IL MIO NOME E’ JAMPA
AUTOBIOGRAFIA DI UN PASTORE
TEDESCO
(20 ottobre 2002-05 maggio 2015)
Franco Pizzi
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Franco Pizzi, nato nel 1948, studioso e praticante del
buddhismo tibetano, ha vissuto in India per oltre 20 anni,
dove organizzava viaggi, accompagnava gruppi turistici in
Asia, e traduceva testi dal tibetano.
http://www.viaggiinasia.com
Proprietà letteraria riservata a Franco Pizzi
Email: [email protected]
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"Una casa non si può dire completa finché non c'è
un cane che dorme ai tuoi piedi". Durrell.
Aprile 2013- Mi presento
Guardando alcuni film con la mia famiglia di “
umani” mi è venuto in mente di usare il titolo di uno
bello visto di recente: “Il mio nome è Khan” per
cominciare la mia biografia. “Jampa” tradotto dal
tibetano, vuol dire "amore". Infatti, sono un
bellissimo esemplare di pastore tedesco di dieci anni
compiuti il 20 ottobre 2012, e questo passare del
tempo e il colore sale e pepe che ha assunto il mio
pelo sul musetto e nelle orecchie, il dolorino alle
zampe e altri acciacchi degli anziani [loro mi
chiamano “vecchiotto” ed io li morderei perché
dovrebbero guardarsi loro, preferirei “PT della terza
età] mi ha fatto pensare di scrivere qualcosa su di
me per i posteri.
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Vi chiederete come faccio a scrivere. Be', in effetti,
io detto, seduto su un dondolo, all’umano che
scrive e, pensate, ricorda ancora degli episodi che a
me sono sfuggiti di mente.
Perché anche noi abbiamo una mente, e un cuore e
tutto quello che voi umani pensate di avere in
esclusiva, e abbiamo persino un senso di amicizia
leale e disinteressata che mi sembra a voi manchi.
Prendendo in considerazione tutto questo ho
chiesto all’umano se è disposto di scrivere alcune
righe e magari alla fine di mettere anche qualche
foto scattata con lui e lei fra i monti, al lago o al
fiume. Eh si! Sono stato io che gli ho fatto scoprire
dei posti bellissimi che non avevano mai visto.
Nacqui dieci anni fa, quasi undici, in Jalandhar,
una città non molto lontana da Dharamsala dove
abitano i miei due amici, con l'unica differenza che
dove sono nato io è piatto e qui il terreno è rugoso
cioè con montagne altissime, solcato da fiumi e
decorato con i fiori, le pinete e il verde delle risaie.
Nacqui in quella città super calda finché un giorno
un signore di Dharamsala venne a prendermi e mi
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portò via dalla mia mamma, dai fratellini e dalle
sorelline; era inverno.
L’amico umano voleva un Cane che avrebbe
dovuto essere un body-guard per lei; cercò in giro e
scoprì che un signore molto gentile, credo si
chiamasse Ashok, poteva procurare ogni razza di
Cane desiderata. Lui scelse un PT e il signore
gentile disse che fra una decina di giorni l'avrebbe
portato. Passarono i giorni, non succedeva nulla,
era anche inverno e lui aveva già preparato tutto
per il mio arrivo. Al bazar aveva comprato una
cesta di plastica [l'avrei preferita di bambù o vimini
ma non ce n'erano sul mercato], e due materassini
di lana per riempire il mio lettino, e si era messo ad
aspettare. Alcuni giorni dopo, mentre lui era solo in
giardino pensando al tipico bidone indiano costato
5000 rupie, ecco arrivare Ashok, senza nulla nelle
mani. Lui lo guardò incuriosito e arrabbiato e
chiese: "Il Cane?"
Era freddo e il signore gentile mise una mano nel
suo giubbotto e tirò fuori una palla di peli morbidi:
ero io!
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Mi guardai intorno e fui contento della
sistemazione. Lui non era molto convinto che fossi
un PT, anche se i colori corrispondevano a quelli
standard; mi controllò e vide degli zamponi
sproporzionati in rapporto al mio corpo da
cucciolo. Mi prese delicatamente fra le braccia e mi
mise nella mia nuova cuccia, calda e rassicurante in
un angolo della camera.
Il signore gentile lo rassicurò che sarebbe tornato
fra pochi giorni per le punture, vaccini etc, e andò
via. Rimasi solo con lui e tanto per affermare la
mia presenza scesi, ruzzolando goffamente dal mio
lettino, feci pipì per terra, poi mi diressi traballando
verso le due ciotole che erano state già preparate
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per me, una con l’acqua e l’altra con il cerelac, e
mi slurpai il cerelac. Il mio pancino era rotondo
come una palla e decisi di tornare sul mio letto.
Il mio territorio interno si estendeva a due camere,
cucina, un bagno e un giardino; dall'altro lato vi era
la casa di lei, in questo momento assente, composta
di molte camere alle quali si accede attraverso una
scala che porta alla veranda e da qui all'interno. Il
primo giorno lo passai ad annusare tutta la casa e il
giardino e a fare i miei bisogni dove mi capitava;
lui mi prendeva in braccio e mi metteva in giardino
tenendomi gli occhi addosso. Credo gli piacessi
molto perche mi accarezzava come un batuffolo di
cotone, come d'altronde ero. La notte, la prima
notte, fu terribile, soprattutto per lui. Quando calò
il buio e spense le luci per dormire io cominciai a
guaire perché avevo paura; fino a quella notte
avevo dormito con i miei fratellini e la mia
mamma. Cominciai ad andare avanti e indietro; lui
povero si alzava e mi prendeva in braccio ma io,
orgoglioso e testa dura già allora, volevo scendere
e non appena mi metteva nella cuccia e andava via
io ricominciavo. Il pavimento era cosparso di
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giornali che presupponevano non che li leggessi,
anche perché non capisco l'inglese, ma perché ci
facessi i miei bisogni sopra.
Non lo avevo capito e quindi, per passare la notte,
giocai a spostarli, e feci i miei bisogni per terra. Il
mattino lo aspettai con i miei occhioni leali e fedeli
spalancati; non sapevo cosa mi avrebbe detto o
fatto, d'altronde ero piccolo e in suo potere. Mi
prese in braccio, mi coccolò, mi portò fuori dopo
aver raccolto tutto quello che avevo fatto di notte e
mi diede da mangiare. Mangiavo tre volte al giorno
delle pappe enormi in ciotole grandi dove entravo
con tutto il mio corpicino.
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La pappa erano zuppe di cerelac di vari gusti, era
anche costosa. Un giorno il mio amico andò al
negozio per comprare la scorta e il proprietario gli
chiese:’Che gusto preferisce il suo bambino?’. Lui
rispose che era per il Cane e si beccò uno sguardo
di rimprovero come dire: "Cazzo qui i bambini non
possono permetterselo e il tuo Cane si?".
Le notti passavano tranquille mentre sonnecchiavo
e gironzolavo per casa. Una di quelle notti la mia
indole da esploratore mi portò a indagare su una
presa di corrente. Naturalmente non sapevo cos'era
e quindi ficcai il naso nella presa che era giusto alla
mia altezza. Mi si drizzò il pelo, tipo fumetti, e
cominciai a guaire, piangere e correre. Il mio amico
balzò giù dal letto e capì subito cos'era successo,
mi prese in braccio e mi portò con lui sul suo letto.
Quella notte dormii pacificamente al suo fianco.
La pulizia era una di quelle cose che lui non sapeva
proprio fare. Ci tentava cercando di lavarmi via le
incrostazioni di latte ma con poco successo, finché
arrivò la nostra amica Claudia che mi sommerse di
"oh beautiful, oh cute puppy" - è americana. Poi mi
prese in braccio e dopo avermi guardato con schifo,
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chiese a lui dell'acqua calda e una spugna. Per poco
le mie orecchie non si drizzarono in anticipo e mi
chiesi cosa voleva farmi. Cominciò a pulirmi la
panciotta con acqua calda e disse: "Cosi si lava un
cucciolo"; lui non ci fece molto caso e lo fece
sempre a modo suo.
I giorni passavano felici nell'esplorazione del mio
territorio finché un giorno arrivò una signora con
un borsone enorme. Corsi sulla mia cuccia-rifugio
e la scrutai con apprensione chiedendomi chi
poteva essere. Oramai pensavo che il mio mondo
era limitato alla compagnia del mio amico e non ci
stavo male. La signora si chinò e mi prese
dolcemente in braccio dandomi bacini, io mi
scioglievo dalla gioia e poi scoprii che era lei,
l’amica di lui che vive nella casa a fianco.
Finalmente facevo parte di una famiglia e con
l'arrivo di lei cominciai anche a frequentare il
giardino più grande, quello con le scale che
salgono alla veranda. Naturalmente tutti i miei
spostamenti, scendere dall'amico, salire sulla
veranda di lei, dovevano essere fatti prendendomi
in braccio perché le scale non ce la facevo ancora a
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salirle. Troppo alte. Mi sono sempre chiesto perché
in questo paese fanno degli scalini cosi alti. La
notte la trascorrevo a casa del mio padroncino [sia
chiaro che padroncino e padroncina sono termini
affettuosi, loro non si sono mai comportati come
"padroni"] sfasciando tutto e facendo i miei bisogni
dovunque. Dopo la notte del naso nella presa mi
attendeva un altro choc: il mattino dopo l'arrivo di
lei, lui mi prese in braccio e mi portò nella camera
della padroncina che era ancora a letto. Il letto è
allontanato dalla parete di un 20ina di cm. Lei mi
prese in braccio, mi sollevò dicendomi
"cucciolone" e nel mentre gli scivolai di mano
cadendo fra la spalliera e il muro. Fui
immediatamente ripreso e dato per morto, un po’ di
choc lo avevo subito cavolo, ero piccolo e questi
mi buttavano giù dal letto, ma si accorsero che
respiravo e tutto ricominciò daccapo.
Iniziò così il periodo dell'addestramento per la
cacca e la pipì. Siccome incominciavo ad
arrangiarmi un pochino nel salire le scale
m’insegnarono ad andare nell'erba dietro la casa.
La mia intelligenza di PT si mostrò in tutto il suo
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acume perché imparai subito, anche se avevo
ancora bisogno di un po’ di aiuto e la notte... be' la
notte c'erano i giornali. Il giardino era diviso in tre
parti e non era ancora suddiviso rigidamente da una
grata. Potevo scorazzare dove volevo, e conobbi
Dollar, anche lui un PT, della famiglia della
padrona di casa. Dollar era anziano quasi come lo
sono io ora. Era un cagnone che si lasciava
disturbare fino ad un certo punto, poi mi mostrava
la dentiera ed io capivo che dovevo allontanarmi.
Non mi morse mai e m’insegnò un sacco di cose.
Nel giardino c'era un alto cumulo di sabbia che
serviva per una costruzione. Io mi divertivo a salire
e scendere facendo scivolare tutta la sabbia. Un
giorno arrivò una nuova signora, si chiamava Ecta,
un po’, come dire, stupidona. La cosa che fece di
meglio nella vita fu mettere al mondo un figlio e
questo fu la causa della divisione fisica del
giardino: io abbaiavo quando il bambino passava
nel carrozzino, non perché volevo divorarlo, ma
abbaiavo alle ruote che giravano, sono sempre state
la mia passione. Così la neo-mamma pensò che
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volessi mangiare il suo pargolo e s’impuntò per
delimitare il giardino con grate di ferro.
La cacca è sempre stata per me una cosa molto
difficile, non il fatto di farla ma il posto dove farla.
Ho notato i miei amici Cani che la fanno dove
capita, spesso in mezzo alla strada; io sono stato
educato a farla nell'erba e possibilmente non vicino
alle case, cosa difficile in India. E qui è il
problema. Non mancano certo i posti non abitati
ma ci metto molto, direi moltissimo a trovare il
punto dove accovacciarmi. Annuso e ri-annuso,
giro in tondo e finalmente quando loro pensano "ci
siamo" io mi giro e cerco un altro posto. Alle volte
mi accovaccio ma poi ci ripenso, finalmente la
"faccio", ma non tutta, ne tengo ancora un po’ che
dissemino in mucchietti, oppure nel pomeriggio me
ne libero nel prato-boscaglia sopra la casa della
padroncina. Alle volte non faccio nulla tranne che
scorregge rumorose e alle volte molto odorose.
Quando ero più giovane sentendo un rumore uscire
dal mio sotto-coda mentre dormivo, mi
preoccupava e guardavo intorno in cerca di aiuto.
Siccome dormo vicino al mio amico, mi
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rassicurava il suo sorriso e mi dicevo: "Non è nulla,
le fa anche lui". Ma quando proprio mi scappa, di
notte, causa mangiato troppo montone, allora vado
vicino al suo letto, lo sveglio dolcemente
appoggiando il mio tartufo vicino la sua guancia e
appena apre gli occhi corro verso la porta. Spesso
lui s’inciampa perché dorme ancora, mi apre e mi
porta a casa della padroncina, dove con noncuranza
salgo sul mio letto-cuccia e dormo. Insomma,
confesso che sono un po' "particolare" per questo
bisogno.
Alcune particolarità, a dire il vero, le ho anche per
il bere e il mangiare. Ad esempio:
-se devo bere da un rubinetto bisogna che il flusso
sia costante e non molto forte, con acqua fresca
-se mi danno del pane, i pezzi non devono essere
molto grandi né molto piccoli, una via di mezzo va
bene.
