Il Bilancio dello Stato e la
legge di stabilità
a cura di Mauro Cernesi
Università di Cassino- Facoltà di Economia
Cattedra di Scienza delle Finanze – Prof. Antonio Bariletti
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Il Bilancio dello Stato
Documento contabile con il quale
il Parlamento autorizza il Governo
ad erogare le spese e ad incassare
le entrate e, di conseguenza, a
mettere in atto l’intervento dello
Stato nell’economia (P.Bosi).
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Tipologie di Bilancio
Di previsione
consuntivo
A legislazione vigente
Annuale
Di competenza
programmatico
pluriennale
di cassa
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Classificazione in base al tempo
Bilancio di previsione: riporta le entrate e le spese che
si prevede di realizzare nel periodo di riferimento;
Bilancio consuntivo (o rendiconto): riporta i risultati
della gestione già conclusa. Con il rendiconto si è in
grado di verificare se sono state rispettate le
autorizzazioni concesse con il bilancio preventivo e
qual è stato l’andamento della gestione delle entrate e
delle spese pubbliche.
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Le fasi del Bilancio dello Stato
Preparazione del Bilancio (anno t-1): riguarda la
formulazione da parte del Governo dei progetti di bilancio
e della legge di stabilità (entro il 15.10) e la discussione e
approvazione da parte del Parlamento (entro il 31.12);
Gestione del Bilancio (anno t): riguarda la realizzazione
delle entrate e delle uscite. E’ prevista una fase di
assestamento (entro il 30.06) per tenere conto delle
modifiche intercorse;
Rendicontazione (anno t+1): riguarda la definitiva
fissazione dei risultati dell’esercizio finanziario; il
rendiconto consuntivo è parificato dalla Corte dei Conti
(giugno) e presentato al Parlamento per l’approvazione
(entro il 30.06).
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Il Bilancio di previsione
Bilancio di previsione a legislazione vigente:
mostra l’evoluzione spontanea delle entrate e
delle spese così come risulta dalla proiezione della
normativa in vigore;
Bilancio di previsione programmatico: recepisce gli
interventi desiderati per correggere le tendenze in
atto e quindi mostra l’evoluzione desiderata delle
entrate e delle spese.
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Bilancio di previsione annuale
e pluriennale
Bilancio di previsione annuale: le previsioni di entrata e di
spesa si limitano all’esercizio successivo. La redazione del
bilancio anno per anno corrisponde alle esigenze tecniche
di un’ordinata contabilità e a quelle politiche e giuridiche
di un frequente controllo sull’operato del Governo.
Bilancio di previsione pluriennale: si riferisce a più anni
(almeno tre – come in Italia - e non più di cinque) ed è
redatto in forma sintetica con riferimento ad ampie
aggregazioni. Esso non comporta alcuna autorizzazione a
riscuotere e a pagare e dunque ha la funzione di indicare
lo scenario, spontaneo (nella versione a legislazione
vigente) o desiderato (nella versione programmatica), di
medio termine entro cui si colloca il bilancio annuale.
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Bilancio di competenza e di cassa
(le fasi delle entrate e delle spese)
Entrate
Accertamento = momento in
cui l’Amm. determina sia la
ragione del credito dello
Stato sia la persona del
debitore (ruoli, cartelle).
Riscossione = fase in cui il
debitore effettua il
pagamento agli agenti
incaricati dallo Stato
(esattori).
Versamento o incasso =
quando l’esattore versa le
somme alla Tesoreria dello
Stato.
Spese
Impegno = momento in cui da
un atto legale risulta l’obbligo
di effettuare un pagamento
(contr. Appalto).
Liquidazione = con cui si
determina l’ammontare certo
da pagare e viene individuato
il soggetto creditore.
Ordinazione = al Tesoriere è
trasmesso l’ordine di pagare
(mandato di pagamento,
ordini di accreditamento).
Pagamento = passaggio
materiale delle somme.
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Le fasi delle entrate e delle uscite
fasi di
adempimento
fasi di diritto
fasi di
previsione
FASI DELLE
ENTRATE
FASI DELLE
USCITE
Previsione
Previsione
Accertamento
Impegno
Liquidazione
Riscossione
Ordinazione
Incasso
Pagamento
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Bilancio di previsione
competenza e cassa
Cassa
Entrate che si prevede di
incassare.
