IL MIO NOME E’ JAMPA AUTOBIOGRAFIA DI UN PASTORE TEDESCO (20 ottobre 2002-05 maggio 2015) Franco Pizzi 1 Franco Pizzi, nato nel 1948, studioso e praticante del buddhismo tibetano, ha vissuto in India per oltre 20 anni, dove organizzava viaggi, accompagnava gruppi turistici in Asia, e traduceva testi dal tibetano. http://www.viaggiinasia.com Proprietà letteraria riservata a Franco Pizzi Email: [email protected] 2 "Una casa non si può dire completa finché non c'è un cane che dorme ai tuoi piedi". Durrell. Aprile 2013- Mi presento Guardando alcuni film con la mia famiglia di “ umani” mi è venuto in mente di usare il titolo di uno bello visto di recente: “Il mio nome è Khan” per cominciare la mia biografia. “Jampa” tradotto dal tibetano, vuol dire "amore". Infatti, sono un bellissimo esemplare di pastore tedesco di dieci anni compiuti il 20 ottobre 2012, e questo passare del tempo e il colore sale e pepe che ha assunto il mio pelo sul musetto e nelle orecchie, il dolorino alle zampe e altri acciacchi degli anziani [loro mi chiamano “vecchiotto” ed io li morderei perché dovrebbero guardarsi loro, preferirei “PT della terza età] mi ha fatto pensare di scrivere qualcosa su di me per i posteri. 3 Vi chiederete come faccio a scrivere. Be', in effetti, io detto, seduto su un dondolo, all’umano che scrive e, pensate, ricorda ancora degli episodi che a me sono sfuggiti di mente. Perché anche noi abbiamo una mente, e un cuore e tutto quello che voi umani pensate di avere in esclusiva, e abbiamo persino un senso di amicizia leale e disinteressata che mi sembra a voi manchi. Prendendo in considerazione tutto questo ho chiesto all’umano se è disposto di scrivere alcune righe e magari alla fine di mettere anche qualche foto scattata con lui e lei fra i monti, al lago o al fiume. Eh si! Sono stato io che gli ho fatto scoprire dei posti bellissimi che non avevano mai visto. Nacqui dieci anni fa, quasi undici, in Jalandhar, una città non molto lontana da Dharamsala dove abitano i miei due amici, con l'unica differenza che dove sono nato io è piatto e qui il terreno è rugoso cioè con montagne altissime, solcato da fiumi e decorato con i fiori, le pinete e il verde delle risaie. Nacqui in quella città super calda finché un giorno un signore di Dharamsala venne a prendermi e mi 4 portò via dalla mia mamma, dai fratellini e dalle sorelline; era inverno. L’amico umano voleva un Cane che avrebbe dovuto essere un body-guard per lei; cercò in giro e scoprì che un signore molto gentile, credo si chiamasse Ashok, poteva procurare ogni razza di Cane desiderata. Lui scelse un PT e il signore gentile disse che fra una decina di giorni l'avrebbe portato. Passarono i giorni, non succedeva nulla, era anche inverno e lui aveva già preparato tutto per il mio arrivo. Al bazar aveva comprato una cesta di plastica [l'avrei preferita di bambù o vimini ma non ce n'erano sul mercato], e due materassini di lana per riempire il mio lettino, e si era messo ad aspettare. Alcuni giorni dopo, mentre lui era solo in giardino pensando al tipico bidone indiano costato 5000 rupie, ecco arrivare Ashok, senza nulla nelle mani. Lui lo guardò incuriosito e arrabbiato e chiese: "Il Cane?" Era freddo e il signore gentile mise una mano nel suo giubbotto e tirò fuori una palla di peli morbidi: ero io! 5 Mi guardai intorno e fui contento della sistemazione. Lui non era molto convinto che fossi un PT, anche se i colori corrispondevano a quelli standard; mi controllò e vide degli zamponi sproporzionati in rapporto al mio corpo da cucciolo. Mi prese delicatamente fra le braccia e mi mise nella mia nuova cuccia, calda e rassicurante in un angolo della camera. Il signore gentile lo rassicurò che sarebbe tornato fra pochi giorni per le punture, vaccini etc, e andò via. Rimasi solo con lui e tanto per affermare la mia presenza scesi, ruzzolando goffamente dal mio lettino, feci pipì per terra, poi mi diressi traballando verso le due ciotole che erano state già preparate 6 per me, una con l’acqua e l’altra con il cerelac, e mi slurpai il cerelac. Il mio pancino era rotondo come una palla e decisi di tornare sul mio letto. Il mio territorio interno si estendeva a due camere, cucina, un bagno e un giardino; dall'altro lato vi era la casa di lei, in questo momento assente, composta di molte camere alle quali si accede attraverso una scala che porta alla veranda e da qui all'interno. Il primo giorno lo passai ad annusare tutta la casa e il giardino e a fare i miei bisogni dove mi capitava; lui mi prendeva in braccio e mi metteva in giardino tenendomi gli occhi addosso. Credo gli piacessi molto perche mi accarezzava come un batuffolo di cotone, come d'altronde ero. La notte, la prima notte, fu terribile, soprattutto per lui. Quando calò il buio e spense le luci per dormire io cominciai a guaire perché avevo paura; fino a quella notte avevo dormito con i miei fratellini e la mia mamma. Cominciai ad andare avanti e indietro; lui povero si alzava e mi prendeva in braccio ma io, orgoglioso e testa dura già allora, volevo scendere e non appena mi metteva nella cuccia e andava via io ricominciavo. Il pavimento era cosparso di 7 giornali che presupponevano non che li leggessi, anche perché non capisco l'inglese, ma perché ci facessi i miei bisogni sopra. Non lo avevo capito e quindi, per passare la notte, giocai a spostarli, e feci i miei bisogni per terra. Il mattino lo aspettai con i miei occhioni leali e fedeli spalancati; non sapevo cosa mi avrebbe detto o fatto, d'altronde ero piccolo e in suo potere. Mi prese in braccio, mi coccolò, mi portò fuori dopo aver raccolto tutto quello che avevo fatto di notte e mi diede da mangiare. Mangiavo tre volte al giorno delle pappe enormi in ciotole grandi dove entravo con tutto il mio corpicino. 8 La pappa erano zuppe di cerelac di vari gusti, era anche costosa. Un giorno il mio amico andò al negozio per comprare la scorta e il proprietario gli chiese:’Che gusto preferisce il suo bambino?’. Lui rispose che era per il Cane e si beccò uno sguardo di rimprovero come dire: "Cazzo qui i bambini non possono permetterselo e il tuo Cane si?". Le notti passavano tranquille mentre sonnecchiavo e gironzolavo per casa. Una di quelle notti la mia indole da esploratore mi portò a indagare su una presa di corrente. Naturalmente non sapevo cos'era e quindi ficcai il naso nella presa che era giusto alla mia altezza. Mi si drizzò il pelo, tipo fumetti, e cominciai a guaire, piangere e correre. Il mio amico balzò giù dal letto e capì subito cos'era successo, mi prese in braccio e mi portò con lui sul suo letto. Quella notte dormii pacificamente al suo fianco. La pulizia era una di quelle cose che lui non sapeva proprio fare. Ci tentava cercando di lavarmi via le incrostazioni di latte ma con poco successo, finché arrivò la nostra amica Claudia che mi sommerse di "oh beautiful, oh cute puppy" - è americana. Poi mi prese in braccio e dopo avermi guardato con schifo, 9 chiese a lui dell'acqua calda e una spugna. Per poco le mie orecchie non si drizzarono in anticipo e mi chiesi cosa voleva farmi. Cominciò a pulirmi la panciotta con acqua calda e disse: "Cosi si lava un cucciolo"; lui non ci fece molto caso e lo fece sempre a modo suo. I giorni passavano felici nell'esplorazione del mio territorio finché un giorno arrivò una signora con un borsone enorme. Corsi sulla mia cuccia-rifugio e la scrutai con apprensione chiedendomi chi poteva essere. Oramai pensavo che il mio mondo era limitato alla compagnia del mio amico e non ci stavo male. La signora si chinò e mi prese dolcemente in braccio dandomi bacini, io mi scioglievo dalla gioia e poi scoprii che era lei, l’amica di lui che vive nella casa a fianco. Finalmente facevo parte di una famiglia e con l'arrivo di lei cominciai anche a frequentare il giardino più grande, quello con le scale che salgono alla veranda. Naturalmente tutti i miei spostamenti, scendere dall'amico, salire sulla veranda di lei, dovevano essere fatti prendendomi in braccio perché le scale non ce la facevo ancora a 10 salirle. Troppo alte. Mi sono sempre chiesto perché in questo paese fanno degli scalini cosi alti. La notte la trascorrevo a casa del mio padroncino [sia chiaro che padroncino e padroncina sono termini affettuosi, loro non si sono mai comportati come "padroni"] sfasciando tutto e facendo i miei bisogni dovunque. Dopo la notte del naso nella presa mi attendeva un altro choc: il mattino dopo l'arrivo di lei, lui mi prese in braccio e mi portò nella camera della padroncina che era ancora a letto. Il letto è allontanato dalla parete di un 20ina di cm. Lei mi prese in braccio, mi sollevò dicendomi "cucciolone" e nel mentre gli scivolai di mano cadendo fra la spalliera e il muro. Fui immediatamente ripreso e dato per morto, un po’ di choc lo avevo subito cavolo, ero piccolo e questi mi buttavano giù dal letto, ma si accorsero che respiravo e tutto ricominciò daccapo. Iniziò così il periodo dell'addestramento per la cacca e la pipì. Siccome incominciavo ad arrangiarmi un pochino nel salire le scale m’insegnarono ad andare nell'erba dietro la casa. La mia intelligenza di PT si mostrò in tutto il suo 11 acume perché imparai subito, anche se avevo ancora bisogno di un po’ di aiuto e la notte... be' la notte c'erano i giornali. Il giardino era diviso in tre parti e non era ancora suddiviso rigidamente da una grata. Potevo scorazzare dove volevo, e conobbi Dollar, anche lui un PT, della famiglia della padrona di casa. Dollar era anziano quasi come lo sono io ora. Era un cagnone che si lasciava disturbare fino ad un certo punto, poi mi mostrava la dentiera ed io capivo che dovevo allontanarmi. Non mi morse mai e m’insegnò un sacco di cose. Nel giardino c'era un alto cumulo di sabbia che serviva per una costruzione. Io mi divertivo a salire e scendere facendo scivolare tutta la sabbia. Un giorno arrivò una nuova signora, si chiamava Ecta, un po’, come dire, stupidona. La cosa che fece di meglio nella vita fu mettere al mondo un figlio e questo fu la causa della divisione fisica del giardino: io abbaiavo quando il bambino passava nel carrozzino, non perché volevo divorarlo, ma abbaiavo alle ruote che giravano, sono sempre state la mia passione. Così la neo-mamma pensò che 12 volessi mangiare il suo pargolo e s’impuntò per delimitare il giardino con grate di ferro. La cacca è sempre stata per me una cosa molto difficile, non il fatto di farla ma il posto dove farla. Ho notato i miei amici Cani che la fanno dove capita, spesso in mezzo alla strada; io sono stato educato a farla nell'erba e possibilmente non vicino alle case, cosa difficile in India. E qui è il problema. Non mancano certo i posti non abitati ma ci metto molto, direi moltissimo a trovare il punto dove accovacciarmi. Annuso e ri-annuso, giro in tondo e finalmente quando loro pensano "ci siamo" io mi giro e cerco un altro posto. Alle volte mi accovaccio ma poi ci ripenso, finalmente la "faccio", ma non tutta, ne tengo ancora un po’ che dissemino in mucchietti, oppure nel pomeriggio me ne libero nel prato-boscaglia sopra la casa della padroncina. Alle volte non faccio nulla tranne che scorregge rumorose e alle volte molto odorose. Quando ero più giovane sentendo un rumore uscire dal mio sotto-coda mentre dormivo, mi preoccupava e guardavo intorno in cerca di aiuto. Siccome dormo vicino al mio amico, mi 13 rassicurava il suo sorriso e mi dicevo: "Non è nulla, le fa anche lui". Ma quando proprio mi scappa, di notte, causa mangiato troppo montone, allora vado vicino al suo letto, lo sveglio dolcemente appoggiando il mio tartufo vicino la sua guancia e appena apre gli occhi corro verso la porta. Spesso lui s’inciampa perché dorme ancora, mi apre e mi porta a casa della padroncina, dove con noncuranza salgo sul mio letto-cuccia e dormo. Insomma, confesso che sono un po' "particolare" per questo bisogno. Alcune particolarità, a dire il vero, le ho anche per il bere e il mangiare. Ad esempio: -se devo bere da un rubinetto bisogna che il flusso sia costante e non molto forte, con acqua fresca -se mi danno del pane, i pezzi non devono essere molto grandi né molto piccoli, una via di mezzo va bene. -non sopporto lo yogurt acido, il ché significa vecchio di tre giorni. -non mi piace il pesce. 