-non sopporto lo yogurt acido, il ché significa
vecchio di tre giorni.
-non mi piace il pesce.
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-quando mi danno una buccia di mela o frutta o
qualcosa che non mi piace giro la testa dall'altra
parte con fare disgustato
-le patate bollite mi fanno schifo mentre mi
piacciono quelle fritte.
-quando hanno sul tavolo qualcosa di buono, mi
siedo vicino a loro e se non si sbrigano a darmi
qualcosa saltello nervosamente da una zampa
all'altra.
il budino è una cosa per la quale darei la mia coda.
La mia vita da cucciolo passava tranquilla, non era
ancora cominciato il periodo del training per
fortuna. Loro mi guardavano spesso le orecchie
perché uno era bel diritto e l'altro piegato. Leggevo
lo sgomento sui loro volti; se per caso l'altro non si
fosse alzato??? Ma che fare, a me non fregava
molto. Un mattino a colazione apparvi
trotterellando per i miei biscotti e li sentii urlare di
gioia: si era alzato anche l'altro e ora avevo due
sventole che tutte le volte che mi guardavo nello
specchio mi chiedevo chi ero.
Certo ero sempre più bello e crescevo; cambiava la
pappa, invece di tre solo due volte e poi una sola;
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pollo bollito o montone, carota, e legumi altre
verdure; m’irrobustivo e capivo di più cosa
succedeva intorno a me, a parte una volta che
cascai in un canale e non riuscivo più a venirne
fuori. Il mio amico si precipitò e mi tirò fuori
controllando se mi ero fatto male, in cambio io lo
guardavo con occhi dolci e grati.
I tipici sensi di noi Cani si andavano raffinando
anche se loro non se si accorgevano. Il mio fiuto
cominciava a distinguere e selezionare gli odori;
per esempio quando in cucina maneggiavano della
carne, specialmente se di montone, correvo
immediatamente. Non ne ricavavo molto perché a
loro dire ero ancora cucciolo...Perché? I cuccioli
non possono mangiare montone? Un po’ di milioni
di anni fa andavamo a caccia di dinosauri e ora
tutte ste storie per un ossicino di montone!
Non sopportavo l'odore del fumo delle sigarette ma
purtroppo non potevo farne a meno. Incominciavo
a distinguere gli odori che arrivavano dal bazar:
macchine, benzina, tutta roba poco allettante per
noi Cani. Dirigevo il mio nasone verso la
montagna, gli odori erano differenti: odori di nuovi
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Cani, di strani animali [ero sicuro che non fossero
uomini], della neve e alle volte di chapati cucinato
sul fuoco in lontane case di contadini. L'udito era
l'altro senso che si stava affinando, specialmente
con quegli orecchioni che mi trovavo. Non mi
sfuggiva più nulla, quindi era cominciata la caccia
agli uccelli in giardino anche perché non ero ancora
stato portato fuori dalla mia casa. Ma si sa, anche la
vita di noi Cani è fatta di momenti belli e brutti, e
gli ultimi arrivarono, nella mia breve vita da
cucciolo, nel numero di due momenti, e furono
molto tristi.
Loro per lavoro dovevano essere sempre fuori in
viaggio ma a dire la verità cercavano di non
lasciarmi mai solo. Ma un giorno...ahimè dovettero
partire entrambi e fui lasciato in custodia del
servitore della famiglia padronale. Aveva il
compito di:
-darmi da mangiare pollo lesso con verdure, una
buona parte già lasciata in frigo per me
-darmi altra pappa,
- dormire con me
-portarmi fuori a fare i miei bisogni.
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Naturalmente non fece quasi nulla di quello per cui
era stato pagato. L'idea dell'inaffidabilità e
imprevedibilità dell'uomo, specie se indiano, si
stava rafforzando sempre più nella mia testa.
Al suo ritorno il mio amico trovò la casa
letteralmente disseminata di cacche, pipì, fili
strappati, insomma il caos. Io fui felice di rivederlo
e per una notte dormii con lui sul suo letto. Dopo
pochi giorni arrivò anche la padroncina e tutto
tornò normale.
La nostra amica Claudia ci veniva a trovare con il
suo ragazzo tibetano. Io mi ero affezionato a
entrambi e quando il triste momento della nuova
partenza di loro arrivò, decisero di lasciarmi con
Tamdrin, il ragazzo tibetano. Gli accordi erano gli
stessi che con quel delinquente di prima solo che
questo li rispettava e, figuratevi, cominciò a
portarmi fuori a passeggio. Mi sembrava che stavo
imparando ad ammaestrare bene gli umani ma non
avevo fatto ancora dei passi con loro.
Quindi tutto mi sembrava nuovo, mi guardavo
intorno e mi ubriacavo dei nuovi odori, il collare
mi dava un po’ fastidio ma " il mondo era
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bello".Un giorno fui avvolto dal caldo e quieto
amore dei miei amici che erano tornati e come
prima cosa mi fecero fare tutti i vaccini possibili e
immaginabili specialmente ora che DOVEVANO
portarmi fuori. Mi devono ringraziare: erano già un
sacco di anni che vivevano in quella casa, ma non
conoscevano nulla di quello che c'era intorno: le
montagne, il fiume, i prati e soprattutto gli altri
Cani che vivevano da quelle parti. Così mi
comprarono guinzaglio e collare a strozzo [chissà
perché a strozzo tanto non gli ho mai dato la
soddisfazione di camminare al piede] e
cominciammo le nostre passeggiate.
Timidamente passeggiavamo fino a Gamru, il
villaggio di Gaitri, la loro cameriera, e sulla strada
ahimè dovevo fare i conti con altri Cani non molto
gentili. Io ero già bello alto e robusto con zanne
affilate ma non ero pronto alla lotta, non sapevo
ancora che bisognava stabilire chi era il più forte
con potenti innaffiate di pipì, che cosa voleva dire
farla molte volte e sempre più in alto possibile per
lasciare una traccia che diceva: "La faccio in alto
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perché sono più grosso di voi". Non sapevo ancora
leggere il quotidiano "la pipì oggi", ultima
edizione, che ogni mattina era pubblicata e poteva
essere sfogliato-annusato lungo la stradina. La
stradina non aveva traffico quindi potevo
camminare libero e felice. A dire la verità mi hanno
sempre lasciato libero e felice a parte al mercato,
dove il guinzaglio era d'obbligo. Accidenti
cominciavo a fare incontri con veterani della lotta e
difensori del territorio, e diciamo la verità ne
prendevo un bel po’, anche se il mio Amico mi
difendeva con il suo bastone. Ma v’immaginate un
pastore tedesco difeso dal suo padroncino? E non è
tutto...
Lungo la strada c'è un prato che scivola in giù e
poco più sotto c’è una casa abitata da umani e dalla
più bella cagnetta che ho mai conosciuto:
BLOSSOM. Era più piccola di me e anche più
anziana. Aveva vissuto con una donna occidentale,
e quando questa era partita, l'aveva lasciata alla
famiglia di contadini che la trattavano benissimo.
Aveva un pelo bianco con macchie nere soffice
come la lana, e un caratteraccio con i quattro
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zampe che non conosceva. Quando mi vide, mi
corse incontro ma di sbranarmi si fermò e mi
annusò tutto. Io avevo le orecchie basse e lasciavo
fare, non capivo se fra qualche secondo sarei stato
ucciso o leccato. Il suo dolce musetto si avvicinò e
mi lecco; era fatta. Finalmente avevo la prima
amica a quattro zampette. Il nostro amore scoppierà
fra qualche pagina.
Io oramai avevo addomesticato i miei amici a
portarmi ogni giorno a passeggio così passavamo
dalla casa, trotterellando scendevo dal prato e lei
mi correva incontro. Prima mi leccava e poi
prendeva quello che i miei amici le portavano tutti i
giorni: ossa, carne, insomma prelibatezze. Il
vicinato era abitato da Cani poco socievoli che
dopo avrei sottomesso, ma al momento non ancora
avvezzo alla lotta canina venivo assalito.
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Un giorno, mentre si ripeteva l'assalto, la dolce
Blossy si lanciò contro di loro e li mise in fuga. Mi
chiesi come funzionava: lei una femmina mette in
fuga due maschi? So che succede molto spesso nel
mondo degli umani ma nel nostro...
Dopo le nostre dolcezze giornaliere lei si avviava
con noi per la passeggiata. Andavamo in posti
bellissimi ombreggiati dai pini rinfrescati dallo
scorrere del fiume o a un prato stupendo dove io
correvo come un pazzo; insomma tutta l'area
circostante è stata scoperta tramite me. Dopo un
bagnetto che io e la mia fidanzata facevamo in una
pozza schifosa, si continuava per il sentierino fino
ad arrivare al prato; una bellissima distesa verde,
con vista sul fiume sotto, e la collina di Indrunag
dall'altra parte della valle. Sullo sfondo verso
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sinistra, guardando il fiume, il panorama era chiuso
dalle catene del Dauladhar.
Ero ancora molto giovane e mi piaceva correre, i
miei amici mi portavano il pallone ma ben presto
cominciai a inseguire le pietre [ora i miei denti
sono davvero malmessi], quindi mentre la Blossy si
riposava all'ombra dell'unico albero, io correvo su e
giù dietro le pietre fin quando loro non ce la
facevano più. Al fondo del prato c'era un
ruscelletto con acqua sporca e coperta da erbacce,
di solito mi tuffavo e mi beccavo le sanguisughe.
Poi tornavamo per la stessa strada, lasciavamo la
mia ragazza alla sua fattoria, e noi proseguivamo
per la nostra villa.
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Oramai la comitiva si era ingrandita e c'era anche
Lucky, un bel Cagnetto bianco e marrone. Il primo
giorno quando lo intravidi sulla stradina io mi
abbassai sulle zampe, allungai la coda e il muso e
avanzai in silenzio tipo "navy seal"; era la mia
posizione d'attacco che usai molte volte per
sottomettere tutti i quattro zampe del circondario,
anche se la mia indole è pacifica. Mi avvicinai
quatto quatto ma prima che sferrassi il mio attacco
mortale Lucky era giù per terra con la pancia in su,
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e la sua posizione mi fece frenare. Rimase così
finché io non finii di annusarlo mentre la Blossy ci
guardava con aria da veterana. Decisi che
potevamo essere amici, mi spostai, lui si alzò e
trotterellammo tutti e tre, e insieme ai miei amici
umani, andammo verso il fiume.
I miei padroncini si presero cura di Lucky
portandogli da mangiare tutti i giorni. Spesso, nella
nostra lingua, gli chiedevo:
-“Ma mangi qualcosa? Con chi vivi?”
-“Vivo con dei bianchi come i tuoi padroni ma alle
volte ci sono e alle volte no! Ogni giorno spero di
vedervi perché la tua padroncina mi porta qualcosa
da mangiare.”
-“Ora risparmierò anch’io, quello che avanzerà
dalla mia ciotola te lo metterò in un sacchetto e te
lo porterò.”
-“Per ringraziarti ti voglio insegnare qualcosa.”
disse infine Lucky.
In quel momento eravamo sul bordo di una bella
piscina naturale che si era formata nel fiume,
l'acqua era verde e si vedevano le pietre sul greto;
lui mi guardò e poi si tuffò. Faceva molto caldo. Io
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non sapevo bene cosa fare perché non mi ero mai
tuffato e non avevo mai nuotato, ma vedendo lui mi
veniva una voglia matta. Uauuuuuuuuu…
spumeggiante, limpido, fresco ma...io non sapevo
bene cosa fare, era la prima volta che vedevo tanta
acqua rotolante verso la valle. La mia amichetta si
bagnava solo un poco, cosi fu Lucky a iniziarmi.
Nel fiume ci sono delle piccole piscine artificiali,
dove gli umani contadini vanno a fare il bucato.
Quando loro non ci sono, diventano le nostre
piscine. Lucky si buttò in uno di questi laghetti e
anche il mio amico umano entrò in acqua. Faceva
caldo e la voce del mio amico mi giungeva
invitante. La mia amica seduta su una roccia ci
guardava ed io finalmente presi il coraggio a due
zampe e mi tuffai. Uauuuuuuuuuuu …nuotavo e
come. Lucky mi nuotò incontro, io mi diressi verso
l'amico umano [non ero ancora molto sicuro] e tutti
urlavano "ma nuota!!!". Che stupidi: tutti gli
animali nuotano.
Noi viviamo in montagna a 1300 mt ma durante il
periodo estivo pre-monsonico il caldo si fa
insopportabile specialmente per quelli come me
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che hanno una pelliccia stupenda. La padroncina e
lui mi pettinano ogni giorno, ma il caldo è il caldo.
Così in quel periodo le passeggiate verso il fiume
erano giornaliere e si cambiava di piscina quasi
ogni giorno. I miei amici venivano sempre con noi
e i miei adorati padroncini per farmi nuotare si
mettevano uno su un lato e l'altro su quell'opposto
della piscina. Con il trucco "ora ti tiro la pietra" mi
facevano fare su e giù. Oltre a fare un po’ di
ginnastica il motivo era per la mia schiena che da
vecchiotto mi avrebbe dato dei fastidi...infatti.
