ANNO 4
NUMERO
43
LUGLIO
2015
d e l l a
P r o v i n c i a
G RAN D A
L’estate
sorride ai campi
1
L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI
2
3
Sommario
Luglio
2015
Fisco e tributi
8
Le piante coltivate in vivaio
rientrano nel reddito agricolo
22
Associazione a delinquere
Alpeggi in cronaca giudiziaria
Diritto agrario
13
Non tutte le serre
agricole sono uguali
di fronte al catasto
24
L’amarezza dei margari
«La politica si vergogni»
Attualità
L’editoriale
6
In libertà provvisoria
L’aria che tira
7
4
Semplificare
non è uguale per tutti
Zootecnia
16
Nella pagella del latte
la qualità conta di più
20
Allevatori a Bruxelles
Cosa succede
dopo le quote
26
Il decreto agricoltura
soccorre latte e olio
30
Arpea, missione compiuta
Per il Psr arrivano 8 milioni
32
Si ripete il penoso balletto
dei contributi assicurativi
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42
Pac 2015, mille domande
in più rispetto al 2014
44
Acqua, tutti i luoghi comuni
contro l’agricoltura
50
Pellet, tutti i vantaggi
di scaldarsi bene
Formazione
48
La formazione resta
un obbligo non un’opzione
trascurabile
Storia e qualità della bottarga
“il caviale del mediterraneo”
Notizie dalle aziende
36
La coltivazione del Bambù
Gigante OnlyMoso è ormai
realtà anche in Piemonte!
38
Chianchia a Cherasco
apre le porte alle novità
62
Officine meccaniche agricole
Un nome, una garanzia
nel tempo
Arproma
40
Visita di Arproma
agli stabilimenti Merlo
Norme giuridiche
10
Vademecum agricolo
sulla vendita al dettaglio
della provincia Granda
Direttore responsabile: Osvaldo Bellino
Direttore editoriale: Valerio Maccagno
Direzione, redazione e amministrazione:
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Tel. 0172.711279
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Ortofrutticoltura
52
L’IMPRENDITORE AGRICOLO
56
58
Fragole, timida ripresa
tra moscerini e collassi
Ortaggi, fragola
e piccoli frutti
Enologia
54
Barolo e Barbaresco
Gran ritorno a Roma
Editore: Réclame S.r.l.
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Osservatorio prezzi
60
Prezzi e mercati all’ingrosso
Scadenze fiscali
61
Agosto: occhio alle scadenze
Associato
Mercatino
63
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indicare nome, cognome ed indirizzo
Gli affari dell’imprenditore
Unione Stampa
periodica Italiana
Copia gratuita
5
l
’
e d i t o r i a l e
In libertà
provvisoria
O svaldo
B ellino
6
Di fronte agli esiti dell’inchiesta che ha scoperchiato il presunto sistema di
illecita speculazione sugli alpeggi, i margari dicono una sacrosanta e disarmante verità: la “politica” ha fallito. Comunque vada a finire questa vicenda
giudiziaria, non escludendo affatto che gli indagati siano scagionati, resta
una sconsolante considerazione: così come nessuno (partiti, sindacati, associazioni di categoria) ha mai messo in dubbio le ragioni dei margari, che da
tempo denunciavano in ogni sede le evidenti storture dell’assegnazione dei
pascoli alpini, nessuno è riuscito a risolvere il loro problema. Finché non ci ha
pensato in qualche modo la fantomatica e omnipresente Magistratura, che
per lo meno lo affronterà nel merito del diritto, seppure la questione richieda un ragionamento politico, non di applicazione, ma di rielaborazione della
legge per non lasciare più margini di ambiguità.
Quando ci si interroga sullo strapotere dei giudici, bisognerebbe domandarsi
quali risposte vengano dalla politica. Sono i giudici che impediscono ai politici di cambiare le regole sugli alpeggi, oppure i politici che non sono in grado
di farlo?
La politica non ha saputo impedire che le multe delle quote latte venissero
pagate, nonostante non si sia mai chiarito se le quote siano state effettivamente superate. Allo stesso modo, la politica ha permesso che troppe stalle
chiudessero per sovrapproduzione, nonostante non producessero abbastanza
per il fabbisogno del loro Paese, l’Italia. In molti casi è stata la Giustizia a
metterci una pezza, dando fiato e speranza agli allevatori.
A chi si domanda dove stia la politica, è difficile dare una risposta.
La Provincia applica regolamenti che la Regione ha scritto nella cornice delle
norme europee, a loro volta sovrastanti quelle nazionali. Tutto sembra fatto
apposta perché non si capisca più a chi dare la colpa. Tanto che la colpa, in
genere, viene data al sistema, cioè a tutti e a nessuno.
All’allevatore di turno, quindi, non resta che sperare nella Magistratura, un
tempo temuta, ora invocata per salvare un alpeggio, una stalla, un’azienda
vessata da discutibili sanzioni. Tutto ciò aspettando che la politica torni a
governare, perché un Paese in mano ai giudici non può che vivere in libertà
provvisoria.
l
’
a r i a
c h e
t i r a
Semplificare
non è uguale per tutti
M ichele
A ntonio
F ino
Il primo agosto inizierà ufficialmente la rivoluzione digitale della viticoltura.
Cioè, intendiamoci: salvo proroghe, sempre che tutto funzioni, sempre che il
sistema informatico regga… Insomma, una rivoluzione sì, ma all’italiana.
Peccato, perché le premesse sono sicuramente importanti e lo sforzo necessario. Mi riferisco alla semplificazione dei registri per le aziende che producono
vino, ma anche burro e latte in polvere. Tra pochi giorni, le montagne di carta
che c’erano prima spariranno, per lasciare spazio alla rivoluzione telematica:
tutto sui computer, tutto tecnologico finalmente.
Finalmente?
Insistiamo spesso, sulle colonne dell’Imprenditore Agricolo, sulla necessità di
proporzionalità, perché l’uguaglianza non si riveli come un favore alle imprese di grandi dimensioni e un peso in più per le piccole. Anche la rivoluzione
digitale, che il Governo ha lanciato sotto il titolo invitante di #campolibero,
presenta questo tipo di problema.
Infatti il passaggio al digitale sarà per tutti, salvo chi produce solo per sé o per
il suo agriturismo, ma comunque meno di 50 Hl l’anno (che ben difficilmente per un agriturismo basta). Per gli altri, l’obbligo di registrare sul Servizio
Informatico Nazionale gli spostamenti del vino, le manipolazioni, gli imbottigliamenti, le vendite sarà effettivo dal primo gennaio, dopo cinque mesi
di rodaggio. Dove sta il problema? In Provincia di Cuneo ci sono migliaia di
aziende viticole, molte delle quali di dimensioni tali per cui un adeguamento
tecnologico come questo richiede tempo per essere metabolizzato, risorse per
investire sulla preparazione di quell’unico o, al massimo, di quei due operatori
aziendali. Prevedere una soglia di esenzione dall’obbligo, o magari un rinvio
per i piccoli produttori (quelli che rimangono al di sotto dei 300 Hl/anno, per
esempio, come chiede la FIVI) permetterebbe a chi non ha addetti dedicati a
queste funzioni di adeguarsi spalmando i costi in termini di tempo e denaro
su un tempo più lungo.
Il buon senso non è nemico né alternativo alle riforme: ne è lo strumento
principale quando si ha a cuore che tutto il comparto agricolo goda i benefici
di una semplificazione. Sarebbe davvero una eccellente notizia se il Ministro
potesse aiutare tutto il mondo vitivinicolo ad essere protagonista del cambiamento che con lungimiranza egli ha lanciato.
7
Le piante coltivate
in vivaio rientrano
nel reddito agricolo
Finalmente l’attività di manipolazione su piante coltivate in vivaio
o dal medesimo acquistate nel
rispetto del principio della prevalenza del prodotto di propria produzione, rientra fiscalmente ed a
tutti gli effetti nel reddito agrario.
Questa importante apertura per il
mondo dei florovivaisti è arrivata
dall’Amministrazione Finanziaria
per il tramite della consulenza giuridica n. 954-73/2014 pubblicata
il 15 giugno 2015 in risposta a
preciso quesito posto dalla Confederazione Italiana Agricoltori.
In realtà tale tesi era stata già
più volte sostenuta da autorevole dottrina di settore ma ora con
tale documento di prassi (emesso
dall’Agenzia delle Entrate sentito il
parere del Ministero delle Politiche
agricole e forestali) viene definitivamente sancita tale interpretazione.
AMBITO AGRICOLO
Il preciso quesito posto dalla
Confederazione prevedeva il
riconoscimento della tassazione su
base catastale ai sensi dell’art. 32
del Testo Unico delle imposte sul
8
Una consulenza
giuridica
dell’Amministrazione
finanziaria chiarisce
le ambiguità e apre
nuove prospettive
per le aziende
reddito, per le attività svolte sulle
piante quali: concimazione; trattamento delle zolle al fine di eliminare insetti nocivi per le radici;
potatura; steccatura; rinvasatura.
L’aspetto importante è che le medesime attività rientrano nell’ambito agricolo anche se svolte su
piante acquistate da terzi purché
nel rispetto del principio fondamentale (e su queste pagine più
volte riportato) della prevalenza
dei prodotti di propria produzione.
COMPETITIVITà
Questo consente all’imprenditore agricolo di ampliare la propria
gamma di prodotti agricoli da
offrire sul mercato aumentando
la propria competitività nel pieno
rispetto della ratio della norma e
della volontà del legislatore.
Nel citato documento l’Agenzia
delle Entrate ha voluto precisare
come sia necessario che il prodotto oggetto di manipolazione
debba essere un bene individuato
nell’apposito D.M. emanato con
cadenza biennale dal Ministero
dell’Economia e delle Finanze su
proposta del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
LINEA GUIDA
Nel documento di prassi viene poi
citata la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44/E/2004 quale linea
guida per la corretta interpretazione del concetto di prevalenza e
soprattutto per la corretta gestione della possibilità di vendere in
regime di reddito agrario prodotti
acquistati da terzi a patto che
effettivamente vengano sottoposti
ad un effettivo processo di manipolazione o trasformazione.
9
Norme giuridiche
di
Mara Fosforo - avvocato - [email protected]
Vademecum
agricolo sulla
vendita al dettaglio
L’articolo 4 della Legge n.
228/2001 consente agli imprenditori agricoli, iscritti nel registro delle imprese, di vendere
direttamente al dettaglio, in
tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in
misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene
e sanità.
LE REGOLE
DEL DETTAGLIO
Gli aspetti salienti della disciplina della vendita al dettaglio
possono essere riassunti come
segue:
1. l’imprenditore agricolo ha
la possibilità di vedere direttamente i prodotti provenienti in
misura prevalente dalle rispettive aziende;
2. con la dicitura imprenditore
agricolo il legislatore ha inteso
ricomprendere anche gli imprenditori che svolgono l’attività agricola in forma associata,
10
e cioè anche le società agricole
ed i consorzi di secondo grado;
3. la vendita può essere esercitata in tutto il territorio della
Repubblica, senza limitazioni
territoriali;
4. la vendita può comprendere
anche i prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di
manipolazione o trasformazione
dei prodotti agricoli e zootecnici;
5. l’imprenditore ha la possibilità di esercitare la vendita
anche attraverso la modalità del
“commercio elettronico” .
Per quanto riguarda l’ iter autorizzativo che l’imprenditore
deve seguire per poter intraprendere l’attività di vendita
dei propri prodotti, la predetta
normativa distingue tra attività
esercitata in forma itinerante
ovvero stabile.
VENDITA ITINERANTE
La vendita diretta dei prodotti
agricoli in forma itinerante è
soggetta alla presentazione di
una comunicazione al Comune
del luogo ove ha sede l’azienda
di produzione, che deve contenere, oltre alle indicazioni
delle generalità del richiedente,
dell’iscrizione nel registro delle
imprese e degli estremi di ubicazione dell’azienda, altresì la
specificazione dei prodotti di cui
s’intende praticare la vendita e
delle modalità con cui si intende
effettuarla, ivi compreso l’eventuale utilizzo del commercio
elettronico.
La normativa prevede che la
vendita può essere effettuata
a decorrere dalla data di invio
di tale comunicazione, senza
necessità di attendere che l’ente
locale destinatario si pronunci in
merito.
