Regione Marche
Laboratorio formativo per la definizione della
metodologia del processo di progettazione
integrata per la sicurezza dei territori
Modulo 2
Linee guida
per la progettazione integrata
1
A cura di
Marina Pirazzi & Laura Pozzoli
www.extrafondente.com
2
indice
INTRODUZIONE
PARTE 1 LA METODOLOGIA
1.1 Cos’è il Quadro Logico
1.2 Progetti complessi
1.3 Gestione del ciclo del progetto
1.4 Matrice del Quadro Logico
1.5 Costruire il Quadro Logico
1.5.1 Analisi
1.5.2 Pianificazione
1.6 Complementi al Quadro Logico
1.6.1 Cronogramma delle attività
1.6.2 Piano delle risorse e preventivo di spesa (budget)
1.6.3 Descrizione del progetto
1.7 Punti di forza e problemi nell’applicazione del QL
PARTE 2
VERSO LA COSTRUZIONE DEL PROGETTO PER LA BUONA GESTIONE DELLE
RISORSE IDRICHE NELLA REGIONE MARCHE
2.1 Definizione del problema
2.2 Analisi degli stakeholder
2.3 Analisi dei problemi
2.4 Analisi degli obiettivi e scelta delle strategie
2.5 Matrice
2.6 Considerazioni finali
2.6.1 Analisi del metodo e della sua applicazione
3
Abbreviazioni
Per brevità, nel testo si fa riferimento ad alcuni termini tecnici utilizzando delle sigle. Per
agevolare la lettura di quanto segue si riportano di seguito gli acronimi sciolti.
GCP: Gestione del ciclo di progetto
QL:
Quadro logico
OG: Obiettivo generale
OS: Obiettivo specifico
IOV: Indicatori oggettivamente verificabili
CE: Commissione europea
ONG: Organizzazione non governativa
SWOT: Strengths, Weaknesses, Opportunities and Threats (punti di forza, punti di
debolezza, opportunità, rischi)
GOPP: Goal Oriented Project Planning
4
INTRODUZIONE
5
Introduzione
Il corso
Queste linee-guida sulla progettazione sono il risultato del lavoro svolto nel Corso di progettazione integrata
tenutosi nelle giornate del 20, 21 e 28 ottobre e 3 dicembre 2008. Il corso era rivolto ai funzionari con alte
professionalità e diverse posizioni di funzione del Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la
protezione civile, funzionari di altre strutture connesse al Dipartimento e operatori informatici del Dipartimento.
Esso aveva lo scopo di fornire strumenti utili a facilitare, in fase di progettazione, l’integrazione dei processi
produttivi delle strutture del nuovo dipartimento.
Le linee-guida
Le linee-guida intendono essere un riferimento per il lavoro del Dipartimento, fondato sullo scambio delle
conoscenze, la condivisione delle attività e la sistematizzazione dei processi produttivi delle diverse strutture.
Il documento comprende:
¾ gli elementi teorici di base necessari per l’utilizzo della metodologia del Quadro Logico;
¾ l’esito della progettazione in aula con l’applicazione del Quadro Logico sul tema individuato dalla
direzione e precisato dai partecipanti.
La squadra
ƒ DOCENTE: Marina Pirazzi (Extrafondente)
ƒ CO-DOCENTE: Laura Pozzoli (Extrafondente)
ƒ TUTOR D’AULA: Raffaele Chitarroni
I partecipanti
Tonino Achilli, Francesco Bocchino, Giuliano Burzacca, Livio Campagnoli, Giorgio Capalti, Roberto
Copparoni, Paolo Dionisi, Luigi Diotallevi, Pietro Eleuteri, Michele Fumarola, Alberto Ippoliti, Stefano Leti, Vito
Macchia, Alessandro Paccapelo, Daniele Paciaroni, Andrea Vicomandi.
6
PARTE 1 LA METODOLOGIA
7
1.1 Cos’è il Quadro logico
Il Quadro logico
Il Quadro Logico (o Logical Framework ) è un metodo elaborato per la prima volta alla fine
degli anni ’60 da un gruppo di consulenti per US-Aid (l’agenzia nazionale statunitense di
cooperazione allo sviluppo). Successivamente, sotto diverse forme, è stato adottato da
altre agenzie impegnate nella cooperazione internazionale allo sviluppo, nella
pianificazione urbanistica e, in generale, per la pianificazione, la gestione e la valutazione
di progetti complessi in campo sociale e da questi migliorata e perfezionata, specie nella
componente partecipata della metodologia (GOPP – detta anche ZOPP nell’acronimo
tedesco – è una metodologia oggi identica al QL. Si veda a pag.31).
Il metodo consiste di un processo analitico ed un modo di presentare i risultati di questo
processo che rende possibile:
identificare ed esprimere sistematicamente e logicamente gli obiettivi del progetto e
la relazione causale che li lega;
identificare indicatori specifici per verificare se questi obiettivi sono stati raggiunti;
stabilire quali condizioni esterne allo scopo del progetto, e dunque al di fuori del suo
controllo, possano influenzarne la buona riuscita.
Si tratta, in sostanza, di strumenti intesi ad aiutare coloro che sono incaricati della
preparazione, realizzazione, gestione, monitoraggio e valutazione di progetti complessi,
a prendere in considerazione tutti i fattori essenziali che si presentano nel ciclo di un
progetto, dalla prima idea alla valutazione ex-post, dopo il termine del progetto.
Con l’espressione quadro logico (QL) s’intende sia la metodologia, sia la matrice. Entrambi
sono presentati in questo lavoro.
8
1.2 Progetti complessi
Gestire progetti complessi
La complessità dei progetti è generalmente dovuta a molti fattori:
Le numerose parti in gioco ed i molti soggetti (persone, organizzazioni) coinvolti, ognuno con la propria
visione dei problemi e della loro soluzione, i quali, soltanto se messi insieme, possono offrire
un’immagine unica e abbastanza fedele della realtà;
L’interdisciplinarità che richiede di gestire l’interazione tra diverse attività messe in campo da più settori
e finalizzate ad un unico obiettivo;
La verticalizzazione dell’organizzazione che richiede l’approvazione di singoli passaggi a più livelli;
La necessità di spendere il denaro bene e nei tempi stabiliti, specie nelle emergenze;
Il progetto deve essere realizzabile e sostenibile;
I risultati devono essere verificabili;
Il raggiungimento di un obiettivo si può ottenere con più soluzioni e si tratta di scegliere la migliore.
Perché molti progetti falliscono:
9
9
9
9
9
9
9
Sono costruiti su una limitata analisi della situazione
Contengono proposte vaghe e una programmazione insufficiente
Non rispondono alle reali necessità dei beneficiari
Non tengono sufficientemente in conto i rischi esistenti
Sono orientati alle attività piuttosto che agli obiettivi
E’ difficile verificarne l’impatto
Non tengono sufficientemente in conto i fattori di sostenibilità
9
1.3 Gestione del ciclo di progetto
Gestione del Ciclo di Progetto - GCP (o Project Cycle Management)
Per prevedere i rischi di fallimento e favorire al meglio la vita del progetto la Commissione Europea (CE) ha
elaborato un quadro di regole chiamato il ciclo del progetto (Figure 1 e 2), basato sulla metodologia di analisi e
pianificazione del quadro logico.
La GCP è un insieme di concetti, compiti e tecniche relativamente semplici:
concetto del ciclo del progetto
analisi delle parti interessate
il QL come strumento di pianificazione
i fattori chiave di qualità/sostenibilità
il calendario di attività e delle risorse
i formati base coerenti e standardizzati dei formati tipo.
L’impiego di questi concetti, strumenti e documenti-tipo lungo la vita del progetto è chiamata anche “visione
integrata” della gestione del ciclo del progetto. Le diverse fasi del ciclo di un progetto descrivono come un
intervento dovrebbe nascere, svilupparsi ed essere valutato e come le lezioni apprese servono per lo sviluppo
di nuove politiche. La separazione in fasi distinte è opportuna per fare sì che le decisioni:
siano prese da tutte le parti in gioco (beneficiari, agenzie che realizzano, ecc.)
si basino su un’informazione pertinente e sufficiente.
Il sistema è rappresentato come circolare perché si retroalimenta grazie ai risultati della valutazione che
dovrebbero concorrere a migliorare le pianificazioni successive.
Sebbene la GCP sia uno strumento pensato dalla CE per codificare le procedure relative alla propria struttura
ed esigenze, esso rimane una rappresentazione sintetica della vita di un progetto apprezzabile anche al di fuori
di quei confini. Per questo riportiamo il diagramma alla figura 1 che mostra il ciclo di vita del progetto così come
elaborato dalla Commissione Europea per pianificare, gestire e valutare i progetti di cooperazione
internazionale (che è l’ambito per il quale il QL è stato pensato originariamente). Come ogni rappresentazione,
essa tende a semplificare il reale e a presentare in progressione cronologica fatti e passaggi che, nella realtà,
tendono spesso a sovrapporsi, fino a costringere chi pianifica e gestisce a rivedere alcune parti anche in fasi
10
successive.
Il ciclo del progetto
Programmazione
Programmazione
indicativa
indicativa
valutazione
valutazione
identificazione
identificazione
(studiodi
dipre-fattibilità)
pre-fattibilità)
(studio
formulazione
formulazione
(studiodi
difattibilità)
fattibilità)
(studio
realizzazione
realizzazione
finanziamento
finanziamento
Figura 1
11
Il ciclo
di un progetto
L’idea del progetto, la
genesi, la compatibilità con
i piani di sviluppo di stato,
regione,ecc.
Contiene un’indicazione,
da verificare, di possibili
fonti di finanziamento ed
una stima grossolana dei
costi
La programmazione indicativa che ha
ottenuto autorizzazione a procedere è
ripresentata, migliorata, secondo lo
schema della linea di finanziamento
proposta (in forma ancora “morbida”). Il
documento può concludersi con la
proposta di uno studio di fattibilità. Nel
qual caso deve indicarne i TDR.
Richiede concertazione con i partner ed
un primo approccio ai possibili
finanziatori.
Prima
programmazione
indicativa
Identificazione
(studio di prefattibilità)
valutazione
Analisi dei risultati del
progetto durante e dopo la
realizzazione. Attenzione a
possibili rimedi e
raccomandazioni per la
realizzazione di progetti
simili in futuro.
Risponde ai TDR indicati nella
fase precedente.
Tutti i dettagli del progetto sono
specificati.
Richiede: missione di fattibilità e
incarico a consulente esperto
Formulazione
(studio di fattibilità)
realizzazione
Esecuzione del
progetto sulla
base delle risorse
disponibili al fine
di raggiungere i
risultati sperati.
Figura 2
Reperimento fondi
(accordo di
finanziamento)
Si sottopone il
documento di progetto
ai finanziatori e si
apportano i necessari
aggiustamenti al
budget.
12
Elementi chiave e ruolo della GCP nella gestione della qualità
e dell’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi
Il Quadro Logico rappresenta il perno fondamentale della Gestione del Ciclo del Progetto, da applicare in tutte
le fasi della vita di un progetto, dallo studio di fattibilità alla formulazione definitiva
Più efficace raggiungimento degli obiettivi
Qualità della
gestione
Gestione del Ciclo di Progetto
Fasi nella
GCP
Orientamento
al cliente
Analisi attraverso
partecipazione e
lavoro di gruppo
Pianificazione di un
progetto completo
e sostenibile
Quadro
logico
Lezione
della
valutazione
Documenti
trasparenti
Formati
standardizzati
13
1.4 Matrice del Quadro Logico
La matrice
Il Quadro Logico rappresenta il principale strumento di Gestione del
Ciclo del Progetto: si presenta in forma di matrice (Figura 4) e
riassume e descrive in forma logica e sistematica i risultati
dell’analisi e gli aspetti più importanti della pianificazione, cioè del
progetto.
E’ a partire dalla matrice che si elaborano altri strumenti di gestione
del ciclo del progetto come il calendario delle attività (cronogramma),
il quadro delle responsabilità, il piano delle risorse, il piano di
monitoraggio e valutazione ed il budget.
E’ dunque il primo, fondamentale strumento per la pianificazione,
presenta tutti gli elementi necessari alla comprensione chiara degli
obiettivi da raggiungere e la strada da percorrere per arrivarci. Sulla
base della matrice si costruiranno il testo del progetto e i documenti
sopra elencati.
14
Matrice del Quadro Logico
Logica intervento
I.O.V.