Al bazar mi ero molto affezionato al negoziante
che vende i "miei" polli. Ci andavo ogni volta con
il padroncino e lui mi offre zampette squisite;
anche se non è giornata di "si compra il pollo per
me", passando vicino al pollaio io devio, tiro, entro
e lui mi da... L'altro mio fan e il sigaret-wallah,
vale a dire il tabaccaio. Tutte le volte che mi vede
mi sorride e mi accarezza ma...non mi da nulla.
Posso entrare in tutti i negozi dove vanno loro,
sono il benvenuto perché educatamente rispondo al
“seduto”, rispondo al "terra" e a "andiamo". I locali
mi guardano affascinati perché i loro Cani non
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sono educati come me. Molti mi fermano o meglio
fermano lui o lei e chiedono se possono farmi una
foto.
Le mie passeggiate di colpo cambiarono e furono
inseriti nuovi itinerari, per esempio Indrunag, una
collina che è davanti al fiume. Che emozione il
primo giorno di macchina!!! Quando uscimmo dal
cancello prendemmo una direzione diversa dal
solito, cioè quella verso il bazar. Mi chiesi cosa
succedeva ma arrivati in strada ci dirigemmo verso
la macchina di Arun, ora il mio autista; aprirono la
portiera ed io balzai dentro all'istante. Mi aprirono
il finestrino e cacciai fuori il muso. Non riuscivo a
stare fermo dalla gioia, correvo da un finestrino
all'altro a secondo se quello dov'ero affacciato dava
verso la valle o no. Mi godevo il panorama ma
annusavo anche tutti gli odori che sentivo, certo era
tutto nuovo ma era anche una garanzia per ritrovare
la traccia se mi fossi perso. In qualche momento
cercavo di andare al posto di guida, però ero
ricacciato indietro. E arrivammo sulla punta della
collina. Gli itinerari che facemmo sono stati molti
ma due li ricordo benissimo.
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Il primo era di "salita in macchina" e discesa a
piedi. Durava un bel po’ di tempo e si seguiva un
sentiero di mezza costa sulla collina. Si
attraversavano villaggi ancora "naturali" con case
con i tetti di ardesia e persone gentili e simpatiche.
Avevano persino imparato il mio nome. Lungo il
sentiero vi era una piccola pozza d'acqua dove le
donne andavano a lavare i panni, non gradirono
molto quando la prima volta corsi giù per il prato e
mi tuffai dentro. Non lo feci più. Si proseguiva fino
ad arrivare a un tempietto. Ci sedevamo spesso li,
si poteva vedere il prato dall'altra parte della valle e
la casa della zia Claudia. Poi si continuava per
arrivare su un cucuzzolo pietroso, altro riposino
con bevuta dalla borraccia, e si scendeva verso il
fiume. Di solito io facevo la discesa di corsa perché
sentivo caldo e aspettavo i miei amici nell'acqua
fresca del fiume. Che ridere quando dovevano
attraversare il fiume che era un po’ in piena! Li
guardavo, gli umani, mentre sguazzavo nell'acqua.
E togliti le scarpe, e poi i calzini, "brrrr ma che
acqua fredda" e alla fine scivolando e imprecando
raggiungevano l'altra sponda. Si raggiungeva un
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canale artificiale, anche quello pieno di acqua
proveniente dal fiume che veniva convogliata a
valle per i campi [ora non c’è più, ora ci sono solo
tubi] e costeggiava da una parte dei pascoli
bellissimi e dall'altra una pineta odorosa di aghi di
pino.
Ci fermavamo di nuovo nella pineta e guardavamo
un’enorme roccia al centro del fiume con su scritto
"Lunga vita al Dalai Lama" ; mi sono chiesto il
perché di quella scritta in un posto dove nessuno la
vedeva. Spesso vicino alla riva vi erano contadini
che lavavano coperte o pastori in transumanza con
le loro pecore. Noi continuavamo e raggiungevamo
i primi villaggi, quelli dove tutti mi conoscevano
come "Jampa Baby" e si arrivava a casa stanchi ma
felici. Non venivano i miei due amici quando si
andava a spasso su per i monti, ma sulla strada del
ritorno facevo sempre un salto per andare a salutare
la "mia ragazza".
Poco tempo dopo scoprimmo la "teiera", un nome
dato dai miei padroncini a un posto davvero bello,
uno dei più belli qui intorno. Si trova poco prima di
arrivare a Indrunag. Il mio autista Arun ci lasciava
30
all'inizio di una strada sterrata che s’inoltra prima
nel bosco e poi esce all'aperto fra immense
piantagioni di tè che scendono verso il paese. Su
uno dei lati si erge il Dauladhar, stupendo quando
si veste di neve come un angelo immacolato per
l'inverno. Alle volte ci sono degli operai nella
piantagione; all'inizio erano paurosi, ma ora che mi
conoscono anche loro mi chiamano per nome. La
prima sosta era a un piccolo tempietto indù; dopo
aver fatto i miei bisogni nel bosco, ci fermavamo lì
per il tiro di un po’ di pietre. Ora i tiri sono
diminuiti di molto, ahimè! Si continuava
costeggiando le piantagioni e si arrivava a una
piccola casetta. Altra sosta all'ombra di enormi
cedri; gli ultimi rami erano talmente grandi che
formavano una specie di caverna verde.
31
Poi s’imboccava un sentierino e qui si apriva la
vista più bella di tutta la passeggiata: piantagioni,
montagne, cielo azzurro, e cedri, tanti cedri dove
riposarsi all'ombra dei loro rami ospitali.
Tornavamo in macchina e prima di arrivare ci si
fermava a comprare il montone per me e un poco,
suvvia, anche per loro.
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Un giorno, non si sa bene cosa gli prese a loro due
che leggevano sempre libri sui Cani, nel
pomeriggio mi chiamarono fuori e cominciarono a
impartirmi ordini che io non capivo e quelli che
capivo facevo finta di non capirli finché non notai
la tasca piena di biscottini.
Da allora ogni giorno verso le 16 mi portavano
fuori e cominciavano a dirmi "seduto"! e si
allontanavano di poco per vedere se stavo fermo.
Se mi muovevo si ricominciava e in più veniva
aggiunta la parola "fermo". Ora, intendiamoci
bene, il più delle volte lo facevo quando mi pareva,
ma loro erano felici di vedere i miei progressi. Per
esempio mi allenavano nel ritrovamento delle cose.
Mi facevano annusare un calzino [come
dimenticare quel puzzo] poi uno di loro mi portava
in casa e l'altro nascondeva il calzino. Venivo
chiamato e usando il mio super-olfatto cercavo il
calzino e lo trovavo. Bauuu mi ero guadagnato il
biscotto. Altro esercizio era "piede", mi mettevano
il guinzaglio e poi dovevo camminare al piede con
uno di loro. Naturalmente in giardino lo facevo
[biscotto finale] ma fuori, quando si andava al
33
bazar, erano loro che camminavano al mio
"zampa".
Passarono al "vieni" e "andiamo". Ero diventato la
star del bazar perché tutti "credevano" fossi super addestrato e volevano vedere come e cosa facevo.
Diedi anche dimostrazione di aggressività più di
una volta. Con Miki per esempio, un tipo alto e
robusto che un giorno allungò la mano verso il mio
padroncino-amico ed io gli saltai al braccio. Non si
avvicinò mai più a me. Quest’allenamento durò per
molti mesi ed io ero felice d'imparare e far vedere
quanto ero bravo. Al bazar il mio amico a due
zampe e la mia amica si pavoneggiavano quando
venivano fermati da qualche persona locale per
farmi una foto. Io sedevo tranquillo, un po’
scosciato a dire il vero, vicino a loro e click, fatta.
I nomignoli che mi hanno dato, a parte il mio
stupendo nome, sono tanti; fra questi la padroncina
per un periodo mi chiamò “Slufo”, poi per la zia
Larissa divenni “Sasiska” [che vuol dire salsiccia],
poi il mio padroncino mi chiamò affettuosamente
"Ciccione schifoso" , e divenni ancora “Ciucci” e
“Cioccio”. Tutti questi nomignoli facevano parte di
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periodi di affetto incondizionato che non è mai
cambiato.
Un giorno si presenta il "signore gentile" che mi
aveva portato nella mia casa e chiese al mio
padroncino se voleva che "riproducessi". Lui
rispose che poteva andare bene ma che non
volevano nessuno dei miei cuccioli, o
forse...magari...uno maschio. Eravamo vicino a
capodanno e si misero d’accordo per qualche
giorno a venire. Il mio amico sottolineò che non
doveva capitare il giorno di capodanno perché
c'erano degli ospiti. Io passai delle notti insonni e
quelle nelle quali dormivo mi sognavo una
magnifica PT, bella come me, tutta mia.
Immaginavo il momento dell'incontro: lei avrebbe
fatto un po’ la smorfiosa ma io le avrei dato un
sacco di bacini e poi l'avrei condotta in disparte da
qualche parte nel giardino, magari fra le stelle di
natale. La lasciavo promettendole eterno amore e
che avrei avuto cura del nostro piccolo come fosse
mio figlio. Ero felice di quest'avventura, Blossy
non era ancora all'orizzonte.
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Esattamente il giorno di capodanno l'imbecille si
presentò dicendo che era tutto pronto. Il padroncino
ed io lo guardammo con un po’ di sospetto e lui
chiese: "Dove sarebbe la cagnetta?" Io avrei
preferito "la cagnona" ma fa lo stesso. L'imbecille
ci guardò e disse "Giù nel taxi". Il mio mondo di
sogni crollò e gli sarei saltato alla giugulare.
Fortunatamente il mio amico disse: "Primo è il
giorno che non dovevi venire ed è esattamente l'ora
di pranzo, secondo credi che il cagnone si accoppi
in un taxi nel bazar e magari con noi che
guardiamo e loro che litigano? Mai. Ci vediamo
un'altra volta." Fui deluso ma felice perché non mi
andava quella soluzione, in fondo anche noi quattro
zampe abbiamo bisogno di privacy. Il tipo non si
fece più vedere e dopo incontrai il mio folle amore
Blossy!!!
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Finalmente avvenne!!! Come, cosa? Il mio
accoppiamento con la fidanzata nel bel mezzo della
stradina. Lei era, come dire, in calore e nonostante i
non pochi pretendenti scelse me. Ero a passeggio
con la mia padroncina, lui era via quando avvenne.
Non so per gli umani ma per noi durò a lungo e alla
fine io caddi lungo e disteso nel fosso lungo la
stradina.
La
padroncina
si
preoccupò
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immediatamente di non farle avere possibili
cuccioli perché io ero troppo grande per lei; corse
in farmacia e comprò "la pillola del giorno dopo",
solo per scoprire alcuni mesi dopo che la mia
Blossy era stata sterilizzata. Le rimasi fedele fino
alla sua morte e lo sono ancora adesso nonostante
le possibilità non mi mancano. E così i giorni
passavano tranquilli su e giù per i boschi e al bazar.
È passato molto tempo da quando la mia cara
Blossy è salita alla presenza del Re dei Cani. Lui
risiede su una di quelle montagne altissime coperte
di quella roba bianca e fredda che gli umani
chiamano neve, -cosi mi raccontava la mia mamma
mentre acciambellata nella cuccia ci teneva tutti
d'occhio-. Ha un trono a forma di osso gigante e
vicino a lui siede maestosa la sua compagna.
Entrambi hanno un pelo lungo e morbido, i loro
occhi sono dolci, le loro zanne bianche e
scintillanti, la loro coda sempre in movimento;
portano una corona di piccole ossa. La casa è
composta di migliaia camere, ha i muri di vetro
trasparente, -forse ghiaccio o diamante? Mah!-,
corridoi lunghissimi che collegano le camere con
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giardini pieni di fiori ed erbe [anche se vivono in
montagna, i giardini e la casa sono difesi dalle
intemperie e dal freddo da un muro invisibile e
magico]. In ogni camera ci sono cucce di morbide
pail e/o foglie profumate, dipende dall'ospite, per
quattro ospiti. Non si hanno obblighi verso il
sovrano e durante il giorno si organizzano gare di
velocità, di nuoto, di salto, a secondo della
specialità del Cane. Non c'è competitività, non ci si
azzanna mai per la pappa perché ce n’è in
abbondanza per tutti. Spesso anche i sovrani si
uniscono agli altri per giocare. Un po’ fuori dal
palazzo si trova "l'osservatorio". È uno spiazzo
molto vasto incassato in una valle, con erba alta e
soffice e con stelle alpine che formano un tappeto
bianco che da un lato si affaccia sullo "spazio".
"A cosa servirà mai?" chiedemmo alla nostra
mamma.
“Anche noi Cani sentiamo nostalgia, e abbiamo dei
ricordi e delle emozioni proprio come gli umani;
così, quando ci prende un momento di tristezza per
i nostri padroni lasciati laggiù andiamo in quella
valle, ci sdraiamo fra l'erba altissima, i fiori
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profumati e le stelle alpine e da li, senza essere
visti dai terrestri, possiamo scrutare finche non li
troviamo”, rispose la nostra mamma.
“A quel punto scendiamo invisibili e giochiamo e
saltiamo ancora con loro; anche se non ci vedono,
percepiscono qualcosa, sanno che siamo lì vicino e
anche loro a dire il vero non ci dimenticano mai.
