Morfologia
• La morfologia studia la struttura delle parole.
• I morfemi sono le unità più piccole in cui
possono essere divise le parole, rimanendo
ancora dotate di significato.
• Es. Il verbo italiano canto è formato da due
morfemi: cant- (morfema lessicale), -o
(morfema grammaticale che esprime numero,
persona, tempo, modo).
Classificazione morfologica
delle lingue
• Lingue analitiche o isolanti: le parole sono invariabili e i rapporti
grammaticali sono espressi mediante l’ordine delle parole (es.
cinese)
• Lingue agglutinanti: le parole sono costituite da una serie di
morfemi, ognuno dei quali ha un solo significato grammaticale (es.
finlandese: kirja = libro > kirjani = il mio libro > kirjassa = nel libro >
kirjassani = nel mio libro)
• Lingue sintetiche o flessive: i rapporti grammaticali sono espressi
mediante la modifica della struttura delle parole (aggiunta di
desinenze) (es. greco, latino)
L’evoluzione morfologica dal latino alle lingue romanze rassomiglia
grossomodo al passaggio da una lingua sintetica a una lingua analitica.
Va ricordato tuttavia che il latino non è una lingua sintentica pura (fa
ad esempio uso di preposizioni), né le lingue romanze sono lingue
analitiche pure (hanno ad esempio desinenze verbali e nominali).
Sostantivi
In latino esistevano:
• 5 declinazioni (classi);
• 3 generi (maschile, femminile, neutro);
• 2 numeri (singolare, plurale);
• 6 casi (per esprimere la funzione logica all’interno della
frase):
 nominativo: soggetto
 genitivo: compl. di specificazione
 dativo: compl. di termine
 accusativo: compl. oggetto (anche con preposizione)
 vocativo: invocazione
 ablativo: principalmente mezzo/modo/strumento
(anche con preposizione)
Evoluzione del sistema nominale
nelle lingue romanze 1/2
• Riduzione delle declinazioni (IV > II); (V > I, III)
Es. PORTUS, US > PORTUS, I > it. pg. porto, fr. cat. occ.
port, sp. puerto
Es. FACIES, EI > FACIA, FACIAE > it. faccia, fr. face, occ.
facia
• Riduzione dei casi: da 6 a 3 (nom., acc, abl.) poi a 2
(nom., acc.) infine ad 1 (in genere l’acc., da cui
derivano le parole romanze); oggi i casi sopravvivono
in parte in romeno (genitivo e dativo) e retoromanzo.
• Persistenza di una declinazione bicasuale in area
galloromanza (fino al XIV secolo): retto (dal nom).
/obliquo (dall’acc.)
Evoluzione del sistema nominale
nelle lingue romanze 2/2
• Riduzione dei generi: il neutro confluisce nel maschile o,
al plurale, nel femminile, creando talvolta dei doppioni
(es. FOLIUM > foglio, FOLIA > foglia; LIGNUM > legno,
LIGNA > legna). Il neutro sopravvive, inoltre, in alcuni
plurali collettivi (es.: ossa, dita, frutta), e in alcuni
sostantivi ambigeneri (es.: l’uovo <OVUM, le uova < OVA;
il braccio < BRACHIUM, le braccia < BRACHIA).
• Cambiamenti di genere: i nomi astratti uscenti in -OR in
area galloromanza diventano femminili (es. FLOREM > fr.
la fleur; DOLOREM > fr. la douleur); i nomi di albero, in
latino femminili, diventano maschili (es. PINUS > il pino;
ARBOREM > l’albero).
Sistema bicasuale in occitano:
sostantivi maschili 1/4
• Sostantivi maschili di prima classe (da II
declinazione e III declinazione parisillabi, ossia
che hanno uguale numero di sillabe al nom. e
al gen.)
retto
obliquo
SING.
MURUS > murs
MURUM >mur
PLUR.
MURI> mur
MUROS> murs
Sistema bicasuale in occitano:
sostantivi maschili 2/4
• Sostantivi maschili di seconda classe (da II e III
declinazione senza la desinenza –s al nom.)
