ANNO 4 NUMERO 43 LUGLIO 2015 d e l l a P r o v i n c i a G RAN D A L’estate sorride ai campi 1 L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI 2 3 Sommario Luglio 2015 Fisco e tributi 8 Le piante coltivate in vivaio rientrano nel reddito agricolo 22 Associazione a delinquere Alpeggi in cronaca giudiziaria Diritto agrario 13 Non tutte le serre agricole sono uguali di fronte al catasto 24 L’amarezza dei margari «La politica si vergogni» Attualità L’editoriale 6 In libertà provvisoria L’aria che tira 7 4 Semplificare non è uguale per tutti Zootecnia 16 Nella pagella del latte la qualità conta di più 20 Allevatori a Bruxelles Cosa succede dopo le quote 26 Il decreto agricoltura soccorre latte e olio 30 Arpea, missione compiuta Per il Psr arrivano 8 milioni 32 Si ripete il penoso balletto dei contributi assicurativi Seguici anche su: www.imprenditoreagricolo.com 42 Pac 2015, mille domande in più rispetto al 2014 44 Acqua, tutti i luoghi comuni contro l’agricoltura 50 Pellet, tutti i vantaggi di scaldarsi bene Formazione 48 La formazione resta un obbligo non un’opzione trascurabile Storia e qualità della bottarga “il caviale del mediterraneo” Notizie dalle aziende 36 La coltivazione del Bambù Gigante OnlyMoso è ormai realtà anche in Piemonte! 38 Chianchia a Cherasco apre le porte alle novità 62 Officine meccaniche agricole Un nome, una garanzia nel tempo Arproma 40 Visita di Arproma agli stabilimenti Merlo Norme giuridiche 10 Vademecum agricolo sulla vendita al dettaglio della provincia Granda Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 [email protected] www.imprenditoreagricolo.com Ortofrutticoltura 52 L’IMPRENDITORE AGRICOLO 56 58 Fragole, timida ripresa tra moscerini e collassi Ortaggi, fragola e piccoli frutti Enologia 54 Barolo e Barbaresco Gran ritorno a Roma Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Pubblicità: Réclame Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 e-mail: [email protected] www.reclamesavigliano.it Progetto grafico: Marco Grussu Stampa: G. Canale & C. S.p.A. Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro - Torino Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 3 del 09/01/2012 Abbonamento Anno 2015 - Euro 20,00 Osservatorio prezzi 60 Prezzi e mercati all’ingrosso Scadenze fiscali 61 Agosto: occhio alle scadenze Associato Mercatino 63 Conto corrente postale n° 1003849591 Bonifico bancario BCC Cherasco Agenzia Cavallermaggiore - IBAN: IT57X0848746150000050101900 Intestato a Reclame srl Causale: Abbonamento 2015 indicare nome, cognome ed indirizzo Gli affari dell’imprenditore Unione Stampa periodica Italiana Copia gratuita 5 l ’ e d i t o r i a l e In libertà provvisoria O svaldo B ellino 6 Di fronte agli esiti dell’inchiesta che ha scoperchiato il presunto sistema di illecita speculazione sugli alpeggi, i margari dicono una sacrosanta e disarmante verità: la “politica” ha fallito. Comunque vada a finire questa vicenda giudiziaria, non escludendo affatto che gli indagati siano scagionati, resta una sconsolante considerazione: così come nessuno (partiti, sindacati, associazioni di categoria) ha mai messo in dubbio le ragioni dei margari, che da tempo denunciavano in ogni sede le evidenti storture dell’assegnazione dei pascoli alpini, nessuno è riuscito a risolvere il loro problema. Finché non ci ha pensato in qualche modo la fantomatica e omnipresente Magistratura, che per lo meno lo affronterà nel merito del diritto, seppure la questione richieda un ragionamento politico, non di applicazione, ma di rielaborazione della legge per non lasciare più margini di ambiguità. Quando ci si interroga sullo strapotere dei giudici, bisognerebbe domandarsi quali risposte vengano dalla politica. Sono i giudici che impediscono ai politici di cambiare le regole sugli alpeggi, oppure i politici che non sono in grado di farlo? La politica non ha saputo impedire che le multe delle quote latte venissero pagate, nonostante non si sia mai chiarito se le quote siano state effettivamente superate. Allo stesso modo, la politica ha permesso che troppe stalle chiudessero per sovrapproduzione, nonostante non producessero abbastanza per il fabbisogno del loro Paese, l’Italia. In molti casi è stata la Giustizia a metterci una pezza, dando fiato e speranza agli allevatori. A chi si domanda dove stia la politica, è difficile dare una risposta. La Provincia applica regolamenti che la Regione ha scritto nella cornice delle norme europee, a loro volta sovrastanti quelle nazionali. Tutto sembra fatto apposta perché non si capisca più a chi dare la colpa. Tanto che la colpa, in genere, viene data al sistema, cioè a tutti e a nessuno. All’allevatore di turno, quindi, non resta che sperare nella Magistratura, un tempo temuta, ora invocata per salvare un alpeggio, una stalla, un’azienda vessata da discutibili sanzioni. Tutto ciò aspettando che la politica torni a governare, perché un Paese in mano ai giudici non può che vivere in libertà provvisoria. l ’ a r i a c h e t i r a Semplificare non è uguale per tutti M ichele A ntonio F ino Il primo agosto inizierà ufficialmente la rivoluzione digitale della viticoltura. Cioè, intendiamoci: salvo proroghe, sempre che tutto funzioni, sempre che il sistema informatico regga… Insomma, una rivoluzione sì, ma all’italiana. Peccato, perché le premesse sono sicuramente importanti e lo sforzo necessario. Mi riferisco alla semplificazione dei registri per le aziende che producono vino, ma anche burro e latte in polvere. Tra pochi giorni, le montagne di carta che c’erano prima spariranno, per lasciare spazio alla rivoluzione telematica: tutto sui computer, tutto tecnologico finalmente. Finalmente? Insistiamo spesso, sulle colonne dell’Imprenditore Agricolo, sulla necessità di proporzionalità, perché l’uguaglianza non si riveli come un favore alle imprese di grandi dimensioni e un peso in più per le piccole. Anche la rivoluzione digitale, che il Governo ha lanciato sotto il titolo invitante di #campolibero, presenta questo tipo di problema. Infatti il passaggio al digitale sarà per tutti, salvo chi produce solo per sé o per il suo agriturismo, ma comunque meno di 50 Hl l’anno (che ben difficilmente per un agriturismo basta). Per gli altri, l’obbligo di registrare sul Servizio Informatico Nazionale gli spostamenti del vino, le manipolazioni, gli imbottigliamenti, le vendite sarà effettivo dal primo gennaio, dopo cinque mesi di rodaggio. Dove sta il problema? In Provincia di Cuneo ci sono migliaia di aziende viticole, molte delle quali di dimensioni tali per cui un adeguamento tecnologico come questo richiede tempo per essere metabolizzato, risorse per investire sulla preparazione di quell’unico o, al massimo, di quei due operatori aziendali. Prevedere una soglia di esenzione dall’obbligo, o magari un rinvio per i piccoli produttori (quelli che rimangono al di sotto dei 300 Hl/anno, per esempio, come chiede la FIVI) permetterebbe a chi non ha addetti dedicati a queste funzioni di adeguarsi spalmando i costi in termini di tempo e denaro su un tempo più lungo. Il buon senso non è nemico né alternativo alle riforme: ne è lo strumento principale quando si ha a cuore che tutto il comparto agricolo goda i benefici di una semplificazione. Sarebbe davvero una eccellente notizia se il Ministro potesse aiutare tutto il mondo vitivinicolo ad essere protagonista del cambiamento che con lungimiranza egli ha lanciato. 7 Le piante coltivate in vivaio rientrano nel reddito agricolo Finalmente l’attività di manipolazione su piante coltivate in vivaio o dal medesimo acquistate nel rispetto del principio della prevalenza del prodotto di propria produzione, rientra fiscalmente ed a tutti gli effetti nel reddito agrario. Questa importante apertura per il mondo dei florovivaisti è arrivata dall’Amministrazione Finanziaria per il tramite della consulenza giuridica n. 954-73/2014 pubblicata il 15 giugno 2015 in risposta a preciso quesito posto dalla Confederazione Italiana Agricoltori. In realtà tale tesi era stata già più volte sostenuta da autorevole dottrina di settore ma ora con tale documento di prassi (emesso dall’Agenzia delle Entrate sentito il parere del Ministero delle Politiche agricole e forestali) viene definitivamente sancita tale interpretazione. AMBITO AGRICOLO Il preciso quesito posto dalla Confederazione prevedeva il riconoscimento della tassazione su base catastale ai sensi dell’art. 32 del Testo Unico delle imposte sul 8 Una consulenza giuridica dell’Amministrazione finanziaria chiarisce le ambiguità e apre nuove prospettive per le aziende reddito, per le attività svolte sulle piante quali: concimazione; trattamento delle zolle al fine di eliminare insetti nocivi per le radici; potatura; steccatura; rinvasatura. L’aspetto importante è che le medesime attività rientrano nell’ambito agricolo anche se svolte su piante acquistate da terzi purché nel rispetto del principio fondamentale (e su queste pagine più volte riportato) della prevalenza dei prodotti di propria produzione. COMPETITIVITà Questo consente all’imprenditore agricolo di ampliare la propria gamma di prodotti agricoli da offrire sul mercato aumentando la propria competitività nel pieno rispetto della ratio della norma e della volontà del legislatore. Nel citato documento l’Agenzia delle Entrate ha voluto precisare come sia necessario che il prodotto oggetto di manipolazione debba essere un bene individuato nell’apposito D.M. emanato con cadenza biennale dal Ministero dell’Economia e delle Finanze su proposta del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. LINEA GUIDA Nel documento di prassi viene poi citata la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44/E/2004 quale linea guida per la corretta interpretazione del concetto di prevalenza e soprattutto per la corretta gestione della possibilità di vendere in regime di reddito agrario prodotti acquistati da terzi a patto che effettivamente vengano sottoposti ad un effettivo processo di manipolazione o trasformazione. 9 Norme giuridiche di Mara Fosforo - avvocato - [email protected] Vademecum agricolo sulla vendita al dettaglio L’articolo 4 della Legge n. 228/2001 consente agli imprenditori agricoli, iscritti nel registro delle imprese, di vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità. LE REGOLE DEL DETTAGLIO Gli aspetti salienti della disciplina della vendita al dettaglio possono essere riassunti come segue: 1. l’imprenditore agricolo ha la possibilità di vedere direttamente i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende; 2. con la dicitura imprenditore agricolo il legislatore ha inteso ricomprendere anche gli imprenditori che svolgono l’attività agricola in forma associata, 10 e cioè anche le società agricole ed i consorzi di secondo grado; 3. la vendita può essere esercitata in tutto il territorio della Repubblica, senza limitazioni territoriali; 4. la vendita può comprendere anche i prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici; 5. l’imprenditore ha la possibilità di esercitare la vendita anche attraverso la modalità del “commercio elettronico” . Per quanto riguarda l’ iter autorizzativo che l’imprenditore deve seguire per poter intraprendere l’attività di vendita dei propri prodotti, la predetta normativa distingue tra attività esercitata in forma itinerante ovvero stabile. VENDITA ITINERANTE La vendita diretta dei prodotti agricoli in forma itinerante è soggetta alla presentazione di una comunicazione al Comune del luogo ove ha sede l’azienda di produzione, che deve contenere, oltre alle indicazioni delle generalità del richiedente, dell’iscrizione nel registro delle imprese e degli estremi di ubicazione dell’azienda, altresì la specificazione dei prodotti di cui s’intende praticare la vendita e delle modalità con cui si intende effettuarla, ivi compreso l’eventuale utilizzo del commercio elettronico. La normativa prevede che la vendita può essere effettuata a decorrere dalla data di invio di tale comunicazione, senza necessità di attendere che l’ente locale destinatario si pronunci in merito. AREE PUBBLICHE Qualora l’imprenditore intenda esercitare la vendita in locali Cosa c’è da sapere prima di allestire le bancarelle con i prodotti della propria azienda aperti al pubblico o su aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio, invece, è necessario che presenti una comunicazione al Comune in cui intende esercitare la vendita; specificamente, per la vendita al dettaglio su aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio la comunicazione deve contenere anche la richiesta di assegnazione del posteggio medesimo, ai sensi dell’art. 