CDS 403/1-2 DIGITAL LIVE RECORDING ANTONIO VIVALDI (Venezia, 1678 - Vienna, 1741) CATONE IN UTICA Opera seria in three acts Libretto by Pietro Metastasio Catone (tenor) Simon Edwards Cesare (male soprano) Jacek Laszczkowski Marzia (soprano) Liliana Faraon Emilia (soprano) Verónica Cangemi Arbace (male alto) Philippe Jaroussky Fulvio (alto) Diana Bertini LA GRANDE ECURIE ET LA CHAMBRE DU ROY Conductor: Jean-Claude Malgoire 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 CD 1 75’01” ACT THE FIRST Overture - Allegro - Andante - Allegro - Perchè sì mesto - recitat (Catone, Marzia, Arbace) - Con sì bel nome - aria (Catone) - Poveri affetti miei - recitat (Marzia, Arbace) - E’ follia se nascondete - aria (Marzia) - Che giurai, che promisi - recitat (Arbace) - Che legge spietata - aria (Arbace) - Dunque Cesare venga - recitat (Catone, Cesare, Fulvio, Emilia) - Vaga sei ne sdegni tuoi - aria (Cesare) - Quanto da te diverso - recitat (Emilia, Fulvio) - L’ira mia - aria (Fulvio) - Se gli altrui folli amori - recitat (Emilia) - O nel sen di qualche stella - aria (Emilia) - Giunse dunque - recitat (Cesare, Fulvio, Marzia) - Apri le luci e mira - aria (Cesare) 02’10” 01’40” 01’40” 03’33” 04’42” 02’03” 04’37” 00’34” 03’23” 04’08” 04’47” 01’09” 04’21” 00’53” 07’05” 02’50” 06’25” ACT THE SECOND - Marzia t’accheta - recitat (Catone, Marzia, Fulvio, Arbace) - S’andrà senza pastore - aria (Arbace) - Che gran sorte è la mia - recitat (Marzia, Emilia, Cesare, Fulvio) - Se mai senti - aria (Cesare) 03’29” 04’37” 02’47” 07’50” 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 CD 2 72’00” - Lode agli Dei - recitat (Emilia, Marzia, Fulvio) - Degl’Elisi dal soggiorno - aria (Fulvio) - Timpani introduction (Jacques Philidor le cadet, 1657-1708) - Si vuole ad onta mia - recitat (Catone, Cesare, Marzia) - Se in campo armato - aria (Cesare) - Ah Signor, che facesti? - recitat (Marzia, Catone, Emilia, Arbace) - Dovea svenarti allora - aria (Catone) - Sarete paghi alfin - recitat (Marzia, Arbace, Emilia) - Il povero mio core - aria (Marzia) - Udisti Arbace - recitat (Emilia, Arbace) - Come invano il mare irato - aria (Emilia) 02’25” 04’38” 01’20” 05’02” 05’22” 03’42” 03’44” 00’40” 05’55” 00’58” 06’19” ACT THE THIRD Sinfonia - Andante - Tutto, amico, ho tentato - recitat (Cesare, Fulvio, Marzia) - Se parto, se resto - aria (Marzia) - Me infelice - recitat (Cesare) - Sarebbe un bel diletto - aria (Cesare) - E’ questo amici il luogo - recitat (Emilia, Cesare, Catone) - Nella foresta - aria (Emilia) - Vinceste inique stelle - recitat (Catone, Arbace, Marzia) - Fuggi dal guardo mio - aria (Catone, Marzia) - Il vincer o compagni - recitat (Cesare, Fulvio, Marzia, Arbace, Emilia) - D’amor la face - final chorus (Cesare, then all) 01’28” 02’59” 03’11” 00’22” 04’47” 04’27” 06’13” 01’51” 01’53” 02’37” 01’49” Jean-Claude Malgoire L’ADDIO DI VIVALDI A VERONA storia romana una compensazione retorica al declino politico. Largamente abbreviato e rielaborato da Vivaldi, il dramma del Poeta Cesareo sviluppa abilmente un intreccio modesto, che mescola conflitti politici, scontri di valori e intrighi amorosi. Partendo da questo canovaccio drammatico, Vivaldi doveva elaborare un capolavoro di pittura psicologica. Della partitura vivaldiana ci sono pervenuti solamente il secondo e il terzo atto. Le undici arie e il coro che li compongono rivelano una partitura di alta maturità, molto finemente lavorata, nella quale il compositore mescola in modo sorprendente il suo linguaggio musicale con quello dei compositori napoletani. Sul piano formale Vivaldi si mostra fedele alla struttura drammatica ancora dominante, rinunciando alle innovazioni che caratterizzano La fida ninfa (Verona, 1732) e Bajazet (Verona, 1735). La partitura fa dunque alternare arie e recitativi secchi, accompagnati dal solo basso continuo, mentre il recitativo accompagnato è limitato a un unico intervento alla fine del terzo atto. Analogamente, con la duplice eccezione del Coro finale e di un’Aria a due, non esiste alcuna pagina d’assieme che riunisca i sei personaggi, interpretati rispettivamente da un tenore (Catone), due contralti (Fulvio e Arbace) e tre soprani (Cesare, Emilia e Marzia). All’originalità della forma, Vivaldi sembra aver preferito, per Catone, la raffinatezza dell’orchestrazione. L’orchestra del Teatro Filarmonico di Verona gli permetteva d’altronde, assai più di quelle che aveva a disposizione a Venezia, di abbandonarsi a questa alchimia di colori strumentali di cui era divenuto specialista. L’Archivio di Stato della città contiene una serie di documenti relativi alla stagione del 1737 che ci informano sulla effettiva consistenza dell’orchestra del Filarmonico: essa comprendeva non meno di ventidue strumentisti titolari, ai quali si aggiungevano verosimilmente, secondo la pratica del tempo, un certo numero di forestieri, musicisti sovrannumerari ingaggiati secon- esso in scena per la prima volta a Verona nella primavera del 1737, Catone in Utica segna l’apogeo della lunga e tumultuosa carriera operistica di Antonio Vivaldi. Quarta opera veronese del compositore, Catone doveva conoscere un grande successo, di cui ci fornisce testimonianza lo stesso Vivaldi in una lettera del 3 maggio 1737 indirizzata al Marchese Guido Bentivoglio, nella quale afferma: “Qui, lode a Dio, la mia opera è alle stelle”. Questo nuovo successo del compositore veneziano sui palcoscenici della terraferma avviene nel momento in cui la sua città natale, capricciosa e mutevole, gli chiude a poco a poco le sue scene per offrirsi quasi senza riserve ai musicisti napoletani. Negli anni che precedono la sua partenza per Vienna, dove morirà nel 1741, il Prete Rosso ha dunque già cominciato ad allontanarsi da Venezia, e attraversa in lungo e in largo l’Italia settentrionale e centrale, facendo rappresentare le sue opere ad Ancona, Reggio Emilia, Ferrara, Firenze, Mantova e Pavia: stupefacente nomadismo per un uomo dell’età di quasi sessant’anni e che a suo dire vivrebbe “quasi sempre in casa”, non potendo uscire che “in gondola o in carrozza” a causa di una strana “strettezza di petto” che gli impedisce di camminare. Per questa ultima stagione veronese, Vivaldi doveva scegliere di mettere in musica un libretto molto lontano dalle sue concezioni poetiche, drammaturgiche e filosofiche. Rivolgendosi per la terza volta in dieci anni a un dramma di Metastasio, il più celebre librettista italiano, l’abile compositore-impresario si limitava a fare una scommessa strategica, che gli sarebbe riuscita a meraviglia. Il libretto di Catone in Utica, scritto da Metastasio per Roma nel 1728 e già musicato da Vinci, Leo e Hasse, s’iscrive nella linea dei libretti pseudostorici di vocazione edificante che, nell’Italia spezzettata del diciottesimo secolo, cercavano nelle grandi pagine della M 7 do le esigenze della stagione. La lista dei musicisti titolari permette inoltre di supporre che uno o due oboi venissero a rinforzare l’orchestra nelle arie, suonando colla parte con i violini, seguendo un’altra pratica assai comune all’epoca. Queste testimonianze, insieme con la partitura che richiede due trombe e due corni in aggiunta all’orchestra barocca tradizionale (due parti di violini, viole e basso continuo), permettono di supporre che lo splendore strumentale dell’opera non sia stato estraneo al successo che essa ottenne. La compagnia di cantanti riunita a Verona per il Catone non aveva nulla in comune con quelle che, di solito, cantavano le opere metastasiane. Vivaldi, questo scopritore di voci che, prima di Haendel, aveva fatto cantare la Cuzzoni, la Strada, Fabbri e Carestini, sapeva, anche avendo a disposizione pochi soldi, mettere insieme delle compagnie d’eccezione, mescolando stelle nascenti e cantanti di provata fedeltà. A Verona, il ruolo eponimo dell’opera fu assegnato ad un tenore locale, Cesare Grandi. Come nel caso del castrato soprano Lorenzo Girardi, che doveva in quella circostanza prestare la sua voce a Cesare, quella fu la sua unica collaborazione con Vivaldi. Per contro, l’attribuzione del ruolo di Arbace al giovane Giacomo Zaghini, castrato soprano protetto dal Margravio del Brandeburgo, segnava il punto di partenza di una serie di collaborazioni, proseguite nel corso delle due ultime stagioni veneziane di Vivaldi con L’Oracolo in Messenia, Rosmira fedele, Armida al campo d’Egitto (1738) e Feraspe (1739). Al fianco di queste nuove reclute, Vivaldi aveva riunito tre delle sue cantanti più fedeli. Nel ruolo di Fulvio, il contralto Elisabetta Moro, veneziana, specializzata nei ruoli en travesti, che cantava con Vivaldi da più di dodici anni. In quello di Emilia, Giovanna Gasparini, virtuosa eccezionale che frequentava il compositore dalla stessa epoca e che lo aveva già accompagnato a Verona per La fida ninfa. Catone in Utica doveva costituire la loro ultima collabo- razione, ma Vivaldi per la circostanza le offrì, con il ruolo splendente della vedova di Pompeo, un sontuoso regalo d’addio. Per il ruolo patetico di Marzia, infine, fu scelta la più fedele delle fedeli, Anna Girò, che da tempo era l’allieva, la segretaria, la confidente e la ninfa egeria di Vivaldi. A proposito della ricostruzione di Catone in Utica La partitura del Catone in Utica di Vivaldi, conservata nel Fondo Foà della Biblioteca Nazionale di Torino, comprende solo i due ultimi atti dell’opera. Il primo atto, che viene proposto in questa incisione, è dunque il frutto di una ricostruzione realizzata da Jean-Claude Malgoire e dall’autore di queste note a partire dal testo del libretto, conservato a Bologna, e di diverse altre partiture di Vivaldi. Poche opere di Vivaldi possono essere messe in scena oggi senza che sia lasciato uno spazio più o meno grande alla ricostruzione. Delle trentuno opere di cui ci è pervenuta una documentazione musicale, in effetti, solo undici sono complete. Le altre presentano lacune più o meno importanti, che rendono necessaria una ricostruzione nel caso le si voglia eseguire. Un tale procedimento è perfettamente legittimo, dal momento che permette di restituire al loro spazio scenografico naturale delle parti importanti della produzione teatrale del compositore che, senza quest’opera di ricostruzione, sarebbero condannate all’oblio o a una riesumazione puramente documentaria. Questa legittimità è tanto più forte trattandosi del Catone in Utica, che a giudicare dai due atti pervenutici sembra essere una delle partiture vivaldiane più perfette e una delle ultime testimonianze dell’attività di operista del Prete Rosso. Questo approccio impone tuttavia un metodo rigoroso e documentato, fondato sull’analisi minuziosa dell’opera da ricostruire e della pratica del suo autore, allo scopo di rispettare l’equilibrio musicale, drammatico e stilistico 8 razione, ma Vivaldi per la circostanza le offrì, con il di Vivaldi, conservata nel Fondo Foà della Biblioteca Nazionale di Torino, comviene proposto in questa incisione, è dunque il frutto di dall’autore di queste note a partire dal testo del libretto, conservato a Bologna, e di diverse altre partiture di oggi senza che sia lasciato uno spazio più o meno grande alla ricostruzione. Delle trentuno opere di cui ci è permeno importanti, che rendono necessaria una ricostruzione nel caso le si voglia eseguire. Un tale procedimen- Con tutta evidenza Vivaldi, che amava aprire le sue opere con delle arie brillanti per voci gravi, compose per il suo Catone una grande aria di bravura, esattamente come Leonardo Vinci, il cui Con sì bel nome in fronte (il manoscritto è conservato a Londra) si presenta come un’aria marziale e virtuosistica, rinforzata dalle trombe soliste. Lo scopo drammatico dell’aria è in effetti quello di illustrare la personalità smisuratamente orgogliosa del rivale di Cesare, la fiducia e la risolutezza del quale preannunciano gli avvenimenti che seguiranno. Nel quadro della presente ricostruzione, la scelta dell’aria sostitutiva è caduta su Non trema senza stella, aria composta da Vivaldi nel 1738 in occasione del progetto di ripresa del suo Farnace a Ferrara. Questa aria di tempesta che chiude il primo atto dell’opera è affidata a Pompeo che, nel cuore del conflitto che oppone Berenice a suo genero Farnace, medita sul destino, sperando che i tormenti del presente cedano ben presto il posto alla pace ritrovata: pagina maestosa in Re maggiore, in tempo Allegro molto, l’aria richiede l’ensemble degli archi rinforzato da due oboi e si apre con un sorprendente ritornello strumentale che alterna passaggi per l’orchestra al completo e sezioni solistiche affidate agli oboi o ai violini per dipingere il tumulto degli elementi scatenati. L’entrata della voce accompagnata dal solo basso continuo offre una breve tregua prima che la tempesta si faccia nuovamente sentire: trilli dei violini e delle viole all’unisono con il cantante, in crome (forte), per annunciare che il mare si sta ingrossando; intervento solista degli oboi a suggerire il sibilo della mareggiata; fusione degli strumenti ad arco e a fiato e unisoni dell’orchestra e della voce per dipingere il frangersi delle onde; passaggi di note tenute per i violini e le viole che evocano l’arrivo di nuove lunghe onde. La parte vocale, al tempo stesso, tenta di opporsi agli assalti moltiplicando trilli risoluti e vigorosi vocalizzi. Nella seconda parte, la determinazione del cantante sembra avere ragione degli elementi, evocati sullo sfondo dagli della partitura. La sostituzione delle arie perdute del Catone in Utica è stata dunque operata confrontando il libretto e i due atti pervenutici con i libretti e le partiture operistiche di Vivaldi appartenenti allo stesso periodo creativo. Questo confronto ci ha permesso di ritrovare due delle sette arie mancanti, conservate in altre partiture del compositore. Per le cinque altre, sono state cercate arie sostitutive tra le arie vivaldiane della maturità conservate al di fuori delle partiture complete, e scelte in funzione della loro affinità drammatica, metrica e tonale con le opere perdute. I recitativi sono stati composti da Jean-Claude Malgoire ispirandosi alle composizioni esistenti di Vivaldi. La partitura del Catone in Utica non comprende una Sinfonia introduttiva. Non sappiamo, del resto, se Vivaldi compose un brano di questo genere espressamente in vista delle rappresentazioni di Verona (nel qual caso la Sinfonia sarebbe scomparsa insieme con il primo atto), o se, conformemente ad una pratica diffusa, riutilizzò un lavoro scritto in precedenza. Nella nostra incisione è stata utilizzata la Sinfonia in Fa maggiore RV 135, una brillante sinfonia d’opera vivaldiana scritta per archi e due corni, che è conservata a Dresda in parti separate in un manoscritto copiato dal violinista sassone Georg Pisendel. parti importanti della produzione teatrale del compositodocumentaria. Questa legittimità è tanto più forte trattan, che a giudicare dai due atti La scelta delle arie sostitutive Le note che seguono permetteranno all’ascoltatore di seguire, aria per aria, i motivi che hanno condotto alla scelta delle arie sostitutive. Con sì bel nome in fronte (Catone, I.1) Il testo poetico di Con sì bel nome in fronte, prima aria dell’opera, afferma la ritrovata determinazione di Catone. Metastasio offre qui al vecchio padre del Senato l’occasione di un’autentica esibizione, lasciando libero corso alle sue inclinazioni nazionalistiche e vanitose. 9 strumenti che suonano piano, prima che il ritorno della prima parte con la ripresa da capo non ci rituffi nei turbini del mare scatenato. L’adottamento di quest’aria per ricostruire Con sì bel nome in fronte è doppiamente convincente. La scelta è, innanziutto, conforme alla pratica vivaldiana, dal momento che il compositore ha avuto l’occasione di aprire un’opera con un’aria di tempesta per tenore e non ha mai esitato ad applicare ad una musica concepita su un testo naturalistico un nuovo testo che escludesse ogni riferimento alla dimensione descrittiva del modello. In secondo luogo, la scelta si dimostra particolarmente efficace sul piano drammatico, perché i sentimenti espressi da Pompeo in Non trema senza stella (valore/risolutezza //coraggio/fiducia) coincidono con quelli espressi da Catone. La prima scena dell’opera si conclude così con un’aria dalla brillante trama orchestrale, il cui carattere violento e teatrale dipinge in maniera evidente la personalità vanitosa del Padre del Senato. drammatizzati nella seconda parte da un brusco cambiamento di tempo e di metro, disegnano in effetti con sottigliezza la temibile seduttrice che si nasconde sotto le fattezze di Marzia. Vaga sei ne’ sdegni tuoi (Cesare, I.5) La prima aria di Cesare presenta una costruzione poetica originale nella misura in cui, contrariamente all’uso, i sentimenti complessi espressi dal signore di Roma coesistono nel corso dell’aria invece di essere trattati separatamente nelle sue due sezioni. Questa caratteristica ha giustificato l’utilizzazione, al suo posto, di un’aria dai contorni non convenzionali, proveniente dalla Semiramide di Vivaldi, opera rappresentata a Mantova nel 1732 e la cui partitura ci è nota solamente attraverso sei arie conservate alla Staatsbibliothek di Dresda. L’aria che abbiamo scelto, Vincerò l’aspro mio fato, che conclude il secondo atto di Semiramide e che fu verosimilmente ripresa a Verona nel 1735 nell’Adelaide, afferma la sua originalità col ricorso alla scura tonalità di Fa minore (che Vivaldi utilizzò solamente tre volte nelle sue opere della maturità), a un tempo moderato (A tempo giusto e andante) e a una orchestrazione eccezionale. L’orchestra d’archi è in effetti sostenuta da un basso comprendente, oltre ai tradizionali strumenti ad arco e a tastiera, due corni da caccia che intervengono da soli o all’unisono con gli altri strumenti. Questo basso proteiforme, unico nell’opera teatrale di Vivaldi, ritma il discorso musicale con una successione di combinazioni (basso solo, corni soli, basso e corni) che permettono di variare i colori e di drammatizzare gli interventi del cantante e dell’orchestra. Questa scelta si rivela pertinente sul piano musicale e convincente su quello drammatico. Sebbene il contesto in cui si colloca l’aria di Semiramide differisca sensibilmente da quello di Vaga sei ne’ sdegni tuoi (in Vincerò l’aspro mio fato Nino, re d’Assiria decaduto e imprigionato da Semiramide, si prepara a morire E’ follia se nascondete (Marzia, I.2) Il testo di quest’aria, interpretata da Anna Girò, ricompare nel libretto e nella partitura della Rosmira fedele di Vivaldi, messa in scena per la prima volta a Venezia nel 1738. E’ attribuito a Rosmira, cioè la Girò. Con ogni verosimiglianza, l’aria di Rosmira fu dunque ripresa dalla partitura del Catone ed è stata naturalmente inclusa nella presente ricostruzione. In Sol maggiore, ma con l’indicazione un tono più basso, l’aria ripropone le caratteristiche essenziali delle composizioni di Vivaldi per la sua protetta: ardore ritmico, corte frasi musicali inframmezzate da pause, parte vocale raddoppiata dai primi violini, vocalizzi limitati, estensione ridotta. E’ follia se nascondete sembra così essere stata tagliata su misura per permettere all’Annina del Prete Rosso di abbandonarsi al gigionismo languoroso di cui s’era fatta una specialità. I sospiri della prima parte dell’aria, abilmente 10 drammatizzati nella seconda parte da un brusco cam- La prima aria di Cesare presenta una costruzione poetica originale nella misura in cui, contrariamente all’uso, i sentimenti complessi espressi dal signore di Roma coesistono nel corso dell’aria invece di essere trattati sepa- dichiarando che solo una morte coraggiosa vincerà il suo destino crudele, perché colui cui il cielo irritato è avverso non è infelice se è forte), i due personaggi condividono in effetti una comune psicologia in virtù della medesima nobiltà di sentimenti che esprimono di fronte alle avversità. Inoltre, focalizzando il discorso musicale di volta in volta sulla gravità e sulla magnanimità dei propositi di Cesare, sottolineati dalla tonalità e dalla scelta di tempo e amplificati dall’intervento dei corni, quest’aria permette di porre in evidenza uno degli aspetti fondamentali del dramma che si sta intrecciando. sedurre la sua bella. Le onde impetuose che sommergono la nave in pericolo nella prima parte di Anch’il mar par che sommerga sono in effetti scatenate quanto la collera dell’amabasciatore, e i vocalizzi concepiti per descrivere il mare e il tumulto delle onde trovano il loro giusto posto sulle parole ira e fulminata da lui scandite. Nella seconda parte, la momentanea bonaccia dipinta con l’esclusione del clavicembalo e con un cambiamento di metro e di tempo offre a Fulvio l’occasione per confermare il suo giuramento riprendendo al tempo stesso un po’ di fiato, prima di lasciare nuovamente libero corso alla sua collera con la ripresa da capo. giustificato l’utilizzazione, al suo posto, di un’aria dai , che cone che fu verosimil- ) e a una orchestrazione eccezionale. all’unisono con gli altri strumenti. Questo basso proteiforme, unico nell’opera teatrale di Vivaldi, ritma il discorso musicale con una successione di combinazioni (basso solo, corni soli, basso e corni) che permettono di variare i colori e di drammatizzare gli interventi del cansul piano musicale e convincente su quello drammatico. Vaga sei ne’ sdegni Nino, re d’Assiria deca- L’ira mia bella sdegnata (Fulvio, I.6) La proclamazione di fedeltà di Fulvio a Emilia, tanto teatrale quanto finta, fu senza alcun dubbio tradotta da Vivaldi per mezzo di un’aria composta l’anno precedente per la sua Ginevra fiorentina, Neghittosi, or voi, che fate?, essa pure perduta. Ma il contesto drammatico nel quale si iscriveva quest’aria, che vede esplodere la rabbia di Dalinda tradita da Polinesso, attesta che L’ira mia bella sdegnata fu concepita da Vivaldi come un’autentica aria di furore, nella quale la musica illustrava il sentimento simulato da Fulvio senza cercare di sottolineare il suo doppio gioco. Di fatto, il falso coinvolgimento dell’ambasciatore a fianco di Emilia nella sua ricerca di vendetta rivela il suo tentativo di seduzione, non la sua astuzia. Più frivolo che cinico, Fulvio esprime nella sua aria una collera di circostanza, la cui motivazione amorosa tempera l’ipocrisia. L’aria utilizzata nella nostra ricostruzione, Anch’il mar par che sommerga, si adatta idealmente alla situazione. Questa magnifica aria di tempesta in La maggiore e in tempo vivace, composta da Vivaldi per la Semiramide e ripresa a Verona nel 1735 nel Bajazet, si allontana dalle arie brillanti e superficiali che avrebbero potuto sottolineare la distanza tra i pensieri di Fulvio e il suo coinvolgimento, e permette di tradurre con realismo la rabbia cui egli si abbandona per meglio O nel sen di qualche stella (Emilia, I.7) Pagina maggiore del libretto di Metastasio, quest’aria presenta una costruzione letteraria basata su un violento contrasto tematico, che permette a Emilia di esprimere i sentimenti di fedeltà, amore e pietà che prova per Pompeo gridando al tempo stesso il suo odio per Cesare. Il discorso drammatico è dunque articolato attorno a un’improvvisa rottura di tono, che oppone una prima parte estatica nel corso della quale Emilia esprime il suo amore con una sconvolgente dignità, e una seconda parte di esaltato realismo in cui essa lascia esplodere la sua collera e la sua fierezza con la promessa del castigo al tiranno. Questa costruzione permette di supporre che la composizione vivaldiana perduta presentasse una testo musicale fortemente contrastante in termini di tonalità, di misura o di tempo, il brusco cambiamento di stato d’animo di Emilia esprimendosi con una rottura che faceva mutare il clima sereno della prima parte in un’atmosfera agitata. Questo tipo d’aria, tuttavia, è estremamente raro nelle opere tarde di Vivaldi, in cui si ritrova più frequentemente il contrasto inverso. Per fortuna, la Staatsbibliothek di Dresda conserva un’aria isolata, Sin nel placido soggiorno, tratta da La fede tradita e vendicata, opera messa in scena da 11 Vivaldi a Venezia nel carnevale del 1726, la cui struttura mostra in parte le caratteristiche richieste, e che per prosodia e tematica è un’aria sostitutiva ideale per O nel sen di qualche stella. Sin nel placido soggiorno, destinata a Ernelinda, figlia del re di Norvegia, è al tempo stesso un canto d’amore rivolto a Vitige, principe reale di Danimarca, che essa giura d’amare per l’eternità, e un canto di vendetta nel momento in cui Ernelinda evoca il fratello, morto assassinato. L’universo mistico della prima parte è stato cesellato da Vivaldi con straordinaria ricchezza di dettagli e di motivi: tonalità dolorosa (Mi minore); stacco di tempo appassionato (Andante molto); orchestrazione insolita, con una scrittura a otto parti (due parti di violino e due di viola che suonano in sordina, due flauti diritti, basso e violoncello solista). Il cambio di clima al principio della seconda parte è assicurato da un brusco passaggio nella scura tonalità di Do diesis minore amplificato da una sorta di caos strumentale in cui le sezioni a otto parti si alternano con unisoni pieni di rabbia di tutti gli strumenti con il basso allorché Ernelinda evoca la fredda ombra del fratello defunto. La parentela dei testi e dei contesti è qui evidente e l’inserzione di Sin nel placido soggiorno nella nostra ricostruzione permette anche di sottolineare con notevole efficacia la forte personalità di Emilia, che attinge dalla sua fragilità estrema la forza della sua determinazione. di compagnia di Ginevra, che supplica l’infame Polinesso, duca d’Albania, di volgere a lei il suo cuore, invece di cercare di sedurre Ginevra, che lo disprezza e lo sfugge; in Siroe, Pensa, risolvi e mira è cantata dal principe Siroe, accusato a torto dal padre di aver fomentato un complotto contro di lui, che, ferito nel suo amore filiale, si difende assicurando il re della forza dei suoi sentimenti. In queste condizioni, la scelta dell’aria sostitutiva è caduta su Dal trono in cui t’aggiri, un’aria di tema analogo proveniente da Semiramide, e che Vivaldi riprese verosimilmente per concludere il primo atto del Montezuma (Venezia, 1733), prima di inserirla nuovamente nel suo Bajazet veronese. Nella versione per la Semiramide, l’aria è assegnata a Oronte, re d’Arabia. Come Apri le luci, e mira, essa si iscrive in un contesto drammatico in cui l’amore è ostacolato dagli avvenimenti politici: Nino, re d’Assiria, ha in effetti annullato il progetto di matrimonio di sua sorella Aspasia con Oronte, ma Semiramide, portata sul trono per un giorno da Nino, conferma la celebrazione delle nozze. Oronte rende allora omaggio alla regina esprimendo l’intensità del suo amore per la principessa Aspasia. Come in Apri le luci, e mira, i sentimenti di Oronte sono tanto di speranza quanto di timore, perché l’amante di Aspasia non ignora che la brevità del regno di Semiramide non può mettere definitivamente il suo matrimonio al riparo del veto di Nino. La sua aria, sotto le apparenze di un omaggio sottomesso e deferente, esprime dunque, prima di tutto, il suo amore inquieto per la sorella del re. Oronte viene dunque a cercare ai piedi di Semiramide lo stesso conforto che Cesare implora da Marzia e la musica concepita da Vivaldi per il re d’Arabia descrive idealmente i sentimenti provati dal signore di Roma. La sua agitazione, suggerita dal tempo Larghetto, è sottolineata nel corso dell’aria da numerose indicazioni di piano e forte, dal ricorso alle note puntate e dai passaggi in staccato dei violini in semicrome e biscrome, mentre la sua spe- Apri le luci, e mira (Cesare, I.9) Composta da Vivaldi per la sua Ginevra e ripresa due anni dopo Catone nel Siroe re di Persia di Ferrara, quest’aria, di cui non ci è pervenuta nessuna versione, è una dichiarazione commovente e infiammata, da cui non sono scomparse l’inquietudine e la sofferenza. Questa dimensione patetica, che ha escluso il ricorso ad un’aria d’amore languorosa o snervata, è confermata dal contesto drammatico d’origine delle diverse versioni: in Ginevra, Apri le luci, e mira è cantata da Dalinda, dama 12 Polinesso, duca d’Albania, di volgere a lei il suo cuore, è cantata dal principe Siroe, accusato a torto dal padre di aver fomenfiliale, si difende assicurando il re della forza dei suoi sentimenti. In queste condizioni, la scelta dell’aria sosti, un’aria di , e che Vivaldi riprese verosimilmente per concludere il primo atto del (Venezia, 1733), prima di inserirla nuova, l’aria è assegnata a Oronte, re d’Arabia. drammatico in cui l’amore è ostacolato dagli avvenimenti politici: Nino, re d’Assiria, ha in effetti annullato il progetto di matrimonio di sua sorella Aspasia con Oronte, Apri , i sentimenti di Oronte sono tanto di spemettere definitivamente il suo matrimonio al riparo del veto di Nino. La sua aria, sotto le apparenze di un omaggio sottomesso e deferente, esprime dunque, prima di conforto che Cesare implora da Marzia e la musica concepita da Vivaldi per il re d’Arabia descrive idealmente i sentimenti provati dal signore di Roma. La sua agitazio, è sottolineata nel , dei violini in semicrome e biscrome, mentre la sua spe- ranza traspare dietro l’espressiva tonalità di Si bemolle maggiore. I delicati vocalizzi nei quali Cesare avvolge con virtuosismo l’evocazione dei suoi sospiri non possono che affascinare Marzia, che Cesare lascia sola abbandonando la scena. che ha ricevuto, un breve ma efficace ritornello orchestrale all’unisono lo riconduce alla sua esclamazione iniziale. L’atto primo si conclude con questa ammirevole pittura della fragilità umana di fronte ai tormenti dell’amore. Che legge spietata (Arbace, I.12 – I.3 nella nostra ricostruzione) Per questa aria posta da Metastasio nella terza scena del suo libretto, ma di cui Vivaldi ha fatto un’aria di chiusura d’atto, il compositore ha manifestamente ripreso l’aria straziante della Griselda (1735) in cui Roberto, principe d’Atene, esprime il suo smarrimento dopo che la principessa Costanza l’ha condannato essa pure a soffrire in silenzio (Che legge tiranna, II.8). Quest’ultima aria è stata dunque naturalmente ripresa nella nostra ricostruzione. Questa vigorosa pagina in Mi minore dipinge in modo sorprendente lo strazio che opprime il principe. Si apre senza introduzione orchestrale, su una violenta esclamazione della voce sostenuta dagli archi all’unisono col basso continuo e conferma, con questo procedimento tipico di Vivaldi, che la sofferenza di Arbace è troppo bruciante perché la sua espressione possa essere differita. Ma l’innamorato ferito è in preda a sentimenti contraddittori, e la violenza del suo attacco cede immediatamente il posto all’espressione d’un dolore meno impetuoso allorché egli invoca il suo “cor fedele” e la sua anima ferita. L’orchestra abbandona allora il rabbioso unisono per una tessitura diafana degli archi a quattro parti, prima che una cascata di semicrome all’unisono non riconduca al sentimento inziale. Questo appare adesso amplificato in una successione di passaggi in imitazione e all’unisono punteggiati da esclamazioni disperate sulle parole spietata e crudele, non si sa se rivolte alla legge, alla sorte, o direttamente a Marzia. Dopo la seconda sezione dell’aria, parentesi meno contrastata nel corso della quale Arbace rimugina l’ordine Frédéric Delaméa (Traduzione di Danilo Prefumo) 13 LES ADIEUX DE VIVALDI À VÉRONE l’œuvre du Poète impérial développe habilement une intrigue modeste, mêlant dispute politique, combat de valeurs et intrigues amoureuses. A partir de ce canevas dramatique ténu, Vivaldi devait élaborer un chef d’œuvre de peinture psychologique. De la partition vivaldienne, seuls nous sont parvenus le deuxième et le troisième acte. Les onze airs et le chœur qui les composent révèlent une partition de haute maturité, très finement ouvragée, dans laquelle le compositeur mêle avec éclat sa langue musicale à celle des compositeurs napolitains. Sur le plan formel, Vivaldi se montre fidèle à la structure dramatique encore dominante en renonçant aux innovations qui caractérisaient La fida ninfa (Vérone, 1732) ou Bajazet (Vérone, 1735). La partition fait donc alterner airs et récitatifs simples, accompagnés par la seule basse, le récitatif accompagné par l’orchestre ne se voyant réserver qu’une unique incursion à la fin du troisième acte. De même, et à la double exception du chœur final et d’une aria a due confiée en alternance à deux chanteurs, aucun ensemble ne réuni les six protagonistes, respectivement interprétés par un ténor (Catone), deux altos (Fulvio et Arbace) et trois sopranos (Cesare, Emilia et Marzia). A l’originalité de la forme, Vivaldi semble avoir préféré pour Catone le raffinement de l’orchestration. L’orchestre du Filarmonico de Vérone lui permettait d’ailleurs, plus que ceux dont il disposait à Venise, de se livrer à cette alchimie des couleurs instrumentales dont il s’était fait une spécialité. Les archives d’Etat de la ville, qui contiennent une série de documents relatifs à la saison de 1737, nous apprennent en effet que l’orchestre comportait au moins vingt-deux instrumentistes titulaires, auxquels venaient vraisemblablement s’ajouter, suivant la pratique de l’époque, une certain nombre de forestieri, musiciens surnuméraires recrutés pour les besoins de la saison. La liste des musiciens titulaires permet en outre de supposer qu’un ou deux hautbois réé au printemps 1737 à Vérone, Catone in Utica marque l’apogée de la longue et tumultueuse carrière lyrique de Vivaldi. Quatrième opéra véronais du compositeur, l’œuvre devait connaître un grand succès dont Vivaldi témoigne lui-même dans une lettre du 3 mai 1737 adressée au Marquis Guido Bentivoglio en s’exclamant : “Ici, Dieu soit loué, mon opéra est aux nues”. Ce nouveau triomphe du Vénitien sur les scènes de la terre ferme intervient au moment où sa ville natale, capricieuse et changeante, lui ferme peu à peu ses scènes pour s’offrir presque sans partage aux maîtres napolitains. En ces années qui précèdent son départ pour Vienne, où il mourra en 1741, le Prete Rosso a donc déjà commencé à s’éloigner de Venise, et sillonne l’Italie septentrionale, faisant représenter ses opéras à Ancône, Reggio Emilia, Ferrare, Florence, Mantoue ou Pavie. Etonnant nomadisme d’un homme âgé de bientôt soixante ans et qui prétend vivre “ presque toujours à la maison ”, ne pouvant sortir “ qu’en gondole ou en carrosse ” à cause d’une étrange “ étroitesse de poitrine ” qui l’empêche de marcher. Pour cette ultime saison véronaise, Vivaldi devait choisir de mettre en musique un livret très éloigné de ses conceptions poétiques, dramaturgiques et philosophiques. En se tournant pour la troisième fois en dix années vers l’œuvre de Metastase, le plus célèbre librettiste d’Italie, l’habile compositeur-impresario se bornait à faire un pari stratégique, qui devait réussir à merveille. Le livret de Catone in Utica, écrit par Metastase pour Rome en 1728 et déjà mis en musique par Vinci, Leo et Hasse, s’inscrit dans la lignée des livrets pseudo-historiques à vocation édifiante qui, dans l’Italie morcelée du 18ème siècle, cherchent dans les grandes pages de l’Histoire romaine un exutoire rhétorique au déclin politique. Largement raccourcie et réorganisée par Vivaldi, C 14 deuxième et le troisième acte. Les onze airs et le chœur qui les composent révèlent une partition de haute maturité, très finement ouvragée, dans laquelle le composimontre fidèle à la structure dramatique encore dominanpartition fait donc alterner airs et récitatifs simples, accompagnés par la seule basse, le récitatif accompa- ensemble ne réuni les six protagonistes, respectivement interprétés par un ténor (Catone), deux altos (Fulvio et le raffinement de l’orchestration. L’orchestre du Filarmonico de Vérone