c.c. fino al 31 dicembre 2003). Solo la relazione al codice civile del 1942, Titolo VI, indicava gli elementi essenziali dello scopo mutualistico, consistenti nel fornire ai soci della società cooperativa occasioni di lavoro o beni o servizi a condizioni di maggior vantaggio rispetto a quelle offerte dal mercato. L’unico riferimento normativo esplicito è stato, quindi, quello contenuto nell’art. 26 della Legge Basevi (D.L.C.P.S. 1557/47), che rinvia il rispetto della mutualità alla previsione statutaria di clausole tributarie idonee a garantire l’ammissione alle agevolazioni fiscali. L’apparente discordanza tra il numero di cooperative iscritte al Registro Imprese al 2005 e la consistenza delle iscrizioni nell’Albo è da attribuirsi a quelle posizioni in corso di validazione da parte del Ministero delle Attività Produttive. 14 39 Pertanto, in mancanza di una disciplina dettata dal codice civile, sono intervenute nel tempo molteplici disposizioni normative che hanno cercato di dare una definizione compiuta della natura mutualistica delle cooperative. Si annovera, tra queste, la recente disposizione della riforma di vigilanza (Decreto legislativo 220/2002, art. 4, lettera b), secondo cui la natura mutualistica sia da accertare attraverso la verifica dell’effettività della base sociale e della partecipazione dei soci alla vita sociale ed allo scambio mutualistico. La nuova disciplina delle società cooperative, contenuta nella riforma del codice civile, propone una nuova formulazione dell’art. 2511, che non fa più riferimento genericamente alle “imprese mutualistiche” che assumono la forma giuridica di cooperativa, bensì qualifica direttamente la cooperativa come “società mutualistica”, prescrivendo inoltre all’art. 2515 che “l’indicazione di cooperativa non può essere usata da società che non hanno scopo mutualistico”. Con la riforma del diritto societario la previsione di mutualità ha trovato nei fatti recipimento nelle nuove disposizioni del codice civile che hanno introdotto il modello di “società cooperativa a mutualità prevalente”, di cui ha dettato i requisiti e per la quale ha definito i criteri per l’individuazione della “prevalenza” (artt. 2512‐2514 c.c.). Nell’art. 5 della legge‐delega n. 366/2001 viene proposta una distinzione tra cooperative meritevoli del trattamento di favore previsto dall’art. 45 della Costituzione (cooperative costituzionalmente riconosciute) e cooperative collocabili in un’area molto vicina alle società lucrative (cooperative diverse), che ora viene di fatto superata con l’introduzione della nuova distinzione tra “cooperative a mutualità prevalente” e le “altre cooperative”, quelle a mutualità non prevalente. Quest’ultima tipologia risulta pressoché sconosciuta essendo senza precedenti se non nel settore bancario nell’ambito delle banche popolari. A norma dell’articolo 2512 c.c. sono “cooperative a mutualità prevalente”, in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che: svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi (lo scambio mutualistico si pone “a valle” dell’attività della cooperativa, in quanto riguarda la fase finale della stessa, consistente nella collocazione sul mercato del bene o del servizio) si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci (lo scambio mutualistico si pone “a monte” dell’attività economica, in quanto finalizzato all’acquisizione delle prestazioni lavorative dei soci) si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci (lo scambio mutualistico si pone “a monte” dell’attività produttiva, in quanto finalizzato ad assicurare alla società l’acquisizione dei fattori della produzione diversi dal capitale e lavoro, ossia le merci, i beni e i servizi) 40 Il successivo articolo 2513 c.c. fissa, poi, i criteri per conseguire il requisito della prevalenza nello scambio mutualistico, stabilendo i parametri necessari per qualificarsi a mutualità prevalente, che gli amministratori e i sindaci devono documentare nella nota integrativa al bilancio d’esercizio : le cooperative di utenza o consumo devono conseguire ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi verso i soci in misura superiore al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni riportato nella voce A1 del conto economico; le cooperative di lavoro devono sostenere un costo per il lavoro relativo all’opera dei soci superiore al 50% del totale del costo complessivo della manodopera riportato nella voce B9 del conto economico; nelle cooperative di conferimento dei beni, il costo dei beni o servizi conferiti dai soci deve essere superiore al 50% del costo totale delle merci, materie prime, sussidiarie, riportate nella voce B6 del conto economico ovvero dei servizi il cui costo complessivo è riscontrabile nella voce B7. per le cooperative agricole di conferimento il valore dei prodotti conferiti dai soci deve superare rispettivamente il 50% del valore complessivo o della quantità dei prodotti finiti. Peraltro, non vi è alcun obbligo a carico della società cooperativa di indicare in statuto se è o meno a mutualità prevalente; una tale previsione statutaria, se esistente, vincola peraltro gli amministratori a gestire la società secondo il criterio di prevalenza. Tuttavia vige per tutte le cooperative l’obbligo di far risaltare nella relazione di amministratori e sindaci i criteri seguiti per lo scopo mutualistico. Ai fini della valutazione della prevalenza dell’attività dei soci, occorre fare riferimento esclusivamente all’attività “caratteristica” della società cooperativa. Sono invece ininfluenti, ai fini del calcolo della prevalenza, i proventi da contributi pubblici che le cooperative spesso ricevono e che vanno riportati nella voce A5 del conto economico. Risultano, inoltre, irrilevanti gli altri settori di attività economica svolta dalla società cooperativa non direttamente coinvolti nello scambio mutualistico, quali quello dell’attività finanziaria (quindi lucrativa) che la società eventualmente eserciti per il tramite di società di capitali. Con riferimento alla lettera b) del citato art. 2513 c.c., si sottolinea che il Decreto Legislativo 28 dicembre 2004, n. 310, ha esteso l’esclusivo riferimento al lavoro subordinato della vecchia disciplina anche alle altre forme di lavoro previste dalla vigente legislazione del lavoro (lavoro a progetto, rapporto professionale, etc.), a condizione che abbiano un collegamento con l’attuazione del rapporto mutualistico e, quindi, siano conformi con l’oggetto sociale della cooperativa. Pertanto, la condizione di prevalenza sarà soddisfatta se il costo del lavoro dei soci è superiore al 50% del totale del costo complessivo del lavoro, di cui all’art. 2425, primo comma, punto B9), a cui bisogna aggiungere quello relativo alle altre forme di lavoro inerenti al rapporto mutualistico, il cui costo viene riportato nella voce B7) del conto economico. 41 Resta inteso che la cooperativa deve comunque intrattenere rapporti economici con i soci, in quanto diversamente verrebbe meno lo “scambio mutualistico” che è fondamento della cooperativa a mutualità prevalente. L’elemento che caratterizza la cooperativa a mutualità prevalente è la prevalente remunerazione dell’apporto mutualistico dei soci anziché del capitale. In mancanza di una definizione chiara del requisito di mutualità prevalente, sembra che il principale elemento che possa contribuire a definire meglio il concetto di “mutualità prevalente” sia proprio la destinazione dell’utile. La destinazione degli utili è l’elemento discriminante del concetto di mutualità. Dunque, la cooperativa non ha come scopo quella di remunerare i capitali investiti, bensì di offrire, a seconda del tipo di cooperativa, beni o occasioni di impiego alle condizioni migliori possibili, attraverso lo strumento di remunerazione chiamato “ristorno”. Dall’analisi del testo si evince che la condizione di prevalenza non è valutata con il riguardo al mero raffronto fra soci e terzi, bensì con riferimento ai “ricavi nelle vendite” per le cooperative di consumo e al “costo del lavoro” per le cooperative di produzione e lavoro. Inoltre, è previsto che tale condizione di prevalenza sia documentata nella nota integrativa con l’indicazione specifica dei criteri utilizzati nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico. Ciò conduce alla separazione dei risultati dell’attività mutualistica con i soci da una parte, e dagli utili derivanti dall’attività con i terzi dall’altra, il che comporta una distinta regolamentazione della destinazione degli utili derivanti dall’attività speculativa e dei ristorni conseguenti all’attività mutualistica: gli utili andranno a costituire la riserva indivisibile, mentre i ristorni saranno liberamente appropriabili dai soci. Il mancato rispetto di queste condizioni al termine del secondo esercizio consecutivo fa perdere il requisito della prevalenza e il venir meno delle agevolazioni fiscali a decorrere dal medesimo secondo esercizio (cfr. art. 2545‐octies c.c.15 e Circ. M.A.P. del 13/1/06), con la conseguente perdita dello status giuridico di società cooperativa a mutualità prevalente e il passaggio alla fattispecie delle cooperative “diverse”. La perdita di tale qualifica si verifica, inoltre, in caso di soppressione nello statuto delle citate clausole mutualistiche a decorrere dall’esercizio in cui sono state apportate le modifiche statutarie. C’è da dire, infine, che secondo le disposizioni transitorie, il Ministero delle attività produttive ha facoltà di stabilire con apposito decreto regimi derogatori più favorevoli al requisito della prevalenza, secondo il nuovo art. 111‐undecies delle disposizioni di attuazione c.c., in relazione alla struttura dell’impresa e del mercato in cui le cooperative operano. In tal modo, si intende proteggere quelle cooperative in cui lo scopo mutualistico è senz’altro presente ma che non riescono, tuttavia, a rispettare continuativamente il requisito della prevalenza per fattori indipendenti dalla volontà della società e dei suoi amministratori. L’articolo 31 del Decreto Legislativo 28 dicembre 2004, n. 310 modifica l’art. 2545‐octies, 2° comma, provvedendo a sostituire le parole “il bilancio” con le parole “un apposito bilancio”. Al fine di evitare equivoci con il concetto di bilancio civilistico, viene così specificato che il bilancio cui si fa riferimento è un bilancio straordinario, che, dopo l’approvazione, va comunicato entro 60 giorni al Ministero delle attività produttive. 15 42 Lo status di cooperativa a mutualità prevalente viene acquistato con effetto immediato dalle cooperative il cui statuto contiene automaticamente le clausole cosiddette di “non lucratività” di cui all’art. 2514 c.c.: il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi il divieto di distribuire le riserve tra i soci cooperatori l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. Con tali previsioni il legislatore non ha fatto altro che recepire a livello codicistico, sebbene con qualche variante che ne modifica l’essenza16, la normativa tributaria disciplinata dall’art. 26 della Legge Basevi. Nonostante, poi, il fondamentale principio della mutualità sia alla base della distinzione tra società cooperative (a mutualità non solo prevalente ma anche non prevalente o altresì dette diverse) e società lucrative, le cooperative devono fare riferimento per il proprio funzionamento alle due diverse tipologie di società lucrative indicate dalla legge: la società per azioni e la società a responsabilità limitata. In particolare, le cooperative obbligate a seguire il modello delle SpA sono quelle che superano contestualmente il numero di 19 soci e il milione di euro dell’attivo totale dello stato patrimoniale17. Le società cooperative Per quanto riguarda il limite alla distribuzione dei dividendi di cu alla lett. a), la modificazione introdotta dall’art. 2514 c.c. riguarda il parametro di riferimento, essendosi sostituito il tasso di interesse legale ragguagliato al capitale effettivamente versato (di cui all’art. 26 della Legge Basevi), con la remunerazione massima praticata a favore dei buoni postali fruttiferi aumentata di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato (ad es. se l’interesse del buono postale è il 3 %, il dividendo massimo che la cooperativa può riconoscere ai soci è il 5,5 %). La disposizione consente dunque una maggiore elasticità rispetto al passato e, soprattutto, introduce un limite correlato alla situazione di mercato, a tutto vantaggio del socio e della remunerazione del suo capitale. Inoltre, il nuovo limite previsto dalla lett. b) dell’art. 2514 – che non figurava nella precedente legge “Basevi” – è da mettere in relazione con la nuova disciplina che attiene alla facoltà concessa alla società cooperativa, con maggiore libertà che nel passato, di emettere strumenti finanziari. Il limite è fissato per “gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori” che non possono essere remunerati in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi (per cui il limite dell’interesse che la cooperativa può riconoscere ai soci che sottoscrivono gli strumenti finanziari da essa emessi è pari a 4,5 punti percentuali, a cui occorre sommare l’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi; ad es. se l’interesse dei buoni postali è il 3 %, l’interesse massimo che può essere riconosciuto ai soci è il 7,5 %). Sicché la clausola limitativa non riguarda gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione a non soci, quali i titoli di debito e, in genere, i titoli diversi da quelli che rappresentano la partecipazione al capitale della società. Il legislatore quindi, prende atto delle esigenze di patrimonializzazione della cooperativa e coerentemente riconosce a tale categoria di società la facoltà di offrire rendimenti adeguati per consentire ai capitali di affluire nell’impresa. 