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. Tale comunicazione di avvio dell’attività di vendita al detta- Norme giuridiche glio può essere ricondotta alla SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), che ha riscritto l’art. 19 della Legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo, prevedendo la sostituzione del regime delle autorizzazioni amministrative concernenti l’esercizio di attività economiche private con apposite dichiarazioni sostitutive da parte dei soggetti interessati. PROCEDURA VELOCE Il nuovo istituto si caratterizza essenzialmente per una “velocizzazione” della procedura, posto che l’attività può essere iniziata lo stesso giorno della presentazione della segnalazione all’amministrazione competente; in caso di accertata carenza dei requisiti per lo svolgimento dell’attività, l’amministrazione nel termine di 60 giorni può adottare motivati provvedimenti di divieto della prosecuzione 11 Norme giuridiche dell’attività medesima. È consentita, inoltre, la vendita al dettaglio su superfici all’aperto nell’ambito dell’azienda agricola o di altre aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità, per il cui esercizio non è prevista neanche la comunicazione al Comune competente per territorio. LIBERALIZZAZIONE In sostanza, il legislatore della riforma del 2001 ha inteso “liberalizzare” l’attività di vendita al dettaglio, garantendo all’imprenditore agricolo la più ampia facoltà di vendere direttamente i propri prodotti, favorendo in tal modo la diffusione dei punti vendita, con il solo limite del rispetto delle disposizioni igienico-sanitarie. Di fronte a questo orientamento della normativa nazionale, finalizzato ad ampliare gli sbocchi 12 di mercato del settore agricolo, i Comuni non possono legittimamente introdurre discriminazioni, riservando, ad esempio, la creazione dei punti vendita agli imprenditori agricoli insediati nei rispettivi territori. CONFINI STABILITI Peraltro, la libertà commerciale degli imprenditori agricoli non può che esprimersi nell’ambito dei confini stabiliti dalle discipline tipiche dei diversi settori; in tal senso, proprio di recente il Giudice Amministrativo è intervenuto a giudicare dei limiti di tale libertà, stabilendo che la stessa non può comunque comportare l’illogica conseguenza di consentire all’agricoltore di violare la destinazione agricola di un’area, rendendo così vani i poteri di governo del territorio che la legge assegna all’Ente locale. Diritto agrario di Davide Galfrè • geometra • [email protected] Non tutte le serre agricole sono uguali di fronte al catasto La campionatura all’Agenzia del Territorio non sempre è necessaria, dipende dalla tipologia costruttiva del fabbricato Dal punto di vista catastale sono stati molti gli aggiornamenti introdotti negli ultimi anni, giungendo ad una definizione delle differenti categorie da assegnare ai fabbricati che possiedono i requisiti di ruralità: - categoria A/6 per le abitazioni di tipo rurale (a titolo esemplificativo, l’abitazione del coltivatore diretto); - categoria D/10 per gli immobili destinati ad attività al servizio dell’agricoltura (a titolo semplificativo, le stalle, le concimaie, le tettoie per ricovero macchinari ed attrezzi). DIVERSE INTERPRETAZIONI Tralasciando gli adempimenti necessari per un corretto accatastamento di tali fabbricati, è necessario concentrare dapprima l’attenzione su alcune tipologie di fabbricati per i quali non sempre è necessaria la campionatura all’Agenzia del Territorio (ex Catasto) come le 13 Diritto agrario serre, su cui esistono più correnti di pensiero. In particolare, con il Decreto del Ministero delle Finanze 28/1998, l’Agenzia del Territorio ha chiarito per quali fabbricati non è necessario l’accatastamento tra i quali rientrano “le serre adibite alla coltivazione e protezione delle piante su suolo naturale”. Ci si trova dunque a dover interpretare tale dicitura, visto che attualmente i metodi di coltivazione in serra si sono ampiamente evoluti sfruttando oltre alle coltivazioni sul suolo naturale anche coltivazioni su bancali, su platee in calcestruzzo o altro materiale che comunque si trovano ad una certa distanza dal terreno. 14 TIPOLOGIA COSTRUTTIVA Alla luce di questa descrizione sommaria occorre precisare che tutto dipende dalla tipologia costruttiva della serra e dalla sua utilizzazione; se essa è costruita senza stabili fondazioni in calcestruzzo, con struttura precaria, ma saldamente vincolata al suolo, magari anche con pavimentazione precaria, per sapere se è necessario l’accatastamento, è necessario distinguere diverse casistiche. Le serre all’interno delle quali è praticata l’attività agricola di produzione e sviluppo vegetativo, inserita all’interno del normale ciclo agrario, anche con tecniche specifiche di allevamento, non rientrano tra i fabbricati sottoposti all’obbligo dell’accatastamento, senza alcuna distinzione tra le tipologie di tecnica utilizzata e di coltivazione al suolo o con metodo diverso. In questo, infatti, il reddito derivante dalla serra sarebbe derivante puramente dall’attività agricola ed è pertanto Diritto agrario legato solamente al fabbricato e non sarebbero più considerati, erroneamente, i redditi derivanti dalla coltivazione. corretto che essa resti censita al Catasto Terreni con il relativo reddito agrario (relativo alla coltivazione) ed il reddito dominicale (relativo alla proprietà del bene immobile). Se la serra fosse censita al Catasto Fabbricati invece, presenterebbe, dal punto di vista catastale, un reddito RICOVERO ATTREZZI Completamente differente è invece il caso di serre costruite per soddisfare esigenze come il ricovero degli attrezzi, locali utilizzati per la vendita della vegetazione o in cui sono stati ricavati anche servizi igienici, spogliatoi; in questi casi, in cui sicuramente le serre sono strutturalmente più stabili e vincolate al suolo, non si può certamente parlare di un utilizzo concernente il ciclo agrario per la produzione e lo sviluppo vegetativo, pertanto è corretto che queste tipologie di serre siano censite al Catasto Fabbricati con la categoria D/10 (fabbricati per funzioni produttive connesse all’attività agricola) e caratterizzate da una rendita valutata per il fabbricato. STAGIONALITà E’ fuori dubbio che le serre stagionali che vengono montate con l’arrivo dell’inverno per poi essere smontate a primavera non devono essere accatastate al Catasto Fabbricati. La realizzazione di una serra agricola non deve comunque prescindere dalla normativa nazionale, regionale e comunale in ambito di urbanistica/ edilizia e la relativa permissistica da richiedere al Comune. 15 Zootecnia Nella pagella del latte la qualità conta di più Con l’arrivo della stagione calda e in modo particolare con l’aumento delle ore di luce insorgono in modo repentino i problemi legati alla produzione del latte, intesa come quantità ma anche e soprattutto come qualità del latte prodotto. È ormai appurato e da tutti condiviso che in estate ci sia questa flessione, ma nonostante ciò ci sono alcuni accorgimenti che permettono di contenere le perdite o perlome- 16 no limitarle al periodo estivo senza protrarle fino all’autunno. Quello che vorremmo trattare in questo articolo è la qualità del latte prodotto. Dare una definizione di qualità di un alimento è già di per sè difficile ma se ci riferiamo al latte il compito diventa arduo poiché, oltre ai limiti di sicurezza stabiliti per legge, esistono una gran varietà di parametri che vanno dalla composizione: quantità di grasso, proteine e lattosio; alle proprietà nutrizionali, dietetiche, organolettiche e tecnologiche. Per non creare confusione e per non mettere troppo “latte al fuoco” ci concentreremo su quattro parametri: grasso, proteine, conta cellule somatiche e carica batterica che più frequentemente vengono utilizzati nei confronti tra allevatori e tecnici. GRASSO E PROTEINE Grasso e proteina presenti nel latte Come agire per rientrare negli standard imposti dall’Europa, ma in modo anche più incisivo dal mercato sono influenzati da diversi fattori, prima di vedere quelli legati all’alimentazione della bovina è bene sapere che questi due parametri dipendono da: • Razza: esistono infatti notevoli differenze tra le varie razze da latte sia in termini di tenori lipidico che proteico. • Stagione: in estate con l’aumento delle ore di luce e delle temperature abbiamo un abbassamento dei valori soprattutto di grasso ma anche di proteina. • Stadio di lattazione: gli animali al picco di lattazione producono latte con una minor concentrazione proteica e lipidica, parametri che vanno progressivamente a risalire con l’allungarsi della lattazione. • Età dell’animale: bovine con molte lattazioni hanno livelli mediamente più bassi. • Livello produttivo: è noto che all’aumentare della produzione grasso e proteina tendono a scendere. Per questa ragione diventa sempre più importante il ruolo della selezione genetica degli animali che non deve essere unicamente indirizzata al livello produttivo ma deve dare sempre maggior peso ai parametri qualitativi del latte. Dal punto di vista alimentare dovremmo trattare in modo separato i due parametri: grasso e proteina poiché è molto diverso l’effetto che possiamo avere nel latte intervenendo sulla razione. TRIGLICERIDI Il grasso del latte è composto in gran parte da trigliceridi di acidi grassi a media e corta catena e deriva principalmente dall’acido acetico e butirrico prodotti a livello ruminale. Questi, una volta assorbiti, arrivano alla mammella e vengono utilizzati per la sintesi del grasso. La sintesi di acetato è legata alla fermentazione della fibra (cellulosa ed emicellulose) mentre il butirrato è stimolato dalla fermentazione delle pectine e degli zuccheri. La presenza di fibra è indispensabile per mantenere il livello di grasso alto, ma bisogna inoltre creare a livello ruminale le condizioni favorevoli allo sviluppo della flora cellulosolitica mantenendo il pH a livelli ottimali per questi batteri. Nelle razioni è quindi importante 17 saper correttamente bilanciare tre categorie di alimenti: • i foraggi strutturati capaci di esercitare un’azione di stimolo meccanico sulla parete ruminale. • Alimenti apportatori di cellulosa emicellulose e pectine come substrato per lo sviluppo della flora batterica. • Zuccheri almeno in misura pari al 5% della sostanza secca. AZOTO La proteina nel latte è in genere calcolata determinando l’azoto e moltiplicandolo per un coefficiente pari a 6,38. Il 77-78% della proteina totale è rappresentato dalla caseina. I cambi alimentari incidono in maniera nettamente inferiore sulla percentuale di proteine nel latte rispetto a quella del grasso. La maggior parte della proteina