Quindi, i padroni e noi non dobbiamo essere tristi
nel momento della separazione perché, in effetti,
non ci sarà mai una separazione, ma soltanto ci
percepiremo su differenti piani sensoriali.”. Ora
credo che la Blossy sia sempre vicino a me a
correre verso il prato, a darmi i suoi bacini e
spesso, quando passo da quella che era la sua casa,
corro giù verso la veranda per chiamarla e forse lei
è lì che mi aspetta e io non la vedo.
Gli amici si moltiplicarono poco per volta. Oltre a
Blossy e Lucky, si aggiunsero tanti altri compagni
di avventure.
40
Ora vi parlerò di Tsangnyon, salito dal re dei cani
verso il febbraio 2015; il suo vero nome è Yamzin
ma il mio amico umano l’ha distorto in quello
dell’autore dei “100 000 Canti di Milarepa”.
Il nostro incontro fu un po’, come dire, duro.
All'epoca ero giovane e il mio unico cruccio era di
farmi riconoscere come cagnone signore della
zona. Ma Tsangnyon era un tipetto che, anche se
zoppo, non si lasciava davvero mettere sotto. Lui
viveva con una signora tedesca sposata con un tipo
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tibetano che hanno due magnifiche bambine
bionde, e lui, Tsangnyon, se le cura mica poco.
Quindi un giorno mentre si percorreva la solita
strada mi sbucò davanti lo "zoppo": io non me ne
curai ma lui si curò di me ringhiandomi. Non ci
feci caso e continuai. La cosa si ripeté un paio di
giorni dopo ma il futuro amico non aveva fatto i
conti con il mio peso e la mia aggressività. Quando
lo vidi, mi abbassai sulle zampe e cominciai a
procedere molto lentamente; Tsangnyon non era
abituato a questa guerriglia da Vietnam e mi
guardava un po’ stupito facendo brillare i suoi
canini. Arrivato a una distanza di un paio di metri,
scattai, gli fui addosso e lui sotto di me. Fine della
storia. Da quel giorno siamo amici inseparabili;
spesso quando la mia padroncina gli lancia un
pezzo di pollo e cade fra noi io lo rubo e lui non
dice nulla mentre se lo fa un altro della banda…
"apriti cielo". Alle volte veniva con noi a
passeggio, ha la mia età e comincia come me a
stancarsi; ora viene solo a farsi accarezzare e
prendere il suo pezzo di pollo e poi torna dai suoi
padroni. Alle volte è anche venuto a casa mia. L’ho
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trovato un po' invadente, infatti, non appena
arrivato, è andato nella camera del mio padroncino
e con fare non curante si è sdraiato ai suoi piedi. Io
non sono geloso perché so di essere amato ma per
dispetto non gli offrii la torta di ossa di montone.
L'incontro con Bezzi.
Bezzi è un’amichetta che assomiglia molto a una
quattro zampe da caccia: magra, pelo corto, super
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veloce, litigiosa, per un lungo periodo è stata
l'unica femmina nella banda. Lei ha addomesticato
una padroncina inglese che viveva vicino a noi.
Abitava in una casa molto grande lungo la stradina
che faccio sempre e un giorno me la sono trovata
davanti. Un lungo sguardo per capirsi bene,
qualche annusata per sapere con chi avevo a che
fare; capito che era una femmina ma poco
interessante mi sono allontanato con i miei amici
bipedi. Quando mi volto vedo che anche lei ci
seguiva, lascio fare e continuiamo verso il fiume: è
estate e con noi c'è Lucky.
La mia nuova amica è molto irrequieta e quindi a
nostra insaputa partiva per assalire altri Cani,
mordere le galline e le capre, prendersi calci dai
cavalli. Le reazioni dei locali sono state molto
brusche e a niente serviva spiegare che era solo
un’amica che veniva con noi. La faccenda si fece
pericolosa quando il padrone di un cagnetto morso
dalla mia amica, cominciò a tirare pietre alla Bezzi.
Una cadde vicino a me e il mio eroe s’infuriò.
Mentre la padroncina afferrava la piccola peste
marrone, lui si avvicinò al bruto tiratore di pietre e
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gli disse con aria minacciosa di non tirare mai più
pietre ai Cani. L’altro si scusò dicendo che non
erano dirette a Jampa, - tutti mi conoscono per
nome-, bensì a quella piccola peste e che se la
prendeva l'avrebbe uccisa. Naturalmente non la
uccise ma quando passavamo di là la padroncina le
metteva il guinzaglio per superare il pericolo.
Con Bezzi e Lucky spesso scendevamo al playground, un grande campo da gioco come indica la
parola, vicino al fiume e a un ponte di ferro.
Normalmente giocavamo al lancio delle pietre
mentre la padroncina, seduta, coccolava la Bezzi o
Lucky. Alle volte attraversavamo il ponte e
facevamo una breve salita che portava a un
villaggio di poche case. Ma c'era un problema. La
Bezzi aveva paura di attraversare il ponte.
All'andata verso il villaggio lei si cercava una via
nel fiume. Proseguivamo nei campi di riso e di erba
fino al tempio dedicato a qualche divinità e ci
sedevamo all'ombra. Al ritorno la mia amica si
fermava all'inizio del ponte e tentennava finche il
mio padroncino non tornava indietro e la prendeva
in braccio. Lucky ed io facemmo di tutto per
45
convincerla che non era pericoloso, le
proponemmo di bendarle gli occhi e guidarla al
sicuro dall'altra parte tenendola per il collo, ma non
ci fu nulla da fare. Tornavamo a casa tutti felici
delle nostre passeggiate, seguivamo i nostri amici
bipedi quando si fermavano all'ombra ospitale di
grandi alberi.
Tony. [messo a dormire il 18 giugno 2013]
Incontrai anche lui nel solito modo; era un amico
più piccolo di me, bianco con chiazze marroni. Un
orecchio pendulo me lo faceva mettere nella
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classifica "litigiosi", ma stranamente quando
m’incontrò fu tutto una leccata, tante che dovetti
ringhiargli per farlo smettere. Lo fa ancora oggi
dopo tanti anni ma ora lo lascio fare, ora ha solo tre
zampe. Lui è l'amico di una signora indiana figlia
di un italiano. Abitano anche loro sulla stessa
stradina e cosi Tony prese l'abitudine di venire con
noi. In quel periodo Lucky scomparve stranamente
e non lo abbiamo mai più rivisto fino a un giorno
che ci apparve nei prati sopra di noi. Stava molto
bene in salute e al richiamo dei miei padroni si
precipitò giù a fargli le feste. Gli chiesi cosa era
successo e lui mi spiegò che aveva adottato un
pastore e quindi stava benissimo, tutto il giorno con
le capre, latte e formaggio in abbondanza, e che
dormiva al coperto. Era felice e ci demmo una
leccatina di addio perché non lo rividi mai più.
Quindi si andava al prato sempre in tre, Tony,
Bezzi ed io. Il prato è un largo spiazzo verde, al
lato sud si precipita verso il fiume, a nord sbatte
contro la collina e a est va verso magnifiche pinete
che secondo me sono abitate da dog-fate pronte a
qualsiasi cosa per noi bellocci.
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Su uno dei bordi vi è un albero solitario che fa
ombra e da piccolo avevo imparato a usarlo come
nascondino per non farmi vedere dall’amico
umano. Ma io ora sono più, umm, largo del
tronco… ma non fa nulla. Quindi appena arriviamo
Bezzi e Tony si lanciano in corse sfrenate, è
talmente bello vederli che alle volte mi siedo e li
osservo. Bezzi tiene testa, è più leggera e
affusolata, ma il mio amico non molla di certo:
taglia le curve per darle addosso, a Bezzi non
importa nulla e prosegue. Intanto corro anch’io. Il
mio amico a due zampe ha una borsa piena di
pietre raccolte dalla padroncina. Io faccio finta di
essere nascosto dietro l'albero e lui mi tira le pietre,
alle volte anche una ventina; corro attraverso tutto
il prato e spesso si corre il rischio di uno scontro a
tre. Ci sediamo un poco all'ombra e siamo raggiunti
dai due corridori, tutti con la lingua fuori, e la
Bezzi viene coccolata dalla padroncina.
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La banda dei quattro: Yamzin, Jampa, Tony e
Bezzi
Ci vogliamo bene noi tre e non esiste gelosia. Il
ritorno lo facciamo da un'altra strada. Saliamo
verso un piccolo villaggio sulla collina e poi da lì ci
dirigiamo a casa. Qualche giorno scendiamo al
fiume, Tony sguazza con me nell'acqua fresca e
Bezzi paurosa entra solo fino alle ginocchia e poi si
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ferma a osservarci. Molte volte le abbiamo detto di
osare, in fondo siamo due bei cagnoni robusti
pronti a portarla a riva. Ma lei sembra preferire
farsi coccolare dalla padroncina. Quando non fa
molto caldo, ci avviamo tutti insieme verso un
piccolo tempietto sulla collina di là dal fiume. La
salita è breve ma ripida e il tempietto è situato poco
fuori da un villaggio con casette ancora originali.
Ci mettiamo all'ombra e mentre i due umani
riposano c’è capitato spesso di avere conversazioni
profonde fra noi.
Sulla strada del ritorno, ultimamente, Tony prima
di arrivare alla sua casa prendeva una strada in
salita e si dirigeva da suoi amici tibetani. Non lo
vedevo più così sovente e in passeggiata eravamo
solo più in due. Alle volte sbucava come un
demonio da dietro il cancello della sua casa e prima
di salutare i miei padroni mi lavava il muso con la
sua lingua. Poi sparì per molto tempo e un giorno i
miei due amici incontrarono il padroncino di Tony.
Ora bisogna sapere che noi capiamo il linguaggio
umano mentre voi, direi, non capite molto il nostro.
Comunque i miei amici chiesero di Tony e il suo
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padroncino disse che gli era stato trovato un tumore
osseo. I peli sulla coda mi si drizzarono solo al
pensiero. “E allora?”, mi dicevo, mentre roteavo le
orecchie per sentire. Allora bisogna tagliare la
zampa anteriore destra e poi si vedrà. Porco gatto!,
mi dissi. Non lo rividi più per molto tempo finché
un giorno riapparve con solo più tre zampe. A dire
il vero mi sembrava sempre teppistello; mi lecco
come al solito ed io ne fui felice e gli dissi: " Ehi
gamba di legno vieni con noi?" Tony salutò i miei
padroni e si avviò prima di me sulla strada.
Andavamo piano perché non volevamo stancarlo,
un paio di volte andammo al prato, dove lui invece
di correre come un pazzo si sedette all'ombra e
guardava in giro. Poi sparì per davvero. Al solito
incontro fra gli umani il suo padroncino spiegò che
si era aggravato, che non si muoveva più da dentro
casa e che anche se gli amputavano l'altra zampa
dove il tumore si era esteso, non ne avrebbe avuto
per più cinque o sei mesi. "Quindi?", abbaiai io.
Loro pensarono che fosse uno dei miei soliti abbai
e continuarono. Il padroncino di Tony stava
dicendo che nel pomeriggio lo avrebbe portato dal
51
veterinario in macchina per farlo mettere
"definitivamente a dormire". Quando sentii, alzai il
mio muso verso la sua casa e lo salutai in silenzio.
Tony fece il suo ultimo viaggio in macchina quel
pomeriggio. Quando passo da casa sua, lo cerco
ancora perché sono sicuro che ora sia lassù in
quella famosa valle sdraiato sul prato di stelle
alpine che guarda in giù e ci vede, scende e corre
invisibile al mio fianco. Infatti, mi sento il muso
bagnato; saranno i suoi bacetti? Lasciai la notizia
per altri amici sotto forma di pipì vicino ai muri e
ai cespugli. Arrivederci Tony, un giorno o l'altro ci
ritroveremo a rosicchiare ossa nella valle lassù!
Il periodo più noioso in questo paese è quando c'è
il monsone. Questo è l'undicesimo che mi pappo.
Incomincia con nuvole basse e nere che arrivano
dal sud, fulmini che scendono veloci e luminosi
verso la terra, come per volerla bucare, e il tuono
che io interpreto come la risata del fulmine, come
se dicesse: "Ah ah ah vi siete spaventati vero?"
Questo periodo per me è molto lungo e noioso
perché le mie passeggiate sono limitate a causa
pioggia, anche se ho la mantellina-nazi che mi
52
protegge non poco (è nera, di una sorta di plastica
come i trench delle SS, per ripararmi da piogge
torrenziali).
Ma cosa si fa durante questo periodo di riposo? Il
mattino non si scappa alla mia passeggiata, anche
se breve, trotterello allegro annusando odori che
non si sentivano da un pezzo, odori nuovi...eh sì
perché durante le piogge molti amici a quattro
zampe scendono dalle montagne e vengono in
53
paese in cerca di cibo. Quindi odori di nuovi
arrivati, alle volte risse con loro quando hanno la
sventura di incontrarmi per strada. L'aria si
rinfresca molto ora, e non ho più bisogno di fiume
o cose del genere, a dire la verità, però,
un’accovacciata nelle pozzanghere fangose me la
faccio sempre. Disperazione dei miei padroni,
paura che salgo sul letto con i miei stivaletti di
fango; e, infatti, ci salgo! Il ritorno lo facciamo a
passo veloce, non per me ma per loro che hanno
scoperto questo sistema del 'brisk walking’ che
giudicano buono per la loro salute. Quindi si fa una
sosta sotto "l'albero" ed io guardo la valle, la
nebbia che scende tranquilla dalle montagne ad
avvolgere il bosco nel silenzio che poi si alza
lasciando gocce di umidità, e vedo lontano il lago,
dove andrò fra poco tempo; guardo il cielo che ha
uno strano disegno, lassù in alto: una nuvola lunga
e scura, sopra una striscia di sereno molto sottile e
di nuovo la nuvola scura. Sembra un sandwich. Poi
arriva il rombo del tuono, un tuono lontano che
spaventa gli umani e che invece per noi è una
comunicazione di distanti amici. Infatti,
54
l'interpretazione dei fenomeni meteorologici è
molto differente. La mia mamma ci raccontava
quello che le era stato tramandato da secoli negli
ambienti canini.