Spese che si prevede di
pagare.
Si prescinde dal momento in
cui giuridicamente è
maturato l’accertamento e
l’impegno (stesso anno o
anni precedenti)
Non presenta il problema dei
residui attivi e passivi
Competenza
Entrate che si prevede di
accertare.
Spese che si prevede di
impegnare.
Si prescinde dal momento
dell’effettivo incasso delle
entrate e dell’effettivo
pagamento della spesa
(maturazione del diritto).
Presenta il problema dei
residui attivi e passivi.
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Pro e contro: sintesi
Competenza
Importante per il controllo
politico-giuridico
L’esecutivo non può effettuare
spese superiori agli
stanziamenti previsti
Individua le responsabilità nella
gestione da parte dell’esecutivo
Cassa
Importante sotto il profilo
economico gestionale
Permette di avere un quadro dei
movimenti finanziari dell’anno
Il governo potrebbe impegnarsi
oltre i limiti stabiliti per i
pagamenti
Elimina la gestione dei residui
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Cassa e competenza: un po’ di storia
1865. Quintino Sella adottò il bilancio di cassa, per
motivi di semplicità e per evitare la contabilità dei
residui, pur riconoscendo il valore del bilancio di
competenza
1883. Si concluse l’esperienza del bilancio di cassa e si
passa al bilancio di competenza (legge di contabilità) e
si passa al bilancio di competenza.
1978. E’ stato introdotto il “doppio sistema”: cassa e
competenza (legge n. 468, del 05/08/1978)
12
Cassa e competenza (segue)
2009. (legge n. 196 del 31/12/2009) passaggio,
in pochi anni (delega), alla redazione del
bilancio dello Stato in termini di sola cassa.
2011. (legge n. 39 del 07/04/2011) modifica la
delega. In luogo del passaggio ad un bilancio di
sola cassa, si prevede il rafforzamento del ruolo
programmatorio e gestionale del bilancio di
cassa in un sistema misto “competenza e
cassa”.
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Residui attivi e passivi
Residuo attivo:
quando parte delle entrate accertate non
è riscossa nell’esercizio di competenza
Residuo passivo: quando parte delle spese impegnate
non è giunta alla fase del pagamento nell’esercizio di
competenza (cosiddetti residui passivi propri)
Residui passivi impropri: riguardano somme che non
sono state neppure impegnate, pur essendo state contabilizzate
in bilancio. Tali somme vanno in economia (cosiddette economie
di spesa), ossia costituiscono un risparmio per lo Stato.
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La contabilizzazione dei residui
I residui passivi propri sono mantenuti in bilancio per un periodo
di tempo limitato (due anni per le spese correnti, fino a tre per
quelle in conto capitale), trascorso il quale ha luogo la
perenzione contabile: i residui non figurano più nel bilancio e
non si può più procedere ad effettuare pagamenti.
Nel caso in cui il creditore ne reclami l’effettuazione,
l’erogazione della somma può avvenire con una procedura
particolare, che presuppone la reiscrizione della spesa in
bilancio. I residui sono riscritti negli originari capitoli di
competenza, mediante storno dal “fondo per le spese
obbligatorie e d’ordine” se residui di parte corrente o dal “fondo
speciale per la riassegnazione dei residui perenti” se di parte
capitale.
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1.Previsioni di competenza
2. Impegni
3. Economie di spesa (1 – 2)
4. Pagamenti in c/competenza
5. Pagamenti in c/residui
6. Pagamenti totali (4 + 5)
7. Stock residui passivi iniziali
8. Nuovi residui passivi (2 – 4)
9.Stock residui passivi finali (7+8-5)
10. Massa spendibile (1 + 7)
11. Coefficiente di realizzazione
12. Previsioni di cassa
100
90
10
65
0
65
0
25
25
100
0,9
90
130
115
15
70
10
80
25
45
60
155
0,8
124
150
125
25
90
12
102
60
35
83
210
0,8
16
168
IL PROCESSO DI BILANCIO
Il processo di bilancio è regolato dall’art. 81 della
Costituzione e dalla legge n. 39/2011
Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il
rendiconto consuntivo presentati dal Governo (1° co.)