17 Questo limite sarà aggiornato ogni tre anni con decreto del Ministero delle attività produttive in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. 16 43 obbligate a seguire il modello delle Srl sono quelle costituite da persone fisiche in numero da 3 a 8 soci; inoltre, possono optare per il modello delle Srl quelle con meno di 20 soci e con un attivo dello stato patrimoniale senza limiti e quelle che, pur con una base sociale più numerosa, non superano il limite di 1 milione di euro dell’attivo dello stato patrimoniale. Nell’ambito delle cooperative a mutualità prevalente, come già osservato prima, si distinguono 14 diverse categorie di cooperative. Le tre categorie più numerose sono nell’ordine: 1. Cooperative di produzione e lavoro (20.448 iscrizioni) 2. Cooperative edilizie di abitazione (10.357 iscrizioni) 3. Cooperative sociali (9.617 iscrizioni) Tab. 2 ‐ Graduatoria secondo la numerosità delle categorie delle società cooperative a mutualità prevalente (Valori assoluti e percentuali; Gennaio 2006) CATEGORIA Cooperative di produzione e lavoro Cooperative edilizie di abitazione Cooperative sociali Altre cooperative Cooperative di conferimento prodotti agricoli Cooperative di lavoro agricolo Cooperative di consumo Cooperative di trasporto Cooperative di pesca Consorzi e cooperative di garanzia e fidi Banche di credito cooperativo Consorzi cooperativi Cooperative di dettaglianti Nn Consorzi agrari TOTALE VALORI ASSOLUTI 20.448 10.357 9.617 5.786 4.746 2.250 1.334 1.128 929 644 426 415 124 19 13 58.236 INCIDENZA (%) 35,1 17,8 16,5 9,9 8,1 3,9 2,3 1,9 1,6 1,1 0,7 0,7 0,2 0,0 0,0 100,0 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive Di seguito si fornisce, quindi, un prospetto delle caratteristiche essenziali e dell’articolazione settoriale di ciascuna categoria18; un illustrazione puramente “qualitativa” che, cioè, pur fondandosi su di un criterio quantitativo (la numerosità delle imprese, come già detto) non segnala la connotazione numerica delle cooperative attive nei diversi comparti ma fornisce un quadro esaustivo del tessuto imprenditoriale di ogni singola tipologia di cooperativa. All’interno del prospetto, inoltre, si indicano i tre comparti produttivi di maggior rilievo, in cui cioè opera la quota più consistente di cooperative. Tab.3 – Principali attività economiche delle cooperative a mutualità prevalente (Valori assoluti e percentuali; Gennaio 2006) Viene esclusa la categoria delle Banche di Credito Cooperativo per cui si rimanda all’Approfondimento sul credito cooperativo (ved. Parte Terza). 18 44 Le cooperative a mutualità prevalente ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI IALI ESSENZ CODICE ATECO A 01.1 A 01.2 ART. 2511 C.C. CAPITALE VARIABILE SCOPO MUTUALISTICO A 01.4 2512 C.C. MUTUALITÀ PREVALENTE • attività produzione di beni e servizi svolta prevalentemente nei confronti dei soci • prestazioni lavorative dei soci prevalenti rispetto a quelle di non soci • apporti di beni e servizi da parte dei soci prevalenti rispetto ai non soci Coltivazioni agricole, orticolture, floricoltura Allevamento di animali Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Grad. Ateco prevalente 3° Valori assoluti Inc. % 2.258 3,9 619 1,1 2.650 4,6 1.841 3,2 712 641 1.059 5.643 637 575 1,2 1,1 1,8 9,7 1,1 1,0 662 1,1 759 1,3 1.924 2.245 2.513 563 668 3,3 3,9 4,3 1,0 1,1 1.387 2,4 2.072 1.382 3,6 2,4 630 1,1 4.156 7,1 1.531 2,6 975 1,7 di cui: A 01.41 ART. DESCRIZIONE A 05.0 D 15.5 F 45 F 45.2 F 45.3 F 45.4 G 51.3 G 52.1 I 60.2 I 63.1 K 70.1 K 70.2 K 72.3 K 74.1 K 74.7 K 74.8 M 80.4 N 85.3 di cui: N 85.32 O 92.3 Attività dei servizi connessi all’agricoltura; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Pesca, piscicoltura e servizi connessi Industria lattiero-casearia e dei gelati Costruzioni Edilizia e genio civile Installazione dei servizi in un fabbricato Lavori di completamento degli edifici Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati Altri trasporti terrestri Movimentazione merci e magazzinaggio Attività immobiliari in conto proprio Locazione di beni immobili Elaborazione elettronica dei dati Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione Servizi di pulizia e disinfestazione Altre attività di servizi alle imprese Corsi di formazione e perfezionamento ed altre attività di insegnamento Assistenza sociale 1° 2° Assistenza sociale non residenziale Altre attività dello spettacolo, di intrattenimento e divertimento Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive Come si evince dalla precedente tabella, nell’ambito generale delle “cooperative a mutualità prevalente” le attività economiche principali risultano essere, nell’ordine: Edilizia e genio civile, Assistenza sociale, Servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia. 45 Iniziamo ora l’analisi delle 14 categorie dell’Albo partendo dalle cooperative di produzione e lavoro. Queste, secondo quanto disposto dall’art. 23 del D.L.C.P.S. 14/12/47, n. 1577 e successive modifiche, hanno quale scopo sociale quello di ricercare e garantire l’occupazione di propri soci alle migliori condizioni di mercato. A tal fine, i soci lavoratori sono tenuti, in adempimento al contratto sociale, a prestare la propria attività all’interno della cooperativa, diretta alla produzione di servizi e, in senso più generale, al conseguimento dello scopo statutario. La figura del socio lavoratore non è assimilabile a quella del lavoratore subordinato, per cui non è assoggettabile alla stessa normativa, se non a quelle previsioni espressamente richiamate da specifiche norme di legge. Le cooperative di produzione e lavoro ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO A 01.1 A 01.4 SCOPO SOCIALE: ricercare e garantire l’occupazione ai soci alle migliori condizioni di mercato DE 22.1 F 45.2 F 45.3 F 45.4 I 60.2 I 63.1 I 63.2 K 72.3 K 74.1 K 74.2 K 74.7 K 74.8 M 80.4 N 85.3 O 92.3 O 93.0 DESCRIZIONE Coltivazioni agricole, orticolture, floricoltura Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Editoria Edilizia e genio civile Installazione dei servizi in un fabbricato Lavori di completamento degli edifici Altri trasporti terrestri Movimentazione merci e magazzinaggio Altre attività connesse ai trasporti Elaborazione elettronica dei dati Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione Attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri studi tecnici Servizi di pulizia e disinfestazione Altre attività di servizi alle imprese Corsi di formazione e perfezionamento ed altre attività di insegnamento Assistenza sociale Altre attività dello spettacolo, di intrattenimento e divertimento Servizi alle famiglie 2° 1° 3° Riguardo alle principali attività economiche svolte, dall’analisi dei dati relativi alle iscrizioni nell’Albo risulta che la maggior parte delle cooperative di produzione e lavoro è dedita alla movimentazione merci e al magazzinaggio. Importante rilievo rivestono anche l’attività edilizia e i servizi di pulizia e disinfestazione. Le cooperative di lavoro agricolo 46 ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO DESCRIZIONE ART. 2135 C.C. COOPERATIVE DI PRODUZIONE AGRICOLA • coltivazione del fondo • gestione delle stalle A 01 A 01.1 di cui: A 01.12.1 A 01.2 A 01.3 COOPERATIVE DI SERVIZIO IN AGRICOLTURA • fornitura di beni e servizi per la produzione o la gestione d’impresa • trasformazione e commercializzazione dei prodotti conferiti dai soci A 01.4 Agricoltura, caccia e relativi servizi Coltivazioni agricole, orticolture, floricoltura Coltivazioni di ortaggi in piena aria Allevamento di animali Coltivazioni agricole associate all’allevamento di animali: attività mista Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi 1° 3° 2° di cui: A 01.41 Attività dei servizi connessi all’agricoltura; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Silvicoltura e utilizzazione di aree forestali e servizi A 02.0 connessi DA 15.3 Lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, G 51.3 bevande e tabacchi Sono cooperative di lavoro agricolo, ai sensi dell’art. 2135 c.c., tutte quelle che esercitano effettivamente attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame ed attività connesse (ossia attività volte alla trasformazione o alienazione di prodotti agricoli, quando rientrano nel normale esercizio dell’agricoltura). Nell’ambito delle cooperative agricole è, poi, possibile distinguere una cooperazione di produzione di beni, una cooperazione di servizio ai soci ed una cooperazione mista, che unisce le due tipologie prima citate. Le cooperative di produzione agricola sono quelle società che gestiscono direttamente la coltivazione del terreno con il lavoro dei propri soci e provvedono successivamente alla commercializzazione dei prodotti ottenuti. A tale categoria appartengono sia cooperative che si occupano della conduzione dei terreni, sia cooperative che esercitano la gestione diretta delle stalle sociali. Nel primo caso, i soci provvedono alla coltivazione di uno o più fondi rustici acquisiti in uso, affitto oppure di propria proprietà (in questo caso, la cooperativa gestisce la coltivazione ma non è proprietaria dei terreni conferiti dai soci). Una ulteriore forma di cooperativa agricola è rappresentata, inoltre, dalla impresa associata, in cui partecipano soci proprietari ma non lavoratori (si pensi, ad esempio, all’apporto di terreni agricoli da parte di Enti pubblici). Nel caso delle stalle sociali, i rapporti tra i soci e la cooperativa restano immutati, tuttavia cambia la specializzazione dell’attività svolta, rivolta, questa volta, alla produzione di carne o latte. 47 Le cooperative di servizio in agricoltura integrano l’attività agricola con l’offerta di servizi che, altrimenti, sarebbe impossibile o eccessivamente oneroso per i singoli soci realizzare. In particolare, si possono individuare due categorie: le cooperative che forniscono beni e servizi per la produzione o la gestione d’impresa (ad esempio, assistenza agro‐zootecnica, amministrativa, etc.) e le cooperative di trasformazione e commercializzazione delle produzioni conferite dai soci (ad esempio, i frantoi sociali, le cantine sociali, etc.). Quest’ultima tipologia di cooperativa rappresenta la categoria, prima individuata, delle cooperative di conferimento di prodotti agricoli e di allevamento. Le cooperative di conferimento di prodotti agricoli e di allevamento ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO Rientrano nella categoria delle cooperative di servizio in agricoltura DESCRIZIONE A 01 A 01.1 Coltivazioni agricole, orticolture, floricoltura di cui: A 01.13.1 Colture viticole Allevamento di animali A 01.2 A 01.3 Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla A 01.4 zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi di cui: Attività dei servizi connessi all’agricoltura; A 01.41 creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Industrie alimentari e delle bevande DA 15 DA 15.3 Lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi DA 15.4 Produzione di oli grassi vegetali e animali DA 15.5 Industria lattiero-casearia e dei gelati DA 15.9 Industria delle bevande Commercio all’ingrosso di materie prime agricole e G 51.2 di animali vivi Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, G 51.3 bevande e tabacchi Commercio al dettaglio in esercizi specializzati di G 52.2 prodotti alimentari, bevande e tabacco Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; K 74.1 consulenza commerciale e di gestione 2° 1° 3° Alla luce delle considerazioni appena fatte, si intuisce che le principali attività economiche delle cooperative di lavoro agricolo e di conferimento dei prodotti agricoli e dell’allevamento siano strettamente legate all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. In particolare le coltivazioni agricole, l’orticoltura e la floricoltura, da un lato, e le attività di 48 servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, dall’altro, rappresentano in entrambi i casi le principali attività. In terza posizione, quale settore prevalente si individua l’allevamento degli animali nelle cooperative