ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE
“RUFINO DI CONCORDIA” IN PORTOGRUARO
Atti degli Apostoli: la nascita delle prime comunità cristiane
Aquileia e il simbolismo cristiano
Insegnare IRC percorsi
L’uso della Bibbia
Studente: Amelia PROFETA
Relatore: prof. Stefano VIDUS ROSIN
Portogruaro, 2012-2013
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Introduzione
«Attraverso il coraggio della verità, che sa anche dire di no, noi serviamo il bene. Questo
coraggio si nutre della consapevolezza della misericordia di Dio, del fatto che egli ama le sue
creature»1.
BENEDETTO XVI
Il motivo principale della scelta di questo tema, è dipeso dall’esperienza di
insegnamento che in questi mesi ho affrontato nell’ordine di scuola primaria e
secondaria di primo grado. Con la quinta elementare si è presentata l’occasione della
visita d’istruzione ad Aquileia, e ciò ha creato la possibilità di collaborare con
l’insegnante d’italiano, che a sua volta si è occupata di introdurre e presentare Aquileia
nella storia.
Nella scuola secondaria di primo grado l’argomento è stato inserito nel contesto della
programmazione, che sviluppa l’unità di apprendimento sulla nascita del Cristianesimo
in Friuli. In entrambe le situazioni ho proposto la redazione di un libretto formato A4,
che contenesse l’elaborazione dei dati.
Nella scuola primaria l’intento è stato coinvolgente in quanto i bambini hanno
elaborato un libretto/guida che, diviso in quattro parti, contiene: i dati storici sulla
nascita del cristianesimo in Friuli e nascita di Aquileia, la Basilica con le sue
caratteristiche architettoniche, il capitolo dedicato al simbolismo cristiano nei mosaici e
1
JOSEPH RATZINGER, Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede sulla predicazione del
profeta Giona nella città di Ninive La lectio divina, Santa Maria in Traspontina, Roma, 24 gennaio 2003.
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nell’ultima parte, che ha visto i ragazzi particolarmente coinvolti, sono stati realizzati
coloratissimi mosaici. E' bastato dare loro lo schema, pezzetti di carta, forbici e colla
che hanno dato vita a dei lavori sorprendenti: Il Pesce, il Nodo di Salomone, l’Ancora e
il Gallo.
Nella secondaria di primo grado invece il lavoro è stato un po’ diverso in quanto in
aula informatica la classe seconda, divisa in gruppi ha ricercato in internet, tutta la parte
storica del cristianesimo in Friuli, la parte che riguarda l’architettura della Basilica di
Aquileia e il simbolismo cristiano nei mosaici con immagini e foto. Il lavoro si è
presentato decisamente creativo, in quanto hanno dato vita a sezioni colorate e
personalizzate da banner sorprendenti che ben corredavano i dati raccolti. L’idea è
quella di presentare il lavoro alla fine dell’anno scolastico ai propri genitori e alla
dirigente scolastica.
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Capitolo Primo
In questo elaborato ho scelto di descrivere il lavoro eseguito nella quinta classe
della scuola primaria. Gli argomenti affrontati durante l’azione d’aula sono stati:
1. La nascita delle chiese a partire dal testo degli Atti degli Apostoli.
2. Il cristianesimo in Friuli.
3. La Basilica d’Aquileia.
4. Il simbolismo cristiano nei mosaici della Basilica.
Per la realizzazione il tempo a disposizione per l’azione d’aula è stato suddiviso in
sei incontri, di due ore ciascuno, per poi dare la possibilità agli allievi di portare la loro
guida ad Aquileia e fare essi stessi da cicerone; ho trovato il loro impegno fantastico!
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Capitolo Secondo
1. LA NASCITA DELLE CHIESE A PARTIRE DAL TESTO DEGLI ATTI DEGLI
APOSTOLI
Si è fatto riferimento ai passi che riguardano la nascita della Chiesa e al primo
periodo (cfr. At 2,42-48). L’esempio di “Domus ecclesiae” ovvero le case
dell’assemblea che i ragazzi hanno potuto ritagliare e ricostruire nelle sezioni
specifiche, e incollare sui propri quaderni, è stata apprezzata soprattutto perché ha
conferito la possibilità di immedesimarsi nel tempo e nell’azione; si è fatta attenzione
anche al fatto che all’inizio si riunivano nel Tempio stesso, nelle piazze e che
condividevano ogni cosa (cfr. At 2,42-47; 4,32-35; 5,12-16). Oppure alla crescita della
Chiesa primitiva (cfr. At 2,41; 4,4; 6,1; 12,24; 16,5; 19,20). L’introduzione di atti o
gesta dei primi testimoni della Chiesa, gli apostoli, in particolare Pietro e Paolo (cfr. At
14,23; 20,28). Facendo capire loro che questo è il libro in cui si dice che cos’è la
Chiesa, com’è nata e qual è la sua missione. E’ un’opera legata ai Vangeli per le
caratteristiche letterarie e il genere storico-narrativo. Gli Atti sono considerati il quinto
Vangelo, illustrano il tempo degli Apostoli e l’inizio della Chiesa. Sono come il
Vangelo dello Spirito, vero protagonista della storia cristiana, o il Vangelo della Chiesa.