AREE PUBBLICHE
Qualora l’imprenditore intenda
esercitare la vendita in locali
Cosa c’è da
sapere prima di
allestire le
bancarelle con
i prodotti della
propria azienda
aperti al pubblico o su aree pubbliche mediante l’utilizzo di un
posteggio, invece, è necessario
che presenti una comunicazione
al Comune in cui intende esercitare la vendita; specificamente,
per la vendita al dettaglio su
aree pubbliche mediante l’utilizzo di un posteggio la comunicazione deve contenere anche
la richiesta di assegnazione del
posteggio medesimo, ai sensi
dell’art. 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
Tale comunicazione di avvio
dell’attività di vendita al detta-
Norme giuridiche
glio può essere ricondotta alla
SCIA (segnalazione certificata di
inizio attività), che ha riscritto
l’art. 19 della Legge n. 241/1990
sul procedimento amministrativo, prevedendo la sostituzione
del regime delle autorizzazioni amministrative concernenti
l’esercizio di attività economiche
private con apposite dichiarazioni sostitutive da parte dei soggetti interessati.
PROCEDURA VELOCE
Il nuovo istituto si caratterizza
essenzialmente per una “velocizzazione” della procedura,
posto che l’attività può essere
iniziata lo stesso giorno della
presentazione della segnalazione
all’amministrazione competente; in caso di accertata carenza
dei requisiti per lo svolgimento
dell’attività, l’amministrazione
nel termine di 60 giorni può
adottare motivati provvedimenti di divieto della prosecuzione
11
Norme giuridiche
dell’attività medesima.
È consentita, inoltre, la vendita
al dettaglio su superfici all’aperto nell’ambito dell’azienda
agricola o di altre aree private di
cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità, per il cui
esercizio non è prevista neanche
la comunicazione al Comune
competente per territorio.
LIBERALIZZAZIONE
In sostanza, il legislatore della
riforma del 2001 ha inteso “liberalizzare” l’attività di vendita
al dettaglio, garantendo all’imprenditore agricolo la più ampia
facoltà di vendere direttamente
i propri prodotti, favorendo
in tal modo la diffusione dei
punti vendita, con il solo limite
del rispetto delle disposizioni
igienico-sanitarie.
Di fronte a questo orientamento
della normativa nazionale, finalizzato ad ampliare gli sbocchi
12
di mercato del settore agricolo,
i Comuni non possono legittimamente introdurre discriminazioni, riservando, ad esempio, la
creazione dei punti vendita agli
imprenditori agricoli insediati
nei rispettivi territori.
CONFINI STABILITI
Peraltro, la libertà commerciale
degli imprenditori agricoli non
può che esprimersi nell’ambito
dei confini stabiliti dalle discipline tipiche dei diversi settori; in
tal senso, proprio di recente il
Giudice Amministrativo è intervenuto a giudicare dei limiti di
tale libertà, stabilendo che la
stessa non può comunque comportare l’illogica conseguenza
di consentire all’agricoltore di
violare la destinazione agricola
di un’area, rendendo così vani i
poteri di governo del territorio
che la legge assegna all’Ente
locale.
Diritto agrario
di
Davide Galfrè • geometra • [email protected]
Non tutte le serre
agricole sono uguali
di fronte al catasto
La campionatura all’Agenzia del Territorio non sempre
è necessaria, dipende dalla tipologia costruttiva
del fabbricato
Dal punto di vista catastale sono stati molti gli
aggiornamenti introdotti
negli ultimi anni, giungendo ad una definizione
delle differenti categorie
da assegnare ai fabbricati
che possiedono i requisiti
di ruralità:
- categoria A/6 per le
abitazioni di tipo rurale
(a titolo esemplificativo,
l’abitazione del coltivatore diretto);
- categoria D/10 per
gli immobili destinati
ad attività al servizio
dell’agricoltura (a titolo
semplificativo, le stalle, le
concimaie, le tettoie per
ricovero macchinari ed
attrezzi).
DIVERSE
INTERPRETAZIONI
Tralasciando gli adempimenti necessari per un
corretto accatastamento
di tali fabbricati, è necessario concentrare dapprima l’attenzione su alcune
tipologie di fabbricati
per i quali non sempre è
necessaria la campionatura all’Agenzia del Territorio (ex Catasto) come le
13
Diritto agrario
serre, su cui esistono più
correnti di pensiero.
In particolare, con il
Decreto del Ministero
delle Finanze 28/1998,
l’Agenzia del Territorio ha
chiarito per quali fabbricati non è necessario
l’accatastamento tra i
quali rientrano “le serre
adibite alla coltivazione
e protezione delle piante
su suolo naturale”.
Ci si trova dunque a
dover interpretare tale
dicitura, visto che attualmente i metodi di
coltivazione in serra si
sono ampiamente evoluti sfruttando oltre alle
coltivazioni sul suolo
naturale anche coltivazioni su bancali, su platee
in calcestruzzo o altro
materiale che comunque
si trovano ad una certa
distanza dal terreno.
14
TIPOLOGIA
COSTRUTTIVA
Alla luce di questa descrizione sommaria occorre precisare che tutto
dipende dalla tipologia
costruttiva della serra e
dalla sua utilizzazione;
se essa è costruita senza
stabili fondazioni in calcestruzzo, con struttura
precaria, ma saldamente
vincolata al suolo, magari
anche con pavimentazione precaria, per sapere
se è necessario l’accatastamento, è necessario distinguere diverse
casistiche.
Le serre all’interno delle
quali è praticata l’attività
agricola di produzione
e sviluppo vegetativo,
inserita all’interno del
normale ciclo agrario,
anche con tecniche specifiche di allevamento, non
rientrano tra i fabbricati
sottoposti all’obbligo
dell’accatastamento,
senza alcuna distinzione
tra le tipologie di tecnica
utilizzata e di coltivazione
al suolo o con metodo
diverso. In questo, infatti,
il reddito derivante dalla
serra sarebbe derivante
puramente dall’attività
agricola ed è pertanto
Diritto agrario
legato solamente al fabbricato e non sarebbero
più considerati, erroneamente, i redditi derivanti
dalla coltivazione.
corretto che essa resti
censita al Catasto Terreni con il relativo reddito
agrario (relativo alla
coltivazione) ed il reddito dominicale (relativo
alla proprietà del bene
immobile). Se la serra
fosse censita al Catasto
Fabbricati invece, presenterebbe, dal punto di
vista catastale, un reddito
RICOVERO ATTREZZI
Completamente differente è invece il caso di serre
costruite per soddisfare
esigenze come il ricovero degli attrezzi, locali
utilizzati per la vendita
della vegetazione o in cui
sono stati ricavati anche
servizi igienici, spogliatoi; in questi casi, in cui
sicuramente le serre sono
strutturalmente più stabili
e vincolate al suolo, non
si può certamente parlare
di un utilizzo concernente il ciclo agrario per la
produzione e lo sviluppo vegetativo, pertanto
è corretto che queste
tipologie di serre siano
censite al Catasto Fabbricati con la categoria D/10
(fabbricati per funzioni
produttive connesse
all’attività agricola) e
caratterizzate da una
rendita valutata per il
fabbricato.
STAGIONALITà
E’ fuori dubbio che le
serre stagionali che
vengono montate con
l’arrivo dell’inverno per
poi essere smontate a
primavera non devono
essere accatastate al Catasto Fabbricati.
La realizzazione di una
serra agricola non deve
comunque prescindere
dalla normativa nazionale, regionale e comunale
in ambito di urbanistica/
edilizia e la relativa permissistica da richiedere al
Comune.
15
Zootecnia
Nella pagella
del latte
la qualità
conta di più
Con l’arrivo della stagione calda e
in modo particolare con l’aumento
delle ore di luce insorgono in modo
repentino i problemi legati alla
produzione del latte, intesa come
quantità ma anche e soprattutto
come qualità del latte prodotto.
È ormai appurato e da tutti condiviso che in estate ci sia questa
flessione, ma nonostante ciò ci sono
alcuni accorgimenti che permettono
di contenere le perdite o perlome-
16
no limitarle al periodo estivo senza
protrarle fino all’autunno. Quello
che vorremmo trattare in questo articolo è la qualità del latte prodotto.
Dare una definizione di qualità di un
alimento è già di per sè difficile ma
se ci riferiamo al latte il compito diventa arduo poiché, oltre ai limiti di
sicurezza stabiliti per legge, esistono
una gran varietà di parametri che
vanno dalla composizione: quantità
di grasso, proteine e lattosio; alle
proprietà nutrizionali, dietetiche,
organolettiche e tecnologiche. Per
non creare confusione e per non
mettere troppo “latte al fuoco” ci
concentreremo su quattro parametri: grasso, proteine, conta cellule
somatiche e carica batterica che più
frequentemente vengono utilizzati
nei confronti tra allevatori e tecnici.
GRASSO E PROTEINE
Grasso e proteina presenti nel latte
Come agire
per rientrare
negli standard
imposti
dall’Europa,
ma in modo
anche più incisivo
dal mercato
sono influenzati da diversi fattori,
prima di vedere quelli legati all’alimentazione della bovina è bene
sapere che questi due parametri
dipendono da:
• Razza: esistono infatti notevoli
differenze tra le varie razze da latte
sia in termini di tenori lipidico che
proteico.
• Stagione: in estate con l’aumento
delle ore di luce e delle temperature abbiamo un abbassamento
dei valori soprattutto di grasso ma
anche di proteina.
• Stadio di lattazione: gli animali
al picco di lattazione producono
latte con una minor concentrazione
proteica e lipidica, parametri che
vanno progressivamente a risalire
con l’allungarsi della lattazione.
• Età dell’animale: bovine con molte
lattazioni hanno livelli mediamente
più bassi.
• Livello produttivo: è noto che
all’aumentare della produzione
grasso e proteina tendono a scendere. Per questa ragione diventa
sempre più importante il ruolo della
selezione genetica degli animali
che non deve essere unicamente
indirizzata al livello produttivo ma
deve dare sempre maggior peso ai
parametri qualitativi del latte.
Dal punto di vista alimentare dovremmo trattare in modo separato
i due parametri: grasso e proteina
poiché è molto diverso l’effetto che
possiamo avere nel latte intervenendo sulla razione.
TRIGLICERIDI
Il grasso del latte è composto in
gran parte da trigliceridi di acidi
grassi a media e corta catena e
deriva principalmente dall’acido
acetico e butirrico prodotti a livello
ruminale.
Questi, una volta assorbiti, arrivano
alla mammella e vengono utilizzati
per la sintesi del grasso.
La sintesi di acetato è legata alla
fermentazione della fibra (cellulosa
ed emicellulose) mentre il butirrato
è stimolato dalla fermentazione
delle pectine e degli zuccheri.
La presenza di fibra è indispensabile
per mantenere il livello di grasso
alto, ma bisogna inoltre creare a
livello ruminale le condizioni favorevoli allo sviluppo della flora cellulosolitica mantenendo il pH a livelli
ottimali per questi batteri.
Nelle razioni è quindi importante
17
saper correttamente bilanciare tre
categorie di alimenti:
• i foraggi strutturati capaci di esercitare un’azione di stimolo meccanico sulla parete ruminale.
• Alimenti apportatori di cellulosa
emicellulose e pectine come substrato per lo sviluppo della flora
batterica.
• Zuccheri almeno in misura pari al
5% della sostanza secca.
AZOTO
La proteina nel latte è in genere
calcolata determinando l’azoto e
moltiplicandolo per un coefficiente
pari a 6,38. Il 77-78% della proteina
totale è rappresentato dalla caseina. I cambi alimentari incidono in
maniera nettamente inferiore sulla
percentuale di proteine nel latte
rispetto a quella del grasso.
La maggior parte della proteina del
latte è sintetizzata dalla mammella
18
che per farlo deve avere a disposizione nello stesso momento sia
amminoacidi sia energia.
Questi amminoacidi provengono principalmente dalla proteina
microbica ossia quella proteina che
i batteri ruminali hanno sintetizzato
che verrà assorbita a livello intestinale dalla bovina.
Nelle razioni vanno tenuti in considerazione alcuni elementi:
• aiutare lo sviluppo dei microrganismi a livello ruminale
• prevedere nella dieta un’adeguata
quantità di proteina
• bilanciare le diverse fonti proteiche in modo da garantire un corretto rapporto tra proteina solubile e
by-pass
• massimizzare l’assunzione di energia, preservando però le fermentazioni ruminali
• utilizzare carboidrati a diverso
grado di fermentescibilità.