14 -quando mi danno una buccia di mela o frutta o qualcosa che non mi piace giro la testa dall'altra parte con fare disgustato -le patate bollite mi fanno schifo mentre mi piacciono quelle fritte. -quando hanno sul tavolo qualcosa di buono, mi siedo vicino a loro e se non si sbrigano a darmi qualcosa saltello nervosamente da una zampa all'altra. il budino è una cosa per la quale darei la mia coda. La mia vita da cucciolo passava tranquilla, non era ancora cominciato il periodo del training per fortuna. Loro mi guardavano spesso le orecchie perché uno era bel diritto e l'altro piegato. Leggevo lo sgomento sui loro volti; se per caso l'altro non si fosse alzato??? Ma che fare, a me non fregava molto. Un mattino a colazione apparvi trotterellando per i miei biscotti e li sentii urlare di gioia: si era alzato anche l'altro e ora avevo due sventole che tutte le volte che mi guardavo nello specchio mi chiedevo chi ero. Certo ero sempre più bello e crescevo; cambiava la pappa, invece di tre solo due volte e poi una sola; 15 pollo bollito o montone, carota, e legumi altre verdure; m’irrobustivo e capivo di più cosa succedeva intorno a me, a parte una volta che cascai in un canale e non riuscivo più a venirne fuori. Il mio amico si precipitò e mi tirò fuori controllando se mi ero fatto male, in cambio io lo guardavo con occhi dolci e grati. I tipici sensi di noi Cani si andavano raffinando anche se loro non se si accorgevano. Il mio fiuto cominciava a distinguere e selezionare gli odori; per esempio quando in cucina maneggiavano della carne, specialmente se di montone, correvo immediatamente. Non ne ricavavo molto perché a loro dire ero ancora cucciolo...Perché? I cuccioli non possono mangiare montone? Un po’ di milioni di anni fa andavamo a caccia di dinosauri e ora tutte ste storie per un ossicino di montone! Non sopportavo l'odore del fumo delle sigarette ma purtroppo non potevo farne a meno. Incominciavo a distinguere gli odori che arrivavano dal bazar: macchine, benzina, tutta roba poco allettante per noi Cani. Dirigevo il mio nasone verso la montagna, gli odori erano differenti: odori di nuovi 16 Cani, di strani animali [ero sicuro che non fossero uomini], della neve e alle volte di chapati cucinato sul fuoco in lontane case di contadini. L'udito era l'altro senso che si stava affinando, specialmente con quegli orecchioni che mi trovavo. Non mi sfuggiva più nulla, quindi era cominciata la caccia agli uccelli in giardino anche perché non ero ancora stato portato fuori dalla mia casa. Ma si sa, anche la vita di noi Cani è fatta di momenti belli e brutti, e gli ultimi arrivarono, nella mia breve vita da cucciolo, nel numero di due momenti, e furono molto tristi. Loro per lavoro dovevano essere sempre fuori in viaggio ma a dire la verità cercavano di non lasciarmi mai solo. Ma un giorno...ahimè dovettero partire entrambi e fui lasciato in custodia del servitore della famiglia padronale. Aveva il compito di: -darmi da mangiare pollo lesso con verdure, una buona parte già lasciata in frigo per me -darmi altra pappa, - dormire con me -portarmi fuori a fare i miei bisogni. 17 Naturalmente non fece quasi nulla di quello per cui era stato pagato. L'idea dell'inaffidabilità e imprevedibilità dell'uomo, specie se indiano, si stava rafforzando sempre più nella mia testa. Al suo ritorno il mio amico trovò la casa letteralmente disseminata di cacche, pipì, fili strappati, insomma il caos. Io fui felice di rivederlo e per una notte dormii con lui sul suo letto. Dopo pochi giorni arrivò anche la padroncina e tutto tornò normale. La nostra amica Claudia ci veniva a trovare con il suo ragazzo tibetano. Io mi ero affezionato a entrambi e quando il triste momento della nuova partenza di loro arrivò, decisero di lasciarmi con Tamdrin, il ragazzo tibetano. Gli accordi erano gli stessi che con quel delinquente di prima solo che questo li rispettava e, figuratevi, cominciò a portarmi fuori a passeggio. Mi sembrava che stavo imparando ad ammaestrare bene gli umani ma non avevo fatto ancora dei passi con loro. Quindi tutto mi sembrava nuovo, mi guardavo intorno e mi ubriacavo dei nuovi odori, il collare mi dava un po’ fastidio ma " il mondo era 18 bello".Un giorno fui avvolto dal caldo e quieto amore dei miei amici che erano tornati e come prima cosa mi fecero fare tutti i vaccini possibili e immaginabili specialmente ora che DOVEVANO portarmi fuori. Mi devono ringraziare: erano già un sacco di anni che vivevano in quella casa, ma non conoscevano nulla di quello che c'era intorno: le montagne, il fiume, i prati e soprattutto gli altri Cani che vivevano da quelle parti. Così mi comprarono guinzaglio e collare a strozzo [chissà perché a strozzo tanto non gli ho mai dato la soddisfazione di camminare al piede] e cominciammo le nostre passeggiate. Timidamente passeggiavamo fino a Gamru, il villaggio di Gaitri, la loro cameriera, e sulla strada ahimè dovevo fare i conti con altri Cani non molto gentili. Io ero già bello alto e robusto con zanne affilate ma non ero pronto alla lotta, non sapevo ancora che bisognava stabilire chi era il più forte con potenti innaffiate di pipì, che cosa voleva dire farla molte volte e sempre più in alto possibile per lasciare una traccia che diceva: "La faccio in alto 19 perché sono più grosso di voi". Non sapevo ancora leggere il quotidiano "la pipì oggi", ultima edizione, che ogni mattina era pubblicata e poteva essere sfogliato-annusato lungo la stradina. La stradina non aveva traffico quindi potevo camminare libero e felice. A dire la verità mi hanno sempre lasciato libero e felice a parte al mercato, dove il guinzaglio era d'obbligo. Accidenti cominciavo a fare incontri con veterani della lotta e difensori del territorio, e diciamo la verità ne prendevo un bel po’, anche se il mio Amico mi difendeva con il suo bastone. Ma v’immaginate un pastore tedesco difeso dal suo padroncino? E non è tutto... Lungo la strada c'è un prato che scivola in giù e poco più sotto c’è una casa abitata da umani e dalla più bella cagnetta che ho mai conosciuto: BLOSSOM. Era più piccola di me e anche più anziana. Aveva vissuto con una donna occidentale, e quando questa era partita, l'aveva lasciata alla famiglia di contadini che la trattavano benissimo. Aveva un pelo bianco con macchie nere soffice come la lana, e un caratteraccio con i quattro 20 zampe che non conosceva. Quando mi vide, mi corse incontro ma di sbranarmi si fermò e mi annusò tutto. Io avevo le orecchie basse e lasciavo fare, non capivo se fra qualche secondo sarei stato ucciso o leccato. Il suo dolce musetto si avvicinò e mi lecco; era fatta. Finalmente avevo la prima amica a quattro zampette. Il nostro amore scoppierà fra qualche pagina. Io oramai avevo addomesticato i miei amici a portarmi ogni giorno a passeggio così passavamo dalla casa, trotterellando scendevo dal prato e lei mi correva incontro. Prima mi leccava e poi prendeva quello che i miei amici le portavano tutti i giorni: ossa, carne, insomma prelibatezze. Il vicinato era abitato da Cani poco socievoli che dopo avrei sottomesso, ma al momento non ancora avvezzo alla lotta canina venivo assalito. 21 Un giorno, mentre si ripeteva l'assalto, la dolce Blossy si lanciò contro di loro e li mise in fuga. Mi chiesi come funzionava: lei una femmina mette in fuga due maschi? So che succede molto spesso nel mondo degli umani ma nel nostro... Dopo le nostre dolcezze giornaliere lei si avviava con noi per la passeggiata. Andavamo in posti bellissimi ombreggiati dai pini rinfrescati dallo scorrere del fiume o a un prato stupendo dove io correvo come un pazzo; insomma tutta l'area circostante è stata scoperta tramite me. Dopo un bagnetto che io e la mia fidanzata facevamo in una pozza schifosa, si continuava per il sentierino fino ad arrivare al prato; una bellissima distesa verde, con vista sul fiume sotto, e la collina di Indrunag dall'altra parte della valle. Sullo sfondo verso 22 sinistra, guardando il fiume, il panorama era chiuso dalle catene del Dauladhar. Ero ancora molto giovane e mi piaceva correre, i miei amici mi portavano il pallone ma ben presto cominciai a inseguire le pietre [ora i miei denti sono davvero malmessi], quindi mentre la Blossy si riposava all'ombra dell'unico albero, io correvo su e giù dietro le pietre fin quando loro non ce la facevano più. Al fondo del prato c'era un ruscelletto con acqua sporca e coperta da erbacce, di solito mi tuffavo e mi beccavo le sanguisughe. Poi tornavamo per la stessa strada, lasciavamo la mia ragazza alla sua fattoria, e noi proseguivamo per la nostra villa. 23 Oramai la comitiva si era ingrandita e c'era anche Lucky, un bel Cagnetto bianco e marrone. Il primo giorno quando lo intravidi sulla stradina io mi abbassai sulle zampe, allungai la coda e il muso e avanzai in silenzio tipo "navy seal"; era la mia posizione d'attacco che usai molte volte per sottomettere tutti i quattro zampe del circondario, anche se la mia indole è pacifica. Mi avvicinai quatto quatto ma prima che sferrassi il mio attacco mortale Lucky era giù per terra con la pancia in su, 24 e la sua posizione mi fece frenare. Rimase così finché io non finii di annusarlo mentre la Blossy ci guardava con aria da veterana. Decisi che potevamo essere amici, mi spostai, lui si alzò e trotterellammo tutti e tre, e insieme ai miei amici umani, andammo verso il fiume. I miei padroncini si presero cura di Lucky portandogli da mangiare tutti i giorni. Spesso, nella nostra lingua, gli chiedevo: -“Ma mangi qualcosa? Con chi vivi?” -“Vivo con dei bianchi come i tuoi padroni ma alle volte ci sono e alle volte no! Ogni giorno spero di vedervi perché la tua padroncina mi porta qualcosa da mangiare.” -“Ora risparmierò anch’io, quello che avanzerà dalla mia ciotola te lo metterò in un sacchetto e te lo porterò.” -“Per ringraziarti ti voglio insegnare qualcosa.” disse infine Lucky. In quel momento eravamo sul bordo di una bella piscina naturale che si era formata nel fiume, l'acqua era verde e si vedevano le pietre sul greto; lui mi guardò e poi si tuffò. Faceva molto caldo. Io 25 non sapevo bene cosa fare perché non mi ero mai tuffato e non avevo mai nuotato, ma vedendo lui mi veniva una voglia matta. Uauuuuuuuuu… spumeggiante, limpido, fresco ma...io non sapevo bene cosa fare, era la prima volta che vedevo tanta acqua rotolante verso la valle. La mia amichetta si bagnava solo un poco, cosi fu Lucky a iniziarmi. Nel fiume ci sono delle piccole piscine artificiali, dove gli umani contadini vanno a fare il bucato. Quando loro non ci sono, diventano le nostre piscine. Lucky si buttò in uno di questi laghetti e anche il mio amico umano entrò in acqua. Faceva caldo e la voce del mio amico mi giungeva invitante. La mia amica seduta su una roccia ci guardava ed io finalmente presi il coraggio a due zampe e mi tuffai. Uauuuuuuuuuuu …nuotavo e come. Lucky mi nuotò incontro, io mi diressi verso l'amico umano [non ero ancora molto sicuro] e tutti urlavano "ma nuota!!!". Che stupidi: tutti gli animali nuotano. Noi viviamo in montagna a 1300 mt ma durante il periodo estivo pre-monsonico il caldo si fa insopportabile specialmente per quelli come me 26 che hanno una pelliccia stupenda. La padroncina e lui mi pettinano ogni giorno, ma il caldo è il caldo. Così in quel periodo le passeggiate verso il fiume erano giornaliere e si cambiava di piscina quasi ogni giorno. I miei amici venivano sempre con noi e i miei adorati padroncini per farmi nuotare si mettevano uno su un lato e l'altro su quell'opposto della piscina. Con il trucco "ora ti tiro la pietra" mi facevano fare su e giù. Oltre a fare un po’ di ginnastica il motivo era per la mia schiena che da vecchiotto mi avrebbe dato dei fastidi...infatti. Al bazar mi ero molto affezionato al negoziante che vende i "miei" polli. Ci andavo ogni volta con il padroncino e lui mi offre zampette squisite; anche se non è giornata di "si compra il pollo per me", passando vicino al pollaio io devio, tiro, entro e lui mi da... L'altro mio fan e il sigaret-wallah, vale a dire il tabaccaio. Tutte le volte che mi vede mi sorride e mi accarezza ma...non mi da nulla. Posso entrare in tutti i negozi dove vanno loro, sono il benvenuto perché educatamente rispondo al “seduto”, rispondo al "terra" e a "andiamo". I locali mi guardano affascinati perché i loro Cani non 27 sono educati come me. Molti mi fermano o meglio fermano lui o lei e chiedono se possono farmi una foto. Le mie passeggiate di colpo cambiarono e furono inseriti nuovi itinerari, per esempio Indrunag, una collina che è davanti al fiume. Che emozione il primo giorno di macchina!!! Quando uscimmo dal cancello prendemmo una direzione diversa dal solito, cioè quella verso il bazar. Mi chiesi cosa succedeva ma arrivati in strada ci dirigemmo verso la macchina di Arun, ora il mio autista; aprirono la portiera ed io balzai dentro all'istante. Mi aprirono il finestrino e cacciai fuori il muso. Non riuscivo a stare fermo dalla gioia, correvo da un finestrino all'altro a secondo se quello dov'ero affacciato dava verso la valle o no. Mi godevo il panorama ma annusavo anche tutti gli odori che sentivo, certo era tutto nuovo ma era anche una garanzia per ritrovare la traccia se mi fossi perso. In qualche momento cercavo di andare al posto di guida, però ero ricacciato indietro. E arrivammo sulla punta della collina. Gli itinerari che facemmo sono stati molti ma due li ricordo benissimo. 