In base anche alla loro curiosità ci siamo soffermati sull’autore del testo che hanno
scoperto, con meraviglia, essere Luca, l’autore del terzo vangelo, uomo colto e amico
di Paolo di Tarso l’apostolo delle genti, autore delle lettere.
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Per cui si è mostrato necessario fornire loro alcuni dati che sono stati inseriti nel
lavoro:
Luca scrive nel 65 d. C. e dedica la sua opera, come il Vangelo, ancora a Teofilo,
personaggio prestigioso ma a noi non meglio conosciuto, composta in un greco accurato
e con indubbie capacità narrative (basterebbe leggere l'emozionante racconto della
tempesta e del naufragio di Paolo presente nel capitolo 27).
Gli Atti degli Apostoli uniscono con sapienza al loro interno una serie di memorie
storiche, riguardanti la diffusione del cristianesimo delle origini attraverso la
testimonianza e l'attività dei primi missionari, tra i quali naturalmente spiccano Pietro e
Paolo, a una vera e propria riflessione teologica sulla Chiesa e sulla sua anima, che è la
Parola di Cristo e lo Spirito Santo. Proprio per questa fusione tra storia e interpretazione
religiosa il libro degli Atti degli Apostoli è stato considerato come una specie di quinto
vangelo, che traccia il diffondersi della parola di Cristo da Gerusalemme fino a Roma. Il
racconto, infatti, si apre proprio con la stessa scena gerosolimitana dell'ascensione di
Gesù al cielo con cui si era chiuso il vangelo. Il "testamento" del Risorto è il progetto
dell'opera stessa di Luca: “Mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la
Samaria e fino agli estremi confini della terra” (1, 8). Gli Atti degli Apostoli sono divisi
in due grandi parti dal capitolo 15, che descrive il cosiddetto concilio di Gerusalemme.
Nella prima sezione (cfr. At 1-15) si parte da Gerusalemme e dal grande evento della
Pentecoste, che muove la Chiesa verso l'esterno. E nella città santa che si ha la prima
predicazione di Pietro (cfr. At 1-5). Ben presto, però, la scena si allarga in Giudea e
Samaria ed emerge la figura di Saulo - Paolo, il persecutore convertito. Pietro stesso,
con l'annunzio di Cristo al centurione romano Cornelio, e Paolo, con l'impegno tra i
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pagani di Antiochia, aprono il cristianesimo all'orizzonte universale. Le tensioni con i
giudeo - cristiani, che vorrebbero un passaggio previo dei pagani nel giudaismo con la
circoncisione prima dell'ingresso nel cristianesimo, sono risolte dal concilio di
Gerusalemme. Ha inizio così la seconda sezione (cfr. At 13), in cui il protagonista è
Paolo con i suoi tre viaggi missionari che lo portano in Asia Minore e in Grecia, ma che
lo conducono all'arresto in Gerusalemme e a Cesarea Marittima, sede del procuratore
romano. Avendo avanzato l'appello al tribunale supremo imperiale, in quanto cittadino
romano, l'apostolo raggiunge Roma, dove è posto agli arresti domiciliari, ma con la
possibilità di annunziare il vangelo a quanti lo visitano. Con questa scena si chiude il
secondo libro di Luca.
2. LA NASCITA DEL CRISTIANESIMO IN FRIULI
Riguardo a questo tema si è fatto riferimento ad una scheda riportata qui di seguito
tratta da un lavoro a cura della diocesi di Udine.2
È ancora incerto come e quando il cristianesimo sia arrivato in Friuli; sembra
comunque che già nel III secolo esistesse una comunità cristiana ad Aquileia, dove
viveva una comunità ebrea abbastanza numerosa. È stato possibile ipotizzare come il
messaggio cristiano sia arrivato in Friuli. Aquileia era ormai diventata una fiorente città
ed aveva collegamenti marittimi che arrivavano fino alle coste orientali del Mar
Mediterraneo, quindi si può ben immaginare che a sbarcare in Friuli fossero non solo
