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Elaborato EXPO 2015
Classe IV liceo “Italo Svevo” di Colonia – Germania
Alles BIO oder was?
Italia e Germania a confronto
"L’uomo è ciò che mangia"
(Ludwig Feuerbach – filosofo tedesco)
"Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare"
(George Bernard Shaw – scrittore irlandese)
Colonia, gennaio 2015
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INDICE
“Alles Bio oder was?” Italia e Germania a confronto“
Introduzione
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Definizione di „Biologico“ e Principi dell'agricoltura biologica (IFOAM)
4
Il mercato del “Biologico” in Italia e in Germania
8
Perché Bio - al servizio dell’ambiente e dei consumatori
Verbrauchervertrauen
15
Produzioni biologiche - controllo e garanzia
22
Conclusioni
28
Appendice

Bugie e Rischi degli organismi geneticamente modificati (ogm)
32

Alimentazione: etichette più chiare, comprensibili e trasparenti negli stati membri
36

Antiossidanti: fino al 69% in più nella frutta e verdura biologica – I radicali liberi
38
Alcuni dati statistici in forma grafica
42
Fonti
46
2
INTRODUZIONE
Siamo la classe IV del Liceo “Italo Svevo” di Colonia ed evidentemente siamo un po’ pazzi,
altrimenti non avremmo partecipato a questo concorso del Ministero dell'Istruzione, in occasione
dell’EXPO 2015 di Milano.
Ma l’idea ci è piaciuta e l’argomento “alimentazione”, in ogni caso, faceva parte del nostro
programma di scienze – quindi allora, perché non farne un piccolo cavallo di battaglia?
Abbiamo deciso di occuparci del BIO – dei prodotti biologici. Un tema attualissimo e perfetto,
perché ben si sposa con il tema dell’EXPO “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
Quanto segue è il risultato della nostra fatica – farete bene a leggerlo, ce l’abbiamo messa tutta!
L’elaborato non pretende di essere originale in tutte le sue parti. Infatti la maggioranza
dei testi e delle grafiche ripotate sono state riprese da pubblicazioni specifiche del
settore e riadattati alla struttura,
sia di contenuto che di forma,
dell’elaborato che intendevamo
produrre.
Alcuni
testi
sono
anche originali, scritti da noi
stessi, in ogni caso ben ricercati
e documentati.
Ci preme chiarire questo concetto:
la ricerca che abbiamo fatto non
voleva essere – e per via del
tempo ristretto di lavoro – non
poteva essere esaustiva. Per noi, se vogliamo, era forse più importante ciò che avremmo
appreso durante lo studio che l’elaborato stesso. Volevamo crearci un’idea di cosa significa
prodotto biologico e sana alimentazione, volevamo capire che influenza hanno i consumatori
sulle produzioni e sui mercati e, viceversa, capire come mercati e produttori possono influenzare
il comportamento dei consumatori.
E poi, ma è veramente tutto bio ciò che viene dichiarato come tale? In che modo i consumatori
possono difendersi dalle frodi?
Beh, una cosa ci era chiara fin dal primo momento: a tutte queste domande, e a quelle che via
via arrivavano mentre facevamo le ricerche, non saremmo mai riusciti a dare delle risposte
complete.
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Però, crearci una forma mentis per questo tipo di problematica era importante. Quindi, con la
santa pazienza, ci siamo messi giù a ricercare, a costruire una sorta di architettura del bio e,
naturalmente, a confrontare ciò che trovavamo con quelle che erano le nostre esperienze
personali. E qui ne abbiamo avute di sorprese!
Noi viviamo in Germania, ma proveniamo da famiglie di origine italiana: siamo un po’ italiani in
Germania e un po’ tedeschi in Italia – nulla più di logico, quindi, che cercare di capire come
questi due nostri paesi si comportano in questo settore. – da qui il titolo dell’elaborato “Alles BIO
oder was? Italia e Germania a confronto”. Quindi abbiamo cercato di paragonare il mondo bio
italiano con quello tedesco: una fatica di Sisifo, ma ne è valsa la pena.
Ora il nostro compito sarà quello di divulgare ciò che abbiamo appreso – ne parleremo con le
nostre famiglie, con gli amici dentro e fuori della scuola e, se sarà possibile, accenderemo un
dibattito con altre scuole italiane e tedesche.
Bene, intanto che noi contribuiamo a costruire l’Europa, voi divertitevi per favore con quello che
siamo riusciti a mettere insieme.
Buona lettura!
Viel Spaß beim Lesen!
Nota Bene: Non sempre, riportando gli articoli che ci interessavano, siamo riusciti a dichiararne
bene la fonte – per questo in fondo all’elaborato abbiamo riportato tutti i siti internet visitati. Se
ne dovesse mancare qualcuno vogliate scusarci.
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DEFINIZIONE DI „BIOLOGICO“
Cos’è l’agricoltura biologica
L'agricoltura biologica è un metodo di produzione definito dal punto di vista legislativo a livello
comunitario
con
un
primo
regolamento,
il
Regolamento
CEE
2092/91,
sostituito
successivamente dai Reg. CE 834/07 e 889/08 e a livello nazionale con il D.M. 18354/09.
Il termine "agricoltura biologica" indica un metodo di coltivazione e di allevamento che
ammette solo l'impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l'utilizzo
di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).
Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento
eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell'acqua e dell'aria, utilizzando invece
tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.
Per salvaguardare la fertilità naturale di un terreno gli agricoltori biologici utilizzano materiale
organico e, ricorrendo ad appropriate tecniche agricole, non lo sfruttano in modo intensivo.
Per quanto riguarda i sistemi di allevamento, si pone la
massima attenzione al benessere degli animali, che si
nutrono di erba e foraggio biologico e non assumono
antibiotici, ormoni o altre sostanze che stimolino
artificialmente la crescita e la produzione di latte. Inoltre,
nelle aziende agricole devono esserci ampi spazi perché
gli animali possano muoversi e pascolare liberamente.
Le coltivazioni
In agricoltura biologica non si utilizzano sostanze
chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici,
insetticidi, pesticidi in genere). Alla difesa delle colture si
provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando
specie resistenti alle malattie e intervenendo con
tecniche di coltivazione appropriate, come, per esempio:
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
la rotazione delle colture: non coltivando consecutivamente sullo stesso terreno la stessa
pianta, da un lato si ostacola l'ambientarsi dei parassiti e dall'altro si sfruttano in modo più
razionale e meno intensivo le sostanze nutrienti del terreno;

la piantumazione di siepi ed alberi che, oltre a ricreare il paesaggio, danno ospitalità ai
predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni;