di lavoro agricolo e l’industria lattiero‐casearia e dei gelati nelle cooperative di conferimento dei prodotti agricoli e di allevamento. Le cooperative sociali sono state introdotte con la legge 381/1991, che individua nelle società cooperative lo strumento idoneo per il perseguimento di finalità sociali e della promozione umana (art. 1), da realizzare attraverso la gestione di servizi socio‐sanitari, educativi e di attività produttive, nella quale permettere l’integrazione di persone socialmente svantaggiate. Tramite la citata legge, si è assistito ad una sorta di privatizzazione di pubblici servizi, che si contrappone, in un certo qual modo, alla privatizzazione del pubblico impiego. La cooperativa sociale si configura come l’unico tipo di società commerciale prevista dal Codice Civile che non si proponga lo scopo di lucro, avendo come finalità preminente la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini. In tal senso, possiamo affermare che la cooperativa sociale si pone a metà strada tra una società commerciale, di cui condivide la tipica struttura imprenditoriale, e le associazioni di volontariato, di cui condivide la finalità sociale della promozione umana senza perseguire il profitto economico. Lo scopo particolare che tale categoria di cooperativa persegue deve essere segnalato addirittura nella ragione sociale della società e caratterizzare l’intera struttura sociale. Proprio al fine di evitare possibili confusioni, le cooperative sociali sono state suddivise in due grandi categorie: le cooperative che svolgono attività di gestione di servizi socio‐sanitari ed educativi non finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; le cooperative che, attraverso lo svolgimento delle più disparate attività (agricole, industriali, commerciali o di servizi), mirano invece a tale inserimento. Il dibattito in merito alla necessità di specificare nello statuto della cooperativa in quale dei due ambiti operare (necessità legata alle diverse conseguenze che l’iscrizione separata nelle due sezioni ha soprattutto sul piano del trattamento contributivo previdenziale ed assistenziale dei soci e delle relative agevolazioni), è stato definitivamente risolto con circolare del Ministero del Lavoro dell’8 novembre 1996, n. 153, che ha ammesso la possibile coesistenza nello statuto e, quindi, il possibile contestuale svolgimento di entrambe le tipologie di attività sopra citate. Ciò, innanzitutto, per la constatazione della tendenza manifestata dalle cooperative di formulare progetti complessi e finalizzati, contemporaneamente, al raggiungimento della promozione umana e all’integrazione sociale tramite l’inserimento lavorativo. Ulteriori motivazioni sono state, poi, ravvisate, ad esempio, nella necessità che molte aree in stato di bisogno e di svantaggio hanno di individuare interventi funzionalmente 49 collegati da parte delle cooperative e nell’ammissibilità della fiscalizzazione degli oneri sociali solo nel caso in cui le persone impiegate fossero soggetti svantaggiati. I settori in cui si riscontra una forte preponderanza di cooperative sociali sono: l’assistenza sociale, i servizi di pulizia e disinfestazione ed, infine, le attività di servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia. Le cooperative sociali ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO A 01.1 A 01.4 DESCRIZIONE Coltivazioni agricole, orticolture, floricoltura Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi 3° Di cui: L. 381/91 • attività di gestione di servizi socio-sanitari ed educativi non finalizzate all’inserimento di persone svantaggiate • attività di vario genere (agricole, industriali, etc.) finallizzate all’inserimento di persone svantaggiate Attività dei servizi connessi all’agricoltura; A 01.41 creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi A 01.41.3 Sistemazione di parchi, giardini, aiuole DE 22.2 Stampa ed attività dei servizi connessi alla stampa Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e K 74.1 societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione K 74.7 Servizi di pulizia e disinfestazione K 74.8 Altre attività di servizi alle imprese M 80.1 Istruzione primaria Corsi di formazione e perfezionamento ed altre M 80.4 attività di insegnamento N 85.1 Attività dei servizi sanitari N 85.3 Assistenza sociale Di cui: N 85.32 Assistenza sociale non residenziale O 90.0 Altre attività dello spettacolo, di intrattenimento e O 92.3 divertimento O 93.0 Servizi alle famiglie 2° 1° 50 Le cooperative edilizie di abitazione rappresentano invece, dopo quella di produzione e lavoro, la categoria più numerosa su tutto il territorio nazionale e, proprio per la rilevanza rivestita, hanno subito delle modificazioni nel corso degli anni. In particolare, accanto alle tipologie a proprietà indivisa (in cui il socio paga un canone d’uso a fronte del godimento, illimitato temporalmente, di un immobile che è e resta di proprietà della cooperativa) e a proprietà divisa (in cui il socio assegnatario dell’immobile ne diviene anche il proprietario), è stata aggiunta quella delle cooperative per alloggi in affitto a tempo definito o indeterminato (in cui il socio ottiene in locazione un immobile di proprietà della cooperativa, potendone, però, riscattare la proprietà). L’edilizia e le attività immobiliari in conto proprio rappresentano le attività che connotano maggiormente la categoria indicata. Le cooperative edilizie e di abitazione ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI I soci sono assegnatari di immobili: • a PROPRIETÀ DIVISA • a PROPRIETÀ INDIVISA • IN AFFITTO, di cui è possibile riscattare la proprietà CODICE ATECO F 45 F 45.2 K 70 K 70.1 K 70.2 DESCRIZIONE Costruzioni Edilizia e genio civile Attività immobiliari Attività immobiliari in conto proprio Locazione di beni immobili 3° 1° 2° Le cooperative della pesca si propongono di garantire l’occupazione dei soci attraverso l’esercizio della pesca, con imbarcazioni proprie o dei singoli soci, sia in acque interne (pesca lacuale e fluviale) che marine, nonché attraverso lo svolgimento di attività inerenti o accessorie alla pesca. Infatti, oltre a quelle dedite esplicitamente alla piscicoltura, assumono un ruolo fondamentale quelle che si occupano del commercio dei prodotti della pesca ma anche quelle che effettuano consulenza in ambito legale, contabile, fiscale, commerciale alle cooperative della pesca. 51 Le cooperative della pesca ATTIVITÀ PREVALENTI ELEMENTI ESSENZIALI CODICE ATECO • Attività della pesca vera e propria • Attività di attività accessorie o inerenti alla pesca B 05 B 05.0 G 51.1 G 51.3 G 52.2 K 74.1 DESCRIZIONE Pesca, piscicoltura e servizi connessi Pesca, piscicoltura e servizi connessi Intermediari del commercio Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi Commercio al dettaglio in esercizi specializzati di prodotti alimentari, bevande e tabacco Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione di cui: K 74.14.4 Consulenza amministrativo-gestionale pianificazione aziendale 1° 2° 3° e Le cooperative di consumo (o di consumatori) costituiscono una categoria che coinvolge un grande numero di soci per la funzione sociale che esse svolgono, ossia la difesa dei consumatori di generi di largo consumo, con l’obiettivo di ottenere i prodotti di migliore qualità alle condizioni più vantaggiose possibili. A tal fine, le cooperative di consumo acquistano generi di consumo, merci, servizi, prodotti ed articoli di qualsiasi natura e tipo, provvedendo alla loro trasformazione e successivamente alla loro distribuzione tra i consumatori, soci e non soci. Inoltre, organizzano ed erogano ai consumatori servizi accessori all’attività di distribuzione, mediante punti vendita fissi o ambulanti, trattorie, mense e magazzini. Infine si occupano della promozione di attività dirette alla tutela, all’informazione, all’educazione igienico‐sanitaria ed alimentare. Nell’ambito delle cooperative di consumo, particolare rilievo rivestono le attività legate al commercio al dettaglio in esercizi non specializzati, i bar ed, infine, gli alberghi e ristoranti. 52 Le cooperative di consumo ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO A 01.4 G 51.1 G 51.3 G 51.4 DIFESA DEI CONSUMATORI: G 52 • Attività di acquisto dei generi di consumo G 52.1 • Trasformazione dei beni G 52.2 • Distribuzione dei beni G 52.4 • Erogazione di servizi accessori alla distribuzione H 55 H 55.3 H 55.4 K 70.1 K 70.2 K 74.1 K 74.8 O 92 O 92.3 O 92.6 DESCRIZIONE Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Intermediari del commercio Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi Commercio all’ingrosso di altri beni di consumo finale Commercio al dettaglio (escluso quello di autoveicoli e di motocicli); riparazione di beni personali e per la casa Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati Commercio al dettaglio in esercizi specializzati di prodotti alimentari, bevande e tabacco Commercio al dettaglio in esercizi specializzati di altri prodotti (esclusi quelli di seconda mano) Alberghi e ristoranti Ristoranti Bar Attività immobiliari in conto proprio Locazione di beni immobili Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione Altre attività di servizi alle imprese Attività ricreative, culturali e sportive Altre attività dello spettacolo, di intrattenimento e divertimento Attività sportive 1° 3° 2° Le cooperative di dettaglianti sono dedite, come indica il nome stesso, al commercio; spiccano, in particolare, le attività degli intermediari del commercio, del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi ed, infine, di quello relativo agli altri beni di consumo finale. 53 Le cooperative di dettaglianti ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO G 51 Attività di commercio a condizioni più vantaggiose per i soci G 51.1 G 51.3 G 51.4 G 51.9 G 52.1 DESCRIZIONE Commercio all’ingrosso e intermediari del commercio, autoveicoli e motocicli esclusi Intermediari del commercio Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi Commercio all’ingrosso di altri beni di consumo finale Commercio all’ingrosso di altri prodotti Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati 1° 2° 3° Le cooperative di trasporto rappresentano una fattispecie tipica delle cooperative di servizio, che si propone lo scopo di procurare occasioni di lavoro ai propri soci, operatori di attività di trasporto. Ciò che le distingue dalle cooperative di prestazione di servizi a terzi, che rientrano nelle cooperative di lavoro, è la proprietà dei mezzi di trasporto (ad esempio, cooperative fra autotrasportatori, tassisti, moto‐taxi, etc., in cui ciascun socio è proprietario di un mezzo). Come indica la denominazione stessa,le attività di trasporto e di movimentazione delle merci sono quelle prevalenti nell’ambito di questa tipologia di cooperative. Le cooperative di trasporto ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO Attività di trasporto che i soci effettuano con mezzi di proprietà I 60.2 I 63.1 I 63.2 I 63.4 K 74.14 DESCRIZIONE Altri trasporti terrestri Movimentazione merci e magazzinaggio Altre attività connesse ai trasporti Attività delle altre agenzie di trasporto Consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale 1° 2° 3° 54 Nei consorzi cooperativi, i principali settori di attività sono quelli della consulenza legale, fiscale, gestionale, commerciale, etc. e dei servizi alle imprese ma un rilievo fondamentale è anche rivestito dall’attività edile. I consorzi cooperativi ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO A 01.4 F 45 F 45.2 F 45.3 F 45.4 G 51.1 G 51.3 I 60.2 I 63.1 K 70.1 K 72.3 K 74 K 74.1 DESCRIZIONE Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Costruzioni Edilizia e genio civile Installazione dei servizi in un fabbricato Lavori di completamento degli edifici Intermediari del commercio Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi Altri trasporti terrestri Movimentazione merci e magazzinaggio Attività immobiliari in conto proprio Elaborazione elettronica dei dati Attività di servizi alle imprese Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione di cui: K 74.14.4 Consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale Attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri K 74.3 studi tecnici K 74.8 Altre attività di servizi alle imprese Corsi di formazione e perfezionamento ed altre M 80.4 attività di insegnamento N 85.3 Assistenza sociale Attività di organizzazioni associative O 91 O 93.0 Servizi alle famiglie 2° 1° 3° I consorzi agrari sono disciplinati dalla legge 28 ottobre 1999, n. 410, che ha chiarito, agli artt. 1 e 3, la natura giuridica di tali unità economiche, denominandole cooperative a tutti gli effetti. Tale ricomprensione trova , tuttavia, alcune deroghe e specificazioni, in quanto, le disposizioni delegate contenute all’art. 5, comma terzo, della legge 3 ottobre 2001, n. 366, che hanno introdotto la riforma del codice civile per quanto attiene alle