Molti secoli fa quando non c'erano le email, i PC,
FB etc, era molto difficile comunicare fra noi.
Alcune fra le menti migliori dei Cani di allora
inventarono un sistema battezzato "la scatola
parlante". In un modo di cui la mia mamma non era
a conoscenza perché non tramandato, questo
magico oggetto fu portato nel cielo e reso invisibile
con l'aiuto del Re Cane.
Dopo la sistemazione che richiese parecchio
tempo, ci furono le prove universali per la
comunicazione globale. "Come funzionava?"
chiedemmo super - eccitati. “Con i sistemi che vi
erano in quei tempi, ci fu un passa-parola lento ma
efficace per avvertire della nuova invenzione; era
composto di pipì, cacche e quant'altro era lasciato
in giro dai nostri antenati. In questi depositi erano
contenute le notizie e le informazioni
sull'organizzazione dell'esperimento; ci volle molto
tempo perché le notizie dovettero attraversare
55
catene di montagne altissime, oceani infinitamente
grandi. Le notizie oltre gli oceani erano portate da
nonni imbarcati su navi commerciali o di pirati;
appena le navi attraccavano in un porto loro
scendevano e "depositavano" il loro messaggio, poi
risalivano e così via. Tutto fu organizzato. ”
"Ma cosa mamma?", abbaiammo frettolosi di
conoscere la nostra storia millenaria. La mamma
lecco dolcemente il suo osso e continuò: " Sembra
che in tutto il mondo si pensa che quando noi
ululiamo o abbaiamo con il muso rivolto verso il
cielo, è un segnale di disastri del tipo terremoti in
arrivo etc. Questo è vero ma quello che gli umani
non sanno distinguere sono le sottili differenze di
tonalità negli ululati e/o abbai. Quindi
l'esperimento consisteva nel lanciare verso il cielo
dei messaggi da varie parti del mondo, se non
dall'universo, che si raccoglievano nella scatola
magica; questi messaggi erano accumulati per un
certo periodo perché per risparmiare tempo,
bisognava accumularne un bel po’ e poi distribuirli
nell'etere."
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Noi cuccioli lanciammo dei piccoli ululati per
prova ma fummo subito rimproverati e zittiti dalla
mamma e dal guardiano; di notte i piccoli devono
stare in silenzio, ci fu detto. Quindi la mamma
continuò: "Come e quando erano distribuiti i
messaggi, le notizie e le comunicazioni urgenti? Si
sceglievano giornate con nuvole scure e basse che
lasciavano immaginare pioggia a catinelle, poi con
l'aiuto del nostro Re un fulmine partiva come
avvertimento nella zona interessata [eh sì perché i
messaggi erano selezionati e divisi per paesi; in
questo caso in India si usava il periodo
monsonico], in quel momento centinaia di musi si
levavano verso il cielo, le code e il pelo si
drizzavano, le orecchie s’impennavano. Subito
dopo seguiva il boato del tuono e in questo boato
erano contenuti i messaggi che solo noi Canini
potevamo sentire del tipo: "Ciao Bob come stai
laggiù in India?" Qui in Norvegia tutto bene, tiro le
slitte e mangio da dio. La sera intorno al fuoco rum
a volontà. A presto Bob".
“Ciao Tiger ti parlo dall'Indonesia, cavolo che
vacanze con i miei due zampe". Ossa e carne a
57
volontà, nuoto tutto il giorno con loro, sai devo
tenerli d'occhio. Ci sentiamo al prossimo
temporale".
"Ciao Ryan sono in Costa Rica al mare, i padroni
mi hanno portato con loro. Sant’osso, pesci e
cocktail a volontà. In questo momento sono su uno
sdraio con la mia vicina a bere e a guardare le
onde" .
"Ehi Tommy sono in Tibet, ossa di yak quanti ne
voglio più grossi di noi. Purtroppo la situazione
non è tranquilla, direi come al solito, domani parto
in escursione..."
Poi c'erano i messaggi più seri e più tristi che
annunciavano che qualcuno di noi era stato messo a
dormire per sempre a causa di malattia. " Salve
ragazzi ora Tiger dorme per sempre e correrà dietro
le farfalle lassù nel nostro prato sospeso nel cielo.
Lo vedo sognante con una sigaretta che gli pende
dal muso. Glielo dicevo di non fumare di
nascosto".
Così dopo l'esperimento ben riuscito il nostro modo
di comunicare si perfezionò nel tempo”, concluse
58
la mamma mentre si metteva su un fianco per
dormire.
Stranamente, infatti, mentre divento pazzo
nevrotico con il botto dei fuochi artificiali, -mi
lancio fuori e abbaio furioso-, con i temporali sono
tranquillo, rilassato, ascolto quello che succede nel
mondo e alle volte partecipo alle conversazioni.
Spesso, come oggi, sono sdraiato sulla mia veranda
mentre fuori il sistema di comunicazione è in piena
attività. Pioggia, fulmini e tuoni. Loro, i miei due
amici, mangiano poco lontano da dove io sono
sdraiato con il muso su una zampa con l'occhio
languido e ascolto le voci dei miei amici lontani.
Porco gatto siamo proprio evoluti.
Gli esseri umani le chiamano ‘preveggenze’, noi
quattro zampe lo chiamiamo ‘bagaglio conoscitivo
derivato da secoli di accumulo di notifiche
ataviche’. Tutto questo per dirvi che non appena
vedo una borsa che non ci dovrebbe essere o un
movimento che non rientra nel normale svolgersi
giornaliero mi metto in allarme.
Qualche giorno fa è successo!
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Un mattino il mio amico dormiglione si sveglia
prima del previsto; io stiracchio la coda, alzo un
occhio e controllo con nonchalance quello che fa.
Le mie medicine mattutine mi arrivano più di
un’ora prima del solito e nel formaggio sento
qualche pillola in più, mi chiedo cos'è. La
colazione arriva prima del normale e anche la mia
amica arriva prima del solito; mangio la mia ciotola
di yogurt e poi vado ad annusare le borse. 3!!!
Immagino un viaggio lungo perché annuso anche la
mia coperta e le mie cose. Sapendo che ci sono le
mie cose mi tranquillizzo e mi scateno per la gioia.
Come prima cosa prendo il bussolotto in bocca per
farmi notare, come dire "Ehi ci sono anch’io". Lo
poso un attimo e vado in bagno a mangiare il mio
dentifricio (questo avviene ogni giorno, niente di
speciale). Subito dopo corro su per le scale della
veranda per controllare cosa fa la padroncina,
scendo e mi precipito nella cucina di lui scivolando
sulle stuoie e arrotolandole tutte; e così via per
tutto il tempo. Cerco di prendere le borse per
portarle fuori, controllo chi si muove e quando,
finalmente si esce. Già da un pezzo ho capito che,
60
come minimo, andiamo al lago e ne sono felice. Le
pillole che mi hanno dato servono per
tranquillizzarmi in macchina... ma col cavolo, sono
super - eccitato. Scendo le scale che portano alla
macchina, senza fare cacca: quando sono eccitato
dimentico di farla. La padroncina mette il telo sul
sedile ed io salto rovinosamente dentro la
macchina.
Mi metto al finestrino con muso e orecchie fuori
mentre la padroncina mi tiene con il guinzaglio;
61
che ridere una volta avevo tentato di saltare fuori.
Si parte. L'entrata nel bazar è un po’ noiosa, caos,
clacson, urla, folla, soste dietro pullman puzzolenti,
ma piano piano usciamo da Dharamsala e
cominciamo a scendere, con ampie curve, -nota
bene il mio finestrino è sempre quello verso la
valle e se per caso la macchina gira ed io mi trovo
con il muso verso la montagna schiaccio chiunque
è vicino a me e mi giro dall'altra parte-. Poi le
curve finiscono, io continuo a tenere il muso fuori e
inspiro avidamente tutti i nuovi odori non-umani
che scorrono veloci vicino alla macchina. Mi si
allungano le bave che cadono sulla portiera e ogni
tanto decido che voglio passare al posto di guida.
Snort, sono trattenuto dietro, porco gatto chissà
perché noi quattro zampe non possiamo guidare. La
strada è un sali e scendi in valli molto verdi,
piantagioni di riso, alberi di banano; stiamo
scendendo di quota, un fiume con acque verdi
m’invita... ma non posso. I sali e scendi finiscono e
ci inoltriamo su una strada diritta costeggiata da
piccoli e tranquilli villaggi, Cani sonnolenti sul
bordo della strada o sotto alberi di neem.
62
Continuo a guardare dal mio finestrino e a prendere
nota olfattiva dei posti e poi...spunta una parte di
lago. Mi agito, guaisco, scodinzolo sulla faccia di
chi mi tiene e vorrei scendere; ma tutto inutile si
continua per ancora un poco. Finalmente si arriva.
La struttura dove alloggiamo non è molto bella, è
un fungo di cemento costruito in mezzo a delle
belle casette con tegole di ardesia e muri rossi in
un’area molto rurale. Mentre ci avviciniamo
all'albergo una ragazzina con la sua divisa della
scuola grida "Jampaaaa"; incredibile, si ricordano
di me anche a molti km da casa, è una ragazzina
conosciuta qualche anno fa.
Dunque arriviamo ed io mi precipito giù dal
macchinone oramai pieno di bave, mi avvio sicuro
verso l'albergo; il nuovo manager, -ne cambiano
uno ogni anno,- è spaventato ma i camerieri che mi
conoscono mi preparano subito una ciotola di
acqua fresca e una di yogurt. Eccomi sistemato in
camera! Vado sul balcone e do uno sguardo al lago
(abbiamo vista panoramica): è al suo posto e non
vedo l'ora di tuffarmi e nuotarci dentro. Si scende
per pranzo. Per il momento mangio chapati e uova,
63
la mia cena arriverà la sera alla solita ora. Risaliamo per il riposo pomeridiano, mi sdraio sulla
mia copertina ma sotto le pale, infatti, siamo 1000
Mt sotto l'altitudine normale. Il pigrone dorme e la
padroncina, naturalmente, maneggia tablet e
telefono, insomma tutto quello che c'è di
elettronico. Verso le 15,30 si scende e si va a
passeggio attraverso i villaggi abitati da simpatici
bufali dal muso rosa che scendono pigramente
verso il lago; di Cani ce ne sono ben pochi e ci
conosciamo. Tranquilli contadini salutano i miei
amici bipedi e finalmente con una corsa
velocissima, -altrimenti mi bloccano-, corro verso
l'acqua ed entro. AHHHHHHHHHHHH delizia, mi
accovaccio per rinfrescarmi, nuoto un pochino
mentre tengo sotto controllo i due che sono seduti
sulla spiaggetta. Si fa tardi, sono ri-chiamato, esco
e sono asciugato, sono coscienti che alla mia età
non posso rimanere molto bagnato la sera. Si torna
in albergo e saliamo sul terrazzo. Che spettacolo!!!
Sotto il lago con le sue isolette verdi, piccole e
rudimentali barche lentamente si muovono
gettando le reti contrassegnate con bottiglie di
64
acqua minerale che fanno da galleggiante; voci dei
locali che si chiamano da distanze sconosciute e
lontane ma che si sentono e rispondono; verso
ovest una grossa palla di fuoco, mi dicono che si
chiama sole, che scende pigramente nel lago; forse
è stanco dopo una giornata di lavoro e si corica
nell'acqua per riposarsi per il lavoro di domani. Eh
sì, sembra che lavori come un pazzo senza
interruzione per mantenerci al caldo. Verso est le
montagne lontane di casa mia, alle volte coperte di
neve, e sul terrazzo loro due che bevono l'aperitivo
ed io che mi riposo. Gatto porco! Trema tutto. Una
scossa di terremoto ci fa correre, a dire il vero io
non corro molto, giù per delle scale molto strette e
siamo giù. Non succede più nulla fino alle
diciannove, mi è stata già servita la pappa, e ora si
scende per la cena di loro. Io seguo, cade sempre
qualcosa da mangiare.
Finita la cena facciamo una breve passeggiata per i
miei bisogni, naturalmente per la cacca il discorso
lo conoscete già quindi la rimando al mattino dopo
per evitare di passare la notte a cercare un posto
adatto. Si sale ed io, finalmente, mangio il mio
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ciuppone, i biscotti, faccio due scorregge e mi
metto a dormire tenendo d'occhio il mio
guinzaglio, non si sa mai. Loro leggono e lavorano
ed io mi godo quest’atmosfera di tranquillità
familiare.
Esco un poco sul balcone e ascolto abbai lontani di
amici locali, guardo la luna che corre dietro le
nuvole, il cielo è pieno di stelle e considerando il
creato e il creatore me ne torno dentro a russare.