28 Il primo era di "salita in macchina" e discesa a piedi. Durava un bel po’ di tempo e si seguiva un sentiero di mezza costa sulla collina. Si attraversavano villaggi ancora "naturali" con case con i tetti di ardesia e persone gentili e simpatiche. Avevano persino imparato il mio nome. Lungo il sentiero vi era una piccola pozza d'acqua dove le donne andavano a lavare i panni, non gradirono molto quando la prima volta corsi giù per il prato e mi tuffai dentro. Non lo feci più. Si proseguiva fino ad arrivare a un tempietto. Ci sedevamo spesso li, si poteva vedere il prato dall'altra parte della valle e la casa della zia Claudia. Poi si continuava per arrivare su un cucuzzolo pietroso, altro riposino con bevuta dalla borraccia, e si scendeva verso il fiume. Di solito io facevo la discesa di corsa perché sentivo caldo e aspettavo i miei amici nell'acqua fresca del fiume. Che ridere quando dovevano attraversare il fiume che era un po’ in piena! Li guardavo, gli umani, mentre sguazzavo nell'acqua. E togliti le scarpe, e poi i calzini, "brrrr ma che acqua fredda" e alla fine scivolando e imprecando raggiungevano l'altra sponda. Si raggiungeva un 29 canale artificiale, anche quello pieno di acqua proveniente dal fiume che veniva convogliata a valle per i campi [ora non c’è più, ora ci sono solo tubi] e costeggiava da una parte dei pascoli bellissimi e dall'altra una pineta odorosa di aghi di pino. Ci fermavamo di nuovo nella pineta e guardavamo un’enorme roccia al centro del fiume con su scritto "Lunga vita al Dalai Lama" ; mi sono chiesto il perché di quella scritta in un posto dove nessuno la vedeva. Spesso vicino alla riva vi erano contadini che lavavano coperte o pastori in transumanza con le loro pecore. Noi continuavamo e raggiungevamo i primi villaggi, quelli dove tutti mi conoscevano come "Jampa Baby" e si arrivava a casa stanchi ma felici. Non venivano i miei due amici quando si andava a spasso su per i monti, ma sulla strada del ritorno facevo sempre un salto per andare a salutare la "mia ragazza". Poco tempo dopo scoprimmo la "teiera", un nome dato dai miei padroncini a un posto davvero bello, uno dei più belli qui intorno. Si trova poco prima di arrivare a Indrunag. Il mio autista Arun ci lasciava 30 all'inizio di una strada sterrata che s’inoltra prima nel bosco e poi esce all'aperto fra immense piantagioni di tè che scendono verso il paese. Su uno dei lati si erge il Dauladhar, stupendo quando si veste di neve come un angelo immacolato per l'inverno. Alle volte ci sono degli operai nella piantagione; all'inizio erano paurosi, ma ora che mi conoscono anche loro mi chiamano per nome. La prima sosta era a un piccolo tempietto indù; dopo aver fatto i miei bisogni nel bosco, ci fermavamo lì per il tiro di un po’ di pietre. Ora i tiri sono diminuiti di molto, ahimè! Si continuava costeggiando le piantagioni e si arrivava a una piccola casetta. Altra sosta all'ombra di enormi cedri; gli ultimi rami erano talmente grandi che formavano una specie di caverna verde. 31 Poi s’imboccava un sentierino e qui si apriva la vista più bella di tutta la passeggiata: piantagioni, montagne, cielo azzurro, e cedri, tanti cedri dove riposarsi all'ombra dei loro rami ospitali. Tornavamo in macchina e prima di arrivare ci si fermava a comprare il montone per me e un poco, suvvia, anche per loro. 32 Un giorno, non si sa bene cosa gli prese a loro due che leggevano sempre libri sui Cani, nel pomeriggio mi chiamarono fuori e cominciarono a impartirmi ordini che io non capivo e quelli che capivo facevo finta di non capirli finché non notai la tasca piena di biscottini. Da allora ogni giorno verso le 16 mi portavano fuori e cominciavano a dirmi "seduto"! e si allontanavano di poco per vedere se stavo fermo. Se mi muovevo si ricominciava e in più veniva aggiunta la parola "fermo". Ora, intendiamoci bene, il più delle volte lo facevo quando mi pareva, ma loro erano felici di vedere i miei progressi. Per esempio mi allenavano nel ritrovamento delle cose. Mi facevano annusare un calzino [come dimenticare quel puzzo] poi uno di loro mi portava in casa e l'altro nascondeva il calzino. Venivo chiamato e usando il mio super-olfatto cercavo il calzino e lo trovavo. Bauuu mi ero guadagnato il biscotto. Altro esercizio era "piede", mi mettevano il guinzaglio e poi dovevo camminare al piede con uno di loro. Naturalmente in giardino lo facevo [biscotto finale] ma fuori, quando si andava al 33 bazar, erano loro che camminavano al mio "zampa". Passarono al "vieni" e "andiamo". Ero diventato la star del bazar perché tutti "credevano" fossi super addestrato e volevano vedere come e cosa facevo. Diedi anche dimostrazione di aggressività più di una volta. Con Miki per esempio, un tipo alto e robusto che un giorno allungò la mano verso il mio padroncino-amico ed io gli saltai al braccio. Non si avvicinò mai più a me. Quest’allenamento durò per molti mesi ed io ero felice d'imparare e far vedere quanto ero bravo. Al bazar il mio amico a due zampe e la mia amica si pavoneggiavano quando venivano fermati da qualche persona locale per farmi una foto. Io sedevo tranquillo, un po’ scosciato a dire il vero, vicino a loro e click, fatta. I nomignoli che mi hanno dato, a parte il mio stupendo nome, sono tanti; fra questi la padroncina per un periodo mi chiamò “Slufo”, poi per la zia Larissa divenni “Sasiska” [che vuol dire salsiccia], poi il mio padroncino mi chiamò affettuosamente "Ciccione schifoso" , e divenni ancora “Ciucci” e “Cioccio”. Tutti questi nomignoli facevano parte di 34 periodi di affetto incondizionato che non è mai cambiato. Un giorno si presenta il "signore gentile" che mi aveva portato nella mia casa e chiese al mio padroncino se voleva che "riproducessi". Lui rispose che poteva andare bene ma che non volevano nessuno dei miei cuccioli, o forse...magari...uno maschio. Eravamo vicino a capodanno e si misero d’accordo per qualche giorno a venire. Il mio amico sottolineò che non doveva capitare il giorno di capodanno perché c'erano degli ospiti. Io passai delle notti insonni e quelle nelle quali dormivo mi sognavo una magnifica PT, bella come me, tutta mia. Immaginavo il momento dell'incontro: lei avrebbe fatto un po’ la smorfiosa ma io le avrei dato un sacco di bacini e poi l'avrei condotta in disparte da qualche parte nel giardino, magari fra le stelle di natale. La lasciavo promettendole eterno amore e che avrei avuto cura del nostro piccolo come fosse mio figlio. Ero felice di quest'avventura, Blossy non era ancora all'orizzonte. 35 Esattamente il giorno di capodanno l'imbecille si presentò dicendo che era tutto pronto. Il padroncino ed io lo guardammo con un po’ di sospetto e lui chiese: "Dove sarebbe la cagnetta?" Io avrei preferito "la cagnona" ma fa lo stesso. L'imbecille ci guardò e disse "Giù nel taxi". Il mio mondo di sogni crollò e gli sarei saltato alla giugulare. Fortunatamente il mio amico disse: "Primo è il giorno che non dovevi venire ed è esattamente l'ora di pranzo, secondo credi che il cagnone si accoppi in un taxi nel bazar e magari con noi che guardiamo e loro che litigano? Mai. Ci vediamo un'altra volta." Fui deluso ma felice perché non mi andava quella soluzione, in fondo anche noi quattro zampe abbiamo bisogno di privacy. Il tipo non si fece più vedere e dopo incontrai il mio folle amore Blossy!!! 36 Finalmente avvenne!!! Come, cosa? Il mio accoppiamento con la fidanzata nel bel mezzo della stradina. Lei era, come dire, in calore e nonostante i non pochi pretendenti scelse me. Ero a passeggio con la mia padroncina, lui era via quando avvenne. Non so per gli umani ma per noi durò a lungo e alla fine io caddi lungo e disteso nel fosso lungo la stradina. La padroncina si preoccupò 37 immediatamente di non farle avere possibili cuccioli perché io ero troppo grande per lei; corse in farmacia e comprò "la pillola del giorno dopo", solo per scoprire alcuni mesi dopo che la mia Blossy era stata sterilizzata. Le rimasi fedele fino alla sua morte e lo sono ancora adesso nonostante le possibilità non mi mancano. E così i giorni passavano tranquilli su e giù per i boschi e al bazar. È passato molto tempo da quando la mia cara Blossy è salita alla presenza del Re dei Cani. Lui risiede su una di quelle montagne altissime coperte di quella roba bianca e fredda che gli umani chiamano neve, -cosi mi raccontava la mia mamma mentre acciambellata nella cuccia ci teneva tutti d'occhio-. Ha un trono a forma di osso gigante e vicino a lui siede maestosa la sua compagna. Entrambi hanno un pelo lungo e morbido, i loro occhi sono dolci, le loro zanne bianche e scintillanti, la loro coda sempre in movimento; portano una corona di piccole ossa. La casa è composta di migliaia camere, ha i muri di vetro trasparente, -forse ghiaccio o diamante? Mah!-, corridoi lunghissimi che collegano le camere con 38 giardini pieni di fiori ed erbe [anche se vivono in montagna, i giardini e la casa sono difesi dalle intemperie e dal freddo da un muro invisibile e magico]. In ogni camera ci sono cucce di morbide pail e/o foglie profumate, dipende dall'ospite, per quattro ospiti. Non si hanno obblighi verso il sovrano e durante il giorno si organizzano gare di velocità, di nuoto, di salto, a secondo della specialità del Cane. Non c'è competitività, non ci si azzanna mai per la pappa perché ce n’è in abbondanza per tutti. Spesso anche i sovrani si uniscono agli altri per giocare. Un po’ fuori dal palazzo si trova "l'osservatorio". È uno spiazzo molto vasto incassato in una valle, con erba alta e soffice e con stelle alpine che formano un tappeto bianco che da un lato si affaccia sullo "spazio". "A cosa servirà mai?" chiedemmo alla nostra mamma. “Anche noi Cani sentiamo nostalgia, e abbiamo dei ricordi e delle emozioni proprio come gli umani; così, quando ci prende un momento di tristezza per i nostri padroni lasciati laggiù andiamo in quella valle, ci sdraiamo fra l'erba altissima, i fiori 39 profumati e le stelle alpine e da li, senza essere visti dai terrestri, possiamo scrutare finche non li troviamo”, rispose la nostra mamma. “A quel punto scendiamo invisibili e giochiamo e saltiamo ancora con loro; anche se non ci vedono, percepiscono qualcosa, sanno che siamo lì vicino e anche loro a dire il vero non ci dimenticano mai. Quindi, i padroni e noi non dobbiamo essere tristi nel momento della separazione perché, in effetti, non ci sarà mai una separazione, ma soltanto ci percepiremo su differenti piani sensoriali.”