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere
concesso se non per legge e per periodi non superiori
complessivamente a quattro mesi (2° co.);
Con la legge di approvazione di bilancio non si
possono stabilire nuovi tributi e nuove spese (3° co.);
Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese
deve indicare i mezzi per farvi fronte (4° co.).
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Articolo 81, 3° comma
Questo comma sancisce la formalità della legge
di bilancio. Quest’ultima non deve contenere
precetti giuridici, che sono propri delle leggi
sostanziali di spesa (delle leggi ordinarie e della
finanziaria). Questo significa che, in sede di
approvazione di bilancio, è preclusa ogni
manovra di aggiustamento dei conti pubblici.
Questo vincolo è stato superato nel 1978 (l.468)
con l’istituzione della Legge finanziaria, oggi
sostituita dalla Legge di stabilità (l. 196/2009)
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Le fasi di preparazione
Bilancio a Legislazione vigente
(nell’anno t-1)
Documento di economia e
finanza (DEF)
Analisi tendenziale
Scenari e nuovi obiettivi di finanza
pubblica (10 aprile)
Nota di Aggiornamento del DEF
(20 settembre)
DDL di Bilancio i previsione
Con modifiche apportate dal DDL di
Stabilità (15 ottobre)
DDL di Stabilità
Definisce la nuova politica fiscale
(15 ottobre)
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PROGRAMMAZIONE E
“SEMESTRE EUROPEO”
Strategia dell’Unione per la crescita e
l’occupazione (Europa 2020 – 03/03/2010):
1) meccanismo per il coordinamento delle politiche
economiche nazionali nell’ambito del “semestre
europeo” (Cons. Ecofinin 07/09/2010;
2) un’applicazione più rigorosa del Patto di stabilità
e crescita (PSC) e una più forte sorveglianza
macroeconomia;
3) creazione di un meccanismo di gestione della
crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria in
area euro.
20
PROGRAMMAZIONE E SEMESTRE
EUROPEO
Nel mese di marzo il Consiglio Europeo
individua i principali obiettivi di politica
economica per l’UE e per l’area Euro e
definisce gli orientamenti strategici per le
obiettivi di politica economica presupposti per
le politiche economiche; di cui gli Stati
membri devono tener conto nei propri
Programmi di Stabilità e Convergenza (PSC) e
nei Programmi Nazionali di Riforma (PNR), da
presentare entro il 30 aprile
aprile.
21
PROGRAMMAZIONE E SEMESTRE
EUROPEO
DEF (10/04). Nel Documento di
economia e finanza è incorporato lo
schema del Programma di Stabilità e
crescita (PSC) e lo schema del
Programma Nazionale di Riforma (PNR)
che deve essere presentato entro il
30.04 al Consiglio Europeo e alla
Commissione Europea.
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PROGRAMMAZIONE E SEMESTRE
EUROPEO
DEF. Allegato sul monitoraggio degli effetti delle
manovre adottate in corso d’anno (entro il 30
giugno). Ricordiamo che il DEF (Documento di
Economia e Finanza) ha sostituito la Decisione di
Finanza Pubblica (DFP, che si presentava entro il
15 settembre) che a sua volta aveva sostituito il
DPEF.
Qualora si renda necessario procedere ad una
modifica degli obiettivi contenuti nel DEF è
possibile presentare, entro il 20 settembre, un
Nota di aggiornamento del DEF.
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La manovra di bilancio (esempio)
Bilancio a
legislazione
vigente
Legge di
stabilità
Legge di Bilancio
(Bilancio di previsione
Programmatico)
Entrate
Tributarie
500
- 50
450
Altre entrate
100
+10
110
Totale entrate
600
- 40
560
Correnti
600
- 80
520
C/capitale
100
+ 5
105
Totale Spese
700
- 75
625
- 100
35
- 65
Spese
Saldo netto da
finanziare
LA FORMAZIONE DEL BILANCIO
E’ possibile utilizzare due schemi:
Il metodo del bilancio incrementale = il bilancio
di ogni anno è costruito incrementando o
diminuendo gli stanziamenti previsti in quello
dell’anno precedente, sulla base delle maggiori o
minori esigenze (Teoria di Wildavsky)
Il metodo del bilancio a base zero = il bilancio
deve essere ricostruito ogni anno e occorre
giustificare l’esistenza di ogni stanziamento.