la consociazione: coltivando in parallelo piante sgradite l'una ai parassiti dell'altra.
In agricoltura biologica si usano fertilizzanti naturali come il letame opportunamente compostato
ed altre sostanze organiche compostate (sfalci, ecc.) e sovesci, cioè incorporazioni nel terreno
di piante appositamente seminate, come trifoglio o senape.
In caso di necessità, per la difesa delle colture si interviene con sostanze naturali vegetali,
animali o minerali: estratti di piante, insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali
naturali per correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e per difendere le
coltivazioni dalle crittogame.
Il ricorso a tecniche di coltivazione biologiche ricostruisce l’equilibrio nelle aziende agricole;
qualora, comunque, si rendesse necessario intervenire per la difesa delle coltivazioni da
parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine
naturale espressamente autorizzate e dettagliate dal Regolamento europeo (con il criterio della
cosiddetta “lista positiva”).
Gli allevamenti
Anche l’allevamento biologico segue criteri normativi definiti dall’Unione Europea, attraverso il
Regolamento CE 1804/99 e a livello nazionale con il D.M. n.91436 del 4 Agosto 2000.
Principi generali
Gli animali devono essere alimentati
secondo i loro fabbisogni con prodotti
vegetali
produzione
ottenuti
con
biologico,
metodo
di
coltivati
di
preferenza nella stessa azienda o nel
comprensorio in cui l'azienda ricade.
L'allevamento degli animali con metodo
biologico è strettamente legato alla terra.
Il numero dei capi allevabili è in stretta relazione con la superficie disponibile.
I sistemi di allevamento adottati devono soddisfare i bisogni etologici e fisiologici degli animali.
Pertanto essi devono consentire agli animali allevati di esprimere il loro comportamento naturale
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e debbono garantirgli sistemi di vita adeguati.
Sono vietati il trapianto degli embrioni e l'uso di ormoni per regolare l'ovulazione eccetto in caso
di trattamento veterinario di singoli animali. L'impiego di razze ottenute mediante manipolazione
genetica è vietato.
Il trasporto del bestiame deve essere quanto più breve possibile ed effettuarsi in modo da
affaticare il meno possibile gli animali. Le operazioni di carico e scarico devono effettuarsi senza
brutalità. E' vietato l'uso di calmanti durante il tragitto.
Il trattamento degli animali al momento della macellazione o dell'abbattimento deve limitare la
tensione e, nello stesso tempo, offrire le dovute garanzie rispetto all'identificazione e alla
separazione degli animali biologici da quelli convenzionali.
Scelta delle razze
E' preferibile allevare razze autoctone, che
siano ben adattate alle condizioni ambientali
locali, resistenti alle malattie e adatte alla
stabulazione all'aperto.
Ricoveri e norme igieniche
Le condizioni di allevamento devono tenere
conto
animali.
del
In
l'allevamento
comportamento
innato
particolare.
strutture
devono
le
essere
degli
per
salubri,
correttamente dimensionate al carico di
bestiame e devono consentire l'isolamento
dei capi che necessitano di cure mediche. Inoltre devono essere assicurati sufficiente spazio
libero a disposizione degli animali. Per ogni specie e categoria di animali il Regolamento CE
1804/99 definisce degli spazi minimi che devono essere garantiti sia al coperto (in stalle,
ricoveri) sia all'aperto (paddock e altro).
Alimentazione
La dieta deve essere bilanciata in accordo con i fabbisogni nutrizionali degli animali. Il 100%
degli alimenti dovrebbe essere di origine biologica controllata.
Non possono comunque mai essere somministrati agli animali allevati con metodo biologico:
stimolatori di crescita o stimolatori dell'appetito sintetici; conservanti e coloranti; urea;
sottoprodotti animali (es. residui di macello o farine di pesce) ai ruminanti e agli erbivori
monogastrici, fatta eccezione per il latte e i prodotti lattiero-caseari; escrementi o altri rifiuti
animali; alimenti sottoposti a trattamenti con solventi (es. panelli di soia o altri semi oleosi) o
addizionati di agenti chimici in genere; organismi geneticamente modificati; vitamine sintetiche.
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PRINCIPI DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA (IFOAM)
I principi dell'agricoltura biologica sono stati formulati dalla Federazione Internazionale dei Movimenti
dell'Agricoltura Biologica (IFOAM).
Questi principi (IFOAM, 2005) hanno lo scopo di ispirare il movimento biologico nella sua complessità.
Sono inoltre presentati in modo da poter essere adottati a livello mondiale.
IFOAM ha formulato quattro principi.
Il principio del benessere
L'Agricoltura Biologica dovrà sostenere e favorire il benessere del suolo, delle piante, degli animali, degli
esseri umani e del pianeta, come un insieme unico ed indivisibile.
Un suolo sano produce cibi sani che favoriscono il benessere degli animali e delle persone.
Per questo motivo bisogna evitare di usare fertilizzanti, pesticidi, farmaci per gli animali e additivi
alimentari.
Il principio dell'ecologia
L'Agricoltura Biologica dovrà essere basata su sistemi e cicli ecologici viventi, lavorare con essi, imitarli
ed aiutarli a mantenersi.
Il principio dell'equità
L'Agricoltura Biologica dovrà costruire relazioni che assicurino equità rispetto all'ambiente comune e alle
opportunità di vita.
Questo principio insiste sul fatto che gli animali devono essere allevati in condizioni di vita che siano
conformi alla loro fisiologia, comportamento naturale e benessere.
Il principio della precauzione
L'Agricoltura Biologica dovrà essere gestita in modo prudente e responsabile, al fine di proteggere la
salute e il benessere delle generazioni presenti e future, nonché l'ambiente.
La scienza è necessaria per assicurarsi che l'Agricoltura Biologica sia sana, senza rischi ed ecologica.
Comunque la conoscenza scientifica da sola non è sufficiente. L'esperienza pratica, la saggezza e le
conoscenze tradizionali ed indigene accumulate offrono soluzioni valide e consolidate nel tempo.
L'Agricoltura Biologica rifiuta tecnologie imprevedibili, come l'ingegneria genetica.
Conseguenze di questi principi per gli animali
Riguardo agli animali, si può affermare che questi principi implicano che la salute e il benessere animale
non possono essere separati dagli altri aspetti relativi all'agricoltura e alla produzione di cibo.
L'agricoltura biologica ha un approccio olistico e ciò significa che la salute delle piante, del suolo e degli
esseri umani non si raggiunge con trattamenti chimici o farmacologici per curare patologie causate dai
metodi di produzione, ma sviluppando e sostenendo metodi di produzione in grado di garantire la salute e
il benessere degli animali. Sviluppando cioè un prodotto in armonia con le condizioni biologiche e i
processi naturali di piante e animali.
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IL MERCATO DEL “BIOLOGICO” IN ITALIA A GERMANIA
Superficie bio in Europa
"Nel continente europeo la superficie biologica è ulteriormente aumentata in modo consistente
anche nel 2010 e sta ora per raggiungere i 10 mio ha: sono stati coltivati secondo criteri biologici
9,7 mio ha, vale a dire il 2% dell'intera superficie agricola", spiega Helga Willer dell'Istituto di
ricerche per l'agricoltura biologica FiBL, Svizzera.
L'esperta ritiene che il trend continui a essere positivo. Nell'UE, considerata come unità politica,
sono stati coltivati biologicamente poco meno di 9 mio ha, ovvero il 5% della superficie agricola.
Rispetto al 2009 la superficie bio è cresciuta di mezzo milione diettari. Campione d'Europa con
la superficie bio più estesa è attualmente la Spagna con 1,5 mio ha, seguita da Italia (1,1 mio
ha), Germania (0,99 mio ha) e Francia (0,85 mio ha). I maggiori incrementi di superficie in
assoluto si registrano in Francia (170.000 ha) e in Spagna (125.000 ha), continua Willer.
Il mercato del biologico in Germania
La Germania, con oltre 80,5 milioni di abitanti, si colloca nella media europea per quanto
riguarda la spesa pro capite per prodotti alimentari biologici. Nel 2013 ogni tedesco ha comprato
alimentari di questo genere per € 86,00, molto di meno rispetto a uno svizzero (€ 189,00) o a un
danese (€ 159,00), ma di più a paragone con un italiano (€ 31,00). Grazie al numero di abitanti,
il fatturato del settore agroalimentare biologico è il più elevato in Europa e ha superato nel 2013
il valore di 7 miliardi di Euro.
Negli ultimi dieci anni il fatturato dell'intero settore biologico in Germania è triplicato fino a
raggiungere
i
7,55
miliardi
di
euro:
questi
i
dati
rilevati
dal
Bund
Ökologische
Lebensmittelwirtschaft - BÖLW (Unione tedesca degli operatori economici del settore ecologico
alimentare) di Berlino. Secondo il barometro delle vendite del Bundesverband Naturkost
Naturwaren - BNN (Federazione tedesca dell'alimentazione e dei prodotti naturali) di Berlino, nel
2013 sopra i banconi dei negozi biologici in Germania sono passati prodotti per circa 2,5 miliardi
di euro. Il bio si mantiene inalterato sulla rotta del successo: nel primo semestre del 2014 i
fatturati sono nuovamente aumentati con una percentuale che tocca quasi la doppia cifra. Ora si
tratta di impostare le strutture in modo che reggano con sicurezza il futuro e di sfruttare i
9
potenziali esistenti per crescere ulteriormente', commentano gli esperti tedeschi del commercio
alimentare.
Il potenziale del biologico in Germania si aggira a medio termine intorno ai 13 miliardi di Euro. Il
commercio al dettaglio tradizionale ne copre l’80%, cioè circa 10,5 miliardi di euro. Ciò implica
un potenziale di crescita di mercato pari al 120%. Oltre alla GDO (grande distribuzione
organizzata), il secondo canale principale di distribuzione è rappresentato dai negozi
specializzati bio. Osservando la struttura del canale di distribuzione più solido colpisce il fatto,
che il fatturato dei negozi con una superficie inferiore a 800 metri quadrati è in calo. Solo i
supermercati con una superficie superiore a 800 metri quadrati e i discount continuano a
registrare uno sviluppo crescente.
L’introduzione del bio nei discount ha dato infatti un grande impulso al mercato, e questo canale
si è guadagnato in pochi anni una quota del 27% delle vendite bio. Dopo Aldi, l’insegna partita
nel 2001, sono arrivate Lidl nel 2005, Penny nel 2007, Plus nel 2009.
Riguardo ai negozi specializzati bio l’andamento procederà nella direzione delle grandi
dimensioni. I supermercati biologici registrano una forte crescita, la concorrenza interna nel
commercio specializzato cresce. Allo stesso tempo, la concorrenza del commercio al dettaglio di
generi alimentari, che negli anni scorsi ha acquisito competenza nel settore biologico,
aumenterà. Il prezzo acquisirà sempre maggiore importanza. I piccoli negozi biologici con una
superficie fino a 350 metri quadrati si troveranno, a medio termine, di fronte alle seguenti
alternative: ampliarsi, specializzarsi o chiudere.
Il mercato è suddiviso in larga parte tra i canali convenzionali della GDO e quelli specializzati.
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Nei primi (inclusi i discount) confluisce il 50% del valore del mercato, con una gamma di
referenze che va da 80 a 450 per punto vendita fino ad arrivare a 1.000 nelle catene regionali
come “Tegut” e “Feneberg”.
Per i negozi specializzati passa il 30% delle vendite, con un numero di referenze molto più
elevato, tra le 4.000 e le 8.000. La restante quota è rappresentata da canali quali i negozi di
panetteria e di salumeria (10-200 referenze), la vendita
diretta e le vendite on-line.
Grazie all’agenzia di ricerca di mercato di Bonn, AMI, siamo
a conoscenza di alcune statistiche ufficiali riguardo al
commercio estero:
La Germania ha importato il 32% del latte alimentare e il 26%
di burro biologico principalmente da Danimarca e Austria. Il
formaggio pare abbia, secondo l’AMI, una percentuale
altrettanto elevata di importazioni. Altri prodotti come lo
yogurt e la panna, però, sono quasi al 100% di
provenienza tedesca.
Prodotti proposti e/o richiesti dai consumatori
Possiamo vedere un andamento costante per quanto riguarda il vino e la pasta (circa 11.8%).
Nel 2013 gli acquisti di prodotti agroalimentari biologici hanno rappresentato il 3.8% della spesa
totale del settore. Le uova
sono il prodotto con la più
elevata
percentuale
di
biologico (8.5%). Gli ortaggi
hanno una quota del 5.7% con
alcune varietà significative, per
esempio oltre il 40% delle
carote vendute in Germania è
bio. Il pollame, prodotti da
carne,
carne
fresca
e
formaggi hanno la quota bio
che non supera 2%.
Il
consumatore
tedesco
è
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influenzato dall´acquisto dei prodotti biologici. Sempre nel 2013, ad esempio, si è osservato un
calo degli acquisti di carne fresca bio del 7.2%, del pane del 7.8%, latte (6.0%) e frutta fresca
(4.5%).
In Germania il consumo di oli alimentari vede al primo posto l‟olio di oliva, seguito da
quello di girasole e di colza. Il consumo annuo pro-capite di olio d’„oliva extravergine/vergine”
è pari ad 1 litro, mentre per quello biologico si scende addirittura a 39 ml.
Volendo schematizzare, il mercato degli oli extravergini bio in Germania si può considerare
preveda tre fasce:
• Fascia standard, da circa 8 a 10 € al litro; rappresenta percentualmente la quota più importante
(cir-ca l‟85%). Esempi: Private label (basic bio, Dennree), grandi marchi bio (Byodo, Rapunzel);
• Fascia media da oltre 10,00 a 23,00 € al litro; rappresenta una quota molto più limitata (1214%). Esempi: grandi marchi di oli DOP (Byodo, Rapunzel, Bio Planète); oli fruttati leggeri, medi,
intensi;
• Fascia premium oltre 23,00 € al litro; rappresenta una quota molto esigua (intorno all‟1%).
Esempi: oli che puntano sulla esclusività della confezione e qualche produttore di qualità
(Cutrera, Frantoio Franci).
Negli ultimi anni la vendita di frutta e verdura bio ha avuto una crescita esponenziale.
Secondo Organic Monitor (dati del 2011) i tedeschi hanno speso 6,6 miliardi di euro in prodotti
alimentari biologici dei quali il 27% è costituito dall´ortofrutta. Ogni cittadino nel 2012 ha
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consumato in media 105 kg di frutta fresca (8.668.000 tonnellate) e sembra che la mela sia la
preferita dei consumato (circa 25,9 kg).
Per quanto riguarda gli ortaggi il commercio dei
pomodori è il più proficuo dato che i consumi totali, sia freschi che trasformati, si attestano a