. Ora credo che la Blossy sia sempre vicino a me a correre verso il prato, a darmi i suoi bacini e spesso, quando passo da quella che era la sua casa, corro giù verso la veranda per chiamarla e forse lei è lì che mi aspetta e io non la vedo. Gli amici si moltiplicarono poco per volta. Oltre a Blossy e Lucky, si aggiunsero tanti altri compagni di avventure. 40 Ora vi parlerò di Tsangnyon, salito dal re dei cani verso il febbraio 2015; il suo vero nome è Yamzin ma il mio amico umano l’ha distorto in quello dell’autore dei “100 000 Canti di Milarepa”. Il nostro incontro fu un po’, come dire, duro. All'epoca ero giovane e il mio unico cruccio era di farmi riconoscere come cagnone signore della zona. Ma Tsangnyon era un tipetto che, anche se zoppo, non si lasciava davvero mettere sotto. Lui viveva con una signora tedesca sposata con un tipo 41 tibetano che hanno due magnifiche bambine bionde, e lui, Tsangnyon, se le cura mica poco. Quindi un giorno mentre si percorreva la solita strada mi sbucò davanti lo "zoppo": io non me ne curai ma lui si curò di me ringhiandomi. Non ci feci caso e continuai. La cosa si ripeté un paio di giorni dopo ma il futuro amico non aveva fatto i conti con il mio peso e la mia aggressività. Quando lo vidi, mi abbassai sulle zampe e cominciai a procedere molto lentamente; Tsangnyon non era abituato a questa guerriglia da Vietnam e mi guardava un po’ stupito facendo brillare i suoi canini. Arrivato a una distanza di un paio di metri, scattai, gli fui addosso e lui sotto di me. Fine della storia. Da quel giorno siamo amici inseparabili; spesso quando la mia padroncina gli lancia un pezzo di pollo e cade fra noi io lo rubo e lui non dice nulla mentre se lo fa un altro della banda… "apriti cielo". Alle volte veniva con noi a passeggio, ha la mia età e comincia come me a stancarsi; ora viene solo a farsi accarezzare e prendere il suo pezzo di pollo e poi torna dai suoi padroni. Alle volte è anche venuto a casa mia. L’ho 42 trovato un po' invadente, infatti, non appena arrivato, è andato nella camera del mio padroncino e con fare non curante si è sdraiato ai suoi piedi. Io non sono geloso perché so di essere amato ma per dispetto non gli offrii la torta di ossa di montone. L'incontro con Bezzi. Bezzi è un’amichetta che assomiglia molto a una quattro zampe da caccia: magra, pelo corto, super 43 veloce, litigiosa, per un lungo periodo è stata l'unica femmina nella banda. Lei ha addomesticato una padroncina inglese che viveva vicino a noi. Abitava in una casa molto grande lungo la stradina che faccio sempre e un giorno me la sono trovata davanti. Un lungo sguardo per capirsi bene, qualche annusata per sapere con chi avevo a che fare; capito che era una femmina ma poco interessante mi sono allontanato con i miei amici bipedi. Quando mi volto vedo che anche lei ci seguiva, lascio fare e continuiamo verso il fiume: è estate e con noi c'è Lucky. La mia nuova amica è molto irrequieta e quindi a nostra insaputa partiva per assalire altri Cani, mordere le galline e le capre, prendersi calci dai cavalli. Le reazioni dei locali sono state molto brusche e a niente serviva spiegare che era solo un’amica che veniva con noi. La faccenda si fece pericolosa quando il padrone di un cagnetto morso dalla mia amica, cominciò a tirare pietre alla Bezzi. Una cadde vicino a me e il mio eroe s’infuriò. Mentre la padroncina afferrava la piccola peste marrone, lui si avvicinò al bruto tiratore di pietre e 44 gli disse con aria minacciosa di non tirare mai più pietre ai Cani. L’altro si scusò dicendo che non erano dirette a Jampa, - tutti mi conoscono per nome-, bensì a quella piccola peste e che se la prendeva l'avrebbe uccisa. Naturalmente non la uccise ma quando passavamo di là la padroncina le metteva il guinzaglio per superare il pericolo. Con Bezzi e Lucky spesso scendevamo al playground, un grande campo da gioco come indica la parola, vicino al fiume e a un ponte di ferro. Normalmente giocavamo al lancio delle pietre mentre la padroncina, seduta, coccolava la Bezzi o Lucky. Alle volte attraversavamo il ponte e facevamo una breve salita che portava a un villaggio di poche case. Ma c'era un problema. La Bezzi aveva paura di attraversare il ponte. All'andata verso il villaggio lei si cercava una via nel fiume. Proseguivamo nei campi di riso e di erba fino al tempio dedicato a qualche divinità e ci sedevamo all'ombra. Al ritorno la mia amica si fermava all'inizio del ponte e tentennava finche il mio padroncino non tornava indietro e la prendeva in braccio. Lucky ed io facemmo di tutto per 45 convincerla che non era pericoloso, le proponemmo di bendarle gli occhi e guidarla al sicuro dall'altra parte tenendola per il collo, ma non ci fu nulla da fare. Tornavamo a casa tutti felici delle nostre passeggiate, seguivamo i nostri amici bipedi quando si fermavano all'ombra ospitale di grandi alberi. Tony. [messo a dormire il 18 giugno 2013] Incontrai anche lui nel solito modo; era un amico più piccolo di me, bianco con chiazze marroni. Un orecchio pendulo me lo faceva mettere nella 46 classifica "litigiosi", ma stranamente quando m’incontrò fu tutto una leccata, tante che dovetti ringhiargli per farlo smettere. Lo fa ancora oggi dopo tanti anni ma ora lo lascio fare, ora ha solo tre zampe. Lui è l'amico di una signora indiana figlia di un italiano. Abitano anche loro sulla stessa stradina e cosi Tony prese l'abitudine di venire con noi. In quel periodo Lucky scomparve stranamente e non lo abbiamo mai più rivisto fino a un giorno che ci apparve nei prati sopra di noi. Stava molto bene in salute e al richiamo dei miei padroni si precipitò giù a fargli le feste. Gli chiesi cosa era successo e lui mi spiegò che aveva adottato un pastore e quindi stava benissimo, tutto il giorno con le capre, latte e formaggio in abbondanza, e che dormiva al coperto. Era felice e ci demmo una leccatina di addio perché non lo rividi mai più. Quindi si andava al prato sempre in tre, Tony, Bezzi ed io. Il prato è un largo spiazzo verde, al lato sud si precipita verso il fiume, a nord sbatte contro la collina e a est va verso magnifiche pinete che secondo me sono abitate da dog-fate pronte a qualsiasi cosa per noi bellocci. 47 Su uno dei bordi vi è un albero solitario che fa ombra e da piccolo avevo imparato a usarlo come nascondino per non farmi vedere dall’amico umano. Ma io ora sono più, umm, largo del tronco… ma non fa nulla. Quindi appena arriviamo Bezzi e Tony si lanciano in corse sfrenate, è talmente bello vederli che alle volte mi siedo e li osservo. Bezzi tiene testa, è più leggera e affusolata, ma il mio amico non molla di certo: taglia le curve per darle addosso, a Bezzi non importa nulla e prosegue. Intanto corro anch’io. Il mio amico a due zampe ha una borsa piena di pietre raccolte dalla padroncina. Io faccio finta di essere nascosto dietro l'albero e lui mi tira le pietre, alle volte anche una ventina; corro attraverso tutto il prato e spesso si corre il rischio di uno scontro a tre. Ci sediamo un poco all'ombra e siamo raggiunti dai due corridori, tutti con la lingua fuori, e la Bezzi viene coccolata dalla padroncina. 48 La banda dei quattro: Yamzin, Jampa, Tony e Bezzi Ci vogliamo bene noi tre e non esiste gelosia. Il ritorno lo facciamo da un'altra strada. Saliamo verso un piccolo villaggio sulla collina e poi da lì ci dirigiamo a casa. Qualche giorno scendiamo al fiume, Tony sguazza con me nell'acqua fresca e Bezzi paurosa entra solo fino alle ginocchia e poi si 49 ferma a osservarci. Molte volte le abbiamo detto di osare, in fondo siamo due bei cagnoni robusti pronti a portarla a riva. Ma lei sembra preferire farsi coccolare dalla padroncina. Quando non fa molto caldo, ci avviamo tutti insieme verso un piccolo tempietto sulla collina di là dal fiume. La salita è breve ma ripida e il tempietto è situato poco fuori da un villaggio con casette ancora originali. Ci mettiamo all'ombra e mentre i due umani riposano c’è capitato spesso di avere conversazioni profonde fra noi. Sulla strada del ritorno, ultimamente, Tony prima di arrivare alla sua casa prendeva una strada in salita e si dirigeva da suoi amici tibetani. Non lo vedevo più così sovente e in passeggiata eravamo solo più in due. Alle volte sbucava come un demonio da dietro il cancello della sua casa e prima di salutare i miei padroni mi lavava il muso con la sua lingua. Poi sparì per molto tempo e un giorno i miei due amici incontrarono il padroncino di Tony. Ora bisogna sapere che noi capiamo il linguaggio umano mentre voi, direi, non capite molto il nostro. Comunque i miei amici chiesero di Tony e il suo 50 padroncino disse che gli era stato trovato un tumore osseo. I peli sulla coda mi si drizzarono solo al pensiero. “E allora?”, mi dicevo, mentre roteavo le orecchie per sentire. Allora bisogna tagliare la zampa anteriore destra e poi si vedrà. Porco gatto!, mi dissi. Non lo rividi più per molto tempo finché un giorno riapparve con solo più tre zampe. A dire il vero mi sembrava sempre teppistello; mi lecco come al solito ed io ne fui felice e gli dissi: " Ehi gamba di legno vieni con noi?" Tony salutò i miei padroni e si avviò prima di me sulla strada. Andavamo piano perché non volevamo stancarlo, un paio di volte andammo al prato, dove lui invece di correre come un pazzo si sedette all'ombra e guardava in giro. Poi sparì per davvero. Al solito incontro fra gli umani il suo padroncino spiegò che si era aggravato, che non si muoveva più da dentro casa e che anche se gli amputavano l'altra zampa dove il tumore si era esteso, non ne avrebbe avuto per più cinque o sei mesi. "Quindi?", abbaiai io. Loro pensarono che fosse uno dei miei soliti abbai e continuarono. Il padroncino di Tony stava dicendo che nel pomeriggio lo avrebbe portato dal 51 veterinario in macchina per farlo mettere "definitivamente a dormire". Quando sentii, alzai il mio muso verso la sua casa e lo salutai in silenzio. Tony fece il suo ultimo viaggio in macchina quel pomeriggio. Quando passo da casa sua, lo cerco ancora perché sono sicuro che ora sia lassù in quella famosa valle sdraiato sul prato di stelle alpine che guarda in giù e ci vede, scende e corre invisibile al mio fianco. Infatti, mi sento il muso bagnato; saranno i suoi bacetti? Lasciai la notizia per altri amici sotto forma di pipì vicino ai muri e ai cespugli. Arrivederci Tony, un giorno o l'altro ci ritroveremo a rosicchiare ossa nella valle lassù! Il periodo più noioso in questo paese è quando c'è il monsone. Questo è l'undicesimo che mi pappo. Incomincia con nuvole basse e nere che arrivano dal sud, fulmini che scendono veloci e luminosi verso la terra, come per volerla bucare, e il tuono che io interpreto come la risata del fulmine, come se dicesse: "Ah ah ah vi siete spaventati vero?" Questo periodo per me è molto lungo e noioso perché le mie passeggiate sono limitate a causa pioggia, anche se ho la mantellina-nazi che mi 52 protegge non poco (è nera, di una sorta di plastica come i trench delle SS, per ripararmi da piogge torrenziali). Ma cosa si fa durante questo periodo di riposo? Il mattino non si scappa alla mia passeggiata, anche se breve, trotterello allegro annusando odori che non si sentivano da un pezzo, odori nuovi...eh sì perché durante le piogge molti amici a quattro zampe scendono dalle montagne e vengono in 53 paese in cerca di cibo. Quindi odori di nuovi arrivati, alle volte risse con loro quando hanno la sventura di incontrarmi per strada. L'aria si rinfresca molto ora, e non ho più bisogno di fiume o cose del genere, a dire la verità, però, un’accovacciata nelle pozzanghere fangose me la faccio sempre. Disperazione dei miei padroni, paura che salgo sul letto con i miei stivaletti di fango; e, infatti, ci salgo! Il ritorno lo facciamo a passo veloce, non per me ma per loro che hanno scoperto questo sistema del 'brisk walking’ che giudicano