società cooperative, non sono applicabili ai consorzi agrari o, meglio, non direttamente. Infatti, le 55 nuove disposizioni sono applicabili ai consorzi agrari solo in base al rinvio contenuto nella citata legge speciale 410/99, che integra la disciplina codicistica prevista agli artt. 2511 e segg. del c.c.. L’art. 2 della legge 410/99 stabilisce, poi, che lo scopo dei consorzi agrari consiste nel contribuire all’innovazione e al miglioramento della produzione agricola, nonché alla predisposizione e gestione dei servizi utili in agricoltura. La natura sociale conseguita comporta il rispetto dello scopo mutualistico (art. 2511 c.c.) da parte dei consorzi agrari, la cui inosservanza snaturerebbe altrimenti la ratio della legge. Nell’ambito dei consorzi agrari le attività economiche prevalenti risultano essere: i servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, la produzione di prodotti per l’alimentazione degli animali e il commercio all’ingrosso di materie prime agricole e di animali vivi. I consorzi agrari ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI ART. 2 DELLA L. 410/99 Lo scopo è contribuire all’innovazione e al miglioramento della produzione agricola nonché alla predisposizione e alla gestione di servizi utili in agricoltura CODICE ATECO DESCRIZIONE A 01.4 Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi 1° DA 15.7 Produzione di prodotti per l’alimentazione degli animali 2° I consorzi di garanzia dei fidi o “confidi” hanno avuto origine con la legge quadro sull’artigianato (Legge 25 luglio 1956, n. 860). Sono nati allo scopo di aiutare le cooperative che, per gestire la propria attività, fanno ricorso al finanziamento esterno, dovendo ovviamente garantire agli istituti di credito o società di leasing che erogano il prestito la restituzione dell’intero capitale e dei relativi interessi alle scadenze convenute. Pertanto, i confidi intervengono a favore delle cooperative fornendo le idonee garanzie richieste dagli istituti di credito per l’erogazione del prestito. I confidi hanno ricevuto una nuova disciplina con D.L. n. 269/2003. In particolare, l’art. 13 di tale decreto ridefinisce la struttura organizzativa, patrimoniale e gestionale dei confidi, con lo scopo di attribuire quella solidità patrimoniale e quelle tutele istituzionali necessari per soddisfare i requisiti previsti negli accordi di Basilea 2. Le nuove regole dettate dall’art. 13, oltre a dare una definizione puntuale dei confidi e del loro ambito di operatività e a introdurre previsioni per tutelarne la denominazione, sono 56 finalizzate a: riorganizzare in un sistema efficiente i numerosi confidi già esistenti; regolamentarli sotto il profilo societario e di funzionamento, al fine di attribuire a tali organismi la solidità patrimoniale e le tutele istituzionali in grado di migliorare la valutazione del rischio da parte degli istituti di credito; prevederne l’ingresso nel mondo degli intermediari finanziari vigilati; incentivarne la trasformazione in forme giuridiche più strutturate. Nel rispetto dei principi di Basilea 2, la garanzia concessa da un confidi ha valore solo nella misura in cui permette di migliorare il rating della controparte interessata. Il ruolo dei confidi assume, inoltre, un’importanza crescente, poiché consiste nello stabilire relazioni non solo con le banche per la concessione della garanzia ma anche con le imprese e, nello specifico, con le cooperative assistite, attraverso la fornitura di servizi consulenziali collaterali. In effetti, quanto appena detto è confermato dai dati relativi alle iscrizioni all’Albo delle cooperative, da cui si evince l’importanza che le attività ausiliarie dell’intermediazione finanziaria e quelle legali, di contabilità, di consulenza fiscale e societaria, commerciale e di gestione, nonché gli studi di mercato e i sondaggi di opinione rivestono nell’ambito dei confidi. I consorzi e cooperative di garanzie dei fidi ELEMENTI ATTIVITÀ PREVALENTI ESSENZIALI CODICE ATECO G 51.1 J 65 ART. 13 DEL D.L. 269/2003 Lo scopo è quello di garantire le cooperative per i prestiti assunti presso gli istituti di credito e fornire loro servizi di consulenza ed assistenza nella gestione delle attività J 65.1 J 65.2 J 67 J 67.1 K 74.1 DESCRIZIONE Intermediari del commercio Intermediazione monetaria e finanziaria (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 2° Altre intermediazioni finanziarie Attività ausiliarie dell’intermediazione finanziaria, escluse le assicurazioni e i fondi pensione Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione di cui: K 74.14.4 Consulenza amministrativo-gestionale pianificazione aziendale K 74.8 Altre attività di servizi alle imprese Attività di organizzazioni associative O 91 1° 3° e 57 Tutte le altre tipologie di cooperative diverse dalle categorie sinora descritte rientrano nel gruppo delle cosiddette “altre cooperative”. Le principali attività economiche da esse svolte sono, nell’ordine, le attività di consulenza (legale, fiscale, commerciale, etc.) alle imprese, quelle di servizi alle imprese ed, infine, l’edilizia. Le altre cooperative ELEMENTI ESSENZIALI ATTIVITÀ PREVALENTI CODICE ATECO DESCRIZIONE A 01.1 A 01.4 DE 22.1 F 45.2 F 45.3 G 51.1 G 52.1 H 55.4 I 60.2 I 63.1 K 70.1 K 70.2 K 72.3 K 74.1 Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Editoria Edilizia e genio civile Intermediari del commercio Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande Bar Altri trasporti terrestri Movimentazione merci e magazzinaggio Attività immobiliari in conto proprio Locazione di beni immobili Elaborazione elettronica dei dati Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione Di cui: K 74.14.4 Consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale Attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri K 74.2 studi tecnici K 74.7 Servizi di pulizia e disinfestazione K 74.8 Altre attività di servizi alle imprese Corsi di formazione e perfezionamento ed altre M 80.4 attività di insegnamento N 85.3 Assistenza sociale Attività ricreative, culturali e sportive O 92 Altre attività dello spettacolo, di intrattenimento e O 92.3 divertimento Attività di biblioteche, archivi, musei ed altre attività O 92.5 culturali O 92.6 Attività sportive O 93.0 3° 1° 2° 58 2.2.2 Le cooperative “diverse” Come già osservato, l’art. 5 della legge delega n. 366/2001 distingue le cooperative a mutualità prevalente meritevoli del trattamento di favore previsto dall’art. 45 della Costituzione e pertanto qualificate come cooperative costituzionalmente riconosciute da quelle a mutualità non prevalente o “diverse”, appunto, da quelle costituzionalmente riconosciute. Pertanto, la distinzione tra le due categorie si basa su un’opzione statutaria (la introduzione di clausole di non lucratività) e su un’opzione gestionale (la prevalenza) che può avere riscontro anche in una specifica clausola statutaria e che si incentra sulla scelta aziendale di mantenere prevalente nel tempo il rapporto di scambio con i soci rispetto a qualunque atro tipo di rapporto. Entrambi i requisiti (la non lucratività e la prevalenza dei rapporti di scambio con i soci) previsti agli artt. 2512 e 2514 c.c., si ricorda, rappresentano i presupposti fondamentali ed imprescindibili su cui si fonda una società cooperativa meritevole del riconoscimento costituzionale; ciò in quanto la cooperativa a scopo prevalentemente mutualistico nasce per il soddisfacimento dei bisogni dei soci e in tale ottica anche il rapporto con i non soci si dovrebbe qualificare strumentale a tale finalità, per cui, secondo quanto disposto dal nuovo art. 2521, comma 2, la mancata previsione statutaria di rapporti con soggetti non soci non consente di poterli instaurare. E’, dunque, sufficiente l’assenza di uno dei requisiti prescritti per far venire meno la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente. Ciò non significa che si perda la natura giuridica di cooperativa bensì che si adotti un modello organizzativo alternativo, diverso appunto da quello a mutualità prevalente. Pertanto, in base a quanto previsto dal D. lgs. 6/2003,le cooperative diverse appartengono comunque al genus della cooperazione; pur mancando del requisito della prevalenza e pur presentando una maggiore apertura verso il mercato, si prestano comunque a realizzare lo scopo mutualistico; tuttavia, la loro mutualità assume un connotato meno accentuato rispetto alle cooperative ove l’attività svolta è rappresentata prevalentemente dallo scambio mutualistico. Ne discende che anche le cooperative diverse possiedono una funzione sociale; possono usufruire delle agevolazioni di natura previdenziale, finanziaria, etc. diversi da quelli di natura tributaria che l’ordinamento concede alle cooperative in genere; devono possedere e mantenere i requisiti strutturali e funzionali caratteristici del fenomeno mutualistico; devono, infine, osservare una disciplina che tende comunque ad attenuare la lucratività incondizionata che caratterizza le società con scopo lucrativo. Al di là di una scelta aziendale fatta ex ante, alla forma di cooperative diverse si perviene anche in due ulteriori ipotesi che comportano la perdita della qualifica di mutualità prevalente; si tratta, come già detto nel paragrafo intitolato alle cooperative a mutualità prevalente, del caso in cui la società decide di modificare le clausole statutarie della prevalenza mutualistica, di cui all’art. 2514 c.c., o del caso in cui la società non riesce al termine del secondo esercizio a seguire i criteri per la soddisfazione del requisito della prevalenza posti all’art. 2513 c.c.. 59 Pur articolandosi nelle stesse categorie previste per le cooperative a mutualità prevalente ‐ se si esclude quella delle cooperative sociali e delle banche di credito cooperativo, che sono di diritto a mutualità prevalente ‐ non si procederà alla disamina dettagliata delle articolazioni settoriali di ciascuna tipologia di cooperativa diversa. Ci limitiamo soltanto a rilevare che complessivamente risultano iscritte 3.821 società nell’Albo delle Cooperative. Nell’ambito delle cooperative diverse, inoltre, le categorie più numerose sono nell’ordine: 4. Altre categorie (1.343 iscrizioni) 5. Cooperative di produzione e lavoro (1.193 iscrizioni) 6. Cooperative edilizie di abitazione (614 iscrizioni) Tab. 4 ‐ Graduatoria secondo la numerosità delle categorie delle società cooperative diverse (Valori assoluti e percentuali; Gennaio 2006) VALORI ASSOLUTI INCIDENZA ( %) Altre cooperative 1.343 35,1 Cooperative di produzione e lavoro 1.193 31,2 Cooperative edilizie di abitazione 614 16,1 Cooperative di conferimento prodotti agricoli 160 4,2 Cooperative di lavoro agricolo 143 3,7 Cooperative di consumo 131 3,4 Cooperative di trasporto 89 2,3 Consorzi cooperativi 31 0,8 Cooperative di pesca 25 0,7 Cooperative di dettaglianti 19 0,5 Consorzi e cooperative di garanzia e fidi 15 0,4 Consorzi agrari 10 0,3 Nn 48 1,3 3.821 100,0 CATEGORIA Totale Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive Va poi sottolineato come, analogamente a quanto già riscontrato nelle cooperative a mutualità prevalente, anche nell’ambito delle cooperative diverse, l’edilizia (ATECO F45.2) si conferma quale principale settore di attività economica. In seconda posizione, per numerosità di cooperative, si posiziona invece il comparto delle attività immobiliari in conto proprio, seguito, infine, dall’allevamento degli animali. 