lui permettait livrer à cette alchimie des couleurs instrumentales dont il s’était fait une spécialité. Les archives d’Etat de la ville, qui contiennent une série de documents relatifs à la saicomportait au moins vingt-deux instrumentistes titulaires, auxquels venaient vraisemblablement s’ajouter, venaient renforcer l’orchestre dans les airs, en jouant colla parte avec les violons, suivant une autre pratique courante de l’époque. Ces témoignages, reliés à la partition qui requiert deux trompettes et deux cors en sus de l’orchestre baroque traditionnel (deux pupitres de violons, un pupitre d’altos et basse continue), permettent de supposer que l’éclat instrumental de l’oeuvre ne fut pas étranger au succès qu’elle remporta. La troupe réunie à Vérone pour Catone n’avait rien en commun avec celles qui, d’ordinaire, chantaient du Metastase. Vivaldi, ce découvreur de voix qui, avant Handel, avait fait chanter la Cuzzoni, la Strada, Fabbri et Carestini savait, pour un budget minimal, composer des distributions d’exception, mêlant étoiles naissantes et fidèles éprouvés. A Vérone, le rôle titre de l’opéra revint à un ténor local, Cesare Grandi. Comme pour le castrat soprano Lorenzo Girardi, qui devait pour l’occasion prêter sa voix à Cesare, ce fût là son unique collaboration avec Vivaldi. En revanche, l’attribution du rôle d’Arbace au jeune Giacomo Zaghini, castrat soprano protégé du Margrave de Brandebourg, marquait le point de départ d’une série de collaborations, poursuivies au cours de deux ultimes saisons vénitiennes de Vivaldi avec l’Oracolo in Messenia, Rosmira fedele, Armida al campo d’Egitto (1738) et Feraspe (1739). Aux côtés de ces nouvelles recrues, Vivaldi avait réuni trois de ses plus fidèles chanteuses de l’époque. Dans le rôle de Fulvio, la contralto Elisabetta Moro, vénitienne spécialisée dans les rôles travestis, qui chantait du Vivaldi depuis douze ans. Dans celui d’Emilia, Giovanna Gasparini, virtuose d’exception qui fréquentait le compositeur depuis la même époque et qui l’avait déjà accompagné à Vérone pour La fida ninfa. Catone devait constituer leur dernière rencontre mais Vivaldi lui offrit pour la circonstance, avec le rôle étincelant de la veuve de Pompée, un somptueux cadeau d’adieu. Pour le rôle pathétique de Marzia enfin, c’est Anna Giro, fidèle d’entre les fidèles, qui fût choisie par celui dont elle était depuis longtemps l’élève, la secrétaire, la confidente et l’égérie. La reconstitution du premier acte La partition du Catone in Utica de Vivaldi, préservée dans le fonds Foà 38 de la Bibliothèque Nationale de Turin, ne comprend que les deux derniers actes de l’oeuvre. Le premier acte figurant sur cet enregistrement est donc le fruit d’une reconstitution réalisée par JeanClaude Malgoire et l’auteur de ces lignes à partir du texte du livret, conservé à Bologne, et de différentes partitions de Vivaldi. Peu d’opéras de Vivaldi peuvent être représentés aujourd’hui sans accorder une place plus ou moins large à la reconstitution. Sur les trente et une oeuvres dont nous conservons la trace musicale, seules onze sont en effet préservées en partition complète. Les autres présentent des lacunes plus ou moins importantes qui soumettent leur restitution à une nécessaire reconstitution. Une telle démarche est parfaitement légitime, dès lors qu’elle permet de restituer dans leur espace scénographique naturel des pans importants de l’oeuvre lyrique du compositeur qui, sans reconstitution, seraient condamnés à l’oubli ou à une exhumation purement documentaire. Cette légitimité est d’autant plus forte s’agissant de Catone in Utica que les deux actes préservés révèlent l’une des partitions les plus accomplies de son auteur et constituent l’un des ultimes témoignages de son activité de compositeur d’opéra. Cette démarche impose toutefois une méthode rigoureuse et documentée. La présente reconstitution a ainsi nécessité une analyse minutieuse de l’oeuvre et de la pratique de son compositeur, afin de respecter l’équilibre musical et dramatique de l’opéra tout en restant fidèle à l’écriture vivaldienne pour le théâtre à l’époque de la création de Catone in Utica. Le remplacement des airs manquants a donc été opéré en confrontant le livret 15 et les deux actes préservés aux livrets et aux partitions d’opéras de Vivaldi appartenant à la même période créatrice. Cette confrontation a tout d’abord permis de retrouver deux des sept airs manquants, préservés dans d’autres partitions du compositeur. Le remplacement des cinq autres airs a été opéré au terme d’une scrupuleuse sélection parmi les airs vivaldiens de maturité préservés en dehors des partitions complètes, examinés tour à tour en fonction de leurs caractéristiques stylistiques, métriques, dramatiques et tonales. Les récitatifs ont été composés par Jean-Claude Malgoire, en s’inspirant de compositions existantes de Vivaldi. La partition de Catone ne comporte pas de sinfonia d’ouverture. On ignore d’ailleurs si Vivaldi composa spécialement une telle pièce instrumentale pour les représentations de Vérone (auquel cas l’oeuvre aurait disparu en même temps que le premier acte), ou si, conformément à une pratique répandue, il réutilisa une composition préexistante. On entendra ici la sinfonia en Fa majeur RV 135, brillante ouverture d’opéra de Vivaldi orchestrée pour cordes et deux cors, qui est préservée à Dresde en parties séparées, dans un manuscrit copié par le violoniste saxon Johann Georg Pisendel. de bravoure, tout comme Vinci dont le Con sì bel nome in fronte, préservé notamment à Londres, se présente sous la forme d’un air martial et virtuose, renforcé par des trompettes solistes. L’objectif dramatique de l’air est en effet d’illustrer la personnalité démesurément orgueilleuse du rival de Cesare, dont la confiance et la résolution retrouvées annoncent les événements à venir. Dans le cadre de la présente reconstitution le choix de l’air de remplacement s’est porté sur Non trema senza stella, air composé par Vivaldi en 1738 à l’occasion du projet de reprise de son Farnace à Ferrare. Cette aria di tempesta qui clôture le premier acte de l’oeuvre est confiée au personnage de Pompeo qui, au coeur du conflit qui oppose Berenice à son gendre Farnace, médite sur la destinée, espérant que les affres du présent céderont bientôt la place à la paix retrouvée. Page majestueuse en Ré majeur et tempo allegro molto, l’air fait appel à l’orchestre à cordes renforcé par deux hautbois et s’ouvre sur une saisissante ritournelle instrumentale alternant passages pour l’orchestre au complet et sections solistes dévolues aux hautbois ou aux violons pour dépeindre le tumulte des éléments déchaînés. L’entrée de la voix accompagnée de la seule basse continue offre un bref répit avant que la tempête ne reprenne ses droits : trilles des violons et des altos à l’unisson du chanteur, en croches marquées forte, pour annoncer le gonflement des flots ; intervention soliste des hautbois figurant les sifflements de la houle ; fusion des instruments à vent et à cordes et unissons de l’orchestre avec la voix pour illustrer le déferlement des vagues ; passages en valeurs longues pour les violons et les altos évoquant l’émergence d’une nouvelle lame. Dans le même temps, la partie vocale tente de s’opposer aux assauts en multipliant trilles résolus et vaillantes vocalises. Dans la seconde partie, la détermination du chanteur semble avoir raison des éléments, évoqués en arrière plan par les instruments jouant piano, avant que Le choix des airs de remplacement Les quelques lignes qui suivent permettront à l’auditeur de suivre, air par air, les motifs ayant présidé au choix des airs de remplacement. Con sì bel nome in fronte (Catone, I.1) Le texte poétique de Con sì bel nome in fronte, premier air de l’opéra, affirme la détermination retrouvée de Catone. Metastase y offre au vieux Père du Sénat l’occasion d’une véritable parade laissant libre cours à ses penchants nationalistes et vaniteux. De toute évidence, Vivaldi qui aimait ouvrir ses opéras par des airs brillants pour voix grave, composa pour son Catone un grand air 16 sous la forme d’un air martial et virtuose, renforcé par des trompettes solistes. L’objectif dramatique de l’air est en effet d’illustrer la personnalité démesurément résolution retrouvées annoncent les événements à venir. aria di qui clôture le premier acte de l’oeuvre est conflit qui oppose Berenice à son gendre Farnace, médite sur la destinée, espérant que les affres du pré, l’air fait appel à l’orchestre à cordes renforcé par deux hautbois et s’ouvre sur une saisissante ritournelle instrumentale alternant passages pour l’orchestre au complet et pour dépeindre le tumulte des éléments déchaînés. , pour des instruments à vent et à cordes et unissons de l’oret les altos évoquant l’émergence d’une nouvelle lame. Dans le même temps, la partie vocale tente de s’oppo- le retour à la première partie avec la reprise da capo ne replonge à nouveau dans les tourbillons de la mer déchaînée. L’adaptation de cet air pour reconstituer Con sì bel nome in fronte est doublement convaincante. Le choix est tout d’abord conforme à la pratique vivaldienne, le compositeur ayant eu l’occasion d’ouvrir un opéra par une aria di tempesta pour ténor et n’ayant jamais hésité à appliquer à une musique conçue sur un texte naturaliste, un nouveau texte excluant toute référence à la dimension descriptive du modèle. En second lieu, le choix s’avère particulièrement efficace sur le plan dramatique dès lors que les sentiments exprimés par Pompée dans Non trema senza stella (vaillance/résolution // courage/confiance) recoupent ceux exprimés par Catone. La première scène de l’opéra s’achève ainsi sur un air à la brillante trame orchestrale et dont le caractère emporté et théâtral dépeint de manière saisissante la personnalité vaniteuse du Père du Sénat. changement de tempo et de mètre, dessinent en effet avec subtilité la redoutable séductrice qui se cache sous les traits de Marzia. Vaga sei ne’ sdegni tuoi (Cesare, I.5) Le premier air de Cesare présente une construction poétique originale dans la mesure où, contrairement à l’usage, les sentiments complexes exprimés par le Maître de Rome coexistent tout au long de l’air au lieu d’être traités séparément dans ses deux sections. Cette caractéristique a justifié son remplacement par un air aux contours non-conventionnels, provenant de la Semiramide de Vivaldi, opéra représenté à Mantoue en 1732 et dont la partition ne nous est connue qu’au travers de six airs conservés à la Bibliothèque d’Etat de Dresde. L’air retenu, Vincerò l’aspro mio fato, qui clôture le deuxième acte de Semiramide et qui fût vraisemblablement repris à Vérone en 1735 dans Adelaïde, affirme son originalité par le recours à la sombre tonalité de fa mineur (que Vivaldi n’utilisa que trois fois dans ses opéras de maturité), un tempo mesuré (a tempo giusto e andante) et une orchestration exceptionnelle. L’orchestre à cordes est en effet soutenu par une basse comportant outre les traditionnels instruments à clavier et à cordes, deux cors de chasse intervenant seuls ou à l’unisson des autres instruments. Cette basse protéiforme, unique dans l’oeuvre lyrique de Vivaldi, rythme le discours musical dans une succession de combinaisons (basse seule, cors seuls, basse et cors) permettant de varier les couleurs et de dramatiser les interventions du chanteur ou de l’orchestre. Ce choix s’avère pertinent sur le plan musical et convainquant sur le plan dramatique. Bien que le contexte dans lequel se situe l’air de Semiramide diffère sensiblement de celui de Vaga sei ne’ sdegni tuoi (dans Vincerà l’aspro mio fato Nino, Roi d’Assyrie déchu et emprisonné par Semiramide, se prépare à mourir en déclarant “Seule une mort courageuse E’ follia se nascondete (Marzia, II.2) Le texte de cet air, interprété par Anna Girò, reparaît dans le livret et dans la partition de la Rosmira fedele de Vivaldi, créée à Venise en 1738. Il y est attribué à Rosmira, c’est à dire à la Girò. Selon toute vraisemblance, l’air de Rosmira fût donc repris de la partition de Catone et a naturellement été inclus dans la présente reconstitution. En sol majeur, mais marqué un tono più basso, l’air retrouve les caractéristiques essentielles des compositions de Vivaldi pour sa protégée : ardeur rythmique ; courtes phrases musicales entrecoupées de pauses ; voix doublée par les premiers violons ; vocalises limitées ; extension mesurée. E’ follia se nascondete semble ainsi avoir été taillé sur mesure pour permettre à l’Annina del Prete Rosso de se livrer au cabotinage langoureux dont elle s’était fait une spécialité. Les soupirs ravageurs de la première partie de l’air, habilement dramatisés dans la seconde partie par un brusque 17 vaincra mon destin cruel ; celui auquel le Ciel irrité est contraire n’est pas malheureux s’il est fort”), les deux personnages témoignent en effet d’une psychologie commune par la noblesse des sentiments qu’ils expriment face à l’adversité. De plus, en focalisant le discours musical à la fois sur la gravité et sur la magnanimité des propos de Cesare, que soulignent le ton comme par le tempo, et qu’amplifient l’intervention des cors, le choix de cet air permet de mettre en évidence l’une des clés du drame qui est en train de se nouer. gent le navire en perdition dans la première partie de Anch’il mar par che sommerga sont en effet aussi déchaînés que la colère du légat et les vocalises conçues pour illustrer la mer et le tumulte de l’onde trouvent leur juste place sur les mots ira et fulminata scandés par celui-ci. Dans la seconde partie, l’accalmie dépeinte par l’exclusion des clavecins et par un changement de mètre comme de tempo offre à Fulvio l’occasion de confirmer son serment tout en reprenant son souffle, avant de laisser à nouveau libre cours à sa colère avec la reprise da capo. L’ira mia bella sdegnata (Fulvio, I.6) La proclamation de fidélité de Fulvio envers Emilia, aussi théâtrale que feinte, fut sans nul doute traduite par Vivaldi au moyen d’un air composé l’année précédente pour sa Ginevra florentine, Neghittosi, or voi, che fate ?, lequel, lui aussi, est aujourd’hui perdu. Mais le contexte dramatique dans lequel s’inscrivait cet air, qui voit éclater la rage de Dalinda trahie par Polinesso, atteste que L’ira mia bella sdegnata fût conçue par Vivaldi comme une authentique aria di furore, dans laquelle la musique illustrait le sentiment feint par Fulvio sans chercher à souligner son double jeu. De fait, l’engagement fallacieux du légat aux côtés d’Emilia dans sa quête vengeresse relève de la séduction, non de la rouerie. Frivole plus que cynique, Fulvio exprime dans son air une colère de circonstance, dont la motivation amoureuse tempère l’hypocrisie. L’air retenu dans le cadre de cette reconstitution, Anch’il mar par che sommerga, s’adapte idéalement à la situation. Cette magnifique aria di tempesta en la majeur et tempo allegro, composée par Vivaldi pour Semiramide et reprise à Vérone en 1735 dans Bajazet, s’éloigne des airs brillants et superficiels qui auraient pu souligner le décalage entre les pensées de Fulvio et son engagement, et permets de traduire avec réalisme la rage à laquelle il s’abandonne pour mieux séduire sa belle. Les flots impétueux qui submer- O nel sen di qualche stella (Emilia, I.7) Page majeure du livret de Metastase, cet air présente une construction littéraire basée sur un violent contraste thématique, permettant à Emilia d’exprimer les sentiments de fidélité, d’amour et de piété qu’elle éprouve pour Pompée tout en criant sa haine pour Cesare. Le discours dramatique est donc articulé autour d’une soudaine rupture de ton opposant une première partie extatique au cours de laquelle Emilia exprime son amour avec une bouleversante dignité, et une seconde partie au réalisme exalté durant laquelle elle laisse éclater sa colère et sa fierté dans la promesse du châtiment à l’encontre du tyran. Cette construction permet de supposer que la composition vivaldienne perdue présentait un texte musical puissamment contrasté en terme de tonalité, de mesure ou de tempo, le brusque changement d’état d’esprit d’Emilia s’y traduisant par une rupture musicale faisant basculer le climat serein de la première partie dans une ambiance frénétique. Ce type d’air est cependant extrêmement rare dans l’opéra vivaldien tardif où l’on rencontre plus fréquemment le contraste inverse. Par chance, la Bibliothèque d’Etat de Dresde préserve cependant un air isolé, Sin nel placido soggiorno, provenant de La fede tradita et vendicata, opéra créé par Vivaldi à Venise pour le carnaval de 1726, dont la 18 sont en effet aussi conçues pour illustrer la mer et le tumulte de l’onde troudépeinte par l’exclusion des clavecins et par un changement de mètre comme de tempo offre à Fulvio l’occasouffle, avant de laisser à nouveau libre cours à sa colè- thématique, permettant à Emilia d’exprimer les sentidiscours dramatique est donc articulé autour d’une soudaine rupture de ton opposant une première partie extatique au cours de laquelle Emilia exprime son amour colère et sa fierté dans la promesse du châtiment à l’encontre du tyran. Cette construction permet de supposer texte musical puissamment contrasté en terme de tonalité, de mesure ou de tempo, le brusque changement partie dans une ambiance frénétique. Ce type d’air est cependant extrêmement rare dans l’opéra vivaldien tarSin nel placido soggior- structure retrouve en partie les caractéristiques requises, et dont la thématique comme la prosodie en font un air de remplacement idéal pour O nel sen di qualche stella. Sin nel placido soggiorno, confié à Ernelinda, fille du Roi de Norvège, est à la fois un chant d’amour à l’adresse de Vitige, Prince Royal du Danemark, qu’elle jure d’aimer “jusque dans le paisible séjour de l’éternel bonheur élyséen” et un chant de vengeance à l’évocation de la mort de son frère assassiné. L’univers mystique de la première partie a été ciselé par Vivaldi avec un luxe de raffinement : tonalité douloureuse avec le choix de mi majeur ; tempo ardent avec l’indication andante molto ; orchestration insolite avec une écriture à huit parties assignée à deux pupitres de violons et deux pupitres d’altos jouant en sourdine, accompagnés par une paire de flûtes (à bec) et une basse dont se détache un violoncelle soliste. Le changement de climat au début de la seconde partie est assuré par un brusque passage dans la sombre tonalité de do dièse mineur puis amplifié dans un chaos instrumental où les sections à huit parties alternent avec des unissons rageurs de l’ensemble des instruments avec la basse lorsque Ernelinda évoque “l’ombre froide” de son frère défunt. La parenté des textes et des contextes est ici frappante et l’insertion de Sin nel placido soggiorno dans la présente reconstitution permet ainsi de souligner avec une remarquable efficacité la puissante personnalité d’Emilia, qui puise dans sa fragilité extrême la force de sa détermination. les contextes dramatiques d’origine et de reprise : dans Ginevra Apri le luci, e mira est chanté par Dalinda, suivante de Ginevra, qui supplie l’infâme Polinesso, Duc d’Albanie, de tourner son coeur vers elle au lieu de chercher à séduire Ginevra, qui le méprise et le fuit ; dans Siroe, Pensa, risolvi, e mira est chanté par le Prince Siroe, accusé à tort par son père d’avoir fomenté un complot contre lui et qui, blessé dans son amour filial, se défend en assurant le Roi de la force de ses sentiments. Dans ces conditions, le choix de l’air de remplacement s’est porté sur Dal trono in cui t’aggiri, un air au thème voisin provenant de Semiramide, et que Vivaldi repris vraisemblablement pour clôturer le premier acte de Montezuma (Venise, 1733) avant de l’insérer à nouveau dans son Bajazet véronnais. Dans la version de Semiramide, l’air est confié à Oronte, Roi d’Arabie. Comme Apri le luci, e mira, il s’inscrit dans un contexte dramatique où l’amour est contrarié par des événements politiques : Nino, Roi d’Assyrie, a en effet annulé le projet de mariage de sa soeur Aspasia avec Oronte, mais Semiramide, portée sur le trône pour un jour par Nino, confirme la célébration des noces. Oronte rend alors hommage à la Reine tout en exprimant l’intensité de son amour pour la Princesse Aspasia. Comme dans Apri le luci, e mira, les sentiments d’Oronte sont empreints autant d’espoir que de crainte car l’amant d’Aspasia n’ignore pas que la brièveté du règne de Semiramide ne peut mettre définitivement son hymen à l’abri du veto de Nino. Son air, sous l’apparence d’un hommage soumis et déférent, exprime donc avant tout son amour inquiet pour la soeur du Roi. Oronte vient donc rechercher aux pieds de Semiramide le même apaisement que Cesare implore de Marzia et la musique conçue par Vivaldi pour le Roi d’Arabie illustre idéalement les sentiments qu’éprouve le maître de Rome. Son agitation, suggérée par le tempo larghetto, est soulignée tout au long de l’air par de nombreuses nuances piano Apri le luci, e mira (Cesare, I.9) Composé par Vivaldi pour sa Ginevra et repris deux ans après Catone dans le Siroe re di Persia de Ferrare, cet air dont aucune version ne nous est parvenue est une déclaration émouvante et enflammée dont l’inquiétude et la souffrance n’ont pas disparu. Cette dimension pathétique, qui exclu le remplacement de l’air par une aria d’amore langoureuse ou enivrée, est confirmé par 19 et forte, le recours aux notes pointées et les passages staccato des violons en doubles et triples croches, tandis que son espérance transperce derrière la tonalité expressive de Si bémol majeur. Les délicates vocalises dans lesquelles Cesare enveloppe avec virtuosité l’évocation de ses soupirs ne peuvent qu’envoûter Marzia, que Cesare laisse seule en quittant la scène. la deuxième section de l’air, parenthèse moins contrastée au cours de laquelle Arbace, rumine le commandement qu’il a reçu, une brève mais efficace ritournelle orchestrale à l’unisson le ramène à son interjection initiale. L’acte premier s’achève sur cette admirable peinture de la fragilité humaine face aux tourments de l’amour. Che legge spietata (Arbace, I.12 – I.3 dans la présente restitution) Pour cet air placé par Metastase à la scène 3 de son livret mais dont Vivaldi a fait un air de clôture d’acte, le compositeur a manifestement emprunté à sa Griselda de 1735 l’air déchirant dans lequel Roberto, Prince d’Athènes exprime son désarroi après que la Princesse Costanza l’ait, lui aussi, condamné à souffrir en silence (Che legge tiranna, II.8). Celui-ci a donc naturellement été retenu dans le cadre de la présente reconstitution. Cette vigoureuse aria en mi mineur dépeint de façon saisissante le déchirement qui accable le Prince. Débutant sans introduction orchestrale, sur une violente exclamation de la voix soutenue par les cordes à l’unisson de la basse, elle confirme par ce procédé familier chez Vivaldi que la souffrance d’Arbace est trop brûlante pour que son expression en soit différée. Mais l’amoureux blessé est en proie à des sentiments contradictoires, et la violence de son assaut cède immédiatement la place à l’expression d’une douleur moins impétueuse lorsqu’il évoque son “coeur fidèle” et son “âme blessée”. L’orchestre abandonne alors l’unisson rageur pour une tessiture diaphane de cordes à quatre parties, avant qu’une déferlante de doubles croches à l’unisson ne renvoi à son sentiment premier. Celui-ci est alors amplifié dans une succession de passages en imitation et à l’unisson ponctués d’exclamations désespérées sur les mots spietata et crudele, dont on ne sait s’ils s’adressent à la loi et au sort ou, plus directement, à Marzia. Après Frédéric Delaméa 20 drama of the Caesarean Poet skilfully develops a modest plot in which political struggles, value conflicts and love affairs are mingled. Starting with this dramatic canvas Vivaldi was to realise a masterpiece of psychological painting. Only the second and third acts of Vivaldi’s score have survived to this day. The eleven arias and the chorus which accompany it reveal a score of great maturity and fine craftsmanship, in which the composer offers a surprising mixture of his own musical idiom and that of the Neapolitan composers. In terms of form Vivaldi held faith with the dramatic structure that prevailed in his time, eschewing the innovations that characterise La fida ninfa (Verona, 1732) and Bajazet (Verona, 1735). The score thus brings an alternation of arias and dry recitative, accompanied only by basso continuo, whilst the accompanied recitative is limited to a single instance at the end of the third act. Similarly, though with the two exceptions of the final Chorus and an Aria a due, there are no ensemble passages which bring together the six characters, portrayed respectively by a tenor (Cato), two contraltos (Martia and Emilia) and three sopranos (Caesar, Fulvius and Arbaces). In his Catone Vivaldi seems to have preferred refined orchestration rather than originality of form. The orchestra of the Teatro Filarmonico of Verona, to a far greater extent indeed than the orchestras at his disposal in Venice, made it possible for him to abandon himself to the alchemy of instrumental colours in which he had become such an expert. The State Archive of the city holds a series of documents referring to the 1737 season which inform us of the true consistency of the orchestra at the Filarmonico: it included no fewer than twenty-two resident instrumentalists, no doubt complemented, as was customary at the time, by a certain number of outsiders, supplementary musicians hired as the season required. These reports, as well as a score which requires two trumpets and two horns over VIVALDI’S FAREWELL TO VERONA contrastée au cours de laquelle Arbace, rumine le commandement qu’il a reçu, une brève mais efficace ritour- C atone in Utica, first staged in Verona in spring 1737, marked the acme of Antonio Vivaldi’s long and tumultuous career in opera. Catone, his fourth title for Verona, met with great success, as we read in a letter which Vivaldi himself wrote to the Marquis Guido Bentivoglio on 3rd May 1737 where he comments: “Here, God be praised, my opera is adored.” This fresh success for the Venetian composer on ‘mainland’ stages came at a time when his own lagoon city, capricious and fickle, was progressively closing doors on him and opening them almost unreservedly to Neapolitan musicians. In the years before he left for Vienna, where he was to die in 1741, the Red Priest had thus already begun to move away from Venice and had toured widely in northern and central Italy, staging his works in Ancona, Reggio Emilia, Ferrara, Florence, Mantua and Pavia: an astonishingly nomadic life for a man of nearly sixty years who, in his own words, would prefer to live ‘almost always indoors’ being unable to go out except ‘in a gondola or a carriage’ on account of a strange ‘tightness in the chest’ that prevented him from walking. For this his last season in Verona, Vivaldi had to choose to set a libretto that was quite far removed from his own poetical, theatrical and philosophical conceptions. Turning for the third time in ten years to a drama by Metastasio, the most famous Italian librettist, the skilful composer-impresario was simply taking a calculated risk and one that was to pay off brilliantly. The libretto of Catone in Utica, which Metastasio had written for Rome in 1728 and which had already been set by Vinci, Leo and Hasse, is one in a line of pseudo-historical librettos with an edifying aim which sought to find in the great pages of Roman history a rhetorical compensation for political decline in the fragmentary Italy of the eighteenth century. Much abbreviated and reworked by Vivaldi, the 21 The reconstruction of Catone in Utica The score of Vivaldi’s Catone in Utica, held in the Foà foundation of the Turin National Library, included only the last two acts of the opera. The first act, proposed in our recording, is thus the fruit of reconstruction by JeanClaude Malgoire and the author of these notes, based on the text of the libretto, held in Bologna, and on several other Vivaldi scores. There are few Vivaldi operas that can be staged without a certain amount of reconstruction. Of thirty-one operas for which we have musical documentation, only eleven are complete. The others all contain varying numbers of gaps so that performances all require reconstruction. This procedure is wholly legitimate since it enables us to restore to their natural stage setting important parts of the composer’s work which would otherwise be condemned to oblivion or to merely documentary revival. The legitimacy of this operation is reinforced by the fact that, judging by the two surviving acts, Catone in Utica appears to be one of Vivaldi’s most perfect scores and one of the last testimonies of the Red Priest’s operatic work. However, this approach demands a rigorous, well-documented method based on painstaking analysis of the opera in question and of its composer’s usages so as to respect the score’s musical, theatrical and stylistic balance. The substitution of the missing arias in Catone in Utica thus required us to compare the libretto and the two surviving acts with other Vivaldi librettos and operatic scores created in the same period. This comparison enabled us to find two of the seven missing arias, conserved in other scores by the composer. For the other five we sought replacement arias from among arias of Vivaldi’s maturity existing outside complete scores which we chose for the dramatic, metrical and tonal affinity with the lost pieces. The recitative passages were composed by Jean-Claude Malgoire drawing his inspira- and above the traditional baroque orchestra (two violin parts, violas and basso continuo), lead us to believe that the opera’s instrumental splendour was a factor that contributed to the success it achieved. The company of singers brought together in Verona for Catone had nothing in common with the companies usually engaged for Metastasio operas. Vivaldi was a great discoverer of singers and, even before Handel, had had Cuzzoni, Strada, Fabbri and Carestini sing; working to a limited budget he managed to put together an outstanding cast combining rising talents and singers of proven reliability. In Verona the title role in the opera was given to a local tenor, Cesare Grandi. Like the castrato soprano Lorenzo Girardi, who sang Caesar, Grandi worked only this once with Vivaldi. By contrast the casting of the young Giacomo Zaghini, a castrato soprano and protégé of the Margrave of Brandenburg, marked the beginning of a series of engagements which were to continue through Vivaldi’s last two seasons in Venice with L’Oracolo in Messenia, Rosmira fedele, Armida al campo d’Egitto (1738) and Feraspe (1739). Alongside these three new recruits, Vivaldi had also hired three of his most faithful singers. For Fulvius the contralto Elisabetta Moro from Venice, a specialist in travesti roles who had been singing with Vivaldi for over twelve years. For the part of Emilia, Giovanna Gasparini, an exceptional virtuosa who had been with Vivaldi for the same period and who had already been to Verona with him for La fida ninfa. Catone in Utica was to be their last collaboration, but for the occasion Vivaldi offered her a magnificent farewell present in the splendid role of Pompey’s widow. Lastly for the pathetic role of Martia, the most faithful of all his singers was chosen: Anna Girò, who had long been Vivaldi’s pupil, secretary, confidante and female adviser. 