20,6 kg.
Il mercato del Biologico in Italia
Sin dalla nascita dell'agricoltura biologica si è posto il problema della commercializzazione dei
prodotti ottenuti con l'applicazione di questo metodo di coltivazione. Al principio, l'agricoltore bio
utilizzava esclusivamente i canali di vendita diretta; poi si sono aperti i primi negozi specializzati
e si è assistito ad una rapida crescita delle vendite attraverso il dettaglio specializzato. Ancora
oggi vendita diretta e negozi specializzati costituiscono i principali canali di vendita al
dettaglio. I canali intermedi di commercializzazione raggruppano tutti gli operatori e i luoghi fisici
attraverso cui la merce passa dal produttore al dettagliante. I canali intermedi possono essere
distinti
in
"specializzati"
e
"non
specializzati" in funzione della tipologia
dei prodotti trattati e della clientela
servita.
L'ingrosso
non
specializzato
tratta i prodotti biologici insieme ai
convenzionali o a quelli provenienti da
altre forme di agricoltura ecocompatibile
e, generalmente, rifornisce i canali di
vendita al dettaglio tradizionali; invece, i
canali intermedi specializzati trattano
prevalentemente prodotti biologici e li rivendono al dettaglio specializzato. Inoltre, sono ancora
pochi i distributori affermati nel mercato dei prodotti tradizionali che hanno esteso la
propria attività ai prodotti biologici. I distributori intermedi favoriscono il trasferimento delle
merci sui mercati al dettaglio. Questa funzione è tanto più necessaria e complessa quanto più
risultano sparsi sul territorio i punti vendita al dettaglio e quanto minori sono le dimensioni e le
capacità organizzative dei medesimi. I produttori, per scelta o perché dispongono di scarse
risorse da destinare alla ricerca di nuovi mercati, si rivolgono ai distributori intermedi e,
preferibilmente ai grossisti specializzati, per trovare altre e più remunerative forme di
collocamento delle proprie produzioni. I distributori, infatti, per dimensioni, struttura organizzativa
e professionalità sono in grado di individuare nuovi segmenti di mercato e di proporsi ai
medesimi.
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Boom del bio in Italia
In nessun altro paese dell'Europa esiste un numero maggiore di aziende biologiche
quanto in Italia: nel 2010 si contavano 47.663 agricoltori, trasformatori e commercianti.
Attualmente la superficie bio occupa 1.1 mio ha (SINAB-Sistema d’Informazione Nazionale
sull’Agricoltura Biologica, Italia). Per tradizione il mercato italiano degli alimenti ecologici è
fortemente influenzato dai negozi biologici indipendenti che, nel 2010, hanno registrato una
crescita da 700 a 800 mio di EUR (+ 14%). Parimenti aumentato è anche il fatturato dei prodotti
bio nella distribuzione convenzionale, per la precisione da 450 a 500 mio di EUR (+ 11%). In
Italia i negozi bio più importanti appartengono al gruppo EcorNaturasì, la catena maggiore che
conta 88 supermercati bio, due ristoranti e una macelleria. Nel 2010 il loro fatturato è salito di
quasi il 20%, raggiungendo i 112 mio di EUR. Sui comparti alimentazione fuori casa e altri canali
di commercializzazione, come ad es. la vendita diretta dall'azienda agricola e i mercati
settimanali, sono ricaduti rispettivamente 250 mio di EUR. Sul mercato interno sono stati venduti
prodotti biologici per 1,8 mld di EUR, mentre le esportazioni hanno realizzato un ulteriore
miliardo di EUR. Con ciò nel 2010 il settore biologico italiano è cresciuto complessivamente di
300 mio di EUR (12%).
In questo scenario, sia europeo sia mondiale, l’italia riveste un ruolo di primaria importanza: con
oltre 48mila operatori impegnati nella produzione biologica. Per oltre un milione di ettari di
terreno, il mercato del biologico italiano vale circa 3 miliardi di euro, facendo dell’Italia una delle
protagoniste del settore a livello (al sesto posto nella graduatoria mondiale per quanto
riguardata le vendita in valore) ed in particolare a livello europeo (si colloca al quarto posto,
dopo Germania, Francia e Regno Unito).
Il settore sconta, pero, delle enormi potenzialità che sono ancora inespresse considerando che
la domanda nazionale pro-capite, con acquisti medi annui di circa 25 euro a persona, indica una
penetrazione ancora troppo bassa, sul fronte del mercato interno, per i prodotti biologici,
soprattutto se confrontata con la Germania, principale mercato europeo per i prodotti
biologici, con una spesa pro-capite di prodotti biologici di 74 euro/anno, sulla base dei dati
pubblicati dalla Fibl/IFOAM.
E il dato non riguarda solo la grande distribuzione, ma anche i canali di vendita specializzati
confermano la crescita del volume d’affari.
E’ possibile accedere qui al report completo e dettagliato sul mercato biologico in Italia.
D’altra parte, non sono dati che destano stupore se pensiamo al fatto che, negli ultimi dieci
anni, il consumatore italiano è sempre più orientato alla qualità e alla genuinità (e al
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gusto) nel momento in cui acquista un prodotto alimentare, ed è disposto a spendere dal
5 al 10% in più.
Si tratta di un consumatore con un buon livello di istruzione, uno status sociale medioalto, e in prevalenza di sesso femminile.
Tra i consumatori di prodotti bio, si distinguono e crescono coloro che si rivolgono a canali di
vendita specializzati, quali piccoli negozi di quartiere, fattorie biologiche, gruppi di acquisto
solidale (GAS), soprattutto per l’acquisto di frutta e verdura.
GDO
La grande distribuzione
organizzata
(spesso
abbreviata
GDO)
moderno
sistema
vendita
al
è il
di
dettaglio
attraverso una rete di
supermercati e di altre
catene di intermediari di
varia natura.
La
GDO
rappresenta
l'evoluzione
supermercato
del
singolo,
che a sua volta costituisce lo sviluppo del negozio tradizionale.
La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come gli anni passati, il maggior
numero di aziende agricole biologiche in Sicilia, seguita dalla Basilicata, mentre per il
numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta all'Emilia
Romagna seguita dal Veneto. Il principale comparto produttivo ad orientamento biologico è
rappresentato dai cereali (23,1% del totale, più della metà grano duro) e dai foraggi (20,7%);
seguono l'olivicoltura (11,4%) e la viticoltura (4%). Nel 2007 il settore del biologico italiano,
corrispondente all'1,6% del mercato agroalimentare nazionale, risulta avere un valore
complessivo di 1.6 milioni di euro.
Prodotti più venduti:
Miele di Millefiori, Pasta, Olio-Aceto, Vino, Farina, Legumi e cereali bio, Tè, Marmellata,
Pomodoro e sughi, Frutta e verdura bio, Pane
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PERCHÉ BIO - al servizio dell’ambiente e dei consumatori
Ambiente
Per condurre uno stile di vita sostenibile è necessario ricorrere a prodotti biologici, poiché essi
risultano privi di pesticidi e residui chimici. Ciò, di conseguenza, comporta la riservatezza
dell’ambiente evitandone l’inquinamento e lo spreco di energia, inoltre favorisce la biodiversità.
La produzione di tali prodotti sostengono l’habitat della fauna selvatica e anche il terreno risulta
più
fertile
perché
non
presenta
sostanze chimiche che potrebbero
impoverirlo e, in tal modo, è possibile
tutelare i prodotti da cui ne derivano,
sostenendo, così, anche l’agricoltura
del nuovo millennio. L’agricoltura
biologica riduce al massimo il rilascio
di
residui
nell’acqua,
nel
terreno,nell’aria
conserva
la
e
naturale
fertilità del suolo, consuma meno
energia garantendo un ambiente più
salubre per chi vive e lavora in campagna e non utilizza né concimi chimici e né fertilizzanti
rispettando, in tal modo, l'etica e la morale che tutela la rotazione naturale dei terreni coltivati e i
ritmi del bestiame allevato. Inoltre l’inquinamento di aria, acqua e suolo; erosione e perdita di
fertilità del suolo riducono la biodiversità e gli elevati consumi energetici e la produzione di gas
serra sono alcuni dei problemi creati dall’agricoltura convenzionale e che nemmeno la sua
versione geneticamente modificata è in grado di risolvere.
Su tutti questi problemi l’agricoltura biologica ha invece dimostrato di essere capace di offrire
delle soluzioni, sia attraverso l’applicazione del Regolamento Cee, sia attraverso regole più
restrittive adottate volontariamente dagli agricoltori.
Consumatori
I prodotti biologici sono migliori rispetto a quelli industrializzati perché essi, non essendo esposti
al processo di maturazione artificiale, hanno un sapore migliore, rispetto alle solite convenzioni,
e sono più ricchi di nutrienti e minerali, favoriscono la crescita del corpo (in particolare nei
bambini) e sono liberi da neurotossine e sostanze cancerogene. Inoltre, il cibo biologico, è
provato e testato grazie a controlli continui che lo rendono più sicuro, evitando così il rischio di
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allergie, malattie infiammatorie e cancro. Tale procedimento evita ad essi di far parte di questa
larga scala di esperimenti non controllati escludendo l’impiego di residui antiparassitari e
fitofarmaci o prodotti OGM. Gli alimenti biologici, in particolare la frutta (pesche, kiwi e mele),
risultano, di conseguenza, più ricchi di vitamine (specialmente C), acidi grassi, i quali migliorano
lo sviluppo cerebrale, più consistenti, rinforzano il metabolismo e il sistema immunitario. Alcune
ricerche recenti hanno riportato in tali prodotti biologici vi è un contenuto più elevato di
antiossidanti, nutrienti, beta-carotene e polifenoli. Inoltre stimolano la rigenerazione di organi e
tessuti e prevengono il deposito di tossine chimiche. La salute dei consumatori è, di
conseguenza, molto più tutelata poiché riduce la possibilità di esposizione della persona ad
antibiotici e farmaci.
Perché scegliere biologico?
Le piante bio, non essendo aiutate dalla chimica a crescere e a difendersi, sono costrette a
produrre da sole molte più sostanze protettive, che hanno un effetto contro insetti, funghi e
batteri. Inoltre la polpa dei frutti da cui ne derivano contiene meno acqua, e presenta dunque
una concentrazione di nutrienti più elevata. Nella prassi quotidiana, tali differenze qualitative
presenti fra prodotti biologici e tradizionali tendono però ad appiattirsi a causa delle richieste
dell'industria di trasformazione e distribuzione che richiede omogeneità e qualità uniformi per
tutte le tipologie di prodotto. Per ovviare a ciò sono state sviluppate apposite filiere corte.
Per l’agricoltura biologica la qualità è plurale. Ci sono, infatti, le quattro qualità che derivano
dalla semplice applicazione delle norme di produzione europee. Si tratta dunque di qualità
certe e dovute che riguardano il migliore impatto ambientale, la salubrità, l’assenza di OGM e
la garanzia del sistema di controllo e certificazione.
Ci sono, poi, altre qualità che riguardano caratteristiche non espressamente richieste dal
Regolamento comunitario ma che i produttori, singoli o associati, possono decidere di
attribuire ai loro prodotti applicando regole aggiuntive, o comportamenti particolari. Fra queste
qualità, che sono in continua evoluzione, ricordiamo quelle del commercio equosolidale, della
sovranità alimentare e della costruzione di un nuovo rapporto fra città e campagna.
Inoltre il benessere degli animali e il rispetto e le esigenze di ciascuna specie è uno dei
principi dell'agricoltura biologica. Sono selezionate e mantenute le razze di quest'ultimi ne è
assicurata la loro salute, migliorando le loro difese naturali. Il benessere degli animali deve
essere assicurata durante l'intero processo di produzione.
17
Più salute con gusto
Sicurezza igienico-sanitaria, contenuto
nutrizionale e qualità organolettica, in
altre parole nutrirsi con gusto.
I prodotti biologici, proprio per le
tecniche
agronomiche
adottate,
in
particolare il non uso di sostanze
chimiche di sintesi, sono di norma più
sicuri degli altri dal punto di vista
igienico. Diverse ricerche dimostrano,
poi, che il valore nutritivo dei prodotti biologici è spesso superiore a quello dei prodotti
convenzionali. Infine, nei pochi studi che mettono a confronto il gusto dei prodotti
convenzionali e di quelli biologici, questi ultimi si collocano in genere al livello della qualità
medio-alta dei primi.
Libertà dagli OGM
Nel 1991, quando fu approvato il Regolamento Cee per l’agricoltura biologica, gli OGM –
Organismi Geneticamente Modificati – erano molto meno noti e, soprattutto, erano molto meno
diffusi di quanto lo sono oggi. Eppure, già allora un articolo di quel regolamento ne vietava
espressamente l’uso in agricoltura biologica. Il movimento internazionale per l’agricoltura
biologica, che aveva voluto e promosso quel regolamento, aveva intuito le incognite e i rischi
insiti nell’uso di OGM in agricoltura.
Come è risultato più chiaro dopo, si tratta di incognite e rischi che investono l’ambiente, la
salute umana e la stessa possibilità dei popoli di scegliere cosa produrre e come alimentarsi.
La strada proposta dall’agricoltura geneticamente modificata è l’opposto di quella proposta
dall’agricoltura biologica: per questo la loro coesistenza è impossibile.
Sai cosa mangi
Sapere cosa si mangia significa conoscere nelle linee essenziali in che modo un alimento è
prodotto in tutti i suoi passaggi, dal campo al punto vendita. Perché ciò sia possibile almeno
due condizioni sono necessarie: un insieme di regole cui deve sottostare la produzione e la
distribuzione di un cibo, uno o più organismi indipendenti che controllano l’applicazione delle
norme e la certificano ai consumatori.
Questo è ciò che accade per i prodotti biologici, con l’applicazione del Regolamento Cee
2092/91, attraverso un’attività di ispezione che investe sia il processo produttivo, sia il prodotto
18
finale, dal campo alla tavola. Si tratta di un sistema sicuramente suscettibile di miglioramento e
attualmente, a oltre vent'anni dall’inizio della sua applicazione, è sottoposto a un processo di
revisione. Tuttavia, quello del biologico è ancora oggi quello che, almeno in campo alimentare,
offre maggiori garanzie.
VERBRAUCHERVERTRAUEN
Mehr als 70 % der Europäerinnen und Europäer
haben Vertrauen in ökologische/biologische
Erzeugnisse. Trotzdem plädieren fast 60 % für
eine bessere Kontrolle. Dabei geht es um viel
mehr als nur um Qualität. Der Schutz der
Umwelt, eine angemessene Tierhaltung und die
Stärkung der ländlichen Entwicklung sind den
Verbrauchern ebenfalls sehr wichtig.
Kennzeichnung von Bioprodukten