Fonti di verifica
Mezzi
Costi
Obiettivi
generali
Fattori esterni
Obiettivo
specifico
Risultati
Attività
Pre‐condizioni
Figura 4
1.5 Costruire il Quadro Logico
Secondo la metodologia del Quadro Logico, sono essenzialmente
due le fasi di lavoro necessarie per procedere nella costruzione di
un progetto:
ANALISI
Analisi delle parti interessate
stakeholder
Analisi della situazione
problemi
Visualizzazione della situazione futura desiderata
Analisi e scelta delle
strategie
obiettivi
PIANIFICAZIONE
Sviluppo della matrice di QL: logica, fattori esterni, indicatori
Definizione dettagliata di: attività, cronogramma, risorse e
piano finanziario (o budget)
16
Nel dettaglio, le tappe che scandiscono i tempi di lavoro per la costruzione del QL sono:
Analisi delle parti interessate (stakeholder)
Analisi dei problemi
Analisi degli obiettivi
Analisi delle strategie
Scelta dell’obiettivo specifico e costruzione della logica dell’intervento
Definizione delle condizioni esterne e delle pre-condizioni
Prima analisi di sostenibilità (o qualità)
Definizione degli indicatori di valutazione e delle fonti di verifica
Verifica finale della qualità
La sequenza
cronologica delle
tappe di lavoro non è,
in realtà,
perfettamente lineare.
Alcuni momenti
possono sovrapporsi,
per es.: l’analisi degli
stakeholder, che
precede tutte le altre
fasi, è già occasione
per identificare i
problemi; l’analisi dei
problemi è spesso
rivista in fase di
analisi degli obiettivi,
quando alcuni
passaggi possono
apparire incompleti,
ecc..
1.5.1 Analisi
Accrescere il coinvolgimento dei beneficiari
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
La valutazione finale dei progetti mette in evidenza come essi siano spesso non rilevanti per i beneficiari (il
progetto non è pertinente). Ciò accade quando i problemi dei beneficiari non vengono analizzati
sufficientemente ed i loro interessi non sono stati presi adeguatamente in considerazione. È quindi regola
fondamentale che i problemi dei beneficiari siano chiaramente identificati e analizzati nelle loro cause, in un
lavoro che includa tutte le parti in causa di rilievo, come lo staff che ne dovrà curare l’esecuzione, gruppi e
organizzazioni che possiedono informazioni importanti e una loro visione dei problemi da risolvere e delle loro
possibili soluzioni e, immancabilmente, i beneficiari stessi.
La metodologia del QL ci suggerisce un modo per prendere in considerazione tutti gli elementi necessari alla
successiva fase di pianificazione chiamando i rappresentanti delle più significative parti in causa (ovvero tutti gli
individui, gruppi di persone, istituzioni o aziende che abbiano un collegamento di qualche tipo con il progetto o
programma) a partecipare alla fase di analisi e di pianificazione, sin dall’inizio. Solo così le diverse percezioni
dei problemi e le soluzioni ipotizzate diventano chiare e comprensibili a tutti.
E’ certo che le informazioni su un problema particolare possono essere raccolte attraverso ricerche, dati
statistici, relazioni scritte e interviste ma riunire insieme tutti gli stakeholder in un seminario è un’ulteriore,
fondamentale, opportunità per raccogliere informazioni e per non trascurare o sottovalutare elementi importanti
per la buona riuscita del progetto.
Secondo la metodologia del QL si definisce stakeholder: qualunque individuo, gruppo di persone, istituzioni,
imprese, organizzazioni pubbliche possa avere un interesse significativo nel successo o nel fallimento di un
progetto. Sono tali dunque tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione del progetto: chi ne facilita il
processo, chi ne beneficia, chi ne trae svantaggi e ne è avversario.
Tra gli stakeholder è possibile fare delle distinzioni. Alcuni (Pennati) distinguono tra stakeholder e attori, questi ultimi definiti come tutti coloro che hanno una parte attiva nell’ideazione, realizzazione, controllo e valutazione di un progetto. Si tratta di norma di soggetti istituzionali e 18
professionali.
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Chi sono gli stakeholder da coinvolgere?
Alcune domande per poterli identificare:
Cosa avete bisogno di sapere? L’opinione e l’esperienza di chi
sarebbe rilevante ?
Chi prenderà delle decisioni sul progetto?
Chi agirà sulla base di quelle decisioni?
Il supporto di chi è essenziale per il successo del progetto?
Chi ha diritto ad essere coinvolto?
Chi potrebbe sentirsi minacciato dal progetto?
19
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Tre possibili strumenti per condurre un’analisi degli stakeholder
Diagramma di Venn: mette in evidenza le relazioni tra i soggetti coinvolti.
Scheda di analisi delle caratteristiche, aspettative, sensibilità, potenzialità e
debolezze, implicazioni: evidenzia il ruolo, il potere relativo e il contributo
particolare che ogni stakeholder può avere nel progetto.
Analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities and Threats, ovvero
punti di forza, elementi di debolezza, opportunità e rischi): è soggettiva ma,
riunendo più persone, si può ragionevolmente pensare di avere un quadro
abbastanza fedele della situazione. E’ rapida e di poco costo.
Le figure delle pagine successive mostrano alcuni esempi dei tre strumenti
menzionati.
20
Esempio di diagramma di Venn
ANCI
UPI
Enti
Parco
Servizi
regionali e
P.C.
EE.LL.
EE:
Ricerca
U.E.
Privati
VV.FF.
1
C.F.S.
Corpo
Forestale
2
Autorità
Idraulica
2
Ministeri
Uncem
ADB
1 2
ASSAM
AATO
Consulenti
esterni
Ass.
Ambientalisti
OO. Poliz.
Legenda:
Forniscono “dati” all’Autorità di Bacino per formazione del quadro
della quadro conoscitivo
conoscitivo e ricevono i risultati
Autorità di Bacino
1
2
Controllo
Diffusione
Realizzazione di interventi
Contributo: € e
Supporto elaborazione dati
Supporto individuazione criticità
21
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
SCHEDA DI ANALISI
A
caratteristiche
Aspettative
B
C
D
descrizione di elementi
significativi, specie in
relazione al problema
come gli stakeholder sono
toccati dal problema? Qual è la
loro visione di problemi e
soluzioni
sensibilità
Grado di interesse rispetto al
progetto (alto, basso, fuori
dalle priorità)
potenzialità e
debolezze
capacità di e motivazione a
produrre cambiamento,
risorse
implicazioni
cosa mi posso aspettare?
quali azioni posso mettere in
atto per rispondere agli
interessi di questo gruppo?
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
ANALISI S.W.O.T.
PUNTI DI FORZA Elementi positivi interni all’organizzazione. Su questi punti l’organizzazione ha il controllo completo.
PUNTI DI DEBOLEZZA
Elementi negativi interni all’organizzazione. Se si conoscono si possono mettere in atto azioni correttive.
Cosa sanno fare bene?
Che vantaggi possono apportare al progetto?
Quali risorse possono mettere in campo?
C’è un particolare interesse al nostro tema?
Cosa è da migliorare?
Cosa è da evitare?
Cosa infastidisce di più chi ha a che fare con questa organizzazione?
C’è un particolare disinteresse rispetto al nostro tema?
OPPORTUNITÀ
Fattori esterni che possono favorire l’intervento su questo tema. Possono aiutare se se ne sa approfittare.
RISCHI
Fattori esterni che possono ostacolare l’intervento su questo tema. Se si conoscono si possono minimizzare i danni.
Sono previsti cambiamenti che vanno a favore del nostro intervento (nuove leggi, nuovi programmi, cambio di Direzione, ecc.)?
Che potere “relativo” ha l’organizzazione?
Ci sono ostacoli alla loro partecipazione alla 23
soluzione del problema?
Sono previsti cambiamenti che potrebbero avere effetti negativi?
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Procedere nell’analisi dei problemi
Oltre agli strumenti “tradizionali” per la raccolta delle informazioni (studi, rapporti, ecc.), l’analisi dei problemi
prevede l’organizzazione di un seminario (o più seminari) al quale partecipino le principali parti
interessate individuate che, definito il tema, procederanno all’identificazione dei problemi correlati ed alla
loro organizzazione in una sequenza logica di causa-effetto che culminerà nell’albero dei problemi.
Più nel dettaglio, occorrerà:
Riunire i rappresentanti delle parti interessate più significative. Questo è un passaggio importante
perché:
1.
la creatività di un gruppo è maggiore della somma del potenziale di ciascun individuo
2.
aumenta il senso di appropriazione del progetto
3.
rappresenta meglio la realtà
Definire il tema del seminario, ovvero il problema al quale si vuole porre rimedio con il progetto.
Discutere i problemi collegati: occorre prendere in considerazione e discutere anche i problemi delle
parti non rappresentate nel seminario.
Costruire un albero dei problemi (concatenazione logica causa-effetto)
Procedura. Ciascun problema identificato dalle parti in gioco è scritto su un cartellino di dimensione sufficiente ad essere appeso al muro e in modo da essere visibile ai partecipanti (vedi punto a) alla pagina seguente ); i problemi sono correlati tra di loro in una logica di causa‐effetto (vedi punto b) ) e, quando la logica sarà giudicata accettabile dai più, saranno tracciate le linee che uniscono i cartellini. E’ bene che al seminario partecipi un numero di persone gestibile, quindi non superiore a 25. 24
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Analisi dei problemi: un esempio
a) I rappresentanti delle parti interessate durante il seminario
individueranno i problemi:
Produzione collinare
diminuita
Insicurezza
alimentare
Produzione di riso
diminuita in
pianura
Erosione
collinare
Sistema irriguo in cattive
condizioni
Rifornimenti
irregolari
Raccolto in collina
parassitato
25
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Analisi dei problemi: un esempio
b) I i problemi sono esposti ad albero in sequenza logica di causaeffetto (dal basso verso l’alto)
Insicurezza alimentare
Produzione di riso
diminuita in pianura
Produzione collinare
diminuita
Logica
Erosione
collinare
Raccolto in
collina
parassitato
causaeffetto
Sistema
irriguo in
cattive
condizioni
Rifornimenti
irregolari
26
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Dall’albero dei problemi all’albero degli obiettivi
Conclusa l’analisi dei problemi, si passa alla costruzione dell’albero degli obiettivi. I problemi
sono convertiti in obiettivi, ovvero riformulati nella soluzione ipotizzata e realizzabile del
problema:
diminuzione della produzione di riso
aumento della produzione di riso
In questa fase si renderà probabilmente necessario rivedere anche la logica dell’albero dei
problemi fino a che non si sarà raggiunta una sequenza accettabile dalla maggior parte dei
presenti.
Procedura. Ciascun obiettivo è scritto su un cartellino di colore diverso da quello dei problemi ma della stessa dimensione. Ogni cartellino di obiettivo sarà appeso al muro in modo da coprire il sottostante problema (vedi
punto c) alla pagina seguente), riproducendone la logica di correlazione che, a questo punto, esprimerà la relazione mezzo‐fine, sempre procedendo dal basso verso l’alto. 27
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Analisi degli obiettivi: un esempio
c) I problemi sono riformulati in obiettivi. L’albero presenta la relazione di
mezzo-fine che lega gli obiettivi (dal basso verso l’alto)
Sicurezza alimentare
migliorata
Produzione di riso
migliorata in pianura
Produzione collinare migliorata
Erosione
collinare
ridotta
Ridotta
infestazione
di raccolto
collinare
logica
mezzofine
Sistema
irriguo in
buone
condizioni e
funzionante
Rifornimenti
regolari
28
Individuare la strategia e l’obiettivo specifico
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Costruito l’albero degli obiettivi, apparirà evidente l’esistenza di gruppi di obiettivi della stessa natura, che
fanno cioè riferimento allo stesso argomento. Essi costituiscono un grappolo di obiettivi o strategia. Una o
più di queste strategie verrà scelta come la strategia della futura operazione. La strategia è scelta sulla
base di criteri. Tra i più rilevanti sono:
priorità secondo coloro che sono coinvolti (in primis i beneficiari)
analisi dei costi-benefici
budget disponibile
pertinenza
valutazione dell’efficacia e efficienza nel produrre il cambiamento
tempo necessario.
La scelta della strategia può precedere, seguire o (più frequentemente) essere simultanea alla scelta
dell’obiettivo specifico (OS). Tutti gli obiettivi compresi all’interno della/e strategia/e scelta/e sono
potenziali OS.
La scelta dell’OS del progetto sarà il risultato di un’analisi analoga a quella della strategia. Per scegliere si
paragonano gli obiettivi allo stesso livello: un obiettivo alto nella gerarchia degli obiettivi in genere implica
un programma con più componenti, mentre un obiettivo che compare in basso nel diagramma necessita
un progetto di più piccole dimensioni per essere raggiunto.
Il diagramma della Figura 5 mostra un esempio di albero degli obiettivi dove il grappolo di obiettivi indicati
dalla linea tratteggiata segnala la strategia scelta. All’interno della strategia, il quadrato a sfondo ocra
segnala la scelta dell’obiettivo specifico.
29
L’ANALISI di:
parti interessate
problemi
obiettivi
strategie
Analisi della/e strategia/e
La strategia è un “grappolo” di obiettivi della stessa natura che nella
rappresentazione degli alberi risulta, in genere, ben visibile.