25
LA TEORIA DI WILDAVSKY
Aaron Wildavsky nel 1975 afferma che il “principale fattore che
determina la dimensione e il contenuto del bilancio di ogni anno
è il bilancio dell’anno precedente”.
Modello americano: il Governo espande la spesa, dall’altra il
Parlamento cerca di limitarla, per evitare livelli di pressione
tributaria troppo elevata.
Il Governo incrementa le previsioni tenendo conto di alcuni
elementi (aumento dei costi d’acquisto dei fattori produttivi e
del costo della vita).
Il legislativo, invece, opererà in senso opposto (cercherà di
ridurre di una certa percentuale lo stesso stanziamento).
Il risultato di queste due forze opposte ci darà l’incremento del
bilancio.
26
LA TEORIA DI WILDAVSKY
(G.Brosio p. 238 ss) Comportamento di ogni ufficio
dell’esecutivo:
X it = bi Yit -1
X
= richiesta di stanziamento fatta dall’ufficio i per
l’anno t;
Yit -1 = stanziamento concesso l’anno precedente a i dal
it
legislativo;
bi
= costante >1 .
27
LA TEORIA DI WILDAVSKY
(G.Brosio p. 238 ss) Comportamento del legislativo:
Y it = ai Xit
Y it = stanziamento concesso;
Xit = richiesta di stanziamento fatta dall’ufficio i per l’anno t;
ai = costante <1 .
Y it = ai bi Yit –1
Lo stanziamento finale, che è iscritto a bilancio nell’anno t, è una
percentuale, normalmente in aumento, dello stanziamento concesso
l’anno precedente.
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Esempio: Wildavsky
Stanziamento anno precedente 1.000.000 di euro;
percentuale di aumento richiesta dall’ufficio 1,2%;
percentuale accolta dal legislativo 0,90%;
Y it = 0,90 x 1,20 x 1.000.000,00 = 1.080.000 €
STANZIAMENTO CONCESSO
29
Critiche alla teoria incrementalista
Alla base dell’incrementalismo sta la teoria della
“razionalità limitata” (bounded rationality) di Herbert
Simon (premio Nobel 1978).
In base a questa teoria si rimette in discussione la
dottrina economica tradizionale secondo la quale i
soggetti economici prendono decisioni in modo
ottimale.
Dal momento che non è possibile attuare un
comportamento massimizzante, non conoscendo le
alternative e dati i costi di transazione,
l’incrementalismo è la risposta più soddisfacente tra
quelle possibili.
30
Critiche alla teoria incrementalista
Il modello è in grado di spiegare gli elementi di regolarità
e uniformità nella crescita dei bilanci pubblici, ma non i
disallineamenti rispetto al trend che si verificano di
frequente.
Gli stessi teorici dell’incrementalismo sono consapevoli
che alterazioni economiche/sociali o politiche possono
renderlo impraticabile.
Si pensi a fasi di recessione (alterazioni economiche), a
cambi di maggioranza (alterazioni politiche), ai
cambiamenti sociali (richiesta di nuovi servizi).
Per tenerne conto Depster e Wildavsky hanno riformulato
l’equazione del legislativo che diventa:
31
Il modello di Dempster e
Wildavsky
Y it = ai (bi + bi Zit +…+ bk Zkt ) Yit –1
Dove
Zit sono le variabili socio economiche,
anche “straordinarie”, osservate al tempo t e
che suggeriscono al potere legislativo di
modificare, in più o in meno, la percentuale di
accoglimento dell’esecutivo.
32
Le classificazioni del Bilancio
Funzionale: raggruppa le voci per
settore d’intervento. Essa ha lo scopo di
mettere in evidenza gli obiettivi
dell’attività pubblica, anche ai fini di una
loro misurazione.
Economica: distingue la parte corrente
da quella in conto capitale.