del latte è sintetizzata dalla mammella 18 che per farlo deve avere a disposizione nello stesso momento sia amminoacidi sia energia. Questi amminoacidi provengono principalmente dalla proteina microbica ossia quella proteina che i batteri ruminali hanno sintetizzato che verrà assorbita a livello intestinale dalla bovina. Nelle razioni vanno tenuti in considerazione alcuni elementi: • aiutare lo sviluppo dei microrganismi a livello ruminale • prevedere nella dieta un’adeguata quantità di proteina • bilanciare le diverse fonti proteiche in modo da garantire un corretto rapporto tra proteina solubile e by-pass • massimizzare l’assunzione di energia, preservando però le fermentazioni ruminali • utilizzare carboidrati a diverso grado di fermentescibilità. CELLULE SOMATICHE Nella conta delle cellule somatiche (CCS) vengono compresi i globuli bianchi e in minor misura le cellule di sfaldamento epiteliale. Siccome la funzione dei globuli bianchi è quella di difendere l’organismo da attacchi da parte di microrganismi il loro numero aumenta esponenzialmente in presenza di un’infezione. Quindi animali che presentano un aumento delle CCS presumibilmente hanno una mastite in atto: che può essere clinicamente manifesta oppure sub-clinica quindi senza segni esterni. E’ quindi importante valutare mensilmente la conta cellulare delle singole bovine per poter individuare in modo tempestivo la presenza di nuove infezioni. Nonostante i parametri di legge considerino normale un latte con un contenuto di cellule somatiche fino a 400.000 cellule/ml è da conside- Zootecnia rarsi economicamente conveniente un livello inferiore a 200.000. Infatti si stima che in una mandria con un CCS medio di 400.000 ogni animale ha perso 2 kg di latte. Sono comunque presenti altri fattori in grado di determinare un aumento dello CCS e sono: • l’età: animali con più lattazioni hanno valori tendenzialmente più alti. • lo stadio della lattazione: generalmente più alte all’inizio e alla fine della lattazione anche in assenza di mastite. • stress: ogni fattore stressante legato all’ambiente o all’alimentazione comporta un’immunodepressione che, in vacche ad alta produzione, determina maggior sensibilità ai batteri causa di mastiti. • strutture: in modo particolare legate all’impianto di mungitura e al suo efficiente funzionamento (manutenzione periodica delle varie componenti) ma anche ad una corretta prassi (tempi e modalità) di mungitura la quale permette sicuramente di contenere le mastiti. CARICA BATTERICA La carica batterica totale (CBT) è un esame che prevede la conta delle colonie batteriche che crescono su piastra standard seminando 1ml di latte per 48 ore a 32°C. Secondo le normative di legge il latte vaccino crudo deve avere un tenore di germi a 30°C inferiore a 100.000 per ml (media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese). Un valore inferiore a 10.000 unità formanti colonie (u.f.c) per ml si potrebbe considerare ottimale il che prevede animali in salute, con impianto di mungitura regolarmente sanitizzato e il latte efficacemente raffreddato. Per mantenere la carica batterica bassa sono molti gli accorgimenti che si possono mettere in atto. Sicuramente è buona norma man- tenere un elevato standard igienico in stalla (cuccette pulite e passaggio regolare di raschiatori) e in sala di mungitura (pre e post dipping, lavaggio e asciugatura mammella). Però il ruolo fondamentale spetta alla manutenzione e alla sanificazione dell’impianto di mungitura e del tank di stoccaggio così come non è da trascurare l’efficienza nel raffreddare il latte. CONCLUSIONI In un mercato sempre più rivolto alla qualità dei prodotti e considerando che parte dei premi PAC saranno legati alle caratteristiche qualitative del latte, diventa una necessità per l’allevatore rientrare negli standard che sono imposti dall’Europa, ma in modo anche più incisivo dal mercato . E per questi motivi che sarà sempre più conveniente per l’allevatore operare in un’ottica di miglioramento della qualità del latte che produce. 19 Zootecnia Allevatori a Bruxelles Cosa succede dopo le quote Lunedì 15 e martedì 16 giugno una delegazione di imprenditori agricoli della Federazione nazionale di prodotto del Latte di Confagricoltura ha incontrato a Bruxelles i dirigenti della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea e gli europarlamentari italiani della Commissione Agricoltura per esaminare la situazione e le prospettive del comparto. Anche il Piemonte era rappresentato 20 dai vertici dell’organizzazione agricola, così come Lombardia, Veneto, Lazio e Basilicata. Alla guida della delegazione Luigi Barbieri, presidente della federazione Latte di Confagricoltura. POST QUOTE Al centro dell’incontro, la questione del post quote latte. Chiara è stata la risposta della Commissione europea alle domande dei rappresentanti di Confagricoltura: il settore è esposto all’andamento del mercato, non si tornerà più al sistema quote e non Zootecnia L’Europa richiama la legge del mercato e assicura che non si tornerà più a sistemi di contingentamento o controllo pubblico della produzione difficoltà che il settore sta vivendo in Italia: strapotere della grande distribuzione all’interno della filiera, mancanza di norme sull’etichettatura dell’origine, questione nitrati ancora non risolta, imitazione dei prodotti italiani e volatilità eccessiva dei prezzi. saranno introdotti meccanismi di controllo pubblico della produzione. Durante la giornata gli allevatori hanno presentato ai parlamentari europei le tante AGGREGAZIONE «I nostri rappresentanti – dichiara Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo - sono tornati da Bruxelles con alcune indicazioni: la domanda mondiale è destinata a crescere, così come la produzione europea di latte, a causa soprattutto degli aumenti produttivi dei Paesi del Nord, per cui è fondamentale promuovere un’auto-riforma, attraverso l’aggregazione dell’offerta e trovare nuove politiche commerciali per portare le Dop italiane ai massimi livelli anche all’estero». 21 Associazione a delinquere Alpeggi in cronaca giudiziaria Arresti domiciliari ai titolari della cooperativa “Il Falco” di Marene che avrebbero percepito illecitamente i fondi europei Associazione a delinquere finalizzata al percepimento di fondi europei: è questo il capo di accusa che pesa sui titolari della Cooperativa agricola “Il Falco” di Marene, la quale avrebbe speculato illecitamente sui pascoli approfittando dei finanziamenti comunitari. L’intera famiglia Borda, a capo della cooperativa, è stata messa agli arresti domiciliari per violazione degli articoli 22 416 e 640 bis del codice penale. TERRENI DA PASCOLO Sembrerebbe che la famiglia abbia offerto a diverse aziende agricole di compilare della modulistica per ricevere fondi europei su terreni da pascolo. I terreni controllati dalla famiglia sono sparsi per il Piemonte e per la Liguria, molti di questi sarebbero addirittura inaccessibili. Un busi- ness illecito che conta più di 2 milioni di euro. L’inchiesta si inserisce in un programma della Forestale volta a scovare questo tipo di reato: sarebbero 34 i consorzi coinvolti in tutto il nord Italia. Sul consorzio di Marene le indagini sono state condotte dal Comando provinciale di Cuneo della Forestale, guidato da Paolo Salsotto e con il commissario capo Stefano Gerbaldo coordinato dal sostituto procuratore Massimiliano Bolla, con la supervisione del procuratore capo Francesca Nanni. LO STATO C’è Sulla vicenda si è espresso il viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero: «Credo sia giusto - sottolinea - tributare un plauso al Corpo Forestale dello Stato - e in particolare al Comando provinciale di Cuneo, guidato da Paolo Sal- sotto - per l’importante azione messa a segno nel contrasto alle truffe che umiliano la nostra montagna sottraendo pascoli e finanziamenti agli allevatori alpini. Grazie al lavoro determinato della Procura della Repubblica di Cuneo e alla competente azione del Corpo Forestale si è potuto compiere un importante passo in avanti per salvaguardare la legalità». NUOVE NORME «Nei mesi passati - ha continuato il viceministro - il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha approvato con la nuova Pac (i contributi europei a sostegno dell’agricol- tura e dell’allevamento) un nuovo modello di finanziamento per i pascoli, che dovrebbe ridurre la possibilità di truffe: ma senza la vigilanza sul territorio ogni regola rischia di mostrarsi insufficiente. Questa indagine - sulle cui conclusioni spetterà poi, naturalmente, ai giudici pronunciarsi - nasce da una forte richiesta proveniente dal mondo della montagna, che io stesso ho registrato nei mesi passati, e indica che lo Stato ha oggi la forte volontà di contrastare speculazioni e truffe che impoveriscono chi vive e lavora nelle terre alte». 23 Zootecnia L’amarezza dei margari «La politica si vergogni» Parla il presidente dell’Associazione difesa alpeggi Piemonte, Giovanni Dalmasso: «Tutti sapevano, ma nessuno è andato più in là delle parole e ora c’è la corsa a prendersi i meriti. Non hanno capito che è tardi per qualsiasi rimedio» «Chi esulta per le indagini sulle truffe sugli alpeggi pensando che le speculazioni siano finalmente terminate, non ha ancora capito che la situazione attuale è una sconfitta per tutti. Le stesse pratiche di cui si sente parlare sui giornali sono ormai divenute delle attività diffuse su tutti i comuni di montagna in cui sono presenti degli alpeggi: ormai l’intero sistema è rovinato e la colpa non è solo degli speculatori, ma soprattutto della politica che non ha voluto porre fine a queste truffe in questi anni passati, ora è tardi per qualsiasi rimedio». Così commenta Giovanni Dalmasso, presidente Adialpi (Associazione Difesa Alpeggi Piemonte), le inchieste del Corpo Forestale dello Stato che hanno porta- 24 to all’arresto di alcuni titolari di una società del cuneese e a numerose indagini su aziende non solo piemontesi ma di tutto il nord Italia che operavano in modo speculativo sugli alpeggi riscuotendo ingenti somme comunitarie a danno dei veri margari e dell’agricoltura italiana in generale. VERGOGNOSO RITARDO Da tempo infatti l’Adialpi denuncia queste situazioni, ricordando quanto sia importante tutelare gli alpeggiatori storici di fronte a queste società fasulle che non hanno altro interesse se non quello di utilizzare i pascoli montani per accaparrarsi ingenti somme di contributi europei. «Si doveva intervenire Zootecnia prima – continua Giovanni Dalmasso – e non dover attendere l’esito delle indagini degli enti di controllo che hanno potuto confermare quanto da sempre noi denunciamo. Mi vergogno di questa politica insensibile alle difficoltà della montagna, dei sindacati che, pur a conoscenza della situazione, non hanno mai voluto risolvere la speculazione, delle altre associazioni di agricoltori e allevatori che sono sempre stati indifferenti a queste difficoltà: nessuno ha mai fatto nulla e ora sono tutti vincitori, tutti si prendono i meriti e commentano in modo soddisfatto i risultati ottenuti, come se il problema fosse finalmente risolto. Purtroppo non è così». NON FINISCE QUI «Siamo di fronte a una “truffa legalizzata” – continua Dalmasso che ha distrutto in modo irreparabile un intero settore, rovinando l’attività agricola di centinaia di famiglie. La speculazione non finisce qui, anzi, peggiorerà ancora: basta vedere quanto è successo nei mesi, e addirittura nelle settimane scorse, in molti comuni montani delle vallate piemontesi, ad esempio in Valle Maira e Valle Varaita, dove le gare d’asta dei pascoli pubblici sono state vinte a cifre molto alte sottraendole di fatto ai margari storici e finendo nelle mani di chi usa l’alpeggio solo per i fondi europei, mentre del pascolo e dell’attività zootecnica non se ne cura minimamente». FATTI E NON PAROLE «La politica deve essere più responsabile, occorre regolamentare maggiormente l’attività agricola in modo da evitare queste situazioni e soprattutto occorre ricordare quale dev’essere l’obiettivo primario della PAC (politica agricola comunitaria): difendere l’ambiente e il territorio o arricchire pochi “furbi” che speculano sui fondi UE? Noi la risposta corretta sappiamo quale sia e anche i cittadini la sanno: probabilmente solo i politici non l’hanno ancora capita, più interessati a tutelare l’agricoltura “a parole” che non nei fatti concreti. La linea dell’Adialpi, in quanto associazione che rappresenta i veri margari e l’attività agricola sui pascoli, rimane la stessa da anni: disincentivare la speculazione sugli alpeggi introducendo delle soglie massime di contributo per ettaro; in questo modo i pascoli sarebbero meno redditizi e vi sarebbe una concorrenza leale con i veri margari durante le gare d’asta degli alpeggi. Inoltre è opportuno che i Comuni di montagna inseriscano nei regolamenti per l’assegnazione dei pascoli delle norme a tutela dei veri margari che diano precedenza ai residenti e a chi è proprietario e detentore degli animali in alpeggio in modo da penalizzare le società nate solo per raggirare i regolamenti». 