22 our recording, is thus the fruit of reconstruction by Jeanon the text of the libretto, held in Bologna, and on severThere are few Vivaldi operas that can be staged without are complete. The others all contain varying numbers of gaps so that performances all require reconstruction. restore to their natural stage setting important parts of the composer’s work which would otherwise be condemned to oblivion or to merely documentary revival. The legitimacy of this operation is reinforced by the fact However, this approach demands a rigorous, well-docurespect the score’s musical, theatrical and stylistic baltwo surviving acts with other Vivaldi librettos and operatenabled us to find two of the seven missing arias, conserved in other scores by the composer. For the other five we sought replacement arias from among arias of which we chose for the dramatic, metrical and tonal composed by Jean-Claude Malgoire drawing his inspira- tion from existing Vivaldi compositions. The score of Catone in Utica has no introductory Sinfonia. We do not, indeed, know whether Vivaldi composed a piece specifically for the Verona performances (in which case the sinfonia would have been lost with the first act) or whether, as was customary at the time, he re-used a work that he had written previously. In our recording we have used the Sinfonia in F major RV 135, a brilliant Vivaldi opera sinfonia for strings and two horns which is held in Dresden in separate part scores in a manuscript copied by the Saxon violinist Georg Pisendel. Berenice against his son-in-law Farnace, is meditating on destiny, hoping that present torments will soon make way for peace again: a majestic page in D major in Allegro molto time, the aria requires the ensemble of the strings reinforced by two oboes, and opens with a surprising instrumental ritornello alternating passages for the whole orchestra with solo sections for the oboes and the violins portraying the tumult of the elements that are unleashed. The voice enters accompanied only by the basso continuo and offers a brief respite before the storm is heard again: trills on the violins and violas in unison with the singer, in quavers (forte), to announce that the sea is becoming agitated, solo passages of the oboes to suggest the hissing sound of the swelling waves; combination of the string and wind instruments of the orchestra playing in unison with the voice to depict the waves breaking on the shore: passages of held notes on violins and violas evoke the arrival of new long waves. At the same time the vocal part attempts to counter the assaults multiplying its determined trills and vigorous vocalisations. In the second part the singer’s determination seems to get the better of the elements, evoked in the background by instruments playing piano, until the return of the first part with the da capo repetition hurls us back into the tumult of the raging sea. Two strong reasons support the adoption of this aria for the reconstruction of Con sì bel nome in fronte. First of all the choice is in line with Vivaldi’s practice, for the composer had the chance to open an opera with a storm aria for tenor and never hesitated to apply to music written for a naturalistic text a new text which excluded all reference to the model’s descriptive dimension. Secondly, the choice appears highly efficacious in dramatic terms since the feelings which Pompey expresses in Non trema senza stella (valour/determination / courage/confidence) match those expressed by Cato. Thus the first scene in the opera concludes with an aria of The choice of replacement arias The following notes are intended to help the listener to follow the reasons behind the choice of replacement arias. Con sì bel nome in fronte (Cato, I,1) The poetic text of Con sì bel nome in fronte, the first aria in the opera, affirms Cato’s rediscovered determination. Metastasio here offers the old father of the Senate a true exhibition piece, giving free rein to his vain, nationalistic inclinations. Most evidently Vivaldi, who loved to open his operas with brilliant arias for deep voices, composed a great bravura aria for his Cato, just as Leonardo Vinci had done; the latter’s Con sì bel nome in fronte (the manuscript is held in London) is presented as a martial, virtuoso aria reinforced by soloist trumpets. The dramatic purpose of the aria is indeed to illustrate the unboundedly proud personality of Caesar’s rival, whose confidence and resoluteness in coming events are foretold. In this reconstruction our choice of replacement aria fell on Non trema senza stella, an aria which Vivaldi composed in 1738 for the new performance of his Farnace in Ferrara. This storm aria which closes the first act of the opera is scored for Pompey who, in the conflict that sets 23 brilliant orchestral weft, whose violent, theatrical character clearly portrays the vanity of the Father of the Senate. originality through its use of the dark key of F minor (which Vivaldi used only three times in the operas of his maturity), a moderate tempo (A tempo giusto e andante) and exceptional orchestration. The string orchestra is backed up by a bass line which includes, as well as the traditional string and keyboard instruments, two hunting horns which intervene in solo moments and in unison with the other instruments. This protean bass, the only one in Vivaldi’s theatrical production, guides the musical discourse with a succession of combinations (bass solo, horns solo, bass and horns) that make for a variety of colours and dramatise the interventions of singer and orchestra. The choice appears both musically suitable and dramatically convincing. Though the context in which Semiramide’s aria is set is significantly different from that of Vaga sei ne’ sdegni tuoi (in Vincerò l’aspro mio fato Nino, the fallen king of Assyria imprisoned by Semiramide is preparing to die and declares that only a brave death will overcome his cruel fate since the man to whom angry heaven is adverse is not unhappy if he is strong), the two characters do indeed share a common psychology seen in the same nobility of feelings they express in the face of adversity. What is more, in focusing the musical discourse in turns on the gravity and magnanimity of Caesar’s intentions, underlined by the key and the choice of tempo and amplified by the intervention of the horns, this aria makes it possible to highlight one of the fundamental aspects of the drama that is unravelling. E’ follia se nascondete (Martia, I,2) The text of this aria, performed by Anna Girò, appears again in the libretto and score of Vivaldi’s Rosmira fedele, which was first staged in Venice in 1738. It was written for the character Rosmira, and thus for Girò. In all probability Rosmira’s aria was lifted from the score of Catone and thus has naturally been included in this reconstruction. In G major, but with the indication of a tone lower, the aria presents the essential characteristics of pieces Vivaldi composed for his protégée: rhythmic ardour, short musical phrases punctuated with pauses, vocal part redoubled by the first violins, limited use of vocalisations, reduced extension. E’ follia se nascondete thus seems to have been made to measure to allow The Red Priest’s Annina to give herself over to the languid hamming which she had made her speciality. The sighs in the first part of the aria, skilfully rendered dramatic in the second part by a brusque shift of tempo and metre, do indeed offer a subtle illustration of the terrible powers of seduction hidden in Martia. Vaga sei ne’ sdegni tuoi (Caesar, I,5) Caesar’s first aria presents an unusual poetic structure inasmuch as the complex feelings expressed by the lord of Rome live side by side in the aria instead of being handled separately in its two sections as was customary. This characteristic justified the use, in its place, of an aria of unconventional shape taken from Vivaldi’s Semiramide, an opera which was first staged in Mantua in 1732 whose score is known only through six arias held in the Dresden Staatsbibliothek. The aria we have chosen, Vincerò l’aspro mio fato, which concludes the second act of Semiramide, and which was probably used again in Verona in Adelaide in 1735, establishes its L’ira mia bella sdegnata (Fulvius, I, 6) Fulvius’s profession of faith to Emilia, as theatrical as it is false, was undoubtedly translated by Vivaldi with an aria he had composed a year before for his Ginevra in Florence, Neghittosi, or voi, che fate?, likewise lost. But the dramatic context in which this aria is set, with the explosion of Dalinda’s anger as she is betrayed by 24 originality through its use of the dark key of F minor A tempo giusto e andante) one in Vivaldi’s theatrical production, guides the musical discourse with a succession of combinations (bass solo, horns solo, bass and horns) that make for a variety of which Semiramide’s aria is set is significantly different express in the face of adversity. What is more, in focuskey and the choice of tempo and amplified by the intervention of the horns, this aria makes it possible to high- , likewise lost. But Polinesso, clearly confirms that L’ira mia bella sdegnata was conceived by Vivaldi as a genuine fury aria, in which the music illustrated Fulvius’s feigned feelings without attempting to underline his trickery. In fact, the false ambassador’s involvement with Emilia in her search for revenge reveals his attempt at seduction not his cunning. More frivolous than cynical, Fulvius expresses an anger that matches the need of the moment, motivated by love so that its hypocrisy is tempered. The aria used in our reconstruction, Anch’il mar par che sommerga, suits the situation perfectly. This magnificent storm aria in A major and a lively tempo, written by Vivaldi for Semiramide and taken up again in Verona in 1735 in Bajazet, is quite unlike the brilliant, superficial arias that might have served to highlight the distance between Fulvius’s thoughts and his involvement, and gives a more realistic translation of the anger to which he abandons himself so as to seduce the beauty all the better. The impetuous waves that sweep over the boat in peril in the first part of Anch’il mar par che sommerga are indeed as wild as the ambassador’s anger, and the vocalisations designed to describe the sea and the tumult of the waves are perfectly placed on the words ira and fulminata which he utters. In the second part the momentary calm, painted by the exclusion of the harpsichord and with a shift of metre and tempo, gives Fulvius the chance to confirm his oath and to catch his breath a while before giving his anger free rein again with the da capo repeat. ture of tone with an ecstatic first part in which Emilia expresses her love with deeply moving dignity and a second part of exalted realism in which she allows her rage and pride to burst out with the promise of punishing the tyrant. This construction leads us to believe that Vivaldi’s lost composition presented a musical text of marked contrast in terms of key, measure and tempo, such that the brusque shift of Emilia’s mood is expressed with a fracture that transformed the serene mood of the first part into an agitated atmosphere. This type of aria, however, is extremely rare in the late operas of Vivaldi, where it is more common to find the opposite contrast. Fortunately, the Staatsbibliothek in Dresden conserves an isolated aria, Sin nel placido soggiorno, taken from La fede tradita e vendicata, an opera which Vivaldi staged in Venice in the 1726 carnival season, with a structure that partially responds to the required characteristics, and which has prosody and thematic material that makes it an ideal substitute for O nel sen di qualche stella. Sin nel placido soggiorno, written for Ernelinda, daughter of the king of Norway, is at one and the same time a song of love for Vitige, royal prince of Denmark, whom she swears to love for ever, and a song of vengeance in the moment when Ernelinda evokes her murdered brother. Vivaldi crafts the mystic universe of the first part with an extraordinary profusion of details and motives: a sorrowful key (E minor); impassioned tempo (Andante molto); unusual orchestration, with eight-part scoring (two violin parts and two parts for muted violas, two recorders, a basso and soloist cello). The change of mood at the beginning of the second part is achieved by a brusque shift into the dark key of C sharp minor reinforced by a sort of instrumental chaos in which the eight-part sections alternate with unison passages full of anger with all the instruments and the basso when Ernelinda evokes the cold shadow of her deceased brother. The affinity of texts and contexts here O nel sen di qualche stella (Emilia, I,7) A major page in Metastasio’s libretto, this aria presents a literary construction based on a violent thematic contrast which permits Emilia to express the feelings of fidelity, love and compassion that she feels for Pompey and at the same time to cry out her hatred of Caesar. The dramatic discourse is thus arranged around a sudden frac25 is evident and the insertion of Sin nel placido soggiorno in our reconstruction also allows us to underline most effectively the strong personality of Emilia, who draws on her extreme fragility to find the strength of her determination. fear, for he is not unaware of the fact that the brevity of Semiramide’s reign does not protect his marriage from the risk of a veto by Nino. His aria, apparently a submissive and deferent act of homage, thus expresses primarily his troubled love for the king’s sister. Oronte comes to seek the same comfort at Semiramide’s feet as Caesar implores of Martia, and the music which Vivaldi conceived for the king of Arabia perfectly describes the feelings of the lord of Rome. His agitation, suggested by the Larghetto tempo, is underlined during the aria by numerous indications of piano and forte, by its use of dotted notes and of semiquaver and demi-semiquaver staccato passages for the violins, whilst his hope is held in the expressive key of B flat major. The delicate virtuoso vocalisations with which Caesar envelops the evocation of his sighs cannot fail to charm Martia, whom Caesar leaves alone as he abandons the stage. Apri le luci, e mira (Caesar, I,9) Composed by Vivaldi for his Ginevra and used again two years after Catone in Siroe, re di Persia in Ferrara, this aria, of which no version has come down to us, is a moving, impassioned declaration that is not lacking in anxiety and suffering. This pathetic dimension, which excludes the use of a languid or enervated aria d’amore, is confirmed by the original dramatic context of the different versions: in Ginevra, Apri le luci, e mira is sung by Dalinda, Ginevra’s maid-in-waiting, who begs the infamous Polinesso, duke of Albania, to turn his heart to her instead of trying to seduce Ginevra, who despises and scorns him; in Siroe, Pensa, risolvi e mira is sung by the prince Siroe, wrongly accused by his father of having stirred up a plot against him, wounded in his filial pride as he defends himself, assuring the king of the strength of his feelings. In these conditions the choice of a replacement aria fell upon Dal trono in cui t’aggiri, an aria on a similar subject taken from Semiramide, which Vivaldi presumably used again to conclude the first act of Montezuma (Venice, 1733), before inserting it again in his Verona Bajazet. In the version for Semiramide, the aria is scored for Oronte, king of Arabia. As is Apri le luci, e mira, this aria is set in a dramatic context in which love is hampered by political events. Nino, king of Assyria has annulled the plan to marry his sister Aspasia to Oronte, but Semiramide, set on the throne for one day by Nino, confirms the celebration of their wedding. Oronte pays tribute to the queen, expressing the intensity of his love for princess Aspasia. As in Apri le luci, e mira, Oronte’s feelings are feelings both of hope and of Che legge spietata (Arbaces, I.12 - I.3 in our reconstruction) For this aria which Metastasio set in the third scene of his libretto, but which Vivaldi made into an aria to close the act, the composer clearly borrowed the heart-rending aria from Griselda (1735) in which Roberto, prince of Athens, expresses his bewilderment after princess Costanza has condemned him to suffer in silence (Che legge tiranna, II.8). This aria was therefore naturally used for our reconstruction. This vigorous piece in E minor offers a surprising portrayal of the anguish that oppresses the prince. It opens without any orchestral introduction, on a violent exclamation by the voice supported by the strings in unison with the basso continuo, and confirms in this typically Vivaldian procedure, that Arbaces’ suffering is too searing to be held back. Yet the wounded lover is prey to contradictory feelings, and the violence of his attack immediately yields to a less impetuous sorrow when he refers to his own “cor fedele” [faith26 fear, for he is not unaware of the fact that the brevity of the risk of a veto by Nino. His aria, apparently a submissive and deferent act of homage, thus expresses primarCaesar implores of Martia, and the music which Vivaldi , by its use of dotted notes and of semiquaver and demi-semiquaver in the expressive key of B flat major. The delicate virtuoso vocalisations with which Caesar envelops the evo- ful heart] and his wounded soul. The orchestra now abandons its angry unison for a diaphanous texture of the strings in four parts after which a cascade of semiquavers in unison leads us back to the initial feelings. This sentiment is now amplified in a series of passages in imitation and unison punctuated by desperate exclamations on the words spietato and crudele, of which we cannot say if they refer to the law, fate or Martia directly. After the second section of the aria, a less troubled parenthesis in which Arbaces meditates over the order he has been given, a brief but effective orchestral ritornello in unison leads him back to his initial exclamation. The first act concludes with this admirable portrait of human frailty in the face of the torments of love. Frédéric Delaméa (Translated by Timothy Alan Shaw) For this aria which Metastasio set in the third scene of the act, the composer clearly borrowed the heart-rend(1735) in which Roberto, prince of for our reconstruction. This vigorous piece in E minor offers a surprising portrayal of the anguish that oppresses the prince. It opens without any orchestral introducthe strings in unison with the basso continuo, and confirms in this typically Vivaldian procedure, that Arbaces’ suffering is too searing to be held back. Yet the wounded lover is prey to contradictory feelings, and the violence of his attack immediately yields to a less impetuous sorrow when he refers to his own “cor fedele” [faith27 VIVALDIS ABSCHIED VON VERONA vertont worden. Es gehört zur Richtung der pseudohistorischen Textbücher mit erhebender Berufung, die im zersplitterten Italien des achtzehnten Jahrhunderts in den großen Momenten der römischen Geschichte einen rhetorischen Ausgleich zum politischen Niedergang suchten. Das von Vivaldi stark gekürzte und umgestellte Drama des Hofdichters entwickelt geschickt eine bescheidene Handlung, die politische Konflikte, das Aufeinanderprallen verschiedener Werte und Liebeshändel vermischt. Von diesem Inhalt ausgehend, sollte Vivaldi ein Meisterwerk psychologischer Malerei ausarbeiten. Von dieser Oper sind nur der zweite und dritte Akt auf uns gekommen. Die elf Arien und der Chor, aus denen sie bestehen, zeigen eine sehr fein ausgearbeitete Partitur von hoher Reife, in der Vivaldi auf überraschende Weise seine musikalische Ausdrucksform mit der der neapolitanischen Komponisten vermengt. Auf formaler Ebene zeigt er sich dem noch vorherrschenden dramatischen Aufbau treu und verzichtet auf die La fida ninfa (Verona, 1732) und Bajazet (Verona, 1735) kennzeichnenden Neuerungen. In der Partitur wechseln somit Arien und nur vom Generalbaß begleitete SeccoRezitative miteinander ab, während das Accompagnato auf eine einzige Stelle am Schluß des dritten Akts beschränkt ist. Ebenso gibt es mit Ausnahme des Chors am Ende und einer Aria a due keine Stelle, in der die sechs Personen der Handlung, die von einem Tenor (Cato), zwei Altistinnen (Fulvius und Arbaces) und drei Sopranen (Cäsar, Marzia und Emilia) dargestellt werden, gemeinsam singen. Vivaldi scheint für seinen Catone einer originellen Form die Raffinesse der Orchestrierung vorgezogen zu haben. Außerdem war es ihm mit dem Orchester des Veroneser Teatro Filarmonico viel besser als mit den ihm in Venedig zur Verfügung stehenden Klangkörpern möglich, sich der Alchimie von Orchesterfarben hinzugeben, zu deren Spezialist er n Verona im Frühjahr 1737 uraufgeführt, markiert Catone in Utica den Höhepunkt der langen, stürmischen Opernlaufbahn Antonio Vivaldis. Catone war seine vierte Oper für Verona und dürfte großen Erfolg gehabt haben. Darüber informiert uns Vivaldi selbst in einem Schreiben vom 3. Mai 1737 an den Marchese Guido Bentivoglio: “Hier wird meine Oper, Gott sei Lob, in den Himmel gehoben”. Dieser neuerliche Erfolg des venezianischen Komponisten auf den Bühnen des Festlands kommt in jenem Moment, in welchem ihm seine launenhafte, wankelmütige Heimatstadt nach und nach ihre Theater verweigert, um sich fast vorbehaltslos für die neapolitanischen Komponisten zu öffnen. In den Jahren vor seinem Aufbruch nach Wien, wo er 1741 sterben sollte, beginnt der “Rote Priester” also bereits, sich von Venedig zu entfernen und ist kreuz und quer durch Nord- und Mittelitalien unterwegs, wo er seine Opern in Pavia, Mantua, Ferrara, Reggio Emilia, Florenz und Ancona zur Aufführung bringt. Ein erstaunliches Nomadenleben für einen fast Sechzigjährigen, der behauptet, er lebe “fast immer zuhause” und könne wegen einer seltsamen “Enge in der Brust”, die ihn am Gehen hindere, “nur mit der Gondel oder einem Wagen” das Haus verlassen. Für diese letzte Veroneser Spielzeit sollte Vivaldi die Vertonung eines Librettos wählen, das sehr weit von seiner poetischen, dramaturgischen und philosophischen Weltanschauung entfernt war. Indem er sich zum dritten Mal innerhalb von zehn Jahren eines Dramas von Metastasio, des berühmtesten italienischen Librettisten, bediente, beschränkte sich der geschickte Komponist und Impresario in Personalunion auf eine strategische Wette, die ihm vorzüglich gelingen sollte. Das Libretto zu Catone in Utica wurde von Metastasio 1728 für Rom geschrieben und war bereits von Vinci, Leo und Hasse I 28 vertont worden. Es gehört zur Richtung der pseudohi- Liebeshändel vermischt. Von diesem Inhalt ausgehend, sollte Vivaldi ein Meisterwerk psychologischer Malerei Von dieser Oper sind nur der zweite und dritte Akt auf Partitur von hoher Reife, in der Vivaldi auf überraschende Weise seine musikalische Ausdrucksform mit der der neapolitanischen Komponisten vermengt. Auf formaler Ebene zeigt er sich dem noch vorherrschenden dramati(Verona, 1735) kennzeichnenden Neuerungen. In der Partitur wechseln somit Arien und nur vom Generalbaß begleitete Secco- sechs Personen der Handlung, die von einem Tenor (Cato), zwei Altistinnen (Fulvius und Arbaces) und drei Sopranen (Cäsar, Marzia und Emilia) dargestellt werden, Orchester des Veroneser Teatro Filarmonico viel besser Orchesterfarben hinzugeben, zu deren Spezialist er geworden war. Hinsichtlich der Spielzeit 1737 enthält Veronas Staatsarchiv eine Reihe von Dokumenten, die uns über die effektive Konsistenz des diesbezüglichen Orchesters informieren. Es umfaßte nicht weniger als zweiundzwanzig Titularinstrumentalisten, zu denen gemäß der damaligen Praxis sehr wahrscheinlich eine bestimmte Zahl von forestieri kam, je nach den Bedürfnissen der Spielzeit zusätzlich enagierte Musiker. Die Liste der Titularmusiker erlaubt außerdem die Annahme, daß das Orchester bei den Arien durch ein oder zwei Oboen verstärkt wurde, die mit den Violinen colla parte spielten, eine weitere damals ausgesprochen übliche Praxis. Diese Belege führen zusammen mit der Partitur, die zusätzlich zum traditionellen Barockorchester (Erste und Zweite Violinen und Bratschen, Generalbaß) Trompeten und zwei Hörner verlangt, zu der Annahme, daß die instrumentale Pracht der Oper an ihrem Erfolg beteiligt war. Die in Verona für Catone engagierten Sänger hatten nichts mit den Künstlern zu tun, die üblicherweise die Metastasio-Opern sangen. Vivaldi, dieser Talentscout, der noch vor Händel die Cuzzoni, die Strada, Fabbri und Carestini verpflichtet hatte, verstand es, auch wenn er wenig Geld zur Verfügung hatte, außerordentliche Besetzungen zusammenzustellen, wobei er aufstrebende Stars und erprobte Sänger mischte. Die Titelrolle wurde in Verona Cesare Grandi, einem dortigen Tenor, anvertraut. Dies war seine einzige Zusammenarbeit mit Vivaldi, was auch für den Kastratensopran Lorenzo Girardi gilt, der seine Stimme damals Cäsar lieh. Die Vergabe der Rolle des Arbaces an den jungen Kastratensopran Giacomo Zaghini, der vom Markgrafen von Brandenburg protegiert wurde, markierte hingegen den Ausgangspunkt einer Reihe gemeinsamer Aktivitäten, die im Laufe der beiden letzten venezianischen Spielzeiten Vivaldis mit L’Oracolo in Messenia, Rosmira fedele, Armida al campo d’Egitto (1738) und Feraspe (1739) fortgesetzt wurde. Neben diesem Nachwuchs hatte Vivaldi drei seiner treuesten Sängerinnen vereint. In der Rolle des Fulvius war die auf Hosenrollen spezialisierte venezianische Altistin Elisabetta Moro zu hören, die seit über zwölf Jahren bei Vivaldi sang. Als Emilia trat Giovanna Gasparini auf, eine außerordentliche Virtuosin, die ebenso lange mit dem Komponisten gearbeitet und ihn schon für La fida ninfa nach Verona begleitet hatte. Catone in Utica sollte ihre letzte Zusammenarbeit sein, doch bot ihr Vivaldi mit der wunderbaren Rolle der Witwe des Pompejus hier ein prächtiges Abschiedsgeschenk. Für die pathosreiche Rolle der Marzia wurde die Treueste der Treuen gewählt, Anna Girò, die schon lange Vivaldis Schülerin, Sekretärin, Vertraute und Muse war. Über die Rekonstruktion von Catone in Utica Die im Foà-Fonds der Turiner Nationalbibliothek aufbewahrte Partitur der Oper umfaßt nur die beiden letzten Akte des Werks. Der auf dieser Aufnahme zu hörende erste Akt ist das Ergebnis einer von Jean-Claude Malgoire und dem Verfasser dieser Zeilen durchgeführten Rekonstruktion, die sich sowohl auf den Text des in Bologna aufbewahrten Librettos, als auch auf verschiedene andere Partituren Vivaldis bezieht. Heute können nur wenige Opern dieses Komponisten aufgeführt werden, ohne der Rekonstruktion mehr oder weniger großen Raum einzuräumen, denn von den einunddreißig Opern, bei denen musikalische Unterlagen auf uns gekommen sind, sind bloß elf vollständig erhalten. Die anderen weisen mehr oder weniger bedeutende Lücken auf, die - sollen sie aufgeführt werden - eine Rekonstruktion nötig machen. Ein solcher Vorgang ist völlig legitim, da er wichtige Teile der Opernproduktion des Komponisten in ihre natürliche Bühnenumgebung zurückzubringen vermag. Werke, die ohne diese Rekonstruktionsarbeit zum Vergessen oder 29 Die Auswahl der Eratzarien Die nachstehenden Bemerkungen ermöglichen es dem Hörer, Arie für Arie den Gründen zu folgen, die zur jeweiligen Entscheidung bei den Ersatzarien geführt haben. zu einer rein dokumentierenden Ausgrabung verurteilt wären. Diese Legitimität ist umso stärker, als es sich um Catone in Utica handelt, die auf Grund der beiden erhaltenen Akte eine der vollkommensten Partituren Vivaldis zu sein scheint und eine der letzten Bekundungen der Operntätigkeit des “Roten Priesters” ist. Diese Form der Annäherung verlangt aber nach einer strengen, dokumentierten, auf der minuziösen Analyse der zu rekonstruierenden Oper und der Praxis ihres Autors basierende Methode, damit das musikalische, dramatische und stilistische Gleichgewicht der Partitur respektiert wird. Der Ersatz der verlorengegangenen Arien des Catone in Utica erfolgte somit durch den Vergleich des Librettos und der beiden vorhandenen Akte mit den zum selben schöpferischen Zeitraum Vivaldis gehörenden Libretti und Opernpartituren. Dieser Vergleich brachte die Auffindung zweier der sieben fehlenden Arien, die sich in anderen Partituren des Komponisten befanden. Für die fünf weiteren wurde ein Ersatz bei den Arien des reifen Vivaldi gesucht, die außerhalb der vollständigen Partituren aufbewahrt sind; gewählt wurden sie in Funktion ihrer dramatischen, metrischen und tonmäßigen Verwandtschaft mit den vorhandenen Kompositionen Vivaldis. Die Partitur des Catone in Utica enthält keine einleitende Sinfonia. Im übrigen wissen wir nicht, ob Vivaldi ein Stück dieser Art ausdrücklich in Erwartung der Veroneser Aufführungen geschrieben hat (in welchem Fall die Sinfonia zusammen mit dem ersten Akt verschwunden wäre) oder ob er, wie es verbreitete Praxis war, ein zuvor geschriebenes Stück wiederverwendete. Bei unserer Aufnahme wurde die Sinfonia in F-Dur RV 135 verwendet, eine brillante, für Streicher und zwei Hörner geschriebene Sinfonia d’opera Vivaldis, die in einem von dem sächsischen Geiger Georg Pisendel abgeschriebenen Manuskript in getrennten Teilen in Dresden aufbewahrt wird. Con sì bel nome in fronte (Cato, I.1) Der Text von Con sì bel nome in fronte, der ersten Arie der Oper, zeigt die wiedergefundene Entschlossenheit Catos. Metastasio gibt hier dem alten Vater des Senats Gelegenheit zu einem wahren Auftritt, indem er seinen nationalistischen, selbstgefälligen Neigungen freien Lauf läßt. Vivaldi, der es liebte, seine Opern mit brillanten Arien für tiefe Stimmen zu beginnen, schrieb für seinen Cato ganz klar eine große Bravourarie. Genauso wie Leonardo Vinci, dessen Con sì bel nome in fronte als kriegerische, virtuose, von den Solotrompeten verstärkte Arie daherkommt (das Manuskript wird in London aufbewahrt). Der dramatische Zweck der Arie ist es ja, die unmäßig stolze Persönlickeit von Cäsars Rivalen aufzuzeigen, dessen Selbstvertrauen und Entschiedenheit die darauffolgenden Ereignisse ankündigen. Im Rahmen der vorliegenden Rekonstruktion fiel die Wahl für die Ersatzarie auf Non trema senza stella, welche Arie von Vivaldi 1738 anläßlich des Plans einer Wiederaufnahme seines Farnace in Ferrara geschrieben wurde. Diese den ersten Akt der erwähnten Oper abschließende aria di tempesta wird von Pompejus gesungen, der auf dem Höhepunkt des Konflikts, der Berenice ihrem Schwiegersohn Farnace engegenstellt, über das Schicksal meditiert und hofft, daß die Qualen der Gegenwart ihren Platz bald dem wiedergefundenen Frieden überlassen werden. Die Arie ist ein majestätisches Stück in D-Dur im Zeitmaß Allegro molto und verlangt die Gesamtheit der durch zwei Oboen verstärkten Streicher. Sie beginnt mit einem überraschenden Instrumentalrefrain, der Passagen für das komplette Orchester mit den Oboen oder den Violinen anvertrau30 Hörer, Arie für Arie den Gründen zu folgen, die zur jewei- der Oper, zeigt die wiedergefundene Entschlossenheit nationalistischen, selbstgefälligen Neigungen freien Lauf Arie daherkommt (das Manuskript wird in London aufbeunmäßig stolze Persönlickeit von Cäsars Rivalen aufzudarauffolgenden Ereignisse ankündigen. Im Rahmen der aria di Schicksal meditiert und hofft, daß die Qualen der Frieden überlassen werden. Die Arie ist ein majestätiund ver- Orchester mit den Oboen oder den Violinen anvertrau- E’ follia se nascondete (Marzia, I.2) Der Text dieser von Anna Girò interpretierten Arie erscheint neuerlich im Libretto und in der Partitur von Vivaldis Rosmira fedele, die 1738 in Venedig uraufgeführt wurde. Sie gehört Rosmira, also der Girò. Aller Wahrscheinlichkeit nach wurde Rosmiras Arie somit der Partitur des Catone entnommen und daher natürlich in die vorliegende Rekonstruktion aufgenommen. Die Arie steht in G-Dur, aber mit der Angabe un tono più basso und weist die wesentlichen Kennzeichen von Vivaldis Kompositionen für seinen Schützling auf: feuriger Rhythmus, kurze, von Pausen unterbrochene musikalische Phrasen, von den ersten Geigen verdoppelter Vokalpart, eingeschränkte Vokalisen, beschränkter Umfang. So scheint E’ follia se nascondete maßgeschneidert worden zu sein, um der Annina des Roten Priesters eine Möglichkeit für die schmachtende Theatralik, die sie zu ihrer Spezialität gemacht hatte, zu bieten. Die Seufzer im ersten Teil der Arie werden im zweiten Teil durch einen plötzlichen Tempo- und Metrumwechsel geschickt dramatisiert und zeichnen auf subtile Weise effektiv die zu fürchtende Verführerin, die sich hinter Marzias Gesichtszügen verbirgt. ten Soloabschnitten abwechselt, um das Tosen der entfesselten Elemente zu beschreiben. Der Einsatz der nur vom Generalbaß begleiteten Stimme bietet eine kurze Pause, bevor neuerlich der Sturm zu hören ist. Violinenund Bratschentriller unisono mit dem Sänger in Achtelnoten (forte), um anzuzeigen, daß das Meer anschwillt; Soloeinwurf der Oboen zur Evozierung des Pfeifens der Sturmflut; Verschmelzung der Streicher und der Bläser und unisono von Orchester und Stimme, um das Zerschellen der Wellen zu zeichnen, gehaltene Notenpassagen für Geigen und Bratschen, die die Ankunft neuer langer Wellen darstellen. Gleichzeitig versucht sich der Vokalpart den Angriffen entgegenzustellen, indem er entschlossene Triller und kraftvolle Vokalisen vervielfacht. Im zweiten Teil scheint die Entschlossenheit des Sängers mit den Elementen fertig zu werden. Diese werden im Hintergrund von den piano spielenden Instrumenten evoziert, bevor uns die Rückkehr des ersten Teils mit dem Dacapo neuerlich in die Wirbel des entfesselten Meeres verstrickt. Die Verwendung dieser Arie zur Rekonstruktion von Con sì bel nome in fronte ist zweifach überzeugend. Die Wahl entspricht vor allem Vivaldis Praxis, da der Komponist so Gelegenheit hat, eine Oper mit einer aria di tempesta für Tenor zu eröffnen und nie zögerte, einer auf einen naturalistischen Text erdachten Musik einen neuen Text zu unterlegen, der jeglichen Bezug auf die beschreibende Dimension des Vorbilds ausschloß. In zweiter Linie erweist sich die Wahl auf dramatischer Ebene als besonders wirksam, weil die von Pompejus in Non trema senza stella zum Ausdruck gebrachten Gefühle (Größe/Entschlossenheit//Mut/Vertrauen) mit den von Cato ausgedrückten übereinstimmen. Die erste Szene der Oper schließt so mit einer Arie mit brillantem orchestralem Gewebe, deren heftiger, theatralischer Charakter die selbstgefällige Persönlichkeit des Vaters des Senats deutlich nachzeichnet. Vaga sei ne’ sdegni tuoi (Cäsar, I.5) Cäsars erste Arie zeigt einen originellen poetischen Aufbau, da die vom Beherrscher Roms zum Ausdruck gebrachten, komplexen Gefühle unüblicherweise während der Arie zugleich bestehen, anstatt in den beiden Abschnitten getrennt behandelt zu werden. Dieses Merkmal rechtfertigte die ersatzweise Verwendung einer Arie unkonventionellen Profils, die aus Vivaldis Semiramide stammt. Die Oper wurde 1732 in Mantua gespielt; ihre Partitur kennen wir nur über die sechs in der Dresdner Staatsbibliothek aufbewahrten Arien. Die von uns gewählte Arie, Vincerò l’aspro mio fato, die den zweiten Akt der Semiramide beschließt und sehr wahr31 L’ira mia bella sdegnata (Fulvius, I.6) Die so theatralische wie vorgebliche Treueerklärung des Fulvius an Emilia wurde von Vivaldi ohne jeden Zweifel mittels einer im Vorjahr für seine Florentiner Ginevra geschriebenen Arie transportiert, Neghittosi, or voi, che fate?, die gleichfalls verlorengegangen ist. Doch der dramatische Kontext, in welchem sich diese Arie befand, die den Zorn der von Polinesso betrogenen Dalina ausbrechen sieht, beweist, daß L’ira mia bella sdegnata von Vivaldi als echte aria di furore gedacht war, in der die Musik das von Fulvius vorgetäuschte Gefühl beschrieb, ohne den Versuch, sein doppeltes Spiel zu unterstreichen. Die vorgebliche Einbeziehung des Botschafters an der Seite Emilias in deren Suche nach Rache zeigt nämlich seinen Verführungsversuch auf, nicht aber seine Schlauheit. Eher frivol denn zynisch, bringt Fulvius in seiner Arie eine Art Gelegenheitszorn zum Ausdruck, dessen Begründung durch Liebe seine Heuchelei mildert. Die in unserer Rekonstruktion verwendete Arie, Anch’il mar par che sommerga ist für die Situation ideal geeignet. Diese von Vivaldi für Semiramide geschriebene und 1735 in Verona in Bajazet wiederaufgenommene, wunderbare aria di tempesta in A-Dur und lebhaftem Zeitmaß entfernt sich von den brillanten, oberflächlichen Arien, welche die Distanz zwischen Fulvius’ Gedanken und seiner Einbeziehung hätten unterstreichen können, und ermöglicht eine realistische Umsetzung des Zorns, dem er sich hingibt, um seine Schöne besser zu verführen. Die ungestümen Wellen, die im ersten Teil von Anch’ il mar par che sommerga über das gefährdete Schiff schwappen, sind ja so entfesselt wie der Zorn des Botschafters, und die zur Beschreibung des Meeres und des Tumults der Wellen gedachten Vokalisen finden bei den von Fulvius betonten Worten ira und fulminata ihren richtigen Platz. Im zweiten Teil bietet die durch den Ausschluß des Cembalos und einen Metrum- und Tempowechsel beschriebene vorübergehende scheinlich 1735 in Verona in Adelaide wieder zu hören war, bestätigt ihre Originalität durch die Verwendung der dunklen Tonart f-Moll (die von Vivaldi in seinen reifen Werken nur dreimal eingesetzt wurde), eines gemäßigten Zeitmaßes (A tempo giusto e andante) und einer außerordentlichen Orchestrierung. Das Streichorchester wird nämlich von einem Generalbaß unterstützt, der neben den traditionellen Streich- und Tasteninstrumenten zwei Jagdhörner umfaßt, die allein oder unisono mit den anderen Instrumenten spielen. Dieser in Vivaldis Bühnenwerk einzigartige, vielgestaltige Generalbaß skandiert den musikalischen Ablauf mit einer Abfolge von Kombinationen (Solobaß, Solohörner, Baß und Hörner), die ein Variieren der Farben und die Dramatisierung des Sängerparts und des Orchesters ermöglichen. Diese Wahl erweist sich auf musikalischer Ebene als treffend und auf dramatischer als überzeugend. Obwohl sich der Kontext, in welchem sich Semiramis’ Arie befindet, deutlich von jenem der Vaga sei ne’ sdegni tuoi unterscheidet (in Vincerò l’aspro mio fato bereitet sich Nino, der gestürzte und von Semiramis eingekerkerte König Assyriens, auf den Tod vor, indem er erklärt, daß nur ein mutiger Tod sein grausames Schicksal besiegen wird, weil der, dem der aufgebrachte Himmel feindlich gesinnt ist, nicht unglücklich ist, wenn er stark bleibt), haben die beiden Figuren effektiv kraft des gleichen Adels der Gefühle, die sie den Widerwärtigkeiten des Schicksals gegenüber zum Ausdruck bringen, eine gemeinsame Psychologie. Durch die Fokalisierung des musikalischen Flusses von Mal zu Mal auf die Härte und die Großherzigkeit von Cäsars Absichten, die von der Tonart und der Tempowahl unterstrichen und durch den Einsatz der Hörner verstärkt werden, vermag diese Arie außerdem einen der grundlegenden Aspekte des sich zusammenbrauenden Dramas hervorzuheben. 