Sicurezza alimentare migliorata
Produzione migliorata in
collina
Produzione di riso
migliorata in pianura
Sistema irriguo in
Erosione
Ridotta infestazione buone condizioni
collinare ridotta del raccolto collinare e funzionante
Produzione collinare
Rifornimenti
regolari
Produzione in pianura
30
ridotta percezione di
insicurezza da parte
della popolazione riferita agli adolescenti
come autori
area della strategia
relazioni positive tra gruppi
etnici e generazioni
famiglie
capaci di
svolgere
il proprio
ruolo educativo
presenza
di figure
adulte
ricono
sciute
come
leader
presenza
di
adolescenti
leader
fenomeni di inciviltà microcriminalità bullismo
ridotti
mancano approfondimenti
livello del
realizzabile e sostenibile
esistono condizioni
che facilitano la
partecipazione attiva della popolazione
sono disponibili informazioni sul territorio
indirizzi politici chiari su
uso e finalità
di spazio Deledda
ALBERO DEGLI OBIETTIVI
(relazioni mezzi-fini)
adolescenti considerati come risorsa e
opportunità per la
comunità
famiglie
capaci
e adeguate nel loro
ruolo educativo
Orientamento condiviso su modalità
di sviluppo centro
V. Deledda
i tecnici avanzano proposte
pertinenti e sostenibili
fondi adeguatio e
alungo
termine
R.U.
nel
quartiere per
gestire programmi con
adolescenti
spazi
per
adolescenti
attivi e
conosciuti
spazi
per adolescenti
accessibili a
costi
contenuti
programmazione
adeguata per sviluppo opportunità e
servizi
indirizzi
politici
definiti
fondi adeguati, dispo
nibili e verificabili
nell’utilizzo
ridotto rischio di
devianza
ridotto
abbandono
scolastico e del
lavoro
da parte
di adol.
territorio
maggiormente
coeso
contatto
e coop.
tra soggetti attivi nel
territorio
differenti
strategie
di ascolto e codecisoone con i
ragazzi
ci sono mediatori ambulanti che
contatano,
informano,
ascoltano gli
attori del territorio
Figura 5
istituzioni
sviluppano
interventi integrati
mancano
approfondimenti
si sviluppa la
partecipazione
alla
consulta
del welfare
approfondire
tavolo
tecnico
funzionante e
permanente
31
1.5.2 Pianificazione
Pianificazione orientata agli obiettivi
Questo sistema di analisi e pianificazione differisce dalla pianificazione per attività, che
è un processo, spesso non consapevolmente adottato ma troppo spesso usato, basato
su un preconcetto effetto “logico” di servizi che il progetto dovrebbe fornire. La
differenza tra i due modi di pianificare è illustrata dalla Figura 6, dove le frecce rosse
indicano il processo di pensiero. Appare evidente che l’approccio dal basso verso l’alto
(o orientato alle attività) può trascurare fattori importanti che si possono invece scoprire
attraverso la pianificazione dall’alto verso il basso (o orientata agli obiettivi) e che è
frutto di consultazioni ampie di tutti gli stakeholder (e non solo l’esito dei ragionamenti
dei “tecnici” o dei “politici” o degli “esperti”, ecc.) e della logica mezzo-fine.
Un metodo oggi completamente sovrapponibile al QL è il GOPP (Goal Oriented Project
Planning o ZOPP nell’acronimo tedesco in origine usato da GTZ, l’agenzia tedesca di
cooperazione internazionale allo sviluppo che la elaborò), strumento di pianificazione e
gestione dei progetti fondato sul coinvolgimento degli stakeholder nelle diverse fasi di
un progetto e volto a garantire l’alta qualità dell’analisi a partire dalla chiara definizione
degli obiettivi.
32
Pianificazione orientata
Pianificazione orientata
alle attività
agli obiettivi
Aumento
dei redditi
Aumento
dei redditi
Aumento
della
produzione
Disponibilità
di mercato
adeguato
Aumento
della
produzione
Riduzione
inflazione
Formazione
e
divulgazione
Prezzi
adeguati
Figura 6
Domanda
adeguata
Sistema
di
mercato
adeguato
Disponibili
tà delle
aziende
Formazi
one e
divulgazi
one
Credito
33
LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: logica
attività, risorse, cronogramma
Sviluppo della matrice di QL: la logica dell’intervento
La strategia individuata, a partire dall’obiettivo specifico prescelto, è trascritta nella prima colonna della
Matrice di Pianificazione (o Matrice del QL):
1)
Dapprima si sceglierà l’obiettivo specifico che sottende una strategia e verrà riportato nella casella
appropriata (Obiettivo Specifico) della prima colonna.
2)
Gli obiettivi che, nell’albero degli obiettivi, sono situati immediatamente sopra l’obiettivo specifico
prescelto,
rappresentano gli obiettivi generali che verranno riportati nella casella appropriata della prima
colonna.
3)
4)
Gli obiettivi che, nell’albero degli obiettivi, conducono
direttamente all’obiettivo specifico sono riportati nella
matrice come risultati attesi.
Allo stesso modo verranno individuate le attività.
Procedura. Se, all’interno della Matrice, l’albero degli obiettivi non presenta obiettivi al livello corrispondente ai risultati attesi (o alle attività), si procederà ad individuare le attività con le consuete modalità di progettazione: consultazione dei tecnici, consultazione ulteriore dei beneficiari, ecc. Questa procedura è
comunque da applicare sempre ad integrazione di quanto suggerito dall’albero per il livello delle attività.
L ogica intervento
I.O.V.
F onti di verifica
Mezzi
C osti
Obiettivi
g enerali
F attori esterni
Obiettivo
s pec ific o
R is ultati
Attività
P recondizioni
34
LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: logica
attività, risorse, cronogramma
Obiettivi generali (OG)
Sono gli obiettivi più ampi di quelli (specifici) del progetto stesso.
Al raggiungimento di questo/i obiettivo/i probabilmente contribuiscono altri progetti ed
attività, oltre a quelle presenti nel QL.
Fanno riferimento ai benefici generali e a lungo termine di cui godranno i destinatari e
altri gruppi coinvolti o la società nel suo complesso e che spiegano perchè il progetto è
importante nel quadro dei programmi e delle politiche regionali/settoriali, del governo e
delle organizzazioni implicate.
Proprio per il fatto che gli obiettivi generali affermano i cambiamenti positivi per i
beneficiari e per la società, un progetto può averne più d’uno.
Obiettivi specifici (OS)
Descrive i benefici che il progetto porterà ai beneficiari o i benefici che l’uso dei servizi
forniti dal progetto porterà ai beneficiari.
E’ ciò che dice quando il progetto è finito ovvero quando si risolve il problema di cui
l’OS rappresenta la soluzione.
E’ il perno attorno al quale ruota il progetto: permette di gestire il progetto e di
misurarne i successi e i fallimenti in termini di benefici sostenibili per i
destinatari/beneficiari dell’iniziativa.
E’ bene avere un solo obiettivo specifico per quadro logico, perché è più facile da
sviluppare e gestire. Meglio avere due progetti collegati con due OS piuttosto che un
progetto con due OS.
35
LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: logica
attività, risorse, cronogramma
I beneficiari di OG e OS
E’ fondamentale avere chiaro chi sono i beneficiari di un progetto, sia nella definizione che nella valutazione di
un progetto. La Commissione Europea distingue tra:
ƒ Gruppo target (o beneficiari diretti): coloro che beneficiano dei servizi definiti dall’OS.
ƒ Beneficiari finali: coloro che sono coinvolti negli OG.
Altri distinguono tra beneficiari diretti (beneficiari dell’OS) e beneficiari indiretti che possono essere interpretati
come i beneficiari finali. Alcuni sostengono che anche il personale che lavora su un progetto può essere
riconosciuto come beneficiario (in questo caso, tuttavia, le tesi si confondono e non è mai chiaro – a meno di
non essere esplicitato – se sono da intendersi beneficiari diretti il gruppo target e indiretti il personale o
viceversa) .
gruppo target
Obiettivo specifico
Beneficiari finali
Obiettivo generale
36
LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: logica
attività, risorse, cronogramma
Esempio 1: Un progetto vuole migliorare le condizioni di vita in una zona fornendo
microcredito a piccoli artigiani. Per raggiungere l’obiettivo, si mette in atto un’azione di
capacity building sul microcredito di una piccola organizzazione. Alcuni identificano i
BENEFICIARI FINALI con le famiglie della zona, considerando invece
l’organizzazione e gli artigiani il GRUPPO TARGET. Secondo altri, il GRUPPO
TARGET sono i soli artigiani, le famiglie sarebbero i BENEFICIARI FINALI,
l’organizzazione probabilmente uno STRUMENTO per raggiungere l’obiettivo.
Propendiamo per quest’ultima versione.
Esempio 2: La ricostruzione post sisma ha portato alcuni finanziamenti al settore privato. Per
far sì che questi finanziamenti fossero attribuiti, la Regione ha assunto e formato
personale che ha avuto beneficio così come i privati ed i destinatari della
ricostruzione. In questo caso, gruppo target è la gente destinataria delle ricostruzioni,
mentre il personale fa parte dei mezzi/risorse per raggiungere questi obiettivi.
Confondere i beneficiari può indurre in errori al momento della valutazione del raggiungimento dell’obiettivo specifico del progetto: il progetto produce gli effetti per i quali è stato intrapreso solo se sono raggiunti i benefici per il target.
37
LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: logica
attività, risorse, cronogramma
Risultati attesi (RA)
Descrivono i servizi che i beneficiari riceveranno dal progetto.
E’ l’inizio della fruizione dei benefici sostenibili per i beneficiari.
Emergono dal diagramma degli obiettivi o da studi tecnici specifici.
Spiegano cosa il progetto deve fornire.
I RA si trovano spesso espressi nei progetti come “prodotti” (o output). Troppo spesso, però, così facendo, si
rischia di ripetere le azioni di un progetto (p.es. produrre un manuale). Sebbene anche la Commissione
Europea oggi, a volte, richieda nei formulari di precisare gli “output concreti” del progetto, è bene avere chiara
la distinzione tra servizi (outcome) e prodotti (output). Propendiamo dunque per interpretare i RA come servizi
offerti dal progetto e non come prodotti, i quali potranno sempre essere precisati nel testo del progetto. Anche
questa scelta è ricca di implicazioni per la valutazione, come mostra l’esempio.
Es: Un progetto fornisce
a degli
agricoltori il
know-how
tecnico
attraverso corsi
di formazione
per migliorare la
loro produzione.
Quali sono i
RA?
Risultati come somma di attività
numero di corsi realizzati
Risultati espressi come servizi
gli agricoltori sono capaci di applicare tecniche di produzione più efficienti
Dovendo valutare il raggiungimento del primo RA basterà contare il numero di corsi effettivamente realizzati; valutare il secondo RA, invece, significherà verificare con visite sul campo o altri indicatori indiretti (es.: aumento della produzione, ecc.) l’effettiva capacità degli agricoltori di applicare le tecniche apprese grazie alla formazione. LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: logica
attività, risorse, cronogramma
Azioni
Le azioni sono tutto ciò che deve essere fatto durante la realizzazione del progetto per
raggiungere i Risultati Attesi e cioè per trasformare gli input negli outcome specificati.
Perchè elencare le attività in dettaglio:
per elaborare una prima bozza di cronogramma (calendario) e stimare la durata di un
progetto. Il primo cronogramma sarà poi perfezionato una volta completato e validato il
QL e dettagliate le azioni (vedi cronogramma delle attività).
per calcolare i mezzi fisici e non fisici che servono alla realizzazione del progetto.
per stimare il budget.
Esempi di livello in QL
Esempio 1
Esempio 2
Obiettivi Mortalità infantile
generali ridotta. Salute
materna
migliorata
Aumento crescita
economica in
area X. Aumento
reddito produttori
in area B.
Obiettivi Certe malattie
Aumento
specifici materno- infantili commercio tra A
ridotte
eB
Risultati Servizi di SMI
disponibili in
area X
Migliorato
accesso da A alla
regione di B
attività
Costruzione di
strada da A a B.
Organizzazione
manutenzione
Riabilitazione
posti di salute
Formazione del
personale
Condizioni esterne (detti anche fattori esterni o ipotesi)
LA PIANIFICAZIONE:
la matrice: fattori esterni
attività, risorse, cronogramma
Sono condizioni al di fuori del diretto controllo di chi gestisce il progetto – sulle quali dunque non è possibile
intervenire direttamente – ma che possono influire sul (o determinare il) successo di un progetto: nel caso in
cui non si verificassero, condizionano negativamente il suo svolgimento ed il raggiungimento degli obiettivi
fissati.
Gli obiettivi dell’albero che fanno parte di una delle strategie che NON sono entrate nella matrice sono presi
in considerazione per una valutazione della loro importanza ai fini della riuscita del progetto e della
probabilità che possano causare dei problemi durante la realizzazione dello stesso. Secondo la loro
posizione gerarchica nell’albero degli obiettivi, esse vengono collocate al livello adeguato nella quarta
colonna (condizioni esterne) della matrice e per ognuno dei livelli della matrice e singolarmente valutate
circa le probabilità di realizzazione. Se le condizioni esterne mancano nell’albero degli obiettivi o sembrano
incomplete, dovranno essere riverificate nelle fasi successive o attraverso studi e approfondimenti.