25 Attualità Il decreto agricoltura soccorre latte e olio Approvato alla Camera, ora passa al Senato. I provvedimenti per la filiera lattiera intervengono su multe e compensazione delle quote E’ stato approvato alla Camera dei deputati il decreto legge urgente per il rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali. La norma, che ora 26 passerà al Senato, interviene in particolare a favore delle filiere del latte e dell’olio, e contiene misure per l’accesso al fondo di solidarietà nazionale per le imprese agricole che hanno subito danni a causa delle piogge alluvionali 2014 e delle infezioni di organismi nocivi ai vegetali, come la Xylella fastidiosa. IL DECRETO IN PILLOLE Con il decreto si interviene sul settore lattiero dopo la fine delle quote latte, consentendo la rateizzazione delle multe per l’ultima campagna in 3 anni e senza interessi, ampliando le possibilità di compensazione tra produttori, puntando sull’organizzazione interprofessionale e intervenendo sui contratti con novità rilevanti come la durata minima di 12 mesi e l’indicazione Attualità obbligatoria del prezzo di vendita, che può essere fisso o legato a fattori determinati. Per l’olio, settore che nella sua parte agricola vale circa un miliardo e mezzo di euro, si dà avvio al Piano olivicolo nazionale con una dotazione che, con gli emendamenti approvati, sale a 32 milioni di euro, che si sommano alle risorse dei Psr delle regioni interessate. L’obiettivo è arrivare a una crescita del 25% della produzione italiana nei prossimi anni toccando quota 650 mila tonnellate. Allo stesso tempo sale a 21 milioni di euro lo stanziamento previsto per il fondo di solidarietà nazionale che per la prima volta viene utilizzato per un’emergenza fitosanitaria come la Xylella fastidiosa. Vengono destinati anche 2,25 milioni di euro al fondo di solidarietà nazionale per la pesca, per interventi risarcitori nel settore. con il regime delle quote è ammessa la compensazione, sempre entro il limite del 6%, a favore delle aziende che hanno superato la propria quota, con introduzione di tre fasce: 12-30%, 30-50%, oltre 50%, in ordine di priorità. LATTE: RATEIZZAZIONE E COMPENSAZIONE • Il pagamento delle quote latte in tre rate senza interessi è ammesso anche con una fideiussione assicurativa, non solo bancaria. • Per l’ultima campagna di produzione del latte 27 Attualità ORGANIZZAZIONI INTERPROFESSIONALI • La soglia necessaria a costituire un’Organizzazione interprofessionale del latte viene elevata dal 20% al 25% di imprese rappresentate nel settore. • Per settori diversi da quello lattierocaseario la soglia sale dal 35 al 40% di rappresentatività. • Si prevede che nella predisposizione di contratti-tipo per la cessione del latte si debba rispettare quanto previsto dall’articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012 e dalle sue disposizioni attuative. Vengono previste sanzioni fino al 10% del valore dei contratti in caso di violazione dei contratti-tipo estesi erga omnes. • Per riconoscere le organizzazioni interprofessionali è prevista un’intesa tra Mipaaf e Conferenza Stato Regioni FONDO DI SOLIDARIETÀ • Viene aumentata la dotazione complessiva 28 del fondo di solidarietà nazionale per le imprese colpite da eventi alluvionali, nonché infezioni di organismi nocivi ai vegetali, con priorità per i danni legati alla diffusione della Xylella fastidiosa, del cinipide del castagno e della flavescenza dorata negli anni 2013, 2014 e 2015: oltre agli 11 milioni previsti per la Xylella, vengono stanziati ulteriori 10 milioni di euro per il 2016 per gli altri interventi. Si arriva così a 21 milioni di euro di dotazione. • L’accesso al Fondo viene esteso anche alle avversità atmosferiche caratterizzate da vento forte e ai danni alle scorte di materie prime causati da eventi eccezionali nell’ultimo triennio. FILIERE AGROALIMENTARI • È prevista l’istituzione delle Commissioni uniche nazionali (CUN) per le filiere maggiormente rappresentative del sistema agricolo e alimentare, al fine di garantire la trasparenza nelle relazioni contrattuali tra gli operatori di mercato e nella formazione dei prezzi. 29 Attualità Arpea, missione compiuta Per il Psr arrivano 8 milioni In pagamento il sostegno a 747 beneficiari che hanno aderito alle misure ad investimento. A breve, dovrebbe toccare anche alle aziende con domande di misure a superficie E’ del 18 giugno l’ultimo decreto autorizzato in pagamento da Arpea: con quasi 8,1 milioni di euro distribuiti a 747 beneficiari del Psr si garantisce un sostegno importante per le aziende che hanno aderito alle misure ad investimento del Psr. 30 Solo alla misura 123 – quella dell’accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali - sono andati 1,8 milioni, mentre le misure collegate all’approccio Leader hanno ricevuto più di 2,7 milioni di euro. Attualità OBIETTIVO RAGGIUNTO E’ un’attività strategica in un momento comunque di oggettiva criticità per il sistema agricolo nazionale, in cui si sta lavorando per garantire alle aziende agricole piemontesi l’accesso alla Pac applicando le nuove regole imposte dall’Unione Europea in concomitanza all’approvazione del Psr 2014-2020. «L’Agenzia, di concerto con il “Sistema Agricolo Regionale” - Regione Piemonte, Centri Assistenza Agricoli, Csi, - ha comunque garantito pur nelle difficoltà del momento, sia la possibilità di presentare la Domanda Unica alle aziende nei termini di legge, sia una continuità nell’erogazione dei contributi e non ha disatteso le aspetta- tive neppure nel mese di giugno», commentano l’assessore regionale Giorgio Ferrero il commissario Arpea, Enrico Zola. OPERAZIONE BONIFICA Inoltre, con l’approvazione del decreto ministeriale che permette l’applicazione di regole di semplificazione amministrativa previste anche a livello regionale, a breve potranno essere regolarizzate anche quelle posizioni ancora coinvolte dal blocco dei pagamenti perché incappate nell’indagine denominata Operazione Bonifica: si tratta di aziende che hanno aderito a misure a superficie e che riceveranno quanto dovuto prima dell’estate. 31 Attualità Si ripete il penoso balletto dei contributi assicurativi Per mancanza della quota di finanziamento nazionale, Agea anticipa solo il 43 per cento del premio. Aziende in difficoltà, saltano i più elementari criteri di programmazione Confagricoltura Cuneo esprime forte preoccupazione per il ritardo dei contributi assicurativi del 2014. Gli agricoltori che hanno stipulato un’assicurazione contro le calamità naturali per la campagna relativa allo scorso anno e che il 30 giugno avrebbero dovuto essere rimborsati fino a un massimo del 65% del premio, otterranno infatti rimborsi più magri del previsto. Una circolare dell’organismo pagatore Agea ha chiarito che per mancanza della quota di finanziamento nazionale da aggiungere a quella europea, gli agricoltori riceveranno solo il 43%. 32 La parte restante sarà erogata entro fine anno. COSTI SCOPERTI «I nostri agricoltori che si erano assicurati contro le calamità naturali si trovano oggi a dover fare i conti con una grave mancata copertura dei costi – afferma il direttore della Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio –. C’è preoccupazione, perché ancora una volta, e senza preavviso, vengono a mancare risorse attese che potevano dare un po’ di respiro alle aziende in carenza di liquidità. Spiace consta- tare, inoltre, come anche in questo caso siano state cambiate le regole in corso d’opera, privando così gli imprenditori agricoli di certezze importanti per poter programmare al meglio il loro sviluppo aziendale». La situazione, infatti, rischia di essere insostenibile: da un lato già da alcuni anni c’è stata una forte riduzione degli stanziamenti nazionali a sostegno del piano assicurativo. Dall’altro è stato promosso anche dalle Amministrazioni l’ampliamento del ricorso a questo strumento, giustificato peraltro dai gravi problemi che hanno caratterizzato le produ- Attualità zioni agricole in questi anni, anche per il cambiamento climatico e per la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi che hanno compromesso i raccolti. CIFRE ELEVATE «Ci sono aziende che dovranno versare cifre elevate per coprire la quota restante – prosegue Abellonio -. Vedersi privati da un giorno all’altro di una parte importante del contributo e dover far fronte di tasca propria al mancato introito è ingiustificabile. Già l’anno scorso il contributo era stato versato nella misura del 59% per poi procedere in un secondo momento a sanare il restante 6%». APPELLO AL GOVERNO Sulla vicenda ha preso posizione anche Agrinsieme, il coordina- mento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari che ha invitato il Governo ad intervenire con estrema urgenza per individuare gli strumenti finanziari più opportuni per garantire il pagamento completo agli agricoltori: «Il 2014 - si legge in una nota del coordinamento - è stato un anno molto difficile per le imprese agricole che oltre alle calamità naturali hanno subìto le conseguenze della crisi economica, la riduzione dei consumi, gli squilibri nelle relazioni di filiera fino alle conseguenze di situazioni geopolitiche internazionali come l’embargo russo. Non è tollerabile che i redditi agricoli debbano essere ulteriormente penalizzati anche per la sottrazione di finanziamenti pubblici consolidati e sempre fortemente pubblicizzati. È opportuno sottolineare che, relativamente al 2013, il contributo pubblico per le spese assicurative era pari all’80%; è assurdo che quest’anno non si riesca a garantire il 65%. Ci auguriamo infine che il Ministero predisponga tutte le misure necessarie per evitare nel prossimo periodo di programmazione – 2015/2020 - il ripetersi di queste inaccettabili situazioni». 