Dank
des
EU-Bio-Logos
und
einer
deutlichen
Kennzeichnung
können
Verbraucher
Bioerzeugnisse schnell und einfach von Nicht-Bioprodukten unterscheiden. Außerdem wird dadurch
eine gleichbleibend hohe Qualität der Bioprodukte sichergestellt.

Lebensmittelqualität – 90 % der Europäerinnen und Europäer glauben, dass „Bio“ auch „GVO-frei“
bedeutet. Hier erfahren Sie, welche Einschränkungen in Bezug auf Pestizide, Düngemittel und
Antibiotika gelten und wie Biolandwirte durch Fruchtfolge und jahreszeitengerechten Anbau die
Qualität ihrer Erzeugnisse sicherstellen.

Inspektionen und Kontrollen Nur die Hälfte der Europäerinnen und Europäer weiß, dass alle
landwirtschaftlichen Biobetriebe mindestens einmal pro Jahr kontrolliert werden müssen. Erfahren Sie
mehr über das Kontrollverfahren von Anfang bis Ende.

Kurze Versorgungsketten Ökologischer Landbau – das bedeutet kurze Wege vom Erzeuger bis in
Ihre Küche.
Umwelt
Der Ökolandbau kombiniert die besten umweltgerechten Verfahren mit einer reichhaltigen Artenvielfalt
und dem Schutz natürlicher Ressourcen. Es kommen natürliche Substanzen und Verfahren zum Einsatz.
Die ökologische Landwirtschaft stellt öffentliche Güter bereit, die einen Beitrag zum Umweltschutz leisten.
19
Tierschutz
Die Anwendung strenger Tierschutznormen unter Beachtung der tierartspezifischen Bedürfnisse gehört zu
den Grundsätzen des Ökolandbaus. Es werden geeignete Rassen ausgewählt und angemessen
gehalten, wobei die Gesundheit der Tiere durch die Stärkung ihrer natürlichen Abwehrkräfte sichergestellt
wird. Das Wohlergehen der Tiere muss während des gesamten Produktionsprozesses gewährleistet sein.
Großstädten eröffnen immer mehr schicke Shops, die ausschließlich Ökonahrung anbieten. Doch sind
Biomöhren tatsächlich besser als die ordinären Karotten im Plastikbeutel? Und schmeckt das Schnitzel
vom Öko-Schwein wirklich besser?
Die Antworten liefert ein Blick auf die Produktions-Methoden der Biobauern. Konventionell arbeitende
Landwirte bestellen ihre Äcker meist einseitig: Sie säen und ernten nur eine bestimmte Pflanze. Dadurch
laugt die Erde aus, natürliche Nährstoffe gehen verloren. Deshalb tränken die Bauern ihre Felder mit
Kunstdünger. Um die Saat zu schützen, spritzen sie Unkraut- und Insektenvernichtungsmittel. Die
Rückstände dieser Gifte essen wir dann mit.
Biobauern dagegen halten nichts von Pestiziden und Kunstdüngern auf dem Acker. Sie düngen mit
Tiermist und bauen immer wieder unterschiedliche Pflanzen an. Weil dem Boden nicht einseitig Nährstoffe
entzogen werden, erholt er sich und bleibt auf natürliche Weise fruchtbar. Diese Anbauweise wirkt sich auf
die Qualität von Obst und Gemüse aus.
Biobauern sind gut zum Vieh
Auch bei der Fleischproduktion gehen Biobauern andere
Wege: Statt Hühner, Schweine und Rinder in riesigen
Ställen und in drangvoller Enge zu halten, ermöglichen sie
ihren Tieren Auslauf in der freien Natur. Jungtiere dürfen in
der Nähe ihrer Mutter bleiben. Die Bauern mästen ihre
Tiere nicht, sondern füttern sie hauptsächlich mit biologisch
angebautem Futter, mit Gras und Heu. Sie verzichten auf
chemische oder synthetische Futterzusätze und Hormonspritzen.
Auf Bio-Höfen dürfen nur so viele Tiere leben, wie das Land ernähren kann und wie der Boden an Gülle
verkraftet. Kaufen Sie ein Bio-Würstchen, können Sie nahezu sicher sein, dass das Schwein oder Huhn,
das darin verwurstet ist, unter guten Bedingungen gelebt hat.
Etiketten-Schwindel ist erlaubt
Dabei müssen Sie allerdings genau auf den Aufdruck achten: Nur die Bezeichnungen "biologisch" oder
"bio", "ökologisch" oder "öko" geben Sicherheit. Diese Bezeichnungen sind gesetzlich geschützt und
20
gewährleisten, dass ein Produkt zu 95 Prozent nach den Richtlinien der EG-Öko-Verordnung erzeugt
wurde. In dieser Verordnung ist aufgelistet, welche Zutaten, Zusatzstoffe und Hilfsstoffe Bioprodukte
enthalten dürfen.
Verlassen können Sie sich aber auch auf die Bezeichnung "kontrolliert biologisch" - auch wenn das
doppelt gemoppelt ist: Bio-Produkte werden immer kontrolliert. Einige Bio-Verbände, wie etwa Demeter,
haben sich sogar besonders strenge Standards gesetzt und werben dafür mit ihrem Bio-Siegel. Daneben
gibt es eine Reihe von Bezeichnungen, die zwar nach Bio klingen, es aber nicht sind: Etwa: "kontrollierter
Anbau", "alternativ", "integriert", "natürliche Herstellung" oder "kontrollierter Vertragsanbau". Diese
Formulierungen wollen Sie nur in die Irre führen.
Drei Kilo Schokolade sind immer ungesund - auch wenn es Bio ist
Irreführend ist auch die Devise: Nur Bio-Ernährung ist eine gesunde Ernährung. Das stimmt dann nicht,
wenn Sie sich nicht ausgewogen ernähren. Denn auch drei Kilo Bioschokolade am Tag sind ungesund.
Stattdessen gilt: Zunächst sollten Sie darauf achten, sich ausgewogen zu ernähren, erst dann sollten Sie
entscheiden, ob Sie Lebensmittel mit Rückständen von Chemikalien wollen oder nicht.
Laut des staatlichen Bundesinstituts für Risikobewertung sind Pestizid-Rückstände für uns zwar
ungefährlich, weil sie meistens nur in geringen Mengen vorkommen. Häufig werden aber Grenzwerte
überschritten. Und immer mal wieder werden - aus gutem Grund - bestimmte Pflanzenschutzmittel
verboten. Und wie sich Pestizide langfristig auf unsere Gesundheit auswirken, ist immer noch nicht
hinreichend erforscht.
In
Bio-Gurke
oder
-Milch
ist
oft
mehr
Gesundes drin
Nicht
eindeutig
nachgewiesen
ist,
ob
Bio-
Lebensmittel tatsächlich mehr Vitamine oder
andere Nährstoffe enthalten als vergleichbare
herkömmliche Produkte. Studien haben dies
bisher nur im Einzelfall belegt. Das Problem
besteht
in
der
Vergleichbarkeit.
Denn
die
Inhaltsstoffe etwa eines Apfels sind von Sorte zu
Sorte verschieden. "Außerdem kommt es darauf an, wie der Boden beschaffen ist, wie reif der Apfel war,
als man ihn gepflückt hat, wie lange er transportiert und gelagert wurde", sagt Ursel Wahrburg,
Ernährungswissenschaftlerin an der Fachhochschule Münster: Die Anbauart sei weniger wichtig.
Und doch bekommen Sie bei Bio oft mehr für Ihr Geld: Weil Biobauern ihren Pflanzen fast immer mehr
Zeit zum Reifen lassen. Bio-Gemüse und Bio-Obst enthalten dadurch weniger Wasser, schmecken
21
intensiver und haben im Allgemeinen ein bisschen mehr an sekundären Pflanzenstoffen, Ballaststoffen
und Vitaminen. Auch Bio-Milch ist gesünder, weil sie in der Regel mehr Omega-3-Fettsäuren enthält.
Warum Bio-Lebensmittel teurer sind
Gesünder heißt aber auch - teurer. Der höhere Preis für Bioprodukte hat folgende Ursachen:

Öko-Bauern haben mehr Arbeit: Sie führen die Tiere auf die Weide und misten den Stall aus.

Ergänzungsfutter, Saatgut, natürliche Pflanzenschutzmittel und Zuchttiere in Bioqualität kosten mehr.

Bio-Tiere bekommen altersgemäßes Futter - jedem Entwicklungsstadium angepasst.

Die Tiere leben länger. Und sie ergeben weniger Fleisch, erzeugen weniger Milch oder Eier.

Bioprodukte sind meist keine Massenware und werden in kleineren Mengen verarbeitet. Sie müssen
strenger von anderen Lebensmitteln getrennt werden.

Hilfsstoffe wie künstliche oder naturidentische Aromen sind verboten: Darum müssen die Hersteller
einem Bio-Fruchtjoghurt zum Beispiel mehr Früchte beimischen.

