Il marmo, la fontana,
il precipizio
Poesie tedesche sull’Italia
a cura di
Bernhald Arnold Kruse
e Vivetta Vivarelli
Le Lettere
In copertina:
a Ingrid Hennemann-Barale
Copyright © 2012 by Casa Editrice Le Lettere – Firenze
ISBN 978 88 6087 619 5
www.lelettere.it
INDICE
Italiensehnsucht und poetisierte Welt,
introduzione di Vivetta Vivarelli . . . . . . . . . . . . . . . . .
Patrizio Collini, Gondole funebri. La dissoluzione
musicale dell’immagine di Venezia nella lirica
tedesca dell’Ottocento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lucia Borghese, Der Wandrer / Il viandante
di J.W. Goethe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Marco Meli, Die fünfte Elegie / La Quinta Elegia
di J.W. Goethe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alessandro Fambrini, Lucca / Lucca
di L. Tieck . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Giovanna Cermelli, Sehnsucht
di J.F. von Eichendorff . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Patrizio Collini, Der Leiermann / Il suonatore d’organetto
di W. Müller . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Marco Di Manno, Sonette aus Venedig / Sonetti da Venezia
di A. von Platen . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Stefania Acciaioli, Schau hinein ins Buch… / Guarda nel
libro… di H. Heine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Fabrizio Cambi, Der römische Brunnen / La fontana
romana di C.F. Meyer . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Paola Gheri, An der Brücke / Sul ponte
di F. Nietzsche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Mattia Di Taranto, Südliche Bucht / Baia meridionale
di S. George . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Vivetta Vivarelli, Reiselied / Canto di viaggio
di H. von Hofmannsthal . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Elisabetta Terigi, Römische Sarkophage / Sarcofaghi
romani di R.M. Rilke . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
p.
9
» 17
» 25
» 43
» 57
» 65
» 77
» 85
» 99
» 113
» 123
» 135
» 147
» 155
8
INDICE
Barbara Di Noi, Venezianischer Morgen / Mattino
veneziano di R.M. Rilke . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Bernhard Arnold Kruse, Spätherbst in Venedig /
Tardo autunno a Venezia di R.M. Rilke . . . . . . . . . . .
Maria Fancelli, Mittelmeerisch / Mediterraneo
di G. Benn . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dario Borso, In Venedig / A Venezia
di G. Trakl . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Giuliano Lozzi, Ewige Stadt III / Città eterna III
di M.L. Kaschnitz . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ingrid Hennemann-Barale, Genazzano / Genazzano
di M.L. Kaschnitz . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lucia Perrone Capano, Abschied von Rom / Congedo
da Roma di M.Luise Kaschnitz . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Giuseppe Bevilacqua, Mittags / Mezzodì
di P. Celan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sara Barni, »die Kenntnis eines Dinges erzeugt Liebe zu
ihm, je genauer die Kenntnis, desto brennender die
Liebe« (Leonardo da Vinci)/ «la conoscenza di una
cosa genera amore per lei, quanto più esatta la
conoscenza tanto più ardente l’amore»
di F. Mayröcker . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Camilla Miglio, Das erstgeborene Land / La terra
prima di I. Bachmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Rita Svandrlik, Am Akragas / Sulle rive dell’Akragas
di I. Bachmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Giuseppe Dolei, Lieder auf der Flucht / Canti della
fuga di I. Bachmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Claudia Vitale, Palermo / Palermo
di H.M. Novak . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Elena Agazzi, Roma die notte / Roma die notte
di R.D. Brinkmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
p. 165
» 175
» 187
Vivetta Vivarelli
» 199
ITALIENSEHNSUCHT UND POETISIERTE WELT
» 209
» 219
» 227
» 235
» 245
» 255
» 267
» 277
» 285
» 295
APPENDICE
Enzo Paci, Römische Fontäne / Fontana romana
di R.M. Rilke . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Marianello Marianelli, La fronda e i frutti . . . . . . . . . . . .