Sono invece pre-condizioni le condizioni che devono verificarsi affinché il progetto possa cominciare, cioè
indispensabili per l’avvio delle attività previste.
La logica dell’intervento assieme alle condizioni esterne, sottintendono la logica verticale del quadro logico
(figura 8): se si verificano le eventuali pre-condizioni, le attività partiranno, se si realizzano le attività e si
concretizzano le eventuali condizioni a questo livello, si raggiungeranno i risultati, se si raggiungono i risultati
e si verificano le ipotesi a questo livello si raggiungerà l’obiettivo specifico e così via fino ad arrivare
all’obiettivo generale. Se queste condizioni non si verificheranno, in fase di realizzazione del progetto,
bisognerà introdurre nello stesso delle misure correttive perché il progetto corre i l rischio altissimo di non
raggiungere i propri obiettivi.
Procedura. Come valutare le condizioni esterne ed inserirle nella matrice
Partendo dal livello più basso (pre‐condizioni) si applica l’algoritmo (figura 7) agli obiettivi dell’albero che si trovano (nell’albero) al livello corrispondente di attività, RA, OS ma esterni alla strategia assunta nel progetto, valutando per prima cosa se la pre‐condizione e/o condizione è importante per la buona riuscita del progetto. Se non lo è essa è esclusa dal QL, in 41
caso contrario occorrerà stimare la probabilità che si realizzi ed agire di conseguenza.
Valutazione delle condizioni esterne:
algoritmo
Figura 7
È importante la condizione?
NO
SI
Si avvererà?
Quasi certamente
forse
improbabile
Non includere in QL
Non includere in QL
Includi in IV colonna
Si può ridisegnare il progetto?
SI
42
NO
- aggiungi attività o risultati
Attenzione!
- Riformula l’OS se necessario
Condizione assassina
Logica dell’intervento e condizioni esterne
Obiettivi
generali
Obiettivi
specifici
condizioni
esterne
Risultati
condizioni esterne
Attività
condizioni esterne
Pre‐condizioni
Figura 8
Analisi della sostenibilità
Un progetto è sostenibile quando i benefici che sono generati dal progetto
continuano per i beneficiari dopo che il progetto come entità organizzativa è finito.
Da un punto di vista rigoroso, per valutare la sostenibilità di un progetto, bisognerebbe
valutare i benefici che continuano a prodursi dopo il progetto e paragonarli con i livelli
prima e durante il progetto. La valutazione della sostenibilità potrebbe dunque essere
parte di una valutazione ex-post e combinarsi con altre forme di valutazione dell’impatto.
Tuttavia è opportuno che il controllo della sostenibilità sia realizzato sin nella fase di
pianificazione del progetto (come suggerito da questa metodologia); in questo caso essa
indica qual è la probabilità che il piano produca benefici sostenibili e quanto le lezioni
apprese da valutazioni e linee guida di settore sono state incorporate nel disegno di
progetto.
Alcuni sostengono che non è possibile prevedere – e ancor meno garantire – la
sostenibilità di un progetto quando si lavora in sistemi aperti e perciò stesso incontrollabili
(diversamente da ciò che avviene in laboratorio): basta pensare che, molto
probabilmente, tra l’analisi dei problemi e il completamento di un progetto complesso
trascorrono alcuni anni e intervengono così, nelle società contemporanee, cambiamenti
che non potevano essere previsti in fase di analisi e pianificazione e che, dunque, non
possono essere pienamente controllati.
E’ questa un’osservazione che ha indotto a modificare il concetto di sostenibilità ex-ante
con il più gestibile e congruente concetto di “qualità”. I punti elencati alla pagina
successiva sono quindi da considerarsi come elementi da controllare per tentare di
assicurare sostenibilità al progetto, migliorando la qualità del progetto stesso.
44
Alcuni fattori di sostenibilità o qualità
•
•
•
•
•
•
•
Appropriazione da parte dei beneficiari: in che misura essi partecipano alla pianificazione e
quindi se ne appropriano per continuare poi? Non solo i beneficiari ultimi o i gruppi target
ma anche i gestori intermedi.
Supporto a livello di politiche generali: l’esistenza di tendenze politiche generali o di settore
favorevoli al progetto.
Appropriatezza della tecnologia: non troppo dipendente dall’esterno e tuttavia capace di
garantire un progresso reale se paragonato alla situazione senza il progetto.
Impatto ambientale: protezione dell’ambiente e delle risorse rinnovabili.
Aspetti socio-culturali/ di genere: rispetto per i valori socio-culturali della gente destinataria,
in una prospettiva di miglioramento dell’equità e di promozione dei diritti dei più deboli, in
modo da assicurare il loro coinvolgimento effettivo.
Capacità istituzionale e di gestione: la capacità di organizzazioni che gestiranno il progetto
o parte di esso di adempiere il proprio compito, considerando le competenze e le risorse a
disposizione.
Analisi economica e finanziaria: fondatezza delle componenti economico-finanziarie che
devono coprire i costi di funzionamento, mantenimento e deprezzamento.
Procedura. L’analisi di sostenibilità, che deve tenere conto di tutti gli elementi sopra riportati, va applicata ad ogni livello della logica dell’intervento. Le conclusioni possono essere:
ƒ ripensare o aggiungere risultati, attività, condizioni
ƒ procedere ad approfondimenti ulteriori (altri studi)
ƒ formulare raccomandazioni per l’implementazione.
45
Indicatori oggettivamente verificabili (IOV)
LA PIANIFICAZIONE:
La matrice: IOV
Attività, risorse, cronogramma
Rendono gli obiettivi e i risultati effettivamente misurabili in termini di:
9 Quantità: quanto è ora e quanto sarà dopo
9 Qualità: identifica la variabile che misura il beneficio o il servizio
9 Gruppo beneficiario: individua chi godrà del beneficio o riceverà il servizio
9 Luogo
9 Periodo di tempo: entro quando si raggiungeranno gli obiettivi e i risultati attesi.
Devono essere:
‰ Validi (o specifici): devono misurare esattamente ciò a cui fanno riferimento
‰ Affidabili: con lo stesso indicatore si ottengono sempre gli stessi risultati di misurazione
‰ Misurabili, con costi e sforzi accettabili.
Per ogni risultato o obiettivo possono essere indicati più di un indicatore, a limitare il rischio
di errore, ma ciò aumenta i costi!
I proxis sono indicatori indiretti, dunque meno specifici, ma spesso meno costosi.
Non sempre in fase di pianificazione è possibile identificare IOV con grande dettaglio; in questo
caso si procede al loro perfezionamento durante le prime fasi dell’implementazione in modo che
possano permettere un monitoraggio efficace.
Normalmente, non viene richiesto di precisare gli indicatori per le attività perché esse dovrebbero
contenere già nella propria formulazione la descrizione complessiva (per es., tenere 4 corsi di
aggiornamento a 100 infermieri nel primo semestre). In alcuni formulari della Commissione
Europea è invece richiesto di riportare al livello delle attività, nella colonna degli indicatori e delle
fonti, un riassunto dei mezzi (risorse umane e materiali) e dei costi necessari a realizzare le attività
elencate.
Esempi di IOV
LA PIANIFICAZIONE:
La matrice: IOV
Attività, risorse, cronogramma
Obiettivo: migliorare l’accesso ai mercati rurali Beneficiari: coloro che viaggiano su veicolo pubblico
Indicatore: durata media del tragitto al mercato più vicino
Quantità: ridotto del 25% Qualità: nella stagione piovosa
Luogo: regione Wollo
Tempo: 2 anni dall’avvio del progetto
Obiettivo: migliore qualità dell’acqua dei fiumi
Beneficiari: tutta la popolazione di Osimo e dei paesi a valle di Osimo
Indicatore: concentrazione di componenti di metalli pesanti e liquami non trattati Quantità: ridotta del 30% rispetto ai livelli del 2005 Qualità: rispettando i parametri nazionali per il controllo dell’inquinamento Tempo: entro la fine del 2009
Luogo: Osimo
LA PIANIFICAZIONE:
La matrice: IOV
Attività, risorse, cronogramma
IOV: un altro esempio, un progetto di capacity building
OS: Migliorare l’efficacia di azioni di educazione allo
sviluppo delle ONG partner.
IOV: 1 manuale prodotto
RA
1. Network locale migliorato
2. Piani di comunicazione migliorati
3. Competenze di comunicazione migliorate
IOV
1. (…)
2. Un seminario sulla comunicazione
realizzato
3. (…)
Azioni
1.1 produrre un manuale
1.2 ….
L’indicatore “un seminario sulla comunicazione realizzato” NON è un indicatore valido del RA
“piani di comunicazione migliorati”. Il fatto che trovi realizzazione un seminario (che peraltro è
comprensibilmente incluso nelle azioni che porterebbero a quel risultato), non ne garantisce
efficacia e impatto sui piani di comunicazione delle ONG coinvolte nel progetto e non può dunque
misurarne in alcun modo il grado di miglioramento.
L’indicatore “1 manuale prodotto” non fa altro che ripetere l’azione 1.1 e meno che
mai può essere considerato un buon indicatore di questo obiettivo specifico. Le
implicazioni sulla valutazione di successo di questo progetto sono evidenti!
48
LA PIANIFICAZIONE:
La matrice: fonti di verifica degli IOV
Attività, risorse, cronogramma
Fonti di verifica degli Indicatori
In corrispondenza degli IOV, nel Quadro Logico, occorre sempre indicare
le Fonti di Verifica, ovvero:
la FORMA sotto la quale saranno raccolte le informazioni necessarie:
statistiche regolarmente elaborate da altri uffici, indagini, ecc. E’ evidente
che se la forma prevede azioni ad hoc, di queste bisognerà valutare il
costo ed inserirlo nella previsione di spesa che, dunque, andrà ad
aumentare la prima stima di budget elaborata al termine della prima
sommaria fase di pianificazione (logica dell’intervento, fattori esterni,
sostenibilità o qualità).
CHI deve fornire le informazioni
la PERIODICITA’ con cui le informazioni devono essere fornite: una
tantum oppure ogni trimestre, semestre, ecc.
Matrice del QL: logica verticale
Specifica rischi & fattori esterni
che ne possono
influenzare il successo
Mostra ciò che il progetto vuole ottenere obiettivi
generali
Descrizione
IOV
fonti
obiettivo
specifico
Descrizione
IOV
fonti
fattori esterni
risultati
Descrizione
IOV
fonti
fattori esterni
attività
Descrizione
Costi
fattori esterni
Chiarisce la relazione mezzi‐fini
mezzi &
risorse
pre‐condizioni
50
Matrice del QL: logica orizzontale
Logica intervento
I.O.V.
Fonti di verifica
Mezzi
Costi
Obiettivi
generali
Fattori esterni
Obiettivo
specifico
Risultati
Attività
Misura gli effetti del progetto. Definisce le risorse necessarie
Pre‐condizioni
51
Quadri logici a cascata
Nel caso si progetti un programma (serie di progetti i cui obiettivi riuniti contribuiscono all’obiettivo globale
comune), partendo dalla matrice del QL del programma si procede all’elaborazione di sub-logical
framework (o quadri logici a cascata) che rappresentano altrettanti progetti, ognuno dei quali avrà per
obiettivo generale ciò che nella matrice originaria era indicato come Obiettivo specifico e via di seguito.
Obiettivo
generale
Obiettivo
specifico
Obiettivo
generale
risultati
Obiettivo
specifico
attività
Obiettivo
generale
risultati
Obiettivo
specifico
attività
risultati
attività
Verifica finale della qualità
9
9
9
9
9
9
9
9
9
La logica verticale è completa e corretta
Gli IOV e le fonti di verifica sono accessibili e attendibili
Le pre‐condizioni sono realistiche
Le condizioni esterne sono realistiche e complete
I rischi sono accettabili
Le probabilità di successo sono sufficienti
I fattori di sostenibilità sono stati presi in considerazione I benefici giustificano i costi
Studi di approfondimento
Ecco una lista di controllo per verificare di avere scritto
un progetto di qualità
1.6 Complementi al Quadro Logico
Quadro logico
cronogramma attività
piano delle risorse
e sviluppo del budget descrizione del progetto
54
1.6.1 Cronogramma delle attività
Il cronogramma delle attività è una rappresentazione grafica del progetto che stabilisce i
tempi di realizzazione, la sequenza e la durata delle attività operative.
I passaggi necessari alla preparazione di un programma dettagliato delle attività
(Figura 9)
1.
Fare una lista delle attività principali. Le attività principali identificate attraverso l’analisi epressa
nel QL sono una sintesi di ciò che il progetto deve fare per produrre i risultati.
2.
Suddividere le attività in compiti gestibili. Dettagliare le attività principali in sub-attività o compiti,
rende possibile stimare tempo e risorse necessarie alla realizzazione.
3.
Chiarire sequenza e dipendenze: le attività devono essere correlate tra di loro in modo da
determinare:
ƒ
sequenza – in quale ordine devono essere realizzate le attività?