60 Tab.5 – Principali attività economiche delle cooperative diverse (Valori assoluti e percentuali; Gennaio 2006) Le cooperative diverse ATTIVITÀ PREVALENTI CODICE ATECO A 01.1 a 01.2 A 01.4 DE 22.1 F 45 F 45.2 F 45.3 F 45.4 G 51.3 G 52.1 G 52.4 I 60.2 I 63.1 K 70.1 K 70.2 K 72.3 K 74.1 K 74.7 K 74.8 M 80.4 N 85.3 O 92 O 92.3 O 92.6 O 93.0 DESCRIZIONE Coltivazioni agricole, orticolture, floricoltura Allevamento di animali Attività dei servizi connessi all’agricoltura e alla zootecnia, esclusi i servizi veterinari; creazione e manutenzione di giardini, aiuole e spazi verdi Editoria Costruzioni Edilizia e genio civile Lavori di completamento degli edifici Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e tabacchi Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati Commercio al dettaglio in esercizi specializzati di altri prodotti (esclusi quelli di seconda mano) Altri trasporti terrestri Movimentazione merci e magazzinaggio Attività immobiliari in conto proprio Locazione di beni immobili Elaborazione elettronica dei dati Attività legali, contabilità, consulenza fiscale e societaria; studi di mercato e sondaggi di opinione; consulenza commerciale e di gestione Servizi di pulizia e disinfestazione Altre attività di servizi alle imprese Corsi di formazione e perfezionamento ed altre attività di insegnamento Assistenza sociale Attività ricreative, culturali e sportive Altre attività dello spettacolo, di intrattenimento e divertimento Attività sportive Servizi alle famiglie Grad. Ateco prevalente 3° 1° 2° Valori assoluti Inc. % 115 37 3,0 0,9 120 3,1 60 95 390 50 47 46 63 1,6 2,5 10,2 1,3 1,2 1,2 1,6 41 1,1 98 108 164 54 62 2,6 2,8 4,3 1,4 1,6 113 3,0 93 103 2,4 2,7 44 1,2 57 32 89 89 43 1,5 0,8 2,3 2,3 1,1 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive 2.3 LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DELLE COOPERATIVE ISCRITTE ALL’ALBO E’ interessante valutare ora come si distribuiscono sul territorio le cooperative iscritte all’Albo (cfr. nota 14). Si effettua, pertanto, in questo paragrafo un’analisi della distribuzione territoriale che tuttavia non tiene conto delle cooperative non soggette (pari 61 a 196), cioè di quelle non disciplinate dalla normativa sulla mutualità prevalente in base a quanto previsto dalla legge 366/2001. Pertanto, esclusa tale categoria residuale, in Italia si contano 62.057 cooperative iscritte all’Albo, di cui 58.236 a mutualità prevalente e 3.821 non a mutualità prevalente altrimenti dette “diverse”, denotando la decisa superiorità numerica della prima sezione rispetto alla seconda. Scendendo nel dettaglio territoriale, emerge che in quasi ogni regione oltre il 90% delle cooperative iscritte all’Albo è a mutualità prevalente. In particolare, l’incidenza più elevata delle cooperative appartenenti a tale sezione rispetto al totale delle cooperative registrate all’Albo si riscontra nel Trentino Alto Adige (99,8%); il valore più basso, invece, si rileva in Valle d’Aosta (86,8%), ove, di contro, si registra la più alta percentuale di cooperative diverse (13,2%). Tab. 6 ‐ Distribuzione delle cooperative, delle cooperative a mutualità prevalente e delle cooperative diverse iscritte all’Albo per regione in ordine alfabetico (Gennaio 2006) * VALORI ASSOLUTI REGIONE COOPERATIVE A MUTUALITÀ PREVALENTE Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle dʹAosta Veneto ITALIA 1.265 848 1.558 4.997 4.829 1.121 6.511 1.247 7.835 1.375 391 3.018 5.061 2.366 6.584 3.563 1.618 771 92 3.186 58.236 VALORI PERCENTUALI COOPERATIVE TOTALE DIVERSE COOPERATIVE 86 53 138 329 205 78 509 99 612 104 21 188 282 91 436 261 4 65 14 246 3.821 1.351 901 1.696 5.326 5.034 1.199 7.020 1.346 8.447 1.479 412 3.206 5.343 2.457 7.020 3.824 1.622 836 106 3.432 62.057 COOPERATIVE A MUTUALITÀ PREVALENTE 93,6 94,1 91,9 93,8 95,9 93,5 92,7 92,6 92,8 93,0 94,9 94,1 94,7 96,3 93,8 93,2 99,8 92,2 86,8 92,8 93,8 COOPERATIVE TOTALE DIVERSE COOPERATIVE 6,4 5,9 8,1 6,2 4,1 6,5 7,3 7,4 7,2 7,0 5,1 5,9 5,3 3,7 6,2 6,8 0,2 7,8 13,2 7,2 6,2 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 *Sono escluse le cooperative non soggette Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive Si conferma il primato della Lombardia che conta ben 8.447 iscrizioni all’Albo. Il Mezzogiorno, inoltre, rappresenta, come già detto in precedenza, un’area ove il tessuto imprenditoriale locale conta una rilevante consistenza di imprese cooperative; basti pensare che, delle prime cinque regioni che registrano il numero più elevato di cooperative iscritte, 3 sono meridionali: Sicilia (7.020), Puglia (5.343) e Campania (5.326)). 62 Un aspetto interessante riguarda l’individuazione in ogni regione delle categorie di cooperative più numerose ‐ e ,quindi, maggiormente diffuse sul territorio ‐, all’interno delle quattordici previste dal D.M. 23 giugno 2004, n. 310, distinguendo quelle che appartengono alla sezione delle cooperative a mutualità prevalente da quelle “diverse”. Tab. 7 ‐ Distribuzione delle prime 3 categorie più numerose delle cooperative a mutualità prevalente iscritte all’Albo per regione in ordine alfabetico (Gennaio 2006) COOPERATIVE A MUTUALITÀ PREVALENTE REGIONE 1° CATEGORIA Abruzzo Basilicata Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro 2° INC. % CATEGORIA 3° INC. % CATEGORIA INC. % 12,8 36,4 Cooperative sociali 20,6 Cooperative edilizie di abitazione 41,9 Cooperative edilizie di abitazione 16,4 Cooperative sociali 15,3 Calabria Cooperative di produzione e lavoro 31,3 Cooperative sociali 20,9 Cooperative di conferimento prodotti agricoli 17,4 Campania Cooperative di produzione e lavoro 42,6 Cooperative edilizie di abitazione 21,2 Cooperative sociali 13,3 Emilia Romagna Cooperative di produzione e lavoro 28,7 Altre cooperative 21,6 Friuli Venezia Giulia Cooperative di produzione e lavoro 39,5 Cooperative sociali 15,7 38,8 Cooperative edilizie di abitazione 26,1 36,3 Cooperative sociali 23,3 33,1 Cooperative sociali 20,3 32,9 Cooperative sociali 18,6 40,7 Cooperative sociali 19,9 38,0 Cooperative sociali 21,3 33,3 Cooperative edilizie di abitazione 28,7 Cooperative sociali 12,3 43,3 Cooperative sociali 20,7 Cooperative edilizie di abitazione 9,9 22,6 Cooperative sociali 13,6 20,7 Altre cooperative 16,4 Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro 38,6 29,9 Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di conferimento prodotti agricoli Cooperative di conferimento prodotti agricoli Cooperative sociali Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di conferimento prodotti agricoli Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di conferimento prodotti agricoli Cooperative di conferimento prodotti agricoli 14,7 13,9 14,7 14,0 18,1 12,9 12,5 9,5 Altre cooperative 27,3 Cooperative edilizie di abitazione 17,5 Umbria Cooperative di produzione e lavoro 34,2 Cooperative sociali 21,7 Valle dʹAosta Cooperative di produzione e lavoro 34,8 Altre cooperative 25,0 Cooperative sociali 19,6 Veneto Cooperative di produzione e lavoro 31,5 Cooperative sociali 20,9 Cooperative di conferimento prodotti agricoli 12,0 ITALIA Cooperative di produzione e lavoro 35,1 Cooperative edilizie di abitazione 17,8 Cooperative sociali 16,5 Trentino Alto Adige 15,0 11,9 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive 63 Con riferimento alla prima tipologia indicata, la graduatoria secondo l’incidenza percentuale delle tre categorie più numerose a livello regionale denota che la maggior parte delle cooperative iscritte all’Albo si concentra su poche attività. In particolare, sono cinque le categorie più numerose identificate: le cooperative di produzione e lavoro, le cooperative edilizie e di abitazione, le cooperative sociali, le cooperative di conferimento di prodotti agricoli e dell’allevamento ed, infine, le altre cooperative. A livello nazionale, come prima sottolineato, le cooperative di produzione e lavoro incidono per il 35,1%, seguite da quelle edilizie e di abitazione (17,8%) e dalle sociali (16,5%). Anche a livello regionale, se si esclude il caso del Trentino Alto Adige (ove prevale la componente relativa alle “altre cooperative”), la categoria principale, ovvero più consistente, risulta quella delle cooperative di produzione e lavoro. Le incidenze più elevate, rispetto alla totalità di cooperative presenti a livello regionale, si registrano in Sardegna (43,3%), in Campania (42,6%) e Basilicata (41,9%). La seconda categoria più diffusa in ben 11 regioni è rappresentata dalle cooperative sociali (Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria e Veneto); seguono le cooperative edilizie e di abitazione (Basilicata, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige) ed, infine, le “altre cooperative” (in Emilia Romagna e in Valle d’Aosta). La regione in cui il peso delle cooperative sociali, rispetto alla totalità di cooperative, risulta più elevato è la Liguria. La Puglia, invece, presenta la più alta percentuale di cooperative edilizie e di abitazione (28,7%) mentre la Valle d’Aosta evidenzia l’incidenza maggiore delle “altre cooperative” (25%). L’importanza in Italia del fenomeno delle cooperative edilizie e di abitazione e di quelle sociali trova ulteriore conferma nell’analisi relativa alla terza categoria più numerosa. Appartengono ad essa anche le cooperative di conferimento dei prodotti agricoli e dell’allevamento (in Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto) e le “altre cooperative” (in Toscana). Analogamente, l’analisi delle categorie più consistenti nell’ambito delle cooperative diverse pone in evidenza una situazione piuttosto omogenea a livello territoriale. Peraltro, le principali attività delle cooperative diverse coincidono con quelle già evidenziate per le cooperative a mutualità prevalente (cfr. Tab.8). Osservando, da ultimo, la concentrazione sul territorio per singola categoria delle cooperative a mutualità prevalente, si nota come non solo la Lombardia ma anche altre regioni assorbono in una o più categorie il maggior numero di iscritti. Ad esempio, le cooperative di trasporto e le cooperative edilizie di abitazione si concentrano prima di tutto nel Lazio (rispettivamente il 20,3% e il 16,4% del totale nazionale). Le cooperative di conferimento di prodotti agricoli sono, invece, maggiormente presenti in Emilia Romagna (15%), mentre in Trentino Alto Adige si contano il maggior numero di banche di credito cooperativo (23,9% del totale degli iscritti nella categoria). La Toscana, poi, è la regione che 64 assorbe il maggior numero di consorzi cooperativi (17,3%), la Sicilia detiene, invece, il numero più consistente di cooperative di lavoro agricolo (oltre ¼ del totale nazionale), mentre in Campania si conta la componente maggiore (23,1%) dei consorzi agrari. Infine, il Veneto assorbe il maggior numero di cooperative di pesca (17,4%). Tab. 8 ‐ Distribuzione delle prime 3 categorie più numerose delle cooperative diverse iscritte all’Albo per regione in ordine alfabetico (Gennaio 2006) COOPERATIVE DIVERSE REGIONE 1° CATEGORIA Abruzzo Basilicata Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro 2° INC. % CATEGORIA INC. % 24,4 37,2 Altre cooperative 29,1 32,1 Cooperative edilizie di abitazione 26,4 Altre cooperative 18,9 Altre cooperative 21,0 Cooperative di conferimento prodotti agricoli 18,1 27,1 Altre cooperative 17,6 Cooperative di produzione e lavoro 34,1 Campania Cooperative di produzione e lavoro 40,4 Emilia Romagna Altre cooperative 60,0 Friuli Venezia Giulia Altre cooperative 44,9 Cooperative di produzione e lavoro 30,5 Liguria Altre cooperative 45,5 Lombardia Altre cooperative 44,9 Marche Altre cooperative 53,8 Molise Cooperative di produzione e lavoro 19,0 Altre cooperative 45,2 Piemonte 3° INC. % Cooperative edilizie di abitazione Calabria Lazio CATEGORIA Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Altre cooperative Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di lavoro agricolo Cooperative di produzione e lavoro 15,1 30,8 29,5 30,3 27,1 12,5 19,0 27,7 Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di consumo 9,0 26,1 13,1 15,4 11,5 19,0 11,2 Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro 31,6 Altre cooperative 24,5 47,3 Cooperative edilizie di abitazione 16,5 51,1 Altre cooperative 23,2 Toscana Altre cooperative 54,0 Trentino Alto Adige Altre cooperative 50,0 Umbria Altre cooperative 35,4 Cooperative di produzione e lavoro 30,8 Cooperative edilizie di abitazione 10,8 Cooperative di produzione e lavoro 50,0 Altre cooperative 35,7 Cooperative edilizie di abitazione 14,3 Veneto Altre cooperative 39,0 23,6 Cooperative di consumo 10,7 ITALIA Altre cooperative 35,1 31,2 Cooperative edilizie di abitazione 16,1 Puglia Sardegna Sicilia Valle dʹAosta Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di dettaglianti Cooperative di produzione e lavoro Cooperative di produzione e lavoro 18,4 25,0 Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di lavoro agricolo Cooperative edilizie di abitazione Cooperative edilizie di abitazione Cooperative di produzione e lavoro 8,3 19,5 12,1 8,0 15,3 25,0 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive 65 Tab. 9 ‐ Individuazione delle 3 regioni che assorbono il maggior numero di iscrizioni per ciascuna delle quattordici categorie di cooperative a mutualità prevalente (Gennaio 2006) COOPERATIVE A MUTUALITÀ PREVALENTE CATEGORIE Altre cooperative 1° 2° 3° REGIONE INC. % REGIONE INC. % REGIONE INC. % Lombardia 18,5 Emilia Romagna 18,1 Toscana 10,1 Trentino Alto Adige Campania 23,9 Lombardia 11,3 Veneto 9,4 23,1 15,4 Toscana 15,4 Toscana 17,3 16,4 Lombardia 15,4 Consorzi e cooperative di garanzia e fidi Lombardia 11,2 Lombardia Emilia Romagna Puglia 10,9 10,4 Cooperative di dettaglianti Lombardia 18,5 Lazio 15,3 15,0 36,5 25,8 17,4 12,7 20,3 16,4 16,6 13,5 Puglia Piemonte Puglia Sardegna Lazio Campania Sicilia Lazio Sicilia 10,1 12,4 11,2 15,5 12,4 16,7 14,4 9,9 11,3 Veneto Emilia Romagna Sicilia Toscana Campania Sicilia Sicilia Puglia Puglia Sicilia Lazio Banche di credito cooperativo Consorzi agrari Consorzi cooperativi Cooperative di conferimento prodotti agricoli Emilia Romagna Cooperative di consumo Lombardia Cooperative di lavoro agricolo Sicilia Cooperative di pesca Veneto Cooperative di produzione e lavoro Lombardia Cooperative di trasporto Lazio Cooperative edilizie di abitazione Lazio Cooperative sociali Lombardia Totale cooperative Lombardia 13,7 9,4 11,1 7,4 13,9 12,4 11,6 14,0 9,3 11,2 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Albo Cooperative del Ministero delle Attività