CELLULE SOMATICHE
Nella conta delle cellule somatiche (CCS) vengono compresi i
globuli bianchi e in minor misura le
cellule di sfaldamento epiteliale. Siccome la funzione dei globuli bianchi
è quella di difendere l’organismo da
attacchi da parte di microrganismi il
loro numero aumenta esponenzialmente in presenza di un’infezione.
Quindi animali che presentano un
aumento delle CCS presumibilmente hanno una mastite in atto: che
può essere clinicamente manifesta
oppure sub-clinica quindi senza
segni esterni. E’ quindi importante
valutare mensilmente la conta cellulare delle singole bovine per poter
individuare in modo tempestivo la
presenza di nuove infezioni.
Nonostante i parametri di legge
considerino normale un latte con un
contenuto di cellule somatiche fino
a 400.000 cellule/ml è da conside-
Zootecnia
rarsi economicamente conveniente
un livello inferiore a 200.000. Infatti
si stima che in una mandria con un
CCS medio di 400.000 ogni animale
ha perso 2 kg di latte.
Sono comunque presenti altri fattori
in grado di determinare un aumento dello CCS e sono:
• l’età: animali con più lattazioni
hanno valori tendenzialmente più
alti.
• lo stadio della lattazione: generalmente più alte all’inizio e alla fine
della lattazione anche in assenza di
mastite.
• stress: ogni fattore stressante
legato all’ambiente o all’alimentazione comporta un’immunodepressione che, in vacche ad alta produzione, determina maggior sensibilità
ai batteri causa di mastiti.
• strutture: in modo particolare
legate all’impianto di mungitura
e al suo efficiente funzionamento
(manutenzione periodica delle varie
componenti) ma anche ad una
corretta prassi (tempi e modalità) di
mungitura la quale permette sicuramente di contenere le mastiti.
CARICA BATTERICA
La carica batterica totale (CBT) è
un esame che prevede la conta delle
colonie batteriche che crescono su
piastra standard seminando 1ml di
latte per 48 ore a 32°C.
Secondo le normative di legge il
latte vaccino crudo deve avere un
tenore di germi a 30°C inferiore a
100.000 per ml (media geometrica
mobile, calcolata su un periodo di
due mesi, con almeno due prelievi
al mese).
Un valore inferiore a 10.000 unità
formanti colonie (u.f.c) per ml si
potrebbe considerare ottimale il che
prevede animali in salute, con impianto di mungitura regolarmente
sanitizzato e il latte efficacemente
raffreddato.
Per mantenere la carica batterica
bassa sono molti gli accorgimenti
che si possono mettere in atto.
Sicuramente è buona norma man-
tenere un elevato standard igienico
in stalla (cuccette pulite e passaggio
regolare di raschiatori) e in sala
di mungitura (pre e post dipping,
lavaggio e asciugatura mammella).
Però il ruolo fondamentale spetta
alla manutenzione e alla sanificazione dell’impianto di mungitura e del
tank di stoccaggio così come non è
da trascurare l’efficienza nel raffreddare il latte.
CONCLUSIONI
In un mercato sempre più rivolto
alla qualità dei prodotti e considerando che parte dei premi PAC
saranno legati alle caratteristiche
qualitative del latte, diventa una
necessità per l’allevatore rientrare
negli standard che sono imposti
dall’Europa, ma in modo anche più
incisivo dal mercato .
E per questi motivi che sarà sempre
più conveniente per l’allevatore
operare in un’ottica di miglioramento della qualità del latte che
produce.
19
Zootecnia
Allevatori
a Bruxelles
Cosa succede
dopo le quote
Lunedì 15 e martedì 16 giugno
una delegazione di imprenditori
agricoli della Federazione
nazionale di prodotto del Latte
di Confagricoltura ha incontrato
a Bruxelles i dirigenti della
Direzione Generale Agricoltura
della Commissione europea e
gli europarlamentari italiani
della Commissione Agricoltura
per esaminare la situazione e le
prospettive del comparto. Anche
il Piemonte era rappresentato
20
dai vertici dell’organizzazione
agricola, così come Lombardia,
Veneto, Lazio e Basilicata.
Alla guida della delegazione
Luigi Barbieri, presidente
della federazione Latte di
Confagricoltura.
POST QUOTE
Al centro dell’incontro, la
questione del post quote latte.
Chiara è stata la risposta della
Commissione europea alle
domande dei rappresentanti
di Confagricoltura: il settore
è esposto all’andamento
del mercato, non si tornerà
più al sistema quote e non
Zootecnia
L’Europa richiama la legge
del mercato e assicura che non
si tornerà più a sistemi
di contingentamento o controllo
pubblico della produzione
difficoltà che il settore sta
vivendo in Italia: strapotere della
grande distribuzione all’interno
della filiera, mancanza di norme
sull’etichettatura dell’origine,
questione nitrati ancora non
risolta, imitazione dei prodotti
italiani e volatilità eccessiva dei
prezzi.
saranno introdotti meccanismi
di controllo pubblico della
produzione. Durante la giornata
gli allevatori hanno presentato
ai parlamentari europei le tante
AGGREGAZIONE
«I nostri rappresentanti –
dichiara Roberto Abellonio,
direttore di Confagricoltura
Cuneo - sono tornati da
Bruxelles con alcune indicazioni:
la domanda mondiale è
destinata a crescere, così come
la produzione europea di latte, a
causa soprattutto degli aumenti
produttivi dei Paesi del Nord, per
cui è fondamentale promuovere
un’auto-riforma, attraverso
l’aggregazione dell’offerta
e trovare nuove politiche
commerciali per portare le Dop
italiane ai massimi livelli anche
all’estero».
21
Associazione a delinquere
Alpeggi in cronaca giudiziaria
Arresti domiciliari ai titolari della cooperativa “Il Falco”
di Marene che avrebbero percepito illecitamente i fondi europei
Associazione a delinquere finalizzata al
percepimento di fondi europei: è questo
il capo di accusa che
pesa sui titolari della
Cooperativa agricola
“Il Falco” di Marene, la
quale avrebbe speculato
illecitamente sui pascoli
approfittando dei finanziamenti comunitari.
L’intera famiglia Borda,
a capo della cooperativa, è stata messa agli
arresti domiciliari per
violazione degli articoli
22
416 e 640 bis del codice penale.
TERRENI DA PASCOLO
Sembrerebbe che la
famiglia abbia offerto a
diverse aziende agricole di compilare della
modulistica per ricevere
fondi europei su terreni
da pascolo.
I terreni controllati dalla
famiglia sono sparsi
per il Piemonte e per la
Liguria, molti di questi
sarebbero addirittura
inaccessibili. Un busi-
ness illecito che conta
più di 2 milioni di euro.
L’inchiesta si inserisce
in un programma della
Forestale volta a scovare
questo tipo di reato:
sarebbero 34 i consorzi
coinvolti in tutto il nord
Italia.
Sul consorzio di Marene
le indagini sono state
condotte dal Comando
provinciale di Cuneo
della Forestale, guidato da Paolo Salsotto
e con il commissario
capo Stefano Gerbaldo
coordinato dal sostituto
procuratore Massimiliano Bolla, con la supervisione del procuratore
capo Francesca Nanni.
LO STATO C’è
Sulla vicenda si è
espresso il viceministro
all’Agricoltura Andrea
Olivero: «Credo sia giusto - sottolinea - tributare un plauso al Corpo
Forestale dello Stato - e
in particolare al Comando provinciale di Cuneo,
guidato da Paolo Sal-
sotto - per l’importante
azione messa a segno
nel contrasto alle truffe
che umiliano la nostra
montagna sottraendo
pascoli e finanziamenti
agli allevatori alpini.
Grazie al lavoro determinato della Procura
della Repubblica di
Cuneo e alla competente azione del Corpo
Forestale si è potuto
compiere un importante
passo in avanti per salvaguardare la legalità».
NUOVE NORME
«Nei mesi passati - ha
continuato il viceministro - il Ministero
delle Politiche agricole,
alimentari e forestali ha
approvato con la nuova
Pac (i contributi europei
a sostegno dell’agricol-
tura e dell’allevamento)
un nuovo modello di
finanziamento per i
pascoli, che dovrebbe
ridurre la possibilità
di truffe: ma senza la
vigilanza sul territorio
ogni regola rischia di
mostrarsi insufficiente.
Questa indagine - sulle
cui conclusioni spetterà poi, naturalmente,
ai giudici pronunciarsi
- nasce da una forte richiesta proveniente dal
mondo della montagna,
che io stesso ho registrato nei mesi passati,
e indica che lo Stato ha
oggi la forte volontà di
contrastare speculazioni
e truffe che impoveriscono chi vive e lavora
nelle terre alte».
23
Zootecnia
L’amarezza dei margari
«La politica si vergogni»
Parla il presidente dell’Associazione difesa alpeggi Piemonte, Giovanni
Dalmasso: «Tutti sapevano, ma nessuno è andato più in là delle parole
e ora c’è la corsa a prendersi i meriti. Non hanno capito che è tardi
per qualsiasi rimedio»
«Chi esulta per le indagini sulle truffe sugli
alpeggi pensando che le
speculazioni siano finalmente terminate, non
ha ancora capito che la
situazione attuale è una
sconfitta per tutti.
Le stesse pratiche di cui
si sente parlare sui giornali sono ormai divenute
delle attività diffuse su
tutti i comuni di montagna in cui sono presenti
degli alpeggi: ormai l’intero sistema è rovinato e
la colpa non è solo degli
speculatori, ma soprattutto della politica che
non ha voluto porre fine
a queste truffe in questi
anni passati, ora è tardi
per qualsiasi rimedio».
Così commenta Giovanni Dalmasso, presidente
Adialpi (Associazione
Difesa Alpeggi Piemonte), le inchieste del
Corpo Forestale dello
Stato che hanno porta-
24
to all’arresto di alcuni
titolari di una società del
cuneese e a numerose
indagini su aziende non
solo piemontesi ma di
tutto il nord Italia che
operavano in modo
speculativo sugli alpeggi riscuotendo ingenti
somme comunitarie a
danno dei veri margari e
dell’agricoltura italiana
in generale.
VERGOGNOSO
RITARDO
Da tempo infatti l’Adialpi denuncia queste
situazioni, ricordando
quanto sia importante
tutelare gli alpeggiatori
storici di fronte a queste
società fasulle che non
hanno altro interesse
se non quello di utilizzare i pascoli montani
per accaparrarsi ingenti
somme di contributi
europei.
«Si doveva intervenire
Zootecnia
prima – continua Giovanni Dalmasso – e non dover attendere
l’esito delle indagini degli enti
di controllo che hanno potuto
confermare quanto da sempre noi
denunciamo.
Mi vergogno di questa politica
insensibile alle difficoltà della
montagna, dei sindacati che, pur
a conoscenza della situazione,
non hanno mai voluto risolvere la
speculazione, delle altre associazioni di agricoltori e allevatori che
sono sempre stati indifferenti a
queste difficoltà: nessuno ha mai
fatto nulla e ora sono tutti vincitori, tutti si prendono i meriti e
commentano in modo soddisfatto
i risultati ottenuti, come se il problema fosse finalmente risolto.
Purtroppo non è così».
NON FINISCE QUI
«Siamo di fronte a una “truffa legalizzata” – continua Dalmasso che ha distrutto in modo irreparabile un intero settore, rovinando
l’attività agricola di centinaia di
famiglie.
La speculazione non finisce qui,
anzi, peggiorerà ancora: basta vedere quanto è successo nei mesi,
e addirittura nelle settimane scorse, in molti comuni montani delle
vallate piemontesi, ad esempio in
Valle Maira e Valle Varaita, dove
le gare d’asta dei pascoli pubblici
sono state vinte a cifre molto alte
sottraendole di fatto ai margari
storici e finendo nelle mani di chi
usa l’alpeggio solo per i fondi
europei, mentre del pascolo e
dell’attività zootecnica non se ne
cura minimamente».