ƒ
dipendenza – l’attività dipende dall’avvio o dal completamento di qualche altra attività?
4.
Stimare il tempo per avvio, durata e termine. Specificare la durata di ogni attività ed inserirla nel
calendario delle attività, indicando inizio, svolgimento e fine. Le attività possono essere in
sequenza, parallele o sovrapporsi.
5.
Definire le pietre miliari (milestone). Le milestone sono un gruppo di adempimenti, realizzazioni,
risultati ottenuti, prodotti ed eventi che possono essere usati come misura del progresso di un
progetto. Indicano se il progetto è sulla strada giusta per terminare nel tempo previsto e
necessario e come pianificato.
6.
Definire le responsibilità delle singole azioni.
55
Figura 9
1. Fai la lista delle
attività principali
2. Dettaglia le attività in compiti gestibili
4. Stima l’avvio, la durata e il termine
5. Definisci e indica le milestones
3. Chiarisci sequenza e dipendenze
6. Definisci le 56
responsabilità
1.6.2 Piano delle risorse e preventivo di spesa (budget)
Come identificare mezzi e costi
•
•
Le attività pianificate devono essere sufficientemente dettagliate ed elaborate
Devono essere previste ed indicate anche le spese per attività di gestione del progetto ed i mezzi e le risorse necessari alla raccolta degli IOV.
Nella matrice, le caselle dei mezzi e dei costi sostituiscono gli IOV e le Fonti di Verifica a livello
delle attività.
Mezzi e costi si definiscono durante la preparazione del calendario dell’azione, quando le attività
indicate nel quadro logico, generalmente molto ampie, vengono scomposte in sub-componenti;
quest’operazione facilita il calcolo delle risorse materiali e finanziarie necessarie alla loro
realizzazione. In genere, mezzi e costi si indicano per gruppi di attività simili che conducono allo
stesso risultato. Per quel che riguarda la definizione dei mezzi, è bene usare le stesse voci di
spesa che sono indicate nel budget standard di riferimento.
Nella matrice sono indicati solamente i costi diretti, ovvero i costi che sono richiesti dalla
realizzazione del progetto identificato dallo stesso quadro logico. Per passare dalla definizione
dei costi a livello del quadro logico al budget standard, si produce un Piano delle Risorse (Figura
10).
57
Piano delle risorse
attività
ATTIVITA' 1
Risorse umane
…………….
…………..
Viaggi
…………
………….
Attrezzature e materiale d'uso
………….
……….
Altri costi e servizi
………………
…………….
unità
quantità
Figura 10
costo per unità
tot. Costo
58
Un esempio di categorie di costo
Formato base del budget CE
1 risorse umane
2 viaggi
3 attrezzature e materiali d’uso
5 altri costi e servizi
6 altro (specificare)
‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐ costi diretti ‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐
7 fondo imprevisti (max 5% di 1:6)
8 costi amministrativi e di gestione del progetto (max 7% di 1:6)
‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐ costi indiretti ‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐
Totale costo del progetto: costi diretti + costi indiretti
59
Riassumendo…
Piano delle risorse
E’ un modo di presentare le risorse necessarie alla realizzazione di un progetto.
Comincia dalla lista delle attività indicate nel cronogramma delle
attività e specifica i mezzi (input) ed i relativi costi
Mezzi e costi
Mezzi: i mezzi fisici e non fisici (input) necessari per realizzare le attività pianificate. Si
può distinguere tra :
• Risorse umane
• Risorse materiali
Costi: la traduzione in termini finanziari delle risorse identificate (mezzi)
Tipi di costo
•
•
Costi diretti: costi direttamente collegati alla realizzazione del progetto
Costi indiretti: costi generali del promotore e gestore del progetto
Cos’è un budget
Il budget è un piano finanziario dell’intervento per un dato periodo.
60
1.6.3 Descrizione del progetto
Formato base per il documento di progetto
I “prodotti” della metodologia di progettazione con il Quadro Logico (albero dei problemi
e degli obiettivi, matrice del QL, cronogramma, quadro delle responsabilità e budget)
non esauriscono l’insieme delle informazioni necessarie a descrivere e a sostenere la
validità di una proposta. E’ quindi opportuno, anche per favorire la comunicazione tra
chi predispone le proposte e gli altri che vi devono interagire (valutatori, partner ecc.)
che le proposte siano redatte secondo uno schema che nei suoi elementi essenziali
include:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Titolo
Riassunto
Contesto generale
Analisi settoriale e analisi dei problemi
Beneficiari
Descrizione del progetto (o programma)
Ipotesi e rischi
Modalità di esecuzione
Sostenibilità
61
Formato base per il documento di progetto
I contenuti
1. RIASSUNTO: DESCRIZIONE SUCCINTA DELL’AZIONE
In poche righe (generalmente mezza facciata), riassume i problemi che il progetto vuole
risolvere e dà un’idea degli elementi chiave: quadro riassuntivo del settore, beneficiari,
istituzioni e gruppi coinvolti, obiettivi, risultati, attività, mezzi, costi, elementi di sostenibilità.
Rimanda alla matrice logica che va in allegato.
2. CONTESTO
Quadro generale nel quale si realizza il progetto e analisi dei problemi da risolvere.
Descrizione del contesto macroeconomico, piani di governo nazionale/locale, documenti
ufficiali, ecc.
3. ANALISI SETTORIALI E DEL/I PROBLEMA/I
Include l’analisi delle parti interessate ma si limita a quanto è necessario per capire la natura
del problema che si cerca di risolvere. E’ bene allegare l’albero dei problemi e citare tutta la
documentazione disponibile e consultata: documenti disponibili per il settore, compresi i
documenti preparatori per il progetto, rapporti di valutazione, rapporti di missione, studi, ecc.
4. BENEFICIARI
Spiega chi sono i beneficiari dell’azione: numero, condizione socioeconomica, livello
culturale, ecc.
62
Formato base per il documento di progetto
I contenuti
5. DESCRIZIONE DEL PROGETTO (O PROGRAMMA)
Spiega i motivi della scelta di questa strategia, possibilmente paragonandola con le alternative.
Altri interventi: come si integra e completa con altri interventi, ad es. progetti passati, presenti
e futuri di soggetti diversi che siano rilevanti e meritino di essere studiati.
Descrizione dell’intervento
Obiettivi generali
Gli obiettivi di sviluppo più generali al raggiungimento dei quali il progetto contribuisce.
Obiettivo specifico
In questa sezione sono da trattare i seguenti punti chiave: descrizione e ruolo dei gruppi
beneficiari e delle istituzioni coinvolte, benefici previsti per i diversi gruppi toccati
direttamente e indirettamente dal progetto,luogo.
Risultati
I prodotti e i servizi del progetto.
Attività
Le principali attività necessarie all’ottenimento dei risultati.
Indicatori principali
Gli indicatori selezionati in relazione alle risorse disponibili.
63
Formato base per il documento di progetto
I contenuti
6. IPOTESI (O FATTORI ESTERNI), RISCHI E FLESSIBILITA’
Sono quei fattori importanti per il successo del progetto ma che sono al di fuori del controllo di coloro che
finanziano e realizzano il progetto. Si dovrebbe cercare, dove possibile, di stabilire degli indicatori che
permettano il controllo periodico dell’effettivo concretizzarsi di questi fattori esterni.
Rischi e flessibilità: Il grado di flessibilità necessaria a fare fronte ai rischi e agli imprevisti che
inevitabilmente si presenteranno.
7. MODALITA’ DI REALIZZAZIONE
• Mezzi fisici e non fisici: Infrastruttura, attrezzatura, personale locale, assistenza tecnica, fondi speciali.
• Organizzazione e modalità di esecuzione: Procedure per la realizzazione e responsabilità dei vari attori.
• Cronogramma realistico.
• Costi e piano finanziario dettagliati.
• Monitoraggio e valutazione: Modalità di monitoraggio e valutazione (frequenza, chi lo realizza, che tipo di
strumenti e metodologia si adotta, ecc.).
8. FATTORI DI QUALITA’ (O DI SOSTENIBILITA’)
• Partecipazione dei beneficiari e appropriazione da parte dei beneficiari
• Misure politiche di sostegno
• Tecnologie appropriate
• Protezione dell’ ambiente
• Aspetti socio-culturali, uguali opportunità per uomini e donne
• Capacità istituzionale e di gestione
• Sostenibilità economica e finanziaria
64
1.7 Punti di forza e problemi comuni nell’applicazione del QL
Elementi Punti di forza
Problemi comuni
Analisi dei
problemi e
degli
obiettivi
•Richiede analisi sistematica dei problemi,
incluse relazioni causa- effetto.
•Fornisce collegamento logico mezzi-fine
•Incoraggia l’esame dei rischi.
•Prende in considerazione i diversi interessi in
gioco e le diverse visioni del problema.
•Ottenere consenso sui problemi prioritari.
•Ottenere consenso sugli obiettivi prioritari.
•Riduce il raggiungimento degli obiettivi ad
una catena lineare.
•Livello inappropriato di dettagli: troppo poco
o troppo.
Indicatori e
fonti di
verifica
•Richiede analisi di come misurare il
raggiungimento di obiettivi, sia in termini
quantitativi, sia qualitativi.
•Aiuta a migliorare la chiarezza e la specificità
degli obiettivi.
•Aiuta a definire il quadro di monitoraggio e
valutazione
•Trovare indic. pratici e misurabili per OG e
alcuni tipi di progetto.
•Stabilire obiettivi troppo presto nella fase di
pianificazione e che possono risultare
irrealistici.
Formato e
sua
applicazio
ne
• Collega l’analisi dei problemi al quadro degli
obiettivi.
•Enfatizza importanza della partecipazione degli
stakeholder nel definire “i problemi di chi” e “chi
beneficia”.
• Visivamente efficace e relativamente semplice
da capire.
•Preparato meccanicamente: riempire le
caselle, senza legame stretto con analisi dei
problemi, obiettivi e strategie
•Usato come mezzo di controllo top-down,
applicato troppo rigidamente.
•Può allontanare staff non familiare con il QL.
•Può diventa un feticcio.
65
Inoltre, nei suoi aspetti partecipativi, può incontrare i problemi di
qualunque altra metodologia partecipativa:
• Limita il numero dei partecipanti ai seminari • Limita l’accesso agli analfabeti e/o a chi non conosce la lingua usata nei seminari
• Può essere sconfessato dai decisori/politici • Il moderatore deve essere una persona competente
• Richiede molto tempo a tante persone
66
squadra
competente e
motivata
analisi e
pianificazione
accurate
buone competenze
organizzative
Il successo
del progetto
integrazione delle
competenze
le parti
rispettano i
propri impegni
il progetto risponde ai reali
bisogni dei beneficiari
67
PARTE 2 VERSO LA COSTRUZIONE DEL PROGETTO PER LA BUONA GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE NELLA REGIONE MARCHE
68
Si presenta di seguito il lavoro di progettazione realizzato durante il corso assieme ai partecipanti.
Le figure professionali da coinvolgere, secondo il progetto formativo, erano:
ƒ
ƒ
funzionari delle diverse posizioni di funzione del Dipartimento per le politiche integrate di
sicurezza e per la protezione civile, funzionari di altre strutture le cui attività sono connesse a
quelle del Dipartimento
operatori informatici del Dipartimento
Il lavoro condotto presenta:
ƒ una buona e ampia analisi dei problemi che è già solida base di partenza per la costruzione di
un progetto integrato, comprensivo di tutte le strategie necessarie ad affrontare il problema nella
sua globalità;
ƒ la chiara indicazione delle aree ancora da sviluppare da parte di stakeholder interni;
ƒ un’ottima analisi degli stakeholder, utile anche in fasi successive della progettazione per
condurre altri seminari di analisi dei problemi e degli obiettivi a completamento di quanto fatto in
aula;
ƒ un sub-quadro logico estratto dalla strategia prescelta come indicazione di progetto possibile per
le posizioni funzionali e i ruoli rappresentati nel gruppo di lavoro.
La bozza di progetto che segue è necessariamente incompleta per le seguenti ragioni: l’analisi e la
pianificazione vanno completate, oltre che con i seminari delle parti interessate, anche con i metodi
tradizionali degli studi di approfondimento, delle interviste a soggetti chiave, delle ricerche, delle
statistiche, ecc.; i partecipanti al corso rappresentano solo una parte degli stakeholder interni.
L’analisi e la pianificazione dovrebbero dunque essere completate con gli altri stakeholder interni al
Dipartimento e alla Regione Marche e con gli stakeholder esterni.
L’obiettivo d’integrare in fase di progettazione le diverse competenze oggi presenti nel Dipartimento è
stato raggiunto in modo molto parziale, in quanto si è avuta una presenza soltanto occasionale di
alcuni operatori della struttura di Protezione civile. Nel corso delle lezioni è emerso inoltre che, data
l’elevata complessità del tema affrontato anche relativamente alle figure coinvolte, per migliorare
l’efficacia dello specifico progetto, sarebbe stato opportuno coinvolgere stakeholder del servizio
ambiente e di altre strutture interne.