SINGOLARE
retto
LIBER > libre(s)
obliquo LIBREM > libre
PLURALE
retto
LIBRI > libre
obliquo LIBROS > libres
Sistema bicasuale in occitano:
sostantivi maschili 3/4
• Sostantivi maschili di terza classe (da III declinazione
imparisillabi ad accento costante, ossia che hanno una
sillaba in più al gen. rispetto al nom., ma non spostano
l’accento durante la flessione)
SINGOLARE
retto
obliquo
HOMO > (h)óm
HOMINEM > (h)óme
PLURALE
retto
obliquo
*HOMINI > (h)óme
HOMINES > (h)ómes
Sistema bicasuale in occitano:
sostantivi maschili 4/4
• Sostantivi maschili di terza classe bis (da III
declinazione imparisillabi ad accento variabile, ossia
hanno una sillaba in più al gen. rispetto al nom. e
spostano l’accento durante la flessione)
SINGOLARE
retto
IMPERÁTOR > emperáire
obliquo
IMPERATÓREM > emperadór
PLURALE
retto
obliquo
*IMPERATÓRI > emperadór
IMPERATÓRES > emperadórs
Sistema bicasuale occitano:
sostantivi femminili 1/4
• Sostantivi femminili di prima classe (da I
declinazione)
SINGOLARE
retto
DOMINA > domna
obliquo DOMINAM > domna
PLURALE
retto
DOMINAS > domnas
obliquo DOMINAS > domnas
Sistema bicasuale occitano:
sostantivi femminili 2/4
Sostantivi femminili di prima classe bis (da III
declinazione senza uscita -s al nom.)
SINGOLARE
retto
MATER > maire
obliquo MATREM > maire
PLURALE
retto
MATRES > maires
obliquo MATRES > maires
Sistema bicasuale in occitano:
sostantivi femminili 3/4
Sostantivi femminili di seconda classe (da III
declinazione con uscita -s al nom.)
SINGOLARE
retto
NAVIS > naus
obliquo NAVEM > nau
PLURALE
retto
NAVES > naus
obliquo NAVES > naus
Sistema bicasuale in occitano:
sostantivi femminili 4/4
• Sostantivi femminili di terza classe (da III
declinazione imparisillabi)
SINGOLARE
retto
MÚLIER > mólher
obliquo MULIÉREM > molhér
PLURALE
retto
MULIÉRES > molhérs
obliquo MULIÉRES > molhérs
L’aggettivo: grado comparativo in
latino
In latino:
1) ha forma sintetica a partire dal tema del grado
positivo cui si aggiungono opportune desinenze:
• Grado positivo > Comparativo di maggioranza
altus (alto)
> alt-ior (più alto)
2) ha forma analitica in presenza di aggettivi
uscenti in –EUS, -IUS, -UUS.
• Grado positivo > Comparativo di maggioranza
arduus (arduo) > magis arduus (più arduo)
L’aggettivo: grado comparativo nelle
lingue romanze
• Nelle lingue romanze si preferisce la forma
analitica PLUS/MAGIS + grado positivo
dell’aggettivo
• Il tipo PLUS si ritrova in:
italoromanzo (più forte); galloromamzo (plus
fort)
• Il tipo MAGIS si ritrova in:
iberoromanzo (mas fuerte etc.); romeno (mai
foarte)
Sopravvivenza del comparativo
sintetico
Nelle lingue romanze sopravvivono poche tracce della forma
sintetica.
Es:
MELIOREM (comp. di MELIUS) > it. migliore, fr. meilleur, sp.
mejor.
PEIOREM (comp. di PEIUS) > it. peggiore, sp. peor
MAIOREM (comp. di MAIUS) > it. maggiore, sp. major
In occitano sopravvivono forme risalenti al periodo medievale:
GENITIOR (nom.) > génser; GENITIOREM (acc.) > gensór
BELLATIOR (nom.)> belláire; BELLATIOREM (acc.) > bellazór
L’aggettivo: grado superlativo
In latino il superlativo si forma con l’aggiunta del
suffisso –ISSIMUS e ha significato sia relativo sia
assoluto. Questa forma è stata sostituita nella
lingue romanze da perifrasi:
• In senso relativo il superlativo si forma con una
perifrasi composta da articolo + comparativo
Es: it. il più bello, fr. le plus grand, sp. el más grande
• In senso assoluto il superlativo si forma con una
perifrasi composta da avverbio (MULTUM,
TRANS, FORTE) + agg.
Es: it. molto buono, fr. très bon, sp. muy bueno,
rom. foarte bun
L’avverbio in latino e nelle lingue
romanze
• Gli aggettivi di I classe (-US, -A, -UM) formano l’avverbio aggiungendo il
suffisso –E
CERTUS > CERTE
• Gli aggettivi di II classe (-IS, -E) lo formano aggiungendo il suffisso
–ITER
BREVIS > BREVITER
• Un terzo modo di formare l’avverbio è dato dalla prerifrasi agg. all’abl. +
MŎDO
LENTUS > LENTO MŎDO
Il suffisso MŎDO ha tuttavia l’inconveniente di essere atono (per le regole
dell’accento l’avverbio si pronuncia LENTÓMODO) e viene gradualmente
sostituito da MĒNTE, suffisso tonico che non fa arretrare l’accento sull’agg.