Il mattino, come d'abitudine, vado a svegliare
l’amico dormiglione e poi tutti insieme scendiamo
per la colazione, ma capisco che oggi succederà
qualcosa e mi sento eccitato. Scendiamo verso la
riva del lago, fra i ‘namaste’ dei locali, e in
lontananza vedo una grande barca a motore che
arriva. Porco gatto: escursione all'isola in barca.
The best. Devo essere aiutato a salire perché la
sponda è alta; mi piazzo vicino a lui, il mio sguardo
scruta attentamente davanti e comincio a guaire.
Mica ho paura...lo faccio solo per rompere. Le mie
orecchie diritte e grandi sono piegate indietro e una
volta sapete cosa ho fatto? Per mille ossa di bue,
mentre lui era distratto, ho cercato di saltare in
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acqua. Che ridere quando ancora ripenso alle loro
facce. Siamo arrivati all'isola che isola non è (è una
penisola). Non ce la faccio più, e così invece di
scendere dolcemente semplicemente mi tuffo nel
lago e nuoto. Che gioia!
Dopo una passeggiata lungo le rive di questo posto
meraviglioso, entro con voglia nell'acqua verde e
scivolo sui sassi, nuoto con la mia amica - lui ha
sempre freddo anche con quarantacinque gradi-.
Esco, gli vado vicino e mentre allunga il braccio
per accarezzarmi io mi scrotolo tutto e lo doccio.
Che ridere sotto le vibrisse, però gli voglio bene.
Lunga bevuta alla Guest House e si riparte.
Avevamo già soggiornato in questo posto
stupendo, la sera mentre riposavo, i pavoni
venivano a curiosare sul muro della veranda,
uccelli di vari tipi svolazzavano intorno e nel
bosco. La sera era un po’ problematico perché la
luce era tolta alle ventidue e si accendevano le
candele, e si cominciava con l'affrontare centinaia
di moscerini che decidevano di sacrificarsi sulla
fiamma della candela. Io, dopo una pappa super,
osservavo tutto tranquillamente, riflettevo sulla
67
transitorietà della vita, specialmente quella dei
moscerini, guardavo la luna e dopo, come il solito,
russavo in pax.
AUGURI! Siamo nel 2014
Per un attimo ho temuto il peggio. Il mio amico a
due zampe era partito per non so dove ed io temevo
di passare l'ultima notte del 2013 tristemente, senza
dolcini e auguri di Buon Anno. Ecco che il 30
dicembre la mia padroncina mi mette il guinzaglio,
mi fa salire in macchina ed io intuisco. Anche noi
abbiamo le intuizioni, mica solo voi! Aeroporto =
padroncino. Arriviamo in ritardo per via che lei è
fissata con la partenza "all'ultimo minuto" e lo vedo
sul marciapiedi con il suo trolley, borse e borsine.
All'aeroporto mi conoscono da qualche tempo,
specialmente quelli della polizia, e alle volte mi
salutano. Lui saluta lei e cerca di farsi salutare da
me ma io sono impegnato a controllare dove
parcheggia la macchina per cui sono un po’
scostante. Di solito in queste occasioni mi riservo
le coccole a casa. Si torna tutti insieme e la mia
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felicità, poco dimostrata, è alle stelle. Infatti,
appena nel giardino faccio la pipì dall'emozione,
gli giro intorno, gli salto addosso, lo lecco persino,
-velocemente, s’intende-. Entro in casa felice di
ritornare sul mio/suo letto [ in sua assenza sono
ospite dalla mia amica, dove dormo nella sala,
sempre su un letto, ma manca il piumone] e poi...i
miei occhi da falchetto cadono sui bagagli, il mio
naso si muove rumoreggiando a destra e sinistra
controllando l'esterno delle borse e... come fa un
four legs educato, aspetto. Non vedo l'ora che
faccia zippare le cerniere e lo apre; sento odore di
prosciutto, salame felino, torrone, insomma le bave
mi colano allungandosi fino per terra. Ora voi
penserete che sia felice di rivederlo solo per quello
che ha portato? Ma va!!! Siamo vicini alla fine
dell'anno e stasera prevedo bagordi considerando
che non stanno fermi un attimo. Eccola! Arriva la
zia Teresa con lo zio Sherab. Anche con loro,
soprattutto con lei, sono molto affettuoso. Prendo il
bussolotto e lo porto alla zia, quel gesto vuol dire
"Ben venuta, fammi giocare". Corro in giardino e
ri-corro dentro finché, dopo aver buttato giù un
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paio di cose, mi becco un rimprovero, e porco gatto
mi devo fermare. La cena la sniffo bene, gli odori
sono ottimi; carne macinata, che vuol dire
‘polpette’. Mi piazzo in cucina e ho deciso di non
muovermi; tengo gli occhi fermi sul padroncino
nella speranza...Speranza esaudita; ogni tanto cade
un pezzo di carne e poi sento la zia che conta le
polpette e dice: "Queste tre sono per Jampa". Per
mille ossi buchi, mi pensa proprio. E così mentre
giocano a tombola dopo aver cenato io me ne vado
nella mia stanza da letto, mi stendo un po’ sul
tappeto e sul letto di lui e aspetto. Finalmente sento
urla di gioia e auguri, chissà per quale strano
motivo gli umani festeggiano un anno passato e
uno nuovo che non si sa se finirà. Mah. Scendo dal
letto e mi dirigo nella sala da pranzo dove becco
ancora qualcosa e poi me ne vado a dormire
definitivamente.
Come PT tedesco sono molto rigido con gli orari:
di mattino mi alzo non più tardi delle nove, se lui
dorme ancora ebbene lo sveglio.
70
Aspetto con pazienza, ce ne vuole molta con gli
umani anziani, che si veste e prepara il formaggio
contenente le mie pillole e poi prima uscita.
Mi dirigo alla casa della padroncina, apro la porta
con una zampata, vado in camera sua e m’infilo in
un buchetto fra il letto e un tavolo. Leccattine e
bacini e parto.
Fuori per la pipì e poi colazione a base di yogurt,
muesli e biscotti, il caffè non lo prendo.
Vado in bagno con lui e mi da un po’ di dentifricio
da mangiare, a base di erbe, a me piace tantissimo.
Ora mentre lui si lava, poco a dire la verità, aspetto
per la mia uscita giornaliera. So se viene anche lui
perché lo osservo se si mette le scarpe o no, se si
corro subito sotto le scale della casa di padroncina
e aspetto che venga anche lei. Poi torno dentro e
afferro in bocca uno zainetto o un cappello con i
quali gioco in giardino: sono il segno della mia
felicità. Per me la giornata è riuscita se usciamo
tutti e tre.
Un paio di volte la settimana andiamo in macchina
a Indrunag, dipende se ho preso il nise (nimesulide)
o meno. Anche lassù mi conoscono per nome. Altre
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volte facciamo la solita passeggiata a Gamru, dove
incontro i miei amici e quando le zampe mi fanno
male, andiamo solo "fino all'albero".
Il pomeriggio, ora che fa freddo, lo passo sul suo
letto o sul tappeto, a dormire - ora sono davvero
anziano, ne compierò quasi dodici a ottobre...be'
manca ancora un po’-. Le giornate stanno
migliorando, il sole sta diventando più caldo, ed io
mi struscio sull'erba del giardino finché quelle
antipatiche delle scimmie non si fanno vive. Il
padroncino è entrato in possesso di una pistola che
spara pallini e fa un botto, fa scappare le scimmie
ma io appena la vedo corro a rifugiarmi in casa.
Sono un pacifista. Non gioco più molto alle
diciotto, una volta ero scatenato. Ho rotto un sacco
di borse, palloni, giochi comprati per me a Delhi ed
ho sfasciato persino la ruota del taglia erba. Ora mi
limito a fare due saltini, abbaio un po’ a quei
cretini che passano sotto la mia casa e poi alle
18,30 cena. Quando so che c'e' stufato di montone
accelero i tempi. Come faccio a saperlo? Facile: il
mattino sniffo gli odorini in cucina e verso le 18 mi
viene dato la pillola per digerirlo bene e non creare
72
problemi durante la notte. Segue la loro cena
mentre io riposo lì vicino pronto per elemosinare
qualcosa di buono.
*
*
*
È passato un po’ di tempo e non è stato apportato
nessun aggiornamento alla mia biografia, eh si che
sono importante, ma gli umani spesso dimenticano
i loro quattro zampe per annoiarsi con altre cose.
Siamo a metà settembre e il clima è davvero
incredibile; alle volte devo mettere la mia mantella
stile "nazi", altre volte devo stare sotto l'AC perché
fa troppo caldo. Per fortuna lui è sempre
disponibile anche di notte ah ah ah.
Ci sono alcune novità, a parte il fatto che
invecchio... ho nuovi amici che incontro ogni
giorno, mentre alcuni altri se ne vanno. Per
esempio la bella Titti ha raggiunto Tony nella valle
di stelle alpine e ci guarda tutti i giorni in attesa del
suo piccolo boccone. Titti è andata, però ora c'è
Kalu, un piccolo cucciolo molto intraprendente,
Sheru, e...Panda.
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Panda è un'amica che vive vicino a un giudeo
amico del padroncino che si prende cura di 5/6
amici Cani; a dire la verità è bruttissima, piccola e
grassa, ma ora è in calore e a me piace. Nonostante
l'età e il fatto che mi arriva al ginocchio, cerco di
conquistarla, la trattengo con la zampa, la annuso,
lei mi sculetta davanti e sono convinto che ci stia.
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Ma la mia padroncina, in preda a rimorsi, non me
lo lascia fare ed io devo proseguire la passeggiata
mesto e da solo.
Ultimamente le giornate sono complicate e
dolorose e un po’ tristi. Stavo cosi bene, felice di
essere ancora il bulletto della zona anche dopo la
dipartita del mio caro amico Yamzin, e invece
cominciano i dolori alle zampe di dietro e non
riesco più ad alzarmi. Si lo so che ho dodici anni e
mezzo ma per me l'importante è stare con loro fino
al mio raggiungimento con gli altri amici miei.
Pensate che ridere: stamattina gli ho fatto la cacca
in casa. Ah ah ah potete immaginare che storie ha
fatto quando si è svegliato; ammetto che puzzava
un pochino però...
Comunque il club degli amici è aumentato di
molto. Si è aggiunta Daisy, una giovane e
pacioccona cicciona che si precipita quasi
rotolando quando ci vede per avere il suo osso o un
pezzo di pollo.
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Poi ci sono Kalu e Bingo, che appena mi vedono,
mi leccano tutto il muso e mi danno un sacco di
bacini, e per ultimo c’è il mio amico Sheru che
conosco ed ho sottomesso molti anni fa.
2015 – Un Anno di Cambiamenti
Il capodanno è stato molto semplice, i miei amici
ed io da soli senza fuochi e botti, e me ne sono
andato a letto presto. Di solito, da anni, mi
addormento tra le due porte delle camere con il
76
cappottino blu col colletto rosso (mi ha guadagnato
il nome di "draculino" e lo metto solo in inverno e
di sera),
Poi vado sulla mia cuccia di strati e strati di pail e
coperte vicino al letto del mio amico, mi stiracchio,
metto il muso fra gli scialli di pashmina e russo per
tenergli compagnia (dice lui). Di sera mentre lui
legge i giornali sul PC io me ne vado a sdraiarmi
esattamente dietro la sua sedia da manager con le
rotelle e quando si muove alle volte mi pesta ed io
gli ringhio come un leone. Prima di andare a letto
77
si sdraia sempre vicino a me, a muso a muso, mi
accarezza dolcemente e mi racconta delle belle
favole umane e poi conclude sempre con: "Sai, non
ti lasceremo mai, ti porteremo sempre e dovunque
con noi. Non avere paura."
Poi mi da un bacio sul naso e dopo la dose di
biscotti notturni se ne va. Io lo guardo felice,
respiro profondamente e poi russo. Però comincio a
essere stanco; se ne sono accorti anche loro e le
mie passeggiate si stanno accorciando; arriviamo
78
fino all'albero, e qualche volte, raramente, torniamo
alla teiera o ai villaggi in macchina. Sinceramente
preferisco le passeggiate brevi. Con loro portano
sempre acqua da darmi mentre cammino, anche a
casa bevo moltissimo. Passo il pomeriggio sdraiato
con il termoforo sulle zampe posteriori e verso le
16, arriva la padroncina a farmi il massaggio.
Strano, ultimamente, quando mi tira la zampa
sinistra, non gradisco. Segue la pipì e dopo fino
alle diciotto sto in casa di padroncina vicino la
stufa. Alle volte andiamo ancora a innaffiare i fiori
insieme, ma io non corro più da un angolo all'altro
per spaventare quelli che camminano sotto; che
ridere. Dopo cena vado in giardino con il mio
amico e secondo un’abitudine consolidata nel
tempo, lui fa pipi ed io la faccio subito sulla sua.
Ma anche questo comincia a costarmi fatica e mi
devono alzare di dietro per mettermi in moto. Eh la
vecchiaia!!! Ogni 4 giorni prendo un quartino di
nimesulide che mi fa un bene terrifico, mi sento
ringiovanito e con voglia di camminare, non
correre badate bene.