2
S. TAVANO, Aquileia, i Patriarchi e l’Europa, Edizioni della Laguna, Mariano del Friuli 2008.
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pagani, ma anche cristiani. Molti elementi, poi, hanno permesso agli storici di legare le
origini della Chiesa di Aquileia alla tradizione orientale, in particolar modo ad
Alessandria e a Costantinopoli. Da questi due centri sarebbero, infatti, provenuti i primi
missionari e la comunità da loro fondata avrebbe intrattenuto a lungo rapporti con
queste Chiese madri. Tuttavia, quando Alessandria divenne centro di sviluppo di eresie,
i cristiani di Aquileia si dissociarono da questi fratelli da cui avevano ricevuto il primo
annuncio e cercarono di legarsi all’autorità dell’apostolo Pietro. A provare i legami fra
la Chiesa aquileiese e quella orientale sono molti elementi dell’arte: per esempio, la
fenice dei mosaici della basilica di Aquileia; l’ovoidalità del primo battistero;
l’orientamento est-ovest delle chiese, con l’altare posto a est; le melodie salmodiche,
cioè le melodie dei salmi, che sono ancora presenti nei paesi dell’alta Carnia. Altri
indizi sull’origine orientale del cristianesimo aquileiese si trovano anche nella
preghiera. Un esempio potrebbe essere l’uso del termine “Madre di Dio”, usato in
Friuli molti secoli prima che entrasse nell’uso corrente in tutto l’occidente, o ancora
l’esistenza di un “Credo” diverso nella formulazione da quello di Roma. Elementi di
somiglianze con l’oriente si possono trovare anche nella prassi liturgica, per esempio il
grande rilievo dato all’Epifania con la benedizione dell’acqua, del sale e della frutta.
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3. LA NASCITA DI AQUILEIA CON RIFERIMENTI ALLA BASILICA.
È stata sottoposta alla loro attenzione una scheda da elaborare in base agli elementi
che ritenevano più significativi, che propongo qui di seguito:
La Basilica è il monumento maggiore e più significativo di Aquileia ed è il risultato
di un susseguirsi di edifici le cui radici penetrano fino al II sec. d.C. Infatti, è di
quest'epoca la prima sala di culto documentata da uno stupendo, per quanto superstite,
pavimento musivo policromo - figurato, di carattere gnostico-cristiano. Più tardi,
all’inizio del IV secolo, il vescovo Teodoro modificò l’aula gnostica, inglobandola in un
edificio di culto a due aule parallele. Pochi anni dopo, questi pavimenti furono interrati
per l’edificazione di una basilica ancora più ampia, strutturata su due aule parallele, un
fonte battesimale a ovest e un edificio abitativo a nord. Questo complesso
paleocristiano, per l'epoca unico nel suo genere, diventò la matrice di molti complessi
denominati come "basiliche doppie". Dopo le devastazioni prodotte dalle incursioni di
Attila e dall'occupazione longobarda, fu il patriarca Massenzio (811-833) a dare nuovo
impulso ad Aquileia e a questo antico complesso religioso. La basilica sud fu
completamente ristrutturata e, con l'aggiunta dei transetti laterali, acquisì la
caratteristica forma a croce latina che tuttora mantiene. Gli altri edifici sacri (aula nord,
quadriportico, episcopio) non verranno più utilizzati. Le devastanti incursioni degli
Ungari e il forte terremoto del 998 danneggiarono fortemente la basilica. Una nuova
importante ristrutturazione del complesso religioso fu perciò eseguita all’inizio dell’XI
secolo a cura del patriarca Poppone, (1019-1042). Gli scavi effettuati circa un secolo fa
sotto il pavimento della basilica di Aquileia hanno riportato alla luce un grande
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mosaico, risalente al quarto secolo dopo Cristo, che ricopriva una vasta aula (aula sud)
molto precedente all’attuale basilica. Il tappeto musivo ritrovato, di pregevole fattura,
risulta ben conservato e mancante solo in corrispondenza delle maestose colonne della
basilica e di qualche tomba. Gli scavi, ripresi successivamente all’esterno, hanno
portato alla luce i resti di un’altra aula (aula nord), in parte risalente allo stesso periodo
di quella sud, coperta anch’essa da un vasto tappeto musivo, mancante quasi solo in
corrispondenza delle fondamenta del campanile che vi si erge sopra dal 1031. I mosaici
dell’aula nord risultano fatti con materiali meno pregiati ed eseguiti da mano meno
esperta, fatta eccezione per una zona, situata a nord delle fondamenta del campanile, che
presenta mosaici più antichi dai colori brillanti, di altissima scuola.