buono per la loro salute. Quindi si fa una sosta sotto "l'albero" ed io guardo la valle, la nebbia che scende tranquilla dalle montagne ad avvolgere il bosco nel silenzio che poi si alza lasciando gocce di umidità, e vedo lontano il lago, dove andrò fra poco tempo; guardo il cielo che ha uno strano disegno, lassù in alto: una nuvola lunga e scura, sopra una striscia di sereno molto sottile e di nuovo la nuvola scura. Sembra un sandwich. Poi arriva il rombo del tuono, un tuono lontano che spaventa gli umani e che invece per noi è una comunicazione di distanti amici. Infatti, 54 l'interpretazione dei fenomeni meteorologici è molto differente. La mia mamma ci raccontava quello che le era stato tramandato da secoli negli ambienti canini. Molti secoli fa quando non c'erano le email, i PC, FB etc, era molto difficile comunicare fra noi. Alcune fra le menti migliori dei Cani di allora inventarono un sistema battezzato "la scatola parlante". In un modo di cui la mia mamma non era a conoscenza perché non tramandato, questo magico oggetto fu portato nel cielo e reso invisibile con l'aiuto del Re Cane. Dopo la sistemazione che richiese parecchio tempo, ci furono le prove universali per la comunicazione globale. "Come funzionava?" chiedemmo super - eccitati. “Con i sistemi che vi erano in quei tempi, ci fu un passa-parola lento ma efficace per avvertire della nuova invenzione; era composto di pipì, cacche e quant'altro era lasciato in giro dai nostri antenati. In questi depositi erano contenute le notizie e le informazioni sull'organizzazione dell'esperimento; ci volle molto tempo perché le notizie dovettero attraversare 55 catene di montagne altissime, oceani infinitamente grandi. Le notizie oltre gli oceani erano portate da nonni imbarcati su navi commerciali o di pirati; appena le navi attraccavano in un porto loro scendevano e "depositavano" il loro messaggio, poi risalivano e così via. Tutto fu organizzato. ” "Ma cosa mamma?", abbaiammo frettolosi di conoscere la nostra storia millenaria. La mamma lecco dolcemente il suo osso e continuò: " Sembra che in tutto il mondo si pensa che quando noi ululiamo o abbaiamo con il muso rivolto verso il cielo, è un segnale di disastri del tipo terremoti in arrivo etc. Questo è vero ma quello che gli umani non sanno distinguere sono le sottili differenze di tonalità negli ululati e/o abbai. Quindi l'esperimento consisteva nel lanciare verso il cielo dei messaggi da varie parti del mondo, se non dall'universo, che si raccoglievano nella scatola magica; questi messaggi erano accumulati per un certo periodo perché per risparmiare tempo, bisognava accumularne un bel po’ e poi distribuirli nell'etere." 56 Noi cuccioli lanciammo dei piccoli ululati per prova ma fummo subito rimproverati e zittiti dalla mamma e dal guardiano; di notte i piccoli devono stare in silenzio, ci fu detto. Quindi la mamma continuò: "Come e quando erano distribuiti i messaggi, le notizie e le comunicazioni urgenti? Si sceglievano giornate con nuvole scure e basse che lasciavano immaginare pioggia a catinelle, poi con l'aiuto del nostro Re un fulmine partiva come avvertimento nella zona interessata [eh sì perché i messaggi erano selezionati e divisi per paesi; in questo caso in India si usava il periodo monsonico], in quel momento centinaia di musi si levavano verso il cielo, le code e il pelo si drizzavano, le orecchie s’impennavano. Subito dopo seguiva il boato del tuono e in questo boato erano contenuti i messaggi che solo noi Canini potevamo sentire del tipo: "Ciao Bob come stai laggiù in India?" Qui in Norvegia tutto bene, tiro le slitte e mangio da dio. La sera intorno al fuoco rum a volontà. A presto Bob". “Ciao Tiger ti parlo dall'Indonesia, cavolo che vacanze con i miei due zampe". Ossa e carne a 57 volontà, nuoto tutto il giorno con loro, sai devo tenerli d'occhio. Ci sentiamo al prossimo temporale". "Ciao Ryan sono in Costa Rica al mare, i padroni mi hanno portato con loro. Sant’osso, pesci e cocktail a volontà. In questo momento sono su uno sdraio con la mia vicina a bere e a guardare le onde" . "Ehi Tommy sono in Tibet, ossa di yak quanti ne voglio più grossi di noi. Purtroppo la situazione non è tranquilla, direi come al solito, domani parto in escursione..." Poi c'erano i messaggi più seri e più tristi che annunciavano che qualcuno di noi era stato messo a dormire per sempre a causa di malattia. " Salve ragazzi ora Tiger dorme per sempre e correrà dietro le farfalle lassù nel nostro prato sospeso nel cielo. Lo vedo sognante con una sigaretta che gli pende dal muso. Glielo dicevo di non fumare di nascosto". Così dopo l'esperimento ben riuscito il nostro modo di comunicare si perfezionò nel tempo”, concluse 58 la mamma mentre si metteva su un fianco per dormire. Stranamente, infatti, mentre divento pazzo nevrotico con il botto dei fuochi artificiali, -mi lancio fuori e abbaio furioso-, con i temporali sono tranquillo, rilassato, ascolto quello che succede nel mondo e alle volte partecipo alle conversazioni. Spesso, come oggi, sono sdraiato sulla mia veranda mentre fuori il sistema di comunicazione è in piena attività. Pioggia, fulmini e tuoni. Loro, i miei due amici, mangiano poco lontano da dove io sono sdraiato con il muso su una zampa con l'occhio languido e ascolto le voci dei miei amici lontani. Porco gatto siamo proprio evoluti. Gli esseri umani le chiamano ‘preveggenze’, noi quattro zampe lo chiamiamo ‘bagaglio conoscitivo derivato da secoli di accumulo di notifiche ataviche’. Tutto questo per dirvi che non appena vedo una borsa che non ci dovrebbe essere o un movimento che non rientra nel normale svolgersi giornaliero mi metto in allarme. Qualche giorno fa è successo! 59 Un mattino il mio amico dormiglione si sveglia prima del previsto; io stiracchio la coda, alzo un occhio e controllo con nonchalance quello che fa. Le mie medicine mattutine mi arrivano più di un’ora prima del solito e nel formaggio sento qualche pillola in più, mi chiedo cos'è. La colazione arriva prima del normale e anche la mia amica arriva prima del solito; mangio la mia ciotola di yogurt e poi vado ad annusare le borse. 3!!! Immagino un viaggio lungo perché annuso anche la mia coperta e le mie cose. Sapendo che ci sono le mie cose mi tranquillizzo e mi scateno per la gioia. Come prima cosa prendo il bussolotto in bocca per farmi notare, come dire "Ehi ci sono anch’io". Lo poso un attimo e vado in bagno a mangiare il mio dentifricio (questo avviene ogni giorno, niente di speciale). Subito dopo corro su per le scale della veranda per controllare cosa fa la padroncina, scendo e mi precipito nella cucina di lui scivolando sulle stuoie e arrotolandole tutte; e così via per tutto il tempo. Cerco di prendere le borse per portarle fuori, controllo chi si muove e quando, finalmente si esce. Già da un pezzo ho capito che, 60 come minimo, andiamo al lago e ne sono felice. Le pillole che mi hanno dato servono per tranquillizzarmi in macchina... ma col cavolo, sono super - eccitato. Scendo le scale che portano alla macchina, senza fare cacca: quando sono eccitato dimentico di farla. La padroncina mette il telo sul sedile ed io salto rovinosamente dentro la macchina. Mi metto al finestrino con muso e orecchie fuori mentre la padroncina mi tiene con il guinzaglio; 61 che ridere una volta avevo tentato di saltare fuori. Si parte. L'entrata nel bazar è un po’ noiosa, caos, clacson, urla, folla, soste dietro pullman puzzolenti, ma piano piano usciamo da Dharamsala e cominciamo a scendere, con ampie curve, -nota bene il mio finestrino è sempre quello verso la valle e se per caso la macchina gira ed io mi trovo con il muso verso la montagna schiaccio chiunque è vicino a me e mi giro dall'altra parte-. Poi le curve finiscono, io continuo a tenere il muso fuori e inspiro avidamente tutti i nuovi odori non-umani che scorrono veloci vicino alla macchina. Mi si allungano le bave che cadono sulla portiera e ogni tanto decido che voglio passare al posto di guida. Snort, sono trattenuto dietro, porco gatto chissà perché noi quattro zampe non possiamo guidare. La strada è un sali e scendi in valli molto verdi, piantagioni di riso, alberi di banano; stiamo scendendo di quota, un fiume con acque verdi m’invita... ma non posso. I sali e scendi finiscono e ci inoltriamo su una strada diritta costeggiata da piccoli e tranquilli villaggi, Cani sonnolenti sul bordo della strada o sotto alberi di neem. 62 Continuo a guardare dal mio finestrino e a prendere nota olfattiva dei posti e poi...spunta una parte di lago. Mi agito, guaisco, scodinzolo sulla faccia di chi mi tiene e vorrei scendere; ma tutto inutile si continua per ancora un poco. Finalmente si arriva. La struttura dove alloggiamo non è molto bella, è un fungo di cemento costruito in mezzo a delle belle casette con tegole di ardesia e muri rossi in un’area molto rurale. Mentre ci avviciniamo all'albergo una ragazzina con la sua divisa della scuola grida "Jampaaaa"; incredibile, si ricordano di me anche a molti km da casa, è una ragazzina conosciuta qualche anno fa. Dunque arriviamo ed io mi precipito giù dal macchinone oramai pieno di bave, mi avvio sicuro verso l'albergo; il nuovo manager, -ne cambiano uno ogni anno,- è spaventato ma i camerieri che mi conoscono mi preparano subito una ciotola di acqua fresca e una di yogurt. Eccomi sistemato in camera! Vado sul balcone e do uno sguardo al lago (abbiamo vista panoramica): è al suo posto e non vedo l'ora di tuffarmi e nuotarci dentro. Si scende per pranzo. Per il momento mangio chapati e uova, 63 la mia cena arriverà la sera alla solita ora. Risaliamo per il riposo pomeridiano, mi sdraio sulla mia copertina ma sotto le pale, infatti, siamo 1000 Mt sotto l'altitudine normale. Il pigrone dorme e la padroncina, naturalmente, maneggia tablet e telefono, insomma tutto quello che c'è di elettronico. Verso le 15,30 si scende e si va a passeggio attraverso i villaggi abitati da simpatici bufali dal muso rosa che scendono pigramente verso il lago; di Cani ce ne sono ben pochi e ci conosciamo. Tranquilli contadini salutano i miei amici bipedi e finalmente con una corsa velocissima, -altrimenti mi bloccano-, corro verso l'acqua ed entro. AHHHHHHHHHHHH delizia, mi accovaccio per rinfrescarmi, nuoto un pochino mentre tengo sotto controllo i due che sono seduti sulla spiaggetta. Si fa tardi, sono ri-chiamato, esco e sono asciugato, sono coscienti che alla mia età non posso rimanere molto bagnato la sera. Si torna in albergo e saliamo sul terrazzo. Che spettacolo!!! Sotto il lago con le sue isolette verdi, piccole e rudimentali barche lentamente si muovono gettando le reti contrassegnate con bottiglie di 64 acqua minerale che fanno da galleggiante; voci dei locali che si chiamano da distanze sconosciute e lontane ma che si sentono e rispondono; verso ovest una grossa palla di fuoco, mi dicono che si chiama sole, che scende pigramente nel lago; forse è stanco dopo una giornata di lavoro e si corica nell'acqua per riposarsi per il lavoro di domani. Eh sì, sembra che lavori come un pazzo senza interruzione per mantenerci al caldo. Verso est le montagne lontane di casa mia, alle volte coperte di neve, e sul terrazzo loro due che bevono l'aperitivo ed io che mi riposo. Gatto porco! Trema tutto. Una scossa di terremoto ci fa correre, a dire il vero io non corro molto, giù per delle scale molto strette e siamo giù. Non succede più nulla fino alle diciannove, mi è stata già servita la pappa, e ora si scende per la cena di loro. Io seguo, cade sempre qualcosa da mangiare. Finita la cena facciamo una breve passeggiata per i miei bisogni, naturalmente per la cacca il discorso lo conoscete già quindi la rimando al mattino dopo per evitare di passare la notte a cercare un posto adatto. Si sale ed io, finalmente, mangio il mio 65 ciuppone, i biscotti, faccio due scorregge e mi metto a dormire tenendo d'occhio il mio guinzaglio, non si sa mai. Loro leggono e lavorano ed io mi godo quest’atmosfera di tranquillità familiare. Esco