32 Fulvius an Emilia wurde von Vivaldi ohne jeden Zweifel , die gleichfalls verlorengegangen ist. Doch der dramatische Kontext, in welchem sich diese Arie befand, die den Zorn der von Polinesso betrogenen Dalina ausMusik das von Fulvius vorgetäuschte Gefühl beschrieb, ohne den Versuch, sein doppeltes Spiel zu unterstreider Seite Emilias in deren Suche nach Rache zeigt nämseiner Arie eine Art Gelegenheitszorn zum Ausdruck, dessen Begründung durch Liebe seine Heuchelei mildert. Die in unserer Rekonstruktion verwendete Arie, ist für die Situation ideal geschriebewiederaufgenommene, und seiner Einbeziehung hätten unterstreichen können, und ermöglicht eine realistische Umsetzung des Zorns, dem er sich hingibt, um seine Schöne besser zu ver- des Tumults der Wellen gedachten Vokalisen finden bei Meeresstille Fulvius Gelegenheit zur Bekräftigung seines Schwurs, wobei er gleichzeitig ein wenig zu Atem kommt, bevor er mit dem Dacapo seinem Zorn neuerlich freien Lauf läßt. ein an Vitige, den königlichen Prinzen Dänemarks, den sie in Ewigkeit zu lieben schwört, gerichteter Liebesgesang und ein Rachegesang, wenn Ernelinda ihres ermordeten Bruders gedenkt. Das mystische Universum des ersten Teils wurde von Vivaldi mit außerordentlichem Reichtum an Details und Motiven kunstvoll ausgearbeitet: schmerzliche Tonart (e-Moll); leidenschaftliches Zeitmaß (Andante molto); ungewöhnliche, achtstimmige Orchestrierung (Erste und Zweite Violinen und Bratschen, die gedämpft spielen, zwei Längsflöten, Baß und Solocello). Der Stimmungswechsel zu Beginn des zweiten Teils wird durch einen plötzlichen Übergang in die dunkle Tonart cis-Moll zugesichert, der durch eine Art instrumentales Chaos verstärkt wird, in welcher die achtstimmigen Abschnitte mit zornvollen Unisoni aller Instrumente mit dem Baß abwechseln, wenn Ernelinda den kalten Schatten des toten Bruders heraufbeschwört. Die Verwandtschaft der Texte und Kontexte wird hier deutlich, und die Aufnahme von Sin nel placido soggiorno in unsere Rekonstruktion erlaubt es auch, Emilias starke Persönlichkeit, die aus ihrer extremen Schwäche die Kraft für ihre Entschlossenheit schöpft, sehr wirksam zu unterstreichen. O nel sen di qualche stella (Emilia, I.7) Diese Arie ist ein besonders hochstehendes Stück von Metastasios Libretto und zeigt einen auf einem heftigen thematischen Kontrast basierenden literarischen Aufbau, der es Emilia ermöglicht, die Gefühle von Treue, Liebe und Mitleid, die sie für Pompejus empfindet, zum Ausdruck zu bringen und gleichzeitig ihren Haß gegen Cäsar herauszuschreien. Die dramatische Aussage ist somit um eine plötzliche Änderung des Tons herum gegliedert, der einen ersten ekstatischen Teil, in welchem Emilia ihre Liebe mit erschütternder Würde zum Ausdruck bringt, einem zweiten Teil von höchstem Realismus gegenüberstellt, in dem sie mit dem Versprechen der Züchtigung des Tyrannen ihren Zorn und ihren Stolz hervorbrechen läßt. Dieser Aufbau gibt zu der Vermutung Anlaß, daß Vivaldis verlorene Komposition einen hinsichtlich Tonart, Zeitmaß und Tempo stark kontrastierenden musikalischen Text aufwies, da der plötzliche Stimmungswechsel Emilias durch einen Bruch zum Ausdruck kommt, der die heitere Stimmung des ersten Teils in eine erregte verwandelt. Diese Art von Arie ist aber in Vivaldis späten Opern äußerst selten, in welchen häufiger der umgekehrte Kontrast zu finden ist. Zum Glück befindet sich in der Dresdner Staatsbibliothek eine aus La fede tradita e vendicata, einer von Vivaldi im Karneval 1726 in Venedig gegebenen Oper, stammende einzelne Arie, Sin nel placido soggiorno. Deren Aufbau zeigt teilweise die verlangten Merkmale und ist in Prosodia und Thematik eine ideale Ersatzarie für O nel sen di qualche stella. Sin nel placido soggiorno wurde für Ernelinda, Tochter des Königs von Norwegen, geschrieben und ist gleichzeitig Apri le luci, e mira (Cäsar, I.9) Von Vivaldi für seine Ginevra geschrieben und zwei Jahre nach Catone in Siroe, re di Persia in Ferrara wiederaufgenommen, ist diese Arie, von der keinerlei Fassung auf uns gekommen ist, eine bewegende, glühende Erklärung, aus der Unruhe und Leid nicht verschwunden sind. Diese pathetische Dimension, die den Einsatz einer schmachtenden oder kraftlosen aria d’amore ausschloß, wird durch den ursprünglichen daramatischen Kontext der verschiedenen Fassungen bestätigt. In Ginevra wird Apri le luci, e mira von Dalinda, der Gesellschafterin Ginevras, gesungen, die den schändlichen Polinesso, Herzog von Albanien, anfleht, 33 ihr sein Herz zuzuwenden, anstatt zu versuchen, Ginevra, die ihn verachtet und meidet, zu verführen. In Siroe wird Pensa, risolvi e mira vom Prinzen Siroe gesungen, dessen Vater ihn ungerechtfertigterweise anklagt, ein Komplott gegen ihn geschmiedet zu haben. In seiner Sohnesliebe verletzt, verteidigt er sich und versichert dem König die Kraft seiner Gefühle. Unter diesen Umständen fiel die Wahl der Ersatzarie auf Dal trono in cui t’aggiri, eine aus Semiramide stammende Arie mit gleichem Thema, die von Vivaldi sehr wahrscheinlich auch für den Schluß des ersten Aktes von Montezuma (Venedig, 1733) verwendet worden war, bevor er sie neuerlich in seinen Veroneser Bajazet aufnahm. In der Fassung für Semiramide gehört die Arie Oronte, König von Arabien. Wie Apri le luci, e mira befindet sie sich in einem dramatischen Kontext, in welchem die Liebe durch die politischen Ereignisse behindert wird, denn Nino, König von Assyrien, hat den Plan der Heirat seiner Schwester Aspasia mit Oronte fallen gelassen, aber Semiramis, die von Nino einen Tag lang auf den Thron gesetzt wurde, bestätigt die Hochzeitsfeierlichkeiten. Oronte bringt daher der Königin seine Ehrerbietung dar und die Intensität seiner Liebe zu Prinzessin Aspasia zum Ausdruck. Wie in Apri le luci, e mira sind Orontes Gefühle sowohl solche der Hoffnung wie der Furcht, weil Aspasias Geliebter weiß, daß die Kürze von Semiramis’ Regierungszeit seine Hochzeit nicht endgültig vor Ninos Veto schützen kann. Also drückt seine Arie im Kleide untertäniger, achtungsvoller Ehrerbietung vor allem seine besorgte Liebe zur Schwester des Königs aus. Oronte sucht somit zu Füßen der Semiramis die gleiche Tröstung, die Cäsar von Marzia erfleht. Die von Vivaldi für den König von Arabien erdachte Musik beschreibt ideell die von Roms Beherrscher verspürten Gefühle. Seine durch das Zeitmaß Larghetto vermittelte Erregung wird im Laufe der Arie durch zahlreiche Angaben von piano und forte, durch die Verwendung punktierter Noten und die Stakkatopassagen der Geigen in Sechzehntel- und Zweiunddreißigstelnoten unterstrichen, während seine Hoffnung durch die expressive Tonart B-Dur durchschimmert. Die zarten Vokalisen, in welche Cäsar virtuos die Beschwörung seiner Seufzer hüllt, müssen Marzia faszinieren, die von Cäsar allein gelassen wird, als er die Bühne verläßt. Che legge spietata (Arbaces, I.12 - I.3 in unserer Rekonstruktion) Für diese von Metastasio in die dritte Szene seines Librettos gestellte Arie, die von Vivaldi aber zu einer Aktschlußarie gemacht wurde, verwendete der Komponist offenbar die herzzerreißende Arie aus Griselda (1735), in der Roberto, Prinz von Athen, seine Bestürzung zum Ausdruck bringt, nachdem ihn die Prinzessin Costanza gleichfalls dazu verurteilt hat, schweigend zu leiden (Che legge tiranna, II.8). Diese Arie wurde daher natürlich in unsere Rekonstruktion übernommen. Dieses kraftvolle Stück in e-Moll beschreibt auf überraschende Weise die den Prinzen erdrückende Qual. Sie beginnt ohne Orchestereinleitung mit einem heftigen Ausruf der von den Streichern unisono mit dem Generalbaß unterstützten Stimme und bestätigt mit diesem für Vivaldi typischen Vorgehen, daß Arbaces’ Leiden zu brennend ist, als daß es nicht gleich zum Ausdruck gebracht werden müßte. Der verletzte Verliebte ist aber von widersprüchlichen Gefühlen erfüllt, und das Ungestüm des Beginns überläßt seinen Platz sofort dem Ausdruck eines weniger heftigen Schmerzes, wenn er sich auf sein “treues Herz” und seine verletzte Seele beruft. Da verläßt das Orchester sein zorniges Unisono für ein durchscheinendes Gewebe der Streicher in vier Gruppen, bevor eine Kaskade von Sechzehntelnoten unisono zum anfänglichen Gefühl zurückführt. Dieses zeigt sich nun in einem Ablauf von durch verzweifelte Ausrufe auf die Wörter spietata und 34 Sechzehntel- und Zweiunddreißigstelnoten unterstriwelche Cäsar virtuos die Beschwörung seiner Seufzer Librettos gestellte Arie, die von Vivaldi aber zu einer Aktschlußarie gemacht wurde, verwendete der crudele (wobei man nicht weiß, ob sie an das Gesetz, das Schicksal oder direkt an Marzia gerichtet sind) punktierten Imitations- und Unisonopassagen verstärkt. Nach dem zweiten Abschnitt der Arie, in welchem Arbaces über den erhaltenen Befehl grübelt, führt ihn ein kurzer, aber wirksamer Unisono-Orchesterrefrain zu seinem anfänglichen Ausruf zurück. Der erste Akt schließt mit diesem bewundernswerten Gemälde menschlicher Zerbrechlichkeit den Qualen der Liebe gegenüber. Frédéric Delaméa (Übersetzung: Eva Pleus) Prinzessin Costanza gleichfalls dazu verurteilt hat, übernommen. Dieses kraftvolle Stück in e-Moll mit einem heftigen Ausruf der von den Streichern uniso- Verliebte ist aber von widersprüchlichen Gefühlen erfüllt, sofort dem Ausdruck eines weniger heftigen Schmerzes, Unisono für ein durchscheinendes Gewebe der Sechzehntelnoten unisono zum anfänglichen Gefühl 35 Antonio Vivaldi re Marzia non può che suscitargli ulteriore sdegno. Marzia è disperata e a nulla valgono i suoi tentativi di porre pace tra i due romani. Non solo, ma di fronte alle insistenti proposte di Arbace Marzia non riesce più a trattenersi e palesa al padre e a Emilia il proprio amore per Cesare. Catone è furente. TRAMA ATTO PRIMO Nella città africana di Utica si sono riunite le ultime resistenze repubblicane antagoniste di Caio Giulio Cesare il quale, dopo la vittoria su Pompeo, era ormai padrone assoluto della scena politica e militare romana. Ultima e tenace resistenza è costituita da Catone il Minore, senatore romano, e da Arbace, principe reale della Numidia, amico di Catone e amante della di lui figlia Marzia. L’amore di Arbace non è però ricambiato da Marzia, sua promessa sposa ma segretamente innamorata di Cesare. Questi si presenta a Catone foriero di pacifici propositi ma Emilia, vedova di Pompeo, non riesce a trattenere lo sdegno di fronte al condottiero romano responsabile della morte del suo consorte. Intanto Fulvio, legato romano del partito di Cesare e amante di Emilia, non riesce a destreggiarsi tra propositi amorosi e ragion politica. Marzia incontra Cesare e lo supplica, in cambio del suo amore, di cercar pace col padre. ATTO TERZO Cesare è ormai deciso ad abbandonare ogni proposito di riconciliazione con Catone e vuol muovergli guerra. Cesare si imbatte quindi prima in Marzia, che sta cercando scampo alle ire del padre, e poi in Emilia che con un inganno - riesce a preparargli un’imboscata. Il dittatore andrebbe incontro a fine certa se non fosse per il sopraggiungere di Catone che, sdegnato per la bassezza dei propositi della vedova di Pompeo, propone a Cesare di risolvere la questione a duello. La notizia dell’assalto romano alle mura di Utica però li ferma ed ognuno si dirige al proprio campo. Gli uticensi sono sconfitti e Catone, in atto di uccidersi, viene fermato da Marzia e Arbace. Cesare è vincitore ma la vita di Catone è salva. ATTO SECONDO Fulvio si presenta a Catone ambasciatore di una richiesta di incontro da parte di Cesare e con una lettera del Senato romano in cui viene intimato all’Uticense di schierarsi dalla parte della volontà popolare, ma entrambe le proposte vengono orgogliosamente rifiutate da Catone. Tuttavia, dopo le insistenze di amici e compagni, Catone accondiscende a incontrare il dittatore, con grande gioia di Marzia, che vede finalmente un possibile sviluppo positivo delle proprie pene d’amore, e con stupore di Emilia, che scorge negli affanni di Marzia un inequivocabile legame affettivo con Cesare. Cesare si incontra con Catone ma nemmeno con la lusinga di condividere la gloria imperiale riesce a scalfirne l’integrità repubblicana. E l’offerta di Cesare di sposa- Rappresentato per la prima volta a Roma al Teatro delle Dame con musica del Vinci nel carnevale del 1728, Catone in Utica precede di pochi anni la piena maturità letteraria che Pietro Metastasio raggiungerà tra il 1730 e il ’33 con lavori come Artaserse, L’Olimpiade, Demofoonte. Insieme alla Didone abbandonata (1724) e all’Attilio Regolo (1740), il Catone è l’unico melodramma per il quale il poeta cesareo approntò un finale tragico. Non solo, ma a differenza della Didone e dell’Attilio Regolo dove i protagonisti non muoiono sulla scena, per Catone è prevista la «morte in palese» tra la braccia della figlia. Una scena evidentemente un po’ troppo forte per il pubblico settecentesco e, tutto sommato, anche per l’equilibrata poetica illuministica di Pietro 37 Metastasio il quale, forse mosso da critiche che si erano levate contro il suo lavoro, riscriverà il finale con un più convenzionale racconto di Marzia della morte del padre. Metastasio non volle però rinunciare all’ispirazione originaria al punto che, nel 1733, inviando alle stampe la seconda versione, suggeriva all’editore di pubblicare entrambi i finali. Vivaldi va perciò oltre la revisione metastasiana e, insieme a un’opera di sfrondamento del libretto atta a rendere più snello lo svolgimento drammaturgico-musicale, opta decisamente per un lieto fine che, se certamente poco ha a che fare con la realtà della vicenda storica, colloca il Catone vivaldiano nell’alveo di un gusto più diffuso e consolidato. Fulvius, légat romain rallié à la cause de César et épris d’Emilie, est partagé entre son amour et la raison politique. Marzia rencontre César et le supplie, en échange de son amour, de faire la paix avec son père. ACTE II Fulvius se présente devant Caton ; il lui demande une entrevue pour César et lui remet une lettre dans laquelle le sénat romain exige de lui qu’il se soumette à la volonté populaire. Caton refuse avec orgueil les deux propositions. Mais à la suite des pressions exercées par ses amis et ses compagnons, il consent à rencontrer le dictateur, à la grande joie de Marzia qui voit enfin se dessiner une solution positive à ses peines d’amour, et à la stupeur d’Emilie qui devine les tendres sentiments que Marzia éprouve pour César. César rencontre Caton mais ne parvient pas à entamer son intégrité républicaine, même lorsqu’il lui propose de partager la gloire impériale. L’indignation de Caton est à son comble lorsque César lui parle d’épouser Marzia. Celle-ci est désespérée, et toutes ses tentatives de ramener la paix entre les deux Romains sont vaines. Devant les propositions insistantes d’Arbace, Marzia ne parvient plus à se retenir et manifeste à son père et à Emilie son amour pour César. Caton est furieux. (A cura di Stefano Olcese) INTRIGUE ACTE I Dans la ville africaine d’Utique se sont regroupées les ultimes résistances républicaines antagonistes de Jules César qui, après sa victoire sur Pompée, est désormais le maître absolu de la scène politique et militaire romaine. L’une des dernières poches de résistance est tenue par le sénateur romain Caton d’Utique et par Arbace, prince royal de Numidie, ami de Caton ; Arbace est épris de Marzia, la fille de Caton, mais celle-ci aime César, bien que son père l’ait promise à Arbace. César se présente devant Caton mû par des intentions pacifiques mais Emilie, veuve de Pompée, ne parvient pas à retenir son indignation devant le condottiere romain responsable de la mort de son époux. Pendant ce temps, ACTE III César est désormais décidé à abandonner toute intention de réconciliation avec Caton et veut lui déclarer la guerre. Il rencontre d’abord Marzia qui tente d’échapper à la colère de son père, puis Emilie qui, par un stratagème, parvient à lui préparer une embuscade. Le dictateur serait allé au devant d’une mort certaine si l’arrivée de Caton n’avait pas déjoué les plans d’Emilie : indigné par la bassesse des intentions de la veuve de Pompée, il propose à César de résoudre la question par un duel. La nouvelle de l’assaut romain aux murailles d’Utique les arrête et chacun rejoint son propre camp. Utique est 38 d’Emilie, est partagé entre son amour et la raison poli- propositions. Mais à la suite des pressions exercées par dessiner une solution positive à ses peines d’amour, et César rencontre Caton mais ne parvient pas à entamer son comble lorsque César lui parle d’épouser Marzia. ramener la paix entre les deux Romains sont vaines. César est désormais décidé à abandonner toute intenguerre. Il rencontre d’abord Marzia qui tente d’échapper à la colère de son père, puis Emilie qui, par un stratagème, parvient à lui préparer une embuscade. Le dictateur : indigné par la bassesse des intentions de la veuve de Pompée, il propose à César de résoudre la question par un duel. bientôt vaincue et Caton s’apprête à mettre fin à ses jours, mais Marzia et Arbace l’en empêchent. César est vainqueur, mais la vie de Caton est sauve. THE PLOT ACT ONE In the African town of Utica the last vestiges of Republican resistance to Caius Julius Caesar have gathered. After his victory over Pompey, Caesar has acquired total control of the political and military scene in Rome, and the last fierce resistance is represented by Cato the Younger, Roman senator, and by Arbaces, royal prince of Numidia who is in love with Cato’s daughter Martia. Though Cato promises his daughter to Arbaces, Martia does not love the prince for her heart secretly belongs to Caesar. Caesar now pays a visit to Cato and proposes peace, but Emilia, Pompey’s widow, cannot hold back her scorn at the sight of the Roman leader who is responsible for her husband’s death. Fulvius, the Roman legate and a follower of Caesar who is in love with Emilia, is torn between his feelings of love and political expediency. Martia meets Caesar and in exchange for her love begs him to seek peace with her father. Représenté pour la première fois au Teatro delle Dame de Rome, à l’occasion du carnaval de 1728, sur une musique de Vinci, Catone in Utica précède de quelques années seulement la pleine maturité littéraire que Pietro Metastasio atteint entre 1730 et 1733 avec des œuvres comme Artaserse, L’Olimpiade, Demofoonte. Avec Didone abbandonata (1724) et Attilio Regolo (1740), Catone a Utica est le seul mélodrame pour lequel le poète avait écrit une fin tragique. Non seulement, mais contrairement à Didone et Attilio Regolo, où les protagonistes ne meurent pas sur scène, Métastase avait prévu pour Caton une mort “manifeste” dans les bras de sa fille Marzia. Une scène apparemment trop forte non seulement pour le public du dix-huitième siècle mais aussi pour la poétique illuministe équilibrée de Métastase qui, sans doute mû pas les critiques émises contre son livret, réécrivit une fin plus conventionnelle dans laquelle Marzia fait le récit de la mort de son père. Cependant, Métastase ne voulut point renoncer à son inspiration première au point que, lorsqu’il donna à imprimer la seconde version en 1733, il suggéra à l’éditeur de publier les deux fins. Vivaldi va donc au-delà de la révision opérée par Métastase : tout en élaguant le livret pour en alléger le déroulement dramatique et musical, il opte sans hésitation pour une fin heureuse qui, si elle a peu ou prou de liens avec la réalité historique, a le mérite d’adapter ce Catone vivaldien au goût de l’époque. ACT TWO Fulvius meets Cato bearing a request for a meeting with Caesar and a letter from the Senate in Rome urging Cato to accept the people’s wishes; Cato proudly rejects both requests. At the insistence of friends and companions, however, Cato agrees to meet the dictator. This decision is greeted with great joy by Martia, who can at last see hope of a happy solution to the problems of her heart, and with astonishment by Emilia, who sees clear signs of a sentimental attachment for Caeser in Martia’s upset. Caesar meets Cato but not even the flattering promise of sharing the glory of empire with him can breach his republican integrity. Caesar’s offer of marrying Martia does nothing other than stir Cato to greater Stefano Olcese les arrête et chacun rejoint son propre camp. Utique est 39 scorn. Martia is in despair and seeks in vain to establish peace between the two Romans. Indeed, in the face of Arbaces’ insistent proposals Martia cannot hold her secret back and tells her father and Emilia of her love for Caesar. Cato is furious. tion and when he sent the second version to the publisher in 1733 he suggested that both finales be published. Vivaldi, however, went beyond Metastasio’s revision and, along with a series of cuts aimed at making the dramatic-musical development more agile, opted decisively for a happy ending; this certainly had little to do with the reality of historical events but did bring Vivaldi’s Catone into line with the taste that dominated his day. ACT THREE Caesar now decides to abandon any attempt at reconciliation with Cato and to wage war against him. Caesar meets first Martia, who is trying to escape from her father’s wrath, and then Emilia who – by trickery – manages to draw him into a trap. The dictator would lose his life were it not for the arrival of Cato, who is disgusted with the base deceitfulness of Pompey’s widow and suggests to Caesar that they solve the issue with a duel. News of a Roman assault on the walls of Utica, however, stops them and each moves off towards his own camp. The men of Utica are defeated and Cato is stopped from taking his own life by Martia and Arbaces. Caesar is victorious but Cato’s life is saved. Stefano Olcese DIE HANDLUNG ERSTER AKT In der afrikanischen Stadt Utica haben sich die letzten Vertreter des republikanischen Widerstands gegen Caius Julius Cäsar versammelt, der nach seinem Sieg über Pompejus zum absoluten Beherrscher der politischen und militärischen Szene Roms geworden ist. Diesen letzten zähen Widerstand leisten der römische Senator Cato, der Jüngere, und der königliche Prinz Numidiens Arbaces. Dieser ist Catos Freund und liebt dessen Tochter Marzia. Seine Liebe wird aber von der ihm versprochenen Marzia, die heimlich in Cäsar verliebt ist, nicht erwidert. Cäsar kommt mit Friedensplänen zu Cato, aber Emilia, die Witwe des Pompejus, vermag ihre Empörung gegenüber dem für den Tod ihres Gemahls verantwortlichen römischen Feldherrn nicht zu zügeln. Unterdessen wird der zu Cäsars Partei gehörende römische Legat Fulvius, der Emilia liebt, zwischen seinen Gefühlen für sie und der Staatsräson hin- und hergerissen. Marzia trifft mit Cäsar zusammen und fleht ihn an, im Namen ihrer Liebe zu ihm mit ihrem Vater Frieden zu schließen. First performed in Rome at the Teatro delle Dame, with music by Vinci, in the 1728 carnival season, Catone in Utica stands just a few years before the complete artistic maturity that Metastasio was to attain between 1730 and 1733 with works like Artaserse, L’Olimpiade, Demofoonte. With Didone abbandonata (1724) and Attilio Regolo (1740), Catone is the only melodrama for which the great poet wrote a tragic finale. Moreover, unlike Didone and Attilio Regolo, where the characters do not die on stage, for Cato he had envisaged an ‘onstage death’ in his daughter’s arms. Clearly a scene that would have been too crude for an eighteenth-century audience and indeed for the enlightened poetics of Pietro Metastasio. Driven perhaps by criticism of his work, the poet rewrote the finale in a more conventional manner with Martia recounting her father’s death. Yet Metastasio did not wish to abandon his original inspira40 tion and when he sent the second version to the publisher in 1733 he suggested that both finales be puband, along with a series of cuts aimed at making the dra- Julius Cäsar versammelt, der nach seinem Sieg über und militärischen Szene Roms geworden ist. Diesen letzten zähen Widerstand leisten der römische Senator Cato, Tochter Marzia. Seine Liebe wird aber von der ihm versprochenen Marzia, die heimlich in Cäsar verliebt ist, nicht erwidert. Cäsar kommt mit Friedensplänen zu Cato, verantwortlichen römischen Feldherrn nicht zu zügeln. Legat Fulvius, der Emilia liebt, zwischen seinen Gefühlen für sie und der Staatsräson hin- und hergerissen. Marzia trifft ZWEITER AKT Fulvius tritt vor Cato und trägt ihm das Verlangen Cäsars nach einem Treffen vor. Weiters überbringt er ein Schreiben des römischen Senats, mit welchem Cato befohlen wird, sich dem Willen des Volkes zu beugen, doch er lehnt beides stolz ab Nachdem Freunde und Gefährten darauf bestehen, willigt Cato schließlich zur großen Freude Marzias, die endlich eine positive Entwicklung ihrer Liebesnöte erhofft, ein, mit dem Diktator zusammenzutreffen. Dies erstaunt Emilia, die in Marzias Kummer ein unmißverständliches Liebesverhältnis zu Cäsar gewahrt. Cäsar trifft mit Cato zusammen, aber es gelingt ihm auch mit der Verheißung auf eine Teilnahme am kaiserlichen Ruhm nicht, dessen republikanische Rechtschaffenheit zu untergraben. Und Cäsars Heiratsantrag an Marzia vermag Cato nur noch mehr zu empören. Marzia ist verzweifelt, und ihre Versuche, zwischen den beiden Römern Frieden zu stiften, gehen ins Leere. Nicht nur das, denn Marzia gelingt es gegenüber den hartnäckigen Liebeserklärungen Arbaces’ nicht mehr, sich zurückzuhalten; sie offenbart dem Vater und Emilia ihre Liebe zu Cäsar. Cato rast vor Zorn. Arbaces Einhalt geboten wird. Cäsar ist siegreich, aber das Leben Catos ist gerettet. Erstmals im Teatro delle Dame in Rom im Karneval 1728 mit Musik von Leonardo Vinci aufgeführt, liegt Catone in Utica wenige Jahre vor der vollen literarischen Reife, die Pietro Metastasio mit Werken wie Artaserse, L’Olimpiade, Demofoonte zwischen 1730 und ‘33 erreichen sollte. Zusammen mit Didone abbandonata (1724) und Attilio Regolo (1740) ist Catone in Utica die einzige Oper, für welche der Hofdichter einen tragischen Schluß geschrieben hat. Nicht nur dies, denn im Unterschied zu den beiden vorgenannten Werken ist für Cato der Tod auf offener Bühne in den Armen seiner Tochter vorgesehen. Eine offenbar für das Publikum des 18. Jhdts. ein wenig starke Szene. Insgesamt eigentlich auch für die ausgewogene, aufgeklärte Poesie Metastasios, der - vielleicht auf an seinem Werk geübte Kritik hin - den Schluß mit einem konventionelleren Bericht Marzias über den Tod ihres Vaters umschrieb. Der Dichter wollte aber so sehr nicht auf seine ursprüngliche Inspiration verzichten, daß er dem Verleger, als er 1733 die zweite Fassung in Druck gab, empfahl, beide Fassungen des Finales zu veröffentlichen. Vivaldi geht daher über Metastasios Umarbeitung hinaus. Neben Kürzungen des Librettos, die die dramaturgisch-musikalische Entwicklung erleichtern sollen, wählt er entschieden ein Happyend. Dieses hat sicherlich wenig mit der geschichtlichen Wirklichkeit zu tun, weist aber seinem Catone in Utica einen Platz in der Strömung eines stärker verbreiteten und gefestigteren Geschmacks zu. DRITTER AKT Cäsar hat beschlossen, auf jeglichen Versöhnungsversuch mit Cato zu verzichten und möchte ihn mit seinen Soldaten bekämpfen. Er stößt zuerst auf Marzia, die dem Zorn des Vaters zu entgehen sucht, und dann auf Emilia, der es mit Hilfe einer List gelingt, ihn in einen Hinterhalt zu locken. Der Diktator würde einem sicheren Ende entgegen gehen, wenn nicht Cato erschiene, der - empört über die Niederträchtigkeit der Pläne von Pompejus’ Witwe Cäsar einen Zweikampf vorschlägt, um eine Lösung der Frage zu finden. Die Nachricht vom Angriff der Römer auf die Mauern von Utica läßt sie jedoch innehalten, und beide eilen zu ihrem jeweiligen Heer. Utica wird besiegt. Cato ist im Begriff, sich zu töten, als ihm von Marzia und (Von Stefano Olcese) 41 Antonio Vivaldi CATONE IN UTICA Libretto by Pietro Metastasio Pietro Metastasio LIBRETTO (CD1) (CD1) ATTO PRIMO ACTE PREMIER Ouverture 1 Allegro 2 Andante 3 Allegro Ouverture 1 Allegro 2 Andante 3 Allegro Scena I Sala d’armi Catone, Marzia, Arbace Scène I Salle d’armes Caton, Marzia, Arbace 4 Marzia – Perché sì mesto, o padre? Oppressa è Roma se giunge a vacillar la tua costanza. Parla al cor d’una figlia. La sventura maggiore di tutte le sventure è il tuo dolore. Arbace – Signor, che pensi? In quel silenzio appena riconosco Catone. Ov’è lo sdegno, figlio di tua virtù? Dov’è il coraggio? Dove l’anima intrepida e feroce? Catone – Cesare abbiamo a fronte, che d’assedio ci stringe: i nostri armati pochi sono e mal fidi. In me ripone la speme, che le avanza, Roma, che geme al suo tiranno in braccio, e chiedete ragion s’io penso, e faccio? Marzia – Ma non viene a momenti Cesare a te? Arbace – Di favellarti ei chiede, dunque pace vorrà. Catone – Sperate invano che abbandoni una volta il desio di regnar. Troppo gli costa, 4 Marzia – Pourquoi cette tristesse, ô père ? Rome est opprimée Si même ta constance vacille. Parle au cœur de ta fille. La plus grande infortune De toutes est ta douleur. Arbace – Seigneur, A quoi penses-tu ? Dans ce silence J’ai peine à reconnaître Caton. Où est le courroux, Fils de ta vertu? Où est ton courage? Où est ton âme intrépide et fervente ? Caton – César nous fait face, Et nous assiège : nos armées Sont maigres et peu fidèles. Rome, Place en moi la confiance qui lui reste, Et gémit dans les bras du tyran, Et vous me demandez pourquoi je réfléchis, et agis ? Marzia – César ne s’apprête-t-il pas A venir te voir ? Arbace – Il demande à te parler, Il veut donc la paix. Caton – Vous espérez en vain Qu’il abandonne enfin Le désir de régner. Il lui en coûterait trop 44 (CD1) (CD1) ACT THE FIRST ERSTER AKT Overture 1 Allegro 2 Andante 3 Allegro Ouverture 1 Allegro 2 Andante 3 Allegro Scene I An arms’ room. Cato, Martia, Arbaces 1. Szene Waffenkammer. Cato, Marzia, Arbaces 4 Martia – Why so dejected, oh father? Oppressed is Rome if even thy constancy doth waver. Speak to a daughter’s heart. The sorest woe of all woes is thy suffering. Arbaces – Sire, what thinkest? Scarce do I recognise Cato in this silence. Where then is the wrath, child of thy virtue? Where the courage? Where the bold and fierce spirit? Cato – Caesar confronts us, and his siege draws ever closer: our armies are poor and hardly trusted. I alone hold all the hope that Rome has left, as she groans in the tyrant’s arm, and you ask why thus I think and act? Martia – And will not Caesar come to thee presently? Arbaces – He seeks to talk and will wish for peace. Cato – In vain do you hope that he might ever relinquish the will to reign. Too much has it cost 4 Marzia – Warum so traurig, o Vater? Bedrückt ist Rom, wenn Deine Beständigkeit ins Wanken gerät. Sprich zum Herzen Deiner Tochter. Dein Schmerz ist das größte aller Unglücke. Arbaces – Herr, was denkst Du? In diesem Schweigen kann ich Cato kaum erkennen. Wo ist die Empörung, Tochter Deiner Tugend? Wo der Mut? Wo die unerschrockene, ungestüme Seele? Cato – Uns steht Cäsar gegenüber, der uns belagert: wir haben wenige, unverläßliche Soldaten. In mich setzt Rom, das unter dem Arme des Tyrannen stöhnt, die Hoffnung, die ihm bleibt. Und ihr fragt mich, was ich denke und tue? Marzia – Aber kommt Cäsar nicht in Kürze zu Dir? Arbaces – Er verlangt Dich zu sprechen; also wird er Frieden wollen. Cato – Ihr hofft vergeblich, daß er endlich seinen Wunsch, zu regieren, aufgibt. Es kostet ihn zuviel, 45 per deporlo in un punto. Marzia – Chi sa? Figlio è di Roma Cesare ancor. Catone – Ma un dispietato figlio, che serva la desia; ma un figlio ingrato, che, per domarla appieno, non sente orror nel lacerarle il seno. Arbace – Tutta Roma non vinse Cesare ancora. A superar gli resta il riparo più forte al suo furore. Catone – E che gli resta mai? Arbace – Resta il tuo core. E, se dal tuo consiglio regolati saranno, ultima speme non sono i miei Numidi. Catone – M’è noto; e il più nascondi tacendo il tuo valor, l’anima grande, a cui, fuor che la sorte d’esser figlia di Roma, altro non manca. Arbace – Deh, tu, signor, correggi questa colpa non mia. La tua virtude nel sen di Marzia io da gran tempo adoro. Nuovo legame aggiungi alla nostra amistà; soffri ch’io porga di sposo a lei la mano: non mi sdegni la figlia, e son romano. Marzia – Come! Allor che paventa la nostra libertà l’ultimo fato, che a’ nostri danni armato arde il mondo di bellici furori, parla Arbace di nozze e chiede amori? Catone – Deggion le nozze, o figlia, più al pubblico riposo che alla scelta servir del genio altrui. Principe, non temer: fra poco avrai Marzia tua sposa. In queste braccia intanto (Catone abbraccia Arbace) De renoncer maintenant au pouvoir. Marzia – Qui sait ? César est encore Fils de Rome. Caton – Oui, mais un fils impitoyable, Qui la veut esclave ; un fils ingrat, Qui, pour la dompter pleinement, Ne craint pas de lui déchirer le cœur. Arbace – Rome toute entière N’est pas encore à César. Il lui reste A vaincre l’obstacle le plus fort à sa fureur. Caton – Et que lui reste-t-il donc ? Arbace – Il reste ton cœur. Et, s’ils seront guidés Par tes conseils, mes Numides Ne seront pas notre dernier espoir. Caton – Je connais, bien que tu caches Et ne parles point de ta valeur, ton âme noble A laquelle il ne manque rien, Si ce n’est d’être fille de Rome. Arbace – Hélas, seigneur, corrige Cette faute qui n’est pas mienne. Depuis Longtemps, j’adore ta vertu dans le cœur de Marzia. Ajoute un nouveau lien A notre amitié ; souffre que Je lui offre ma main : Ne me refuse pas ta fille, et je serai romain. Marzia – Comment ! Quand notre liberté Est menacée de disparaître, Que le monde se dresse contre nous, Animé d’une fureur belliqueuse, Arbace vient parler de noces et d’amour ? Caton – Ma fille, ces noces doivent Servir à la paix publique Plutôt que les désirs d’une personne. Prince, n’aie crainte : Marzia sera Bientôt tienne. Dans ces bras, (Caton embrasse Arbace) 46 for him to abandon his power now. Martia – Who can say? A son of Rome is Caesar yet. Cato – Yeah, but a ruthless son who wishes her his slave; a thankless son who, to dominate her fully, feels no scruple at tearing her breast. Arbaces – Not all of Rome has Caesar conquered. He has yet to overcome the strongest bulwark ‘gainst his fury. Cato – What then is left? Arbaces – Thy heart is left. And if they be guided by thy word My Numidians will not be our last hope. Cato – I know well, though thy dost hide and speakest not of thy valour, the great soul which nothing lacks save, by chance’s hand, a Roman birth. Arbaces – Ah sire, correct this fault that is not mine. Thy virtue have I long adored in Martia’s breast. Add a further bond to our friendship; suffer that I offer her my hand in wedlock: deny me not thy daughter, and I shall be Roman. Martia – What! When our liberty fears its last lot, and the world rises against us in warlike rage, doth Arbace speak of wedlock and seek love? Cato – My daughter, wedding must serve public calm more than another’s wish. Prince, fear not: presently wilt Martia be thy bride. From these arms (Cato embraces Arbaces) diesen plötzlich abzulegen. Marzia – Wer weiß? Immer noch ist Cäsar ein Sohn Roms. Cato – Aber ein erbarmungsloser Sohn, der es sklavisch halten will; aber ein undankbarer Sohn, der, um es gänzlich zu unterjochen, keine Scheu hat, ihm das Herz zu zerreißen. Arbaces – Cäsar hat noch nicht ganz Rom besiegt. Es bleibt ihm noch der stärkste Wall gegen sein Wüten zu bezwingen. Cato – Und was wäre das? Arbaces – Es bleibt Dein Herz. Und wenn sie Deinen Befehlen folgen, sind meine Numidier nicht die letzte Hoffnung. Cato – Das ist mir bekannt. Und dazu verbirgst Du den Großteil, indem Du über Deine Geltung, Deine große Seele schweigst, der nichts fehlt, außer daß sie keine Tochter Roms ist. Arbaces – Ach, Herr, änd’re Du etwas, das nicht meine Schuld ist. Ich bewundere seit langem Deine Tugend in Gestalt von Marzia. Füge unserer Freundschaft ein neues Band hinzu; gewähre, daß ich ihr die Hand zum Ehebunde reiche; wenn mich Dene Tochter nicht abweist, werde ich ein Römer. Marzia – Wie! Nun unsere Freiheit ihr Ende fürchtet, die Welt in Waffen zu unserem Schaden in kriegerischem Rasen brennt, spricht Arbaces von Hochzeit und verlangt nach Liebe? Cato – Die Hochzeit, o Tochter, soll mehr dem Frieden dienen, denn der Entscheidung nach dem Wunsch anderer. Fürchte nichts, o Prinz: bald wirst Du Marzia zur Gemahlin haben. Nimm inzwischen aus meinen Armen 47 del mio paterno amore prendi il pegno primiero, e ti rammenta ch’oggi Roma è tua patria. Il tuo dovere, or che romano sei, è di salvarla o di cader con lei. 5 Con sì bel nome in fronte, combatterai più forte; rispetterà la sorte di Roma un figlio in te. Libero vivi; e, quando tel nieghi il fato ancora, almen come si mora apprenderai da me. Reçois pour l’heure le gage premier De mon amour paternel, et souviens-toi que Rome Est désormais ta patrie. Ton devoir, Maintenant que tu es romain, Est de la sauver ou de tomber avec elle. 5 Le front ceint d’un si noble nom, Tu sera plus fort au combat ; Le sort respectera En toi un fils de Rome. Tu vivras libre ; et si le destin Devait te le refuser, Tu apprendras au moins de moi Comment on meurt. Scena II Marzia, Arbace Scène II Marzia, Arbace 6 Arbace – Poveri affetti miei, se non sanno impetrar dal tuo bel core pietà, se non amore. Marzia – M’ami, Arbace? Arbace – Se t’amo? E così poco si spiegano i miei sguardi, che, se il labbro nol dice, ancor nol sai? Marzia – Ma qual prova fin ora ebbi dell’amor tuo? Arbace – Nulla chiedesti. Marzia – E s’io chiedessi, o prence, questa prova or da te? Arbace – Fuor che lasciarti, tutto farò. Marzia – Già sai qual di eseguir necessità ti stringa, se mi sproni a parlar. Arbace – Parla: ne brami sicurezza maggior? Su la mia fede, sul mio onor t’assicuro, 6 Arbace – Mes pauvres soupirs, S’ils ne savent obtenir de ton beau cœur La pitié, sinon l’amour. Marzia – Tu m’aimes, Arbace ? Arbace – Si je t’aime ? Mes regards Parlent-ils si peu que, Si mes lèvres ne disent rien, tu ne sais rien encore ? Marzia – Mais quelle preuve ai-je eu, Jusqu’ici, de ton amour ? Arbace – tu n’as rien demandé. Marzia – Et si je te demandais, ô prince, Cette preuve maintenant ? Arbace – Je suis prêt à tout, Sauf à te quitter. Marzia – Tu sais déjà Quelle obligation tu dois accomplir, Si tu m’exhortes à parler. Arbace – Parle : en veux-tu La certitude ? Sur ma foi, Sur mon honneur je t’assure, 48 of my paternal love receive now a first token, and remember that today Rome is thy fatherland. Thy duty, now that thou art Roman, is to save her or to fall with her. 5 With this fair name on thy head wilt thou fight more boldly; fate will respect a son of Rome in thee. Free wilt thou live; and, if fate should deny thee this, wilt learn from me at least how to die. (Cato umarmt Arbaces) das erste Pfand meiner väterlichen Liebe entgegen, und denke daran, daß Rom heute Dein Vaterland ist. Jetzt, da Du Römer bist, ist es Deine Pflicht, Rom zu retten oder mit ihm unterzugehen. 