33 34 35 La coltivazione del Bambù Gigante OnlyMoso è ormai realtà anche in Piemonte! I primi in Europa a realizzare impianti di bambù gigante a scopo commerciale ed industriale L’Agricoltura negli ultimi vent’anni ha subito continui mutamenti diferenziandosi sia per il tipo di colture sia per l’imprenditore stesso, che non è più il semplice contadino di una volta. La maggior parte delle colture tradizionali sono poco remunerative e le spese di gestione e tasse sui terreni pareggiano e spesso rendono negativi i proftti ricavati dalle proprie coltivazioni. Una delle più promettenti colture agricole “alternative” è senz’altro costituita dalla coltivazione del Bambù Gigante OnlyMoso, proposta dal Consorzio Bambù Italia di Cattolica, grazie alla quale potrete trasformare il Vostro terreno in una vera e propria miniera verde, ricavandone germogli e legname pregiato. Il Bambù Gigante OnlyMoso è coltivato in tutto il mondo ed è già presente da anni anche in Italia. È una specie rustica che ben si adatta al clima temperato della nostra penisola e può raggiungere 15-20 mt d’altezza con un diametro di 15 cm, sopportando temperature fno a 25° sotto lo zero. La proposta rivoluzionaria ed innovativa di Onlymoso consiste nel fatto di “trasformare“ il concetto di coltivazione 36 hobbystica presente in qualche piccola realtà agricola italiana e in diversi Giardini Botanici, in un progetto su larga scala! Onlymoso, attraverso il Consorzio Bambù Italia, sta organizzando la Filiera Agroindustriale, totalmente Made in Italy, del Bambù Gigante OnlyMoso. Le prospettive di mercato sono molto interessanti: se pensiamo che le applicazioni industriali ed alimentari del Bambù sono circa 1.500, ecco che allora è subito spiegato il grande interesse che sta attirando questa nuova coltivazione in tutta la nostra penisola. Con la coltivazione del Bambù OnlyMoso si può essere, contemporaneamente, nelle filiere dell’agroalimentare, della carta, del tessile,dell’edilizia, delle biomasse, dell’artigianato, ecc. Il Consorzio Bambù Italia, che attualmente si sta occupando della gestione e consulenza dei bambuseti già impiantati ed in continua realizzazione, si occuperà anche e soprattutto del ritiro di tutti i prodotti e della loro allocazione presso le più remunerative Filiere italiane ed estere. La coltivazione di un ettaro di Bambù (che è la superfcie minima richiesta per avviare un impianto) può generare, a bambuseto maturo, ricavi stimabili in circa 40-50.000 euro/ettaro/anno. Dal punto di vista tecnico, la coltivazione del Bambù Gigante Moso non richiede né diserbanti né trattamenti antiparassitari. È infatti una specie vegetale molto rustica e che auto produce sostanze antimicotiche naturali. La coltivazione del Bambù Moso, inoltre, presenta altri vantaggi: richiede apporti idrici limitati, costituisce un polmone sempreverde in grado di catturare nitrati nel suolo e tantissima CO2 dall’aria, contribuisce alla biodiversità, al turismo rurale e a creare nuova occupazione. Grazie a tutti questi vantaggi, ecco allora che anche tra i nostri imprenditori agricoli locali e privati investitori, si è concretizzato il progetto della coltivazione del Bambú Gigante. In tutta Italia, al momento, sono stati impiantati circa 800 ettari, con ottime previsioni di soddisfare le numerose richieste di agricoltori che quotidianamente chiedono di avviare il proprio bambuseto. Per info: 0541 830001 E-mail: [email protected] 37 Chianchia a Cherasco apre le porte alle novità Specialisti nelle macchine per la lavorazione della nocciola Sabato 13 giugno, presso il Pala Expo nel piazzale degli Alpini di Cherasco, si è tenuto un interessante evento complementare al convegno del nocciolo “Economia di un territorio” svoltosi sempre a Cherasco, in sede distaccata. PORTE APERTE. La ditta Chianchia, che da svariato tempo si occupa della costruzione di macchine per le lavorazioni inerenti alla nocciola, ha avuto modo di offrire un ricco buffet ai numerosi visitatori accorsi alla giornata di “porte aperte”, insieme ad un gradito approfondimento sulla meccanica di funzionamento delle macchine costruite per gli interessati. Le macchine sono state disposte tutt’intorno all’azien- 38 da, in un breve (ma ricco) percorso fatto anche di spiegazioni dettagliate che hanno saputo destare la curiosità di tutti. FILOSOFIA VINCENTE. E’ infatti una filosofia di costruzione consolidata ormai da tempo quella che contraddistingue la produzione meccanica della ditta, basata anche e prevalentemente su tanti successi, come testimoniato dall’ente per la meccanizzazione agricola, ENAMA, che recentemente ha riconosciuto la realizzazione di una macchina operatrice atta alla raccolta di nocciole in guscio in zone disagiate. Un’occhiata particolare, oltre alla eccelsa qualità che contraddistingue le macchine costruite in loco, è l’attenzione alla corretta produzione della nocciola, in tutte le sue fasi: dalla raccolta, alla sgusciatura/pulitura e infine alla tostatura, passaggio obbligato per la produzione di qualità. della produzione corilicola sia in termini di qualità sia di quantità, elementi essenziali e mai così uniti come in questi ultimi tempi. SICUREZZA. Un esempio? Tutte le macchine costruite dalla ditta Chianchia sono conformi ai requisiti imposti e previsti dalle vigenti severe normative CE in termini di modalità di utilizzo e in un’ottica di salvaguardia della sicurezza dell’operatore, sempre al primo posto. DISPONIBILITà. Per ulteriori delucidazioni in merito e chiarimenti sulle macchine presenti o altro, è comunque possibile sempre contattare la ditta Chianchia mediante supporto informatico ed il relativo sito Internet, oppure tramite contatto telefonico o visita all’azienda. Un particolare grazie va destinato sia ai numerosi visitatori Grande attenzione è stata rivolta anche alla produzione di macchinari, oltreché di qualità, anche di moderno e facile utilizzo, in grado di migliorare l’aspetto lavorativo che, durante l’evento, hanno dimostrato grande interesse verso le macchine, ma anche al “Team G Eleven”, che ha supportato in modo significativo la giornata intera. 39 Visita di ARPROMA agli stabilimenti Merlo Nella mattinata di sabato 13 giugno una delegazione di A.R.PRO.M.A. (Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole) ha visitato gli stabilimenti del Gruppo Merlo a San Defendente di Cervasca. Cinquanta, tra imprenditori e dipendenti delle imprese aderenti all’associazione che raggruppa le aziende specializzate nella produzione di macchine e attrezzature per l’agricoltura hanno così potuto confrontarsi con un’impresa leader del mercato, che nella sua lunga storia ha saputo conquistare, successo dopo successo, prestigiosi livelli di eccellenza riconosciuti a livello mondiale. Accompagnati dal Cav. Amilcare Merlo e dal presidente A.R.PRO.M.A. Luca Crosetto, i partecipanti hanno ripercorso tutta la storia dell’azienda cuneese, e, visitando gli innovativi ed altamente tecnologici stabilimenti, approfondito le diverse fasi dei processi di produzione dei numerosi macchinari prodotti dall’industria Merlo. La visita si è conclusa con una dimostrazione pratica delle potenzialità e caratteristiche tecniche di alcuni mezzi presso il Centro Formazione e Ricerca del Gruppo. «Ringraziamo - commenta Luca Crosetto, presidente A.R.PRO.M.A. - il Cav. Merlo per la disponibilità concessa alla nostra associazione. Abbiamo vissuto un importante momento di crescita che ci ha permesso di vedere e toccare con mano la gestione di un’impresa complessa e articolata. In un mondo in continuo cambiamento, con dinamiche del mercato sempre in evoluzione, è importan- 40 Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole ed attrezzature agricole te e fondamentale, anche per le piccole e medie imprese come quelle associate A.R.PRO.M.A., saper strutturare una gestione organizzata e metodica del lavoro, della produzione e della gestione aziendale. In questo contesto si colloca il ruolo della nostra associazione quale partner per la crescita e lo sviluppo d’impresa». Approfondisci l’evento con il video di Mondo Artigiano, la trasmissione di Confartigianato Imprese Cuneo: https://www.youtube.com/ConfartigianatoCuneo. A.R.PRO.M.A. offre ai suo associati un vasto ventaglio di servizi, convenzioni e agevolazioni che possono facilitare e supportare l’impresa in numerosi campi, dalla gestione aziendale, all’internazionalizzazione, alla consulenza normativa in materia di formazione obbligatoria. Grazie alla partnership con Confartigianato Imprese Cuneo, l’associazione di riferimento per il mondo delle piccole e medie imprese, le aziende possono accedere a servizi informativi su finanziamenti e contributi, recupero crediti (stragiudiziale), amministrazione del personale e paghe, MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), ... e molto altro ancora. Per informazioni: www.arproma.it. NEWS - A.R.PRO.M.A. sarà presente ad AGRITECHNICA, la più grande fiera specialistica al mondo nel settore della meccanizzazione agricola, dal 10 al 14 novembre 2015, ad Hannover (Germania). Per maggiori informazioni contattare la segreteria A.R.PRO.M.A. tel. 0172 712207 - [email protected]. 41 Attualità Pac 2015, mille domande in più rispetto al 2014 Le richieste di accesso ai pagamenti diretti della Pac in Piemonte sono state 39.200. Arpea plaude al funzionamento del sistema burocratico Sono 39.200 le domande di accesso ai pagamenti diretti della Pac che hanno tagliato il traguardo della scadenza di quest’anno per la presentazione della Domanda Unica 2015 in Piemonte: 1000 in più dello scorso anno. E questo nonostante le regole più complicate rispetto alla programmazione passata e nonostante il limite fissato a 250 euro per il pagamento minimo consentito, motivo che potrebbe aver scoraggiato l’adesione alla nuova domanda unica da parte di alcuni. SISTEMA COLLAUDATO. Arpea esprime la sua grande soddisfazio- 42 ne per il risultato raggiunto da un sistema di forte cooperazione che in Piemonte dimostra di funzionare, soprattutto grazie ad un’attenzione particolare rivolta alla comunicazione interna: è stato infatti il dialogo e confronto continuo tra i tecnici dell’Agenzia e quelli dei Centri di Assistenza Agricola, raggiunto mediante l’organizzazione di numerosi tavoli tecnici, a garantire il lavoro assiduo che ha permesso in queste settimane di risolvere con impegno e professionalità i problemi dovuti prevalentemente ad un contesto gestionale nebuloso a livello nazionale e alla necessità di intervenire in tempi limitati nella ridefinizione e sviluppo delle nuove procedure amministrative e informatiche atte a permettere la presentazione delle domande. PAC 2014. Sempre in questi giorni l’impegno di tutti è anche rivolto a liquidare alle aziende quanto ancora dovuto sulla Pac 2014. Si tratta di circa 50 milioni di euro che andranno a pagare prevalentemente i titoli e la zootecnia, garantendo così, per la campagna in chiusura, un’erogazione complessiva di fondi sul territorio piemontese di circa 350 milioni di euro. 43 Acqua, tutti i luoghi comuni contro l’agricoltura Tra trent’anni metà della popolazione mondiale vivrà in situazioni di carenza idrica e già oggi si stima che tre miliardi di persone siano prive d’acqua. Più e più volte sono stati messi sul banco degli imputati l’agricoltura e la zootecnia in particolare. Secondo una certa vulgata sono queste le attività umane che più sprecano acqua. Non è vero e per questo la Cia ha posto al centro delle sue riflessioni e delle sue proposte la questione acqua. «Oggi si parla molto di impronta idrica per indicare l’acqua utilizzata nell’intero processo produttivo di qualsiasi bene prodotto dall’uomo. Si tratta di un indicatore efficace nella comunicazione, ma non sufficiente ha informato la Cia in un convegno all’Expo -. Occorre distinguere sempre le diverse tipologie di uso dell’acqua e non possiamo sempre confondere il concetto di uso con quello di consumo. Una cosa è l’acqua che entra nei processi industriali, altra cosa è quella che adopriamo per usi domestici, altra cosa ancora quella che utilizziamo in agricoltura. L’acqua irrigua è indispensabile all’agricoltura ed è connaturata 