» 315
» 323
Nota bio-bibliografica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
» 329
Il marmo, la fontana, il precipizio: già il titolo allude a un serbatoio
di immagini e a un territorio più mitico che geografico. Il mito
dell’Italia, iniziato con i diari o resoconti del viaggio di formazione
e del grand tour settecentesco, nasce essenzialmente da quello stupore o shock of recognition che secondo Mario Praz provavano gli
artisti nordici ma non gli Italiani, per lo più assuefatti alle testimonianze e alle rovine del passato1. Mentre nella lirica barocca tedesca le rovine grandiose dell’antichità romana erano state contemplate
come l’emblema della caducità e della vanitas vanitatum (ad es. in
Gryphius e Hoffmannswaldau), nel secolo successivo le vedute di
Piranesi, “nordico magato dalle magnificenze di Roma”, ne diffusero “il fascino esotico” in tutta Europa2. Ma a ben guardare si trattava di un’impressione già familiare ai pellegrini del Medio Evo, se
Dante accenna, nel trentunesimo canto del Paradiso, allo stupore dei
“barbari” di fronte agli edifici grandiosi di Roma. Se già diari e letteratura odeporica venivano incontro a quella che Wilhelm Müller
chiamava la «Sehnsucht per la bella penisola esperia», il compito di
incarnare “il desiderio nostalgico” se lo assunse in primo luogo la
lirica.
Si tratta, come vedremo, per lo più di un’Italia stilizzata, ben lontana dalla visione concreta e oggettiva di molte descrizioni di viaggio e che assomiglia da vicino, nei suoi intenti, a quella plastica ideale che, ad esempio nelle statue di Canova, Schadow e Thorwaldsen
si ispirava ai marmi bianchi delle statue greche ignorando, come già
Winckelmann, che in realtà questi erano coloratissimi. Proprio la lirica sull’Italia attesta quanto la seduzione di questo paese sia legata
non soltanto a un’esperienza reale, ma sia spesso mediata dalla mu-
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MARIA FANCELLI
12 Per il Benn di questo periodo si veda, tra gli studi recenti, J. DYCK, Der Zeit-Zeuge.
Gottfried Benn 1929-1949, Wallstein, Göttingen 2006.
13 Si veda A propos de deux lettres inédites de Gottfried Benn con nota di P.
TOMMISSEN, apparso per la prima volta nel numero Ottobre-Dicembre di „Etudes germaniques”, in G. BENN, Den Traum alleine tragen. Neue Texte, Briefe und Dokumente,
Limes-Verlag, Wiesbaden 1966.
14 Sui rapporti tra Benn e Schmitt si veda J. SCHRÖDER, Gottfried Benn. Poesie und
Sozialisation, Kohlhammer, Stuttgart1978, in particolare il capitolo sesto Gottfried Benn
und der politiche Dezisionismus Carl Schmitts.
15 Il libretto, apparso nel 1942 con il numero 7536 dell’editore Reclams UniversalBibliothek, era dedicato alla figlia che si chiamava Anima. Per la precisione il sottotitolo era: Eine weltgeschichtliche Betrachtung, meiner Tochter Anima erzählt.
Dario Borso
GEORG TRAKL (1887-1914)
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DARIO BORSO
LA VENEZIA DI GEORG TRAKL
In Venedig
A Venezia
Stille in nächtigem Zimmer.
Silbern flackert der Leuchter
Vor dem singenden Odem
Des Einsamen;
Zaubrisches Rosengewölk.
Silenzio in notturna stanza.
Argenteo guizza il candeliere
al soffio canoro
del solitario;
nuvolaglia magica di rose.
Schwärzlicher Fliegenschwarm
Verdunkelt den steinernen Raum
Und es starrt von der Qual
Des goldenen Tags das Haupt
Des Heimatlosen.
Sciame nero di mosche
oscura il vano in pietra,
e s’irrigidisce per strazio
del dorato giorno il capo
di chi non ha patria.
Reglos nachtet das Meer.
Stern und schwärzliche Fahrt
Entschwand am Kanal.
Kind, dein kränkliches Lächeln
Folgte mir leise im Schlaf.
Immoto annotta il mare.
Stella e nerastra scia
scomparvero al canale.
Il tuo sorriso infermo, bimba,
mi seguì piano nel sonno1.