33
LA CLASSIFICAZIONE ECONOMICA
Le entrate sono ripartite in QUATTRO TITOLI:
TITOLO I : ENTRATE TRIBUTARIE
TITOLO II : ENTRATE EXTRATRIBUTARIE
TITOLO III: ENTRATE DA ALIENAZIONE E AMMORTAMENTO
DI BENI PATRIMONIALI E RIMBORSO CREDITI
TITOLO IV : ENTRATE PROVENIENTI DA ACCENSIONE DI
PRESTITI
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LA CLASSIFICAZIONE ECONOMICA
Le entrate sono ripartite in QUATTRO TITOLI:
TITOLO I : ENTRATE TRIBUTARIE (imposte dirette e indirette)
TITOLO II : ENTRATE EXTRATRIBUTARIE (le entrate correnti diverse
dai tributi, quali il canone Rai e i redditi di capitale, oltre a tutti i
proventi derivanti dall’attività dei ministeri – sono circa il 7/8% di quelle
tributarie)
TITOLO III: ENTRATE DA ALIENAZIONE E AMMORTAMENTO DI BENI
PATRIMONIALI E RIMBORSO CREDITI (cosiddette entrate in conto
capitale; esempio vendita dei beni ecc. si tratta di entrate modeste)
TITOLO IV : ENTRATE PROVENIENTI DA ACCENSIONE DI PRESTITI
(indebitamento a medio e lungo termine. Qui sono incluse le voci
relative alle entrate che sorgono dalla vendita di titoli del debito
pubblico)
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LA CLASSIFICAZIONE ECONOMICA
TITOLO I (Entrate tributarie) + TITOLO II (Entrate extratributarie)= ENTRATE CORRENTI
ENTRATE CORRENTI + ALIENAZIONE E AMMORTAMENTO DI BENI
PATRIMONIALI (esclusa la categoria 15- Rimborso di anticipazioni e
crediti) = ENTRATE NETTE
ENTRATE NETTE + RIMBORSO CREDITI (categoria 15) = ENTRATE
FINALI (TITOLO I + TITOLO II + TITOLO III)
ENTRATE FINALI + ACCENSIONE PRESTITI = ENTRATE
COMPLESSIVE (TITOLO I + TITOLO II + TITOLO III + TITOLO IV)
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LA CLASSIFICAZIONE ECONOMICA
Le spese sono ripartite in tre TRE TITOLI:
TITOLO I : SPESE CORRENTI .
TITOLO II : SPESE IN CONTO CAPITALE
TITOLO III : SPESE PER RIMBORSO DI
PRESTITI
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LA CLASSIFICAZIONE ECONOMICA
Le spese sono ripartite in tre TRE TITOLI:
TITOLO I : SPESE CORRENTI . All’interno delle spese correnti si
distinguono le spese per funzionamento (tra cui il personale), per
interventi, a favore di soggetti esterni allo Stato, per trattamenti di
quiescienza e per oneri del debito pubblico, oltre ad oneri comuni.
TITOLO II : SPESE IN CONTO CAPITALE . In questa voce
confluiscono sia gli investimenti diretti dello Stato sia i contributi agli
investimenti effettuati da soggetti pubblici e privati (investimenti
indiretti, partecipazioni azionarie, e conferimenti).
TITOLO III : SPESE PER RIMBORSO DI PRESTITI (qui sono incluse
le spese per restituire - con i dovuti interessi – i prestiti ricevuti da
soggetti economici privati).
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LA CLASSIFICAZIONE ECONOMICA
TITOLO I = SPESE CORRENTI
SPESE CORRENTI + SPESE IN C/CAPITALE (esclusa la categoria
31- Acquisizione di attività finanziarie) = SPESE NETTE
SPESE NETTE + ACQUISIZIONE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE =
SPESE FINALI (TITOLO I + TITOLO II)
SPESE FINALI + RIMBORSO PRESTITI = SPESE COMPLESSIVE
(TITOLO I + TITOLO II + TITOLO III)
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IL QUADRO GENERALE RIASSUNTIVO E I
RISULTATI DIFFERENZIALI
Le differenze tra (parte delle) entrate e (parte delle) spese
costituiscono i SALDI DI BILANCIO.
In base alla legge di contabilità i saldi (o risultati differenziali)
che sintetizzano le informazioni contenute nel BS sono quattro:
Il risparmio pubblico;
L’indebitamento netto;
Il saldo netto da finanziare;
1.
2.
3.
4.
Il ricorso al mercato.