Produttive 66 PARTE TERZA APPROFONDIMENTO: LE BANCHE COOPERATIVE 67 3.1 LA DISCIPLINA DELLE BANCHE COOPERATIVE La regolamentazione delle banche di credito cooperativo, collocata principalmente negli artt. 28 e seguenti del Decreto Legislativo 1 settembre 1993, n. 385, (Testo Unico Bancario), è stata modificata inizialmente dal Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 342, e successivamente dai decreti correttivi della riforma societaria (Decreto Legislativo 6 febbraio 2004, n. 37, e da ultimo Decreto Legislativo 28 dicembre 2004 n. 310); in particolare, la recente riforma del diritto societario ha inciso in modo non irrilevante ma senza neanche eccessivi stravolgimenti sulla disciplina delle banche cooperative19. Con il Decreto Legislativo 28 dicembre 2004, n. 310, sono state dettate una serie di nuove modificazioni e integrazioni al TUB allo scopo di coordinare la riforma societaria con la disciplina speciale delle banche costituite in forma cooperativa (Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo – BCC ‐). Il coordinamento realizzato dal Decreto Legislativo n. 310/2004 ha reso applicabili nei confronti di dette categorie di banche le disposizioni del riformato codice civile che non incidono su aspetti sostanziali della relativa disciplina speciale contenuta nel TUB. In particolare, il coordinamento relativamente alle banche cooperative consente di superare le incertezze del quadro normativo derivanti dalla precedente esclusione di dette banche dall’ambito di applicazione della riforma societaria. In sintesi, la nuova disciplina conferma la distinzione tra i due modelli di banca cooperativa individuati dal TUB, incentrandola sulla diversa intensità del requisito mutualistico. Le BCC sono ricondotte alla categoria civilistica delle cooperative «a mutualità prevalente», in quanto tenute ad adottare nei propri statuti le clausole di cui all’articolo 2514 c.c. oltre che a rispettare i criteri di operatività prevalente con i soci definiti ai sensi dell’articolo 35 del TUB; con riguardo alle banche popolari, è stata, invece, espressamente esclusa l’applicabilità delle disposizioni che fanno riferimento alla condizione di prevalenza mutualistica. Rispetto alle società cooperative, le banche cooperative devono procedere all’adeguamento degli statuti alle nuove disposizioni del codice civile entro un termine differente, anche utilizzando procedure deliberative semplificate. Infatti, l’art. 37 del Decreto Legislativo n. 310/2004 ha sostituito l’art. 223‐terdecies delle disposizioni di attuazione e transitorie c.c., che ora testualmente dispone, con riferimento alle banche in L’art. 5, ultimo comma, della legge delega 3 ottobre 2001 n. 366 escludeva dall’ambito di applicazione della riforma della disciplina delle società cooperative “le banche popolari, le banche di credito cooperativo e gli istituti della cooperazione bancaria in genere”, facendo unicamente “salva l’emanazione di norme di mero coordinamento che non incidano sui profili di carattere sostanziale della relativa disciplina”. In attuazione di tale previsione, il legislatore era intervenuto una prima volta, con il Decreto Legislativo 17 gennaio 2003 n. 6, introducendo nelle disposizioni di attuazione del codice civile l’art. 223‐terdecies, secondo cui “Le banche di credito cooperativo che rispettino le norme delle leggi speciali sono considerate cooperative a mutualità prevalente. Alle banche popolari, alle banche di credito cooperativo ed ai consorzi agrari continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di entrata in vigore della legge n. 366 del 2001” (cioè vigenti alla data del 23 ottobre 2001). La disposizione, soprattutto nel suo secondo comma, aveva peraltro dato origine a consistenti dubbi interpretativi. 19 68 esame: “Alle banche popolari e alle banche di credito cooperativo si applica l’articolo 223‐duodecies; il termine per l’adeguamento degli statuti alle nuove disposizioni inderogabili del codice civile è fissato al 30 giugno 2005. Entro lo stesso termine le banche cooperative provvedono all’iscrizione presso l’Albo delle società cooperative”. 3.2 L’ALBO DELLE BANCHE COOPERATIVE La citata disposizione dell’art. 37 del Decreto Legislativo n. 310/2004, nel fare generico riferimento alle “banche cooperative”, stabilisce – risolvendo in senso affermativo il dubbio che si era posto con la legislazione precedente – che anche le banche popolari sono tenute all’iscrizione all’Albo, non essendo invece dubbia l’iscrizione delle banche di credito cooperativo. Con l’iscrizione nell’Albo, le BCC fruiscono, al pari delle altre cooperative a mutualità prevalente, delle agevolazioni fiscali. Meno ovvia la conclusione per le Banche Popolari, che notoriamente sono escluse da agevolazioni fiscali, e non sono neanche sottoposte alle revisioni cooperative; esse non possono neanche usufruire dei benefici ed agevolazioni di carattere non tributario, perché altrimenti verrebbe a crearsi una incostituzionale disparità di trattamento con le altre cooperative a mutualità non prevalente, soggette agli obblighi di contribuzione e devoluzione a favore dei fondi mutualistici. Sembra, quindi, che per le Banche Popolari l’iscrizione nell’Albo delle cooperative ‐ ora testualmente prevista dalla legge ‐ abbia esclusivamente finalità anagrafiche (anche in considerazione del fatto che le stesse Banche Popolari non sono del tutto sottratte alla vigilanza cooperativa, a norma dell’art. 1, comma 2, del Decreto Legislativo n. 220/2002; ed appare quindi indispensabile assicurare un censimento delle banche stesse, ai suddetti fini). In quanto cooperative, alle Banche Popolari si applicano le disposizioni del codice civile, e della relativa normativa attuativa, che all’Albo delle cooperative fanno riferimento, fatta ovviamente eccezione per quelle disposizioni che si riferiscono alle sole cooperative a mutualità prevalente. Così, se non è certamente riferibile alle banche cooperative l’art. 2515, ultimo comma, c.c. (che impone l’obbligo di indicare il numero di iscrizione all’albo delle cooperative a mutualità prevalente), come pure ‐ stavolta per espressa previsione di inapplicabilità ex art. 150‐bis, comma 2, Testo Unico Bancario‐ l’art. 2512, ultimo comma, c.c. (che impone alle cooperative a mutualità prevalente l’obbligo di iscriversi nell’albo e di depositarvi annualmente i bilanci), trovano invece applicazione sia l’art. 15 del Decreto Legislativo n. 220/2002 (che assoggetta all’iscrizione all’albo, “a fini anagrafici e della fruizione dei benefìci fiscali o di altra natura”, tutte le cooperative), sia l’art. 223‐sexiesdecies, comma 1, ultima parte, c.c. (che prevede l’iscrizione all’albo anche delle cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente). 69 3.3 LA DIMENSIONE DEL CREDITO 20 Nella presente sezione si cerca di fornire una misura delle caratteristiche strutturali (numerosità di istituti bancari e sportelli, diffusione sul territorio, quote di mercato) delle due tipologie di banche cooperative, Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo, rapportando le stesse al quadro complessivo di istituti bancari operanti in Italia. Va al riguardo precisato che le Banche Popolari e le BCC sono soggetti diversi sia come mission (attività lucrativa, mutualistica, etc.)21 che come inquadramento giuridico (si è visto prima che solo le BCC godono delle agevolazioni previste per le cooperative a mutualità prevalente). Si ritiene, quindi, utile valutare separatamente le dinamiche temporali dei due soggetti “cooperativi”, presentando nei successivi paragrafi una disamina dell’operatività del sistema di BCC e delle Banche Popolari in termini di raccolta e impiego di risorse (analisi dei depositi e degli impieghi) o di diffusione sul territorio – livello di sportellizzazione rispetto alla popolazione e alle imprese ‐. 3.3.1 Le Banche di Credito Cooperativo Le BCC sono banche locali nella proprietà, nell’operatività, nell’interesse, definito nell’obiettivo statutario, di promuovere la crescita ‐ economica, ma anche morale e sociale ‐ dei propri soci e delle proprie comunità locali. In quanto intermediari locali, inoltre, le BCC contribuiscono in maniera determinante ad evitare o risolvere i problemi legati all’accesso al credito dei piccoli operatori. Fermo restando il ruolo importante svolto dalle BCC nello sviluppo del sistema socio‐ imprenditoriale locale, si sottolinea come nel presente paragrafo si tende a fornire un’analisi temporale dell’operatività delle BCC intesa in termini di sportellizzazione, di diffusione territoriale e di raccolta e impiego di risorse creditizie, rimandando alla letteratura specialistica per approfondimenti sul ruolo sociale svolto dalle BCC. Fatte le dovute premesse, si osserva che il mercato creditizio italiano si compone a dicembre 2004 di 778 istituti bancari, di cui il 60% localizzati nell’area settentrionale. Le BCC, in particolare, costituiscono la parte preponderante della rete bancaria italiana, I dati presentati in questa sezione sono di fonte Banca d’Italia e sono estratti sia dalla Base Informativa Pubblica (B.I.P.) on‐line sia dalla Relazione Annuale sul 2004. 21 Le BCC si distinguono, infatti, nettamente dalle Banche Popolari in quanto, diversamente da queste ultime, non presentano aspetti lucrativi nella gestione della banca e nella partecipazione dei soci, e sono connotate dai caratteri del localismo e della mutualità. Il “mutualismo”, in particolare, è un carattere esclusivo delle BCC tra le banche cooperative. In base ad esso lʹattività delle Banche di Credito Cooperativo deve essere necessariamente e prevalentemente indirizzata a favore dei soci e rispondere nel complesso allʹinteresse collettivo della base sociale. 20 70 incidendo per oltre il 56% sul numero complessivo di banche operanti sul territorio nazionale. A livello territoriale ed in termini assoluti, la quota prevalente di BCC risulta concentrata nel Nord‐Est d’Italia (184 banche), seguito dal Mezzogiorno (110), dal Centro (85) ed, infine, dal Nord‐ovest (60); in termini relativi, invece, è il Mezzogiorno a registrare la più alta percentuale di BCC rispetto alla numerosità complessiva di banche operanti nell’area (75,3%). Tab. 1 ‐ Distribuzione delle Banche di Credito Cooperativo – BCC‐ per regione in ordine alfabetico (Valori assoluti e percentuali; Anni 1998, 2004) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Centro Nord‐Est Nord‐Ovest Mezzogiorno ITALIA BCC (Numero) 2004 Incid. BCC su totale banche (%) 2004 Incid. BCC su totale banche (%) 1998 Diff. ’04 / ’98 (%) 8 6 19 22 25 16 24 1 48 20 3 9 23 2 27 36 102 5 2 41 85 184 60 110 439 61,5 85,7 90,5 68,8 44,6 64,0 36,9 14,3 27,3 71,4 100,0 30,0 74,2 40,0 79,4 59,0 91,1 38,5 100,0 71,9 50,9 73,6 27,9 75,3 56,4 71,4 70,6 83,8 75,8 52,4 61,3 43,8 25,0 33,1 67,9 80,0 40,0 61,8 25,0 65,5 62,7 91,4 30,8 75,0 76,6 53,2 76,8 34,6 71,1 61,0 ‐9,9 15,1 6,7 ‐7,0 ‐7,8 2,7 ‐6,9 ‐10,7 ‐5,8 3,5 20,0 ‐10,0 12,4 15,0 13,9 ‐3,7 ‐0,3 7,7 25,0 ‐4,7 ‐2,3 ‐3,2 ‐6,7 4,2 ‐4,6 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Banca d’Italia Le Banche di Credito Cooperativo rivestono, dunque, una grande importanza nel panorama bancario del Paese ed in due regioni, Molise e Valle d’Aosta, rappresentano l’unica tipologia creditizia esistente. Una forma che, come già detto, risulta 71 particolarmente diffusa nelle regioni meridionali; in particolare, al Molise segue la Calabria, con una incidenza del 90,5%, mentre la Sardegna si pone in ultima posizione, con un valore del 40%. Spiccano, poi, nel Nord‐Est, il Trentino Alto Adige (che da solo accoglie 102 BCC, ovvero il 91,1% dell’universo bancario regionale), nel Centro, le Marche (71,4%) e nel Nord‐Ovest, dopo la Valle d’Aosta, il Piemonte (30%). L’analisi dinamica mostra, inoltre, una diminuzione negli ultimi anni del numero di istituti bancari operanti sul territorio: infatti, tra il 1998 ed il 2004, le aziende bancarie si riducono di 144 unità (da 922 a 778). Inoltre, parallelamente si nota che l’incidenza delle BCC rispetto all’intero sistema bancario diminuisce di 4,6 punti percentuali passando dal 61% del 1998 al 56,4% del 2004. Una contrazione che ha interessato soprattutto il Nord Ovest (‐6,7%) mentre l’unica variazione positiva interessa il Mezzogiorno (+4,2%). La diminuzione osservata del numero BCC va però letta alla luce di una scelta intesa a superare una dimensione minima ritenuta non profittevole o a risolvere situazioni di difficoltà in cui alcune BCC si sono venute a trovare nel corso degli ultimi anni. Il processo di concentrazione tra BCC attuato negli ultimi anni va dunque visto in chiave positiva, come scelta strategica volta a rafforzare il loro ruolo nel panorama bancario italiano. Per comprendere meglio il livello di operatività delle banche nell’ambito delle relazioni che esse intrattengono con gli utenti, siano essi imprese o privati, è interessante porre l’attenzione sulla diffusione degli sportelli bancari. A fine 2004 si contano in Italia 30.946 sportelli, quindi una media di 40 sportelli per banca; nel 11,2% dei casi (3.465, in valori assoluti), si tratta di sportelli appartenenti a BCC. Il Nord‐Est risulta essere l’area a maggiore concentrazione di sportelli bancari delle BCC, sia in riferimento al totale delle BCC presenti in Italia (1.557 su 3.465) sia in riferimento al tessuto complessivo bancario dell’area (18,7% degli sportelli totali presenti nel Nord‐Est sono delle BCC). Il Mezzogiorno è, invece, la zona in cui si riscontra complessivamente il numero più basso di sportelli di BCC (525). Anche in termini di incidenza rispetto alla totalità degli sportelli bancari presenti nella singola ripartizione geografica, poi, il Mezzogiorno si configura come l’area a minore diffusione di sportelli di Banche di Credito Cooperativo (7,7%). Scendendo nel dettaglio regionale dello stock di sportelli, la Lombardia (594 sportelli) ed il Veneto (522) conquistano le prime due posizioni, accogliendo da sole circa il 32% del totale degli sportelli di BCC presenti nel Paese; la Sardegna (5) ed il Molise (14) si posizionano, invece, ultime nella graduatoria regionale. In termini relativi, invece, il Trentino Alto Adige ed il Friuli Venezia Giulia rappresentano le regioni ove gli sportelli bancari sono prevalentemente appartenenti a banche di tipo cooperativo (l’incidenza è rispettivamente pari al 56,3% e al 20,9%), attestando ancora una volta l’importanza del credito cooperativo nell’area nord orientale d’Italia. Al contrario, il peso più basso si registra in Sardegna (0,7%) e in Liguria (1,9%). 