69
2.1 Definizione del problema Per l’identificazione del problema a partire dal quale costruire il progetto, si è partiti dall’indicazione
elaborata da alcuni funzionari e dirigenti, la cui consultazione suggerì il tema seguente :
come gestire le risorse idriche attraverso le diverse fasi di processi di lavoro:
previsione - prevenzione - monitoraggio pianificazione - gestione delle emergenze e post emergenze.
Con i partecipanti, il tema proposto è stato discusso e riformulato in termini di problema al quale
trovare soluzione attraverso la progettazione:
Le risorse idriche disponibili sono male utilizzate
su tutto il territorio della Regione Marche.
I passaggi
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Seguendo la metodologia del QL, i passaggi che hanno portato alla definizione del progetto sono
stati:
Analisi degli stakeholder
Analisi dei problemi
Analisi degli obiettivi
Scelta della strategia
Analisi delle pre-condizioni e delle condizioni esterne
Identificazione degli Indicatori di valutazione
70
2.2 Analisi degli stakeholder
I partecipanti hanno individuato l’insieme degli stakeholder che possono in vario modo essere
coinvolti nel progetto; quello che segue è l’elenco completo dei 38 stakeholder identificati. Per
esigenze di tempo, l’analisi degli stakeholder si è limitata a quelli ritenuti più importanti e significativi,
anche accorpandone alcuni. Per l’analisi si è adottata la metodologia SWOT.
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
AATO
Decisori politici della Regione Marche
Decisori politici delle Province
Decisori politici dei Comuni
Servizio ambiente (Regione)
Servizio risorse idriche (Regione)
Autorità di bacino (ADB regionale)
Autorità di bacino (ADB interregionale)
Autorità di bacino (ADB nazionale)
Dipartimento di protezione civile (Regione)
ASSAM (Regione)
Servizio nazionale dighe
Consorzi di bonifica
Ministero ambiente - ISPRA
Dipartimento protezione civile nazionale
Ministero dell’industria
Ministero sanità
Associazioni di categoria (agricoltori, industriali)
Ex consorzi idrici
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Aziende municipalizzate
ARPAM (regione)
Enti parchi
UE
Associazioni ambientaliste
Università
Associazioni di consumatori (Codacons)
Autorità idraulica ex genio civile (provincia)
Polizia idraulica (provincia)
Settore ambiente (provincia)
Settore protezione civile (provincia)
ANCI
UNCEM (comunità montane)
UPI
Uffici tecnici dei Comuni
Corpo forestale dello Stato
Scuole
Cittadini Privati dell’agricoltura
Cittadini privati dell’industria
71
Stakeholder: Unione Europea
Punti di forza
• direttive – linee guida
• risorse economiche
Opportunità
• partecipazione ad accordi/programmi comunitari
Punti di debolezza
• rapporto diretto con strutture territoriali competenti
• mancanza comunicazione diretta
Rischi
• sanzioni
• mancanza conoscenza e maggiore interazione con
politiche comunitarie
Stakeholder: AGRICOLTORI
Punti di forza
• conoscenza specifica del territorio
• ottimizzazione e razionalizzazione risorsa idrica
• risorsa idrica e’ la fonte della loro attività
Opportunità
• incontri per sensibilizzazione al corretto utilizzo
della risorsa
• potere consultivo (partecipazione alle decisioni)
delle associazioni di categoria specifiche
Punti di debolezza
• gestione ed utilizzo della risorsa
• mancanza di conoscenza sulla limitatezza della
risorsa
• concetto privatistico della risorsa idrica pubblica
Rischi
• condizionamento delle associazioni sulle decisioni
da assumere per la gestione della risorsa
• scontro con associazioni di categorie
72
Stakeholder: AUTORITA’ IDRAULICA (PROVINCIA)
Punti di forza
• conoscenza del territorio
• controllo uso risorsa
• gestione amm.va della risorsa (rilascio autorizzazioni)
• database localizzazione ed utilizzatori delle risorse
Punti di debolezza
• coordinamento sulle attività di controllo
• insufficiente attività di controllo
Opportunità
• miglioramento coordinamento con enti di controllo
• miglioramento coordinamento con enti di gestione
• miglioramento coordinamento con enti di programmazione
• aggiornamento database risorse
Rischi
• mancanza di coordinamento dell’ente regionale
• mancanza di controllo sull’utilizzo della risorsa
Stakeholder: CORPO FORESTALE EPOLIZIA PROVINCIALE
Punti di forza
• conoscenza del territorio
• controllo uso risorsa
• database localizzazione ed utilizzatori delle risorse
• visibilità diretta per interventi preventivi e repressivi
Opportunità
• miglioramento coordinamento con enti di controllo
• miglioramento coordinamento con enti di gestione
• miglioramento coordinamento con enti di programmazione
• aggiornamento database risorse
• maggiore presenza sul territorio
Punti di debolezza
• sinergia sulle attività di controllo
• insufficiente attività di controllo
• miglioramento conoscenze tecniche
Rischi
• mancanza di coordinamento dell’ente regionale
• mancanza di controllo sull’utilizzo della risorsa
• uso improprio della risorsa
73
Stakeholder: AZIENDE MUNICIPALIZZATE
Punti di forza
• conoscenza sistema di gestione della risorsa (dalla
sorgente, adduzione,……)
• risorse tecnologiche e personale competente
• bilancio idrico (prelievi, utilizzazioni, dispersioni)
• capacità pronto intervento
• risorse economiche dirette x miglioramento rete idrica
Punti di debolezza
• rete di distribuzione
• visione esclusivamente economica della risorsa idrica
• miglioramento degli investimenti in funzione della
risorsa
Opportunità
Rischi
• riduzione dispersione della risorsa idrica nella
distribuzione
• proposizione sistema tariffario premiante nei confronti di
chi fa un uso corretto della risorsa
• utilizzo delle acque reflue depurate per risparmio irrigua
• spreco risorsa su un sistema tariffario esclusivamente
basato a consumo
• gestione privatistica della risorsa idrica bene pubblico
Stakeholder: CONSORZI DI BONIFICA
Punti di forza
• conoscenza sistema di gestione della risorsa irrigua
(dalla sorgente, adduzione, ecc.)
• risorse tecnologiche e personale competente
• bilancio idrico (prelievi, utilizzazioni, dispersioni)
• capacità pronto intervento
• risorse economiche dirette x miglioramento rete idrica
Opportunità
• riduzione dispersione della risorsa irrigua idrica nella
distribuzione
• proposizione sistema tariffario premiante nei confronti
di chi fa un uso corretto della risorsa
Punti di debolezza
• rete di distribuzione
• visione esclusivamente economica della risorsa idrica
• miglioramento degli investimenti in funzione della
risorsa
Rischi
• spreco risorsa su un sistema tariffario esclusivamente
basato a consumo
• gestione privatistica della risorsa idrica bene pubblico
74
Stakeholder: AATO
Punti di forza
Punti di debolezza
• Hanno il polso della situazione finanziaria
Ciclo Idrico Integrato (C.I.I.) – redazione del
piano d’ambito per quantificazione risorse
economiche.
• In alcuni casi buona professionalità.
• Eccessiva frammentazione, isolamento e scarsa comunicazione con agli
altri enti (in particolare poca interazione con gli Enti Locali).
• Poca integrazione con altri livelli istituzionali e scarsa condivisione di dati.
• Poco incisive sui soggetti (soggetti gestori) che controllano.
• Non sempre hanno il polso della situazione fisica del sistema.
• Sono strutture con ridotte risorse umane e strumentali.
Opportunità
Rischi
• Esistono riferimenti normativi che
conferiscono delle competenze utili ed
importanti alle AATO. (che però dovrebbero
essere applicate in maniera completa
affinché le AATO possano conservare la
loro forza e utilità).
• Possibilità di controlli gestione integrata
• Non avendo sempre il polso della situazione, le AATO rischiano di
chiedere spese non necessarie.
• Interessi esterni (dai privati ai gestori) alla gestione coordinata delle
risorse.
• L’organizzazione su base amministrativa (comuni) comporta una non
buona gestione della risorsa idrica che dipende dalla morfologia del
territorio. La divisione amministrava non coincide con quella morfologica e
quindi non si ha una visione chiara.
Stakeholder: SERVIZIO RISORSE IDRICHE
Punti di forza
• Coordinamento attuale con altri soggetti
• Piano degli acquedotti in corso di costruzione: piano per la gestione delle
acque nell’arco del lungo periodo, che consente di pianificare le risorse
che saranno necessarie in previsione e le strutture necessaria.
Opportunità
• In corso di costruzione un sistema di integrazione dati con strutture
interne ed esterne alla regione
Punti di debolezza
• Servizio isolato e poco flessibile.
• Personale insufficiente rispetto alle
competenze dell’ente.
• Poche risorse
Rischi
• Le decisioni di altri organi esterni (altri enti
locali, in particolare province) possono
influire sul risultato del lavoro regionale.
75
Stakeholder: Ministero dell’ambiente - ISPRA
Punti di forza
• Ha visione d’insieme a livello nazionale.
• Capacità di interazione con organi europei nel
recepimento delle direttive.
• Capacità di elaborare linee guida e normative di
settore sulla base delle indicazioni europee.
Punti di debolezza
• Pochi contatti con regione e programmazione.
• Poco potere nel controllare l’effettiva attuazione di normative e
regolamenti da parte degli enti locali.
• Mancanza di normativa di dettaglio sulla modalità di condivisione delle
informazioni e raccolta dati
• Mancanza di elaborazione di una legislazione che definisca
correttamente i confini delle autorità di bacino.
Opportunità
Rischi
• Il ministero realizza annuari sull’acqua, che
offrono analisi su larghe scale, più ampie rispetto a
quelle regionali (tuttavia sono realizzati su dati non
elementari ma dati già elaborati, come quelli
prodotti da Arpam)
• Il ministero dell’ambiente dal suo grandangolo interloquisce con vari
settori della regione che possono riportare visioni differenti
• Gli interlocutori della Regione possono in alcuni casi parlare con l’Ente
a titolo personale e non essere effettivamente rappresentativi dell’ente.
• Difficoltà nella comunicazione tra strutture tecnologiche: lo scambio dati
è a rischio di omogeneità in quanto ogni regione ha la sua modalità di
raccogliere e rielaborare reportistica di dati. Manca un format che
favorisca l’omogeneizzazione dei dati da consegnare al Ministero.
• Recepimento e attuazione di normativa europea in continua evoluzione.
Stakeholder: ASSAM ARPAM
Punti di forza
• Personale specializzato.
• Facilitazione della gestione amministrativa delle
risorse economiche e umane (facilità nel dare
incarichi a professionisti e tecnici).
• Snellezza nella gestione delle risorse umane e
economiche
Opportunità
• Buona capacità di interagire facilmente con la
Regione nel caso di richiesta professionisti e
competenze tecniche particolari
Punti di debolezza
• Mancanza di partecipazione alla programmazione regionale
Rischi
• Non ottimizzazione delle risorse (per mancanza di interazione tra i vari
soggetti che si occupano della raccolta dati)
76
Stakeholder: SERVIZIO AMBIENTE REGIONE
Punti di forza
• E’ il livello più alto di competenza del nostro progetto: il
piano di tutela delle acque è in capo a questo servizio.
• Notevoli potenzialità.
Opportunità
• Hanno contatti con gran parte degli stakeholder del
nostro progetto.
Punti di debolezza
• Visione più ambientalista del territorio ma non ottimale.
• Scarsa integrazione delle risorse.
• Talvolta eccessiva ingerenza su settori sui quali hanno
scarsa competenza
• Capacità progettuale da migliorare
Rischi
• Pochi rischi perché sono a capo. Non ci sono rischi
esterni
• Difficoltà nella comunicazione con le province e AATO,
per difficoltosi passaggi amministrativi.
Stakeholder: ENEL
Punti di forza
• Ha il monopolio delle reti.
• Capacità gestione del sistema acqua/energia
Punti di debolezza
• Gestione delle risorse fondata su interessi economici e
non ambientali.
Opportunità
Rischi
• Dispongono di strutture per la gestione delle risorse
idriche da utilizzare in caso di emergenza
• C’è sensibilità ambientale indotta dalla Regione , ad es.
sperimentazione del deflusso minimo vitale.
• Possono incidere notevolmente nella politica energetica
regionale
77
Stakeholder: ORGANI DECISIONALI DI REGIONE, PROVINCIA, COMUNE
Punti di forza
• Competenze legislative e normative.
• Forniscono indirizzi agli organi tecnico-amministrativi.
• Conoscono le necessità dei portatori d’interesse.
Opportunità
• Disponibilità finanziarie della CE e dello stato.
• Spinta derivante dalla scarsità delle risorse in relazione ai
fabbisogni crescenti.
Punti di debolezza
• Non sempre gli atti sono guidati dall’etica.
• Scarso utilizzo delle competenze tecnico-scientifiche.
• Interferiscono nelle valutazioni tecnico-amministrative.
• Scarsa volontà di recepire le esigenze reali.