[1914]
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202
DARIO BORSO
La Venezia di Georg Trakl
In una lettera a Ludwig von Ficker del primo luglio 1913, Carl Dallago, analizzando il verso «si cade in ginocchio commossi» di Unterwegs, poesia di Trakl uscita giorni prima sul «Brenner», eligeva
l’autore a poeta del “Verfall” e obiettava: «c’è però differenza se a cadere in ginocchio è qualcosa di forte o qualcosa che sempre oscilla e
barcolla»2.
Giusto due anni prima Dallago aveva pubblicato un lungo saggio, Der Verfall, dove impiegava alternativamente «Dekadenz» con
riferimento esplicito all’ultimo Nietzsche, di cui replicava pure la distinzione «schwach» / «stark»3. E ancora nel maggio 1912, sempre
sul «Brenner», pubblicava Nietzsche und die Landschaft, dove l’avvio è dato da un passo di Jenseits von Gut und Böse, § 255: «Posto
che uno ami il Sud come lo amo io, come una grande scuola di risanamento per lo spirito e per i sensi, come un’incontenibile pienezza
e trasfigurazione solare che si estende su un’esistenza sovrana, fiduciosa di sé»4…
Trakl non aveva ancor mai varcato le Alpi, nel luglio 1913 stazionava a Vienna senza soldi, senza lavoro e con nessuna voglia di ottenerlo. Così, dopo aver cercato d’imbarcarsi per le Americhe, accolse l’invito di Adolf Loos per una vacanza a Venezia. Il giorno prima di partire, 15 agosto 1913, a un amico d’infanzia scrive, parodiando Dante: «Il mondo è rotondo. Sabato cado giù a Venezia. Sempre avanti – alle stelle». La comitiva, comprendente l’amante di Loos
e Kraus, si sparpagliò tra vari hotel della città per una dozzina di giorni, a metà dei quali fu raggiunta da Ficker e consorte.
Al rientro, Trakl si accasa a Innsbruck presso i Ficker5; poi per
tutto novembre è a Vienna, la «Dreckstadt» di cui scrive disperato al
suo patrono, finché a inizio dicembre torna a Innsbruck. In quegli
stessi giorni Ficker riceve da uno sconosciuto Thomas Haecker il volumetto Sören Kierkegaard und die Philosophie der Innerlichkeit; lo
legge con entusiasmo e lo passa a Trakl6.
La sera del 13 gennaio 1914, Ficker e Trakl conversano con Dallago, giunto dal Südtirol per assistere l’indomani a una conferenza di
Kraus:
LA VENEZIA DI GEORG TRAKL
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F. osservò che si poteva notare un’opposizione profonda tra Whitman
e Trakl, in quanto il primo dice semplicemente sì alla vita in tutte le sue
manifestazioni, mentre il secondo è pessimista fino al midollo.
«Possibile che non abbia alcuna gioia di vivere?» – pressò D. – «Che ad
esempio il suo creare non gli dia proprio alcuna soddisfazione?»
«Sì» – concesse Trakl –, «ma si deve diffidare di questa soddisfazione».
D. si appoggiò allo schienale profondamente stupito.
«Ma perché allora non va semplicemente in convento?» chiese infine
dopo un breve silenzio.
«Sono protestante», rispose cupo Trakl.
«Pro–te–stante?» chiese D. sporgendosi – «Questo non l’avrei mai pensato! – Allora dovrebbe quantomeno vivere non in città, bensì in campagna, dove star più lontano dai terribili traffici degli uomini e più vicino alla natura!»
«Non ho diritto di sottrarmi all’inferno», ribatté Trakl.
«Ma perfino Cristo si è sottratto!»
«Cristo è figlio di Dio!» rispose quegli.
D. fece fatica a riaversi.
«Così crede pure che ogni salvezza venga da lui? Intende la parola ‘figlio di Dio’ in senso proprio?»
«Sono cristiano» – rispose Trakl.
«Sì», – proseguì l’altro, «ma come si spiega fenomeni non cristiani come Budda o i saggi cinesi?»
«Anch’essi hanno ricevuto la loro luce da Cristo».
Ammutolimmo meditando la profondità di questo paradosso. Ma D. non
sapeva ancora ritenersi contento.