4. IL
SIMBOLISMO
CRISTIANO
NEI
MOSAICI
PRESENTI NELLA
BASILICA
Questa è la sezione, che in fase di lavorazione ha entusiasmato di più, a tale
proposito racconto un aneddoto: girando sotto al campanile non trovavamo il mosaico
dell’Aragosta e la Torpedine, abbiamo girato due volte e alla fine un urlo di gioia:
maestra l’abbiamo trovata è bellissima!
Nella fase di stesura sono apparse necessarie alcune attenzioni rivolte ai salmi per il
mosaico che rappresenta le Stelle (cfr Sal 8-19), il mosaico del Buon Pastore (cfr. Sal
22), mentre il quarto vangelo è stato più volte preso in considerazione per il mosaico
che rappresenta la lotta tra il Gallo e la Tartaruga ovvero la lotta tra la luce e le tenebre,
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quella luce, infatti, è Cristo, quindi la lotta rappresentata è quella tra Cristo e Satana, tra
la luce e le tenebre, o se vogliamo, tra la luce del cristianesimo e le tenebre del
paganesimo (cfr. Gv 1,4-9; 8,12). L’evangelista Matteo è stato letto quando abbiamo
esaminato il significato dell’Aragosta: ”Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (cfr.
Mt 16,16), in questa figura si è voluto racchiudere la fusione della natura umana e
quella divina nella persona di Cristo o come si dice in teologia, è rappresentata l’unione
ipostatica.
Riguardo al mosaico della pesca, si è fatto riferimento a ciò che scrive Cromazio,
vescovo di Aquileia dal 388 al 408 d.C.: “ Quanto è diversa la pesca spirituale degli
apostoli da quella degli uomini: i pesci muoiono nel momento in cui sono catturati; gli
uomini invece vengono chiamati perché vivano; coloro che sono catturati non vanno
verso la morte, ma incontro alla vita”. Questo ci riporta al mosaico che rappresenta la
storia del profeta Giona (cfr. Gn 1-2-3-4): qui il testo biblico è stato letto interamente, i
ragazzi ne hanno inserito alcuni passaggi, commentandone perfettamente il significato
che qui voleva essere colto ovvero il tema della resurrezione, sul quale s’incentrava la
prima predicazione apostolica, era sempre legato al battesimo: il neofita che usciva
dall’acqua era una nuova creatura, trasformata come Giona dopo l’esperienza del
mostro marino, pronto cioè ad annunciare la salvezza portata da Cristo a chiunque
avesse incontrato nella sua vita, convinto della giustezza della redenzione cristiana3.
Utili a tale scopo sono state le schede sui Salmi e sul profeta Giona che riporto qui
di seguito.
3
I Mosaici Della Basilica Di Aquileia, a cura di GRAZIANO MARINI, Ciscra, 2003.
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SALMI
Autore: Davide, ma anche altri autori
Data: decimo secolo a. C. in poi.
Chiamate dalla tradizione ebraica Tehillim, cioè “lodi", e da quella greca e cristiana
“Psalmoi, cioè inni da cantare con musica", le centocinquanta preghiere poetiche sono
espressione del culto d'Israele. Composti in epoche differenti a partire dalla monarchia
davidica (X - VI secolo a. C.) fino alla rivolta dei Maccabei (II secolo a. C.), nati dalla
liturgia o dalla pietà personale, i Salmi sono divenuti nei secoli successivi all'esilio
babilonese il libro della preghiera del tempio ricostruito. Posto idealmente dalla
tradizione sotto il patronato di Davide (ma già gli antichi titoli apposti ai vari Salmi
riconoscono diverse paternità), il Salterio riflette in realtà, temi, stili, situazioni molto
differenti, prima di essere unificato e spesso riletto in chiave di speranza messianica. Da
tempo gli studiosi hanno classificato le varie composizioni salmiche secondo diversi
modelli chiamati "generi letterari". Si incontrano, così, suppliche o lamentazioni che
presentano a Dio una sofferenza personale o un dramma nazionale, chiedendo conforto
e liberazione. Ci sono, poi, inni che celebrano il creatore nelle opere meravigliose della
natura o che esaltano Gerusalemme, sede del tempio, o che esprimono l'adesione al
regno del Signore, che governa la storia e l'universo. Altri testi sono ringraziamenti
rivolti a Dio per i benefici ottenuti, oppure sono preghiere di fiducia purissima nella sua
bontà e nel suo amore. Alcuni sono canti in onore del re ebraico discendente di Davide,
divenuti poi celebrazione della speranza nel Messia. Altre pagine sono "sapienziali",
sono cioè meditazioni sulla storia della salvezza o sulla vita quotidiana retta dalla parola
di Dio. Tutta l'esistenza viene presentata a Dio perché la illumini: la felicità e le lacrime,
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le sconfitte e i successi, la società e la famiglia, la vita e la morte, il cielo e la terra
diventano nei Salmi materia di lode e di implorazione. La tradizione giudaica ha diviso
il Salterio in cinque libri (cfr. Sal 1-41; 42-72; 73-89; 90 -106; 107-150), quasi a creare
una risposta orante ai cinque libri della Torah, la parola di Dio per eccellenza. La
tradizione cristiana ha assunto i Salmi nella sua preghiera liturgica.