5 Mit einem so schönen Namen auf der Stirn wirst Du noch besser kämpfen, und das Schicksal wird in Dir einen Sohn Roms achten. Lebe frei, und sollte das Schicksal Dir das Leben verweigern, wirst Du von mir zumindest lernen, wie man stirbt. Scene II Martia, Arbaces 2. Szene Marzia, Arbaces 6 Arbaces – My poor sighs, if they cannot move thy fair heart to pity, if not to love. Martia – Dost love me, Arbaces? Arbaces – Do I love thee? So little say my eyes, that if words speak not, thou knowest not this? Martia – But what proof have I had till now of thy love? Arbaces – Nought has thou asked of me. Martia – And if, oh Prince, I were now to ask this proof of thee? Arbaces – Save that I should leave thee, anything would I do. Martia – Thou knowest what obligation binds thee to act if thou urgest me speak. Arbaces – Speak: dost thou seek greater reassurance? By my faith, by my honour I assure thee, 6 Arbaces – Wie arm ist meine Zuneigung, daß sie von Deinem schönen Herzen kein Mitleid, wenn schon nicht Liebe, zu erflehen vermag. Marzia – Du liebst mich, Arbaces? Arbaces – Ob ich Dich liebe? Und so wenig erklären sich meine Blicke, daß Du es nicht weißt, wenn es nicht ausgesprochen wird? Marzia – Welchen Beweis für Deine Liebe bekam ich denn bisher? Arbaces – Du hast nichts erbeten. Marzia – Und wenn ich jetzt, o Prinz, diesen Beweis von Dir verlangte? Arbaces – Ich werde alles tun, nur nicht Dich verlassen. Marzia – Du weißt bereits, wozu Dich die Verpflichtung zwingt, wenn Du mich zum Reden anspornst. Arbaces – Sprich: Willst Du noch größere Sicherheit? Ich versichere es Dir auf meine Treue, auf meine Ehre, ich schwöre es den Göttern, 49 il giuro ai numi, a que’ begli occhi il giuro. Marzia – Bramo che in questo giorno non si parli di nozze: a tua richiesta il padre vi acconsenta; non sappia ch’io l’imposi, e son contenta. Arbace – Ah so ben io qual ne sia la cagion. Cesare ancora! Marzia – Non più! Arbace – Se favellando, bella t’oltraggio o spiaccio, non sdegnarti di più, ch’io parto e taccio. Marzia – Ah, troppo dissi, e quasi tutto Arbace comprese l’amor mio. ma che può mai sì ben dissimular gli affetti sui chi l’asconde per sempre agli occhi altrui. 7 E’ follia se nascondete fidi amanti il vostro foco, a scoprir quel che tacete un pallor basta improvviso, un rossor ch’accende il viso, uno sguardo ed un sospiro. E se basta così poco a scoprir quel che si tace, perché perder la sua pace o nascondere il martir? Je le jure aux Dieux, je le jure à tes beaux yeux. Marzia – Je désire qu’en ce jour On ne parle point de noces : qu’à ta requête Mon père y consente ; Qu’il ne sache pas que je l’ai imposé, et je serai contente. Arbace – Ah j’en connais bien La raison. César encore ! Marzia – Plus maintenant ! Arbace – Si mes discours, belle demoiselle, T’outragent ou te déplaisent, Ne t’indigne pas, je partirai et me tairai. Marzia – Ah, j’en ai trop dit, et Arbace A tout deviné, ou presque, de mon amour. Mais comment peut-on si bien dissimuler Ses sentiments Quand on les cache toujours Aux regards des autres. 7 Amants fidèles, c’est pure folie Que de cacher votre passion, Car une pâleur subite, Une rougeur qui enflamme le visage, Un regard et un soupir Suffisent à dévoiler ce que vous taisez. S’il en faut si peu Pour révéler ce que l’on cèle, Pourquoi perdre sa tranquillité Ou cacher ses tourments ? Scena III Arbace solo Scène III Arbace seul. 8 Arbace – Che giurai, che promisi? A qual comando ubbidir mi conviene! E chi mai vide più misero di me? La mia tiranna quasi sugli occhi miei si vanta infida. Ed io l’armi le porgo onde m’uccida. 9 Che legge spietata, 8 Arbace – Qu’ai-je juré ? Qu’ai-je promis ? A quel ordre Dois-je obéir ? Y a-t-il plus misérable Que moi ? Le tyran de mon cœur Se vante jusque sous mes yeux, traîtresse. Et je lui tends les armes avec lesquelles elle me condamne. 9 Quelle loi impitoyable, 50 I swear to the gods, I swear to thy fair eyes. Martia – I desire that today there be no talk of wedding: to thy request let my father consent; let him not know that I have chosen, and I am content. Arbaces – Ah, well do I know what is the reason. Caesar again! Martia – No more! Arbaces – If in my words, fair maid, I should offend or upset thee, have no remorse, I shall leave and be silent. Martia – Ah, too much have I said, almost all has Arbaces understood of my love. Never can one so well dissimulate his own feelings in hiding them always from others’ eyes. 7 ‘Tis folly true lovers to hide your passions, for what you hide is soon revealed by a sudden pallor, or a blush that lights the face, a look and a sigh. If so little suffices to reveal what is hidden, then why lose one’s peace and hide one’s torment? ich schwöre es diesen schönen Augen. Marzia – Ich wünsche, daß heute nicht von Hochzeit gesprochen werde: dem möge mein Vater auf Dein Verlangen zustimmen; er wisse nicht, daß ich dies wünschte, und ich bin’s zufrieden. Arbaces – Ich weiß sehr gut, was der Grund dafür ist. Und wieder Cäsar! Marzia – Nichts weiter! Arbaces – Wenn ich mit meiner Rede Dich, o Schöne, verletze oder Dir unangenehm bin, sei nicht noch ungehaltener, denn ich gehe und schweige. Marzia – Ach, zuviel habe ich gesagt, und Arbaces erfuhr fast ganz von meiner Liebe. Doch wer kann schon seine Liebe so gut verhehlen, wer verbirgt sie für immer vor den Augen der anderen . 7 Es ist Wahnsinn, wenn Ihr, treue Liebende, Eure Leidenschaft verbergt. Eine plötzliche Blässe, eine flammende Röte im Gesicht, ein Blick und ein Seufzer genügen, um zu zeigen, was Ihr verschweigt. Und wenn so wenig genügt, um das Verschwiegene aufzudecken, warum soll man seine Ruhe verlieren oder sein Leiden verbergen? Scene III Arbaces alone 3. Szene Arbaces, allein 8 Arbaces – What have I sworn, what promised? To what command must I now bow! Who ever saw one more wretched than me? The tyrant of my heart boasts her faithlessness almost to my face. And I offer the arms with which she slays me. 9 What ruthless law, 8 Arbaces – Was beschwor ich? Was versprach ich? Welchem Befehl muß ich gehorchen! Und wer sah jemals einen Unglücklicheren als mich? Meine Peinigerin rühmt sich offen vor mir der Treulosigkeit. Und ich gebe ihr die Waffen, damit sie mich töte. 9 Welch erbarmungsloses Gesetz, 51 che sorte crudele, d’un’alma piagata, d’un core fedele servire, soffrire, tacere e penar. Se poi l’infelice domanda mercede, si sprezza, si dice che troppo richiede, che impari ad amar. Quel sort cruel, Pour une âme meurtrie, Pour un cœur fidèle Qui sert, souffre, Se tait et languit. Et si le malheureux Demande une récompense, On le méprise, on lui dit Qu’il exige trop Et doit apprendre à aimer. Scena IV Catone, poi Cesare e Fulvio Scène IV Caton, puis César et Fulvius. 10 Catone - Dunque Cesare venga. Io non intendo qual cagion lo conduca. E’ inganno? E’ tema? No, d’un romano in petto non giunge a tanto ambizion d’impero, che dia ricetto a così vil pensiero. Cesare – Con cento squadre e cento, a mia difesa armate, in campo aperto non mi presento a te. Senz’armi, e solo, sicuro di tua fede, fra le nemiche mura io porto il piede. Tanto Cesare onora la virtù di Catone, emulo ancora. Catone – Mi conosci abbastanza, onde in fidarti nulla più del dovere a me rendesti? Cesare – E’ ver: noto mi sei. Già il tuo gran nome fin da’ prim’anni a venerare appresi: in cento bocche intesi della patria chiamarti padre, e sostegno e delle antiche leggi rigido difensor. Fu poi la sorte prodiga all’armi mie del suo favore; ma l’acquisto maggiore, per cui contento ogni altro acquisto io cedo, 10 Caton – Que vienne donc César. Je ne comprends Point quelle raison l’amène. Est-ce une ruse ? Est-ce la peur ? Non, dans un cœur romain L’ambition de l’empire ne va pas jusque là, Jusqu’à nourrir de si viles pensées. César – Je ne viens pas à toi Avec cent et cent légions Armées pour me défendre. Désarmé et seul, Sûr de ta loyauté, Je marche entre ces murs hostiles. César honore tant La vertu de Caton, et l’admire encore. Caton – Tu me connais bien, et pourtant en m’accordant Ta foi tu ne m’offres rien de plus que ce qui est dû ? César – C’est vrai : je te connais. Dès mon plus jeune âge, J’appris à vénérer ton noble nom : J’entendis cent lèvres Te nommer père de la patrie, soutien Et farouche défenseur de nos lois Ancienne. Le sort fut ensuite généreux Envers moi ; Mais le bien le plus précieux, Pour lequel je renoncerais volontiers à tout, 52 what cruel fate, for a wounded soul, for a faithful heart to serve, to suffer, to be silent and endure. And if the wretch begs mercy, he is despised, and is told that he seeks too much, and must learn to love. welch grausames Los einer verwundeten Seele, eines treuen Herzens: dienen, ertragen, schweigen und leiden. Wenn der Unglückliche dann um Gnade bittet, wird er mißachtet, es heißt, er verlange zuviel, er möge es lernen, zu lieben. Scene IV Cato, then Caesar and Fulvius 4. Szene Cato, dann Cäsar und Fulvius 10 Cato – Come then Caesar. I understand not what brings him here. Is it a trick? Is’t fear? No, in a Roman heart the ambition of empire leads not to such, that it might hold such vile thoughts. Caesar – With a hundred squadrons and a hundred, armed in my defence, on open field I do not appear to thee. Unarmed, and alone, trusting in thy faith, do I step within these hostile walls. Caesar so honours Cato’s virtue, and still admires. Cato – Thou knowest me well, and thus in trusting me dost offer me nothing more than is due? Caesar – ‘Tis true: I know thee. Even from earliest years did I learn to venerate thy great name: a thousand lips I heard calling thee father of our land, sustainer, and of our ancient laws strict defender. Then was fate generous to my arms; yet the highest prize, for which I fain would relinquish all, 10 Cato – Cäsar möge also kommen. Ich verstehe nicht, welcher Grund ihn herführt. Eine List? Angst? Nein, in der Brust eines Römers führt der Hunger nach Macht nicht dazu, einem so niederträchtigen Gedanken Unterschlupf zu gewähren. Cäsar – Ich komme nicht mit aberhunderten, zu meiner Verteidigung bewaffneten, Kohorten auf offenem Felde zu Dir. Unbewaffnet und allein, Deiner Treue sicher, setze ich meinen Fuß in die feindlichen Mauern. So sehr ehrt Cäsar Catos Tugend, daß er ihm nacheifert . Cato – Du kennst mich genug, um mit Deinem Vertrauen nicht mehr als Deine Pflicht zu tun? Cäsar – Das stimmt: ich kenne Dich. Ich lernte schon in meiner Kindheit, Deinen großen Namen zu verehren: von hundert Kehlen hörte ich Dich den Vater des Vaterlands nennen und Stütze wie strengen Verteidiger der alten Gesetze. Dann war das Schicksal meinen Waffen hold; aber die schönste Eroberung, für welche ich jede andere abtrete, 53 è l’amicizia tua: questa richiedo. Fulvio – E il senato la chiede: a voi m’invia nuncio del suo volere. E’ tempo ormai che da’ privati sdegni la combattuta patria abbia riposo. Catone – Chi vuol Catone amico, facilmente l’avrà: sia fido a Roma. Fulvio – Signor, che dici? (Tanta virtude troppo acerbo lo rende) Cesare - (Io l’ammiro però, se ben m’offende). Pende il mondo diviso dal tuo, dal cenno mio; sol che la nostra amicizia si stringa, il tutto è in pace. Se del sangue latino qualche pietà pur senti, i sensi miei placido ascolterai. Est ton amitié : je te la demande. Fulvius – Et le sénat la réclame : je suis Le messager de ses volontés. Il est temps désormais Que la patrie tourmentée Par des disputes privées retrouve la paix. Caton – Celui qui désire l’amitié de Caton L’aura aisément : mais qu’il soit fidèle à Rome. Fulvius – Seigneur, que dis-tu ? (Tant de vertus le rendent trop amer.) César – (Je l’admire pourtant, malgré ses offenses.) Le monde divisé dépend D’un signe de toi et de moi ; scellons notre amitié Et la paix reviendra. Si pour le sang Latin Tu éprouves quelque pitié, écoute posément Mes paroles. Scena V Emilia, Fulvio, Catone, Cesare Scène V Emilie, Fulvius, Caton, César. Emilia – Che veggio, oh dèi! Questo è dunque l’asilo ch’io sperai da Catone? Un luogo istesso la sventurata accoglie vedova di Pompeo col suo nemico! Ove son le promesse? Ove la mia vendetta? Così d’Emilia il difensor tu sei. Così sveni il tiranno? Fin di pace si parla in faccia a lei? Fulvio – (In mezzo alle sventure è bella ancor). Cesare – Se tanto ancora sei sdegnata con me, sei troppo ingiusta. Emilia – Ingiusta! E tu non sei La cagion de’ miei mali? Il mio consorte tua vittima non fu? Fulvio – Questo non parmi Emilie – Que vois-je, ô Dieux ! Est-ce donc le refuge Que j’espérais trouver en Caton ? Un même endroit Accueille la malheureuse Veuve de Pompée et son ennemi ! Où sont donc les promesses ? Où est donc ma vengeance ? C’est ainsi que tu défends Emilie ? C’est ainsi que tu saignes le tyran ? Tu oses parler de paix devant elle ? Fulvius – (Même frappée par un destin cruel, Elle est belle encore.) César – Si ton courroux envers moi Est encore si fort, tu es par trop injuste. Emilie – Injuste ! N’es-tu point La cause de mes malheurs ? Mon époux Ne fut-il pas ta victime ? Fulvius – Il ne me semble point 54 is thy friendship: this I ask of thee. Fulvius – The senate asks it: and sends me to thee as its ambassador. The time has come that from private angers our war–torn country should find respite. Cato – He who wishes Cato as his friend, shall have him: let him but be true to Rome. Fulvius – Sire, what sayest? (Such virtue renders him too bitter.) Caesar – (I admire him, even though he offends me). The world hangs divided twixt thine and my bidding; if only friendship binds us, all will be peace. If for Latin blood thou feelest still some pity, my words wilt thou calmly hear. ist Deine Freundschaft: um diese bitte ich Dich. Fulvius – Auch der Senat bittet darum: Euch schickt er mich als Überbringer seines Willens. Die Zeit ist gekommen, daß das Vaterland vor privaten Fehden Ruhe habe. Cato – Wer Cato zum Freunde will, hat es leicht: er braucht bloß Rom treu zu sein. Fulvius – Was sagst Du, Herr? (So große Tugend macht ihn allzu bitter). Cäsar – (Ich bewundere ihn doch, auch wenn er mich beleidigt). Die geteilte Welt hängt von Deinen, von meinen Befehlen ab; nur wenn wir Freundschaft schließen,wird überall Frieden. Wenn Du nur etwas Erbarmen mit römischem Blute hast, wirst Du meine Worte ruhig anhören. Scene V Emilia, Fulvius, Cato, Caesar 5. Szene Emilia, Fulvius, Cato, Cäsar Emilia – What sight is this, oh gods! Is this the haven I sought to find in Cato? One single place receives the unhappy woman Pompey’s widow with his enemy? Where are now the promises? Where is my revenge? Thus art thou Emilia’s defender. Thus dost thou kill the tyrant? Speakest e’en of peace before her? Fulvius – (In all her woes fair is she still). Caesar – If such is still your anger for me, thou art too unjust. Emilia – Unjust! And art thou not the cause of all my woes? Was not my consort thy victim? Fulvius – This does not seem to me Emilia – O Götter, was sehe ich! Dies ist also die Zufluchtsstätte, die ich bei Cato erhoffte? Der selbe Ort nimmt die unglückliche Witwe des Pompejus und ihren Feind auf! Wo sind die Versprechungen? Wo ist meine Rache? So verteidigst Du Emilia? So tötest Du den Tyrannen? Gar von Frieden wird vor ihr gesprochen? Fulvius – (Inmitten allen Unglücks ist sie noch immer schön). Cäsar – Wenn Du immer noch so über mich empört bist, bist Du allzu ungerecht. Emlia – Ungerecht! Bist Du nicht der Grund für meine Leiden? War mein Gemahl nicht Dein Opfer? Fulvius – Dies scheint mir nicht der richtige Moment, 55 tempo opportuno a favellar di pace. Chiede l’affar più solitaria parte e mente più serena. Catone – Al mio soggiorno dunque in breve io vi attendo. E tu frattanto pensa, Emilia, che tutto lasciar l’affanno in libertà non déi, giacché ti fe’ la sorte figlia a Scipione e di Pompeo consorte. Le moment de parler de paix. Cette affaire demande plus de calme Et des esprits plus sereins. Caton – Je vous attends donc Bientôt dans mes appartements. Et toi, Emilie, Pense que tu ne dois point Libérer tous tes tourments, Car le sort t’a donné Scipion pour père et Pompée pour époux. Scena VI Cesare, Emilia e Fulvio Scène VI César, Emilie et Fulvius Cesare – Tu taci, Emilia? In quel silenzio io spero un principio di calma. Emilia – T’inganni: allor ch’io taccio, medito le vendette. Fulvio – E non ti plachi d’un vincitor sì generoso a fronte? Emilia – Io placarmi! Anzi sempre in faccia a lui se fosse ancor di mille squadre cinto, dirò che l’odio e che lo voglio estinto. 11 Cesare – Vaga sei ne’ sdegni tuoi, se romano il core ostenti, ma infierir cogl’innocenti, questo è barbaro rigor. Veggo in te quella costanza, che non temo d’empia sorte, ma conviene a un’alma forte giusto sdegno e non furor. César – Tu te tais, Emilie ? Dans ce silence, J’espère voir un commencement d’apaisement. Emilie – Tu te trompes : si je me tais, C’est que je pense à la vengeance. Fulvius – Et tu ne t’apaises pas Devant un vainqueur si généreux ? Emilie – M’apaiser ! Même s’il était Entouré de mille légions, Je lui dirais encore que je le hais et que je veux sa mort. 11 César – Tu es belle dans ton courroux ; Si ton cœur se montre romain, Il est cruel et barbare de s’acharner Sur des innocents. Je vois en toi cette constance, Que je ne crois pas venir d’un sort adverse ; Mais une âme forte doit éprouver Un juste courroux et non pas de la fureur. Scena VII Emilia e Fulvio Scène VII Emilie et Fulvius 12 Emilia – Quanto da te diverso io ti riveggo, o Fulvio! E chi ti rese di Cesare seguace, a me nemico? 12 Emilie – Tu as bien changé, O Fulvius ! Et qui a fait de toi Un partisan de César et mon ennemi ? 56 a time to speak of peace. The matter needs more solitary attention and calmer minds. Cato – I shall await thee shortly in my apartments. Meanwhile think, Emilia, that thou must not give freedom to all thy anguish, for thy lot has been to be daughter of Scipio and bride of Pompey. um über Frieden zu sprechen. Die Angelegenheit verlangt nach einem einsameren Ort und ruhigeren Gemüt. Cato – Ich erwarte Euch also in Kürze an meinem Wohnsitz. Und Du, Emilia, denke inzwischen daran, daß Du nicht Deinen ganzen Schmerz herauslassen darfst, denn das Schicksal machte Dich zur Tochter des Scipio und zur Gemahlin des Pompejus. Scene VI Caesar, Emilia and Fulvius 6. Szene Cäsar, Emilia und Fulvius Caesar – Thou speakest not, Emilia? In this silence I hope to find a token of calm. Emilia – Thou art illuded: whilst I am silent I meditate on vengeance. Fulvius – Art not placated before so generous a victor? Emilia – Placated! Nay, to his own face even if he were surrounded by a thousand squadrons, would I speak my hatred and desire his death. 11 Caesar – Thou art yet beauteous in thy wrath, as thou showest a Roman heart, but to strike out at the innocent, is barbaric severity. In thee I see that constancy, that I fear not cruel, yet a strong heart must hold righteous anger and not fury. Cäsar – Du schweigst, Emilia? Aus diesem Schweigen erhoffe ich beginnende Ruhe. Emilia – Du irrst: während ich schweige, sinne ich auf Rache. Fulvius – Und Du beruhigst Dich nicht gegenüber einem so großzügigen Sieger? Emilia – Ich mich beruhigen! Ich werde ihm im Gegenteil immer ins Gesicht sagen, daß ich ihn hasse und seinen Tod wünsche, auch wenn er sich inmitten von tausend Kohorten befände. 11 Cäsar – Lieblich bist Du in Deiner Empörung, wenn Du Dein römisches Herz hervorkehrst, aber gegen Unschuldige zu wüten ist barbarische Strenge. Ich sehe in Dir jene Beständigkeit, die ich im Falle eines widrigen Schicksals nicht für fürchte, doch eine starke Seele soll gerechte Empörung und nicht Raserei verspüren. Scene VII Emilia and Fulvius 7. Szene Emilia und Fulvius 12 Emilia – How different from thyself do I see thee now, oh Fulvius! Who has made thee a follower of Caesar, my sworn enemy? 12 Emilia – Wie ganz anders ich Dich wiedersehe, o Fulvius! Und wer machte aus Dir einen Anhänger Cäsars, einen Feind für mich? 57 Fulvio – Allor ch’io servo a Roma, non son nemico a te. Troppo ho nell’alma de’ pregi tuoi la bella imago impressa. Emilia – Mal s’accordano insieme di Cesare l’amico e l’amante di Emilia. O lui difendi, o vendica il mio sposo: a questo prezzo ti permetto che m’ami. Fulvio – (Ah, che mi chiede! Si lusinghi). Emilia – Che pensi? Fulvio – Penso che non dovresti dubitar di mia fé. Emilia – Dunque sarai ministro del mio sdegno? Fulvio – Un tuo comando prova ne faccia. Emilia – Io voglio Cesare estinto. Or posso di te fidarmi? Fulvio – Ogni altra man sarebbe men fida della mia. Emilia – Questo basta per ora. Fulvio – Tutto sperar tu dei da chi t’adora. 13 L’ira mia bella sdegnata fulminata mirerai sul capo all’empio. Fatta strage dell’indegno, del crudel, che t’ha tradita impunita l’empietà mirerai con strano scempio. Fulvius – Si je suis fidèle à Rome, Je ne suis pas ton ennemi. Mon âme Connaît trop bien tes vertus. Emilie – L’ami de César Et l’amant d’Emilie S’accordent bien mal. Défends-le Ou venge mon époux : c’est à ce prix Que je te permets de m’aimer. Fulvius – (Ah, qu’exige-t-elle de moi ! Elle se flatte.) Emilie – Que penses-tu ? Fulvius – Je pense que tu ne devrais pas Douter de ma foi. Emilie – Tu seras donc L’ambassadeur de mon courroux ? Fulvius – Commande, Et tu en auras la preuve. Emilie – je veux voir César mort. Puis-je Croire en toi ? Fulvius – Aucune autre main N’est plus sûre que la mienne. Emilie – Cela me suffit pour l’heure. Fulvius – Tu dois tout espérer De celui qui t’adore. 13 Mon courroux, belle indignée, Tombera comme la foudre Sur la tête de l’impie. Quand le sort s’abattra sur l’indigne, Du cruel, qui t’a trahie, Tu regarderas le crime impuni Avec une étrange horreur. Scena VIII Emilia sola Scène VIII Emilie seule. 14 Se gli altrui folli amori e soffro, 14 58 Si d’autres amours sont de la folie et si je souffre, Fulvius – Whilst I do serve Rome, no enemy am I of thine. Too strongly impressed in my soul is the fair image of thy graces. Emilia – Ill–matched indeed the friend of Caesar and lover of Emilia. Defend him, or avenge my husband: at this price do I permit thee love me. Fulvius – (Ah, what doth she ask me! She flatters herself). Emilia – What dost thou think? Fulvius – I think thou shouldst not doubt my good faith. Emilia – Wilt thou be the agent of my wrath? Fulvius – Thy bidding will set the test. Emilia – I want Caesar dead. Now, can I trust thee. Fulvius – No other hand could be truer than mine. Emilia – This be enough for now. Fulvius – Thou must hope for all from him who loveth thee. 13 My wrath, my fair wronged one, will strike the wicked man’s head like thunderbolt. Fate will fall on the wicked man’s head. The unpunished iniquity of the cruel man, who betrayed her will meet with strange slaughter. Fulvius – Da ich Rom diene, bin ich für Dich kein Feind. Zu sehr steht das schöne Bild Deiner Vorzüge vor mir. Emilia – Der Freund des Cäsar und der Geliebte der Emilia gehen schlecht zusammen. Entweder verteidigst Du ihn oder rächst meinen Gemahl. Um diesen Preis gestatte ich Dir, daß Du mich liebst. Fulvius – (Ach, was sie von mir verlangt! Ich will sie täuschen). Emilia – Was meinst Du? Fulvius – Ich meine, daß Du an meiner Treue nicht zweifeln solltest. Emilia – Du wirst also Vollstrecker meiner Feindseligkeit sein? Fulvius – Ein Befehl von Dir sei der Beweis dafür. Emilia – Ich wünsche Cäsars Tod. Kann ich nun auf Dich vertrauen? Fulvius – Jede andere Hand wäre weniger getreulich als die meine. Emilia – Dies genügt im Moment. Fulvius – Du sollst alles von dem erhoffen, der Dich anbetet. 13 Meine schöne Erzürnte, Du wirst meinen Zorn auf das Haupt des Schändlichen sich entladen sehen. Nachdem der Unwürdige beseitigt wurde, wirst Du die mit unerhörter Qual unbestrafte Schändlichkeit des Grausamen, der sie verriet, sehen. Scene VIII Emilia alone 8. Szene Emilia, allein 14 If other loves are follies and I suffer, 14 59 Wenn ich die leidenschaftliche Liebe e s’io respiro ancor dopo il tuo fato, perdona, o sposo amato, perdona: a vendicarmi non mi restano altr’armi. A te gli affetti tutti donai, per te li serbo; e, quando termini il viver mio, saranno ancora al primo nodo avvinti, se è ver ch’oltre la tomba aman gli estinti. 15 O nel sen di qualche stella, o sul margine di Lete se mi attendi, anima bella, non sdegnarti, anch’io verrò. Sì, verrò; ma voglio pria che preceda all’ombra mia l’ombra rea di quel tiranno che a tuo danno il mondo armò. Et si je respire encore après ta mort, Pardonne, ô mon cher époux, Pardonne : pour te venger Il ne me reste pas d’autres armes. Je t’ai donné Tout mon amour, je te le garde encore ; et quand Viendra le dernier instant, il sera encore Noué à ce premier lien, S’il est vrai que l’amour survit à la mort. 15 Dans le sein d’un astre, Ou sur les rives de l’oubli, Si tu m’attends, mon bien-aimé, Ne t’indigne pas, je te rejoindrai. Oui, je viendrai ; mais avant je veux Que précède mon âme L’ombre coupable du tyran Qui arma le monde contre toi. Scena IX Giardino vicino al soggiorno di Catone Cesare e Fulvio Scène IX Un jardin proche de la résidence de Caton. César et Fulvius. 16 Cesare – Giunse dunque a tentarti d’infedeltade Emilia? E tanto spera dall’amor tuo? Fulvio – Sì; ma per quanto io l’ami, amo più la mia gloria. Infido a te mi finsi per sicurezza tua. Così palesi saranno i suoi disegni. Cesare – A Fulvio amico Tutto fido me stesso. Ma veggio Marzia che viene. In libertà mi lascia un momento con lei: fin ora in vano la ricercai. T’è noto. Fulvio – Io so che l’ami; so che t’adora anch’ella; e so per prova qual piacer si ritrova 16 César – Emilie t’a donc demandé De m’être infidèle ? Elle espère tant De ton amour pour elle ? Fulvius – Oui ; mais pour autant que je l’aime, Je chéris plus encore mon honneur. Pour ta sécurité, J’ai feint la traîtrise. Ainsi, ses desseins Seront connus. César – En mon cher ami Fulvius Repose toute ma confiance. Mais je vois venir Marzia. Laisse-moi un instant Seul avec elle : jusqu’ici je l’ai Cherchée en vain. Tu le sais bien. Fulvius – Je sais que tu l’aimes ; Je sais qu’elle aussi t’adore ; et je sais moi-même Quel plaisir éprouve l’amant fidèle, 60 and if I yet breathe after thy fate, forgive, oh beloved spouse, forgive: for my revenge I have no other arms. All my love did I give thee, and still hold; and, when my life is over, my feelings will still be bound to that first knot, if it be true that love lives beyond the grave. 15 In the bosom of a star, or on Lethe’s wharf if thou awaitest me, fair heart, be not angry, I shall join thee. Yeah, I shall come; but first I desire that my spirit be preceded by the criminal spirit of that tyrant who armed the world against thee. anderer ertrage und nach Deinem Tode noch atme, vergib mir, o geliebter Gemahl, vergib mir, denn mir bleiben für meine Rache keine anderen Waffen. Meine Liebe schenkte ich ganz Dir, Dir bewahre ich sie; und wenn mein Leben endet, wird sie immer noch mit dem ersten Bund vereint sein,wenn es stimmt, daß die Verstorbenen über das Grab hinaus lieben. Empöre Dich nicht, o schöne Seele, 15 auch ich werde entweder auf einen Stern oder an das Ufer der Lethe kommen, wenn Du mich erwartest. Ja, ich werde kommen; aber zuvor will ich, daß meinem Schatten der schändliche Schatten des Tyrannen vorangeht, der die Welt gegen Dich bewaffnete. Scene IX A garden near Cato’s residence. Caesar and Fulvius 9. Szene Garten in der Nähe von Catos Wohnsitz Cäsar und Fulvius 16 Caesar – Thus did Emilia venture to tempt thee to betrayal? Such hopes doth she place in thy love? Fulvius – Yeah; though however much I love her, I love my honour more dearly. I feigned myself untrue to thee for thy safety. Thus will her plot be exposed. Caesar – In Fulvius my friend do I place all my trust. Yet now I see Martia approach. Leave me in liberty with her for a moment: till now I sought her in vain. This thou didst know. Fulvius – I know that thou dost love her; and know that she too adoreth thee; and I know myself what pleasure is found 16 Cäsar – Emilia versuchte also, Dich zur Untreue zu verführen? So viel erwartet sie sich von Deiner Liebe? Fulvius – Ja; aber so sehr ich sie liebe, liebe ich doch meinen Ruhm mehr. Zu Deiner Sicherheit tat ich, als sei ich Dir untreu. So werden wir ihre Pläne erfahren. Cäsar – Dem Freunde Fulvius vertraue ich mich ganz an. Doch ich sehe, daß Marzia kommt. Lasse mich einen Augenblick mit ihr allein, denn bisher suchte ich vergeblich nach ihr. Du weißt es. Fulvius – Ich weiß, daß Du sie liebst; ich weiß, daß auch sie Dich anbetet; und ich weiß, weil ich es erlebt habe, welche Freude ein treuer 61 dopo lunga stagion nel dolce istante che rivede il suo bene un fido amante. Qui retrouve sa bien-aimée Après une longue absence. Scena X Marzia e Cesare Scène X Marzia et César. Cesare – Pur ti riveggo, o Marzia. Agli occhi miei appena il credo, e temo che, per costume a figurarti avvezzo, mi lusinghi il pensiero. Marzia – E tu, chi sei? Cesare – Chi sono? E qual richiesta? E’ scherzo? E’ sogno? Così tu di pensiero, o così di sembianza io mi cangiai? Non mi ravvisi? Marzia – Io non ti vidi mai. Cesare – Cesare non vedesti? Cesare non ravvisi? Marzia – Un Cesare adorai, nol niego; ed era della patria il sostegno, l’onor del Campidoglio, il terror de’ nemici, la delizia di Roma, del mondo intier dolce speranza e mia: questo Cesare amai, questo mi piacque, pria che l’avesse il Ciel da me diviso: questo Cesare torni, e lo ravviso. Cesare – Che far di più dovrei? Supplice io stesso vengo a chiedervi pace. Marzia – Ecco il Cesare mio. Comincio adesso a ravvisarlo in te. Così mi piaci, così m’innamorasti. Ama Catone: io non ne son gelosa. Un tal rivale se divide il tuo core, più degno sei ch’io ti conservi amore. Cesare – Quest’è troppa vittoria; e, César – Je te revois enfin, ô Marzia. Mes yeux Peinent à le croire, et je crains que, Désormais accoutumé à t’imaginer, Mon esprit ne me leurre. Marzia – Et toi, qui es-tu ? César – Qui je suis ? Quelle question ! Tu plaisantes ? Je rêve ? Mon âme ou mon aspect Ont-ils donc tant changé ? Ne me reconnais-tu point ? Marzia – je ne t’ai jamais vu. César – Tu n’as jamais vu César ? Tu ne reconnais point César ? Marzia – j’ai adoré un César, je ne le nie pas ; Il était le soutien de la Patrie, L’honneur du Capitole, La terreur de nos ennemis, Le plaisir de Rome, Le doux espoir du monde entier et le mien : C’est ce César que j’aimais, c’est celui-là qui me plut Avant que le Ciel ne m’en sépara : Que ce César là revienne et je le reconnaîtrai. César – Que devrais-je faire de plus ? Suppliant, Je viens à toi pour implorer la paix. Marzia – Voilà bien mon César. Il me semble Enfin le reconnaître en toi. C’est ainsi que je t’aime, C’est ainsi que je me suis éprise. Aime Caton : Je n’en suis pas jalouse. Si un tel rival Partage ton cœur, Tu es plus digne encore de mon amour. César – C’est une trop grande victoire ; et 62 after such a long time in the sweet moment when a true lover sees his love again. Liebender in dem süßen Augenblick verspürt, wenn er nach langer Zeit seine Geliebte wiedersieht. Scene X Martia and Caesar 10. Szene Marzia und Cäsar Caesar – I do see thee, oh Martia. My eyes can I scarce believe, and fear that now so accustomed to imagining thee, my thoughts deceive me. Martia – And who art thou? Caesar – Who am I? What question? A jest? A dream? Hast thou so changed thy thought, or I my aspect? Dost not recognise me? Martia – I never saw thee. Caesar – Didst never see Caesar? Dost not recognise Caesar? Martia – A Caesar did I adore, I grant; and he was the pillar of my fatherland, the honour of the Capitol, the terror of our enemies, the delight of Rome, sweet hope for all the world and for me: this Caesar did I love, this man pleased me, before Heaven divided him from me: let this same Caesar return, and I shall know him. Caesar – What more should I do? Supplicant I myself come to beg thee for peace. Martia – This is my Caesar. Now do I begin to see him in thee. Thus do I like thee, thus didst thou make me love thee. Love Cato: I am not jealous. If such a rival divides thy heart, thou shalt be more worthy of my love for thee. Caesar – Too great a victory is this; and Cäsar – O Marzia, endlich sehe ich Dich wieder. Ich glaube kaum meinen Augen und fürchte, da ich daran gewöhnt bin, Dich mir vorzustellen, daß ich mich täusche. Marzia – Und wer bist Du? Cäsar – Wer ich bin? Welche Frage? Ein Scherz? Ein Traum? Hast Du so Deine Meinung geändert oder sehe ich so anders aus? Erkennst Du mich nicht? Marzia – Ich habe Dich nie gesehen. Cäsar – Du hast Cäsar nicht gesehen? Du erkennst Cäsar nicht? Marzia – Ich betete einen Cäsar an, ich leugne es nicht; er war die Stütze des Vaterlands, der Ruhm des Kapitols, der Schrecken der Feinde, das Entzücken Roms, süße Hoffnung der ganzen Welt und mir: diesen Cäsar liebte ich, dieser gefiel mir, bevor ihn der Himmel von mir trennte; dieser Cäsar kehre zurück, und ich werde ihn erkennen. Cäsar – Was könnte ich mehr tun? Ich selbst komme flehend, um Frieden zu bitten. Marzia – Dies ist mein Cäsar. Jetzt beginne ich, ihn in Dir zu erkennen. So gefällst Du mir, so machtest Du mich verliebt. Liebe Cato, ich bin auf ihn nicht eifersüchtig. Mit einem solchen Rivalen Dein Herz zu teilen, macht Dich noch würdiger, daß ich Dich liebe. Cäsar – Dies ist zuviel des Siegs; 63 pria che cada il giorno dall’opre mie vedrai che son Cesare ancora e che t’amai. 17 Apri le luci, e mira il mio costante affetto. Per te il mio cor sospira e non l’intendi ancor. E in tacita favella co’ soli miei sospiri ti copro, o bella fiamma, che m’ardi il cor. Avant que tombe le jour, Par mes actes tu verras Que je suis encore César et que je t’aime. 17 Ouvre les yeux et vois Mon amour constant. Pour toi mon cœur soupire Et tu ne l’entends pas encore. Et en silence De mes seuls soupirs Je te couvre, ô belle flamme Qui brûle dans mon cœur. ATTO SECONDO ACTE II Scena I Atrio magnifico Scène I Une cour magnifique 18 Catone - Marzia t’accheta; Al nuovo giorno o Prence Seguan le nozze, io te’l consento; intanto Ad impedir di Cesare il ritorno Mi porto in questo punto. In atto di partire Marzia – (Dei che farò?) Fulvio – Signor, Cesare è giunto. Marzia – (Torno a sperar.) Catone – Dov’è? Fulvio – D’Utica appena Entrò le mura. Arbace – (Io son di nuovo in pena.) Catone – Vanne Fulvio, al suo campo Digli che rieda; in questo dì non voglio Trattar di pace. Fulvio – E qual cagion? Due volte Cesare in un sol giorno a te sen viene, E due volte è deluso? 