«E i Greci? Non crede poi che l’umanità da allora è scesa molto più in
basso?»
«Mai l’umanità era scesa in basso come dopo ch’è apparso Cristo» – replicò Trakl. «Non poteva affatto scendere così in basso!» aggiunse dopo una breve pausa.
D. sembrò non voler accettare che Trakl si ritraesse e chiudesse sempre
più in sé, e giocò come ultima carta Nietzsche.
«Nietzsche era pazzo!» – troncò bruscamente Trakl, mentre i suoi occhi scintillavano inquietanti.
«Cosa intende con ciò?»
«Intendo» – bofonchiò quello – «che Nietzsche aveva la stessa malattia di Maupassant!»7
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DARIO BORSO
LA VENEZIA DI GEORG TRAKL
Per i due mesi successivi Trakl rimane a Innsbruck8, finché il 16 marzo raggiunge Berlino in soccorso alla sorella Grete, che frattanto ha
abortito. Da lì scrive di lei il 21 a Ficker: «sta ancora soffrendo molto. La sua vita è di una tristezza così straziante e insieme di un coraggio così probo, che a volte al confronto mi sembro ben misero»;
e più tardi di sé: «la mia vita in pochi giorni è andata indicibilmente
a pezzi, resta ormai solo un muto dolore, cui è negata perfino l’amarezza […] Mi dica che devo ancora avere la forza di vivere e di stare nel vero. Mi dica che non sono perso. Un buio di pietra è calato»9.
In tale contesto verso la fine di marzo nascono In Venedig e
Abendland: breve il primo componimento, di cui resta un’unica stesura con pochissime correzioni; articolato in parti autonome l’altro,
a costituire una sorta di poemetto dalla genesi lenta e travagliata10.
Tornato il 4 aprile a Innsbruck, Trakl riparte la settimana dopo
con Ficker per una rapida visita a Dallago nell’Alto Garda, che
rappresenterà il suo secondo e ultimo contatto col Sud; dopodiché, in
segno di riconoscenza verso il patrono-amico, alla fine del mese
conclude una poesia già abbozzata all’inizio, e gliela dedica
titolandola Gesang einer gefangenen Amsel. Infine, il 10 giugno
scrive all’editore Wolff, cui prima di partire per Berlino aveva inviato
il dattiloscritto della nuova raccolta, indicandogli le poesie da togliere
dalla sezione finale per far posto a queste tre.
Le quali si collegano strettamente a incastro, o a catena, nel senso
che Gesang einer gefangenen Amsel ha a protagonista l’«Einsame»
(v. 3), In Venedig ha l’«Einsame» / «Heimatlose» (vv. 4 e 10),
Abendland lo «Heimatlose» (v. 8)11.
La figura stessa che funge da deuteragonista, presente in tutt’e tre,
si dispone secondo un ordine di specificazione crescente. In Gesang
einer gefangenen Amsel essa è appena accennata nel distico finale:
«Pietà di braccia radiose / accoglie un cuore ferito»; il distico finale
di In Venedig specifica il deuteragonista come piccolo/a convalescente; al centro di Abendland si staglia Grete: «Sfiora le guance
cristalline / della ragazza l’angelo, / i suoi capelli biondi, / gravati dalle lacrime della sorella»12.
Le tre poesie infine presentano nell’estensione massima polarità
“tradizionali” come città-campagna o natura-cultura, però vanificandole. O meglio: Abendland è l’epitome negativa del vagare notturno
tra olivi e rovi di Gesang einer gefangenen Amsel 13 e della notturna
fissità pietrosa in una stanza di In Venedig, per una deriva annichilente che ben si esprime nel passaggio perentorio dal singolare a plurale: «Grandi son costruite le città / e di pietra, lì in pianura».
Berlino, Vienna, Venezia: in Trakl non fanno ormai più differenza. Tant’è ch’egli “risponde” al patetico idillio veneziano dell’ultimo Nietzsche cancellando dal testo anche il minimo tocco pittoresco14, e contrapponendo all’asse Nord-Sud quello fatidico EstOvest15.