LENTUS > LENTA MĒNTE (si pronuncia LENTAMÉNTE)
Tale forma è alla base dell’avverbio nelle lingue romanze.
L’articolo romanzo
• Non esisteva in latino, è una formazione risalente
al V secolo.
• Deriva dal dimostrativo ILLE:
ACC. SING. ILLUM/ILLAM > it. lo, la; fr. le, la; sp. el,
la
ACC. PLUR. ILLOS/ILLAS > it. gli, le; fr. les; sp. los, las
• Il sardo e il catalano derivano l’articolo dal
dimostrativo IPSE:
ACC. SING. IPSUM/IPSAM > sardo su, sa; ca. es, sa
ACC. PLUR. IPSOS/IPSAS > sardo sa, sas; ca. ets, ses
L’articolo italiano il
• Secondo alcuni deriva dalla prima sillaba di ILLUM:
ILLUM > ILLUM > il
• Secondo altri deriva dal nominativo ILLE incrociato col
relativo QUI:
ILLE + QUI > *ILLI > il
• Secondo altri ancora deriva da un’elisione di lo: in
italiano antico l’articolo lo, se preceduto da parola che
finiva per vocale, si scriveva ‘l; col tempo questa forma
avrebbe dato origine a il:
lo > ‘l > il
L’articolo in romeno
Il romeno presenta una caratteristica particolare:
colloca l’articolo in posizione enclitica (in fine di
parola, aggregato al nome cui si riferisce), declinato
ai due casi superstiti (nominativo e genitivo/dativo).
Es.
m. sing. lup ‘lupo’; lupul ‘il lupo’; lupului ‘del lupo’
m. pl. lupi; ‘lupi’; lupii ‘i lupi’; lupilor ‘dei lupi’
f. sing. casă ‘casa’; casa ‘la casa’; casei ‘della casa’
f. pl. case ‘case’; casele ‘le case’; caselor ‘delle case’
I dimostrativi 1/3
Il latino possedeva una serie di pronomi dimostrativi (che indicano
la collocazione di qualcosa o qualcuno nello spazio o nel tempo):
• HIC, HAEC, HOC, ‘questo’ (vicino a chi parla)
• ISTE, ISTA, ISTUD, ‘codesto’ (vicino a chi ascolta)
• ILLE, ILLA, ILLUD, ‘quello’ (lontano da chi parla e da chi ascolta)
e una serie di pronomi anaforici (pronomi personali o dimostrativi
usati per richiamare qualcuno o qualcosa già menzionato in
precedenza):
• IS, EA, ID, ‘esso, ciò’
• IDEM, EADEM, IDEM, ‘medesimo’
• IPSE, IPSA, IPSUM, ‘stesso’
I dimostrativi 2/3
Nell’evoluzione latino > lingue romanze la serie
dimostrativa si sostituisce progressivamente a quella
anaforica:
IS è sostituito da ILLE, IPSE
IDEM è sostituito da IPSE
HIC, che è un dimostrativo, è sostituito da ISTE
(sopravvivono le forme: HOC > occ. oc; HOC ILLE > a.fr.
oil, fr. oui; ECCE HOC > it. ciò)
Poiché i pronomi dimostrativi latini hanno dato vita, come
abbiamo visto, agli articoli, per indicare i dimostrativi veri
e propri si ricorre a forme rafforzate dai prefissi ECCE,
ECCU o ACCE, ACCU (questi ultimi derivati da ATQUE +
ECCE/ECCU)
I dimostrativi 3/3
• Da ECCU + ILLUM deriva:
it. quello
• Da ECCU + ISTUM deriva:
it. questo
• DA ACCU + ILLUM derivano:
sp. aquel, port. aquele, cat. aquel, occ. aquel
• Da ACCU + ISTUM derivano:
car. aquest, occ. aquest
• Da ECCE + ILLUM deriva:
fr. celui (pronome dimostrativo), occ. cel
• Da ECCE + ISTUM deriva:
fr. ce, cet, occ. cest
• Da ISTE derivano:
sp. este, port. este
Pronomi personali
• Derivano direttamente dalle forme latine:
EGO > it. io, fr. je, sp. yo
TU > it. tu, fr. tu, sp. tu
NOS > it. noi, fr. nous, sp. nos
VOS > it. voi, fr. vous, sp. vos
• Il pronome di 3a persona non esisteva in latino e deriva
da ILLE (o *ILLI) > it. egli, fr. il, sp. él
• In italiano il pronome di 3a persona plur. deriva da
ILLORUM > loro; le forme lui, lei derivano da ILLUI
/ILLAEI (combinazione di ILLE + QUI).