18 Caton – Calme-toi, Marzia. Dès demain, Prince, Les noces seront célébrées, J’y donne mon consentement. En attendant, afin d’empêcher le retour de César, Je me rends en cet autre lieu. Sur le point de partir Marzia, à part. - Dieux ! que faire ? Fulvius – Seigneur, César vient d’arriver. Marzia, à part. - Je me reprends à espérer. Caton – Où ? Fulvius – Il vient juste de franchir Les murs d’Utique. Arbace, à part. Nouveau sujet de tourment ! Caton – Pars, Fulvius, et dis-lui qu’il retourne A son camp. Je ne veux pas en ce jour Discuter de paix. Fulvius – Et pour quelle raison ? deux fois en un seul Jour César est venu jusqu’à toi, Pour être deux fois déçu ! 64 before the day fades from my deeds wilt thou see that I am yet Caesar and that I have loved thee. 17 Open thy eyes, and see my constant love. For thee my heart sighs and thou hearest it not. And in silence speak with my sighs alone I shall cover thee, oh fair flame, that burns in my heart. und bevor der Tag endet, wirst Du aus meinen Taten ersehen, daß ich noch Cäsar bin und Dich liebe. 17 Öffne die Augen und sieh meine beständige Liebe. Für Dich seufzt mein Herz, und Du hörst es noch nicht. Und in stummer Rede bedecke ich Dich, o schöne Flamme, die mein Herz verbrennt, nur mit meinen Seufzern. ACT THE SECOND ZWEITER AKT Scene I A magnificent courtyard 1. Szene Ein prachtvoller Hof 18 Cato – Martia, be calm. Tomorrow, Prince, The wedding shall take place. This I do grant to thee. Meantime, to check Caesar’s return, I must begone elsewhere. Makes to leave Martia – aside Ye gods! What can I do? Fulvius – My lord, Caesar is come. Martia – aside I hope anew. Cato – Where is he now? Fulvius – He is but newly come Within the walls of Utica. Arbaces – aside And my torments return. Cato – Go Fulvius. Bid him go back Unto his camp. This day I will not treat of peace. Fulvius – Wherefore? Twice in one day Caesar hath come to thee. And should he twice be turned away? 18 Cato – Beruhige Dich, Marzia. Morgen, Prinz, wird die Hochzeit gefeiert. ich werde einverstanden sein. Bis dahin, um Cäsars Rückkehr zu verhindern, begebe ich mich anderswo hin. Im Begriff, zu gehen Marzia - (für sich) O Götter, was tun? Fulvius – Herr, Cäsar ist eben angekommen. Marzia - (für sich) Ich beginne wieder, zu hoffen. Cato –Wo? Fulvius – Er hat soeben Uticas Mauern betreten. Arbaces - (für sich) Neuer Grund zur Trauer! Cato – Geh hin, Fulvius, und sag ihm, er soll in sein Lager zurück. Heute will ich nicht über Frieden diskutieren. Fulvius – Und warum? Zweimal an einem Tag ist Cäsar zu Dir gekommen, um zweimal enttäuscht zu werden! 65 Catone – Non più. Da queste soglie Cesare parta. Io farò noto a lui Quando giovi ascoltarlo. Fulvio – In van lo speri, Si gran torto non soffro. Catone – E che farai? Fulvio – Il mio dover. Catone – Ma tu chi sei? Fulvio – Son’io il Legato di Roma. Catone – E ben di Roma parta il Legato. Fulvio – Sì, ma leggi pria, Che contien questo foglio, e chi l’invia. Fulvio dà a Catone un foglio. Arbace – Marzia perché sì mesta? Marzia – (Eh non scherzar, eh da sperar mi resta!) Catone apre il foglio, e legge. Catone – “Il Senato a Catone: è nostra mente render la pace al Mondo. Ogn’un di noi i Consoli, i Tribuni, il popol tutto, Cesare istesso il Dittator la vuole. Servi al pubblico voto, e se ti opponi a così giusta brama, suo nemico la Patria oggi ti chiama”. Fulvio – (Che dirà?) Catone – Perché tanto celarmi il foglio? Fulvio – Era rispetto. Marzia – (Arbace perché mesto così?) Arbace – (Lasciami in pace.) Catone – rileggendo da sé “E’ nostra mente… il Dittator lo vuole… Servi al pubblico voto… Suo nemico la Patria…” E così scrive Roma a Catone? Fulvio – Appunto. Catone – Io di pensiero dovrò dunque cangiarmi? Fulvio – Un tal comando improvviso ti giunge. Caton – Il suffit. Que César quitte Ces abords. Je lui ferai savoir Quand il convient de l’entendre. Fulvius – Tu te flattes en vain, Et je ne puis souffrir une si grande offense ! Caton – Que vas-tu faire ? Fulvius – Mon devoir ! Caton – Mais qui es-tu donc ? Fulvius – Le Légat de Rome. Caton – Eh bien ! que parte le Légat de Rome. Fulvius – Soit ! mais lis d’abord ce que contient Ce message, et qui te l’envoie. Fulvius tend le message à Caton. Arbace – Pourquoi cette tristesse, Marzia ? Marzia – Faut-il plaisanter, quand il ne me reste Plus Que l’espoir ? Caton ouvre le message et lit. Caton – «Le Sénat à Caton : c’est notre volonté de Rendre la paix au monde. Chacun d’entre nous, Consuls, Tribuns, le peuple tout entier, César lui-même, notre Dictateur, la désire. Sers donc le Souhait général Et sache que si tu t’opposes à un si juste désir, la Patrie te déclare Aujourd’hui son ennemi. » Fulvius, à part. Que va-t-il répondre ? Caton – Pourquoi m’avoir si longtemps caché cett elettre ? Fulvius – Par respect. Marzia – Arbace, pourquoi cette tristesse ? Arbace – Laisse-moi en paix ! Caton, relisant pour lui-même – « C’est notre volonté… le Dictateur la désire… Sers le souhait général… Ennemi de la Patrie… » C’est ainsi que Rome écrit à Caton ? Fulvius – Précisément ! Caton – Je devrais donc changer mes intentions ? Fulvius – L’ordre soudain t’en est parvenu ! 66 Cato . Enough! Let Caesar quit This place. When thou dost please to hear him, Then shall I grant him audience. Fulvius – In vain thou hopest. So great an insult I’ll not bear. Cato – And what wilt do? Fulvius – I’ll do my duty. Cato – But who art thou? Fulvius – The Legate of Rome am I. Cato – Why then, let Rome’s Legate begone! Fulvius – So be it! But first, this letter read, And see from whom it comes. Fulvius hands Cato the letter Arbaces – Why so sad, Martia? Martia – Ah, do not jest! What hope Is left to me? Cato unfolds the letter, and reads Cato – “The Senate to Cato: ‘Tis our intent to restore peace unto the world. We all every one, Consuls, Tribunes, the people, Caesar himself, the Dictator, so desire. Bow to the public resolution; and if thou dost oppose so just a cause, know that this day thou’lt be declared Rome’s enemy”. Fulvius – aside What will he say? Cato – Why didst so long conceal these lines from me? Fulvius – Out of respect for thee. Martia – Why so sad, Arbaces? Arbaces – Leave me in peace! Cato – reading over again to himself “’Tis our intent… the Dictator, so desire… the public resolution… Rome’s enemy…” And is it thus that Rome to Cato writes? Fulvius – E’en so! Cato – Should I then change my mind? Fulvius – So, on a sudden, art thou bid to do! Cato – Möge Cäsar sich von hier entfernen! Ich werde ihm mitteilen, wann es richtig ist, ihn anzuhören. Fulvius – Du hoffst umsonst, und ich kann eine solche Beleidigung nicht dulden! Cato – Was wirst Du tun? Fulvius – Meine Pflicht! Cato – Aber wer bist Du denn? Fulvius – Roms Gesandter. Cato – Nun denn! Roms Gesandter soll gehen. Fulvius – Es mag sein! Aber lies bitte zuerst diese Botschaft Und wer sie Dir schickt. Fulvius reicht Cato die Botschaft. Arbaces – Warum diese Traurigkeit, Marzia? Marzia – Soll ich scherzen, wenn mir Nur die Hoffnung bleibt? Cato öffnet die Botschaft und liest: Cato – “Der Senat an Cato: Es ist unser Wille, der Welt den Frieden zurückzugeben. Jeder unter uns, Konsuln, Volkstribunen, das ganze Volk, Cäsar selbst, unser Diktator, wünscht ihn. Diene also dem allgemeinen Wunsch und wisse, daß, wenn Du Dich einem so gerechten Wunsch entgegensetzt, Dich heute das Vaterland zu seinem Feind erklärt.” Fulvius - (für sich) Was wird er antworten? Cato – Warum hat man mir diesen Brief so lange vorenthalten? Fulvius – Aus Ehrfurcht. Marzia – Arbaces, warum diese Traurigkeit? Arbaces – Laß mich in Ruhe! Cato, für sich selbst wiederlesend “Es ist unser Wille... der Diktator wünscht ihn... Der allgemeine Wunsch... Feind des Vaterlandes...” So schreibt Rom an Cato? Fulvius – So ist es! Cato – Ich sollte also meine Absichten ändern? Fulvius – Du hast den sofortigen Befehl erhalten! 67 Catone – E’ ver, tu vanne e a Cesare… Fulvio – Dirò, che qui l’attendi, Che ormai più non soggiorni. Catone – No, gli dirai che parta, E più non torni. Fulvio – E il Senato Romano… Catone – Non è più quel di pria, di schiavi è fatto Un vilissimo gregge. Fulvio – E Roma… Catone – E Roma Non sta fra quelle mura. Ella è per tutto Dove ancor non è spento Di gloria, e libertà l’amor natio. Son Roma i fidi miei, Roma son’io. Caton – Il est vrai. Pars, et à César… Fulvius – Je dirai que tu l’attends ici, Et que désormais tu lèves le camp. Caton – Non ! Tu lui diras que c’est à lui de partir, Et pour ne plus revenir. Fulvius – Et le Sénat romain ? Caton – Il n’est plus ce qu’il a été ; ce n’est plus Qu’un vil troupeau d’esclaves. Fulvius – Et Rome ? Caton – Et Rome ? Elle n’est plus seulement entre ses murailles. Elle est partout où règne encore L’amour inné de la gloire et de la liberté. Mes partisans, moi-même : voilà Rome ! Scena II Scène II Fulvio – A tanto eccesso arriva l’orgoglio di Catone? Marzia – Ah Fulvio, e ancora Non conosci il suo zelo? Ei crede… Fulvio – Ei creda Se di Romano il nome E se a Cesare sono amico o servo. Parte. Arbace – Marzia posso una volta sperar pietà? Marzia – Dagl’occhi miei t’invola, Non aggiungermi affanni Colla presenza tua. Arbace – Dunque il servirti E’ demerito in me? Parto, ma pensa Che ne’ gravi perigli, A quai t’espone un genitor crudele Potria giovarti un difensor fedele. 19 S’andrà senza pastore A pascere l’agnella Succederà che quella Un dì si smarrirà. Fulvius – A quel excès en vient l’orgueilleux Caton ? Marzia – Ah, Fulvius ! Et encore ignore-t-il Tout ton zèle : il croit… Fulvius – Qu’il croie ce qu’il veut ! mais sous peu Il saura si je porte dignement le nom de Romain Et si je suis l’ami ou l’esclave de César. Il sort. Arbace – Marzia, puis-je une seule fois espérer ta pitié ? Marzia – Ote-toi de ma vue ! Ne viens pas accroître mes tourments Par ta présence ! Arbace – Je ne te sers donc que pour me desservir ! Je pars, mais songe Que dans les graves dangers Auxquels un père cruel t’expose, Tu pourras compter sur un défenseur fidèle. 19 Quand la brebis se risque A aller paître sans son berger Il peut advenir qu’un jour Elle ait à se repentir. 68 Cato – ‘Tis true. Go thou and unto Caesar… Fulvius – I’ll say thou stayest his coming, And that henceforth thou’lt not bide. Cato – Nay! Thou’lt bid him go, Ne’er to return. Fulvius – What of the Roman Senate? Cato – ‘tis not the Senate I did know. ‘Tis but A cringing flock if slaves. Fulvius – And Rome? Cato – And Rome no longer stands within her walls. Rome is wherever still prevaileth Inborn love of glory and of liberty. My followers, and I myself, are Rome! Cato – Das ist richtig. Geh, und Cäsar... Fulvius – Ich werde ihm sagen, daß Du ihn hier erwartest, und daß Du ab jetzt das Lager abbrichst. Cato – Nein! Du wirst ihm sagen, er soll gehen und für immer. Fulvius – Und der römische Senat? Cato – Er ist nicht mehr, was er war; ist nur noch eine Horde von Sklaven. Fulvius – Und Rom? Cato – Und Rom? Es liegt nicht mehr ausschließlich innerhalb seiner Mauern. Es ist überall, wo die angeborene Liebe zur Ehre und zur Freiheit immer noch herrscht.. Meine Anhänger, ich selbst: wir sind Rom! Scene II 2. Szene Fulvius – Ro such o’erweening pride is Cato come? Martia – Ah, Fulvius! And doth he still Not know thy zeal? He doth believe… Fulvius – Let him believe whate’er he will! Soon he shall know Whether the name of Roman I do fitly bear, And whether I am Caesar’s friend or slave. He goes Arbaces – Martia, may I but once for pity hope? Martia – Fly from my sight! To look on thee doth but add to my pains. Arbaces – My serving thee is but offence? I go. But think on this: in those perils To which a cruel sire exposes thee, Thou’lt ne’er lack for defence. When she doth to the pasture go 19 Without her shepherd true, Mayhap one day the ewe–lamb then Will her fond boldness rue. Perchance from cave or thicket dark Fulvius – Welcher Hochmut überfällt den stolzen Cato? Marzia – Ach, Fulvius! Und Du kennst seinen heiligen Eifer noch immer nicht? Er glaubt... Fulvius – Er mag glauben, was er will! Aber bald Wird er wissen, ob ich den Namen eines Römers würdig trage und ob ich Cäsars Freund oder Sklave bin. Er geht hinaus. Arbaces – Marzia, kann ich ein einziges Mal auf Dein Mitleid hoffen? Marzia – Geh weg! Vergrößere nicht meine Qualen durch Deine Gegenwart! Arbaces – Ich diene Dir also nur zu meinem Nachteil! Ich gehe, aber denke daran, daß in den schlimmen Gefahren, denen ein grausamer Vater Dich aussetzt, Du immer auf einen treuen Verteidiger rechnen kannst. Wenn das Schaf es wagt, 19 ohne den Hirten zu weiden, kann geschehen, es bereut’s. eines Tages vielleicht wird es 69 E forse verrà fuore Dall’antro o dalla selva Qualche feroce belva, Che la divorerà. S’andrà… Peut-être verra-t-elle sortir De l’antre ou de la forêt Quelque bête féroce Qui la dévorera. Quand la brebis… Scena III Scène III 20 Marzia – Che gran sorte è la mia! Emilia – Alfino partito E’ Cesare da noi, come sofferse Quell’eroe si gran torto? Che disse? Che sarà? Tu lo sapresti, Tu che sei tanto della sua gloria amica. Marzia – Ecco Cesare istesso, egli tel dica. Emilia – Che veggio? Cesare – A tanto eccesso giunse Catone? E qual dover, qual legge Può render mai la sua ferocia doma? E’ il Senato un vil gregge? E’ Cesare un tiranno? Ei solo è Roma? Emilia – E disse il vero. Cesare – Ah questo è troppo. Ei brama, Che al mio campo mi renda? Io vo, dì che m’aspetti e si difenda. In atto di partire Marzia – Deh, ti placa. Il tuo sdegno in parte è giusto Il veggo anch’io, ma il Padre A ragion dubitò, de’ suoi sospetti M’è nota la cagion, tutto saprai. Emilia – (Numi, che ascolto?) 20 Marzia – Quelle destinée est la mienne ! Emilie – César enfin parti, comment Ce héros peut-il souffrir Un si grand affront ? Que dit-il ? Que va-t-il faire ? Tu le sauras, toi qui est si attachée à sa gloire. Marzia – Voici César en personne, qui va te le dire. Emilie – Que vois-je ? César – A quel excès en vient Caton ? Quel devoir ou quelle loi Peut dompter sa férocité ? Le Sénat n’est-il qu’un vil troupeau ? César un tyran ? Et lui seul l’incarnation de Rome ? Emilie – Il dit la vérité. César – Ah ! C’en est trop. Il exige Que je retourne à mon camp ? Qu’on lui dise de m’attendre, et qu’il se justifie. Sur le point de partir. Marzia – Hélas ! Calme-toi ; ta colère, en partie, Est légitime, j’en conviens moi aussi. Mais mon père, non sans raison, eut des soupçons ; Des tiens, la cause m’est connue. Tu sauras tout. Emilie, à part – Dieux, qu’entends-je ? Scena IV Scène IV Fulvio – Or mai consolati Signor. La tua fortuna Degna è d’invidia, ad ascoltarti al fine Scende Catone. Io di favor sì grande Fulvius – Seigneur, sois désormais rassuré : Ton sort est digne d’envie, Caton condescend enfin à t’entendre. 70 Amaz’d she will behold, All ready to devour her, pounce Some savage creature bold. When she doth… von der Höhle oder vom Wald irgendeine Bestie herauskommen sehen, die es fressen wird. Wenn das Schaf... Scene III 3. Szene 20 Martia – What fate is mine! Emilia – Caesar at last Hath quit us. How can a hero Such as he endure th’affront? What can he say? What do? Dost thou not know, familiar to his glory that thou art? Martia – Here comes Caesar himself: he’ll answer thee. Emilia – What do I see? Caesar – To such extremes is Cato come? What duty or what law Can tame his rage? The Senate is a flock of sheep? A tyrant I? And he alone is Rome? Emilia – He speaks the truth. Caesar – Then, ‘tis too much. And doth he bid me to my camp return? Let him but stay my coming, and defend himself. He makes to go Martia – I prithee, peace. In part, thy choler’s just, As I do grant. But rightly doth my father Doubt. But that thou dost suspect, and why, I also know. Thou shalt know all. Emilia – aside Ye gods, what do I hear? 20 Marzia – Welches Schicksal ist mein! Emilia – Jetzt, da Cäsar endlich weggegangen ist, wie kann dieser Held so großen Schimpf dulden? Was sagt er? Was wird er tun? Du wirst es wissen, Du, die Dich seiner Ehre so sehr widmest. Marzia – Hier kommt Cäsar, der es Dir sagen wird. Emilia – Was sehe ich? Cäsar – Welcher Hochmut überfällt Cato? Welche Pflicht, welches Gesetz kann seine Grausamkeit bezähmen? Ist der Senat eine feige Herde? Cäsar ein Tyrann? Ist Cato allein Roms Verkörperung? Emilia – Er sagt die Wahrheit. Cäsar – Ach! Dies ist zuviel. Er fordert, ich möge in mein Lager zurückkehren? Ich gehe, sage ihm, er möge auf mich warten und sich verteidigen. Schickt sich an, zu gehen. Marzia – Ach, beruhige Dich! Dein Zorn ist zum Teil berechtigt, ich gebe es auch zu. Aber mein Vater argwöhnte nicht grundlos. Ich kenne die Gründe. Du wirst alles erfahren. Emilia – (für sich) O Götter, was höre ich? Scene IV 5. Szene Fulvius – Take comfort now, my lord, Thy fortune’s enviable. Cato at last doth deign to hear thee speak. Fulvius – Herr, sei nun getröstet. Dein Los ist beneidenswert, denn Cato läßt sich endlich herab, Dich anzuhören. 71 La novella ti reco. Cesare – E così presto si cangia di pensiero? Fulvio – Anzi il suo pregio è l’animo ostinato. Ma il popolo adunato, i compagni Gl’amici, Utica intera desiosa di pace A forza ha svelto il consenso da lui. Marzia – Signor, che pensi? Una privata offesa ah non seduca Il tuo gran cor, vanne a Catone, e insieme Fatti amici serbate Tanto sangue latino. Cesare – Ah, Marzia… Marzia – Io dunque a muoverti a pietà non son bastante? Emilia – (Più dubitar non posso, è Marzia amante!) Cesare – (E penso ancor?) Marzia, di nuovo al padre Vuo’ chieder pace, e soffrirò fin tanto Ch’io perda di placarlo ogni speranza, Tutto per te si faccia; han troppa forza Sul mio cor gl’occhi tuoi, arder mi sento Se da vicin ti miro, E lontano da te peno e sospiro. 21 Se mai senti spirarti sul volto Lieve fiato che lento s’aggiri Dì son questi gl’ardenti sospiri Del mio fido, che langue per me. E se fia dal suo seno raccolto La memoria di tanti martiri Sarà dolce con tanta mercè. Se mai… Je t’apporte la nouvelle d’une si grande faveur. César – Il a pu si vite changer d’avis ? Fulvius – Au contraire, son obstination fait sa vertu. Mais tout le peuple rassemblé, ses compagnons, Ses amis, Utique entière désireuse de la paix, Ont fini par obtenir son assentiment. Marzia – Seigneur, qu’en pensez-vous ? Ah ! qu’une offense personnelle N’aveugle point votre grand courage. Voyez Caton et, ensemble, réconciliés, Epargnez le sang latin. César – Ah ! Marzia… Marzia – Je ne suffirai donc pas à émouvoir votre pitié ? Emilie, à part – Je n’en puis douter davantage : elle l’aime ! César – N’y pensons plus ! Marzia, je veux à nouveau Demander à ton père de faire la pais et tout supporter Jusqu’à ce que je perde espoir de le voir fléchir. Je tenterai tout pour toi. Tes yeux ont trop De pouvoir sur mon cœur ; je me sens transir Si tu es près, et si tu es loin, Je languis et soupire. 21 Si tu as jamais senti expirer sur ton visage Un souffle léger qui lentement t’enveloppe : Voilà les ardents soupirs De mon cœur qui languit fidèlement ; Et si tu le recueilles, Le souvenir de tant de souffrance Sera adouci par tant de grâce. Si tu as jamais… (CD2) (CD2) Scena V Scène V 1 Emilia – Lode agli Dei. La fuggitiva speme A Marzia in sen già ritornar si vede. Marzia – Nol niego, Emilia. E’ stolto, 1 Emilie – Que les Dieux soient loués ! A nouveau, Un timide espoir anime Marzia. Marzia – Je ne m’en cache pas, Emilie. 72 To thee I bear the tidings of so great a compliment. Caesar – So soon he’s changed his mind? Fulvius – Nay! His renown lies in his stubbornness. But the united populace, his friends And comrades, Utica entire, Desiring peace, having got from him consent. Martia – My lord, what dost thou think? Let not a private hurt Affect the greatness of thy heart. Go thou to Cato, that ye, reconciled, May stem the shedding so much Latin blood. Caesar – Ah, Martia… Martia – To move thy pity do I not suffice? Emilia – aside I can no longer doubt: Martia loves him! Caesar – Should I still think of that? Martia, once more I’ll ask thy father peace, and I’ll bear all Till I lose ev’ry hope of moving him. There’s nought I shall not do for thee. Thine eyes Have too strong sway over my heart. I burn Whene’er hard by I gaze on thee, and sigh When far from thee I yearn. 21 Whenever thou dost feel breathe on thy face A gentle breeze that softly doth embrace Thee, know ‘tis made up of those fervent sighs That my heart utters as it languid dies. But should thou, kindly, take it to thy breast, Then shall the memory of my many pains Be by thy much–abounding mercy blest. Whenever thou... Ich bringe Dir die Nachricht von so großer Gnade. Cäsar – Und so schnell ändert er seine Meinung? Fulvius – Im Gegenteil, seine Tugend ist die Hartnäckigkeit. Aber das ganze versammelte Volk, seine Gefährten,seine Freunde, ganz Utica, das sich nach Frieden sehnt, haben ihm die Zustimmung abgerungen. Marzia – Herr, was meinst Du? Ach, möge eine persönliche Beleidigung Dein großes Herz nicht blenden. Geh zu Cato und erspart gemeinsam, als Freunde, so viel römisches Blutvergießen. Cäsar – Ach, Marzia... Marzia – Ich vermag also nicht, Dein Mitleid zu erregen? Emilia – (für sich) Ich kann nicht mehr zweifeln: Marzia liebt ihn! Cäsar – (Dies ist vorbei!) Marzia, ich will Deinen Vater wieder um Frieden bitten und alles dulden, bis ich jede Hoffnung verliere, ihn zu besänftigen. Ich will alles für Dich tun. Deine Augen haben zu viel Macht über mein Herz; ich fühle mich brennen, wenn Du mir nah bist, bist Du fern, sehne ich mich und schmachte nach Dir. 21 Wenn Du auf Deinem Antlitz einen leichten Hauch spürst, der Dich langsam einhüllt, sind dies die heißen Seufzer meines Herzens, das nach Dir schmachtet. Aber solltest Du ihn an Deinen Busen nehmen, wird das Andenken an solches Leid von so viel Huld gelindert werden. Wenn Du... (CD2) (CD2) Scene V 5. Szene 1 Emilia – The gods be praised! Inconstant hope Once more in Martia’s breast doth dwell. Martia – I’ll not deny it, Emilia. None but a fool 1 Emilia – Gelobt seien die Götter! Die flüchtige Hoffnung kehrt bereits in Marzias Busen zurück. Marzia – Ich leugne es nicht, Emilia. Dumm wäre, 73 Chi non sente piacer quando placato L’altrui genio guerriero Può sperar la sua pace il mondo intero. Emilia – Nobil pensier, se i pubblici riposi Di tutti i voti tuoi sono gl’oggetti. Ma spesso avvien, che questi Siano illustri pretesti Ond’altri asconda i suoi privati affetti. Marzia – Credi ciò, ch’a te piace. Io spero intanto E alla speranza mia L’alma si fida e i suoi timori oblia. Serait bien sot Celui qui n’éprouverait pas de plaisir A espérer la paix plutôt que la guerre. Emilie – Ce serait une noble pensée Si la paix publique Etait l’objet de tes vœux ; Mais il arrive souvent que ces belles causes Servent de prétexte à des intérêts personnels. Marzia – Crois-en ce que tu voudras. J’espère cependant, Et je m’abandonne à cet espoir Dans l’oubli de mes craintes. Scena VI Scène VI Fulvio – Tu vedi o bella Emilia Che mia colpa non è s’oggi di pace Si ritorna a parlar. Emilia – (Fingiamo) assai Fulvio conosco, E quanto oprasti intesi. So però con qual zelo Porgesti il foglio, e come A favor del tiranno Ragionasti a Catone; era il tuo fino Cred’io d’aggiunger foco al loro sdegno. Non è così? Fulvio – Puoi dubitarne? Emilia – (Indegno) Fulvio – Ora che pensi? Emilia – A vendicarmi. Fulvio – E come? Emilia – Meditai, ma non scelsi. Fulvio – Al braccio mio Tu promettesti, il sai, l’onor del colpo. Emilia – E a chi fidar poss’io Meglio la mia vendetta? Fulvio – Io ti assicuro Fulvius – Tu peux voir, ô belle Emilie, Que ce n’est pas de ma faute si, aujourd’hui, On parle de nouveau de paix. Emilie – (à part : tâchons de feindre !) Je te connais bien, Fulvius, Et je sais comment tu agis de façon avisée ; Je n’ignore pas cependant avec quel zèle Tu as remis le message du Sénat, et comme En faveur du tyran, Tu as argumenté auprès de Caton. Ton but n’était-il pas d’envenimer leur différend ? N’en va-t-il plus ainsi ? Fulvius – Peux-tu en douter? Emilie, à part – L’indigne! Fulvius – Et maintenant, à quoi songes-tu ? Emilie – A me venger ! Fulvius – De quelle manière ? Emilie – J’y ai réfléchi, sans m’être décidée. Fulvius – Rappelle-toi ta promesse : à mon bras Revient l’honneur de porter le coup fatal. Emilie – A qui pourrai-je mieux confier Le soin de me venger ? Fulvius – Je te jure 74 No pleasure feels when, warlike ardour calm’d The world entire can hope for gentle peace. Emilia – A noble thought indeed if public quiet Alone were all the object of thy hope. But often it falls out that such are but The pompous mask and travesty that hides More private wishes and affections. Martia – Think what thou wilt. I’ll hope in spite of thee, And in that hope my soul doth trust And all its fears forgets. der keine Freude empfände, wenn sich der kriegerische Gedanke anderer beruhigt und die ganze Welt auf Frieden hoffen darf. Emilia – Ein edler Gedanke, wenn der öffentliche Friedendas Ziel Deiner Wünsche ist. Doch häufig geschieht es, daß es sich um schöne Vorwände zum Verstecken privater Zuneigungen handelt. Marzia – Glaub’, was Du willst! Ich hoffe dennoch, und meine Seele gibt sich der Hoffnung hin und vergißt ihre Ängste. Scene VI 6. Szene Fulvius – Thou seest, fair Emilia, That if today we talk once more of peace It is no fault of mine. Emilia – aside: Dissemble now. I know thee well enough, And how advisely thou workst; But I do also know how zealously Thou didst give up the letter; and I know How for the tyrant thou didst speak to Cato. Thou soughtst, methinks, to stir their anger up, Was it not thus? Fulvius – How canst thou doubt? Emilia – aside – Thou knave! Fulvius – What now is in thy mind? Emilia – How I may be revenged. Fulvius – How may that be? Emilia – I thought on it, but have not chosen yet. Fulvius – Remeber that ‘twas to my arm that thou Didst promise thou wouldst grant the honour of the blow. Emilia – To whom could I entrust More surely my revenge? Fulvius – I vow to thee Fulvius – Du siehst, o schöne Emilia, daß es nicht meine Schuld ist, wenn heute wieder von Frieden gesprochen wird. Emilia – (für sich) (Verstellen wir uns!) Ich kenne Dich wohl, Fulvius, und weiß, wie vernünftig Du handelst. Ich weiß jedoch auch, mit welchem Eifer Du das Schreiben überreicht hast, und wie Du bei Cato zugunsten des Tyrannen sprachst. Ich glaube, es war Dein Ziel, ihren Zorn zu steigern oder etwa nicht? Fulvius – Kannst Du es bezweifeln? Emilia – (für sich) Der Unwürdige! Fulvius – Und woran denkst Du jetzt? Emilia – An Rache. Fulvius – Und wie? Emilia – Ich überlegte, habe aber noch nicht entschieden. Fulvius – Du weißt, daß Du mir die Ehre des Todesstosses zugesagt hast. Emilia – Wem könnte ich meine Rache besser anvertrauen? Fulvius – Ich schwöre Dir, 75 Che mancar non saprò. Emilia – Vedo, che senti Delle sventure mie tutto l’affanno. Fulvio – (Salvo un eroe così.) Emilia – (Così l’inganno.) De n’y pas manquer. Emilie – Je vois que tu ressens Tout le tourment de mes malheurs. Fulvius, à part – Ainsi, j’épargne un héros ! Emilie, à part – Ainsi, je le trompe. Scene VII Scène VII Fulvio – O Dio tutta se stessa A me confida Emilia, ed io l’inganno? Ah, perdona mio bene. Anima grande Del trafitto Pompeo chieggo perdono, Se sturbator di tue vendette io sono. 2 Degl’Elisi dal soggiorno Sorge l’ombra invendicata, E girando a me d’intorno Grida sangue e vuol vendetta. Ma che penso? Che risolvo? Figlio son dell’alta Roma E il suo Cesare sottrarre Dai perigli a me s’aspetta. Degl’Elisi… Fulvius – Grands Dieux, Emilie se fie tout à moi, et je l’abuse ! Ah, mon amour, pardonne-moi ! Ame noble du noble Pompée, lâchement assassiné, je te demande aussi De me pardonner, si je trahis la vengeance ! 2 Des champs élyséens Surgit l’ombre non vengée Qui, tournant tout autour de moi, Crie vengeance et réclame du sang. Mais que penser ? que décider ? Ne suis-je pas fils de cette Rome Qui attend de moi que je soustraie César aux dangers qui le menacent. Des champs… 3 Introduzione per timpani (Jacques Philidor le cadet, 1657-1708) 3 Introduction pour timbales. (Jacques Philidor le cadet, 1657-1708) Scena VIII Luogo di ritiro di Catone Scène VIII Un lieu à l’écart, chez Caton. 4 Catone – Si vuole ad onta mia Che Cesare s’ascolti? L’ascolterò, ma in faccia Agl’uomini, ed ai numi mi protesto, Che da tutti costretto Mi riduco a soffrirlo e con mio affanno Debole io son per non parer tiranno. Cesare, a me son troppo 4 Caton – pourquoi vouloir que pour ma honte J’écoute César ? Je l’écouterai, mais j’en appelle Aux Dieux et aux hommes, Je ne m’y résigne Que sous la contrainte générale, Et par faiblesse, pour ne pas paraître tyrannique. César, les instants me sont trop précieux 76 I cannot fail. Emilia – I see thou heartily dost feel The pain of my distress. Fulvius – aside– Thus do I save a hero. Emilia – aside – Thus do I cozen him. daß Du Dich auf mich verlassen kannst. Emilia – Ich sehe, daß Du das ganze Leid meines Unglücks mitempfindest. Fulvius - (für sich) So rette ich einen Helden! Emilia – (für sich) So führe ich ihn hinters Licht. Scene VII 7. Szene Fulvius – Ye gods! Emilia putteth all her trust in me, Yet I deceive her! Thy pardon, love, I beg. And pardon I do beg of noble Pompey’s soul, So traitorously murdered, If I do fail to avenge his death. 2 Quitting Elysian repose, The unrequited Shade draws nigh, And restlessly around me goes: For blood and vengeance he doth cry. But soft! Such thoughts I should discard. Am I not born of noble Rome, And doth she not enjoin me guard Her Caesar from all harm? Quitting… Fulvius – O Götter, Emilia vertraut sich mir ganz an, und ich führe sie irre? Ach vergib mir, Liebste. O edle Seele des feig ermordeten Pompejus,auch Dich bitte ich um Vergebung, falls es mir nicht gelingt, Dich zu rächen. 2 Aus den elysischen Gefilden taucht der ungerächte Schatten auf und kreist mich ein und fordert Blut und Rache. Aber was denke ich? Was tue ich? Ich bin ein Sohn des hehren Rom, das von mir erwartet, daß ich seinen Cäsar den Gefahren entreiße. Aus den elysischen... 3 Timpani introduction (Jacques Philidor le cadet, 1657-1708) 3 Introduktion für Pauken (Jacques Philidor le cadet, 1657-1708) Scene VIII A place of quiet, in Cato’s house. 8. Szene Ein ruhiger Ort in Catos Haus. 4 Cato – And must I, to my shame, hear Caesar out? I’ll hear him, but I do protest Before men and the gods that general Constraint hath bowed me to this feebleness But that I may no tyrant seem. Caesar, 4 Cato – Warum wird gewünscht, daß ich zu meiner Schmach Cäsar anhöre? Ich werde es tun, aber ich schwöre gegenüber Göttern und Menschen, daß ich es nur ertrage, weil ich gezwungen werde und zu meinem Leidwesen schwach bin, um nicht als Tyrann zu erscheinen. Cäsar, die Zeit ist mir zu wertvoll, 77 Preziosi i momenti e qui non voglio Perdergli in ascoltarti, O stringi tutto in poche note, o parti. Siede Cesare – T’appagherò (come m’accoglie!) il primo Dei miei desiri, è il renderti sicuro, Ch’il tuo cor generoso Che la costanza tua… Catone – Cangia favella Se pur vuoi che t’ascolti. Io so, che questa Artificiosa lode è in te fallace, E vera ancor da’ labbri tuoi mi spiace. Cesare – (Sempre è l’istesso!) ad ogni costo voglio Pace con te, tu scegli i patti, io sono Ad accettarli accinto Come faria col vincitore, il vinto. (Or che dirà?) Catone – Tanto offerisci? Cesare – E tanto ad empirlo, che dubitar non posso D’una ingiusta richiesta. Catone – Giustissima sarà. Lascia dell’armi L’usurpato comando; il grado eccelso Di dittator deponi e come reo Rendi in carcere angusto Alla patria, ragion de tuoi misfatti. Questi, se pace vuoi, saranno i patti. Cesare – Ed io dovrei… Catone – Di rimanere oppresso Non dubitar, ch’allora Sarò tuo difensore. Cesare – (E soffro ancora?) Tu sol non basti. Io so quanti nemici Con gl’eventi felici M’irrita la mia sorte onde potrei I giorni miei sacrificare in vano. Catone – Ami tanto la vita e sei romano? Basta così. Pour que je les perde A t’écouter longuement. Résume-toi en peu de mots, et pars. Il s’assoit. César – Je te donnerai satisfaction (A part : Quel accueil !) Le premier de mes désirs est de t’assurer Que ton cœur généreux, Que ta vaillance… Caton – Laissons ces fadaises, si tu veux que je t’écoute. Je sais que ces louanges ne sont Qu’artifice et fausseté de ta part. Et même vraies, elles me déplairaient dans ta bouche. César – (A part : Toujours le même !) A n’importe quel Prix je veux faire la paix avec toi. Choisis les termes du Contrat, je suis prêt a les accepter comme un vaincu le Ferait envers son vainqueur. (A part : Et maintenant, que va-t-il répondre ?) Caton – Tu proposes beaucoup ? César – Et beaucoup j’accomplirai, Car je ne puis douter d’une juste requête. Caton – Extrêmement juste, en effet. Abandonne Le commandement des armées, que tu as usurpé ; Renonce au titre suprême de Dictateur, Et comme félon, sois emprisonné au secret Pour rendre compte à la Patrie de tes crimes. Voilà, si tu désires la paix, mes conditions. César – Et je devrais… Caton – Rester prisonnier. Ne doute pas qu’alors Je serai ton défenseur. César – (A part : Que dois-je encore supporter ?) Toi seul n’y peut suffire. Je connais Quantité d’ennemis qu’excite contre moi Mon destin favorable. C’est en vain Que je voudrais attenter contre mes jours. Caton – Tenir autant à la vie et se prétendre romain ! Brisons là. 78 my time is of too high a price For me to waste it listening to thee: Either be brief or else begone! He sits Caesar – I’ll pay thee in thine own coin. Aside: What welcome this! My dearest wish is that thou shouldst be sure That thy so gen’rous heart, that thy most constant faith… Cato – Sing me some other tune if thou wouldst have me hear thy words.I well do know how false is this thine artificial praise. And were it truly felt, from thy lips I could still not stomach it. Caesar – aside: Still he’s the same! Al all costs I’d make peace with thee. Choose thou thy terms. To them I shall subscribe As would the conquer’d foe unto the victor bow. Aside: What can he say to that? Cato – So much dost thou propose? Caesar – As much shall I fulfil, for I cannot suspect An unjust plea. Cato – Most just indeed ‘twill be. Give up The captaincy thou hast usurpt; And the dictator’s rank lay down. A felon in thy narrow cell thou’lt answer To the fatherland for all thy foul misdeeds. If thou seekst peace, these are the terms. Caesar – And should I then… Cato – When thou art a prisoner ta’en Doubt not that I Shall your defender be. Caesar – aside: I suffer still! Alone thou’lt not suffice. I know How many enemies my happy fate Against me hath raised up. In vain thou’lt Seek to sacrifice my life. Cato – A Roman thou, and so much dost love life? Enough, no more! um sie verschwenden, während ich Dich anhöre. Entweder Du faßt Dich kurz oder Du gehst. Er setzt sich. Cäsar – Es sei Dir erfüllt. (Was für ein Empfang!) Mein erster Wunsch ist, Dir zu versichern, daß Dein großzügiges Herz, daß Deine Tapferkeit... Cato – Zieh’ and’re Saiten auf, wenn Du willst, daß ich Dich anhöre. Ich weiß, daß diese Lobesworte bei Dir nur Lug und Trug sind, und auch als Wahrheit würden sie mir aus Deinem Munde mißfallen. Cäsar – (Immer noch derselbe!) Um jeglichen Preis will ich mit Dir Frieden schließen. Wähle Du den Wortlaut des Vertrags, ich bin bereit, ihn wie ein Besiegter seinem Sieger gegenüber anzunehmen. (Was wird er nun sagen?) Cato – So viel bietest Du an? Cäsar – Und so viel werde ich erfüllen, denn ich kann eine gerechte Bitte nicht bezweifeln. Cato – Sehr gerecht, in der Tat. Beanspruche nicht mehr die Heeresleitung, die Du usurpiert hast; verzichte auf den Titel eines Diktators und lege im Kerker als Verräter dem Vaterlande Rechenschaft über Deine Verbrechen ab. Dies sind die Bedingungen, wenn Du den Frieden begehrst. Cäsar – Und ich müßte... Cato – In Haft bleiben. Zweifle nicht, daß ich dann Dein Verteidiger sein werde. Cäsar – (Was soll ich noch ertragen?) Du allein genügst nicht. Ich weiß, wieviele Feinde mir mein glückliches Schicksal gemacht hat. Du würdest vergeblich mein Leben zu opfern suchen. Cato – Du bist ein Römer und liebst so sehr das Leben? Es sei genug. 