72 Dal punto di vista dinamico si osserva, inoltre, come oltre a registrarsi negli anni una crescita complessiva degli sportelli in Italia abbastanza sostenuta (dai 26.255 del 1998 ai 30.946 del 2004), cresce il peso degli sportelli delle BCC. Si passa, infatti, dal 10,6% del totale degli sportelli detenuti nel 1998 all’11,2% del 2004. Nonostante, quindi, la diminuzione dei soggetti operanti sul territorio nel processo di razionalizzazione del sistema di BCC si assiste ad una crescita degli sportelli del 25%, passando questi dai 2.770 del 1998 ai 3.465 del 2004. Tab. 2 ‐ Distribuzione degli sportelli delle BCC per regione in ordine alfabetico (Valori assoluti e percentuali; Anni 1998, 2004) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino‐Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Centro Nord‐Est Nord‐Ovest Mezzogiorno ITALIA BCC (Numero sportelli) 2004 61 29 85 111 326 191 182 17 594 148 14 138 88 5 132 249 518 36 19 522 615 1.557 768 525 3.465 Incid. BCC su totale sportelli (%) 2004 9,8 12,0 16,6 7,2 10,1 20,9 7,4 1,9 10,0 13,8 10,0 5,4 6,5 0,7 7,7 11,0 56,3 6,8 19,8 15,9 Incid. BCC su totale sportelli (%) 1998 10,0 13,9 17,5 8,3 9,6 17,4 6,8 0,6 9,1 11,8 10,6 4,6 6,4 0,3 8,2 9,7 58,9 6,6 11,8 13,7 9,7 18,7 8,1 7,7 8,6 18,2 7,0 8,1 1,1 0,5 1,1 ‐0,4 11,2 10,6 0,6 Diff. ’04 / ’98 (%) ‐0,2 ‐1,9 ‐0,9 ‐1,1 0,5 3,5 0,6 1,3 0,9 2,0 ‐0,6 0,8 0,1 0,4 ‐0,5 1,3 ‐2,6 0,2 8,0 2,2 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Banca d’Italia Oltre ad esaminare la distribuzione territoriale, risulta interessante capire quanto e dove il sistema bancario sia più o meno in grado di soddisfare la domanda di chi opera sul territorio. A tal fine si rivela utile analizzare il grado di diffusione degli sportelli in relazione agli abitanti e al numero di imprese presenti sul territorio. 73 In Italia sono presenti 61 sportelli bancari ogni 10.000 imprese, di cui 6,8 di Banche di Credito Cooperativo e circa 6 ogni 10.000 abitanti, di cui 0,6 appartenenti a BCC. Il Nord‐ Est conferma il suo primato, rappresentando l’area con la più alta incidenza di sportelli di BCC sia rispetto alle imprese (14,5 ogni 10.000 aziende), sia rispetto alla popolazione (1,4 ogni 10.000 abitanti). A livello regionale e nell’intero Paese, in particolare, è il Trentino Alto Adige a registrare il valore più elevato (51,5 sportelli ogni 10.000 imprese e 5,3 ogni 10.000 abitanti). I valori più bassi si riscontrano, invece, nel Mezzogiorno e, ad in particolare in Sardegna. Tab. 3 ‐ Distribuzione degli sportelli delle BCC rispetto agli abitanti e alle imprese, per regione in ordine alfabetico (Anno 2004) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Centro Nord‐Est Nord‐Ovest Mezzogiorno ITALIA Sportelli / 10.000 imprese Sportelli / 10.000 abitanti 4,7 5,2 5,5 2,5 7,8 18,7 5,1 1,2 7,6 9,4 4,2 3,4 2,6 0,3 3,4 7,1 51,5 4,4 14,9 11,5 0,5 0,5 0,4 0,2 0,8 1,6 0,3 0,1 0,6 1,0 0,4 0,3 0,2 0,0 0,3 0,7 5,3 0,4 1,5 1,1 0,5 1,4 0,5 0,3 0,6 6,5 14,5 5,7 3,1 6,8 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Banca d’Italia Dal lato della “domanda” bancaria, ed in particolare dei depositi, i consumatori, sia persone fisiche che giuridiche, si rivolgono prevalentemente (78% dei depositi) a banche costituite nella forma di società per azioni. Solo il 9% circa dei depositi interessa le BCC (cfr. Tav.A5 Appendice Statistica). In termini dinamici, tra il 2001 ed il 2004, l’incidenza dei depositi presso le BCC registra una differenza positiva di 1 punto percentuale. 74 Analogamente ai depositi, anche gli impieghi provengono per lo più da Banche SpA e solo in misura inferiore (6,8% del totale) da BCC (cfr. Tav.A6 Appendice Statistica). Gli impieghi, inoltre, seguono la stessa dinamica che interessa i depositi: nei quattro anni presi in considerazione aumentano quelli presso le BCC (+1,7%), permettendo a tali soggetti di guadagnare “fette” di mercato. 3.3.2 Le Banche Popolari Il sistema di Banche Popolari presenta un forte ridimensionamento tra il 1998 ed il 2004: gli istituti operanti in Italia passano, infatti, nell’arco dei sei anni da 56 a 37. L’incidenza sul totale delle banche attive in Italia diminuisce, inoltre, di 1,3 punti percentuali passando dal 6,1% al 4,8% del totale. Tab. 4 ‐ Distribuzione delle Banche Popolari per regione in ordine alfabetico (Valori assoluti e percentuali; Anni 1998, 2004) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino‐Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Centro Nord‐Est Nord‐Ovest Mezzogiorno ITALIA Banche Popolari (Numero) 2004 Incid. Banche Popolari su totale banche (%) 2004 Incid. Banche Popolari su totale banche (%) 1998 Diff. ’04 / ’98 (%) ‐ ‐ ‐ 3 5 1 6 ‐ 7 ‐ ‐ 1 3 ‐ 2 3 1 ‐ ‐ 5 9 12 8 8 37 ‐ ‐ ‐ 9,4 8,9 4,0 9,2 ‐ 4,0 ‐ ‐ 3,3 9,7 ‐ 5,9 4,9 0,9 ‐ ‐ 8,8 5,4 4,8 3,7 5,5 4,8 ‐ ‐ 2,7 8,1 9,5 3,2 8,2 ‐ 8,6 ‐ ‐ 6,7 17,6 ‐ 7,3 5,1 1,4 ‐ ‐ 7,8 5,2 4,7 7,8 6,8 6,1 ‐ ‐ ‐2,7 1,3 ‐0,6 0,8 1,0 ‐ ‐4,6 ‐ ‐ ‐3,4 ‐7,9 ‐ ‐1,4 ‐0,2 ‐0,5 ‐ ‐ 1,0 0,2 0,1 ‐4,1 ‐1,3 ‐1,3 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Banca d’Italia 75 Una possibile spiegazione della brusca diminuzione delle Banche Popolari è rintracciabile nel fatto che alcune di queste si sono trasformate in SpA, mentre altre hanno subito un processo di acquisizione da parte di gruppi bancari. A livello territoriale si nota poi come il Nord‐Est accolga circa 1/3 delle Banche Popolari attive in Italia (12 istituti), mentre a livello regionale la Lombardia presenta con 7 banche il maggior numero di istituti, seguita dal Lazio (6). In termini di sportelli, invece, si sottolinea come le Banche Popolari presentino una consistenza (3.623 sportelli a fine 2004) superiore a quella delle BCC (3.465); in particolare, si contano quasi 98 sportelli per singola Banca Popolare. In termini relativi, dunque, le Banche Popolari registrano un’incidenza sul totale pari a 11,7 punti percentuali; tale valore è, tuttavia, in diminuzione rispetto al 1998 (era il 16,3% del totale) e testimonia la perdita di quote di mercato a vantaggio di altri soggetti bancari. Come nel caso delle BCC, inoltre, il Nord‐Est risulta l’area a maggiore concentrazione di sportelli bancari delle Banche Popolari, sia in riferimento al totale italiano (1.427 su 3.623) sia in riferimento al tessuto complessivo bancario della macroregione (17,1% degli sportelli totali presenti nel Nord‐Est sono delle Banche Popolari). Il Centro è, invece, l’area a più bassa diffusione di sportelli di Banche Popolari (469) anche in termini di incidenza rispetto alla totalità degli sportelli bancari presenti nella singola ripartizione geografica (7,4% a fronte dell’11,7% nazionale). Lombardia (896 sportelli), Veneto (671) ed Emilia Romagna (568) rappresentano nell’ordine le tre regioni con il più elevato numero di sportelli di Banche Popolari. In termini relativi, va però sottolineato come siano il Veneto (20,5%), la Basilicata (19,4%) e la Puglia (19,2%) a conquistare le prime posizioni della graduatoria regionale per incidenza degli sportelli delle Banche Popolari sul totale degli sportelli della regione. In termini dinamici inoltre, come detto, si nota un decremento, relativamente alla sportellizzazione del territorio, del peso delle Banche Popolari sul totale (‐4,6 punti percentuali), causato dal netto decremento del numero complessivo degli sportelli di detti istituti bancari che passano dai 4.274 del 1998 ai 3.623 del 2004. Tale fenomeno interessa tutte le macroaree del Paese ed in particolare il Nord‐Ovest in cui si registra una perdita netta di circa 12 punti percentuali degli sportelli delle Banche Popolari sul totale, dovuta al forte ridimensionamento registrato in Lombardia (‐14,5%) ed in Piemonte (‐11,1%). Al Sud, invece, la situazione appare più stabile ed in Basilicata si registra, addirittura, una crescita dell’incidenza degli sportelli delle Banche Popolari sul totale della regione del 15,2%. 76 Tab. 5 ‐ Distribuzione degli sportelli delle Banche Popolari per regione in ordine alfabetico (Valori assoluti e percentuali; Anni 1998, 2004) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino‐Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Centro Nord‐Est Nord‐Ovest Mezzogiorno ITALIA Incid. Banche Incid. Banche Banche Popolari Popolari su totale Popolari su totale (Numero sportelli) sportelli (%) sportelli (%) 2004 2004 1998 5 47 12 108 568 85 245 85 896 30 13 74 260 1 226 177 103 17 ‐ 671 469 1.427 1.055 672 3.623 0,8 19,4 2,3 7,0 17,7 9,3 9,9 9,3 15,1 2,8 9,3 2,9 19,2 0,1 13,2 7,8 11,2 3,2 ‐ 20,5 0,8 4,2 0,7 11,4 19,1 11,4 10,8 7,1 29,6 2,4 1,8 14,0 18,8 0,0 13,8 8,5 9,2 4,4 7,1 26,5 7,4 17,1 11,1 9,9 8,1 19,9 22,9 10,2 11,7 16,3 Diff. ’04 / ’98 (%) 0,0 15,2 1,6 ‐4,4 ‐1,4 ‐2,1 ‐0,9 2,2 ‐14,5 0,4 7,5 ‐11,1 0,4 0,1 ‐0,6 ‐0,7 2,0 ‐1,2 ‐7,1 ‐6,0 ‐0,7 ‐2,8 ‐11,8 ‐0,3 ‐4,6 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Banca d’Italia In termini di dotazione infrastrutturale bancaria rispetto al tessuto socio‐imprenditoriale, si nota come vi siano in Italia circa 7,2 sportelli di Banche Popolari per 10 mila imprese e circa 0,6 ogni 10 mila abitanti. A livello regionale è il Veneto a registrare il valore più elevato con 14,8 sportelli ogni 10.000 imprese e 1,4 ogni 10.000 abitanti. I valori più bassi si riscontrano, invece, in Valle d’Aosta dove non è presente alcuno sportello e in Sardegna. In termini di depositi e impieghi, infine, si osserva come negli anni le Banche Popolari abbiano registrato, a seguito dei processi prima indicati, una forte perdita di quote di mercato, rappresentando a fine 2004 rispettivamente il 10,9% dei depositi totali ed il 9,9% degli impieghi (cfr. Tavv.A5 e A6 Appendice Statistica). 