Bio-Bauern müssen für die regelmäßigen strengen Kontrollen Gebühren bezahlen.
Bio tut der Umwelt gut
Die besten Bio-Lebensmittel können Sie frisch vom Hof kaufen, auf dem Wochenmarkt oder im Bioladen.
Dort finden Sie überwiegend Produkte von Anbauverbänden wie Demeter oder Bioland. Diese halten sich
an noch strengere Richtlinien als die der EG-Öko-Verordnung. Gut geführte Supermärkte bieten BioProdukte an, die mit dem EG-ÖKO-Siegel gekennzeichnet sind.
Bio tut Ihnen gut - und der Umwelt. Biobauern verwenden keinen Kunstdünger, der Nitrat enthält, und
belasten daher das Grundwasser nicht mit dem Stoff. Weil sie Kunstdünger und chemische
Pflanzenschutzmittel nur sehr begrenzt einsetzen, haben ihre Produkte eine positivere Ökobilanz. Denn
Dünger und Pestizide werden mit viel Energieaufwand hergestellt.
Abzuraten ist, energiepolitisch betrachtet, von Bio-Exoten aus dem Ausland: Sie werden meist mit dem
Flugzeug nach Deutschland transportiert. Essen Sie daher am besten heimisches Gemüse und Obst der
Saison.
22
PRODUZIONI BIOLOGICHE - CONTROLLO E GARANZIA
L’agricoltura biologica è l’unica forma di agricoltura controllata in base a leggi europee e
nazionali.
Non ci si basa, quindi, su autodichiarazioni del produttore ma su un Sistema
di Controllo uniforme in tutta l’Unione Europea.
L’azienda che vuole avviare la produzione biologica notifica la sua intenzione alla Regione e
ad uno degli Organismi di controllo autorizzati.
L’Organismo procede alla prima ispezione con propri tecnici specializzati che esaminano
l’azienda e prendono visione dei diversi appezzamenti, controllandone la rispondenza con i
diversi documenti catastali, dei
magazzini, delle stalle e di
ogni altra struttura aziendale.
Se dall’ispezione emerge il
rispetto
della
normativa,
l’azienda viene ammessa nel
sistema di controllo, e avvia la
conversione, un periodo di
disintossicazione del terreno
che,
a
seconda
dell’uso
precedente di prodotti chimici
e delle coltivazioni può durare due o più anni.
Solo concluso questo periodo di conversione, il prodotto può essere commercializzato come
da agricoltura biologica.
L’Organismo provvede a più ispezioni l’anno, anche a sorpresa, e preleva campioni da
sottoporre ad analisi.
Le aziende agricole che producono con il metodo biologico devono poi documentare ogni
passaggio su appositi registri predisposti dal Ministero, ciò assicura la totale tracciabilità.
In Italia gli organismi nazionali che possono effettuare i controlli e la certificazione delle
produzioni biologiche sono nove, questi sono riconosciuti con decreto del Ministero delle
Politiche agricole e forestali, e sono sottoposti a loro volta al controllo dello stesso ministero e
delle regioni. In Germania il sistema è smile.
23
Come riconoscere i prodotti biologici
Norme sull'etichettatura
La garanzia che ci troviamo davanti ad un prodotto proveniente da agricoltura biologica è data
dall’etichettatura.
Con il 1° luglio entra in vigore l’uso del nuovo logo europeo sulle etichette dei prodotti biologici.
Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) ha pensato di mettere a disposizione di
tutti il seguente documento (scaricabile anche in pdf dl sito) per capire come si etichetta il bio
con le nuove disposizioni.
Contenuto del documento:

Normativa di riferimento

Quali prodotti agricoli possono contenere riferimenti al biologico in etichetta?

Chi può etichettare?

Il termine BIO!

Il logo europeo

Quando si applica e su quali prodotti?

Le novità importanti!

Dove non si può usare il logo UE?

Per chi ha stampato etichette precedentemente al 1° luglio 2010, attestanti ancora vecchio
logo europeo dell’agricoltura biologica?
Normativa di riferimento
Innanzi tutto, ecco i Regolamenti e Documenti a cui ci riferiamo quando parliamo di
etichettatura:
Regolamento
CE 834/07 e CE 889/08
Regolamenti attualmente in vigore per l’Agricoltura biologica
Regolamento
Regolamento che definisce l’uso del nuovo logo europeo e modifica
CE 271/10
alcune norme di etichettatura
24
Chi può etichettare?
Può etichettare un operatore (agricoltore, distributore a marchio, importatore) assoggettato alle
misure di controllo previste dai Reg. CE 834/07 e 889/08 e autorizzato da un organismo di
controllo riconosciuto.
Il termine BIO!
Il termine biologico, bio, organic ecc... può essere usato solo per i prodotti che rispettino il
regolamento 834/07 e 889/08. Indicare il termine biologico in etichetta o nei documenti di
trasporto pone il produttore (o preparatore , distributore ecc..) come responsabile di fronte alla
legge rispetto alla conformità del prodotto.
Il logo europeo
Il logo europeo del biologico è stato scelto attraverso un concorso internazionale tra più di
3400 bozzetti di studenti di design, arrivati da tutti e 27 i paesi membri dell’Unione Europea. I
tre loghi finalisti sono stati poi votati sul web e si è aggiudicato la vittoria lo studente tedesco
Dusan Milenkovic, con la proposta intitolata 'Euro-leaf'. (euro –foglia) Il logo rappresenta infatti
una foglia stilizzata disegnata con le stelline dell’unione europea.
Inoltre dall’entrata in vigore del Reg.CE 271/10 il logo viene così definito:
«Logo di produzione biologica dell’Unione europea»
Nelle etichette stampate dopo il 1° luglio 2010 entra in vigore il nuovo logo europeo
Quando si applica e su quali prodotti?
Il logo europeo si DEVE apporre ai prodotti chiusi confezionati ed etichettati, con una
percentuale prodotto di origine agricola bio di almeno il 95%
Il logo europeo è FACOLTATIVO nei prodotti con le stesse caratteristiche ma provenienti da
paesi terzi.
Il logo è PROIBITO nei prodotti con un % bio inferiore al 95%.
In questo caso l’etichettatura del prodotto riporterà queste informazioni:
Accanto al logo europeo vanno riportate le indicazioni necessarie per identificare la nazione, il
tipo di metodo di produzione, il codice dell’operatore, il codice dell’organismo di controllo
preceduto dalla dicitura: Organismo di controllo autorizzato dal Mi.P.A.A.F
25
Organismo di controllo autorizzato da Mi.P.A.A.F
Operatore controllato n.
IT BIO 123
A 456

IT = CODICE ISO che identifica il biologico come da art.58 paragrafo1 lettera a)

BIO = a seconda dei paesi può diventare ORG,EKO come da art.58 paragrafo 1 lettera b)

123 codice numerico dell’organismo di controllo come da art. 58 paragrafo 1 lettera c)
Le novità importanti!
Accanto a queste informazioni, un’importante novità, entra in etichetta il luogo di coltivazione
del /dei prodotti.
Le indicazioni previste sono:
AGRICOLTURA UE
per prodotti coltivati in uno dei paesi comunitari
AGRICOLTURA NON UE
prodotti coltivati in paesi terzi
AGRICOLTURA
UE
AGRICOLTURA NON UE
/
prodotti contenenti prodotti NON coltivati in parte in europa e in parte in paesi terzi
Se un prodotto è costituito di ingredienti coltivati in “solo”Italia, la dicitura AGRICOLTURA UE
può essere sostituita dal nome del paese es: “ITALIA”, ’etichetta sarà quindi così:
AGRICOLTURA ITALIA
Organismo di controllo autorizzato da Mi.P.A.A.F
IT BIO 001
CODICE OPERATORE 123
Il logo europeo PUÒ essere affiancato da loghi privati e da descrizioni e riferimenti testuali che
descrivano l’agricoltura biologica, purché tali elementi non mutino o vadano in contrasto con
l’art.58.
26
Nel caso di loghi privati possono identificare o il rispetto di disciplinare privato più restrittivo
rispetto al Reg.CE 834 e Reg.889.
Un esempio è il marchio privato dei soci AIAB, su base volontaria, che viene
apposto su prodotti che rispettano il disciplinare aiab di riferimento che ha requisiti più restrittivi
della regolamentazione comunitario Reg. (CE) 834/07:

l’azienda garanzia AIAB deve essere tutta condotta con metodo biologico (non è ammessa
l’azienda mista)

l’azienda garanzia AIAB deve lavorare solo materie prime ottenute in Italia e se zootecnica
deve alimentare il bestiame solo con alimenti biologici (non sono ammesse le deroghe del
Reg. (CE) 834/07)