• Mancanza di coordinamento tra regione, provincia e
comune
Rischi
• Eccessiva frammentazione delle competenze.
• Resistenze da parte di interessi consolidati.
Stakeholder: AUTORITÀ DI BACINO
Punti di forza
• Utilizzo razionale delle risorse
• Competenze tecniche
• Conoscenza del territorio di competenza (livello regionale)
• Potere di regolamentazione su ambiente, acque, difesa del
suolo
• Potere di pianificazione e coordinamento
• Competenza territoriale adeguata alle caratteristiche fisiche
delle problematiche da gestire
Opportunità
• Legge 183/89 consentiva possibilità di armonizzare la
programmazione su unità fisiche rilevanti (bacini)
• Applicazione delle normative UE/Italiane in relazione alle
materie di competenza
Punti di debolezza
• Burocrazia e lungaggini dovute a molteplici enti e strutture
coinvolte sullo stesso argomento
• Debolezza del coordinamento tra i vari soggetti
componenti dell’ADB
• Mancato riconoscimento istituzionale
Rischi
• Inadeguatezza della normativa rispetto agli obiettivi
prefissati
• Possibilità di perdere le conoscenze e le professionalità
acquisite con l’autorità di bacino (L183/89)
78
Stakeholder: DIPARTIMENTI DI PROTEZIONE CIVILE (nazionale, regionale, provinciale)
Punti di forza
Punti di debolezza
• Volontariato
• Conoscenze acquisite sul campo
• Capacità di pianificare l’emergenza
• Capacità di agire in situazione di emergenza
• Struttura del Centro Funzionale interna: realizza
studi scientifici su idrologia.
• Hanno in dotazione strumentazioni migliori rispetto
ad altri servizi regionali.
• Abbondanza di mezzi rispetto ad altri servizi della
regione.
• Struttura eterogenea (acqua, bacino, rischio
meteo,…)
• Alcune strutture sono ridondanti a livello provinciale
• Molti degli esperti sono precari
• Non si coordinano con le altre strutture.
Opportunità
Rischi
• Canali di finanziamento “privilegiati”
• Possibilità di acquisire esperienza in ambiti e
occasioni diversificati.
• Il tema “protezione civile” è percepito
benevolmente a tutti i livelli (acqua compresa)
• Eccessiva politicizzazione
• Privilegiare la fase dell’emergenza nei confronti
della fase di pianificazione.
• Scarso coordinamento in caso di emergenza
dovuta alla scarsa formazione e informazione degli
altri soggetti coinvolti.
• Sperpero di risorse per mancanza di
coordinamento.
79
2.3 Analisi dei problemi
L’albero dei problemi esprime la relazione causa-effetto dei problemi
correlati al tema svolto “Le risorse idriche sono male gestite e male
utilizzate su tutto il territorio regionale”.
L’analisi dei problemi ha abbracciato diversi settori (ovvero strategie, nella
terminologia del QL) e per quasi tutti è stata prodotta un’analisi dei problemi e
degli obiettivi, con l’eccezione dei settori dove le competenze dei partecipanti
non erano sufficienti a produrre l’analisi e con l’eccezione del settore dell’uso
industriale dell’acqua per ragioni di tempo.
Alcuni dei problemi individuati erano già emersi durante l’analisi degli
stakeholder ed in parte sono confluiti all’interno degli alberi.
N.B. Le celle che si riferiscono ad aree che necessitano approfondimento sono state
evidenziate in rosso.
80
ALBERO DEI PROBLEMI
(1/2)
i fiumi sono
secchi
si lavora troppo in
situazione di emergenza
le risorse idriche sono male
gestite e male utilizzate su tutto
il territorio regionale
gli utilizzatori grandi e piccoli
prendono acqua senza criterio
acqua
inquinata e
usi
produttivi
dell’acqua
la gente
spreca
acqua
per uso
domestic
o
tubazi
oni
obsole
te e
non
protett
e
uso improprio
generalizzato
dell’acqua
potabile
scarsa
efficienz
a del
sistema
acquedot
tistico
manca
educazi
one al
consum
o
dell’acq
ua
depura
tori mal
funzion
anti
l’efficienza
degli
acquedotti
non e’
sufficiente
mente
monitorata
l’agricoltura sfrutta
gran parte delle risorse
idriche in modo non
ottimale
man
ca
rete
idric
a
dual
e
opere di
presa
vecchie
ed
inadegua
te
vasche
di
raccolt
a poco
incentiv
ate da
norme
apposit
e
tra
agricoltori
e’ diffusa
la
concezio
ne
dell’acqu
a come
bene
privato
gli
agricoltori
usano
sistemi
irrigui che
sprecano
acqua
l’acqua non
e’ pagata a
consumo
ma su
canone
annuo
la richiesta
crescente di
risorse
energetiche
spinge allo
sfruttamento
di risorse
idriche
l’acqua
piovan
a non
e’
sufficie
ntemen
te
invasat
a
poco
diffusi i
sistemi per
utilizzo di
acque
reflue per
uso irriguo
e civile
sono previsti
incentivi per
l’uso delle
risorse
idroelettriche
le
indicazioni
della
concession
e non sono
sempre
rispettate
le prescrizioni
del disciplinare
di concessione
non sono
sensibili alla
variabilità della
risorsa e non
hanno visione
globale di
bacino
i controlli sul
prelievo di
acqua sono
insufficienti e
qualitativament
e inadeguati
la norma che regola l’uso dell’acqua
con contatori obbligatori non e’
applicata
gli agricoltori rifiutano
l’introduzione di
contatori
mancano soluzioni che
facilitino l’introduzione di
contatori
81
i fiumi sono
secchi
si lavora troppo in
situazione di emergenza
ALBERO DEI PROBLEMI
(2/2)
le risorse idriche sono male gestite
su tutto il territorio regionale
il PTA manca del bilancio
idrico dinamico
esperienza, conoscenza,
strumenti, poteri e risorse
della fase emergenziale
non sono stati
capitalizzati per la
pianificazione ordinaria
troppi enti
coinvolti nella
gestione delle
acque
normativa
farraginosa,
disattesa ed in
continua
evoluzione
manca studio di
base ed
aggiornamenti
che definiscano la
disponibilità delle
acque
non si conosce
con precisione
la quantita’ di
acqua prelevata
(tranne enel)
sono scarse le
risorse umane nel
gruppo di lavoro per
il bilancio idrico
manca
un’organizzazione
integrata in grado di
gestire ordinarieta’ e
post emergenza
L’ANALISI DEL PTA QUI
RIPORTATA NON E’
ESAUSTIVA E COMPLETA
confusione di
compiti e ruoli
tra soggetti che
raccolgono i dati
metereologici,
idrologici ed
idrometrografici
non e’ chiaro chi
sia il soggetto
collettore e
supervisore dei
dati
risorse
economiche
insufficienti
per la
raccolta dei
dati
Non è definito
con dettaglio
quanto deve
rimanere per
la
componente
ambientale
manca
coordinam
ento tra
enti gestori
e politici
i dati chimico fisico
batteriologici non
sono
strutturalmente
integrati con i dati
quantitativi
manca
l’applicazion
e di attività
sperimentali
non e’
applicato il
sistema di
raccolta e
condivisione
dei dati
le stazioni
idrometrografic
he sono
inadeguate ed
insufficienti per
numero
la strumentazione di
rilevazione e’ stata
pensata per scopi di
p.c.
82
2.4 Analisi degli obiettivi e scelta della strategia
L’Albero degli obiettivi esprime la relazione mezzi‐fini correlati all’obiettivo “Le risorse idriche sono gestite ed utilizzate nel rispetto della disponibilità delle stesse”.
Sono due le macro-strategie (ovvero: i grappoli di obiettivi della stessa natura) che articolano l’albero :
1.
gli utilizzatori (grandi e piccoli) sfruttano la risorsa idrica nel rispetto dei criteri di tutela e di bilancio,
che comprende l’uso civile (uso ottimale e senza sprechi dell’acqua potabile), l’uso agricolo
(l’agricoltura utilizza in modo razionale le risorse idriche), l’uso idroelettrico (la richiesta ad uso
idroelettrico e’ rapportata alla disponibilità della risorsa idrica), l’uso industriale dell’acqua ed il
sistema dei criteri (le indicazioni/prescrizioni dei disciplinari sono rispettate e i disciplinari di
concessioni prevedono la variabilità della risorsa compatibilmente con l’assetto di bacino). Non tutte
le sottostrategie sono state analizzate in maniera completa, in parte per ragioni di tempo, come nel
caso dell’uso industriale delle acque, in parte perchè, come segnalato nell’albero stesso, non tutte
le competenze necessarie all’analisi erano rappresentate nel seminario.
2.
il Piano di Tutela delle acque include il bilancio idrico dinamico. Ad esso fanno capo altre due sottostrategie, ovvero la capitalizzazione delle esperienze, conoscenze, risorse e poteri delle fasi
emergenziali e la trasparenza, integrazione e condivisione dei dati quantitativi e qualitativi.
La Strategia scelta per la costruzione del progetto è quella che fa capo all’obiettivo:
esiste un soggetto collettore e di analisi dei dati quantitativi e qualitativi
All’interno della strategia, il livello dell’Obiettivo Specifico realizzabile è stato posto proprio alla casella
esiste un soggetto collettore e di analisi dei dati quantitativi e qualitativi.
La strategia è stata scelta sulla base di una valutazione delle competenze a disposizione dei partecipanti,
necessarie per lavorare in profondità sugli obiettivi individuati. Sebbene la pianificazione sia stata
svolta solo per una sotto-strategia, l’analisi ampia e complessa, che tocca molti aspetti del tema
affrontato esclusi dalla scelta della strategia, resta preziosa, in quanto:
consente uno sguardo d’insieme, seppure incompleto
consegna una prima impressione sull’ampiezza dei problemi, dei possibili obiettivi e della loro
concatenazione
offre una base qualora si volesse affrontare il tema della gestione delle risorse idriche nella sua
83
complessità.