FATTI E NON PAROLE
«La politica deve essere più responsabile, occorre regolamentare maggiormente l’attività agricola in modo da evitare queste
situazioni e soprattutto occorre
ricordare quale dev’essere l’obiettivo primario della PAC (politica
agricola comunitaria): difendere
l’ambiente e il territorio o arricchire pochi “furbi” che speculano
sui fondi UE? Noi la risposta corretta sappiamo quale sia e anche i
cittadini la sanno: probabilmente
solo i politici non l’hanno ancora
capita, più interessati a tutelare l’agricoltura “a parole” che
non nei fatti concreti. La linea
dell’Adialpi, in quanto associazione che rappresenta i veri margari
e l’attività agricola sui pascoli,
rimane la stessa da anni: disincentivare la speculazione sugli
alpeggi introducendo delle soglie
massime di contributo per ettaro;
in questo modo i pascoli sarebbero meno redditizi e vi sarebbe una
concorrenza leale con i veri margari durante le gare d’asta degli
alpeggi. Inoltre è opportuno che i
Comuni di montagna inseriscano
nei regolamenti per l’assegnazione dei pascoli delle norme a
tutela dei veri margari che diano
precedenza ai residenti e a chi
è proprietario e detentore degli
animali in alpeggio in modo da
penalizzare le società nate solo
per raggirare i regolamenti».
25
Attualità
Il decreto agricoltura
soccorre latte e olio
Approvato alla Camera, ora passa al Senato.
I provvedimenti per la filiera lattiera intervengono
su multe e compensazione delle quote
E’ stato approvato alla
Camera dei deputati
il decreto legge
urgente per il rilancio
dei settori agricoli in
crisi, di sostegno delle
imprese agricole colpite
da eventi di carattere
eccezionale e di
razionalizzazione delle
strutture ministeriali.
La norma, che ora
26
passerà al Senato,
interviene in particolare
a favore delle filiere
del latte e dell’olio, e
contiene misure per
l’accesso al fondo di
solidarietà nazionale
per le imprese agricole
che hanno subito danni
a causa delle piogge
alluvionali 2014 e delle
infezioni di organismi
nocivi ai vegetali, come
la Xylella fastidiosa.
IL DECRETO
IN PILLOLE
Con il decreto si
interviene sul settore
lattiero dopo la fine
delle quote latte,
consentendo la
rateizzazione delle
multe per l’ultima
campagna in 3 anni
e senza interessi,
ampliando le possibilità
di compensazione tra
produttori, puntando
sull’organizzazione
interprofessionale
e intervenendo sui
contratti con novità
rilevanti come la
durata minima di 12
mesi e l’indicazione
Attualità
obbligatoria del prezzo
di vendita, che può
essere fisso o legato
a fattori determinati.
Per l’olio, settore che
nella sua parte agricola
vale circa un miliardo
e mezzo di euro, si dà
avvio al Piano olivicolo
nazionale con una
dotazione che, con gli
emendamenti approvati,
sale a 32 milioni di
euro, che si sommano
alle risorse dei Psr delle
regioni interessate.
L’obiettivo è arrivare
a una crescita del
25% della produzione
italiana nei prossimi
anni toccando quota
650 mila tonnellate.
Allo stesso tempo
sale a 21 milioni di
euro lo stanziamento
previsto per il fondo di
solidarietà nazionale
che per la prima
volta viene utilizzato
per un’emergenza
fitosanitaria come
la Xylella fastidiosa.
Vengono destinati
anche 2,25 milioni
di euro al fondo di
solidarietà nazionale
per la pesca, per
interventi risarcitori nel
settore.
con il regime delle
quote è ammessa la
compensazione,
sempre entro il limite
del 6%, a favore delle
aziende che hanno
superato la propria
quota, con introduzione
di tre fasce: 12-30%,
30-50%, oltre 50%, in
ordine di priorità.
LATTE:
RATEIZZAZIONE
E COMPENSAZIONE
• Il pagamento delle
quote latte in tre
rate senza interessi
è ammesso anche
con una fideiussione
assicurativa, non solo
bancaria.
• Per l’ultima campagna
di produzione del latte
27
Attualità
ORGANIZZAZIONI
INTERPROFESSIONALI
• La soglia necessaria
a costituire
un’Organizzazione
interprofessionale del
latte viene elevata dal
20% al 25% di imprese
rappresentate nel
settore.
• Per settori diversi
da quello lattierocaseario la soglia
sale dal 35 al 40% di
rappresentatività.
• Si prevede che nella
predisposizione di
contratti-tipo per la
cessione del latte si
debba rispettare quanto
previsto dall’articolo
62 del decreto-legge n.
1 del 2012 e dalle sue
disposizioni attuative.
Vengono previste
sanzioni fino al 10%
del valore dei contratti
in caso di violazione
dei contratti-tipo estesi
erga omnes.
• Per riconoscere
le organizzazioni
interprofessionali è
prevista un’intesa tra
Mipaaf e Conferenza
Stato Regioni
FONDO DI
SOLIDARIETÀ
• Viene aumentata la
dotazione complessiva
28
del fondo di solidarietà
nazionale per le
imprese colpite da
eventi alluvionali,
nonché infezioni di
organismi nocivi ai
vegetali, con priorità
per i danni legati alla
diffusione della Xylella
fastidiosa, del cinipide
del castagno e della
flavescenza dorata
negli anni 2013, 2014
e 2015: oltre agli 11
milioni previsti per
la Xylella, vengono
stanziati ulteriori 10
milioni di euro per
il 2016 per gli altri
interventi.
Si arriva così a 21
milioni di euro di
dotazione.
• L’accesso al Fondo
viene esteso anche alle
avversità atmosferiche
caratterizzate da
vento forte e ai danni
alle scorte di materie
prime causati da eventi
eccezionali nell’ultimo
triennio.
FILIERE
AGROALIMENTARI
• È prevista l’istituzione
delle Commissioni
uniche nazionali
(CUN) per le filiere
maggiormente
rappresentative del
sistema agricolo e
alimentare, al fine di
garantire la trasparenza
nelle relazioni
contrattuali tra gli
operatori di mercato
e nella formazione dei
prezzi.
29
Attualità
Arpea,
missione
compiuta
Per il Psr
arrivano
8 milioni
In pagamento il sostegno
a 747 beneficiari che hanno
aderito alle misure ad
investimento. A breve,
dovrebbe toccare anche
alle aziende con domande
di misure a superficie
E’ del 18 giugno l’ultimo
decreto autorizzato in
pagamento da Arpea:
con quasi 8,1 milioni di
euro distribuiti a 747 beneficiari del Psr si garantisce un sostegno importante per le aziende che
hanno aderito alle misure
ad investimento del Psr.
30
Solo alla misura 123 –
quella dell’accrescimento
del valore aggiunto dei
prodotti agricoli e forestali - sono andati 1,8
milioni, mentre le misure
collegate all’approccio
Leader hanno ricevuto
più di 2,7 milioni di euro.
Attualità
OBIETTIVO RAGGIUNTO
E’ un’attività strategica
in un momento comunque di oggettiva criticità
per il sistema agricolo
nazionale, in cui si sta
lavorando per garantire
alle aziende agricole piemontesi l’accesso alla Pac
applicando le nuove regole imposte dall’Unione
Europea in concomitanza
all’approvazione del Psr
2014-2020.
«L’Agenzia, di concerto
con il “Sistema Agricolo
Regionale” - Regione
Piemonte, Centri Assistenza Agricoli, Csi, - ha
comunque garantito pur
nelle difficoltà del momento, sia la possibilità
di presentare la Domanda
Unica alle aziende nei
termini di legge, sia una
continuità nell’erogazione dei contributi e non
ha disatteso le aspetta-
tive neppure nel mese di
giugno», commentano
l’assessore regionale
Giorgio Ferrero il commissario Arpea, Enrico
Zola.
OPERAZIONE BONIFICA
Inoltre, con l’approvazione del decreto ministeriale che permette
l’applicazione di regole di
semplificazione amministrativa previste anche a
livello regionale, a breve
potranno essere regolarizzate anche quelle
posizioni ancora coinvolte dal blocco dei pagamenti perché incappate
nell’indagine denominata
Operazione Bonifica:
si tratta di aziende che
hanno aderito a misure
a superficie e che riceveranno quanto dovuto
prima dell’estate.
31
Attualità
Si ripete il penoso balletto
dei contributi assicurativi
Per mancanza della quota di finanziamento nazionale,
Agea anticipa solo il 43 per cento del premio. Aziende in difficoltà,
saltano i più elementari criteri di programmazione
Confagricoltura Cuneo esprime forte
preoccupazione per il ritardo dei contributi assicurativi del 2014.
Gli agricoltori che hanno stipulato
un’assicurazione contro le calamità
naturali per la campagna relativa allo
scorso anno e che il 30 giugno avrebbero dovuto essere rimborsati fino
a un massimo del 65% del premio,
otterranno infatti rimborsi più magri
del previsto.
Una circolare dell’organismo pagatore
Agea ha chiarito che per mancanza
della quota di finanziamento nazionale da aggiungere a quella europea,
gli agricoltori riceveranno solo il 43%.
32
La parte restante sarà erogata entro
fine anno.
COSTI SCOPERTI
«I nostri agricoltori che si erano
assicurati contro le calamità naturali
si trovano oggi a dover fare i conti
con una grave mancata copertura
dei costi – afferma il direttore della
Confagricoltura Cuneo, Roberto
Abellonio –.
C’è preoccupazione, perché ancora
una volta, e senza preavviso, vengono
a mancare risorse attese che potevano dare un po’ di respiro alle aziende
in carenza di liquidità. Spiace consta-
tare, inoltre, come anche in questo
caso siano state cambiate le regole
in corso d’opera, privando così gli
imprenditori agricoli di certezze
importanti per poter programmare
al meglio il loro sviluppo aziendale».
La situazione, infatti, rischia di
essere insostenibile: da un lato già
da alcuni anni c’è stata una forte
riduzione degli stanziamenti nazionali
a sostegno del piano assicurativo.
Dall’altro è stato promosso anche
dalle Amministrazioni l’ampliamento del ricorso a questo strumento,
giustificato peraltro dai gravi problemi
che hanno caratterizzato le produ-
Attualità
zioni agricole in questi anni, anche per il
cambiamento climatico e per la maggiore
frequenza di eventi meteorologici estremi
che hanno compromesso i raccolti.
CIFRE ELEVATE
«Ci sono aziende che dovranno versare
cifre elevate per coprire la quota restante
– prosegue Abellonio -.
Vedersi privati da un giorno all’altro di una parte importante del
contributo e dover far fronte
di tasca propria al mancato
introito è ingiustificabile.
Già l’anno scorso il
contributo era stato
versato nella misura
del 59% per poi
procedere in un
secondo momento a sanare il
restante 6%».
APPELLO
AL GOVERNO
Sulla vicenda ha
preso posizione anche
Agrinsieme, il coordina-
mento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e
Alleanza delle Cooperative Agroalimentari
che ha invitato il Governo ad intervenire
con estrema urgenza per individuare gli
strumenti finanziari più opportuni per
garantire il pagamento completo agli
agricoltori: «Il 2014 - si legge in una nota
del coordinamento - è stato un anno
molto difficile per le imprese agricole che
oltre alle calamità naturali hanno subìto
le conseguenze della crisi economica, la
riduzione dei consumi, gli squilibri nelle
relazioni di filiera fino alle conseguenze di
situazioni geopolitiche internazionali come
l’embargo russo. Non è tollerabile che i
redditi agricoli debbano essere ulteriormente penalizzati anche per la sottrazione
di finanziamenti pubblici consolidati e
sempre fortemente pubblicizzati. È opportuno sottolineare che, relativamente al
2013, il contributo pubblico per le spese
assicurative era pari all’80%; è assurdo
che quest’anno non si riesca a garantire il
65%. Ci auguriamo infine che il Ministero
predisponga tutte le misure necessarie
per evitare nel prossimo periodo di programmazione – 2015/2020 - il ripetersi di
queste inaccettabili situazioni».
33
34
35
La coltivazione del Bambù Gigante
OnlyMoso è ormai realtà anche in Piemonte!
I primi in Europa a realizzare impianti di bambù gigante a scopo
commerciale ed industriale
L’Agricoltura negli ultimi vent’anni ha subito continui mutamenti diferenziandosi
sia per il tipo di colture sia per l’imprenditore stesso, che non è più il semplice
contadino di una volta.
La maggior parte delle colture tradizionali sono poco remunerative e le spese
di gestione e tasse sui terreni pareggiano
e spesso rendono negativi i proftti ricavati dalle proprie coltivazioni.
Una delle più promettenti colture agricole “alternative” è senz’altro costituita
dalla coltivazione del Bambù Gigante
OnlyMoso, proposta dal Consorzio
Bambù Italia di Cattolica, grazie alla
quale potrete trasformare il Vostro
terreno in una vera e propria miniera
verde, ricavandone germogli e legname
pregiato.