un poco sul balcone e ascolto abbai lontani di amici locali, guardo la luna che corre dietro le nuvole, il cielo è pieno di stelle e considerando il creato e il creatore me ne torno dentro a russare. Il mattino, come d'abitudine, vado a svegliare l’amico dormiglione e poi tutti insieme scendiamo per la colazione, ma capisco che oggi succederà qualcosa e mi sento eccitato. Scendiamo verso la riva del lago, fra i ‘namaste’ dei locali, e in lontananza vedo una grande barca a motore che arriva. Porco gatto: escursione all'isola in barca. The best. Devo essere aiutato a salire perché la sponda è alta; mi piazzo vicino a lui, il mio sguardo scruta attentamente davanti e comincio a guaire. Mica ho paura...lo faccio solo per rompere. Le mie orecchie diritte e grandi sono piegate indietro e una volta sapete cosa ho fatto? Per mille ossa di bue, mentre lui era distratto, ho cercato di saltare in 66 acqua. Che ridere quando ancora ripenso alle loro facce. Siamo arrivati all'isola che isola non è (è una penisola). Non ce la faccio più, e così invece di scendere dolcemente semplicemente mi tuffo nel lago e nuoto. Che gioia! Dopo una passeggiata lungo le rive di questo posto meraviglioso, entro con voglia nell'acqua verde e scivolo sui sassi, nuoto con la mia amica - lui ha sempre freddo anche con quarantacinque gradi-. Esco, gli vado vicino e mentre allunga il braccio per accarezzarmi io mi scrotolo tutto e lo doccio. Che ridere sotto le vibrisse, però gli voglio bene. Lunga bevuta alla Guest House e si riparte. Avevamo già soggiornato in questo posto stupendo, la sera mentre riposavo, i pavoni venivano a curiosare sul muro della veranda, uccelli di vari tipi svolazzavano intorno e nel bosco. La sera era un po’ problematico perché la luce era tolta alle ventidue e si accendevano le candele, e si cominciava con l'affrontare centinaia di moscerini che decidevano di sacrificarsi sulla fiamma della candela. Io, dopo una pappa super, osservavo tutto tranquillamente, riflettevo sulla 67 transitorietà della vita, specialmente quella dei moscerini, guardavo la luna e dopo, come il solito, russavo in pax. AUGURI! Siamo nel 2014 Per un attimo ho temuto il peggio. Il mio amico a due zampe era partito per non so dove ed io temevo di passare l'ultima notte del 2013 tristemente, senza dolcini e auguri di Buon Anno. Ecco che il 30 dicembre la mia padroncina mi mette il guinzaglio, mi fa salire in macchina ed io intuisco. Anche noi abbiamo le intuizioni, mica solo voi! Aeroporto = padroncino. Arriviamo in ritardo per via che lei è fissata con la partenza "all'ultimo minuto" e lo vedo sul marciapiedi con il suo trolley, borse e borsine. All'aeroporto mi conoscono da qualche tempo, specialmente quelli della polizia, e alle volte mi salutano. Lui saluta lei e cerca di farsi salutare da me ma io sono impegnato a controllare dove parcheggia la macchina per cui sono un po’ scostante. Di solito in queste occasioni mi riservo le coccole a casa. Si torna tutti insieme e la mia 68 felicità, poco dimostrata, è alle stelle. Infatti, appena nel giardino faccio la pipì dall'emozione, gli giro intorno, gli salto addosso, lo lecco persino, -velocemente, s’intende-. Entro in casa felice di ritornare sul mio/suo letto [ in sua assenza sono ospite dalla mia amica, dove dormo nella sala, sempre su un letto, ma manca il piumone] e poi...i miei occhi da falchetto cadono sui bagagli, il mio naso si muove rumoreggiando a destra e sinistra controllando l'esterno delle borse e... come fa un four legs educato, aspetto. Non vedo l'ora che faccia zippare le cerniere e lo apre; sento odore di prosciutto, salame felino, torrone, insomma le bave mi colano allungandosi fino per terra. Ora voi penserete che sia felice di rivederlo solo per quello che ha portato? Ma va!!! Siamo vicini alla fine dell'anno e stasera prevedo bagordi considerando che non stanno fermi un attimo. Eccola! Arriva la zia Teresa con lo zio Sherab. Anche con loro, soprattutto con lei, sono molto affettuoso. Prendo il bussolotto e lo porto alla zia, quel gesto vuol dire "Ben venuta, fammi giocare". Corro in giardino e ri-corro dentro finché, dopo aver buttato giù un 69 paio di cose, mi becco un rimprovero, e porco gatto mi devo fermare. La cena la sniffo bene, gli odori sono ottimi; carne macinata, che vuol dire ‘polpette’. Mi piazzo in cucina e ho deciso di non muovermi; tengo gli occhi fermi sul padroncino nella speranza...Speranza esaudita; ogni tanto cade un pezzo di carne e poi sento la zia che conta le polpette e dice: "Queste tre sono per Jampa". Per mille ossi buchi, mi pensa proprio. E così mentre giocano a tombola dopo aver cenato io me ne vado nella mia stanza da letto, mi stendo un po’ sul tappeto e sul letto di lui e aspetto. Finalmente sento urla di gioia e auguri, chissà per quale strano motivo gli umani festeggiano un anno passato e uno nuovo che non si sa se finirà. Mah. Scendo dal letto e mi dirigo nella sala da pranzo dove becco ancora qualcosa e poi me ne vado a dormire definitivamente. Come PT tedesco sono molto rigido con gli orari: di mattino mi alzo non più tardi delle nove, se lui dorme ancora ebbene lo sveglio. 70 Aspetto con pazienza, ce ne vuole molta con gli umani anziani, che si veste e prepara il formaggio contenente le mie pillole e poi prima uscita. Mi dirigo alla casa della padroncina, apro la porta con una zampata, vado in camera sua e m’infilo in un buchetto fra il letto e un tavolo. Leccattine e bacini e parto. Fuori per la pipì e poi colazione a base di yogurt, muesli e biscotti, il caffè non lo prendo. Vado in bagno con lui e mi da un po’ di dentifricio da mangiare, a base di erbe, a me piace tantissimo. Ora mentre lui si lava, poco a dire la verità, aspetto per la mia uscita giornaliera. So se viene anche lui perché lo osservo se si mette le scarpe o no, se si corro subito sotto le scale della casa di padroncina e aspetto che venga anche lei. Poi torno dentro e afferro in bocca uno zainetto o un cappello con i quali gioco in giardino: sono il segno della mia felicità. Per me la giornata è riuscita se usciamo tutti e tre. Un paio di volte la settimana andiamo in macchina a Indrunag, dipende se ho preso il nise (nimesulide) o meno. Anche lassù mi conoscono per nome. Altre 71 volte facciamo la solita passeggiata a Gamru, dove incontro i miei amici e quando le zampe mi fanno male, andiamo solo "fino all'albero". Il pomeriggio, ora che fa freddo, lo passo sul suo letto o sul tappeto, a dormire - ora sono davvero anziano, ne compierò quasi dodici a ottobre...be' manca ancora un po’-. Le giornate stanno migliorando, il sole sta diventando più caldo, ed io mi struscio sull'erba del giardino finché quelle antipatiche delle scimmie non si fanno vive. Il padroncino è entrato in possesso di una pistola che spara pallini e fa un botto, fa scappare le scimmie ma io appena la vedo corro a rifugiarmi in casa. Sono un pacifista. Non gioco più molto alle diciotto, una volta ero scatenato. Ho rotto un sacco di borse, palloni, giochi comprati per me a Delhi ed ho sfasciato persino la ruota del taglia erba. Ora mi limito a fare due saltini, abbaio un po’ a quei cretini che passano sotto la mia casa e poi alle 18,30 cena. Quando so che c'e' stufato di montone accelero i tempi. Come faccio a saperlo? Facile: il mattino sniffo gli odorini in cucina e verso le 18 mi viene dato la pillola per digerirlo bene e non creare 72 problemi durante la notte. Segue la loro cena mentre io riposo lì vicino pronto per elemosinare qualcosa di buono. * * * È passato un po’ di tempo e non è stato apportato nessun aggiornamento alla mia biografia, eh si che sono importante, ma gli umani spesso dimenticano i loro quattro zampe per annoiarsi con altre cose. Siamo a metà settembre e il clima è davvero incredibile; alle volte devo mettere la mia mantella stile "nazi", altre volte devo stare sotto l'AC perché fa troppo caldo. Per fortuna lui è sempre disponibile anche di notte ah ah ah. Ci sono alcune novità, a parte il fatto che invecchio... ho nuovi amici che incontro ogni giorno, mentre alcuni altri se ne vanno. Per esempio la bella Titti ha raggiunto Tony nella valle di stelle alpine e ci guarda tutti i giorni in attesa del suo piccolo boccone. Titti è andata, però ora c'è Kalu, un piccolo cucciolo molto intraprendente, Sheru, e...Panda. 73 Panda è un'amica che vive vicino a un giudeo amico del padroncino che si prende cura di 5/6 amici Cani; a dire la verità è bruttissima, piccola e grassa, ma ora è in calore e a me piace. Nonostante l'età e il fatto che mi arriva al ginocchio, cerco di conquistarla, la trattengo con la zampa, la annuso, lei mi sculetta davanti e sono convinto che ci stia. 74 Ma la mia padroncina, in preda a rimorsi, non me lo lascia fare ed io devo proseguire la passeggiata mesto e da solo. Ultimamente le giornate sono complicate e dolorose e un po’ tristi. Stavo cosi bene, felice di essere ancora il bulletto della zona anche dopo la dipartita del mio caro amico Yamzin, e invece cominciano i dolori alle zampe di dietro e non riesco più ad alzarmi. Si lo so che ho dodici anni e mezzo ma per me l'importante è stare con loro fino al mio raggiungimento con gli altri amici miei. Pensate che ridere: stamattina gli ho fatto la cacca in casa. Ah ah ah potete immaginare che storie ha fatto quando si è svegliato; ammetto che puzzava un pochino però... Comunque il club degli amici è aumentato di molto. Si è aggiunta Daisy, una giovane e pacioccona cicciona che si precipita quasi rotolando quando ci vede per avere il suo osso o un pezzo di pollo. 75 Poi ci sono Kalu e Bingo, che appena mi vedono, mi leccano tutto il muso e mi danno un sacco di bacini, e per ultimo c’è il mio amico Sheru che conosco ed ho sottomesso molti anni fa. 2015 – Un Anno di Cambiamenti Il capodanno è stato molto semplice, i miei amici ed io da soli senza fuochi e botti, e me ne sono andato a letto presto. Di solito, da anni, mi addormento tra le due porte delle camere con il 76 cappottino blu col colletto rosso (mi ha guadagnato il nome di "draculino" e lo metto solo in inverno e di sera), Poi vado sulla mia cuccia di strati e strati di pail e coperte vicino al letto del mio amico, mi stiracchio, metto il muso fra gli scialli di pashmina e russo per tenergli compagnia (dice lui). Di sera mentre lui legge i giornali sul PC io me ne vado a sdraiarmi esattamente dietro la sua sedia da manager con le rotelle e quando si muove alle volte mi pesta ed io gli ringhio come un leone. Prima di andare a letto 77 si sdraia sempre vicino a me, a muso a muso, mi accarezza dolcemente e mi racconta delle belle favole umane e poi conclude sempre con: "Sai, non ti lasceremo mai, ti porteremo sempre e dovunque con noi. Non avere paura." Poi mi da un bacio sul naso e dopo la dose di biscotti notturni se ne va. Io lo guardo felice, respiro profondamente e poi russo. Però comincio a essere stanco; se ne sono accorti anche loro e le mie passeggiate si stanno accorciando; arriviamo 78 fino all'albero, e qualche volte, raramente, torniamo alla teiera o ai villaggi in macchina. Sinceramente preferisco le passeggiate brevi. Con loro portano sempre acqua da darmi mentre cammino, anche a casa bevo moltissimo. Passo il pomeriggio sdraiato con il termoforo sulle zampe posteriori e verso le 16, arriva la padroncina a farmi il massaggio. Strano, ultimamente, quando mi tira la zampa sinistra, non gradisco. Segue la pipì e dopo fino alle diciotto sto in casa di padroncina vicino la stufa. Alle volte andiamo ancora a innaffiare i fiori insieme, ma io non corro più da un angolo all'altro per spaventare quelli che camminano sotto; che ridere. Dopo cena vado in giardino con il mio amico e secondo un’abitudine consolidata nel tempo, lui fa pipi ed io la faccio subito sulla sua. Ma anche questo comincia a costarmi fatica e mi devono alzare di dietro per mettermi in moto. Eh la vecchiaia!!! Ogni 4 giorni prendo un quartino di nimesulide che mi fa un bene terrifico, mi sento ringiovanito e con voglia di camminare, non