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DARIO BORSO
LA VENEZIA DI GEORG TRAKL
NOTE
la definisce «Hiobsdichtung»; sul «Brenner» del 15 febbraio 1914 (dove Haecker debutta
con Bley und Kierkegaard) pubblica Passion, ricca di riferimenti cristologici poi espunti; ai primi di marzo compone Gesang des Abgeschiedenen, che darà il titolo alla sezione finale del libro a venire.
9 Cfr. E. SAUERMANN, Zur Datierung und Interpretation von Texten Georg Trakls.
Die Fehlgeburt von Trakls Schwester als Hintergrund eines Verzweiflungsbriefs und des
Gedichts “Abendland”, Amoe, Innsbruck 1984; e più in generale, sulla vexata quaestio
del rapporto con la sorella, cfr. un bilancio in Androgynie und Inzest in der Literatur um
1900, a cura di H. WEICHSELBAUM, Trakl-Studien XXIII, Otto Müller, Salzburg 2005.
10 Ai primi di aprile già due sono le versioni, che diventeranno tre con la pubblicazione sul «Brenner» del primo maggio 1914 (tutte in cinque parti, che si ridurranno a
tre nella versione finale di giugno). Qui prenderò in considerazione solo la quinta parte
della seconda versione.
11 Se il primo epiteto è canonico in Trakl, tant’è che la sezione seconda della raccolta s’intitola Der Herbst des Einsamen, il secondo ricorre solo esclusivamente in questi due testi, cfr. H. WETZEL, Konkordanz zu den Dichtungen Georg Trakls, Otto Müller,
Salzburg 1971.
12 Nella prima versione l’ultimo verso citato suonava: «gravati da lacrime maschili». Da segnalare poi che il vocativo «Kind» di In Venedig può intendersi come “caro/a”.
Significativo infine che in tutt’e tre i testi il deuteragonista ha funzione soterica (debole
invero, per quanto rinforzata dal passaggio nel penultimo verso di In Venedig dalla terza alla seconda persona – indebolita a sua volta dal rinvio potente al rimbaudiano Dormeur
du val: «Souriant comme / Sourirait un enfant malade»).
13 Il cui «Sì piano sanguina l’umiltà, / rugiada che lenta stilla dal rovo in fiore» viene ripreso con «Questo è spesso l’amore: un rovo / in fiore tocca / le fredde dita del solitario», cfr. R.E. BROWN, Trakl’s Landskapes, in Life’s Golden Tree. Essays in German
Literature from the Renaissance to Rilke, a cura di TH. KERTH e G.C. SCHOOLFIELD,
Cadmen House, Columbia USA, pp. 201-224.
14 Cancellato, il v. 12 raddoppiava in: «Stella e viaggio senza meta / in gondola nerastra» (solo una volta compare la gondola in Trakl, nella chiusa di Der Wanderer, composta al ritorno da Venezia). Trakl conosceva con ogni probabilità Venedig di Nietzsche,
inclusa in Ecce Homo, ch’era uscito nel 1908, ristampato nel 1911. Più in generale, cfr.
R. BLOCK, Falling to the Stars: Georg Trakl’s “In Venedig” in Light of Venice Poems
by Nietzsche and Rilke, in «The German Quarterly», II, 2005, pp. 207-223.
15 Sospinto in ciò da Hölderlin, su cui cfr. il classico B. BÖSCHENSTEIN, Hölderlin
und Rimbaud, Simultane Rezeption als Quelle poetischer Innovation im Werk Georg
Trakls, in Salzburger Trakl-Symposion, a cura di W. WEISS e H. WEICHSELBAUM, Otto
Müller, Salzburg 1978, pp. 9-27, e R. MILLINGTON, From the Evening-Land to the Wild
East: Symbolic Geography in Three Poems by Georg Trakl, «German Life and Letters»,
(4) ottobre 2011, pp. 521-535.
1 G. TRAKL, In Venedig, in ID., Sämtliche Werke und Briefe. Innsbrucker Ausgabe,
a cura di E. SAUERMANN e H. ZWERSCHINA, Stroemfeld, Basel-Frankfurt a.M. 1995-2007,
IV, pp. 208-212; trad. della poesia D. B.