44 con la sua storia. La nascita dell’agricoltura e l’uso di tecniche di regimazione e irrigazione sono strettamente legate ma l’acqua che utilizziamo nell’irrigazione viene in massima parte restituita al territorio e continua ad alimentare la falda. Certo dobbiamo risparmiare acqua a tutti i livelli, anche in agricoltura ma attenzione ai cambiamenti climatici e allo sviluppo industriale e alla globalizzazione che accrescono i problemi dell’inquinamento idrico, cioè la contaminazione dei mari, delle acque interne superficiali e di falda, sia per l’assente o carente depurazione delle acque ad uso civile, sia per i reflui soprattutto delle attività industriali, ma anche agricole». IMPRONTA IDRICA Si è fatta strada l’idea che l’impronta idrica sia un indicatore sufficiente e credibile per misurare l’impatto di consumo d’acqua delle produzioni. Recenti studi dimostrano che non solo è un indicatore parziale, ma spesso fuorviante e fallace. Va ripristinata la distinzione tra uso, consumo e spreco d’acqua. L’agricoltura per sua natura usa l’acqua, ma gli sprechi sono limitati. Ben diverso è l’impatto idrico dell’industria manifatturiera e la dispersione d’acqua che si produce attraverso l’inefficienza dei sistemi di distribuzione e captazione. Un po’ di cifre chiariscono meglio, osserva la Cia: in cinquant’anni (19502000) i consumi d’acqua sulla terra sono raddoppiati. Vi sono delle disparità enormi di consumo. Negli Usa si usano 380 litri di acqua pro capite al giorno, in Africa la media è di 50 litri. L’Italia che è uno dei paesi più ricchi d’acqua d’Europa: ha a disposizione 220 litri di acqua pro capite al dì contro i 150 litri della Francia. In Italia si consumano all’incirca 165 litri d’acqua pro capite. Ma per produrre ne usiamo 132 miliardi di metri cubi l’anno, 6.309 litri al giorno. Siamo il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo (62 miliardi di metri cubi l’anno), dopo Giappone e Messico e prima di Germania e Regno Unito. C’E’ ACQUA E ACQUA L’acqua verde, cioè la pioggia contenuta nel suolo e nelle piante (69% del totale, assorbita dall’agricoltura); l’acqua grigia, quella utilizzata per Va ripristinata la distinzione tra uso, consumo e spreco d’acqua. L’agricoltura per sua natura usa l’acqua, ma gli sprechi sono limitati diluire l’inquinamento (22%); l’acqua blu: laghi, fiumi, falde sotterranee (9%). I modelli economici impattano drasticamente sui consumi di acqua. Si stima che l’86% d’acqua in Italia venga usata per produrre cibo. Ma un conto è seguire la dieta mediterranea e coltivare bio, un conto è importare modelli alimentari e produzioni non sostenibili. L’Italia ha bisogno da questo punto di vista, secondo la Cia, di una profonda correzione di rotta visto che l’impronta idrica del Belpaese è del 66% più alta della media mondiale (1.385 metri cubi pro capite l’anno). E tra le principali economie non europee, l’Italia si colloca al vertice dei consumi pro capite, dopo Stati Uniti, Canada e Australia. Ma sotto accusa è anche l’inefficienza della rete idrica: circa un terzo dell’acqua dolce italiana viene disper- sa a causa della situazione della rete distributiva. PIU’ BIO, PIU’ SOSTENIBILITà Il modello di agricoltura multifunzionale proposto dalla Cia, orientato a coltivazioni biologiche e a tutela della biodiversità e dunque della specificità agricola, è il miglior contributo che l’agricoltura può dare alla “questione idrica”. Coltivare bio significa non inquinare e dunque restituire tutta l’acqua irrigua alla falda in modo da renderla di nuovo disponibile. Significa inoltre minore impatto ambientale e dunque diminuire l’impatto sui cambiamenti climatici che già in Italia rendono squilibrata la distribuzione dell’acqua, oltre a porre criticità sotto l’aspetto della stabilità idrogeologica. Ecco che l’agricoltore custode diventa indispensabile figura di riferimento 45 Attualità per la salvaguardia dell’ecosistema. SMARTPHONE E PATATE Secondo il rapporto di “Friends of the Heart” uno smartphone consuma per essere prodotto 13 tonnellate di acqua. Per un chilo di patate ne servono 5 quintali. Vuol dire che un telefonino vale 26 chili di patate. E ancora: una t-shirt consuma 4 tonnellate d’acqua, che equivale a 3 chili di grano. Con la differenza che l’acqua usata in agricoltura, una volta utilizzata per irrigare, torna in falda e - se è agricoltura verde - è acqua perfettamente e nuovamente disponibile. La necessità che si affaccia oggi nel mondo è quella di correggere i modelli di sviluppo, sia in agricoltura ma più ancora nell’industria. In agricoltura i Paesi in via di sviluppo consuma- 46 no il 95% dell’acqua destinata all’agricoltura in Cina, India e Pakistan. Nel mondo però aumenta il consumo per gli usi industriali (20%) e per usi domestici (10%). Agricoltura: 70%. Solo il 17% del totale di terre coltivate viene irrigato, eppure esse producono il 40% di tutto il cibo. Industria: 20%. Negli anni Trenta, per produrre una tonnellata di acciaio occorrevano fra le 60 e le 100 tonnellate di acqua, oggi ne bastano 6. Usi civili: 10%. In alcuni paesi industrializzati il consumo di acqua sta calando. Prima del 1994 i wc americani usavano circa 20 litri di acqua per ogni scarico, rispetto ai 6 litri di oggi. Le lavatrici a carico frontale consumano il 39% di acqua in meno rispetto a quelle a carico verticale. 47 Formazione La formazione resta un obbligo non un’opzione trascurabile Il cosiddetto “Decreto Milleproroghe” ha differito al 31 dicembre 2015 l’applicazione dell’obbligo di abilitazione all’uso dei trattori agricoli e forestali previsto dall’Accordo Stato-Regioni. Resta tuttavia in vigore l’obbligo di formazione, con pesanti rischi a livello di responsabilità civile e penale per chi non è ancora in regola. IL PRINCIPIO. Chiunque operi con un trattore agricolo o forestale nell’ambito della organizzazione di un datore di lavoro deve essere adeguatamente formato ed addestrato all’uso e possedere una specifica abilitazione conseguibile previo corso di formazione. Una circolare del Ministero del Lavoro permette ad allevatori ed agricoltori con esperienza consolidata e do- 48 cumentabile di cavarsela con una auto-certificazione, rinviando al 12 marzo 2017 la necessità di far propria l’abilitazione con un corso di aggiornamento. L’abilitazione è però rinviata solo sulla carta. REGOLARITA’ DELLE AZIENDE. L’auto-certificazione infatti va supportata con l’elenco delle Aziende presso cui si è prestato servizio e, per ciascuna, con l’elenco delle mansioni svolte, un listato che in un mondo come quello agricolo non tutti possono esibire, né tutte le aziende agricole possono accettare che sia esibito. Se qualche funzionario più zelante degli altri decidesse in effetti di controllare la veridicità del listato potrebbe richiedere ai datori di lavoro di esibire contratti e versamenti previdenziali ed ai lavoratori le dichiarazioni dei redditi. ASSICURAZIONI. Come se non bastasse ci sono poi i problemi assicurativi. Le attuali polizze di responsabilità civile parlano chiaro, prevedendo la possibilità di risarcimento solo per i danni arrecati da personale “abilitato” ai sensi delle leggi in vigore. Per le compagnie di assicurazione l’autocertificazione non è quindi prevista e se, da un lato, tale situazione può sembrare cavillosa, dall’altro non va dimenticato che quando ci sono in ballo risarcimenti dell’ordine di centinaia di migliaia di euro proprio sui cavilli si gioca per non pagare. EFFETTIVE COMPETENZE. L’autocertificazione, infine, ammesso che sia formalmente corretta e veritiera nei contenuti, non esime il datore di lavoro dal dover verificare e rispondere delle effettive competenze dei collaboratori. Chi possiede quindi una azienda agricola o è responsabile di personale anche non salariato (i classici parenti e amici che “vengono a dare una mano”), è meglio che non L’abilitazione all’uso dei trattori agricoli è rinviata solo sulla carta. In realta, è bene essere consapevoli di alcuni rischi si fidi troppo delle auto-certificazioni e parallelamente vada a controllare i limiti di copertura delle polizze in essere a tutela dell’azienda. A chiudere, una chicca: la circolare del ministero che permette l’auto-certificazione precisa che si deve dichiarare in tale documento la disponibilità in azienda delle macchine di cui si attesta l’uso. Dal momento che è obbligatorio che i trattori siano a norma, se questi non risultassero tali anche per gli anni pregressi, si finisce per attestare che si sono usate per anni macchine fuori legge. BUCHI NERI. Le attuali normative impongono il possesso di una abilitazione per poter lavorare in campo con un trattore agricolo, ma non per condurlo su strada. In tal caso basta la patente B. Un controsenso ovviamente, ma non l’unico. Le norme parlano infatti di “trattori agricoli e forestali” e il programma di abilitazione riguarda tali macchine. Le mietitrebbie, le trince semoventi ed i carri trincia-miscelatori semoventi – solo per citarne alcuni - non sono contemplati. Nel caso però tali mezzi siano presenti in azienda il datore di lavoro ha l’obbligo di “formare ed addestrare adeguatamente” chi li usa. Peccato che non siano previsti protocolli didattici al riguardo e tutto sia lasciato alla professionalità dei pochi centri formazione strutturati esistenti in Italia ed al buon senso del datore di lavoro che, in teoria, dovrebbe far partecipare i suoi dipendenti a corsi specifici per ogni macchina o attrezzatura operante nella sua azienda. Una situazione che va risolta a livello normativo per evitare che al minimo incidente il datore di lavoro sia chiamato in causa per “mancata formazione”. 49 Attualità Pellet, tutti i vantaggi di scaldarsi bene Nate in Canada, le stufe a pellets si stanno diffondendo sempre più in tutta Europa compresa l’Italia. Si stima – come informa il sito 4clima.com - che attualmente siano installate nelle case italiane circa 400.000 stufe a pellets, un numero in costante crescita. Ciò che sta determinando il successo di queste stufe è che rappresentano uno dei più innovativi e vantaggiosi sistemi per il riscaldamento domestico. Alimentandosi a pellets, queste stufe, oltre ad avere un alto rendimento, presentano tutti i vantaggi legati all’uso di questo combustibile ecologico ed economico. Economico perchè questo particolare combustibile ha un costo, a parità di 50 calore prodotto, di molto inferiore ai tradizionali combustibili. Ecologico perchè le emissioni di Co2 sono pressochè nulle come anche i residui di combustione. PELLET Il pellet è un prodotto totalmente naturale, ottenuto da poche e semplici lavorazioni meccaniche attraverso le quali la segatura vergine residua della lavorazione del legno, viene opportunamente essicata e pressata in modo da ottenere piccoli cilindri di varia grandezza. Questa pressatura in fase di produzione conferisce al pellet una densità energetica che è circa il doppio di quella del legno. La forma dei pellets ottenuti con questa pressatura viene mantenuta grazie all’effetto legante della lignina, naturalmente presente nel legno, che ne determina la compattezza e la caratteristica forma a cilindro. Dal Canada all’Italia, il combustibile ecologico prodotto dai residui della lavorazione del legno sta conquistando le case dei consumatori POTERE CALORIFICO La materia prima del pellet è composta dal 60% di legno naturale duro e dal 40% di legno naturale tenero. Buoni pellet di legno presentano un’umidità residua minima che determina un elevato potere calorifico e ridotti valori di emissioni. Per garantire una combustione senza problemi è necessario che il pellet sia conservato in un luogo asciutto prima di metterlo nella stufa. ENERGIA