l’azienda garanzia AIAB si impegna a prevenire, evitare e ridurre ogni forma di inquinamento
e a favorire l’impiego di risorse ed energie rinnovabili
In alcuni Paesi (es. Germania e Francia), a seguito di
richiesta/registrazione
all’agenzia
governativa
competente,
è
ammesso l’impiego di marchi nazionali per tutti gli operatori
(anche stranieri) dotati di certificazione di conformità al Reg.
CE 834/07.
...altri esempi europei di marchi
supportati
da
disciplinari
privati:
ecco due dei marchi più diffusi in
Germania
o disciplinari che identificano situazioni e
gestioni aziendali di eccellenza.
27
Ci sono poi marchi che si riferiscono a certificazioni aggiuntive rispetto al Reg.834 e Reg.889,
e che identificano conformità a regolamenti diversi in atto in nazioni non UE, come gli Stati
Uniti e il Giappone.
28
CONCLUSIONI
Nonostante la crisi, il bio risulta ancora in forte espansione a livello internazionale sul fronte sia
della domanda che dell’offerta. Con superfici agricole che, soprattutto in determinate aree,
vanno ampliandosi a ritmi indubbiamente interessanti.
Nel 2011 le superfici mondiali coltivate ad agricoltura biologica sono ammontate a 37,2 milioni
di ettari e sono cresciute del 3% sul 2010, mentre gli operatori bio, pari nel complesso a 1,8
milioni, sono aumentati del 14,3%.
Di pari passo con tali incrementi a livello strutturale, sta crescendo anche il mercato mondiale
(+6,3% nel 2011), valutato in circa 48 miliardi di euro. Il valore del mercato si concentra in gran
parte in Nord America ed in Europa, mentre le superfici più ampie non sempre corrispondono
alle aree dove si sviluppano i più alti fatturati. Ad esempio il Nord America rappresenta circa il
50% del valore del mercato complessivo a fronte di un suo peso di appena il 7,5% in termini di
superfici. Al contrario in altri continenti come l‟Asia, l‟Oceania o l‟America Latina la quota delle
superfici è di gran lunga più elevata rispetto a quella del mercato.
Tutto ciò determina un forte orientamento all‟export di molti continenti verso le aree a maggiore
domanda (Europa, Nord America). Inoltre, vi sono continenti come l‟Oceania in cui il bio è
rappresentato
in
prevalenza
da
estensioni a prati e pascoli che,
quindi,
presentano
uno
scarso
collegamento con il mercato.
Mercato europeo
Anche in Europa risultano in crescita
nel 2011 sia le superfici (+6%) che il
mercato
(+9%).
Il
paese
dove
dimensionalmente il mercato è più rilevante è stato la Germania, seguita dalla Francia e dal
Regno Unito. Segue, al quarto posto, l‟Italia con un peso sul fatturato europeo dell‟8%.
Mercato italiano e tedesco
Mettendo a confronto Germania e Italia possiamo notare da entrambe le parti un notevole
potenziale per quanto riguarda il settore bio.
29
Le differenze più rilevanti della produzione biologica tra i due paesi riguardano in generale la
superficie utilizzata a tal scopo, il numero di operatori impegnati in questa produzione e il
valore di mercato, quest’ultimo legato anche al consumatore e alla densità di popolazione.
Se l’Italia può contare, di fatto, su una superficie biologica e una comunità di produttori
leggermente superiore a quelle tedesche rivestendo un ruolo di primaria importanza nello
scenario europeo e mondiale, la Germania si pone su un gradino più alto in termini di
fatturato annuo e di valore di mercato, con oltre 7 miliardi di euro rispetto ai 3 miliardi di euro
italiani.
Questo “primato” è dato anche da
una popolazione più numerosa
rispetto all'Italia e anche da una
richiesta maggiore di prodotti
biologici. Infatti, mentre in Italia la
spesa
media
annua
pro-capite
corrisponde a circa 25 Euro, in
Germania tale spesa raggiunge i
74 Euro.
Il mercato tedesco del biologico è estremamente organizzato e molto orientato al prezzo.
La guerra dei prezzi esercitata tra le diverse insegne negli ultimi anni e tra i diversi canali
distributivi – primo fra tutti il discount – ha “abituato” il consumatore medio tedesco a prezzi
piuttosto bassi, specie se paragonati ai redditi medi.
In Italia il mercato non offre al consumatore prodotti bio a prezzi veramente bassi, o per lo
meno non sfrutta a fondo tutti i canali distributivi, come fa la Germania, che permetterebbero un
relativo abbassamento dei prezzi. Il prodotto biologico, cioè, pur non essendo più da lungo
tempo un prodotto elitario, rimane legato a prezzi tendenzialemente più alti rispetto a quelli dei
corrispondenti prodotti tedeschi.
Prodotti, produttori e consumatori
Nonostante i positivi sviluppi degli ultimi anni - in Italia come in Germania, qui le differenze non
sono molte - siamo di fronte ad una richiesta di prodotti biologici ancora troppo basa in
relazione alle potenzialità dei due paesi. Probabilmente la causa è riconducibile anche ad una
30
informazione inadeguata. Il consumatore poco informato tende a preferire e a considerare
esclusivamente i prodotti più economici, che si traducono nei prodotti non bio.
L’informazione non riguarda solo le caratteristiche del prodotto biologico, spesso superiori a
quelle dei prodotti dll’agricoltura tradizionale, ma anche l’importanza che la produzione
biologica ha verso l’ambiente e quindi – alla finfine – nei confronti della qualità della vita di
tutta l’umanità.
Un altro fattore, ove l’informazione non è adeguata, riguarda la sicurezza dei prodotti
dichiarati biologici. Il marchio non basta a far di un prodotto un prodotto biologico: è la
sostanza che conta. I consumatori sono sconvolti e demotivati dalle continue frodi che vengono
a galla, sia in Italia sia in Germania – e qui purtroppo bisogna sottolineare che anche in
Germania, al contrario di ciò che si pensa in Italia, le frodi in campo alimentare sono molto
numerose. Il consumatore perde così fiducia nel marchio – che in fondo è l’unico metodo per dar
visibilità al prodotto biologico.
Il fatto che per un prodotto contraffatto, altri diecimila siano in perfetta regola, purtroppo non
basta a rinfrancare il consumatore. È quindi necessaria un’opera di informazione capillare e –
questo è bene dirlo – fatta con linguaggi “comprensibili” dai comuni cittadini.
Va anche tenuto conto che il produttore, di fronte alla relativa scarsa richiesta del consumatore,
finisce anche lui per scegliere la produzione non biologica, che richiede un costo di produzione
minore rispetto a quella biologica. Ed ecco che si innesca una spirale negativa.
Bisognerebbe far capire al consumatore medio che i prodotti biologici potrebbero costituire in
futuro un settore importante dell’economia, apportando benefici per uno sviluppo sostenibile e
corretto in tutti i campi, che si tradurrà anche in un miglioramento dello stile di vita individuale.
Si dovrebbe quindi sensibilizzare il consumatore attraverso campagne pubblicitarie e canali di
informazione, utilizzando ad esempio anche i tanto frequentati social network, così che venga
invogliato all’acquisto dei prodotti bio. Di conseguenza, anche il produttore sceglierà di passare
ad una produzione biologica.
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Tra le varie conclusioni che sono state scritte dalle alunne e dagli alunni che hanno partecipato alla ricerca e che
abbiamo riassunto nelle pagine precedenti, ne va segnalata una in particolare – quella di Barbara – che vogliamo
riportare integralmente. Il motivo è semplice: Barbara guarda il complesso problema della produzione agroalimentare
sotto un aspetto diverso, cioè senza fermarsi a quello “biologico”. Non dobbiamo essere d’accordo con lei, ma val
proprio la pena di prendere in considerazione quanto lei scrive.
Un plaidoyer per l’agricoltura integrata
Io penso che nella migliore delle ipotesi si potrebbe trovare un compromesso tra l’agricoltura
convenzionale e quella biologica acquisendo un tipo di agricoltura integrata, che ottimizza
l’utilizzazione delle risorse e dei mezzi tecnici disponibili, per conseguire la quantità di
produzione necessaria alla richiesta nazionale e internazionale e produrre cibi sani e sicuri,
conservando e proteggendo al meglio le risorse ambientali.
L’agricoltura integrata è un sistema di coltivazione a basso impatto ambientale che si pone tra
l’agricoltura convenzionale e quella biologica, ricorrendo ai mezzi chimici solo quando il rischio
corso dalle colture è grave minimizzando,così, l’uso dei prodotti chimici di sintesi e il controllo
dell’intero processo produttivo.
Si scelgono ,di conseguenza, i composti meno inquinanti e meno nocivi per l’uomo e viene posta
particolare attenzione nel non distruggere gli insetti utili alle piante.
Per esempio, per eliminare gli insetti nocivi per le piante vengono allevati alcuni insetti innocui
che entrano in competizione con quelli nocivi, non permettendone lo sviluppo.
I prodotti “a produzione integrata” spesso sono identificati da specifici marchi che il produttore
impiega volontariamente per farli individuare meglio al consumatore.
L’agricoltura integrata, inoltre, supera i concetti di “Lotta biologica”, cioè di impiego di soli
antagonisti naturali alle avversità delle piante, e di “Agricoltura biologica”, cioè di esclusione
quasi totale dei mezzi chimici di difesa delle piante e di fertilizzazione del suolo, e di
“Allevamento biologico”. Essa supera, pur inglobandolo, anche il concetto di “Lotta integrata” o
Integrated Pest Managment (IPM), che è stato definito dalla FAO come “il sistema che, nel
contesto dei cambiamenti dell’ambiente e delle popolazioni tra di loro associati, utilizza nel modo
più compatibile possibile tutte le tecniche ed i mezzi appropriati per mantenere la popolazione
dei parassiti ad un livello inferiore a quello che causa danni o perdite economicamente
insostenibili”.
In modo analogo, per l’allevamento degli animali, l’agricoltura integrata supera ed ingloba il
concetto di “Igiene integrata”, che viene definito come l’insieme dei sistemi atti a garantire la
salute degli animali, il loro benessere, la sicurezza e la qualità delle produzioni animali con
mezzi appropriati e compatibili con l’ambiente, l’economia e la qualità della vita umana.
Tale sistema agricolo prevede anche un minor consumo di energia e di acqua.
Secondo la mia opinione, utilizzare un’agricoltura di questo tipo agevola e va incontro alle
esigenze sia dei produttori che dei consumatori, evitando danni all’ambiente e agli animali, ma
adattandosi anche alla società attuale - producendo un po’ di più ed impiegando meno tempo
nella produzione stessa.
32
APPENDICE
BUGIE E RISCHI DEGLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI (OGM)
Il tema dell’alimentazione è strettamente legato a quello della sicurezza alimentare.
Con quest’espressione si fa rifermento sia alla disponibilità di cibo sicuro sotto il profilo igienico e
sanitario e sia alla disponibilità di cibo in termini quantitativi e alla possibilità di avere accesso a
sufficienti fonti di sostentamento.
Dalla presenza degli Ogm nei cibi confezionati alle eccessive concentrazioni di pesticidi su frutta
e verdura, dalle carni prodotte con l'ausilio di ormoni e antibiotici ai prodotti tipici regionali, quello
della sicurezza alimentare si presenta come un tema complesso e delicato. Occorre una corretta
informazione per il consumatore, occorre un'azione di controllo che non trascuri nessun
passaggio di filiera, dall'alimentazione degli animali da allevamento - che per garantire qualità e
gusto al consumatore, deve essere obbligatoriamente sana e il più possibile naturale all'imballaggio che avvolge il prodotto finito sullo scaffale del supermercato, all'etichetta
informativa che deve essere chiara ed esaustiva.
Gli Ogm hanno conquistato il mercato
Si dice che
Secondo i dati dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA),
dal 1996 al 2012 nel mondo le superfici coltivate a Ogm sono passate da 1,7 a 180 milioni di
ettari1 (pari a circa la metà della superficie dell’Europa) e 10 Paesi hanno investito più di un
1
milione di ettari in coltivazioni Ogm.
In realtà
La coltivazione di Ogm è molto concentrata tanto che l’85% si trova nel continente Americano e
il 76% solo in 3 Paesi (Stati Uniti, Argentina e Brasile). In Europa, solo 5 Paesi coltivano gli Ogm
per un totale di 129mila ettari (pari all’estensione del Comune di Roma), di cui il 90% si trova in
Spagna.
Gli Ogm sono sicuri per la salute dell’uomo
Si dice che
Nonostante la scienza non sia arrivata a un risultato unanime sulla sicurezza dei prodotti
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transgenici per la salute dell’uomo, i sostenitori degli Ogm considerano questi prodotti sicuri e i
più controllati, tanto che la diffidenza dei consumatori sarebbe immotivata.
In realtà
La scienza non è arrivata a un risultato unanime sui possibili effetti degli Ogm sulla salute
dell’uomo, ma è certo che il trasferimento di geni da una specie all’altra (elemento su cui si fonda
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la tecnologia transgenica) può generare un processo incontrollabile di mutazioni genetiche.
Infatti, diversi studi hanno segnalato effetti nocivi su cellule e sistemi immunitari di animali.
Gli Ogm non sono una minaccia per la biodiversità
Si dice che
I sostenitori degli Ogm affermano che la tecnologia transgenica è innovativa e non presenta
minacce per gli equilibri ambientali e la biodiversità.
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In realtà
Il rischio maggiore della coltivazione di piante Ogm è la perdita di biodiversità a causa della
contaminazione di piante selvatiche attraverso l’incrocio e dell’uso di diserbanti che sono
associati alla coltivazione di Ogm e che provocano la moria di insetti e l’inquinamento delle
acque.
Gli Ogm riducono il ricorso a pesticidi
Si dice che:
Le piante trasgeniche in commercio sono state modificate per resistere agli insetti (piante Bt) e,
in larga parte, agli erbicidi. In entrambi i casi, i vantaggi dovrebbero essere la riduzione dell’uso
di sostanze chimiche di sintesi e l’aumento delle produzioni.
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In realtà
La coltivazione di piante transgeniche comporta l’aumento dell’uso di pesticidi per almeno due
motivi: le piante transgeniche Bt possono determinare lo sviluppo di resistenze alle tossine
transgeniche da parte degli insetti invalidando i benefici della tecnologia Bt e provocando il
ricorso ad altri pesticidi; la resistenza agli erbicidi può essere trasmessa a specie infestanti con
l’effetto che sarà necessario impiegare più e diversi pesticidi.
Gli Ogm sono un vantaggio per l’agricoltura
Si dice che
I sostenitori degli Ogm sostengono che una pianta transgenica si adatta meglio ai cambiamenti
climatici, all’innalzamento delle temperature, alla riduzione della disponibilità di acqua e ai
processi di desertificazione. Per questi motivi gli Ogm sono una risorsa utile per l’agroalimentare
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e migliorare le rese produttive.
In realtà
Alcuni agricoltori americani hanno dichiarato di essersi pentiti di aver coltivato Ogm, perché
hanno ottenuto danni economici e nessun miglioramento produttivo. L’introduzione di colture
Ogm non solo non aumentano le rese produttive ma è un rischio economico per le agricolture di
qualità che, come quella italiana, si basano sulle varietà e le tipicità locali.
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Gli Ogm non sono un limite per le agricolture locali
Si dice che
Le sementi Ogm non si trovano in natura e sono brevetti di proprietà di alcune multinazionali
(Monsanto, Basf, Bayer, Syngenta, Pioneer). Ciononostante, si sostiene che questa tecnologia
sia innovativa e soprattutto accessibile a tutti, tanto da integrarsi bene con le economie locali, le
coltivazioni tipiche, al punto di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e dei piccoli
6
imprenditori anche nei paesi in via di sviluppo.
In realtà
Le multinazionali detentrici dei brevetti sui semi transgenici hanno il diritto di rivalersi su qualsiasi
agricoltore che coltivi piante che, anche accidentalmente, sono contaminate da materiale
transgenico. In Argentina e Brasile la soia Ogm ha rimpiazzato le produzioni locali (patate, mais,