• Si conservano anche i pronomi personali
complemento. Es.: ME > it. mi, fr. me, sp. mi; TE > it. te,
fr. te, sp. ti
Sistema verbale
Il latino ha 4 coniugazioni verbali:
1. I -ARE: CANTARE
2. II -ĒRE: HABĒRE
3. III -ĔRE: VENDĔRE
4. IV -IRE: DORMIRE
• Le 4 coniugazioni latine si riducono generalmente a 3
(per es. in italiano -ARE, -ERE, -IRE), poiché l’evoluzione
fonetica genera confusione fra -ĒRE/-ĔRE.
• Modi e tempi del latino sono generalmente continuati
nelle lingue romanze, salvo mutazioni di
funzione/significato e alcune modifiche che vedremo di
seguito.
Formazioni nuove: futuro
• Il futuro latino sintetico (CANTABO, CANTABIS, CANTABIT etc.) non
sopravvive nelle lingue romanze a causa della confusione che si
genera con le desinenze dell’imperfetto per l’evoluzione fonetica.
• Per esprimere il futuro nelle lingue romanze:
1) si ricorre all’uso del presente accompagnato da un avverbio
temporale (Es. domani vengo);
2) si impiega una perifrasi composta da un verbo modale all’indicativo
presente (VOLEO, DEBEO, HABEO) + l’infinito del verbo latino.
 La perifrasi con VOLEO è alla base del futuro romeno:
Es. VOLEO + CANTARE > voi cinta
 La perifrasi con DEBEO si ritrova in alcuni dialetti sardi:
Es. DEBEO + CANTARE > deppo cantare
 La perifrasi maggiormente usata è quella con HABEO, posposto al
verbo all’infinito.
Es. CANTARE + HABEO (*AYO) > cantare ho > it. canterò, fr. chanterai, sp.
cantaré
Nota: HABEO perde il suo significato e diventa un morfema
grammaticale; si ritorna, dunque, a una forma sintetica.
Formazioni nuove: condizionale
• Una perifrasi simile a quella del futuro è alla
base della formazione del condizionale:
1) infinito del verbo latino + HABEBAM,
imperfetto ind. di HABĒRE:
CANTARE + HABEBAM >
it. merid. e sp. cantaria, fr. chanterais
2) infinito del verbo latino + HABUI, perfetto
ind. di HABĒRE:
CANTARE + HABUI (*HEBUI) > it. canterei
Formazioni nuove: passato perifrastico
• Il passato perifrastico non esiste in latino; nelle lingue
romanze si forma con HABERE (anche SUM in it. e fr. nei
verbi intransitivi) + il participio passato del verbo.
• L’origine di questa perifrasi è da ricercarsi nelle espressioni
latine del tipo HABEO EPISTULAM SCRIPTAM, dove HABEO
in origine indica possesso (‘ho una lettera scritta’) e in
seguito assume ruolo di ausiliare: la funzione di verbo viene
allora assunta dal participio, provocando un cambio
nell’ordine della frase.
• HABEO SCRIPTAM EPISTULAM: in questa nuova costruzione
HABEO esprime la persona, il modo e il tempo, mentre il
significato del verbo è espresso dal participio.
• Su questa base è possibile formare una serie di nuove
forme come il trapassato prossimo (‘avevo scritto’), il futuro
anteriore (‘avrò scritto’) etc.
Formazioni nuove: passivo
perifrastico
• Il passivo latino sintetico viene sostiuito da
forme perifrastiche composte dal verbo
‘essere’ + participio passato.
Es.
AMOR > sono amato
AMABOR > sarò amato
AMABAR > ero amato
Cambio di funzione e scomparsa di forme
• Il congiuntivo piuccheperfetto passa al
significato di congiuntivo imperfetto
Es. CANTAVISSEM ("avessi cantato") >
it. cantassi, fr. chantasse, sp. cantase
• Fra le forme scomparse e non sostituite da
altre formazioni nelle lingue romanze si
annoverano il participio futuro (es.
CANTATURUM ESSE), l’infinito perfetto (es.
CANTAVISSE), l’infinito passivo (es. CANTARI).
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