I quattro saldi sono espressi sia in termini di competenza
giuridica (accertamenti/impegni) sia di cassa
(incassi/pagamenti)
40
IL QUADRO GENERALE RIASSUNTIVO E I
RISULTATI DIFFERENZIALI
RISPARMIO PUBBLICO = differenza tra il totale delle
entrate correnti (Titolo I + Titolo II) e il totale delle
spese correnti (Titolo I). Se positivo , indica la quota
delle risorse correnti (provenienti dal prelievo
obbligatorio) destinabili al finanziamento delle spese
in conto capitale;
per anni è stato negativo indicando la quota delle
spese da finanziare ricorrendo all’indebitamento (se il
saldo è negativo si avrà il DISAVANZO CORRENTE).
Il risparmio pubblico indica, in sintesi, il contributo
dello Stato alla formazione del risparmio nazionale.
41
IL QUADRO GENERALE RIASSUNTIVO E I
RISULTATI DIFFERENZIALI
INDEBITAMENTO (o ACCREDITAMENTO) NETTO =
differenza tra il totale dei primi tre titoli delle entrate e il
totale dei primi due titoli di spesa al netto delle partite
finanziarie (risorse necessarie al rimborso crediticategoria 15 delle entrate e alle acquisizioni di attività
finanziarie- categoria 31 delle spese). Non si tiene conto,
quindi, delle entrate per l’accensione di prestiti (titolo IV)
e delle spese per il rimborso di prestiti (titolo III). Pone in
evidenza il saldo positivo (accreditamento) o negativo
(indebitamento) con cui si chiudono le operazioni di
bilancio di natura economica.
42
IL QUADRO GENERALE RIASSUNTIVO E I
RISULTATI DIFFERENZIALI
SALDO NETTO DA FINANZIARE= differenza fra il
totale dei primi tre titoli delle entrate (tributarie +
extratributarie + ammortamento di beni
patrimoniali + rimborso crediti) e il totale dei
primi due titoli di spesa (spese correnti e in conto
capitale). In pratica entrate finali – spese finali.
Indica la misura del ricorso al mercato monetario
o finanziario per coprire tutte le spese finali che
eccedono le entrate finali. In sostanza
corrisponde alla somma di indebitamento netto e
saldo delle partite finanziarie.
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IL QUADRO GENERALE RIASSUNTIVO E I
RISULTATI DIFFERENZIALI
RICORSO AL MERCATO = differenza fra il totale
delle entrate finali (primi tre titoli dell’entrata,
escluso il titolo IV - accensione di prestiti) e il
totale delle spese, comprese quindi quelle per il
rimborso dei prestiti pubblici (titolo I, II e III).
Indica la quota che lo Stato deve chiedere in
prestito al mercato finanziario (famiglie e altri
operatori economici) per pagare sia l’intervento
pubblico sia le spese per far fronte ai prestiti
concessi. Coincide con il valore del Titolo IV delle
Entrate (Emissione del debito pubblico)
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I SALDI DI BILANCIO
A. ENTRATE
B. SPESE
SALDI (A-B)
ENTRATE CORRENTI
(Entrate tributarie +
extratributarie)
SPESE CORRENTI
(+) RISPARMIO PUBBLICO
(-) DISAVANZO CORRENTE
Entrate correnti + Entrate
in Conto Capitale (al
netto dei rimborsi crediti cat. 15 delle entrate).
= ENTRATE NETTE
Spese correnti + Spese
in conto capitale (al
netto acquisizione
attività finanziarie - cat.
31 delle spese)
= SPESE NETTE
Entrate correnti + Entrate
in Conto Capitale
(Alienazione e
ammortamento beni
patrimoniali + rimborso
crediti)
= ENTRATE FINALI
Spese correnti + Spese
in conto capitale
Entrate correnti + Entrate
in Conto Capitale
Spese correnti + Spese
in conto capitale +
Rimborso prestiti
INDEBITAMENTO NETTO
SALDO NETTO DA
FINANZIARE
= SPESE FINALI
Se il risultato è negativo
RICORSO AL MERCATO
= ENTRATE FINALI
= SPESE COMPLESSIVE
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ALCUNE PRECISAZIONI
L’identità ENTRATE COMPLESSIVE (Tit. I + Tit. II
+ Tit. III + Tit. IV) – SPESE COMPLESSIVE (Tit I
+ Tit. II + Tit. III) = ZERO si verifica soltanto
nel bilancio di previsione.
In sede di consuntivo è normale riscontrare una
divergenza tra le ENTRATE COMPLESSIVE e LE
SPESE COMPLESSIVE che viene denominata
DISAVANZO COMPLESSIVO.
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