Il Bambù Gigante OnlyMoso è coltivato
in tutto il mondo ed è già presente da
anni anche in Italia. È una specie rustica
che ben si adatta al clima temperato
della nostra penisola e può raggiungere
15-20 mt d’altezza con un diametro di
15 cm, sopportando temperature fno a
25° sotto lo zero.
La proposta rivoluzionaria ed innovativa di Onlymoso consiste nel fatto di
“trasformare“ il concetto di coltivazione
36
hobbystica presente in qualche piccola
realtà agricola italiana e in diversi Giardini Botanici, in un progetto su larga scala!
Onlymoso, attraverso il Consorzio
Bambù Italia, sta organizzando la Filiera
Agroindustriale, totalmente Made in
Italy, del Bambù Gigante OnlyMoso.
Le prospettive di mercato sono molto
interessanti: se pensiamo che le applicazioni industriali ed alimentari del Bambù sono circa 1.500, ecco che allora è
subito spiegato il grande interesse che sta
attirando questa nuova coltivazione in
tutta la nostra penisola.
Con la coltivazione del Bambù OnlyMoso si può essere, contemporaneamente, nelle filiere dell’agroalimentare,
della carta, del tessile,dell’edilizia, delle
biomasse, dell’artigianato, ecc.
Il Consorzio Bambù Italia, che attualmente si sta occupando della gestione e
consulenza dei bambuseti già impiantati
ed in continua realizzazione, si occuperà
anche e soprattutto del ritiro di tutti i
prodotti e della loro allocazione presso
le più remunerative Filiere italiane ed
estere.
La coltivazione di un ettaro di Bambù
(che è la superfcie minima richiesta per
avviare un impianto) può generare, a
bambuseto maturo, ricavi stimabili in
circa 40-50.000 euro/ettaro/anno.
Dal punto di vista tecnico, la coltivazione
del Bambù Gigante Moso non richiede
né diserbanti né trattamenti antiparassitari. È infatti una specie vegetale molto
rustica e che auto produce sostanze
antimicotiche naturali.
La coltivazione del Bambù Moso,
inoltre, presenta altri vantaggi: richiede apporti idrici limitati, costituisce
un polmone sempreverde in grado di
catturare nitrati nel suolo e tantissima
CO2 dall’aria, contribuisce alla biodiversità, al turismo rurale e a creare nuova
occupazione.
Grazie a tutti questi vantaggi, ecco
allora che anche tra i nostri imprenditori
agricoli locali e privati investitori, si è
concretizzato il progetto della coltivazione del Bambú Gigante.
In tutta Italia, al momento, sono stati
impiantati circa 800 ettari, con ottime
previsioni di soddisfare le numerose
richieste di agricoltori che quotidianamente chiedono di avviare il proprio
bambuseto.
Per info: 0541 830001
E-mail: [email protected]
37
Chianchia a Cherasco
apre le porte alle novità
Specialisti nelle macchine per la lavorazione della nocciola
Sabato 13 giugno, presso
il Pala Expo nel piazzale
degli Alpini di Cherasco, si è
tenuto un interessante evento
complementare al convegno
del nocciolo “Economia di un
territorio” svoltosi sempre a
Cherasco, in sede distaccata.
PORTE APERTE. La ditta
Chianchia, che da svariato
tempo si occupa della costruzione di macchine per le
lavorazioni inerenti alla nocciola, ha avuto modo di offrire un ricco buffet ai numerosi
visitatori accorsi alla giornata
di “porte aperte”, insieme ad
un gradito approfondimento
sulla meccanica di funzionamento delle macchine
costruite per gli interessati.
Le macchine sono state
disposte tutt’intorno all’azien-
38
da, in un breve (ma ricco)
percorso fatto anche di spiegazioni dettagliate che hanno
saputo destare la curiosità di
tutti.
FILOSOFIA VINCENTE.
E’ infatti una filosofia di
costruzione consolidata ormai
da tempo quella che contraddistingue la produzione
meccanica della ditta, basata
anche e prevalentemente su
tanti successi, come testimoniato dall’ente per la meccanizzazione agricola, ENAMA, che recentemente ha
riconosciuto la realizzazione
di una macchina operatrice
atta alla raccolta di nocciole
in guscio in zone disagiate.
Un’occhiata particolare,
oltre alla eccelsa qualità che
contraddistingue le macchine
costruite in loco, è l’attenzione alla corretta produzione
della nocciola, in tutte le sue
fasi: dalla raccolta, alla sgusciatura/pulitura e infine alla
tostatura, passaggio obbligato
per la produzione di qualità.
della produzione corilicola
sia in termini di qualità sia di
quantità, elementi essenziali e
mai così uniti come in questi
ultimi tempi.
SICUREZZA. Un esempio?
Tutte le macchine costruite
dalla ditta Chianchia sono
conformi ai requisiti imposti
e previsti dalle vigenti severe
normative CE in termini
di modalità di utilizzo e in
un’ottica di salvaguardia
della sicurezza dell’operatore,
sempre al primo posto.
DISPONIBILITà. Per ulteriori delucidazioni in merito
e chiarimenti sulle macchine
presenti o altro, è comunque
possibile sempre contattare
la ditta Chianchia mediante
supporto informatico ed il
relativo sito Internet, oppure
tramite contatto telefonico o
visita all’azienda.
Un particolare grazie va destinato sia ai numerosi visitatori
Grande attenzione è stata
rivolta anche alla produzione
di macchinari, oltreché di
qualità, anche di moderno
e facile utilizzo, in grado di
migliorare l’aspetto lavorativo
che, durante l’evento, hanno
dimostrato grande interesse
verso le macchine, ma anche
al “Team G Eleven”, che ha
supportato in modo significativo la giornata intera.
39
Visita di ARPROMA
agli stabilimenti Merlo
Nella mattinata di sabato 13 giugno una delegazione di
A.R.PRO.M.A. (Associazione Revisori Produttori Macchine
Agricole) ha visitato gli stabilimenti del Gruppo Merlo a
San Defendente di Cervasca.
Cinquanta, tra imprenditori e dipendenti delle imprese
aderenti all’associazione che raggruppa le aziende specializzate nella produzione di macchine e attrezzature per
l’agricoltura hanno così potuto confrontarsi con un’impresa leader del mercato, che nella sua lunga storia ha saputo
conquistare, successo dopo successo, prestigiosi livelli di
eccellenza riconosciuti a livello mondiale.
Accompagnati dal Cav. Amilcare Merlo e dal presidente
A.R.PRO.M.A. Luca Crosetto, i partecipanti hanno ripercorso tutta la storia dell’azienda cuneese, e, visitando gli
innovativi ed altamente tecnologici stabilimenti, approfondito le diverse fasi dei processi di produzione dei numerosi
macchinari prodotti dall’industria Merlo.
La visita si è conclusa con una dimostrazione pratica delle
potenzialità e caratteristiche tecniche di alcuni mezzi presso il Centro Formazione e Ricerca del Gruppo.
«Ringraziamo - commenta Luca Crosetto, presidente
A.R.PRO.M.A. - il Cav. Merlo per la disponibilità concessa
alla nostra associazione. Abbiamo vissuto un importante momento di crescita che ci ha permesso di vedere e
toccare con mano la gestione di un’impresa complessa e
articolata. In un mondo in continuo cambiamento, con
dinamiche del mercato sempre in evoluzione, è importan-
40
Associazione Revisori Produttori
Macchine Agricole
ed attrezzature agricole
te e fondamentale, anche per le piccole e medie imprese
come quelle associate A.R.PRO.M.A., saper strutturare
una gestione organizzata e metodica del lavoro, della
produzione e della gestione aziendale. In questo contesto
si colloca il ruolo della nostra associazione quale partner
per la crescita e lo sviluppo d’impresa».
Approfondisci l’evento con il video di Mondo Artigiano, la
trasmissione di Confartigianato Imprese Cuneo:
https://www.youtube.com/ConfartigianatoCuneo.
A.R.PRO.M.A. offre ai suo associati un vasto ventaglio di
servizi, convenzioni e agevolazioni che possono facilitare
e supportare l’impresa in numerosi campi, dalla gestione
aziendale, all’internazionalizzazione, alla consulenza normativa in materia di formazione obbligatoria.
Grazie alla partnership con Confartigianato Imprese
Cuneo, l’associazione di riferimento per il mondo delle
piccole e medie imprese, le aziende possono accedere a
servizi informativi su finanziamenti e contributi, recupero
crediti (stragiudiziale), amministrazione del personale e
paghe, MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), ... e molto altro ancora. Per informazioni:
www.arproma.it. NEWS - A.R.PRO.M.A. sarà presente ad
AGRITECHNICA, la più grande fiera specialistica al mondo
nel settore della meccanizzazione agricola, dal 10 al 14
novembre 2015, ad Hannover (Germania). Per maggiori
informazioni contattare la segreteria A.R.PRO.M.A.
tel. 0172 712207 - [email protected].
41
Attualità
Pac 2015, mille domande
in più rispetto al 2014
Le richieste di accesso ai pagamenti diretti
della Pac in Piemonte sono state 39.200. Arpea
plaude al funzionamento del sistema burocratico
Sono 39.200 le domande di accesso ai pagamenti diretti della Pac
che hanno tagliato il traguardo
della scadenza di quest’anno per la
presentazione della Domanda Unica
2015 in Piemonte: 1000 in più dello
scorso anno. E questo nonostante
le regole più complicate rispetto alla
programmazione passata e nonostante il limite fissato a 250 euro per
il pagamento minimo consentito,
motivo che potrebbe aver scoraggiato
l’adesione alla nuova domanda unica
da parte di alcuni.
SISTEMA COLLAUDATO. Arpea
esprime la sua grande soddisfazio-
42
ne per il risultato raggiunto da un
sistema di forte cooperazione che
in Piemonte dimostra di funzionare,
soprattutto grazie ad un’attenzione
particolare rivolta alla comunicazione interna: è stato infatti il dialogo
e confronto continuo tra i tecnici
dell’Agenzia e quelli dei Centri di
Assistenza Agricola, raggiunto mediante l’organizzazione di numerosi
tavoli tecnici, a garantire il lavoro
assiduo che ha permesso in queste
settimane di risolvere con impegno
e professionalità i problemi dovuti
prevalentemente ad un contesto gestionale nebuloso a livello nazionale
e alla necessità di intervenire in tempi
limitati nella ridefinizione e sviluppo
delle nuove procedure amministrative
e informatiche atte a permettere la
presentazione delle domande.
PAC 2014. Sempre in questi giorni
l’impegno di tutti è anche rivolto a
liquidare alle aziende quanto ancora
dovuto sulla Pac 2014.
Si tratta di circa 50 milioni di euro che
andranno a pagare prevalentemente
i titoli e la zootecnia, garantendo
così, per la campagna in chiusura,
un’erogazione complessiva di fondi
sul territorio piemontese di circa 350
milioni di euro.
43
Acqua, tutti i luoghi comuni
contro l’agricoltura
Tra trent’anni metà della popolazione
mondiale vivrà in situazioni di carenza
idrica e già oggi si stima che tre miliardi di persone siano prive d’acqua.
Più e più volte sono stati messi sul
banco degli imputati l’agricoltura e la
zootecnia in particolare. Secondo una
certa vulgata sono queste le attività
umane che più sprecano acqua.
Non è vero e per questo la Cia ha
posto al centro delle sue riflessioni
e delle sue proposte la questione
acqua.
«Oggi si parla molto di impronta
idrica per indicare l’acqua utilizzata
nell’intero processo produttivo di
qualsiasi bene prodotto dall’uomo. Si
tratta di un indicatore efficace nella
comunicazione, ma non sufficiente ha informato la Cia in un convegno
all’Expo -.
Occorre distinguere sempre le diverse
tipologie di uso dell’acqua e non possiamo sempre confondere il concetto
di uso con quello di consumo. Una
cosa è l’acqua che entra nei processi
industriali, altra cosa è quella che
adopriamo per usi domestici, altra
cosa ancora quella che utilizziamo in
agricoltura. L’acqua irrigua è indispensabile all’agricoltura ed è connaturata
44
con la sua storia. La nascita dell’agricoltura e l’uso di tecniche di regimazione e irrigazione sono strettamente
legate ma l’acqua che utilizziamo
nell’irrigazione viene in massima parte
restituita al territorio e continua ad
alimentare la falda.