GIONA
Autore: Giona
Data: ottavo secolo a. C.
Questa raffinata storia, che ha per protagonista un profeta, Giona ("colomba"),
evocato nel secondo libro dei Re (cfr. 14,25) al tempo di Geroboamo II, sovrano di
Samaria dell'VIII secolo a. C., è in realtà un racconto esemplare più che un vero e
proprio testo profetico. Esso vuole sostenere in modo molto vivace l'apertura
universalistica che si stava introducendo in alcuni ambiti del giudaismo dopo
l'esperienza dell'esilio babilonese e della diaspora di Israele in altre nazioni. Se, da un
lato, non mancavano correnti particolaristiche e inclini alla chiusura (si pensi all'opera
di Esdra e Neemia), e lo stesso profeta Giona ne è una testimonianza d'altro lato, si
sentiva l'urgenza di un impegno missionario. La trama del racconto è, infatti, retta da un
viaggio che il profeta doveva compiere a Ninive, la capitale dell'Assiria, un antico
simbolo di oppressione per Israele. Un viaggio per invitare alla conversione: Giona, per
nulla convinto di tale scelta e quindi renitente alla chiamata divina, aveva deciso invece
di dirigersi all'estremo opposto (la città di Tarsis), imbarcandosi su una nave che
solcasse il Mare Mediterraneo e proseguisse per l'occidente. Il narratore di questo breve
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e vivace racconto ha il gusto dell'ironia nei confronti di un profeta così gretto, e non
rifiuta il ricorso al fiabesco (il pesce mostruoso che ingoia Giona e lo rigetta, un
simbolo che sarà ripreso da Gesù per indicare la sua morte e risurrezione), cita nel
capitolo secondo un salmo di supplica, adatto ad esprimere i sentimenti del profeta
chiuso nel grembo del mostro e del mare, e usa nel capitolo quarto una bella parabola in
azione (il ricino, il verme e il vento). Ma tutto il libretto è orientato a quella domanda
finale che esige una risposta da parte del profeta, del lettore e di tutto Israele: il Signore
non deve aver compassione di tutte le sue creature viventi e offrire la possibilità del
riscatto dal loro male così da ottenere la salvezza? Il libro esalta, quindi, l'amore
universale di Dio e la sua volontà di liberazione e di gioia per tutti gli uomini
CONCLUSIONI
Il percorso interdisciplinare che si può predisporre nella scuola primaria rende partecipi:
1. L’aspetto storico con l’insegnante di Italiano.
2. Arte ed immagine per la realizzazione dei mosaici, e l’uso dei colori.
3. Insegnante di informatica: battitura di testi, realizzazione di una
presentazione in power point.
4. Al termine realizzazione di un testo con immagini, riflessioni e tutto ciò che
è stato elaborato durante il percorso interdisciplinare.
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BIBLIOGRAFIA
A. Testo biblico
La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2000.
B. Fonti della tradizione
CROMAZIO
DI AQUILEIA, Catechesi
al Popolo, in Collana di Testi Patristici a cura di G.
Cuscito, Città Nuova, Roma 1989.
B. Fonti magisteriali
JOSEPH RATZINGER, Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede sulla
predicazione del profeta Giona nella città di Ninive La lectio divina, Santa Maria in
Traspontina, Roma, 24 gennaio 2003.
C. Studi
A. M. DI NOLA, Cabala e Mistica Giudaica, Roma 1984.
M. ELIADE, Trattato di storia delle religioni, Einaudi Torino 1976.
G. MARINI, I Mosaici della Basilica di Aquileia, Ciscra, Aquileia 2003.
15
H.
E
M. SCHMIDT, Linguaggio delle Immagini. Iconografia Cristiana, Nuova Editrice,
Roma 1988.
S. TAVANO, Aquileia, i Patriarchi e l’Europa, edizioni della Laguna, Mariano del Friuli 2008.
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