77 Tab. 6 ‐ Distribuzione degli sportelli delle Banche Popolari rispetto agli abitanti e alle imprese, per regione in ordine alfabetico (Anno 2004) Sportelli/ 10.000 imprese Sportelli/ 10.000 abitanti 0,4 8,4 0,8 2,4 13,5 8,3 6,9 6,2 11,4 1,9 3,9 1,8 7,7 0,1 5,8 5,0 10,2 2,1 ‐ 14,8 0,0 0,8 0,1 0,2 1,4 0,7 0,5 0,5 1,0 0,2 0,4 0,2 0,6 0,0 0,5 0,5 1,1 0,2 ‐ 1,4 0,4 1,4 0,7 0,3 0,6 Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Centro Nord‐Est Nord‐Ovest Mezzogiorno ITALIA 5,0 14,4 7,9 4,0 7,2 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Banca d’Italia 78 APPENDICE STATISTICA 79 Tav. A1 ‐ Graduatoria provinciale decrescente per variazione della numerosità delle cooperative; incidenza delle imprese cooperative sul totale imprese (Valori percentuali; Anni 2001, 2005) GRAD. PROVINCE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 ROMA REGGIO CALABRIA RIETI SASSARI LUCCA FROSINONE MESSINA BRESCIA AGRIGENTO MODENA LATINA RAGUSA SIENA CHIETI BOLZANO‐BOZEN CAGLIARI BENEVENTO SIRACUSA PALERMO IMPERIA VARESE ORISTANO FOGGIA BIELLA VERONA TRAPANI COSENZA AVELLINO MILANO AOSTA ASCOLI PICENO VENEZIA FORLÌ ‐ CESENA LECCE CALTANISSETTA LA SPEZIA PERUGIA PAVIA VITERBO BELLUNO CREMONA CUNEO GENOVA REGGIO EMILIA PISTOIA PADOVA TREVISO RIMINI LʹAQUILA CROTONE BERGAMO MANTOVA IMPRESE IMPRESE COOPERATIVE COOPERATIVE 2001 2005 IMPRESE TOTALI 2005 1.912 598 298 520 401 615 744 911 748 647 924 634 297 453 643 1.108 365 731 2.005 171 579 393 1.494 141 783 714 845 489 6.128 194 342 721 531 850 663 339 648 369 404 142 312 502 680 644 193 504 436 291 366 260 788 358 2.334 727 350 606 466 712 857 1.043 845 729 1.040 708 331 499 702 1.204 394 788 2.161 183 615 417 1.582 149 827 753 884 510 6.372 201 354 745 546 874 679 346 659 375 410 144 316 508 688 651 195 508 439 293 368 261 788 357 230.464 44.239 12.781 43.767 37.856 37.981 47.110 106.308 40.918 67.364 46.368 29.257 26.527 43.672 53.078 62.562 31.743 29.039 76.756 24.125 62.319 14.659 67.954 17.876 89.005 44.613 54.119 38.677 338.010 12.760 41.328 70.982 40.819 64.118 23.050 17.287 63.036 43.617 35.212 15.829 27.938 72.053 69.217 52.614 29.346 93.823 84.169 32.941 26.037 14.859 82.681 39.551 IMPRESE VAR. NUMERO IMPRESE COOPERATIVE/ COOPERATIVE/ COOPERATIVE 10.000 ABITANTI* 2005/2001 1.000 IMPRESE 2005 2005 22,1 10,1 6,1 21,6 16,4 12,8 17,4 27,4 22,8 16,5 13,8 13,0 16,2 12,3 12,3 15,8 18,7 14,6 15,2 18,2 13,0 14,5 9,8 8,9 13,0 20,7 18,5 12,7 10,8 11,0 12,6 22,4 20,0 11,7 24,2 23,1 11,4 12,5 12,7 10,2 11,4 12,8 9,2 13,2 14,7 8,7 19,2 15,7 7,9 12,4 13,6 7,8 27,1 19,8 7,8 28,2 17,4 7,0 7,6 8,5 6,2 9,9 7,3 6,1 28,4 27,1 5,9 23,3 23,0 5,7 8,3 7,9 5,6 9,3 9,6 5,5 16,9 17,4 4,6 16,3 12,1 4,3 13,2 11,7 4,0 18,9 16,6 3,6 15,8 16,4 3,5 8,6 9,3 3,3 10,5 9,0 2,8 13,4 14,7 2,8 13,6 10,9 2,4 29,5 24,7 2,1 20,0 15,8 1,7 10,5 10,4 1,6 8,6 7,3 1,5 11,6 13,7 1,4 9,1 6,8 1,3 11,3 9,1 1,2 7,1 8,9 1,2 9,9 7,9 1,1 12,4 13,4 1,0 6,6 7,0 0,8 5,4 5,8 0,7 5,2 5,2 0,7 8,9 10,2 0,5 14,1 12,1 0,4 17,6 15,1 0,0 9,5 7,7 ‐0,3 9,0 9,1 80 GRAD. PROVINCE 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 ENNA SONDRIO PESCARA PORDENONE MACERATA BRINDISI VERCELLI CATANZARO ISERNIA FERRARA SAVONA CATANIA ROVIGO TARANTO PISA BOLOGNA CAMPOBASSO PESARO E URBINO PIACENZA POTENZA VICENZA LODI NOVARA RAVENNA PARMA CASERTA TRENTO BARI ANCONA TORINO UDINE VERBANO CUSIO GROSSETO VIBO VALENTIA SALERNO LECCO TERAMO COMO ASTI FIRENZE AREZZO NUORO NAPOLI ALESSANDRIA GORIZIA TERNI PRATO MASSA CARRARA LIVORNO MATERA TRIESTE ITALIA IMPRESE IMPRESE COOPERATIVE COOPERATIVE 2001 328 172 308 190 296 776 161 366 134 335 242 2.482 267 843 308 1.052 350 344 334 740 443 272 294 456 506 1.700 585 2.397 548 1.621 535 154 338 158 2.362 256 350 431 201 926 364 385 5.221 389 133 241 433 325 340 498 311 70.029 2005 IMPRESE TOTALI 2005 VAR. NUMERO COOPERATIVE 2005/2001 327 171 305 188 292 763 158 358 131 327 236 2.408 259 816 298 1.017 338 332 322 712 426 261 278 431 478 1.604 551 2.255 514 1.517 497 143 313 145 2.160 234 319 389 181 833 327 344 4.662 347 117 212 379 283 295 407 244 70.397 14.112 15.759 29.876 27.022 36.698 33.932 15.889 28.179 7.829 35.048 28.176 86.160 26.508 42.004 35.574 88.141 25.502 38.608 28.064 36.154 76.562 15.256 28.204 38.100 42.134 69.970 48.412 136.144 41.759 195.628 49.477 12.482 27.521 13.034 96.034 23.576 31.494 43.385 25.168 89.837 34.340 26.435 219.857 43.917 10.514 19.175 27.039 17.895 28.267 19.790 15.443 5.118.498 ‐0,3 ‐0,6 ‐1,0 ‐1,1 ‐1,4 ‐1,7 ‐1,9 ‐2,2 ‐2,2 ‐2,4 ‐2,5 ‐3,0 ‐3,0 ‐3,2 ‐3,2 ‐3,3 ‐3,4 ‐3,5 ‐3,6 ‐3,8 ‐3,8 ‐4,0 ‐5,4 ‐5,5 ‐5,5 ‐5,6 ‐5,8 ‐5,9 ‐6,2 ‐6,4 ‐7,1 ‐7,1 ‐7,4 ‐8,2 ‐8,6 ‐8,6 ‐8,9 ‐9,7 ‐10,0 ‐10,0 ‐10,2 ‐10,6 ‐10,7 ‐10,8 ‐12,0 ‐12,0 ‐12,5 ‐12,9 ‐13,2 ‐18,3 ‐21,5 0,5 IMPRESE IMPRESE COOPERATIVE/ COOPERATIVE/ 1.000 IMPRESE 2005 23,2 10,9 10,2 7,0 8,0 22,5 9,9 12,7 16,7 9,3 8,4 27,9 9,8 19,4 8,4 11,5 13,3 8,6 11,5 19,7 5,6 17,1 9,9 11,3 11,3 22,9 11,4 16,6 12,3 7,8 10,0 11,5 11,4 11,1 22,5 9,9 10,1 9,0 7,2 9,3 9,5 13,0 21,2 7,9 11,1 11,1 14,0 15,8 10,4 20,6 15,8 13,8 10.000 ABITANTI* 2005 18,7 9,5 9,9 6,3 9,3 19,0 8,9 9,7 14,5 9,3 8,4 22,5 10,6 14,1 7,6 10,8 14,6 9,1 11,8 18,2 5,1 12,5 7,9 11,8 11,6 18,2 11,1 14,1 11,1 6,8 9,4 8,9 14,3 8,6 19,8 7,3 10,8 6,9 8,5 8,6 9,8 13,1 15,1 8,1 8,3 9,4 15,9 14,1 8,9 19,9 10,2 12,0 * I dati della popolazione residente sono relativi al 31 dicembre 2004 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Istat e Registro Imprese 81 Tav. A2‐ Movimenti e tassi occupazionali previsti nel 2005 dalle cooperative per regione, provincia e ripartizione territoriale (Valori assoluti e percentuali; Anno 2005) Piemonte Torino Vercelli Novara Cuneo Asti Alessandria Biella Verbano‐Cusio‐Ossola Valle d’Aosta Lombardia Varese Como Sondrio Milano Bergamo Brescia Pavia Cremona Mantova Lecco Lodi Liguria Imperia Savona Genova La Spezia Trentino Alto Adige Bolzano Trento Veneto Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Friuli Venezia Giulia Udine Gorizia Trieste Pordenone Emilia Romagna Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì‐Cesena Rimini Toscana Massa Lucca MOVIMENTI PREVISTI NEL 2005 VA* TASSI PREVISTI NEL 2005 % Entrate Uscite Saldo Entrata Uscita Saldo 9.950 5.050 570 590 1.510 290 820 900 230 140 17.870 1.680 770 340 8.050 1.450 1.990 1.010 650 1.100 490 370 3.650 230 580 2.000 840 1.710 580 1.130 9.530 2.470 1.670 370 1.720 1.540 1.430 330 4.660 1.700 260 1.340 1.350 16.920 1.110 2.300 1.710 2.120 4.740 720 2.030 1.320 860 7.490 320 810 9.270 4.690 690 760 1.180 270 740 660 290 120 14.970 1.350 730 260 6.560 1.200 1.860 760 530 850 400 480 3.050 150 470 1.780 650 1.260 450 830 7.710 1.980 1.380 350 1.350 1.220 1.170 260 3.870 1.440 240 1.100 1.100 14.030 910 1.800 1.440 2.020 3.760 680 1.900 940 580 7.660 280 720 690 360 ‐120 ‐160 320 20 100 240 ‐60 20 2.900 340 40 80 1.490 250 130 240 110 250 90 ‐110 600 100 110 220 190 450 150 300 1.810 480 290 20 370 320 260 80 790 270 30 250 250 2.890 210 500 270 120 980 40 140 380 280 ‐170 40 80 10,7 11,5 8,2 8,0 10,8 10,5 8,9 17,2 6,6 6,5 10,3 17,4 9,4 8,5 10,1 8,4 9,1 11,3 9,0 13,6 10,2 8,2 12,6 9,9 13,5 11,3 18,4 7,8 6,6 8,7 10,1 9,4 11,7 10,7 10,5 9,4 11,9 6,0 14,5 12,8 8,0 15,2 19,9 11,1 12,9 15,5 9,9 8,7 12,2 8,1 11,2 9,6 12,0 9,4 9,5 10,7 10,0 10,7 10,0 10,3 8,4 9,7 8,0 12,6 8,3 5,5 8,6 14,0 8,9 6,5 8,2 6,9 8,5 8,5 7,3 10,5 8,3 10,6 10,5 6,5 11,0 10,0 14,2 5,8 5,1 6,4 8,2 7,6 9,7 10,2 8,2 7,4 9,8 4,7 12,0 10,8 7,3 12,5 16,2 9,2 10,6 12,1 8,4 8,3 9,7 7,7 10,5 6,8 8,1 9,6 8,3 9,5 0,7 0,8 ‐1,7 ‐2,2 2,3 0,7 1,1 4,6 ‐1,7 0,9 1,7 3,5 0,5 2,0 1,9 1,4 0,6 2,7 1,5 3,1 1,9 ‐2,4 2,1 4,3 2,6 1,2 4,2 2,1 1,7 2,3 1,9 1,8 2,0 0,6 2,2 1,9 2,2 1,5 2,5 2,0 0,9 2,8 3,7 1,9 2,4 3,4 1,6 0,5 2,5 0,5 0,8 2,8 3,9 ‐0,2 1,2 1,1 82 Pistoia Firenze Livorno Pisa Arezzo Siena Grosseto Prato Umbria Perugia Terni Marche Pesaro‐Urbino Ancona Macerata Ascoli Piceno Lazio Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone Abruzzo L’Aquila Teramo Pescara Chieti Molise Campobasso Isernia Campania Caserta Benevento Napoli Avellino Salerno Puglia Foggia Bari Taranto Brindisi Lecce Basilicata Potenza Matera Calabria Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Sicilia Trapani Palermo Messina Agrigento Caltanissetta Enna MOVIMENTI PREVISTI NEL 2005 VA* TASSI PREVISTI NEL 2005 % Entrate Uscite Saldo Entrata Uscita Saldo 280 2.790 770 730 500 710 330 280 2.200 1.810 380 2.820 760 1.150 410 500 8.510 250 220 6.970 580 500 1.590 190 200 670 540 340 240 100 4.440 700 160 2.340 270 990 4.350 550 1.950 380 560 920 880 490 400 720 300 140 200 70 20 3.420 270 830 500 200 300 80 250 2.890 830 610 590 760 470 270 1.930 1.640 290 1.990 430 820 330 430 6.750 190 130 5.730 340 370 870 120 120 250 400 230 150 80 3.730 530 90 2.170 230 730 3.960 610 1.840 340 500 690 770 410 360 570 220 110 170 30 30 2.560 190 510 400 130 210 60 40 ‐110 ‐60 130 ‐100 ‐50 ‐140 10 270 180 90 830 340 330 90 70 1.750 60 80 1.230 240 130 720 70 90 420 140 100 90 10 700 160 70 170 40 260 390 ‐50 110 50 60 230 120 80 40 150 80 30 20 20 0 870 70 320 100 70 100 20 6,5 11,1 9,7 9,2 5,8 10,7 8,7 6,3 11,1 12,1 7,9 10,3 13,7 9,8 8,4 9,8 10,6 8,3 11,5 11,2 8,4 8,2 11,4 9,6 6,0 18,0 10,9 10,6 11,3 9,1 11,2 12,3 8,1 11,4 9,2 11,6 10,0 8,2 9,6 7,4 14,3 12,1 9,6 9,2 10,4 7,5 7,6 6,2 8,0 14,0 5,6 8,1 9,2 8,9 6,7 6,2 10,3 5,9 5,8 11,5 10,5 7,7 6,8 11,4 12,5 6,1 9,8 10,9 6,1 7,3 7,7 7,0 6,7 8,4 8,4 6,3 6,8 9,2 5,0 6,0 6,2 6,1 3,6 6,7 8,1 7,1 7,1 7,3 9,4 9,3 4,6 10,6 7,8 8,6 9,1 9,1 9,1 6,6 12,8 9,1 8,4 7,7 9,4 5,9 5,6 4,8 6,8 6,0 8,4 6,0 6,5 5,5 5,4 4,0 7,2 4,5 0,9 ‐0,4 ‐0,8 1,6 ‐1,2 ‐0,8 ‐3,7 0,2 1,4 1,2 1,9 3,0 6,1 2,8 1,8 1,4 2,2 2,0 4,2 2,0 3,5 2,1 5,2 3,6 2,7 11,3 2,8 3,1 4,2 0,9 1,8 2,8 3,6 0,8 1,4 3,1 0,9 ‐0,7 0,5 1,0 1,5 3,0 1,3 1,5 1,0 1,6 2,0 1,3 0,8 4,0 0,0 2,1 2,4 3,4 1,3 2,2 3,4 1,5 83 Catania Ragusa Siracusa Sardegna Sassari Nuoro Cagliari Oristano ITALIA RIPARTIZIONE TERRITORIALE Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno MOVIMENTI PREVISTI NEL 2005 VA* TASSI PREVISTI NEL 2005 % Entrate Uscite Saldo Entrata Uscita Saldo 610 220 420 2.150 710 240 1.020 190 103.310 31.610 32.800 21.010 17.880 390 170 510 1.970 620 150 1.030 170 87.270 27.410 26.860 18.330 14.680 220 50 ‐90 180 90 80 ‐10 20 16.030 4.200 5.950 2.680 3.200 7,9 7,0 9,5 9,6 10,7 7,3 9,8 8,7 10,4 10,6 10,9 10,2 9,7 5,1 5,4 11,5 8,8 9,4 4,6 9,9 7,8 8,8 9,2 8,9 8,9 8,0 2,9 1,6 ‐2,0 0,8 1,4 2,4 ‐0,1 0,9 1,6 1,4 2,0 1,3 1,7 * Valori arrotondati alle decine Fonte: Unioncamere ‐ Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2005 Tav. A3 ‐ Numerosità delle cooperative femminili per regione (Valori assoluti e percentuali; Anni 2003‐ 2005*) Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia‐Romagna Friuli‐Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino‐Alto Adige Umbria Valle D’Aosta Veneto ITALIA COOPERATIVE COOPERATIVE FEMMINILI FEMMINILI 2003 384 319 412 1.440 625 186 1.060 287 1.381 297 128 753 1.120 705 1.767 652 103 187 47 480 12.333 2005 398 302 408 1.433 657 190 1.090 289 1.383 284 115 744 1.132 709 1.793 646 108 202 44 501 12.428 VAR. % 2003‐2005 3,6 ‐5,3 ‐1,0 ‐0,5 5,1 2,2 2,8 0,7 0,1 ‐4,4 ‐10,2 ‐1,2 1,1 0,6 1,5 ‐0,9 4,9 8,0 ‐6,4 4,4 0,8 DISTRIBUZIONE TERRITORIALE 2005 (%) 3,2 2,4 3,3 11,5 5,3 1,5 8,8 2,3 11,1 2,3 0,9 6,0 9,1 5,7 14,4 5,2 0,9 1,6 0,4 4,0 100,0 * i dati dell’anno 2005 sono relativi al I semestre 2005 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere 84 Tav. A4 ‐ Numerosità delle cooperative femminili per settore (Valori assoluti e percentuali; Anni 2003‐ 2005*) COOPERATIVE COOPERATIVE FEMMINILI FEMMINILI Agricoltura, caccia e silvicoltura Pesca,piscicoltura e servizi connessi Estrazione di minerali Attività manifatturiere Prod. e distrib. energ. elettr. ,gas e acqua Costruzioni Comm. ingr. e dett. ‐ rip. beni pers. e per la Alberghi e ristoranti Trasporti,magazzinaggio e comunicaz. Intermediaz. monetaria e finanziaria Attiv. immob. ,noleggio, informat., ricerca Pubbl. amm. e difesa; assic. sociale Istruzione Sanità e altri servizi sociali Altri servizi pubblici,sociali e personali Serv. Domestici presso famiglie e conv. Imprese non classificate TOTALE 2003 2005 817 37 4 1.195 3 1.039 532 331 864 23 2.905 18 561 2.475 1.156 5 368 12.333 863 48 5 1.126 2 1.001 527 323 857 18 2.826 4 514 2.779 1.193 1 341 12.428 VAR.% 2003‐2005 5,6 29,7 25,0 ‐5,8 ‐33,3 ‐3,7 ‐0,9 ‐2,4 ‐0,8 ‐21,7 ‐2,7 ‐77,8 ‐8,4 12,3 3,2 ‐80,0 ‐7,3 0,8 DISTRIBUZIONE SETTORIALE 2005 (%) 6,9 0,4 0,0 9,1 0,0 8,1 4,2 2,6 6,9 0,1 22,7 0,0 4,1 22,4 9,6 0,0 2,7 100,0 * i dati dell’anno 2005 sono relativi al I semestre 2005 Fonte: elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Registro Imprese Tav. A5 ‐ Depositi di residenti delle banche per tipologia istituzionale (Valori percentuali; Anni 2001 – 2004) Banche di Credito Cooperativo Banche Popolari Banche S.P.A.* Filiali di banche estere Totale banche 2001 2002 2003 2004 Diff.’04/’01 (%) 8,0 16,4 75,3 0,3 100,0 8,3 12,4 78,2 1,2 100,0 8,8 10,7 78,8 1,7 100,0 9,0 10,9 78,1 2,0 100,0 1,0 ‐5,5 2,8 1,7 ‐ Fonte: Banca d’Italia, Relazione Annuale sul 2004 Tav. A6 ‐ Impieghi a residenti delle banche per tipologia istituzionale (Valori percentuali; Anni 2001 – 2004) Banche di Credito Cooperativo Banche Popolari Banche S.P.A.* Filiali di banche estere Totale banche 2001 2002 2003 2004 Diff.’04/’01 (%) 5,0 13,7 77,0 4,4 100,0 5,6 10,6 78,7 5,1 100,0 6,2 9,3 79,3 5,2 100,0 6,8 9,9 77,7 5,6 100,0 1,7 ‐3,8 0,8 1,3 ‐ Fonte: Banca d’Italia, Relazione Annuale sul 2004 85 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI BANCA D’ITALIA (2005), Bollettino Statistico; Roma. COMMISSIONE EUROPEA (2004), Comunicazione sulla promozione delle società cooperative in Europa, Bruxelles. CONTRACTOR F.J., LORANGE P. (1988), Cooperative strategies in international business, Lexington books, Lexington; CONFCOOPERATIVE, La www.confcooperative.it. riforma dei confidi e il Nuovo Accordo di Basilea 2, Eurostat (2001), A pilot study on co-operatives, mutuals, associations and foundations. ISTAT (2003), Classificazione delle attività economiche. Ateco 2002 – derivata dalla Nace Rev 1.1, Roma JARILLO J.C., STEVENSON H.H. (1991), Co-operative strategies – the payoffs and the pitfallsI, in “Long range planning”, 24, I, PP.64-79; MINISTERO ATTIVITÀ PRODUTTIVE – UNIONCAMERE (2005), Sistema Informativo Excelsior, Roma. MINISTERO ATTIVITÀ PRODUTTIVE – UNIONCAMERE (2005), Rapporto Annuale sulle imprese femminili, Roma. REGIONE TOSCANA (2003), La cooperazione tra impresa e socialità. Osservatorio Regionale Toscano sulla Cooperazione. UNCI (2005), Sviluppo, Occupazione, Solidarietà – La funzione anticiclica della cooperazione relativo al periodo 2000-2004, Roma. UNIONCAMERE (2004), Dalla riforma del diritto societario all’Istituzione dell’Albo delle società cooperative, Quaderno Unioncamere, Roma. 86