2 Cfr. L. VON FICKER, Briefwechsel 1909-1914, a cura di I. ZANGERLE, W.
METHLAGL, F. SEYR, A. UNTERKIRCHER, Otto Müller, Salzburg 1986, pp. 169-170. Sui
conflitti tra i due, cfr. R. DETSCH, Die Beziehungen zwischen Carl Dallago und Georg
Trakl, in Untersuchungen zum «Brenner»: Festschrift für Ignaz Zangerle zum 75.
Geburtstag, a cura di W. METHLAGL, E. SAUERMANN e S.P. SCHLEICHL, Otto Müller,
Salzburg 1981, pp. 158-176.
3 Variandola anche in pessimista-ottimista. L’ultima parte del saggio era una polemica coi fratelli Horneffer sulla pazzia di Nietzsche, in difesa dell’Archivio di Weimar
e della sorella. Su ciò, cfr. E. KISS, Der Philosoph des gelebten Seins. Friedrich Nietzsche
und Carl Dallago, in ID., Studien zur österreichischen Philosophie, Junghans, CuxhavenDartford 1995, pp. 52-58; più in generale, H.G. HÖDL, Die Nietzsche-Rezeption in Österreich im frühen 20 Jahrhundert, in Ecce opus. Nietzsche-Revisionen im 20. Jahrhundert,
a cura di R. GOERNER e D. LARGE, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 2003, pp. 139164.
4 Sulla dimistichezza di Trakl con Nietzsche, di cui in gioventù declamava i versi
spacciandoli per suoi, cfr. H. WEICHSELBAUM, Georg Trakl. Eine Biographie mit Bildern,
Texten und Dokumenten, Salzburg 1994, pp. 42-43; sulla sua successiva presa di distanza,
simbolizzata dalla vendita nella primavera del 1913 di diversi volumi nietzschiani, compreso quello citato da Dallago, cfr. M. MEYER, Nietzsche-Verwerfungen bei Georg Trakl,
in Friedrich Nietzsche und die Literatur der klassischen Moderne, a cura di TH. VALK,
de Gruyter, Berlin 2009, pp. 87-100.
5 In settembre scrive Sebastian in Traum, nocciolo ideativo del libro che completerà nell’aprile 1914, e in ottobre Kaspar Hauser Lied, dove affiora il tema della grande
città, ripreso il mese dopo nell’incipit de An die Verstummten: «O, der Wahnsinn der
großen Stadt…».
6 Su ciò, cfr. la mia premessa a S. KIERKEGAARD, La nostra epoca, d’imminente pubblicazione presso Aragno. L’11 gennaio 1914 Ficker invita Haecker a collaborare al
«Brenner».
7 H. LIMBACH, Begegnung mit Georg Trakl, in Erinnerung an Georg Trakl, a cura
di L. V. FICKER, Brenner Verlag, Innsbruck 1926, pp. 101-115; e cfr. W. METHLAGL, Hans
Limbach: “Begegnung mit Georg Trakl”. Zur Quellenkritik, in «Mitteilungen aus dem
Brenner-Archiv», 4, 1985, pp. 3-47 (su Trakl che urla a Dallago: «Lei non conosce il
male»). Notevole la testimonianza incrociata di K. RÖCK, Tagebuch 1891-1946, 3 voll.,
a cura di CH. KOFLER, Brenner Studien, Salzburg 1976, I, p. 165: «È convinto di desiderare per amore di Dio l’aumento, il dilagare di malattie perniciose: così gli uomini impareranno a riconoscere il Signore Gesù». Il 19 febbraio 1914, Dallago scrive a Ficker
che «quella di Trakl non è l’umanità di Cristo, ma un’umanità decaduta»; però a marzo
pubblica sul «Brenner» una lunga recensione di Haecker in cui confessa la sua precedente ignoranza su Kierkegaard, cfr. L. CRISTELLON, Dallago e Kierkegaard, in Carl
Dallago. Il grande inconoscente, a cura di S. ZUCAL e L. BERTOLINI, Morcelliana, Brescia,
2006, pp. 289-306.
8 Appena ripartito Kraus, compone Traum und Umnachtung e la legge a Röck, che
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