Certo dobbiamo risparmiare acqua a
tutti i livelli, anche in agricoltura ma
attenzione ai cambiamenti climatici e
allo sviluppo industriale e alla globalizzazione che accrescono i problemi
dell’inquinamento idrico, cioè la
contaminazione dei mari, delle acque
interne superficiali e di falda, sia per
l’assente o carente depurazione delle
acque ad uso civile, sia per i reflui
soprattutto delle attività industriali,
ma anche agricole».
IMPRONTA IDRICA
Si è fatta strada l’idea che l’impronta
idrica sia un indicatore sufficiente e
credibile per misurare l’impatto di
consumo d’acqua delle produzioni.
Recenti studi dimostrano che non
solo è un indicatore parziale, ma
spesso fuorviante e fallace.
Va ripristinata la distinzione tra uso,
consumo e spreco d’acqua. L’agricoltura per sua natura usa l’acqua, ma
gli sprechi sono limitati. Ben diverso è
l’impatto idrico dell’industria manifatturiera e la dispersione d’acqua che si
produce attraverso l’inefficienza dei
sistemi di distribuzione e captazione.
Un po’ di cifre chiariscono meglio, osserva la Cia: in cinquant’anni (19502000) i consumi d’acqua sulla terra
sono raddoppiati.
Vi sono delle disparità enormi di consumo. Negli Usa si usano 380 litri di
acqua pro capite al giorno, in Africa
la media è di 50 litri. L’Italia che è uno
dei paesi più ricchi d’acqua d’Europa:
ha a disposizione 220 litri di acqua
pro capite al dì contro i 150 litri della
Francia. In Italia si consumano all’incirca 165 litri d’acqua pro capite. Ma
per produrre ne usiamo 132 miliardi
di metri cubi l’anno, 6.309 litri al giorno. Siamo il terzo importatore netto
di acqua virtuale al mondo (62 miliardi di metri cubi l’anno), dopo Giappone e Messico e prima di Germania e
Regno Unito.
C’E’ ACQUA E ACQUA
L’acqua verde, cioè la pioggia contenuta nel suolo e nelle piante (69%
del totale, assorbita dall’agricoltura);
l’acqua grigia, quella utilizzata per
Va ripristinata la distinzione
tra uso, consumo e spreco
d’acqua.
L’agricoltura per sua natura
usa l’acqua, ma gli sprechi
sono limitati
diluire l’inquinamento
(22%); l’acqua blu: laghi,
fiumi, falde sotterranee
(9%). I modelli economici
impattano drasticamente
sui consumi di acqua. Si
stima che l’86% d’acqua
in Italia venga usata per
produrre cibo. Ma un conto
è seguire la dieta mediterranea e coltivare bio, un
conto è importare modelli
alimentari e produzioni
non sostenibili. L’Italia ha
bisogno da questo punto
di vista, secondo la Cia, di
una profonda correzione di
rotta visto che l’impronta
idrica del Belpaese è del
66% più alta della media
mondiale (1.385 metri cubi
pro capite l’anno). E tra le
principali economie non
europee, l’Italia si colloca
al vertice dei consumi pro
capite, dopo Stati Uniti,
Canada e Australia. Ma
sotto accusa è anche l’inefficienza della rete idrica:
circa un terzo dell’acqua
dolce italiana viene disper-
sa a causa della situazione
della rete distributiva.
PIU’ BIO,
PIU’ SOSTENIBILITà
Il modello di agricoltura
multifunzionale proposto dalla Cia, orientato a
coltivazioni biologiche e
a tutela della biodiversità
e dunque della specificità
agricola, è il miglior contributo che l’agricoltura può
dare alla “questione idrica”. Coltivare bio significa
non inquinare e dunque
restituire tutta l’acqua irrigua alla falda in modo da
renderla di nuovo disponibile. Significa inoltre minore impatto ambientale e
dunque diminuire l’impatto
sui cambiamenti climatici
che già in Italia rendono
squilibrata la distribuzione
dell’acqua, oltre a porre
criticità sotto l’aspetto della
stabilità idrogeologica.
Ecco che l’agricoltore
custode diventa indispensabile figura di riferimento
45
Attualità
per la salvaguardia dell’ecosistema.
SMARTPHONE E PATATE
Secondo il rapporto di “Friends
of the Heart” uno smartphone
consuma per essere prodotto 13
tonnellate di acqua.
Per un chilo di patate ne servono 5 quintali.
Vuol dire che un telefonino vale
26 chili di patate.
E ancora: una t-shirt consuma 4
tonnellate d’acqua, che equivale
a 3 chili di grano.
Con la differenza che l’acqua
usata in agricoltura, una volta
utilizzata per irrigare, torna in
falda e - se è agricoltura verde - è acqua perfettamente e
nuovamente disponibile.
La necessità che si affaccia oggi
nel mondo è quella di correggere i modelli di sviluppo, sia
in agricoltura ma più ancora
nell’industria. In agricoltura i
Paesi in via di sviluppo consuma-
46
no il 95% dell’acqua destinata
all’agricoltura in Cina, India e
Pakistan.
Nel mondo però aumenta il
consumo per gli usi industriali (20%) e per usi domestici
(10%).
Agricoltura: 70%. Solo il 17%
del totale di terre coltivate viene
irrigato, eppure esse producono
il 40% di tutto il cibo.
Industria: 20%.
Negli anni Trenta, per produrre una tonnellata di acciaio
occorrevano fra le 60 e le 100
tonnellate di acqua, oggi ne
bastano 6.
Usi civili: 10%. In alcuni paesi
industrializzati il consumo di acqua sta calando. Prima del 1994
i wc americani usavano circa 20
litri di acqua per ogni scarico,
rispetto ai 6 litri di oggi.
Le lavatrici a carico frontale
consumano il 39% di acqua in
meno rispetto a quelle a carico
verticale.
47
Formazione
La formazione resta un obbligo
non un’opzione trascurabile
Il cosiddetto “Decreto Milleproroghe”
ha differito al 31 dicembre 2015 l’applicazione dell’obbligo di abilitazione
all’uso dei trattori agricoli e forestali
previsto dall’Accordo Stato-Regioni.
Resta tuttavia in vigore l’obbligo di
formazione, con pesanti rischi a livello
di responsabilità civile e penale per
chi non è ancora in regola.
IL PRINCIPIO. Chiunque operi con un
trattore agricolo o forestale nell’ambito della organizzazione di un datore
di lavoro deve essere adeguatamente formato ed addestrato all’uso e
possedere una specifica abilitazione
conseguibile previo corso di formazione.
Una circolare del Ministero del Lavoro
permette ad allevatori ed agricoltori
con esperienza consolidata e do-
48
cumentabile di cavarsela con una
auto-certificazione, rinviando al
12 marzo 2017 la necessità di far
propria l’abilitazione con un corso di
aggiornamento. L’abilitazione è però
rinviata solo sulla carta.
REGOLARITA’ DELLE AZIENDE.
L’auto-certificazione infatti va supportata con l’elenco delle Aziende
presso cui si è prestato servizio e, per
ciascuna, con l’elenco delle mansioni
svolte, un listato che in un mondo
come quello agricolo non tutti possono esibire, né tutte le aziende agricole
possono accettare che sia esibito. Se
qualche funzionario più zelante degli
altri decidesse in effetti di controllare la veridicità del listato potrebbe
richiedere ai datori di lavoro di esibire
contratti e versamenti previdenziali
ed ai lavoratori le dichiarazioni dei
redditi.
ASSICURAZIONI. Come se non bastasse ci sono poi i problemi assicurativi. Le attuali polizze di responsabilità
civile parlano chiaro, prevedendo la
possibilità di risarcimento solo per i
danni arrecati da personale “abilitato” ai sensi delle leggi in vigore. Per
le compagnie di assicurazione l’autocertificazione non è quindi prevista
e se, da un lato, tale situazione può
sembrare cavillosa, dall’altro non va
dimenticato che quando ci sono in
ballo risarcimenti dell’ordine di centinaia di migliaia di euro proprio sui
cavilli si gioca per non pagare.
EFFETTIVE COMPETENZE. L’autocertificazione, infine, ammesso che
sia formalmente corretta e veritiera
nei contenuti, non esime il datore di
lavoro dal dover verificare e rispondere delle effettive competenze dei
collaboratori. Chi possiede quindi
una azienda agricola o è responsabile
di personale anche non salariato (i
classici parenti e amici che “vengono
a dare una mano”), è meglio che non
L’abilitazione
all’uso dei trattori
agricoli è rinviata
solo sulla carta.
In realta,
è bene essere
consapevoli
di alcuni rischi
si fidi troppo delle auto-certificazioni
e parallelamente vada a controllare i
limiti di copertura delle polizze in essere a tutela dell’azienda. A chiudere,
una chicca: la circolare del ministero
che permette l’auto-certificazione
precisa che si deve dichiarare in tale
documento la disponibilità in azienda
delle macchine di cui si attesta l’uso.
Dal momento che è obbligatorio che
i trattori siano a norma, se questi non
risultassero tali anche per gli anni
pregressi, si finisce per attestare che
si sono usate per anni macchine fuori
legge.
BUCHI NERI. Le attuali normative
impongono il possesso di una abilitazione per poter lavorare in campo
con un trattore agricolo, ma non per
condurlo su strada. In tal caso basta
la patente B. Un controsenso ovviamente, ma non l’unico. Le norme
parlano infatti di “trattori agricoli
e forestali” e il programma di abilitazione riguarda tali macchine. Le
mietitrebbie, le trince semoventi ed
i carri trincia-miscelatori semoventi
– solo per citarne alcuni - non sono
contemplati. Nel caso però tali mezzi
siano presenti in azienda il datore di
lavoro ha l’obbligo di “formare ed addestrare adeguatamente” chi li usa.
Peccato che non siano previsti protocolli didattici al riguardo e tutto sia
lasciato alla professionalità dei pochi
centri formazione strutturati esistenti
in Italia ed al buon senso del datore
di lavoro che, in teoria, dovrebbe far
partecipare i suoi dipendenti a corsi
specifici per ogni macchina o attrezzatura operante nella sua azienda.
Una situazione che va risolta a livello
normativo per evitare che al minimo
incidente il datore di lavoro sia chiamato in causa per “mancata formazione”.
49
Attualità
Pellet, tutti i vantaggi
di scaldarsi bene
Nate in Canada, le stufe a pellets si
stanno diffondendo sempre più in tutta
Europa compresa l’Italia. Si stima –
come informa il sito 4clima.com - che
attualmente siano installate nelle case
italiane circa 400.000 stufe a pellets,
un numero in costante crescita. Ciò
che sta determinando il successo di
queste stufe è che rappresentano
uno dei più innovativi e vantaggiosi sistemi per il riscaldamento
domestico. Alimentandosi a
pellets, queste stufe, oltre ad
avere un alto rendimento, presentano tutti i vantaggi legati
all’uso di questo combustibile ecologico ed economico.
Economico perchè questo
particolare combustibile
ha un costo, a parità di
50
calore prodotto, di molto inferiore ai tradizionali combustibili. Ecologico perchè le emissioni di Co2 sono pressochè nulle come anche i
residui di combustione.
PELLET
Il pellet è un prodotto totalmente naturale,
ottenuto da poche e semplici lavorazioni
meccaniche attraverso le quali la segatura
vergine residua della lavorazione del legno,
viene opportunamente essicata e pressata
in modo da ottenere piccoli cilindri di varia
grandezza. Questa pressatura in fase di
produzione conferisce al pellet una densità
energetica che è circa il doppio di quella
del legno. La forma dei pellets ottenuti con
questa pressatura viene mantenuta grazie
all’effetto legante della lignina, naturalmente
presente nel legno, che ne determina la compattezza e la caratteristica forma a cilindro.
Dal Canada all’Italia, il
combustibile ecologico prodotto
dai residui della lavorazione
del legno sta conquistando
le case dei consumatori
POTERE CALORIFICO
La materia prima del pellet è
composta dal 60% di legno
naturale duro e dal 40%
di legno naturale tenero.
Buoni pellet di legno presentano un’umidità residua
minima che determina un
elevato potere calorifico
e ridotti valori di emissioni. Per garantire una
combustione senza problemi è necessario che il pellet
sia conservato in un luogo
asciutto prima di metterlo
nella stufa.
ENERGIA RINNOVABILE
Ad oggi il pellet è una delle
biomasse più utilizzate.