grano e miglio) con gravi perdite per la biodiversità locale. In India, a causa del crollo del prezzo
del cotone Ogm, ci sono stati decine di migliaia di suicidi tra i piccoli agricoltori incapaci di far
fronte ai debiti.
Gli Ogm sono una soluzione al problema della fame nel mondo.
Si dice che
Considerando l’aumento della popolazione mondiale che, secondo la FAO, supererà i 9 miliardi
di persone nel 2050, le piante transgeniche possono contribuire a risolvere il problema della
fame nel mondo perché possono essere coltivate ovunque, anche in condizioni cliamatiche
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avverse, per esempio nei paesi poveri.
In realtà
Nonostante le piante Ogm siano sul mercato da oltre 10 anni non hanno contribuito a risolvere il
problema della fame che, infatti, colpisce 900 milioni di persone. Il problema non è la mancanza
di cibo, semmai una più equa distribuzione delle risorse. Infatti, mentre continua a salire il
numero di persone obese (pari a 1,5 miliardi di persone), 1/3 di tutto il cibo prodotto e destinato
al consumo umano finiscono nella spazzatura.
I consumatori si fidano abbastanza degli Ogm
Si dice che
C’è chi ritiene che i consumatori non sono decisamente contrari agli Ogm e che, eventualemnte,
esiste un atteggiamento di poca fiducia dei consumatori rispetto agli Ogm, perché è la
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conseguenza di un’informazione poco approfondita.
In realtà
Il 90% di italiani ed europei dichiarano di predilegere il biologico perché è Ogm-free. Otto
consumatori su dieci preferiscono il biologico perché è privo di Ogm e di pesticidi. È quanto
emerge da una consultazione pubblica promossa dalla Commissione Europea all’Agricoltura nel
2013.
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Dire di no agli Ogm è dire no alla ricerca
Si dice che
Secondo i sostenitori del transgenico, il no agli Ogm vuol dire ostacolare il progresso
tecnologico. Il principio di precauzione, pur tutelando la salute dell’uomo e dell’ambiente da
eventuali rischi connessi all’uso di questi prodotti, limita la possibilità di sperimentare su uno
stesso territorio la coltivazione e la coesistenza tra piante Ogm, biologiche e convenzionali.
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In realtà
Dire di no agli Ogm significa incentivare la ricerca per raggiungere risultati affidabili sull’efficacia
produttiva e la sicurezza degli Ogm e diffondere informazioni più corrette a partire dalla
distinzione tra due termini: con transgenico si intende una tecnologia che permette il
trasferimento artificiale di geni e nuove funzioni da un organismo ad un altro, non appartenente
alla stessa specie. Con miglioramento genetico si indica l’incrocio fra individui della stessa
specie che hanno gli stessi geni e le stesse funzioni ed è una tecnologia molto diffusa in
agricoltura.
La coesistenza tra ogm, biologico e convenzionale è possibile
Si dice che
Secondo i sostenitori del transgenico è possibile far convivere produzioni ogm, convenzionali e
biologiche, senza che si verifichino problemi di contaminazioni tra colture diverse, la perdita di
biodiversità, la contaminazione del suolo, oltre ai possibili danni economici per la
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contaminazione accidentale di produzioni confinanti.
In realtà
La coesistenza tra piante ogm, convenzionali e biologiche non è possibile perché non si può
escludere il rischio di inquinamento genetico e, quindi, il danno economico per i produttori non
ogm e la perdita di biodiversità. Casi di contaminazione sono stati rintracciati anche nell’ultima
indagine del Corpo Forestale dello Stato, in Friuli Venezia Giulia, dove è stato coltivato mais
Ogm in barba ai divieti della legislazione.
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ALIMENTAZIONE: ETICHETTE PIÙ CHIARE COMPRENSIBILI E TRASPARENTI NEGLI
STATI MEMBRI
agenzia aise - lunedì 15 dicembre 2014
BRUXELLES\ aise\ - Da sabato 13 dicembre, grazie al
Regolamento UE 1169/2011, cambia il sistema di etichettature
degli alimenti in Europa. Ne beneficiano i cittadini dell'Unione che
potranno comprendere meglio le informazioni sui prodotti perché dovranno essere usati caratteri
più grandi, più evidenza alla presenza di sostanze allergizzanti, maggior chiarezza su data di
congelamento o scadenza.
La nuova legislazione stabilisce principi generali per l'etichettatura degli alimenti e prevede
prescrizioni più specifiche che comprendono, ad esempio: migliore leggibilità delle informazioni
(dimensione minima dei caratteri per le informazioni obbligatorie); presentazione più chiara e
armonica (tipo e stile del carattere o colore di sfondo) degli allergeni nell'elenco degli ingredienti
per gli alimenti preconfezionati; obbligatorietà delle informazioni sugli allergeni per gli alimenti
non preconfezionati, compresi quelli di ristoranti e bar; obbligo di fornire determinate
informazioni nutrizionali per la maggior parte degli alimenti trasformati preconfezionati;
obbligatorietà delle informazioni sull'origine delle carni fresche di suini, ovini, caprini e pollame;
identiche prescrizioni in tema di etichettatura per gli acquisti online, a distanza o in negozio;
elenco dei nano-materiali ingegnerizzati negli ingredienti; informazioni specifiche sull’origine
vegetale di oli e grassi raffinati; norme più rigorose per impedire pratiche ingannevoli;
indicazione del prodotto di sostituzione per i prodotti alimentari «d'imitazione»; chiara
indicazione «tagli di carne combinati» o «tagli di pesce combinati»; nonché chiara indicazione
dei prodotti scongelati.
Una delle questioni fondamentali affrontate dalla nuova normativa riguarda la dimensione
minima dei caratteri per le informazioni obbligatorie che devono essere scritte in etichetta con
una dimensione minima di almeno 1,2 mm (o 0,9 nel caso di confezioni piccole) per rendere più
facile la lettura.
Inoltre, la data di scadenza deve essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e
non più solo sulla confezione esterna. Viene inoltre stabilito che informazioni come slogan
pubblicitari non creino confusione con la presentazione delle informazioni obbligatorie.
I 2 milioni e mezzo di italiani che soffrono di allergie e intolleranze possono stare più tranquille. È
soprattutto a loro che si indirizzano le nuove norme. Gli operatori del settore dovranno infatti
obbligatoriamente indicare le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati
del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, latticini contenenti
lattosio) con maggiore evidenza rispetto alle altre informazioni, utilizzando soluzioni grafiche
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oppure sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e
le attività di somministrazione di alimenti e bevande devono comunicare gli allergeni, tramite
adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili al consumatore.
Le nuove norme confermano l'attuale disciplina e cioè che l'indicazione del Paese d'origine o del
luogo di provenienza dei prodotti alimentari è volontaria, a meno che la sua assenza possa
indurre in errore il consumatore. Ma il regolamento introduce l'obbligo dell'etichettatura d'origine
per le carni fresche di ovini, caprini, suini e pollame, analogamente a quanto già avviene per le
carni bovine.
Il Paese d'origine o il luogo di provenienza degli ingredienti principali va indicato qualora tali
ingredienti provengano da un luogo diverso da quello del prodotto finito. Ad esempio il burro
prodotto in Italia da latte danese deve essere etichettato quale "prodotto in Italia da latte
danese". Queste regole tuteleranno i consumatori contro indicazioni d'origine fuorvianti e
garantiranno parità di condizioni tra gli operatori del settore alimentare.
Adulterare una bevanda o suggerire una falsa origine di un prodotto è un elemento che
preoccupa fortemente i consumatori europei e le autorità nazionali. Le nuove regole faranno sì
che, qualora un alimento non sia ciò che sembra, le informazioni fornite evitino che i
consumatori vengano tratti in inganno dalla presentazione o dall'aspetto del prodotto.
Se determinati ingredienti, che normalmente dovrebbero essere nell'alimento, vengono sostituiti
da altri, come nel caso dei sostituti del formaggio, l'ingrediente impiegato va specificato accanto
al nome del prodotto, utilizzando caratteri adeguati.
Per quanto concerne le carni e i prodotti della pesca, verranno fornite informazioni ben visibili
sull'aggiunta di acqua o di proteine di origine animale diversa. Tali alimenti saranno inoltre
identificati sull'etichetta quali "tagli di carne combinati" o "tagli di pesce combinati" qualora
sembrino essere prodotti da un unico taglio di carne o pesce nonostante consistano di parti
diverse combinate assieme.
Per gli alimenti che indicano o suggeriscono un'origine falsa, le nuove regole stabiliscono criteri
per garantire che le indicazioni d'origine volontarie non traggano in inganno i consumatori. Gli
operatori che riportano indicazioni relative all'origine del prodotto devono fornire informazioni
aggiuntive per consentire ai consumatori di sapere da dove provengono gli ingredienti che
caratterizzano l'alimento, e non solo l'ultimo paese in cui questo è stato trasformato.
Il Regolamento UE stabilisce che le nuove etichette siano ben evidenti sui prodotti alimentari già
dal 13 dicembre 2014, anche perché l’industria alimentare ha avuto un periodo transitorio di tre
anni. Tuttavia sarà ancora possibile trovare sul mercato prodotti etichettati secondo le vecchie
norme, dato che il regolamento prevede che si esauriscano le scorte di prodotti alimentari
commercializzati o etichettati prima del 13 dicembre 2014. (aise)
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ANTIOSSIDANTI: FINO AL 69% IN PIÙ NELLA FRUTTA E VERDURA BIOLOGICA
Un recente studio ha dimostrato che frutta e verdura biologica possono contenere fino al
69% in più di antiossidanti rispetto ai corrispondenti prodotti di coltivazione non
biologica.
Gli antiossidanti sono molto importanti per contrastare l’azione dei radicali liberi e quindi
l’invecchiamento cellulare; essi fanno bene all’organismo umano e lo aiutano soprattutto a
difendersi dalle sostanze cancerogene.
La ricerca è stata eseguita da un gruppo di studiosi dell’università del Newcastle. Sono stati
esaminati e confrontati gli studi eseguiti negli ultimi anni relativi al tema”antiossidanti e
alimentazione biologica”.
In sintesi, i ricercatori asseriscono che le sostanze antiossidanti sono presenti con una
percentuale nettamente maggiore nella frutta e verdura biologica, si parla del 17% in più, ma
in alcuni casi tale percentuale sale, toccando il 69% di flavonoidi - un antiossidante
importante e vitale contro la lotta alle malattie cancerogene; esso inoltre è fondamentale per la
salute cellulare e per contrastare l’invecchiamento.
Ma cosa sono i radicali liberi e perché sono così pericolosi?
I RADICALI LIBERI
La prima teoria sui radicali liberi e sul loro influsso sul corpo umano fu avanzata nel 1956 dallo
studioso Denham Harman. Ulteriori studi confermarono che effettivamente i radicali liberi
svolgono una pericolosa azione ossidante, che va ad influire su quasi tutti i costituenti
dell’organismo. In particolare vengono colpiti il patrimonio genetico, cioè il DNA, e i mitocondri.
I radicali liberi sono molecole che contribuiscono all’invecchiamento delle cellule. Essi sono un
prodotto naturale del nostro metabolismo, ma vengono tenuti a freno, vengono equilibrati, dai
sistemi antiossidanti presenti nel corpo.
Uno squilibrio a favore dei radicali liberi provoca l'acutizzarsi di malattie del sistema immunitario,
l'arteriosclerosi, i morbi di Parkinson e di Alzheimer, ma anche ad esempio l'invecchiamento
della pelle.
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La difesa naturale del corpo contro i radicali liberi è la produzione di sostanze antiossidanti, cioè
di sostanze chimiche che rallentano e prevengono l’ossidazione, come per esempio le vitamine
A, B e C, ma anche tante altre.
Nel corpo umano il radicale libero viene prodotto dopo una reazione chimica e la sua molecola
viene messa in circolazione con almeno un elettrone spaiato. Questa incompletezza rende il
radicale libero molto instabile e reattivo: esso si metterà subito alla ricerca della stabilità, che
potrà raggiungere solo "aggredendo" una molecola stabile. Nel nostro corpo queste molecole
instabili danneggiano gravemente le cellule.
I radicali liberi hanno però un'azione negativa solo quando sono troppi, cioè il sistema
antiossidante del corpo è "sovraccaricato" e non riesce più a controllarli.
Il problema, quindi, è fare in modo che non se ne formino di più di quanto la natura ha previsto.
Ma se la formazione dei radicali liberi è un processo naturale dovuto al normale processo
metabolico, quali sono allora le cause di un loro eccesso di produzione? Sono tante, ma per lo
più legate agli abusi alimentari, al consumo di droghe e alla vita moderna legata al consumismo:
alcool, fumo di sigarette, farmaci, fumi di scarico nell'aria, pesticidi negli alimenti, spray vari,
stress emozionali, radiazioni...
Una delle cause di produzione in eccesso di radicali liberi e che purtroppo viene presa poco sul
serio è il fumo: pensate, un solo tiro di sigaretta sprigiona nel nostro corpo circa 100 bilioni di
radicali liberi!
Non è un caso che l’invecchiamento cutaneo, che di per se è un processo naturale degli esseri
viventi, in un fumatore sia molto più veloce: un fumatore comune a 40 anni sembra essere
cinque fino a otto anni più vecchio di un non fumatore.
Quando il derma, con l'avanzare dell'età, inizia a produrre sempre meno collagene ed elastina,
si ha il cedimento della pelle. Il collagene è la principale proteina del tessuto connettivo, che
rappresenta circa il 6% del peso corporeo umano, l'elastina è invece una sostanza che rende
elastici i legamenti e la parete dei vasi arteriosi.
La conseguenza è che l'elasticità della pelle diminuisce e si formano le rughe.
Nell’uomo la pelle ha un processo di rigenerazione, ma questo con l’avanzamento dell’età
diventa un ciclo sempre più lungo.
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Fin qui si tratta del normale invecchiamento della pelle, un processo biologico previsto dalla
natura. Ma tale invecchiamento viene influenzato anche da fenomeni esterni come l’eccesiva
esposizione ai raggi infrarossi e alle lampade abbronzanti o, appunto da fenomeni interni come
l'eccesso di radicali liberi nel corpo.
Ma come possiamo evitare una produzione eccessiva di radicali liberi nel nostro corpo? Una via
esiste ed è alla portata di tutti: basta evitare assolutamente il consumo di droghe come il
tabacco, limitare il consumo di alcool (un bicchiere di buon vino non è peccato) e praticare un
sana ed equilibrata alimentazione.
La dieta mediterranea, per esempio, è un ottimo mezzo per prevenire l’invecchiamento precoce
del nostro corpo. In Italia, nel 2012, per esempio la Coldiretti ha fatto uno studio
sull'alimentazione con prodotti biologici italiani e alla fine ha raggiunto dei risultati molto
interessanti e... da far venire l'acquolina in bocca! Di seguito potrete leggere quattro ricette
buonissime, che oltretutto rallentano il ciclo dell’invecchiamento cutaneo.
Però prima di passare alle ricette, e per poterle "leggere" meglio, dovremo definire cos'è
l'ORAC.
ORAC è l'acronimo di Oxygen radical absorbance capacity, capacità di assorbimento
dell'ossigeno radicale, ovvero l'unità di misura della forza antiossidante di un alimento. La dose
consigliata per una persona adulta è di 5000 ORAC al giorno, ma naturalmente la quantità può
aumentare a seconda del peso corporeo e della presenza o meno di malattie - e naturalmente
parliamo di persone che non fumano, non bevono smoderatamente e che si nutrono in modo
equilibrato.
Se prendiamo in considerazione questa unità di misura, vediamo che molti cibi possono ridurre
la formazione di radicali liberi, e quindi rallentare il processo di invecchiamento.
Ecco per esempio 10 alimenti che frenano il rischio di invecchiamento:

Carciofi (un pezzo conta 9.828 ORAC)

Succo di uva rossa (un bicchiere conta 5.216 ORAC)

Mirtilli (una tazza conta 3.480 ORAC)

Pere (un pezzo conta 3.000 ORAC)

Melanzane (un pezzo conta 2.463 ORAC)
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
Peperone rosso (un pezzo conta 2.463 ORAC)

Spinaci cotti con olio d’oliva (una porzione conta 2.042 ORAC)

Cipolle rosse (una porzione conta 1.900 ORAC)

Prezzemolo fresco (2 g contano 1.473 ORAC)

Kiwi (un pezzo conta 1.220 ORAC)
Ed eccoci, per finire, alle proposte della Coldiretti per mangiare bene, sano e senza rinunciare ai
sapori ed agli odori della buona cucina.
Due combinazioni di alimenti da poter mettere insieme a scelta:
Per i primi:
- Riso integrale con polpettine di ceci (contiene 24.000 ORAC)
- Pasta con salsa di pomodori e carciofi (contiene 23.000 ORAC)
Per i secondi:
- Scaloppina di maiale in salsa di cipolle rosse (contiene 2.500 ORAC)
- Straccetti di pollo con verdure miste (conta 2.000 ORAC)
- Crema di pomodori e cipolle (conta 1.500 ORAC)
Per i contorni:
- Spinaci cotti in padella (contano 4.500 ORAC)
- Tartare di verdure (conta 3.000 ORAC)
Per il dessert:
-Crostata di ricotta e prugne fresche (conta 8.000 ORAC)
Questi sono solo alcuni esempi, ma di possibilità golose per ridurre l’invecchiamento precoce ce
ne sono tante altre.
Va ricordato, comunque, che se alla base di una vita sana ci sono le buone abitudini alimentari,
il miglior compendio lo da il movimento, al quale non bisognerebbe mai rinunciare.
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ALCUNI DATI STATISTICI IN FORMA GRAFICA
Prodotti biologici e mercato
Principali prodotti trasformati importati in Italia nell'anno 2013:
principali paesi di provenienza (valori in tonnellate)
Quantità di prodotto biologico importata in Italia negli anni 2012-2013, per area geografica
(valori in tonnellate)
43
Fatturato del mercato bio mondiale (in miliardi di USD).
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45
Consumo dei prodotti derivanti dall’orto durante l´anno
Produzione dei prodotti biologici
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FONTI
Foto
http://ec.europa.eu/agriculture/organic/downloads/photos/index_de.htm
Grafici
www.sinab.it
www.greenplanet.net
www.oggi.it
Testi (e altri grafici)
http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=112&Itemid=136
http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=110&Itemid=135
http://www.aiab.it/index.phpoption=com_content&view=category&layout=bOg&id=28&Itemid=61
http://www.albrafood.com/blog/perche-scegliere-i-prodotti-biologiciecco-10-buoni-motivi/125
http://www.almaverdebio.it/it/il-mondo-del-biologico/15-ragioni-per-mangiare-biologico
http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/AgricolturaBiologica/Pagine/Ice,futurosemprepi%C3%B9roseoperilbiologicoitalianoinGermania.aspx
http://www.bimbisaniebelli.it/mamma-e-famiglia/mamma-e/mamma-e-donna/alimentazione/prodotti-alimentari-sai-leggere-leetichette
http://www.biobank.it/it/BIO-articoli.asp?id=839
https://www.biofach.de/de/presse/presseinformationen/default.ashx?focus=it&focus2=nxps%3A%2F%2Fnueme%2Fpressnews%2F
c356306b-3ce9-4c95-9132-fdb002947b83%2F%3Ffair%3Dbiofach%26language%3Dit
http://de.slideshare.net/Firab/il-bio-in-cifre
http://de.slideshare.net/legambienteonlus/volantino-5punti-noogm
http://ec.europa.eu/agriculture/organic/consumer-trust/index_de.htm
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&frm=1&source=web&cd=9&ved=0CFoQFjAI&url=http%3A%2F%2Fwww.ismeaserv
izi.it%2Fflex%2Fcm%2Fpages%2FServeAttachment.php%2FL%2FIT%2FD%2F2%25252Fc%25252Fb%25252FD.02d5e2b0cc6ef8
1ce0fd%2FP%2FBLOB%253AID%253D2396&ei=i014VJGOA47qOMbDgaAF&usg=AFQjCNH0jt3_3QiwNvLuMQq15eYBh1j3xg
http://www.ice.gov.it/paesi/europa/germania/upload/077/nota-2014-il%20mercato%20bio-def.pdf
http://www.icea.info/it/perche-bio/bio-food/altre-certificazioni/agricoltura-integrata
http://www.ilconsulentedelbenessere.com/antiossidanti-fino-al-69-in-piu-nella-frutta-e-verdura-biologica/
http://www.ideegreen.it/perche-scegliere-frutta-e-verdura-bio-4780.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_distribuzione_organizzata
http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/il-biologico-numeri
http://www.legambiente.it/temi/agricoltura/alimentazione
http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/decalogo_rischibugie_ogm_0.pdf
http://www.leziosa.com/gdo.htm
http://www.negozicuorebio.it
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