79 S’alza Cesare – Ferma, Catone. Catone – E’ vano quanto puoi dirmi. Cesare – Un sol momento aspetta, Altre offerte io farò. Catone – Parla e t’affretta. Torna a sedere Cesare – (Quanto sopporto!) Il combattuto acquisto Dell’impero del mondo, il tardo frutto De’ miei sudori, e de’ perigli miei Se meco in pace sei Dividerò con te. Catone – Sì, perché poi Diviso ancor fra noi Di tante colpe tue fosse il rossore; E di viltà Catone Temerario così tentando vai? Posso ascoltar di più. Cesare – (Son stanco ormai!) Troppo cieco ti rende L’odio per me, meglio rifletti, io molto Finor t’offesi e voglio Offrirti più. Perché tra noi sicura Rimanga l’amistà, darò si sposo La destra a Marzia. Catone – Alla mia figlia? Cesare – A lei. Catone – Ah, prima degli dei Piombi sopra il mio capo tutto lo sdegno Ch’il sangue d’un indegno Infami il sangue mio, che a me congiunto Io soffra un traditore, un che di Roma Ha quasi già nel suo furor sepolta L’antica libertà… Cesare – Taci una volta. Hai cimentato assai La tolleranza mia. Il se lève. César – Arrête, Caton. Caton – Tout ce que tu pourras me dire est inutile. César – Patiente rien qu’un instant, J’ai de nouvelles offres à te faire. Caton – parle, mais fais vite. Il revient s’asseoir. César – (A part : Tout ce que je supporte !) Si nous concluons la paix Je partagerai avec toi Tout ce que j’ai acquis dans la domination du monde, Le fruit ultime de mes peines comme de mes périls. Caton – Et pourquoi Partager entre nous Tant de fautes qui te couvrent de honte ? Quelle témérité d’essayer ainsi De couvrir Caton de ton infamie ! Je ne veux plus t’écouter davantage. César – (A part : je suis las, maintenant !) Ta haine à mon égard t’aveugle ! Réfléchis mieux ; Je t’ai déjà beaucoup offert. Je veux faire encore davantage Pour qu’entre nous règne une amitié solide, Pourquoi n’épouserai-je pas Marzia ? Caton – Ma fille ? César – Elle-même ! Caton – Ah ! que s’abatte d’abord sur moi Toute la colère des Dieux, Plutôt que de voir mon sang déshonoré Par celui d’un infâme. Moi, tolérer l’union de ma famille avec un traître Qui, par son ambition, a enterré L’antique liberté de Rome ! César – Cette fois, tais-toi ! Tu as trop abusé De ma patience. 80 He rises Caesar – Nay, Cato, stay. Cato – All thou canst say’s in vain. Caesar – One moment only, stay. Hear what I’ll yet propose. Cato – Speak then, but make haste. He sits down once more Caesar – aside: How much I must endure! The hard–fought empire of the world, The ripe fruit of my perils and my sweat, If thou make peace with me I’ll share with thee. Cato – And why should we between us share The blush of shame due to thy crimes? And wouldst thou Cato boldly tempt With such base villainy? I’ll hear no more. Caesar – aside: How weary I do feel! Too blind thou art made by hate for me. Think on’t again: much have I offered thee, And more yet would propose. To seal our friendship fast I’d give my hand to Martia. Cato – My daughter thou wouldst wed? Caesar – That same! Cato – Sooner let all the anger of the gods Fall on my head Than such unworthy blood Pollute my lineage. And should I suffer union with a traitorous wretch, Whose furious pride hath dug the grave Of Rome’s most ancient liberties! Caesar – Nay, hold thy peace! My patience thou hast tried too long. Er steht auf. Cäsar – Warte, Cato. Cato – Was Du mir sagen kannst, ist unnütz. Cäsar – Warte nur einen Augenblick, ich will Dir ein anderes Angebot machen. Cato – Sprich, aber schnell. Er setzt sich wieder. Cäsar – (Was ich nicht alles ertrage!) Schließen wir den Frieden, so teile ich mit Dir alles, was ich in der Weltherrschaft errungen habe, die reife Frucht meiner Qualen und Gefahren. Cato – Ja, denn so wäre die Schande so vieler Verbrechen wieder unter uns geteilt. Und Du, Verwegener, willst Cato mit Deiner Schmach versuchen? Ich will nichts mehr hören. Cäsar – (Es ist genug!) Dein Haß mir gegenüber blendet Dich! Denk besser nach; ich habe Dir bisher viel angeboten und will noch mehr tun. Damit unsere Freundschaft gefestigt bleibt, werde ich Marzia die Hand zum Ehebunde reichen. Cato – Meiner Tochter? Cäsar – Ja, ihr. Cato – Ach, eher sollte der ganze Zorn der Götter über mich kommen, als daß das Blut eines Unwürdigen mein Blut besud’le, als daß ich einen Verräter als Verwandten ertrüge, der in seiner Raserei schon fast Roms alter Freiheit das Grab bereitet hat... Cäsar – Nun schweige endlich. Du hast meine Geduld überfordert. 81 In atto di partire Il s’apprête à partir. Scena IX Scène IX Marzia – Cesare, e dove? Cesare – Al campo. Marzia – Oh, Dio t’arresta Questa è la pace? (a Catone) E questa L’amistà sospirata? (a Cesare) Cesare – Il padre accusa; Egli vuol guerra. Marzia – Ah, genitor. Catone – T’accheta di costui non parlar. Marzia – Cesare… Cesare – Ho troppo tolerato fin’ora. Marzia – Ah, no, placate Ormai l’ire ostinate; assai di pianto Costano gl’odi vostri Alle spose latine, assai di sangue Costano gl’odi vostri all’infelice Popolo di Quirino: ah, non si veda Sull’amico trafitto… Più incrudelir l’amico; ah, non trionfi, Del germano il germano, ah più non cada Al figlio che l’uccise il padre accanto Basti alfin tanto sangue e tanto pianto. Catone – Non basta a lui. Cesare – Non basta a me! Se vuoi V’è tempo ancor, pongo in oblio le offese, Le promesse rinnovo, L’ire depongo e la tua scelta attendo, Chiedimi guerra o pace Soddisfatto sarai. Catone – Guerra, guerra mi piace. Cesare – E guerra avrai. 5 Se in campo armato Vuoi cimentarmi Marzia – Où va César ? César – Au camp. Marzia – Que les Dieux t’en empêchent ! A Caton : est-ce là la paix ? A César : et les soupirs d’amitié ? César – Ton père m’accuse. C’est lui qui veut la guerre. Marzia – Ah ! père… Caton – Calme-toi, et ne me parle pas de lui ! Marzia – César… César – Je n’ai déjà été que trop tolérant jusqu’ici. Marzia – Ah ! non, contenez Désormais vos courroux obstinés : Que de pleurs Vont coûter vos rivalités aux épouses romaines ; Que de sang va verser le malheureux peuple au nom De vos haines ! Ne voyez-vous pas sur l’ami blessé l’ami s’acharner ? Le frère triompher du frère, Le père tomber sous les coups du fils. A la fin, tant de sang et de pleurs versés Ne vous suffisent-ils pas ? Caton – A lui, non ! César – A moi, non ! Si tu le veux, Il est temps encore, j’oublie tes offenses Et renouvelle mes promesses ; J’abdique de toute colère et j’attends ta décision ; Prononce : ou la guerre, ou la paix, Et tu seras satisfait. Caton – La guerre – la guerre me plaît. César – Tu l’auras donc ! 5 Si dans le camp militaire Tu veux m’éprouver 82 He makes to go Schickt sich an, zu gehen. Scene IX 9. Szene Martia – Whither, Caesar? Caesar – To camp. Martia – God stay thy steps! To Cato: Is this your peace? To Caesar: These sighs then are your friendship? Caesar – Thy sire accuseth me. ‘Tise he seeks war. Martia – Father… Cato – Peace! I’ll hear no more of him! Martia – Caesar… Caesar – I’ve borne too much. Martia – Why should you any longer calm Your stubborn rage: what boots all the laments Your choler causeth Roman wives? What boots the blood th’unhappy people shed To serve your hate? Friends spatter’d With each other’s gore do ye not see? The triumph of the brother as his brother falls? The father by his son laid low? So much bloodshed, so many tears, Is all this not enough? Cato – ‘Tis not enough for him! Caesar – ‘Tis not enough for me! An if thou list There is yet time, your insults I’ll forget. My promises I shall renew. My choler I’ll lay down, and I’ll await thy choice. Ask me for war or peace. And thou’lt be satisfied. Cato – War, war I seek. Caesar – War thou shalt have. 5 If in the field of arms A trial thou seekst, Marzia – Wohin geht Cäsar? Cäsar – Ins Lager. Marzia – Die Götter mögen Dich einhalten lassen. Zu Cato: Dies ist der Frieden? Zu Cäsar: Dies ist die erhoffte Freundschaft? Cäsar – Dein Vater klagt mich an; er will den Krieg. Marzia – Ach! Vater... Cato – Beruhige Dich, und sprich nicht von ihm. Marzia – Cäsar... Cäsar – Bis jetzt habe ich nur allzuviel ertragen. Marzia – Ach nein, beruhigt endlich den beharrlichen Zorn. Wieviele Tränen kosten Eure Feindseligkeiten die römischen Frauen; wieviel Blut kostet Euer Widersinn das unglückliche Volk Roms; ach, der Freund soll nicht mehr am getroffenen Freund weitere Grausamkeiten begehen... ach, der Bruder soll nicht über den Bruder siegen, ach, der Vater soll nicht mehr neben dem Sohne, der ihn tötete, niedersinken, des Bluts und der Tränen sei genug. Cato – Ihm genügen sie nicht. Cäsar – Wieso mir nicht! Willst Du es, so ist es noch Zeit, ich vergesse Deine Beleidigungen und wiederhole meine Versprechen. Ich verzichte auf jeden Zorn und erwarte Deinen Entschluß. Sag: entweder Krieg oder Frieden und so soll es sein. Cato – Krieg, der Krieg gefällt mir. Cäsar – Und Krieg sollst Du haben. 5 Willst Du mich prüfen im Feld, 83 Vieni ch’il fato Fra l’ire e l’armi La gran contesa Deciderà. Delle tue lagrime Del tuo dolore Accusa il barbaro Tuo genitore Il cor di Cesare Colpa non ha. Se in campo… Viens, que le destin, Entre la colère Et les armes, Arbitre la lutte. De tes larmes… De tes souffrances, N’accuse qu’un père barbare César, en son cœur, N’a rien à se reprocher. Si dans le camp… Scena X Scène X 6 Marzia – Ah, signor che facesti? Ecco in periglio La tua, la nostra vita. Catone – Il viver mio non sia tua cura. Emilia Non v’è più pace e fra l’ardor dell’armi Mal sicure voi siete onde alle navi Portate il piè. Sai ch’il german di Marzia Di quelle è il duce e in ogni evento avrete Pronto lo scampo almen. Emilia – Qual via sicura D’uscir da queste mura Cinte d’assedio? Catone – In solitaria parte D’Iside al fonte appresso A me noto è l’ingresso. 6 Marzia – Ah ! Seigneur, qu’as-tu fait ? Voici ta vie et la nôtre en danger. Caton – De mes jours, n’aie nul souci. Emilie, la paix est rompue, et dans le choc des combats, Il n’y a de sécurité pour vous que sur les navires. Sachez que le frère de Marzia Est le chef de cette flotte, et qu’au moindre danger, Vous y trouverez un prompt salut. Emilie – Par quelle issue S’échapper de ces murs Tout cernés d’assaillants ? Caton – Je connais un passage, Dans un endroit isolé, Près de la source d’Isis. Scena XI Scène XI Arbace – Signor, so ch’a momenti Pugnar si deve, imponi. Che far degg’io senza aspettar l’aurora Ogn’ingiusto sospetto a render vano Vengo sposo di Marzia, ecco la mano. (Mi vendico così.) Arbace – Seigneur, je sais que sous peu Il faudra se battre – tu l’as ordonné. Sans attendre l’aurore, et pour balayer Tout injuste soupçon, Je te demande Marzia pour épouse : voici ma main. (A part : ainsi, je me venge.) 84 Come see, Amidst th’alarms, How then the contest Fate Shall arbitrate. Then for thy tears, For all thy pain A barb’rous father Thou must blame. In this the heart of Caesar No fault bears. If in the field… so komm’; das Schicksal soll zwischen Zorn und Waffen den großen Kampf entscheiden. Wegen Deiner Tränen, wegen Deiner Leiden klage nur einen barbarischen Vater an. Cäsars Herz trägt keine Schuld. Willst Du mich... Scene X 10. Szene 6 Martia – My lord, what hast thou done? Your life and ours are all in danger now. Cato – Of my life have no care. Emilia, the peace is ended now. Amidst the fight You’ll be in jeopardy. Make haste to join the fleet. Martia’s own brother is the admiral, And come what may, you can in safety flee. Emilia – But from these close–besieged walls What safe escape is there? Cato – I know a hidden Unfrequented way that By the fount of Isis goes. 6 Marzia – O Herr, was tatet Ihr? Dein, unser Leben sind nun in Gefahr. Cato – Kümmere Dich nicht um mein Leben. Emilia, der Frieden ist gebrochen und im Kampfgewühl seid Ihr nicht sicher. Geht auf die Schiffe. Du weißt, daß Marzias Bruder deren oberster Leiter ist, und in jeglicher Gefahr seid Ihr wenigstens dort sicher. Emilia – Welcher Weg führt sicher aus diesen belagerten Mauern? Cato – Ein einsamer Pfad in der Nähe der Isisquelle ist der Zugang. Scene XI 11. Szene Arbaces – My lord, I know that we must fight anon, As thou hast bid. So can I not await The dawn; but to forestall unjust suspicion I beg thee give me Martia’s hand. Here is mine own. Aside: Thus shall I be revenged. Arbaces – Herr, ich weiß, daß bald gekämpft wird, wie Du befahlst. Ohne das Morgengrauen zu erwarten, und um jeden ungerechten Argwohn zu vermeiden, halte ich um Marzias Hand an. (So räche ich mich.) 85 Catone – Nol dissi, o figlia. Marzia – Temo Arbace ed ammiro L’incostante suo cuor. Catone – Più non s’aspetta, a lei Porgi Arbace la destra. Arbace – Eccola, in dono Il cor, la vita, il soglio Così presento a te. Marzia – Va’, non ti voglio. Arbace – Come! Emilia – (Che ardir!) Catone – Perché? Marzia – Finger non giova. Tutto dirò, mai non mi piacque Arbace, Mai nol soffersi, egli può dirlo; ei chiese il differir le nozze Per cenno mio. Sperai che al fin più saggio L’autorità di un padre Impegnar non volesse a far soggetti I miei liberi affetti. Ma già che sazio ancora Non è di tormentarmi e vuol ridurmi A un estremo periglio A un estremo rimedio anch’io mi appiglio. Catone – Son fuor di me. D’onde tant’odio? E d’onde Tanta audacia in costei? Emilia – Forse altro foco L’accenderà. Arbace – Così non fosse! Catone – E quale de’ contumaci amori Sarà l’oggetto? Arbace – O Dio! Emilia – Chi sa! Catone – Parlate. Arbace – Il rispetto… Emilia – Il decoro… Marzia – Tacete, io lo dirò: Caton – Tu n’en avais pas parlé, ma fille. Marzia – Arbace le craint, Et j’admire sa légèreté. Caton – N’attendons plus ; Arbace, offre-lui ta main. Arbace – La voici. Avec l’offrande De mon cœur, de ma vie, de mon trône, Je me présente ainsi à toi. Marzia – Va-t-en, je ne te veux point. Arbace – Comment ! Emilie, à part – Quelle audace ! Caton – Pour quelle raison ? Marzia – Il est inutile de feindre : je dirai tout. Jamais Arbace n’a su me plaire. En lui demandant de retarder nos noces, J’espérai qu’à la fin, L’autorité mieux avisée d’un père Ne voudrait pas me contraindre à aliéner ainsi Mes libres sentiments. Mais puisque non content De me tourmenter, Il veut me réduire à un péril extrême, A un remède extrême, moi aussi, Je dois me résoudre. Caton – Je suis hors de moi. D’où naît tant de haine ? Et tant d’audace ? Emilie – Une autre flamme, peut-être, L’embrasera. Arbace – Qu’il n’en soit pas ainsi ! Caton – Et quel est l’autre objet De cet amour frondeur ? Arbace – Grands Dieux ! Emilie – Qui le sait ! Caton – Parlez donc. Arbace – Le respect… Emilie – La dignité… Marzia – Taisez-vous ! Je le dirai moi-même : 86 Cato – Daughter, thou hast said nought of this. Martia – I fear Arbaces, and I wonder at His heart’s inconstancy. Cato – Enough delay. Arbaces, take her hand. Arbaces – Here. I do offer up to thee My heart, my life, My throne. Martia – Begone! I’ll not have thee. Arbaces – What! Emilia – aside: Such ardour! Cato – Wherefore? Martia – No feigning now, I’ll tell you all. Arbaces never could I love. At my request the wedding he delayed, For I hoped that at last a father’s wiser will Would not seek to impose upon My free affections. But with my torments still unsatisfied, He would reduce me to extremest jeopardy. So to extremest remedies I run. Cato – I am beside myself. Whence comes such hate? And where finds she such bold effrontery? Emilia – Mayhap she burneth with another flame. Arbaces – May it not be so! Cato – Who is th’object Of this seditious love? Arbaces – Ye gods! Emilia – Who knows? Cato – Speak! Arbaces – Respect… Emilia – Decorum… Martia – Peace! I shall say it: Cato – Davon hattest Du mir nichts gesagt, o Tochter. Marzia – Ich fürchte Arbaces und befrage mich über sein unbeständiges Herz. Cato – Warten wir nicht mehr. Arbaces, reiche ihr Deine Rechte. Arbaces – Hier ist sie. Mit der Gabe meines Herzens, meines Lebens, meines Throns will ich mich Dir schenken. Marzia – Entferne Dich, ich will Dich nicht. Arbaces – Wie? Emilia – (für sich) Welche Kühnheit! Cato – Weswegen? Marzia – Es ist nutzlos, mich zu verstellen. Ich werde alles sagen. Nie gefiel mir Arbaces, nie ertrug ich ihn, er kann es bestätigen. Auf mein Ersuchen bat er um Aufschub der Hochzeit. Ich hoffte darauf, daß die kluge Macht eines Vaters mich nicht dazu zwingen würde, auf meine freien Gefühle zu verzichten. Da er sich aber nicht damit zufrieden gibt, mich zu quälen, sondern mich in eine schlimme Gefahr bringt, muß auch ich mich zu extremen Mitteln entschließen. Cato – Ich bin außer mir. Woher soviel Haß? Und woher soviel Kühnheit? Emilia – Vielleicht glüht sie in einer anderen Leidenschaft. Arbaces – Das möge nicht sein! Cato – Und welches ist der Gegenstand dieser störrischen Liebe? Arbaces – O Götter! Emilia – Wer weiß? Cato – So sprecht! Arbaces – Die Ehrfurcht... Emilia – Die Würde... Marzia – Schweigt! Ich selbst werde es sagen: Ich 87 Cesare adoro. Catone – Cesare! Marzia – Sì perdona Amato genitor, di lui m’accesi Pria che fosse nemico, io non potei Sciogliermi più. Qual è quel cor capace D’amar e disamar quando gli piace? Catone – Che giungo ad ascoltar? Marzia – Placati e pensa Che le colpe d’amor… Catone – Togliti indegna, togliti agl’occhi miei. Marzia – Padre… Catone – Che padre D’una perfida figlia, Ch’ogni rispetto oblia, che in abbandono Mette il proprio dover, padre non sono. Marzia – Ma che feci? Agli altari Forse i numi involai? Catone – Scellerata, il tuo sangue… In atto di ferire Marzia Arbace – A no, t’arresta. Emilia – Che fai? Arbace – Mia sposa è questa. Catone – Ah prence; ah ingrata! Amar un inimico! Vantarlo in faccia mia! Stelle spietate A quale affanno i giorni miei serbate. 7 A Marzia: Dovea svenarti allora Che apristi al dì le ciglia. Ad Emilia - ad Arbace Dite, vedeste ancora Un padre ed una figlia Perfida al par di lei, Misero al par di me. L’ira soffrir saprei D’ogni destin tiranno A questo solo affanno Contento il cor non è. C’est César que j’adore. Caton – César ! Marzia – Pardonne-moi, père chéri ; Je m’épris de lui avant qu’il ne devînt ton ennemi, Et sans pouvoir ensuite m’en détacher. Quel est le cœur qui peut aimer, puis cesser d’aimer à Volonté ? Caton – Que viens-je d’entendre ? Marzia – Calme-toi, et songe Que les péchés d’amour… Caton – Retire-toi, fille indigne, retire-toi de ma vue ! Marzia – Mon père… Caton – Plus ce mot ! D’une fille perfide Qui oublie tout respect, et Jusqu’à son propre devoir, Non, je n’en suis plus le père. Marzia – mais qu’ai-je donc fait ? Ai-je volé Les Dieux en leurs autels ? Caton – Misérable, ton sang… Sur le point de frapper Marzia. Arbace – Ah, non, arrête ! Emilie – Que fais-tu ? Arbace – Elle est mon épouse ! Caton – Ah, Prince ! Ah, ingrate ! Aimer un ennemi ! Le vanter en ma présence ! Astres impitoyables, Quel tourment me réserviez-vous ? 7 A Marzia : Quand tu ouvris les yeux au jour, C’est alors qu’il fallait te faire disparaître. A Emilie et à Arbace : Répondez : avez-vous déjà vu Un père et sa fille, Elle, aussi perfide que celle-ci Lui, aussi malheureux que moi. Je saurais résister à la violence De n’importe quel destin cruel, Mais contre ce tourment-là, Mon courage cède. 88 Caesar I love. Cato – Caesar! Martia – Dear father, pardon me. I lost my heart to him before he was thine enemy. Thereafter I could not undo the harm. What heart is there that can at will Love and refrain from love? Cato – And have I heard aright? Martia – Be quieted, and think that love’s offence… Cato – Out, unworthy daughter! Out of my sight! Martia – Father… Cato – Father! No father I to one so false That she forgets respect to me And leaves her duty derelict. Martia – What have I done? The altars Of the gods mayhap I’ve robbed? Cato – Thou wretch! Thy blood… He makes to strike her Arbaces – Nay, hold! Emilia – What dost thou? Arbaces – She is betrothed to me. Cato – Ah prince! Ungrateful wench! Love mine enemy! Praise him before my face! Merciless stars, To what suffering do ye destine my life? 7 To Martia: Would thou hadst breathed thy last When thou didst first open thine eyes. To Emilia and Arbaces: Say, did ye ever hear, in ages past, How such a daughter did her sire despise? So false as her? So miserable as I? Fate’s every tyranny and rage I’ll learn to undergo. This suffering alone I can’t assuage. My heart shall never learn to bear this blow. liebe Cäsar. Cato – Cäsar! Marzia – Ja, vergib’ mir, geliebter Vater. Ich verliebte mich in ihn, bevor er Dein Feind wurde, und dann kam ich nicht mehr los. Welches Herz vermag zu lieben und dann willkürlich aufzuhören zu lieben? Cato – Was muß ich erfahren? Marzia – Beruhige Dich und denke daran, daß die Schuld der Liebe... Cato – Hinweg, Unwürdige, hinweg aus meinen Augen! Marzia – Vater... Cato – Vater, nein. Ich bin nicht der Vater einer hinterlistigen Tochter die jeden Respekt vergißt, wie auch ihre Pflicht. Marzia – Aber was habe ich getan? Habe ich vielleicht die Götter von ihren Altären gestohlen? Cato – Elende, Dein Blut... Im Begriffe, Marzia zu schlagen. Arbaces – Ach nein, halte ein! Emilia – Was tust Du? Arbaces – Sie ist meine Gemahlin. Cato – O Prinz! Ach, Du Undankbare! Einen Feind lieben! Ihn in meiner Gegenwart loben! Unerbittliche Gestirne, welches Leid für mein weiteres Leben? 7 Zu Marzia: Als Du die Augen öffnetest, hätte man Dich töten sollen. Zu Emilia und Arbaces: Sagt, habt Ihr schon einmal einen Vater und eine Tochter gesehen, sie, so heimtückisch wie diese, er, so unglücklich wie ich? Ich würde dem Zorn jeglichen Schicksals widerstehen, aber solches Leid vermag mein Herz nicht zu tragen. 89 Scena XII Scène XII 8 Marzia – Ad Arbace Sarete paghi alfin. Ad Emilia Voleste al padre Vedermi in odio? Eccomi in odio; aveste Desio di guerra, eccoci in guerra. Or dite Che bramate di più? Arbace – M’accusi a torto. Tu mi togliesti, il sai La legge di tacer. Emilia – Io non t’offendo Se vendette desio. Marzia – Ma uniti intanto Contro me congiurate Ditelo, che vi feci, anime ingrate? 9 Il povero mio core Nell’aspro suo dolore Non ha chi lo ristori Non trove ch’il consoli Ma tutto è crudeltà. Amore è il mio tiranno, Il padre il mio tormento E a un sì crudel affanno Trovar non so pietà. Il povero mio core… 8 Marzia – A Arbace : Vous voici enfin satisfait. A Emilie : Vous vouliez voir mon père me haïr ? Me voici haïe ! Vous désiriez la guerre ? Me voici en guerre ! Et maintenant, que désirez-vous de plus ? Arbace – Tu m’accuses à tort, Toi-même tu le sais, m’a délié De l’obligation de me taire. Emilie – Je désire me venger, Et nullement t’offenser ! Marzia – Mais, unis, vous conjurez contre moi. Or, dites-le, que vous ai-je donc fait, Ames ingrates ? 9 Mon pauvre cœur Dans son âpre chagrin N’a personne pour le réconforter, Ne trouve personne pour le consoler, Et tout lui est cruauté. L’amour est mon tyran, Mon père mon tourment, Et dans une affliction si douloureuse, Je ne sais où trouver de la pitié. Mon pauvre cœur… Scena XIII Scène XIII 10 Emilia – Udisti Arbace? Arbace – Ah, troppo intesi. Io sono Degli amanti fedeli il più infelice, Udir l’idolo amato Dichiararsi infedel con tanto ardire: Questo, questo è penar, questo è morire. 10 Emilie – Eh bien, Arbace, tu l’as entendue ? Arbace – Ah, que trop ! De tous les amants fidèles, Me voici le plus malheureux, Entendre l’être adoré déclarer Son infidélité avec autant de hardiesse : Voilà vraiment ce qui s’appelle souffrir, et mourir. 90 Scene XII 12. Szene 8 Martia – to Arbaces: Ye have your quittance now. Thou didst seek to see my father hate me? So he does. To Emilia: Thou didst long for war? I am at war. Now tell me both: what more do ye require? Arbaces – Falsely thou dost accuse me. Thou knowest thou didst remove from me My duty to keep silent. Emilia – ‘Tis no offence to thee If I do vengeance seek. Martia – But you together did conspire Against me. Was’t not so? What have I done To merit your ingratitude? 9 My poor disdained heart, Oppress’d with torment sore, Can find none to restore Its peace, or take its part: All is but cruelty. Love is a god unkind; A cruel father doth oppress My soul. For my distress No comfort can I find. My poor… 8 Marzia – Zu Arbaces: Seid Ihr endlich zufrieden, Ihr wolltet... Zu Emilia:...meinen Vater mich hassen sehen? Nun haßt er mich. Ihr wünschtet den Krieg, und hier ist er. Sagt, was wollt Ihr noch? Arbaces – Du klagst mich zu Unrecht an. Du selbst, Du weißt es, hast mich der Schweigepflicht entbunden. Emilia – Ich will mich rächen, aber nicht Dich beleidigen! Marzia – Aber einig verschwöt Ihr Euch gegen mich. Was habe ich Euch denn getan? Sagt es, undankbare Seelen! 9 Mein armes Herz in seinem tiefen Schmerz hat niemand, es zu stützen, findet niemand, es zu trösten. Und alles ist ihm Grausamkeit, die Liebe ist mein Tyrann, mein Vater meine Qual, Und in so grausamem Leid vermag ich kein Mitleid zu finden. Mein armes Herz... Scene XIII 13. Szene 10 Emilia – Didst hear, Arbaces? Arbaces – Too well I heard. I an of all true lovers The unhappiest. To hear the adored fair unfold Her own inconstancy without restraint, That is indeed to suffer, and to die. 10 Emilia – Arbaces, Du hast es gehört? Arbace – Ach, zuviel. Aller treuen Liebhaber bin ich der Unglücklichste. Das geliebte Wesen so kühn seine Untreue erklären zu hören: das heißt wirklich leiden und sterben. 91 Scena XIV Scène XIV Emilia – Or di Catone l’asilo Mal sicuro è per me. Cesare armato E minaccia, e spaventa. Ora in qual guisa Vendicarmi saprò? Costanza, o core, Non si cangi pensier, se cangia sorte, Che non manca vendetta a un’alma forte. 11 Come in vano il mare irato Batte il lido, ed urta il scoglio, Non m’opprime l’empio fato E di Cesare l’orgoglio Non mi giunge a spaventar. D’un nemico che insidioso M’ha svenato il dolce sposo Saprò l’onte vendicar. Come in vano… Emilie, seule – Désormais, le refuge de Caton N’est plus sûr pour moi. L’armée de César est une menace redoutable. Comment vais-je pouvoir, dès lors, me venger ? Courage, ô mon Cœur, ne change pas de dessein, même si le destin Change ; Une mâme forte ne laisse pas échapper sa vengeance. 11 Comme les flots déchaînés, en vain, Battent le rivage et frappent le récif, Le sort cruel ne parvient pas à m’accabler, Pas plus que l’orgueil de César A m’épouvanter. Contre l’ennemi qui perfidement Assassina mon tendre époux. Je saurai me venger et laver ma honte. Comme les flots… ATTO TERZO ACTE III Sinfonia 12 Andante Sinfonia 12 Andante Scena I Bosco circondato d’alberi, corrispondente al fonte d’Iside. Scène I Un bois entouré de grands arbres, menant à la source d’Isis. 13 Cesare – Tutto amico ho tentato Andiamo ormai! Giusto è il mio sdegno, ho tollerato assai. Fulvio – Ferma, tu corri a morte. Cesare – Perché? Fulvio – Già su le porte D’Utica v’è chi nell’uscir ti deve Privar di vita. Cesare – E chi pensò la trama? 13 César – J’ai tout essayé, ami. Désormais, partons ! Mon courroux est juste, je n’ai que trop patienté. Fulvius – Arrête ! tu cours à ta perte. César – Pourquoi ? Fulvius – Déjà aux portes d’Utique Quelqu’un est posté, Qui doit t’assassiner. César – Qui a ourdi ce complot ? 92 Scene XIV 14. Szene Emilia – Cato’s retreat Is safe for me no more. Caesar in arms doth threaten and alarm. What form of vengeance can I choose? My heart, do not change thine intent, though fate itself may change. A great soul never can its vengeance fail. 11 Just as the angry ocean sea Breaks on the rocks and shore in vain, E’en so doth cruel fate strike me. And Caesar’s pride and hot disdain Can ne’er into my soul strike fear. And that insidious enemy That took my dearest love from me Shall for that infamy pay dear. Just as… Emilia – allein Nun ist Catos Zufluchtsort nicht mehr sicher für mich. Der bewaffnete Cäsar bedroht und erschreckt mich. Auf welche Weise werde ich mich nun rächen können? Faß’ Dich, mein Herz, ändere Deine Pläne nicht, auch wenn das Schicksal sich ändert. Eine starke Seele läßt sich ihre Rache nicht entgehen. 11 Wie das erzürnte Meer vergeblich sich auf das Ufer stürzt und gegen den Felsen schlägt, unterdrückt mich das grausige Los nicht, und Cäsars Stolz vermag mich nicht zu schrecken. An dem Feind, der hinterhältig mir den zärtlichen Gatten tötete, werde ich diese Schande zu rächen wissen. Wie das erzürnte... ACT THE THIRD DRITTER AKT Sinfonia 12 Andante Sinfonia 12 Andante Scene I A wooded spot, close by the fountain of Isis. 1. Szene Ein von Bäumen umstandener Hain in der Nähe der Isisquelle. 13 Caesar – There’s nothing, friend, I have not tried. Come now, away! My choler’s just; I’ve borne enough! Fulvius – Stay! Thou dost but hasten to thy death. Caesar – Wherefore? Fulvius – Already, at the gates of Utica, There’s one who, as thou goest forth, Shall take thy life. Caesar – And who did lay the plot? 13 Cäsar – Ich habe alles versucht, Freund. Gehen wir jetzt! Mein Zorn ist gerecht, ich habe zuviel Geduld gezeigt. Fulvius – Halt ein! Du gehst Deinem Verderben entgegen. Cäsar – Warum? Fulvius – An den Toren von Utica stehen schon Wachen, die Dir das Leben nehmen sollen. Cäsar – Wer hat den Anschlag ausgeheckt? 93 Fulvio – Emilia, ella me’l disse, ella confida Nell’amor mio, tu’l sai. Cesare – Coll’armi in pugno Ci apriremo la via, vieni. Fulvio – Raffrena quest’ardor generoso, altro riparo Offre la sorte. Cesare – E quale? Fulvio – Un che fra l’armi Milita di Catone, in fino al campo Per incognita strada Ti condurrà. Cesare – Chi è questi? Fulvio – Floro s’appella, uno è di quei che scelse Emilia a trucidarti: ei vien pietoso A palesar la frode E ad aprirti lo scampo. Cesare – Ov’è? Fulvio – Ti attende D’Iside al fonte; egli m’è noto, a lui Fidati pur, intanto al campo io riedo, E per renderti più la via sicura Darò l’assalto alle nemiche mura. Cesare – E fidarmi così? Fulvio – Sgombra i sospetti. Avran di te che sei La più grand’opra lor cura gli dei. Parte Fulvius – Emilie. C’est elle-même qui me l’a dit, dans la Confiance – comme tu le sais – de son amour pour moi. César – Les armes à la main, nous nous fraierons Un passage. Viens ! Fulvius – Modère cette ardeur généreuse. Le hasard nous offre une autre issue. César – Laquelle ? Fulvius – Un des soldats De Caton Te conduira jusqu’au camp Par un chemin secret. César – Qui est-ce ? Fulvius – Il se nomme Floro. C’est l’un de ceux Qu’Emilie a choisi pour te tuer. Et il vient, repentant, Pour déjouer cette machination Et t’ouvrir une voie de salut. César – Où est-il ? Fulvius – Il t’attend à la source d’Isis ; Je le connais, tu peux avoir confiance en lui. Pendant ce temps, je retourne au camp Et pour protéger ta sortie, Je donnerai l’assaut aux murailles de l’ennemi. César – je peux avoir ainsi toute confiance ? Fulvius – Chasse tout soupçon. Les Dieux, dont tu es l’œuvre majeure, Veilleront sur toi. Il part. Scena II Scène II Cesare – Quanti aspetti la sorte Cangia in un giorno? Marzia – Ah, Cesare, che fai? Come in Utica ancor? Cesare – Le insidie altrui Mi son d’inciampo. Marzia – Per pietà se m’ami César – Que de fortunes diverses En un seul jour ! Marzia – Ah ! César ! mais que fais-tu ? Encore dans Utique ? César – Les embûches dressées contre moi Sont autant d’obstacles qui me retiennent. Marzia – De grâce, si tu m’aimes, 94 Fulvius – Emilia, as she herself did say, For in her love for me, she trusts my confidence. Caesar – We’ll clear the way before us Sword in hand. Come, now! Fulvius – Thy generous courage calm. Fortune provides us with another choice. Caesar – What’s that? Fulvius – There is a soldier, one of Cato’s men, Who’ll guide thee by a secret way Unto the camp. Caesar – Who is the man? Fulvius – Florus, his name. He’s one of those Emilia chose to take thy life. Repentant, he hath come to scotch the plot, And make good thine escape. Caesar – Where is he now? Fulvius – At Isis’ fountain he awaits Thy coming. I do know him well. He may be trusted. I, the while, return to camp And to make safer thine escape I’ll lead a party to assault the city walls. Caesar – And can I thus be confident? Fulvius – Cast off thy doubts, The gods, whose greatest work thou art, Will have a care of thee. He goes Fulvius – Emilia. Sie selbst hat es mir gesagt; sie vertraut auf meine Liebe, wie Du weißt. Cäsar – Mit der Waffe in der Hand werden wir uns einen Durchgang verschaffen. Komm! Fulvius – Züg’le dieses großzügige Feuer. Der Zufall gibt uns einen anderen Ausweg. Cäsar – Welchen? Fulvius – Ein Soldat aus Catos Truppen wird Dich auf einem geheimen Weg ins Lager führen. Cäsar – Wer ist es? Fulvius – Er heißt Floro. Er ist einer von jenen, die Emilia gewählt hat, um Dich zu töten. Er kommt als Büssender, um diese List zu offenbaren und Dir einen Ausweg zu verschaffen. Cäsar – Wo ist er? Fulvius – Er erwartet Dich bei der Isisquelle. Ich kenne ihn; Du kannst ihm vertrauen. Inzwischen kehre ich ins Lager zurück und werde die feindlichen Mauern bestürmen, um Deinen Weg zu schützen. Cäsar – Kann ich ihm also ganz vertrauen? Fulvius – Verjage jeden Verdacht. Die Götter, deren größtesWerk Du bist, werden Dich beschützen. Er geht. Scene II 2. Szene Caesar – How often in a single day Doth Fortune change! Martia – Ah, Caesar! What dost thou do here? And art thou yet in Utica? Caesar – Conspiracies by others laid Have kept me here. Martia – For pity’s sake, if thou dost love me, Cäsar – Wie oft wechselt das Glück an ein und demselben Tag? Marzia – Ach, Cäsar? Aber was tust Du? Du bist noch in Utica? Cäsar – Die Verschwörungen anderer hielten mich hier zurück. Marzia – Ich bitte Dich, wenn Du mich liebst, 95 Défends ta vie Comme si c’était la mienne ! Adieu. César – Arrête ! Où cours-tu ? Marzia – Je ne sais moi-même… Mon père, courroucé, a Juré ma mort (Grands Dieux, que je puisse toujours y Échapper !) ne me retiens pas : la fuite seule peut me sauver ! César – Seule ! Abandonnée ! Tu ne peux te risque ainsi ? Je dois t’accompagner dans ces dangers. Marzia – Non, si tu m’aimes, Ne me suis pas ! Pense à toi seul ! Adieu. Mais… si tu es, aujourd’hui Comme toujours, victorieux, Et le vainqueur de mon père, Epargne son sang, je t’en conjure ! Adieu. César – Reste encore un instant ! Marzia – Nous attarder ici est trop dangereux : On pourrait… je tremble… Hélas, laisse-moi partir ! César – Ainsi tu t’enfuis ? Marzia – Qui sait si jamais nous nous reverrons ? Et quand ? Qui sait si le destin criminel Ne sépare pas nos deux cœurs pour toujours ? César – Pourquoi, dans cet ultime adieu, te hâter ainsi ? 