I motivi di questo largo
utilizzo sono molti, ma prevalgono sicuramente quelli
ambientali e di risparmio
energetico. In particolare
tramite i pellets si riescono
a riutilizzare gli scarti della
lavorazione del legno che in
precedenza venivano buttati. Inoltre, le emissioni di
Co2 sono nulle, sono infatti
pari alla anidride carbonica
che una pianta assorbe per
produrre la stessa quantità di pellet. Infine il pellet
brucia completamente con
ceneri residue minime che
possono essere utilizzare
come prezioso fertilizzante
per il giardino. Ultimo elemento, ma non meno importate è dato dal fatto che
il pellet è un combustibile
ecologico ed è una fonte di
energia rinnovabile.
COME SCEGLIERLO
Per scegliere al meglio il
pellet per la propria stufa –
consiglia il sito 4clima.com
- occorre adottare alcune
precauzioni e fare attenzione alle etichette sulle confezioni e all’aspetto dei pellets
contenuti nelle confezioni
stesse. Siccome il principale vantaggio del pellet è
di avere una elevata resa
calorica e siccome questa
dipende dal legno con cui è
prodotto, il primo elemento
da valutare nella scelta del
pellet è proprio il tipo di
legno di origine. In generale
possiamo dire che il pellet
migliore è quello ottenuto
dal legno vergine di Faggio
e Abete, deve avere un
colore chiaro o “bianco”.
Più il pellet è scuro, più dobbiamo prestare attenzione,
questo non vuol dire che
il pellet non sia di qualità,
ma occorre valutarlo bene,
verificarne la provenienza e
la conformità alle normative
internazionali. Il pellet deve
inoltre avere forma e misure
regolari e corrispondenti a
quelle indicate sulle confezioni, non ci devono essere
eccessivi residui di segatura
e il pellet deve essere liscio,
compatto e lucido.
ETICHETTA
Al momento dell’acquisto
dei pellets è inoltre fondamentale leggere attentamente l’etichetta della
confezione che devono
riportare tutte le caratteristiche del prodotto (potere calorico, luogo di provenienza,
etc.). Un semplice trucco
per valutare la bontà del
pellet è quella di immergere
alcuni piccoli pezzi in un
bicchiere d’acqua: se vanno
a fondo il pellet è di ottima
qualità, se rimangono a
galla no.
51
Storia e qualità della
bottarga, il “caviale
del mediterraneo”
Amata e rinomata per la
bellezza delle sue coste, la
Sardegna regala al visitatore spaccati naturalistici che
vanno ben oltre al mare.
Montagne, pianure, foreste, offrono sipari unici e
suggestivi. Terra antica con
i suoi 300 milioni di anni
alle spalle, con le tradizioni
influenzate dai popoli lontani che nei secoli l’hanno
raggiunta e plasmata.
Diversità che vengono
gelosamente custodite nei
costumi, nei linguaggi, nei
prodotti artigianali e nelle
abitudini alimentari al punto da rendere l’isola unica e
52
indimenticabile. Formaggi,
pane, vini, pasta tradizionale, dolci, preparati di carne
e di pesce, sono alcuni
degli ingredienti sardi dei
quali innamorarsi. Tra loro:
la Bottarga.
TREMILA ANNI FA
Per parlare di Bottarga è
necessario fare un salto nel
passato di ben 3000 anni.
I Fenici, agli albori della
civiltà, salavano ed essiccavano le uova del muggine.
Antichi scritti menzionano
la Bottarga sulle rive del
Nilo, e c’è chi sostiene
che anche all’interno delle
piramidi ve ne siano state
ritrovate tracce. Per molto
tempo è stata cibo esclusivo, prelibatezza quasi sconosciuta, per i pescatori e i
loro amici, ma oggi questo
magico cibo è conosciuto e apprezzato da molti
gourmet che ne rispettano
origine e semplicità.
Si, perché la Bottarga è
fatta di uova di Muggine
o Tonno, sale marino ed
esperienza dell’uomo.
Allo stesso tempo ben si
amalgama e sposa in modo
straordinario altri ingredienti, dando a loro il suo
pregiato sapore.
COME SI PRODUCE
La produzione della Bottarga altro non fa che ripercorrere i secoli di storia. La
sua realizzazione riprende
di fatti fedelmente lo stesso
procedimento del passato.
Dopo la cattura del pesce,
si estraggono e si lavavano le uova. Poi vengono
poste sotto sale e pressate
per favorirne l’eliminazione dei liquidi in eccesso.
Vengono poi asciugate. La
Bottarga veniva un tempo
delicatamente adagiata su
scaffali in legno o apposite
rastrelliere nei cortili tipici
delle abitazioni sarde, era
il soffio del maestrale e il
clima umido proprio delle
zone lagunari e degli stagni
a favorirne l’intero procedimento che si completava
con l’essiccazione. Oggi
per lavorare in modo più
fedelmente riconducibile al
passato si eseguono le operazioni di filiera rigorosamente a mano nel rispetto
delle tradizione. Ogni baffa
(ovario del pesce) viene
lavorata singolarmente. In
prima fase viene privata
delle impurità, poi salata
con sale marino e massaggiata con cura. Durante la
fase successiva pressata e
poi essiccata.
ASCIUGATURA
Le condizioni climatiche
ottimali per una corretta
asciugatura vengono ricreate in moderne strutture, ambienti ventilati a
temperatura costante che
riconducono alle condi-
Per molto tempo è stata cibo
esclusivo dei pescatori,
ma oggi questa magica
prelibatezza è apprezzata
da molti gourmet
zioni naturali del passato.
In questo modo, grazie
al controllo continuo del
grado di asciugatura e di
essiccazione, la Bottarga
può mantenere la sua
forma naturale di origine,
la consistenza e il colore. Il
colore, infatti, per la Bottarga di Muggine è di un
bel giallo chiaro ambrato,
colore che ne testimonia
la qualità e la freschezza
del prodotto. Di colore più
scuro (marrone chiaro) la
Bottarga di Tonno. Per il
95% della produzione si
parla di Muggine.
IN CUCINA
Sul mercato la possiamo
trovare nella forma appunto originaria o grattugiata
già pronta per essere sparsa
sui piatti. La si utilizza a
fettine sottili per accompagnare per esempio le
verdure, oppure grattugiata
sulla pasta. Ma la fantasia
e il buon gusto in cucina
può vederla protagonista di
svariate ricette.
Sul burro, sulla pizza, sulle
scaloppine, sul risotto, sulla
parmigiana, sul filetto di
Muggine. Volendo la si
può gustare anche sul
melone. Un prodotto tanto
antico quanto amato da
vari popoli; alcuni produttori sardi la esportano in
più paesi del mondo, su
tutti il Giappone. Provatela,
magari su di un pacchero di
Gragnano con pesce spada
e fagiolini, oppure sopra un
risotto con cozze e pesto
di zucchine. Abbinateci un
fresco Vermentino sardo o,
se amate i rossi, un Carignano del Sulcis prodotto
con le uve dei vigneti che
crescono di fronte all’isola
dai Sant’Antioco. Assaporate un altro angolo di
terra, di mare e di maestria
dell’uomo.
53
Barolo e Barbaresco
Gran ritorno a Roma
Anche quest’anno la sala
Ailanto, al settimo piano
del Marriott Grand Hotel
Flora di via Veneto, giovedì
28 maggio, dopo Dogliani Docg, Roero e Roero
Arneis Docg, è tornata a
ospitare Barolo&Barbaresco
Festival, con l’ingresso in
società di due gioielli di
Langa: il Barolo 2011 e il
Barbaresco 2012.
L’iniziativa, che ha visto
protagoniste 109 aziende
produttrici (70 per il Barolo
e 39 per il Barbaresco),
con altrettante etichette,
è stata presentata dalla
Camera di commercio di
Cuneo, grazie alla sua
azienda speciale CEAM
(Centro Estero Alpi del
Mare), in collaborazione
con i produttori del Barolo
e del Barbaresco, le enoteche omonime, la Regione
Piemonte, la Provincia di
Cuneo, l’Associazione
romana Sommelier, l’Arte
dei Vinattieri, Confcommercio Imprese per l’Italia
e Unioncamere.
BAROLO 2011
Il Barolo 2011, nell’area di
produzione compresa nei
Comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco,
Diano d’Alba, Grinzane
Cavour, La Morra, Mon-
forte d’Alba, Novello,
Roddi, Serralunga d’Alba
e Verduno, ha assicurato
oltre 13 milioni di bottiglie,
commercializzate da 321
aziende, su una superficie
vitata che si attesta sui
1.900 ettari.
BARBARESCO 2012
Il Barbaresco 2012, prodotto su una superficie
vitata di oltre 700 ettari,
nei Comuni di Alba, Barbaresco, Neive e Treiso, nella
vendemmia 2011, ha invece assicurato 4 milioni e
300.000 bottiglie, commercializzate da 185 aziende.
Per entrambi i vini la per-
potrebbero essere giudicate
superficialmente “annate
medie”; viceversa, a un’attenta analisi, si evince che
presentano caratteristiche
proprie che le distinguono
in modo netto. Le differenti
distribuzioni dei fenomeni
climatici creano considerevoli differenze nel processo
di crescita delle colture.
L’annata 2011, per i vitigni
a maturazione tardiva come
i Nebbioli è da manuale:
inverno freddo, primavera
piovosa, estate asciutta e
ventilata, autunno caldo
senza precipitazioni, ideale
per la perfetta maturazione
delle uve idonee a produrre
Le annate 2011 e 2012
presentate dalla Camera di
commercio di Cuneo al settimo
piano del Marriott Grand Hotel
della capitale
centuale di export raggiunge livelli eccezionali (tra il
70 e l’80% per il Barolo
e tra il 65 e il 70% per il
Barbaresco) ed è caratterizzata da un forte trend di
crescita.
DUE ANNATE
DA GUSTARE
La presentazione delle due
prestigiose annate è stata
curata da Marco Rissone
docente universitario di
enologia e maestro assaggiatore tecnico Onav: «Le
annate 2011 e 2012 - commenta Rissone - offrono valori medi di piovosità, con
temperature assai simili e
54
un grande vino. L’annata
2012 è stata l’ultima con
estati calde; l’inverno ha
fatto registrare temperature sotto lo zero da record,
con una primavera molto
piovosa». Nel portare il
calice alle labbra, il Barolo 2011 è ricco di ampie
emozioni sensoriali dove i
sentori fruttati che ricordano i ramasin (susine) maturi
evolvono in delicate note
floreali di viola. Colpiscono
la brillantezza e l’intensità di colore, con nuance
rubino. L’aspetto gustativo
denota un vino vigoroso,
di corpo che appaga anche
l’assaggiatore più esigente.
SAPORE ELEGANTE
«Quest’anno - afferma il
presidente dell’enoteca di
Barolo Federico Scarzello
- sarà interessante degustare i diversi vini perché
si tratta di un’annata di
straordinaria eleganza.
Vini meno muscolosi ma
estremamente espressivi,
frutto di un’estate calda
che ha favorito una perfetta maturazione. L’appuntamento romano non
deluderà gli appassionati
che, ogni anno, guardano
con curiosità al frutto delle
nostre colline.
Quest’anno c’è un motivo
in più per apprezzare il
Barolo: dallo scorso giugno
i nostri vigneti sono il
cinquantesimo sito italiano
iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Questo è un
riconoscimento al lavoro
di generazioni di viticoltori
che hanno fatto dell’eccellenza una regola».
Il Barbaresco 2012 è un
vino brillante con buona
tonalità di colore ancora
rubino, indice di giovinezza, in grado di regalare
ricche emozioni dai sentori
fruttati; un’annata elegante, di grande fragranza con
tannini setosi e di facile
beva.
55
Ortofrutticoltura
Fragole, timida ripresa
tra moscerini e collassi
Il settore in Piemonte segna un leggero incremento
delle superfici coltivate, ma i problemi non mancano
Il presidente di zona della Cia di Cuneo, Marco Bellone ed il responsabile
organizzativo Paolo Ambrogio, hanno
incontrato in questi giorni Cristiano
Carli e Roberto Giordano, responsabili per la ricerca in Orticoltura del
CReSO.