Il deflusso dei corsi d’acqua è
sufficiente a garantire le condizioni
naturali ed ambientali
dell’ecosistema fluviale
La corretta programmazione degli usi
della risorsa previene e limita nel tempo
l’applicazione straordinaria di misure di
emergenza
ALBERO DEGLI
OBIETTIVI 1/2
le risorse idriche sono gestite e
utilizzate nel rispetto della
disponibilità delle stesse
Strategia:
uso civile dell’acqua
Ridotti
fattori
inquinanti
uso
produttivo
corretto
Uso
domestico
dell’acqua
sostenibil
e
tubazio
ni
nuove
e
senza
eternith
utilizzatori grandi e piccoli sfruttano la
risorsa idrica nel rispetto dei criteri di
tutela e di bilancio
uso ottimale e
senza sprechi
dell’acqua
potabile
Sistema
acquedotti
stico
efficiente
Gente
educata
ad uso
sostenib
ile
dell’acq
ua
depura
tori
efficien
ti
Strategia:
uso agricolo dell’acqua
l’agricoltura utilizza in
modo razionale le
risorse idriche
esiste
sistem
a
duale
x il
recup
ero
l’efficienza opere di
degli
presa
acquedotti adeguate
è ben
monitorata
normati
va
incentiv
a uso
di
vasche
di
raccolt
a
agricoltor
i
concepis
cono
l’acqua
come
bene
pubblico
agricoltori
adottano
tecniche
irrigue
idonee x
risparmio
idrico
l’acqua ad
uso irriguo
o agricolo è
pagata a
consumo
Strategia:
uso idroelettrico
richiesta ad uso
idroelettrico
rapportata alla
disponibilità
della risorsa
idrica
Sono
diffusi i
sistemi di
raccolta x
l’accumul
o di acqua
piovana
Sono
applicati
sistemi x il
recupero
acque
reflue ad
uso irriguo
incentivi x
sfruttamento
idroelettrico
rapportati alla
reale
disponibilità
e alle priorità
Strategia:
controlli
le
indicazioni
dei
disciplinari
sono
rispettate
I disciplinari di
concessione
prevedono la
variabilità della
risorsa
compatibilmente
con l’assetto di
bacino
ottimizzazione
dei sistemi di
controllo
quali/quantitati
vo
la norma x l’uso dei contatori e’
applicata
gli agricoltori accettano
l’installazione di
contatori
La tecnologia fornisce
soluzioni x introduzione
di contatori
84
Il deflusso dei corsi d’acqua è sufficiente a
garantire le condizioni naturali ed
ambientali dell’ecosistema fluviale
le risorse idriche sono gestite ed
utilizzate nel rispetto della
disponibilità delle stesse
il PTA include il
bilancio idrico dinamico
esperienza,
conoscenza, risorse,
poteri delle fasi
emergenziali sono
capitalizzati per la
pianificazione ordinaria
Strategia
scelta
enti coinvolti
nella
gestione
delle acque
accorpati e
con ruoli e
funzioni
chiare
La normativa è
chiara, rispettata
e consolidata
Sono chiari
compiti e ruoli
dei soggetti
che
raccolgono i
dati
metereologici,
idrologici ed
idrometrografic
i
OPCM 3298 O 1598 GIUGNO
2008 AVEVA PREVISTO UNA
“CABINA DI REGIA” POI
DECADUTA. ORA LA
REGIONE CERCA DI
ISTITUIRNE UNA STABILE
L’ANALISI DEL PTA QUI
RIPORTATA NON E’
ESAUSTIVA E COMPLETA
Esiste studio di
base
costantemente
aggiornato che
definisce la
disponibilità di
acqua
si conosce
con
precisione la
quantità di
acqua
prelevata
le risorse umane nel
gruppo di lavoro per il
bilancio idrico sono
sufficienti allo scopo
esiste
un’organizzazione
integrata in grado
di gestire
ordinarietà e post
emergenza
ALBERO DEGLI
OBIETTIVI 2/2
La corretta programmazione degli usi della
risorsa previene e limita nel tempo
l’applicazione straordinaria di misure di
emergenza
Esiste un soggetto che
raccoglie e analizza i
dati quanti/qualitativi
(centro coordinamento
dati)
Ci sono
risorse
economic
he
sufficienti
per la
raccolta
dei dati
La valutazione
di quanto deve
rimanere per la
componente
ambientale è
affinata
Esiste una
cabina di regia
che coordina e
formula
indirizzi/propos
te per la
pianificazione
Integrazione
sistematica
tra dati
quantitativi e
qualitativi
È messo a
punto un
modello
sperimentale
e’
applicato il
sistema di
raccolta
condiviso
dei dati
le stazioni
idrometrografich
e sono adeguate
ed integrate con
la rete esistente
la strumentazione di
rilevazione della p.c. è
integrata anche x la
pianificazione delle
risorse idriche
I soggetti che
raccolgono e si
occupano di dati
qualitativi inviano i dati e
le analisi
85
2.5 Matrice La matrice
La strategia individuata, a partire dall’obiettivo specifico prescelto, è stata trascritta nella prima
colonna della Matrice di Pianificazione (Matrice del QL). L’obiettivo specifico al quale sottostà la
strategia scelta è stato meglio precisato e così riformulato:
i dati qualitativi e quantitativi dell'acqua
sono raccolti, elaborati e diffusi da un unico soggetto
(autorità di bacino o autorità di distretto o regione)
Per ognuno dei risultati attesi sono state individuate delle azioni. La matrice resta ancora da
completare in alcuni obiettivi specifici e risultati attesi per la definizione dei quali sono necessarie altre
competenze e ulteriori momenti di progettazione. In particolare, l’analisi dei problemi e degli obiettivi
non ha sviluppato approfonditamente gli aspetti qualitativi della gestione dell’acqua, come si è detto,
perché è mancata in fase di progettazione la presenza di soggetti che si occupano della qualità delle
acque: fra questi l’ARPAM. Al fine di non trascurare alcun aspetto che risulti necessario per una
pianificazione la più completa ed esaustiva possibile, è stato aggiunto un obiettivo (da sviluppare): “i
soggetti che si occupano di dati qualitativi inviano i dati”. L’obiettivo è stato inserito nella matrice al
livello dei risultati attesi.
Analisi delle pre-condizioni
Sono due le pre-condizioni valutate e inserite nella Matrice:
1.
individuare un soggetto che si faccia motore del progetto
2.
stipulare un protocollo d’intesa con le Regioni limitrofe per la condivisione del progetto. I dati
necessari alla costruzione del bilancio idrico della Regione Marche possono provenire anche da
Regioni limitrofe, nelle quali la raccolta dati può seguire modalità diverse ed avere tempi di
raccolta ed obiettivi differenti. Secondo alcuni partecipanti, tale accordo è pre-condizione,
secondo altri, invece, il problema è risolto con l’azione 1.4.4, che prevede la sigla di un
protocollo d'intesa tra i vari enti extraregionali per l'applicazione delle procedure.
86
Analisi delle condizioni esterne
L’analisi delle condizioni esterne è stata effettuata sulla macrostrategia che
comprende la sottostrategia scelta, ovvero quella facente capo all’obiettivo il
PTA include il bilancio idrico dinamico.
All’unico obiettivo specifico cui faceva capo la sotto-strategia scelta ne sono
stati aggiunti due in seguito alla valutazione della loro importanza ai fini
della riuscita del progetto. L’analisi delle condizioni esterne ha dunque reso
necessaria la riformulazione della logica dell’intervento con l’introduzione
dei seguenti OS:
ƒ
ƒ
il modello sperimentale per il bilancio idrico messo a punto nel 1997 sul
bacino Tenna è recuperato, valutato ed adattato alle nuove condizioni;
le risorse umane del gruppo di lavoro sul bilancio idrico sono sufficienti.
Restano da sviluppare i risultati attesi e le attività per i due nuovi obiettivi
specifici.
87
Individuazione degli indicatori oggettivamente verificabili
La definizione degli IOV consente di rivedere e precisare a livello operativo OS e RA
e, quindi, induce a riconsiderare e dettagliare più precisamente aspetti che alla prima
stesura possono essere espressi in maniera generica.
La discussione sugli IOV ha indotto alla ridefinizione dell’OS, che è stato così
riformulato:
i dati qualitativi e quantitativi dell'acqua
sono raccolti, elaborati e diffusi
da un unico soggetto (autorità di bacino o autorità di distretto o regione)
La precisazione riguardo al soggetto collettore e distributore dei dati è frutto di un
ragionamento che assume la necessità di considerare una dimensione territoriale più
ampia rispetto ai confini amministrativi attualmente considerati (che dovrebbero
invece includere una dimensione distrettuale o regionale).
È stata elaborata solo un’ipotesi di indicatore per l’OS 1 e per il RA 1.6. Il lavoro
dovrà essere completato per tutti gli OS e i RA.
88
LA MATRICE
A
O.G.
I.O.V.
i dati raccolti e
rielaborati sono
pubblicati annualmente
e sono completi e
qualitativamente
adeguati ai parametri
per la redazione del
Piano
il rapporto annuale
pubblicato;
valutazione della
qualità e della
completezza dei
dati da parte
dell'organo preposto
1.5
i dati qualitativi e quantitativi dell'acqua sono raccolti,
elaborati e diffusi da un unico soggetto (autorità di bacino o
autorità di distretto o regione)
il modello sperimentale per il bilancio idrico messo a punto
nel 1997 sul bacino Tenna è recuperato e adattato alle nuove
condizioni
le risorse umane del gruppo di lavoro sul bilancio idrico sono
sufficienti
gli enti regionali coinvolti nella gestione delle acque sono
accorpati e hanno ruoli e funzioni chiare
sono chiari i ruoli e i compiti dei soggetti che raccolgono dati
metereologici, idrologioci e idrometrografici
le risorse economiche per la raccolta dati sono sufficienti
è applicato un sistema condiviso di raccolta dei dati
intraregionale e interistituzionale
Le stazioni idrometrografiche sono adeguato e integrate con
la rete esistente
1.6
2.1
3.1
i dati completi sono
i soggetti che si occupano di qualità inviano i dati al soggetto trasmessi con cadenza
collettore
almeno annuale
rapporti annuali
da definire
da definire
O.S.
1
2
3
1.1
1.2
1.3
R.A
LOGICA DELL'INTERVENTO
si conosce con precisione la quantità di acqua prelevata
esiste uno studio di base costantemente aggiornato che
definisce la disponibilità delle acque
la valutazione di quanto deve rimanere per componente
ambientale è affinata
esiste una cabina di regia che coordina e formula
indirizzi/proposte per la pianificazione
FONTI DI
VERIFICA
1.4
CONDIZIONI ESTERNE
89
A
Z
I
O
N
I
1.1.1
1.1.2
1.2.1
1.2.2
1.2.3
1.3.1
1.3.2
1.4.1
1.4.2
1.4.3
1.4.4
1.4.5
1.5.1
1.5.2
1.5.3
1.6.1
2.1.1
3.1.1
LOGICA DELL'INTERVENTO
I.O.V.
produrre un'analisi delle attività e delle funzioni svolte dai
soggetti operanti nella gestione delle acque e valutare
eventuali conflitti e sovrapposizioni di competenze
emanare uno strumento normativo (legge) di riordino
censire i soggetti che raccolgono dati e le tipologie dei dati
raccolti
verificare e aggiornare il censimento dei sistemi di
monitoraggio realizzato dalla Regione nel 1997
determinare ruoli e competenze di ogni soggetto coinvolto
da definire
da definire
analizzare le banche dati esistenti (dei vari enti competenti):
le modalità di raccolta dati, le tipologie dei dati raccolti, i
criteri
creare un sistema omogeneo di acquisizione ed
elaborazione dati
modificare le procedure obbligatorie per la fornitura e
l'aggiornamento dei dati al soggetto coordinatore
introducendo meccanismi sanzionatori/incentivanti
siglare un protocollo d'intesa tra i vari enti extraregionali per
l'applicazione delle procedure
verificare e aggiornare il censimento dei sistemi di
monitoraggio realizzato dalla Regione nel 1997
individuare le zone non coperte dalla rete di monitoraggio
individuare i parametri integrativi del monitoraggio per il
bilancio idrico dinamico
installare le stazioni integrative della rete
verificare e aggiornare il censimento dei sistemi di
monitoraggio realizzato dalla Regione nel 1997
le azioni che devono portare ai RA dell'OS 2 devono essere
definite
le azioni che devono portare ai RA dell'OS 2 devono essere
definite
FONTI DI
VERIFICA
CONDIZIONI ESTERNE
precondizioni
E' individuato il soggetto motore del
progetto
stipula di accordi/protocolli con le
90
regioni e le amministrazioni che
devono condividere il progetto
2.6 Considerazioni finali
Questo progetto:
9 rappresenta un passo verso l’integrazione dei settori, nella direzione della trasparenza e
della condivisione;
9 getta le basi per l’omogeneizzazione prevista dalla normativa (L152/2006, che recepisce la
Direttiva europea 60/2000 e che supera la L183/89) di cui si attende l’attuazione;
9può contribuire ad offrire suggerimenti al legislatore per rivedere e migliorare la normativa, ed
ai politici per individuare modalità d’attuazione della normativa.
L’analisi che ha portato alla costruzione di questo progetto ha messo in evidenza due
questioni fondamentali:
la necessità di un soggetto in grado di pianificare, unificare le modalità di raccolta dati,
applicare la normativa. Il soggetto che sembra più adeguato allo scopo è l’Autorità di
distretto che supera i meri confini amministrativi e che si adatta anche alle caratteristiche
orografiche della regione Marche (con fiumi a cavallo di più regioni, struttura a pettine,
ecc).
l’importanza di tenere uniti gli aspetti quantitativi e qualitativi delle acque, attraverso la
collaborazione e il coordinamento dei soggetti che se ne occupano. Questo progetto
dovrebbe quindi essere completato con il contributo di chi si occupa della qualità delle
acque.
Il progetto, lo si ribadisce, è incompleto. Resta da perfezionare l’analisi di problemi ed obiettivi
dal punto di vista di altri soggetti, da identificare meglio Azioni e RA, da completare l’analisi
delle condizioni esterne e l’identificazione degli IOV.
Al termine, sarà necessario costruire il cronogramma. L’orizzonte temporale per la
realizzazione del progetto è stata indicata dai partecipanti in un anno.
91
2.6.1 Analisi del metodo e della sua applicazione Punti di forza e di debolezza della metodologia del QL,
con particolare riferimento alla sua applicazione all’attività del
Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la protezione civile
Punti di forza
Il confronto tra soggetti diversi, la possibilità di porsi attorno ad un tavolo e parlare
Le varie anime del dipartimento si sono conosciute
I vantaggi della presenza di un facilitatore esterno che tira le fila e coordina. L’”estraneità” del
facilitatore:
• rende più corretta la sintesi finale e garantisce la neutralità necessaria per fare lavorare
insieme soggetti diversi
• coglie dettagli ed elementi importanti che, dall’interno, si perdono di vista
• aiuta a capirsi, guida la comunicazione, costringendo all’uso di un linguaggio comprensibile a
tutti i diversi stakeholder coinvolti nella progettazione, scevro da tecnicismi.
Il percorso ha aiutato a riflettere sugli aspetti e a ragionare sui singoli problemi. A fronte di un lungo
impegno per l’analisi dei problemi, il metodo ha il vantaggio di vincolare obiettivi ai problemi,
favorendo l’individuazione di azioni realmente rispondenti ai problemi identificati.
Punti di debolezza
L’assenza dei decisori nel gruppo di lavoro
La limitata partecipazione della Protezione Civile
L’assenza di chi fa la raccolta dei dati idrologici (il centro funzionale).
Il tema scelto era troppo complesso e articolato per il tempo a disposizione
Il tempo di progettazione non era sufficiente
L’assenza della “controparte” del settore ambiente
92
Prodotto da:
Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la protezione civile
Scuola di formazione del personale regionale
Regione Marche, gennaio 2009
93
Scarica

Project Cycle Management Logical Framework