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Non vorrei dimenticare, finché la mia memoria
tiene, di elencare tutto quello che hanno fatto per
me per assicurarsi che se caso mai fossero andati
via da qui sarei partito con loro, ma purtroppo non
è successo. Hanno fatto i gatti a quattro per inviare
il siero del mio sangue a Roma dove è stato
analizzato e dichiarato super valido per gli
anticorpi della rabbia. Quindi con quel documento
e il libretto che dichiarava che ogni anno facevo il
vaccino ero quasi apposto. Non contenti mi hanno
fatto mettere il chip con codice identificativo e si
sono sempre interessati per i costi per portarmi in
aereo a "vedere il mare" come diceva il mio amico.
Pochi giorni fa stavo benissimo a parte le zampe,
mi portano dal vet, il dott. Sharma, -devo dire che
anche se non è ariano, è molto gentile e pieno di
premure per me-, mi visita e mi da degli
integratori. Quando arriviamo sotto casa salto
atleticamente dalla macchina e mi azzoppo. Da
quel giorno sono stato sempre male. Sono stato
curato e ricurato con il nise e la zia Manu mi ha
spedito dei medicinali costosissimi che non sono
ancora arrivati. Un giorno faccio fatica a
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camminare e la mia amica nota un gonfiore
notevole sulla mia zampa destra; in effetti, mi fa
male e anche quella sinistra si gonfia e per non
essere da meno anche quella destra anteriore.
Arriva Sharma, - notare che sono ancora in parte
autonomo-, dichiara che ho un blocco dei liquidi,
analisi del sangue etc... tutto a posto ma le
zampette non si sgonfiano. Si parte con i flebo,
antibiotici, cortisone, anti allergici, insomma la sala
della mia amica, -ora dormo li-, si riempie di
medicine e di pipì perché alle volte a causa dei
diuretici mi scappa. Non dormo più da lui perché di
notte tossivo moltissimo e respiravo male, poi mi
era passato ma non ce la facevo più a camminare
quindi sono rimasto da lei. La sera, prima di andare
via, il mio amico non si è mai scordato di darmi i
miei biscotti e le mie coccole. La mia situazione
zampe peggiora, mi devono letteralmente sollevare,
mettermi sotto i pannoloni ed io posso andare fuori
solo con il loro aiuto, che non mi è negato. Poi di
un tratto miglioro. Non potrete immaginare la mia
gioia e la loro, riesco persino a correre o quasi,
anche se mi stanco abbastanza velocemente. Ho
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ricominciato a mangiare di tutto, anche i
croccantini che da cucciolo mi facevano venire la
diarrea. Il mattino, dopo che ho fatto i miei bisogni,
mi sdraio sulla veranda sotto il ventilatore e al
pomeriggio verso le 17 scendo, aiutato, in giardino
nella mia zona ombra. Ci resto fino a quando è ora
di pappa, poi mi faccio un giretto e ritorno a
sdraiarmi sulla veranda per la sera. Ultimamente
per stare con me la sera non guardano più film ma
si dondolano tranquilli sulle loro sedie mentre la
mia padroncina mi accarezza con il piede, una
vecchissima abitudine. Gli auguri e le felicitazioni
arrivano a decine dalle mie amiche su FB. Quindi
tutto bene fino il giorno che voglio salire sulla
collinetta per fare i miei bisogni. Qui cado tre volte
perché le zampe posteriori non tengono molto e
comincia la mia ricaduta che mi ha condotto al
suddetto prato alla presenza del re dei cagnotti. Era
pomeriggio ed era un giorno che non facevo pipi,
mi faceva male tutto il corpo e appena i miei amici
mi toccavano ringhiavo come un pazzo tanto che
mi dovevano mettere la museruola. Nel pomeriggio
sono voluto andare fuori per fare la cacca, il mio
82
orgoglio mi vietava di farla in casa. È stato
terribile. I miei amici mi hanno sdraiato su una
stoffa e mi hanno trascinato fino alla porta perché
non potevo fare un passo. Poi in qualche modo mi
hanno fatto arrivare fuori, lì mi sono sdraiato ed ho
fatto la cacca. Non potevo stare in piedi. La
padroncina si è seduta vicino a me ed io ho
appoggiato il mio muso sulle sue gambe e l’ho
guardata come dire " Non ce la faccio più, ho
troppo male". Cosi dolcemente mi hanno riportato
dentro, hanno tentato di darmi da mangiare ma non
avevo voglia di nulla. Il mattino avevo bevuto tre
ciotole di acqua. Hanno provato a chiamare il mio
medico personale ma non è venuto e quindi sono
rimasto dentro e con i miei occhioni li guardavo
stare fuori poco distanti da me. Il mio respiro era
diventato sempre più affannoso, ho cercato di
alzarmi ma non sono venuti in aiuto perché non
volevano farmi soffrire portandomi fuori, il mio
corpo era diventato gonfio così ho "chiuso gli occhi
per sempre".
Loro non si sono accorti di nulla, ero troppo
educato anche di fronte alla morte: verso le 21 il
83
mio amico ha detto: "Il cioccio si è addormentato.
Certo che piuttosto che fargli la puntura, preferisco
che gli venga un infarto. Andiamo a dargli i suoi
biscottini per la buona notte". E cosi quando sono
entrati mi hanno trovato già addormentato, i miei
occhi erano ancora aperti e li guardavo. Non ci
credevano. Il mio padroncino dice: "Ma è morto
cazzo", la padroncina dice che non è possibile, e mi
chiama: ” Jampa, Jampa, dai svegliati”. Io li
sentivo ma non potevo più rispondere ai loro pianti
e parole di dolore. Sentivo freddo al muso, tanto
freddo, ricordo che il mio padroncino mi ha baciato
ancora un po’ di volte poi mi hanno avvolto in una
stoffa e sono andati fuori a piangere. Il giorno dopo
mi hanno sepolto ma quello che loro non sanno è:
05 maggio 2015: Nuova Vita
Che strano, stamane mi sono svegliato come da un
lungo sonno. Tutti i miei dolori erano spariti ero
come ringiovanito e mi sono sentito chiamare con
voce canina. Mi volto e chi ti vedo? Yamzin, Tony,
Tofu, Blossy la mia fidanzata, e tutti i miei vecchi
84
amici che mi hanno preceduto nel prato di fiori
dove regna il nostro re. Mi sembra di intravedere
anche il grosso Puppy, ma non sono sicuro.
I miei amici mi corrono incontro; noto che Yamzin
non è più zoppo, Tony è di nuovo in possesso delle
quattro zampe, la Blossy venuta quassù perché
troppo vecchia è ringiovanita ed è venuta subito a
baciarmi sculettando. Quante volte mi aveva difeso
quando eravamo laggiù ed io ero giovane e
inesperto dall'attacco di altri cagnoni?
Mi portano subito nella zona dei nuovi arrivati.
Noto che ci sono cucce stupende con pail grandi e
soffici, ciotole piene di acqua o, se si vuole, si può
bere da una fonte dove l'acqua viene fuori come da
un tubo. A me piaceva tantissimo bere dal tubo e il
padroncino me lo faceva fare spesso nel giardino.
La Blossy mi chiede se voglio fare un giro con lei.
Mi spiega che la cena sarà servita alle 18.30; che
strano, proprio come facevano i miei amici che mi
mancano tanto, anche se qui è tutto bello. Continua
spiegando che di solito la cena consiste in
croccantini al montone ma alle volte c'è proprio
dello stufato di montone. Bisogna fare attenzione
85
perché ultimamente dei Cani hanno reclamato per
la carne di maiale e allora bisogna adattarsi. Il
sentiero è in piano e trotterelliamo in mezzo ad un
campo di spighe gialle; servono per fare la farina e
poi il pane fresco ogni giorno. Mentre si va, la
Blossy mi chiede come stanno i suoi vecchi
padroni e com'è diventata la sua casa, e poi mi fa
segno che siamo arrivati alla fine del sentiero dove
c'è un laghetto. Laggiù, quando faceva caldo,
entravamo spesso in una specie di pozza insieme e
poi ci facevano proseguire verso il fiume, dove ci
bagnavamo e nuotavamo. Il laghetto si chiama "il
laghetto degli innamorati" e cosi ci facciamo un
bagno rilassante nell'acqua tiepida che si muove
tipo Jacuzzi. A un certo punto un abbaio lontano ci
segnala che è ora di tornare al campo. Anche qui
c'è la divisione fra giorno e notte, in questo
momento è verso sera ed io ricordo con un po’ di
lacrimucce e la fronte aggrottata quando andavo
fuori con loro nel nostro giardino e mentre loro
falciavano l’erba e pulivano io abbaiavo a Kumar,
poveraccio non l’ho mai sopportato. Oppure
andavamo nel giardinetto e li correvo come un
86
pazzo da un angolo all'altro abbaiando a quelli che
passavano sotto. Blossy si accorge di questo
momento di tristezza e mi fa segno di seguirla.
Arriviamo sul limite del prato e mi ritrovo al bordo
di una specie di voragine. Blossy mi dice di
guardare giù pensando a voi e vi vedo. Accidenti
siete i padroncini miei adorati e ora sono felice che
so di poter stare sempre con voi quando voglio. Vi
mando delle leccatine che voi sentite come fastidi
sulle guance perché non potete vedermi, ma è il
vostro ciccio-bombo che vi pensa e vi lecca. Ecco
ora sono felice. Poco distante da me vedo altri due
amici che guardano nella stessa direzione e una
delle due mi chiede se vi conosco. La guardo in
gattesco e le spiego la mia storia decennale con voi.
Lei si avvicina si presenta: "Mi chiamo Mila e lei è
Bibi; siamo stati loro amici per anni; ogni tanto
veniamo a controllare che tutto gli va bene, sono
felice che ora siamo in tre a guardarli con amore,
direi un numero perfetto" .
Bibi posa per terra quello che stava mangiando; è
un labrador che mangia sempre molto, affettuosa e
carina; mi viene vicino, mi scodinzola sul muso per
87
la gioia e mi lecca. La Mila mi guarda come dire
"Ti devi abituare, è una giocherellona affettuosa,
non ci siamo mai lasciate da quando siamo venute
quassù; ora se vuoi, puoi stare con noi Slufo, così ti
chiamava la tua padroncina, vero?". Blossy ha
assistito silenziosa con il suo musetto proteso e mi
dice: "Nella loro camera c’è una cuccia vuota con
uno strato di 4 pail, coperte e scialli di pashmina,
esattamente come la tua cuccia vicino al letto del
tuo amico. Stai li, tanto la sera intorno al fuoco
staremo insieme e ci racconteremo le nostre storie".
Ed è ora di cena. La cena è servita a turno da
quattro Cagnoni che girano da ciotola a ciotola
versando croccantini super freschi, alcuni di loro
versano acqua con vitamine in un’altra ciotola
contrassegnata con il nome, e un altro posa i
biscotti e il ciuppino da mangiare prima della
nanna. ‘Ciuppino’ è un neologismo, infatti, sono
ossa di pelle di bufalo arrotolata, slurp, molto
buoni.
Passiamo la sera a raccontarci le storie successe
durante la nostra vita, breve in confronto con quella
dei nostri amici umani. Io ho molto da raccontare
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da quanto è successo dopo la dipartita della mia
fidanzata: le lunghe passeggiate fatte con Tony,
Yamzin l’ex zoppo e altri amici, ma soprattutto con
i miei indimenticabili amici a due zampe. Spesso
facevamo il gioco del “vieni qua e fermo”, che
ridere io obbedivo e loro dicevano che ero
bravissimo ma non capirono mai che lo facevo
perché li adoravo. Dopo un po’ di tempo si era
passato al gioco del “prendila”, intendevano la
pietra che mi tiravano. Sant’osso che bel gioco che
era! Correvo come un pazzo in campi verdi ai piedi
dei monti o vicino al lago. Si, è vero, ci ho rimesso
i denti ma mi sono divertito un mondo. Tornavo a
casa con la mia pietra “trofeo” in bocca. Il mio
amico me la toglieva prima di entrare in casa e la
posava su un cumulo già esistente; credo siano
ancora li. Era ora di andare alla cuccia; io dormivo
fra la Mila e la Bibi che mi scodinzolava sul muso
tutta la notte, mi arrotolavo nella calda pashmina e
cominciai a russare sognando il mio posto vicino al
padroncino. Più che un sogno mi sembra realtà; mi
ritrovo sdraiato vicino al suo letto e lo guardo con
amore e con lo stesso affetto guardo il suo nuovo
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amico Jack. Lui mi passa la mano sulla testa come
sapesse che sono li, mi dice “notte cioccio” e
dorme. Io mi sdraio vicino al suo nuovo amico e gli
sussurro nell’orecchio cosa dovrebbe imparare per
fare felici i miei amici, lo riscaldo con il mio corpo
invisibile e poi saliamo sul letto insieme.