RINNOVABILE Ad oggi il pellet è una delle biomasse più utilizzate. I motivi di questo largo utilizzo sono molti, ma prevalgono sicuramente quelli ambientali e di risparmio energetico. In particolare tramite i pellets si riescono a riutilizzare gli scarti della lavorazione del legno che in precedenza venivano buttati. Inoltre, le emissioni di Co2 sono nulle, sono infatti pari alla anidride carbonica che una pianta assorbe per produrre la stessa quantità di pellet. Infine il pellet brucia completamente con ceneri residue minime che possono essere utilizzare come prezioso fertilizzante per il giardino. Ultimo elemento, ma non meno importate è dato dal fatto che il pellet è un combustibile ecologico ed è una fonte di energia rinnovabile. COME SCEGLIERLO Per scegliere al meglio il pellet per la propria stufa – consiglia il sito 4clima.com - occorre adottare alcune precauzioni e fare attenzione alle etichette sulle confezioni e all’aspetto dei pellets contenuti nelle confezioni stesse. Siccome il principale vantaggio del pellet è di avere una elevata resa calorica e siccome questa dipende dal legno con cui è prodotto, il primo elemento da valutare nella scelta del pellet è proprio il tipo di legno di origine. In generale possiamo dire che il pellet migliore è quello ottenuto dal legno vergine di Faggio e Abete, deve avere un colore chiaro o “bianco”. Più il pellet è scuro, più dobbiamo prestare attenzione, questo non vuol dire che il pellet non sia di qualità, ma occorre valutarlo bene, verificarne la provenienza e la conformità alle normative internazionali. Il pellet deve inoltre avere forma e misure regolari e corrispondenti a quelle indicate sulle confezioni, non ci devono essere eccessivi residui di segatura e il pellet deve essere liscio, compatto e lucido. ETICHETTA Al momento dell’acquisto dei pellets è inoltre fondamentale leggere attentamente l’etichetta della confezione che devono riportare tutte le caratteristiche del prodotto (potere calorico, luogo di provenienza, etc.). Un semplice trucco per valutare la bontà del pellet è quella di immergere alcuni piccoli pezzi in un bicchiere d’acqua: se vanno a fondo il pellet è di ottima qualità, se rimangono a galla no. 51 Storia e qualità della bottarga, il “caviale del mediterraneo” Amata e rinomata per la bellezza delle sue coste, la Sardegna regala al visitatore spaccati naturalistici che vanno ben oltre al mare. Montagne, pianure, foreste, offrono sipari unici e suggestivi. Terra antica con i suoi 300 milioni di anni alle spalle, con le tradizioni influenzate dai popoli lontani che nei secoli l’hanno raggiunta e plasmata. Diversità che vengono gelosamente custodite nei costumi, nei linguaggi, nei prodotti artigianali e nelle abitudini alimentari al punto da rendere l’isola unica e 52 indimenticabile. Formaggi, pane, vini, pasta tradizionale, dolci, preparati di carne e di pesce, sono alcuni degli ingredienti sardi dei quali innamorarsi. Tra loro: la Bottarga. TREMILA ANNI FA Per parlare di Bottarga è necessario fare un salto nel passato di ben 3000 anni. I Fenici, agli albori della civiltà, salavano ed essiccavano le uova del muggine. Antichi scritti menzionano la Bottarga sulle rive del Nilo, e c’è chi sostiene che anche all’interno delle piramidi ve ne siano state ritrovate tracce. Per molto tempo è stata cibo esclusivo, prelibatezza quasi sconosciuta, per i pescatori e i loro amici, ma oggi questo magico cibo è conosciuto e apprezzato da molti gourmet che ne rispettano origine e semplicità. Si, perché la Bottarga è fatta di uova di Muggine o Tonno, sale marino ed esperienza dell’uomo. Allo stesso tempo ben si amalgama e sposa in modo straordinario altri ingredienti, dando a loro il suo pregiato sapore. COME SI PRODUCE La produzione della Bottarga altro non fa che ripercorrere i secoli di storia. La sua realizzazione riprende di fatti fedelmente lo stesso procedimento del passato. Dopo la cattura del pesce, si estraggono e si lavavano le uova. Poi vengono poste sotto sale e pressate per favorirne l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Vengono poi asciugate. La Bottarga veniva un tempo delicatamente adagiata su scaffali in legno o apposite rastrelliere nei cortili tipici delle abitazioni sarde, era il soffio del maestrale e il clima umido proprio delle zone lagunari e degli stagni a favorirne l’intero procedimento che si completava con l’essiccazione. Oggi per lavorare in modo più fedelmente riconducibile al passato si eseguono le operazioni di filiera rigorosamente a mano nel rispetto delle tradizione. Ogni baffa (ovario del pesce) viene lavorata singolarmente. In prima fase viene privata delle impurità, poi salata con sale marino e massaggiata con cura. Durante la fase successiva pressata e poi essiccata. ASCIUGATURA Le condizioni climatiche ottimali per una corretta asciugatura vengono ricreate in moderne strutture, ambienti ventilati a temperatura costante che riconducono alle condi- Per molto tempo è stata cibo esclusivo dei pescatori, ma oggi questa magica prelibatezza è apprezzata da molti gourmet zioni naturali del passato. In questo modo, grazie al controllo continuo del grado di asciugatura e di essiccazione, la Bottarga può mantenere la sua forma naturale di origine, la consistenza e il colore. Il colore, infatti, per la Bottarga di Muggine è di un bel giallo chiaro ambrato, colore che ne testimonia la qualità e la freschezza del prodotto. Di colore più scuro (marrone chiaro) la Bottarga di Tonno. Per il 95% della produzione si parla di Muggine. IN CUCINA Sul mercato la possiamo trovare nella forma appunto originaria o grattugiata già pronta per essere sparsa sui piatti. La si utilizza a fettine sottili per accompagnare per esempio le verdure, oppure grattugiata sulla pasta. Ma la fantasia e il buon gusto in cucina può vederla protagonista di svariate ricette. Sul burro, sulla pizza, sulle scaloppine, sul risotto, sulla parmigiana, sul filetto di Muggine. Volendo la si può gustare anche sul melone. Un prodotto tanto antico quanto amato da vari popoli; alcuni produttori sardi la esportano in più paesi del mondo, su tutti il Giappone. Provatela, magari su di un pacchero di Gragnano con pesce spada e fagiolini, oppure sopra un risotto con cozze e pesto di zucchine. Abbinateci un fresco Vermentino sardo o, se amate i rossi, un Carignano del Sulcis prodotto con le uve dei vigneti che crescono di fronte all’isola dai Sant’Antioco. Assaporate un altro angolo di terra, di mare e di maestria dell’uomo. 53 Barolo e Barbaresco Gran ritorno a Roma Anche quest’anno la sala Ailanto, al settimo piano del Marriott Grand Hotel Flora di via Veneto, giovedì 28 maggio, dopo Dogliani Docg, Roero e Roero Arneis Docg, è tornata a ospitare Barolo&Barbaresco Festival, con l’ingresso in società di due gioielli di Langa: il Barolo 2011 e il Barbaresco 2012. L’iniziativa, che ha visto protagoniste 109 aziende produttrici (70 per il Barolo e 39 per il Barbaresco), con altrettante etichette, è stata presentata dalla Camera di commercio di Cuneo, grazie alla sua azienda speciale CEAM (Centro Estero Alpi del Mare), in collaborazione con i produttori del Barolo e del Barbaresco, le enoteche omonime, la Regione Piemonte, la Provincia di Cuneo, l’Associazione romana Sommelier, l’Arte dei Vinattieri, Confcommercio Imprese per l’Italia e Unioncamere. BAROLO 2011 Il Barolo 2011, nell’area di produzione compresa nei Comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Mon- forte d’Alba, Novello, Roddi, Serralunga d’Alba e Verduno, ha assicurato oltre 13 milioni di bottiglie, commercializzate da 321 aziende, su una superficie vitata che si attesta sui 1.900 ettari. BARBARESCO 2012 Il Barbaresco 2012, prodotto su una superficie vitata di oltre 700 ettari, nei Comuni di Alba, Barbaresco, Neive e Treiso, nella vendemmia 2011, ha invece assicurato 4 milioni e 300.000 bottiglie, commercializzate da 185 aziende. Per entrambi i vini la per- potrebbero essere giudicate superficialmente “annate medie”; viceversa, a un’attenta analisi, si evince che presentano caratteristiche proprie che le distinguono in modo netto. Le differenti distribuzioni dei fenomeni climatici creano considerevoli differenze nel processo di crescita delle colture. L’annata 2011, per i vitigni a maturazione tardiva come i Nebbioli è da manuale: inverno freddo, primavera piovosa, estate asciutta e ventilata, autunno caldo senza precipitazioni, ideale per la perfetta maturazione delle uve idonee a produrre Le annate 2011 e 2012 presentate dalla Camera di commercio di Cuneo al settimo piano del Marriott Grand Hotel della capitale centuale di export raggiunge livelli eccezionali (tra il 70 e l’80% per il Barolo e tra il 65 e il 70% per il Barbaresco) ed è caratterizzata da un forte trend di crescita. DUE ANNATE DA GUSTARE La presentazione delle due prestigiose annate è stata curata da Marco Rissone docente universitario di enologia e maestro assaggiatore tecnico Onav: «Le annate 2011 e 2012 - commenta Rissone - offrono valori medi di piovosità, con temperature assai simili e 54 un grande vino. L’annata 2012 è stata l’ultima con estati calde; l’inverno ha fatto registrare temperature sotto lo zero da record, con una primavera molto piovosa». Nel portare il calice alle labbra, il Barolo 2011 è ricco di ampie emozioni sensoriali dove i sentori fruttati che ricordano i ramasin (susine) maturi evolvono in delicate note floreali di viola. Colpiscono la brillantezza e l’intensità di colore, con nuance rubino. L’aspetto gustativo denota un vino vigoroso, di corpo che appaga anche l’assaggiatore più esigente. SAPORE ELEGANTE «Quest’anno - afferma il presidente dell’enoteca di Barolo Federico Scarzello - sarà interessante degustare i diversi vini perché si tratta di un’annata di straordinaria eleganza. Vini meno muscolosi ma estremamente espressivi, frutto di un’estate calda che ha favorito una perfetta maturazione. L’appuntamento romano non deluderà gli appassionati che, ogni anno, guardano con curiosità al frutto delle nostre colline. Quest’anno c’è un motivo in più per apprezzare il Barolo: dallo scorso giugno i nostri vigneti sono il cinquantesimo sito italiano iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Questo è un riconoscimento al lavoro di generazioni di viticoltori che hanno fatto dell’eccellenza una regola». Il Barbaresco 2012 è un vino brillante con buona tonalità di colore ancora rubino, indice di giovinezza, in grado di regalare ricche emozioni dai sentori fruttati; un’annata elegante, di grande fragranza con tannini setosi e di facile beva. 55 Ortofrutticoltura Fragole, timida ripresa tra moscerini e collassi Il settore in Piemonte segna un leggero incremento delle superfici coltivate, ma i problemi non mancano Il presidente di zona della Cia di Cuneo, Marco Bellone ed il responsabile organizzativo Paolo Ambrogio, hanno incontrato in questi giorni Cristiano Carli e Roberto Giordano, responsabili per la ricerca in Orticoltura del CReSO. FRAGILI SEGNALI Vero che in Piemonte, in questi ultimi 10 anni, - è emerso nell’incontro – si è evidenziata una costante flessione degli investimenti produttivi a fragola a causa sia di un incremento significativo dei costi di produzione (in particolare della manodopera), sia di 56 una forte concorrenza esercitata sui mercati da produzioni più o meno contemporanee provenienti da altre aree d’Italia e d’Europa che hanno determinato ripercussioni negative sui prezzi di vendita, ma è altrettanto vero che i più recenti studi statistici sulle superfici investite a fragola nella nostra Regione registrano un pur leggero incremento: siamo ora nell’ordine di 139 ettari, qualcuno in più