14 Marzia - Partir ? Demeurer ? Cet embarras me perd. Le tourment, le chagrin, M’afflige et m’épuise ; Et trop malheureuse, grands Dieux ! Je ne peux même mourir ! Des événements impitoyables Déchirent mon cœur. Mon esprit affolé Ne voit ni ne sent ; Entre la colère et l’amour, Mon pauvre cœur Ne ressent que la douleur. Come parte del mio Difendi il viver tuo. Cesare, addio. Cesare – Fermati, dove fuggi? Marzia – Io stessa non so dirlo. Il padre irato Vuol la mia morte (o Dio giungesse mai), Non m’arrestar la fuga sol può salvarmi. Cesare – Abbandonata, e sola Arrischiarti così? Ne’ tuoi perigli Seguirti io deggio. Marzia – No, s’è ver che m’ami Me non seguir, pensa a te sol, non dei Meco venire, addio… ma senti, in campo Com’è tuo stil se vincitor sarai Oggi del padre mio Risparmia il sangue, io te ne priego, addio. Cesare – T’arresta anche un momento. Marzia – E la dimora Perigliosa per noi, potrebbe… io temo… Deh, lasciami partir. Cesare – Così t’involi? Marzia – Chi sa se più ci rivedremo, e quando. Chi sa, che il fato rio Non divida per sempre i nostri affetti. Cesare – E nell’ultimo addio tanto ti affretti? 14 Marzia – Se parto, se resto Confusa mi perdo L’affanno la pena M’affligge, mi svena E misera, o Dio, Morir non poss’io. Il fato spietato Mi lacera il cor. Turbata la mente Non vede non sente Fra sdegno ed amore Il povero core Confonde il dolor. 96 Guard thy life As if it were mine own. Caesar, farewell! Caesar – Stay! Whither dost thou flee? Martia – I know not. My father, in his rage, Doth seek my death (the gods forfend!) Do not prevent my flight, for it alone can save me now. Caesar – Alone, abandoned, Can I leave thee thus in jeopardy? In these thy perils I must follow thee. Martia – No. If in truth thou lovest me, Follow me not! Think of thyself alone, Farewell. But if today, as is thy wont, Thou hast the victory and art my father’s conqueror, I beg thee, spare his blood! Farewell. Caesar – Stay but a moment more. Martia – For us to stay is perilous, If it should hap… I tremble… Ah! Let me begone! Caesar – Thus wouldst thou fly? Martia – Who knows if we shall ever meet again, and where? Who knows if cruel destiny Doth not for ever sunder our affections? Caesar – And in this last farewell thou must make haste? 14 Martia – To go or to stay? I know not the way. Afflicted, oppress’d, I swoon in distress. So wretched am I, I yet cannot die. I suffer the smart Of Fate’s wounds in my heart. My spirits do reel, I see not, nor feel. Of love and disdain My poor heart Doth mingle the pain. verteidige Dein Leben, als wäre es meins! Lebe wohl, Cäsar. Cäsar – Halt! Wo läufst Du hin? Marzia – Ich weiß es auch nicht. Mein erzürnter Vater wünscht meinen Tod (der mich nicht erreichen möge, o Götter). Halte mich nicht auf: allein die Flucht kann mich retten. Cäsar – Einsam! Verlassen! Du darfst das nicht wagen. Ich will Dich in diesen Gefahren begleiten. Marzia – Nein, wenn Du mich liebst, so folge mir nicht. Denke nur an Dich, Du darfst nicht mir mir kommen, lebe wohl... Aber bist Du heute Sieger wie immer und besiegst meinen Vater, so verschone ihn, ich bitte Dich. Lebe wohl. Cäsar – Bleibe noch eine Weile! Marzia – Hier zu verweilen ist zu gefährlich. Man könnte... Ich zittere... Ach, laß mich gehen! Cäsar – Also fliehst Du? Marzia – Wer weiß, wann wir uns wiedersehen werden? Und wann? Wer weiß, ob das grausame Schicksal unsere Herzen für immer trennt? Cäsar – Warum so hastig bei diesem endgültigen Abschied? 14 Marzia – Gehen? Bleiben? Diese Unentschlossenheit ist mein Verderben. Das Leid, die Traurigkeit kränken und ermüden mich; und ich Unglückliche, o Götter, kann nicht einmal sterben! Das grausame Schicksal zerreißt mein Herz. Mein verwirrter Geist sieht nicht, noch fühlt er. Zwischen Zorn und Liebe empfindet mein armes Herz nur Leid. 97 Scena III Scène III 15 Cesare – Me infelice! Che valmi aver soggetto Il mondo al cenno mio? Se il bell’idol mio col suo dolore E sgomenta ed abbatte il mio valore. 16 Sarebbe un bel diletto Il sospirar d’amor Ma sempre dover piangere Sentirsi il cor a frangere E’ un barbaro rigor, Che rende affanno. Quell’amator che crede Goder senza penar, O ch’il suo error non vede O ch’egli vuol amar Sol con inganno. Sarebbe… 15 César, seul – Malheureux ! A quoi me sert D’avoir rangé le monde sous mes lois, Si devant le chagrin de ma bien-aimée Ma force se laisse surprendre, et abattre. 16 Soupirer d’amour Serait un plaisir délicieux ; Mais devoir toujours pleurer Sentir son cœur se briser Est d’une trop cruelle rigueur, Qui plonge dans les affres. L’amant qui s’imagine Pouvoir se réjouir sans jamais souffrir : Ou il ne voit rien à son erreur, Ou bien il ne veut aimer Qu’en s’abusant. Soupirer d’amour… Scena IV Scène IV 17 Emilia – con gente armata E’ questo, amici, il luogo ove dovremo La vittima svenar; fra pochi istanti Cesare giungerà. Vorrei… ma parmi La gente si dispone e si asconde Ch’altri s’appresti! E’ questi Certamente il tiranno, aita o dei, Se vendicata or sono Ogni oltraggio sofferto io ti perdono. Si asconde 17 Emilie, avec des hommes armés – Voici l’endroit, mes amis, où nous devons Egorger la victime. Dans quelques instants, César va venir. Je voudrais… Mais il me semble… Les hommes se dispersent et se cachent. Quelqu’un s’approche : c’est certainement le tyran. Aidez-moi, grands Dieux : Si je suis vengée aujourd’hui, Je vous pardonne les offenses subies autrefois. Elle se cache à son tour. Scena V Scène V Cesare – Ecco d’Iside il fonte a noti segni. Quello, il varco sarà. Floro m’ascolti? Nell’entrar s’incontra con Emilia César – Voici la source d’Isis. Le passage doit être par là. Floro, m’entends-tu ? Dans le passage, 98 Scene III 3. Szene 15 Caesar – alone Unhappy wretch! What boots it me to have imposed My rule on all the world if my beloved in her pain Surprises and disarms my bravery? 16 ‘Twould ve delight indeed To melt in am’rous sighs. But ever to be weeping, To feel the heart a–breaking, There cruel rigour lies That giveth only pain. If ever lover hopes to find Love’s pleasures without moan, Then he is to his error blind, Or else by trickery alone His object he would gain. ‘Twould be… 15 Cäsar, allein Ich Unglücklicher! Was hilft es,daß ich die Welt unter meine Gesetze gestellt habe,wenn meine Kraft sich vom Leid meiner Geliebtenüberraschen und besiegen läßt. 16 Vor Liebe schmachten wäre ein süßes Vergnügen, aber ewig weinen müssen, sein Herz zerbrechen fühlen ist eine grausame Unerbittlichkeit, die unglücklich macht. Der Liebhaber, der sich einbildet, er könnte sich freuen ohne zu leiden, übersieht entweder seinen Irrtum oder er will nur mit Hilfe einer List lieben. Vor Liebe schmachten... Scene IV 4. Szene 17 Emilia – with men–at–arms Here is the spot, my friends, Where we must spill the victim’s blood. Anon Caesar shall come. I would that… but methinks… The men scatter and hide Someone doth come! It is the tyrant, sure. Ye gods, now give me aid. If I am now revenged All past insults I pardon ye. She hides 17 Emilia – Mit Bewaffneten Hier ist die Stelle, o Freunde, wo wir das Opfer töten wollen. In Kürze erscheint Cäsar. Ich möchte... Aber mir scheint... Die Männer zerstreuen und verstecken sich. Jemand nähert sich; das ist sicherlich der Tyrann; helft mir, o Götter, bin ich heute gerächt, so vergebe ich alle früheren Beleidigungen. Sie versteckt sich. Scene V 5. Szene Caesar – Here’s Isis’ fountain, I do know the signs. ‘Tis here I must needs pass. Florus, dost hear me? As he goes in, Cäsar – Hier ist die Isisquelle, ich erkenne sie. Dort ist der Durchgang. Floro, hörst Du mich? Als er eintritt, 99 Che esce dagli acquedotti. Emilia – E’ giunto il tempo Delle vendette mie. Cesare – Fulvio ha potuto Ingannarmi così? Emilia – No, dell’inganno Tutta la glorio è mia; della sua fede Giurata a te contro di te mi valsi; Perché impedisse il tuo ritorno al campo, A Fulvio io figurai D’Utica sulle porte i tuoi perigli. Per condurti ove sei Floro io mandai Con simulato zelo a palesarti Questa incognita strada. Or dal Mio sdegno Se puoi t’invola. Cesare – Al fin che chiedi? Emilia – Il sangue tuo. Cesare – Sì lieve non è l’impresa. Emilia – Or lo vedremo. Amici, L’usurpator svenate. Esce la gente Cesare – Prima voi cadrete. Cava la spada il se heurte à Emilie qui vient des aqueducs. Emilie – L’heure de ma vengeance A sonné. César – Fulvius a-t-il pu me tromper Jusqu’à ce point ? Emilie – Non, à moi seule En revient toute la gloire. Je me suis servi contre toi de la foi qu’il te porte. Pour qu’il t’empêche de retourner dans ton camp, Je lui ai dépeint les périls auxquels tu t’exposais En franchissant les portes d’Utique. Il t’a donc conduit ici Où je dépêchai Floro, avec un zèle trompeur, Afin qu’il te révèle ce passage secret. Voyons si maintenant Tu peux échapper à ma colère ? César – Que demandes-tu, à la fin ? Emilie – Ton sang ! César – Rien que cela ! Emilie – Nous allons bien voir. Amis, Assassinez l’usurpateur ! Les hommes en armes sortent. César – Mais d’abord il vous en coûtera ! Il tire son épée. Scena VI Scène VI Catone – O là, fermate! Emilia – Fato avverso! Catone – Che miro? Allor ch’io cerco La fuggitiva figlia Te in Utica ritrovo in mezzo all’armi? Che si vuol? Che si tenta? Cesare – La morte mia, ma con viltà. Catone – Chi è reo Di sì basso pensiero? Cesare – Emilia. Caton – Holà ! Arrêtez ! Emilie – Sort contraire ! Caton – Que vois-je ? Tandis que je recherche Ma fille en fuite, je te retrouve, toi, A Utique, au milieu d’hommes armés ? Que tente-t-on ? Que veut-on ? César – Ma mort, mais avec bassesse ! Caton – Qui se rend coupable D’un si vil projet ? César – Emilie. 100 he meets Emilia emerging from the aqueduct. Emilia – The hour of my revenge has struck. Caesar – Is’t Fulvius Hath cozened me? Emilia – No. All the glory of this trickery is mine. His loyalty to thee has served my turn. To keep thee from returning to the camp To Fulvius I portrayed The perils thou didst run in passing through Utica’s gates. To bring thee here With feigned seal Fulvius I did despatch To show thee this untrodden way. Now, if thou canst, My fury flee. Caesar – But what dost seek? Emilia – Thy blood. Caesar – The deed is not so lightly done. Emilia – That we shall see. My friends, Ope the usurper’s veins! The men appear Caesar – E’er I fall, so shall ye! He draws his sword stößt er auf die vom Aquädukt kommende Emilia. Emilia – Die Stunde meiner Rache ist gekommen. Cäsar – Konnte Fulvius mich so sehr täuschen? Emilia – Nein, der ganze Ruhm der Täuschung gehört mir. Ich habe seine Treue Dir gegenüber gegen Dich benutzt. Damit er Dich davon abhielt, ins Lager zurückzukehren, habe ich ihm die Gefahren geschildert, die Dir beim Durchschreiten von Uticas Toren bevorstanden. Um Dich hierher zu führen, wohin ich mit trügerischem Eifer Floro sandte, damit er Dir diesen geheimen Weg zeigte. Jetzt entziehe Dich meinem Zorn, so Du kannst. Cäsar – Und was willst Du? Emilia – Dein Blut. Cäsar – Kein leichtes Unterfangen. Emilia – Das werden wir sehen. Freunde, ermordet den Usurpator! Die Bewaffneten erscheinen. Cäsar – Ihr werdet zuerst fallen. Er zieht das Schwert. Scene VI 6. Szene Cato – Ho there! Hold! Emilia – Crossed by the fates! Cato – What do I see? Whereas I sought My daughter, fugitive, thee do I find: At Utica thou art, midst men–at–arms? What is afoot? What do ye seek? Caesar – My death, but traitorously! Cato – Who is to blame For such a base intent? Caesar – Emilia. Cato – Heda! Haltet ein! Emilia – O feindliches Schicksal! Cato – Was sehe ich? Während ich nach meiner entflohenen Tochter suche, finde ich Dich in Utica inmitten bewaffneter Männer wieder? Was geht hier vor? Was will man? Cäsar – Meinen Tod, aber auf erbärmliche Weise. Cato – Wer macht sich eines so würdelosen Plans schuldig? Cäsar – Emilia. 101 Catone – Emilia? Emilia – E’ vero. Io fra noi lo ritenni; in questo loco Venne per opra mia. Qui voglio all’ombra Dell’estinto Pompeo svenar l’indegno. Non turbar nel più bello il gran disegno. Catone – E romana qual sei Speri adoprar con lode La greca insidia e l’africana frode? Parti e ti scorda L’idea di un tradimento. Emilia – Veggo il fato di Roma in ogni evento. Caton – Emilie ! Emilie – C’est la vérité. Je le retenais parmi nous, Et sa venue ici est de mon fait. Je voulais l’immoler A l’ombre du grand Pompée. Ne viens pas me déranger Au moment capital où j’accomplis ce grand dessein. Caton – Et tu te prétends romaine, toi qui espères être Louée pour employer à la fois la tromperie du Grec et La malhonnêteté de l’Africain ? Va-t-en et ôte-toi de L’esprit jusqu’à l’idée même de trahison ! Emilie – Je vois le destin de Rome dans chaque Événement. Scena VII Scène VII Catone – D’altre insidie hai sospetto? Cesare – Dove tu sei chi può temerle? Catone – E ben stringi quel brando. Risparmi il sangue nostro Quello di tanti eroi. Cesare – Come? Catone – Se qui paventi Di nuovi tradimenti, Scegli altro campo e decidiamo fra noi. Cesare – Ch’io pugni teco? Ah, non sia ver. Saria della perdita mia Più infausta la vittoria. Catone – Eh, non vantarmi Tanto amor, tanto zelo, all’armi, all’armi. Cesare – A cento schiere in faccia Si combatta, se vuoi, ma non si vegga Per qualunque periglio Contro il padre di Roma armarsi un figlio. Catone – Eroici sensi e strani A un seduttore delle donzelle in petto. Sarebbe mai difetto Di valor, di coraggio Caton – As-tu lieu de soupçonner d’autres pièges ? César – A tes côtés, qui pourrait le craindre ? Caton – Et bien, range cette épée ! Epargne ton sang, Celui de tant de héros. César – Comment ? Caton – Si tu redoutes de nouvelles trahisons, Choisis un autre camp ; Et décidons entre nous. César – Que moi, je me batte avec toi ! Ah, non ! Ma victoire serait encore plus néfaste Que ma défaite. Caton – Ah, ne viens pas sans cesse me vanter Ton zèle et ton amour ! Combattons par les armes ! César – On peut combattre, si tu le désires, Avec cent bataillons en face à face ; Mais on ne verra pas, su premier danger venu, Contre le père de Rome un de ses fils s’armer. Caton – Sentiments héroïques, mais étrangers A qui n’est, au fond, qu’un séducteur de damoiselles. Cette apparence de vertu Ne cacherait-elle pas 102 Cato – Emilia! Emilia – ‘Tis true. I’d kept him in our midst. My doing ‘tis that he is here. As sacrifice to slaughtered Pompey’s shade I’d immolate th’unworthy wretch. Cross not the grand intent at its most glorious point. Cato – And thou wouldst be a Roman When thou’dst hope to merit praise For Greekish wiles or Afric cheats? Begone, and from thy mind Cast forth the notion of such treachery! Emilia – In every accident I see Rome’s destiny. Cato – Emilia! Emilia – Das stimmt. Ich hielt ihn unter uns zurück; sein Hiersein ist mein Werk. Hier will ich den Unwürdigen im Schatten des verblichenen Pompejus töten. Störe diesen großen Plan nicht zur Unzeit. Cato – Und Du willst eine Römerin sein, die da hofft, für griechische Ränke und afrikanischen Trug gelobt zu werden? Geh’ und schlage Dir auch nur den Gedanken an Verrat aus dem Kopf! Emilia – Ich sehe Roms Schicksal in jedem Ereignis. Scene VII 7. Szene Cato – Dost thou suspect still other treachery? Caesar – Who’d fear them by thy side? Cato – Prepare thy blade, Spare thou our blood, Blood of these several heroes. Caesar – What wouldst thou do? Cato – If here thou fearest further plots, Choose thou another field And ‘twixt us two we’ll fight it out. Caesar – I fight with thee? Ah, no! Still worse than my defeat Would be my victory. Cato – Boast not so much Of love, of zeal. To arms! To arms! Caesar – A hundred cohorts, face to face, Shall fight, if so thou willest, But I’ll not see, whate’er the danger be, A son of Rome take arms against the city’s father. Cato – Heroic thought, but it suits ill With one who’s but a maidens’ cozener. Would this apparent honesty Be but the mask that hides Cato – Vermutest Du weitere Bedrohungen? Cäsar – Wer könnte solche an Deiner Seite befürchten? Cato – Ergreife fest das Schwert. Unser Blut spare das Blut zahlreicher Helden. Cäsar – Wie? Cato – Befürchtest Du weiteren Verrat, wähle ein anderes Feld und entscheiden wir unter uns. Cäsar – Ich soll mit Dir kämpfen? Oh nein! Mein Sieg wäre noch unseliger als meine Niederlage. Cato – Prahle nicht immer mit Deinem Eifer und Deiner Liebe. Zu den Waffen, zu den Waffen! Cäsar – Willst Du es, kann mit hundert Heerscharen von Angesicht zu Angesicht gekämpft werden, aber was auch immer die Gefahr, sehe man nicht die bewaffnete Hand eines Sohnes gegen den Vater Roms. Cato – Heroische, aber seltsame Gefühle für einen, der im Grunde nur Mädchen verführt. Verbirgt nicht diese vorgebliche Tugend 103 Quel color di virtù? Cesare – Cesare soffre Di tal dubbio l’oltraggio? Ah, se alcun si trova, Che ne dubiti ancora ecco la prova. Mentre cava la spada esce Emilia frettolosa Un manque de courage, de vaillance ? César – Que César puisse tolérer Tout ce qu’un tel doute a d’offensant : A ceux qui se posaient encore la question, Voici ma réponse ! Tandis qu’il tire son épée, Emilie apparaît, en courant. Scena VIII Scène VIII Emilia – Siam perduti. Catone – Che fu? Emilia – L’armi nemiche Su l’assalite mura Si veggono apparir. Non basta Arbace A incoraggiare i tuoi. Se tardi un punto Oggi all’estremo il nostro fato è giunto. Catone – Di private contese Cesare, non è tempo. Cesare – A tuo talento Parti o t’arresta. Emilia – Ah, non tardar, la speme Si ripone in te solo. Catone – Volo al cimento. Parte Cesare – Alla vittoria io volo. Parte Emilie – Nous sommes perdus. Caton – Que se passe-t-il ? Emilie – On voit apparaître Au-dessus de nos murs pris d’assaut Les troupes ennemies. Arbace ne parvient plus A redonner courage à tes partisans. Si tu tardes encore un Moment notre destin touchera aujourd’hui à son terme. Caton – L’heure n’est plus, César, aux démêlés personnels. César – A ta guise : Pars ou je t’arrête. Emilie – Ah, ne tarde pas davantage. Sur toi seul se reporte notre espoir. Caton – Je cours au combat. Il sort. César – Et moi à la victoire ! Il sort. Scena IX Scène IX Emilia – Chi può nelle sventure Eguagliarsi con me? Spesso per gli altri E parte e fa ritorno La tempesta, la calma e l’ombra, e il giorno. Sol’io provo degli astri La costanza funesta. Sempre notte è per me, sempre è tempesta. 18 Nella foresta Emilie, seule – Qui peut, dans ses malheurs Prétendre m’égaler ? Pour les autres, souvent, La tempête alterne avec l’embellie, les ténèbres avec la clarté. Moi seule endure la funeste constance des astres ; Tout, pour moi, n’est toujours que ténèbres, N’est toujours que tempête. 18 Dans la forêt 104 A lack of valour and of bravery? Caesar – Shall Caesar bear the outrage Of such doubts? If any still suspects, here’s my reply! As he draws his sword, Emilia comes forth in haste fehlenden Mut und Tapferkeit? Cäsar – Soll Cäsar die Schmähung durch solchen Zweifel ertragen? Sollte sich noch jemand diese Frage stellen, erhält er folgende Antwort. Während er sein Schwert zieht, eilt Emilia herbei. Scene VIII 8. Szene Emilia – We’re lost! Cato – What is toward? Emilia – The enemy in arms Appears to assault our walls. Arbaces can no longer put heart in his men. If thou dost stay one moment more Our fate hath reached its final term today. Cato – For private broils, Caesar, ‘tis not the time. Caesar – Do as thou wilt: Go, e’er I make thee stay. Emilia – Ah, stay no more. Our hope resides in thee alone. Cato – I hasten to the fight. He goes Caesar – To victory I fly. He goes Emilia – Wir sind verloren. Cato – Was war? Emilia – Über unseren belagerten Mauern erscheinen die Truppen des Feindes. Arbaces gelingt es nicht mehr, Deinen Anhängern Mut einzuflößen. Zögerst Du noch, wird unser Schicksal heute sein Ende finden. Cato – Cäsar, es ist nicht Zeit für persönliche Auseinandersetzungen. Cäsar – Wie Du willst. Geh oder bleibe. Emilia – Ach! Zögere nicht mehr. Auf Dir allein beruht unsere Hoffnung. Cato – Ich eile in die Schlacht. Er geht. Cäsar – Und ich zum Sieg. Er geht. Scene IX 9. Szene Emilia – alone Who can, in their misfortunes, Equal me? Often for others Do come and go Tempest and calm, shadow and light. Only for me the Stars exert such constant enmity. For me ‘tis ever night, and storm for ever blows. 18 In forest glade Emilia, allein Wer kann sich in meinen Leiden mit mir messen? Für die anderen folgt oft auf das Gewitter die Aufheiterung, Helle auf die Finsternis. Allein mir sind die Sterne immer feindselig gesonnen. Für mich herrscht immer Finsternis, ewiges Gewitter. 18 Im Wald 105 Leone invitto Resta trafitto Piagato freme. Del suo lamento La spiaggia il vento Fa risuonar. Così nel petto Mi fa la sorte E mentre langue Dolor di morte Mi fa provar. Nella foresta… Le lion invincible Gît blessé, Frissonnant, Tandis que de sa plainte Résonnent et la clairière Et le vent. Ainsi le destin Me blesse jusqu’au cœur, Et languissante, J’endure Une douleur mortelle. Dans la forêt… Scena X Scène X 19 Catone – con spada alla mano Vinceste, inique stelle; Ecco soggiace Di Cesare all’arbitrio il mondo intero. Misera libertà, patria infelice, Ma non potrai tiranno Trionfar di Catone, e se non lice Viver libero ancor, si vegga almeno, Nella fatal ruina, Spirar con me la libertà latina. In atto di uccidersi 19 Caton, l’épée à la main – A vous la victoire, astres Injustes ! Voici le monde entier livré A l’arbitraire de César ! Pauvre liberté ! Malheureuse patrie ! Mais tu ne triompheras pas ainsi de Caton, Vil tyran, Et s’il n’est plus permis de vivre libre, On verra du moins, dans cette catastrophe ultime, Mourir avec moi la liberté romaine. Il est sur le point de se suicider. Scena XI Scène XI Marzia – Padre. Arbace – Signor. Marzia – T’arresta. Catone – Al guardo mio Ardisci ancor di presentarti, ingrata? Marzia – Una misera figlia Lasciar potresti in servitù sì dura? Catone – Ah, questa indegna oscura la gloria mia. Marzia – Mon père ! Arbace – Seigneur ! Marzia – Arrête-toi ! Caton – A ma vue, Tu oses encore te présenter, ingrate ! Marzia – Pourrais-tu laisser ta pitoyable fille Etre réduite à un esclavage si inhumain ? Caton – Ah ! ton indignité souille ma gloire. 106 Th’unvanquished lion lies. Wounded he sighs. And, as he shudders there, His fearsome cry Unto the strand hard by The wind doeth bear. E’en so within my breast I feel Fate’s wound. And, as I swoon, With pangs of death I am oppressed. In forest… liegt verwundet der unbesiegbare Löwe, zitternd, während der Wind seinen Jammerschrei bis zur Küste trägt. So verletzt mich das Schicksal bis ins Herz hinein. Und schmachtend ertrage ich ein tödliches Leid. Im Wald... Scene X 10. Szene 19 Cato – sword in hand The victory is yours, you unjust stars! Here now the world entire Is subject unto Caesar’s will! Poor liberty! Unhappy fatherland! But over Cato, tyrant base, No triumph thou shalt have! And if none can live free, At least let all behold how in this wreck All Roman liberty with me expires. He makes to kill himself 19 Cato – das Schwert in der Hand Ihr habt gesiegt, ungerechte Gestirne! Jetzt ist die ganze Welt Cäsars Willkür ausgeliefert. Arme Freiheit! Unglückliches Vaterland! Aber Du, Tyrann, wirst Cato nicht besiegen, und ist es nicht mehr erlaubt, frei zu leben, so soll man in dieser letzten Katastrophe zumindest die römische Freiheit mit mir sterben sehen. Will sich töten. Scene XI 11. Szene Martia – Father! Arbaces – My lord! Martia – Hold! Cato – And in my sight, ungrateful wretch, dost thou yet dare appear? Martia – And couldst thou leave thy wretched Daughter in such abject slavery? Cato – Ah! This abasement tarnishes my fame! Marzia – Vater! Arbaces – Herr! Marzia – Halt ein! Cato – Du wagst es noch, vor mir zu erscheinen, Undankbare? Marzia – Könnntest Du dulden, daß Deine erbarmenswerte Tochter in so harte Sklaverei gerät? Cato – Ach! Diese Unwürdige besudelt meinen Ruf. 107 Marzia – Che crudeltà! Deh, ascolta I prieghi miei. Catone – Taci. Marzia – Perdono, o padre. S’inginocchia Caro padre pietà; questa che bagna di lagrime il tuo piede è pur tua figlia. Ah, volgi a me le ciglia, Vedi almen la mia pena, Guardami una sol volta e poi mi svena. Catone – Taci, indegna. Conosco L’animo avverso. Ah, da costei lontano Volo a morir. Son’io Per te solo infelice. Anima rea Questo scorno da te non attendea. 20 Fuggi dal guardo mio; Tuo genitor non sono Tu mi tradisti, o dio! No, non sperar perdono, Per te non v’è pietà. M’arde nel seno il core Di fiamma inesorabile Eterno ed implacabile Lo sdegno in me sarà. Fuggi dal… Marzia – Quelle cruauté ! Hélas, daigne écouter mes prières. Caton – Tais-toi ! Marzia – Mon père, pardon ! Elle s’agenouille. Père chéri, pitié ! Celle qui, a tes pieds, Les baigne de pleurs, est encore ta fille. Ah ! tourne vers moi tes regards ; Vois du moins mon tourment. Un seul regard de toi, puis la mort si tu le veux. Caton – Tais-toi, fille indigne ! Je connais ton esprit retors. Non, c’est loin d’elle que je veux mourir. A cause de toi seule je suis malheureux. Je ne M’attendais pas, âme coupable, a cette humiliation de ta part. 20 Fuis loin de ma vue ; Je ne suis plus ton père. Grands Dieux, tu m’a trahi ! Non, n’espère pas mon pardon, Pour toi, il n’y a nulle pitié. Dans mon cœur brûle Un feu inexorable, Eternel et implacable ; Le mépris demeurera en moi. Fuis loin… Scena XII Scène XII 21 Cesare – Il vincer, o compagni, Non è tutto valor, la sorte ancora Ha parte nei trionfi. Il proprio vanto Del vincitor è il moderar se stesso, Né incrudelir sull’inimico oppresso. Con mille e mille abbiamo Il trionfar comune; Il perdonar non già, questa è di Roma Domestica virtù. Se ne rammenti 21 César – la victoire, compagnons, Ne tient pas toute à notre valeur. Le hasard, aussi, a sa part dans nos triomphes. La vraie victoire du vainqueur, C’est sur lui-même qu’il la remporte, En sachant se modérer, Et ne pas accabler un ennemi vaincu. Triompher : tant et tant d’autres pouvaient le faire ; Mais pardonner, non ! car c’est déjà une vertu romaine. 108 Martia – Oh, cruelty! Alas, hear but my prayers! Cato – Peace! Martia – Father! Do pardon me! She kneels Dear father, pity me! She who now bathes Thy feet with tears, she is thy daughter yet. Oh, bend thine eyes on me, My torment see, at least. Loon on me once; then, if thou wilt, I die! Cato – Wretch, hold thy tongue! I know Thy traitorous soul. Ah, far from her I wish to die. By thee alone I am unhappy made. Thou guilty soul, I did not think for such humiliation at thy hand. 20 From my sight flee! No more thy father I. Ye gods, thou wast untrue to me, No pardon hope to win: For thee no pity there can be. There burns within my breast A flame inexorable. Eternal and implacable, My rage shall never rest. From my sight… Marzia – Welche Grausamkeit! Ach, erhöre mein Flehen. Cato – Schweige! Marzia – O Vater, vergib mir. Sie kniet nieder Geliebter Vater, erbarme Dich mein! Die hier Deinen Fuß mit Tränen netzt, ist immer noch Deine Tochter. Ach, wende mir Deinen Blick zu,sieh zumindest meine Qual. Ein einziger Blick von Dir, dann der Tod, so Du es willst. Cato – Schweige, Unwürdige. Ich kenne Deine verräterische Seele. Ach, fern von ihr will ich sterben. Nur Deinetwegen bin ich unglücklich. O schuldige Seele, ich war nicht darauf gefaßt,durch Dich diese Schmach zu erleiden. 20 Aus den Augen! Dein Vater bin ich nicht mehr, o Götter, Du hast mich verraten! Nein, hoffe nicht auf Vergebung, es gibt kein Mitleid für Dich. In meinem Herzen brennt ein unerbittliches Feuer; ewig und unversöhnlich wird meine Verachtung sein. Aus den... Scene XII 12. Szene 21 Caesar – The victory, comrades, Was not won by our bravery alone. In our triumph fortune had its part. The conqueror’s true victory Lies in holding back his hand From slaughtering his vanquished enemy. Thousands on thousands have like us won victory. But who can pardon? ‘Tis a Roman quality. Let each of you remember that this day. 21 Cäsar – Der Sieg, o Gefährten, ist nicht nur unserer Tapferkeit zu verdanken. Auch der Zufall spielt bei unseren Triumphen eine Rolle. Der wahre Sieg des Siegers wird über sich selbst errungen, indem er sich beherrscht und nicht gegen den besiegten Feind wütet. Mit Abertausenden haben wir den Triumph gemeinsam, aber nicht die Vergebung, 109 Oggi ciascun di voi. D’ogni nemico Riasparmiate la vita, e con più cura Conservate in Catone L’esempio degli eroi A me, alla patria, all’universo, a voi. Fulvio – Cesare non temerne, è già sicura La salvezza di lui. Corse il tuo cenno Per le schiere fedeli. Que chacun d’entre vous se le rappelle aujourd’hui. De tout ennemi, épargnez la vie ; Et préservez surtout en Caton L’exemple de ces héros Chers à la patrie, à l’univers, à vous, à moi. Fulvius – N’aie nulle crainte, César, Son salut est déjà assuré. Ton ordre a été transmis aux troupes fidèles. Scena Ultima Scène Dernière Marzia – Ah, Cesare, o sia vero Che mirar voglia estinto L’infelice Catone? Eccelsi frutti Del tuo valor son questi. Il più dell’opra Ti resta ancor. Via, quell’acciaro impugna, La disperata figlia unisci al padre. Cesare – No, Marzia, non temer, vivrà Catone E libero vivrà. Fedele amico Più che mai io sarò. Io giuro ad esso Rinunziar, se tu vuoi, l’alloro istesso. Marzia – Ritorno in vita. Arbace – Ogni speranza io perdo, Ma se giova alla patrio io son contento. Cesare – Emilia io giuro ai numi… Emilia – I numi avranno Cura di vendicarmi: assai lontano Forse il colpo non è. Per pace altrui L’affretti il cielo, e quella man che meno Credi infedel, quella ti squarci il seno. Parte Cesare – Compatisco il suo duol. Tu Marzia almeno La mia fede rammenta. Marzia – Il patto adempi. Rendimi il genitor, e allora poi Sperar mercè dall’amor mio tu puoi. Cesare – Arbitra del cor mio, destina, imponi, Marzia – Ah, César, est-il vrai Que tu veuille voir mort Le malheureux Caton ? Voilà bien l’effet suprême de ta Vaillance ! Mais il te reste encore à faire davantage. Allez ! que cette épée invincible Unisse une fille désespérée à son père. César – Non, Marzia, ne crains rien : Caton vivra, Et vivra libre. Plus que jamais je veux être son ami fidèle. Si tu le désires, je jure même De renoncer aux lauriers de la victoire. Marzia – Je revis ! Arbace – Je perds tout espoir, mais je l’accepte, Si c’est pour le bien de la patrie. César – Emilie, j’atteste les Dieux… Emilie – Les Dieux auront soin de nous venger : Le coup est sans doute encore trop récent ; Pour la paix de chacun, le Ciel s’empresse. Mais que ce bras, que tu croyais plus fidèle, Que ce bras te déchire un jour le cœur. Elle sort. César – Je compatis à sa douleur. Mais toi, Marzia Rappelle-toi du moins ma foi. Marzia – Accomplissons notre pacte : Rends-moi mon père, et tu pourras espérer alors La reconnaissance de mon cœur. César – Souveraine de mon cœur, décide, commande, 110 Spare you the life of every foe, And with especial care Cato preserve: For he’s the paragon of heroes Cherished by all Rome, the world, By me, and you. Fulvius – Caesar, have no fear, His safety is assured. Unto thy faithful troops the order’s gone. denn sie ist eine römische Tugend. Jeder von Euch erinnere sich heute daran. Schont das Leben aller Feinde und bewahrt vor allem in Cato das Beispiel jener Helden, die mir, dem Vaterland, der Welt und Euch wertvoll sind. Fulvius – Keine Angst, Cäsar, seine Rettung ist schon gesichert. Die treuen Truppen haben Deinen Befehl erhalten. Last scene Letzte Szene Martia – O Caesar, is it true Thou seekst unhappy Cato’s death? Choice fruit indeed of thy great bravery! But to make good the task there’s more canst do: Go to’t! Take up thy tempered blade And to the father his distracted daughter join! Caesar – No, Martia, be not afeard. Cato shall live. And he’ll live free. I’ll be his faithful friend More than I ever was. And if thou so dost wish, I’ll make the vow to abandon e’en the bays of victory. Martia – To life I do return. Arbaces – All hope I’ve lost. But I shall be content If thus the fatherland’s best served. Caesar – Emilia, to the gods I swear… Emilia – The gods shall have a care To compass our revenge. No doubt the event Is still too fresh. The heavens hasten to bring peace To all. But this my hand, which thou least thought To be untrue, shall ope thy bosom yet. She goes Caesar – I pity her distress. But, Martia, Thou at least, recall my vow. Martia – Fulfil our pact. Give me my father back, Then thou mayst hope For pity from my love. Caesar – Thou sittest in judgement o’er my heart. Marzia – Ach, Cäsar, ist es wahr, daß Du den unglücklichen Cato tot sehen willst? Dies ist die Folge Deiner Tapferkeit. Aber Du hast noch mehr zu tun. Ergreife Dein Schwert und vereine die verzweifelte Tochter mit ihrem Vater. Cäsar – Nein, Marzia, fürchte nichts, Cato wird leben. Und frei leben. Mehr denn je will ich sein treuer Freund sein. Wünschest Du es, so schwöre ich sogar, auf den Siegeslorbeer zu verzichten. Marzia – Ich lebe auf. Arbaces – Ich verliere jede Hoffnung, aber nehme es hin, wenn es zugunsten des Vaterlands ist. Cäsar – Emilia, ich schwöre bei den Göttern... Emilia – Diese Götter werden mich rächen. Vielleicht kommt dieser Schlag schon in Kürze. Der Himmel schicke ihn bald, um anderen den Frieden zu schenken, und jene Hand, die Du für die treueste hieltest, möge Dir das Herz zerreißen. Sie geht ab. Cäsar – Ich leide mit ihr. Aber wenigstens Du, Marzia, erinnere Dich an meine Treue. Marzia – Erfülle unseren Pakt. Gib’ mir den Vater zurück, und Du kannst dann auf den Lohn meiner Liebe hoffen. Cäsar – Gebieterin meines Herzens, entscheide, 111 Tutto farò per te, Splenda fra noi la pace Ed abbia Roma, abbia Catone la pace. 22 Coro – D’amor la face Lieta risplenda E il Campidoglio Novella pace Giulivo renda. Je ferai tout pour toi. Que resplendisse la lumière, Et que Rome, comme Caton, goûte la paix. 22 Chœur – Que le flambeau de l’hymen Fasse resplendir la joie Et que la paix nouvelle Emplisse d’allégresse Le Capitole. Acte première: © traduit par Cécile Viars Acte deuxième et troisième: Gilles Macassar (due à l’aimable authorisation de Warner Classics) 112 Tell me thy will: I’ll execute thine every wish. Between us let the torch’s flame burn bright, And Rome, and Cato, taste peaceful delight. 22 Chorus – Now doth Love’s flame Right bravely burn, And on the Capitol proclaim To general joy: Peace doth return! befiehl, ich werde alles für Dich tun. Es leuchte das Licht, und Rom genieße den Frieden, wie auch Cato. 22 Chor – Die Fackel der Liebe erstrahle froh, und der neue Frieden möge das Kapitol mit Heiterkeit erfüllen. First act: © translation by Timothy Alan Shaw Erster Akt: © Übersetzung Eva Pleus Second and third act: translation by John Underwood (reproduced by courtesy of Warner Classics) Zweiter und dritter Akt: Übersetzung Eva Pleus Die Textbearbeitung des 2. und 3. Akt erfolgte unter Zuhilfenahme der freundlicherweise von Erato zur Verfügung gestellten Übersetzung. (Abdruck mit freundlicher Ghenehmigung von Warner Classics) 113 LA GRANDE ECURIE ET LA CHAMBRE DU ROY Solo violin: Philippe Couvert First violins: Joëlle Azoulay, Bernadette Charbonnier, Franck Pichon, Alain Viau Second violins: Françoise Couvert, Andrée Mitermite, François Gasnier, Anne Maury, Alain Pegeot Violas: Jean-Luc Thonnerieux, Hélène Couvert, Françoise Rojat Cellos: Dominique Dujardin, Sergeï Istomin, Joël Pons Violone: Christine Payeux Recorders - Oboes: Christophe Mazeaud, Benoit Richard Horns: Pierre-Yves Madeuf, Emmanuel Padieu Trumpets: Jean-Luc Machicot, Philippe Genestier Timpani: Guillaume Blaise CONTINUO Harpischord: Elisabeth Geiger Viola da gamba: Christine Plubeau Theorbo: Matthias Spaeter Chef de chant: Elisabeth Geiger 114 Grateful thanks to Frédéric Delamea for his precious help in choosing the 1st act arias The Atelier Lyrique de Tourcoing is subsidized by the Ville de Tourcoing, the Conseil Régional du Nord-Pas-de Calais, the Ministère de la Culture et de la Communication/DRAC and the Conseil Général du Nord. With the collaboration of Lille Métropole Communauté urbaine. La Grande Ecurie et la Chambre du Roy are subsidized by the Ministère de la Culture et de la Communication/DRAC.