Dopo qualche tempo, che è concesso per abituarci
alla nuova “vita”, siamo chiamati a raccolta in un
vasto campo dove possiamo sedere su una soffice e
verde erbetta e ascoltare quello che ci sarà detto
mentre rosicchiamo un osso di prosciutto che è
portato dal pilota della dog-astronave che fa la
spola fra il nostro posto e la terra. La voce che ci
giunge calda e accattivante sembra appartenere a
una magnifica lagnona. Infatti, dopo qualche
minuto da dietro un cespuglio di rosa canina appare
un magnifico esemplare di femmina canina. Pelo
lungo e rossiccio, muso affusolato, orecchie
pendenti, denti che sembrano lame scintillanti,
passo slegato atletico e morbido sull’erba. Porco
gatto mi piace proprio. “ Buongiorno amici Cani,
sappiamo che da non molto tempo avete lasciato i
vostri padroni o amici, le cucce alle quali eravate
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affezionati, le passeggiate e le coccole che
ricevevate ogni giorno al risveglio e alla sera prima
di dormire. Ora stiamo lanciando un programma
chiamato “il ritorno”; si tratta di offrirvi la
possibilità’ di tornare sulla terra come cuccioli o
come cagnoni (ma invisibili) per la durata della vita
di un Cane. Naturalmente non sarete della stessa
razza, ma vi assicuriamo che non diventerete gatti”.
Ci fu una fragorosa risata e iniziarono le iscrizioni
per i desiderosi. Mila e Bibi rifiutarono perché
dissero che lo avevano già fatto molte volte e di
solito erano tornati dai loro vecchi amici in varie
sembianze, soprattutto come cani senza padroncino
in India, per mettere alla prova l’affetto che
avevano verso di noi. I loro amici superarono
brillantemente la prova. Io m’iscrissi e dovetti
sottostare a un programma di condizionamento
perché era assolutamente necessario non farsi
riconoscere. Il corso era tenuto da un cagnone che
era appartenuto alla CIA e aveva avuto un
incidente durante una sparatoria. Chi meglio di lui
ci poteva insegnare a essere impassibili, freddi e
coraggiosi? Cosi cominciammo. Durante le
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passeggiate ero chiamato con il mio vecchio nome,
ma io non mi giravo, restavo impassibile. Ci furono
insegnate tecniche di difesa e di attacco per
proteggere i nostri nuovi padroni e la sera
raccontavo tutto a Blossy quando andavamo al bar
“the dog” a bere un aperitivo.
Era il giorno della partenza, mentre mi avvicinavo
al nostro velivolo, notai strani oggetti che erano
caricati a bordo. Ossa a forma di slitta, vestiti rossi
con bordature bianche, cappelli rossi che
scendevano lunghi sulla schiena con pallina bianca
alla fine. Mi avvicinai alla Blossy per chiedere
spiegazioni e il suo musetto dolce sorrise e disse:
“A bordo ci spiegheranno tutto nei minimi
particolari, sembra che il programma “il ritorno”
sia stato spostato di un paio di mesi” . Parlava al
plurale e le chiesi: “ Ma vieni anche tu?”. Disse di
sì e qualche goccia di mia pipi cadde al suolo.
Salimmo a bordo in questa nave spaziale guidata da
un gatto perché i gatti hanno gli occhi migliori e
sette vite quindi ci metteva al riparo da incidenti, e
occupammo posto nelle nostre cucce che erano già
state segnate con i nostri nomi. La mia era vicina a
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quella della Blossy. Blossy aveva anche il compito
di fare l’hostess, con un mini gonnellino rosso con
bordature bianche. Porco gatto, ma perché anche il
pilota è vestito così? Il copilota era Yamzin, per
motivi di sicurezza perché fidarsi di un gatto pilota
va bene ma solo fino ad un certo punto. Mentre
sonnecchiavo, una voce calma calda e suadente ci
informò, dagli altoparlanti, che era in arrivo una
comunicazione del capo. Guardai fuori dall’oblò;
era tutto buio, con delle luci lontane in un buio
infinito. Mi stiracchiai, chiamai l’hostess per una
ciotola di croccantini suonando il campanello e
guarda che cavolo di musica viene fuori? “Bianco
Natale”. Ma cosa c’entra, mi sono chiesto. “Miei
cari viaggiatori del tempo e dello spazio intervitale,
ascoltate. Il nostro programma “il ritorno” è stato
spostato di un paio di mesi per l’arrivo del Santo
Natale. Per quest’ occasione abbiamo pensato di
organizzare una sorpresa per tutti i Cagnotti del
pianeta terra. Fra pochi anni luce atterreremo in
una zona deserta ma coperta di ghiacci, sul pianeta
dove avete vissuto in passato. Vi saranno
consegnati degli oggetti e dei mezzi di trasporto,
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uno per coppia, che poi dovrete restituire, chiaro?
Vi sarà dato una lista di regali da portare a vari
Cagnotti e i loro indirizzi. Non potrete contattare
esseri umani, neanche i vostri ex padroncini, ma
potrete contattare cuccioli e Cani adulti che
conoscete oppure no. Vi saranno consegnate delle
tutine termiche e isolate, per te Jampa sarà blu con
il colletto rosso, so che ti ricorda qualcosa. È tutto.”
Ora stavamo scendendo, dolcemente ma
velocemente; sotto era tutto bianco ghiaccio e la
Blossy passò a controllare se tutti avevamo il
guinzaglio di sicurezza e nella penombra mi diede
una leccatina sul naso. Toccammo ghiaccio e un
portellone si aprì, la scaletta si abbassò; noi
infilammo le tutine (la mia sul collo aveva scritto
Jampa in lettere dorate) e ci radunammo alla base
dell’astronave. Subito dopo fummo portati in una
grande tenda super riscaldata (scoprii più tardi che
eravamo al polo nord) e ci fu offerta una cena di
stufato di montone caldo da stupende renne vestite
di bianco e rosso. La nostra guida ci disse di andare
a riposare nelle nostre camerette, domani ci
avrebbero detto brevemente cosa dovevamo fare.
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Era molto facile ma essendoci anche Cani indiani
etc… dovevano spiegare le cose più volte. La mia
cameretta aveva una cuccia matrimoniale, sulla
porta c’era scritto ’Blossy e Jampa’; Yamzin passò
di lì e fece una risatina. Il mattino dopo furono
consegnate le osso-slitte, consistevano in enormi
ossa scavate al centro per ospitare i passeggeri e un
piccolo motore a reazione in coda, per non farle
trainare dalle renne in sciopero da molti Natali. Sui
bordi erano legate delle corde dorate con
campanellini che suonavano lo jingle bells; il posto
dietro il guidatore (io) era occupato dall’aiutante
(Blossy), ancora dietro vi erano i regali nella carta
rossa con stelle e fiocco di neve. Davanti vi era una
radio che dava la possibilità di comunicare in caso
d’incidenti e l’aiutante aveva una lista con i nomi
dei cagnoni che dovevano ricevere i doni. I nostri
erano di tutte le razze. Avevamo venti giorni per
fare il nostro lavoro. Dovevamo avvicinarci alla
casa o al canile il più vicino possibile e lasciare
cadere il pacchetto con il nome stampato sopra nel
giardino o dal classico cammino se non era acceso.
Partimmo!
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Mentre eravamo in volo con caschi, mascherine e
paracadute, dalla radio uscì una voce gracchiante
che disse: “Sai dove è il tuo bussolotto?”
Fui sorpreso e per un attimo triste perché fu l’unico
giocattolo, fra i tanti, che conservai fino alla fine.
Era un cilindro di stoffa ripieno di gomma o
materiale soffice. Mi fu portato da Delhi dalla mia
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padroncina e lo prendevo in bocca tutte le volte che
ero felice di uscire o per altri motivi. Ma non
sapevo dov’era.
“No”, dissi.
La voce riprese: “Quando tu te ne andasti dalla
terra, loro andarono via dalla loro vecchia casa,
erano troppo tristi senza di te. L’unica cosa che
portarono di te fu il bussolotto, ah no, anche la tua
medaglietta con su scritto ‘Jampa’ che ora usano
come porta chiave. Nel bussolotto è stata messa
una micro radio che ti darà la possibilità di
comunicare con il loro nuovo cucciolone. Jack.
Bellissimo sai? Bianco, grande come te, dolce
come te, ma deve ancora imparare molto. Lui
naturalmente non sa della mini radio, è una
sorpresa. Puoi conoscerlo, ma lui non può vederti;
tu sei invisibile per il momento ma puoi dirgli
quello che vuoi, lasciargli il regalo e poi
continuare.”
“Bene”, dissi. Mi voltai e chiesi alla mia fidanzata
cosa ne pensava. Lei aveva le orecchie fuori dal
casco rosso e bianco, indietro per il vento, ma
aveva sentito tutto e alzò la zampetta per dire Ok.
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Ci fermammo per la notte a un dog-inn, era tutto
pagato, situato su una montagna a forma di
panettone vicino alla casa di Jack. Vedevo con il
potente cannocchiale la casetta dove abitava, lo
vedevo giocare sulla veranda e poi dormire vicino
al mio amico proprio come facevo io. Il mio
padroncino prima di andare a dormire si sdraiava
vicino e lo coccolava. Poi si alzava, guardava la
mia foto che era davanti a lui e dormiva. Che belli
che erano!
Il giorno dopo mi misi all’opera. Verso tarda
mattinata, quando loro erano usciti, chiamai. Porco
gatto che emozione! Vidi il bussolotto scuotersi e
Jack che dormiva fare un salto.
“Ciao Jack”. Non capiva molto bene cosa
succedeva, cosa volete a sei mesi si è ancora troppo
giovani. Si sdraiò davanti al bussolotto con il
musetto fra le zampe e una delle zampe girata in
dietro in posizione yoga, e girò la testa con fare
interrogativo.
Abbaiò ed io risposi: “Zitto, non avere paura, sono
quello che chiamano nonno Jampa, e la mia voce
viene dal tuo bussolotto; mi conosci?”
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“Ogni tanto sento che ti nominano ma non so chi sei
veramente, raccontami e dimmi perché sei venuto
sulla veranda”. “E’ una lunga storia che potrai
leggere non appena la mia biografia sarà pubblicata
in canino. Sono nato in India e per uno strano
destino sono morto lo stesso giorno che tu nascevi,
piccolo batuffolo bianco. Laggiù io stavo molto bene
anzi direi benissimo, ero il PT più bello del paese,
tutti mi scattavano foto e mangiavo come un
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porcello. Ma…intorno a me vi erano altri Cagnotti
che avevano bisogno di amore e pappa, e miei amici
si presero cura di molti di loro. Perché ti dico
questo? Per farti capire quanto sei fortunato a stare
con loro, pensa che potresti essere nei prati a
guardare le pecore e invece sei davanti al
bussolotto.”. Jack taceva e osservava il bussolotto e
si guardava intorno per capire da dove veniva la
voce, alle volte era un po’ tontolone.
Jampa riprese: “ Attento Jack, non fare il tontolone
che non lo sei. Presto devo andare a trovare altri
cagnoni ma prima ti vorrei dire che io sarò sempre il
tuo protettore, ti accompagnerò nei passaggi difficili
della tua gioventù, ti proteggerò quando avrai paura
e non sarai vicino ai miei amici, ti guarderò la notte
mentre dormi nel tuo angolino e guarderò anche lui,
guarderò entrambi con amore e poi mi sdraierò
vicino a te per tenerti caldo. In effetti, non capisco
perché non dormi sul lettone con lui quando fa
freddo. T’insegnerò a difenderti, perché per il
momento vedo che le prendi sempre dagli altri Cani;
devi essere forte e dominante come lo ero io, ma non
con i tuoi amici. Alle volte ti prenderai uno schiaffo
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perché ho visto che sei molto testardo e
indisciplinato, giochi mordendo, anche se vuoi bene
a entrambi. Insomma sarò il tuo educatore invisibile.
La radio resterà nel tuo bussolotto, ma tieni il
segreto e potremo metterci in contatto qualche volta.
Ora io me ne andrò, fuori c’è Blossy, la mia
fidanzata, che mi aspetta. Tu avrai giorni felici,
abbondanti di pappa, ma cerca di imparare a essere
educato. Fra molto, molto molto tempo quando sarai
stanco della felicità di questo posto ti verrò a
prendere e ti porterò dove ora viviamo noi. Ma sarà
fra molto tempo. Non ci rivedremo più per ora ma ti
seguirò, anzi vi seguirò tutti e tre. Ora vado; quando
non sentirai più la mia voce, girati e troverai il regalo
che Blossy e io abbiamo scelto per te. Ciao!”
Il bussolotto tacque e Jack sempre più stralunato non
sapeva cosa fare; non osava prendere in bocca il
giocattolo perché aveva paura che ricominciasse a
uscire quella voce così calda e rassicurante. A un
tratto sentì come una leccata sul suo muso, proprio
come quelle che dà lui in abbondanza, un tartufo che
si strofinava contro il suo e decise di girarsi. C’era
un grosso pacco avvolto in una carta rossa e bianca,
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chiuso con un nastro dorato con su scritto “Happy
Dog Society”. Dopo avere messo al sicuro il
bussolotto nel suo armadio privato, portò il pacco
vicino alla sua cuccia, lo guardò con la curiosità
tipica dei cucciolotti Maremma. Ummmm, porco
gatto, che profumino che veniva fuori. Si assicurò
che Penelope, la sua amica gatta, non era in giro, e lo
aprì delicatamente tirando il nastrino che posò sulla
sua cuccia. Un osso gigante, veramente gigante era
davanti a lui e sopra vi era scritto
“ BUON NATALE NIPOTINO NOSTRO”
Sentì un sibilo alto nel cielo e pensò “Cavolo,
anche gli ufo stanotte!” ma vide un oggetto grande
luminoso carico di doni che sfrecciava nel cielo e
due zampette che si agitavano per salutarlo.
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il mio nome e` jampa