correre badate bene. 79 Non vorrei dimenticare, finché la mia memoria tiene, di elencare tutto quello che hanno fatto per me per assicurarsi che se caso mai fossero andati via da qui sarei partito con loro, ma purtroppo non è successo. Hanno fatto i gatti a quattro per inviare il siero del mio sangue a Roma dove è stato analizzato e dichiarato super valido per gli anticorpi della rabbia. Quindi con quel documento e il libretto che dichiarava che ogni anno facevo il vaccino ero quasi apposto. Non contenti mi hanno fatto mettere il chip con codice identificativo e si sono sempre interessati per i costi per portarmi in aereo a "vedere il mare" come diceva il mio amico. Pochi giorni fa stavo benissimo a parte le zampe, mi portano dal vet, il dott. Sharma, -devo dire che anche se non è ariano, è molto gentile e pieno di premure per me-, mi visita e mi da degli integratori. Quando arriviamo sotto casa salto atleticamente dalla macchina e mi azzoppo. Da quel giorno sono stato sempre male. Sono stato curato e ricurato con il nise e la zia Manu mi ha spedito dei medicinali costosissimi che non sono ancora arrivati. Un giorno faccio fatica a 80 camminare e la mia amica nota un gonfiore notevole sulla mia zampa destra; in effetti, mi fa male e anche quella sinistra si gonfia e per non essere da meno anche quella destra anteriore. Arriva Sharma, - notare che sono ancora in parte autonomo-, dichiara che ho un blocco dei liquidi, analisi del sangue etc... tutto a posto ma le zampette non si sgonfiano. Si parte con i flebo, antibiotici, cortisone, anti allergici, insomma la sala della mia amica, -ora dormo li-, si riempie di medicine e di pipì perché alle volte a causa dei diuretici mi scappa. Non dormo più da lui perché di notte tossivo moltissimo e respiravo male, poi mi era passato ma non ce la facevo più a camminare quindi sono rimasto da lei. La sera, prima di andare via, il mio amico non si è mai scordato di darmi i miei biscotti e le mie coccole. La mia situazione zampe peggiora, mi devono letteralmente sollevare, mettermi sotto i pannoloni ed io posso andare fuori solo con il loro aiuto, che non mi è negato. Poi di un tratto miglioro. Non potrete immaginare la mia gioia e la loro, riesco persino a correre o quasi, anche se mi stanco abbastanza velocemente. Ho 81 ricominciato a mangiare di tutto, anche i croccantini che da cucciolo mi facevano venire la diarrea. Il mattino, dopo che ho fatto i miei bisogni, mi sdraio sulla veranda sotto il ventilatore e al pomeriggio verso le 17 scendo, aiutato, in giardino nella mia zona ombra. Ci resto fino a quando è ora di pappa, poi mi faccio un giretto e ritorno a sdraiarmi sulla veranda per la sera. Ultimamente per stare con me la sera non guardano più film ma si dondolano tranquilli sulle loro sedie mentre la mia padroncina mi accarezza con il piede, una vecchissima abitudine. Gli auguri e le felicitazioni arrivano a decine dalle mie amiche su FB. Quindi tutto bene fino il giorno che voglio salire sulla collinetta per fare i miei bisogni. Qui cado tre volte perché le zampe posteriori non tengono molto e comincia la mia ricaduta che mi ha condotto al suddetto prato alla presenza del re dei cagnotti. Era pomeriggio ed era un giorno che non facevo pipi, mi faceva male tutto il corpo e appena i miei amici mi toccavano ringhiavo come un pazzo tanto che mi dovevano mettere la museruola. Nel pomeriggio sono voluto andare fuori per fare la cacca, il mio 82 orgoglio mi vietava di farla in casa. È stato terribile. I miei amici mi hanno sdraiato su una stoffa e mi hanno trascinato fino alla porta perché non potevo fare un passo. Poi in qualche modo mi hanno fatto arrivare fuori, lì mi sono sdraiato ed ho fatto la cacca. Non potevo stare in piedi. La padroncina si è seduta vicino a me ed io ho appoggiato il mio muso sulle sue gambe e l’ho guardata come dire " Non ce la faccio più, ho troppo male". Cosi dolcemente mi hanno riportato dentro, hanno tentato di darmi da mangiare ma non avevo voglia di nulla. Il mattino avevo bevuto tre ciotole di acqua. Hanno provato a chiamare il mio medico personale ma non è venuto e quindi sono rimasto dentro e con i miei occhioni li guardavo stare fuori poco distanti da me. Il mio respiro era diventato sempre più affannoso, ho cercato di alzarmi ma non sono venuti in aiuto perché non volevano farmi soffrire portandomi fuori, il mio corpo era diventato gonfio così ho "chiuso gli occhi per sempre". Loro non si sono accorti di nulla, ero troppo educato anche di fronte alla morte: verso le 21 il 83 mio amico ha detto: "Il cioccio si è addormentato. Certo che piuttosto che fargli la puntura, preferisco che gli venga un infarto. Andiamo a dargli i suoi biscottini per la buona notte". E cosi quando sono entrati mi hanno trovato già addormentato, i miei occhi erano ancora aperti e li guardavo. Non ci credevano. Il mio padroncino dice: "Ma è morto cazzo", la padroncina dice che non è possibile, e mi chiama: ” Jampa, Jampa, dai svegliati”. Io li sentivo ma non potevo più rispondere ai loro pianti e parole di dolore. Sentivo freddo al muso, tanto freddo, ricordo che il mio padroncino mi ha baciato ancora un po’ di volte poi mi hanno avvolto in una stoffa e sono andati fuori a piangere. Il giorno dopo mi hanno sepolto ma quello che loro non sanno è: 05 maggio 2015: Nuova Vita Che strano, stamane mi sono svegliato come da un lungo sonno. Tutti i miei dolori erano spariti ero come ringiovanito e mi sono sentito chiamare con voce canina. Mi volto e chi ti vedo? Yamzin, Tony, Tofu, Blossy la mia fidanzata, e tutti i miei vecchi 84 amici che mi hanno preceduto nel prato di fiori dove regna il nostro re. Mi sembra di intravedere anche il grosso Puppy, ma non sono sicuro. I miei amici mi corrono incontro; noto che Yamzin non è più zoppo, Tony è di nuovo in possesso delle quattro zampe, la Blossy venuta quassù perché troppo vecchia è ringiovanita ed è venuta subito a baciarmi sculettando. Quante volte mi aveva difeso quando eravamo laggiù ed io ero giovane e inesperto dall'attacco di altri cagnoni? Mi portano subito nella zona dei nuovi arrivati. Noto che ci sono cucce stupende con pail grandi e soffici, ciotole piene di acqua o, se si vuole, si può bere da una fonte dove l'acqua viene fuori come da un tubo. A me piaceva tantissimo bere dal tubo e il padroncino me lo faceva fare spesso nel giardino. La Blossy mi chiede se voglio fare un giro con lei. Mi spiega che la cena sarà servita alle 18.30; che strano, proprio come facevano i miei amici che mi mancano tanto, anche se qui è tutto bello. Continua spiegando che di solito la cena consiste in croccantini al montone ma alle volte c'è proprio dello stufato di montone. Bisogna fare attenzione 85 perché ultimamente dei Cani hanno reclamato per la carne di maiale e allora bisogna adattarsi. Il sentiero è in piano e trotterelliamo in mezzo ad un campo di spighe gialle; servono per fare la farina e poi il pane fresco ogni giorno. Mentre si va, la Blossy mi chiede come stanno i suoi vecchi padroni e com'è diventata la sua casa, e poi mi fa segno che siamo arrivati alla fine del sentiero dove c'è un laghetto. Laggiù, quando faceva caldo, entravamo spesso in una specie di pozza insieme e poi ci facevano proseguire verso il fiume, dove ci bagnavamo e nuotavamo. Il laghetto si chiama "il laghetto degli innamorati" e cosi ci facciamo un bagno rilassante nell'acqua tiepida che si muove tipo Jacuzzi. A un certo punto un abbaio lontano ci segnala che è ora di tornare al campo. Anche qui c'è la divisione fra giorno e notte, in questo momento è verso sera ed io ricordo con un po’ di lacrimucce e la fronte aggrottata quando andavo fuori con loro nel nostro giardino e mentre loro falciavano l’erba e pulivano io abbaiavo a Kumar, poveraccio non l’ho mai sopportato. Oppure andavamo nel giardinetto e li correvo come un 86 pazzo da un angolo all'altro abbaiando a quelli che passavano sotto. Blossy si accorge di questo momento di tristezza e mi fa segno di seguirla. Arriviamo sul limite del prato e mi ritrovo al bordo di una specie di voragine. Blossy mi dice di guardare giù pensando a voi e vi vedo. Accidenti siete i padroncini miei adorati e ora sono felice che so di poter stare sempre con voi quando voglio. Vi mando delle leccatine che voi sentite come fastidi sulle guance perché non potete vedermi, ma è il vostro ciccio-bombo che vi pensa e vi lecca. Ecco ora sono felice. Poco distante da me vedo altri due amici che guardano nella stessa direzione e una delle due mi chiede se vi conosco. La guardo in gattesco e le spiego la mia storia decennale con voi. Lei si avvicina si presenta: "Mi chiamo Mila e lei è Bibi; siamo stati loro amici per anni; ogni tanto veniamo a controllare che tutto gli va bene, sono felice che ora siamo in tre a guardarli con amore, direi un numero perfetto" . Bibi posa per terra quello che stava mangiando; è un labrador che mangia sempre molto, affettuosa e carina; mi viene vicino, mi scodinzola sul muso per 87 la gioia e mi lecca. La Mila mi guarda come dire "Ti devi abituare, è una giocherellona affettuosa, non ci siamo mai lasciate da quando siamo venute quassù; ora se vuoi, puoi stare con noi Slufo, così ti chiamava la tua padroncina, vero?". Blossy ha assistito silenziosa con il suo musetto proteso e mi dice: "Nella loro camera c’è una cuccia vuota con uno strato di 4 pail, coperte e scialli di pashmina, esattamente come la tua cuccia vicino al letto del tuo amico. Stai li, tanto la sera intorno al fuoco staremo insieme e ci racconteremo le nostre storie". Ed è ora di cena. La cena è servita a turno da quattro Cagnoni che girano da ciotola a ciotola versando croccantini super freschi, alcuni di loro versano acqua con vitamine in un’altra ciotola contrassegnata con il nome, e un altro posa i biscotti e il ciuppino da mangiare prima della nanna. ‘Ciuppino’ è un neologismo, infatti, sono ossa di pelle di bufalo arrotolata, slurp, molto buoni. Passiamo la sera a raccontarci le storie successe durante la nostra vita, breve in confronto con quella dei nostri amici umani. Io ho molto da raccontare 88 da quanto è successo dopo la dipartita della mia fidanzata: le lunghe passeggiate fatte con Tony, Yamzin l’ex zoppo e altri amici, ma soprattutto con i miei indimenticabili amici a due zampe. Spesso facevamo il gioco del “vieni qua e fermo”, che ridere io obbedivo e loro dicevano che ero bravissimo ma non capirono mai che lo facevo perché li adoravo. Dopo un po’ di tempo si era passato al gioco del “prendila”, intendevano la pietra che mi tiravano. Sant’osso che bel gioco che era! Correvo come un pazzo in campi verdi ai piedi dei monti o vicino al lago. Si, è vero, ci ho rimesso i denti ma mi sono divertito un mondo. Tornavo a casa con la mia pietra “trofeo” in bocca. Il mio amico me la toglieva prima di entrare in casa e la posava su un cumulo già esistente; credo siano ancora li. Era ora di andare alla cuccia; io dormivo fra la Mila e la Bibi che mi scodinzolava sul muso tutta la notte, mi arrotolavo nella calda pashmina e cominciai a russare sognando il mio posto vicino al padroncino. Più che un sogno mi sembra realtà; mi ritrovo sdraiato vicino al suo letto e lo guardo con amore e con lo stesso affetto guardo il suo nuovo 89 amico Jack. Lui mi passa la mano sulla testa come sapesse che sono li, mi dice “notte cioccio” e dorme. Io mi sdraio vicino al suo nuovo amico e gli sussurro nell’orecchio cosa dovrebbe imparare per fare felici i miei amici, lo riscaldo con il mio corpo invisibile e poi saliamo sul letto insieme. Dopo qualche tempo, che è concesso per abituarci alla nuova “vita”, siamo chiamati a raccolta in un vasto campo dove possiamo sedere su una soffice e verde erbetta e ascoltare quello che ci sarà detto mentre rosicchiamo un osso di prosciutto che è portato dal pilota della dog-astronave che fa la spola fra il nostro posto e la terra. La voce che ci giunge calda e accattivante sembra appartenere a una magnifica lagnona. Infatti, dopo qualche minuto da dietro