dell’anno precedente… lontano, comunque, dai 390 ettari del 1999. l’80% della superficie è coltivato con varietà unifere anche se il settore delle rifiorenti è in continua ascesa così come la tecnica del fuori suolo che ha raggiunto il 27%. Nell’ambito delle unifere predominano le cultivar a maturazione precoce e medio-precoce che da sole coprono il 56% delle superfici; da un aumento di interesse anche per varietà mediotardive. Le varietà più diffuse sono: Alba (24%), Asia (15%), Clery (11%), Roxana ( 10%), Arosa ( 7%). VARIETà UNIFERE Per quanto riguarda le tipologie circa CRESO «Diamo atto con soddisfazione – Ortofrutticoltura ha evidenziato il presidente zonale della Cia di Cuneo, Marco Bellone – del ruolo fondamentale che, per i fragolicoltori piemontesi, ricopre il CReSO, impegnato, con i suoi tecnici del centro di sperimentazione di Boves, in continue azioni sperimentali di diffusione di nuove accessioni varietali caratterizzate da epoche di maturazione differenziate in grado di diversificare i periodi di raccolta, quindi di ampliare sensibilmente i calendari della produzione fragolicola piemontese al fine di ridare maggior competitività al comparto e cercare di rilanciare il settore». «Un ruolo tecnico specialistico, quello del CReSO - integra Paolo Ambrogio - che è prezioso punto di riferimento per i fragolicoltori stanti le numerose avversità che colpiscono sempre di più le piantine e ne compromettono la produttività. L’opera dei tecnici CReSO è fornita a tutti con indispensabili consigli per la salvaguardia della redditività della coltura e senza far ricorso a troppe applicazioni di prodotti chimici». DROSOPHILA SUZUKII E COLLASSI «In questo ultimo anno - rileva ancora Marco Bellone - oltre alla diffusione delle tradizionali malattie della fragola ed al contenimento, almeno fino ad oggi, del temibile moscerino Drosophila suzukii, assistiamo, purtroppo, ad una nuova problematica: la difficoltà di radicazione e di attecchimento di diverse partite di piantine. Molti fragolicoltori lamentano, infatti, che le piantine acquistate in vivai, messe a dimora la scorsa estate, dopo un normale sviluppo della vegetazione nel periodo autunnale, hanno manifestato, in questa primavera sintomi di avvizzimento a cui ha fatto seguito un loro collasso più o meno rapido. Diventa, quindi, urgente individuare i fattori causa di questa problematica, dalle relative nuove pratiche agronomiche preventive a seguito del divieto d’impiego del bromuro di metile e di altri principi attivi di sintesi ad azione fungicida, considerato che quest’anno queste fallanze sono state riscontrate in misura notevole da molti agricoltori con conseguenti pesanti ripercussioni economiche sul non già esaltante reddito aziendale». 57 Ortofrutticoltura Ortaggi, fragola e piccoli frutti Nuova guida del Creso con i disciplinari per la difesa ecosostenibile in Piemonte È disponibile la guida tecnica del CReSO dedicata alla coltivazione sostenibile di ortaggi, fragola e piccoli frutti in Piemonte. Contiene i disciplinari per la difesa ecosostenibile delle specie orticole più diffuse in Piemonte, ma anche di fragole, piccoli frutti e castagno. FOCUS SINTETICI I temi chiave di tecnica colturale sono affrontati sotto forma di 58 focus sintetici per guidare il percorso produttivo. Di particolare interesse quest’anno gli appunti per la coltivazione della fragola, gli aggiornamenti sulle varietà di lampone e le strategie di difesa contro gli insetti dannosi (gestendone i picchi di sviluppo e contenendone i danni) e i patogeni del suolo. MOSCERINO OCCHI ROSSI Si segnala il capitolo sul moscerino dagli occhi rossi Drosophila suzukii, arrivato in Piemonte nel 2010, ma che già l’anno scorso si è rivelato una vera e propria emergenza per i piccoli frutti. Il Creso monitora i voli degli insetti nei diversi ambienti e ogni settimana fornisce le indicazioni per proteggere le coltivazioni. Gli insetticidi si sono rivelati pressoché inutili, mentre la difesa più efficace si ottiene disponendo reti anti-insetto e con trappole alimentari per la cattura Ortofrutticoltura massale. Gli attrattivi a base di aceto consentono di catturare migliaia di individui a settimana. Il capitolo fa il punto sulle ricerche in corso, condotte nell’ambito della rete internazionale che in Piemonte fa capo al Centro sperimentale di Boves. Sono tante le attese legate agli antagonisti naturali (insetti “buoni” in grado di predare o parassitizzare la drosofila). Alcune specie indigene sono già state individuate e classificate dal Disafa dell’Università di Torino. CIMICE ALIENA Tutta l’attenzione è poi concentrata sulla nuova cimice aliena Halyomorpha halys. Anche questa arriva dall’estremo oriente e nel 2014 ne è stata segnalata la presenza intorno a Cuneo su peperone, melanzana, fragola e piccoli frutti. Punge i frutti deformandoli e rischia di trasformarsi in una calamità come già successo negli Stati Uniti. Il coordinamento dei tecnici di base ha predisposto un fitto monitoraggio con trappole luminose e attrattivi olfattivi di nuova generazione. Nella guida sono indicati i metodi di difesa più efficaci. DISTRIBUZIONE Il volume è distribuito gratuitamente presso il Centro sperimentale orticolo del CReSO (via Albertasse, 16 – 12012 Boves, CN), oltre che consultabile e scaricabile on line all’indirizzo www.cresoricerca.it. 59 60 61 Officine meccaniche agricole Un nome, una garanzia nel tempo Qualità, professionalità e durata della produzione OMA in vetrina il 13 e 14 giugno a Fossano OMA, officine meccaniche agricole: poche parole in grado di racchiudere in sé e sintetizzare la qualità, professionalità e durevolezza nel tempo. Proprio per questo, sabato 13 e domenica 14 giugno, si sono tenute due giornate di porte aperte presso la sede principale che, dal 2002, ospita la produzione di queste macchine innovative, in via Torino 91 a Fossano (CN). VASTA GAMMA. Numerosi sono gli ambiti in cui l’azienda è impegnata, dalla produzione di macchine in grado di risolvere le numerose problematiche che possono essere presenti nella produzione di legna da ardere, all’edilizia e anche all’agricoltura in senso più ampio. Una gamma vastissima quindi, che va dalla sega a disco e spaccatronchi, fino al minitransporter, novità recentemente introdotta, di grande interesse per numerosi ambiti agricoli e, 62 perché no, forestali. SICUREZZA GARANTITA Tutti i macchinari che vengono prodotti dalla OMA sono inoltre conformi alle severe normative vigenti nella Unione Europea, nell’interesse della sicurezza imprenditoriale e in un’ottica di produzione eccellente, seconda a nessuno in termini di qualità e quantità di lavorato, importanti caratteristiche in questi tempi. Le giornate di sabato e domenica di “porte aperte” sono state quindi utili approfondimenti in campo meccanico ed hanno destato notevole interesse nei numerosi partecipanti che, durante le prime ore pomeridiane, hanno potuto usufruire di un ricco pranzo. DIMOSTRAZIONI PRATICHE Interessante e assolutamente non da meno è stata l’attività pratica di svariate macchine operative spacca-legna messe a disposizione dall’azienda, in modo tale che i visitatori accorsi veramente numerosi potessero comprendere al meglio il semplice, ma collaudato ed affidabile, meccanismo di funzionamento di esse stesse. Insomma, un grande successo che ha visto impegnato tutto lo staff, messo a disposizione esclusivamente del cliente e del venditore, per un successo mai conseguito prima, in un ottica di sviluppo e di informazione imprenditoriale. GRAZIE A TUTTI L’azienda OMA ringrazia tutti coloro che sono accorsi numerosi nelle due giornate di informazione ed esposizione agricola; per tutti coloro che avrebbero voluto recarsi alla manifestazione e che non sono potuti accorrere, è comunque possibile consultare sia il supporto elettronico, nell’apposito sito Internet, oppure recarsi direttamente in azienda. Abbinato all’annuncio è possibile inserire la foto! Per gli abbonati inserire la foto costa 10 euro + iva. Per i non abbonati 18 euro + iva. Pagamento anticipato. Le foto vanno inviate a: [email protected] Gli annunci gratuiti degli abbonati hanno la precedenza. Tel. 0172/711279 Per la pubblicazione degli annunci occorre fornire nome, cognome ed indirizzo. I dati forniti verranno utilizzati esclusivamente per uso interno. La redazione non risponde del contenuto degli annunci. VENDO Pianale Fattori mt. 5 in ottime condizioni, trivomero e quadrivomero. 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Tel. 347/9021413 65 PSR - MISURA 111.1 Sottoazione B Mirtillo siberiano - Lonicera Kamtschatica var. Fialka A differenza del classico mirtillo (Vaccinium Myrtillus) che è un’ericacea, il mirtillo siberiano è una caprifoliacea del genere Lonicera. Negli ultimi anni questo frutto è salito alla ribalta nei mercati mondiali in quanto promosso come alimento del benessere, e venduto sia fresco che sotto forma di succhi e marmellate. È un arbusto che cresce spontaneo in tutta la fascia all’estremo nord Europa, Asia ed America, resistendo a temperature molto basse (fino a trenta gradi sottozero). Contrariamente a quasi tutti i veri mirtilli che prolificano solo in substrati acidi, il mirtillo siberiano si adatta a tutti i terreni anche se preferisce quelli tendenti all’acido. Sopporta molto bene tutti i tipi di terreno, anche dove vi possono essere ristagni idrici, e grazie al suo apparato radicale che può raggiungere moderata profondità, non richiede nemmeno costanti annaffiature nei periodi siccitosi. E’ importante che il terreno possieda molta sostanza organica e venga concimato ad inizio stagione con concimazioni a base organica, magari a lenta cessione. Il mirtillo siberiano delizia gli appassionati sia per la profusione di piccoli e profumati fiori giallo delicato a inizio primavera che per la produzione di una notevole quantità di dolci frutti, 5/7 kg per pianta adulta, simili a bacche. Sono autoimpollinanti, però per una maggiore produzione è consigliabile la vicinanza di due o più piante anche della stessa varietà per favorire l’impollinazione incrociata. Produce bacche simili al mirtillo, ma di forma oblun- 66 ga e cilindrica, con una sorta di cavità nella parte inferiore. Hanno lo stesso colore blu del mirtillo ricoperto di pruina. Anche il gusto rassomiglia a quello del mirtillo e dei kiwi più dolci, ma può ricordare l’aromaticità del lampone e del rabarbaro un insieme di sapori che richiamano il ribes, rabarbaro, mirtillo, lampone e che, secondo il grado di maturazione, spaziano dal dolce, acidulo o amarognolo. Ricchi di vitamina B, C e D, hanno un alto contenuto di potassio, con Ca, P, Mg, Na in minor quantità. Notevole la presenza di antociani che sono dei composti dal forte potere antiossidante ed anti radicalica utili contro lo sviluppo dell’invecchiamento o cambiamenti cellulari provocati dall’ossigeno, tra cui processi infiammatori e modificazioni cancerogene; hanno inoltre notevoli proprietà capillarotrope. La potatura del mirtillo siberiano non si presenta difficile è sufficiente eliminare alcuni rami vecchi lasciando un buon numero di rami giovani, dove si avrà la maggior parte della fruttificazione, proporzionata alla grandezza della pianta. Praticamente quando le piante raggiungono l’altezza di circa un metro è necessaria una potatura di diradamento ciò si ottiene rimuovendo alla loro base alcuni dei rami più vecchi interni al cespuglio. L’epoca migliore per potare è la fine dell’inverno o l’inizio della primavera prima della ripresa vegetativa. Questa pianta recentemente importata a oggi non conosce qui da noi parassiti animali e fungini e quindi non richiede trattamenti parassitari. 67 68