FRAGILI SEGNALI
Vero che in Piemonte, in questi ultimi
10 anni, - è emerso nell’incontro – si
è evidenziata una costante flessione
degli investimenti produttivi a fragola
a causa sia di un incremento significativo dei costi di produzione (in
particolare della manodopera), sia di
56
una forte concorrenza esercitata sui
mercati da produzioni più o meno
contemporanee provenienti da altre
aree d’Italia e d’Europa che hanno
determinato ripercussioni negative
sui prezzi di vendita, ma è altrettanto
vero che i più recenti studi statistici sulle superfici investite a fragola
nella nostra Regione registrano un
pur leggero incremento: siamo ora
nell’ordine di 139 ettari, qualcuno in
più dell’anno precedente… lontano,
comunque, dai 390 ettari del 1999.
l’80% della superficie è coltivato con
varietà unifere anche se il settore delle rifiorenti è in continua ascesa così
come la tecnica del fuori suolo che ha
raggiunto il 27%.
Nell’ambito delle unifere predominano le cultivar a maturazione precoce
e medio-precoce che da sole coprono
il 56% delle superfici; da un aumento
di interesse anche per varietà mediotardive. Le varietà più diffuse sono:
Alba (24%), Asia (15%), Clery (11%),
Roxana ( 10%), Arosa ( 7%).
VARIETà UNIFERE
Per quanto riguarda le tipologie circa
CRESO
«Diamo atto con soddisfazione –
Ortofrutticoltura
ha evidenziato il presidente zonale
della Cia di Cuneo, Marco Bellone
– del ruolo fondamentale che, per i
fragolicoltori piemontesi, ricopre il
CReSO, impegnato, con i suoi tecnici
del centro di sperimentazione di
Boves, in continue azioni sperimentali di diffusione di nuove accessioni
varietali caratterizzate da epoche di
maturazione differenziate in grado
di diversificare i periodi di raccolta,
quindi di ampliare sensibilmente i
calendari della produzione fragolicola
piemontese al fine di ridare maggior
competitività al comparto e cercare di
rilanciare il settore».
«Un ruolo tecnico specialistico, quello
del CReSO - integra Paolo Ambrogio
- che è prezioso punto di riferimento
per i fragolicoltori stanti le numerose
avversità che colpiscono sempre di
più le piantine e ne compromettono
la produttività.
L’opera dei tecnici CReSO è fornita
a tutti con indispensabili consigli per
la salvaguardia della redditività della
coltura e senza far ricorso a troppe
applicazioni di prodotti chimici».
DROSOPHILA
SUZUKII
E COLLASSI
«In questo ultimo
anno - rileva ancora
Marco Bellone - oltre
alla diffusione delle
tradizionali malattie della fragola ed
al contenimento,
almeno fino ad oggi,
del temibile moscerino
Drosophila suzukii, assistiamo, purtroppo, ad una
nuova problematica: la difficoltà
di radicazione e di attecchimento
di diverse partite di piantine.
Molti fragolicoltori lamentano, infatti,
che le piantine acquistate in vivai,
messe a dimora la scorsa estate, dopo
un normale sviluppo della vegetazione nel periodo autunnale, hanno manifestato, in questa primavera sintomi
di avvizzimento a cui ha fatto seguito
un loro collasso più o meno rapido.
Diventa, quindi, urgente individuare i
fattori causa di questa problematica,
dalle relative nuove pratiche
agronomiche preventive a seguito
del divieto d’impiego del bromuro di
metile e di altri principi attivi di sintesi
ad azione fungicida, considerato che
quest’anno queste fallanze sono state
riscontrate in misura notevole da molti agricoltori con conseguenti pesanti
ripercussioni economiche sul non già
esaltante reddito aziendale».
57
Ortofrutticoltura
Ortaggi, fragola
e piccoli frutti
Nuova guida del Creso con
i disciplinari per la difesa
ecosostenibile in Piemonte
È disponibile la guida tecnica del
CReSO dedicata alla coltivazione
sostenibile di ortaggi, fragola e
piccoli frutti in Piemonte. Contiene i
disciplinari per la difesa ecosostenibile
delle specie orticole più diffuse in
Piemonte, ma anche di fragole,
piccoli frutti e castagno.
FOCUS SINTETICI
I temi chiave di tecnica colturale
sono affrontati sotto forma di
58
focus sintetici per guidare il
percorso produttivo. Di particolare
interesse quest’anno gli appunti
per la coltivazione della fragola,
gli aggiornamenti sulle varietà di
lampone e le strategie di difesa
contro gli insetti dannosi (gestendone
i picchi di sviluppo e contenendone i
danni) e i patogeni del suolo.
MOSCERINO OCCHI ROSSI
Si segnala il capitolo sul moscerino
dagli occhi rossi Drosophila suzukii,
arrivato in Piemonte nel 2010, ma
che già l’anno scorso si è rivelato
una vera e propria emergenza per i
piccoli frutti. Il Creso monitora i voli
degli insetti nei diversi ambienti e
ogni settimana fornisce le indicazioni
per proteggere le coltivazioni. Gli
insetticidi si sono rivelati pressoché
inutili, mentre la difesa più efficace si
ottiene disponendo reti anti-insetto e
con trappole alimentari per la cattura
Ortofrutticoltura
massale. Gli attrattivi a
base di aceto consentono
di catturare migliaia di
individui a settimana.
Il capitolo fa il punto
sulle ricerche in corso,
condotte nell’ambito della
rete internazionale che
in Piemonte fa capo al
Centro sperimentale di
Boves. Sono tante le attese
legate agli antagonisti
naturali (insetti “buoni”
in grado di predare o
parassitizzare la drosofila).
Alcune specie indigene
sono già state individuate
e classificate dal Disafa
dell’Università di Torino.
CIMICE ALIENA
Tutta l’attenzione è poi
concentrata sulla nuova
cimice aliena Halyomorpha
halys. Anche questa arriva
dall’estremo oriente e nel
2014 ne è stata segnalata
la presenza intorno a
Cuneo su peperone,
melanzana, fragola e
piccoli frutti. Punge i
frutti deformandoli e
rischia di trasformarsi in
una calamità come già
successo negli Stati Uniti. Il
coordinamento dei tecnici
di base ha predisposto
un fitto monitoraggio
con trappole luminose e
attrattivi olfattivi di nuova
generazione. Nella guida
sono indicati i metodi di
difesa più efficaci.
DISTRIBUZIONE
Il volume è distribuito
gratuitamente presso
il Centro sperimentale
orticolo del CReSO (via
Albertasse, 16 – 12012
Boves, CN), oltre che
consultabile e scaricabile
on line all’indirizzo
www.cresoricerca.it.
59
60
61
Officine meccaniche agricole
Un nome, una garanzia nel tempo
Qualità, professionalità e durata della produzione OMA
in vetrina il 13 e 14 giugno a Fossano
OMA, officine meccaniche agricole:
poche parole in grado di racchiudere in
sé e sintetizzare la qualità, professionalità
e durevolezza nel tempo. Proprio per
questo, sabato 13 e domenica 14 giugno,
si sono tenute due giornate di porte
aperte presso la sede principale che, dal
2002, ospita la produzione di queste
macchine innovative, in via Torino 91 a
Fossano (CN).
VASTA GAMMA.
Numerosi sono gli ambiti in cui l’azienda
è impegnata, dalla produzione di macchine in grado di risolvere le numerose
problematiche che possono essere
presenti nella produzione di legna da
ardere, all’edilizia e anche all’agricoltura
in senso più ampio. Una gamma vastissima quindi, che va dalla sega a disco e
spaccatronchi, fino al minitransporter,
novità recentemente introdotta, di grande
interesse per numerosi ambiti agricoli e,
62
perché no, forestali.
SICUREZZA GARANTITA
Tutti i macchinari che vengono prodotti
dalla OMA sono inoltre conformi
alle severe normative vigenti nella
Unione Europea, nell’interesse della
sicurezza imprenditoriale e in un’ottica
di produzione eccellente, seconda a
nessuno in termini di qualità e quantità
di lavorato, importanti caratteristiche
in questi tempi. Le giornate di sabato e
domenica di “porte aperte” sono state
quindi utili approfondimenti in campo
meccanico ed hanno destato notevole
interesse nei numerosi partecipanti che,
durante le prime ore pomeridiane, hanno
potuto usufruire di un ricco pranzo.
DIMOSTRAZIONI PRATICHE
Interessante e assolutamente non da
meno è stata l’attività pratica di svariate
macchine operative spacca-legna messe
a disposizione dall’azienda, in modo
tale che i visitatori accorsi veramente
numerosi potessero comprendere al
meglio il semplice, ma collaudato ed
affidabile, meccanismo di funzionamento
di esse stesse.
Insomma, un grande successo che ha
visto impegnato tutto lo staff, messo a
disposizione esclusivamente del cliente
e del venditore, per un successo mai
conseguito prima, in un ottica di sviluppo
e di informazione imprenditoriale.
GRAZIE A TUTTI
L’azienda OMA ringrazia tutti coloro
che sono accorsi numerosi nelle due
giornate di informazione ed esposizione
agricola; per tutti coloro che avrebbero
voluto recarsi alla manifestazione e che
non sono potuti accorrere, è comunque
possibile consultare sia il supporto
elettronico, nell’apposito sito Internet,
oppure recarsi direttamente in azienda.
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Per gli abbonati inserire la foto costa 10 euro + iva. Per i non abbonati 18 euro + iva.
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Mirtillo siberiano - Lonicera Kamtschatica var. Fialka
A differenza del classico mirtillo
(Vaccinium Myrtillus) che è un’ericacea, il mirtillo siberiano è una
caprifoliacea del genere Lonicera.
Negli ultimi anni questo frutto è salito alla ribalta nei mercati mondiali
in quanto promosso come alimento del benessere, e venduto sia
fresco che sotto forma di succhi e
marmellate. È un arbusto che cresce
spontaneo in tutta la fascia all’estremo nord Europa, Asia ed America,
resistendo a temperature molto
basse (fino a trenta gradi sottozero).
Contrariamente a quasi tutti i veri
mirtilli che prolificano solo in substrati acidi, il mirtillo siberiano si
adatta a tutti i terreni anche se preferisce quelli tendenti all’acido.
Sopporta molto bene tutti i tipi di terreno, anche dove vi possono
essere ristagni idrici, e grazie al suo apparato radicale che può
raggiungere moderata profondità, non richiede nemmeno costanti annaffiature nei periodi siccitosi.
E’ importante che il terreno possieda molta sostanza organica
e venga concimato ad inizio stagione con concimazioni a base
organica, magari a lenta cessione.
Il mirtillo siberiano delizia gli appassionati sia per la profusione di
piccoli e profumati fiori giallo delicato a inizio primavera che per
la produzione di una notevole quantità di dolci frutti, 5/7 kg per
pianta adulta, simili a bacche. Sono autoimpollinanti, però per
una maggiore produzione è consigliabile la vicinanza di due o
più piante anche della stessa varietà per favorire l’impollinazione
incrociata. Produce bacche simili al mirtillo, ma di forma oblun-
66
ga e cilindrica, con una sorta di
cavità nella parte inferiore. Hanno
lo stesso colore blu del mirtillo
ricoperto di pruina. Anche il gusto
rassomiglia a quello del mirtillo e
dei kiwi più dolci, ma può ricordare l’aromaticità del lampone e
del rabarbaro un insieme di sapori
che richiamano il ribes, rabarbaro,
mirtillo, lampone e che, secondo il
grado di maturazione, spaziano dal
dolce, acidulo o amarognolo. Ricchi
di vitamina B, C e D, hanno un alto
contenuto di potassio, con Ca, P,
Mg, Na in minor quantità. Notevole
la presenza di antociani che sono dei composti dal forte potere
antiossidante ed anti radicalica utili contro lo sviluppo dell’invecchiamento o cambiamenti cellulari provocati dall’ossigeno, tra cui
processi infiammatori e modificazioni cancerogene; hanno inoltre
notevoli proprietà capillarotrope. La potatura del mirtillo siberiano
non si presenta difficile è sufficiente eliminare alcuni rami vecchi
lasciando un buon numero di rami giovani, dove si avrà la maggior parte della fruttificazione, proporzionata alla grandezza della
pianta.
Praticamente quando le piante raggiungono l’altezza di circa un
metro è necessaria una potatura di diradamento ciò si ottiene
rimuovendo alla loro base alcuni dei rami più vecchi interni al cespuglio. L’epoca migliore per potare è la fine dell’inverno o l’inizio della primavera prima della ripresa vegetativa. Questa pianta
recentemente importata a oggi non conosce qui da noi parassiti
animali e fungini e quindi non richiede trattamenti parassitari.
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