un cespuglio di rosa canina appare un magnifico esemplare di femmina canina. Pelo lungo e rossiccio, muso affusolato, orecchie pendenti, denti che sembrano lame scintillanti, passo slegato atletico e morbido sull’erba. Porco gatto mi piace proprio. “ Buongiorno amici Cani, sappiamo che da non molto tempo avete lasciato i vostri padroni o amici, le cucce alle quali eravate 90 affezionati, le passeggiate e le coccole che ricevevate ogni giorno al risveglio e alla sera prima di dormire. Ora stiamo lanciando un programma chiamato “il ritorno”; si tratta di offrirvi la possibilità’ di tornare sulla terra come cuccioli o come cagnoni (ma invisibili) per la durata della vita di un Cane. Naturalmente non sarete della stessa razza, ma vi assicuriamo che non diventerete gatti”. Ci fu una fragorosa risata e iniziarono le iscrizioni per i desiderosi. Mila e Bibi rifiutarono perché dissero che lo avevano già fatto molte volte e di solito erano tornati dai loro vecchi amici in varie sembianze, soprattutto come cani senza padroncino in India, per mettere alla prova l’affetto che avevano verso di noi. I loro amici superarono brillantemente la prova. Io m’iscrissi e dovetti sottostare a un programma di condizionamento perché era assolutamente necessario non farsi riconoscere. Il corso era tenuto da un cagnone che era appartenuto alla CIA e aveva avuto un incidente durante una sparatoria. Chi meglio di lui ci poteva insegnare a essere impassibili, freddi e coraggiosi? Cosi cominciammo. Durante le 91 passeggiate ero chiamato con il mio vecchio nome, ma io non mi giravo, restavo impassibile. Ci furono insegnate tecniche di difesa e di attacco per proteggere i nostri nuovi padroni e la sera raccontavo tutto a Blossy quando andavamo al bar “the dog” a bere un aperitivo. Era il giorno della partenza, mentre mi avvicinavo al nostro velivolo, notai strani oggetti che erano caricati a bordo. Ossa a forma di slitta, vestiti rossi con bordature bianche, cappelli rossi che scendevano lunghi sulla schiena con pallina bianca alla fine. Mi avvicinai alla Blossy per chiedere spiegazioni e il suo musetto dolce sorrise e disse: “A bordo ci spiegheranno tutto nei minimi particolari, sembra che il programma “il ritorno” sia stato spostato di un paio di mesi” . Parlava al plurale e le chiesi: “ Ma vieni anche tu?”. Disse di sì e qualche goccia di mia pipi cadde al suolo. Salimmo a bordo in questa nave spaziale guidata da un gatto perché i gatti hanno gli occhi migliori e sette vite quindi ci metteva al riparo da incidenti, e occupammo posto nelle nostre cucce che erano già state segnate con i nostri nomi. La mia era vicina a 92 quella della Blossy. Blossy aveva anche il compito di fare l’hostess, con un mini gonnellino rosso con bordature bianche. Porco gatto, ma perché anche il pilota è vestito così? Il copilota era Yamzin, per motivi di sicurezza perché fidarsi di un gatto pilota va bene ma solo fino ad un certo punto. Mentre sonnecchiavo, una voce calma calda e suadente ci informò, dagli altoparlanti, che era in arrivo una comunicazione del capo. Guardai fuori dall’oblò; era tutto buio, con delle luci lontane in un buio infinito. Mi stiracchiai, chiamai l’hostess per una ciotola di croccantini suonando il campanello e guarda che cavolo di musica viene fuori? “Bianco Natale”. Ma cosa c’entra, mi sono chiesto. “Miei cari viaggiatori del tempo e dello spazio intervitale, ascoltate. Il nostro programma “il ritorno” è stato spostato di un paio di mesi per l’arrivo del Santo Natale. Per quest’ occasione abbiamo pensato di organizzare una sorpresa per tutti i Cagnotti del pianeta terra. Fra pochi anni luce atterreremo in una zona deserta ma coperta di ghiacci, sul pianeta dove avete vissuto in passato. Vi saranno consegnati degli oggetti e dei mezzi di trasporto, 93 uno per coppia, che poi dovrete restituire, chiaro? Vi sarà dato una lista di regali da portare a vari Cagnotti e i loro indirizzi. Non potrete contattare esseri umani, neanche i vostri ex padroncini, ma potrete contattare cuccioli e Cani adulti che conoscete oppure no. Vi saranno consegnate delle tutine termiche e isolate, per te Jampa sarà blu con il colletto rosso, so che ti ricorda qualcosa. È tutto.” Ora stavamo scendendo, dolcemente ma velocemente; sotto era tutto bianco ghiaccio e la Blossy passò a controllare se tutti avevamo il guinzaglio di sicurezza e nella penombra mi diede una leccatina sul naso. Toccammo ghiaccio e un portellone si aprì, la scaletta si abbassò; noi infilammo le tutine (la mia sul collo aveva scritto Jampa in lettere dorate) e ci radunammo alla base dell’astronave. Subito dopo fummo portati in una grande tenda super riscaldata (scoprii più tardi che eravamo al polo nord) e ci fu offerta una cena di stufato di montone caldo da stupende renne vestite di bianco e rosso. La nostra guida ci disse di andare a riposare nelle nostre camerette, domani ci avrebbero detto brevemente cosa dovevamo fare. 94 Era molto facile ma essendoci anche Cani indiani etc… dovevano spiegare le cose più volte. La mia cameretta aveva una cuccia matrimoniale, sulla porta c’era scritto ’Blossy e Jampa’; Yamzin passò di lì e fece una risatina. Il mattino dopo furono consegnate le osso-slitte, consistevano in enormi ossa scavate al centro per ospitare i passeggeri e un piccolo motore a reazione in coda, per non farle trainare dalle renne in sciopero da molti Natali. Sui bordi erano legate delle corde dorate con campanellini che suonavano lo jingle bells; il posto dietro il guidatore (io) era occupato dall’aiutante (Blossy), ancora dietro vi erano i regali nella carta rossa con stelle e fiocco di neve. Davanti vi era una radio che dava la possibilità di comunicare in caso d’incidenti e l’aiutante aveva una lista con i nomi dei cagnoni che dovevano ricevere i doni. I nostri erano di tutte le razze. Avevamo venti giorni per fare il nostro lavoro. Dovevamo avvicinarci alla casa o al canile il più vicino possibile e lasciare cadere il pacchetto con il nome stampato sopra nel giardino o dal classico cammino se non era acceso. Partimmo! 95 Mentre eravamo in volo con caschi, mascherine e paracadute, dalla radio uscì una voce gracchiante che disse: “Sai dove è il tuo bussolotto?” Fui sorpreso e per un attimo triste perché fu l’unico giocattolo, fra i tanti, che conservai fino alla fine. Era un cilindro di stoffa ripieno di gomma o materiale soffice. Mi fu portato da Delhi dalla mia 96 padroncina e lo prendevo in bocca tutte le volte che ero felice di uscire o per altri motivi. Ma non sapevo dov’era. “No”, dissi. La voce riprese: “Quando tu te ne andasti dalla terra, loro andarono via dalla loro vecchia casa, erano troppo tristi senza di te. L’unica cosa che portarono di te fu il bussolotto, ah no, anche la tua medaglietta con su scritto ‘Jampa’ che ora usano come porta chiave. Nel bussolotto è stata messa una micro radio che ti darà la possibilità di comunicare con il loro nuovo cucciolone. Jack. Bellissimo sai? Bianco, grande come te, dolce come te, ma deve ancora imparare molto. Lui naturalmente non sa della mini radio, è una sorpresa. Puoi conoscerlo, ma lui non può vederti; tu sei invisibile per il momento ma puoi dirgli quello che vuoi, lasciargli il regalo e poi continuare.” “Bene”, dissi. Mi voltai e chiesi alla mia fidanzata cosa ne pensava. Lei aveva le orecchie fuori dal casco rosso e bianco, indietro per il vento, ma aveva sentito tutto e alzò la zampetta per dire Ok. 97 Ci fermammo per la notte a un dog-inn, era tutto pagato, situato su una montagna a forma di panettone vicino alla casa di Jack. Vedevo con il potente cannocchiale la casetta dove abitava, lo vedevo giocare sulla veranda e poi dormire vicino al mio amico proprio come facevo io. Il mio padroncino prima di andare a dormire si sdraiava vicino e lo coccolava. Poi si alzava, guardava la mia foto che era davanti a lui e dormiva. Che belli che erano! Il giorno dopo mi misi all’opera. Verso tarda mattinata, quando loro erano usciti, chiamai. Porco gatto che emozione! Vidi il bussolotto scuotersi e Jack che dormiva fare un salto. “Ciao Jack”. Non capiva molto bene cosa succedeva, cosa volete a sei mesi si è ancora troppo giovani. Si sdraiò davanti al bussolotto con il musetto fra le zampe e una delle zampe girata in dietro in posizione yoga, e girò la testa con fare interrogativo. Abbaiò ed io risposi: “Zitto, non avere paura, sono quello che chiamano nonno Jampa, e la mia voce viene dal tuo bussolotto; mi conosci?” 98 “Ogni tanto sento che ti nominano ma non so chi sei veramente, raccontami e dimmi perché sei venuto sulla veranda”. “E’ una lunga storia che potrai leggere non appena la mia biografia sarà pubblicata in canino. Sono nato in India e per uno strano destino sono morto lo stesso giorno che tu nascevi, piccolo batuffolo bianco. Laggiù io stavo molto bene anzi direi benissimo, ero il PT più bello del paese, tutti mi scattavano foto e mangiavo come un 99 porcello. Ma…intorno a me vi erano altri Cagnotti che avevano bisogno di amore e pappa, e miei amici si presero cura di molti di loro. Perché ti dico questo? Per farti capire quanto sei fortunato a stare con loro, pensa che potresti essere nei prati a guardare le pecore e invece sei davanti al bussolotto.”. Jack taceva e osservava il bussolotto e si guardava intorno per capire da dove veniva la voce, alle volte era un po’ tontolone. Jampa riprese: “ Attento Jack, non fare il tontolone che non lo sei. Presto devo andare a trovare altri cagnoni ma prima ti vorrei dire che io sarò sempre il tuo protettore, ti accompagnerò nei passaggi difficili della tua gioventù, ti proteggerò quando avrai paura e non sarai vicino ai miei amici, ti guarderò la notte mentre dormi nel tuo angolino e guarderò anche lui, guarderò entrambi con amore e poi mi sdraierò vicino a te per tenerti caldo. In effetti, non capisco perché non dormi sul lettone con lui quando fa freddo. T’insegnerò a difenderti, perché per il momento vedo che le prendi sempre dagli altri Cani; devi essere forte e dominante come lo ero io, ma non con i tuoi amici. Alle volte ti prenderai uno schiaffo 100 perché ho visto che sei molto testardo e indisciplinato, giochi mordendo, anche se vuoi bene a entrambi. Insomma sarò il tuo educatore invisibile. La radio resterà nel tuo bussolotto, ma tieni il segreto e potremo metterci in contatto qualche volta. Ora io me ne andrò, fuori c’è Blossy, la mia fidanzata, che mi aspetta. Tu avrai giorni felici, abbondanti di pappa, ma cerca di imparare a essere educato. Fra molto, molto molto tempo quando sarai stanco della felicità di questo posto ti verrò a prendere e ti porterò dove ora viviamo noi. Ma sarà fra molto tempo. Non ci rivedremo più per ora ma ti seguirò, anzi vi seguirò tutti e tre. Ora vado; quando non sentirai più la mia voce, girati e troverai il regalo che Blossy e io abbiamo scelto per te. Ciao!” Il bussolotto tacque e Jack sempre più stralunato non sapeva cosa fare; non osava prendere in bocca il giocattolo perché aveva paura che ricominciasse a uscire quella voce così calda e rassicurante. A un tratto sentì come una leccata sul suo muso, proprio come quelle che dà lui in abbondanza, un tartufo che si strofinava contro il suo e decise di girarsi. C’era un grosso pacco avvolto in una carta rossa e bianca, 101 chiuso con un nastro dorato con su scritto “Happy Dog Society”. Dopo avere messo al sicuro il bussolotto nel suo armadio privato, portò il pacco vicino alla sua cuccia, lo guardò con la curiosità tipica dei cucciolotti Maremma. Ummmm, porco gatto, che profumino che veniva fuori. Si assicurò che Penelope, la sua amica gatta, non era in giro, e lo aprì delicatamente tirando il nastrino che posò sulla sua cuccia. Un osso gigante, veramente gigante era davanti a lui e sopra vi era scritto “ BUON NATALE NIPOTINO NOSTRO” Sentì un sibilo alto nel cielo e pensò “Cavolo, anche gli ufo stanotte!” ma vide un oggetto grande luminoso carico di doni che sfrecciava nel cielo e due zampette che si agitavano per salutarlo. 102 103